Omertà olocau$tica sul sedicente sopravvissuto wiesel elie, l'ebreo Jean Robin scopre l'acqua calda!

Published: 2013-01-23

i$rael-lobby, USA-URSS-GB-FR-Polonia, azionisti dell' industria elie-wiesel-Эли Визель обмануть

dell'olocau$to, copyrighters della Menzogna di Au$chwitz e la loro olocau$tomertà sul sedicente olo-scampato ("miracolosamente",come tutti!) wiesel elie... Jean Robin, ebreo per parte di madre, indaga il gran sacerdote dell'olocau$tianesimo... e scopre l'acqua calda!

Presentiamo questo articolo solamente come esempio delle paurose falle nella credibilità dei cosidetti "testimoni oculari" e quindi nella versione standard del preteso olocausto ebraico, falle prodotte dai "siluri" del revisionismo storico, sotto la linea di galleggiamento dell’olo-titanic sterminazionista. Sintomatico lo sconcerto di semiebrei nell’apprendere che wiesel elie, “coscienza vivente dell’olocau$to ebraico”, …potrebbe essere tutt’altro che puro e santo! Magari un impostore? Un banale profittatore di guerra/postguerra? Un rappresentante/simbolo della Menzogna di Auschwitz e dei loschi affari degli “impiegati della memoria” della Au$chwitz SpA? Qui sotto due links del massimo conoscitore mondiale di “cose di olocau$to” ebraico, Carlo Mattogno, dove viene analizzata scientificamente la vicenda del sedicente “sopravvissuto” wiesel elie - L'enigma Lazar-Eliezer-Elie Wiesel (10 marzo 2010) - Elie Wiesel: "il più autorevole testimone vivente" della shoah? (9 marzo 2010)

Quindi un messaggio dalla Francia di "Bocage"che ci ha segnalato il caso. Olodogma

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Bocage, 17 gennaio 2013

Si mette un po' male per Elie Wiesel

Il 29/12/2012, in un messaggio intitolato “Jean Robin a enquêté sur Elie Wiesel...” (Jean Robin ha indagato su Elie Wiesel : nessun tatuaggio! ), annunciavamo che il responsabile del sito “Enquête & Débat”, Jean Robin, aveva da poco lanciato una bomba a proposito delle imposture di Elie Wiesel. Che il lettore si rassicuri: non era certamente Jean Robin che faceva scoprire le imposture di E. Wiesel a tutti pubblicandole su Internet poiché i revisionisti sapevano da 26 anni come stavano le cose sul personaggio (nel 1986, il Prof. Faurisson aveva pubblicato un testo intitolato “Un grand faux témoin: Elie Wiesel” ( Un grande falso testimone: Elie Wiesel ), questo falso testimone che, in seguito, qualificherà come il “Madoff dell'Olocausto”). Ma per la prima volta un giornalista, mezzo ebreo, pubblicava alcune imposture del sommo sacerdote della Shoah e voleva vederci ben chiaro. Si va a vedere e, dieci giorni dopo, egli si stupisce del silenzio che ha accolto la sua inchiesta!

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Sotto la traduzione dell'articolo di “Enquête & Débat” del 10 Gennaio 2013, 22:50

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Omertà sul caso Wiesel, sovramediatizzazione del caso Cahuzac

(10/01/2013)

Dopo parecchie settimane, i media non la finiscono di subissarci di notizie sul preteso scoop di Mediapart a proposito del ministro Cahuzac e del suo sedicente conto in Svizzera. Tuttavia nessun media al momento ha ripreso le nostre rivelazioni su Elie Wiesel, che non ha il numero di tatuaggio d'Auschwitz che pretende d'avere! Da dove può provenire questo “due pesi due misure”? Esso cambierà mentre noi divulghiamo la comunicazione telefonica con l'assistente di Elie Wiesel che ci riattacca il telefono in faccia come risposta? (…) Nella nostra inchiesta su Elie Wiesel portiamo la prova che non ha tatuato sul braccio il numero A-7713 d'Auschwitz che tuttavia proclama d'avere. Ma nessun media ha per il momento ripreso il caso, neanche per contro-indagare. Orbene, questo caso è di tutt'altra entità di quella del ministro, ognuno ne converrà spero. Si tratta della memoria della Shoah e del suo principale simbolo vivente, sul quale nessun dubbio legittimo può né deve esistere.

Di solito i media si gettano tutti su ciò che sfiora la Shoah e l'antisemitismo, come degli avvoltoi su un cadavere fresco.

Tuttavia questa volta qui, nulla.

[ Non si sa se lo scrivente sia un ingenuo o finga di esserlo! Meravigliarsi se i media conformisti hanno fiutato odore di morte in arrivo? Meravigliarsi della consapevolezza di una resa dei conti con la Storia vera? Con TUTTO quello che ne deriverebbe? Dice un elegantissimo,raffinatissimo (raffrontato al comportamento sterminazionista) adagio : "quando lo hai in c..o non ti agitare... faresti il gioco del nemico"! Si vorrà,mica,insegnare a nuotare ai pesci?] Deriva ciò dal fatto che la fonte, Enquête & Débat, non è marchiata dal sistema e non è di sinistra? Possibile. Deriva ciò dal fatto che questa informazione è tale da rimettere seriamente in questione, o per lo meno in discussione, una gloria mondiale, che essi stessi hanno contribuito a creare durante tutti questi anni senza mai indagare o contro-indagare sulle

Elie and Miklos meet in Stockholm

affermazioni di Miklos Grüner ( qui alcune informazioni su tale Grüner: http://olo-truffa.myblog.it/archive/2011/11/24/407-l-azione-legale-per-la-falsa-identita-intentata-da-miklo.html ), effettivo sopravvissuto comprovato d'Auschwitz e di Buchenwald, che ha indagato per primo ed il cui libro a questo riguardo è apparso nel 2009? Probabile. In ogni caso è chiaro che gli elementi probatori sono molto più dalla nostra parte nel caso Wiesel che dalla parte di Mediapart per il caso Cahuzac. Il partito preso ed il dilettantismo dei media è [così nel testo originale] quindi innegabile. Ecco ad esempio ciò che un giornalista con 25 anni di lavoro ci scrive in privato in merito: “L'informazione principale su Wiesel è sostenuta da una fonte, la fonte è verificabile e pubblicata. È più affidabile ad esempio dell'info di Mediapart sul conto in Svizzera di Cahuzac, poiché Mediapart mai cita la sua fonte e sinora Mediapart non ha mai potuto addurre la prova di ciò che afferma.” Oggi siamo in grado di addurre un nuovo fatto significativo nel caso Wiesel. In seguito alla e-mail che abbiamo indirizzato alla sig.ra Mansard, assistente di Elie Wiesel, il 4 gennaio 2013, l'abbiamo contattata per telefono e lei ce l'ha sbattuto in faccia, ciò che conferma che essa l'ha sicuramente ricevuta e letta e che rifiuta di rispondere a nome di Elie Wiesel. [registrazione sonora, cliccare sul link per ascoltare ]

http://www.dailymotion.com/video/xwnmdy_l-assistante-d-elie-wiesel-nous-raccroche-au-nez_news#.UP_UHmdKMbU

Da parte nostra, rinnoviamo il nostro appello agli uomini di buona volontà della comunità ebraica mondiale, degli Israeliani (i principali media di questo paese sono stati messi al corrente ma per ora non filtra nulla), e più in generale a tutti coloro che si sentono interessati alla difesa della memoria della Shoah, per aiutarci in questa inchiesta affinché la verità sia conosciuta e che il principale interessato reagisca pubblicamente, cosa che costui rifiuta evidentemente di fare da più di 20 anni, con Grüner ieri, con noi oggi. Fonte originale del 10 Gennaio 2013, 22:50:

http://www.enquete-debat.fr/archives/omerta-sur-laffaire-wiesel-surmediatisation-de-laffaire-cahuzac-95609

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Segue l'articolo di “Enquête & Débat” del 24 Dicembre 2012, 1:16

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Elie Wiesel non ha il tatuaggio d'Auschwitz che egli pretende avere!

Inchiesta esclusiva di Enquête & Débat

Chi non conosce Elie Wiesel? Autentica coscienza vivente della Shoah, egli è uno dei sopravvissuti dei campi più conosciuti e riconosciuti a livello mondiale, se non il più di tutti. Premio Nobel per la pace nel 1986, più di 10 milioni di copie del suo libro La Notte sono state vendute in tutto il mondo fin dalla sua pubblicazione uscita nel 1958, laurea dottore honoris causa conferita da più d'un centinaio di università nel mondo, Grande-croce della Legione d'Onore in Francia, ha anche ricevuto la Medaglia d'oro del Congresso americano. Orbene, la nostra inchiesta dimostra e conferma che Elie Wiesel non ha il tatuaggio d'Auschwitz che egli pretende avere (nel suo libro La Notte, che secondo lui non è una finzione, ed in altre dichiarazioni pubbliche, comprese certune fatte sotto giuramento), il numero A-7713. Il primo ad averlo rivelato, in un completo silenzio mediatico, fu Nikolaus Grüner, anche lui sopravvissuto d'Auschwitz, che ha scritto un libro in cui lo rivela, nonché ben altre cose su Elie Wiesel. Non potendo verificare tutto ciò che egli afferma nel suo libro, Stolen Identity (Identità rubata), noi abbiamo voluto verificare il fatto più schiacciante, contattando Auschwitz inizialmente tramite e-mail, poi tramite telefono. È il responsabile degli archivi del museo, il Sig. Płosa, che

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ha confermato che il numero A-7713, rivendicato da Elie Wiesel senza mai averlo mostrato, era stato attribuito a Lazar Wiesel, nato 15 anni prima di lui, e che non può, dunque, conseguentemente esser confuso con lui. Ecco prima di tutto il nostro scambio telefonico con il Sig.r Płosa [registrazione sonora, ed ecco l'e-mail [tradotta dall’inglese:

http://www.enquete-debat.fr/archives/elie-wiesel-does-not-have-the-auschwitz-tatoo-he-claims-to-have-59675] che ci aveva inviato qualche giorno prima: “Oświęcim, 17 Dicembre 2012L.dz.I.Arch-577//202 Sig.r Jean ROBIN e-mail: [email protected]

Caro Sig.r Robin,Molte grazie per il vostro messaggio del 4 dicembre 2012. Vorrei informarLa che in base ai documenti degli archivi di cui disponiamo è possibile determinare come segue : Il numero di prigioniero A-7713 fu dato il 24 maggio 1944 al sig.r Lazar WIESEL, nato il 4 Settembre 1913 a Marmaroasieget (Ungheria). Dopo la chiusura e l'evacuazione del campo di Auschwitz, il sig. Lazar Wisel fu trasferito al KL Buchenwald. Il suo arrivo in questo campo è datato [il] 26 gennaio 1945. Il Sig.r Nikolaus GRÜNER, nato il 4 o il 6 aprile 1928 a Nyiregihaza (Ungheria), aveva nel campo KL Auschwitz il numero di prigioniero A-11104. Ciò significa che il sig. Grüner fu registrato nel campo il 31 maggio 1944 dopo l'arrivo del suo convoglio dall'Ungheria. Dopo la chiusura e l'evacuazione del campo di Auschwitz il Sig. Nikolaus Gruner fu trasferito al KL Buchenald . Il suo arrivo in questo campo è datato [il] gennaio 1945.
Cordialmente Wojciech Płosa, Responsabile degli Archivi,Museo di Stato Auschwitz-Birkenau à Oświęcim”

L’e-mail qui sopra era la risposta alla nostra:

“Signora, Signore, Sono un giornalista francese che lavora per Enquête & Débat, e noi volevamo assicurarci che Elie Wiesel sia stato veramente prigioniero ad Auschwitz. Come sapete, su Internet corrono delle dicerie secondo le quali costui non è mai stato prigioniero ad Auschwitz, poiché il numero di prigioniero (A-1173 nel suo caso) non è tatuato sul suo avambraccio sinistro, come si può vedere in questo video. Un altro prigioniero ad Auschwitz, Miklos Grüner, pretende che Elie Wiesel non era prigioniero ad Auschwitz ma che Lazar Wiesel lo era, e [che] Lazar Wiesel aveva questo numero A-1173 ma non Elie Wiesel. Dunque per sapere chi dice la verità, potreste confermarci che Elie Wiesel, Miklos Grüner e Lazar Wiesel erano prigionieri ad Auschwitz, con, rispettivamente, quale identità e quale numero? Questo ci aiuterà a sbarazzarci dei negazionisti che hanno sfruttato questo sospetto da più di 3 anni adesso. Ben cordialmente Jean Robin (inoltre sono anche interessato a queste questioni perché la componente ebraica della mia famiglia di linea materna è morta in parte ad Auschwitz ed il mio bisnonno paterno, Noël Robin, è stato deportato a Buchenwald e a Dora – dove è morto – per atti di resistenza contro i nazisti).”

Perché aver indagato su questa questione ora?

Alcuni di voi, soprattutto se scoprite in questo modo Enquête & Débat, si domanderanno forse per quale motivo abbiamo deciso d'indagare ora su questa questione. In effetti, Nikolaus Grüner ha pubblicato questa rivelazione (e molte altre su Elie Wiesel) già qualche anno fa nel suo libro, di cui vi raccomandiamo la lettura. Anche noi, che siamo informatissimi su queste questioni, e ciò da numerosi anni, non ne abbiamo mai sentito parlare. C'è stato bisogno che l'antisemita

alain-soral-devant-les-ruines-du-commissariat-incendie-de-hama-

Alain Soral ci lanciasse la sfida di svolgere questa inchiesta, nel suo video d'ottobre 2012, perché ne prendessimo conoscenza. Era allora che, dedicandoci a questa questione, abbiamo scoperto che questo argomento era ampiamente trattato dagli antisemiti, negazionisti e altri nazisti da parecchi anni. Così, il fratello Nathaniël, a cui Soral fa affidamento, è un antisemita dichiarato e rabbioso: una rapida visita al suo sito Internet non lascia alcun dubbio in merito. Lo stesso Soral è ossessionato dagli ebrei e si è anche dichiarato tale. Infine, Carolyn Yeager, una nazista anch'essa dichiarata, perseguita Wiesel dal 2010 tramite un sito in cui diffonde tutto ciò che può avere un rapporto diretto od indiretto con la questione del tatuaggio di Elie Wiesel. Orbene, l'ultima cosa da fare sarebbe di regalare il reale agli antisemiti e ai negazionisti, per parafrasare Alain Finkielkraut. Questi antisemiti terribili utilizzano e strumentalizzano il lavoro e il prestigio di Nikolaus Grüner, autentico deportato ad Auschwitz e Buchenwald, su cui non pesa alcun dubbio (egli stesso ha mostrato il suo tatuaggio alla televisione americana) e che pretende difendere la memoria del suo amico Lazar. Ma gli autentici responsabili di questa strumentalizzazione del lavoro di Grüner da parte degli antisemiti sono i media e le personalità in generale che hanno avuto sentore di questo affare Wiesel e che non hanno mai indagato, o contro-indagato, come l'abbiamo appena fatto noi. In effetti, custodire tutto questo come tabù permette all'antisemitismo di crescere e di fregiarsi degli ornamenti del reale, mentre allo stesso tempo rinforza la negazione della Shoah. In effetti, se Wiesel non è quello che pretende d'essere e che nessun media né alcuna personalità l'ha denunciato sebbene un libro con delle prove fattuali sia apparso al riguardo, allora gli antisemiti possono spiegare agli spiriti deboli o corrotti che l'antisemitismo o il negazionismo ha ragione, quando l'anti-antisemitismo ha torto, e ciò sul piano dei fatti. Ancora più quando si tratta di uno dei maggiori simboli della Shoah. In memoria dei deportati, di cui un buon numero di membri della mia famiglia, non si può lasciar passar ciò.

Quali conseguenze hanno queste rivelazioni?

Questo scambio con il responsabile degli archivi d'Auschwitz, così come l'e-mail ricevuta da parte loro [sic] poco prima, non permette più di dubitare. Non è neanche più il momento di voler chiedere al sig. Wiesel (che non si è rivolto a noi quando l'abbiamo contattato tramite la sua fondazione) di mostrare il suo tatuaggio per far tacere le dicerie. È tempo per i grandi media soprattutto, se non addirittura delle personalità che pretendono essere interessate alla Shoah, di risvegliarsi finalmente e di non lasciar passare ciò. Lo ripeto: i media non hanno fatto il loro lavoro, ( non passa per l'anticamera del cervello che i media abbiano fatto EGREGIAMENTE il loro lavoro? Cioè che abbiano OCCULTATO COMPLETAMENTE la verità! Come lo fanno da 68 anni, SISTEMATICAMENTE! Quello era ed è il ruolo della stampa, dei giornalisti, scrittori, attori e saltimbanche del "circo dell'olocau$to" ,di cui wiesel elie è il "clown fisso", come dice l'ebreo finkelstein norman! ), dato che il lavoro di ricerca di un ex detenuto indiscutibile d'Auschwitz e di Buchenwald, dunque testimone diretto, esiste da anni, e che abbiamo potuto verificarlo su un punto di prima importanza. La catastrofe, la Shoah, deve imperativamente impedire e vietare ogni sospetto di frode (poverino! Analizzasse OGNI testimonianza sulle camere a gas, sui crematori, sulla loro potenzialità, sui NUMERI dei morti, sul "sapone fatto con gli ebrei", sul "cloro" come elemento omicida, sulle " fosse di cremazione dei vivi " del wiesel, sui suoi "geysers" di sangue che per mesi avrebbero zampillato, e ci fermiamo...ne avrebbe di "sospetti di frode"!) al suo riguardo. In più il sig. Wiesel è stato coperto d'elogi e di denaro fin da una cinquantina d'anni grazie o a causa della Shoah. Un sopravvissuto così illustre della Shoah come il sig. Wiesel deve imperativamente avere un comportamento esemplare. Mi appello quindi alla comunità ebraica mondiale, alle personalità che si sentono coinvolte dalla Shoah e dal futuro della sua memoria, nonché ai grandi media per assumere le loro responsabilità e obbligarle a rispondere alle gravi questioni che si pongono a suo riguardo (quest'uomo non ha contatti con la realtà sterminazionista! Come può pensare che gli stati, i media,che hanno inventato il mito dell'olocau$to, sfruttato politicamente ed economicamente l'Europa ed in particolare la Germania, vedi l'entità sionista di Palestina e filiazioni intercontinentali, possano "ravvedersi" ? Hanno mentito dal 1945 ,col processo farsa di Norimberga ...cosa ne guadagnerebbero a dir la verità? Ladri e falsari... passi,ma scemi non lo sono per nulla! ). Bisogna farlo, mentre i sig.ri Wiesel e Grüner, i due principali interessati in questo affare, sono ancora in vita, ciò che è una fortuna ma non durerà, ahimè, per molto tempo ancora considerata la loro età (entrambi hanno più di 80 anni). Ignoriamo totalmente se tutto ciò nasconde tante cose come lo pretende il sig. Grüner nel suo libro. Ma ciò ci è sufficiente per pubblicare nero su bianco questo articolo fattuale nutrito d'indignazione, di stupefazione e di collera. Senza operare il minimo nesso tra Elie Wiesel e le altre persone di cui è questione subito dopo, conviene ricordare che la storia recente ci ha fornito degli esempi di fraudolenti e sfruttatori della Shoah, che hanno portato un torto incommensurabile alla memoria delle vittime e dei deportati. Citiamo: Misha Defonseca [1] ed il film tratto dal suo libro Sopravvivere con i lupi, la cui storia è totalmente inventata; Herman Rosenblat, che aveva inventato la sua storia d'amore con sua moglie che veniva a gettargli delle mele dall'altra parte del campo di concentramento. Etc. Il sig. Wiesel non ha più ormai possibilità di scelta, deve la verità al mondo. Gli onori che ha ricevuto da così lungo tempo, la sua fortuna e la sua gloria non possono più per molto tempo ammettere il dubbio, poiché il caso è ormai conosciuto da troppe persone per non fare più danni. Alain Soral raggiunge ormai delle centinaia di migliaia di persone coi suoi video, ed Internet gli permette di raddoppiare la sua audience tutti i trimestri da circa due anni. Egli non è il solo antisemita dichiarato, ahimè, a navigare sull'onda crescente dell'odio antiebraico, e la cosa peggiore consisterebbe nel chiudere gli occhi attendendo che la tempesta passi. No, la tempesta non passerà, non è che iniziata.

Dei media che non indagano più.

La conclusione più amara da trarre da questo caso ci riconduce ai media. Mentre una volta essi erano i cani da guardia della democrazia e della libertà d'espressione, ne sono diventati i primi nemici. Avevamo già l'esempio di Matt Drudge, che aveva rivelato l'affare Monika Lewinski quando i grandi media americani erano in possesso delle stesse informazioni ma senza osare di pubblicarle. Wikileaks, con i suoi limiti, dimostra ugualmente che i media occultano un buon numero di informazioni utili alla democrazia. Ora questo affare Wiesel dimostra che i media non indagano più, poiché questo affare del numero A-1173 era stato rilevato nel 2007 da una fonte sicura, e dimostrata con dati di fatto, prova alla mano. Noi non abbiamo fatto che ricontrollare un'informazione alla sua fonte, e portarla all'attenzione del grande pubblico. Nell'era di Internet, i rapporti di forza tra cittadini e media non sono più gli stessi. Qualsiasi cittadino può diventare un investigatore, una fonte oppure anche un giornalista di qualità. I giornalisti detti professionisti sono stati più spesso formati nelle scuole di giornalismo il cui scopo è di insegnar Loro solo a scrivere molto velocemente secondo un formato conforme alle aspettative dell'azionario principale, che si tratti dello Stato o d'una multinazionale in accordo con lo Stato. Tutto questo non può più durare, dei nuovi media totalmente indipendenti dai vecchi e da ogni potere politico o finanziario devono emergere al fine di proteggere o addirittura reinstaurare la verità laddove essa è stata imbavagliata. La democrazia ne dipende. [1] Elie Wiesel aveva d'altronde sostenuto e garantito il libro di Misha Defonseca, contrariamente a Raul Hilberg, Lawrence L. Langer ed a altri specialisti della Shoah che avevano ritenuto la storia impossibile fin dal 2001. La frode sarà rivelata nel 2008. Fonte originale: http://www.enquete-debat.fr/archives/elie-wiesel-does-not-have-the-auschwitz-tatoo-he-claims-to-have-59675] Traduzione Germana Ruggeri

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Author(s) Olodogma
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Dates published: 2013-01-23, first posted on CODOH: April 18, 2017, 3:52 p.m., last revision: n/a
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