IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE
Published: 2014-03-21

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L'edizione cartacea originale
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Ditlieb Felderer

IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

Edizioni La Sfinge

Internet AAARGH 2005


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

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Titolo originale dell'opera:

Anne Franks Diary - A Hoax

 

Traduzione dall'inglese di Ottavio Della Ruta

Copyright 1978 Bible Researcher

Copyright 1990 per la traduzione italiana

Edizioni La Sfinge, via Marchesi 30, Parma

AAARGH

 


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

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INTRODUZIONE

 

È in preda a sentimenti contrastanti che vi prcsentiamo il prinio saggio vero e proprio sul

Diario di Anna Frank.

Se in un primo momento avevamo dato credito a quanto affermato nel Diario, man mano

che proseguivamo nella nostra ricerca, dovevamo, invecerassegnarci all'idea che si trattasse di

un falso. Alla nostra domanda: «Il Diario di Anna Frank: una frode?» va quindi data risposta

affermativa. In questa prima parte del nostro studio, troverete i motivi della nostra convinzione.

Dobbiattio ammettere sinceramente che la nostra iniziale credulità non si basava su un serio

esame del Diario stesso. Come la maggior parte della gente, non avevamo né il desiderio di

indagare sulla vita della ragazzina, né il tempo da dedicare ad una seria analisi del suo Diario.

Come la maggior parte delle persone, ritenevamo che i giudizi negativi provenissero da

antisemiti, neonazisti o fascisti. Ma ci dovemmo ricredere.

Recentemente, la nostra attenzione è stata attratta dal libro di Richard Harwood Did Six

Million Really Die? The Truth At Last (1) , che abbiamo tentato, inutilmente, di confutare. Il

libro ci ha sconvolti, perché eravamo perfettamente convinti che fosse un fatto certo e

dimostrato che più di sei milioni di ebrei erano stati sterminati durante la Seconda Guerra

Mondiale, e che c'erano camere a gas sparse nei vari campi di [6] concentramento in Germania. Ci mettemmo alla ricerca degli errori che il libro doveva contenere, rendendoci conto del pericolo che si sarebbe corso se il genere di affermazioni in esso contenute si fossero diffuse tra il pubblico. Pensavamo che si trattasse di un compito semplicissimo, convinti com'eravamo che i fatti concernenti l'«Olocausto» sono estremamente ben documentati. Ma questo fu il nostro errore: infatti, in breve, ci trovammo coinvolti in un lavoro di ricerca che soltanto pochi anni prima ci sarebbe sembrato assurdo. Dunque, per tanti anni eravamo stati presi in giro? E se sì, come si era riusciti ad ingannarci tanto facilmente ?

Non eravamo forse ricercatori esperti? E qual è lo scopo di coloro che ci inducono volutamente in errore? Mentre tentavamo di dare una risposta a queste domande, inciampammo quasi necessariamente nel Diario di Anna Frank. Dopo tutto, ella è uno dei simboli, se non il simbolo stesso, dell'«Olocausto». Harwood afferma nel suo saggio che Il Diario di Anna Frank è un falso; disgraziatamente, l'autore è stato sviato dal fatto che il caso giudiziario concernente Meyer Levin non riguarda propriamente il Diario, ma la commedia su di esso basata. Questa nostra scoperta, pero, si dimostrò fatale per noi, perché, nel momento in cui credevamo di aver preso in castagna Harwood, controllando meglio il materiale pertinente il Diario venimmo a conoscenza di certi fatti, alcuni dei quali tanto gravi, che non potemmo fare a meno di domandarci come mai nessuno avesse mai indagato prima su tutta la faccenda. Con una metafora, potremmo dire che Harwood aveva riconosciuto che il paziente era ammalato, ma aveva fornito la diagnosi sbagliata. Si pose quindi il problema: dovevamo stare zitti o comunicare al mondo le nostre scoperte? In fondo, questo falso diario era servito per alcuni utili scopi: non aveva forse smascherato Hitier e la Germania nazista? Non si era dimosirato utile alla causa degli Ebrei nel Medio-Oriente? Il caso «Anna Frank» non aveva forse dato agli Ebrei la sensazione che le loro pretese sulla Palestina fossero del tutto legittime? Anna era o no il simbolo dei bambini ebrei perseguitati? Queste ed altre domande si agitavano nelle nostre menti, procurandoci notti insonni. Ma infine la verità prevalse. Non abbiamo avuto altra scelta che comunicare al mondo il frutto delle nostre ricerche. La verità e la correttezza devono stare al di sopra di ogni altra cosa. Se la verità viene nascosta e annientata, l'umanità è in pericolo, perché lo sviluppo e il progresso si possono costruire soltanto sulla verità. Ed è in base a queste premesse che presentiamo il nostro studio ai lettori. [7] La menzogna su cui il Diario di Anna Frank poggia è talmente colossale, le sue implicazioni talmente profonde, che l'umanità ha il diritto di esserne a conoscenza. È nostra speranza che, dopo aver letto la nostra ricerca, i lettori siano ispirati a combattere per la verità, senza tener conto di coloro che dalla sua diffusione possono venir danneggiati. La nostra

 

1 Tradotto in italiano coi titolo: Auschwítz o della Soluzione Finale: Storia di una Leggenda. Edizione italiana a cura del Centro Studi e Documentazione Giovanni Preziosi. (NdT)


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intenzione di smascherare la menzogna è stata ulteriormente determinata dall'ostinazione di

coloro che tenacemente la difendono, rifiutando qualsiasi indagine sull'autenticità del Diario.

Parecchie persone che, in una maniera o nell'altra, hanno avuto a che fare col Diarioci hanno

implorato di insabbiare le nostre ricerche. Constatando i loro egoistici interessi, ci siamo resi

conto, invece, di quanto fosse importante renderli noti al pubblico.

Per il nostro studio abbiamo utilizzato l'edizione inglese «Cardinal» (1963, 36a ristampa)(2).

La bibliografia è abbastanza ridotta, mentre spesso la punteggiatura non segue sempre le

regole tradizionali: per esempio, invece di scrivere «pag.» per «pagina» abbiamo usato i due

punti. Così, 1975: 12,13 significa: anno 1975, pagine 12 e 13. Alla fine del testo, abbiamo allegato alcuni importanti articoli di giornale, tratti per lo più dai quotidiani svedesi; altri compariranno nei nostri futuri studi. Articoli pubblicati in Svezia appaiono alle pagine 161- 167, i primi del genere ad essere stati pubblicati in lingua svedese. Abbiamo usato le dizioni «ebreo» e«ebraico» anche se si tratta di una erronea traduzione dal greco e dal latino; «giudeo» sarebbe la voce corretta. È infatti da confutare la correttezza della pretesa degli «ebrei» di oggi di discendere dalle dodici originarie tribù: la loro discendenza dalla tribù eurasiatica dei «Khazar» ci sembra assai più probabile.

Il segno: * * * significa che la fonte citata è incerta; alcune date degli articoli di giornale

presi in considerazione potrebbero, infatti, risultare errate, essendo a volte incompleto il

materiale a nostra disposizione. In ogni caso, i documenti di cui ci siamo serviti, molti dei quali

finora inediti, sono assolutamente necessari alla corretta esposizione dei fatti, e soltanto coloro che hanno interesse a mantenere viva la menzogna possono criticarci per averli resi noti. Si tratta di documenti indispensabili [7] per conoscere realmente il Diario, anche in considerazione del fatto che il Signor Frank ci ha impedito di esaminare l'originale dello stesso. Quando il «diritto d'autore» è usato per proteggere i falsari, impedire le indagini e sviare il pubblico, allora questo «diritto» non è al servizio del pubblico, ma di coloro che vogliono prendersene gioco. Gli editori e gli scrittori non dovrebbero mai dimenticare che il pubblico deve essere servito e non preso in giro. Purtroppo i mezzi di comunicazione odierni sono il dominio preferito di profittatori, pornografi e criminali di ogni tipo.

Leggendo i documenti da noi presentati, il lettore potrà rendersi facilmente conto che non

si è cercato, seguendo i nostri capricci, di sopprimere fatti o distorcere informazioni, e si

formerà, di conseguenza, una propria opinione dei fatti.

Alcune frasi sono scritte in lettere maiuscole al fine di segnalarne la particolare

importanza. Indice completo e Bibliografia saranno pubblicati nell'ultima parte del nostro

lavoro, nella quale verranno anche prese in considerazione eventuali domande e dubbi dei

nostri lettori.

Qualora vi capitasse di trovare citazioni e passaggi tratti dalla nostra ricerca su riviste o

giornali, per favore, inviatecene una fotocopia, indicando la data, l'anno e il numero dela pagina del testo da cui sono stati tratti. Alcuni lettori del «Bíble Researcber's» hanno mostrato la loro possibilità di inviarci il materiale richiesto, domandiamo un piccolo contributo per aiutarci nelle nostre ricerche; se lo vorranno, i loro nomi verranno inclusi in una speciale «Tabula gratulatoria», che verrà pubblicata nella seconda parte della nostra ricerca. Se si desidera veder pubblicato soltanto il proprio soprannome o le proprie iniziali, è sufficiente farlo presente all'editore.

Infine, vogliamo ringraziare dal profondo dei nostro cuore tutte quelle persone coraggiose

che ci hanno aiutato, fornendoci preziose informazioni. È bello lavorare insieme a persone che,

come noi, non sono che alla ricerca della verità.

Ed è a tutti coloro che amano la verità e la giustizia che quest'opera è dedicata.

Täbi, Svezia, 10 Febbraio 1978

 

L'AUTORE

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2 È stato utilizzato, come testo base, Il Diario di Anna Frank, edizione Einaudi, 1967. Ad esso si riferiscono i numeri delle pagine che seguono i passi citati. L'edizione Cardinal è stata citata solo ove necessario. (N.d.T.)


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UN INVITO AI MASS-MEDIA

È confermato da molte parti (ebrei inclusi) che i nostri mass-media sono governati e

controllati da interessi ebraici, che in tutti i modi cercano di censurarli, li modo in cui il Diario

di Anna Frank è stato utilizzato è una riprova della verità di questa asserzione. Saggi come

L'Influenza Ebraica sui Media negli Stati Uniti ci forniscono un quadro abbastanza completo

dell'influenza esercitata dalla lobby ebraica sui mass-media. Per verificare appieno la veridicità

di queste informazioni, abbiamo spedito una copia gratuita del nostro libro ai seguenti giornal:

The New York Times, Pbíladelphia Inquirer, Cleveland Press, New York Herald Tribune, The

Observer, Times Líterary Supplement, Guardian.

Abbiamo pure spedito una copia dei nostro volume alla «Fondazione Anna Frank», a Otto

Frank e Annemarie Hübner; e, inoltre, a: Library Journal, World Literature Today, The Wall

Street Journal, Tbe Víllage Voíce, Newsweek, Times, The Christian Science Monitor, Pravda,

Le Monde, L'Express, Paris Match, New Statesman, Curier, Díe Presse, Neue Kronen Zeitung,

Svenska Dagbladet, Dagens Nyheter, Expressen, Goteborgs-Posten, Aftonbladet, Arbetaren,

Dagen, Rodovre Posten, Berlingske Tídende, Politiken, Aftenposten, Hufvudstadsbladet,

Helsíngin Sanomat, Hamburger Abendblatt, Frankfurter Allgemeíne Zeitung, Neue Zürcher

Zeitung, Sveriges Radio, De Telegraaf, De Volkskrant, N.R.C. Handelsblad, Der Spiegel.

Faremo sapere ai nostri lettori se qualcuno ha osato citare il nostro [10] libro; la maggior parte dei giornali citati ama i titoli a sensazione; quindi, se fossero liberi da influenze ebraiche, dovrebbero dare grande risalto alle notizie contenute nella nostra ricerca.

Vedremo. Certo, se l'accusa è vera e i media sono, come crediamo, in mano ebraiche, il nostro

libro non verrà nemmeno nominato. Preghiamo comunque i nostri lettori di informarci qualora i mass-media si degnassero di prenderci in considerazione. Naturalmente, siamo ben lungi dal voler rigettare le critiche costruttive.


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[11]

BIBLIOGRAFIA

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Aftonbladet, Stoccolma, Svezia (quotidiano).

Opuscolo edito dalla Fondazione Anna Frank, Amsterdam, Olanda, 5a edizione.

Anna Frank, Berättelser, Stoccolma, Svezia, 1960.

Breve Guida alla Casa di Anna Frank (volantino) (cfr. Fig. 18).

Bible Researcher - Revisionist Historia.

Anne Frank: The Diary of a Young Gírl (Anna Frank: Diario di una Fanciulla), ed. Cardinal,

New York, U.S.A., 36a ristampa.

Tbe Diary of Anne Frank (Il Diario di Anna Frank), ed. Pan, Londra, Inghilterra, 1975.

Il Diario di Anna Frank, G. Einaudi ed., Torino, 1954; ristampa: 1967.

Das Grosse Duden Lexicon (Il Grande Dizionario Duden), Mannheim, Germania, 1964-1969.

Dagens Nybeter, Stoccolma, Svezia (quotidiano).

The New Encyclopaedia Britannica (La Nuova Enciclopedia Britannica), Micropaedia, 1975.

Encyclopedía International, Grolier Inc., U.S.A., 1963-1964.

Encyclopaedía Judaica (Enciclopedia Giudaica), Gerusalemme, Israele, 1971-1972.

Eesti Nóukogude Entsúklopeedia, Tallinn, 1970.

Gyldendals Store Opslagsbog, Copenhagen, Danimarca, 1967-1970.

McGraw-Hill Encyclopedia of World drama (Enciclopedia McGraw Hill del Dralla Mondiale),

U.S.A., 1972. [12]

Meyers Enzyklopädisches Lexicon (Lessico Enciclopedico Meyer), Mannheim, Germania, 1971-

1977.

Myron Matlaw: Modern World Drama: An Encyclopedía, England, 1972.

James D. Hart: The Oxford Companíon to Amerícan Líterature, 4 ed., New York, U.S.A., Oxford

University Press, 1965.

William Rose Benét: The Reader's Encyclopedia, Thomas Y. Crowell Co., U.S.A., 21 ed., 1965.

Rottenberg-Dan Rottenberg: Fínding Our Fathers, A Guidebook to Jewish Genealogy, Random

House, New York, U.S.A., 1967.

Stockbolms-Tidníngen, Stoccolma, Svezia (quotidiano).

Vecko-Journalen, Svezia (settimanale).


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— 7 —

Simon Wiesenthal: Mördarna Mitt ibland Oss (The Murderers Among us, New York, U.S.A.,

1967) Alb Bonniers Boktryckeri, Stoccolma, Svezia. 1967.

Nella nostra ricerca, abbiamo utilizzato anche l'edizione svedese del libro di Ernst

Schnabel: Anne Frank: Spur Eines Kindes (edizione svedese: Vem Var Anne Frank ?), nella

traduzione di Ella Wilcke. (Titolo italiano: Anna Frank: Sulle tracce di una fanciulla - N.D.T.).

Schnabel, 6:84, significa quindi: capitolo 6, pagina 84 dell'edizione svedese del testo di

Schnabel.


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ANNA FRANK E IL «DIARIO»

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Ci viene riferito che «inizialmente, la pubblicazione del Diario venne rifiutata da numerosi

editori» (Enc. Giudaíca, 7:54). Nonostantt ciò, la prima edizione olandese era apparsa già nel

1947 (L'Enciclopedia Brockhaus, 6:450, dà addirittura il 1946) con il titolo «Het Achterhuis» (il

retrocasa - Casa editrice Contact, Amsterdam).

Si racconta che un norvegese, il signor Thilo Schoder, di Kristiansand, aveva ricevuto il

manoscritto ORIGINALE dalla scrittice ebrea Annaliese Schütz, editrice del giornale berlinese

Die Neue Zeit. Dopo aver incontrato il signor Frank in Olanda, Schoder tornò in Norvegia con il

manoscritto ORIGINALE e cercò di farlo pubblicare, ma gli editori rifiutarono (Aftonbladet, 10

Febbraio 1957).

La prima traduzione, o piuttosto trascrizione tedesca (úbertragen trascrivere) apparve ad

Heidelberg nel 1949 (L'Enciclopedia Brockhaus, op. cit., dà la data del 1950, 6a ed.: 1959), edita

da Lambert Schneider. La trascrizione era opera della summenzionata A. Schiitz (titolo

completo: Das Tagebuch der Anne Frank, 14 Giugno 1942-1 Agosto 1944; con una prefazione di

Marie Braun). La famosa casa editrice ebraica Fischer KG Frankfurt/am Main lo ripubblicò in

seguito. Nel 1955, uscì la 77a ristampa del testo, con una prefazione di Albrecht Goes. Anche

questa edizione era stata trascritta dalla Schiitz. La Nuova Enciclopedia Britannica, 4:279, ci

informa che la ragazza era nata il 12 Giugno 1929 a Francoforte sul Meno e che la prima

edizione inglese del suo Diario era uscita nel 1953. L'edizione Cardinal in nostro possesso

afferma [14] però che il Díario di Anna Frank uscì per la prima volta in Inghilterra, nell'edizione

Doubleday, nel giugno 1952. Osservate come anche nei confronti della data di uscita del Diario

le fonti principali siano in contrasto tra loro. La prima edizione Cardinal comparve nell'ottobre

1953. La nostra copia (36a ristampa, Agosto 1963) ha una «prefazione» di George Stevens,

mentre l'«introduzione» e l'«epilogo» sono a cura di Eleonor Roosevelt. Il libro consta, in totale,

di 240 pagine. Sappiamo anche che, oltre ad Anneliese Schiitz, due altre persone 'assistettero' il

signor Frank: Isa e Albert Cauvern.

Si racconta che Anna Frank rnorì di tifo nel campo di concentramento di Bergen Belsen

nel marzo 194 5 (Enciclopedia giudaica, op. cít.: 53). Considerato che scopo dei nazisti era, si

dice, quello di sterminare gli ebrei, sembra piuttosto strano che la ragazza sia stata mandata

prima «a Westerbork» e poi (2 Settembre t 944) a Auschwitz-Birkenau; «nel Dicembre 1944

Anna arri vò a Bergen Belsen con sua sorella Margot» (Enciclopedia giudaica, op. cit.) - un

lungo tragitto da Auschwitz! Tutto quest'andirivieni da un lager all'altro è parecchio in

contraddizione con la teoria dello «sterminio» degli ebrei. È del tutto incomprensibile come, in

tempo di guerra, con i trasporti al collasso, si sia potuto decidere di sterminare un intero

popolo, trasportando i singoli individui in giro per l'Europa semidistrutta. Nel diario, Henk

stesso pare abbia detto che era impossibile che i Tedeschi avessero abbastanza treni a

disposizione (Feb. '44). Tutta la faccenda raggiunge il culmine del ridicolo quando si afferma

che Otto Frank, anziche essere «gasato», era stato «ospedalizzato» a Auschwitz (Enciclopedia

Britannica, op. cil.), sopravvivendo così allo «sterminio» del suo popolo! La logica ci suggerisce,

a questo punto, che i Tedeschi volevano che gente in buona salute venisse poi gasata.

La moglie di Otto Frank, invece, morì e lui si risposò con una certa «Fritzi».

Il libro è stato tradotto in parecchie lingue, e le varie edizioni differiscono parecchio l'una

dall'altra. Un'edizione svedese, a cura di Lars Hókerbergs BokfórIag, Stoccolma, apparve nel

1953. Un'edizione danese apparve nel 1956, e l'edizione norvegese Anne Franks dagbok uscì nel


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1952; l'edizione finlandese Nuoren tytön päiväkirja è uscita nel 1955. L'edizione estone Anne

Franki päevík uscì nel 1958 (Eestí Nonkogude Entsüklopeedia, Tallin, 1970).

[15]

Mever Levin, già corrispondente in Spagna durante la Guerra Civile (1936-39) e poi

reporter dell'Agenzia Telegrafica Ebraica durante gli scontri con i Palestinesi (1945-46), è stato,

secondo l'Enciclopedia Giudaica «il primo scrittore a mettere in scena il Diario di Anna Frank

(1952)» (Vol. 11: 109). Se la causa intentata da Levin nei confronti di Otto Frank concernesse la

messa in scena del Diario resta un mistero, poiché non è possibile prendere conoscenza (lei

verbali dei processo; ad una lettera da noi indirizzata il 27 Aprile 1977 al padre di Anna Frank

(cfr. Fig. 2, Pag. 118) nella quale domandavamo chiarimenti circa questa faccenda, egli rispose

in un primo tempo affermando di essere disponibile a collaborare con noi (cfr. Fig. 7, pag. 124)

per poi rimangiarsi la promessa, affermando di non voler avere più niente a che fare con noi

(cfr. Fig. 4, pag. 120).

Negli Stati Uniti, la commedia di Frances Goodrich e Albert Hackett ispirata al Diario di

Anna Frank andò in scena a Broadway il 5 Ottobre 1955. Fu premiata con il Premio Pulitzer, il

New York Drama Critics Circle Award e l'Antoinette Perry Award.

Hackett era nato nel 1900; nel Modern World Drama (op. cit.) si spiega che «Hackett...

drammaturgo americano, era un giovane attore nel 1927, allorché cominciò a collaborare con

una attrice del New Jersey, Frances Goodrich (1890-1984). La Goodrich divorziò presto dal

marito, lo storico Hendrik Willern Van Loon, per sposare Hackett. Insieme, gli Hackett scrissero

un considerevole numero di soggetti cinematografici... Ma il loro lavoro più memorabile resta

l'adattamento teatrale del Diario di Anna Frank (1947), «il commovente racconto di una

ragazza ebrea assassinata (sic) in un campo di concentramento nazista, dopo essere vissuta per due anni nascosta in una soffitta» (p.: 329). Nella stessa enciclopedia, troviamo più avanti:

«Diario di Anna Frank: commedia in due atti, messa in scena nel 1955 e pubblicata nel 1956.

Scenario: un magazzino in uno stabile di uffici al centro di Amsterdam, 1942-45... La commedia,

così come il Diario, ha commosso il pubblico di tutto il mondo. In entrambi i lavori, è

tratteggiato il carattere di un'ebrea adolescente, costretta ad una vita difficile; e tutto è reso

ancor più drammatico dalla consapevolezza degli spettatori dei terribili eventi che si stavano

svolgendo al di fuori delle mura entro cui i perseguitati erano costretti a vivere e, nel contempo, della terribile conclusione della loro avventura.

[16]

Pronto a lasciare Amsterdam dopo la fine della guerra, il signor Frank rende nota al

mondo l'esistenza del Diario della figlia. La scena si svolge nel nascondiglio che i Frank

occuparono dal luglio del '42 all'agosto del '44. Giunta nella soffitta-nascondiglio, dove non si

poteva fare alcun rumore durante il giorno, Anna decide di considerarla una specie di luogo di

vacanza. La ragazza è fortemente attaccata al padre, è in perenne disaccordo con la madre e ha un'avventiira romantica con un ragazzo timido, figlio degli amici del padre che li ospitavano

(sic). Si alternano gioie e dolori felicità e tristezza. Poco prima che il nascondiglio venga scoperto dai nazisti, Anna descrive al fidanzato le bellezze della natura che le è concesso di vedere dal piccolo lucernaio della soffitta» (p.: 207).

Rileviamo in questa descrizione due errori: in primo luogo, nel Diarío non viene mai

confermato il fatto ( lie non fosse concesso fare rumori di nessun tipo. Secondariamente, il

fidanzato di Anna, Peter Van Daan, non era figlio «degli amici del padre che li ospitavano» ma

figlio degli amici del padre che vivevano nello stesso nascondiglio.

Un'altra fonte importante riguardo a questa avventata messa in scena dei Diarío è

l'Enciclopedia McGraw Hill del Dramma Mondiale (vol.2:222).

Il 26 Ottobre 1956 vi fu, all'Intima Teatern di Stoccolma la «prima» della commedia.

Citiamo alcuni degli attori: Anna Frank = Harriet Andersson; Sig. Frank = Hans Straat, Signora

Frank = Isa Quensel, Signor Van Daan = Sigge Fürst, Signora Van Daan = Märta Dorff; Peter =

Bo Samuelson; Dussel = Gunnar Olsson (f/tonbladet, 27 Ottobre 1956:3).

In Danimarca, la commedia fu rappresentata per la prima volta a Alléscenen nel 1956 e al

Teatro Aalborg nel 1957 (Gyldendals store Opslagsbog, Vol2: 252). (3)

Nulla, probabilmente, ha fornito una scusa migliore ai sionisti per cacciare i Palestinesi

dalla loro patria, che la diffusione della 'triste vicenda' di Anna Frank. A milioni, infatti, gli

spettatori si sono commossi e hanno versato lacrime su questa commedia, peraltro piena di

distorsioni e falsità di ogni genere; i Tedeschi, e tutti coloro che li appoggiavano, vi sono trattati come vere e proprie bestie feroci. E il modo distorto

3 In Italia, la commedia fu messa in scena, più o meno nello stesso periodo, dalla compagnia teatrale di Anna Maria Guarnieri, che interpretò anche il ruolo di Anna Frank (N.d.T.).


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[17] con cui sono trattati persone e fatti rese pure necessarie alcune modifiche nel libro di E.

Schnabel: Anna Frank: sulle tracce di una fanciulla.

Nell'ottobre 1960, gli studenti dell'Università di Mosca misero in scena, a loro volta, la

commedia di Hackett; il regista era Ivan Solovjév, collaboratore del teatro Yermolova di Mosca

(Opuscolo della Fondazione A. Frank: 20). George Stevens, da parte sua, produsse il costoso

film in cinernascope con Mille Perkins nella parte di Anna Frank; la Twentieth Century Fox

distribuì il film nel 1959. Secondo un quotidiano, Stevens aveva investito un milione di corone

per ricostruire i luoghi «autentici» in cui gli eventi si erano svolti. Alcune scene furono girate ad

Amsterdam, nella via Prinsengracht 263, e nel magazzino. A Stevens fu «permesso di

ripristinare l'edificio nel modo in cui si presentava quaiido i fatti avevano avuto luogo», il che,

per inciso, ci mostra che alcuni cambiamcnti erano già stati apportati. La maggior parte delle

scene, però, venne girata a Hollywood, dove fu approntata una copia della casa, poggiante su un complesso sistema di molle che «permetteva all'edificio di tremare durante gli attachi acrei'» (Stockholms-tidníngen, 30 giugno 1958).

Il film fu un efficace strumento della propaganda dell'odio sionista contro i Tedeschi e

tutti coloro che, come i Palestinesi, al sionismo si opponevano. Questa bambina ebrea

«diventata il simbolo di tutti i bambini ebrei perseguitati» (Enc. Giudaica, op. cit. 54) fece sì che

i Palestinesi venissero scacciati dalla loro terra a causa di Hitler. Nessuna critica si levò dai

mass-media contro questo mostruoso lavaggio del cervello collettivo. Sarebbe interessante

sapere quanto denaro Otto Frank ha investito nel progetto: da alcune parti è stato affermato che furono milioni. La stima di Heinz Roth, nel suo libro Anne Franks Tagebuch - Der grosse

Schwindel (Il diario di Anna Frank - La grande truffa) è di 20 milioni di marchi.

Ad almeno una scuola e una via è stato dato il nome di Anna Frank (Aftonbladet, 12

Dicembre 1956). Alla scuola Montessori, che la ragazzina aveva frequentato, venne cambiato il

nome in «Anna Frank» (Schnabel, 2: 42; Opuscolo della Fondazione A. Frank: 5).

L'opuscolo pubblicato dalla Fondazione Anna Frank contiene anche un articolo di Henri F.

Pommer dove viene detto della ragazzina che «la sua leggenda è del tipo di quelle che i suoi

persecutori avevano [18] cercato di spazzare via. Ora, i Tedeschi partano di lei come di una santa: da oggetto di odio, è diventata veicolo d'amore. A Francoforte sul Meno, una stele ricorda la casa in cui visse dal 1930 al 1933 e, nel 1957, il suo compleanno venne celebrato nella chiesa di San Paolo... La casa in cui Anna scrisse il Diario è stata trasformata in museo da un gruppo di cristiani. A Vienna e Tel Aviv è stata fatta una raccolta di denaro per poter far sorgere una foresta vicino a Gerusalemme intitolata ad Anna Frank. A Berlino Est un centro sociale della gioventù è stato chiamato col suo nome «a simbolo della tolleranza razziale e sociale». Negli Stati Uniti, i venticinque mesi che Anna trascorse nell'«Alloggio Segreto» sono stati oggetto di una popolarissima commedia, premiata col Premio Pulitzer, e di un costoso ed eccellente film. La commedia, a sua volta, ha prodotto un'ondata di filo-semitismo in Germania» (5,6).

Lo stesso autore prosegue affermando che «Anna è stata oggetto di una ricerca che ha

condotto alla redazione di un'ACCURATA BIOGRAFIA», riferendosi, ovviamente, al ridicolo

libro di Schnabel. (6).

Tutto questo risulta disgustoso nel momento in cui viene dimostrato che il Diario non è

che un falso.

Per perpetuare la frode, venne addirittura creata un'organizzazione: «Dopo la guerra,

venne fondata un'associazione, denominata «Anna Frank», con sede nella casa nella quale la

fanciulla era rimasta nascosta durante la guerra. La casa di Anna Frank è diventata un museo e

un punto d'incontro per i giovani che vogliono dedicarsi alla diffusione della pace»

(Enciclopedia Giudaica, op. cít.: 54; cfr. Aftonbladet, 7 Agosto 1957). Un articolo apparso sullo

Stockbolms-Tídningen il 4 Maggio 1960 * * *, afferma che l'abitazione di Anna Frank diventerà

un centro internazionale per la gioventù: «Per commemorare il 15" anniversario della

liberazione dell'Olanda, la famosa casa di Anna Frank, nella Prinsengracht, è sempre stata

aperta martedì dopo tre anni di restauri. Otto Frank, padre di Anna, ha preso parte alla

cerimonia: per la commozione non è riuscito a terminare il suo discorso». Ma non tutti erano

ugualmente commossi e entusiastici. Lo stesso articolo continua dicendo che alcuni anni prima vi erano stati scontri tra turisti tedeschi, perché alcuni di loro avevano avuto il cattivo gusto di intonare l'Horst Wessel Lied davanti alla casa; per evitare che lo spiacevole incidente si

ripetesse, ai cittadini tedeschi in visita in Olanda era stato consegnato alla dogana un volantino, [19] nel quale si invitava ad evitare le provocazioni o a non partecipare all'inaugurazione del museo. In un altro articolo, si afferma che la Fondazione Anna Frank aveva deciso di fondare a sua volta un'«Accademia Anna Frank» nella quale i giovani del mondo intero avrebbero potuto riunirsi per studiare quello che poteva essere fatto per cancellare le differenze razziali e «creare


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migliori relazioni tra gli uomini» (Aftonbladet, 30 Gennaio 1965).

Il padre della Frank e i suoi sostenitori dichiarano che il Diario è una testimonianza

vivente e veritiera e un baluardo contro il fascismo, l'hitlerismo e il neo-nazismo. Quanto la

nostra ricerca, comprovante che il Diario è un falso, potrà intaccare queste affermazioni, resta

da vedersi. L'opuscolo (non datato) della Fondazione Anna Frank afferma: «La Fondazione

Anna Frank è proprietaria dei nn. 263 e 265 della Prinsegracht, ad Amsterdam. Parte delle tasse

di ammissione, così come donazioni di amici e sostenitori vengono usate per conservare le due  case... 1 rappresentanti principali dell'associazione sono ebrei, cristiani, capi di gruppi non

religiosi di varie convinzioni politiche. Ma ciò che li unisce è la loro vigilanza nei confronti del

fascismo e la loro condanna di tutto quello che non può essere tollerato secondo il Diario di

Anna Frank e la Dicbiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo». Sarebbe stato bello che

costoro si fossero dimostrati egualmente vigili contro le frodi e gli inganni.

Rileggendo attentamente quest'articolo, ci si rende chiaramente conto che lo scopo della

Fondazione, vero strumento di propaganda nelle mani dei sionisti, è quello di alimentare i

pregiudizi nei confronti di taluni gruppi politici. Chi desiderasse ulteriori informazioni sul

«museo» può scrivere a: Fondazione Anna Frank - 263, 265 Prinsengracht - Amsterdam-C. -

Olanda.

Non soltanto la casa in cui Anna Frank aveva abitato, ma anche gli stabili circostanti

furono DATI IN DONO: «Dodici anni dopo la morte di Anna Frank, quando ormai il suo Diario

era conosciuto in tutto il mondo, si venne a sapere che era stato deciso di demolire la casa in cui aveva abitato. Inutile dire che fu fatto tutto il possibile per evitare che ciò avvenisse. In

occasione dei suo 75` anniversario, una ditta olandese, la H. Berghaus Ltd., si offrì di acquistare la casa, per poi donarla alla «Fondazione Anna Frank». Ma c'era un altro pericolo. Si era parlato di demolire [20] anche gli stabili circostanti per costruire al loro posto degli uffici moderni. Se questo fosse successo, tutta l'atmosfera della casa della Prinsengracht ne sarebbe risultata alterata. I proprietari degli stabili erano pronti a vendere tutto il blocco della Prinsengracht per 350.000 franchi. In merito, venne interpellato anche il sindaco di Amsterdam, che si dimostrò estremamente disponibile, intraprendendo una campagna per comperare l'intero blocco di case.

Attraverso una lettera personale e con pubblici annunci, il sindaco mise in evidenza il fatto

che l'ATMOSFERA intorno alla casa di Anna Frank doveva essere preservata, mentre la casa

avrebbe dovuto essere trasformata in un centro internazionale per la gioventù. Grazie a

contributi provenienti da ogni parte dei mondo, questi propositi si tradussero in realtà. Avendo a sua disposizione l'intero complesso di stabili, la Fondazione era in grado di modificare la struttura degli edifici; così, la casa al numero 265 della Prinsengracht (porta accanto alla casa di Anna Frank) fu unita all'altra. il vecchio magazzino al pianterreno, menzionato da Anna Frank nel Diario, fu ricostruito, diventando un atrio nel quale è possibile ricevere visitatori e tenere conferenze e seminari. ~ un peccato, però, che, in seguito a queste modifiche, la scala A sia scomparsa e la scala B (vedi piantina dell'Alloggio Segreto) non possa più essere utilizzata. La perdita della scala B è stata senz'altro la più sgradita, perché era quella usata dopo le ore d'ufficio da tutti gli abitanti dell'Alloggio segreto» (Opuscolo della Fondazione A. Frank, 28-29).

In questo modo, il sindaco, il popolo olandese e il mondo intero sono stati presi in giro

dalla Fondazione Anna Frank.

In un'opera come il Diario, in cui una ragazza che passa dai 13 ai 15 anni descrive la

propria vita, ci sarebbe da aspettarsi dei cambiamenti stilistici. Nell'opuscolo di 38 pagine

distribuito dalla Fondazione Anna Frank, ci vengono mostrate, alle pagine 6 e 10, varie

fotografie della ragazza a diverse età; non ci viene però mostrata la sua calligrafia nei vari

periodi della sua vita; soltanto alla fine dell'opuscolo, a pagina 36, ce ne viene mostrato un

saggio (cfr. Fig. 38). Anna Frank era allora quindicenne. Questo saggio, l'unico riprodotto nella

brochure, non corrisponde affatto, secondo noi, alla calligrafia di una ragazza di quell'età, e

comunque non presenta nessuna somiglianza con quella pubblicata sulla [21] rivista americana Life, il 15 Settembre 1958 (cfr. Fig. 6), che sembra assai più consona ad

un'adolescente.

L'intero caso di Anna Frank pone tutta una serie di domande di cui il tempo aumenta,

anziché diminuire, il numero. Abbiamo già ricordato il silenzio del padre sui molti punti oscuri

della vicenda. Inoltre, perché, quando ci si reca in visita alla casa di Anna Frank, anziché

raccontarci storie dell'orrore sui lager nazisti non ci viene mostrato il manoscritto originale dei

Diario? Perché l'originale dei Diario non è esposto nella sede della Fondazione, anziché essere


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tenuto nascosto in una cassetta di sicurezza di una banca svizzera?

Nell'opuscolo edito dalla Fondazione, leggiamo: «La Fondazione organizza regolarmente

mostre legate ad argomenti direttamente collegati alla vicenda di Anna Frank: oppressione,

persecuzione e discriminazione. Citiamo due esempi di mostre organizzate dalla Fondazione:

«Lavoratori immigrati» e «2000 Anni di antisemitismo». Gite guidate sono fornite, su richiesta,

ai turisti». È curioso notare come nessuna mostra sia mai stata dedicata all'esposizione dei

manoscritti del Diario e degli altri documenti riguardanti Anna Frank. «Dopo il 29 Marzo -

prosegue l'opuscolo della Fondazione (p. 15) - Anna espresse il desiderio di diventare giornalista e scrittrice famosa (4). Anna scrisse anche brevi racconti, che avrebbe desiderato far pubblicare.

La collezione di fiabe Ti ricordi! è stata pubblicata in Olanda dopo il Diario ed è diventata un

classico per l'infanzia. Dal 1959, l'opera è disponibile in inglese col titolo The Works of Anne

Frank («Opere di Anna Frank)».

Perché nessuno di questi «documenti originali» viene mai esibito in pubblico? Alla

Biblioteca Reale di Stoccolma, l'inestimabile Bibbia del Diavolo del XII secolo è

permanentemente esposta all'attenzione dei visitatori (che non devono pagare il biglietto!), così come al museo di Uppsala il Codex Argentínus di Ulfila (311?-381 A.D.) può essere liberamente visionato dal pubblico. Il signor Frank, invece non si è nemmeno disturbato a mostrare, nel suo museo, le fotocopie dei documenti riguardanti sua figlia!

[22]

La Fondazione Anna Frank è costantemente alla ricerca di sovvenzioni: non le dovrebbero,

però, mancare i mezzi per far costruire una bacheca adatta nella quale porre all'attenzione del

pubblico l'originale del Diario.

L'ostinato rifiuto opposto alla richiesta di esibire i manoscritti originali, dovrebbe

inimediatamente suscitare i sospetti del ricercatore scrupoloso.

L'Enciclopedia Britannica ci informa inoltre che «II nascondiglio della Prinsengracht è

diventato un musco e un SANTUARIO. Nel 1957, 2000 giovani tedeschi hanno visitato sotto la

pioggia il campo di concentramento dove Anna morì» (Voi. 4: 279).

Premesso che il Diario è un falso, e considerato il fortissimo impatto che ha avuto

sull'opinione pubblica mondiale, possiamo tranquillamente affermare che si è trattato di una

delle più grosse frodi letterarie mai esercitate ai danni dell'umanità.

.

Reali dimensioní del Diario

.

Un problema che lascia molto perplessi i ricercatori concerne le reali dimensioni del

Diario. L'opuscolo della Fondazione ne mostra una figura a pagina 5. Si dovrebbe trattare di un

quaderno di forma abbastanza moderna; che fosse di dimensioni ridotte lo si può desumere dal fatto che, si dice, fu ritrovato tra i «quaderni degli esercizi». L'opuscolo Breve guida alla Casa

di Anna Frank (p. 3) afferma: «Quando Miep e Elli, le fedeli amiche dei Frank, ripulirono le

stanze, trovarono i quaderni sui quali Anna aveva scritto il suo Diario» (notare che si parla di un Diario). Un diario che venga nascosto tra un gruppo di libri deve essere necessariamente eli

dimensioni ridotte e piuttosto sottile. Verosimilmente, doveva essere abbastanza piccolo da

poterlo nascondere agli occhi degli altri abitanti dell'«affollato alloggio» (Opuscolo della

Fondazione A. Frank: 9).

Che il Diario fosse piuttosto piccolo lo si deduce anche dalla «Prefazione» che ne fece

George Stevens, il quale afferma che «di quel piccolo diario SOLO ANNA ERA A

CONOSCENZA» (ed. Cardinal). E qui sorge [23] un altro problema: com'è possibile che un lavoro che, nell'ed. Cardinal, si estende lungo più di 230 pagine, sia stato originariamente scritto in un «piccolo diario»? Non dimentichiamo, poi, che secondo il padre, non tutto quello che stava scritto nel Diario venne dato alle stampe (239; opuscolo Fond. A. Frank: 6). Non è possibile sapere quello che fu escluso dalla stampa, a meno di non poter prendere visione degli originali. Nel «Gutachtcn» (= perizia; fig. 8) di Minna Becker (persona con la quale non siamo riusciti a metterci in contatto), si parla dei «drei ersten Tagebücher» 1, 11, 111 (tre primi diari) senza fornirne le dimensioni. Secondo l'opinione di questa «esperta» c'erano quindi 3 Diari, e noti 1, come ci è sempre stato raccontato. In questo caso, tra i libri di esercizi trovati sul pavimento da Elli e Miep stavano nascosti 3 Diari, mentre nell'Opuscolo della Fondazione si parla di un solo Diario (p. 5). Siccome l'affermare che 3 diari 4 Si tratta probabilmente di un'invenzione inserita nel Diario per convincere i lettori dubbiosi che Anna Frank ne era la vera autrice (N.d.A.).


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stavano nascosti in mezzo a dei libri avrebbe suscitato non poche domande da parte del

pubblico, fu sostenuta la versione del ritrovamento di un solo diario. Il padre impiegò

«parecchie settimane per portare a termine la lettura del Diario» (Opuscolo Fond. A. Frank: 6).

Anna Frank stessa parla di «Diario ricoperto in cartoncino» (singolare) e lo chiama «un diario»

(Opuscolo Fond. A. Frank: 14, ed. Cardinal: 2, 3). Esaminiamo ora la fotografia apparsa sul

giornale svedese «Expressen» (Domenica 10 Ottobre 1976. 1). 7; fig. 37). Qui vediamo il padre

tenere nelle mani il Diario o, piuttosto, un grosso libro. Forse si tratta di una fotocopia, ma

anche in quel caso l'originale non deve essere stato tanto piccolo, a meno che le pagine non

siano state fortemente ingrandite; c'è da osservare, comunque, che la foto del Diario

nell'opuscolo della Fondazione (5) mostra angoli arrotondati, mentre quella sull'«Expressen»

ha angoli squadrati. Non si può non restare colpiti da tutta questa serie di discrepanze.

Il «Diario»

Che genere di copertina aveva il Diario? Quante erano le pagine scritte e quelle lasciate in

bianco? Come erano tenute insieme le pagine? Erano cucite, pinzate o incollate? Qual era il peso totale? Com'era la carta? Con che cosa fu scritto: matita, penna stilografica o altro? Venne usato [24] inchiostro, vi furono cancellature con l'anilina? Se scritto con una penna, quale ne era il colore? C'erano foto o altro incollati alle pagine? È rimasto qualche segno caratteristico (scarabocchi, macchic, ecc.)? Gli angoli erano squadrati o arrotondati? È più che naturale per il ricercatore porsi queste domande. Disgraziatamente, nonostante il libro sia uscito nel 1947, il padre ha preferito mantenere il segreto su tutte queste cose. Sarebbe stato assai meglio se Otto Frank si fosse dato da fare per rendere reperibili ai ricercatori i suoi «documenti» anziché, come ha fatto, ostacolare in ogni modo le indagini, gettando discredito su tutti quelli che cercavano di scoprire la verità. Abbiamo già parlato delle dimensioni del libro, che permangono misteriose.

La foto a pag. 5 dell'opuscolo della Fondazione A. Frank ci mostra una specie di quaderno a

quadretti, forse ricoperto con tela plastificata, chiuso con un lucclictto. Assomiglia a un

moderno diario per bambini. Gli angoli sono arrotondati. George Stevens, nella sua

«Prefazione» lo descrive così: «Di tutte le cose importanti che riguardano Anna Frank, credo

che la più importante di tutte sia la sua sopravvivenza - una sopravvivenza contenuta tra le

pagine di un piccolo quaderno a quadretti rossi, ricoperto di tela» (ed. Cardinal). È probabile

che nemmeno G. Stevens abbia avuto la fortuna di poter visionare il materiale originale e che

abbia ottenuto queste informazioni da Otto Frank. Si dovrebbe quindi trattare di un quaderno a quadretti rossi, rilegato in tela: e infatti la foto pubblicata sull'opuscolo della Fondazione ben si adatta a questa descrizione. Resterebbe quindi da accertare se questo genere di diari erano reperibili nel negozio in cui Otto Frank dice di averlo acquistato, se l'età dei diario è quella effettivamente dichiarata, e se la foto è veramente quella di quel Diario o di qualche altro.

È evidente che non esiste nessuna rassomiglianza tra la foto mostrata dall'opuscolo e quella del giornale «Expressen». Nel Diario troviamo questa frase: «Non c'è dubbio che la carta è paziente e che io non intendo mostrare a nessuno questo QUADERNO RILEGATO IN CARTONE che porta il pomposo nome di «diario»» (Opuscolo Fond. A. Frank: 14). Ma la foto mostrata

dall'opuscolo, di un diario ricoperto in tela o in plastica, munito di lucchetto, rassorniglia a

questa descrizione? Diremmo proprio di no. La faccenda si fa ancor più misteriosa, allorché ci

sentiamo raccontare che tutto il materiale fu trovato SPARSO sul pavimento. Se ciò è vero, le

pagine devono poi essere state rilegate. È difficile sapere; [25] a meno che non sia concesso esaminare TUTTO il materiale ORIGINALE attraverso un'indagine fotografica e un'analisi chimica. Soltanto in questo modo il mistero potrà essere svelato. È questo che si sarebbe dovuto fare prima di assicurare al mondo intero che tutto il materiale era genuino. È risaputo che il mercato letterario pullula di ciarlatani: e nient'altro che ciarlatani sono coloro che hanno accettato il Diario senza darsi la pena di svolgere la minima indagine. Il rischio è che ora il Sig. Frank o qualcun altro, conscio del reale valore di questi «documenti», possa scovare qualche sistema per rendere inutili eventuali future indagini.

inoltre, molte delle persone coinvolte in questa frode, non sono pù in vita: così le indagini sui

punti più interessanti di questa storia diventano ancora più difficili. È certo, comunque, che

anche qualora queste persone fossero in vita, non avrebbero certo fretta eli raccontare la verità; tutti coloro che hanno cercato di muovere qualche critica al Diario sono stati tacciati di

antisemitismo.

.

L'alloggio affollato

.

A pag. 9 della brochure della Fondazione A. Frank, leggiamo: «Spesso era difficile vivere


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nel nascondiglio. Inevitabilmente sorgevano tensioni tra le 8 PERSONE costrette a vivere CON

TANTE RESTRIZIONI in un slale ALLOGGIO AFFOLLATO». La summenzionata intervista col

Sig. Frank, pubblicata nell'«Expressen», conferma ulteriormente questo punto levi bodde sa tatt tillsammans» (p.6) («vivevano affollati»). È ovvio che il vivere con «tante restrizioni» e in un

«alloggio affollato» non è la condizione più adatta per portare a termine un'opera letteraria.

Ma la cosa più assurda è che nessuno, nemmeno il padre, si era accorto che la ragazza

stava scrivendo un diario. L'articolo sull'«Expressen» (6) asserisce che fu soltanto nel 1945, al

suo ritorno ad Amsterdam, che il padre venne per la prima volta a conoscenza dell'esistenza del diario della figlia. L'opuscolo della Fondazione A. Frank (6) afferma: «Durante i venticinque

mesi passati nell'Alloggio Segreto il mondo interiore di Anna FU UN SEGRETO nel SEGRETO -

UN SEGRETO COSì BEN CONSERVATO che PERFINO SUO PADRE confessò, quando il Diario

venne[26] pubblicato per la prima volta: «non mi ero mai reso conto che la mia piccola Anna fossetanto profonda».

Inoltre, George Stevens afferma nella sua «Prefazione»: «Anna scriveva tranquillamente

in quel piccolo diario, DI CUI SOLO LEI ERA A CONOSCENZA» (ed.Cardinal). Chi, a parte

Otto Frank, può aver raccontato a Stevens una cosa dei genere? Come fu possibile che delle

persone che vivono in «tante restrizioni» e in un «alloggio affollato» non abbiano mai saputo

dell'esistenza di un diario che va dal 14 Giugno 1942 al 1° Agosto 1944? È una cosa

assolutamente impossibile. L'ingoiare bugie stupide come questa sta soltanto a dimostrare

quanto ingenua e credulona sia la maggior parte della gente.

.

Il talento letterario di Anna Frank

.

Quando ci troviamo di fronte ad un'opera complessa quale il Diario, ci vien fatto di

domandarci se e in che modo il talento letterario di A. Frank sia venuto a galla anche in tempi

precedenti la redazione del Diario stesso. Nell'opuscolo della Fondazione leggiamo: «Quando

Anna entrò nel nascondiglio il suo talento letterario non si era ancora sviluppato» (13). È chiaro

che si tratta di una scusa per giustificare il velocissimo sviluppo artistico della ragazza, il cui

reale talento letterario non poteva, evidentemente, trovare testimoni tra coloro che l'avevano

conosciuta.

Quanti fatti sono stati omessi nel diario?

Quanti fatti sono stati tralasciati nella versione originale del Diario? E quali? Citiamo

ancora l'opuscolo della Fondazione A.Frank (6): «Il padre di Anna impiegò parecchie settimane

per finire di leggere il Diarío; l'emozione lo sopraffaceva in ogni momento. Infine, COPIO'

QUASI PER INTERO IL LAVORO, OMETTENDO SOLTANTO alcuni passaggi troppo intimi o

che avrebbero potuto offendere i sentimenti di alcune persone. Non aveva, comunque,

NESSUNA INTENZIONE DI FAR PUBBLICARE IL DIARIO». Ci troviamo qui di fronte a ben

tre bugie. In primo [27] luogo, se il padre non avesse avuto intenzione di farlo pubblicare, non avrebbe avuto nessun motivo per ricopiarlo e tanto meno per mostrarlo agli amici. Sarebbe anche interessante sapere se Isa e Albert Cauvern, che si suppone lo abbiano assistito nella battitura a macchina dei Diario, abbiano utilizzato l'originale del Diario o la copia che ne aveva fatto Otto Frank. In secondo luogo, è ovvio che il Sig. Frank NON «copiò quasi PER INTERO IL LAVORO». Infine, parecchi anni dopo la prima edizione del Diario, nelle cui prefazioni veniva appunto affermato che alcune parti erano state omesse, ci si stupì di sentir raccontare che la ragazza aveva lasciato un'intera raccolta di scritti di vario genere. L'«epilogo» asserisce infatti: «Salvo ALCUNE PARTI, che NON HANNO INTERESSE per il lettore, il TESTO ORIGINALE è stato stampato integralmente».

Ora, com'è possibile che, se solo «alcune parti» sono state omesse perché di scarso

interesse «per il lettore», solo alcuni anni dopo venne pubblicato un gran numero di racconti

attribuiti ad Anna Frank? Si supponeva forse che i lettori si fossero incuriositi all'improvviso e

avessero desiderato conoscere il contenuto di quelle parti alle quali in precedenza non sarebbe stato interessato? Margaretha Schwart, autrice del già citato articolo sull'«Expressen», ci informa che i passaggi omessi trattavano argomenti sul sesso e giudizi sui suoi genitori. Eppure, il Diario contiene tratti nei quali l'argomento «sesso» viene ampiamente dibattuto e che hanno sicuramente giocato un ruolo importante nel grande successo ottenuto dal Diario. Quindi perché non, pubblicare la versione integrale? A meno che nei passaggi soppressi la ragazza non scivolasse in perversi dettagli sul sesso, non si vede una ragione plausibile per non includere


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anch'essi nel testo ufficiale. E anche per quanto concerne l'«offesa ai sentimenti di alcune

persone», possiamo tranquillamente affermare che il Diario è pieno di passaggi nei quali i

sentimenti di varie persone vengono offesi: così, anche in questo caso, non si vede perché altri

brani simili siano stati omessi.

Quindi la domanda resta: che cosa e perché è stato tralasciato? [28]

.

Sesso e adoloscenti

.

Un altro fatto che colpisce il lettore è che il Diario non è davvero il tipo di testo che si

vorrebbe scritto dalla propria figlia. Non è affatto indice di una sana fanciullezza: sembra

piuttosto l'invenzione di qualcuno che tenta di immedesimarsi, senza riuscrivi, nella mentalità

di un'adolescente, disseminando qua e là nel testo passaggi «sexy» per rendere il libro più

appetibile al pubblico. Non riteniamo comunque che le parti omesse del Diario trattassero,

come qualcuno ha suggerito, di esperienze sessuali più complete.

Tra l'altro, è difficile credere che una ragazza che viveva in un luogo tanto «affollato» fosse

in grado di avere esperienze del genere; non è possibile che una ragazza costretta a vivere in una situazione tanto particolare, abbia trovato il tempo di vivere un cmnplessa «love story», per di più in così tenera età. Nella società corrotta nella quale viviamo oggi non sarebbe una novità, ma a quei tempi non si trattava di eventi di ordinaria amministrazione. Si potrebbe, forse, trovare una logica soltanto dal punto di vista della «morale» talmudica: leggiamo per esempio i passaggi del 16 e 17 Aprile 1944, nei quali tutta la faccenda assume un aspetto particolarmente disgustoso e innaturale. Queste annotazioni sembrano il frutto di una mente pervertita, non paiono proprio scritti da una bambina. L'enorme diffusione del Diario ha certamente in qualche modo influito sulla variazione dei costumi che si è verificata negli ultimi vent'anni e che ha portato all'attuale dilagante immoralità.

I passaggi «sexy» contenuti nel Diario furono considerati difficili da digerire persino dagli

ebrei, tanto che una delle prime proteste nei loro confronti provenne proprio da alcuni gruppi di ebrei ortodossi, che si resero conto di quanto in questo modo venisse data, del loro popolo, una pessima immagine morale: una ragazza perbene, infatti, non si sarebbe certo comportata così.

Se le obiezioni degli ebrei ortodossi siano state dettate da vere preoccupazioni di ordine morale, o se invece si sia trattato soltanto dei timore di veder svelati certi tipi di comportamento, tipici dei loro mondo, che si preferiva restassero segreti, non è dato di sapere. Il Talmud non è certo avaro di descrizioni particolareggiate di atteggiamenti sessuali perversi.

Abbiamo comunque qui un'altra conferma che la mania del signor [29] Frank di accusare di antisemitismo tutti coloro che mettono in dubbio l'autenticità del Diario, non è basata su fatti reali.

Alcune citazioni tratte dall'opuscolo edito dalki Fondazione A. Frank ci forniscono ulteriori informazioni sulla faccenda del sesso: «Anna aveva 13 anni quando cominciò a scrivere

il Diario. Sei mesi più tardi si lamentava di non aver ancora avuto la prima mestruazione: «Oh,

desidero tanto averne una - scrisse - sembra così importante!» (9). Più avanti, leggiamo: « A

poco a poco, però, la bambina si trasformò in una vera giovane donna; il segno più importante

di questo cambiamento fu la sua STORIA D'AMORE con Peter Van Daan... il bisogno di Anna di

avere un amico cresceva con l'età, poi ebbe la sua prima mestruazione» (10).

Henri F. Pommer, auitore dell'articolo pubblicato per la prima volta in Giudaismo (rivista

trimestrale di vita e pensiero ebraico, Vol 9, Nr. 1, Inverno 1960), ci informa che: «qualunque

diario scritto da una ragazza nascosta ad Amsterdam durante l'occupazione nazista e che

descrivesse IL SUO PRIMO AMORE... sarebbe di grande interesse per noi» (12). Ci assicura,

inoltre, che «la SUA STORIA D'AMORE CON PETER È IL SEGNO PIC IMPORTANTE DELLA

MATURAZIONE DELLA SUA PERSONALITÀ» (14). Sarà forse così per Henri F. Pommer e

compagnia, ma noi non crediamo che un comportaniento del genere fosse quello più consono ad una ragazza nella sua situazione. Probabilmente, invece, i passaggi «sexy» furono inseriti per rendere il libro più vendibile. Il mondo non aveva ancora sperimentato l'attuale epoca del

porno; e il Diario, diffuso a tutti i livelli sociali, diede sicuramente un duro colpo ai costumi

sessuali della nostra società, aprendo la strada all'attuale decadenza morale e ponendo le basi di quella vasta industria moderna, in cui a ciarlatani d'ogni tìpo è permesso esporre e vendere, in tutta libertà, la loro sordida mercanzia.


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Date delle annotazioni

.

Non è-che si possano raccogliere molte informazioni esaminando le date dei vari passaggi

del Diario, tuttavia si possono scorgere alcuni curiosi ripensamenti. Cominciando col Giugno

1942, troviamo 6 passaggi (più uno datato due volte nello stesso modo). Luglio ha 6 e Agosto

[30] 2 passaggi. Sembra piuttosto strano che ci siano così poche annotazioni in un periodo in cui la ragazza si diceva tanto entusiasta di possedere un diario; sarebbe logico aspettarsi che vi

scrivesse qualcosa ogni giorno. Poiché ci viene costantemente ricordato che ella era «una

giovane di grande talento» e che la sua maggior ambizione era quella di diventare scrittrice, ci si stupisce che abbia scritto così poco. Tutto ciò acquista un senso soltanto ridimensionando tutta la faccenda e riassegnando a ciascuno il proprio ruolo: così Anna era soltanto una ragazzina qualsiasi, per nulla diversa dalle sue coetanee, annoiata a morte dei litigi continui che avevano luogo in casa, e che si sfogava scrivendo di tanto in tanto nel suo diario.

Settembre e Ottobre constano di 9 passaggi, Novembre di 8. Poi, per tre mesi scrive ben

poco: Dicembre ha 4 annotazioni, Gennaio e Febbraio solamente 2 ciascuno. Siamo così arrivati al nuovo anno, il 1943. Marzo ha 6 passaggi, Aprile 3, Maggio e Giugno 2 ciascuno. È davvero uno strano modo di tenere un diario: ci si aspetterebbe dall'autrice qualche spiegazione in merito, cosa che invece non accade mai. Ma procediamo. Luglio ha 7 passaggi, Agosto 8, Settembre solo 3, Ottobre anche meno, solo 2. Novembre ne ha 5. Facendo un confronto con i mesi dell'anno precedente, osserviamo che essi contenevano, rispettivamente, 6, 6 e 8 passaggi.

Il Dicembre 1943 consta di 4 annotazioni. Siamo così arrivati al 1944. Per la prima volta

troviamo un mese, Gennaio, con più di 8 passaggi; Febbraio contiene 10 annotazioni, mentre

Marzo è il mese nel quale troviamo il maggior numero di passaggi: ben 19. Paragonando questo periodo a quello dell'anno precedente, abbiamo un rapporto di 2-2-6.

È interessante notare come il numero di annotazioni aumenti proporzionalmente al

progredire della «love story» con Peter Van Daan, che, come Anna, era «ebrea» (cfr. 16 Febbraio '44:137).

Sembra proprio che l'«autrice» tenti in tutti i modi di rendere il suo racconto più

interessante ed accattivante.

In Aprile, mese in cui il suo flirt con Peter diventa sempre più importante e durante il

quale discute con lui «le cose più intime» (18 Aprile 1944: 221), troviamo 15 passaggi. Maggio ne

ha 17 e Giugno, che ne ha 10, è seguito dai semplici 4 di Luglio. Si conclude con l'annotazione

del 1 ' Agosto 1944, mese nel quale fu, a quanto si dice, arrestata. [31]

Esaminando questa lista, veniamo immediatamente colpiti dal fatto che questa prolifica

scrittrice abbia tenuto così poche annotazioni nel suo Diario, particolarmente nei primi tempi in cui ne era in possesso; è singolare, poi, che il mese di Marzo 1944, quello del suo

«innamoramento», abbia così tante annotazioni (ben 19).

Prima di terminare questo capitolo, vorremmo ancora menzionare un fatto piuttosto

curioso. Il 15 Giugno 1944 (255), Anna Frank scrive: «La sera di Pentecoste... mi sono sforzata

di tenere gli occhi aperti fino alle undici e mezza, per poter tranquillamente contemplare da sola la luna attraverso la finestra aperta. Purtroppo questo sacrificio non servì a nulla perché LA LUNA SPANDEVA TROPPA LUCE e io non potevo rischiare di tenere la finestra aperta». Ma,

vedi caso, alla Pentecoste 1944 lo stadio di luna piena era già passato, ed è molto difficile,

perciò, che la si potesse osservare nella sua interezza. La scelta di Anna Frank di contemplare la luna proprio in quella serata non può certo definirsi felice.

.

Uso di soprannomi

.

il costante uso dei soprannomi nel Diario ben si adatta ad un pubblico americano moderno, ma assai male a una distinta famiglia ebreo tedesca quale era quella dei Frank. Che una bambina possa spingersi fino a chiamare il proprio padre con un soprannome è un insulto

per il padre stesso: tuttavia, questo modo americano di essere «originale» trova largo impiego

nel Diario, in cui l'autrice chiama molto spesso il padre col suo soprannome «Pim» (Cfr.: 28

Settembre '42:39; 1 0 Ottobre '42: 4; 27 Febbraio '43:74). Non ci è dato di conoscere se i

nomignoli si trovano anche nell'originale, ma se è così, dobbiamo concludere che Anna Frank

era una marmocchia irrispettosa, a cui i genitori non avevano saputo insegnare l'educazione.

.

Le gasazioni

.

Per la maggior parte di noi, finora tenaci sostenitori dell'«Olocausto» e delle «gasazioni»,


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può essere interessante sapere quel che il Diario [32] scrive al riguardo. Sotto la data di Venerdì 9 Ottobre 1942 (45/46) troviamo: «Stanno arrestando, a gruppi, tutti i nostri amici ebrei... secondo noi li ammazzano quasi tutti. La radio inglese dice che li gasano».

È d'uopo osservare che i Frank non furono né «gasati» né «assassinati», ma morirono di

malattia, come migliaia di altri Tedeschi. Anna stessa pare sia morta di tifo. Inoltre, il 13

Dicembre 1942 (68) afferma di aver visto «due Ebrei» camminare liberamente per la strada,

quando poco prima aveva affermato che li stavano arrestando. Un giornale svedese del 1963

riportava la notizia che Kari Silberbauer, l'uomo che aveva arrestato i Frank, non sospettava

minimamente che gli ebrei venivano «gasati» nei campi di concentramento. Pare che abbia

dichiarato: «Fummo sorpresi di sapere che Anna Frank aveva scritto nel suo Diario che gli ebrei

venivano «gasati»; come faceva a essere a conoscenza di un tale segreto? («Stockholms

T&ningen», 22 Novembre 1963).

C'è una spiegazione logica per questo. 1 Frank, non avendo quasi niente da fare tutto il

giorno, ascoltavano costantemente la radio inglese che diffondeva in continuazione racconti

propagandistici di atrocità commesse dai Tedeschi; siccome i Frank odiavano i Tedeschi, non

avevano nessuna difficoltà a credere a tutte queste invenzioni. A.R.Butz, nel suo

interessantissimo libro Tbe Hoax of the XX Century, ci informa che Thomas Mann, parlando

dalla radio inglese BBC, già nel 1941 aveva diffuso la notizia che «negli ospedali tedeschi, le

persone gravemente ferite, i vecchi e i più deboli vengono UCCISI CON GAS VELENOSI - in un

ospedale, ha affermato un medico tedesco, ne sono già stati assassinati due o tremila

(1976:174)». Dopo accurate indagini, la maggior parte di noi ha scoperto di essere stata

imbrogliata. Tutta la faccenda si è dimostrata essere un bluff architettato dall'efficiente

macchina propagandistica ebraica.

Nel passaggio datato Giovedì 3 Febbraio 1944, gli abitanti dell'«Alloggio Segreto» (A. S.)

pare abbiano affermato: «È escluso. La radio inglese ha sempre detto la verità. E pur

ammettendo che le notizie siano esagerate, i fatti sono gravi abbastanza; perché lei non può

negare un fatto, che in Polonia e in Russia molti milioni di pacifici esseri umani sono stati

assassinati o gasati senza tanti complimenti» (pag.158).

Quale migliore strumento di propaganda che il Diario di Anna Frank!

[33]

Chi desiderasse ulteriori informazioni riguardo alle camere a gas, può consultare il testo,

già citato, di A.R. Butz (Historical Review Press, 19a Madeira Piace, Brighton, Sussex, England,

BN2 ITN), oppure l'opuscolo di Richard Harwood Auschwitz, o della Soluzione Finale - Storia

di una Leggenda (Casa Editrice «Le Rune», Milano. Titolo originale: Díd Síx Million really die?,

edito dall'Institute for Historical Revicw, 1822, Newport Boulevard, Suite 191, Costa Mesa,

Calif., 92627, U.S.A.).

.

La stella di Davide

.

Nel Diario, l'argomento «Stella di Davide» viene enfatizzato in modo da far'apparire i

Tedeschi unici responsabili dell'obbligo imposto agli ebrei, durante la guerra, di portare la

«stella gialla a sei punte» cucita sui vestiti. Una nota (ed. Cardinal) ci informa che «per

distinguerli dagli altri, i Tedeschi costrinsero gli ebrei a portare, ben in evidenza sugli abiti, una

stella gialla a sei punte» (20 Giugno 1942:3). Si osserva, inoltre, che «la vistosa stella gialla

parlava da sé» (9 Luglio '42:2 1; cfr. Dussel che la indossava sul suo mantello, 17 Novembre

'42:57). L'opuscolo della Fondazione A. Frank mostra la stella in tre figure a pag. 18. In realtà, la

Stella di Davide è sempre stata - insieme alla Menorah (candelabro a sette o nove braccia) - uno

dei simboli religiosi dell'ebraismo più importanti e significativi. E furono i rappresentanti stessi

degli Ebrei a domandarne l'applicazione sui vestiti. Già sei anni prima che gli ebrei fossero

obbligati per legge a indossare la stella gialla, il direttore dei settimanale sionista «Jüdische

Rundschau» era stato il primo a coniare e rendere popolare lo slogan sulla stella gialla:

«Indossatela con orgoglio, la stella gialla» («Tragt ihn mit Stolz, den gelben Fleck», cfr.

Enciclopedia Giudaica, vol. 7: 493,10: 463). La stessa Enciclopedia dedica sei pagine

all'argomento «Stella di Davide». D'altra parte, se la Croce Rossa ostenta come simbolo una

croce, i nazisti la svastica, l'Esercito della Salvezza i suoi emblemi, non si vede perché gli Ebrei

non dovessero portare uno dei loro simboli più amati. Fin dal primo numero del suo giornale,

«Die Welt», il capo sionista Herzl affermava che da bandiera nazionale d'Israele porta come

simbolo la Stella di Davide». Durante un importante raduno svoltosi a Chicago il 3 e 4 Luglio

1933, i sionisti ostentarono con orgoglio

[34] la stella gialla a sei punte e la bandiera della Palestina, quella bianca azzurra con al centro la


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stella di Davide stessa (cfr. Trail of the Serpent, The Christian Book Club of America, Calif.,

USA, 1969, 114-16). Ben sapendo che la maggior parte delle persone non è a conoscenza di

questi fatti, i Sionisti hanno sfruttato questa vicenda per dimostrare quanto siano stati

perseguitati. I Testimoni di Geova, che non avevano mai espresso il desiderio di farsi

riconoscere con un emblema, furono costretti dai nazisti a portarne uno: nel loro caso, si può

effettivamente parlare di una punizione, ma non nei confronti degli ebrei, i quali avevano

espresso il desiderio di distinguersi adottando uno dei loro simboli preferiti. Se Hitler avesse

veramente voluto esporre gli Ebrei al pubblico disprezzo, li avrebbe potuti costringere a

indossare il loro tradizionale cappello a punta, non la Stella di Davide. Probabilmente, le parti

nelle quali si parla della «stella gialla» sono state aggiunte «ad hoc» nel corpo base del Diario.

Mercanti d'odio e guerrafondai

Si imparano un sacco di cose sulle reali intenzioni del Diario esaminandolo dal punto di

vista di coloro che hanno perso la guerra. Abbiamo già parlato dei sentimenti dei Sig. Frank nei

confronti dei popolo tedesco. Il Diario è stato reclamizzato come uno dei documenti più veritieri

sulle crudeltà commesse dai Tedeschi nel periodo hitieriano. Ovviamente, uno degli scopi del

sig.Frank e dei suoi sostenitóri era quello di perpetuare l'odio nei confronti dei Tedeschi, e di

mostrare che gli ebrei sono state le uniche vere vittime della Seconda Guerra Mondiale,

giustificando contemporaneamente la barbara politica israeliana nei confronti dei Palestinesi.

La ragione principale per la quale il mondo è rimasto tranquillamente a guardare, senza reagire,

mentre gli ebrei invadevano la Palestina scacciandone gli abitanti, sta nel fatto che ai popoli

vengono continuamente ricordate dalla propaganda ebraica, che governava, e tuttora governa,

che possedeva, e tuttora possiede, i grandi mezzi di comunicazione di massa, vicende come

quelle di cui il «caso Anna Frank» è uno degli esempi più caratteristici.

Attraverso libri, articoli sui giornali e sulle riviste, industria del cinema, drammi, recite

scolastiche, gite turistiche guidate ecc. ecc., il mondo

[35] intero è stato sottoposto ad un continuo lavaggio del cervello sul «caso» Anna Frank; e la

storia non accenna a finire. E non deve finire. Perché se la «leggenda» di Anna Frank crollasse,

il sionismo crollerebbe anch'esso. «Se non ci date il vostro appoggio», ci ricordano, «siete

altrettanto colpevoli e crudeli di quei feroci Tedeschi che spedirono Anna Frank e sei milioni di

ebrei alle camere a gas». La storia non finisce. Non deve finire. Quale persona sensibile

desidererebbe che capitasse una cosa del genere, tanto meno ad una bambina! E così il mondo

ha dato il suo consenso ad ogni guerra mossa e vinta dagli ebrei contro gli Arabi, ritenendo che

quella vittoria fosse un segilo di benevolenza del Signore nei confronti del «popolo eletto». Si

dimentica che il modernissimo armamento dello stato d'Israele è stato pagato con i soldi delle

tasse che noi abbiamo pagato ai nostri governi. Ora il lettore avrà compreso perché la leggenda

non deve morire; e anche perché si sente continuamente ripetere che Anna vuole continuare a

vivere anche dopo la sua morte. Una volta che ci siamo resi conto di ciò, possiamo anche

scorgere dietro la macchinazione che sta alla base del Diario di Anna Frank il chiaro proposito

del «popolo eletto» di vendicarsi di tutti coloro che gli avevano rivolto delle critiche. Con questo

spirito, il Diario afferma che «la radio inglese ha sempre detto la verità» (3 Febbraio '44:158),

mentre i Finlandesi sono degli «idioti» (27 Giugno '44:258).

L'«Internazionale» viene salutata con entusiasmo (10 Settembre '43:116), così come i

comunisti «straordinari» di Stalin (3 1 Marzo '44:20 1) e l'avanzata dei Bolscevichi (27 Giugno

'44:258).

Come ovvio, la condanna più aspra spetta ai Tedeschi, che pure avevano reso possibile alla

comunità ebraica di prosperare nel loro Paese. I

Frank stessi avevano costruito in Germania la loro ricchezza. Di probabile origine cazara,

come la maggior parte dei membri di questo gruppo etnico, erano emigrati dall'Asia in Polonia,

Galizia, Ungheria e Austria. Il nome Frank (anche Franck) è di origine ashkenazita e significa

«della Franconia» (Rottenberg: 218). Così come molti altri cazari, che vivevano nella sporcizia é

nella miseria, si resero ben presto conto che la Germania era la «Terra Promessa». Forse non

riuscirono proprio ad ottenere tutto «il latte e il miele» che desideravano, ma è sicuro che il loro

tenore di vita cambiò radicalmente. L'odio del signor Frank nei confronti dei Tedeschi si spiega

probabilmente col fatto che certe persone, se non

[36] riescono ad ottenere tutto quello che vogliono, si mettono a gridare a destra e a sinistra che

è stata fatta loro un'ingiustizia. Il Lessico Enciclopedico Meyer e il Grande Dizionario Duden,

alla voce «Frank», riferiscono che il padre di Anna era un banchiere; e anche nel Diario

troviamo conferma che, in Germania, i Frank erano molto ricchi: «Cara Kitty, ti ho mai

raccontato niente della nostra famiglia? Credo di no, perciò comincio adesso. I genitori di mio


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padre erano molto ricchi. Suo padre si era fatto da sé, e sua madre proveniva da una famiglia

ricca e signorile. Così il babbo nella sua gioventù condusse una vera vita da figlio di signori:

ricevimenti ogni settimana, balli, feste, belle ragazze, banchetti, un grande appartamento, ecc.,

ecc. Dopo la morte del nonno tutto quel denaro andò perduto a causa della guerra mondiale e

dell'inflazione. Il babbo ebbe dunque un'educazíone di prim'ordíne e dovette ridere molto, ieri,

a tavola, quando per la prima volta in cinquantacinque anni di vita raschiò il fondo della padella.

Anche mamma era di famiglía ricca, e spesso noi ascoltiamo a bocca aperta il racconto dei

fidanzamento con 250 invitati, balli e banchetti. Ora non possiamo più dirci ricchi, ma tutte, le

mie speranze sono per il dopoguerra» (8 Maggio '44:233-234; cfr. 20 Giugno '42:7-8),

Il desiderio di Anna di ridiventare ricca sarà realizzato da suo padre, che, all'unisono con

la causa sionista, aveva deciso di dedicarsi, dopo la caduta della Germania, alla propaganda

calunniosa contro i Tedeschi, traendo da ciò anche un grande vantaggio economico.

E, in effetti, la propaganda antitedesca si è dimostrata una vera miniera d'oro: pensiamo,

per esempio, ai tanti film antitedeschi prodotti nel dopoguerra, che hanno arricchto i

guerrafondai e i mercanti d'odio.

Anna afferma di essere contenta che Hitler avesso reso gli ebrei «apolidi» (9 Ottobre

'42:46) e ci ricorda che «veramente non esiste maggiore inimicizia al mondo che fra Tedeschi ed

ebrei» (lbid.).

«II giustamente famoso Díarío» (come viene definito nell'opuscolo della Fondazione A.

Frank, pag.2), porta altri esempi di odio nei confronti dei Tedeschi: «è molto più facile e

vantaggioso per gli Alleati lasciare che gli immacolati Germani si ammazzino fra di loro» (21

Luglio '44:270). Si rallegra che «solo una piccola percentuale dei cittadini olandesi parteggia per

il nernico» (29 Marzo '44:201). Quando il cibo peggiora, l'unica cosa buona è che «il sabotaggio

contro le autorità diventa sempre più grave» (ibid.).

[37]

Uno dei paragrafi del «Prospetto e Guida dell'Alloggio Segreto» (17 Novernbre'42:58)

concerne le «lingue d'uso»: «si prega di parlar sempre piano; sono ammesse tutte le lingue civili

e quindi non la tedesca».

Nonostante ciò, questo gruppo di «ebrei civili» si comporta piuttosto male: non solo non

parlano piano, ma nell'Alloggio Segreto ci sono sempre tanti e tali rumori da stupirsi che i

timpani dei suoi abitanti siano rimasti intatti. Ma tratteremo più diffusamente questo

argomento nel prossimo capitolo.

Infine, i Tedeschi vengono definiti «i carnefici più crudeli che esistano» (19 Novembre

'42:61). E dire che questo Diario e la Fondazione che porta il nome della sua autrice, dovrebbero

aiutare l'umanità a «raggiungere qull'umiltà che, sola, può permetterci di dare ascolto ai nostri

fratelli» (Opuscolo della Fondazione A. Frank: 3).

Ci sembra estremametnte difficile credere che una ragazzina dell'età di Anna Frank, sana

di mente, abbia potuto concepire un odio così profondo. E non basta. Poiché nelle parti che il

signor Frank ha omesso «nel timore di offendere i sentimenti delle persone» (Opuscolo della

Fondazine A. Frank: 6) potrebbe esserci di peggio. Si potrebbe forse concedere che un bambino,

imbevuto degli insani insegnamenti dei Talmud, abbia potuto sviluppare aberrazioni di questo

genere: tuttavia anche questa ipotesi ci sembra poco probabile. Soltanto esaminando il testo

originale si potrebbe dire con sicurezza se queste parti furono scritte da Anna Frank o aggiunte

da mano estranea in un secondo tempo.

Tranquilli schiamazzi

Una delle contraddizioni peculiari dei Diario è la faccenda dei rumori. Da una parte,

siamo indotti a credere che il gruppo di ebrei è in costante pericolo di vita; il silenzio avrebbe

dovuto, quindi, essere un requisito assolutamente indispensabile alla loro sopravvivenza.

Dall'altra, siamo continuamente messi di fronte ad un'atmosfera chiassosa, quando non

tempestosa. E non si trattava di situazioni straordinarie: rumori di ogni tipo erano all'ordine dei

giorno. li regolamento dell'Alloggio Segreto, opera del signor Van Daan (17 Novembre '42:57) ci

informa che gli abitanti debbono «parlare piano» (58); tuttavia, pare fossero

[38] proprio i Van Daan i maggiori responsabili dei continui rumori. Citiamo un altro passo del

Diario in cui viene trattato questo argomento: «Seguito dell'orario dell'Alloggio Segreto: otto e

mezza di mattina. Margot e mamma sono nervose: - Sst,... papà, zitto. Otto... sst, Pim! Sono le

otto e mezza, vieni via, chiudi l'acqua, cammina piano! .... Nemmeno una goccia d'acqua, non

usare il gabinetto, non camminare, tutti zitti. Quando in ufficio non c'è ancora nessuno, nel

magazzino si può sentire tutto» (23 Agosto '43:115). E sia ben chiaro: silenzio, perché «nel

magazzino si può sentire tutto». Tuttavia, non è difficile rendersi conto che l'esatto contrario del


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silenzio era all'ordine del giorno nell'«Alloggio Segreto»; e i Van Daan erano i principali

responsabili. «I signori Van Daan bannofatto baruffa: non ho mai visto nulla di simile, perché a

papà e mamma non verrebbe mai in mente di litigare in quel modo» (5) (2 Settembre '42: 30).

Il Diario trabocca di descrizioni delle continue liti tra gli otto ebrei. Il 29 Ottobre '43 (120),

Anna scrive: «I due coniugi hanno avuto un altro sonoro liti~yío... non puoi immaginarti come

quei due gridavano, pestavano i piedi, s'insolentivano. Facevano paura. I miei familiari stavano

al fondo della scala trattenendo il fiato, pronti, se necessario, a separare i contendenti. Tutte

quelle grida, quei pianti e quel nervosismo mi mettono in un tale stato di tensione che la sera

vado a letto piangendo, e ringrazio il cielo di avere ancora una mezz'oretta per me sola».

Sembra che il problema più grosso non fosse costituito dai nazisti, ma dal comportamento

degli otto ebrei. Qualche giorno più tardi, Anna scrive: «caso strano, l'intesa fra noi è buona,

nessuno litiga, da sei mesi non c'è più stata tanta pace in casa» (22 Dicembre '43: 130).

Disgraziatamente, il problema persiste: Sabato 15 Gennaio '44 (p. 146), Anna riferisce:

«non ha alcun senso che io continui a descriverti con tanti particolari le nostre baruffe e le

nostre discussioni».

Nemmeno lei si comporta meglio degli altri, perché confessa: «... mi sfogo a versare

padelle d'acqua e faccio un tal baccano che tutti vorrebbero non avermi d'attorno» (27 Febbraio

'44:168).

Resta la domanda: se il gruppo di ebrei era in tale pericolo, perché facevano tanto rumore

e come mai il loro «nascondiglio» non fu scoperto prima?

[38]

Il 12 Gennaio '44 (44) scopriamo addirittura che ad Anna «è venuta la mania dei balletti, e

tutte le sere mi esercito diligentemente a studiare passi di danza». Peter, da parte sua, si

divertiva ad intagliare il legno... È evidente che nella situazione del tutto speciale in cui si

trovavano gli otto ebrei, questo genere di attività avrebbe dovuto essere assolutamente proibito.

Non è azzardato, perciò, supporre che il gruppo di ebrei non avesse affatto intenzione di celare

la propria presenza.

Arrivano i ladri

Poiché ci viene raccontato che i Tedeschi eseguivano continue perquisizioni,

saccheggiando le case dei cittadini olandesi, pare sorprendente che l'unica irruzione effettuta

nella Prinsengracht 263, in due anni, sia stata quella del 4 Agosto 1944. Anche in quel caso,

l'abitazione non venne affatto saccheggiata, tanto che il Diario, insieme a un mucchio di altri

documenti, non venne coil I iscato. In realtà, il problema più grosso non era rappresentato dai

Tedeschi, né dagli Olandesi che si erano schierati dalla loro parte, bensì dalla popolazione

indigena (quindi anche ebrei) che molto spesso si dava alle rapine, saccheggiando le abitazioni

«visitate» (cfr., p. es., le annotazioni relative al 10 Marzo '4 3: 76; 2 5 Marzo '4 3: 80; 16 Luglio

'4 3: 96; 4 Agosto '4 3: 104; 1 ' Marzo '44: 169; 11 Aprile '44: 207; 15 Giugno '44: 2 56). il giudizio

di Anna, secondo il quale «non è colpa degli Olandesi se NOI conduciamo un'esistenza così

grama» (Opuscolo della Fondazione A. Frank: 8) appare quindi piuttosto sorprendente. Se poi i

ladri che erano penetrati nella loro abitazione fossero stati addirittura ebrei, la faccenda

assumerebbe un aspetto ancor meno simpatico.

Altre particolarità

È evidente che i promotori dell'azione Diario di Anna Frank consideravano i lettori dei

completi deficienti, aspettandosi che il pubblico ingoiasse qualunque fandonia, per assurda che

essa potesse sembrare. E, in fondo, i loro calcoli non si sono dimostrati del tutto sbagliati, visto

[40] l'elevato numero di creduloni che ha assorbito il «messaggio» del Diario come una spugna

secca assorbe l'acqua.

Porteremo altri esempi delle varie contraddizioni presenti all'interno del Diario, ma ora

facciamo una breve digressione, dando uno sguardo alla vita professionale di Otto Frank. Nel

suo «convincente» tentativo di spiegarci «perché» il Diario fu redatto, Anna ci fornisce su suo

padre i seguenti ragguagli: «Mio padre aveva trentasei anni quando sposò mia madre che ne

aveva venticinque. Mia sorella Margot nacque nel 1926 a Francoforte sul Meno; venni poi io il

12 Giugno 1929, e, siccome siamo ebrei puri, nel 1933 emigrammo in Olanda, dove mio padre fu

assunto come direttore della Travies N.V. Questa è in stretta relazione con la ditta Kolen & C.,

che ha sede nello stesso edificio, e di cui papà è socio... Nel 1938, dopo i pogrom, fuggirono i

5 Nell'edizione Cardinal «shouting at each other» («urlare uno contro l'altro»), p. 22 (N.d.T.).


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miei due zii, fratelli di mia madre, che si posero in salvo negli Stati Uniti.» (20 Giugno '42:7-8).

Per verificare se tutto questo risponde al vero, bisognerebbe poter esaminare i documenti

relativi ai fatti descritti. Viene comunque asserito con sicurezza che i membri della famiglia

Frank emigrarono nel 1933 in Olanda perché ebrei: asserzione assurda per diversi motivi.

In primo luogo, se fosse vero che nel 1933 gli ebrei furono costretti ad emigrare, perché

moltissimi scelsero di restare in Germania?

Secondariamente, perché «i due zii» restarono in Germania fino al 1938?

Terzo: perché anche i Frank non fuggirono negli Stati Uniti? Dato che erano fuggiti dalla

Germania nel 1933, si deve presumere che fossero ben consci dei rischi che si correvano

restando, assai più dei due zii che si allontanarono solo nel 1938.

Infine, sappiamo con certezza che, perfino dopo la presa del potere da parte di Hitler,

10.000 ebrei vennero a stabilirsi in Germania tra il 1933 e il 1937. Nel 1937, su 1.200 emigranti,

97 venivano addirittura dalla Palestina!

Quindi, il motivo fornito da Anna Frank per giustificare la fuga in Olanda della sua

famiglia diviene, alla luce di quanto finora esposto, del tutto inaccettabile. Ma allora, perché i

Frank emigrarono? Il signor Frank mantiene, anche su questa faccenda, il più assoluto riserbo.

Qual'era la sua vera attività, e in che modo la sua famiglia aveva acquisito tali enormi ricchezze?

Viene il sospetto che le bugie sul diario di Anna non siano state le prime raccontate dalla

famiglia Frank.

[41]

Dopo il trasferimento in Olanda, i Frank godevano ancora di una solida posizione

finanziaria. Anna scrive: «E noi... noi stiamo bene, meglio che milioni di altre persone. Siamo

ancora tranquilli e sicuri e, come suol dirsi, ci mangiamo il capitale» (13 Gennaio '43: 70; cfr. 8

Maggio '44: 233).

Probabilmente, questo spiega perché i Frank non si disturbarono a emigrare in Svizzera o

negli Stati Uniti. Riguardo gli affari dei padre, Anna ci dice anche: «In questi ultimi tempi papà

sta molto in casa perché non può più occuparsi di affari. Deve essere ben triste sentirsi così

inutile.

Koophuis ha rilevato la ditta Travies, e Kraler la Kolen & C - » (5 Luglio '4 2: 17). La

maggior preoccupazione di Otto Frank era quella di evitare che i suoi beni venissero sequestrati

dai Tedeschi; a questo proposito, Anna riferisce: «Non vogliamo che i nostri averi cadano nelle

mani dei Tedeschi» (1bid.). Ma era poi vero che i Tedeschi fossero incessantemente alla caccia

dei beni detenuti dagli ebrei?

Insieme ai Frank, vivevano altre 4 persone. Ma perché, di tutti i posti che ci sarebbero stati

a disposizione per nascondersi, Otto Frank scelse proprio lo stesso stabile nel quale si trovava il

suo ufficio? (Cfr. 9 Luglio '42: 2 1). L'edificio, oltretutto, conteneva anche un magazzino per

generi di drogheria, come ci ricorda anche l'Opuscolo della Fondazione A. Frank (27):

« È importante sapere che il signor Frank commerciava in spezie a quel tempo, e che le

spezie erano accantonate nel magazzino». E il fatto che i dirigenti della ditta fossero cambiati,

non impediva che «un chimico- farmacista ebreo» vi lavorasse tranquillamente.

Tutta la faccenda dell'«Alloggio Segreto» assume quindi l'aspetto di una ridicola messa in

scena; quando poi consideriamo quello che ci viene comunemente raccontato, che cioè i

Tedeschi erano continuamente alla caccia di ebrei, nulla lasciando intentato per arrestarli e

sopprimerli, ci vien fatto di chiederci come mai l'«Alloggio Segreto» sia potuto restare tale per

beucdue anni, E, se le SS avevano effettivamente «mandato a chiamare papà» (8 Luglio '4 2:

18), come dice Margot: perché allora «papà» decise DI TRASLOCARE NEL SUO UFFICIO? Non

poteva scegliere un posto peggiore. E pensare che i Frank non si fidavano nemmeno dei loro

stessi correligionari: «Le giornate qui diventano terribilmente monotone;

[42] Lewin, un piccolo chimico-farmacista ebreo, lavora per il signor Kraler in cucina. Conosce

bene tutto l'edificio e perciò abbiamo sempre paura che gli salti in testa di andare a dare

un'occhiata all'antico laboratorio. Stiamo zitti come topolini. Chi avrebbe sospettato, tre mesi fa,

che Anna, coi suo argento vivo addosso, avrebbe dovuto e saputo star tanto tranquilla per ore e

ore?» (1 o Ottobre '42: 43). E questo Lewin, oltretutto, non era forse uno dei tanti ebrei cui era

consentito lavorare tranquillamente in Olanda, così come lo era stato a rnigliaia di ebrei

tedeschi durante il periodo hitleriano? E il fatto che i Frank abbiano scelto come nascondiglio il

loro ufficio, non ci indica forse quanto i Tedeschi si dimostrassero, a quel tempo, indulgenti nei

confronti della questione ebraica?

Si potrebbe anche pensare che i Frank si siano trasferiti nello stabile che ospitava i loro

uffici per evitare i furti che, come precedentemente osservato, erano a quel tempo

particolarmente frequenti; o fors'anche il signor Frank desiderava tener d'occhio i due nuovi


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dirigenti, Kraler e Koophuis. Ma non soltanto ci viene chiesto di prestar fede a questa

stupidaggine dell'«Alloggio Segreto»: ascoltate cosa ci raccontano in data 27 Febbraio '43 (pp.

74-75): «... Figurati, che cosa ci capita. Il proprietario di questo appartamento, senza dirlo a

Kraler e Koophuis, ha venduto la casa. Una mattina, il nuovo proprietario venne con un

architetto a prender visione della casa. Fortunatamente c'era Koophuis, che gli fece vedere tutto,

salvo il nostro alloggio segreto. Disse di aver dimenticato a casa la chiave della porta di

comunicazione. Il nuovo proprietario. non chiese altro. Purché non torni e non voglia proprio

vedere l'alloggio segreto, perché sarebbe un brutto affare per noi».

Quindi dovremmo credere che il proprietario aveva venduto la casa senza aver prima

visitato lo stabile che intendeva vendere, e per di più senza informare gli inquilini che la casa

stava per essere venduta. E ci si aspetta pure che i lettori bevano la storiella del nuovo

acquirente che compra una casa senza prima averla ispezionata per intero, e dell'architetto che,

evidentemente, non si era dato la pena di esaminare il progetto dell'edificio: se questo non è

chiedere troppo!

Inoltre, come mai l'architetto e il nuovo proprietario non si erano insospettiti davanti allo

«scaffale»/ posto dinanzi alla porta (cfr. 21 Agosto '42: 29) e per la sparizione della scaletta

(ibid.)? Questo argomento

[43] sarà comunque trattato per esteso nel prossimo capitolo.

Ma anche accettando l'idea che il nuovo proprietario avesse soprasseduto alla visita della

casa che stava per acquistare, come può essere possibile che, una volta in possesso di tutte le

chiavi, non avesse esaminato attentamento l'edificio?

Ci si potrebbe porre anche altre domande interessanti: che dire, per esempio, dell'odore

lasciato dalle sigarette? Tutti gli uomini dell'«Alloggio Segreto» (eccetto Peter) fumavano.

Nel magazzino erano stipati piselli, fagioli, e 150 barattoli di verdura (cfr. 9 Novembre '42:

54) e persino salsicce (cfr. 10 Marzo '43: 76): non si era chiesto, il nuovo proprietario, cosa ci

facessero tutte quelle cibarie nel magazzino?

La porta misteríosa

Passiamo ora ad un altro argomento che rende perplessi: quello, cioé, della porta che

immetteva nell'«Alloggio Segreto». A tutti coloro che visitano la casa di Anna Frank, viene

ricordata l'ingegnosa invenzione dello «scaffale girevole» che dava accesso all'appartamento. La

«porta misteriosa» è certamente un elemento che aggiunge «suspense» a tutta la vicenda. Non

ci sono prove sicure dell'esistenza o meno di questo stratagemma, tuttavia s'impongono, a

questo punto, alcune importanti osservazioni.

La «porta misteriosa» viene dapprima descritta come una «semplice porta tinta in grigio»:

«una scaletta di legno (B) mena al pianerottolo del secondo piano SU CUI SI APRONO DUE

PORTE; quella di sinistra conduce a stanze verso strada, adibite a magazzino, e ai solai. Da

questi locali una lunga e ripidissima scala (C), vera scala rompigambe olandese, scende alla

seconda porta sulla strada. LA PORTA DI DESTRA dà nell'appartamento verso corte, il nostro

alloggio segreto. NESSUNO SOSPETTEREBBE che dietro questa SEMPLICE PORTA TINTA IN

GRIGIO si nascondano tante stanze. PRIMA DELLA PORTA C'È UNO SCALINO e poi sei

dentro» (9 Luglio '42: 22). Fermiamoci un momento prima di procedere. Come faceva una

ragazzina che aveva lasciato la Germania per

[44] trasferirsi in Olanda nel 1933 (20 Giugno '42: 8), e che quindi all'epoca aveva soltanto

quattro anni, parlare di una «vera scala rompigambe olandese»? Lasciamo stare il fatto che una

ragazzina difficilmente userebbe un'espressione del genere; ma quale possibilità (e interesse)

poteva avere a paragonare le scale olandesi con quelle di altre nazioni? Un frasario del genere

non si addice affatto ad una bambina della sua età.

Inoltre, perché apportare miglioramenti alla porta, visto che «nessuno sospetterebbe che

dietro questa semplice porta tinta di grigio si nascondano tante stanze»? Modificarne la

struttura non significava forse suscitare dei sospetti? Approfondiremo questo punto man mano;

per ora, passiamo alla prossima descrizione, quella appunto che riguarda la modifica alla porta

d'ingresso: «il nostro rifugio è ora divenuto un vero nascondiglio. Il signor Kraler ha infatti

ritenutto opportuno di COLLOCARE UNO SCAFFALE DINANZI ALLA NOSTRA PORTA

D'INGRESSO (stanno facendo molte perquisizioni per scovarc biciclette nascoste), ma

naturalmente SI TRATTA DI UNO SCAFFALI GIREVOLE CHE SI APRE COME UNA PORTA. Il

lavoro è stato fatto dal Signor Vossen, a cui abbiamo dovuto confidare che in case c'erano sette

persone nascoste. Si è subito mostrato molto comprensivo e disposto a darci ogni aiuto. Ora, se

vogliamo scendere sotto, dobbiamo prima chinarci e poi saltare, PERCHÈ LA SCALETTA NON

C'È PIÙ. Dopo tre giorni eravamo tutti pieni di bolle sulla fronte, perché urtavamo contro la


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

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porta troppo bassa. Ora hanno inchiodato in cima al vano della porta un cuscinetto pieno di

trucioli. Vedremo se serve!» (21 Agosto '42: 29). Ricordate quando affermavamo che modificare

la struttura della porta avrebbe significato suscitare dei sospetti? Ebbene, quando il nuovo

proprietario e il suo architetto ispezionarono i luoghi. venne mostrato loro TUTTO tranne

l'«Alloggio Segreto».

Ci viene raccontato che il sig. Koophuis «disse di aver dimenticato a casa la chiave della

porta di comunicazione» dell'«Alloggio Segreto». (27 Febbraio '43: 74). Ma se davanti alla porta

era stato messo lo scaffale girevole, che, tra l'altro, poteva essere aperto soltanto dall'interno

(Breve Guida alla Casa di Anna Frank: 2), come poté il Sig. Koophuis raccontare ai due

visitatori di aver dimenticato la chiave di un portone che era stato occultato alla vista dei

visitatori da uno scaffale girevole? Solo il Sig. Frank e i suoi sostenitori potrebbero svelare

l'enigma. Sussiste,

[45] quindi, il legittimo sospetto che la storia dello «scaffale girevole» sia tutta un'invenzione,

inserita in un secondo tempo nel Diario, per aggiungere suspense a tutta la vicenda. Pare che

l'ideatore dello «scaffale girevole» sia stato il Sig. Vossen, padre della dattilografa Elli Vossen;

un lavoro del genere norì sarebbe, comunque, stato causa di un terribile trambusto? Non

dimentichiamo che Anna, in data 11 Luglio '44 (p. 26), scrive: «accanto a noi, a destra, c'è una

grande casa commerciale, e a sinistra una fabbrica di mobili; finite le ore di lavoro. nei locali

non resta più nessuno, PERÒ I RUMORI POTREBBERO ANCIIE ESSERE UDITI. Abbiamo

PROIBITO A MARGOT DI TOSSIRE DI NOTTE, sebbene si sia presa un bel raffreddore .... Di

giorno BISOGNA CAMMINARE PIANO PIANO E PARLARE A BASSA VOCE, perché nel

magazzino POTREBBERO UDIRCI. Tuttavia, nella frase seguente, afferma: «Ora MI

CHIAMANO». Si potrebbe obiettare che Vossen abbia eseguito i suoi lavori di falegnameria alla

sera tardi o di notte; ma anche in questo caso, la frase su citata («finite le ore di lavoro, nei locali

non resta più nessuno, però i rumori potrebbero anche essere uditi») testimonia

dell'impossibilità di tale circostanza. li fatto, poi, che a Margot, nonostante il raffreddore, fosse

stato impedito di tossire DI NOTTE, ci lascia ancora più sbalorditi.

Le modifiche apportate all'entrata erano state eseguite per rendere quest'ultima più

piccola e meno appariscente; ma, dato che il nuovo proprietario aveva certamente preso visione

dei progetti dello stabile, che dovette pensare quando si accorse che la porta di accesso

all'«Alloggio Segreto» era stata alterata? Non fu colto da qualche sospetto, trovandosi

improvvisamente di fronte allo «scaffale» che l'aveva sostituita? E che dire del

«chimico-farmacista ebreo Lewin» che «conosceva bene tutto l'edificio» (11 Ottobre '42: 43)?

Non aveva forse il diritto di domandarsi che fine avesse fatto la porta? E dov'era finita la

«scaletta»? E per quanto riguarda tutti quelli che, lavorando nel magazzino, conoscevano anche

il resto dell'edificio? E tutte le riparazioni che venivario saltuariamente effettuate, ivi comprese

quelle ai servizi igienici dell'«Alioggio Segreto»? E i vigili del fuoco, che avrebbero avuto il

diritto di ispezionare, in qualsiasi momento, l'edificio? Considerati tutti questi fatti,

sembrerebbbe proprio che la «porta segreta» anziché essere d'aiuto agli otto rifugiati avrebbe

costituito un ostacolo; avrebbero veramente corso il rischio di essere sco perti con facilità

(ammesso che l'essere scoperti fosse veramente il loro

[46] timore principale). Se tutta la faccenda dello «scaffale girevole» rispoilde a verità,

dobbiamo concludere che gli otto clandestini devono biasimare solamente se stessi per essere

stati scoperti, avendo messo in atto uno stratagemma così stupido da insospettire anche la più

ingenua delle persone sii ciò che poteva cclarsi al di là di quella parete.

Altri problemi

Dato che la storia della «porta nascosta» riveste un'importanza capitale nell'economia

della vicenda «Anna Frank», riteniamo opportuno dedicarvi ancora qualche paragrafo.

Nel volantino Brere Guida alla Casa di Anna Frank si dichiara che, dal giorno

dell'arresto, «NULLA È STATO CAMBIATO NELL'ALLOGGIO SEGRETO» (pag. 3). Questa

affermazione è chiaramente smentita dai fatti. E nel'enorme numero di bugie e mezze verita

propagate dal Sig. Frank e dai suoi sostenitori, non c'è nessun motivo per non credere che non

soltanto la porta di accesso al nascondiglio sia stata modificata, ma anche il nascondiglio stesso

abbia subito dei cambiamenti. In un'articolo dello «Stockholms Tidningen» (30 Giugno 1958)

dal titolo Anne Frank Pä Film si afferma che George Stevens, produttore e regista del film della

Twentieth Century Fox « Il Diario di Anna Frank», «ebbe il permesso di ristrutturare l'edificio

secondo i piani originalb; il che significa, evidentemente, che tutto lo stabile, ivi compreso

l'«Alloggio Segreto», era già stato MODIFICATO. Schnabel riferisce che, all'epoca della sua

visita, lo scaffale era stato spostato: non gli vien fatto di domandarsi dove fosse finito, ignorando


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

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tutte le domande imbarazzanti che potevano presentarsi.

Schnabel afferma che della porta erano rimasti soltanto i cardini; anche la sua

testinionianza è una conferma che, dopo la guerra, furono apportate delle modifiche all'interno

dello stabile. Ma, in fin dei conti, non prova niente di concreto: infatti, chi ci dice che i cardini

rimasti erano quelli ai quali era stato ancorato lo «scaffale girevole»? Poteva semplicemente

trattarsi dei cardini della «porta tinta di grigio». Il volantino Breve Guida alla Casa di Anna

Frank afferma che la porta di accesso all'«Alloggio Segreto» era così ben nascosta dallo scaffale

girevole che

[47] era impossibile dall'esterno sospettarne l'esistenza. E prosegue: «la porta era chiusa

all'interno da un gancio che soltanto gli abitanti dell'Alloggio Segreto potevano sbloccare».

Questa è la descrizione ufficiale dello stratagemma utilizzato dai Frank. Ma, come

abbiamo già riferito, l'esistenza della porta era stata scoperta con estrema facilità dal nuovo

proprietario che aveva addirittura chiesto di poterla aprire, pur vedendo che non aveva

serratura e che poteva essere aperta solo dall'interno. Perfino il «falegname, o come altrimenti si

chiama» (20 Ottobre '42: 47-48) l'uomo che doveva «riempire i cinque estintori», era

apparentemente a conoscenza dell'esistenza della porta. Il falegname che aveva bussato «alla

nostra porta», prosegue il Diario, confcrmando così l'esistenza della porta stessa, era

impossibilitato ad entrare. Più tardi. arrivò il Sig. Koophuis dicendo: «Aprite, sono io». La storia

continua: «E aprimmo. IL GANCIO CHE FISSA LO SCAFFALE ALLA PORTA, E CHE POTEVA

ESSERE TOLTO DAI DI FUORI DA CHI CONOSCIEVA IL SEGRETO, si era fiaccato; perciò

nessuno aveva potuto avvertirci della venuta del falegname. Questi ora era sceso sotto e

Koophuis voleva venire a prendere Elli, MA NON RIUSCIVA AD APRIRE LA

PORTA-SCAFFALE» (íbid.). Il meno che si può dire è che questa faccenda confonde

ulteriormente le idee, perché da questa descrizione sembra che la porta potesse essere aperta

anche DAL DI FUORI da chi era a conoscenza del segreto. Si potrebbe arguire che lo scaffale era

in qualche modo aggganciato alla porta. Ma se le cose stanno così. è una menzogna affermare

che niente è stato modificato dal giorno in cui i Frank furono arrestati. Infatti. ai visitatori viene

mostrato soltanto uno scaffale girevole. Che la porta potesse venire aperta anche dall'esterno

sembrerebbe dimostrato anche da questo passaggio: « ... col pretesto che bisognava lasciar

libero il locale, Miep lo (Dussel) accompagnò di sopra, APRÌ LA PORTA-SCAFFALE e si infilò

dentro per la scaletta, sotto gli occhi di Dussel ammutolito per lo stupore» (1 1 Novembre '42:

57). E ancora: «Kraler sale con passo pesante la scaletta, dà un colpetto secco ALLA PORTA ed

entra fregandosi le mani» (5 Agosto '43: 106; riguardo alla faccenda dello «scaffale girevole»,

cfr. anche le annotazioni dell'11 Aprile e dell'8 Luglio 1944). «La polizia armeggiava allo

scaffale» si legge in data 11 Aprile 19-14 (21 1). Che terribile confusione!

Francamente la storia dei Frank non ci convince, ma vogliamo essere

[18] franchi con il Sig. Frank: a meno che non ci si decida a fornire spiegazioni esaurienti, tutte

le vicende descritte lasciano adito a profondi dubbi e sospetti. Perché, per esempio, il falegname

che doveva riempire i cinque estintori non ha insistito, come sarebbe stato naturale, per entrare

nell'«Alloggio Segreto»? Già prima del 4 Agosto 1944, ignoti erano penetrati nello stabile che

ospitava l'alloggio dei Frank; il fatto di aver trovato del tutto non agibile un'ampia parte

dell'edificio avrebbe dovuto suscitare i sospetti degli indesiderati «visitatori»; i quali molto

probabilmente, conoscevano bene lo stabile e quindi dovevano aver ritenuto piuttosto strane le

modifiche apportate. Soltanto l'esame dei manoscritto originale dei Diario potrebbe gettare una

certa luce sulli faccenda, che altrimenti dove essere considerata un misto di verità e menzogne.

L'Opuscolo della Fondazione A. Frank riferisce a pag. 2a: «L'Alloggio Segreto, situato

DIETRO lo scaffale girevole, è rimasto esattamente come all'epoca in cui le vicende si svolsero»:

molto probabilmente ci si riferisce soltanto all'interno dcll'Alloggi0. escludendo la porta di

accesso che è stata modificata per circondare di un alone di mistero tutta la vicenda.

Rcstano ancora due fatti da esaminare. Se Schnabcl avesse ragione, si dovrebbe arguirc

che lo scaffale era ancorato con dei ganci, perché l'aiuto-sergente che fece irruzione nell'alloggio

il 4 Agosto 1944 aveva - secondo Kraler - trovato il gancio non perfettamente fissato. Tuttavia,

questa versione è in contrasto con quella che viene riportata in un'intervista fatta allo stesso

aiuto-sergente, secondo il quale lo scaffale venne soltanto spinto al momento dell'irruzione: i

«ganci» di cui parla Schnabel non sono nemmeno menzionati. Nello stesso articolo, troviamo la

dichiarazione di Karl Silberbaucr (1), secondo il quale si trattava di un «ALTO scaffale posto

davanti all'entrata» (* * *Stockbolms Tidníngen, 22 Novembre 1963). Probabilmente, quindi,

nessuna modifica era stata apportata alla porta d'ingresso e lo scaffale-libreria che oggi ci viene

mostrato non è lo stesso che vide Silberbauer.

In conclusione, diremmo che nessuna persona dotata di buon senso può dar crcdito a tutte

queste storie in contraddizione l'una con l'altra; solo l'inganno e la menzogna trapelano dai vari


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

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racconti sullo «scaffale girevole» e la «porta misteriosa».

[49]

L'alloggio segreto

Si racconta che, allorché i Tedeschi fecero irruzione nell'edificio che ospitava i Frank,

rimasero esterrefatti e confusi davanti alla «topografia della casa», dato che «questo tipo di

edificio era loro del tutto sconosciuto» (Opuscolo della Fondazione A. Frank: 27). Ci si vorrebbe

far credere, insomma, che i poliziotti che arrestarono i Frank erano tedeschi e che, in quanto

tali, non erano a conoscenza della tipologia delle case olandesi. Pare che Otto Frank abbia fatto

credere a George Stevens che gli uomini della Gestapo, «il sergente Silverbauer, della Polizia

Verde, e quattro subordinati» erano «soldati nazisti» la cui «missione era quella di distruggere»

(Prefazione dell'ed. Cardinal).

Nel libro di Schnabel, invece, non troviamo niente del genere: dal suo racconto risulta

evidente che la loro missione non era affatto quella di distruggere e che l'abitazione e il

magazzino non vennero affatto saccheggiati. Si sostiene, al contrario, che agli otto ebrei fu

permesso raccogliere con calma le loro cose e portarle con loro. Fu detto loro: «Fate con calma»

(8: 130). A Kraler fu perfino permesso di finire il suo sandwich e a Miep di fare una telefonata

(8: 130-131).

Nessuna conferma è mai stata trovata a quanto dichiarato nell'opuscolo della Fondazione

A. Frank circa la presunta ignoranza dei Tedeschi sulla topografia dell'edificio. Niente indica,

inoltre, che fosse soltanto la polizia tedesca a perquisire le abitazioni; nel Diario stesso, quando

si parla della POLIZIA si allude alla polizia OLANDESE, non alla Gestapo (cfr. 29 Marzo '44: 20

1; 11 Aprile '44: 209-211; 6 Maggio '44: 23 1). La polizia era costituita principalmente da

individui di nazionalità olandese; a volte i loro superiori erano tedeschi, ma le perquisizioni

venivano sempre effettuate dal personale olandese. È vero che nel Diario, in data 11 Aprile '44,

troviamo questa frase: «ci vidi tutti portati via dalla Gestapo la notte stessa» (p. 210) e, più

avanti, «parlammo di fughe e interrogatori della Gestapo» (p. 211). Riconosce però che la

nazionalità degli agenti doveva essere olandese: «Facevo i miei piani per il caso che tornasse la

polizia. Avremmo pur dovuto dire di esser nascosti: e allora, o erano buoni Olandesi, e noi

eravamo salvi; oppure era gente al servizio dei Tedeschi, e in tal caso avremmo cercato di

corromperli» (211).

Alla luce di tutto questo, le asserzioni contenute nell'opuscolo della

[50] Fondazione diventano ridicole: è evidente che, essendo gli agenti olandesi, non potevano

non avere che un'ottima conoscenza della topografia delle case dei loro Paese.

Nella lettera di Kraler a Schnabel si parla di quattro poliziotti, di cui uno solo appartenente

alla «Polizia Verde». Schnabel dice che il suo nome era «Silberthaler». George Stevens, nella

sua «prefazione», lo chiama «Silverbauer». (6) Un articolo pubblicato sullo «Stockolms

Tidníngen», il 22/11/1963, riferisce che si trattava di «Karl Silberbaucr», un Austriaco, non un

Tedesco (cfr. Schnabel, 6:96). L'articolo riporta inoltre che siiberbauer aveva con sé 8 poliziotti

olandesi che, sicuramente, conoscevano bene la struttura di quel particolare tipo di edificio.

Nella Breve Guida alla Casa di Anna Frank, leggiamo: «L'edificio ... fu costruito nel 1635,

nello stile dell'epoca. In considerazione dei servizi di trasporto esistenti in quel periodo, lo

stabile era stato edificato come molte altre case dei mercanti di Amsterdam: e cioé, davanti ad

un canale, in modo che le merci potessero venir scaricate dai battelli direttamentc davanti alla

porta di casa». La costruzione non presentava quindi nulla di insolito; nella rivista «The

Christían Science Monitor» (4 Luglio 1977: 23), nell'articolo intitolato Amsterdam: dove la

famiglia Frank si nascose alla Gestapo, leggiamo: «il nascondiglio dei Frank era un edificio,

COME CENTINAIA DI ALTRI AD AMSTERDAM, lungo e stretto, con una sezione frontale che

si affacciava sul canale e un «achterhuis» (retrocasa) che si affacciava su un cortile interno o su

una strada laterale».

Le informazioni contenute nell'Opuscolo della Fondazione A. Frank sono quindi dei tutto

prive di fondamento.

Oscuramento delle finestre

Un altro fatto che lascia perplesso il lettore attento del Díario è la presunta impossibilità

dell'«Alloggio Segreto» di essere scorto dalle finestre del magazzino: si vorrebbe così spiegare il

6 L'uomo che arrestò i Frank. (N.d.T.)


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motivo per cui i Tedeschi non poterono scoprirne per lungo tempo l'esistenza. Viene fatto

[51] notare che le finestre dell'«Alloggio Segreto» erano state ricoperte con«carta quadrettata»,

attaccata agli stipiti con puntine da disegno, «in modo da ottenere un buon oscuramento».

Occorre, a questo punto, citare per esteso un importante passaggio dell'opuscolo edito dalla

Fondazione:

«A questo punto, divengono necessarie ulteriori spiegazioni. Vi domanderete

forse come mai la polizia tedesca non poté vedere l'appartamento sul retro dallc

finestre del magazzino. Tutti sanno che l'entrata dell'Alloggio Segreto, sul pianerottolo,

era occultata da uno scaffale girevole. Ma anche così, come mai l'alloggio non poteva

essere visto attraverso le finestre? È importante sapere che il signor Frank

commerciava in spezie e che le spezie erano stipate nel magazzino. Siccome le spezie

devono essere conservate al buio, erano stati attaccati alle finestre fogli di carta

quadrettata, per oscurare l'ambiente durante il giorno - Perciò, sebbene le finestre

siano visibili, non vi si può vedere attraverso, e tutti pensavano che si affacciassero sul

giardino. Forse questo non è un particolare che colpisce, nel momento in cui si osserva

la piantina, ma allorché cominciate il giro della casa, con tutti i suoi passaggi, scale,

scalette e porte, perderete presto l'orientamento».

Un'affermazione simile la troviamo anche nella Breve Guida alla Casa di Anna Frank:

«Lasciando i settori di documentazione, si passa ad un piccolo ATRIO, che introduce nella casa

sul retro (vedi piantina, fig. 3). Sul lato destro, vediamo la finestra che si affaccia sul cortile

interno. I vetri portano ancora le tracce della carta che era stata usata per oscurare le finestre,

affinché le spezie contenute nel locale non si guastassero. Ciò significa, naturalmente, che

l'Alloggio Segreto non era visibile ai curiosi o ai visitatori non autorizzati».

Questa spiegazione solleva però parecchie difficoltà: il «piancrottolo», come viene definito

nell'opuscolo della Fondazione (27) e nel Diario (9 Luglio '42: 22), o «piccolo atrio» (Breve

Guida alla Casa di Anna Frank) non era certo il posto adatto per immagazzinare delle spezie, e

quindi non c'era nessuna ragione per oscurarne le finestre. Le spezie si

[52] tengono di solito in cassetti, contenitori di legno, giare o scatole di latta, non tanto per

proteggerle dalla luce, quanto per evitare che assorbano gli odori dell'ambiente. Che un

«pianerottolo» venga usato per stipare della merce è, a dir poco, ridicolo, perché se ne

potrebbero mettere soltanto delle quantità limitate. In ogni caso, siccome il sole non vi batteva

mai direttamente, non ci sarebbe stato alcun pericolo di deterioramento, quindi oscurare le

finestre era inutile. Bisogna poi considerare il fatto che i regolamenti antincendio non

permettono di immagazzinare della roba in un punto di passaggio, qual è un pianerottolo.

L'oscuramento delle finestre avrebbe, tra l'altro, reso necessario l'uso di una torcia per muoversi

all'interno: e la luce avrebbe potuto benissimo essere scorta dal di fuori. Non si comprende poi

la ragione per la quale sarebbero state oscurate le finestre sul pianerottolo, ma non quelle

dell'«ufficlo principale» « ... molto ampio, molto luminoso, molto pieno» (9 Luglio'42: 21).

Se oscurare le finestre era tanto importante, perché non furono ricoperte quelle del luogo

nel quale le spezie venivano conservate, anziché quelle dei pianerottolo? E se il Signor Frank era

tanto preoccupato che la luce potesse rovinare la sua merce, perchè non la conservava allora

nell'«altro ufficio, piccolo e piuttosto oscuro, che dà sulla corte»? (Ibid.)

Le fotografie del «pianerottolo» che sarebbe servito come «deposito spezie», pubblicate a

pagina 27 dell'Opuscolo della Fondazione A. Frank, mostrano soltanto registri d'ufficio; perché

allora oscurarne le finestre?

Anna dice: «Abbiamo una gran paura che i vicini ci possano sentíre o vedere» (11 Luglio

'42: 26). Schnabel (6:101), da parte sua, afferma che «improvvisamente i rami dell'albero furono

scossi dal vento e si udì un'auto passare lontano»; se i rumori penetravano nel magazzino tanto

facilmente, muoversi al suo interno sarebbe stato, nelle condizioni in cui si trovavano gli otto

clandestini, un vero suicidio.

In solaio, il sole entrava «da una finestra spalancata» (21 Agosto '42: 30), mentre

Schnabel osserva che dal solaio si potevano vedere le camere dall'altro lato (5: 82). Se questo è

vero, allora si poteva vedere anche attraverso le finestre del magazzino.

L'«ufficio principale» dove, pare, veniva conservata la maggior parte delle spezie, era,

come già abbiamo osservato, «una stanza molto luminosa»; Margot e Anna l'avevano scelta per

la loro toilette e Anna dice:

[53]«Sabato pomeriggio chiudiamo le tendine, poi ci laviamo al buio» (29 Settembre '42: 41). E


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più avanti: «Me ne sto piacevolmente seduta nell'ufficio verso strada a guardar fuori attraverso

la fessura fra le tendine.È già sera, ma ci si vede ancora abbastanza per scrivere» (13 Dicembre

'42: 67).

La frase precedente suona piuttosto strana, quando consideriamo che il Sig. Frank temeva

che la luce potesse danneggiare le sue spezie. E, a questo proposito, riteniamo che avrebbe

dovuto preoccuparsi non tanto per la luce che entrava dalle finestre, quanto per il fumo delle

sigarette, che in effetti, le può seriamente rovinare.

In definitiva, ci pare che anche questa storia dell'oscuramento delle finestre sia stata

inventata per conferire più credibilità e senso drammatico a tutta la storia dell'«Alloggio

Segreto».

Appare altresì evidente che i motivi forniti dai Frank per giustificare il fatto che l'«Alloggio

Segreto» non potesse essere visto dall'esterno, sono del tutto privi di senso. Tutta la faccenda è

un misto di realtà e fantasia, più fantasia che realtà. Naturalmente, la vera ragione per cui la

polizia tedesca non potè scoprire per tanto tempo l'«Alloggio Segreto» fu semplicemente dovuto

al fatto che non si era mai data la pena di cercarlo. Quando, alla fine, si mise a cercarlo, lo trovò.

Tutto qui. Così semplice che soltanto poche persone se ne sono accorte.

I fumatori

Un altro forte colpo alla credibilità di tutta la vicenda, lo arreca la consapevolezza del fatto

che gli uomini dell'«Alloggio Segreto» erano tutti accaniti fumatori. Alcune considerazioni:

l'odore del tabacco proveniente dall'abitazione aumentava per i suoi occupanti il rischio di

essere scoperti; il rischio di incendi aumentava; qualche spione poteva riferire di aver sentito

odore di tabacco e visto il fumo; infine, pare strano che un gruppo di persone ridotte alla fame

spenda soldi per le sigarette. Tuttavia, in data 12 Marzo '43: 78: «Il signor Van Daan è di cattivo

umore per la scarsità di sigarette». Il 2 Marzo '44, Peter «raccontò che i suoi genitori bisticciano

di sovente a proposito di politica, di sigarette e di una quantità di altre cose» (171). 14 Marzo '44:

182: «11 Signor Van Daan:

[54] « Bisognache io fumi, fumi, fumi » ... » «Ma quando non ha da fumare non vale più nulla ...

» (ibid.). Non c'è dubbio che il Signor Van Daan aveva il vizio del fumo. Ma persino la signora

Frank fumava, perché Anna riferisce ad un certo punto queste parole di sua madre: «Se io fossi

la signora Van Daan avrei da un pezzo fatto perdere a suo marito il vizio di fumare eternamente.

Ma ora bisogna per forza che io abbia una sigaretta, perché sono troppo nervosa» (ibid.). In data

11 Aprile 1944, Anna scrive ancora:« ... gli uomini fumavano senza interruzione» (211). Il 16

Giugno 1944, riferisce che la Signora Van Daan «ha paura che suo marito si fumi tutti i soldi

della pelliccia» (256). Fermiamoci un momento a riflettere. La faccenda dell'«odore dei fumo» ci

impone la soluzione di due quesiti: perché il Sig. Frank, tanto preoccupato per la luce che poteva

danneggiare le sue spezie in una stanza in cui non ve n'erano affatto, non si preoccupa

ugualmente del fumo del tabacco che poteva deteriorarle in qualunque luogo della casa esse si

trovassero? E, se il nascondersi era lo scopo principale degli otto ebrei, come non rendersi conto

che il continuo uso ed abuso di sigarette li avrebbe, prima o poi, fatti scoprire? Non si

comprende la ragione per La quale il sig. Frank abbia scelto come inquilini Dussel e Van Daan,

sapendo che essi fumavano. Il «Prospetto e Guida dell'Alloggio Segreto» (17 Novembre '42: 59)

ci informa che le «bevande alcoliche» erano permesse «solamente su attestato medico», ma non

menziona affatto l'uso del tabacco. Fumatori e non fumatori sanno benissimo che il tabacco

provoca parecchio fumo ben visibile. Abbiamo qui un'altra riprova del fatto che agli occupanti

dell'«Alloggio Segreto» non importava molto di essere scoperti. Il tabacco può causare una

fastidiosa e persistente tosse, che i vicini possono facilmente udire; mozziconi di sigarette,

fiammiferi, etc. possono essere facilmente lasciati in giro, fornendo così una traccia del nostro

passaggio; il rischio di incendio era assai alto nel caso in questione, per la presenza del

magazzino; il rischio che la polizia trovasse stecche di sigarette e scatole di tabacco non era

egualmente da sottovalutare... In conclusione, nessuna persona sensata, che ritenesse di essere

in pericolo di vita, avrebbe corso tanti e tali inutili rischi.

[55]

Finestre, finestre, e ancora finestre...

Due fatti singolari sono rappresentati 1) dalle finestre del «pianerottolo» che erano state

oscurate anche se non era affatto necessario e 2) dalla polizia e dagli altri inquilini che,

nonostante tutti i rumori e gli odori provenienti dal «nascondiglio», non si accorsero mai di

nulla. È dei tutto ovvio che sarebbe stato impossibile non accorgersi della presenza degli otto


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ebrei, a meno di non essere ciechi e sordi. A riprova di ciò, citeremo alcuni passi del Diario; le

citazioni parlano da sé. 20 Ottobre '42: 49 : «Ci fu una piccola interruzione, perché la lampada

di papà produsse un corto- circuito e improvvisamente ci trovammo senza luce». Gli estranei

non notarono la luce accesa? Si afferma, inoltre, che Miep e Henk pernottarono presso i Frank:

persone interessate, non avrebbero notato che i due erano entrati nella casa ma non ne erano

mai usciti? Peter aveva ricevuto in regalo, per il suo compleanno, un accendisigari (9 Novembre

'42: 53): non era questa una scelta poco saggia, considerato che la sua luce poteva attrarre

l’attenzione dei curiosi, senza parlare del pericolo di incendi? Il 28 Novembre '42: 62-63, Anna

scrive: «ABBIAMO CONSUMATA TROPPA LUCE E SUPERATA LA NOSTRA RAZIONE DI

ELETTRICITÀ. Conseguenza: economia estrema e forse ci toglieranno la corrente: quindici

giorni senza luce, bello, ti pare? Ma chissà che non si tiri ancora avanti così. Alle quattro o

quattro e mezza è troppo buio per legggere, perciò ammazziamo il tempo con ogni sorta di

sciocchezze... Da ieri sera ho trovato una novità: guardare con un canocchiale nelle STANZE

ILLUMINATE dei vicini. Di giorno le nostre tendine non possono restare aperte nemmeno di un

centimetro, ma quando è buio non c'è nessun pericolo. Prima non sapevo che i vicini possono

essere gente tanto interessante, almeno i nostri. Alcuni li ho colti a pranzo, una famiglia stava

girando dei film e il dentista di fronte stava curando una vecchia signora paurosa». Schnabel

conferma queste osservazioni, riferendo che dal solaio si poteva vedere negli appartamenti delle

case circostanti (5: 82). In data 7 Dicembre '42: 64, veniamo informati che, per Chanuka

(festività religiosa ebraica, N.d.T.) vennero accese le candele: «Di candele c'è scarsità, perciò

non le abbiamo tenute accese che dieci minuti; ma è andato tutto ugualmente bene perché, ciò

che più importava, i canti rituali sono continuati a lungo». Sarebbe stato veramente opportuno

che

[56] persone braccate dalla polizia accendessero candele e si mettessero a cantare! 10 Dicembre

'42: 65: «Pim, seduto sopra una sedia nel raggio di sole che filtrava dalla finestra... Peter girava

per la stanza coi suo micio ... Mamma stava stirando»; quindi i vetri della finestra non erano,

almeno in quel momento, oscurati e i tre erano certamente ben visibili dall'esterno; e il ferro da

stiro usato dalla madre era probalbilmente un vecchio ferro a vapore... Parlando di Dussel, Anna

scrive: «Mi fa rabbia soprattutto la domenica, quando accende la luce tanto presto e si mette a

far ginnastica. A me, povera martire, sembra che questo duri delle ore» (22 Dicembre '42: 69).

«Ieri sera abbiamo avuto un corto circuito» riferisce ancora Anna il 10 Marzo '43 (75); furono

accese le candele, ma il mitragliamento esterno convinse il padre a spegnerle. Ma la madre la

pensava in un altro modo: «Mamma saltò dal letto e con gran dispetto di papà accese la candela.

Ai brontolii del babbo rispose risolutamente: — Anna non è un vecchio soldato —. E basta.»

(ibid.: 76). Più sotto, alla stessa data, leggiamo che «Peter andò in solaio con una lampadina

tascabile». 18 Maggio '43: «Mamma ha chiuso la finestra... Pim accese la lampada» (pagg. 88-

89). L'aprirsi e il chiudersi di finestre in un appartamento che avrebbe dovuto essere

considerato deserto, non poteva forse suscitare i sospetti di persone interessate? 4 Agosto '43:

104 : «Ore undici e mezza: La porta della camera da bagno CIGOLA. Un sottile fascio di luce

penetra nella stanza». Peter va a prendere il pane, conservato nell'ufficio verso strada e «davanti

alla porta dell'ufficio si fa piccino piccino, e striscia carponi, PER NON ESSERE VISTO DI

FUORI» (20 Agosto '43: 114). Un episodio simile è riferito anche da Schnabel, solo che questa

volta è Anna a farsi piccina piccina PER NON ESSERE VISTA DI FUORI (6: 102).

19 Marzo 1944: 187-188: «Dopo la lavatura dei piatti, per salvare le apparenze rimasi un

pò vicino alla finestra nella camera dei suoi genitori, ma poco dopo mi recai da Peter. EGLI

STAVA IN PIEDI ALLA SINISTRA DELLA FINESTRA APERTA, IO ANDAI A PORMI ALLA

DESTRA E CONVERSAMMO. Era molto più facile parlare presso la finestra aperta in quella

relativa oscurità che in piena luce, e credo che Peter fosse dello stesso avviso». Stare in piedi,

chiacchierando, davanti a una finestra aperta, era una cosa saggia da farsi, viste le loro

particolari condizioni?

Il 20 Marzo 1944, Peter dice: «Andiamo sotto ad ammirare la luna».

[57] 11 Aprile'44: 215: «La finestra di Peter non rimarrà più aperta di notte». 18 Aprile '44: 221:

«Il nostro castagno comincia a verdeggiare e si possono già VEDERE qua e là delle piccole

fioriture»: evidentemente, i vetri NON ERANO STATI OSCURATI.

28 Aprile '44: 224: «Alle otto e mezza mi alzai e andai alla finestra, dove noi sempre ci

congediamo... E cosa trovo quando ho disceso i quattordici scalini! Piena luce, domande e

risatine». Stare in piedi davanti alle finestre e accendere le luci non è comportamento che si

addice a chi vuole nascondersi. 31 Maggio '44: 248: «Se facesse un pò meno caldo .... —

dicevano invece nel pomeriggio, non potendo aprire le finestrc... non si possono aprire le

finestre, e noi poveri reietti stiamo qui a soffocare». Le finestre potevano quindi essere aperte e

chiuse a piacimento; il problema, in questo caso, non era la polizia, ma il caldo. 15 Giugno '44:


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255: « ... La luna spandeva troppa luce e io non potevo rischiare di tenere la finestra aperta... Me

ne andavo tutta sola al piano di sotto PER GUARDARE FUORI DALLA FINESTRA

DELL'UFFICIO PRIVATO O DELLA CUCINA... lo non posso guardare la natura — ed

eccezionalmente — che attraverso finestre polverose e coperte da sporche tendine». 8 Luglio

'44: 262: «Attraverso le tendine non si può guardare dentro»: dunque, le finestre NON erano

state oscurate, vi erano state soltanto poste davanti delle tendine; « ... ma quei discorsi AD

ALTA VOCE e quelle PORTE CHE SBATTEVANO mi facevano rabbrividire. NON SIAMO PIC

DEI CLANDESTINI?» — si domanda Anna (ibid.)Ci domandiamo anche noi la stessa cosa.

Oscuramento

Esaminiamo ora brevemente l'«oscuramento» dell'abitazione. Come si sa, l'oscuramento

veniva utilizzato, durante la guerra, per evitare che dagli aerei da bombardamento si potessero

scorgere finestre illuminate. Edifici come quello che ospitava i Frank non necessitavano di

oscuramento, perché venivano di solito abbandonati prima di sera. L'oscuramento alle finestre

avrebbe reso palese la presenza di persone nello stabile. L'11 Luglio '42: 24, Anna scrive che

«papà migliorò l'oscuramento, che era insufficiente»; il 4 Agosto '4 3: 103, Anna ci informa che

prima

[58] che i Vari Daan si coricassero, il letto della signora Vari Daan «viene spinto presso la

finestra per far entrare un pò d'aria frizzante nel nasino di Sua Altezza dal pigiama rosa».

Sembra quindi che la finestra dei Vari Daan non fosse stata oscurata. Le luci venivano spente

alle dieci di sera (cfr. 4 Agosto '43 e 11 Aprile '44). Ci troviamo quindi di fronte a due problemi.

Primo, la luce nella camera dei Vari Daan avrebbe potuto benissimo essere vista dall'esterno; e

l'aprire e chiudere le finestre a volontà avrebbe significato palesare la propria presenza a tutto il

vicinato. Venivano usate torce elettriche e accese candele più sovente di quanto la prudenza,

indispensabile nel caso degli otto rifugiati, avrebbe suggerito. Secondariamente, l'«Alloggio

Segreto» aveva finestre da tutti i lati. Siccome l’oscuramento totale veniva effettuato soltanto

alle dieci, i vicini avrebbero potuto benissimo vedere le luci (o le torce) accese nel tardo

pomeriggio. Dato che Anna si divertiva a guardare con un binocolo nelle case dei vicini (28

Novembre '42: 62), niente proibisce di pensare che i vicini facessero lo stesso nei suoi confronti.

Gli abìtanti dell'«Alloggio Segreto» avevano anche l'abitudine di guardare filmini in casa, tanto

che, in data 1° Marzo '44: 169, Anna osserva con rincrescimento che i ladri avevano rubato

«l’apparecchio di proiezione». Il 15 Giugno '42: 6, Anna scrive: «Fu proiettato un film «Il

Guardiano del Faro» con Rin-Tin-Tin»; è vero che questo accadde prima del suo trasferimento

nell'Alloggio Segreto, ma niente inpedisce di credere che il proiettore non sia stato usato anche

lì.

Tutti questi particolari ci rendono sempre più increduli nei confronti della storia

dell'«Alloggio Segreto», diffusa in modo totalmente acritico dai nostri corrotti mass-media per

guadagnare alla causa del sionismo vasti strati della popolazione.

Falegnami al lavoro

Dato che ci viene riferito che non erano permessi i più piccoli rumori (abbiamo già visto

come a Margot fosse perfino stato impedito di tossire), non si capisce come mai fosse stato

possibile eseguire lavori di falegnameria.

«Alla sera TUTTE LE FINESTRE venivano oscurate; i visitatori

[59] possono vedere i CARTONI usati allo scopo» (Breve Guida alla Casa di Anna Frank: 3):

questa operazione implicava certamente dei rumore. Apprendiamo, inoltre, che Peter aveva

l'hobby del «fai da te»: «Peter ... ogni tanto si alza per fare qualche lavoretto da falegname» (21

Agosto '42: 30). Un anno e mezzo dopo, non aveva cambiato abitudine: «Peter non è venuto nel

solaio, ma è salito in soffitta a far qualche lavoro da falegname» (28 Febbraio '44: 168). Il 23

Febbraio '44: 165-166) Anna scrive: «Vado quasi ogni mattina nel solaio, dove LAVORA Peter...

Mi siedo per terra nel mio posticino preferito e guardo il cielo azzurro, il castagno brullo sui cui

rami scintillano piccole goccioline, i gabbiani e gli altri uccelli che fendono l'aria e sembrano

argentati... Rimanemmo a lungo così, e quando egli dovette salire in soffitta A SPACCAR

LEGNA... io lo seguii e per tutto il quarto d'ora CHE SPACCO' LEGNA non dicemmo parola. Dal

mio posto di osservazione lo guardavo e capivo che cercava di far dei suo meglio per mostrarmi

quanto era forte. Ma guardavo anche DALLA FINESTRA APERTA ... ». Quindi, se Peter era

solito spaccare legna, con la finestra aperta, è ovvio che il rumore doveva essere udito non

soltanto nelle case vicine, ma perfino dalla strada. Probabilmente, la legna veniva usata anche

per la cucina e per la «cassetta» di Mouschi, il gatto (10 Maggio '44: 236). Se i Frank dovevano


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veramente celare la loro presenza ai vicini, era questo il modo migliore? Spaccando legna quasi

ogni giorno?

Non c'è fumo senza fuoco

Come queste otto persone siano riuscite, per due anni, e conducendo un'esistenza dei tutto

normale, a sfuggire agli attenti e spietati uomini della Gestapo, sempre alla ricerca di ebrei,

resta un mistero.

Un altro elemento di sospetto poteva essere fornito dalle stufe. Una delle ragioni per cui in

casa c'erano «cinque apparecchi «Minimax» contro gli incendi» (20 Ottobre '42: 47) erano gli

incendi che potevano essere provocati dalle stufe. Oltre che per riscaldare, le stufe erano usate

per cucinare, cuocere il pane, bruciare i rifiuti. In data 15 Gennaio '44: 146, Anna osserva che

«ogni famiglia cuoce le proprie patate»; a quanto pare, questo accadeva tutti i giorni (25 Maggio

'44: 246). Oltre a causare

[60] fumo, il cibo, cotto o fritto, provoca rumori e odori. E le stufe venivano accese anche

quando faceva caldo. in data 18 Maggio '43: 88, Anna riferisce: «Sebbene FACCIA

ABBASTANZA CALDO, DOBBIAMO ACCENDERE DI GIORNO LA STUFA PER BRUCIARE

RESTI DI VERDURA E IMMONDIZIE. Non possiamo gettar niente nella canna delle

immondizie, perché dobbiamo fare i conti col garzone del magazzino. LA PIÙ PICCOLA

IMPRUDENZA (sic) POTREBBE TRADIRCI». E questo «garzone» non si era mai accorto che

«la porta tinta di grigio» era stata sostituita da uno scaffale! I ragazzi sono, per natura, molto

curiosi, e un particolare del genere non dovrebbe essere sfuggito al giovane inserviente.

Il fuoco produce cenere; e non crediamo che le ceneri siano state conservate in casa per

due anni. Il fuoco produce fumo che, presto o tardi, qualcuno, se non anche lo stesso garzone,

avrebbe notato. Le stufe venivano, ovviamente, accese in inverno per riscaldare gli ambienti:

spesso, qualcuno degli ebrei era ammalato, quindi tenerle spente avrebbe certamente

peggiorato la situazione. La «pappa d'avena» (25 Maggio '44: 246) va necessariamente cucinata;

venivano perfino preparati «gnocchi di patate» (3 Aprile '44: 203); e Anna afferma che «il

carbone e la legna da ardere sono sufficienti, e anche le candele» (3 Febbraio '44: 156). Non

soltanto sarebbe stato notato il fumo prodotto dalle stufe, ma nemmeno le provviste di legna e

carbone sarebbero passate inosservate. Presumibilmente prevedendo queste obiezioni, la Breve

Guida alla casa di Anna Frank (3) fornisce la seguente spiegazione: «La camera da letto dei

Vari Daan era adibita ad un triplo uso... la stufa... serviva per cucinare e bruciare i rifiuti...

poteva essere usata senza destare sospetti dagli abitanti dell'Alloggio segreto, PERCHÈ I VICINI

DI CASA ERANO A CONOSCENZA DELL'ESISTENZA DI UN PICCOLO LABORATORIO

NELL'EDIFICIO».

Ma Anna stessa riferisce che (9 Luglio '42: 23) nel laboratorio veniva usata una stufa a gas;

e una stufa a gas in un piccolo laboratorio non avrebbe causato tutto il fumo che certamente

proveniva dalle finestre dell'«Alloggico segreto». In ogni caso, pare che il piccolo laboratorio

venisse usato solo raramente. Tra l'altro, un laboratorio ben attrezzato avrebbe dovuto essere

sicuramente denunciato alle autorità, che temevano le attività dei partigiani, che vi avrebbero

potuto costruire bombe o detenere esplosivi. È poi logico domandarsi che cosa dovevano

[61] pensare i vicini, vedendo il camino fumare anche nelle ore in cui nel laboratorio non

avrebbe dovuto esserci più nessuno. È del tutto inopportuno, particolarmente in tempo di

guerra, scegliere, per nascondersi, uno stabile nel quale si trova anche un «laboratorio»: se

nascondersi era veramente lo scopo degli otto ebrei, cosa che ci sembra, a questo punto, assai

poco probabile. Evidentemente i «rifugiati» non si ritenevano in pericolo, pur vivendo vicino a

un laboratorio che poteva essere oggetto di perquisizioni da parte della polizia in qualsiasi

momento.

Probabilmente, nell'«Alloggio segreto» non c'era soltanto la stufa dei Vari Daan. Il 29

Ottobre '42: 50, Anna scrive: «Domani accenderemo per la prima volta la stufa; vivremo

immersi nel fumo. Il tubo del camino non è stato ripulito da molto tempo; speriamo che tiri!».

Era il 28 Gennaio '44: 153: «... le pantofole di papà, che dovevano stare davanti alla stufa».

Una lettera scortese, scritta da Anna al padre, fu gettata nella stufa (cfr. 7 maggio '44:

233), così come, per errore, la penna stilografica di Anna (cfr. 11 Novembre '43: 1234). Tutte

queste circostanze ci fanno chiaramente intendere che c'era una stufa anche nella camera del

padre.


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Il postino è arrivato

Alla luce di quanto finora esposto, i lettori hanno il diritto di chiedersi se la Gestapo e la

polizia olandese fossero effettivamente in grado di catturare qualcuno. Se quanto narrato nel

Diarío corrisponde al vero, dobbiamo concludere che non erano capaci di acchiappare

nemmeno una mosca.

Ma vi sono altri motivi che inducono a pensare che il Díarío sia una frode. Se vogliamo

credere al racconto di Anna Frank, dobbiamo anche accettare il fatto che gli otto ebrei

RICEVEVANO e ASPETTAVANO della posta durante la settimana. In data 20 Agosto '43: 113,

Anna scrive: «Van Daan guarda in tutti i casetti e in tutte le cartelle cercando la posta del

giorno». E sebbene Elli si recasse spesso nell'«Alloggio Segreto» per il corso di stenografia, non

viene mai menzionato che portasse la posta: era il signor Van Daan stesso che scendeva in

ufficio a cercarla. Elli aveva, in precedenza, «combinato per Peter, Margot e me, presso non so

[62] quale scuola, un corso di stenografia per corrispondenza» (1° Ottobre '42: 44). (Per quanto

concerne il corso di stenografia, cfr. 17 Novembre '42: 58 e 27 Marzo '43: 82).

Ecco come funzionavano le lezioni di latino di Margot: «I compiti di latino spediti da

Margot vengono restituiti corretti da un insegnante. Margot scrive sotto il nome di Elli.» (17

Novembre '43: 125). Come funzionasse il corso di stenografia non si sa. Forse Elli Vossen «una

stenodattilografa di venticinque anni» (9 Luglio '42: 21) era la destinataria anche dei corsi di

stenografia che venivano spediti alla Prinsengracht. Non è possibile, comunque, che Elli abbia

spedito tutti i 'compiti' dei vari corsi frequentati da Margot, Anna e Peter A NOME SUO: gli

insegnanti si sarebbero certamente insospettiti, dato che gli studenti noli erano tutti allo stesso

livello; inoltre, si sarebbero accorti della differenza tra le varie caltigrafie.

Un'altra conferma del fatto che gli abitanti dell'«Alloggio segreto» ricevevano posta si

trova in data 3 Novembre '43: «Allo scopo di oltrei qualcosa da fare che fosse al tempo stesso

educativo, papà SI È FATTO ARRIVARE UN PROGRAMMA dell'Istituto di Insegnamento di

Leida. Margot annusò per tre volte almeno il grosso volume senza trovar nulla di adatto ai suoi

gusti e alla sua borsa. Il babbo fu più pronto a decidersi e volle far scrivere all'Istituto

richiedendo una lezione di prova del primo corso di latino» (121). Qualche giorno dopo, infatti,

troviamo che «Margot e il babbo... volevano fare i loro esercizi di latino» (11 Novembre '43:

124).

Adesso non cominciate a chiederci come fosse possibile che delle persone ricercate dalla

polizia e che tutti presumevano già fuggite dall'Olanda, richiedessero e ricevessero corsi di

studio per posta, indirizzati all'Alloggio Segreto» nel quale risiedevano: con i Frank, i Van Daan

e Dussel, TUTTO È POSSIBILE.

Tossicodipendenza precoce

Anna consumava parecchi tranquillanti; il 16 Settembre '43, ci informa : «tutti i giorni

ingoio valeriana per combattere l'ansia e la depressione, ma nonostante ciò il mio umore

diventa sempre più triste» (117).

[63] E le preoccupazioni di Anna non derivavano dal timore che la polizia scoprisse l'«Alloggio

Segreto», ma dal fatto che «qui i nostri rapporti diventano sempre più difficili» (ibid.). Più

avanti, però, ammette che la vista del cielo è «una medicina migliore della valeriana o del

bromuro» (15 Giugno '44: 2 56). Come Anna fosse in grado di guardare il cielo, non si sa: nella

sua intervista al signor Frank, avvenuta a Basilea nel 19561 la scrittrice ebrea Margit Vinberg

che nell'«Alloggio Segreto» le persiane ERANO SEMPRE ABBASSATE e le finestre NON

VENIVANO MAI APERTE» (Vecko Journalen, Nr 35, 1956). Non ci è dato di sapere il modo in

cui la valeriana venisse procurata.

I radioascoltatori

Sappiamo che gli otto ebrei erano fedeli radioascoltatori; non disdegnavano neppure i

programmi musicali. Nonostante a Margot fosse stato proibito di tossire e malgrado i rumori

filtrassero facilmente da una stanza all'altra, essi si riunivano spesso ncll'«ufficio privato» per

ascoltare la radio.

Per inciso, Anna si rallegra «della prossima venuta dei Van Daan... ci sarà più compagnia

E MENO SILENZIO» (11 Luglio '42: 26). Strano, invero. La radio dei Frank, una «grossa

Philips» (15 Giugno '43: 91) era «di prim'ordine» (9 Luglio '42: 22).

Alle sette e mezza di sera... tutta la famiglia stava ascoltando la radio nell'ufficio privato»

(2 Settembre '42: 32). Di solito ci si sintonizzava siill'Inghilterra: ascoltare la radio inglese


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valeva bene il rischio di essere catturati! In data 25 Marzo '43: 80, leggiamo: «... venne su la

signora (Van Daan, N.D.T.) che era stata sotto nell'ufficio privato a sentire la radio. Raccontò

che Pim le aveva ingiunto di chiudere la radio... disgraziatamente la radio, là sotto, era ancora

fissata sull'Inghilterra, e le sedie stavano ben disposte in circolo tutt'intorno. Siccome la porta

doveva esser stata forzata, ed era possibile che quelli del servizio antiaereo se ne fossero accorti

e avessero avvisato la polizia, l'incidente avrebbe potuto avere conseguenze assai serie». Dato

che «quelli del servizio antiaerco» ispezionavano le case, l'incidente avrebbe avuto, non

«avrebbe potuto avere» conseguenze assai serie: tuttavia, anche questa storia ci sembra

piuttosto fantasiosa.

[64]

L'anno dopo, la radio verrà cambiata: «Koophuis ha a casa sua un minuscolo apparecchio

clandestino, che noi riceveremo in cambio della nostra grossa Philips» (15 Giugno '43: 91). Nel

Prospetto e guida dell'Alloggio Segreto troviamo questa voce, riguardo alla radio: «STAZIONE

RADIO PROPRIA, direttamente collegata con Londra, New York, Tel Aviv e molte altre

emittenti. L'apparecchio è a disposizione degli abitanti dalle sei di sera in poi; non esistono

stazioni proibite, però le stazioni tedesche non possono essere ascoltate che eccezionalmente,

per esempio quando trasmettono musica clasica o simili» (17 Novembre '42: 58). Era maggiore

il timore di ascoltare una stazione tedesca che quello di essere catturati. Invece di limitare il

periodo di ascolto della radio man mano che, passando i mesi, il pericolo di essere arrestati

cresceva, esso fu aumentato: «L'UNA: Tutti ad ascoltare la BBC, seduti in cerchio intorno

all'apparecchietto» (5 Agosto '43: 106). Sotto la stessa data, Anna scrive: «MEZZOGIORNO E

MEZZA: ... sopra sento la signora che passa l'aspirapolvere»; un aspirapolvere (specie uno di

quei tempi) fa un bel rumore: una «clandestina» qual era la signora Van Daan avrebbe fatto

meglio ad evitare di usarlo. Il 27 Gennaio '44: 151, Anna può affermare con soddisfazione di

riuscire a seguire «abbastanza bene la radio inglese».

«La radio sta aperta fin dalla MATTINA PRESTO E LA SI SENTE OGNI ORA, fino alle

nove, alle dieci, o anche le undici di sera», scrive Anna il 27 Marzo 1944 (197) e prosegue: «... se

non stanno mangiando o dormendo, si siedono alla radio e parlano di mangiare, di dormire o di

politica... Non riescono ad aspettare la fine, E PESTANO I PIEDI per l'impazienza di discuterlo;

poi si punzecchiano a vicenda FINCHÉ LA DISCUSSIONE TRASCENDE IN DISCORDIA E

BARUFFA». A questo punto, ci si chiede se il gruppo non avesse fatto meglio a stabilire il

proprio quartier generale nella sede della Gestapo di Amsterdam. 11 Aprile '44: 207: «Dalle sei

alle sette e un quarto fu dato alla radio un bel concerto di Mozart, di cui ho gustato molto la

Kleine Nachtmusik».

I passaggi nei quali Anna descrive l'invito dei ministri Bolkenstein e Gerbrandy a

conservare «lettere e diari» scritti durante la guerra ci danno un indizio circa il momento in cui

la messa in scena del Diario di Anna Frank fu progettata (cfr. 29 Marzo '44: 200 e 14 Aprile '44:

218).

In ogni caso, il problema più difficile per gli otto ebrei era quello di tenere la bocca chiusa.

Come abbiamo potuto vedere, far rumore era

[65] all'ordine del giorno. Come poterono, in queste circostanze, restar nascosti per due anni

senza essere scoperti, sembra proprio un miracolo. inutile dire che nessuno si è mai posto la

domanda: tutti hanno acriticamente accettato il Diario come uno dei più importanti documenti

che mai siano stati scritti.

Dal dentista

Pare che Albert Dussel tenesse uno studio dentistico all'interno dell'«Alloggio Segreto».

Una volta cercò di curare la signora Van Daan. Ma l'operazione non ebbe un gran successo: la

signora emetteva «suoni inarticolati», mentre «gli altri spettatori ridevano smodatamente»; coi

risultato che la signora «prese a dibattersi violentemente con le braccia e con le gambe, finché a

un certo momento Dussel mollò il raschietto che rimase infisso nel dente». Ma «a forza di tirare,

dar calci, strillare e chiamare, la signora riuscì a togliere il raschietto» (10 dicembre '42: 66).

Questo rumoroso e sfortunato esperimento non pare abbia scoraggiato Dussel che, al contrario,

intensificò la sua attività facendo arrivare «un trapano a pedale» (19 Marzo '43: 79); «presto

sarò sottoposta a un'esame minuzioso», osserva Anna (íbid.). A parte il fatto che far arrivare un

trapano a pedale non doveva essere, a quel tempo, cosa molto semplice, dobbiamo ancora una

volta rilevare come l'idea di un ambulatorio dentistico non fosse dei tutto appropriata per un

gruppo di persone che volevano nascondersi. Inoltre, se si stavano «facendo molte perquisizioni

per scovare biciclette nascoste» (21 Agosto '42: 29) cosa avrebbero dovuto pensare i polizziotti

trovando in un magazzino di spezie anche un trapano per dentista?


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Vita da cani

«Sullo sfondo degli assassini di massa degli ebrei europei, il libro ci presenta la vivida

immagine di un gruppo di PERSONE BRACCATE, COSTRETTE A VIVERE E A

SOPRAVVIVERE INSIEME, IN CONDIZIONI DI INTOLLERABILE VICINANZA («The

Reader's Encyclopedia, Vol. 1: 365).

[66]

Alfine di rendere ancor più «intollerabili» le loro condizioni, gli otto «clandestini»

decisero di traslocare nel loro «rifugio» anche i loro averi che, altrimenti, sarebbero caduti

«nelle mani dei tedeschi» (5 Luglio '42: 17). Anna scrive in proposito: «La camera più grande e

tutte le altre erano tanto piene di roba da non potersi descriverc» (11 Luglio '42: 24): resta da

chiedersi come i poveri reietti riuscissero a spostarsi in un alloggio così intasato dai loro beni;

probabilmente erano anche contorsionisti. Anna stessa ammette: «E noi... noi stiamo bene,

meglio che milioni di altre persone. Siamo ancora tranquilli e sicuri e, come suol dirsi, ci

mangiamo il capitale. Siamo così egoisti che parliamo di un 'dopoguerra'» (13 Gennaio '43: 70);

e ancora: «quando penso a come viviamo qui, giungo sempre alla conclusione che, in paragone

con gli altri ebrei che non si sono nascosti, siamo in paradiso» (1° Maggio '43: 86). Davvero un

peccato che anche gli altri ebrei non abbiano potuto vivere in simili «intollerabili» condizioni; in

un periodo in cui milioni di Tedeschi morivano di fame, Anna ricevette, per la prima volta, un

regalo per «Natale»; «sarà bene che ci facciamo cucire dei taschini negli indumenti, per

nasconderci il denaro se dovremo scappare»: non chiedeteci che ne avrebbero fatto dei denaro,

se il loro destino, dopo essere stati catturati dai Tedeschi, fosse stata la camera a gas!

Nonostante tutto questo, le «sofferenze» della famiglia Frank sono state portate ad

esempio e monito a tutto il mondo.

Cibo a bizzeffe

Abbiamo potuto constatare come gli otto ospiti della Prinsengracht, nonostante non

potessero permettersi il lusso della migliore cucina francese, non se la passassero poi così male

in confronto al resto della popolazione; le loro dispute vertevano, infatti, su particolari di

second'ordine, come Anna stessa ci riferisce più volte nel corso del Diario. E Anna mostra anche

un certo tipo di «compassione» nei confronti dei bambini del popolo «sporchi da prendere con

le molle» (13 dicembre '42: 67); «mentre Margot e io stavamo prendendo il bagno, io dissi – se

potessimo tirar su con un amo i bambini che passano qui sotto, ficcarli in bagno, lavarli bene,

metterli in ordine e poi lasciarli andare, allora... – Margot

[67] mi interruppe: – il giorno dopo sarebbero di nuovo sporchi e malandati come prima.»

(ibid.)Pensiero delicato, da parte di questi «oppressi» le cui stanze erano piene fino all'orlo di

beni di prima (e non solo di prima) necessità!

Vestiario, viveri e mobili, erano stati portati in casa di altra gente «da più di un anno» (5

Luglio '42: 17); ed è ovvio che l'«Alloggio Segreto» era stato ben rifornito anch'esso già da

parecchi mesi prima della «fuga» del Luglio 1942. Il mito popolare, sorto intorno alla vicenda di

Anna Frank, e secondo il quale gli otto ebrei vivevano in condizioni miserevoli, è contraddetto

da quanto narrato nel Diario stesso. Quanti Tedeschi o quanti Olandesi potevano, a quei tempi,

permettersi di tenere in casa « 150 barattoli di verdura… e 270 libbre di legumi secchi» (9

Novembre '42: 54)? Il 13 Luglio 1943 (95), Dussel, dopo una tremenda lite, uscì dalla stanza

«dopo essersi ben riempito le tasche di roba da mangiare». «I nostri trenta chili di farina non ci

basteranno, ne ordineremo dell'altra» (3 Febbraio ’44: 156): «Le nostre provviste sembrano

molto abbondanti» «stamani ho fatto dei biscotti e due torte» (22 Dicembre '42: 68); in

previsione «dei tempi difficili fu acquistata «molta carne da conservare» (10 Dicembre '42: 65).

Un bell'andazzo. E che paura aveva la signora Van Daan che i ladri portassero via dal solaio «le

salsicce e i fagioli!» (Come i ladri potessero arrivare in solaio senza passare dalla porta

mascherata con lo scaffale girevole, non si sa). Caffè, tè, burro e tabacco non erano un problema

per gli otto «clandestini»; nel luglio 1944, riuscirono addirittura ad avere a disposizione delle

fragole, dalle quali furono ricavati otto vasetti di marmellata (8 Luglio '44: 261)! Certo, qualche

volta capitava che il cibo andasse a male, ma anche in quei casi i pasti erano sempre assicurati.

Il razionamento delle patate (23 Giugno '44: 257) fu certamente una buona idea, visto che il

signor Van Daan «prende abbondantemente di tutto» (9 Agosto '43: 107). Nel luglio del 1944

«fu posta in tavola la grossa pentola di ferro smaltato, piena di piselli fino all'orlo» (8 Luglio '44:

263); quante famiglie, in Europa, potevano permettersi altrettanto? Cognac (17 Novembre '42:

57) e birra (13 Maggio '44: 239) non mancavano.


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

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Il vero problema era quello di trovare abbastanza posto nello stomaco per poterci

azzeppare tutto questo ben di Dio.

[68]

Il carattere di Anna - una ragazza non molto simpatíca...

Da quanto possiamo desumere dal Diarío, i genitori di Anna trascurarono di impartire alla

figlia una buona educazione e sani principi morali. Nonostante fosse poco più di una bambina,

la maggior ambizione di Anna era quella di guadagnare molto denaro e TUTTE le sue speranze

erano «per il dopoguerra» (8 Maggio '44: 234). Era una ragazzina viziata, noiosa e monella,

nervosa ed egocentrica (cfr. Schnabel 1: 15). Estremamente maleducata e impertinente, perfino

a tavola si azzardò a dire a un ospite che i suoi occhi assomigliavano a quelli di un gatto

(Schnabel: 17). Nonostante Anna trovasse continuamente da ridire sui suoi genitori, è fuor di

dubbio ch'era ella stessa responsabile delle continue liti sorte, per lo più, per motivi di nessuna

importanza. Era poi incredibilmente viziata. In data 3 ottobre '44: 44, scrive: «Papà vorrebbe

che quando mamma non si sente bene o ha mal di testa, io le offrissi spontaneamente di far

qualcosa per lei; ma io non lo faccio». Lei stessa ammette di essere viziata, ricordando che i

genitori le offrono molti dolci e denaro e si chiede: «che si potrebbe volere di più?» Soltanto

genitori molto ricchi erano in grado, a quei tempi, di dare denaro ai loro figli. E il vero problema

di Anna stava nel fatto che aveva sempre avuto tutto quello che voleva. Consumava in

continuazione valeriana, cosa del tutto anomala per una ragazza della sua età; ciò porta alla

convinzione che soffrisse di disturbi nervosi o fisiologici, o entrambi.

È un fatto risaputo che le famiglie ebree hanno un tasso molto più elevato di soggetti

nevrotici che non gli altri gruppi etnici; e l'ambiente in cui Anna era cresciuta non era certo il

più adatto ad ima bambina che tendeva a sviluppare una nevrosi. La passione per il denaro le

era stata certamente trasmessa dal padre; immensamente ricco, Otto Frank non disdegnava che

il panettiere a cui doveva del denaro pagasse di tasca sua i suoi conti (Schnabel 6: 85). Come

molti altri ebrei, Anna sembrava soffrire di nevrosi sessuali e escrementizie; ma torneremo più

avanti su quest’argomento.

Ha un gran complesso di superiorità « ... Tollerare tutte le offese? Non ci penso nemmeno

e farò loro vedere che Anna Frank non è nata ieri; resteranno di stucco e CHIUDERANNO

SUBITO IL BECCO, quando spiegherò loro che DEBBONO COMINCIARE CON LA LORO

EDUCAZIONE,

[69] non con la mia. È questo il modo di trattare? Che barbari! Finora sono sempre rimasta

perplessa di fronte a tanta VILLANIA e... stupidità (della signora Van Daan), ma apperia ci avrò

fatto l'abitudine, e ce la farò presto, risponderò loro per le rime, così impareranno a parlare in

un altro modo!» (28 Settembre '42: 38-39). Ma lei stessa ammette: «È bene che una volta tanto

io sia tirata giù dal mio irraggiungibile piedistallo, che il mio orgoglio sia un pochino schiacciato,

perché cominciavo a essere troppo piena di me» (7 Maggio '44: 232). Nessuna meraviglia che

offendesse sua madre tanto da farle venire le lacrime agli occhi (2 Aprile '43: 84): la lettera

irrispettosa scritta al padre (cfr. 5-6-7 Maggio '44: 229-233) non sorprenele affatto da parte di

una ragazza viziata come lei.

Anche se è giusto non dimenticare l'ambiente del tutto inadatto a una bambina nel quale

Anna doveva vivere, non possiamo non rilevare come certe espressioni e modi di pensare non

appartengano affatto ad una ragazza di tredici anni. Ci sembra che, anche in questo caso, il

Diario abbia subito manipolazioni esterne. Ma facciamo alcuni esempi. Il 13 Luglio '43 : 95,

scrive, a proposito di Dussel: «Adesso gli dò un pugno sul muso e lo sbatto contro il muro lui e

le sue bugie». È furiosa nei confronti dei Van Daan (probabilmente non a torto) che, in materia

di sesso, la accusavano di essere istruitissima in teoria, ma ancora ignorante in pratica (29

Luglio '43: 101). Anna avrebbe desiderato «prendere a schiaffi quei due che mi stavano

beffando. Ero fuori di me dalla rabbia; e veramente sto contando i giorni che mi tocca ancora

passare assieme a certa gente» (ibid.: 102). Sembri proprio che Anna avesse un suo piccolo

piano personale di sterminio... Più avanti, scrive: «Prima avevo une cattiva abitudine, che

riprenderci volentieri. Quando mi arrabbiavo con qualcuno, piuttosto che discutere preferivo

prenderlo a pugni» (14 Febbraio '44: 160-161). La signora Van Daan è particolarmente presa di

mira: «La signora Van Daan, uno dei miei principali accusatori, è nota per la sua poca

intelligenza, o meglio, posso dire tranquillamente, per la sua stupidità. Gli stupidi, di solito, non

possono trangugiare che altri facciano meglio di loro» (14 Giugno '44: 253). Con tutto questo,

Anna dichiara di essere «obiettiva» (17 Marzo '44: 187).

Dato che il signor Frank ha dichiarato che «alcuni passaggi di natura troppo intima o che

potevano offendere i sentimenti di alcune persone» (Opuscolo della Fondazione A. Frank: 6)


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

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sono stati OMESSI, ci si

[70] domanda di che tipo potessero essere, visto che i passaggi su citati sono stati INCLUSI nel

Diario. A noi sembra che quanto sopra riportato non possa essere uscito dalla penna di una

ragazzina di tredici anni; e siamo completamente d'accordo con quegli ebrei ortodossi che

hanno definito il Diario d’Anna Frank un opera «sgradevole». Se invece le parti menzionate

sono proprio farina del suo sacco, dobbiamo biasimare i suoi genitori, per non averle saputo

dare tutto l'amore e l'assistenza di cui ogni bambino ha bisogno.

Liti, liti, liti

Ciò che rende particolarmente noiosa la lettura del Diario di Anna Frank è la descrizione

delle continue liti tra gli abitanti dell'«Alloggio Segreto», liti che scoppiavano per ogni nonnulla.

Ci si domanda come mai il signor Frank avesse invitato anche i Van Daan e Dussel a convivere

con la sua famiglia che, da sola, doveva già dargli abbastanza problemi. E pare che i diverbi

descritti nel Diario non siano che una parte di quelli realmente avvenuti, dato che il Sig. Frank,

come già osservato, ha detto che molti passaggi sono stati tralasciati «per non offendere i

sentimenti di alcune persone». Se le descrizioni dei litigi tra gli otto «rifugiati» venissero tolte,

insieme coi passaggi riguardanti il sesso, del Diario non resterebbero che poche pagine.

Nondimeno, la descrizione di continui diverbi è tipica nella letteratura ebraica: e ciò dà

peso all'ipotesi che parte del Diario sia perfettamente genuina, perché, si dice, mettete due

famiglie di ebrei sotto lo stesso tetto, ed assisterete al più bel litigio della vostra vita. Nessuno è

tanto bravo ad attaccar lite quanto un ebreo e, se i motivi mancano, non v'è dubbio ch'egli li

saprà creare.

Anna si rende conto della monotonia delle sue descrizioni (28 Gennaio '44: 157), ma,

nonostante tutti i suoi sforzi, non riesce a trovare niente di nuovo. Così, i lettori sono costretti a

sorbirsi tutte le discussioni sul denaro, i vestiti, il cibo, l'uso del gabinetto, oltre al continuo

elogio di se stessa. il più grosso problema degli otto ebrei non era costituito dai Tedeschi, ma

dalle continue liti, per futili motivi, che scoppiavano ininterrottamente fra loro. E le discussioni

cominciarono subito, imme-

[71] diatamente dopo l'arrivo dei Van Daan: «Fra mamma e la signora Van Daan non è tutto

liscio; motivi per urtarsi ce no: sono parecchi. Per darti un esempio, ti dirò che la signora ha

tolto dalla cassa della biancheria in comune tutti i suoi lenzuoli meno tre. Essa trova naturale

che la roba di mamma debba servire per tutti. Rimarrà molto male quando si accorgerà che

mamma ha seguito il buon esempio» (2 Settembre '4 2: 30-31).

I Van Daan erano avidi: «Secondo me, la distribuzione, come la fanno i Van Daan, è molto

disonesta. Ma i miei genitori hanno troppa paura di litigare e non dicono nulla» (27 Febbraio

'43: 75), e sono altresì definiti da Anna «dei veri ghiottoni» (9 Novembre '42: 53; nell'edizione

Cardinal «avidi porci» (pag.42). Cfr. anche 9 Agosto '43: 107.

E ancora: «La signora ha ancora una volta i nervi; è di pessimo umore» (27 Settembre '42:

36). In precedenza, aveva scritto: «La signora Van Daan è insopportabile; non fa che chiamarmi

dal piano di sopra rimproverandomi perché chiacchiero troppo. Trova sempre nuovi pretesti per

tormentarci; adesso non vuole più lavare le pentole, e se c'è rimasto qualcosa dentro non lo

mette in un piatto di vetro, come si è sempre fatto finora, ma lo lascia marcire nella pentola» (21

Settenbre'42: 33). 27 Aprile '43: 84: «Tutta la casa risuona di litigi. Mamma e io, i Van Daan e

papà, mamma e la signora, tutti si arrabbiano l'uno con l'altro». Gli spari notturni della

contraerea vengono scambiati da Anna, addormentata, per «una lite di quelli di sopra» (4

Agosto '43: 105). Litigare, ecco l'occupazione preferita degli otto «clandestini».

Per non parlare dei tempestosi rapporti tra Anna e sua madre (ma anche con la sorella le

cose non andavano molto meglio): «per l'ennesima volta ho bisticciato con la mamma;

purtroppo non andiamo d'accordo, e non m'intendo nemmeno con Margot» (27 Settembre '42:

36; cfr. anche 3 ottobre '42: 44).

Avevamo, all'inizio della nostra ricerca, accennato al fatto che Anna sembrava aver

dedicato pochissimo tempo alla redazione del suo Diario; una delle ragioni potrebbe, forse,

essere questa: «ogni volta che ti scrivo è successo qualcosa di spiacevole, ma è più facile che si

tratti di cose sgradevoli che di gradevoli» (10 Settembre '43: 116). L'unica cosa che rallegri

veramente Anna è l'andamento della guerra (ibid.). Ma nel passaggio seguente la situazione è

tornata di nuovo NORMALE: «qui i nostri rapporti diventano sempre più difficili. A TAVOLA

NESSUNO

[72] OSA APRIR BOCCA (SE NON È PER FARCI SCIVOLARE DENTRO UN BOCCONE) perché

quello che dici è preso in mala parte o falsamente interpretato» (16 Settembre '43: 117). Per

aiutarsi, Anna non trova di meglio che ingoiare valeriana «tutti i giorni» (ibid.). Passaggio


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seguente: situazione immutata. «Coi Van Daan si va di nuovo male... papà, per una ragione o per

l'altra, è furioso... Oh, se potessi non essere immischiata in tutte queste scaramucce, se potessi

andar via! Ci fanno impazzire!» (19 Settembre '43: 118-119). Passaggio successivo: «Sopra hanno

già avuto una DISPUTA RUMOROSA» (17 Ottobre'43: 119). Il 19 Ottobre, stessa musica: «I due

coniugi hanno avuto un altro SONORO LITIGIO ... Non puoi immaginarti come quei due

GRIDAVANO, PESTAVANO I PIEDI, S'INSOLENTIVANO. Facevano paura. I miei familiari

stavano al fondo della scala trattenendo il fiato, pronti, se necessario, a separare i contendenti.

Tutte quelle GRIDA, quei PIANTI, e quel nervosismo mi mettono in un tale stato di tensione che

la sera vado a letto piangendo, e ringrazio il cielo di avere ancora una mezz'oretta per me sola»

(29 Ottobre '43: 120).

Anche con Dussel le cose non andavano granché meglio (cfr. 17 Novembre '43: 126).

Finalmente, il 22 Dicembre 1943, Anna scrive: «Caso strano, l'intesa fra noi è buona, nessuno

litiga, DA SEI MESI non c'è più stata tanta pace in casa»; questo momento di tranquillità fu

però soltanto dovuto al fatto che Anna era stata colta da «un grave attacco d'influenza» (22

Dicembre '43: 129-130).

Ma il 15 Gennaio 1944, eccola ancora a ripetere: «non ha alcun senso che io continui a

descriverti con tanti particolari le nostre baruffe e le nostre discussioni... parole dure, pianti e

discorsi invidiosi» (146). Anna trova, ovviamente, pesante questa situazione: «a volte trovo

stupido che non si possa avere la confidenza di nessuno, nemmeno, delle persone più vicine»

(22 Gennaio '44: 147). Confessa che la signora Van Daan non è l'unica da biasimare per tutti i

litigi, e che anche sua madre e la sua famiglia hanno le loro responsabilità (ibid.)Il 2 Marzo,

Anna è in piena crisi: «Per Elli, Margot, Peter e me sarebbe d'aiuto soltanto un amore grande e

devoto, ma nessuno di noi quattro ha questo conforto. E nessuno può capirci, tanto meno gli

stupidi sapientoni di qui, perché siamo molto più sensibili e molto più innanzi nei nostri

pensieri di quanto costoro possano lontanissimamente sospettare» (2 Marzo '44: 17 1). Anche

[73] con Peter, Anna parla dei litigi (19 Marzo '44: 188); il 14 Aprile «non si vedono che facce

scontente e arcigne... non c'è nessuno che dia il buon esempio» (14 Aprile '44: 217). Nessuna

sorpresa che Anna si senta «così infelice» (26 Maggio '44: 246). Il 5 Giugno «nuove miserie

dell'Alloggio Segreto: litigio fra Dussel e i Frank sopra una cosa di nessuna importanza, la

distribuzione del burro» (5 Giugno '44: 249). Il 16 Giugno, la signora Van Daan «è disperata»;

motivo: «E offesa perché Dussel non accetta completamente LA SUA CORTE... LITIGA,

STRILLA, PIANGE, SI LAMENTA, RIDE E RICOMINCIA A LITIGARE» (16 Giugno '44: 2 5 6).

Dopo aver raccontato, lungo più di 250 pagine, le drammatiche (e rumorose) liti del

gruppo, Anna riferisce, in una delle sue ultime annotazioni, qualcosa che condividiamo

completamente: «...attraverso le tendine non si può guardar dentro (circa le «tendine», cfr. 11

luglio '42: 26 e 15 Giugno '44: 256), ma quei discorsi ad alta voce e quelle porte che sbattevano

mi facevano rabbrividire. NON SIAMO PIÙ DEI CLANDESTINI?» (8 Luglio '44: 262). Ci siamo

domandati la stessa cosa durante tutta la lettura del suo Diario.

Caos, liti, contese di ogni genere: questa è l'atmosfera che regnava nel cosiddetto «Alloggio

Segreto». E non poteva essere altrimenti, visto il tipo di persone che l'occupavano. Ma quello

che lascia esterrefatti è che una tale sordida vicenda abbia potuto essere diffusa in tutto il

mondo, traendo, per di più, da essa non soltanto un diario, un film, e una commedia, ma anche

una Fondazione. A noi tutto questo affare — e di un vero affare si è trattato — sembra

disgustoso, tipico prodotto di mentalità pervertite, capaci di abbassarsi al punto di usare i

problemi personali di una famiglia e di una ragazzina per scopi puramente commerciali e

propagandistici.

Il complesso anale

Una delle ragioni per le quali il Diario di Anna Frank non può essere liquidato soltanto

come un racconto di pura invenzione, è il suo continuo trattare l'argomento 'ano e escrementi',

tipico di tutta la letteratura ebraica.

La pornografia e le fantasie escrementizie hanno sempre affascinato

[74] la fantasia ebraica; il Diario diventa estremamente realistico, quindi, quando si comincia a

parlare di vasi da notte, gabinetti e disturbi intestinali. Ovviamente, si potrebbe obiettare che,

essendo la letteratura ebraica particolarmente intrisa di soggetti dei genere, il Diario non fa

eccezione; tuttavia, ci sembra che i passaggi riguardanti quest'argomento siano del tutto genuini

e, una volta tanto, non contraffatti.

Alcuni esempi: Anna e la sua famiglia provano «un grande sollazzo» nel vedere che la

signora Van Daan «aveva portato un grande vaso da notte nella sua cappelliera» (14 Agosto '42:

27). Il giorno dell' arrivo dell'idraulico «non potemmo nemmeno andare al gabinetto. Non è


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molto delicato raccontarti che cosa abbiamo fatto per rimediare a questo guaio; ma non son poi

tanto schizzinosa da non parlare di queste cose» (29 Settembre '42: 42). No, Anna è tutt'altro

che schizzinosa. «L'orario della camera da bagno» e «quando si può andare al gabinetto» (19

Novembre '42: 59) erano problemi di primaria importanza per gli abitanti dell'«Alloggio

segreto». Il Dr. Dussel, poi, era il vero cruccio di Anna & Co.: «Tre, quattro, cinque volte al

giorno davanti alla porta del gabinetto c'è qualcuno che sta in piedi, impaziente, e stringe, e

salta dall'una all'altra gamba e non si sa più tenere. Lo disturba questo? Nemmeno per sogno.

Dalle sei e tre quarti alle sette e mezza, da mezzogiorno e mezza all'una, dalle due alle due e un

quarto, dalle quattro alle quattro e un quarto, dalle sei alle sei e un quarto e dalle undici e mezza

a mezzanotte. Se ne può prender nota, sono le sue «sedute» fisse. Di lì non lo si può staccare, e

nemmeno lo disturba la voce fuori della porta, che implora perché sia evitata un'imminente

sciagura» (9 Agosto '43: 109). Forse, l'esimio dottore studiava i libri di Freud sul «complesso

anale» durante queste lunghe sedute; o forse anche questa è una bugia, perché Anna scrive

altrove che il gabinetto non poteva essere usato che «dopo le otto e trenta». In quel caso, gli

escrementi avrebbero dovuto essere sistemati in «barattoli di vetro» per tutto il resto della

giornata. Anna si diletta di entrare in particolari del genere: «Un giorno che, essendoci visite in

ufficio, non potevamo andar al gabinetto, egli (Peter) fu costretto ad andarci ugualmente per

una imperiosa necessità, ma non tirò la corda dell'acqua. Per avvertirci, attaccò al W.C. un

cartellino con la scritta «s.v.p. gas». intendeva, naturalmente, scrivere: «Attenzione, gas!», ma

trovò che «s.v.p.» andava meglio. Evidentemente non sapeva che «s.v.p.», abbreviazione

[75] di «s'il vous plaît», vuol dire «per favore» (5 Febbraio '43: 74). In un'altra circostanza,

riferisce: «Stabilimmo di tener chiusi i rubinetti dell'acqua e di non tirar l'acqua del gabinetto.

Ma siccome l'agitazione si era ripercossa sui visceri di quasi tutti gli inquilini, ti puoi

immaginare quanto fosse pura l'aria, dopo che tutti, uno dopo l'altro, avemmo depositato il

nostro messaggio», (4 Agosto '43: 104); dato che il gabinetto occupava una parte tanto

importante nella vita degli otto «inquilini», ci si domanda come mai i rumori (di vario tipo ivi

compreso quello dell'acqua corrente), e gli odori che permeavano (povere spezie!) non avessero

messo in allarme tutto il quartiere. E per togliere di mezzo la fastidiosa signora B. (cfr. 9 Maggio

'44: 236) gli abitanti dell'«Alloggio Segreto» non trovano di meglio che suggerire di metterle

«un buon purgante nel caffè» (ibid.).

Sebbene non si possa escludere che si tratti di fantasie dell'autore (o degli autori) dei

Diario, non c'è dubbio che raccontini dei genere sono il tipico frutto di una certa mentalità e che

dipingano in modo superbo il «complesso anale» del «popolo eletto».

Flirt e gelosia

Come ci si può facilmente aspettare da qualsiasi gruppo di persone dalla dubbia morale,

tra gli otto inquilini dell'«Alloggio Segreto» serpeggiavano gelosie e sentimenti malvagi di ogni

tipo. Anna non sembra gran che disturbata da questa situazione; l'unica cosa che la indispettisce

sono le «civetterie» della signora Van Daan (considerate, d'altra parte, come un modo, del tutto

normale, di ammazzare la noia): «... per me sono una continua fonte di dispetto i suoi tentativi

di civettare con papà. GLI ACCAREZZA IL VISO E I CAPELLI, SI TIRA SU LE SOTTANE, fa

dello spirito e cerca così di attirare su di sé l'attenzione di Pim... la mamma non fa altrettanto col

signor Van Daan, e alla signora gliel'ho detto in faccia». Bell'ambientino. La signora stessa si

vantava di aver avuto parecchi flirt (5 Febbraio '43: 73) e anche ad Anna piaceva flirtare e

Dussel, che all'inizio non faceva che parlare di corse di cavalli, «comincia a sentire il desiderio di

una donna» (5 Giugno '44: 249). La signora Van Daan lo intuisce e comincia tra loro «una

stretta amicizia» (ibid.); ma poi

[76] la signora «è offesa» perché «Dussel non accetta completamente la sua corte» (16 Giugno

'44: 256); probabilmente, Dussel aveva deciso che era meglio passare il suo tempo al gabinetto.

Anche la gelosia gioca un ruolo importante nei rapporti tra queste persone poco

raccomandabili: la madre di Anna è gelosa perché la figlia parla più con la signora Van Daan che

con lei (2 Marzo '44: 171) e, a sua volta, la signora Van Daan è gelosa perchè il figlio, Peter, ha

più simpatia per Anna che per lei (28 Marzo '44: 198).

Per quel che ci riguarda, possiamo solo dire che siamo felici di non aver mai avuto niente

a che fare con gente dei genere!

Stravaganze sessuali

La «storia d'amore» (così la definisce Henri F. Pommer nell'opuscolo della Fondazione A.

Frank, pp. 9, 12, 14) con Peter Van Daan occupa una lunga parte del Diario, dandoci


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l'impressione che qualcuno stia cercando di rendere in tutti i modi interessante una storia

altrimenti noiosissima.

Sotto certi aspetti, il Diario potrebbe essere definito il primo romanzo pornografico uscito

nell'immediato dopoguerra e venduto sul mercato mondiale; o almeno, noi non abbiamo notizia

di altri testi del genere, usciti in quel periodo. Non c'è dubbio, comunque, che aprì la strada ad

altri racconti di quel tipo, giocando un ruolo importante nel preparare la nostra attuale

decadenza dei costumi.

I passaggi «sexy» sono probabilmente delle aggiunte all'originale, fatte per poter rendere

più «vendibile» un libro che altrimenti sarebbe rimasto per sempre chiuso nel cassetto dei

ricordi di Otto Frank. È raccapricciante pensare che un padre avrebbe usato sua figlia in modo

così perverso, ma se esistono genitori che costringono i figli alla prostituzione nel senso lato

della parola, perché non dovrebbe esistere anche una prostituzione per così dire «letteraria»?

Sarebbe interessante sapere (cosa possibile solo potendo esaminare gli originali) quali

parti furono aggiunte e quali tolte al Diario e i responsabili di queste manipolazioni. Il padre è

certamente il maggior colpevole della frode, ma, nell'attuarla, ha certo avuto bisogno dell'aiuto

di una o anche più persone.

[77]

Se dobbiamo credere al Diario, Anna cominciò prestissimo a prendere delle cotte per i

suoi compagni di scuola (c'anche compagni d'asilo). In data 7 Gennaio '44: 141-143, riferisce:

«CHE STUPIDA SONO STATA! ho completamente dimenticato di raccontarti la storia di tutti i

miei ADORATORI. Da piccina, QUANDO ERO ANCORA ALL'ASILO INFANTILE, avevo

simpatia per Karel Samson... un cugino di Karel, Robby, era un bel ragazzo, bruno e sianciato, e

suscitava molta più ammirazione che il piccolo, grosso e buffo Karel... Poi Peter (Wessel, N.D.T.)

capitò sulla mia strada e PRESI UNA VERA COTTA INFANTILE... per tutta l'estate fummo

inseparabili. Ricordo ancora quando andavamo per strada tenendoci per mano... andavo pazza

soprattutto del suo riso, che gli dava un'aria birichina e maliziosa... gli rimasi attaccata finché

venne il giorno che mi resi conto che se continuavo a corrergli dietro mi avrebbero preso per

una ragazza leggera ... Andai al Liceo Ebraico, molti giovani della nostra classe si innamorarono

di me, io trovavo ciò molto divertente, mi sentivo onorata... In seguito Harry si invaghì di me...

Dopo il sogno sono tutta sconvolta. Quando il babbo questa mattina mi diede un bacio, avrei

voluto gridare: «O se tu fossi Peter!»... per tutto il giorno non faccio che ripetere fra me e me:

«O Peter caro, caro Peter!». E ora, chi mi può aiutare?... O Peter, Peter, come potrò mai

staccarmi dalla tua immagine!... Ti voglio bene, il mio amore è così grande che non poté più

essere contenuto nel mio cuore ma dovette erompere fuori e palesarsi a me improvvisamente in

tutta la sua violenza».

Già all'inizio del Diario (15 Giugno '42: 6), Anna parla di Peter Wessel come di colui che

vorrebbe sposare. «Ho un corteo di adoratori che mi guardano negli occhi e, se non possono

fare altrimenti, in classe cercano di afferrare la mia immagine servendosi di uno specchietto

tascabile» (20 Giugno '42: 7); e si pone la stessa domanda alla quale anche a noi piacerebbe

conoscere la risposta: «Penso che sarai un pò stupita a sentirmi parlare di adoratori, giovane

come sono. Ahimé, è un guaio che da noi a scuola sembra inevitabile» (ibid.). Sembra che Anna

parli più di una scuola di prostituzione che di un posto dove si andava a studiare. E certo che un

ragazzo, scrive Anna, «nove volte su dieci ha la brutta abitudine di prender fuoco, e non mi

toglierà più gli occhi di dosso» (ibid. 10). Passaggi come quelli citati suonano piuttosto strani

nella bocca di una bambina di dodici anni. Nell'ultima annotazione (1° Agosto '44: 272),

[78] Anna esclama: «... mi qualificano civetta, saccente, lettrice di romanzi, smaniosa di correr

dietro ai ragazzi».

Dopo aver letto il libro di Nico Van Suchtelen La giovinezza di Eva, Anna spera di non

dover mai vendere il proprio corpo «a uomini sconosciuti» (29 Ottobre '42: 50) e prosegue: «...

Vi si dice che Eva è indisposta (nell'ed. Cardinal: «vi si dice che Eva ha le mestruazioni»,

N.D.T.). Oh! Anch'io vorrei esserlo, sembra tanto importante!» (ibid.).

Henri Pommer ci informa che «Anna aveva tredici anni quando cominciò a scrivere il

Diario. Sei mesi più tardi si rammaricava di non aver ancora avuto la prima mestruazione»

(Opuscolo della Fondazione A. Frank:9). Quando il suo desiderio fu finalmente realizzato,

scrive: «Io trovo meraviglioso quello che mi succede, e non soltanto quello che è visibile

all'esterno del mio corpo, ma quello che vi si compie internamente. Appunto perché non parlo

mai con nessuno di me e di queste cose, ne parlo con me stessa. Ogni volta che sono indisposta,

e finora non mi è successo che tre volte, nonostante il dolore, il fastidio e il sudiciume ho

l'impressione di nascondere in me un dolce segreto, e perciò, sebbene non ne abbia che noie,

desidero in un certo senso che ritorni quel periodo in cui sentirò di nuovo in me quel segreto» (5

Gennaio '44: 138).


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Più tardi, invece di tenere per sé il suo segreto, ne parla apertamente con Peter: «Stavamo

parlando di sangue e, da questo argomento, venimmo a parlare delle mestruazioni. Peter pensa

che noi donne siamo piuttosto robuste» (31 Marzo '44: 172 ed. Cardinal; passaggio inesistente

nell'ed. Einaudi - N.D.T.). Il 13 Giugno '44 scrive: «Non ho avuto le mestruazioni per due mesi,

ma finalmente sabato sono arrivate. Nonostante il fastidio sono contenta di averle avute» (13

Giugno '44: 220 ed. Cardinal; passaggio inesistente nell'ed. Einaudi - N.D.T.).

Dato che i passaggi che trattano la «love story» con Peter sono lunghi e prolissi, ci

limiteremo a citare le parti che, secondo noi, sono state aggiunte, alterate o, peggio, del tutto

inventate.

Per inciso, durante la guerra vi furono certamente decine di migliaia di famiglie costrette a

vivere in condizioni durissime, ma in nessuna si dovevano verificare le situazioni che, invece,

erano all'ordine del giorno nella Prinsengracht: liti, gelosie, amorazzi, etc. Ma la cosa più

assurda è che un'adolescente, consapevole del fatto che lei e gli altri avrebbero

[79] potuto essere scoperti da un momento all'altro e condotti a morte sicura, si sia messa a

scrivere la storia del suo primo innamoramento; neanche una ragazza in condizioni normali

avrebbe trovato, ad Amsterdam, in quel periodo, la voglia di fare una cosa del genere.

Tutto ciò indica che il Diario non è affatto un vero diario, bensì un pot-pourri di fonti

diverse, nel quale troviamo un pò di tutto: anche omosessualità.

Riguardo alle sue tendenze lesbiche, Anna scrive infatti: «Di sera, a letto, mi viene sovente

un terribile bisogno di palparmi il petto e di sentire se il mio cuore batte tranquillo e sicuro.

Inconsciamente, ho già avuto simili sensazioni prima di venire qui: una volta che dormii con

un'amica, sentii un forte bisogno di baciarla e lo feci» (5 Gennaio '44: 138-139). «Non potei fare

a meno di interrogarla sul suo corpo e le chiesi, come prova di amicizia, di mostrarci i seni a

vicenda. Ma lei rifiutò» (5 Gennaio '44: 116 ed. Cardinal; passaggio inesistente nell'ed. Einaudi -

N.D.T.). «Vado in estasi ogni volta che vedo un nudo di donna, per esempio una Venere. La

trovo tanto meravigliosa e bella che devo farmi forza per trattenere le lacrime. Se avessi

un'amica! «(5 Gennaio '44: 139). Passaggi dei genere non ci sembrano affatto provenire dalla

penna di una ragazzina; l'Enciclopedia Giudaica (Vol. 11109) ci ricorda che Meyer Levin, il

commediografo che aveva messo in scena il Diario, nel 1958 «si stabilì in Israele, dove mise in

scena la sua commedia erotica «Gore e Igor».

Anna è una ragazzina precoce, molto, molto precoce: una volta sogna che Peter Wessel la

sta toccando e si sveglia «mentre ancora sentivo la sua guancia contro la mia» (6 Gennaio '44:

140). Una volta che il padre le parlava di sessualità, sostenendo che lei non «poteva ancora

comprendere il desiderio», esclama: «io ho sempre saputo che lo comprendevo e ora lo

comprendo appieno. Nulla mi è ora più caro di lui, il mio Peter!» (7 Gennaio '44: 145).

Anna aveva fatto rapidi progressi nell'apprendimento di argomenti sessuali e Peter Van

Daan, il suo futuro innamorato, si era dimostrato un buon insegnante occasionale, mostrandole

gli organi del loro gatto: «Moffi (Boche nell'ed. Cardinal, N.D.T.) era sul tavolo e giocava con

Peter, che lo stava mettendo sulla bilancia per controllarne il peso. -Dunque, vuoi vederlo? -

Senza tanti complimenti afferrò l'animale, lo rovesciò sul

[80] dorso, gli tenne ferme le zampe e la testa e cominciò la lezione: «Questo è l'organo

maschile, questi sono alcuni peli sparsi e questo è il deretano» (24 Gennaio '44: 150).

Evidentemente l'affermazione della signora Van Daan secondo la quale, in tema sessuale,

Anna era istruitissima, ma le mancava la pratica, non era del tutto adeguata ai fatti reali. La love

story, intanto, conosce sempre nuovi sviluppi, degni della miglior tradizione hollywoodiana:

«...mi sono accorta, e con grande gioia, ... che Peter mi guardava continuamente» (13 Febbraio

'44: 159). È difficile vedcre che altro avrebbe potuto fare, considerate le condizioni di

«intollerabile vicinanza» (The Reader's Encyclopaedia, Vol. 1: 365) nella quale gli otto ebrei

erano costretti a vivere. «Tutte le volte che vado sopra il mio vero scopo è di vedere «lui» (18

febbraio '44: 164); «vado quasi ogni mattina nel solaio, dove lavora Peter» (23 Febbraio '44:

166). La signora Van Daan comincia a essere un po' preoccupata e chiede ad Anna: «Mi posso

poi fidare di voi due, là sopra?» (4 Marzo '44: 174). Ad un certo punto, la madre interviene: «...

la mamma mi ha proibito di andare troppo sovente di sopra, perché secondo lei la signora Van

Daan è gelosa» (28 Marzo '44: 198); Anna è comunque convinta che «questo nostro rifugio sarà

forse il teatro di un vero e grande amore» (22 Marzo '44: 192), ma aggiunge: «Non penso affatto

a sposarlo» (ibid.). La sorella Margot, figura di nessuna importanza nel Diario (altra cosa che

non può che suscitare i sospetti del lettore) non è minimamente gelosa. Anna aspetta con ansia

il primo bacio (11 Aprile '44: 202); le cose, comunque procedono bene; un giorno, Peter le

chiede: «Vuoi venire in solaio?... Accettai, presi il mio cuscino e salimmo in solaio ... Peter mi

mise in braccio attorno alla spalla e io il mio attorno alla stia e, restammo così, l'una nelle

braccia dell'altro, aspettando tranquillamente che Margot ci venisse a chiamare» (11 Aprile '44:


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183 ed. Cardinal; questo passaggio non è citato nell'ed. Einaudi - N.D.T.). E ancora: « ... Peter e

io stiamo seduti sopra una dura cassa di legno... ciascuno col braccio attorno alla spalla

dell'altro, lui con un mio ricciolo in mano ... » (14 Aprile '44: 217). Quando, più avanti, Anna

afferma «qui nell'alloggio segreto non c'è nessuno che dia il buon esempio» (ibid.), non

sappiamo se includa anche se stessa. E finalmente giunge uno dei giorni più importanti della

sua vita, quello in cui riceve il tanto agognato primo bacio; dell'avvenimento riferisce

dettagliatamente in data

[81] 16 Aprile '44: 218, 219. Il giorno dopo, già osserva che «accarezzarsi soltanto non presenta

alcun vantaggio» (17 Aprile '44: 220). 18 Aprile '44: «... Peter e io abbiamo finalmente avuto

quel colloquio, che da dieci giorni avevamo sempre rimandato. GLI HO SPIEGATO TUTTO CIÒ

CHE RIGUARDA LE RAGAZZE, E NON HO AVUTO SCRUPOLO DI PARLARE DELLE COSE

PIÙ INTIME. La sera terminò con un bacio reciproco, un pò più vicino alla mia bocca. È

veramente una sensazione meravigliosa» (220-22 1). L'amore tra i due diventa sempre più

appassionato: « ... egli venne verso di me, io gli gettai le braccia al collo e gli diedi un bacio sulla

guancia sinistra; stavo per baciargli l'altra guancia, quando le nostre bocche si incontrarono e le

serrammo strettamente. Storditi, ci stringemmo l'uno all'altro, ripetutamente, come se non

dovessimo smettere mai» (28 Aprile '44: 224). Visti i precedenti, non ci stupisce che Anna non

si scandalizzi «per un flirt, un bacio, un abbraccio, uno scherzo poco pulito» (1° Agosto '44: 271).

Sia a voler dar credito all'ipotesi che a scrivere le frasi su citate sia stata una ragazzina, oggetto

di una terribile persecuzione, sia ritenendo che si tratti di manipolazione, una cosa è certa: il

Diario è stato scritto per ESSERE VENDUTO al pubblico. E questo spiega anche il motivo per

cui vi si trovano queste parti «sexy»: i fatti veri, narrati da Anna Frank erano troppo banali e

troppo poco interessanti per attrarre l'attenzione dei lettori. Nella versione del Diario che

abbiamo di fronte, i passaggi erotici non sono che una parte di quelli che l'originale dovrebbe

contenere e che, pudicamente, Otto Frank ha ritenuto di non dover pubblicare...

In ogni caso: quante ragazze, durante la guerra, avevano la possibilità di trascorrere una

vita tanto tranquilla e scevra di reali preoccupazioni?

In quante famiglie, in Europa, si poteva in quel periodo godere di un tenore di vita come

quello dei Frank, Vari Daan e Dussel?

Eppure, questo gruppo di persone è diventato il simbolo di tutti coloro che furono

perseguitati dai nazisti. E questo è veramente ingiusto nei confronti di coloro che, durante la

guerra, furono davvero perseguitati e soffrirono reali privazioni.

[82]

Prigionieri?

È opinione comunemente accettata che gli otto ebrei fossero «prigionieri» nell'«Alloggio

segreto», nel quale avevano a malapena la possibilità di muoversi e respirare.

Sul retro della copertina dell'ed. Cardinal (1963) leggiamo: «Il suo diario è il resoconto

della vita di questo gruppo di ebrei, nella terribile angoscia di essere scoperti dai nazisti».

l'Enciclopedía Giudaíca: «LA SUA IMPORTANZA STA NELLE TERRIBILI

DESCRIZIONI DELLA VITA DESOLANTE TRASCORSA DAGLI EBREI INCARCERATI,

OPPRESSI DA UNA CONTINUA PAURA» (Vol. 7: 54). Anna «cercò, senza successo, di sfuggire

ai nazisti durante l'occupazione dell'Olanda, suo paese natalr.» (ibid. vol. 5: 581).

Storm Jameson, nell'edizione 'Pan' del Diario, afferma: di padre di Anna aveva preparato

con cura il futuro nascondiglio - il retrocasa di un vecchio stabile - Qui Anna, la sorcila

sedicenne Margot e i suoi genitori si rifugiarono - BRACCATI COME ANIMALI - facendo bene

attenzione A NON ESSERE VISTI O UDITI DA NESSUNO; per una bambina vivace e allegra

come Anna, questo modo di vivere doveva pesare come una immeritata punizione» (5, 6).

Eleanor Roosevelt, nell'introduzione dell'edizione Cardinal, ci dice: «II Diario di Anna

Frank racconta la storia di otto persone che, PER DUE ANNI, TENTARONO DI SFUGGIRE Al

NAZISTI... VIVENDO IN UN COSTANTE STATO D'ANGOSCIA E DI ISOLAMENTO...

IMPRIGIONATI... una bambina che ha vissuto IN CONDIZIONI DEL TUTTO FUORI

DELL'ORDINARIO». Abbiamo fornito esempi in abbondanza per dimostrare quanto «fuori

dall'ordinario» fossero le condizioni di vita di Anna Frank.

Sul retrocopertina dell'edizione svedese dei Diario di Anna Frank sta scritto: «... otto

persone vissero per due anni senza mai osare uscir di casa, senza mai poter parlare ad alta voce,

nel costante timore di essere scoperti»; al contrario, sappiamo che almeno una persona, Peter,

usciva di casa due volte al giorno e abbiamo visto altresì quanto silenziosi fossero gli inquilini

della Prinsengracht... evidentemente, nessuno degli autori delle su citate osservazioni, si è mai

disturbato a leggere il Diario per intero, limitandosi a dargli un'occhiata superficiale.


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[83]

In realtà, i Frank avevano traslocato nello stabile che ospitava i loro uffici non allo scopo di

'nascondersi' (per questo avrebbero potuto scegliere una quantità di posti più adatti), ma per

TENERE D'OCCHIO LA LORO PROPRIETÀ in un momento particolarmente difficile della

guerra, quando il pericolo di furti si era fatto estremamente grave e, anche, per tenere d'occhio

gli amministratori della loro ditta (cfr. 29 Marzo '44: 200). Soltanto se guardiamo le cose da

questo punto di vista, l'intera vicenda di Anna Frank comincia ad avere un senso. Alcuni esempi

confermano che erano i ladri la maggior preoccupazione dei Frank. Quando i ladri penetrarono

nel magazzino, Anna scrive: «In un batter d'occhio il babbo, Van Daan, Dussel e Peter scesero

sotto» (11 Aprile '44: 208); se il vero timore fosse stato quello di venir scoperti, non si sarebbero

comportati così; chi aveva detto loro, infatti, che non si trattasse della polizia o della Gestapo? Il

signor Van Daan «battè forte per terra con la scure» (ibid.: 209), una cosa non molto saggia da

parte di persone terrorizzate all'idea di essere scoperte. Per evitare eventuali altri furti, si

organizzano in iliodo che «alle otto e mezza e alle nove e mezza Peter andrà a controllare la

casa» (ibid.: 215); in altre parole, Peter usciva due volte al giorno per controllare che attorno

all'edificio non si aggirassero individui sospetti: è questo il modo in cui si comporterebbero delle

persone «braccate» dalla Gestapo?

Eppure, scrittori ebrei come Margit Vinberg, autrice di un'intervista col Sig. Frank,

asseriscono che gli otto inquilini della Prinsengracht erano prigionieri, costretti ad una vita del

tutto fuori dei normale: ci pare ovvio che in tutta questa faccenda c'è qualcosa che non funziona.

E pochi sono i lettori che hanno veramente «letto» a fondo il Diario (non parliamo dei critici

letterari ai quali gli articoli elogiativi sono stati direttamente commissionati, e ben pagati,

dall'editore di turno).

La famiglia Frank ha condotto una vita molto meno drammatica (se si escludono le

eccezionali e numerose liti tra i suoi membri) di quella trascorsa da migliaia di famiglie olandesi

nello stesso periodo; con la differenza che a nessun Olandese è mai venuto in mente di trarre

denaro dalle miserie della propria vita privata.

[84]

Visitatori di giorno e di notte

Il cosiddetto «Alloggio Segreto» era spesso frequentato da visitatori di vario genere, che, a

volte, si fermavano anche a pranzo. La cosa più strabiliante, però, è che alcune persone si

recavano nell'«Alloggio Segreto» per pernottarvi. Per esempio, il 20 Ottobre '42, Anna riferisce:

«Intanto lunedì CE LA SIAMO SPASSATA. Miep e Henk HANNO PERNOTTATO DA NOI.

Margot e io siamo andate a dormire per una notte da papà e mamma, perché i coniugi Van

Santen potessero prendere i nostri posti. Il pranzo era ottimo... stamattina mi sono alzata molto

presto. Henk doveva andar via alle otto e mezza. Dopo aver fatto colazione con noi, Miep scese

in ufficio... Anche Elli, la settimana prossima, verrà a passar la notte da noi» (20 Ottobre '42:

48-49). Ora, noi ci domandiamo: quali persone sane di mente che si trovassero nelle condizioni

in cui pretesamente si trovavano i Frank, si sarebbero azzardate ad invitare ospiti per cena e

perfino per la notte? Persone che entravano nel magazzino ad orari strani, per non uscirne

neanche la sera tardi, avrebbero destato i sospetti di chiunque. Ma invece di incolpare se stessi, i

Frank se la prendono con un certo Sig. «M» (Schnabel: Introduzione: 10, 6: 84, 7: 117, 8: 135, 9:

143, 146, 12: 189).

L'impudenza di certe persone non conosce proprio limiti. Tutto il Diario di Anna Frank è

un insieme di contraddizioni e di ipocrisie. Come si possano ammannire al pubblico sciocchezze

di questo genere, è al di sopra della nostra comprensione.

Un solo diario

Il Sig. Frank ha sempre parlato dell'esistenza di UN solo Diario, quello, cioè, da lui

comperato per il compleanno della figlia in cartoleria. Schnabel ci informa di aver visto egli

stesso il luogo nel quale «quindici anni fa, Otto Frank comprò il quaderno dalla copertina a

quadretti rossi» (2: 32). L'opinione prevalente sia tra i critici che tra il pubblico è, quindi, che

esista un solo Diario. Accertatevene voi stessi, chiedendo ai vostri conoscenti: Tutti vi diranno

che esiste UN SOLO Diario, non molti diari.

[85]

Citiamo qui di seguito varie fonti a riprova di questo fatto: nel Gyldendals store

Opslagsbog, Copenhagen, 1967, Vol. 2: 252 si dice che «Anna Frank lasciò UN Diario»; in

Focus, Stockholm, Vol. 2: 259 sta scritto «Il Diario di Anna». E così in Aschebougs


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Konversasjonsleksikon, Oslo, 1969, vol. 7: 94 «lasciò UN Diario»; Bra Böckers Lexicon, Svezia,

Vol. 8: 203 «famosa per aver lasciato UN Diario. Il Katalog Over Böcker For Folk - och

Skolbibliotek, Grundkatalog 2, Tillägg 30, Stockholm, 195 5: 23, opera autorevole usata nelle

biblioteche svedesi, dice: «Fu trovato IL Diario di Anna Frank». Sul retro della copertina

dell'edizione svedese (1953) del Diario, sta scritto: «UN Diario le fu regalato per il suo

tredicesimo compleanno». Das Tagebuch der Anne Frank, Svenska Bokförlaget Norstedts,

Stockholm, 1964 dice: «IL Diario di Anna Frank fu scritto in olandese» (Förord). La Nuova

Enciclopedia Britannica, Micropaedia, 1975, Vol. 4/279 spiega: «Sul pavimento dell'Alloggio

Segreto (questa versione è contraddetta da altre fonti. ma confermata da Simon Wiesenthal,

dalla commedia e dal Christian Science Monitor, N.D.A.), il padre di Anna trovò NOVELLE che

la figlia aveva scritto su folietti, orsi e nani - e IL Diario». La notizia che Anna avesse scritto

anche delle novelle, oltrea un Diario fu una sorpresa per molta gente. Il Diario, come abbiamo

già detto, fu pubblicato per la prima volta nel 1947 col titolo di Het Achterhuis.

L'Enciclopedia Giudaica, 197 1, Vol. 7: 5 2, rileva che: « ... il suo nome divenne famoso... a

causa del Diario». Cecil Roth e Geoffrey Wigoder scrivono, in The New Standard Jewish

Encyclopedia, 1975: 697: «Mentre si nascondeva ai nazisti, durante l'occupazione dell'Olanda,

ella scrisse ... un interessante Diario, mostrando grande abilità letteraria e intuito psicologico. Il

Diario fu scoperto dopo la sua morte».

Il Dizionario Enciclopedico Meyer, Mannheim, 1973, Vol. 9: 231 afferma che Anna scrisse

«UN Diario». Simon Wiesenthal e Margit Vinberg sono dello stesso parere. Anche il famoso

dramma in due atti di Hackett e Goodrich sostiene questa tesi.

Nell'Enciclopedia del Dramma Moderno è descritta la scena iniziale della commedia:

«Pronto a lasciare Amsterdarn dopo la guerra, il sig. Frank rivela l'esistenza del Diario della

figlia» (207). Migliaia di spettatori usciranno dal teatro convinti dell'esistenza di un Diario, oltre

che, naturalmente, della ferocia e brutalità dei Tedeschi.

[86]

Anche George Stevens sembra convinto dell'esistenza di un solo Diario, parlando di «un

quaderno con una copertina a quadretti rossi». L'«Epilogo» del Diario, dice: «Qui finisce il

Diario di Anna... In un mucchio di vecchi libri, riviste e giornali rimasti per terra, Elli e Miep

trovarono il Diario di Anna». D'altra parte, se sembra già abbastanza difficile tener nascosta

l'esistenza di un diario in un alloggio frequentato da altre sette persone, il voler celare alcuni

diari sarebbe un'impresa del tutto impossibile. Al momento del trasloco nell'«Alloggio segreto»,

Anna scrive: «Margot e io cominciammo a stipare l'indispensabile in una borsa da scuola. La

prima cosa che ci ficcai dentro fu questo diario» (8 Luglio 42: 19).

Il 2 Gennaio 1944 (135): «Stamane, non avendo nulla da fare, mi misi a sfogliare il mio

diario ... Questo diario ha molto valore per me, perché è diventato sovente un libro di memorie,

ma su molte pagine potrei scrivere «passato».

L'edizione Pari (1975) del Diario continua a sostonere la tesi dell'esistenza di un solo

manoscritto, contrariamente a quanto Schnabel e altri avevano affermato. Store Jameson scrive,

infatti, nella «Prefazione»: «Tra i regali che Anna ricevette per il suo tredicesimo compleanno,

quello che le piacque di più fu UN QUADERNO con una copertina rigida, che decise di usare

come diario; fino ad allora, Anna non aveva mai tenuto un diario» (5). E continua: «La prima

cosa che Anna prese con sé fu il suo diario... teneva il diario, scrivendovi ogni cosa che avrebbe

raccontato ad un'amica intima... Rinvenuto più tardi nel disordine lasciato dalla Gestapo, il

diario di Anna fu poi consegnato ai suoi amici olandesi ... Anna non avrebbe prestato a nessuno

il suo diario... così come ella ci confida anche nella stia ultima annotazione». È evidente che

Jameson è convinto che manoscritto e testo stampato siano perfettamente coincidenti!

In una trasmissione televisiva, di cui parleremo più avanti, sono stati mostrati vari

incartamenti riguardanti Anna Frank, ma la maggior parte degli spettatori ha conservato

l'impressione che esista, in definitiva, un solo testo base. Anche l'Opuscolo della Fondazione A.

Frank parla di UN SOLO diario, «scritto nell'intimità dell'Alloggio Segreto» (4); di che genere di

intimità si potesse godere nell'Alloggio Segreto abbbiamo già parlato; tra l'altro, questa

affermazione è in totale contrasto con quella, già citata, che riferisce circa le «intollerabilì

condizioni» di vita nell'«Alloggio Segreto».

[87]

Ci viene anche raccontato che il vantaggio di Anna su, per esempio, Santa Teresa, è

proprio quello di aver lasciato un diario e che «... sebbene alla sua leggenda manchi l'appoggio

di autorità statali o ecclesiastiche, la FORZA DELLA SUA AUTENTICITÀ deriva dal suo

straordinario auto-ritratto» (5). Sull'«autenticità» del Diario sono stati già portati parecchi

esempi...

Celebrità come Giovanni XXIII, il Presidente Kennedy e Padre Dominique Pire (17) erano,


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in apparenza, convinti, che si trattasse di un solo Diario; anche nella Breve Guida alla Casa di

Anna Frank troviamo espressa la stessa opinione: « … è in questa camera che il diario di Anna

venne ritrovato … solo il padre di Anna sopravvisse, e tornò ad Amsterdam dopo la guerra; è

allora che gli venne consegnato il diario della figlia più giovane ... ». Ma che ne è stato del diario

di Margot! Non si sa. Comunque, prima di approfondire anche questo problema, dobbiamo

porci la domanda: è possibile che sia esistito più di un diario?

Più di un diario

Le varie traduzioni che sono state fatte del Diario di Anna Frank divergono molto spesso

fra loro, tuttavia da nessuna di esse sembra mai scaturire la versione che sia esistito, in origine,

più di un diario. Eppure, verso la fine degli anni '50, trapelò la notizia che erano stati trovati

altri lavori di Anna Frank; gli editori dei Diario, nelle varie nazioni, rimasero tutti un po'

perplessi, dato che essi stessi avevano in precedenza propagato la notizia che i Tedeschi erano

stati tanto spietati da distruggere tutto quello che avevano trovato nell'«Alloggio Segreto» e che

soltanto per un miracolo il Diario di Anna si era salvato dal saccheggio.

Il signor Frank aveva già avuto le sue difficoltà a spiegare come il Diario della famiglia

avesse potuto salvarsi; e si rendeva perfettamente conto che se avesse confessato che

PARECCHI DOCUMENTI erano stati recuperati dopo la perquisizione della Gestapo, la sua

storia sarebbe sembrata ancora più assurda di quanto lo era già. Senza contare che la versione

del saccheggio, tanto importante ai suoi fini propagandistici, avrebbe dovuto essere

abbandonata, così come la storia del modo in cui Elli e Miep avevano ritrovato i documenti. Il

dilemma fu risolto, come

[88] mostra anche il superficialissimo testo di Schnabel, ignorando tutte le logiche obiezioni che

avrebbero potuto venir poste in merito alla complicata faccenda. Il libro di Schnabel fu una delle

prime fonti in cui si poté trovare un cenno alla possibilità che le cose non si erano svolte

esattamente come il signor Frank aveva raccontato: ma l'autore ha gran cura di sviare

l'attenzione dei lettore dai fatti reali, puntando sul lato emozionale della vicenda di Anna Frank.

Schnabel afferma, per esempio, che « ... in uno dei quaderni che Anna possedeva, oltre al

diario» (2: 28; cfr. p.37, 3: 51, 6: 94). Viene attribuita al padre di Anna la seguente affermazione:

«Sapendo che ormai tutto era perduto, camminava avanti e indietro, facendo i bagagli, senza

dare al suo diario nemmeno un'occhiata» (8: 134); ci si riferisce, naturalmente, al momento

dell'arresto. È probabile, invece, che Anna dcsiderasse portare con sé il suo Diario (nell'opuscolo

della Fondazione A. Frank sta scritto che esso si trovava «nella valigetta di Anna») (8): e niente

vieta di pensare che l'abbia effettivamente fatto.

Schnabel riferisce anche che Anna aveva scritto delle novelle (una di esse, dal titolo

Katrientje pare l'avesse perfino letta a Koophuis); queste novelle non potevano certamente

essere contenute nel «piccolo diario» (che, di per se stesso, era troppo piccolo anche per

contenere il testo comunemente definito Diario). Comunque, il passaggio più interessante del

libro di Schnabel, comprovante la falsità della versione dell'esistenza di un UNICO Diario, è il

seguente: «I quaderni e i documenti che riguardano Anna sono tenuti sotto chiave in una

cassetta di sicurezza ad Amsterdam. Io li ho visti. Dentro la cassetta c'è il quaderno con la

copertina a quadretti rossi nel quale Anna cominciò a scrivere e i LIBRI CASSA nei quali Anna

continuò a scrivere. Ci sono poi 312 fogli sciolti, riempiti con lai sua minuscola e bella

calligrafia» (12: 186). È curioso notare come, nel momento in cui la ricercatrice Minna Becker

eseguì la sua indagine, il numero dei «fogli sciolti» fosse già salito a 338. Il mito dell'unico

diario deve essere abbandonato per sempre, non avendo al suo attivo nessuna giustificazione; fu

un'invenzione iniziale, escogitata per conferire maggior rilievo alla vicenda di Anna Frank.

E, spogliata del suo impatto emotivo, tutta la vicenda del Diario e dei personaggi che ne

sono coinvolti, non diviene altro che la meschina

[89] messa in scena di un gruppo di persone decise a tutto, pur di perseguire i propri fini

propagandistici.

Non è che il quaderno con la copertina rossa fosse un diario che Anna aveva tenuto

PRIMA del Giugno 1942? Soltanto il padre, che si è finora ostinato a presentare come autentico

un documento che certamente non lo è, potrebbe, autorizzandoci a consultare gli originali,

permetterci di rispondere a questa e ad altre domande. Abbiamo numerose prove che ci

confermano quanto la sua versione dei fatti (o piuttosto «versioni») sia dei tutto inattendibile;

sta a lui, ora, scoprire le sue carte. La maggior parte di noi ha letto il Diario, perfettamente

convinta che quanto vi è narrato sia vero; non potevamo minimamente immaginare che si stesse

giocando ai nostri danni una così colossale truffa, non potevamo credere che ci stessero

prendendo in giro. Ora vogliamo la verità, TUTTA la verità. Le mezze verità sono anche peggio


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delle complete bugie. È venuto il momento di esaminare gli originali: in nessun altro modo

potremo dichiararci soddisfatti.

Una trasmissione beffarda

Venerdì 2 Dicembre 1977, alle 18.05 della sera, la Televisione Svedesc (TV1) mostrò un

filmato della Fondazione Anna Frank. Nella prima scena, era mostrato il padre, mentre si recava

in banca: lì, un uomo apriva una cassetta di sicurezza, dalla quale il signor Frank estraeva vari

documenti, che venivano poi mostrati al pubblico. Disgraziatamente (!) le sequenze erano

troppo veloci per poter distinguere la calligrafia dei testi che venivano presentati. Quando si

tratta di mostrare la calligrafia, le immagini erano sempre troppo lontane o fuori fuoco: per

contro, le pagine VUOTE, erano sempre perfettamente chiare e nitide. Alla fine del filmato, Otto

Frank informava freddamente gli spettatori che quello era un documento VIVENTE. Sarebbe

stato più corretto chiamarlo una menzogna vivente. I documenti veri parlano da soli, non hanno

bisogno di trucchi, per essere spiegati al pubblico. Il filmato lascia un'impressione di

confusione: e la confusione è forse l'unica cosa realistica di tutta la vicenda di Anna Frank.

Abbiamo domandato ad alcuni spettatori cosa pensassero del filmato e ci hanno risposto di

averlo trovato piuttosto pasticciato.2

[90]

Con tutta probabilità si è trattato di un tentativo di Otto Frank di far tacere le critiche e di

abbindolare, una volta di più, gli spettatori.

Perché un diario solo?

Perché fu inventata la storia dell'esistenza di un solo Diario? Perché il pubblico non è stato

informato fin dall'inizio che la ragazza aveva scritto vari diari, oltre a un numero considerevole

di novelle? Non sarebbe servito, inoltre, ad avvalorare l'affermazione secondo cui Anna era una

grande scrittrice? La ragione, però, è ovvia. Migliaia di ragazze e ragazzi olandesi tenevano un

diario, e probabilmente il loro contenuto era più interessante delle storielle prefabbricate che

leggiamo in quello di Anna. Bisognava conferire un lustro particolare al Diario, altrimenti non

lo si poteva vendere: e così fu modificato.

Alcuni hanno negato che sia perfino mai esistito un Diario scritto da Anna. Noi siamo di

parere contrario. Non era necessario arrivare così lontano: bastava «ritoccare» qua e là quel

diario che Anna, come molti bambini della sua età, aveva scritto. Ogni grande menzogna non è

mai dei tutto priva di qualche elemento realistico.

A scoraggiare eventuali increduli e dubbiosi dal porre domande imbarazzanti, c'era

sempre l'alibi della «persecuzione»: chi avrebbe osato indagare sulla vicenda di una debole

fanciulla, perseguitata dai nazisti spietati?

Una volta creata la giusta atmosfera, il Diario poteva essere messo, con successo, in

circolazione. È possibile che parti di esso siano state addirittura scritte prima della guerra da

Otto Frank e dalla sua carissima amica Anneliese Schütz, una giornalista ebrea.

La storia del Diario unico era necessaria alla messa in scena dell'«Alloggio Segreto»; si

voleva dare l'impressione che il trasferimento nella Prinsengracht non era avvenuto per

controllare meglio i propri dipendenti e i propri affari, nel momento in cui gli ebrei erano stati

costretti ad affidarne ad altri la direzione ufficiale, o per proteggersi meglio dai continui furti,

MA SOLTANTO PER SOTTRARSI ALLA SPIETATA FEROCIA DEI TEDESCHI, la cui unica (o

più importante) occupazione era quella di perquisire e saccheggiare le case dei pacifici cittadini

ebrei. Ecco

[91] quindi creata l'atmosfera adatta a spiegare l'epilogo drammatico della vicenda:

l'appartamento viene perquisito e saccheggiato dalla Gestapo, in modo che degli otto ebrei

scompaia ogni traccia. Ma PER UN MIRACOLO, i nazisti avevano trascurato di distruggere

proprio quello che, in futuro, avrebbe svelato i loro crimini e li avrebbe condannati davanti al

mondo intero.

«Fortunatamente per noi - scrive Store Jameson nella prefazione dell'edizione Pan - LE

MALDESTRE MANI DEGLI ASSASSINI trascurarono di distruggere quelle pagine da cui esce,

SORRIDENTE, la meravigliosa immagine di Anna» (pag.6).

È piuttosto difficile accettare il fatto che gli uomini della Gestapo, per maldestri che

fossero, abbiano «dimenticato» di distruggere il Diario. Il regista George Stevens si era reso

perfettamente conto di questo problema: «La misteriosa ragione per la quale il Diario si era

salvato dal saccheggio, mi venne illustrata in una drammatica conversazione che ebbi con il

signor Otto Frank nel 1957. Eravamo seduti in un piccolo attico di Amsterdam, ed io tenevo


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

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nelle mani il Diario. Era quello l'edificio nei quale il signor Frank si era rifugiato con gli altri

durante la guerra, tentando di sfuggire ai nazisti. DOPO MOLTE ESITAZIONI, feci al signor

Frank una domanda alla quale sentivo che DOVEVA ESSERE DATA UNA RISPOSTA:

— Potete dirmi quello che accadde quando la Gestapo irruppe in queste stanze? LA LORO

MISSIONE ERA QUELLA DI DISTRUGGERE ... COME POTERONO NON TROVARE E

DISTRUGGERE IL DIARIO?...

— La loro missione era quella di scacciare gli ebrei dall'Olanda. Per far ciò, dovevano

saccheggiare e rapinare e, COSA PIÙ IMPORTANTE DI TUTTE, NON LASCIARE REGISTRI O

DOCUMENTI SU QUANTO STAVA AVVENENDO... Tuttavia, rimase sul pavimento il diario di

una ragazzina. La missione dei soldati nazisti era fallita. Avevano lasciato alle loro spalle una

testimonianza dei loro crimini» (Prefazione dell'ed. Cardinal).

Ecco la spiegazionee che cercavamo. La storia del Diario fu inventata per accusare i

Tedeschi di crudeltà e per dare un aspetto veritiero alla faccenda dell'«Alloggio Segreto». Il

Diario, poifu uno dei principali artefici del silenzio dei mondo intero allorché il «popolo

eletto» invase la Palestina, strappandola ai suoi legittimi abitanti, e denominando «Israele» una

terra sulla quale non potevano vantare alcun diritto.

[92]

Il signor Frank e la sua Fondazione di impostori continuano incessantemente la loro opera

di propaganda contro i Tedeschi; e questi maestri di odio hanno la faccia tosta di proclamare

che il loro lavoro è tutto volto al superamento delle inimicizie e alla fraternità tra i popoli.

Loro scopo principale è, al contrario, perpetuare l'odio nei confronti dei Tedeschi e di far si

che la gente dimentichi i misfatti dei sionisti in Palestina. Il Diario di Anna Frank è dunque di

vitale importanza per il sionismo. Ma perché i nazisti non distrussero i documenti trovati nella

Prinsengracht? Per la semplice ragione che a loro del Diario, o dei diari, di Anna Frank, non

importava niente. E in nessun momento, quale quello attuale, sarebbe tanto dannoso per i

sionisti che la verità sul Diario venisse svelata: quale potrebbe essere, infatti, la reazione di

coloro che sono stati ingannati per tanti decenni?

Come fu lasciato e trovato il diario

Si narra che la Gestapo non poté trovare il Diario perché nascosto in un sottotetto; un'altra

versione è che sia stato recuperato dal misterioso signor «M». Schnabel, invece, ci racconta che

furono Elli e Miep una settimana dopo l'irruzione della polizia, a trovare il diario di Anna;

perché dopo così tanto tempo, dato che lavoravano li tutti i giorni, non è dato di sapere. Tra i

documenti di Anna Frank, sparsi sul pavimento, fu trovato anche il libro con la copertina a

quadretti rossi; Miep lo raccolse e, riconoscendo la calligrafia di Anna, lo mise, insieme alle altre

carte, in uno scaffale dell'ufficio. È curioso notare come, in quella posizione, il Diario sarebbe

stato facilmente rinvenibile proprio da quel signor «M» che, si dice, aveva tradito i Frank,

rivelando ai nazisti la loro presenza nella Prinsengracht; è probabile, però, che questo signor

«M» non sia che un personaggio di pura fantasia.

George Stevens ci informa, a sua volta, che il Diario di Anna si trovava nella borsa del

padre quando la Gestapo fece irruzione: apparentemente, ritenne questa notizia da Otto Frank

stesso (cfr. Prefazione dell'ed. Cardinal). Simon Wiesenthal, il famoso «cacciatore di nazisti»,

accetta la versione di Otto Frank, secondo la quale «l'ufficiale delle SS prese la mia borsa.... e ne

versò il contenuto sul pavimento». Questa versione

[93] dei fatti non ci sembra molto credibile. in una delle sue ultime annotazioni, infatti, Anna

riferisce: «... queste cose mi hanno indotto a non comunicare le mie vedute sulla vita e le mie

ben ponderate teorie ad altri che al mio diario, e una volta a Margot. Al babbo ho tenuto

nascosto tutto ciò che riguardava il mio intimo: non l'ho mai fatto partecipe delle mie idee e l'ho

volutamente e consciamente estraniato da me» (15 Luglio '44: 266). Se Anna voleva veramente

tener nascosti al padre i suoi pensieri intimi, non poteva certo aver messo il Diario nella sua

borsa: sarebbe un controsenso.

La versione proposta nell'opuscolo della Fondazione è un pò più plausibile: «La leggenda

(sì, siamo completamente d'accordo: si tratta proprio di una LEGGENDA, N.D.A.) incominciò

nel momento in cui l'ufficiale nazista che arrestò i Frank, avendo bisogno di un contenitore nel

quale porre il denaro e i preziosi che stava confiscando, scelse la valigetta di Anna, gettando dul

pavimento i documenti e i quaderni che conteneva. Fu un caso fortunato... i documenti

restarono alcuni giorni sul pavimento senza che nessuno potesse toccarli (che significa? I nazisti

non avevano forse saccheggiato l'abitazione dei Frank? E il pericoloso signor «M» non li

avrebbe forse subito distrutti? - N.D.A.), finché Elli e Miep, le fedeli amiche olandesi, li

trovarono e li chiusero nell'ufficio che era stato del signor Frank. E nell'ufficio rimasero fino al


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

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ritorno di Otto Frank, l'unico degli otto abitanti dell'Alloggio Segreto riuscito a sopravvivere ai

campi di concentramento. Gli furono necessarie molte settimane per poter portare a termine la

lettura del Diario: la commozione lo sopraffaceva ad ogni pagina» (6). Ma come mai questi

documenti tanto importanti, che potevano smascherare le malefatte dei nazisti, furono messi

proprio nell'ufficio del signor Frank, OCCUPATO IN QUEL MOMENTO PROPRIO DAL

SIGNOR «M»? Non si poteva scegliere un posto peggiore.

Che il diario si trovasse nella valigetta di Anna è anche l'opinione di Ulf Brandell (* *

*Dagens Nybeter, 22 Marzo 1959).

La Breve Guida alla Casa di Anna Frank presenta anch'essa la sua versione dei fatti: «Il 4

Agosto 1944, grazie ad una spiata (e ciò è contraddetto da Schnabel, 9: 143, che ci informa che il

signor Frank non credeva affatto a un tradimento - N.D.A.), la Gestapo fece irruzione

nell'Alloggio Segreto, arrestandone tutti gli occupanti, che furono poi deportati. Tutta la mobilia

e gli abiti furono confiscati (anche questo è

[94] negato da Schnabel - N.D.A.), mentre alcuni libri e documenti restarono sparsi sul

pavimento. Quando Miep ed Elli, le fedeli amiche dei Frank, ripulirono le stanze, trovarono i

quaderni sui quali Anna aveva scritto il suo Diario».

Che mobili e vestiti siano stati confiscati è completamente falso; è vero che Miep ha detto

che le stanze erano vuote, ma, secondo Schnabel, si riferiva al fatto che nessuno ormai le abitava

più. Miep ha pure affermato che vestiti, lettere e documenti giacevano alla rinfusa sul pavimento

e che un golfino di Anna stava ancora appeso a una gruccia. Tutto questo dimostra che quanto

affermato nella Breve Guida alla Casa di Anna Frank è sbagliato (cfr. Schnabel, 12: 188-189).

Nel libro di Schnabel leggiamo poi che agli otto ebrei fu consentito di portare con sé le loro

cose. Se veramente credevano che sarebbero stati «gasati» (cfr. 9 Ottobre '42: 45 - 3 Febbraio

'44: 156-157/7) perché portarono con sé i loro effetti personali?

Pare poi che la polizia abbia avuto le sue difficoltà per trovare un'auto abbastanza grande

per condurre via il gruppo: «(il sergente) telefonò al posto di polizia e ordinò un'auto; ‘grossa mi

raccomando. Serve per sette o otto persone’». (Schnabel, 8: 134.)

Il signor Frank ammette: «Ci diedero tutto il tempo che volevamo. Ognuno di noi sapeva

già perfettamente quello che avrebbe dovuto portare con sé» (Schnabel, 6: 87-88). Che il

«sergente» non abbia potuto portare con sé nulla di voluminoso ci è suggerito anche dal fatto

che era arrivato, e ripartito, in motocicletta (Schnabel, 8: 138). Le uniche persone che, pare,

abbiano portato via qualcosa dall'«Alloggio Segreto» furono le piccole ebree Lies e Joppie: le

due si recarono alla casa e sottrassero alcuni effetti personali di Anna (Schnabel, 4: 69).

Margarete Schwartz, nel suo articolo sull'Expressen (6 Ottobre 1976), riferisce, sulla base

dell'intervista fatta ad Otto Frank, che fu Miep a ritrovare il Diario. Contrariamente a quanto

affermato da Schnabel, che Miep, cioé, aveva riconosciuto la calligrafia di Anna, la Schwarz

scrive che Miep prese i documenti e, senza nemmeno dargli un'occhiata, li mise in una busta,

sigillandola. Se dobbiamo dar credito a questa versione, dobbiamo ritenere anche che il Diario

fosse composto da un numero limitato di pagine, altrimenti non avrebbe potuto esser sistemato

in una «busta»: da dove, poi, siano saltate fuori le altre «opere» di Anna è un mistero.

[95]

Un'altra versione popolare sul ritrovamento dei Diario ci è fornita dal The Cbristian

Science Monitor (4 Luglio 1977: 23): sarebbe stato il signor Frank stesso, una volta ritornato ad

Amsterdam, a ritrovare il diario di Anna «tra un mucchio di macerie, lasciate dalla Gestapo,

dopo il saccheggio dell'«Alloggio Segreto». Questa versione viene sostenuta anche da Simon

Wiesenthal e altre «celebrità».

Viste le tante versioni, ufficiali e non, sul ritrovamento del Diario, diventa pressoché

impossibile stabilire la verità.

Potrebbe anche essere successo (e ci auguriamo che il signor Frank non si offenderà se

suggeriamo questa ipotesi, visto che questa confusione è stata favorita, se non addirittura

creata, da lui stesso) che gli otto ebrei abbiano portato con sè la maggior parte dei documenti, e

quindi anche il Diario, al momento dei loro arresto.

Sono in circolazione decine di altri racconti di Anna, il suo Diario, il «gruppo di

clandestini» dell'«Alloggio Segreto»; noi ci siamo limitati a descrivere quelli che il lettore

troverà citati, con maggior frequenza, in riviste e giornali.

Nomi falsi

Un altro fatto strano è che la versione dei Diario data alle stampe non contiene i VERI

NOMI dei personaggi che in esso appaiono. I nomi reali, cioé, furono sostituiti con nomi falsi.

Sarebbe interessante sapere perché questa notizia non venne divulgata subito, all'uscita della


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prima edizione del Diario.

La nostra edizione Cardinal (così come anche l'edizione Einaudi - N. D.T.) non ci informa

minimamente sull'uso dei nomi falsi. Si dice soltanto: «Salvo alcune parti che non hanno

interesse per il lettore, il TESTO ORIGINALE è stato stampato integralmente» (Epilogo). in

altre parole, soltanto alcuni passaggi sono stati esclusi, mentre il testo originale è stato

stampato. Però, il sostituire i nomi veri del manoscritto con nomi di fantasia, fa sì che il testo

stampato non possa più essere definito «testo originale».

Anche nell'edizione Pari (1975) dei Diario, non troviamo nessun accenno alla modifica dei

nomi. L'idea di sostituire i nomi veri con nomi

[96] di sua invenzione, sarebbe venuta ad Anna dopo aver ascoltato alla radio la trasmissione di

Bolkenstein, menzionata nel Diario in data 29 Marzo 1944.

Henri F. Pommer scrive: «... Anna scrisse una lista di soprannomi che avrebbero dovuto

essere usati al posto di quelli veri, nel caso il suo Diario fosse stato dato alle stampe - una lista

che Otto Frank usò, cambiando, per esempio, il nome Van Pclz in Van Daan» (Opuscolo

Fondazione A. Frank: 15). La maggior parte della gente non sa che in questo «documento

autentico» sono stati usati nomi falsi; Schnabel ci informa di questo artificio, dicendo che, chi

volesse avere la lista dei nomi veri, può scrivere alla Fischer Bücherei di Francoforte

(Prefazione: 9). Ma anche questa volta, si trattava di un'ennesima bugia: infatti, allorché

l'editore del Fria Ord, un giornale svedese, scrisse per avere la lista, la risposta fu negativa.

L'avvocato della Fischer, Ernest Wahl, scrisse, in una lettera datata Francoforte sul Meno, 6

Dicembre 1962: «Non ho l'autorizzazione a fornirvi le informazioni desiderate. Non mi è

assolutamente possibile darvi nomi e indirizzi. Spero vogliate comprendere - Sinceramente, E.

Wahl, Avvocato».

Tutta la faccenda puzza d'imbroglio. Se Anna avesse veramente voluto conservare

l'anonimato dei suoi personaggi, perché non ha modificato anche i nomi dei suoi familiari, dei

quali parla spesso in termini spregiativi? E dove si trova questa famosa lista di nomi fittizi?

Dove e come fu ritrovata? Furono Elli e Miep a trovarla? Anche i nomi Kraler, KoopImis, Kolen

& Co. sono falsi? Sono stati per caso cambiati anche i nomi dei gatti? E se gli otto inquilini della

Prinsengracht erano veramente in pericolo di vita, come mai Dussel si era fatto portare da Miep

«un libro proibito che dice corna di Hitier e Mussolini» (10 Agosto '43: 110- 111)? Perché i nomi

dei due dittatori vengono fatti con tanta leggerezza nel Diario, mentre i nomi di personaggi di

scarsa importanza sono stati cambiati? Come mai nel testo che ci viene presentato come

ORIGINALE non viene mai fatta menzione dell'uso di soprannomi? Tutto è avvolto nel più

profondo mistero; ma la cosa veramente inaccettabile è che si voglia far passare un lavoro di

questo genere per un documento autentico. Anche questo è un segno dei nostri tempi: gli storici

seri vengono esautorati dalle loro cariche e gli imbroglioni fanno carriera. Senza l'appoggio degli

ebrei, ai nostri «intellettuali» e governanti non verrebbe garantito un posto neanche come

guardiani di porci.

[97]

«Kitty»

Occupandosi dei nomi dei personaggi del Diario, è inevitabile parlare di «Kitty», il nome

col quale, dal 20 Giugno 1942, viene introdotta ogni annotazione; si tratta di un altro trucco per

rendere il Diario più popolare, o esiste realmente nel manoscritto? E, nel caso, in quali passaggi

si trova e in quali altri no? «Kitty» era effettivamente il nome di qualche amica di Anna? Non si

sa. Non crediamo, comunque, che si tratti di un nome «modificato», altrimenti sarebbe il nome

falso di un personaggio inesistente, il che lo renderebbe due volte falso.

Il modo in cui «Kitty» viene introdotta nel Diario suscita immediatamente i sospetti del

lettore attento: «Perciò questo diario. Allo scopo di dar maggior rilievo nella mia fantasia

all'idea di un'amica lungamente attesa, non mi limiterò a scrivere i fatti del diario, come farebbe

qualunque altro, ma farò del diario l'amica, e l'amica si chiamerà Kitty. Perché la finzione del

mio racconto a Kitty non sembri troppo spinta e grossolana, bisogna che prima racconti

brevemente la storia della mia vita, sebbene a malincuore» (20 Giugno '42: 7). Questo passaggio

mostra come l'autore, arrampicandosi sugli specchi, tenti ad ogni costo di rendere più

interessante e «vendibile» la sua storia. Quale ragione c'era di usare, in un diario che avrebbe

dovuto essere un segreto per tutti, un artificio del genere? Un malintenzionato, al quale fosse

capitato per le mani il diario, avrebbe subito cercato di indagare su questa «Kitty»: e chi più

malintenzionato della Gestapo, dalla quale i Frank erano «braccati come animali»? Che

magnifica opportunità per il signor Frank, di cancellare tutti i nostri dubbi, mostrandoci i primi

quindici passaggi del Diario! Ma il signor Frank si è SEMPRE RIFIUTATO di consegnare la


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fotocopia anche di una sola pagina del Diario della figlia! Un documento dei più importanti

della Seconda Guerra Mondiale di cui non è possibile avere a disposizione una versione in

fotocopia: che peccato!

Arrampicarsi sugli specchi

È veramente singolare che l'autrice del Diario cerchi di trovare una scusante per

giustificarne l'esistenza; agli occhi di chi, poi? Di se stessa

[98] o dei presunti lcttori ? Vale la pena di citare ancora qualche passo dalle annotazioni del 20

Giugno '42, invero le più misteriose di tutto il Diario: «Per alcuni giorni non ho scritto nulla

(più avanti non scriverà nulla per alcune settimane, N. D. A.) perché prima ho voluto riflettere

un poco su questa idea dei diario. Per una come me, scrivere un diario fa un curioso effetto. Non

soltanto perché non ho mai scritto, ma perché mi sembra che più tardi né io né altri potremo

trovare interessanti gli sfoghi di una scolaretta di tredici anni. Però, a dire il vero, non è di

questo che si tratta; a me piace scrivere e soprattutto aprire il mio cuore su ogni sorta di cose, a

fondo e completamente. «La carta è più paziente degli uomini»... Proprio così, la carta è

paziente, e siccome non ho affatto intenzione di far poi leggere ad altri questo quaderno rilegato

di cartone che porta il pomposo nome di 'Diario', salvo il caso che mi capiti un giorno di trovare

un amico o un'amica che siano veramente l'amico l'amica, così la faccenda non riguarda che

me. Eccomi al punto da cui ha preso origine quest'idea del diario: io non ho un'amica...

(affermazione contraddetta in altre parti del diario, nelle quali ci dice di avere parecchie amiche,

N.D.A.). Bisogna che prima racconti brevemente la storia della mia vita ... Finora a noi quattro è

andata discretamente bene. Ed eccomi giunta alla data di oggi.

Cara Kitty, comincio col dirti che c'è qui una calma deliziosa ... » (20 Giugno '42: 6-7; 20

Giugno '42: 9. Le date sono proprio così: esistono due passaggi con la stessa data, il che fa

pensare a una contraffazione).

Questo modo di procedere è veramente genuino, o non appare invece piuttosto sforzato?

La risposta al lettore avveduto.

A.R. Butz, autore del documentatissimo e interessantissimo libro The Hoax of tbe

Twentieth Century, nel quale cerca di distruggere il falso convincimento di cui noi tutti siamo

stati vittime, che cioé sei milioni di ebrei sarebbero stati uccisi nelle camere a gas, fa, a proposito

del Diario, una semplice constatazione: «Si dice che Anna Frank sia morta a Bergen Belsen nel

Marzo 194 5... il problema dell'autenticità dei suo Diario non è abbastanza rilevante da dover

essere analizzato qui; vorrei solo osservare che l'ho letto e non lo ritengo autentico. Per esempio,

già a pagina 2 possiamo leggere un saggio sui motivi per cui una ragazza di tredici anni si

metterebbe a scrivere un diario; a pagina 3 troviamo la storia della famiglia Frank e poi un

veloce riassunto delle leggi anti

[99] ebraiche che seguirono l'occupazione tedesca dell'Olanda nel 1940. Il resto del libro è nello

stesso spirito .... ». Il problema, per noi, non è di stabilire se il libro sia stato falsificato, ma come

lo è stato. Citiamo, a questo proposito, qualche altro passaggio del Diario. Il 29 luglio '43: 102,

troviamo: «P. S. CHI LEGGE, voglia tener presente che quando questo racconto fu scritto la

scrittrice era ancora in collera!»; ma soltanto «Kitty» poteva leggere il suo diario... E allora,

perché scrivere «Chi legge, voglia tener presente .... »?

Sempre il 29 Marzo 1944, viene riferito che il ministro Bolkenstein, parlando dalla radio

inglese, aveva detto che: «dopo la guerra si farà una raccolta di lettere e di diari di questa

guerra» (29 Marzo '44: 200). L'esistenza del suo diario era talmente sconosciuta ai suoi

coinquilini che «tutti mi volarono addosso, per quello che sto scrivendo io. Figurati come

sarebbe interessante, se io pubblicassi un romanzo sull'alloggio segreto. Dal titolo, la gente lo

crederebbe un romanzo giallo» (ibid. Cfr. 14 Aprile '44: 2 18). Quale scusa migliore per

giustificare l'esistenza del Diario?

L'affermazione di H.F. Pommer (Opuscolo della Fondazione A. Frank: 15), secondo la

quale Anna preparò la sua lista di nomi falsi dopo questa data, è del tutto priva di fondamento.

Anna afferma che non è il suo «diario» che vorrebbe veder pubblicato, ma che vorrebbe scrivere

un «romanzo sull'Alloggio Segreto»; e a meno che, quindi, non si voglia definire il Diario un

«romanzo» (che forse è il miglior appellativo che potrebbe ricevere!), l'affermazione di Pommer

non ha senso; Anna stava scrivendo il suo diario, non una novella, e quindi non aveva nessun

bisogno di cambiare i nomi delle persone che le vivevano accanto.

«Bisogna che studi per non rimanere ignorante, per andare avanti, per diventare

giornalista, come voglio. So che so scrivere, alcune mie novelle sono passabili, le mie descrizioni

dell'alloggio segreto non mancano di spirito, certi passi del mio diario sono eloquenti, ma ... se

ho realmente del talento resta ancora a vedersi» (4 Aprile '44: 205): questo passaggio sembra


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voler presentare a tutti i costi Anna come una scrittrice di talento, vera ed unica autrice, quindi,

del diario. Lo stesso vale per il passaggio dell'11 Maggio '44: 238, quando si suppone che Anna

abbia scritto: «E ora cambiamo discorso. Sai che il mio maggior desiderio è quello di diventare

giornalista e poi scrittrice celebre. Se riuscirò a soddisfare questo mio desiderio (o follia?) di

grandezza, resta a vedersi; ma

[100] fin d'ora i soggetti non mi mancano. Dopo la guerra voglio a ogni costo pubblicare un libro

intitolato Het Achterhuis. Se ci riuscirò o meno, ancora non lo so, ma il mio diario mi sarà di

aiuto. Oltre a Het Achterhuis ho altri soggetti in mente».

Si fa di tutto per convincere il Pubblico che sia stata proprio la ragazza a scrivere il Diario.

Questo continuo battere e ribattere sullo stesso punto rischia di produrre l'effetto contrario a

quello desiderato: il lettore, ad un certo punto, si domanda come mai si tenti di convincerlo di

una cosa che dovrebbe essere ovvia, che cioé fu proprio Anna Frank a scrivere il Diario.

Schnabel tenta in tutti i modi, nel suo libro, di farci credere che Anna fu la vera e sola

autrice del Diario, ma non è in grado di citare una sola frase che potrebbe esser farina del suo

sacco; curiosamente, menziona il fatto che nella lunga lettera che Kraler gli aveva scritto dal

Canada (ove si era trasferito nel dopoguerra) il Diario non viene mai nemmeno nominato.

Kraler dubitava forse dell'autenticità del Diario ? (6: 91)

Schnabel cerca di dar credito alla sua tesi riferendo un piccolo episodio, secondo lui

sufficiente a provare la verità delle sue asserzioni. Un giorno Miep vide Anna che stava

scrivendo: la signora Frank, allora, volgendosi verso di lei, le disse: «Sì, abbiamo una figlia

scrittrice» (6: 93). Tutto qui. Ma quale persona non ha visto un bambino scrivere, a meno che

quest'ultimo non sia analfabeta? A molti bambini piace scrivere: ma questo non li rende

necessariamente autori. Anziché citare esempi così banali, Schnabel avrebbe fatto meglio a

produrre fatti solidi e concreti.

Un giornale svedese aveva riportato la notizia che sarebbero state pubblicate fotocopie

mostranti i vari stadi della calligafia di Anna: ma ciò non è poi avvenuto (Aftonbladet, 9 Agosto

1960).

Si sapeva o non si sapeva... Questo è il problema

All'inizio, il mondo intero fu indotto a credere che l'esistenza del Diario fosse nota alla sola

autrice. Il padre ne fu informato solo dopo il suo ritorno ad Amsterdam e la scoperta gli causò

un vero trauma. Sopraffatto dalla commozione, impiegò diverse settimane per condurne a

[101] termine la lettura (Opuscolo della Fondazione A. Frank: 6; cfr. Expressen, 10 Ottobre

1976).

Fin qui, la leggenda. Ma in realtà, come andarono le cose?

Esaminiamo innanzitutto l'ipotesi secondo la quale il Diario era un segreto di Anna. In

effetti, osserviamo che il padre non viene nemmeno nominato come colui che le aveva donato il

diario: « ... il primo che mi apparve fosti tu, forse uno dei più belli fra i miei doni ... ora devo

smettere di scrivere. Diario mio, ti trovo tanto bello!» ( 14 Giugno '42: 5). La mancata allusione

al padre è forse frutto del desiderio di formare subito un alone di mistero attorno al Diario? Il

20 Giugno '42 (6-7) scrive: «non ho affatto intenzione di far poi leggere ad altri questo… Diario,

salvo il caso che mi capiti un giorno di trovare un'amico o un'amica ... ». Poi, escogita lo

stratagemma di «Kitty», la custode del suo «segreto».

H.F. Pommer scrive: «Nessuno sospettava che Anna fosse dotata di talento letterario...

durante i venticinque mesi passati nell'Alloggio Segreto, il mondo dei suoi pensieri era un

SEGRETO NEL SEGRETO - un segreto tanto ben conservato che perfino suo padre confessò,

quando il Diario fu pubblicato per la prima volta: «non credevo che la mia piccola Anna fosse

tanto profonda» (Opuscolo della fondazione A. Frank: 13).

Queste affermazioni diventano ridicole quando pensiamo che il padre fu certamente

responsabile delle manipolazioni di cui il Diario è stato oggetto.

Quando George Stevens visitò Otto Frank, nel 1957, ricevette la precisa impressione che il

Diario fosse un segreto di Anna; e tale era infatti, a quel tempo, la versione ufficiale della storia.

In realtà, il Diario di Anna Frank consiste in una mescolanza di fonti diverse; quasi

certamente vi si trova inglobato materiale proveniente da Margot, anzi, è possibile che la

maggior parte dei Diario sia opera di Margot. Ma il padre preferì che fosse attribuito ad Anna,

ritenendo, non a torto, che la gente sarebbe rimasta più colpita, sapendo che UNA BAMBINA

aveva potuto scrivere un tale libro.

Anche gli altri occupanti dell'«Alloggio Segreto» potrebbero aver tenuto dei diari;

presumibilmente, dopo le dichiarazioni del ministro Bolkenstein, anch'essi cominciarono a

scrivere le foro memorie. È possibile che, dopo aver selezionato le parti ritenute più interessanti


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dei vari diari, il testo finale fu dato alle stampe come un documento autentico proveniente DA

UNA BAMBINA.

[102]

Una frase come: «un grave attacco d'influenza mi ha impedito di scriverti prima d'oggi»

(22 Dicembre '43: 129) che sembra tratta da una lettera (forse indirizzata alla sua amica

Anneliese Schütz), conferma la teoria secondo la quale il Diario consiste in una mescolanzaì di

materiali eterogenei.

Inoltre, riteniamo che, contrariamente a quanto affermato da George Stevens, il diario fu

non soltanto VISTO ma anche LETTO da altri, e, prima di tutti, dal padre. A Margot, per

esempio, venne offerta dalla stessa Anna la possibilità di leggere il diario «Ieri sera Margot e io

ci siamo sdraiate insieme sul mio letto... mi chiese se potrà poi leggere il mio diario. Io dissi:

«qualche pagina sì», e le domandai del suo, che anch'io vorrei leggere» (16 Ottobre '42: 47).

È importante rilevare come si abbia qui un'esplicita ammissione dei fatto che anche

Margot scriveva un suo diario. Dove si trova ora il diario di Margot? Perché non se ne parla

mai ! Se la Gestapo dimenticò di confiscare il diario di Anna, non potrebbe darsi che anche

quello di Margot le sia sfuggito? Qualche altro, degli otto ebrei, oltre le due sorelle, teneva un

diario? Può essere che la maggior parte del diario attribuito ad Anna sia invece opera di Margot?

Non potrebbe essere questa la ragione per la quale i campioni di calligrafia di Anna che ci sono

stati mostrati differiscono tanto l'uno dall'altro? Ecco una serie di domande di cui sarebbe molto

interessante conoscere le risposte.

Un'altra prova dei fatto che il diario di Anna non era affatto un segreto, la troviamo il 29

Marzo 1944; infatti, quando Bolkestein annuncia alla radio che si sarebbe fatta una raccolta di

lettere e diari, «TUTTI mi volarono addosso per quello che sto scrivendo io» (200). Più chiari di

così non si potrebbe essere.

Il passaggio del 15 Luglio 1944, nel quale Anna afferma di non aver comunicato de mie ben

ponderate teorie (quali teorie, poi, non si sa - N.D.A.) ad altri che al mio diario, e una volta sola

a Margot» (266), potrebbe significare che Anna non aveva fatto leggere il suo diario alla sorella,

ma che certamente gliene aveva comunicato il contenuto.

Un'altra conferma che il diario non era affatto un segreto proviene dallo stesso Schnabel,

che ci dice esplicitamente che gli altri sette ospiti dell'«Alloggio Segreto» ne erano al corrente

(Prefazione:8); Anna leggeva loro addirittura, di tanto in tanto, dei passi del suo diario (6: 91).

[103]

Abbiamo gia servato come anche Miep sapesse dell'esistenza del diario di Anna.

Possiamo qumdi concludere che la dichiarazione di Otto Frank, secondo la quale il diario

era un segreto di Anna, non risponde a verità.

Quanti diari c'erano?

Da quanto abbiamo finora esposto, possiamo tratte le seguenti conclusioni:

1) Probabilmente Anna scrisse più di un diario, uno perfino in data antecedente il 1942;

2) Anche Margot era autrice di uno o più diari ;

3) La lista degli «scrittori» si allunga, quando consideriamo che anche gli altri

«clandestini», cui il tempo libero non faceva certo difetto, potrebbero aver tenuto dei diari;

4) L'evidenza ci indica, quindi, che ci troviamo di fronte ad una collezione di diari.

La versione secondo la quale Anna Frank fu l'unica, degli otto ebrei, a scrivere un diario, è

quindi completamente falsa.

La penna stilografica

In data 11 Novembre 1943, Anna ci racconta come la sua penna stilografica andò persa.

Scrive: «La mia stilografica fu sempre per me un prezioso possesso; l'apprezzavo molto,

soprattutto per la sua grossa punta, perché io so scrivere bene soltanto se il pennino della

stilografica ha la punta grossa» (123). La penna era stata gettata nel fuoco per sbaglio ed era

andata quindi definitivamente distrutta.

La penna stilografica dalla grossa punta è stata, quindi, usata fino al novembre del 1943:

essa, ed essa soltanto, fu usata per scrivere de

[104] innumeri pagine del diario» (ibid., 124). Dopo quella data, Anna deve necessariamente


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

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essersi servita di un'altra penna: e, anche se si trattava di un'altra stilografica, il «segno» non

può essere uguale a quello della precedente, perché non esistono due penne stilografiche che

scrivano nella stessa maniera. Per poter indagare in merito, è assolutamente indispensabile

poter visionare il manoscritto originale.

Innanzitutto, si dovrebbe accertare se tutti i passaggi fino al Novembre 1943 sono stati

effettivamente scritti con la stilografica in questione; il tipo d'inchiostro, il suo colore e la

composizione chimica sono altri elementi sui quali si deve poter indagare, prima di definire il

diario «autentico».

Se si continuerà ad impedire ai ricercatori di esaminare gli ORIGINALI, noi non potremo

che continuare a insistere nella nostra opinione che il diario è un falso - un'opinione fondata su

tutte le discrepanze presenti nel testo stampato e di cui ci siamo occupati in questa nostra

ricerca. (7)

Quanto è stato tolto? Quanto è stato aggiunto?

Viene ufficialmente dichiarato che «SALVO ALCUNE PARTI CHE NON HANNO

INTERESSE PER IL LETTORE, IL TESTO ORIGINALE è stato stampato integralmente»

(Edizione Cardinal e edizione Einaudi: Epilogo). Ciò è confermato nell'Opuscolo della

Fondazione A. Frank: «Egli (Otto Frank, N.D.T.) ha copiato QUASI TUTTA L'OPERA,

OMETTENDO SOLTANTO «alcuni passaggi che riteneva TROPPO INTIMI o che avrebbero

potuto offendere i sentimenti di alcune persone». Ma non aveva intenzione di pubblicarla». Non

ci crediamo. La pubblicazione dell'opera era il suo maggior problema; basti dire che, se

veramente non avesse voluto far pubblicare il «diario» della figlia, non si sarebbe dato la pena

[105] di copiarlo. Si può portare come esempio il caso di Mathilde Heldal di Lillesand, la cuoca

di Joseph e Rose Kennedy. Per 25 anni, questa donna aveva tenuto un diario; quando i giornali

lo avevano saputo, le avevano offerto una grossa somma alfine di poterlo pubblicare. Ma lei

rifiutò e, piuttosto che dare in pasto alla stampa le vicissitudini familiari dei suoi ex-padroni,

bruciò il diario, rendendosi conto che sarebbe stata una mancanza di rispetto far conoscere al

pubblico i fatti personali di persone che non facevano parte della sua famiglia. Otto Frank non

aveva questo genere di scrupoli: si diede tutto il daffare possibile per rendere il pubblico edotto

delle noiose vicende degli abitanti dell'«Alloggio Segreto», sfruttando la memoria della figlia

morta. L'Enciclopedia Giudaica ci informa che «i suoi tentativi di far pubblicare il diario furono

inizialmente senza successo, perché gli editori si mostravano poco propensi nei suoi confronti»

(Vol. 7: 54); probabilmente la maggior parte degli editori si erano resi conto che si trattava di un

falso. Va tutto a loro onore l'aver rifiutato il libro.

Riguardo poi alla ridicola affermazione di Otto Frank, di non aver voluto pubblicare la

versione integrale del diario, per timore di offendcre i sentimenti di alcuni pcrsone, c'è da dire

soltanto che, se ciò fosse vero, avrebbe dovuto evitare di dare alle stampe anche quelle parti che

sono note sotto il nome Diario di Anna Frank; il Diario è pieno di osservazioni irrispettose. E,

per la stessa ragione, avrebbe potuto evitare di dire che aveva omesso alcune parti «di scarso

interesse per il lettore»; se fosse così, poteva tralasciare tutto, tranne le parti di interesse storico.

Che ce ne importa a noi, infatti, delle discussioni egli otto ebrei per l'uso della toilette, o delle

continue liti dei Van Daan (o Van Pelz, o come altro si chiamavano), dei difetti dei Dr. Dussel, o

degli amoreggiamenti di Anna e Peter?

È evidente, poi, che le parti omesse non erano poi così brevi, tanto che il padre se ne venne

fuori, dopo qualche tempo, con una collezione di testi pretesamente scritti dalla figlia e che,

diceva lui, erano di grande interesse per il pubblico. Naturalmente, a nessuno è stato permesso

di verificare se questi scritti (cfr. Schnabel: Opere di Anna Frank) provengono veramente dalla

penna di Anna, o se invece, com'è assai più probabile, si tratta di aggiunte e manipolazioni.

Contando sul fatto che a ben poche persone sarebbe venuto in mente di indagare sull'autenticità

[106] di questi altri scritti, Anna sarebbe apparsa, al grande pubblico, come una bambina-

prodigio, ricca di talento letterario, la cui vita era stata precocemente stroncata dalla furia

nazista. (Cfr. Enciclopedia Giudaica, Vol. 7: 54).

Nel Diario, viene inoltre menzionato il fatto che gli otto cbrci amavano molto leggere e

che, allo scopo, si facevano prestare libri di vario tipo dalle biblioteche. Come questa ulteriore

attività possa conciliarsi con il loro assoluto bisogno di tenersi nascosti. è un'altra questione. È

possibile, comunque, che nel diario di Anna siano «scivolati» passaggi provenienti dalle varie

7 Nell'agosto 1980, il manoscritto fu esaminato da un'équipe di tecnici, muniti di speciali apparecchiature. Il risultato degli esami ha

evidenziato il fatto che molte parti del diario sono state scritte con una penna a sfera. Siccome le penne a sfera non sono state

disponibili sul mercato che dopo il 1951, i tecnici hanno concluso che queste parti sono state aggiunte dopo tale data. (N.D.T.;

queste notizie sono state tratte dal New York Post dei 9 Ottobre 1980).


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

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opere letterarie che ella aveva a disposizione. Per esempio, l'edizione Pan del Diario ci mostra

(210; cfr. Fig. 15) un saggio della calligrafia di Anna, allorché stava trascrivendo una parte della

commedia Il Marito Ideale di Oscar Wilde; è probabile che non si tratti dell'unico esempio, e

che altri «prestiti» da autori di vario genere siano rinvenibili nel Diario. Citiamo qui alcuni dei

volumi in oggetto: Camera Obscura, Le vacanze in montagna di Daisy, Leggende olandesi di

Joseph Cohen, I miti della Grecia e di Roma, Annuario della Gioventù, Joop Ter Heul, Een

Zomerzotheid, Heeren, Vrouwen en Knechten, La Belle Nivernaise, L’Assalto, La Giovinezza di

Eva di Nico Van Suchtelen, Don Carlos, Bussare alla porta di Ina Boudier-Bakker; tutti questi

testi sono citati da Anna nel suo Diario, ma è possibile che sia stato fatto uso anche di altre

fonti. Cfr. anche Galileo Galilei, Palestina al bivio, Rapsodia ungherese, Storia dell'arte di

Sprenger, Maria Theresa etc.

Un documento

Nonostante ha grande confusione in cui l'affare Diario di Anna Frank è immerso,

enciclopedie e opere letterarie di vario genere si ostinano a definire il lavoro «documento

autentico» di «alta qualità letteraria». Il Philadelphia Inquirer (cfr. retrocoperta ed.Cardinal) lo

definisce «il più commovente DOCUMENTO prodotto durante la Seconda Guerra Mondiale»;

se le cose stanno così, dobbiamo proprio ammettere che il mondo è in un pessimo stato.

L'accettazione acritica di un lavoro dei genere da parte dell'opinione pubblica ci mostra quanto

stiamo cadendo

[107] in basso. Questo intruglio farraginoso è definito da Eleanor Roosevelt «una delle opere più

interessanti e commoventi sulla guerra che io abbia mai letto» (Ed. Cardinal: introduzione). E

l'Observer: «Pochi sono i libri altrettanto interessanti e commoventi prodotti durante la guerra»

(Naomi Lewis, ed. Pan). Times Literary Supplement: «Tutti dovrebbero leggere questo

straordinario documento umano» (ibid.). Guardian: «un tocco di genio letterario nelle sue

descrizioni» (ibid.)Edizione Pan del Diario, retrocoperta: «questo toccante documento umano

resta unico nel suo genere». Il critico Knut Jaensson definisce il diario un «documento unico»

(Dagens Nyheter, 4 Maggio e 31 Agosto 1953). La scrittrice ebrea Margit Vinberg definisce il

Diario «il documento più umano e più letto della Seconda Guerra Mondiale»; afferma anche che

il «diario originale» di Anna ha potuto commuovere milioni di persone in tutto il mondo proprio

perché si tratta di una «testimonianza genuina» (Vecko-Journalen, Nr.35, 1956). Che

succederebbe se questi «milioni di persone» scoprissero di essere stati ingannati?

The New Columbia Encyclopedia (USA, 1975: 758), alla voce «diario». scrive: «I diari

rivestono, per gli storici, una speciale importanza, perché ritraggono la vita quotidiana in un

periodo e luogo particolari, facendo spesso chiarezza su importanti avvenimenti storici. Come

esempi di tali diari, possiamo citare ... il Diario di Anna Frank (1947, trad. 1953), un resoconto

degli eventi svoltisi nei primi tempi della Seconda Guerra Mondiale, descritti da una ragazza

ebrea che morì in un campo di concentramento».

Gli storici hanno una grande responsabilità nel dirigere l'opinione pubblica: e nessun

libro, scritto durante la Seconda Guerra Mondiale, è stato con più successo usato per fare il

lavaggio del cervello alla gente quanto il Diario di Anna Frank. Se il diario è un falso, significa

che le nostre menti sono state plasmate per accettare una menzogna.

Pensiamoci! Quali menti pervertite vorrebbero ancora usarci per realizzare le loro

egoistiche e barbare aspirazioni?

Anna è veramente esistita?

A causa delle numerose contraddizioni, della confusione e dei

[108] misteri che la circondano, alcune persone sono arrivate al punto di affermare che Anna

non è mai esistita e che tutta la faccenda non è che un colossale imbroglio. La storia del Diario è

sen'altro un imbroglio, ma non c'è bisogno di spingere i nostri dubbi fino a questo punto. Infatti,

è proprio perché Anna è realmente esistita che tutta la faccenda ha preso un aspetto così

contorto. Il vero problema del Sig. Frank non era quello di non trovarsi in possesso di nessun

diario, ma quello di avere a sua disposizione UNO O PIÙ DIARI.

Ogni bugia deve contenere in sé almeno un briciolo di verità, altrimenti non avrà mai

successo. Sarebbe stupido stampare l'immagine di Paperino su un biglietto di banca falsificato,

perché chiunque lo noterebbe. Se Anna non fosse stata sua figlia, il Sig. Frank si sarebbe

davvero trovato in un bell'impiccio: e ha già avuto un bel pò di problemi, volendo smerciare quel

noioso, e spesso nauseante, guazzabuglio che è il Diario. Non esistono prove che anche Anna sia

un'invenzione: e noi non crediamo che vi siano ragioni sufficienti per dubitare che sia realmente


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vissuta. L'unica, vera mistificazione ai danni dell'opinione pubblica è stata il suo Diario.

Una strana annotazione

Osserviamo ora la Fig. 13, che ci mostra un'annotazione davvero strana. Nell'edizione

Cardinal, (così come anche nell'Einaudi - N.D.T.) è inscrita all'inizio dei Diario e non manca

neppure nell'edizione Pan (1975).

Chi ne sia il destinatario («Spero che ti potrò confidare tutto, come non ho mai potuto fare

con nessuno») non è dato di sapere. Non crediamo si tratti di «Kitty», che appare nel Diario

solo in un secondo tempo.

Sembra trattarsi di uno stralcio di una lettera indirizzata a persona ignota: e questo anche

in considerazione della data che porta (12 Giugno '42). A questo proposito, stupisce cone la

prima annotazione di Anna sul suo Diario risalga solo al 14 Giugno; perché non abbia scritto

nulla fin dal primo giorno su quello che considerava «uno dei più belli» fra i regali ricevuti per il

suo compleanno, resta un mistero.

Osserviamo la firma: «Anna Frank» e confrontiamola con quella della

[109] Fig. 38: «La tua Anna M. Frank». le annotazioni sul Diario NON FINISCONO MAI con

«tua Anna M. Frank», ma sempre e solo con «tua Anna».

La data « 12 Giugno 1942» appare tanto più sospetta in quanto Anna comincia il suo

diario il 14 Giugno; ma se avesse iniziato la redazione del diario il 12, perché le sue prime

annotazioni sono state omesse? E perché la data si trova alla fine? Ricordiamo che nel Diario le

date sono SEMPRE ALL'INIZIO delle annotazioni. Nell'esempio offerto alla Fig. 38, la data

manca completamete.

Notiamo, inoltre, tra queste due annotazioni, anche una certa differenza di calligrafia (la

«F» di Frank è leggermente diversa). Un esame attento degli originali potrebbe mettere in

evidenza che le due annotazioni, una del '42 e una del '44, sono state scritte con la stessa penna

stilografica che si racconta fosse andata distrutta l’11 Novembre 1943.

Ma confrontate la calligrafia mostrata nelle Figg. 13 e 38 con quella della Fig. 6: è assurdo

pensare che possano appartenere alla stessa persona. Forse la calligrafia delle Figg. 13 e 38

apparteneva a Margot, ma certamente l'autore di quelle righe non è lo stesso di quello della

dedica sulla foto di Anna pubblicata dalla rivista «Lífe».

Nell'esempio della Fig. 38, inoltre, la firma è stata inserita al termine di un paragrafo che,

nell'edizione data alle stampe, non segna affatto la fine del passaggio. Non si capisce poi perché

l'amichevole «tua Anna» sia stato sostituito dal formale «Tua Anna M. Frank»; la calligrafia, in

entrambi i casi, non può essere attribuita a una ragazzina di tredici anni; anche la punteggiatura

è troppo ben studiata per appartenere a una bambina di quell'età. Un altro esempio della

calligrafia di Anna lo troviamo nella Fig. 15. Abbiamo qui tutti gli ingredienti di una vera frode.

Ci sembra evidente che i campioni di calligrafia che riportiamo negli allegati, non possono

essere attribuiti ad Anna; non tutti, per lo meno. A chi appartengono, dunque? Margot, Dussel, i

Van Daan, Anneliese Schüitz, il signor Frank, la sua attuale moglie «Fritzi», Isa o Albert

Cauvern ... ?

Come si vede, la scelta è molto vasta.

[110]

Come falsifícare un documento

Esaminiamo ora attentamente la fig.38.

Se si tratti di una esatta riproduzione delle dimensioni e del contenuto originale, non è

sicuro. La citazione, tratta dal passaggio del 15 Luglio 1944 (che, considerato il contenuto e la

forma, dimostra di essere stato fortemente manipolato), porta la firma «Tua Anna M. Frank»

due paragrafi prima della fine dell'annotazione, così come possiamo rilevare confrontando

questa copia con il testo stampato. Come già rilevato, tutte le annotazioni del Diario terminano

con «La tua Anna» e mai con «La tua Anna M.Frank».

Rileggendo l'intero passaggio, possiamo poi rilevare come alcune parti potrebbero

tranquillamente essere asportate dal testo senza alterarne la struttura di base.

L'aver quindi a disposizione le sole fotocopie di alcune parti del testo, è dei tutto inutile

per il ricercatore; al fine di effettuare una seria analisi, è indispensabile poter esaminare i

manoscritti.


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La signora Minna Becker

Tutti i nostri tentativi di metterci in contatto con la signora Minna Becker (la grafologa che

eseguì una perizia sul Diario - N.D.T.) sono stati vani. Il signor Frank ha rifiutato di darci il suo

indirizzo, come pure quello della D.ssa Anne-Marie Hübner; anche dagli avvocati del signor

Frank non abbiamo potuto ottenere alcuna informazione utile. Non siamo quindi in grado di

fornire indicazioni circa i suoi studi e le sue qualifiche, dunque non sappiamo se era veramente

un'esperta. Riguardo poi alla sua «perizia» sul Diario, non sappiamo se si era limitata ad

esaminare delle fotocopie o se le era stato permesso di vedere gli originali. Se esaminò gli

originali, non si diede però, a quanto pare, la pena di eseguire prove chimiche e fotografiche. La

sua persona e i suoi metodi di lavoro sono completamente avvolti nel mistero.

Anche sull'«affare Minna Becker» sarebbe opportuno indagare a fondo: ci sembra strano

che ci sia stato rifiutato qualsiasi genere di informazioni su di lei. A proposito del processo nel

quale si sarebbe dovuta

[111] provare definitivamente l'autenticità del Diario, il Dagens Nyheter scriveva, il 17 Ottobre

1961: «Alcuni fra i più importanti grafologi del mondo compariranno come testimoni» (cfr. Fig.

27). Alla fine, però, l'unica grafologa a testimoniare pare sia stata Minna Becker; l'etichetta «la

grafologa più famosa del mondo», appiccicata, per l'occasione, alla Becker, non dice

assolutamente nulla. Non è di celebrità che il mondo ha bisogno, ma di gente onesta.

Osserviamo ora la lettera del 27 Novembre 1961 (Fig. 8) indirizzata al signor Frank, e di

cui quest'ultimo ci ha inviato fotocopia il 22 Aprile 1977 (cfr. Fig. 7): quella che dovrebbe essere

una lettera «personale» («persönlich») indirizzata al signor Frank dai suoi avvocati, sembra, ad

un esame più approfondito, piuttosto un testo indirizzato a una persona dubbiosa, che si vuole a

tutti i costi convincere della verità delle proprie asserzioni, dissuadendola, nel contempo,

dall'effettuare ulteriori indagini. In sintesi, vi si dice che, essendo la «perizia» («Gutachten»)

della Becker troppo lunga (dopotutto, 181 pagine - N.D.A.), non si era voluto farne una fotocopia

e che, in ogni caso, non ne valeva la pena. Già questo ci mostra quale e quanto valore fosse

attribuito alla perizia della Becker dalle persone stesse che gliel'avevano commissionata; ed è

inoltre una buona scusa per evitare che ne fossero messe in circolazione delle fotocopie.

Citiamo: «Purtroppo, a causa della mole di lavoro, non mi è possibile farne una fotocopia. La

perizia consta di 131 pagine, oltre a 50 allegati in fotocopia. Ritengo che una fotocopia dell'intera

perizia non possa essere di alcun interesse per Lei».

Non c'era assolutamente nessuna ragione per non mandare al Sig. Frank le fotocopie della

perizia, o almeno delle parti più importanti di essa, per non parlare poi della scusa della loro

scarsa importanza. Sembra impossibile che una persona ordini una perizia di un documento

tanto importante per lui, e che poi non ne reclami una fotocopia integrale; dopo un breve

riassunto della perizia della Becker, gli avvocati si limitano a chiedere al sig. Frank se è

interessato a prenderne visione nel loro ufficio di Amburgo, non essendo autorizzati a spedirne

l'originale all'estero. (Il Sig. Frank abitava in Svizzera, i suói avvocati in Germania, N.d.T.).

In ogni caso, la perizia della Becker fu usata dal Signor Frank, dai suoi avvocati e dai

mass-media come conferma dell'«autenticità» del Diario.

[112]

Se nel processo contro Lothar Stielau e Buddenberg sia stata presa in considerazione la

perizia originale della Becker, se ne siano state presentate solo delle fotocopie, se la stessa

Becker sia stata interrogata sul suo lavoro, non si sa. La lettera del 27 Novembre 1961 indirizzata

al Sig. Frank porta la firma di Ares Damassiotis, uno dei suoi avvocati; il suo nome non figura

più nell'intestazione della lettera che lo studio ci ha inviato il 21 Dicembre 1977. Nella stessa

lettera, ci viene comunicato che l'indirizzo della Signora Backer, e perfino la stessa signora sono

sconosciuti allo studio legate in oggetto, che è tuttora curatore degli interessi del Sig. Frank.

Cercheremo di far luce sul processo e quanto ad esso collegato nel nostro prossimo libro.

Per il momento, non ci resta che prendere atto di quanto emerge da ciò che è stato finora

narrato: chi lavora per la verità non usa questi sistemi, i suoi metodi sono molto, ma molto

diversi.

La contraffazione smascherata

Al termine della prima parte della nostra ricerca, riteniamo che i lettori vorranno

considerare il Diario di Anna Frank per quello che realmente è: una contraffazione.

Abbiamo usato tutto il materiale a nostra disposizione; certo, avremmo voluto poter

esaminare i manoscritti, ma il Sig. Frank, che inizialmente si era mostrato disponibile nei nostri


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confronti, ha rifiutato di intrattenere ulteriori contatti con noi, quando ha saputo che li

volevamo esaminare.

Lo studio dettagliato del Diario rende chiara a qualsiasi persona ragionevole tutte le

contraddizioni e le discrepanze di cui è infarcito. E siamo sicuri che il lettore attento potrebbe

trovare altre discordanze, oltre a quelle che abbiamo rilevate noi.

Possiamo tranquillamente concludere, quindi, che questo preteso «documento» non è che

un volgare falso, che un gruppo di persone senza scrupoli ha usato per i suoi scopi

propagandistici. Non c'è dubbio che il Diario di Anna Frank può essere considerato la più

grande frode letteraria del Ventesimo Secolo.

I lettori desiderosi di aiutarci nelle nostre ulteriori indagini su questa

[113] vergognosa montatura, sono pregati di spedirci qualunque tipo di materiale e informazione

a loro disposizione sull'argomento. Per il momento, vi lasciamo con questo motto: FIAT

JUSTITIA, RUAT COELUM: giustizia sia fatta, caschino pure i cieli.


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ALLEGATI

ALLEGATO N. 1

Meyer Levin

ALLEGATO N. 2

Taby, 27 Aprile 1977

Sig. Otto Frank

Buchenstrasse, 12

4127 Birsfelden/BL, Svizzera

Egregio Sig. Frank:

La ringrazio per la sua lettera del 22 Aprile, 1977, e per le copie fotostatiche dei materiale

della Sig.ra Minna Becker e della Sig.ra Annemarie Hübner dell'Università di Amburgo.

Dopo aver esaminato il materiale da Lei inviatomi, ho deciso di consultare un esperto, al

fine di poter avere una quadro più completo della situazione. Questa è la ragione per cui Le ho

scritto ancora.

1) Lei dice: «L'originale del diario di Anna e i fogli sfusi sono stati messi a disposizione

delle due esperte». Quindi Lei ha messo a disposizione delle due signore il materiale

ORIGINALE, non fotocopie o trascrizionì. Mì può confermare, dunque, che a Basilea le due

esperte hanno potuto visionare gli ORIGINALI?

2) Desidererei avere gli indirizzi della signora Becker e della Signora Hübner.

3) Sarebbe possibile a un'équipe di esperti, me incluso, venire a Basilea ad esaminare di

persona gli ORIGINALI? Credo che non ci dovrebbero essere difficoltà. Avremmo bisogno di

esaminare tutti i manoscritti ORIGINALI di Sua figlia che può mettere a nostra disposizione e

l'eventuale corrispondenza. Saranno necessarie analisi chimiche e fotografiche, ma possiamo

assicurarLe che i manoscritti non subiranno alcun danno: Lei potrà, naturalmente, essere

presente durante le analisi.

4) Sono stato informato che il Sig. Meyer Levin L'ha citata in giudizio

[118] per ottenere il pagamento delle sue competenze. Pare si sia dichiarato autore del

Diario. Può darci qualche spiegazione in merito?

Siamo certi che ella si rende conto di quanto queste indagini siano necessarie al fine di

poter determinare l'autenticità dell'opera. Per favore, ci faccia sapere quando potremo


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

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cominciare il nostro lavoro. Mi sembra che il materiale originale sia conservato in una cassetta

di sicurezzain una banca di Basilea, dunque credo non sarà un problema averlo subito a

disposizione.

La prego, quindi, di farci sapere al più presto possibile quando potremo cominciare le

ricerche.

Sinceramente Suo

Ditlieb Felderer


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ALLEGATO N. 3

ALLEGATO 4


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Risposta di Otto Frank alla lettera di Ditlieb Felderer del 27 Aprile 1977 :

Mr. Ditlieb Felderer

Marknadsvagen 289

183 34 Taby

Sweden

4 Giugno 1977

Egregio Signore,

Avendo già fornito tutte le informazioni necessarie sull’autenticità del Diario nella mia

lettera del 22 Aprile, non desidero avere altri contati con Lei.

Sinceramente,

Otto Frank

[121]

ALEGATO N. 5


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ALLEGATO N. 6

[122]

ALLEGATO 7

OTTO H. FRANK

BUCHENSTRASSE 12

TELEFON 061 414808

4127 BIRSFELDEN, 22. April 1977

Schweiz

Herrn Ditlieb Felderer

Marknadsvagen 289

S - 183 34 Taby

Sehr geehter Herr Felderer,

Besten Dank für Ihren Brief vom 13. ds.

Es ist mir bekannt, dass Neo-Nazis in Deutschland, sowie sympathisierende

Rechtsgruppen in anderen Ländern die Echtheit des Tagebuchs meiner Tochter Anne

anzweifeln. Dies geschieht meist im Zusammenhang mit dem Versuch, die Untaten dea

Hitler-Regimes abzuschwächen oder sogar abzuleugnen. Das Tagebuch, das in der Welt eine

weite Verbreitung gefunden hat, ist dieser Bewegung ein lästiges Zeugnis und wird darum


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angegriffen.

Schon 1961 hatte ich einen Prozess gegen einen Studienrat Stielau in Lübeck, bei dem die

Staatsanwaltschaft Gutachten anfertigen liess, und zwar ein literarisches durch Dr. Annemarie

Hübner von der Universität Hamburg und ein graphologisches von Frau Minna Becker.

Einliegend sende ich Ihnen Photokopie aus dem sehr ausführlichen Gutachten von Frau

Dr. Hübner und zwar die Schlussfolgerung, aus der Sie erschen, dass das Tagebuch nach Inhalt

und Form als authentisch bezeichnet wird.

Ueber das Endresultat der Untersuchung von Frau Minna Becker sende ich Ihnen

Photokopie eines Briefes meines Anwalts. Die Orginaltagebücher und Blätter von Anne werden

in einem Banksafe des Schweizerischen Bankvereins in Basel aufbewahrt und ich habe alles den

beiden Expertinnen zur Verfügung gestellt.

Abgesehen von meiner eigenen Zusicherung, dass das Tagebuch meiner Tochter Anne

authentische ist, haben Sie in den beiliegenden Photokopieen neutrale Gutachten, die dies

einwandfrei beweisein.

Sollten Sie noch irgendwelche Fragen haben, so stehe ich lhnen jederzeit zur Verfügung.

Hochachtungsvoll,


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[123]

ALLEGATO N. 7

Fig. 7: Raccomandata (cfr. Fig. 10), speditaci con il materiale di cui alle figg. 8, 9, 11.

RIASSUNTO DELLA LETTERA DEL SIG. FRANK:

Innanzitutto, ci ricorda che i neo-nazisti in Germania e gruppi di estrema destra in altri

Paesi, mettono in dubbio l'autenticità del Diario. Afferma poi che il Diario è la perenne

testimonianza contro il regime hitleriano. Nel 1961, nel processo da lui intentato contro lo

«Studienrat Stielau» di Lubecca, erano stati presentati due «Gutachten» ( = perizie), una

letteraria, firmata da A. Hübner (cfr. Figg 9 e 11) e l'altra grafologica, di M. Becker (Fig. 8).

Inclusa nella lettera, si trovava la fotocopia di quella che il sig. Frank definisce la «perizia molto

dettagliata» («sehr ausführlichen Gutachten») di A. Hübner (fig. 9) e la conclusione della stessa,

vale a dire che il Diario è autentico sia nella forma che nel contenuto (fig. 11).

È pure inclusa fotocopia della lettera dei suoi avvocati, riguardante la perizia della Becker

(fig. 8). I diari di Anna (notare il plurale) e le sue carte sono conservate in una cassetta di

sicurezza di una banca di Basilea e su di essi si basa la perizia delle due «esperte». Oltre alla

personale assicurazione del Sig. Frank, l'«autenticità» del Diario è provata anche dalle fotocopie

delle perizie delle due esperte, senz'altro due persone «neutrali» (!) Il Sig. Frank conclude la sua

lettera con queste parole: «Resto a vostra completa disposizione per qualsiasi ulteriore

chiarimento».

Questa risposta tanto cortese ci incoraggiò a scrivergli un'altra lettera, nella quale gli

chiedevamo il permesso di esaminare i manoscritti della figlia, in modo da poter preparare la

nostra ricerca (cfr. fig. 2). Nella

[124] lettera che, solo dopo nostri numerosi solleciti, il Sig. Frank ci mandò, venìva

esplicìtamente dichiarata l'intenzione dì non voler avere ulteriori contatti con noi. (cfr. fig. 4).

Il suo desiderio di cooperazione era già giunto alla fine.

ALLEGATO N. 8


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R. ROBERT NEUHÄUSER

ARES DAMASSIOTIS

DR. JÜRGEN MAU

CHRISTA NEUHÄUSER

RECHTSANWÄLTE

HAMBURG11, den 27. Nov. 1961.

Persönlich !

Herrn Otto Frank

Basel / Schweiz

Herbstgasse Nr.11

Meine Akte: P 11 885

Betrifft : Frank gegen Stielau und Buddeberg

Sehr geehrter Herr Frank,

ich habe jetzt von dar Staatsanwaltschaft beim Landgericht Lübeck das Gutachten der

Frau Minna Becker zur Einsicht erhalten. Leider kann ich Ihnen angesichts des großen

Umfanges dieser Arbeit keine Fotokopien fertigen. Das Gutachten umfaßt 131 Seiten und etwa

50 fotokopierte Anlagen.

[125]

Ich meine, daß eine vollständige Fotokopie dea Gutachtens für Sie keinen hinreichenden

Wart hat.

Das Gutachten ist zu folgenden Fragen erstattet:-

a) ob die im Besitz des Herrn Otto Frank, Basel, Herbstgasse 1, befindlichen Tagabuchaufzeichnungen i

b) ob die 338 Seiten umfassenden Aufzeichnungen auf den losen Seidannapierblättern möglicherweise K

Nach umfangreichen Ausführungen kommt dia Sachverständige zu folgendem

« Schlussgutachten » :

« Die Ergebnisse der Schriftuntersuchung sind unseres Erachtens mit Sicherheit wie folgt

zusammenzufassen :

zu Auftrag a)

Die Schrift der Tagebuchaufzeichnungen in den drei festen Büchern - Tgb.I, II und III -

einschließlich aller Aufzeichnungen und Zusätze auf den eingeklebten Zetteln in Tgb Isowie die

Schrift auf den 338 Seiten der losen Seitenpapierblättern, - LB. – einschließlich aller auf diesen

Vorgenommenen Verbesserungen und Einfügungen

Ist mit der Handschrift der Anna F r a n k i d e n t i s c h. Sämtliche vorbenannten

Tagebuchaufzeichnungen stammen demnach von ihrer Hand.

[126]

zu Auftrag b)

der Reifegrad der Schrift auf den losen Seidenpapierblättern – LB. – gestattet den

Rückschluß, daß diese Aufzeichnungen n i c h t vor den Tagebüchern I, II und III entstanden

sind und somit kein Konzept zu diesen darstellen. Höchstwahrscheinlich ist mit der

Niederschrift der LB.-Aufzeichnungen nicht vor Anfang Mai 1944 begonnen worden. »

Ich darf Sie bitten, mich wissen zu lassen, ob Sie mit dieser kurzgefaßten Wiedergabe des

Schlußergebnisses zufrieden sind, oder ob Sie noch das gesam[te] Gutachten lesen wollen. Ich

bin nicht berechtigt, Ihnen das Gutachten ins Ausland zu übersenden, wohl aber könnten Sie

e[…] in Hamburg einsehen, wenn Ihr Weg Sie in den nächsten Tagen nach Hamburg führen


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

— 64 —

würde.

Ich darf Sie bitten, mich hierü[ber] umgehend Näheres wissen zu lassen, da ich das

Gutachten als [ich] an die Staatsanwaltschaft zurückgeben muss.

Mit vorzüglicher Hochachtun[g]

Gez. Ares Damassiotis

[127]

ALLEGATO N. 9

La maldestra «perizia» attribuita a A. Hübner. Il sig. Frank la definisce «molto detagliata»

(«sehr ausführlichen Gutachten»), sostenando che essa è la prova sicura dell’«autenticità» di

sua figlia Anna. Non possiamo condividere l’opinione del sig. Frank. La perizia è tutt’altro che

dettagliata. Non prova afatto che Anna sia l’autrice del Diario ; in realtà, non si referische

neanche alla questione del Diario, ma è soltajto uno studio preliminare riguardante il processo

che si rarebbe svolto contro Lothar Stielau e Heinrich Buddenberg.

Nel dattiloscritto son,o stati inseriti dei tratti a penna o a matita. Il materiale non ci dice

assolutamente niente riguardo l’autenticità del Diario. È tuttavia un buon esempiodi quello che

in certi tribunali viene definita une «prova».


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

— 65 —

ALLEGATO N. 10

[129]

ALLEGATO N. 11

La ridicola «perizia» attribuita alla Hübner è un classico esempio della superficialità di

taluni cosiddetti «esperti» che lavorano nelle nostre università. Il documento è un insulto al

buon senso: nonostante il Sig. Frank assicuri il contrario, non è assolutamente sufficiente a

provare che il Diario sia «autentico» e che l'autrice sia veramente Anna. L'unica cosa di cui

fornisce prova sicura è che è stato oggetto di manipolazioni.

Se questo «documento» proviene veramente dalla Hübner, dobbiamo proprio pensare che

questa donna è stata pagata per ingannare il pubblico. Anche in questo caso (cfr. Fig. 9) nel

dattiloscritto sono stati inseriti tratti a penna o matita. Le righe vicino a cui compaiono le frecce

sono, nell'originale, in colore rosso e sono state fatte probabilmente dal Sig. Frank per ricordarci

che il Diario è autentico. Le Figure 7, 8, 9, 10 sono fedele riproduzione del dattiloscritto in

nostro possesso, eccetto che per le frecce.


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— 67 —

[131]

ALLEGATO N. 12


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Dal: Dizionario Kindler della Letteratura (KindIers Literatur Lexikon), KindIer Verlag,

Zürich, 1965, vol. (Band) I; riproduzione intera. L'estratto riproduce la prima annotazione

(Domenica 14 Giugno 1942) e dunque la prima pagina (Erste Seite) del diario. Probabilmente è

la prima volta che una pagina completa viene mostrata nei dettagli ed è forse l'unica che sia mai

stata pubblicata. La calligrafia è attribuita ad Anna. L'articolo nel Dizionario Kindler della

Letteratura, firmato da Gertrud Baruch, è del tutto acritico, limitandosi ad affermare che il

Diario è certamente autentico, senza portare le prove necessarie.

La fig. 12 è, presumibilmente, la riproduzione intera della prima pagina del Diario. In

confronto all'edizione Cardinal, contiene poco meno dei primi due paragrafi di tutto quanto

venne scritto in data 14 Giugno '42. Da ciò deriva necessariamente il fatto che un «piccolo

diario» non poteva corrispondere a un testo stampato di 237 pagine.

OSSERVAZIONI: si possono rilevare, in questa pagina, alterazioni e cancellature. Le

parole «bedwingen» e «ik» appartengono a mano ignota; l'articolo del Dizionario non riporta

alcuna giustificazione in merito. E neppure è dato di sapere chi abbia aggiunto le parentesi e i

numerosi segni d'interpunzione. Cfr. le Fig. 13, 14, 15 e 16. Particolare attenzione va riservata

alla Fig. 6, che si riferisce al passaggio del 15 Luglio '44: la calligrafia sembra qui quella di una

bambina, confrontata a quella dell'annotazione fatta due anni prima. E la penna stilografica

usata è la stessa? Non dimentichiamo che nel Diario si afferma che era andata distrutta l'anno

prima. Quale delle due calligrafie appartiene ad Anna? Chi ha aggiunto le due parole su citate?

Come si può sostenere che un documento così rozzamente manipolato è «autentico»?

[133]

ALLEGATI NN. 13, 14, 15


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

— 69 —

Spero che ti potrò confidare tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero che

sarai per me un gran sostegno.

(Ed. Cardinal, 36a ristampa, Agosto 1963; edizione Pan, Londra, 32a ristampa, 1975;

edizione Einaudi, Torino, 1967)

Figg. 13, 14:

L'unica differenza tra i due manoscritti sembra consistere nella sottolineatura della lettera

«k» nella parola «Frank» (fig. 14, vedi freccia). Nella versione stampata, non esistono

annotazioni precedenti il 14 Giugno 1942, quindi non si comprende a chi possa essere


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— 70 —

indirizzato questo passaggio. Non si tratta certamente di «Kitty», perché Anna fa uso di questo

artificio per la prima volta il 20 Giugno 1942. Il mistero, anche su questo fatto, resta. Vedi i

nostri commenti, pagg. 99-100.

Fig. 15:

Questa annotazione, che riproduce un passaggio della commedia di Oscar Wilde An Ideal

Husband («Un marito ideale») non appare nell'edizione Cardinal (1963) e nemmeno

nell'Einaudi (1967).

Venne probabilmente incluso per dissuadere i critici e gli scettici, ed è una riprova del

fatto che la ragazza copiava testi di scrittori famosi. È possibile dunque che del materiale

esterno sia stato preso a prestito e inframmezzato alle annotazioni sul Diario.

[135]

ALLEGATI NN. 16 e 17

Figg. 16 e 17: Frontespizio e retrocoperta dell'edizione Cardinal (1963).


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È stupefacente rilevare come editori, personaggi celebri (come Eleanor Roosevelt),

giornali come il «New York Times» e il «Philadelphia Inquirer», il cinema e il teatro, abbiano

sfruttato le vicende di questa sfortunata ragazza.

Anche se è evidente che il Diario (o i diari) è stato falsificato, non si esita a definirlo «uno

dei documenti più commoventi che siano stati scritti durante la Il Guerra Mondiale».

Traduzione fig. 16:

Anna Frank: diario di una fanciulla

Con un'introduzione di Eleanor Roosevelt

«Un libro estremamente interessante ... Anna ci rende in ogni momento partecipi della

sua allegria e delle sue scoperte ... Il Diario è una confessione calda e commovente, da leggersi

più e più volte, per la propria istruzione e divertimento»

THE NEW YORK TIMES


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[136]

Traduzione Fig. 17:

UN BEST SELLER!

Anna Frank viveva nascosta in una soffitta di Amsterdam, insieme ad altre sette persone.

Il suo Diario ci descrive la vita di questo gruppo di Ebrei, terrorizzati all'idea di essere, prima o

poi, scoperti dai nazisti. È stato giustamente definito «uno dei documenti più commoventi

prodotti durante la Seconda Guerra Mondiale» *. E la sola edizione americana ha già venduto

più di 2.500.000 copie.

UNA COMMEDIA VINCITRICE DEL PREMIO PULITZER!

Il Diario di Anna Frank è stata una delle commedie di maggior successo a Broadway. Gli

sono stati conferiti il Premio Pulitzer, il Premio di Critica Drammatica di New York e il Premio

Antoinette Perry.

E UN GRAN FILM

Il lungometraggio prodotto da George Stevens Il Diario di Anna Frank è filmato in

Cinemascope; il ruolo della protagonista è stato affidato all'attrice Millie Perkins.

*Philadelphia Inquirer

[139]

ALLEGATO N. 18

Breve Guida alla Casa di Anna Frank

Il 10 Maggio 1940, l'Olanda veniva improvvisamente attaccata dalle truppe tedesche;

anche questo Paese divenne così testimone della persecuzione nazionalsocialista nei confronti

degli Ebrei. I cittadini ebrei vennero dapprima discriminati, poi perseguitati e infine deportati

nei campi di sterminio in Germania e Polonia.

Il destino degli ebrei di Amsterdam fu condiviso anche dalla famiglia Frank, emigrata ad

Amsterdam da Francoforte sul Meno nel 1933. Quando il Signor Frank, il capofamiglia, si rese

conto che l'unica speranza di evitare la persecuzione e la deportazione era di trovare un

nascondiglio sicuro, cominciò ad allestire un rifugio nel retro del suo ufficio (il cosidetto

«retrocasa»).

La famiglia traslocò nel nascondiglio allorché la figlia maggiore, Margot, ricevette, nel

Luglio 1942, un ordine di deportazione per la Germania. La famiglia Van Daan e il dentista

Dussel, anch'essi minacciati di deportazione, furono accolti nel rifugio poco tempo dopo.

La Casa

L'edificio, così come appare oggi ai nostri occhi, fu costruito nel 1635, nello stile dell'epoca.

in considerazione dei servizi di trasporto esistenti in quel periodo, lo stabile era stato edificato

come molte altre case dei mercanti di Amsterdam: e cioé, davanti ad un canale, in modo

[140] che le merci potessero venir scaricate dai battelli direttamente davanti alla porta di casa.

Un'occhiata allo stabile ci consente immediatamente di renderci conto di quanto sia

stretto sul lato anteriore, ma molto esteso sul retro. Il motivo sta nel fatto che il costo degli

edifici lungo il canale è sempre stato estremamente alto. A causa dei problemi di illuminazione

che questa disposizione provocava, l'edificio era diviso in alloggio principale e «retrocasa»

(annesso). come il visitatore può facilmente rilevare, questo arrangiamento permetteva alla luce

di penetrare in ogni parte della casa. L'annesso che servì da nascondiglio alla famiglia Frank, era

stato ricostruito nel 1740.


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

— 73 —

I settori di documentazione

Attraverso una ripida scala, il visitatore accede al settore di documentazione al secondo

piano.

Nella stanza indicata sulla piantina con la fig. 1, troverete un'esposizione murale

sull'ascesa del nazismo in Germania, la storia della Seconda Guerra Mondiale e la persecuzione

degli Ebrei.

Nel settore di documentazione della camera adiacente (vedi fig.2), è allestita una mostra

permanente sui metodi di persecuzione e sterminio di 6 milioni di ebrei, tra cui vi fu anche

Anna Frank.

L'Alloggio Segreto

Lasciando i settori di documentazione, si passa ad un piccolo atrio che introduce nella casa

sul retro (vedi piantina, fig. 3). Sul lato destro, vediamo la finestra che si affaccia sul cortile

interno. I vetri portano ancora le tracce della carta che era stata usata per oscurare le finestre,

affinchè le spezie contenute nel locale non si guastassero. Ciò significa, naturalmente, che

l'Alloggio Segreto non era visibile ai curiosi o a visitatori non autorizzati. La porta che

introduceva nel nascondiglio era tanto ben occultata dallo scaffale girevole, di cui Anna ci parla

nel suo Diario, che nessuno ne avrebbe mai sospettato l'esistenza. La porta era chiusa

all'interno da un gancio che soltanto gli abitanti dell'Alloggio Segreto potevano sbloccare. È

dietro questa porta che ha propriamente inizio l'Alloggio Segreto.

[141]

Svoltando a sinistra, entrerete nella camera da letto del signore e della signora Frank (vedi

piantina, fig.4). in questa camera dormiva anche la figlia maggiore. La camera restava disabitata

durante le ore lavorative, altrimenti i rumori sarebbero stati uditi al piano di sotto, che ospitava

degli uffici. Sulla parete, potete osservare la cartina sulla quale gli otto clandestini avevano

segnato l'avanzata degli Alleati dopo lo sbarco in Normandia. Sul muro sono segnati, a matita, i

progressi che le bambine facevano in altezza; è in questa camera che il Diario di Anna venne

ritrovato.

Entriamo ora nella camera che Anna divideva col dentista Dussel (vedi fig. 5); appese alla

parete, sono rimaste le figurine che Anna ritagliava dalle riviste; è in questa camera che la

fanciulla scrisse parte del suo Diario. Vicino alla camera di Anna c'è il bagno (fig.6) che poteva

essere usato solo al termine dell'orario d'ufficio; tirare l'acqua del WC durante il giorno, avrebbe

certamente significato essere uditi al piano di sotto e correre, quindi, il rischio di essere scoperti.

Lasciando il bagno, osserviamo una ripida scala che conduce al terzo piano, dove troviamo

la camera segnata col numero 7. Questa stanza era adibita ad un triplo uso: era, infatti, la

camera da letto del signore e signora Van Daan, sala da pranzo e cucina allo stesso tempo. La

stufa, che non è mai stata spostata dal luogo in cui si trovava, serviva per cucinare e bruciare i

rifiuti. La stufa poteva essere usata senza destare sospetti dagli abitanti dell'Alloggio Segreto,

perchè i vicini di casa erano a conoscenza dell'esistenza di un piccolo laboratorio nell'edificio.

Alla sera tutte le finestre venivano oscurate: i visitatori possono vedere i cartoni usati allo

scopo.

Passando attraverso la cameretta di Peter Van Daan (fig.8), arriviamo ad un'altra scaletta

che conduce alla soffitta, l'accesso alla quale non è però consentito ai visitatori.

Come ci è noto dal Diario, Anna trascorse in questo attico molte ore felici. L'attico veniva

usato anche come magazzino per il cibo (patate, etc).

Il 4 Agosto 1944, grazie ad una spiata, la Gestapo fece irruzione nel l'Alloggio Segreto,

arrestandone tutti gli occupanti, che furono poi deportati. Tutta la mobilia e gli abiti furono

confiscati, mentre alcuni libri e documenti restarono sparsi sul pavimento.

[142]

Quando Miep ed Elli, le fedeli amiche dei Frank, ripulirono le stanze, trovarono i

quaderni sui quali Anna aveva scritto il suo Diario.

Ai primi di settembre del 1944, mentre Bruxelles veniva liberata dagli Alleati, l'ultimo

convoglio bestiame partì per Auschwitz, con a bordo anche gli otto abitanti dell'Alloggio

Segreto.

Solo il padre di Anna sopravvisse, e tornò ad Amsterdam dopo la guerra: è allora che gli

venne consegnato il diario della figlia più giovane, quel diario che doveva suscitare commozione

in tutto il mondo.

Attualmente il Signor Frank vive a Basilea, in Svizzera. Nulla è stato cambiato nell'Alloggio


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Segreto dal giorno in cui i suoi occupanti vennero arrestati.

Il Diario

Lasciando il «retrocasa» attraverso un'uscita, costruita nel 1969, si accede all'edificio

principale, al 3° piano. Nella stanza indicata nella fig. 9, troviamo un'esposizione dedicata al

Diario di Anna Frank. Nelle bacheche sono esposte alcune delle edizioni nelle 50 lingue nelle

quali il Diario è stato tradotto. Ci possiamo qui veramente rendere conto del significato della

casa di Anna e del valore del lavoro svolto dalla Fondazione che porta il suo nome. Lo spirito del

Diario è quello stesso che possiamo trovare nella dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo:

uno spirito, cioé, di uguaglianza e fraternità di tutti gli uomini.

Nella sala di lettura (fig. 10) vengono mostrati foto e ritagli di giornali riguardanti le

passate e presenti discriminazioni tra gli uomini, invitando così il visitatore alla riflessione.

Scendendo da una ripida scala a chiocciola, si arriva al 1° piano, dove è stata allestita una

mostra sul razzismo nel mondo moderno e sui metodi con cui organizzazioni come la

Fondazione Anna FraAk cercano di combatterlo.

La Fondazione

La Fondazione Anna Frank si è proposta un duplice obiettivo;

a) garantire che l'Alloggio Segreto venga conservato, nel presente

[143] e nel futuro, quale perpetuo ricordo della disumana ferocia a cui possono condurre l'odio e

la discriminazione nei confronti di coloro che hanno idee e convinzioni religiose diverse dalle

nostre;

b) risvegliare negli uomini la coscienza della responsabilità che ciascuno di noi deve avere

nei confronti dei propri simili; e ciò nel tentativo di superare le divisioni tra gli individui, le

comunità, e i popoli, e di combattere contro pregiudizi e discriminazioni presenti nel mondo di

oggi attraverso corsi, conferenze, e altre iniziative di istruzione popolare.

Volete ulteriori informazioni sul lavoro svolto dalla Fondazione Anna Frank? Non dovete

far altro che chiedere e noi saremo felici di rispondere a tutte le vostre domande.

Aiuti Finanziari

Un contributo annuale di 5 dollari o 2 sterline vi rende automaticamente soci della

Fondazione Anna Frank. Vi raccomandiamo anche l'acquisto dell'opuscolo illustrato, reperibile

al prezzo di fiorini 2,50, al banco accanto all'entrata: in esso troverete gli scopi e i metodi di

lavoro della Fondazione, oltre ad alcune applicazioni pratiche dei principi e degli ideali che la

muovono, informazioni sulla storia della famiglia Frank, sul Diario etc.

Fig. 18: ridotta rispetto all'originale.


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

— 76 —

[146]

ALLEGATO N. 19

EPILOGO

Qui finisce il diario di Anna. Il 4 Agosto 1944 la polizia tedesca fece un'irruzione

nell'Alloggio Segreto. Tutti i rifugiati clandestini e anche Kraler e Koophuis furono arrestati e

condotti in campi di concentramento tedeschi ed olandesi.

L'Alloggio Segreto fu perquisito e saccheggiato dalla Gestapo. In un mucchio di vecchi

libri, riviste e giornali rimasti per terra, Elli e Miep trovarono il diario di Anna. Salvo alcune

parti che non hanno interesse per il lettore, il testo originale è stato stampato integralmente.

Dei rifugiati si salvò soltanto il padre di Anna, mentre Kraler e Noophuis resistettero alle

privazionì del campo di concentramento olandese e fecero ritorno alle loro famiglie.

Anna morì nel marzo 1945 nel campo di concentramento di Bergen Belsen, due mesi

prima della liberazione dell'Olanda.

Fig. 19)

Ed. Cardinal, 1963, pag. 239

Ed. Einaudi, 1967, pag.275

Se i falsari fossero stati meno presuntuosi, nessuno si sarebbe dato la pena di fare delle

indagini. Ma osservate come si sostiene che l'«Allog-

[147] gio Segreto» fu «SACCHEGGIATO» dalla Gestapo, che Elli e Miep «trovarono il diario di

Anna» (singolare) per terra e che «SALVO ALCUNE PARTI...IL TESTO ORIGINALE È STATO

STAMPATO INTEGRALMENTE».

EPILOGUE

Anne's diary ends here. On August 4, 1944, the Grüne Polizei made a raid on the « Secret

Annexe ». All the occupants, together with Kraler and Koophuis, were arrested and sent to

German and Dutch concentration camps.

The «Secret Annexe» was plundered by the Gestapo. Among a pile of old books,

magazines. and newspapers which were left lying on the floor, Miep and Effi found Anne’s

diary. Apart from a very few passages, which are of little interest to the reader, the original

text has been printed.


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

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Of all the occupants of the « Secret Annexe », Anne’s father alone returned. Kraler and

Koophuis, who withstood the hardships of the Dutch camp, were able to go home to their

families.

In March 1945, two months belore the liberation of Holland, Anne died in the

concentration Camp at Bergen-Belsen.

[148]

ALLEGATO N. 20

Fig. 20

Ridotto di circa il 30%. Ristampato dall'American Mercury, Estate 1967, Vol. CIII, Nr.

485, P.O. Box 1306, Torrance, Calif., 90505, U.S.A.

Il «Diario di Anna Frank» era una montatura?

articolo di Teressa Hendry

La propaganda a favore di una buona causa è giustificata anche qualora comporti

l'esagerazione e la distorsione dei fatti? È giusto voler far passare per autentica una storia di

pura fantasia?

Senza dubbio Harriet Beecher Stowe era mossa dalla migliore delle intenzioni allorché

scrisse La Capanna dello Zio Tom. Tuttavia, lei stessa ci racconta che, quando incontrò per la

prima volta Abramo Lincoln nel 1863, il Presidente le rivolse queste parole: «Così siete voi la

piccola donna che ha scritto il libro responsabile di questa grande guerra?». Non si può negare

che il libro abbia attizzato le fiamme della passione che portò ad una delle guerre più sanguinose

e tristi della storia, dove fratelli furono spinti contro fratelli, padri contro i figli. Forse, se si fosse

fatto meno appello alle emozioni, i problemi si sarebbero potuti risolvere con metodi pacifici.

Tuttavia, nonostante l'enorme numero di lettori che ebbe in quel periodo, solo poche persone

riconobbero in seguito l'importanza del ruolo giocato da quel piccolo libro nel diffamare il Sud,

mostrando un'immagine del tutto deformata del problema della schiavitù.

[149]

La propaganda, come arma di guerra psicologica, è sempre più usata ai nostri giorni. I

comunisti sono maestri in quest'arte. Spesso viene usato l'approccio diretto; altre volte vengono

usate tattiche diversive, in modo da attirare l'attenzione dei pubblico nella direzione opposta a

quella nella quale essa normalmente si volgerebbe. Attraverso la propaganda, la «minaccia»

rappresentata da Hitler e dal Nazismo è stata sventolata in continuazione davanti agli occhi dei

pubblico, distogliendone l'attenzione dalla vera minaccia rappresentata da Stalin, Khrushchev e

il Comunismo.

Tale è stato l'effetto ottenuto da coloro che, con deliberata intenzione, hanno promosso la

distribuzione di un libro di grande richiamo - il Diario di Anna Frank, che è stato presentato al

pubblico come il vero diario di una ragazza ebrea, morta in un campo di concentramento

nazista, dopo due anni vissuti nel terrore.

La maggior parte degli Americani ha letto il libro o visto il film, rimanendo profondamente

commossa dal dramma umano che esso sostiene di rappresentare. Ma è proprio vero che Anna

Frank scrisse questo Diario o ci hanno ingannati? E, se è così, è giusto che a un autore venga

permesso di scrivere un'opera di fantasia, spacciando gli avvenimenti descritti per realmente

avvenuti, nella fattispecie quando si tratta di un testo con un tale impatto emotivo?

I miti muoiono difficilmente

Più di cinque anni fa, il giornale svedese «Fria Ord» pubblicò due articoli sul Diario di

Anna Frank. Un riassunto di questi articoli apparve il 15 Aprile 1959 sull'«Economic Councíl

Letter».

«La storia ci porta l'esempio di parecchie leggende che hanno avuto vita più lunga della

verità, diventando, a volte, persino più reali della verità stessa.

Da alcuni anni, il mondo occidentale è stato messo al corrente delle vicende di una ragazza

ebrea, attraverso quello che si sostiene essere il suo diario, il Diario di Anna Frank, appunto.

Un attento esame di questo libro avrebbe messo in evidenza l'assoluta impossibilità che si sia


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

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trattato del lavoro di un'adolescente.

Questa nostra opinione è stata confermata dalla decisione della

[150] Suprema Corte di New York, allorché ha condannato il padre di Anna Frank al pagamento

di 50.000 dollari allo scrittore ebreo-americano Meyer Levin, quale compenso per il lavoro

svolto sul Diario di Anna Frank.

Dalla Svizzera, dove risiede, il Sig. Frank ha promesso di pagare al suo correligionario

Meyer Levin non meno di 50.000 dollari per avere indebitamente inserito i dialoghi scritti da

Levin nel diario della figlia, cercando di farli passare per opera della figlia stessa».

Avvocati

Un'inchiesta della contea di Clerk (Stato di New York) riguardo ai fatti cui si faceva

riferimento nella stampa svedese, portò, il 23 Aprile 1962, ad una risposta da parte di

quest'ultima, nella quale veniva indicato il nome di un gruppo di avvocati newyorkesi, definiti

«avvocati per il convenuto». L'oggetto era «Il Diario di Anna Frank 2203-58».

Lo studio legale fece presente, il 4 Maggio 1962, che «sebbene rappresentanti degli

interessi del Sig. Levin, non abbiamo avuto niente a che fare con il caso Anna Frank».

Il 7 Maggio 1962, da un membro di uno studio legale di New York, al quale l'inchiesta

originale era stata inoltrata, arrivò la seguente risposta: «Si trattava dell'avvocato di Meyer

Levin nella causa contro Otto Frank ed altri. È vero che una giuria riconobbe al Sig. Levin un

indennizzo di 50.000 dollari quale risarcimento danni, come indicato nella Vostra lettera.

Questo risarcimento fu però più tardi annullato dal giudice Samucl C. Coleman, con la

motivazione che non era stata fornita prova dei danni subiti, nei modi stabiliti dalla legge. La

causa per il risarcimento venne quindi accantonata, mentre fu presentato appello contro la

decisione del giudice Coleman. Temo che non sia stata data comunicazione ufficiale di questo

caso, né del processo che è seguito, e neppure della decisione del giudice Coleman. Certe

materie procedurali vennero riportate sia nel «New York Supplement, 141, Second Series, 170»

che in «5 Second Series, 181». Il numero d'archivio esatto, nella contea di Clerk, è 2241-1956, e

probabilmente include, oltre a tutto il materiale relativo al processo, anche la decisione del

giudice Coleman.

Disgraziatamente, la nostra copia d'archivio è in magazzino, cosicché non mi è possibile

individuare il duplicato della decisione suddetta,

[151] che fu pubblicata sul Giornale Giudiziario di New York all'inizio del 1960».

Il Diario di Anna Frank fu pubblicato per la prima volta nel 1952, diventando

immediatamente un best-seller. Ne sono state pubblicate 40 edizioni in formato tascabile. È

impossibile stabilire il numero esatto degli spettatori che hanno assistito, commossi, al film che

dal Diario è stato tratto.

Perché del processo in cui fu coinvolto il padre di Anna Frank, e che riguardava

direttamente l'autenticità del Diario, non venne mai data «comunicazione ufficiale»? Otto

Frank, con i diritti d'autore del libro, che pretende rappresentare la tragedia della figlia, ha

guadagnato un mucchio di soldi. Ma si tratta di un racconto reale o di pura fantasia? È verità o

propaganda? 0 una combinazione delle due cose? E in quale misura fa erroneamente appello ai

sentimenti del pubblico, trattandosi di una rappresentazione scorretta di fatti reali?

Recentemente, l’«Idaho Daily Statesman» ha pubblicato il seguente editoriale:

«Ricordare Anna Frank»

«Una ragazza ebrea, il cui diario ha commosso tutto il mondo, è stata ricordata la

settimana scorsa con una semplice cerimonia ad Amsterdam nel 20° anniversario del

suo arresto da parte dei nazisti.

La vicenda di Anna Frank induce ancora tutto il mondo libero alla meditazione.

Ricordate? Dall'età di 12 anni fino alla sua morte, avvenuta due anni dopo in un campo

di concentramento nazista, Anna visse nascosta con i suoi genitori, una sorella e

quattro altri ebrei, in una casa di Amsterdam.

Tranne il padre di Anna, tutti gli altri morirono nel campo di concentramento.

Dopo la sua liberazione, egli tornò nella casa di Amsterdam, dove rinvenì il famoso

diario della figlia. La ragazza non aveva mai smesso di nutrire speranze per il futuro,

ma le era stato negato il diritto di vivere: perché era ebrea.

L'odio razziale è la peggior malattia che possa colpire l'umanità: e rode la

coscienza dell'uomo, rendendo così la religione una cosa inutile e ridicola. Attizza le

fiamme dell'odio, intaccando le anime dei giovani, col risultato di far nascere delle


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

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tragedie.

Gli Americani odiano l'intolleranza: la nostra è una confederazione

[152]

di popoli, ed è quindi difficile per noi comprendere come un popolo che avrebbe

dovuto amare la libertà abbia potuto permettere che l'odio razziale si diffondesse tra

adulti e perfino tra i fanciulli.

La Biblioteca Pubblica «Boise» ha per voi un libro che vi può spiegare meglio

tutto ciò. Vi raccomando il Diario di Anna Frank: leggetelo e rifiettete».

Articoli del genere compaiono, di tanto in tanto, su giornali e riviste. Da anni questo libro

viene raccomandato nelle scuole, dove viene presentato ai giovani come l'opera originale di

Anna Frank. La pubblicità che ha preceduto il lancio del film e della commedia, ha battuto

incessantemente sul tasto della «veridicità» dell'opera. Ma gli autori di editoriali del tipo di

quello sopra citato e i promotori di tale pubblicità, non sono forse anch'essi attizzatori di

quell'odio che, giustamente, affermano di detestare? Parecchi ebrei americani sono rimasti

colpiti dal modo in cui è stato gestito il «processo Eichmann» e dalle distorsioni storiche

presenti nel libro Exodus e nel film che da esso è stato tratto: tuttavia, le loro proteste hanno

avuto pochissima pubblicità al di fuori del loro organo ufficiale, «Issues», presso l'«American

Council for Judaism». Chi, non ebreo, ha espresso le stesse convinzioni, è stato tacciato di

antisemitismo. Ma non è da trascurare il fatto che sia Otto Frank sia il suo accusatore, Meyer

Levin, sono ebrei: quindi, un'accusa dei genere nei confronti di chi volesse fare luce, in tutta

onestà, sulla faccenda, non avrebbe alcun senso.

Gli atti del processo Levin-Frank dovrebbero essere resi noti al pubblico, che ha il diritto

di conoscere la verità: troppo spesso, infatti, i cittadini sono stati vittime di menzogne,

esagerazioni e raggiri d'ogni genere. Se il Signor Frank ha presentato come opera di sua figlia

quello che invece è frutto del lavoro di Meyer Levin, deve essere reso noto senza ulteriori indugi.

Far passare per vero un fatto inventato è un'azione che non può e non deve, in nessun

caso, venir giustificata e tanto meno perdonata.

THE AMERICAN MERCURY

[155]

ALLEGATO N. 20a

Best-seller: una montatura

Tra l'infinità di «Mermrie» che ci offrono un quadro degli sventurati Ebrei, perseguitati

dalla bestialità nazista, la più nota è sicuramente il Diario di Anna Frank: la verità su questo

libro ci consente di gettare uno sguardo disgustato sulla fabbricazione di una menzogna

propagandistica.

Pubblicato la prima volta nel 1952, il Diario di Anna Frank è divenuto subito un best-

seller: ne furono pubblicate 40 edizioni in formato tascabile e ne fu tratto un film di successo.

Otto Frank, il padre della ragazza, con i diritti d'autore del libro, che pretende di rappresentare

la tragedia della figlia, ha messo insieme una fortuna. Appellandosi direttamente al sentimento,

il libro e il film hanno effettivamente influenzato milioni di persone in tutto il mondo, più che

qualsiasi altra storia del genere. ( …)

Tuttavia, negli anni 1956-58 fu celebrato «at the County Court House in the City of New

York» un processo che si concluse con la condanna di Otto Frank a pagare allo scrittore ebreo

Meyer Levin una somma pari a 50.000 dollari a titolo di risarcimento per «truffa, rottura di

contratto e illegittima utilizzazione di idee».

La causa giudiziaria riguardava invero l'adattamento teatrale del Diario di Anna Frank e

questioni concernenti diritti di distribuzione dell'adattamento stesso.

[156]

Ma da un attento esame del carteggio Meyer Levin-Otto Frank, contenuto nel processo

(registrato sotto: New York County Clerk's Office 2241/1956), e delle notizie di stampa

dell'epoca, particolarmente sul «New York Times», risulta:

1) che Meyer Levin rielaborò il Diario, impegnandosi a non rivelare a nessuno tale lavoro;


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

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2) che Anna Frank aveva lasciato 150 annotazioni, che per contenuto e stile riflettevano il

modo di sentire e di pensare di una adolescente. In realtà, solo poche delle 150 annotazioni, così

come esse appaiono oggi nelle 293 (!) pagine del Diario, possono essere attribuite ad una 13-

15enne: il contenuto e lo stile del Diario, le conoscenze di contesti storici, la capacità di giudizio,

l'arte della ripetizione, ecc., tutto ciò presuppone l'opera di uno scrittore ADULTO:

3) che Otto Frank loda calorosamente in molte lettere il lavoro di Meyer Levin. Di quale

lavoro si trattava? Poiché l'adattamento teatrale del Diario eseguito da Meyer Levin non fu mai

lodato da nessuno, anzi rappresentò uno dei motivi del processo, ne consegue che il lavoro

lodato riguardasse il Diario. (cfr. U. Walendy, Das Anne Frank Tagebuch in «Denk mit!» Nr. 6

del 1976).

Noi possiamo citare brevemente un altro «Diario», pubblicato non molto tempo dopo

quello di Anna Frank, e intitolato Notes from the Warsaw Ghetto: the Journal of Emmanuel

Ringelblum (New York, 1978). Ringelblum fu un capo nella campagna di sabotaggio contro i

Tedeschi in Polonia, così come nella rivolta del ghetto di Varsavia nel 1943, finché fu catturato e

giustiziato nel 1944. Il «Diàrio» di Ringelblum, che riferisce le solite «voci» sullo sterminio che

circolavano in Polonia, fu pubblicato, al pari delle cosiddette «Memorie» di Höss, sotto regia

comunista.

Mc Graw-Hill, gli editori americani, ammettono che il manoscritto originale, non

censurato, conservato a Varsavia, non fu loro accessibile; noi, pertanto, dovremmo rifarci,

fiduciosi, all'edizione «purgata» del governo comunista di Varsavia (1952).

Tutte queste «prove» di fonte comunista sono perciò senza alcun valore come documenti

storici.

[157]

Fig.20a)

Richard Harwood: Auschwitz o della Soluzione finale: Storia di una Leggenda (titolo

originale: Did Six Million Really Die? - The Truth at Last), 1978, edizione italiana a cura del

Centro Studi e Documentazione Giovanni Preziosi.

A causa del disonesto modo di fare del signor Frank, i ricercatori sono stati costretti a

battere varie strade, nel tentativo di trovare la verità. Nel breve, e peraltro utilissimo saggio di

Richard Harwood, viene suggerito, probabilmente in seguito all'articolo di Teressa Hendry

pubblicato sull'«American Mercury » (cfr. Fig. 20), che Meyer Levin fu uno degli ideatori del

Diario. Sebbene la faccenda non sia ancora chiara, poiché la consultazione degli atti del

processo non è consentita ai ricercatori, ci sembra tuttavia che il suggerimento sia sbagliato

perché il processo riguardava, in apparenza, soltanto la commedia basata sul Diario. (Cfr.

Fig.28).

Il giornale svedese «Fria Ord» aveva pubblicato due articoli di Harald Nielsen (1879-

1957), un noto scrittore danese, nei quali il Diario veniva criticato, affermando che doveva

certamente trattarsi di una montatura propagandistica (cfr. «Fria Ord», 1957, Nr. 45, Sabato 9

Novembre, pagg. 1-5; e 1957, Nr. 46, Sabato 16 Novembre, pag. 5). Le argomentazioni di Harald

Nielsen furono però respinte, in quanto giudicate antisemite.

Il 10 Gennaio 1959, apparve sul giornale l'articolo menzionato dalla Hendry (cfr. Fig. 20);

in esso veniva posta la domanda: «È troppo chiedere che ai critici onesti e coscienziosi venga

finalmente accordato il permesso di esaminare il manoscritto originale del Diario?»

Inutile dire che questa richiesta fu completamente ignorata sia dal signor Frank che

dall'intero mondo letterario.

Ancor oggi, ci viene proibito l'accesso ai manoscritti (cfr. Figg. 2 e 4).

[160]

ALLEGATI NN. 21 - 36

Le figg. dalla 21 alla 36 mostrano articoli tratti dai quotidiani svedesi di Stoccolma

«Dagens Nyheter» «Expressen», entrambi di proprietà del potente gruppo ebraico Bonnier.

Questi quotidiani, largamente diffusi in Svezia, sono di tendenza liberale.

La fig.22 ci mostra il primo articolo sul Diario apparso sulla stampa svedese. Il giornalista

del «Dagens Nyheter» definisce il «Diario: «un documento del tutto unico» (fig.23).


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Nella Fig. 26, troviamo la traduzione di un articolo pubblicato nel 1959 dalla rivista

tedesca «Der Spiegel».

Le figure 27-30 riportano gli articoli sul processo intentato da Otto Frank contro un

gruppo di studenti, mentre il «caso Levin» è trattato nell'articolo di cui alla fig.28.

L'articolo della figura 29 riguarda invece la «Fondazione Anna Frank»; gli articoli dalla

fig. 31 alla fig. 36 riferiscono sulla commedia tratta dal Diario.

[168]

ALLEGATO N. 37

Riproduzione intera (1/1). Questa fotografia, di Carl Hesslefors, pubblicata

sull'«Expressen» del 10 Ottobre 1976 (p.7), ci mostra Otto Frank mentre tiene nelle mani il

Diario. Si tenta di indurre lo spettatore a credere che si tratti della copia originale del Diario,

mentre è ovvio che non è questo il caso. Osservate le dimensioni del libro e quelle della mano;

non si tratta, evidentemente, di un libro «piccolo», né assomiglia a quel «quaderno ricoperto di

cartoncino a quadretti rossi» citato nell'Opuscolo della Fondazione A. Frank (p.5). Gli angoli

sono squadrati, mentre nella figura riportata nell'Opuscolo su citato sono arrotondati; i margini

sono scuri, il che fa pensare che non si tratti dell'originale, bensì di una fotocopia.

Si cerca, inoltre, di indurre il pubblico a supporre l'esistenza di un solo Diario.

[170]

ALLEGATO N. 38

Esatta riproduzione tratta dall'opuscolo edito dalla Fondazione Anna Frank (pag . 36, 5a

ed.). Cfr. i nostri commenti in merito, pagg. 99-100.

La porzione di testo è statta tratta dalle annotazioni di Sabato 15 Luglio 1944, ed è un

classico esempio di come un documento presumibilmente autentico può venir falsificato,

rendendo le copie fotostatiche del tutto inutili al ricercatore.

La versione stampata non termina mai con «Anna M. Frank», ma sempre con il

confidenziale «Tua Anna». Mentre nelle figg. 13 e 14 la data posposta alla firma, qui non

troviamo nulla del genere.

Degni di nota, infine, i numerosi segni d'interpunzione e il fatto che a firma «Tua Anna M.

Frank» sia stata inserita PRIMA del termine dell'intero passaggio nella versione stampata (cfr.

ed. Einaudi, pag.268).

[172]

ALLEGATO N. 39

Saggio della calligrafia di Anna Frank publicato su Das grosse Duden Lexikon (Il grande

dizionario Duden), Bibliographisches Institut, Mannheim , Germania, 1965, vol.III, pag. 263 :


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IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE

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IN PRIMA Di COPERTINA

Tre brani manoscritti attribuiti ad Anna Frank. Il primo appartiene al celebre Diario; il

secondo, stilato sul retro di una fotografia, risalirebbe a quattro mesi prima. Il terzo brano

(stessa grafia dei primo) è stato scritto con la penna a sfera; ricordiamo che l'invenzione della

cosiddetta "biro" risale al 1951 ...

L'AUTORE

Ditlieb Felderer è nato a Innsbrück nel 1942. Convertito nel 1959 al credo dei Testimoni di

Geova, svolse attivìtà dì predicatore negli USA e in Canadà. All’inizio degli anni '70, intrapresa

una ricerca storica sulle condizioni dei Testimoni di Geova negli anni dei Terzo Reich, venne a

contatto con la letteratura sterminazionista e con gli studi revisionisti. In seguito fondò un

periodico, « Bible Researcher », e una casa editrice. Effettuò inoltre numerosi viaggi negli ex

campi di concentramento tedeschi in Polonia, riuscendo a raccogliere testimonianze e materiale

fotografico che dimostrano il carattere fraudolento della leggenda delle « camere a gas ».

Per aver messo in questione il dogma dell’ « Olocausto », Felderer fu rinchiuso nel 1983 in

un ospedale psichiatrico della Svezia, paese di cui è cittadino dalla fine della guerra. Lui e sua

moglie sono stati sottoposti a torture fisiche e psichiche (cfr. il suo libro Tortured in Sweden).


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Author(s): Olodogma
Title: IL DIARIO DI ANNA FRANK : UNA FRODE
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Published: 2014-03-21
First posted on CODOH: April 5, 2018, 11:43 a.m.
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