Sulla guerra totale al revisionismo e/o negazionismo, riflessioni di Francesco Paolo d'Auria
Published: 2012-10-01

USQUE TANDEM? Riflessioni sulla guerra totale a revisionismo e/o negazionismo

Il virus da curare? La ricerca della Verità...

"Il germe contagioso e virulento, subdolo e autoimmune, latente in ogni pensiero, da sempre combattuto ma mai del tutto estinto nell'Uomo é il Dubbio! Esso é responsabile di una orribile, dannosa quanto rarissima infezione: la Verità!"

Scriveva Solgenitsin che, ai bei tempi della rivoluzione che gloria e lustro dette al secolo ventesimo, la parola "kulaki", che, fino a quel tempo stava a significare il contadino che coltivava la sua terra, (il coltivatore diretto come si dice oggi) fu usata come termine dispregiativo, come offesa e atto di accusa. Questo solo perché i "kulaki", per sottrarre alle requisizioni ordinate da Stalin il frutto del loro sudore, nascondevano i raccolti. Furono spietatamente sterminati dai plotoni di esecuzione oppure rinchiusi in campi di concentramento e condannati a morire per fame. Come se non bastasse, "kulaki" era entrata nel vocabolario parlato russo come parola offensiva, segno di disprezzo; al danno si aggiunse cosl la beffa; come dire "depredati e ammarati", parafrasi, in pejus, del "cornuti e mazziati" di napoletana facondia. In modo quasi analogo si è fatto uso della parola fascista, un tempo ambito aggettivo in Italia, qualificante vanto di chi si sentiva, o fingeva di essere, protagonista di un nuovo risorgimento. I ragazzi discoli (fra i quali ben si distingueva il sottoscritto) venivano richiamati, guardati severamente e poi colpiti, come da tremenda mannaia, dalla condanna implacabile: "tu non sei un buon fascista"! Che sgomento! Cosa fare per tornare ad essere un buon fascista? Chi assegnerà la "tripla A"? Oggigiorno è tutto diverso: si dice "fascista", in senso dispregiativo a chi si vuole offendere, oppure, alzando la voce, si lancia l'anatema, in modo apodittico, per acquisire un punto di vantaggio in un acceso dibattito: "sei un fascista!" Il malcapitato è allo sbando, è preso in controtempo, ha perso una opportunità, deve, arrossendo, negare l'accusa ma con poca speranza di successo, é costretto ad agire in difesa e si trova a disagio. In modo analogo, il vocabolario italiano si è arricchito di parole strane e sconosciute fino a vent'anni fa; si abusa di nuove espressioni indesiderabili per chi ne è il destinatario: accuse di cui, giustamente, si devono temere le possibili conseguenze; si dice: "sei un revisionista"! oppure "sei un nega-zionista"! Quod Deus avertat! E mo' che faccio? A quale Santo mi raccomando? Quale penitenza mi varrà' la remissione del peccato? Con che coraggio guarderò il mio pargolo negli occhi confessando a quell'anima ingenua e innocente la tremenda vergognosa verità: "tuo padre è un revisionista"? Ma quale è il significato di queste espressioni offensive ed accusatorie? Esse derivano da "negazione" e "revisione" e il loro significato è la brutta abitudine di negare o il malvezzo di revisionare. Gli incauti cultori di questi imperdonabili peccati sono appunto i revisionisti e i negazionisti, gente da mettere al bando della-società civile; il malcapitato sotto accusa viene escluso dal contesto della umana società. Ai "belli tiemp 'e na vota", non esistevano né il negazionismo né il revisionismo ma purtroppo rimpiangere il passato è inutile e rovinosa illusione. Passati i tempi della Santa Inquisizione e dello "Index librorum prohibitorum" che tanto giovamento e tanto lustro avevano dato alla religione cristiana, l'Umanità ha compiuto il nobile sforzo di predicare e far sognare una libertà di stampa, di parola, di credo ecc.. Si è voluto scommettere sul libero arbitrio nella certezza che l'Uomo scegliesse le vie della giustizia accettando, senza obiettare, Verità e Dogmi concepiti apposta per esso. Ma così non è stato per tutti! I buoni, quelli avviati al Regno dei Cieli, hanno fatto atto di obbedienza e accettazione seguendo il gregge dei virtuosi mentre i malvagi, i "non timorati" e i perversi, si sono allontanati dalle vie della virtù, della rettitudine, della onestà e della giustizia per inseguire pensieri e concetti errati e pericolosi in contrasto con la Verità rivelata. In realtà sarebbe ingeneroso sostenere che sia proibito negare qualsiasi cosa. Per esempio si può impunemente negare l'esistenza di Dio, la santità della Madonna e la sua verginità ante et post partum oppure si possono revisionare i dettami del Concilio di Trento; non ci si può davvero lamentare perché si è liberi di negare e revisionare tante antiche "Verità" oggi ritenute ciarpame del passato. Ma allora è possibile essere revisionisti? Certamente si ma non di ogni Verità,

esistono alcune Verità che non è possibile contestare senza diventare ipso facto oggetto di rimprovero, indignazione, imputazione e condanna in un crescendo che culmina con l'ostracismo e la galera.

Del resto non aveva Socrate dovuto bere la cicuta per aver negato l'esistenza dei demoni con ciò dando un cattivo esempio ai giovani che subivano i suoi insegnamenti e ne venivano traviati? Il negazionista Socrate inciampò nei Demoni, i negazionisti moderni cadono nelle trappole dei giudici e dei tribunali di Norimberga. Oggi si è liberi di negare quel che si vuole, compreso le leggi di Keplero, di Newton e i principi matematici di Galilei, ma guai ad esternare dubbi sui dogmi emessi dal detto tribunale; sono verità che non necessitano di dimostrazione e che vengono imposte agli uomini senza possibilità di confutazione. Negare queste verità e, in primo luogo, tutto ciò che attiene al cosiddetto "olocausto", merita una spietata condanna. In passato, le sentenze di Norimberga non erano leggi categoriche e inappellabili ma da qualche anno si sta provvedendo, in tutti gli stati civili e democratici, a colmare questa lacuna; queste leggi sacrosante vengono fatte rispettare, con giusta severità, in tutto il mondo ad eccezione dei paesi incivili come la Cina, gli U.S.A. o gli "stati canaglia" come l'Iran e la Siria. Nel mondo civile basta dire: "quello è un revisionista" per scatenate l'urlo delle platee, la rabbia della folla, la vendetta delle toghe. Per gli incauti trasgressori o, semplicemente, per chi intende approfondire gli studi e le ricerche di documenti relativi al periodo che va dal 1938 al 1945, la punizione è severa: ostracismo e perfino galera mentre le loro opere sono rifiutate dagli editori che hanno adottato il motto: "No al revisionismo, No al negazionismo" come emblema sociale. La Novella Inquisizione, con diverse toghe, con altri codici e nuovi credi, indiscutibili assiomi e infallibili sentenze, è in pieno fervore. Eppure la necessità di porsi domande è insita nella natura umana ed è la base della sua evoluzione e del progresso. Nulla è più lodevole e sublime nell'uomo che la sua istintiva inclinazione a porre in dubbio ogni cosa, ogni affermazione, sfidare continuamente ogni legge stabilita, ogni principio. Senza questa congeniale tendenza, nessun dubbio avrebbe mai trovato albergo nella mente e nell'animo umani, nessuna risposta sarebbe stata data ai tanti quesiti che sorgono spontanei, il pensiero umano e il prògresso sarebbero restati quali erano nella preistoria; nessuna evoluzione o scoperta sarebbero mai state possibili, nessun ideale sarebbe mai stato perseguito. La Verità non può aver paura della Verità e questa può solo nascere dal Dubbio!

Voler imporre una "Verità" blindata e artefatta significa solo voler far sopravvivere la menzogna!

Nessuno, credo, intende negare la tragedia di moltissimi disgraziati, di religione ebraica, che subirono persecuzioni e furono vittime di maltrattamenti, deportazioni e sterminio. Ma è obbligo morale chiarire che altrettante crudeltà e ingiustizie furono deliberatamente perpetrate a danno di tanti altri popoli a cui furono inflitte immani sofferenze e che furono vittime di deportazioni di massa, di criminale e deliberato sterminio; milioni di tedeschi, italiani ed altri popoli, del cui sacrificio e delle cui sofferenze non si parla e non si scrive, furono anch'essi vittime innocenti della malvagità umana, del cinismo e dell'odio. Il sacrificio di questi innocenti non è ancora riconosciuto né ricordato. Queste vittime, la cui insensata persecuzione e il cui sterminio non hanno giustificazioni di sorta, sono tuttavia considerate con disinteresse o addirittura come cosa ovvia: "peggio per loro, se la sono voluta, se la sono meritata". E così, da quasi settant'anni anni, le vittime dei "nazisti" sono commemorate e santificate ad ogni occasione e ricorrenza mentre le stesse vittime dei "vincitori" sono state relegate nell'oblio e in polverosi archivi inaccessibili. Usque tandem? Francesco Paolo d'Auria Fonte primaria : Rinascita del 19-10-2012. Fonte di questo testo : http://80.241.231.25/ucei/Viewer.aspx?Date=Today&ID=2012101922921384

 


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Author(s): Olodogma
Title: Sulla guerra totale al revisionismo e/o negazionismo, riflessioni di Francesco Paolo d'Auria
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Published: 2012-10-01
First posted on CODOH: March 13, 2017, 12:45 p.m.
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