1944, progetti USA per l’Europa: il Lavaggio del cervello tedesco e d'Europa
Published: 2013-04-29

26 aprile 2013

ESCLUSIVO !!! PROGETTI USA PER L’EUROPA

«Così vi vogliamo…E cosi sarete…»

Tratto da Storia in Rete, aprile 2013. Ringraziamo Fulvio per il documento.

progetto usa,lavaggio cervello 1

Inquietanti e preveggenti: due rapporti stilati nel 1944 e nel 1945 dall’OSS raccontano i progetti di alcuni ufficiali dell’intelligence USA per allineare rapidamente l’Europa alle esigenze politiche di Washington e per attuare un vero e proprio lavaggio del cervello collettivo per l’intero popolo tedesco (1).

E più di qualche indizio mostra che molti di quei «consigli» vennero ascoltati e messi in atto pochi mesi più tardi…

di Emanuele Mastrangelo

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«Le possibilità di accompagnare attività borsistiche e bancarie con quelle di controllo [...] saranno senza dubbio da annoverarsi fra i più potenti strumenti per modellare la vita economica e politica in Europa. Già ora circoli della finanza internazionale, con l’approvazione degli Stati Uniti e del governo britannico, stanno contemplando e pianificando di stabilire in Germania – e in Europa più in generale – istituti bancari con un’intelaiatura internazionale, comparabile alla Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, che possano attivamente impegnarsi nella vita finanziaria tedesca ed europea».

La citazione che avete appena letto non proviene da un sito internet complottista. Uno di quelli che credono agli «illuminati» o che parla della Trilaterale e del gruppo Bilderberg mescolando informazioni attendibili con illazioni paranoiche. E’ la letterale traduzione di uno dei passaggi di un documento datato 10 settembre 1944. Avete letto bene: «10 settembre 1944». Il rapporto è stato redatto dai servizi segreti militari americani dell’epoca (OSS) ed è rimasto sepolto finora fra le carte degli Archivi Nazionali di College Park (Maryland) nella cartella classificata RG 226, Entry 108b, box 67. Gli autori del documento sono Jan E Libich e H. F. Broch de Rothermann, agenti del 2677° Reggimento OSS Operazioni Psicologiche [Moral Operations) di stanza a Roma. La relazione era indirizzata al capo del Settore Operazioni Psicologiche dell'OSS, colonnello Kenneth D. Mann, entrato in carica il maggio precedente. Dalla lettera d'accompagnamento alla relazione, essa appare un motu proprio dei due agenti che si «prendono la libertà» di sottoporre al loro superiore una serie di proposte. Proposte che riguardano non tanto il modus operandi delle operazioni di guerra psicologica quanto il disegno di una strategia di lungo periodo e di dimensioni internazionali, ben oltre i limiti operativi di un'unità specializzata nella propaganda di guerra. Libich e de Rothermann, infatti, propongono al colonnello Mann un vero e proprio piano di ricostruzione politica e sociale della Germania (e più in generale dell'intera Europa occupata dagli Alleati) con lo scopo di «salvaguardare l'interesse americano attraverso il modellamento della pubblica opinione e il controllo politico». Un progetto e una rete di agenti da tenere segreto, celato soprattutto alla stampa americana, «sempre a caccia di scoop».

In breve, il menu previsto non era né leggero né indolore: si andava, come visto, dal controllo dei sistemi bancari dell'Europa occupata dagli Alleati alla possibilità di stabilire reti di tipo «stay behind» non tanto per combattere il pericolo comunista (che pure i due autori avvertono) quanto per tenere sotto controllo gli Stati europei se necessario coll'impiego del terrorismo. Dal controllo dei media attraverso la concessione o la negazione di finanziamenti attraverso la pubblicità al discredito di politici e partiti non favorevoli agli interessi americani in Europa... Un meccanismo di controllo capillare e sistematico, destinato ad agire non solo ai vertici di Stati destinati a diventare satelliti, ma in profondità, nei gangli vitali di una popolazione fino a plasmarne lentamente la forma in senso gradito al vincitore. Un panorama che alcuni autori - come il tedesco Caspar Schrenck-Notzing nel suo «Il lavaggio del carattere. L'occupazione americana della Germania e le sue conseguenze» (Edizioni del Borghese, 1965) - avevano intuito, ma che non avevano mai potuto provare carte alla mano. Fino alla scoperta dei documenti che andremo ad analizzare nelle prossime pagine.

progetto usa,lavaggio cervello 2

Grazie all'attività del 2677° Reggimento dell'OSS, la Roma da poco liberata dall'occupazione nazista, nell'estate 1944 è stata una delle sedi più importanti dell'OSS (l'antenato militare di quello che diventerà l'agenzia civile dell'intelligence americana, la CIA) durante la Seconda guerra mondiale. Il suo scopo era quello di produrre propaganda antinazista e antifascista per la 5a Armata americana e collaborare con l'8a britannica per gli stessi obbiettivi. La sezione «Morale Operations Rome» in realtà stampò gran parte del materiale propagandistico dell'OSS, utilizzando proprio una tipografia romana, lo Stabilimento Aristide Staderini, situato in via Baccina 45 (nel Rione Monti). La sua attività andava dalla produzione di giornali per la Resistenza antifascista (come «La Riscossa Italiana») a pubblicazioni alleate per i tedeschi (per esempio il foglio «Das Neue Deutschland»), destinati a essere diffusi oltre le linee nemiche per via aerea. Ma era contemplata praticamente ogni forma di propaganda stampata: dalle cartoline (famigerate furono quelle pornografiche ideate da Edmund E Lindner, nome che troveremo più oltre in questo articolo, e che rappresentavano varie scene morbose con lo scopo di angosciare i militari al fronte: donne in atteggiamenti lesbici; membri del Partito Nazista che fanno sesso con le mogli e fidanzate dei soldati o che violentano i loro figli etc.) ai volantini salvacondotto, fino alle false buste da lettera e francobolli tedeschi (lo stesso numero del reggimento è quello di un inchiostro prodotto dall'industria Usa «Pantone Inc.» e usato per falsificare i francobolli da 6 pfennig del Reich), che poi sarebbero state diffusi in Germania da prigionieri tedeschi passati al nemico (operazione Sauerkraut).

Ma evidentemente l'editoria di propaganda non doveva essere la massima aspirazione degli agenti del 2677° Reggimento OSS. Il lungo rapporto che Libich e Rothermann inviano nel settembre 1944 al loro superiore è un piccolo saggio di politica estera che vuole gettare uno sguardo al dopoguerra che si immagina prossimo anche se le armate anglo-americane e russe non sono ancora fisicamente entrate in Germania ma stanno rapidamente riconquistando i territori che a Est e a Ovest Hitler aveva occupato tra il 1939 e il 1941. L'Europa - si dice nel rapporto - deve essere «rieducata e convertita» ai princìpi democratici da parte alleata. In particolare, secondo Libich e Rothermann, «se gli Alleati saranno in grado di eliminare definitivamente ogni pericolo di aggressione o politica di potenza da qualunque Germania dotata di unità territoriale e regime nazionalista, [questo pericolo] sarà reso pressoché impossibile ovunque». La Germania, infatti, è ben lungi dal considerare l’ipotesi di una resa sebbene a settembre 1944 sia sotto pressione su tutti fronti con la perdita della Francia, di gran parte dei Balcani e abbia visto il dilagare dei sovietici in Polonia e sul Baltico tanto da poter ipotizzare un improvviso collasso dell’impero hitleriano. Il rapporto dell’OSS identifica bene il morale del popolo tedesco ed esclude che - in qualsiasi maniera il Terzo Reich possa essere alla fine schiacciato – i tedeschi possano in qualche misura considerarsi dissociati dal regime nazista. Anzi, secondo Libich e Rothermann, «l’integrazione dell’intera Germania all’interno della cornice nazionalsocialista è così intricata» che anche se altri gruppi di cospiratori (come quelli che il 20 luglio precedente avevano tentato di assassinare Hitler senza successo) fossero riusciti a rovesciare la dittatura, dovevano comunque essere considerati invischiati in quelle «concezioni nazionalistiche e totalitarie che da molto tempo sono state rimosse dai concetti politici e dagli obbiettivi degli Alleati». Dunque la conclusione è che nessun merito di un’eventuale caduta del regime nazista può essere comunque attribuita a gruppi interni alla Germania, ma solo ed esclusivamente agli sforzi delle armi alleate.

progetto usa,lavaggio cervello 3

Per Libich e Rothermann le conseguenze di questo quadro sono chiare: Hitler non si farà trascinare davanti a un tribunale, ma cercherà piuttosto una fine gloriosa o un suicidio. Profetici in questo, i due agenti dell’OSS evidenziano il rischio che una morte da martire possa trasformare il Führer in una bandiera e in un mito per il dopoguerra. Il tutto per un popolo che per «evoluzione storica e temperamento psicologico è più incline all’accettazione del totalitarismo che non dei principi democratici». Era largamente diffuso allora, infatti, il pregiudizio secondo cui i tedeschi – gli «unni» descritti dalla propaganda britannica del 1914-18 – fossero congenitamente inclini al nazionalismo, al militarismo, al totalitarismo e pertanto costituissero una minaccia per il mondo. Una convinzione che è alla base dei programmi di «rieducazione» che sono stati condotti nel dopoguerra in Germania e Giappone (ma anche in Italia, seppure in maniera più discreta) sulla scala di intere nazioni sottoposte a lavaggio del cervello collettivo.

Una «rieducazione» che gli stessi autori del rapporto però riconoscono come difficoltosa. In parte perché il Nazionalsocialismo ha forti richiami simbolici e mitici («sangue e suolo, razza e volk») che invece la democrazia non possiede. Ma soprattutto perché mancherebbe all’interno del popolo tedesco una classe di insegnanti antinazisti sufficientemente ampia per poter rieducare almeno i giovani, e l’impiego di emigrati potrebbe essere chiaramente riconosciuto dai giovani tedeschi come strumentale, riconoscibile come «ispirato dal nemico» e dunque foriero più di resistenza che di simpatia verso i principi portati avanti dagli Alleati. Questa difficoltà – secondo Libich e Rothermann – dovrebbe spingere gli Stati Uniti a evitare una campagna di rieducazione massiccia immediatamente dopo la fine della guerra – sia in Germania che negli altri paesi europei – ma lasciare che questa evoluzione avvenga in tempi più ampi e naturali, «limitando i propri sforzi a orientare questa evoluzione all’interno di percorsi appropriati, sopprimendo ogni sviluppo politico che potenzialmente conduca nuovamente a politiche di aggressione o totalitarie in Germania o – per lo stesso obbiettivo – in Europa in genere, che vadano in contrasto con gli interessi degli Stati Uniti e incoraggiando e spalleggiando al contempo quegli sviluppi politici in armonia con le politiche statunitensi e alleate» [le ripetizioni del termine «politico» sono nell'originale NdA]. In poche parole, sostengono Libich e Rothermann, l’obbiettivo va ridotto dalla «rieducazione politica» al semplice «controllo politico e modellamento della pubblica opinione».

E’ a questo punto che i due autori iniziano a presentare le loro proposte per il raggiungimento di questo obbiettivo. Proposte che in maniera inquietante rimandano alle teorie complottiste più in voga negli ultimi decenni. La storia dimostra – continuano Libich e Rothermann – che non è più sufficiente avere un controllo a posteriori degli sviluppi politici nei paesi europei. L'ascesa del Nazismo in Germania ne è la prova. Sostanzialmente, «prevenire è meglio che curare»; a questo punto Libich e Rothermann propongono la creazione «oltre alle comuni agenzie di controllo e rappresentanza istituite con lo scopo dì salvaguardare gli interessi degli Stati Uniti, un’agenzia non ufficialmente identificabile con il governo statunitense o gli interessi degli Stati Uniti, che deve essere in grado di influenzare e intervenire nelle questioni politiche tedesche ed europee attraverso metodi sovversivi, o metodi descrivibili come «neri»» [l'intero passaggio è enfatizzato in maiuscolo nel testo originale NdR]. Qualcuno ha poi sottolineato a matita i termini «subversive methods» e «black» appuntando a margine il commento «confused». Candidato ideale per questo futuro servizio segreto deviato è ovviamente secondo Libich e Rothermann la stessa MO Branch dell’OSS, per l’addestramento, i trascorsi e le abilità di alcuni suoi elementi e l’esperienza maturata in guerra.

Il dopoguerra sarebbe il terreno ideale per stabilire un’agenzia di questo genere: «la scomparsa di ogni cliché politico, il collasso della struttura economica e politica e soprattutto la disintegrazione di ogni valore e stile di vita fino ad allora proclamato e imposto tenderanno a creare un momento di caos politico completo, culminante in un anarchico rafforzamento delle individualità che si esprimeranno in manifestazioni di giustizia «popolare» e nella formazione di innumerevoli comitati d’azione, gruppi rappresentativi di interesse e partiti politici, la maggior parte dei quali in conflitto l’un contro l’altro (come per esempio si è visto in Italia)». Una situazione di anarchia che potrebbe favorire l’affermazione del Comunismo, in particolare fra i tedeschi. Chi per prima ha letto e annotato il documento sembra aver avuto particolare interesse per questo paragrafo, perché l’ha evidenziato fra due tratti di matita. Secondo Libich e Rothermann «la perdita di ogni proprietà e del significato stesso della vita attraverso i bombardamenti [...] e la cessazione almeno temporanea di ogni vita economica e industriale, la probabile svalutazione della moneta e soprattutto l’assenza di ogni norma sociale ed etica» farebbero precipitare i tedeschi «nell’orbita comunista». L'Unione Sovietica è già considerata in questo documento il principale concorrente degli Stati Uniti nella futura occupazione della Germania e viene evidenziata la volontà di Mosca di sostituire con il suo totalitarismo comunista il vuoto lasciato da quello nazionalsocialista («a causa delle forti somiglianze con le nozioni sociali ed economiche di base su cui è fondato il Nazionalsocialismo») destinato a scomparire per effetto della sconfitta militare totale. Un’avanzata comunista nel centro dell’Europa, insomma, «andrebbe contro la politica degli Stati Uniti» e uno degli scopi di questa agenzia segreta sarebbe quello di «contrattaccare o almeno attenuare queste tendenze totalitarie comuniste».

Ma quali sarebbero stati gli obbiettivi principali di quest’agenzia segreta della MO Branchi? Innanzi tutto frustrare qualunque tentativo di riunificazione tedesca dopo la sconfitta «almeno finché l’intero popolo tedesco non abbia imparato a comportarsi secondo i concetti dei principi democratici». Una Germania unita, infatti, «è una minaccia per gli interessi e le politiche degli Stati Uniti». Una Germania divisa al suo interno sarebbe invece «facile da influenzare e dirigere affinché i tedeschi possano gradualmente accettare ed evolversi verso un’ideologia democratica». Divide et impera, insomma, un concetto che evidentemente non sfuggiva a Libich e Rothermann che rafforzano la loro proposta citando l’episodio storico delle legioni romane di Varo distrutte dal capo germanico Arminio a Teutoburgo: finché i Germani sono stati divisi, i Romani furono invincibili; quando si unirono riuscirono a sconfiggerli). Ma la divisione della Germania negli Stati pre-unitari è utopistica, secondo gli autori del documento, in un mondo industrializzato e modernizzato. Molto meglio, allora «mantenere uno stato di discordia politica attraverso metodi di sovversione politica».

Visto che il contenimento del Comunismo sarebbe diventato una delle principali preoccupazioni postbelliche, la Sezione Guerra Psicologica si sarebbe dovuta impegnare nel coagulare nelle fasce conservatrici della società tedesca gruppi avversi a Mosca: i cattolici del sud, le popolazioni rurali, i borghesi. Accanto a questi gruppi la MO Brandi si sarebbe impegnata a realizzare campagne di discredito del Comunismo enfatizzandone i suoi aspetti più radicali come – portano ad esempio gli autori – accadde per Robespierre e i Giacobini, screditati proprio dall’esagerazione cui spinsero le loro campagne moralistiche e che fu sfruttata dai circoli aristocratici per rovesciarli. Una tattica ovviamente impiegabile, comunque, contro qualunque altro partito che possa manifestare tendenze autocratiche o pangermanistiche. E sempre continuando in punta di esempi storici, Libich e Rothermann citano anche Richelieu e la sua politica di salvaguardare l’equilibrio delle potenze europee «incoraggiando le secolari querelle allemandes» e la predilezione tedesca per il settarismo politico, le discussioni retoriche e la divisione in partiti e fazioni. Un terreno fertile per l’azione di un’agenzia segreta: «i partiti, i leader o gli esponenti politici indesiderabili dal punto di vista degli Stati Uniti possono essere soppressi, screditati o indeboliti (per esempio rivelando aspetti sfavorevoli del loro passato politico, accusandoli di corruzione, frode, favoritismo, o «esponendo» le loro presunte relazioni compromettenti o documenti di guerra sconvenienti) mentre altri partiti o personalità politiche, consone agli affari degli Stati Uniti, possono essere supportati, rafforzati e propagandati mettendo i partiti l’un contro l’altro, enfatizzando le divergenze di interessi regionali, economiche o religiose, inasprendo le differenze di classe» eccetera.

A questo punto Libich e Rothermann iniziano una lunga digressione sul futuro ruolo che potrebbe giocare l’Austria nelle attività centro-europee. I due autori puntano sugli aspetti storici e geografici del paese alpino ma soprattutto su quelli che loro ritengono essere i caratteri distintivi della psicologia degli austriaci: indolenza, tendenza al pettegolezzo, disincanto, conservatorismo e passività, oltre a un’innata predisposizione alla malignità nei confronti del loro stesso governo. Tutti attributi che tornerebbero utili a un’agenzia dell’OSS. Sebbene, infatti, questo presunto carattere austriaco sia ben lontano dall’essere l’ideale per una conversione politica, risulta invece comodo per trasformarlo in un veicolo per disseminare dicerie, attacchi e direttive politiche nei paesi limitrofi e in particolare in Germania.

Rientrando quindi nel solco della proposta operativa, i due autori passano a sottolineare l’importanza di un rapidissimo dispiegamento nella Germania e nell’intera Europa centrale di uomini del MO Brandi affinché possa essere stabilita quella rete necessaria alla creazione dell’agenzia segreta: «il ferro recalcitrante delle masse europee potrà essere forgiato soltanto nel calore dell’effervescenza rivoluzionaria». Ogni ritardo risulterà fatale alla futura rete segreta statunitense e aumenterà le difficoltà di copertura delle attività. Un rischio fortissimo poiché «l’agenzia non deve essere in alcuna circostanza identificata con il governo degli Stati Uniti o gli interessi degli Stati Uniti ma piuttosto farsi percepire come influssi e tendenze che affondano le loro radici nella vita politica stessa della Germania (o in quella di ogni altra nazione che possa essere bersaglio di queste operazioni)». A seconda del momento – iniziale occupazione o controllo alleato di un territorio oppure il periodo immediatamente successivo quando «il paese e la sua vita politica siano lasciate più o meno al loro proprio sviluppo individuale», l’attività del personale della Sezione Guerra Psicologica avrebbe dovuto differenziarsi. Nel primo periodo esso avrebbe dovuto coordinarsi con le altre autorità d’occupazione per prendere il controllo dei media e contribuire a forgiare l’opinione pubblica, al contempo prendendo contatti con gli operatori dei vari settori (cinema, radio, stampa) e utilizzarli come «strumenti inconsapevoli». Alla stessa maniera si sarebbero stabiliti contatti nei partiti politici, nei sindacati e nelle redazioni dei giornali per influenzare più in generale la vita politica «affinché si conformi a quella dettata dal Dipartimento di Stato», in collaborazione con gli uomini del servizio di intelligence dell’OSS. Libich e Rottermann a questo punto si lasciano andare a una raccomandazione: «non c’è nemmeno bisogno di dirlo, ma l’instaurazione di questi contatti e l’esercizio di influenza e – se necessario – di pressioni deve essere svolto quando possibile con discrezione e non deve mai essere riconducibile all’agenzia, alle direttive ufficiali degli Stati Uniti o ai suoi interessi: i consigli dati dal personale dell’agenzia dovrebbero apparire come quelli di un disinteressato estraneo, preoccupato solo degli interessi del paese in cui è dislocato: mormorii, accuse di frode o favoritismo etc. diretti contro personalità politiche e mirati a creare frizione e antagonismi dovrebbero apparire come indiscrezioni “involontarie”». Un lavoro che – continua il rapporto – può essere svolto solo da agenti che conoscano bene il paese e la sua storia e cultura.

L’impiego di strutture preesistenti sul territorio – consigliano ancora Libich e Rottermann – favorirà l’identificazione del materiale propagandistico come proveniente da fonti autoctone, e non dai servizi segreti americani. E’ evidente che l’esperienza maturata con il 2677° reggimento a Roma è stata fruttuosa: ancora oggi, per esempio, il giornale partigiano «La Riscossa Italiana» spesso e volentieri viene citato semplicemente come un foglio clandestino completamente realizzato dal CLN. Esso invece veniva concepito e stampato a Roma dai membri 2677° reggimento dell’OSS e quindi diffuso in varie maniere oltre le linee dell’Asse nel nord del paese. Nessuna traccia di questa provenienza made in USA si trova nella letteratura italiana di riferimento.

Inoltre, si consiglia nel rapporto, gli agenti della Sezione Guerra Psicologica dovranno avere una copertura credibile, magari nel settore commerciale (cosa che giustificherebbe la loro presenza in territorio straniero anche dopo la fine dell’occupazione alleata). Si tratta così di piazzare uomini giusti in posti chiave che possano servire a forgiare l’opinione pubblica in senso filo-americano. Libich e Rottermann dedicano un lungo elenco («sebbene non ci sia spazio per tutte le possibilità in tal senso») alle attività mediatiche che possono essere impiegate per favorire surrettiziamente gli interessi americani:

Le agenzie pubblicitarie, che possono acquistare spazi su pubblicazioni in stato di bisogno e che possono meritare un incoraggiamento;

Agenzie pubblicitarie e promozionali radiofoniche, per gli stessi motivi e per favorire spazi di visibilità a scopi politici;

Agenzie di stampa, con cui decidere quella che oggi chiamiamo «agenda setting» e cioè stabilire la priorità da dare a certe notizie su altre oppure quali informazioni vanno soffocate concedendo loro meno spazio;

Agenzie di distribuzione cinematografica, che giocherebbero un ruolo fondamentale nella diffusione di pellicole americane e pubblicità con cui indirettamente esercitare un’influenza sulle industrie cinematografiche locali. E ancora,

agenzie di rappresentanza o di pubbliche relazioni per affari industriali, commerciali, bancari. I dirigenti di queste aziende vengono automaticamente considerati come arruolabili fra gli agenti, per poter sfruttare i loro giri di conoscenze, contatti e influenze. E’ a questo punto che Libich e Rottermann aggiungono il passaggio con cui abbiamo aperto questo articolo, sull’importanza delle banche «internazionalizzate» create su impulso britannico e statunitense in Europa. Le conclusioni cui giungono Libich e Rottermann infatti sono proprio quelle di considerare la penetrazione economica americana come un «efficace e discreto strumento per modellare e regolare gli affari politici in Europa», democratizzandola.

Il rapporto Libich-Rottermann non sembra essere stato classificato né «segreto» né «riservato», nonostante l’indubbia importanza del suo contenuto. Sta di fatto che di esso si accorsero anche le alte sfere dell’OSS. Il documento conservato al NARA è la copia che il tenente Edwin J. Putzell, assistente amministrativo del creatore e capo dell’OSS, il maggior generale William J. Donovan, ha girato il 29 settembre 1944, a seguito di «un colloquio telefonico» fra i due, a un non meglio specificato «maggiore Roller», forse identificabile con un certo ]. Roller, il futuro tenente colonnello e comandante del Morale Operation Brauch dell’OSS fra febbraio e novembre 1945, un personaggio che sembra non aver lasciato tracce di sé. Apparentemente dunque questo rapporto potrebbe sembrare un volenteroso quanto infantile tentativo da parte di due oscuri agenti subalterni, impiegati principalmente nel settore della produzione, stampa e diffusione di materiale propagandistico per la guerra psicologica, di voler dettare linee di «grande politica». D’altronde il clima ideologico nell’America di Roosevelt era quello di un fanatico odio antitedesco. Fin da metà degli anni Trenta, infatti, negli States si erano moltiplicati i libri, pamphlet e gli articoli violentemente germanofobi [vedi box], nei quali si proponevano le più dure soluzioni finali del «problema tedesco»-, dalla sterilizzazione forzata di tutti gli abitanti della Germania – ventilata perfino da Ernest Hemingway – alla chiusura del paese in una sorta di «quarantena» fino a ridurne la popolazione a un terzo. Una forma di isterismo collettivo che non coinvolgeva solo oscuri personaggi, ma arrivava – come visto – perfino al potente Henry Morgenthau (2), ministro dell’Economia statunitense.

C’è poi un altro documento – stringato, di appena due pagine – conservato nella medesima cartella degli Archivi di Stato americani che getta una nuova, inquietante luce sulle effettive attività del 2677° Reggimento dell’OSS. Si tratta di un rapporto classificato «segreto» e indirizzato dal membro civile del reggimento Edmund F. Lindner (conosciuto col nome di battaglia di Zinder) al comandante del MO Brauch il 10 giugno 1945 (in quel periodo, J. Roller), oltre un mese dopo la fine della guerra in Europa. Si intitola «breve schema delle operazioni di guerra psicologica nella Germania postbellica». Ne riportiamo di seguito la traduzione integrale.

«1) Lo scopo della guerra psicologica nella Germania postbellica e nei campi dei prigionieri di guerra [PoWcages] è:

a) modificare la mentalità tedesca, la loro maniera di pensare, i loro desideri e speranze. Questo include lo sterminio (nel senso psicologico) del loro «hobby» per la vita militare, le uniformi e la guerra;

b) marchiare i tedeschi con un definitivo sentimento di colpa e vergogna;

c) diffondere l’avversione e l’odio fra le popolazioni tedesche, allo scopo di separare i prussiani e gli austriaci dagli altri popoli tedeschi, con ciò contrastando il loro desiderio di una più grande Germania e dividendo i loro interessi e il loro potere spirituale:

d) compromettere e screditare i movimenti politici indesiderabili in Germania;

e) creare la base di un indottrinamento democratico e influenzare la politica tedesca.

2) I seguenti mezzi possono essere impiegati per questi scopi:

a) la creazione di una stampa «sovversiva», che affermi d’essere la sola stampa libera (cioè non controllata dalle autorità d’occupazione) in Germania. La creazione di uno apposito giornale per i prigionieri;

b) incoraggiamento alla largo sviluppo di una moda stravagante per uomini e donne, evitando ogni uniformità. Ampia diffusione di riviste di moda, concorsi e sfilate etc.-,

c) la musica tedesca moderna – così come le marche e la musica giovanile -deve essere rivista e modificata in maniera che non sia più di supporto alla mentalità tedesca;

d) screditare i precedenti capi nazisti e militari, gli junkers e gli industriali con pettegolezzi sulla loro morte, fortune nascoste etc.-,

e) sviluppare le accuse di tedeschi contro altri tedeschi per crimini di guerra, corruzione etc.;

f) screditare i movimenti politici indesiderati falsificando la loro propaganda;

g) creazione di un partito politico tedesco che possa essere controllato da noi.

3) Tutto questo è solo un breve tratteggio di quello che può essere fatto. Progetti dettagliati circa la questione le verranno inoltrati dietro sua richiesta».

Edmund E Lindner è stato un civile arruolato nel 2677° reggimento. Nato a Vienna nel 1918, si occupò fra l’altro dell’operazione Sauerkraut, partecipando personalmente alla selezione all’addestramento dei soldati tedescbi prigionieri che volontariamente passavano dalla parte del nemico e che sarebbero stati rimandati oltre le linee per diffondere propaganda del MO Branch. Pare che si sia impegnato personalmente perché questi agenti doppi tedeschi dopo la guerra non fossero traditi dai comandi americani e rinchiusi nei campi di concentramento come tutti gli altri ex militari tedeschi, ma venissero ricompensati per il servizio reso alla causa alleata come gli era stato promesso. Nel dopoguerra, Lindner lavorò con successo nell’editoria a New York, mantenendo sempre un totale riserbo sul suo servizio nell’OSS. Un personaggio, dunque, di secondo piano. Eppure anche lui, come i suoi due colleghi l’anno precedente, si sentiva in grado di mandare al suo superiore a Washington (quindi, nemmeno passando per il comandante di reggimento…) una lettera con un progetto per la gestione politica della Germania e dell’intera sua popolazione nel dopoguerra. Dunque, oltre che realizzare giornali partigiani, cartoline pornografiche e volantini, di cos’altro si occupava il 2677° Reggimento dell’OSS? Una domanda destinata per ora a restare senza risposta. Tutta la letteratura di riferimento si limita a citare le attività ben note del MO Branch e in nessun caso si fa cenno ai progetti di lavaggio del cervello di intere nazioni e al controllo politico americano in Europa. Un vero e proprio «piano Morgenthau» per le coscienze dei tedeschi. Era solo il frutto dell’isterismo antitedesco diffuso dalla propaganda di Roosevelt, cui perfino gli uomini della propaganda finivano per credere? Oppure è esistito – ed è stato messo in atto – davvero un programma (o più programmi) di lavaggio del cervello dell’Europa. Un’ipotesi che se percorsa, consente di rivedere completamente la storia del dopoguerra in tutto il Vecchio Continente, facendo quadrare alcuni conti e spalancando nuove e inquietanti prospettive. E soprattutto costringendoci a rivedere la genesi, i valori e l’intero impianto della mentalità europea del secondo dopoguerra, delle categorie con cui ragioniamo e dell’ideologia politica in cui siamo cresciuti.

Emanuele Mastrangelo

Fonte: http://thule-italia.com/wordpress/archives/8742

Note di Olodogma:

1) Sulla "rieducazione" un ottimo studio del Dr. Gianantonio Valli al link, http://olodogma.com/wordpress/0072-lavaggio-del-cervello-brain-washingdistruzionealienazionerieducazione-umerziehung-dei-tedeschi-post-1945-gianantonio-valli/ , dove si descrive il metodo usato dal sistema sterminazionista per la “educazione” “finale” al sistema “migliore”, per definizione, democratico, gaskammercredente, seimilionidipendente, dopo le “educatrici” (“uccidine uno educane 100″!) forche di Norimberga, delle «camere giudicanti», dove non si parlava di imputati e condanne ma di rei ed espiazioni, del popolo tedesco e dell’intero universo goyish che fù alleato militare della Germania.

Interessantissima l’affermazione (verso la fine del testo) dell’ambasciatore americano Arthur Burns, nell’aprile 1983, davanti ad una commissio­ne congressuale tedesco-americana, quando esortò a… “ripristinare l’onore del popolo tedesco“, e cioè “a porre nella giusta luce il quadro della storia che da trentasette anni è stato ideato da una certa parte“...“L’odierna generazione dev’essere sgravata dal senso di colpa che tanto la pregiudica tra gli altri popoli“. Nei fatti i vertici olo-sterminazionisti riconoscono il loro trucco e menzogna! Purtroppo il disastro è stato compiuto! E’ ridicolo piangere sul latte versato! 2) Su tale morghentau ed il suo piano criminale anti-tedesco si hanno maggiori informazioni al link , http://olodogma.com/wordpress/0052-diciottesima-lettera-del-dottor-gianantonio-valli-al-signor-stefano-gatti/ __________


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Title: 1944, progetti USA per l’Europa: il Lavaggio del cervello tedesco e d'Europa
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First posted on CODOH: June 30, 2017, 4:53 p.m.
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