Giuseppe Flavio: Guerra Giudaica (con ampie note di Gianantonio Valli)
Published: 2013-06-27

..."oggi gli Ebrei non riconoscono validità storica ai suoi scritti"... Effettivamente...!

 Post OT

$$$_ essi_mentono_abitualmentePresentazione dell'ebreo  flavio giuseppe

..."Giuseppe Flavio nacque in una famiglia della nobiltà sacerdotale imparentata con la dinastia degli Asmonei, Giuseppe ricevette una educazione tradizionale ebraica,, molto osservante della Torah...Durante la prima guerra giudaica, iniziata nel 66, fu governatore militare della Galilea per le forze ribelli... Nella Guerra giudaica Flavio Giuseppe racconta lo svolgersi della rivolta contro i Romani scoppiata nel 66 e repressa nel 70  dalle legioni comandate da Vespasiano e da suo figlio Tito...Flavio Giuseppe sostenne che la rivolta era opera di una piccola banda di zeloti e non, come generalmente si riteneva, una insurrezione popolare. Tuttavia, a causa della presunta volontà di attirarsi i favori dei Romani scrivendo testi ad essi favorevoli, oggi gli Ebrei non riconoscono validità storica ai suoi scritti ... »...Descrisse anche gli ultimi giorni della fortezza ebraica di Masada , dove la maggior parte di coloro che la stavano difendendo si suicidò"........... ( sulla favola/mito ebraico di Masada si veda alla nota 1  il breve "dissacrante" estratto a firma Gianantonio Valli) . (2)...

Testimonianza di Giuseppe Flavio sulla storicità di Cristo

“Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, se pure bisogna chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a sé molti Giudei, e anche molti dei greci. Questi era il Cristo. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d’altre meraviglie riguardo a lui. Ancor oggi non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani” (Ant. XVIII, 63-64) (Fonti: http://www.teologiamarche.it/public/File/Giuseppe%20Flavio.pdf - http://it.wikipedia.org/wiki/Testimonium_Flavianum)

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Guerra Giudaica
Dello storico ebreo
GIUSEPPE FLAVIO
LIBRO VI
CAPITOLO SESTO

guerragiudaica-giuseppeflavio

7Libro VI:327 Tito diede ordine ai soldati di tenere a freno gli spiriti ardenti e le armi e, chiamato un interprete, cominciò a parlare per primo, il che significava che era lui il vincitore:
Libro VI:328 “Siete dunque soddisfatti delle sventure della patria, voi che senza valutare la nostra forza e la vostra debolezza con furia sconsiderata e come dissennati avete provocato la rovina del popolo, della città e del tempio, e che giustamente state per fare la stessa fine,
Libro VI:329 voi che fin da quando Pompeo vi assoggettò non avete mai smesso di ribellarvi e alla fine siete scesi in guerra aperta contro i romani? Confidavate nel vostro numero?
Libro VI:330 Ma contro di voi è bastata una piccolissima parte dell'esercito dei romani! Contavate sulla fedeltà degli alleati? Ma quale dei popoli non racchiuso nel nostro impero avrebbe preferito i giudei ai romani?
Facevate affidamento sulla vostra prestanza fisica?
Libro VI:331 Eppure ben sapete che i Germani sono nostri schiavi! Sulla robustezza delle mura? Ma quale muro rappresenta una difesa più sicura dell'oceano, che pur cingendo tutt'intorno i Britanni non impedisce che costoro si prosternino dinanzi alle armi romane? Sul vostro morale incrollabile e sull'astuzia dei capi?
Libro VI:332 Eppure sapevate che anche Cartagine noi l'abbiamo fatta cadere!
Libro VI:333 E allora a spingervi contro i romani è stata evidentemente la mitezza di noi stessi romani, che in primo luogo vi concedemmo di abitare questa terra e di essere governati da re nazionali,
Libro VI:334 e poi vi facemmo conservare le patrie leggi e vi lasciammo libertà di regolare come volevate non solo i vostri rapporti interni, ma anche quelli con gli stranieri.
Libro VI:335 Ma soprattutto vi permettemmo di esigere tributi per il Dio e di raccogliere doni votivi senza dissuadere né ostacolare coloro che li offrivano, col risultato che, grazie a noi, diventaste più ricchi e, con i mezzi che dovevano esser nostri, faceste preparativi contro di noi!
Libro VI:336 Alla fine, impinguati da tali vantaggi, sfogaste la vostra sazietà contro chi ve li concedeva, e a guisa di serpenti non addomesticati iniettaste il veleno in quelli che vi accarezzavano.
Libro VI:337 E’ chiaro che dall'indolenza di Nerone foste spinti a non darci importanza, e come fratture e strappi rimaneste malignamente latenti fino a che vi manifestaste quando il male si aggravò, e dirigeste le vostre smodate ambizioni verso sfrontate speranze.
Libro VI:338 Nel vostro paese arrivò allora mio padre, e non per punirvi di ciò che avevate fatto a Cestio, ma per darvi un ammonimento.
Libro VI:339 Se egli fosse venuto per sterminare la nazione, avrebbe dovuto attaccarvi direttamente alla radice e distruggere senza indugi questa città, mentre invece si trattenne a devastare la Galilea e il territorio circostante per darvi così il tempo di rinsavire.
Libro VI:340 Ma a voi la mansuetudine parve debolezza,e dalla nostra clemenza traeste alimento per il vostro ardire.
Libro VI:341 Quando poi scomparve Nerone, assumeste un atteggiamento quanto mai ostile prendendo animo dai nostri sconvolgimenti interni, e allorché io e mio padre dovemmo raggiungere l'Egitto voi approfittaste dell'occasione per i preparativi di guerra, e non aveste ri
tegno di disturbare dopo la loro acclamazione a imperatori coloro che già avevate sperimentato come duci pieni di umanità.
Libro VI:342 E così quando l'impero trovò rifugio nelle nostre mani, mentre tutti i sudditi in esso compresi se ne stettero tranquilli, e anche i popoli esterni inviarono ambascerie di felicitazioni, ecco che i giudei ancora una volta ripresero le armi,

Libro VI:343 e voi mandaste emissari ai vostri amici d'oltre Eufrate per incitarli alla rivolta, innalzaste di bel nuovo baluardi di mura, e vi abbandonaste alla ribellione e alle contese dei caporioni e alla guerra civile, le sole cose che si addicevano a individui così perfidi.
Libro VI:344 Poi, contro questa città arrivai io con gli ordini severissimi che mio padre, suo malgrado, aveva dovuto darmi. Mi fece piacere di apprendere che il popolo nutriva intenzioni pacifiche.
Libro VI:345 Quanto a voi, prima che si riprendesse la guerra vi invitai a deporre le armi, e nel corso delle ostilità vi usai a lungo clemenza: diedi garanzia ai disertori, mi comportai lealmente con i supplici, risparmiai molti prigionieri costringendo chi voleva torturarli a non farlo, a malincuore accostai le macchine alle vostre mura, tenni sempre a freno i soldati assetati del vostro sangue, dopo ogni vittoria vi esortai alla pace come se il perdente fossi io.
Libro VI:346 Arrivato vicino al tempio, di nuovo volentieri mi dimenticai delle leggi di guerra e cercai di convincervi a risparmiare i vostri luoghi santi e a preservare il tempio per voi stessi, concedendovi libertà di uscire e garanzia d'incolumità, e insieme la possibilità di riprendere la battaglia in un altro luogo se aveste voluto; ma tutte queste proposte le respingeste sprezzantemente e con le vostre mani appiccaste il fuoco al tempio.
Libro VI:347 E dopo tutto ciò, farabutti, venite ora a chiedermi di trattare? Che cosa potreste cercare di salvare che valga quanto avete distrutto? Quale salvezza credete di meritate dopo la distruzione del tempio?
Libro VI:348 E poi, anche ora vi siete presentati con le armi in pugno, e neppure ridotti agli estremi vi decidete ad assumere atteggiamenti da supplici: individui miserabili, su che cosa contate?
Libro VI:349 Non è distrutto il vostro popolo, incenerito il tempio, in mio possesso la città; non sono nelle mie mani le vostre vite? Credete che dia fama di eroismo il cercare la morte?
Libro VI:350 Ad ogni modo io non mi metterò a competere con la vostra stoltezza; prometto salva la vita a chi getterà le armi e si arrenderà, e come fa nella sua casa un buon padrone,
punirò gli schiavi incorreggibili e conserverò gli altri per il mio comodo”.
Libro VI:351 - 6, 3. A queste parole essi risposero di non poter accettare condizioni di resa, poiché avevano giurato che mai l'avrebbero fatto; chiesero invece di poter attraversare la linea di circonvallazione assieme alle mogli e ai figli: si sarebbero ritirati nel deserto abbandonandogli la città.
Libro VI:352 Tito andò allora sulle furie al vedere che essi, pur trovandosi nella condizione di vinti, gli presentavano delle proposte come fossero vincitori e fece loro proclamare dal banditore di non disertare più, ormai, né di sperare grazia, perché non avrebbe risparmiato nessuno;
Libro VI:353 combattessero invece con tutte le forze e cercassero scampo come meglio potevano, perché da quel momento egli avrebbe sempre applicato le leggi di guerra. Diede quindi licenza ai soldati di incendiare e mettere a sacco la città,
Libro VI:354 ed essi per quel giorno non si mossero, ma il giorno dopo appiccarono il fuoco agli archivi, all'Acra,alla sala del Consiglio e al quartiere detto Ofel;
Libro VI:355 il fuoco si estese fino alla reggia di Elena, che sorgeva nel mezzo dell'Acra, e le fiamme divamparono nelle strade e nelle case ricolme dei cadaveri delle vittime della fame.

Libro VI:356 - 6, 4. Quello stesso giorno i figli e i fratelli del re Izate,accompagnati da un gran numero di cittadini ragguardevoli, si presentarono a Cesare supplicandolo di accettare la loro resa. Tito, sebbene fosse assai maldisposto contro tutti i superstiti, non riuscì a far tacere la sua naturale clemenza e li accolse.
Libro VI:357 Per il momento li rinchiuse tutti in prigione; i figli e i parenti del re li portò più tardi a Roma in catene come ostaggi.
Fonte:http://www.webalice.it/fadange/ASCI/Relig/Guerra%20Giudaica.pdf

Note:

1) Giananotonio Valli sulla favola ebraica di Masada!...

Gianantonio Valli ,holocaustica religio

..."Speculare alla favoleggiata «stolidità» e «arrendevolezza» e «viltà» che hanno caratterizzato gli ebrei coinvolti, indifese vittime, nell'Olo­causto sta quindi, inscindibile per la riscossa contro gli eterni Difenso­ri delle Tenebre, l'Immagina­rio di Masada con l'altrettanto favoleg­gia­ta «caparbie­tà», «resisten­za» ed «eroismo» degli antichi zeloti (in realtà, bande di sicarii, assassini saccheggiatori dei villaggi circostanti, lungamente ignorati dai romani e finalmente «tirati giù dalle spese» tre anni dopo la caduta di Gerusalemme): l'eterna arroganza che riscatta l'eterno vittimismo. È infatti in tale luogo, l'antica fortezza a picco sul Mar Morto conquistata dai romani dopo un lungo assedio, che dopo l'adde­stra­mento di base e prima dell'incorporazio­ne nei reparti i coscritti israeliani passano una notte, giurando all'alba eterna fedeltà allo Stato ed al popolo ebraico: «Israel's most symbolic place is Masada», scrive M. Hirsh Gold­berg: «Masada lo tipol shenit, Ma­sada non cadrà più, Masada shall not fall again».

Delle im­pressioni riportate in proposito dall'insigne storico «tedesco/ameri­ca­no» del nazio-nalsocialismo George (Gerhard) Lachmann Mos­se durante le sue numerose visite in Israele riferisce Emilio Gentile: «Quando [nel 1951] vidi il nuovo esercito israelia­no, o assistei al giuramento dei para­ca­duti­sti a Masada, il mio cuore prese a battere più forte. Sebbene non igno­ras­si il pericolo di venire ammaliato dalle immagini e dalla liturgia, e avessi scritto più volte sulla loro utilizzazione nel manipolare gli uomini, io stesso non ero affatto immune dalle forze irrazionali che come storico deploravo – special­mente quando si trattava del gruppo cui ritenevo di appartenere.

Aggiunge Nachman Ben-Yehuda, docente di Sociologia a Gerusalemme: «[Già al momento della fondazione di Israele] i membri dei movimenti giovanili ebraici erano spiritualmente maturi per il mito di Masada, cosa che li aiutava a prepararsi al supremo sacrificio, al martirio e alla lotta all'ultimo sangue. Inoltre, il mito di Masada si basa su una potente costruzione sociale di legame ideologico e identificazione coi ribelli ebrei, valicando un abisso di due mllenni, un legame di natura etnica, religiosa e nazionale-storica. Il mito di Masada, che rafforza tali legami, fu pensato per fornire un saldo fondamento di eroismo a un nuovo tipo di identità nazionale ebraica […] L'ascesa a Masada e la cerimonia furono dunque pensate per familiarizzare una nuova generazione di giovani e ignoranti immigrati ebrei con Israele, con una delle maggiori componenti della nascente identità ebraica israeliana e del suo legame col passato […] Il racconto mitico di Masada fu un blocco costruttivo importante nella fondazione simbolica del moderno Stato di Israele. Generazioni di giovani ebrei furono socializzate nello Stato alla luce di Masada. Il racconto mitico di Masada contribuì a foggiare il nocciolo identitario di centinaia di migliaia di giovani israeliani. Invero, l'irritazione espressa da tanti israeliani quando furono costretti a rilevare la differenza tra il racconto di Giuseppe Flavio e il nuovo mito è una potente testimonianza del bisogno di continuare a credere sia in tale mito sia nel senso che il mito aveva creato»..."

 
 
 
Dr. Gianantonio Valli, 2010
Dr. Gianantonio Valli, 2010

     E che dire di Masada e del Muro del Pianto? La definitiva picconata al primo

 

Immaginario – altro che «the sacrosanct ruins of Masada» di Rabbi Michael Gold­berg... già nel 1979, del resto, ci dice Nachman Ben-Yehuda, Baila Shargel ave­va pub­bli­ca­to su Judaism il demistificatorio The Evolution of the Masada Myth! – viene inferta nel luglio 1997 dal crollo del trentennale imbroglio ideato dallo «scopritore» Yigael Yadin, ufficiale e archeologo, poi vice primo ministro, figlio del docente dell'Uni­versità Ebraica E.L. Sukenik. Dopo Luciano Tas (qualcuno dice «Masada non è mai esistita», «Shalom» n.3/1992) e Cre­mo­ne­si ( Il mito di Masada, «CdS», 2 giugno 1994) , disinvol­tamente deluso è il Corriere della Sera: «Un duro colpo a uno dei miti dello Stato ebraico, uno dei simboli storici più venerati in Israele: le ossa umane [i resti di 24 indivi­dui], ritrovate sulla rocca dove sorse Masada, la città distrutta dai soldati romani nel 73 d.C. e diventata simbolo dell'indi­penden­za di Israele, non sono quelle dei difen­so­ri del­la città, ma quasi certamente appar­ten­go­no ai mili­ta­ri della nemica Roma. Responsa­bile di que­sta operazione "revisioni­sta" ai danni delle eroi­che spoglie portate alla luce e risepolte con tutti gli onori nel 1969 è l'antropo­logo israe­liano Joe Zias, esperto del Diparti­mento per le antichi­tà. La prova sbandie­rata, il detta­glio che imbratta il mito, non è altro che un mucchio di ossa di immondi suini». Identificate come tali fin dalla scoperta, nel 1991 Yadin ne aveva

Isser Yehuda Unterman, rabbino

 
Isser Yehuda Unterman, rabbino

diffuso una versione di comodo, concordata col capo­rab­bi­ Isser Yehuda Unterman: i 960 zeloti che avevano prefe­rito il suicidio di massa alla resa «avrebbe­ro utilizzato i maiali per smaltire la spazzatura, come fecero in tempi più recenti gli ebrei del ghetto di Varsa­via». Ora, a parte che, essen­do il maiale l'Im­puro par excellence e quindi dagli ebrei non commesti­bile, dopo aver compiu­to la bisogna gli animali avrebbero dovuto essere riconse­gnati ai romani, loro forni­tori diretti o indiretti, che ne avrebbero fatto certo buon uso, la giustificazione untermanica ci sembra tirata per i capelli. E così sembra anche a Zias per Masa­da: «Perché gli zeloti dovevano ricorrere ai suini, quando avrebbe­ro potuto gettare i rifiuti in testa agli assedianti? [...] Il colpo di scena è arrivato di recente con la lettura di un volume sulle usan­ze funebri degli anti­chi romani. Lì, tra le pagine più minimaliste della storia, Zias scopre che nella Roma imperiale una tomba po­te­va con­siderarsi in regola solo dopo che fosse stato sacri­fica­to un maiale. Ed ecco la scoper­ta che infanga il mito: i suini erano lì a vegliare sulle spoglie romane» (tra l'altro, le ossa umane recuperate sono in tutto 208, mentre un corpo umano ne conta 248).

                Equilibrato Ben-Yehuda: «[Capita che un sistema di credenze si basi] su una serie di gianantoniovalli,valli,ambiguaevidenza,ambigua,evidenzapretese ingannevoli e decisamente non obiettive [very biased], quando pure non falsificate […] Il cosiddetto racconto mitico di Masada è un sistema di credenze di tal genere: una pretesa moralistica costruita ad hoc». ). Altrettanto sconvolgenti per il pio credente sono le conclusioni dello storico Ernest L.Martin e dell'archeologo ebreo Benjamin Mazar quanto al Wailing Wall. Secondo i due, il «Muro del Pianto» o, all'ebraica, «kotel ha-maaravi, Muro Occidentale», tale definito nel Cinquecento dal «divino» rabbino cabbalistico Yitzchak «Ari Zal, il Santo Leone» Luria ha-Ashkenazi e tuttora considerato parte delle mura del Secondo Tempio (Bayit shení), quello rovinato nel 70 al termine dell'assedio, non è in realtà che una parte delle mura della Fortezza Antonia, mantenendo esso le caratteristiche e le dimensioni dell'unica struttura della Gerusalemme erodiana in grado di ospitare i 5000 soldati.della Decima Legio. Meta di pellegrinaggio e considerato «sacro» solo a partire dal XVI secolo, prima di allora i fedeli pregavano in direzione ovest da un sito posto più ad oriente, il Secondo Tempio sovrastando la fonte Gihon.
Intuibile l'estremo disagio della rivoluzionaria scoperta: per mezzo millennio gli Arruolati si sono dondolati in preghiera davanti ad uno dei più ributtanti manufatti goyish, pari solo, per oscenità, all'impuro maiale, e non, come scrive Dan Cohn-Sherbok, al «monumento più sacro per l'ebraismo [...] considerato una vera e propria sinagoga a cielo aperto, dove recarsi a pregare e celebrare occasioni particolari»."

(Fonti: Gianantonio Valli, HOLOCAUSTICA RELIGIO,Psicosi ebraica, progetto mondialista, © 2010 effepi Edizioni , Gianantonio Valli, L'AMBIGUA EVIDENZA, L'identità ebraica tra razza e nazione, © 2010 effepi Edizioni)

2) http://it.wikipedia.org/wiki/Flavio_Giuseppe

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Author(s): Olodogma
Title: Giuseppe Flavio: Guerra Giudaica (con ampie note di Gianantonio Valli)
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Published: 2013-06-27
First posted on CODOH: Sept. 1, 2017, 1:21 p.m.
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