La “camera a gas” dei crematori II-III di Birkenau. I motori dei ventilatori dell'impianto di ventilazione del Leichenkeller 1

Published: 2016-02-24

 

Apprendiamo con sommo stupore che, per stigmatizzare le nostre osservazioni, ha deciso di scendere in campo personalmente nientemeno che il Grande Capo degli Holocaust Cretins! Oh, perbacco!

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Si tratta di un replicante italiano della banda (Vidal-Naquet avrebbe aggiunto: abietta) di “Holocaust Controversies” (quella, per rinfrescare la memoria, dei delinquenti informatici con una dissennata predilezione all'alterco e dediti alla produzione di documenti e fotografie falsi, come li ha bollati il sito sterminazionista ARC) (1) [Vedere nell'Imm-00 il comunicato ufficiale dell'ARC, ndolo], un povero mentecatto incapace di pensiero autonomo e che si alimenta con le trasfusioni di “idee” partorite dai vaneggiamenti di cotanti pensatori. Che ciò che scrive non sia farina del suo sacco, è dimostrato dal fatto che cita Pressac in traduzione tedesca (!) e Mattogno in traduzione americana! Da ciò si capisce quale padronanza abbia delle fonti bibliografiche.

In quest' articolo ci focalizziamo su un aspetto molto specifico, ovvero i motori dell'impianto di ventilazione del Leichenkeller 1.

La portata dei ventilatori

Per contestualizzare il problema, noi avevamo asserito che la portata dei ventilatori del Leichenkeller 1 del crematorio II di Birkenau concepita per una normale camera mortuaria, di 4800 mc/ora, era rimasta immutata dopo la presunta trasformazione di questo locale in “camera a gas”, e che il numero dei ricambi d'aria previsti restava inferiore a quelli pianificati per il Leichenkeller 2 o presunto “spogliatoio”.

Il Grande Capo degli Holocaust Cretins ribadisce con supponenza la nostra crassa, anzi, crassissima ignoranza e ci fa grazia del suo immenso sapere per colmare la nostra abissale incompetenza. Gliene siamo sentitamente grati.

Egli adduce ben quattro documenti che attestano la sostituzione del motore dei ventilatori del Leichenkeller 1, e fin qui non ci piove. Ciò che contestiamo, come spiegheremo subito, è una questione tecnica essenziale, totalmente al di fuori delle mediocri conoscenze di tutta la combriccola degli Holocaust Cretins.

Prima di arrivarci, è necessario un inquadramento documentario.

  1. Il primo preventivo di costo dell'impianto di ventilazione del futuro crematorio II (Topf alla Bauleitung di Auschwitz, 4 novembre 1941) prevedeva per il “B-Raum” (Leichenkeller 1) due ventilatori, uno di aerazione e l'altro di disaerazione, con la portata di 4800 mc di aria all'ora ciascuno con una pressione totale di 40 mm WS (colonna d'acqua) e con un motore di 2 CV.
  2. La pianta della Topf D-59366 del 10 marzo 1942 disegnata dall'ingegnere Karl Schultze mostra una modifica nella potenza dei motori dei ventilatori (n. 450), che ora è di 3,5 CV.

Siccome il 10 marzo 1942 il crematorio II non esisteva ancora e nessuno si sognava di usarlo in futuro come strumento di sterminio (ciò, secondo Pressac, sarebbe avvenuto in corso d'opera, dal novembre 1942), l'impianto di ventilazione con motori di 3,5 CV era destinato a una normale camera mortuaria.

3) Le fatture della Topf n. 171 del 22 febbraio 1943 e n. 728 del 27 maggio 1943 registrano la fornitura dei ventilatori di aerazione e di disaeazione per il Leichenkeller 1 (presunta camera a gas) dei crematori II e III sempre con la identica formula:

«Un ventilatore per la portata di 4800 mc all'ora con 40 mm di colonna d'acqua di pressione totale e con motore trifase di 380 Volt, 50 periodi, protetto dagli schizzi d'acqua, potenza = 2 CV, interruttore di sicurezza del motore e interruttore stella-triangolo senza sicurezza».

Dal confronto di questi documenti si evince che i dati costanti sono la portata dell'impianto (4800 mc/h di aria) e la pressione totale (40 mm di colonna d'acqua).

4) La lettera del capo della Zentralbauleitung alla Topf dell'11 febbraio 1943 dice che mancava ancora «un ventilatore n. 450 con un motore di 3,5 CV» (Pressac, Auschwitz. Technique and operation of the gas chamber, p. 360).

Il giorno dopo la Topf rispose che il ventilatore in questione, con il suo motore di 3,5 CV, era stato regolarmente spedito ad Auschwitz l'8 novembre 1942. In una lettera successiva, datata 17 febbraio 1943, la Topf indicò come data di spedizione il 18 novembre 1942. La spedizione era perciò avvenuta o l'8 o il 18 novembre.

Nessun documento afferma che la potenza dei motori fu ulteriormente cambiata: 3,5 CV era la potenza indicata nella pianta del 10 marzo 1942 e tale rimase anche dopo.

5) A questo punto sorge il problema delle due fatture sopraindicate: perché dicono che la potenza del motore era di 2 CV ?

La Topf, come risulta dai documenti, spedì ad Auschwitz con certezza un motore di 3,5 CV per l'impianto di aerazione e, lavorando i due ventilatori in coppia, si può presumere ragionevolmente che anche l'altro motore fosse di 3,5 CV. Ma allora perché fatturò 2 motori di 2 CV che non aveva fornito? Qualunque sia il motivo, esso è puramente formale e non intacca il fatto che furono effettivamente forniti 2 motori di 3,5 CV.

Portata dei ventilatori e potenza dei motori

Con ciò siamo giunti all'obiezione del Grande Capo degli Holocaust Cretins, filiale italiana. Egli ci assicura, dall'alto della sua incommensurabile scienza, che la portata dei ventilatori era direttamente proporzionale alla potenza dei motori, perciò, a suo avviso, è ovvio che, se si aumenta la potenza del motore, deve aumentare anche la portata.

Egli documenta questo vero colpo di genio con un riferimento alla pianta del 10 March 1942 (poverino! ha dimenticato di tradurre ciò che gli hanno trasmesso in inglese le Zucche Vuote di Holocaust Controversies), con un bel rimando all'edizione tedesca del secondo libro di Pressac, Die Krematorien von Auschwitz, p. 47. Perdincibacco! Che ci sarà mai in questa pagina 47?

Effettuato il controllo, appuriamo che si tratta della pagina 48 dell'edizione italiana (Le macchine dello sterminio. Feltrinelli, 1994), che evidentemente il nostro profondo conoscitore delle tesi pressacchiane, dedito alla usuale pratica del copia-incolla-traduci, non ha mai visto.

Pressac vi espone “le nuove potenze” dei motori dei ventilatori (e fin qui nulla da ridire), ma aggiunge anche la loro portata presuntamente aumentata. Per il caso che ci interessa, il Leichenkeller 1 (B-Keller), Pressac parla di un motore di «3,5 CV procurante 8.000 m3/h (invece di 4.800)». Sotto, in una tabella, riportiamo i suoi dati con ulteriori commenti.

Come Pressac abbia ricavato queste portate, non lo dice. A noi pare che sia ricorso a un calcolo alquanto banale, approssimando il risultato alle migliaia - una semplice proporzione:

4800 : 2 x 3,5 = 8400, approssimato a 8000. È il principio della proporzionalità esposto dal Grande Capo degli Holocaust Cretins.

Questa è una grossolana scemenza già per il fatto che, in questo campo, valgono i seguenti principi:

1) La portata è direttamente proporzionale al numero di giri 2) La pressione totale è direttamente proporzionale al quadrato del numero di giri 3) La potenza assorbita è direttamente proporzionale al cubo del numero dei giri (http://www.cimiventilatori.it/pdf/cimiventilatori.pdf).

Il preventivo di costo del 4 novembre 1941 indica anche il numero di giri del motore trifase: n = 925 giri/min.

Se la portata, in qualche modo (ma si veda ciò che spieghiamo sotto), fosse aumentata da 4800 a 8000 mc/h, facendo il calcolo, il numero di giri sarebbe cresciuto proporzionalmente da 925 a 1540; la pressione totale sarebbe a sua volta aumentata di (1540)2 : (925)2 = 2,77 volte, dunque da 40 a circa 110 mm di colonna d'acqua; infine la potenza assorbita sarebbe cresciuta di (1540)3 : (925)3 = 4,61 volte.

Che ciò sia corretto, si desume da una tavola concernente i ventilatori centrifughi a bassa pressione pubblicata nel Manuale dell'ingegnere Colombo (51a-54a ediz., 1926, p. 481), dove sono riportati i dati su vari ventilatori con bocche di afflusso di dimensioni crescenti, numero di giri variabile, volume d'aria al minuto, pressione effettiva in mm di colonna d'acqua e potenza assorbita.

Già i primi due dati sono indicativi. Un ventilatore di mm 210 x 210 a 600 giri/min ha una portata di 18 mc/min, con una pressione di 9 mm e una potenza assorbita di 0,07 CV; a 1450 giri la portata diventa di 50 mc/s, la pressione di 45 mm e la potenza di 1 CV. Perciò, aumentando la portata di (50 : 18) 4,44 volte, la potenza assorbita aumenta di (1 : 0,07) 14,28 volte.

Ciò corrisponde abbastanza bene al calcolo esposto sopra: (1450)3 : (600)3 = 14,11.

L'ignoranza degli Holocaust Cretins

Prima di procedere, vogliamo offrire qualche altro esempio della patetica ignoranza del Grande Capo degli Holocaust Cretins e delle Zucche Vuote che lo manovrano.

Premettiamo un' osservazione generale.

La loro obiezione avrebbe qualche senso se la pianta del 10 marzo 1942, destinata a un impianto senza alcuna finalità criminale, avesse previsto per la camera mortuaria 2 motori di 2 CV; poi, quando si decise di trasformarla in “camera a gas”, si aumentò per le nuove esigenze gassatorie il numero orario dei ricambi d'aria potenziando la portata dei ventilatori e aumentando la potenza dei motori a 3,5 CV per ottenere questo risultato.

Ma giacché fin dall'inizio il progetto della camera mortuaria 1 prevedeva ventilatori con motori di 3,5 CV, l'obiezione svanisce: un motore di 3,5 CV era previsto per l'obitorio e un motore di 3,5 CV fu installato per la “camera a gas”.

Il colmo è che, richiamando l'attenzione su tale pianta, e precisando che in essa il sistema di ventilazione del Leichenkeller 1 era azionato da ventilatori di 3,5 CV, il Grande Capo si è autoconfutato senza nemmeno accorgersene!

Addurremo un altro esempio eclatante per mostrare come questi saccenti di HC Filiale italiana & HC Sede centrale leggano e (non) comprendano i documenti che citano.

Nella lettera alla Zentralbauleitung del 12 febbraio 1943 la ditta Topf scrisse:

«Il ventilatore n. 450 è stato spedito l'8.11.42 e il ventilatore n. 450 (ventilatore di legno) il 25.1.43. A quest'ultimo ventilatore manca ancora il motore di 7,5 CV, che abbiamo già sollecitato diverse volte - telefonicamente e telegraficamente - al nostro fornitore. Perciò abbiamo deciso di spedire intanto per espresso un motore di 10 CV con lo stesso numero di giri (mit der gleichen Drehzahl). Questo motore potrebbe poi essere scambiato. Abbiamo preso questa misura affinché la messa in funzione dell'impianto non sia pregiudicata dalla mancanza del motore» (Pressac, Auschwitz. Technique and operation of the gas chamber, p. 361).

Orbene, secondo il puerile ragionamento degli Holocaust Cretins, un motore di 10 CV avrebbe dovuto aumentare i giri del motore, e dunque la portata del ventilatore, di (10 : 7,5) 1,3 volte. Da notare che la fattura n. 171 del 22 febbraio 1943, per il Leichenkeller 2 menzionava 1 ventilatore per una portata di 10000 mc/h di aria azionato da un motore di 5,5 CV. Ragionando alla Pressac, questa portata sarebbe aumentata a (10000 : 5,5 x 7,5 ) 13.600 mc/h, che egli arrotonda a 13000 nella famosa p. 47 dell'edizione tedesca del suo libro. Col nuovo motore provvisorio di 10 CV l'aumento sarebbe arrivato a (10000 : 5,5 x 10) circa 18.000 mc/h. Per ottenere questo risultato il numero di giri del motore sarebbe dovuto aumentare di (10 : 5,5) 1,8 volte, ovvero da 920 (come indicato nel preventivo del 4 novembre 1941) a circa 1650.

Ma allora perché la Topf assicurò che il motore di 10 CV avrebbe avuto lo stesso numero di giri di quello di 7,5 CV?

Motore trifase, numero di giri e portata del ventilatore

E con ciò siamo finalmente arrivati al nocciolo della questione. Sarà anche troppo facile dimostrare che le spiegazioni degli Holocaust Cretins sono vuote ciance, perché nella loro crassa, anzi, crassissima ignoranza, non hanno la più vaga idea che l'intera faccenda è incentrata sul motore trifase.

Le fatture citate sopra forniscono infatti questi dati tecnici basilari: - tipo di motore: Drehstrommotor, motore trifase - periodi : 50 (Hz).

La sezione g-g della pianta del 10 marzo 1942, pubblicata da Pressac (Le macchine dello sterminio, documento 13 fuori testo) mostra che i motori erano direttamente accoppiati ai ventilatori, come è illustrato nella Figura 1.

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Figura-1, motore. Click...

Figura 1 Per spiegare le caratteristiche di un motore elettrico trifase, onde evitare stupide contestazioni, ci rifacciamo alla chiara esposizione di Marco Dal Prà “Motori elettrici trifase. Guida teorica e pratica” (http://www.marcodalpra.it/downloads/Elettrotecnica/Motori_Trifasi_Guida_3.3.pdf).

Il motore trifase (Figura 2) è costituito da uno statore, che è «la parte fissa nella quale sono inseriti i tre avvolgimenti primari, ai quali viene applicata la tensione di alimentazione», e da un rotore, che si trova all'interno dello statore e, «“trascinato” dal campo magnetico generato dagli avvolgimenti statorici, si pone in rotazione».

Figura-2. Click...
Figura-2. Click...

Figura 2 Motore trifase Nello statore si possono montare più terne di avvolgimenti, cosicché vengano generati più campi magnetici, uno per ogni terna.

Un motore con una terna di avvolgimenti, nel linguaggio tecnico, ha una coppia polare o, semplicemente, due poli.

Ed ecco il punto centrale della questione, la velocità di rotazione:

«La velocità di rotazione di un motore dipende dal Campo Magnetico Rotante, che a sua volta dipende dalla frequenza della tensione di alimentazione. In pratica, per un motore con una coppia polare, applicando una tensione a 50 Hz si avrà una velocità del rotore di 50 giri al secondo, ossia 3000 giri al minuto [ma si veda sotto]. Quando invece lo statore è costituito da più coppie polari, il campo magnetico rotante non gira più a 3000 Giri, ma a velocità inferiori, vista la presenza di altri poli magnetici, che permettono al rotore di percorrere “meno spazio” prima di trovare il polo che lo attrae».

In pratica la velocità di rotazione di un motore trifase è fissa, dipendendo esclusivamente dalla frequenza e dal numero di coppie polari, secondo la nota formula:

n = ( 60 x f ) : p dove 60 = secondi in un minuto n = numero di giri al minuto f = frequenza (50 Hz) («la frequenza unificata in Europa per i sistemi elettrici di distribuzione in corrente alternata») p = numero di coppie polari

Nell'esempio succitato si ha: n = ( 60 x 50) : 1 = 3000 giri al minuto

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Figura-3. Motori e coppie polari. Click...

Ferma restando la frequenza di 50 Hz, ribadiamo, la velocità di rotazione è fissa e dipende soltanto dal numero di coppie polari, come è illustrato da Dal Prà in una tavola: Figura 3

Le fatture della Topf n. 171 del 22 febbraio 1943 e n. 728 del 27 maggio 1943 fanno esplicito riferimento alla frequenza di 50 periodi o cicli, vale a dire 50 Hz. Ne consegue che aumentando la potenza del motore, il numero dei giri sarebbe rimasto invariato.

Non per nulla la Topf in tutti i documenti noti confermò sempre che la portata del ventilatore era di 4800 mc/h, indipendentemente dalla potenza del motore previsto.

Prima abbiamo richiamato l'attenzione sul numero di giri indicato nel preventivo del 4 novembre 1941. Che esso sia 925 giri al minuto invece di 1000 dipende dal fatto che il rotore non gira alla stessa velocità di quella del campo magnetico statorico, ma ad una velocità leggermente inferiore (causa le perdite meccaniche e per raffreddamento); la differenza tra la velocità statorica (velocità di sincronismo) e quella del rotore, detta scorrimento, è compresa tra il 3 e il 7%. La velocità effettiva, e dunque il numero effettivo dei giri, risulta conseguentemente un poco più bassa. Nel caso specifico lo scorrimento fu calcolato al 7,5%: 1000 - (0,075 x 1000) = 925 giri/min.

Perché la potenza del motore fu cambiata?

È noto che il primo disegno del nuovo crematorio fu elaborato il 24 ottobre 1941 (Pressac, Le macchine dello sterminio, documento 9 fuori testo). La lettera che la Topf inviò alla Bauleitung di Auschwitz il 31 ottobre fa esplicito riferimento ad un incontro tra l'ingegnere Prüfer e il capo della Bauleitung Bischoff avvenuto il 21 e 22 ottobre; il rappresentante della Topf in questa occasione prese l'ordinazione verbale degli apparati che furono da essa forniti, tra i quali, appunto, l' “impianto di disaerazione” (Entlüftungs-Anlage).

La lettera di accompagnamento del preventivo di costo, recante la stessa data, fa riferimento esplicitamente all'incontro tra Bischoff e Prüfer. Schultze dunque stilò il preventivo di costo in base a quest'ordinazione verbale.

Esso era dunque puramente teorico, nel senso che si basava esclusivamente su volumi dei locali e numero dei ricambi d'aria, senza tener conto della lunghezza e delle curvature dei vari condotti di ventilazione. Questi dati non erano ancora noti.

Quando poi la Topf ricevette il piano dettagliato del crematorio, Schultze ricalcolò la potenza di tutti i motori dei ventilatori, non solo di quelli dell'impianto di aerazione e disaerazione del Leichenkeller 1, come risulta dalla tabella che segue:

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Tabella-1, potenze motori. Click...

Come si vede, la portata di tutti i ventilatori restò invariata, nonostante che la potenza di tutti i motori fosse aumentata.

Ciò dimostra che Pressac non aveva capito un bel niente di questa faccenda e molto meno di lui gli Holocaust Cretins.

Nella famosa p. 48 (ed. italiana) del suo libro, Pressac ha infatti sintetizzato questi dati aggiungendovi la fantasiosa portata da lui calcolata, come si è detto sopra, sul principio dissennato che la potenza assorbita è direttamente proporzionale al numero dei giri, invece che al cubo del numero dei giri:

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Tabella-2. Potenze e portate elaborate da J-C Pressac. Click...

Per inciso, egli non ha spiegato che necessità ci sarebbe stata di aumentare la potenza dei motori di tutti gli altri impianti, che non richiedevano modifiche in un eventuale piano criminale: i forni crematori restarono 5 a 3 muffole come secondo il progetto originario e la sala si autopsia (esposizione e lavaggio) non aveva alcuna rilevanza in una eventuale gassazione.

Il Leichenkeller 2 sarebbe invece diventato lo “spogliatoio” per le vittime viventi. Esso, come ci dice Pressac, era stato progettato come «deposito provvisorio per i cadaveri nuovi arrivati e registrati che attendevano la cremazione (permanenza di 3-4 giorni)» (Auschwitz. Technique and operation of the gas chamber, p. 284). Dunque: 10000 mc/h per cadaveri, 13.000 mc/h per persone viventi. Non vogliamo sembrare irriverenti, ma secondo questa logica le vittime puzzavano più da vive che da morte!

Se poi esaminiamo la relazione tra “spogliatoio” e “camera a gas”, prendendo i dati grezzi del progetto originario (LK1 = 506 mc, LK 2 = 902,7 mc), risulta che - con la fantasiosa portata di 8000 mc/h - il Leichenkeller 1 avrebbe avuto (8000 : 506) 15,8 ricambi d'aria orari, il Leichenkeller 2 (13000 : 902,7) 14,4. Nel primo caso bisognava ipoteticamente ricambiare l'aria di una “camera a gas” (vapori di acido cianidrico!), nel secondo, l'aria viziata di uno “spogliatoio”!

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Se si considerano le attuale norme di ventilazione (vedi Figura 4) (Figura 4 da: http://www.samaventilatori.it/wp-content/uploads/2015/06/tav-ita-01.pdf)

si vede che perfino per le cucine, i bar e i cinema sono previsti più ricambi d'aria orari che per le “camere a gas” di Birkenau!

I canali di aerazione e disaerazione del Leichenkeller 1 della pianta del 10 marzo 1942

Questa pianta mostra nelle sue varie sezioni orizzontali e verticali l'andamento dei canali di aerazione e disaerazione.

Aerazione:

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I due canali in muratura longitudinali sono collocati ai due angoli in alto del locale. Nella Figura 5, sezione verticale, essi sono indicati con la lettera A. La Figura 6 rappresenta in sezione orizzontale i due canali (A1) che si immettono in un canale trasversale (A2) al di sopra della porta; esso presenta

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l'apertura (A3) di un breve condotto orizzontale che in A4 diventa verticale; A4 è appunto la sezione orizzontale di questo canale. Il canale trasversale A2 e l'apertura A3 sono disegnati nella Figura 7 (sezione verticale). La posizione della sezione A4 del canale verticale è indicata nella Figura 8: esso sale dal

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seminterrato alla mansarda del crematorio attarversando l' A.Raum (Aufbahrungs-Raum, sala di composizione delle salme).

Questo tratto verticale del canale, che abbiamo designato A6, è rappresentato nella Figura 9 (sezione verticale del pianterreno e della mansarda); nella mansarda, attraverso una piegatura, il canale si riporta in orizzontale e finisce nell'apertura A7 davanti al

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ventilatore.

La Figura 10 illustra in sezione verticale il condotto A6 che sbocca nell'apertura A7; A8 è il manicotto di collegamento tra il canale in muratura e il ventilatore A9, mentre A10 è il tubo di entrata o camino. In basso A2 è la sezione verticale del canale A2, A3 è il breve condotto che collega il canale orizzontale A2 a quello verticale A6 e A4 è il punto in cui appare la sezione A4 nella

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Figura 6.

Disaerazione:

Due canali D orizzontali corrono in basso dietro la muratura del locale e sono a questo collegati tramite aperture D1 (Figura 5). In corrispondenza della parete interna, i due canali piegano a 90 gradi verso l'alto in due canali verticali D2; il canale sinistro piega di nuovo a 90 gradi e si immette in un

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canale orizzontale D3, che passa al di sopra della porta, ed entra in un canale verticale D5 che è il prolungamento del canale destro D2 (Figura 11) . Come si vede nella Figura 6, il canale D3 passa davanti al canale di aerazione A2 e si immette nel canale verticale D5, di cui D4 rappresenta la sezione orizzontale. La Figura 8 mostra la dislocazione di questa apertura D4, all'angolo dell' O.Raum (Ofen-Raum, sala forni). Nella Figura 7, D5 è la sezione verticale di questo canale verticale. Esso, come risulta dalla Figura 12,

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attraversa il pianterremo e, tramite una piegatura, si riporta in orizzontale e si collega al ventilatore D6; D7 è il tubo di uscita.

Camino di disaerazione

La Figura 13 rappresenta la vista da sopra e frontale dei ventilatori di disaerazione della sala forni (in rosso) e del Leichenkeller 1 (in blu) e del relativo camino comune.

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- Leichenkeller 1: il canale orizzontale D5 è collegato tramite il manicotto S al ventilatore D6; l'aria viziata aspirata esce dall'apertura del ventilatore F2 e si immette nel condotto verticale del camino.

- Sala forni: l'aria calda esce dall'apertura del ventilatore F1 e si immette nel condotto verticale del camino comune. I motori dei ventilatori sono indicati con M.

Nei disegni a colori i canali di

Figura 13
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aerazione sono rappresentati in verde, quelli di disaerazione in celeste.

Questi lunghi canali opponevano resistenze passive (attrito, cambiamento di sezione e di direzione, scabrosità delle pareti in funzione della lunghezza) che Schultze prima aveva considerato solo teoricamente e che ricalcolò poi in base a grandezze precise, fissando una potenza di 3,5 CV.

La stessa cosa vale per la ventilazione degli altri locali del crematorio.

Le valvole a farfalla

Le spiegazioni che abbiamo dato sopra ci permettono di fornire un chiarimento anche sulla questione delle serrande dell'aria.

Ricordiamo che una nota manoscritta compilata il 3 febbraio 1943 dall'installatore della Topf Messing dice:

«Frischluftgebläse Nr. 450 für L. Keller I mit Saug und Druckstutzen Drosselklappe»; «Ventilatore dell'aria fresca n. 450 per Leichenkeller 1 con manicotto aspirazione e pressione [e] valvola a farfalla».

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Figura-14. Click...

Il Druckstutzen (manicotto di aspirazione) (Figura 14) era il raccordo (A8) che collegava il ventilatore (A9) al canale in muratura (A7); il Saugstutzen (manicotto di pressione) era il raccordo (A8') che univa il ventilatore (A9) al tubo di aspirazione (A10), qui rappresentato in sezione orizzontale. M rappresenta il motore del ventilatore.

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Ciò trova conferma in un disegno dei ventilatori Topf (Figura 15),

Figura 15 (Archivio statale di Erfurt)

che indica chiaramente Saugstutzen e Druckstutzen; dal disegno risulta che il manicotto di aspirazione era collegato lateralmente al ventilatore; sull'altro lato si trovava il motore.

La Drosselklappe (valvola a farfalla) era montata nel manicotto di pressione (dopo il ventilatote); nell'impianto di disaerazione era disposta nel manicotto di aspirazione (prima del ventilatore). Essendo i condotti di aerazione e disaerazione strutturalmente diversi, erano diverse anche le loro perdite di carico; per equilibrare il sistema, Messing regolò le valvole suddette.

È di tutta evidenza che avrebbe avuto poco senso manomettere questa regolazione chiudendo completamente le serrande prima di una “gassazione”, e comunque nessun testimone ha mai fatto simili dichiarazioni. Ne deriva che la famosa “finestra” con tutta verosimiglianza restava aperta nonostante la presenza delle valvole.

Che questo dato non avrebbe influito sensibilmente su eventuali “gassasioni” omicide è cosa ovvia. Qualunque persona intelligente avrà capito che non per questo abbiamo sollevato la questione. Dire che essa è stata una “provocazione” da parte nostra sarebbe forse calcare un poco la mano, ma non c'è dubbio che essa ha catalizzato l'attenzione di molti lettori sulla problematica delle “camere a gas” di Auschwitz e dato modo agli Holocaust Cretins e ai loro manovratori di Holocaust Controversies di esporsi mettendo a nudo la loro arrogante ignoranza.

I dispositivi di protezione

Quanto sopra ci permette anche di ritornare con qualche spiegazione supplementare sulla questione delle ordinazioni alla fucina dei detenuti dei dispositivi di protezione delle aperture di collegamento tra i canali di aerazione/disaerazione dei Leichenkeller 1 dei crematori II e III, che abbiamo riassunto così:

Krematorium II Belüftung (aerazione): 50 Entlüftung (disaerazione) : ? Krematorium III: Belüftung (aerazione): 95 Entlüftung (disaerazione): 45.

In sé, la cosa è di importanza molto marginale, ma fornisce se non altro un ulteriore esempio della cialtroneria degli Holocaust Cretins.

Come abbiamo osservato, secondo la pianta del 10 marzo 1942 il Leichenkeller 1 era munito di 40 aperture di aerazione e 40 di disaerazione. Come spiegare la palese discordanza tra numero delle aperture e numero dei dispositivi ordinati?

Essa, ci è sembrato inevitabile, o dipende da errori di trascrizione dei documenti originali, oppure i dispositivi furono ordinati in numero maggiore del necessario per ragioni che non si conoscono.

Secondo Pressac, invece, le aperture di collegamento furono aumentate conformemente al numero dei dispositivi ordinati.

Il Grande Capo degli Holocaust Cretins crede di poter ironizzare su questo punto: Perbacco! La Zentralbauleutung non era in grado di far praticare nei muri dei Leichenkeller una novantina di aperture in più? Ma siamo seri! E poi quest'appellarsi alle ragioni che non si conoscono! Che sciocca scappatoia!

Lasciando da parte il fatto che realizzare almeno 110 aperture di 7 x 18 cm in un muro di mattoni pieno, spesso 51 cm, usando mazzetta e scalpello non doveva essere proprio una bazzecola, il problema fondamentale che il nostro arrogante censore aggira, è perché la Zentralbauleitung avrebbe dovuto far praticare queste aperture.

La ragione, dal punto di vista sterminazionista, può essere ricollegabile solo al presunto aumento della portata dei ventilatori da 4800 a 8000 mc/h: aumenta la portata, dunque aumenta anche il numero delle aperture di ventilazione (sempre supponendo che la superficie totale delle aperture sia direttamente proporzionale alla portata dell'impianto).

Il problema è che la portata non aumentò affatto, ma rimase quella fissata originariamente: 4800 mc/h.

Allora è più ragionevole pensare che il numero dei dispositivi ordinati alla fucina dei detenuti non corrispondeva a quello delle aperture oppure che vi corrispondeva e che conseguentemente la Zentralbauleitung fece aprire a casaccio, senza alcuna necessità, almeno 110 nuove aperture?

Secondo la logica degli Holocaust Cretins, i 10 “Gasprüfer” (che essi, pressacchianamente, interpretano come rivelatori di acido cianidrico) chiesti alla Topf il 26 febbraio 1943 dall'amministrazione del crematorio II (BW 30) erano destinati a 10 “camere a gas”.

Ma all'epoca l'unica presunta “camera a gas” in procinto di essere utilizzata era quella del crematorio II. Quand'anche, con grande lungimiranza, si fosse pensato al crematorio III, che era in uno stadio di costruzione molto meno avanzato, sarebbero stati ordinati 2 “Gasprüfer”, non 10.

Perché? Ricorreranno, essi sì per davvero, alla scappatoia delle ragioni che non si conoscono? Inutile pensare ai “Bunker” di Birkenau: essi avevano complessivamente (2 + 4) 6 presunte “camere a gas", senza contare che non dipendevano dall'amministrazione del crematorio II e che erano destinati alla chiusura non appena quest'impianto fosse entrato in funzione.

Per concludere, riprendendo il loro linguaggio scurrile, risulta abbondantemente dimostrato che gli Holocaust Cretins di siffatte problematiche storiche e techniche non sanno un beneamato piffero; ciononostante, con la loro notoria, spocchiosa saccenza, si ergono a fustigatori di chi almeno ci capisce qualcosa. (2)

Note (di Olodogma) 1) Questi soggetti sono stati opportunamente trattati - da Graf, Kues, Mattogno, vedere qui - dal solo Carlo Mattogno in: – Il comitato di soccorso Zimmerman o gli olo-bloggers in (denigr)azione nel web Risposta supplementare a John C. Zimmerman sulla “body disposal at Auschwitz” John C. Zimmerman e la “Body disposal at Auschwitz”: osservazioni preliminari - Belzec e le controversie olocaustiche di Roberto Muehlenkamp 2) Altri articoli de "I Carolingi": a- Ad Auschwitz camere a gas molto…arieggiate, con finestre! b- Da “Holocaust Controversies” a “Holocaust Cretins”. In margine alla “finestra” delle “camere a gas” c- La “finestra” nelle “camere a gas”. Atto finale d- La “finestra” … si richiude!  

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Author(s) Carlo Mattogno
Title La “camera a gas” dei crematori II-III di Birkenau. I motori dei ventilatori dell'impianto di ventilazione del Leichenkeller 1
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Dates published: 2016-02-24, first posted on CODOH: Feb. 26, 2017, 11:22 a.m., last revision: n/a
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