Sedicesima lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti
Published: 2012-11-03

Sedicesima lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti

Gentile signor Gatti, poiché il tempo fugge e più non ritorna, mi vedo costretto – straripando dai limiti epistolari propostimi – a risentire la Sua voce dopo soli pochi giorni. Nella Quindicesima Le dissi che avevamo tre mesi per contrastare quelle istigazioni a delinquere, minacce e diffamazioni che Lei sa. Ho cambiato idea. Ho deciso di farlo quanto prima. Con la Diciassettesima Le invierò il testo della querela-denuncia che nei prossimi giorni presenterò alla Procura della Repubblica contro i responsabili. È ora di finirla, ne converrà, di considerarsi l'intoccabile sale della terra. Con la loro arroganza, con l'eterna doppia morale, quei signori mi hanno rotto gli zebedei. L'ultima goccia l'ha versata il signor Tal dei Tali, presumo Suo congenere dato il nickname in pittoresche lettere ebraiche יעקב (Yaqub / Giacobbe). E se così non fosse, se ne risultasse autore un goy, chiedo in anticipo venia per la mala deduzione. In ogni caso l'autore, Arruolato o meno che sia, ha avuto il pregio di farmi riaprire quel Suo Libro Sacro, sa, quella Torah-Orgia-di-Sangue col suo codazzo di Nebiim e Ketubim. Le riporto la proverbiale goccia, presumo tratta dal noto Blog/News o più precisamente, dato che potrebbe esservi stata erasa per ovvia prudenza, da me rilevata in: stormfront #29 biomirko «L'ordine dell'Ebreo: "È ora di chiudere Stormfront» - Page 3 - Stormfront. È ovviamente sempre possibile – me lo auguro anzi, dato lo squilibrio mentale dell'ignoto in questione – trattarsi di una provocazione opera di qualche anima nera goyish per guastare la reputazione del Popolo Santo. Se così fosse, i Gloriosi Bastardi di Tarantino sarebbero, a confronto, dei simpatici burloni! In particolare quello con la mazza da baseball. Ohibò, ohibò! è pur possibile! non ha idea, caro Gatti, di quale sadica pasta siano fatti certi Incirconcisi. Se l'autore di tanta infamia fosse un goy, la magistratura, o magari ancor prima i Suoi olosegugi, lo sapranno acciuffare – nell'altro caso, permetta, ne dubito – e chiedergliene sacrosanta ragione. Magari con quel waterboarding o quelle «moderate torture» approvate dalle Sue Corti Supreme. 23 ottobre 2012 0:57 maledetti bastardi nazisti, la caccia è aperta. vi troveremo tutti e vi ammazzeremo come meritate. Vogliamo vedervi tutti quanti penzolare dalle forche come è stato in passato e state certi che non ci fermeremo a voi, anche le vostre famiglie verranno massacrate come meritano. Basta con i piagnistei, è ora di agire, prima che sia troppo tardi, ricordiamo sempre il passato, il nostro passato, se lo hanno fatto, lo rifaranno. Nessuna pietà per i nostri nemici, per chi ci vuole massacrare, i nazisti meritano tutti la morte e quindi devono morire, loro e i loro figli, perché domani saranno proprio i figli di questi merdosi i nostri primi nemici. Questa è semplice autodifesa, Fratelli. UCCIDIAMOLI TUTTI! Nessuno escluso. O la madonna! Che virulenza! Che intemperanza! Che perdita di equilibrio! ...per quanto il tutto sia niente di originale, niente di individuale, ma magari qualcosa di etnico, o persino di razziale... almeno, riandando ai Sacri Testi. Mi cito da I complici di Dio - Genesi del Mondialismo e da L'ambigua evidenza - L'identità ebraica tra razza e nazione. ● Per la Torah-Orgia-Di-Sangue invitiamo il lettore a compulsare i seguenti passi: Genesi XXXIV. Esodo XXIII 24. Numeri XXV 4-11, XXXI 7-12 e 15-18, XXXI 7-12 e 15-20. Deute­rono­mio II 34, III 1-6, VII 1-2, 3-6, 16 e 22-24, XII 2-3, XIII 15-17, XX 10-17. Giosuè VI 21 e 24, VIII 24-29, X 19-20, 28, 29-30, 31-32, 33, 34-35, 36-37, 38-39 e 40, XI 8-15, XI 20 e 21-23, XII, XXIII 6-7 e 11-13. Giudici I 23-25, II 1-3, III 4 e 20-22, IV 21, VIII 15-17, IX 45 e 49, XX 43-48. 1° Samuele XIV 3-6, XV 3, 8, 18 e 32-33, XXVII 8-9 e 11, XXX 17. 2° Samuele VII 8-9, VIII 2, XII 31, XX 9-10. 1° Re XVIII 39-40. 2° Re XV 16, XXIII 8, 13-14 e 20. 2° Cro­nache XXXIV 4-5. Neemia IX 17. Ester III 8 e 13d, IX 5 e 15-16. Salmi CIX 8-14 e CXXXVII 8-9. Osea XIV 12. So­fo­nia III 6. Isaia XIII 15-16. Altamente mistificante, quindi, la pia conclusione di Shabbat Shalom - Pubblicazione trisettimanale di opinione e cultura ebraica, che cita il già peraltro non edificante Deuterono­mio XX 14 (ma non il più chiaro XX 16): «Neppure nelle più rigide dispo­sizioni della Torah relative alla guerra tra Israele ed altri popoli viene contemplata la possibilità di uccidere innocenti, siano essi donne o bambini». ● Psicopatologicamente significativo, comunque – ancor più di massacri, stragi, eccidi, stermini e genocidi verosimilmente non compiuti ma sempre vantati – l'isteri­smo, l'intolle­ran­za feroce del­l'at­teggiamento ideologico ebraico, la «durezza orripi­lan­te» del vocabolario tanakhi­co. Ben rileva Ugo Bonanate, al quale dobbiamo anche la «durezza orripilante»: «È noto che molte parti del Deuteronomio, e di altri libri biblici, illustrano situazioni puramente teoriche, con scarsi addentellati con la realtà [...] Questa stessa cautela impedi­sce di ritenere che l'Israele biblico si sia comportato con la durezza implacabile richiesta dai testi riportati. Ad esempio, il Libro di Giosuè sostiene che furono "passati a fil di spada" tutti i nemici incontrati durante la conquista della Palestina meridionale (X 28, 30, 32, 35, 37, 39; XI 14). Niente prova però che riferisca quanto effettivamente avvenne. E anzi, la documenta­zione archeologica induce a pensare che molte delle guerre di cui parla la Bibbia, alle quali mancano adeguati riscontri oggettivi, non ebbero luogo [...] Il problema è però un altro: quelle parole di guerra qualcuno le ha scritte. Anche se mai tradotte in realtà, proprio perché si trovano nella Bibbia, e non in un libro qualsiasi, configurano un ideale, propongono un modello di comportamen­to, delineano un fine da perseguire che non si possono prendere alla leggera. Poi, tutti gli ebrei le hanno lette e le hanno sentite recitare per una sequela lunghissima di sabati, nelle loro sinagoghe, in tutto il mondo». «Tutti gli altri popoli hanno commes­so dei crimini, gli ebrei sono i soli che se ne siano vantati. Nascono tutti col furore del fanatismo nel cuore, come i bretoni e i germani nascono con i capelli bion­di. Non sarei affatto sorpreso se un giorno questo popolo si rivelasse funesto per il genere umano», aveva notato Voltaire nella Seconda lettera di Memmio a Cicerone, indiretta­mente confortato da[ll'ebreo] Max Dimont: «Gli psico­analisti dicono che i miti che le persone creano su di sé sono più indicativi del loro vero carattere di quanto non lo sia la loro storia effettiva. Invero, gli psicoanali­sti sostengono che i miti costituiscono l'autentica autobiografia psichica di un popolo». Atteggiamento tanto più ripro­ve­vole quan­to meno fon­dato su fatti realmente acca­duti (oltre ai più onesti arche­o­lo­gi, vedi il terzetto Gary Greenberg, Ugo Bonanate e Giovanni Garbini, per il quale ultimo «la crudeltà e l'intolleranza reli­giosa del popolo ebraico sono [...], in realtà, una tardiva invenzione dell'am­biente sacerdo­ta­le e non corrispondono ad alcu­na realtà storica: gli ebrei non furono mai meno tolleranti degli altri popoli dell'O­rien­te antico. Se questa è la verità, non possiamo non doman­darci per quale ragione la Bibbia vorreb­be far credere il contra­rio. Ma la risposta è semplice: l'Antico Testamento non è un libro di storia, ma una raccolta di testi sacri che "fondano" una reli­gio­ne e sviluppano una determinata ideo­logia religiosa. Il mono­teismo assoluto è il ri­sultato di un lungo processo, iniziatosi in età pre-esilica ma giunto a compimen­to solo in [tarda] età post-esilica; sottolinean­do, con leggi ed episodi riferiti al lontano passato, l'esclusività dello jahwismo lo scrittore sacro rafforzava la fede e lo zelo del fedele»). Atteggiamento, e meglio ancora contorsione mentale, magi­stralmente bolla­to da Voltaire: «Ecco il popolo santo! Certo, gli uroni sono stati dei filosofi pieni d'umani­tà, a confronto coi figli d'Israele. Ed è per favorire questi mostri che si sono fatti fermare il sole e la luna in pieno mezzo­giorno [Giosuè X 11-13]! E per­ché? Per dar loro il tempo di inse­guire e sgoz­za­re dei poveri amorrei, già schiantati da una pioggia di ma­cigni che Dio aveva sca­gliato su loro dall'alto dei cieli per cinque leghe di cammi­no [...] Se disgraziata­mente una sola delle avventu­re di que­sto popolo fosse vera, tutte le nazioni si sarebbero riunite per sterminarlo; se sono false, non si può mentire più sciocca­mente» (in Examen important de milord Bolingbro­ke). Ed è Peter Partner a rilevare una peculiarità della Guerra Santa ebraica, rispetto alle pur notevoli allucinazio­ni guerresche islamiche e cristiane (il Dieu le veut delle crociate!): «È in questo enfatizzare il ruolo militare di Dio che la tradi­zio­ne di guer­ra santa israelita si differenzia dalla maggioranza delle altre [...] Di Mosè si racconta che denunciò i propri soldati per aver risparmiato la vita alle donne madianite, colpe­voli secondo lui di diffondere l'idolatria in Israele. Avreb­be anche insistito perché tra gli sconfitti fossero massacrate tutte le donne e la mag­gior parte dei bam­bi­ni, con la sola eccezione delle fanciulle vergini, da lasciare in vita per fini di concubinaggio. Quel che varrebbe la pena di scoprire è se gli antichi ebrei real­men­te perpetraro­no un'atrocità simile, o se l'episodio non fu piuttosto inven­tato e inserito nella tradizione da qualche sacerdote ideologicamente motivato, cinque secoli più tardi. Resta comun­que improbabi­le il fatto che vi fosse coinvolto un uomo di nome Mosè, la cui esisten­za storica è messa in dubbio da molti studiosi dell'Antico Testa­mento. In ogni caso, poiché si ritiene che gli ebrei si mischiassero con le altre popo­la­zioni di Canaan dopo averle conquistate, questo è un'indizio che fa propendere per una datazione tarda del fanatismo omicida a cui è improntato il passo. Gli ebrei condi­videvano con tutto il Vicino Oriente dell'epoca altre pratiche legate alla guerra santa, come il collezionare e l'esibire i genitali o altri organi amputati ai nemici massacra­ti». Comportamento sanguinario che non resta proprio dei segmenti antichi e ancor «barbari» di Isra­ele, ma si rafforza, razionalizza e radicalizza con le invettive del profeti­smo contro gli empi «idolatri», e giù giù fino al parossismo esse­ni­co contro i Figli delle Tenebre: «[Negli] scritti profetici, i destinatari del favore di Jahweh erano definiti in maniera terrificantemente ristretta: gli esclusi dal patto tra Jahweh e Israele non possono indulgere alla speranza di beneficiare in qualche modo dei pri­vi­legi che faranno degli eletti di quel popolo qualcosa di molto prossimo a semidei. Gli eletti avevano l'assicurazione di future vittorie in guerre che non si potevano ancora prevedere, o che potevano essere nominate solo nei termini misterio­si del lin­guaggio profeti­co, ma che ciò nonostante sarebbero state guerre sante del tipo che Israele aveva combattuto in passato. I profeti post-esilici mescola­vano fanta­sia, politi­ca, pietà religiosa, guerra con le stesse modalità che sarebbero state proprie del lessi­co di molte altre guerre sante, nei circa venti secoli a venire». Indignato per la somma di assurdità, sconcezze e crudeltà vantate e rivendicate da quel Libro che ben potremmo chiamare Torah-Orgia-di-Sangue, 18 Vol­taire non si tiene dall'assumere posizioni «antise­mite» – lui, l'illuminista, il Faro della Ragione! – che rasen­ta­no l'insulto: popolo «le plus gros­sier, le plus en­thou­siaste et le plus imbé­ci­le qui fût sur la terre, il più zotico, il più entusiasta e il più imbecille che fosse sulla terra» (La Bible enfin expliquée, Re, 4, nota); «le plus malheureux de tous les peu­ples, ansi que le plus petit, le plus ignorant, le plus cruel, le plus absurde, il più disgraziato di tutti i popoli, ed egualmente il più pic­co­lo, il più ignorante, il più crudele, il più assurdo» (Questions sur les mi­ra­cles, 2a lettera); «un peuple charnel et sanguinai­re, un popolo carnale e san­guinario», nazione «tou­jours superstitieuse, toujours avide du bien d'au­trui, toujours barbare, ram­pante dans le malheur et insolente dans la pro­spé­rité, sempre superstiziosa, sempre avida dei beni altrui, sempre bar­ba­ra, stri­scian­te nella disgrazia e insolente nella prosperità» (Essai sur les moeurs, introd. e cap.42; simil­mente Drumont in La France juive: «Le est insolent, ja­mais fier [...] Il rampe à vos genoux ou il vous écra­se sous son talon; il est dessous ou dessus, ja­mais à côté, L'ebreo è inso­lente, mai fiero [...] Stri­scia alle vostre ginocchia o vi schiac­cia sotto il tallone; è sotto o sopra, mai a fianco […] Nel 1790 l'ebreo arriva; sotto la Prima Repubblica e sotto il Primo Impero, entra, rosicchia, cerca il suo posto; sotto la Restaurazione e la Monarchia di Luglio, si siede nel salone; sotto il Secondo Impero, si corica nel letto degli altri; sotto la Terza Repubblica, comincia a cacciare i francesi dai loro posti o li forza a lavorare per lui»); «le peuple le plus féroce et le plus imbécile à la fois qui ait ensanglan­té la terre, il popolo più feroce e insieme più imbecille che abbia insangui­na­to la terra» (La Bible enfin expliquée, Giudici, nota). [Nota 18. A proposito delle antiche stragi, ben scrive, riallacciandosi a quelle dei nostri giorni, Oscar Aldo Marino: «[...] passano i secoli, si rinnovano usi e costumi, cambia l'arte, cambiano le leggi, cambiano gli uomini, le mode, il modo di intendere la vita, la famiglia, lo Stato, i gusti sessuali di uomini e donne, ma non cambia la sete di sangue e di sopraffazione animalesca di chi vuole ad ogni costo, e con qualunque mezzo, dominare sul mondo. In altre parole, le stragi di Deir Yassin [aprile 1948], di Jenin [aprile 2002] e di tutti gli altri centri messi a ferro e fuoco dalle forze sioniste, trovano giustificazione etica in un libro cosiddetto "sacro" che, almeno nelle intenzioni di chi lo adotta e adopera per mestiere, dovrebbe essere guida e faro per vivere civilmente nel consesso umano. Ritenersi "popolo di Dio", credere ciecamente a centinaia di ordini come questo: Deuteronomio VII 16: "Distruggi dunque tutti i popoli che il Signore Iddio mette in tua balia, non si impietosisca l'occhio tuo su di loro", e di conseguenza, ubbidire e farlo, vuol dire soltanto essere criminali senza diritto e giustificazioni di sorta. I sionisti invocano tale diritto spacciandolo come "ordine del Signore" e, come tale, da non discutere. Per tutto ciò si ritengono divinamente assolti. Si tratta, quindi, di una assoluzione "a monte" di qualsiasi odierna operazione bellica, di origine divina, e perciò stesso inoppugnabile. Con santa pazienza (il "santo" in questo caso è d'obbligo...), ho spulciato l'intero Antico Testamento per calcolare con precisione, per quanto mi è stato possibile e, comunque, per difetto, il numero degli assassini compiuti dagli ebrei nel corso dei numerosi massacri compiuti – dice la Bibbia – per ordine di YHWH. Le persone scannate per vendette personali, o sterminate nel corso delle operazioni belliche sostenute dagli ebrei contro i popoli vicini, oppure fulminate da Dio durante i suoi eccessi d'ira, assommano al considerevole numero di 2.120.182 (due milioni centoventimila centottantadue). Una cifra esorbitante per quei tempi, tenendo conto che la popolazione della terra non era paragonabile a quella di oggi e i mezzi per eliminare fisicamente genti e paesi non sofisticati come quelli di oggi. Naturalmente è un conto approssimativo, ottenuto computando i morti accertati, e per difetto là dove erano indicati globalmente. In tutti i casi, sommando quelli indicati con precisione si ottiene la cifra soprascritta [...] [come elencati da Marino: Genesi 1 in un passo, Esodo 3001 in due passi, Numeri 14.951 in tre passi, Giosuè 12.037 in quattro passi, Giudici 269.253 in diciannove passi, 1° Samuele 33 in un passo, 2° Samuele 110.012 in sette passi, 1° Re 100.003 in quattro passi, 2° Re 185.113 in quattro passi, 1° Cronache 128.300 in quattro passi, 2° Cronache 643.000 in cinque passi, Ester 75.510 in due passi, Isaia 185.000 in un passo, 1° Maccabei 116.000 in sette passi, 2° Maccabei 268.000 in in otto passi: un totale di 2.110.214 + il resto] Non ho la pretesa di essere stato preciso ed esauriente, perché qualcuno mi sarà di certo sfuggito. Ma non è finita qui: mancano, in quanto non esattamente computati nei testi biblici presi in esame, tutti gli abitanti delle città conquistate e devastate, passati coscienziosamente a fil di spada per iniziative personali dei comandanti e del popolo ebraico quando ottenne di poter compiere vendette e saccheggi. Tutto, come si sa, per espresso desiderio di Dio. Trattandosi di popolose città, ritengo che alla cifra riportata qui sopra si possano con tranquillità aggiungere almeno altri 4.000.000 di morti per mano ebraica, e mettere pure in conto una decina di milioni fra pecore, buoi, cammelli, asini, altrettanto barbaramente trucidati, che secondo il pensiero di Dio (vedi Ecclesiaste III 18), sono da equiparare alle persone. Non c'è bisogno di fornire ulteriori dimostrazioni per ritenere l'Antico Testamento un complesso di libri osceni e diseducativi, frutto di una visione barbara della vita».] L'intolleranza rapace e assassina degli antichi israeliti – taluno direbbe: e di ogni loro discendente, fino a quelli post-olocaustici – viene comunque piamente, con somma impudenza, giustifica­ta dai chio­sa­tori della Bibbia Concor­da­ta, quale «estrema forma di difesa»... di popoli sì ag­gressori, ma pienamente legit­ti­mati da Dio a solle­va­re gli ag­gre­diti del frutto delle loro fatiche: «Ora dunque, quando il Signore, tuo Dio, ti avrà introdotto nella terra che giurò ai tuoi padri, Abramo, Isacco e Giacob­be, di dare a te, città grandi e buone che tu non hai costrui­to, case piene di ogni bene che tu non hai riempito e pozzi già scavati che tu non hai scavato, vigne e olivi che tu non hai piantato, e mangerai e ti sazierai...» (Deuterono­mio VI 10-11). E ciò, s'aggiunge ai fratelli cattolici ed ebrei l'enciclopedi­ca opera dei Testimoni di Geova Per­spicacia nello studio delle Scritture, per due motivi: «La questione [dello sterminio] verte chiara­men­te sul riconoscere o meno la sovranità di Dio sulla terra e sui suoi abitanti. Egli aveva promesso in eredità il paese di Canaan al "seme di Adamo", con­fermando la promessa con un patto giurato (Genesi XII 5-7, XV 17-21; cfr. Deutero­nomio XXXII 8; Atti degli apostoli XVII 26). Ma Dio non si propone­va semplicemen­te di scacciare o spodestare gli abitanti del paese. Vi era implicato anche il suo diritto di agire quale "Giudice di tutta la terra" (Genesi XVIII 25) e di condan­na­re alla pena capitale colo­ro che lo meritavano, come pure il suo diritto di far rispettare e far eseguire tale condanna». Condanna pronun­cia­ta contro nazioni «ripu­gnanti» e «moral­mente degra­da­te», che «ad eccezione di Raab e della sua fami­glia, e delle città dei gabaoniti [...] non cercarono misericordia né si valsero delle oppor­­tunità di scampa­re, anzi preferi­ro­no ostinarsi nella ribellione contro Geova» (a con­ferma della Promessa della Terra, da parte nostra aggiungia­mo volentieri anche i passi Genesi XII 11-18, XVII 8-14, XXVI 3-4, XXVIII 13-15 e XXV 11-12, Eso­do XXII 31-33, Numeri XXXIII 50-56 e Deuterono­mio I 7-8 e XI 22). Di fronte alle «pratiche degradanti» rappre­sentate da una «licenza sessuale» che giunge alla zoofilia e alla «crudele e abominevo­le usanza» di «assassina­re i primogeni­ti» in sacrifi­cio ai loro stessi dei, il pio Halley's Bible Handbook si chiede indignato: «Una civiltà così abominevole, sor­dida e brutale aveva ancora il diritto di esistere? [...] Gli archeologi che scavano fra le rovine delle città cananee si chiedono perché Dio non li abbia distrutti prima». Vecchio trucco, rileva Roderich-Stoltheim, quello di caricare il nemico delle accuse più infamanti per poterlo «legitti­mamente» stermi­nare: «Il Vecchio Testamento ci racconta come, secondo tale ricetta, i figli di Giuda tratta­ro­no i loro vicini le cui terre e tesori avevano preso di mira. Li diffama­ro­no come popoli senza Dio, dediti a ripugnanti dissolutezze, per cui rapinarli e annientarli doveva sembrare, in fin dei conti, una nobile operazio­ne, voluta da Dio». A prescindere dalle asserzioni ebraiche e cristiane sulla zoofilia e sul sacrificio dei primogeniti che sarebbero stati praticati da quei popoli non-ebraici, asserzioni di­chia­rate ormai truce fantasia dagli storici e dagli archeologi più seri, così commenta Voltaire: «Non troviamo da nessuna parte che i cananei abbiano fatto guerra a chicchessia, fino al momento in cui un'orda di ebrei appare all'improvvi­so, incendia le città, sgozza le donne sui ca­da­veri dei mariti e i figli sul ventre delle madri [...] I predicatori ebrei vanno ancor più lontano. Si vedano, per edificazione, le preghiere umane di cui sono pieni i salmi. Non si tratta che di cingere la spada divina, sventrare le donne, scagliare i neonati contro le mura» (L'A, B, C, 11° colloquio). Ed ancora : «Né dobbiamo dimenticare gli ebrei, popolo eletto da Dio, che in Egitto dopo avere rubato, per ordine speciale di Dio, ai loro vecchi amici fiduciosi i recipienti d'oro e d'argento loro prestati, intrapresero, con a capo l'assas­si­no Mosè, una campagna di massacri e rapine nella terra promessa al fine di strap­pa­re ai legittimi proprietari, con l'ordine espresso e sempre ripetuto dello stesso Jahweh di non conoscere alcuna pietà, e ricorrendo ai massacri più spietati e alla distruzione di tutti gli abitanti, perfino donne e bambini (Giosuè, X e XI) – appunto perché non erano circoncisi e non conosce­vano Jahweh, e questo era un motivo suffi­ciente per giustificare tutte le atrocità» (Parerga e paralipomena II 15, "Della religione"). Simil­mente perples­so, un secolo dopo, l'ebreo Albert Lindemann: «Come ogni lettore del­la Bibbia ebraica deve riconoscere, la bru­ta­lità fu difficilmente una invenzione delle Altre Nazioni; gli ebrei biblici commisero, e i loro portavoce poi glorificarono, azioni di una bestialità indicibile [unspeakably bestial acts], come il massacro degli "idolatri", tra i quali prigionieri, donne, bambini, vecchi e malati, e financo animali e bestiame» (ma nulla quaestio, caro Lindemann, quando il comandamento viene da Dio, gli risponde indiretta­mente Yigal Amir, l'assassino ufficiale di Yitzhak Rabin, interroga­to dopo l'arresto sulla moralità di avere ucciso un ebreo: «Din moser e din rodef [si veda oltre per i significati] è decreto halachico. Quando c'è un decreto, non ci sono più problemi di moralità. Se oggi mi trovassi coinvolto nella conquista bi­blica della terra e, come in Giosuè, dovessi uccidere bambini e ragazzi, lo farei senza pormi problemi morali. Quando c'è un decreto, non mi pongo problemi»). In ogni caso, in effetti, chiara è la promessa (sebuah) fatta ai suoi dall'Altissimo: «Io dò alla tua discendenza que­sta terra, dal fiume d'Egitto fino al gran fiume, l'Eu­frate, i chinei, i cheni­zei e i cadmonei, gli etei, i ferezei e i refaim, gli amorrei, i cananei, i girgasei e i gebusei [questi ultimi, abitanti di Gerusalemme... anche se, rileva Live­rani, «nel complesso queste liste di presunti popoli pre-israelitici della Palestina sono costruite mediante elucubrazioni completamen­te artificiose, e non hanno legame alcu­no, fatta eccezione per il termine "cananei", con la realtà storica palestinese sia dell'epoca della conquista archetipica, XIII secolo, sia dell'epoca della rioccupazione della terra da parte dei reduci, V secolo»]» (Ge­nesi XV 18-21). Ed ancora: «Il Signore, Dio nostro, ci par­lò in Oreb di­cen­do: Avete abitato abba­stanza presso questo monte. Vol­getevi, partite­vene e veni­te alla mon­ta­gna degli amor­rei e a tutte le sue vicinan­ze, nella pianura, sul monte e nel bassopia­no, nel meridio­ne e sulla costa del mare, nella terra dei cana­nei e del Li­ba­no, fino al grande fiume, l'Eufrate. Ecco, io pongo la terra davanti a voi: entrate e prendete possesso della terra che il Signore giurò ai vostri padri, Abra­mo, Isacco e Giacobbe, di dare loro e alla vostra di­scendenza dopo di lo­ro» (Deute­ronomio I 6-8). Simpatico il commento del medioevale Rabbi Yitzkhàk, probabile padre del «grande» Rashì, condiviso da Rabbi Shlomo Bekhor: «Se le nazioni accuseranno il popolo ebraico di aver rubato le terre dei sette popoli di Kenà’an, egli potrà rispondere: "L'intero universo appartiene a Dio: Egli l'ha creato ed Egli l'ha dato a chi più preferiva. Era sua volontà prenderla [la terra di Israèl] da loro e darla a noi" (Bereshit Rabbà I, 2)». Tanta generosità (dei beni altrui) da parte dell'Altissimo è poi tutto gratuita: «Te ha scelto il Signore, tuo Dio, per essergli come popolo prediletto fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. Non è per l'esser voi più numerosi di tutti i popoli, che il Signore si è compiaciuto di voi e vi ha scelto, ché anzi voi siete il meno numeroso di tutti i popoli, ma per l'amore del Si­gno­re verso di voi e per custodire il giuramen­to che fece ai vostri padri» (Deuteronomio VII 6-8). In cambio di questo favore, il Popolo Santo deve osservare alla lettera il dettato divino, che comprende, per quegli sfortunati abi­tanti la Terra Promes­sa, lo sterminio culturale e fisico (fino allo sterminio contro i seguaci di Ha­man nel libro di Ester, oltre set­tan­ta saranno i genocidi e i massacri di massa van­tati dagli Arruolati a carico del «resto» dell'umanità): «Non ti pro­strerai davanti ai loro dei, né servirai loro; non farai come fanno essi, ma li distruggerai interamente e spez­zerai le loro stele» (Esodo XXIII 24) e «Quando il Signo­re, tuo Dio, ti avrà intro­dotto nella terra dove tu stai andando per prender­ne possesso, e avrà cacciato numerose na­zioni innanzi a te, gli etei, i gir­ga­sei, gli amorrei, i cananei, i ferezei, gli evei e i gebusei, sette popoli [sheva goyim], numerosi e potenti più di te, il Signo­re, tuo Dio, li avrà dati in tuo potere e tu li avrai battuti, distruggili completa­men­te. Non stipulare alcun patto con essi e non usare loro grazia» (Deutero­no­mio VII 1-2, precetti taryag negativi 48-50: «Non stipulare trattative con le sette nazioni che devono essere estirpate, né con alcun idolatra», «Non lasciare in vita appartenenti alle sette nazioni di Canaan», «Non provare misericordia o comprensione nei confronti di chi adora gli idoli»… altro che «genocidio, una passione europea», come malignato dall'ebreo Georges Bensoussan… in realtà: «genocidio, una vera e propria, ossessionante, bimillenaria psicosi ebraica»!). La gelosia dell'Altissimo – un dio geloso!, profonda assur­di­tà, supre­ma abie­zio­ne per la religiosità indoeuropea – si estrinseca quindi in una paranoia assassina o, meglio, si sprigiona dal fondo della psiche giudaica, nel modo più pieno, con l'osses­sione per l'«impu­ro», con l'odio atroce che abbisogna dell'a­vallo divino (talché ci sembra per nulla azzardato trasporre in «Der Tod ist ein Meister aus Juda» l'infame motto celaniano): «Non imparentarti con loro, non dare tua figlia a suo figlio, non pren­dere sua figlia per tuo figlio, poiché farebbero scostare tuo figlio da me e servirebbe­ro altri dei, e l'ira del Signore si accenderebbe contro di voi e ti distrugge­rebbe presto. Fate inve­ce così: demolite i loro altari, spezzate le loro stele, tagliate le loro ascere [pali sacri], bruciate nel fuoco le loro sculture, perché tu sei un Popolo Consa­crato al Signore tuo Dio [...] Divorerai tutti i popoli che il Signore, tuo Dio, dà a te. Non ti si impietosisca l'occhio per loro, non servire i loro dei, poiché ciò è d'inciampo per te» (Deutero­nomio VII 3-6 e 16, taryag negativi 52-53: «Proibizione dei matrimoni misti», «Non sposare un uomo che appartenga alle popolazioni ammonita o moabita»... e il furbastro Giuseppe Flavio osa scrivere, in Contro Apione II 33: «Infatti è nostro costume tradizionale custodire le nostre leggi e non denigrare quelle degli altri. Il legislatore ci ha proibito esplicita­mente la derisione o la blasfemia nei riguardi di quelli che gli altri popoli riconosco­no per divinità per rispetto al nome in sé di Dio»!). Ma cerchiamo di essere pratici: distrutta la fede dei popoli nemici, la loro cultura, le loro cose sacre, restano pur sempre, possibili fonti di contami­nazione, le persone in carne ed ossa, i popoli vinti, «le bestie sel­vagge» di Deuterono­mio VII 22. Ed allora, con l'ausilio del «Dio del per­do­no, clemente e pietoso, longanime, abbon­dante in misericordia» (Neemia IX 17), che invia tali na­zioni contro il Popolo Santo con estrema graduali­tà, una alla volta, affin­ché non si coalizzino e si volgano unite contro l'in­vasore, ecco il supremo, reiterato consiglio, l'orgia di sangue spaziante dal primitivo Deuterono­mio, VII 16 e 23-24 («Divorerai tutti i popoli che il Signore, tuo Dio, dà a te. Non ti si impietosisca l'occhio per loro, non servire i loro dei, poiché ciò è d'inciampo per te [...] Il Signore, tuo Dio, le darà in tuo potere e le scompi­glierà grandemente fino a distruggerle. Ti darà in mano i loro re e farai perire il loro nome sotto il cielo. Nessuno ti si presenterà dinnanzi, finché li distrugge­rai») fino al tardo, sugge­stivo Isaia, XXXIII 2-6 («Sdegnato è il Signore contro tutte le nazioni, in furore con­tro tutti i loro schieramenti: li ha votati allo sterminio, li ha destinati al massacro. I loro trafitti giacciono sparsi, esala fetore dai loro cadaveri, del sangue d'essi gron­da­no i monti e ne sono intrise le valli. S'accartocciano i cieli come un rotolo e cade ogni loro ornamento: come cade il pampino dalla vite, il fogliame avvizzito dal fico. Si è inebriata in cielo la spada di lui, ecco discendere in Edom, sopra un popolo da sterminarsi per giustizia [progenitore degli edomiti è infatti il «bruto» Esaù, il fratello gabbato di Giacobbe/Israele che ha, perdipiù, preso in moglie una donna della famiglia dello zio Ismaele]. La spada del Signore è pregna di sangue, tutta stillante grasso: sangue di agnelli e di capri, grasso di viscere di montoni; ché un sacrificio offre il Signore in Bosra, una grande strage in Idumea»). Tutto il popolo nemico, ogni suo avere vivente dev'essere sgozza­to in olo­causto all'Unico, in sacrifici quali mai si sono dati nella storia umana, quale ringra­zia­mento per la vittoria (rituale del chè­rem, «anate­ma», «scomunica/rinuncia»). La scusa è sempre la stessa: avere quel popolo resistito alle pre­tese del Popolo Santo, difeso l'idola­tria, portato, difeso e vantato in sé l'Impurità. «I dotti» – scrive Voltaire nel Dictionnaire philosophi­que all'articolo Juifs, espurgato dal volume in questo cinquantennio superdemocratico – «hanno invero di­scusso se gli ebrei sacrifi­cas­sero esseri umani alla divinità... È una questione di parole. Quelli che questo popolo consacrava all'anate­ma non venivano sgozzati sul­l'al­tare con riti religiosi, ma non erano per questo meno immolati, senza che fosse permesso perdonarne uno solo». E l'ira del Grande Assassino Para­noi­co – il Dio Geloso di Esodo XX 5, il Dio Invidioso del giulianico Contra Galilaeos – si riversa anche sopra il Suo Popolo, quando questo sembra tradirLo, o anche solo essere tiepido. Cosa dovrebbe fare Mosè a quei con­fra­telli che, accolti dai moabi­ti, hanno forni­cato con le figlie dei loro ospiti? Presto detto: «Pren­di tutti i capi del popolo e falli impiccare per il Signore, in faccia al sole, affinché si ritiri l'ardore dell'ira del Signore da [tutto] Israele» (Numeri XXV 4). Ventiquat­tromila adepti infedeli del Seme Santo vengono così passati a fil di spada, peraltro demo­craticamente, senza riguardo per principi e figli di principi (Numeri XXV 14). Poiché nella strage si è trovata coinvolta una donna madianita, a ragione trafitta nei genitali (episodio sul quale uno psicoanalista freudiano potrebbe ben sbizzarrirsi), ecco un nuovo incita­mento: «Attac­cate i madia­ni­ti e sconfiggeteli, perché vi hanno oppresso con i loro inganni che hanno ordito contro di voi» (Numeri XXV 17-18). «Ed essi combatterono contro Madian come aveva ordinato il Signore a Mo­sè e uccisero tutti i maschi. Oltre le vittime, essi uccisero i re di Madian: Evi, Rechem, Sur, Ur, Reba, cinque re di Madian. Passarono a fil di spada anche Bala­am, figlio di Beor. I figli di Israele deportarono le donne di Madian con i loro bambini, depre­da­rono tutto il loro bestiame, tut­ti i loro greggi e tutte le loro ricchez­ze. Tutte le loro città poi, che loro abitavano, e tutto il loro attendamento, li incendiarono con il fuoco. Prese­ro infine tutto il bottino e tutta la preda, uomini e bestiame, e portarono i prigionie­ri, la preda e il bottino nell'ac­campamento, a Mosè» (Numeri XXXI 7-12). Sbigottito nel vedere che qualche impuro è sopravvissuto, il Nostro rampogna i Pii Assassini, ricordando i «torti» a suo tempo subiti da parte dei vinti: «Voi avete lasciato in vita tutte le femmine. Eppure esse furono contro i figli di Israele, per consiglio di Balaam, a dare occasione di prevaricare contro il Signore nella faccenda di Peor, onde venne il fla­gel­lo contro la comunità del Signore. Or dunque uccidete tutti i maschi tra i bambini, uccidete ogni donna che ha cono­sciu­to carnal­mente uomo. Ma tutte le fanciulle che non hanno avuto relazione carnale, conserva­te­le in vita per voi» (Numeri XXXI 15-18; insegnamento richiamato dal radicale anti-go­yim Mae­stro Simeon ben Yohai dopo il monito che «"virgin" implied a perfect vir­gin!, "vergine" vuol dire essere perfettamente vergine!»: «Ad una proselita di età inferiore ai tre anni e un giorno è permesso sposare un sacerdote [«non è considerata prostitu­ta», ci spiega in nota la Soncino], poiché è detto "Ma tutte le fanciulle che non hanno avuto relazione carnale, conservatele in vita per voi" [Numeri XXXI 18] e tra loro ci fu certamente [il sacerdote] Phineas», Jebamot 60b). Matematica di tanto ben fare, vantataci da Numeri XXXI 32-40 che non nasconde l'immola­zione al Gran Sanguinario: «Ora il bottino, il resto della preda che depredarono i combattenti, fu di 675.000 pecore, 72.000 buoi, 61.000 asini e 32.000 anime umane tra le donne che non avevano conosciuto uomini. La metà, cioè la parte che fu assegnata ai combattenti, fu, per il numero delle pecore, di 337.500. Il tributo delle pecore per il Signore fu di 675. I buoi furono 36.000: il loro tributo al Signore fu di 72. Gli asini furono 30.500; il loro tributo al Signore fu di 61. Le anime umane furono 16.000 e il loro tributo al Signore di 32 persone». «[Il dio degli ebrei che] non permette d'incendiare il loro [dei nemici] territorio né di tagliare gli alberi coltivati» – pietisce al contrario Giuseppe Flavio in Contro Apione II 29 – «interdì anche di spogliare i soldati caduti in combattimento. E prese disposi­zioni per sottrarre i prigionieri alla violenza, soprattutto le donne. A tal punto si diede da fare ad inculcare la mitezza e la bontà». Anche lo scanzonato poeta cinque­cente­sco Cecco Angiolieri avrebbe, del resto, espresso lo stesso concetto, per quanto con molta minor disinvoltura del Gran Condottiero: «...torrei le donne giovani e leggiadre / e vecchie e laide lasserei altrui». Quanto ad alcuni tra gli infiniti altri rimandi, ecco i testi. Se il lettore non credesse all'estrema, ributtante disumanizzazione del nemico, e cioè: del diverso, alla somma di abo­minio da noi riportato – sparso, rivendicato e vantato ex ore Dei dal Popolo Santo – li ricerchi egli stesso su una qualunque Bibbia. Deutero­no­mio II 31-34: «Allora il Signore mi disse: Ecco, comincio a darti nelle mani Seon e la sua terra, comincia a prenderne possesso, a prendere possesso della sua terra. Seon ci uscì incontro, egli e tutto il suo popolo, in guerra a Iaas. E il Signore, nostro Dio, ce lo dette nelle mani, battemmo lui, i suoi figli e tutto il suo popolo. E conquistammo in quel tempo tutte le sue città, distrug­gemmo ogni città, gli uomini, le donne e i bambini: non lasciammo alcun superstite. Prendemmo per noi soltanto il bestiame e le spoglie delle città che occupammo». Deuteronomio III 1-7: «Indi ci volgemmo e salimmo per la via di Ba­san­ e Og, re di Basan, ci uscì incontro in guerra a Edrei, egli e tutto il suo popolo. Allora il Signore mi disse: Non temerlo, ché ti dò in mano lui, tut­to il suo popolo e la sua terra; farai a lui ciò che facesti a Seon, re de­gli amorrei, abitante in Esebon. Il Signore, nostro Dio, ci dette in mano anche Og, re di Basan, e tutto il suo popolo, e noi lo battemmo fino a non lasciargli alcun superstite. In quel tempo occupam­mo tutte le sue città; non vi fu città che non prendemmo loro: sessanta città, tutta la striscia di Argob, regno di Og in Basan. Tutte queste città erano fortificate con alte mura, porte e sbarre, oltre alle città aperte, numerosissime. Le distrug­gemmo, come facemmo per Seon, re di Esebon: distruggemmo ogni città, gli uomini, le don­ne e i bambini, mentre tutto il bestiame e le spoglie delle città prendemmo per noi». Deuteronomio VII 20-24: «Anche il calabrone invierà il Signore, tuo Dio, contro di essi, fino a che periranno dal tuo cospetto i rimasti e i nascosti. Non turbarti davanti ad essi, ché il Signore, tuo Dio, è in mezzo a te, Dio grande e terribile. Il Signore, tuo Dio, caccerà queste nazioni davanti a te, a poco a poco, non potrai ster­minarle presto, perché non diventino numerose contro di te le bestie selvagge. Il Signore, tuo Dio, le darà in tuo potere e le scompiglierà grandemente fino a distrug­gerle. Ti darà in mano i loro re e farai perire il loro nome di sotto al cielo. Nessuno ti si presenterà davanti, finché li distruggerai». Deuteronomio XII 2-3: «Distruggete tutti i luoghi dove le nazioni che voi conqui­state hanno servito i loro dei, sugli alti monti, sulle colline, sotto ogni albero verdeg­giante. Demolite i loro altari, spezzate le loro stele, bru­ciate nel fuoco le loro ascere, tagliate le statue dei loro dei, distruggete il loro nome da quei luoghi». Deuteronomio XX 10-17: «Se ti avvicinerai ad una città per combatte­re contro di essa, la inviterai alla pace. Se ti risponderà pace e ti aprirà, allora tutto il popolo che sarà in essa sia tuo tributario e ti serva, ma se non farà pace con te e ti farà guerra, cingila d'assedio. Il Signore, tuo Dio, te la darà in mano; allora passa ogni suo maschio a fil di spada, ma le donne, i bambini, le bestie e tutto ciò che sarà nella città, tutto il suo bottino, prendilo per te e mangia la preda dei tuoi nemici che il Signore, tuo Dio, ti avrà dato. Fa' così a tutte le città molto lontane da te, che non siano delle città di queste nazioni. Però delle città di quei popoli che il Signore, tuo Dio, ti dà in eredità, non lasciare nessuno in vita, ma votali allo ster­mi­nio: gli etei, gli amorrei, i cananei, i ferezei, gli evei e i gebusei [e in più, ma lo scriba li ha scordati, i girgasei], come ti ha ordinato il Signore, tuo Dio». Giosuè VI 1-3, 16-18, 21: «Ora Gerico si era chiusa e barricata di fronte ai figli di Israele; non c'era chi usciva e non c'era chi entrava. Disse allora il Signore a Giosuè: "Fa' attenzione, io ho consegnato nelle tue mani Gerico e il suo re: forti guerrieri. Tuttavia, voi tutti, uomini bellicosi, circondate la città, facendone il giro una volta. Così farai per sei giorni" [...] E quando la settima volta i sacerdoti suonavano le trombe, Giosuè ordinò al popolo: "Gridate, poiché il Signore vi ha con­se­gnato la città. La città sarà anatema per il Signore, essa con tutto ciò che vi è; solamente Raab, l'albergatrice, dovrà essere risparmiata, lei e chiunque si trova con lei in casa, poiché nascose i messaggeri che noi spedimmo [come l'eufemistica «al­ber­gatrice» è in realtà una «prostituta», zonah, e lo confermano Ebrei XI 30-31 e Giacomo II 25, prostituta il cui nome vede l'etimo nell'aggetti­vo «ampia/la­rga», altrettanto i «mes­sag­geri» sono mere spie, per le quali la Bibbia Concor­da­ta usa il pudico «esplora­tori ... venuti qui durante la notte per esplorare la regione», II 1-2]. Voi guardatevi però dal­l'a­natema, per non incorrere voi stessi nell'ana­tema, prenden­do di ciò che è votato all'anatema, perché così rende­reste anatema il campo d'Israele, portandovi lo scompi­glio [...] E fecero ana­te­ma, a fil di spada, tutto ciò che era nella città, dal­l'uomo alla donna, dal ragazzo al vec­chio, al bue, alla pecora e all'asi­no». Due note, a rispetto dell'intelligenza del lettore. La pia «albergatri­ce» Raab è, a eterno monito e rispetto dei Santi Arruolati, una vera e propria tra­ditrice del suo popolo (in tedesco: Landesverrat, «alto tradimento in concorso col nemi­co»), da lei coscientemente votato al massacro per salvare la misera vita sua e dei fami­lia­ri (anche se la geovica Perspicacia ci invita a considerare piamente che «in questo modo Raab mo­strò mag­giore devozione al Dio di Israele che ai suoi concittadini con­dannati): «Essi, pertanto, non si erano ancora coricati che lei salì da loro sul tetto e così parlò ad essi: "Ho compreso che il Signore ha consegnato a voi il paese, poi­ché il vostro ter­ro­re ci ha pervaso e perché tremano dinanzi a voi tutti gli abitanti del paese. Ab­bia­mo appreso, infatti, come il Signore ha prosciugato le acque del Mare dei Giunchi dinanzi a voi durante la vostra uscita dall'Egitto, e ciò che avete fatto ai due re amor­rei che sono al di là del Giordano, cioè a Seon e Og, che avete votato allo ster­mi­nio. Quando ne siamo venuti a cono­scen­za, è venuto meno il nostro cuore e dinan­zi a voi non rimane più spirito in alcuno, poiché il Signore, vostro Dio, egli è il Dio del cielo lassù e sulla terra quaggiù. Adesso, perciò, di grazia, giuratemi per il Signore, per­ché io ho usato con voi misericordia, che anche voi userete misericor­dia con la casa di mio padre, dandomi un segno sicuro, e che lascerete in vita mio padre, mia ma­dre, i miei fratelli, le mie sorelle e tutto ciò che appartiene loro, e che risparmie­rete noi dalla morte". Quegli uomini le risposero: "La nostra vita sarà desti­nata alla morte al vostro posto a meno che non riveliate questa nostra conversazione. Quando il Si­gno­re ci consegnerà il paese, allora useremo con te misericor­dia e leal­tà"» (II 8-14). Patto mantenuto, poiché non il solo Bruto è uomo d'onore: caduta la città, «i due ra­gazzi esploratori entrarono e trassero fuori Raab, suo padre, sua madre, i suoi fratelli e tutto ciò che le apparteneva; fecero uscire anche tutte le famiglie dei suoi e le stanziarono fuori del campo d'Israele. La città, invece, e tutto ciò che vi era, l'arsero con il fuoco [...] Infine Giosuè, in quel tempo, fece giurare dicendo: "Sia maledetto dinanzi al Signore colui che si leverà e vorrà ricostruire questa città, Gerico; con il suo primoge­nito ne getterà le fondamenta e con il più piccolo fisse­rà le sue porte". Il Signore fu con Giosuè e la sua fama si sparse per tutto il paese» (VI 22-27). Pienamen­te adeguato il disprezzo di Voltaire, e non tanto contro i Santi Assassini della «piccola orda giudaica», cui sarebbe mancata solo l'usanza dell'antro­pofagia «per essere il più abomine­vole popolo della terra» (Dizionario filosofico), quanto contro tutti coloro – Arruolati come goyim – che a difesa di tali comporta­menti addu­cono le più speciose argomen­tazioni socio-teologiche: «Veniamo ora all'odio invetera­to che gli israeliti avevano concepito con­tro tutti i popoli. Dimmi, si sgozzano padri e madri, figli e figlie, bambini ancora lattanti e perfino animali senza nutrire odio? Tu odii, tu calunni; nel tuo paese ti si detesta, e tu detesti a tua volta; ma se tu avessi immerso nel sangue le tue mani gocciolanti di fiele ed inchiostro, oseresti dire di aver assassinato senza collera e senza odio? Rileggi tutti i passi in cui è ordinato agli ebrei di non lasciare un'anima in vita, e ripeti, se ne hai la sfacciataggi­ne, che agli ebrei non era permesso odiare» (A Warburton, 1767; il vescovo William Warburton, autore nel 1742 di Divine Legation of Moses Demonstrated, "Dimostrazione della mis­sione divina di Mosè", fu il principale nemico dei deisti). E ancora: «Si sarebbe curiosi di osservare in base a quale politi­ca "semplice e sincera" gli ebrei, dopo tanto vaga­bondare, sorpre­se­ro la città di Gerico, con cui non avevano nulla a che fare; la bruciarono da un'e­stre­mità all'altra; sgozzarono le donne, i bambini, gli animali; impiccarono trentuno re in una distesa di cinque o sei miglia; e vissero consen­zienti, per oltre cinquecento anni, nella più disono­re­vole schiavitù o nel brigantaggio più orribile» (Histoire de l'éta­blisse­ment du christiani­sme, 1778). Similmente, ancor prima e altrettanto duro, un secondo illuminista, Paul Henry Thiry: «Nella storia di questa nazione ama­ta da Dio vedia­mo solo una lunga serie di ladri, menti­tori e scelle­rati furfanti, che si distinguo­no per crudeltà, ingiu­stizia, tradimento e imbrogli vergogno­si [...] Gli ebrei hanno sempre visto Dio come un sanguinario ti­ranno, il cui favore può essere ottenuto solo con atti di violenza [...] Gli ebrei furono da sempre i nemici dell'uma­nità e non è perciò da stupirsi che l'umani­tà si sia sempre pronun­cia­ta contro di loro» (Tableau des saints, 1774). Ma proseguendo nell'elenco delle prodezze per mano divina, ecco Giosuè VIII 24-29: «Quando Israele ebbe terminato di uccidere tutti gli abitanti di Ai, nella cam­pa­gna e nel deserto dove li avevano inseguiti e tutti erano caduti a fil di spada fino all'ulti­mo di loro, allora tutto Israele ritornò verso Ai e la passarono a fil di spada. E tutti quelli che caddero in quel giorno, dagli uomini fino alle donne, furono dodici­mila, tutti gli uo­mi­ni di Ai. Giosuè intanto non ritirò la sua mano che aveva steso il giavel­lotto, finché ebbe fatto anatema tutti gli abitanti di Ai. Israele depredò per sé soltanto il bestiame e il bottino di quella città in conformità a ciò che il Signore aveva ordinato a Giosuè. Giosuè infine incendiò Ai e rese la sua rovina un tell perpetuo fi­no a questo giorno, mentre il re di Ai lo appese all'albero fino al tempo vesperti­no». Giosuè X 19-20 e 28: «"Voi poi non arrestatevi; inseguite i vostri ne­mi­ci e aggirateli; non lasciateli entrare nelle loro città, poiché il Signore, vostro Dio, li ha dati nelle vostre mani". Finito che ebbero, Giosuè e i figli di Israele, di infliggere loro una grandissima strage, fino allo sterminio – alcuni di loro, tuttavia, erano scampati, fuggendo, ed erano entrati nelle città fortificate – allora tutta la gente ritornò all'accampamento a Mache­da, pres­so Giosuè, tranquillamen­te, senza che si potesse aguzzare la propria lingua contro alcuno dei figli di Israele [...] Giosuè occupò Macheda in quel giorno e la passò a fil di spada come il suo re, la fece anatema con tutte le persone che vi erano e non lasciò superstite». Giosuè X 29-30: «Giosuè e tutto Israele con lui da Macheda passò a Li­bna e com­battè contro Libna. Il Signore dette anche questa nelle mani di Israele come il suo re. La passò a fil di spada con tutte le persone che vi erano; non lasciò in essa alcun superstite». Giosuè X 31-32: «Giosuè e tutto Israele con lui da Libna passò a La­chis. Pose l'accampamen­to intorno ad essa e combattè contro di essa: Il Signore consegnò La­chis nelle mani di Israele, ma la occupò nel secondo giorno. La passò a fil di spada con tutte le persone che vi erano: tutto come aveva fatto a Libna». Giosuè X 33: «Allora Oram, re di Gezer, venne ad aiutare Lachis, ma Giosuè battè lui con tutta la sua gente fino a non lasciare superstite». Giosuè X 34-35: «Giosuè e tutto Israele con lui da Lachis passò ad Eglon; posero l'accampa­mento attorno ad essa e combat­terono contro di essa. La presero in quel giorno e la passarono a fil di spada con tutte le persone che vi erano; in quello stesso giorno la fece anatema: tutto come aveva fatto a Lachis». Giosuè X 36-37: «Giosuè e tutto Israele con lui salì da Eglon ad Ebron e combat­te­rono contro di essa. La presero e la passarono a fil di spada come il suo re, con tutte le sue città e tutte le persone che erano in essa; non fece rimanere superstite: tutto come aveva fatto ad Eglon, e la fece anatema con tutte le persone che vi erano». Giosuè X 38-39: «Giosuè e tutto Israele con lui piegò verso Debir e combattè con­tro di essa. La prese col suo re e tutte le sue città, li passò a fil di spada e li fece anatema con tutte le persone che vi erano; non fece rimanere superstite: come a­veva fatto a Ebron così fece a Debir e al suo re e come aveva fatto a Libna e al suo re». Riepilogando le conquiste nella parte meridionale di Canaan, l'estenso­re del Libro ci conferma della bontà dello sterminio divino: «Giosuè battè dunque tutto il pae­se: la montagna, il Negev, la Sefela, le pendici, con tutti i loro re, non facendo rima­nere superstite; fece anatema ogni essere vivente come aveva ordinato il Signore, Dio di Israele» (Giosuè X 40), avvertendoci tosto che altri nemici sorgono a settentrione. Allarmati dalla pulizia etnica svolta dai Nostri, i re del Nord si coalizzano, infatti, ma vengono anch'essi sconfitti: «Il Signore li diede in mano a Israele che li battè e li inseguì fino a Sidone la grande e fino a Misrefot-Maim e fino alla valle di Mispa ad oriente. Li battè fino a non lasciare loro superstite» (Giosuè XI 8). Giosuè XI 10-15: «In quel tempo, ancora, occupò Asor e passò per la spada il suo re, poiché per l'addietro Asor era stata la capitale di tutti quei regni. Passò a fil di spada tutte le persone che vi erano, facendole anate­ma: non fu lasciato alcun essere vivente. Bruciò anche Asor col fuoco. Gio­suè prese anche tutte le città di quei re con tutti i loro re e li passò a fil di spada, facendoli anatema, come aveva ordinato Mosè, servo del Si­gno­re. Tuttavia, tutte le città che stavano sopra le loro colline, Israele non le bruciò ad eccezione della sola Asor, che Giosuè bruciò. Però i figli di Israele depredarono per sé tutto il bottino di quelle città e il bestiame, soltanto passarono a fil di spada ogni uomo fino a sterminar­li: non risparmiarono alcuno. Come il Signore aveva ordi­nato a Mosè, suo servo, così Mosè or­dinò a Giosuè e così Giosuè eseguì senza trascu­rare cosa di tutto ciò che il Signore aveva ordinato a Mosè». L'ostinazione di tutti quei re e popoli pare però non nasca da loro, ma che ci sia sempre un Qualcuno a spingere gli stolti a resiste­re al Bene: «Dal Signore, infatti, avveniva che indurissero il loro cuore per an­da­re a combattere contro Israele, affin­ché li facessero anatema, senza che ci fosse per loro pietà e affinché li stermi­nas­sero come il Signore ave­va ordinato a Mosè» (Giosuè XI 20). Giosuè XI 21-23: «In quel tempo Giosuè andò a sterminare anche gli anachim dalla monta­gna, da Ebron, da Debir, da Anab, da tutta la monta­gna di Giuda e da tutta la montagna di Israele. Giosuè li fece anatema insieme alle loro città. Non furono lasciati anachim nel territorio dei figli di Israele; solamente furono lasciati in Gaza, in Gat e in Asdod. Giosuè prese, così, tutto il paese, conformemente a tutto ciò che il Signore aveva detto a Mosè. Giosuè lo consegnò in eredità ad Israele, secondo le loro di­vi­sioni per tribù. Infine il paese si riposò dalla guerra». Prossimo al trapasso, toccando i centodieci anni, il sanguinario vegliar­do racco­manda per l'ultima volta agli Eletti di difendere con le unghie e coi denti il territorio assegnato loro dall'Altis­si­mo, di non contaminarsi con le genti sottomesse né con quelle battute che siano eventualmente sopravvissute: «Siate molto risoluti, per­ciò, a custodire e a compiere tutto ciò che è scritto nel libro della legge di Mosè, senza ritrarvi né a destra né a sinistra, senza mischiar­vi con queste genti, quelle che rimangono con voi [...] Abbia­te, perciò, mol­ta cura per voi stessi, amando il Signo­re, vostro Dio, poiché se retro­ce­dere­te e vi attacche­rete al resto di queste genti, quelle che rimangono con voi, e vi imparentate con loro, mescolandovi voi con loro e loro con voi, sappiate di certo che il Signore, vostro Dio, non continuerà a cacciare quelle genti di fronte a voi» (Giosuè XXIII 6-7 e 11-13). Nei primi tempi il Popolo Santo resta fedele al dettato divino e toglie di mezzo altre genti nella Terra di Latte e Miele, pur non riuscendo a cac­ciare «gli abitanti della pianura, che avevano carri di ferro» (Giudici I 19). Uno dei modus operandi di tale secondo tempo di conquista, che uni­sce sagacia e rispetto del Verbo Divino ad un pizzico di feroce astuzia nomadica, è illustrato in Giudici I 23-25: «Gli esploratori videro un uomo che usciva dalla città e gli dissero: "Mostraci l'ingresso della città e noi ti useremo misericor­dia". Egli mostrò loro l'ingresso della città ed essi passarono la città a fil di spada». Un tale comportamento aveva del resto ricevuto l'approvazione divina, per quanto Schopenhauer biasimi che «ci [venga] raccontata come un fatto estremamente glo­rioso l'infame canagliata già com­messa dal patriarca Giacobbe e dai suoi eletti ai danni di Amor, re di Salem, e del suo popo­lo (Genesi XXXIV), appunto perché erano miscreden­ti». Questa la storia: l'eveo Sichem, figlio di re Amor, s'innamora di Dina, fi­glia di Giacobbe, la rapisce e giace con lei o meglio, con Genesi XXXIV 2, la stupra (Spi­no­za rileva, con una certa incredula malizia, che al momento del «fatto» ella non aveva che sette anni). Quale riparazione e sincero rammarico, Amor la chiede in sposa a Giacobbe e ai fratelli Simeone e Levi (di undici o dodici anni, sogghigna Spinoza): «L'animo di Si­chem, mio figlio, si è attacca­to a vostra figlia. Vi prego, dategliela in moglie. Imparentatevi con noi; date­ci le vostre figlie e prendete le nostre figlie. Dimorerete fra noi e il paese sarà a vostra disposizio­ne; dimoratevi, trafficatevi ed acquistate pure delle proprietà» (Gene­si XXXIV 8-10). Ed ecco anche il buon Sichem, il cui animo «rimase avvinto a Dina, figlia di Giacobbe, amò la fan­ciulla e parlò al suo cuore» (ibidem 3): «Possa io trovar grazia davanti a voi e vi darò quanto mi chiede­re­te. Imponetemi pure una gran somma co­me prezzo e dei regali; vi darò quan­to mi domande­rete; ma datemi la fanciulla in moglie» (ibidem 11-12). A questo punto, cosa farebbe un siciliano verace (e qualsiasi uomo di retto senti­re)? Delle due, l'una. O, pervaso dall'ira per il fait accompli, sguainerebbe la lama e laverebbe l'insul­to nel sangue. O, conscio delle debolezze umane, accon­sentirebbe al matrimonio ripa­rato­re, facendo felici i colombi e traendone, oltretutto, vantaggio. In realtà i nostri ebrei, pur «addolorati e [ardendo] di grande sdegno perché [Sichem] aveva commesso un'infamia in Israele, giacendo con la figlia di Giacobbe, cosa che non si doveva fare» (ibidem 7), non fanno né l'una cosa né l'altra. Dopo un conciliabo­lo, i Nostri chiedono agli evei di farsi ebrei: «Non possiamo fare tal cosa, dare cioè nostra sorella ad un uomo che abbia il prepuzio, perché ciò è disonore per noi. Acconsenti­remo solo a que­sta condizione, se diventerete come noi, circoncidendo ogni vostro ma­schio. Da­re­mo allora le nostre figlie a voi e prendere­mo le vostre figlie per noi, abiteremo con voi e formeremo un popolo solo. Ma se non ac­consenti­rete a circonci­dervi, prendere­mo nostra figlia e ce ne andremo» (ibidem 14-17). Senza indugio, il giovane si sottopone «ad eseguire la cosa, perché era affezionato alla figlia di Giacobbe ed era il più onorato di tutta la casa di suo padre» (ibidem 19). Inoltre i reggitori degli evei convincono i sudditi a sotto­porsi al tagliuzzamento, poi­ché «questi uomini sono gente pacifica con noi; abite­ranno nel paese e traffiche­ranno con noi e il paese, ecco, è assai am­pio per loro in tutta la sua estensione; noi prende­remo le loro figlie in moglie e daremo loro le nostre figlie» (ibidem 21). Ma – acme disvelatore! – «il terzo giorno, quando essi erano soffe­renti, i due figli di Giacobbe, Simone e Levi, fratelli di Dina, presero cia­scuno la propria spada, entra­rono nella città tranquilla­mente e uccisero tutti i maschi. Passarono a fil di spada anche Amor e suo figlio, ripresero quin­di Dina dalla casa di Sichem e se ne andaro­no» (ibidem 25-26). Ma non a mani, per quanto sporche di sangue, vuote: «Presero i loro greggi, i loro armenti, i loro asini, quanto era nella città e quanto era nei campi, tutti i loro beni. Fecero prigionieri i loro fanciulli e le loro mogli e saccheg­gia­rono tutto quello che c'era nelle case» (ibidem 28-29). Parola di Dio. Di altrettale etica astuzia dà prova il li­be­ratore mancino (sinistro anche eticamente) Aod, in un colloquio col re di Moab col pretesto di consegnar­gli un tributo: «Allo­ra Aod entrò da lui, nella stanza fresca di sopra; Aod gli disse: "Ti devo dire una cosa da parte di Dio" ed egli si alzò dal trono. Aod allora stese la mano sinistra, prese la spada dal fianco destro e la conficcò nel suo ven­tre. E dietro la lama entrò anche l'elsa e il grasso si richiuse dietro la lama, poiché non estrasse la spada dal suo ventre e ne uscirono gli escre­menti» (Giudici III 20-22). E come non ammirare, e ancor più, l'astuzia di Giaele l'«antilope», moglie di Eber il chenita? Mentre il marito dà ricetto a Sisara, il generale sconfitto e fuggiasco del cananeo Iabin (popolo che verrà «sterminato completamente»), l'ebrea gli offre da bere e garantisce che gli farà la guardia al sonno. Addor­mentatosi il fidente, che già aveva dormito sette volte con la donna «dissetandosi al suo seno» (così Martin Bocian), Giaele – la «maschia» Giaele cantata da Alessandro Manzoni, Inni Sacri – «prese il piolo della tenda, mise nella mano il martello, andò silen­zio­samen­te verso di lui e piantò il piolo nella sua tempia, confic­can­dolo in terra. Così egli morì, mentre dormiva, perché era stanco» (Giu­di­ci IV 21). Non tutti i popoli vengono però sterminati – verosimilmente per sazietà di sangue, non certo per animo compassionevole – per cui l'Altissimo invia talora un Messaggero a ram­pognare i Prediletti per l'inosservan­za dei Suoi pre­cet­ti: «Ora l'Angelo del Signore salì da Galgala a Bochim e disse: "Vi ho fatto salire dall'Egitto e vi ho portato in questa terra [...] ma voi non avete ascoltato la mia voce. Cosa avete fatto? Allora io dico: Non li cac­ce­rò davanti a voi, vi saranno per spine ai fianchi e i loro dei d'inciam­po"» (Giudici II 1-3). Filistei (gli incirconcisi, arelim, per antonomasia, quelle genti indoeuropee, quei «popoli del mare» di cui Garbini ha provato la centralità nella sto­ria palestinese e più ampiamente mediterra­nea dei secoli XII-VII a.C., spazzando ogni fantasti­che­ria «esodico-mosaica»), cananei, sidoni ed evei del monte Liba­no servono quindi «a mettere alla prova Israe­le, per conoscere se avrebbe ascolta­to i precetti che il Signore aveva dato ai loro padri per mezzo di Mosè» (Giudici III 4). Colpiti e sterminati sono anche i madianiti, gli amaleciti, i sichemiti, gli ammo­ni­ti e chi più ne ha più ne metta. Tra le tante prodezze del Popolo Santo: «Prese pertanto gli anziani della città, le spine del deserto e i pruni e castigò con essi gli abitanti di Succot. Aveva anche abbattuto la torre di Penuel e ucciso gli uomini della città» (Giudici VIII 15-17) e «Abimelec combattè contro la città tutto quel giorno e la conqui­stò, uccidendo tutta la gente che vi si trovava, poi la smantellò e la cosparse di sale [...] poi incendiarono col fuoco la cripta e fecero morire tutti gli abitanti della fortezza di Sichem, circa mille fra uomini e donne» (Giudici IX 45 e 49). Ed ancora 1° Samuele XIV 36: «Di poi Saul ordinò: "Scendia­mo dietro ai filistei questa stes­sa notte; saccheggiamoli fino all'alba, sicché non resti alcuno fra loro". Rispose­ro: "Fa' pure quello che ti pare meglio"». Chiarissimo è infatti l'ordine del Misericor­dioso al Suo Popolo: «Va' dunque ora, batti Amalec e stermina quanto egli possiede. Non risparmiarlo; uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini», 1° Samuele XV 3. Come allora non essere piamen­te solleciti del Verbo Divino: «Catturò vivo anche Agag, re di Amalec, ma vo­tò allo sterminio il popolo passan­do­lo a fil di spada [...] Ed è il Signore che ti ha inviato per questo cammino, ordinandoti: "Va', stermina quegli empi, gli amaleciti, combatti contro di loro fino a finirli completa­men­te"»? (1° Samuele XV 8 e 18). 1° Samuele XXVII 8-9 e 11 ci illustrano un tipico operare da partigiano, scilicet terrorista: «E Davide soleva uscire in spedizione coi suoi uomini, e insieme attaccavano i ghesuriti, i ghirziti e gli amaleciti che abitavano nella zona di Teilam fino a Sur e fino alla terra d'Egitto. Davi­de colpì duramente quella zona e non vi lasciò in vita né uomo né donna [...] Ora Davide non lasciava in vita né uomo né donna da riporta­re a Gat, pen­sando: "Che non rivelino cosa alcuna sul nostro conto"». 1° Samuele XXX 17: «Allora Davide li battè, dall'alba fino al tramonto del gior­no seguente, sterminandoli». E la promessa divina viene reiterata in 2° Samuele VII 8-9: «Così ha detto il Signore delle schiere: "Io ti ho preso dai pascoli, mentre seguivi il gregge, affinché diventassi condottiero del mio popolo Israele; sarò con te dovunque tu vada e sterminerò tutti i tuoi nemici davanti a te, renderò il tuo nome grande come il nome dei gran­di che sono nella terra"», per la qual cosa ecco 2° Samuele VIII 2: «Sconfisse ancora Moab: li fece sdraiare per terra e li misurò con la corda; ne misurò due corde da uccidere e la lunghezza di una corda da lasciare in vita». 2° Samuele XII 31: «Quanto poi alla popolazione che vi abitava, la fece uscire e l'impiegò nei lavori della sega, degli erpici di ferro e delle fornaci di mattoni. Così fece a tutte le città dei figli di Ammon». Tale almeno l'edulcorata traduzione dell'e­cumenica Bibbia Concordata. In realtà, consi­de­rato il conte­sto, il traduttore stesso è costretto a dichiarare, riguardo a quel «la fece uscire», che «il termine non è molto chiaro; l'ebraico ha: "la fece passare per", im­plicando una morte crudelissi­ma sul tipo di VIII 2». Vale a dire, chiariamo, che i vinti furono fatti a pezzi me­diante seghe, straziati con «erpici» e gettati vivi nel fuoco delle fornaci. Fuorvianti come la Concordata sono la Bibbia ebraica di Rav Dario Disegni [attualmente caporabbino in Italia]: «E gli abitanti che vi erano in essa condusse fuori, li impiegò in lavori di sega, di erpici di ferro, di scuri di ferro e li mise in servizio in fabbriche di mattoni» (che aggiunge in nota: «Secondo altra interpretazione David mise i vinti alla tortura con seghe, scuri od altri strumenti, oppure, come sembra più naturale, li condannò a lavori forzati») e la geovica Perspicacia: «In base ad alcuni traduzioni di 2 Samuele 12:31 (Di, Ma, VR) molti hanno capito che gli ammoniti sconfitti venissero crudel­men­te fatti a pezzi con seghe e scuri e bruciati vivi da Davide. Traduzioni successive (CEI, Ga, NM) danno però il senso corretto, spiegan­do che gli ammoniti messi ai lavori forzati dovevano lavorare con seghe e scuri e fare mattoni. Ciò è avvalorato dal fatto che, come ora è noto, il termine ebraico tradotto da alcuni "fornaci da mattoni" si riferiva invece a forme di legno in cui si metteva l'argilla per darle la forma dei mattoni». Ben più realistica la traduzione della Vulgata compiuta nel Settecento dall'arcivesco­vo Antonio Martini, adottata a suo tempo dall'Accade­mia della Crusca quale testo di lingua italiana, di gran lunga la più diffusa in Italia fino al Concilio Vaticano II: «E condotti via gli abitanti, li fece segare, e fece passar sopra di loro dei carri con ruote di ferro; e li fece sbranare con coltelli e gettare in fornaci da mattoni: così egli fece a tutte le città degli ammoniti». L'astuzia jahwistica di Ioab, generale davidico inviato a punizione di un poco sollecito collega, risplende in 2° Samuele XX 9-10: «Ioab poi disse ad Amasa: "Come stai, fratello mio?". E intanto con la mano destra pren­de­va la barba di Amasa per baciarlo. Amasa però non si guardò dalla spa­da che era nella mano di Ioab, il quale così lo colpì all'inguine, spargendo­ne le viscere per terra». Pervasi di furore contro i sacerdoti idolatri sono tutti i profeti, il più insigne dei quali è il sommo Elia «il-mio-Dio-è-Jahweh»: «Allora tutto il popolo ebbe timore, cad­de sulla sua faccia e diceva: "Il Signore, egli è il vero Dio. Il Signore, egli è il vero Dio". Elia allora ordinò loro: "Afferrate i sacerdoti di Baal, che nessuno di loro sfugga", ed essi li afferrarono; indi Elia li fece scendere presso il torrente Cison e ivi li scannò», 1° Re XVIII 39-40 (invero, mentre il Nuovo Patto e la letteratu­ra cristiana bollano gli ebrei come assassini dei loro profeti quasi fossero accaduti stermi­nii di massa, l'Antico Patto riporta due soli omicidi di profeti... mentre il pio Elia aveva fatto sterminare, lui solo, 450 sacerdoti di Baal). E potremmo citarne ancora a decine, di passi sublimi. Anche dal Talmud e derivati. Ma non posso qui, caro Gatti, già ho abusato della pazienza dei miei goyim, La rimando ai miei «enormi volumi». Della nausea per tanto divino fervore, per tante istigazioni a delinquere antiche e attuali, testimonierà anche la mia Diciassettesima. Mazel tov.

Cuveglio, 3 novembre 2012

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Lettere precedenti del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti

15) Quindicesima lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti http://olodogma.com/wordpress/0039-quindicesima-lettera-del-dottor-gianantonio-valli-al-signor-stefano-gatti/

14) Quattordicesima lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti http://olodogma.com/wordpress/0037-quattordicesima-lettera-del-dottor-gianantonio-valli-al-signor-stefano-gatti/

13) Tredicesima lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti http://olodogma.com/wordpress/0022-tredicesima-lettera-del-dottor-gianantonio-valli-al-signor-stefano-gatti/

12) Dodicesima lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti, http://olodogma.com/wordpress/0017-dodicesima-lettera-del-dottor-gianantonio-valli-al-signor-stefano-gatti/#more-396

11) Undicesima lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti, http://olo-truffa.myblog.it/archive/2012/10/03/undicesima-lettera-del-dottor-gianantonio-valli-al-signor-st.html 10) Decima lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti, http://olo-truffa.myblog.it/archive/2012/09/28/decima-lettera-del-dottor-gianantonio-valli-al-signor-stefan.html 9) Nona lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti, http://olo-truffa.myblog.it/archive/2012/09/25/nona-lettera-del-dottor-gianantonio-valli-al-signor-stefano1.html 8) Ottava lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti, http://olo-truffa.myblog.it/archive/2012/09/25/ottava-lettera-del-dottor-gianantonio-valli-al-signor-stefan.html 7) Settima lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti, http://olo-truffa.myblog.it/archive/2012/09/17/settima-lettera-del-dottor-gianantonio-valli-al-signor-stefa.html 6) Sesta lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti, http://olo-truffa.myblog.it/archive/2012/09/16/sesta-lettera-del-dottor-gianantonio-valli-al-signor-stefano.html 5) Quinta lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti, http://olo-truffa.myblog.it/archive/2012/09/13/quinta-lettera-del-dottor-gianantonio-valli-al-signor-stefan.html 4) Quarta lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti, http://olo-truffa.myblog.it/archive/2012/09/10/quarta-lettera-del-dottor-gianantonio-valli-al-signor-stefan.html 3) Terza lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti, http://olo-truffa.myblog.it/archive/2012/08/25/terza-lettera-del-dottor-gianantonio-valli-al-signor-stefano.html 2) Seconda lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti, http://olo-truffa.myblog.it/archive/2012/08/14/seconda-lettera-del-dottor-gianantonio-valli-al-signor-stefa.html 1) Prima lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti, http://olo-truffa.myblog.it/archive/2012/07/30/572-risposta-del-dr-gianantonio-valli-a-gatti-stefano.html

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Author(s): Olodogma
Title: Sedicesima lettera del dottor Gianantonio Valli al signor Stefano Gatti
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Published: 2012-11-03
First posted on CODOH: March 15, 2017, 3:14 p.m.
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