La vera shoah?..." fare un processo pubblico all'Olocausto"...Intervista a Carlo Mattogno
Published: 2014-03-22

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Il titolo di testa è di Olodogma

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 20 Marzo 2014

Intervista a Carlo Mattogno

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Carlo Mattogno è da considerarsi come il massimo esponente del revisionismo storico in Italia ed uno dei più preparati del panorama mondiale. Negli ultimi trent’anni ha pubblicato oltre cinquanta saggi dedicati al tema dei campi di concentramento tedeschi durante la seconda guerra mondiale.

La corrente revisionistica che si occupa dell’internamento della popolazione ebraica (e non solo ebraica) nei lager nazisti e del loro trattamento all’interno dei campi di lavoro e che annovera, tra gli altri, autori come Robert Faurisson, Jurgen Graf e Ditlieb Felderer, per citarne solo alcuni dei più conosciuti, esprime una visione degli avvenimenti in netto contrasto con la versione ufficialmente accettata in merito all’Olocausto.

In particolare i revisionisti, alla luce dei risultati dei loro studi “sul campo” e dell’analisi della enorme documentazione tuttora esistente negli archivi delle nazioni che hanno ospitato i lager e delle varie testimonianze dei sopravvissuti (troppo spesso accettate acriticamente), sono giunti alla conclusione che non vi fu alcuno sterminio deliberatamente pianificato dai nazisti ai danni degli ebrei internati e, quindi, i presunti strumenti di morte come le camere a gas, in realtà, non siano mai esistite (a parte quelle adibite alla disinfestazione). Tali posizioni hanno causato la reazione di tutte le organizzazioni mondiali ebraiche, dell’establishment accademico “ufficiale” e, soprattutto, dei governi di molte nazioni occidentali come Germania, Austria, Francia, Canada, Australia, Svezia (e numerose altre) che hanno promulgato leggi che vietano, espressamente, la pubblicazione e la diffusione delle teorie revisioniste e puniscono, con pene detentive, gli autori e gli editori responsabili. In Italia è depositato un disegno di legge che, a breve, istituirà il reato di “negazionismo” (termine utilizzato per indicare gli studi revisionisti).

Il più recente studio
Il più recente studio
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Noi ringraziamo sentitamente il Dott. Carlo Mattogno per avere accettato di rispondere ad alcune domande sulla sua attività di saggista e di ricercatore in un ambito così scottante e scivoloso come quello in questione. Il nostro interesse è stato quello di conoscere, nei ristretti limiti imposti dalle circostanze, qualcosa di più del pensiero di questo illustre e coraggioso studioso. Sugli argomenti specifici trattati dall’Autore rimandiamo al sito e al profilo tracciato da Wikipedia.

Noi crediamo che nessuna censura e nessun divieto debbano essere posti alla ricerca storica a prescindere da qualunque orientamento politico od ideologico. Una società, come quella attuale, che dichiara di basare la sua ragion d’essere sulla difesa dei diritti umani e civili e che, al contrario, impedisce con ogni mezzo la ricerca della verità e che persegue con ferocia chi esprime idee non allineate al sistema dominante, rimanda al pensiero di un grande intellettuale del recente passato, Eric Arthur Blair alias Gorge Orwell, splendidamente espresso in un suo celebre aforisma:

    CHI CONTROLLA IL PASSATO CONTROLLA IL FUTURO, CHI CONTROLLA IL PRESENTE CONTROLLA IL PASSATO.

A più mani con Graf Kues

A più mani con Graf Kues
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

L’intervista

Qual è la sua formazione culturale?

Ho effettuato studi classici, poi filosofici, biblici e storici.

Da dove nasce l’interesse per quel determinato ambito storico?

Negli anni Settanta incappai quasi per caso nel libro di Paul Rassinier “La menzogna di Ulisse”, che esponeva tesi all’epoca inusitate e apriva nuovi orizzonti storiografici; da quella lettura nacque in me l’interesse per ciò che divenne il revisionismo storico.

Si è accostato alle sue ricerche già, in qualche maniera, “orientato” in senso revisionista o è arrivato alla sua attuale visione in seguito ad un graduale processo di scoperta della verità?

 

Alcune opere dell'Autore. Click per ingrandire
Alcune opere dell'Autore. Click per ingrandire
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Ovviamente in precedenza non potevo aver alcun orientamento revisionistico, perché Rassinier fu il fondatore di questa scuola storiografica e prima di lui c’era il vuoto. Maurice Bardèche, che gli viene spesso affiancato come co-fondatore del revisionismo, ma soltanto per la sua qualifica di “fascista dichiarato”, era in realtà ciò che oggi si direbbe un “riduzionista”, in quanto accettava in toto i dogmi fondamentali di Norimberga. Successivamente mi procurai altri libri di Rassinier, ma lo stimolo maggiore a dedicarmi a questo genere di studi mi venne da due autori le cui opere valevano all’epoca come classici della letteratura olocaustica: Léon Poliakov e Gerald Reitlinger; tali opere mostravano chiaramente le lacune storiografiche – ereditate dai processi dei tribunali militari del dopoguerra – riguardo a “camere a gas” e ordine di sterminio e conferivano maggiore credito alle tesi di Rassinier. Da allora intrapresi con maggiore decisione la via del revisionismo, che senza dubbio comportò – e comporta tuttora – un graduale processo di scoperta della verità o di accertamento dell’esattezza storica, i cui primi acerbi frutti apparvero alla metà degli anni Ottanta.

Ritiene effettivamente imminente, in Italia, l’approvazione del testo (o di un altro testo) della proposta di Legge attualmente presente in Parlamento in tema di “negazionismo”? E se, una volta promulgata, tale Legge considerasse penalmente perseguibili i contenuti delle sue opere, come si comporterebbe?

Sebbene, nel panorama europeo, ad esclusione forse della Gran Bretagna, gli ambienti culturali italiani siano i più recalcitranti ad accettare una legge contro il “negazionismo”, in quanto negatrice della libertà di opinione e di ricerca storica, è probabile che si dovranno alla fine piegare ad una direttiva europea, magari accompagnando la proposta con una adeguata, eclatante azione “antisemitica” (profanazione di cimiteri ebraici o simili), che servirebbe a creare il giusto clima di isteria per vincere le resistenze delle persone pensanti.

Fine di una leggenda
Fine di una leggenda
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

La formulazione di una simile legge non sarebbe semplicissima, già per il fatto che i nostri parlamentari non hanno alcuna cognizione della questione, per non parlare dei loro consiglieri in campo storico. Uno dei problemi più ardui sarebbe l’esatta definizione di ciò che sarebbe illecito “negare”, ossia, in pratica, la definizione di “Olocausto” o “Shoah”, con tutti i problemi connessi. Ad esempio, sarebbe reato “negare” le “camere a gas” di Majdanek? O l’ “ordine del Führer”? O il numero (attualmente) ufficiale delle presunte vittime di Auschwitz? E in base a quali criteri? E la legge sarebbe retroattiva? Come sarebbero considerati tutti i libri revisionistici pubblicati finora?È chiaro che se i nostri politici volessero fare una canagliata, sul modello di quelle tedesca o francese, non dovrebbero crucciarsi oltremodo su queste problematiche, ma il risultato sarebbe, appunto, una canagliata, lapalissiana, evidente a tutti, un riconoscimento ufficiale di incompetenza, incapacità e impotenza storiografica. I revisionisti vengono a volte assimilati a sostenitori che la terra è piatta. Come ha rilevato il mio amico e collega Jürgen Graf, questi sostenitori esistono davvero e hanno perfino una loro organizzazione, la Flat Earth Society, e il loro sito web, ma a nessuno è mai venuto in mente di promulgare una legge contro i “negazionisti” della sfericità terrestre: perché allora sarebbe necessaria una legge contro il “negazionismo” olocaustico? Forse perché i suoi propugnatori non sanno più dove sbattere la testa per confutarlo?
Se la legge antirevisionistica fosse promulgata, il mio comportamento dipenderebbe dalla sua formulazione. La cosa potrebbe avere anche un risvolto positivo: l’opportunità di dibattere in aula sul revisionismo, ossia di fare un processo pubblico all’Olocausto, un devastante effetto boomerang che i propugnatori della legge, convinti che il revisionismo dica solo bestialità storiche e quindi del tutto impreparati a contrastarlo seriamente, non si aspettano e neppure immaginano.

Quali sono, se esistono, i suoi rapporti con l’establishment accademico nazionale ed internazionale?

Il mondo accademico è condizionato dagli stolidi pregiudizi creati dai nemici politici e ideologici del revisionismo e propalati da una vasta schiera di caudatari mediatici e da pseudostudiosi e conosce perciò soltanto una parodia deforme delle tesi revisionistiche; ciò evidentemente comporta per noi una ghettizzazione che si fonda esclusivamente sull’immagine che tale mondo ha del revisionismo. Il problema è appunto quello di una falsa immagine che, per ignoranza e malafede, viene scambiata per realtà. E, a quanto pare, le 3.500 pagine che ho scritto soltanto su Auschwitz nei miei dieci studi principali dedicati a questo campo non valgono neppure a scalfirla.

Quali sono, se esistono, i suoi rapporti con il mondo ebraico nelle sue varie componenti?

Non ho alcun rapporto con ambienti ebraici.

Ha mai ricevuto minacce, insulti, provocazioni?

No. Ciò probabilmente ha a che vedere col profilo che si tiene o con la “visibilità” che si vuole avere, ma anche con ciò che si dice.

Esistono campi ancora inesplorati o poco considerati dal revisionismo?

Rispondo intendendo “campi” alla lettera e in senso figurato. Nel primo caso, abbiamo preso in esame i campi di concentramento più importanti nell’economia della storiografia olocaustica, vale a dire Majdanek e Stutthof (pretesi “campi di sterminio” ausiliari). Tutti gli altri, da questo punto di vista, hanno una valenza molto marginale.
L’unico aspetto storico non ancora trattato in modo approfondito è l’attività degli Einsatzgruppen nei territori orientali occupati dai Tedeschi.

Di che cosa si sta occupando in questo periodo?

Appunto degli Einsatzgruppen.

Alla luce della attuale situazione politico culturale (italiana ed internazionale) conserva ancora una forte spinta motivazionale a proseguire la sua opera (contro corrente)?

La mia motivazione non dipende dalle contingenze politico-culturali, consistendo principalmente nella gratificazione derivante dalla consapevolezza di apportare un contributo valido e positivo alla ricerca storica (anche se non è apprezzato) e dal piacere di castigare l’arrogante ignoranza di studiosi e oppositori improvvisati, pisantyani, blateranti, gli unici che si trovano in circolazione.

Tanti anni di studi, ricerche e polemiche hanno cambiato qualcosa in Lei a livello profondo?

Per quanta importanza si voglia attribuire a queste ricerche e per quanto intensamente si possano condurre, si tratta pur sempre di storia, che, come tutte le discipline consimili della cultura moderna, è qualcosa di affatto esteriore rispetto al centro vitale della personalità.

E’ convinto che, prima o poi, si riesca a scalfire, se non ad abbattere, il muro eretto a difesa della versione ufficiale sull’olocausto?

Si tratta di una eventualità estremamente improbabile. Com’è noto a tutti, qui non si tratta di una mera questione storiografica, ma entrano in gioco fortissimi interessi esterni, interessi politici, ideologici, pseudoreligiosi perfino, e coloro che li curano sono molto potenti e hanno il totale controllo dei mezzi di informazione, ad esclusione di internet, almeno per ora.

Ritiene possibile e/o probabile che, grazie alla diffusione (soprattutto in rete) delle tesi revisioniste un sempre maggior numero di persone stiano, malgrado tutto, mutando le proprie opinioni sul tema olocaustico? E se si, in che misura?

Questo è un dato di fatto; in che misura avvenga, è difficile da accertare, ma c’è senza dubbio una lenta crescita.

Che idea si è fatta di un fenomeno complesso come il Nazionalsocialismo?

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La mia idea al riguardo non ha alcuna importanza e non ha alcuna influenza sugli argomenti storico- tecnici contro “campi di sterminio” e “camere a gas”. Ciò, tra l’altro rende ridicola la pretesa di certi decerebrati vidalnaquetiani che lanciano accuse di “nazismo” a destra e a manca, come se ciò fosse una confutazione di tali argomenti. Come se, ad esempio, la balordaggine del “testimone oculare” di Auschwitz Dov Paisikovic – che la cremazione di un cadavere nei forni di Bireknau richiedeva quattro minuti – diventasse sacrosanta verità per il semplice fatto di essere messa in evidenza da un “nazista” dichiarato, o, per fare un altro esempio, scomparisse il fatto che i detenuti malati di malaria venivano trasferiti da Auscwhitz-Birkenau a Lublino-Majdanek perché l’aria era più salubre.

Chiunque abbia letto anche una minima parte della sua vastissima produzione storiografica ed abbia, altresì, cognizione della letteratura “ufficiale” sugli stessi argomenti, non può non notare l’abissale dislivello esistente, a suo favore, in termini di accuratezza delle fonti documentali e di precisione puntuale dell’esame del materiale a disposizione. Cosa prova, uno studioso come Lei, di fronte al paradosso di non veder riconosciuto universalmente il valore della sua opera, sia a livello personale sia “pro veritate”?

Ciò vale soprattutto in modo eclatante per gli studiosi olocaustici italiani, il cui livello di conoscenza non dico del revisionismo, ma perfino dei cardini della letteratura olocaustica, è di una mediocrità sconfortante. E parlo anche di docenti universitari di storia contemporanea! Ma anche gli studiosi stranieri, per quanto riguarda gli aspetti specifici che ci interessano in particolare (“campi di sterminio” e“camere a gas”) non si trovano in una situazione migliore. Ad esempio, su Auschwitz ho pubblicato volumi interi dove l’apice della letteratura olocaustica europea e americana registra ancora articoletti di poche pagine. Il fatto che non venga riconosciuto il valore scientifico dei miei studi non mi turba affatto, perché sono consapevole che ciò dipende unicamente da pregiudizi e interessi ideologici e politici.

Se dovesse aiutare un giovane a capire quello che accadde, realmente, ad Auschwitz in quegli anni, cosa gli direbbe?

La prospettiva proselitistica, didascalica o professorale non mi appartiene; sull’argomento ho scritto molteplici studi: chi è interessato alla questione, non ha che da leggerli. Poi, eventualmente, sono pronto a dare delucidazioni e a rispondere a domande o obiezioni serie.

E se, sempre allo stesso giovane, dovesse spiegare perché al posto della verità storica è stata costruita l’attuale versione, cosa gli direbbe?

A chi mi ponesse questa domanda, direi, molto sinteticamente, che l’ attuale versione storica è il frutto di un lungo sviluppo letterario che cominciò in ambienti ebraici e polacchi all’inizio del 1942 in forma di propaganda fantasiosa (camere a vapore, impianti di folgorazione, treni cosparsi di calce viva ecc.), la quale fu poi accolta dagli Alleati per demonizzare il nemico tedesco e per distogliere nel contempo l’attenzione dai propri crimini di guerra, indi passò nei tribunali militari divenendo “verità” giudiziaria, per approdare infine nella storiografia come “verità” storica.

Fonte: http://www.beyul.org/storia/europa/151-carlo-mattogno

 Nota di Olodogma

1) Al seguente link si trovano tutti i posts  di Carlo Mattogno presenti su questo sito: http://olodogma.com/wordpress/category/articoli-di-carlo-mattogno/


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Published: 2014-03-22
First posted on CODOH: April 6, 2018, 11:55 a.m.
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