4 La falsa "convergenza di prove" di Robert Jan Van Pelt , Carlo Mattogno

Published: 2013-05-02

Parte 12  

Giugno 2007

 

15.3. Nascita della storia propagandistica delle camere a gas

 

Carlo Mattogno La prima gasazione,FirstGassingl.jpg

La storia delle camere a gas nacque piuttosto presto, ma con una connotazione molto particolare: la sperimentazione di gas tossici a scopo bellico. Essa apparve per la prima volta in un rapporto del movimento di resistenza clandestino del campo del 24 ottobre 1941:

«A Oswiecim [Auschwitz], all'inizio di ottobre (1941), 850 ufficiali e sottufficiali russi (prigionieri di guerra) che vi erano stati portati, sono stati sottoposti alla morte per gas al fine di sperimentare un nuovo tipo di gas bellico che deve essere usato sul fronte orientale (jako prób# nowego typu gazu bojowego, który ma by u Nelle fonti successive il motivo della sperimentazione di gas bellici sui detenuti rimase prevalente1498. Indi la propaganda dei resistenti inventò un nuovo tema, quello dello sterminio ebraico in camere a gas, che chiamò “Degasungskammer”. Questo termine era la deformazione di “Begasungskammer”, camera di gasazione, che designava una camera di disinfestazione ad acido cianidrico con sistema Degesch-Kreislauf (camere standard a ricircolazione d'aria). L’abbinamento tra camere a gas e impianti docce, che divenne un motivo ricorrente della propaganda successiva, si ispirava a due installazioni igieniche, l'una allo stato di progetto, l'altra in corso di realizzazione: la prima era l'Aufnahmegebäude (edificio di ricezione) che includeva, sotto lo stesso tetto, la presenza di 19 “Begasungskammern” (camere di gasazione) e di un impianto di docce per i detenuti, e che

1490 GARF, 7021-108-44, p. 1. Le pagine 2-11 contengono altri documenti su questo apparato, incluse le istruzioni di servizio e un disegno tecnico di esso. 1491 A. Ponsonby, Falsehood in Wartime. Institure for Historical Review, Tarrance, California, 1980, p. 102. Si veda il cap. XVII, "The Corpse Factory", pp. 102-113. 1492 Idem, p. 102. 1493 L'opera classica dell'ing. Wilhlem Heepke Die Kadaver-Vernichtungsanlagen (Verlag von Carl Marhold. Halle a. S. 1905) dedicava un'apposita sezione ai "Kadaver-Vernichtungs- und Verwertungsanstalten als Gross-Anlagen" (Gli stabilimenti di distruzione e di sfruttamento delle carogne come grossi impianti) (p. 129 e seguenti). 1494 W. Laqueur, Il terribile segreto. Giuntina, Firenze 1983, p. 18. 1495 Idem, p. 19. 1496 Idem, p. 18. 1497 Obóz koncentracyjny Oietle akt Delegatury Rz du R.P. na Kraj , op. cit., p. 11. 1498 C. Mattogno, Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality, op. cit., pp. 31-36.

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diede il nome alle presunte camere a gas omicide; la seconda era costituita dai due impianti di disinfestazione speculari denominati Bauwerke 5a e 5b, che comprendevano parimenti una camera a gas ad acido cianidrico e un locale di lavaggio e doccia, designati rispettivamente nelle relative piante “Gaskammer” e “Wasch- und Brauseraum”. Da ciò nacque un tema letterario che si sviluppò in una fioritura di versioni infondate e contraddittorie fino alla versione finale epurata ed emendata delle installazioni provvisorie di gasazione, denominate (dopo la fine della guerra) Bunker o “casetta bianca“ e “casetta rossa”.

La creazione della storia delle gasazioni omicide nei crematori di Birkenau fu più laboriosa. Una prima bozza apparve alquanto tardivamente nel paragrafo “Fabbrica della morte” del “Rapporto periodico” (Sprawozdanie okresowe) del 5-25 maggio 1944:

«Dal maggio 1943 “comfort”. I trasporti vengono portati alla “rampa della morte” a Rajsko1499, di lì, dopo la selezione, uomini, donne e bambini, sono condotti alle camere a gas nei crematori appena costruiti (possediamo piante delle camere). Dopo la gasazione i cadaveri nudi sono trasportati a un montacarichi in questa “fabbrica della morte” al piano [terreno], dove sono sottoposti a un'attenta perquisizione per l'arricchimento del III Reich. Il commando dei dentisti tira via i denti d'oro e di platino - per risparmiare tempo - insieme alle mandibole. Nella sala di dissezione si sezionano i cadaveri sospetti alla ricerca di oggetti preziosi inghiottiti. Sono attivi 4 crematori, che trattano fino a 5.000 [cadaveri] al giorno. I forni di Auschwitz hanno già “trattato” 1.500.000 Ebrei e oltre 100.000 Polacchi, Russi e altri»1500.

Una descrizione decisamente tardiva e insignificante per una immane gasazione di almeno un milione e mezzo di persone! I resistenti di Auschwitz se ne rendevano ben conto, perciò decisero di elaborare una quadro particolareggiato del presunto sterminio in massa. La macchina propagandistica si mise in moto e inventò una storia la quale, nonostante la sua evidente falsità, divenne l'embrione che si sviluppò successivamente nel quadro “storico” attuale: i cosiddetti “Protocolli di Auschwitz”, una serie di rapporti di detenuti evasi da Auschwitz tra il 1943 e il 1944. Il rapporto più importante era quello di Rudolf Vrba (internato col nome di Walter Rosenberg il 30 giugno 1942, numero di matricola 44070) e Alfred Wetzler (internato il 13 aprile 1942, numero di matricola 29162) due ebrei slovacchi che fuggirono da Birkenau il 7 aprile 1944. Rifugiatisi in Slovacchia, alla fine di aprile redassero il loro famoso rapporto, che cominciò a circolare già nel mese successivo. Una delle prime versioni, in tedesco, era intitolata «Racconto dal vero su Auschwitz e Birkenau» (Tatsachenbericht über Auschwitz und Birkenau) e datato «Ginevra, 17 Maggio 1944»1501.

Lo scopo della fuga di Vrba e Wetler, come il primo dei due spiegò successivamente, era quello «dire al mondo che cosa accadeva ad Auschwitz», per impedire la deportazione degli Ebrei ungheresi in quel campo1502. Vrba dichiarò anche di essersi messo in contatto con il detenuto del cosiddetto “Sonderkommando” Filip Müller, «che divenne una delle [sue] fonti di informazione più preziose»1503, e di aver ricevuto da lui «ulteriori informazioni» allorché, all'inizio del 1944, aveva discusso con lui la situazione del campo1504.

Al processo Zündel del 1985, al quale partecipò come testimone dell'accusa, Vrba confermò di aver avuto frequenti contatti con membri del “Sonderkommando”, dichiarando di aver redatto lo schema dei crematori II e III di Birkenau contenuto nel rapporto Vrba-Wetzler proprio in base a queste informazioni1505. Müller, l'ex detenuto chiamato in causa da Rudolf Vrba, affermò addirittura di aver consegnato ad Alfred Wetzler, nel 1944, tra altri documenti, «una pianta dei crematori con le camere a gas» (einen Plan der Krematorien mit den Gaskammern)1506.

Il rapporto Vrba-Wetzler contiene un'accurata descrizione dei crematori II e III:

«Attualmente a Birkenau ci sono quattro crematori in attività, due grandi, I e II, e due piccoli, III e IV. Quelli di tipo I e II constano di tre parti, cioè: a) la sala forni (furnace room); b) la grande sala (large hall); e c) la camera a gas (gas chamber). 

1499 Rajsko è una località a sud di Birkenau, in polacco Brzezinka. Alcuni rapporti della resistenza localizzavano il campo di Birkenau a Rajsko invece che a Brzezinka. Uno di questi parlava dell' “Inferno di Rajsko” (Piek#o Rajska). Obóz koncentracyjny O wi#cim w wietle akt Delegatury Rz#du R.P. na Kraj , op. cit., p. 50. 1500 APMO, Au D-Ro/91, tomo VII, p. 445. 1501 FDRL, WRB, Box n. 61. Il rapporto fu diffuso dalla “Weltzentrale des Hechaluz” di Ginevra. 1502 Rudolf Vrba e Allan Bestic, I cannot forgive. Sidwick and Jackson / Anthony Gibbs and Phillips, Londra, 1963, p. 198. 1503 Idem, p. 175. 1504 Idem, p. 197. 1505 In the District of Ontario. Between: Her Majesty the Queen and Ernst Zündel. Before: The Honourable Judge H.R. Locke and a Jury, vol.VI, p.1479. Rudolf Vrba dichiarò sotto giuramento di essere l'autore dello schema in questione (idem, pp.1260,1266,1316). 1506 F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz. Verlag Steinhausen, Monaco 1979, p.193.   — 274 —

Dalla sala forni siinnalza un gigantesco camino intorno al quale (around which) sono raggruppati nove forni (nine furnaces) ognuno dei quali ha quattro aperture (four openings). Ogni apertura può ricevere tre cadaveri normali alla volta e dopo un'ora e mezza i corpi sono completamente bruciati. Ciò corrisponde ad una capacità quotidiana di circa 2.000 corpi. Accanto a questa c'è una grande “sala di ricezione” (reception hall) che è disposta in modo tale da sembrare l'anticamera di uno stabilimento di bagni. Essa contiene 2.000 persone e apparentemente c'è una sala di attesa (waiting room) simile al piano inferiore. Da lì (from there) una porta e alcuni gradini (a door and a few steeps) portano giù alla camera a gas, che è molto lunga e stretta. Le pareti di questa camera sono anche camuffate con pomi finti in sale docce per ingannare le vittime. Il tetto è provvisto di tre botole che possono essere chiuse ermeticamente dall'esterno. Dei binari (a track) portano dalla camera a gas alla sala forni».

Segue l'esposizione della presunta tecnica di gasazione, che avveniva versando attraverso le tre “botole” un «preparato in polvere» contenuto in «barattoli etichettati “Cyklon. Per uso contro i parassiti”, che sono prodotti da una ditta di Amburgo»1507. È ormai noto che sia la descrizione dei crematori II e III fornita da Vrba e Wetzler, sia la loro pianta che la illustra, sono completamente inventate, come risulta da un semplice confronto con la pianta originale. In breve:

1) i forni crematori della sala forni erano 5 e non 9;

2) ciascun forno aveva 3 muffole e non 4,

3) i forni erano disposti in linea retta lungo l'asse longitudinale della sala forni, e non raggruppati a semicerchio intorno al camino;

4) il locale che è stato definito spogliatoio delle vittime (il Leichenkeller 2) si trovava nel seminterrato e non al pianterreno;

5) il locale che è stato definito camera a gas (il Leichenkeller 1) non si trovava al pianterreno, un po' più in basso dello spogliatoio, ma nel seminterrato, sullo stesso piano di esso;

6) il locale che è stato definito camera a gas era collegato alla sala forni da un montacarichi, non già da rotaie.

Poiché sia la pianta sia la descrizione dei crematori II/III del rapporto Vrba-Wetzler sono pura fantasia, ne consegue che la storia dello sterminio ebraico in camere a gas omicide da essi riferito non proveniva dai detenuti del cosiddetto “Sonderkommando”, ma fu elaborata all'insaputa di essi. E questa è la prova che tale storia fu creata dal movimento di resistenza del campo, come volgare propaganda, e senza neppure darsi pensiero di interpellare i detenuti del “Sonderkommando”!

Ma ciò, per gli scopi che i propagandisti si prefiggevano, era ovviamente del tutto irrilevante.

Per tutto il 1944, e anche dopo, il rapporto Vrba-Wetzler diventò la “prova” per eccellenza del presunto sterminio ebraico ad Auschwitz in camere a gas e, soprattutto, condizionò pesantemente la propaganda successiva. Come scrive Walter Laqueur, «fu soltanto nel 1944, quando Rudolf Vrba e Alfred Wetzler arrivarono con notizie molto dettagliate sul più grande di tutti i campi della morte, che le “voci” divennero una certezza»1508.

E appunto per questo, per conferire una qualche credibilità a queste “voci” propagandistiche, fino ad allora assolutamente irrisorie1509, fu inventata la storia raccontata da Vrba e Wetzler.

Il rapporto Vrba-Wetzler influenzò anche i successivi testimoni di Auschwitz, fino al plagio sfrontato. Il «Libro giallo», apparso nel 1945, che contiene «Dati sul martirio dell'ebraismo ungherese durante la guerra 1941-1945», presenta la testimonianza di un certo Henrik Farkas, deportato ad Auschwitz il 15 giugno 1944. Nel paragrafo «Le camere a gas» egli riporta in tutti i particolari la narrazione di Vrba e Wetzler pretendendo però di aver fornito «una descrizione tecnica della camera a gas sulla base delle annotazioni di un ingegnere ebreo (zsidó mérnök) impiegato in un lavoro tecnico»1510.

Szaja Gertner, un sedicente membro del “Sonderkommando”, rielaborò i temi propagandistici precedenti in una forma più fantasiosa:

«Dopo la gasazione si aprivano la porta dall'altra parte - quella dove nessuno poteva entrare - e le finestre e si ventilava per cinque minuti. Poi i Kapos penetravano al centro

1507 The Extermination Camps of Auschwitz (Oswiecim) and Birkenau in Upper Silesia. FDRL, WRB, Box n. 6, pp. 12-13. 1508 W. Laqueur, Il terribile segreto, op. cit., pp. 179-180. 1509 I resistenti di Auschwitz impiegarono oltre due anni e mezzo per scegliere lo Zyklon B come mezzo propagandistico di sterminio; in precedenza essi avevano parlato semplicemente di “gas”. 1510 Sárga könyv. Adatok a magyar zsidóság háborus szenvedéseib#l 1941-1945. Hechaluc - Kiadás, Budapest, 1945, pp. 64-65. Traduzione francese del brano in: Révision. Le doux parfum de l'interdit, n. 55-56, agosto-settembre 1994, pp. 24-25.

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[del locale] e tiravano fuori i cadaveri da porte e finestre, affinché si procedesse più rapidamente. Avevamo tutti alle mani grossi guanti di gomma e alla bocca tamponi di cotone. Dai cadaveri, appena venivano mossi, si sprigionava gas a tal punto che non si poteva respirare. Le rotaie conducevano dalla porta del locale di gasazione (gazowni) al forno. Su un vagoncino si caricavano 40 cadaveri alla volta ed esso andava subito alla griglia (na ruszt). Questi vagoncini si ribaltavano in una fossa, dove c'era una griglia, [e] i corpi cominciavano immediatamente a diventare rossi a causa della corrente (od pr#du) e dopo 10 minuti si trasformavano in cenere. Se la corrente era troppo bassa, lasciava ossa molto grandi, tuttavia normalmente ne restavano solo dei piccoli residui. Al centro c'era un apparato, che chiamavano “Exhauster”, che dopo ogni cremazione soffiava via la cenere in una fossa vicina. Lì c'era un operaio che riempiva di cenere un barile e un argano lo tirava su. Poi questa cenere veniva porta via e versata nell'acqua»1511.

 

15.4. La propaganda si consolida: il contributo dei Sovietici, dei Britannici e dei Polacchi

 

I Sovietici avevano già sperimentato l'immenso potere propagandandistico delle immagini dopo la liberazione di Lublino-Majdanek. Quando, il 23 luglio 1944, l'Armata Rossa entrò in questo campo, trovò, tra l'altro, il gigantesco forno crematorio Kori a 5 muffole intatto e magazzini contenenti circa 800.000 paia di scarpe. Sulla base di una “perizia” tecnicamente folle sulla capacità di cremazione del forno e presupponendo che le scarpe fossero appartenute a detenuti assassinati, i Sovietici trasformarono Lublino-Majdanek in un campo di sterminio che aveva ingoiato un milione e mezzo di vittime.

Presto i quotidiani di tutto il mondo si riempirono di immagini del forno e delle montagne di scarpe del campo, considerati la “prova” visiva e inconfutabile dell'immane sterminio ivi presuntamente perpetrato.

Anche i Tedeschi avevano sperimentato, a loro spese, il potere suggestivo di quelle immagini,perciò, prima di abbandonare il complesso di Auschwitz, fecero saltare i crematori di Birkenau e incendiarono le baracche magazzino dell' Effektenlager, in cui venivano conservati i beni sottratti ai detenuti e che bruciarono tutte tranne sei.

In compenso i Tedeschi lasciarono praticamente intatto nelle mani dei Sovietici l'intero archivio della Zentralbauleitung, con tutti i pretesi “indizi criminali” delle presunte camere a gas omicide, nonché circa 8.000 1512 detenuti, altrettanti testimoni oculari delle presunte gasazioni (che, secondo la vulgata olocaustica, le SS avrebbero potuto comodamente gasare e cremare nella prima settimana del gennaio 1945 nel crematorio V, l'unico ancora in piedi), eventualmente usando gli archivi stessi come combustibile!

Essendo stati defraudati delle immagini propagandistiche dei forni crematori con presunte camere a gas incorporate, i Sovietici ripiegarono sulla camera a gas di disinfestazione del cosiddetto “Kanada I” (il Bauwerk 28), che presentarono come camera a gas omicida con tanto di porta a tenuta di gas con spioncino, «per vedere il decorso dell'azione di sterminio», come recita ancora una didascalia di un libro polacco plurilingue del 1980 1513, inoltre sui barattoli di Zyklon B e le maschere antigas custoditi nel magazzino di questo impianto.

Ansiosi, d'altra parte, di stornare gli occhi del mondo dai crimini contro la pace (ad es. la spartizione della Polonia e l' aggressione alla Finlandia) e contro l'umanità (ad es. i massacri di Katyn e di Winniza, sui quali i Tedeschi avevano pubblicato due libri bianchi documentatissimi) da essi stessi perpetrati, i Sovietici dovevano ora stupire e far rabbrividire il mondo, attribuendo ai Tedeschi un massacro ancora più orrendo di quello che avevano escogitato per Lublino-Majdanek: un immane massacro di4 milioni di persone.

Essi istituirono dunque una Commissione statale di inchiesta che affidò a numerose sottocommissioni di “esperti” e di “periti” il compito di dare una veste “storica” alla propaganda statale sovietica.

Il contributo essenziale della Commissione sovietica al successo della storia propagandistica delle camere a gas fu l'aver ripreso la presunta tecnica di gasazione descritta da Vrba e Wetzler (Zyklon B versato nella “camera a gas” attraverso “botole”) inserendola nel contesto architettonico reale dei crematori. L'archivio della Zentralbauleitung conteneva infatti decine di piante dei

1511 Micha# M. Borwicz, Nella Rost, Józef Wulf, Dokumenty zbrodni i m#cze#stwa. (Documenti sul crimine e sul martirio). Ksi# ki Wojewódzkiej #ydowskiej Komisij Historicznej w Krakowie (Quaderni della Commissione storica ebraica distrettuale di Cracovia), Nr. 1. Cracovia 1945, pp. 78-79. Esiste una versione quasi identica, ma tradotta in inglese da un testo in yiddish: Shaye Gertner, Zonderkommando in Birkenau [sic], in: Anthology of Holocaust Literature. Edited by Jacob Glatstein, Israel Knox, Samuel Margoshes. Atheneum, New York, 1968, pp. 141-147. 1512 A. Strzelecki, Die Liquidation des KL Auschwitz, in: Studien zur Geschichte des Konzentrations- und Vernichtungslagers Auschwitz, op. cit., vol. V, p. 51 1513 KL Auschwitz. Fotografie dokumentalne. Krajowa Agencja Wydawnica, Varsavia, 1980, p. 156. — 276 —

crematori,che furono mostrate durante gli interrogatori ai testimoni rimasti ad Auschwitz, come Tauber. In tal modo essi poterono ambientarvi la storia già descritta da Vrba e Wetzler senza i loro grossolani strafalcioni architettonici.

I testimoni che erano stati trasferiti in precedenza, invece, non poterono usufruire di questa opportunità e continuarono a commettere grossolani strafalcioni architettonici1514.

Inventata la procedura di sterminio, bisognava inventare anche il numero delle vittime.

Come ho già illustrato nel capitolo 14.1., una delle tante sottocommissioni di “esperti” si mise subito al lavoro e tra il 14 febbraio e l’8 marzo 1945, sulla base di dati assurdi e fantasiosi, preparò la pezza d'appoggio “scientifica” per la favola dei 4 milioni.

I Sovietici elaborarono il loro quadro propagandistico di Auschwitz in un “Comunicato della Commissione statale straordinaria per l’accertamento e la ricerca dei crimini degli invasori germano-fascisti e dei loro complici” che fu pubblicato dalla Pravda il 7 maggio 1945 e che fu subito tradotto in varie lingue. La traduzione in inglese apparve già il 29 maggio 19451515; nel 1945 fu pubblicata anche una traduzione in francese1516. Il rapporto sovietico fu successivamente accolto dal Tribunale di Norimberga come documento URSS-008.

Dal 17 settembre al 17 novembre 1945 i Britannici celebrarono un processo contro Josef Kramer e altre 44 SS. Kramer, ex SS-Hauptsturmführer, era stato comandante del campo di Auschwitz II-Birkenau e poi del campo di Bergen-Belsen, perciò al processo fu dibattutto anche il caso di Auschwitz. L'istruttoria del processo, per quanto riguarda le presunte camere a gas di Auschwitz, si basava su un curioso sincretismo del rapporto Vrba-Wetzler e della storia delle docce a gas. Ecco come le descrisse il colonnello Backhouse:

«Poi [le vittime] venivano portate nude nel locale successivo, dove c'erano cinque file di 20 spruzzatori [di doccia] finti. La porta veniva chiusa. Il locale poteva contenere 1.000 persone alla volta. L'ambiente era a tenuta di gas: si apriva il gas e queste persone venivano gasate deliberatamente e uccise. Dall'altra parte c'era una porta, un carrello e delle rotaie, e i corpi venivano caricati sul carrello e portati direttamente al crematorio»1517.

Sebbene gli inquirenti britannici conoscessero il quadro “storico” delineato dalla propaganda sovietica1518, molti testimoni ebrei inventarono storie tanto improponibili da indurre gli avvocati difensori - ufficiali britannici! - ad accusarli apertamente di menzogna1519. Ad esempio, il maggiore Cranfield dichiarò:

«I nazisti hanno risvegliato le passioni razziali in tutto il mondo ed io non considero innaturale o sorprendente che queste giovani ebree [testimoni] siano vendicative nei confronti dei loro ex guardiani e cerchino di vendicarsi di loro».

Egli considerava le testimonianze «totalmente inattendibili»1520. L'accecamento dei testimoni era tale che alcuni detenuti furono falsamente accusati da altri detenuti di essere dei criminali SS1521.

Per quanto riguarda Auschwitz, i testimoni più importanti furono Sigismund Bendel e Ada Bimko, i quali resero dichiarazioni del tutto inattendibili1522. Altri testimoni diedero prova di una immaginazione non meno vigorosa. Una menzione particolare meritano Regina Bialek e Sophia Litwinska. La prima raccontò che ad Auschwitz c'erano sette camere a gas, una delle quali era sotterranea. Attraverso una specie di rampa gli autocarri potevano entrare direttamente in questa camera a gas, che era un locale di «12 yards quadrate» circa 120 metri quadrati. La testimone vi fu scaricata con un gruppo di detenute destinate alla gasazione, ma poco prima che morisse il suo numero fu chiamato dal dottor Mengele in persona ed ella fu portata fuori della camera a gas!1523.

Sophia Litwinska sperimentò un miracolo simile. Anch'ella fu portata nella camera a gas, che assomigliava a una sala da bagno, con spruzzatori di doccia, asciugamani e perfino specchi.

1514 Vedi capitolo 18. 1515 Statement of the Extraordinary State Committee For the Ascertaining and Investigation of Crimes Committed by the German-fascist Invaders and Their Associates, in; “Information Bulletin, Enbassy of the Soviet Socialist Republics (Washington, D.C.), vol. 5, n. 54, 29 maggio 1945. 1516 Oswiecim (Auschwitz). Le camp où les nazis assassinèrent plus de quatre millions d’hommes. Communiqué de la Commission extraordinaire d’Etat pour l’investigation et la recherche des crimes commis par les envahisseurs germano-fiscistes et leurs complices, in : « Forfaits hitlériens, documents officiels ». Ed. des Trois Collines, Ginevra-Parigi, 1945. 1517 Trial of Josef Kramer and Forty-Four Others (The Belsen Trial), op. cit., p. 26. 1518 Ad es. il film sovietico su Auschwitz fu accolto dal Tribunale come exhibit n. 125. Idem, p. 231. 1519 Idem, p. 76, 82, 89, 141, 244, 518, 519, 524, 535. 1520 Idem, p. 244. 1521 Questo fu il caso degli ex detenuti Oskar Schmitz e Heinrich Schreirer. Idem, pp. 289-290 e 334. 1522 Vedi capitoli 16.7 e 16.8. 1523 Idem, p. 657.

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Improvvisamente vide dei «fumi» entrare da una finestrella posta in alto e stava per morire quando sentì chiamare il suo nome. Era nientemeno che l'SS-Obersturmführer Hössler, lo Schutzhaftlagerführer nel Frauenkonzentrationslager (campo di concentramento femminile) di Birkenau, che la fece uscire e se la portò via in motocicletta!1524.

Per non parlare della testimome Jolan Holdost, che vide 300-400 persone che non erano potute entrare nella camera a gas di Auschwitz I, perché non c'era più spazio, venire innaffiate di petrolio e bruciate vive!1525.

Il processo Belsen non aggiunse granché al quadro propagandistico delineato dai Sovietici, ma confermò e diffuse i suoi principi essenziali. Come scrive Robert Jan van Pelt, «col processo Belsen le camere a gas di Auschwitz entrarono a far parte formalmente della storiografia»1526.

Sul processo Belsen si innestò qualche mese dopo il processo Tesch, che si svolse ad Amburgo dal 1° marzo al 26 aprile 1946 contro Bruno Tesch, Karl Weinbacher e Joachim Drosihn, accusati di aver fornito alle SS Zyklon B a scopo di sterminio. Le false testimonianze di Broad 1527 e di Bendel vi rafforzarono il quadro propagandistico di Auschwitz1528.

Nel maggio 1945 ad Auschwitz la Commissione di inchiesta sovietica fu sostituita da una Commissione di inchiesta polacca, che aveva l'incarico di effettuare le indagini preliminari in vista dei futuri processi contro le SS. Questo compito fu affidato al giudice Jan Sehn, che lo eseguì con solerzia.

Egli fu l'autore della prima “storia” di Auschwitz, che fu pubblicata nel 1946 1529 e tradotta lo stesso anno in inglese1530.

Come dice giustamente van Pelt,

«alla fine del 1945 gli elementi principali della storia di Auschwitz del tempo di guerra erano stati stabiliti sulla base delle ispezioni locali, delle dichiarazioni dei testimoni e dello studio dei documenti relativi ai crematori nell'archivio della Zentralbauleitung»1531.

E già nel 1946 tutti questi elementi della storia delle camere a gas erano di pubblico dominio.

1524 Idem, pp. 79-80. 1525 Idem, p. 666. 1526 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 244. 1527 Vedi capitoli 13.3. e 17.2. 1528 Vedi al riguardo William B. Lindsey, Zyklon B, Auschwitz, and the Trial of Dr. Bruno Tesch , in: “The Journal of Historical Review”, vol. 4, no. 3, pp. 261-303. 1529 Jan Sehn, Obóz koncentracyjny i zag#ady O#wi#cim, in: “Biuletyn G#ównej Komisji Badania Zbrodni Niemieckich w Polsce”, I, Pozna#, 1946, pp. 63-130. 1530 German Crimes in Poland. Varsavia 1946, vol. I, Concentration and extermination camp at O#wi#cim (Auschwitz-Birkenau), pp. 25-92. 1531 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 224.

 — 278 — CAPITOLO 16 LA GENESI DELLA “CONOSCENZA” DELLE CAMERE A GAS DI AUSCHWITZ 16.1. IL “WAR REFUGEE BOARD REPORT”

Nel terzo capitolo del suo libro van Pelt fornisce «una ricostruzione di come emerse la conoscenza di Auschwitz»1532, cioè di come si diffuse la propaganda del movimento di resistenza del campo sulle presunte camere a gas omicide. Dopo un breve accenno a un articolo apparso il 1° luglio 1942 sulla rivista Polish Fortnightly Review sulla presunta prima gasazione, di cui mi occuperò nel capitolo seguente, egli salta direttamente al War Refugee Board Report, che a suo dire

«fu il primo rapporto importante sull'uso di Auschwitz come fabbrica della morte»1533.

Come ho spiegato sopra, il rapporto Vrba-Wetzler contiene una descrizione dei crematori II/III completamente inventata. Van Pelt, invece di riconoscerlo onestamente, si affanna a giustificarla in ogni modo. Ecco la sua incredibile conclusione:

«La descrizione dei crematori nel rapporto del War Refugee Board contiene degli errori, ma, date le condizioni nelle quali le informazioni furono ottenute, la mancanza di conoscenze di architettura da parte di Vrba e Wetzlar1534 e la situazione in cui il rapporto fu redatto, bisognerebbe insospettirsi se non contenesse errori»1535.

Così la prova di un falso diventa una prova di veridicità!

La ragione del tentativo di van Pelt di riabilitare un documento storicamente infondato è facilmente comprensibile: come ho spiegato sopra, il rapporto Vrba-Wetzler costituisce il fondamento lettarario sul quale fu costruita successivamente la storia ufficiale delle gasazioni omicide ad Auschwitz.

Proprio per questo egli non può ammettere che esso nacque dalla propaganda del movimento di resistenza clandestino di Auschwitz. Poiché quasi tutti i testimoni successivi si ispirarono direttamente o indirettamente a questo rapporto, le “conferme” di testimoni “indipendenti” addotte da van Pelt si rivelano per quello che realmente sono: sviluppi letterari di un tema propagandistico comune.

1532 Idem, p. 291. 1533 Idem, p. 147. 1534 Van Pelt chiama sempre Wetzler erroneamente “Wetzlar”. 1535 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 151.

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16.2. Le giustificazioni di un falso storico

Van Pelt tenta di giustificare gli «errori» del rapporto spiegando, con riferimento all'interrogatorio di Vrba al processo Zündel del 1985 da parte dell'avvocato della difesa Christie:

«Non fu una grande prestazione, considerando che, due giorni prima, Vrba aveva spiegato perché la pianta del crematorio era “inesatta”. C'era stata una fusione delle piante di due tipi diversi di crematori disegnati in fretta allo scopo di avvertire gli Ebrei ungheresi del loro destino ad Auschwitz»1536.

In nota van Pelt rimanda alle pp. 1478-1479 degli atti del primo processo Zündel1537.

Successivamente1538 egli cita il passo in questione, che traggo dagli atti processuali:

«Domanda [avvocato Christie]: Come spiegate il fatto che nel diagramma che vi ho mostrato avete disegnato ogni crematorio con la medesima forma nel 1944, quando avete disegnato il diagramma alla vostra fuga?

Risposta [Vrba]: Perché ebbi solo due giorni per scrivere l'intero rapporto e per cercare di raffigurare i crematori. C'era una grande urgenza con quella pianta, perché l'obiettivo della pianta era di farla arrivare in Ungheria e di usare tutto questo rapporto a favore degli Ebrei ungheresi [minacciati] di imminente deportazione. In queste condizioni non mi misi a perdere tempo con dettagli come quelle della differenza tra il crematorio I-II e il crematorio III-IV, ma mi limitai a rappresentare da un lato la posizione delle camere a gas e dei crematori, dall'altro la posizione geografica di tutto il complesso omicida

Domanda. Certamente. Ora esibisco e vi mostro un diagramma che proviene - vi rammento - dal vostro rapporto del War Refugee [Board] in cui raffiguraste un crematorio. Esatto?

Risposta: Ciò è esatto.

Domanda: È preciso?

Risposta: Questo non posso dirlo. Ho [già] detto che noi non entrammo nei crematori grandi, li ricostruimmo dai messaggi che ricevemmo dai membri del Sonderkommando che lavoravano in quel [tipo di] crematorio, perciò, approssimativamente,così come trapelò nella nostra mente e nella nostra capacità di rappresentare ciò che avevamo udito»1539.

Dunque l'affermazione di van Pelt è falsa. Vrba non parlò affatto di «una fusione delle piante di due tipi diversi di crematori». Indi van Pelt specula su questa sua congettura descrivendo una fantasiosa «genealogia» degli «errori» della pianta basata sul presupposto che Vrba e Wetzler si limitarono a ricostruire l'interno dei crematori osservandoli semplicemente dall'esterno.

Questa congettura è categoricamente smentita da Vrba stesso, che - come ho già accennato - dichiarò di aver redatto la pianta dei crematori II/III sulla base di informazioni di membri del cosiddetto “Sonderkommando”. A questo riguardo, nel suo noto libro, Vrba scrisse:

«A Birkenau, per giunta, ebbi opportunità di gran lunga più grandi di controllare, ricontrollare e ampliare le mie cifre. Fred [Wetzler] nella camera mortuaria mi fu di aiuto. Incontrai anche altri scrivani e ripresi contatto con Philip [Filip] Müller, che divenne una delle mie fonti di informazione più preziose. Filip alimentava i forni nel crematorio»1540.

Nel 1979 Müller scrisse che aveva avuto dei contatti con Wetzler e precisò:

«Avevo consegnato ad Alfred una pianta dei crematori con le camere a gas e una lista coi nomi delle SS».

Egli aggiunse poi che gli aveva descritto «il procedimento di sterminio in tutti i dettagli», in modo che Wetzler potesse riferire tutto «esattamente»1541.

Van Pelt cita per esteso questo secondo passo, ma non quello precedente (che nel libro di Müller appare qualche riga prima), perché la consegna a Wetzler di una pianta dei crematori II/III da parte un membro del “Sonderkommando” distrugge completamente la sua congettura. Per eludere questa conclusione, van Pelt è costretto addirittura a screditare Müller scrivendo:

1536 Idem, p. 38. 1537 Idem, nota 115 a p. 512. 1538 Idem, pp. 149-150. 1539 In the District Court of Ontario. Between: Her Majesty The Queen and Ernst Zündel. Before: The Honourable Judge H.R. Locke and Jury. Vol. VII, January 23, 1985, pp. 1478-1479. 1540 Rudolf Vrba e Allan Bestic, I cannot forgive, op. cit., p. 175. 1541 F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz, op. cit., p. 193.

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«È chiaro che il resoconto della disposizione dell'interno è basata su informazioni di seconda mano, proveniente da membri del Sonderkommando»1542.

Dunque una pianta del crematorio II/III per definizione esatta in quanto disegnata da un membro del “Sonderkommando” che vi lavorava dentro diventa per van Pelt un'informazione di seconda mano!

È invece evidente che Vrba e Wetzler non avrebbero potuto deformare in modo così grottesco le precise informazioni di Müller, corroborate anche da una pianta esatta del crematorio II/III.

Se dunque le dichiarazioni dei due testimoni fossero veritiere, bisognerebbe concludere che, o Müller fornì a Wetzler una descrizione intenzionalmente falsa del crematorio II/III oppure che Vrba e Wetzler falsificarono intenzionalmente una descrizione del crematorio II/III esatta. Entrambi i corni del dilemma sono evidentemente assurdi, perciò l'unica conclusione logica è che entrambi i testimoni mentirono: ciò significa che la descrizione del crematorio II/III non solo non proveniva da Müller o da altri membri del “Sonderkommando”, ma fu elaborata in ambienti estranei ad esso e all'insaputa di esso dal movimento di resistenza del campo. Ciò è confermato dal fatto che, come ho mostrato nel capitolo 15.1., la conoscenza da parte di Wetzler del «procedimento di sterminio » era tanto «esatta» che egli scrisse che i «cristalli» di Zyklon B uscivano dalle docce!

 

16.3. L'origine del rapporto e del disegno del crematorio II/III

 

In effetti la questione dell'origine del rapporto Vrba-Wetzler è molto più complessa e controversa di quanto van Pelt vorrebbe far credere. Senza approfondire troppo1543, mi limito a rilevare ciò che al processo Zündel il testimone Vrba dichiarò al riguardo:

«Mentre parlavamo con queste persone, essi con sé portarono uno stenografo e ciò che dicevo fu stenografato in assenza del sig. Wetzler. Ciò che diceva il sig. Wetzler fu stenografato in mia assenza»1544.

Il fatto avvenne alla presenza del dott. Oscar Neumann e dell'ing. Krasniansky1545, due membri del Jewish Council of Slovakia. Wetzler scrisse invece che il rapporto fu dattiloscritto da lui stesso e da Vrba in tre giorni:

«A questo rapporto abbiamo lavorato scrivendo per tre giorni!»1546.

Wetzler scrisse inoltre di aver disegnato la pianta del crematorio II/III:

«Lo scarno, obiettivo rapporto di fatti atroci ha eliminato quasi tutti i loro dubbi. Dalla pianta disegnata in modo elementare che ora Valer [Wetzler] mostra loro, essi desumono con quale praticità raffinatamente elucubrata sia progettato questo campo di sterminio in massa delle SS»1547.

Un altro elemento importante riferito da Wetzler è che egli aveva con sé un «tubetto di metallo», poi perduto durante la fuga, in cui aveva nascosto «la pianta del crematorio, una pianta del campo di concentramento e delle caserme SS»1548. Egli confermò queste affermazioni in una dichiarazione da lui resa per il Museo di Auschwitz il 30 novembre 1963:

«Dopo la riunione ci fornirono una macchina per scrivere e della carta. In tre giorni compilammo il rapporto, che constava di 50 pagine dattiloscritte. [...]. Nel rullino perduto c'era anche una pianta provvisoria dei crematori [prowizoryczny plan krematoriów]»1549.

1542 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 149. 1543 Lo studio migliore sull'argomento è il libro di Enrique Aynat Los “Protocolos de Auschwitz”: Una fuente historica? García Hispán Editor, Alicante, 1990, ovviamente taciuto da van Pelt. 1544 In the District Court of Ontario. Between: Her Majesty The Queen and Ernst Zündel. Before: The Honourable Judge H.R. Locke and Jury. Vol. VI, 7 gennaio 1985, p. 1372. 1545 Idem. 1546 J. Lánik, Was Dante nicht sah, op. cit., pp. 268-269 e 273. 1547 Idem, p. 276. 1548 Idem, p. 216. 1549 APMO, O#wiadczenia (Dichiarazioni), tomo 40, pp. 41-42.

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Come abbiamo visto sopra, al processo Zündel, Vrba dichiarò di aver disegnato lui stesso la pianta del crematorio. Ma uno dei testimoni da lui addotti, l'ing. Oskar Krasniansky, intervistato da Erich Kulka l'8 giugno 1964,affermò:

«I protocolli li ho redatti io. [...]. I protocolli li ho compilati io da solo, poi li ho dettati. La signora Gisela Steine, ora residente a Gerusalemme, ha trascritto i protocolli in alcune copie»1550.

Successivamente Kulka rivolse la seguente domanda a Krasniansky:

«Nei protocolli era accluso uno schizzo disegnato dai fuggiaschi sugli impianti di sterminio di Auschwitz [e] sulle strade di accesso? Se no, chi lo ha disegnato?».

Krasniansky rispose:

«I fuggiaschi non hanno disegnato nessuno schizzo. Questo l'ho disegnato io - secondo le indicazioni dei fuggiaschi. Tale schizzo era allegato al protocollo - e non nel protocollo -, ma nella mia lettera di accompagnamento c'era una richiesta alle potenze belligeranti di bombardare il campo»1551.

I tre testimoni fondamentali1552 resero dunque dichiarazioni contraddittorie sull'origine del rapporto e del disegno del crematorio II/III. Ecco dunque una bella “discordanza di prove” che conferma la conclusione esposta sopra, che cioè la storia riferita da Vrba e Wetzler non ha alcuna base storico-documentaria, ma fu creata dal movimento di resistenza del campo come semplice propaganda.

A conferma di ciò adduco un altro argomento importante che van Pelt ha tralasciato completamente: quello del numero delle vittime. Ciò è facilmente comprensibile, perché, come abbiamo visto nel capitolo 14, egli, sulla base della statistica di Piper, assume un numero totale di 1.082.000 vittime per Auschwitz.

Il rapporto Vrba-Wetzler menziona invece 1.765.000 «Ebrei gasati dall'aprile 1942 alll'aprile 1944»1553.

Qui non si tratta di una semplice “esagerazione”, perché Vrba al processo Zündel dichiarò sotto giuramento di aver visto tutte o quasi tutte le presunte vittime:

«Domanda [avvocato Christie]: Dite 1.765.000, è esatto?

Risposta [Vrba]: 1.765.000.

Domanda: Giusto. Avete visto personalmente ogni persona che veniva gasata?

Risposta: Vidi 1.765.000 persone camminare nello spazio tra il crematorio I e il crematorio II, il crematorio III e il crematorio IV, furono davanti ai miei occhi e sapevo che lo spazio era assolutamente chiuso, perché non esisteva nessuna strada di uscita da lì tranne quella di accesso in senso contrario, e nessuno uscì di lì se non il fumo»1554.

Successivamente Vrba ribadì questa dichiarazione:

«Ciò significa che quando io ho contato 1.765.000 persone le ho viste, ma all'interno dei crematori non le ho viste»1555.

Infine, pressato dall'avvocato Christie, che gli chiese se avesse contato ognuna delle 1.765.000 vittime, Vrba affermò:

«Contai sicuramente almeno l'ottanta per cento di essi e almeno il restante venti per cento furono visti da Wetzler e la maggior parte di essi furono visti da entrambi»1556. 1550 ICJ, Oral History Division, catalogue n°3, 1970, p. 120, n° 410 S.E., p. 4. All'epoca Kraskiansky si faceva chiamare Karmil. 1551 Idem, p. 5. 1552 Il quarto testimone, Oskar Neumann, si limitò a scrivere che Krasniansky era stato inviato dai due evasi «um mit diesen Burschen ein Protokoll aufzunehmen». Jirmejahu Oskar Neumann, Im Schatten des Todes. Ein Tatsachenbericht vom Schicksalskampf des slowakischen Judentums. Editio “Olamenu”, Te-Aviv, 1956, p. 179. 1553 APMO, RO, tomo XXa, rapporto Vrba-Wetzler, p. 45. 1554 In the District Court of Ontario. Between: Her Majesty The Queen and Ernst Zündel. Before: The Honourable Judge H.R. Locke and Jury. Vol. VII, January 23, 1985, p. 1450. 1555 Idem, p. 1552. 1556 Idem, p. 1561.  — 282 —

Anche accettando questa parziale rettifica, l'80% di 1.765.000 è 1.412.000. Dunque Vrba, dall'aprile 1942 all'aprile 1944, avrebbe visto con i proprio occhi e contato almeno 1.412.000 gasati!

Qui non ci troviamo di fronte a una semplice esagerazione, ma a una spudorata menzogna. Ciò è pienamente confermato da un altro fatto.

Le statistiche sui trasporti giunti ad Auschwitz elaborate da Vrba e Wetzler, di cui la cifra di 1.765.000, ripartita secondo i vari paesi di origine, dovrebbe essere la somma totale, danno in realtà una somma completamente diversa. In queste statistiche le persone presuntamente gasate sono registrate in due modo diversi. Per alcuni trasporti è indicato il numero effettivo delle persone gasate, mentre per altri è menzionata soltanto la percentuale dei gasati.

Dall'analisi delle statistiche risulta che il totale dei presunti gasati di cui nel rapporto è indicato esplicitamente il numero è di circa 498.700, di cui circa 374.000 si rivelano completamente inventati secondo il Kalendarium di Auschwitz. Il numero dei presunti gasati calcolabili sulla base delle percentuali di immatricolati indicate nel rapporto è di circa 494.000, di cui circa 452.000 risultano parimenti del tutto inventati secondo il Kalendarium di Auschwitz. Complessivamente, i presunti gasati secondo il rapporto sono circa 992.700, di cui circa 826.000 sono completamente inventati secondo il Kalendarium di Auschwitz.

Dunque Vrba “vide” con i propri occhi (1.412.000 - 992.700 =) 419.300 presunti gasati più di quelli di cui diede (fantasiosamente) conto nella sua statistica!

Dopo aver riportato alcuni degli echi che il rapporto del War Refugee Board ebbe sulla stampa anglosassone, van Pelt conclude:

«Alla metà di luglio del 1944 molti si erano convinti che i Tedeschi erano impegnati nello sterminio sistematico di Ebrei in campi di sterminio e che Birkenau tra questi campi era uno dei più importanti»1557e questa convinzione, per quanto riguarda Birkenau, era basata appunto su tale rapporto. Tuttavia, continua van Pelt, «il mondo dei campi rimase indefinibile», ma il mistero fu svelato il 23 luglio 1944, quando i Sovietici liberarono il campo di Lublino-Majdanek1558. In realtà in questo campo i Sovietici fecero semplicemente le prove generali della propaganda in vista di Auschwitz: nel paragrafo che segue vedremo come furono orchestrate e quale siano i commenti di van Pelt.

16.4. I Sovietici e il campo di Lublino-Majdanek: prove generali di propaganda 16.4.1. Le “camere a gas”  

Van Pelt riassume così l'articolo Lublin Annihilation Camp1559 redatto dal giornalista sovietico Konstantin Simonov subito dopo la liberazione del campo:

«Simonov ammise che ci sarebbe voluta un'inchiesta accurata per accertare tutti i fatti relativi al campo. Tuttavia, avendo visto il posto e avendo parlato con circa cento testimoni1560, egli non poteva aspettare. “Ma un uomo, dopo aver visto queste cose, non può tacere, non può attendere”1561.Egli descrisse le camere a gas come un locale di circa 36 metri quadrati.“Un'unica grande porta d'acciaio chiude ermeticamente l'entrata del locale”1562. A differenza delle camere di disinfestazione, esso era fornito di “un occhio di bue, un piccolo finestrino quadrato, sbarrato da una grata d'acciaio grossa e spessa, ben fissata nel cemento armato. Il vetro, spesso, è messo dal di fuori, in modo che attraverso la grata non sia possibile toccarlo”1563. Quando le vittime erano stipate in questo locale, “una squadra speciale, con maschere antigas, introduceva nella camera [attigua, per mezzo di tubi], lo “zyklon” contenuto nei barattoli rotondi”1564. Gli esecutori potevano seguire facilmente ciò che accadeva»1565.

1557 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 154. 1558 Idem. 1559 In italiano: Il campo dello sterminio. Edizioni in lingue estere. Mosca, 1944. 1560 In realtà Simonov scrisse: “ho parlato forse con una centesima parte dei testimoni...”. K. Simonov, Il campo dello sterminio, op. cit., p. 3. 1561 Idem. 1562 Idem, p. 8. 1563 Idem. 1564 Idem. 1565 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 154.

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In questo resoconto van Pelt falsa il racconto di Simonov omettendo oculatamente un particolare che lo rende completamente insensato e tagliando arbitrariamente, nella sua ultima citazione dell'articolo di Simonov, le parole che ho posto tra parentesi quadre. Della questione mi sono occupato dettagliatamente in un libro da me redatto in collaborazione con Jürgen Graf e apparso in inglese nel 2003 1566. Ecco il testo del passo riassunto da van Pelt in cui Simonov descrive le camere di disinfestazione della “Baracca 41”. Per comprendere bene lo scopo delle omissioni di van Pelt, bisogna precisare che Simonov si riferiva alle due presunte camere a gas ad ossido di carbonio dotate di tubi metallici e allo stanzino antistante:

«Dove dà il finestrino? Per rispondere a questa domanda apriamo la porta e usciamo dalla camera. Accanto ad essa vi è un’altra piccola camera di cemento armato; è in questa camera che dà il finestrino. Qui c’è la luce elettrica e un interruttore. Di qua, attraverso il finestrino,si vede tutto quello che avviene nella prima camera. Sul pavimento vi sono alcuni barattoli rotondi, turati ermeticamente, con l’iscrizione “zyclon” e in caratteri minuti:“ad uso speciale per le regioni orientali”. Il contenuto dei barattoli si spargeva attraverso i tubi nella camera vicina, quand’essa era piena zeppa di gente. Le persone, nude, l’una accanto all’altra, non occupavano molto spazio. Sui 40 metri quadrati della stanza si ammassavano più di 250 persone. Esse venivano spinte dentro, poi si chiudeva la porta d’acciaio, se ne stuccavano gli orli con argilla per chiudere ancora più ermeticamente, e una squadra speciale, con le maschere antigas, introduceva nella camera attigua, per mezzo di [dei] tubi, lo “zyclon” contenuto nei barattoli rotondi. Lo “zyclon” è composto di piccoli cristalli azzurri [sic!], all’aspetto innocui, ma che al contatto con l’ossigeno [sic!] cominciano immediatamente a sprigionare gas velenosi i quali agiscono contemporaneamente su tutti i centri vitali del corpo umano. Lo “zyclon” veniva introdotto per i tubi; l’SS che dirigeva l’operazione girava l’interruttore; la camera si illuminava e attraverso il finestrino, dal suo posto di osservazione, l’SS sorvegliava il processo d’asfissia che, stando alle diverse deposizioni, durava da 2 a 10 minuti. Attraverso il finestrino egli poteva vedere tutto senza pericolo: le facce orribili dei moribondi e l’effetto graduale del gas; l’occhio di bue era stato aperto giusto all’altezza della testa. Quando le persone morivano, l’osservatore non aveva bisogno di guardare in giù; morendo esse non cadevano; la camera a gas era così piena che i morti continuavano a rimanere in piedi senza cambiar posizione. Si deve notare fra l’altro che lo “zyclon” è veramente una materia disinfettante, e in realtà veniva adoperato nelle camere vicine per disinfettare il vestiario. Tutto decente, ordinato, corrispondente alla realtà! Si tratta soltanto di sapere in quale dose lo “zyklon” veniva introdotto nella camera»1567 (corsivo mio).

Per tre volte dunque Simonov ripete che lo Zyklon B «veniva introdotto per i tubi», per tre volte van Pelt lo tace. Infatti, come aveva già rilevato Pressac, i barattoli di Zyklon B osservati da Simonov erano stati collocati nello stanzino davanti alle presunte camere a gas omicide per far credere che il loro contenuto potesse essere versato nei tubi: questa sceneggiata, la quale non poteva che essere opera degli ex detenuti, dimostra che essi non avevano alcuna conoscenza diretta di gasazioni omicide, né con Zyklon B né con CO. Infatti da un lato la tecnica del versamento dello Zyklon B nei tubi è insensata, dall'altro nessun testimone parlò mai dell'impiego di CO in bombole.

Ecco perché van Pelt ha omesso questa precisazione essenziale.

 

16.4.2. La montagna di scarpe

 

Van Pelt pubblica poi una fotografia con la seguente didascalia:«Le scarpe delle vittime ammucchiate davanti a un magazzino, Maidanek [sic], 1944»1568. Egli ritorna più volte sulla questione, asserendo che una tale vista aveva «scosse Simonov»1569; menzionando lo «shock emotivo» del giornalista Richard Lauterbach1570; attribuendo agli «enormi ammassi di scarpe» il valore di «dimostrazione di prima facie 1571 degli stermini» a Majdanek1572 e infine parlando dell'«imbarazzo» causato alle SS «dalle 820.000 scarpe a Majdanek»1573.

1566 J. Graf, C. Mattogno, Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2003. Vedi anche l'Appendice 1 (“Le camere a gas di Majdanek”) del mio studio Negare la storia? Olocausto: la falsa “convergenza delle prove”. Effedieffe Edizioni, Milano, 2006, pp. 113-152, e il capitolo II,5 (“Le camere a gas ad ossido di carbonio di Majdanek”) del mio saggio Ritorno dalla luna di miele ad Auschwitz. Effepi, Genova, 2006, pp. 58-65. 1567 K. Simonov, Il campo dello sterminio, op. cit., p. 8. 1568 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 155. 1569 Idem, p. 156. 1570 Idem, p. 157. 1571La “prima facie evidence” nel diritto americano è la prova che è sufficiente a stabilire una presunzione del fatto.

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In un articolo apparso nel 1992 uno storico del Museo di Majdanek, Czeslaw Rajca, rivelò:

«Nella valutazione delle perdite umane furono prese in considerazione anche le scarpe rimaste a Majdanek, oltre 800.000 paia. Si suppose che esse erano state lasciate dai detenuti assassinati al campo. Da documenti venuti alla luce successivamente sappiamo che a Majdanek c'era un magazzino al quale venivano mandate scarpe dagli altri campi»1574.

Il magazzino in questione era quello della Pelz- und Bekleidungswerkstätte Lublin (laboratorio di pellicce e vestiario di Lublino).

La montagna di scarpe fu la “prova” determinante che permise alla Commissione di inchiesta polacco-sovietica di fissare il numero delle vittime di Majdanek a 1.500.000!

A questo riguardo van Pelt afferma:

«Sulla base della capacità dei vecchi forni crematori e del nuovo crematorio e della presunta capacità dei roghi sia all'interno sia all'esterno del campo, la commissione stimò che nel campo erano state uccise circa 1,500.000 persone. Questa cifra fu ritenuta sospetta fin dall'inizio e [ciò] portò nel 1948 a una nuova stima ufficiale di 360.000 vittime, basata sull'analisi di trasporti, liste di decessi, e sulla capacità delle baracche»1575.

La cifra fissata dalla Commissione di inchiesta polacco-sovietica fu addirittura aumentata dalla sentenza del processo di Lublino del 2 dicembre 1944 contro Hermann Vogel et al.: 1.700.111!  1576

Quanto alla «nuova stima ufficiale di 360.000 vittime» elaborata da Zdzis#aw #ukaszkiewicz nel 1948 e “confermata” da Józef Marsza#ek nel 1981, essa non aveva alcun valore perché era basata su dati oltremodo fantasiosi1577, a tal punto che, nel 1992, Czes#aw Rajca la ridimensionò a 235.000 1578.

Come si vede, van Pelt non conosce neppure le fonti olocaustiche.

Ma anche quella cifra era completamente priva di valore storico: nel 2005 Tomasz Kranz, direttore della sezione scientifica del Museo di Majdanek, nel n. 23 dei “Zeszyty Majdanka” (Quaderni di Majdanek), operò infatti una drastica revisione del numero delle vittime del campo di Majdanek abbassandolo ulteriormente a 78.000 1579. Ma questa cifra è ancora quasi il doppio di quella reale risultante dai documenti, che è di circa 42.0001580.

Da ciò si può desumere quanto fossero attendibili le conclusioni della Commissione di inchiesta polacco-sovietica.

Da ciò si può desumere anche quanto valga questa affermazione di Franciszek Piper pienamente accettata da van Pelt:

«A Majdanek furono assassinati da 50.000 a 95.000 Ebrei polacchi»1581.

 

16.4.3.I forni crematori  

Van Pelt riassume così la “perizia” della Commissione polacco-sovietica sui forni crematori H. Kori riscaldati con coke del nuovo crematorio di Majdanek:

«In un forno si potevano collocare quattro corpi alla volta con gli arti tagliati. Per bruciare quattro corpi ci volevano 15 minuti, perciò con tutti i forni lavorando tutto il giorno si potevano cremare 1.920 corpi in 24 ore»1582.

Nel capitolo V dell'opera menzionata sopra1583 ho descritto la genesi, la struttura, il funzionamento e la capacità di cremazione dei forni crematori di Majdanek, dimostrando tra l'altro che la suddetta “perizia” è tecnicamente folle1584: la capacità teorica dei 5 forni Kori del nuovo crematorio era di 120 cadaveri in 24 ore, era cioè inferiore di 16 volte a quella indicata nella “perizia”

1572 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 158. 1573 Idem, p. 159. 1574 Cz. Rajca, Problem liczby ofiar w obozie na Majdanku, in: “Zeszyty Majdanka”, tomo XIV, 1992, p. 127. Cfr. J. Graf, C. Mattogno, Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study, op. cit., p. 87. 1575 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 157. 1576 J. Graf, C. Mattogno, Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study, op. cit., p. 80. 1577 Idem, pp. 80-86. 1578 Idem, pp. 86-88. 1579 Junge Freiheit (settimanale tedesco), 13 gennaio 2006, p. 21. 1580 J. Graf, C. Mattogno, Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study, op. cit., pp. 71-79. 1581 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 114. 1582 Idem, p. 157. 1583 Idem, capitolo V, “The Crematoria of Majdanek”, pp. 95-117. 1584 Idem, pp. 110-115.

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summenzionata. Un ordine di grandezza simile si ritrova nel numero delle cifre, che dalla Commissione di inchiesta polacco-sovietica (1945) a Tomasz Kranz (2005) è sceso di 19 volte.

 

16.5. L'articolo di Boris Polevoi del 2 febbraio 1945  

Dopo aver dato questo saggio di ignoranza storico-tecnica e di sconsiderata credulità, van Pelt ritorna ad occuparsi di Auschwitz. E qui egli incontra l'ostacolo dell'articolo di Boris Polevoi, le cui fantasiose affermazioni sono inconciliabili con il nucleo centrale della storia delle camere a gas creato dal rapporto del War Refugee Board. Van Pelt si vede dunque costretto a giustificarle in qualche modo:

«Nel tentativo di immaginare come potesse essere quell'installazione, Polevoi diede libero corso alla sua immaginazione: i Tedeschi avrebbero ricostruito le camere a gas e demolito e distrutto “le tracce del nastro trasportatore elettrico dove venivano folgorati centinaia di detenuti alla volta,dopo di che i loro corpi cadevano su un nastro trasportatore che si muoveva lentamente e li portava fin sulla sommità dell'altoforno dove cadevano, bruciavano completamente, le loro ossa erano trasformate in farina nei laminatoi che poi era mandata nei campi circostanti”1585.

Nelle settimane seguenti, una indagine giudiziaria doveva confermare l'esistenza e l'uso di camere a gas e dei forni e relegare il nastro trasportatore elettrico e l'altoforno nel regno del mito. Sulla fonte dell'affermazione di Polevoi che l'installazione di sterminio conteneva un nastro trasportatore elettrico tra la camera a gas e il cosiddetto altoforno si possono fare solo delle congetture.

Nei crematori II e III un montacarichi elettrico collegava la camera a gas seminterrata alla sala di cremazione. Nella confusione delle lingue che esisteva ad Auschwitz alla liberazione, Polevoi potrebbe aver frainteso dei riferimenti al montacarichi elettrico»1586.

Così qualcosa che appartiene al «regno della fantasia» diventa un semplice fraintendimento della “realtà”, dunque, in un certo qual modo, una “conferma” della “realtà”!

Ma in quella «confusione delle lingue» c'erano anche ottimi interpreti, che furono infatti impiegati dalla Commissione di inchiesta sovietica. Il presunto fraintendimento (tra un montacarichi e un nastro trasportatore!) è invece un semplice affronto all'intelligenza del giornalista sovietico.

Per avvalorare in qualche modo questa insulsa spiegazione, van Pelt ricorre a una piccola menzogna, scrivendo che il «nastro trasportatore elettrico» si trovava «tra (between) la camera a gas e il cosiddetto altoforno», cosa che ovviamente Polevoi non dice affatto, perché il «nastro trasportatore elettrico» era esso stesso uno strumento di sterminio, sul quale «venivano folgorati centinaia di detenuti alla volta hundreds».

Infatti, nell'articolo in questione, le “camere a gas” sono menzionate due righe dopo la fine del passo citato da van Pelt e in un contesto completamente diverso:

«Gli apparati mobili speciali per l'uccisione dei bambini furono portati nelle retrovie. Le camere a gas stazionarie della parte orientale1587 del campo furono modificate1588»1589.

Come abbiamo visto nel capitolo 15.1., tutti gli elementi del racconto di Polevoi erano stati creati dai centri di propaganda dei vari movimenti di resistenza clandestini del campo.

Van Pelt continua poi la sua giustificazione così:

«Per quanto riguarda l'altoforno, la fonte più probabile è la domanda di brevetto T 58240, che fu presentata dal costruttore di forni crematori J.A. Topf & Söhne di Erfurt per un “Forno crematorio per cadaveri a funzionamento continuo per uso intenso” archviata dalla Topf il 5 novembre 1942. Nella sua progettazione esso riflette in generale la descrizione di Polevoi.La Zentralbauleitung di Auschwitz possedeva una copia di questa domanda di brevetto ed essa fu trovata dai Russi quando liberarono il campo. È possibile che a Polevoi fu mostrato questo documento e che egli ne trasse le proprie conclusioni»1590.

1585 La traduzione inglese del testo russo non è ineccepibile. 1586 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 159-161. 1587 Le presunte camere a gas si trovavano nella parte occidentale del campo. 1588 Il testo dice “pjerjestrojen'i”, nel senso di una sorta di mascheramento, non di una “ricostruzione” (“rebuilt”), come scrive van Pelt. 1589 B. Polevoi, “Kombinat smerti v Osvetzime”, Pravda, 2 febbraio 1945, p. 4. 1590 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 161.

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In realtà questa richiesta di brevetto (Patentanmeldung) per un «forno crematorio per cadaveri con funzionamento continuo per uso di massa» (Kontinuierlich arbeitender Leichen-Verbrennungsofen für Massenbetrieb) non si trovava affatto nell'archivio della Zentralbauleitung, perciò ancor meno poté essere mostrata a Polevoi; la copia del documento in possesso del Museo di Auschwitz, alla quale van Pelt fa esplicito riferimento1591, proviene infatti dal Deutsches Patentamt (Ufficio Brevetti Tedesco) di Berlino e giunse al Museo molto tardi. Come avverte una “Nota di servizio” (Notatka s#u#bowa) del 17 gennaio 1985, il documento, archiviato il giorno stesso da Franciszk Piper, era stato trasmesso

«al direttore [del Museo di Auschwitz] K. Smole# da Harold Kirschner, direttore ministeriale al Ministero della Giustizia di Bonn il 9 luglio 1984»1592.

 

16.6. Le perizie e le indagini polacche 16.6.1 Roman Dawidowski  

Van Pelt liquida in poche righe le indagini della Commissione sovietica di inchiesta su Auschwitz1593, di cui conosce soltanto il rapporto finale apparso sulla “Pravda” il 7 maggio 1945, e altre poche righe alla questione della cifra dei 4 milioni di morti, di cui mi sono occupato nel capitolo 14.

Egli riassume brevemente le pagine della perizia di Dawidowski che contengono gli “indizi criminali” poi ripresi da Pressac1594. Al riguardo scrive:

«Ogni volta che erano designati come installazioni di sterminio, i crematori venivano denominati Spezialeinrichtungen (installationi speciali) per1595 la Sonderbehandlung (trattamento speciale) di detenuti. L'ultimo termine si riferiva all'uccisione»1596.

Tutte le conoscenze di van Pelt sulla Sonderbehandlung ad Auschwitz sono concentrate in questa mezza riga! Egli rimanda ad una ben nota opera che raccoglie in meno di quattro pagine citazioni di documenti tedeschi in cui tale termine significa effettivamente uccisione, ma nessuna delle quali si riferisce ad Auschwitz1597. Riguardo a questo campo, come ho spiegato sopra, nessuno dei documenti che menzionano la Sonderbehandlung è riferibile all'uccisione, ma tutti hanno un significato igienico-sanitario. Basti solo dire che nella lista dei progetti di costruzione relativi al «campo per prigionieri di guerra Auschwitz», cioè al campo di Birkenau, redatta dalla Zentralbauleitung il 28 ottobre 1942 e denominata ufficialmente «Durchführung der Sonderbehandlung» (attuazione del trattamento speciale), l'unica costruzione messa direttamente in relazione con la Sonderbehandlung è la Zentralsauna, esplicitamente designata «Entwesungsanlage für Sonderbehandlung» (impianto di disinfestazione per trattamento speciale)1598.

Van Pelt riferisce poi che, secondo Dawidowski,

«le procedure operative dei crematori di Birkenau violavano la legge tedesca sulla cremazione del 15 maggio 1934»1599.

Egli spiega poi che

«la progettazione dei forni crematori di Auschwitz violava il principio importantissimo che si doveva cremare un solo cadavere alla volta e che le ceneri del deceduto dovevano essere identificabili e raccolte in un'urna. I forni progettati dalla Topf non si curavano della legge:

essi avevano tre (crematori II e III) o otto muffole (crematori IV e V) e, poiché in ogni muffola

1591 Idem, nota 87 a p. 521. 1592 APMO, D-Z/ Bau, BW 30/44, p. 14. 1593 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 161. 1594 Vedi capitolo 1.1. 1595 In realtà nessun documento parla di “special installations for the special treatment”, che in tedesco sarebbe “Spezialeinrichtungen für die Sonderbehandlung”. 1596 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 209. 1597 Nationalsozialistiche Massentötungen durch Giftgas. Eine Dokumentation. Herausgegeben von Eugen Kogon, Hermann Langbein, Adalbert Rückerl u.a. S. Fischer Verlag, Frankfurt am Main, 1983, pp. 16-19. 1598 Vedi capitolo 7.2.4. 1599 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 211-212.

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si potevano cremare fino a cinque cadaveri alla volta, era inevitabile che le ceneri si mescolassero»1600

Van Pelt confonde il sistema costruttivo con la conduzione dei forni, che giudica per di più in base alle assurde dichiarazioni dei testimoni. In realtà nei preventivi di costo dei forni a 2 e a 3 muffole vengono menzionati dei carrelli o dispositivi per l'introduzione della bara nella muffola (Sargeinführungswagen o Sargeinführungsvorrichtung), dunque la cremazione era prevista con la bara. Dalle istruzioni di servizio della Topf si desume inoltre che i forni a 2 e a 3 muffole erano progettati per cremare un solo cadavere per volta e che, con una corretta conduzione, essi garantivano la separazione delle ceneri dei cadaveri cremati. Infine a Birkenau furono usati contrassegni refrattari (Schamottemarken), che accompagnavano il cadavere durante la cremazione e ne identificavano le ceneri1601.

Il ragionamento di van Pelt è tanto più insensato in quanto, mentre le muffole dei forni Topf a 3 muffole misuravano mm 800 (altezza) x 700 x 2000, le misure minime ammesse per le muffole dei forni civili dall' Unione delle associazioni per la cremazione della Grande Germania nelle sue

«Norme per la costruzione e il funzionamento di forni per la cremazione di cadaveri umani» erano di mm 900 x 900 x 2250 1602; perciò in ogni muffola, secondo van Pelt, si potevano cremare ben più di cinque cadaveri alla volta, ma non per questo tali forni «violavano la legge tedesca sulla cremazione del 15 maggio 1934».

Con riferimento ai primi due forni a 2 muffole del crematorio I, Van Pelt afferma:

«Dawidowski rilevò che il forno all'inizio era riscaldato dai gas prodotti dalla combustione del coke. Quando avevano raggiunto la temperatura di cremazione ideale, venivano introdotti i cadaveri. Da quel momento in poi i resti fornivano il combustibile più importante»1603.

Questa è una semplice congettura di van Pelt tratta dalle fantasie di Tauber 1604, perché Dawidoswki scrisse:

«Il crematorio constava di due forni a 2 muffole, di sistema [costruttivo] della nota ditta tedesca di costruzione di focolari e crematori J.A. Topf & Söhne di Erfurt. Secondo l'opinione del perito, la struttura dei forni di questa ditta non è molto differente dai [forni] crematori delle altre ditte impiegati in Germania, come la ditta Beck di Offenbach1605, la Didier di Stettino-Berlino1606, Kori1607 di Berlino o Ruppmann1608 di Stoccarda. Il forno è costituito di una cosiddetta storta [muffola] aperta attraverso la quale nella fase del riscaldo della storta passano i prodotti della combustione del gas di gasogeno prodotto nel gasogeno a coke installato nel forno. Questi prodotti della combustione dopo aver attraversato la storta riscaldano l'aria nel recuperatore nella fase di riscaldo del forno e poi nella fase di cremazione dei cadaveri i prodotti della combustione dei cadaveri ardenti riscaldano continuamente in questo stesso recuperatore l'aria che entra adeguatamente riscaldata attraverso aperture nella storta e fornisce l'ossigeno indispensabile per lo svolgimento del processo di cremazione dei cadaveri»1609.

Van Pelt riferisce ancora:

«Egli calcolò che la capacità giornaliera del crematorio era di 200 cadaveri. Dopo l'aggiunta di un terzo forno a due muffole nel 1941 e la modificazione dei condotti del fumo, la capacità salì a 350 [...]

Ciò fu seguito dai calcoli di Dawidowski sulla capacità di cremazione dei forni. Egli assunse che ogni muffola poteva cremare fino a cinque cadaveri alla volta e che la durata media della cremazione era tra venticinque e trenta minuti. Sulla base di queste cifre, egli

1600 Idem, p. 212. 1601 Vedi capitolo 8.7.2. 1602 Richtlinien für den Bau und Betrieb von Öfen zur Einäscherung menschlicher Leichen aufgestellt vom Grossdeutschen Verbande der Feuerbestattungsvereine EV. Verlag der Verlagsabteilung des Grossdeutschen Verbandes der Feuerbestattungsvereine EV. Berlino, 1937. 1603 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 212. 1604 Secondo questo testimone, i forni “si riscaldavano al rosso grazie alla brace [per van Pelt: i resti] che si produceva”. Vedi capitolo 9.2.8 1605 La ditta Gebrüder Beck di Offenbach. 1606 La ditta Didier-Werke, poi Schamottefabrik A.G. di Stettino. 1607 La ditta Hans Kori di Berlino. 1608 La ditta Wilhelm Ruppmann di Stoccarda. 1609 Processo Höss, tomo 11, pp. 23-24.

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giunse ad un tasso orario di cremazione di 175 cadaveri per i crematori II e III e a una capacità giornaliera di 2.500 persone per ogni crematorio - una cifra che costituiva una riduzione del 16% rispetto alla cifra stimata dalla Commissione polacco-sovietica subito dopo la liberazione del campo, ma che era un po' più del 60% più alta della capacità ufficiale di 1.440 cadaveri al giorno calcolata dalla Topf. Secondo Dawidowski, i crematori IV e V avevano una capacità di cremazione di 1.500 cadaveri al giorno, una cifra uguale alla capacità delle camere a gas che era stata assunta, uguale alla stima sovietica precedente e circa doppia rispetto alla cifra ufficiale tedesca di 768 cadaveri al giorno»1610.

Van Pelt fornisce un altro esempio della sua crassa ignoranza. Egli non sa neppure che della «Commissione polacco-sovietica» che indagò sui crematori e sul numero delle vittime di Auschwitz aveva fatto parte anche Dawidowski. Essa infatti, come ho già accennato, era composta dagli ingegneri polacchi Dawidowski e Doli# s ki e dagli ingegneri sovietici sovietici Lavruschin e Schuer.

Nella loro “perizia” sui forni crematori e le presunte camere a gas redatta tra il 14 febbraio e l’8 marzo 1945 essi scrissero quanto segue:

- Crematori II/III:

In ogni muffola si caricavano da 3 a 5 cadaveri, la cremazione dei quali durava da 20 a 30 minuti. Perciò nelle 30 muffole dei due crematori, a pieno carico, si potevano cremare 6.000 cadaveri al giorno.

- Crematori IV/V:

In ogni muffola si caricavano da 3 a 5 cadaveri, la cremazione dei quali durava 30-40 minuti. Perciò nelle 16 muffole di questi crematori, a pieno carico, si potevano cremare circa 3.000 cadaveri al giorno1611.

Dunque Dawidowski non «calcolò» proprio nulla, ma si limitò a ripetere ciò che aveva già sottoscritto come membro della suddetta commissione:

- Crematori II e III:

«In ogni muffola si caricavano mediamente cinque cadaveri alla volta. La cremazione di un tale carico durava 25-30 minuti. Le 30 muffole dei due crematori II e III potevano cremare in un’ora 350 cadaveri. Secondo l’opinione del perito, con un funzionamento continuativo in due turni di 12 ore al giorno, considerando 3 ore al giorno di sosta per l’estrazione delle scorie dei gasogeni e per vari lavori minori, con le inevitabili interruzioni dell’attività continuativa, il quantitativo medio di cadaveri effettivamente cremati in 24 ore era di 5.000 nei due crematori. Questa cifra è conforme alle deposizioni dei testimoni oculari Tauber e Jankowski»1612.

- Crematori IV e V:

«Anche in questi crematori si caricavano 3-5 cadaveri in ogni muffola. La cremazione di un tale carico durava circa 30 minuti. Secondo l’opinione del perito, i due crematori IV e V, funzionando a pieno regime, con 2 turni di 12 ore, considerando la sosta per l’estrazione delle scorie dei gasogeni, le piccole soste impreviste, gli ingorghi ecc., potevano cremare mediamente 3.000 al giorno. Questa cifra è conforme alle deposizioni dei testimoni oculari»1613.

Il carattere pseudoscientifico di questi presunti «calcoli» appare evidente da questo fatto: nelle deposizioni rese davanti al giudice Sehn, Tauber e Jankowski avevano attribuito al crematorio II/III una capacità di cremazione di 2.500 cremazioni al giorno. La perizia polacco-sovietica si basava su ipotesi iniziali (3-5 cadaveri per muffola cremati in 20-30 minuti) dai quali risultava una capacità media (4 cadaveri per muffola cremati in 25 minuti) di 3.456 cadaveri in 24 ore; la capacità addotta dai periti (3.000 cadaveri al giorno) derivava dalla tacita assunzione di una sosta di tre ore al giorno per la pulizia dei gasogeni esplicitamente affermata da Tauber nel corso del suo interrogatorio sovietico1614: con questa limitazione la capacità di cremazione scende infatti a 3.024 cadaveri al giorno. Dawidowski, come perito giudiziario, non poteva contraddire le testimonianze di Tauber e Jankowski, ma non poteva neppure rinnegare ciò che aveva sottroscritto come membro della Commissione polacco-sovietica. Proprio la necessità di accordare questi dati discordanti indusse

1610 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 212 e 214. 1611 “Akt 14 febbraio- 8 marzo 1945. Città di Oswiecim”. GARF,7021-108-14, pp. 2-7. 1612 Processo Höss, tomo 11, p. 47. 1613 Idem, p. 48. 1614 Vedi capitolo 9.2.5.

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Dawidowski a elaborare un miscuglio di dati contraddittori. Se infatti 15 muffole potevano cremare in un'ora 175 cadaveri, in 21 ore di lavoro effettivo la capacità di cremazione sarebbe stata di (175 x 21 =) 3.675 cadaveri; se invece la capacità quotidiana di 15 muffole era di 2.500 cadaveri, allora esse funzionavano per (2.500 : 175 =) circa 14 ore al giorno. Entrambe le ipotesi sono dunque in contrasto con le testimonianze di Tauber e di Jankowski.

Per i crematori IV e V Dawidowski si limitò a ripetere la capacità di cremazione addotta dalla Commissione polacco-sovietica, riducendo tuttavia la durata del processo di cremazione da 30-40 minuti a 30 minuti. Dai dati medi da lui addotti (4 cadaveri per muffola in 30 minuti in 21 ore di funzionamento al giorno) risulta però una capacità di cremazione di 1.344 cadaveri al giorno, che egli arrotondò generosamente a 1.500 per farla combaciare con quella della “perizia” polacco-sovietica. Van Pelt aggiunge:

«Tuttavia durante l'azione ungherese il quantitativo dei cadaveri da cremare1615 superò la capacità totale dei crematori, di 8.000 cadaveri al giorno. Due fosse di cremazione create nella primavera del 1944 avevano una capacità di 5.000 cadaveri ciascuna, il che portò la capacità di cremazione totale di Birkenau a 18.000 - cifra molto al di sotto del tasso di uccisione massimo di 60.000 persone al giorno in tutte le camere a gas»1616.

Questa è una ulteriore dimostrazione dell' incompetenza e delle gravi carenze metodologiche di van Pelt.

Dawidowski accettò con entusiasmo la propaganda sovietica: egli non si accontentò di ribadire la storia dei 4 milioni di morti1617, ma vi aggiunse un'altra assurdità sua personale, anch'essa, naturalmente, supportata da una brillante “dimostrazione (pesudo)scientifica”:

«Alla luce delle dichiarazioni concordanti dei testimoni, il perito stima la produttività delle camere a gas dei quattro complessi di cremazione di Birkenau a circa 60.000 persone in 24 ore. Questa cifra si fonda sul seguente calcolo:

secondo le dichiarazioni dei testimoni, nelle camere a gas di ciascun crematorio si pigiavano 3.000 persone alla volta. La svestizione, in un clima di incitamento violento, durava circa 30 minuti, il tempo della gasazione era mediamente di 25-30 minuti, lo sgombero delle camere durava 4 ore per ogni gasazione. Complessivamente dunque per effettuare la gasazione di un carico delle camere i volevano 5 ore, ossia la produttività delle camere a gas di ciascun complesso di cremazione in 24 ore era di circa 15.000 persone. Per i 4 complessi di cremazione risulta la cifra di 60.000 persone in 24 ore»1618.

Il perito aggiungeva che, nel 1944, la capacità di cremazione di Birkenau era di 18.000 cadaveri al giorno - 8.000 nei crematori e 10.000 nelle “fosse di cremazione” -, ma essa arrivava a 24.000 «in caso di utilizzazione massima di tutti gli impianti»1619.

L'assurda storia inventata da Dawidowski fu ripresa sia nella sentenza del processo Höss sia nell'atto di accusa del processo della guarnigione: in entrambi si afferma che la capacità sterminatrice delle presunte camere a gas era di 60.000 persone al giorno1620, mentre la favola dei 10.000 cadaveri cremati al giorno nelle “fosse di cremazione” vale ancora oggi come verità olocaustica ufficiale1621.

Per quanto riguarda queste ultime, Dawidowski non disse affatto che erano due, ciascuna con una capacità di 5.000 cadaveri al giorno, ma scrisse:

«fosse1622 presso il crematorio V [capacità di cremazione]5.000 [cadaveri al giorno] e fosse presso il secondo Bunker 5.000»1623.

Ed ecco infine l'incredibile conclusione di van Pelt: la perizia di Dawidowski «pose la storia delle installazioni di sterminio di Auschwitz su una solida base storica»1624.

1615 Il testo dice “actual incineration capacity”, “la capacità effettiva di cremazione” ma bisogna ovviamente intendere il quantitativo dei cadaveri da cremare. 1616 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 214-215. 1617 Processo Höss, tomo 11, p. 52. 1618 Idem, p. 51. 1619 Idem. 1620 AGK, NTN, 146z (sentenza del processo Höss), p. 31; GARF, 7021-108-39, p. 75 (atto di accusa del processo della guarnigione del campo). 1621 F. Piper, Gas Chambers and Crematoria, op. cit., pp. 173-174. 1622 “Do#y”, al plurale. 1623 Processo Höss, tomo 11, p. 51. 1624 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., 216.

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In realtà Dawidowski fu un fervido sostenitore della propaganda sovietica, che prima contribuì a creare come membro della Commissione di inchiesta polacco-sovietica, poi divulgò come perito giudiziario. Le sue congetture sui “criptonimi” tedeschi (Sonderbehandlung, Sondermassnahmen, ecc.), come ho spiegato sopra, partivano dal presupposto dell’esistenza certa di camere a gas omicide nei crematori di Birkenau per dedurre da essa il presunto significato criminale dei “criptonimi”; van Pelt invece parte dal presupposto certo del significato criminale dei “criptonimi” per dedurre da esso l'esistenza delle camere a gas omicide. Ma entrambe le procedure costituiscono un mero circolo vizioso e non possono minimamente costituire «una solida base storica». E ciò vale a maggior ragione per le congetture di Dawidowski sui forni crematori di Birkenau, che sono una sterile ripetizione della propaganda sovietica condita di ulteriori assurdità. L'unica base che Dawidowski fornì alla storiografia successiva non fu dunque storica, ma propagandistica.

16.6.2. Jan Sehn  

Il giudice Sehn fondò la sua istruttoria sul presunto sterminio ad Auschwitz su questa base propagandistica. Come riferisce van Pelt, egli nel 1946 scrisse che nelle 46 muffole di Birkenau si cremavano 3-5 cadaveri alla volta in circa 30 minuti in 23 ore di funzionamento quotidiano, il che corrisponde ad una capacità di cremazione giornaliera di 12.000 cadaveri al giorno e di 4.380.000 all'anno. Sorprendentemente qui van Pelt dimostra un barlume di senso critico rilevando:

«Non è chiaro perché Sehn scelse di modificare la valutazione di Dawidowski che la capacità dei quattro crematori di Birkenau era di 8.000 [cadaveri] al giorno. I calcoli di Sehn non hanno senso: se assumiamo un carico di 5 cadaveri per muffola, un tempo di cremazione di 30 minuti e un periodo di attività di 23 ore al giorno, otteniamo una capacità di “soli” (46 x 5 x 2 x 23) = 10.580 cadaveri al giorno»1625.

La spiegazione è che Sehn, quanto a propaganda, fu più sovietico degli stessi Sovietici; come abbiamo visto nel capitolo 14.1, egli aumentò addirittura il numero delle vittime di Auschwitz da 4 a 5 milioni.

L'affermazione del giudice Sehn era in contrasto anche con le dichiarazioni di Jankowski, secondo il quale, come ci ricorda van Pelt,

«i crematori II e III avevano una capacità di 2.500 cadaveri, mentre i crematori IV e V potevano cremarne 1.500 ciascuno»1626, complessivamente 8.000 cadaveri al giorno, non 12.000.

Van Pelt cita poi il seguente passo della deposizione di Jankowski:

«La rampa di scarico era situata di fronte ai crematori II e III, più o meno a metà strada tra i campi C e D. All'epoca a Birkenau venivano uccisi circa 18.000 Ungheresi al giorno. Circa il 30% dei trasporti che giungevano allora, che continuavano ad arrivare uno dopo l'altro per tutto il giorno, erano selezionati per essere immessi nel campo. Essi furono registrati nelle serie A e B. Se il numero delle persone da gasare non era abbastanza numeroso, esse venivano fucilate e bruciate in fosse. Di regola le camere a gas si usavano per gruppi di più di 200 persone, perché non valeva la pena di mettere in funzione la camera a gas per un numero più piccolo di persone»1627.

La cifra di 18.000 Ebrei ungheresi assassinati al giorno è assolutamente infondata. Secondo il testimone, infatti, questa cifra rappresenta il 70% degli Ebrei ungheresi deportati (il restante 30% erano immatricolati), perciò il numero giornaliero dei deportati sarebbe stato di circa 25.700. Perfino il Museo di Auschwitz, che ha pubblicato la deposizione di Jankowski, è stato costretto ad ammettere:

«La cifra è troppo alta. Secondo le decisioni prese a Vienna, si prevedeva che dovessero arrivare ogni giorno quattro treni con 3.000 persone ciascuno»1628. Tuttavia solo una volta - il 17 giugno 1944 - arrivarono ad Auschwitz quattro trasporti, dunque circa 12.000 deportati; in tutti gli altri giorni del periodo della deportazione il numero di trasporti fu di uno, due o tre1629.

1625 Idem, p. 218. 1626 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 186. 1627 Idem, pp. 186-187. 1628 Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos, op. cit., nota 74 a p. 49.

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Ma l'attenzione di van Pelt stranamente non è attratta da questa grossolana menzogna, bensì dalla questione delle fucilazioni. Egli afferma infatti che «Jankowski aveva ampiamente ragione nella sua ultima asserzione», sulla quale ricama una storia fantasiosa relativa allo sviluppo della presunta pratica delle fucilazioni alle fosse, che riassume così:

«La maggior parte di coloro che erano condannati a morte potevano percorrere a piedi la distanza relativamente breve dal luogo di selezione ai crematori. Poiché per coloro che non potevano camminare non c'erano trasporti disponibili, si creò una situazione per cui coloro che erano giunti a piedi ai crematori dovevano aspettare a lungo che gli storpi e gli zoppi li raggiungessero. Questo ritardo disturbava l'efficienza dell'operazione di uccisione e produceva grande ansietà, perciò le SS decisero di non attendere coloro che non erano in grado di unirsi al grosso dei deportati che dovevano essere gasati e di cominciare a gasare coloro che potevano raggiungere a piedi di crematori subito dopo che si erano spogliati. Da ciò nacque la pratica di fucilare coloro che erano lasciati indietro»1630.

Van Pelt ha inventato questa storia probabilmente perché considerava insensata l'affermazione di Jankowski. In effetti, la più piccola delle presunte camere a gas dei crematori IV e V aveva una superficie di appena 43,2 metri quadrati, perciò non si capisce per quale ragione «non valeva la pena» di gasarvi meno di 200 persone; la cosa, dal punto di vista di van Pelt è ancora più incomprensibile perché egli crede che nelle presunte camere a gas omicide si impiegasse un quantitativo irrisorio di Zyklon B1631.

Aggiungo che la storia inventata da van Pelt è clamorosamente smentita proprio da Jankowski, che dichiarò:

«In relazione alla gasazione stessa bisogna dire che, quando si portavano vecchi o bambini deboli o malati, non si ordinava loro di scendere dalla vettura, ma li si scaricava sollevando il cassone dell'automezzo nel cortile [del crematorio], come si scarica l'immondizia, in fosse appositamente preparate»1632.

Dunque - contrariamente a ciò che afferma van Pelt - coloro che non erano in grado di camminare venivano portati ai crematori con automezzi.

Nel suo rapporto sulle indagini svolte al campo, Sehn non solo respinse la capacità di cremazione addotta da Jankowski, ma neppure menzionò le fucilazioni alle fosse. Nonostante ciò, van Pelt scrive che «le dichiarazioni di jankowski fornirono una solida base per l'indagine di Sehn»1633.

Ma anche l' indagine di Sehn, al pari della perizia di Dawidowski, era basata sulla propaganda.

Ciò appare in modo particolarmente evidente proprio nel passo relativo alle “fosse di cremazione”:

«Nel periodo da maggio ad agosto 1944, quando vi furono trasporti di massa di Ebrei ungheresi e di insorti francesi, nella fretta causata dagli sviluppi della situazione dei fronti bellici, Ungheresi e Francesi furono gasati in tale quantità che i crematori non furono in grado di cremare tutti i cadaveri. Perciò allora furono scavate sei enormi fosse accanto al crematorio V e furono riaperte le vecchie fosse presso la camera a gas nel bosco [il “Bunker 2”] e i cadaveri vi furono cremati ininterrottamente. Con tutte le installazioni funzionanti a pieno regime, nell’agosto 1944 si raggiunse la cifra di 24.000 cadaveri cremati al giorno!»1634.

Il carattere propagandistico di queste affermazioni è fin troppo evidente. Come ho spiegato sopra, la cifra “24.000” è assurda perfino in riferimento ai detenuti deportati, a maggior ragione per quelli pretesamente assassinati. Il mese - agosto - è invece anacronistico, perché la deportazione degli Ebrei ungheresi cessò il 9 luglio e gli ultimi trasporti giunsero ad Auschwitz l'11 luglio 1944. La storia dello sterminio dei resistenti francesi è invece una leggenda in auge nell'immediato dopoguerra:

1629 C. Mattogno, Die Deportation ungarischer Juden von Mai bis Juli 1944. Eine provisorische Bilanz, in: “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”, anno 5, n. 4, dicembre 2001, p. 392. 1630 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 187. 1631 Vedi capitolo 13.1. 1632 Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos, op. cit., p. 55. 1633 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 187. 1634 J. Sehn, Obóz koncentracyjny i zag#ady O#wi#cim, op. cit., p. 126.

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Filip Friedman riferisce che essi erano stimati a 670.000! 1635. Questa leggenda durò fino agli anni Settanta, poi svanì1636.

Infine, tra tutti i testimoni che resero dichiarazioni del tutto contraddittorie sulle “fosse di cremazione”, nessuno menzionò il numero addotto da Jan Sehn.

Van Pelt chiude il capitolo dedicando alcune pagine al libro di Ota Kraus e Erich Schön (Kulka) Továrna na smrt (La fabbrica della morte) apparso nel 1946 1637 e rielaborato nel 1956, cui seguì un'altra edizione l'anno dopo1638. In questo libro gli autori cercarono di giustificare storicamente, sulla base di trasporti fittizi, la menzogna sovietica dei 4 milioni di morti: essi inventarono trasporti di Ebrei non immatricolati presuntamente gasati all'arrivo per un totale di 3.500.000 persone, vi aggiunsero i presunti 320.000 detenuti immatricolati morti al campo e i presunti 15.000 morti durante l'evacuazione del campo, e alla fine conclusero che la loro cifra non era lontana dalla cifra sovietica dei 4 milioni!1639.

Particolarmente strampalata era la loro descrizione dei forni dei crematori II/III, che viene citata da van Pelt:

«All'ingresso della camera a gas c'era un ascensore, dietro porte doppie, per trasportate i cadaveri alle sale forni al pianterreno, con i loro forni a tre livelli1640. Al livello inferiore l'aria era [immessa] mediante ventilatori elettrici, in quello medio bruciava il combustibile e in quello superiore venivano collocati i cadaveri, due o tre alla volta, su una robusta griglia di argilla [refrattaria]»1641.

Così i due “storici” interpretarono e spiegarono l'espressione tedesca Dreimuffelofen, forno a tre muffole, come forni a tre piani, sebbene - cosa ancora più grave - avessero pubblicato nella pagina precedente una fotografia dei forni a 3 muffole del crematorio II. Quanto a van Pelt, egli si è sentito in dovere di spiegare il testo aggiungendo il verbo «brought [immessa]», ma non ha minimamente segnalato il grossolano errore relativo alla struttura dei forni. Un'altra prova della sua straordinaria incompetenza storico-tecnica.

 

16.7. I testimoni Charles Sigismund Bendel, Miklos Nyiszli e Filip Müller

 

Nella sua «ricostruzione di come emerse la conoscenza di Auschwitz» van Pelt trascura tre testimoni importanti del “Sonderkommando”, i quali, come ho spiegato sopra, non potendo beneficiare degli sviluppi finali della storia propagandistica delle camere a gas, resero al riguardo dichiarazioni contrastanti e insensate.

16.7.1. Charles Sigismund Bendel

Van Pelt riporta un lungo stralcio della deposizione di Bendel al processo Belsen1642, ma senza alcun commento. Eppure esso contiene varie affermazioni che contrastano in modo stridente con il suo credo, ad esempio:

- la gasazione di 80.000 Ebrei del ghetto di Lodz1643, sebbene i deportati accertati fossero stati 25.000 1644;

- il numero (3), le dimensioni (m 12 x 6) e la capacità (1.000 cadaveri all'ora) delle presunte “fosse di cremazione” nel cortile del crematorio V, in totale contraddizione con le relative affermazioni di Tauber, Dragon e Jankowski (e di tutti gli altri testimoni)1645;

- la morte delle presunte vittime in due minuti e l'apertura della porta della presunta camera a gas dopo cinque minuti1646, mentre l'assunzione di van Pelt è «fino a 30 minuti»1647.

1635 F. Friedman, This was Oswiecim. The story of a murder camp. F. Friedman, This was Oswiecim. The story of a murder camp. The United Jewish Relief Appeal, London 1946, p. 55. 1636 C. Mattogno, Auschwitz:Open Air Incinerations, op. cit., pp. 24-25. 1637 O. Kraus, E. Schön [Kulka], Továrna na smrt. Praga 1946. 1638 Idem, Továrna na smrt. Dokument Osv#timi. Na#e Vojsko- SPB, Praga 1957. 1639 Idem, pp. 203-204. 1640 L'aggettivo impiegato nel testo originale, “tístup ov#” significa “a tre stadi”. 1641 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 221.O. Kraus, E. Kulka, Továrna na smrt. Dokument o Osv#timi, op. cit., p. 145. 1642 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 234-236. 1643 Idem, p. 234. 1644 Idem, p. 112. Vedi capitolo 14.2. 1645 C. Mattogno, Open Air Incinerations, op. cit., pp. 13-23 1646 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., 235. 1647 Idem, p. 388. Vedi capitolo 13.1.

Parte 13

Parte 13

Giugno 2007

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jurgen-graf-carlo-mattogno.jpgA maggior ragione van Pelt tace le numerose dichiarazioni successive di Bendel false o contrastanti con le sue assunzioni1648, ad esempio: - Le dimensioni delle presunte camere a gas di m 10 x 4 m 1,60. - Il carico normale di 1.000 vittime in un locale di 40 m2. A questo riguardo Bendel dichiarò:

 «Ogni camera a gas era lunga 10 metri e larga 4. Le persone vi venivano ammassate così strettamente che non c'era alcuna possibilità di mettercene altre. Per le SS era un grande divertimento gettare i bambini sulla testa (above the head) di coloro che vi erano strettamente pigiati» (corsivo mio)1649.

 Egli evidentemente aveva dimenticato di aver dichiarato che le presunte camere a gas erano alte m 1,60!

 Quando nel controinterrogatorio l'avvocato difensore Zippel gli chiese come fosse possibile stipare 1.000 persone in 64 m3, Bendel rispose:

 «Ciò bisogna chiederselo. Poteva essere fatto solo dalla tecnica tedesca»1650.

 - L'esistenza di due camere a gas in ogni crematorio1651.

 - Il numero delle presunte vittime nel mese di giugno 1944: 25.000 al giorno: «Durante il mese di giugno il numero dei gasati fu di 25.000 al giorno»1652. Ciò significa 750.000 gasati nel solo mese di giugno. Non solo, ma, in contraddizione con ciò, alla domanda:

 «Quanti furono gasati nel maggio e nel giugno 1944?», Bendel rispose:«Circa 400.000»1653.

 - Al processo Belsen il testimone aveva appreso la favola sovietica dei 4 milioni di morti ad Auschwitz e la fece sua adeguando ad essa altri aspetti del suo racconto, in particolare: la raccolta di denti d'oro, di 17 tonnellate(!)1654 e l'impiego di Zyklon B a scopo omicida: «Due barattoli per mille persone; 25.000 [persone] al giorno, dunque possiamo dire 50 barattoli al giorno»1655, ossia 1.500 al mese. Ma in contraddizione con ciò Bendel dichiarò:«Durante i mesi di maggio e giugno 1944 stimo che per uccidere le persone furono usati un totale di 400 barattoli di Zyklon B»1656.

  16.7.2. Miklos Nyiszli  

A Nyiszli van Pelt dedica appena qualche riga, ma soltanto in relazione alla presunta uccisione di gemelli da parte del dott. Mengele1657. Questo presunto crimine, di cui il testimone è l'unico garante, non ha alcun fondamento documentario1658. Nyiszli è autore di un memoriale su Auschwitz che ha goduto per decenni di grande credito presso la storiografia olocaustica. La prima edizione, in ungherese, apparve nel 1946 col titolo Dr. Mengele boncolóorvosa voltam az auschwitz-i krematóriumban1659 (Fui medico anatomista del dott. Mengele al crematorio di Auschwitz) e fu presto tradotta in varie lingue. Van Pelt sa bene che Nyiszli era un mitomane - talmente sfrontato che fece pubblicare sul giornale di Budapest Világ (“Mondo”) un verbale completamente inventato di un suo interrogatorio al processo IG-Farben, al quale non aveva mai testimoniato1660. Il suo libro pullula di contraddizioni, falsificazioni ed errori grossolani. In uno studio specifico del 1988 ne elencai 1201661.

 In estrema sintesi, Nyiszli faceva risalire la costruzione dei crematori all'inverno del 1939-1940, quando il campo di Auschwitz ancora non esisteva.

Egli attribuì ai crematori II e III una sala forni lunga 150 metri (invece di 30) con 15 forni singoli (invece di 5 forni a 3 muffole) e descrisse la presunta camera a gas come un locale lungo 200 metri (invece di 30);inoltre menzionò quattro montacarichi (invece di uno solo). I forni crematori, a suo dire, potevano cremare 3 cadaveri in 20 minuti in ciascuno dei 15 forni (muffole), capacità tecnicamente insensata che corrisponderebbe 3.240 cadaveri il 24 ore, ma egli parlò esplicitamente di una capacità di cremazione di 5.000 cadaveri

 1648 Vedi al riguardo il mio articolo Two False Testimonies From Auschwitz, in: “The Journal of Historical Review”, volume 10 n. 1 (primavera 1990), pp. 25-47. 1649 Interrogatorio di C.S. Bendel del 2 marzo 1946. NI-11953, p. 29. 1650 Idem, p. 31. Vedi capitolo 13.3. 1651 Trial of Josef Kramer and Forty-Four Others (The Belsen Trial), op. cit., p. 135. 1652 NI-11953, p. 28. 1653 Idem, p. 29. 1654 Idem, p. 30. 1655 Idem, p. 30. 1656 Statement di C.S. Bendel del 21 ottobre 1945. NI-11390, p. 7. 1657 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., 445. 1658 Vedi al riguardo il mio articolo Dr. Mengele und die Zwillinge von Auschwitz , in: “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”, 9. Jg., Heft 1, September 2005, pp.51-68. 1659 Copyright by Dr. Nyiszli Miklos, Oradea, Nagyvárad, 1946. 1660 Vedi il mio articolo Vulgärer Berufsbetrüger , in: “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”, anno 6, n. 2, giugno 2002, pp.231-232. 1661 “Medico ad Auschwitz”. Anatomia di un falso. Edizioni La Sfinge, Parma, 1988.

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 al giorno per ogni crematorio e di 20.000 per tutti e quattro, assegnando non meno assurdamente alle 15 muffole del crematorio II/III la stessa capacità di cremazione delle 8 muffole del crematorio IV/V.

 In questo contesto Nyiszli inserì una cronologia delle gasazioni che ha uno stretto legame matematico con i dati fittizi relativi alla cremazione. Così, ad esempio, i detenuti del settore BIId di Birkenau, 10.500 persone, furono a suo dire realmente cremati nell'arco di un giorno nei crematori III e IV, dunque 5.250 cadaveri in ciascun crematorio, secondo la finzione che questi impianti potessero cremare 5.000 cadaveri al giorno; per lo stesso motivo i 20.000 detenuti del ghetto di Theresienstadt per Nyiszli furono realmente cremati in 48 ore nei crematori II e III, cioè 5.000 cadaveri in 24 ore per ciascun crematorio. Nyiszli credeva addirittura che lo Zyklon B fosse costituito da cloro e poiché questo gas è più pesante dell'aria, inventò la storia che esso riempiva la presunta camere a gas dal basso verso l'alto, come se fosse acqua:

 «I cadaveri non sono coricati un po' dappertutto, in lungo e in largo, per la sala, ma pigiati in un ammasso fino al soffitto. La spiegazione è nel fatto che il gas inonda dapprima gli strati inferiori dell'aria e sale lentamente verso l'alto. È questo che obbliga i disgraziati a pestarsi, a montarsi l'uno sull'altro. Qualche metro più in su, il gas li raggiungerà un po' più tardi»1662.

 Il testimone non sapeva nulla del Bunker 2, che a suo dire non esistette affatto; la relativa casa, infatti, non conteneva camere a gas omicide, ma soltanto uno spogliatoio per le vittime che venivano sterminate in massa con colpo alla nuca presso due “fosse di cremazione”.

Egli dichiarò di aver visto con i suoi stessi occhi lo sterminio di 2 milioni di persone nelle camere a gas, ma il numero complessivo delle vittime delle presunte gasazioni da lui menzionate è di circa 605.000. Per Nyiszli il Kanada non era l'Effektenlager con le sue 30 baracche, bensì una discarica a cielo aperto nel cortile del crematorio II in cui si bruciavano i rifiuti. Infine il crematorio V si trova a due chilometri da Birkenau!1663   16.7.3. Filip Müller  

Lo stesso trattamento van Pelt riserva a Müller, alla cui testimonianza attribuisce tuttavia un valore cospicuo, perché la invoca a “conferma” dell'attendibilità di quella di Tauber:

 «Le dichiarazioni di Tauber furono ampiamente corroborate dalle testimonianze contemporanee di Jankowski e di Dragon e dalle memorie successive di Filip Müller»1664.

 Qui la metodologia della “convergenza” di presunte testimonianze “indipendenti” diventa grottesca, perché «memorie successive» in questione risalgono al 1979! Si tratta infatti del libro già citato Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz.

 Nonostante l'importanza olocaustica di questo libro, van Pelt lo liquida in poche righe nel contesto del rapporto Vrba-Wetzler che ho esaminato sopra. Egli conosceva certamente il mio articolo in cui dimostrai che Müller aveva plagiato sfrontatamente il libro di Nyiszli attraverso la traduzione tedesca apparsa nel 1961 nella rivista Quick di Monaco col titolo Auschwitz. Tagebuch eines Lagerarztes1665.

 Altrettanto certamente van Pelt ignorava che Müller prese parte al processo della guarnigione del campo. Nella sua deposizione egli si soffermò esclusivamente sulla sua (presunta) attività nel crematorio I del campo principale, senza mai menzionare quella nei crematori di Birkenau, alla quale è invece dedicato circa il 75% del suo libro summenzionato1666. Da questo fatto si può arguire quanto siano “indipendenti” le sue dichiarazioni sulle presunte camere a gas di Birkenau e quanto valore di “conferma” abbiano.

  16.8. I testimoni minori  

Nella sua singolare metodologia storiografica van Pelt non si limita a trascurare i tre testimoni del “Sonderkommando” menzionati sopra, ma, nella frenetica ricerca di “conferme”, resuscita addirittura una serie di testimonianze ormai ampiamente screditate, dimostrando tra l'altro, ancora una volta, la sua preoccupante carenza di senso critico. La cosa grottesca è che egli avalla e tenta perfino di giustificare queste false testimonianze.

 1662 M. Nyiszli, Medico ad Auschwitz, op. cit., pp. 40-41. 1663 C. Mattogno, “Medico ad Auschwitz”. Anatomia di un falso, op. cit., pp. 9-60. 1664 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 205. 1665 C. Mattogno, Auschwitz: A Case of Plagiarism, in: “The Journal of Historical Review”, volume 10 n. 1 (primavera 1990), pp. 5-24. 1666 C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit., pp. 33-48.

  — 295 —   16.8.1. Ada Bimko   Al processo Belsen la dottoressa ebrea polacca Ada Bimko, deportata ad Auschwitz il 4 agosto 1943, dichiarò quanto segue:

«Nella prima stanza incontrai un uomo che veniva dalla mia stessa città. C'era anche un SS col grado di Unterscharführer che faceva parte della Croce Rossa. Mi fu detto che in questo primo stanzone la gente lasciava i vestiti e da questa stanza veniva condotta in un'altra, ed ebbi l'impressione che centinaia e centinaia [di persone] potessero entrare in questa stanza, tanto era grande. Assomigliava alle docce o alle stanze di abluzione che avevamo al campo. Su tutto il soffitto c'erano molti spruzzatori in file parallele. A tutte le persone che entravano in questa stanza venivano distribuiti un asciugamano e una saponetta, in modo che avessero l'impressione di andare a fare un bagno, ma a chiunque guardasse il pavimento era del tutto chiaro che non era così, perché non c'erano tubi di scarico. In questa stanza c'era una porticina che dava in una stanza nerissima che assomogliava ad un corridoio. Vidi delle linee di rotaie con un vagoncino, che essi chiamavano camion, e mi fu detto che i prigionieri già gasati venivano messi su questi vagoni e mandati direttamente al crematorio. Credo che il crematorio fosse nella stessa costruzione, ma non vidi il forno. C'era anche una stanza più in alto della precedente di alcuni gradini, con un soffitto bassissimo, e osservai due tubi che, come mi fu detto, contenevano il gas. C'erano anche due enormi contenitori metallici che contenevano il gas»1667 (corsivo mio).

 Per attribuire un minimo di credibilità a questa testimone, van Pelt afferma che «sembra che ella abbia visitato il crematorio V», mentre in realtà la descrizione di Ada Bimko è in totale contrasto architettonico con tutti i crematori. Della testimonianza in questione, van Pelt riporta inoltre soltanto il passo che ho evidenziato in corsivo. In pratica egli omette le menzogne più grossolane della testimone. Il colmo del grottesco erano infatti i «due enormi contenitori metallici che contenevano il gas» dai quali il gas attraverso i «due tubi» uscivano dagli «spruzzatori» nella presunta camera a gas, come la testimone dichiarò in una deposizione allegata agli atti processuali:

 «L'SS mi disse che i tubi che erano nel pavimento, erano collegati agli impianti degli spruzzatori della camera a gas sottostante»1668.

 La testimonianza era chiaramente falsa. Van Pelt, invece di ammettere questo fatto evidente e inoppugnabile, tenta maldestramente di giustificare le menzogne di Ada Bimko.

 Egli pretende infatti che la testimone avesse visto «le condutture del sistema di ventilazione installate in alto della camera a gas»1669: ma nessuna presunta camera a gas dei crematori di Birkenau possedeva un impianto di disaerazione (Entlüftung) costituito da una tubatura metallica visibile che si potesse scambiare per «due enormi contenitori metallici». I Leichenkeller 1 dei crematori II e III avevano infatti un condotto di disaerazione in muratura che correva lungo i due spigoli alti del locale, come si vede chiaramente nella pianta 934 del 27 gennaio 1942, che mostra la sezione del Leichenkeller 1 e che van Pelt stesso riproduce1670. Egli riporta inoltre un suo disegno dell'interno del Leichenkeller 1 del crematorio II in cui i condotti di disaerazione sono giustamente raffigurati in muratura1671.

 Van Pelt riporta altri suoi disegni che rappresentano l'interno dello «spogloatoio»1672 e delle «camere a gas»1673 dei crematori IV e V, ma neppure qui appare alcun condotto di disaerazione.

 Van Pelt sa bene che nelle presunte camere a gas dei crematori non esistevano né rotaie né vagoncini, né locali «più in alto di alcuni gradini» di altri, né locali «con un soffitto bassissimo», e appunto per questo nella sua citazione ha omesso i relativi passi della deposizione di Ada Bimko.

 Indi van Pelt espone una giustificazione ancora più incredibile:

 «La sua guida SS le disse, erroneamente, che le condutture che estraevano il veleno dalle camere a gas servivano allo scopo opposto, cioè a far entrare l'acido cianidrico nelle

 1667 Trial of Josef Kramer and Forty-Four Others (The Belsen Trial), op. cit., pp. 66-67. 1668 Idem, p. 742. 1669 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 234. 1670 Idem, p. 364 e 377. 1671 Idem, p. 194. 1672 Idem, p. 201. 1673 Idem, p. 203.

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 camere a gas, ed egli [la guida SS] identificò falsamente i tamburi cilindrici che contenevano i ventilatori con cilindri di gas. Non essendo in grado di contestare la sua spiegazione, Bimko l'accettò per quello che era »1674.

 Perciò la colpa della menzogna di A. Bimko è tutta dell'SS-Unterscharführer! In realtà, i «i tamburi cilindrici [cioè gli alloggiamenti metallici] che contenevano i ventilatori», come van Pelt sapeva bene, si trovavano nelle mansarde dei crematori II e III, non nelle presunte camere a gas, perciò la falsa testimone non avrebbe mai potuti vederli1675.

 Per non parlare del comportamento a dir poco insolito di questo caporalmaggiore SS, che avrebbe immediatamente spiattellato alla prima ebrea venuta il “terribile segreto” di Auschwitz!

 La guida SS è un evidente artificio letterario introdotto da Ada Bimko per spiegare e nel contempo avvalorare le sue conoscenze “tecniche” dei presunti impianti di sterminio. Ciò è dimostrato dal fatto che il suo racconto non è altro che una variazione del rapporto menzognero Vrba-Wetzler. D'altra parte, che questa testimone fosse una mentitrice spudorata risulta indubitabilmente da questa sua dichiarazione contenuta in una deposizione allegata agli atti del processo Belsen:

 «Ho esaminato i documenti dei numeri cremati [cioè: sul numero dei cadaveri cremati] e dico che i documenti mostrano che al campo furono cremate circa 4.000.000 di persone»1676.

 Così van Pelt ha tentato di coprire le menzogne di Ada Bimko con altre menzogne!

 

16.8.2. Marie Claude Vaillant-Couturier e Severina Shmaglevskaya

 

Van Pelt presenta la prima testimone così:

 «Il 28 gennaio 1946 Marie Claude Vaillant-Couturier, delegata dell'Assemblea costituente e cavaliere della Legion d'Onore, rese una lunga, precisa e importante testimonianza sulla situazione ad Auschwitz»1677.

 Egli riporta poi un lungo estratto della deposizione di questa testimone a Norimberga. Non c'è dubbio che questa testimonianza sia «lunga», ma non si può sostenere seriamente che sia anche «precisa e importante».

 Per limitarmi al brano citato da van Pelt, la testimone dichiarò che, «tre settimane dopo» il suo arrivo ad Auschwitz, avvenuto il 27 gennaio 1943, arrivarono ad Auschwitz 1.200 1678 Ebree che venivano dal forte di Romainville attraverso Drancy: 125 furono immatricolate, le altre gasate1679.

 Tuttavia, dei tre trasporti che partirono dal campo di Drancy per Auschwitz in quel periodo (9, 11 e 13 febbraio 1943), solo il trasporto n. 47 dell'11 febbraio conteneva Ebrei provenienti da Romainville: 20 persone in tutto1680.

 «Nella primavera del 1944», secondo la testimone, arrivarono ad Auschwitz «grandi convogli di Ebrei ungheresi - circa 700.000»1681, quasi il doppio di quelli che effettivamente vi giunsero.

 La testimone descrisse il presunto processo di gasazione; la sua fonte era «una piccola ebrea francese» riguardo alla quale disse:

 «Quando la incontrai, era impiegata a spogliare i neonati prima che fosssero portati nella camera a gas»1682.

Si trattava dunque della prima (e unica) detenuta del “Sonderkommando”: un caso storico!

 La testimone continua così la sua descrizione, che si riferisce in particolare al crematorio II, che ella poteva vedere dal suo blocco, il n. 26:

 1674 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 234. 1675 Di questa “spiegazione” di van Pelt mi sono occupato in modo approfondito nello studio Olo-Dilettanti in Web. Effepi Edizioni, Genova, 2005. 1676 Trial of Josef Kramer and Forty-Four Others (The Belsen Trial.), op. cit., p. 740. 1677 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 246. 1678 Van Pelt scrive erroneamente 3.000. 1679 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 246. 1680 Le mémorial de la déportation des Juifs de France. Edité et Publié par Beate et Serge Klarsfeld, Paris, 1978, “Convoi n° 47 en date du 11 fevrier 1943” (l'opera è priva di numeri di pagina). 1681 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 247. 1682 Idem, p. 248.

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 «Quando le persone erano spogliate venivano portate in un locale che assomigliava in qualche modo a un locale docce e vi venivano gettate delle capsule di gas (gas capsules1683) attraverso un'apertura nel soffitto. Un SS [ne] controllava l'effetto attraverso un finestrino. Dopo 5 o 7 minuti, quando il gas aveva completato la sua opera, egli dava il segnale di aprire le porte1684 e degli uomini con maschere antigas -anch'essi detenuti - entravano e rimuovevano i cadaveri. Essi ci dissero che i detenuti avevano dovuto soffrire prima di morire, perché erano strettamente avvinghiati gli uni agli altri ed era molto difficile separarli»1685 (corsivo mio).

 Le «capsule di gas» erano una chiara evoluzione letteraria delle «bombe» ad acido cianidrico inventate da J. Tabeau. La testimone sapeva di una sola apertura nel soffitto e ignorava la ventilazione, ma in compenso attribuiva alla presunta camere a gas delle «porte», al plurale. Errori alquanto singolari per una detenuta che pretendeva di parlare correntemente con i detenuti del “Sonderkommando”, i quali però, secondo la storiografia olocaustica, erano segregati per ragioni di sicurezza dagli altri detenuti e non potevano parlare con nessun estraneo per motivi di segretezza.

 La durata della gasazione, 5-7 minuti, appartiene a un ordine di grandezza contro la quale van Pelt si scaglia per confutare il rapporto Leuchter, dove assume una durata dell'agonia delle vittime «fino a 30 minuti». Ciò gli consente di sostenere la sua tesi secondo la quale «le concentrazioni ad Auschwitz potevano essere inferiori a 100 ppm», che è evidentemente contraddetta da una durata di 5-7 minuti1686.

 Van Pelt interrompe del resto la citazione proprio prima di altre macroscopiche assurdità:

 «Ad Auschwitz c'erano otto crematori, ma, dal 1944, essi si rivelarono insufficienti.Le SS avevano fatto scavare dai detenuti grandi fosse dove mettevano rami cosparsi di benzina, che poi accendevano. Poi gettavano i corpi nelle fosse. Dal nostro blocco, circa tre quarti d'ora o un'ora dopo l'arrivo di un convoglio, potevamo vedere grosse fiamme venire dal crematorio e il cielo illuminato dalle fosse di arsione»1687.

 Dunque ad Auschwitz c'erano otto crematori e il camino del crematorio II emetteva «grosse fiamme»!

 È chiaro che Marie Claude Vaillant-Couturier non fece altro che ripetere le leggende propagandistiche che circolavano nel campo, inventando, per conferire loro qualche credibilità, fonti anonime, esattamente come aveva già fatto Ada Bimko.

 Una delle leggende più raccapriccianti, e dunque più diffuse, era quella dei bambini bruciati vivi. La testimone non se la lasciò sfuggire:

 «Una notte fummo svegliate da grida terrificanti. E il giorno dopo apprendemmo dagli uomini che lavoravano nel Sonderkommando, il "commando del gas”, che il giorno precedente, essendosi esaurita la fornitura di gas, i bambini erano stati gettati vivi nei forni»1688.

 Questa leggenda fu esposta con ulteriori ricami letterari da Severina Shmaglevskaya, un'altra falsa testimone del processo di Norimberga incredibilmente invocata da van Pelt:

 «All'epoca, quando nelle camere a gas venivano sterminati il maggior numero di Ebrei, fu dato l'ordine che i bambini fossero gettati nei forni crematori o nelle fosse di cremazione senza essere stati previamente asfissiati con i gas»1689.

 In un altro studio ho mostrato come questa leggenda si sia sviluppata dal tema propagandistico dell'arsione di uomini semicoscienti inventato dal movimento di resistenza clandestino già nel 1943 1690.

 La cosa più incredibile è che Pressac l'abbia riproposta nel suo secondo libro su Auschwitz:

 1683 Nel testo francese: “capsules de gaz”. Procès des grands criminels de guerre devant le Tribunal Militaire International. Nuremberg, 14 novembre 1945-1er octobre 1946. Edité à Nuremberg, 1947, vol. VI, p. 225. 1684 Nel testo francese: “les portes”. Idem. 1685 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 248. 1686 Vedi capitolo 13.1. 1687 The Trial of the Major War Criminals before the International Military Tribunal, op. cit., vol. VI, p. 216. 1688 Idem. 1689 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 249. 1690 The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 60-62.

   — 298 —

 «Verso la fine dell'estate [del 1944], essendo terminato lo Zyklon B, i deportati inabili dei vari convogli, che venivano ancora mandati ad Auschwitz, furono gettati direttamente nelle fosse ardenti del crematorio V e del Bunker 2»1691.

 La sua fonte1692 era una dichiarazione di Hermann Langbein al processo Auschwitz di Francoforte in cui, con fervida fantasia, aveva fuso i due temi letterari della mancanza di Zyklon B e quella dell'ordine di bruciare vivi i bambini:

 «Nel 1944, bambini vivi furono gettati nei grossi fuochi che ardevano accanto ai crematori. Noi lo udimmo nello Stammlager ed io lo riferii allo Standortarzt. Il dott. Wirths non volle credermi. Andò a Birkenau per verificare. Quando, il giorno dopo, mi recai da lui per la dettatura, egli mi disse:”Era un ordine del comandante del campo Höss, impartito perché non c’era più gas a sufficienza”. Da allora il dott. Wirths credette a tutto ciò che gli dissi»1693.

 La carenza di Zyklon B ad Auschwitz è una storiella priva di fondamento. Si sa con certezza che ad Auschwitz furono forniti 195 Kg di Zyklon B l’11 aprile 1944, 195 kg il 27 aprile e ancora 195 kg il 31 maggio1694. Raul Hilberg analizza la questione delle forniture di Zyklon B ad Auschwitz nel 1944 con riferimento a vari documenti esibiti al processo IG-Farben e conclude così:

 «Gli approvvigionamenti furono garantiti fino alla fine. Le SS non si trovarono mai a corto di gas»1695.

 Quanto al presunto ordine di bruciare vivi i bambini, esso non ha ovviamente alcuna base documentaria.

 

16.8.3. Janda Weiss

 Questo testimone nacque il 12 gennaio 1930 e fu deportato dal ghetto di Theresienstadt ad Auschwitz il 18 maggio 1944 1696. Van Pelt riferisce che «membri del Parlamento britannico» visitarono il campo di Buchenwald dopo la sua liberazione e intervistarono circa 150 detenuti e introduce così Weiss:

 «Uno dei testimoni era il quindicenne Janda Weis, che era stato deportato a Birkenau un anno prima con un trasporto di 1.500 Ebrei da Theresienstadt. Egli fu una delle 98 persone del campo famiglie che furono risparmiate quando gli Ebrei di Theresienstadt furono gasati. In qualità di aiutante cuciniere, egli visitò le baracche dove erano alloggiati i Sonderkommandos»1697.

 Van Pelt dimostra di non conoscere neppure la storiografia olocaustica. Premetto che il testimone, quando arrivò a Birkenau, aveva quattordici anni, ma secondo D. Czech i «bambini di età fino a 14 anni» erano destinati a gasazione immediata1698.

 Il trasporto con il quale il testimone giunse ad Auschwitz (il 19 maggio 1944) non comprendeva 1.500 persone, ma 2.499. Qui van Pelt riprende con la sua solita mancanza di senso critico l'affermazione del testimone senza verificarla. Il testimone aggiunge al riguardo:

 «Molti anziani rifiutarono di cooperare con le SS, che avevano sottratto loro [anche] il più piccolo pezzo di cibo. Essi furono uccisi sul posto»1699.

 Ma anche ciò è falso, perché i deportati furono tutti immatricolati1700.

 1691 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio, op. cit., 102. 1692 Idem, nota 23 a p. 120. 1693 H. Langbein, Der Auschwitz-Prozess. Eine Dokumentation. Europa Verlag, Vienna, 1965, vol. 1, p. 88. 1694 PS-1553. 1695 R. Hilberg, La distruzione degli Ebrei d’Europa. Einaudi, Torino, 1995, p. 966. 1696 Terezínská pam#tní kniha, op. cit., vol. II, p. 403. 1697 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 167. 1698 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., 698. 1699 The Buchenwald Report, op. cit., p. 349. 1700 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., 698.    — 299 —

 Parimenti falso è che alla presunta gasazione del 10-11 luglio 1944 scamparono solo 98 persone: almeno 3.580 detenuti furono infatti trasferiti in altri campi1701.

 Naturalmente il testimone, malgrado la sua giovane età, dopo essere fortunosamente scampato alla “selezione” iniziale, fu ammesso nel gruppo dei selezionati per il lavoro, riguardo ai quali riferisce:

 «Andammo immediatamente al campo; il resto del campo famiglie1702 fu gasato. Nel campo divenni aiutante nella cucina. Visitai le baracche della squadra di lavoro ebraica che lavorava nel crematorio. Questi compagni mi raccontarono gli orrori del crematorio, dove poi avrei lavorato»1703.

 Dunque la presunta frequentazione delle «baracche»1704 del “Sonderkommando” da parte del testimone avvenne dopo l'11 luglio 1944 (la data della presunta gasazione del campo famiglie Theresienstadt), ma esso era stato trasferito alla fine di giugno nei crematori1705. La falsa dichiarazione di Weiss mina dunque già in partenza l'attendibilità della sua testimonianza, ed è per questo che van Pelt la omette.

 Anche Weiss, infatti, come le testimoni esaminate sopra, non fa che ripetere la propaganda del movimento di resistenza del campo inventando una fonte presuntamente bene informata (i membri del “Sonderkommando”) per renderla credibile. Egli riprende infatti le storielle delle «orribili lingue di fuoco che uscivano dalle sue ciminiere»1706, delle persone «scaricate in fosse ardenti mentre erano ancora vive»1707 e delle atrocità di Moll, che «agguantava i neonati per le loro gambette e fracassava loro il cranio contro un muro»1708.

 Il carattere propagandistico della testimonianza di Weiss appare chiaro da questa dichiarazione:

 «C'erano tre colonne per i ventilatori, attraverso cui veniva immesso il gas»1709.

 Ma i ventilatori di aerazione e disaerazione, come ho già spiegato, non si trovavano all'interno della presunta camera a gas, bensì nella mansarda del crematorio1710.

 Ecco un'altra dichiarazione rivelatrice:

 «Quando il locale era pieno, dei bambini piccoli vi venivano gettati dentro attraverso una finestra»1711.

 Ma le presunte camere a gas dei crematori II e III non avevano finestre, mentre quelle esistenti nei crematori IV e V erano munite di inferriate.

 1701 O. Kraus, E. Kulka, Továrna na smrt. Dokument o Osv#timi, op. cit., p. 178. 1702 Il Familienlager Theresienstadt. 1703 The Buchenwald Report, op. cit., p. 349. 1704 Come è noto, secondo la storiografia olocaustica il “Sonderkommando” all'inizio era alloggiato in una sola baracca di Birkenau, il Block 13 1705 F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz, op. cit., pp. 236-237. 1706 The Buchenwald Report, op. cit., p. 349. 1707 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 167. 1708 Idem, p. 168. 1709 Idem. 1710 Vedi i disegni originali della loro posizione in: J.-C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, op. cit., documenti 14 e 15 fuori testo. 1711 Idem.

   — 300 —   CAPITOLO 17   GENESI E SVILUPPO DELLA STORIA DELLE PRESUNTE  CAMERE A GAS DI AUSCHWITZ  17.1. Le carenze storiografiche di van Pelt  

La storiografia ufficiale su Auschwitz è notoriamente imperniata su un ordine di sterminio degli Ebrei d’Europa - presuntamente trasmesso da Hitler a Himmler nella primavera del 1941 e da questi a Höss - che si concretizzò nella costruzione del presunto campo di sterminio di Birkenau.

 Tale ordine, secondo l’interpretazione divenuta ormai canonica, fu attuato progressivamente in quattro fasi.

 Nel settembre 1941 ad Auschwitz fu eseguito il primo esperimento di gasazione omicida mediante Zyklon B, che rappresentò la “scoperta” dello strumento per lo sterminio.

All’inizio del 1942 l’attività di gasazione omicida, ancora “sperimentale”, fu trasferita nella camera mortuaria del crematorio di Auschwitz; nei mesi successivi, due case coloniche che si trovavano fuori del campo di Birkenau furono trasformate in camere a gas omicide (i cosiddetti Bunker) e iniziò lo sterminio in massa di Ebrei e di detenuti malati. A partire dal marzo 1943, infine, l’attività sterminatrice fu spostata nei quattro crematori di Birkenau, tutti dotati di camere a gas omicide.

 Le tre fasi preliminari summenzionate costituiscono dunque la premessa imprescindibile delle presunte gasazioni omicide nei crematori di Birkenau, perciò, nell'economia della storiografia olocaustica, rivestono un'importanza fondamentale. Nonostante ciò, van Pelt le tratta con incredibile superficialità, dedicando complessivamente a tali questioni appena qualche pagina. Dal punto di vista della metodologia storiografica, questa lacuna è molto grave, perché in pratica van Pelt salta direttamente ai crematori di Birkenau senza curarsi delle presunte fasi intermedie, la cui fondatezza o infondatezza storica condiziona la fondatezza o infondatezza della tesi delle presunte gasazioni omicide in questi impianti. In altri termini, van Pelt non espone alcuna “convergenza di prove” tra le presunte gasazioni nel Block 11, nel crematorio I e nei Bunker e le presunte gasazioni nei crematori, che sono del tutto inintelligibili senza queste presunte fasi preliminari. Anzi, egli non presenta al riguardo alcuna “prova”.

  17.2. La presunta “prima gasazione” omicida  

A questo fantomatico evento ho dedicato un libro specifico di cui riassumo brevemente i risultati1712.

 La prima gasazione omicida ad Auschwitz, secondo la ricostruzione ufficiale di Danuta Czech, è basata unicamente sulle dichiarazioni contraddittorie di sedicenti testimoni oculari ed è smentita dai documenti, pertanto è priva di qualunque fondamento storico.

 1712Mattogno, Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality, op. cit.

   — 301 —

 Essa fu elaborata nell'ottobre del 1941 da uno dei centri della propaganda nera del movimento di resistenza clandestino di Auschwitz dall'idea iniziale della sperimentazione su esseri umani di indeterminati gas bellici in un non meglio identificato Bunker o “rifugio di calcestruzzo” di Auschwitz.

 Solo successivamente, traendo spunto dalle disinfestazioni con Zyklon B che si intensificavano con l'ampliamento del campo, i propagandisti introdussero nei loro racconti lo Zyklon B e ambientarono la prima gasazione omicida nello scantinato del Block 11. Il normale trasporto dei cadaveri dei detenuti immatricolati morti nel campo dalla camera mortuaria del Block 28 al crematorio offrì nuovo materiale per arricchire ulteriormente la narrazione.

 Nel 1946 il giudice Sehn, nell'esigenza di storicizzare i racconti contrastanti dei testimoni per creare dei fatti fittizi perseguibili giuridicamente, inventò il nucleo iniziale del racconto, che includeva gli elementi letterari canonici del numero delle vittime e delle varie fasi della gasazione, ma non la datazione. Nel 1959 Danuta Czech, con una manipolazione delle fonti ancora più ardita, riesumò e ampliò il racconto di Sehn, traendo da una congerie di testimonianze contrastanti una “convergenza di prove” puramente fittizia e corredandola di una data precisa parimenti inventata: la prima gasazione omicida era diventata “storia”.

 Van Pelt liquida la questione in poche righe. Dopo aver riportato l'articolo della Polish Forthnightly Review del 1° luglio 1942, egli commenta:

 «È importante notare che dopo la guerra vari testimoni confermarono che all'inizio di settembre i Tedeschi avevano usato il Block 11 di Auschwitz come camera a gas sperimentale»1713.

 Ma di questi «vari testimoni» egli ne adduce uno solo, Vojciech Barcz1714. Due pagine dopo egli si appella a un opuscolo di Natalia Zarembina e conclude:

 «Come oggi sappiamo, il rapporto era esatto: sia Pery Broad sia Rudolf Höss lo avrebbero poi corroborato»1715.

 Rilevo anzitutto che nessuna di queste due fonti conferma la datazione asserita da van Pelt («all'inizio di settembre»): Barcz menziona genericamente l'autunno 1941 1716 e Zarembina non indica alcuna data1717. L'articolo summenzionato1718 parla di 1.000 vittime, 700 bolscevichi e 300 Polacchi, Zarembina di 800 vittime, 500 bolscevichi e 300 Polacchi, mentre Barcz non adduce alcuna cifra.

 L'evacuazione dei cadaveri dei gasati avvenne per l'articolo summenzionato il giorno dopo la gasazione, per Barcz tre giorni dopo, per Zarembina il quarto giorno. I cadaveri dei gasati per Barcz furono inumati in fosse comuni, per Zarembina furono cremati al crematorio. Secondo Höss la gasazione non può essere avvenuta prima del novembre 1941 e riguardò soltanto prigionieri di guerra sovietici, mentre Broad riferisce di una gasazione di prigionieri di guerra russi in una sola cella.

 Ecco dunque a che cosa si riducono le pretese “prove convergenti” di van Pelt.

 Le fonti disponibili permettono di ricostruire un quadro un po' diverso da quello fantasticato da Danuta Czech e da van Pelt, un quadro che mostra chiaramente che cosa sia in realtà la presunta “convergenza di prove”: una metodologia truffaldina che consiste nel comporre un racconto apparentemente coerente e logico partendo da un “mosaico” di testimonianze contrastanti e contraddittorie su tutti i punti essenziali.

Ecco infatti la “ricostruzione” che si può effettuare in base alle fonti: Un giorno, tra la primavera del 1941 e il novembre-dicembre del 1942, ad Auschwitz, nel vecchio crematorio o nello scantinato del Block 11, oppure a Birkenau, fu eseguita la prima gasazione di persone. Alcune testimonianze menzionano la data esatta: il 14 agosto o il 15 agosto, il 3-5 settembre o il 5-6 settembre o il 5-8 settembre o il 9 ottobre 1941. La gasazione fu eseguita dopo l'appello serale, durante la chiusura dei blocchi (Blocksperre), in modo che nessun detenuto potesse vedere ciò che avveniva, oppure in pieno giorno, davanti agli occhi dei detenuti oziosamente sdraiati al sole. Già in precedenza le finestre dello scantinato erano state murate, o ricoperte di terra, o riempite di sabbia o sbarrate con assi di legno. Nel seminterrato del Block 11 furono rinchiusi soltanto prigionieri di guerra russi, che erano solo ufficiali, o ufficiali e sottufficiali, o soldati semplici, o partigiani, o commissari politici, oppure non erano affatto russi, ma polacchi, o erano prigionieri russi e detenuti polacchi. Le vittime della gasazione furono 60 o 200 o 400 o 500 o 600 o 680 o 700 o 850 o 1.473 prigionieri russi e 100-150 o 190 o 196 o 200 o 220 o 250 o 257 o 260 o 300 o 400 o 1.000detenuti polacchi.  1713 R. J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 144. 1714 Idem, nota 25 a p. 144. Cfr. p. 519. 1715 Idem, p. 146. 1716 C. Mattogno, Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality, op. cit., pp. 52-53. 1717 Idem, pp. 34-36. 1718 Idem, p. 32.    — 302 —

  Quel che è certo, comunque, è che il loro numero totale fu di 200 o 300 o 320 o 350 o 500 o 696 o 800 o 850 o 857 o 980 o 1.000 o 1.078 o 1.400 o 1.663.

I detenuti malati erano stati selezionati nei blocchi ospedale dal dott. Schwela o dal dott. Jungen oppure dal dott. Entress. Questi malati furono portati nelle celle del Block 11 dagli infermieri oppure dai detenuti della compagnia di punizione. Palitzsch da solo o insieme a un SS soprannominato “Tom Mix” o insiema a un altro chiamato lo “strangolatore”, oppure Breitwieser gettarono nel corrodoio o nelle celle tre barattoli di Zyklon B in tutto, oppure 2 barattoli in ogni cella. Lo Zyklon B fu introdotto attraverso la porta o attraverso la presa d'aria di ventilazione (Lüftlungsklappe) o attraverso aperture al di sopra delle porte delle celle. La gasazione fu eseguita nelle celle, o in una sola cella o nel corridoio o nella “camera a gas” e le porte delle celle erano state chiuse ermeticamente oppure divelte.  

Le vittime morirono immediatamente oppure erano ancora vive dopo 15 ore.

I cadaveri furono evacuati il giorno dopo o la notte dopo o 1-2 giorni dopo o 2 giorni dopo o 3 giorni dopo o il quarto giorno o il sesto giorno, esclusivamente da infermieri, per l'esattezza oltre 20 o 30 o 80, oppure esclusivamente da 20 detenuti della compagnia di punizione. Il lavoro durò un giorno intero o una notte intera o 2 notti o 3 notti. I cadaveri furono svestiti nel corridoio del Block 11, o nel cortile esterno, oppure non furono svestiti affatto.

 I cadaveri delle vittime furono portati al crematorio e cremati, oppure portati a Birkenau e inumati in fosse comuni, oppure parte cremati e parte inumati 1719.

 L'unica conclusione sensata che si può trarre da questo groviglio inestricabile di contraddizioni è la totale inattendibilità storica e tecnica delle testimonianze relative alla prima gasazione omicida.  

17.3. Le presunte gasazioni omicide nel crematorio I

 

Nello studio che ho dedicato a questo argomento1720 ho dimostrato che le presunte gasazioni nel crematorio I di Auschwitz non hanno alcuna realtà storica. Anche questa narrazione si basa esclusivamente su testimonianze, esigue e reciprocamente contraddittorie. Quelle più dettagliate, e dunque meglio controllabili, sono palesemente e dimostrabilmente false. Le “ricostruzioni” degli storici sono puramente congetturali e fittizie, prive di qualunque base documentaria. L'esame degli archivi della Neubauleitung (poi Bauleitung e infine Zentralbauleitung) di Auschwitz permette di delineare la storia dei progetti di ventilazione del crematorio elaborati dalla ditta Topf e di stabilire con sufficiente precisione come furono realizzati e come funzionavano gli impianti provvisori che vi furono installati. Progetti e realizzazioni furono eseguiti nel contesto dell'equipaggiamento di una normale camera mortuaria, non già di una “camera a gas omicida”, ipotesi non suffragata dal minimo indizio documentario.

 Lo studio delle presunte aperture di introduzione dello Zyklon B sul solaio della camera mortuaria dimostra infine che le aperture praticate dai Polacchi nell'immediato dopoguerra presuppongono necessariamente la struttura archittonica dell'epoca, che era diversa dalla struttura che il crematorio aveva nel 1942, perciò non possono avere alcuna relazione con le presunte aperture originali, delle quali del resto non esiste alcuna traccia materiale o documentaria.

 Il presunto impiego della camera mortuaria del crematorio I di Auschwitz come camera a gas omicida non ha dunque alcun fondamento storico: essa non è storia, ma propaganda storica faticosamente raffazzonata nel corso dei decenni.

 Su questo tema van Pelt si limita a riportare il relativo racconto di Pery Broad senza alcuna osservazione critica e con questa presentazione:

 «Il rapporto Broad, che aveva un'origine indipendente, corroborava importanti elementi del quadro che aveva cominciato ad emergere nell'indagine di Sehn e vi aggiungeva nuove importanti descrizioni. Forse la più importante fu il ricordo di Broad delle prime gasazioni nel crematorio I, che era situato accanto al suo ufficio nella baracca che ospitava la Sezione Politica del campo»1721.

 Come ho dimostrato nel libro menzionato sopra1722, il “rapporto” di Broad è assolutamente inattendibile. Van Pelt pretende addirittura che esso descriva le prime gasazioni nel crematorio I, dimenticando che Broad asserì di essere stato testimone di una sola gasazione omicida e che questa si svolse nel luglio 1942, mentre le prime gasazioni sarebbero cominciate nel settembre 1941!

 1719 Idem, pp. 69-90. 1720 Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit. 1721 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 225. 1722 C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit., pp. 53-58.

   — 303 —

 Per quanto riguarda il fatto che il crematorio «era situato accanto al suo ufficio nella baracca che ospitava la Sezione Politica del campo», perciò - lascia intendere van Pelt - Broad poteva tranquillamente osservare da lì le presunte gasazioni, ho dimostrato che questa baracca, denominata «BW 86 Baracca interrogatorio Sezione Politica (presso il crematorio» [BW 86 Vernehmungsbaracke Politische Abteilung (bei Krematorium)], fu costruita tra il 9 e il 20 gennaio 1943 e fu consegnata al comando del campo l'8 febbraio 1943, quando le presunte gasazioni erano ormai ufficialmente cessate1723.

 Dopo aver menzionato le assurdità termotecniche riferite da Broad sui forni crematori, van Pelt commenta:

 «È importante ricordare che Broad fornì queste informazioni indipendentemente da Tauber»1724.

 Qualche pagina dopo egli aggiunge che Broad «stimò il numero totale delle vittime tra 2.500.000 e 3.000.000»1725.

 Van Pelt riconosce che tale cifra è falsa, ma essa tuttavia “conferma” esattamente la cifra falsa addotta «indipendentemente» da Höss1726, il che è un'altra riprova che la concordanza di testimonianze apparentemente indipendenti non può essere un criterio di veridicità.

 Van Pelt si era già occupato di sfuggita delle presunte gasazioni nel crematorio I anche in un libro precedente da lui scritto in collaborazione con Debórah Dwork. Dopo aver riferito circa le difficoltà che le SS avevano incontrato in occasione della presunta prima gasazione nel Block 11, van Pelt1727 vi espone una storia romanzata della prima presunta gasazione nel crematorio I:

 «Fritsch ricordava che la camera mortuaria del crematorio dello Stammlager aveva un tetto piatto; sarebbe stato facile praticarvi una o due aperture. Egli sapeva anche che, più o meno un mese prima, la camera mortuaria era stata equipaggiata con un nuovo e potente sistema di ventilazione. Come abbiamo visto, la Sezione Politica aveva cominciato a usare la camera mortuaria come luogo di esecuzione per coloro che erano stati condannati dal Tribunale Supremo della Gestapo. Fin dall'inizio gli addetti alle esecuzioni si erano lamentati per l'odore nauseante, perché il locale serviva anche da camera mortuaria per i corpi dei detenuti morti. Maximilian Grabner, il capo della Sezione Politica, aveva avuto la meglio su Schlachter facendo installare un sistema di ventilazione più sofisticato che non solo estraeva l'aria viziata, ma apportava anche aria fresca dall'esterno. Fritsch comprese che un tale sistema di ventilazione poteva trattare anche gas tossici.

 Gli uomini di Fritsch praticarono tre aperture quadrate nel solaio della camera mortuaria e le coprirono con coperchi di legno che chiudevano strettamente. Il 16 settembre [1941] la nuova camera a gas fu inaugurata dall'assassinio di 900 Sovietici. “L'intero trasporto entrò esattamente nel locale”, ricordò Höss. “Le porte furono chiuse e il gas introdotto attraverso le aperture sul soffitto. Non so quanto sia durato il processo, ma per un certo tempo si udirono dei rumori. Appena il gas fu gettato dentro, alcuni gridarono:'Gas!' e cominciarono a urlare in modo tremendo e a spingere verso le due porte, ma le porte resistettero all'impeto”.Poche ore dopo i ventilatori furono accesi e le porte aperte»1728.

 Van Pelt pretende che la camera mortuaria del crematorio I sarebbe stata trasformata in camera a gas omicida subito dopo la prima presunta gasazione nel Block 11. Egli insinua che l'SS-Hauptsturmführer Fritzsch avrebbe fatto praticare le aperture di immissione dello Zyklon B sul soffitto piatto del locale, ma questa è una semplice congettura senza alcun fondamento documentario.

 Van Pelt afferma inoltre che «più o meno un mese prima, la camera mortuaria era stata equipaggiata con un nuovo e potente sistema di ventilazione», con riferimento alla lettera di Grabner del 7 giugno 1941. In realtà come ho documentato nel capitolo II del libro summenzionato1729, nulla dimostra che la richiesta di Grabner sia stata soddisfatta immediatamente; al contrario, dai documenti risulta che i primi lavori di ventilazione per il crematorio I dopo la data della lettera

 1723 Idem, pp. 32-33. 1724 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 227. 1725 Idem, p. 229. 1726 Vedi capitolo 14. 1727 La sezione del libro relativa alla storia del KL Auschwitz è stata evidentemente redatta soltanto da van Pelt. 1728 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., p. 293. 1729 C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit., pp. 17-24.

   — 304 —

 furono esguiti tra la fine di settembre e la metà di ottobre del 1941, ossia dopo la presunta prima gasazione omicida nel crematorio I.

 La data della “prima gasazione” addotta da van Pelt (16 settembre 1941) è tratta dal Kalendarium di D. Czech, ma, come ho spiegato sopra, sia la data sia il presunto evento non solo non hanno alcuna base documentaria, ma sono addirittura il frutto di una mistificazione dell'autrice polacca.

 La pretesa che «Fritsch comprese che un tale sistema di ventilazione poteva trattare anche gas tossici» è un'altra affermazione arbitraria senza alcuna base documentaria, al pari dell'affermazione che segue: «Gli uomini di Fritsch praticarono tre aperture nel solaio della camera mortuaria e le coprirono con coperchi di legno che chiudevano strettamente». Qui il superficiale dilettantismo di van Pelt supera ogni limite: nessun documento pone Fritzsch in relazione con le presunte aperture per lo Zyklon B, anzi, per la precisione, nessun documento menziona la loro realizzazione. Van Pelt trae il riferimento alle «tre aperture quadrate» da Pressac1730, che però adduce come fonte una fotografia del 1945!1731. Invece per quanto riguarda i presunti «coperchi di legno», van Pelt si è basato semplicemente sulla “ricostruzione” polacca del 1946-1947!

 La testimonianza di Höss, come risulta dall' analisi critica che ho presentato nel capitolo 10, è assolutamente inattendibile, dunque completamente priva di valore storico. Essa è anche in contrasto con la tesi di van Pelt, perché il comandante di Auschwitz afferma che le aperture per lo Zyklon B furono praticate «nella copertura di terra e di cemento armato della camera mortuaria» mentre ancora il trasporto di 900 sovietici veniva scaricato1732, cosa che Pressac ritiene giustamente «inverosimile»1733. Perciò van Pelt è costretto a tagliare il relativo passo. La frase finale di van Pelt - «poche ore dopo i ventilatori furono accesi e le porte aperte» - perché mai sarebbero state necessarie alcune ore prima di aprire le porte? Non c'è nessuna motivazione. Van Pelt ha scritto così soltanto perché Höss ha scritto così: «Parecchie ore dopo, le porte vennero aperte e fu fatta entrare l'aria»1734.

 Cosa insensata se il locale era dotato di «un nuovo e potente sistema di ventilazione».   17.4. I Bunker di Birkenau 17.4.1. Totale assenza di prove  

Mentre le presunte gasazioni omicide nel Block 11 e nel crematorio I costituirebbero le fasi preliminari e sperimentali del presunto processo di sterminio, i cosiddetti Bunker di Birkenau ne rappresenterebbero la prima importante attuazione. Van Pelt afferma infatti che questi presunti impianti di gasazione «si dimostrarono molto efficienti nell'uccisione di più di 200.000 Ebrei»1735.

 Essi dunque, dal punto di vista olocaustico, richiederebbero una trattazione approfondita. Van Pelt invece mostra tutta la sua superficialità storiografica esaurendo la questione in alcune annotazioni sparse qua e là che, raccolte insieme, non arrivano ad una pagina.

 A tale questione ho dedicato uno studio di 264 pagine che analizza tutte le fonti reperibili, tra cui oltre 30 testimonianze e una decina di rapporti, con 26 documenti e 18 fotografie1736.

 In questo studio ho dimostrato che la storia delle gasazioni nei cosiddetti Bunker di Birkenau non ha la minima base documentaria. Tali presunti impianti non figurano mai nella documentazione della Zentralbauleitung, in particolare nei documenti in cui dovrebbero apparire se fossero realmente esistiti, nei progetti e preventivi di costo del campo di Auschwitz e nei rapporti sulla costruzione dei campi di Auschwitz e Birkenau, che, per il 1942 sono praticamente completi. Alcune piante di Birkenau mostrano invece che le due case ribattezzate dalla storiografia olocaustica Bunker di gasazione, non erano state neppure prese in carico dalla Zentralbauleitung, non avevano numero di identificazione, né numero di Bauwerk, né denominazione perciò non erano state trasformate in nulla e non vi furono effettuate gasazioni omicide.

 1730 J.-C. Pressac, The Machinery of Mass Murder at Auschwitz, in: Anatomy of the Auschwitz Death Camp, op. cit., p. 209. 1731 C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit., pp. 89-97. 1732 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 129. 1733 J.-C. Pressac, Auschwitz :Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 127. 1734 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 129. Testo tedesco: Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss, op. cit., p. 126: «Nach mehreren Stunden erst wurde geöffnet und entlüftet». 1735 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 455. 1736 The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit.

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17.4.2. La prima interpretazione di van Pelt

 

In uno scritto pubblicato nel 1994 van Pelt ha proposto una nuova interpretazione fantasiosa dell’origine del Bunker 1. Egli scrive:

 «Kammler visitò il campo giovedì 17 febbraio 1942. In una lettera scritta alla Topf una settimana dopo, Bischoff riferì che Kammler aveva deciso durante la visita che i forni crematori di riserva dovevano essere cancellati “e che i cinque forni a tre muffole ordinati con lettera del 22 ottobre 1941, numero di protocollo 215/41/ho, devono essere costruiti nel campo per prigionieri di guerra”. In altri termini, il crematorio previsto per il campo principale doveva ora essere costruito a Birkenau»1737.

 Van Pelt osserva poi che Pressac non ha attribuito alcun significato a tale decisione, mentre Danuta Czech, nel suo Kalendarium di Auschwitz, non menziona né la visita di Kammler né la sua decisione, e aggiunge:

 «Io credo però che la decisione di spostare il crematorio possa essere interpretata come controparte di una decisione altrimenti non documentata di trasformare la casa rossa, appartenente al contadino polacco Wiechuja1738, che era situata all'angono nord-occidentale del territorio riservato al campo per prigionieri di guerra, in una installazione di sterminio nota come Bunker 1 - il luogo in cui la storia dell'Olocausto si fuse con la storia di Auschwitz-Birkenau»1739.

 Poiché l’uso del crematorio I come centro di uccisione – prosegue van Pelt - avrebbe interrotto la vita ordinaria del campo, nel corso della sua visita ad Auschwitz del 27 febbraio 1942 «Kammler deve aver suggerito di spostare le uccisioni a Birkenau. Considerando due o tre settimane per scegliere e trasformare una casa in un semlice impianto di sterminio, ci si aspetterebbe che la prima uccisione a Birkenau potesse svolgersi nella terza settimana di marzo. Difatti gli storici del Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau hanno fissato il 20 marzo come data di entrata in funzione del Bunker 1»1740.

 A sostegno della sua ipotesi, van Pelt riproduce il disegno di una parte di una «versione modificata», presuntamente risalente all’inizio di marzo del 1942, della pianta del campo di Birkenau «del 6 gennaio 1942»1741, in cui il nuovo crematorio (il futuro crematorio II) è situato effettivamente all’angolo nord-occidentale del campo. In realtà la pianta in questione, intitolata «Planimetria del campo per prigionieri di guerra Auschwitz - Alta Slesia, pianta n. 885» (Lageplan des Kriegsgefangenenlagers Auschwitz – Ober-Schlesien, Plan Nr. 885), fu redatta dal WVHA il 5 gennaio 1942 1742 – dunque molto prima della presunta installazione del Bunker 1. Se essa fosse davvero una «versione modificata» successiva della pianta del 5 gennaio nella quale appaiono le due «sale di cremazione»(Verbrennungshallen), essa avrebbe una data successiva, invece la data di realizzazione (“gezeichnet”) è, appunto, quella del 5 gennaio 1942 (“Datum: 5.1.42”). Su ciò non esiste alcun dubbio, perché essa fu verificata (“geprüft”) dall’SS-Untersturmführer Dejaco il 5 gennaio e approvata (“genehmigt”) da Bischoff il 6 gennaio. Dunque la decisione di spostare l’ubicazione del nuovo crematorio dal Konzentrationslager di Auschwitz al Kriegsgefangenenlager di Birkenau fu presa all'inizio di gennaio 1942 - due mesi e mezzo prima della presunta entrata in funzione del Bunker 1 - e non ha nulla di sospetto. Il nuovo crematorio era infatti già previsto nel «Rapporto esplicativo del progetto preliminare per la nuova costruzione del campo per prigionieri di guerra delle Waffen-SS, Auschwitz Alta Slesia» del 30 ottobre 1941 1743. Nella lettera che scrisse al Rüstungskommando di Weimar il 12 novembre 1941, Bischoff spiegò chiaramente lo scopo del nuovo crematorio:

 «La ditta Topf & Söhne, impianti tecnici di combustione, Erfurt, ha ricevuto da questo ufficio l’incarico di costruire il più presto possibile un impianto di cremazione,

 1737 R. J. van Pelt, A Site in Search of a Mission, in: Yisrael Gutman and Michael Berenbaum Editors, Anatomy of the Auschwitz Death Camp, op. cit., p. 145. 1738 Van Pelt confonde con Harmata. 1739 R. J. van Pelt, A Site in Search of a Mission, op. cit., p. 145. 1740 Idem, pp. 145-146. 1741 Idem, p. 147. 1742 RGVA, 502-2-95, p. 7. 1743 Erläuterungsbericht zur Vorentwurf für den Neubau des Kriegsgefangenenlagers der Waffen-SS, Auschwitz O/S. RGVA, 502-1-233, p. 20.

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 perché al campo di concentramento di Auschwitz è stato annesso un campo per prigionieri di guerra che in brevissimo tempo sarà occupato da circa 120.000 Russi. La costruzione dell’impianto di cremazione è diventata perciò assolutamente necessaria per prevenire epidemie e altri pericoli”. [«Die Firma Topf & Söhne, Feuerungstech. Anlagen, Erfurt hat von der hiesigen Dienststelle den Auftrag erhalten, schnellstens eine Verbrennungsanlage aufzubauen, da dem Konzentrationslager Auschwitz ein Kriegsgefangenenlager angegliedert wurde, dass in kürzester Zeit mit ca 120000 Russen belegt wird»]1744.

 All'epoca il nuovo crematorio, sebbene fosse destinato al campo per prigionieri di guerra di Birkenau, doveva sorgere nel campo principale di Auschwitz1745, mentre il campo di Birkenau doveva essere dotato di due impianti di cremazione (Verbrennunghallen), ciascuno equipaggiato con un forno crematorio a tre muffole di struttura semplificata. Questi impianti appaiono nella pianta del Kriegsgefangenenlager del 5 gennaio 1942, dove sono situati uno all’angolo nord-occidentale del Bauabschnitt III, l’altro all’angolo sud-occidentale del Bauabschnitt II. Il 27 febbraio 1942 Kammler ratificò la decisione, già presa all'inizio di gennaio, di spostare il nuovo crematorio nel suo luogo naturale, a Birkenau.

 Per quanto riguarda la cronologia, la connessione stabilita da van Pelt tra la data della ratifica di Kammler e la data di entrata in funzione del Bunker 1 è puramente illusoria, perché gli storici del Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau anno fissato la data del 20 marzo n modo assolutamente arbitrario, come in modo assolutamente arbitrario avevano fissato in precedenza la data generica del gennaio 1942 1746.

 L’affermazione di van Pelt non ha dunque alcun fondamento documentario, tanto meno storico.

 

17.4.3. La seconda interpretazione di van Pelt

 

Nel libro scritto in collaborazione con Debórah Dwork, van Pelt ha proposto un’altra ipotesi originale, relativa agli inizi della presunta attività sterminatrice del Bunker 1. I due autori ricordano l’accordo stipulato nel febbraio 1942 tra il governo del Reich e quello slovacco, in base al quale quest’ultimo si impegnava a mettere a disposizione dei Tedeschi 20.000 Ebrei slovacchi abili al lavoro, che dovevano essere inviati 10.000 ad Auschwitz e 10.000 a Majdanek. All’epoca,

 «Auschwitz era già diventato la destinazione per un particolare gruppo di Ebrei che risiedevano nel territorio del Reich: quelli considerati inabili al lavoro nel cosiddetto programma Schmelt»1747.

 Nel corso delle trattative summenzionate, alla metà di febbraio, 400 Ebrei appartenenti a questa categoria furono inviati ad Auschwitz per essere gasati nel crematorio I del campo principale.

 Poiché l’operazione si concluse con successo, continua van Pelt, Eichmann decise di applicare il medesimo trattamento anche agli Ebrei slovacchi inabili al lavoro, e «poiché gli Ebrei slovacchi dovevano essere portati a Birkenau e non ad Auschwitz e poiché la loro uccisione nel crematorio I avrebbe interrotto la vita del campo principale, essi [i Tedeschi] pensarono di costruire una installazione di sterminio vicino al nuovo campo satellite»1748.

 

17.4.3. L'interpretazione finale di van Pelt

 

In The Case for Auschwitz van Pelt ritorna sulla questione, ma rinunciando al riferimento agli Ebrei inabili al lavoro dell’organizzazione Schmelt. Egli scrive:

 «Quando il governo slovacco propose che Himmler prendesse anche Ebrei inabili al lavoro in cambio di un pagamento in denaro, Himmler mandò ad Auschwitz il capo delle costruzioni SS Hans Kammler. Questi visitò il luogo e ordinò che una casa contadina ivi situata fosse trasformata in camera a gas. Due mesi dopo, il 4 luglio 1942, furono selezionati i primi Ebrei provenienti dalla Slovacchia. Coloro che potevano lavorare furono ammessi al campo. Coloro che erano inabili furono uccisi nella casa contadina, ora nota come Bunker 1.

 Ora l'uccisione ad Auschwitz di [particolari] categorie di Ebrei selezionati si trasformò da pratica “fortuita”, com'era accaduto con alcuni trasporti di Ebrei dall'Alta Slesia alla fine del 1941, in ciò che si potrebbe chiamare una pratica “continuata”, ma non era ancora diventata

1744 RGVA, 502-1-314, p. 8. 1745 E' dunque falso che il nuovo crematorio, come asserisce van Pelt, fosse «previsto per il campo principale». 1746 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau, in: “Hefte von Auschwitz” n. 3. Wydawnictwo Pa#stwowego Muzeum w O#wi#cimiu, 1960, p. 49. 1747 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., p. 301. 1748 Idem, p. 302.    — 307 —

 linea di condotta. Il Bunker 1 era ancora una particolare soluzione per una situazione creata dalla combinazione della riluttanza slovacca a provvedere agli Ebrei vecchi e giovanissimi e dell'avidità tedesca. Lo scopo principale di Auschwitz, in quel periodo, restava la costruzione (di un impianto, di una città e di una regione), non la distruzione (di Ebrei)»1749 (corsivo di van Pelt).

 Questa interpretazione è completamente infondata già per ragioni cronologiche. Il primo trasporto di Ebrei slovacchi giunse ad Auschwitz il 26 marzo 1942. Fino al 20 giugno, arrivarono al campo ben 11 trasporti di Ebrei slovacchi, per complessive 10.218 persone, che furono tutte regolarmente immatricolate. La prima “selezione” fu eseguita il 4 luglio, giorno dell’arrivo del primo trasporto di Ebrei slovacchi contenente persone inabili al lavoro. Ma il Bunker 1 sarebbe entrato in funzione il 20 marzo, molto prima non solo della prima “selezione”, ma anche della decisione di deportare anche Ebrei slovacchi inabili al lavoro, perché la richiesta di un «pagamento in denaro» di 500 RM per ogni ebreo inabile al lavoro deportato risale al 29 aprile1750.

 Ciò che van Pelt afferma riguardo alla visita di Kammler ad Auschwitz del 27 febbraio 1942 - ossia che vi fu inviato da Himmler per predisporre un impianto di sterminio per gli Ebrei slovacchi inabili al lavoro - è una semplice congettura senza il minimo fondamento documentario. Lo scopo reale della visita di Kammler era soltanto l'esame del programma di costruzione del terzo anno finanziario di guerra per il campo di Auschwitz e la relativa documentazione - la lettera di Pohl del 2 marzo 1942 e la lettera di Bischoff del 17 marzo - non contiene il minimo indizio della trasformazione in camera a gas di una «casa contadina», che pure - per van Pelt - sarebbe stato lo scopo essenziale della visita di Kammler1751. Questa visita faceva infatti seguito all'incontro avvenuto tra Höss e Kammler il 13 e 14 giugno 1941, che ebbe come oggetto appunto le misure di costruzione del terzo anno finanziario di guerra1752.

 L'interpretazione di van Pelt, pertanto, non solo non è confermata da alcun documento, ma è contraddetta dalla documentazione esistente, perciò è arbitraria e infondata.

 

17.4.3. La presunta attività omicida dei Bunker

 

In relazione al perito Dawidowski, van Pelt scrive quanto segue a proposito dei Bunker:

 «Quando nel 1942 cominciarono ad arrivare trasporti di Ebrei, la camera a gas del crematorio di Auschwitz si rivelò inadatta e le SS trasformarono in camere a gas due costruzioni a Birkenau, le case dei contadini Wiechuja e Harmata. Nella sua descrizione di queste installazioni di sterminio - i Bunker 1 e 2 - Dawidowski si basò sulla testimonianza di Dragon e sulle rovine delle costruzioni, perché non aveva trovato alcun documento o pianta che descrivessero le due costruzioni. In effetti, non furono mai trovati. Sembra che le due case fossero state trasformate senza molto rumore»1753.

 Dunque van Pelt stesso ammette che non esiste alcuna prova documentaria dell'esistenza dei Bunker. La sua frase finale non significa nulla. Nello studio menzionato sopra ho dimostrato che, nel complesso Auschwitz-Birkenau, la prassi dei lavori «senza molto rumore» era assurda: tutti i lavori eseguiti seguirono una rigida prassi burocratica che si espletava nell'apertura di cantieri ai quali venivano assegnati un numero specifico e una denominazione particolare, con tutta la documentazione che tali atti burocratici comportava1754. I presunti Bunker, invece, non avevano alcuna denominazione e non corrispondevano ad alcun cantiere, e nessun documento della Zentralbauleitung contiene il minimo accenno ad essi. Ciò significa che le due case polacche preesistenti non furono mai trasformate in “camere a gas”.

 Van Pelt scrive poi:

 «Infatti il Bunker 1 era entrato in funzione dal marzo di quell'anno [1942] e il Bunker 2 da luglio»1755.

 Inutile dire che una tale affermazione non ha alcun fondamento storico.

 1749 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 72. 1750 Vedi al riguardo il mio studio già citato “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., pp. 33-37, in cui mi sono occupato in dettaglio della questione dell’inizio della deportazione degli Ebrei slovacchi ad Auschwitz. 1751 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 28-33. 1752 Lettera di Kammler a Höss del 18 giugno 1941. RGVA, 502-1-11, pp. 37-39. 1753 Idem. 1754 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., cap. 2.1., “The Bureaucratic Procedure for the Construction of the Installation of Auschwitz-Birkenau”, pp. 23-28. 1755 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p.267.

   — 308 —

 Egli afferma ancora:

 «Questa descrizione [del rapporto del War Refugee Board] dell'uccisione nel Bunker 2 doveva essere ampiamente confermata dopo la guerra sia dal [membro del] Sonderkommando Shlomo Dragon, che lavorò in quel luogo, sia dai resti archeologici»1756.

 Van Pelt qui introduce una “prova” archeologica e una testimoniale.

 È ben vero che esistono dei resti delle fondamenta della casa chiamata dalla storiografia olocaustica Bunker 2, ma essi, per quanto riguarda le presunte gasazioni omicide, non “confermano” proprio nulla: essi dimostrano soltanto che in quel luogo un tempo sorgeva una casa, non che vi si trovava una installazione di gasazione omicida. Anzi, questi resti sono in aperta contraddizione con le dichiarazioni di Dragon1757.

 Con ciò siamo alla “prova” testimoniale.

 Van Pelt adduce tre testimoni essenziali: Jerzy Tabeau, Szlama Dragon e David Olère, inoltre Pery Broad e Hans Aumeier. Di questi tre testimoni mi sono occupato in modo approfondito nel libro menzionato sopra.

  17.4.4. I testimoni   17.4.4.1. Jerzy Tabeau  

Jerzy Tabeau, nato a Zablotów l’8 dicembre 1918, di nazionalità polacca, fu internato ad Auschwitz il 26 marzo 1942 col nome di Jerzy Weso#oski e fu immatricolato col numero 27273. Il 19 novembre 1943 evase dal campo e tra il dicembre 1943 e l’inizio del 1944 scrisse un rapporto sulle sue esperienze ad Auschwitz che fu pubblicato in ciclostilato nel mese di agosto 1944 da A. Silberschein1758 e successivamente, in novembre, dal War Refugee Board1759. Come autore del rapporto veniva menzionato un anonimo “maggiore polacco” che fu identificato con Jerzy Tabeau solo parecchi anni dopo la fine della guerra.

 In questo rapporto egli descrisse le «speciali camere a gas» senza mai chiamarle «Bunker».

Egli non indica né il loro numero, né la loro struttura, né le loro dimensioni, né la loro capienza, né la loro dislocazione.

Si trattava di locali dotati di «valvole» (wentylami) che si potevano aprire o chiudere ermeticamente, privi di altre aperture. L'interno era allestito come un impianto di bagni. La gasazione avveniva gettando bombe piene di acido cianidrico (bomby z kwasem pruskim) attraverso le valvole (przez wentyle) che si trovavano nelle pareti1760.

 La descrizione è chiaramente ispirata agli impianti di disinfestazione dei BW 5a e 5b. Questi impianti possedevano infatti una sala con 50 docce (Wasch- und Brauseraum) e una camera a gas (Gaskammer) ad acido cianidrico.

 La camera a gas era fornita di due ventilatori che erano installati in due aperture rotonde praticate nella parete opposta a quella in cui si trovavano le due porte di ingresso al locale.

 All’esterno, nelle due aperture, erano incassati due brevi tubi di lamiera che si potevano chiudere tramite un coperchio rotondo di lamiera fissato ad una cerniera saldata nella parte superiore del tubo. Questi dispositivi si trasformarono, nella propaganda del movimento di resistenza clandestino, in «valvole». L’uso del termine polacco «wentyl», che significa appunto «valvola» (in tedesco «Ventil»), si può spiegare infatti solo in questo modo. I BW 5a e 5b rispondono dunque a tutti i requisiti delle presunte camere a gas omicide dei Bunker: essi possedevano un «impianto di bagni» e «speciali camere a gas» di disinfestazione, le quali erano dotate di «valvole» che si potevano aprire o chiudere a seconda delle necessità, e, oltre a queste, «non avevano alcuna apertura nelle pareti».

 Inoltre esse si trovavano «all’interno del campo», ma la stessa cosa non si può certo dire dei cosiddetti Bunker.

 Le «bombe1761 piene di acido cianidrico» rappresentano una trovata letteraria piuttosto infelice che ebbe scarso seguito letterario nei racconti successivi1762.

 1756 Idem, pp. 147-149. 1757 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., cap. 9.2, “The Architectural Design of 'Bunker 2' in Relation to its Alleged Homicidal Activity”, pp. 182-184. 1758 A. Silberschein, Die Judenausrottung in Polen, IX, Dritte Serie, Ginevra, 1944. 1759 Executive Office of The President. War Refugee Board, Washington, D.C. German Extermination Camps – Auschwitz and Birkenau, novembre, 1944. 1760 APMO, D-RO/88, t.Va, pp.322b-323a (manoscritto polacco di tre pagine attribuito a J. Tabeau) . Das Lager Oswiecim (Auschwitz). A. Silberschein, Die Judenausrottung in Polen, IX, Dritte Serie, Ginevra,1944, pp. 67-68. 1761 Lo Zyklon B era notoriamente confezionato in barattoli (Dosen), in polacco „puszki“. 1762 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., cap. 4.4. «The Report of the “Polish Major” (Jerzy Tabeau)», pp. 62-64.

   — 309 —  17.4.4.2. Szlama Dragon

 Alle testimonianze di Szlama Dragon ho dedicato un intero capitolo del libro menzionato sopra1763. Parlo di “testimonianze” perché, oltre alla ben nota deposizione polacca del 10 e 11 maggio 1945, ho analizzato anche quella resa dal testimone ai Sovietici il 26 febbraio 19451764. Van Pelt, che la ignora completamente, scrive:

 «Dragon fu preciso e attendibile quando parlò di ciò che aveva visto di persona e nessuno dei dettagli che riferì erano parte del rapporto sovietico»1765.

 In realtà il rapporto redatto tra il 14 febbraio e l’8 marzo 1945 dai “periti” polacco-sovietici contiene un paragrafo, intitolato «Incenerimento di cadaveri su roghi» che tratta in modo specifico della «camera a gas n. 1 con i roghi» e della «camera a gas n. 2 con i roghi»1766. All'epoca il termine «Bunker» era ancora sconosciuto. I dati addotti nel rapporto sono tratti proprio dalla deposizione sovietica di Dragon. E proprio sulla base di questa deposizione i “periti” calcolarono la “capacità” quotidiana e il numero delle vittime dei due Bunker: 795.000 persone!1767.

 Sopra ho già mostrato quanto la testimonianza di Dragon fosse «precisa e attendibile» riguardo a capacità di cremazione e numero dei morti: ora resta da esaminarla in particolare riguardo ai Bunker.

La prima osservazione da fare è che Dragon, al tempo della deposizione sovietica, non conosceva ancora la denominazione di «Bunker 1» e «Bunker 2». In tale deposizione egli parla sempre di «gazokamera n. 1 e 2» e dichiara esplicitamente che questa era la denominazione ufficiale.

 Nella deposizione polacca, improvvisamente, la denominazione ufficiale di queste presunte installazioni di sterminio diventa quella di «Bunker»1768.

 Le due deposizioni del testimone contengono inoltre stridenti contraddizioni sulla struttura dei Bunker e sulla loro dislocazione1769: basti dire che essi, secondo la deposizione sovietica, si trovavano ad una distanza di 3 chilometri l'uno dall'altro, secondo quella polacca a 500 metri.

 L'analisi critica delle due deposizioni dimostra che il racconto del testimone non può avere un fondamento storico reale1770. Anche qui mi limito ad esporre una sola questione.

 Dragon afferma:

 «In 24 ore, in tutte le fosse della camera n.2, si bruciavano non meno di 10.000 persone. In media, in tutte e dieci le fosse, in 24 ore si ardevano non [meno di] 17.000-18.000 persone, ma in certe occasioni il quantitativo delle persone arse in 24 ore ammontò a 27.000-28.000»1771.

 Dunque dal dicembre 1942 al marzo 1943 furono sterminate non meno di (17.000 x 30 x 4) 2.040.000 persone, in massima parte Ebrei!

 In realtà, nel periodo summenzionato giunsero ad Auschwitz circa 125.000 Ebrei, di cui i non immatricolati furono circa 105.000 1772. Per quanto riguarda il 1944, durante la deportazione degli Ebrei ungheresi, ad Auschwitz non arrivarono mai 6 o 7 trasporti nell’arco di una giornata.

Queste cifre insensate sono del resto in contraddizione con i dati tecnici forniti dal testimone.

 Ad esempio, l’evacuazione di 7.000-8.000 cadaveri dalle camere a gas del Bunker 1, al ritmo di 6 ogni 15 minuti1773, avrebbe richiesto da 290 a 333 ore, ossia 12-13 giorni!

Ma uno dei fatti più significativi è che Dragon non fornì alcuna indicazione che permettesse di localizzare, sia pure approssimativamente, la posizione delle due case-Bunker1774. Al riguardo, subito dopo liberazione del campo, quando le tracce lasciate dalle SS erano ancora intatte e potevano essere facilmente rilevate da chi avesse realmente lavorato nei Bunker, i Sovietici in due piante diverse indicarono in luoghi diversi la posizione sia del Bunker 1 sia del Bunker 2.

 1763 Idem, cap. 5, pp. 71-83. 1764 GARF, 7021-108-12, pp. 180-193. 1765 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 188. 1766 Protocollo. 14 febbraio – 8 marzo 1945. Città di O#wi#cim. GARF, 7021-108, pp. 7-9. Vedi la traduzione del relativo testo in C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 157-158.

1767 Vedi capitolo 14.1 1768 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 75-76. 1769 Idem, pp. 76-79. 1770 Idem, pp. 79-82. 1771 GARF, 7021-108-12, p. 185. 1772 Dati tratti dal "Kalendarium" di Danuta Czech. 1773 GARF, 7021-108-12, p. 184. 1774 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 82-83.

  — 310 —

 Ciò dimostra che in realtà, nessuno – a cominciare dai presunti testimoni oculari, con Dragon in testa – sapeva nulla della localizzazione di queste presunte installazioni di sterminio1775.

  17.4.4.3. David Olère

 Il terzo testimone, David Olère, fu deportato ad Auschwitz da Drancy il 2 marzo 1943. Poco o nulla si sa della sua funzione al campo. Egli ha lasciato oltre 120 quadri e disegni che rappresentano scene orride di Auschwitz, e che risalgono in massima parte al periodo che va dal 1945 al 1949. David Olère non ha mai reso alcuna deposizione ufficiale né ha mai redatto una relazione sulle sue esperienze al campo, e il suo curriculum di Auschwitz delineato da Serge Klarsfeld è tratto semplicemente dai quadri e disegni summenzionati1776. Klarsfeld presuppone - senza prove - che Olère abbia vissuto in prima persona tutto ciò che ha rappresentato nelle sue opere. In realtà, se la pretesa di Klarsfeld fosse vera, Olère, per tutti i temi che ha rappresentato, sarebbe stato onnipresente al campo.

 Olère è autore tra l'altro di un disegno del Bunker 2 che van Pelt commenta così:

 «Il disegno mostra non solo il Bunker 2, ma anche la baracca spogliatoio nella sua posizione esatta di fronte alla casa. Di particolare interesse è la finestrella in un lato della casa con un pesante sportello di legno. Questa era l'apertura attraverso la quale le SS introducevano lo Zyklon nel locale. Lo stesso sistema di introduzione del gas fu adottato nei crematori IV e V e queste aperture appaiono non solo nelle piante, nei prospetti e nelle fotografie dei crematori, ma tre sportelli esistono ancora e sono attualmente immagazzinati nel deposito del coke del crematorio I. Il disegno di Olère è avvalorato dal materiale di prova superstite anche nei dettagli»1777.

 Vediamo anzitutto quale sia la precisione del disegno1778.

 

1) Gli alberi.

 Nella fotografia aerea del 31 maggio 1944 n.3056, intorno alla casa presuntamente adibita a camera a gas omicida (Bunker 2), si vedono almeno 9 alberi. La pianta redatta dall’ing. Nosal il 3 marzo 1945 per conto della Commissione di inchiesta sovietica e intitolata «Zona della posizione della camera a gas n.2 e dei roghi per l’arsione dei cadaveri a Birkenau» mostra 5 alberi intorno alla casa. Nel 1990 intorno alle fondamenta della casa esistevano ancora 4 grossi alberi. Questi alberi si potevano vedere anche dal cortile sud della Zentralsauna. Nel maggio 1944 e nel febbraio 1945 il terreno tra la Zentralsauna e l’area del Bunker 2 era completamente aperto, sicché era possibile vedere gli alberi suddetti anche dal cortile nord, e ancor meglio dalla striscia di terreno a ovest tra la costruzione e la recinzione.

 Nel disegno di Olère l’albero che si vede davanti allo spigolo della casetta (tra la porta e la finestrella) si trova effettivamente in posizione esatta, ma gli altri due alberi raffigurati a sinistra della casetta si trovano in posizione errata: dalla prospettiva del disegno, dietro alla casetta non si vedeva nessun albero, come risulta dalla fotografia aerea del 31 maggio 1944.

 Dunque – se si suppone che Olère abbia realmente visto la scena che rappresenta nel suo disegno – ci si deve stupire più dell’assenza di almeno sei alberi che della presenza di quello davanti alla casetta.

 2) Lo sfondo.

 Olère ha introdotto nello sfondo del disegno due elementi inesistenti – una collina e le due costruzioni che vi appaiono sopra1779 - ma non ha inserito un elemento esistente che non poteva passare inosservato dalla prospettiva del disegno: la Zentralsauna. Ancora oggi, se ci si pone nella prospettiva del disegno, sullo sfondo si vede buona parte della facciata ovest della Zentralsauna. Tra il maggio 1944 e il febbraio 1945 la visuale era ancora più libera, dunque la Zentralsauna si vedeva in tutta la sua struttura, che era coperta qua e là solo dagli alberi summenzionati, che all’epoca erano molto più piccoli.

 1775 Idem, pp. 158-161. 1776 S. Klarsfeld (Ed.), David Olère. A Painter in the Sonderkommando at Auschwitz. The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989, pp. 8-10. 1777 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 180. 1778 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History, op. cit., pp. 88-92. 1779 La costruzione a destra assomiglia ad una Pferdestallbaracke (baracca scuderia), quella a sinistra è una casetta civile con tanto di camino!

   — 311 —

 3) La casetta.

 - La casetta disegnata da Olère non ha nulla a che vedere con la descrizione di Dragon e il relativo disegno dell’ing. Nosal. Quest’ultimo ha un orientamento ovest-est invece che nord-sud e raffigura la casa più inclinata a sud di circa 25°.

 È vero che la finestrella di introduzione dello Zyklon B si trova in posizione esatta rispetto al disegno dell’ing. Nosal – ma su questa parete (rivolta a nord-ovest) dovrebbero apparire altre tre finestrelle (le aperture O3, O4 e O5 del disegno di Nosal) e tre porte di uscita (W2, W3 e W4).

 - Inoltre la posizione della porta di ingresso non era centrale: essa era collocata all’angolo sud del muro rivolto a sud-est.

 - Nella sua parte sinistra, il tetto della casetta si prolunga in una tettoia sorretta da un palo di legno alla sua estremità: anche ciò è in contraddizione con la descrizione di Dragon, secondo la quale tale tettoia non è mai esistita.

 - Infine la scritta che appare sopra alla porta della casetta – Dezinfektion – è errata e si trova in una posizione errata. Secondo Szlama Dragon, le tabelle con le scritte si trovavano sulla porta(una sul lato esterno e una sul lato interno), non già sopra alla porta; poiché nel disegno di Olère la porta è aperta, su di essa dovrebbe essere raffigurata la scritta «Zum Baden» («Al bagno»), come ha fatto diligentemente Pressac nel suo relativo disegno1780.

 - Per di più, la presenza di una tale iscrizione nel 1944 è contraddetta dai testimoni Wohlfarth, Paisikovic e Müller.

 

4) La baracca spogliatoio.

 Van Pelt pretende che nel disegno la baracca spogliatoio sia «nella sua posizione esatta». In realtà questa baracca non si dovrebbe vedere affatto. Essa nel disegno sorge accanto a una fossa a ovest della casetta, mentre dovrebbe apparire a est, all’incirca nel punto dove c’è la collinetta: in questa posizione si dovrebbe vedere il suo lato anteriore con la porta.

 Il disegno del «pesante sportello di legno» può anche essere simile alle finestrelle dei crematori IV e V, ma ciò, in relazione al Bunker 2, non dimostra assolutamente nulla, come non dimostra nulla il fatto che la porta della casetta sia una pesante porta di legno simile a quelle delle camere di disinfestazione ad acido cianidrico di Auschwitz e Birkenau. Olère può benissimo essersi ispirato proprio a queste finestrelle e a queste porte, cui la propaganda sovietica e polacca attribuiva funzioni criminali.

 Van Pelt non sa nulla delle altre tre finestrelle e delle tre porte del disegno di Nosal che si sarebbero dovute vedere sul fianco della casetta, non menziona affatto la presunta seconda baracca spogliatoio e parla di una sola finestrella e di un solo locale come se il Bunker contenesse una sola “camera a gas” invece delle quattro canonizzate dalla storiografia ufficiale.

 In conclusione, il disegno del presunto Bunker 2 è una semplice rappresentazione grafica della propaganda scritta e orale che circolava ad Auschwitz. La stessa conclusione vale anche per il disegno del testimone che ho analizzato in precedenza1781. A questa serie di illustrazioni propagandistiche si può aggiungere anche un disegno del 1945 relativo al crematorio III in cui il testimone presenta l'insensata scena propagandistica del camino che vomita fiamme1782.

 Olère illustra perfino la leggenda della colorazione blu dell'acido cianidrico, desunta - dai detenuti più sprovveduti - dal nome tedesco di questa sostanza: Blausäure (acido blu)!1783. Così in un disegno a colori senza data che rappresenta una scena di gasazione, da un barattolo di Zyklon B si sprigionano vapori blu!1784

 Un altro disegno del 1946 riprodotto da van Pelt1785 mostra un barbiere e un cavadenti al lavoro senza maschera antigas in una camera a gas in cui appare una colonna di rete per l'introduzione delle «bombe a gas». Probabilmente Olère ancora non sapeva che doveva ambientare la scena nel vestibolo, fuori della presunta camera a gas.

 In un altro disegno ancora, che reca la didascalia «Apertura della porta della camera a gas», Olère raffigura due detenuti a dorso nudo e senza maschera antigas che trascinano cadaveri dalla camera a gas direttamente ai forni1786, dimenticando il non proprio irrilevante particolare che la presunta camera a gas si trovava nel seminterrato, la sala forni al pianterreno.

 1780 J.-C. Pressac, Auschwitz :Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 172. 1781 Vedi capitoli 9.2.4., 9.5.1. e 12.3.2. 1782 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 178. 1783 L'acido cianidrico è notoriamente incolore. 1784 S. Klarsfeld (Ed.), David Olère. A Painter in the Sonderkommando at Auschwitz. The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989, p. 54. 1785 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 179. 1786 S. Klarsfeld (Ed.), David Olère. A Painter in the Sonderkommando at Auschwitz, op. cit., p. 56.

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 In altri disegni a colori di Olère la propaganda su Auschwitz viene apertamente alla luce in forme mostruose e ripugnanti dalle quali traspare una personalità profondamente malata1787.

Ne riporto solo uno a titolo di esempio1788.

 

17.4.4.4. La “convergenza di prove” sui Bunker

 

Il disegno di Olère è in totale contrasto con un altro disegno del Bunker 2 elaborato in base alle dichiarazioni di un altro testimone del cosiddetto “Sonderkommando”, Dov Paisikovic1789.

 Dal confronto tra i rispettivi disegni risultano le seguenti differenze:

 1) casa:

 - camino: presente nel disegno Olère, assente nel disegno Paisikovic;

 - fianco della casa: Olère vi pone una sola finestrella, Paisikovic 3 porte e 3 finestrelle;

 - lato frontale: Olère rappresenta una porta con sopra la scritta «Desinfektion», Paisikovic nulla: il muro era completamente chiuso, senza porte, né finestre, né iscrizioni;

 - albero: presente nel disegno Olère, assente nel disegno Paisikovic;

 2) baracca: la baracca disegnata da Olère è assente nel disegno Paisikovic;

 3) fosse: Olère ha disegnato l'inizio di una fossa con direzione approssimativa (secondo la lunghezza) est-ovest; le due fosse del disegno Paisikovic hanno invece direzione nord-sud.

 Gli schizzi di Paisikovic sono a loro volta in aperto contrasto anche con la deposizione di Dragon. Il disegno del Bunker 2 redatto dall’ing. Nosal secondo la deposizione polacca di Dragon presenta infatti 4 stanze, lo schizzo disegnato da Tadeusz Szyma#ski secondo la relazione di Paisikovic mostra invece 3 stanze. Per Dragon le 4 stanze avevano tutte una superficie diversa, per Paisikovic le 3 stanze avevano la stessa superficie. Per Dragon una delle pareti più lunghe della casa aveva 4 porte di ingresso e una finestrella di introduzione per lo Zyklon B; la parete opposta presentava 3 porte di uscita e 4 finestrelle, inoltre una delle pareti più corte aveva una porta di uscita;

per Paisikovic, invece, una delle pareti più lunghe aveva 3 porte di ingresso e 3 finestrelle, la parete opposta 3 porte di uscita e nessuna finestrella, le due pareti più corte nessuna porta e nessuna finestrella.

 Per quanto riguarda la capienza del Bunker, essa era di 2.500-2.550 persone per Dragon, di 300 persone per Paisikovic1790.

 Le rovine della casa, allo stato attuale, sono in contrasto sia  con la testimonianza di Dragon sia con quella di Paisikovic.

 In tali rovine la casa è suddivisa in sette locali, mentre secondo Dragon essa aveva quattro locali, secondo Paisikovic tre locali.

 Ma anche la suddivisione della casa in tre o quattro camere a gas omicide è tecnicamente insensata, perché – secondo la storiografia ufficiale - i due Bunker erano stati installati per attuarvi non già l’uccisione sporadica di piccoli gruppi di persone, bensì uno sterminio sistematico in massa.

 Come abbiamo visto sopra, secondo la Commissione di inchiesta sovietica nel Bunker 2 venivano assassinate 3.000 persone al giorno, per Dragon addirittura 10.000 al giorno.

 Nelle rovine della casa inoltre non c'è traccia dell'ingresso che, secondo Szlama Dragon, si trovava all’angolo nord-ovest della casa. In questo punto, nelle rovine, c’è un muro alto circa 50 centimetri da terra che non presenta alcuna traccia di una soglia. Questa non poteva essere più in alto, perché, secondo il testimone, la casa era al livello del suolo e non vi si accedeva tramite gradini.

 Il disegno del Bunker 1 realizzato dall'ing. Nosal secondo la testimonianza di Dragon è inoltre in contrasto con la pianta della casa di Józef Harmata, il proprietario della casa ribattezzata Bunker 1, che fu consegnato al Museo di Auschwitz il 5 agosto 1980 da sua nipote Józefa Wisi#ska insieme ad una relazione esplicativa1791.

 Per finire, le fotografie aeree di Birkenau del 1944 dimostrano che nell'area del Bunker 2, contrariamente a tutte le testimonianze, non esistettero siti di cremazione all'aperto1792.

 In conclusione, anche sulla questione dei Bunker di Birkenau c'è una totale divergenza e discordanza di prove.

 1787 Idem, p. 97, 98, 99,100, 101, 106. 1788 Idem, p. 97. Vedi documento 48/ 49. 1789 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 210-211. 1790 Idem, pp. 108-109. 1791 Idem, pp. 165-167. 1792 Idem, pp. 186-189; Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., pp. 56-58.

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 17.4.4.5. Johann Paul Kremer

 

Van Pelt cita la seguente registrazione del diario del dott. Johann Paul Kremer del 12 ottobre 1942:

 «Seconda vaccinazione contro il tifo, poi la sera forte reazione generale (febbre). Nonostante ciò durante la notte [sono stato presente] ad un’altra azione speciale dall’Olanda (1.600 persone). Scene spaventose davanti all’ultimo Bunker! Era la decima azione speciale (Hössler)». [«2. Schutzimpfung gegen Typhus; danach abends starke Allgemeinreaktion (Fieber). Trotzdem in der Nacht noch bei einer Sonderaktion aus Holland (1600 Personen). Schauerliche Scene vor dem letzen Bunker! Das war die 10. Sonderaktion. (Hössler)»]1793.

 Per poter usare questo documento come presunta «prova concordante», van Pelt non esita a ricorrere a congetture false e insensate. Egli afferma tale diario

 «è perciò un documento particolarmente onesto e come tale costituisce un grosso problema per i negazionisti»1794. Per quanto mi riguarda, questo documento non presenta affatto alcun problema, né grande né piccolo; esso non ha infatti alcun valore dimostrativo, perché le Sonderaktionen (azioni speciali) che menziona non si riferivano affatto alle presunte gasazioni omicide ad Auschwitz1795. Van Pelt invece pretende che «sia le SS sia i detenuti nella lingua dell'uso quotidiano chiamavano queste installazioni di sterminio “Bunker”»1796 e ribadisce che «il termine “Bunker” si riferiva nel gergo del campo a entrambe le case (1 e 2 o forse “la prima” e “l'ultima”) che servivano da camere a gas o, dopo il completamento dei crematori II,III, IV e V, esso si riferiva alle loro camere a gas»1797.

 In realtà, come ho spiegato sopra, nessun documento menziona le due presunte case di gasazione e nessuna testimonianza di detenuti anteriore all'aprile 1945 impiega il termine Bunker per designarle, termine sconosciuto sia a Tabeau, sia a Dragon, sia a Tauber, sia ai “periti” sovietici, che le denominarono “camera a gas n. 1” e “camera a gas n. 2”. Per quanto riguarda i testimoni SS, nessuno parlò mai di Bunker in relazione ai due presunti impianti di sterminio prima dell'aprile 1945.

Van Pelt basa la sua affermazione esclusivamente sul diario del dott. Kremer, presupponendo a priori che i Bunker da lui menzionati fossero identici ai presunti impianti di gasazione. Ma la cosa non è così semplice, perché Kremer menziona un «ultimo Bunker»1798 che è inconciliabile con la presenza di due Bunker: a van Pelt non resta dunque che dichiarare, contrariamente ad ogni logica, che i Bunker 1 e 2 non erano «il primo» e «il secondo», ma «il primo» e «l'ultimo»!

 Per quanto riguarda il significato della registrazione del dott. Kremer citata sopra e dell'espressione «ultimo Bunker», rimando al mio studio sulla Sonderbehandlung ad Auschwitz1799

 

17.4.4.6. Hans Aumeier

 

Sui Bunker, van Pelt invoca come «prova convergente» anche la testimonianza di Hans Aumeier1800. Questo ufficiale, all'epoca SS-Hauptsturmführer, fu trasferito ad Auschwitz il 16 febbraio 1942 e vi ricoprì l'incarico di «1. Schutzhaftlagerführer» dello Stammlager fino al 15 agosto 1943. Egli fu arrestato dagli Inglesi in Norvegia l'11 giugno 1945. Di questo testimone mi sono occupato sia in relazione alle presunte gasazioni nel crematorio I1801, sia riguardo ai Bunker di

 1793 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 287. 1794 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 284. 1795 C. Mattogno, “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., pp. 79-116; le pp. 101-116 sono dedicate al diario del dott. Kremer. 1796 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 287. 1797 Idem, p. 288. 1798 Idem, p. 287. 1799 C. Mattogno, “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., pp. 111-115. 1800 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 231. 1801 C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit., pp. 48-50.

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 Birkenau1802. Riassumo sommariamente. Nella sua prima dichiarazione, resa a Oslo il 29 giugno 1945, egli negò decisamente la storia delle camere a gas omicide:

 «Non so nulla di camere a gas e durante il mio periodo non fu neppure gasato nessun detenuto» [«Von Gaskammern ist mir nichts bekannt, auch wurde zu meiner Zeit kein Häftling vergast»].

 Ma presto egli capì che gli Inglesi volevano che “confessasse” la loro “verità”, quella che si era delineata nel corso dell'istruttoria del processo Belsen. Così nel rapporto del 25 luglio 1945 Aumeier parlò di gasazioni omicide e anche dei Bunker1803, termine che, come ho spiegato sopra, era stato creato qualche mese prima ad Auschwitz durante l'istruttoria del giudice Sehn. Come Jankowski1804, Aumeier “confessò” che la prima gasazione era avvenuta nel novembre o dicembre 1942 nella camera mortuaria del crematorio I, contraddicendo il relativo racconto di Filip Müller.

 1802 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History, op. cit., pp. 133-136. 1803 PRO, File WO.208/4661. Rapporto di H. Aumeier del 25 luglio 1945, pp. 7-8. 1804 Protocollo della deposizione di S. Jankowski del 13 aprile 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn, in: Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos, op. cit., p. 48.

Parte 14

Parte 14

Giugno 2007

 CAPITOLO 18  LA METODOLOGIA DI VAN PELT  18.1. La leggenda del «terribile segreto» di Auschwitz  

$$$_ CARLO MATTOGNO,.jpgPer spiegare in qualche modo l'origine dei rapporti fantasiosi che ho esposto nel capitolo 15, la storiografia olocaustica afferma che il presunto sterminio ebraico costituiva un «terribile segreto» (l'espressione è di Walter Laqueur) che riuscì a filtrare solo a poco a poco e faticosamente.

 Van Pelt si appella anche alla struttura composita del campo. All'affermazione di Irving che il rilascio di detenuti da Auschwitz sembrava «incompatibile col carattere di un centro di sterminio di massa segretissimo»1805 egli obietta:

 «Se Auschwitz fosse stato soltanto un centro di sterminio di massa (segretissimo) situato in un [determinato] posto, l'argomento di Irving potrebbe essere decisivo. Tuttavia Auschwitz racchiudeva molto siti diversi e dal punto di vista istituzionale era impegnato in funzioni molto diverse. Inoltre esso funzionò come un centro di sterminio di massa (segretissimo) solo in parte nella sua storia. Se tra i detenuti rilasciati fossero inclusi anche i cosiddetti Sonderkommandos che lavoravano nei crematori, Irving avrebbe un punto a suo favore. Ma non fu così»1806.

 Con questa risposta van Pelt dimostra ancora una volta la sua tragica ignoranza su Auschwitz.

 Egli ignora nel caso specifico il movimento di resistenza clandestino del campo e le sue attività.

 Fin dall'inizio ad Auschwitz si formarono gruppi di resistenza polacchi; a partire dal 1942 sorsero altri gruppi nazionali: austriaco, francese, belga, russo, tedesco, ceco, jugoslavo. All'inizio di maggio del 1943 questi gruppi furono subordinati ad una direzione centrale che assunse il nome di Kampfgruppe Auschwitz (Gruppo di lotta Auschwitz), che aveva contatti anche col il gruppo di resistenza del cosiddetto “Sonderkommando”.

 I resistenti godevano di una fitta rete di contatti e di complicità all'esterno del campo, da parte della popolazione polacca e da varie istituzioni clandestine che facevano capo alla Delegatura, la rappresentanza del governo polacco in esilio1807.

 Barbara Jarosz descrive in che modo le informazioni venissero raccolte e fatte uscire dal campo:

 «Un'altra importante attività del movimento di resistenza era la raccolta di prove dei crimini commessi dalle SS e la loro trasmissione al di fuori del campo. Fra i più importanti documenti fatti uscire dal Lager vanno annoverati: [...].

 4. Le piante dei crematori e delle camere a gas rubate nel 1944 dall'ufficio dell'SS-Bauleitung di Birkenau da tre detenute, la polacca Krystyna Horczak e le ceche Vera Foltynova e Valeria Valova. [...].

 

1805 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 88. 1806 Idem, p. 90. 1807 B. Jarosz, The Resistance Movement in and around the Camp, in: Auschwitz. Nazi Extermination Camp, op. cit., pp. 133-155; H. #wiebocki, Die lagernahe Widerstandsbewegung und ihre Hilfsaktionen für die Häftlinge des KL Auschwitz, in: “Hefte von Auschwitz”, 9, 1995, pp. 5-187.

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 Tre foto scattate clandestinamente nel campo nell'estate del 1944 dai membri del Sonderkommando del crematorio V: Alex di Grecia (ne ignoriamo il cognome), Szlojme Dragon e suo fratello Josel, Alter Szmul Fajzylberg (nel campo Stanislaw Jankowski) e Sawid Szmulewski.

 

7. Gli elenchi dei convogli di uomini e donne deportati al campo e degli Ebrei con numeri di serie A e B, stilati nel settembre 1944 dai detenuti Kazimierz Smolen, Ludwik Rajewski, Tadeusz Szymanski, Tadeusz Wlsowicz, Jan Trabaczewski, impiegati nell'ufficio accetazione (Aufnahme) ella sezione politica. Contengono le date d'arrivo dei trasporti, i numeri assegnati ai prigionieri e le località di provenienza del convoglio.

 

Oltre ai documenti, dal campo venivano fatti uscire anche rapporti sotto forma di messaggi, nei quali si fornivano le cifre esatte degli internati, il numero dei trasporti in arrivo e in partenza,i cognomi dei detenuti condannati a morte dal Tribunale della Gestapo di Katowice, i cognomi delle SSdella guarnigione del Lager; si descrivevano inoltre le condizioni di vita e si stabilivano le date e i percorsi delle fughe. [...]. I dati contenuti nei rapporti erano raccolti dai prigionieri impiegati nelle sezioni amministrative del campo, nella camera principale degli scrivani, nell'ospedale, negli uffici della sezione politica, nel reparto accettazione, dove, a rischio della propria vita, copiavano documenti, piani, rapporti. [...].

 

Come i messaggi segreti, anche i documenti venivano inoltrati attraverso contatti collaudati. A fare da tramite fra l'organizzazione del campo e il territorio limitrofo erano spesso lavoratori civili impiegati in diverse ditte tedesche: Stanislaw Mordarski, Józef Cholewa, Franciszek Walisko e Helena Dato#, commessa dello spaccop per le SS (il cosiddetto Haus 7). I prigionieri trasmettevano i messaggi e i materiali alle staffette e queste li recapitavano a Brzeszcze. Da qui, tramite la famiglia Korna# di Spytkowice o Aniela Kieres di Chrzanów, venivano inoltrate a Cracovia.

 

Nel 1944 l'organizzazione guadagnò un altro contatto nella persona dell'infermiera austriaca Maria Stromberger, detta suor Maria, che lavorava nell'ospedale delle SS»1808.

 

In effetti ad Auschwitz non esisteva luogo in cui non operasse un commando di detenuti e non esisteva commando di detenuti in cui non operassero direttamente o indirettamente uomini della resistenza. L'ex detenuto Otto Wolken ha redatto una lista di oltre 100 Kommandos di Auschwitz, che vale la pena di riportare integralmente per mostrare la loro diffusione capillare nel campo1809:

 

Arbeitskommando/commando di lavoro Arbeitsplatz/luogo di lavoro Abbruchkommando Bauleitung/ Commando di demolizione presso i DAW Arbeitseinsatz/ Impiego lavorativo Baracca sezione III Aufräumungskommando DEST/ commando di sgombro DEST presso il ponte della ferrovia Baubüro/ Ufficio progettazione Baracche della Bauleitung Bauhof/ Deposito dei materiali da costruzione Deposito dei materiali da costruzione BBD [?] BBD Bekleidungswerkstätten /Laboratori di vestiario Ampliamento del campo Betonkolonne Huta /Colonna calcestruzzo Huta Auschwitz Brotauflader / Caricatori di pane Panetteria del campo Brunnenbohrer Spiar [Spirra] /Trivella per pozzi Spirra Presso la baracca della Bauleitung Brunnenbohrer Wodak/ Trivella per pozzi Wodak Lagerbereich / Area del campo DAW. - Hallen/ Sale DAW Presso i DAW DAW/Deutsche Ausrichtungs Werke1810/ Fabbriche tedesche di armamenti DAW DAW-Werkstätten/ Officine DAW Presso le officine DAW Druckerei/ Tipografia Ampliamento del campo Elektriker Verwaltung/ Amministrazione elettricisti BBD Entseuchungskommando/ commando di disinfezione Area del campo Entwesungskammer/ Camera di disinfestazione Presso i DAW Erweiterungsarbeiten/ Lavori di ampliamento Presso la casa VII Essenfahrer/ Conducenti per il vitto All'intero e all'esterno

 

1808 B. Jarosz, I movimenti di resistenza interni e limitrofi al campo, in: Francisek Piper, Teresa #wiebocka (a cura di), Auschwitz. Il campo nazista della morte. Edizioni del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, 1997, pp. 203-204. 1809 AGK, NTN, 149, pp. 7-11. 1810 Recte: Deutsche Ausrüstungswerke.

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Fa. Boos Aufnahmegebäude/ Ditta Boos edificio di ricezione Infermeria per la truppa Fa. Boos Transportkommando/ Commando di trasporto ditta Boos Werkhalle (officina) Fa. Industrie Bau A.G./ Ditta ndustrie Bau A.G. Officine di sicurezza Fa. Niegel Ofenbau/ Ditta Niegel costruzione stufe Ampliamento del campo Fa. Petersen/ Ditta Petersen Dietro la barra della Bauleitung Fa. Wagner/ Ditta Wagner Nuova lavanderia Fahrbereitschaft Bauleitung/ Pronto impiego dei veicoli della Bauleitung Deposito dei materiali da costruzione Fahrbereitschaft Kommandantur/ Pronto impiego dei veicoli del comando Area del campo Faulgasanlage/ Impianto del gas di fogna Auschwitz Feuerlöschteich/ Vasca antincendio Lenz Presso le officine di sicurezza Lenz Feuerlöschteich/ Vasca antincendio Rajsko Flusskies/ Ghiaia di fiume Rajsko Flusskies DEST/ Ghiaia di fiume DEST Presso il fiume Sola Fourier/ Furieri Comando Fourier Baubüro/ Furieri ufficio progettazione Baracche della Bauleitung Garagen Praga-Halle/ Autorimesse Praga-Halle Praga Halle Gärtner Aussen/ Giardinieri esterno Insediamento SS Gärtner Bauleitung/ Giardinieri Bauleitung Baracche della Bauleitung Gärtner Haus Höss/ Giardinieri casa Höss Casa Höss Gärtnerei Rajsko/ Orticultura Rajsko Rajsko Gemeinschaft Schuhe/ Raggruppamento scarpe Presso l'edificio del monopolio Gemeinschaftsküche/ Cucina comune DAW. - Alloggi Gemeinschaftslager/ Campo comune Presso l'officina (Werkhalle) Getreidespeicher/ Granai Edificio del monopolio Grasmäher Bauleitung/ Falciatrici Bauleitung Presso la baracca della Bauleitung Haus 157 /Casa 157 Casa 157 Holzhof/ Deposito del legname Deposito del legname Hygiene Institut Rajsko/ Istituto di Igiene di Rajsko Rajsko Kantine Wirtschaftsbaracke/ Spaccio baracca magazzino Baracca magazzino Kantinenverwaltung/ Amministrazione dello spaccio Casa VII Kartoffelfahrer/ Conducenti per le patate Bunker delle patate Kartoffelschäler/ Pelatori di patate Cucina SS Kohlenplatz/ deposito del carbone Deposito del carbone Koksablader und Heizer/ Scaricatori di coke e fuochisti Edificio del monopolio Kurzwellenentwesung/Disinfestazione a onde corte Nuova lavanderia Lagerbäckerei Tagschicht-Nachtschicht/ Panetteria del campo turno diurno-notturno Panetteria del campo Lederfabrik / Fabbrica di cuoio Auschwitz Luftschutz/ Protezione antiaerea Baracca sezione III Luftwaffenbaracke Rajsko/Baracca Luftwaffe Raisko Rajsko Materialschuppen/Capannone per i materiali Nuovo deposito dei materiali da costruzione Mehlfahrer/ Conducenti per la farina Presso il mulino di Auschwitz Melioration Bauleitung/Migliorie Bauleitung Baracche della Bauleitung Molkerei/ Latteria Presso il mattatoio Mühle Auschwitz/ Mulino di Auschwitz Auschwitz Mühlfahrer Landwirtschaft/ Conducenti per la farina Landwirtschaft (agricoltura) Area del campo Neuer Bauhof/ Nuovo deposito dei materiali da costruzione Nuovo deposito dei materiali da costruzione Pferdestall-Baracken Bauleitung/ Baracche scuderia Bauleitung presso il campo comune Pferdestall-[ Baracken ] Landwirtschaft/ Baracche scuderia Landwirtschaft Nuova stalla Planierungskommando DLGM [?]/ Commando DAW- alloggi livellamento DLGM

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 Politische Abteilung I/ Sezione Politica I Comando Politische Abteilung II/ Sezione Politica II Blockführerstube (stanza del Blockführer) Poststelle/ Ufficio postale Blockführerstube Provisorische Bäckerei/ Panetteria provvisoria Panetteria del campo Reiniger Kommandantur/ Pulitori comando Comando Reiniger Truppe/ Pulitori truppa Area del campo Roll[wagen]kommando/ Commando addetto al traino di carretti Deposito del legname Sandgrube Haus Palitsch/ Cava di sabbia casa Palitsch Casa Palitsch Sandgrube Haus VII/ Cava di sabbia vasa VII Casa VII Schädlingsbekämpfung/ Disinfestazione Ampliamento del campo Schlachthaus/ Mattatoio Area del campo Schmiede Landwirtschaft/ Fucina Landwirtschaft Fucina Splittergraben/ Trincee antischeggia Auschwitz SS-Apotheke/ Farmacia SS Infermeria SS SS-Bekleidungskammer/ Camera vestiario SS Ampliamento del campo SS-Friseure/ Barbieri SS Infermeria SS SS-Küche/ Cucina SS Baracca magazzino Magazzino SS Baracca magazzino Infermeria SS Infermeria SS SS-Unterkunftskammer/ Alloggi SS Ampliamento del campo SS-Zahnstation/ Stazione dentistica Infermeria SS Strasse zum Bahnhof /Strada per il deposito dei materiali da costruzione Presso il circolo ufficiali Strassenbau Lagererweiterung/ Costruzione stradale ampliamento del campo Ampliamento del campo Strassenbau u. Kanalisation/ Costruzione stradale e canalizzazione Dietro il deposito dei materiali da costruzione Truppenwirtschaftslager/ Campo magazzino per la truppa Campo magazzino per la truppa Übergabestation Kluge/ Stazione di consegna Kluge Deposito dei materiali da costruzione Waffenmeisterei/ Armeria Presso le officine Warenlager/ Magazzino delle merci Edificio del teatro Wasserturm Riedel/ Serbatoio idrico sopraelevato Riedel Deposito dei materiali da costruzione Wasserversorgung/ Approvvigionamento idrico Dietro la panetteria Werkhalle Union Werkhalle Union Werkstätten Bauleitung/ Officine Bauleitung Officine Wirtschaftshof/ Cortile magazzino Area del campo Wohnhäuserausbau Rajsko/ Rifinitura abitazioni Rajsko Rajsko Zivilarbeiterwerkstätten/ Officine dei lavoratori civili Presso il campo comune

Tutti questi Kommandos tenevano sotto costante controllo l'intero campo e non c'era avvenimento di cui fossero ignari.  

Particolarmente importanti, per quel che ci riguarda, erano i Kommandos della Zentralbauleitung. Nel febbraio 1943 il Baubüro (ufficio progettazione) impiegava 96 detenuti, in massima parte (85) polacchi, ma anche due Ebrei: Mordcha Gothein (numero 64034) e Ernst Kohn (numero 71134)1811. Questi detenuti, tra l'altro, furono gli autori materiali di alcune piante dei crematori, come la 1300 del 18 giugno 1942 del crematorio II (detenuto n. 17133), la 2136 del 22 febbraio 1943 del crematorio III (detenuto n. 538, Leo Sawka), la 2197 del 19 marzo 1943 (detenuto n. 71134, Ernst Kohn!), la pianta 2036 dell'11 gennaio 1943 del crematorio IV/V (detenuto n.127, Josef Sikora) o la pianta del crematorio I n. 1241 del 10 aprile 1942 (detenuto n. 20033, Stefan Swiszczowski).

 

Altri Kommandos della Zentralbauleitung, per il tipo di attività che svolgevano, avevano ampia libertà di movimento ad Auschwitz.

 

Una parte dei detenuti del Kommando Baubüro erano impiegati negli uffici della Zentralbauleitung; gli altri lavoravano all'esterno del campo e godevano di ampia libertà di movimento. Una «Lista dei detenuti impiegati all'esterno della catena di sentinelle» (Liste der

 

1811 RGVA, 502-1-256, “Kommando: Baubüro der Zentralbauleitung”, lista nominativa del 16 febbraio 1943.

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ausserhalb der Postenkette beschäftigten Häftlingen) datata 26 agosto 1943 ne elenca 52, ripartiti nei seguenti Kommandos: Bauleitung migliorie (16 detenuti), Sezione misurazione (8), approvvigionamento idrico, canalizzazione (9), Bauleitung KGL (10), Sezione progettazione (3), Bauleitung KL (3), Bauleitung zona industriale (2) e Sezione contabilità (1). Del primo gruppo faceva parte anche il detenuto ebreo Kurzweig, numero 65655 1812.

 

Nel maggio 1943 il Vermessungskommando (commando misurazione) contava 29 detenuti, di cui tre “geometri” fuggirono il giorno 21 1813, il che conferma la loro libertà di movimento. Uno di questi detenuti, Wilhelm Wohlfahrt, dichiarò al processo Höss di aver assistito da lontano ad una gasazione omicida in uno dei cosiddetti Bunker1814.

 

Il ruolo degli operai civili nella raccolta e diffusione di informazioni fu senza dubbio molto superiore a quello descritto sopra. Ad Auschwitz lavorarono infatti almeno 46 ditte civili che, nel 1943, impiegavano complessivamente circa 1.300 operai civili, quasi tutti polacchi1815. Una lettera dell'SS-Sturmbannführer Friedrich Hartjenstein, all'epoca comandante del campo di Auschwitz II-Birkenau, mostra di quale libertà di movimento potessero godere gli operai civili. La sera del 12 aprile 1944, «sul cavalcavia ferroviario di Auschwitz-Birkenau» fu fermato un operaio civile polacco che si chiamava Wilhelm Lorenz. Egli esibì un lasciapassare, che gli aveva rilasciato la ditta Lenz il 23 marzo 1944, in base al quale «quest'uomo è autorizzato ad accedere senza sorveglianza ai luoghi di lavoro dopo il ritiro della grande catena di sentinelle» [«ist dieser Mann berechtigt, nach Einziehen der großen Postenkette die Arbeitstellen ohne Beaufsichtigung zu betreten»], cosa che Hartjenstein considerava inammissibile e che vietò per ragioni di sicurezza1816.

 

Molti cantieri civili erano disseminati nell'area campo di Birkenau: la serie di rapporti giornalieri «Impiego lavorativo» (Arbeitseinsatz) ne menziona 20, come «ditte incaricate dalla Bauleitung»:

 

351-B Fa. Knauth Kanalisation BII/ ditta Knauth canalizzazione BII 352-B Strassenbau b.d. Kartoffellager/ costruzione stradale presso il magazzino delle patate 353-B Fa. Lenz Truppen-Kommandantur/ ditta Lenz comando truppe 359-B Fa. Lenz Lebensmittelmagazin/ ditta Lenz magazzino viveri 354-B. Fa. Riedel Strassenbau KL. II/ ditta Riedel costruzione stradale KL II 361-B. Fa. Riedel Strassenbau FL./ ditta Riedel costruzione stradale Frauenlager (campo femminile) 372-B. Fa. Riedel Strassenbau BI/b FL./ ditta Riedel costruzione stradale BIb/ Frauenlager 355-B. Fa. Brandt Kanalisation BII/ Ditta Brandt canalizzazione BII 356-B. Fa. Deutsche Bau AG b. Kläranlage II/ ditta Deutsche Bau AG presso l'impianto di depurazione delle acque 357-B. Fa. Richter Brunnebau/ ditta Richter costruzione pozzi 358-B. Fa. Keil Splittergrabenkommando/ ditta Keil commando trincee antischegge 360-B. Fa. Anhalt Barackenausbau BII/ ditta Anhalt costruzione baracche 373-B. Fa. Anhalt Gleisanschluss/ ditta Anhalt binario di raccordo 362-B. Fa. Hirt Kanalisation/ ditta Hirt canalizzazione 363-B. Fa. Huta Barackenausbau BII/ ditta Huta costruzione baracche BII 364-B Fa. Conti Wasserwerksgesellschaft/ ditta Conti società di rifornimento idrico 365-B. Fa. Wagner Strassenbau BII/ ditta Wagner costruzione stradale BII 368-B. Fa. Spirra Brunnebau/ ditta Spirra costruzione pozzi 372-B. Fa. Spirra Brunnebau/ ditta Spirra costruzione pozzi 370-B. Fa. Falk Barackeninstallation/ ditta Falk installazione baracche.

 

La presenza di queste ditte nella documentazione (lacunosa) che si è conservata è attestata dal 20 aprile al 3 ottobre 1944 1817.

 

Un'altra categoria di civili che circolavano ad Auschwitz erano i parenti delle SS che vi prestavano servizio. La loro visita era permessa dal regolamento del campo ed annunciata nello Standortbefehl. Ad esempio, lo Standortbefehln. 40/43 del 2 novembre 1943, sotto la rubrica «Permessi di soggiorno (Aufenthaltsgenehmigungen)», ne menziona dieci. Riporto solo la prima:

 

1812 RGVA, 502-1-26, p. 150. 1813 Aktenvermerk del 21 maggio 1943. RGVA, 502-1-60, p. 67. 1814 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 103-105. 1815 C. Mattogno, The Central Construction Office of the Waffen-SS and Police Auschwitz, op. cit., pp. 51-55. 1816 RGVA, 502-1-83, p. 18. 1817 APMO, D-AuI-3/1; D-AuII-3a/16; D-AuII-3a/25-49.

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«SS-Sturmmann1818 Josef Beitzel, visita della famiglia dal 29 ottobre al 30 novembre 1943. Domicilio: Babitz n. 27 presso Flegel» [«SS-Strm. Josef Beitzel, Besuch der Familie v. 29.10.-30.11.43. Wohnung: Babitz Nr. 27 bei Flegel»]1819.

 

Lo Standortbefehl n. 51/43 del 16 novembre 1943, al punto 4, reca il seguente avviso:

 

«Civili nell'area del campo.

 

Nei prossimi giorni a tutti gli accessi all'area del campo saranno apposti cartelli col seguente testo in tedesco e polacco:“Area del campo. Accesso per civili soltanto con bracciale timbrato e corrispondente e tesserino dello Standortälteste [il comandante del campo]. I civili sorpresi senza tesserino saranno arrestati”. Si invita ogni membro delle SS a controllare l'esecuzione di questa disposizione».

 

Zivilpersonen im Lagerbereich.

 

[«In den nächsten Tagen werden an sämtlichen Zugängen zum Lagerbereich Tafeln mit folgendem Text in deutscher und polnischer Sprache aufgestellt: “Lagerbereich. Betreten für Zivilpersonen nur mit gestempelter Armbinde und entsprechendem Ausweis des Standortältesten. Angetroffene Zivilpersonen ohne Ausweis werden festgenommen”. Jeder SS-Angehörige wird angewiesen, die Durchführung dieser Anordnung mit zu überwachen»]1820.

 

Il problema dei civili che circolavano per il campo era tanto grave che Höss fu costretto a promulgare, il 10 giugno 1944, uno specifico Sonderbefehl (ordine speciale) che si apriva con queste parole:

 

«Per impedire definitivamente il girovagare di civili nell'area del campo di Birkenau, ho istituito con effetto immediato un servizio rafforzato di pattugliamento della locale compagnia di polizia. Questo ha il compito di controllare accuratamente i documenti di tutti i civili, comprese le donne, che si trovino in compagnia di uomini SS. Le persone sospette devono essere arrestate e condotte alla Sezione Politica».

 

[«Um das Herumtreiben von Zivilpersonen im Bereich des Lagers Birkenau endgültig zu unterbinden, habe ich mit sofortiger Wirkung einen verstärkten Streifendienst der hiesigen Polizeikompanie eingesetzt. Dieser hat die Aufgabe, sämtliche Zivilpersonen, auch Frauen die sich in Begleitung von SS-Männern befinden, auf Personalausweis genauest zu kontrollieren. Zweifelhafte Personen sind festzunahmen und der Politischen Abteilung vorzuführen»]1821.

 

Ad Auschwitz vi furono anche numerose evasioni di detenuti, spesso preparate dal movimento di resistenza. Negli atti del processo della guarnigione del campo c'è una lista nominativa, sicuramente incompleta, di 144 detenuti fuggiti dalla fine del 1942 all'inizio del 1944. Essa contiene 17 nomi per il 1942, 114 per il 1943, 8 per il 1944, 5 senza indicazione della data1822. Alcuni evasi furono ripresi, altri riuscirono a sfuggire alla cattura.

 

Restano infine da considerare i detenuti rilasciati. Il Kalendarium di D. Czech riporta complessivamente 1.255 rilasci così ripartiti: 575 Erziehungshäftlinge (detenuti a scopo di rieducazione), 465 Schutzhäftlinge (detenuti in detenzione preventiva), 167 detenute, 47 detenuti ebrei, 1prigioniero di guerra sovietico.

Per quanto riguarda la cronologia, le registrazioni vanno dal 19 gennaio al 27 luglio 1942 e dal 4 novembre 1944 al 17 gennaio 1945. Ma altri rilasci (Entlassungen) figurano nella Stärkemeldung1823 del Frauenlager di Birkenau dell'ottobre 1944, e precisamente: 9 il giorno 7, 10 il giorno 12 e 38 il giorno 13 1824. Altri 23 detenuti rilasciati, di cui 7 ebrei, sono registrati nel “Kommandobuch (registro dei Kommandos). Un altro registro che attesta numerosi rilasci è il «Nummernbuch1825 150000-200000», nel quale, in relazione ai primi 30.000 numeri, sono annotati 168 rilasci di detenuti maschi tra il settembre 1943 e il novembre 1944 1826. Nella serie di rapporti intitolati «Übersicht über Anzahl und Einsatz der weiblichen Häftlinge des Konzentrationslagers Auschwitz O/S (Sommario del numero e dell'impiego delle detenute del campo di concentramento di  

1818 Il grado di SS-Sturmmann corrispondeva più o meno a caporale. 1819 GARF, 7021-108-54, p. 54a. 1820 GARF, 7021-108-32, p. 72. 1821 AGK, TNT, 121, p. 129. 1822 AGK, NTN, 155, pp. 292-296. 1823 Serie di rapporti sulle variazioni della forza del Frauenlager che vanno dal 1° ottobre al 1° dicembre 1944. 1824 APMO, AuII- 3a, FKL, pp. 56, 61a, 62a. 1825 Registro dei numeri di matricola assegnati ai detenuti. 1826 Sul Nummernbuch vedi il capitolo 6.1.3.

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Auschwitz Alta Slesia)», di cui si sono conservati alcuni esemplari, 83 detenute risultano rilasciate tra il 2 aprile e il 30 giugno 1944 1827.

 

Tra il 1943 e il 1944, numerose persone furono internate nel cosiddetto

 

«Arbeitserziehungslager Birkenau (Campo di rieducazione al lavoro di Birkenau)», poi denominato «Arbeitzerziehungslager Auschwitz I (Campo di rieducazione al lavoro di Auschwitz I)». Si trattava di operai civili stranieri che avevano violato il contratto di lavoro i quali, scontata la pena, venivano inviati all' ufficio di collocamento di Bielitz, filiale di Auschwitz (Arbeitsamt Bielitz, Nebenstelle Auschwitz), da dove venivano rimandati alla ditta presso la quale lavoravano o destinati ad un altro lavoro. Questi detenuti non erano immatricolati, perciò non furono registrati nella serie “E” degli Erziehungshäftlinge. Secondo i documenti che si sono conservati, furono arrestati e poi rilasciati almeno 304 detenuti di questa categoria, 205 uomini e 99 donne. Nella tavola che segue indico la ripartizione cronologica dei rilasci:

 

luglio 1943............... 2

 

agosto 1943............ 3

 

settembre 1943...... 3

 

ottobre 1943........... 7

 

novembre 1943...... 3

 

dicembre 1943..... 11

 

gennaio 1944......... 1

 

aprile 1944............. 4

 

maggio 1944........ 27

 

giugno 1944 .........57

 

luglio 1944............ 67

 

agosto 1944......... 37

 

settembre 1944... 50

 

ottobre 1944........ 29

 

novembre 1944..... 2

 

dicembre 1944...... 1

 

totale.................... 304

 

Queste cifre sono parziali. Nel luglio 1944 furono liberati e presentati all'Arbeitsamt Bielitz 71 detenuti, 33 uomini e 38 donne1828; in agosto 84 detenuti, 43 uomini e 41 donne1829, il che ci porta ad almeno 355 detenuti rilasciati.

 

Infine nel 1944 da Auschwitz furono trasferiti in altri campi non meno di 192.300 detenuti, esclusi i circa 67.000 presenti al campo il 17 gennaio 1945 ed evacuati successivamente. Tra questi 192.300 trasferiti c'erano almeno 98.600 Ebrei non immatricolati1830.

 

Ricapitolando, il movimento di resistenza di Auschwitz, tramite la sua fitta rete di collegamenti, sorvegliava tutti i centri nevralgici del campo e aveva accesso a tutti i documenti importanti, incluse le piante dei crematori. Gli operai civili, in massima parte polacchi, erano un'altra fonte preziosa di informazioni e nello stesso tempo un collegamento primario col mondo esterno; i detenuti evasi, al pari di quelli rilasciati rappresentarono un'ulteriore fonte diretta di informazioni che confluirono nella Delegatura.

 

In pratica ad Auschwitz tutti sapevano tutto ed è evidente che la politica dei rilasci e dei trasferimenti perseguita dalle SS non si concilia affatto con la storia del «centro di sterminio di massa segretissimo».

 

Da quanto ho esposto sopra deviva una conclusione ancora più importante: il movimento di resistenza aveva tutte le informazioni e tutti i mezzi per esporre fin dall'inizio la versione “vera” della storia delle gasazioni omicide, cioè la versione che fu confezionata dalla Commissione di inchiesta sovietica: ma allora perché, prima della liberazione del campo, esso elaborò una congerie di racconti falsi e insensati che culminarono nel fantasioso rapporto Vrba-Wetzler? La risposta è semplice: la storia delle camere a gas omicide non è una verità nascosta che venne a poco a poco alla luce, ma una propaganda che si trasformò a poco a poco in “verità”.

 

1827 Vedi capitolo 7.4. 1828 RGVA, 502-1-437, p. 24. 1829 RGVA, 502-1-437, p. 62. 1830 C. Mattogno, I detenuti trasferiti da Auschwitz-Birkenau nel 1944-1945, in: Auschwitz: trasferimenti e finte gasazioni. “I Quaderni di Auschwitz”, Effepi, Genova, 2004, n. 3, pp. 5-16.

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18.2. Le visite di alti ufficiali SS ad Auschwitz

 

Nel paragrafo precedente ho mostrato che ad Auschwitz non c'era alcun «terribile segreto» da custodire, che tutti sapevano tutto e che la storia delle gasazioni omicide fu inventata dai detenuti del movimento di resistenza clandestino. Ciò è pienamente confermato dalle SS. Dal 1942 al 1944 Auschwitz fu visitato più volte da alti ufficiali SS che si occuparano dei vari aspetti logistici e organizzativi del campo, ma mai nessuno accennò - neppure velatamente, neppure in “linguaggio cifrato” - al presunto sterminio in massa di Ebrei, che pure doveva essere la funzione essenziale di Auschwitz. In questo paragrafo prendo in esame le visite più importanti.

 

Il 4 giugno 1942 l'SS-Hauptsturmfüher May, capo dell' Ufficio W IV (Aziende di lavorazione del legno) [Amt W IV (Holzbearbeitungsbetriebe)] dell'SS-WVHA si recò ad Auschwitz. Egli si occupò esclusivamente dei Deutsche Ausrüstungswerke, che descrisse in 6 punti nel suo relativo rapporto1831.

 

Una nota per gli atti di Bischoff datato 20 settembre 1942 riferisce sulla visita ad Auschwitz dell'SS-Sturmbannführer Ohle, capo dell' Ufficio WIII (Aziende alimentari) [Amt WIII (Ernährungsbetriebe)] dell'SS-WVHA, il 18 settembre. L'oggetto delle discussioni fu l'ampliamento della panetteria e il miglioramento del mattatoio. Riguardo al primo punto il documento dice:

 

«La panetteria dev'essre ingrandita in modo tale da poter produrre il pane necessario per circa 160.000 uomini».

 

[«Die Bäckerei muß in dem Umfang vergrößert werden, damit das erforderliche Brot für ca. 160.000 Mann hergestellt werden kann»].

 

Per il mattatoio si proponevano nuovi macchinari e modifiche strutturali1832.

 

Il 23 settembre 1942 ebbe luogo una visita ad Auschwitz dell'SS-Obergruppenführer und General der Waffen-SS Oswald Pohl, capo dell'SS-WVHA, accompagnato da Kammler. Al mattino, dalle 9,30 alle 12,30, presso il “Circolo delle Waffen-SS” (Haus der Waffen-SS) si svolsero dei colloqui cui parteciparono, oltre a Pohl e Kammler, 3 ufficiali SS e 19 alti funzionari civili, tra i quali il Gauleiter dell'Alta Slesia Fritz Bracht1833. Il giorno dopo Höss ne redasse un dettagliato resoconto. I punti trattati furono i seguenti:

 

«Punto 1: determinazione dei confini - zona di interesse di fronte alla città di Auschwitz Punto 2: Approvvigionamento idrico e prelievo idrico Punto 3: eliminazione delle acque di scarico Punto 4a: spostamento dal territorio del KL Auschwitz della progettata stazione di smistamento Punto 4b: spostamento della ferrovia fuori della zona di interesse del KL Auschwitz [«Punkt 1: Grenzfestlegung - Interssengebiet gegenüber der Stadt Auschwitz Punkt 2: Bewässerung und Wasserentnahme Punkt 3: Abwässerbeseitigung Punkt 4a: Verlegung des geplanten Verschiebebahnhofs aus dem Gelände des K.L. Auschwitz Punkt 4b: Verlegung der Eisenbahn ausserhalb des Interessengebietes K.L. Auschwitz»]1834.

 

Nel pomeriggio, dalle 14 alle 18, Pohl ispezionò l'Interessengebiet (zona di interesse) di Auschwitz1835. Nel suo discorso di chiusura, che tenne alle 18 presso il circolo ufficiali (Führerheim), Pohl lodò gli ufficiali di Auschwitz per i progressi nei lavori di costruzione del campo e li esortò ad essere sempre ligi al dovere1836.

 

Il 20 aprile 1943 giunse ad Auschwitz l'SS-Gruppenführer und Generalleutnant der Waffen-SS August Frank, vice di Pohl all'SS-WVHA. Il giorno dopo egli ebbe un colloquio con Bischoff, che ne resasse un resoconto. Si discusse di «progettazione generale» (allgemeine Planung) relativa allo spostamento degli insediamenti delle SS nell'area agricola), di «giardini della Bauleitung»(Garten der Bauleitung), di «fotografie aeree del KL Auschwitz»(Luftbildaufnahme des K.L. Auschwitz), di «ufficio di avanzamento dei lavori di costruzione del KL Auschwitz»(Baubetriebsdienststelle des K.L.

 

1831 Bericht über die Dienstreise vom 1.-8.6.42 nach Butschowitz, Auschwitz, Lemberg, Lublin und Posen redatto a Berlino dall'SS-Hauptsturmführer May l'11 giugno 1942. NO-1216. 1832 RGVA, 502-1-19, pp. 83-84. 1833 Teilnehmer an den Besprechungen anlässlich der Anwesenheit des SS-Obergruppenführers Pohl. 23 settembre 1942. RGVA, 502-1-19, p. 94. 1834 Inhalt der Besprechungen anlässlich des Besuches des SS-Obergruppenführers Pohl im “Haus der Waffen-SS” in Auschwitz am 23.9.1942. RGVA, 502-1-19, pp. 97-101 1835 Besichtigung des SS-Obergruppenführers Pohl am 23.9.1942. RGVA, 502-1-19, p. 86. 1836 Bericht über Inhalt der Schlussbesprechung des Hauptamtschefs, SS-Obergruppenführer Pohl mit sämtlichen SS-Führern des K.L. Auschwitz am 23.9.1942. RGVA, 502-1-19, pp. 95-96.

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Auschwitz) in relazione alle assegnazioni di materiali o Kontingente; seguì una «visita dei cantieri» (Baustellenbesichtigung) nei seguenti cantieri: «panetteria provvisoria»(provisorische Bäckerei), «impianto centrale di riscaldamento»(Fernheizwerk), «alloggi per la truppa nel campo per prigionieri di guerra» (Truppenunterkunft KGL)1837.

 

Il 7 maggio 1943 vi fu la visita di Kammler. Dalle 20,15 alle 23,30 egli discusse al circolo ufficiali con Höss, con l'SS-Obersturmbannführer Karl Ernst Möckel, capo dell'SS-Standortverwaltung (amministrazione della guarnigione), con Bischoff, con l'SS-Sturmbannführer Joachim Caesar, capo dei Landwirtschaftsbetriebe (aziende agricole), coll'SS-Standortarzt (medico della guarnigione) Wirths e con Kirschneck. I temi dibattuti furono: «costruzioni agricole» (Landwirtschaftliche Bauten), «costruzioni sotto la giurisdizione dello Standortarzt»(Bauten in Zuständigkeit des Standortarztes) e «costruzioni per l'amministrazione del KL» (Bauten für die Verwaltung des K.L.).

 

Il 9 maggio Bischoff redasse un dettagliato rapporto. Da esso traspare che le uniche preoccupazioni delle SS erano di carattere igienico-sanitario:

 

«Descrizione generale dello Standortarzt sul fatto che il mantenimento della salute dei detenuti per i grandi compiti non appare assicurato, a causa delle cattive condizioni delle latrine, un sistema di canali inadeguato, mancanza di baracche per malati e latrine separate per malati e per l'assenza di possibilità di lavaggio, di bagno e di disinfestazione».

 

[«Allgemeine Schilderung durch den Standortarzt, daß die Gesunderhaltung der Häftlinge für die großen Aufgaben nicht gesichert erscheint, durch die schlechten Latrinenverhältnisse, einem unzulänglichem Kanalsystem, Mangel an Krankenbaracken und gesonderten Krankenlatrinen und dem Fehlen von Wash-, Bade- und Entwesungsmöglichkeiten»].

 

Il dott. Wirths chiese dunque a Kammler di rimediare a queste manchevolezze, inoltre di aumentare il numero delle «baracche scuderia nelle sezioni per malati» (Pferdestallbaracken zu Krankenstationen) e di migliorare le possibilità di disinfestazione:

 

«Per conseguire una soluzione definitiva per la disinfestazione nel campo per prigionieri di guerra, è stato proposto da parte dello Standortarzt di creare nuovi impianti completi di disinfestazione, inclusa possibilità di bagno, per ciascuna delle sezioni dei settori, cioè 10».

 

[«Um eine endgültige Lösung für die Entlausung im K.G.L. zu schaffen, wurde vom Standortarzt angeregt, für jeden Unterabschnitt der Bauabschnitte, das sind 10 neue komplette Entwesungsanlagen, einschlissliech Bademöglichkeit zu schaffen»]1838.

 

Kammler si trattenne ad Auschwitz almeno fino al 10 maggio, perché il giorno 12 egli stesso redasse un rapporto di quattro pagine con oggetto «rifornimento idrico e drenaggio del KL e KGL Auschwitz» (Be- und Entwässerung K. L. e K.G.L. Auschwitz) e con riferimento «colloquio del 10 maggio 1943»1839.

 

Come ho accennato sopra, da questa visita prese il via il programma delle «Misure speciali per il miglioramento delle installazioni igieniche» (Sondermassnahmen für die Verbesserung der hygienischen Einrichtungen) che si esplicò, tra l'altro, nel progetto - solo in parte realizzato - di un ospedale per i detenuti (Häftlingslazarett) nel Bauabschnitt III di Birkenau che prevedeva la costruzione di «114 baracche per malati (BW 3e)»[114 Krankenbaracken(BW 3e)] e «12 baracche per malati gravi (12b)» [12 Baracken für Schwerkranke (BW 12b)]1840.

 

Il 22 maggio 1943 Kammler si recò di nuovo ad Auschwitz. Durante una riunione, cui parteciparono il comandante del campo, Möckel, Bischoff, Kirschneck, il dott. Wirths, due ufficiali dell'SS-WVHA, due funzionari del Ministero del Reich degli armamenti e delle munizioni e due rappresentanti del plenipotenziario generale per la regolamentazione dell'economia edilizia di Breslavia, Höss tenne un discorso in cui riassunse come segue la storia del campo:

 

«Tra la Vistola e la Sola, nel triangolo determinato dalla loro confluenza, è sorto nel 1940, dopo l’evacuazione di 7 villaggi polacchi, grazie all’ampliamento del territorio di una caserma di artiglieria e a parecchie costruzioni aggiunte, restaurate e nuove, adoperando

 

1837 Niederschrift über die Besprechung am 21. April 1943 mit SS-Gruppenführer und Generalleutnant der Waffen-SS Frank anläßlich der Besichtigung des K.L. Auschwitz. RGVA, 502-1-26, pp. 171-174. 1838 Aktenvermerk di Bischoff del 9 maggio 1943 con oggetto “Besprechung mit dem Amtgruppenchef C SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS Dr. Ing. Kammler”. RGVA, 502-2-117, pp. 4-9. 1839 RGVA, 502-1-233, pp. 39-42. 1840 Vedi al riguardo il mio articolo The Morgues of the Crematoria at Birkenau in the Light of Documents, in: “The Revisionist”, Vol. 2, Number 3, August 2004; IV., “The Detainee Sick-Bay of Construction Section III at Birkenau”, pp. 289-294.

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quantità assai grandi di materiale proveniente dalle demolizioni, il campo di Auschwitz.Previsto originariamente come campo di quarantena, esso è divenuto poi campo del Reich e ha ricevuto di conseguenza una nuova finalità. La posizione di confine tra il Reich e il Governatorato generale, a causa del continuo aggravarsi della situazione, è risultata particolarmente favorevole, perché era garantito il riempimento del campo con mano d’opera. A ciò si è aggiunta negli ultimi tempi la soluzione della questione ebraica (die Lösung der Judenfrage), per la quale è stato necessario creare i presupposti per alloggiare inizialmente 60.000 detenuti, i quali in breve tempo cresceranno1841 a 100.000. Gli abitanti del campo sono previsti prevalentemente per la grande industria che si sviluppa nelle vicinanze. Il campo racchiude nella sua zona d’interesse varie fabbriche di armi, per le quali bisogna regolarmente mettere [a disposizione] la mano d’opera».

 

[«Im Mündungsdreieck zwischen Weichsel und Sola entstand im Jahre 1940 nach der Evakuierung von 7 Polendörfern, durch Ausbau eines Artillerie-Kasernen- Geländes und vielen Zu- Um- und Neubauten, unter Verarbeitung grösserer Mengen Abbruchmaterialien, das Lager Auschwitz. Ursprünglich als Quarantänelager vorgesehen, wurde dieses später Reichslager und erhielt damit neue Zweckbestimmung. Es erwies sich die Grenzlage zwischen Reich und G.G. wegen der sich immer wieder zuspitzenden Lage als besonders günstig, da die Füllung des Lagers mit Arbeitskräften gewährleistet war. Dazu kam in letzter Zeit die Lösung der Judenfrage, wofür die Voraussetzung für die Unterbringung von zuerst 60.000 Häftlingen, die innerhalb kurzer Zeit auf 100.000 aufwächst, geschafft worden musste. Die Insassen der Lager sind überwiegend vorgesehen für die in der Nachbarschaft erwachsende Grossindustrie. Das Lager birgt in seinem Interessengebiet verschiedene Rüstungsbetriebe, wofür regelmässig die Arbeitskräfte zu stellen sind»]1842.

 

Il discorso di Höss dimostra che la «soluzione della questione ebraica» (Lösung der Judenfrage) non richiedeva impianti di sterminio e di cremazione, ma misure di costruzione di alloggiamenti per 100.000 detenuti, e la presunta funzione sterminatrice di Auschwitz non solo non era primaria, ma era totalmente assente!

 

Esso conferma pienamente ciò che le SS avevano stabilito otto mesi prima. Il 15 settembre 1942 si svolse un incontro tra Speer e Pohl. Il giorno dopo, Pohl ne redasse per Himmler un dettagliato rapporto. La discussione si era articolata in quattro punti, il primo dei quali era l' «ingrandimento del campo di baracche di Auschwitz in conseguenza della migrazione ad est» (Vergrösserung Barackenlager Auschwitz infolge Ostwanderung). Su questo punto Pohl riferì:

 

«Il ministro del Reich prof. Speer ha autorizzato l’ampliamento su vasta scala del campo baracche di Auschwitz e ha stanziato una cubatura supplementare delle costruzioni di Auschwitz di 13.700.000 Reichsmark. Questa cubatura comprende l’installazione di circa 300 baracche con i relativi impianti di servizio e complementari. I materiali necessari saranno assegnati nel quarto trimestre del 1942 e nel primo, secondo e terzo trimestre del 1943. Se questo programma supplementare di costruzioni sarà eseguito, ad Auschwitz si potranno alloggiare complessivamente 132.000 persone».

 

[«Reichminister Prof. Speer hat die Vergrösserung des Barackenlagers Auschwitz im vollen Umfang genehmigt und ein zusätzliches Bauvolumen für Auschwitz in Höhe von 13,7 Millionen Reichsmark bereitgestellt. Dieses Bauvolumen umfasst die Aufstellung von rd. 300 Baracken mit den erforderlichen Versorgungs- und Ergänzungsanlagen. Die notwendigen Rohstoffe werden im 4. Quartal 1942 sowie im 1., 2. und 3. Quartal 1943 zugeteilt. Wenn dieses zusätzliche Bauprogramm durchgeführt ist, können in Auschwitz insgesamt 132.000 Mann untergebracht werden»].

 

Pohl rilevò poi che

 

«tutti i partecipanti erano d’accordo sul fatto che la mano d’opera presente nei campi di concentramento deve ormai essere impiegata per compiti di armamenti di ampio respiro»

 

[«alle Beteiligten waren sich einig, dass die in den Konzentrationslagern vorhandene Arbeitskraft nunmehr für Rüstungsaufgaben von Grossformat eingesetzt werden müssen»].

 

1841 Il preterito “anwuchs” è stato corretto nel presente “anwächst” che nel contesto ha evidentemente valore di futuro. 1842 Aktenvermerk datato 22 maggio 1943 senza intestazione e senza firma, redatto probabilmente da Bischoff. RGVA, 502-1-26, pp. 85-87.

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Dopo aver sottolineato la necessità di ritirare gli operai civili tedeschi e stranieri dagli impianti di armamenti il cui personale non fosse al completo (per colmare le lacune esistenti in altri impianti simili) e di sostituirli con i detenuti dei campi di concentramento, Pohl proseguì:

 

«Il ministro del Reich prof. Speer vuole garantire in tal modo l’impiego a breve scadenza anzitutto di 50.000 Ebrei abili al lavoro in stabilimenti chiusi esistenti che abbiano possibilità di alloggiamento. La mano d’opera necessaria a questo scopo la raccoglieremo anzitutto ad Auschwitz dalla migrazione verso l’Est (Ostwanderung), affinché i nostri impianti aziendali esistenti non siano disturbati nella loro produzione e nella loro costruzione da un cambio continuo di mano d’opera. Gli Ebrei abili al lavoro destinati alla migrazione verso l’Est interromperanno dunque il loro viaggio e dovranno eseguire lavori nell’ambito degli armamenti».

 

[«Reichsminister Prof. Speer will auf diese Weise kurzfristig den Einsatz von zunächst 50.000 arbeitsfähigen Juden in geschlossenen vorhandenen Betrieben mit vorhandenen Unterbringungsmöglichkeiten gewährleisten. Die für diesen Zweck notwendigen Arbeitskräfte werden wir in erster Linie in Auschwitz aus der Ostwanderung abschöpfen, damit unsere bestehenden betrieblichen Einrichtungen durch einen dauernden Wechsel der Arbeitskräfte in ihrer Leistung und ihrem Aufbau nicht gestört werden. Die für die Ostwanderung bestimmten arbeitsfähigen Juden werden also ihre Reise unterbrechen und Rüstungsarbeiten leisten müssen»]1843.

 

La Ostwanderung era la deportazione ebraica all’Est. L’ultima frase, in tale contesto, significa che gli Ebrei inabili al lavoro destinati alla Ostwanderung non interrompevano il loro viaggio - dunque non si fermavano ad Auschwitz - ma proseguivano il loro «viaggio»(Reise) all’Est.

 

Il 17 agosto 1943 Pohl ritornò ad Auschwitz. Alle 8,30 fu ricevuto negli uffici della Zentralbauleitung, dove furono discussi i progetti di costruzione del campo. Seguì un viaggio all'interno della zona di interesse. Il giorno stesso Bischoff redasse un rapporto sulla visita. Pohl ispezionò il mattatoio, indi l'«ampliamento della cucina» (Küchenerweiterung), la panetteria, l'edificio del monopolio e l'edificio lavanderia e ricezione (Wäscherei- und Aufnahmegebäude) nello Stammlager, poi i Deutsche Ausrüstungswerke, il «campo degli operai civili» (Zivilarbeiter-Lager) e il campo di Birkenau, riguardo al quale Bischoff riferisce:

 

«Poi furono ispezionati accuratamente i settori I e II del campo per prigionieri di guerra, nonché crematori e alloggi per la truppa. Qui ricevette un particolare apprezzamento l'ordinata sistemazione interna degli alloggi per i detenuti nel settore di costruzioni II recentemente occupato».

 

[«Es wurde dann der Bauabschnitt I und II des K.G.L. sowie die Krematorien und Truppenunterkünfte eingehend besichtigt. Besondere Anerkennung fand dabei der saubere Innenausbau der Häftlingsunterkünfte im neu belegten Bauabschnitt II»]. L'ispezione proseguì all' «impianto di trattamento delle acque del campo per prigionieri di guerra» (Wasserbereitungsanlage des K.G.L.) e questi sono gli unici accenni al campo di Birkenau in un rapporto di oltre tre pagine. Dopo aver visitato il campo femminile di Budy, Pohl si recò al quartier generale, poi ispezionò l'«edificio del mulino» (Mühlengebäude) e l'«impianto di chiarificazione delle acque e del gas di fogna (Klär- und Faulgasanlage). Alle 13 l'ispezione era conclusa. Pohl trascorse il pomeriggio a Golleschau, da dove verso le 19 ritornò agli uffici della Zentralbauleitung1844.

 

Pohl visitò di nuovo Auschwitz il 16 giugno 1944 ed ebbe un colloquio con 9 ufficiali SS del campo. Si discusse della difficoltà di approvvigionamento di cemento e dell'ampliamento della panetteria con altri due forni, «poiché c'è un accresciuto fabbisogno di pane e i forni che ora si trovano in funzionamento continuativo necessitano di riparazioni urgenti»(«da ein erhöhter Brotbedarf vorliegt und die jetzt im Dauerbetrieb befindlichen Öfen einer dringenden Reparatur bedürfen»).

 

Pohl approvò poi, «dopo verifica del grado di urgenza», 29 Bauwerke. Il n. 1 era l'

 

«ampliamento della panetteria e due forni» (Erweiterung der Bäckerei und zwei Backöfen). Il n. 9 riguardava «3 baracche per misura immediata “azione ebraica”» (3 Baracken für Sofortmaßnahme

 

1843 Rapporto di Pohl a Himmler del 16 settembre 1942 con oggetto:”a) Rüstungsarbeiten. b) Bombenschäden”. BAK, NS 19/14, pp. 131-133. 1844 Aktenvermerk di Bischoff del 17 agosto 1943 con oggetto: “Besuch des Hauptamtchef SS-Obergruppenführer und General der Waffen-SS Pohl in Auschwitz”. RGVA, 502-2-105, pp. 60-63.

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“Judenaktion”), di cui ho illustrato altrove il contesto storico e il significato1845. Il punto n. 16 si riferiva invece al «mascheramento dei crematori e misure di sicurezza tramite erezione di una seconda recinzione (Il mascheramento deve avvenire mediante stuoie grezze che devono essere procurate dall'amministrazione della guarnigione»[«Tarnung der Krema, und Sicherheitsmaßnahmen durch Errichtung eines zweiten Zaunes (Die Tarnung hat durch Rohmatten, die durch die SS-Standortverwaltung zu beschaffen sind, zu erfolgen»]1846.

 

Questa misura è da mettere in relazione con la seguente direttiva segreta di Glücks, con oggetto «Costruzioni speciali nei campi di concentramento» (Sonderbauten in den Konzentrationslagern), diramata da Liebehenschel il 15 giugno 1943 ai comandanti di Sachsenhausen, Dachau, Neuengamme und Auschwitz:

 

«Secondo comunicazione del capo dell'ufficio centrale, nell'ispezione delle costruzioni specili già completate si è trovato che queste non sono situate in una posizione particolarmente favorevole. Il capo dell'ufficio centrale ha ordinato che nella realizzazione di altre costruzioni speciali bisogna fare attenzione al fatto che queste, conformemente alla loro destinazione, siano situate un po' in disparte e non possano essere osservate da chiunque».

 

[«Nach Mitteilung des Hauptamtschef ist bei der Besichtigung bereits fertiggestellter Sonderbauten angetroffen, dass diese nicht besonders günstig liegen. Der Hauptamtschef hat angeordnet, dass bei der Errichtung weiterer Sonderbauten darauf zu achten ist, dass diese ihrer Zweckbestimmung gemäss etwas abseits liegen und icht von allen möglichen Leuten begafft werden können»]1847.

 

Una «Lista dei Bauwerke in costruzione con grado di completamento»

 

(Aufstellung der im Bau befindlichen Bauwerke mit Fertigstellungsgrad) redatta da Jothann il 4 settembre 1944, al punto 17 del paragrafo b), menziona il «mascheramento dei crematori e misure di sicurezza mediante erezione di una seconda recinzione» (Tarnung der Krema. und Sicherheitsmassnahmen durch Errichtung eines 2. Zaunes) con un grado di completamento del 90%1848. Tuttavia il numero delle guardie all'interno dei crematori rimase praticamente invariato dalla fine di luglio alla fine di agosto: 22 guardie per 903 o 873 detenuti (dall'11 agosto). Il 30 agosto nei crematori c'erano 22 guardie per 874 detenuti, con un rapporto di 1:40; il 7 settembre 12 guardie per 874 detenuti, con un rapporto di circa 1:701849.

 

Ciò non si concilia con una «mascheramento» e delle «misure di sicurezza» in funzione delle presunte gasazioni omicide. Queste misure si riferivano piuttosto ai civili, che circolavano in gran numero ad Auschwitz.

 

Il 26 giugno 1944 sette alti funzionari governativi, tra i quali il capo dell'ufficio centrale del Reich (Reichshauptamtsleiter) Giese, della cancelleria del Führers, effettuarono una accurata visita ad Auschwitz, sulla quale il consigliere ministeriale Müller e ildott. Gündner del RStA [Reichsstaatsanwaltschaft: procura di Stato del Reich] redassero un dettagliato «Rapporto di un viaggio» (Reisebericht) segreto di otto pagine1850. Esso descrive la struttura e l'organizzazione delcomplesso Auschwitz-Birkenau, che aveva una forza totale di 135.000 detenuti, di cui 30.000 si trovavano nello Stammlager1851. Il rapporto menziona fatti già noti, ad esempio la possibilità per i detenuti di scrivere lettere ai parenti e di ricevere anche pacchi viveri; «un'orchestra di almeno 70 detenuti (orchestra di ottoni)»[eine aus mindestens 60 Häftlingen bestehende Kapelle (Blasorchester)] che teneva «un concerto all'aperto (ein Platzkonzert)»; l'ospedale dei detenuti (Häflingslarazett) dello Stammalager con 60 «detenuti medici» (Gefangenenärzte) e 2.000 detenuti ricoverati1852; il sistema della «ricompensa del lavoro»(Arbeitsbelohnung), consistente nel premiare i detenuti che lavoravano bene con «buoni di 1 o 2 RM»(Gutscheine über 1 oder 2 RM) che servivano «all'acquisto di merci (zum Einkauf von Waren)» nel campo1853.

1845 C. Mattogno, Special Treatment in Auschwitz. Origin and Meaning of a Term, op. cit., pp. 96-98. 1846 Aktenvermerk di Jothann del 17 giugno 1944 con oggetto: “Besprechung anläßlich des Besuches des Hauptamtchefs, SS-Obergruppenführer und General der Waffen-SS Pohl über bauliche Belange in Auschwirz”. APMO, D-AuI-1/119 e NO-2359. 1847 NO-1242. 1848 RGVA, 502-1-85, p. 196. 1849 C. Mattogno, Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., pp. 80-88. 1850 Reisebericht. Besichtigung des Konzentrationslagers Auschwitz am 28. Juni 1944 durch MinDirektor Engert, MinRat Müller und RStA Dr. Gündner (RJM), GStA Dr. Haffner, OstA Scheunpfung und Vizepräsident Kaliebe (Kattowitz), Reichshauptamtsleiter Giese (Kanzlei des Führers). Berichtsverfasser: MinRat Müller und RStA Dr. Gündner. BAK; R22/1468, pp. 57-60a. 1851 Idem, p. 57. 1852 Idem, p. 58. 1853 Idem, pp. 60-60a.    — 327 —  

Altri fatti sono molto meno noti: «Nel comando I [dello Stammlager] visitammo un'altra baracca nella quale è esposta una raccolta di opere di detenuti (disegni, quadri, sculture in legno ecc) e di oggetti presi ai detenuti. Lì c'è inoltre la stanza degli scrivani, dove i detenuti disbrigano anche gli affari personali dei prigionieri e lavori simili che vengono rifiutati ai prigionieri nell'esecuzione della pena dell'amministrazione della giustizia. [...]. Alla stanza degli scrivani è annessa una biblioteca per i detenuti non molto spaziosa che, secondo l'affermazione del detenuto che l'amministra, deve contenere 45.000 volumi».

 

[«In der Kommandantur I wurde noch eine weitere Baracke besichtigt, in der eine Sammlung von Häftlingsarbeiten (Zeichnungen, Gemälde, Schnitzereien usw.) und den Häftlingen abgenommenen Gegenständen ausgestellt ist. Ferner befindet sich dort die mit Häftlingen besetzte Schreibstube, wo die Häftlinge auch die Personalangelegenheiten der Gefangenen und ähnliche Arbeiten erledigen, die im Strafvollzug der Justizverwaltung den Gefangenen vorenthalten werden. [...]. Der Schreibstube ist eine räumlich nicht sehr große Häftlingsbücherei angegliedert, die nach Angabe des Häftlings, der sie verwaltet, 45.000 Bände enthalten soll»]1854.

 

Il rapporto riferisce inoltre sull'attività delle varie fabbriche e officine che si trovavano nel complesso Auschwitz-Birkenau.

 

La visita ebbe luogo in piena deportazione degli Ebrei ungheresi ad Auschwitz e i visitatori assistettero perfino all'arrivo di un trasporto:

 

«In un altro luogo di carico fu scaricato un terno merci con Ebrei ungheresi. Nello stesso luogo c'è in costruzione un campo [Birkenau] di baracche di legno che non hanno finestre e solo da sopra sono illuminare e aerate tramite strutture sul tetto simili a lampioni. La suddivisione e lo scopo di questo campo non poté essre accertato dettagliatamente passandovi davanti. Si vide soltanto una vivace confuzione di detenuti e detenute di tutte le razze, soprattutto ebrei».

 

[«Auf einer weiteren Verladestelle wurde ein Güterzug mit ungarischen Juden ausgeladen. An der gleichen Stelle befindet sich ein Lager aus Holzbaracken im Bau, die keine Fenster haben und nur von oben durch laternerartige Dachaufbauten belichtet und belüftet werden. Die Einteilung und Zweckbestimmung dieses Lagers waren bei der Vorbeifahrt im einzelnen nicht zu erkennen. Man sah nur ein buntes Durcheinander von männlichen und weiblichen Häftlingen aller Rassen, hauptsächlich Juden»]1855.

 

Tuttavia essi costeggiarono il crematorio V, riguardo al quale nel rapporto viene riferito: «La via del ritorno ci portò davanti a un crematorio dove manifestamente dei cadaveri venivano cremati anche su roghi».

 

[«Der Rückweg ins Lager führte an einem Krematorium vorbei, wo Leichen anscheinend auch auf Scheiterhaufen verbrannt wurden»1856.

 

Questo rapporto, che reca nella pagina iniziale il timbro «Segreto!» (Geheim!), dimostra che i visitatori - che erano, ripeto, alti funzionari governativi - non sapevano nulla di uno sterminio in massa ad Auschwitz e nel corso della loro visita non videro e non udirono nulla che potesse far sorgere loro qualche sospetto al riguardo.

 

Tutti i rapporti menzionati in questo paragrafo costituiscono una reale concordanza di prove sulla totale ignoranza da parte delle SS di uno sterminio ebraico in massa, ignoranza impossibile se un tale sterminio fosse stato reale.

 

18.3. L'illusione della «convergenza di rapporti indipendenti» e della «convergenza di prove»

 

Il principio metodologico adottato da van Pelt è, come ho già accennato, la «convergenza di prove», di cui la convergenza delle testimonianze è un presupposto imprescindibile. Essa implica che le testimonianze, oltre che realmente concordanti, siano anche realmente indipendenti. Van Pelt, in diretta polemica con Irving, afferma che è «altamente improbabile che la conoscenza su Auschwitz fosse una invenzione del tempo di guerra escogitata da propagandisti britannici»

 

1854 Idem, p. 58a. 1855 Idem, p. 59, 1856 Idem, p. 59a.

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e presume di aver dimostrato che

 

«la conoscenza su Auschwitz emerse cumulativamente da una convergenza di rapporti indipendenti, acquisendo uno stato epistemologico situato da qualche parte nel regno delimitato da un lato da un giudizio di conoscenza di un fatto “al di là del ragionevole dubbio” e dall'altro dall'orizzonte sempre sfuggente che promette la certezza assoluta».

 

Egli conclude che il presunto sterminio ebraico ad Auschwitz dev'essere considerato «una certezza morale»1857.

 

In realtà bisogna parlare di una «certezza immorale», perché essa è essenzialmente basata sull'inganno.

 

La storia delle camere a gas omicide, come ho documentato sopra, non fu «una invenzione del tempo di guerra» di propagandisti Britannici, ma una invenzione dei propagandisti del movimento di resistenza clandestino di Auschwitz.

 

Ciò del resto fu ammesso candidamente da Bruno Baum, ex detenuto che aveva fondato il gruppo di resistenza tedesco, costituito da comunisti, socialdemocratici e antifasciti internati.

Nel 1949 egli pubblicò un libro sulle attività del movimento di resistenza clandestino, nel quale raccontò quanto segue:  

«Da me il materiale arrivò a Cyrankiewicz, che lo inoltrò. Dalla metà del 1944 mandammo qualcosa almeno due volte alla settimana. Dunque la tragedia di Auschwitz si diffuse nel mondo.

Credo di non esagerare dicendo che la maggior parte della propaganda su Auschwitz che all'epoca circolò per il mondo fu scritta da noi nel campo stesso»1858.  

La versione finale della storia emerse cumulativamente dalla rielaborazione di racconti propagandistici interdipendenti che si arricchì in una stratificazione progressiva fino a consolidarsi nel nucleo essenziale esposto nel rapporto Vrba-Wetzler. Tutti i testimoni che rimasero ad Auschwitzfurono impregnati di questa propaganda, che, come ho mostrato sopra, traspare perfino in una testimonianza ungherese del 1945 apparentemente “indipendente”.

 

Dopo la liberazione di Auschwitz, gli ex detenuti rimasti al campo vissero promiscuamente per almeno due mesi sotto la pressione della propaganda sovietica, come è testimoniato dall'appello

«All'opinione pubblica internazionale» (An die internationale Öffentlichkeit) redatto in tedesco e firmato il 4 marzo 1945, «a nome dei 4.000 salvati», dal dott. Mansfeld Geza, professore universitario di Budapest, dal dott. Berthold Epstein, professore universitario di Praga, dal «docente dott. Bruno Fischer, Praga» e da Henri Limousin, professore universitario di Clermont-Ferrand. Quest'appello menzionava la versione finale della storia delle camere a gas omicide senza però rinunciare a tutti i temi propagandistici precedenti: bambini bruciati vivi, impiego di grasso umano per l'arsione dei cadaveri e per la produzione di «oli e grassi tecnici per macchine, anzi perfino sapone»1859.  

I testimoni del “Sonderkommando”, come Tauber, Dragon e Mandelbaum, poterono non solo consultarsi tra di loro e concordare una versione comune, ma anche esaminare piante e documenti tedeschi ed osservare gli impianti e i dispositivi dei crematori e gli elementi dei forni all'epoca immagazzinati nel Bauhof.

 

I detenuti che furono trasferiti da Auschwitz prima dell'arrivo dei Sovietici e che testimoniarono subito dopo la fine della guerra non poterono beneficiare della versione finale della storia delle camere a gas elaborata al campo nel febbraio-marzo 1945. Ciò spiega il fatto che le testimonianze dei detenuti del “Sonderkommando” rimasti ad Auschwitz (Tauber, Dragon, Jankowski, Mandelbaum) sono in generale concordanti, mentre quelle dei detenuti trasferiti precedentemente (Bendel, Nyiszli, Gertner, Lettich) sono molto discordanti.

 

D'altra parte, poiché tutte le testimonianze affondavano comunque le radici in un terreno propagandistico comune, esse sono concordanti su punti palesemente falsi o assurdi:

 

1) Tauber, Dragon, Jankowski e Bendel “confermarono” la cifra propagandistica sovietica di 4 milioni di morti ad Auschwitz1860. Qui si verifica dunque una convergenza di testimonianze sul falso.

 

2) Tutti i testimoni “confermarono” la presenza di immense “fosse di cremazione” (da 1 a 4) nell'area del Bunker 2, dove non esistettero mai, e nel cortile del crematorio V (da 2 a 5), dove vi fu un solo sito di cremazione molto esiguo. Qui si verifica un'altra convergenza di testimonianze sul falso1861.

 

1857 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 292. 1858 B. Baum, Widerstand in Auschwitz. Bericht der internationalen antifaschistischen Lagerleitung. VVN-Verlag, Berlino-Potsdam 1949, p. 34. 1859 Testo originale del rapporto con firme autografe in : GARF, 7021-108-46, pp. 8-11. 1860 Vedi capitolo 14.3. 1861 Vedi capitolo 8.8.5.

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3) Tutti i testimoni “confermarono” le assurdità termotecniche sui forni crematori inventate dalla propaganda del movimento di resistenza clandestino del campo per rendere credibile la storia dello sterminio in massa1862. Qui si verifica una convergenza di testimonianze sull'assurdo. In conclusione, la «convergenza di rapporti indipendenti» è puramente illusoria e non ha alcun valore di conoscenza epistemologica né di certezza morale. Nessuna testimonianza è “indipendente” dalle altre e la semplice “conferma” di un dato testimoniale da parte di un'altro dato non dimostra che esso sia vero, come la “convergenza” sui 4 milioni di morti non rende reale questa cifra.

 

Il caso di Belzec illustra bene la fallacia del metodo di lavoro di van Pelt: qui infatti esiste davvero una «convergenza» di «rapporti» presuntamente «indipendenti» su un fatto ormai notoriamente falso: lo sterminio mediante corrente elettrica1863. Al riguardo van Pelt scrive:

 

«Solo l'anno dopo la Polish Fortnightly Review cominciò a menzionare campi come centri di esecuzione di Ebrei. Al governo polacco in esilio erano arrivati molti rapporti sulle deportazioni dal ghetto di Varsavia. Nell'autunno del 1942 un testimone oculare sulla sorte dei deportati era giunto in Inghilterra. Il combattente della resistenza polacca Jan Kozielewski (più noto col nome di battaglia Jan Karski) aveva visitato il campo di sterminio di Belzec travestito da poliziotto lettone1864 ed era stato testimone della distruzione di un trasporto ebraico.Karski informò il governo polacco in esilio e il 1° dicembre 1942 la Polish Fortnightly Review pubblicò un articolo di fondo intitolato “Sterminio dell'ebraismo polacco”, nel quale riferì che il ghetto di Varsavia aveva subìto deportazioni quotidiane di 7.000 persone al giorno a partire dal 24 luglio. [...].

 

Sorprendentemente, la Polish Fortnightly Review non pubblicò tutte le osservazioni di Karski su Belzec ma scelse di stampare come annesso al rapporto una descrizione precedente del “Campo di sterminio ebraico di Belzec” datato 10 luglio 1942 che era evidentemente basato sul sentito dire»1865.

 

Come è noto, questo rapporto descriveva il presunto sterminio a Belzec «con una piastra elettrica (z p#yt# elektryczn#)».

 

Van Pelt continua:

 

«Nell'estate del 1942, quando il trasporto fu redatto, nessuno che non facesse parte del gruppo di esecuzione aveva lasciato vivo Belzec, perciò la descrizione del metodo di uccisione era ampiamente basato su dicerie»1866.

 

Come ha scritto Walter Laqueur, Karski era specializzato in «propaganda nera» fra i soldati tedeschi e infatti i suoi rapporti non sono altro che «propaganda nera». In uno studio specifico sul campo di Belzec ho esaminato la genesi e gli sviluppi della storia raccontata da Karski, che si possono riassumere così:

 

«La prima versione di questa storia, risalente al novembre 1942, menzionava sì i treni della morte, ma soltanto come strumenti di tortura per portare gli Ebrei del ghetto di Varsavia “in campi speciali a Treblinka, Belzec e Sobibor”, dove venivano uccisi. Per quanto riguarda Belzec, egli non solo non pretendeva ancora di aver visitato questo campo, ma gli attribuiva il metodo di sterminio allora in voga della folgorazione. Ma già nel dicembre 1942 Karski aveva inventato la storia della sua fantomatica visita - in divisa da poliziotto polacco - ad un “campo di smistamento” a cinquanta chilometri da Belzec, rielaborando il tema letterario dei treni della morte, che ora diventavano essi stessi strumento e metodo di sterminio, mentre a Belzec egli affibiava ancora i metodi di uccisione dei gas letali e della corrente elettrica. Nella fase finale dell'elaborazione letteraria della sua storia, Karski trasformò il “campo di smistamento” nel campo stesso di Belzec, che ora pretendeva di aver visitato in divisa da guardia estone!»1867.

 

Per quanto riguarda la fonte del rapporto del 10 luglio 1942, esso, secondo il rapporto stesso, era stato redatto «secondo informazioni di un Tedesco che vi è impiegato»1868: la fonte era dunque proprio uno che faceva «parte del gruppo di esecuzione» del campo!

 

1862 Vedi capitolo 8.8.7. 1863 Idem, pp. 11-22. 1864 Karski disse, contraddittoriamente, di essersi travestito da poliziotto polacco e da guardia estone, non da poliziotto lettone. 1865 Idem, pp. 144-145. 1866 Idem, p. 145. 1867 C. Mattogno, Be##ec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia. Effepi Edizioni, Genova, 2006, p. 31. Sull'intera questione vedi il capitolo II, 3, Dalla folgorazione ai “treni della morte”, pp. 30-44. 1868 Idem, p. 19.

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Per di più, come ha sottolineato Michael Tregenza, Belzec non poteva celare alcun segreto, sia per la posizione del campo, sia perché la popolazione locale ucraina aveva stretto amicizia con il personale del campo, a tal punto che dei civili lavoravano addirittura all'interno del campo1869; perciò, come egli afferma esplicitamente, «fin dall'inizio nel villaggio ognuno sapeva che cosa accadeva al campo»1870. E se, nonostante ciò, i vari rapporti parlarono di un presunto sterminio in impianti elettrici o in treni cosparsi di calce viva, è evidente che si trattava di semplice propaganda nera. In tale contesto non ha senso parlare di «sentito dire» o di «dicerie»: bisognerebbe piuttosto parlare di menzogne deliberate.

 

Su Belzec van Pelt aggiunge:

 

«Solo recentemente a Belzec, con la scoperta delle enormi fosse comuni, è stato possibile acquisire, sul luogo del massacro, una qualche conoscenza visiva delle atrocità che vi furono perpetrate»1871.

 

Come ho dimostrato nello studio summenzionato, le presunte 33 «enormi fosse comuni», con un volume complessivo di circa 21.300 m3, sarebbero state sufficienti, teoricamente, soltanto per circa 170.000 dei 600.000 Ebrei presuntamente gasati e inumati a Belzec, per i quali sarebbero stati necessarie fosse comuni per un volume totale di circa 75.000 m3. In realtà le fosse originarie erano assai meno di 33 e il loro volume era molto minore dei 21.300 m3 summenzionati. Infatti 9 fosse erano state scavate per disposizione del giudice istruttore distrettuale Cz. Godziszewski il 12 ottobre 1945 e l'area del campo rimase esposta agli scavi indiscriminati della popolazione locale alla ricerca di valori fino alla fine del 1963; ciò, oltre allo scavo di nuove fosse, provocò tra l'altro anche l'unione di piccole fosse vicine in fosse più grandi a causa della distruzione delle pareti di terra che le separavano.

 

Le fosse comuni di Belzec dimostrano pertanto che in tale campo non fu effettuato nessuno sterminio in massa1872.

 

La «convergenza di prove» è il principio metodologico fondamentale di van Pelt. Esso consiste nell'estensione della pretesa «convergenza di rapporti indipendenti» a fonti documentarie (documenti, fotografie, reperti archeologici). Il risultato dovrebbe essere una “convergenza” tra testimonianze e fonti documentarie, cioè una “conferma” reciproca: le fonti documentarie avvalorerebbero le testimonianze e viceversa. La “convergenza” più importante addotta da van Pelt riguarda la cremazione: la testimonianza di Tauber troverebbe “conferma” da un lato in altre testimonianze (di Dragon, Jankowski, Broad, Müller e Höss), dall'altro in documenti (la lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943 e la richiesta di brevetto del forno Sander). In realtà, come ho dimostrato nel capitolo 11, una tale “convergenza” è pura fantasia, perché le testimonianze sono tecnicamente insensate, sicché realizzano una “convergenza” nel falso, i dati della lettera sono in stridente contrasto con i dati sperimentali del forno di Gusen e il forno Sander (che non fu mai costruito e di cui van Pelt accresce in modo spopositato la possibile capacità di cremazione) non ha alcuna relazione tecnica con i forni di Auschwitz-Birkenau, perciò non può essere “conferma” di nulla.

 

Parimenti infondata è la presunta «convergenza di prove» riguardo alle presunte aperture di introduzione dello Zyklon B, basata su testimonianze fantasiose (Tauber, Kula), su un disegno che illustra graficamente tali fantasie (Olère) e una fotografia aerea interpretata in modo altrettanto fantasioso1873.

 

In conclusione, le testimonianze addotte da van Pelt non sono “indipendenti” (e molte neppure “concordanti”) e i documenti, da lui sistematicamente travisati, non forniscono loro alcuna “conferma”. Ciò distrugge radicalmente la sua metodologia storiografica e infirma completamente tutte le conclusioni che su di essa si basano.

 

1869 Idem, pp. 56-59.. 1870 Idem, p. 57. 1871 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 12. 1872 C. Mattogno, Be##ec in Propaganda, Testimonies, Archeological Research, and History, op. cit., pp. 95-129. 1873 Vedi capitolo 12.

  — 331 —   CONCLUSIONE  

Van Pelt si esprime con grande arroganza sul revisionismo storico. Egli definisce la relativa letteratura «un insulto all'intelletto»1874 e critica la sua presunta incapacità di presentare una storiografia alternativa:

 

«I negazionisti pretendono di essere storici revisionisti, ma devono ancora produrre una storia che offra una spiegazione “riveduta” degli eventi in questione»1875.

 

Ciò è esattamente ciò che ho fatto nei miei numerosi studi che ho citato in quest'opera, molti dei quali erano apparsi già prima di The Pelt Report e parecchi anche in inglese. Tuttavia van Pelt, che ha discusso le dichiarazioni di tutti i revisionisti che abbiano scritto qualche pagina su Auschwitz, non mi ha neppure menzionato né in The Pelt Report, né in The Case for Auschwitz. Il suo silenzio era palesemente intenzionale.

 

Come ho accennato nel capitolo 8.1., nell’ottobre 1999 John C. Zimmerman pubblicò una critica alla versione in web del mio articolo Body Disposal at Auschwitz: The End of the Holocaust Denial1876. Alle sue obiezioni infondate risposi con l’articolo John C. Zimmerman and “Body Disposal at Auschwitz”: Preliminary Observations1877, nel quale documentai l'incompetenza storica, tecnica e documentaria di Zimmerman e la sua palese malafede.

 

Dopo la mia replica, egli scrisse un altro articolo, ancora più insulso, My Response to Carlo Mattogno1878.

 

A questo punto scrissi una lunga e dettagliata replica – Supplementary Response to John C. Zimmerman on his "Body disposal at Auschwitz"1879 - nella quale smascherai una per una tutte le menzogne di Zimmerman. Questa risposta fu pubblicata in web nel 2000. Da allora John C. Zimmerman tace. Nel 2000 egli pubblicò sì un libro1880 che contiene varie critiche contro di me, ma si tratta di un semplice riciclaggio delle farneticazioni storico-tecniche dei suoi articoli summenzionati.

 

Nonostante ciò, in uno studio successivo ho confutato dettagliatamente le fantasiose analisi delle fotografie aeree di Birkenau da lui addotte1881.

 

Sta di fatto che alla mia replica finale Zimmerman non ha saputo controbattere nulla e il suo silenzio equivale a una resa incondizionata, all’ammissione che i suoi argomenti erano e restano infondati e insostenibili1882.

 

Ricordo che questo Zimmerman era uno dei consiglieri di van Pelt. Poiché, come ho spiegato sopra, il problema della cremazione ha un'importanza fondamentale nell'economia della pretesa «convergenza di prove» di van Pelt, si può credere seriamente che i due non abbiano discusso a fondo sul mio articolo summenzionato? È dunque chiaro che essi sono giunti alla conclusione che era più prudente non occuparsi affatto di questioni che erano incapaci di padroneggiare e che avrebbero rischiato di demolire il già traballante sistema dimostrativo di van Pelt. E, per la stessa ragione, ritennero più prudente non occuparsi affatto di nessuno dei miei studi.

 

L'accusa lanciata da van Pelt si può facilmente ritorcere contro di lui: il suo studio su Auschwitz non ha infatti alcun valore scientifico già per le metodologie inconsistenti e ingannevoli che vi ha adottato; ma esso non ha neppure valore storiografico, perché espone un guazzabuglio di fonti contrastanti tra le quali, in offesa al più elementare senso critico, pretende stabilire “convergenze” del tutto fantasiose partorite dalla sua tragica incompetenza tecnica. Ma anche in campo storico le conoscenze di van Pelt appaiono decisamente carenti. Egli di Auschwitz conosce esclusivamente l'aspetto “sterminio”, perciò travisa sistematicamente tutte le fonti in funzione di esso. Ma perfino sul presunto sterminio, come ho documentato sopra, van Pelt mostra conoscenze incomplete e superficiali.

 

The Case for Auschwitz non è opera di storia, ma una rassegna giornalistica di fonti storiche mal comprese e male interpretate.

 

1874 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit.,, p. 69. 1875 Idem, p. 318. 1876 http://www.holocaust-history.org/auschwitz/body-disposal/ 1877 http://vho.org/GB/c/CM/jcz.html 1878 http://www.holocaust-history.org/auschwitz/response-to-mattogno/ 1879 http://vho.org/GB/c/CM/Risposta-new-eng.html 1880 J.C. Zimmerman, Holocaust Denial. Demographics, Testimonies and Ideologies, op. cit. 1881 C. Mattogno, Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., pp. 43-68. 1882 Vedi l'edizione riveduta e corretta delle mie risposte a Zimmerman in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., pp. 87-194, “An Accountant Poses as Cremation Exper”t, pp. 87-194.

    332 —  

 ABBREVIAZIONI

 

AFH Archivio Friedman, Haifa. AGK Archiwum G#ównej Komisji Badania Zbrodni Przeciwko Narodowi Polskiemu Instytutu Pamieci Narodowej (Archiwio della Commissione centrale di inchiesta sui crimini contro il popolo polacco - memoriale nazionale), Varsavia AKfSD Archiwium Kuratorium für Sühnemal KZ Dachau (Archivio del Consiglio di sorveglianza del monumento di espiazione del campo di concentramento di Dachau) AMS Archiwum Muzeum Stutthof (Archivio del Museo di Stutthof) APK Archiwum Pa#stwowego w Katowicach (Archivio di Stato di Katowice) APMGR Archiwum Pa#stwowego Muzeum Gross-Rosen (Archivio del Museo statale di Gross-Rosen), Walbzrych APMM Archiwum Pa#stwowego Muzeum na Majdanku (Archivio del Museo di Stato di Majdanek) APMO Archiwum Pa#stwowego Muzeum w Oswiecimiu (Archivio del Museo di Stato di Auschwitz) BAK Bundesarchiv Koblenz DPA Deutsches Patentamt, Berlino FSBRF Federal'naja Slu#ba Bezopasnosti Rossiiskoi Federatsii (Ufficio Federale della Sicurezza della Federazione Russa) Mosca, GARF Gosudarstvenni Archiv Rossiskoi Federatsii (Archivio di Stato della Federazione Russa), Mosca KfSD Kuratorium für Sühnemal KZ Dachau ICJ Institute of Contemporary Jewry (The Hebrew University), Gerusalemme ÖDMM Öffentliches Denkmal und Museum Mauthausen PRO Public Record Office, Londra PT Památník Terezín (Monumento di Terezin) RGVA Rossiiskii Gosudarstvennii Vojennii Archiv (Archivio russo di Stato della guerra), Mosca. ROD Rijksinstituut voor Oorlogsdocumentatie (Istituto statale di documentazione sulla guerra), Amsterdam SB Sennefriedhof Bielefeld SE Stadtarchiv Erfurt SW Staatsarchiv Weimar VHA Vojensky Historicky Archiv (Archivio storico militare), Praga WAPL Wojewódzkie Archiwum Panstwowe w Lublinie (Archivio di Stato provinciale di Lublino) MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

  — 333 — INDICE  

 

 

 

 

CAPITOLO 1 - GLI “INDIZI CRIMINALI”

 

1.1. Gli antecedenti storici 1.2. L'archivio della Zentralbauleitung di Auschwitz 1.3. Premessa metodologica 1.4. I “39” indizi criminali 1.4.1.Indizi per il crematorio II 1.4.2. Indizi per il crematorio III 1.4.3. Indizi per i crematori IV e V 1.4.4. Indizi supplementari (crematori II e III) 1.4.5. Altri indizi 1.5. Considerazioni preliminari 1.6. Determinazione cronologica degli indizi e suo significato 1.6.1. Indizi relativi al crematorio II 1.6.2. Indizi relativi al crematorio III 1.6.3. Indizi relativi ai crematori IV e V 1.7. Contraddizioni di fondo 1.8. Il sistema di ventilazione dei Leichenkeller 1 e 2 dei crematori II e III 1.9. I montacarichi dei crematori II e III 1.9.1. Storia dei montacarichi dei crematori II e III 1.9.2. I montacarichi al processo Irving-Lipstadt

 

CAPITOLO 2 - GLI “INDIZI CRIMINALI” PER IL CREMATORIO II

 

2.1. - “Vergasungskeller” 2.1.1. Il valore dell'indizio 2.1.2. Il contesto storico 2.1.3. Il significato del documento 2.1.4. La funzione del “Vergasungskeller” 2.1.5. Obiezioni e risposte 2.1.6. I commenti e le obiezioni di van Pelt 2.1.7. “Gaskeller” 2.2. - “Gasdichtetür”,“Gastür” 2.3. - “Auskleideraum”, “Auskleidekeller” e baracca davanti al crematorio II 2.3.1. “Auskleideraum” e “Auskleidekeller” 2.3.2. Origine e funzione dell’ “Auskleideraum” del crematorio II di Birkenau 2.3.3. La baracca davanti al crematorio II 2.3.4. Van Pelt e l' “Auskleidekeller” 2.4. “Sonderkeller” 2.5. - “Drahtnetzeinschiebevorrichtung” e ”Holzblenden” 2.5.1. La scoperta degli indizi 2.5.2. Significato dei termini e localizzazione dei congegni 2.5.3. La testimonianza di Micha# Kula 2.5.4. Che cosa non erano i “Drahtnetzeinschiebevorrichtungen” 2.5.5. I commenti di van Pelt 2.6. “Gasprüfer” 2.6.1. L’interpretazione di Pressac 2.6.2. La destinazione d’uso dei “Gasprüfer” 2.6.3. Il contesto storico 2.6.4. Il contesto burocratico.

  — 334 —  

2.6.5. I problemi lasciati insoluti da Pressac 2.6.6. Che cos’erano i “Gasprüfer”? 2.6.7. Prüfer e i “Gasprüfer” 2.7. “Warmluftzuführungsanlage” 2.7.1. Posizione del problema 2.7.2. La spiegazione di Pressac 2.7.3. La spiegazione di van Pelt 2.8. “Holzgebläse” 2.9. Eliminazione dello scivolo per i cadaveri 2.9.1. La pianta 2003 del 19 dicembre 1942 e il suo significato 2.9.2. Il mascheramento dello scivolo

 

CAPITOLO 3 - GLI “INDIZI CRIMINALI” SECONDARI RELATIVI AL CREMATORIO II

 

3.1. Origine e definizione degli “indizi criminali” secondari 3.2. Considerazioni generali 3.3. Il sistema di drenaggio del crematorio 3.4. L'apertura di un ingresso nel Leichenkeller 2 3.5. La direzione di apertura della porta del Leichenkeller 1 3.6. Sostituzione di una porta a due ante con una ad una sola anta a (tenuta di gas) nel Leichenkeller 1 3.7. Eliminazione dei rubinetti nel Leichenkeller 1

 

CAPITOLO 4 - GLI “INDIZI CRIMINALI” PER IL CREMATORIO III: “Gastür” e “Brausen”

 

4.1. L'interpretazione di Pressac 4.2. Il contesto storico 4.3. Le basi di legno delle presunte “dummy showers” 4.4. La “Gastür”

 

CAPITOLO 5 - GLI “INDIZI CRIMINALI” PER I CREMATORI IV e V

 

5.1. Esposizione degli indizi 5.2. Progettazione dei crematori IV e V: il progetto iniziale 5.3. Progettazione dei crematori IV e V: il primo progetto operativo 5.4. Progettazione dei crematori IV e V: il secondo progetto operativo 5.5. Progettazione dei crematori IV e V: il terzo progetto operativo 5.6. Tecnica di gasazione 5.7. Sistema di introduzione dello Zyklon B 5.8. Van Pelt e le “12 St. gasdichten Türen” 5.9. La ventilazione naturale 5.10. La ventilazione meccanica 5.11. Analisi della pianta 2006 dell'11 gennaio 1943

 

CAPITOLO 6 - GLI “INDIZI CRIMINALI” DI CARATTERE GENERALE

 

6.1. “Normalgaskammer” 6.2. Perché le SS non usarono a scopo omicida camere a gas con sistema Degesch-Kreislauf? 6.3. “Verbrennung” e “Sonderbehandlung” 6.3.1. Il documento 6.3.2. Il “contesto storico” secondo van Pelt 6.3.3. Gli errori di van Pelt 6.3.4. Il vero contesto storico 6.3.5. Il significato del documento

 

CAPITOLO 7 - I PRESUNTI “INDIZI CRIMINALI” PER I “BUNKER DI BIRKENAU”

 

7.1. Precisazione sul titolo 7.2. - “Sonderbehandlung” 7.2.1. La tesi di Pressac 7.2.2. I rapporti esplicativi di Bischoff 7.2.3. Le quattro baracche “für Sonderbehandlung” e i “Bunker” di Birkenau 7.2.4. “Sonderbehandlung” e “Entwesungsanlage” 7.3. Le “Badeanstalten für Sonderaktionen” MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

  — 335 —  

7.3.1. Le spiegazioni di Pressac 7.3.2. Un progetto non realizzato 7.3.3. “Badeanstalten” e forni crematori 7.4. “Sperrgebiet”

  PARTE SECONDA   I FORNI CREMATORI DI AUSCHWITZ-BIRKENAU   Struttura, funzionamento, prestazioni tecniche e implicazioni storiografiche   CAPITOLO 8 - LA PRIMA OPERA SCIENTIFICA SULLA CREMAZIONE AD AUSCHWITZ  

8.1. Introduzione 8.2. Struttura dell'opera 8.3. La cremazione moderna 8.3.1. La tecnologia dei forni crematori fino alla prima guerra mondiale 8.3.2. Gli sviluppi tecnici dei forni crematori tedeschi negli anni Trenta 8.3.3. Legislazione e statistiche sulla cremazione in Germania 8.3.4. La ditta J. A. Topf & Söhne di Erfurt 8.3.5. Stuttura e funzionamento del forno crematorio a gasogeno riscaldato con coke degli anni Trenta 8.3.6. Tiraggio del camino e regime di griglia 8.3.7. Il consumo di coke di un forno crematorio a gasogeno 8.3.8. La durata del processo di cremazione nei forni a gasogeno riscaldati con coke 8.4. I forni crematori topf di Auschwitz-Birkenau 8.4.1. I forni crematori Topf per i campi di concentramento 8.4.2. Il forno crematorio a 2 muffole riscaldato con coke 8.4.3. Il forno crematorio a 3 muffole riscaldato con coke 8.4.4. Il forno crematorio a 8 muffole riscaldato con coke 8.4.5. Funzionamento e conduzione dei forni crematori Topf di Auschwitz-Birkenau 8.4.6. I forni crematori delle ditte H. Kori di Berlino e Ignis-Hüttenbau di Teplitz 8.5. Il consumo di coke dei forni Topf di Auschwitz-Birkenau 8.5.1. Bilancio termico del forno Topf a 2 muffole del crematorio di Gusen 8.5.2. Bilancio termico del forno Topf a 2 muffole modello Auschwitz 8.5.3. Bilancio termico del forno Topf a 3 muffole e a 8 muffole 8.5.4. Osservazioni sul consumo dei forni a 3 e a 8 muffole 8.6. La durata del processo di cremazione nei forni Topf di Auschwitz-Birkenau 8.6.1. I documenti 8.6.2. Gli esperimenti di cremazione dell’ing. R. Kessler 8.6.3. Le liste delle cremazioni del crematorio di Westerbork 8.6.4. La lista delle cremazioni del crematorio di Gusen 8.6.5. La lista delle cremazioni dei forni crematori Ignis-Hüttenbau A.G. riscaldati con nafta del crematorio di Terezín

 

8.6.6. Conclusioni 8.7. La capacità di cremazione dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau 8.7.1. Il funzionamento continuativo dei forni 8.7.2. La cremazione contemporanea di più cadaveri in una muffola 8.7.3. Le perizie tecniche sovietiche sui forni crematori Kori di Lublino-Majdanek, Sachsenhausen e Stutthof 8.7.4. La capacità di cremazione dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau 8.7.5. L’ampliamento degli impianti di cremazione di Birkenau 8.8. Le implicazioni storiografiche 8.8.1. L'attività dei forni dei crematori di Birkenau 8.8.2. La durata della muratura refrattaria dei forni crematori 8.8.3. Il numero delle cremazioni nel 1943: la previsione delle SS 8.8.4. Il numero delle cremazioni nel 1943: il consumo di coke 8.8.5. Le cremazioni all'aperto nel 1944 8.8.6. L'eloquente silenzio di van Pelt 8.8.7. I testimoni

  — 336 —   PARTE TERZA   I TESTIMONI HENRYK TAUBER E RUDOLF HÖSS   CAPITOLO 9 - ANALISI CRITICA DELLE TESTIMONIANZE DI HENRYK TAUBER  

9.1. Introduzione 9.2. Forni crematori e cremazione 9.2.1. Dimensioni delle muffole 9.2.2. Temperatura della muffola 9.2.3. Sistema di caricamento delle muffole 9.2.4. Caricamento dei cadaveri: il disegno di David Olère 9.2.5. Carico delle muffole e durata della cremazione 9.2.6. L'apertura delle porte delle muffole 9.2.7. La combustibilità dei cadaveri 9.2.8. L' “autcombustione” dei cadaveri 9.2.9. Le braci dei cadaveri 9.2.10. I camini fiammeggianti 9.2.11. Le cremazioni di prova 9.2.12. Il sacco “refrattario” 9.2.13. Le “fosse di cremazione” 9.2.14. Le “fosse di cremazione” e le fotografie aeree di Birkenau 9.3. Le gasazioni 9.3.1. La prima gasazione omicida nel crematorio II 9.3.2. La baracca-spogliatoio 9.3.3. Le gasazioni successive nel crematorio II 9.3.4. La porta della presunta camera a gas 9.3.5. I dispositivi di introduzione dello Zyklon B 9.3.6. Le docce “finte” 9.3.7. La suddivisione della presunta camera a gas del crematorio II 9.3.8. Il procedimento di gasazione nei crematori IV e V 9.4. Forza e vicende del cosiddetto “Sonderkommando” 9.4.1. La forza del “Sonderkommando” nel marzo-aprile 1943 9.4.2. Il “Sonderkommando” dei “Bunker” 9.4.3. La presunta gasazione di 200 detenuti del “Sonderkommando” 9.4.4. Il presunto trasferimento a Lublino-Majdanek 9.4.5. La rivolta del “Sonderkommando” 9.4.6. Il mistero della sopravvivenza dei 90 membri del “Sonderkommando” 9.5. Propaganda grossolana sulle atrocità delle SS 9.5.1. Le persone bruciate vive 9.6. Conclusione

  CAPITOLO 10   ANALISI CRITICA DELLE TESTIMONIANZE DELLE TESTIMONIANZE DI RUDOLF   HÖSS  

10.1. Le contraddizioni “inesistenti” delle dichiarazioni di Höss 10.2. Errori, incongruenze e metodiche capziose di van Pelt 10.3. Le torture inflitte a Höss

  PARTE QUARTA   GLI ERRORI TECNICI E STORICI DI VAN PELT   CAPITOLO 11   LA «EXPERT KNOWLEDGE» DI VAN PELT E I FORNI CREMATORI DI AUSCHWITZ-BIRKENAU  

11.1. La competenza di van Pelt sulla cremazione 11.2.La lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943 11.3. La nota di Kurt Prüfer dell'8 settembre 1942 11.4. Il consumo di coke per una cremazione 11.5. Il numero dei cadaveri cremati con le forniture di coke ai crematori 11.6. Le cremazioni multiple 11.7. Crematori e camere mortuarie

  — 337 —  

11.8. La capacità “eccessiva” dei forni crematori

  CAPITOLO 12   LE PRESUNTE APERTURE DI INTRODUZIONE DELLO ZYKLON B SULLA   COPERTURA DEL LEICHENKELLER 1 DEI CREMATORI II E III DI BIRKENAU  

12.1. Le congetture di van Pelt 12.2. Il rapporto di Daniel Keren, Jamie McCarthy e Harry W. Mazal 12.3. Le testimonianze “convergenti”

  CAPITOLO 13   LO ZYKLON B  

13.1. La concentrazione di HCN nelle presunte camere a gas omicide 13.2. Le forniture di Zyklon B ad Auschwitz 13.3. Il numero dei gasati potenziali

  CAPITOLO 14   IL NUMERO DELLE VITTIME  

14.1. La Commissione di inchiesta sovietica 14.2. La revisione di G.Wellers e di F. Piper 14.3. La cifra propagandistica dei 4 milioni e l'attendibilità dei testimoni

  PARTE QUINTA   L'ORIGINE DELLA “CONVERGENCE OF INDIPENDENT ACCOUNTS”   CAPITOLO 15   LA PROPAGANDA DEL MOVIMENTO DI RESISTENZA CLANDESTINO DI AUSCHWITZ  

15.1. Le storie propagandistiche cadute nell'oblio 15.2. La storia dello sfruttamento industriale dei cadaveri umani 15.3. Nascita della storia propagandistica delle camere a gas 15.4. La propaganda si consolida: il contributo dei Sovietici, dei Britannici e dei Polacchi

  CAPITOLO 16   GENESI DELLA “CONOSCENZA” DELLE PRESUNTE CAMERE A GAS DI AUSCHWITZ  

16.1. IL “War Refugee Board Report” 16.2. Le giustificazioni di un falso storico 16.3. L'origine del rapporto e del disegno del crematorio II/III 16.4. I Sovietici e il campo di Lublino-Majdanek: prove generali di propaganda 16.5. L'articolo di Boris Polevoi del 2 febbraio 1945 16.6. Le perizie e le indagini polacche: Roman Dawidowski e Jan Sehn 16.7. I testimoni Charles Sigismund Bendel, Miklos Nyiszli e Filip Müller 16.7.1. Charles Sigismund Bendel 16.7.2. Miklos Nyiszli 16.7.3. Filip Müller 16.8. I testimoni minori 16.8.1. Ada Bimko 16.8.2. Marie Claude Vaillant-Couturier e Severina Shmaglevskaya 16.8.3. Janda Weiss

  CAPITOLO 17   GENESI E SVILUPPO DELLE PRESUNTE CAMERE A GAS DI AUSCHWITZ  

17.1. Le carenze metodologiche di van Pelt 17.2. La presunta “prima gasazione” 17.3. Le presunte gasazioni nel crematorio I 17.4 “Bunker” di Birkenau

    CAPITOLO 18 LA METODOLOGIA DI VAN PELT  

18.1. La leggenda del “terribile segreto” di Auschwitz 18.2. Le visite di alti ufficiali SS ad Auschwitz 18.3. L'illusione della “convergence of indipendent accounts” e della “convergence of evidence”

  CONCLUSIONE PS van Pelt scrive crematorio 2, 3, 4, 5 - Bunker I, II. Fine


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Published: 2013-05-02
First posted on CODOH: July 4, 2017, 4:39 p.m.
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