I ventilatori dei crematori di Birkenau: portata, numero di giri e potenza dei motori
Published: 2016-03-08

Approfittiamo di alcuni rilievi del nostro saccente critico HolocaustCretin (così si firma, essendosi il velo di Maya squarciato alla sua mente e avendo egli conseguito l'autocoscienza della propria condizione) per apportare ulteriori chiarimenti alla questione. Non ci preme infatti tanto confutare questo insulso terminale di Holocaust Controversies - questa per noi non è una priorità - ma dare piuttosto un contributo positivo per una migliore conoscenza di problematiche praticamente mai indagate. Essendo i nostri articoli il risultato di una ricerca in corso - non il saccheggio di esposizioni già prescodellate - si comprenderà anche la necessità di approfondimenti da parte nostra ed, eventualmente, di aggiustamenti, se ciò sarà reso necessario dal prosieguo dell'indagine.

In quest'articolo esaminiamo tre problemi fondamentali; lo scopo è di dimostrare che certe spiegazioni, che possono forse soddisfare chi non abbia conoscenze sufficienti in questa materia, sono sprovviste di qualunque fondamento.

1) Quando fu decisa la trasformazione del crematorio II in un (presunto) strumento criminale?

Dato di fatto: nella pianta del 10 marzo 1942 l'ingegnere Schulze cambiò la potenza di tutti i motori degli impianti di ventilazione del futuro crematorio II rispetto al preventivo del 4 novembre 1941; per il locale poi designato Leichenkeller 1 la potenza passò da 2 a 3,5 CV.

Nostro commento: il 10 marzo 1942 il crematorio II non esisteva ancora e nessuno si sognava di usarlo in futuro come strumento di sterminio (ciò, secondo Pressac, sarebbe avvenuto in corso d'opera, dal novembre 1942), perciò l'impianto di ventilazione con motori di 3,5 CV era destinato a una normale camera mortuaria.

Obiezione dell'HolocaustCretin: Pressac a p. 184 di Auschwitz. Technique and operation of the gas chamber ha scritto: «Quando fu presa la decisione di modificare il crematorio per scopi criminali installando una camera a gas nel Leichenkeller 1 e uno spogliatoio nel Leichenkeller 2 (dato che l'unica indicazione iniziale nota è il disegno 1300 del sistema di drenaggio dell'edificio, datato 18 giugno 1942)?».

Dunque, egli desume, la datazione del novembre 1942 va retrodatata fino a giugno.

Qui apriamo una parentesi. Mattogno, nel suo libro “Le camere a gas di Auschwitz” (Genova 2009), ha volto in ridicolo la pretesa “indicazione iniziale” di Pressac dimostrando, piante alla mano, che «secondo la logica di Pressac, il rischio di una penetrazione del gas tossico nei locali del pianterreno, con il sistema di drenaggio modificato a scopo criminale sarebbe stato impossibile, mentre sarebbe stato possibile con il sistema di drenaggio normale della pianta 932»! (pp. 129-130).

In virtù della nostra crassissima ignoranza - egli continua - noi non comprendiamo che il momento esatto in cui fu presa la decisione di trasformare in modo criminale il crematorio non si sa con certezza.

L'HolocaustCretin, dal canto suo, riesce invece ad afferrare che, quand'anche l' “indicazione iniziale” di Pressac avesse un qualche fondamento, giugno non è marzo, ma, ci assicura, non è molto lontano da marzo!

Che acume! Da restare veramente allibiti!

Questo tronfio ricercatore da barzelletta, che sciorina le sue penose giaculatorie sulla nostra ignoranza, sul nostro dilettantismo, sulla nostra rozzezza, ecc. ecc., ignora evidentemente che Pressac, nel suo libro apparso nel 1993, ha modificato i suoi giudizi precedenti e ha fornito una risposta (per lui) certa relativamente a quando fu presa la fatidica decisione.

Scrive dunque Pressac che «all'inizio del giugno 1942» Rudolf Höss, il comandante di Auschwitz, fu convocato da Himmler a Berlino e fu informato «della scelta del suo campo come centro per l'annientamento di massa degli ebrei» (Le macchine dello sterminio, Auschwitz 1941-1945. (Feltrinelli 1994, p. 51).

Se dunque Höss ricevette il fantasmagorico “ordine di sterminio ebraico” nel giugno 1942, ci sembra un tantino improbabile che già il 10 marzo qualcuno pensasse a trasformare il progetto del futuro crematorio II in un progetto omicida!

Non pago di ciò, Pressac ritorna sulla faccenda e dichiara che l'idea di trasferire le “gassazioni” presuntamente effettuate nei “Bunker” di Birkenau in un locale del crematorio, si impose «a fine ottobre 1942» (p. 70). Più avanti, a p. 76, egli precisa che «nel novembre 1942, le SS della Bauleitung decisero di attrezzare i crematori con camere a gas omicide», ma, ci assicura, «trasferire i trattamenti omicidi col gas nei crematori II e III sulla carta sembrava semplice, ma lo era molto meno per il fatto che il fabbricato, concepito da Prüfer e migliorato da Werkmann, non era stato progettato a questo scopo» (p. 74).

È dunque chiaro chi è che ha realmente una crassissima ignoranza sull'argomento. Tuttavia bisogna scusare l'HolocaustCretin: lo “specialista” di Holocaust Controversies, quello che cita Pressac dalla versione tedesca del libro, probabilmente non lo ha messo al corrente del contenuto dell'opera!

Conclusione: la pianta del 10 marzo si riferisce ad un normale impianto igienico e sanitario e all'epoca nessuno pensava a una sua trasformazione in strumento criminale.

Dunque l'aumento della potenza dei motori dei ventilatori del futuro Leichenkeller 1 non può avere una spiegazione criminale.

2) Portata dei ventilatori e potenza dei motori

Dato di fatto:

a) la portata dei ventilatori progettata inizialmente era di 4800 mc/h a 925 giri/min e nessun documento dice che questi valori furono successivamente modificati; b) la potenza assorbita dai ventilatori fu accresciuta da 2 a 3,5 PS.

Nostro commento: La potenza meccanica (Pw) di un ventilatore si calcola con la formula: Pw = (Q • pt • 100) : η, dove Q = portata dell'aria in mc/s pt = pressione totale in Pa (Pascal : 1mm H2O = 9,8 Pa) η = rendimento del ventilatore in %.

Sapendo che l'ingegnere Schultze, nel preventivo del 4 novembre 1941, aveva calcolato una potenza all'albero del ventilatore di 1,6 CV (= 1184 W) e di 2 CV per il motore trifase; conoscendo inoltre la portata (4800 mc/h = 1,33 mc/s) e la pressione totale (40 mm WS [H2O] = 392); infine essendo noto che i ventilatori centrifughi avevano un rendimento compreso tra il 25 e il 50% (Manuale dell'ingegnere Colombo, 51a-54a ediz., 1926, p. 481), risulta che il rendimento del ventilatore era di 0,44: Pw = (1,33 • 392 • 100) : 44 = 1184 W.

Con ciò sono noti tutti i parametri del calcolo di Schultze, che ci serviranno sotto. La potenza elettrica (Pe) assorbita dalla rete dal motore si calcola con la formula:

Pe = (Pw : ηmot),

dove ηmot = rendimento del motore in %, che è compreso tra 0,7 e 0,95 (Cesare Mario Arturi, Elettrotecnica II. Bologna, 2012, p. 500).

Dato che la potenza del motore calcolata da Schultze era di 2 CV o 1480 W, è intuitivo che il rendimento del motore era di 0,8: (1184 : 1480) = 0,8, ossia: 1184 W (1,6 CV) : 0,8 = 1480 W (2 CV).

Obiezione dell'HolocaustCretin:

Egli (incredibile dictu!) si dissocia dall'affermazione errata di Pressac circa una proporzionalità tra aumento di potenza del motore e aumento di portata del ventilatore. Egli avrebbe semplicemente asserito che all'aumento della potenza del motore consegue un aumento della portata del ventilatore a causa di un aumento del numero dei giri.

Egli ci fa anche grazia dell'ovvio chiarimento che ne consegue: se tra aumento di potenza e aumento di portata non c'è una porporzionalità diretta, che tipo di relazione c'è?

Egli risponde con un riferimento ai motori a scoppio e osserva che in questi, a parità di giri, se si aumenta la potenza, aumenta anche la coppia. Ciò, aggiungiamo noi, è possibile perché, semplificando, la coppia motrice è una forza espressa in Nn (newton metri) data dal prodotto tra la forza del motore (pistoni) e la distanza intercorrente tra il punto in cui questa forza si applica e l'asse di rotazione al quale è applicata (albero motore).

Qui la potenza è proporzionale al valore di coppia e al numero di giri. All'aumentare della potenza, se il numero di giri resta invariato, aumenta il valore di coppia. E fin qui non ci piove.

Egli però cerca palesemente di fare il furbetto per distogliere l'attenzione dalla scempiaggine che aveva profferito in precedenza, e che suona testualmente:

«È ovvio che se raddoppio la potenza del motore, la portata dei soffianti non può che aumentare a prescindere dal fatto che utilizzi un modello di soffiante più performante o meno».(Immagine-00)

Immagine-00, FT. Frase originale di holocaustcretin, il formato รจ modificato per motivi tecnici. Click... Immagine 0, FT. Frase originale di holocaustcretin, il formato è modificato per motivi tecnici. Click...

Dunque non aveva affatto parlato di aumento del valore di coppia, ma di inevitabile aumento di portata dei ventilatori all'aumento della potenza del motore, cioè proprio ciò che aveva pensato Pressac!

Ma queste sono quisquilie.

L' HolocaustCretin spiega poi in che modo l'aumento del valore di coppia avrebbe aumentato il numero dei giri del ventilatore. Con più coppia si potevano montare dei moltiplicatori di giro o ventole più grandi (sic). L'accenno alle “ventole” (!) dimostra che egli non ha la minima idea di come fossero fatti i ventilatori di cui si parla, né che i relativi modelli fabbricati dalla ditta Topf erano standard, con dimensioni e numero delle pale prestabilite.

L'eventuale impiego di moltiplicatori di giro viene da lui (HolocaustCretin,ndolo) illustrato con un esempio ciclistico. Usando il cambio, con i rapporti più grandi si va più velocemente, ma bisogna esprime maggiore potenza, perché c'è meno coppia; coi rapporti più piccoli si può impiegare meno potenza per vincere una resistenza maggiore, se si va in salita, perché c'è più coppia, ma la velocità risulta ridotta. Quest'esempio non ci sembra particolarmente illuminante. Per restare in ambito ciclistico, l'esempio più appropriato, per spiegare la questione, è questo:

semplificando, cioè senza tener conto delle resistenze per attrito, la potenza espressa in W da un ciclista si può calcolare con la formula pW = P • (p : 100) • v • 9,81, dove P è il peso totale (inclusa la bicicletta), p è la pendenza, v la velocità i m/s.

Se il ciclista pesa 75 kg, la bicicletta 10 kg, la pendenza della salita è del 6% e la velocità di 3 m/s (10,8 km/h), la potenza è di 85 • 0,06 • 3 • 9,81 = 150 W. Se invece la salita è del 10%, si ha: 85 • 0,1 • 3 • 9,81 = 250 W.

Supponendo che il ciclista utilizzi un rapporto che sviluppa 3 m per pedalata, egli compie una pedalata al secondo, ossia 60 pedalate (numero di giri) al minuto. Perciò all'aumentare della pendenza, restando invariato il numero di giri, aumenta la potenza.

Nel motore trifase il numero nominale di giri è dato dalla frequenza: 50 Hz significa che l'albero motore compie 50 giri al secondo, ovvero 3000 al minuto. Di conseguenza, anche qui l'aumento della potenza non comporta un aumento del numero di giri.

Nell'esempio del ciclista la coppia motrice è la forza che la gamba imprime alla pedivella, generalmente espressa in Nm (nerwton per metro), ma che è più semplice considerare in kgm. Nella salita al 6% questa forza è di (3 x 0,06 x 85) : 3 = 5,1 kgm (50 Nm); nella salita al 10% la forza è di (3 x 0,1 x 85) : 3 = 8,5 kgm (83 Nm); In questo caso, dunque, la coppia motrice aumenta da 5,1 a 8,5 kgm; la forza in eccesso viene utilizzata per vincere una maggiore resistenza (pendenza), a parità di numero di giri (pedalate al minuto). Usando il cambio, questa forza in eccesso può essere anche impiegata per aumentare la velocità a parità di giri.

Dal calcolo risulta infatti che il ciclista, per esprimere una poteza di 250 W su una salita del 6%, deve procedere ad una velocità di circa 5,4 m/s (19,4 km/h); il numero dei giri della coppia motrice resta invariato (60 pedalate al minuto), ma la velocità aumenta perché, grazie al sistema di trasmissione, ora a 1 pedalata (1 giro della corona anteriore) corrispondono (5,4 : 3) 1,8 giri del pignone e dunque della ruota posteriore. Perciò all'aumentare della potenza, restando invariato il numero di giri, aumenta la velocità.

In un motore trifase collegato ad un ventilare si individuano due coppie: la coppia motrice, che esprime la forza che il motore imprime al proprio asse, e la coppia resistente, che è la forza del carico meccanico che si oppone alla coppia motrice; semplificamdo, albero del motore e ruota a pale girante del ventilatore. Poiché il valore della coppia motrice equivale a C = (60 • P) : (2 π • n), dove P = potenza meccanica in W, n = numero di giri effettivi al minuto, sapendo che n = 925 e P = 1480 W (2 CV), ne deriva una forza di (60 x 1480) : (2 π x 925) = 15,2 Nm; se la potenza sale a 3,5 CV (2590 W), si ha invece: (60 x 2590) : (2 π x 925) = 26,7 Nm.

Anche qui l'aumento di coppia è chiaro: ma per che cosa l'ingegnere Schultze aveva previsto di impiegarlo?

Per sopperire all'aumento delle resistenze o per accrescere il numero di giri del ventilatore con un sistema di trasmissione?

Immagine-1

Immagine 1

Immagine-2

Immagine 2

I ventilatori del crematorio di Birkenau, come abbiamo chiarito nell'articolo precedente, avevano un motore trifase direttamente accoppiato, come in quest'immagine reperibile in rete.(Immagine-1)

Era però possibile collegare l'albero motore al ventilatore anche per mezzo di un sistema di trasmissione.

Per i ventilatori il sistema più usato è quello della cinghia trapezoidale, che si comporta come la catena nella bicicletta, come si vede nella Figura 2, anch'essa di pubblico dominio.

Volendo aumentare la portata del ventilatore, ad esempio, a 8000 mc/h, esso avrebbe dovuto girare a 1540 giri, perciò, supponendo una puleggia all'albero motore di 100 mm, all'albero del ventilatore sarebbe stata necessaria una puleggia di (925 : 1540) x 100 = 60 mm.

Tutto ciò è tecnicamente possibile, ma fu effettivamente realizzato nei crematori II e III?

Contro questa eventualità giocano molteplici fattori:

1) La pianta del 10 marzo 1942 (nella quale la potenza di tutti i motori dei ventilatori è accresciuta rispetto al preventivo di costo del 4 novembre 1941), nel disegno dei ventilatori visti dall'alto, la sezione g-g mostra che i motori erano direttamente accoppiati ai ventilatori. Su questo dato fondamentale ci siamo già soffermati nell'articolo precedente e qui lo ribadiamo. 2) Nessun documento menziona una trasmissione del movimento dai motori ai ventilatori tramite pulegge. 3) Le fatture finali della ditta Topf relative agli impianti di ventilazione dei crematori II e III fanno riferimento a una portata di 4800 mc/h. 4) L'aumento di tale portata, oltre che non documentata, sarebbe stata del tutto inutile, perché il 10 marzo 1942 il nuovo crematorio aveva senza ombra di dubbio una finalità prettamente igienica e sanitaria e il ricambio d'aria previsto per il futuro Leichenkeller 1 (4800 mc/h) era di circa 10 all'ora, secondo le norme all'epoca in vigore. Nel suo manuale sulla costruzione dei crematori, l'ingegnere Wilhelm Heepke prescriveva appunto per gli obitori con uso intenso 10 ricambi d'aria orari (testo originale pubblicato da Mattogno in: Auschwitz, fine di una leggenda. 1994, p. 85). Ne consegue che Schultze aveva perfettamente dimensionato la portata dei ventilatori a una camera mortuaria. 5) Ammesso e non concesso che l' aumento della potenza dei motori avesse comportato anche un aumento della portata dei ventilatori, esso avrebbe comunque riguardato una normale camera mortuaria. Lasciando invariata la potenza del motore di 3,5 CV per la pretesa “camera a gas”, la Zentralbauleitung di Auschwitz, avrebbe adottato per quest'ultima la stessa portata, e dunque lo stesso numero di ricambi d'aria, originariamente previsto per una camera mortuaria. E questo ci riporta al problema iniziale. Dato che l'HolocaustCretin non si azzarda a congetturare a quale valore sarebbe aumentata la portata, egli non può neppure dire che questa era più adeguata a una “camera a gas” che a una camera mortuaria. La sua obiezione avrebbe dunque senso solo a patto che la potenza di 3,5 CV per la camera mortuaria fosse stata in seguito ulteriormente accresciuta per la “camera a gas”. 6) C'è inoltre il fatto che Schultze, nella pianta del 10 marzo 1942, aumentò la potenza di tutti i motori di tutti gli impianti di ventilazione del crematorio, e ciò in un contesto assolutamente non criminale: perché?

Con ciò arriviamo al terzo punto.

3) Perché la potenza del motore fu cambiata?

Resta dunque inevitabilmente la seconda eventualità: Se la maggiore potenza non poteva servire per aumentare il numero di giri dei ventilatori, mirava a sopperire ad un maggiore carico meccanico dovuto alle resistenze effettive del sistema dei canali di ventilazione prima non calcolate.

Qui l'HolocaustCretin non sa obiettare che puerili banalità: i Tedeschi non facevano certo preventivi a spanne e non avrebbero tentato il dimensionamento dei motori senza prima aver calcolato dimensioni e portata dei canali dell'aria.

Con ciò egli dimostra di non aver capito niente del nocciolo della questione.

Dato di fatto: Schultze compilò il preventivo di costo in base a un'ordinazione verbale che fu impartita alla Topf il 21 o 22 ottobre 1941. Il primo disegno del nuovo crematorio fu elaborato il 24 ottobre 1941. I due Leichenkeller, appena abbozzati, non presentano alcuna indicazione riguardante i canali di ventilazione.

Nostra spiegazione: Perciò Schultze stilò il preventivo senza conoscere la struttura e l'andamento dei canali di ventilazione; a parte ciò, conosceva tutti i dati fondamentali: portata dei ventilatori, pressione totale, voltaggio, frequenza, numero dei ventilatori.

È ovvio, e lo abbiamo spiegato sopra, che Schultze, in base ai dati che conosceva, calcolò la potenza nominale dei ventilatori (nel caso del Leichenkeller 1: 1,6 CV) e dei motori (2 CV). Quando poi poté esaminare il progetto effettivo dei condotti di ventilazione (lunghezza, sezioni, scabrosità interna dei condotti, curvature, variazioni di sezione, presenza di 80 piccole aperture all'interno del locale) dimensionò il motore in modo adeguato. In ciò non c'è nulla di così straordinario. Ad esempio, nel progetto della ditta Gustav Linse di un montacarichi con portata 750 kg per i crematori II-III di Birkenau (disegno Z 5037 del 25 gennaio 1943) viene descritto tutto tranne il motore, che non è neppure nominato (Pressac, Le macchine dello sterminio, 1994, documento 25).

Lo scopo per il quale abbiamo descritto accuratamente il sistema dei condotti di aerazione e disaerazione del Leichenkeller 1 era appunto quello di mostrare la complessità di questi dati e il loro peso sul dimensionamento dei motori quando Schultze ne venne a conoscenza.

L'HolocastCretin, per sua sventura, non ha compreso né questo scopo, né la struttura dell'impianto.

Poffarbacco! - sbotta - Con tutti questi canali, sezioni, planimetrie, A1 e A2, tubo aspirante e premente, non ci ho capito un tubo!

Mattogno cita un esempio che spiega bene questo fatto, dacché espone in modo più completo i dati di un sistema di ventilazione. Il Saugzuganlage Type H 13 (impianto di tiraggio aspirato) offerto dalla ditta Boos alla Zentralbauleitung di Auschwitz per una caldaia elenca i seguenti dati: – volume dei gas: 13.500 m3/h – pressione statica all’uscita del ventilatore: 40 mm WS – aggiunta del 10% come prescritto: 4 mm WS – aggiunta per le resistenze: 55 mm WS – differenza della pressione statica: 99 mm WS – potenza necessaria per il ventilatore: 10 PS – numero dei giri del ventilatore: 1.435 giri al minuto (Mattogno, I forni crematori di Auschwitz-Birkenau. Genova, 2012, vol. I, pp. 402-403).

Il valore nominale di 40 mm di colonna d'acqua divenne dunque il valore effettivo di 99, con un incremento del 247%.

Se riprendiamo la formula esposta sopra per il calcolo della potenza del ventilatore, essendo noti velocità (1,33 mc/s), rendimento del ventilatore (44%) e rendimento del motore (80%), ne consegue che: 3,5 CV = (1 CV = 740 W) 2590 W; 2590 x 0,8 = 2072 W (potenza del motore); (1,33 x P (pressione effettiva) x 100) : 44 = 2072; P = 686 Pa o (686 : 9,8) 70 mm H2O.

In pratica, il dimensionamento del motore servì a coprire una pressione supplementare di 30 mm H2O dovuta alla somma delle resistenze nei canali dell'aria.


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Author(s): Carlo Mattogno
Title: I ventilatori dei crematori di Birkenau: portata, numero di giri e potenza dei motori
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Published: 2016-03-08
First posted on CODOH: Feb. 24, 2017, 5:09 p.m.
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