Pagine oscure di fine guerra 1944-45 :la "chiave" dell'anticomunismo ,da Francesco Fatica
Published: 2012-10-19

EVENTI RIMOSSI

Le manovre di intelligence per "arruolare" in un fronte o nell'altro i quadri del Pfr - Pagine oscure dì fine guerra [1944-451 - La "chiave" dell'anticomunismo.

Dal libro inedito di Francesco Fatica, Fascismo clandestino, Napoli,2oo4, riprendiamo un estratto sull'arruolamento di fascisti in funzione anticomunista comincia a farsi trasparente una certa concatenazione logica che consente di interpretare tanti episodi paradossali, apparsi poco chiari all'epoca o addirittura inspiegabili agli stessi protagonisti e perfino ad alcuni coordinatori di vertice della lotta clandestina fascista nelle province occupate dagli angloamericani. Per cominciare è il caso di riflettere sull'episodio dei fascisti clandestini romani, arrestati con grande spiegamento di forze dalla polizia alleata e da un nugolo di zelanti elementi scelti dei CC.RR. Per intervento del CIC (Counter Intelligence Corps, controspionaggio dell'esercito statunitense), i venti principali sospettati vennero inviati in campo di concentramento "per la durata della guerra" prima a Padula, poi a Collescipoli (Terni). Furono tutti dimessi alla metà di aprile del 1946 e rientrarono a Roma con foglio di via obbligatorio. Da parte antifascista si restò inferociti per non aver potuto allungare le grinfie su quei ferventi fascisti, sottoporli ai loro faziosi tribunali straordinari e condannarli a pene gravissime, preferibilmente a morte. Ma non fu l'unico caso. Analogamente avvenne che furono condannati a pene molto lievi i fascisti clandestini, arrestati e processati in varie occasioni e in diverse province. La cosa sembrò inspiegabile a molti, considerando che avevamo commesso reati per i quali i bandi emessi dalle autorità d'occupazione prevedevano la pena capitale e, comunque, anche il codice militare italiano prevedeva la fucilazione per la costituzione o l'appartenenza a bande armate, e per la cosiddetta collaborazione col nemico invasore. Di fatto, tranne il caso di Salvatore Bramante, condannato a morte, come prevedeva il proclama N1 emesso dal Governo Militare Alleato del territorio occupato (AMGOT) - ma la pena fu poi commutata in venti anni di carcere — nessun'altra condanna a morte fu emessa contro fascisti clandestini, sia da Corti "alleate" che da Tribunali italiani, tutti ovviamente monitorati dagli angloamericani. Furono però fucilati molti Agenti Speciali della Rsi, è vero, ma di queste fucilazioni ben poco si seppe allora dalla popolazione civile e neppur oggi ne sappiamo abbastanza. Furono fucilati gli agenti speciali perché si ritenevano, a ragione, più pericolosi per la vittoria "alleata" e sia perché tutti questi processi furono fatti a porte chiuse e la pubblicità data ad essi era limitata invece alla popolazione della Rsi. Si pensava di evitare così che gli abitanti del Sud ne facessero dei martiri, ma nello stesso tempo non si rinunciava a propagandarne le fucilazioni nella Rsi per tentare di frenare le adesioni agli arruolamenti nei Servizi Speciali della Repubblica. Tuttavia bisogna riflettere sul fatto che, almeno negli ultimi tempi della guerra, quando furono passati dai tedeschi agli "Alleati" gli elenchi dettagliati degli agenti speciali, moltissimi di loro, catturati prima che potessero nuocere, furono salvati dalla morte. In effetti un morto, un martire, non sarebbe stato utile affatto "alla sicurezza delle truppe alleate". Interessava invece avere disponibile un buon numero di "ostaggi" custoditi in campo di concentramento "per la durata della guerra", da poter usare come deterrente per dissuadere eventuali attentatori dal nuocere alle truppe di occupazione. Da ciò il limite di tempo: "per la durata della guerra", che comunque fu superato largamente in moltissimi casi. Insomma la costrizione in campo di concentramento costituiva una misura di sicurezza e non una misura di punizione. E in ogni caso anche una maniera sicura e previdente per sottrarre persone, stimabili moralmente, dalle grinfie rabbiose di altra gente meno stimabile, prevedendo che poi, in un futuro prossimo, si sarebbe potuta schierare contro i comunisti, alleati dell'oggi, ma molto infidi nel domani, mentre invece — per essere più espliciti - i fascisti, che dimostravano di avere uno spiccato senso dell'onore e quindi garantivano di essere capaci di mantenere fede ai patti, e che, oltretutto, possedevano, ben radicato, un animus anticomunista, avrebbero potuto essere utili, anzi necessari, indispensabili, in una lotta contro i comunisti, che si prospettava ormai chiara nel futuro. Anche perché il viscerale anticomunismo dei fascisti si stava rafforzando durante la guerra civile e si sarebbe ulteriormente sviluppato durante le preordinate stragi del dopoguerra, che d'altronde gli "Alleati", strumentalmente e producentemente avrebbero tollerato che si compissero, lasciando eliminare in tal modo i fascisti più motivati e compromessi politicamente, selezionandoli così da quelli meno ideologizzati, e presumibilmente più malleabili, ottenendo per soprappiù la repulsione delle masse dai metodi feroci dei comunisti. Va posta quindi attenzione anche alle accurate indagini conoscitive sul carattere personale e sulle predisposizioni ideali e morali di alcuni fascisti da parte di funzionari dei servizi segreti "alleati". Un caso particolare da meditare è la vicenda della principessa Maria Pignatelli. Dopo la nota missione della principessa nella Rsi, al suo rientro a Napoli, i servizi segreti inglesi pretesero l'arresto della Pignatelli, che, avvertita, si rese latitante. In quella occasione due ufficiali dell'Oss (il controspionaggio Usa) si misero a disposizione, offrendo di nasconderla nelle vicinanze di un loro comando. Non pare del tutto assurdo ipotizzare che ufficiali anticomunisti dell'Oss abbiano favorito la "missione" oltre le linee della principessa, essendo molto probabilmente informati del desiderio e del conseguente impegno di Mussolini per evitare ad ogni costo la guerra civile al Sud e ben sapendo che l'anticomunismo di Maria Pignatelli non avrebbe potuto che rafforzarsi per un suo contatto con la guerra civile in atto nella Rsi. Anche per questo, possiamo concludere, si tenne una mano protettrice sulla sua testa. E cosl, dopo l'arresto, non si arrivò mai ad un processo per la principessa; anche lei, fu inviata in campo di concentramento; fu reclusa prima a Padula, quindi a Collescipoli di Terni ed infine nel "Campo Miramare" di Rimini da dove si dileguò, producendosi in una evasione sensazionale e restando poi latitante fino al novembre 1947. E' logico arguire che anche questo speciale trattamento riservato alla principessa sia stato voluto per sottrarla ad ulteriori indagini della polizia, del Sim e della magistratura "badogliana" e successive derivazioni "bonomiame". Dei particolari dell'evasione della principessa dal campo di Miramare, non sappiamo nulla, ma c'è chi ipotizza che sia stata aiutata ancora dall'Oss per sottrarla a possibili interrogatori del Fss. D'altronde anche il principe, suo marito, ebbe trattamenti fuori della norma. Durante la sua detenzione nel carcere di Regina Coeli, a Roma, fu visitato direttamente nella sua cella dal cognato principe Antonio Pignatelli di Terranova e dal procuratore generale del tribunale americano di Roma che gli proposero la liberazione immediata, cosa che però non avvenne soltanto perché Valerio Pignatelli pose la condizione della contemporanea liberazione della principessa Maria e degli altri fascisti coimputati. Altro fatto straordinario: la sentenza del processo del principe, sentenza di estrema clemenza, non sostenuta da alcuna norma giuridica, ma chiaramente monitorata dai dominatori del regime di occupazione. Detta sentenza inoltre, come quella degli "Ottantotto fascisti di Calabria", era destinata ad essere facilmente annullata. Ma anche i processi tenuti da corti "alleate" si conclusero con sentenze clementi, in stridente contrasto con le pene capitali minacciate dai bandi dell'AMGOT affissi in ogni angolo dell"'occu-pied territory". Così avvenne a Palermo per il processo del gruppo dei giovani fascisti clandestini di Trapani, e ancor più evidentemente a Lecce per il processo del maggio 1944 e anche ad Agrigento per il processo di cui ci ha testimoniato Francesco Virga (Isses). E' pur vero che i fascisti reclusi nelle carceri e nei campi di concentramento furono spesso, troppo spesso, sottoposti ad angherie e persecuzioni di ogni genere, da aguzzini di scarsa cultura ed ancor più deficiente levatura morale e perciò permeati di quell'odio sparso con prepotente efficacia dalla propaganda "alleata"; tuttavia, in contrasto con questi diffusi atteggiamenti vessatori, esisteva, specialmente ai vertici dei servizi segreti e fra gli ufficiali più avveduti e lungimiranti, la tendenza a contrastare in ogni modo la scalata totalitaria del potere in Italia perseguita dai comunisti, in quell'epoca in perfetta sintonia con la politica prepotentemente espansionista dell' Urss. A questo punto, contraddittoriamente, si deve ammettere che nei vari uffici dell'Oss esistevano anche numerosi comunisti, perfino tesserati, che si tenevano in collegamento con i partigiani comunisti, ma anche con i politici. Il tenente Irving Goff era a capo di una catena di comunisti italiani agenti informatori dell'Oss; il capitano italo-americano Mangani, comunista, era a capo del "Partisan Detachment A" del-l'Oss. Ovviamente c'è da esser certi che i numerosi americani filocomunisti e antimonarchici tendessero più ad appoggiare i comunisti che a contrastarli e neanche a predisporre eventuali futuri ostacoli. Ma non tutti gli ufficiali dell'Oss erano comunisti. Da ciò l'interesse di molti altri ufficiali "alleati" dei servizi segreti per tanti fascisti clandestini: questi ufficiali ammiravano il loro comportamento fiero e retto (in contrasto con lo spudorato servilismo dei tanti opportunisti "badogliani") ed erano molto interessati a capire le motivazioni ideali che li animavano perché pensavano che, se si voleva opporre un argine alla marcia del comunismo nel mondo e in Italia in particolare, non si poteva prescindere proprio da coloro che avevano dato prova di grande integrità morale, di inflessibile forza di carattere e di "onore", cioè fedeltà agli impegni presi. A questo riguardo è illuminante la relazione di Bartolo Gallitto nel convegno di studi storici tenuto a Napoli dall'ISSES 1' 8 novembre 1998. Egli ci ricorda, fra l'altro, che a capo dell'Oss c'era James Jesus Angleton, anticomunista convinto, che - come riporta anche De Felice nel suo "Rosso e Nero" — aveva fatto prelevare Valerio Borghese a Milano il 9 maggio 1945, sottraendolo così alla "giustizia" partigiana. Avvennero fatti, a prima vista inspiegabili: ricordiamo a tal proposito, come Gallitto ci ha svelato che il maggiore Erwin Thun von Hohenstein, dei servizi segreti tedeschi, era in collegamento con alti ufficiali della Regia Marina del Sud e che l'ammiraglio Agostino Calosi, capo del servizio informazioni della Regia Marina, ebbe a testimoniare in favore di Valerio Borghese durante il processo a suo carico. Ancora Gallitto ci conferma che i servizi segreti americani avevano riservato speciale attenzione agli organismi clandestini fascisti che operarono al Sud, oltre che per ragioni contingenti, facilmente comprensibili, anche e soprattutto per conoscere e classificare uomini atti a costituire un argine al comunismo, uomini di cui alcuni vennero poi puntualmente arruolati nella struttura paramilitare anticomunista denominata "Gladio" (si è arguito cosi denominata proprio dal gladio portato sulle mostrine dai combattenti della Rsi). Ebbene tutti questi episodi, apparentemente paradossali, hanno un filo conduttore: l'anticomunismo. E a conferma, tra i tanti nomi della "Gladio", possiamo citare Elio Cucchiara, Mario Rossi, Vincenzo Lo Cascio, e molti altri, tutti reduci del battaglione "Vega" della X Mas. E sappiamo ancora che Giorgio Pisanò fu salvato, dopo il 25 aprile 1945, dalla ferocia sanguinaria dei partigiani, proprio da un ufficiale dell'Oss, che lo interrogò a lungo, in più riprese, per conoscere i suoi principi morali e le sue motivazioni ideologiche, il suo ammirevole, adamantino carattere, analogamente a quanto avvenne agli agenti speciali NP del btg. Vega della X Mas Rodolfo Ceccacci e Aldo Bertucci. Sottratti anche loro, come moltissimi altri, alla "giustizia" partigiana. E inoltre anche Antonio de Pascale ci racconta nelle sue memorie che due ufficiali americani vennero a prelevarlo in carcere, a Poggioreale, e lo condussero con loro in una lunga passeggiata in macchina per le strade di Napoli, dialogando insistentemente per capire le motivazioni profonde dei combattenti "per l'onore d'Italia". E quando, nell'immediato dopoguerra, polizia e magistratura neo-democratiche cominciarono ad arrestare un po' dappertutto i reduci della X Mas che erano tornati alle loro case, il tenente medaglia d'oro al valoro militare Luigi Ferraro andò a protestare al "Comando Alleato" a Venezia, che inviò immediatamente dispacci urgenti a tutte le polizie per effetto dei quali tutti gli arrestati furono prontamente rilasciati. Tutti, tranne il guardiamarina Gino Kalby, rimasto in carcere per la puntigliosa opposizione del pervicace maggiore dei CC.RR. Oreste Pecorella, del C.S. di Napoli. Atto sovrumano di caparbia testardaggine poliziesca perfino in contrasto con i suoi padroni! Il tenente di vascello Eugenio Wolk, comandante del Gruppo nuotatori d'assalto "Gamma", della Decima, ottenne, dopo cavalleresche trattative con il capitano inglese Stevens delle FSS (Forces Security Sections) ed il comandante Lionel Crabb, omologo capo degli uomini rana della Marina inglese, la singolare e paradossale qualifica di "prisoner of war at large" per sé e per i suoi "Gamma", cioè "prigioniero di guerra in libertà". Questi strani "prigionieri" potevano circolare liberamente sulla parola, muniti di un documento inglese. Tuttavia si impegnarono alacremente a sminare le acque della laguna e a rimettere a galla le navi affondate dai tedeschi. Per gli inglesi ci fu tutto da guadagnare. Paradossale, ma ormai ce lo sappiamo spiegare. Come ha annotato Nino Arena, il contrammiraglio B. Inglis, capo del servizio informazioni della Marina USA, a proposito dei marinai della X Mas (della Rsi) ha scritto: •...i loro sentimenti possono quindi essere benissimo classificati come veramente italiani », apprezzamento da propagandare tra gli ufficiali della U.S. Navy Security. Il discorso si conclude quindi con l'anticomunismo. E sull'anticomunismo di Churchill aveva cercato di far leva Mussolini per tentare una soluzione politica del conflitto. Il convegno segreto di Montecolino, sul lago d'Iseo, e tutti gli altri convegni e contatti segreti tendevano ad un capovolgimento delle alleanze per fronteggiare l'invasione russa dell'Europa. Così non fu per la faziosità di Roosevelt prima, e di Eisenhower poi. Ma si può spiegarlo; non erano soltanto faziosi: loro non guardavano all'Europa, se non per "ridimensionarla", così come era stato deciso dal CFR (Council of Foreign Relations) di ridimensionare anche la Gran Bretagna. Volendo indagare in ogni direzione, si potrebbe supporre che tali manovre diplomatiche segrete in corso potrebbero aver costituito, una concausa da non trascurare, nell'atteggiamento di Mussolini riluttante a prendere iniziative di guerriglia al Sud. Anche dopo la tragica fine della Rsi e l'assassinio di Mussolini, Churchill forse cominciava a capire di essere stato giocato, quando tenacemente perseverava nella politica anticomunista, studiando un piano di attacco all'Armata Rossa con la previsione dell'intervento delle forze angloamericane appoggiate da centomila soldati tedeschi. Ma neanche quest'ultimo tentativo si realizzò. La politica di Churchill, infatti, sia pure troppo tardi, tentava di salvare il salvabile per un'Europa ridotta in pezzi, o almeno per l'Impero britannico, ma gli Stati Uniti di America non potevano rinunziare a realizzare la loro politica di predominio "mondiale". Vale ancora l'eterno "Divide et impera". Si deve mettere in risalto, però, che i casi esaminati non costituiscono affatto la prova di un atteggiamento generale degli invasori anglo-americani "salvaguardante" nei confronti di tutti i fascisti. Si deve distinguere, però: atteggiamenti e misure protettivi sono stati limitati a favore di fascisti clandestini o di appartenenti alla X Mas. Spiegazione facilmente intuibile è la preoccupazione di parecchi "previdenti" ufficiali anticomunisti, in particolare dei servizi segreti, molto probabilmente anche per direttive del loro capo James J. Angleton, di preservare italiani capaci di opporsi al comunismo, specialmente in caso di temuta invasione da parte dell'URSS e dei suoi alleati, o di colpi di mano da parte del partito 'comunista armato e di bande partigiane. A partire dagli ultimi mesi del conflitto, quando gli "Alleati" vennero in possesso degli elenchi dettagliati degli agenti dei Servizi speciali della Rsi, ne furono catturati a centinaia prima che potessero entrare in azione; furono tutti "preservati" in campi di concentramento. Cominciarono dunque a raccogliere fascisti in grado di svolgere una lotta anticomunista serrata e decisa. Meglio, molto meglio, dal loro punto di vista, se si trattava di italiani risolutamente anticomunisti, ma scarsamente ideologizzati. Tuttavia un intervento di protezione si dovrebbe registrare perfino nei confronti del vice segretario del Pfr Pino (Nettuno) Romualdi da parte di un agente dell'Oss, se vogliamo dar credito a Pier Giuseppe Murgia che racconta: «Catturato dai partigiani è lasciato andare grazie all'intervento di un agente del servizio segreto americano». Non uno solo, ma due furono, invece, a miglior garanzia, date le circostanze, gli agenti dell'Oss che salvarono Romualdi: gli agenti Salvatore Guastoni e Giovanni Dessi. Ma, nello stesso tempo, contraddittoriamente, ma non troppo, come ormai si dovrebbe capire, gli anglo-americani lasciarono mano libera al grande massacro perpetrato dai partigiani comunisti (e da qualche ferocemente utile idiota di altra etichetta politica) per eliminare fisicamente i fascisti, selezionandoli a cominciare dalle gerarchie. E va osservato che quanto più feroci erano le modalità tanto più rendevano in efficacia persuasiva; una persuasione terroristica in senso antifascista perseguita dai rossi, che si resero, però, più odiosi ed esecrabili a molti anche moderati, persuasione quindi, doppiamente utile e necessaria agli "Alleati". Comunista era il detto: "Ammazzarne uno per educarne cento". Utile anche agli "Alleati" perché i comunisti si davano la zappa sui piedi riscuotendo l'esecrazione della maggioranza dei benpensanti, lasciando poi che i fascisti sopravvissuti, selezionati nel massacro credessero di essere stati salvati dagli angloamericani quando questi si decisero ad intervenire per disarmare i rossi. Va ricordato, comunque, che, come già accennato, nell'Oss erano stati arruolati anche comunisti dichiarati, che influenzavano i partigiani da loro finanziati e riforniti; d'altronde Roosevelt ed il suo staff erano in personali relazioni molto cordiali con Stalin. A questo punto non si può trascurare un accenno al quadro politico generale che, principalmente nello staff esecutivo di Roosevelt, accanto all'intransigente Henry S. Morgenthau (autore del l'infame "Piano Morgenthau" che avrebbe voluto vedere la Germania ridotta alla pastorizia ecc. Cfr, tra l'altro, David Irving, Il piano Morgenthau 1944-45, un genocidio mancato), inquadrato ciecamente con i suoi su una linea di annientamento della Germania, ma anche dell'Italia, vedeva schierati personaggi più moderati perché pensosi del futuro della zona d'influenza statunitense assegnata a Yalta. In seguito si ritenne di arrivare al cosiddetto "piano Marshall" di aiuti per la ricostruzione. Ovviamente l'interesse principale era sempre quello degli Usa e soprattutto dell'International Banking Fraternity che avevano bisogno di partners economici in grado di assorbire e consumare i prodotti delle Multinazionali, come pretendeva il loro organo esecutivo, il CFR (Council on Foreign Relations) che pure aveva partecipato e continuava a partecipare ufficialmente alle riunioni del Dipartimento di Stato. Il grande massacro dei fascisti sembrò fermarsi soltanto quando il Governo Militare Alleato si decise ad intimare l'Alt. « Proseguire oltre, col pericolo di rafforzare paurosamente il comunismo italiano, mentre si delineava già l'avvio della "guerra fredda", poteva rivelarsi autolesionista» (su Rinascita, settimanale del Pci).

Tutto si spiega se si riflette sul fatto che gli "Alleati" avevano voluto annientare la classe politica fascista, colpevole di avere un programma politico in antitesi col liberismo, incarnatosi nel capitalismo multinazionale, in una parola: globalizzazione.

L'operazione di sterminio dei fascisti fu lasciata ai "killer", messi a disposizione dalla resistenza e in particolare dal partito comunista; ma, è bene ribadirlo: fu un'operazione avallata callidamente dagli "Alleati", che cosl, farisaicamente, non figurarono complici e nemmeno mandanti del massacro, ma ne furono paradossalmente i veri avvantaggiati, essendo in tal modo riusciti a rendere mansueti, nei riguardi degli ex nemici americani, e pronti ad allearsi, i fascisti rimasti, animati da rinnovato, inestinguibile anticomunismo. Va considerato, quindi, che il "pericolo comunista" faceva gioco per gli americani in quanto rendeva accettabile il cosiddetto "ombrello atlantico", ossia la Nato e l'insediamento di basi militari americane in Italia e in tutta Europa A conferma della tesi su esposta dello sfruttamento delle stragi partigiane per raggiungere una sorta di alleanza anticomunista in cui potessero confluire notevoli forze fasciste meno ideologizzate, basti riflettere al trattamento riservato a prigionieri di guerra tedeschi e pure a civili sospettati di essere nazisti: ne perirono a centinaia di migliaia nei campi di concentramento, ma tantissimi altri furono fucilati sul posto appena arresi. In Germania non esistevano partigiani per fare il "lavoro sporco" e cosi tanto inglesi che americani e francesi, e ad oriente anche peggio i sovietici, dovettero impegnarsi direttamente e pesantemente, con l'aiuto, che diplomaticamente si fingeva di ignorare, ma che in effetti era gradito, di ferocissime squadre di "vendicatori" ebrei. Secondo il quotidiano canadese "Toronto Daily Star" del 9 marzo 1968, membri di un gruppo armato israeliano illegale, al quale era stata data mano libera di sterminare tedeschi, ammisero che oltre mille ufficiali tedeschi delle SS morirono in seguito a ingestione di pane avvelenato con arsenico, che fu introdotto il 13 aprile 1946 in un campo di concentramento americano di prigionieri di guerra vicino a Norimberga. Non sembra inutile ricordare che anche contro tutti i civili tedeschi fu in parte attuato il poco conosciuto "Piano Morgenthau", un genocidio mancato, quando, per vendetta e per facilitare l'espansione comunista in Europa, si tentò di sterminare il popolo tedesco. Col tempo potrebbero essere svelati altri orribili retroscena; ma già esistono leggi liberticide per impedire il cammino della Storia e ancora altre si preparano a vararne i vanagloriosi paladini della cosiddetta "libertà".

Fonte primaria : Rinascita del 19-10-2012 Fonte di questo testo: http://80.241.231.25/ucei/Viewer.aspx?Date=Today&ID=2012101922920994


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Author(s): Olodogma
Title: Pagine oscure di fine guerra 1944-45 :la "chiave" dell'anticomunismo ,da Francesco Fatica
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Published: 2012-10-19
First posted on CODOH: March 7, 2017, 1:08 p.m.
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