LA FALSA “CONVERGENZA DI PROVE” DI ROBERT JAN VAN PELT
Published: 2014-03-18

INTRODUZIONE

Tra l’11 gennaio e l’11 aprile del 2000, alla Royal Court of Justice di Londra, si svolse un processo per diffamazione intentato da David Irving a Deborah Lipstadt e alla casa editrice Penguin Books Ltd, che si concluse con la sconfitta dello storico britannico. Robert Jan van Pelt fu assunto dal collegio difensivo della Lipstadt per redigere una “perizia” che egli terminò nel 1999. Si tratta del famoso The Pelt Report1. Successivamente van Pelt lo rielaborò e nel 2002 lo pubblicò in forma di libro, The Case for Auschwitz2, che divenne la nuova opera di riferimento della storiografia olocaustica su questo campo.

Van Pelt succedeva a Jean-Claude Pressac, diventato ormai un ribelle incontrollabile che, ad ogni nuovo scritto, infliggeva ulteriori colpi alla storiografia ufficiale. Pressac veniva così relegato in una sorta di purgatorio storiografico a metà strada tra l’inferno revisionistico e il paradiso olocaustico.

E questo anatema storiografico gravò su di lui fino alla morte, avvenuta il 23 luglio 2003 nel totale silenzio della stampa che prima lo aveva osannato. Per ironia della sorte, egli ricevette la commemorazione funebre dagli avversari3.

Il posto di esperto mondiale di Auschwitz doveva dunque essere assegnato ad un uomo fidato che inglobasse le tesi epurate di Pressac, senza il suo fastidioso spirito critico, in una nuova visione metafisica – immutabile e definitiva – di Auschwitz. Van Pelt, appunto.

The Pelt Report, e il libro che ne deriva, costituisce essenzialmente un indecoroso saccheggio dell’opera di Pressac, che non viene mai citato come fonte degli argomenti di cui van Pelt si è appropriato. L’intera opera si basa su due pilastri fondamentali: il corpus degli “indizi criminali” (“criminal traces“) di Pressac e le testimonianze, le quali, a loro volta, sono incentrate su quella di Henryk Tauber, al quale van Pelt attribuisce «il più alto valore dimostrativo», facendo propria l’analisi di questa testimonianza effettuata da Pressac. Van Pelt però esaspera l’importanza di questa testimonianza, che diventa il pilastro essenziale della sua struttura argomentativa, la misura di tutte le fonti, sicché anche i documenti vengono da lui addotti per dimostrare la “plausibilità” delle affermazioni di Tauber. Ciò vale anche per le altre testimonianze, che ruotano attorno a quella di Tauber al solo scopo di fornirle una “conferma”.

Questo singolare metodo è facilmente comprensibile. Le affermazioni di Tauber, dal 1945 al 1993, da Jan Sehn a Pressac, costituiscono la base indiscutibile della storiografia olocaustica su gasazioni omicide e cremazioni ad Auschwitz. Gli stessi “indizi criminali” di Pressac presuppongono tacitamente o esplicitamente le affermazioni di Tauber, e ne costituiscono per così dire una (fittizia) trasposizione documentaria.

La scelta operata da van Pelt ha un’altra motivazione ancora più importante: egli si doveva occupare di problematiche tecniche relative a cremazioni e forni crematori di cui non aveva alcuna cognizione, perciò al riguardo si è affidato ciecamente alla testimonianza di Tauber. Ma, accettando le assurdità tecniche asserite da questo testimone, e ponendole alla base delle sue argomentazioni, van Pelt ha innescato una reazione a catena che porta all’autodemolizione del suo libro.

1 Il rapporto è disponibile in: http://fpp.co.uk/Legal/Penguin/experts/Pelt/Pelt_report

2 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial. Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis, 2002.

3 J. Graf, In Memoriam Jean-Claude Pressac, in: “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”, 7. Jg., Heft 3 & 4, dicembre 2003, pp.

406-411; C. Mattogno, Meine Erinnerungen an Jean-Claude Pressac, idem, pp. 412-415; R.H. Countess, Jean-Claude Pressac: In Memoriam, idem, p. 413.

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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La confutazione radicale delle argomentazioni addotte da van Pelt richiede dunque tre studi specifici: uno sugli “indizi criminali”, il secondo su cremazione e forni crematori, il terzo sulla testimonianza di Tauber. Questi studi costituiscono pertanto la Parte Prima, Seconda e Terza di quest’opera.

Rispetto a Pressac, van Pelt ha introdotto un metodo nuovo, o, per meglio dire, ha introdotto una nuova denominazione metodologica, la “convergenza di prove” (“convergence of evidence”), metodo che Pressac aveva già attuato senza dargli un nome specifico. Esso consiste in un raffronto tra documenti e testimonianze pretesamente indipendenti mirante a dimostrare che tutto “converge” nella tesi dello sterminio. La Parte Quarta analizza l’applicazione concreta di questo metodo da parte di van Pelt ed espone i gravi errori tecnici e storici che ne derivano.

La Parte Quinta, infine, esamina in modo approfondito l’origine della presunta convergenza di testimonianze. Nella “Preface and Acknowledgment” del suo libro, van Pelt ringrazia i suoi consulenti:

«Scrivendo la mia confutazione dell’affidavit di Rudolf, ebbi la fortuna di avere come collaboratori Green, Mazal, Keren, e McCarthy in conversazioni quotidiane che presto inclusero John Zimmerman, Kern Stern, Peter Maguire e Stephen Prothero»4.

In questo studio mostrerò vari esempi della competenza e dell’onestà di alcuni di questi personaggi.

Egli spiega inoltre con supponenza il suo compito al processo Irving-Lipstadt:

«Il mio compito dunque era di aiutare gli avvocati difensori Richard Rampton, Heather Rogers, e Anthony Julius a convincere il giudice che nessuno storico serio che abbia considerato le prove avrebbe serio motivo di dubitare che ad Auschwitz ci furono camere a  gas»5.

Questa arrogante pretesa fu smentita proprio dal giudice Gray nella sua sentenza dell’11 aprile 2000. Al punto 13.71 egli scrisse:

«Devo confessare che, come – immagino – la maggior parte della gente, avevo supposto che le prove dello sterminio in massa di Ebrei nelle camere a gas di Auschwitz fossero convincenti.

Tuttavia, quando ho valutato le prove addotte dalle parti in questa causa, ho messo da parte questo pregiudizio»6.

Al punto 13.73 il giudice aggiunse:

«Riconosco la forza di molte osservazioni di Irving su alcuni di questi temi. Egli fa notare a ragione che i documenti contemporanei, come disegni, piante, corrispondenza con fornitori e simili offrono poche prove dell’esistenza di camere a gas progettate per uccidere esseri umani.

Tali documenti isolati sull’impiego di gas come si possono trovare tra questi documenti si possono spiegare con la necessità di disinfestare il vestiario in modo da ridurre l’incidenza di malattie come il tifo. I quantitativi di Zyklon B consegnati al campo si possono forse spiegare con la necessità di disinfestare vestiario e altri oggetti. È anche corretto che uno dei documenti più compromettenti, cioè la lettera di Müller [recte: di Bischoff] del 28 giugno 1943 che espone il numero dei cadaveri che potevano essere bruciati nei forni crematori presenta una quantità di caratteristiche curiose le quali ingenerano la possibilità che esso non sia autentico. Inoltre, le prove fotografiche dell’esistenza di camini sporgenti dal soffitto della camera mortuaria 1 del crematorio II – lo ammetto – sono difficili da interpretare»7.

Al punto 13.74 Gray riconobbe inoltre il valore di alcuni argomenti di Irving:

«Allo stesso modo Irving ha fatto valide osservazioni su varie relazioni fornite da superstiti e funzionari del campo. Alcune di queste relazioni furono prodotte come prove ai processi del dopoguerra. C’è la possibilità che alcuni di questi testimoni abbiano inventato qualcosa o perfino tutto delle esperienze che descrivono. Irving sostenne la possibilità di impollinazione incrociata, espressione con la quale intendeva la possibilità che dei testimoni possano avere ripetuto e anche abbellito le relazioni (inventate) di altri testimoni, col risultato che si costruì un corpus di false testimonianze. Irving rilevò che parti di qualcuna delle relazioni di

4 Idem, pp. XIII-XIV.

5 Idem, p. IX.

6 http://www.nizkor.org/hweb/people/i/irving-david/judgment-13-01.html

7 Idem.

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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qualcuno dei testimoni sono evidentemente errate o (come alcuni disegni di Olère) chiaramente esagerate. Egli suggerì vari motivi per spiegare perché dei testimoni potessero aver fornito relazioni false, come avidità e rancore (nel caso di superstiti), paura e desiderio di ingraziarsi coloro che li avevano catturati (nel caso di funzionari del campo). Van Pelt ammise che queste possibilità esistono. Io sono d’accordo»8.

Il convincimento del giudice circa la realtà di camere a gas omicide ad Auschwitz derivava unicamente dalla presunta “convergenza di prove”, come egli dichiarò esplicitamente al punto 13.78:

«La mia conclusione è che varie categorie di prove “convergono” nel modo asserito dagli Imputati»9.

Lo scopo di questo libro è di confutare radicalmente l’impianto argomentativo intrinsecamente falso di van Pelt, dimostrando che non esiste alcuna “convergenza di prove” e fornendo a ogni storico serio che esaminerà il complesso delle prove che adduco, un fondato motivo per considerare quantomeno dubbia l’esistenza di camere a gas ad Auschwitz.

8 Idem.

9 Idem. MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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PARTE PRIMA

GLI “INDIZI CRIMINALI” SULLE CAMERE A GAS OMICIDE

Discussione storico-critica delle tesi di Jean-Claude Pressac e di Robert Jan van Pelt

Introduzione

Jean-Claude Pressac si può considerare a giusto titolo il fondatore della storiografia olocaustica su Auschwitz, in precedenza priva di documentazione e di metodo. Egli stesso definì la storiografia “tradizionale” «una storia basata in massima parte su testimonianze raccolte secondo l’umore del momento, troncate per formare verità arbitrarie e cosparse di pochi documenti tedeschi di valore disparato e senza connessione reciproca»10

Egli inaugurò un nuovo metodo storiografico che, almeno nelle intenzioni, metteva da parte le testimonianze per concentrarsi sul materiale documentario. In realtà egli ricorse di nuovo alle testimonianze per delineare la storia delle presunte installazioni preliminari di gasazione omicida che anticiparono quelle dei crematori di Birkenau. I suoi capitoli sulle gasazioni nel crematorio I

 

11 e nei cosiddetti Bunker di Birkenau12 si basano infatti esclusivamente su testimonianze. Il nuovo metodo trovava infatti applicazione soltanto riguardo ai crematori di Birkenau. Nella relativa documentazione conservata al Museo di Auschwitz, Pressac avrebbe dovuto scoprire le prove della progettazione, della costruzione e dell’uso delle presunte camere a gas omicide in tali impianti, ma invece si trovò di fronte ad una totale assenza di prove. Egli non riuscì a reperire altro che “indizi

10 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989, p. 264.

11 Idem, «Krematorium I or the “old” Krematorium of the main camp (Stammlager)», pp. 123-159.

12 Idem, «Bunker 1 or “The Red House” and ist supposed mass graves», pp. 161-170; «Bunker 2 (Subsequently renamed Bunker V) or the “White House” and its undressing huts», pp. 171-182.

 

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criminali”, che in qualche modo grazie al loro numero e alla loro presunta convergenza, dovrebbero sopperire a questa totale assenza di prove. Dopo che, agli inizi degli anni Novanta, poté visionare l’enorme mole di documenti sequestrati dai Sovietici ad Auschwitz e conservati a Mosca, Pressac redasse un nuovo libro13 in cui riuscì ad aggiungere soltanto qualche altro indizio alla sua precedente raccolta. Ma proprio allora le fortune storiografiche di Pressac cominciarono a declinare.

L’assalto di van Pelt cominciò già l’anno dopo, quando il suo nome fu aggiunto, inesplicabilmente, a quello di Pressac nella traduzione inglese del libro summenzionato14; proseguì nel 1996, allorché, in un libro scritto con Debórah Dwork, van Pelt si appropriò dei principali “indizi criminali” di Pressac brandendoli come se fossero suoi15 e culminò nel 2000 al processo Irving-Lipstadt. Nel 2002 l’espropriazione era completa. “The Case for Auschwitz” presenta un riciclaggio sistematico degli “indizi criminali” di Pressac, che costituiscono ormai l’ossatura documentaria della storiografia olocaustica su Auschwitz. A differenza di Pressac, che era un ricercatore, van Pelt è anzitutto un compendiatore, molto meno dotato di lui di capacità di analisi storico-documentaria e di spirito critico. La sua riproposizione degli “indizi criminali” rappresenta una specie di semplificazione divulgativa delle tesi di Pressac che non tiene conto della loro complessità e varietà.

Per questa ragione non ha senso replicare direttamente agli argomenti riciclati da van Pelt. Vari studiosi revisionisti si sono già occupati più volte delle tesi di Pressac16, ma finora mancava uno studio specifico ed esaustivo sul valore e sul significato degli “indizi criminali”, nel cui ambito anche le risposte ai commenti di van Pelt acquisterranno un significato più completo.

 

13 Les crématoires d’Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse. CNRS Editions, Parigi, 1993. Trad. it.: Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945. Felrtinelli, Milano, 1994.

14 Jean-Claude Pressac with Robert-Jan van Pelt, «The Machinery of Mass Murder at Auschwitz», in: Y. Gutman and M. Berenbaum Editors, Anatomy of the Auschwitz Death Camp. Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis, 1994, pp. 183-245. Non si tratta di una traduzione integrale, ma di un ampio riassunto del libro di Pressac.

15 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present. W.W. Norton & Company. New York- London, 1996.

16 L’opera migliore è: Germar Rudolf (a cura di), Auschwitz: Plain Facts. A Response to Jean-Claude Pressac, With Contributions by Robert Faurisson, Carlo Mattogno, Germar Rudolf, and Serge Thion. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.

 

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CAPITOLO 1

GLI “INDIZI CRIMINALI”

1.1. Gli antecedenti storici

Durante le sue frequenti visite all’archivio del Museo di Auschwitz nel corso degli anni Ottanta, Pressac, sotto la guida del capo archivista Tadeusz Iwaszko, tragicamente perito il 2 dicembre 1988, si imbatté nel volume 11 degli atti del processo Höss in cui è riportata una relazione redatta dal perito ing. Roman Dawidowski che aveva collaborato alle indagini svolte dal giudice Jan Sehn tra il 10 maggio 1945 e il 26 settembre 194617. Questa relazione contiene già quasi tutti gli “indizi criminali” di Pressac, in particolare nel secondo paragrafo, di cui riporto la traduzione:

«Tutte queste installazioni costituivano le cosiddette “Spezialeinrichtungen”18

(lettera del 16.12.1942), “Durchführung der Sonderbehandlung”19 (atti VIII Upa 2, che ostituiscono l’allegato n. 2), nello svolgimento dell’azione speciale /“Sonderaktion”20 (ordine della guarnigione21 n. 31/43), relativamente a “Sondermassnahme”22 (lettera del 13.1.1943 n. 21242/43) contro i detenuti portati al campo di Auschwitz con trasporti speciali “Sondertransporte” (lettera del 10.4.1943 n. 26823/43 e del 12.7.43 n. 32269/43), azioni nelle quali era impiegata una squadra di detenuti chiamata “Sonderkommando” (lettera del 4.2.1944 n. Bi-Sch./alg/66 b/8/1994/44 Bia/Ha).

Nelle lettere che costituiscono gli allegati 3 e 4 i crematori e i locali equipaggiati con porte a tenuta di gas con una spia con doppio vetro e guarnizioni a tenuta di gas assolutamente necessarie per effettuare l’azione speciale sono detti “zur Durchführung der Sondermassnahme”. Secondo l’ordine di impiego23 del 3.8.1944, questo giorno nel Sonderkommando lavoravano 900 detenuti addetti ai quattro crematori di Birkenau.

I crematori nelle piante e nella corrispondenza ufficiale si chiamavano, nella terminologia tedesca, conformemente alla loro struttura e destinazione: Krematorium24(anche abbreviato in “Krema”), Einäscherungsanlage25 o Einäscherungsofen26, invece le camere a gas erano occultate sotto le denominazioni Leichenhalle27 (pianta del 25.9.1941 n. D. 59042 – fotografia n. 18 e ordinazione n. 243 del 27.3.194328), anche Halle (ordinazione n. 323 del 16.4.1943), Leichenkeller 129 (pianta 932 del 27.1.1942 – fotografia n. 23 – e corrispondenza sulla costruzione dei BW 30, 30a-c), anche abbreviato in L-Keller 1 (lettera dell’11-2-1943 n. 22957/43), Keller 130 (ordinazione n. 192 del 13.3.1943) e infine

 

17 Processo Höss, tomo 11, pp. 1-57.

18 Installazioni speciali.

19 Attuazione del trattamento speciale.

20 Azione speciale.

21 Standortbefehl Nr. 31/43 del 6 agosto 1943.

22 Misura speciale.

23 Riferimento alla serie di rapporti Arbeitseinsatz.

24 Crematorio.

25 Impianto di cremazione.

26 Forno crematorio.

27 Camera mortuaria.

28 Riferimento all’ ordinazione della Zentralbauleitung alla Schlosserei W.L. n. 243 del 27 marzo 1943.

29 Camera mortuaria seminterrata 1.

30 Seminterrato 1.

 

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Badeanstalt für Sonderaktion (nota per gli atti del 21.8.1942 n. 12115)31. Le strutture con le camere [a gas] erano denominate bagno (Bade) o disinfezione (Desinfektionsraum) e queste denominazioni erano scritte in tutte le lingue su grosse tabelle piazzate sulla porta di entrata della camera a gas. I crematori II e III avevano due seminterrati chiamati nei progetti e nella corrispondenza ufficiale Leichenkeller 1 e Leichenkeller 2. Nella lettera del 29.1.1943 n. 22250 uno di questi seminterrati è chiamato “Vergasungskeller”32 (allegato 5) e l’altro nella lettera del 6.3.1943 è definito “Auskleideraum”33. Dal confronto di queste lettere con le piante della fotografia n. 23 e con i disegni delle fotografie n. 24, 25 e 26 risulta che la denominazione “Vergasungskeller” si riferisce al “Leichenkeller 1”. Questo seminterrato a differenza del “Leichenkeller 2” aveva un sistema a doppio senso di canali di ventilazione, chiamati quello superiore “Belüftung”34, quello inferiore “Entlüftungskanal”35 (pianta della fotografia n. 23), servito da un ventilatore premente (Gebläse)36, azionato da un motore elettrico con potenza di 3,5 CV (lettera dell’11.2.1943 n. 22957) e doveva essere riscaldato col calore proveniente da un tratto del camino (Warmluftzuführungsanlage37 – lettera del 25.3.1943 n. 25629/43). Nelle lettere38 n. 103 e 192 le aperture dei canali inferiori, chiamate “Abluftlöcher”39, erano protette con reti (Schutzgitter40) di fil di ferro con sezione di 10 mm. Gli sbocchi dei canali superiori erano chiusi con reti di lamiera di zinco (Zinkblechsiebe). Il Leichenkeller 1 era dotato – come tutte le altre camere a gas – di porta a tenuta di gas (allegato 15). Secondo le deposizioni dei testimoni, questa camera aveva dispositivi per gettare lo Zyklon a forma di colonne di rete. Il testimone Kula ha descritto la struttura di questo dispositivo (allegato 16). Secondo la lettera citata dell’11.2.1943 il “Leichenkeller 2” aveva soltanto una ventilazione aspirante azionata da un ventilatore con potenza di 7,5 CV (Abluftgebläse41). Il termine “Gaskammer” appare soltanto nell’ordinazione n. 459 del 28.5.1943 (“1 Tür mit Rahmen, luftdicht mit Spion für Gaskammer”) e nella pianta del campo di concentramento di Gross-Rosen. In quest’ultimo caso nella denominazione della costruzione situata nelle immediate vicinanze dell’edificio chiamato “Krema” (pianta n. 4067 del 5.7.1944 firmata da Bischoff)»42.

Come ho rilevato in uno studio specifico, tutti i termini che contengono il prefisso “Sonder-” (“speciale”) furono considerati dagli inquirenti polacchi dei “criptonimi” che designavano le presunte gasazioni omicide. In questa pretesa “decifrazione” essi partivano dal presupposto dell’esistenza di camere a gas omicide nei crematori di Birkenau per dedurre da esso il significato criminale dei termini “Sonder-” summenzionati. Successivamente la storiografia ufficiale elaborò il procedimento inverso: partendo dal presupposto che i termini in questione avessero un significato criminale, dedusse da essi l’esistenza ad Auschwitz di camere a gas omicide43

. E a questo sterile circolo vizioso non è sfuggito neppure Pressac, raccogliendo gli “indizi criminali” elencati da Dawidowski. In realtà i termini “Sonderbehandlung” (trattamento speciale), “Sondermassnahmen” (misure speciali), “Sondertransporte” (trasporti speciali),“Sonderkommando” (squadra speciale), “Sonderaktion” (azione speciale), “Sonderkeller” (scantinato speciale), “Spezialeinrichtungen” (installazioni speciali)”, “Badeanstalten für Sonderaktionen” (bagni per azioni speciali), non hanno nulla a che vedere con le presunte gasazioni omicide44

. Quanto al termine “Gaskammer” (camera a gas), l’ordinazione n. 459 del 29 maggio 1943 si riferisce ad una camera di disinfestazione ad acido cianidrico45 e nella pianta n. 4067 del 5 luglio 1944 esso designa parimenti una camera di

 

31 In questo documento entrambi i termini di tale designazione sono al plurale: Badeanstalten für Sonderaktionen, stabilimenti di bagni per azioni spaciali. Vedi capitolo 7.3.

32 Seminterrato di gasazione.

33 Spogliatoio.

34 Aerazione.

35 Canale di disaerazione.

36 Soffiante. L’impianto di ventilazione del Leichenkeller 2 aveva due soffianti, uno premente e l’altro aspirante. Vedi § 1.8.

37 Impianto di apporto di aria calda.

38 Si tratta di ordinazioni della Zentralbauleitung alla Schlosserei W.L.

39 Aperture di uscita dell’aria viziata.

40 Grate di protezione.

41 Soffiante di aspirazione dell’aria viziata.

42 Processo Höss, tomo 11, pp. 7-9.

43 C. Mattogno, “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato. Edizioni di Ar, Padova, 2000, pp. 9-10.

44 Idem, Parte Seconda.

45 Vedi capitolo 1.5.

 

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disinfestazione46, esattamente come la “Gaskammer” che appare nei piani dell’impianto di disinfestazione (Entlausungsanlage) di Birkenau, i futuri Bauwerke47 5a e 5b48.

Dalla relazione summenzionata Pressac trasse non soltanto gran parte dei suoi “indizi criminali”, ma anche altri spunti importanti, come il riferimento alla descrizione di Michael Kula dei dispositivi di introduzione per lo Zyklon B e le informazioni basilari sugli impianti di ventilazione; da essa riprese inoltre quasi tutto il materiale documentario che vi è allegato:

- la fotografia 3 (rovine del crematorio II nel 1945): foto 93 a p. 261 di Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers;

- la fotografia 7 (rovine del crematorio II nel 1945): foto 96 a p. 261;

- la fotografia 10 (cortile del crematorio III con una catasta di legna in primo piano): foto 72 a p. 251:

- la fotografia 11 (siepe presuntamente utilizzata per “mascherare” i crematori): foto 46 a p. 501;

- la fotografia 18 (pianta D 59042 del crematorio I): p. 152;

- la fotografia 19 (pianta 4287 del crematorio I): p. 156 e 157;

- la fotografia 20 (etichetta di un barattolo di Zyklon B): foto 13 a p. 17;

- la fotografia 21 (etichetta relativa allo Zyklon B): foto 12 a p. 18;

- la fotografia 23 (pianta 933 del futuro crematorio II): p. 282;

- la fotografia 24 (pianta 109/16A del crematorio III): p. 329;

- la fotografia 25 (idem): p. 323;

- la fotografia 26 (idem): p. 327;

- la fotografia 27 (montacarichi provvisorio per il crematorio II): foto 20 a p. 488;

- la fotografia 28 (pianta 1678 dei crematori IV-V): p. 393;

- la fotografia 30 (panche presuntamente collocate nello “spogliatoio” dei crematori): foto 10 a p. 486;

- le fotografie 31 e 32 (porta a tenuta di gas): foto 29 e 30 a p. 50;

- la fotografia 33 (cremazione all’aperto): foto 16 a p. 422;

- la fotografia 34 (donne presuntamente avviate alle camere a gas): foto 17 a p. 423.

Sulla scia delle indagini polacche, Pressac studiò in modo approfondito la parte dell’archivio della Zentralbauleitung di Auschwitz che i Sovietici avevano lasciato al campo, ma riuscì ad aggiungere solo altri quattro indizi all’elenco stilato dal perito Dawidowski. Successivamente, dopo il 1989, egli visionò anche la parte dell’archivio, più consistente, che i Sovietici avevano portato a Mosca.

In questa documentazione, che conta oltre 88.000 pagine, egli non trovò nessuna prova dell’esistenza di camere a gas omicide ad Auschwitz-Birkenau e riuscì soltanto a spigolare altri quattro “indizi criminali”. Prima di esaminare tali indizi, bisogna chiarire due questioni essenziali.

1.2. L’archivio della Zentralbauleitung di Auschwitz

Anzitutto, se tale documentazione contiene effettivamente un quadro indiziario tale da dimostrare indirettamente la realtà delle camere a gas omicide, perché essa non fu distrutta dalle SS?

In secondo luogo, se questa documentazione è completa, come si spiega che essa non presenti delle prove dirette?

Nell’Introduzione del suo secondo libro su Auschwitz, Pressac risponde così alla prima questione:

«All’opposto di un altro servizio del campo, la Sezione politica, che bruciò nella quasi totalità i suoi archivi prima dell’evacuazione del complesso concentrazionario nel gennaio 1945, la Bauleitung49 lasciò i propri intatti. La ragione di questo abbandono in stato di integrità potrebbe essere fatta risalire alla personalità del secondo e ultimo direttore della Bauleitung di Auschwitz, il tenente SS Werner Jothann. Ingegnere in sovrastrutture (“Hochbau”), questo professionista non si era occupato personalmente dell’allestimento omicida dei crematori, che era stato opera, dalla fine del 1942 all’inizio del 1943, del primo direttore, il capitano SS Karl Bischoff. Ignorando il contenuto “esplosivo” dei dossier di costruzione relativi a quell’allestimento, Jothann se ne andò senza preoccuparsene e senza prendere nessuna misura per distruggerli»50.

46 Secondo la storiografia olocaustica, nel campo di Gross-Rosen una camera a gas omicida «non è mai esistita» (Eine solche Anlage hat es in Gross-Rosen nicht gegeben). Isabell Sprenger, Groß-Rosen. Ein Konzentrationslager in Schlesien. Böhlau Verlag, Colonia, Weimar, Vienna, 1996, p.205.

47 Bauwerk, BW: costruzione o gruppo di costruzioni dello stesso tipo.

48 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., pp. 55-57.

49 Recte: Zentralbauleitung.

50 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio, op. cit., p. 11.

 

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Questa spiegazione non spiega nulla.

Il 1° ottobre 1943, in coincidenza coll’inizio del quinto anno finanziario di guerra, l’SS-Sturmbannführer Karl Bischoff fu sostituito dall’SS-Obersturmführer Werner Jothann a capo della Zentralbauleitung. Ma Bischoff fu promosso Capo dell’ispettorato delle costruzioni delle Waffen-SS e Polizia “Slesia” (Leiter der Bauinspektion der Waffen-SS und Polizei “Schlesien”), che dipendeva dall’ Amt V dell’Amtsgruppe C dell’SS-Wirtschafts-Verwaltungshauptamt (SS-WVHA) ed era l’organo ispettivo che controllava direttamente la Zentralbauleitung di Auschwitz. In pratica Bischoff, nella gerarchia dell’ SS-WVHA, restò il superiore diretto di Jothann e rimase costantemente in contatto con lui. Tutti i nuovi Bauwerke dovevano infatti essere approvati dalla Bauinspektion “Schlesien”51.

Inoltre il 5 gennaio 1944 tra Bischoff e Jothann ci fu il passaggio ufficiale delle consegne coll’elenco della documentazione, tra cui il raccoglitore n. 15 relativo ai crematori II e III con 7 disegni, corrispondenza e pagamenti dei lavori52. Se questa documentazione avesse avuto realmente «un contenuto “esplosivo”» Bischoff non ne avrebbe informato Jothann? E Bischoff stesso, come suo diretto superiore, non gli avrebbe ordinato di distruggerla?

Passiamo alla seconda questione.

L’organizzazione della Zentralbauleitung di Auschwitz era molto complessa e decentrata. Già all’inizio del 1943 quest’ufficio era suddiviso in 5 Bauleitungen53, e la Zentralbauleitung stessa comprendeva 14 Sachgebiete (settori). Ciascuna Bauleitung e ciascun Sachgebiet aveva il proprio archivio, sicché ciò che noi oggi chiamiamo “archivio della Zentralbauleitung”, originariamente costituiva alcune decine di archivi. I documenti sui crematori, come tutti gli altri documenti, venivano redatti in più copie (i destinatari erano elencati sotto la voce “Verteiler” (distribuzione) e ciascuna copia veniva smistata all’ufficio competente, dove veniva archiviata. L’archivio originario comprendeva molti raccoglitori (“Ordner”), ciascuno dei quali accoglieva i documenti relativi ad uno o più Bauwerke. Perciò ad un semplice ordine di Bischoff tramite Jothann, ogni Bauleiter avrebbe potuto distruggere facilmente il proprio archivio, ancora più facilmente i raccoglitori che contenevano la documentazione relativa ai crematori. Questa invece non fu distrutta: essa esiste e include i disegni dei crematori e una corrispondenza molto ricca, ma presenta anche lacune evidenti, ad esempio tutti i disegni tecnici dei forni, i rapporti sulle cremazioni di prova, i rapporti sul consumo di coke per il 1944. Questa documentazione è stata chiaramente filtrata da coloro che per primi la utilizzarono a scopi propagandistico-giudiziari, cioè i Sovietici e il giudice Jan Sehn. Non si può infatti pensare che le SS, invece di distruggere in blocco tutta questa documentazione presuntamente “esplosiva”, avessero perso tempo a sfogliare con pazienza certosina tutti i raccoglitori relativi ai crematori e a sfilare via e distruggere singoli documenti da esse ritenuti compromettenti lasciando intatto il resto, a cominciare dalle piante dei crematori stessi! Poi, avrebbero fatto saltare i crematori per occultare le tracce dei loro “crimini”, ma nel contempo avrebbero lasciato vivi ai Sovietici migliaia di testimoni oculari di questi “crimini”!

La spiegazione di van Pelt è invece di una insulsaggine sconcertante:

«Quando i Tedeschi bruciarono gli archivi della Kommandantur [comando] del campo prima della loro evacuazione da Auschwitz nel gennaio 1945, essi trascurarono l’archivio dell’ufficio delle costruzioni [Zentralbauleitung] che era stato chiuso alcuni mesi prima; di conseguenza i materiali di quest’archivio furono trovati più o meno intatti»54.

Ci sarebbe poco da commentare se van Pelt non avesse aggiunto una sciocchezza supplementare: la presunta “chiusura” dell’archivio della Zentralbauleitung «alcuni mesi prima» del gennaio 1945 (che serve a spiegare perché le SS «trascurarono l’archivio»).

In realtà questo ufficio funzionò con certezza almeno fino al 29 dicembre 1944, la data che appare in un timbro apposto dall’impiegato civile Jährling in relazione a una fattura della Topf del 2 dicembre55.

La selezione cui fu sottoposto l’archivio della Zentralbauleitung ha creato il vuoto intorno a gran parte dei documenti contenenti gli “indizi criminali”, i quali emorgono ora solitari dalla documentazione come sperdute isolette del Pacifico. E proprio questa estrapolazione dal loro contesto permette di interpretarli in senso criminale.

 

51 Sull’intera questione vedi il mio studio La “Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz”. Edizioni di Ar, Padova, 1998.

52 RGVA, 502-1-48, pp. 42-49.

53 Vedi sotto, capitolo 2.6.4.

54 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 207.

55 RGVA, 502-1-96, p. 33a.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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1.3. Premessa metodologica

Nel capitolo “One proof…one single proof”: Thirthy-nine criminal traces56, redatto in diretta polemica con la richiesta, appunto di «una prova…una sola prova» dell’esistenza di camere a gas omicide fatta da Robert Faurisson il 26 febbraio 197957, Pressac presenta, come recita il sottotitolo del capitolo in questione, «una lista completa degli “indizi criminali” o “lapsus” trovati negli archivi del Museo statale di O#wi#cim [Auschwitz] e della Commissione centrale di Varsavia relativi a camere a gas omicide nei crematori II, III, IV e V di Birkenau»58.

Prima di esaminare questi “indizi criminali”, è necessario soffermarsi sul principio metodologico impiegato da Pressac e ripreso dai suoi successori.

Egli delinea anzitutto gli antecedenti immediati della questione ed esprime nel contempo un giudizio negativo sulla metodologia olocaustica dell’epoca:

«Faurisson chiese “una prova…una sola prova” dell’esistenza di camere a gas omicide.

Gli storici “tradizionali” gli fornirono un’“abbondanza di prove” che erano praticamente tutte basate sulla testimonianza umana, di SS e di ex detenuti e membri del Sonderkommando superstiti. Ma la testimonianza umana è fallibile. Essa è inattendibile e Faurisson cercava una prova storica concreta, cioè una prova basata su documenti incontestabili e irrefutabili. In questi rigorosi criteri rientrerebbero quattro tipi di  documenti storici:

fotografie e films realizzati tra il 1942 e la fine del 1944 nel KL Auschwitz, lettere e documenti tedeschi, disegni originali concernenti il campo».

Ma non esiste nessun film che mostri un’azione di sterminio ad Auschwitz e le fotografie esistenti «non possono essere presentate come prova definitiva»59. Dei disegni dei crematori, «nessuno menziona esplicitamente in parole chiare qualcosa come Blausäure (acido cianidrico) Vergasungs- o gaskammer o -keller (camera o scantinato di gasazione o a gas)», sicché «restano solo i vari dossiers di corrispondenza e documenti di origine tedesca», i quali, grazie ai “lapsus” che contengono, «formano un convincente corpo di prove presuntive ed indicano chiaramente la presenza nei quattro crematori di Birkenau (II, III, IV e V) di camere a gas che usavano un agente disinfestante a base di acido cianidrico col nome di “Zyklon B”»60.

Indi Pressac passa ad esporre il suo principio metodologico:

«In mancanza di qualunque prova “diretta”, cioè palpabile, indiscutibile ed evidente (mancanza in rapporto alla nostra conoscenza attuale) come una fotografia di persone uccise con un gas tossico in uno spazio chiuso che possa essere perfettamente localizzato ed identificato, o di una denominazione su un disegno di un crematorio come “Gaskammer um Juden zu vergiften/camera a gas per avvelenare gli Ebrei”, può essere sufficiente e valida una prova “indiretta”. Per prova “indiretta” intendo un documento tedesco che non dica nero su bianco che una camera a gas è per scopi omicidi, ma contenga una prova che non possa logicamente significare una cosa diversa»61.

Una prova indiretta è dunque per Pressac un documento per il quale è impossibile fornire una qualunque spiegazione diversa da quella omicida.

Questa è già una chiara ammissione che fino al 1989 non esisteva nessuna prova dell’esistenza di camere a gas omicide nei crematori di Birkenau62, perché una prova “indiretta” non è una prova, ma un semplice indizio. E infatti egli non pretende di aver scoperto delle “prove”, ma appunto degli “indizi criminali”.

Il principio metodologico di Pressac, ferme restando le riserve che ho espresso sopra riguardo alla documentazione, potrebbe essere valido solo a condizione che sia oggettivamente impossibile spiegare gli “indizi criminali” in senso non omicida. Ma di fatto l’impossibilità di una spiegazione iversa, non omicida, non è oggettiva, bensì soggettiva, vale a dire, Pressac decreta d’autorità questa impossibilità soltanto perché egli non riesce a trovare, o non vuole trovare, una spiegazione diversa.

 

56 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., Parte due, capitolo 8, pp. 429-457

57 R. Faurisson, Mémoire en défense contre ceux qui m’accusent de falsifier l’histoire. La question des chambres à gaz. La Vieille Taupe, Parigi, 1980, pp. 96-100.

58 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 429.

59 Idem.

60 Idem.

61 Idem, p. 429.

62 Con buona pace della pretesa “Abbondanza di prove” di Georges Wellers, che titolò così un articolo apparso su Le Monde il 29 dicembre 1978.

 

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Se dunque, come dimostrerò in questo studio, una tale impossibilità è puramente fittizia, il valore di prova “indiretta” degli “indizi criminali” risulta completamente infirmato.

Riguardo alla metodologia di Pressac, si impone un’altra osservazione. Egli era giustamente fiero di aver scoperto che ad Auschwitz nulla era fisso ed immutabile, ma tutto – in particolare la progettazione – era in continua evoluzione. Accadeva spesso – e la storia del campo di Birkenau ne è la prova tangibile – che un progetto fosse ripreso e modificato più volte prima di essere realizzato, sicché, per conoscere la reale funzione di una installazione, bisogna conoscere la storia del suo sviluppo e in modo specifico il suo stadio finale. Pressac applica egregiamente questo principio, ad esempio nella descrizione architettonica delle installazioni di disinfestazione e disinfezione e nella ricostruzione della storia progettuale dei crematori di Birkenau. Quando però si tratta di discutere gli indizi criminali relativi ai crematori, egli dimentica questo importante principio metodologico e tende ad assolutizzare metafisicamente le installazioni ritenendole fisse e utilizzabili per un solo ed unico scopo. Ma è lui stesso a dire che «i progetti si evolvevano secondo la necessità»63e a Birkenau le necessità si susseguivano a ritmo serrato. Non si vede pertanto per quale ragione non si potesse progettare l’impiego di singole installazioni per scopi diversi secondo la necessità del momento.

Questa tendenza assolutizzatrice induce Pressac a considerare “inconciliabili” installazioni o congegni che in realtà potevano avere funzioni complementari o indipendenti.

Ma l’errore metodologico più grave di Pressac è che egli parte dalla testimonianza di Henryk Tauber (da lui parimenti scoperta nel volume 11 degli atti del processo Höss) come un dato di fatto indiscutibile che poi proietta retrospettivamente sui suoi “indizi criminali”, o, inversamente, gli “indizi criminali”, sulla base di questa testimonianza, sono per lui a priori già preordinati verso il dato finale – le presunte gasazioni omicide – che costituiscono il presupposto, non la conclusione delle sue interpretazioni. Non solo, ma su questo fragilissimo ordito indiziario egli tesse poi una fitta trama di eventi di cui distorce sistematicamente il significato per farli rientrare a forza nel suo schema “criminale” precostituito in cui la fantasia straripa sulla realtà e la sommerge.

Van Pelt segue pedissequamente la metodologia di Pressac dell’impossibilità di «qualunque spiegazione alternativa» senza aggiungere nulla.

1.4. I 39 “indizi criminali”

Pressac elenca “trentanove indizi criminali”, che riporto nell’ordine in cui egli stesso li ha esposti e con le sue traduzioni.

1.4.1.Indizi per il crematorio II:

1) “Vergasungskeller/scantinato di gasazione”64;

2) “10 Gasprüfer/rivelatori di gas [gas detectors]”65;

3) “1 Stck Handgrif für Gastür D 12/una maniglia per porta a [tenuta di] gas, 12 ø diametro”66;

4) “Auskleideraum/spogliatoio”67;

5) “Auskleidekeller”, 4 menzioni; “Auskleidekeller II”, 1 menzione “spogliatoio seminterrato”68;

6) Gastür 100/192 für Leichenkeller 1/ porta a [tenuta di] gas 100 x 192 per camera mortuaria seminterrata 1”69;

7) “1 Gasdichtetür/1 porta a tenuta di gas”70;

8) “4 Drahtnetzteinschiebvorrichtung/4 congegni di introduzione di rete metallica”71;

9) “4 Holzblenden/4 coperchi di legno”72.

1.4.2. Indizi per il crematorio III:

10) “Auskleideraum/spogliatoio”73;

  1. “Gastür/porta a [tenuta di] gas 100 x 19274;

 

63 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the gas chambers, op. cit., 512.

64 Idem, p. 432, foto 1.

65 Idem, p. 432 e foto 2 a p. 433.

66 Idem, p. 432 e foto 3 a p. 433.

67 Idem, p. 432 e foto 4 a p. 433.

68 Idem, p. 434 e foto 5,6 e 7 a p. 434-435.

69 Idem, p. 434 e foto 8 a p. 436.

70 Idem, p. 436 e foto 9 e 10 a p. 437.

71 Idem, p. 436 e foto 11 a p. 438.

72 Idem, p. 436 e foto 11 a p. 438.

73 Idem, p. 438 e foto 4 a p. 433.

 

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12) “Auskleidekeller/ spogliatoio seminterrato”75, 2 menzioni

13) “Flacheisen für (1)/5 Stück Gastürbeschläge/barra di ferro piatta per (1)/5 pezzi di guarniture metalliche per porte a [tenuta di] gas”76;

14) “Beschläge für 1 Stück Gastür/guarniture per 1 porta a [tenuta di] gas”77;

15) “1 Gasdichtetür/1 porta a tenuta di gas”78;

16) “14 Brausen/14 docce (finte)”79.

1.4.3. Indizi per i crematori IV e V:

17) “12 Stück gasdichten Türen ca. 30/40 cm/ 12 porte a tenuta di gas circa 30 x 40 cm”80, 4 menzioni;

17a) “12 Stück gasdichten Türen ca. 30/40 cm”81;

17b) “Nota di consegna per le guarniture di porte del 24 febbraio 1943”82;

18) “Gas[s]dichtenfenster versetzen/installare finestre a tenuta di gas”83;

19) “betonieren im [sic] Gas[s]kammer/fare la gettata di calcestruzzo nella camera a gas”84, prima menzione;

20) “Gas[s]dichtenfenster versetzen/ installare finestre a tenuta di gas”85, 2 menzioni;

21) “betonieren im Gas[s]kammer”86, seconda menzione;

22) “4 Gasdichte Türen/4 porte a tenuta di gas”87;

23) “Gastüren Verankerungen 210 Stk/210 ancoraggi per porte a tenuta di gas”88;

24) “3 dichte Türe (Türme, Türen)/tre porte a tenuta di gas (torri, porte)”89;

25) “drei gasdichte Türe (Türme,Türen)/ tre porte a tenuta di gas (torri, porte)”90;

26) “Flacheisen für (4)/5 Stück Gastürbeschläge/ barra di ferro piatta per (4)/5 pezzi di guarniture metalliche per porte a [tenuta di] gas”91;

27) “für 4 gasdichte Türen/per 4 porte a tenuta di gas: WL Schlosserei liefert für 4 gasdichte Türen: Die Beschläge wie bereits schon einmal geliefert/ WL fucina dei fabbri consegna per 4 porte a tenuta di gas: le guarniture come già una volta consegnate”92;

28) “24 Ankerschrauben für gasdu[i]chte Türen lt. Skizze/24 bulloni di ancoraggio per porte a tenuta di gas secondo schizzo”93;

29) “Gastüren einsetzen/montare finestre a [tenuta di] gas”94, 2 menzioni.

1.4.4. Indizi supplementari (crematori II e III):

30) “Der (Leichen)Keller 1 mit der Abluft aus den Räumen der 3 Saugzuganlagen vorgewärmt wird/Lo scantinato (per cadaveri) 1 sarà preriscaldato coll’aria viziata proveniente dai locali dei 3 impianti di tiraggio aspirato”95;

31) “Die Warmluftzuführungsanlage für del Leichenkeller 1/L’impianto per l’apporto di aria calda per il Leichenkeller 1”96.

 

1.4.5. Altri indizi:

 

74 Idem, p. 438 e foto 8 a p. 436.

75 Idem, p. 438 e foto 12,13 a p. 439.

76 Idem, p. 438 e foto 14,15 a p. 439.

77 Idem, p. 439 e foto 16 a p. 441.

78 Idem, p. 439 e foto 17,18 a p. 438 e 441.

79 Idem, p. 439 e foto 18 a p. 438.

80 Idem, p. 443 e foto 19 a p. 444.

81 Idem, p. 443, foto 20 a p. 444.

82 Idem, p. 443 e foto 21 a p. 443.

83 Idem, p. 445 e foto 22,23 a p. 445.

84 Idem, p. 446 e foto 24,25 a p. 446.

85 Idem, p. 447 e foto 26,27,28 a p. 448-450.

86 Idem, p. 447 e foto 29,30 a p. 450.

87 Idem, p. 447 e foto 32,33 a p. 451-452.

88 Idem, p. 448 e foto 31 a p. 451.

89 Idem, p. 452 e foto 32 a p. 451.

90 Idem, p. 452 e foto 33,34,35 a p. 452-453.

91 Idem, p. 454 e foto 14,15 a p. 440.

92 Idem, p. 454 e foto 16 a p. 441.

93 Idem, p. 454 e foto 36 a p. 455.

94 Idem, p. 454 e foto 37 a p. 455.

95 Idem, p. 454 e foto 4 a p. 433.

96 Idem, p. 454 e documento 39 a p. 230.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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32) “Beschläge für gasdichte Tür/guarniture per porte a tenuta di gas”97;

33) “1 Schlüssel für Gaskammer/1 chiave per camera a gas”98;

34) “Die Beschläge zu 1 Tür mit Rahmen, luftdicht mit Spion für Gaskammer/Le guarnitureper 1 porta con telaio, a tenuta di gas con spionico per camera a gas”99.

 

Aggiungendo le varie menzioni del medesimo indizio, si arriva ai 39 “indizi criminali”.

1.5. Considerazioni preliminari

Pressac considera l’indizio 33 un vero e proprio esempio di indizio dubbio. Egli rileva che l’ordine di riferire al farmacista dell’ospedale SS e la menzione di un Block «rendono l’ordine incomprensibile per la nostra conoscenza attuale» e conclude che «le porte delle camere a gas omicide dei crematori non erano fornite di serrature»100. Perciò il relativo documento non si riferisce ai crematori e non è un indizio criminale.

L’indizio 34 riguarda un’ordinazione che «non ha niente a che fare con i crematori, ma era destinata a una delle camere di disinfestazione del campo principale, probabilmente quella del Block 1»101, per cui neanche questo è un indizio criminale.

Non si comprende allora perché Pressac li abbia inclusi entrambi nell’elenco degli “indizi criminali”.

L’indizio 10 è esattamente identico all’indizio 4, ma Pressac lo conteggia una volta per il crematorio II e un’altra per il crematorio III col pretesto che il relativo documento ha come oggetto i crematori II e III, perciò l’indizio in questione si riferiva ad entrambi! La cosa è tanto più incomprensibile in quanto all’epoca (6 marzo 1943) il crematorio II era praticamente terminato ma il crematorio III si trovava ancora nella fase iniziale di costruzione.

L’indizio 32 riguarda le “guarniture [metalliche] per una porta a tenuta di gas” (Beschläge für gasdichte Tür) e reca la data del 17 giugno 1943102. Pressac commenta:

«Quest’ordinazione fu fatta dal servizio di manutenzione dei crematori di Birkenau, ma non menziona la destinazione delle guarniture. Considerata la data, probabilmente bisognava attrezzare una nuova porta per sostituirne una difettosa o danneggiata»103.

In realtà nell’ordinazione in questione il «servizio di manutenzione dei crematori di Birkenau» (“Birkenau Krematorium maintenance service”) non appare affatto: il committente è infatti la “Verwaltung V 4”, cioè la sezione V4 dell’amministrazione del campo, costituita dal medico della guarnigione (SS-Standortarzt); il medesimo committente appare anche nell’ordinazione del 28 maggio 1943 relativa alle “guarniture [metalliche] per una porta con telaio, a tenuta di gas con spioncino per camera a gas” (Die Beschläge zu 1 Tür mit Rahmen, luftdicht mit Spion für Gaskammer) destinata alla “camera di disinfestazione del KL Auschwitz” (Entwesungskammer K.L. Auschwitz)104. É pertanto chiaro che anche l’ordinazione del 17 giugno 1943 si riferiva ad una camera di disinfestazione.

Gli indizi 8 e 9 costituiscono per Pressac le parti di un medesimo congegno, perciò non ha senso considerle come due indizi diversi.

A tutto ciò Pressac aggiunge la procedura curiosa di conteggiare le ripetizioni dei medesimi indizi come indizi diversi. Gli indizi 13 e 14 invece non sono neppure due menzioni dello stesso indizio, ma due menzioni della stessa ordinazione tratta da due registri diversi, quello dei “Biglietti di ordinazione della Zentralbauleitung” (Bestellscheine der Zentralbauleitung) e quello successivo (in cui confluirono varie ordinazioni contenute in questo registro) della “Direzione dell’officina dei fabbri” (WL Schlosserei). La stessa cosa vale per gli indizi 19 e 21, che si riferiscono al medesimo lavoro (“fare la gettata di calcestruzzo”) indicato su due moduli diversi della ditta Riedel &Sohn105.

Solo grazie a questi sotterfugi Pressac ha potuto gonfiare il suo elenco fino a 39 indizi. In realtà, eliminando i falsi indizi summenzionati e raggruppando nelle singole voci le numerose ripetizioni, gli indizi criminali si riducono a 9. Nella tavola che segue indico la loro denominazione e la corrispondenza coll’elenco stilato da Pressac:

 

97 Idem, p. 456 e foto 38 a p. 457.

98 Idem, p. 456 e foto 38 a p. 457.

99 Idem, p. 456 e foto 39 a p. 457.

100 Idem, p. 456.

101 Idem, p. 456.

102 Idem, p. 457, foto 38.

103 Idem, p. 456.

104 Estratti del registro delle ordinazioni della Zentralbauleitung alla Schlosserei W.L. Processo Höss, tomo 11, p. 93.

105 Vedi sotto, capitolo 5.11.

 

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denominazione indizio n.

1) Vergasungskeller 1

2) Gasprüfer 2

3) Gastür 3,6,11,13,14,23,26,29

3a) Gasdichtetür 7,15,22,24,25,27,28,32

4) Auskleideraum 4,10

4a) Auskleidekeller 5,12

5) Drahtnetzeinschiebvorrichtung 8

5a) Holzblenden 9

6) Brausen 10

7) Gasdichtefenstern 18,20,17106

8) Gas[s]kammer 19,21

9) Warmluftzuführungsanlage 30, 31

Dopo la sua visita agli archivi di Mosca, Pressac aggiunse a questo quadro altri sei indizi:

10) Eliminazione dello scivolo per i cadaveri

11) Sonderkeller (scantinato speciale)

12) Durchführung der Sonderbehandlung (attuazione del trattamento speciale)

13) Sperrgebiet (territorio interdetto)

14) Holzgebläse (soffiante di legno)

15) Normalgaskammer (camera a gas normale).

Pressac espone inoltre una serie di “indizi criminali” secondari che prendo in esame nel capitolo 3.

Il contributo di van Pelt a questo quadro indiziario è stato estremamente esiguo: egli vi ha apportato un solo nuovo “indizio criminale” la “Verbrennung mit gleichzeitiger Sonderbehandlung” (cremazione con contemporaneo trattamento speciale) della nota per gli atti dell’SS-Unterschatführer Heinrich Swoboda del 29 gennaio 1943107, di cui mi occupo nel capitolo 6.3.

1.6. Determinazione cronologica degli indizi e suo significato

Già nel 1994 nel quadro indiziario costruito da Pressac avevo rilevato una incomprensibile anomalia sulla quale successivamente non si è mai soffermato nessuno storico, vale a dire il fatto che tutti gli “indizi criminali” sono concentrati nella fase di costruzione dei crematori. Se infatti si osservano le relative date, gli indizi si ripartiscono cronologicamente nei quattro crematori come indicato nelle tavole che seguono:

1.6.1. Indizi relativi al crematorio II:

data della deliberazione di consegna del crematorio: 31 marzo 1943

indizio n. data

1…. 29.1.1943

2…… 2.3.1943

3…… 6.3.1943

4…… 6.3.1943

30…. 6.3.1943

5…… 8-13.3.1943

31… 25.3.1943

6….. 31.3.1943

7….. 31.3.1943

8….. 31.3.1943

9….. 31.3.1943

 

106 L’indizio menziona 12 “porte” a tenuta di gas di cm 30 x 40: si trattava evidentemente di finestre.

107 Aktenvermerk dell’ SS-Unterschaführer Swoboda del 29 gennaio 1943. RGVA, 502-1-26, p. 196.

 

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1.6.2. Indizi relativi al crematorio III:

data della deliberazione di consegna del crematorio: 24 giugno 1943

10 6.3.1943

11 31.3.1943

15 31.3.1943

12 14.4.1943

13 16.4.1943

16 24.6.1943

14 16.4.1944

1.6.3. Indizi relativi ai crematori IV e V:

data della deliberazione di consegna del crematorio V: 19 marzo 1943;data della deliberazione di consegna del crematorio IV: 4 aprile 1943

17 13.2.1943

17a 13.2.1943

23 15.2.1943

22 18.2.1943

24 19.2.1943

17b 24.2.1943

20 28.2.1943

19 2.3.1943

21 2.3.1943

18 28.3.1943

25 31.3.1943

28 6.4.1943

26 16.4.1943

27 16.4.1943

29 17.4.1943

Riassumendo, nessun indizio relativo al crematorio II è posteriore alla data della deliberazione di consegna dell’impianto da parte della Zentralbauleitung all’amministrazione del campo (31 marzo 1943). Secondo Pressac, questo crematorio avrebbe funzionato «come camera a gas omicida e impianto di cremazione dal 15 marzo 1943, pima della sua entrata in servizio ufficiale il 31 marzo, al 27 novembre 1944, annientando un totale di circa 400.000 persone, in massima parte donne, vecchi e bambini ebrei»108.

È vero che Pressac successivamente ha drasticamente ridimensionato questa cifra, ma è anche vero che van Pelt, attribuisce a questo impianto ben 500.000 vittime109.

La presunta camera a gas omicida del crematorio II avrebbe dunque funzionato per oltre 20 mesi, sterminando 500.000 persone, senza lasciare neppure un misero “indizio criminale”!

Per il crematorio III, nessun indizio è posteriore alla data della deliberazione di consegna dell’impianto (24 giugno 1943). In questo crematorio, secondo Pressac, furono gasate e cremate 350.000 persone110. Per i crematori IV e V l’indizio più tardo risale ad appena un paio di settimane opo la deliberazione di consegna dell’impianto (4 aprile 1943). In questi due crematori, secondo

Pressac furono gasate e cremate 21.000 persone111. Dunque nei quattro crematori sarebbero state gasate 771.000 persone in oltre 20 mesi senza che al riguardo nell’archivio della Zentralbauleitung sia rimasto un solo “indizio criminale”, mentre invece numerosi documenti attestano i guasti frequenti che si verificarono agli impianti di cremazione112.

A ciò si aggiunge anche il fatto che per le presunte gasazioni omicide preliminari – non solo per la prima gasazione nello scantinato del Block 11 e per quelle sperimentali nel crematorio I – ma anche per le gasazioni in massa presuntamente effettuate per dodici mesi nei cosiddetti Bunker di Birkenau,

 

108 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 183.

109 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 68, 458, 469.

110 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 183.

111 Idem, p. 236.

112 Vedi capitolo 8.8.1.

 

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che, secondo van Pelt, costarono la vita a «più di 200.000 Ebrei»113, non esiste assolutamente il minimo “indizio criminale”114.

Gli “indizi criminali” sono dunque completamente inesistenti per tutte le fasi preliminari e principali della presunta attività di gasazione in massa, essendo limitati esclusivamente ai crematori di Birkenau e al periodo di costruzione degli impianti: essi potrebbero eventualmente riferirsi alla progettazione e alla costruzione di camere a gas omicide, ma non certo al loro uso. In realtà, come mostrerò in questo studio, gli “indizi criminali“ si riferivano a normali progetti senza nulla di criminale, spesso non realizzati, legati alle esigenze contingenti del momento.

1.7. Contraddizioni di fondo

Pressac sulla base dei suoi “indizi criminali” propone una ricostruzione delle presunte gasazioni in massa che risulta però storicamente infondata.

La prima osservazione che si impone la formula Pressac stesso:

«Può sembrare sorprendente che lo sterminio “industriale” di Ebrei ad Auschwitz-Birkenau fu progettato e messo in pratica così tardi: progettato tra il giugno e l’agosto 1942 e attuato effettivamente tra il marzo e il giugno 1943 coll’entrata in servizio dei quattro crematori»115 (corsivo di Pressac).

La cosa è tanto più sorprendente in quanto Höss dichiarò esplicitamente di aver ricevuto da Himmler l’ordine di sterminare gli Ebrei ad Auschwitz nel giugno 1941116. Nella sua nota manoscritta datata 16 marzo 1946 egli scrisse testualmente e firmò di suo pugno:

«Organizzai personalmente su ordini ricevuti da Himmler nel maggio 1941 [in Maiy 1941]117 la gasazione di due milioni di persone tra il giugno-luglio 1941 e la fine del 1943, periodo durante il quale fui comandante di Auschwitz»118.

Ma se Himmler aveva deciso di fare di Auschwitz il centro dello sterminio ebraico già nel maggio o giugno del 1941, perché i quattro crematori di Birkenau furono successivamente progettati senza camere a gas omicide?

A questa domanda elementare quanto imbarazzante Pressac risponde nel suo secondo libro postdatando d’autorità di un anno la presunta convocazione di Höss a Berlino da parte di Himmler e il relativo ordine di sterminio ebraico, creando nel contempo una lunga serie di anacronismi storici e di contraddizioni che invalidano già in partenza questa postdatazione.

Debórah Dwork e Robert Jan van Pelt accettano invece la datazione addotta da Höss, ma affermano che in tale occasione Himmler non ordinò al comandante di Auschwitz di attuare lo sterminio ebraico, bensì di prepare soltanto delle installazioni di sterminio119: per chi? Ecco la risposta dei due autori:

«Hitler fece capire chiaramente che se si fosse tentata una rivoluzione come c’era stata alla fine della guerra precedente, i partecipanti e i detenuti dei campi sarebbero stati uccisi in installazioni di sterminio nei campi di concentramento»120.

E Himmler, convocando Höss a Berlino, non fece altro che anticipare i desideri del Führer.

Non mi soffermo sugli sviluppi di questa fantasiosa tesi, che discuterò sotto121 e mi limito a rilevare che, secondo van Pelt, la decisione di sterminare gli Ebrei ad Auschwitz fu presa da Himmler verso la metà di luglio del 1942 e «gli architetti del campo ricevettero l’ordine di disegnare crematori equipaggiati dal principio con camere a gas omicide il 20 agosto 1942»122.

 

113 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial., op. cit., p. 455.

114 Per questo ho intitolato il capitolo 7 «I presunti “indizi criminali” per i “Bunker” di Birkenau». Vedi le relative spiegazioni nel capitolo 7.1.

115 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 184.

116 NO-1210; PS-3868.

117 La nota è redatta in inglese.

118 Fotocopia della nota in: Lord Russell of Liverpool, The scourage of the swastika. Cassell& Company Ldt, Londra, 1954, tavola fuori testo tra le pp. 180-181.

119 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., pp. 277-282.

120 Idem, p. 282.

121 Vedi capitolo 17.4.

122 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 80.

 

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Inutile dire che quest’affermazione è del tutto gratuita e non ha alcun riferimento alla fonte.

Ma anche dalla tesi principale di Pressac, quella della successiva trasformazione in senso criminale del crematorio II, scaturiscono contraddizioni instricabili. Egli afferma:

«I passi e i colloqui che condussero a queste due giornate, nelle quali venne definitivamente fissata la costruzione dei quattro crematori di Birkenau, previsti allora senza camere a gas, si riassumono così: sebbene il crematorio II sia servito da catalizzatore per la scelta di Auschwitz nella liquidazione degli ebrei, esso non si ricollega direttamente a quello sterminio, ma è considerato come un mezzo suppletivo occasionale: il crematorio III non è progettato che a complemento del II, per far fronte a un effettivo di 200.000 detenuti, e viene “criminalizzato” soltanto per i bisogni della burocrazia SS; i crematori IV e V, di sommaria concezione, sono legati direttamente ai Bunker 1 e 2 e, sebbene la loro collocazione iniziale non fosse criminale (senza camere a gas), la loro finalità lo è, poiché si collocano alla fine di un processo di morte cui prendono parte»123.

Pressac afferma che il crematorio III aveva una «vocazione sanitaria»124, come il crematorio II, di cui era appunto il complemento; egli precisa inoltre i crematori II e III non erano stati progettati per i «trattamenti omicidi col gas»125. I crematori IV e V erano invece «dipendenti dai Bunker 1 e 2»126, «legati direttamente ai Bunker 1 e 2»127.

Dunque all’inizio i crematori II e III avevano una normale funzione igienico-sanitaria, mentre i crematori IV e V, pur non essendo dotati di camere a gas omicide, avevano una funzione criminale, perché dovevano cremare i cadaveri dei gasati nei Bunker 1 e 2. Tralasciando il fatto che i cosiddetti Bunker non sono mai esistiti come strutture di sterminio, come ho dimostrato in uno studio specifico128, dalla tesi di Pressac risulta la conseguenza insensata che i tecnici della Zentralbauleitung di Auschwitz destinando 30 muffole (con capacità di cremazione presunta di 2.880 cadaveri al giorno) ai normali scopi sanitari del campo e solo 16 muffole (con capacità di cremazione presunta di 1.536 cadaveri al giorno) allo sterminio in massa, si aspettavano dalla mortalità “naturale” del campo un quantitativo di cadaveri quasi doppio rispetto a quello derivante dallo sterminio in massa!

Un’altra conseguenza insensata è che sebbene Auschwitz fosse stato scelto da Himmler come centro di sterminio in massa proprio per il progetto del nuovo crematorio che si presumeva potesse cremare 1.440 cadaveri al giorno129, i tecnici della Zentralbauleitung, invece di assumere come fulcro dello sterminio questo crematorio e il futuro crematorio gemello III, ripiegarono su altri due crematori dalla capacità di cremazione nettamente inferiore.

Anche i lavori e le installazioni dei crematori risultano inconciliabili con la tesi di fondo di Pressac, in particolare il sistema di ventilazione dei Leichenkeller 1 e 2 dei crematori II e III, il sistema di trasporto dei cadaveri dal seminterrato alla sala forni e la tecnica di gasazione dei crematori IV e V, che sarà discussa nel suo contesto generale nel capitolo 4.

1.8. Il sistema di ventilazione dei Leichenkeller 1 e 2 dei crematori II e III

Pressac afferma che il progetto di ventilazione iniziale del nuovo crematorio (il futuro cremat orio II) prevedeva:

- un ventilatore premente n. 450130 per il “B-Keller” (il futuro Leichenkeller 1) con una portata di 4.800 m3/h;

- un ventilatore aspirante n. 450 per il “B-Keller” con portata di 4.800 m3/h;

- un ventilatore aspirante n. 550 per il “L-Keller” (il futuro Leichenkeller 2) con portata di 10.000 m3/h.

Pressac aggiunge poi che la portata dei ventilatori fu aumentata come segue:

- ventilatore premente per il “B-Keller”: 8.000 m3/h;

- ventilatore aspirante per il “B-Keller”: 8.000 m3/h;

- ventilatore aspirante per il “L-Keller”: 13.000 m3/h.

Lo scopo sarebbe stato quello di aumentare i ricambi d’aria della presunta camera a gas rispetto a quelli del presunto spogliatoio.

 

123 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., pp. 63-64..

124 Idem, p. 60.

125 Idem, p. 74.

126 Idem, 60-61.

127 Idem, p. 64.

128 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004.

129 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 51.

130 Il numero indicava il diametro delle aperture di collegamento del soffiante ai tubi di lamiera .

 

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Pressac afferma che il Leichenkeller 1 dei crematori II e III fu effettivamente equipaggiato con ventilatori con una portata di 8.000 m3/h d’aria131 e a sostegno di ciò menziona la fattura n. 729 del 27 maggio 1943 dell’impianto di ventilazione del crematorio III132.

Egli lascia intendere che l’aumento della portata dei ventilatori da 4.000 a 8.000 m3/h fu attuato per compensare la disposizione dei condotti dell’impianto di ventilazione, che fu progettato e costruito per una normale camera mortuaria, disposizione a suo avviso inadeguata per una camera a gas omicida perché aveva l’aerazione in alto e la disaerazione in basso. Egli afferma infatti, in relazione ai Gasprüfer133 che «le SS volevano verificare se la potenza di ventilazione del Leichenkeller 1 avrebbe compensato la sua disposizione originale, l’aerazione alta e la disaerazione bassa previste per una morgue, e che avrebbe dovuto essere invertita per una camera a gas, che richiede aerazione bassa e disaerazione alta»134.

In realtà queste sono semplici congetture smentite dai documenti. La fattura della Topf n. 729 del 27 maggio 1943135 citata da Pressac prevede infatti per il “B-Raum”, la presunta camera a gas omicida, un ventilatore aspirante e uno premente con portata di 4.800 m3/h, per il “L-Raum”, il presunto spogliatoio per le vittime, un ventilatore aspirante con portata di 10.000 m3/h. Identiche portate dei ventilatori sono previste anche nella fattura n. 171 dell 22 febbraio 1943 relativa all’impianto di ventilazione del crematorio II136.

Da ciò discendono due conseguenze che infirmano la testi della trasformazione in senso criminale di questi due locali. La prima riguarda il numero dei ricambi d’aria nei due locali.

Il Leichenkeller 1 misurava 30 m di lunghezza, 7 di larghezza e 2,41 di altezza, sicché aveva una superficie di 210 m2 e un volume di 506 m3, senza considerare l’esiguo volume occupato dalle travi e dai pilastri di cemento armato; il Leichenkeller 2 era lungo 49,49 m, largo 7,93 e alto 2,30, perciò la sua superficie era di 392,5 m2 e il suo volume di 902,7 m3, anche qui senza considerare travi e pilastri.

Perciò, per la presunta camera a gas omicida i tecnici della Zentralbauleitung avevano previsto (4.800 : 506 =) 9,48 ricambi d’aria all’ora, per il presunto spogliatoio e (10.000 : 902,7 =) 11 ricambi d’aria all’ora: perciò la camera a gas era meno ventilata dello spogliatoio!

La seconda conseguenza è che il numero dei ricambi d’aria previsto per i due locali restava quello delle normali camere mortuarie, se non era addirittura inferiore. Nell’opera classica dell’ing.

Wilhelm Heepke sulla progettazione dei crematori si legge che per le camere mortuarie bisognava prevedere come minimo 5 ricambi d’aria all’ora, in caso di utilizzo intenso fino a 10 ricambi137. Ma la stessa ditta Topf, per la camera mortuaria del crematorio I aveva progettato, il 9 dicembre 1940, 20 ricambi d’aria all’ora:

«Per la sala di dissezione abbiamo previsto 10 ricambi d’aria e per la cella per i cadaveri 20 ricambi d’aria» [«Für den Sezierraum haben wir einen 10-fachen und für die Leichenzelle einen 20-fachen Luftwechsel vorgesehen»]138.

Per le camere a gas di disinfestazione ad acido cianidrico con sistema Degesch-Kreislauf139 si prevedevano invece ben 72 ricambi d’aria all’ora140.

Come ho documentato in un altro libro, Richard Green e Jamie McCarthy, consulenti di van Pelt, hanno tentato prima di confutare questa dimostrazione ricorrendo a un misero sotterfugio. Essi mi hanno accusato di aver «travisato» la portata dei ventilatori degli impianti di ventilazione dei crematori II e III scrivendo 4.800 m3/ora invece di 8.000, sebbene nel libro da essi criticato avessi riprodotto i due documenti originali dai quali risulta una portata effettiva dei ventilatori di 4.800

 

131 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio, op. cit., p. 84 e 133.

132 Idem, nota 14 a p. 117.

133 Vedi sotto, capitolo 2.6.

134 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio, op. cit., p. 82.

135 RGVA, 502-1-327, pp. 16 e 16a. Vedi documento 1.

136 RGVA, 502-1-327, pp. 25 e 25a. Vedi documento 2.

137 W. Heepke, Die Leichenverbrennungs-Anstalten (die Krematorien). Verlag von Carl Marhold, Halle a. S., 1905, p. 104 (documento riprodotto nel mio studio Auschwitz: Fine di una leggenda. Edizioni di Ar, Padova, 1994, p. 85).

138 Lettera della Topf alla SS-Neubauleitung di Auschwitz del 9 dicembre 1940 relativa a “Entlüftungsanlage für Leichenzellen und Sezierraum”. RGVA, 502-1-312, p. 136.

139 La Degesch (Deutsche Gesellschaft für Schädlingsbekämpfung) era la ditta distributrice dello Zyklon B attraverso due ditte subalterne, la Heli (Heerdt und Lingler) e la Testa (Tesch und Stabenow).

140 G. Peters e E. Wünstiger Sach-Entlausung in Blausäure-Kammern in: “Zeitschrift für hygienische Zoologie und Schädlingsbekämpfung”, Heft 10/11, 1940, pp. 194-195 (documento riprodotto in Auschwitz: Fine di una leggenda, op. cit., pp.86-87).

 

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m3/ora141. Alla fine essi hanno dovuto riconoscere, sia pure con riluttanza, che i documenti mi davano ragione142.

Ciò però non ha impedito a van Pelt di riprendere da Green e McCarthy la falsa portata dei ventilatori di 8.000 m3/h per “dimostrare”, sulla base di una tabella, che il sistema di ventilazione poteva «eliminare rapidamente il gas»143.

Ma il problema non è tanto di efficienza, quanto di progettazione, ossia: il fatto che l’impianto di ventilazione dei due Leichenkeller dei crematori II e III fosse rimasto quello già previsto per due ormali camere mortuarie anche dopo la presunta trasformazione di esse a scopo criminale e il fatto che il presunto spogliatoio risultasse più ventilato della presunta camera a gas omicida contrastano in modo stridente con tale presunta trasformazione.

1.9. I montacarichi dei crematori II e III

1.9.1. Storia dei montacarichi dei crematori II e III

Nel quadro di un ipotetico sterminio in massa, i montacarichi dei crematori II e III avrebbero avuto un’importanza particolare, rappresentando la prima strozzatura di tale processo (la seconda sarebbe stata la capacità di cremazione dei forni).

Secondo i progetti iniziali, i crematori II e III dovevano essere equipaggiati con montacarichi descritti come segue nella lettera di ordinazione della Zentralbauleitung alla Topf del 28 febbraio 1943:

«2 macchine montacarichi complete inclusi motori elettrici per corrente trifase da 220/380 V, ognuno di 7,5 CV di costruzione speciale, con interruttori automatici dei motori, interruttori di trasporto, gruppi frenanti, gabbie di trasporto di m 2,10 x 1,35 x 1,80, con dispositivi di arresto, per il resto come indicato nel preventivo di costo summenzionato al prezzo di 9.371 RM l’uno, in totale 18.742 RM.

1 montacarichi elettrico brevetto Demag ad una sola barra per 750 kg di portata che con l’installazione della seconda barra viene fatto arrivare a una portata di 1.500 kg, al prezzo di 968 RM. Questo montacarichi elettrico Demag dev’essere consegnato immediatamente, perché deve essere usato fino all’arrivo dei montacarichi menzionati al punto 1».

[«2 kompl. elektrisch betriebenen Aufzugmaschinen einschl. Elektromotoren für Drehstrom 220/380 V, je 7,5 PS in Spezialausführung, mit Motorschutzschaltern, Überfahrtschaltern, Bremsaggregaten, Fahrbühnen 2,10 x 1,35 x 1,80 m, mit Fangvorrichtungen, sonst wie in o.a. Kostenanschlag aufgeführt z. Preise von je RM 9371 = RM 18742.

1 Patent-Demag-Elektrozug für 750 kg Traghaft einsträngig, der durch Einrichtung des 2. Stranges auf 1500 kg Tragkraft gebracht wird, z. Preise von RM 968. Dieser Demag-Elektrozug ist sofort anzuliefern, da derselbe bis zum Eintreffen der unter Pos. 1 genannten Aufzüge benutzt werden muss»]144.

Il termine di consegna era fissato a circa 7 mesi. Al preventivo di costo summenzionato era allegato il disegno 5037 che è stato pubblicato da Pressac. Esso fu redatto dalla ditta Gustav Linse Spezialfabrik f.[ür] Aufzüge (fabbrica speciale di montacarichi) di Erfurt il 25 gennaio 1943 e ha l’intestazione “Lasten-Aufzuf bis 750 kg Tragkraft für Zentralbauleitung der Waffen SS, Auschwitz/O.S.” ((montacarichi fino a 750 kg di portata per la Zentralbauleitung der Waffen SS, Auschwitz Alta Slesia)145.

Questo montacarichi fu montato soltanto nel crematorio III, nel periodo dal 17 maggio al 6 giugno 1943 dall’installatore della Topf Heinrich Messing146.

Nel crematorio II fu invece installato un montacarichi molto grezzo che fu ordinato alla WL Schlosserei il 15 febbraio 1943. Ecco il testo della relativa ordinazione:

 

141 C. Mattogno, Auschwitz: Fine di una leggenda, op. cit. pp. 81-84.

142 C. Mattogno, Ritorno dalla luna di miele ad Auschwitz. Risposta ai veri dilettanti e ai finti specialisti dell’anti-“negazionismo”. Edizioni Effepi, Genova, 2006, pp. 73-77.

143 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 365-366.

144 Lettera della Zentralbauleitung alla Topf del 28 febbraio 1943. APMO, BW 30/34, p. 69.

145 J.-C. Pressac, Les crématoires d’Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, op. cit., documento 25 fuori testo.

146 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 371.

 

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«15.2.1943 [ordinazione] n. 61. KGL, crematorio I [= II], BW 30. Oggetto: 1 montacarichi piano per almeno 300 kg di carico utile. Montaggio del relativo verricello, della fune e del motore, nonché delle guide di scorrimento. Ordinazione n. 2563/146 del 26 gennaio 1943 della Zentralbauleitung. Ordinazione ricevuta dalla ex Häftlings-Schlosserei. Terminato: 13 marzo 1943».

[«15.2.43 Nr. 61. KGL, Krematorium I, BW. 30. Przedmiot: 1 Plateauaufzug für mindestens 300 kg. Nutzlast eischl. Montage der dazugehörigen Bauwinde, des Seiles und des Motors, sowie der Gleitschiene. Auftrag Nr. 2563/:146:/ vom 26.1.43 der Zentralbault. Von ehem. Häftl. Schlosserei übernommener Auftrag. Uko#cono: 13.3.43»]147.

Come risulta da una fotografia polacca del 1945 pubblicata da Pressac, questo montacarichi era molto rudimentale148. Esso fu riparato una prima volta dall’installatore Messing il 12 aprile 1943 in 11 ore di lavoro149. Nonostante ciò, il macchinario funzionava male.

Il 23 luglio 1943 la ditta Topf scrisse alla Zentralbauleitung una lettera che contiene il seguente passo:

«Nel recente colloquio telefonico col Vostro sig. Bauleiter Sturmbannführer Bischoff, questi ha dichiarato che anche il montacarichi del crematorio II dà continuamente occasione a reclami. Questo montacarichi non l’abbiamo costruito noi, ma è stato fabbricato e montato dal Vostro stesso personale. Perciò non riusciamo a capire che vogliate renderci responsabili per un impianto che non abbiamo realizzato»

[«Bei der kürzlich erfolgten telefonischen Unterregung mit Ihrem Herrn Bauleiter Sturmbannführer Bischoff erklärte dieser, dass auch der Aufzug im Krematorium II dauernd zu Beastandungen Anlass gebe. Diesen Aufzug haben wir aber nicht gebaut, sondern dieser ist von Ihren Leuten selbst zusammengestellt und eingebaut worden. Daher können wir nicht verstehen, dass Sie uns für eine nicht von uns ausgeführte Anlage haftbar machen wollen»]150.

Nonostante ciò, questo montacarichi malfunzionante rimase al suo posto fino alla fine, sebbene nell’agosto 1943 fossero stati consegnati alla Zentralbauleitung i due montacarichi definitivi, corrispondenti all’ordinazione n. 43/145/3, per la quale il 18 agosto dello stesso anno fu effettuato un pagamento in acconto di 9.400 RM151.

Il 12 maggio 1944 la Zentralbauleitung inviò alla Topf il seguente “telegramma urgente”:

«[Il] montaggio dei due ascensori ora non può avvenire. [L']installazione avviene in seguito insieme all’installazione degli impianti di disaerazione nei [crematori] IV e V».

[«Montage der 2 Aufzüge kann jetzt nicht erfolgen. Einbau erfolgt später zusammen mit dem Einbau der Entlüftungsanlagen in 4 u. 5»]152.

Non risulta però che questi montacarichi siano mai stati installati.

1.9.2. I montacarichi al processo Irving-Lipstadt

Van Pelt fornisce un lungo resoconto della discussione sul montacarichi del crematorio II al processo Irving-Lipstadt:

«Irving si attenne alla lettera preparata dall’anonimo architetto. La parte più importante della discussione riguardava il montacarichi che collegava il seminterrato al piano principale del crematorio 2» (corsivo mio)153.

La lettera in questione esponeva un calcolo del tempo necessario per trasportare 2.000 passeggeri «assumendo una portata di 200 kg». Tale tempo era calcolato in 4 ore e 48 minuti per

147 Processo Höss, tomo 11, pp. 82-83.

148 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., foto 20 a p. 488

149 «Bauwerk 30 Kr II Fahrstuhl repariert»: Arbeits-Bescheinigung di Messing per il periodo 12-18 aprile 1943. RGVA, 502-1-306, p. 93a. Cfr. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 370.

150 RGVA, 502-1-313, p. 29.

151 Annotazione manoscritta dell’impiegato civile Jährling su una “Aufstellung” (Lista) della Topf datata 2 luglio 1943. RGVA, 502-1-327, p. 74.

152 RGVA, 502-1-313, p. 10.

153 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 468-469.

 

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persone vive, ma ovviamente il trasporto di cadaveri avrebbe richiesto un tempo doppio o triplo e il più piccolo guasto avrebbe bloccato l’intera procedura di gasazione e di cremazione154.

Van Pelt descrive poi le proprie reazioni:

«Avevo letto questo ragionamento la notte precedente e mi ero accorto che uno dei suoi difetti era l’assunzione che il montacarichi potesse avere una portata di soli 200 kg. In realtà, avevo una copia di un documento del febbraio 1943 che stabiliva che la portata del montacarichi doveva essere raddoppiata da 750 a 1.500 kg. Assumendo come punto di partenza il calcolo dell’anonimo architetto, Irving presentava il montacarichi come la strozzatura cruciale di tutta l’operazione» (corsivo mio)155.

Indi van Pelt riporta un brano del dibattimento processuale che contiene queste due sue risposte:

«Essi [i tecnici della Zentralbauleitung] chiesero immediatamente di aumentare la portata del montacarichi a 1.500 kg fornendo cavi supplementari».

«Il [montacarichi con portata di] 750 kg fu installato quando l’edificio era finito ed essi chiesero immediatamente di raddoppiarne la portata»156.

Al processo, van Pelt assunse un peso medio di un cadavere di 60 kg, sicché il montacarichi poteva trasportare 25 persone alla volta157.

Van Pelt conclude:

«Irving non ritornò sulla portata. Per me era chiaro che un’importante assunzione sulla quale egli aveva programmato il suo attacco [sic] si era rivelata errata»158.

La risposta di van Pelt è basata su un presupposto storicamente falso. Come ho mostrato nel paragrafo precedente, il “Demag-Elektrozug für 750 kg Traghaft” (montacarichi elettrico per 750 kg di portata) non fu installato nel crematorio II, ma nel crematorio III.

Egli pretende inoltre che le SS «chiesero immediatamente» di raddoppiare la portata del montacarichi a 1.500 kg e poi assume che ciò fu effettivamente realizzato, parlando del trasporto di 25 cadaveri di 60 kg alla volta159; ma il documento da lui menzionato dice soltanto che la portata di 750 kg «con l’installazione della seconda barra viene fatta arrivare a una portata di 1.500 kg», il che può significare al massimo un’intenzione futura, non certo una richiesta specifica, meno che mai la realizzazione di questa intenzione. Nulla dimostra infatti che la portata del montacarichi fu effettivamente raddoppiata.

Ma la cosa più grave è che van Pelt tace completamente il fatto che il montacarichi installato nel crematorio II era il “Plateauaufzug” con portata di 300 kg.
Perciò nel crematorio II lo sterminio di 500.000 persone sarebbe stato perpetrato avendo a disposizione soltanto questo montacarichi rudimentale e malfunzionante. Poiché la sua portata era di 300 kg, ossia mediamente 5 cadaveri di 60 kg, esso avrebbe dovuto compiere 200.000 viaggi, 100.000 di ascesa e 100.000 di discesa!

Assumendo una durata media del trasporto di ogni carico di cadaveri (caricamento, viaggio di ascesa, scaricamento e viaggio di discesa) di 5 minuti, il trasporto di 2.000 cadaveri dal seminterrato alla sala forni (l’ipotesi discussa da Irving)160 avrebbe richiesto ([2.000 : 5] x 5 =) 2.000 minuti, ossia oltre 33 ore.

Una tale durata media, che corrisponde a 1 minuto per lo spostamento dell’ascensore in salita e in discesa161 e a 4 minuti per lo spostamento dei 5 cadaveri (cioè in media 24 secondi per caricare e altri 24 secondi per scaricare un cadavere), è perfino troppo breve, per due ragioni.

Anzitutto il montacarichi funzionava male, perciò bisogna considerare il tempo perduto inevitabilmente per guasti, inceppamenti e ritardi. In secondo luogo, secondo il testimone Henryk Tauber, nel crematorio II (e III) al montacarichi erano addetti 4 detenuti, 2 per il caricamento e 2 per lo scarico, i quali lavoravano in un turno di 12 ore162. Anche assumendo provvisoriamente una durata

 

154 Idem, p. 469.

155 Idem.

156R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 470.

157 Idem, p. 470 e 472.

158 Idem, p. 470.

159 Idem, p. 472.

160 Idem, p. 470.

161 L’anonimo ingegnere menzionato da van Pelt assumeva una durata di 30 secondi, ma, stranamente, considerava soltanto il viaggio di ascesa dell’ascensore. R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 469.

162 Dichiarazione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 9.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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media di 5 minuti per ogni carico, questi detenuti dopo 6 ore, alla metà del loro turno di lavoro, avrebbero già sollevato e spostato ([6 x 60/5 x 300] =) 21.600 kg e la fatica crescente avrebbe rallentato sempre di più il loro lavoro.

È dunque chiaro che la durata media del trasporto di un carico di cadaveri sarebbe stata più alta, il che rende ancora più insensato il presunto trasporto di 500.000 cadaveri. Poiché il numero massimo di giorni in cui il crematorio II fu in funzione è di 433, il montacarichi avrebbe dovuto effettuare mediamente ([500.000 : 5] : 433 =) 231 trasporti al giorno, ciascuno dei quali sarebbe durato in media (1.440 : 231 =) poco più di 6 minuti (ossia 1 minuto per il viaggio di andata e ritorno del montacarichi e 30 secondi per caricare e altri 30 secondi per scaricare ciascun cadavere), e ciò ininterrottamente per 433 giorni, giorno e notte: come si può credere seriamente a una tale assurdità?

Concludendo, il montacarichi si concilia perfettamente con il numero reale delle cremazioni, che per il crematorio II fu al massimo intorno alle 20.000, ma è assolutamente inconciliabile con l’immane sterminio in massa dichiarato da van Pelt.

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CAPITOLO 2

GLI “INDIZI CRIMINALI” PER IL CREMATORIO II

2.1. – “VERGASUNGSKELLER” (scantinato di gasazione)

2.1.1. Il valore dell’indizio

Questo indizio si trova esclusivamente nella lettera della Zentralbauleitung all’ SS-Brigadeführer Hans Kammler, Amtsgruppenschef C dell’SS-WVHA, del 29 gennaio 1943, con oggetto “Crematorio II. Stato dei lavori”, di cui presento il testo e la traduzione:

«Il crematorio II è stato completato, tranne minuzie costruttive, coll’impiego di tutte le forze disponibili malgrado difficoltà indicibili e tempo gelido con turni lavorativi diurni e notturni. I forni sono stati accesi alla presenza del sig. capoingegnere della ditta costruttrice, la ditta Topf und Söhne di Erfurt, e funzionano ineccepibilmente. Non si è potuto ancora disarmare la copertura di calcestruzzo del Leichenkeller a causa dell’azione del gelo. Ciò è però irrilevante, perché per questo si può usare il Vergasungskeller.

A causa del blocco dei trasporti ferroviari la ditta Topf und Söhne non ha potuto consegnare l’impianto di aerazione e disaerazione come richiesto dalla Zentralbauleitung.

All’arrivo dell’impianto di aerazione e disaerazione però si comincerà subito a installarlo, sicché prevedibilmente l’impianto sarà pronto per l’uso il 20 febbraio 1943.

Si allega un rapporto dell’ingegnere collaudatore della ditta Topf und Söhne di Erfurt». [«Das Krematorium II wurde unter Einsatz aller verfügbaren Kräfte trotz unsagbarer Schwierigkeiten und Frostwetter bei Tag- und Nachbetrieb [sic] bis auf bauliche Kleinigkeiten fertiggestellt. Die Öfen wurden im Beisein des Herrn Oberingenieur Prüfer der ausführenden Firma, Firma Topf u. Söhne, Erfurt, angefeuert und funtionieren [sic] tadellos. Die Eisenbetondecke des Leichenkellers konnte infolge Frosteinwirkung noch nicht ausgeschalt werden. Die [sic] ist jedoch unbedeutend, da der Vergasungskeller hierfür benützt werden kann. Die Firma Topf u. Söhne konnte infolge Waggonsperre die Be- und Entlüftungsanlage nicht wie von der Zentralbauleitung gefordert rechtzeitig anliefern. Nach Eintreffen der Be- und Entlüftungsanlage wird jedoch mit dem Einbau sofort begonnen, sodass voraussichtlich am 20.2.43 die Anlage vollständig betriebsfertig ist. Ein Bericht des Prüfingenieurs der Firma Topf u. Söhne, Erfurt, wird beigelegt»]163.

Come è noto, già prima di Pressac la storiografia olocaustica aveva considerato il termine “Vergasungskeller” che appare in questa lettera un indizio – se non addirittura una prova – dell’esistenza di una camera a gas omicida nel crematorio II.

A tale semplicistica interpretazione si è opposto Pressac stesso, scrivendo:

 

163 APMO, BW 30/34, p. 100. Vedi documento 3.

 

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«Affermare, soltanto sulla base della lettera del 29 gennaio 1943, che il termine “Vergasungskeller” designasse una camera a gas omicida installata nel Leichenkeller 1/scantinato per i cadaveri 1 del crematorio II era irresponsabile, perché, sebbene “camera a gas” fosse corretto, non c’erano prove per dimostrare che essa fosse “omicida”, e, anche sulla scorta di documenti che consentono di identificare il Vergasungskeller con il Leichenkeller 1, l’unica conclusione plausibile è ancora la stessa: L’esistenza di una camera a gas nello scantinato del crematorio II è così provata, ma questo è tutto»164 (corsivo di Pressac).

A rigor di logica, questo documento non dimostra neppure l’esistenza di una camera a gas, ma un semplice progetto,la cui realizzazione dipendeva dalla consegna dell’impianto di ventilazione.

2.1.2. Il contesto storico

La lettera di Bischoff del 29 gennaio 1943 è uno dei documenti intorno ai quali è stato fatto il vuoto documentario, come risulta chiaramente dal contesto storico generale.

L’11 gennaio 1943 Kammler, accettando lo stato di fatto che non era possibile terminare la costruzione dei crematori entro le date programmate165, ordinò a Bischoff di essere tenuto al corrente sul progresso dei lavori tramite rapporto telescritto settimanale166. Il primo rapporto fu redatto da Bischoff e inviato a Kammler il 23 gennaio. Riguardo al crematorio II vi si legge:

«Seminterrato 1. Intonaco completato. Canali di aerazione e disaerazione installati nella muratura. Parti meccaniche della ditta Topf non ancora arrivate».

[«Keller I. Verputz fertiggestellt. Be- und Entlüftungskanäle im Mauerwerk eingebaut. Maschinelle Teile von Firma Topf noch nicht eingetroffen»]167.

Tutti i rapporti successivi sono scomparsi. La lettera di Bischoff del 29 gennaio 1943, come si desume dal “Bezug” (riferimento), era la risposta al telescritto n. 2648 di Kammler del giorno prima, anch’esso scomparso. Fino a tale data nella documentazione della Zentralbauleitung non c’è il minimo riferimento all’intenzione di adibire a “Vergasung” il Leichenkller 1 del crematorio II, sicché la cosa deve essere stata discussa tra il 24 e il 28 gennaio. La lettera del 29 gennaio presuppone infatti che Kammler sapesse bene di che cosa si trattasse, perché egli o aveva ordinato il “Vergasungskeller” oppure aveva approvato una relativa proposta di Bischoff. In conclusione, tutti i documenti che potessero far luce sulla questione sono, eufemisticamente, scomparsi.

2.1.3. Il significato del documento

Bischoff afferma nella lettera che non era stato possibile disarmare la copertura di cemento armato del Leichenkeller 2 a causa del gelo, ma che ciò non aveva importanza, perché “per questo” (hierfür), cioè a questo scopo, si poteva usare il “Vergasungskeller”. In pratica, il “Vergasungskeller” poteva svolgere la funzione del “Leichenkeller 2”, la quale non poteva essere quella di spogliatoio per le vittime. Se infatti si suppone che la funzione del “Leichenkeller 2” fosse quella di spogliatoio per le vittime e la funzione del “Vergasungskeller” quella di camera a gas omicida, come poteva una camera a gas omicida fungere da spogliatoio?

Si può obiettare che la camera a gas omicida si poteva usare in pari tempo anche come spogliatoio, ma allora perché – secondo Tauber e Pressac – la Zentralbauleitung fece costruire una presunta baracca davanti al crematorio come spogliatoio per le vittime?168

Qui è essenziale sottolineare che la questione aveva un carattere strettamente contingente e valeva soltanto finché il “Leichenkeller 2” non fosse divenuto agibile: il “Vergasungskeller” poteva essere usato “per questo”, cioè come “Leichenkeller”, il 29 gennaio 1943 e nei giorni immediatamente successivi, in un periodo in cui, come Bischoff informa nella lettera summenzionata, la ditta Topf, «a causa del blocco dei trasporti ferroviari», non aveva ancora consegnato «l’impianto di aerazione e disaerazione», perciò il “Vergasungskeller” non poteva essere operativo come camera a gas omicida. L’interpretazione della storiografia ufficiale – lo spogliatoio per le vittime è inagibile ma ciò non importa, perché per questo si può usare la camera a gas omicida – è dunque a fortiori insensata: dato che la presunta camera a gas omicida non poteva funzionare, a che scopo farvi spogliare le vittime? E le vittime di che cosa, se la camera a gas omicida non poteva funzionare?

 

164 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 503.

165 Il crematorio II entro il 31 gennaio, il crematorio III entro il 31 marzo, il crematorio IV entro il 28 febbraio 1943.

166 Lettera di Kammler alla Zentralbauleitung dell’11 gennaio 1943. RGVA, 502-1-313, p. 59.

167 Bericht Nr. 1 della Zentralbauleitung del 23 gennaio 1943. RGVA, 502-1-313, p. 54.

168 Vedi capitolo 2.3.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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Concludendo, le vittime non si potevano spogliare nel “Leichenkeller 2” perché questo locale era inagibile; si potevano spogliare nel “Vergasungskeller”, ma non vi potevano essere gasate. Perciò il “Vergasungskeller” doveva avere un’altra funzione.

Parte 2

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Parte 2

Giugno

2007

 

2.1.4. La funzione del “Vergasungskeller”

È pertanto evidente che la spiegazione della lettera di Bischoff è completamente diversa: il

“Leichenkeller 2” non poteva essere impiegato come camera mortuaria/spogliatoio per i cadaveri dei detenuti immatricolati morti di morte “naturale” perché il locale era inagibile, ma ciò non importava, perché i cadaveri potevano essere messi nel “Vergasungskeller”.

Resta da chiarire il punto essenziale: perché il “Leichenkeller 1” viene chiamato “Vergasungskeller”?

Le presunte trasformazioni criminali del seminterrato del crematorio II iniziarono in un periodo in cui a Birkenau l’epidemia di tifo petecchiale scoppiata nel luglio 1942 non era ancora stata domata. La mortalità tra i detenuti era in netta diminuzione, ma ancora molto alta: in agosto ci furono circa 8.600 morti, in settembre circa 7.400, in ottobre circa 4.500, in novembre circa 4.100, in dicembre circa 4.600, nel gennaio 1943 circa 4.500169.

Il 9 gennaio 1943 Bischoff scrisse a Kammler una lettera con oggetto “Installazioni igieniche nel campo di concentramento e nel campo per prigionieri di guerra di Auschwitz” (Hygienische Einrichtungen im K.L. und K.G.L. Auschwitz) nella quale elencò tutti gli impianti di disinfestazione e disinfezione che esistevano allora: cinque impianti nel KL Auschwitz e quattro nel KGL Birkenau. Egli chiuse la sua lettera con quest’osservazione:

«Come risulta da quanto sopra, si è provveduto molto ampiamente alle installazioni igieniche e soprattutto dopo l’ultimazione della baracca di convogliamento per gli operai civili potranno essere spidocchiati e disinfestati in ogni momento un gran numero di uomini».

[«Wie aus Vorstehendem ersichtlich, ist für die hygienischen Einrichtungen weitgehendst gesorgt und kann insbesondere nach Fertigstellung der Zivilarbeiter-durchschleusungsbaracke jederzeit eine große Anzahl von Menschen entlaust und entwest werden»]170.

Tuttavia nei giorni successivi, a causa di incendi, andarono fuori uso l’apparato di disifestazione ad aria calda (Heißluftapparat) costruito dalla ditta Topf & Söhne del Block 1 del campo principale, l’Heißluftapparat fabbricato dalla ditta Hochheim «nelle baracche di disinfestazione maschile e femminile del KGL», cioè nelle Entlausungsbaracken BW 5a e 5b, e infine «negli impianti di disinfestazione per la truppa»171. Questi guasti si verificarono in un periodo in cui l’epidemia di tifo petecchiale non era ancora stata debellata.

Il 17 dicembre 1942 Bischoff scrisse all’«ufficio anagrafe militare, reparto W.» di Bielitz:

«Su richiesta del Vostro ufficio dell’8 dicembre 1942 la Zentralbauleitung comunica che nei prossimi tre mesi prevedibilmente non si potrà ancora contare su una revoca della chiusura del campo [a scopo di quarantena]. Per contrastare efficacemente l’epidemia vengono certamente impiegati tutti i mezzi che sono a disposizione, però non si sono ancora potuti impedire completamente altri casi di malattia».

[«Auf die dortige Anfrage vom 8.12.1942 teilt die Zentralbauleitung mit, daß in den nächsten 3 Monaten voraussichtlich noch nicht mit einer Aufhebung der Lagersperre gerechnet werden kann. Es werden wohl alle zur Verfügung stehenden Mittel eingesetzt, um die Seuche wirksam zu bekämpfen, jedoch konnten weitere Erkrankungen noch nicht vollständig unterbunden werden»]172.

Lo stesso giorno Bischoff inviò al comandante del campo la seguente lettera:

«Secondo disposizione dell’SS-Standortarzt, sabato 19 dicembre 1942 sarà effettuato il primo spidocchiamento ovvero disinfestazione degli operai civili. Per questo è necessario che vengano messi a disposizione gli impianti di disinfestazione del KL. La stessa cosa vale per i singoli spidocchiamenti per gli operai civili a partire dal 22 dicembre 1942. Si prega di approvare».

 

169 Elaborazione statistica degli Sterbebücher (registri dei decessi) di Auschwitz da parte dell’autore.

170 RGVA, 502-1-332, pp. 46-46a.

171 Lettera di Bischoff “an den Kommandanten des KL Auschwitz – SS-Obersturmbannführer Höss” del 18 gennaio 1943. RGVA, 502-1-

28, pp. 256-258.

172 RGVA, 502-1-332, p. 113.

 

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[«Gemäss Anordnung des SS-Standortarztes soll am Samstag, den 19.12.42 die erste Entlausung bezw. Entwesung der Zivilarbeiter durchgeführt werden. Hierzu ist erforderlich, dass die Entwesungsanlagen im K.L. zur Verfügung gestellt werden. Dasselbe gilt für die Einzelentlausungen ab 22.12.42 für die Zivilarbeiter. Um Zustimmung wird gebeten»]173.

Nello “Standortbefehl Nr.1/43” dell’8 gennaio 1943 il comandante di Auschwitz informò:

«Con radiomessaggio del 4 gennaio 1943 il capo dell’Amt D III174 ha comunicato che la chiusura del campo per il KL Auschwitz persiste come prima».

[«Mit Funkspruch vom 4.1.43 hat der Chef des Amtes D III mitgeteilt, daß die Lagersperre für das KL Auschwitz nach wie vor bestehen bleibt»]175.

Il 5 gennaio 1943 nella prigione della polizia di Myslowitz (una località a una ventina di chilometri a nord di Auschwitz) si verificarono alcuni casi di tifo petecchiale, che si diffuse rapidamente tra i detenuti. Il capo del governo distrettuale con sede a Kattowitz propose di inviare i malati ad Auschwitz. In una lettera indirizzata al comandante del campo egli scrisse:

«Non disconosco inoltre che attraverso questi prigionieri si introdurrebbero nel campo di Auschwitz nuovi casi di infezione. Poiché d’altra parte il tifo petecchiale nel campo di Auschwitz finora non è affatto scomparso e vi sono stati presi ampi provvedimenti di difesa di polizia sanitaria, mi vedo perciò costretto a fare questa richiesta…».

[«Ich verkenne weiter nicht, dass durch diese Gefangenen u.U. neue Infektionsfälle in das Lager Auschwitz eingeführt werden würden. Da andererseits der Flecktyphus im Lager Auschwitz bislang noch keineswegs erloschen ist und dort umfangreiche sanitätspolizeiliche Abwehrmassnahmen getroffen worden sind, sehe ich mich zu dieser Anfrage deswegen veranlasst...»]176.

Il 13 gennaio Höss rispose che al campo si verificavano ancora soltanto «singoli casi di febbre petecchiale» («einzelne Fleckfieberfälle»), ma l’epidemia di tifo non c’era più («besteht die leckfieberepidemie nicht»); egli respinse la proposta del capo del governo distrettuale perché con l’arrivo dei detenuti malati il pericolo di una nuova insorgenza dell’epidemia di tifo petecchiale sarebbe stato grandissimo («weil damit die Gefahr des neuerlichen Auftretens einer Fleckfieberepidemie sehr gross würde»)177.

Tuttavia il capo del governo distrettuale di Kattowitz dispose che i cadaveri dei detenuti morti di tifo petecchiale nella prigione di Myslowitz, dopo essere stati trattati con un liquido pidocchicida ed essere stati collocati in una bara, fossero trasportati ad Auschwitz con un carro funebre per la cremazione («zur Einäscherung werden die Verstorbenen mit dem Leichenwagen nach Auschwitz überführt»)178.

La situazione igienico-sanitaria ad Auschwitz non era così rassicurante come la descriveva Höss. Il 25 gennaio, nella “Hausverfügung (disposizione locale) Nr. 86”, Bischoff comunicò quanto segue:

«In base a una disposizione dell’ SS-Standortarzt del KL Auschwitz viene proclamata da subito una quarantena di tre settimane per tutti i membri SS della Zentralbauleitung che abitano nella baracca alloggio della Bauleitung».

[«Auf Grund einer Anordnung des SS-Standortarztes KL. Auschwitz wird ab sofort über sämtliche SS-Angehörigen der Zentralbauleitung, welche in der Bauleitungsunterkunftsbaracke wohnen, eine 3-wöchentliche Quarantäne verhängt»]179.

Nel corso di gennaio del 1943 si verificò una recrudescenza dell’epidemia di tifo petecchiale che culminò nella prima decade di febbraio e costrinse l’SS-Brigadeführer Glücks, capo dell’Amtsgruppe D dell’SS-WVHA, a ordinare misure drastiche180.

 

173 RGVA, 502-1-332, p. 47.

174 L’ufficio “Sanità e igiene dei campi” (Sanitätswesen und Lagerhygiene) comandato dall’SS-Obersturmführer Enno Lolling.

175 Standort- und Kommandanturbefehle des Konzentrationslager Auschwitz 1940-1945. Herausgegeben von Norbert Frei, Thomas Grotum, Jan Parcer, Sybille Steinbacher und Bernd C. Wagner. Institut für Zeitgeschichte. K.G. Saur, Monaco, 2000, p. 208.

176 Lettera del Regierungspräsident in Kattowitz al comandante del KL Auschwitz del 9 gennaio 1943. APK, RK 2903, p. 10.

177 Lettera del comandante di Auschwitz al Polizeipräsident in Kattowitz del 13 gennaio 1943. APK, RK 2903, p. 20.

178 Lettera del Polizeipräsident in Kattowitz al Regierungspräsident in Kattowitz del 21 gennaio 1943. APK, RK 2903, p. 22. Vedi capitolo 2.6.3.

179 RGVA, 502-1-17, p. 98.

180 Vedi capitolo 2.6.3.

 

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Torniamo al “Vergasungskeller”. Nel contesto delineato sopra, la cosa più ragionevole è che alla fine di gennaio del 1943, per sopperire agli impianti di disinfestazione che erano bruciati, le autorità SS progettarono di adibire a camera a gas ad acido cianidrico provvisoria il Leichenkeller 1 del crematorio II. Il nome del progetto “Vergasungskeller” era evidentemente tratto da quello della camera a gas ad acido cianidrico dei BW 5a e 5b, che era denominata anche “Vergasungsraum” (locale di gasazione)181.

L’iniziativa partì probabilmente dall’Amtsgruppe C dell’SS-WVHA. A conferma di ciò c’è il fatto che alla fine di gennaio l’Amt C/III (Technische Fachgebiete: settori tecnico-specilistici)) dell’ SS-Wirtschafts-Verwaltungshauptamt (SS-WVHA) aveva chiesto alla ditta Hans Kori di Berlino un preventivo per un “Impianto di disinfestazione ad aria calda” (Heißluft-Entwesungsanlage) per il campo di Auschwitz. La ditta Kori rispose il 2 febbraio, inviando all’ufficio suddetto una lettera con oggetto “Impianto di disinfestazione per il KL Auschwitz” (Entlausungsanlage für Konz.-Lager Auschwitz)182, una “Lista dei quantitativi di ferro necessari per un impianto di disinfestazione ad aria calda, campo di concentramento di Auschwitz“ (Aufstellung über die erforderlichen Eisenmengen für eine Heißluft-Entlausungsanlage, Konzentrationslager Auschwitz ”) per complessivi 4.152 kg di metallo183 e un “Preventivo di costo di un impianto di disinfestazione ad aria calda per il campo di concentramento di Auschwitz” (Kosten-Anschlag über eine Heißluft-Entlausungsanlage für das Konzentrationslager Auschwitz) per complessivi 4.960,40 RM184.

Lo stesso giorno, il 2 febbraio 1943, l’SS-Hauptsturmführer Kother, capo della Hauptabteilung C/VI/2 (Betriebswirtschaft: economia aziendale) effettuò una “Ispezione degli impianti di disinfestazione e sauna nel KL Auschwitz” (Besichtigung der Entwesungs- und Sauna-Anlagen im KL Auschwiz). Nel relativo rapporto dell’SS-Standartenführer Eirenschmalz, capo dell’Amt C/VI dell’SS-WVHA, riguardo agli “Impianti di disinfestazione” (Entwesungsanlagen) si dice che gli apparati per l’aria calda (Heißluftapparate) erano originariamente previsti per la disinfestazione con acido cianidrico (Blausäure-Entwesung), che richiedeva una temperatura di 30°C, ma erano stati usati per la disinfestazione con aria calda (Heißluftentwesung), che richiedeva una temperatura di 95°C, perciò venivano sollecitati eccessivamente.

«L’arrivo ogni giorno crescente di molti prigionieri in detenzione preventiva determina un’accresciuta sollecitazione degli impianti e si può rimediare al logorìo di una utilizzazione continua solo se per questo vengono prodotti adeguati riscaldatori d’aria per riscaldo con coke.

Per ovviare all’avaria degli impianti che qui bisogna attendersi, da parte Vostra sono già stati prospettati all’amministrazione [del campo] riscaldatori d’aria di ghisa per gli impianti di disinfestazione esistenti. Dopo ripetute domande alla ditta fornitrice, questi saranno consegnati entro tre mesi, affinché in seguito si possa effettuare la necessaria lotta antiparassitaria. Gli incendi che si sono verificati sono da attribuire nella maggior parte dei casi a surriscaldamento e perciò è urgentemente necessario osservare scrupolosamente le istruzioni tecniche di funzionamento durante l’uso di tali impianti».

[«Der täglich sich steigernde Zugang von vielen Schutzhaftgefangenen bedingt nun eine erhöhnte Beanspruchung der Anlagen und ist dem Verschleiß bei der ununterbrochenen Benutzung nur entgegenzutreten, wenn hierfür geeignete Lufterhitzer für Koksfeuerung zur Aufstellung kommen. Um hier dem zu erwartenden Ausfall der Anlage zu begegnen wurden hierseits bereits gußeiserne Heißlufterhitzer für die bestehenden Entwesungsanlagen der Verwaltung in Aussicht gestellt. Nach Rückfrage bei der Lieferfirma werden diese innerhalb 3 Wochen zur Lieferung kommen, damit weiterhin die notwendige Seuchenbekämpfung durchgeführt werden kann. Die entstandenen Brände sind in den meisten Fällen auf Überheizung zurückzuführen und daher ist dringend notwendig, die genauen betriebstechnischen Vorschriften bei Benutzung solcher Anlagen zu beachten»185.

L’idea di utilizzare provvisoriamente il Leichenkeller 1 del crematorio II come camera di disinfestazione di emergenza ad acido cianidrico fu poi estesa anche agli altri crematori e le relative tracce documentarie furono successivamente interpretate da Pressac come “indizi” o “bavures” relativi a camere a gas omicide.

 

181 Erläuterungsbericht zum Vorentwurf für den Neubau des Kriegsgefangenenlagers der Waffen-SS, Auschwitz O/S. RGVA, 502-1-233, p. 16.

182 RGVA, 502-1-332, pp. 15-15a.

183 RGVA, 502-1-332, p. 18

184 RGVA, 502-1-332, pp. 20-21.

185 RGVA, 502-1-332, pp. 37-37a.

 

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A conferma di ciò esistono ameno due indicazioni. La prima è contenuta in una lista (Aufstellung) della Topf del 13 aprile 1943 in cui sono elencati i quantitativi di metalli necessari per varie installazioni, tra le quali c'è questa:

«2 stufe di disinfestazione per il crematorio II nel campo per prigionieri di guerra, Auschwitz»[«2 Topf Entwesungsöfen für das Krema II im Kriegsgefangenenlager, Auschwitz»]186.

La seconda si trova in un documento redatto dalla ditta VEDAG (Vereinigte Dachpappen-Fabriken Aktiengesellschaft), che eseguì, tra gli altri, i lavori di isolamento dei crematori. Si tratta di una fattura datata 28 luglio 1943 che ha per oggetto “Auschwitz-Crematorio” (Auschwitz-Krematorium) e riguarda «lavori di impermeabilizzazione eseguiti per l’impianto di disinfestazione»

(ausgeführte Abdichtungsarbeiten für die Entwesungsanlage)187.

Si sa con certezza che i due Entwesungsöfen della Topf furono poi installati nella Zentralsauna, ma ciò non toglie che nel documento citato sopra siano riferiti al crematorio II.

Anche la fattura della VEDAG riguarda le camere di disinfestazione ad aria calda (Heißluft-Entwesungskammern) installate nella Zentralsauna. Ciò risulta indubitabilmente da una elaborazione tecnica della fattura ad opera del competente ufficio della Zentralbauleitung in cui essa viene giustamente riferita al “BW 32 = Entwesungsanlage” cioè, appunto, alla Zentralsauna. Ma per quale ragione la fattura della ditta VEDAG ha come oggetto “Auschwitz-Crematorio”? Questa intestazione ha una evidente relazione con la summenzionata lista della Topf del 13 aprile 1943 relativa alle “2 stufe di disinfestazione per il crematorio II” che furono poi installate nella Zentralsauna. I due documenti stabiliscono dunque la correlazione crematorio-disinfestazione e rappresentano l’espressione di un progetto o quantomeno di una intenzione della Zentralbauleitung di unire nello stesso edificio cremazione e disinfestazione. A questo riguardo è significativo il fatto che dei due impianti di disinfestazione ad aria calda della Topf si cominciò a discutere proprio il 29 gennaio 1943. Il 5 febbraio, infatti, con riferimento a un precedente colloquio tra Bischoff e l’SS-Unterschaführer Josef Janisch, da una parte, il capoingegnere della Topf Kurt Prüfer dall’altra, la Topf inviò alla Zentralbauleitung il preventivo di costo dell’impianto di disinfestazione188, ma la costruzione dell’edificio della Zentralsauna cominciò soltanto il 30 aprile 1943189.

Dopo poco più di tre mesi di progetti da parte della Zentralbauleitung, all’inizio di maggio del 1943, Kammler varò il suo programma di “Misure speciali per il miglioramento delle installazioni igieniche” (Sondermassnahmen für die Verbesserung der hygienischen Einrichtungen) nel campo diB irkenau e di colpo tutti i progetti relativi all’impiego di locali dei crematori come camere di disinfestazione di emergenza furono spazzati via, e con essi gli “indizi criminali”, che scomparvero definitivamente appunto dal maggio 1943.

Questa scomparsa definitiva si spiega appunto col fatto che il programma di miglioramento delle normali installazioni di disinfezione e disinfestazione inaugurato nel maggio 1943 rese del tutto inutile ogni progetto di installazioni di disinfestazione di emergenza nei crematori. Già alla fine di luglio del 1943 nel complesso Auschwitz-Birkenau esistevano, erano in costruzione ed erano stati commissionati impianti di disinfestazione e di disinfezione per 54.000 detenuti al giorno190. In tale contesto storico, dal progetto originario si passò al progetto di installazione di docce di emergenza nei crematori per i detenuti del campo, di cui mi occuperò nel capitolo 4.

2.1.5. Obiezioni e risposte

Alla spiegazione del “Vergasungskeller” come camera di disinfestazione di emergenza, che avevo esposto in forma embrionale già nel 1994191, sono state opposte due obiezioni principali.

La prima riguarda la portata dei ventilatori aspirante-premente del Leichenkeller 1, progettata per una normale camera mortuaria (circa 10 ricambi d’aria all’ora) e ben lontana da quella delle camere di disinfestazione ad acido cianidrico Degesch-Kreislauf (72 ricambi d’aria all’ora). Se una tale portata dei ventilatori è in contrasto coll’ipotesi di una camera a gas omicida, si replica, lo è anche con quella di una camera a gas di disinfestazione.

L’obiezione ha senso per l’ipotesi della camera a gas omicida perché, secondo la tesi olocaustica, il Leichenkeller 1 fu trasformato in camera a gas tipica perdendo la sua funzione originaria di camera

 

186 APMO, BW 30/34, p. 47. Vedi documento 3. Vedi documento 4.

187 RGVA, 502-1-313, p. 137. Vedi documento 5.

188 Lettera della Topf alla Zentralbauleitung del 5 febbraio 1943, RGVA, 502-1-336, pp. 89-90, e “Kostenanschlag über eine Entwesungs-Anlage bestehend aus 2 Öfen mit 4 Kammern” del 5 febbraio 1943. RGVA, 502-2-27, pp. 27-30.

189 Baubericht del campo di Birkenau del 2 ottobre 1943. RGVA, 502-1-320, p. 7.

190 Aufstellung über die im KL. und KGL. Auschwitz eingebauten Entwesungsanlagen, Bäder und Desinfektionsapparate, redatta dall’impiegato civile Jährling il 30 luglio 1943. RGVA, 502-1-332, pp. 9-10.

191 Auschwitz: The End of a Legend. A Critique of J.C. Pressac , op. cit., p. 64, 69.

 

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mortuaria, perciò avrebbe dovuto essere equipaggiato quantomeno in modo simile ad una camera a gas tipica.

Secondo l’ipotesi che ho esposto sopra, invece, il Leichenkeller 1 rimase una camera mortuaria tipica ma fu equipaggiato per poter essere usato anche come camera di disinfestazione di emergenza.

La seconda obiezione si riferisce ai valori infimi dei residui di cianuri trovati nel Leichenkeller 1 da Fred Leuchter e da Germar Rudolf in rapporto alla camera a gas di disinfestazione ad acido cianidrico del BW 5a. Se anche il Leichenkeller 1 era una camera di disinfestazione ad acido cianidrico, i residui di cianuri trovati nelle sue pareti dovrebbero presentare valori enormemente più alti.

L’obiezione si basa in realtà su una doppia ipotesi che non accetto affatto, ossia 1) che il Leichenkeller 1 fu trasformato in una camera a gas di disinfestazione ad acido cianidrico,
2) che fu effettivamente usato come tale.

Ciò che sostengo, è soltanto che la Zentralbauleitung nel gennaio 1943 varò il progetto di usare il Leichenkeller 1 come camera a gas di emergenza e lo equipaggiò a tale scopo (in pratica, semplicemente installandovi una porta a tenuta di gas), ma nulla indica che poi sia stata effettivamente usata a scopo di disinfestazione. Le indagini di Germar Rudolf hanno dimostrato che il valore di cianuri reperibile nel Leichenkeller 1 del crematorio II hanno un ordine di grandezza simile a quello riscontrabile nelle baracche del campo192.

2.1.6. I commenti e le obiezioni di van Pelt

Van Pelt spiega in questo modo il senso della presunta “svista”193 relativa al termine “Vergasungskeller”:

«Dal punto di vista storiografico la lettera di Bischoff è importante perché violava la linea di condotta generale nell’ufficio degli architetti nel campo principale di non usare mai il termine “camere a gas” in documenti o progetti. La lettera fu redatta frettolosamente (hastily) in risposta a una richiesta urgente (urgent) da Berlino di informazioni sul progresso dei lavori di costruzione e Bischoff non si accorse della “svista”. Tuttavia quando la lettera fu archiviata nel dossier della Zentralbauleitung di Auschwitz qualcuno se ne accorse e sottolineò con una matita rossa la parola proibita “Vergasungskeller”, scrivendo nel margine superiore della lettera le parole “SS-Ustuf (F) Kirschnek!”. Era chiaro che Kirschnek era responsabile della svista e per questo doveva essere rimproverato»194.

Questa spiegazione è puramente immaginaria e chiarisco subito perché. La riga di intestazione della lettera è “Bftgb.Nr.:22250/43/Bi/L.”, cioè “Protocollo n. 22250/1943/Bischoff/Lippert”.

L’impiegato civile Lippert era scrivano nella Bauleitung des Kriegsgefangenenlagers (il campo di Birkenau). Dunque la lettera fu dettata da Bischoff a Lippert, mentre la nota manoscritta “SS-Ustuf (F) Kirschneck” significa semplicemente che una copia di essa doveva essere consegnata all’SS-Untersturmführer Hans Kirschneck in qualità di Bauleiter della Bauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz (il campo principale). Egli appare infatti sotto la voce “Verteiler” in basso a sinistra:“1 SS-Ustuf Janisch u. Kirschnek 1 Registratur (Akt Krematorium)”, ossia: una copia all’SS-Unterschaführer Janisch, che era capo della Bauleitung des Kriegsgefangenenlagers cioè del campo di Birkenau, una a Kirschneck come capo della Bauleitung del campo di Auschwitz e una per il protocollo degli atti relativi al crematorio II. Ciò è tanto vero che la stessa nota manoscritta appare sia nella lettera di Bischoff a Höss del 2 febbraio 1943 alla quale era allegato il rapporto di Prüfer del 29 gennaio 1943, sia in questo stesso rapporto, che non contiene il termine “Vergasungskeller”195. Solo uno sprovveduto totalmente ignaro della burocrazia della Zentralbauleitung poteva formulare un’ipotesi così insulsa.

Altrettanto fittizio è il contesto creato da van Pelt per rendere credibile la “svista”: la presunta urgenza della richiesta e la presunta fretta della risposta. La lettera in questione aveva infatti come riferimento un “Telescritto (Fernschreiben) dell’SS-WVHA n. 2648 del 28.1.1943” (che non si è conservato) al quale Bischoff rispose, senza alcuna fretta, il giorno dopo. D’altra parte l’uso della telescrivente da parte dell’SS-WVHA era perfettamente normale e non denota nessuna particolare urgenza.

 

192 G. Rudolf, Das Rudolf Gutachten. Gutachten über die “Gaskammern” von Auschwitz. Castle Hill Publishers, Hastings, Inghilterra, pp. 156-157. Il valore massimo trovato nel Leichenkeller 1 è di 7,2 mg/kg, quello reperito nelle baracche del campo è di 2,7 mg/kg; il valore massimo riscontrato nel BW 5a è di 13500 mg/kg.

193 Egli usa il termine “slip”, che traduce il termine “bavure” di Pressac.

194 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 297.

195 Lettera di Bischoff a Höss del 2 febbraio 1943. APMO, BW 30/34, p. 99. Rapporto di Prüfer del 29 gennaio 1943. APMO, BW 30/34, p. 101. Vedi documento 6.

 

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Il contesto reale è invece questo. L’11 gennaio 1943 l’ufficio CV (Zentralbauinspektion: ispezione degli uffici centrali di costruzione) indirizzò alla Zentralbauleitung di Auschwitz una lettera riassunta così da Bischoff in uno scritto a Kammler del 23 gennaio 1943 che aveva come oggetto “Campo per prigionieri di guerra di Auschwitz. Completamento dei crematori” (KGL. Auschwitz. Fertigstellung der Krematorien) e come riferimento “1 telescritto” (1 Fernschreiben):

«Con la lettera allegata, alla Zentralbauleitung è stato ordinato di riferire in modo dettagliato ogni settimana sul progresso dei lavori di costruzione dei crematori»

[«Mit o.a. Schreiben wurde die Zentralbauleitung angewiesen, über den Baufortschritt der Krematorien wöchentlich durch F.S. besonders zu berichten»]196.

Bischoff inviò a Kammler il suo primo rapporto, datato 23 gennaio 1943, appunto con telescritto (Fernschreiben).

Quanto al fatto che «nella copia della lettera conservata ad Auschwitz solo la parola Vergasungskeller è sottolineata»197, a van Pelt non è neppure balenato nella mente che ciò possa essere opera di Dawidowski o del giudice Sehn, i quali avevano già rivolto la loro attenzione al termine Vergasungskeller che appare in questa lettera198.

Osservo in secondo luogo che la lettera in questione non è né l’originale né una copia carbone dell’originale, ma una trascrizione (Abschrift) redatta dall’SS-Untersturmführer Josef Pollok, all’epoca capo della Bauleitung Hauptwirtschaftslager der Waffen-SS und Polizei und Truppenwirtschaftslager Oderberg (Bauleitung del campo di approvvigionamento delle Waffen-SS e Polizia e del campo di approvvigionamento per la truppa Oderberg), la cui firma appare all’angolo sinistro della lettera sotto la sigla “F.d.R.d.A.”, “für die Richtigkeit der Abschrift” (per copia conforme). Esiste anche una copia della copia in cui appare parimenti il termine “Vergasungskeller”199: vi è riportata anche l’annotazione manoscritta, ma le uniche parole sottolineate sono “Berlin-Lichterfelde-West” dell’indirizzo del destinatario.

Come si può credere seriamente che la presunta «parola proibita» sia stata tranquillamente trascritta in due diverse copie della lettera senza che nessuno si sia accorto di questa “svista”? E quando, come afferma van Pelt, qualcuno se ne accorse, perché non fu fatta un’altra trascrizione senza la «parola proibita» distruggendo quella che la conteneva?

Da qualunque punto di vista si consideri, la congettura di van Pelt risulta insensata.

In polemica con Wilhelm Stäglich, van Pelt espone altre due obiezioni generali, che formula così:

«Anzitutto, i locali progettati per la disinfestazione del vestiario e di altri oggetti con Zyklon B non sono mai stati definiti Vergasungskeller. Essi erano chiamati semplicemente camere a gas [Gaskammer] e camere a gas standard [Normalgaskammer] o camere di disinfestazione [Entlausungskammer]. L’unica volta che appare il termine Vergasungskeller è nella lettera del 29 gennaio 1943.

Inoltre queste camere a gas di disinfestazione erano sempre costruite in modo da avere due porte: una di ingresso e una di uscita. La porta di ingresso si apriva nel lato unreine (contaminato), quella di uscita nel lato reine (incontaminato)»200.

Per quanto riguarda la prima obiezione, come ho già accennato sopra, nel rapporto esplicativo del progetto preliminare di costruzione del campo di Birkenau, la camera a gas di disinfestazione a Zyklon B della “Entlausungsbaracke”, il futuro BW 5a e 5b, viene chiamata “Vergasungsraum”,

termine che risulta dunque perfettamente equivalente a quello di “Gaskammer” di disinfestazione.

In un altro documento, datato 9 gennaio 1943, questa camera a gas, con riferimento specifico ai BW 5a e 5b, viene chiamata “Kammer für Blausäurevergasung” (camere per gasazione con acido cianidrico):

«Inoltre alla baracca di disinfestazione viene annessa una camera per gasazione con acido cianidrico che è in funzione dall’autunno 1942».

[«Außerdem ist an die Entlausungsbaracke eine Kammer für Blausäurevergasung angebaut, welche seit Herbst 1942 in Betrieb ist»]201.

 

196 Lettera di Bischoff a Kammler del 23 gennaio 1943. RGVA, 502-1-313, p. 53.

197 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 454.

198 Vedi capitolo 1.1.

199 APMO, BW 30/27, p. 33.

200 R. J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 310.

201 Lettera di Bischoff a Kammler del 9 gennaio 1943. RGVA, 502-1-332, p. 46a.

 

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Aggiungo che tutte le volte che nei documenti di Auschwitz appare il sostantivo “Vergasung” o il verbo “vergasen”, essi si riferiscono sempre e soltanto a una gasazione di disinfestazione.

Adduco gli esempi più significativi:

«L’edificio n. 54, che è destinato ad accogliere la truppa di guardia, è stato gasato contro parassiti e malattie».

[«Das Gebäude Nr 54, das für die Aufnahme der Wachtruppe bestimmt ist, wurde gegen Ungeziefer und Krankheiten vergast»]202.

«Block 14 Installazione dei lavatoi e delle latrine completata, non si sono potuti eseguire altri lavori perché completamente occupato causa gasazione del Block 16 ».

[«Block 14 Einbau der Wasch- und Klosettanlagen fertiggestellt, weitere Arbeiten konnten nicht ausgeführt werden, da wegen Vergasung von Block 16 vollständig belegt»]203.

L’“Ordine del comando” (Kommandantur-Befehl) n. 2/42 del 22 gennaio 1942, che proibiva di frequentare il cinema di Auschwitz perché si erano verificati casi di tifo petecchiale, descriveva in nove punti tutte le operazioni connesse alla «gasazione dell’edificio del comando» (Vergasung des Stabsgebäudes)204.

Infine anche l’“Ordine speciale” (Sonderbefehl) del 12 agosto 1942 riportato da Pressac designa “Vergasungen“ le gasazioni di disinfestazione:

«Un caso di malattia con leggeri sintomi di avvelenamento da acido cianidrico verificatosi oggi induce a rendere noto a tutti coloro che partecipano alle gasazioni e a tutti gli altri membri delle SS che, specialmente all’apertura dei locali gasati i membri delle SS senza maschera si devono tenere per almeno 5 ore ad una distanza di 15 metri dalla camera. Qui bisogna prestare particolare attenzione alla direzione del vento».

[«Ein heute mit leichten Vergiftungserscheinungen durch Blausäure aufgetretener Krankheitsfall gibt Veranlassung, alle an Vergasungen Beteiligten und allen übrigen SS-Angehörigen bekanntzugeben, daß insbesondere beim Öffnen der vergasten Räume von SS-Angehörigen ohne Maske wenigstens 5 Stunden hindurch ein Abstand von 15 Metern von der Kammer gewahrt werden muß. Hierbei ist besonders auf die Windrichtung zu achten»]205.

In conclusione, il quadro indiziario che risulta dai documenti che menzionano il termine “Vergasung” (e il relativo verbo) si riferisce esclusivamente alla disinfestazione e non supporta neppure vagamente la tesi delle gasazioni omicide.

Perciò il “Vergasungskeller” è documentariamente compatibile soltanto con l’ipotesi della disinfestazione.

La seconda obiezione ha senso soltanto in relazione alle camere a gas di disinfestazione standard con sistema Degesch-Kreislauf. Solo queste infatti erano progettate con una porta di entrata e una di uscita. Le camere di emergenza invece potevano anche avere una sola porta, come ad esempio quella che si trovava all’angolo occidentale del Block 1 di Auschwitz206.

Per il crematorio II, come vedremo dei capitoli 2.9.2 e 4.4., c’era anche la possibilità di un duplice percorso, uno “contaminato”, l’altro “incontaminato”.

2.1.7. “Gaskeller” (scantinato del gas).

Il 17 febbraio 1943 la Topf ricevette una telefonata dalla Zentralbauleitung di Auschwitz. Il contenuto fu riassunto in una nota redatta lo stesso giorno da un impiegato della ditta che ha come oggetto “Be- und Entlüftungsanlage”. Ne riporto la parte più importante:

«Telefonata al signor Schultze con la seguente comunicazione: il soffiante di aerazione n. 450 per lo scantinato del gas non si riesce a trovare lì [ad Auschwitz], sebbene a quanto pare sia partito dalla fabbrica. Il signor Heinemann ha frattanto accertato che il

 

202 Tätigkeitsbericht di A. Schlachter del 12 luglio 1940. RGVA, 502-1-214, p. 97.

203 Tätigkeitsbericht di A. Schlachter del 12 luglio 1941. RGVA, 502-1-214, p. 25.

204 Kommandantu-Befehl Nr. 2/42 del 22 gennaio 1942. RGVA, 502-1-36, p. 4.

205 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 201.

206 Idem, pp. 28-29.

 

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soffiante è effettivamente partito il 18 novembre 1942, perciò dovrebbe proprio essere immagazzinato lì. Ma poiché secondo il signor Schultze non si riesce a trovare e serve per un uso urgente207, dobbiamo darlo per disperso e fabbricarlo di nuovo »]

[«Es ruft an Herr Schultze und teilt folgendes mit: Das Belüftungsgebläse Nr. 450 für den Gaskeller ist dort nicht auszufinden, obwohl es angeblich bei uns abgegangen ist. Herr Heinemann hat inzwischen festgestellt, dass das Gebläse tatsächlich am 18.11.42 abgegangen ist, es müsste also eigentlich dort vorrätig sein. Da es aber lt. Herrn Schultze nicht auszufinden ist und dringend gebraucht wird, sollen wir es sofort nochmals aufgeben und beschleunigt anfertigen»]208.

Il documento, ignoto a van Pelt, proviene dal lascito di J.-C. Pressac, che lo aveva trovato nell’archivio della EMS/Erfurter Malzerei und Speicherbau di Erfurt, l’erede della ditta Topf209, ma stranamente non l’ha mai pubblicato.

Come vedremo nel capitolo 2.8., il soffiante in questione era destinato al Leichenkeller 1 del crematorio II, sicché il locale denominato “Gaskeller” era questo. Il significato del termine è analogo a quello di “Vergasungskeller” e rientra perfettamente nella spiegazione che ho esposto sopra.

Nella prospettiva di van Pelt, invece, l’uso di questo termine risulta del tutto incomprensibile.

Poco più di due settimane dopo che Kirschnek era stato redarguito per la sua “svista” (slip) del 29 gennaio 1943 – cioè per aver scritto il termine proibito “Vergasungskeller”, violando la presunta regola di non usare il termine “camera a gas” – ecco infatti che un membro della Zentralbauleitung spiattella il termine “Gaskeller” addirittura ad un civile!

Con buona pace delle regole di segretezza della Zentralbauleitung.

2.2. – “GASDICHTETÜR” (porta a tenuta di gas),“GASTÜR” (porta a gas)

Nel contesto del “Vergasungskeller” come camera di disinfestazione di emergenza esaminato nel paragrafo precedente, la presenza di una porta a tenuta di gas nel Leichenkeller 1 era perfettamente normale. Meno normale sembra a prima vista che una tale porta avesse uno spioncino munito di una griglia interna di protezione, come appare nelle fotografie riportate da Pressac210. La presenza di questo dispositivo induce lo storico francese a ritenere che essa «apparteneva certamente a una camera a gas omicida in uno dei quattro crematori»211.

In realtà non esiste alcuna prova che la porta in questione fosse appartenuta a uno dei crematori di Birkenau. Essa fu trovata nel Bauhof di Auschwitz, un deposito in cui venivano ammassati i materiali da costruzione. Le porte a tenuta di gas destinate ai Leichenkeller 1 dei crematori II e III sono descritte nella lettera di Bischoff alle officine DAW del 31 marzo 1943 nella quale si fa rimerimento ad un’ordinazione del 6 marzo concernente una «una porta a gas (Gastür) 100/192 per il Leichenkeller 1 del crematorio III, BW 30a» la quale doveva «essere costruita esattamente secondo il tipo e le dimensioni della porta del seminterrato (Kellertür) del crematorio II antistante, con spionicino di vetro da 8 mm con guarnizione di gomma e ferramenti (mit Guckloch aus doppelten 8 – mm – Glas mit Gummidichtung und Beschlag)»212.

Questa descrizione non menziona affatto la griglia protettiva.

Nel 1945, tra le rovine del crematorio V fu trovata e fotografata una porta a tenuta di gas che è attualmente conservata nella sala forni del crematorio I213. Pressac commenta così la fotografia:

«Una porta a tenuta di gas quasi intatta trovata nelle rovine della parte occidentale del crematorio V e mostrata dall’uomo in maniche di camicia della fotografia 24 (con la nuca rasata). Questa porta non ha spioncino sebbene fosse usata per gasazioni omicide»214.

 

207 Letteralmente “viene usato urgentemente”.

208 Il documento è stato pubblicato in: http://static.flickr.com/62/218938661_0acaa33180.jpg

209 Vedi Réponse au livre de Roger Garaudy par un exterminationniste très connu et important. Par un anonyme qui cache mal un certain Jean-Claude Pressac, in: http://vho.org/aaargh/fran/arvs/mieuxfaire/JCPgaraudy.html.

210 Idem, p. 50, 232 e 486.

211 Idem, p. 486.

212 Idem, p. 436.

213 Ho riprodotto le due fotografie nel mio studio Auschwitz: Krematorium I and the Alleged Homicidal Gassings. Theses & Dissertations Press, Chicago 2005, p. 132.

214J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., fotografia 26 a p. 425.

 

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In tal modo Pressac demolisce il suo “indizio criminale” dello spioncino munito di griglia protettiva. Per quanto riguarda la porta con la griglia metallica di protezione, Pressac stesso riporta delle fotografie in cui appare la porta della camera a gas di disinfestazione del cosiddetto “Kanada I” (il BW 28, Entlausungs- und Effektenbaracken). Questa porta aveva un’apertura di ispezione rotonda al cui interno era fissata una griglia metallica che evidentemente proteggeva il vetro anche dall’interno215.

Perciò la necessità di proteggere il vetro dell’apertura di ispezione valeva anche per una normale camera di disinfestazione. Il fatto che la porta menzionata sopra avesse una griglia di protezione sul lato interno non significa necessariamente che essa avesse una finalità omicida, ma può significare anche – nel contesto di una camera di disinfestazione – che il lato interno era quello più esposto al rischio di rottura del vetro. In che modo? Anche qui Pressac fornisce lo spunto per la risposta. Egli pubblica delle fotografie delle camere di disinfestazione ad aria calda della Zentralsauna in cui sono ben visibili i carrelli metallici ai quali venivano appesi i vestiti da disinfestare216. Carrelli simili si usavano anche per le camere a gas ad acido cianidrico217 ed è chiaro che mentre vi venivano introdotti o venivano spinti fuori essi potevano urtare il lato interno della porta e rompere il vetro dell’apertura di ispezione218.

Van Pelt afferma di non sapersi spiegare la ragione della presenza della griglia protettiva219 e addirittura della presenza stessa dello spioncino nella porta summenzionata220, sebbene tutte le porte delle camere a gas di disinfestazione ad acido cianidrico di Auschwitz note fossero dotate di spioncino221. Come ho spiegato altrove222, la necessità di uno spioncino era richiesta dalla norma di sicurezza secondo la quale era severamente vietato entrare nella camera a gas da soli e chiunque vi fosse entrato doveva essere tenuto sotto costante osservazione da un altro disinfettore, affinché questi potesse soccorrerlo in caso di disgrazia.

Così l’ignoranza di van Pelt si trasforma in “impossibilità” di trovare una spiegazione alternativa e dunque in “indizio” a favore della realtà delle camere a gas omicide.

2.3. – “AUSKLEIDERAUM” (spogliatoio), “AUSKLEIDEKELLER” (spogliatoio seminterrato) E BARACCA DAVANTI AL CREMATORIO II

2.3.1. “Auskleideraum” e “Auskleidekeller”

In alcuni documenti, il “Leichenkeller 2” dei crematori II e III viene designato “Auskleideraum” o “Auskleidekeller” e tale designazione rappresenta per Pressac un “indizio criminale” a favore della presunta attività sterminatrice di questi impianti di cremazione. Il termine appare per la prima volta nella lettera di Bischoff alla Topf del 6 marzo 1943, nella quale egli scrive con riferimento al “Leichenkeller 2”:

«Si prega inoltre di inviare un’offerta supplementare per la modifica dell’impianto di disaerazione per l’ Auskleideraum».

[«Desgleichen wird um Einsendung eines Nachtragsangebotes für die Umänderung der Entlüftungsanlage für den Auskleideraum gebeten»]223.

Ma questo “Auskleideraum” designa realmente uno spogliatoio per le vittime della camera a gas?

2.3.2. Origine e funzione dell’ “Auskleideraum” del crematorio II di Birkenau

Due documenti ignoti a Pressac, relativi all’origine della decisione di creare un “Auskleideraum” nel seminterrato del crematorio II permettono di rispondere in modo indubitabile a questa domanda.

Il 21 gennaio 1943 l’SS-Standortarzt di Auschwitz scrisse la seguente lettera al comando del campo:

 

215 Idem, pp. 46-49.

216 Idem, pp. 84-85.

217 Vedi documento 7.

218 Le porte delle camere a gas di disinfestazione si aprivano verso l’esterno perciò agli operatori era esposto il loro lato interno.

219 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., 477.

220 Idem, p. 476.

221J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., fotografie alle pp. 46-50.

222 Auschwitz: “Gas Testers” and Gas Residue Test Kits, in: “The Revisionist”,Vol. 2, Number 2, May 2004, pp. 150-155.

223 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation o the gas chambers, op. cit., pp. 432-433.

 

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«1. L’ SS-Standortarzt di Auschwitz prega di far suddividere in due locali di uguale grandezza mediante tramezzo la sala di dissezione prevista nella nuova costruzione del crematorio a Birkenau e di far installare nel primo di questi due locali uno o due lavabi, perché lo stesso è necessario come vero e proprio locale di dissezione, mentre il secondo locale è necessario per confezionare i preparati anatomici, per conservare atti e materiali critti e libri, per preparare sezioni di tessuto colorato e per lavorare al microscopio.

2. Inoltre si prega di provvedere a un Auskleideraum nei locali seminterrati».

[«1. Der SS-Standortarzt Auschwitz bittet, den im Neubau des Krematoriums in Birkenau vorgesehenen Sektionssaal durch eine Zwischewand noch in 2 gleich grosse Räume unterteilen zu lassen und 1 oder 2 Waschbecken in dem ersten dieser beiden Räume einbauen zu lassen, da derselbe als eigentlicher Sezierraum benötigt wird, während der 2. Raum zur Herstellung von anatomischen Präparaten, zur Aufbewahrung von Akten und Schreibmaterialien und Büchern, zur Herstellung von gefärbten Gewebsschnitten und zu Arbeiten am Mikroskop benötigt wird. 2. Ferner wird darum gebeten, in den Kellerräumen einen Auskleideraum vorzusehen»]224.

Da questa lettera risultano conclusioni importantissime per il nostro tema. Prima di esporle, è necessario delineare le implicazioni della presunta decisione di trasformare il “Leichenkeller 1” dei crematori II e III in camera a gas omicida.

Secondo Pressac, nel novembre 1942 le SS della Zentralbauleitung «decisero di attrezzare i crematori con camere a gas omicide»225 e tale decisione cominciò ad improntare i progetti dei crematori, come il n. 2003 del 19 dicembre 1942226. Poiché soltanto per il “Leichenkeller 1” era previsto un sistema di ventilazione di aerazione-disaerazione, è chiaro che questo locale era destinato a diventare la camera a gas omicida. E poiché si intendeva attuare uno sterminio in massa, è altrettanto chiaro che il “Leichenkeller 2” doveva diventare lo spogliatoio delle future vittime, secondo il procedimento già sperimentato – secondo Pressac – nel crematorio I.

Dunque la decisione di trasformare il “Leichenkeller 1” in camera a gas omicida implicava la decisione di trasformare il “Leichenkeller 2” in spogliatoio e le due decisioni non potevano che essere contemporanee.

Ciò premesso, torniamo alle conclusioni che derivano dalla lettera menzionata sopra.

1) La decisione di creare un “Auskleideraum” nel crematorio non fu presa né dalla Kommandantur (il comando del campo, cioè Höss), né dalla Zentralbauleitung (Bischoff), bensì dall’SS-Standortarzt cioè dal medico della guarnigione.

2) L’SS-Standortarzt non diede alcuno speciale rilievo alla relativa richiesta, presentandola anzi quasi come appendice alle richieste, prettamente igienico-sanitarie, relative alla sala di dissezione.

3) Il crematorio dipendeva, dal punto di vista igienico-sanitario e medico-legale, dall’SS-Standortarzt, che conosceva bene i progetti ad esso relativi e, all’occorrenza – come in questo caso – interveniva presso la Zentralbauleitung per chiederne delle modifiche.

4) La lettera citata dimostra che l’SS-Standortarzt ignorava completamente il presunto progetto di trasformare il “Leichenkeller 2” in spogliatoio per le vittime delle gasazioni: egli chiedeva di provvedere a un “Auskleideraum” genericamente «nei locali seminterrati», senza menzionare in modo specifico il “Leichenkeller 2” e senza escludere a tale fine il “Leichenkeller 1”. Ma, per la sua posizione gerarchica, l’SS-Standortarzt non avrebbe potuto ignorare la decisione, presuntamente presa tre mesi prima, di creare un “Auskleideraum” nel “Leichenkeller 2”, perciò, se egli la ignorava, tale decisione non era stata presa affatto. Come risulta dal documento summenzionato, l’idea dell’ “Auskleideraum” fu concepita dall’ SS-Standortarzt nel gennaio 1943 e comunicata al comando del campo di Auschwitz il 21 gennaio.

Il 15 febbraio 1943 Janisch rispose alla lettera dell’SS-Standortarzt con una nota manoscritta che dice:

«Sul punto 1) è stato predisposto sul punto 2) per spogliare è stata eretta una baracca scuderia davanti all’ingresso del seminterrato» [«zu 1.) wurde veranlasst

 

224 RGVA, 502-1-313, p. 57.

225 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 76.

226 Vedi capitolo 2.9.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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zu 2.) zum Auskleiden wurde eine Pferdestallbaracke vor dem Kellereingang aufgestellt»]227.

A che cosa serviva un “Auskleideraum” nel crematorio? E perché a tale scopo fu costruita una baracca?

2.3.3. La baracca davanti al crematorio II

Pressac ha rilevato che una baracca scuderia (Pferdestallbaracke) davanti al crematorio II, nella posizione preannunciata da Janisch, cioè «davanti all’ingresso del seminterrato»», appare effettivamente nel “Lageplan des Kriegsgefangenenlagers Auschwitz O/S.” del 20 marzo 1943. A questo riguardo, egli scrive:

«Il disegno conferma la costruzione di una baracca scuderia nel cortile nord del crematorio II nel marzo 1943. Sappiamo poco di questa baracca, tranne che, dopo essere servita da spogliatoio per il primo gruppo di Ebrei che furono gasati in questo crematorio, essa fu prontamente smantellata – appena una settimana dopo, secondo il testimone del Sonderkommando Henryk Tauber. La prima menzione di una scala di accesso al Leichenkeller 2 reperito negli archivi del Museo Statale di Auschwitz, BW 30/40, pagina 68e, è datata 26 febbraio 1943 [Documento 7a]. Non appena questa entrata divenne operativa, la baracca spogliatoio non fu più necessaria»228.

Pressac riprende poi l’argomento fornendo però una spiegazione diversa:

«Domenica 14 marzo, Messing continuò a installare la ventilazione del Leichenkeller 2, che egli chiamò “Auskleidekeller II/spogliatoio seminterrato II”. La sera, circa 1.500 Ebrei del ghetto di Varsavia furono le prime vittime ad essere gasate nel crematorio II. Essi non si spogliarono nel Leichenkeller 2, ancora ingombro di attrezzi e di componenti [del sistema] di ventilazione, ma ina baracca scuderia temporaneamente costruita nel ortile nord del crematorio»229.

Successivamente egli ritorna alla prima interpretazione:

«Questa fonte della Bauleitung conferma la costruzione a metà marzo 1943 di una baracca in direzione sud-nord nel cortile nord del crematorio II, la quale, secondo Henryk Tauber, fu usata come spogliatoio, evidentemente perché l’accesso allo spogliatoio sotterraneo (Leichenkeller 2) non era ancora completato»230.

Pressac si riferisce alla seguente dichiarazione di Henryk Tauber:

«Esse231 furono spinte in una baracca che allora era installata perpendicolarmente all’edificio del crematorio dalla parte dell’entrata al cortile del crematorio n. II. Le persone entrarono in questa baracca attraverso una porta situata dalla parte dell’entrata e scesero giù [nel seminterrato del crematorio] lungo gradini che si trovavano a destra della Mühlverbrennung [sic]. Questa baracca allora serviva da spogliatoio. Tuttavia essa fu usata più o meno per una settimana e poi fu smontata»232.

Pressac pubblica per esteso la pianta 2216 del 20 marzo 1943, ma con didascalie illegibili233.

Egli riporta però anche un dettaglio di un’altra versione di questa pianta (corrispondente ad un altro negativo del Museo di Auschwitz) in cui le didascalie sono bene evidenti234. Ora, la baracca davanti al crematorio II è rappresentata da un rettangolo chiaro, simbolo che non corrisponde né ad una baracca “fertiggestellt” (completata), che è caratterizzata da un rettangolo scuro, né ad una baracca “im Bau” (in costruzione), che è caratterizzata da un rettangolo con tratteggio obliquo, bensì ad una

 

227 RGVA, 502-1-313, p. 57a.

228 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 462.

229 Idem, p. 227.

230 Idem, p. 492.

231 Le presunte vittime.

232 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 136.

233 J.-C. Pressac, Auschwtz: Technique and operation of the gas chambers., op. cit., p. 226.

234 Idem, p.

 

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baracca “geplant” (progettata). Ciò risulta ancor più chiaramente in un altro dettaglio di questa pianta pubblicato da Pressac235.

Esiste del resto un’altra pianta di Birkenau, immediatamente precedente a quella invocata da Pressac, nella quale la baracca in questione non appare affatto. Si tratta del Bebauungplan für den Auf- u. Ausbau des Konzentrationslager u. Kriegsgefangenenlagers, Plan Nr. 2215 datato “marzo 1943”236. Poiché essa reca appunto il numero 2215, fu redatta prima di quella numerata 2216, perciò risale al 20 marzo 1943 o a un periodo precedente.

Non è chiaro per quale ragione questa baracca appaia soltanto nella pianta 2216. Sebbene il 15 febbraio 1943 la baracca fosse già stata installata davanti al crematorio II, nella pianta 1991 del 17 febbraio, che mostra parimenti le baracche progettate, in costruzione e già costruite del campo di Birkenau, essa non figura affatto237. Ciò dipende evidentemente dal suo carattere di urgenza e di provvisorietà. Si ignora quando la baracca sia stata smontata.

Quel che è certo, è che che l’installazione di questa baracca non aveva nulla a che vedere con le presunte gasazioni omicide.

La prima spiegazione di Pressac, secondo la quale la baracca sarebbe stata installata perché l’accesso al “Leichenkeller 2” non era ancora pronto, è inoltre poco sensata. Riguardo al crematorio III, Pressac afferma che i lavori per la realizzazione dell’ingresso al “Leichenkeller 2” del crematorio III cominciarono il 10 febbraio 1943 e che, per il crematorio II, l’unica menzione della sua realizzazione risale al 26 febbraio, il che costituirebbe un paradosso inesplicabile238.

In realtà qui non c’è nessun paradosso: è il riferimento cronologico addotto da Pressac per il crematorio III che è errato239. Il 14 marzo 1943 l’ingresso al “Leichenkeller 2” del crematorio II era perfettamente agibile e non c’era alcun bisogno di una baracca-spogliatoio.

Il 20 marzo 1943, il giorno in cui fu disegnata la pianta 2216 del campo di Birkenau, l’SS-Standortarzt di Auschwitz, SS-Hauptsturmführer Wirths, in una lettera al comandante del campo, scrisse quanto segue :

«Per il trasporto dei cadaveri dall’ospedale dei detenuti al crematorio bisogna procurare due carretti a mano coperti che permettano il trasporto di 50 cadaveri ciascuno».

[«Für den Abstransport der Leichen aus dem HKB zum Krematorium müssen 2 gedeckte Handwagen beschafft werden, die den Transport von je 50 Leichen gestatten»]240.

Con ciò la questione si chiarisce definitivamente. L’SS-Standortarzt era preoccupato per le cattive condizioni igienico-sanitarie in cui venivano tenuti i cadaveri dei detenuti del campo a causa dell’inadeguatezza delle camere mortuarie esistenti, semplici baracche di legno (Holzschuppen) che non impedivano ai ratti di fare scempio dei cadaveri, con il rischio dell’insorgenza della peste, come egli scrisse chiaramente nella lettera del 20 luglio 1943241, la quale rispecchia una situazione che evidentemente esisteva già in gennaio. L’SS-Standortarzt intendeva dunque far depositare i cadaveri in un luogo igienicamente più sicuro e il luogo migliore erano evidentemente i due “Leichenkeller” del crematorio II, all’epoca in stato di costruzione più avanzato. Il 21 gennaio 1943 egli chiese di predisporre un “Auskleideraum” per questi cadaveri «nei locali seminterrati» del crematorio. Il 29 gennaio Bischoff comunicò che i cadaveri dei detenuti del campo non potevano essere depositati nel “Leichenkeller 2”, ma ciò era irrilevante, perché essi potevano essere accolti nel “Vergasungskeller”242.

Il 15 febbraio Janisch informò l’SS-Standortarzt che come spogliatoio per i cadaveri del campo era stata eretta «una baracca scuderia davanti all’ingresso del seminterrato» del crematorio II. Questa baracca fu perciò costruita tra il 21 gennaio e il 15 febbraio e già per questo non poteva avere una finalità criminale.

Ciò è confermato dal fatto che il crematorio II entrò in funzione il 20 febbraio 1943. Un rapporto di Kirschnek del 29 marzo 1943 dice infatti quanto segue riguardo a questo crematorio:

«Completata l’intera muratura e il 20 febbraio 1943 messo in funzione».

 

235 Idem, p. 256.

236 RGVA, 502-1-93, p. 1.

237 Vedi la riproduzione della pianta in: J.-C. Pressac, Auschwtz: Technique and operation of the gas chambers., op. cit., p. 220.

238 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the gas chambers, op. cit., p. 217.

239 Vedi capitolo 3.4.

240 Lettera dell’SS-Standortarzt al comandante del KL Auschwitz del 20 marzo 1943 con oggetto “Häftlings-Krankenbau– KGL”. RGVA, 502-1-261, p. 112.

241 Lettera dell’SS-Standortarzt alla Zentralbauleitung del 20 luglio 1943 con oggetto “Hygienische Sofort- Massnahmen im KL”. RGVA, 502-1-170, p. 263.

242 Vedi capitolo 2.1.

 

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[«Gesamtes Mauerwerk fertiggestellt und zum 20.2.43 in Betrieb genommen»]243.

Dunque il crematorio cominciò la sua attività prima ancora che nel “Leichenkeller 1” fosse installato l’impianto di ventilazione, ossia ricevette cadaveri prima ancora che tale locale potesse essere teoricamente impiegato come camera a gas omicida.

Ma perché c’era bisogno di una baracca esterna?

La risposta è semplice.

L’11 febbraio 1943 – quattro giorni prima della riposta di Janisch all’ SS-Standortarzt -  erano iniziati i lavori di installazione dell’impianto di ventilazione nel Leichenkeller 1244, perciò questo locale non era più disponibile come “Auskleideraum”. D’altro canto il “Leichenkeller 2” era inagibile fin dal gennaio 1943.

Nel “Rapporto n. 1” di Bischoff a Kammler del 23 gennaio 1943 con oggetto “Krematorien Kriegsgefangenenlager. Bauzustand” (Crematori campo per prigionieri di guerra. Stato dei lavori), a proposito del crematorio II si legge:

«Keller II. Solaio di calcestruzzo compiutamente gettato (disarmo dipendente dalle condizioni meteorologiche)».

[«Keller II. Eisenbetondecke fertig betoniert (Ausschalung von Witterungsverhältnissen abhängig)]»245.

Nel suo rapporto del 29 gennaio 1943 l’ing. Prüfer confermò:

«Il solaio del Leichenkellers 2 non può ancora essere disarmato a causa del gelo»

[«Decke des Leichenkellers 2 kann wegen Frost noch nicht ausgeschalt werden»]246.

Lo stesso giorno Kirschnek ribadì in una nota per gli atti (Aktenvermerk):

«Il Leichenkellers 2 è completato, tranne il disarmo del tetto, lavori che dipendono da giorni senza gelo».

[«Der Leichenkeller 2 ist soweit fertiggestellt, bis auf die Ausschaltung der Decke, welche Arbeiten von frostfreien Tagen abhängig sind»]247.

Infine, come abbiamo già visto, nella lettera indirizzata a Kammler il 29 gennaio 1943, Bischoff gli comunicò:

«Non si è potuto ancora disarmare la copertura di calcestruzzo del Leichenkeller a causa dell’azione del gelo»248.

Nelle prime due settimane del febbraio 1943 a Birkenau al mattino ci furono per almeno 10 giorni temperature tra –1 e –8°C; le minime notturne furono ancora più basse, mentre le massime pomeridiane oscillarono tra –3 e +6°C249, perciò è molto probabile che il “Leichenkeller 2” rimase ancora inagibile per l’impossibilità di rimuovere l’armatura della copertura di cemento armato.

L’8 marzo 1943 l’installatore Messing cominciò a montare il condotto di ventilazione (Entlüftungs-Leitung) nel “Leichenkeller 2”, che egli nei suoi rapporti settimanali chiama regolarmente “Auskleidekeller”250. I lavori terminarono il 31 marzo 1943 («Entlüftungsanlage auskleidekeller verlegt/impianto di disaerazione Auskleidekeller installato»)251.

Dunque almeno già dall’8 marzo la Zentralbauleitung, secondo la richiesta dell’SS-Standortarzt, aveva deciso di creare un “Auskleideraum” nel seminterrato del crematorio II, e precisamente nel “Leichenkeller 2”. Il “Leichenkeller 1” invece fu operativo fin dal 13 marzo («Be- u. Entlüftungsanlage Keller I in Betrieb genommen/impianto aerazione-disaerazione Keller 1 messo in funzione»)252.

243 Tätigkeitsbericht des SS-Ustuf. (F) Kirschnek, Bauleiter für das Schutzhaftlager und für landwirtschaftliche Bauvorhaben. Zeit 1. Januar 1943 bis 31.März 1943 datato 29 marzo 1943. RGVA, 502-1-26, p. 59.

244 APMO, BW 30/31, p. 30.

245 RGVA, 502-1-313, p. 54.

246 APMO, BW 30/40, p. 101.

247 APMO, BW 30/34, p. 105.

248 APMO, BW 30/34, p. 100.

249 Tagesberichte della ditta W. Riedel & Sohn , Eisenbeton- und Hochbau di Bielitz. APMO, BW 30/4/28, pp. 96-112.

250 Arbeitszeit-Bescheinigung della ditta Topf per il periodo 8-14 marzo 1943. APMO, D-ZBau/2540, p. 26.

251 Idem, p. 23.

252 Idem, p. 26.

 

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Il 20 marzo, giorno della presunta gasazione di 2.191 Ebrei greci253, l’SS-Standortarzt si preoccupava soltanto del trasporto dei cadaveri dei detenuti dall’ospedale del campo al crematorio II, senza il minimo accenno ai presunti gasati.

Con ciò abbiamo la risposta alle due domande poste all’inizio.

1) L’“Auskleideraum” serviva per i cadaveri immatricolati morti al campo. Al processo Belsen, l’SS-Hauptsturmführer Kramer, comandante del campo di Auschwitz II (Birkenau) dall’8 maggio 1944, dichiarò al riguardo:

«Chiunque morisse durante il giorno veniva messo in una costruzione speciale chiamata obitorio ed essi [i cadaveri] venivano portati al crematorio ogni sera con un autocarro. Essi erano caricati sull’autocarro e scaricati da detenuti. Erano spogliati dei loro vestiti da detenuti nel crematorio prima di essere cremati»254.

Appunto per questo Janisch, nella sua risposta all’SS-Standortarzt del 15 febbraio 1943 scrisse che la baracca scuderia serviva “per spogliare” (cadaveri), non già “per spogliarsi”.

2) Come “Auskleideraum” fu costruita inizialmente una baracca davanti al crematorio perché il “Leichenkeller 2” era già inagibile il 21 gennaio 1943, giorno della richiesta di un “Auskleideraum” da parte dell’SS-Standortarzt e il “Leichnekeller 1” lo divenne a partire dall’11 febbraio.

La presenza di uno spogliatoio nei crematori era dunque perfettamente normale, come risulta del resto dalla disposizione dei locali di servizio previsti nel crematorio I del campo principale: sala di composizione delle salme (Aufbahrungsraum), sala di lavaggio dei cadaveri (Waschraum) e camera mortuaria (Leichenhalle). Poiché i cadaveri venivano cremati senza bara, l’Aufbahrungsraum non era una “sala di composizione della salma sul feretro”, ma il locale in cui essi venivano spogliati prima di essere lavati nel locale attiguo per essere infine depositati nudi nella camera mortuaria.

2.3.4. Van Pelt e l’ “Auskleidekeller”

Van Pelt tratta questo “indizio criminale” con estrema superficialità. Egli si limita a riferire che «i moduli di lavoro della Topf» menzionano «uno “spogliatoio seminterrato” [“Auskleidekeller”]»255 e a ripetere poi nel suo elenco delle “prove”:

«Modulo di presenza di un installatore della Topf & Söhne(costruttrice dei forni crematori) che lavorò nei crematori II e III riguardante il lavoro al sistema di ventilazione dello “spogliatoio seminterrato”»256.

E questo è tutto. Sorprendentemente, van Pelt pubblica il testo originale della lettera scritta dall’ SS-Standortarzt di Auschwitz al comando del campo il 21 gennaio 1942 che ho citato sopra (e alla quale attribuisce la data della registrazione, il 22 gennaio), ma senza traduzione e senza alcun commento257. Egli riporta invece un passo del dibattimento processuale in cui l’avvocato Rampton domandò a Irving:

«Nel gennaio 1942 [recte: 1943] un medico SS di Auschwitz scrisse una comunicazione interna alla Kommandantur [comando] di Auschwitz facendo richiesta da una parte dell’equipaggiamento dettagliato per la sala di dissezione nei nuovi crematori [recte: nel nuovo crematorio], chiedendo dall’altra che nei locali del keller [recte:

Kellergeschoß, seminterrato], i locali seminterrati di quell’edificio, ci dovesse essere uno spogliatoio. Perché il medico SS voleva uno spogliatoio accanto258 alla sala di dissezione?»259.

253 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945. Rowohlt Verlag, Reinbek bei Hamburg, 1989, p. 445.

254 Trial of Josef Kramer and Forty-Four Others (The Belsen Trial). William Hodge and Company, Limited. London, Edinbourgh, Glasgow 1949, p. 731.

255 R. J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 401.

256 Idem, p. 424.

257 Idem, p. 447.

258 Come è noto, la “sala di dissezione” (Sezierraum) si trovava al pianterreno del crematorio, mentre l’ “Auskleideraum” doveva essere allestito “nei locali seminterrati”, sicché non ha senso parlare di «uno spogliatoio accanto (next to) alla sala di dissezione».

259R. J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 446.

 

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La risposta a questa domanda costituisce una riconferma della spiegazione che ho esposta sopra, in quanto una sala di autopsia si concilia con uno spogliatoio per cadaveri, non certo per persone vive.

2.4. “SONDERKELLER” (scantinato speciale)

Pressac illustra il significato di questo indizio come segue:

«A questo proposito, Wolter redasse, per informare Bischoff, una nota intitolata “Disaerazione dei crematori (I e II)”, e nella quale designava il “sotterraneo per cadaveri 1”260 del crematorio II con il nome di “sotterraneo speciale” (Sonderkeller)»261.

Questa nota, redatta dall’ SS-Untersturmführer Fritz Wolter262 il 27 novembre 1942, rientrerebbe nel presunto progetto della Zentralbauleitung «di trasferire l’attività di “gasazione” dei Bunker 1 e 2 in un locale di crematorio, dotato di una ventilazione artificiale» e costituirebbe la «prima netta “sbavatura criminale”», ossia il primo indizio relativo a «un impiego anomalo dei crematori e non spiegabile altrimenti che con il massiccio trattamento col gas di esseri umani»263.

Il termine “Sonderkeller” che appare in questa nota sarebbe pertanto un criptonimo che designerebbe una camera a gas omicida. L’argomentazione di Pressac si basa unicamente sulla presenza di tale termine, che ha invece un significato completamente diverso.

Nella nota in discussione, Wolter, riferendo ciò che l’ing. Prüfer gli aveva detto al telefono, scrive:

«La ditta entro circa 8 giorni ha un installatore libero che, se i solai sopra i Sonderkeller sono completati, deve montare l’impianto di disaerazione; poi l’impianto di tiraggio aspirato dei 5 forni a 3 muffole».

[«Die Firma hätte in ca. 8 Tagen einen Monteur frei, der, wenn die Decken über die [recte: den] Sonderkeller fertig sind, die Entlüftungsanlage montieren soll; ferner die Saugzuganlage für die 5 3-Müffelöfen»]264.

Secondo Pressac, come si è visto sopra, il termine “Sonderkeller” designava «il “sotterraneo per cadaveri 1” del crematorio II».

Tuttavia, in questo documento, il termine “Sonderkeller” è al plurale, e si può inoltre escludere che esso si riferisca anche al “sotterraneo per cadaveri 1” del crematorio III, perché, sebbene questo documento abbia come oggetto “Entlüftungen für Krematorien” (disaerazione per i crematori), cioè per i crematori II e III, esso si riferisce in realtà soltanto al crematorio II.

Solo in questo impianto, infatti, i lavori di costruzione allora erano tanto progrediti da consentire entro poco tempo la copertura dei locali seminterrati. Infatti il 23 gennaio 1943 nel crematorio II la copertura di cemento armato degli scantinati (Keller) 1 e 2 era già stata eseguita, mentre nei corrispondenti locali del crematorio III erano stati effettuati soltanto i lavori di isolamento del pavimento dalla falda freatica265. Anche il riferimento all’installazione dell’impianto di tiraggio aspirato (“Saugzuganlage”) ha senso soltanto per il crematorio II, nel quale erano già completati sia i cinque forni a 3 muffole, sia i condotti del fumo, sia il camino, mentre nel crematorio III il camino era stato innalzato soltanto fino all’altezza del soffitto del crematorio266.

D’altra parte, nel crematorio II, i “Keller” per i quali era previsto un “Entlüftungsanlage” erano due, il “Leichenkeller 1” e il “Leichenkeller 2”. Il primo era fornito anche di “Belüftungsanlage”, il secondo soltanto di un “Entlüftungsanlage”, che fu installato tra il 15 e il 21 marzo 1943267.

È dunque chiaro che i “Sonderkeller” della nota di Wolter erano i due “Leichenkeller” del crematorio II. Questi locali seminterrati erano “speciali” (“sonder-”) appunto perché, dei sei 260 Il Leichenkeller 1.

261 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 70.

262 Wolter faceva parte del “Sachgebiet Hochbau” (settore edilizia) della Zentralbauleitung.

263 Idem.

264 Nota dell’ SS-Untersturmführer Wolter del 27 novembre 1942. RGVA, 502-1-313, p. 65.

265 Bericht Nr. 1 sui lavori di costruzione dei crematori redatto da Bischoff per Kammler il 23 gennaio 1943. RGVA, 502-1-313, pp. 54-55.

266 Idem.

267 Topf, Arbeits-Bescheinigung di Messing per il 15-21 marzo 1943. APMO, BW 30/31, p. 25. Vedi § 16.

 

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locali seminterrati in cui era suddiviso il seminterrato del crematorio268, erano le uniche due camere mortuarie dotate di ventilazione artificiale.

Il termine “Sonderkeller” appare anche in un documento precedente ignoto a Pressac. Si tratta del “Rapporto sulle costruzioni per il mese di ottobre 1942” redatto da Bischoff il 4 novembre 1942 nel quale, in riferimento al crematorio II, si legge:

«Suola di calcestruzzo nel Sonderkeller gettata. Murati i pozzi di disaerazione e cominciata la muratura interna del seminterrato».

[«Betondruckplatte im Sonderkeller eingebracht. Die Entlüftungsschächte aufgemauert und das innere Kellermauerwerk begonnen»]269.

La “Betondruckplatte” era la suola di calcestruzzo degli scantinati (Kellersohle) del crematorio che serviva a contenere la pressione della falda freatica (Grundwasserdruck)270. Si può anche concedere che questo “Sonderkeller” fosse il “Leichenkeller 1”, ma il suo uso “speciale” designato dall’aggettivo “sonder-” era criminale?

Secondo Pressac, alla fine di ottobre del 1942 la Zentralbauleitung avrebbe deciso di trasferire la presunta attività di gasazione omicida dei cosiddetti Bunker 1 e 2 «in un locale di crematorio, dotato di una ventilazione artificiale, come si era praticato nel dicembre 1941 nell’obitorio del crematorio I»271. Pressac spiega così in che modo in questo crematorio furono eseguite le presunte gasazioni omicide:

«Furono praticate e sistemate tre aperture quadrate nel soffitto della morgue272 per permettere l’introduzione dello Zyklon-B, che veniva direttamente versato nel locale, le cui due porte d’accesso erano state rese stagne»273.

Se dunque il “Sonderkeller” del crematorio II avesse designato una camera a gas omicida da realizzare secondo il modello della presunta camera a gas omicida del crematorio I, la Zentralbauleitung avrebbe fatto predisporre le aperture per l’introduzione dello Zyklon B sul soffitto di cemento armato del “Leichenkeller 1” già all’atto della realizzazione del solaio. Ma, come è noto, questo solaio fu costruito senza tali aperture274.

Dunque la Zentralbauleitung, pur avendo progettato di trasformare in camera a gas omicida il “Leichenkeller 1” quando in questo locale era stata soltanto gettata la suola di calcestruzzo contro la falda freatica, vi avrebbe fatto costruire un solaio senza aperture – dispositivi essenziali per una gasazione omicida con Zyklon B -, indi, con mazzetta e scalpello, avrebbe fatto praticare sulla copertura di cemento armato del locale (18 cm di spessore) quattro aperture per lo Zyklon-B!

Sfortunatamente per Pressac, i tecnici della Zentralbauleitung non erano così incapaci, e infatti, sul solaio di cemento armato del “Leichenkeller 2”, essi fecere realizzare l’apertura rotonda per il passaggio della tubazione dell’impianto di disaerazione all’atto stesso della gettata275, e la stessa cosa fecero con le aperture di aspirazione dell’aria calda sul solaio della sala forni276.

Il termine “Sonderkeller” si spiega in realtà con il fatto che il “Leichenkeller 1”, essendo dotato di un impianto di aerazione e disaerazione, era probabilmente destinato, secondo quanto ipotizza Pressac stesso, ad «accogliere i cadaveri di parecchi giorni che cominciavano a decomporsi», perciò il locale doveva essere ben ventilato277.

 

268 Secondo la pianta 1311 del 14 maggio 1942, che il 27 novembre era ancora in vigore. Cfr. J-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 294.

269 Baubericht für Monat Oktober 1942. RGVA, 502-1-24, p. 86.

270 Lettera di Bischoff alla ditta Huta del 14 ottobre 1942. RGVA, 502-1-313, p. 112.

271 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 70.

272 La Leichenhalle.

273 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 44.

274 Ciò risulta dalla fotografia della serie Kamann risalente al gennaio 1943 che mostra l’esterno del “Leichenkeller 1” del crematorio II. APMO, negativo n. 20995/506. Cfr. Jean-Claude Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 335.

275 Idem p. 365, fotografie 17 e 18.

276 Idem, p. 366-367, fotografie 20-23.

277 Idem, p. 284.

 

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2.5. – “DRAHTNETZEINSCHIEBEVORRICHTUNG” E ”HOLZBLENDEN”

2.5.1. La scoperta degli indizi

Pressac rileva che i «Gli inventari dei crematori, redatti quando gli edifici erano completati, forniscono parimenti una prova supplementare quasi incredibile: menzione del congegno per introdurre lo Zyklon-B in un Leichenkeller».

Nell’inventario del seminterrato (Kellergeschoß) allegato alla deliberazione di consegna del crematorio II del 31 marzo 1943 Pressac ha infatti letto le scritte «4 Drahtnetzeinschiebvorrichtung» e «4 Holzblenden», che egli interpreta come «congegni di introduzione di rete metallica» e «coperchi di legno»278.

Nel documento originale queste parole sono manoscritte. Il documento che si trova nell’archivio moscovita di via Viborgskaja è più chiaro della copia all’epoca in possesso del Museo di Auschwitz utilizzata da Pressac279. La decifrazione di Pressac è esatta, salvo per l’omissione di una vocale: la parola in questione è infatti “Drahtnetzeinschiebevorrichtung”280. “Holzblenden” è corretto.

Nell’inventario del seminterrato del crematorio II questi dispositivi sono però riferiti al Leichenkeller 2, non al Leichenkeller 1. Pressac spiega così questa incongruenza:

«Tuttavia il disegno 2197 dell’archivio “Rivoluzione d’Ottobre” indica che il Leichenkeller 1 aveva 16 lampade e 3 rubinetti, il Leichenkeller 2, 10 lampade e 5 rubinetti»,

mentre l’inventario attribuisce 5 rubinetti al Leichenkeller 1 e 3 al Leichenkeller 2. Pressac giustamente commenta:

«Nell’inventario c’è stata un’inversione di righe come risulta dal numero delle lampade»281. In altri termini, nella riga contrassegnata dal temine “Zapfhähne” (rubinetti) c’è stato uno scambio di casella e i due numeri sono invertiti. Ma da ciò egli trae l’indebita conclusione che anche le righe relative a “Drahtnetzeinschiebevorrichtung”  e “Holzblenden” siano state invertite, sicché questi dispositivi si riferirebbero in realtà al Leichenkeller 1. Sul valore di questa spiegazione mi soffermerò nel paragrafo seguente.

2.5.2. Significato dei termini e localizzazione dei congegni

I congegni in questione sono menzionati unicamente in questo documento, perciò la loro funzione si può desumere soltanto in base alla loro designazione.

Da questo punto di vista, bisogna notare che “Drahtnetzeinschiebevorrichtung” non può indicare un dispositivo di “introduzione” (versamento) dello Zyklon B, perché il verbo “einschieben” significa “inserire”, “far scorrere dentro”. Si potrebbe certamente pensare alla “scatola” che, secondo la descrizione di Tauber, scorreva dentro il dispositivo per mezzo di un filo di ferro, tuttavia ciò che scorreva non era l’intero dispositivo, ma, appunto, un suo elemento. Inoltre la funzione del dispositivo era l’introduzione dello Zyklon B nella camera a gas, non lo scorrimento di un suo elemento, perciò la denominazione di “dispositivo di scorrimento (o inserimento) di rete metallica” resta comunque inadeguato.

Neppure “Holzblenden” può significare “coperchi di legno”, perché “Blende” non significa “coperchio” (in tedesco “Deckel”), ma “schermo, diaframma”. In architettura la “Blende” era uno sportello di protezione di una finestra, sia contro le schegge sia contro i gas, ma esso non si concilia con un coperchio di chiusura del presunto camino di introduzione dello Zyklon B.

Se questi dispositivi fossero stati ciò che pretende la storiografia olocaustica, essi si sarebbero chiamati “Drahtnetzeinwurfvorrichtungen” e “Holzdeckel”.

Nella documentazione relativa ai crematori i congegni di versamento hanno infatti una denominazione simile:

- lo sportello per il versamento dall’esterno del crematorio nel “Müllverbrennungsraum”282 dei rifiuti da bruciare si chiamava “Einwurfblende”283 (dove “Blende” è appunto uno sportello);

278 Idem, p. 429.

279 RGVA, 502-2-54, p. 79. Vedi documento 8.

280 Vedi documento 9.

281 J.-C. Pressac, Les crématoires d’Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, op. cit., p. 430.

 

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- la finestra per il versamento dall’esterno del carbone nel relativo deposito dei crematori IV e V si chiamava “Kohleneinwurffenster”284.

Per quanto riguarda la loro localizzazione, nell’inventario del seminterrato del crematorio II i congegni sono riferiti al Leichenkeller 2, non al Leichenkeller 1. È ben vero che, come sottolinea Pressac, in questo documento le cifre della colonna “Zapfhähne” (rubinetti) sono scambiate (cioè i rubinetti del Leichenkeller 2 sono attribuiti al Leichenkeller 1 e viceversa), ma ciò non vale per la colonna relativa alle lampade, nella quale esse sono attribuite correttamente (16 al Leichenkeller 1 e 10 al Leichenkeller 2). Nulla dimostra pertanto che le colonne “Drahtnetzeinschiebevorrichtung” e “Holzblenden” siano state scambiate e che questi dispositivi debbano essere attribuiti al Leichenkeller 1. Sicché la prova della loro presenza in questo locale sarebbe costituita unicamente da una fotografia aerea:

«La fotografia aerea del 24 [recte: 25] agosto 1944 scattata dagli Americani mostra che i 4 congegni di introduzione furono davvero installati nel Leichenkeller 1/camera a gas 1 del crematorio II, e non nel Leichenkeller 2/spogliatoio»285.

Vedremo nel § 4 quanto valore abbia questa prova.

2.5.3. La testimonianza di Michal Kula

Nell’interpretazione dei 4 “Drahtnetzeinschiebevorrichtungen” come congegni di introduzione per lo Zyklon B, Pressac si basa in particolare sulla testimonianza di M. Kula, ex detenuto n. 2718. Nel suo interrogatorio dell’11 giugno 1945 egli dichiarò di aver fabbricato questi congegni e ne fornì un’accurata descrizione indicandone anche le misure: si trattava di colonne di rete metallica alte circa 3 metri con sezione quadrata di circa 70 centimetri di lato286.

Kula aveva fatto parte dell’officina dei fabbri della Zentralbauleitung (Häftlings-Schlosserei) come tornitore (Dreher). Il suo numero appare in un documento con timbro a data 8 febbraio 1943 con oggetto “Häftlings-Schlosserei. Lista dei detenuti”, nel quale sono riportati i numeri dei 192 detenuti che facevano parte di quell’officina287.

La Häftlings-Schlosserei era un Kommando delle Werkstätten della Zentralbauleitung – officine specializzate nei vari settori dell’edilizia nelle quali lavoravano Kommandos di detenuti, per lo più operai specializzati.

I Kommandos delle Werkstätten prestarono la loro opera in tutti i Bauwerke (cantieri), inclusi i crematori. Secondo la prassi del 1942, il Bauleiter (capo delle costruzioni) o Bauführer (capocantiere) che aveva bisogno della prestazione faceva anzitutto una richiesta all’ amministrazione dei materiali (Anforderung an die Materialverwaltung) con apposito modulo numerato; se la richiesta era autorizzata (genehmigt), il Werkstättenleiter (capo delle officine) impartiva l’ incarico (Auftrag) al Kommando interessato tramite apposito modulo numerato in cui veniva indicato il tipo di lavoro da eseguire; il Kommando che eseguiva il lavoro redigeva poi una scheda di lavoro (Arbeitskarte) in cui era indicato il numero dell’incarico, il Kommando, il destinatario, l’inzio e la fine dei lavori; nel retro (Materialverbrauch) erano elencati i materiali impiegati e i costi dei materiali e del lavoro; la Häftlings-Schlosserei aveva una scheda diversa nella quale venivano riportati la colonna di lavoro (Kolonne), l’oggetto del lavoro (Gegenstand), il committente (Antragstelle), l’inizio (angefangen) e la fine (beendet) dei lavori, il nome, la qualifica e le ore lavorative dei detenuti che avevano eseguito i lavori; il retro non presentava differenze rispetto all’ altro modello di scheda. I Kommandos erano suddivisi in colonne che operavano sotto la responsabilità di un capocolonna (Kolonnenführer) e di un Ober-Capo. Se la prestazione di lavoro era la fabbricazione di un oggetto qualunque, il committente, nel riceverlo, firmava una ricevuta (Empfangsschein) numerata.

L’ 8 febbraio 1943 i 192 detenuti della Häftlings-Schlosserei, che dipendevano dall’ SS-Unterscharführer Walter Kywitz, furono presi in carico dai D.A.W. (Deutsche Ausrüstungswerke) e la nuova officina assunse il nome di D.A.W. WL (= Werkstättenleitung: direzione delle officine) Schlosserei. A partire dal giorno dopo le ordinazioni fatte all’ officina furono annotate in un registro denominato WL-Schlosserei che comprendeva le seguenti voci: data di arrivo dell’ordinazione eingegangen am…), numero progressivo dei D.A.W. (lauf. Nr. D.A.W.), riferimento (Betrifft), oggetto (Gegenstand), numero delle ore lavorative impiegate (Arbeitsstunden), inizio (angefangen) e

282 Il locale del forno per la combustione dei rifiuti.

283 Processo Höss, tomo 11, p. 84 (protocollo delle ordinazioni della Zentralbauleitung alla Schlosserei relative ai crematori redatto da Jan Sehn).

284 Tagesbericht della ditta Riedel & Sohn dell’ 11 e 12 marzo 1943. APMO, BW 30/4/28, pp. 36-37.

285 J-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 430.

286 Processo Höss, tomo 2, pp. 99-100.

287 RGVA, 502-1-295, p. 63.

 

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termine (beendet) dei lavori: i dati relativi venivano desunti dalle Arbeitskarten. Il registro conteneva anche l’indicazione del numero e della data dell’ordinazione ricavata dagli appositi moduli. La Zentralbauleitung forniva a queste officine il materiale necessario emettendo a loro favore un buono di consegna (Lieferschein); eseguito il lavoro, i D.A.W. inviavano alla Zentralbauleitung la relativa fattura288.

Il modulo numerato in cui veniva indicato il tipo di lavoro da eseguire (Auftrag) recava di norma un disegno che mostrava la forma e le misure dell’oggetto da costruire, e elencava i materiali necessari, come appare ad esempio nell’ “Auftrag” n. 67 del 6 marzo 1943289.

Questo “Auftrag” appare nel registro della “WL-Schlosserei” nei seguenti termini:

«8.3.1943. N. 165. Campo per prigionieri di guerra. Impianto di cremazione BW 30b e c. Oggetto: 64 bulloni d’acciaio [ricavati] da tondino con diametro 5/8″ secondo lo schizzo che segue. Tempo di consegna: urgente! Ordinazione della Baulaitung n 67 del 6.3.1943.

Terminato: 2.4.1943».

[«8.3.43. Nr.165. K.G.L. Einäscherungsanlage BW. 30 b und c. Przedmiot: 64 Stck. Steinschrauben aus Rundeisen 5/8" Ø nach nachstehender Skizze. Lieferzeit: eilt! Baultgs. Auftrag. Nr. 67 vom 6.3.43. Ukonczono: 2.4.43»]»290.

Se dunque Kula costruì realmente il congegno descritto sopra, allora esso era stato oggetto di uno specifico incarico della Zentralbauleitung, sul quale vi era uno schizzo che indicava la struttura e le dimensioni esatte delle varie parti del congegno.

Ma se ciò è vero, questo incarico deve apparire nel registro della WL-Schlosserei.

Il 25 luglio 1945 – qualche mese dopo che aveva ascoltato i testimoni Tauber e Kula – il giudice Sehn redasse un protocollo nel quale riassunse tutte le ordinazioni relative ai crematori che si trovavano nel registro summenzionato:

«Nel libro tra l’altro ci sono le seguenti registrazioni che si riferiscono ai lavori effettuati dalla slusarna (= Schlosserei) in relazione alla costruzione e alla manutenzione dei crematori:…»291.

Segue l’elenco delle registrazioni delle ordinazioni della Zentralbauleitung relative ai crematori. Tuttavia in questo lungo elenco, che contiene 85 ordinazioni, il congegno descritto da Kula non appare affatto. Eppure la prima registrazione è un biglietto di ordinazione (Bestellschein) della Zentralbauleitung del 28 ottobre 1942292, perciò l’assenza del congegno descritto da Kula non dipende da ragioni cronologiche. Esso non dipende neppure da presunte ragioni di “segretezza”, perché nel registro sono riportate varie ordinazioni relative a porte a tenuta di gas (gasdichte Türen) per le presunte camere a gas dei crematori293.

D’altro canto nel registro appare perfino un lavoro – l’unico dell’intero registro – eseguito personalmente da Kula. Alla fine del suo elenco, Sehn scrive infatti:

«Inoltre sotto il numero corrente 433 del libro c’è una registrazione datata 20 maggio 1943 del seguente tenore:

“Stazione Röntgen nel campo femminile. Oggetto: 2 accoppiatori completi per tubo di gomma. Tempo di consegna: urgente. Consegnare al prof. Schumann. Esecutore: Kula. Terminato: 21.5.1943”».

[«Rö[ntgen]-Station in F.L. [Frauenlager]: Przedmiot: 2 Stück kopl. Verbindungsstücke für Gummischlauch. Liferzeti [Lieferzeit] – dringend. An Prof. Schumann ausfolgen. Wykonawca: Kula. Ukonczono [terminato]: 21.5.43»].

Confronta il protocollo dell’interrogatorio del testimone Michal Kula dell’11 giugno 1945»294.

Il giudice Sehn sapeva dunque perfettamente che l’affermazione di Kula riguardo alle colonne di introduzione dello Zyklon B era documentariamente infondata e dunque falsa, ma quando, nell’udienza del 15 marzo 1947 del processo Höss, Kula depose come testimone295 e fornì di nuovo la

288 Vedi al riguardo il mio studio già citato The Central Construction Office of the Waffen-SS and Police Auschwitz, pp. 49-50.

289 APMO, BW 1/31/162, pp. 328-328a.

290 Processo Höss, tomo 11, p. 86.

291 Processo Höss, tomo 11, p. 82.

292 Idem.

293 Auftrag 323 del 16 aprile 1943, Processo Höss, tomo 11, p. 92. Altri riferimenti alle pagine 84 (“4 dichte Türen”), 90 (“Gasduchte [sic] Türen”),

294 Processo Höss, tomo 11, p. 97.

295 AGK, NTN, 107, p. 467-523.

 

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descrizione delle colonne summenzionate296, nessuno gli contestò il fatto che la relativa ordinazione non appariva nel registro della WL-Schlosserei. E la ragione di ciò è facilmente comprensibile.

Inoltre, cosa ancor più sorprendente, nell’interrogatorio dell’11 giugno 1945 Kula fece esplicito riferimento al lavoro per il dott. Schumann menzionato sopra e indicò il numero esatto della relativa ordinazione nel registro della WL-Schlosserei:

«Dal libro della slusarna (= Schlosserei) risulta che io all’epoca ho dovuto riparare questa pompa /posizione corrente n. 433/»297.

Dunque egli conosceva già tale registro, ma allora perché per le colonne in oggetto non indicò alcuna “posizione corrente”?

Anche in questo caso la risposta è facilmente comprensibile.

In conclusione, Kula non costruì mai i presunti dispositivi di introduzione per lo Zyklon B, perciò i 4 “Drahtnetzeinschiebevorrichtungen” non potevano essere tali congegni.

2.5.4. Che cosa non erano i Drahtnetzeinschiebevorrichtungen

Poiché, come ho spiegato sopra, non esiste nessun altro documento al riguardo, allo stato attuale delle conoscenze si può soltanto dire che cosa tali dispositivi non erano. Gli unici fatti certi sono questi:

1) Nell’inventario allegato alla deliberazione di consegna del crematorio II del 31 marzo 1943 tali dispositivi sono riferiti al presunto spogliatoio e non alla presunta camera a gas.

2) Nell’inventario allegato alla deliberazione di consegna del crematorio III, datato 24 giugno 1943298, non c’è traccia né di Drahtnetzeinschiebevorrichtungen né di Holzblenden: allora come venivano effettuate le gasazioni nella presunta camera a gas?

3) I dispositivi summenzionati non furono mai fabbricati dalla Schlosserei della Zentralbauleitung, perciò non sono mai esistiti.

4) Le aperture per l’introduzione dello Zyklon B non sono mai esistite. La questione sarà approfondita nel capitolo 12.

2.5.5. I commenti di van Pelt

Van Pelt si distingue come al solito per la sua superficialità e la sua carenza di rigore scientifico.

Egli menziona i “Drahtnetzeinschiebevorrichtungen”, in questo contesto:

«Esaminammo una raccolta di documenti edilizi scritti, inclusi i moduli di lavoro della Topf relativi al lavoro eseguito in uno “spogliatoio seminterrato” [“Auskleidekeller”] nel crematorio II e l’inventario del crematorio II che menzionava non solo la presenza di 4 “congegni di introduzione di rete metallica” [“Drahtnetzeinschieb-vorrichtungen”] nella camera mortuaria 1 del crematorio II – le colonne per il gas costruite da Kula – ma anche 2 “coperchi di legno” [“Holzblenden”], che ovviamente si riferivano ai coperchi dei quattro camini che coprivano le colonne di rete metallica»299.

Successivamente van Pelt, in polemica con Germar Rudolf, ripete:

«Inoltre egli ha ignorato una prova importante che conferma l’esistenza di queste colonne come l’inventario del crematorio II che menziona nella camera mortuaria 1 quattro congegni identificati come Drahtnetzeinschiebvorrichtung[en], che traduce come congegni di introduzione di rete metallica»300.

Nel capitolo 2.5.2. ho mostrato che nell’inventario del seminterrato del crematorio II i congegni sono riferiti al Leichenkeller 2, non al Leichenkeller 1, dunque l’affermazione di van Pelt è falsa. Egli tace inoltre il fatto non certo irrilevante che l’inventario del seminterrato del crematorio III non menziona affatto i presunti congegni. Van Pelt tace ancora il fatto che Tauber parla di «coperchi di 296 In questa deposizione Kula disse che le colonne erano alte 2,5 metri, perché credeva che il soffitto del Leichenkeller 1 fosse alto solo 2 metri. Idem, p. 498.

297 Processo Höss, tomo 2, p. 83.

298 RGVA, 502-2-54, pp. 77-78. Vedi documento 10.

299 R. J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 401.

300 Idem, p. 503.

 

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calcestruzzo»301, non di “coperchi di legno”; questo fatto è tanto più inspiegabile e la sostituzione dei presunti “coperchi” è tanto più improbabile in quanto i presunti “coperchi di legno” appaiono nella deliberazione di consegna del crematorio II del 31 marzo 1943, mentre Tauber rimase in questo impianto fino alla metà di aprile, sicché i “coperchi” sarebbero stati sostituiti nel giro di appena due settimane. Ma di ciò non esiste alcuna prova.

Van Pelt cita la testimonianza di Kula, secondo il quale «queste colonne erano alte circa 3 metri e avevano una sezione quadrata di 70 centimetri»302, ma ovviamente tace il fatto che ho documentato nel capitolo 2.5.3., ossia che nel registro della WL-Schlosserei non c’è alcuna traccia delle presunte «colonne di rete metallica».

Egli presenta inoltre un disegno pretesamente «basato sulla testimonianza di Tauber e Kula»303, ma che contiene in realtà due elementi contraddittori. Anzitutto una strozzatura della colonna all’altezza del soffitto tale che la larghezza del congegno passa da 70 cm all’interno del Leichenkeller 1 a circa 48 cm nella copertura di cemento armato e all’esterno. Lo scopo di questo inganno è molto semplice: nello scritto “A Report on Some Findings Concerning the Gas Chamber of Krematorium II in Auschwitz-Birkenau”, che van Pelt menziona alla fine del suo libro304, Daniel Keren, Jamie MaCarthy e Harry W. Mazal pretendevano di aver trovato sulla copertura di calcestruzzo del Leichenkeller 1 del crematorio II tre aperture di cm 50 x 50305. Ma le presunte colonne, avendo una sezione quadrata di cm 70 x 70 e un’altezza di 3 metri, dovevano passare attraverso il solaio e sporgere al di sopra di esso di 41 cm, cosa impossibile se le aperture avevano una sezione di cm 70 x 70. Per risolvere la contraddizione bastava inventare una strozzatura all’altezza del solaio che restringesse la sezione delle colonne da 70 x 70 a 48 x 48 cm!

Inoltre il disegno presenta un dispositivo interno (destinato ad accogliere lo Zyklon B) scorrevole fin quasi all’altezza del pavimento e azionato da una fune. Questa descrizione corrisponde alle dichiarazioni di Tauber, ma non a quelle di Kula, secondo il quale il dispositivo interno era una colonna vuota di lamiera di zinco che aveva una imboccatura a imbuto e che si inseriva nella parte superiore della colonna, come ha mostrato Pressac nel suo relativo disegno306. Il confronto tra questo disegno e quello presentato da van Pelt mostra meglio di qualunque descrizione la divergenza tra le due testimonianze, tacendo la quale, van Pelt crea una “convergenza” puramente fittizia. Ed ecco come van Pelt giustifica l’assenza delle colonne di introduzione dello Zyklon B nelle piante dei crematori:

«Nel novembre e dicembre 1942, quando a mio avviso furono progettate le colonne di rete metallica, i crematori II e III erano in costruzione e all’epoca i disegni di esecuzione erano il maggior mezzo di comunicazione tra architetto e imprenditore. [Eventuali] modifiche sarebbero state fatte nei disegni di esecuzione. L’archivio del Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau contiene una lista di sedici disegni di esecuzione per il crematorio II, che recano tutti il numero 7015/IV. Uno di questi disegni riguarda il “Armatura del soffitto sopra la camera mortuaria 1”. Fu disegnato il 22 ottobre 1942 e ha il numero 7015/IV-109/6. È probabile che questo disegno di esecuzione sia stato lo strumento per fare modificazioni che introdussero le aperture e forse le colonne per il gas. È importante notare che poco prima della liquidazione del campo la Zentralbauleitung di Auschwitz chiese alla Huta di rimandarle tutti i disegni di esecuzione, originali e copie. La sola spiegazione possibile è che gli architetti volevano eliminare prove incriminanti. Il disegno di esecuzione del solaio della camera mortuaria 1, che molto probabilmente conteneva la modifica che riguardava la colonna di rete metallica, il disegno 7015/IV-109/6, fu restituito, ma non sopravvisse»307.

Questa spiegazione è storicamente e documentariamente inconsistente.

Anzitutto, se le presunte colonne di introduzione dello Zyklon B furono progettate «nel novembre e dicembre 1942», non si capisce come una pianta del 22 ottobre potesse essere «lo strumento per fare modificazioni che introdussero le aperture e forse le colonne per il gas». Ciò sarebbe ancora più insensato perché, come ho spiegato nel capitolo 2.4, il solaio di calcestruzzo del Leichenkeller 1 fu realizzata senza aperture: dunque le aperture sarebbero state progettate e disegnate nella pianta del 22 ottobre 1942, completamente trascurate durante i lavori di copertura del locale e

301 Idem, p. 193.

302 Idem, p. 206.

303 Idem, p. 208.

304 Idem, p. 495.

305 Vedi capitolo 12.2.

306 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 487.

307 R. J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 369-370.

 

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realizzate successivamente perforando con mazzetta e scalpello un solaio di calcestruzzo di 18 cm di spessore308!

La didascalia della pianta 7015/IV-109/6 è «Bew. der Decke über Keller I», dove “Bew.” sta per “Bewehrung”, armatura. Le piante 7015/IV-109-5 e 109-7, disegnate rispettivamente il 20 ottobre e il 6 novembre 1942, riguardano l’armatura del solaio del “Keller II” e del “Keller III”309. Che la pianta 7015/IV-109/6 contenesse «molto probabilmente» il disegno di aperture e colonne per lo Zyklon B è dunque una semplice congettura infondata di van Pelt.

La riconsegna di 15 piante alla Zentralbauleitung da parte della ditta Huta è attestata da una lettera del 19 dicembre 1944310, ma la «sola spiegazione possibile» di questo fatto addotta da van Pelt è del tutto insensata. La vera ragione è contenuta nell’Hausverfügung (disposizione interna) n. 108 del 5 maggio 1943, citata così da Zimmerman:

«Come è detto in questo decreto, l’SS-tenente colonnello Dejaco311 è personalmente responsabile che tutte le piante in entrata e in uscita siano registrate ordinatamente in un libro specifico. Tutte le piante in uscita devono essere firmate dalla persona che le riceve.

Inoltre tutto questo lavoro e in connessione con compiti economico-militari che devono essere tenuti segreti. In particolare, le piante dei crematori devono essere rigorosamente controllate [strengstens zu beaufsichtigen]. Nessuna pianta deve essere data alla brigada di lavoro di altri312. Durante il lavoro di costruzione esse devono essere tenute sotto chiave…

Particolare attenzione si dovrebbe prestare alle norme della disposizione interna n. 91 (affari segreti/documenti) [Verschluss–Sachen]»313.

Una lettera della SS-Neubauleitung di Dachau del 30 settembre 1940 menziona il fatto che «secondo gli ordini del Reichsführer-SS tutte le piante di costruzioni nei campi di concentramento devono essere considerate piante segrete»314.

È dunque del tutto ovvio che la ditta Huta dovesse restituire alla Zentralbauleitung le piante che aveva da essa ricevuto.

Bisogna inoltre rilevare che la restituzione delle 15 piante summenzionate in data 19 dicembre 1944 alla Zentralbauleitung su sua esplicita richiesta per «eliminare prove incriminanti» è in aperta contraddizione con la pretesa di van Pelt che le SS, nel gennaio 1945, «trascurarono l’archivio dell’ufficio delle costruzioni [Zentralbauleitung] che era stato chiuso alcuni mesi prima», col risultato che tale archivio rimase più o meno intatto315.

Non resta ormai che trarre le conclusioni. Van Pelt deve ammettere che «le colonne di rete metallica furono completamente smantellate dopo la cessazione delle gasazioni e prima della demolizione dei crematori e non ne fu trovato alcun resto»316.

Perciò non c’è alcuna traccia né della progettazione, né della costruzione, né dell’installazione, né della rimozione di queste fantomatiche colonne, né ci sono resti della loro struttura, ossia non c’è alcuna traccia della loro esistenza. Quanto alle testimonianze, quella fondamentale, di Kula, è smentita dal registro della “WL-Schlosserei”.

308 Misurazione dell’Autore sulle rovine del Leichenkeller 1 del crematorio II.

309 Lista senza data intitolata “Waffen SS Auschwitz Nr 7015”. APMO, BW30/25, p. 27.

310 J.-C. Pressac, Auschwitz : Technique and operation of the gas chambers, p. 318.

311 In realtà Walter Dejaco era SS-Untersturmführer, sottotenente. La traduzione inglese del testo tedesco è visibilmente approssimativa.

312 Probabile riferimento alle ditte civili interessate che lavoravano ad Auschwitz

313 John C. Zimmerman, Holocaust Denial. Demographics, Testimonies and Ideologies. University Press of America. Lanham, New York, Oxford, 2000, pp. 377-378.

314 RGVA, 502-1-280, p. 187: “laut Befehl des Reichsführer-SS sämtliche Pläne über Bauten in Konzentrationslager als Geheimepläne zu betrachten sind.” La lettera fu scritta perché all’epoca del suo trasferimento ad Auschwitz l’ SS-Obersturmführer Fritsch si era portato via senza permesso varie piante del KL Dachau.

315 Vedi capitolo 1.2.

316 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 207.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

  • 49 — 

2.6. GASPRÜFER 317

2.6.1. L’interpretazione di Pressac

Nel libro Le macchine dello sterminio Pressac scrive:

«Non appena i lavori di montaggio di Messing furono sufficientemente avanzati, la Bauleitung indirizzò alla Topf, il 26 febbraio [1943], un telegramma attinente l’immediato invio dei 10 rivelatori di gas, già richiesti, per il cantiere 30 (crematorio II). Le SS volevano verificare se la potenza di ventilazione del Leichenkeller 1 avrebbe compensato la sua disposizione originale, l’aerazione alta e la disaerazione bassa previste per una morgue, e che avrebbe dovuto essere invertita per una camera a gas, che richiede aerazione bassa e disaerazione alta. Sander e Prüfer il 2 marzo risposero così:

Oggetto: crematorio [II], Erfurt, 2.3.43

Rivelatori di gas

Accusiamo ricevuta del vostro telegramma che dice:

“Invio immediato di 10 rivelatori di gas come convenuto.

Preventivo da fornire più tardi”.

A tale effetto, vi comunichiamo che, già da 2 settimane, abbiamo richiesto presso 5 ditte differenti l’apparecchio che desiderate indicante i resti di acido cianidrico [Anzeigegeräte für Blausäure-Reste]. Da 3 ditte abbiamo ricevuto delle risposte negative, e attendiamo ancora le risposte delle altre due.

Quando riceveremo un’informazione a questo riguardo, ve lo faremo sapere immediatamente, allo scopo di potervi mettere in contatto con l’azienda che fabbrichi quest’apparecchio.

Heil Hitler

J.A. TOPF & SÖHNE

per procura per delega

Sander Prüfer318.

 

La Bauleitung ricevette la lettera il 5 marzo. Questo documento costituisce la prova definitiva dell’esistenza di una camera a gas omicida nel crematorio II»319.

In realtà questo documento non solo non dimostra l’esistenza di una camera a gas omicida, ma neppure l’esistenza di una camera a gas nel crematorio II. Riportato nel suo contesto storico, – come vedremo – esso perde perfino il carattere puramente indiziario che sembra avere a prima vista.

La conclusione della vicenda, secondo Pressac, fu la seguente:

«Il 10 marzo e per sedici ore, Schultze e Messing collaudarono l’aerazione e la disaerazione della camera a gas del crematorio II. All’apparenza, l’impianto non era ancora a punto, poiché Messing vi lavorò ancora undici ore l’11 e quindici ore il 13. Furono fatte delle prove previa introduzione di Zyklon-B. La misurazione del gas cianidrico residuo sarebbe stata effettuata con un metodo chimico, e non con i dieci rivelatori di gas, richiesti troppo tardivamente per poter essere consegnati in tempo»320.

Nella discussione che segue mi prefiggo da un lato di dimostrare che l’interpretazione di Pressac è storicamente infondata e tecnicamente insensata, dall’altro di fornire una spiegazione alternativa che si concili con il contesto storico-tecnico nel quale si inquadrano i documenti.

2.6.2. La destinazione d’uso dei Gasprüfer

La spiegazione di Pressac è tecnicamente errata e storicamente infondata. L’idea che un sistema di disaerazione dal basso sia inadatto per una camera a gas ad acido cianidrico non ha alcun fondamento tecnico e infatti negli schemi delle camere di disinfestazione della Degesch ad acido cianidrico con sistema circolatorio (Entlausungskammern mit DEGESCH-Kreislaufanordnung) l’apertura di aspirazione (Ansaugöffnung) era collocata indifferentemente sia nella parte alta, sia

317 Vedi al riguardo il mio studio I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una “prova definitiva”. I Quaderni di Auschwitz, 2. Effepi Editore, Genova, 2004

318 Vedi documento 2.

319 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., pp. 82-83.

320 Idem, p. 84.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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nella parte bassa della camera a gas321: ciò che conta per una buona ventilazione è soltanto la portata dei ventilatori (premente e aspirante). Ma anche se una disaerazione dall’alto fosse realmente indispensabile per il corretto funzionamento di una camera a gas ad acido cianidrico, la spiegazione di Pressac sarebbe comunque infondata, perché il sistema di ventilazione del Leichenkeller 1 fu montato al contrario, cioè con Belüftung (aerazione) dal basso ed Entlüftung (disaerazione) dall’alto: la decisione di invertire i ventilatori fu presa dalla Topf nel maggio 1942322, dunque alcuni mesi prima della presunta decisione della Zentralbauleitung di trasformare il Leichenkeller 1 in camera a gas omicida. Pertanto, poiché i ventilatori erano stati invertiti e la Zentralbauleitung lo sapeva bene, la spiegazione di Pressac resta priva di fondamento. Ma allora per quale ragione la Zentralbauleitung ordinò i Gasprüfer? Per che cosa dovevano servire?

La spiegazione di Pressac che «la misurazione del gas cianidrico residuo sarebbe stata effettuata con un metodo chimico, e non con i dieci rivelatori di gas», è parimenti infondata sia dal punto di vista storico, sia da quello tecnico. In effetti, da un lato nessun documento menziona mai una «misurazione del gas cianidrico residuo» nel Leichenkeller 1, dall’altro la prova del gas residuo (Gasrestprobe) per l’acido cianidrico si poteva eseguire esclusivamente con un metodo chimico, ossia con il procedimento elaborato da Pertusi e Gastaldi e perfezionato da Sieverts e Hermsdorf323. Se dunque, secondo Pressac, la prova del gas residuo fu eseguita «con un metodo chimico» invece che «con i Gasprüfer», questi non funzionavano secondo un procedimento chimico, ma allora non potevano neppure essere utilizzati per la prova del gas residuo.

Con la “bavure” segnalata sopra, Pressac demolisce involontariamente tutta la sua argomentazione: in effetti il termine tecnico che indicava l’apparato per la prova del gas residuo per l’acido cianidrico non era né Gasprüfer né Anzeigegerät für Blausäure-Reste, bensì Gasrestnachweisgerät für Zyklon (apparato per eseguire la prova del gas residuo per Zyklon [B])324.

Questo apparato non era uno strumento, ma una cassettina contenente vari prodotti chimici325.

Una pubblicazione ufficiale delle Waffen-SS fornisce al riguardo dettagliate spiegazioni:

«Prova del gas residuo.

La prova viene eseguita dal responsabile della gasazione o da un suo incaricato mediante l’apparato di prova del gas residuo prescritto (sistema Pertusi e Gastaldi).

Questo [apparato] contiene:

una bottiglietta chiara con soluzione I (2,86 g di acetato di rame in un litro d’acqua),

una bottiglietta scura con soluzione II (475 cm3 di soluzione satura di acetato di benzidina a temperatura ambiente riempita fino a 1 litro [con 525 cm3 di acqua]),

1 tubetto con cianuro di calcio e tappo di sughero (tubetto di prova),

3 tubetti con tappi di sughero per conservare le strisce di carta umettate,

1 tubetto chiaro con polvere per # litro di soluzione I,

1 tubetto scuro con polvere per # litro di soluzione II,

una tavoletta cromatica con timbro ufficiale,

strisce di carta assorbente n. 597 di Schleicher-Schüll e Düren.

Istruzioni per l’uso dell’apparato di prova del gas residuo.

Riempire un recipiente di miscelazione con parti uguali di soluzione I e II, tappare e agitare. Immergere nella miscela alcune strisce di carta assorbente fino a metà. Verificare immergendole nel tubetto di prova con cianuro di calcio se la miscela reagisce all’acido cianidrico (colorazione blu!). Se si verifica la colorazione blu, si controlla con altre strisce di carta assorbente imbevute [di miscela] il locale già aerato. Questo lavoro viene eseguito con la maschera antigas. Se dopo dieci secondi non si produce una colorazione più intensa della tonalità di colore inferiore (più tenue) della tavoletta cromatica, il locale può essere dichiarato immediatamente agibile. In caso contrario bisogna aerarlo ancora e ripetere successivamente la prova. La preparazione delle soluzioni I e II avviene nel modo seguente: il contenuto di un tubetto scuro (per la soluzione I) e di uno chiaro (per la soluzione II) viene diluito in mezzo

321 Per il secondo caso vedi ad esempio lo schema che appare nell’ articolo di G. Peters e E. Wünstiger Sach-Entlausung in Blausäure-Kammern in: “Zeitschrift für hygienische Zoologie und Schädlingsbekämpfung”, Heft 10/11, 1940, p. 193.

322 Lettera della Topf alla Bauleitung di Auschwitz del 21 maggio 1942. RGVA, 502-1-312, p. 63: “Avevamo progettato di aspirare l’aria fresca dal pavimento, ma riteniamo più corretto prendere l’aria fresca dal soffitto e portarla al soffiante mediante un apposito canale”.

(“Von uns war geplant, die Frischluft aus dem Bodenraum abzusaugen, wir halten es aber für richtiger, die Frischluft von über Dach zu entnehmen und dem Gebläse durch einen besonderen Kanal zuzuführen”). .

323 A. Sieverts, A. Hermsdorf, Der Nachweis gasförmiger Blausäure in Luft in: “Zeitschrift für angewandte Chemie”, 34. Jg., 1921, pp. 4-5; F. Puntigam, H. Breymesser, E. Bernfus, Blausäuregaskammern zur Fleckfieberabwehr. Grundlagen, Planung und Betrieb.

Sonderveröffentlichung des Reichsarbeitsblattes. Berlino 1943, p. 21 e 111.

324 Lettera della Tesch & Stabenov alla Verwaltung del KGL Lublin del 29.7. 1942. APMM, sygn. I d 2, vol. 1, p. 107. Ho riprodotto il documento in: I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una “prova definitiva”, op. cit., documento 3, p. 58.

325 Vedi la fotografia di un “Gasrestnachweisgerät” trovato dai Sovietici ad Auschwitz nel mio studio I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una “prova definitiva”, op. cit., documento 4, p. 59.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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litro di acqua distillata e la soluzione viene filtrata. Le soluzioni nelle quali si produce un deposito sono inutilizzabili e devono essere scartate. La miscela delle soluzioni I e II può essere preparata soltanto immediatamente prima della prova. Le tavolette cromatiche devono essere sostituite ogni cinque anni. Se dopo un’accurata esecuzione della prova del gas residuo anche tra oggetti che si trovino uno sopra l’altro non si può più individuare alcuna traccia di acido cianidrico, l’edificio può essere dichiarato definitivamente agibile, in caso contrario, bisogna aerare e ripetere la prova»326.

2.6.3. Il contesto storico

Il telegramma della Zentralbauleitung si colloca in un periodo di forte recrudescenza dell’epidemia di febbre petecchiale (Fleckfieber) che era scoppiata ad Auschwitz all’inizio di luglio del 1942.

L’8 febbraio 1943, il comandante del campo, l’ SS-Obersturmbannführer Höss, promulgò lo Standortbefehl Nr.2/43 nel quale comunicò a tutti i suoi subalterni quanto segue:

«Per ordine del capo del gruppo di uffici D [dell’SS-WVHA], SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS Glücks, sul campo di concentramento di Auschwitz è decretata di nuovo la chiusura totale del campo. L’ordine, trasmesso per telescrivente, dice tra l’altro quanto segue: “A causa del crescente intensificarsi di casi di febbre petecchiale presso il personale SS, le concessioni fatte nell’accordare le licenze vengono di nuovo revocate».[«Auf Befehl des Amtsgruppenchefs D, SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS Glücks ist über das K.L. Auschwitz erneut eine vollständige Lagersperre verhängt. Der mit FS übermittelte Befehl des Amtsgruppenchefs lautet u.a. wie folgt: “Wegen erhönten Auftretens von Fleckfieberfällen bei SS-Angehörigen müssen die bisher genehmigten Loekerungen in der Urlaubserteilung wieder aufgehoben werden»]327.

Il 12 febbraio Bischoff inviò a Kammler una lettera con oggetto “Ansteigen von Fleckfiebererkrankungen” per informarlo del provvedimento ordinato da Glücks. Bischoff scrisse:

«A causa del forte aumento di casi di febbre petecchiale presso il personale di guardia, il 9 febbraio 1943 è stata decretata dall’ SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS Glücks la chiusura totale del campo sul KL Auschwitz. In relazione con ciò, dall’11 febbraio 1943 tutti i detenuti saranno disinfestati e non potranno lasciare il campo, il che ha [avuto] per conseguenza che i cantieri, nei quali erano impiegati prevalentemente detenuti, si sono dovuti fermare. La ripresa dei lavori sarà comunicata dalla Zentralbauleitung».

[«Jnfolge starken Ansteigens von Fleckfiebererkrankungen bei der Wachtruppe wurde am 9. Februar 1943 durch SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS Glücks die totale Lagersperre über das K.L. Auschwitz verhängt. Jm Zusammenhang damit werden seit dem 11.2.43 sämtliche Häftlinge entwest und dürfen das Lager nicht verlassen, was zur Folge hat, dass die Bauwerke, an denen vorwiegend Häftlinge eingesetzt waren, stillgelegt werden mussten. Die Wiederaufnahme der Arbeiten wird durch die Zentralbauleitung gemeldet»]328.

Lo stesso giorno l’SS-Unterscharführer Franz Weislav, che prestava servizio presso l’amministrazione (Verwaltung) della Zentralbauleitung, redasse una nota per gli atti (Aktenvermerk) per informare sul non impiego delle squadre di detenuti (Häftlingskommandos) i giorni 11 e 12 febbraio:

«In occasione di una disinfestazione di detenuti di tutti i Kommandos, [già] effettuata e ancora in corso, l’11 e 12 febbraio 1943 i Kommandos richiesti da questo ufficio poterono partire solo in parte o per nulla affatto».

326 Arbeitsanweisungen für Klinik und Laboratorium des Hygiene-Institutes der Waffen-SS, Berlino. Herausgegeben von SS-Standartenführer Dozent Dr. J. Mrugowsky. Heft 3. Entkeimung, Entseuchung und Entwesung. Von Dr. Med. Walter Dötzer, SS-Hauptsturmführer d. Res. Verlag von Urban und Schwarzenberg. Berlino e Vienna, 1943, pp. 124-125.

327 APMO, Standort-Befehl, D-AuI-1, p. 46.

328 RGVA, 502-1-332, p. 108.

Parte 3

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Author(s): Olodogma
Title: LA FALSA “CONVERGENZA DI PROVE” DI ROBERT JAN VAN PELT
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Published: 2014-03-18
First posted on CODOH: April 2, 2018, 2:55 p.m.
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