Recensione del libro del Prof. Robert Faurisson "E' autentico il Diario di Anna Frank?"
Published: 2012-10-21

Premessa di Olodogma

Il soggetto frank anne, dal punto di vista di un ricercatore storico, ha nessuna importanza. E' MOLTO rilevante la MENZOGNA detta dal frank otto,padre della anne, in merito alle motivazioni della sua fuga precipitosa nell'Agosto 1933, quando ancora non era stato preso, da parte del Governo Tedesco, alcun provvedimento,effettivo, discriminatorio nei confronti degli ebrei tedeschi! In aggiunta si consideri che il 25 Agosto 1933 venne siglato il famoso "Accordo di trsferimento", ( vedi foto, cliccare sulla foto per ingrandirla ) ( http://olo-truffa.myblog.it/archive/2010/12/20/gli-ebrei-collaborazionisti-con-il-iii-reich.html ), o Haavara Agreement,הסכם העברה, tra Governo Tedesco ed ebrei tedeschi, che prevedeva il trasferimento in Palestina degli ebrei tedeschi ed i loro averi!...sarebbe bastato attendere qualche giorno e "finalmente" l'agognata sion sarebbe stata lieta di ricevere l'eletto figlio!

C'è un altro aspetto della storia dei frank che, invece, è MOLTO interessante, ma che nessuno ha mai rilevato,o se lo ha fatto ha PREFERITO NON INDAGARE! Strano! In un mondo dove si cerca lo scoop a costo di far fuori la propria madre! E questo è uno SCOOP planetario...la frank anne "annota" nel "suo" diario il 20 giugno 1942:..." siccome siamo ebrei puri, nel 1933 emigrammo in Olanda"... Escludiamo, non è "politicamente corretto",che si riferisse all'aspetto BIOLOGICO...,quindi

COSA significa quel "puri"? Puri di spirito? (fine premessa)

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di Mario Consoli

Tra gli argomenti attinenti alla questione olocaustica che periodicamente tornano in primo piano vi è quello dell'autenticità del Diario di Anna Frank.

A riproporlo all'attenzione degli studiosi e di quanti sono interessati ad approfondire l'argomento giunge la pubblicazione del libro di Robert Faurisson E' autentico il Diario di Anna Frank?, edito da Graphos (ottobre 2000), presentato e tradotto in italiano da Cesare Saletta. A prima vista l'argomento potrebbe apparire scevro di implicazioni storiche particolarmente significative. Il Diario lo si legge come si può leggere un romanzo ed il fatto che tratti vita vissuta, o sia un'opera di fantasia, o un miscuglio di tutt'e due le cose, può risultare indifferente.

Che sia opera di una ragazza, o un lavoro realizzato a più mani e in successivi periodi, può risultare ininfluente per esprimere un giudizio letterario.

«Non vi è dubbio» scrive Cesare Saletta nella sua premessa «che la dimostrata inautenticità del Diario non ci dice nulla circa l'esistenza o l'inesistenza di un proposito e di un progetto nazista di sterminio ai danni dell'etnia ebraica, circa l'esistenza o l'inesistenza dei famosi "mattatoi chimici" (la definizione è di Faurisson), cioè delle "camere a gas", circa l'ammontare effettivo delle perdite in vite umane subite dall'ebraismo europeo a seguito della persecuzione di cui si macchiò il regime hitleriano. [...] Rimane però il fatto che sotto date condizioni - che si riassumono nella circostanza che ormai non è poca, nel mondo, la gente che sa che è di ben altro che del solo Diario che è in discussione il valore veridico - quello che rischia di prodursi, se non oggi, domani, è una sorta di effetto di contiguità. Si ha, in generale (e si rischia di averlo anche nel caso specifico), effetto di contiguità perché l'intelligenza umana è naturaliter portata, quando si appunta su qualcosa che fino ad oggi le è sembrato chiarissimo, ma che oggi, per una ragione o per l'altra, non le sembra più così chiaro, ad allargare i suoi interrogativi in cerchi concentrici. Se è falso il Diario, perché mai dovrebbe essere vera, nel suo insieme e nelle sue parti, la leggenda che il Diario ha così potentemente contribuito a veicolare nel mondo? Perché dovrebbe essere vero il progetto di sterminio, un progetto sul quale non si sono mai messe le mani? Perché dovrebbe essere vera la storia dei "mattatoi chimici ", assurdità se mai ve ne fu una sul terreno stesso della materialità tecnica e scientifica? Perché dovrebbero essere veri i sei milioni?». (1)

Tutti conoscono il Diario di Anna Frank, quasi trenta milioni di copie vendute in 56 lingue. Lettura d'obbligo in decine di migliaia di scuole. Simon Wiesenthal lo giudica

«più importante del processo di Norimberga [...] ritengo che esso abbia toccato l'opinione pubblica più del processo Eichmann [...] il libro più importante che sia stato scritto sul Terzo Reich».

Il Diario sarebbe stato scritto da Annelies Marie Frank dal 1942 al 1944, in un nascondiglio di Amsterdam dove, assieme ai familiari e ad altri ebrei, cercava di sottrarsi alla deportazione nei campi di concentramento.

Generalmente è stato affermato che la famiglia Frank «quando Hitler emanò le leggi razziali, nel 1933, fu costretta a emigrare con i suoi in Olanda» (2). Ma l'approfondimento storico ci offre una spiegazione differente di questa «fuga».

Otto Frank, padre di Anna, aveva fondato a Francoforte (1923) assieme al fratello Herbert una banca. La sua attività si distinse per operazioni sospette che lo condussero a un processo per traffico illegale di effetti valutari con l'estero. Herbert fuggì in Francia e Otto, con la sua famiglia ad Amsterdam.

L'autenticità del Diario, dalla sua prima pubblicazione ad oggi, è stata contestata da numerosi giornalisti, storici e grafologi. Molti di costoro sono stati denunciati, processati ed assolti (con sentenze che confermano la validità delle contestazioni espresse dagli imputati); ricordiamo Ernst Rdmer, Edgar W. Geis, Erwin Schdnborn, Werner Kuhnt, Lothar Stielan, Henrich Buddeberg. Differente destino è stato riservato a Dietlieb Felderer (condannato per «incitamento all'odio»), Ahmed Rami (condannato per antisemitismo) e Robert Faurisson (condannato nel 1998 dal tribunale di Amsterdam per aver procurato, con i propri scritti danni finanziari alla Fondazione Anna Frank, al Fondo Anna Frank e perché

«inoltre le affermazioni di Faurisson possono alla lunga diminuire il numero dei visitatori alla Casa Anna Frank con, per la Casa Anna Frank, la conseguenza di ritrovarsi in ristrettezze».

L'autenticità del Diario viene contestata per diversi ordini di motivi: tecnici; le perizie effettuate hanno evidenziato che parte del Diario è stato scritto con la penna a sfera (invenzione diffusasi in Europa solo dopo il 1951);

grafologici; lo studio dei manoscritti evidenzia l'esistenza di più calligrafie ( vedi foto sopra ) ed ancor maggiori differenze si notano mettendo i manoscritti a confronto di cartoline, lettere e annotazioni sul retro di fotografie, tutte attribuibili ad Anna Frank;

comparativi; dall'esame parallelo delle varie edizioni e traduzioni emergono almeno dieci sostanziali «rimaneggiamenti» del testo;

storico-logici; attraverso uno studio critico del Diario si individuano numerosi eventi di scarsa plausibilità.

Il professor Faurisson, con il meticoloso stile di analista storico che contraddistingue tutte le sue opere, nel suo libro recentemente edito in Italia, ci offre un dettagliato resoconto di tutte le questioni attinenti al Diario di Anna Frank, compresi gli incontri avuti con Otto Frank, padre di Anna. Rimandando il lettore ad un'opportuna consultazione del libro, riproduciamo qui solo poche frasi, che ci appaiono particolarmente significative: «Il 9 ottobre '42 Anna parla già di "camera a gas" (testo olandese "vergassing")» (pag. 34).

Si tratta di un tema diffuso solo a guerra finita. Come faceva Anna a scrivere di queste cose nel '42, e in Olanda?

«Poiché cominciavo a fargli [a Otto Frank] comprendere che trovavo assurde le spiegazioni da lui fornite sul suo prospetto [il pieghevole esplicativo che viene distribuito ai visitatori della «Casa Museo di Anna Frank» di Amsterdam], al tempo stesso sull'ignoranza da parte dei tedeschi riguardo all'architettura tipica delle case olandesi e sulla presenza di un fumo costante al di sopra della retro-casa (la "piccola officina"), egli ammetteva subito, senza alcuna mia insistenza, che si trattava di pure invenzioni da parte sua. Senza adoperare, è vero, la parola invenzioni, egli in sostanza mi dichiarava: "Voi avete del tutto ragione. Nelle spiegazioni che si danno ai visitatori "I bisogna semplificare. Questo non è molto serio. Bisogna rendere ciò gradevole ai visitatori. Non è la maniera scientifica. Non sempre si ha la fortuna di poter essere scientifici"» (pag. 50). In altra occasione, di fronte alle circostanziate contestazioni dello storico, il sig. Frank rispose: «Signor Faurisson, voi avete teoricamente e scientificamente ragione. Vi approvo al 100 per 100. Quello che mi segnalate era, in effetti, impossibile. Ma, in pratica, è pur sempre così che le cose si sono svolte» (pag. 49).

La versione ufficiale ci dice che il Diario fu trovato per terra nell'appartamento di Amsterdam, a guerra finita.

Ma, argomenta Faurisson: «l'arresto è stato fatto lentamente, metodicamente, correttamente, proprio come la perquisizione. Le testimonianze sono unanimi su questo punto. Dopo l'arresto, il poliziotto è tornato a più riprese sui luoghi. [...] La polizia ha voluto sapere se i Frank fossero in relazione con altri clandestini. Il Diario, così come lo conosciamo, avrebbe rivelato alla prima occhiata una massa di informazioni preziose per la polizia [...] La polizia ha potuto trascurare il "quaderno scozzese" [quello che venne esibito come il manoscritto del Diario] se esso conteneva, come io penso, solo disegni, fotografie o note di carattere inoffensivo. Ma sembrerebbe inverosimile che abbia lasciato sul posto parecchi quaderni e parecchie centinaia di fogli sparsi, di cui la grafia, almeno in apparenza, era quella di un adulto» (pag. 59).

A proposito delle diverse versioni pubblicate, lo storico revisionista si chiede:

«E tradurre, è adattare il mettere giorno per notte (10 marzo '43)? Libri per calzature (13 gennaio '43)? Bon bon per petits-beurre (14 giugno '42)? Colosso per fascista (20 ottobre '42)? Candele si traduce forse con giorno, gatto con tarantola? Galleggiare con morire? Grande con piccolo (4 agosto '43)?

Ci sono solo i prestigiatori che trasformano un cappotto in un cappello e bastone.

Con la signora Anneliese Schütz e il signor Frank, la tavola sparisce (14 giugno '42) e la scala scappa (la lettera olandese del 16 settembre '43, fa parola di una curiosissima scala che condurrebbe direttamente ai clandestini: "die direct naar boven leidt").

La riserva di pane cambia di posto. Quello che è dietro si trova davanti (ufficio di Kraler). Le cifre compaiono e scompaiono. Le ore cambiano. 1 visi si trasformano. Gli avvenimenti si moltiplicano o spariscono. Gli esseri come le cose sono soggetti a eclissi e a trasformazioni improvvise» (pag. 88).

Faurisson conclude il suo libro con queste considerazioni:

«Chiedo che non ci si inganni sul senso che ho dato alle mie ricerche sull'autenticità del Diario di Anna Frank. Anche se è mia personale convinzione che quest'opera emani dal sig. Frank, anche se penso che, a ritmo di due lettere al giorno gli siano bastati tre mesi per imbastire il primo stato della sua maldestra affabulazione, anche se penso che egli non credesse che la sua opera avrebbe conosciuto un immenso successo (che, perciò stesso, avrebbe rischiato di farne apparire le terribili crepe), anche se penso che si possano quindi trovare per lui mille circostanze attenuanti, anche se ho il convincimento che egli non cercasse affatto di mettere a punto un'ingente truffa, ma che si sia invece trovato come trascinato dalle circostanze a farsi garante di tutte le conseguenze straordinariamente brillanti di un'oscura e banale iniziativa, malgrado tutto questo, la verità mi obbliga a dire che il Diario di Anna Frank non è che una semplice frode letteraria» (pag. 98).

D'altronde già Melissa Müller, biografa di Anna Frank, scrisse che

«Anna ha detto chiaro e tondo che intendeva utilizzare il proprio diario solo come traccia per un romanzo».

La propensione all'immaginazione e alla affabulazione sono doti preziose ed apprezzabili nel mondo dell'arte e della letteratura, lo sono molto di meno quando si mescolano con fatti di cronaca o di storia.

Mario Consoli

1) Dalla presentazione del Diario, Edizione dell'Unità, novembre 1992. 2) I visitatori della Casa Museo di Anna Frank di Amsterdam sono oltre 600.000 all'anno per un incasso di circa sei miliardi di lire.

Fonte: http://www.uomo-libero.com/images/articoli/html/299.html


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First posted on CODOH: March 10, 2017, 2:07 p.m.
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