Favola dal ghetto ebraico di Varsavia le "camere a gas a...vapor acqueo"! Tutto fa brodolocau$to!
Published: 2014-01-04

Nel settembre 1939 i Tedeschi conquistarono la metà occidentale della Polonia, dove vivevano grandi comunità ebraiche. Nell'estate del 1941 invasero la metà orientale precedentemente occupata dai Sovietici. Poiché i Tedeschi erano armati fino ai denti, gli Ebrei, che ne avevano pochissime, non furono in grado di resistere alle misure sempre più dure che resero la loro vita miserabile e ne provocarono la morte in gran numero. Allo scopo di mobilitare il mondo contro i tormentatori del loro popolo, i movimenti di resistenza ebraici cominciarono a diffondere storie strabilianti di ogni genere sullo sterminio dei loro correligionari, che i Tedeschi uccidevano, si presumeva, con elettricità, vapore, gas o altri mezzi.

 73 Treblinka: Extermination camp or transit camp?, op. cit., p. 10.

74 Arthur Ponsonby, Falsehood in Wartime. George Allen and Unwin, 1928. Rist.: Institute for Historical Review, Tor- rance, 1980, pp. 78-82, 91-93, 102-113.

I membri di Holocaust Controversies tentano vanamente di spiegare i rapporti imbarazzanti su impianti di folgorazione e camere a vapore come semplici «inesattezze», «dicerie del periodo bellico» e «sussurri cinesi» (p. 16), ma questa patetica spiegazione non sta in piedi un istante. Per «fare a pezzettini» questa teoria (per usare l'elegante espressione di Romanov), basta ricordare il lungo rapporto sulle “camere a vapore” di Treblinka pubblicato dal movimento di resistenza del ghetto di Varsavia il 15 novembre 1942. Ne cito un brano:

«Ora viene l'atto finale della tragedia di Treblinka. La massa terrorizzata di uomini, donne e bambini comincia il suo ultimo cammino verso la morte. Davanti un gruppo di donne e bambini viene spinto, picchiato da accompagnatori tedeschi con le fruste nelle mani. Quanto più rapidamente viene spinto, tanto più intensi sono i colpi che cadono sulle teste delle donne folli di paura e di sofferenza. [...]. Il pavimento delle camere è scivoloso. Le vittime scivolano e cadono, ma non possono rialzarsi perché nuove masse di vittime spinte a forza cadono su di loro. Il capo getta i bambini piccoli nella camera sopra la   testa delle donne. Quando le camere di esecuzione sono piene, le porte vengono chiuse ermeticamente e comincia la lenta asfissia delle persone prodotta dal vapore che esce da numerosi fori nei tubi.  All'inizio dall'interno giungono grida smorzate, che gradualmente si affievoliscono, e dopo 15 minuti l'esecuzione è terminata»75.

Secondo lo stesso rapporto, nelle camere a vapore di Treblinka erano già stati uccisi due milioni (!) di Ebrei e i Tedeschi si apprestavano a sterminare l'intera popolazione polacca in queste stesse camere!

Nel 1944 il rabbino Adolf Abraham Silberschein, che risiedeva a Ginevra, pubblicò un altro lungo rapporto su Treblinka, che decise di ribattezzare “Tremblinki” 76. Dato che il pio rabbino non era evidentemente troppo sicuro sul metodo di uccisione impiegato a  “Tremblinki”, optò per una sintesi creativa: da un lato parlò di “camere a gas”, dall'altro disse  che i corpi «sotto l'azione del vapore acqueo» si attaccavano gli uni agli altri. Ora voglio citare qualche passo del suo capolavoro:

«Ogni giorno gruppi di mille persone   ciascuno venivano portati alle camere a gas e alle camere dei forni [“Öfenkammern”: Tutti gli storici concordano sul fatto che a Treblinka non ci furono forni crematori]. Dapprima, al loro arrivo, venivano condotti dai Kapos nel bagno. Ognuno doveva togliersi i vestiti e le scarpe e restava nudo. Per ingannare ulteriormente le vittime, si    consegnava a ciascuno un pezzetto di sapone. [...]. Lo Hauptmann Sauer le accoglieva nella sala di ricevimento dell'impianto di sterminio. [...].  Egli non  si lascia sfuggire l'occasione di frustare ogni singola persona [Se ogni giorno venivano portati a “Tremblinki” gruppi di mille persone, e se  Sauer   frustava ogni singola vittima, avrebbe dovuto essere in una forma fisica invidiabile; sarebbe stato l'orgoglio di ogni club di fitness]. [...]. Le celle di sterminio si riempiono. Quando sono piene, vengono chiuse ermeticamente, da ogni parte si aprono tubi dai quali esce il gas. La morte per asfissia miete un rapido raccolto. In un quarto d'ora è tutto finito. Poi i Kapos si devono mettere all'opera. Le guardie li costringono a lavorare con colpi spietati. Le porte della morte si aprono − ma non si possono estrarre  i corpi morti singolarmente: infatti sotto l'azione del vapore acqueo sono appiccicati gli uni agli altri e irrigiditi. [...].   Ma il campo di Tremblinki ha anche un'altra “specialità”. Vi fu infatti concentrata l'orchestra ebraica Arthur Gold ed era obbligata a suonare per coloro che venivano portati alla morte!!! Nello stesso momento in cui migliaia

 75 K. Marczewska, W. Ważniewski, «Treblinka w świetle Akt Delegatury Rządu  RP na Kraj» [Treblinka alla luce degli atti della Delegatura del Governo della Repubblica Polacca nel Paese], in: Biuletyn Glównej Komisji Badania Zbrodni Hitlerowskich w Polsce, volume XIX, Varsavia, 1968, p. 136 sg. Cfr. Treblinka: Extermination camp or transit camp?, op. cit., pp. 52-57.

76 A. Silberschein, Die Judenausrottung in Polen, Ginevra 1944, Terza Serie. Cfr. Treblinka: Extermination camp or transit camp?, op. cit., pp. 58-62. Vedi Capitolo 8, punto 76.

di Ebrei morivano nelle camere a gas, i musicisti dovevano suonare arie allegre. Chi di loro si rifiutava, veniva appeso per i piedi a testa in giù»77.

Pretendendo che gli autori di simili ridicoli rapporti, che Mattogno ed io abbiamo ampiamente citato nel nostro libro su Treblinka, abbiano agito in buona fede e che abbiano semplicemente commesso un errore scusabile riferendo «dicerie del periodo bellico», i nostri avversari si coprono di ridicolo da soli. In realtà, i rapporti erano classici esempi di propaganda basata su atrocità; erano evidenti imposture. La teoria dei «sussurri cinesi» non spiega neppure essa perché la commissione sovietica che ispezionò Treblinka alla fine di agosto del 1944 e interrogò venti ex detenuti del campo, “accertò” che “tre milioni di persone”(!) vi erano state uccise pompando via l'aria dalle camere (!)78.

A partire dal dicembre 1941, i rapporti inventati da vari movimenti di resistenza ebraici furono inoltrati a organizzazioni ebraiche in tutto il mondo e ad essi fu data grande pubblicità da giornali controllati da Ebrei come il New York Times. Fino a che punto i dirigenti ebrei dei Paesi alleati e neutrali credessero a queste fandonie grottesche, resta una questione senza risposta, ma io sospetto che essi erano troppo intelligenti per prenderle alla lettera. Per quanti difetti possano avere, gli Ebrei non sono certo stupidi.

Dopo la guerra, i vincitori decisero di continuare la propaganda di sterminio perché, a differenza delle orride storie della prima guerra mondiale e delle menzogne sulle armi di distruzione di massa irachene, era ancora utilissima. Gli Ebrei compresero immediatamente che la fandonia olocaustica avrebbe attribuito loro la condizione di nazione martire che era stata vittima di crimini di un'ampiezza senza precedenti. Da allora in poi, qualunque critico dell'ebraismo, dei suoi fini e dei suoi  metodi,  sarebbe  stato  automaticamente  castigato  come  bieco  “antisemita”,  ansioso  di perpetrare un nuovo Olocausto. In altre parole: la storia dell'Olocausto rese gli Ebrei praticamente intoccabili. Rese inoltre possibile  l'anacronistica creazione dello stato di Israele nel 1948. All'epoca i Britannici avevano appena concesso l'indipendenza all'India; decine di territori asiatici e africani cercavano sempre più decisamente di liberarsi del ruolo dell'uomo bianco. Eppure proprio in un momento di decolonizzazione fu permesso ai sionisti di lanciarsi in un'avventura coloniale nel Vicino Oriente, con terribili conseguenze per il popolo palestinese.

Abba Eban, ex ministro israeliano alle Nazioni Unite, non fece mistero del fatto che l'Olocausto era stato determinante per la fondazione dell'entità sionista:

«Una ragione di questa vittoria davvero stupenda fu senza il minimo dubbio la Shoah. La memoria del genocidio era ancora viva»79. (Pagg.19-21 )

(...)

...Nel 1945 il Governo polacco stilò un lungo rapporto ufficiale per il processo di Norimberga, che fu presentato dai Sovietici come documento URSS-93. Un paragrafo riguardava i “Campi di sterminio”. Su Bełżec, la relativa commissione era giunta a questi “accertamenti”:

«All'inizio del 1942 i primi rapporti indicavano che in questo campo venivano usate speciali installazioni elettriche per uccidere in massa rapidamente gli Ebrei. Col pretesto di portarli a fare il bagno, gli Ebrei venivano spogliati completamente e condotti in un edificio il cui pavimento era elettrificato ad alta tensione».

Riguardo a Treblinka il rapporto dice che gli Ebrei «venivano messi a morte in camere a gas, mediante vapore e corrente elettrica». Per Sobibór afferma laconicamente che «essi erano uccisi in camere a gas», senza alcun accenno ai gas di scarico di motori. Ad Auschwitz il rapporto attribuiva

«milioni» di vittime, e  asseriva che «a Majdanek furono assassinati 1.700.000 esseri umani».

La storia delle “camere a vapore” di Treblinka fu oggetto di un altro  rapporto ufficiale del Governo polacco. Esso descriveva come segue l' “Accusa n. 6” contro Hans Frank:

«Le autorità tedesche, che agivano sotto la responsabilità del governatore generale dott. Hans Frank, istituirono nel marzo 1942 il campo di sterminio di Treblinka, destinato all'uccisione in massa di Ebrei per mezzo del soffocamento in camere piene di vapore».

Le credenziali del rapporto, redatto il 5 dicembre 1945, sono presentate così:

«Certificato. Si certifica che il documento intitolato “Accusa n. 6, Campo di Treblinka”, riguardante lo sterminio di Ebrei in questo campo, viene con la presente sottoposto ufficialmente dal Governo polacco al Tribunale Militare Internazionale dal sottoscritto secondo le clausole stabilite nell'articolo 21 dello Statuto. Dott. Tadeusz Cyprian, vicerap-presentante  polacco  alla  Commissione  dei  Crimini  di  Guerra  delle  Nazioni  Unite  a Londra»189.

Terry può definire questi rapporti come gli pare, ma resta il fatto che le affermazioni in essi riportate sono false e, dunque, come intendiamo noi, puramente propagandistiche. Poiché esse furono presentate in rapporti ufficiali, si deve presupporre che il Governo polacco avesse vagliato tutte le fonti disponibili, in particolare quelle della Delegatura e dei vari movimenti di resistenza ebraici, sicché i rimproveri che Terry rivolge a noi si ritorcono anzitutto contro il Governo polacco dell'epoca.(pagg.57-58)

(...)

"Terry continua poi a rafforzare suo malgrado la nostra tesi presentando ulteriore materiale propagandandistico:

«L'attivista dell'Oneg Shabes Peretz Opoczynski riferì dicerie relative a una “gigantesca sedia elettrica” a Treblinka capace di uccidere migliaia di Ebrei e Polacchi ogni giorno. “ I Tedeschi –

 256 Żydowsky Instytut Historyczny, 33.Ring.I/261 Mf.   ŻIH-836, Bollettino dell'”Oneg Szabat” contenente infor- mazioni sul tema della situazione degli Ebrei in varie località nel territorio della Repubblica Polacca nel periodo aprile- giugno 1942 /24.6, 25.6, 30.6.1942).

scrisse – amano vantarsi della loro abilità industriale e così vogliono anche gestire la loro indu- stria dell'uccisione con efficienza americana”.  Emanuel Ringelblum riferì anch'egli, in una lunga annotazione del suo diario, senza dubbio retrodatata al 15 ottobre, una volta che l'azione era finita, delle “notizie   sugli scavafosse (Rabinowicz, Jacob), gli Ebrei di Stok che erano scappati dai vagoni... la descrizione unanime del “bagno”, gli scavafosse ebrei con pezze gialle sulle ginocchia.

– Il metodo di uccisione: gas, vapore, elettricità”» (p. 61).

Alla pagina successiva Terry pretende però che « il racconto di Jacob Rabinowicz aveva in effetti descritto camere a gas, precisando perfino l'impiego di un motore “Diesel”» (p. 61).

In  nota egli adduce questo riferimento: « Il rapporto di Rabinowicz è pubblicato in    Ruta Sakowska (a cura di), Archiwum Ringelbluma, getto warszawskie: lipiec 1942-styczen 1943. Warsaw, 1980». In realtà un «rapporto di Rabinowicz» non esiste affatto. Nell'archivio Ringelblum ci sono solo le poche righe citate sopra da Terry, che menzionano «gas, vapore, elettricità»:

«Treblinka. Wiadomość od grabarzy (Jakub Rabinowicz), Żydów ze Stoczka, którzy zbiegli z wagonów, naładowanych rzeczami, złotem i walutą. Jednomyślny opis “łaźni”, grabarze z żółtymi łatami na kolanach.

Sposób uśmiercania: gaz, para, elektryczność»257.

(«Treblinka. Informazione da scavafosse (Jakub Rabinowicz), Ebrei di Stoczek, che sono fuggiti dai vagoni carichi di oggetti, oro e denaro. Descrizione concorde del “bagno”, gli scavafosse con pezze gialle alle ginocchia»).

Esther Farbstein conferma:

«Durante le Aktionen [azioni] nell'estate del 1942 pervennero al ghetto rapporti dei primi fuggiaschi da Treblinka. Uno di questi fuggiaschi era Ya'akov (Jacob) Rabinowicz, il figlio del Rebbe di Parczew. Ringelblum, che annotò i primi rapporti sul campo nel suo diario col titolo “Treblinki”, scrisse all'inizio: “Le notizie sugli scavafosse (Rabinowicz, Jacob), gli Ebrei di Stok che scapparono dai vagoni»258.

Dunque è quantomeno fuorviante asserire che questo rapporto avesse «descritto camere a gas»." (pagg. 74-75)

(...)

Sulla base di un rapporto che non menziona camere a gas (Rabbinowicz) e di uno che le descrive come un vero «bagno», Terry va all'attacco del rapporto sulle “camere a vapore”, estremamente imbarazzante per i Plagiari:

«Poiché sia Rabinowicz sia  Krzepicki avevano fatto riferimento a camere a gas, è un po' difficile capire perché il lungo rapporto stilato dall'attivista dell'Onerg Shabes Hersz Wasser sulla liqui- dazione del ghetto di Varsavia e sul campo di sterminio di Treblinka, datato 15 novembre 1942,

 260 Nel testo polacco: “ komory gazowe”, camere a gas.

261 Nel testo polacco: “drzwi komory gazowej”, la porta o le porte della camera a gas. “Drzwi” ha solo la forma plurale.

262 A. Krzepicki, «Eighteen Days in Treblinka», in: Alexander Donat (a cura di), Death Camp Treblinka. A Documen- tary. Holocaust Library, New York, 1979, p. 105.

263 Idem.

264 A. Krzepicki, «Treblinka», in:  Biuletyn Żydowskiego Instytutu Historycznego, luglio-dicembre 1962, n. 43-44, p.

104. La descrizione della presunta camera a gas si trova a p. 107.

menzioni camere a vapore. Ma solo un po' difficile da capire, perché il vapore, in fin dei conti, è un gas e non è arduo vedere come la fonte anonima, nel descrivere il vapore a Wasser, avrebbe potuto dedurre che le vittime erano uccise col vapore   osservando l'apertura di una camera a gas e scambiando l'emanazione fumi di scappamento dalla camera per una sauna letale» (p. 62).

Terry presenta un capolavoro di ipocrisia. Anzitutto la premessa del suo ragionamento, come ho dimostrato sopra, è falsa, in quanto né Rabinowicz né   Krzepicki «avevano fatto riferimento a camere a gas»; in secondo luogo, la testimonianza sulle “camere a vapore”, molto dettagliata, smentisce categoricamente la sua conclusione:

«L'interno dell'edificio, secondo il rapporto di un testimone oculare, si presenta come segue: al centro si trova un corridoio largo 3 metri e da ambo i lati ci sono 5 locali, camere; l'altezza di ogni camera è di circa 2 metri. La superficie di ogni camera è di circa 35 metri quadrati. Le camere di esecuzione sono prive di finestre, ma hanno porte che si aprono sul corridoio e una specie di serranda265 sulle pareti esterne. Accanto a questa serranda ci sono  rampe con la superficie leggermente concava, come grosse madie. Gli operai installarono tubi attraverso i quali doveva passare il vapore acqueo. Questa dev'essere la casa della morte n. 2. Una strada boschiva (9)266 evita questa casa e corre lungo il muro occidentale tra gli alberi di un bosco e alla fine si interrompe vicino all'edificio seguente (12), vicino alla casa della morte n. 1 (14); questo edificio si trova in posizione perpendicolare rispetto alla casa della morte n. 2. È una costruzione in muratura molto più piccola della precedente. Consta soltanto di tre camere e di una sala caldaie. Lungo il muro settentrionale di questa casa c'è un corridoio dal quale attraverso porte si può entrare nelle camere. Il muro esterno delle camere possiede una serranda (ancora di recente una porta, che è stata cambiata per motivi di comodità con una serranda). Anche qui nel senso della lunghezza delle serrande corre una rampa a forma di madia (15). La sala caldaie (15a) è direttamente adiacente all'edificio. All'interno della sala caldaie vi è una grossa caldaia per la produzione del vapore acqueo e per mezzo di tubi, che corrono attraverso le camere della morte   e che sono provvisti di un   numero adeguato di fori, il vapore acqueo surriscaldato si sprigiona dall'esterno nelle camere. Durante il funzionamento di questa macchina della morte le porte e le serrande sono chiuse ermeticamente. Il pavimento nelle camere è rivestito di un impiantito di terracotta, che diventa molto scivoloso quando lo si bagna coll'acqua. Accanto alla sala caldaie c'è un pozzo  l'unico pozzo in tutto il territorio di Treblinka B»267.

Il testo polacco parla di una «kotłownia» (sala caldaie) nella quale si trovava «duży kocioł dla wytworzenia pary wodnej» (una grossa caldaia per la produzione del vapore acqueo )268. Dunque la pretesa di Terry che il testimone avesse scambiato « fumi di scappamento» con «vapore» è un inganno intenzionale.

Egli invece ha ragione a dire che «il vapore, in fin dei conti, è un gas», ma ciò corrobora quanto ho scritto sopra, ossia che la semplice menzione, nei rapporti della resistenza, di uccisione con “gas” o in “camere a gas” non significa nulla di concreto, potendo riferirsi anche al vapore.

Nel Capitolo 8 dimostrerò in che modo la storia delle “camere a gas” si sia sviluppata da questo racconto relativo alle “camere a vapore” grazie all'apporto fondamentale di Jankiel Wiernik.

Le “camere a vapore” ebbero ovviamente i loro bravi “osservatori”. Il 17 dicembre 1942, Mary Berg annotò nel suo diario del ghetto di Varsavia:

«La vera e propria casa della morte di Treblinki [ sic] è situata in un folto bosco. Le

 265 Letteralmente “botola” (klapy).

266 I numeri tra parentesi rimandano alla pianta del campo. Vedi Capitolo 8, punto 76.

267 K. Marczewska e W. Ważniewski, «Treblinka w świetle Akt Delegatury Rządu RP na Kraji», op. cit., pp. 142-143; cfr. Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp?, op. cit., pp. 53-54.

268 «Likwidacja żydowskiej Warszawy. “Treblinka”» (La liquidazione della Varsavia ebraica. “Treblinka”), in: Biu- letyn Żydowskiego Instytutu Historycznego, n. 1, 1951,  p. 95.

persone vengono portate con autocarri in edifici dove ricevono l'ordine di spogliarsi completamente. A ognuno viene dato un pezzo di sapone e gli si dice che deve fare il bagno prima di andare al campo di lavoro. Le persone nude, uomini, donne e bambini separatamente, sono portate in una casa dei bagni con pavimento scivoloso. Esse cadono nel momento in cui entrano. Ogni piccolo scompartimento è riempito di persone a tal punto che esse devono stare le une sulle altre. Dopo che la casa dei bagni è riempita completamente, vapore caldo fortemente concentrato vi viene immesso attraverso le finestre. Dopo pochi minuti le persone cominciano a soffocare tra orribili sofferenze».

Più avanti si legge:

«La fuga da Treblinki è impossibile, però due giovani ebrei riuscirono a fare l'impossibile. Dopo un lungo vagare nei boschi, arrivarono a Varsavia e riferirono altri dettagli. Secondo loro, i Tedeschi usano vari gas nonché elettricità in certe camere. A causa del numero enorme  di  assassinati,  i  Tedeschi  hanno  costruito  una  macchina  speciale  per  scavare fosse»269.

Con la sua “critica”, Terry ha fornito indirettamente un valido contributo per far luce sulla genesi della propaganda su Treblinka:

1) il campo fu dichiarato “campo di sterminio” prima ancora che vi giungessero trasporti ebraici (anche  se  altre  fonti  menzionavano  “Trawniki”,  sta  di  fatto  che  il Dziennik  Polski  parlò  di “Tremblinka”);

2 «un confortevole, grazioso, piccolo bagno», sicuramente annesso a una «sala caldaie», ossia un impianto doccia e disinfezione/disinfestazione a vapore fu travisato in impianto di sterminio;

3)  “camere  a  vapore”,  verosimilmente  autoclavi  di  disinfezione/disinfestazione,  divennero “camere a gas”. (pagg. 76-77-78)


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Author(s): Olodogma
Title: Favola dal ghetto ebraico di Varsavia le "camere a gas a...vapor acqueo"! Tutto fa brodolocau$to!
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Published: 2014-01-04
First posted on CODOH: Feb. 7, 2018, 5:24 p.m.
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