Osservazioni sull'articolo di A.R. Butz Gas Detectors in the Auschwitz Crematorium II

Published: 1997-11-01

Nel numero di Settembre-Ottobre 1997 di The Journal of Historical Review è apparso un articolo di Dr. Ing. Arthur Butz intitolato "Gas Detectors in Auschwitz Crematory II (pp. 24-30) che vale la pena di esaminare. Riguardo ai "Gasprüfer" di Auschwitz, Dr. Butz formula un'ipotesi indubbiamente originale che egli riassume nel modo seguente:

«It is certain the Topf letter has nothing to do with Zyklon. It is almost certain that the HCN danger referred to arose from the waste incinerator. I would be astonished if it were shown that such was not the case. It is probable that the HCN detectors were wanted because of a potential danger of HCN development in the incineration of fabrics, particularly rayons treated with flame retardants. However, I am far from certain on this, and I will not be astonished if other materials, consumed in the waste incinerator, were shown to have been suspected by the Auschwitz management as potential sources of HCN development» (p. 28).

Un'ipotesi, se non vuole essere una sterile esercitazione dialettica, deve trovare un riscontro oggettivo nelle realtà o nei documenti; l'ipotesi di Dr. Butz si basa invece su due presupposti fondamentali – inquadrati in una serie di presupposti secondari concatenati – che sono tutti documentariamente e storicamente infondati. I presupposti fondamentali – la cui infondatezza infirma da sola radicalmente l'ipotesi di Dr. Butz – sono:

  • il collegamento commerciale della Topf con l'HCN, e
  • l'esistenza nel 1943 di un "gas detector" per HCN diverso dal "Gasrestnachweisgerät" standard secondo il procedimento di Pertusi e Gastaldi.

Per maggiore chiarezza, espongo e critico i presupposti di Dr. Butz nel loro ordine logico.

1) Dalla combustione di nylon e lana si può formare acido cianidrico, "a fact that has been known since the Thirties" (p. 26). Questa affermazione non è documentata. Sta di fatto comunque che nell'opera classica di Flury e Zernik sui gas velenosi pubblicata a Berlino nel 1931, tra le "Vergiftungsmöglichkeiten" a causa di HCN, non appare alcun riferimento ai "Müllverbrennungöfen"; l'unico accenno alle combustioni riguarda i "Celluloidbränden"[1], ma anche questo rischio è legato agli incendi veri e propri, non alla combustione in un inceneritore.

2 a): "The burning of rayon can generate HCN gas if the rayon is impregned with, but not chemically bound to, compounds of ammonia, which supply the necessary nitrogen. This was established some years ago by T. Morikawa, who conducted experiments that established that ammonia and its compounds, combined with "cellulosic materials", can indeed result in the evolution of HCN when burned" (p. 27).

b): "In fact Germany relied heavily on the manufacture of rayon, and during the war army uniforms contained as much as 65 percent rayon. One must assume concentration camp uniforms, and other fabrics used in the camps, had high rayon contents" (p. 27).

c): "While I do not have a document that says so, I consider it very plausible that many concentration camp fabrics were treated with flame retardants for security reasons, that is, to limit the effects of fires started by inmates" (p. 27).

A queste affermazioni obietto quanto seque:

a) Il fatto che la combustione del rayon impregnato di una sostanza "flame retardant" (il "diammonium phosphate" ) generi HCN è stato scoperto sole qualche decennio fa. Dr. Butz rimanda a studi tecnici pubblicati tra il 1977 e il 1987; T. Morikawa ha pubblicato i risultati dei suoi esperimenti nell'agosto 1978. E' dunque evidente che i Tedeschi non potevano avere questa preocupazione nel 1943.

b) e c) Le due ipotesi non sono suffragate neppure da un semplice indizio.

3 a): "While a concern for HCN release in combustion is routine today, it would have been novel in 1943, a fact that could explain the novelty, for Prüfer, of the desire for an HCN detector" (p. 27).

b): "Another thing that could account for this novelty is that the waste incinerator design was itself novel" (p. 27).

c): "I have no expertise in the field but, intuitively, I would think that a waste incinerator design sharing a chimney with other equipment at which people are working, is dangerous" (p. 27).

L'affermazione a) è in contrasto con l'affermazione 1): se la cosa era nota fin dagli anni Trenta, non poteva rappresentare una novità nel 1943.

L'affermazione b) è storicamente falsa: il "Müllverbrennungsofen MV" installato nel crematorio II non era affatto "novel", ma un modello sperimentato che era in vendita già da parecchi anni. Esso è descritto in un opuscolo pubblicitario della Topf (senza data ma risalente sicuramente al 1940) intitolato "Topf Abfall-Vernichtungs-Ofen" insieme ad altri modelli (Abfall-Vernichtungsofen AV1, Abfall-Vernichtungsofen AV2, Sputum-Vernichtungsofen SV, inoltre Kabel-Abbrennofen, Kranz-Verbrennungsofen e Matrazen-Verbrennungsofen). In questo opuscolo non c'è il minimo accenno al pericolo di sviluppo di HCN dalla combustione dei rifiuti (che erano di ogni tipo) e alla necessità di un "gas detector" per la sicurezza del personale. Nell'ultima pagina vi è un lungo elenco dei clienti della Topf in questo settore con i nomi di un'ottantina di istituti pubblici. Nell'opusco appare inoltre la fotografia di un operaio addetto ad un "Topf-Matrazen-Verbrennungsofen der Städtischen Müllbeseitigung, Berlin" mentre si accinge, senza alcuna precuazione particolare, a caricare nel forno un materasso di lana[2]. Nel campo della distruzione dei rifiuti di ogni tipo la ditta che deteneva il primato commerciale in Germania era la H. Kori di Berlino, la quale, fino al 1937, aveva venduto 3.500 "Verbrennungsöfen", come risulta da un opuscolo pubblicitario di quell'anno[3]. Il "Müllverbrennungsofen MV" della Topf era chiaramente ispirato all' "Ofen mit doppelten Verbrennungskammern" della ditta Kori. Neppure in questo opuscolo appare il minimo accenno al pericolo della formazione di HCN dalla combustione di rifiuti speciali.

L'affermazione c) è metodologicamente sorprendente: che cosa binognerebbe pensare di chi, pur ammettendo di non essere esperto di camere a gas e gasazioni, pretendesse "intuitively" che il Leichenkeller 1 del crematorio II era una camera a gas omicida? Sulla realtà del presunto pericolo ritornerò successivamente.

4): "The waste incinerator was also supplied by Topf, and it could have been Prüfer's responsibility to take into account any HCN danger arising from it. Also, a gas detector differing from that used in the Zyklon delousing operations would seem fitting; perhaps a detector generating an audible alarm was desired" (pp. 26-27).

Questo è uno dei due presupposti fondamentali sui quali si regge l'ipotesi di Dr. Butz ed è anche il suo punto più debole: un tale "gas detector" infatti non è mai esistito e, per quanto ne sappia, non esiste neppure ora. Proprio per l'importanza essenziale di questo punto, Dr. Butz non può limitarsi a fare un'affermazione arbitraria e infondata: egli non può ridursi a dire che un tale "gas detector" poteva esistere, ma deve dimostrare che esisteva.

5): "The author gives no sources but I think the claim of such Topf involvement with HCN, presumably via Zyklon, is quite plausible" (p. 25).

Questo è l'altro presupposto fondamentale di Dr. Butz. La fonte di questa informazione è "an anti-revisionist, Pressac supporting book published in France in early 1997". L'autore del libro in questione afferma (senza alcun riferimento alla fonte) che la Topf, negli anni Venti, costruiva silos per il grano e che "in the after sale services and maintenance for these silos, Topf also involved itself in HCN disinfection and furnished all necessary material" (p. 25). Al riguardo rilevo anzitutto che, se la fonte non è indicata, l'informazione non vale nulla. Del resto Pressac non sa nulla del coinvolgimento della Topf nell'uso dell'HCN e io stesso, che ho raccolto una ricca documentazione su questa ditta, non ho mai trovato alcun accenno a questo fatto.

In secondo luogo, se l'affermazione dell'autore del libro fosse vera, si potrebbe concludere soltanto che la ditta Topf aveva a che fare con lo Zyklon B a scopo di disinfestazione e conseguentemente con il "Gasrestnachweisgerät für Zyklon", ma Butz esclude che la lettera della Topf del 2 marzo l943 si riferisca allo Zyklon B. In realtà l'affermazione relativa alla costruzione dei silos, sebbene appaia già in Pressac, parimenti senza riferimento alla fonte[4], è quantomeno dubbia. All'inizio degli anni Venti, oltre a impianti di combustione di vario tipo, la Topf producena soltanto "Mälzerei-Einrichtungen"[5]; inoltre nella descrizione dell' "Arbeitsgebiet" della Topf che appare in vari suoi "Kosten-Anschläge" degli anni Quaranta[6], la costruzione di silos non è menzionata. Aggiungo che, per la disinfestazione dei silos, non veniva usato l'HCN, bensi l'Areginal (Alkylformiat) e il Cartox (contro la "calandra granaria", un temibile parassita del grano)[7].

6): "However, I am far from certain on this, and I will not be astonished if other materials, consumed in the waste incinerator, were shown to have been suspected by the Auschwitz management as potential sources of HCN development" (p. 28).

Come ho rilevato sopra, in generale, Dr. Butz non dimostra la conoscenza di questo pericolo relativamente al nylon e alla lana in Germania fin dagli anni Trenta, mentre il pericolo derivante dalla combustione di rayon imbevuto di "diammonium phosphate" è stato scoperto solo negli anni Settanta. Quil voglio approfondire un altro punto importante: che cosa bisogna intendere per "Auschwitz management" e qual era il suo potere decizionale? La prevenzione degli infortuni per avvelenamento da sostanze chimiche era compito dell' Amtsgruppe DIII – Sanitätswesen – del WVHA. L' Amtsgruppe CIII – Technische Fachgebiete – ne era competente per le infrastrutture destinate alla conservazione di tali sostanze. A questo riguardo si conosce una direttiva specifica relative al "Luftschutz von Lagerbehältern für brennbare oder giftige Flüssigkeiten und Gase" (tra cui il Blausäure) dell'inizio di dicembre del 1942[8]. L'eventuale pericolo legato ai "Müllverbrennungsöfen" (sviluppo di HCN) dei campi di concentramento sarebbe dunque stato segnalato con un'apposita direttiva dal WVHA; d'altra parte, dal punto di vista amministrativo, la Zentralbauleitung non poteva prendere l'iniziativa per la prevenzione di un pericolo aleatorio che non fosse ordinata da un'apposita direttiva del WVHA. Tuttavia di questo pericolo non esiste la minima traccia in nessun documento noto, perciò, fino a prova contraria, esso era ignoto al WVHA e alla Zentralbauleitung di Auschwitz, che dunque non poteva ordinare alla Topf strumenti per prevenire un rischio che non conosceva.

Dal punto di vista technico, l'ipotesi di Dr. Butz è altrettanto infondata. Al riguardo, rilevo quanto segue.

  1. L'ipotesi di Dr. Butz non spiega il numero dei "Gasprüfer" richiesti: perché 10?
  2. Dove dovevano essere collocati i "Gasprüfer"?

Non all'interno del "Müllverbrennungsofen", altrimenti serebbero bruciati; non nel condotto del fumo, perché in tal caso sarebbero stati perfettamente inutili. Qui mi riallaccio all'ipotesi di Dr. Butz della pericolosità "intuitiva" di un "Müllverbrennungsofen" collegato a "a chimney with other equipment, at which people are working". Poiché l'HCN è combustibile, Dr. Butz distingue la combustione "static" e "dynamic" dell'HCN e precise che quest'ultima ha luogo "when there is forced air blowing and the HCN is swept away from the hot zone before it can itself be decomposed in any way" (p. 27). Ora, ammesso e non concesso che nel "Müllverbrennungsofen" si formasse HCN e che questo non bruciasse completamente nella camera di combustione (che era verticale e molto voluminosa, con apertura di scarico dei fumi nella parte alta[9]), i residui incombusti sarebbero passati nel condotto del fumo e sarebbero usciti dal camino, a quasi 16 metri dal livello del suolo, con tutti i fumi dell'impianto: come dunque avrebbero potuto essere pericolosi questi eventuali residui di HCN? Da ciò risulta chiaro che l'installazione di un "Gasprüfer" nel condotto del fumo (come avveniva per i veri "Gasprüfer" per controllare la bontà della combustione nei forni crematori civili) sarebbe stato assolutamente inutile. Parimente inutile sarebbe stata la collacazione dei "Gasprüfer" all'esterno dell'impianto, nel "Müllverbrennungsraum", perché il tiraggio del camino impediva la fuoriuscita di gas e di fumi dalla camera di combustione; l'apertura di uno sportello comportava l'entrata di aria esterna nel forno, non l'uscita di fumi dal forno. Quanto al fatto che "HCN can be released in the smoldering after a fire has been extinguished" (p. 27): scoperto negli anni Settanta – esso rientra nel caso precedente: l'HCN incombusto sarebbe uscito dal camino senza pericolo per nessuno. Se questo "smoldering" fosse stato davvero pericoloso, lo "smoldering" nei gasogeni dei forni crematori sarebbe stato ancora più pericoloso, a causa della formazione di grandi quantità di CO. Ma la Zentralbauleitung non ha mai ordinato un "Gasprüfer" per CO per scongiurare questo pericolo!


Notes

[1]
F. Flury, F. Zernik, Schädliche Gase, Dämpfe, Nebel, Rauch- und Staubarten. Verlag von Julius Springer, Berlin 1931, p. 400.
[2]
TCIDK, 502-1-327, pp.161-165.
[3]
H. Kori "Verbrennungöfen für Abfälle alle Art". APMM sygn. VI-9a, vol.1.
[4]
J.C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York 1989, p. 432.
[5]
Deutschlands Städtebau. Erfurt. Bearbeitet im Auftrage des Magistrats von Syadtbaurat Boegl, Erfurt. "Dari", Deutscher Architektur- und Industrie-Verlag. Berlin-Halensee 1922 (senza numerazione di pagina).
[6]
Ad esempio quello del 13 novembre 1940 per il secondo forno crematorio di Auschwitz. TCIDK, 502-1-327, p. l68.
[7]
H.W. Frickhinger, Schädlingsbekämpfung für Jedermann. Helingsche Verlagsanstalt, Leipzig 1942, p. 204; G. Peters, Die hochwirksamen Gase und Dämpfe in der Schädlingsbekämpfung. In "Sammlung chemischer und chemisch-technischer Vorträge", Verlag von Ferdinand Enke in Stuttgart, 1942, pp. 37-38 e 55-57.
[8]
WVHA, Amt CIII, "Nachtrag zur Richtlinie Nr.31". TCIDK, 502-1-9, pp.58-59.
[9]
Questa apertura immetteva in un condotto del fumo verticale collegato ad un condotto orizzontale installato sotto al pavimento del "Müllverbrennungsraum".

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Author(s) Carlo Mattogno
Title Osservazioni sull'articolo di A.R. Butz Gas Detectors in the Auschwitz Crematorium II
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Dates published: 1997-11-01, first posted on CODOH: Oct. 30, 1997, 6 p.m., last revision: n/a
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