IL LIVELLO DELL’ACQUA FREATICA A SOBIBOR, 1942-1943
Published: 2014-04-05

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IL LIVELLO DELL’ACQUA FREATICA A SOBIBOR, 1942-1943

Di Thomas Kues (2008) [1]

 

  1. INTRODUZIONE
Illustrazione n°1: Sobibór e dintorni nel 1933. Il futuro campo venne costruito sull’appezzamento di terra esattamente di fronte alla stazione ferroviaria di Sobibór.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Illustrazione n°1: Sobibór e dintorni nel 1933. Il futuro campo venne costruito sull’appezzamento di terra esattamente di fronte alla stazione ferroviaria di Sobibór.

Nel breve articolo seguente, esaminerò il livello dell’acqua freatica nel presunto campo di sterminio di Sobibór durante il suo periodo operativo, che si colloca tra l’inizio dell’estate del 1942 e l’autunno del 1943, e quali implicazioni abbiano – per le accuse secondo cui in tale campo sarebbero ubicate delle gigantesche fosse comuni – le dichiarazioni dei testimoni e i dati geografici e topografici.

 LA TESTIMONIANZA DI FRANZ SUCHOMEL

 Dopo la riuscita rivolta dei prigionieri avvenuta il 14 Ottobre del 1943, il “campo della morte” di Sobibór venne sbrigativamente smantellato. Per sovrintendere a quest’operazione vennero trasferite da Treblinka a Sobibór un certo numero di SS. Tra questi uomini c’era Franz Suchomel, che all’inizio degli anni ’60 fornì un breve resoconto della sua permanenza a Sobibór. In esso leggiamo:

 “Fui anche contento del fatto che quando arrivai a Sobibór, non c’erano ebrei. Ora devo correggere quest’affermazione nel senso che c’erano pochi ebrei nel campo, forse una ventina, che erano tornati volontariamente dopo la rivolta, o si erano nascosti.[2]

A questo riguardo, ricordo chiaramente che due ebrei, una coppia di sposi olandesi, vennero trovati nella zona 1 del campo nascosti sotto il pavimento. Per spiegarmi, devo dire che le baracche a Sobibór erano costruite sopra palafitte alte un metro per evitare il pericolo di allagamenti. La coppia olandese aveva allentato le assi del pavimento e durante il giorno si nascondeva nello spazio sottostante. Fu scoperta perché la notte la baracca veniva utilizzata per la preparazione del cibo”.[3]

 Suchomel in seguito confermò la natura paludosa del campo in un’intervista con la giornalista ebrea inglese Gitta Sereny, avvenuta all’inizio degli anni ’70:

 “A Sobibór all’epoca non si poté più uccidere nessuno dopo che la neve si sciolse perché era tutto allagato. Nel suo momento più favorevole [il terreno] era molto umido, ma poi diventò un lago”.[4]

 Oltre all’informazione assai intrigante dei prigionieri fuggitivi che erano volontariamente ritornati in quello che si ritiene sia stato un “campo di puro sterminio”, sottolineiamo la dichiarazione di Suchomel secondo cui le baracche del campo dovettero essere costruite in cima a “palafitte alte un metro” per evitare possibili allagamenti. Questo significa che il livello dell’acqua freatica a Sobibor era molto alto e che gli edifici in loco erano stati costruiti tenendo conto di questa caratteristica.

  L’UBICAZIONE E LA TOPOGRAFIA DEL CAMPO DI SOBIBOR

 Il campo di Sobibór era ubicato nella Polonia orientale, pochi chilometri a sud-ovest del villaggio con lo stesso nome, che è a sua volta situato nei pressi del fiume Bug e dell’ex linea di confine tedesco-sovietica. Il campo venne costruito su un appezzamento di terra immediatamente a ovest della linea ferroviaria Chelm-Wlodawa, di fronte alla stazione ferroviaria di Sobibór. Il campo era circondato da una foresta composta principalmente di abeti e querce, e anche da numerosi acquitrini e da un certo numero di laghi più piccoli (illustrazione n°1). [5] Come abbiamo visto nella mappa del 1933, vi sono zone paludose[6] contrassegnate nelle immediate vicinanze o persino all’interno del perimetro del campo. Lo storico israeliano Yitzhak Arad, riguardo all’ubicazione del campo, scrive:

“L’intera area era paludosa, boschiva e scarsamente popolata. L’ubicazione esatta del campo della morte venne decisa dalla Direzione Centrale delle Costruzioni delle SS del distretto di Lublino”.[7]

Parimenti, Jules Schelvis osserva che:

“L’unica linea ferroviaria [...] passava attraverso la palude”.[8]

Tuttavia, dai seguaci della versione ortodossa dell’Azione Reinhard ci viene detto che il sito del presunto campo della morte venne scelto attentamente dai funzionari tedeschi i quali, già alla fine del 1941, visitarono personalmente Sobibór e perlustrarono il sito del futuro campo, incluse le zone che erano ancora boschive.[9] Dovremmo dunque credere che gli ispettori tedeschi, che stavano presuntamente pianificando una struttura dove decine o centinaia di migliaia di persone avrebbero dovuto essere uccise e sepolte, non notarono la natura paludosa del luogo e non si preoccuparono di misurare il livello dell’acqua freatica?

Uno sguardo a una sezione di una moderna mappa topografica della zona (illustrazione n°2) mostra che il terreno inclinava verso il basso, partendo dal Lager II (detto “campo di ingresso”)  fino all’ex sito del Lager III, che presuntamente conteneva le camere a gas, gli impianti di cremazione all’aperto[10] e le fosse comuni.[11]

Perciò non vi sono ragioni per ritenere che il livello dell’acqua freatica fosse inferiore nel sito in questione.

Illustrazione n°2 sobibor, parte di una mappa topografica postbellica che mostra l’area dell’ex campo, che era ubicata proprio ad Ovest della linea ferroviaria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Illustrazione n°2: parte di una mappa topografica postbellica che mostra l’area dell’ex campo, che era ubicata proprio ad Ovest della linea ferroviaria.

  1. LE PRESUNTE FOSSE COMUNI E IL PIANO DI FUGA DEI DETENUTI

Yitzhak Arad, nel suo libro Belzec, Sobibor, Treblinka, ci racconta di come i prigionieri di Sobibór avessero progettato un piano di fuga che prevedeva un tunnel sotterraneo:

 

“I lavori di scavo dovevano essere condotti da Boris Tsibulsky, che di professione era un minatore proveniente da Donbas. Il tunnel doveva avere inizio sotto la falegnameria, che era la baracca più vicina alla recinzione e ai campi minati. Il tunnel doveva iniziare sotto la stufa della falegnameria e uscire dietro il campo minato, per una distanza di circa 35 metri. Secondo il piano, avrebbe dovuto avere le dimensioni di centimetri 75x75, e bisognava costruirlo 80 centimetri sotto terra, in modo tale da non incontrare le mine. Non poteva essere più profondo, perché c’era il pericolo di raggiungere la falda. Avrebbero dovuto essere spalati circa 20 metri cubi di terreno”.[12]

La fonte di questo resoconto è l’opuscolo Der Ufshtand in Sobibor (Mosca, 1946) del capo della rivolta Alexander Pechersky. Ci viene poi detto che questo piano fallì il 9 Ottobre del 1943, dopo che piogge pesanti avevano allagato il tunnel. Se il tunnel stesso misurava 75 centimetri quadrati ed era situato 80 centimetri sotto terra, questo significa che il livello dell’acqua freatica si trovava forse a 1.55 metri sotto terra.

Come è stato fatto notare nel video-documentario in rete One Third of the Holocaust, la narrazione del tunnel di fuga si trova in palese contraddizione con le dimensioni, fornite da Arad, delle presunte fosse comuni di Sobibór (per le quali dimensioni non viene fornita nessuna fonte: presumibilmente sono state ricavate dal verdetto del processo Sobibor di Hagen):

“Le fosse comuni erano lunghe da 50 ai 60 metri, erano larghe da 10 a 15 metri, ed erano profonde da 5 a 7 metri. Per un assorbimento più facile dei cadaveri nelle fosse, le pareti sabbiose erano oblique”.[13]

Questo implicherebbe che le fosse comuni si trovavano in massima parte sotto il livello dell’acqua freatica – il che naturalmente è assurdo.

Secondo Jules Schelvis, che a sua volta si basa sulle dichiarazioni fatte dall’ex SS di Sobibór Kurt Bolender – un uomo che in seguito si uccise in cella, lasciando una nota scritta in cui dichiarava che moriva da innocente – ci furono solo due fosse comuni nel Lager III, di cui la seconda a quanto pare venne utilizzata in misura minore, prima che i seppellimenti cessassero.[14]

  1. LE FOSSE COMUNI PRESUNTAMENTE SCOPERTE DA ANDRZEJ KOLA

In un articolo pubblicato su The Scotsman il 26 Novembre 2001, leggiamo che l’archeologo polacco Andrzej Kola e il suo team hanno scoperto sette fosse comuni nel sito dell’ex campo di Sobibór. Si ritiene che la più grande misurasse metri 64x23, mentre le altre sei misuravano metri 18.3x23. La profondità media dichiarata di tutte e sette le fosse era di 4.6 metri. E’ stato detto che le fosse presuntamente scoperte mediante trivelle contengono “resti umani carbonizzati” e che sotto di essi è stato trovato uno strato di “resti in decomposizione”. Ammesso che le dimensioni fornite nell’articolo siano corrette, le fosse comuni avrebbero avuto un volume massimo totale di 18,388.04 metri cubi. Tuttavia, poiché non è realistico pensare che fosse così grandi avessero pareti normali, bisognerebbe includere nel calcolo la pendenza obliqua delle pareti, e anche uno strato ricoprente di terra o sabbia, oltre a diversi altri strati più sottili di terra o sabbia interposti a strati di cadaveri. Si può ritenere che tutto ciò avrebbe ridotto il volume massimo di circa il 15%, per un volume effettivo di circa 15,630 metri cubi. Con una densità di circa 5.5 cadaveri per metro cubo, le fosse avrebbero contenuto gli 85.000 cadaveri presuntamente sepolti.

Calcolata però una profondità effettiva di metri 1.5, e tenendo conto delle pareti oblique, il volume totale delle sette fosse sarebbe stato equivalente a (5996x0.9=) 5396.4 metri cubi. Fosse come queste avrebbero potuto al massimo contenere la metà dei cadaveri presunti.

Va notato in proposito che una mappa del campo, come si ritiene che fosse nel Giugno del 1943, disegnata nel 2002 da B. Rutherford (vale a dire dopo gli scavi di Kola) mostra non 7 ma 6 fosse comuni.[15] Di queste fosse comuni, la più grande sembra avere in superficie dimensioni più grandi (circa 75 metri per 23) di quelle fornite da Kola per la fossa più grande da lui individuata. Essendo irregolare, con una forma vagamente a L, è possibile che l’estremità della “L” sia stata interpretata da Kola come una fossa separata. A nord dell’estremità della fossa a forma di L, c’è una fossa quadrangolare le cui dimensioni sono di metri 20x20 circa. Vicino ad essa c’è una terza fossa di forma irregolare ma della stessa area di superficie. A sud di quest’ultima c’è un’altra fossa di forma irregolare, misurante circa metri 15x20. A sud dei confini (presunti) del Lager III, il campo della morte propriamente detto, troviamo due fosse comuni rettangolari più piccole, una di metri 10x25 circa, e l’altra di metri 9x23 circa. La più grande di queste fosse è ubicata proprio dietro la vecchia cappella descritta come il “Lazzaretto” di Sobibór, un luogo dove gli invalidi, i malati e gli anziani venivano presuntamente fucilati (invece di essere condotti nelle presunte camere a gas). Le fosse comuni segnate sulla mappa di Rutherford hanno così un’area complessiva (in superficie) di circa 3280 metri quadrati. Data la profondità media dichiarata da Kola (4.6 metri), esse avrebbero avuto un volume massimo totale di 15,088 metri cubi e un volume effettivo plausibile di (15,088x0.85=) 12,825 metri cubi. Una profondità effettiva di metri 1.5 avrebbe invece comportato un volume massimo totale di 4920 metri cubi e un volume effettivo plausibile di 4182 metri, per un numero di cadaveri sepolti molto inferiore a quello presunto dalla storiografia ufficiale.

L’aspetto più problematico degli scavi del 2001 è la totale mancanza di documentazione pubblicamente disponibile. Nonostante siano passati 7 anni da quando le trivellazioni e gli scavi sarebbero stati fatti, non è mai apparso su di essi né un articolo, né una relazione, né un rapporto scientifico, né in inglese, né in polacco o in qualunque altra lingua. La sola fonte d’informazione disponibile consiste nel breve – e contraddittorio – resoconto giornalistico pubblicato nel Novembre del 2001.[16] La mancanza di documentazione disponibile è stata confermata su un sito web sterminazionista dedicato agli studi archeologici di Sobibór,[17] come pure da una comunicazione personale al sottoscritto da parte dello studioso israeliano Yoramhai Haimi.[18] Se tale documentazione non sarà prodotta, il valore probatorio del lavoro di Kola deve essere considerato assolutamente discutibile, se non nullo.

  1. CONCLUSIONE

Come osservato in precedenza, Arad afferma che l’”ubicazione esatta” del campo di Sobibór venne scelta dalla Direzione Centrale delle Costruzioni delle SS del distretto di Lublino. Tuttavia, né Arad, né Schelvis forniscono fonti documentarie relative a questa decisione. Sarebbe stato davvero interessante poter consultare documenti d’epoca di questo Ufficio, che avrebbero potuto mostrare le ragioni sottese all’ubicazione del campo.

Secondo i resoconti giornalistici, l’archeologo polacco Kola ha scoperto fosse comuni nel sito dell’ex campo aventi una profondità media di 5 metri. Sembra sensato ritenere che fosse di tale profondità avrebbero urtato l’acqua freatica, rendendole inutilizzabili per il seppellimento delle decine di migliaia di presunte vittime di gasazioni. E’ degno di nota che il Lager III, la parte del campo che presuntamente ospitava le camere a gas omicide, come pure le fosse comuni e gli impianti di cremazione all’aperto, era ubicato ad un’altitudine inferiore – sopra il livello del mare – rispetto al resto del campo, rendendo difficilmente sostenibile che lì il livello della falda freatica fosse più basso.

Fino a quando non verranno effettuate ulteriori ricerche, sia di carattere tecnico-pratico che archivistico, la questione dell’acqua freatica all’interno del campo di Sobibór durante il periodo 1942-43 non potrà essere risolta in modo definitivo. Tuttavia, le dichiarazioni dei testimoni, come pure i dati geografici e topografici sull’ubicazione del campo indicano che la falda freatica a Sobibór era molto più alta del normale – un dato che fa a pugni con l’idea di un luogo scelto come sito di un “campo di puro sterminio”, che avrebbe richiesto lo scavo di gigantesche fosse comuni. Dovremmo credere che i personaggi che scelsero il sito del campo non si preoccuparono di misurare il livello dell’acqua freatica? A interrogativi pertinenti come questo gli storici ortodossi dell’Olocausto rispondono con il semplice silenzio.

Note:

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.codoh.com/newrevoices/nrtksgwl.html

[2] Il fatto che diversi fuggitivi ritornassero volontariamente al campo – cosa che sembra quasi incredibile se Sobibór fu davvero il campo della morte che ci viene dato a intendere, è attestato anche da uno degli ufficiali delle SS della zona che assistettero alla caccia ai fuggitivi. Il 26 Marzo del 1961, l’ex comandante del primo Squadrone della Polizia delle SS, Erich Wullbrandt, rese nel tribunale di Braunschweig, Germania Ovest, la seguente dichiarazione:

Durante la notte e anche prima, in serata, qualche ebreo che era fuggito ritornò volontariamente. Vidi effettivamente ritornare quattro o cinque prigionieri. Si presentarono alle guardie al cancello d’ingresso e vennero presi in consegna dai Hilfswilligen [ausiliari ucraini] che erano lì di turno. Non ricordo che vennero maltrattati. Gli Hilfswilligen li portarono nelle baracche dove si trovavano gli altri prigionieri. Non so cosa accadde loro in seguito. Non so se poi vennero fucilati”. Citato in: Jules Schelvis, Sobibor. A History of a Nazi Death Camp, Berg/USHMM Oxford/New York, 2007, p. 176.

[3] Protocollo degli interrogatori ufficiali condotti a Alotting, Baviera, il 24 Gennaio e il 7 Novembre 1962. Citato in: http://www.holocaustresearchproject.org/ar/sobibor/sobiborliquidation.html

[4] Gitta Sereny, Into the Darkness: An Examination of Conscience, Vintage Books, New York, 1983, p. 115.

[5] La relativa mappa è consultabile all’indirizzo: http://www.mapywig.org/m/WIG100_300DPI/P43_S37_OPALIN_300dpi.jpg

[6] Sulla legenda della mappa, che qui non è visibile (ma che è consultabile all’indirizzo: http://wwwmapywig.org/m/WIG100_300DPI/P38_S34_MALKINIA_300dpi.jpg ) questo schema grafico è contrassegnato come Bagna, blota i trzesawiska, “palude e acquitrini”. Le brevi linee blu orizzontali all’interno delle aree forestali indicano Grunty podmotke, che parimenti equivale a “palude” o a “zona paludosa”.

[7] Yitzhak Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka: The Operation Reinhard Death Camps, Indiana University Press, Bloomington, 1987, p. 30.

[8] Schelvis, p. 28.

[9] Ibid, p. 27.

[10] Dalla descrizione di Schelvis appare che tutte le 170.000 vittime vennero incenerite in una sola “griglia”.

[11] Il Lager II (il campo di ingresso e di uscita) era situato proprio a destra della cifra dell’altitudine “169.7” sulla mappa topografica. La piccola strada segnata in bianco che passa sopra la detta cifra, in direzione nord-occidentale, è una “rappresentazione simbolica” dello Schlauch, ovvero del passaggio recintato che conduceva presuntamente alla camera a gas. Il Lager III, con le presunte camere a gas, le fosse comuni e le griglie di cremazione, era ubicato nella zona all’aperto della stessa mappa che è contrassegnata dalla didascalia: “miejsce martyrologii”.

[12] Arad, p. 331.

[13] Ibid, p. 33.

[14] Schelvis, pp. 110-112.

[15] La mappa in questione è consultabile all’indirizzo: http://www.death-camps.org/sobibor/pic/bmap21.jpg

[16] Ad esempio, se confrontiamo l’articolo distribuito dall’ufficio dell’Associated Press il 23 Novembre del 2001 con l’articolo pubblicato su The Scotsman, osserviamo che Kola interpreta, nel primo articolo, le rovine di una baracca come resti di una possibile camera a gas, mentre la stessa struttura viene identificata come una baracca dell’ospedale nell’articolo dello Scotsman.

[17] Il sito e: http://www.undersobibor.org

[18] Email inviata al sottoscritto il 29 Aprile 2008.

Fonte:http://ita.vho.org/027Falda_freatica.htm


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Author(s): Olodogma
Title: IL LIVELLO DELL’ACQUA FREATICA A SOBIBOR, 1942-1943
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First posted on CODOH: April 18, 2018, 10:22 a.m.
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