Treblinka le foto aeree del tempo di guerra gettano dubbi che fosse un campo di sterminio

Published: 2012-12-26

TREBLINKA

Foto aeree di Treblinka del tempo di guerra gettano nuovi dubbi sul fatto che fosse un “campo di sterminio”.

Di Mark Weber e Andrew Allen

treblinka,September, 1944 Air Photo

Treblinka,Settembre 1944, foto aerea.

Treblinka è ampiamente considerato come il secondo centro di sterminio tedesco più importante del tempo di guerra. Si suppone che solo Auschwitz-Birkenau abbia reclamato più vite umane. L’attenzione mondiale su Treblinka si focalizzò nel 1987-1988 durante il processo svoltosi a Gerusalemme, durato 14 mesi, a John (Ivan) Demjanjuk, un operaio americano di origini ucraine. In qualità di “Ivan il Terribile” di Treblinka, si suppone che Demjanjuk utilizzasse il macchinario usato per gassare centinaia di migliaia di ebrei. Citando la testimonianza di ebrei sopravissuti, il tribunale israeliano che lo condannò a morte nell’Aprile del 1988 dichiarò che oltre 850.000 ebrei furono uccisi a Treblinka fra il Luglio del 1942 e l’Agosto del 1943.

treblinka,May 15, 1944 Air Photo

Treblinka,15 Maggio 1944. Foto aerea

Dopo che fu emessa la sentenza capitale, la famiglia di Demjanjuk riuscì a scoprire prove occultate precedentemente, molte delle quali provenienti da archivi russo-sovietici, indicanti che il vero Ivan il Terribile era un altro ucraino di nome Ivan Marchenko (o Marczenko). Questa nuova prova screditò la testimonianza in tribunale di cinque sopravissuti ai campi, ognuno dei quali aveva identificato “positivamente” Demjanjuk nel sadico assassino di massa di Treblinka. (nota 1) Come gli storici ben sanno, e come consiglierebbe il comune buon senso, queste testimonianze risalenti a molti decenni sono molto meno affidabili delle documentazioni attuali o delle prove forensi. (nota 2) Anzi, la reputazione di Treblinka di essere un centro di sterminio di massa è basata quasi interamente proprio su tali testimonianze soggettive e non provabili da parte di ex prigionieri, prove che si sono dimostrate notoriamente inaffidabili in molti importanti processi a presunti “criminali di guerra nazisti”. (nota 3) Non c’è nessuna prova documentaria che Treblinka fosse un centro di sterminio. In effetti, la documentazione attuale indica che il campo aveva una funzione ben diversa. Fotografie del “campo della morte” prese dalla ricognizione aerea nel 1944, e dimenticate per quasi 45 anni negli archivi nazionali di Washington D.C., gettano seri dubbi sulla storia ampiamente accreditata che si trattasse di un centro di sterminio. Scoperte nel 1989, e pubblicate per la prima volta negli Stati Uniti, queste foto tedesche di ricognizione sostengono invece la prova che Treblinka fosse in verità un campo di transito. (nota 4) Queste fotografie indicano che questo campo particolarmente piccolo non era isolato e nemmeno particolarmente sorvegliato. (Esse mostrano che i campi dove gli agricoltori polacchi piantavano e coltivavano i raccolti erano direttamente adiacenti al perimetro del campo). Inoltre l’area di sepoltura sembra ovviamente troppo piccola per poter contenere centinaia di migliaia di corpi ivi presumibilmente sepolti. (Gettando dubbi sulla storia ampiamente accreditata di centinaia di migliaia di vittime di Treblinka, queste foto suggeriscono invece che vi venivano sepolti solo quei deportati che morivano durante quello che a volte era un lungo viaggio ferroviario verso il campo).

“ CAMERE A VAPORE “

Documento 331-PS, esibito a Norimberga il 14.12.1945.Si cita SOLO  "steam" , vapore!

Documento 3311-PS, esibito a Norimberga il 14.12.1945.Si cita SOLO "steam" , vapore!

La storia oggi generalmente accreditata è quella che centinaia di migliaia di ebrei furono uccisi a Treblinka in camere con gas di scarico di motori. Ma la storia “originale” dello sterminio di Treblinka era che gli ebrei furono uccisi in “camere a vapore”. Secondo il racconto di un “testimone oculare” rilasciato nel Novembre 1942 a Londra dall’organizzazione clandestina del ghetto di Varsavia, gli ebrei venivano sterminati in “camere della morte” a Treblinka “con del vapore che usciva dai numerosi buchi nei tubi” (nota 5). Nell’Agosto 1943, il New York Times affermava che due milioni di ebrei erano già stati uccisi a Treblinka usando il vapore. (nota 6)

"In an article published on August 8, 1943, the New York Times referred to a headline in a London newspaper which read: "2,000,000 Murders by Nazis Charged. Polish Paper in London says Jews Are Exterminated in Treblinka Death House." The subtitle read : "According to report, steam is used to kill men, women and children at a place in the woods." The London newspaper story was based upon an article published on August 7th in the magazine Polish Labor Fights, which contained information from a Polish report on November 15, 1942"(http://furtherglory.wordpress.com/2011/10/06/was-treblinka-really-a-transit-camp/)

The-black-book-Nazi-Crime-Against-Jewish

La storia del vapore di Treblinka viene anche raccontata nei dettagli nel Libro Nero dell’ebraismo polacco, un’opera pubblicata a New York nel 1943 e “sponsorizzata” da Albert Einstein, la Sig.ra Eleanor Roosevelt, il deputato del Congresso Sol Bloom, il sindaco di New York Fiorello LaGuardia, e altre personalità. (nota 7). Un altro libro: Lest We Forget (per non dimenticare), pubblicato a New York nel 1943 dal Congresso Mondiale Ebraico, descrive dettagliatamente come gli ebrei venivano uccisi col vapore e fornisce un diagramma che indica l’ubicazione della presunta “sala di bollitura” che produceva “vapore vivo”. (nota 8) Secondo il racconto di un “testimone oculare” del 1944 annotato dall’OSS, la principale agenzia di controspionaggio americana, gli ebrei a Treblinka “venivano in genere uccisi col vapore e non col gas come si era sospettato all’inizio”. (nota 9) rajzman,samuel_treblinka_norimberga_27-02-1946

Al processo di Norimberga del 1945-1946 furono date due versioni contraddittorie: uso del vapore e uso del gas. L’ex prigioniero di Treblinka Samuel Rajzman testimoniò che gli ebrei venivano uccisi in camere a gas. (nota 10). (Per confondere ulteriormente le cose, alcuni mesi prima Rajzman sostenne che durante la sua detenzione a Treblinka gli ebrei venivano “soffocati a morte” con un impianto che pompava fuori l’aria dalle camere della morte). (nota 11) La pubblica accusa americana al processo di Norimberga sostenne la storia del vapore. Come prova, un rapporto del governo polacco datato 5 Dicembre 1945, fu esibita come reperto prodotto dall’accusa USA-293 (Documento 3311-PS) . Esso accusava che gli ebrei venivano uccisi nel campo “soffocandoli in camere sature di vapore”. Questo rapporto, che non dice niente a proposito di uccisioni con gas tossici, fu divulgato negli atti ufficiali del processo di Norimberga come documento PS-3311. (nota 12). Un pubblico accusatore americano citò questo rapporto durante la sua arringa nel Tribunale il 14 Dicembre 1945. (nota 13) Sebbene oggi nessun storico degno di questo nome sostenga la storia del “vapore”, e se ne sia sentito parlare poco negli ultimi decenni, essa fu riesumata in un opuscolo molto venduto pubblicato nel 1979 e nel 1985 dall’autorevole Anti-Defamation League del B’nai B’rith. (nota 14) Ci poteva essere una base oggettiva per le storie delle “camere a vapore”. E’ probabile che ci fossero state operazioni a Treblinka che prevedevano l’uso del vapore ma solo per sterminare i pidocchi portatori di malattie e non le persone. L’uso del vapore nella disinfezione era di uso comune nei campi tedeschi per i prigioniera di guerra Alleati. (nota 15) Poco dopo la guerra, il Congresso Mondiale Ebraico pubblicò il Libro Nero, un volume di 559 pagine di immaginarie atrocità commesse al tempo di guerra contro gli ebrei. Solo a Treblinka, il libro sostiene che vi furono uccisi tre milioni di persone. Tre tecniche diaboliche, incluso il gas tossico e il vapore, si ritiene venissero impiegate per uccidere 10.000 ebrei al giorno. Ma il metodo “più noto” consisteva nel pompare l’aria fuori dalle camere con grosse pompe speciali. (nota 16) Un ex detenuto testimoniò poco tempo dopo la fine della guerra che le vittime di Treblinka venivano “avvelenate da diversi gas o asfissiate quando all’interno della camera veniva fatto il vuoto e tutta l’aria risucchiata all’esterno”. (nota 17). Al processo di Oswald Pohl a Norimberga, il giudice americano Michael A. Musumanno dichiarò che “la morte a Treblinka veniva inflitta con gas e vapore ed anche con la corrente elettrica”. Citando il documento di Norimberga PS-3311, Musumanno dichiarò: “dopo essere state riempite al massimo della loro capacità, le camere venivano chiuse ermeticamente e veniva introdotto il vapore” (nota 18). Adolf Eichmann, il capo della Sezione Affari Ebraici delle SS al tempo di guerra, disse nel 1961, durante un interrogatorio pre-processuale in Israele che durante la guerra gli “fu raccontato” che gli ebrei venivano gassati a Treblinka “con cianuro di potassio”. (nota 19) Uno dei racconti più strani sugli stermini di Treblinka, che apparve su un periodico clandestino polacco nel Settembre 1942, sosteneva che gli ebrei venivano uccisi con un “gas ad azione ritardata”. (nota 20): Entrano nella camera a gas in gruppi di 300-500 persone. Ogni gruppo viene subito chiuso ermeticamente all’interno e gassato. Il gas non agisce su di loro immediatamente perché gli ebrei dovevano camminare arrivando sull’orlo di fosse distante alcune dozzine di metri, profonde 30 metri, nella quale cadevano svenendo e una ruspa li ricopriva con un sottile strato di terra. Dopodiché era la volta di un altro gruppo. Secondo la testimonianza di un altro “testimone oculare”, un ebreo di nome Oskar Berger che fuggì dal campo, molti ebrei venivano sistematicamente mandati a morire a Treblinka fucilandoli con fucili e mitragliatrici. (nota 21)

GASAZIONE CON DIESEL

Negli anni recenti, la storia con maggior divulgazione era quella che gli ebrei venivano gassati a Treblinka con monossido di carbonio proveniente dagli scarichi di un motore a diesel. (nota 22) Tuttavia, come ha evidenziato l’ingegnere americano Friedrich Berg, la storia è improbabile per ragioni tecniche. (nota 23). Nonostante l’odore sgradevole dello scarico del diesel, i motori a diesel producono quantità di monossido di carbonio nocivo molto più piccole dei normali motori a benzina. (nota 24). Sarebbe quindi stato difficile gassare in modo efficiente un grosso numero di persone usando lo scarico dei diesel. Un normale motore a benzina sarebbe stato molto più logico. (nota 25) E’ importante tenere a mente che la “prova” abitualmente citata per le gassazioni col diesel a Treblinka non è più credibile di quella esibita riguardante l’uso del vapore e del soffocamento. A quanto pare le storie del vapore e del soffocamento sono state abbandonate per la mancanza di una credibile consistenza. Le prove solide delle gassazioni a Treblinka sono risultate essere molto evasive. Ad esempio, è risultato che nessuno dei testimoni nel processo di Treblinka nel 1951 in Germania Federale abbia mai visto qualcuno mentre veniva gassato. Nel loro verdetto i giudici affermarono: “ il tipo di gas impiegato per uccidere le persone a Treblinka non può essere identificato con certezza perché nessuno dei testimoni fu in grado di assistere alla procedura”. (nota 26) Almeno alcuni ex detenuti di Treblinka testimoniarono, in occasione di processi in Germania nel dopoguerra, non solo che non avevano mai visto una camera a gas ma che non avevano mai sentito parlare di gassazioni da altre persone. (nota 27) Gli storici dell’olocausto oggi non sono in grado di concordare sul numero delle “camere a gas” omicide di Treblinka. Raul Hilberg sostiene che all’inizio ce n’erano tre, mai poiché non erano presumibilmente idonee a questo tipo di lavoro, ne furono costruite altre in seguito. Egli afferma che ce n’erano sei o forse dieci. (nota 28) Altri hanno affermato che esistevano 13 camere a gas a Treblinka. (nota 29)

LA TESTIMONIANZA DI BOMBA

Abraham Bomba

Una delle testimonianze più memorabili su Treblinka presentata su “Shoah” (il film di nove ore e mezzo sull’olocausto del regista ebreo francese Claude Lanzmann) è quella di Abraham Bomba. Egli raccontò che lui e altri barbieri ebrei tagliavano i capelli agli ebrei nudi che stavano per essere gassati. Essi lavoravano all’interno “della” camera a gas (ha sempre parlato di una camera), che era “all’incirca quattro metri per quattro” (circa 12 piedi per 12 piedi). Bomba affermò anche che “140 o 150 donne” con bambini, e 16 o 17 barbieri, erano dentro a questa piccola stanza. Inoltre vi erano delle panche sulle quali le donne sedevano mentre venivano tagliati loro i capelli, oltre che a due guardie tedesche. I barbieri lasciavano la stanza per 5 minuti mentre le vittime venivano gassate, disse Bomba, e ci voleva solo un minuto per sgomberare i circa 140 corpi, pulire il pavimento e le pareti prima che tutto fosse di nuovo pronto per il lotto successivo di vittime. (nota 30) La toccante testimonianza di Bomba, che l’attento scrittore George Will definì la “più sbalorditiva di questo straordinario film”, non è per niente credibile.

IL CAMPO DI LAVORO DI TREBLINKA

A circa 1 miglio (1,6 Kilometri) dal “campo di sterminio” noto col nome di “Treblinka II”, c’era il campo di lavoro penale per polacchi ed ebrei noto col nome di “Treblinka I”. Non era affatto segreto. La direttiva del 1941 che annunciava l’allestimento del “Campo di Lavoro di Treblinka” fu pubblicata in giornali a grande distribuzione sia polacchi che tedeschi. (nota 31) I polacchi e gli ebrei lavoravano in una grande cava di sabbia e ghiaia in questo campo di lavoro. (nota 32) Come mostrano le fotografia della ricognizione aerea, il campo Trebinka I era ubicato alla fine del raccordo ferroviario sul quale sorgeva anche il campo di “sterminio” (transito) di Treblinka II. Questo rafforza la tesi che il campo di Treblinka II non era poi tanto segreto visto che i prigionieri venivano portati col treno da e per il campo TReblinka I passando proprio davanti al presunto campo di “sterminio” top secret di Treblinka II. (nota 33)

PROVA DOCUMENTARIA

Documenti ritrovati dopo la guerra confermano che molti ebrei furono deportati a Treblinka nel 1942 e 1943. Documenti delle ferrovie tedesche riportano il trasferimento di interi treni di “coloni” e “lavoratori” a Treblinka da vari luoghi in Polonia e da altri paesi. (nota 34) Nel Luglio del 1942, un alto funzionario delle ferrovie tedesche riferì al capo del personale di Himmler che 5.000 ebrei venivano trasportati giornalmente a Treblinka. (nota 35) Una direttiva del 3 Agosto 1942 delle “Ferrovie dell’Est” tedesche riferiva in modo analogo che treni speciali avrebbe continuato a trasportare quotidianamente “coloni” da Varsavia a Treblinka fino ad ulteriore avviso. (nota 36) E’ interessante notare che la stazione ferroviaria di Treblinka fu chiusa al normale traffico passeggeri non prima del 1° Settembre 1941 (“per permettere una tranquilla movimentazione dei treni speciali da riassegnare”), il che fa capire che i funzionari tedeschi non erano particolarmente preoccupati di tenere le deportazioni o la stazione segrete. (nota 37) Altri documenti parlano di treni a Treblinka nel Marzo del 1943 provenienti da Vienna, Bulgaria e Grecia. (nota 38). Da Vienna e dal Lussemburgo gli ebrei, a quanto viene riferito, arrivavano al campo in carrozze ferroviarie per passeggeri e ai deportati veniva dato cibo e assistenza medica durante il loro viaggio. (nota 39) E almeno una volta a Treblinka arrivò un treno con carrozze letto e vagone ristorante. (nota 40) Documenti delle ferrovie tedesche sono stati citati come prova che centinaia di migliaia di ebrei furono sterminati a Treblinka. (nota 41) Mentre non ci sono dubbi che questi documenti siano autentici e che confermino i trasporti di ebrei a Treblinka, essi non rappresentano affatto la prova di un programma di sterminio. (nota 42)

CAMPO DI TRANSITO

Ma se Treblinka non era un centro di sterminio, cos’era allora? Come già menzionato, l’insieme delle prove indica che Trebinka II, assieme a Belzec e Sobibor, era un campo di transito dove ai deportati ebrei venivano tolti i loro beni e averi prima di essere trasferiti verso est nei territori sovietici occupati dai tedeschi. (nota 43) Il racconto generalmente accettato è che Trebinka II era un “vero” centro di sterminio, dal quale a nessun ebreo era permesso di andarsene vivo. (nota 44). Tuttavia, rapporti attendibili di deportazioni di ebrei da Trebinka confutano l’asserzione che tutti gli ebrei mandati in quel luogo fossero destinati allo sterminio e indicano anzi che il campo funzionava da centro di transito. Nel periodo immediatamente successivo alla rivolta del ghetto di Varsavia nell’Aprile 1943, ad esempio, gli ebrei furono trasportati da Varsavia a Treblinka II. Come alcuni deportati confermarono in seguito, dopo una “selezione” al campo, treni carichi di centinaia di ebrei partivano da Treblinka per Lublino (Majdanek), e anche altri campi. (nota 45). Diverse migliaia di ebrei (almeno) furono trasferiti dalle autorità tedesche da Treblinka ad altri campi, come stabilì un tribunale postbellico tedesco. (nota 46) Lettere e cartoline che arrivavano al ghetto di Varsavia da ebrei che erano stati deportati a Treblinka, indicano che il campo era un centro di transito dal quale gli ebrei venivano ricollocati nei territori sovietici occupati. Questi messaggi che provenivano da insediamenti e campi in Bielorussia, Ucraina e persino Russia (vicino a Smolensk), erano scritti da ebrei che erano stati deportati nel 1942. Alcune lettere e cartoline arrivarono per via postale, altre in via clandestina. Molti dicevano in queste lettere che lavoravano duro ma confermavano che venivano alimentati adeguatamente (e spesso i loro figli). (nota 47) Completamente al contrario del suo presunto ruolo di centro di sterminio ultra-segreto, Treblinka non era ne segreto e nemmeno pesantemente sorvegliato, come confermarono sia ex detenuti che funzionari. “ Segretezza? Per l’amor di Dio! Non c’era alcuna segretezza di Treblinka “, testimoniò in seguito il detenuto ebreo Richard Glazer. “ Tutti i polacchi che abitavano tra Varsavia a Treblinka ne erano sicuramente al corrente e devono avere assistito, guadagnandoci pure. Tutti i contadini venivano a fare scambi. Le prostitute di Varsavia facevano affari con gli ucraini.

Berek Rojzman-treblinka reunion 1944,

Per tutti loro era un circo “. I contadini polacchi lavoravano i campi adiacenti al campo, “ e molti altri “ – disse il sopravvissuto ebreo Berek Rojzman – “ venivano alla rete del campo per scambiare merci, per lo più con gli ucraini ma anche con noi “. (nota 48) Persino regolari campi di concentramento tedeschi come Dachau e Buchenwald erano molto più sorvegliati di Treblinka. Come già detto, le fotografie della ricognizione aerea scattate nel 1944 confermano che l’area attorno a Treblinka non fu rasa al suolo. Le foto indicano che un perimetro del campo attraversava un area boschiva e che campi coltivati, dove lavoravano i contadini polacchi, erano direttamente adiacenti al perimetro del campo. (nota 49)

QUANTE VITTIME?

Appena dopo la fine della guerra, il Congresso Mondiale Ebraico e come minimo un ex detenuto di Treblinka sostennero che più di tre milioni di ebrei vi furono sterminati. (nota 50) Stime più recenti sostengono che le persone presuntamente uccise a Treblinka vanno dalle 700.000 (Leon Poliakov e Uwe Adam), alle 750.000 (Raul Hilber e l’Enciclopedia Giudaica), alle 870.000 (Yitzhak Arad), a più di 900.000 (Wolfgang Scheffler e Washington Post). (nota 51) Su queste cifre non ci sono prove documentarie o fisiche e quindi sono semplicemente delle stime congetturali.

CONFIGURAZIONE E DIMENSIONE

Gli schemi pubblicati negli ultimi anni e che indicano Treblinka come un campo bene organizzato, di forma rettangolare, non sono esatti. (nota 52) Come già detto, invece, le fotografie fatte al tempo di guerra dalla ricognizione aerea confermano che Treblinka II era un campo a quattro lati asimmetrici e di forma irregolare. (nota 53) Uno degli aspetti più importanti del “campo della morte” di Treblinka è la sua piccola dimensione. L’intera area del campo di Treblinka II era soltanto 32 o 33 acri (circa 13 ettari), cioè all’incirca un ventesimo di miglio quadrato. (nota 54). La presunta area “di sterminio” del campo era addirittura più piccola, con circa 5 ettari secondo fonti presuntamente autorevoli. (nota 55) La “Commissione Centrale” polacca, subito dopo la guerra, annunciò che l’area di sepoltura o “fosse” dove venivano interrate le vittime di Treblinka (prima che fossero presuntamente riesumate per essere cremate), era di circa due ettari, cioè circa cinque acri (più o meno 20.235 metri quadrati). (nota 56). Ma secondo uno schema fatto su un libro che parlava di Treblinka dello storico dell’olocausto, l’ebreo Alexander Donat, l’area delle “fosse” del campo non era più di 80 – 100 metri di lunghezza e circa 50 metri di larghezza, cioè un massimo di 5.000 metri quadrati, oppure mezzo ettaro. (nota 57) Per fare un paragone, l’area delle fosse comuni nella foresta di Katyn (vicino a Smolensk), che contenevano i corpi di 4.500 ufficiali polacchi uccisi dalla polizia segreta sovietica e ivi sepolti nel 1940, misuravano circa 500 metri quadrati. (nota 58) Per farla breve, è difficile accettare che un qualcosa come 700.000 o 800.000 corpi possano essere stati sepolti nella minuscola area resa presuntamente disponibile a Treblinka per questo scopo.

ASSURDITA’ CREMATORIE

Fra l’Aprile ed il Luglio 1943, si presume che i corpi di centinaia di migliaia di vittime di Treblinka siano stati riesumati dalle fosse di sepoltura e cremati con “legna asciutta e rami” su griglie fatte di binari ferroviari a mucchi di 2.000 o 2.500. La “cenere e le ossa” residue furono riseppellite nelle fosse di sepoltura e coperte da uno strato di sabbia e di immondizie spesso due metri. Questo fu fatto, si è detto, per eliminare la prova fisica dello sterminio di massa. (nota 59) Sebbene sarebbero state necessarie grosse quantità di combustibile per cremare i presunti centinaia di migliaia di corpi, non c’è alcun riferimento documentario o raccolta di testimonianze circa la grande quantità di legna da ardere che sarebbe stata necessaria.

Rachel_Auerbach

Secondo la storica ebreo-polacca Rachel Auerbach, non c’era la necessità di combustibile a Treblinka per cremare i corpi perché “i corpi delle donne”, che hanno più grasso, “venivano usati per accendere, o più semplicemente per attizzare le fiamme fra le pile di corpi”. Un’altra cosa ancora più incredibile è che “anche il sangue si rivelò essere un eccellente materiale da combustione”, scrisse. (nota 60)

RESTI MANCANTI

Un ex internato del tempo di guerra nel ghetto di Varsavia, il Dr. Adolf Berman, testimoniò nel 1961 al processo di Eichmann (in Israele), di aver visitato il campo di Treblinka poco dopo l’occupazione sovietica della Polonia. Disse davanti al Tribunale di Gerusalemme di aver visto “un area di diversi kilometri quadrati coperta di ossa e teschi e lì vicino decine di migliaia di scarpe, molte appartenenti a bambini”. (nota 61) La testimonianza di Berman, che fu considerata una delle più emotive e commoventi del processo di Eichmann, è completamente priva di nozioni note. Per prima cosa il campo di Treblinka era molto più piccolo di un kilometro quadrato e poi nessun altro testimone ha mai confermato la presenza di “decine di migliaia” di scarpe. La storica ebrea Rachel Auerbach, un membro della commissione ufficiale polacca che ispezionò il campo nel Novembre del 1945, quindi qualche mese dopo la fine della guerra, riferì di aver trovato grosse ossa umane, “masse di corpi in decomposizione”, pezzi di corpi semi-decomposti”, e corpi “interamente vestiti” nel campo di Treblinka. (nota 62) Nell’area dove si presumeva fossero ubicate le camere a gas, la squadra della commissione composta da 30 lavoratori addetti agli scavi trovarono “resti umani, i parziale stato di decomposizione” e una quantità non specificata di cenere. Il suolo sabbioso finora intatto fu scavato fino ad una profondità di 7,5 metri e a questa profondità gli scavi si fermarono. Una fotografia di uno scavo rivela alcune grosse ossa. (nota 63) La “Commissione Centrale Polacca per l’Indagine sui Crimini Tedeschi” riportò che “grosse quantità di ceneri miste a sabbia, fra le quali numerose ossa umane aventi spesso resti di tessuti in decomposizione, furono trovate nell’area di sepoltura di cinque acri (due ettari) durante un’ispezione della zona poco dopo la fine della guerra. (nota 64) La presenza di resti umani non cremati non è compatibile con la spesso ripetuta supposizione che tali corpi furono interamente distrutti. E’ significativo il fatto che nessuno dei rapporti polacchi indichi la quantità di resti umani, il numero dei corpi o la quantità di cenere trovata nel campo, il che porta a pensare che la prova di centinaia di migliaia di vittime non fu mai trovata. (nota 65) Nonostante il loro aspetto spesso non compatibile, contraddittorio e non plausibile, le testimonianze riportanti che molti ebrei persero la vita a Treblinka non possono essere facilmente confutate. Molti prigionieri ebrei perirono sicuramente durante il viaggio ferroviario per il campo e quasi certamente vi furono sepolti. Inoltre è plausibile e persino probabile che centinaia e forse migliaia di ebrei che erano troppo deboli o malati per continuare il viaggio verso est siano stati uccisi sul posto da ufficiali del posto agendo di propria iniziativa. In tutti i modi non c’è nessuna prova certa che Treblinka fosse un centro di sterminio di massa dove centinaia di migliaia di ebrei venivano sistematicamente ammazzati. Anzi, rapporti attendibili di trasferimenti di ebrei da Treblinka verso est nei territori sovietici occupati, la relativa mancanza di segretezza e sorveglianza nel campo e la piccola dimensione dell’area dove i corpi si presume venissero sepolti, lasciano intendere che si trattava invece di un centro di transito. NOTE 1. F. Dannen, “How Terrible is Ivan?” (quanto è terribile Ivan?), Vanity Fair (New York), Giugno 1992, pag. 132 in poi. “ New Evidence: Demjanjuk a Nazi Guard, Probably Not Ivan” (Nuove prove: Demjanjuk una guardia nazista probabilmente non è Ivan), Los Angeles Times, 16 Gennaio 1992. C. Haberman, “Soviet Files Are Presented…” (la presentazione degli archivi sovietici), The New York Times, 2 Giugno 1992, pag. A6

Samuel Gringauz,

2. Sulla non attendibilità di tale testimone, vedi la rassegna di John Cobden di “Witness for the Defense” (testimone per la difesa), di E. Loftus e K. Ketcham, sul Journal of Historical Review, estate 1991, pag. 238-249. Samuel Gringauz (foto), uno storico ebreo che si è auto-internato nel ghetto di Kaunas (Lituania) durante la guerra, scrisse: “la maggior parte dei ricordi e dei racconti (dei sopravvissuti dell’Olocausto) sono pieni di assurde prolissità, esagerazioni grafomane, effetti drammatici, gonfiature sopravalutate, filosofia dilettantesca, preteso lirismo, voci infondate, pregiudizi, attacchi e scuse faziose” (Studi Sociali Ebraici, New York, gennaio 1950, Vol. 12, pag. 65) 3. Sulla non attendibilità di tale “testimonianza oculare” nel caso illustrativo di Frank Walus, che fu falsamente accusato di aver ucciso ebrei in qualità di ufficiale della Gestapo in Polonia, vedi, ad esempio, “The Nazi Who Never Was” (il nazista che non fu mai), The Washington Post, 10 Maggio 1981, pag. B5, B8 4. Queste foto della ricognizione aerea sono catalogate negli Archivi Nazionali di Washington DC, Divisione Cartografica (Record Group 373). Molte di queste foto furono pubblicate in Germania nel 1990 da Udo Walendy nell’opuscolo “Der Fall Treblinka” (il caso Treblinka), Historische Tatsachen (fatti storici), Nr. 44, 1990 (Postfach 1643, D-4973 Vlotho, germania). Vedi in particolare pagine 13, 31, 34, 35, 38. In questo opuscolo, a proposito di queste foto, Walendy cita precisi riferimenti di fonti provenienti dagli Archivi Nazionali americani. Purtroppo questi riferimenti specifici non sempre sono precisi. Le fonti specifiche citate da Walendy sono: GX 12225 (o 122225?), Exp. 257 (e 258, 259?). (Novembre o Maggio 1944) GX 180 D F 934/44 SK, Exp. 246 (18 Maggio, 1944) GX 12299 B A -2249, Exp. 014 (10 Luglio, 1944) GX 72 F 933/44 SK, Exp. 139, 140 (13 Maggio 1944) GX 1946 F 2926/44 SK, Exp. 062 (18 Settembre 1944) GX 937 F 13 A 6099, Exp 74 GX 12250 F 2795 SK, Exp. 045 (2 Settembre 1944) GX 12290 F 3086 SK r 2600, Exp. 68 (16 Ottobre 1944) GX 1946/44 SD, Exp. 076 GX 12373, Exp. 11 (2 Settembre 1944) Le più important di queste foto aeree di Treblinka furono rese pubbliche per la prima volta negli Stati Uniti nel Gennaio 1991 in una conferenza a Palo Alto, California (Informativa dell’Istituto IHR, Febbraio 1991, pag. 3). Riconosciamo con gratitudine l’aiuto della Società Storica Polacca (Stamford, Connecticut) nella preparazione di questo saggio. Quasi sicuramente esistono anche fotografie della ricognizione aerea sovietica al tempo di guerra su Treblinka e probabilmente sono ancora negli archivi russi. Se così fosse, dovrebbero essere rese pubbliche. 5. “Likwidacja zydowskiej Warszawy, Treblinka, “ Biuletyn Zydowskiego Instytutu Historycznego (Varsavia), gennaio-Giugno 1951, pag. 93-100. Citato in: Carlo Mattogno, “Il mito dello sterminio ebraico”, The Journal of Historical Review, Autunno 1988, pag. 273-274, 295 (n° 16) 6. New York Times, 8 Agosto 1943, pag. 11. Ristampato in: The Record: The Holocaust in History ( l’Olocausto nella storia), New York: ADL, 1985), pag. 10 . The Record fu anche distribuito come un supplement pubblicitario al New York Post, 17 Aprile 1978). 7. Jacob Apenszlak, ed., The Black Book of Polish Jewry (il libro nero dell’ebraismo polacco), New York: 1943, pag. 142-143, 145 8. Congresso Mondiale Ebraico, “Per non dimenticare” (Lest We Forget) (New York: 1943), pag. 4, 6-7; Vedi anche i riferimenti alle uccisioni a Treblinka con “vapore bollente” nella “Guerra dei dieci anni di Hitler agli ebrei” (pag. 149), un libro pubblicato a New York nel 1943 dall “Istituto degli Affari Ebraici”, un agenzia del Congresso Ebraico Americano e del Congresso Mondiale Ebraico. 9. Documento dell’OSS, 13 Aprile 1944, Archivi nazionali (Washington, DC), Settore Militare, Record Group 226 (OSS records), N° 67231 10. Tribunale Militare Internazionale, processo ai principali criminali di guerra davanti alla Corte Militare Internazionale di Norimberga: 1947-1949, (serie blu), Vol. 8, pag. 325 (27 Febbraio 1946) 11. Testo di Rajzman in: Yuri Suhl ediz. “They Fought Back” (hanno reagito), New York: 1967), pag. 130; questa storia appare anche in: Isaiah Trunk, Jewish Responses (New York: 1982), pag. 263 12. Ttribunale Militare Internazionale, processo ai maggiori criminali di Guerra davanti alla Corte Militare Internazionale (TMI “serie blu”/1947/1949), Vol. 32, pag. 153-158; Pubblicato anche in: Nazi Conspiracy and Aggression (Cospirazione ed Aggressione Nazista ) (NC&A “serie rossa” / 1946-1948), Vol. 5, pag. 1104-1108. Vedi anche: NC&A (serie rossa), Vol. 1, pag. 1005-1006 13. Tribunale Militare Internazionale, processo ai maggiori criminali di guerra (“serie blu”), Vol. 3, pag. 567-568 14. The Record: The Holocaust in History (il documento: l’Olocausto nella storia). Il rapporto del New York Times dell’8 Agosto 1943 . 15. Maggiore S.G. Cowper, “A Note on a Disinfestation Plant Used in a Typhus Hospital for Prisoners of War in Germany” (una nota circa l’impianto di disinfestazione usato in un ospedale per il tifo di prigionieri di guerra in Germania), Giornale del Corpo Medico dell’Esercito Reale, Settembre 1946, Vol. 87, N° 3, pag. 173-176; “Typhus” (tifo), supplemento del 1922 dell’Enciclopedia Britannica. Facsimile ristampato in: Made in Russia (fatto in Russia) di Carlos Porter (1988), pag. 364; Globocnik riferì nel gennaio del 1944 che tutti gli articoli tessili sequestrati durante “l’Azione Reinhardt” furono disinfettati. Vedi: 4024-PS. Tribunale Militare Internazionale “serie blu”, Vol. 34, pag. 84. Jacob Seewald, un ebreo polacco, trascorse gli anni della guerra lavorando come silvicoltore in un campo di lavoro tedesco. Quando contrasse una grave malattia fu trasferito in un ospedale dove poi guarì. Dopo la guerra emigrò negli Stati Uniti. In un intervista del 1983, ricordò che le autorità del campo “portavano noi lavoratori ebrei in una doccia col vapore per uccidere i pidocchi. In quel momento non avevamo vestiti, solo una fascia con su i nostri nomi. Eravamo nudi. Poi rimestavano l’acqua per un secondo, acqua bollente”. (John C. Bromely, “Stories from the Darkness” (storie dal buio). The Denver Post Magazine, 12 Giugno 1983, pag. 20. Racconti simili su Treblinka possono forse aver creato le basi per la leggenda del “vapore” del campo. 16. Libro nero ebraico, “The Black Book” (il libro nero), (1946), pag. 407-408 17. Isaiah Trunk, Jewish Responses (repliche ebraiche), New York: 1982), pag. 263 18. Processo ai criminali di Guerra davanti ai Tribunali Militari di Norimberga (NMT “serie verde”) Washington DC: 1949-1953, Vol. 5, pag. 1133-1134 19. Ediz. Jochen von Lang, Eichmann Interrogated (l’interrogatorio di Eichmann), New York: 1983, pag. 84; vedi anche: Ediz. R. Aschenauer “Ich, Adolf Eichmann” (Io, Adolf Eichmann), 1980, pag. 179, 183 20. “Bollettino Informativo”, 8 Settembre 1942, pubblicato dal comando dell’ “Armia Krajowa” clandestina polacca. Citato in: Yitzhak Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka (Bloomington: 1987), pag. 353 in avanti 21. E. Kogon, “Theory and Practice of Hell" (Teoria e pratica dell’inferno), New York: Berkley, pb., 1981, pag. 183-185 22. Raul Hilberg, “The Destruction of the European Jews” (la distruzione degli ebrei europei), New York: 1985, pag. 878; “Treblinka) Enciclopedia Giudaica (1971), vol. 15, pag. 1368; Eugen Kogon “Nazionalsozialistischen Massentoetungen” (omicidi di massa nazionalsocialisti), 1986, pag. 163; Yitzhak Arad, “Treblinka” in: Ediz I. Gutman “Encyclopedia of the Holocaust” (enciclopedia dell’Olocausto), pag. 1483, 1484 23. F. Berg, “The Diesel Gas Chambers” (le camera a gas a diesel), The Journal of Historical Review, Primavera 1984, pag. 15-46 24. R. Schmidt, A. Carey e R. Kamo, “Exhaust Characteristics of the Automotive Diesel” (caratteristiche di scarico del diesel per motori), Society of Automotive Engineers Transactions (New York), vol. 75, Sec. 3, 1967, pag. 106, 107 (foglio 660550) 25. Persino più logico ed efficiente di un motore a benzina, secondo l’ingegnere Friedrich Berg, sarebbe stato il generatore di “gas d’aria” molto diffuso in Europa durante gli anni della guerra. Vedi: F. Berg, “The Diesel Gas Chambers” (le camere a gas a diesel), The Journal of Historical Review, Primavera 1984, pag. 38-41. 26. Causa contro J. Hirtreiter, LG Frankfurt, 1951. Justiz und NS-Verbrechen (giustizia e crimini nazionalsocialisti). Amsterdam: 1972. Band 8, pag. 264 (270 a-4) 27. Hans Peter Rullmann, Der Fall Demjanjuk (il caso Demjanjuk), Sonnenbuehl: 1987, pag. 149. Fonte citata: Adalbert Rueckerl, NS-Vernichtungslager (campi di sterminio nazisti), 1977. E’ stata presentata una spiegazione non soddisfacente di questa importante testimonianza: questi testimoni devono essere stati detenuti del vicino campo di lavoro di Treblinka, oppure, per qualche altra ragione, non sono mai stati nella sezione “sterminio” del campo Treblinka II. 28. R. Hilberg, Destruction of the European Jews (la distruzione degli ebrei europei), 1985, pag. 879 29. Commissione Centrale, German Crimes in Poland (crimini tedeschi in Polonia), Varsavia: 1946-1947, Vol. 1, pag. 97; Yitzhak Arad “Treblinka” in: Ediz. I. Gutman, Encyclopedia of the Holocaust, pag. 1483, 1485 30. Shoah (Parigi: Fayard, 1985), pag. 126-129. (sono grato al Prof. Faurisson per averlo fatto notare). Vedi anche: Bradley R. Smith “Shoah: Abraham Bomba, the Barber” (Shoah: Abraham Bomba, il barbiere), The Journal of Historical Review, estate 1986, pag. 244-253 31. Direttiva del 15 Novembre 1941. Foglio ufficiale per il Distretto di Varsavia, 16 Dicembre 1941, pag. 116. Riproduzione di facsimile in: S. Wojtczak, “Karny Oboz”, Biuletyn Glownej Komisji Badania Zbrodni Hitlerowskich w Polsce (Varsavia), Vol. 26, 1975, pag. 155-156. Pubblicato anche in: Amtlicher Anzeiger, 2 Dicembre 1941. Citato in: Yitzhak Arad, Belzen, Sobibor, Treblinka (1987), pag. 352. Riproduzione di facsimile in: C. Pilichowski, No Time Limit for These Crimes (nessuna prescrizione per questi crimini), (Varsavia, 1980), nessun numero di pagina. Un documento interno tedesco datato 7 Luglio 1942 fa riferimento al “campo di lavoro di Treblinka” il che significa che era operativo allo stesso tempo come il vicino “centro di sterminio”. Il facsimile è ristampato in: ediz. H. Eschwege, Kennzeichen J (identificativo J), berlino Est: 1966, pag. 245 32. Ediz. I. Gutman, Encyclopedia of the Holocaust (1990), pag. 1482 33. Prestare particolarmente attenzione alla foto aerea datata 2 Settembre 1944 in: Udo Walendy “Der Fall Treblinka” (il caso Treblinka), Historische Tatsachen N° 44, (1990), pag. 31. Ancora oggi, un visitatore del posto viene colpito dalla grandezza dello scavo del luogo. Centinaia (o forse migliaia) di vagoncini su rotaia devono essere andati avanti e indietro da quel luogo (passando dal “campo di sterminio” di Treblinka II) per portare via la sabbia e la ghiaia scavata da quell’enorme buco. 34. Documenti facsimile in: Biuletyn Glownej Komjisi Badania Zbrodni Hitlerowskich w Polsce (Varsavia), Vol. 26, 1975, pag. 171-182. Questi documenti indicano anche che treni (presumibilmente vuoti) venivano prontamente ritornati ai loro luoghi di origine. Vedi anche: Raul Hilberg, The Destruction of European Jews (la distruzione degli ebrei europei), 1985, pag. 488 (e note) 35. Da Ganzenmueller a Wolff, 28 Luglio 1942, Documento NO-2207. R. Hilberg, The Destruction of European jews (la distruzione degli ebrei europei), 1985, pag. 491 36. Ufficio centrale delle ferrovie (Gedob) a Cracovia, direttiva N° 548. Facsimile in: Biuletyn Glownej Komjisi Badania Zbrodni Hitlerowskich (Varsavia), vol. 26, 1975, pag. 171 37. Ufficio centrale delle ferrovie (Gedob) a Cracovia, direttiva del 27 Agosto 1942. Facsimile in: Biuletyn Glownej Komjisi Badania Zbrodni Hitlerowskich (Varsavia), vol. 26, 1975, pag. 182. Citato anche in: Y. Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka (1987), pag. 96 38. Biuletyn Glownej Komjisi Badania Zbrodni Hitlerowskich (Varsavia), vol. 26, 1975, pag. 178 in poi; Y. Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka (1987), pag. 145 39. Gerald Reitlinger, The Final Solution (la soluzione finale), London: Sphere, pb., 1971, pag. 150 40. Martin Gilbert, Final Journey (viaggio finale), New York: 1979, pag. 119 41. R. Hilberg, The Destruction of European Jews (la distruzione degli ebrei europei), 1985, pag. 488 (e note) 42. Per un lato, i documenti sopravissuti non sono affatto chiari sul numero dei deportati e sicuramente non confermano la deportazione di centinaia di migliaia di ebrei in quel campo 43. Dr. Arthur Butz ha concluso che Treblinka serviva sia da campo di lavoro che da centro di transito per gli ebrei che venivano deportati vero oriente: A. Butz, The Hoax of the Twentieth Century (la mistificazione del 20° secolo) (1983), pag. 221. Vedi anche: Steffen Werner, Die Zweite Babylonische Gefangenschaft (la seconda prigionia babilonese) (1990), pag. 70-71, 171 44. Y. Wiernik in: Ediz. A. Donat, The Death Camp Treblinka (il campo della morte Treblinka), New York: 1979, pag. 166; Comm. del libro nero ebraico, The Black Book (il libro nero), 1946, pag. 399 45. I Trunk, Jewish Responses (reazioni ebraiche), 1982, pag. 197-198, 261-262; A. Donat in: Ediz. B. Chamberlin, M. Feldman, The Liberation of the Nazi Concentration Camps (la liberazione dei campi di concentramento nazisti), Washington DC, 1987, pag. 171. Questo punto viene anche confermato nelle intervista ai sopravissuti di Treblinka da parte del Dipartimento di Giustizia Statunitense (OSI). Parti di questi interrogatori sono riprodotte in facsimile nel Bollettino UFFA (Stamford, Connecticut), Ottobre 1990, pag. 6 46. Ediz. Adalbert Rueckerl, NS- Vernichtungslager im Spiegel deutscher Strafprozesse (campi di sterminio nazionalsocialisti agli occhi dei processi penali tedeschi), Monaco: DTV, 1977), pag. 198. Questo lavoro, a cura del principale funzionario tedesco responsabile dei processi ai casi di crimini di guerra, è basato su documentazione di casi penali tedeschi del dopoguerra. 47. Ysrael Gutman, The Jews of Warsaw, 1939-1943 (gli ebrei di Varsavia, 1939-1943) (Bloomington, Ind.: Università dell’Indiana, 1982), pag. 219. Lucy Dawidowicz, The War Against the Jews (la guerra contro gli ebrei), New York: Bantam, pb., 1976, pag. 414,451. L. Dwidowicz, Holocaust Reader (libro di lettura dell’Olocausto), New York: 1976, pag. 356, 364. Vedi anche: Abraham Lewin, A Cup of Tears (un vaso di lacrime), New York: 1988, pag. 38-39. (Poichè nessuno degli ebrei di Varsavia “ricollocati” sarebbe sopravvissuto a Treblinka, gli storici dell’Olocausto sostengono che queste lettere o cartoline siano o dei falsi oppure scritte sotto minaccia). 48, Gitta Sereny, Into That Darkness (in quell’oscurità), Londra: A. Deutsch, 1974), pag. 193. Anche il film di Lanzman “Shoah” conferma che i contadini polacchi lavoravano i campi fino in prossimità di Treblinka. 49. Foto della ricognizione aerea dagli Archivi Nazionali americani. Pubblicate in: Udo Walendy “Der Fall Treblinka” (il caso Treblinka), HT N° 44 (1990), pag. 31,34,35,38 50. I Trunk, Jewish Responses to Nazi Persecution (reazioni ebraiche alla persecuzione nazista), 1982, pag. 263, Jewish Black Book Comm., The Black Book (il libro nero), pag. 400. 407 51. Leon Poliakov, Harvest of Hate (raccolto di odio), New York: 1979, pag. 334; Uwe Adam, in: Ediz. F. Furet, Unanswered Questions (domande senza risposta), New York: 1989, pag. 146; R. Hilberg, The Destruction of the European Jews (la distruzione dell’ebraismo europeo), 1985, pag. 893; Encyclopedia Giudaica, Vol. 15, pag. 1371; Lucy Dawidowicz, The War Against the Jews (la guerra contro gli ebrei), pubbl. Bantam 1976, pag. 200; Y Arad in: Ediz. I. Gutman, Encyclopedia of the Holocaust (enciclopedia dell’olocausto), pag. 1486; Ediz. A. Rueckerl, NS- Vernichtungslager (campi di sterminio nazionalsocialisti), DTV, 1977, pag. 199; Glen Frankel “Demjanjuk Proceeding Unites Israel” (il procedimento legale contro Demjanjuk unisce Israele), Washington Post, 21 Febbraio 1987, pag. A17; K. Feig, Hitler’s Death Camps (I campi della morte di Hitler), 1981, pag. 311; Gitta Sereny, Into the Darkness (nell’oscurità), 1974, pag. 250 52. Ad esempio: Ediz. I. Gutman, Encyclopedia of the Holocaust (enciclopedia dell’olocausto), pag. 1482, 1485; Gitta Seereny, Into the Darkness (nell’oscurità), New York: McGraw Hill, 1974, pag. 146; Obozy hitlerowskie na ziemiach polskich 1939-1945 (Varsavia: 1979), pag. 526; E. Kogon, Nazionalsozialistische Massentoetungen (omicidi di massa nazionalsocialisti), 1986, pag. 342 53. U. Walendy, “Der Fall Treblinka” (il caso Treblinka), HT N° 44 (Vlotho: 1990), pag. 31, 34, 35, 38. Questo stesso schema viene anche mostrato in: Central Commission, German Crimes in Poland (Commissione Centrale, crimini tedeschi in Germania), Varsavia: 1946, Vol. 1, schema ripiegabile fra le pag. 96-97 54. Central Commission, German Crimes in Poland (Commissione Centrale, crimini tedeschi in Polonia), 1946, Vol. 1, pag. 96; Janusz Gumkowski, K. Lezczynski, Poland Under Nazi Occupation (la Polonia sotto l’occupazione nazista), Varsavia: 1961, pag. 72; “Treblinka”, Encyclopedia Giudaica (1971), vol. 15, pag. 1367; Un ettaro corrisponde a 10.000 metri quadrati. Un miglio quadrato sono 640 acri. 55. E. Kogon, Nazionalsozialistische Massentoetungen (omicidi di massa nazionalsocialisti), 1986, pag. 162; Y. Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka, pag. 41; Ediz. I. Gutman, Encyclopedia of the Holocaust (enciclopedia dell’olocausto), pag. 1483; vedere anche la discussione sull’argomento in: Udo Walendy, “Der Fall Treblinka” (il caso Treblinka), HT 44 (1990), in vari luoghi del testo. 56. Central Commission, German Crimes in Poland (Commissione Centrale, crimini tedeschi in Polonia), Varsavia: 1946-1947, Vol. 1, pag. 96; Questo equivale all’incirca a 142 per 142 metri 57. Ediz. A. Donat, The Death Camp Treblinka (il campo della morte di Treblinka), 1979, pag. 318-319 58. Louis FitzGibbon, Katyn (IHR, 1980), pag. 141, Secondo un ricercatore storico ben informato, le fotografie della ricognizione aerea del 1944 indicano che l’area di sepoltura del campo di Treblinka II era all’incirca un quinto più piccola dell’area delle fosse comuni nella foresta di Katyn. Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto durante il processo di Demjanjuk e altrove, le foto aeree del 1944 suggeriscono che i tedeschi in ritirata lasciarono l’area di sepoltura del campo intatta. 59. Y. Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka (1987), pag. 174-177; E. Kogon, Nazionalsozielistischen Massentoetungen durch Giftgas (omicidi di massa nazionalsocialisti tramite gas tossico), 1986, pag. 190. D’altro canto, il Congresso Mondiale Ebraico sostenne nel 1946 che i corpi delle vittime di Treblinka furono cremate immediatamente dopo la gassazione in grosse muffole crematorie. Vedi: Commissione Ebraica del Libro Nero, The Black Book (il libro nero), New York: 1946, pag. 410 in avanti. E secondo un racconto di un “testimone oculare”, i corpi venivano bruciati mentre erano ancora nelle fosse di sepoltura. Vedi: Abraham Krzepicki, in Ediz. A. Donat, Death Camp Treblinka (il campo di morte di Treblinka), pag. 92 60. Rachel Auerbach, “In The Fields of Treblinka” (nei campi di Treblinka), in: Ediz. A. Donat, Death Camp Treblinka (il campo della morte di Treblinka), 1979, pag. 38. In maniera simile, l’ex detenuto Wiernik sostenne che “i corpi delle donne venivano usati per accendere i fuochi” a Treblinka. J. Wiernik, in Ediz. A. Donat, Death Camp Treblinka (il campo dlela morte di Treblinka), pag. 170 61. Moshe Perlman, The Capture and Trial of Adolf Eichmann (la cattura ed il processo ad Adolf Eichmann), New York: Simon and Schuster, 1963, pag. 303-304 62. R. Auerbach, “In The Fields of Treblinka” (nei campi di Treblinka), in: Ediz. A. Donat, Death Camp Treblinka (il campo della morte di Treblinka), pag. 19, 69, 71, 72 63. Facsimile di relazione, 13 Novembre 1945, in: Biuletyn Glownej Komisji (Varsavia), Vol. 26, 1975, pag. 183-185. (Traduzione fornita all’autore); Notare anche la foto di teschi e grosse ossa a pag. 151. Questo è simile alla foto in: Ediz. A. Donat, Death Camp Treblinka (campo della morte di Treblinka), pag. 266 64. Central Commission, German Crimes in Poland (Commissione Centrale, crimini tedeschi in Polonia), Vol. 1, pag. 96-97 65. Dopo la cremazione, ogni corpo lascia un residuo di cenere ed ossa che va dalle 5 alle 10 libbre (dai 2,5 ai 4,5 kili). (Frederick Peterson, con Haynes and Webster, Medicina Legale e Tossicologia, Vol. 2, pag. 877, 883. Facsimile in: Carlos Porter, Made in Russia, pag. 346, 351. Se a Treblinka fossero stati uccisi, diciamo, 700.000 ebrei, con un residuo di cenere ed ossa diciamo di 5 libbre, nel campo ne sarebbero state lasciate minimo 1.750 tonnellate. Una simile quantità non è mai stata ne vista ne trovata. Andrew Allen è un procuratore legale che vive e pratica nell’area della baia di San Francisco. Detiene una laurea in storia dell’Università della California a Berkeley, nel 1988-1989 egli rappresentò la famiglia di Martin Bartesch, accusato di essere “criminale di guerra nazista”, in una causa contro L’Ufficio Investigazioni Speciali (OSS) del Dipartimento di Giustizia Americano per fare assolvere il nome di Bartesch. In un'altra causa portata di recente davanti alla Corte Suprema Americana, Allen difese con successo il diritto dei revisionisti dell’Olocausto ad esprimere pubblicamente le loro opinioni nonostante le intimidazioni e le minacce di gruppi come l’Anti-Defamation League del B’nai B’rith. Come parte del suo approfondito studio sul tema dell’Olocausto, Allen ha visitato Auschwitz, Belzec, Majdanek, Sobibor e Treblinka. Tratto da: The Journal of Historical Review, Estate 1992 (Vol. 12, N° 2), pag. 133-158 Fonte: http://www.ihr.org/jhr/v12/v12p133_Allen.html Traduzione a cura di Gianfranco Spotti

 

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Author(s) Olodogma
Title Treblinka le foto aeree del tempo di guerra gettano dubbi che fosse un campo di sterminio
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Dates published: 2012-12-26, first posted on CODOH: April 5, 2017, 4:56 p.m., last revision: n/a
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