Le controversie sull'Olocausto
è ora di un dibattito serio
Bradley Smith
Il problema Attuale
Nessun altro argomento allerta i benpensanti come
il revisionismo sull'Olocausto. Naturalmente si può dibattere ogni importante
evento storico, ma alcuni gruppi di pressione hanno reso l'Olocausto
un'eccezione, corrompendo con i dogmi lo spirito critico, anche all'interno
di scuole e Università. Gli studenti dovrebbero essere invitati ad approfondire
le ricerche sulla storia dell'Olocausto così come avviene per ogni altro
fatto storico. Questo non è un punto di vista estremo o radicale: le
sue basi risalgono a qualche secolo fa, ad un periodo chiamato Illuminismo.
Il problema storico
I revisionisti concordano con gli storici "ortodossi"
sul fatto che il regime nazionalsocialista tedesco scelse di riservare,
agli Ebrei, un trattamento particolarmente brutale. A ciò si aggiunga
che i nazisti, oltre ad inquadrare gli Ebrei nell'ottica dell'antisemitismo
tradizionale, li ritenevano una forza al servizio del comunismo mondiale.
Durante la II guerra mondiale, gli Ebrei tedeschi erano considerati
un pericolo per l'attività bellica, oltre che nemici della patria, situazione
affine a quella vissuta dai giapponesi in America. Di conseguenza vennero
spogliati dei loro diritti, ghettizzati, reclutati per i lavori di fatica,
privati dei loro beni, deportati dalle terre d'origine e variamente
maltrattati. Molti di loro perirono tragicamente in questo inferno.
Gli storici revisionisti si differenziano da quelli
ortodossi in quanto negano che lo stato tedesco abbia mai perseguito
una politica di sterminio, nei confronti degli ebrei o di chiunque altro,
attuata mediante l'utilizzo di camere a gas o di altre forme di abuso
e di negligenza. I revisionisti sostengono, inoltre, che la cifra di
sei milioni di Ebrei volutamente sterminati sia una menzogna e che nei
campi europei controllati dai Tedeschi non vi fu mai nessuna camera
adibita alla gassazione dei prigionieri. Esistevano, al contrario, numerosi
apparati per la pulizia e la disinfestazione dei vestiti, progettati
per prevenire il diffondersi di malattie tra i prigionieri. Verosimilmente
è proprio da questa procedura, volta a salvare vite umane, che è emerso
il mito delle camere a gas.
I revisionisti ritengono che i governi alleati
abbiano deciso di perpetuare la loro oscura propaganda sulle pretese
atrocità tedesche, ben oltre la fine della guerra, essenzialmente per
tre ragioni. In primo luogo era necessario continuare a giustificare
i sacrifici sopportati per aver combattuto due guerre mondiali. Secondariamente,
gli Alleati intendevano sviare l'attenzione dai brutali crimini contro
l'umanità da loro stessi commessi, tra i quali rientrano, a parte le
indicibili atrocità di cui si macchiarono i Sovietici, i bombardamenti
incendiari delle popolazioni civili nelle città tedesche e giapponesi.
Infine, per terzo e più importante motivo, era necessario dare una giustificazione
agli accordi postbellici che, tra l'altro, comportarono l'annessione
alla Polonia di vasti territori tedeschi, territori che non erano, peraltro,
aree di confine contese, ma che appartenevano indiscutibilmente alla
Germania. I milioni di Tedeschi residenti in queste regioni furono spogliati
di tutto e brutalmente cacciati dalle proprie case. Diverse centinaia
di migliaia di loro morirono.
Durante la guerra e nel periodo postbellico le
organizzazioni sioniste si accordarono con i governi alleati per formulare
e diffondere una vera e propria propaganda di odio verso la Germania
e i Tedeschi. Rimane ancora il dubbio che il loro scopo fosse quello
di catalizzare la compassione del mondo assieme al sostegno finanziario
e politico per le proprie cause, soprattutto in vista della formazione
dello stato di Israele. Oggi, mentre i benefici politici dell'Olocausto
sono andati scemando, la storia gioca ancora un ruolo importante nelle
ambizioni dei sionisti e di altre organizzazioni radicate nella comunità
ebraica. Sono i leader di queste organizzazioni politiche e propagandistiche
che continuano a darsi da fare per sostenere la leggenda dell'Olocausto
e il mito delle atrocità tedesche della II guerra mondiale.
Coloro che ritengono che queste interpretazioni
siano antisemite, pretendono di aver letto qualcosa che semplicemente
noi non abbiamo scritto. I revisionisti non accusano gli esponenti di
punta degli Ebrei di aver fatto, durante e dopo la guerra, nulla che
anche gli stessi alleati non abbiano fatto.
Per coloro che ritengono che il processo di Norimberga
abbia fatto piena luce sui crimini di guerra tedeschi, sarà un grosso
colpo sapere che l'allora presidente della Suprema Corte di Giustizia
Americana, Harlan Fiske Stone, descrisse il collegio giudicante come
"un gruppo di linciatori".
Le fotografie Tutti noi abbiamo visto "le fotografie".
I documentari registrati dai fotografi inglesi e americani durante la
liberazione dei campi tedeschi e in particolare le strazianti immagini
di Dachau, Buchenwald, Bergen-Belsen. Questi film e queste foto sono
tipicamente presentati, palesemente o implicitamente, in modo tale che
la scena risulti essere la terribile conseguenza della deliberata politica
di sterminio messa in atto dai Tedeschi.
Le fotografie sono autentiche. L'uso che se n'è fatto o distorto.
Da parte tedesca, non fu mai attuata, in nessuno
dei campi, una politica volta intenzionalmente a procurare la morte
degli internati. Negli ultimi mesi di guerra, mentre i Russi avanzavano
da est sul suolo tedesco, le truppe inglesi e americane distruggevano
sistematicamente, con bombardamenti a tappeto, tutte le maggiori città
tedesche. I trasporti, la distribuzione e il sistema medico-sanitario
giunsero al collasso. Tale era lo scopo dei bombardamenti alleati che
sono, infatti, stati descritti come la più tremenda barbarie vissuta
in Europa, dall'invasione dei Mongoli.
Milioni di rifugiati, fuggendo dai Sovietici,
si riversarono in Germania. I campi, ancora sotto controllo tedesco,
furono sommersi dagli internati che arrivavano da est. Agli inizi del
'45 gli ospiti dei campi furono colpiti dalla malnutrizione e da varie
epidemie di tifo, febbre tifoide, dissenteria e diarrea cronica. Perfino
il sistema mortuario raggiunse il collasso. Quando la stampa, assieme
ai soldati inglesi e americani entrò nei campi, si trovò semplicemente
di fronte a questa situazione. E' questo che ritraggono "le fotografie".
In campi come Buchenwald, Dachau e Bergen-Belsen
furono liberate decine di migliaia di internati che apparivano ancora
relativamente in buona salute. C'erano anche loro quando "le fotografie"
vennero scattate. Esistono documenti filmati che mostrano queste persone
camminare, parlare e scherzare tra loro. Altre foto ritraggono i prigionieri
che lanciano in aria i cappelli per salutare i loro liberatori.
E' quindi del tutto naturale chiedersi perché
nessuno ha mai visto queste foto e questi filmati, mentre gli altri
"documenti" ci vengono propinati anche centinaia di volte.
Documenti Ai portavoce delle associazioni che
sostengono la veridicità dell'Olocausto preme assicurare al mondo che
esistono e sono state recuperate "tonnellate" di documenti comprovanti
il genocidio degli Ebrei, ma qualora vengano sollecitati in proposito,
non si riceve altro che una manciata di carte di dubbia autenticità
e discutibile interpretazione. Messi di fronte all'evidenza, i leader
delle già citate associazioni, sono costretti ad ammettere che non esista
una tale mole di prove e a giustificarsi sostenendo che i Tedeschi distrussero
ogni cosa avesse potuto dimostrare le loro malefatte, che usassero codificare
i propri documenti o ancora, che gli ordini per gli assassinii di massa
venissero impartiti a voce.
Riguardo al preteso genocidio degli Ebrei europei,
tutte le testimonianze scritte indicano che non ci furono mai né ordini,
né piani in proposito, né la destinazione di parte dei bilanci, né armi
(cioè nessuna cosiddetta camera a gas), e neppure vittime (non esiste
in alcuno dei campi nessuna autopsia che testimoni una sola morte per
gassazione).
Testimonianze Oculari
Per "provare" il genocidio degli Ebrei europei,
gli storici dell'Olocausto dipendono ormai quasi esclusivamente dalle
"testimonianze oculari", molte delle quali sono ridicole e del tutto
inaffidabili. La storia è piena di gente che pretende di essere testimone
oculare di ogni cosa, dalle streghe ai dischi volanti.
Durante e dopo la guerra, furono molte le "testimonianze
oculari" delle camere a gas di Buchenwald, Bergen-Belsen, Dachau e di
altri campi situati in suolo tedesco. Oggi, quasi tutti gli storici
illustri riconoscono che queste testimonianze sono assolutamente false
e che nessuna camera a gas è mai esistita all'interno dei campi tedeschi.
Gli storici ortodossi continuano a ritenere, comunque,
che tali strumenti di morte si trovassero invece ad Auschwitz e in altri
campi polacchi. In realtà, le prove e le testimonianze oculari che suffragherebbero
tale ipotesi non sono qualitativamente diverse da quelle che volevano
la presenza di camere a gas in Germania.
Durante i processi per crimini di guerra, molti
testimoni oculari giurarono che i Tedeschi producevano sapone e paralumi
rispettivamente con grasso e pelle umana. Gli alleati riuscirono perfino
a produrre le prove di tali accuse. Per decenni, nelle più prestigiose
Università dell'Occidente, professori e studiosi confermarono queste
menzogne, inducendoci a credere che fossero "incontestabilmente autentiche".
Tuttavia, con il passare del tempo, molti di questi racconti sono divenuti
insostenibili, tanto che, nel 1990, Yehuda Bauer, responsabile degli
studi sull'Olocausto presso l'Università di Hebrew a Tel Aviv, dovette
ammettere: "I Tedeschi non hanno mai trasformato i corpi degli Ebrei
in sapone..." (The Jerusalem Post" Edizione Internazionale, 5 maggio
1990, p.6). Questo è solo un recente esempio di come un'"incontestabile
verità" sull'Olocausto si trasformi in una grossolana menzogna.
Riguardo alle confessioni dei Tedeschi processati
per crimini di guerra, è ora emerso che moltissime furono estorte mediante
minacce, intimidazioni, e perfino torture fisiche.
Auschwitz
Lo storico britannico David Irving, forse lo storiografo
di lingua inglese più letto al mondo, ha definito la storia del campo
di sterminio di Auschwitz "una nave che affonda", aggiungendo che "ad
Auschwitz non è mai esistita alcuna camera a gas".
Il museo statale si Auschwitz ha recentemente
rivisto le asserzioni secondo cui quattro milioni di esseri umani persero
la vita nel campo. Si dice oggi che probabilmente furono un milione.
Ma che prove fornisce il museo dell'attendibilità di quest'altra cifra?
Nessuna! I propagandisti comunisti che gestiscono il museo hanno sistemato
nelle bacheche pile di capelli, stivali, occhiali, ecc. Queste vetrine
sono sicuramente efficaci strumenti di propaganda, ma non valgono niente
come documentazione storica delle "gassazioni" o dello "sterminio".
I revisionisti vogliono ora sapere dove sono stati,
per quarantacinque anni, quei tre milioni di anime. Anche loro fanno
parte dei favolosi sei milioni?
Coloro che portano avanti la storia dell'Olocausto,
spesso si lamentano che "il mondo intero" rimase indifferente al genocidio
che, a quanto pare, si stava consumando nell'Europa occupata. Quando
si chiedono loro i motivi di questo comportamento, viene risposto che
ciò è probabilmente dovuto alla natura stessa delle popolazioni europee.
Altre volte si dice, invece, che la gente non ha compreso l'enormità
di quanto stava avvenendo. Rimane il fatto che il mondo ha risposto
con l'indifferenza. E come altrimenti avrebbe potuto rispondere ad un
qualcosa che non stava avvenendo?
Certo è che, se davvero fossero esistite queste
"fabbriche di morte" in Polonia, sicuramente la Croce Rossa, il Papa,
le associazioni umanitarie, i governi alleati, i governi neutrali e
figure di spicco quali Roosevelt, Truman, Churchill, Eisenhower e molti
altri se ne sarebbero accorti e non avrebbero tardato a porre ferma
la loro condanna. Non lo fecero! I sostenitori della teoria dell'Olocausto
ammettono che solo una ristretta cerchia di individui, molti dei quali
legati alla propaganda giudaica, credeva che ciò fosse vero. La rinascita
della storia dell'Olocausto fa pensare ad una campagna pubblicitaria
ben orchestrata, piuttosto che a qualcos'altro.
Winston Churchill scrisse sei volumi della sua
opera monumentale "La II guerra mondiale" senza mai accennare ad alcun
progetto di genocidio o di sterminio di massa. Probabilmente la cosa
gli è sfuggita. Dwight D. Eisenhower, nelle sue memorie, intitolate
"Crociata in Europa" non fa alcun riferimento alle camere a gas. Il
tremendo arnese di morte non era forse degno di qualche riga? O forse
il presidente Eisenhower fu poco sensibile ai problemi degli Ebrei?
Il "politicamente corretto" e il revisionismo
Molta gente, quando per la prima volta viene in
contatto con il revisionismo, rimane sconcertata. Le spiegazioni sembrano
avere una certa logica... ma, "come è possibile?". Tutto il mondo crede
all'Olocausto. Non è possibile che una cospirazione abbia potuto seppellire
la verità per mezzo secolo.
Per comprendere come tutto ciò sia potuto accadere,
è sufficiente riflettere sull'ortodossia politica e intellettuale dell'Europa
medievale, della Germania nazista, o dei paesi del blocco comunista.
In ognuna di queste società la grande maggioranza degli intellettuali
si sottomette al pensiero comune. Asserviti all'ideologia prevalente
e al suo modo di vedere e interpretare la realtà, questi studiosi sentono
che è loro diritto, e perfino loro dovere, proteggerne e tutelarne ogni
minimo aspetto. E' indirizzata a questo scopo l'oppressione cui sono
sottoposti tutti coloro che a questa ideologia non sono e non vogliono
allinearsi e che tentano di veicolare pensieri "offensivi" o "pericolosi".
In ognuna di queste società sono gli intellettuali a svolgere la funzione
di controllo delle idee.
Nella nostra società, all'interno del dibattito
sul "politicamente corretto", c'è qualcuno che volutamente tenta di
banalizzare la questione, sostenendo che, in realtà, non ci siano problemi
di libertà di pensiero e che il "politicamente corretto" si riduca a
poche regole finalizzate alla tutela delle minoranze. In realtà esiste
anche un aspetto più serio e più profondo: all'interno di una qualsiasi
Università esiste un ampio nucleo di idee e di punti di vista che è
proibito discutere in pubblico. Perfino di fronte a fatti o realtà palesi,
però politicamente sconvenienti, si sceglie di sopprimere e censurare.
Per avere un'idea di come pensino e agiscano gli intellettuali organici
all'ideologia dominante, basti osservare la loro reazione quando un
tabù viene rotto e, ad esempio, è concesso ai revisionisti uno spazio
pubblico.
Per prima cosa si dicono tremendamente offesi
dal fatto che idee tanto oltraggiose e pericolose possano essere pubblicamente
espresse. Rifiutano comunque di rispondere e di prendere parte alla
discussione, perché ciò significherebbe dare una legittimazione ai revisionisti.
Attaccano gli avversari attribuendo loro epiteti come "antisemita",
"razzista", "neonazista" e additandoli come potenziali stragisti. Accusano
i revisionisti di mentire, ma non specificano su cosa, né concedono
loro repliche o faccia a faccia.
I sostenitori della veridicità dell'Olocausto
accusano i revisionisti di essere gente piena di rancore e di diffondere
una dottrina dell'odio. I revisionisti, però, non sono seguaci di una
dottrina o di un'ideologia, ma semplicemente degli studiosi. Se gli
storici e gli altri intellettuali ortodossi cercano chi diffonde l'odio,
diano prima un'occhiata a se stessi e alle proprie dottrine.
Chiunque voglia invitare uno storico revisionista
all'interno di un Ateneo è duramente attaccato e anche quando l'ospite
riesce a prendere la parola, accade spesso che sia subito zittito e
minacciato. Le biblioteche e le librerie subiscono intimidazioni di
ogni tipo quando prendono in considerazione il materiale revisionista.
Tutto questo continua sotto gli occhi della maggior parte dei Rettori
e dei presidi di facoltà, che se ne stanno in silenzio lasciando che
siano gli attivisti politici a decidere ciò che è bene leggere e ciò
che non lo è.
In secondo luogo, gli intellettuali ortodossi
cercano di distruggere il revisionista eretico sia nella sua credibilità
professionale, sia finanziariamente, avviando e coordinando varie azioni
legali contro la sua persona. I tribunali sono talora usati per attaccare
il revisionismo: si cerca di sostenere che la scuola revisionista sia
stata dichiarata falsa durante un qualche dibattimento. In realtà le
tesi revisioniste non sono mai state giudicate o valutate nel corso
di un processo.
Infine si cercherà in tutti i modi di "raddrizzare"
quella fetta di media o di docenti che ha concesso spazi ai revisionisti.
Può perfino essere un istruttivo esercizio intellettuale
quello di riconoscere e di individuare gli argomenti, oltre al revisionismo
storico, che potrebbero infastidire, generando le medesime reazioni.
Di recente alcuni presidi e Rettori hanno stabilito
che le amministrazioni degli Atenei dovrebbero porre in essere azioni
concrete per sbarazzarsi di tutte quelle idee pericolose per lo stesso
sistema universitario. Sicuramente con ciò si è scelto di assumere una
posizione liberticida e di offrire un invito esplicito alla tirannide.
Qualunque gruppo, munito di una robusta base militante, potrebbe, infatti,
sgomberare il campo dalle idee scomode e imporre la propria ortodossia.
E' certamente molto più semplice, per presidi e Rettori, eliminare le
voci scomode che tenere a bada gruppi di scalpitanti e di ringhiosi,
ma è indiscutibilmente il loro dovere quello di far si che le Università
rimangano luoghi di libero scambio e di libera manifestazione del pensiero.
Quando attraverso le idee si provocano dei danni è giusto colpire il
responsabile del danno, non l'idea in se stessa.
Conclusioni
L'influsso del revisionismo, che vede le sue origini
risalire al 1977, con la pubblicazione del libro La menzogna del
XX secolo di Arthur R. Butz, sta crescendo a vista d'occhio sia
negli Stati Uniti, sia in Europa. Oggi il prof. Butz è ordinario di
ingegneria elettrica e informatica alla Northwestern University di Evanston,
nell'Illinois.
Coloro che si avvicinano alla causa revisionista,
compongono un ampio ventaglio di posizioni politiche e filosofiche.
Di certo non sono né criminali, né bugiardi, né demoni come la lobby
dell'Olocausto cerca di far credere.
Non esistono demoni nel mondo reale. Anzi, le
persone raggiungono i livelli più bassi proprio quando iniziano a vedere
e demonizzare l'avversario come l'incarnazione del diavolo.
La loro logica è destinata ad una triste fine.
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