L'estrema pro­testa dell'anti­co soldato Rein­hold Elst­ner
Published: 2013-04-06

Rein­hold Elst­ner, settantacinque anni, laureato in ingegneria, soldato sul fronte dell’est durante la II^ guerra mondiale

(Pagg. 282→284) Il 25 aprile alle ore 20, a Monaco nella Odeonplatz, sulla piattaforma della dissa­crata Feld­herrnhal­le, l'evento più tragico, protagoni­sta il settantacin­quenne Rein­hold Elst­ner. Ad estrema pro­testa, l'anti­co soldato si intride di benzina e si dà fuoco, assoluto in silenzio e dignità. Sen-tenza di morte per l'Abie­zione bon­nia­na, l'ulti­mo ap­pello, coi versi di Schiller a chiusura: «Popolo tedesco in Germania, in Austria, in Svizze­ra e in tutto il mondo, sve­glia­ti final-mente! Basta con cinquant'anni d'infinite calunnie, di o­diose incessanti men­zo­gne, di diffama­zio­ne di un intero popolo! Basta con cinquant'an­ni di mostruo­se ingiurie contro i soldati te-deschi, d'incessanti miliardari ricatti di una democrazia che, degenere, incita all'odio! Basta con cinquant'anni di vendet­ta sionista, di men­tita giustizia! Basta, soprattutto, con cin-quant'anni di lacerazione delle famiglie ad opera dell'infame vilipendio dei padri e dei nonni! Quanto si rovescerà sul nostro popolo, immane cascata di menzogna, nell'Anno del Giubi­leo, lo si può solo immaginare. A settantacin­que anni non posso più fare molto, e tuttavia col mio rogo voglio accende­re un chiaro segnale di coscienza. E quan­d'anche un solo tedesco giun-gesse a co­scien­za e trovasse la via della veri­tà, allora il mio sacrificio non sarà stato vano. Non mi è rimasto altro mezzo, dopo che in cinquant'anni è morta ogni speranza che si affer­masse l'umana ragio­ne. In quanto profu­ghi, speriamo soprattutto che ci venga data la stessa possibilità che agli israelia­ni: tornare "a casa" dopo duemila anni, senza proscrizione! Dov'era quella democrati­ca parità di diritti che ci era stata promessa, quando già nel 1919 milioni di tedeschi sono stati cacciati dalle loro terre? Ancor oggi portiamo questo fardel­lo, ma delle sue pesanti conseguenze siamo noi ad essere colpevoli! No, dobbiamo finirla! Sono un tedesco dei Sudeti, mia nonna era ceca, e per parte sua avevo parenti cechi ed ebrei, una parte dei quali è passata per i campi di Buchenwald-Dora e The­re­sien­stadt. Non sono mai stato iscritto alla NSDAP, e neppure ho mai fatto parte di una qualsiasi organizzazione nazionalso­cialista. Coi nostri parenti non tedeschi abbia­mo sempre avuto ottimi rapporti: ci scambiavamo le visite, ci prestavamo reciproco aiu­to. In tempo di guerra Ostar­beiter e prigionieri di guerra francesi hanno lavorato nel nostro negozio di alimentari e nel nostro panificio. Tut­to si svolse nella massima correttezza, sicché il negozio non fu mai saccheg­giato e fu sempre, dall'arrivo dei francesi e fino al loro rimpatrio, guardato da una sola persona. Il 10 maggio [1945] abbiamo accol­to i nostri parenti già detenuti nei campi di concentramento. L'anima di questi atti di solidarietà fu un mio zio ebreo di Praga, che con orrore aveva assisti­to alla carneficina dei tedeschi nella sua città. E l'orrore può esserci soltanto laddove fino a quel momento non si è mai provato nul­la di simile. Ho militato nell'eserci­to della Grande Germania, fin dal primo giorno sul fronte orientale, sempre e solo all'Est; in seguito sono rimasto all'Est diversi altri anni come prigio­niero, occupato nelle riparazioni di guerra. «La Notte dei Cristalli del 1938 è rimasta scolpita nella mia memoria, perché nei pressi della sinagoga avevo incontrato una mia compagna di università in lacrime, ebrea. Ma rimasi altrettanto impressionato quando in seguito, in Russia, vidi le chiese profanate: vi erano pecore che belavano, maiali che grugnivano, macchinari che face­vano un gran fracasso; mas­simo della profanazione, le chiese erano state trasformate in mostre di ateismo. E tutto avveniva con la complicità e la collabora­zione più che attiva degli ebrei. Tra gli individui che, stretti colla-boratori di Stalin, facevano parte dei grandi massacrato­ri, i più feroci furono la cricca dei Kagano­vic: sei fratelli e una sorella. In confronto a loro, i presunti criminali SS furono inof-fensivi. Dopo il "ritorno in patria" dalla prigionia (quale beffa per un profugo!), venni a sapere ciò che era accaduto nei campi di concen­tramento, ma senza che mai mi ve­nis­se detta una parola sulle camere a gas e sulle gasazioni. Al contrario, venni a sapere di Theresienstadt e di Buchen­wald-Dora: vi erano perfino dei bordelli per i prigionieri. Questo sapemmo allora! Poi, al processo per Auschwitz, e perciò non solo a Norim­berga, il signor Broszat dell'I­stituto di Storia Contempora­nea dichiarò che quei sei milioni erano un numero simbolico e che non c'era prova alcuna degli stermini di massa, nemme­no di quelli col gas, nei campi di concentramento situati nel Reich. Ciononostante a Buchenwald, Dachau, Mauthausen, etc. ci vennero mo­stra­ti nei decenni succes­si­vi i mai esistiti edifici adibiti alle gasazioni. Menzogne, null'altro che menzogne, sempre e solo menzo­gne fino ad oggi! Questo mi fu chiaro solo in seguito, quan­do lessi dozzine di opere edite nel dopo­guer­ra, soprattutto quelle di autori ebrei e antifascisti. Inoltre, da più di due anni fui ricoverato all'ospedale militare di Porchow, dove già nel primo inverno, a causa dei pidocchi, era insorto il pericolo d'una epidemia di tifo petecchia­le, cosicché gli ospe­da­li militari e gli alloggia­men­ti delle truppe venivano disinfestati col "gas usato nei campi di concentramen­to". Sebbene non facessi parte del personale adibito alla disin­fe­stazione, venni a conoscere le rigide misure da usare per l'impiego del gas, cosic­ché tutti i libri sui campi di concentramen­to letti finora, con le loro affermazio­ni sul­le gasazio­ni av-venute nel Reich, devono essere confinati nel regno delle favole. «Que­sto certamente è il motivo per cui dopo il 1945 si è "venuti a cono­scenza per via giu­di­ziaria" di tutti i rapporti sui campi di concentramento, per la qual cosa viene vietata ogni discussione. Ma anche in questo caso le menzogne hanno le gambe corte. Ciò che fa specie è il fatto che, svanite le "camere a gas" nei campi all'interno del Reich, nessuno si sia chiesto che fine abbiano fatto i "gassati". Nel 1988 la seconda rete televisiva tedesca trasmise nel pro-gramma Kennzeichen J un reportage su Babi Yar, nel quale si documentava che 36.000 ebrei erano stati uccisi sotto una montagna di terra fatta saltare (ovviamente) dalle SS. Nel 1991 la moglie del dottor Kayser, di Monaco, produsse un altro reporta­ge proprio su Babi Yar, ma so-stenendo che i 36.000 ebrei erano stati uccisi in una profonda fossa e poi bruciati. Per ulteriori notizie si rimandava a una libreria di Costanza che vendeva La Shoah di Babi Yar. Il giorno che uscì il libro, la televi­sio­ne trasmise un servizio da Kiev, dove una commissione di ucraini aveva esami­nato circa 180.000 cadaveri, che ri­sultarono poi essere tutti vittime di Stalin: del-l'eccidio, i tedeschi non avevano responsabilità alcuna. Ma dappertutto nel mondo si erigono monumenti in ricordo di Babi Yar, e i colpevoli sono sempre i tedeschi. Dopo che, secondo il signor Broszat, ci hanno mentito su dozzine di campi all'interno del Reich, non presto più fede alle storie e alle favole sui campi in Polonia, che erano semplici campi di concentramento, comun­que vengano oggi definiti. Egualmente, non credo più alle prediche del dopoguer­ra, per le quali noi tedeschi saremmo una nazione smaniosa di guerra. «Al contrario, la Germania ha sempre man­tenuto la pace dal 1871 al 1914, mentre la Francia e l'Inghilterra, le meravigliose democrazie, conquistava­no la maggior parte dell'Africa e ampliavano le loro colonie in Asia. Gli USA guerreggiava­no contro Spagna e Messico, la Russia contro Turchia e Giappone. Particolar­mente cinici giudico gli USA: ci hanno aggredito due volte, per renderci democratici. Quegli stessi USA stermina­ro­no sistematica­mente i pelli-ros­sa, e ancora oggi trattano i negri come uomini di seconda classe. Non solo tra i miei parenti, ma anche in Russia ho conosciuto ebrei cortesi e pronti all'aiuto. Così è stato a Gorki, ove una dottoressa ebrea ha curato i miei malanni agli occhi e la mia pleurite. Ma ho anche sentito parlare molto male di que­sta razza. Ad esempio, Churchill ha scritto sul London Sunday He-rald dell'8 febbraio 1920: "Dai tempi di Spartacus Weishaupt, passando per Marx, Trockij, Bela Kun, Rosa Luxemburg ed Emma Goldman, s'accresce con­ti­nuamente que­sto complotto pla­netario che cerca di distruggere la civiltà e di riorganizzare la società sulla base di un'invidia sempre maggiore e di un'impossi­bile uguaglianza [...] Nell'Otto­cento tale complotto animò la sovversione; oggi questa banda di strani personaggi prove­nienti dai bassofondi delle metropoli europee e americane ha preso per i capelli il popolo russo, facendosi guida incontrastata di questo potente impero. Non serve ingi­gantire il ruolo che questi ebrei internazionali, atei per la maggior parte, hanno avuto nello sviluppo del bol-scevismo". Si potrebbe davvero citare un tale insignito del Karls­preis [premio per l'attività svolta in favore dell'unificazione europea, che fu conferito anche a Churchill]! Inoltre, scrisse un certo Samuel Johnson nel Settecento: "Non so cosa sia da temere di più, se strade piene di soldati usi al saccheggio o soffitte piene di scribacchini usi alla menzogna". Oggi, dopo il 1918 e il 1945, noi tedeschi do­vremmo sapere ciò che c'è da teme­re di più! Animo saldo in grande dolo­re / aiuto, dove piange l'innocente / eternità del giuramento / verità nei confronti dell'amico e del nemico / orgoglio virile davanti ai troni. / Fratelli, valgano il grido ed il sangue: / il merito abbia i suoi onori, / rovina vada al nido della frode. Nido di Menzogne: Ignatz Bubis [allora presi­dente dello Zentralrat der Juden in Deutschland] e compagni». Il 10 maggio, quindici giorni dopo il Freitod, mentre la demopolizia imper­ver­sa impe-dendo la posa di corone e fiori sul luogo del rogo e malmenan­do/arrestan­do i recalci­tranti, l'oscena Donnola Wiesel svolazza sulle Stuttgarter Nach­richten, dichiaran­do che, malgrado l'e­si­stenza di leggi ade­gua­te, in Germania man­ca il «clima» per una lotta a tutto cam­po con­tro i «neonazisti»: «È necessario crea­re un ambiente che renda im­possibile l'esi­stenza di questa gente». Infatti, un anno dopo, per aver pubblicato, peraltro senza cmmentarla, l'ultima lettera di Elstner, seque­stra­ta dalle autorità, l'editore del Zirkelbrief der Notverwal­tung des Deutschen Ostens "Lettera circolare dell'ammi­ni­strazione d'e­mergenza dell'Est tedesco" viene dan­nato a 9600 marchi d'ammen­da per Volks­verhetzung. ----------------


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Author(s): Olodogma
Title: L'estrema pro­testa dell'anti­co soldato Rein­hold Elst­ner
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Published: 2013-04-06
First posted on CODOH: June 7, 2017, 2:46 p.m.
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