3 La falsa "convergenza di prove" di Robert Jan Van Pelt , Carlo Mattogno

Published: 2013-05-02

— 182 — PARTE TERZA I TESTIMONI HENRYK TAUBER E RUDOLF HÖSS

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MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt — 183 — CAPITOLO 9 ANALISI CRITICA DELLE TESTIMONIANZE DI HENRYK TAUBER 9.1. Introduzione Henryk Tauber fu uno dei testimoni più importanti del processo celebrato a Varsavia dai Polacchi a Rudolf Höss dall'11 al 19 marzo 1947. Tuttavia, per ragioni ignote, egli non partecipò direttamente al dibattimento e neppure apparve al successivo processo contro la guarnigione del campo di Auschwitz, che si svolse a Cracovia dal 25 novembre al 16 dicembre 1947. La sua testimonianza allegata agli atti del processo Höss era il protocollo di una deposizione che Tauber aveva reso al giudice istruttore Sehn il 24 maggio 1945 931. Questa testimonianza costituì la base essenziale della ricostruzione giudiziaria del presunto processo di sterminio effettuata dal Tribunale e come tale fu assunta dalla nascente storiografia polacca per la sua ricostruzione storica. Nella storiografia occidentale la testimonianza di Tauber fu ignorata per decenni, fino a quando, nel 1989, Pressac la riscoprì negli atti del processo Höss. Nella sua ponderosa opera su Auschwitz lo storico francese ne presentò infatti una traduzione integrale in inglese corredata di un suo accurato commento932. La traduzione, non ineccepibile, proveniva dall'adattamento da parte di Pressac di due traduzioni francesi eseguite per lui, l'una da Dorota Ryszka, l'altra da Adam Rutkowski933. Per questa ragione utilizzo per le citazioni una mia traduzione dal testo polacco. Pressac attribuì una grandissima considerazione a Tauber, che definì «un testimone eccezionale»934, «storicamente affidabile al 95%»935 e concluse: «La prova dell'eccezionale validità della sua testimonianza è il fatto che essa corrisponde bene al materiale storico disponibile ora, che non era disponibile nel maggio 1945»936. Il giudizio di Pressac condizionò tutta la storiografia olocaustica successiva, che si affrettò a rispolverare la testimonianza di Tauber. Nel 1995 Piper la riprodusse in lingua originale nella storia del campo in cinque volumi937, poi tradotta in tedesco e in inglese938. Van Pelt, in polemica con gli storici revisionisti, si è spinto ben oltre i limiti che si era posto Pressac, scrivendo: «Tutta la testimonianza di Tauber fin qui può essere confermata da altri documenti dell'Ufficio Centrale delle Costruzioni [la Zentralbauleitung di Auschwitz]. Solo la divisione della camera a gas del crematorio 2 in due locali non può essere documentata nell'archivio. 931 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, pp. 122-150. 932 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., pp. 481-505, Deposition of 24th May 1945 by Henryk Tauber former member of the Sonderkommando of Krematorien I, II IV and V. 933 Idem, p. 481. 934 Idem, p. 380 e 481. 935 Idem, p. 481. 936 Idem, p. 502. 937 Auschwitz 1940-1945. W#z#owe zagadnienia z dziejów obozu, op. cit., vol. III, pp. 189-208. 938 Auschwitz 1940-1945. Studien zur Geschichte des Konzentrations- und Vernichtungslagers Auschwitz. Verlag des Staatlichen Museums Auschwitz-Birkenau, Oswiecim 1999; Auschwitz 1940-1945. Central Issues in the History of the Camp. Auschwitz-Birkenau State Museum, 2000.   MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt — 184 — I negazionisti utilizzano questo fatto per confutare la validità dell'intera testimonianza di Tauber»939. Non c'è bisogno di dire che nessun ricercatore revisionista si è mai sognato di confutare la testimonianza in questione esclusivamente sulla base di questo particolare. Van Pelt continua: «Data la difficoltà di Eknes940 a screditare la testimonianza di Tauber, non sorprende che i negazionisti abbiano preferito seppellirla in silenzio. Nonostante ciò noi attribuiamo ad essa il valore probatorio più alto e non soltanto per la sua coerenza interna. Le dichiarazioni di Tauber furono ampiamente corroborate dalle testimonianze contemporanee di Jankowski e Dragon e dalle memorie successive di Filip Müller»941. Ed ecco infine come van Pelt sintetizza il suo giudizio sulla testimonianza in questione: «La dichiarazione di Tauber era estremamente specifica, non conteneva contraddizioni e non conteneva accuse senza prove improbabili. Infatti i revisionisti non sono riusciti a screditarlo come testimone»942. Sebbene Tauber sia universalmente considerato dagli storici olocaustici il testimone di gran lunga più attendibile e più importante delle presunte gasazioni omicide ad Auschwitz, nessuno di costoro, a cominciare da Pressac, van Pelt e Piper, si è mai curato di procurarsi la sua prima testimonianza, quella resa al viceprocuratore sovietico Pachomow il 27 e 28 febbraio 1945 943. Della sua esistenza si sapeva fin dal 1945, perché il rapporto della Commissione sovietica di inchiesta su Auschwitz fa esplicito riferimento alle testimonianze di «Genrich [Henrich] Tauber della città di Krzanow, Polonia» e di «Shyloma [Szlama] Dragon», e ne riporta perfino uno stralcio944. Dopo l'apertura degli archivi sovietici, il reperimento di questa testimonianza era alla portata di qualunque ricercatore volenteroso e infatti Jürgen Graf ed io l'abbiamo trovata a Mosca senza eccessiva difficoltà. Esiste anche un'altra breve testimonianza - praticamente ignota - di Tauber, quella da lui resa nel 1945 alla Commissione storica ebraica di Cracovia, di cui non è indicata la data precisa945. Nei capitoli che seguono esaminerò il grado di attendibilità della testimonianza di Tauber dal punto di vista tecnico e storico. 9.2. FORNI CREMATORI E CREMAZIONE 9.2.1. Dimensioni delle muffole Al riguardo Tauber dichiara: «Gli sportelli erano più piccoli delle aperture di entrata della muffola, la muffola stessa era lunga circa 2 metri, larga 80 centimetri e alta circa 1 metro»946. Il riferimento è al forno a 3 muffole, nel quale la muffola misurava 70 cm di larghezza, 80 di altezza e 210 di lunghezza. Le muffole erano chiuse anteriormente porte di introduzione (Einführungstüren) di cm 60 x 60. 9.2.2. Temperatura della muffola Nella testimonianza sovietica Tauber afferma che la temperatura delle muffole dei forni a 2 muffole del crematorio I oscillava tra i 1200 e i 1500°C947. Ciò è tecnicamente insensato. Secondo le 939 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 193. 940 Lo storico revisionista spagnolo Enrique Aynat Eknes. 941 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 205. 942 Idem, p. 204. 943 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, pp. 1-12. 944 Documento URSS-008. 945 Bunt in krematorium (Rivolta al crematorio), in: Dokumenty zbrodni i m#cze#stwa (Documenti del crimine e del martirio), a cura di Micha# M. Borwicz, Nella Rost e Józef Wulf. Ksi# ki Wojewódzkiej #ydowskiej Komisij Historycznej w Krakowie Nr. 1. Cracovia, 1945, pp. 89-91. 946 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 133. 947 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 3.   MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt — 185 — relative istruzioni di servizio della Topf, la temperatura non doveva superare i 1100°C nei forni a 2 muffole e i 1000° in quelli a 3 muffole. Ciò era in relazione col carico termico dei forni e dipendeva dal peso e dalla qualità dei refrattari impiegati. A temperature superiori ai 1100-1200°C si verificava il fenomeno della sinterizzazione, ossia la fusione e l'incollamento dei refrattari e delle ossa dei cadaveri. Nella testimonianza polacca, in riferimento ai forni a 3 muffole del crematorio II, Tauber dichiara che le muffole raggiungevano temperature di 1000-1200°C948. Ciò è non solo esagerato, ma anche contraddittorio. Tauber dice infatti che i forni, dopo varie cremazioni, «si riscaldavano al rosso»949 e decanta poi le mirabili capacità di un «forno così riscaldato al rosso»950. Ma nelle istruzioni di servizio della Topf per il forno a 2 e a 3 muffole si legge al riguardo: «Quando le camere di cremazione sono ben riscaldate al calore rosso (circa 800 °C), si possono introdurre i cadaveri uno dopo l'altro nelle due camere»951. Il colore rosso corrisponde pertanto a 800°C, che dunque rappresentava la temperatura massima delle muffole anche per Tauber. A temperature superiori il colore della muratura refrattaria è molto diverso: ciliegia chiaro a 1000°C, arancio cupo a 1100°C, arancio chiaro a 1200°C, bianco a 1300°C, bianco abbagliante a 1500°C952. 9.2.3. Sistema di caricamento delle muffole In questo paragrafo mi occuperò soltanto della procedura di introduzione dei cadaveri nelle muffole. Anzitutto riprendo e completo la descrizione che ho già esposto nel capitolo 8.4.3. Sotto le porte di introduzione dei forni a 3 muffole era saldata un'asta di fissaggio (Befestigungs-Eisen) rotonda sulla quale era imperniato il telaio al quale erano assicurati i rulli953 per il carrello di introduzione della bara (Sargeeinführungswagen)954. Il telaio poteva scorrere orizzontalmente sull’asta di fissaggio, perciò serviva tutte e tre le muffole del forno; esso era inoltre ribaltabile, cioè poteva essere sollevato e abbassato. Quando era sollevato, i due rulli poggiavano sulla base della porta della muffola, a 9 cm sul piano della griglia. Un tale dispositivo era presente anche anche nel forno a 2 muffole, con la differenza che qui ogni muffola aveva la propria coppia di rulli. Il dispositivo di introduzione del cadavere (Leicheneinführungs-Vorrichtung) era costituito da un carrello di introduzione della bara (Sargeeinführungswagen) che si spostava su rotaie di scorrimento (Laufschienen) e da un carrello mobile (Verschiebwagen) di forma semicilindrica che scorreva sopra di esso. Il carrello di introduzione della bara era munito, nella parte anteriore, di una barella metallica lunga circa 270 cm, sulla quale veniva adagiato il cadavere e che era introdotta nella muffola. La barella era costituita da una lastra di ferro battuto orizzontale, larga circa 40 cm, e due verticali saldate a forma della lettera H, in modo da formare due coppie di sponde; le due sponde superiori impedivano al cadavere di cadere di lato durante lo spostamento del carrello, quelle inferiori scorrevano su una coppia di rulli955. Con riferimento a questo dispositivo, Tauber dichiara: «Su questa barella collocavamo cinque cadaveri: i primi due cadaveri con le gambe rivolte verso il forno e il ventre in alto, poi altri due cadaveri in direzione contraria e anche questi cadaveri avevano il ventre in alto. Il quinto cadavere veniva messo con le gambe verso il forno e la schiena in alto»956. Quest'affermazione è falsa. Il piano della barella sul quale veniva adagiato il cadavere, per via dell'altezza dei rulli e delle sponde che vi scorrevano sopra, si trovava circa 15 cm al di sopra del piano della griglia della muffola957. Data l'esigua larghezza della barella, vi poteva essere caricato soltanto un cadavere; altri eventuali cadaveri dovevano essere sovrapposti. L'altezza del corpo di un adulto normale in posizione supina o prona è di 20-25 cm. Ciò significa che attraverso la porta della muffola 948 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 133 949 Idem, p. 143. 950 Idem. 951 APMO, BW 11/1/3, p. 2-3. Le istruzioni del forno a tre muffole dicevano ovviamente “nelle tre camere”. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 222. 952 U. Bordoni, Tecnologia del calore. Collana Trattato generale teorico pratico dell’arte dell’ingegnere civile, industriale ed architetto. Casa Editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1918, p. 13. 953 Questi rulli erano chiamati “Führungsrollen”, rulli guida, “Laufrollen”, rulli di scorrimento, o “Einführrollen”, rulli di introduzione. 954 Vedi documento 40. 955 Vedi documento 41. 956 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 124. 957 Vedi documento 42 .   MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt — 186 — potevano passare ([60 - 15] : 20~25 =) al massimo due cadaveri normali958 sovrapposti, non cinque. Tauber aggiunge: «Nel crematorio II il carrello per caricare i cadaveri fu usato solo per breve tempo e fu poi sostituito da barelle di ferro /in tedesco si chiamavano Leichenbrett[er]/ che venivano introdotte [fino] in fondo alla muffola su rulli di ferro montati sul bordo inferiore della porta della muffola. Ciò fu fatto perché l'uso del carrello ritardava il caricamento dei cadaveri nel forno. Questo nuovo congegno fu inventato, mi pare, dall'Obercapo August. Esso fu poi impiegato in tutti gli altri crematori. Nei forni dei crematori II e III c'era un solo paio di rulli per tutte e tre le muffole di un forno; essi si spostavano su una sbarra di ferro davanti agli sportelli delle muffole. Nei crematori IV e V ogni muffola aveva propri rulli fissi installati davanti al suo sportello. Ogni crematorio aveva due barelle di ferro per caricare i cadaveri nei forni. Queste [barelle simili ad] assi venivano collocate davanti alla muffola. Due detenuti vi mettevano sopra i cadaveri. Questi venivano disposti in modo tale che il primo cadavere giacesse con le gambe in direzione della muffola con la schiena in basso e il volto in alto. Su questo cadavere ne veniva collocato un altro, parimenti col volto rivolto in alto, [ma] con la testa rivolta verso la muffola. Si faceva così affinché il cadavere superiore serrasse le gambe del cadavere che stava sotto e per evitare che le gambe del cadavere che giaceva sopra non ostacolassero [l'introduzione] nel forno, ma si infilassero [facilmente] nel forno. Due detenuti caricavano i cadaveri sulla barella. Altri due stavano accanto alle estremità di un'asta posta sotto la barella vicino al forno. Durante il caricamento dei cadaveri sulla barella, uno di essi apriva lo sportello della muffola, l'altro sistemava i rulli. Un quinto detenuto sollevava la barella per le impugnature e, dopo essere stata sollevata anche dagli altri due ed essere stata collocata sui rulli, la barella entrava nella muffola. Quando i cadaveri si trovavano ormai all'interno della muffola, un sesto detenuto con un raschiatoio di ferro li tratteneva dentro la muffola e il quinto tirava via la barella sotto di essi. Tra i compiti di questo sesto detenuto c'era anche il lavaggio con acqua della barella dopo che era stata estratta dal forno. Lo faceva per raffreddare la barella, che nel forno si riscaldava. Si trattava anche [di fare in modo che] i corpi appena collocati sulla barella non si attaccassero ad essa. In quest'acqua si scioglieva del sapone, affinché i cadaveri scivolassero bene sulla lamiera della barella. Il secondo carico da cremare nella stessa muffola veniva caricato allo stesso modo di questo [primo carico], ma con questa seconda coppia di cadaveri dovevamo affrettarci, perché i cadaveri caricati prima nel frattempo già bruciavano, le loro braccia e gambe si alzavano sicché, in caso di ritardo, trovavamo difficoltà a caricare nel forno la seconda coppia di cadaveri. Durante il carico di questa seconda coppia di cadaveri nel forno avevo la possibilità di osservare il processo di combustione dei cadaveri. Sembrava che i cadaveri drizzassero il tronco del corpo, che le [loro] mani si alzassero in alto e si contraessero, la stessa cosa accadeva con le gambe»959. Qui Tauber descrive il sistema di caricamento tramite barella (Trage, Leichentrage o Einführtrage), adottata anche per i forni Topf di Mauthausen, che era costituita da due tubi metallici paralleli di 3 cm di diametro lunghi circa 350 cm sulla cui parte anteriore, quella che veniva introdotta nella muffola, era saldata una lamiera metallica leggermente concava lunga 190 cm e larga 38. In corrispondenza delle impugnature, per una migliore manegevolezza, i tubi erano più distanti l’uno dall’altro (49 cm) grazie ad una doppia piegatura. I due tubi della barella erano saldati alla stessa distanza dei rulli di guida (Führungsrollen), in modo che potessero scorrere facilmente su di essi. Il peso standard di una barella era di 51 kg960. Secondo Tauber, con questo sistema si effettuavano due caricamenti successivi di 2 cadaveri di adulti o più (egli menziona anche un carico totale di 4-5 cadaveri per muffola)961, il che è ancora più assurdo di quanto egli riferisce a proposito del sistema del Leicheneinführungs-Vorrichtung. Infatti, i primi due cadaveri introdotti nel forno sovrapposti avrebbero reso impossibile l'introduzione di altri due cadaveri sovrapposti. Nel documento 46 ho tracciato due linee che rappresentano l'altezza di due cadaveri normali: la linea 1 si riferisce al primo cadavere (22,5 cm), la linea due al secondo (45 cm complessivamente); dal secondo cadavere al culmine della volta dell'apertura della muffola resterebbero (60 - 45 =) 15 cm. Nel caricamento della seconda coppia di cadaveri la barella non potrebbe più scorrere sui rulli, ma dovrebbe essere sollevata e appoggiata sul secondo cadavere, al di sopra del quale, rispetto all'apertura della muffola, resterebbero soltanto (60 - 45 - 3 =) 12 centimetri. 958Vedi capitolo 9.2.5. 959Idem, pp. 140-141. 960Vedi documenti foto 43, 44, 45. 961Vedi capitolo 9.2.5. MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt — 187 — Il documento 46a mostra quanto avrebbe dovuto essere sollevata la barella per poter essere introdotta nella muffola sopra la prima coppia di cadaveri. Perciò l'introduzione di quattro cadaveri in una muffola con il sistema descritto da Tauber è impossibile. 9.2.4. Caricamento dei cadaveri: il disegno di David Olère Pressac, per mostrare l'esattezza della testimonianza di Tauber, invoca un disegno di David Olère, un sedicente membro del personale dei crematori. In questo disegno962 la tecnica di caricamento è in realtà un po' diversa da quella descritta da Tauber: la barella di caricamento non scorre sui rulli, ma su una sbarra di ferro sostenuta da due detenuti963; gli addetti al caricamento sono soltanto tre. Questo disegno presenta inoltre quattro gravi errori. Anzitutto le dimensioni dell'apertura della muffola sono decisamente spropositate. Il culmine della volta della porta della muffola è più alto dei tre detenuti, mentre in realtà si trovava ad appena 132 centimetri dal pavimento. In secondo luogo, il detenuto di destra che sorregge la sbarra si trova senza alcuna protezione, addirittura a dorso nudo, davanti al lato interno della porta della muffola riscaldata a 800°C. In terzo luogo, questa tecnica di caricamento richiede necessariamente la presenza di un quarto uomo che tenga fermi i corpi all'interno della muffola mentre il detenuto addetto alla barella la sfila sotto di essi. In quarto luogo, dalla muffola aperta, quella centrale, escono fiamme e fumo, il che era impossibile, perché fumo e fiamme erano risucchiati immediatamente dal tiraggio del camino e le aperture del condotto di scarico del forno a 3 muffole si trovavano proprio nella muffola centrale, nel cenerario sottostante. Il disegno di Olère non ha dunque alcun valore probatorio. 9.2.5. Carico delle muffole e durata della cremazione Tauber afferma che l'attività quotidiana dei forni di Birkenau era di 21 ore: «Nei crematori n. 2 e 3 la cremazione dei cadaveri nei forni veniva eseguita nel corso dell'intera giornata, ad eccezione della pausa per la rimozione delle scorie, però per almeno 21 ore»964. Egli descrive così la capacità di cremazione dei forni dei crematori di Birkenau: «In questo crematorio c'erano cinque forni a tre muffole. In ogni muffola venivano introdotti 4-5 cadaveri. I cadaveri bruciavano in 20-25 minuti. [...]. In ogni crematorio c'era un forno a 8 muffole. In ogni muffola venivano introdotte 4-5 persone. La durata della cremazione era di 35 minuti. Un forno cremava 1.200-1.500 persone al giorno»965. Riassumendo: forno a 3 muffole: 4-5 cadaveri per muffola in 20-25 minuti forno a 8 muffole: 4-5 cadaveri per muffola in 35 minuti. Da questi dati risultano le seguenti capacità di cremazione medie in 21 ore al giorno di funzionamento effettivo dei forni: forno a 3 muffole: 756 cadaveri al giorno crematorio II/III: 3.780 cadaveri al giorno forno a 8 muffole: 1.296 cadaveri al giorno crematorio IV/V: 1.296 cadaveri al giorno capacità totale dei quattro crematori: 10.530. Nella testimonianza polacca Tauber conferma che di regola, nei forni del crematorio II si cremavano 4-5 cadaveri alla volta per muffola966, ma spiega: 962 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 259. Il disegno è riprodotto anche da van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 179. 963 Ma curiosamente i rulli appaiono nel forno in fondo al locale. 964 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 10. 965 Idem, pp. 5-6. 966 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 133.   MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt — 188 — «Con funzionamento continuo, il crematorio cremava due carichi all'ora. A norma di regolamento dovevamo caricare nuovi cadaveri nelle muffole ogni mezz'ora. L'Oberkapo August ci spiegò che, secondo i calcoli e i piani del crematorio, per la cremazione di un cadavere in una muffola si prevedevano 5-7 minuti. All'inizio egli non ci permetteva di caricare più di tre cadaveri. Con un tale quantitativo dovevamo lavorare senza sosta, perché dopo aver caricato l'ultima muffola [il carico del]la prima era già bruciato. Per avere una sosta nel lavoro caricavamo in ogni muffola 4-5 cadaveri. La cremazione di un tale carico durava più a lungo, perciò dopo aver caricato l'ultima muffola avevamo qualche minuto di sosta mentre bruciava il carico della prima muffola»967. Tauber afferma inoltre che in media nel crematorio II venivano cremati 2.500 cadaveri al giorno968. Il carico di 4-5 cadaveri si riferiva a corpi normali di adulti, perché quando c'erano corpi di bambini il carico era diverso: 2 adulti e 5-6 bambini969. D'altra parte Tauber dichiara esplicitamente che in una muffola «trovavano posto anche otto musulmani [cadaveri emaciati]»970. Rilevo anzitutto che questi dati sono contraddittori. Tauber dice che un carico di 4-5 cadaveri nel forno a 3 muffole durava «più a lungo» della mezz'ora prestabilita. Poiché in media nel crematorio II si cremavano 2.500 cadaveri al giorno, la durata della cremazione di un carico di 4-5 cadaveri era mediamente di circa 39 minuti (di 34 minuti se il funzionamento dei forni era di 21 ore al giorno) e non di 20-25 minuti. Un'altra contraddizione riguarda il caricamento dei forni. Tauber afferma che nel crematorio II c'erano due squadre di 5 detenuti ciascuno addetti al caricamento dei forni971 (ma nella deposizione polacca egli menziona sei detenuti addetti a questo compito)972 e che, introducendo 3 cadaveri in ogni muffola, dopo aver caricato l'ultima muffola i cadaveri caricati nella prima erano già bruciati. Poiché un tale carico bruciava in mezz'ora, questo era anche il tempo necessario per caricare le 3 muffole di un forno e il carico di ogni muffola, con tutti i preparativi connessi, durava 10 minuti973. Ma allora le due squadre avrebbero potuto servire solo due forni (6 muffole) e per i cinque forni del crematorio sarebbero state necessarie cinque squadre. Il sistema - del resto tecnicamente impossibile - di introdurre 4-5 cadaveri per muffola invece di 3 non avrebbe risolto questo problema, perché la durata della cremazione sarebbe ipoteticamente aumentata a 39 minuti, ma anche il caricamento, che prevedeva 1-2 cadaveri in più per muffola, sarebbe aumentato di conseguenza. Supponiamo tuttavia che il tempo di caricamento rimanesse invariato e - per comodità di calcolo - che la cremazione di 4-5 cadaveri per muffola durasse 40 minuti. In tal caso ogni squadra avrebbe potuto servire 4 muffole; appena caricata la quarta muffola, i cadaveri della prima erano già bruciati e bisognava introdurvi altri cadaveri. Pertanto le due squadre avrebbero potuto servire solo 8 muffole e le altre 7 sarebbero rimaste inattive. Per di più nel crematorio esistevano soltanto due barelle di introduzione974, sicché questa assurda conduzione dei forni sarebbe stata inevitabile. Il nuovo sistema di caricamento consisteva nell'introdurre in una muffola prima due (o tre) cadaveri, poi altri due (o tre). Da ciò che dice Tauber, il secondo caricamento seguiva immediatamente quello precedente e doveva essere effettuato prima che le braccia e le gambe dei cadaveri dei primi due o tre cadaveri si alzassero per effetto del calore975, ossia quando essi erano ancora più o meno intatti. Ma, come ho spiegato nel capitolo 9.2.3., il caricamento di due cadaveri in una muffola già contenente altri due cadaveri sarebbe stato impossibile. Per non parlare del quinto cadavere. Inoltre, anche assumendo 10 minuti per due caricamenti successivi e 40 minuti per la cremazione, non ci sarebbe comunque stato tempo libero «per lavare il pavimento della sala di riscaldo»976, perché la squadra di Tauber sarebbe riuscita a caricare e a far funzionare solo 4 muffole; infatti dopo (10 x 4 =) 40 minuti il carico della prima muffola sarebbe bruciato completamente e avrebbe richiesto un nuovo doppio carico di cadaveri. Allo stesso modo, la seconda squadra avrebbe potuto servire altre 4 muffole, sicché 7 muffole su 15 sarebbero rimaste sempre vuote! 967 Idem, p. 135. 968 Idem, p. 139. 969 Idem, pp. 141-142. 970 Idem, , p. 134. 971 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 9. 972 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 141. 973 Tauber si riferisce alle 3 muffole di un forno, non già ai 5 forni del crematorio, come risulta chiaramente dal passo citato nel capitolo 8.8.7. 974 Idem, p. 140. 975 Idem, p. 141. 976 Idem, p. 135.   MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt — 189 — Il sistema di caricamento descritto da Tauber cozza infine contro un'altra impossibilità materiale. Come ho già spiegato, il seminterrato (Kellergeschoss) del crematorio II, in cui si trovava la presunta camera a gas omicida, era collegato al pianterreno (Erdgeschoss), dove c'era la sala forni, da un montacarichi provvisorio e rudimentale con una portata di 300 kg, ossia di 6 cadaveri977. Secondo Tauber, al montacarichi erano addetti due detenuti per caricare i cadaveri nel seminterrato e altri due per scaricarli nella sala forni978. Nel capitolo 1.9. ho assunto una durata media del trasporto di ogni carico di cadaveri (caricamento, viaggio di ascesa, scaricamento e viaggio di discesa) di 5 minuti. Dopo essere stati tirati fuori dal montacarichi, ai cadaveri - secondo quanto riferisce Tauber, venivano tolti anelli, orecchini, orologi e denti d'oro979, indi venivano portati ai forni. Assumendo un tempo minimo di 3 minuti per tutte queste operazioni, un carico di 6 cadaveri sarebbe stato pronto per la cremazione ogni 8 minuti e in un'ora sarebbero stati disponibili 45 cadaveri. Ma secondo Tauber i forni cremavano 90 cadaveri ogni ora (3 cadaveri per muffola in 30 minuti o 4 cadaveri per muffola in circa 40 minuti); inversamente, per portare 90 cadaveri nella sala forni sarebbero stati necessari ([90: 6] x 8 = ) 120 minuti o 2 ore. Anche il numero medio di 2.500 cremati al giorno dichiarato da Tauber è impossibile, perché corrisponde a (2.500 : 6 =) 417 viaggi di andata e ritorno del montacarichi, che avrebbero richiesto (417 x 8 =) 3.336 minuti, cioè 55 ore e mezza! Se invece si gasavano 4.000 persone alla volta 980 , il trasporto dei relativi cadaveri ai forni avrebbe richiesto ([4.000 : 6] x 8 =) 5.333 minuti, cioè più di 88 ore. Il caricamento dei forni descritto da Tauber è dunque impossibile. In secondo luogo, le sue affermazioni sono tecnicamente insensate anche per quanto riguarda la durata del processo di cremazione. La durata del processo di cremazione nei forni di Auschwitz-Birkenau era di circa un'ora981, perciò la durata di 5-7 minuti presuntamente prevista per la cremazione di un cadavere «secondo i calcoli e i piani del crematorio» è semplicemente assurda: essa non era sufficiente neppure per la combustione completa di una bara ordinaria di legno stagionato. La durata che Tauber attribuisce alla cremazione di un carico di 4-5 cadaveri bastava a stento per la vaporizzazione dell'acqua di un solo cadavere. Questo processo negli esperimenti dell'ing. Kessler durò mediamente 27 minuti, ma il cadavere fu cremato con una bara normale, la cui combustione, che fece salire la temperatura della muffola a circa 1000°C, nel complesso affrettò il processo di vaporizzazione. Nei forni riscaldati con nafta Ignis-Hüttenbau del crematorio di Theresienstadt la vaporizzazione dell'acqua del cadavere durava circa 35 minuti. La cremazione di 4-5 cadaveri in una muffola in 20-25 minuti o in mezz'ora o in poco più di mezz'ora è doppiamente assurda: anzitutto la cremazione di un solo cadavere durava circa un'ora, in secondo luogo un eventuale carico di 4-5 cadaveri avrebbe teoricamente moltiplicato per 4 o per 5 la durata di una cremazione singola. Ma in pratica una tale procedura avrebbe comportato problemi termotecnici insormontabili982. La condizione necessaria per il regolare svolgimento di una cremazione è che la temperatura della muffola non scenda al di sotto dei 600°C, altrimenti il risultato non è più l'incenerimento, ma la carbonizzazione del cadavere. Un corpo di 70 kg contiene circa 45,5 kg di acqua; il calore di vaporizzazione a 600°C per 3 cadaveri è di 3 x 45,5 x [(640 + 0,477 (500 - 20)] = circa 118.500 Kcal. Il processo di vaporizzazione durava, sperimentalmente, circa mezz'ora. Il regime di griglia del forno a 3 muffole era di 70 kg/ora di coke (due focolari con regime di griglia di 35 kg/ora ciascuno), perciò la disponibilità teorica di calore in mezz'ora era di 6.470 x 35 = 226.450 Kcal/ora. La disponibilità effettiva era molto minore, perché gran parte del calore prodotto dai gasogeni andava perduto. Nella fase di vaporizzazione le perdite più importanti erano quella per irraggiamento e conduzione, calcolata a circa 62.500 Kcal/ora a 800°C e che possiamo considerare proporzionalmente di 46.900 Kcal/ora a 600°C e 23.450 Kcal in mezz'ora, corrispondente al (23.450/226.450 x 100 =) 10,3%; calore sensibile dei fumi a 600°C, secondo il calcolo, 31,3%; gas incombusti del focolare, 4%; incombusti del focolare, 3,1%. 977 Vedi capitolo 1.9. 978 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 9. 979 Idem, p. 5. 980 Idem, p. 4. 981 Vedi capitolo 8.6. 982 Vedi capitolo 8.7.2.   MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt — 190 — Il rendimento del forno era pertanto di (100 - [10,3 + 31,3 + 4 + 3,1] =) 51,3%, il rendimento effettivo del coke di (6470 x 0,513 =) circa 3.320 Kcal, sicché il calore effettivo era di (35 x 3.320 =) 116.200 Kcal. Per mantenere il forno a 600°C mancavano dunque (116.200 - 118.500 =) 2.300 Kcal, facilmente fornite dall'irraggiamento delle muffole. Esaminiamo ora il caso della vaporizzazione di 4 cadaveri in ogni muffola, in tutto 12 cadaveri. Il contenuto acqueo dei cadaveri è di (45,5 x 12 =) 546 kg, il cui calore di vaporizzazione a 600°C è di 546 x [(640 + 0,477 (500 - 20)] = circa 474.500 Kcal. Il calore disponibile resta 116.200 kcal in 30 minuti, perciò il deficit di calore è di (116.200 - 474.500 =) 358.300 Kcal, ossia circa 119.400 Kcal per muffola. Resta da stabilire se il calore irraggiato dalle muffole avrebbe potuto sopperire a questo deficit. Calcolare in modo preciso il calore irraggiato dalle muffole e assorbito dai cadaveri è difficile, sia per la loro variabile geometria, sia per il progressivo raffreddamento delle muffole. Il prof. Schläpfer, uno dei massimi studiosi europei della cremazione degli anni Trenta, in un articolo tecnico specifico983 fornisce tuttavia una stima attendibile della quantità di calore irraggiato dalle pareti della muffola su un singolo corpo a varie temperature. Egli pubblica un diagramma984 dal quale risultano i seguenti dati: Temperatura delle pareti della muffola in °C...800---700---600 Calore irraggiato sul corpo, in Kcal/min........1.400---930---600 Nel caso dell'irraggiamento su un ipotetico carico di 3 cadaveri in una muffola, la geometria cambierebbe, ma il rapporto superficie-volume di un tale carico sarebbe meno favorevole di quello di un singolo corpo, perché i tre cadaveri si coprirebbero parzialmente a vicenda. Ma anche prescindendo da ciò, la quantità di calore necessaria per l'evaporazione dell'acqua contenuta in tre cadaveri normali, circa 119.400 Kcal, richiederebbe oltre 3 ore alla temperatura costante di 600°C. Tuttavia la temperatura delle pareti della muffola non potrebbe rimanere costante così a lungo e le condizioni termiche diventerebbero presto molto sfavorevoli, perché, come mostra il diagramma di Schläpfer, nella mmuffola il calore irraggiato diminuisce fortemente al diminuire della temperatura. L'ing. Hans Kori, discutendo di un problema termotecnico simile, rileva: «Se la parete interna della camera di cremazione ha una superficie di circa 4 m2, con un peso specifico di 2,1 uno strato di 5 cm di spessore pesa circa 420 kg. Il calore specifico dell'argilla refrattaria è di circa 0,2. Se dunque questo strato di 5 cm potesse cedere in modo sufficientemente rapido e completo il calore in esso contenuto nel caso di una temperatura interna da 1000 a 800°C, sarebbero disponibili soltanto 200 x 0,2 x 420 = 16.800 Kcal. In realtà non è possibile neppure questo, perché la muratura non rilascia il calore accumulato tanto rapidamente quanto la temperatura si abbassa»985. Nel forno Topf a 3 muffole, il peso della muratura refrattaria di una muffola era di circa (0,13 x 4 x 2.000 =) 1.000 kg. Per compensare la perdita di calore causato dalla vaporizzazione dell'acqua dei cadaveri ogni muffola avrebbe dovuto cedere 119.400 Kcal, corrispondenti a una diminuzione della temperatura media della muratura refrattaria di ogni muffola di (119.400/0,2 x 1.000 =) circa 600°C. Per ripristinare le condizioni termotecniche della cremazione di un singolo cadavere, in termini di tempo, sarebbe stata necessaria circa un'ora e mezza: 3.320 x 70 ---------- = ~ 1.290 Kcal986, apporto di calore effettivo ad ogni 3 x 60 muffola in un minuto 119.400 : 1.290 = ~ 92 minuti 983 Paul Schläpfer, Betrachtungen über den Betrieb von Einäscherungsöfen, in: “Schweiz. Verein von Gas- und Wasserfachmännern Monatsbulletin, XVIII. Jg., Nr. 7, 1938 984 Idem, p. 153. Vedi documento 47 985 Bau und Betrieb von Krematorien. 1. Neue Wege und Ziele. Von ingeniör [sic] H. Kori, Berlin, in: “Die Wärmewirtschaft”, n. 8, 1924, p. 117. 986 3.320 (Kcal/min): rendimento del coke; 70 (kg): consumo orario di coke nei due gasogeni (70 kg); 3: numero delle muffole; 60: minuti.   MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt — 191 — Qui ho schematizzato il processo di vaporizzazione, che nella realtà è più complesso, perché vi intervengono altri fattori termotecnici collaterali; ma questi fattori valgono allo stesso modo sia per una singola cremazione sia per una ipotetica cremazione multipla, perciò l'enorme differenza tra l'ordine di grandezza termotecnica dell'una e dell'altra che risulta dai calcoli resta perfettamente valida e dimostra che in mezz'ora non soltanto non era possibile la cremazione di 4 cadaveri, ma neppure la vaporizzazione dell'acqua in essi contenuta. 9.2.6. L'apertura delle porte delle muffole Tauber afferma che «dopo ogni carico l'SS Kommandoführer controllava se i forni erano ben caricati. Noi dovevamo aprirgli gli sportelli di ogni muffola e in quell'occasione vedevamo ciò che vi accadeva dentro»987. Poiché, di norma, in un forno si effettuavano due carichi all'ora e i cadaveri venivano introdotti a due riprese in ogni muffola, in un'ora le porte delle muffole venivano aperte 4 volte. Tauber aggiunge che i cadaveri nella muffola venivano attizzati con un raschiatoio «per accelerare la combustione dei cadaveri»988, il che significa che le tre porte delle muffole di un forno venivano aperte almeno un'altra volta, in totale almeno 5 volte e in un'ora almeno 10 volte. In termini di tempo, anche se si assume la durata del caricamento addotta dai periti sovietici (2-3 minuti), ogni porta di un forno a 3 muffole sarebbe rimasta aperta per 4-6 minuti ogni mezz'ora. E se per le restanti 4 aperture (2 per il controllo della combustione e 2 per attizzare i resti dei cadaveri) consideriamo una durata minima di 30 secondi, il tempo totale sale a 6-8 minuti, ossia 12-16 minuti ogni ora! Ciò è termotecnicamente insensato, perché l'aria fredda avrebbe raffreddato enormemente il forno. Come rilevò l'ing. Keller, l'aria «è un termovettore molto piccolo e la temperatura scende in modo assai rilevante ad ogni minima sottrazione di calorie»989. Quanto questo fenomeno fosse importante, risulta dalla seguente osservazione dell'ing. Kessler: «Le crepe della muratura, che si formano in maggiore o minore misura nei forni crematori proprio a causa della loro sollecitazione continua, apportano nella camera di cremazione nella fase finale della cremazione, come è stato accertato negli esperimenti da noi eseguiti, una quantità d’aria, e precisamente di aria fredda, molto più grande di quella necessaria in questa fase per la combustione dei resti del cadavere. La conseguenza di ciò è naturalmente un inutile raffreddamento del forno (perdita di calore)»990. Se dunque l'aria che affluiva nella muffola da semplici crepe invisibili poteva raffreddare la muffola, è facile immaginare che cosa sarebbe accaduto aprendo tante volte e così a lungo le porte del forno. Proprio per evitare questo inconveniente, le porte del forno Topf a 3 muffole avevano, nella parte inferiore, un'apertura di entrata dell'aria di combustione chiusa da uno sportello di ghisa sollevabile di 10,8 x 12,6 cm con al centro un foro di ispezione rotondo di 45 mm di diametro munito di una piastra di ghisa rotonda di chiusura fissata allo sportello con perno. Per osservare il processo di cremazione, bastava spostare di lato la piastra e guardare attraverso l'apertura rotonda oppure sollevare lo sportello e guardare attraverso l'apertura rettangolare. 9.2.7. La combustibilità dei cadaveri Tauber asserisce: «I cadaveri delle donne bruciavano molto meglio e più rapidamente dei cadaveri degli uomini. Perciò, se un carico bruciava male, cercavamo il cadavere di una donna [e] lo caricavamo nel forno per accelerare il processo di combustione»991. 987 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 141. 988 Idem. 989 H. Keller, Mitteilungen über Versuche am Ofen des Krematoriums in Biel, op. cit., pp. 24-25. 990 R. Kessler, Rationelle Wärmewirtschaft in den Krematorien nach Massgabe der Versuche im Dessauer Krematorium, in: “Die Wärmewirtschaft”, 4. Jg., 1927, Heft 8, p. 136. 991 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 142.   MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt — 192 — È generalmente riconosciuto che le donne hanno un contenuto di grasso corporeo maggiore di quello degli uomini, perciò, almeno in teoria, dovrebbero essere più combustibili. Ma ciò che afferma Tauber è comunque insensato, perché anche i corpi delle donne sono costituiti all'incirca del 65% di acqua, perciò «se un carico bruciava male», introducendo un altro cadavere avrebbe bruciato peggio, perché la vaporizzazzione dell'acqua in esso contenuta avrebbe abbassato ulteriormente la temperatura della muffola. 9.2.8. L' “autcombustione” dei cadaveri Nella testimonianza polacca Tauber afferma che i cadaveri grassi bruciavano per autocombustione. Suddivido le sue dichiarazioni in paragrafi per confutarle ad una ad una: «[1] Durante la cremazione di questi cadaveri usavamo propriamente il coke soltanto per l'accensione del forno. I cadaveri grassi bruciavano da soli grazie alla combustione del grasso presente nel corpo. [2] Accadde anche che, quando mancava il coke per riscaldare i gasogeni, collocavamo nei cenerari, che si trovavano sotto le muffole, paglia e legna e appena il grasso dei cadaveri si incendiava, gli interi carichi992 bruciavano già di fuoco proprio»993. «[3] Nei primi carichi, quando i forni erano riscaldati soltanto dai gasogeni, la cremazione si svolgeva più lentamente. Poi però, man mano che venivano cremati altri carichi, si riscaldavano al rosso grazie alla brace che si produceva nella cremazione dei cadaveri, sicché durante la cremazione di cadaveri grassi in genere i gasogeni venivano spenti». «[4] Dai cadaveri collocati nel forno così riscaldato al rosso, il grasso colava immediatamente nel cenerario, nel cenerario si incendiava e bruciava il cadavere»994. Prima affermazione: In via di principio, l'autocombustione di cadaveri, anche grassi, è un'assurdità fisica, già per il fatto che le sostanze combustibili del corpo sono per così dire immerse nell'acqua, che costituisce circa il 65%995 del suo peso. Ciò è confermato dal diagramma triangolare di Tanner, elaborato per la combustione dei rifiuti solidi urbani, che definisce il campo di autocombustione secondo i seguenti parametri: acqua: massimo 50% sostanze combustibili: minimo 25% sostanze incombustibili: massimo 60%. Una percentuale di acqua del 65% è dunque ben al di fuori del campo di autocombustione996. Fin dal 1925 era stato sperimentato che «se i gas combusti vengono esclusi dalla camera di cremazione chiudendo completamente la serranda, il forno si raffredda così rapidamente che al massimo dopo un’ora e mezza le parti del cadavere non bruciano più, ma si carbonizzano soltanto»997. L'“autocombustione” dei cadaveri era irrealizzabile perfino nel migliore forno crematorio civile tedesco degli anni Trenta e Quaranta998. Seconda affermazione: Qui Tauber prospetta il caso di un forno freddo («quando mancava il coke per riscaldare i gasogeni») in cui nella muffola venivano introdotti dei cadaveri, nel sottostante cenerario paglia e legna. 992 Tutti i cadaveri caricati nel forno. 993 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 133. 994 Idem, p. 142. 995 Questa percentuale si trova normalmente negli studi tecnici sulla cremazione degli anni Trenta, ad es.: W. Heepke, Die neuzeitlichen Leicheneinäscherungsöfen mit Koksfeuerung, deren Wärmebilanz und Brennstoffverbrauch, in: “Feuerungstechnik”, annata XXI, 1933, n. 9, p. 124. Le valutazioni più recenti menzionano una percentuale del 64% di acqua. Encyclopedia of Cremation. Edited by Douglas J. Davies with Lewis H. Mates.Ashgate, London, 2005, p. 134. 996 Manuale dell’ingegnere Nuovo Colombo. Hoepli, Milano 1990, p. E-734. 997 “Die Wärmewirtschaft”, n. 6, 1925, pp. 89-91: Bau und Betrieb von Krematorien. Vedi pure: n. 6, 1926, p. 96: Zur Frage der Krematorienbeheizung in Preussen. Von der Arbeitsgemeinschaft für Brennstoffersparnis, e.V., Berlin. 998 Vedi capitolo 11.6.   MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt — 193 — Premetto che il cenerario era una camera larga circa 35 cm e alta circa 45 chiusa da uno sportello di ghisa di cm 28 x 35. In questa camera dunque si collocava legna (evidentemente legna minuta in fascine) e paglia, si dava fuoco alla paglia e, appena il fuoco si appiccava alle fascine, il grasso dei cadaveri (cioè i soliti 4-5 cadaveri per muffola) colava nel cenerario, si incendiava e i 4-5 cadaveri di ogni muffola bruciavano «di fuoco proprio». Questa affermazione è ancora più assurda della precedente: se è impossibile l'autocombustione di 4-5 cadaveri in un forno riscaldato a 800°C, l'autocombustione in un forno freddo è - se così si può dire - ancora più impossibile. Nella descrizione di Tauber la legna collocata nel cenerario (poche decine di kg999) non serviva neppure ad eseguire la cremazione, come in un rogo, ma semplicemente a sciogliere il grasso dei cadaveri, dopo di che la cremazione avveniva per autocombustione. Terza affermazione: Tauber afferma che «durante la cremazione di cadaveri grassi in genere i gasogeni venivano spenti». Oltre alle assurdità segnalate sopra, questa affermazione è termotecnicamente insensata e contraria alla prassi della conduzione dei forni crematori. In nessun forno il gasogeno veniva mai temporaneamente spento, neppure nei momenti in cui il calore da esso prodotto era superfluo. Al riguardo l'ing. R. Kessler rileva: «Mentre col riscaldo con gas il fabbisogno di calore può essere regolato esattamente, col riscaldo con coke e con bricchetta il calore viene prodotto anche in momenti in cui esso non è necessario, perché si può sì rallentare la combustione nel gasogeno, ma non la si può interrompere completamente, perché altrimenti la brace si spegnerebbe»1000. Ed è chiaro che lo spegnimento della brace ardente nel focolare del gasogeno, oltre ai problemi termotecnici esposti sopra, avrebbe comportato anche una inutile perdita di tempo per la riaccensione del coke per la cremazione di cadaveri magri, una perdita di tempo inconciliabile con i ritmi di cremazione forsennati addotti da Tauber. Quarta affermazione: Tauber spiega in che modo avvenisse la presunta autocombustione dei cadaveri in un forno riscaldato. Si tratta dunque dell'assurdità già rilevata a proposito del primo paragrafo. È certamente vero che il grasso che si scioglieva dal cadavere si incendiava e bruciava, ma non poteva certo bruciare il cadavere. Ciò che qui importa rilevare è che il dato tecnico e sperimentale della combustione immediata del grasso contraddice e demolisce in modo radicale la descrizione di Tauber delle “fosse di cremazione”1001. 9.2.9. Le braci dei cadaveri Nella citazione riportata nel punto precedente, paragrafo 3, Tauber afferma che «man mano che venivano cremati altri carichi, [i forni] si riscaldavano al rosso grazie alla brace (#arem) che si produceva nella cremazione dei cadaveri». Al riguardo Tauber aggiunge: «Il processo di cremazione è accelerato dalla combustione del grasso umano, che produce brace supplementare»1002. In realtà le muffole si riscaldavano grazie ai prodotti della combustione dei gasogeni e ai gas e alle fiamme che si sviluppavano dai cadaveri. Le braci erano non soltanto molto esigue, ma si consumavano nel cenerario, al di sotto della muffola, sicché il loro apporto di calore alla muffola era insignificante. Che poi il grasso - che si scioglie, si gasifica e brucia - produca braci è un'assurdità lapalissiana: è come dire che la combustione della benzina produce braci. 999 La legna minuta stagionata in fascine pesa 100-120 kg al metro cubo [a]. Perciò nei circa 0,3 metri cubi di un cenerario si potevano collocare (120 x 0,3 =) 36 kg di fascine. [a] G. Colombo, Manuale dell'ingegnere civile e industriale. Ulrico Hoepli , Milano, 1926, p. 63. 1000R. Kessler, Rationelle Wärmewirtschaft in den Krematorien nach Massgabe der Versuche im Dessauer Krematorium, in: “Die Wärmewirtschaft”, 4. Jg., 1927, Heft 8, p. 159. 1001 Vedi capitolo 9.2.13. 1002 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 125.   MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt — 194 — 9.2.10. I camini fiammeggianti Tauber dichiara: «Ma ci furono anche casi in cui caricammo nella muffola un numero maggiore di cadaveri. Vi trovavano posto anche otto musulmani. Bruciavamo questi carichi più grandi durante gli allarmi aerei all'insaputa del capo del crematorio: lo facevamo affinché dal camino uscisse un fuoco più grande e gli aviatori lo scorgessero»1003. Questo racconto è doppiamente assurdo. Anzitutto perché, come ho documentato altrove1004, l'uscita di fiamme dai camini dei crematori di Birkenau in funzione delle cremazioni era tecnicamente impossibile. Al riguardo ho eseguito degli esperimenti che riassumo brevemente. In un forno campale di mia costruzione con camera di combustione di circa 0,05 m3, incluso un camino alto m 0,54 con sezione di m 0,27 x 0,27, ho messo una vaschetta di alluminio con 200 grammi di strutto (grasso di maiale) su una griglia posta al di sopra del focolare e ho acceso il fuoco. Dopo pochi minuti il grasso bollente si è incendiato e dal camino sono uscite fiamme alte fino a 70 cm dalla sua bocca. La combustione del grasso è durata 3 minuti, di cui circa 2 minuti e 45 secondi di combustione intensa. Indi ho smantellato il camino e ho posto sul forno una canna fumaria ordinaria di m 2,10 con sezione di m 0,40 x 0,20, ottenendo un volume complessivo della camera di combustione di circa 0,2 m3. Sulla griglia ho posto una vaschetta di alluminio con 300 grammi di strutto e ho acceso il fuoco. Il grasso si è incendiato rapidamente anche in questo caso, ma dal camino non sono uscite né fiamme né lingue di fuoco isolate. La combustione del grasso è durata 3 minuti e 45 secondi, di cui circa 3 minuti e 30 secondi di combustione intensa. Trattandosi di fenomeni chimico-fisici, i risultati di questi esperimenti si possono applicare con una proporzione aritmetica ai camini dei crematori di Birkenau. Riferisco i risultati relativi ai crematori II/III. Volume del condotto del fumo più breve (inclusa la canna fumaria): 0,46 x 24 = 11,04 m3 = ~ 11 m3. Camere di combustione: 1,5 m3 x 3 = 4,5 m3. Volume totale : (11 + 4,5) = 15,5 m3. Dal secondo esperimento, che stabilisce il limite di non verificabilità del fenomeno del camino fiammeggiante, risulta: 0,3 kg di grasso per 0,2 m3 per 4 minuti = (0,3 x 60) : 4 = 4,5 kg per 0,2 m3 per ora = (4,5 x 1) : 0,2 = 22,5 kg per 1 m3 per ora = 22,5 x 15,5 = ~ 350 kg di grasso per ora.   Perciò bruciando circa 350 kg di grasso all’ora nelle tre muffole del forno suddetto non si sarebbero prodotte fiamme alla bocca del camino. Qui si parla però di grasso puro.I 350 kg di grasso summenzionati corrispondono perciò al contenuto di grasso di circa 42 cadaveri normali di 70 kg, ma solo teoricamente, perché ovviamente nei cadaveri il grasso si trova distribuito in tutto il corpo, è imbibito di acqua e non può bruciare tutto immediatamente come negli esperimenti summenzionati. Nonostante ciò, il fenomeno del camino fiammeggiante non si sarebbe verificato neppure cremando contemporaneamente (se fosse stato possibile) 13-14 cadaveri per muffola. Da ciò che si è detto risulta chiaro che, almeno in teoria, il fenomeno del camino fiammeggiante sarebbe stato strettamente legato al contenuto di grasso dei cadaveri, ma, come è ovvio e come afferma Tauber stesso, i cadaveri dei “musulmani” erano «emaciati e privi di grasso»1005. È dunque doppiamente assurdo che la cremazione di otto cadaveri scheletrici potesse produrre il fenomeno del camino fiammeggiante. 9.2.11. Le cremazioni di prova Tauber descrive dettagliatamente le cremazioni di prova nel crematorio II: 1003 Idem, p. 134. 1004 Flammen und Rauch aus Krematoriumskaminen, in: “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”, annata 7, n. 3 & 4, dicembre 2003, pp. 386-391. 1005 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 133.   MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt — 195 — «Il 4 marzo [1943] fummo incaricati di accendere i gasogeni. Li tenemmo accesi dal mattino fino alle 4 del pomeriggio». «Portammo [su] questi cadaveri attraverso l'ascensore e la porta che conduceva alla sala di riscaldo e li collocammo due o tre alla volta su un carrello simile a quello che ho descritto parlando del crematorio n.1 e li caricammo nelle singole muffole. Dopo l'introduzione di tutta la scorta di cadaveri in tutte le muffole di tutti i forni, i membri della commissione, orologi alla mano, osservarono il processo di cremazione dei cadaveri, aprirono gli sportelli, guardarono gli orologi, discussero tra di loro e si meravigliarono che la cremazione durasse [così] a lungo. Poiché i forni, sebbene fossero accesi dal mattino, in quanto completamente nuovi, non si erano ancora riscaldati adeguatamente, la cremazione di questo carico durò 40 minuti». «Per i 10 giorni seguenti andammo ogni giorno sotto scorta delle SS al crematorio e accendemmo i gasogeni. In questi 10 giorni non arrivò alcun trasporto, non cremammo cadaveri, ma mantenemmo accesi i gasogeni soltanto per riscaldare i forni»1006. Questa descrizione è una sequela di assurdità tecniche. Anzitutto, come ho già spiegato, la cremazione contemporanea di 2 o 3 cadaveri in una muffola, se fosse riuscita, non sarebbe durata 40 minuti ma più di due-tre ore. La spiegazione di questa «lunga» durata, il fatto che i forni «non si erano ancora riscaldati adeguatamente» perché erano «completamente nuovi» è tecnicamente insensata e storicamente falsa. Il riscaldo dei forni, secondo Tauber, durò almeno 8 ore. Il regime di griglia dei due focolari del forno a 3 muffole era di 35 kg/ora di coke, complessivamente 70 kg/h. Il peso della muratura refrattaria di questo forno (inclusi i gasogeni e i cenerari) era di circa 13.000 kg. Assumendo un potere calorifico del coke di 6.470 Kcal/kg, un rendimento del forno del 50% e una temperatura dell'aria nella sala forni di 20°C, il riscaldo di tutta la muratura refrattaria del forno a 800°C avrebbe richiesto 0,21 x 13.000 (800 - 20) --------------------------------------------- = 658 kg di coke, 6470 x 0,5 e (658 : 70 =) circa 9 ore e mezza. Viceversa, in 8 ore di riscaldo si sarebbe riscaldata a 800°C una massa refrattaria di 6470 x 0,5 x 560 ---------------- = 11.060 kg. 0,21 (800 - 20) Poiché lo spessore medio della muratura refrattaria era di 12 cm, essa si sarebbe riscaldata a 800°C mediamente fino a una profondità di [(11.060 : 13.000)] x 12 = circa 10 cm. Pur essendo teoricamente corretto, questo calcolo non tiene conto del fatto che, nella muratura refrattaria, il calore non si propaga in modo lineare1007, ma in modo decrescente, come è mostrato in un diagramma pubblicato da Schläpfer realizzato sulla base di dati sperimentali1008. La struttura della parete considerata (15 cm di mattoni refrattari, 7,5 cm di mattoni isolanti e 21 cm di mattoni ordinari) è abbastanza simile a quella del forno Topf a 2 muffole (15 cm di mattoni refrattari, 7 cm di mattoni isolanti, 20 cm di mattoni ordinari). Il diagramma mostra la diffusione del calore all'interno della suddetta parete esposta ad una temperatura costante di 600°C. Già dopo un'ora di riscaldo la superficie riscaldata raggiunge la temperatura di 600°C, ma solo fino a una profondità di pochi millimetri; a 5 cm di profondità la temperatura è di circa 230°C, a 10 cm di circa 50°C e a 15 cm la temperatura supera di poco i 20°C. Quando la parete raggiunge l'equilibrio termico, la superficie della muratura refrattaria si trova a 600°C, la superficie opposta, quella a contatto con la muratura isolante, ha una temperatura di circa 510°C. Ovviamente le cremazioni venivano eseguite non appena la temperatura della muffola raggiungeva gli 800°C, come prescrivono anche le istruzioni di servizio del forno a 2 e 3 muffole1009. Nel forno a 3 muffole, dotato di 2 gasogeni, per raggiungere questa temperatura era sufficiente circa un'ora; i forni crematori civili, che avevano una muratura refrattaria che pesava come quella di un forno Topf a 3 muffole ma erano dotati di un solo gasogeno, richiedevano circa due ore. Nell'esperimento di cremazione eseguito dall'ing. Kessler il 5 gennaio 1927, il riscaldo del forno freddo fino all'introduzione del primo cadavere (785°C) richiese 2 ore e 12 minuti. 1006 Idem, pp. 134-135. 1007 In particolare, si riscaldavano anzitutto i due gasogeni, che pesavano 4.000 kg , poi le tre muffole, che pesavano 9.000 kg. 1008 Vedi documento 47. 48 1009 Vedi capitolo 9.2.2.   MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt — 196 — Concludendo, pretendere che, dopo 8 ore di riscaldo, i forni a 3 muffole del crematorio II di Birkenau non si fossero ancora riscaldati adeguatamente, è tecnicamente insensato. A questa assurdità è logicamente collegata l'altra assurdità del riscaldo dei forni per 10 giorni consecutivi: così facendo, assumendo un turno di lavoro di 12 ore al giorno, le SS avrebbero soltanto buttato via (12 x 70 x 5 x 10 =) 42.000 kg di coke! Nella testimonianza sovietica Tauber precisa che in questi 10 giorni furono essiccati i forni: «Fino al 15 marzo 1943 riscaldammo i forni, o meglio li essiccammo [prosu#ivali]»1010. E ciò è a sua volta in correlazione col fatto che i forni erano «completamente nuovi», ossia ancora da essiccare. In realtà i forni del crematorio II erano già stati essiccati. Il 29 gennaio Prüfer ispezionò i cantieri dei crematori e redasse un rapporto sullo stato dei lavori. Egli scrisse che i 5 forni a 3 muffole del crematorio II erano in corso di essiccamento («werden z. Zt. trockengeheizt»). Secondo il rapporto di Kirschnek del 29 marzo 1943, il crematorio II entrò in funzione il 20 febbraio 1943 («zum 20.2.43 in Betrieb genommen»)1011, perciò in tale data l'essiccamento era terminato. L'essiccamento di un forno crematorio veniva eseguito gradualmente, accendendo nel focolare prima un fuoco molto tenue di trucioli, poi di legna sottile, di legna più grossa e di legna frammista a coke. In caso di riscaldo rapido e intenso del forno, si sarebbero formate grandi quantità di vapore acqueo la cui pressione avrebbe prodotto fratture e crepe nella muratura refrattaria, danneggiandola gravemente1012. Ovviamente gli ingegneri della Topf, che - a dire di Tauber - erano presenti al collaudo, non avrebbero mai permesso di riscaldare forni non essiccati. Inoltre essi, come ho già spiegato sopra, non avrebbero neppure aperto gli «sportelli». ossia le porte delle muffole, per guardare come procedeva la combustione. 9.2.12. Il sacco “refrattario” Tauber racconta il seguente episodio: «La testa di Tomiczek era chiusa in un sacco, ma noi lo riconoscemmo ugualmente, perché la sua robusta corporatura si distingueva. Kwakernak ci sorvegliò finché il cadavere di Tomiczek non fu introdotto nel forno, poi se ne andò subito. Noi [allora] aprimmo la porta del forno, estraemmo il cadavere, aprimmo il sacco e dal volto riconoscemmo senza alcuna incertezza Tomiczek»1013. La temperatura di esercizio dei forni di Auschwitz-Birkenau era di 800°C. A questa temperatura nei forni civili la bara si incendiava già durante l'introduzione nella muffola. Ma il sacco di Tauber rimase perfettamente intatto, al punto da dover essere aperto, dopo l'estrazione dalla muffola, per accertare a chi appartenesse la testa che vi era dentro. Si trattava evidentemente di un sacco...refrattario! 9.2.13. Le “fosse di cremazione” Rilevo anzitutto che Tauber fornisce dati contraddittori sul numero di queste presunte fosse. Nella testimonianza sovietica egli afferma che «per lo sterminio erano in funzione 4 crematori e 4 grossi roghi»1014; in quella polacca invece dichiara che nel maggio 1944 nel cortile del crematorio V furono scavate 5 fosse, inoltre «fu rimesso in funzione il Bunker n. 2 e le sue fosse»1015, dunque almeno 2. Perciò le “fosse di cremazione” erano nello stesso tempo 4 e almeno 7. Nella testiminianza sovietica Tauber afferma: «[1]I roghi per cremare i cadaveri erano sistemati in fosse, sul fondo delle quali, per tutta la lunghezza dello scavo, c'era un canale per l'accesso dell'aria. [2] Da questo canale c'era una diramazione verso una buca di m 2 x 2 x 4 di profondità. [3] Durante la cremazione dei cadaveri sui roghi il grasso colava in questa buca: [4] con questo grasso si irroravano i cadaveri sui roghi affinché bruciassero meglio. 1010 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 4. 1011 Tätigkeitsbericht des SS-Ustuf. (F) Kirschnek, - Bauleiter für das Schutzhaftlager und für landwirtschaftliche Bauvorhaben. Zeit 1. Januar 1943 bis 31. März 1943 redatto il 29 marzo 1943. RGVA, 502-1-26, p. 61. 1012 E. Beutinger, Handbuch der Feuerbestattung. Carl Scholtze Verlag, Lipsia, 1911, p. 127. 1013 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 128. 1014 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 6. 1015 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 149.   MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt — 197 — [5] Dapprima nella fossa si metteva della legna, poi 400 cadaveri alternati a rami, venivano cosparsi di benzina e si appiccava il fuoco. Indi vi si gettavano i restanti cadaveri [provenienti] dalle camere a gas, di tanto in tanto vi si versava il grasso dei cadaveri»1016. Prima affermazione: Il presunto «canale per l'accesso dell'aria» non era un condotto chiuso, ma un semplice canale aperto scavato sul fondo della fossa; da esso partiva infatti il canale di raccolta del grasso umano. Ma sul fondo della fossa veniva disposto uno strato di legname (con sopra uno strato di cadaveri) che, una volta incendiato, avrebbe riempito con le sue braci e le sue ceneri il «canale per l'accesso dell'aria», che è dunque una semplice finzione letteraria. Seconda affermazione: Il sistema di scorrimento e di raccolta del grasso liquido, supponendo pareti lisce e impermeabili, richiederebbe piani inclinati verso il centro della fossa e verso la buca di raccolta che non vengono menzionati dal testimone. Senza contare che, all'epoca (primavera-estate 1944), nell'area del cortile del crematorio V la falda fratica si trovava a circa 1,2 metri dalla superficie1017, perciò la buca di raccolta del grasso, profonda 4 metri, e probabilmente anche la “fossa di cremazione”, sarebbe stata piena d'acqua. Terza affermazione: Tauber descrive un vero e proprio miracolo fisico. Il grasso umano ha un punto di infiammabilità1018 di 184°C1019, la temperatura di accensione1020 del legno stagionato di una bara oscilla tra i 325 e i 350°C. Naturalmente la temperatura di combustione è ancora più alta. Nel caso specifico, se lo scopo deve essere la cremazione e non semplicemente la carbonizzazione di un cadavere, la temperatura deve raggiungere almeno i 600°C. Dunque il grasso dei cadaveri si scioglieva, attraversava uno strato di legna in fiamme tra i 350 e i 600°C, colava nell'apposito «canale per l'accesso dell'aria» pieno di carboni ardenti, si immetteva nel canale di raccolta parimenti pieno di carboni ardenti e si raccoglieva nell'apposita buca: e senza minimamente incendiarsi durante il lungo percorso!1021 Come ho accennato sopra (vedi paragrafo 9.2.8.), questo miracolo fisico è inoltre in aperta contraddizione con la descrizione di Tauber dell' “autocombustione” dei cadaveri: «Dai cadaveri collocati nel forno così riscaldato al rosso, il grasso colava immediatamente nel cenerario, nel cenerario si incendiava e bruciava il cadavere». Dunque nel forno crematorio il grasso bruciava, nelle “fosse di cremazione” invece scorreva allo stato liquido fino alla buca di raccolta1022. Le conclusioni teoriche esposte sopra sono state pienamente confermate da una serie di esperimenti di combustione di grasso animale che ho eseguito in un forno campale di mia costruzione, corredandole di fotografie, proprio per verificarle sperimentalmente1023. Nel primo esperimento ho collocato una vaschetta di alluminio con 500 grammi di strutto su una griglia posta 25 cm sopra il focolare (una robusta rete metallica), nel secondo, con 250 grammi 25 cm sotto il focolare e nel terzo una vaschetta con 250 grammi di strutto 28 cm sotto il focolare, costituito da una rete metallica con maglie più larghe. In tutti e tre i casi il grasso si è sciolto e si è incendiato e ha bruciato facilmente. Riporto le conclusioni degli esperimenti: «Gli esperimenti eseguiti hanno confermato che il grasso animale, esposto alle temperature raggiungibili dalla combustione della legna, brucia con facilità. L’esperimento 3 dimostra che il grasso animale, a contatto con le braci ardenti, brucia. Di conseguenza, in una fossa di cremazione, il grasso umano discioltosi dai cadaveri, 1016 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 11. 1017 C. Mattogno,“Cremation Pits” and Ground Water Levels at Birkenau, in: “The Revisionist”,vol. 1, n. 1, febbraio 2003, pp. 13-16; C. Mattogno, Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., cap. 6.3., “The Groundwater Level at Birkenau”, pp. 33-34. 1018 La temperatura alla quale un combustibile liquido emette vapori infiammabili. 1019 J.H.Perry, Chemichal Engineer's Hanbook. Wilmington, Delaware, 1949, p. 1586. 1020 La temperatura minima alla quale un combustibile solido inizia a bruciare spontaneamente senza apporto di calore esterno. 1021 La presunta “fossa di cremazione” con 400 cadaveri doveva avere una superficie minima di circa 320 metri quadrati. Vedi sotto. 1022 Poco importa che il forno fosse "riscaldato al rosso", perché in entrambi i casi la temperatura era molto abbondantemente al di sopra del punto di infiammabilità del grasso. 1023 Verbrennungsexperimente mit Tierfleisch und Tierfett. Zur Frage der Grubenverbrennungen in den angeblichen Vernichtungskagern des 3. Reiches, in: "Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung", 7. Jg., Heft 2, Juli 2003, pp. 185-194.    MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt — 198 — colando attraverso il legname ardente e giungendo eventualmente allo strato di braci del fondo della fossa, brucerebbe senza possibilità di scorrere sul letto di braci fino all’apposito pozzo di raccolta. Ciò è stato ulteriormente confermato dall’esperimento di incenerimento in una fornace aperta descritto sopra, durante il quale il grasso colato dalla carne nella vaschetta del cenerario si è infiammato immediatamente ed è bruciato. L’esperimento 2 dimostra che l’eventuale grasso liquido colato ipoteticamente sotto alle braci negli appositi canali di scolo brucerebbe per irraggiamento del calore delle braci e per contatto con esse. L’esperimento 1 dimostra che il grasso umano ipoteticamente colato nel pozzo di raccolta, a causa del calore irraggiato dal fuoco, brucerebbe con fiamme vivissime ed alte, rendendo impossibile non solo recuperare il grasso, ma anche avvicinarsi al bordo della fossa». Quarta affermazione: Il grasso umano liquido veniva gettato sui cadaveri «affinché bruciassero meglio». Come veniva raccolto il grasso liquido dalla buca-serbatoio? Sicuramente con secchi di zinco fissati ad aste terminanti con un uncino, come racconta il testimone Filip Müller, che ha successivamente sviluppato questo tema letterario1024. Ma come veniva poi gettato sui cadaveri? Ricostruiamo lo scenario: un rogo ardente di almeno 320 metri quadrati1025 che brucia a una temperatura di almeno 600°C gradi centigradi; irraggiamento ai lati della fossa di varie centinaia di gradi. Se dunque Tauber e Müller avessero lanciato la loro secchiata di grasso bollente da distanza di sicurezza, il grasso non sarebbe neppure caduto nella fossa; se invece si fossero avventurati sul bordo della fossa, si sarebbe verificata una vera “auto-combustione”, cioè i nostri testimoni si sarebbero bruciati vivi. Dal punto di vista termotecnico, il gettare una secchiata di grasso bollente su una fossa ardente di quelle dimensioni non avrebbe portato alcun beneficio, perché il grasso, a causa del suo basso punto di infiammabilità, si sarebbe incendiato immediatamente sulla superficie ardente senza penetrare in profondità. In una fossa di cremazione (munita di efficiente sistema di apporto dell'aria di combustione dal basso, ad esempio mediante tubazioni collegate ad un soffiante) bisognerebbe invece sfruttare il grasso dei cadaveri all'interno della fossa stessa, in modo che le fiamme che si sviluppano da esso investano i cadaveri dal basso verso l'alto. E, se mai potesse verificarsi il miracolo dello scorrimento del grasso liquido sul fondo della fossa, bisognerebbe evitare appunto che scorresse al di fuori della fossa di cremazione, perché in tal modo la massima parte del suo potere calorifico andrebbe inutilmente perduta. Esattamente il contrario di ciò che racconta Tauber. Quinta affermazione: Come si poteva lanciare nella fossa ardente summenzionata un cadavere? È chiaro che ciò sarebbe stato ancora più difficile che lanciarvi una secchiata di grasso. 9.2.14. Le “fosse di cremazione” e le fotografie aeree di Birkenau Secondo Tauber, come ho rilevato nel paragrafo precedente, a Birkenau esistettero da 4 a 7 “fosse di cremazione” con superficie minima di 320 m2 ciascuna. Nella testimonianza polacca egli afferma che 5 fosse di questo tipo furono scavate nel maggio 1944 nel cortile del crematorio V, sicché lì doveva esserci una superficie ardente di 1.600 m2. In realtà, come ho già spiegato nel capitolo 8.8.5., dal maggio all'agosto 1944 nell'area summenzionata ci fu un solo sito fumante (e non 5) con una superficie di circa 50 metri quadrati (e non di 1.600)1026, nell'area del cosiddetto “Bunker 2” non ci fu invece nessun sito fumante. Dunque le dichiarazioni di Tauber, al pari di quelle di tutti gli altri testimoni che hanno parlato di “fosse di cremazione”, sono clamorosamente smentite dalle fotografie aeree dell'epoca. Tauber afferma inoltre che per portare i cadaveri alle fosse dalle camere a gas del crematorio V fu costruita una ferrovia campale per dei carrelli, i quali però non furono usati perché «le SS li consideravano scomodi e i detenuti del Sonderkommando trascinavano i cadaveri dei gasati dalle camere a gas direttamente alle fosse»1027. Di questa ferrovia nelle fotografie aeree di Birkenau del 1944 non esiste traccia. Oltre che falsa, una tale affermazione è anche insensata: le SS avrebbero considerato «scomodo» trasporatre velocemente e senza fatica un certo numero di cadaveri su un 1024 F. Müller, Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz, op. cit., pp. 219-220. 1025 Müller parla di fosse lunghe 40-50 metri larghe 8 metri, dunque di 320-400 m2. Idem, p. 207. 1026 C. Mattogno, Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., pp. 58-59. 1027 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 149.   MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt — 199 — carrello e invece avrebbero ritenuto «comodo» far trascinare per terra un singolo cadavere da un singolo detenuto per almeno una ventina di metri! 9.3. LE GASAZIONI 9.3.1. La prima gasazione omicida nel crematorio II Nella testimonianza sovietica Tauber dichiara che la prima gasazione nel crematorio II avvenne il 15 marzo 1943 e riguardò un trasporto di 4.000 Ebrei del ghetto di Cracovia: «Fino al 15 marzo riscaldammo i forni, o meglio li essiccammo. Dal 15 marzo 1943 iniziarono ad apparire trasporti di persone - interi convogli - [e i Tedeschi] cominciarono a portarli in massima parte al crematorio, a gasarli e a cremarli. Il primo trasporto che arrivò al crematorio conteneva 4.000 persone, inviate dal ghetto della città di Cracovia. Esse furono tutte gasate nello stesso momento e cremate»1028. Il “Kalendarium” di Danuta Czech parla invece di 1.492 vittime, presuntamente gasate il 14 marzo1029. Tauber dichiara inoltre che le vittime, nella camera a gas, erano quasi sedute e che «dalla disposizione dei corpi si poteva vedere che le persone erano fuggite da queste colonne e avevano voluto raggiungere la porta»1030. La presunta camera a gas omicida misurava m 30 x 7, dunque aveva una superficie di 210 m2, tralasciando la superficie occupata dalle sette colonne di sostegno (di m 0,40 x 0,40) e quella dei presunti quattro congegni di introduzione dello Zyklon B (secondo il testimone M. Kula, di m 0,7 x 0,7). La densità delle vittime nella camera a gas era dunque di (4.000 : 210 =) 19 persone per metro quadrato; anche se si assume la cifra di Danuta Czech (ma non di Tauber) la densità sarebbe sempre di 7 persone per metro quadrato, tale da non permettere una «fuga» verso la porta. Tauber aggiunge: «Dopo che le persone erano state spinte nella camera a gas e vi erano state rinchiuse, e prima di versare lo “Cyklon”, si estraeva l'aria dalla camera, infatti la ventilazione della camera si prestava a questo scopo»1031. Un'altra affermazione tecnicamente insensata. La ventilazione della presunta camera a gas era basata sul sistema di aerazione-disaerazione: un soffiante estraeva l'aria viziata dal locale mentre nello stesso tempo un altro soffiante identico vi faceva affluire aria fresca dall'esterno. Tauber dice inoltre che il sistema di ventilazione veniva azionato «dopo l'apertura della porta della camera»1032 a gas, ma anche ciò è insensato, perché la ventilazione era concepita per essere realizzata con la porta chiusa. Nell'ipotesi di una gasazione omicida, a causa della sovrapressione del locale («nella camera faceva molto caldo»)1033, all'apertura della porta la miscela gasosa tossica si sarebbe diffusa nel seminterrato del crematorio. Tauber dichiara anche che nella presunta camera a gas «regnava un tanfo tale che non vi si poteva resistere»1034, dunque vi era entrato senza maschera antigas, ma subito si contraddice dicendo che gli addetti all'evacuazione dei cadaveri dalla camera a gas indossavano la maschera antigas e che egli non partecipò all'evacuazione dei cadaveri della prima gasazione: «Tuttavia non portammo via dalla camera a gas i cadaveri di questo primo trasporto della metà di marzo del 1943...»1035. 9.3.2. La baracca-spogliatoio In relazione alla prima gasazione, Tauber afferma: 1028 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 4. 1029 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 440. 1030 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 136. 1031 Idem, pp. 136-137. 1032 Idem, p. 137. 1033 Idem, p. 136. 1034 Idem. 1035 Idem, p. 137. Parte 9 Parte 9

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 mattogno,belzec.jpg«Queste persone furono spinte nella baracca che era allora situata perpendicolarmente all'edificio del crematorio, dalla parte dell'ingresso al cortile del crematorio n. II. Le persone entrarono in questa baracca attraverso una porta che si trovava dalla parte dell'ingresso e scesero giù per la scala che era a destra della “Müllverbrennung”. Questa baracca serviva allora come spogliatoio. Però fu usata solo per circa una settimana e poi fu smontata»1036.

 Come ho dimostrato nel capitolo 2.3.3., questa baracca, che fu installata entro il 15 febbraio 1943 come “Auskleideraum” su richiesta dell’SS-Standortarzt del 21 gennaio, non aveva alcuna relazione con le presunte gasazioni omicide, ma serviva per spogliare i cadaveri dei detenuti immatricolati morti al campo.

 Tauber del resto non spiega affatto perché la baracca in questione fu usata in quell'occasione come spogliatoio, né perché fu smontata dopo una settimana.

 Non solo, ma la sua descrizione non può essere frutto di osservazione diretta. Egli afferma infatti che appena cominciarono ad arrivare le vittime, «noi del Sonderkommando fummo rinchiusi nella stanza in cui - come ho spiegato nella descrizione del crematorio - alloggiavano i medici addetti alla dissezione»1037. Indi aggiunge:«Dopo circa due ore di permanenza nella stanza dei medici addetti alla dissezione, fummo fatti uscire e ci fu ordinato di andare nella camera a gas»1038. Dunque Tauber durante lo scarico e la svestizione delle presunte vittime rimase chiuso con gli altri detenuti in questo locale, che si trovava all'angolo sud-ovest del crematorio1039. Ma la baracca spogliatoio si trovava dalla parte opposta, davanti all'estremità est del crematorio. Perciò Tauber non poté vedere la scena che descrive.

 9.3.3. Le gasazioni successive nel crematorio II

 Tauber, a suo dire, rimase nel crematorio II soltanto dal 4 marzo alla metà di aprile del 1943. In queste sei settimane scarse l'attività del crematorio fu la seguente:

 «[1] Durante la cremazione dei cadaveri di quel primo trasporto alla metà di marzo del 1943 lavorammo senza interruzione per 48 ore, però non riuscimmo a cremare tutti i cadaveri, perché nel frattempo arrivò un trasporto greco che fu parimenti gasato. [...].

 [2] Lavorai al crematorio II fino alla metà di aprile. In questo tempo arrivarono trasporti greci, francesi, olandesi. Inoltre in questo tempo cremammo i cadaveri delle persone che erano andate al gas in conseguenza della selezione effettuata al campo. Lavoravamo in due turni, diurno e notturno. Non sono in grado di fornire la cifra dei gasati e cremati in questo periodo.

 [3] In media furono cremati 2.500 cadaveri al giorno»1040.

 Prima affermazione:

 Come abbiamo visto sopra, per il “Kalendarium” di Danuta Czech, nel corso della prima gasazione furono gasate 1.492 persone. Poiché, secondo Tauber, in media furono cremati 2.500 cadaveri al giorno, la cremazione dei corpi delle presunte vittime sarebbe durata meno di un giorno e precisamente:

 - circa 16 ore e mezza con un carico di 3 cadaveri per muffola in mezz'ora;

 - circa 12 ore e mezza con un carico di 4-5 cadaveri per muffola in circa 34 minuti;

 - circa 8 ore con un carico di 4-5 cadaveri per muffola in 20-25 minuti.

 Tauber pretende invece che il personale del crematorio, in 48 ore di lavoro ininterrotto, non riuscì a completare la cremazione delle vittime della prima gasazione, perché «nel frattempo» arrivò un trasporto di Ebrei greci che furono parimenti gasati e cremati. Ma ciò, secondo il “Kalendarium”, avvenne il 24 marzo, dieci giorno dopo.

 L' affermazione di Tauber è dunque falsa e contraddittoria.

 Seconda affermazione:

 Tra la metà di marzo e la metà di aprile «arrivarono trasporti greci, francesi, olandesi».

 1036 Idem, p. 136. 1037 Idem. 1038 Idem. 1039 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit.,, p. 491, pianta del crematorio II, locale n. 23. 1040 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, pp. 138-139.  — 201 —

 Ma secondo il “Kalendarium” in questo periodo non arrivò alcun trasporto dall'Olanda e dalla Francia1041. Nella testimonianza sovietica, con riferimento all'estate del 1944, Tauber aggiunge la ben nota menzogna propagandistica dello sterminio dei resistenti francesi1042.

 Terza affermazione:

 In circa un mese, dal 14-15 marzo alla metà di aprile, nel crematorio II furono gasati e cremati in media 2.500 Ebrei al giorno. Ciò corrisponde a un totale di circa 75.000 persone. Ma in questo periodo ad Auschwitz arrivarono soltanto 13 trasporti con circa 29.500 Ebrei in tutto, sicché il totale dei gasati sarebbe due volte e mezza il totale degli arrivati!

 Questa frenetica attività di sterminio, ma nel contempo qualunque attività di sterminio, è inoltre categoricamente smentita da un fatto importante che accadde proprio in questo periodo e al quale Tauber fa soltanto un velato riferimento.

 All'inizio della terza decade di marzo il crematorio II subì un serio danneggiamento. Il 24 e 25 marzo 1943 gli ingegneri della Topf Prüfer e Schultze, chiamati dalla Zentralbauleitung, si recarono ad Auschwitz per verificare l’entità dei danni: i tre impianti di tiraggio aspirato erano danneggiati irrimediabilmente e (come si scoprì all'inizio di aprile) erano crollate parti del rivestimento refrattario dei condotti del fumo e del camino1043.

 Schultze doveva verificare lo stato dei tre impianti di tiraggio aspirato (Saugzuganlagen) del crematorio II, mentre Prüfer doveva controllare l’efficienza del funzionamento dei cinque forni crematori a tre muffole senza questi impianti. Fu accertato che questi impianti erano irrimediabilmente danneggiati e il 16 aprile la ditta Topf si dichiarò pronta a ritirarli, accreditando a titolo di rimborso alla Zentralbauleiung 3.705 RM.

 Su tutta questa vicenda Tauber si limita a riferire quanto segue:

 «All'inizio intorno a questo camino c'erano tre motori elettrici per rafforzare il suo tiraggio. A causa del calore che regnava accanto e in prossimità del forno, questi motori si guastavano, ma una volta scoppiò perfino un incendio, perciò essi furono successivamente smontati e i condotti che portavano i gas combusti dai forni crematori furono collegati direttamente al camino»1044.

 I tre impianti di tiraggio aspirato furono smontati dall’installatore della Topf Messing tra il 17 e il 19 maggio1045; i lavori di smantellamento del rivestimento refrattario danneggiato cominciarono intorno al 24 maggio; il 1° giugno essi erano terminati, ma non fu possibile procedere alla ricostruzione per la mancanza del nuovo progetto del rivestimento del camino1046. I lavori di ricostruzione si svolsero tra la terza decade di giugno e la fine di agosto. Tutti questi lavori furono dunque eseguiti dopo che Tauber aveva lasciato il crematorio II (metà aprile): ma allora come poteva conoscere quei dettagli tecnici, dato che all'epoca si trovava nel crematorio IV?

 Poiché i due ingegneri della Topf si recarono urgentemente ad Auschwitz il 24 marzo in seguito a un telegramma, è evidente che il guasto si era verificato qualche giorno prima e che il crematorio aveva per precauzione sospeso la sua attività.

 La gasazione e la cremazione di 1.986 ebrei greci proprio il 24 marzo asserita dal “Kalendarium” di Danuta Czech è dunque del tutto infondata.

 Come ho già documentato nel capitolo 8.8.3., per stabilire le responsabilità del danno subìto dal camino, la Zentralbauleitung aprì un' inchiesta e convocò Koehler, il costruttore del camino, e Prüfer, che ne aveva redatto il progetto. Come risulta dal rapporto finale di Kirschnek del 13 settembre 1943, fu accertato che la causa principale del danneggiamento del camino era strettamente legata al «riscaldo solo di singoli forni», in quanto il primo progetto del camino non teneva conto della diversa dilatazione termica delle singole canne fumarie, mancanza cui fu rimediato soltanto nel nuovo progetto.

 Ciò è in aperto contrasto con la cremazione in massa dei presunti gasati affermata da Tauber, che avrebbe richiesto l'impiego continuativo di tutti i forni e che è dunque storicamente falsa.

1041 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., 1042 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 6. Vedi capitolo 16.6.2. 1043 Vedi capitolo 2.7.2. 1044 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 132. 1045 Topf, Arbeitszeit-Bescheinigung di Messing, 17-19 maggio 1943: “Nel crematorio II (BW 30) smontati i 3 impianti di tiraggio aspirato» (Im Krematorium II (Bauwerk 30) die 3 Stück Saugzuganlagen abmontiert). RGVA, 502-1-306, pp. 91-91a. 1046 Telegramma urgente (Dringendes Telegramm) di Bischoff alla Topf del 1° giugno 1943. APMO, BW 30/34, p. 30.   — 202 —

 La cifra media delle vittime di una gasazione è inoltre contraddittoria: 4.000 persone nella testimonianza sovietica, 3.000 in quella polacca1047 e 2.000 in quella resa alla Commissione storica ebraica1048.

 9.3.4. La porta della presunta camera a gas

 Tauber descrive così la porta della presunta camera a gas omicida del crematorio II:

 «In questa porta, all'altezza della testa di un uomo di media statura, c'era una finestrella rotonda vetrata. Dall'altra parte della porta, cioè dalla parte della camera a gas, questa finestrella era protetta da una grata di forma emisferica. Questa grata fu installata perché era accaduto che le persone che si trovavano nella camera a gas, prima di morire, avevano rotto il vetro della finestrella. Poiché neppure la grata lo impediva e incidenti simili accadevano nonostante la sua installazione, questa finestrella fu poi chiusa con lamiera o una tavola»1049.

 Alla fine della sua testimonianza polacca Tauber afferma che al Bauhof c'era, tra le altre cose, «una porta a tenuta di gas di una camera a gas»1050.

 Pressac ha pubblicato tre fotografie di questa porta1051, che presenta una spia protetta nella parte interna da una griglia metallica emisferica. Ciò è dunque in contraddizione con quanto affermato da Tauber, secondo il quale la spia doveva essere «chiusa con lamiera o una tavola».

 Per il resto rimando a ciò che ho rilevato nel capitolo 2.2.

 

9.3.5. I dispositivi di introduzione dello Zyklon B

 Su tale questione Tauber nella deposizione sovietica dichiara quanto segue:

 «Il gas Cyklon si diffondeva nella camera a gas attraverso colonne di rete metallica che formavano un canale quadrato con doppie pareti di rete»1052.

 Nella deposizione polacca il testimone fornisce una descrizione meno laconica dei presunti dispositivi:

 «A sinistra e a destra di questi pilastri c'erano quattro colonne. La parete esterna di queste colonne era costituita da una rete di filo di ferro spesso che andava fino al soffitto e all'esterno. Dietro questa parete c'era una rete a maglie più piccole e dentro di essa una terza [rete più] fitta. In questa terza rete si muoveva una scatola per mezzo della quale si estraeva coll'aiuto di un fil di ferro la polvere dalla quale il gas era già evaporato [...].

 «Al di sopra della camera a gas si ergevano come piccoli camini quattro aperture nelle quali si versava il gas. Queste aperture erano chiuse da coperchi di cemento con manici di legno a due mani»1053.

 Ho già trattato a fondo la questione nel capitolo 2.5. Qui aggiungo qualche considerazione supplementare.

 Rilevo anzitutto la contraddizione riguardo alla struttura delle colonne, costituite in pari tempoda due e da tre reti una all'interno dell'altra.

 Tauber dichiara che i coperchi dei presunti congegni di introduzione dello Zyklon B erano di

 «cemento con manici di legno». Premetto che l'uso di manici di legno in un coperchio più o meno simile a quello di un tombino di pozzetto di ispezione in calcestruzzo non è propriamente conforme alla normale consuetudine costruttiva, che richiederebbe manici di ferro. Come ho accennato nel capitolo 2.5.5., l'affermazione di Tauber relativa ai coperchi di cemento è in contrasto con ciò che asserisce van Pelt, ossia che i presunti coperchi erano di legno.

 1047 Idem, p. 127. 1048 Bunt in krematorium (Rivolta al crematorio), in: Dokumenty zbrodni i m#cze#stwa, op. cit., p. 90. 1049 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 129. 1050 Idem, p. 150. 1051 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 486. 1052 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 5. 1053 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 130.

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 Bisogna inoltre rilevare che, secondo Kula, il dispositivo di introduzione dello Zyklon B misurava cm 70 x 70 e attraversava il soffitto della presunta camera a gas omicida del crematorio II (e III) spuntando fuori. Se all'esterno esso era rivestito da un camino in muratura, questo doveva misurare cm 94 x 941054. Il calcestruzzo ha un peso specifico di 2,1-2,5. Assumiamo il valore medio di 2,3. Un coperchio di calcestruzzo, supposto uno spessore minimo di 5 cm, peserebbe perciò (0,94 x 0,94 x 0,05 x 2300 =) 101,6 kg. Ogni gasazione sarebbe dunque stata un'impresa erculea!

 9.3.6. Le docce “finte”

 Tauber afferma:

 «Sottolineo che all'inizio nello spogliatoio non c'erano panche né attaccapanni, e nella camera a gas [non c'erano] docce. Gli uni e le altre furono installati soltanto nell'autunno 1943 per camuffare lo spogliatoio e la camera a gas presentandoli come bagno e disinfezione. Queste docce erano fissate a pezzi di legno che erano stati inseriti a questo scopo nel soffitto di cemento della camera a gas. A queste docce non era collegata alcuna conduttura idrica, perciò da esse non uscì mai acqua»1055.

 Nel capitolo 4 ho dimostrato che il progetto di installazione di un vero impianto docce nel seminterrato dei crematori II e III faceva parte delle “Misure speciali per il miglioramento delle installazioni igieniche” di Auschwitz ordinate da Kammler all'inizio di maggio del 1943; esso dunque rientrava in un contesto igienico-sanitario, non in un contesto criminale.

 9.3.7. La suddivisione della presunta camera a gas del crematorio II

 Eccoci giunti alla dichiarazione non verificabile di Tauber che, a detta di van Pelt, i revisionisti utilizzerebbero «per confutare la validità dell'intera testimonianza di Tauber»:

 «Alla fine del 1943 la camera a gas fu divisa in due da una parete in muratura in modo che fosse adatta alla gasazione dei trasporti più piccoli. In questa parete c'era una porta simile a quella [che conduceva] dal corridoio all'intera camera. I trasporti più piccoli venivano gasati nella camera finale, [quella] situata più lontano dall'entrata dal corridoio»1056.

 Riporto anzitutto il commento di Pressac:

«Uno dei rari punti contestabili della deposizione. Sarebbe stato più logico gasare nella camera a gas più vicina all'entrata, perché la distanza per trasportare i cadaveri era minore e il sistema di ventilazione in fondo alla camera a gas doveva essere inefficiente in quanto progettato male»1057.

 Come riscontro esterno nella storiografia olocaustica viene a volte addotta la testimonianza del dott. Charles Sigismund Bendel1058, che confermerebbe la suddivisione summenzionata.

 È ben vero che sia Tauber sia Bendel affermano che nel crematorio II esistevano due camere a gas, ma Bendel pretendeva che esse misurassero metri 10 x 41059 e nello stesso tempo 10 x 51060, e fossero alte metri 1,60, mentre il locale dalla cui divisione sarebbero sorte queste due camere a gas misurava metri 30 x 7 ed era alto metri 2,41, dimensioni assolutamente inconciliabili con quelle addotte da Bendel e che non si possono spiegare con un banale errore di valutazione. D'altra parte Bendel menziona la presenza di due camere a gas nel crematorio II soltanto perché egli riteneva che ogni crematorio fosse dotato di due camere a gas:

 1054 Vedi al riguardo il mio articolo “The Elusive Holes of Death”, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., cap. 4, “Detailed Study of Crematorium II”, p. 372. 1055 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, pp. 130-131. 1056 Idem, p. 130. 1057J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation o the gas chambers, op. cit., p. 484. 1058 Su questo testimone vedi il cap. 16.7.1. 1059 NI-11953. 1060 NI-11390.

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 «In ogni crematorio c'erano generalmente [generally] due camere a gas»1061.

 Invece il testimone Nyiszli, il quale, al pari di Bendel, pretende di aver fatto parte del personale dei crematori nel 1944, parla di un'unica camera a gas non suddivisa1062.

 Van Pelt invoca un'altra testimonianza:

 «Tuttavia le memorie di Daniel Bennahmias sul suo imprigionamento ad Auschwitz forniscono una conferma indipendente»1063.

 Il riferimento è a un libro scritto da una tale Rebecca Camhi Fromer dal titolo The Holocaust Odyssey of Daniel Bennahmias, Sonderkommando1064 pubblicato nel 1993, 48 anni dopo la deposizione di Tauber: come si può affermare seriamente che questo libro possa costituirne una «conferma independente»?

 Dal punto di vista dell'economia del presunto sterminio, la suddivisione menzionata da Tauber è del tutto insensata, perché (a suo dire) nei crematori IV e V c'erano 3 o 4 camere a gas di varia superficie nelle quali si potevano gasare i trasporti più piccoli. La cosa singolare è che Tauber lo dice esplicitamente:

 «A seconda del numero delle persone che arrivavano, i Tedeschi le avvelenavano contemporaneamente in una, due o tre camere»1065.

 Ma allora a che scopo sprecare tempo, materiale e denaro per dividere in due locali la camera a gas del crematorio II?

 

9.3.8. Il procedimento di gasazione nei crematori IV e V

 Cone ho rilevato nel capitolo 5.7., sia nell'interrogatorio sovietico, sia in quello polacco, Tauber dichiara che le finestrelle dei crematori IV e V pretesamente usate per versare lo Zyklon B nelle presunte camere a gas omicide erano munite di inferriate, fatto confermato dai documenti. Ciò rendeva impossibile effettuare gasazioni omicide secndo la tecnica descritta dal testimone.

 

9.4. Forza e vicende del cosiddetto “Sonderkommando”

 9.4.1. La forza del “Sonderkommando” nel marzo-aprile 1943

 Nella deposizione sovietica Tauber afferma che nel crematorio II, nel periodo iniziale (inizio marzo-metà aprile 1943) lavoravano 70 detenuti, più 4 medici1066. Egli aggiunge poi che nel marzo-aprile 1943 il personale dei crematori ammontava a 400 persone, ripartite come segue:

 crematori II e III: 240 detenuti

 crematori IV e V: 120 detenuti

 malati e addetti a lavori vari: 40 detenuti1067.

 Tuttavia il crematorio III fu consegnato all'amministrazione del campo pronto per il funzionamento il 24 giugno 1943, perciò nel marzo-aprile 1943 non vi potevano prestare servizio 120 detenuti del Sonderkommando.

 Tauber dice inoltre che nel maggio 1944 il personale del “Sonderkommando” fu portato a 1.000 detenuti così suddivisi:

 crematorio II: 120 detenuti

 crematorio III: 120 detenuti

 crematorio IV: 60 detenuti

 crematorio V: 300 detenuti

 1061Trial of Josef Kramer and Forty-Four Others (The Belsen Trial), op. cit., p. 135. 1062 M. Nyiszli, Medico ad Auschwitz, op. cit., p. 39. 1063 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 193. 1064 Idem, nota 137 a p. 522 e p. 542. 1065 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 7. 1066 Idem, p. 5. 1067 Idem, p. 9.

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 “camera a gas separata n. 2”: 300 detenuti 1068.

 Però sommando queste cifre si ottiene un totale di 900, non di 1.000. D'altra parte, secondo i documenti, la forza massima del personale dei crematori nel 1944 fu di 903 detenuti1069, non di 1.000.

 Esso inoltre era ripartito così (1° agosto 1944)1070:

AUSCHWITZ FORZA CREMATORI 1-8-44.jpg

 Tauber attribuisce invece erroneamente 120 detenuti a ciascuno dei crematori II e III e soltanto 60 ai crematori IV e V. Questi documenti smentiscono soprattutto la presunta presenza di 300 detenuti nel crematorio V e di 300 addetti al presunto “Bunker 2”.

 

9.4.2. Il “Sonderkommando” dei “Bunker”

 Nel crematorio I, all'epoca in cui Tauber vi fu trasferito con un gruppo di 20 detenuti ebrei, lavoravano 33 detenuti in tutto, 26 ebrei e 7 polacchi secondo la testimonianza sovietica1071, perciò vi lavoravano già 6 detenuti ebrei e 7 polacchi; nella testimonianza polacca Tauber parla invece di 7 detenuti ebrei e 3 polacchi1072.

 Al crematorio I rimasero :   9 detenuti dei.....20 iniziali secondo la deposizione sovietica1073, 12 detenuti.........22 secondo quella polacca1074 e   3 detenuti su.....25 secondo la testimonianza resa alla Commisione storica ebraica1075.

 Nella testimonianza polacca Tauber dichiara che all'epoca della prima gasazione (il 15 marzo 1943), dopo 48 ore di lavoro (dunque il 17 marzo), alla sua squadra «subentrò un altro turno del Sonderkommando, che allora prestava servizio anche ai due Bunker [e] contava circa 400

 1068 Idem, p. 10. 1069 C. Mattogno, Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., pp. 80-89. 070 Idem, pp. 80-84; questa ripartizione è attestata dal 28 luglio all'8 agosto 1944; dal 9 agosto gli Hilfsarbeiter scesero a 870 perché non furono più in forza i 30 Holzablader. 1071 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 2. 1072 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 123. 1073 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 4. 1074 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 127. 1075 Bunt in krematorium, in: Dokumenty zbrodni i m#cze#stwa, op. cit., p. 90.

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 detenuti»1076. Non è chiaro come ciò si concili coll'affermazione precedente secondo la quale la squadra subentrata era costituita da 70 detenuti1077.

 

Tauber racconta un evento straordinario. Secondo Danuta Czech, i 300 detenuti del Sonderkommando” che avevano eseguito la cremazione dei presunti 107.000 cadaveri inumati nei pressi del campo di Birkenau furono gasati il 3 dicembre 1942 per eliminare «i testimoni della cremazione dei cadaveri»1078. Invece i testimoni della presunta gasazione (e della cremazione) in massa nei due Bunker di Birkenau, incomprensibilmente, non furono eliminati: essi furono assegnati ai crematori di Birkenau. Oppure, ancora più incomprensibilmente, una metà fu gasata, l'altra metà assegnata ai crematori. Tauber afferma infatti di aver saputo dai suoi colleghi del crematorio I che lì nel dicembre 1942 erano stati gasati 400 detenuti del “Sonderkommando”1079, mentre altri 400 furono successivamente assegnati ai crematori. Sicché il personale addetto ai “Bunker” sarebbe stato di 800 detenuti, mentre per Danuta Czech esso constava di 300 detenuti.

 Szlama Dragon, che pretendeva di aver fatto parte del “Sonderkommando” del 1942, riferì qualcosa di ancora più straordinario: il personale dei Bunker era costituito da due squadre di 100 detenuti ciascuna1080; dopo la costruzione del crematorio II il Bunker 2 cessò l'attività e le relative “fosse di cremazione” furono riempite1081; la squadra cui apparteneva Dragon fu trasferita nel settore del campo BIId; egli fu riassegnato al “Sonderkommando” nell'autunno del 1943 e nel frattempo egli lavorò nell' “Abbruchkommando”, la squadra di demolizione1082.

 La presunta gasazione di 200 detenuti del “Sonderkommando”

 Però il 23 settembre 1944, secondo Danuta Czech, furono gasati «200 detenuti ebrei del Sonderkommando, che erano impiegati alla cremazione dei cadaveri in fosse aperte, dopo che le fosse [furono] riempite e livellate»1083, cioè, di nuovo, dei “depositari di segreto” che, in quanto tali, dovevano essere eliminati.

 Ciò è del resto in contraddizione con quanto riferisce Tauber. Egli infatti menziona sì la gasazione di 200 detenuti del “Sonderkommando”, ma in un contesto completamente diverso: essa fu effettuata in conseguenza del tentativo di rivolta del giugno 1944, evidentemente scoperto dalle SS, la cui prima vittima fu il Kapo Kaminski, il quale fu fucilato1084.

 La prima fonte addotta da Danuta Czech è il manoscritto di Salmen Lewental, nel quale si legge:

 «Giunse però il giorno in cui la nostra situazione divenne più seria, poiché il nostro intero Kommando fu trasferito al crematorio II-IV. Poiché qui non c'era “lavoro”, prevedemmo che nei giorni successivi i Tedeschi sarebbero venuti a portar via un gruppo di noi. E ciò accadde davvero. 200 persone furono prese, uccise e cremate»1085.

 Ecco dunque una terza versione: la presunta eliminazione sarebbe avvenuta perché nel “crematorio II-IV”, nel settembre 1944, non c'era “lavoro”.

 Tutto ciò è in ulteriore contraddizione con quanto riferisce Tauber. Egli dichiara infatti che sia «la camera a gas n. 2 e i roghi accanto ad essa», sia «i roghi accanto al crematorio V» dal maggio all'ottobre 1944 «lavorarono intensamente»1086; perciò da un lato le “fosse di cremazione” non erano state riempite di terra e livellate prima del 23 settembre, come scrive Danuta Czech, dall'altro all'epoca c'era moltissimo “lavoro”, contrariamente a quanto affermato da Lewental. Secondo Tauber, inoltre, i detenuti che lavoravano alle fosse erano almeno 540 1087, mentre Danuta Czech ne menziona solo 200.

 1076 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 139. 1077 Idem, p. 137. 1078 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 349. 1079 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 126. 1080 Protocollo della deposizione di Sz. Dragon del 10 e 11 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn. Processo Höss, tomo 11, p. 103. 1081 Idem, p. 106. 1082 Idem, p. 107. 1083 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 886. 1084 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 145. 1085 Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos, op. cit., p. 236. 1086 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 10. 1087 Al Bunker 2 300 detenuti, nel crematorio V parimenti 300 detenuti, di cui probabilmente 60 erano addetti al crematorio, come nel crematorio IV. Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 131.

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 Dai documenti che si sono conservati risulta che il 7 settembre il personale dei crematori ammontava a 874 detenuti e il 3 ottobre a 662, con una diminuzione di 212 detenuti1088, ma nulla dimostra che essi furono uccisi. Al riguardo il racconto di Dragon che ho riassunto sopra è molto eloquente.

 La presunta gasazione, per Tauber, sarebbe avvenuta ad Auschwitz, nella camera a gas di disinfestazione del “Kanada”1089, cosa che Pressac ritiene «impossibile», perché gli uomini del “Sonderkommando”, che conoscevano bene le presunte camere a gas di Birkenau, non sarebbero mai entrati in una camera a gas, e conclude:«Questa esecuzione mediante gasazione resta ancora da dimostrare»1090.

 9.4.4. Il presunto trasferimento a Lublino-Majdanek

 La stessa incertezza regna su un altro preteso evento: il trasferimento a Lublino-Majdanek di 300 detenuti del “Sonderkommando”. Tauber dichiara che ciò avvenne nel gennaio o febbraio 1944, ma non fornisce alcuna spiegazione al riguardo1091.

 Danuta Czech scrive che questo trasferimento si verificò il 24 febbraio 1944 e che riguardò 200 detenuti, non 300. In nota ella adduce la spiegazione fornita dal testimone Jankowski: si sarebbe trattato di una rappresaglia per la fuga di cinque detenuti del “Sonderkommando”, tra cui un tale Daniel Obstbaum1092.

 Jankowski menziona in effetti questo fatto (senza indicare il nome di Obstbaum), ma lo attribuisce vagamente all'inizio del 1944 1093. Come fonte, invece, Danuta Czech si riferisce al manoscritto di Lewental, il quale parla a sua volta di tale trasferimento, ma lo attribuisce al periodo della rivolta del “Sonderkommando”, dunque all'inizio di ottobre del 1944, errore rilevato in nota da Danuta Czech stessa, che insieme a Jadwiga Bezwi#ska ha curato la pubblicazione della seconda seconda edizione del manoscritto di Lewental da parte del Museo di Auschwitz1094. Inutile dire che nessun documento attesta il presunto trasferimento, che appare del resto insensato: 200 detenuti sarebbero stati trasferiti da un campo di sterminio per essere uccisi in un altro campo! Neppure la fuga di Daniel Obstbaum è confermata da qualche documento, ma si basa esclusivamente su testimonianze1095, che dunque creano un circolo vizioso nel quale Danuta Czech si irretisce. Da dove poi ella abbia tratto la data del 24 febbraio 1944 è uno dei tanti misteri del “Kalendarium” di Auschwitz.

 

9.4.5. La rivolta del “Sonderkommando”

 Tauber dichiara ancora che, dopo il tentativo di rivolta del giugno 1944 e dopo la gasazione dei 200 detenuti summenzionati, la situazione dei detenuti rimasti divenne sempre più grave ed essi furono «sorvegliati e controllati con vigilanza raddoppiata»1096, cosa del tutto ovvia se ci fosse stato realmente un tentativo di ribellione. Dai documenti risulta invece che il 30 agosto 1944 gli 874 detenuti che formavano il personale dei crematori erano sorvegliati da 22 guardie SS, ossia una guardia ogni 40 detenuti; il 3 ottobre, dopo la presunta gasazione dei 200 detenuti, le guardie erano 12 per 662 detenuti, cioè una guardia per 55 detenuti1097. Dunque le SS non solo non avevano raddoppiato la sorveglianza nei crematori, ma l'avevano addirittura diminuita del 72%! Quanto esse temessero una rivolta del “Sonderkommando”, risulta dalla ripartizione delle guardie nei crematori, che il 3 ottobre 1944 era la seguente:

 crematori II e III: 1 guardia per 84 detenuti nel turno di giorno 3 guardie per 85 detenuti nel turno di notte

 crematorio IV: 1 guardia per 85 detenuti nel turno di giorno 2 guardie per 85 detenuti nel turno di notte

 1088 C. Mattogno, Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., p. 88. 1089 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 145. 1090 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation o the gas chambers, op. cit., p. 498. 1091 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 145. 1092 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 728. 1093 Protocollo della deposizione di S. Jankowski del 13 aprile 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn, in: Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos, op. cit., p. 50. 1094 Idem, p. 230 e nota 59. 1095 Henryk Swiebocki, Prisoners Escapes, in: Anatomy of the Auschwitz Death Camp , op. cit., p. 510. 1096 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 145. 1097 C. Mattogno, Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., p. 88.

  — 208 —  

crematorio V: 1 guardia per 70 detenuti nel turno di giorno 2 guardie per 84 detenuti nel turno di notte1098.

 Tauber fa risalire la presunta rivolta del “Sonderkommando” al settembre 1944 1099, mentre secondo il “Kalendarium” di Auschwitz ciò avvenne il 7 ottobre 1944 1100; nello stesso contesto egli parla dell'uccisione di 20-30 SS, mentre le presunte vittime SS furono soltanto 3 e dice che il crematorio V saltò in aria, fatto non accertato, come precisa Pressac1101.

 Sulla presunta rivolta del “Sonderkommando” non esiste alcun documento. In tale contesto Danuta Czech adduce soltanto lo Standortbefehl n.26/44 del 12 ottobre 1944 con questo commento:

 «Durante la rivolta del Sonderkommando vengono uccise dai detenuti tre SS: l'SS-Unterscharführer Rudolf Erler, l'SS-Unterscharführer Willi Freese e l'SS-Unterscharführer Josef Purke»1102.

 Tuttavia il documento in questione dice laconicamente con riferimento alle tre SS summenzionate:

 «Nell'espletamento del loro dovere, fedeli al loro giuramento al Führer, sono caduti davanti al nemico sabato 7 ottobre 1944»

 [«In Ausübung ihres Dienstes fielen vor dem Feind getreu ihrem Eid auf den Führer am Sonnabend, den [sic] 7.10.44»]1103, formulazione che non dimostra affatto che si era verifica una rivolta del “Sonderkommando”.

 Nonostante ciò, proprio in base a questo documento la data della presunta rivolta, che per Tauber avvenne nel mese di settembre, fu fissata definitivamente al 7 ottobre 1944.

Infine, nella testimonianza resa alla Commissione storica ebraica di Cracovia, Tauber afferma contraddittoriamente che la rivolta non partì dal “Sonderkommando”, ma dagli Ebrei ungheresi che, sempre nel settembre 1944, «si ribellarono e si gettarono sulle SS» e che le vittime tra le SS non furono 20-30, ma addirittura 40 1104.

 9.4.6. Il mistero della sopravvivenza dei 90 membri del “Sonderkommando”

 Nella testimonianza resa alla Commissione storica ebraica di Cracovia Tauber dichiara:

 «Questo Kommando veniva liquidato dopo qualche mese e gli uomini che ne facevano parte venivano gasati. Al massimo ne restava qualcuno»1105.

 Allora infatti cominciava a diffondersi tra gli ex detenuti la storia della liquidazione periodica dei membri del “Sonderkommando” per eliminare dei pericolosi “portatori di segreto”. Ciò è però in aperto contrasto sia con quanto narrato da Dragon, sia con la incomprensibile sopravvivenza di 90 detenuti del “Sonderkommando”1106 i quali, invece di essere fucilati, furono trasferiti a piedi insieme agli altri detenuti dando loro l'opportunità di fuggire!

9.5. Propaganda grossolana sulle atrocità delle SS

 9.5.1. Le persone bruciate vive

 Tauber ripete anche i più rozzi temi propagandisti inventati dal movimento di resistenza clandestino di Auschwitz, in particolare quello più raccapricciante: le persone bruciate vive.

1098 Idem. 1099 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 140. 1100 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., pp. 897-900. 1101 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation o the gas chambers, op. cit., p. 498. 1102 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 900. 1103 Standortbefehl Nr. 26/44 del 12 ottobre 1944. RGVA, 502-1-25, p. 170. 1104 Bunt in krematorium, in: Dokumenty zbrodni i m#cze#stwa, op. cit., p. 90. 1105 Idem. 1106 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 146: “alla liquidazione del campo nel Block 11 c'erano circa 90 detenuti del Sonderkommando”.  — 209 —

 Nella testimonianza sovietica egli afferma che una parte dei detenuti del “Sonderkommando” venivano sistematicamente uccisi dalle SS «soprattutto mediante cremazione»1107, cosa che poi ribadisce1108. Nella deposizione polacca egli racconta episodi decisamente insensati. Ho già commentato la storia del sacco “refrattario”.

 Tauber sviluppa questo tema propagandistico con vari esempi fantasiosi. Se i “dentisti” tralasciavano di estrarre un dente d'oro dalla bocca dei cadaveri, ciò era considerato sabotaggio «e il dentista colpevole veniva bruciato vivo in un forno»1109. Indi Tauber inventa spudoratamente questa storiella: «Fui personalmente testimone del fatto che un dentista ebreo francese fu bruciato in questo modo nel crematorio V. Egli si difendeva e gridava, ma le SS, ce n'erano alcune, si gettarono su di lui, lo resero inoffensivo e lo introdussero vivo in un forno. La punizione dell'essere bruciati vivi era usata abbastanza spesso per gli uomini del Sonderkommando,...»1110.

 Seguono altre due storielle non meno fantasiose:

 «Ricordo anche un altro caso che ebbe luogo nel crematorio n. V nell'estate del 1944. Allora su uno dei lavoratori comuni, un Ebreo che veniva da Walbrom di nome Lejb, di circa vent'anni, bruno, che aveva il numero centottomila e passa, durante il cambio di turno del personale furono trovati un anello e un orologio d'oro. Fu dunque radunato tutto il personale del Sonderkommando impiegato nel crematorio e davanti ai loro occhi egli fu appeso con le mani legate dietro [la schiena] ad una barra di ferro sopra i gasogeni. Egli rimase appeso in questa posizione per circa un'ora, poi, dopo che gli erano state slegate le braccia e le gambe, fu introdotto in un forno non riscaldato del crematorio, dove il cenerario sottostante fu innaffiato di benzina e incendiato, sicché le fiamme arrivarono nella muffola in cui si trovava questo Lejb.

 Dopo un paio di minuti il forno fu aperto e allora il condannato ne fuggì fuori completamente ustionato e gli fu ordinato di correre intorno al cortile del crematorio e di gridare che era un ladro, poi gli fu ordinato di arrampicarsi sui fili spinati della recinzione del crematorio, che allora, dato che era giorno, non era elettrificata1111. Quando fu sulla sommità dei fili, il capo del crematorio Moll gli sparò. Moll di nome si chiamava Otto.

 Un'altra volta le SS spinsero un detenuto che indugiava nel lavoro al crematorio in una fossa in cui c'era grasso umano bollente. All'epoca i cadaveri venivano cremati in fosse all'aperto, dalle quali il grasso scorreva in un serbatoio separato scavato nella terra. Questo grasso veniva usato per innaffiare i cadaveri per accelerare il processo di combustione. Questo sventurato fu tirato fuori ancora vivo da quel serbatoio di grasso e fu fucilato. Per espletare le formalità, il cadavere fu portato nel Block, dove fu rilasciato il “Totenschein” [certificato di morte], e solo il giorno dopo il cadavere fu portato nell'area del crematorio e cremato in una fossa»1112.

 Qui la cosa tragica è che Tauber pretenda di essere stato testimone oculare di queste grottesche storielle propagandistiche. Egli racconta inoltre che Moll «in molti casi gettò persone vive nelle fosse ardenti»1113. Pressac “documenta” questa affermazione pubblicando un disegno di Olère che rappresenta Moll mentre minaccia con la pistola due donne che si trovano sul bordo di una fossa dalla quale si innalzano delle fiamme1114. Come ho già spiegato sopra, data la temperatura della fossa ardente, le due malcapitate sarebbero bruciate vive senza bisogno di gettarsi nella fossa e Moll stesso avrebbe subìto la stessa sorte.

 1107 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 9. 1108 Idem, p. 10. 1109 Protocollo della deposizione di H. Tauber al giudice istruttore Jan Sehn il 24 maggio 1945. Processo Höss, tomo 11, p. 137. 1110 Idem. 1111 Lo Standortbefehl Nr.18/44 del 27 giugno 1944 informava: «La recinzione di filo di ferro intorno ai crematori III e IV [IV e V] è elettrificata a partire da lunedì 26 giugno 1944, ore 16» [«Das Drahthindernis um die Krematorien III und IV ist ab Montag, dem 26.6.44, 16,00 Uhr, mit elektrischem Strom geladen»]. APMO, D-AuI-1/61, numero di inventario 4591, p. 343. 1112 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11,, p. 138. 1113 Idem, p. 144. 1114 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation o the gas chambers, op. cit., p. 497. Il disegno è stato ripreso anche da Van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 181.

 — 210 —

 Un'altra storia propagandistica è quella dell' Unterscharführer che al crematorio «tagliava ai cadaveri dei fucilati la carne grossa» e se la portava via1115.

 Un'ultima storia:

 «Ricordo che il Capo Mietek chiese a Grabner di assegnargli per il lavoro un detenuto, perché uno del nostro gruppo era morto. Grabner gli rispose che non poteva dargli una “Zugang” [detenuto nuovo arrivato], ma se avesse ucciso altri quattro Ebrei gli avrebbe dato cinque “Zugang” [Zugänge]. Chiese inoltre a Mietek con che cosa picchiasse i detenuti. Mietek gli mostrò un bastone. Grabner afferrò allora una griglia [sic] di ferro e disse a Mietek che doveva colpire i detenuti con essa»1116.

 Simili sciocchezze propagandistiche non meritano neppure un commento.

 

9.6. CONCLUSIONE

 Non c'è dubbio che, come ha mostrato Pressac, dal punto di vista architettonico, ossia per quanto riguarda la descrizione dei crematori, le testimonianze di Tauber siano effettivamente attendibili. Ciò vale anche per la descrizione dei forni crematori, precisa e dettagliata, nella quale però non appare alcun accenno alle soffierie dei forni a 3 muffole1117 - fatto strano perché esse venivano azionate regolarmente durante le cremazioni e i ventilatori erano abbastanza rumorosi, perciò non potevano passare inosservati - e all'impianto di disaerazione della sala forni del crematorio II (e III).

 Ciò che conta, però, è il fatto che tutte le sue dichiarazioni relative alle presunte gasazioni omicide e alle cremazioni nei forni crematori e all'aperto sono storicamente false e tecnicamente insensate.

 Il giudizio di Pressac che ho citato sopra è doppiamente ingenuo. Anzitutto la effettiva corrispondenza delle dichiarazioni di Tauber con la struttura architettonica e con gli impianti dei crematori non è affatto «la prova dell'eccezionale validità della sua testimonianza», ma semplicemente la sua conditio sine qua non: la corretta descrizione dei crematori non implica necessariamente che in essi sia avvenuto ciò che Tauber afferma. In secondo luogo, la corrispondenza della sua testimonianza con «il materiale storico disponibile ora, che non era disponibile nel maggio 1945», cioè con la documentazione sequestrata dai Sovietici, dipende semplicemente dal fatto che - come risulta chiaro dalle sue testimonianze - Tauber fu messo a conoscenza di tale documentazione da parte degli inquirenti sovietici.

 Nella testimonianza polacca Tauber dichiara:

 «Chiamo muffole, secondo la terminologia accolta dalla Commissione sovietica, le storte per la cremazione dei cadaveri»1118. In realtà la denominazione comune delle camere di cremazione era il termine tedesco “Muffel”, polonizzato in “mufle”, cosa che Tauber avrebbe dovuto sapere bene; invece egli usa sempre il termine errato “retorty”, storte. Tauber inoltre potè osservare gli impianti e i dispositivi dei crematori e gli elementi dei forni all'epoca immagazzinati nel Bauhof. Dall'esame delle testimonianze di Tauber risulta anzi che egli tentò di spiegare i documenti che gli erano stati mostrati dai Sovietici e le relative spiegazioni costituiscono una parte non irrilevante delle sue testimonianze. Mi limito ai casi più evidenti.

 1) Tauber dichiara che le docce finte furono installate nella camera a gas (e panche e attaccapanni nello spogliatoio) soltanto nell'autunno 1943 «per camuffare lo spogliatoio e la camera a gas presentandoli come bagno e disinfezione». Quest'affermazione, che non ha alcun riscontro documentario, serviva semplicemente a spiegare la ragione per la quale nell'inventario allegato alla deliberazione di consegna del crematorio III del 24 giugno 1943 relativo allo scantinato (Kellegeschoss) nel Leichenkeller 1 (presunta camera a gas omicida) figurano “14 docce” (14 Brausen), mentre nel corrispondente inventario del crematorio II (31 marzo 1943) le docce non appaiono affatto. Come ho chiarito sopra, queste docce rientravano in realtà nelle “Misure speciali per il miglioramento delle installazioni igieniche” del campo di Birkenau

 1115 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11,, pp. 146-147. 1116 Idem, p. 127. 1117 Ciascuno dei cinque forni era dotato di una soffieria propria n.275, due destre e tre sinistre. 1118 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 124.

 — 211 —

 le quali furono ordinate da Kammler all'inizio di maggio del 1943, e proprio per questo le docce non potevano figurare in un documento (l'inventario summenzionato del crematorio II) redatto il 31 marzo1119.

 2) In tale contesto Tauber afferma che le presunte docce finte «erano fissate a pezzi di legno che erano stati inseriti a questo scopo nel soffitto di cemento della camera a gas».

 Si tratta delle tavolette già discusse nel capitolo 4.3. Ma una tavoletta può essere inserita nel calcestruzzo soltanto quando questo è fresco, cioè quando viene effettuata la gettata del calcestruzzo. Le tavolette in questione erano state infatti installate nell'armatura del solaio del Leichenkeller 1, cosa ovvia, dato che costituivano le basi alle quali dovevano essere fissate le lampade del locale. Esse dunque non potevano essere state inserite nel calcestruzzo indurito «nell'autunno 1943», come lascia intendere Tauber; d'altra parte, se le tavolette furono installate durante la gettata del solaio allo scopo dichiarato dal testimone, perché le presunte docce finte vi furono fissate soltanto «nell'autunno 1943»?

 La prima ispezione ufficiale delle rovine del crematorio II fu eseguita dai Polacchi il 12 maggio 1945, dodici giorni prima dell'interrogatorio di Tauber da parte del giudice Sehn, la seconda il 4 giugno. Le ispezioni furono molto accurate: esse permisero tra l'altro di recuperare alcune grate delle aperture di ventilazione del Leichenkeller 11120, perciò le tavolette infisse nel solaio del locale non potevano essere sfuggite all'osservazione di colui che aveva effettuato l'ispezione e alla conoscenza del giudice Sehn, che ne aveva evidentemente informato Tauber, a meno che non avesse partecipato personalmente all'ispezione.

 È dunque chiaro che Tauber volle fornire una spiegazione “criminale” - puramente fittizia  di queste tavolette.

 3) La storia della baracca-spogliatoio, la quale, come ho mostrato sopra, è una semplice invenzione, serviva soltanto a spiegare perché nella pianta di Birkenau 2216 del 20 marzo 1943 compaia una baracca davanti all'angolo nord-est del crematorio II. Tauber infatti non chiarisce per quale ragione si era resa necessaria la costruzione di questa baracca e Pressac, che la considera una “prova” dell'attendibilità di Tauber, fornisce al riguardo due spiegazioni contrastanti e inconcludenti. In realtà, come ho chiarito sopra, questa baracca era stata ordinata dall' SS-Standortarzt il 21 gennaio 1943 ed già stata installata un mese prima della presunta gasazione inaugurale descritta da Tauber, il che, tra l'altro, vanifica i tentativi di spiegazione di Pressac1121.

 4) Tauber dice che i tre impianti di tiraggio aspirato «furono successivamente smontati e i condotti che portavano i gas combusti dai forni crematori furono collegati direttamente al camino». Ciò è vero e i relativi lavori, come ho esposto sopra, furono eseguiti dopo che Tauber aveva lasciato il crematorio II (metà aprile): allora come poteva sapere il testimone questi dettagli tecnici dato che all'epoca si trovava nel crematorio IV e poi non ritornò più al crematorio II? Evidentemente dai documenti sequestrati dai Sovietici.

 5) Anche le affermazioni di Tauber sulla forza del Sonderkommando derivano dai documenti che gli erano stati esibiti dai Sovietici. Questi documenti sono molto frammentari e cominciano dal gennaio 1944: il 1° gennaio 1944 la forza del personale dei crematori (Krematoriumspersonal) era di 383 detenuti, il 31 gennaio di 414 e il 15 febbraio di 4051122: perciò Tauber dichiara che all'inizio (marzo 1943) tale personale «contava circa 400 detenuti e mantenne questa forza fino al gennaio o febbraio 1944»1123. Per i nove mesi intermedi egli non fornisce alcuna cifra solo perché al riguardo non esistono documenti.

 6) Ancora più importante è il fatto che Tauber, al pari della Commissione di inchiesta sovietica, fino al febbraio 1945 ignorava la denominazione di Bunker successivamente attribuita alle presunte camere a gas provvisorie di Birkenau. Egli infatti le chiama semplicemente “camere a gas separate” (“otdelnie gazovie kameri”). Il termine Bunker, pretesamente di uso comune tra SS e detenuti come denominazione ufficiale delle due presunte installazioni di gasazione, fu creato all'inizio dell'istruttoria di Jan Sehn1124.

 1119 Vedi capitolo 4. 1120 Processo Höss, tomo 11, p. 30. 1121 Vedi capitolo 2.3. 1122 Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., p. 80. 1123 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. p. 145. 1124 Vedi capitolo 17.4.

 

— 212 —

 Dal punto di vista storico, le dichiarazioni di Tauber sono false o errate o prive di riscontro oggettivo, come:

 - la presunta gasazione di «resistenti francesi» - i trasporti di ebrei francesi e olandesi nel marzo-aprile 1943, -il trasporto greco presuntamente arrivato subito dopo il trasporto da Cracovia gasato per primo nel crematorio II - la forza numerica di questo trsporto - la presenza di Mengele ad Auschwitz nel marzo-aprile 1943 - la data della rivolta del “Sonderkommando” - il numero delle SS presuntamente uccise durante la rivolta - la presenza di 5 “fosse di cremazione” nel cortile del crematorio V nell'estate del 1944 - la presenza di una ferrovia campale in prossimità delle “fosse di cremazione” - la presenza di 4 o 7 fosse di cremazione in tutta l'area di Birkenau nel 1944 - il trasporto dei crematori a Gross-Rosen -la gasazione di 200 detenuti del “Sonderkommando” nella camera di disinfestazione del “Kanada” di Auschwitz - la forza del “Sonderkommando” nel 1944 - la sua ripartizione nei singoli crematori - la divisione della presunta camera a gas del crematorio II in due locali - la chiusura del crematorio I nel febbraio o nel marzo 19431125 (Il crematorio I fu chiuso nel luglio 1943)

 Per non parlare della menzogna sul numero delle vittime del campo:

 «Secondo le mie supposizioni, la cifra totale delle persone gasate nei crematori di Auschwitz nel periodo in cui, come membro del Sonderkommando, prestai servizio in questi crematori, è di circa 2 milioni di persone. Durante la mia permanenza ad Auschwitz ebbi la possibilità di parlare con vari detenuti che avevano lavorato ai crematori e ai Bunker di Auschwitz prima del mio arrivo là. Da essi appresi che, quando cominciai a lavorare nei crematori, erano già state gasate circa due milioni di persone nei Bunker n. I e II o nel crematorio n. I. In totale dunque calcolo la cifra complessiva delle persone gasate ad Auschwitz a circa 4 milioni»1126.

 La testimonianza di Tauber è storicamente inconsistente, infarcita di propaganda grottesca e tecnicamente insensata, sicché la pretesa di van Pelt che «non conteneva contraddizioni e non conteneva affermazioni improbabili» appare patetica. In conclusione, parafrasando Pressac, si può dire che la testimonianza di Tauber, quella alla quale van Pelt attribuisce «il valore probatorio più alto», è «storicamente inaffidabile al 95%», cioè di nessun valore storico.  

1125 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 3 e 7. 1126 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, pp. 149-150.

  — 213 —  CAPITOLO 10   ANALISI CRITICA DELLE TESTIMONIANZE DI RUDOLF HÖSS  

10.1. Le contraddizioni “inesistenti” delle dichiarazioni di Höss

 

Dopo Tauber, il testimone più importante addotto da van Pelt è Rudolf Höss, l'ex comandante di Auschwitz, che introduce così:

 «Höss fu un testimone importante, perciò ogni tentativo di confutare l'Olocausto deve affrontare e confutare Höss». Per questa ragione, secondo van Pelt, «i negazionisti decisero che concentrare le loro energie nel demolire le dichiarazioni di Höss e mostrare che Auschwitz non poteva aver accolto un programma di sterminio era di importanza strategica»1127.

 Egli aggiunge poi:

 « Höss produsse molti testi scritti e rese numerose testimonianze e da Rassinier in poi i negazionisti hanno cercato di trovare contraddizioni nella testimonianza di Höss»1128, pretesamente senza riuscirci, perciò, conclude van Pelt,

 «i negazionisti non hanno avuto successo nell'attaccare la credibilità di Höss mettendo in rilievo contraddizioni»1129.

 La pretesa di van Pelt è completamente falsa, ed egli lo sa bene, perché già in precedenza si era scontrato con una delle contraddizioni più gravi della testimonianza di Höss, una contraddizione che infirma totalmente la presunta genesi criminale dei crematori di Birkenau delineata da Pressac e accettata da van Pelt. Procediamo per gradi.

 All'inizio del suo libro van Pelt riporta, senza alcun commento, un lungo brano della dichiarazione giurata di Höss del 5 aprile 1946 (PS-3868), di cui riassumo le parti essenziali:

 «[1] La questione finale [Endlösung]della questione ebraica significava lo sterminio totale di tutti gli Ebrei d'Europa.

 [2] Nel giugno 1941 mi fu ordinato di installare impianti di sterminio ad Auschwitz.

 1127 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 5. 1128 Idem, p. 263. 1129 Idem, p. 271.

  — 214 —  

[3] A quel tempo nel Governatorato generale c'erano già altri tre campi di sterminio: Belzec, Treblinka e Wolzek. Questi campi erano sotto l' Einsatzkommando [Kommando operativo] della Polizia di Sicurezza e dell'SD [Servizio di Sicurezza]

 [4] Visitai Treblinka per scoprire come vi venivano eseguiti gli stermini.

 [5] Il comandante del campo di Treblinka mi disse che egli aveva liquidato 80.000 [Ebrei] nel corso di un semestre. Egli si occupava soprattutto della liquidazione di tutti gli Ebrei del ghetto di Varsavia.

 [6] Egli usava gas monossido [di carbonio] e io non credevo che il suo metodo fosse molto efficiente. Perciò quando allestii l'edificio di sterminio ad Auschwitz I usai gas Cyklon B, che era acido prussico cristallizzato che facevamo cadere nella camera della morta da una piccola apertura»1130.

 In questa citazione ho numerato progressivamente le frasi per comodità di confutazione. Prima di affrontare la discussione è necessario precisare che non esiste alcuna prova documentaria della pretesa convocazione di Höss a Berlino. Van Pelt e Deborah Dwórk azzardano che egli fu a Berlino i giorni 13 e 14 giugno 1941 per discutere con Kammler presso lo Hauptamt Haushalt und Bauten i progetti di ampliamento del campo di Auschwitz1131 e in tale occasione si incontrò anche con Himmler:

 «Anche Himmler si trovava in città, per celebrare il quinto anniversario della sua nomina a capo della Polizia tedesca. Dato il suo interesse personale per il futuro di Auschwitz, sembra probabile che il completamento del primo piano generale sia stato per lui un'occasione per chiacchierare con Höss»1132.

 Il documento da essi invocato a sostegno di questa congettura è una lettera di Kammler a Höss datata 18 giugno 1941 che fa semplicemente riferimento a un colloquio di Höss col capo dell' Amt I dell'Hauptamt Haushalt und Bauten, SS-Oberführer Lörner, e con Kammler, senza specificare dove ebbe luogo1133. Nelle sue annotazioni di Cracovia, Höss ha raccontato di una visita di Kammler ad Auschwitz nel 1941, quando il capo della Bauleitung era ancora August Schlachter1134, dunque anteriormente al 1° ottobre 1941, quando Schlachter fu sostituito da Bischoff. L'incontro del 13-14 giugno avvenne dunque quasi certamente ad Auschwitz e non a Berlino.

 [1] Nello scritto La “soluzione finale della questione ebraica” nel campo di Auschwitz [Die “Endlösung der Judenfrage” im KL Auschwitz], redatto da Höss in carcere a Cracovia nel novembre 1946, viene precisato:

 «Nell'estate del 1941 - al momento non potrei citare la data esatta venni improvvisamente convocato a Berlino presso il Reichsführer, tramite il suo aiutante. Contrariamente al solito, Himmler mi ricevette senza che fosse presente nessun aiutante, e mi disse sostanzialmente quanto segue: - Il Führer ha ordinato la soluzione finale della questione ebraica [die Endlösung der Judenfrage], e noi SS dobbiamo eseguire quest'ordine»1135.

 Ma, nel giugno 1941, Hitler non poteva aver ordinato la “soluzione finale della questione ebraica” nel senso dello sterminio biologico (senso non attestato del resto da alcun documento), perché ancora all'inizio di febbraio del 1942 tale espressione si riferiva al progetto Madagaskar, come risulta dalla seguente lettera scritta il 10 febbraio 1942 da Franz Rademacher, capo della sezione “ebraica” del ministero degli esteri, al delegato Bielfeld:

 [«Nell'agosto del 1940 Le consegnai per i Suoi atti il piano della soluzione finale della questione ebraica elaborato dal mio ufficio, secondo il quale, nel trattato di pace, si doveva esigere dalla Francia l'isola di Madagscar, ma l'esecuzione pratica del compito doveva essere affidata all'Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich. Conformemente a questo piano, il Gruppenführer Heydrich è stato incaricato dal Führer di attuare la soluzione della questione ebraica in Europa. La guerra contro l'Unione Sovietica ha frattanto consentito di

 1130 Idem, p. 4. 1131 D. Dwork, R. J. van Pelt,, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., p. 214. 1132 Idem, p. 280. 1133 RGVA, 502-1-11, p. 37. 1134 Profilo di Kammler intitolato "Der Chef der Amtsgruppe C im WVHA war der SS-Gruppenführer Dr. ing. Kammler" e datato novembre 1946. AGK, NTN, 103, p. 244. 1135 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 171. Testo tedesco in: Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss, op. cit., p. 157.

  — 215 —

 disporre di altri territori per la soluzione finale [andere Territorien für die Endlösung]. Di conseguenza il Führer ha deciso che gli Ebrei non devono essere espulsi nel Madagascar, ma all'est. Perciò il Madagascar non deve più essere previsto per la soluzione finale». [«Im August 1940 übergab ich Ihnen für Ihre Akten den von meinem Referat entworfenen Plan zur Endlösung der Judenfrage, wozu die Insel Madagaskar von Frankreich im Friedensvertrag gefordert, die praktische Durchführung der Aufgabe aber dem Reichssicherheitshauptamt übertragen werden sollte. Gemäss diesem Plane ist Gruppenführer Heydrich vom Führer beauftragt worden, die Lösung der Judenfrage in Europa durchzuführen. Der Krieg gegen die Sowjetunion hat inzwischen die Möglichkeit gegeben, andere Territorien für die Endlösung zur Verfügung zu stellen. Demgemäss hat der Führer entschieden, dass die Juden nicht nach Madagaskar, sondern nach dem Osten abgeschoben werden. Madagaskar braucht somit nicht mehr für die Endlösung vorgesehen zu werden»]1136.

 [2] Nel capitolo 1.7 ho già anticipato le contraddizioni che derivano dalla cronologia di Höss. Qui approfondisco l'interpretazione che ne dà van Pelt.

 Già in precedenza egli si era reso ben conto che la dichiarazione di Höss relativa al presunto ordine di sterminio ebraico nel giugno 1941 è in totale contrasto con la genesi degli impianti di sterminio delineata da Pressac e da lui condivisa, ma, a differenza di Pressac, che cambiò la datazione del presunto incontro Höss-Himmler posticipandola di un anno, van Pelt cambiò il contenuto del presunto ordine di Himmler:

 «Le confessioni di Höss a Norimberga sembrano chiudere il caso relativo alle origini di Auschwitz come campo di morte. Ma contraddizioni interne nelle sue dichiarazioni nonché prove supplementari indirette ma pertinenti fanno pensare che Höss reinterpretò gli eventi effettivamente accaduti alla luce delle conseguenze finali. Probabilmente egli ebbe una conversazione con Himmler nel giugno 1941. Probabilmenteessi parlarono della costruzione di impianti di sterminio ad Auschwitz. Ma probabilmente, nel giugno 1941, queste installazioni non erano destinate all'uccisione in massa degli Ebrei europei»1137.

 Ma questa “probabilità” è in realtà insussistente, perché Höss ribadì sempre con sicurezza che il presunto ordine di Himmler riguardava gli Ebrei europei. Già nella sua prima dichiarazione egli affermò:

 «Mi fu ordinato di vedere Himmler a Berlino ed egli mi disse, più o meno, quanto segue: Il Führer ha ordinato la soluzione della questione ebraica in Europa»1138.

 Ho già menzionato lo scritto La “soluzione finale della questione ebraica” nel campo di Auschwitz, che dice la stessa cosa, e ciò è confermato anche dalle annotazioni di Höss su Himmler, dove si parla esplicitamente di un «ordine di sterminio in massa degli Ebrei [Befehl zur Massen-Vernichtung der Juden]» che il comandante di Auschwitz avrebbe ricevuto dal Reichsführer-SS nell'estate del 1941 1139. Höss lo ripeté anche nel corso del dibattimento processuale:

 «Nell'estate del 1941 - non riesco a ricordare la data - Himmler mi ordinò personalmente di recarmi nel suo ufficio e mi disse quanto segue: “Il Führer ha ordinato che la questione ebraica venga risolta definitivamente”»1140.

 Van Pelt ricorre pertanto a un misero sotterfugio per eliminare questa lancinante contraddizione.

 [3] Questo punto è talmente assurdo che perfino van Pelt ha dovuto riconoscerlo, scrivendo con D. Dwórk:

 «Nel suo affidavit, dicendo che “nel giugno 1941 [gli] fu ordinato di installare impianti di sterminio ad Auschwitz”, egli spiegò anche che “a quel tempo nel Governatorato

 1136 NG-5770. 1137 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., p. 279. 1138 Dichiarazione di Höss del 14 marzo 1946. NO-1210. 1139 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 201. Testo tedesco: Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss, op. cit., p. 180. 1140 Processo Höss, seconda udienza, 12 marzo 1947. AGK, NTN, 105, p. 108.

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 generale c'erano già altri tre campi di sterminio: Belzec, Treblinka e Wolzek [Sobibor]1141”.

 Però questi campi entrarono in funzione solo nel 1942. In un rapporto dettagliato sul ruolo di Auschwitz nel genocidio degli Ebrei scritto da Höss un anno dopo, egli mise di nuovo Auschwitz in relazione con gli altri centri di uccisione e fece di nuovo lo stesso errore di datazione. “Himmler mi disse quanto segue: 'Il Führer ha ordinato la soluzione finale della questione ebraica, e noi SS dobbiamo eseguire quest'ordine. I centri di sterminio attualmente esistenti a Oriente non sono assolutamente in condizione di far fronte alle grandiose azioni previste. Ho scelto perciò Auschwitz'”1142. Nel giugno 1941 non c'erano “centri di sterminio esistenti a Oriente»»1143.

 Infatti i campi di Belzec e di Treblinka entrarono ufficialmente in funzione il 17 marzo e il 23 luglio 1942.

 [4-6] Quest'anacronismo è tuttavia ancora più grave di quanto sembri a prima vista. Höss infatti pretende di aver visitato Treblinka in un periodo anteriore alle prime gasazioni omicide con lo Zyklon B ad Auschwitz, che avrebbe introdotto nel campo che comandava proprio perché il metodo del «gas monossido» pretesamente usato a Treblinka non era a suo avviso «molto efficiente». Il sistema di introduzione dello Zyklon B nella «nella camera della morta da una piccola apertura» si riferiva al crematorio I, come Höss confermò durante il dibattimento:

 «Dopo la prima gasazione nel Block 11 – l’edificio designato per gli arresti – dei trasporti furono gasati nel vecchio crematorio, nella cosiddetta camera mortuaria. La gasazione avveniva così: fu praticato un buco [dziura]1144 nel soffitto e attraverso questo buco veniva gettato nel locale il gas – una massa cristallina»1145.

 Poiché la presunta attività omicida nel crematorio I, secondo D. Czech, sarebbe iniziata il 16 settembre 19411 146, la presunta visita di Höss a Treblinka si collocherebbe in un periodo anteriore a questa data.

Dunque Höss avrebbe visitato Treblinka dieci mesi prima che fosse aperto NON solo, ma il campo avrebbe già liquidato 80.000 Ebrei nel corso di un semestre IL CHE  significa che esso sarebbe entrato in funzione almeno nel marzo 1941 POICHE' infine le vittime provenivano dal ghetto di Varsavia LE deportazioni in massa da questo ghetto  NON sarebbero cominciate nel luglio 1942 Ma, appunto, nel marzo 1941! Nella dichiarazione del 14 marzo 1946 Höss precisò:

 «Visitai il campo di Treblinka nella primavera del 1942 per informarmi sulla [sua] situazione»1147.

 Ma ciò non fa che aggravare le contraddizioni, perché all'epoca della presunta visita lo Zyklon B a scopo omicida era già stato pretesamente impiegato sia a scopo sperimentale(Block 11, crematorio I), sia a scopo di sterminio in massa (Bunker 1, presuntamente entrato in funzione il 20 marzo 1942)1148.

 Per eliminare questa fastidiosa contraddizione, van Pelt e D. Dwórk non trovarono di meglio che spostare la presunta visita di Höss a Treblinka a dopo la seconda visita di Himmler ad Auschwitz (17 e 18 luglio 1942):

 «È molto probabile che durante la sua visita di luglio Himmler avesse raccomandato a Höss di prendere l'ispirazione da Treblinka, che era stato concepito dall'inizio come centro di sterminio»1149.

 A ciò si aggiunge che, nell'annotazione La “soluzione finale della questione ebraica” nel campo di Auschwitz Höss scrisse che alla fine di novembre del 1941 Eichmann non aveva ancora trovato un

1141 ...L'identificazione di “Wolzek” con Sobibor è una semplice congettura infondata. 1142 Si tratta dello scritto La “soluzione finale della questione ebraica” citato sopra. Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 171. 1143 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., p. 279. 1144 Sul numero delle presunte aperture di introduzione dello Zyklon B sulla copertura della camera mortuaria (Leichenhalle) del crematorio I le testimonianze sono in totale contraddizione: esse era 6 per Broad e Müller , 2-3 (sic) per Aumeier, 2 per Jankowski, 1 per Höss. Vedi al riguardo il mio studio Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit. 1145 AGK, NTN, 105, p. 111. Vedi capitolo 17.3. 1146 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 122. 1147 NO-1210. 1148 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 186. 1149 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., p. 321.   — 217 —

 gas adatto per lo sterminio; ciò avvenne «nell'autunno del 1941», evidentemente dopo la fine di novembre, quando l'Hauptsturmführer Karl Fritzsch usò lo Zyklon B per la “prima gasazione” nel seminterrato del Block 11 1150, ma questa datazione è in evidente contrasto con quella del 3-5 settembre addotta da D. Czech1151.

 È dunque facilmente comprensibile perché van Pelt non si sia minimamente soffermato su queste ulteriori contraddizioni.

 Nella dichiarazione del 14 marzo 1946 Höss asserì:

 «Quando, nel 1942, i nuovi crematori non erano ancora terminati, i detenuti dovettero essere gasati in camere a gas installate provvisoriamente e dovettero poi essere bruciati in fosse»1152.

 Ciò significa che i crematori furono progettati fin dall'inizio come strumenti di sterminio per attuare il presunto ordine di Himmler, come Höss affermò esplicitamente nel corso dell'interrogatorio del 1° aprile 1946:

 «Domanda - Che cosa faceste ad Auschwitz?

 Risposta - Mi misi immediatamente in contatto col capo di una unità di costruzioni e gli dissi che avevo bisogno di un grande crematorio. Gli dissi che stavamo per ricevere un gran numero di malati, ma non gli rivelai la mia vera ragione.

 D. - E poi?

 R. - E dopo che completammo i nostri piani, li mandai al Reichsführer. Dopo averli modificati in accordo con lo scopo reale delle sue istruzioni, essi furono approvati»1153.

 Ciò sarebbe avvenuto nel giugno o luglio 1941, al suo ritorno ad Auschwitz dall’incontro con Himmler a Berlino. Tuttavia il primo progetto del nuovo crematorio – il futuro crematorio II – fu eseguito dall’SS-Untersturmführer Dejaco il 24 ottobre 1941 1154, cioè tre o quattro mesi dopo, il che poco si concilia con l’avverbio “immediatamente”. Il secondo progetto del crematorio fu realizzato nel novembre 1941 dall’architetto Werkmann, dell’ SS-Hauptamt Haushalt und Bauten1155, il che dimostra che la costruzione di questo impianto non era un affare segreto locale. Höss afferma poi che egli modificò i progetti «in accordo con lo scopo reale» degli impianti secondo le istruzioni di Himmler – cioè modificò i piani originari trasformando un semplice impianto igienico-sanitario in un impianto di sterminio – e inviò i piani così modificati a Himmler, che li approvò.

Ma il progetto definitivo del nuovo crematorio fu realizzato ad Auschwitz nel gennaio 1942 1156 e non contiene alcun “indizio criminale”.

 Le fandonie di Höss rientrano perfettamente nella logica intenzionalista fatta propria dal giudice Sehn e sostenuta per decenni dal Museo di Auschwitz: se l'ordine di sterminio ad Auschwitz fu emanato nel giugno 1941, l'intero campo di Birkenau fu concepito come campo di sterminio e i suoi crematori furono inevitabilmente progettati come strumenti criminali per eseguire quell'ordine, ma ciò è in totale contrasto con i risultati dello studio di Pressac accettati da van Pelt. Questi infatti ammette che «nulla negli schizzi concettuali originali del crematorio o nei progetti che risalgono al gennaio 1942 fa pensare a camere a gas o al loro uso nella Soluzione Finale»1157.

 Van Pelt respinge anche la congettura polacca relativa alla funzione sterminatrice del campo fin dall'origine, sostenendo che esso «doveva servire da punto di transito [per Ebrei tedeschi e cechi] tra la Germania, la Boemia e la riserva [ebraica] progettata all'Est»1158.

 Per van Pelt infatti il fantomatico odine di sterminio di Himmler fu impartito nel luglio 1942:

 1150 Die "Endlösung der Judenfrage" in KL Auschwitz, in: Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss, op. cit., pp. 158-159. 1151 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 117-120. 1152 NO-1210. 1153 Testimony of Rudolf Hoess taken at Nuremberg Germany, on 1 April, 1946, 1430 to 1730 bt Mr. Sender Jaari and Lt. Whitney Harris, p. 26. In: John Mendelsohn and Donald S. Detwiler Eds., The Holocaust: Selected Documents in Eighteen Volumes. Garland, New York and London, 1982, vol. 12. 1154 J-C. Pressac, Les crématoires d’Auschwitz. La machinerie de meurtre de masse, op. cit., documento 9 fuori testo. 1155 Idem, documenti 10-11 fuori testo. 1156 Pianta 936(p), 936 (r), 1173-1174(p), 1173-117(r), 933, 933[-934], 933[-934](p), 933[-934](r), 932(p), 932(r), 934 in: J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, pp. 268-288. 1157 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 72. 1158 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., p. 291.

  — 218 —

 «Nel luglio 1942 Himmler visitò Auschwitz e ordinò che il campo divenisse un anello importante della cosiddetta Soluzione Finale della questione ebraica»1159.

 Ma questa congettura è smentita da Höss stesso, il quale, con riferimento a Himmler, scrisse:

 «A Birkenau assistette all'intera operazione di sterminio di un trasporto di Ebrei appena arrivato»1160.

 Questa affermazione fu ripresa quasi alla lettera da D. Czech sotto la data del 17 luglio 1942:

 «Dopo la visita del campo di Birkenau egli partecipa all'uccisione di un trasporto di Ebrei appena arrivato»1161.

 Himmler avrebbe assistito alla presunta gasazione di un trasporto di Ebrei olandesi o slovacchi1162, il che significa che Birkenau era già allora un presunto campo di sterminio.

 Ancora più chiaramente Höss dichiarò:

 «Non saprei stabilire in quale epoca cominciò lo sterminio degli Ebrei; probabilmente già nel settembre del 1941, ma forse anche solo nel gennaio del 1942»1163, perciò la pretesa di van Pelt è completamente infondata.

 Egli ha aggirato le enormi contraddizioni che ho segnalato sopra posticipando di un anno, come Pressac, la datazione del presunto ordine di sterminio di Himmler e adducendo spiegazioni cavillose1164.

 Dunque non solo le dichiarazioni di Höss presentano gravi contraddizioni interne, ma sono anche in contraddizione con i cardini storiografici condivisi da van Pelt. E ciò che ho esposto è ancora poco. In uno dei miei primi scritti, intitolato Auschwitz: le“confessioni” di Höss1165, ho infatti elencato 60 contraddizioni e false dichiarazioni dell'ex comandante di Auschwitz. In altri studi ho inoltre esposto in modo approfondito le contraddizioni e le false dichiarazioni di Höss riguardo alle presunte gasazioni omicide nel Block 11  1166, nel crematorio I1167 e nei Bunker di Birkenau1168.

 10.2. Errori, incongruenze e metodiche capziose di van Pelt

 Oltre a quest'opera sistematica di travisamento, nella trattazione delle testimonianze di Höss van Pelt mostra come al solito superficialità e carenza di conoscenze storiche.

 Egli afferma:

 «Mentre aspettava l'esecuzione, Höss scrisse una dettagliata autobiografia di 224 pagine che sviluppava le sue precedenti dichiarazioni sulle gasazioni e le poneva nel contesto di una più ampia storia di Auschwitz»1169.

 In realtà la sentenza del processo Höss fu pronunciata il 2 aprile 1947 ed egli fu giustiziato il 16 aprile, ma le sue annotazioni risalgono al periodo dal novembre 1946 al febbraio 1947. È veramente incredibile che van Pelt ignori un dato così elementare della storiografia olocaustica.

 La stessa ignoranza traspare anche da quest'altra affermazione:

 1159 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 352; cfr. p. 80. 1160 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 202. Testo tedesco: Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss, op. cit., p. 182. 1161 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 250. 1162 In realtà la cronologia della visita di Himmler rende impossibile che egli abbia presenziato a queste presunte gasazioni, come ho dimostrato nello studio Special Treatment in Auschwitz. Origin and Meaning of a Term, op. cit., pp. 17-25. 1163 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 174. Testo tedesco: Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss, op. cit., pp. 159-160. 1164 Vedi capitolo 17. 1165 Edizioni La Sfinge, Parma, 1987. Il testo è apparso anche in francese col titolo Les fausses confessions de Rudolf Höss, in: “Tabou”, Éditions Akribeia, Saint-Genis-Laval, 2002, vol. 3, pp. 68-105. 1166 C. Mattogno, Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005, pp. 16-18 e 78-79. 1167 C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit., pp. 50-53. 1168 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History, op. cit., pp. 136-139. 1169 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 263.

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 «Data la piena confessione di Höss, non sorprese che la corte lo dichiarasse colpevole di assassinio di massa. Tuttavia, sorprendentemente, la corte non accettò il numero di 4 milioni di vittime menzionato nel rapporto sovietico che fu assunto nell'atto d'accusa»1170.

 Nella motivazione (Uzasadnienie) della sentenza del 2 aprile 1947 il “Najwyzszy Trybunal Narodowy” (Tribunale Nazionale Supremo) riconobbe la cifra «minima» di 2.500.000 vittime (detenuti non immatricolati), più 300.000 detenuti immatricolati, più 12.000 prigionieri di guerra sovietici, ma senza escludere la cifra sovietica, riguardo alla quale, anzi, sentenziò che «la cifra di 3-4 milioni di queste vittime ha in sé ogni carattere di probabilità»1171.

 Particolarmente sintomatico è il silenzio di van Pelt su questa dichiarazione di Höss durante il dibattimento processuale:

 «Non si potevano fare miglioramenti ai crematori. Dopo otto-dieci ore di attività i crematori erano inadatti ad un utilizzo ulteriore. Era impossibile farli funzionare continuativamente»1172.

 Una tale affermazione è in aperto contrasto con quella che van Pelt attribuisce a Tauber: 8-10 ore di funzionamento al giorno contro 24! La sua importanza fu subito rilevata da Fritjof Meyer, che ne fece uno dei cardini del suo controverso scritto su Auschwitz1173, in quanto sconvolge l'intero quadro delle testimonianze sui crematori. Ma Van Pelt non se ne è curato minimamente.

 In realtà come ho dimostrato altrove1174, la contraddizione deriva da un errore di traduzione (il polacco “tygodni”, settimane, è stato reso con “hours, ore”), ma ciò van Pelt non lo sapeva. Ma anche con questa correzione l'affermazione di Höss contrasta in modo stridente con il preteso funzionamento continuativo dei forni 24 ore al giorno assunto da van Pelt, e che è invece smentito da Höss, secondo il quale i forni crematori ebbero un uso limitato di 8-10 settimane e «era impossibile farli funzionare continuativamente».

 Ecco un altro esempio del singolare metodo del silenzio di van Pelt. Egli riporta un passo della dichiarazione resa da Höss a Norimberga al dottor Gilbert:

 «L'uccisione era facile; non c'era neppure bisogno di guardie per condurli nelle camere; essi [vi] entravano semplicemente aspettandosi di fare la doccia e, invece dell'acqua, noi aprivamo il gas tossico»1175.

 Dunque, secondo Höss, nelle presunte camere di sterminio il gas il gas usciva dalle docce!E van Pelt non dice una parola su una tale assurdità. La dichiarazione di Höss contiene altri errori grossolani sui quali van Pelt parimenti tace:

 «Era Zyklon B, acido cianidrico in forma di cristalli che evaporavano immediatamente, vale a dire esso faceva effetto immediatamente appena veniva a contatto coll'ossigeno»1176.

 Come è noto, lo Zyklon B non era costituito da “cristalli”, ma da semplici granuli di farina fossile imbevuti di acido cianidrico. La denominazione errata di “cristalli” era molto diffusa tra i testimoni ed è ripresa perfino da Filip Müller, che parla di «cristalli di Zyklon-B (Zyklon-B-Kristalle)»1177.

 Qui, alla sciocchezza dei “cristalli”, si aggiunge anche quella dell'evaporazione «a contatto coll'ossigeno».

 Ed ecco la descrizione dei crematori di Birkenau:

 «In cinque forni doppi riscaldati con coke era possibile bruciare al massimo 2.000 corpi in 24 ore; due installazioni più piccole, con quattro forni doppi più grandi ciascuna, potevano eliminare circa 1.500 persone»1178.

 1170 Idem. 1171 AGK, NTN, 146z, p. 40. 1172 Idem, p. 262. 1173 Die Zahl der Opfer von Auschwitz. Neue Erkenntnisse durch neue Archivfunde, in: “Osteuropa. Zeitschrift für Gegenwartsfragen des Ostens”, n. 5, maggio 2002, pp. 631-641. Vedi al riguardo la mia analisi Auschwitz: le nuove revisioni di Fritjof Meyer, in: “I Quaderni di Auschwitz”, 1, marzo 2004, pp. 39-59. 1174 Sulla controversia Piper-Mayer: propaganda sovietica contro pseudorevisionismo, in: “I Quaderni di Auschwitz”, 3, settembre 2004, pp. 5-31. 1175 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 251. 1176 Idem, p. 252. Vedi capitolo 15.1. 1177 F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz, op. cit., p. 184. 1178 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 252

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 Così i forni a tre muffole dei crematori II e III diventano a due muffole, mentre il forno a otto muffole (o forno doppio a quattro muffole) dei crematori IV e V diventa «quattro forni doppi».

 Tuttavia nella dichiarazione del 14 marzo 1946 Höss aveva detto:

 «La cremazione di circa 2.000 detenuti in cinque forni crematori richiedeva all'incirca 12 ore»1179.

 Perciò la capacità di cremazione dei crematori II e III non era di 2.000 cadaveri al giorno, ma di 4.000.

 Lo scopo della dichiarazione di Höss al dottor Gilbert era quello di dimostrare la possibilità dello sterminio ad Auschwitz di 2.500.000 persone - la cifra che, a suo dire, gli era stata comunicata da Eichmann, e lo fece così:

 «Sulla base di questa cifra di 2.500.000, che è il numero delle persone le quali, secondo Eichmann, furono portate ad Auschwitz a scopo di sterminio, si può dire che in media arrivavano due trasporti al giorno, con un totale di 4.000 persone, di cui il 25% erano abili al lavoro, il saldo di 3.000 dovevano essere sterminate. Gli intervalli nelle varie operazioni possono essere calcolati complessivamente a nove mesi. Restano così 27 mesi, con 90.000 persone al mese - un totale di 2.430.000. Questo è un calcolo del potenziale tecnico»1180.

 Ma in altre dichiarazioni Höss indicò la stessa cifra di 2.500.000 come reale, non già come «potenziale tecnico». Ad esempio, nella dichiarazione giurata dell'8 aprile 1946 asserì:

 «Comandai Auschwitz fino al 1° dicembre 1943 e stimo vi furono giustiziate e sterminate mediante gasazione e cremazione almeno 2.500.000 vittime; almeno un altro mezzo milione morirono di fame e di malattia, il che porta la cifra totale a circa 3.000.000 di morti»1181.

 I 500.000 morti di fame e di malattie erano i detenuti immatricolati, una cifra addirittura superiore al totale di tutti i detenuti immatricolati ad Auschwitz: circa 400.000 1182. Qui inoltre la cifra di 2.500.000 gasati era una valutazione di Höss, non una informazione ricevuta da Eichmann, e non includeva le vittime del 1944.

 D'altra parte, se 2.430.000 gasati rappresentavano il 75% dei deportati, il loro numero totale era di 3.240.000, sicché gli abili al lavoro ammessi al campo - il 25% - sarebbero 810.000.

 La dichiarazione resa da Höss a Norimberga al dottor Gilbert contiene inoltre una statistica delle «operazioni di massa» calcolate dall'ex comandante di Auschwitz «a un totale di 1.500.000 al massimo per il periodo dall'inizio del 1941 alla fine del 1944»1183. Nella tavola che segue le metto a confronto con le relative cifre di Piper1184

 

Paese............Piper..........Höss.........differenza

 Ungheria.......438.000...400.000...+...38.000

 Polonia..........300.000... 250.000...-....50.000

 Francia............69.000....110.000...+....41.000

 Olanda.............60.000......95.000...+....35.000

 Grecia..............55.000......65.000...+....10.000

 Slovacchia.......27.000......90.000...+....63.000

 Belgio...............25.000......20.000....-......5.000

 Germania e Austria e Protettorato di Boemia-Moravia...69.000...100.000..+..31.000

 Jugoslavia 10.000 / - 10.000

 Italia 7.500 / - 7.500

 Norvegia 690 / - 690

 KL 34.000 / - 34.000

 .....................1.095.190...1.130.000...+...34.810  1179 NO-1210. Anche qui i crematori II e III hanno «five double stoves» e i crematori IV e V «four bigger stoves» ciascuno. 1180 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 253. 1181 PS-3868, p. 1. 1182 F. Piper, Die Zahl der Opfer von Auschwitz. Verlag des Staatliches Museum in O#wi#cim, 1993, p. 151. 1183 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 253. 1184 F. Piper, Die Zahl der Opfer von Auschwitz, op. cit., p. 199.

 — 221 —

 Tuttavia queste cifre si riferiscono ai detenuti deportati ad Auschwitz, non ai presunti gasati. Di conseguenza la stima di Höss di 2.500.000 gasati è contraddittoria e storicamente insensata.

 Già da questa breve esposizione risulta evidente quale credibilità si debba attribuire a chi pretende che

 «i negazionisti non hanno avuto successo nell'attaccare la credibilità di Höss mettendo in rilievo contraddizioni»:

 la stessa credibilità che meritano le dichiarazioni assurde e contraddittorie di Höss.

 10.3. Le torture inflitte a Höss

 Ormai è un fatto notorio che Höss fu torturato dai Britannici, ma bisogna comprendere quale sia il significato di questo fatto. Nel 1987 1185, dopo aver documentato 60 contraddizioni e falsificazioni storiche nelle dichiarazioni di Höss, mi chiedevo perché il comandante di Auschwitz avesse mentito così spudoratamente. La risposta a tale questione, comunque irrilevante rispetto al fatto accertato della falsità delle sue dichiarazioni, era fornita da Höss stesso quando raccontò le vicende del suo arresto e del suo primo interrogatorio da parte degli inquirenti britannici:

 «Venni arrestato l'11 marzo 1946, alle 23. [...]. La polizia mi fece subire gravi maltrattamenti. Venni inviato a Heide, dove mi rinchiusero nella stessa caserma dove, otto mesi prima, ero stato rilasciato dalle truppe inglesi. Il mio primo interrogatorio si concluse con una confessione, dati gli argomenti più che persuasivi usati contro di me. Non so che cosa contenga la deposizione, sebbene l'abbia firmata»1186.

 Martin Broszat, l’editore della versione originale tedesca delle annotazioni di R. Höss, avverte in nota:

 «Si tratta di un documento dattiloscritto, di otto pagine, che Höss sottoscrisse il 14 marzo 1946, alle 2,30. Il suo contenuto non differisce sostanzialmente dalle sue deposizioni a Norimberga e più tardi a Cracovia»1187.

 La prima “confessione” di R. Höss, quella che contiene gli elementi essenziali di tutte le altre “confessioni” successive, fu dunque redatta dagli inquirenti inglesi!

 Höss aggiunse:

 «Dopo qualche giorno venni trasferito a Minden sul Weser, il centro principale d'inchiesta per la zona inglese. Qui dovetti subire altri maltrattamenti per opera di un maggiore inglese, Pubblico Ministero. Le condizioni della prigione furono in tutto degne del suo comportamento. Dopo tre settimane, con mia grande sorpresa, mi rasarono, mi tagliarono i capelli e mi consentirono anche di lavarmi. Era la prima volta, dal momento dell'arresto, che mi toglievano le manette»1188

 Il fatto che Höss sia stato torturato dagli Inglesi, è ormai storicamente accertato1189, essendo stato ammesso anche dal torturatore (Bernard Clarke) ed accettato come vero da J.-C. Pressac («fermato dagli inglesi nel marzo 1946, viene più volte violentemente picchiato e malmenato, fino a sfiorare la morte»)1190 e da Fritjof Meyer («Dopo tre giorni di privazione del sonno, torturato, picchiato ad ogni risposta, nudo e costretto a bere alcolici...»)1191.

 Van Pelt cerca di minimizzare la questione scrivendo:

 1185 Auschwitz: le“confessioni” di Höss, op. cit., p. 29. 1186 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., pp. 158-159. Testo tedesco: Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss, op. cit., p. 149. 1187 Idem, nota 1 a p. 159. 1188 Idem, p. 159. (1189) R. Faurisson, Comment les Britanniques ont obtenu les aveux de Rudplf Höss, commandant d’Auschwitz, in: “Annales d’Histoire Révisionniste”, n. 1, 1987, pp. 137-152. (1190) J.-C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, op. cit., p. 131. (1191) F. Meyer, «Die Zahl der Opfer von Auschwitz. Neue Erkenntnisse durch neue Archivfunde», in Osteuropa. Zeitschrift für Gegenwartsfragen des Ostens, n. 5, maggio 2002, p. 639

 — 222 —

 «Irving aveva ragione sul fatto che la prima confessione di Höss fu ottenuta dopo che al testimone fu era stato impedito di dormire per tre giorni, ma egli non menzionò che, sebbene questa confessione fosse stata presentata al tribunale, non fu mai usata nella corte. Invece il tribunale il 15 aprile 1946 ascoltò estratti dell'affidavit che egli firmò il 5 aprile 1946, dopo alcuni giorni di interrogatorio civile nell'ala dei testimoni della prigione di Norimberga. Alla barra dei testimoni, Höss confermò che l'affidavit era vero e che lo aveva firmato volontariamente. Quando gli fu chiesto se capiva l'inglese dell'affidavit, egli rispose che capiva “l'inglese come è scritto sopra”, che “le dichiarazioni riportate sopra sono vere” e che “questa dichiarazione è fatta da me volontariamente e senza coercizione»1192.

 L'argomento è quantomeno ingenuo. Anzitutto anche la «prima confessione», quella che anche per van Pelt fu estorta a Höss con la tortura, reca alla fine l'assicurazione canonica di autenticità-veridicità:

 «Ho letto il rapporto riportato sopra e confermo che corrisponde alla mia propria dichiarazione e che è la pura verità»1193.

 Ma successivamente Höss affermò di aver firmato questa dichiarazione senza neppure sapere che cosa contenesse. Ciò significa che assicurazioni di tal fatta hanno un valore puramente formale e non garantiscono affatto l'autenticità-veridicità delle dichiarazioni nelle quali sono apposte.

 Rilevo in secondo luogo che la dichiarazione giurata del 5 aprile 1946, redatta, secondo van Pelt, «dopo alcuni giorni di interrogatorio civile», contiene le molteplici assurdità storiche che ho analizzato sopra, le stesse che si trovano anche nella «prima confessione», il che significa che entrambe sono false. Bisogna allora credere che Höss mentì «volontariamente e senza coercizione»?

 In un altro punto del libro van Pelt ammette che

 «poi, l'11 marzo 1946, tutto cambiò: i soldati britannici trattarono Höss rudemente»1194.

 In nota1195 egli rimanda ad una pagina degli atti del processo Eichmann di Gerusalemme nella quale appare la seguente risposta di Höss nel corso del suo processo:

 «Quando fui interrogato per la prima volta nella zona britannica, gli inquirenti mi dissero, per tutto il tempo, che nelle camere a gas dovevano essere morte cinque, sei, sette milioni di persone; per tutto il tempo mi bombardarono con cifre enormi come queste ed io fui costretto a fornire dati, al fine di accertare quanti erano stati messi a morte nelle camere a gas, e coloro che mi interrogavano mi dissero che dovevano essere stati almeno tre milioni. Sotto la suggestiva influenza di queste grandi cifre, arrivai a un totale di tre milioni. Ma facevo affidamento sul fatto che non potevo menzionare alcun altro numero - dissi sempre questo - cioè che non ero in grado di menzionare nessun'altra cifra oltre quella alla quale ora ero arrivato, e quella era di due milioni e mezzo»1196.

 Questo passo è molto significativo. Esso conferma che gli inquirenti britannici avevano già una loro “verità” propagandistica alla quale Höss si doveva solo adeguare. Dopo il trattamento iniziale, Höss divenne “collaborativo” e “confessò” le assurdità più macroscopiche:

che Himmler gli aveva ordinato lo sterminio ebraico nel giugno 1941; che il campo di Birkenau fu costruito per realizzare questo scopo; che tutti i crematori di Birkenau furono progettati con la stessa finalità; che visitò Treblinka nel 1941; che ad Auschwitz furono gasate 2 milioni e mezzo di persone; che i crematori di Birkenau avevano una capacità di 7.000 cadaveri al giorno, ecc. ecc.

 Tortura o non tortura, un fatto è certo: le dichiarazioni di Höss restano comunque false e contraddittorie.

 1192 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., 276. 1193 NO-1210. 1194 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 250. 1195 Idem, nota 64 a p. 525. 1196 State of Israel. Ministry of Justice. The Trial of Adolf Eichmann. Record of Proceedings in the District Court of Jerusalem. Gerusalemme 1993, vol. III, p. 1310.

  — 223 —  PARTE QUARTA  GLI ERRORI TECNICI E STORICI DI VAN PELT  CAPITOLO 11  LA «CONOSCENZA PERITALE» DI VAN PELT E I FORNI CREMATORI DI AUSCHWITZ-BIRKENAU  11.1. La competenza di van Pelt sulla cremazione  

 Con riferimento al dibattimento del processo Irving-Lipstadt, van Pelt scrive:

 «È importante rilevare che, durante il controinterrogatorio, Leuchter dovette ammettere che egli non aveva alcuna conoscenza peritale di crematori»1197.

 Egli però, nella esposizione delle sue qualificazioni come redattore del suo rapporto su Auschwitz, non menziona alcuna «conoscenza peritale di crematori»1198.

 Se dunque le congetture di Leuchter sui forni crematori di Auschwitz-Birkenau erano inammissibili perché egli non era qualificabile come “esperto”, ciò vale allo stesso modo anche per le congetture di van Pelt al processo Irving-Lipstadt. Egli però su questo argomento ha sentenziato con autorità - che, incredibilmente, gli è stata indebitamente riconosciuta perfino dal giudice Gray - come se possedesse una «conoscenza peritale». Non resta dunque che esaminare a fondo l'intera questione.

 Tutte le conoscenze di van Pelt sulla problematica tecnica dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau (durata del processo di cremazione, consumo di combustibile, struttura e funzionamento degli impianti) si fondano pressoché esclusivamente sulla deposizione di Tauber davanti al giudice Sehn, alla quale dedica infatti parecchie pagine basandosi sulla traduzione inglese pubblicata da Pressac1199.

 1197 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 383. 1198 “The Pelt Report”, p. 3, “My qualifications and expertise”. 1199 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 189-205.

 — 224 —

 Lo studio dettagliato sulla testimonianza di Tauber che ho esposto sopra risponde anzitutto alla pretesa di van Pelt che i revisionisti «abbiano preferito seppellirla in silenzio» e - contraddittoriamente - che essi si basino su un insignificante particolare «per confutare la validità dell'intera testimonianza di Tauber». Esso dimostra che tale testimonianza contiene «contraddizioni» e «accuse senza prove» storico-tecniche non solo «improbabili», ma decisamente assurde, sicché l'affermazione di van Pelt di un presunto altissimo «valore probatorio» di essa è pateticamente insensata.

 D'altra parte, il fatto che le assurdità tecniche dichiarate da Tauber siano state «ampiamente corroborate dalle testimonianze contemporanee di Jankowski e di Dragon e dalle successive memorie di Filip Müller»1200 e che «il resoconto di Tauber fu confermato nello stesso periodo dall'SS Pery Broad»1201 è soltanto un'aggravante, perché, come ho già anticipato nel capitolo 8.8.7., qui si realizza non già una “convergenza di prove”, ma di assurdità, dunque una semplice “convergenza di menzogne”.

 Per quanto riguarda il metodo argomentativo, van Pelt su questo tema crea un'altra “convergenza di prove” puramente fittizia che parte dalla lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943 e coinvolge da un lato la testimonianza stessa di Tauber, dall'altro una perizia “tecnica” del 1985, per giungere infine alla falsa conclusione che questi tre elementi probatori si confermano a vicenda.

 11.2.La lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943

 Cominciamo dalla lettera della Zentralbauleitung. Van Pelt riguardo a questo documento scrive:

 «Prima di continuare bisogna porsi due domande. Anzitutto, c'è qualche ragione per dubitare dell'autenticità di questa lettera e, in secondo luogo, le cifre sono credibili?»1202.

 Circa l'origine del documento, van Pelt, con riferimento al dibattimento processuale, spiega che esso

 «era un esercizio di contabilità generale, ricordando alla Corte che la lettera seguiva una richiesta che era stata fatta all'inizio di gennaio del 1943, quando il comandante Höss chiese un calcolo della capacità di cremazione totale del campo»1203.

 Quest' affermazione è del tutto infondata.

 Il 29 gennaio 1943 Bischoff si incontrò col comandante del campo, e il giorno dopo riassunse in una “Nota” (“Vermerk”) i tre punti discussi nel colloquio. Nel punto 2 egli scrisse tra l’altro quanto segue:

 «Il comandante desidera un rapporto sulla capacità di tutti i crematori».[«Der Kommandant wünsch einen Bericht über die Leistung sämtlicher Krematorien»]1204.

 È chiaro che la formula «der Kommandant wünscht» significa «il comandante ordina», perciò non si può dubitare del fatto che Bischoff abbia fatto preparare e inviare a Höss «un rapporto sulla capacità di tutti i crematori». Ma questo rapporto, secondo la prassi burocratica, avrebbe dovuto menzionare nel “riferimento” (“Bezug”) l'oggetto e il numero di protocollo della lettera summenzionata (Bftgb. Nr. 22213/43Er/L.), mentre invece la lettera del 28 giugno 1943 non menziona alcun “riferimento” («Bezug: ohne»). Per di più questa lettera non solo fu redatta cinque mesi dopo la richiesta di Höss, ma aveva come oggetto il «Completamento del crematorio III»

 (Fertigstellung d. Krematoriums III). Ciò solleva dei problemi che van Pelt, nella sua crassa ignoranza storica, neppure sospetta.

 La “Fertigstellung” (completamento) di un Bauwerk era una comunicazione ufficiale all’SS-WVHA in ottemperanza ad un preciso ordine di Kammler del 6 aprile 1943 che imponeva:

 «Per giudicare l’attività degli uffici addetti alle costruzioni e sorvegliare i termini di scadenza ordinati è assolutamente necessario che tutti gli uffici subordinati comunichino senza indugio il completamento di un Bauwerk o di un Bauvorhaben1205.

 

1200 Idem, p. 205. 1201 Idem, p. 190. 1202 Idem, p. 344. 1203 Idem, p. 481. 1204 RGVA, 502-1-26, p. 195. 1205 Progetto di costruzione.

 — 225 —

 Ordino perciò quanto segue:

 1) Dopo il completamento di un Bauwerk o dopo la sua messa in funzione bisogna fare una deliberazione di consegna coll’ufficio amministrativamente competente. Il risultato di questa deliberazione deve essere fissato in un protocollo. [...]. [«Zur Beurteilung der Tätigkeit der Baudienststellen und zur Überwachung der befohlenen Baufristen ist es unbedingt erforderlich, dass sämtliche nachgeordneten Dienststellen die Fertigstellung eines Bauwerkes oder Bauvorhabens umgehend melden. Ich ordne daher folgendes an: 1) Nach Fertigstellung eines Bauwerks bzw. nach Inbetriebnahme desselben ist mit der hausverwaltenden Dienstelle eine Übergabeverhandlung zu tätigen. Das Ergebnis dieser Verhandlung ist in einer Niederschrift festzuhalten. [...]»]1206.

 Ciò che le disposizioni di Kammler richiedevano, era dunque la «comunicazione del completamento» (Meldung der Fertigstellung) di un Bauwerk, contenente l’indicazione del numero di protocollo della lettera con la quale la relativa «deliberazione di consegna»

 (Übergabeverhandlung) era stata trasmessa al «comando del campo di concentramento di Auschwitz»» (Kommandantur des K.L. Auschwitz). Tale comunicazione si esauriva in qualche riga, come nell'esempio che segue:

 «Comunico il completamento della baracca infermeria SS BW 17 C-4. Il Bauwerk è stato consegnato al comando del KL Auschwitz (n. di prot. 29647/43/Ki/Go)».

 [«Melde die Fertigstellung der SS-Revierbaracke BW 17C-4. Das Bauwerk ist an die Kommandantur des K.L. Auschwitz (Bftgb.Nr. 29647/43/Ki/Go) übergeben»]1207.

 Una «Lista dei Bauwerke già consegnati all'amministrazione della guarnigione» (Aufstellung der bereits übergebenen Bauwerke an die Standortverwaltung)1208 redatta secondo le direttive di Kammler, elenca le comunicazioni relative ai quattro crematori di Birkenau che indicano tra l'altro il numero di protocollo della lettera di accompagnamento della deliberazione di consegna, il numero del Bauwerk, la data della consegna e il protocollo della «comunicazione al Capo del Gruppo di Uffici C» (Meldung an Amtsgruppenchef C) dell’SS-WVHA.

 Per il crematorio III sono registrati i seguenti dati:

 - numero di protocollo della lettera di accompagnamento della deliberazione di consegna: 31370/43/Ki/Go, identico a quello della lettera originale1209;

 - numero della «comunicazione al Capo del Gruppo di Uffici C»: 31550/43/Ja/We1210, identico a quello della lettera di Bischoff del 28 giugno 1943.

 Ma in questo documento manca un dato essenziale: il numero di protocollo della lettera di accompagnamento della deliberazione di consegna, inoltre il numero di Bauwerk (30a). Vi appare invece un dato (la “capacità” dei crematori) che non c'entra nulla, poiché la «comunicazione del completamento» era un atto puramente formale relativo, appunto, al completamento di un Bauwerk, non alle sue caratteristiche tecniche.

 Come ho documentato altrove1211, questi problemi fanno luce sull'origine e sul significato del documento, ma non incidono sulla sua autenticità, perciò passo subito alla seconda questione introdotta da van Pelt, «se le cifre sono reali»1212. Per lui le cifre sono ovviamente reali: vediamo quali prove egli adduca a sostegno di ciò.

 Egli rileva anzitutto che la capacità di cremazione dei crematori di Birkenau indicate nella lettera summenzionata era di 96 cadaveri al giorno e di 4 cadaveri all'ora per muffola, poi prosegue:

 «La questione è ora se i crematori di Auschwitz II, III, IV e V potevano cremare quattro cadaveri per muffola in un'ora. Se si seguisse la normale prassi civile, in cui è assolutamente essenziale preservare l'identità dei resti dall'inizio della cremazione alla raccolta finale delle ceneri, le cifre di Bischoff sarebbero davvero assurde.

 1206 Lettera di Kammler del 6 aprile 1943 a tutte le Bauinspektionen e i Braugruppen. WAPL, Zentralbauleitung, 54, p. 68. 1207 RGVA, 502-1-83, p. 269. 1208 APMO, BW 30/25, p. 14 1209 Lettera di Bischoff del 23 giugno 1943 con oggetto: “Übergabe des BW K.G.L. 30a - Krematorium III”. RGVA, 502-2-54, p. 21. 1210 Per un errore di copiatura, nella lista appare “We” invece di “Ne”. 1211 Vedi al riguardo il mio articolo “Schlüsseldokument” – eine alternative Interpretation. Zum Fälschungsverdacht des Briefes der Zentralbauleitung Auschwitz vom 28.6.1943 betreffs der Kapazität der Krematorien, in: “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”, 4. Jg., Heft 1, Juni 2000, pp. 50-56. 1212 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 344.

 — 226 —

 Sarebbe impossibile introdurre un corpo nella muffola, cremarlo e rimuovere le ossa e le ceneri restanti in quindici minuti»1213.

 In realtà i forni Topf di Auschwitz-Birkenau, per la loro struttura, consentivano di «preservare l'identità dei resti dall'inizio della cremazione alla raccolta finale delle ceneri». L'ordinazione alla Topf da parte della SS-Neubauleitung di Auschwitz di «500 urne cinerarie» (Aschekapseln) e «contrassegni di argilla refrattaria» (Schamottemarken) ne è una conferma documentaria1214.

 Come ho spiegato sopra, nel funzionamento continuativo, in un forno venivano a trovarsi contemporaneamente due cadaveri, ma in due fasi distinte del processo di cremazione: cioè i residui del primo cadavere nel cenerario in fase di postcombustione e il secondo cadavere nella muffola in fase di essiccamento. Quando la postcombustione di questi residui era terminata (il che richiedeva circa 20 minuti secondo le relative istruzioni di servizio della Topf), la vaporizzazione dell'acqua del cadavere nella muffola era ancora in corso. Van Pelt continua:

 «Ma la situazione cambia radicalmente quando l'identità dei resti cessa di essere importante. Anzitutto, se le dimensioni della muffola lo permettono, diventa possibile introdurvi più di un corpo alla volta»1215.

 Quest'affermazione è tecnicamente insensata. Solo uno sprovveduto può credere seriamente che bastasse introdurre più cadaveri in una muffola per aumentare la capacità di cremazione del forno. Nel capitolo 8.7.2. ho mostrato che, se una cremazione di più cadaveri in una muffola fosse stata attuabile, il risultato, nel migliore dei casi, sarebbe stato un aumento della durata del processo di cremazione e del consumo di coke direttamente proporzionale al numero dei cadaveri caricati nella muffola.

 Torniamo a van Pelt, che argomenta ancora così:

 «Inoltre diventa possibile creare qualcosa di simile a un processo continuo in cui, dopo il riscaldo iniziale dei crematori, il bruciatore può essere spento, sfruttando così pienamente il fenomeno che, alla giusta temperatura, il corpo brucia e si consuma da solo senza ulteriore apporto di una fonte esterna di energia»1216.

 Qui van Pelt ripete le assurdità tecniche proferite da Tauber che ho già confutato sopra nel capitolo 9.2.8. Aggiungo soltanto che, nella sua profonda ignoranza tecnica, van Pelt parla di «burner» (invece di «gasifier» o «gas-producer») come se i forni Topf funzionassero, appunto, con un «bruciatore» a gas o a nafta!

 Van Pelt comincia poi ad attingere a piene mani dal suo “esperto”:

 «Nella sua testimonianza, Tauber fece un'ampia descrizione delle procedure dii cremazione e confermò implicitamente la validità delle cifre di Bischoff»1217.

 Dopo aver riportato alcune delle assurdità tecniche del suo testimone (il carico normale di 4 o 5 cadaveri per muffola, la durata della cremazione prevista dalle SS di 5-7 minuti!), van Pelt osserva:

 «Secondo la testimonianza di Tauber, i forni del crematorio II bruciavano, di norma, (15 x 2 x 3) = 90 corpi all'ora. Ciò significa che la capacità ufficiale di 1.440 al giorno sarebbe stata raggiunta in 16 ore di attività (90 x 16 = 1,440)»1218.

 In pratica van Pelt attribuisce più credito al testimone che al documento! Egli sarà senza dubbio felice di apprendere che, secondo la testimonianza sovietica di Tauber (cremazione di 4-5 cadaveri in 20-25 minuti nei crematori II/III), mediamente in un'ora i 5 forni a 3 muffole avrebbero cremato 180 cadaveri, sicché la cifra indicata nella lettera della Zentralbauleitung sarebbe stata raggiunta in 8 ore! (180 x 8 = 1.440).

 Il metodo di van Pelt è veramente incredibile: per accertare se un documento contenga dati tecnicamente attendibili, van Pelt non ricorre a documenti tecnici, ma si affida a un testimone, con l'immancabile corteo di “conferme”, nel caso specifico quella di Höss. Egli cita infatti le affermazioni

 1213 Idem, p. 345. 1214 Vedi capitolo 8.7.2. 1215 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 345. 1216 Idem. 1217 Idem. 1218 Idem, p. 348.

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 dell'ex comandante di Auschwitz che attribuiva 2.000 cremazioni «in ventiquattr'ore» ai crematori II/III e 1.500 cremazioni ai crematori IV/V1219. Nel capitolo 10 abbiamo visto quanto valgano tali affermazioni.

 Tuttavia almeno un documento van Pelt lo adduce: quanto c'entri con il contesto in cui lo inserisce come “prova” lo vedremo subito. Egli scrive:

 «Un'indicazione finale che le testimonianze di Tauber e di Höss possono essere affidabili e che i forni Topf avevano una capacità dell'ordine di grandezza menzionato da Bischoff si può trovare nella domanda di brevetto T 58240 Kl. 24 per un “Forno crematorio a funzionamento continuo per uso intenso” archviata dalla Topf il 5 novembre 1942»1220.

 Alla pagina seguente egli cita «un giudizio ingegneristico» redatto nel 1985 dagli «ingegneri Klaus e Christel Kunz» in collaborazione con Rolf Decker, «direttore manager della produzione di forni della compagnia Ruppmann di Stoccarda».

 Prima di discutere questa perizia è opportuno fornire qualche spiegazione su questo progetto.

 Il 26 ottobre 1942 l’ingegnere capo della Topf Fritz Sander redasse una domanda di brevetto per un «Forno crematorio per cadaveri con funzionamento continuo per uso di massa»(Kontinuierlich arbeitender Leichen-Verbrennungsofen für Massenbetreib) che poi rielaborò in data 4 novembre 1942. Il timbro “PA”, Patent Anmeldung, annuncio del brevetto, è del 5 novembre.

 Semplificando, si trattava di una camera di combustione verticale cilindrica rivestita di mattoni refrattari; all'interno di essa erano disposti tre scivoli a forma di griglia che scendevano dall'alto verso il basso a zig-zag; alla base del forno, al di fuori della camera di combustione, era sistemato un grosso gasogeno, ad essa collegato da un'apposita apertura; in alto c'era lo sportello di caricamento, attraverso il quale i cadaveri venivano spinti sul primo scivolo. Una volta caricato il forno, i cadaveri scendevano gradualmente sugli scivoli per forza di gravità e lungo il percorso venivano investiti dai prodotti della combustione del gasogeno, si essiccavano e bruciavano. Le ceneri cadevano prima su una griglia posta alla fine dell'ultimo scivolo, al di sopra dell'apertura del gasogeno, indi, attraverso le fessure della griglia, nel sottostante cenerario, dal quale potevano essere estratte attraverso un'apposito sportello. I fumi uscivano da un'apertura praticata sulla sommità del forno.

 La perizia cui si appella van Pelt fu compilata da Rolf Decker, in qualità di «esperto di cremazione di cadaveri» su richiesta di Klaus Kunz1221.

 Per rendere l'idea delle profonde conoscenze e della competenza tecnica di questo «esperto», egli nel disegno del forno Sander prese la griglia del focolare a coke per dei «canali di apporto dell'aria»! (Luftzuführungskanäle)1222.

 Il calcolo di Decker si basa sul presupposto che ogni scivolo del forno fosse lungo 25 metri e potesse contenere 50 cadaveri alla volta, che il processo di vaporizzazione dell'acqua dei cadaveri richiedesse 15 minuti, il che corrisponderebbe a «una capacità di cremazione di circa 4.800 cadaveri in 24 ore»1223 e che all'altezza del secondo scivolo vi fosse una temperatura di 1.000°C1224. Ed ecco l'incredibile commento di van Pelt:

 «Il rapporto terminava coll'asserzione che, dopo un po' di esperienza iniziale, sarebbe stato possibile aumentare il carico iniziale da 50 a 100 cadaveri. Ciò avrebbe aumentato il ritmo di caricamento da ogni 15 a ogni 20 minuti, col risultato che la capacità giornaliera sarebbe aumentata da (50 x 60/15 x 24) = 4.800 cadaveri a, almeno teoricamente, (100 x 40/20 x 24) = 7.200 cadaveri.

 Non è chiaro se il forno crematorio abbia mai funzionato. Ciò che importa, comunque, è che sia il testo della domanda di brevetto sia il disegno del forno crematorio rendono il procedimento di cremazione descritto nella testimonianza di tauber non solo plausibile, ma, anzi, probabile»1225.

 Cominciamo dal progetto. Il relativo disegno non contiene alcuna misura, ma esso è realizzato in scala e tutte le parti sono proporzionate. Se dunque i tre piani inclinati del forno fossero lunghi 25 metri, il forno sarebbe alto 100 metri e largo 40! Non solo, ma l’apertura di introduzione dei cadaveri sarebbe alta oltre 7 metri! Pressac, commentando il disegno del forno Sander, scrive:

 1219 Idem. 1220R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 348. 1221 APMO, Akta Zentralbauleitung BW 30/44, p. 27, “Nota di servizio” (Notatka s#u#bowa) del 2 maggio 1985. 1222 APMO, Akta Zentralbauleitung BW 30/44, p. 31, didascalia di R. Decker del disegno di F. Sander. 1223 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 349. 1224 APMO, Akta Zentralbauleitung BW 30/44, pp. 32-33, “rapporto” di Rolf Decker. 1225 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 350.

 — 228 —

 «Le dimensioni del forno mancano, ma si può stimare che era largo 2 metri, lungo 2,5 alla sommità e 3 alla base e alto 6 metri»1226.

 In effetti, misure più o meno simili si ricavano dall'altezza dello sportello di introduzione dei cadaveri, che non poteva certo essere alto 7 metri, ma al massimo come la porta di una normale muffola (60 centimetri), dato che i cadaveri vi dovevano essere introdotti rotolandoli dentro dal pavimento di accesso al forno. Ogni scivolo era perciò lungo circa 3,5 metri e poteva accogliere 10 cadaveri alla volta. Il forno avrebbe pertanto potuto contenere circa 30 cadaveri. In un’ora si sarebbero conseguiti i seguenti risultati (partendo dal piano inclinato più vicino al focolare):

 primo piano inclinato (10 cadaveri): incenerimento

 secondo piano inclinato (10 cadaveri): combustione principale

 terzo piano inclinato (10 cadaveri): essiccamento.

 In pratica il forno avrebbe potuto cremare un carico di 30 cadaveri in 2 ore, ossia 360 in 24 ore,la capacità teorica di 5 forni a 3 muffole.

 L' “esperto” suppone inoltre una durata del processo di essiccamento del cadavere di 15 minuti, del tutto contrario alle esperienze pratiche, dalle quali risulta una durata doppia. L'assunzione di una temperatura di 1.000°C in un forno di questo tipo, sia per l'enorme quantità di calore necessaria per la vaporizzazione dell'acqua dei cadaveri, sia per l'eccesso d'aria inevitabilmente enorme, è del tutto illusoria.

 Prima di esaminare la conclusione di van Pelt, rilevo che egli ha capito ben poco del rapporto di Decker. Questi ha scritto che, mettendo sugli scivoli del forno un doppio strato di cadaveri, il tempo di vaporizzazione sarebbe aumentato soltanto di 5 minuti, da 15 a 20 minuti (cosa del resto insensata); van Pelt intende invece che ciò riguardasse il «ritmo di caricamento»!

 Anche lasciando da parte i folli calcoli di Decker, la conclusione di van Pelt appare comunque assurda: come si può pretendere seriamente che un impianto progettato esplicitamente «per uso di massa» e costituito da tre scivoli a zig-zag sui quali i cadaveri scendevano gradualmente per forza di gravità verso il focolare possa rendere «probabile» il «procedimento di cremazione» descritto da Tauber in un forno progettato esplicitamente per cremazioni singole in cui l'essiccamento e la combustione principale del cadavere avvenivano in una piccola muffola?

 Successivamente van Pelt conclude di aver stabilito la «credibilità del documento» in questo modo:

 «Un documento tedesco del tempo di guerra dichiara che la capacità di cremazione quotidiana dei crematori era vicina a 4.500 cadaveri al giorno, due testimonianze indipendenti corroborano quest'ordine di grandezza di capacità di cremazione e una domanda di brevetto del tempo di guerra da parte dei costruttori dei forni corrobora il procedimento di cremazione descritto in queste testimonianze»1227.

 In realtà tutte le affermazioni di van Pelt sono false, perché sia i dati sulla capacità di cremazione della lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943, sia le relative affermazioni di Tauber, sia i calcoli di Decker circa il forno Sander sono tecnicamente assurdi; per questo motivo tutte le testimonianze “convergenti” addotte da van Pelt “confermano” ciò che è tecnicamente assurdo, dunque sono necessariamente false.

 11.3. La nota di Kurt Prüfer dell'8 settembre 1942

Parte 10

Parte 10

  mattognofinediunaleggenda.jpg11.3. La nota di Kurt Prüfer dell'8 settembre 1942

 Con riferimento alla lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943,van Pelt scrive:

 «L'unica contestazione possibile delle cifre di Bischoff è una nota dell'ingegnere della Topf Kurt Prüfer alle SS datata 8 settembre 1942 recentemente scoperta. Prüfer calcolò la capacità di cremazione giornaliera dei tre forni a 2 muffole del crematorio I a 250 cadaveri, quella dei cinque forni a 3 muffole dei crematori II e III a 800 cadaveri ciascuno e quella dei forni a 8 muffole dei crematori IV e V a 400 cadaveri ciascuno. In breve, secondo Prüfer,la capacità di cremazione giornaliera era di 2.650 cadaveri, o il 55% del numero di Bischoff.

 Ma anche con una capacità di cremazione molto più bassa di quella ufficiale di 4.756 cadaveri al giorno, i crematori avrebbero ancora potuto cremare facilmente i cadaveri di

1226 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 101. 1227 Idem, p. 386.  — 229 —

 1.100.000 persone che furono uccise ad Auschwitz. (Se la stima prudente di Prüfer era esatta e se tralasciamo l'uso di roghi di cremazione, la capacità di cremazione totale dei crematori nel periodo della loro esistenza sarebbe stata di 1.400.000 cadaveri).

 Quando si considerano le cifre di Prüfer, bisogna ricordare che, poiché i contratti erano già firmati, era suo interesse fornire numeri molto prudenti, perché la ditta Topf doveva essere responsabile del funzionamento dei forni»1228.

 Egli menziona il riferimento d'archivio «AEMS, file 241»1229, ma è chiaro che non conosceva il testo originale del documento1230, che è stato reso noto solo nel dicembre 2004. Eccone la trascrizione e la traduzione:

 «TOPF An J.A. TOPF UND SÖHNE Erfurt, den 8.9.42

 Abteilung D IV Unser Zeichen: D IV/Prf./hes In Sachen: Reichsführer SS, Berlin-Lichterfelde-West. Betrifft: Krematorium-Auschwitz. Vertraulich! Geheim!

 8.9.42 Herr Obersturmführer Krone ruft an und erklärt, dass er zum Brigadeführer Kämmer bestellt sei und über seine Be- sichtigung des Krematoriums in Auschwitz, von der er gestern urückgekehrt sei, zu berichten habe. Aus der Anlage in Auschwitz wäre er nicht klug geworden und wollte sich des- halb genau informieren, wieviel Muffeln dort zur Zeit in Betrieb seien, und wieviele Öfen mit Muffeln wir zur Zeit dort bauen und noch liefern. Ich gab an, dass zur Zeit 3 Stück Zwei- muffel-Öfen mit einer Leistung von 250 je Tag in Betrieb seien. Ferner wären jetzt in Bau 5 Stück Dreimuffel- Öfen mit einer täglichen Leistung von 800. Zum Versand kämen heute und in den nächsten Tagen die von Mogilew abgezweigten 2 Stück Achtmuffel-Öfen mit einer Leistung von je 800 täglich. Herr K. erklärte, dass diese Anzahl von Muffeln noch nicht aus- reichend sei; wir sollen noch weitere Öfen schnellstens liefern. Es ist daher zweckmäßig, dass ich am Donnerstag Vormittag nach Berlin käme, um mit Herrn K. über weitere Lieferungen zu spre- hen. Ich soll Unterlagen über Auschwitz mitbringen, damit nun endgültig einmal die dringenden Rufe verstummen würden. Den Besuch für Donnerstag habe ich zugesagt».

 «TOPF Alla J.A. TOPF UND SÖHNE Erfurt, 8.9.42 Reparto D IV Nostro riferimento: D IV/Prf./hes Con riguardo a: Reichsführer SS, Berlin-Lichterfelde-West. Oggetto: Crematorio-Auschwitz. Confidenziale! Segreto! 8.9.42 Il sig. Obersturmführer Krone telefona e afferma di essere stato convocato presso il Brigadeführer Kämmer [Kammler] e che deve riferire sulla sua visita al crematorio di Auschwitz, dalla quale è ritornato ieri. Egli non ha capito nulla dell'impianto di Auschwitz e vorrebbe perciò sapere esattamente quante muffole vi sono attualmente in funzione e quanti forni con muffole noi attualmente vi costruiamo e dobbiamo ancora consegnare. Io ho dichiarato che ora sono in funzione 3 forni a 2 muffole con una capacità [di cremazione] di 250 [cadaveri] al giorno. Inoltre sono attualmente in costruzione 5 forni a 3 muffole con una capacità [di cremazione] giornaliera di 800 [cadaveri]. Oggi e nei prossimi giorni saranno spediti i 2 forni a 8 muffole stornati da[l contratto di] Mogilew con una capacità [di cremazione] di 800 [cadaveri] al giorno ciascuno. Il sig. K. ha dichiarato che questo numero di muffole non è ancora sufficiente; noi dobbiamo consegnare il più presto possibile altri forni ancora. È dunque opportuno che io giovedì mattina mi rechi a Berlino per discutere con il sig. Krone di altre consegne. Devo portare con me documenti su Auschwitz affinché le chiamate urgenti cessino una volta per tutte. Ho assicurato la [mia] visita per giovedì»1231.

 1228 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 350. 1229 Idem, nota 100 a p. 531. 1230 Egli si è basato sull'articolo di J.-C. Pressac Enquête sur les chambres à gaz, in: “Les Collections de l'Histoire”, supplemento della rivista L'Histoire, n. 3, ottobre 1998, nel quale appare un resoconto erroneo del documento uguale a quello presentato da van Pelt. 1231 http://veritas3.holocaust-history.org/auschwitz/topf/

 — 230 —

 Ricordo che i 5 forni a 3 muffole menzionati nel documento erano quelli previsti per il crematorio II, l'unico che allora fosse già «in costruzione», mentre i «2 forni a 8 muffole» furono successivamente installati uno nel crematorio IV, l'altro nel crematorio V di Birkenau. In tal modo van Pelt adduce sì la medesima capacità totale di cremazione risultante dal documento - 2.650 cadaveri al giorno - ma solo in conseguenza di un gravissimo errore.

 Egli prende in considerazione tutti e quattro i crematori di Birkenau, mentre il documento originale non menziona affatto il crematorio III, ma soltanto - indirettamente - il crematorio II; inoltre, cosa ancora più grave, la capacità che il documento attribuisce - anche qui indirettamente - ai crematori IV e V non è di 400 cadaveri al giorno ciascuno, bensì di 800. Eppure il testo del documento non lascia dubbi al riguardo, perché la frase «2 Stück Schtmuffel-Öfen mit einer Leistung von je 800 täglich» può significare soltanto che ciascuno dei due forni a 8 muffole - e dunque ciascuno dei futuri crematori IV e V - poteva cremare 800 cadaveri al giorno.

 In pratica van Pelt calcola:

 250 (crematorio I) +

 800 (crematorio II) +

 800 (crematorio III) +

 400 (crematorio IV) +

 400 (crematorio V) = 2.650

 mentre il documento originale dice:

 250 crematorio I) +

 800 (crematorio II) +

 800 (crematorio IV) +

 800 (crematorio V) = 2.650.

 Questo documento introduce contraddizioni devastanti nella struttura argomentativa di van Pelt. La più grave è il fatto che la capacità di cremazione dei singoli impianti che esso riferisce è assolutamente inconciliabile con quella esposta nella lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943. Come si spiega, infatti, che, rispetto alla nota di Prüfer, la capacità di 15 muffole (futuro crematorio II) di questo documento salga da 800 a 1.440 cadaveri al giorno, con un incremento del 73%, mentre quella di 8 muffole (futuri crematori IV e V) diminuisca da 800 a 776? Questo fatto è tanto inesplicabile che Pressac, la fonte di van Pelt, pur di nasconderlo, ha falsificato tale dato, scrivendo 400 invece di 800, e non è certo senza ragione il fatto che egli non abbia mai voluto pubblicare il documento in questione.

 La nota di Prüfer contiene un'altra contraddizione ancora più inspiegabile: essa attribuisce alle 8 muffole dei futuri crematori IV e V la medesima capacità di cremazione delle 15 muffole del futuro crematorio II: 800 cadaveri al giorno. Ne consegue che il forno a 8 muffole aveva in proporzione una capacità di cremazione unitaria quasi doppia rispetto ai 5 forni a 3 muffole: (800 : 8 =) 100 cadaveri al giorno per muffola contro (800 : 15 =) 53!

 Ciò è doppiamente assurdo, non soltanto per i dati numerici in sé, ma anche per il fatto che il forno a 8 muffole, per la sua struttura (un solo gasogeno ogni 2 muffole, una sola serranda del fumo per 4 muffole, mancanza di soffieria), in rapporto a una muffola era meno efficiente del forno a 3 muffole.

 Se dunque, come pretende van Pelt, Prüfer aveva interesse a fornire cifre molto prudenti, perché per il forno a 8 muffole, dunque per i futuri crematori IV e V, addusse una cifra addirittura maggiore di quella che appare nella lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943? La spiegazione di van Pelt è dunque assolutamente inconsistente.

 IL suo calcolo generale è invece insensato: la cremazione di 1.400.000 cadaveri corrisponderebbe infatti a (1.400.000 : 2.650 =) 528 giornate continuative di cremazione, giorno e notte, 24 ore al giorno!1232 Van Pelt dimentica inoltre che il crematorio I cessò la sua attività il 17 luglio 1943: il suo calcolo, basato sulla cifra 2.650, contiene infatti almeno 15 mesi di giornate inesistenti di attività di questo crematorio, dal luglio 1943 all'ottobre 1944.

 In realtà, come ho mostrato nel capitolo 8.8.1, eseguendo questo calcolo sulla base dei dati reali, il risultato teorico sarebbe di 316.368, che però non tiene conto della necessità - in questo caso - di almeno una sostituzione completa della muratura di tutte le 46 muffole dei crematori, sostituzione che però non è documentariamente attestata neppure per una sola muffola.

 1232 Questo argomento fu ripreso da Franciszek Piper nel 2003 in una polemica con Fritjof Meyer. Vedi il mio articolo Sulla controversia Piper-Meyer: propaganda sovietica contro pseudorevisionismo, in: Auschwitz: nuove controversie e nuove fantasie storiche. I Quaderni di Auschwitz, n. 4. Effepi, Genova, 2004.

 — 231 —

 L’8 settembre 1942, il giorno in cui fu redatta la nota in questione, i crematori di Birkenau ancora non esistevano. Intorno al 23 agosto, nel crematorio di Buchenwald, era entrato in funzione il primo forno a tre muffole (un modello praticamente identico a quelli installati nei crematori II e III di Birkenau). Tuttavia a Buchenwald, nel periodo dal 23 agosto all’8 settembre, la mortalità media fu di circa 10 decessi al giorno1233, perciò la cremazione di (800 : 5 forni =) 160 cadaveri al giorno in un forno a 3 muffole non poteva essere in alcun caso un risultato di esercizio sperimentale del forno, ma soltanto una mera estrapolazione.

 Bisogna inoltre considerare che uno dei due forni di Buchenwald era predisposto anche per il riscaldo con nafta, perciò aveva una capacità di cremazione superiore a quella dell’altro, che era riscaldato soltanto con coke, ma non si sa quale dei due sia stato costruito per primo. Si potrebbe dunque ipotizzare una estrapolazione dei risultati di esercizio del forno riscaldato con nafta, ma anche questa ipotesi risulta tecnicamente infondata. Perfino i forni Ignis-Hüttenbau del crematorio di Theresienstadt – nonostante il riscaldo a nafta di gran lunga più efficiente del riscaldo a coke; nonostante l’eccellente sistema di apporto dell’aria di combustione (tratto dal forno civile Volckmann-Ludwig), rispetto al quale quello dei forni Topf era grossolanamente primitivo; nonostante l’enorme muffola che consentiva un sistema di cremazione molto efficiente inattuabile nei forni Topf; nonostante il sistema di tiraggio forzato, che i forni di Birkenau non possedevano – per una cremazione, secondo le liste di incinerazione, richiedevano mediamente circa 35 minuti, durata corrispondente ad una capacità teorica di cremazione di 41 cadaveri il 24 ore e di 615 cadaveri al giorno in 15 forni.

 Nei forni a nafta Ignis-Hüttenbau, con il sistema di cremazione che la loro struttura speciale permetteva, il processo di cremazione di un cadavere durava circa 35 minuti, anche se in realtà esso continuava per altri 20-30 minuti davanti al bruciatore. Perciò è a fortiori impossibile che un forno a 3 muffole di Birkenau, che aveva una capacità di cremazione necessariamente inferiore – potesse eseguire (160 : 3 =) 53 cremazioni al giorno per muffola e il forno a 8 muffole addirittura (800 : 8 muffole =) 100 cremazioni al giorno per muffola.

 In conclusione, la nota di Prüfer dell’8 settembre 1942 non contiene dati reali, ma, al più, velleitarie aspettative per i 5 forni a 3 muffole, dati inspiegabilmente assurdi per i 2 forni a 8 muffole.

 11.4. Il consumo di coke per una cremazione

 Esaminiamo ora la questione del consumo di coke dei forni crematori. Come abbiamo visto nel capitolo 8.5.4., la nota per gli atti (Aktenvermerk) redatta dall’impiegato civile Jährling il 17 marzo 1943 indica un consumo di coke «in caso di funzionamento continuativo» di 2.800 kg in 12 ore per il crematorio II/III e di 1.120 per il crematorio IV/V, complessivamente 7.840 kg. Van Pelt, in un breve paragrafo intitolato «Quanti corpi si potevano cremare con 760 tonnellate di coke nei crematori di Auschwitz?» calcola (erroneamente) che ciò corrispondeva ad un consumo orario di (7.840 : 12 =) 654,3 (il quoziente esatto è 653,3). Egli dice poi che

 «la capacità dei crematori fu calcolata sulla base di 24 ore a 1.440 per i crematori II e III e 756 per i crematori IV e V, o ([1,440 + 1,440 + 756 + 756]/24) = 183 cadaveri all'ora. Ciò implica che, secondo Jährling, per cremare un cadavere erano necessari in media (654,3/183) = 3,5 kg di coke»1234.

 Il riferimento è alla lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943, nella quale però la capacità di cremazione attribuita ai crematori IV/V non è di 756, ma di 768 cadaveri in 24 ore, perciò il calcolo corretto è ([1,440 + 1,440 + 768 + 768]/24) = 184 e (653,3 : 184 =) 3,55 kg di coke per cadavere.

 Questo risultato è una delle prove più evidenti del fatto che le cifre summenzionate sono tecnicamente assurde. Come ho spiegato nel capitolo 8.5.3., il consumo di coke per la cremazione di un cadavere medio era di circa 19 kg nel forno a 3 muffole e di circa 14 kg nel forno a 8 muffole; tenendo conto del diverso numero delle muffole, il consumo medio per i quattro crematori era di circa 17,3 kg con funzionamento continuativo. Questo valore è addirittura più basso non solo del consumo medio dei forni H.Kori, circa 25 kg di coke per cremazione, ma perfino di quello dei migliori incineratori per i mattatoi. In questi impianti, come ho spiegato sopra1235, si potevano incenerire 900 kg di sostanza organica con 300 kg di carbon fossile in 13 ore e mezza, l'equivalente, in peso, della cremazione di 13 cadaveri di 70 kg, ciascuna con un consumo medio di (300 : 13 =) 23 kg di combustibile e una durata media di 62 minuti. Pretendere dunque che una cremazione richiedesse in

 1233 A Buchenwald, dal 3 al 30 agosto morirono 335 detenuti, dal 31 agosto al 27 settembre 203 detenuti. Konzentrationslager Buchenwald. Bericht des internationalen Lagerkomitees Buchenwald. Weimar, s.d., p. 85. 1234 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 122. 1235 Vedi capitolo 8.7.2.  — 232 —

 media 3,55 kg di coke è tecnicamente insensato. Ma nulla è troppo insensato per chi crede seriamente alla favola dell'autocomubustione dei cadaveri!

 

 11.5. Il numero dei cadaveri cremati con le forniture di coke ai crematori

 

 Van Pelt si affretta poi a mettere “storicamente” a frutto quest'assurdità tecnica scrivendo:

 «Poiché la fornitura di coke nel 1943 fu di circa 844 tonnellate, ciò avrebbe permesso la cremazione di 241.000 corpi. Secondo i calcoli di Piper basati sulle liste dei trasporti, nel 1943 ad Auschwitz morirono circa 250.000 persone»1236.

 Dunque 844.000 (kg di coke) : 3,5 (kg di coke per cadavere) = circa 241.000 cremati! Eccoci dunque di fronte ad un'altra presunta “convergenza di prove”.

 In realtà, come abbiamo visto nel capitolo 8.8.4., nel periodo del 1943 in cui ha senso fare un tale calcolo, la fornitura di coke bastò soltanto per i circa 13.000 cadaveri che furono cremati a Birkenau. Senza contare che nel 1943 i crematori ricevettero 704,5 tonnellate di coke, non 844.

 In riferimento al dibattimento processuale, van Pelt aggiunge:

 «In tribunale dichiarai sulla base di documenti tedeschi del tempo di guerra, che “possiamo calcolare il quantitativo di coke che sarà usato per cadavere - che non è un calcolo felice, devo dire, ma il bilancio è che si arriva a tre chili e mezzo per cadavere”.

 Irving rispose sprezzante:“Credete realmente, sinceramente che si possa cremare un cadavere con il coke che si può mettere in una di queste bottiglie d'acqua, è ciò che state dicendo?”. Io risposi che dei documenti tedeschi mi avevano portato a quella conclusione»1237.

 La domanda di Irving è pienamente legittima: van Pelt poteva credere “realmente” e “sinceramente” che nei forni Topf di Auschwitz-Birkenau si potesse cremare un cadavere con 3,5 kg di coke?

 A questa domanda si può rispondere con certezza.

 Come ho mostrato nel capitolo 8.6.4., il dato fondamentale che ho utilizzato per calcolare il consumo di coke dei forni Topf di Auschwitz-Birkenau è il consumo documentato del forno Topf a due muffole del campo di Gusen. Nella mia risposta alle critiche di Zimmerman, apparsa su internet nel 2000 1238, per confutare i suoi deliri termotecnici, mi sono occupato in modo dettagliato della questione del forno di Gusen1239, esponendo in una tabella il consumo di coke in funzione del numero delle cremazioni in base ai documenti noti1240:

 a)Periodo (1941)

 b)Consumo di coke in kg

 c)Numero dei cadaveri cremati

 d)Numero medio giornaliero dei cremati

 e)Consumo medio di coke per ogni cadavere cremato

 ..........a.........b.........c.....d......e 29.1 - 24.2......1.300...250...9...45,2

 

25.2 – 24.3....13.550...375 12...36,1.

 

25.3 – 24.4... 22.600...380 13...59,4

 

25.4 – 24.5......8.450...239... 8...35,3

 

25.5 – 24.6......8.200...199....7...41,2

 

25.6 –............14.900...369..12...40,3

 1236 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 122. 1237 Idem, p. 462. 1238 Supplementary Response To John C. Zimmerman On His "Body Disposal AT Auschwitz". Edited and copyrighted © MM By Russ Granata. Attualmente in: http://vho.org/GB/c/CM/Risposta-new-eng.html 1239 An Accountant Poses as Cremation Expert, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., pp. 123-142. 1240 Nella tabella originariamente appariva per errore un consumo totale di 3.400 kg di coke e medio di 14,2 kg per cadavere per il periodo 25 aprile-25 maggio 1941. Vedi al riguardo il mio studio Olocausto: dilettanti nel web. Effepi, Genova, 2005, pp. 13-16. Qui completo la tabella con i dati relativi al periodo 26 settembre-31 novembre che avevo trattato a parte.

 — 233 —  GUSEN  KL CONSUMO COKE.jpg

Dunque nel periodo in cui il forno funzionò ogni giorno in modo continuativo, cremando mediamente 52 cadaveri al giorno, ossia 26 per muffola in circa 18 ore di attività al giorno, il consumo medio fu di 30,6 kg di coke per cadavere. Da questo dato sperimentale ho calcolato il consumo dei forni Topf di Auschwitz-Birkenau per un cadavere medio di 28 kg (forno a 2 muffole) 19 kg (forno a 3 muffole)  14 kg (forno a 8 muffole) spiegandone le ragioni tecniche1241. Ma come si può conciliare questo dato sperimentale con un consumo medio di 3,5 kg di coke per cadavere?

 Come ho ricordato sopra, van Pelt menziona Zimmerman tra i consulenti che ringrazia nella «Prefazione e ringraziamenti». Il suo libro è stato pubblicato nel 2002, mentre la mia risposta a Zimmerman che contiene tutti i dati che ho esposto sopra è apparsa in web nel 2000. Non si può credere che Zimmerman e van Pelt non abbiano discusso la questione assolutamente essenziale del consumo di coke del forno di Gusen, perciò l'unica conclusione che si può trarre è che i due “esperti” abbiano deciso di comune accordo di non menzionare affatto una questione che avrebbe demolito da sola l'intero impianto argomentativo del “Pelt Report” del 1999.

 Ciò significa che van Pelt quando scrisse il libro non poteva credere “realmente” e “sinceramente” che nei forni Topf di Auschwitz-Birkenau si potesse cremare un cadavere con 3,5 kg di coke.

 

11.6. Le cremazioni multiple

 Tutto l'impianto argomentativo di van Pelt su cremazione e forni crematori è basato su due false congetture che egli trae dalla testimonianza di Tauber:

 1) la cremazione contemporanea di più cadaveri in una muffola, con la conseguenza di una enorme diminuzione del tempo di cremazione;

 2) lo sfruttamento del calore prodotto da un cadavere per cremare gli altri, con la conseguenza di una enorme diminuzione del consumo di coke.

 Nel dibattimento processuale l'avvocato Rampton, per “demolire”

 «la contestazione di Irving alla capacità di cremazione col pretesto che il coke fornito ad Auschwitz non sarebbe stato sufficiente a far fronte al tasso di cremazione necessario»,

 espose così queste fallaci congetture:

 «Come il professor van Pelt ha dimostrato, questa contestazione è demolita da due considerazioni che il sig. Irving ha evidentemente ignorato: primo, la procedura di cremazione ad Auschwitz implicava la cremazione contemporanea di quattro o cinque cadaveri... in ogni muffola dei forni; e, secondo, di conseguenza, i cadaveri stessi servivano da combustibile per i forni...»1242.

 Come ho dimostrato sopra, nei forni di Auschwitz-Birkenau era tecnicamente impossibile eseguire cremazioni di più cadaveri in una muffola economicamente vantaggiose. La cremazione contemporanea di quattro o cinque cadaveri per muffola, se fosse stata realizzabile, avrebbe pertanto come minimo prolungato di quattro o cinque volta la durata del processo di cremazione.

 A fondamento di questa congettura Van Pelt pone essenzialmente la testimonianza di Tauber e la lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943 interpretata (o, più precisamente, travisata) secondo questa testimonianza.

 Rispondendo alla “Critica” di Germar Rudolf, Van Pelt menziona però anche un dato sperimentale (che era già stato addotto dal suo consigliere Keren e che ho già ampiamente confutato1243):

 1241 Vedi capitolo 8.5. 1242 Idem, p. 485. 1243 An Accountant Poses as Cremation Expert, in: G. Rudolf, in: C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., “Appendix: The Fantasies of Daniel Keren”, pp. 190-194.

 — 234 —

 «Nel caso della cremazione multicadavere - cioè la pratica illegale di ridurre in cenere due o più cadaveri nello stesso forno - ho trovato nell'opera classica di Kenneth V. Iserson sull'eliminazione dei cadaveri Death to Dust (1994) che un crematorio della California dovette affrontare una causa da parte di 25.000 persone “le quali affermavano che i corpi di loro parentierano stati cremati in massa invece che separatamente. Un'altra ditta della California meridionale [...] abitualmente metteva da nove a quindici cadaveri in ogni forno, che aveva le dimensioni interne di una tipica berlina americana”. Questi casi suggerivano che Rudolf avesse torto»1244.

 Una tale argomentazione è insensata.

 Come si può pretendere seriamente che la cremazione contemporanea di più cadaveri in forni ultramoderni riscaldati con gas o con nafta possa “dimostrare” che nei forni a coke di Auschwitz-Birkenau era possibile la cremazione economicamente vantaggiosa di quattro o cinque cadaveri insieme?

 L'argomento di van Pelt è ancora più insensato perché egli non indica né la durata né il consumo di combustibile di queste cremazioni multiple, dunque non dimostra affatto il punto essenziale della questione, ossia che esse erano economicamente vantaggiose.

 Con un falso ragionamento simile van Pelt pretende “dimostrare” che l'assurdo sistema di cremazione descritto da Tauber sarebbe “confermato” dal progetto del forno Sander.

 Con ciò passiamo alla seconda congettura di van Pelt, perché tale sistema è quello dello sfruttamento del calore prodotto da un cadavere per cremare gli altri.

 Su tale questione nel dibattimento processuale Irving-Lipstadt ci fu un'accesa discussione. La riporto nonostante la sua lunghezza perché essa mostra in modo lampante la prodigiosa ignoranza tecnica di van Pelt:

 «Risposta [van Pelt] - Ora, se contestate, se contestate l'uso del coke, dovrò citare e, mi dispiace, non ho il brevetto specifico, ma è una piccola storia tecnica. C'è una particolarità nella progettazione dei forni di Auschwitz, che è, sostanzialmente, che funzionavano con aria compressa - che l'aria veniva insufflata nella muffola. Normalmente, ciò che accade in questi forni è che...

 Domanda [Irving] - La fiamma non tocca il corpo?

 R. - No, in realtà nei forni di Auschwitz avveniva un verbrennen [combustione]; non era una semplice cremazione.

 D.- Bene, essi producevano l'autocombustione? Quando avevano raggiunto una certa temperatura producevano l'autocombustione?

 R.- Questo è il principio di una normale cremazione. Ad Auschwitz, a dire il vero...la differenza tra i forni è che un elemento che è usato nei forni normali - una specie di rigeneratore per il calore - ad Auschwitz fu sostituito da aria compressa che veniva insufflata nel forno. Ora...

 D.- A vostro avviso,ciò sarebbe importante per l'abbassamento dell'uso normale di coke da 35 chilogrammi per corpo nel campo di concentramento di Gusen a 3,5 ad Auschwitz?

 R.- , e io credo che l'uso normale per Gusen richiede [il chiarimento]: l'uso normale di che cosa? Per uno, due, tre, quattro corpi al giorno [e] ad un certo momento un uso intensissimo. Qui vorrei appunto citare un'opera scritta da Jean-Claude Pressac alla quale ho collaborato anch'io.

 D.- Posso interrompere? Non ho afferrato completamente ciò che avete detto su Gusen. Qual era secondo voi il tasso1245 normale a Gusen?

 R.- Il tasso normale, la questione è che cos'è il tasso normale? Se voi accendete i forni di Auschwitz per un solo cadavere, probabilmente avete bisogno di 300 kg [di coke].

 D. - A Gusen, se ricordo bene il documento, si parlava dell'ordine di 100 corpi o forse 200.

 R.- Se portate i documenti, possiamo discutere i documenti.

 D.- Bene, professor van Pelt, voi lì non citavate un documento. Avete solo detto una cifra, congetturato.

 R.- Io dico una cifra ed essa proviene dal brevetto. Sono lieto di mostrarvi il passo. Il grande problema nella progettazione di un crematorio è che dovete riuscire a far funzionare la cosa, a far funzionare il forno, e ciò richiede un quantitativo enorme di energia. Così, se cremate un corpo, e questo è un documento che è preparato per Dachau nel 1939, per cremare un corpo a Dachau ci volevano 175 kg di coke, che eccedono di gran lunga i 30 kg. Tuttavia, esso [il documento] dice che, dopo che avete cremato un certo numero di corpi, ed io citerò la

 1244 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 503. 1245 Cioè il consumo di coke.  — 235 —

 cosa, “se la camera [di cremazione] fredda richiedeva 170 kg di coke per cominciare una nuova cremazione, essa ne richiedeva soltanto 100 kg se era stata usata il giorno prima. La seconda e terza cremazione nella stessa [camera di cremazione] non richiederebbe combustibile supplementare, grazie all'aria compressa”. Quelle successive avrebbero richiesto soltanto un piccolo quantitativo di energia supplementare.

 D.- State dicendo che per le cremazioni del secondo e terzo giorno non si dovrebbe mettere affatto coke nell'impianto? Che ciò in qualche modo procederebbe da solo?

 R.- No. Se cominciate a cremare il secondo giorno potete ancora usare il calore che è stato accumulato il primo giorno. Se allora introducete ulteriori corpi nel forno lo stesso giorno, dopo il primo, avete bisogno soltanto di pochissimo combustibile supplementare.

 D.- Non è ciò che dice il documento. Voi avete detto che esso [il forno] non ne ha bisogno affatto.

 R.- In questo caso esso [il documento] dice solo poco [coke], la prima, la seconda e la terza [cremazione], e poi, quando continuate, allora soltanto un quantitativo molto limitato di combustibile.

 D.- Ma naturalmente ad Auschwitz avevano più di un solo forno. In ciascuno di questi crematori, ci dite, ne avevano cinque volte tre1246. Perciò non dovevano accenderli tutti. Potevano accenderne uno e tenerlo in funzione?

 R.- Ma sembra che ci fossero più corpi di quanto si potrebbe supporre. Naturalmente, abbiamo anche la domanda di brevetto della Topf della fine del 1942 che funziona effettivamente proprio su quel principio.

 D. - Non fu usato, vero?

 R. - No, ma era basato sull'esperienza ottenuta. Come dice molto letteralmente, esso è basato sull'esperienza ottenuta con i forni multimuffola usati all'Est. Il documento...sono lieto di tentare di trovarlo. Non so dove sia la domanda di brevetto»1247.

 Ricapitoliamo.

 1) La «particolarità» del sistema costruttivo dei forni Topf di Auschwitz-Birkenau era «che funzionavano con aria compressa», cioè erano dotati di impianto di soffieria (Druckluftanlage).

 Ma già negli anni Trenta questa «particolarità» era presente in molti modelli di forni crematori, compresi i forni Topf con riscaldo a gas ed elettrico, e soprattutto nel forno Volckmann-Ludwig, che l'aveva perfezionato.

 2) Questa «particolarità» valeva soltanto per il modello di forno a 2 e a 3 muffole, ma non per il modello a 8 muffole, installato nei crematori IV e V, che era privo di Druckluftanlagen.

 Nonostante ciò, secondo la lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943, in rapporto ad una muffola, questo modello aveva esattamente la stessa capacità di cremazione dei forni a 3 muffole, come risulta da questo semplice calcolo:

 forno a 3 muffole: 1.440 : 15 = 96 cadaveri per muffola in 24 ore

 forno a 8 muffole: 768 : 8 = 6 cadaveri per muffola in 24 ore.

 Ma allora qual era il vantaggio degli impianti di soffieria?

 3) Il «rigeneratore» nei forni di Auschwitz-Birkenau «fu sostituito da aria compressa». Van Pelt non sa che cosa dice. Anzitutto il dispositivo presente nei forni normali negli anni Quaranta non era un «rigeneratore», ma un “recuperatore”. Anche se la funzione era la stessa, la differenza strutturale era notevole.

 Nel capitolo 8.3.5. ho descritto il sistema costruttivo e il funzionamento del recuperatore. Il rigeneratore (Regenerator) era uno scambiatore termico intermittente costituito da una struttura di mattoni refrattari attraversata da un sistema di canali che collegavano la muffola al condotto del fumo come nel recuperatore, ma, a differenza di questo, i canali erano attraversati tutti, alternativamente, dai gas combusti provenienti dal gasogeno in direzione discendente e dall’aria di combustione in direzione ascendente. Non essendo fornito di canali separati per i gas combusti e per l’aria di combustione, il rigeneratore doveva essere azionato discontinuamente, alternando fasi di riscaldo e fasi di raffreddamento.

 Il modello di forno Topf a 2 e a 3 muffole non aveva né rigeneratore né recuperatore ed era dotato di una soffieria (Druckluftgebläse) che dunque introduceva nelle muffole aria fredda. Non ha dunque senso affermare che un dispositivo di apporto di aria calda fosse stato «sostituito» da un dispositivo di apporto di aria fredda.

 1246 Cioè: cinque forni a 3 muffole. 1247 Processo Irving-Lipstadt, 9a giornata, 25 gennaio 2000, pp. 149-152, in: http://www.fpp.co.uk/Legal/Penguin/transcripts/day009.htm.

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 4) Secondo un documento del “1939” «la seconda e terza cremazione nella stessa [camera di cremazione] non richiederebbe combustibile supplementare, grazie all'aria compressa».

 Van Pelt si riferisce all' «Offerta di un forno crematorio con riscaldo a coke secondo il disegno allegato» (Angebot auf einen Feuerbestattungsofen mit Koksbeheizung nach beiliegender Zeichnung)1248 redatto dalla ditta W. Müller Ingenieurbüro-Industrieofenbau con sede a Allach presso Monaco il 2 giugno 1937 (e non 1939) e indirizzato al Reichsfuhrer-SS. Anche qui van Pelt riprende un falso argomento di Keren, che ho già confutato dettagliatamente1249.

 Per quanto riguarda il sistema costruttivo, il forno della ditta W. Müller di Allach era strutturato in modo tale che l’aria di combustione veniva insufflata per mezzo di un soffiante attraverso le barre della griglia di argilla refrattaria della muffola, dunque dal basso verso l’alto. Con questo sistema, secondo il costruttore, il quantitativo d’aria necessario per la combustione del cadavere si avvicinava molto all’aria teorica di combustione, e da ciò dipendeva il presunto1250 risparmio di combustibile1251. Il forno era inoltre dotato di un soffiante per il focolare, che serviva ad aumentare il regime di griglia e quindi la disponibilità oraria di calore del forno. È vero che – secondo il costruttore – nel caso di parecchie cremazioni, le cremazioni consecutive si potevano eseguire «senza, o quasi senza apporto speciale di combustibile», ma è anche vero che la cremazione era prevista con una bara di legno di 35 kg, equivalente da sola a circa 17,5 kg di coke!

 La storia delle cremazioni senza combustibile è una favola contro la quale ironizzò in tempi non sospetti perfino Kurt Prüfer.

 Quando l’ing. Hans Volckmann scrisse nel 1930 che il forno riscaldato con gas installato nel crematorio di Hamburg-Ohlsdorf da lui ideato insieme all’ing.Karl Ludwig (il famoso forno Volckmann-Ludwig che divenne il più pericoloso concorrente dei forni Topf riscaldati con gas) aveva cremato in sette mesi 3.500 cadaveri1252 con un consumo totale di gas di appena 103 m3, Prüfer obiettò:

 «Si afferma che ad Amburgo sono state eseguite 3.500 cremazioni con un consumo di gas complessivo di 100 m3 [per l’esattezza 103]. Ciò è contestabile anzitutto perché, secondo le dichiarazioni che mi sono state rese ad Amburgo indipendentemente l’una dall’altra da due fuochisti che conducono il forno, normalmente vengono consumati 7 m3 di gas, forse anche un po’ di più. […].

 Se le affermazioni relative alla cremazione senza gas supplementare dovessero essere esatte, la temperatura dei gas di scarico1253 dovrebbe essere uguale alla temperatura ambientale, il che nessun tecnico della combustione può asserire seriamente, perché le perdite di calore inevitabili dei gas di scarico e l’aria fredda che affluisce quando si introduce la bara1254, nel bilancio termico, sono passivi che non si posono evitare»1255.

 Dunque neppure il forno a gas Volckmann-Ludwig – il miglior forno crematorio civile degli anni Trenta e Quaranta - sia pure con funzionamento continuativo (in media, 12 cremazioni al giorno per sette mesi), poteva cremare senza combustibile supplementare oltre al calore fornito dalla bara1256.

 I forni a 3 muffole di Birkenau avevano invece un sistema di apporto dell’aria di combustione alquanto grossolano. Essi erano dotati di un unico soffiante che serviva tutte e tre le muffole senza la possibilità di regolare il flusso dell’aria in ogni muffola. La parte terminale del condotto dell’aria era murata sulla volta della muffola; l’aria usciva dal condotto attraverso 4 aperture rettangolari di cm 10 x 8 praticate nella muratura refrattaria, dunque dall’alto verso il basso, esattamente il contrario del principio del forno Müller!

 Questo sistema di apporto dell'aria di combustione adottato nel forno Topf a 2 e a 3 muffole si era rivelato poco efficiente perfino con aria calda già alla fine degli anni Trenta. Al riguardo il prof. Paul Schläpfer scrisse:

 1248 W. Müller, Ingenieurbüro/Industrieofenbau. Allach bei München. Angebot auf einen Feuerbestattungsofen mit Koksbeheizung nach beiliegender Zeichnung. An die Reichsführung SS der NSDAP, München, Karlstrasse. 2.6.1937. AKfSD, 361/2111. 1249 An Accountant Poses as Cremation Expert, in: G. Rudolf, in: C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., “Appendix: The Fantasies of Daniel Keren”, pp. 191-194. 1250 Dico “presunto” perché l’esperienza insegna che c’è una grande differenza tra le dichiarazioni teoriche o pubblicitarie dei produttori di forni e i dati pratici. 1251 I forni crematori a coke funzionavano con un coefficiente di eccesso d’aria intorno a 3 (= 3 volte l’aria teorica), e questa era una delle cause inevitabili dell’alto consumo di questi impianti. 1252 Questa cifra era dovuta ad un errore di stampa. La cifra effettiva era di 2.500. 1253 Di norma da 500 a 700°C a seconda del tipo di forno. 1254 E quando si introduce un cadavere senza bara. 1255 Kurt Prüfer, Ein neues Einäscherungsverfahren, in: “Die Urne”, 4. Jg., n.3, marzo 1931, pp. 27-29. 1256 In pratica il forno Volckmann-Ludwig – che veviva pubblicizzato come un impianto che funzionava senza calore supplementare – richiedeva mediamente per una cremazione l’equivalente di [(4500 x 7) + (35 x 3500)] /7000 circa 22 kg di coke!

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 «Si aggiunge inoltre il fatto che l'aria viene introdotta nella muffola in alto e poi fluisce in basso lungo le pareti e lì assorbe di nuovo calore. Avviene dunque un raffreddamento della muffola anche nel lato interno. I gas combusti vengono convogliati direttamente in basso, il che nella prima fase della cremazione impedisce un prezioso riscaldo della muffola»1257.

 5) Secondo van Pelt, la diminuzione del consumo di coke del forno di Gusen rispetto a quelli di Auschwitz-Birkenau da 35 a 3,5 kg dipendeva dal riscaldo dei forni. Questo è l'elemento centrale della discussione di cui van Pelt, nella sua prodigiosa ignoranza tecnica, non ha capito nulla, come risulta dalla grande confusione delle sue affermazioni.

 Il riscaldo di un forno crematorio alla temperatura di esercizio è un fattore che influisce in modo determinante sul consumo giornaliero, come risulta da ciò che ho rilevato nel capitolo 8.5.1.

 Qui ho anche menzionato il dato sperimentale secondo il quale, a partire dalla quarta cremazione consecutiva, il calore assorbito dalla muratura refrattaria tendeva gradualmente a stabilizzarsi. Per questo motivo ho calcolato il bilancio termico dei forni di Auschwitz-Birkenau sulla base dei dati sperimentali del forno di Gusen con funzionamento continuativo effettivo di 18 ore al giorno, perfettamente paragonabile a quello dei forni di Auschwitz-Birkenau nell'ipotesi di una cremazione in massa. Assumendo un funzionamento di 20 ore, il consumo di coke per cremazione sarebbe sceso di appena 0,3 kg. Come si dice in gergo temotecnico, il forno si trovava in equilibrio termico, nel senso che praticamente ormai tutta la muratura refrattaria era riscaldata alla temperatura di esercizio e non assorbiva più calore, se non quello necessario per compemsare le perdite di calore.

 Da ciò risulta chiaro che van Pelt ha commesso un errore madornale: egli ha attribuito la diminuzione del consumo di coke da 35 (in realtà 30,6) a 3,5 kg ad un fattore inesistente, perché il consumo medio di 30,6 kg di coke comprende già il quantitativo di coke impiegato per il riscaldo del forno.

 Ciò appare ancora più chiaro se si considera il consumo medio del forno di Gusen in funzione del numero delle cremazioni giornaliere. Come ho spiegato sopra, a Gusen dal 29 gennaio al 15 ottobre 1941 furono cremati 2.910 cadaveri, in media 10 al giorno, con 138.480 kg di coke; il consumo medio fu di 47,5 kg per cadavere.

 Dal 26 al 30 ottobre furono cremati 129 cadaveri, in media 32 al giorno, con 4.800 kg di coke; il consumo medio fu di 37,2 kg per cadavere.

 Dal 31 ottobre al 13 novembre furono cremati 677 cadaveri, in media 52 al giorno, con 20.700 kg di coke; il consumo medio fu di 30,6 kg per cadavere.

 Dunque passando da 10 a 32 a 52 cremazioni al giorno il consumo medio diminuì da 47,5 a 37,2 a 30,6 kg. Ciò significa che per il primo ciclo di cremazioni almeno (47,5 - 30,6 =) 16,9 kg di coke per ogni cremazione furono consumati per riscaldare il forno.

 Nel capitolo 8.5.4. ho chiarito che la nota per gli atti di Jährling del 17 marzo 1943 dice esattamente la stessa cosa: «in caso di funzionamento continuativo» il consumo dei forni di Auschwitz-Birkenau diminuiva di 1/3, dunque al 66%, come diminuiva all'incirca di 1/3 nel forno di Gusen passando dalle cremazioni discontinue al funzionamento continuativo: 30,6/47,5 x 100 = 64%. Bisogna tuttavia notare che nella nota per gli atti summenzionata il calcolo viene eseguito sulla base del funzionamento dei forni di 12 ore al giorno, mentre il dato relativo al forno di Gusen si riferisce a 18 ore al giorno. Ciò significa che, in proporzione (senza considerare le differenze strutturali dei forni, del resto completamente ignote a van Pelt), il consumo dei forni di Birkenau era maggiore di quello del forno di Gusen, perché quelli avevano una perdita di calore per inattività di 12 ore al giorno, questo soltanto di 6 ore.

 Ancora più sconcertante è il fatto che van Pelt dal confronto tra il consumo medio effettivo del forno di Gusen e la nota per gli atti di Jährling trae un'altra conseguenza, se si può dire, ancora più irrazionale. Anche supponendo che il consumo medio del forno di Gusen si riferisse a cremazioni discontinue - e non a un funzionamento continuativo addirittura più lungo di 6 ore rispetto a quello previsto nella nota per gli atti di Jährling -, poiché in questo documento si parla esplicitamente della diminuazione del consumo di coke di 1/3 «in caso di funzionamento continuativo», la conclusione logica, partendo dal dato erroneo di van Pelt di un consumo medio di 35 kg di coke per il forno di Gusen, sarebbe la diminuzione di 1/3 di 35 kg, ossia 23,3 kg per cadavere. Ma allora van Pelt come può pretendere che il funzionamento continuatitivo della nota per gli atti di Jährling giustifichi un consumo medio di 3,5 kg per cadavere? Qui non si tratta evidentemente di un semplice errore.

 Ciò è confermato anche da una omissione oculata di van Pelt. Egli accetta ciecamente la dichiarazione di Tauber circa la cremazione contemporanea in una muffola di 4-5 cadaveri in poco più 1257 P. Schläpfer, Betrachtungen über den Betrieb von Einäscherungsöfen, in: “ Schweiz. Verein von Gas- und Wasserfachmännern Monatsbulletin”, Zürich, XVII. Jg., Nr.7, Juli 1938, p. 155.

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 di mezz'ora. Tuttavia l' offerta del forno W. Müller dice esplicitamente: «Durata media della cremazione: circa un'ora e mezza (Durchschnittliche Einäscherungsdauer: etwa 1 1/2 Std.)»1258.

 Questo forno, pur essendo tanto perfezionato da funzionare, dopo la prima cremazione, senza consumo supplementare di combustibile1259, impiegava un'ora e mezza per cremare un solo cadavere:

 ma allora perché i forni di Birkenau impiegavano poco più di mezz'ora per cremare 4-5 cadaveri insieme? Perché avevano una capacità di cremazione 12-15 volte superiore? Domanda troppo imbarazzante che van Pelt ha preferito eludere tacendo questo dato.

 Durante la presunta «confutazione della tesi di Irving che non c'era stato coke sufficiente per cremare le vittime» da parte di van Pelt, l'avvocato Rampton si convinse che la causa era vinta1260: ciò dimostra quanto una tale vittoria sia fallace.

 11.7. Crematori e camere mortuarie

 Van Pelt presenta un calcolo alquanto strampalato in cui mette a confronto la forza prevista del campo, la presunta capacità mensile di cremazione dei crematori e la capacità delle camere mortuarie,

 «calcolata in termini di unità-obitoriale per mese di 30 giorni, in cui ogni unità è un cadavere-giorno, il che significa che una camera mortuaria con una capacità di 100 cadaveri ha una capacità di 100 x 30 = 3.000 unità-obitoriali al mese»1261.

 Questi calcoli, che egli riassume anche in un grafico1262, pretenderebbero dimostrare che a Birkenau vi fu una crescita spropositata della capacità di cremazione a fronte di una diminuzione altrettanto spropositata della capacità delle camere mortuarie, che nel maggio 1943 sarebbe addirittura scomparsa: egli parla infatti esplicitamente di «nessuna unità-obitoriale (no morgue units)»1263. Van Pelt conclude:

 «Se Auschwitz, come i negazionisti hanno asserito, fu un “normale” campo di concentramento paragonabile a Dachau e a Sachsenhausen - cioè un campo non destinato allo sterminio sistematico di grandi trasporti - ci si dovrebbe aspettare una capacità di cremazione e obitoriale paragonabile a quella di “normali” campi di concentramento. Se Auschwitz fu più letale di altri campi di concentramento a causa della maggiore prevalenza di malattie infettive, ci si dovrebbe aspettare forse una capacità di cremazione più alta, ma anche una capacità obitoriale molto più alta per fornire un tampone tra la differenza tra capacità di cremazione e mortalità che fluttuava secondo le stagioni. Ma, come abbiamo visto, la capacità obitoriale in realtà diminuì dall'agosto 1942 in poi. Sembra perciò che le cifre indichino che Auschwitz fu un campo di sterminio in cui la maggior parte delle persone fu uccisa “a comando”»1264.

 I calcoli di van Pelt sono infirmati in via di principio dal fatto che egli assume una capacità di cremazione assurda:

10.000 cremazioni al mese per il crematorio I, 40.000 per ciascuno dei crematori II e III e 20.000 per ciascuno dei crematori IV e V1265. Totale 130.000 (nota BW5a)

 In pratica egli assume i dati della lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943, con gli opportuni arrotondamenti per ottenere cifre tonde. Ad esempio, la capacità del crematorio II/III risulta da 1.440 x 30 = 43.200 arrotondato a 40.000. Qui è assurda non solo la capacità di cremazione dei crematori, ma anche l'ipotesi del un funzionamento continuativo di 24 ore al giorno per un mese intero!

 Nella mia replica a Zimmerman mi sono occupato in modo approfondito della questione discussa da van Pelt, soprattutto in riferimento ai campi di Dachau, Buchenwald ed Auschwitz, e ho riassunto in una tabella i dati reali che si desumono dai documenti:

 1258 W. Müller, Ingenieurbüro/Industrieofenbau. Allach bei München. Angebot auf einen Feuerbestattungsofen mit Koksbeheizung nach beiliegender Zeichnung. An die Reichsführung SS der NSDAP, München, Karlstrasse. 2.6.1937. AKfSD, 361/2111. 1259 Ma utilizzando comunque il calore fornito dalla bara. 1260 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 477. 1261 Idem, p. 350. 1262 Idem, p. 351. 1263 Idem, p. 352. 1264 Idem. 1265 Idem, pp. 350-352.

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 ..................................................Dachau- Buchenwald- Auschwitz ( Mortalità nel mese in cui furono progettati i nuovi forni).......................66............337.........8.600

 Numero delle nuove muffole..................4...............6..............31   1266

 La conclusione è che il numero delle nuove muffole di Auschwitz era 5,1 volte maggiore di quello di Buchenwald e 7,7 maggiore di quello di Dachau, ma la sua mortalità fu rispettivamente 25,5 e 130 volte maggiore. Se avesse adottato il medesimo criterio di scelta della Zentralbauleitung di Weimar-Buchenwald, la Zentralbauleitung di Auschwitz avrebbe dovuto progettare l’installazione di [(8.600 : 337) x 6 =] 153 muffole!1267

 La realtà è dunque esattamente il contrario di ciò che pretende van Pelt.

 Esaminiamo ora la questione delle camere mortuarie.

 Il «Rapporto esplicativo del progetto preliminare per la nuova costruzione del campo per prigionieri di guerra della Waffen-SS, Auschwitz, Alta Slesia» (Erläuterungsbericht zum Vorentwurf für den Neubau des Kriegsgefangenenlagers der Waffen-SS, Auschwitz O/S)1268 del 30 ottobre 1941, menziona nella sezione «Preventivo di costo (Kostenvoranschlag)» una «baracca obitorio (Leichenbaracke)” BW 8» che misurava m 65 x 11,4 = 741 m2. Il «Calcolo approssimativo dei costi per il progetto di costruzione campo per prigionieri di guerra Auschwitz (attuazione del trattamento speciale)» [Kostenüberschlag für das Bauvorhaben Kriegsgefangenenlager Auschwitz (Durchführung der Sonderbehandlung]1269, redatto il 29 ottobre 1942, quando ormai, secondo van Pelt, Birkenau era diventato a tutti gli effetti un “campo di sterminio”, prevedeva «4 camere mortuarie» (4 Leichenhallen) ciascuna con dimensioni di 28,8 x 13,6 metri = 391,68 m2, complessivamente 1.566,72 m2.

 Nell'ottobre 1941 si prevedeva una forza di 125.000 detenuti, nell'ottobre 1942 di 140.000, con un incremento del 12%; tuttavia la superficie prevista delle camere mortuarie aumentò del ([1.566.72 : 741] x 100 =) 211%.

 Anche in questo caso, dunque, la realtà è esattamente il contrario di ciò che pretende van Pelt.

 Resta infine la questione della «nessuna unità-obitoriale», che, in modo più esplicito, significa ciò:

 «Nel momento in cui i crematori furono terminati, Auschwitz di fatto non ebbe una capacità obitoriale assegnata in modo permenente»1270.

 Di questa tesi insensata mi sono occupato a fondo in uno studio specifico1271 nel quale ho dimostrato, sulla base di documenti evidentemente ignoti a van Pelt, che le camere mortuarie dei crematori di Birkenau furono normalmente impiegate per depositarvi i cadaveri dei detenuti morti al campo fin dal marzo 1943. Riassumo brevemente. Già il primo documento infirma da solo ciò che asserisce van Pelt. Si tratta di una lettera scritta il 20 marzo 1943 dall'SS-Standortarzt, SS-Hauptsturmführer Wirths, al comandante del campo nella quale egli fece questa richiesta:

 «Per il trasporto dei cadaveri dall’ospedale dei detenuti al crematorio bisogna procurare due carri a mano coperti che permettano il trasporto di 50 cadaveri ciascuno».[«Für den Abtransport der Leichen aus dem HKB zum Krematorium müssen 2 gedeckte Handwagen beschaffen werden, die den Transport von je 50 Leichen gestatten»]1272.

 Anzi, la Zentralbauleitung respinse addirittura le ripetute richieste dell' SS-Standortarzt di nuove camere mortuarie proprio perché erano disponibili le camere mortuarie dei crematori.

 Il 20 luglio 1943,l’SS-Standortarzt scrisse alla Zentralbauleitung una lettera che comincia così:

 «Nei campi già occupati del Bauabschitt II mancano ancora camere mortuarie di calcestruzzo o in muratura, la cui costruzione è urgente».[«In den bereits belegten Lagern

 1266 15 muffole nel futoro crematorio III e 16 muffole nei futuri crematori IV e V. 1267 Vedi al riguardo: An Accountant Poses as Cremation Expert, in: G. Rudolf, in: C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005, pp. 161-169. 1268 RGVA, 502-1-233, p. 24. 1269 VHA, fond OT 31(2)/8, p. 5. 1270 “The Pelt Report”, p. 210. 1271 The Morgues of the Crematoria at Birkenau in the Light of Documents, in: “The Revisionist”, Vol. 2, Number 3, August 2004, pp. 271-294. Vedi in particolare il § II, “The Use of the Morgues of Crematoria at Birkenau in 1943-1944”, pp. 279-283. 1272 Lettera dell’SS-Standortarzt al comandante del KL Auschwitz del 20 marzo 1943 con oggetto “Häftlings-Krankenbau – KGL”. RGVA, 502-1-261, p. 112.

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 des Bauabschnittes II fehlen noch betoniere, beziehungsweise gemauerte Leichenkammern, deren Erstellung vordlinglich ist»]1273.

 Il dott. Wirths motivava la sua richiesta affermando:

 «Nelle baracche di legno finora disponibili i cadaveri sono enormemente esposti ai morsi dei ratti, sicché, quando si portano via i cadaveri, difficilmente si può osservare un cadavere senza i segni di morsi di ratti. I ratti vengono attirati irresistibilmente dai cadaveri e aumentano a tal punto che la lotta contro di essi diventa praticamente impossibile». [«In den bisher zur Verfügung stehenden Holzschuppen sind die Leichen ausserordentlich stark dem Rattenfrass ausgesetzt, sodass beim Abtransport der Leichen kaum eine Leiche ohne Zeichen von Rattenfrass festzustellen ist»]1274.

 Egli ricordava poi che i ratti sono portatori della peste, la cui comparsa nell'area del campo poteva essere impedita soltanto con con la costruzione di camere mortuarie in muratura e nello stesso tempo con una lotta intensa contro questi roditori1275.

 Il 4 agosto 1943 Bischoff rispose:

 «L’SS-Standartenführer dott. Mrugowski, nel corso del colloquio del 31 luglio, ha dichiarato che i cadaveri devono essere portati nelle camere mortuarie dei crematori due volte al giorno, e precisamente al mattino e alla sera. Perciò la costruzione separata di camere mortuarie nelle singole sottosezioni diventa superflua». [«SS-Standartenführer Mrugowski hat bei der Besprechung am 31.7 erklärt, daß die Leichen zweimal am Tage, und zwar morgens und abends in die Leichenkammern der Krematorien überführt werden sollen, wodurch sich die separate Erstellung von Leichenkammern in den einzelnen Unterabschnitten erübrigt»]1276.

 Il 22 maggio 1944 l’SS-Obersturmführer Jothann, nuovo capo della Zentralbauleitung, redasse una nota per gli atti in cui rilevò:

 «L’SS-Obersturmbannführer Höss richiama l’attenzione sul fatto che, secondo una disposizione in vigore, il quantitativo quotidiano di cadaveri deve essere prelevato ogni giorno nelle ore mattutine con un autocarro destinato appunto a ciò, pertanto, se si rispetta quest’ordine, non si può affatto verificare un accumulo di cadaveri e dunque non si verifica l’impellente necessità di costruire le camere [mortuarie] summenzionate. L’SS-Obersturmbannführer Höss prega perciò di voler anzitutto desistere dal costruire le camere in questione [«SS-Obersturmbannführer Höss weist darauf hin, dass nach einer bestehenden Anweisung der tägliche Anfall von L.[eichen] durch einen eigens hierfür bestimmten Lastwagen in den Morgenstunden eines jeden Tages abzuholen sind, bei Einhaltung dieses Befehls somit ein Ansammeln von L. garnicht erfolgen kann und daher eine zwingende Notwendigkeit für die Errichtung der vorgenannten Hallen nicht erfordlich ist. SS-Ostubaf. Höss bittet daher, von dem Bau der zur Erörterung stehenden Hallen vorerst Abstand nehmen zu wollen»]1277.

 Ma il dott. Wirths non si arrese e il 25 maggio tornò alla carica con una lettera indirizzata al comandante del campo di Auschwitz:

 «Nelle infermerie dei detenuti dei campi del KL Auschwitz II ogni giorno vi sono naturalmente un certo numero di cadaveri, il cui trasporto ai crematori è invero regolamentato e avviene due volte al giorno, al mattino e alla sera». [«In den Häftlingsrevieren der Lager des KL Auschwitz II fallen naturgemäß täglich eine bestimmte Anzahl von Leichen an, deren Abtransport zu den Krematorien zwar eingeteilt ist und täglich 2 mal, morgens und abends, erfolgt»]1278.

 1273 Lettera dell’SS-Standortarzt alla Zentralbauleitung del 20 luglio 1943 con oggetto “Hygienische Sofort Massnahmen im KL”. RGVA, 502-1-170, p. 263. 1274 Idem. 1275 Idem. 1276 Lettera di Bischoff a Wirths del 4 agosto 1943 con oggetto “Hygienische Sofortmassnahmen im KGL: Erstellung von Leichenhallen in jedem Unterabschnitt“. RGVA, 502-1-170, p. 262. 1277 Aktenvermerk di Jothann del 23 maggio 1944 con oggetto “Errichtung von Leichenhallen im Bauabschnitt II, Lager II Birkenau”. RGVA, 502-1-170, p. 260. 1278 Lettera dell’SS-Standortarzt all’ SS-Standortälteste del 25 maggio 1944 con oggetto „Bau von Leichenkammern im KL Auschwitz II“. RGVA, 502-1-170, p. 264.

 — 241 —

 La documentazione sull'uso delle camere mortuarie dei crematori di Birkenau dimostra non soltanto che la pretesa di van Pelt relativa a «nessuna unità-obitoriale» è completamente falsa, ma anche che esse furono sempre disponibili, mattina e sera, cosa impossibile se esse fossero state realmente trasformate definitivamente - come sostiene van Pelt - in “spogliatoi” e “camere a gas”.

 

11.8. La capacità “eccessiva” dei forni crematori

 Van Pelt dedica un paragrafo a discutere la questione: «Il timore del tifo giustifica la costruzione dei crematori II-V?». Egli comincia così:

 «Il numero dei morti a causa del tifo fu grande nel 1942, ma impallidisce a confronto con la capacità di cremazione dei crematori. Delle 68.864 registrazioni nei libri dei decessi di Auschwitz1279, solo 1.637 sono considerate come provocate dal tifo. Naturalmente, la maggior parte delle cause di morte registrate sono fittizie, tuttavia ci si meraviglia del perché al tifo furono attribuite così pochi decessi se esso doveva essere la giustificazione ufficiale per la costruzione dei quattro nuovi crematori, che avevano complessivamente una capacità di 4.3921280 cadaveri»1281.

 Egli aggiunge poi che

 «il timore del tifo non giustifica la capacità di cremazione assurdamente alta dei crematori di Auschwitz»1282

 Van Pelt riprende qui l'argomento del «Mito del tifo» già esposto a suo tempo da Zimmerman, al quale ho ampiamente risposto1283, spiegando l'esiguo numero di decessi attribuiti negli Sterbebücher di Auschwitz al tifo col fatto che la maggior parte dei detenuti che si ammalarono di tifo, avendo già l'organismo minato dalle condizioni di vita che regnavano al campo, morirono soprattutto per complicazioni successive.

 Qui aggiungo quanto rilevato da André Weiss in una tesi di laurea sul tifo petecchiale durante la seconda guerra mondiale. Egli presenta uno studio epidemiologico e clinico sull'epidemia di tifo che colpì il ghetto di Theresienstadt tra la fine di aprile e l'inizio di maggio del 1945 ed espone le complicazioni più gravi della malattia:

quelle del sistema cardiovascolare (collasso cardiaco, collasso circolatorio, ipotensione, aritmie cardiache), quelle polmonari (broncopolmonite, polmonite lobare), quelle renali e digestive (diarrea). A queste complicazioni egli aggiunge inoltre la cachessia, ossia un dimagrimento “normale” di 20 kg dopo due settimane di malattia1284.

 Un cardiologo italiano ha obiettato che «storicamente la mortalità massima riportata per il tifo petecchiale non è mai stata superiore al 60%: ciò significa che non tutti i malati morivano e circa la metà dei malati poteva salvarsi, pur in assenza di terapia antibiotica»1285.

 Prendiamo per buona anche per Auschwitz questa percentuale.

I primi casi di tifo a Birkenau si manifestarono all'inizio di luglio, ma la situazione si aggravò a partire dalla seconda metà del mese (il giorno 20 fu dichiarata la Lagersperrung - chiusura del campo - a causa del pericolo del tifo petecchiale) ed esplose nel mese di agosto. Dal giugno, al luglio, all'agosto 1942 la mortalità ad Auschwitz aumentò rispettivamente da circa 3.800, a circa 4.400, a circa 8.600 decessi. Queste cifre non sono affatto inconciliabili con i parametri summenzionati. Tutt'altro. La mortalità del 60% dei detenuti malati corrisponde a 1.000 colpiti dal tifo e 600 morti (3.800 + 600 = 4.400) per luglio e a 7.000 colpiti di cui 4.200 morti (4.400 + 4.200 = 8.600) per agosto. I 7.000 colpiti da tifo petecchiale costituirebbero circa il 17% della forza totale del complesso Auschwitz-Birkenau. L'unico dato documentariamente noto sulla mortalità in conseguenza dell'epidemia di tifo è che nella sala 3 del Block 20 di Auschwitz dal 12 marzo al 31 dicembre 1942 passarono 1.792 detenuti malati, di cui

 1279 Gli Sterbebücher. 1280 La cifra risultante dalla lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943 è 4.416. 1281 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 122 e 125. 1282 Idem, p. 480. 1283 An Accountant Poses as Cremation Expert, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., pp. 159-161. 1284 A. Weiss, Le typhus exanthématique pendant la deuxième guerre mondiale en particulier dans les camps de concentration. Imprimerie Grivet, Ginevra, 1954, pp. 59-70. 1285 Francesco Rotondi, Luna di miele ad Auschwitz. Riflessioni sul negazionismo della Shoah. Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2005, p. 56.

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 morirono 323, il 18%, mentre 90, il 5%, sarebbero stati gasati, 90 in otto mesi e mezzo!1286. In realtà questi ultimi scomparvero dalla forza della sala il 29 agosto 1942 solo perché essa rimase chiusa dal 30 agosto al 7 settembre per la disinfestazione e vi riapparvero puntualmente il 9 settembre insieme ad altri tre nuovi ricoverati.

 È noto che l'epidemia di tifo infierì soprattutto a Birkenau e che nell'agosto 1942 le installazioni ospedaliere di questo campo erano molto più rudimentali di quelle di Auschwitz, sicché in esso un tasso di mortalità del 60% è più che probabile.

 D'altra parte se in soli otto mesi e mezzo nel campo di Auschwitz soltanto nella sala 3 del Block 20 si registrarono 323 decessi a causa del tifo petecchiale, come è possibile che nell'intero complesso Auschwitz-Birkenau dall'agosto 1941 al dicembre 1943, sia pure con le lacune documentarie esistenti1287, ci fossero stati soltanto 1.637 decessi?

 Resta dunque dimostrato che il tifo petecchiale ad Auschwitz-Birkenau provocò comunque un numero ingente di vittime.

 Torniamo a van Pelt. Egli continua la sua argomentazione citando i dati (incompleti) relativi alla mortalità ad Auschwitz nei mesi di luglio-ottobre 1942 e commenta:

 «Con una capacità giornaliera di 4.392 [recte: 4.416], i crematori II-V avrebbero impiegato due giorni a cremare i detenuti che morirono nel mese di agosto 1942, l'apice dell'epidemia di tifo. All'epoca Auschwitz aveva una forza di 24.000 detenuti. In altre parole, nell'agosto 1942 la mortalità dei detenuti immatricolati fu del 18,3%. Per un breve periodo nell'agosto 1942 Auschwitz fu progettato per avere una forza di 200.000 detenuti.

 Se assumiamo, in via ipotetica, che i crematori fossero stati progettati per far fronte a una mortalità mensile del 18% di 200.000 detenuti (il che presuppone che i progettisti del campo non si ritenevano capaci di migliorare le catastrofiche condizioni igieniche del campo), essi avrebbero dovuto avere una capacità di 36.000 cadaveri al mese. Invece i crematori II-V avevano una capacità mensile di 131.760 [recte: 132.480] cadaveri, più di tre volte e mezza la capacità necessaria per proiettare la cifra della mortalità dell'agosto 1942 in uno scenario di 200.000 detenuti. Nel settembre 1942, la forza progettata per il campo era stata ridotta, ma si continuarono a costruire tutti i crematori»1288.

 Van Pelt aggiunge poi che nel suo “Report” aveva dimenticato di includere la forza del campo principale (30.000 detenuti), sicché il calcolo andrebbe fatto su una forza totale di 230.000 detenuti1289, ma ciò non cambia la sostanza del ragionamento, che è completamente errato per ben altri motivi.

 Nell'agosto 1942 si verificarono 8.600 decessi su una forza media di circa 40.000 detenuti1290, pari ad una percentuale del 21,5%.

 Nel capitolo 8.7.4. ho mostrato che la capacità massima dei crematori di Auschwitz-Birkenau era di 1.040 cadaveri al giorno (20 ore di attività), ma la nota per gli atti di Jährling del 17 marzo 1943 calcolava il consumo di coke sulla base di un funzionamento di 12 ore al giorno, che corrisponde ad una capacità di cremazione di 572 cadaveri al giorno. Ho inoltre richiamato l'attenzione sul fatto che, nell'agosto 1942, vi furono punte di 500 decessi al giorno.

 Eseguendo dunque il calcolo di van Pelt con i dati reali, risulta che, su una forza di 230.000 detenuti, un tasso mensile di mortalità del 21,5% corrisponde a 49.450 decessi; la capacità pratica dei crematori di Auschwitz-Birkenau era di (1.040 x 30 =) 31.200 cremazioni al mese; perfino quella puramente teorica (funzionamento 24 ore al giorno) era di (1.248 x 30 =) 37.440 cremazioni al mese.

 Dunque la capacità di cremazione, nell'ipotesi discussa, sarebbe stata addirittura inferiore all'ipotetico tasso di mortalità “naturale”.

 Van Pelt osserva che una tale ipotesi equivarrebbe al riconoscimento di una totale incapacità da parte delle SS di controllare le condizioni igieniche del campo. Ciò dipende soltanto dal fatto che il ragionamento di van Pelt è sbagliato. Le previsioni delle SS per fissare il numero delle muffole non si potevano basare su un tasso mensile di mortalità uguale a quello dell'agosto 1942, ma su punte giornaliere di mortalità uguali a quel tasso. Tecnicamente infatti non ha senso una capacità di cremazione perfettamente commisurata alla previsione della mortalità, perché basterebbe un semplice guasto agli impianti per creare il caos. Dunque la capacità di cremazione massima di 1.040 cadaveri al giorno serviva soltanto a far fronte a picchi gionalieri di mortalità appena doppi di quelli

1286 S. K#odzi#ski, Dur wysypkowy w obozie O#wi#cim (Il tifo petecchiale nel campo di Auschwitz), in: "Przegl#d Lekarski", n. 1, 1965, p. 51. 1287 I 68.864 certificati di morte che si sono conservati coprono circa il 70% dei decessi che si verificarono in quel periodo, inclusi quelli relativi ai prigionieri di guerra sovietici. 1288 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 125. 1289 Idem. 1290 La forza indicata da van Pelt, circa 24.000 detenuti, si riferisce soltanto al campo maschile e non include le detenute del campo femminile.   — 243 —

 che si verificarono nell'agosto 1942, e ciò proprio perché le SS contavano di tenere in futuro sotto controllo le condizioni igieniche del campo.In questo senso sopra ho scritto che l’ampliamento degli impianti di cremazione di Birkenau dipese da due fattori concomitanti, l’ordine di Himmler di ingrandire il campo fino a contenere 200.000 detenuti e l'altissima mortalità tra i detenuti.

 Nel capitolo 8.7.5. ho inoltre addotto la lettera di Bischoff del 10 luglio 1942 alla Bauleitung del KL Stutthof, dalla quale risulta che il crematorio II (e III) era previsto per 30.000 detenuti, una muffola ogni 2.000 detenuti. È ben vero, come afferma van Pelt, che nel settembre 1942 «la forza progettata per il campo era stata ridotta», ma la nuova forza prevista era pur sempre di 140.000 detenuti, per i quali a Birkenau sarebbero state necessarie (140.000 : 2.000 =) 70 muffole, ma queste rimasero 46. Perciò esse erano addirittura inadeguate rispetto ai progetti di espansione del campo. Le 46 muffole di Birkenau erano sufficienti per (46 x 2.000 =) 92.000 detenuti, ma già nel novembre 1943 1291 la forza di Auschwitz fu di circa 88.700 detenuti, in dicembre di circa 86.800 1292.

 Si può dunque concludere che già alla fine del 1943 le muffole di Birkenau erano pienamente adeguate alla forza effettiva del campo.

 Van Pelt pretende invece che vi fosse una sproporzione enorme tra la capacità di cremazione e la forza del campo. Egli esprime la sua «ferma conclusione che era assurdo dotare Auschwitz di una capacità di cremazione di 120.000 cadaveri al mese quando l'intero campo era destinato a contenere solo 150.000 detenuti»1293.

 Van Pelt ritorna poi sulla questione in relazione al dibattimento processuale:

 «Rampton ribadì il mio argomento che la capacità di cremazione potenziale di Auschwitz-Birkenau nel 1943 eccedeva di gran lunga qualunque possibile tasso di mortalità tra i detenuti immatricolati per cause “naturali”, incluso il tifo»1294.

 Quest' affermazione - che è l'esatto contrario della realtà - è un'altra devastante conseguenza della cieca accettazione delle assurdità di Tauber da parte di van Pelt. In un solo punto van Pelt ha pienamente ragione, quando afferma che il limite del presunto sterminio non erano le camere a gas, ma i forni crematori: «il collo di bottiglia era la capacità di cremazione e non la gasazione»1295; «nel caso delle camere a gas era il processo di cremazione che invariabilmente procedeva molto più lentamente della gasazione»1296; «l'eliminazione dei corpi, non l'uccisione, risultava la parte più difficile»1297; «risposi che l'unico “collo di bottiglia” che potevo vedere era “la velocità di cremazione nei forni»1298.

 Ma questo «collo di bottiglia» era molto più stretto di quanto van Pelt pensasse, tanto stretto da rendere impossibile uno sterminio in massa ad Auschwitz.

 Parafrasando il motto di Faurisson «No Holes? No Holocaust»1299, si può dunque dire, in riferimento ai presunti gasati:“Niente cremazioni in massa, niente gasazioni in massa”.

 1291 Il crematorio I cessò la sua attivitò nel luglio 1943. 1292 Elaborazione del giudice Jan Sehn dei relativi rapporti mensili della serie “Übersicht über den Häftlingseinsatz im K.L. Birkenau. Monat... 1943”. AGK, NTN, 134, pp. 281-282 e 286. 1293 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 461. 1294 Idem, p. 485. 1295 Idem, p. 306. 1296 Idem, p. 380. 1297 Idem, p. 455. 1298 Idem, p. 470. 1299 Faurisson si riferiva alle inesistenti aperture di introduzione dello Zyklon B nella presunta camera a gas omicida del crematorio II di Birkenau. Vedi capitolo seguente. Vedi al riguardo i miei articoli "No Holes, No Gas Chamber(s)"; The Openings for the Introduction of Zyklon B - Part 1: The Roof of the Morgue of Crematorium I at Auschwitz; The Openings for the Introduction of Zyklon B - Part 2: The Roof of the Morgue 1 of Crematorium II at Birkenau, in: "The Revisionist", vol. 2, n. 4, dicembre 2004, pp. 385-436. Vedi anche The Elusive Holes of Death, in: Auschwitz-Lies, op. cit., pp. 279-394. La questione viene trattata nel capitolo seguente.

  — 244 —   CAPITOLO 12   LE PRESUNTE APERTURE DI INTRODUZIONE DELLOZYKLON B SULLA COPERTURA DEL LEICHENKELLER 1  DEI CREMATORI II E III DI BIRKENAU   12.1. Le congetture di van Pelt  

Uno degli argomenti addotti da Irving più imbarazzanti per van Pelt è senza dubbio quello relativo alle aperture per lo Zyklon B sul solaio delle presunte camere a gas dei crematori II e III. L'argomento è di importanza vitale, come è evidenziato sinteticamente dal motto di Faurisson «No Holes? No Holocaust», che può essere precisato meglio così: «Niente aperture, niente camera a gas omicida nel crematorio II».

 Van Pelt lo menziona già all'inizio del suo libro, esponendo la sua posizione al riguardo nel suo “Report”:

 «Nella mia perizia per la corte ho dichiarato che “oggi queste quattro piccole aperture che collegavano le colonne di rete metallica e i camini non possono essere osservate nei resti in rovina del solaio di calcestruzzo [del crematorio II]»1300.

 Subito dopo van Pelt spiega la ragione dell'assenza delle aperture:

 «Sebbene su questa particolare questione non ci sia certezza, sarebbe stato logico fissare al punto dove erano le colonne una cassaforma nella parte inferiore del soffitto della camera a gas e versare calcestruzzo nelle aperture, ripristinando così il solaio»1301.

 In tutto il libro egli ritorna più volte insistentemente su questa spiegazione1302 e ci informa anche che l'avvocato Rampton la riteneva «abbastanza plausibile»1303.

 Van Pelt precisa che le presunte aperture «erano state probabilmente riempite quando le camere a gas furono smantellate nel novembre 1944 - due mesi prima della distruzione dei crematori nel gennaio 1945»1304.

 Questa congettura, come ho dimostrato altrove1305, è insensata e falsa. È infatti insensato che la Zentralbauleitung, durante la demolizione dei crematori II e III, ordinasse di far richiudere le presunte aperture in strutture destinate ad essere alla fine distrutte con gli esplosivi. Essa avrebbe dovuto perfino prevedere che la distruzione della copertura di calcestruzzo del Leichenkeller 1 del crematorio II sarebbe avvenuta in modo imperfetto. Nel crematorio III infatti, dove il lavoro finale di

 1300 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 2. 1301 Idem, p. 3. 1302 Idem, pp. 370-371, 406, 458-459, 460, 465. 1303 Idem, p. 478. 1304 Idem, p. 458. 1305 “The Elusive Holes of Death”, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., cap. 2.7.7., “The Hypothesis of Robert Jan van Pelt”, pp. 313-314.

 demolizione mediante esplosivi fu eseguito bene, tale copertura si frantumò completamente. È inoltre falso che le presunte aperture siano state richiuse, perché tale operazione avrebbe lasciato tracce ben visibili, come si può vedere nel soffitto del Leichenhalle del crematorio I. Qui la chiusura delle aperture rotonde per i tubi del sistema di ventilazione per il «Bunker antiaereo per infermeria SS con una sala operatoria» (Luftschutzbunker für SS-Revier mit einem Operationsraum),nel quale il crematorio fu trasformato alla fine del 1944) ha infatti lasciato tracce molto evidenti1306.

 Nel Leichenkeller 1 del crematorio II si è preservata un’ampia superficie di soffitto intorno al pilastro n. 1, in una zona in cui avrebbe dovuto trovarsi la prima apertura di introduzione dello Zyklon B. Tuttavia esso non presenta alcuna traccia di richiusura, che sarebbe ancor più evidente per il fatto che il soffitto conserva ancora distintamente la sagoma delle tavole che furono usate per il lavoro di carpenteria1307. A questa stessa conclusione è giunta del resto anche la triade di “esperti” Daniel Keren, Jamie McCarthy e Harry W. Mazal1308 di cui mi occuperò nel paragrafo seguente.

 

12.2. Il rapporto di Daniel Keren, Jamie McCarthy e Harry W. Mazal

  Nell' “Epilogo” van Pelt narra che negli ultimi mesi del 2000 ricevette «una bozza di un rapporto di 24 pagine riccamente illustrato, scritto da Daniel Keren, Jamie McCarthy e Harry W. Mazal, intitolato “Rapporto su alcune scoperte relative alla camera a gas del crematorio II di Auschwitz-Birkenau”»1309, che quattro anni dopo fu pubblicato col titolo “Le rovine delle camere a gas: indagine forense sui crematori di Auschwitz I e Auschwitz-Birkenau”1310.

Gli autori, come accenna van Pelt1311 pretendevano di aver scoperto sulla copertura di calcestruzzo del Leichenkeller 1 del crematorio II tre delle quattro presunte aperture di introduzione dello Zyklon B. Tuttavia in una replica non meno «riccamente illustrata» ho dimostrato la totale inconsistenza di una tale pretesa, mettendo nel contempo in luce le metodiche capziose degli autori1312. Particolarmente fantasiosa è l'identificazione della presunta apertura n. 4, di cui van Pelt riporta una fotografia1313: si tratta infatti di una spaccatura provocata dalla ricaduta della copertura di calcestruzzo (sollevatasi per effetto dell'esplosione) su un pilastro di sostegno ben visibile. Questa spaccatura ha dei lati dai contorni indefiniti; l'unica figura definita che vi appare, è una specie di quadrato formato sopra e sotto dai tondini di ferro, ai lati da frammenti di calcestruzzo dai quali emergono dei tondini piegati, invece che tagliati, come sarebbe stato necessario per costruire i camini di mattoni intorno alle presunte aperture. Gli autori pretendono addirittura che questa specie di quadrato abbia valore di prova perché dimostrerebbe che esso fu creato nel 1943. Essi trascurano il fatto non certo irrilevante che sulle rovine del Leichenkeller 1 del crematorio II nel corso degli anni furono eseguiti più volte lavori e manipolazioni, fin dal 1946. Perciò non si può pretendere seriamente che lo stato dei tondini della presunta apertura 4 nel 1998 (prima ispezione degli autori) rispecchi quello originario1314.

 

12.3. Le testimonianze “convergenti”

 

Per dimostrare l'esistenza delle presunte aperture di introduzione dello Zyklon B, van Pelt invoca inoltre una presunta “convergenza” di quattro testimonianze: quelle di Bakon, di Olère, di Tauber e di Kula1315. Degli ultimi due mi sono già occupato in precedenza, perciò qui esamino le testimonianze di Bakon e di Olère.

 

12.3.1. Yehuda Bakon

 Yehuda Bakon testimoniò alla sessantottesima udienza del processo Eichmann di Gerusalemme, che si tenne il 7 giugno 1961:

 1306 Idem, fotografie 7-10 alle pp. 356-358. 1307 Idem, fotografia 36 a p. 341. 1308 Idem, p. 376. 1309 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 495. 1310 The Ruins of the Gas Chambers: A Forensic Investigation of Crematoriums at Auschwitz I and Auschwitz-Birkenau , in: “Holocaust and Genocide Studies”, vol. 9, n. 1, spring 2004, pp. 68-103. 1311 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 498. 1312 “The Elusive Holes of Death”, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., cap. 4, “Detailed Study of Crematorium II”. 1313 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 500. 1314 Sulla questione vedi il mio articolo “The Elusive Holes of Death”, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., cap. 4, “Detailed Study of Crematorium II”, pp. 374-376 e fotografia III.7 a p. 389. 1315 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 173.

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 «Sì, ce n'erano due in ogni camera a gas nei crematori 1 e 2 [= II e III], vale a dire, ce n'erano quattro; sotto c'erano i ventilatori e anche aperture di pulizia con acqua. In seguito, quando smantellarono i crematori, vedemmo i ventilatori distintamente»1316.

 Queste dichiarazioni sono in contraddizione con le affermazioni di Tauber e di Kula e sono inoltre architettonicamente false.

 Anzitutto Bakon asserì che era stato diviso in due locali anche il Leichenkeller 1 del crematorio III:

 «Nei crematori 1 e 2 [= II e III] c'era una sala molto lunga divisa in due. Ne domandai il motivo e mi risposero che a volte non c'erano persone a sufficienza ed era un peccato sprecare il gas, perciò la gente veniva messa solo in una metà della sala»1317.

 Tuttavia Tauber riferì questa presunta divisione solo in relazione al crematorio II. D'altra parte l'espressione usata da Bakon presuppone la conoscenza dello stato originario del locale, che egli non poteva avere. Senza questa conoscenza il testimone avrebbe visto soltanto “due sale”, non «una sala molto lunga divisa in due».

 Le dimensioni delle aperture menzionate da Bakon - 40 x 40 cm - sono invece in contraddizione con quelle addotte da Kula: 70 x 70 cm. Il testimone dice inoltre, con riferimento alle due presunte camere a gas, che «sotto c'erano i ventilatori»; anzi, egli pretende addirittura di averli visti distintamente durante la demolizione dei crematori. Qui egli riprende la storiella propagandistica già riferita da Janda Weiss1318.

 Bakon, che era nato il 28 luglio 1929, fu deportato ad Auschwitz il 15 dicembre 1943, all'età di quattordici anni1319. Nonostante ciò, secondo van Pelt, egli «sopravvisse a tre selezioni consecutive»1320: un vero miracolo!

 La storia dell'invito rivolto al suo Kommando da parte di detenuti del “Sonderkommando” ad andare a riscaldarsi nella «camera dei vestiti» (Kleidungskammer) o nelle presunte camere a gas, di cui mi sono occupato nel capitolo 2.7.3. e addirittura a fare un giro turistico all'interno dei crematori, inclusa la visita della sala forni1321, non può avere alcuna credibilità ed è solo un espediente letterario per attribuire una fonte autorevole alla propaganda che circolava al campo, che includeva la storia di «fiamme consuete» che uscivano dai camini dei crematori e che «raggiungevano un'altezza di quattro metri»1322 e quella delle «ceneri umane» sparse per terra d'inverno «in modo che la gente potesse camminare sulla strada senza scivolare»1323.

 Van Pelt pubblica tre disegni dei crematori di Birkenau redatti da Bakon nel giugno 1945 1324, che considera «importanti come materiale di prova sulle camere a gas»1325. Questa presunta importanza dipende dal fatto che uno di questi disegni mostra in modo molto schematico la sezione di una presunta camera a gas; Bakon lo descrisse così:

 «Questa è una vista delle camere a gas 1 e 2 [= II e III], che erano sotterranee, e di ciò che si vedeva in alto [nel soffitto]. Sembravano spruzzatori per l'acqua; ero curioso e li esaminai attentamente. Vidi che in essi non c'erano fori, erano semplicemente finti; a prima vista sembra un vero pomo di doccia. Sopra c'erano lampade coperte con filo metallico e in ogni camera a gas c'erano due tubi che andavano dal soffitto al pavimento e intorno ad essi c'erano quattro colonne di ferro circondate da robusto filo metallico. Quando l'operazione era terminata e la gente vi era spinta dentro, le SS aprivano un dispositivo sopra, come un tubo di drenaggio, e attraverso esso introducevano lo Zyklon B»1326.

 Van Pelt, che esalta «la precisione della memoria di Bakon»1327, commenta il disegno1328 richiamando l'attenzione sugli angoli superiori arrotondati, che costituirebbero il ricordo di Bakon dei condotti di ventilazione, sulle docce finte e sulle lampade.

 1316 Idem, pp. 172-173. 1317 State of Israel, Ministry of Justice. The Trial of Adolf Eichmann, op. cit., vol. III, p. 1250. 1318 Vedi capitolo 16.8. 1319 Terezínská pam#tní kniha. Terezínská Iniciativa, Melantrich 1995, vol. II, p. 971. Bakon fu liberato al campo di Gunskirchen. 1320 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 169. 1321 State of Israel, Ministry of Justice. The Trial of Adolf Eichmann, op. cit., vol. III, p. 1251. 1322 Idem, p. 1249. 1323 Idem, p. 1248. 1324 Idem, p. 1249. 1325 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 171. 1326 State of Israel, Ministry of Justice. The Trial of Adolf Eichmann, op. cit., vol. III, pp. 1250-1251. 1327 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 172. 1328 Idem, p. 170.

  — 247 —

 Ma qui c'è ben poca precisione. Sorvolando sulla questione delle presunte docce finte1329 e della presunta suddivisione del Leichenkeller 1 in due locali, la struttura dei dispositivi di introduzione dello Zyklon B descritta dal testimone è in aperto contrasto con quella di Kula e di Tauber, essendo costituiti da «tubi (pipes)» intorno ai quali erano disposte «quattro colonne di ferro circondate da robusto filo metallico (four iron columns surrounded by strong wire)». Questa versione è un ibrido tra la versione di Kula e Tauber e quella di Nyiszli, che parla di «tubi di tolla di forma quadrata»1330.

 La posizione delle lampade di illuminazione è inesatta1331 e la congettura di van Pelt che il disegno terrebbe conto degli angoli superiori della presunta camere a gas smussati dai due condotti di ventilazione non è suffragata dalla testimonianza di Bakon, che non parlò affatto del sistema di ventilazione ma, come si è visto sopra, collocò falsamente i ventilatori «sotto» le aperture.

 La dichiarazione di Bakon è dunque inattendibile e il suo disegno summenzionato non è altro che una illustrazione grafica della propaganda verbale diffusa dal movimento di resistenza1332.

 

12.3.2. David Olère

 Veniamo infine a Olère. Nei capitoli 9.2.4. e 9.5.1. ho già dimostrato l'infondatezza storica di due disegni di questo testimone.

 Van Pelt ne prende in esame altri due, che fornirebbero «un importantissimo documento visivo della struttura e del funzionamento della camera a gas e dei forni crematori del crematorio III»1333.

 Si tratta di una pianta1334 e una sezione verticale del crematorio III1335. Van Pelt afferma che la prima «è pienamente corroborata dalle piante che furono trovate dai Russi nell'edificio della Zentralbauleitung»1336, ma ciò non dimostra che il particolare per il quale egli invoca questo testimone - che non appare in nessuna pianta - sia corrispondente alla realtà. Questo particolare è infatti costituito dalle presunte quattro aperture di introduzione dello Zyklon B che appaiono nel disegno di Olère sul Leichenkeller 1, disposte in modo sfalsato lungo il suo asse nord-sud. A questo riguardo van Pelt invoca una presunta “conferma” fotografica:

«La disposizione sfalsata [delle aperture] di Olère è confermata da fotografie aeree scattate dagli Americani il 25 agosto 1944 e si può spiegare assumendo che queste colonne di rete metallica erano collocate nella parte ovest della prima e della quinta colonne strutturali che sostenevano il solaio della camera a gas e nella parte est della terza e della settima»1337,

e ovviamente il testimone non poteva conoscere questa fotografia.

 Come al solito, van Pelt riprende un argomento già avanzato da Pressac1338.

 Premetto che in uno studio specifico già citato ho dimostrato che sulla copertura del Leichenkeller 1 del crematori II e III non sono mai esistiti né i camini di introduzione per lo Zyklon B né le relative aperture1339.

 In tale studio ho anche discusso la fotografia aerea menzionata da van Pelt1340. Essa mostra la presenza di quattro macchie scure sulla copertura del Leichenkeller 1 dei crematori II e III, che van Pelt interpreta come prova dell'esistenza di quattro dispositivi di introduzione per lo Zyklon B. Una tale interpretazione è tuttavia infondata, perché queste macchie sono lunghe 3-4 metri (quelle sul soffitto del Leichenkeller 1 del crematorio III hanno una superficie minima di 3 metri quadrati) e per di più hanno tutte l’asse in direzione nord-sud, mentre l’asse dell’ombra del camino del crematorio ha direzione nord-est – sud-ovest. Infine, nella fotografia aerea del 31 maggio 1944 il Leichenkeller 1 del crematorio II presenta una sola macchia scura sul bordo ovest della copertura1341. Van Pelt pubblica questa fotografia1342, ma senza accennare minimamente a questo fatto.

 1329 Vedi capitolo 4. 1330 M. Nyiszli, Medico ad Auschwitz, op. cit., p. 38. 1331 Vedi capitolo 4.3. 1332 Vedi capitolo seguente. 1333R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 173. 1334 Idem, p. 174. 1335 Idem, pp. 176-177. 1336 Idem, p. 174. 1337 Idem. 1338 J.-C. Pressac, Auschwitz :Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 430. 1339 “The Elusive Holes of Death”, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., pp. 279-394. 1340 Idem, fotografia 4 a p. 387. 1341 Idem, fotografia 5 a p. 388. 1342 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 449.

Parte 11

Parte 11  

holocaust-sinking-ships-olocausto-mattogno-testimoni.jpgGiugno 2007

 Pag— 248 —  

Secondo Pressac, i camini in muratura presuntamente installati sulla copertura del Leichenkeller 1 per permettere l'introduzione dello Zyklon B dall'esterno erano alti 40-50 cm1343 e, stando a Kula, dovevano avere i lati interni di circa 70 cm: essi sono pertanto fisicamente inconciliabili con le macchie scure lunghe 3-4 metri ravvisabili nella fotografia aerea del 25 agosto 1944, che perciò, a questo riguardo, non dimostra nulla. Ciò infirma inevitabilmente anche la presunta “conferma” addotta da van Pelt. In conclusione, il disegno di Olère non dimostra nulla circa la realtà delle presunte aperture di introduzione dello Zyklon B.

 

Esaminiamo infine il disegno della sezione verticale del crematorio III di Olère. Van Pelt commenta:

 

«L'informazione più importante contenuta in questa parte del disegno è costituita dalle quattro colonne cave di rete metallica (E)»1344.

 

La didascalia del disegno, in francese, dice: «Grille pour bombes à gaz», (tradotto da van Pelt con «[metal] grates [columns] for gas bombs»1345), letteralmente: «griglie per bombe a gas», inequivocabile allusione alle favolose «bombe piene di acido cianidrico» inventate da Jerzy Tabeau1346.

 

Su Olère ritornerò nel capitolo seguente, in cui mostrerò il vero significato dei suoi disegni.

 

1343 J.-C. Pressac, Auschwitz :Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 253. 1344 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 176. 1345 Idem, pp. 176-177. 1346 Vedi capitoli 15.1. e 17.4.4.

   — 249 —       CAPITOLO 13   LO ZYKLON B   13.1.La concentrazione di acido cianidrico nelle presunte camere a gas omicide  

Una delle strategie adottate da van Pelt e dall'avvocato Rampton per confutare il rapporto Leuchter è quella di assumere per le presunte gasazioni omicide una concentrazione di acido cianidrico (HCN) molto più bassa di quella ipotizzata da Leuchter, al quale essi obiettarono:

 

«Poi egli argomentò erroneamente che, in accordo con la pratica americana, i Tedeschi avessero usato un'alta concentrazione di 3.600 parti di acido cianidrico per milione di parti d'aria - la concentrazione usata nelle camere a gas degli Stati Uniti per assicurare una morte rapida del condannato - mentre in realtà i Tedeschi usavano una concentrazione di 300 parti per milione per uccidere le loro vittime»1347.

 

Da che cosa risulta questa presunta concentrazione effettiva? Van Pelt risponde così:

 

«Nelle camere a gas americane i detenuti sono uccisi con 3.200 [sic] ppm1348, il cui effetto è descritto dalla critica come “una boccata e sei morto”. Una concentrazione di 300 ppm provoca una “morte rapida e immediata”. Considerato che ci sono rapporti secondo i quali le vittime impiegarono fino a 30 minuti per spirare, le concentrazioni ad Auschwitz potevano essere inferiori a 100 ppm»1349.

 

Dunque van Pelt desume la concentrazione di HCN dal tempo che le presunte vittime impiegavano a morire, ma scegliendo una durata che è categoricamente smentita da molti dei testimoni da lui addotti:

 

J. Weiss:

 

«Poi il gas veniva immesso nella camera. I polmoni delle vittime si gonfiavano lentamente e dopo tre minuti si poteva udire un forte clamore. Allora la camera veniva aperta e coloro che mostravano ancora segni di vita erano picchiati a morte»1350.

 

C.S. Bendel:

 

«Per uccidere una camera piena di persone [sic] ci volevano 3-5 minuti»1351.

 

1347 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 387; vedi anche p. 415, dove si parla di “a concentration of 3200 (or 3600) ppm”. 1348 Parti per milione. 1349 Idem, p. 388. 1350 The Buchenwald Report. Translated, edited and with an introduction by David A. Hackett. Westview Press. Boulder, San Francisco, Oxford, 1995, p. 350. 1351 Statement di C.S. Bendel del 21 ottobre 1945. NI-11390, p. 3.

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M. Nyiszli:

 

«In cinque minuti [il gas] li ha uccisi tutti»1352.

 

R. Höss:

 

«Ci volevano da 3 a 15 minuti per uccidere le persone nella camera a gas, secondo le condizioni climatiche»1353.

 

F.Müller  parla invece di «dieci minuti»1354.

 

Nel rapporto redatto dal giudice Sehn con l'ausilio dell'ing Dawidowski si dice che «la morte delle vittime seguiva entro 3-10 minuti a seconda della concentrazione di acido cianidrico, ma per precauzione si gasava per circa 20 minuti»1355.

 

Per quanto riguarda l'acido cianidrico, si può prendere come riferimento la presunta camera a gas dei crematori II e III, che misurava m 30 x 7 x 2,41 = 506,1 m3. Sottraendo il volume occupato dai pilastri di sostegno e dal trave centrale, restano circa 499 m3. Nel caso di una gasazione di 1.500 persone del peso medio di 60 kg1356, dunque (0,06 x 1.500 =) 90 m3, nei (499 - 90 =) 409 m3 disponibili, per ottenere una concentrazione teorica di 300 ppm, corrispondente a 0,36 g/m3, sarebbe stati necessari (0,36 x 409 =) circa 147 grammi di acido cianidrico1357. Da 100 ppm (= 0,12 g/m3) risultano invece circa 49 grammi di HCN.

 

Questi quantitativi, come vedremo nel paragrafo seguente, sono in aperto contrasto col quantitativo di Zyklon B che secondo van Pelt fu usato nelle presunte camere a gas omicide.

 

Bisogna inoltre notare che, per van Pelt, la concentrazione di HCN effettivamente usata nelle presunte camere a gas omicide diminuiva o cresceva a seconda delle esigenze del momento. Il dott.R.J. Green, nel suo rapporto in risposta alla perizia di G. Rudolf richiestogli da van Pelt, calcolò le concentrazioni di HCN nelle presunte camere a gas omicide in funzione del tempo sulla base di concentrazione totale minima di 5 g/m3 (= 4.165 ppm) e massima di 20 g/m3 (= 16.660 ppm)1358, introducendo così una contraddizione irrimediabile nella critica di van Pelt al rapporto Leuchter.

 

Tutta questa critica è infatti basata su questa presunta concentrazione effettiva di HCN di 300 o 100 ppm:

 

«... Le conclusioni di Leuchter erano fatalmente invalidate dalla sua premessa totalmente erronea che per uccidere delle persone nelle camere a gas sarebbe stata necessaria una concentrazione di cianuro molto più alta di quella richiesta a scopo di disinfestazione. [...].

 

Egli [Irving] avrebbe preso conoscenza della fondamentale fallacia del rapporto Leuchter e appreso che molte delle ragioni di Leuchter per negare l'esistenza delle camere di uccisione erano infondate. Ad esempio, Leuchter aveva argomentato che il sistema di ventilazione delle camere a gas sarebbe stato del tutto inadeguato. Ma se la concentrazione era molto più bassa di quella da lui assunta, ne consegue che le esigenze della ventilazione sarebbero diminuite in modo corrispondente. Allo stesso modo, l'argomento di Leuchter che l'alta concentrazione di cianuro necessaria per uccidere esseri umani avrebbe creato un alto rischio di contaminazione tossica delle fognature, sarebbe stato invalidato se la concentrazione necessaria era una parte minima di quella assunta da Leuchter»1359.

 

Anche la critica di van Pelt contro l'argomento dell'esplosività dell'HCN ipotizzato da Leuchter si fonda sul presupposto che la concentrazione usata nelle presunte camere a gas omicide «era di circa 300 parti per milione»1360. Van Pelt ribadisce l' argomento così:

 

«Poiché le camere a gas funzionavano con una concentrazione di acido cianidrico bassa (ma letale) di 100 ppm, non c'era pericolo di esplosione»1361.

 

1352 M. Nyiszli, Medico ad Auschwitz, op. cit., p. 40. 1353 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., 4. Dichiarazione giurata di R. Höss del 5 aprile 1946. PS-3868. 1354 F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz, op. cit., p. 183. 1355 Processo Höss, tomo 11. p. 45. 1356 Vedi capitolo 1.9. 1357 1ppm = 0,0012 g/m3. 1358 Report of Richard J. Green, PHD, in: http://www.holocaust-history.org/irving-david/rudolf/affweb.pdf 1359 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 411-412. 1360 Idem, p. 362. 1361 Idem, p. 388.

   — 251 —  

Infine questa bassa concentrazione spiegherebbe anche l'esigua concentrazione di cianuri trovata da Leuchter nei muri della presunta camera a gas omicida del crematorio III1362.

 

Il testimone più preciso e più autorevole sul quantitativo di Zyklon B impiegato per le presunte gasazioni omicide è Höss. Nella dichiarazione giurata del 20 maggio 1946 egli asserì:

 

«Per la gasazione di 1.500 uomini erano necessari da 5 a 7 barattoli di Zyklon B da 1 kg ciascuno; il numero dei barattoli variava secondo l'ampiezza delle camere a gas e secondo le condizioni atmosferiche, cioè in caso di tempo freddo e umido erano necessari 2 o 3 barattoli supplementari»1363.

 

Egli menzionò esplicitamente un quantitativo medio di «6 barattoli per 1.500 uomini»1364.

 

Nell'interrogatorio del 14 maggio 1946 Höss, con riferimento alla gasazione di 1.500-1.600 persone, precisò:

 

«Per questo ci volevano - [il quantitativo] era diverso nei crematori - 7 barattoli nei crematori grandi, 5 negli altri locali. Dipendeva anche dal tempo. Se era molto freddo e umido, bisognava prendere altri 2-3 barattoli»1365.

 

Dunque per la presunta camera a gas omicida dei crematori II/III occorrevano almeno 7 kg di Zyklon B per gasare circa 1.500 persone. Ciò equivale ad una concentrazione teorica di (7.000 : 409 =) 17,1 g/m3 o 14.244 ppm. Ne consegue che van Pelt ha assunto una concentrazione effettiva (14.244 : 300 =) 47,48 o (14.244 : 100 =) 142,44 volte inferiore a quella risultante dalla fonte olocaustica più autorevole e su una tale aberrazione storiografica ha “demolito” il rapporto Leuchter!

 

Chiudo questo paragrafo con un'altra critica a Leuchter dello stesso tenore:

 

«Inoltre egli non ha considerato il fatto che le camere a gas dei crematori II e III furono intenzionalmente demolite nel 1944, che le loro rovine sono rimaste esposte agli elementi per quarantacinque anni e che le pareti sono state lavate dalle piogge acide - fatto di un certo rilievo perché, contrariamente a ciò che credeva Leuchter, il ferrocianuro ferrico non è stabile in ogni condizione ma tende a dissolversi in ambiente acido»1366.

 

Queste affermazioni mettono in luce la crassa ignoranza tecnica e perfino archeologica di van Pelt. Come è noto a qualunque visitatore di Birkenau, le pareti esterne delle camere a gas di disinfestazione del BW 5a presentano vaste aeree di intenso pigmento blu di ferrocianuro ferrico o blu di Prussia (in minor misura quelle del BW 5 b), sebbene anch'esse siano state «lavate dalle piogge acide» per decenni.

 

13.2. Le forniture di Zyklon B ad Auschwitz

 

Van Pelt menziona un suo «rapporto supplementare di 32 pagine intitolato “Deliveries of Zyklon B to Auschwitz and Consumption Rates of Zyklon B in Auschwitz and Other Camps”»1367 di cui riassume i risultati: nel 1943 ad Auschwitz furono consegnati 12.000 kg di Zyklon B, di cui «un massimo di 9.000 kg potrebbero essere stati usati per procedure di disinfestazione “ordinaria” (2.730 kg sarebbero stati impiegati per la disinfestazione di vestiario, coperte e altri capi usati dai detenuti, mentre 6.270 kg sarebbero stati impiegati per la disinfestazione di baracche)».

 

I restanti 3.000 kg

 

«sarebbero stati disponibili per scopi al di sopra e al di là di quelli espletati in altri campi».

 

Di questi 3.000 kg, secondo i calcoli di van Pelt, 400 kg «sarebbero stati usati per la disinfestazione del vestiario dei deportati nella camera di disinfestazione del Canada I prima dell'invio alla Volksdeutsche Mittelstelle (VoMi) per la ridistribuzione tra i Tedeschi etnici», 940 kg al massimo

 

1362 Idem, p. 442. 1363 NI-034. 1364 Idem. 1365 NI-036. 1366 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 387. 1367 Idem, p. 428.

   — 252 —  

«potrebbero essere stati usati per la disinfestazione occasionale di carri merci prima del loro rinvio al luogo di partenza» e i restanti 1.660 kg furono impiegati per le presunte gasazioni omicide1368.

 

Riassumendo, i consumi di Zyklon B sarebbero ripartiti come segue:

 

disinfestazione baracche................... 6.270 kg

 

camere di disinfestazione................... 3.130 kg

 

disinfestazione vagoni ferroviari............ 940 kg

 

gasazioni omicide.............................. 1.660 kg

 

totale...............................................12.000 kg

 

Premetto che, data l'estrema carenza di documenti, qualunque ricostruzione generale dei consumi di Zyklon B ad Auschwitz non può essere che congetturale. Le cifre indicate da van Pelt sono dunque del tutto arbitrarie, come risulta da una verifica relativa alle camere a gas di disinfestazione, per le quali esistono almeno dei dati certi dai quali partire.

 

Secondo la lettera di Bischoff del 9 gennaio 1943, all'epoca ad Auschwitz erano in attività le seguenti camere di disinfestazione a Zyklon B:

 

1 nel cosiddetto “Kanada I”, in funzione dall'estate 1942

 

1 nel BW 5a, in funzione dall'autunno 1942

 

1 nel BW 5b, in funzione dall'autunno 19421369.

 

Il 30 luglio 1943 l'impiegato civile Jährling compilò una «Lista degli impianti di disinfestazione, bagni e apparati di disinfezione nel KL e KGL Auschwitz» (Aufstellung über die im KL. und KGL.

 

Auschwitz eingebauten Entwesungsanlagen, Bäder und Desinfektionsapparate) nella quale è indicata anche la «capacità in 24 ore [tägliche Leistung (24 St.)]» degli impianti.

 

Le camere a gas di disinfestazione a Zyklon B in funzione erano le seguenti:

 

1 nel Block 3 di Auschwitz «per circa 20.000 capi di biancheria (für ca. 20000 Wäschestücke)»

 

1 nel “Kanada I” «per circa 30.000 capi di biancheria, coperte ecc. (für ca. 30000 Wäschestücke, Decken usw.)»

 

1 nel BW 5a1370, «capacità quotidiana 8.000 coperte (Tagesleistung 8000 Decken)»1371.

 

Quante gasazioni erano necessarie per raggiungere queste capacità di disinfestazione quotidiane?

 

Il 4 luglio 1944 il capo della Zentralbauleitung di Weimar, rispondendo ad una richiesta di informazioni di Jothann sulle locali camere a gas di disinfestazione con sistema Degesch-Kreislauf, gli comunicò quanto segue:

 

«La disinfestazione è radicale e assolutamente efficace. Vale il principio: poco carico e ben diradato - breve tempo di azione; carico fitto - lunga durata della gasazione. I tempi, usando barattoli da 200 grammi, variano così da 1 a 12 ore. Per 100 uniformi più tutti gli accessori (scarpe e simili) si calcolano circa 3 ore per camera, mezz'ora di disaerazione. La camera completamente riempita di valigie e borse (senza l'impiego dei carrelli) viene tenuta una notte sotto gas. Come appendiabito la normale gruccia, realizzata espressamente in un modello robusto, si è dimostrata ottima. Bisogna procurarne 100 per camera».

 

[«Die Entseuchung ist radikal und absolut wirksam. Es gilt der Satz: wenig und gut aufgelockertes Beschickungsgut - kurze Einwirkungszeit; dichte Lagerung - lange Dauer der Vergasung. Die Zeiten wechseln so bei Verwendung der 200 gr Büchse zwischen 1 und 12 Stunden. Man rechnet für 100 Monturen zuzüglich allen Beiwerk (Schuhe u. dergl.) pro Kammer etwa 3 Stunden, Entgasung 1/2 Stunde. Die Kammer vollgepackt mit Koffern und Beuteln (ohne Verwendung der Wagen) wird eine Nacht unter Gas gelassen. [...]. Als Kleiderbügel hat sich der normale Bügel, in kräftiger Ausführung besonders angefertigt, bestens bewährt. Es sind 100 Stück pro Kammer zu beschaffen»]1372.

 

1368 Idem, p. 427. 1369 Lettera di Bischoff a Kammler del 9 gennaio 1943 con oggetto “Hygienische Einrichtungen im K.L. und K.G.L.”. RGVA, 502-1-332, pp. 46-46a. 1370 Il documento menziona genericamente i BW 5a e 5b, ma nella seconda metà del 1943 la camera a gas del BW 5b (quella situata a est) fu trasformata in “Heissluftentlausung”. Vedi la pianta 2540 del 5 luglio 1943 in: J.-C. Pressac, Auschwitz :Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 58. 1371 RGVA, 502-1-332, pp. 9-10. 1372 RGVA, 502-1-333, pp. 17-17a.

   — 253 —  

Le camere Degesch-Kreislauf misuravano m 1,35 x 4 x 1,90 di altezza, dunque avevano una superficie di 5,4 m2 e un volume di 10,26 m3. L'impiego di 200 g di Zyklon B corrisponde perciò a una concentrazione di 20 g/m3.

 

La camera a gas dei BW 5a e 5b misurava m 9,90 x 10,90 = 107,9 m2; l'altezza era di 3 m per 2/3 della superficie e di 4,7 m per 1/3, sicché il volume totale era di circa 384 m3. Essa era dotata di tre stufe per riscaldare il locale e di due ventilatori1373, perciò vi si potevano eseguire almeno due gasazioni complete di 12 ore ciascuna.

 

Il consumo di Zyklon B era pertanto di (384 x 0,020 =) circa 7,6 kg per ogni gasazione e di circa 15,2 kg al giorno. Il consumo annuo nel 1943 sarebbe stato perciò di (15,2 x 365 =) 5.548 kg per la camera a gas del BW 5a e di altri 2.774 kg per almeno sei mesi di attività della camera a gas del BW 5b, complessivamente 8.322 kg.

 

La camera a gas del Block 3 misurava m 4,92 x 17,651374, con un'altezza di circa 2,5 m, sicché il suo volume era di circa 217 m3. Essa era dotata di un ventilatore aspirante, ma non di un impianto di riscaldo, perciò si può assumere una sola gasazione giornaliera, con un consumo di (217 x 0,020 =) 4,3 kg al giorno e di (4,3 x 365 =) circa 1.570 kg all'anno. Secondo Pressac, il consumo giornaliero era di 5,15 kg con una concentrazione di 24 g/m3 di acido cianidrico1375.

 

Le dimensioni della camera a gas del “Kanada I” non sono note; dal suo rendimento quotidiano di «30.000 capi di biancheria» contro i 20.000 della camera a gas del Block 3 si desume però che essa doveva essere più grande di questa di 1,5 volte; ma anche assumendo lo stesso consumo, in un anno essa avrebbe consumato altri 1.570 kg di Zyklon B. Perciò il consumo delle camere a gas summenzionate nel 1943 poteva essere di 11.462 kg di Zyklon B.

 

Ovviamente non si sa per quanti giorni esse funzionarono effettivamente, sicché non si può stabilire con esattezza quanto Zyklon B fu consumato realmente, ma proprio per questo i calcoli di van Pelt non hanno alcun valore. In conclusione, è del tutto insensato voler dimostrare sulla base delle forniture di Zyklon B ad Auschwitz che un qualunque quantitativo specifico di esso fu impiegato a scopo omicida. I 1.660 kg calcolati da van Pelt sono dunque pura fantasia.

 

Van Pelt afferma che il 1943 fu «un anno in cui il tifo ad Auschwitz fu moltissimo sotto controllo»1376, sottintendendo che il consumo di Zyklon B a scopo di disinfestazione non fu troppo elevato.

 

Dai documenti che si sono conservati emerge invece un quadro della situazione completamente diverso. Nei capitoli 2.1.4. e 2.6.3. ho esposto le attività sanitarie delle autorità del campo per la lotta contro il tifo. Riassumo e completo.

 

Il 12 febbraio 1943 Bischoff comunicò a Kammler che, «a causa del forte aumento di casi di febbre petecchiale», il 9 febbraio Glücks aveva decretato la «la chiusura totale del campo» di Auschwitz e che «in relazione con ciò, dall’11 febbraio 1943 tutti i detenuti saranno disinfestati».

 

L'11 e 12 febbraio era in corso una disinfestazione di tutti i Kommandos di detenuti ed era prevista a breve scandenza la disinfestazione del campo per prigionieri di guerra e del campo di concentramento femminile. Il 13 febbraio fu rilevato un aumento dei casi di tifo anche tra gli operai civili. Il 14 febbraio Höss comunicò le disposizioni dell'SS-Standortarzt per le disinfestazioni. Il 16 febbraio la disinfestazione dei detenuti era terminata e i lavori erano ripresi. Il 25 febbraio l'SS-Standorarzt propose di «sospendere per la durata di 3 settimane tutta l’attività lavorativa dei grossi campi del KL Auschwitz, cioè il campo principale, il campo di concentramento maschile e femminile di Birkenau e il campo per prigionieri di guerra, settore di costruzione 2» e di eseguire in questo periodo «in due fasi una radicale distruzione dei pidocchi e disinfestazione di questi campi». Poiché i casi di tifo erano in aumento, l'SS-Standortarzt decise di eseguire una «disinfestazione generale (Gesamtentwesung)» dei 1.300 operai civili che si trovavano ad Auschwitz; essa si svolse tra il 3 e il 10 aprile e riguardò gli operai stessi, tutti i loro oggetti e i loro alloggi1377.

 

Il 22 luglio il 1. Schutzhaftlagerführer del campo maschile di Birkenau, l' SS-Untersturmführer Schwarzhuber, scrisse al comando una lettera che menziona disinfestazioni su larga scala eseguite nel campo BIb nei primi mesi del 1943:

 

«Alla metà di maggio del 1943 il vecchio campo maschile di Birkenau, BIb, era quasi libero da pidocchi e anche libero da febbre petecchiale tranne qualche caso. Ciò fu ottenuto facendo passare quotidianamente i blocchi nell'impianto di disinfestazione che ivi situato. A partire dalla metà di maggio in quest'impianto fu disinfestato anche l'intero campo zingari, 1373 Le tre stufe sono ancora presenti nel locale, al pari di due aperture rotonde nella parete est in cui erano alloggiati i ventilatori.

 

1374 Pianta 1046 del 19 febbraio 1942, in: J.-C. Pressac, Auschwitz :Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 24. 1375 Idem, p. 25. Per un errore di stampa il consumo indicato è di 51,5 kg invece di 5,15. 1376 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 427. 1377 Lettera dell' SS-Standortarzt alla Zentralbauleitung del 1 aprile 1943 con oggetto “Gesamtentlausung der Zivilarbeiter”. RGVA 502-1-332, pp. 222-224. Lettera di Bischoff “an den Vorstand des Reichsbahn - Neubauamtes” di Kattowitz del 9 aprile 1943. RGVA, 502-1-178, p. 40. Lettera di Bischoff all' SS-Standortarzt del 10 aprile 1943 con oggetto “Gesamtentlausung der Zivilarbeiter”. RGVA, 502-1-332, p. 227.

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nonché pagliericci, coperte, biancheria intima e vestiti del campo femminile. A causa di queste disinfestazioni, alle quali si dovette far fronte oltre alle proprie, nel campo BIb, malgrado tutte le misure di precauzione, i pidocchi furono introdotti di nuovo e il numero dei malati di febbre petecchiale aumentò».

 

[«Mitte Mai 1943 war das alte Männer-Lager in Birkenau, B I b, fast läusefrei und bis auf einige Fälle auch fleckfieberfrei. Dies wurde nur erreicht durch das tägliche Durchschleusen der Blöcke in der dort befindlichen Entlausungsanlage. Von Mitte Mai ab wurde in dieser Anlage auch das gesamte Zigeunerlager sowie Strohsäcke, Volldecken, Leibwäsche und Kleider vom Frauenlager entlaust. Duch diese Entlausungen, die noch neben den eigenen bewältigt werden mußten, wurden in das Lager B I b trotz aller Vorsichtsmaßnahmen wieder Läuse eingeschleppt und die Zahl der Fleckfieberkranken stieg an»].

 

Schwarzhuber aggiunse:

 

«Nel vecchio campo maschile BIb questa disinfestazione dei blocchi fu eseguita da me in questo modo e il campo sarebbe anche libero da pidocchi se non fossero subentrate le circostanze menzionate all'inizio».

 

[«Im alten Männerlager B I b wurde diese Entlausung der Blöcke von mir so durchgeführt und das Lager wäre auch läusefrei geworden, wenn die eingangs erwähnten Umständen nicht eingetreten wären»]1378.

 

Dunque furono disinfestati tutti i blocchi del campo BIb e la camera a gas del BW 5a funzionò continuativamente almeno da prima della metà di maggio a dopo la metà di luglio.

 

Ma, nonstante questa febbrile attività di disinfestazione, il campo si infestò di nuovo. Il 26 giugno l'SS-Standortarzt, «a causa dei casi di febbre petecchiale nel blocco 1» (wegen der gehäuft auftretenden Fleckfiebererkrankungen im Block 1) del settore BIa di Birkenau ordinò l'isolamento di questo blocco1379. Da una lettera del Lagerarzt del campo BIa del 25 luglio 1943 alcomando si apprende che la situazione si era aggravata: per il giorno dopo era prevista la disinfestazione dei blocchi 1,2,3, 8 e 9; per il 27 quella dei blocchi 5,6,11, 12 e 16; inoltre per il 28 e 29 era fissata «la disinfestazione dell'infermeria» (die Entlausung des Reviers)1380.

 

Nel Kommandantursonderbefehl (ordine speciale del comando) n. 16/43 del 23 luglio 1943 Höss diede dettagliate istruzioni «a scopo di attuazione della disinfestazione del campo BIa» (zwecks Durchführung der Entlausung des Lagers B I a), che si doveva svolgere i giorni 24 e 25 luglio, incluso l'ordine di non aggirarsi nei pressi del campo BIa «a causa del pericolo di un danneggiamento della salute ad opera dei vapori di gas tossico» (wegen der Gefahr einer Gesundheitsschädigung durch die Giftgasdämpfe)1381.

 

Le stesse istruzioni diede nel Kommandantursonderbefehl n. 17/43 del 30 luglio 1943 «a scopo di attuazione della disinfestazione del campo BIId» (zwecks Durchführung der Entlausung des Lagers B II d), che si doveva svolgere i giorni 31 luglio e 1 agosto1382.

 

Il 31 luglio, nel suo «Rapporto sulkl'avanzamento dei lavori per le misure speciali nel KGL e nello Stammlager» (Bericht über den Fortgang der Arbeiten für die Sondermassnahmen im KGL. und im Stammlager), Bischoff scrisse quanto segue:

 

«Settore di costruzione I. A causa di un'azione di disinfestazione condotta dal 26 luglio nel settore di costruzione I non si è più lavorato. Una prosecuzione dei lavori è perciò impossibile sino alla fine dell'azione di disinfestazione».

 

[«Bauabschnitt I. Wegen einer angesetzten Entlausungsaktion kann seit dem 26.7 im BA I nicht mehr gearbeitet worden. Eine Fortführung der Arbeiten ist daher bis zur Beendigung der Entlausungsaktion nicht möglich»]1383.

 

Nel rapporto del 7 agosto Bischoff comunicò:

 

«A causa dell'esecuzione di una disinfestazione i Kommandos la settimana dal 2 al 7 agosto 1943 non poterono uscire. [...]. Secondo disposizione della direzione del campo i Kommandos usciranno di nuovo completamente dopo la fine della disinfestazione lunedì

 

1378 RGVA, 502-1-336, pp. 101-101a. 1379 Lettera dell'SS-Standortarzt “an die Lagerführerin des Lager BIa Birkenau” del 26 giugno 1943. RGVA, 502-1-65, p. 74. 1380 RGVA, 502-1-65, pp. 62-62a. 1381 Standort- und Kommandanturbefehle des Konzentrationslagers Auschwitz 1940-1945. Heraugegeben von Norbert Frei, Thomas Grotum, Jan Parcer, Sybille Steinbacher und Bernd C. Wagner. Institut für Zeitgeschichte. K.G. Saur, Monaco, 2000, pp. 314-315. 1382 Idem, pp. 319-320. 1383 RGVA, 502-1-83, p. 99.

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prossimo. Al riguardo bisogna però notare che finora per mancanza di gas non si è potuto eseguire la disinfestazione come pianificato, perciò un impiego completo all'inizio della prossima settimana non si può ancora prevedere in modo definitivo».

 

[«Wegen Durchführung einer Entlausung konnten die Kommandos in der Woche vom 2. bis 7. August 1943, insbesondere die Facharbeiterkommandos, nicht ausrücken. [...]. Laut Angabe der Lagerleitung sollen die Kommandos nach beendigter Entlausung am kommenden Montag wieder voll ausrücken. Zu bemerken ist hierzu jedoch, daß die Entlausung bisher wegen Gasmangel nicht wie geplant durchgeführt werden konnte, weshalb ein vollständiger Einsatz am Beginn der nächsten Woche noch nicht endgültig vorauszusehen ist»]1384.

 

Ancora alla fine del 1943 era in corso la disinfestazione di “baracche alloggio (Unterkunftsbaracken)”, come risulta da una lettera dell'SS-Standortarz a Bischoff del 10 dicembre scritta per segnalare un infortunio che si era verificato il giorno prima: un operaio civile aveva forzato la porta di un alloggio gasato e aveva rischiato di morire1385.

 

Da questa documentazione frammentaria risulta che nel 1943 furono eseguite varie disinfestazioni dell'intero complesso di Auschwitz e di sezioni del campo di Birkenau, che richiesero quantitativi di Zyklon B non determinabili, ma sicuramente enormi, e ciò è una riconferma del fatto che i calcoli di van Pelt riguardo ai consumi di Zyklon B sono pura fantasia.

 

13.3. Il numero dei gasati potenziali

 

Van Pelt si chiede poi quante persone si potessero gasare con i suoi 1.660 kg di Zyklon B e risponde con un altro calcolo:

 

«L'Istituto sanitario tedesco del Protettorato di Boemia e Moravia a Praga calcolò che 70 mg di Zyklon B1386 basta per uccidere una persona. Ciò significa che, in teoria, il sovrappiù dei 1.660 kg di Zyklon B, se usato al 100% di efficienza, avrebbe potuto uccidere (1.660 x 14.000 =) 23,2 milioni di persone. Ma, naturalmente, l'efficienza era molto più bassa. Pery Broad testimoniò che le SS usavano 2 barattoli da 1 kg per uccidere 2.000 persone, ossia 1 kg per 1.000 persone. È importante rilevare che nel suo rapporto scritto prima della fine della guerra Kurt Gerstein asserì che “ho con me fatture per 2.175 kg, ma il realtà il quantitativo in questione fu di circa 8.500 kg di Zyklon, abbastanza per uccidere 8 milioni di persone”. Assumendo che 8.500 kg di Zyklon B fossero sufficienti per uccidere 8 milioni di persone, Gerstein usò lo stesso rapporto di Broad. Ciò implica che 1.660 kg di Zyklon B avrebbero potuto uccidere 1,6 milioni di persone. Quando testimoniò a Norimberga, il dottor Bendel disse che un barattolo da 1 kg bastava per l'uccisione di 500 persone, il che significa che 1.660 kg di Zyklon B erano sufficienti per uccidere 830.000 persone.Io conclusi che nel 1943 Auschwitz ebbe un sovrappiù di Zyklon B pari a tre o quattro volte ciò che era necessario per uccidere le 250.000 persone uccise ad Auschwitz in quell'anno»1387.

 

Rilevo anzitutto che «l'Istituto sanitario tedesco del Protettorato di Boemia e Moravia a Praga» non «calcolò» proprio nulla. Van Pelt si riferisce alle «Direttive per l'impiego di acido cianidrico (Zyklon) per la distruzione dei parassiti (disinfestazione)» [Richtlinien für die Anwendung von Blausäure (Zyklon) zur Ungeziefervertilgung (Entwesung)]1388 in cui viene semplicemente riferito questo dato della letteratura specialistica:«L'acido cianidrico fa parte dei veleni più potentti. 1 mg per kg di peso corporeo basta ad uccidere un uomo» (Blausäure gehört zu den stärksten Giften. 1 mg pro kg - Körpergewicht genügt, um einen Mensch zu töten)1389. Dunque 70 mg di acido cianidrico (non «di Zyklon B»!) sono sufficienti per uccidere un uomo di 70 kg, ma questa è la dose letale per ingestione. Se invece si tratta di vapori di acido cianidrico, la dose letale è molto minore:

 

«Una concentrazione di HCN di 270 ppm nell'aria è immediatamente letale. Concentrazioni intorno a 180 ppm provocano la morte dopo un tempo di esposizione di 10 minuti; concentrazioni di 135 ppm causano la morte dopo 30 minuti»1390.

 

1384 RGVA, 502-1-83, p. 237. 1385 RGVA, 502-1-8, p. 25. 1386 Recte: di acido cianidrico. 1387 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 427-428. 1388 NI-9912. 1389 Idem, p. 1. 1390 Deutsche Gesellschaft für Schädlingsbekämpfung MBH. “Labour-mediacal aspects of highly toxic gases”. Professor Dr. Szadkowski, Senior Physician in the Central Institute for Labour-Medicine, Hamburg. Frankfurt am Main, Manuscript Nr. 12, senza data, p. 5.

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270 ppm equivalgono a 0,324 g/m3 [grammi per metro cubo] o 0,324 mg/l [milligrammi per litro].

 

Altri testi specialistici confermano questo dato1391. Il calcolo di van Pelt relativo ai «23,2 milioni di persone» non ha dunque alcun fondamento scientifico. Al processo Tesch, Broad dichiarò che «per gasare un ampio locale di gasazione erano necessari o sufficienti due barattoli più grandi»1392, e che le presunte camere a gas dei crematori II e III (quelle “ampie”) contenevano 3.000-4.000 persone1393, perciò con 1 kg di Zyklon B sarebbe bastato per 1.500-2.000 persone, non per 1.000.

 

La manipolazione di van Pelt serviva evidentemente a creare una inesistente “convergenza” tra Broad e Gerstein.

 

Quanto poi sia attendibile tale dichiarazione risulta da questa risposta di Broad:

 

«Domanda - Ad una stima approssimativa, quale fu il numero totale delle persone sterminate col gas durante la vostra permanenza ad Auschwitz e Berkenau [sic]?

 

Risposta - Penserei da 2,5 a 3 milioni»1394.

 

È vero che Bendel al processo Tesch dichiarò che nel maggio e giugno 1944 si impiegarono «due barattoli1395 per mille persone», ma egli spiegò:

 

«Domanda - Voi avete detto che le camere a gas erano 10 metri per 4 metri per 1 metro e 60 centimetri: è esatto?

 

Risposta - Sì.

 

Domanda - È esatto che sono 64 metri cubi?

 

Risposta - Non ne sono molto certo. Questo non è il mio forte.

 

Domanda - Come è possibile mettere 1.000 persone in un locale di 64 metri cubi?1396

 

Risposta - Ciò bisogna chiederselo. Poteva essere fatto solo dalla tecnica tedesca»1397.

 

In un locale di 64 m3 1.000 grammi di HCN produrrebbero una concentrazione di (1.000 : 64 =) 15,6 g/m3; se poi grazie alla prodigiosa «tecica tedesca» si riuscisse a farvi entrare 1.000 persone, assumendo un peso medio di 60 kg, il volume dei corpi sarebbe di 60 m3 e nei 4 m3 d'aria disposnibili si formerebbe una concentrazione teorica di (1.000 : 4 =) 250 g di HCN per metro cubo, mentre van Pelt assume una concentrazione reale di 0,36 o 0,12 grammi di HCN per metro cubo!

 

I 64 m3 summenzionati derivano dal fatto che Bendel pretendeva che le presunte camere a gas dei crematori II e III misurassero metri 10 x 4 x 1,60, dal che si può giudicare quale fosse la sua attendibilità1398.

 

Verifichiamo ora l'attendibilità di Gerstein. Egli scrisse che ad Auschwitz e a Oranienburg «ocorrevano normalmente vagoni di acido cianidrico», ma non a scopo omicida, bensì «a scopo di disinfezione [Desinfektion]» e aggiunse:

 

«Soltanto ad Auschwitz furono uccisi milioni di bambini tenendo un tampone [impregnato di] acido cianidrico sotto il naso».

 

Infatti il direttore della Degesch gli aveva raccontato

 

«che per l'uccisione di uomini aveva fornito acido cianidrico in ampolle [in Ampullen]»1399.

 

Tecnicamente Gerstein non sapeva nulla di gasazioni omicide con Zyklon B, perciò la sua stima (secondo la quale 8.500 kg di Zyklon B erano sufficienti per gasare 8 milioni di persone) non ha alcun fondamento.

 

Dunque le presunte “convergenze” di van Pelt diventano tali solo dopo una adeguata manipolazione di fonti spurie, la quale include anche l'omissione delle fonti “discordanti”, come le

1391 S. Fumasoni-M. Rafanelli, Lavorazioni che espongono all'azione di acido cianidrico e composti del cianogeno. Edizioni I.N.A.I.L., Milano, 1960, p. 8: concentrazione “rapidamente mortale”: 0,3 mg/litro; Cyanwasserstoff Blausäure Cyadide. Merkblatt M002 12/89. Berufsgenossenschaft der chemischen Indsutrie. Jedermann-Verlag, Heidelberg, 1985, p. 9: “180-270 ml/m3 rasch tödlich”. 1 ml = 1 ppm; 180-270 ml = 0,2-0,3 mg/litro. 1392 Interrogatorio di P. Broad del 2 marzo 1946, p. 27. NI-11954. 1393 Idem, p. 24. 1394 Idem, p. 23. 1395 Presumibilmente da 500 grammi. 1396 Poiché il locale, secondo il testimone, misurava 40 m2, la densità delle vittime sarebbe stata di (1.000 : 40 =) 25 m2! 1397 Interrogatorio di C.S. Bendel del 2 marzo 1946, pp. 30-31. 1398 Vedi capitolo 16.7. 1399 Rapporto tedesco di K. Gerstein del 6 maggio 1945. PS-2170, p. 9    — 257 —  

dichiarazioni di Höss secondo la quale nei crematori II e III si usavano almeno 7 kg di Zyklon B per uccidere 1.500 persone, cioè (secondo il ragionamento di van Pelt) 214 persone con 1 kg. Ma c'è un'altra contraddizione ancora più stridente. Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, van Pelt pretende che la concentrazione effettiva impiegata nelle presunte camere a gas omicide fu di 300 ppm o addirittura di 100 ppm. Per una eventuale gasazione di 1.500 persone sarebbero dunque stati teoricamente sufficienti 147 o 49 grammi di HCN.

 

Perciò, secondo il ragionamento di van Pelt, i presunti 1.660 kg di Zyklon B sarebbero stati sufficienti a gasare ([1.660 : 0,147] x 1.500 =) circa 16.939.000 o ([1.660 : 0,049] x 1.500 =) 50.816.000 persone!

 

Chiudo l'argomento con una osservazione che riguarda sempre la concentrazione di HCN, ma in una prospettiva diversa.

 

Dal 1° marzo al 26 aprile 1946 si svolse ad Amburgo il processo contro Bruno Tesch, Karl Weinbacher e Joachim Drosihn, accusati di aver fornito alle SS Zyklon B a scopo di sterminio. Si tratta del processo Tesch cui parteciparono come testimoni P. Broad e C.S. Bendel. Tesch e Weinbacher furono condannati a morte dal Tribunale Militare Britannico. Proprio con lo Zyklon B fornito dalla ditta Tesch und Stabenow, secondo van Pelt, sarebbero stati gasati ad Auschwitz 960.000 Ebrei1400. Il fatto strano è che, nonostante queste immani gasazioni e nonostante il “materiale umano” disponibile in grande abbondanza a scopo sperimentale, nessuno ad Auschwitz eseguì esperimenti tossicologici su esseri umani mediante acido cianidrico, sicché le conoscenze relative alla dose letale sull'uomo dopo Auschwitz erano esattamente quelle di prima di Auschwitz.

 

1400 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 116.

  — 258 —   CAPITOLO 14   IL NUMERO DELLE VITTIME   14.1. La Commissione di inchiesta sovietica  

Van Pelt presenta in un lungo paragrafo «Una breve storia delle conoscenze relative al numero delle vittime di Auschwitz»1401.

 

Egli comincia con la Commissione sovietica di inchiesta. Come ho documentato altrove1402, tra il 14 febbraio e l’8 marzo 1945 gli ingegneri Dawidowski e Doli# s ki (polacchi), Lavruschin e Schuer (russi) redassero una perizia sulle presunte camere a gas e sui crematori di Auschwitz-Birkenau che reca una breve “Appendice 1” intitolata “Calcoli per l’accertamento del numero delle persone sterminate dai Tedeschi nel campo di Auschwitz”1403. I “periti” calcolarono le seguenti vittime:

 

crematorio I :........................ 63.000

 

crematori II-V:................. 3.200.000

 

“camera a gas n.1”:.......... 525.000...(Bunker 1)

 

“camera a gas n.2”:.......... 270.000...(Bunker 2)

 

totale:................................ 4.058.000

 

arrotondato a 4.000.000.

 

I calcoli, per i crematori, erano basati su una capacità di cremazione a decisamente folle:

 

9.000 cadaveri al mese per il crematorio I = 300 al giorno 90.000 cadaveri al mese per il crematorio II/III = 3.000 al giorno 45.000 cadaveri al mese per il crematorio IV/V = 1.500 al giorno.

 

La capacità dei crematori di Birkenau era da 8 a 10 volte maggiore di quella teorica, a seconda che si assuma o no l'ipotesi delle gasazioni omicide. I “periti” condirono poi queste assurdità termotecniche con “coefficienti di attività” del tutto arbitrari.

 

Il calcolo relativo alla “camera a gas n.1” e alla “camera a gas n.2”, che successivamente furono ribattezzate “Bunker 1” e “Bunker 2”, è ancora più insensato, perché si basa esclusivamente sulla presunta capacità di gasazione, rispettivamente 5.000 e 3.000 persone al giorno, anche qui con i soliti fantasiosi “coefficienti di attività”.

 

È chiaro che la cifra di 4.000.000 era pura propaganda: essa non era il risultato del calcolo, ma il suo presupposto: i “periti” dovevano soltanto darle una veste “scientifica”.

 

Van Pelt, incredibilmente, giudica questa grossolana propaganda un «approccio ingegneristico alla questione di quante persone morirono ad Auschwitz»1404.

 

Egli menziona poi «un secondo metodo» di calcolo, quello «basato su un'analisi del numero di deportazioni al campo», che introduce così:

 

1401 Idem, pp. 106-122. 1402 The Four Million Figure of Auschwitz. Origin, Revisions, Consequences, in: “The Revisionist”, Vol. 1, Number 4, November 2003, pp. 387-392. 1403 GARF, 7021-108-14, pp. 18-20. 1404 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 107.

   — 259 —  

«All'inizio del 1946 Nachman Blumental, usando questo metodo, giunse alla supposizione documentata che il numero delle vittime doveva essere in qualche modo tra 1,3 e 1,5 milioni»1405.

 

In realtà la perizia di Blumental, redatta il 25 marzo 1947 (e non «all'inizio del 1946 »), è sì una semplice «supposizione», ma per nulla «documentata», essendo basata su supposizioni ancora più congetturali:

 

«Dunque circa 3.000.000 [di persone] morirono nei grandi campi della morte:

 

Belzec, Chelmno, Auschwitz, Sobibór e Treblinka. Stimando il numero delle vittime dei campi della morte di Chelmno e Treblinka conformemente ai risultati dell'istruttoria giudiziaria a circa 1.000.000 (per l'esattezza, 731.600 a Treblinka e 340.000 a Chelmno), a circa 400.000 per Majdanek con i sottocampi, a circa 400.000 complessivamente per Sobibór e Belzec, per Auschwitz restano circa 1.500.000 vittime»1406, cifra del resto abbondantemente gonfiata (la differenza è 1.200.000, non 1.500.000).

 

Dunque questo «secondo metodo» non è meno insensato del primo.

 

Continuando la sua rassegna, van Pelt riporta la statistica di Gerald Reitlinger: 840.800 deportati ad Auschwitz, di cui sarebbero stati gasati tra 550.000 e 600.000, più una parte sconosciuta dei 300.000 detenuti immatricolati morti1407.

Van Pelt dedica una pagina intera a tentare di spiegare le ragioni di cifre in così stridente contrasto con quelle precedenti, ma dimentica di riferire questo secco giudizio di Reitlinger sul preteso «approccio ingegneristico» dei “periti” polacco-sovietici:  

«Il mondo ha imparato a diffidare dei “coefficienti di rettifica” e la cifra di quattro milioni fa ridere»1408.

 

Van Pelt menziona poi le due diverse cifre addotte da Höss: quella di 2.500.000, presuntamente basata su una dichiarazione di Eichmann, e quella di 1.100.000, risultante dalla statistica di Höss1409. Per la precisione, l'ex comandante di Auschwitz dichiarò:

 

«Ad Auschwitz presumo che siano state messe a morte circa 3.000.000 di persone, circa 2.500.000 per mezzo delle camere a gas».

 

Queste cifre deriverebbero da un fantomatico rapporto di Eichmann a Himmler1410. La cifra più bassa è di 1.195.000, inclusi «70.000 Russi»1411. Infine van Pelt riassume:

 

«Così, all'inizio degli anni Cinquanta c'erano sostanzialmente tre stime del numero delle vittime, ciascuno basato su fonti diverse: una alta di 4 milioni basata sulla capacità assunta dei crematori, una bassa di circa 1 milione basata sul numero dei trasporti e sulla dichiarazione finale di Höss, e una media di circa 2,5 milioni basata sul numero di Eichmann riferito da Höss che questi addusse all'inizio nel suo affidavit di Norimberga»1412.

 

Van Pelt dimentica la stima non meno autorevole del giudice Sehn:

 

«Questo testimone (Fr. Stanek)1413 dichiarò che nel corso di tre anni, nello stesso periodo 1942-1944 giunsero ad Auschwitz in trasporti ferroviari 3.850.000 detenuti. Se consideriamo i restanti anni di esistenza del campo e i numerosissimi trasporti con autocarri, il numero delle vittime del campo di Auschwitz ammonta effettivamente a circa cinque milioni»1414.

 

1405 Idem., p. 107. 1406 AGK, NTN, 113, p. 48. 1407 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 107. 1408 G. Reitlinger, La soluzione finale. Il tentativo di sterminio degli Ebrei d'Europa 1939-1945. Casa Editrice Il Saggiatore, Milano, 1965, p. 559. 1409 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 108. 1410 Deposizione di R.Höss del 13 gennaio 1946. NO-1210, p. 6. 1411 Idem. 1412 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 108-109. 1413 Un impiegato che aveva prestato servizio alla stazione ferroviaria di Auschwitz. 1414 J. Sehn, Obóz koncentracyjny i zag#ady O#wi#cim, in: Biuletyn G#ównej Komisji Badania Zbrodni Niemieckich w Polsce. Pozna# 1946, p. 128.

   — 260 —  

Riassumendo, all'epoca le stime erano di 5 milioni, 4 milioni, 3 milioni, 1,2 milioni e meno di 840.800.

 

 

 

14.2. La revisione di G.Wellers e di F. Piper

 

 

 

Van Pelt spiega che la situazione restò invariata fino agli anni Ottanta, quando Georges Wellers addusse «nuove cifre»: 1.613.455 deportati e 1.471.595 morti. All'epoca cominciò ad occuparsi della questione anche Piper, «al quale fino ad allora era stato proibito di indagare la questione»1415 e che pubblicò i risultati finali dei suoi studi in un libro dal quale van Pelt attinge a piene mani1416. La malafede del giudice Sehn risulta inoppugnabilmente dal fatto che nel corso dell’istruttoria per il processo Höss egli si era imbattuto nelle cosiddette liste dei trasporti – trascrizioni semplificate di documenti originali eseguite clandestinamente dai detenuti che lavoravano presso la Sezione Politica del campo. In un protocollo datato Cracovia, 16 dicembre 1946, egli trascrisse e analizzò queste liste, che comprendono:

 

a) 2.377 trasporti maschili dal 20 maggio 1940 al 18 settembre 1944 con la relativa l’assegnazione dei numeri di matricola 1-199531;

 

b) 1.046 trasporti femminili dal 26 febbraio 1942 al 26 marzo 1944 con la relativa assegnazione dei numeri di matricola 1-756971417;

 

c) i 78 trasporti ebraici maschili RSHA1418 dal 13 maggio al 24 agosto 1944 con la relativa assegnazione dei numeri di matricola A-1/A-20.000;

 

d) i 60 trasporti ebraici maschili RSHA dal 31 luglio al 21 settembre 1944 con la relativa assegnazione dei numeri di matricola B-1/B-10481;

 

e) i 90 trasporti ebraici femminili RSHA dal 15 maggio al 20 settembre 1944 con la relativa assegnazione dei numeri di matricola A-1/A-25378;

 

f) i 171 trasporti di Erziehungshäftlinge (detenuti inviati al campo per la “rieducazione”) dal 21 ottobre 1941 al 10 settembre 1944 con la relativa assegnazione dei numeri di matricola E-1/E-9.3391419.

 

Sebbene non siano complete, queste liste permettono tuttavia di stabilire con sufficiente approssimazione l’ordine di grandezza dei trasporti ad Auschwitz. Esse sono infatti alla base del Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau di Danuta Czech, che apparve in prima edizione tedesca tra il 1959 e il 1964 1420.

 

È importante rilevare che Wellers basò i suoi calcoli proprio sul Kalendarium, pur gonfiando le cifre con grossolane imposture che rilevai nel 1987 in uno studio specifico1421.

 

Da ciò risulta anche l'opportunismo di Piper. Sebbene il primo strumento di verifica della cifra propagandistica dei 4 milioni fosse stato elaborato proprio dal Museo di Auschwitz nel 1964, ancora nel 1978 Piper, che era entrato a far parte della sezione storica del Museo nel 1965, accettava in toto la propaganda sovietica scrivendo:

 

«Durante i quasi cinque anni di esistenza del campo persero la vita circa 4.000.000 di persone in conseguenza di malattie, esecuzioni e gasazioni in massa, inclusi 340.000 degli oltre 400.000 uomini, donne e bambini immatricolati al campo»1422.

 

D’altra parte, fin dal 1956, proprio in Polonia, furono pubblicate le cosiddette memorie di Höss, nelle quali il comandante di Auschwitz elencò le “azioni più grandi”, cioè le deportazioni più importanti, dalle quali risulta però un totale di 1.130.000 deportati1423, motivo di più, per il Museo di Auschwitz e per Piper, per dubitare della cifra propagandistica dei 4 milioni. Dunque il Museo di

 

1415R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 109. 1416 F. Piper, Die Zahl der Opfer von Auschwitz, op. cit. 1417 Queste liste furono trasmesse da K. Smole# in data 16 dicembre 1947 al Council for War Crimes americano e divennero il documento NOKW-2824. 1418 Trasporti ebraici organizzati dal Reihssicherheitshauptamt. 1419 AGK, NTN, 95, pp. 12-13. Il protocollo va da p. 12 a p. 123. 1420 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau, in: Hefte von Auschwitz, 2, 1959, pp. 89-118 (1940-1941); 3, 1960, pp. 47-110 (1942); 4, 1961, pp. 63-111 (gennaio-giugno 1943); 6, 1962, pp. 43-87 (luglio-dicembre 1943); 7, 1964, pp. 71-103 (gennaio-giugno 1944); 8, 1964, pp. 47-109 (luglio 1944-gennaio 1945. Wydawnictwo Pa#stwowego Muzeum w O wi#cimiu. 1421 Wellers e i “gasati” di Auschwitz. Edizioni La Sfinge, Parma 1987. 1422 F. Piper, Extermination, in: J. Buszko (Ed.), Auschwitz Nazi Extermination Camp. Interpress Publishers, Warsaw 1978, p. 127. 1423 G#ówna Komosja Badania Zbrodni Hitlerowskich w Polsce, Wspomnienia Rudolfa Hoessa komendanta obozu o#wi#cimskiego. Wydawnictwo Prawnicze, Warszawa 1956, p. 193.

   — 261 —  

Auschwitz la avallò opportunisticamente pur avendo gli strumenti per confutarla, adottando un atteggiamento non propriamente scientifico1424. Il metodo di calcolo che van Pelt attribuisce a Piper è sorprendente. Van Pelt spiega anzitutto che la cifra sovietica dei 4 milioni di morti era basata sul presupposto «che i crematori avessero funzionato ai quattro-quinti della loro capacità». Egli desume questo dato dal fatto che nel rapporto finale della Commissione sovietica di inchiesta viene indicato un numero massimo di cadaveri cremati nei crematori di Auschwitz-Birkenau (senza i “coefficienti di attività”) di 5.121.000, di cui i 4.058.000 calcolati con questi coefficienti rappresentano circa i 4/5. Ma, secondo van Pelt, «Piper sapeva che gli inquirenti avevano probabilmente [sic!] sovrastimato la capacità di cremazione dei crematori», perché i “periti” polacco-sovietici avevano assunto una capacità complessiva per tutti i crematori di 9.300 cadaveri al giorno, mentre dalla lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943 risulta una cifra totale di 4.7561425. Questo ragionamento è già viziato da un errore di fondo: la cifra dei 4 milioni non era basata sul presupposto «che i crematori avessero funzionato ai quattro-quinti della loro capacità», ma alla massima capacità per i quattro-quinti del tempo della loro esistenza. Van Pelt continua:

 

«Dopo aver moltiplicato il tasso di cremazione mensile dei crematori col numero dei mesi in cui ciascuno di essi era stato in funzione, Piper seppe che il numero massimo di cadaveri che si potevano cremare sarebbe stato di 2,6 milioni, la metà della stima sovietica»1426.

 

Questo non è un calcolo eseguito da Piper, ma un calcolo che - secondo van Pelt - Piper avrebbe potuto eseguire. Tuttavia ciò è impossibile, perché Piper non ne condivideva il presupposto essenziale.

 

Infatti, come abbiamo visto sopra, per tutti i crematori i “periti” polacco-sovietici avevano calcolato 3.263.000 cremati sulla base di una capacità di cremazione complessiva di 9.300 cadaveri al giorno; ma assumendo una capacità di 4.756 cadaveri al giorno risulterebbero circa 1.669.000 cremazioni.

 

Tuttavia Piper, ancora nel 1994, non accettava la capacità di 4.756 cadaveri al giorno:

 

«Una lettera della Zentralbauleitung al gruppo [di uffici] C [dell'SS-WVHA] del 28 giugno 1943 indica che la capacità per un periodo di 24 ore era stimata a 340 corpi per il crematorio I; 1.440 per ciascuno dei crematori II e III e 768 per ciascuno dei crematori IV e V. Così i cinque crematori potevano cremare 4.765 [recte: 4.756] corpi al giorno. Questa stima coincide con le direttive fissate nel 1941 riguardo alla capacità di cremazione di un crematorio per prigionieri di guerra a cinque storte secondo le quali in ogni storta si potevano cremare due corpi in 30 minuti. Tuttavia il mese seguente il crematorio I fu messo fuori uso, riducendo così la capacità a 4.415 [recte: 4.416].

 

This estimate coincided with the guidelines established in 1941 concerning the capacity of a five-retort crematorium for prisoners of war, according to which two bodies could be incinerated in one retort within 30 minutes. The next month, however, crematorium I was shut down, reducing the capacity to 4,415 [recte: 4.416].

 

Nel loro sforzo di accrescere la capacità di cremazione dei forni, le autorità del campo raccomandarono di ridurre la durata della cremazione a 20 minuti e di aumentare a tre il numero dei corpi [da cremare in una muffola], a seconda della corporatura. In conseguenza di ciò, la capacità dei crematori quasi raddoppiò, arrivando a circa 8.000 corpi in 24 ore, secondo la dichiarazione del detenuto del Sonderkommando Feinsilber [alias Jankowski]»1427.

 

Dunque la capacità dei crematori di Birkenau assunta da Piper non era molto lontana da quella dei “periti” (8.000 cadaveri al giorno contro 9.000) e questo fatto, nell'ottica di van Pelt, poteva portare ad una revisione della cifra dei 4 milioni di circa 8/9, corrispondente a circa 3.555.000 vittime.

 

Anche nel suo studio statistico sul numero dei morti di Auschwitz invocato da van Pelt, Piper difendeva la piena validità della perizia sovietica, riguardo alla quale scrisse:

 

1424 Per un approfondimento della questione rimando al mio articolo Franciszek Piper e “Die Zahl der Opfer von Auschwitz”, in: Il numero dei morti di Auschwitz. vecchie e nuove imposture. I Quaderni di Auschwitz, 1. Effepi, Genova, 2004. 1425 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 111. 1426 Idem. 1427 F. Piper, Gas Chambers and crematoria, in: Anatomy of the Auschwitz death camp. Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis 1994, pp. 165-166.

  — 262 —  

«Per quanto riguarda l'attendibilità dei dati addotti nella tabella citata1428 bisogna rilevare che in generale corrispondono alla realtà effettiva. Ciò concerne sia la capacità dei singoli crematori (che era sì più alta del 100% rispetto ai dati tedeschi, ma corrispondeva all'incirca alle cifre menzionate dal membro del Sonderkommando Feinsilber), sia il tempo di funzionamento (le differenze oscillano in un ambito da uno a tre mesi, ad eccezione del crematorio I, per il quale il tempo fu accorciato di undici mesi)»1429

 

Il calcolo summenzionato fu addottato da Piper - traendolo da van Pelt! - solo nel novembre 2003 e solo per rispondere ad un analogo argomento di Fritjof Meyer: in questa occasione Piper calcolò 4.756 cadaveri per 547 giorni = 2.601.532 cadaveri1430, ma ciò non ha nulla a che vedere con la revisione della cifra propagandistica dei 4 milioni.

 

Van Pelt riassume poi i calcoli statistici di Piper sugli Ebrei deportati ad Auschwitz effettuati in base al “Kalendarium” di Auschwitz, ma premette:

 

«Il Kalendarium dev'essere considerato la base di ogni ricerca storica sulle deportazioni ad Auschwitz, ma bisogna sottolineare che non è perfetto»1431.

 

La «singola maggiore anomalia» che vi trova riguarda la deportazione degli Ebrei di Lodz, di cui non è indicata la cifra totale:

 

«Il trasporto del 18 settembre 1944 aveva una forza di 2.500 deportati. Se questo era un trasporto tipico, ciò significherebbe che i dieci trasporti registrati corrispondono a 25.000 deportati. Tuttavia l'Ufficio statistico di Lodz mostra che in agosto e settembre da Lodz furono deportati 73.563 Ebrei; la maggior parte di essi fu inviata ad Auschwitz. Ciò significa che tutti i documenti di venti trasporti al massimo (circa 50.000 persone) sono perduti, almeno nel resoconto del Kalendarium»1432.

 

Van Pelt non è neppure sfiorato dal dubbio che i documenti relativi a questi trasporti, come ho documentato in uno studio specifico, mancano semplicemente perché questi Ebrei non furono inviati ad Auschwitz1433. Dal ghetto di Lodz vi furono infatti deportati circa 22.500 Ebrei, di cui circa 11.500 Ebree furono trasferite poi da Auschwitz a Stutthof.

 

La statistica degli Ebrei deportati ad Auschwitz di Piper - accettata acriticamente da van Pelt - menziona un totale di 1.095.190 persone, cifra arrotondata da Piper stesso a 1.100.000 e da van Pelt a «1.095.000 (1,1 milioni)»1434. Ma in uno studio che ho dedicato alla metodologia impiegata da Piper ho dimostrato che egli ha calcolato complessivamente almeno 180.600 deportati ebrei fittizi, sicché il totale dei deportati scende a circa 914.600 1435.

 

La cifra addotta da Piper contiene 437.402 Ebrei ungheresi pretesamente deportati ad Auschwitz, mentre la cifra documentata è di 398.400: i restanti 39.000 circa furono diretti in Austria (Strasshof e Gänserndorf), a Bergen-Belsen, in Lituania e in Estonia e probabilmente a P# aszów, presso Cracovia, senza passare per Auschwitz1436. Tra i presunti 437.402 deportati, Piper calcolava 25.000 “Ebrei di transito” (Durchgangsjuden), Ebrei inviati nel “campo di transito” (Durchgangslager) di Birkenau senza immatricolazione. Van Pelt accetta incautamente anche questa cifra, che è nettamente smentita dalla documentazione esistente: alla categoria dei “Durchgangsjuden” appartengono infatti almeno 79.200 Ebrei ungheresi1437 e circa 19.400 Ebrei di Lodz1438.

 

Secondo i calcoli di Piper, pienamente accettati da van Pelt, ad Auschwitz furono deportati (in cifra tonda) 1.095.000 Ebrei, di cui 205.000 furono immatricolati e i restanti 890.000, tra cui 25.000 “Durchgangsjuden”, non furono immatricolati; i detenuti trasferiti in altri campi furono 190.000, i detenuti immatricolati morti 200.0001439.

 

1428 Una tabella che riporta i dati della Commissione sovietica riguardo alla capacità mensile e totale di cremazione dei crematori. 1429 F. Piper, Die Zahl der Opfer von Auschwitz, op. cit., p. 92. 1430 Vedi il mio articolo già citato Sulla controversia Piper-Meyer: propaganda sovietica contro pseudorevisionismo, in: Auschwitz: nuove controversie e nuove fantasie storiche , in particolare p. 11. 1431 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 112. 1432 Idem. 1433 Das Ghetto von Lodz in der Holocaust-Propaganda. Die Evakuierung des Lodzer Ghettos und die Deportationen nach Auschwitz (August 1944) , in: “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”, 7. Jg., Heft 1, April 2003, pp. 30-36. 1434 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 115. 1435 C. Mattogno, Franciszek Piper e “Die Zahl der Opfer von Auschwitz”, art. cit. 1436 Vedi il mio articolo Die Deportation ungarischer Juden von Mai bis Juli 1944. Eine provisorische Bilanz, in: “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”, 5. Jg. Heft 4, Dezember 2001, p. 389. 1437 Idem, p. 385. 1438 Das Ghetto von Lodz in der Holocaust-Propaganda, art. cit., p. 34. 1439 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 115-116.

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In realtà, come ho dimostrato nello studio citato sopra, il numero totale dei detenuti mancanti (i presunti gasati) è di circa 611.000, mentre il numero totale dei detenuti ammessi al campo è di almeno 500.100, di cui circa 401.500 immatricolati e circa 98.600 non immatricolati. I detenuti trasferiti furono almeno 250.800, i detenuti immatricolati morti al campo circa 135.5001440.

 

La statistica di Piper è dunque documentariamente e storicamente infondata, al pari della relativa discussione di van Pelt, che su di essa si fonda.

 

 

 

14.3. La cifra propagandistica dei 4 milioni e l'attendibilità dei testimoni

 

 

 

Van Pelt riferisce la conclusione di Samuel Crowell che

 

«poiché i Sovietici erano in errore nella loro conclusione che ad Auschwitz erano state uccise 4 milioni di persone, qualunque dichiarazione testimoniale che abbia addotto questa cifra dev'essere stata ispirata dalla cifra sovietica».

 

Poi obietta:

 

«Crowell non ha considerato il fatto che i Sonderkommandos avevano fornito ai Sovietici la cifra di 4 milioni, sebbene un calcolo della capacità di cremazione dei crematori avesse prodotto la cifra di 5,1 milioni»1441.

  Van Pelt non sa ciò che dice. Anzitutto, «inizialmente» i “periti” polacco-sovietici, come ho spiegato sopra, calcolarono proprio la cifra di 4 milioni di vittime. La cifra di 5.121.000 non appare affatto nel rapporto iniziale del 14 febbraio-8 marzo 1945, ma soltanto in quello finale pubblicato sulla “Pravda” il 7 maggio 1945. In secondo luogo, contrariamente a ciò che crede van Pelt, i testimoni del “Sonderkommando”, nei loro interrogatori da parte degli inquirenti sovietici, non menzionarono affatto la cifra dei 4 milioni: ciò vale sia per Tauber, sia per Dragon.  

Solo nelle deposizioni rese alcune settimane dopo davanti al giudice Sehn questi testimoni parlarono dei 4 milioni.

 

Tauber dichiarò:

 

«Secondo le mie supposizioni, la cifra totale delle persone gasate nei crematori di Auschwitz nel periodo in cui, come membro del Sonderkommando, prestai servizio in questi crematori, è di circa 2 milioni di persone. Durante la mia permanenza ad Auschwitz ebbi la possibilità di parlare con vari detenuti che avevano lavorato ai crematori e ai Bunker di Auschwitz prima del mio arrivo là. Da essi appresi che, quando cominciai a lavorare nei crematori,erano già state gasate circa due milioni di persone nei Bunker n. I e II o nel crematorio n. I.In totale dunque calcolo la cifra complessiva delle persone gasate ad Auschwitz a circa 4 milioni. Questa cifra include vari trasporti dai più diversi paesi europei, sia Ebrei sia ariani, nonché persone che dalla forza del campo furono destinate alla gasazione nel corso delle selezioni»1442.

 

Ed ecco la dichiarazione di Dragon:

 

«Calcolo il numero dei gasati nei due Bunker e nei quattro crematori a oltre 4 milioni. Della stessa opinione erano anche altri detenuti impiegati nel Sonderkommando»1443.

 

Jankowski confermò pienamente la prima parte della stima di Tauber, dunque, indirettamente, anche la cifra dei 4 milioni:

 

«Sulla base delle mie osservazioni e da colloqui con altri detenuti del Sonderkommando - esso esistette per due anni - giungo alla conclusione che nei crematori e nei Bunker di Birkenau complessivamente sono state cremate non meno di 2 milioni di persone. Questa cifra con contiene coloro che erano stati cremati da vari Sonderkommandos che erano esistiti già prima a Birkenau e che furono liquidati dalle SS, perciò non ci poterono informare sul numero delle persone cremate durante l'esistenza di quei Sonderkommandos»1444.

 

1440 C. Mattogno, Franciszek Piper e “Die Zahl der Opfer von Auschwitz”, art. cit. 1441R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit.,, pp. 184-185. 1442 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. pp. 149-150. 1443 Protocollo della deposizione di Sz. Dragon del 10 e 11 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn. Processo Höss, tomo 11, p. p. 111 1444 Protocollo della deposizione di S. Jankowski del 13 aprile 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn, in: Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos, op. cit., pp. 53-54.

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Poiché van Pelt considera ovviamente la cifra di 4 milioni un «errore davvero monumentale»1445, il problema sollevato da Crowell è molto serio e l'insulsa risposta di van Pelt non lo sfiora neppure. Esso riguarda da un lato l'attendibilità dei testimoni, dall'altro la validità del metodo della “convergenza delle prove”. Per quanto riguarda il primo punto, lo scenario dipinto dai testimoni ha senso soltanto all'interno del quadro della propaganda sovietica dei 4 milioni, che però è falso.

 

Perciò i testimoni che l'hanno avallata descrivendo immani gasazioni e cremazioni - le une storicamente false, le altre tecnicamente impossibili -, sono dei mentitori. Passiamo al secondo punto. Poiché van Pelt stesso ammette che la cifra dei quattro milioni, in quanto «errore davvero monumentale» è falsa, egli deve anche ammettere che qui si realizza una “convergenza” di testimonianze sul falso. Ciò significa che la semplice “conferma” di una testimonianza da parte di un'altra testimonianza non dimostra necessariamente che la testimonianza sia vera e ciò distrugge alla base la metodologia della conferma testimoniale normalmente usata da van Pelt.

 

Concludendo, come ho rilevato altrove1446, l'invalidazione della cifra dei 4 milioni comporta necessariamente l'invalidazione delle testimonianze costruite all'interno del suo quadro propagandistico e conseguentemente della metodologia di van Pelt.

 

1445 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 183. 1446 C. Mattogno, The Four Million Figure of Auschwitz. Origin, Revisions, Consequences, art. cit., vedi soprattutto i paragrafi 2 (The Arrangements between “Experts” and “Witnesses”) e 4 (The Consequences of Giving Up the Propaganda Figure of Four Million), pp. 389-392.

   — 265 —   PARTE QUINTA   L'ORIGINE DELLA “CONVERGENZA DI RAPPORTI   INDIPENDENTI”   CAPITOLO 15   LA PROPAGANDA DEL MOVIMENTO DI RESISTENZA   CLANDESTINO DI AUSCHWITZ      

La «convergenza di rapporti indipendenti» è uno dei princìpi fondamentali della metodologia storiografica di van Pelt. Esso presuppone che vi sia una “convergenza” reale e che le testimonianze siano realmente “independenti”. Questi aspetti saranno esaminati nel capitolo 18. Il principio summenzionato presuppone inoltre che i “rapporti” siano veri, ossia che le conoscenze dei testimoni abbiano un fondamento storico effettivo. In questo capitolo dimostrerò che esse furono invece mera propaganda inventata e propalata dal movimento di resistenza clandestino di Auschwitz.

 

 

 

15.1. Le storie propagandistiche cadute nell'oblio

 

 

 

Il 27 gennaio 1945 le avanguardie sovietiche della 100a Divisione di Fanteria, appartenente alla 60a armata del I Fronte Ucraino, giunsero nel complesso Auschwitz-Birkenau, ormai abbandonato dalle SS.

 

La propaganda sovietica si mise immediatamente all'opera, facendo subito eco, per eccesso di zelo, alle storie più strampalate che circolavano tra i detenuti.

 

Il 2 febbraio la Pravda pubblicò un articolo del suo corrispondente Boris Polevoi intitolato «Il complesso della morte ad Auschwitz», nel quale, tra l'altro, si legge quanto segue:

     — 266 —  

«Essi [i Tedeschi] spianarono la collina delle cosiddette “vecchie" fosse nella parte orientale1447, fecero saltare e distrussero le tracce del nastro trasportatore elettrico (eljektrokonvjejera) dove erano stati uccisi centinaia di detenuti alla volta con la corrente elettrica (eljektriceskim tokom); i cadaveri venivano messi su un nastro trasportatore che si muoveva lentamente e scorreva fino a un forno a pozzo (sciachtnuju pje#)1448, dove i cadaveri bruciavano completamente»1449.

 

Fino ad allora la propaganda sovietica non si era minimamente curata di Auschwitz. La Pravda, nei mesi precedenti, vi aveva dedicato soltanto un trafiletto che, per di più, riportava informazioni provenienti da Londra, secondo le quali la «fabbrica della morte» di Auschwitz aveva tre crematori, «equipaggiati con camere a gas», con una capacità di 10.000 cadaveri al giorno!1450

 

Questa storia propagandistica fu ripresa il 27 settembre 1945 da un ex detenuto di Auschwitz, tale Lieberman, che dichiarò quanto segue:

 

«Come ho già detto, appartenevo al gruppo di lavoro che aveva il compito di scaricare le patate alla stazione. A quel tempo non avevamo alcun contatto con i detenuti del campo grande. Eravamo separati in quarantena ma eravamo alloggiati insieme ad un altro gruppo di lavoro, che prestava servizio nel crematorio e alle camere a gas. Per questo so che cosa [vi] accadeva. Gli uomini e le donne entravano nella cosiddetta sala da bagno e si spogliavano separatamente, per evitare il panico. Una volta spogliati, essi entravano da porte separate nella camera a gas centrale. Questa camera poteva contenere 3.000 persone.Il gas si sprigionava attraverso gli spruzzatori delle docce e da bombe che vi venivano gettate dentro da aperture praticate appositamente per permettere questa procedura. La morte subentrava in cinque minuti. Certi giorni, quando alla stazione di Birkenau arrivarono trasporti enormi, furono gasate 42.000 persone. Terminato il processo di gasazione, il pavimento della camera si apriva automaticamente e i cadaveri cadevano nella camera sotterranea, dove subentravano detenuti incaricati di estrarre loro i denti d'oro o di tagliar loro i capelli di una certa lunghezza. [...]. Dopo che erano stati recuperati i denti d'oro, i cadaveri venivano caricati su un nastro mobile e trasportati ai forni crematori attraverso passaggi sotterranei. C'erano quattro forni, uno grande e tre piccoli, che avevano una capacità di 400 cadaveri in cinque minuti1451. Poi, quando il numero dei cadaveri superò la capacità dei forni, furono scavate delle trincee e vi furono buttati dentro i cadaveri imbevuti di petrolio. Ho vistopersonalmente queste trincee e sentito il puzzo della combustione. Ho anche potuto visitare le camere a gas e il crematorio, quando fui incaricato di pulirle un giorno che non erano in funzione.

 

Non ho mai visto personalmente i carrelli per il trasporto dei cadaveri, né ho visto i forni in attività, ma, come ho già detto, alcuni del gruppo di lavoro che prestava servizio nelle camere a gas e ai forni vivevano con noi e mi hanno raccontato questi particolari. Questo gruppo speciale di lavoro si chiamava Sonderkommando (commando speciale). Conosco personalmente un certo Jacob Weinschein1452 di Parigi, che è un superstite di questo commando»1453.

 

Nel 1946 una pubblicazione governativa francese, con riferimento a un «Rapporto dei servizi russi», riportava quest'altra versione della storia:

 

«A 800-900 metri dal luogo in cui si trovano i forni, i detenuti salgono su vagoncini che circolano su rotaie. Questi, ad Auschwitz, hanno dimensioni differenti e contengono da 10 a 15 persone. Una volta caricato, il vagoncino viene messo in movimento su un piano inclinato ed entra a tutta velocità in una galleria. Alla fine della galleria, quando il vagoncino sta per sbattere contro la parete, questa si apre automaticamente e il vagoncino

 

1447 Le fosse, vere e presunte, si trovavano nella parte occidentale del campo. 1448 L'equivalente del tedesco Schachtofen, “forno a tino”, un enorme cilindro di materiale refrattario impiegato per la produzione del gas dalla gasificazione del carbone. Nessun impianto di questo tipo esistette mai ad Auschwitz. 1449 Kombinat smjerti v Osvjetzimje. “Pravda”, 2 febbraio 1945, p. 4. 1450 Gjermanskij "lagjer' smjerti" v Pol'scje" (“Campo della morte” tedesco in Polonia). “Pravda”, 24 marzo 1944, p. 4. 1451 Ciò corrisponde a una capacità di cremazione di 115.200 cadaveri in 24 ore! 1452 Personaggio ignoto alla storiografia olocaustica. 1453 From a Memorandum by Mr. Lieberman, September 27, 1945, in: Azriel Eisenberg, The Lost Generation: Children in the Holocaust. Pilgrim Press, New York 1982, pp.139-141. Come fonte l'Autore menziona: “From Nazi Conspiracy and Aggression, Vol. VI, Office of United States Chief Counsel for Prosecution of Axis Criminality, U.S. Government Printing Office, 1946; Vol. XI, pp. 1100-1103 (Document D 251)”.

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si ribalta, gettando nel forno il suo carico di uomini vivi. Fatto ciò, lo segue un altro, pieno di un altro gruppo di detenuti e così via»1454.

 

Secondo un'altra variante ibrida, sostenuta dal detenuto Leo Laptos, le “camere a gas” erano equipaggiate come bagni con condutture idriche dalle quali «invece dell'acqua usciva il gas», dopo di che «il pavimento veniva ribaltato, per cui i cadaveri cadevano su un nastro trasportatore che li trasportava al crematorio»1455.

 

Già durante la guerra la sezione propagandistica del movimento di resistenza di Auschwitz aveva inventato metodi di sterminio non meno fantasiosi, come quello del «martello pneumatico»1456, delle «camere elettriche» e del «bagno elettrico». Il 23 ottobre 1942 il giornale clandestino «Informacja bie## c a» (Informazione corrente), n. 39 (64), pubblicò la seguente notizia:

 

«Secondo la relazione di una SS impiegata presso le camere elettriche (przy komorach elektr.), il numero quotidiano di queste vittime ammonta ufficiosamente a 2.500 per notte. Sono uccise nel bagno elettrico (w #a#ni elektrycznej) e in camere a gas»1457.

 

E un rapporto redatto il 18 aprile 1943 attribuiva questi metodi di sterminio ad Auschwitz: «b. Camere elettriche, queste camere avevano pareti metalliche; le vittime vi venivano spinte dentro e poi si inseriva la corrente ad alta tensione.

 

c. Il sistema del cosiddetto Hammerluft. Questo è un martello pneumatico. Si trattava di camere speciali nelle quali dal soffitto cadeva un martello e per mezzo di una installazione speciale le vittime morivano sotto un'alta pressione dell'aria»1458.

 

Ancora nel maggio 1945 Mordechai Lichtenstein dichiarò:

 

«I cadaveri venivano portati su piccoli carrelli ai crematori, dove venivano bruciati dalla corrente elettrica a 6.000 volt»1459.

 

Nel giugno 1944, a Stoccolma, un funzionario del governo polacco in esilio, un certo Waskiewicz, interrogò un polacco che era fuggito dalla Polonia dopo aver trascorso 7 settimane ad Auschwitz. Il 18 giugno Waskiewicz redasse in francese un rapporto sull'interrogatorio del testimone1460, di cui indicò solo le iniziali: K.J. Costui era un lavoratore coatto che, essendo rientrato con qualche giorno di ritardo da un permesso, fu arrestato dalla Gestapo e condannato a 10 settimane di permanenza in un campo di concentramento. Egli fu dunque internato per tre settimane nel campo di Rattwitz, in Slesia, dal quale fu trasferito ad Auschwitz, dove scontò le 7 settimane restanti. Nella sua relazione su questo campo, il testimone riferì la favola del nastro trasportatore, ma in un contesto diverso:

 

«Ad ogni appello, un servizio speciale portava via coloro che erano caduti e non reagivano più ai colpi e, senza assicurarsi se fossero ancora vivi, li spediva su un trasportatore meccanico direttamente al forno crematorio, la cui capacità, nel 1943, era calcolata per 1.000 persone»1461.

 

Ma la parte più fantasiosa della testimonianza è questa:

 

«La sezione XVIII (ebraica) era equipaggiata con una camera a gas e una fabbrica di grasso per le macchine. K.J. dichiara di aver constatato che i Tedeschi vi trasformavano i

1454 Camps de concentrations. Service d'Information des Crimes de Guerre. Office Français d'Édition, Paris 1946, p. 182. 1455 L. de Jong, Die Niederlande und Auschwitz, in: “Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte”, annata 17, n. 1, gennaio 1969, p. 9. 1456 Obóz koncentracyjny Owi cim w wietle akt Delegatury Rz#du R.P. na Kraj (Il campo di concentramento di Auschwitz alla luce degli atti della Delegatura del Governo polacco nel paese). Zeszyty O#wi#cimskie, Numer specjalny I, O#wi#cim, 1968, p. 32, 43, 54. La Delegatura era la rappresentanza in Polonia del Governo polacco in esilio a Londra. 1457 Idem, p. 52. 1458 Martin Gilbert, Auschwitz & the Allies. The politics of rescue. Arrow Books Limited, Londra, 1984, p. 130. 1459 Testimonianaza di Mordechai Lichtenstein in: Jewish Survivors Report Documents on Nazi Guilt. No 1. Eighteen Months in the Oswiecim Extermination Camp. May 1945, p. 12. ROD, c[21]og. 1460 Central Dept. Poland No. 26. 18 th June 1944. Political Memorandum. From: Press Reading Bureau, Stockholm. To: Political Intelligence Departement, London. Rapport de M. Waskiewicz sur l'interrogation de K.J. PRO, FO371/39451, pp. 137-140. 1461 Idem, p. 138.    - 268 —  

cadaveri degli Ebrei gasati in grasso, che veniva poi spedito in pacchi recanti l'iscrizione “Schmierstoff-Fabrik Auschwitz” (Fabbrica di grasso Auschwitz).

 

Essendo stato incaricato di portare via i cadaveri dei gasati, egli ha potuto osservare il processo su un gruppo di 1.500 Ebrei polacchi, “spediti” nel maggio 1943. Al loro arrivo, questi Ebrei non furono malmenati. Essi avevano anche l'aria di non essere troppo denutriti. Appena arrivati, si fece far loro un vero bagno distribuendo loro perfino del sapone. Poi, dopo che si erano tolti da soli i vestiti, furono selezionati, raggruppando separatamente i grassi e i magri, le donne e gli uomini. Indi ogni gruppo fu spedito separatamente nella camera a gas, una vasta sala in calcestruzzo alla quale si accedeva da una porta tripla. Le vittime morivano generalmente dopo la chiusura delle porte. Poi si ventilava rapidamente la sala e i detenuti incaricati di portare via i cadaveri dovevano sistemarli il più presto possibile, prima che si irrigidissero, su speciali carrelli che, per mezzo di un trasportatore meccanico, andavano alla fabbrica di grasso. Lì, mediante procedimenti chimici che K.J. non conosceva, si effettuava la trasformazione in poltiglia e l'estrazione del grasso. I resti, sotto forma di alcune ossa e di una poltiglia informe, erano accuratamente bruciati nel forno crematorio»1462.

 

Dopo di che la presentazione del testimone da parte di Waskiewicz suona penosamente comica:

 

«Origine contadina, semplice e perfino primitivo, privo di immaginazione, ma osservatore buono e coscienzioso. La sua veridicità sembra incontestabile»1463.

 

La fandonia delle docce dalle quali, invece dell'acqua, usciva il gas tossico, fu inventata abbastanza presto. Essa appare già in una «Lettera scritta dal campo di Auschwitz» datata 29 agosto 1942 nella quale si legge:

 

«Le più temibili sono le esecuzioni in massa mediante gas in camere costruite appositamente a questo scopo. Ce ne sono due e possono contenere 1.200 persone. Vi sono installati bagni con docce, dalle quali purtroppo invece dell’acqua esce il gas. (Urz#dzone s# #a#nie z prysznicami, z których niestety zamiast wody wydobywa si gaz)»1464.

 

In un rapporto clandestino sulle condizioni di vita al campo, risalente al dicembre 1942 o al gennaio 1943 il processo di gasazione viene descritto così:

 

«All’interno le camere sono arredate in modo da assomigliare a un bagno, dal quale differiscono soltanto per il fatto che, invece dell’acqua, dalle docce esce gas tossico (miast wody, z pryszniców wydobywa si truj#cy gaz). [...]. Nella baracca si devono spogliare subito, perché devono andare a fare il bagno. Vengono dati loro perfino asciugamani e sapone. Dopo il bagno devono ricevere biancheria e vestiti. Quando la camera è piena, le porte vengono chiuse e il gas si sprigiona attraverso aperture a forma di doccia (i przez otwory w formie pryszniców wydobywa si gaz)»1465. La storia immaginaria delle docce a gas ebbe subito una larga diffusione, a tal punto che il dottor Gilbert, lo psicologo dei prigionieri al processo di Norimberga, la mise addirittura in bocca a Höss!1466

 

Il giornale clandestino francese “Fraternité”, nel numero del maggio 1944, pubblicò la seguente “testimonianza oculare” su Auschwitz:

 

«Appena arrivati, tutti gli uomini ancora validi sono immediatamente diretti verso i cantieri di lavoro. Gli altri, donne, bambini, vecchi, sono inviati alle docce. Sono condotti in uno stabilimento moderno, splendido...

 

Ma, invece dei getti di acqua calda che avrebbero rinfrancato le loro membra stanche,arrivano getti di gas: e in pochi istanti ci sono soltanto, pigiati contro le porte per le quali hanno tentato di fuggire, cadaveri di madri con i loro figli in braccio, o vecchi che stringono a sé la loro anziana compagna in un gesto supremo di protezione»1467.

 

Naturalmente la storia delle docce ebbe largo sèguito anche presso gli ex detenuti del campo.

 

Ecco ad esempio la versione di Sofia Schafranov:

 

1462 Idem, p. 139. 1463 Idem, p. 137. 1464 Obóz koncentracyjny Owi cim w wietle akt Delegatury Rz#du R.P. na Kraj, op. cit., p. 43. 1465 AGK, NTN, 155, pp. 299-300. 1466 Vedi capitolo 10.2. 1467 Stéphane Courtois, Adam Rayski, Qui savait quoi? L'extermination des Juifs 1941-1945. La Découverte, Parigi, 1987, p. 220.

   — 269 —  

«Veniva simulata una doccia e alle vittime, per quanto queste sapessero, ormai, di che genere di doccia si trattasse, si fornivano perfino asciugamani e un pezzo di sapone; dopo di che, erano fatte denudare e venivano cacciate in basse camere di cemento, ermeticamente chiuse. Al soffitto erano applicati dei rubinetti, da dove, invece che acqua, era irrorato del gas tossico»1468.

 

La versione più fantasiosa della favola delle docce fu inventata da Ada Bimko1469. Ma anche questa storia ebbe le sue varianti. Una particolarmente stravagante fu raccontata daBruno Piazza, che a suo dire era stato condannato all'uccisione nella camera a gas, dalla quale però riuscì miracolosamente a salvarsi:

 

«Udii uno di loro che diceva:“Krematorium”. Proseguimmo dentro quel campo, tra due file di baracche del tutto simili a quelle del campo precedente. Quando fummo giunti in fondo, ci fecero piegare ancora a sinistra e ci fecero entrare, tutti ottocento, nell'interno di una baracca semibuia. Era già calata la notte. In mezzo si scorgeva una stufa spenta e tre buglioli di zinco. D'improvviso si accese la luce e ci accorgemmo di essere in una specie di stanza da bagno. Dal soffitto pendevano venti docce. [...]. Quella stanza era l'anticamera del crematorio, era la camera a gas. [...].

 

Nessun dubbio ormai. Avevo sentito parlare del sistema: ponevano sotto alle docce uno strato bianco di cianuro di potassio in polvere e ci facevano cadere sopra, improvvisamente, l'acqua delle docce. Dalla polvere si sprigionava così il micidiale gas cianidrico. Entrava lo scrivano con una maschera sul volto, spargeva la polvere, apriva le docce, usciva, chiudeva la porta, e dopo dieci minuti eravamo tutti morti asfissiati. In fondo c'era un'altra porta che doveva immettere nel crematorio per mezzo di un piano inclinato. [...]. In passato l'asfissia veniva eseguita con un metodo differente da quello attuale delle docce. Nel soffitto della cella era praticato un foro che si apriva mediante una valvola automatica e dal quale venivano gettate nell'interno tre o quattro bombole di gas cianidrico già pronto. Ma il sistema non era molto sicuro, perché alle volte l'involucro delle bombole non si spezzava nell'urto ed era allora necessario ripetere la manovra anche quattro o cinque volte, per essere certi che si fosse sprigionato il gas»1470.

 

Al processo Degesch, nel 1949, un testimone riferì la diceria che «a Birkenau il gas veniva immesso nei locali attraverso docce finte», ma sia il dott. Heerdt, inventore dello Zyklon B, sia il dott. Ra.1471, fisico, dichiararono che tale tecnica di gasazione era impossibile, sicché Corte d'Assise di Francoforte sul Meno nella sentenza del 28 marzo 1949 la riconobbe falsa:

 

«Il Tribunale non dubita del fatto che l'ipotesi che il gas sia tratto fuori dal barattolo di Zyklon B mediante una cannula e portato nelle camere a gas, sia errata, sicché non è più necessario fare l'esperimento richiesto da uno degli accusati»1472.

 

Questa diceria fu ripresa incredibilmente perfino da Alfred Wetzler, autore, insiema a Rudolf Vrba, del rapporto noto come «War Refugee Borad Report», come «Protocolli di Auschwitz» o più semplicemente come «rapporto Vrba-Wetzler», di cui mi occuperò successivamente1473. In un libro da lui stilato con lo pseudonimo di Jozef Lánik in cui attribuì pseudonimi a sé stesso (“Valer”) a Vrba (“Karol”) e ad altri personaggi, Wetzler scrisse:

 

«Gli uomini, che si preoccupano ancora del loro bagaglio e d'altra parte si stupiscono della gentilezza delle SS, fissano improvvisamente il soffitto, dove dalle docce escono minuscoli cristalli. Presto da essi si sviluppa il gas, ora essi lo respirano; potente, velenoso Zyklon»1474.

 

1468 Alberto Cavaliere, I campi della morte in Germania nel racconto di una sopravvissuta. Milano 1945, p. 40. 1469 Vedi capitolo 16.8. 1470 Bruno Piazza, Perché gli altri dimenticano. Feltrinelli, Milano 1956, pp. 127-131. 1471 Il testo indica soltano le iniziali del cognome del testimone. 1472 C.F. Rüter, Justiz und NS-Verbrechen. Sammlung deutscher Strafurteile wegen nationalsozialisticher Tötungsverbrechen 1945-1966. Amsterdam, 1968-1981, vol. XIII, p. 134. 1473 Vedi capitoli 15.3 e 16.1-3. 1474 Jozef Lánik, Was Dante nicht sah. Röderberg-Verlag, Francoforte sul Meno, 1967, pp. 71-72.

  — 270 —   E ancora: «Tutti, perfino bravi specialisti, furono spinti sotto le docce e stipati corpo contro corpo in duecentoventi metri quadrati furono innaffiati da cristalli di acido cianidrico»1475.  

Le vittime «avanzarono in fila per cinque e con i loro bambini entrarono nei bagni, dove dalle docce non usciva acqua, ma gas asfissiante»1476.

 

La storia delle «bombole di gas cianidrico» era un adattamento della versione più comune delle “bombe” ad acido cianidrico, che fu inventata tra la fine del 1943 e l'inizio del 1944 da Jerzy Tabeau, internato ad Auschwitz col nome di Jerzy Weso#owski il 23 marzo 1942 ed evaso la notte del 19-20 novembre 1943. Nel suo rapporto, che cominciò a circolare nell'estate del 1944, egli scrisse:

 

«Dopo l'arrivo nella zona della camera, che è recintata con filo spinato, i condannati si dovevano spogliare nudi, uomini, donne e bambini insieme, ciascuno riceveva un asciugamano e del sapone. Poi venivano spinti tutti nella camera, senza far mancare percosse e maltrattamenti. In tal modo vi si spingevano tanti quanti la camera poteva contenere, poi si chiudeva bene la porta e delle SS incaricate in modo speciale di ciò vi versavano attraverso le valvole che si trovavano nelle pareti bombe riempite di acido prussico. Dopo dieci minuti si aprivano le porte e un commando speciale (sempre composto da Ebrei) portava via i cadaveri e faceva spazio per il convoglio successivo»1477.

 

Oltre a “bombe” o “bombole” ad acido cianidrico, altre sostanze furono indicate come mezzi di sterminio: i «gas starnutatori»(gaz sternutatoires)1478 e una «certa sostanza che faceva addormentare (einschläfern) le persone in un minuto»1479.

  Al processo di Norimberga, il 21 giugno 1946, il procuratore generale americano Jackson menzionò un altro sistema di sterminio presuntamente sperimentato «nei pressi di Auschwitz»: la bomba atomica!  

«In un piccolo villaggio provvisorio, che era stato costruito temporaneamente a questo scopo, furono alloggiati 20.000 Ebrei. Per mezzo di questa nuova sostanza distruttiva queste 20.000 persone furono annientate quasi istantaneamente, in modo tale che di essi non rimasero i minimi resti. L'esplosione produsse una temperatura di 400-500°C e distrusse le persone a tal punto che esse non lasciarono alcuna traccia»1480.

 

Queste favole propagandistiche caddero presto nell'oblio, essendo state soppiantate da altre favole, più articolate, che esaminerò nel paragrafo 15.3, ma crearono nondimeno un certo sconcerto negli storici olocaustici. Costoro infatti dovettero proclamare che non furono queste favole propagandistiche a svilupparsi, attraverso varie elaborazioni letterarie, nella verità olocaustica attualmente in auge, bensì che tali favole furono un semplice riflesso di questa verità, allora incomprensibilmente ignota o ignorata. Vedremo successivamente quale valore abbiano tali congetture.

 

15.2. La storia dello sfruttamento industriale dei cadaveri umani

 

Nel paragrafo precedente ho riportato il racconto del testimone “oculare” K.J. sulla «Fabbrica di grasso Auschwitz».

 

Lo studio dell'origine di questa menzogna è importante perché mostra chiaramente in che modo i propagandisti di Auschwitz elaborassero le loro favole: partendo da un dato di fatto reale, ma distorcendolo in modo da fargli assumere un significato criminale e terribile. Lo stesso procedimento che adottarono per creare la storia delle camere a gas.

 

1475 Idem, 95. 1476 Idem, p. 259. 1477 Das Lager Oswiecim (Auschwitz), in: A. Silberschein, Die Judenausrottung in Polen. Dritte Serie, II.Teil: Die Lagergruppe Oswiecim (Auschwitz). Ginevra , 1944, pp. 67-68. 1478 La politique pratiquée par la Suisse à l'égard des réfugiés au cours des années 1933 à 1945. Rapport adressé au Conseil fédéral à l'intention des conseils législatifs par le professeur Carl Ludwig, Bâle. Berna, 1957, p. 220. 1479 Presunto rapporto dell' SS-Sturmbannführer Franke-Gricksch del maggio 1943. Testo in: J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 238. Il rapporto è noto esclusivamente in una presunta “trascrizione” di un tale Erich M. Lippmann, un funzionario dell'esercito americano addetto alla raccolta di documenti in vista dei processi americani di Norimberga. Il documento originale non esiste.

  1480 Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem internationalen Militärgerichtshof. Nürnberg 14. November 1945-1. Oktober 1946. Norimberga, 1948, vol. XVI, p. 580.                                                                                              — 271 —  La fandonia della lavorazione del grasso umano era troppo ghiotta per non essere sfruttata propagandisticamente, ma nello stesso tempo i propagandisti erano del tutto privi del senso della misura, sicché i suoi sviluppi successivi sfociarono nel grottesco e nel ridicolo. Ecco, ad esempio, che cosa scrisse al riguardo l'ex detenuta di Auschwitz Olga Lengyel:  

«Il “superuomo nordico” sapeva come approfittare di tutto: barili immensi erano usati per raccogliere il grasso umano che si scioglieva alle alte temperature e non c'era da stupirsi se il sapone del campo avesse un odore tanto disgustoso e le internate guardassero con sospetto certi pezzi di grassa salsiccia!»1481.

 

Ormai questa favola, anche se faticosamente, è caduta nell'oblio.

 

Nel 1994 un ricercatore del Museo di Auschwitz, Andrzej Strzelecki, ha rilevato:

 

«Non c'è alcuna prova che ad Auschwitz il grasso umano fosse usato per produrre sapone o che la pelle umana fosse trattata per fare lampadari, rilegature di libri, portafogli o oggetti simili»1482.

 

Ma c'è un'altra favola, non meno truculenta, che, incredibilmente, resiste ancora: quella dello sfruttamento delle ossa umane. Quest'accusa era già stata formulata al processo di Norimberga dal procuratore sovietico Smirnow:

 

«Dal 1943 i Tedeschi cominciarono a sfruttare a scopi industriali le ossa che non venivano bruciate, a frantumarle e a venderle per la produzione di fosfato di zolfo. Al campo furono trovate lettere di carico indirizzate alla ditta Strehm per 112 tonnellate e 600 kg di farina ossea di cadaveri umani»1483.

 

E nell'opera più importante del Museo di Auschwitz, apparsa alla fine degli anni Novanta, proprio Andrzej Strzelecki ribadisce:

 

«Secondo gli accertamenti della Commissione sovietica di inchiesta sui crimini commessi nel KL Auschwitz, le ossa dei cadaveri cremati nei crematori1484 venivano triturate e poi vendute come “farina ossea” all'industria chimica Strehm di Strzemieszyce, presso D browa Górnica, nella regione di D browa; le ossa dovevano essere trasformate in fertilizzante. Tra il 1943 e il 1944 dal KL Auschwitz furono spedite a questa industria almeno 100 tonnellate di ossa umane triturate»1485.

 

La favola si basava infatti su una lista redatta da un detenuto polacco in data 27 febbraio 1945 e da lui consegnata alla Commissione sovietica. Essa reca l'intestazione «Wykaz nadanych #wie ych ko#ci i odpadków ko#cianych do stacyj Strzemieszyce dla firmy Strem», cioè: «Lista delle ossa fresche e dei cascami ossei spediti alla stazione di Strzemieszyce per la ditta Strehm».

 

La lista elenca i materiali spediti a tale ditta con indicazione di data, numero di vagone, contenuto e peso. La colonna “contenuto” specifica, in tedesco, il tipo di ossa spedite: «frische Knochen», ossa fresche, «tierische Abfälle»1486, cascami animali, «Rinderknochen», ossa di bovini, «Leimleder», pelle per colla1487 . Dunque le ossa spedite alla ditta Strem non erano ossa umane, ma ossa animali.

 

Approfondendo l'indagine, si giunge anche all'origine della fandonia dello sfruttamento delgrasso umano a scopo industriale.

 

Il mattatoio del campo di Auschwitz, come risulta da una pianta inventario del 27 settembre 1944 1488, conteneva un impianto per l'estrazione del grasso dalle ossa animali (Knochenentfettungs[anlage]) che era stato installato già nel settembre 1942 1489. Il relativo apparato (Knochenentfettungsapparat) era stato fornito dalla ditta M. Trüsted di Berlino-Hannover, come

 

1481 O. Lengyel, I forni di Hitler. Carroccio, Bologna, 1966, p. 130. 1482 A. Strzelecki, The Plunder of Victims and their Corpses, in: Yisrael Gutman and Michael Berenbaum Editors, Anatomy of the Auschwitz Death Camp. Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis 1994, p. 262. 1483 Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem internationalen Militärgerichtshof, op. cit., Norimberga 1947, vol. VII, pp. 644-645. 1484 Ma la cremazione produceva solo ceneri, non ossa! 1485 A. Strzelecki, Die Verwertung der Leichen der Opfer, in: Studien zur Geschichte des Konzentrations- und Vernichtungslagers Auschwitz. A cura di W. D#ugoborski e F. Piper. Verlag des Staatlichen Museums Auschwitz-Birkenau. O#wicim 1999, vol. II, pp. 501-502. 1486 Il testo dice “apfäle”, cioè “Abfälle”, come risulta dal termine equivalente polacco (menzionato nel documento) “odpadki”, cascami. 1487 GARF, 7021-108-17, p. 130 (documento originale) e 131 (traduzione russa). 1488 Bestandplan des provisorischen Schlachthauses BV 33B, del 27 settembre 1944. GARF, 7021-108-48, p. 14. 1489 Baubericht für Monat September 1942. RGVA, 502-1-24, p. 14:"...Knochenentfettungsanlage eingebaut...".

   — 272 —  

risulta da una lettera all'amministrazione del KL Auschwitz datata 25 giugno 1942 1490.L'impianto serviva ad estrarre il grasso dalle ossa degli animali per arricchire la dieta dei detenuti, ma, per i propagandisti del campo, esso si trasformò in una installazione di sfruttamento industriale di ossa umane!

 Vale la pena di ricordare che la propaganda britannica sulla «fabbrica dei cadaveri» durante la prima guerra mondiale, giustamente definita da Arthur Ponsonby «una delle menzogne più rivoltanti inventate durante la guerra»1491 ebbe una origine analoga.

 The Times scrisse ad esempio il 16 aprile 1917 che l'esercito tedesco aveva uno «stabilimento di sfruttamento di cadaveri» (Kadaververwertungsanstalt) in cui il grasso ottenuto dai corpi dei soldati caduti veniva trasformato in oli lubrificanti, il resto veniva macinato in una farina ossea che veniva mescolata al mangime per i maiali1492.

 Come scrive Walter Laqueur, «c'erano in effetti in Germania simili impianti (Kadaververwertungsanstalten)1493 ma vi si trattavano cadaveri di animali [in tedesco "Kadaver"] e non di esseri umani [in tedesco "Leichen"]»1494.

 Egli aggiunge:

 «Alla metà degli anni venti, Austen Chamberlain, il ministro degli esteri [britannico], ammise in Parlamento che la storia della fabbrica dei cadaveri era priva di fondamento»1495.

 Durante la grande guerra, osserva Laquer, circolarono anche altre menzogne propagandistiche, non meno rivoltanti:

 «Il Daily Telegraph riferì nel marzo 1916 che gli austriaci e i bulgari avevano ucciso 700.000 serbi usando gas asfissianti. Alcuni lettori si ricordarono probabilmente di queste storie quando nel giugno 1942 il Daily Telegraph fu il primo a riferire che 700.000 ebrei erano stati gasati»1496.

 Ma “probabilmente” alcuni resistenti di Auschwitz se ne erano ricordati già alla fine del 1941.

Parte 12

 


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Author(s): Olodogma
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Published: 2013-05-02
First posted on CODOH: July 3, 2017, 6 p.m.
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