Il prof. Franco Damiani e Concita De Gregorio che ospita Paolo Mieli e il negazionismo
Published: 2014-01-11

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Dalla pagina Facebook del Prof. Damiani (1) rilanciamo alcune sue considerazioni su una trasmissione RAI dove si è parlato di revisionismo, spregiativamente  nomato "negazionismo". L'invitato era l'ebreo mieli paolo. Olodogma

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Mieli, Concita e il negazionismo

9 gennaio 2014

francodamiani,damiani

Mi tocca ripetermi e il discorso rischia di diventare pesantemente noioso. Ma sono "loro" che hanno ingessato il dibattito, anzi che l'hanno reso un monologo (il loro).

"Pane quotidiano" su Rai Tre alle 12.45: Concita De Gregorio ospita Paolo Mieli. Il programma (2) si presenta così:

"La cultura, le storie, i libri che cambiano il nostro Paese. Ogni giorno proveremo a leggere i fatti da angolazioni diverse. Un viaggio tra i protagonisti e le forze che si muovono dietro le notizie. Con uno sguardo sempre rivolto alle nuove generazioni e ai nuovi linguaggi. In studio un pubblico speciale: studenti di licei, università, accademie d’arte e musicali saranno protagonisti con le loro domande, curiosità e osservazioni.Ogni giorno un libro... il nostro Pane quotidiano".

Preciso che mi sono collegato (per caso) verso la fine del programma, quanto basta peraltro per coglierne a mio avviso l'essenziale. Libro del giorno è "I conti con la storia" dello stesso Mieli (3). Dopo le solite sbrodolate sul "mielismo" ("da mio padre ho imparato la curiosità per il punto di vista degli avversari; sto saldamente dalla parte giusta ma mi faccio un punto d'onore di capire le loro ragioni"), con una Concita che guarda affascinata il suo ospite,  si giunge al punto chiave: il negazionismo (ricordiamoci che sono aperte le danze in vista della Data delle Date). Domanda un ragazzo dal pubblico:

"Ma la revisione non rischia di diventare revisionismo?" "Non mi fa paura la parola revisionismo, lo storico è per sua natura revisionista".

Concita De Gregorio

 

Se il discorso finisse qui, si potrebbe essere moderatamente soddisfatti. Ma siamo nella repubblica shoatica e quindi la postilla è d'obbligo: "Naturalmente un conto è il revisionismo e un conto è il negazionismo". La De Gregorio (qualche voce di verità dev'essere giunta faticosamente anche fino a lei, forse è pervasa da una segreta inquietudine: e se si stesse levando il velo sulle loro sessantennali menzogne?) lo incalza, vuole che sia più chiaro: "Ci sono persone che affermano che i sei milioni non sarebbero sei, lei che dice?".

Una persona onesta avrebbe rimandato agli studi in merito, a partire da quelli di Sanning e di Mattogno, ma il Venerabile Maestro non ha bisogno di ricorrere agli specialisti: "Le cifre possono variare, ma sostanzialmente si arriva comunque a una cifra vicina a quella comunemente indicata". Se lo dice lui... Il culmine però lo si tocca nella definizione mielica del bieco "negazionismo", "dire che qui o lì sono stati uccisi novecento ebrei anzichè mille, il che non cambia nulla".

Tutto qui? Tutto qui. Mieli dixit.

Ma se è così, vien da chiedere, a che servono le leggi liberticide, la galera, la deminizzazione, la morte civile per i "negazionisti"? Beh, il quadro non sarebbe completo senza la Nobile Tolleranza: "Sono contrario alle leggi contro il negazionismo, perché non sono questioni che competano ai giudici". La De Gregorio lo guarda un po' perplessa, forse però anche entusiasta che il suo programma risulti aperto, generoso, democratico: i Depositari della Verità, coloro che sanno sempre qual è la Parte Giusta, si degnano di accordare a quattro "pseudostorici" (è sempre Mieli a dirlo) il permesso di farneticare, tanto  poi provvederanno facilmente a farli a pezzi con la loro immensa Cultura.   E meno male che il programma si propone di "leggere i fatti da angolazioni diverse". E meno male che Mieli (che con tutto il suo "latitudinarismo" storiografico e la sua professione di modestia non arriva al limite di fare "mea culpa" per l'appello firmato nel '71 contro il commissario Calabresi) passa per intellettuale "moderato" ed "equilibrato". Questo è il massimo cui la Tv di Stato, cui la "cultura" di Stato può arrivare.

Come sempre, il nome dei poveri "negazionisti" non viene fatto, né è dato sapere perché siano "pseudostorici". Lo storico vero, si capisce, è Mieli (che dell'"olocausto" non si è mai occupato e infatti non ne parla nel suo libro). Tanto meno, ovviamente, viene data ai tapini la possibilità di replicare argomentandoSi costruisce il Mostro e ci si diverte ad abbbatterlo. Così tutti si sentono più tranquilli. Mi domando solo fino a quando questo giochino, questo infame giochino potrà continuare.

Commenti

 

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  • Franco Damiani Ho mandato la nota alla trasmissione, con questa postilla: "Scusi, signora De Gregorio, ma lei quando parla di “negazionismo” ha una pallida idea di che cosa si tratti? A quali autori, a quali opere si riferisce? Lo sa che a Roma vive Carlo Mattogno, il maggior conoscitore IN ASSOLUTO della seconda guerra mondiale e degli archivi di guerra di tutti i paesi, che ha scritto decine di opere per decine di migliaia di pagine sull’argomento? E non ritiene semplicemente INDECENTE interpellare, anzi chiamare a pontificare davanti a milioni di persone su questo tema un Paolo Mieli, che sul tema, per dirla volgarmente, non sa una beata minchia?"

    9 gennaio alle ore 16.27·

  • Carlo Passoni Ho letto i conti con la storia durante le vacanze, lo ho trovato pesantissimo. Mi aspettavo di piu'

    9 gennaio alle ore 16.36

  • Franco Damiani Io per ora l'ho solo comprato, non mi viene voglia di leggerlo.

    9 gennaio alle ore 16.37

  • Franco Damiani Altra postilla. Domanda di Concita, che le serve per cambiar discorso rispetto al "negazionismo": "Lei riabilita Attila. Ma è pensabile che un giorno vengano riabilitati i cattivi di oggi, per esempio...?" Uno pensa subito al Cattivo per antonomasia, ma s'inganna, perché quello è destinato a restar Cattivo in saecula saeculorum. Infatti la conduttrice completa così la domanda. "...non so, un Gheddafi?"

    9 gennaio alle ore 16.43

  • Gianfranco Ianni Ricordo le fregnacce che Mieli disse su Cefalonia nel 2004 su La7.

    9 gennaio alle ore 19.55

  • Gianfranco Ianni Fu uno degli 800 firmatari del manifesto contro Luigi Calabresi. Ha chiesto scusa di recente? Non credo alla sua buona fede. E' sempre un reduce di Valle Giulia.

    9 gennaio alle ore 19.56

  • Ruggero Morghen Il revisionismo va bene, basta che non si eserciti sulla Shoa, che ha il carattere di un evento unico. Lì non è questione di numeri, e se proprio si vuole ravanare, quelli tramandati sono "verosimili", al massimo si sposti qualche virgola (Mieli dixit)

    9 gennaio alle ore 22.17

    Fonte: https://www.facebook.com/notes/franco-damiani/mieli-concita-e-il-negazionismo/10152183415678081

    9 gennaio alle ore 22.17

    Maurizio Barozzi Stabiliamo dei punti fermi, inderogabili,
    Primo: la ricerca storca e la relativa pubblicazione devono essere libere di esercitarsi ed esprimersi. La storiografia è obbligatoriamente revisionista, anche a distanza di secoli, dove nuove scoperte ribaltano vecchie credenze da tutti ritenute incontrovertibili. In questo senso il termine “negazionista” è un artificio per edulcorare l’imposizione di un reato di opinione. Nelle vicende Olocaustiche non si tratta di affermare o negare nulla, ma soltanto di ricostruire i fatti e di stabilire un minimo di verità storica. Se la verità che esce fuori, purchè documentata e comprovata, revisiona, corregge o ribalta altre verità, è del tutto normale e desiderabile, altrimenti da ora in poi, facciamo scrivere i libri di storia direttamente dai giudici.
    Detto questo, che poi non è altro quanto sancito dalla carta dell’Onu sui diritti dell’uomo e dalla nostra costituzione, ma soprattutto dalle tradizioni e i canoni della storiografia, a meno che non si voglia imporre un regime dittatoriale mascherato, una inquisizione inaudita, con tanto di rogo di libri, passiamo al secondo punto.
    Secondo, liberta di ricerca, pubblicazione e opinione, non devono però consentire l’insulto verso una tragedia, vera o presunta che sia, quale quella della Shoah. Si può accettare quindi che la legge punisca chi insulta, chi dileggia, chi inneggia alle camere a gas, perché in tal modo si offende il sentimento di una intera comunità ed anche quello della gente dabbene (nessuno infatti dovrebbe accettare o rallegrarsi di un così orrido crimine). Dice: ma se la Shoa non c’è stata, che reato sarebbe inneggiare ad essa? Lo è ugualmente, perché intanto c’è stata la deportazione di alcuni milioni di persone in campi di concentramento durante il periodo bellico, il che significa condannarne a morte molti anziani, bambini e malati, ma in ogni caso la Shoa, vera o falsa che sia, anche se non provata, è ritenuta tale dalle comunità ebraiche e da milioni di persone, ingenerando un sentimento, una credenza che, comunque, va rispettata. Sarebbe come se uno si mettesse ad insultare Dio, asserendo che tanto la realtà di Dio non è provata. 
    Diverso invece è il voler imporre a tutti come verità e pretenderne l’osservanza, quanto espresso dalla filmografia, dalle fiction dalla letteratura soggettiva, perché questo è un vero abuso. Personalmente non avrei nessuna difficoltà a sostenere che se veramente si fossero sterminate tutte quelle persone, con quei metodi atroci, sarebbe un crimine inaudito, inaccettabile e da condannare, ma visto che questo crimine, fino ad oggi, nessuno me lo ha dimostrato, anzi il revisionismo mi dice che non c’è stato, ritengo un crimine volermi imporre questo che, senza prove, è solo un “immaginario collettivo”, e non è neppure giusto che la gente venga, durante certe ricorrenze, sottoposta ad un martellamento di recite, film, fiction, talk show su questi argomenti senza poterli ribattere o contestare.
    Terzo, per finire, non è questione di 6 milioni di sterminati, o 3 o meno, che sia. E’ lo stabilire se c’è stato un volontario e progettato genocidio, tra l’altro eseguito con metodi odiosi (camere a gas e forni crematori), oppure no.
    Ricerche serie, documentate, da parte di autori che non possono essere definiti fascisti o nazisti, né tantomeno antisemiti, ha dimostrato, e dico dimostrato perché le contro deduzioni da parte di storici sterminazionisti, sono di fatto inesistenti o fallaci o non pertinenti, che questo genere di sterminio, con tali modalità non c’è stato.

     

    Note:

    1) Sul/del revisionista prof. Franco Damiani, a lungo e ripetutamente perseguitato, segnaliamo alcuni posts presenti su questo sito:

    0465) 10-11-13 — Il Prof. Franco Damiani replica all’ebreo colombo furio sul cosidetto olocausto ebraico

    0286) 27-06-2013 Franco Damiani il professore “negazionista” replica a d’este alice del “Corriere del Veneto”

    0283) 24-06-2013 Nuova repressione della libertà di espressione per il professor Franco Damiani nuovamente discriminato

    0283) 24-06-2013 Nuova repressione della libertà di espressione per il professor Franco Damiani nuovamente discriminato

     

    2) La registrazione completa è consultabile al link:  http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-b1ad74d6-e509-40d6-af1f-2b75ec41ccb8.html#p=0

    3) La posizione del mieli sulla questione "legge anti negazionismo", cliccare QUI

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Author(s): Olodogma
Title: Il prof. Franco Damiani e Concita De Gregorio che ospita Paolo Mieli e il negazionismo
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Published: 2014-01-11
First posted on CODOH: Feb. 11, 2018, 12:47 p.m.
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