1L'ambigua evidenza. L'identità ebraica tra razza e nazione.Un libro di Gianantonio Valli,recensione
Published: 2012-11-29

Recensione

Un libro di Gianantonio Valli documenta l'intolleranza del Talmud e della Bibbia nei confronti dei non ebrei "L'ambigua evidenza. L'identità ebraica tra razza e nazione"

Ormai è appurato che le masse di coloni ebrei insediatisi in Palestina non discendano dai "figli d'Israele", basterebbe ciò a rendere illegittima l'impresa sionista di Gianmario Monaldo Il libro oggetto della presente recensione ovvero "L'ambigua evidenza. L'identità ebraica tra razza e nazione" di Gianantonio Valli è apparso l'inverno trascorso in libreria in coincidenza con l'edizione italiana, per i tipi Rizzoli, di un esplicito saggio - avente sostanzialmente il medesimo oggetto - ovvero "L'invenzione del popolo ebraico" di cui è autore Shlomo Sand, professore ordinario di storia all'Università di Tel Aviv. La tesi di Sand, illustrata su 540 pagine nel contesto di una appassionata difesa dei diritti del popolo palestinese, condita in salsa gramsciana (cfr. pag.97), può essere sintetizzata con due parafrasi, ovvero "la Bibbia aveva torto" (con riferimento al best seller del 1956 di Werner Keller che sosteneva l'opposto, arrivando ad aggiungervi un acritico e fideistico "sempre"), riferendosi a plurime, rimosse quanto incontestate risultanze della stessa archeologia israeliana (cfr. note da pag.463), e "gli (odierni) ebrei non sono semiti", con riferimento alla schiacciante maggioranza (oltre il 9o%) degli askenaziti di discendenza cazara/turcica rispetto agli ebrei doc sefarditi. Due recensioni di segno opposto, quella apparsa il 6 ottobre sul Corsera a firma di Paolo Mieli, già direttore della stessa testata (http://www.ariannaeditrice.it/a rticolo.php?id_articolo 34925) e quella di Antonio Caracciolo, professore alla Sapienza (http://civiumlibertas.blogspot.c om/2o10/10/freschi-di-stampa48-shlomo-sand.html) si confrontano su questi (roventi) temi, ma è a Valli, e segnatamente alla sua ultima, ampia opera qui recensita, che è opportuno rifarsi per poter avere una vasta contestualizzazione e quindi anche una non equivoca lettura del prefato saggio che, va ricordato, ha rappresentato un inaspettato successo editoriale in Israele ed ha avuto plurime traduzioni dall'ebraico e conseguenti edizioni internazionali. Infatti nella attenta ed "enciclopedica" (aggettivazione che, potenzialmente evocando Diderot e d'Alambert, potrebbe peraltro sollevare le tradizionalistiche ed identitarie doglianze dell'Autore) analisi di come si sia sviluppata nei secoli l'identità ebraica Valli illustra, con la consueta scrupolosa analiticità e conseguente dovizia di dati e di tabelle, la complessa ed articolata cultura ebraica così come storicamente e testualmente articolata da Bibbia e Talmud, ma non solo. L'opera raggiunge infatti lo scopo di acculturarci sulla identità ebraica con 736 pagine di fitto testo, articolato su dieci capitoli densi di note, due appendici ed una bibliografia di quaranta pagine, per chi avesse l'ardire di ulteriormente approfondire e verificare le tematiche affrontate. Cinque tabelle e 12 tavole corredano il testo, che rimane vallianamente — e cioè deliberatamente - privo sia di un indice dei nomi che di un sommario relativo ad ogni capitolo nonché dell'auspicabile dizionadetto ebraico - italiano, ma non manca di indicarci le pagine dove sono riportati una trentina di significativi witz (motti di spirito), sparsi qua e là immagino per rinfrancare e confortare il lettore nella impegnativa lettura, evitando un abbandono per k.o. culturale. Nei quattro capitoli centrali - dal terzo (L'elezione biblica) al quarto (La conferma talmudica) al quinto (Attacco e difesa: la Bibbia) al sesto (Attacco e difesa: il Talmud) - Valli evidenzia e documenta sia la doppia morale che la intolleranza storicamente azionata da Talmud e Bibbia non solo nei confronti dei non ebrei ma, forse in modo ancor più radicale e inesorabile, nei confronti di altri ebrei, exempli gratia quelli colpevoli di riflessione filosofica affrancata da dogmi religiosi. Esemplare al riguardo la riportata secentesca maledizione degli Anziani contro Baruch Spinoza (cfr.pag.io6)

"sia maledetto di giorno e maledetto di notte; maledetto quando si corica e maledetto quando si leva; maledetto quando esce e maledetto quando rientra. Che il Signore non lo perdoni mai! Che l'ira e la collera del Signore imperversino contro quest'uomo e su di lui riversino tutti gli anatemi e le maledizioni iscritti nel Libro della Legge .... Noi ordiniamo che nessuno abbia rapporti con lui a voce o per iscritto, che nessuno gli presti soccorso, che nessuno stia mai insieme a lui sotto un tetto o nel raggio di quattro passi e (last but not least !n.d.r.) che nessuno legga mai cosa che sia stata da lui compilata o scritta".

Valli ritiene di chiosare al riguardo che già nel trecento il competente rabbinato aveva ottenuto da Pedro I di Castiglia il diritto di istituire una inquisizione contro altri ebrei ovvero contro i propri "devianti religiosi", un secolo prima che venisse formalmente istituita l'Inquisizione cattolica. Inquisizione che fu peraltro informalmente attiva anche in precedenza, ad es. con Innocenzo N che con la bolla "Impia Judeorum Perfidia" aveva invitato il 9 maggio 1244 Luigi IX ad una prima arsione generale degli scritti talmudici, con 12.000 volumi sequestrati, trasportati su 14 carri e dati alle fiamme. La usuale vastità ed analiticità dell'opera valliana in relazione ai necessariamente contenuti spazi di una recensione — che altro non può rappresentare che un invito alla lettura - consente di delineare qui in anteprima solo alcuni dei punti che rivestono particolare interesse e/o attualità. In primis, l'Autore è ben consapevole della incontrovertibilità della lapidaria affermazione (pag.21) di Gerald Krefetz (cfr. Jews and Money — The Myths and the Reality) per la quale

"when Jewish money plays a role, discussing it is anti-Semitic",

ma ciò nonostante non esita a plurime specifiche puntualizzazioni, tra le quali quella che riguarda la famigerata (per emissione di valuta a vuoto, strumentale a spoliazioni e razzie planetarie) Federal Reserve statunitense, che ricorda essere istituto di emissione non controllato dallo stato, ma da un direttorio di sette membri (cfr.pag. 575 segg.) "sei espressi da dieci banche private, tutte ebraiche (sei internazionali: Rothschild Bank of London, Rothschild Bank of Berlin, la parigina Lazard Frérès, Israel Moses Seiff Bank of Italy, Warburg Bank of Hamburg, Warburg Bank of Amsterdam, e quattro newyorkesi: Lehman quella di Frank Edward Manuel che la definisce "accumulazione persecutoria di accuse truculente" ma che peraltro ammette presentare "meticolosi riferimenti a 132 testi talmudici, midhrashici e rabbinici". Che non impedirono nel 17oo da parte dell'imperatore Leopoldo I il divieto di pubblicazione e la confisca delle duemila copie già stampate del testo definito da William Popper "forse il più pericoloso degli scritti antiebraici", il tutto con grande imparzialità stante che la commissione d'inchiesta nominata dall'imperatore era — prudenzialmente - composta da un docente universitario protestante, un gesuita e 6 (sei) rabbini, tanto per non lasciare niente al caso in relazione all'assumendo verdetto. Gli appassionati di esoterismo troveranno anche un riferimento alla qabbalistica e pressoché ignota — in quanto verrebbe trasmessa solo oralmente - maledizione con la pulsa d'nura (lingua/flagello di fuoco) di cui sarebbe stato oggetto Yitzhak Rabin (che sarà comunque e a scanso di equivoci assassinato il 4/11/95) in quanto imputato di essere rodef e mosser, cioè ebreo che mette consapevolmente in pericolo la vita di altri ebrei ed ebreo che tradisce altri ebrei consegnandoli al loro nemico. Maledizione rituale su cui è peraltro rimasto scettico lo storico Ariel Toaff, anch'egli docente a Tel Aviv, definendolo "un presunto rito talmudico, riesumato alla bisogna" (pag.611-612). Quanto ai "gentili" appassionati di carriera politica e che volessero, presi dall'entusiasmo, passare dall'ormai inflazionato copricapo a più significative e radicali manifestazioni di appartenenza, la cruenta descrizione delle tre fasi delle circoncisione, milah, periah e mesi-sah — di cui l'Autore implacabilmente ci rende edotti (cfr. pag.261) — è possibile li dissuada per tempo, risparmiandoci la pressoché inevitabile e reiterata propagandistica visione sui media dei neofiti convalescenti. Quanto alla questione cazara sopra delineata in apertura di recensione, Valli ne richiama i fondanti estremi ovvero (pag. 180) come dopo "la conversione all'ebraismo del popolo kazaro di ceppo turco attorno al 740, presente tra l'Ural e il Dniepr dal V al XII secolo... l'ampio serbatoio ebraico askenazita nei territori polacchi, bielorussi ed ucraini... si incrementa con l'assorbimento, da parte delle genti giudaiche espulse o migrate a varie riprese dall'Europa occidentale dei resti delle genti giudaiche ca-zare". Sul tema, il medico Valli si affianca allo storico Valli e lascia quindi imparzialmente spazio alle contrastanti valutazioni dei genetisti, a partire da Andreas Vonderach che si limita a rimanere scettico sulla portata dell'influsso cazaro, stante che "la presenza dell'aplogruppo 3 del cromosoma Y, rimanda ad una impronta slava più che ad una turca", per proseguire con Jon Entine secondo il quale, in conseguenza dei test eseguiti nel 1993 da scienziati italiani sui marcatori del cromosoma Y, in relazione alla comparazione del DNA di akenaziti e sefarditi con quello di non ebrei residenti in Cecoslovacchia "per la prima volta il DNA offriva poderosa prova che gli ebrei di tutto il mondo condividevano una comune ascendenza mediorientale pressoché non toccata da conversioni" stante che "gli studi sul cromosoma Y e sul DNA mito-condriale (cioè di provenienza femminile) non sostengono la credenza un tempo diffusa che gli ebrei discendono per una qualche percentuale significativa dai cazari o da gruppi slavi, per quanto sia evidente che qualche ebreo ha sangue cazaro". Concludendo che a tutto il 2008 "le stime della cazaricità degli attuali askenaziti mondiali variano tra il 2% ed 25%". Aradicalmente difformi conclusioni rispetto ad alcuni degli autori citati da Valli giunge Shlomo Sand che, in sede di preliminare critica storico-letteraria, sottolinea lo strumentale ostracismo implacabilmente riservato in Israele a "La tredicesima tribù" di Arthur Koestler, pubblicata nel 1976, affermando che questa opera, sostenente inequivocabilmente la discendenza diretta degli askenaziti dai kazari, tradotta in ebraico ma non distribuita "per i timori della casa editrice", è stata considerata dagli storici israeliani "una provocazione e ne ha provocato le furenti reazioni". Aggiungendo che "dal 1950 ad oggi in ebraico non è stato pubblicato un solo saggio storico sui Cazari" in quanto "il timore che, se fosse stato reso noto che le masse di coloni ebrei insediatisi non discendevano direttamente dai "figli d'Israele" questo avrebbe minacciato la legittimità dell'impresa sionista". Rifacendosi quindi allo studio di Nurit Kirsh (pag.4o2) sull' "Insegnamento e ricerca della genetica nella università ebraica" Tel Aviv, 2003 per concludere che "la genetica, esattamente come la archeologia dell'epoca, era una scienza faziosa, subordinata alla concezione storica nazionale che desiderava con tutte le proprie forze trovare una omogeneità biologica tra gli ebrei del mondo". E veniamo quindi all'esame delle tabelle presenti nel testo qui in recensione. La prima tabella (pag.235) riepiloga la consistenza demografica ebraica tra i11170 ed il 1938, la seconda (pag.267) sintetizza le principali differenze concettuali che caratterizzzano gli ebrei tradizionali religiosi (Judaism ovvero Giudaismo) nei confronti degli ebrei secolarizzati etnici (Jewishness ovvero Ebrai *** cità), la terza si riferisce alle forme culturali europee ed ebraiche (pag.279). La quarta tabella (pag.283) illustra la demografia ebraica negli Usa riferita all'anno 2010, mentre la quinta (pag.284) pone a confronto i valori dell'identificazione ebraica in Israele e negli Usa. Quanto alle dodici tavole presenti nel testo risultano di particolare interesse sia quella relativa - da pag.176 a pag.181- ai "Principali insediamenti, espulsioni e migrazioni ebraiche dal VII e XVII secolo" che indica con cerchi bianchi le principali città di espulsione e con cerchi neri i principali centri di nuovo insediamento, altresì con riferimento a "un evento tuttora controverso... la migrazione ad occidente del popolo cazaro, di ceppo turco", di cui nel seguito e quella, da pag. 225 a pag. 229, avente per oggetto la collocazione geografica delle comunità ebraiche alla metà del I secolo. La tabella di pag.3o9 "Razze in Europa e nel Vicino Oriente in epoca preistorica" è invece ripresa dall'opera del 1930 di Hans Gunther "Rassenkunde des judischen Volkes", fautore della teoria — apparentemente resa in modo contraddittorio - della superiorità razziale degli indoeuropei che nello stesso tempo affermava essere "privi di anticorpi". Né possono essere trascurate le due appendici di cui quella dal titolo "Costumanze criminali - miscellanea ebraica planetaria" (pag. 356 segg.) va a costituire un ampio affresco con riferimenti — ma non solo - ai boss alla malavita ebraica statunitense ed agli intercorsi intrecci con la malavita organizzata degli immigrati italiani ("per ogni Anastasia e Luciano a New York, ci furono un Goldstein e un Reles, uno Shapiro, uno Strauss un Louis Lepke ed un Meyer Lansky", così Rich Cohen in "Tough Jews"), sino al fiorire del mercato delle droghe e della prostituzione slava nella stessa Israele, sotto l'avveduto controllo di uomini d'affari "russi". L'altra appendice (pag. 296 segg.) tratta invece con precisi riferimenti documentali della teoria antropologica e prassi giuridica della razza nel nazionalsocialismo. Per un interessante paragone con lo attuale status giuridico dei palestinesi sotto il delicato tallone israeliano può essere utile — e incontrovertibile - rifarsi anche al sopra citato testo del prof. Shlomo Sand, che vive e lavora a Tel Aviv e che, quale testimone diretto, questo status non ha esitato a colà illustrare - e deprecare - senza fumosità né giri di parole. Percorso di chiarezza che sembra si siano avviati ad intraprendere anche i "fratelli minori", sempre di necessità attenti e sensibili... al mutare dell'equilibrio delle forze, il cui imminente inevitabile riassetto su scala internazionale è stato più volte anticipato e chiaramente illustrato dal politologo Giorgio Vitali. E valga il vero (dal Corsera del 24/10/10): "Il Sinodo vaticano sul Medio Oriente, che si conclude domenica in Vaticano, nel suo messaggio finale chiede all'Onu e alla comunità internazionale di porre fine All'occupazione israeliana dei territori palestinesi, attraverso l'applicazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (che prevedevano il ritiro dalle terre invase nel 1967)... Cyrille Salim Bustros, arcivescovo di Newton dei greco-melkiti (Usa), presentando i documenti conclusivi del sinodo generale dei vescovi per il Medio Oriente, il messaggio e le 44 proposizioni, ha affermato che il concetto di "Terra promessa" non può essere utilizzato "per espellere i palestinesi". "La Terra Promessa, per noi cristiani è stata abolita dalla presenza di Cristo che ha stabilito il regno di Dio", ha detto rispondendo a chi chiedeva chiarimenti su una delle proposizioni finali nella quale si afferma che gli ebrei non possono utilizzare teologia e Bibbia per provocare ingiustizie. "Vogliamo dire che la promessa di Dio nell'Antico Testamento sulla Terra Promessa, per noi cristiani è stata abolita dalla presenza di Cristo che ha stabilito il regno di Dio", ha spiegato l'arcivescovo Bustros. "Noi cristiani non possiamo più parlare di Terra Promessa al popolo ebraico, parliamo di Terra Promessa come Regno di Dio che si stende fino ai confini della terra". "Non ci sono più popoli preferiti, popoli eletti", ha detto. "Tutti gli uomini e le donne di tutti i Paesi del mondo sono diventati il popolo eletto. E questo è chiaro per noi, non ci si può basare sul tema della Terra Promessa per giustificare il ritorno degli ebrei in Israele e la espulsione dei palestinesi". E con un atroce quanto storico calcolo matematico-sociologico ha concluso: "Si sono portati 4-5 milioni di ebrei e si sono cacciati 3-4 milioni di palestinesi dalle loro terre in cui avevano vissuto per 14001600 anni. In conseguenza, quel che vogliamo dire è una questione politica: non bisogna basarsi sulla Sacra Scrittura per giustificare l'occupazione da parte di Israele della terra palestinese". Gianantonio Valli "L'ambigua evidenza. L'identità ebraica tra razza e nazione" Ed. EFFEPI, via Balbi Piovera n.7,16149 Genova — Prima edizione ottobre 2010 —pag.736 - Euro 50,00 per ordinarlo: teL 338-9195220, email [email protected]


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Author(s): Olodogma
Title: 1L'ambigua evidenza. L'identità ebraica tra razza e nazione.Un libro di Gianantonio Valli,recensione
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Published: 2012-11-29
First posted on CODOH: March 25, 2017, 7:34 p.m.
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