Gli ebrei gladstein yaakov e elka­na yehuda sulla negazione e sfruttamento dell'olocau­$to
Published: 2013-03-21

Il brano sotto riprodotto è tratto dalle pagg.129,130 di "Holocaustica religio, psicosi ebraica, progetto mondialista" di Gianantonio Valli, seconda edizione, ampliata, corretta e reimpostata, di "Holocaustica religio – Fondamenti di un paradigma"..."sorta di trattato teologico che analizza gli articoli di fede della Oloreligione"... Il volume può essere richiesto a http://www.effepiedizioni.com/ , a mezzo telefono (0039) 010-6423334 - 338-9195220, oppure all'indirizzo di posta elettronica: [email protected]

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(...) Il poeta Yaakov Gladstein ha scritto: "La Torah ci fu data sul Sinai e ci fu ripresa a Lubli­no"». In tal modo, «se c'è qualcosa che marchia uno come nemico degli ebrei, è la sua negazione dell'Olocau­sto. È l'estrema bestemmia. Nessun altro atteg­giamento offende a tal punto la sensi­bilità degli ebrei contempo­ra­nei. Si può passar sopra e sottiliz­zare su ogni altra dichiarazio­ne dalla sinistra alla destra, non su chi minimizza la Shoah [...] Per gli ebrei non è un sem­plice altro punto di vista, ma la dimostrazione di una man­canza di sensibilità che sconfi­na nella crudeltà. Raramente un ebreo scende a discutere su questo aspetto, sebbene qualcuno sia peri­colosa­mente arrivato a dare aiuto e sostegno ai negazio­nisti [...] Poiché, da parte degli ebrei, la Shoah è oggi lo sfondo di ogni discorsodozzine di libri sulla cala­mità continuano ad essere editi ogni anno – dobbiamo esaminare in dettaglio i limiti e le costrizioni a tali sfide [...] Per molti ebrei della mia età, l'Olocausto è la nostra introduzione al giudaismo [...] Ci costrin­ge a pensare da ebrei, per molti di noi, per la prima volta [...] Insieme alla creazione dello Stato di Israele, la Shoah è il massi­mo evento degli ultimi due millen­ni di storia ebraica,...». Nulla possono quindi contare, per l'agire/sentire degli American Jews e di tutti i figli di Giacobbe, i moniti espressi su Haaretz, il 16 marzo 1988 in "Dimenti­care", dall'ex oloscam­pa­to decenne ausch­witziano Yehuda Elka­na, direttore a Tel Aviv del­l'I­stituto per la Storia della Scienza e della Filosofia, e a Gerusalemme dell'Isti­tuto Van Leer: «Un clima in cui un'inte­ra nazione fa dipendere il proprio rapporto col presente e la propria visione del futuro dagli insegnamenti del passato è un pericolo per il futuro di ogni società che, come in ogni altro paese, vuol vivere in relativa tranquillità e sicurez­za [...] anche la stessa democrazia è minacciata, se il ricordo delle vittime del nazi­smo ha un ruolo attivo nel processo politico. Tutti i regimi fascisti con le loro ideologie l'hanno capito [...] Quando si adopera la sofferenza del passato come argomento poli­tico, è come se si chiamassero i morti ad allearsi nel processo democra­tico dei vivi [...] Il perico­lo maggiore per il futuro di Israele lo vedo nel fatto che l'Olocausto è stato inculcato sistemati­camente nella coscienza dell'opinione pubblica israeliana; e questo colpisce particolar­mente la gran parte della popolazione che non ha vissuto l'Olocau­sto, come anche la generazione dei figli nati e cresciuti in questo paese. Per la prima volta

capisco quali tristi conseguenze comporta il fatto che ogni bimbo israe­liano venga inviato a Yad Va­shem,

e non una sola volta.

Cosa pensia­mo di ottene­re, iniziando a tali esperienze dei fragili bimbi?

La nostra ragione, i nostri stessi cuori erano chiusi e non volevano capire, ma da loro abbiamo preteso: "Ricor­date­vi!" A che scopo? Cosa deve farne un bambino, di tali ricordi? Probabil­mente, molti di loro intendono queste immagini orrorifiche come appelli al­l'odio. Il "Ricordatevi" ha po­tu­to essere interpre­tato come invito ad un cieco odio perenne. Può ben essere che la pubblica opinione mondiale si ricordi ancora a lungo. Non sono certo, ma in ogni caso un tale far ricordare non dovrebbe essere nostro compito. Ogni nazio­ne, anche la tedesca, deve decidere da sé, nel contesto delle sue riflessio­ni, se vuole ricordare. Noi invece dobbiamo dimenticare. Per i capi della nazione non vedo compito politico o pedago­gico maggio­re del comin­cia­re dav­ve­ro a dedi­carsi a formare il futuro, e non a occu­par­si mattina e sera dei simboli, delle commemora­zioni e dell'in­se­gnamento del­l'Olo­causto. Dob­bia­mo respin­gere dal­la nostra vita la dittatura della memoria storica». Ed ancora, inter­vi­stato nel marzo 1994: «Bisogna rimettere in di­scus­sione il concetto di umanesi­mo, poiché esso postula l'esisten­za di un qualcosa come la "natura umana", concetto occi­dentale, eredità del secolo diciottesi­mo e dei Lumi, al quale, per quanto mi tocca, non credo affatto [...] Il culto del genoci­dio, particolar­mente per quelli che non l'hanno vissuto, non ha fatto altro che generare tra gli ebrei un'insopportabile hybris morale [gli ortodossi starnuti­rebbero: chutzpah]. Peggio, ha imbri­gliato tutta le creatività, sosti­tuen­dola con un'arroganza che pretende di legittimarsi attraverso un'eterna persecuzio­ne. In Israele più la memoria della Shoah è ossessiva, col suo corteo di mani­po­lazioni politiche, più il livello intellettuale si abbassa, nelle università, nella musica, nelle arti. La letteratura soltanto è risparmia­ta, ma per quanto? [...] Sono i singoli che devono gestire la loro memoria, non la società. Che giova, ad esempio, alle vitti­me l'apertu­ra di

luoghi turistici, a Washing­ton come a Los Angeles, sotto forma di musei del­l'O­locausto?

Io non so se Israele neces­sitasse davvero del processo Eichmann. Ciò che però so è che quel proces­so ci ha causato dei danni, ha risve­gliato in noi lo spirito di vendetta. Peggio ancora, ci ha illuso che questa vendetta fosse possibile.

Per me sono assurde le visite dei liceali, organizzate oggi dalle scuole israeliane ad Auschwitz. Provocano devastazioni morali.

Rafforza­no, tra i giovani, l'impressione che il mondo sia contro di loro. Con tale culto della me­moria il mio paese, Israe­le, ha inoltre avuto un'influsso estrema­mente nefasto su tutte le comunità diaspori­che»

(in realtà, Rabbi Michael Goldberg concorda serafico che «the prosecution's chief aim was essentially an edu­ca­tio­nal one, sostan­zial­mente lo scopo principale dell'accusa fu di educare. Si cercò, attraverso la testimo­nianza dei soprav­vis­suti, di far sì che i giovani israeliani si identificas­sero con le vittime; alla fine lo scopo fu raggiunto»). Iconoclasta il pur apprezzabile Elkana? Ma nient'affatto, ché un vero ebreo non può essere, per defini­zio­ne, iconoclasta, ma solo apostata. Ed El­kana apo­stata proprio non è; cerca solo di difendere gli inte­ressi del suo po­po­lo, minacciati dalla sempre meno tollerabi­le arro­gan­za dei suoi portapa­ro­la. Qualche revi­sionista potrebbe scorgere nelle sue parole un segno della vittoria delle tesi tanto a lungo sofferte dagli spiriti liberi; la conclusione non è tuttavia così semplice, poiché nessun vero ebreo sarebbe ingenuo a tal punto. Nessuna ammissione fa infatti, il nostro Elkana, sulla sostanza del problema. Dia­spora, Olocausto e Stato d'Israele – vale a dire ebrai­smo, giu­daismo e sioni­smo – sono non solo concetti ma realtà insepara­bili. Chi, per difetto d'infor­mazione, debolezza intellet­tua­le, tatticismo operativo o nell'illu­sione di fuggire la ridicola e devastante accusa di «antisemi­ti­smo» (vedi, per tutti, il Theo­dorakis del­l'intervi­sta rilasciata ad Ari Shavit) si voglia unicamente antisionista e non anche anti­ebrai­co e an­ti­giudai­co, non solo si scon­trerà sempre con la più che giusti­ficata diffi­denza degli Arruola­ti, ma soprattutto pregiudi­cherà ogni sforzo per com­prende­re l'es­senza ideo­lo­gica e l'azione po­litica del giudai­smo. E quindi, per esprimere un fondato giu­di­zio sul passato, capi­re il presente, di­scer­ne­re le prospettive per l'avve­ni­re.(...) __________


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Author(s): Olodogma
Title: Gli ebrei gladstein yaakov e elka­na yehuda sulla negazione e sfruttamento dell'olocau­$to
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Published: 2013-03-21
First posted on CODOH: May 19, 2017, 5:12 p.m.
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