Olocausto: Dilettanti allo sbaraglio"...di Carlo Mattogno
Published: 2014-05-04

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                         CARLO MATTOGNO 
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                 OLOCAUSTO: DILETTANTI ALLO SBARAGLIO 

Pierre Vidal-Naquet, Georges Wellers, Deborah Lipstadt, Till Bastian, 
Florent Brayard et alii contro il revisionismo storico,  
Padova, Edizioni di Ar (via Fallopio, 83), 1996, 322 p. 

Distribuzione: Libreria Ar, largo Dogana Regia, Salerno.  

PRESENTAZIONE 4 

CAPITOLO PRIMO PIERRE VIDAL-NAQUET 8 

CAPITOLO SECONDO GEORGES WELLERS 72 

CAPITOLO TERZO DEBORAH LIPSTADT 117 

CAPITOLO QUARTO TILL BASTIAN 

E LA "MENZOGNA SU AUSCHWITZ" 129 

CAPITOLO QUINTO RAPPORTO LEUCHTER : 

LA PAROLA AGLI "ESPERTI" 144 

CAPITOLO SESTO IL DILETTANTISMO ANTIREVISIONISTA IN ITALIA. . 172 

CAPITOLO SETTIMO Florent Brayard e la nascita del revisionismo 210 

PRESENTAZIONE 

Traendo occasione da un decreto del Ministro degli Esteri di Francia dei 19 dicembre 
1994, che proibiva su tutto il territorio nazionale "la circolazione, la diffusione e la 
messa in vendita" del libro revisionista L'Holocauste au scanner di Jùrgen Graf (1), 
venti docenti universitari e uomini di cultura italiani di varie tendenze politiche hanno 
firmato un appello su "laicismo, di stampa e di ricerca storica" che è apparso su La 
Stampa il 2 marzo 1995. 1 firmatari vi rivendicano il principio imprescindibile della 
libertà di ricerca storica, affermando con vigore: 

"Noi pensiamo che in Europa come in Iran, nella Germania come in Italia e in 
Francia, la ricerca storica debba essere libera da ogni vincolo, e debba essere 
garantita la piìi completa libertà di circolazione delle idee: idee la cui 
fondatezza e veridicità può risultare solo dal libero dibattito scientifico, e non 
dai verdetti di qualsivoglia tribunale o dalle campagne strumentali e 
demonizzanti di qualsivoglia strumento di informazione". (2) 

L'astrattezza del principio formulato appariva purtroppo in netto contrasto con 
l'atteggiamento pratico dei firmatari nei confronti del revisionismo storico, del quale 
avevano una concezione completamente distorta. Ad esempio, il prof. Losurdo 
scriveva: " Non c'è infamia che l'odierna ondata di 'revisionismo storico' non cerchi di 
giustificare o relativizzare" (3) ; e il prof. Moffa restringeva metodologicamente il 
significato dell'appello propugnando "la liceità laica del 'dubbio' nei confronti non 
dell'indubitabile sterminio degli ebrei, ma di una 'teologia dell'Olocausto' " e 
precisando che il dubbio "non riguarda la "negazione" dello sterminio — fatto storico 
indubitabile — ma semplicemente il diritto -- dovere di indagarlo in tutti i suoi aspetti, 
cause, contestualizzazioni, ecc. senza il timore di violare una verità per l'appunto 
religiosa" (4). In altri termini, è lecito il dubbio we/l'Olocausto, non il dubbio 
^e//'01ocausto. Ma poiché nessuno ha mai minacciato la libertà di questo tipo di 
dubbio, non si comprende neanche la necessità di un pubblico appello per difenderla. 

Queste contraddizioni si spiegano con il terrore panico da cui gli intellettuali sono 
travolti alla sola idea di violare la verità religiosa dell'Olocausto e alla semplice 
prospettiva di essere additati come simpatizzanti del revisionismo, e ciò, in un circolo 
vizioso perfetto, si spiega a sua volta con la concezione completamente distorta che 
essi hanno dei fini e dei metodi revisionisti. 

Un rapido sguardo alle bibliografie di questi intellettuali mostra che essi non leggono 
i libri revisionisti, ma leggono Pierre Vidal-Naquet; ingannati dalla fama di cui questo 
storico gode nell'ambito della sua specializzazione — la storia antica — essi credono in 
buona fede che egli abbia altrettanta competenza e credibilità anche nelle sue analisi 
del revisionismo; questi intellettuali leggono "Gli assassini della memoria" (5) e 
vedono il revisionismo attraverso la lente deformante del signor Pierre Vidal-Naquet. 

Da tale penosa constatazione è nata l'idea della pubblicazione di una critica storica 
dell'opera summenzionata che sgombrasse il campo da tutti i pregiudizi 
antirevisionisti introdottivi dallo storico francese. Nel corso del lavoro mi sono però 
reso conto che la semplice critica del libro, a causa della superficialità e, diciamolo 
pure, del dilettantismo che il signor Pierre Vidal-Naquet vi ostenta, avrebbe potuto 
mettere in evidenza le sue metodologie capziose, ma non chiarire in modo adeguato 
gli argomenti, che egli, ad eccezione di un solo caso, insinua piìi che esporre. 

Ho ritenuto pertanto necessario aggiungere al saggio su Pierre Vidal-Naquet una 
critica dettagliata della sua fonte principale per quanto concerne, appunto, gli 
argomenti: Georges Wellers. 

Ciò è stato tanto piìi facile in quanto, già dalla fine degli anni Ottanta, giacevano 
inutilizzati nel mio cassetto due studi inediti su questo storico; uno era destinato alla 
Francia, ma non potè essere pubblicato per ragioni contingenti; per quanto concerne il 
secondo, alla morte di Georges Wellers, avvenuta il 3 maggio 1991 (6), abbandonai 
per ovvie ragioni l'idea della pubblicazione. 

Ora, a cinque anni di distanza dal funesto evento, pubblicando una parte delle 
argomentazioni formulate in questi due studi, non ritengo di venir meno ai doveri 
della pietas, né di poter incorrere nell'accusa di aver atteso che lo storico francese 
morisse per criticarlo, soprattutto perché avevo già espresso pubblicamente i miei 
argomenti — senza ricevere risposta — quando egli era ancora in vita (7). 

Questo Kbro non rappresenta una difesa né di Faurisson, né del revisionismo: da un 
lato, Faurisson non ha bisogno di un difensore d'ufficio, anzi ha già risposto a Pierre 
Vidal-Naquet con una critica molto serrata (8) che questi ha liquidato sbrigativamente 
con una semplice battuta (9) ; dall'altro, il revisionismo, o piìi correttamente, alcuni 
revisionisti, sostengono tesi che non condivido in parte o in toto; l'opera costituisce 
invece una verifica storico— metodologica dell'onestà polemica di Pierre Vidal- 
Naquet, già messa in dubbio, ma in una prospettiva diversa, da Cesare Saletta (10), e 
di Georges Wellers ; essa è dunque la mia risposta al signor Pierre Vidal-Naquet, che 
mi ha chiamato in causa in modo subdolo, e, conseguentemente, una esposizione dei 
miei argomenti revisionisti. 

Poiché altri critici improvvisati del revisionismo, al pari di Pierre Vidal-Naquet, 
godono, presso gli intellettuali ignari, di un credito del tutto immeritato, in questo 
studio analizzo le metodologie di altre due colonne portanti della propaganda 
antirevisionista, Till Bastian e Deborah Lipstadt. 

Un esame particolare dedico inoltre ai principali critici del rapporto Leuchter, ma 
anche in questo caso non già per difendere Leuchter, bensi per mostrare con quali 
argomenti pseudoscientifici il suo rapporto venga da costoro dichiarato 
pseudoscientifico. 

Concludo la mia carrellata su questi veri e propri dilettanti allo sbaraglio con le 
doverose risposte a qualche squallido critico di casa nostra, non tanto per confutare 
argomenti, che non hanno, quanto piuttosto per mostrare la meschinità e la malafede 
dei loro metodi. 

Dopo la stesura finale del testo, ho avuto occasione di leggere un libro francese molto 
acrimonioso contro Paul Rassinier scritto da un allievo di Pierre Vidal-Naquet, tale 
Florent Brayard. Considerato il carattere subdolo dell'opera, che non mancherà di 
essere utiliazzata contro il revisionismo attuale, mi è sembrato opportuno presentarne 
una breve analisi critica in un capitolo supplementare, il settimo. 

Con questo studio non pretendo — né mi aspetto — di convincere gli uomini di cultura 
della validità delle tesi revisioniste che espongo, ma mi attendo che essi si persuadano 
del valore scientifico dei miei metodi di lavoro storiografici e dei miei argomenti — 
cosa che credo di aver dimostrato a sufficienza ; quanto alle conclusioni che ne 
traggo, ognuno giudichi secondo coscienza. 

NOTE 

(1) Testo in: La lente di Marx sui fatti e le culture del mondo. 3/1995, p. 69. Per 
l'opera di Jiirgen Graf vedi la Bibliografia revisionista essenziale che presento in 
fondo al libro. 

(2) Per il testo dell'appello e le reazioni che ha suscitato vedi: La lente di Marx, rivista 
citata, pp. 69--99 (testo dell'appello a p.71) e Marxismo oggi. Rivista quadrimestrale 
di cultura e politica, 1995/3, pp. 61-97. 

(3) Marxismo oggi, rivista citata, p.63. Il prof. Losurdo fa parte del Comitato di 
Direzione della rivista. 

(4) Ibidem, p.84 e 92. L'esempio di dubbio lecito addotto dal prof. Moffa concerne la 
querelle tra intenzionalisti e funzionalisti (p.92). 

In questa rivista appare un "Dossier sul revisionismo" che contiene, tra l'altro, un 
velenoso attacco contro di me (pp. 48-60): me ne occupo nel capitolo VI di questo 
studio. 

(5) Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria. Editori Riuniti. Roma 1993. 

(6) Le Monde Juif, N° 143, juillet-septembre 1991, pp. 127-132. 

(7) Wellers e i "gasati" di Auschwitz, Edizioni La Sfinge. Parma 1987 ; Nota sulla 
polemica Wellers-Faurisson, in: Auschwitz : le "confessioni" di Hoess. Edizioni La 
Sfinge, Parma 1987, pp. 33-39 ; "Comment on falsifie l'histoire", in: Annales 
d'Histoire Révisionniste, N° 3, automne-hiver 1987, pp. 89-94. 

(8) Robert Faurisson, Réponse à Pierre Vidal-Naquet. Edite par l'Auteur. 1982; 
seconda edizione accresciuta: Réponse à Pierre Vidal-Naquet, La Vieille Taupe, 
1982. 

(9) "La recente pubblicazione, a cura di R. Faurisson, di un opuscolo intitolato 
Réponse à Pierre Vidal-Naquet, Paris, La Vieille Taupe, 1982, non richiede alcuna 
nuova discussione da parte mia". Gli assassini della memoria, op.cit., p. 154. 

(10) Cesare Saletta, L'onestà polemica del signor Vidal-Naquet. A proposito 
dell'edizione italiana di un suo libro. Per conto dell'autore. 1985 ; Per il revisionismo 
storico, contro Vidal-Naquet,. Graphos, Genova 1993 (seconda edizione accresciuta). 

CAPITOLO PRIMO 
PIERRE VIDAL-NAQUET. 

1. SINE IRA ET STUDIO. 

Prim a di accingersi allo "sm antellam ento " delle "menzogne" di Fau risso n (p . 63) e di 
tu tto il revisionism , "ad analizzare i lo ro testi co m e si fa l'anatom ia di u n falso " 
(p.X), Pierre Vidal-Naquet(l) previene l'ovvia domanda che si pone qualunque 
lettore conosca la sua fam a di storico dell'antichità; egli spiega dunque che, prima di 
intraprendere l'impresa, ha esitato a lungo: "Storico dell'antichità, che ci facevo in un 
periodo che non era 'ilmio"? " (p.3).Ma questo argomento non lo preoccupava molto. 

"Avendo sempre combattuto la sup ersp ecializzazio ne delle corporazioni 
storiche, avendo sem pre lo ttato per u na storia lib era da lacci e lacciuoli, avevo 
l'occasio ne, p er nu Ila nuo va, di m ettere in p ratica le m ie te o rie. Per di più 
l'argomento non è cosi difficile da precludere ogni rapida indagine 
informativa" (p.3). [Corsivo mio]. 

Parole sacrosante. Se ci si pone sul piano superficiale di una "rapida indagine 
informativa", nessun argomento risulta difficile; nella fattispecie, se invece di studiare 
i documenti nel loro testo originale e integrale si leggono i libri e gli artìcoli che ne 
riportano solo qualche stralcio; se sul valore e sul significato di tali documenti ci si 
affida ciecamente al giudizio altrui, allora non c'è dubbio, lo studio dell'argomento " 
non è cosi difficile ". L'accusa di dilettantismo che muovo al nostro uomo è forse 
eccessiva? Il lettore attento avrà senza dubbio rilevato che nell'impianto delle note del 
suo libro — redatto con pedantesca ostentazione di erudizione — non appare un solo 
riferimento a un documento originale (2) : tutte le conoscenze di Pierre Vidal-Naquet 
derivano dagli scritti e sono filtrate dai giudizi di altri autori, primo fra tutti Georges 
Wellers, al quale tutto si può rimproverare tranne l'ignoranza dei documentì originali; 
il suo impianto argomentativo è invece tratto in massima parte dall'articolo di Nadine 
Fresco Les redresseurs de morts (3), uno dei primi saggi contro il revisionismo in cui 
sono già fissati quasi tutti gli argomenti capziosi adottati dai propagandisti successivi. 
Ma qui sorge un'altra domanda alla quale il nostro uomo non fornisce risposta: visto 
che, contro il revisionismo, si era già pronunciato uno storico specialista 
dell'Olocausto, che necessità c'era della fiera presa di posizione di un dilettante, 
semplice compilatore di idee altrui? 

Sceso in campo, Pierre Vidal-Naquet rivendica subito la sua rigorosa dirittura morale 
in campo storiografico: 

"Sono cresciuto con un'alta, alcuni diranno forse con una megalomaniaca, 
concezione del lavoro dello storico" (p.55). 

"Che i fatti siano accertati con il massimo di precisione possibile, che lo 
storico abbia cura di purgare la sua opera di ogni elemento inventato, 
leggendario, mitico, è il minimo dei requisiti ed è un compito evidentemente 
senza fine" (p.l02). 

In virtù di questi sani principi, la sua trattazione del revisionismo sarà svolta sìne ira 
et studio : 

"Ma a questa accusa globale non intendo rispondere mettendomi sul piano 
dell'affettività. Qui non si tratta di sentimenti ma di storia" (p.X). 

Ma se poi egli dà molto spazio ai sentimenti, pochissimo alla storia, e si abbandona ad 
espressioni non propriamente scevre di affettività (4) - ciò non è altro che il 
prorompere della virtuosa indignazione di colui che sa: 

"Noi che, dal 1945, sappiamo, siamo tenuti a dimostrare, a essere eloquenti, a 
usare le armi della retorica, a entrare nel mondo di quella che i greci 
chiamavano la peithó, la persuasione, di cui essi avevano fatto una dea che 
non è la nostra" (p.21). 

Contrapponendosi con la sua possente statura morale a Faurisson, che "non cerca il 

vero ma il falso" (pp.67-68), Pierre Vidal-Naquet cerca nobilmente il vero e rifugge 

con orrore dal falso. 

Nobili intenti, nobili parole: ma i fatti? 

Cominciamo da ciò che lo storico francese dice di me: 

"Il revisionismo italiano si è sviluppato in seguito intorno a due personaggi: un 
discepolo di Rassinier, Cesare Saletta, autore in particolare di un opuscolo 
intitolato // caso Rassinier, 1981, e di altri due diretti contro il sottoscritto. 
L'onestà polemica del signor Vidal-Naquet e In margine ad una recensione, 
1985 e 1986; e un fascista dichiarato, Carlo Mattogno, le cui opere principali 
sono state pubblicate da La Sentinella d'Italia. I due autori sviluppano gli stessi 
temi; ed è un testo dello scrittore fascista che La Vieille Taupe ha deciso di 
pubblicare nel n.l delle Annales d'histoire révisionniste (primavera 1987) : Le 
mythe de l'extermination des Juifs. Introduction historico—bibliographique à 
l'historiographie révisionniste, pp. 15-107" (p.l58). 

Il fatto che Pierre Vidal-Naquet si esibisca qui in una spudorata menzogna, può 
stupire soltanto coloro i quali credono realmente che egli sia un ardente difensore 
della verità. 

"Fascista dichiarato": dichiarato da chi? Da Pierre Vidal-Naquet, ovviamente. Per le 
persone che conservano ancora un minimo di onestà intellettuale non è difficile 
subodorare la menzogna: il nostro uomo, che riempie i suoi scritti di riferimenti 
bibliografici insulsi quanto fastidiosi, che in massima parte non hanno alcuna 
relazione, neppure lontana, con il revisionismo, per documentare — in modo 
megalomaniaco — è il caso di dirlo — anche le sue affermazioni piìi irrilevanti, 
riguardo a questa grave accusa, formulata essa stessa in nota, tace: nessuna citazione, 
nessun riferimento che documenti la sua affermazione. Dov'è finito il dovere dello 
storico "di purgare la sua opera di ogni elemento inventato, leggendario, mitico" ? 
Spiegherò successivamente per quale ragione egli mi abbia lanciato questa falsa 
accusa. 

2. CHI SONO I REVISIONISTI? 

A questa domanda Pierre Vidal-Naquet risponde con il linguaggio spassionato del 
puro ricercatore della verità che non si lascia turbare dall'affettività: i revisionisti sono 
"una setta minuscola ma tenace" che 

"consacra tutti i suoi sforzi e usa ogni mezzo (volantini, storielle, fumetti, studi 
sedicenti scientifici e critici, riviste specializzate) al fine di distruggere, non la 
verità, che è indistruttibile, ma la presa di coscienza della verità" (p.IX); 

essi sono dei "falsari" (p.31) in preda a "deliri ideologici" (p.53), e in loro "la parte 
dell'antisemitismo, dell'odio patologico per gli ebrei, è enorme" (pp.20--21). I 
revisionisti costituiscono una "piccola banda abietta " che si accanisce a negare la 
realtà delle camere a gas omicide (5). 

Con la profondità di pensiero che compete ad uno storico del suo calibro, e con la sua 
notoria obiettività, Pierre Vidal-Naquet schizza lapidariamente le origini della "setta" 
faurissoniana : 

"Un adepto del metodo paranoico ipercritico, per plagiare un'espressione di 
Dali, si sforza di dimostrare che le camere a gas hitleriane non sono mai 
esistite. Il tentativo è assurdo, ma poiché avviene a proposito di altre assurdità, 
una piccola setta si raccoglie intorno al professore in vena di delirio e di 
pubblicità. Questa setta raggruppa, come altre, qualche pazzoide, qualche 
pervertito e qualche flagellante, oltre alla consueta percentuale di creduloni e 
di imbecilli che fanno capo a organismi del genere" (p.74). 

Si osserverà che di questa "consueta percentuale di creduloni e di imbecilli" , secondo 
la logica di Pierre Vidal-Naquet, fa parte anche la corte di appello di Parigi la quale, il 
26 aprile 1983, "ha riconosciuto la serietà del lavoro di Faurisson", e lo ha 
condannato "solo per aver agito dolosamente col riassumere in slogan le sue tesi" 
(p.133). 

Il revisionismo, per il nostro integerrimo storico, è semplice "impostura" (p.5); esso 
porta "alla follia e alla menzogna" (p.94), è una "perfidia " che consiste " nell'apparire 
ciò che non è, un tentativo di scrivere e di pensare la storia " (p.l08), anzi, di piìi, il 
bieco tentativo "di sostituire l'insopportabile verità con la rassicurante menzogna" 
(p.l8), anzi, ancora di più, " un tentativo di sterminio sulla carta che si sostituisce allo 
sterminio effettivo" (p.24). 

Per questo motivo il prof. Faurisson è " un Eichmann di carta " (p.3, 55, 74); non 
appena ha potuto esprimersi su Le Monde, si è visto "immediatamente confutato", in 
modo tanto radicale che il nostro uomo ha sentito il bisogno di riconfutarlo; animato 
da una "delirante passione antisemita" (p.l 14), Faurisson "ha al suo centro 
l'impostura" (p.54), è "alla ricerca, non come si vorrebbe, della verità, ma del falso" 
(p.24), "non cerca il vero ma il falso" (pp. 67-68), è "un falsario" e il suo Mémoìre en 
défense cantre ceux qui m'accusent de falsifier l'histoire. La question des chambres à 
gaz (6) "non è né piìi né meno menzognero e disonesto dei precedenti" (p.63). 

10 

Per sua sfortuna, Faurisson è incappato in un integerrimo paladino della verità che ha 
smontato "i meccanismi delle sue menzogne e dei suoi falsi" (p.74) e ha operato lo 
"smantellamento" delle sue "menzogne" (p.63): Pierre Vidal-Naquet. 

Si rileverà che , se uno scrittore revisionista è animato da "una delirante passione 
antisemita", da "odio patologico per gli ebrei" , le sue affermazioni valgono meno di 
nulla ; se invece uno scrittore che crede alla realtà delle camere a gas omicide è 
animato da una delirante passione antirevisionista e da un odio patologico per i 
revisionisti, le sue affermazioni sono sacrosanta verità. Nobile esempio di doppia 
morale. 

Nonostante l'anatema solenne lanciato dal nostro storico, il revisionismo si è evoluto e 
si evolve, e gli argomenti che ha portato e la letteratura che ha prodotto, rispetto 
all'inizio degli anni Ottanta, sono estremamente piìi rigorosi ed ampi (7). 

3. 1 METODI DEI REVISIONISTI. 

Nella sua critica , Pierre Vidal-Naquet distingue anzitutto tra principi e metodi di 
lavoro revisionisti. Riguardo ai primi, egli afferma: 

"Di fatto i "revisionisti" condividono tutti piìi o meno alcuni principi 
estremamente semplici: 

1. Non c'è stato genocidio, e lo strumento che lo simboleggia, la camera a gas, 
non è mai esistito. 

2. La "soluzione finale" non è mai stata altro che l'espulsione degli ebrei verso 
l'est europeo, il "refoulement", come dice elegantemente Faurisson (Vérité, 
p.90). Poiché "la maggior parte [degli ebrei di Francia] proveniva dall'est", se 
ne dedurrà che non si trattava che di un rimpatrio, un po' come le autorità 
francesi rimpatriarono gli algerini nell'ottobre 1961 verso i loro "villaggi" 
d'origine. 

3. La cifra delle vittime ebraiche del nazismo è molto inferiore a quella che si 
è detta: "Non esiste nessun documento degno di questo nome che valuti la 
perdita totale della popolazione ebraica durante l'ultima guerra a più di 
200.000 ... Aggiungiamo pure che nel numero totale delle vittime ebraiche 
sono compresi i casi di morte naturale", scrive tranquillamente l'avvocato 
tedesco Manfred Roeder; il che, demograficamente, significa che il tasso di 
mortalità delle comunità ebraiche è stato eccezionalmente basso. Altri, bontà 
loro, arrivano ad un milione (Rassinier, Butz), attribuendo una larga parte di 
queste morti all'aviazione alleata. Faurisson, da parte sua, divide questo 
milione press'a poco in due parti: alcune centinaia di migliaia di morti in 
uniforme (una bella testimonianza di valore) e altrettanti uccisi ("per episodi di 
guerra", Vérité, p.l97) (8). Quanto alla cifra dei morti di Auschwitz, "è stata di 
50.000 circa" (ibidem). 

4. La Germania hitleriana non ha la maggiore responsabilità della seconda 
guerra mondiale; la condivide, per esempio, con gli ebrei (Faurisson, in 
Vérité, ^A'&l) oppure non ne ha proprio nessuna. 

5 . Il maggior nemico del genere umano durante gU anni Trenta e Quaranta non 
è la Germania nazista, ma l'Urss di Stalin. 

6. Il genocidio è un'invenzione della propaganda alleata, specialmente ebraica, 
e in particolare sionista, che si può facilmente spiegare, mettiamo, con la 

11 

propensione degli ebrei a fornire cifre immaginarie sotto l'influenza del 
Talmud" (pp. 19-20). 

Sui metodi di lavoro dei revisionisti, Pierre Vidal-Naquet è alquanto prolisso. Riporto 
integralmente le sue affermazioni. 

"Di fatto si possono cosi riassumere i principi del metodo revisionista: 

1 . Ogni testimonianza diretta fornita da un ebreo è una menzogna o una fantasia. 

2. Ogni testimonianza, ogni documento, anteriore alla liberazione è un falso o è 
ignorato e considerato una "voce". Butz e Rassinier ignorano completamente, per 
esempio, i documenti scritti da alcuni componenti del Sonderkommando di 
Auschwitz, da loro nascosti e ritrovati dopo la guerra, documenti che danno una 
descrizione precisa e in accordo con notizie da altra fonte sul funzionamento delle 
camere a gas. Faurisson si limita a prendere in giro {Le Monde del 16 gennaio 1979; 
Vérité, p.llO) i "manoscritti — miracolosamente — ritrovati " di cui non tenta 
nemmeno di dimostrare la non autenticità. 

3. Ogni documento, in generale, che ci dà informazioni di prima mano sui metodi dei 
nazisti è un falso o è un documento truccato. Cosi Faurisson classifica 
sbrigativamente fra le opere "false, apocrife o sospette" {Vérité, p.284) l'eroica 
"cronaca" che si trovava negli archivi del ghetto di Varsavia tenuti da Emanuel 
Ringelblum e da una équipe di cui conosco personalmente un componente. Dopo 
debite indagini, ho saputo che la cronaca è stata effettivamente mutilata, soprattutto 
nella edizione polacca al momento della sua pubblicazione a Varsavia nel 1952 di 
alcuni passi poco piacevoli per l'orgoglio nazionale polacco. Queste mutilazioni non 
modificano affatto la qualità del documento per quel che riguarda la politica nazista. 

4. Ogni documento nazista che fornisce una testimonianza diretta è preso al suo valore 
nominale se è scritto in codice, ma ignorato (o sottointerpretato ) se è scritto in un 
linguaggio diretto, come certi discorsi di Himmler, per esempio questo che è del 16 
dicembre 1943:" Quando in un villaggio sono stato costretto a dare l'ordine di 
marciare contro i partigiani ed i commissari ebrei — lo dico davanti a questo uditorio, 
e le mie parole sono ad esso esclusivamente destinate — ho dato sistematicamente 
l'ordine di uccidere anche le donne e i bambini di questi partigiani e commissari"; o 
anche questo, che figura nel Diario di Goebbels, in data 13 maggio 1943:" I popoli 
moderni non hanno dunque altra soluzione che quella di sterminare gli ebrei". In 
compenso ogni manifestazione di razzismo di guerra nel campo alleato (e non ne sono 
mancate, come si può immaginare) è presa nel suo significato estremo. 

5. Ogni testimonianza nazista posteriore alla fine della guerra resa in un processo 
all'est o all'ovest, a Varsavia o a Colonia, a Gerusalemme o a Norimberga, nel 1945 o 
nel 1963, è considerata come ottenuta sotto tortura o per intimidazione. Tornerò su 
questo punto importante, ma noto subito che è un po' sorprendente che nessun 
ufficiale SS abbia negato l'esistenza delle camere a gas. Fiìi esattamente Paul 
Rassinier "crede di sapere" {Ulysse trahi, p.l32) che l'ultimo comandante di 
Auschwitz, Richard Baer,, "dichiara che a Auschwitz sotto il suo comando non c'è 
mai stata camera a gas" ma Baer mori, certo provvidenzialmente, in prigione nel 
giugno 1963. 

6. Tutto un arsenale pseudotecnico è mobilitato per mostrare l'impossibilità materiale 
della gassazione di massa. Sul valore degli argomenti "chimici" di Faurisson 
leggeremo piìi avanti la nota di un chimico. Quanto alle sue considerazioni sulle 
camere a gas che servono all'esecuzione dei condannati a morte in certi Stati 
americani e sulle precauzioni di cui il loro uso è circondato (Vérité, pp.301— 309), 

12 

esse non provano affatto che le gassazioni di massa siano irrealizzabili. Faurisson 
paragona cose non paragonabili, lontane l'una dall'altra come la voracità di un 
affamato e un pranzo da Maxim's. L'operazione di gassare, come quella di nutrirsi, si 
può realizzare in condizioni immensamente differenti. 

7. Un tempo l'esistenza di Dio veniva provata col fatto che l'esistenza era insita nel 
concetto stesso di Dio. E' la famosa "prova ontologica". Si può dire che per i 
"revisionisti" le camere a gas non esistono perché la non esistenza è uno dei loro 
attributi. E' la prova non ontologica. Per esempio la parola Vergasung significa si 
gassazione se compare nella forma negativa in una lettera dello storico Martin Broszat 
a Die Zeit (19 agosto 1960): Keine Vergasung in Dachau (nessuna gassazione a 
Dachau), ma Vergasungskeller significa "camera di carburazione" in un documento 
del gennaio 1943 citato da Georges Wellers (Faurisson, Vérité, pp.l04 e 109). 

8. Infine e soprattutto, tutto ciò che può rendere conveniente, credibile, questa 
spaventosa storia, che può segnare l'evoluzione, fornire termini di paragone, è 
ignorato o falsificato. Neppure una riga in Faurisson e in Thion ricorda le imprese 
degli Einsatzgruppen (le famose fosse di Baby Yar, per esempio). Non una riga in 
Thion e in Faurisson che ricordi che i malati di mente tedeschi sono stati sterminati 
dal 1939 al 1941 e che alcuni responsabili di questa operazione avrebbero esercitato il 
loro talento sugli ebrei, per esempio F. Stangl a Treblinka" (pp. 21--24). 
Cercando con attenzione, tra un dotto excursus sul cannibalismo (pp.5— 9), una 
lezione erudita su "La distruzione degli iloti di Sparta" (pp.97--100) e gli altri 
molteplici riferimenti alla storia antica, si possono reperire queste altre affermazioni 
sui principi e sulla metodologia dei revisionisti: 

"Cosi, respingere, per principio, tutte le testimonianze dirette per ammettere come 
decisive le testimonianze di coloro che, a quanto essi stessi dicono, non hanno visto 
niente, come i delegati del Comitato internazionale della Croce Rossa, è chiaramente 
un segnale che non inganna" (p.48). [corsivo mio]. 

"Al limite, non si confuta un sistema chiuso, una menzogna totale che non rientra 
nell'ordine del confutabile, in quanto la conclusione vi precede le prove" (p.80). 
"Il metodo dei "revisionisti" contemporanei, dei negatori, è stato analizzato piìi volte: 
Come scrivono Nadine Fresco e Jacques Baynac:" Strani storici davvero, questi che 
invece di sforzarsi di conoscere "come sono andate effettivamente le cose", si 
proclamano giudici dei "corpi del reato", di un processo che ha luogo soltanto perché 
essi negano l'esistenza dell'oggetto della controversia, e che al momento del verdetto 
saranno dunque necessariamente portati a dichiarare false tutte le prove contrarie all' a 
priori da cui essi non recedono" (p.l09). 

"Poiché i "revisionisti" hanno deciso che soltanto i libri nazisti sono degni di fede, a 
patto che non si tratti di nazisti pentiti [...]" (p.l 19). 

"Mentre l'antisemitismo francese tradizionale — quello di Maurras - è spesso 
filoisraeliano, tutti i revisionisti sono risolutamente antisionisti. Alcuni scivolano 
dall'antisionismo all'antisemitismo, ed è questo il caso di una certa ultrasinistra. Altri 
compiono il cammino inverso. L'assoluta necessità del discorso antisionista nel 
revisionismo si spiega benissimo. Si tratta di giocare d'anticipo sulla creazione dello 
Stato d'Israele. Israele è uno Stato che usa i mezzi della violenza e del dominio. E' 
cosi possibile, operando come se tale entità fosse già esistente nel 1943, far 
dimenticare che le comunità ebraiche erano comunità disarmate. Al limite, si potrà 
anche spiegare che il nazismo è una invenzione, indubbiamente fantastica, del 
sionismo" (p.85). 

13 

Pierre Vidal-Naquet menziona poi altri esempi di applicazione, da parte dei 
revisionisti, dei principi e del metodo da lui indicati, che riporto sinteticamente 
laddove il contesto è irrilevante : 

"[...] è pura assurdità presentare gli studiosi che lavorano al Museo di Oswiecim come 
altrettanti falsari " (p.26). 

"[...] Th. Christophersen, il testimonio dei revisionisti" (p.41) 

"Inventare di sana pianta una immaginaria dichiarazione di guerra a Hitler in nome 
della comunità ebraica internazionale da parte di un immaginario presidente del 
Congresso mondiale ebraico è antisemitismo o è un falso?" (p.65). 

"E' pero sorprendente constatare come i revisionisti, pur menzionando quegli eventi 
(bombardamento di Dresda, drammatica evacuazione dei tedeschi dalle regioni 
divenute polacche o ridiventate cecoslovacche, ecc.) mettano spesso l'accento sui testi 
deliranti che appartengono a un razzismo bellico e che non hanno mai avuto il benché 
minimo principio di applicazione. Cosi il pamphlet pubblicato durante la guerra da un 
certo Théodore Kaufmann, battezzato per la circostanza consigliere personale di 
Roosevelt, che recava il titolo Germany must perish e prevedeva la sterilizzazione dei 
tedeschi, è posto sullo stesso piano dei discorsi di Himmler, i quali invece avevano la 
possibilità di passare alla pratica" (p.86). 

"[...] per l'uso massiccio fatto dai revisionisti del pamphlet di Th. Kaufmann 
[...]"(p.l72). 

"I "revisionisti" utilizzano tutti le stesse fonti" (p.l46). 

"L'affermazione che appare in tutti gli scritti revisionisti, secondo la quale lo storico 
tedesco M.Broszat avrebbe scritto in Die Zeit del 19 agosto 1960 che nei campi del 
vecchio Reich non c'erano state camere a gas, è una menzogna che è stata demolita da 
G.Wellers, Les Chambres à gaz ont existé, Paris, Gallimard, pp.141-143. M.Broszat 
parlava soltanto di impianti specializzati per l'annientamento degli ebrei. La 
menzogna ricompare nondimeno in tutti gli opuscoli della setta" (p.l66). 

4. 1 METODI DI PIERRE VIDAL--NAQUET. 

Nel paragrafo 1 ho denunciato la menzogna di Pierre Vidal-Naquet relativa a Carlo 
Mattogno "fascista dichiarato"; ora è giunto il momento di spiegare, come ho 
preannunciato, perché il nostro integerrimo critico sia ricorso a questa menzogna. E' 
indubbiamente improbabile che Pierre Vidal-Naquet abbia letto i miei sette scritti 
pubblicati in Italia fino al 1987 (9), data di pubblicazione dell'edizione francese di Gli 
assassini della memoria, ma è certo che egli ha letto il mio saggio Le mythe de 
l'extermination des Juifs. Introduction historico-bibliographique à l'historiographie 
révisionniste apparso nel n.l delle Annales d'histoire révisionniste (printemps 1987), 
che egli cita nello stesso passo in cui formula la menzogna. 

Di fronte a questo saggio, che è la traduzione riveduta e ampliata del libro // mito 
dello sterminio ebraico. Introduzione storico— bibliografica alla storiografia 
revisionista,{\0) Pierre Vidal-Naquet si è trovato spiazzato: in esso non ho mai 

14 

affermato — e, preciso, non l'ho mai fatto né prima né dopo — che gli storici del museo 
di Auschwitz sono dei falsari, né ho considerato Thies Christophersen // testimone dei 
revisionisti, (11) né ho menzionato 1' "immaginaria dichiarazione di guerra a Hitler", 
né ho citato il libro di Theodore Kaufmann, nonostante il suo "uso massiccio" da parte 
dei revisionisti"; per la parte originale ed essenziale del saggio, non ho utilizzato "le 
stesse fonti", al contrario, ho usato parecchie fonti ignote o poco note persino a 
specialisti come G.Wellers, alcune delle quali in polacco, di cui, in ogni caso, ho 
verificato e tradotto il testo originale; non ho menzionato lo Stato di Israele né la tesi, 
a mio avviso falsa, della storia delle camere a gas come invenzione del sionismo 
durante o dopo la guerra; ho citato la lettera di Martin Broszat del 19 agosto 1960 a 
Die Zeit correttamente e nel suo contesto: 

"Ni à Dachau, ni à Bergen— Belsen, ni à Buchenwald, des juifs ou d'autres 
détenus n'ont été gazés. La chambre à gaz de Dachau n'a jamais été 
complètement terminée ni mise "en service". [...]. 

"L'extermination massive des juifs par l'emploi des gaz à commencé en 1941- 
1942 et a eu lieu exclusivement (ausschliesslich) en quelques rares 
emplacements choisis à cet effet et pourvus des installations techniques 
correspondantes, avant tout (vor alleni) dans le territoire polonais occupé 
(mais en aucun endroit de l' Ancien Reich): à Auschwitz— Birkenau, à Sobibor- 
sur-Bug, à Treblinka, Chelmno et Belzec". (12) 

Dunque non sono incorso neppure nella "menzogna" che apparirebbe "in tutti gli 
opuscoli della setta". 

Inoltre, nella mia indagine storica, non ho assunto aprioristicamente nessuno dei 
principi formulati da Pierre Vidal-Naquet che i revisionisti dovrebbero condividere 
"tutti pili o meno" (13) e non ho adottato nessuno dei metodi che Pierre Vidal-Naquet 
attribuisce ai revisionisti. 

Per chi non fosse convinto, aggiungo una riflessione. Il primo numero delle Annales 
d'histoire révisionniste , sia perché è apparso in concomitanza con il processo Barbie, 
sia, senza falsa modestia, perché vi appariva il mio saggio, ha destato molto scalpore 
in Francia e la stampa ne ha parlato molto: quale ghiotta occasione per "smantellare" 
le mie presunte "menzogne" mostrando la presenza, nel mio saggio, dei principi e del 
metodo fissati da Pierre Vidal-Naquet! Che cosa fa invece il nostro uomo? Tace. Egli 
che, per documentare le sue tesi preconcette, ritiene degno di citazione anche il 
personaggio piìi oscuro, tace, non ha nulla da dire, non sa che cosa dire; dunque non 
c'è altra via d'uscita se non la menzogna: basta affermare che Carlo Mattogno è un 
"fascista dichiarato" per screditare a priori sia il suo scritto sia la sua persona, e se lo 
afferma Pierre Vidal-Naquet, deve essere vero: chi oserà mai dubitare dell'onestà 
intemerata e dell'integerrima dirittura morale del nostro storico? 

Un'argomentazione davvero brillante! E' come dire che le sue tesi sono senza valore 
perché egli è un ebreo dichiarato ! 

Con ciò ci troviamo già proiettati nei meandri della metodologia di Pierre Vidal- 
Naquet. Non resta che proseguire l'esame dei suoi metodi, ma prima è necessaria una 
premessa. 

15 

Nel campo revisionista, come in ogni altro campo, compreso quello olocaustico, (16) 
ci sono ricercatori, polemisti e propagandisti. Pierre Vidal-Naquet mette tutti nello 
stesso calderone in un guazzabuglio generale in cui personaggi di secondo o di terzo 
piano come App (p.20), Bardèche (p.32 e passim), Bennet (p.52 e passim), Chomsky 
(p.64 e passim), Barnes (p.78 e passim), Felderer (p.84), Christophersen (p.41 e 
passim), Harwood (p.37 e passim) hanno lo stesso valore di un Faurisson, di un Butz, 
di un Roques, di uno St_glich, di un Guillaume e di un Mattogno, che sono ossi un po' 
pili duri per i denti del nostro storico: 

"Da questo punto di vista, bisogna ammettere che due libri revisionisti. The 
Hoax ofthe 20th Century, di Arthur Butz, e Der Auschwitz— Mythos, di 
Wilhelm Staeglich, raggiungono un risultato abbastanza notevole: l'apparenza 
di un racconto storico, anzi, di una indagine critica con tutti gli elementi 
esteriori che caratterizzano un'opera storica. Tranne quello che ne costituisce il 
pregio: la verità" (p.95). 

Sfortunatamente per loro, anche questi due scrittori sono incappati nel nostro fiero 
smantellatore di menzogne, che demolisce il valore scientifico di queste due opere 
con argomentazioni profonde e inconfutabili: 

(Confutare Butz? E' possibile, beninteso, è perfino facile, purché si conosca la 
documentazione, ma è impresa lunga e fastidiosa( (p.49), 

perciò non vale la pena di intraprendere la confutazione; basti al lettore il giudizio ex 
cathedra di Pierre Vidal-Naquet. Per quanto concerne Staeglich — e anche Roques — 
la confutazione è ancora piìi facile: il libro dell'uno è "un libro nazista" (p.l 15), un 
libro "schiettamente nazista" (p.l52), l'altro è un "intellettuale nazista" (p.l 15) e un 
"militante dell'estrema destra antisemita" (p.l 11). Quanto a Guillaume, egli ha "una 
personalità perversa e megalomane" (p.l 14). 

Spigolando indiscriminatamente in questo guazzabuglio, Pierre Vidal-Naquet ha 
creato un metodo revisionista che non esisteva prima e che non esiste ora. Novello 
Kant, egli ha fissato i principi trascendentali della gnoseologia revisionista: in ogni 
tempo e in ogni luogo i revisionisti saranno condizionati da questi principi, perciò in 
ogni tempo e in ogni luogo i revisionisti ricercheranno il falso e non il vero. Proprio in 
virtìi di questi principi trascendentali, la "setta" revisionista è "del tutto incapace di 
evolversi" (p.l31), sicché non è necessario rispondere ad ogni membro di essa: 

"Se, ogni volta che un "revisionista" produce una nuova affabulazione, 
bisognasse rispondergli, le foreste del Canada non basterebbero" (p.63). 

Questo è anche un comodo alibi per ignorare — lui, cosi pronto ad accusare l'uno o 
l'altro di aver ignorato un singolo documento — l'intera letteratura revisionista dal 
1980 al 1987 (data della pubblicazione dell'edizione originale del suo libro) e al 1992, 
data dell'uscita della traduzione italiana. 

Nonostante l'anatema solenne lanciato dal nostro storico, il revisionismo si è evoluto e 
continua ad evolversi, e gli argomenti che ha portato e la letteratura che ha prodotto, 
rispetto all'inizio degli anni Ottanta, sono estremamente più rigorosi ed ampi (17); non 

16 

solo, ma proprio in Francia, un personaggio di grande spicco della cultura francese 
come Pierre Garaudy ha abbracciato recentemente il punto di vista revisionista!. (18) 

11 principio del metodo di Pierre Vidal-Naquet si può riassumere in una frase: poiché 
l'Olocausto è esistito, tutti coloro che lo negano sono a priori dei mentitori; si può 
dire, parafrasando le parole del nostro storico, che l'Olocausto esiste perché l'esistenza 
è uno dei suoi attributi. Non si tratta di una semplice boutade polemica, ma di un 
principio metodologico sancito solennemente dalla "déclaration d'historiens" sulla 
"politica hitleriana di sterminio" sottoscritta anche da Pierre Vidal-Naquet: 

"Il ne faut pas se demander comment, techniquement, un tei meurtre de masse 
a été possible. Il a été possible techniquement puisqu'il a eu lieu. Tel est le 
point de départ obligé de tonte enquéte historique sur ce sujet. Cette vérité, il 
nous appartenait de la rappeler simplement: il n'y a pas, il ne peut y avoir de 
débat sur l'existence des chambres à gaz". (19) 

Ecco dunque la "prova ontologica" che Pierre Vidal-Naquet attribuisce alla 
metodologia revisionista: l'Olocausto è esistito perché è esistito e al riguardo non può 
sussistere dibattito! 

Vediamo ora in che modo Pierre Vidal-Naquet ha creato questo metodo. Il 
procedimento è semplice: basta dichiarare solennemente che le affermazioni o le 
omissioni che ricorrono in tre o quattro scritti revisionisti non sono delle semplici 
affermazioni o omissioni, ma la rigorosa applicazione di principi e di metodi 
prestabiliti. In taluni casi i principi della metodologia revisionista fissati da Pierre 
Vidal-Naquet non sono neppure indebite astrazioni elevate a principi universali, ma 
semplici escogitazioni ad usum Delphini , ed egli non tenta neppure di dimostrarli con 
un singolo riferimento ad una singola affermazione di un singolo revisionista: al 
lettore deve bastare la parola del nostro integerrimo storico. 

Analizziamo le sue affermazioni. 

"1. Ogni testimonianza diretta fornita da un ebreo è una menzogna o una fantasia" 
(p.21). Questo principio è una menzogna o una fantasia di Pierre Vidal-Naquet, che 
infatti non è in grado di documentarla in alcun modo. 

"2. Ogni testimonianza, ogni documento anteriore alla liberazione è un falso o è 
ignorato e considerato 'una voce' " (p.21). A dimostrazione di questa affermazione, 
Pierre Vidal-Naquet rileva il fatto che né Butz né Rassinier menzionano i manoscritti 
del Sonderkommando, (20) e che Faurisson ironizza sulle circostanze del loro 
ritrovamento. Egli dimentica di dire che Staeglich menziona ed analizza criticamente 
questi documenti. (21) Pierre Vidal-Naquet, con sublime onestà intellettuale, spaccia 
per principi aprioristici quelle che in questi autori sono soltanto delle conclusioni, e se 
è vero che Faurisson "non tenta nemmeno di dimostrare la non autenticità" di questi 
documenti (p.22), è altrettanto vero che Pierre Vidal-Naquet non tenta nemmeno di 
dimostrare la loro veridicità, e, meno che mai, di confutare le osservazioni di 
Staeglich al riguardo — ma forse ciò è chiedere troppo, visto che il suo è un libro 
"schiettamente nazista" ed ha dunque ontologicamente insito l'attributo della 
menzogna! Ritorno sulla questione nel para. 6 di questo capitolo. 

17 

"3. Ogni documento, in generale, che ci dà informazioni di prima mano sui metodi dei 
nazisti è un falso o è un documento truccato" (p.22). La prova della validità universale 
di questo principio è il fatto che Faurisson esprime dubbi sull'autenticità della 
"cronaca" di Emanuel Ringelblum! Qui il nostro storico si appiglia ad un elemento 
insignificante per colpire l'essenziale: in effetti, la "cronaca" di Ringelblum, che sia 
autentica o no, nulla aggiunge e nulla toglie alla questione essenziale delle camere a 
gas omicide. 

"4. Ogni documento nazista che fornisce una testimonianza diretta è preso al suo 
valore nominale se è scritto in codice, ma ignorato (o sottointerpretato) se è scritto in 
un linguaggio diretto" (p.22). Pierre Vidal-Naquet cita, a questo riguardo, un brano 
del discorso di Himmler del 16 dicembre 1943 e uno del Diario di Goebbels in data 13 
maggio 1943. 

Il primo brano è stato citato da Staeglich insieme con altre "testimonianze dirette" di 
Himmler sullo stesso tema con il seguente commento: 

"La procedura indifferenziata anche contro donne e bambini nella guerra 
partigiana era indubbiamente un provvedimento brutale e spietato, 
estremamente contestabile sulla base del diritto internazionale e moralmente, 
che Himmler aveva probabilmente ogni motivo di giustificare davanti a questi 
capi dell'esercito, perché a stento resto segreto. (22) 

Dunque questo documento "scritto in un linguaggio diretto" non è stato né "ignorato" 
né "sottointerpretato". Quanto al Diario di Goebbels, il fatto che egli abbia scritto "I 
popoli moderni non hanno dunque altra soluzione che quella di sterminare gli ebrei " 
(p.22), dimostra forse che era in atto uno sterminio di Ebrei ad opera dei Tedeschi? 

(23) 

"5 .Ogni testimonianza nazista posteriore alla fine della guerra resa in un processo 
all'est o all'ovest, a Varsavia o a Colonia, a Gerusalemme o a Norimberga, nel 1945 o 
nel 1963, è considerata come ottenuta sotto tortura o intimidazione" (pp. 22-23). In 
questo contesto, Pierre Vidal-Naquet si sorprende del fatto che "nessun ufficiale SS 
abbia negato l'esistenza delle camere a gas" (p.22). 

Ciò è falso. I nazisti che hanno confessato " sotto tortura o intimidazione " sono 
pochissimi; il caso piìi clamoroso è quello di Rudolf Hoess, come ormai ammette 
perfino Jean-Claude Pressac. (24) Quanto agli altri, ho già esposto altrove 
l'elementare meccanismo psicologico che li indusse a confessare. (25) Qui rilevo 
sommariamente che, in base agli articoli 19 e 21 dello statuto di Londra dell' 8 agosto 
1945, il tribunale di Norimberga non era legato alle regole della dimostrazione e non 
doveva richiedere la prova dei "fatti generalmente noti". (26) Ora, in tutti i processi, 
anteriori e posteriori, lo sterminio ebraico in camere a gas è sempre stato assunto 
aprioristicamente come fatto generalmente noto e indiscutibile, sicché la negazione di 
questo dogma sarebbe stata per gli imputati una difesa strategicamente disastrosa. 
L'interesse immediato degli imputati non era quello di dire la verità, ma di uscire dal 
processo con i minori danni possibili, perciò, in linea generale, essi adottarono la linea 
difensiva consistente nell'affermare il dogma dello sterminio, escludendo nel 
contempo il loro coinvolgimento e la loro responsabilità diretta. Ciò significa non già 
che queste testimonianze siano false a priori, ma soltanto che non sono vere a priori, e 

anch'esse devono essere esaminate criticamente per giudicare il loro grado di 
attendibilità. Al riguardo posso rimandare al mio studio su Rudolf Hoess. (27) 

Per concludere, contrariamente a ciò che afferma Pierre Vidal-Naquet, almeno in un 
caso un ufficiale SS ha negato l'esistenza delle camere a gas. Josef Kramer, che fu 
comandante del campo di Birkenau dal maggio al dicembre del 1944, dichiaro: 

"I have heard of the allegations of former prisoners in Auschwitz referring to a 
gas chamber there, the mass executions and whippings, the cruelty of the 
guards empio yed, and that ali this took place either in my presence or with my 
knowledge. Ali I can say to ali this is that it untrue from beginning to end". 

(28) 

Resosi conto che in Tribunale questa linea difensiva sarebbe stata suicida, a Josef 
Kramer non resto che ritrattare e ammettere il dogma dello sterminio. (29) 

Anche i casi di Hans Lammers e Hans Frank sono particolarmente istruttivi. 

Al processo di Norimberga Hans Lammers, che era stato capo della Cancelleria del 
Fuehrer, dunque uno degli uomini più informati del regime nazista, interrogato dal 
dott. Thoma (difensore di Rosenberg), asseri di sapere molte cose riguardo alla 
soluzione finale . Nel 1942 egli apprese che il Fuehrer aveva affidato a Heydrich — 
tramite Goering - l'incarico di risolvere la questione ebraica. Per saperne di più, egli 
si mise in contatto con Himmler e gli chiese "che cosa significasse propriamente 
soluzione finale della questione ebraica". Himmler gli rispose che aveva ricevuto dal 
Fuehrer l'incarico di attuare la soluzione finale della questione ebraica e che "questo 
incarico consisteva essenzialmente nel fatto che gli Ebrei dovevano essere evacuati 
dalla Germania". Successivamente questa spiegazione gli fu confermata dal Fuehrer 
in persona. 

Nel 1943 sorsero voci secondo le quali gli Ebrei venivano uccisi. Lammers cerco di 
risalire alla fonte di tali voci, ma senza esito, perché esse risultavano sempre fondate 
su altre voci, per cui giunse alla conclusione che si trattasse di propaganda radiofonica 
nemica. Tuttavia, per chiarire la faccenda, Lammers si rivolse di nuovo a Himmler, il 
quale nego che gli Ebrei venissero uccisi legalmente: essi venivano semplicemente 
evacuati all'Est e questo era l'incarico affidatogli dal Fuehrer. Durante tali 
evacuazioni potevano certo accadere casi di morte tra persone vecchie o ammalate, 
potevano verificarsi disgrazie, attacchi aerei e rivolte, che Himmler era costretto a 
reprimere nel sangue a mo' d'esempio, ma questo era tutto. 

Allora Lammers andò di nuovo dal Fuehrer, che gli diede la stessa risposta di 
Himmler: 

" egli mi disse: 'Deciderò successivamente dove andranno gli Ebrei, per il momento 
sono sistemati là' ". 

Il dott. Thoma chiese poi a Lammers: 

"Himmler Le ha mai detto che la soluzione finale degli Ebrei dovesse aver luogo con 
il loro sterminio? 

19 

Lammers — Di ciò non si è mai fatto parola. Egli ha parlato soltanto di evacuazioni. 

Dott. Thoma — Ha parlato soltanto di evacuazuioni? 

Lammers — Soltanto di evacuazioni. 

Dott. Thoma — Quando ha sentito che questi cinque milioni di Ebrei sono stati 
sterminati? 

Lammers — L'ho sentito qui qualche tempo fa [Davon habe ich hier vor einiger Zeit 
gehoert]". (30) 

Dunque il capo della Cancelleria del Fuehrer aveva saputo solo a Norimberga del 
preteso sterminio ebraico ! 

Anche Hans Frank, l'ex governatore generale della Polonia, rese a Norimberga una 
testimonianza simile. Egli racconto che una volta gli giunse la voce che a Belzec era 
accaduto qualcosa. 

"Il giorno dopo mi recai a Belzec. Globocnik mi mostro un gigantesco fossato 
che egli costruiva come vallo di protezione con molte migliaia di operai, 
evidentemente Ebrei." 

Nella zona Hans Frank non vide altro. Ma le voci sull'uccisione degli Ebrei non 
cessavano, sicché il 7 febbraio 1944 egli chiese spiegazioni a Hitler in persona: 

"In presenza di Bormann gli domandai: ' Mio Fuehrer, le voci sullo sterminio 
degli Ebrei non cessano. Si sentono dappertutto. Non si entra da nessuna 
parte. Una volta giunsi di sorpresa ad Auschwitz per vedere il campo. Lungo 
la strada fui dirottato con la mia automobile con la giustificazione che al 
campo infuriava un'epidemia'. Chiesi: 'Mio Fuehrer, che cosa succede?'. Il 
Fuehrer disse: ' Lo può immaginare, avvengono delle esecuzioni, sono i 
rivoltosi. Per il resto non so nulla. Ne parli con Heinrich Himmler'. A quel 
punto ribattei: ' Bene, Himmler a Cracovia ci ha tenuto un discorso nel quale 
ha dichiarato davanti a tutte le persone che avevo convocato ufficialmente:' 
Queste voci su uno sterminio sistematico degli Ebrei sono false; gli Ebrei 
vengono portati all'Est'. Allora il Fuehrer disse: 'Allora deve crederci". 

Hans Frank ricevette "i primi dettagli" (die ersten Details) sullo sterminio ebraico solo 
dalla stampa straniera nel 1944" (aus der Auslandpresse 1944). (31) 

"6. Tutto un arsenale pseudotecnico è mobilitato per mostrare l'impossibilità materiale 
della gassazione di massa" (p.23). Per dimostrare l'infondatezza degli argomenti 
chimici di Faurisson, Pierre Vidal-Naquet si affida ad un ingegnere chimico, tale Pitch 
Bloch, di cui egli pubblica come "Allegato" una breve nota sullo Zyklon B (pp.57- 
61). Vediamo di che cosa si tratta. 

Dopo lunghe ed infruttuose ricerche nelle enciclopedie, il nostro chimico è riuscito 
finalmente a trovare la definizione dello Zyklon B "in un'opera classica di chimica 
industriale, edita in Germania nel 1954" (p.58). Eccellente approccio dilettantistico: 

20 

egli non ha mai sentito parlare delle opere classiche sull'acido cianidrico e lo Zyklon 
B note da anni ai revisionisti, come ad esempio: 

- Doetzer, Walter, Entkeimung, Entseuchung und Entwesung. Arbeitsanweisungen 
fiier Klinik und Laboratorium des Hygiene— Institutes der Waffen-SS, Berlin. Verlag 
von Urban und Schwarzenberg, Berlin und Wien, 1943; 

- Flury, Ferdinand / Zernik, Franz, Schaedliche Gase, Daempfe, Nebel, Ranch- und 
Staubarten, Berlin, Verlag von Julius Springer, 1931; 

- Lenz, Otto/Gassner, Ludwig, Schaedlingsbekaempfung mit hochgiftigen Stoffen. 
Heft 1: Blausaeure. Verlagsbuchhandlung von Richard Schoetz, Berlin 1934; 

- Feters, Gerhard, Blausaeure zur Schaedlingsbekaempfung. Sammlung chemischer 
und chemisch-technischer Vortraege. Neue Folge Heft 20. Verlag von Ferdinand 
Enke in Stuttgart, 1933; 

- Funtigam, Franz / Breymesser, Erich / Bernfus, Erich, Blausaeure zur 
Fleckfieberabwehr. Grundlagen, Planung und Betrieb. Sonderveroeffentlichung des 
Reicharbeitsblattes, Berlin 1943, 

- Richtlinien fuer die Anwendung von Blausaeure (Zyklon) zur Ungeziefervertilgung 
(Entwesung) [documento NI-9912]. 

E' noto che Faurisson ritiene l'esistenza delle camere a gas omicide "radicalmente 
impossibile". (32) Personalmente, non condivido questo giudizio, ma neppure quello 
di Pierre Vidal-Naquet secondo cui " gassare alla grande non pone essenzialmente 
problemi diversi dal gassare in modo 'artigianale' " (p.l2). Sulla questione ritornerò 
successivamente. Qui importa rilevare, dal punto di vista metodologico, che cosa 
Pitch Bloch — con l'avallo di Pierre Vidal-Naquet - obietta agli argomenti tecnici di 
Faurisson: altri argomenti tecnici? No: testimonianze di seconda mano, per di piìi 
false, i cosiddetti "Protocolli di Auschwitz", di cui mi occupo in modo approfondito 
nel paragrafo 6. 

Metodologia veramente degna di Pierre Vidal-Naquet. Ciò è come confutare chi, 
come me, ritiene — a buon diritto — radicalmente impossibile l'affermazione del 
testimone oculare (membro del Sonderkommando) Dov Paisikovic secondo la quale, 
nei forni di Birkenau, "les cadavres mettaient environ quatre minutes à se consumer" 
("i cadaveri impiegavano circa quattro minuti a consumarsi"), (33) opponendogli , 
appunto, la testimonianza di Dov Paisikovic. Un'altra "prova ontologica"! 

L'unica obiezione tecnica che il nostro chimico muove a Faurisson è questa: 
"A proposito del gas che si sprigiona dai sali cianidrici sotto l'effetto 
dell'acqua Faurisson scrive: "Per la prima volta nella storia della chimica , del 
sale aggiunto all'acqua dava un gas". Senza essere "storico della chimica", 
penso che parecchi lettori sappiano, per esempio, come funziona (o hanno 
avuto l'occasione di vederlo) un banale generatore d'acetilene in cui del 
carburo di calcio (un "sale" e un solido) viene sciolto in acqua per ottenere 
acetilene gassoso" (p.60). 

21 

Vediamo qual è il valore scientifico di questa obiezione. 

Josef Kramer ha confessato di aver eseguito delle gasazioni omicide a Stutthof. 
Faurisson commenta: 

"Les absurdités techniques abondent. On lit sur place la "confession" de 
Joseph Kramer, ancien commandant du camp. Kramer dit que c'est par un 
"trou" (sic!) qu'il versait lui-méme "une certaine quantité de sels 
cyanhydriques", puis "une certaine quantité d'eau": le tout dégageait, parait-il, 
un gaz (!!!) qui tuait en un minute". (34) 

La questione è dunque questa: dei sali cianidrici coll'aggiunta di acqua possono 
sviluppare un gas tossico dall'azione fulminante? 

La risposta di Pitch Bloch è invece questa: il carburo di calcio coll'aggiunta di acqua 
sviluppa acetilene gassoso. 

La malafede del nostro chimico è lampante: non c'è bisogno di essere ingegneri 
chimici per sapere che i sali "sono composti che risultano dalla reazione di un acido 
con una base o viceversa". (35) I "sali cianidrici" , o cianuri, sono appunto "i sali 
dell'acido cianidrico", (36) come ad esempio il cianuro di potassio — KCN — e il 
cianuro di sodio — NaCN. 

Forse il nostro "ingegnere chimico. Scuola politecnica federale di Zurigo dottore in 
scienze" (p.61) troverà ancora piìi sconveniente ricevere un'altra piccola lezione di 
chimica da uno storico, per di piìi revisionista. 

Tra i disinfestanti usati dai Tedeschi negli anni Trenta e Quaranta c'era il 
Cyancalcium (calciocianammide) — Ca(CN)2 — che era commercializzato col nome 
di Cyanogas e sviluppava acido cianidrico con l'acqua o con l'umidità secondo la 
reazione: Ca(CN)2 + 2H20 = 2HCN + Ca(0H)2. (37) 

Pitch Bloch aveva ragione, ma non lo sapeva! 

Per quanto concerne il "sapone umano", che Faurisson considera, dal punto di vista 
chimico, "una leggenda assurda" (p.60), essa è si una leggenda, come ammette Pierre 
Vidal-Naquet (p.l50, nota 11), ma per nulla assurda chimicamente. Qui Pitch Bloch 
ha pienamente ragione. 

"7. Si può dire che per i "revisionisti" le camere a gas non esistono perché la non 
esistenza è uno dei loro attributi" (p.23). Ho già mostrato che questo principio, 
mutatis mutandis, è "le point de départ obligé" proprio di Pierre Vidal-Naquet, per il 
quale lo sterminio ebraico esiste perché l'esistenza è uno dei suoi attributi. Per 
giustificare la sua affermazione, Pierre Vidal-Naquet scrive: 

"Per esempio la parola Vergasung significa si gassazione se compare nella 
forma negativa in una lettera dello storico Martin Broszat a Die Zeit (19 
agosto 1960): Keine Vergasung in Dachau (nessuna gassazione a Dachau), ma 
Vergasungskeller significa "camera di carburazione" in un documento del 
gennaio 1943 citato da Georges Wellers (Faurisson, Vérité, pp.l04 e 109)". 

22 

Argomentazione davvero straordinaria! Evidentemente il contesto, per il nostro 
storico, non conta nulla. Nel primo caso, poiché lo scopo della lettera di Martin 
Broszat era appunto quello di dichiarare che non c'era stata nessuna gasazione 
omicida a Dachau, è ovvio che Vergasung significa gasazione omicida; nel secondo 
caso, poiché non si conosce né lo scopo né la funzione del Vergasungskeller, non è 
altrettanto ovvio che Vergasung significhi gasazione omicida; Pierre Vidal-Naquet 
assume questo significato sulla base, appunto, della "prova ontologica" che 
rimprovera ai revisionisti: il Vergasungskeller è una camera a gas omicida, dunque 
Vergasung significa gasazione omicida. E' proprio vero: la conclusione precede le 
prove! 

Pierre Vidal-Naquet, cosi amante della verità, sarà felice di apprendere il giudizio di 
Jean-Claude Pressac su questo Vergasungskeller. 

(To affirm, SOLELY on the basis of the letter of 29th January 1943 that the 
term "Vergassungskeller" [sic] designated a homicidal gas chamber installed 
in Leichenkeller 1/corpse celiar 1 of Krematorium II was irresponsible". (38) 

L'affermazione, o meglio, l'insinuazione di Pierre Vidal-Naquet è dunque 
"irresponsabile". 

"8. Infine e soprattutto, tutto ciò che può rendere conveniente, credibile, questa 
spaventosa storia, che può segnare l'evoluzione, fornire termini di paragone, è 
ignorato o falsificato" (p.23). 

Pierre Vidal-Naquet evoca qui "le imprese degli Einsatzgruppen (le famose fosse di 
Baby Yar, per esempio) e l'uccisione dei malati di mente tedeschi". 

E' vero che il libro di S.Thion Vérité historique ou vérité politique? non dice nulla 
degli Einsatzgruppen, (39) ma Butz dedica ad essi varie pagine. (40) Di Babi Jar si è 
occupato approfonditamente Herbert Tiedemann; (41) John Ball ha pubblicato una 
fotografia aerea scattata una settimana dopo la fine della presunta cremazione delle 
vittime (42) che non mostra il minimo indizio di questa colossale impresa. (43) Per 
quanto riguarda la questione dell'eutanasia, essa ha ben poco ha che vedere con 
l'Olocausto. 

NOTE 

(1) Per ragioni di praticità, cito l'opera di Pierre Vidal Naquet nella traduzione 
menzionata nella nota 5 indicando soltanto le pagine tra parentesi tonda. Adotto 
questo sistema anche per le opere analizzate nei capitoli successivi. L'edizione 
originale {Les assassins de la mémoire. La Découverte) è uscita nel 1987. 11 saggio Un 
Eichmann de papier era già apparso nel libro Les Juifs, la mémoire et le présent. 
PCM/ petite collection Maspero, Paris 1981 (trad. it.: Gli Ebrei, la memoria e il 
presente. Editori Riuniti, Roma 1985); le "Tesi sul revisionismo" sono state 
pubblicate in italiano nel 1983 {Rivista di storia contemporanea. Fascicolo 1, Gennaio 
1983, pp.3-24). 

(2) Con ciò mi riferisco anche alle fotocopie di documenti originali. 

23 

(3) Nadine Fresco, Les redresseurs de morts. Chambres à gaz: la borine nouvelle. 
Comment on révise l'histoire, in: "Les Temps Modernes", 35e année, N- 407, Juin 
1980,pp.2150-2211. 

(4) Vedi infra, paragrafo 2. 

(5) "La petite bande abjecte qui s'acharne encore aujourd'hui à nier la réalité du crime 
de génocide, en s'en prenant à ce qui en fut, pendant la seconde guerre mondiale, son 
instrument privilégié : la chambre à gaz, a bien choisi son objectif, car ce fut 
effectivement un instrument de l'extermination". Pierre Vidal-Naquet, Les degrés 
dans le crime, in: "Le Monde", 16 giugno 1987, p.2. 

(6) La Vieille Taupe, Paris 1980. 

(7) Vedi al riguardo la Bibliografia revisionista essenziale che presento alla fine del 
volume. 

(8) Pierre Vidal-Naquet stravolge le affermazioni di Faurisson, il quale in realtà ha 
dichiarato che il numero degli Ebrei morti durante la seconda guerra mondiale 
"pourrait étre de l'ordre d'un million mais, plus probablement, de plusieurs centaines 
de milliers si fon ne compte pas les Juifs combattant sous les uniformes militaires 
alliés" (Serge Thion, Vérité historique ou vérité politique ?, op. cit., p.l97). La 
divisione di questo milione in due parti è di Pierre Vidal Naquet, non di Faurisson, 
che inoltre non menziona affatto la mortalità "per episodi di guerra". L'ironia di Pierre 
Vidal-Naquet sugli Ebrei morti negli eserciti alleati è decisamente fuori luogo, perché 
è noto che, nel solo esercito sovietico, si arruolarono 500.000 Ebrei (Solomon 
Grayzel, Storia degli Ebrei. Roma, Fondazione per la Gioventìi Ebraica, 1964, p.695). 

(9) Vedi la Bibliografia alla fine dell'opera. 

(10) Sentinella d'Italia, 1985. 

(1 1) Thies Christophersen è menzionato, soltanto nella sezione bibUografica, in una 
pagina fitta di titoli di opere revisioniste, cosi:" Thies Christophersen, Der Auschwitz- 
-Betrug, Kritik nr 27 (Kritik Verlag, Mohrkirch), s.d." . Le mythe de l'extermination 
des juifs, rivista citata, p.63). 

(12) Le mythe de l'extermination des juifs, rivista citata, p.75. 

(13) Il fatto che io non creda alla tesi di uno sterminio in massa in camere a gas 
omicide e che non consideri il termine Endloesung (soluzione finale) sinonimo di 
sterminio, non sono principi, ma conclusioni. 

(14) Cito, per tutti, la segnalazione apparsa su "Le Monde" (12 maggio 1987, p.lO): 
"Annales d'histoire révisionniste. Une revue met en cause l'extermination des juifs", 
dove è citata la fine del mio saggio. 

(15) Mi riferisco a tale Bougenaa Amara che avrebbe espresso un giudizio revisionista 
sull'Opinione di Rabat (p.l56, nota 44): personalmente, non avevo mai sentito 
nominare né l'uomo né il giornale. 

24 

(16) Pierre Vidal-Naquet parla al riguardo di "un'intera sottoletteratura che 
rappresenta una forma davvero immonda di sollecitazione al consumo sadico" (p.l5). 
Ma c'è anche di peggio. In un opuscolo del 1945 si legge tra l'altro:" Ziereis, capo del 
campo di Mauthausen ha ammesso che, nei distretti di Varsavia, Kovno, Riga e Libau 
sono state assassinate circa 10 milioni di persone. Un certo Moli, incaricato del forno 
crematorio di Dachau, ha confessato d'aver bruciato, tra il 1942 e il 1945, piìi di 7 
milioni di persone. Nel campo di Belsen, su 45.000 ebrei internati, solo 60 sono 
sopravvissuti e non meno di 400.000 individui sono stati bruciati nei forni. [...] 
Sempre a Belsen, in un solo forno, venivano bruciati mille cadaveri all'ora e, in un 
solo giorno, furono gettati nei forni 80.000 ebrei [a]. Edgard Wall, Il processo di 
Norimberga contro i maggiori criminali di guerra. Tipografia editoriale Lucchi, 
Milano 1945, pp.25-26. 

[a] Poiché in questo campo esistevano due forni crematori, la cremazione di un 
cadavere duro in media due secondi! 

(17) Vedi al riguardo la Bibliografia revisionista essenziale che presento alla fine del 
libro. 

(18) Roger Garaudy, Les mythes fondateurs de la politique israélienne. La Vieille 
Taupe. Hiver 1995 (N- special, hors commerce). Il libro contiene, tra l'altro, un 
capitolo su Le mythe de lajustice de Nuremberg e uno su Le mythe de l'Holocauste 
(pp.72-147). 

(19) La politique hitlérienne d'extermination: une déclaration d'historiens, in: "Le 
Monde", 21 febbraio 1979, p.23. 

(20) Rassinier è morto nel 1967 (p.31), mentre questi documenti sono stati pubblicati 
nel 1972 (p.l43, nota 43): la sua omissione è dunque gravissima! 

(21) Wilhelm Staeglich, Der Auschwitz— Mythos. Legende oder Wirklichkeit? Grabert 
Verlag, Tubingen 1979, pp. 129-134. 

(22)ft/^É?OT,p.l00el02. 

(23) Staeglich si occupa delle altre "testimonianze dirette" ben piìi importanti di 
Goebbels, op.cit, pp.115-119. 

(24) Vedi capitolo IV. 

(25) Intervista sull'Olocausto, Edizioni di Ar, 1995, pp. 29-30. 

(26) Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem intemationalen 
Militaergerichtshof. Nuernberg 14.November 1945-l.Oktober 1946. Veroeffentlicht 
in Nuernberg, Deutschland, 1949 [d'ora in avanti: IMG], vol.I, p.l6. 

(27) Auschwitz: le "confessioni" di Hoess, Edizioni La Sfinge, Parma 1987. 

25 

(28) Trial of Josef Kramer and Forty-four Others (The Belsen Trial). Edited by 
Raymond Philips, William Hodge and Company, Limited, London Edinburgh 
Glasgow, 1946,p.731. 

(29) Ibidem, p. 157. 
(30)IMG, voi. XLpp.61-63. 

(31) IMG, voLXn, pp.25-26. 

(32) S.Thion, Vérité historique ou vérité politique? , op.cit., p.l74. 

(33) Un survivant du Sonderkommando, in: Auschwitz, présente par Leon PoHakov, 
Julliard, Paris 1964, p. 162. 

Dov Paisikovic è uno dei pochi testimoni "oculari" che Pierre Vidal-Naquet oppone ai 
revisionisti. Eccellente testimone ! 

(34) S.Thion, Vérité historique ou vérité politique? , op.cit. ,^3X2. 

(35) Michele Giua e Clara Giua-Lollini, Dizionario di chimica generale e industriale. 
Unione Tipografico-Editrice Torinese. Torino 1950, vol.IIL p.437. 

(36)fò/rfé?m, vol.Lp.905. 

(37) G.Peters, Blausaeure zur Schaedlingsbekaempfung, op.cit., p.66. 

(38) Jean-Claude Pressac, Auschwitz: Technique and Operation ofthe Gas Chambers. 
The Beate Klarsfeld-Foundation, New York 1989, p.503. 

(39) La cosa non è cosi sorprendente come finge di credere Pierre Vidal-Naquet, visto 
che il sottotitolo di questo libro è Le dossier de l'affaire Faurisson. La question des 
chambres à gaz, e che esso si occupa essenzialmente, appunto, di camere a gas. 

(40) The Hoax ofthe Twentieth Century, Historical Review Press, 1977, pp. 197-204; 
dell'argomento si è occupato diffusamente anche Udo Walendy: Einsatzgruppen im 
Verbande des Heeres, in: "Historische Tatsachen", Nr. 16 e 17, Verlag fuer VoUcstum 
und Zeitgeschichtsforschung, Vlotho, 1983. 

(41) Babi Jar: Kritische Fragen und Anmerkungen, in: Grundlagen zur 
Zeitgeschichte. Fin Handbuch ueber strittige Fragen des 20. Jahrhunderts. Grabert 
Verlag, Tuebingen 1994, pp.375-399. 

(42) Secondo la storiografia ufficiale, nella gola di Babi Jar gli Einsatzgruppen 
avrebbero ucciso il 29 e 30 settembre 1941 33.771 Ebrei; nel 1943 i cadaveri 
sarebbero stati riesumati e cremati, dal 18 agosto al 19 settembre. Enzyklopaedie des 
Holocaust. Die Verfolgung und Ermordung der europaeischen Juden. Argon Verlag, 
Berlin 1993, vol.L pp.144-145. 

26 

(43) John C. Ball, Air Photo Evidence. Auschwitz, Treblinka, Majdanek, Sobibor, 
Bergen Belsen, Babi Jar, Katyn Forest. Ball Resource Services Limited, Delta, B.C., 
Canada, 1992. 

27 

[Capitolo primo: 2/4] 

Un'altra "falsificazione" di Faurisson segnalata da Pierre Vidal-Naquet consiste nel 
fatto che egli "precisa che numerosi bambini zingari sono nati a Auschwitz, senza dire 
che cosa ne è avvenuto (sono stati sterminati) "(p.24). Qual è la fonte di questa 
informazione? Nessuna. Ora, che numerosi bambini siano nati a Birkenau è un fatto 
certo attestato dagli Hauptbuecher del Zigeunerlager, (44) ma altrettanto certo è che 
questi bambini sono stati regolarmente immatricolati (45): ad esempio, il 19 marzo 
1943 "fuenf Jungen, die ini Zigeunerlager in Birkenau geboren worden sind, erhalten 
die Nummern Z-4896 bis Z-4900"(46) ["cinque bambini, che sono nati nel campo 
zingaro di Birkenau, ricevono i numeri Z-4896/Z-4900"]. Su quale base Pierre Vidal- 
Naquet afferma che questi bambini regolarmente immatricolati "sono stati 
sterminati"? Nessuna. 

"Sorvoliamo sui procedimenti piìi ovvi: la menzogna pura e semplice, il falso, il 
riferimento ad una documentazione di pura fantasia" (p.21). 

Per documentare il primo procedimento, Pierre Vidal-Naquet dichiara: 

"Faurisson scrive (Vérité...,p.\\\) e Thion conferma (p.38, nota 31) che 
nessuna perizia è stata fatta su qualche camera a gas. E' falso: ho sotto gli 
occhi la traduzione di una perizia fatta a Cracovia nel giugno 1945 sulle 
bocche di ventilazione della camera a gas di Birkenau (crematorio n. 2) , su 25 
chili di capelli femminili e sugli oggetti metallici trovati in questi capelli. Tale 
perizia, che usa, mi dice G.Wellers, metodi classici, evidenzia in questo 
materiale composti di cianuro d'idrogeno . Al che si risponderà evidentemente 
invocando il processo di Marie Besnard e il carattere staliniano della Polonia 
nel 1945" (p.l43). 

Quest'accusa non è propriamente un esempio di specchiata onestà. Anzitutto rilevo 
che la perizia menzionata da Pierre Vidal-Naquet è stata pubblicata per la prima volta 
in lingue occidentali da Georges Wellers, nel 1981, un anno dopo l'osservazione di 
Faurisson e in risposta a questa; fino ad allora essa giaceva sepolta in qualche archivio 
polacco ed era ignota anche a Wellers, che nel libro La Solution Finale et la 
Mythomanie Néo-Nazie, (47) apparso due anni prima, non la menziona affatto. 
In secondo luogo Pierre Vidal-Naquet distorce il senso dell'affermazione di Faurisson, 
che è molto piìi generale: 

"L'arme la plus banale, si elle est soupgonnée d'avoir tue ou blessé, fait l'objet 
d'une expertise judiciaire. On constate avec surprise que ces prodigieuses 
armes du crime que sont les "chambres à gaz" n'ont, elles, jamais fait l'objet 
d'une expertise officielle (judiciaire, scientifique, ou archéologique) dont on 
puisse examiner le rapport". (48) 

Faurisson chiedeva dunque una perizia di carattere strutturale, che dimostrasse che un 
certo locale era e non poteva non essere una camera a gas omicida per la presenza di 
una specifica struttura architettonica e di specifici impianti tecnici; l'aspetto chimico 
può e deve essere un elemento importante della perizia, ma ne è pur sempre un 
elemento parziale. 

28 

Per quanto concerne il valore di questa perizia, della quale anch'io ho sotto gli occhi la 
traduzione utilizzata da Pierre Vidal-Naquet, (49) non invoco né il processo di Marie 
Besnard né il carattere staliniano della Polonia del 1945, ma rilevo sinteticamente 
quanto segue: 

1. La perizia in questione è una perizia qualitativa e non quantitativa: si sa che i 
campioni contenevano dei cianuri, ma non si sa in quale quantità, che è la cosa 
fondamentale. 

2. Se, come sostengono molti revisionisti, questa presunta camera a gas omicida era in 
realtà un obitorio, allora la disinfestazione del locale con Zyklon B, soprattutto nei 
periodi in cui imperversava il tifo, non avrebbe nulla di strano. 

3. Pierre Vidal-Naquet non sa, o finge di non sapere, che l'S agosto 1942 VSS- 
Wirtschafts- und Verwaltungshauptamt diramo a tutti i campi di concentramento, 
compreso Auschwitz, l'ordine di conservare "nach Desinfektion" ("dopo la 
disinfezione") i capelli tagliati ai detenuti (vivi), che sarebbero stati usati a scopi 
industriali. Ecco dunque spiegata la presenza di cianuri nei capelli dei detenuti. 

Il procedimento del "riferimento ad una documentazione di pura fantasia" è invece 
suffragato da Pierre Vidal-Naquet con l'enfatico rimprovero a Faurisson: 

"Inventare di sana pianta una immaginaria dichiarazione di guerra a Hitler in 
nome della comunità ebraica internazionale da parte di un immaginario 
presidente del Congresso ebraico mondiale è antisemitismo o è un falso?" 
(p.65). 

Dunque Faurisson ha inventato questa dichiarazione. Ma, nel suo spasmodico 
desiderio di overkilling l'avversario, Pierre Vidal-Naquet aggiunge su questo 
medesimo punto: "E' più che evidente che Faurisson non ha visto il testo che cita" 
(p.l47). Dunque Faurisson ha citato, a sproposito, senza verificare la fonte, ma ha 
citato, non inventato. A questa doppia accusa contraddittoria si applica perfettamente 
la storiella che Pierre Vidal-Naquet racconta a proposito del metodo revisionista: 

"A ha preso in prestito da B un paiuolo di rame. Quando lo restituisce B 
protesta perché il paiuolo ha un grosso buco che lo rende inutilizzabile. Ecco 
come si difende A:" in primo luogo, non ho affatto preso in prestito nessun 
paiuolo da B; in secondo luogo, quando B me l'ha dato, il paiuolo aveva già un 
buco; in terzo luogo, ho restituito il paiuolo intatto" (p.86). 

Nadine Fresco, che ha creato questa faceta storiella, si è certamente ispirata alle 
testimonianze oculari sulle camere a gas omicide. (50) 

E' fin troppo facile mostrare che, anche in questo caso, il nostro integerrimo storico 
adotta i procedimenti che rimprovera ai revisionisti. Vediamo qualche altro esempio 
dell'onestà intellettuale di Pierre Vidal-Naquet: 

"I servizi segreti britannici avevano decifrato i codici utilizzati dai tedeschi per 
le loro emissioni interne. Tra i documenti di fonte poliziesca dei quali si venne 
cosi a conoscenza figuravano alcuni dati numerici: entrate e uscite del 

29 

materiale umano relative a un certo numero di campi, tra cui Auschwitz, tra la 
primavera del 1942 e il febbraio del 1943. Una delle colonne, che indicava le 
"partenze con tutti i mezzi", fu interpretata come riferita alla morte. Ma in 
questi testi non si parla di esecuzioni nelle camere a gas. Grazie a una 
pubblicazione ufficiale polacca, conosciamo alla perfezione quel genere di 
documenti. Ad esempio, conosciamo la statistica redatta il 18 ottobre 1944 nel 
campo femminile di Birkenau, che annovera come altrettante "partenze", che 
diminuivano gli effettivi del campo, morte naturale, transito e "trattamento 
speciale" — espressione quest'ultima che, come tu decifrato in seguito, 
indicava l'esecuzione nelle camere a gas (p.82)(. [Corsivo mio] 

Pierre Vidal-Naquet trae in inganno il lettore inducendolo a credere che l'equivalenza 
tra Sonderbehandlung (trattamento speciale) ed "esecuzione nelle camere a gas " 
derivi da una decifrazione successiva dei codici cifrati tedeschi; in realtà questa 
equivalenza è una semplice ipotesi formulata da storici. Sulla questione ritornerò nel 
paragrafo seguente. Per ora rilevo il fatto singolare che in tali emissioni interne 
tedesche cifrate , per un anno intero, "non si parla di esecuzioni nelle camere a gas". 
Un altro esempio: 

"La prima gassazione con lo Zyklon B a Auschwitz avvenne, secondo Rudolf 
Hoess, comandante di quel campo che diventava cosi campo di sterminio, il 3 
settembre 1941, e le vittime furono dei prigionieri di guerra sovietici (p.l04)". 

Qui Pierre Vidal-Naquet prende un grossolano abbaglio fraintendendo la sua fonte, 
Georges Wellers, che dice: 

"Les gazages ont commencé à Auschwitz le 3 septembre 1941. Cette date est 
attestée gràce au récit fait par Hòss, aussi bien dans sa deposi tion du 14 mars 
1946 à Minden que dans celle du 15 avril à Nuremberg, qu'il a confirmées 
dans ses témoignages en Pologne, au cours de l'instruction et du déroulement 
de sonprocès". (51) 

Questo testo dice semplicemente che la data del 3 settembre 1941 fu stabilita sulla 
base delle testimonianze di Rudolf Hoess. 

Tutto falso — per usare un'espressione cara a Pierre Vidal-Naquet. Non solo la data 
della prima gasazione omicida ad Auschwitz non si può ricavare in alcun modo dalle 
dichiarazioni di Rudolf Hoess, che presentano al riguardo contraddizioni cronologiche 
insuperabili, ma l'evento stesso è storicamente infondato, come ho dimostrato nello 
s,\\xàìo Auschwitz: la prima gasazione. (52) 

Per quanto concerne la data, che è cosi importante per la tesi di Pierre Vidal-Naquet, 
rilevo soltanto che nella fonte "sterminazionista" per eccellenza sulla prima gasazione 
, il Kalendarium di Danuta Czech, nei riferimenti d'archivio le dichiarazioni di Rudolf 
Hoess non compaiono affatto. 

Il modo in cui Danuta Czech ha "ricostruito" il presunto evento sulla base di 
testimonianze totalmente contraddittorie è veramente esemplare per mostrare una 
metodologia che, secondo Pierre Vidal-Naquet, cerca il vero e non il falso. (54) 

30 

Un altro principio metodologico revisionista sancito da Pierre Vidal-Naquet è 
l'omissione intenzionale "per rendere conveniente, credibile, questa spaventosa storia" 
(p.23). Anche questo rimprovero si può ritorcere tranquillamente contro colui che lo 
lancia. Pierre Vidal-Naquet scrive: 

"Michel de Bouard, storico ed ex deportato, concludeva cosi il suo mirabile 
schizzo su Mauthausen: 'Quando saranno scomparsi i sopravvissuti alle 
deportazioni, gli archivisti del futuro avranno forse in mano le carte oggi 
nascoste. Ma la fonte principale mancherà loro: intendo la memoria viva dei 
testimoni'" (p.l4). 

Il riferimento della citazione è: Mauthausen, in "Revue d'histoire de la Deuxième 

Guerre mondiale", 15 -16 ,luglio-settembre 1954, pp.41-80 (p.l41). 

Nel 1986 Michel de Bouard ha reso la seguente dichiarazione riguardo a questo 

articolo: 

"Dans la monographie sur Mauthausen que j'ai donnée dans "La Revue 
d'histoire de la Seconde Guerre mondiale", en 1954, à deux reprises je parie 
d'une chambre à gaz. Le temps de la réflexion venu je me suis dit: où ai-je 
acquis la conviction qu'il y avait une chambre à gaz à Mauthausen? Ce n'est 
pas pendant mon séjour au camp car ni moi ni personne ne soupgonnions qu'il 
pouvait y en avoir, c'est donc un 'bagage' que j'ai regu après la guerre,c'était 
admis. Puis j'ai remarqué que dans mon texte — alors que j'appuie la plupart de 
mes affirmations par des références — il n'y en avait pas concernant la 
chambre à gaz..." (55) 

Dunque sia Michel de Bouard, sia i suoi compagni di sventura, finché furono detenuti 
a Mauthausen non sospettarono neppure che in tale campo potesse esservi una camera 
a gas omicida, la quale faceva parte del bagaglio propagandistico del dopoguerra. 

Pierre Vidal-Naquet, che " non vede nessuna ragione di mettere in dubbio l'esistenza" 
di questa fantomatica camera a gas (p.l41), si guarda bene ovviamente dal 
menzionare la dichiarazione di Michel de Boueard. Un maligno potrebbe pensare che 
Pierre Vidal-Naquet abbia deciso che soltanto le dichiarazioni degli ex deportati siano 
in buona fede, a patto che non si tratti di ex deportati pentiti. 

Un altro esempio. 

"In California, l'istituto che finanzia le iniziative revisioniste [sic!] aveva 
offerto la somma di cinquantamila dollari a chiunque dimostrasse l'esistenza di 
una camera a gas. Un cittadino di nome Mermelstein, che aveva visto sparire a 
Auschwitz metà della sua famiglia, raccolse la sfida. Naturalmente, le 
condizioni per produrre le prove erano tali che soltanto un morto avrebbe 
potuto portare testimonianza. Quindi il premio fu rifiutato per insufficienza di 
prove. Il candidato sporse querela , la sua querela fu accolta, intervenne un 
arbitrato sotto il controllo della Corte suprema di Los Angeles, e l'Institute for 
Misto rical Review si scuso col querelante e pago la somma" (p.l33). 

Dunque la Corte suprema di Los Angeles avrebbe riconosciuto il valore delle prove di 
Mermelstein ed avallato l'esistenza di camere a gas ad Auschwitz. Anche in questo 

31 

caso Pierre Vidal-Naquet omette la conclusione della vicenda: il 19 settembre 1991 
Mei Mermelstein ha subito in tribunale una solenne sconfitta e ha ritirato 
volontariamente le sue accuse e le sue richieste. (56) La vittoria dell' Institute era 
scontata; l'unica cosa che stupisce è solo che abbia richiesto tanto tempo: la "prova" 
essenziale di Mermelstein era una sua dichiarazione giurata in cui, tra l'altro, 
affermava: 

"On May 22, 1944, 1 observed the buildings used as gas chambers and saw a 
column of women and children being driven into the tunnel that lead into the 
gas chambers, which I later determined to be gas chamber number 5", (57) 

ma chiunque conosca la struttura del campo di Birkenau sa che in prossimità della 
"camera a gas numero cinque" (!), cioè del Krematorium V, non esisteva alcun tunnel. 

5. LE "FANTASIE E I MITI" SULL'OLOCAUSTO: 

"UN'OMBRA PROIETTATA DALLA REALTA". 

Commentando il libro di Walter Laquer The Terrìble Secret (London, Weidenfeld and 
Nicolson, 1980), Pierre Vidal-Naquet rileva ironicamente che i primi revisionisti 
furono coloro che, "operando nell'apparato informativo delle potenze alleate", 
censurarono le notizie sull'Olocausto contribuendo cosi a mantenere il "terribile 
segreto" dello sterminio ebraico (p.81), tesi avanzata, appunto, da Walter Laqueur. 
Egli aggiunge: 

"Inutile dire che il libro di Laqueur è stato subito sfruttato in senso 
revisionista: se gli alleati stessi non hanno creduto, vuol dire che non c'era 
nulla da credere; cfr. Gli articoli di R. Faurisson e di P. Guillaume, in Jeune 
Nation Solidariste, dicembre 1981" (p.l54). 

Questo argomento non mi sembra cosi futile come vorrebbe far credere Pierre Vidal- 
Naquet, e, da parte mia, l'ho completato con uno studio critico delle fonti e delle 
conclusioni del libro summenzionato e ho mostrato, in 44 pagine, sia i procedimenti 
capziosi utilizzati da Walter Laqueur per difendere la sua tesi, sia che le notizie che 
alleati e neutrali avrebbero evitato di proclamare pubblicamente in una sorta di 
congiura generale del silenzio erano in realtà pura propaganda. (58) 
Anche Pierre Vidal-Naquet si è reso conto di questo fatto, ma ha cercato di 
giustificarlo con una argomentazione degna del suo repertorio: 

"Nel flusso di informazioni che proveniva dai territori occupati c'era del vero, 
del meno vero e del falso. Sul senso generale di quanto stava accadendo non 
esisteva alcun dubbio , ma circa le modalità vi era spesso motivo di esitare tra 
l'una e l'altra versione. A proposito del campo di Auschwitz, per esempio, fu 
soltanto nell'aprile del 1944, in seguito ad alcune evasioni, che potè essere 
messa a punto una descrizione di prima mano — rivelatasi poi 
considerevolmente esatta — del processo di sterminio. Quei "Protocolli di 
Auschwitz" sarebbero stati resi pubblici dal War Refugee Board americano 
soltanto nel novembre 1944. A partire dal maggio 1944, la deportazione e il 
massacro degli ebrei ungheresi furono eventi annunciati dalla stampa neutrale 
e alleata con frequenza pressoché quotidiana. Ho parlato di "vero" e di "falso". 

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Questa contrapposizione elementare non restituisce appieno quel che è 
accaduto. Dagli errori sulle forme architettoniche alle imprecisioni sulle 
distanze o sui numeri, si sono avute inesattezze di tutti i generi, e ci sono stati 
anche le fantasie e i miti. Essi pero non sono esistiti per sé stessi, come una 
creazione sui generis o come una "voce" o una truffa inventata da un 
determinato ambiente, per esempio dai sionisti di New York. Sono esistiti 
come un'ombra proiettata dalla realtà, come un prolungamento della realtà" 
(pp.81-82). 

Vediamo quali erano le "ombre" e quali le "realtà". Riporto, con qualche aggiunta, ciò 
che ho già scritto in Le mythe de l'exiermination des Juifs, scritto ben noto a Pierre 
Vidal-Naquet. 

1. Treblinka. 

Una delle prime "testimonianze oculari" su Treblinka - il rapporto inviato il 15 
novembre 1942 dall'organizzazione clandestina del ghetto di Varsavia al governo 
polacco in esilio a Londra -- descrive lo sterminio di Ebrei in tale campo mediante 
vapore acqueo. 

Nel marzo 1942 — si legge in tale rapporto - i Tedeschi iniziarono la costruzione del 
nuovo campo di Treblinka B — nei pressi del campo di Treblinka A — che fu 
terminato alla fine di aprile del 1942. Verso la prima metà di settembre esso 
comprendeva due "case della morte". La "casa della morte n.2" (doni smierci Nr.2) era 
una costruzione in muratura lunga 40 metri e larga 15. Secondo la relazione di un 
testimone oculare {wg relacji naocznego swiadka) essa conteneva dieci locali disposti 
ai due lati di un corridoio che attraversava tutto l'edificio. Nei locali erano installati 
dei tubi attraverso i quali passava il vapore acqueo (para wodna). La "casa della 
morte n.l" (doni smierci Nr.l) si componeva di tre locali e di una sala caldaie: 

"Dentro la sala caldaie —prosegue il rapporto — c'è una grande caldaia per la 
produzione del vapore acqueo, e, mediante tubi che corrono attraverso le 
camere della morte e che sono fomiti di un adeguato numero di fori, il vapore 
surriscaldato si sprigiona all'interno delle camere". 

Le vittime venivano rinchiuse nei locali suddetti e uccise con il vapore acqueo! 

"In questo modo le camere di esecuzione si riempiono completamente, poi le 
porte si chiudono ermeticamente e comincia la lunga asfissia (duszenie) delle 
vittime mediante il vapore acqueo (para wodna) che viene fuori dai numerosi 
fori dei tubi. All'inizio dall'interno giungono urla strozzate che si acquietano 
lentamente e dopo 15 minuti l'esecuzione è effettuata". (59) 

L'8 agosto 1943 il "New York Times" riprendeva questa storia asserendo che in tal 
modo erano già stati uccisi due milioni di Ebrei: 

"The victims now realize their doom is near. At the entrance of the death 
house No.l chief himself drives them to cells, freely using a whip. The floor 
of the celi is slippery. Some fall and are unable to rise because of the pressure 
of those behind. Small children are flung over the heads of the women. 

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When the cells are filled they are closed and sealed. Steam is forced through 
apertures and suffocation of the victims begin. At first cries can be heard but 
these gradually subside and after fifteen minutes ali is silent. The execution is 
over". (60) 

Questa fantasia non svani alla fine della guerra, ma fu addirittura elevata a verità 
ufficiale — o a "fatto generalmente noto" — dalla Commissione suprema di inchiesta 
sui crimini tedeschi in Polonia, la quale accuso l'ex governatore Hans Frank di aver 
ordinato l'installazione di un "campo di sterminio " a Treblinka per l'eliminazione in 
massa degli Ebrei "in camere riempite di vapore". (61) 

Naturalmente Pierre Vidal-Naquet passa sotto silenzio il fatto che il "fascicolo 
particolarmente commovente pubblicato a Ginevra nel 1944 dal Congresso ebraico 
mondiale" che "contiene documenti su Auschwitz e su Treblinka (scritto Tremblinki)" 
(p.25) al quale sia lui sia il chimico Pitch Bloch attribuiscono tanta importanza 
(pp.59-60 e 81), contiene anch'esso questa fantasia dello sterminio in camere a 
vapore: 

"Die Vemichtungszellen fiiellen sich. Sind sie voli, so werden sie hermetisch 
verschlossen, von alien Seiten oefjnen sich Rohre, aus denen Gas stroemt. Der 
Erstickungstod haelt rasche Ernte. Binnen einer Viertelstunde ist alles vorbei. 
Dann muessen die Kapos ans Work. Mit erbarmungslosen Hieben zwingt sie 
die Wache zu ihrer Arbeit. Die Todestore oejfnen sich — aber man kann die 
toten Koerper nicht etwa einzeln herausziehen: denn alle sind unter dem 
Einfluss des Wasserdamfes ineinander verklammert und erstarrt [Le celle di 
sterminio si riempiono. Quando sono piene, vengono chiuse ermeticamente, da 
tutte le parti si aprono tubi, dai quali esce il gas. (62) La morte per asfissia 
miete un rapido raccolto. In un quarto d'ora è tutto finito. Poi i capo devono 
mettersi al lavoro. La sentinella li costringe al loro lavoro con colpi spietati. 
Le porte della morte si aprono — ma non si possono tirar fuori singolarmente i 
corpi morti: infatti, sotto l'effetto del vapore acqueo, sono tutti aggrappati gli 
uni agli altri e irrigiditi]". (63) 

Sui "Protocolli di Auschwitz" ritornerò successivamente. 

2. Sobibor. 

Nel 1946 gli impianti di sterminio di Sobibor venivano descritti cosi dai testimoni 
oculari: 

"A prima vista si ha tutta l'impressione di entrare in un bagno come gli altri: 
rubinetti per l'acqua calda e fredda, vasche per lavarsi... appena tutti sono 
entrati le porte vengono chiuse pesantemente. Una sostanza nera, pesante, esce 
in volute da fori praticati nel soffitto. Si sentono urla raccapriccianti che pero 
non durano a lungo perché si tramutano presto in respiri affannosi e soffocati e 
in attacchi di convulsioni. Si dice che le madri coprano i figli con il loro corpo. 

Il guardiano del "bagno" osserva l'intero procedimento attraverso una 
finestrella nel soffitto. In un quarto d'ora tutto è finito. Il pavimento si apre e i 
cadaveri piombano in vagoncini che aspettano sotto, nelle cantine del "bagno" 

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e che, appena riempiti, partono velocemente. Tutto è organizzato secondo la 
piìi moderna tecnica tedesca. Fuori, i corpi vengono deposti secondo un certo 
ordine e cosparsi di benzina, quindi viene loro dato fuoco". (64) 

La testimone Zelda Metz forni la seguente descrizione: 

Poi entravano nelle baracche, dove alle donne venivano tagliati i capelli, indi 
nel "bagno", cioè nella camera a gas. Erano asfissiati col cloro [ausili 
chlorem]. Dopo 15 minuti erano tutti asfissiati. Attraverso una finestrella si 
verificava se erano morti. Poi il pavimento si apriva automaticamente. I 
cadaveri cadevano in un vagone di una ferrovia che passava attraverso la 
camera a gas e portava i cadaveri al forno. (65) 

3. Belzec. 

La prima informazione conosciuta su Belzec, un'annotazione dell'S aprile 1942, 
afferma che in tale campo gli Ebrei venivano uccisi con la corrente elettrica (pradem 
elektryczynym) o con i gas {gazami). (66) 

Uno dei primi rapporti su questo campo, redatto nell'aprile 1942, asserisce che lo 
sterminio ebraico vi veniva praticato con tre probabili metodi di sterminio: " 1) con 
l'elettricità (elektrycznoscia), 2) con i gas (gazami), 3) con l'aria rarefatta con l'ausilio 
di una pompa aspirante" {rozrzedzonym powietrzem przy pomocy pompy ssacej)". (67) 
In seguito si affermo la versione dell'elettricità, ma quella relativa al vuoto d'aria 
riapparve dopo qualche anno nella testimonianza di Rudolf Reder. 

Un rapporto datato 10 luglio 1942, giunto a Londra nel novembre dello stesso anno e 
pubblicato il 1 ° dicembre sulla Polish Fortnightly Review descrive cosi lo sterminio 
ebraico a Belzec: 

"After unloading, the men go to a barracks on the right, the women to a 
barracks situated on the left, where they strip, ostensibly in readiness for a 
bath. After they ha ve undressed both groups go to a third barracks where there 
is an electrified piate, where the executions are carried out". (69) 

La versione della folgorazione su lastra metallica riappare anche nel rapporto redatto 
dal testimone oculare Jan Karski e da questi consegnato al governo polacco in esilio a 
Londra il 25 novembre 1942 (70): 

"An electrocuting station is installed at Belzec camp. Transports of "settlers" 
arrive at a siding, on the spot where the execution is to take place. The camp is 
policed by Ukrainians. The victims are ordered to strip naked, — to have a 
bath, ostensibly — and are then led to a barrack with a metal piate for floor. 
The door is then locked, electric current passes through the victims and their 
deathis almostinstantaneous". (71) 

Con eccezionale tempismo, lo stesso giorno il Daily News Bulletin, pubblicato dalla 
Jewish Telegraphic Agency, titolava:" 250000 Warsaw Jews led to mass execution: 
electrocuting introduced as new method of mass killing of Jews" , ripetendo la storia 
della "barrack with a metal piate as a floor". (72) 

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Dopo aver ricevuto il crisma della verità ufficiale dalla dichiarazione dell' Inter- Allied 
Information Committe del 19 dicembre, (73) la storia della folgorazione fu pubblicata 
nella compilazione propagandistica ufficiale Black Book ofPolish Jewry. (74) 
Un rapporto del 1° novembre 1943 descriveva ancora cosi 1' "inferno di Belzec": 

"Den Juden, die nach Belzec verschickt wurden, befahl man, sich 
auszukleiden, gleich als ob sie ein Bad nehmen sollten. Tatsaechlich fuehrte 
man sie auch in ein Badeetablissement, das ein Fassungsvermgen fiier etliche 
hundert Personen hatte. Aber dort toetete man sie haufenweise vermittels 
elektrischen Stromes [Agli Ebrei che venivano inviati a Belzec si ordinava di 
spogliarsi come per fare un bagno. Effettivamente venivano condotti in uno 
stabilimento di bagni che aveva una capienza di diverse centinaia di persone. 
Ma li venivano uccisi a schiera mediante corrente elettrica]". 

Nel 1944 la storia della folgorazione si arricchì: ne fu elaborata una nuova versione 
che teneva conto del nuovo elemento introdotto l'anno prima: il bagno. Il 12 febbraio 
1944, il New York Times pubblico il seguente racconto di "un giovane ebreo polacco" 
relativo alla "fabbrica delle esecuzioni" di "Beliec": 

"The Jews were forced naked onto a metal platform operated as a hydraulic 
elevator which lowered then into a huge vat filled with water up to the victim's 
necks, he said. They were electrocuted by current through the water. The 
elevator then lifted the bodies to a crematorium above, the youth said. 

La fonte del racconto era costituito da "individui che erano fuggiti dopo essere stati 
realmente dentro la 'fabbrica' ", (76) dunque da testimoni oculari. 

Questa informazione proveniva da Stoccolma, e proprio in questa città, nel 1944, 
apparve la versione piìi fantasiosa, forse sarebbe meglio dire piìi fantascientifica, della 
storia della folgorazione: 

"De med judar fullastade ta°gen koerde genom en tunnel ned till de 
underjordiska rum daer avraettningsplatsen var belaegen [...]. 

De foerdes in i jaettestora hallar, vilka rymde fiera tusen maenniskor. Dessa 
rum saknade foenster, var helt i metal och hade golv, som kunde saenkas ned. 

Genom en sinnrik mekanism saenktes sa° golvet med alla de tusentals judama 
ned i en bassaeng under golvet — men inte laengre aen att vattnet na°dde dem 
till hoeftema. Sa° leddes starkstroem genom vattnet och pa° na°gra 
oegonblick var alla de tusentals judama avlivade. Sedan lyftes golvet med alla 
liken upp ur vattnet. En annan stroem kopplades pa° och i de stora hallarna 
blev nu gloedande hett som i en krematorieugn tills alla lik foerbraents till 
askan. Roeken leddes ut genom stora fabriksskorstenar. 

[I treni stipati di Ebrei entravano attraverso un tunnel in locali sotterranei, 
dove si trovava il posto dell'esecuzione. Essi erano portati in enormi sale che 
potevano contenere parecchie migliaia di uomini. Questi locali non avevano 
finestre, erano tutti di metallo e avevano un pavimento che poteva essere 
calato giìi. Per mezzo di un meccanismo ingegnoso il pavimento, con tutte le 

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migliaia di Ebrei, veniva calato in una cisterna che si trovava al di sotto del 
pavimento — ma solo finché l'acqua non arrivava ai loro fianchi. Allora 
attraverso l'acqua veniva fatta passare la corrente ad alta tensione e in pochi 
istanti tutte le migliaia di Ebrei erano uccisi. Poi il pavimento, con tutti i 
cadaveri, veniva tirato fuori dall'acqua. Si inseriva un'altra linea elettrica e 
queste grandi sale diventavano ora roventi come un forno crematorio fino a 
quando tutti i cadaveri erano inceneriti. Potenti gru ribaltavano il pavimento ed 
evacuavano le ceneri. Il fumo veniva espulso attraverso grandi camini da 
fabbrica]". (77) 

Per rendere ancor piìi orribile la storia, ben presto fu aggiunto un particolare 
raccapricciante: i cadaveri delle vittime venivano usati per fare il sapone! 
Nel già citato rapporto del 1 novembre 1943 si legge: 

"Ein Junge, dem es gelang, aus einem solchen Etablissement zu entfliehen, hat 
mir erzaehlt, was sich nach der elektrischen Hinrichtung ereignete: man Hess 
das Fett der Leichname aus, um daraus — Seife herzustellen [Un giovane che 
riusci a fuggire da tale stabilimento mi ha raccontato che cosa succedeva dopo 
l'esecuzione con l'elettricità: si scioglieva il grasso dei cadaveri per farne 
sapone]". (78) 

Anche qui dunque la fonte della notizia era un testimone oculare. 

La storia del sapone umano ebbe grande successo nel 1945. I compilatori del Libro 
nero sovietico, una eccellente collezione di fantasie propagandistiche, non si 
lasciarono sfuggire questa leccornia: 

"In a different area of the Belzec camp was a soap works. The German 
selected the plumpest individuals, killed them, and boiled them down for 
soap". (79) 

Ma a questa tentazione non rinunciarono neppure persone reputate piìi serie, come 
Simon Wiesenthal, il futuro "cacciatore di nazisti", (80) che scrisse un articolo 
intitolato La fabbrica di sapone di Belsetz. (81) 

La storia dell'impianto di folgorazione di Belzec, al pari di quella delle camere a 
vapore di Treblinka, non rimase una semplice Greuelpropaganda, ma fu elevata 
anch'essa a verità ufficiale sia nel rapporto ufficiale polacco preparato per il processo 
di Norimberga, (82) sia nel dibattimento di questo stesso processo. (83) 

La storiografia ufficiale riconosce tre "testimoni oculari" sul campo di Belzec: Kurt 
Gerstein, Jan Karski e Rudolf Reder. Di Gerstein, che ha parlato di uccisione in 
camere a gas per mezzo dei gas di scarico di un motore Diesel, mi occupo nel secondo 
capitolo. Jan Karski, il quale pretende di aver visitato personalmente il campo di 
Belzec nell'ottobre 1942, ha fornito due versioni di ciò che ha "visto": secondo il già 
citato rapporto del novembre 1942 , egli ha "visto" l'impianto di folgorazione descritto 
sopra; secondo il resoconto che appare in un suo libro pubblicato nel 1944, egli ha 
"visto" soltanto ed esclusivamente treni della morte: 

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"I have no other proofs, no photographs. AH I can say is that I saw it and that 
is the truth. The floors of the car had been covered with a thick, white powder. 
It was quickhme. Quicklime is simply unslaked lime or calcium oxide that has 
been dehydrated. Anyone who has seen cement being mixed knows what 
occurs when water is poured on lime. The mixture bubbles and steams as the 
powder combines with the water, generating a large amount of heat. Here the 
lime served a doublé purpose in the Nazi economy of brutality. The moist 
flesh coming in contact with the lime is rapidly dehydrated and burned. The 
occupants of the cars would be literally burned to death before long, the flesh 
eaten from their bones. [...]. It took three hours to fili up the entire train by 
repetitions of this procedure. [...]". (84) 

Indi il treno partiva e raggiungeva una zona deserta a 80 miglia da Belzec, dove 
restava fermo fino a quando tutti gli Ebrei erano morti per l'azione corrosiva della 
calce e per soffocamento. (85) 

Il testimone polacco Rudolf Reder, che pretende di aver trascorso tre mesi a Belzec, 
parla si di un motore — a benzina, non Diesel — collegato mediante tubi a dei locali, 
ma descrive cosi il metodo di uccisione: 

"Non so dire se con questi tubi si sprigionava nelle camere qualche gas, se 
nelle camere si comprimeva l'aria oppure se l'aria veniva pompata via dalle 
camere. Fui spesso sulla rampa al momento dell'apertura delle porte, pero non 
sentii mai nessun odore (nie poczulem zadnego zapachu) e l'ingresso nella 
camera subito dopo l'apertura della porta non ebbe mai in nessun modo effetti 
dannosi sulla mia salute. I cadaveri che si trovavano nella camera non 
presentavano un colorito innaturale. (86) 

4. Majdanek. 

Nel 1944, il già menzionato dott. Silberschein pubblico un rapporto sul campo di 
Lublino-Majdanek in cui, tra l'altro, si dice: 

"Alte und Kranke wurden alsogleich in diejenige Baracke (87) beordert, in der 
sich die Oefen befanden. In deren erstem Zimmer wurden sie angewiesen, sich 
zu entkleiden, im zweiten starben sie binnen zwei Minuten den Erstickungstod. 
Vom zweiten Zimmer aus transportierte man sie zu den Oefen. Unterirdisch 
brannte ein Feuer, der Ofen selbst brannte nicht. Aber er sammelte eine 
Heissluft von 2000 Grad an. Man warfin ihn die entseelten Koerper; dann sog 
ihnen die Gluthitze Saft und Feuchtigkeitsgehalt voellig aus. So blieben von 
jedem nur ein paar Blaeschen, die vor Trockenheit knisterten. Hierauffuhren 
Sondercamions die Ueberreste aus der Stadt zu vorbereiteten Graeben. Das 
ganze Jahr 1942 ueber hat man taeglich Tausende von Juden in der 
Vergasungskammer zu Tode gebracht [Ai vecchi e ai malati veniva ordinato 
[di entrare] immediatamente nella baracca nella quale si trovavano i forni. 
Nella prima stanza di questa era imposto loro di spogliarsi, nella seconda 
morivano in due minuti per asfissia. Dalla seconda stanza essi venivano 
trasportati ai forni. Nel sottosuolo bruciava un fuoco, il forno stesso non 
bruciava. Ma esso accoglieva un'aria calda a 2.000 C. Si gettavano in esso i 
corpi esanimi, poi il calore rovente toglieva loro completamente gli umori e 

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l'umidità. Cosi di ognuno restavano soltanto un paio di veschichette che 
scoppiavano per l'essiccamento. Poi degli autocarri speciali portavano i resti 
fuori della città in fosse preparate. Per tutto il 1942 ogni giorno migliaia di 
Ebrei furono condotti alla morte nella camera di gasazione]. (88) 

Qui mi fermo e ricapitolo. Queste "fantasie e miti", secondo Pierre Vidal-Naquet, non 
sarebbero dunque esistiti "per se stessi", ma "come un'ombra proiettata dalla realtà, 
come un prolungamento della realtà" (p.82). 

Questa argomentazione è un'eccellente applicazione del principio metodologico "la 
conclusione precede le prove", che il nostro storico attribuisce ai revisionisti. In 
effetti, perché le testimonianze oculari relative alle "camere a vapore" di Treblinka, al 
"cloro" e alle "cantine" di Sobibor, all'impianto di folgorazione, alla fabbrica di 
sapone e ai treni della morte di Belzec sono improvvisamente riconosciute come false 
dalla storiografia ufficiale, mentre le testimonianze oculari relative alle camere a gas 
sono considerate vere? E' importante sottolineare che qui si ha a che fare con 
testimonianze oculari rigorosamente equivalenti riguardo all'attendibilità (o, piìi 
esattamente, all'inattendibilità) e completamente contraddittorie riguardo al contenuto, 
sicché solo in quanto ammette a priori l'esistenza delle camere a gas — la conclusione 
precede le prove! - Pierre Vidal-Naquet può parlare di "fantasie e miti" che sono 
"come un'ombra proiettata dalla realtà". 

Ciò vale a fortiori anche per le testimonianze oculari su Auschwitz redatte prima della 
fine della guerra, nella trattazione delle quali Pierre Vidal-Naquet aggiunge a questo 
principio metodologico l'impostura pura e semplice. 

6. GLI ARGOMENTI DI PIERRE VIDAL-NAQUET. 

Pierre Vidal-Naquet adduce vari argomenti che si trovano sparpagliati qua e là 
disorganicamente nel suo libro. Mettendo ordine in questo guazzabuglio, risultano le 
seguenti prove documentarie a favore della realtà storica dell'Olocausto, con le quali 
egli ha "smantellato" — lasciamogli ancora questa pia illusione — le tesi revisioniste: 

A) Discorsi : 

1) Hitler, discorso del 30 gennaio 1939 (p.l03) 

2) Himmler, discorso del 24 aprile 1943 (p.l3) 

3) Himmler, discorso del 6 ottobre 1943 (p.l3) 

4) Himmler, discorso del 13 dicembre 1943 (p.22) 

B) Auschwitz — testimonianze e documenti: 

5) "protocolli di Auschwitz" (pp.25 e 81) 

6) diario del doti Kremer (pp.43-47, 109-111 e passim) 

7) fonogramma dell' 8 marzo 1943 (pp.40— 41) 

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8) Staerkemeldung [comunicazione della forza] del 18 ottobre 1944 (p.82) 

9) manoscritti di membri del Sonderkommando (p.22) 

10) Rudolf Hoess (pp.27-28) 

1 1) Dov Paisikovic (p.l43) 
12)FilipMueller(p.l43) 

C) altri documenti e testimonianze 

13) rapporto Korherr (p.l3) 

14) protocollo di Wannsee (p.86) 

15) Adolf Eichmann (p.30). 

D) Belzec 

1 6) Kurt Gerstein 

18) Wilhelm Pfannenstiel. 

Per evitare ripetizioni inutili, in questo capitolo mi occuperò essenzialmente degli 
argomenti relativi ad Auschwitz — tranne la testimonianza di Rudolf Hoess, che 
tratterò nella risposta a Till Bastian — e dei discorsi di Himmler, riservando i restanti 
ai prossimi capitoli. 

1. 1 "protocolli di Auschwitz". 

Nei paragrafi precedenti ci siamo già imbattuti piìi volte nei cosiddetti "protocolli di 
Auschwitz": è giunto il momento di rispondere a Pierre Vidal-Naquet anche su questo 
punto. Prima pero voglio ricordare al lettore che cosa egli ha scritto su questi 
documenti: 

"Ho sotto gli occhi, per esempio, un fascicolo particolarmente commovente 
pubblicato a Ginevra nel 1944 dal Congresso mondiale ebraico; contiene 
documenti su Auschwitz e su Treblinka (scritto Tremblinki) che servirono di 
base a una pubblicazione americana, del novembre 1944, a cura dell'Executive 
Office of the War Refugee Board. Non c'è nulla in questo fascicolo che non 
concordi sostanzialmente sia con i documenti dei Sonderkommando sia con le 
testimonianze dei capi SS" (p. 25) [corsivo mio]. 

"A proposito del campo di Auschwitz, per esempio, fu soltanto nell'aprile del 
1944, in seguito ad alcune evasioni, che potè essere messa a punto una 
descrizione di prima mano — rivelatasi poi considerevolmente esatta — del 
processo di sterminio. Quei "protocolli di Auschwitz" sarebbero poi stati resi 
pubblici dal War Refugee Board americano solo nel novembre 1944" 
(p.81)[corsivo mio]. 

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Il chimico Pitch Bloch, per confutare gli argomenti chimici di Faurisson (vedi 
paragrafo 4) scrive al riguardo, con il totale avallo di Pierre Vidal-Naquet: 

Ora, si dà il caso che uno dei primi documenti scritti che ho avuto occasione di 
leggere sulle camere a gas — accadeva in Svizzera nel 1944, e, per un 
privilegio, cominciavo là, in quel periodo, i miei studi di chimica — era una 
descrizione abbastanza precisa del processo di gassaggio e delle precauzioni 
prese dopo il gassaggio (aerazione, ecc.)" (p.5 9) [corsivo mio]. 

Prima di mostrare quale sia il valore di questi documenti e delle affermazioni di Pierre 
Vidal-Naquet e di Pitch Bloch, è necessario un breve inquadramento storico della 
questione. 

Il 7 aprile 1944 due ebrei slovacchi, Walter Rosenberg, che assunse poi il nome di 
Rudolf Vrba, e Alfred Wetzler evasero dal campo di Birkenau e redassero qualche 
settimana dopo un rapporto (90) su tale campo; (91) Il 27 maggio evasero da Birkenau 
altri due detenuti ebrei, Czeslaw Mordowicz e Arnost Rosin, i quali redassero a loro 
volta un rapporto che costituiva il seguito della narrazione di Vrba e Wetzler. Nel 
novembre 1944 il War Refugee Board pubblico questi rapporti con l'aggiunta della 
relazione di un maggiore polacco, che fu poi identificato come Jerzy Wesolowski, 
alias Tabeau, evaso da Auschwitz il 19 novembre 1943. (92) Il rapporto di Vrba e 
Wetzler contiene un'accurata descrizione dei crematori II e III (da essi denominati I e 
n) di Birkenau, illustrata da un disegno. (94) 

Ecco dunque la descrizione, che Pitch Bloch omette nella sua lunga citazione di 
questo rapporto (pp.59--60): 

"Attualmente a Birkenau ci sono quattro crematori in attività, due grandi, I e 
n, e due piccoli, HI e IV. Quelli di tipo I e II constano di tre parti, cioè: (A) 
sala forni (fumace room); (B) grande sala (large hall); (C) camera a gas (gas 
chamber). Dalla sala forni si innalza un gigantesco camino intorno al quale 
(around which) sono raggruppati nove forni (nine fiimaces) ognuno dei quali 
ha quattro aperture (four openings). Ogni apertura può ricevere tre cadaveri 
normali alla volta e dopo un'ora e mezza i corpi sono completamente bruciati. 
Ciò corrisponde ad una capacità quotidiana di circa 2.000 corpi (a daily 
capacity ofabout 2,000 bodies). Accanto a questa c'è una grande "sala di 
ricevimento" che è disposta in modo tale da dare l'impressione di una 
stabilimento di bagni. Essa contiene 2.000 persone e apparentemente c'è una 
sala di attesa (waiting room) simile al piano inferiore. Da li (from there) una 
porta e alcuni gradini (a door and a few steeps) portano giìi alla camera a gas, 
che è molto lunga e stretta. Le pareti di questa camera sono anche camuffate 
con finte entrate (entries) di docce per ingannare le vittime. Il tetto è provvisto 
di tre botole che possono essere chiuse ermeticamente dall'esterno. Dei binari 
(a track) portano dalla camera a gas alla sala forni". (94) 

Se si esamina la pianta originale del crematorio II (valida, per inversione simmetrica, 
anche per il crematorio III), (95) basta un'occhiata per rendersi conto che la 
descrizione citata è completamente inventata. 

Senza scendere troppo nei dettagli, rilevo che: 

41 

a) i forni crematori della sala forni erano 5 e non 9; 

b) ciascun forno aveva 3 muffole (camere di cremazione) e non 4, 

e) i forni erano disposti in linea retta lungo l'asse longitudinale della sala forni, e non 
raggruppati a semicerchio intorno al camino; 

d) il locale che è stato definito spogliatoio delle vittime (il Leichenkeller 2 ) si trovava 
nel seminterrato e non al pianterreno; 

f) il locale che è stato definito camera a gas (il Leichenkeller 1) non si trovava al 
pianterreno, un po' piìi in basso dello spogliatoio, ma nel seminterrato, sullo stesso 
piano di esso; 

g) il locale che è stato definito camera a gas era collegato alla sala forni da un 
montacarichi, non già da rotaie. 

Dunque, per usare di nuovo l'espressione tanto cara a Pierre Vidal-Naquet, tutto falso. 
Nonostante ciò questo documento, che sarebbe sfrontato considerare persino come 
"un'ombra proiettata dalla realtà, come un prolungamento della realtà", per Pierre 
Vidal-Naquet è addirittura veridico e concordante con altre fonti ! 

Pierre Vidal-Naquet sa bene quel che dice e sa bene quel che fa. Egli conosce bene 
l'importanza cruciale dei "protocolli di Auschwitz" nella genesi della storia delle 
camere a gas omicide: se non si mentisce su questo punto, crolla l'intera impalcatura 
delle testimonianze. 

Mi spiego meglio. Dal 1943 ad Auschwitz divenne attivo ed opero un movimento di 
resistenza clandestino che aveva il compito principale di far conoscere al mondo il 
"terribile segreto" di Auschwitz. (96) Questo movimento riceveva le informazioni 
sulle camere a gas e sullo sterminio dal Sonderkommando dei crematori di Birkenau, 
con il quale era in contatto diretto — alcuni membri del quale, come Filip Mueller, 
facevano parte della sua direzione — e provvedeva a inviarle con vari mezzi fuori del 
campo. Ora, lo scopo dell'evasione di Rudolf Vrba e Alfred Wetzler era appunto 
quello di "dire al mondo che cosa accadeva ad Auschwitz " per impedire la 
deportazione degli Ebrei ungheresi in questo campo , ed essi speravano di convincerli 
con il rapporto di cui ho parlato sopra. Circa le fonti di questo rapporto, Rudolf Vrba 
scrisse successivamente di aver preso contatto con Filip Mueller, " who became one of 
my most valuable sources of information" (98) e di aver ricevuto da lui "further 
information" quando, all'inizio del 1944, discusse con lui la situazione del campo. 
(99) Al processo Zuendel del 1985, al quale partecipo come testimone dell'accusa, 
Rudolf Vrba confermo di aver avuto frequenti contatti con membri del 
Sonderkommando, dichiarando di aver redatto lo schema dei crematori II e III di 
Birkenau di cui si è parlato sopra proprio in base a queste informazioni. (100) Filip 
Mueller, il membro del Sonderkommando chiamato in causa da Rudolf Vrba come 
una delle sue fonti di informazione piìi preziose, ha affermato addirittura di aver 
consegnato ad Alfred Wetzler, nel 1944, tra altri documenti, "einen Pian der 
Krematorien mit den Gaskammern" ["una pianta dei crematori con le camere a gas"] 
(101) 

42 

Poiché sia la pianta sia la descrizione dei crematori n/III del rapporto Vrba-Wetzler 
sono pura fantasia, la conclusione è obbligata — a meno che non si voglia affermare 
che Vrba e Wetzler abbiano falsificato intenzionalmente i documenti che erano stati 
consegnati loro da Filip Mueller! — ed è questa: la storia dello sterminio ebraico in 
camere a gas omicide riferito da Vrba e Wetzler nel loro rapporto non proveniva dal 
Sonderkommando, ma fii elaborata in ambienti estranei al Sonderkommando e 
all'insaputa di questo. In altri termini, tale storia fu creata dal movimento di 
resistenza del campo, senza neppure interpellare il Sonderkommando, come mera 
Greuelpropaganda. 

Quanto a Filip Mueller, nel suo memoriale egli ha pubblicato uno schizzo del 
crematorio III di Birkenau — schizzo sufficientemente corretto, e quindi in totale 
contrasto con quello del rapporto Vrba-Wetzler (102) - ma lo ha tratto da un libro 
apparso in Cecoslovacchia nel 1957! (103) Sperava forse di far credere che quella 
fosse una riproduzione della pianta che egli asserisce di aver consegnato nel 1944 ad 
Alfred Wetzler? 

Riguardo a questo documento, dunque, Pierre Vidal-Naquet deve mentire per evitare 
che il lettore si accorga che esso è falso e che il movimento di resistenza del campo di 
Auschwitz era una fucina di menzogne. (Sulla questione ritornerò successivamente 
nella trattazione del diario del dott. Kremer). 

Quanto ciò sia vero, è dimostrato dal seguente rapporto del 23 ottobre 1942: 

"Secondo la relazione di un uomo SS impiegato presso le camere elettriche, il 
numero quotidiano di queste vittime ammonta ufficiosamente a 2.500 per 
notte. Sono uccise in un bagno elettrico (w lazni elektycznej) e in camere a 
gas". (104) 

La storia dello sterminio mediante elettricità, che, come abbiamo visto, fu diffusa 
soprattutto in relazione al campo di Belzec, fu ripresa subito dopo la liberazione di 
Auschwitz in un articolo di Boris Polevoi apparso su la Pravda: 

"L'anno scorso, quando l'Armata Rossa ha rivelato al mondo i terribili e 
nauseanti segreti di Majdanek, i Tedeschi ad Auschwitz cominciarono a 
cancellare le tracce dei loro crimini. Spianarono le colline delle cosiddette 
"vecchie" fosse nella parte orientale del campo, fecero saltare in aria e 
distrussero le tracce del trasportatore elettrico (elektrokonvejerà) dove erano 
state uccise con la corrente elettrica {elektriceskim tokom) centinaia di persone 
alla volta; i cadaveri erano deposti su un nastro trasportatore che scorreva 
lentamente ed erano portati in un forno a tino (shachtnuio pec'), dove i 
cadaveri bruciavano completamente; ma le ossa venivano cilindrate (105) e 
poi utilizzate come concime per i campi." (106) 

Tornando al rapporto Vrba— Wetzler, il fatto che questo documento sia una volgare 
impostura non ha impedito e non impedisce ai fieri paladini della verità di citarlo 
come documento veridico e concorde con altri documenti, da Georges Wellers (107) 
al Dokumentationsarchiv des sterreichen Widerstandes. (108) 

43 

Un'ultima osservazione su Filip Mueller, uno dei testimoni citati da Pierre Vidal- 
Naquet (p.l44). Come ho dimostrato altrove, (109) questo sedicente testimone 
oculare, nella descrizione delle gasazioni omicide del suo memoriale — redatto nel 
1979 — ha plagiato sfrontatamente Miklos Nyiszli (110) e Kurt Gerstein. (Ili) Ecco 
un esempio significativo relativo alla tragica scena della gasazione nel crematorio II 
di Birkenau: 

FiUp Mueller: 

"Quando i cristalli di Zyklon B entravano in contatto con l'aria, si sviluppava il 
gas letale, che si diffondeva dapprima all'altezza del pavimento e poi saliva 
sempre piìi in alto. Perciò i piìi grossi e i più forti stavano in cima al mucchio 
di cadaveri, mentre sotto c'erano soprattutto bambini, vecchi e deboli. In 
mezzo si trovavano per lo piìi uomini e donne di mezza età. Senza dubbio 
coloro che stavano sopra, nella loro angoscia mortale panica, erano saliti sopra 
a coloro che erano già sul pavimento perché avevano la forza per farlo e forse 
perché si erano anche accorti che il gas letale si diffondeva dal basso verso 
l'alto". (112) 

Miklos Nyiszli: 

"Si presenta uno spettacolo orrendo: i cadaveri non sono sparpagliati nel 
locale, ma sono ammucchiati gli uni sugli altri. Ciò è facilmente spiegabile: lo 
Cyklon gettato dall'esterno sviluppa i suoi gas letali inizialmente all'altezza del 
pavimento. Solo a poco a poco esso raggiunge gli strati d'aria piìi alti. Perciò 
gli sventurati si calpestano reciprocamente, gli uni si arrampicano sugli altri. 
Quanto piìi stanno in alto, tanto piìi tardi li raggiunge il gas". (113) 

Il dottor Nyiszli ha inventato questa scena sul presupposto, errato, che lo Zyklon B 
fosse "cloro in forma granulosa" (1 14) e il cloro gasoso ha una densità di 2,44 rispetto 
all'aria, (1 15) perciò, in una eventuale camera a gas, esso salirebbe appunto dal basso 
verso l'alto; ma l'acido cianidrico gasoso ha una densità di 0,94, (116) dunque è piìi 
leggero dell'aria, perciò ha una grande capacità di diffusione e tende a salire 
rapidamente in alto, (1 17) proprio dove, secondo Nyiszli, le vittime, con lotta 
affannosa, cercavano di ritardare la loro morte, ma sarebbero invece morte prima delle 
altre. 

2. 1 manoscritti del Sonderkommando. 

Pierre Vidal-Naquet rileva al riguardo che 

"Faurisson si limita a prendere in giro (Le Monde del 16 gennaio 1979; Vérìté, 
p.llO) i "manoscritti — miracolosamente — ritrovati" di cui non tenta 
nemmeno di dimostrare la non autenticità" (p.22). 

La pretesa di Pierre Vidal-Naquet è veramente degna di lui. Ne spiego le ragioni. I 
manoscritti in questione sono costituiti dai seguenti documenti: 

44 

1) un taccuino di 91 pagine in yiddish e una lettera parimenti in yiddish firmati 
Zalman Gradowski dissotterrati dai Sovietici nell'area del crematorio II di Birkenau il 
5 marzo 1945 ;.(1 18) 

2) un quaderno in yiddish anonimo (attribuito da Ber Mark a Leib Langfus), 
dissotterrato nell'area del crematorio n nel 1952; (119) 

3) un manoscritto in yiddish firmato Zalman Lewental dissotterrato nell'area del 
crematorio II il 28 luglio 1961. (120) 

4) un manoscritto di 26 pagine in yiddish firmato Zalman Lewental e un altro, 
parimenti in yiddish, anonimo, dissotterrati nell'area del crematorio II il 17 ottobre 
1962. (121) 

Questi documenti, ai quaU Pierre Vidal-Naquet attribuisce tanta importanza, furono 
pubblicati per la prima volta nel 1972, (122) esattamente 27 anni dopo il primo 
ritrovamento, 20 anni dopo il secondo, 11 anni dopo il terzo e 10 anni dopo il quarto! 
Se a ciò si aggiunge che i testi decifrati e tradotti sono scritti in yiddish e sono 
parzialmente rovinati, l'ironia del prof. Faurisson non è del tutto fuori luogo, ed 
appare chiara anche l'insensatezza della pretesa di Pierre Vidal-Naquet : uno afferma 
di aver trovato dieci o venti anni prima un manoscritto in yiddish, un altro afferma di 
averlo decifrato e tradotto, un altro ancora pubblica dei testi che afferma essere gli 
stessi ritrovati dieci o venti anni prima, ma il compito di dimostrare l'autenticità di 
questi testi non spetta a chi li pubblica, bensi a chi li legge ! 

In una pubblicazione polacca appare la fotografia del primo ritrovamento: una piccola 
buca in fondo alla quale giace un contenitore metallico; il diametro della buca è 
appena un po' piìi grande del contenitore: un ritrovamento veramente miracoloso! 
(124)Questa pubblicazione riporta inoltre una fotografia del 1945 dei manoscritti 
racchiusi nel contenitore in questione e un'altra fotografia, del 1962, del manoscritto 
di Z. Lewental (125): questi manoscritti appaiono in condizioni tali che, per la 
ricostruzione del testo, decifrazione è un termine ancora eufemistico. 

Che questi manoscritti siano stati sotterrati sembra certo, da chi e quando siano stati 
sotterrati resta una questione insoluta. 

Veniamo ora al contenuto dei manoscritti. Pierre Vidal-Naquet afferma che essi 
"danno una descrizione precisa e in accordo con notizie da altra fonte sul 
funzionamento delle camere a gas" (p.22). 

NOTE 

(44) Ad esempio, tra il 15 marzo e il 30 aprile 1943 sono nati oltre 60 bambini. 
Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse ini Konzentrationslager Auschwitz- 
Birkenau 1939-1945, Rowohlt-Verlag, Reinbeckbei Hamburg 1989, pp.422-481. 

(45) Ibidem. 

(46) Ibidem, p .445. 

45 

(47) Edite par Beate et Serge Klarsfeld, 1979. 

(48) S. Thion,Vérité historique ou vérité politique? , op.cit. p.lll. 

(49) Georges Wellers, Les chambres à gaz ont existé. Des documents, des 
témoignages, des chìjfres. Gallimard, Paris 1981, pp. 205-208. 

(50) Vedi paragrafo 5. 

(51) Eugen Kogon , Hermann Langbein, Adalbert Rueckerl, Les chambres à gaz 
secret d'Etat. Les Editions Minuit, Paris 1984, p. 184. Georges Wellers è l'autore dei 
capitoli VII e IX di quest'opera collettiva. 

(52) Edizioni di Ar, 1992. 

(53) Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse ini Konzentrationslager Auschwitz- 
Birkenau, op. cit., pp. 117-120. 

(54) Riporto il mio scritto nel capitolo VI. 

(55) "Guest France", samedi-dimanche 2-3 aoùt 1986, p.6. 

(56) "IHR Newsletter", Number 82, October 1991, IHR Scores Stunning Victory in 
Mermelstein Trial. Sconfitto anche in appello (28 ottobre 1992), Mei Mermelstein 
decise di non ricorrere alla Corte Suprema, rendendo cosi definitiva la vittoria dell' 
Institute for Historical Review. "The Journal of Historical Review", vol.l3, n.l, 
gennaio-febbraio 1993, p.7; n.2, marzo-aprile 1993, p.l3. Sull'intera vicenda vedi: 
Michael Collins Piper, Best Witness. The Mei Mermelstein Affair and the Triumph of 
Historical Revisionism. Center for Historical Review, Washington, D.C., 1994. 

(57) Mei Mermelstein, By Bread Alone, Copyright 1979 by Mei Mermelstein. 
Distributed by: Auschwitz Study Foundation, Inc., Huntington Beach, California, 

p.277. 

(58) La "soluzione finale": la conoscenza da parte di alleati e neutrali negli anni 1941- 
1942, in: La soluzione finale. Problemi e polemiche. Edizioni di Ar, 1991, pp.llO- 
153. 

(59) Likwidacja zydowskiej Warszwy. Treblinka. In: "Biuletyn Zydowskiego Instytutu 
Historycznego", Warszawa, styczen-czerwiec 1951, Nr.l, pp.93-100; citazioni : p.95 e 
99. 

(60) 2,000,000 Murders by Nazis Charged. Polish Paper in London Says Jews Are 
Exterminated in Treblinka Death House. "The New York Times", 8 agosto 1944, 
p.ll. 

(61) Accusa n.6 contro Hans Frank, Norimberga, 5 dicembre 1945. Documento PS- 
3311, pubblicato in: IMG, vol.XXXII. 

(62) Si tratta del vapore acqueo, come viene precisato subito dopo. 

46 

(63) A. Silberschein, Die Judenausrottung in Polen. Augenzeugenberichte. Dritte 
Serie: Die Vernichtungslager. Tremblinki, p.39. Cito dall'edizione originale in 
tedesco. 

(64) Alexander Pechersky, La rivolta di Sobibor, traduzione jiddish di N.Lurie, 
Mosca, Editrice statale Der Emes, 1946, in: Yuri Suhl, Ed essi si ribellarono. Storia 
della resistenza ebraica contro il nazismo. Milano 1969, p.31. 

(65) Dokumenty i materialy, opracowal Mgr Blumental, Lodz 1946, Tom I, p.211. 

(66) Z. Klukowski, Dziennik z lat okupacji, Lublin 1959, p.254. 

(67) Rapporto della Delegatura dell'aprile 1942. In: Caban,!., Marikowski,Z., WaM 
zbonej, I, Armja krajowa w okretu lubelskim, Udzial 2, Dokumenty, p.35. 

(68) Who knew ofthe extermination? Kurt Gerstein's Story. In: "The Wiener Library 
Bulletin", n.9, 1955, p.22. 

(69) Extraordinary Report front the Jew-extermination Camp at Belzec. In: "Polish 
Fortnightly Review", 1° dicembre 1942, p.4. 

(70) Martin Gilbert, Auschwitz and the Allies.The politics ofrescue. Arrow Books 
Limited, London 1984, p.93. 

(71) News is reaching the Polish Government in London about the liquidation of the 
Jewish ghetto in Warsaw. In: Foreign Office papers, FO 371/30917, xp 5365, p. 79, e 
FO 371/30923, CI 1923, xp 009642, p.79. 

(72) "Daily News Bulletin, 25 novembre 1942, pp.1-2. 

(73) "The New York Times", 20 dicembre 1942, p.23. 

(74) The Black Book of Polish Jewry. New York 1943, p.l31 : Report of Dr. I. 
Schwarzbart. 

(75) A. Silberschein, Die Judenausrottung in Polen. Genf 1944, Fuenfte Serie, p.21. 

(76) "The New York Times", 12 febbraio 1944, Nazi Execution Mill Reported in 
Roland. Fugitive Tells ofMass Killings in Electrically Charged Vats, p.6. 

(77) Stefan Szende, Den siste juden fran Polen. A. Bonniers foerlag, Stockholm 1944, 
pp.298-299. 

(78) A. Silberschein, Die Judenausrottung in Polen. Genf 1944, Fuenfte Serie, pp. 21- 

22. 

(79) Ilya Ehrenburg, Vasily Grossman, The Black Book. Holocaust Library, New 
York 1981, p.l 17. 

47 

(80) La credibilità di Wiesenthal è stata recentemente demolita in Germania nel corso 
di una inchiesta della serie televisiva Panorama trasmessa dalla Norddeutsche 
Rundfunk (Sonntagszeitung, Zuerich, 11.2.1996; fotocopia dell'articolo in: VHO 
Nieuwsbrief, n.2, 1996, p. 37) 

(81) S. Wiesenthal, Seifenfabrik Belsetz. In: "Der neue Weg", Wien, n.19/20, 1946, 
p.l4. 

(82) URSS-93, p.65 della traduzione russa; pp.41-42 della traduzione tedesca; p.83 
della traduzione inglese. 

(83) IMG, voi. VII, pp. 633-634, dove il nome del campo è deformato in Beldjitze per 
una traslitterazione molto approssimativa dal russo. 

(84) Jan Karski, Story ofa Secret State. Houghton Mifflin Company, Boston 1944, 
pp.349-350. 

(85) Ibidem, p.350. 

(86) Verbale dell'interrogatorio di Rudolf Reder, Cracovia, 29 dicembre 1945. ZS 
Ludwigsburg, Samml. Polen, Ord. 356, 115-120, p.ll8. Il colorito delle vittime di 
avvelenamento da ossido di carbonio è "rosso ciliegia" (cherry red) o " rosa" (pink): 
S. Kaye, Handbook of Emergency Toxicology, Springfield, C.C. Thomas 1989, 
pp.187-188; cit. da Fritz Berg, The Diesel Gas Chambers: Myth Within A Myth. "The 
Journal of Historical Review", Spring 1984, p.20. 

(87) Come viene spiegato nella pagina precedente, si trattava di una baracca dove 
"wurden die Gas-Experimente gemacht" é [dove veniva eseguiti gli esperimenti con il 
gas]. 

(88) A. Silberschein, Die Judenausrottung in Polen, Fuenfte Serie, Das K.Z. Lager 
LubKn, Genf 1944, pp. 15-16. 

(89) Vedi al riguardo: Enrique Aynat, Los "Protocolos de Auschwitz" : unafuente 
historica? Garcia Hispan , Editor, Alicante, 1990. 

(90) Il rapposto consta di una relazione di entrambi gli ex detenuti su Auschwitz- 
Birkenau e di una relazione su Majdanek e su Auschwitz-Birkenau di Rudolf Vrba. 

(91) La prima stesura scritta di questo rapporto, intitotolata Tatsachenbericht ueber 
Auschwitz und Birkenau, è datata "Ginevra, 17 maggio 1944" e fu diffusa dalla 
Weltzentrale des Hechaluz elvetica (Franklin Belano Roosevelt Library, New York, 
Collection WRB, Box 61). 

(92) Executive Office of The Fresident. War Refugee Board, Washington, D.C. 
German Extermination Camps — Auschwitz and Birkenau. November ,1944. 

(93) Vedi documento 1 dell'Appendice. 

48 

(94) Gennari Extermination Camps — Auschwitz and Birkenau, op.cit., pp. 14-16. 
Testo originale nel documento 1 . 

(95) Vedi documento 2 dell'Appendice. 

(96) Al riguardo vedi ad es. : Enzyklopaedie des Holocaust, op.cit., vol.I, p.l 18. 

(97) / cannot forgive , by Rudolf Vrba and Alan Bestie. Sidwick and Jackson and 
Anthony Gibbs and Phillips, 1963, p.l98. 

{9^) Ibidem, ^.115. 

{99) Ibidem, ^.191. 

(100) In the District of Ontario. Between: Her Majesty the Queen and Ernst Zuendel. 
Before: The Honourable Judge H.R. Locke and a Jury, voi. VI, p.l479. Rudolf Vrba 
dichiaro sotto giuramento di essere l'autore dello schema in questione ( Ibidem, 
pp.1260,1266,1316). 

(101) Filip Mueller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und 
Gaskammem von Auschwitz. Verlag Steinhausen, Muenchen 1979, p.l 93. 

(102) Ibidem, pp.286--287. 

(103) Ota Kraus, Erich Kulka, Tovama na smtr. Dokument o Osvetimi. Nase Vojsko - 
- SPB, Praha 1957, illustrazione fuori testo tra p.l36 e 137. 

(104) Zeszyty Oswiecimskie, Numer Specjalny (I), Wydawnictwo Panstwowego 
Muzeum w Oswiecimiu, 1968, p.52. 

(105) Il verbo val'tsevat' significa cilindrare, calandrare; probabilmente l'autore vuol 
dire che le ossa venivano schiacciate con un cilindro. 

(106) Kombinat smerti v Osventsime, in "Pravda", 2 febbraio 1945, p.4. 

(107) Les chambres à gaz ont existé, op.cit. , pp. 114-1 15. 

(108) Brigitte Bailer-Galanda, Wolfgang Benz und Wolfgang Neugebauer (Hg.), 
Wahrheit und Auschwitzluege, Deuticke, Wien 1995, p.75. 

(109) Auschwitz: un caso di plagio. Edizioni La Sfinge, Parma 1986. 

(1 10) Un altro sedicente testimone oculare le cui imposture ho messo in evidenza 
nello studio "Medico ad Auschwitz": anatomia di un falso. Edizioni La Sfinge, Parma 
1988. 

(Ili) Vedi al riguardo il mio studio // rapporto Gerstein: anatomia di un falso. 
Edizioni Sentinella d'Italia, 1985. 

(112) FiUp Mueller, Sonderbehandlung, op.cit., pp.185-186. 

49 

(113) Miklos Nyiszli, Tagebuch eines Lagerarztes, in "Quick", Munchen 1961, Nr.4, 
p.29. Filip Mueller ha operato i suoi plagi da questa edizione del racconto di Nyiszli. 

(114) "Cyklon, vagy Chlor szemcsés formaja": Miklos Nyiszli, Dr.Mengele 
Boncoloorvosa voltarti az auschwit-i krematoriumban. Copyright by Dr.Nyiszli 
Miklos, Oradea, Nagyvarad, 1946, p.35. 

(1 15) Gabba-Molinari, Manuale del chimico industriale. Ulrico Hoepli Editore, 
Milano 1923, p.73. 

(116) Ibidem. 

(1 17) G.Peters, Die Verdunstung als unentbehriiches Mittel der 
Schaedlingsbekaempfung mit Gasen. In: "Zeitschrift fuer hygienische Zoologie und 
Schaedlingsbekaempfung", 1940, p.ll6. 

(118) Ber Mark, Des voix dans la nuit La résistance juive à Auschwitz. Plon, Paris 
1982,pp.l80-181. 

{119) Ibidem,^. 183. 

{120) Ibidem, ^.n9. 

{U\) Ibidem, p.\^5. 

(122) Inmitten des grauenvollen Verbrechens, Handschriften von Mitgliedem des 
Sonderkommandos. Sonderheft I der Hefte von Auschwitz. Oswiecim 1972. 

(123) KL Auschwitz. Fotografie dokumentalne. Krajowa Agencja Wydawnicza, 
Warszawal980,p.l87. 

(124) Da nessun documento risulta che per la ricerca siano stati usati dei metal 
detectors. Del resto, se ciò fosse avvenuto, i contenitori sarebbe stati trovati tutti nel 
1945. 

(125) Kl Auschwitz. Fotografie dokumentalne, op.cit., p.l87 e 188. 

50 

[Capitolo primo 3/4] 

C'è da chiedersi se egli abbia mai letto questi scritti. La cosa che piìi colpisce in essi è 
una stonatura radicale che appare in tutti indistintamente: questi documenti sarebbero 
stati redatti da membri del Sonderkommando per la storia, per informare il mondo 
degli orrori della "fabbrica della morte" di Birkenau; ora, che cosa contengono questi 
documenti? Piante dei crematori e delle camere a gas? Descrizione della struttura e 
del funzionamento delle camere a gas? Descrizione della struttura e del 
funzionamento dei forni crematori? Liste numeriche dei barattoli di Zyklon B usati 
per le gasazioni? Liste dei convogli di Ebrei gasati? Liste numeriche delle persone 
gasate? Liste numeriche dei cadaveri cremati? Liste nominative dei membri del 
Sonderkommando? Liste nominative del personale SS dei crematori? 

Niente di tutto questo. Le informazioni sulle camere a gas e le gasazioni sono in essi 
talmente scarne e vaghe che non solo non apportano conoscenze nuove al riguardo, 
ma, senza le conoscenze già acquisite sulle presunte gasazioni omicide, risulterebbero 
addirittura incomprensibili: per fare un esempio, nei manoscritti non viene mai 
nominato né lo Zyklon B né l'acido cianidrico! Inoltre in essi non viene neppure detto 
esplicitamente che le presunte camere a gas omicide — che sono chiamate 
genericamente "bunker" — si trovavano all'interno dei crematori! 

Nei manoscritti del Sonderkommando la storia dello sterminio appare come uno 
sfondo sbiadito davanti al quale sfilano i racconti edificanti di una puerile haggadah 
olocaustica. Come esempio adduco qualche perla letteraria. 

Alla fine del 1943 un gruppo di Polacchi e un gruppo di Ebrei olandesi furono 
condotti al "bunker" per essere gasati; prima di morire, i Polacchi cantarono l'inno 
nazionale, gli Ebrei la Hatikva, poi i due gruppi insieme intonarono l' Intemazionale l 
(126) 

Alla fine del 1943 giunsero ad Auschwitz dei bambini destinati alla gasazione. 
Durante la svestizione (non è specificato dove) un bambino di sette anni rimbrotto 
cosi un uomo del Sonderkommando: 

"Ma anche tu sei ebreo! Come puoi gasare dei bambini? Per restare in vita? La 
vita tra questa banda di assassini ti è piìi cara della morte di tante vittime?"! 

(127) 

Un'ultima perla. 

"Inizio del 1943. Il bunker era pieno fino a scoppiare. Un bimbetto era rimasto fuori. 
Un Unterscharfuehrer gli si avvicino per abbatterlo con il suo manganello. Il sangue 
colo da tutte le parti. Improvvisamente il bimbetto, disteso esanime, si alzo e si 
immobilizzo, contemplando pacatamente con i suoi occhi di fanciullo il suo assassino. 
La SS scoppio in una risata ignobile, estrasse la pistola e l'abbatté"! (128) 

Non mancano neppure le menzogne spudorate. Per esempio, nella lettera firmata 
Zaknan Grado wski e datata 6 settembre 1944 si legge: 

51 

"Davanti ai miei occhi periscono attualmente decine di migliaia di Ebrei della 
Cecoslovacchia", (129) 

ma, secondo il Kalendarium di Auschwitz, l'ultimo trasporto dalla Cecoslovacchia 
prima del 6 settembre 1944 era arrivato il 7 ottobre 1943! Ecco un'altra chicca: 

"Un colpo sulla testa e si cade morti stecchiti. Questa è, in generale, la vita del 
campo. Ogni giorno, migliaia di detenuti abbattuti, senza alcuna esagerazione, 
veramente migliaia e spesso giustiziati proprio per mano di altri detenuti". 
(130) 

Dunque le vittime dei manganelli dei capo erano di gran lunga piìi numerose di quelle 
delle camere a gas ! 

Il manoscritto firmato Zalman Lewental parla inoltre della cremazione di "un mezzo 
milione di Ebrei ungheresi", (131) circa 80.000 piìi di quelli che giunsero ad 
Auschwitz! (132) 

L'evacuazione del campo nell'autunno del 1944 è considerata nello stesso manoscritto 
sinonimo di massacro: 

"Inoltre, non si nascondeva che la fase di liquidazione del campo era 
cominciata, col trasporto quotidiano di trasporti di Ebrei per ferrovia, non 
lontano da qui, per massacrarli, come ne avemmo le prove controllate, 
irrefutabili". (133) 

C'era forse un altro campo di sterminio vicino a Birkenau? 

La descrizione della rivolta del Sonderkommando è in contraddizione con la versione 
ufficiale (essa stessa creata sulla base di versioni contraddittorie); Ber Mark riconosce 
questo fatto, ma cerca di minimizzarlo scrivendo che essa "per certi dettagli, differisce 
da quella che abbiamo dato nel capitolo precedente" (134). 

Nello scritto Sadismo. Nel 1940-1941 relativo a Belzec si legge: 

"Pili tardi, quando i Tedeschi furono penetrati profondamente in Russia, 
vennero costruite nella foresta otto grandi baracche nelle quali si installarono 
tavoli e panche; là gli Ebrei di Lublino, di Lemberg e di altre circoscrizioni 
furono ammassati e folgorati". (135) 

Naturalmente tutte le informazioni furono fornite dai soliti testimoni oculari che, non 
si sa come né perché, invece di essere a loro volta "folgorati" a Belzec, erano diventati 
membri del Sonderkommando dei crematori di Birkenau! (136) 

C'è bisogno di ricordare che gli altri impostori menzionati sopra hanno collocato 
questa storiella nel 1942? Questo impostore ha dunque commesso anche un errore 
cronologico incomprensibile, visto che egli scriveva nel 1943-1944. (137) 

Nella nota datata 26 novembre 1944 si legge: 

52 

"Il 14 ottobre 1944 è iniziata la demolizione delle pareti del crematorio 3". (138) 

Ma questo crematorio (il crematorio IV secondo la denominazione usuale) era stato 
distrutto nella rivolta del Sonderkommandol (139) 

Nel manoscritto firmato Zalman Lewental si rileva che "la costruzione dei crematori 3 
e 4" (= IV e V) segno una nuova tappa nella vita degli uomini del Sonderkommando 
(140) (dopo le presunte gasazioni nelle due casette chiamate dopo la guerra Bunker 1 
e 2), come se fossero stati i primi crematori ad entrare in funzione. (141) 

In conclusione, i manoscritti del Sonderkommando non solo non dimostrano nulla, ma 
hanno essi stessi bisogno di dimostrazione. 

Prima di passare ad un altro argomento, voglio citare due documenti che ho rinvenuto 
a Mosca sulla brutalità dei detenuti che rivestivano incarichi di comando, la quale, si 
racconta, era non solo tollerata, ma addirittura incoraggiata dalle SS. Come si è visto, 
secondo il manoscritto firmato Zalman Lewental, questi detenuti uccidevano ogni 
giorno migliaia di loro confratelli. 

Si tratta di due comunicazioni dell' SS-Standortarzt allo Schutzhaftlagerfuehrer di 
Auschwitz. La prima, datata 30 giugno 1943, concerne i maltrattamenti inflitti da un 
Blockaelteste al detenuto Jaroslaus Murka (Z 4684); la seconda, datata 6 luglio 1943, 
riguarda il detenuto Richard Jedrzejkiewicz (115385), anch'egli picchiato da un 
Blockaelteste. Entrambe le comunicazioni furono redatte su informazione del 
Lagerarzt al ricovero dei suddetti detenuti all' Haeftlingskrankenbau (ospedale dei 
detenuti) ed entrambi si concludono con questa formula: 

"Der SS-Standortarzt Auschwitz bittet um Untersuchung und Bestrafung der 
Schuldigen [L'SS-Standortarzt di Auschwitz prega di indagare e di punire il 
colpevole]." (142) 

Il riferimento dell'intestazione mostra che esistevano atti specifici di cui questi 
documenti facevano parte, sicché essi rientravano nella prassi ordinaria del campo. 

3. Il diario del dott.Kremer. 

Riguardo a questo documento, Pierre Vidal-Naquet dichiara: 

"Il diario di Johan Paul Kremer, medico delle SS, che esercito a Auschwitz dal 
30 agosto al 18 novembre 1942, non è certo "l'argomento supremo dei 
sostenitori della realtà delle camere a gas" (come sostengono gli editori di 
Faurisson); ma è un documento importante, diretto, autentico, su quel periodo 
relativamente antico della storia dello sterminio ad Auschwitz" (p.l09). 

Tuttavia, per Pierre Vidal-Naquet questo documento è tanto importante che gli dedica 
ben sette pagine del suo libro, giungendo alle seguenti conclusioni: 

1. Non c'è un solo passo nel Diario in cui Kremer parli del tifo in rapporto alle "azioni 
speciali". 

53 

2. Non si capisce perché il tifo dovrebbe coincidere obbligatoriamente con degli arrivi 
dall'esterno (c'era allora un epidemia di tifo in Olanda?). 

3. Non si capisce perché un'esecuzione, scena banale per Kremer, assuma ad un tratto, 
a proposito di un'azione speciale, un carattere tragico. 

4. Che Auschwitz sia stato il Lager der Vemichtung non ha alcun rapporto con le 
epidemie di tifo. In realtà, Faurisson, cosi ansioso dell'esattezza in materia di 
traduzione, non si è accorto che Kremer non usa, per il tifo, il verbo vernichten; scrive 
il 3 ottobre:"A Auschwitz, strade intere sono abbattute dal tifo" {In Auschwitz liegen 
ganze Strassenzuege an Typhus darnieder). La differenza del verbo (darniederliegen 
invece di vernichten) è significativa, e Faurisson s'è lasciato ingannare dalla 
traduzione dell'editore polacco. Infine, argomento che ricordo per mostrare come 
Faurisson legge i testi, è falso che Kremer abbia avuto il tifo e che quella che chiama 
la malattia di Auschwitz sia il tifo. Le indicazioni date nel Diario il 3 settembre, il 4 
settembre e il 14 settembre mostrano con perfetta chiarezza che la malattia di 
Auschwitz è una diarrea con una febbre moderata (37,8 il 14 settembre). Kremer è 
stato, di fatto, vaccinato contro due forme di tifo: esantematico e addominale. 
L'interpretazione di Faurisson non è dunque accettabile, e con essa viene distrutta la 
spiegazione della mortalità di Auschwitz dovuta al tifo, cara a quei revisionisti che, 
come Butz, volevano tuttavia ammettere che ad Auschwitz si moriva molto. Bisogna 
tornare alle notizie fomite dagli archivi del campo ed alle confessioni di Kremer, e 
cioè al fatto che le "azioni speciali" corrispondevano agli arrivi dei convogli dei 
deportati (di regola debitamente registrati negli archivi del campo) , che i deportati 
non immatricolati nel campo erano gassati nei bunker di Birkenau (piccole case 
situate nella foresta), che malati del campo (specialmente i malati di tifo) e 
"musulmani" e "musulmane" erano anch'essi gassati, e che accadevano talvolta, come 
avvenne il 18 ottobre, con quelle tre olandesi "giovani e in buona salute" che "non 
volevano entrare nella camera a gas e che piangevano per conservare la vita" e che 
furono fucilate, scene che turbavano l'ordine SS. 

Quando Kremer parla del campo di sterminio, non fa, è vero, riferimento ad un 
concetto giuridico— amministrativo, che non figura, anche questo è vero, sulle tavole 
ufficiali del Terzo Reich, parlava semplicemente di quel che vedeva. Sul piano che gli 
è caro, quello dell'esattezza filologica, della traduzione corretta, l'interpretazione di 
Faurisson è un controsenso; sul piano della morale intellettuale e della probità 
scientifica, è un falso" (pp.47-48). 

La conclusione di Pierre Vidal-Naquet è dunque che le undici Sonderaktionen [azioni 
speciali] menzionate dal dott. Kremer nel suo diario sono delle gasazioni omicide. 

Le annotazioni del diario del dott. Kremer non possono essere chiarite semplicemente 
su base filologica, ma richiedono il necessario inquadramento storico. 

Su questo tragico periodo della storia del campo di Auschwitz, Danuta Czech scrive: 

"Già verso la fine di marzo esso [// tifo esantematico} si manifesto nel campo 
maschile Blb di Birkenau, recentemente creato, e in maggio si notarono 
parecchi casi nel campo principale. L'epidemia di tifo esantematico abbraccio 
il KL Auschwitz nel mese di luglio del 1942. [...]. Poiché l'epidemia continuava 

54 

a propagarsi, Hoess fu costretto a ordinare il blocco totale del campo 
(vollstaendige Lagersperre) (143) [...]. L'epidemia di tifo esantematico porto 
via un grandissimo numero di prigionieri (la cifra esatta non è nota). Soltanto 
nel luglio 1942, nel campo principale e nella sua succursale di Birkenau, 
morirono 3.779 prigionieri maschi. Dunque la loro mortalità giornaliera era di 
circa 122 persone. Probabilmente essa non era minore presso le prigioniere". 
(144) 

Gli Sterbebuecher di Auschwitz, che sono da poco tempo a disposizione degli 
studiosi, rivelano tutto l'orrore di questo periodo: nei mesi piìi tragici — agosto e 
settembre — morirono oltre 10.000 detenuti, con una media di quasi 280 decessi al 
giorno per la prima quindicina di settembre. (145) 

In questa tragica situazione, è davvero tanto strano che, il 2 settembre, il dott. Kremer 
abbia definito il campo di Auschwitz Lager der Vemichtung (campo 
dell'annientamento)? (146) Forse che il tifo esantematico non annientava i detenuti a 
causa della ragione filologica addotta da Pierre Vidal-Naquet? 

E' vero che "non c'è un solo passo del Diario in cui Kremer parU del tifo in rapporto 
con le 'azioni speciali' ", ma è anche vero che non c'è un solo passo in cui Kremer 
parli delle gasazioni omicide in rapporto ad esse, come Pierre Vidal-Naquet ammette 
esplicitamente: 

"A Auschwitz, Kremer si esprime in un linguaggio semi— cifrato, quello che 
dominava nel campo in seno all'amministrazione SS. Non parla di gassazioni, 
ma di "azioni speciali" (p.l09) 

.Ma, obietta Pierre Vidal-Naquet, al processo della guarnigione del campo di 
Auschwitz il dott. Kremer ha ammesso che Sonderaktion significava gasazione 
omicida. E' vero, ma che cosa ci si poteva aspettare da un processo i cui giudici, nella 
motivazione della sentenza, hanno osato scrivere: 

"La produttività delle camere a gas di Oswiecim [Auschwitz] giunse a 60.000 
[sessantamila] gasati al giorno. L'assorbimento dei forni crematori era molto 
inferiore. Solo dopo lo scavo delle fosse si ottennero in media 18.000 cadaveri 
cremati al giorno". (147) 

Con ciò rispondo anche all'ironia di Pierre Vidal-Naquet riguardo al "carattere 
staliniano della Polonia del 1945" (p.l43). 

Ma veniamo alla "confessione" del dott. Kremer. Il 18 luglio 1947, interrogato dal 
giudice istruttore Jan Sehn, il dott. Kremer rese una deposizione che fu trascritta in 
polacco, (148) indi questo testo gli fu tradotto in tedesco ed egli lo approvo 
apponendovi la sua firma. (149) In questa deposizione egli dichiaro che Sonderaktion 
significava gasazione e che queste gasazioni avvenivano "in piccole casette situate 
fuori del campo nel bosco. Le SS le chiamavano nel loro gergo Bunker". (150) 

Non voglio entrare qui in una discussione troppo complessa nella quale dovrei 
"bruciare" alcuni importanti documenti che ho rinvenuto a Mosca — perii signor 

55 

Pierre Vidal-Naquet non ne vale proprio la pena! — perciò mi limito a qualche 
osservazione sommaria: 

1. Non esiste nessun documento tedesco sui Bunker 1 e 2, sebbene negli archivi di 
Mosca (152) vi siano decine di migliaia di documenti su ogni costruzione del campo, 
dai crematori alle stalle. 

2. 1 rapporti del movimento di resistenza di Auschwitz su questi Bunker, redatti 
durante la guerra, sono in totale contrasto con la versione attuale. In questi documenti 
non vengono mai menzionati né il termine Bunker — cosa alquanto singolare, se è 
vero che esso apparteneva al gergo delle SS - né il termine Zyklon B. 

Nel primo di questi rapporti - una "Lettera scritta dal campo di Oswiecim" in data 29 
agosto 1942, si legge: 

"Le piìi terribili sono le esecuzioni in massa mediante gas in camere costruite 
appositamente a questo scopo. Ce ne sono due e possono contenere 1.200 
persone. Vi sono installati bagni con docce, dalle quali, purtroppo, invece 
dell'acqua esce gas (zamiast wody wydobywa sie gaz). [...]. La morte subentra 
per soffocamento (przez uduszenie), perché il sangue prorompe dal naso e 
dalla bocca". (153) 

Un rapporto relativo al periodo 26 agosto-10 settembre 1942 dichiara: 

"Si decise perciò di costruire 5 nuove camere a Brzezinka [Birkenau], che 
dista 7 km dal campo. Queste camere sono 5 edifici (5 budynkow) senza 
finestre, con porte doppie fissate con bulloni e con installazioni di 
introduzione del gas e di ventilazione; ogni edificio è previsto per 700 
persone". (154) 

Secondo la versione ufficiale attuale, le casette trasformate in camere a gas erano due 
e non cinque; esse erano prive di installazioni di ventilazione e anche di introduzione 
del gas, a meno che la finestrella di introduzione dello Zyklon B possa definirsi una 
"installazione" (instalacjà); nelle presunte camere a gas non esistevano bagni con 
docce, né il gas usciva dalle docce — fantasia cara a molta memorialistica 
dell'immediato dopoguerra -- ma si sviluppava dallo Zyklon B versato nei locali; 
infine, le vittime morivano per avvelenamento da acido cianidrico, non già per 
soffocamento causato dal sangue. (155) 

Ciò che è importante rilevare, è il fatto che i rapporti del movimento di resistenza di 
Auschwitz, essendo i due Bunker situati in luoghi isolati al di fuori del campo, si 
dovevano basare necessariamente su testimoni oculari, che non potevano essere che i 
membri del Sonderkommando, su quegli stessi testimoni le cui dichiarazioni — rese 
dopo la fine della guerra — gli storici ufficiali hanno assunto come base per costruire 
la storia dei Bunker. Anche in questo caso, dunque, se non si vuole affermare che 
questi testimoni hanno mentito nel 1942, bisogna concludere che anche la storia dei 
Bunker è stata creata dal movimento di resistenza del campo. Nel dopoguerra alcuni 
sedicenti testimoni oculari hanno aggiunto a questa storia il termine Bunker e il 
riferimento allo Zyklon B, redigendo rapporti che, per il resto, sono tutti in 
contraddizione reciproca su tutti i punti essenziali. (156) 

56 

3. Se la storia delle gasazioni omicide nei Bunker fosse vera, come si spiegherebbe il 
fatto che durante la loro attività le SS liberarono numerosi detenuti dal campo? Dal 1° 
maggio al 15 luglio 1942 furono infatti rilasciati 436 detenuti. (157) A quale scopo? 
Per far conoscere al mondo il "terribile segreto" di Auschwitz? 

4. In un solo caso (annotazione del 12 ottobre) il dott. Kremer menziona il termine 
Bunker :"Cio nonostante ho assistito, di notte, ancora ad un'azione speciale su persone 
provenienti dall'Olanda (1.600 persone). Scene spaventose davanti all'ultimo bunkeri 
Era la decima azione speciale" (p.45). Questo Bunker è uno dei due presunti Bunker- 
camere a gas omicide di cui si è parlato? Se fosse cosi, che cosa significherebbe — sul 
piano dell'esattezza filologica tanto cara a Pierre Vidal-Naquet — "ultimo Bunker'"? Le 
casette ribattezzate Bunker erano solo due e, per di più, distavano in linea d'aria l'una 
dall'altra circa 650 metri: che senso ha dunque parlare di "ultimo Bunker" 7 

5. L'annotazione del 18 ottobre 1942 parla di "graessliche Szenen bei drei Frauen, die 
ums nackte Ueberleben flehen" (158) [scene terribili con tre donne che piangevano 
soltanto per la semplice sopravvivenza]. Se si accetta la spiegazione fornita dal dott. 
Kremer al processo della guarnigione del campo, che cioè "tre donne dell'Olanda non 
volevano entrare nella camera a gas (do komory gazowej) (159) e furono perciò 
fucilate sul posto", (160) bisognerebbe credere che, dei 1.594 Ebrei olandesi 
presuntamente gasati il 18 ottobre 1942, (161)3 non vollero entrare nella camera a 
gas, mentre gli altri 1.591 vi entrarono senza battere ciglio, senza lamentarsi e senza 
piangere ! Ciò sarebbe ancor più sorprendente in quanto il più grande dei due Bunker 
aveva una superficie utile di circa 105 metri quadrati, (162) sicché questa gente 
avrebbe dovuto accalcarsi nelle camere a gas con una densità di 15 persone per metro 
quadrato! Ma, secondo il dottor Kremer, questi 1.591 Ebrei entrarono tranquillamente 
nelle camere a gas come bestie al macello, tranne tre donne! E' veramente troppo. 

Aggiungo che, dal punto di vista puramente filologico, dall'annotazione del Diario del 
dott. Kremer non si può neppure desumere con certezza che queste donne siano state 
uccise: la minaccia di morte è certa, la morte lo è molto meno. Del resto questa 
minaccia — ed eventualmente anche la morte — poteva anche provenire da una grave 
infrazione alla disciplina del campo. (163) 

Per concludere questo argomento, il Diario del dott. Kremer dimostra la realtà di una 
sterminio ad Auschwitz mediante camere a gas soltanto se si presuppone che ad 
Auschwitz fosse in atto un sterminio mediante camere a gas, ossia soltanto sulla base 
di una petitio principii. 

Per quanto riguarda il significato del termine Sonderaktion, in questa sede, per 
confutare le affermazioni di Pierre Vidal-Naquet è sufficiente aver dimostrato che 
esso non è necessariamente sinonimo di sterminio in camere a gas, come del resto ha 
rilevato anche Jean-Claude Pressac: 

"Uno sciopero spontaneo sarebbe iniziato il 17 {dicembre 1942], determinando 
l'intervento della Gestapo del campo (la Sezione politica) per sedare quel 
moto, intervento che ricevette la designazione di "operazione speciale per 
ragioni di sicurezza" (Sonderaktion aus Sicherheitsgruenden). I civili 
sarebbero stati sottoposti dalle SS politiche a degli interrogatori, per sapere 
che cosa avesse provocato il loro rifiuto al lavoro". (164) 

57 

Il documento cui si riferisce Pressac paria di "eine Sonderaktion der Gestapo bei 
saemtlichen Zivilarbeiten" ["un'azione speciale della Gestapo in relazione a tutti gli 
operai civili"]. 

Da parte mia, qui mi limito a menzionare la lettera del capo della Zentralbauleitung di 
Auschwitz, SS-Sturmbannfuehrer Bischoff, in data 14 maggio 1943, all'SS-WVHA, 
con oggetto Durchfuehrung der Sonderaktion — Materialbeschajfung (esecuzione 
dell'azione speciale — fornitura del materiale), nella quale, "zwecks Durchfuehrung 
der befohlenen Sonderaktion" ["per eseguire l'azione speciale ordinata"], Bischoff 
chiede complessivamente 18.216,87 metri di tubi di vario tipo per l'impianto di 
depurazione delle acque e per l'impianto per lo sfruttamento del gas di fogna 
(Faulgas). Il documento fu registrato nella rubrica Sonderaktion KGL. (166) Pierre 
Vidal-Naquet oserà dire che questi documenti si riferiscono a gasazioni omicide? 

4. La Sonderbehandlung. 

Pierre Vidal-Naquet scrive a questo riguardo: 

"Ecco, ad esempio, un telegramma indirizzato da Auschwitz 
all'amministrazione economica centrale del campo a Oranienburg, dell' 8 
marzo 1943. Il documento enumera diversi convogli; come ad esempio questo: 
"Trasporto da Breslau, arrivato il 5.3.43. Totale: 1.405 ebrei. Messi al lavoro 
406 uomini (officina Buna) e 190 donne. Sono stati sottoposti al trattamento 
speciale (sonderbehandeh wurden) 125 uomini e 684 donne e bambini". 
L'addizione è esatta. Chi oserà dire che queste persone sono state condotte in 
un campo di riposo? "(pp.40-41). 

A favore della sua interpretazione, Pierre Vidal-Naquet cita un altro documento: 

"Ad esempio, conosciamo la statistica redatta il 18 ottobre 1944 nel campo 
femminile di Birkenau, che annovera come altrettante "partenze", che 
diminuivano gli effettivi del campo, morte naturale, transito e "trattamento 
speciale" — espressione quest'ultima che, come fu decifrato in seguito, 
indicava l'esecuzione nelle camere a gas (p.82). 

Entrambi i documenti appaiono in un'opera polacca in cui sono riportate delle 
semplici trascrizioni. (167) 

Cominciamo dal secondo documento. Come ho già rilevato, la presunta identità tra 
"trattamento speciale" ed "esecuzione nelle camere a gas" non è una decifrazione, ma 
una mera interpretazione. (168) 

Circa l'esattezza di questa interpretazione, rilevo ancora che esistono altri documenti 
di questo genere che recano una data posteriore a quella della (presunta) fine delle 
gasazioni omicide. (169) Allora come si gasava dopo la fine delle gasazioni? 

Uno di questi documenti, datato 26 novembre 1944, si trova esattamente nella stessa 
pagina di quello del 18 ottobre (170) menzionato da Pierre Vidal-Naquet, (171) che 
ovviamente si è guardato bene dal citarlo, onde evitare che anche il lettore si ponga 
questa domanda elementare. Un altro nobile esempio di probità intellettuale. 

58 

Se dunque la sigla S.B. significa morte, perché non si potrebbe riferire, ad esempio, a 
detenuti giustiziati per sentenza della sezione politica del campo? 

Ma essa si riferisce necessariamente alla morte? Perché non potrebbe riferirsi al 
trasferimento di detenuti ebrei deportati ad Auschwitz nel quadro delle evacuazioni 
ordinate da Berlino che avevano conseguentemente una figura giuridica diversa 
rispetto agli altri detenuti? Nella sezione VII del rapporto Korherr, dedicata agli Ebrei 
nei campi di concentramento, si legge in effetti: "Nichi enthalten sind die irti Zuege 
der Evakuierungsaktion in den Konzentrationslager Auschwitz und Lublin 
untergebrachten Juden" ["non sono compresi gli Ebrei alloggiati nei campi di 
concentramento di Auschwitz e di Lublino nel quadro dell'azione di evacuazione"]. 
(172) 

Con ciò passo al primo documento. Senza entrare troppo nei dettagli, mi limito a 
citare il piano di costruzione di Auschwitz del 28 ottobre 1942 in cui è menzionato un 
impianto di disinfestazione (Entwesungsanlage) di 1 .000 m2 "fuer 
Sonderbehandlung" dotato di "impianto di riscaldamento, docce e impianto di 
disinfezione" (Heiz-, Brause- u. Desinfektionsanlage) , e un altro Entwesungsanlage, 
pili piccolo (262,84 m 2 ) destinato alla truppa di guardia {fuer die Wachtruppe) (173) 
: chi oserà dire che questo impianto serviva per lo sterminio dei deportati? 

Eccoci giunti alla domanda cruciale che pone Pierre Vidal-Naquet -- l'unica domanda 
seria del suo libro — : 

"Ma nessuno ci ha mai spiegato perché dei bambini dovevano arrivare fin là, e 

nessuno ci ha mai detto che cosa ne era di quei bambini. 

L'incapacità assoluta in cui si trovano i "revisionisti" di dirci dove andavano 

coloro che non venivano registrati al campo e il cui nome figura tuttavia nelle 

liste dei convogli è la prova del carattere menzognero delle loro affermazioni" 

(p.41). 

Come ho accennato sopra in riferimento al rapporto Korherr, le deportazioni ad 
Auschwitz rientravano nel programma di evacuazione degli Ebrei dall'Europa, che 
coinvolgeva tutti gli Ebrei, e ciò spiega perché anche i bambini dovevano arrivare in 
tale campo. 

Dove andavano quelli che non venivano registrati? Se esistessero documenti che 
dessero una risposta chiara e netta a questa domanda, il revisionismo non esisterebbe; 
inversamente, il revisionismo esiste proprio perché non esistono documenti che diano 
una risposta chiara e netta a questa domanda. 

I documenti di Auschwitz, del resto, sono stati sequestrati dai Sovietici, non certo dai 
revisionisti, e se i Sovietici vi avessero trovato le prove documentarie che non vi era 
stato alcuno sterminio, le avrebbero rese note al mondo per scagionare 
dall'imputazione più grave gli odiati "banditi fascisti hitleriani"? Domanda retorica. 
Con ciò non voglio lanciare insinuazioni infondate. Tutt'altro. Le SS hanno lasciato ad 
Auschwitz, tra gli altri documenti, gli archivi completi della Zentralbauleitung, 
l'ufficio centrale delle costruzioni che aveva progettato e costruito l'intero campo — 
compresi i crematori con le presunte camere a gas omicide —, e 49 Sterbebuecher 
(registri dei decessi), che documentano la morte di 67.283 detenuti, la morte dei quali, 

59 

anche se essi, in massima parte, non sono stati uccisi direttamente, rappresenta 
nondimeno un crimine gravissimo. 

Da altre fonti si sa che almeno 121.000 detenuti furono trasferiti da Auschwitz in altri 
campi prima dell'evacuazione generale del campo (174) — evidentemente per 
divulgare adeguatamente il "terribile segreto" di Auschwitz! — ma non si conosce un 
solo documento ferroviario che menzioni la partenza da Auschwitz di un convoglio di 
detenuti trasferiti in un altro campo: le due opere piìi importanti dedicate alla 
questione dei trasporti ferroviari dei deportati (175) presentano documenti relativi a 
trasporti di deportati ad Auschwitz, ma nessun documento di treni pieni di detenuti in 
partenza da Auschwitz. 

Perché non esistono documenti ferroviari sul trasporto di questi 121.000 detenuti? 
Non si può certo pensare che le SS abbiano distrutto i documenti che le discolpavano 
lasciando tranquillamente ai Sovietici quelli che le incolpavano. 

Ciò premesso, la risposta alla domanda di Pierre Vidal-Naquet è fornita da Steffen 
Werner, il quale sostiene, con l'appoggio di parecchi documenti, che la soluzione 
finale della questione ebraica consisteva nel trasferimento degli Ebrei nella parte 
orientale della Rutenia Bianca. (176) 

Da parte mia, menziono un altro documento il quale dimostra che Auschwitz non era 
la destinazione finale dei trasporti ebraici che vi furono inviati. 

Nel suo resoconto del convegno sulle "questioni ebraiche" che si tenne il 28 agosto 
1942 presso il Reichssicherheitshauptamt, VSS Untersturmfiiehrer Ahnert, 
rappresentante di Eichmann a Parigi, dopo aver riferito i problemi discussi, tra cui 
l'intensificazione delle deportazioni ebraiche nel mese di ottobre (già dalla metà di 
settembre la Reichsbahn avrebbe messo a disposizione un trasporto al giorno) e la 
richiesta del comandante di Auschwitz che i deportati portassero con sé coperte, 
scarpe e gavette, riferisce: 

"L' SS-Obersturmbannfuehrer Eichmann chiese di effettuare subito l'acquisto delle 
baracche ordinate dal comandante della Polizia di Sicurezza a L'Aia. Il campo deve 
essere costruito in Russia. Il trasporto delle baracche può essere attuato in modo che 
da ogni treno da trasporto vengano trasportate 3-5 baracche". (177) 

Se i deportati abili al lavoro venivano immatricolati ad Auschwitz e gli inabili vi 
venivano gasati, a chi era destinato questo campo in Russia? 

NOTE 

(126) Ber Mark, Des voix dans la nuit, op. cit. , p.247. 
(121) Ibidem, p. 250. 
(U^) Ibidem, p. 250. 
(129) Ibidem, p. 242. 

60 

(130) Ibidem, p.279. 

(131) Ibidem, p.289. 

(132) Secondo Pressac, ad Auschwitz furono deportati 240.000 Ebrei ungheresi, di cui 
furono gasati 160.000. Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945. Feltrinelli, 
Milano 1994,p.l71. 

(133) Ber Mark, Des voix dans la nuit, op.cit., p.291. 
(Ì34) Ibidem, p. ne. 

(135) Ibidem, p. 253. 
(\36) Ibidem, p. 253. 

(137) Ibidem, p.252, nota 1. 

(138) Ibidem, p. 255. 

(139) Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau, 
op.cit., p.900. 

(140) Ber Mark , Des voix dans la nuit, op.cit., pp. 278-279. 

(141) Secondo il Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz- 
Birkenau, il primo crematorio che entro in funzione fu il IV (22 marzo 1943), seguito 
subito dopo dal II (31 marzo): op.cit., p.447 e 455. 

(142) Tsentr Chranenija Istoriko-dokumental'nich Kollektsii [d'ora in avanti: TCIDK], 
501-1-68, p.63 e 70. 

(143) Ciò avvenne il 23 luglio 1942. 

(144) Danuta Czech, Le ròle du camp d'hòpital pour les hommes au KL Auschwitz II, 
in: Contribution à l'histoire du KL Auschwitz. Edition du Musée d'Etat à Oswiecim, 
1978, pp.29-33. 

(145) Sterbebuecher von Auschwitz. K.G.Saur, Munchen, New Providence, London, 
Paris 1995,vol.I, p.236. 

(146) Dal 1° al 7 settembre morirono 1497 detenuti, in media 213 al giorno. Ibidem. 

(147) Prokuratura Najwyzszego Tribunalu Narodowego w Warszawie. Akt 
Oskarzenia. Warszawa 1949, p.75. 

(148) Pierre Vidal-Naquet, credendo che la deposizione sia in tedesco, rimanda ad 
un'opera in tedesco edita dal Museo di Auschwitz in cui qualche stralcio della 

61 

deposizione del dott.Kremer è stato semplicemente tradotto dal polacco in tedesco 
(p.l48, nota 102). 

(149) Archiwum Panstwowego Muzeum w Oswiecimimiu [d'ora in avanti: APMO], 
Dpr.-ZOd/59,p.21. 

(\50) Ibidem, p.n. 

(151) Della questione mi occupo in modo organico nello studio — in preparazione — 
Auschwitz: le camere a gas. 

(152) Mi riferisco agli archivi di via Viborskaja. 

(153) Zeszyty Oswiecimskie, Numer Specjalny (I), Wydawnictwo Panstwowego 
Muzeum w Oswiecimiu, 1968, p.43. 

(Ì54) Ibidem, pA^. 

(155) Yisrael Gutman and Michael Berenbaum Editors, Anatomy ofthe Auschwitz 
Death Camp. Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis, 1994, pp.161- 
164; Nationalsozialistiche Massentoetungen durch Giftgas. Eine Dokumentation. 
Herausgegeben von Eugen Kogon, Hermann Langbein, Adalbert Rueckerl u.a. 
S.Fischer Verlag, Frankfurt am Main, 1983, pp.206-212. 

(156) Anche questo tema viene trattato esaurientemente nel mio studio già citato 
Auschwitz: le camere a gas. 

(157) Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz- 
Birkenau, op. cit., pp. 205-249. 

(158) KL Auschwitz in denAugen der SS. Hoess, Broad, Kremer. Herausgegeben vom 
Staatlichen Auschwitz-Museum. Oswiecim 1973, p.226. 

(159) Nella deposizione del 18 luglio 1947 il dott. Kremer parla sempre di camera a 
gas, al singolare, ma, secondo la storiografia ufficiale, il Bunker 1 aveva 2 camere a 
gas, il Bunker 2 ne aveva invece 4. 

Anatomy of the Auschwitz Death Camp, op. cit. , p . 1 6 1 . 

(160) APMO, Dpr.-ZOd/59, p.21. 

(161) Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz- 
Birkenau 1939-1945, op.cit., p.321. 

{\62) Anatomy ofthe Auschwitz Death Camp, op.cit. p.l78. 

(163) Ovviamente dal punto di vista delle SS. 

(164) J.C.Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p.73. 

62 

(165) APMO, BW 30/27, p.49: telescritto segreto di Bischoff del 18 dicembre 1942. 

(166) TCIDK, 502-1-83, pp.315-316. 

(167) Dokumenty i Materìaly. Tom I. Obozy. Pracowal Mgr N.Blumental, Lodz 1946. 

(168) Aggiungo che nessuno dei due documenti menziona la parola 
Sonderbehandlung, bensi la sigla S.B. la quale, a sua volta, viene interpretata come 
Sonderbehandlung. 

(169) Secondo Pierre Vidal-Naquet, "alla fine dell'ottobre 1944" (p.l5); secondo il 
Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau, il 2 
novembre 1944 (op.cit., p.921). 

(170) Dokumenty i materìaly, op.cit., p. 118. 

(171) Altri documenti si trovano nella raccolta Staerkemeldung (D-Aun-3a/FL) 
dell'archivio del Museo di Stato di Auschwitz. 

(172)NO-5194,p.ll. 

(173) Vojensky historicky archiv, Praga. Fotocopia in: Florian Freund, Betrand Perz, 
Karl Stuhlpfaffer, "Der Bau des Vernichtungslagers Auschwitz-Birkenau". 
Zeitgeschichte, Heft 5/6, maggio-giugno 1993, p.207. 

(174) Franciszek Piper ("Estimating the Number of Deportees to and Victims of the 
Auschwitz-Birkenau Camp", in: Yad Vashem Studies, XXI, Jerusalem 1991, p.92) 
indica la cifra totale di 188.000 deportati, che comprende pero anche i circa 67.000 
detenuti che si trovavano ancora ad Auschwitz il 17 gennaio 1945. 

(175) RaulHilberg, Sonderzuege nach Auschwitz, Dumjahn, Mainz 1981; Heiner 
lichtenstein, Mit der Reichsbahn in den Tod. Massentransporte in den Holocaust. 
Bund-Verlag, Koeln 1985. 

(176) Steffen Werner, Die zweite babylonische Gefangenschaft. Zum Schicksal der 
Juden im Osten seit 1941. Selbstverlag Steffen Werner, Pfullingen 1990. 

(177) NG-1965. 

63 

[Capitolo primo 4/4] 

5. I discorsi di Himmler. 

Pierre Vidal-Naquet cita tre brani di discorsi di Himmler che dimostrerebbero la realtà 
del presunto sterminio ebraico: 

a) Discorso di Posen del 6 ottobre 1943: 

"Ci è stata posta la seguente domanda: che ne fate delle donne e dei bambini? 
Mi sono deciso, e anche in questo caso ho trovato una soluzione ovvia. Non 
mi sentivo il diritto di sterminare [per l'esattezza: estirpare, auszurotten] gli 
uomini, — dite, se volete, di ucciderli o di farli uccidere, — e di lasciar crescere 
i bambini che si sarebbero vendicati sui nostri bambini e sui nostri discendenti. 
E' stato necessario prendere la grave decisione di far sparire questo popolo 
dalla terra [dieses Volk von derErde verschwinden zu lassen]" (p.l3) 

b) Discorso del 24 aprile 1943: 

"L'antisemitismo è come lo spidocchiamento. Allontanare [entfernen] ì 
pidocchi non è una questione di concezione del mondo. E' una questione di 
pulizia" (p.l3) 

e) Discorso del 16 dicembre 1943. 

"Quando in un villaggio sono stato costretto a dare l'ordine di marciare contro 
i partigiani ed i commissari ebrei — lo dico davanti a questo uditorio, e le mie 
parole sono ad esso esclusivamente destinate — ho dato sistematicamente 
l'ordine di uccidere anche le donne e i bambini di questi partigiani e 
commissari" (p.22). 

Himmler si riferisce ad uno sterminio in massa? Le cose non sono cosi semplici come 
vuol far sembrare Pierre Vidal-Naquet. Esistono infatti altri discorsi di Himmler nei 
quali la questione ebraica viene presentata in termini completamente diversi. Il 23 
novembre 1942, a Bad Toelz, il Reichsfuehrer-SS dichiaro: 

"Anche la questione ebraica in Europa è cambiata completamente. Il Fuehrer 
disse una volta in un discorso al Reichstag: Se l'ebraismo dovesse mai 
provocare una guerra per lo sterminio dei popoli ariani, non sarebbero 
sterminati i popoli ariani, ma l'ebraismo. L'Ebreo è evacuato dalla Germania, 
egli ora vive all'Est \lebt irti Osten] e lavora alle nostre strade, ferrovie, ecc. 
Questo processo è stato attuato coerentemente, ma senza crudeltà". (178) 

La prima citazione continua cosi: 

"Per l'organizzazione che ha dovuto eseguire questo compito, è stato il piìi 
difficile che abbiamo avuto fino ad ora. Esso è stato eseguito [er ist 
durchgefuehrt worden] senza che — credo di poter dire — i nostri soldati e i 
nostri comandanti abbiano subito un danno nello spirito e nell'anima". (179) 

64 

Dunque il 6 ottobre 1943 il popolo ebraico era già stato "fatto sparire dalla terra"? 

Pierre Vidal-Naquet commenta cosi la seconda citazione: 

"In questo caso la metafora dei pidocchi dà a questo "allontanamento" il suo 
vero significato. Si "allontana" forse un pidocchio?" (p.l3) 

Questa interpretazione è invece smentita dai due editori dei "discorsi segreti" di 
Himmler, che alla fine della citazione aggiungono a mo' di commento: 

"[Vedi al riguardo lo stralcio di un discorso di Himmler del 1943 sulla 
popolazione del Governatorato generale: ...Questi 16 milioni che in 
precedenza risultarono ancora aumentati dall'enorme numero di Ebrei che 
allora furono portati all'Est. ..Y. (180) 

Nella sua terza citazione, Pierre Vidal-Naquet ha dimenticato — senza dubbio in 
perfetta buona fede — di menzionare le righe iniziali del discorso. 

"Tantissimi Ebrei furono portati all'Est. In questo furioso sviluppo si sono 
compiuti movimenti di popolazioni che noi nella storia indichiamo con grandi 
nomi". (181) 

- senza con ciò togliere nulla al significato terribile delle parole di Himmler relative 
alla guerra partigiana. 

7. SEI ARGOMENTI CONTRO LO STERMINIO EBRAICO AD 
AUSCHWITZ. 

/. / crematori di Birkenau . 

I crematori II e III di Birkenau, come ha rilevato Jean-Claude Pressac, furono 
progettati e costruiti senza camere a gas omicide ed avevano originariamente una 
"vocazione sanitaria" (182) — il che è un fatto certo —, mentre i crematori IV e V, pur 
essendo stati progettati senza camere a gas omicide, avevano comunque una funzione 
criminale, in quanto erano collegati ai Bunker 1 e 2 — il che è una ipotesi non solo 
indimostrata, ma anche insensata, perché la Zentralbauleitung di Auschwitz avrebbe 
destinato 30 camere di cremazione alla funzione igienico— sanitaria dei crematori e 
soltanto 16 alla loro funzione criminale; ma questo presupposto di una mortalità 
naturale di gran lunga maggiore della mortalità causata da uno sterminio in massa è, 
appunto, insensato. 

Secondo Pressac, la Zentralbauleitung di Auschwitz, nel novembre 1942 decise di 
trasferire la presunta attività sterminatrice dei Bunker nei crematori, (184) che furono 
conseguentemente trasformati in strumenti di sterminio installando una camera a gas 
omicida nei rispettivi Leichenkeller 1. Ma anche questa ipotesi di Pressac è insensata, 
perché dopo la presunta trasformazione in senso criminale dei crematori II e III — gli 
impianti di sterminio piìi importanti di Birkenau - le loro sale forni avevano ancora lo 
stesso numero di forni che era stato previsto per la mortalità naturale dei detenuti 
immatricolati, e i ventilatori dei loro Leichenkeller 1 avevano ancora la stessa portata 

65 

che era stata prevista per normali camere mortuarie. Ma allora in che cosa consiste la 
trasformazione criminale di questi crematori? 

Secondo il preventivo di costo della Topf del 4 novembre 1941 relativo all'impianto di 
ventilazione per il futuro crematorio II, per il Leichenkeller 1 era prevista una 
disaerazione (Entlueftung) di 4.800 m3/h di aria, per il Leichenkeller 2 una 
disaerazione di 10.000 m3/h. (185) Le fatture della Topf relative agli impianti di 
ventilazione che furono installati nei crematori II e III — la fattura n.l71 del 22 
febbraio 1943 (186) (crematorio II) e n.729 (crematorio III) del 27 maggio 1943 (187) 
indicano, per i due locali summenzionati, ventilatori esattamente della stessa portata, 
che equivale rispettivamente a circa 9,5 eli ricambi di aria all'ora. Da ciò risulta che 
la presunta camera a gas omicida {Leichenkeller 1) era meno ventilata del presunto 
spogliatoio {Leichenkeller 2)\ 

Nell'opera classica sulla cremazione dell'ing. Wilhelm Heepke si legge che per le 
camere mortuarie si dovevano prevedere, in caso di intenso utilizzo, fino a 10 ricambi 
d'aria all'ora (188) : perciò l'impianto di ventilazione del Leichenkeller 1 dei crematori 
n e in fu progettato e costruito per una normale camera mortuaria. 

2. 1 forni crematori di Birkenau. 

L'ing. Rudolf Jakobskoetter, parlando, nel 1941, dei forni Topf con riscaldo elettrico 
del crematorio di Erfurt, dice che il secondo forno era riuscito ad eseguire 3.000 
cremazioni, mentre normalmente la durata della muratura refrattaria dei forni era di 
2.000 cremazioni. (189) Pero il forno Topf a due muffole di Gusen resistette solo a 
circa 3.200 cremazioni, ( 190) dopo di che fu necessario smantellarlo e sostituire la 
sua muratura refrattaria. (191) Ma anche supponendo che fossero stati usati fino al 
limite estremo di 3.000 cremazioni per muffola, i forni di Birkenau avrebbero potuto 
cremare al massimo 138.000 cadaveri; la cremazione del milione di cadaveri supposto 
dagli storici ufficiali avrebbe richiesto sette sostituzioni della muratura refrattaria di 
tutti i forni, ma negli archivi della Zentralbauleitung conservati a Mosca non esiste 
traccia neppure di una sola sostituzione della muratura refrattaria di un solo forno. 

3. Il consumo di coke nel 1943. 

Dal 1 marzo al 25 ottobre 1943 ai crematori di Auschwitz— Birkenau furono fornite 
complessivamente 641,5 tonnellate di coke. (193) In questo periodo si registrarono 
circa 27.300 decessi (194) tra i detenuti immatricolati; secondo il Kalendarium di 
Auschwitz nello stesso periodo furono gasate circa 118.300 persone non 
immatricolate, sicché il numero totale dei morti sarebbe di circa 145.600. 
Semplificando i calcoli, per i detenuti immatricolati, il consumo medio di coke risulta 
dunque di (641.500 : 27.300 =) 23,5 kg di coke, che è adeguato al consumo medio dei 
forni di Auschwitz— Birkenau: circa 18 kg; (195) il consumo minimo teorico è dunque 
di (27.300 X 18 =) 491.400 kg di coke, perciò per i presunti gasati resterebbero 
(641.500 — 491.400 =) 150.100 kg di coke, che rappresentano una disponibilità di 
(150.100 : 118.300 =) 1,3 kg di coke per ogni cadavere. Ciò significa che, nel periodo 
summenzionato, i crematori di Auschwitz— Birkenau hanno cremato soltanto i 
cadaveri dei detenuti immatricolati. 

66 

4. Le fotografie aeree del 1944. 

Il 31 maggio 1944, aerei americani che sorvolavano il complesso di Auschwitz 
scattarono, tra le altre, due fotografie nelle quali appare il campo di Birkenau. (196) 

Dal 15 al 28 maggio 1944 184.049 Ebrei ungheresi furono deportati in 58 treni ad 
Auschwitz, (197)dove giunsero entro il giorno 31. Di questi deportati, secondo la 
percentuale di sterminio addotta da Pressac (2/3), (198) circa 122.700 sarebbero stati 
gasati e cremati, in un periodo massimo di 15 giorni, in media 8.180 al giorno, tutti i 
giorni. La cifra massima di deportati si ebbe tra il 25 e il 28 maggio -- 45.179 persone 
(199) in 14 treni — dei quali, all'arrivo ad Auschwitz — dopo due o tre giorni di 
viaggio -- sarebbero stati gasati e cremati un giorno circa 10.700, (200) un giorno, 
ugualmente, circa 10.700 e un giorno circa 8.600. (201) Il 31 maggio arrivarono 
almeno 3 treni con circa 9050 persone, di cui sarebbero state gasate e cremate il 
giorno stesso circa 6.000. Per eliminare i corpi delle vittime di questo immane 
sterminio, il campo di Birkenau — secondo i due testimoni oculari per eccellenza, 
Filip Mueller e Miklos Nyiszli, entrambi sedicenti membri del Sonderkommando dei 
crematori — sarebbero state scavate, nel cortile del crematorio V 5 fosse di cremazione 
di m 40—50 x 8 — superficie totale media 1.800 m2 — nell'area del Bunker 2/V 2 fosse 
di cremazione di m 50 x 6, (203) superficie totale 600 m2 — complessivamente 7 
fosse di cremazione con superficie totale di 2.400 m2. Inoltre Filip Mueller, nel cortile 
del crematorio V, ha visto una piattaforma di cemento di m 60 x 15 — superficie 900 
m2 — per frantumare i residui delle cremazioni. (204) 

Sorvolo suUe stridenti contraddizioni — ma Pierre Vidal-Naquet le chiamerebbe 
eufemisticamente inesattezze irrilevanti — delle dichiarazioni di questi due testimoni 
fondamentali — relative agli stessi luoghi e allo stesso periodo: per Filip Mueller il 
Bunker 2/V aveva quattro camere a gas e nei pressi di esso si trovavano quattro fosse 
di cremazione, (205) per Miklos Nyiszli non aveva camere a gas, ma semplici 
spogliatoi, perché gli Ebrei non venivano gasati, ma fucilati davanti alle fosse, che, 
come si è detto, non erano quattro, ma due; (206) infine, per questo testimone, le 
cinque fosse di cremazione e la piattaforma di cemento del cortile del crematorio V 
non esistevano affatto: come si vede, si tratta proprio di inesattezze irrilevanti! 

Queste due testimonianze sono in contraddizione non solo fra di loro, ma anche con la 
realtà. Le due fotografie summenzionate non mostrano infatti il minimo indizio di 
questo immane sterminio. Nessuna traccia della piattaforma di cemento di Filip 
Mueller, i camini dei crematori non fumano e l'unica nuvoletta di fumo che vi appare 
si innalza da una zona rettangolare di circa 40-50 m2 nel cortile nord del crematorio 
V. Dato che i tre crematori allora in funzione avevano una capacità massima di 
cremazione di 900 cadaveri al giorno (207) e che nell'impianto all'aperto -- sul quale 
ritornerò nel capitolo IV — si potevano bruciare una cinquantina di cadaveri al giorno, 
in 15 giorni a Birkenau si sarebbero potuti cremare, in cifra tonda, circa 15.000 
cadaveri: ma allora come sarebbero stati eliminati i circa 108.000 restanti? 

5. Lo sterminio degli inabili al lavoro. 

Pierre Vidal-Naquet riferisce la tesi ufficiale secondo la quale ad Auschwitz venivano 
immatricolati soltanto i deportati abili al lavoro, mentre gli inabili, soprattutto i vecchi 
e i bambini, venivano gasati immediatamente senza essere registrati (p.41). Serge 

67 

Klarsfeld considera abili al lavoro i deportati ad Auschwitz che avevano un'età 
compresa tra i 17 e 47 anni. (208) 

Tuttavia negli Sterbebuecher (registri dei decessi) di Auschwitz figurano i certificati 
di morte di un gran numero di deportati inabili al lavoro: 

2.586 bambini fino a 10 anni, 

8.648 bambini e ragazzi da 1 1 a 20 anni, 

9.428 vecchi da 50 anni in su, inclusi 372 da 71 a 80 anni e 54 da 81 a 90 anni, (209) 

in pratica i detenuti inabili al lavoro regolarmente registrati sono quasi un terzo del 
totale dei detenuti che figurano negli Sterbebuecher (68.751). 

6. Il campo ospedale di Bìrkenau. 

Deborah Lipstadt, esponendo le prove di Pressac, (210) scrive: 

"I negatori sostennero anche che Birkenau era destinato a servire da campo di 
quarantena e campo ospedale, non da campo di morte. Essi basarono il loro 
argomento su un disegno architettonico dell'aprile 1943, che conteneva i piani 
di una baracca per prigionieri malati, dell'ospedale dei prigionieri e del campo 
di quarantena. Perché, essi chiedono, i nazisti avrebbero costruito un campo 
sanitario solo a poche centinaia di metri dalle camere a gas dove le persone 
venivano gasate su vasta scala? Tutto ciò, asseriscono, mostra che Birkenau 
non fu costruito come luogo di omicidio e di annientamento. Ma esiste un altro 
disegno ufficiale di un piano generale di Birkenau completato 
approssimativamente un anno dopo. Il primo gruppo di piani, completato 
nell'aprile 1943, descriveva un campo che avrebbe ospitato 16.600 prigionieri. 
Il disegno dell'anno dopo mostra un campo che ospitava 60.000 prigionieri e 
conteneva meno della metà delle baracche dei piani dell'anno precedente. Le 
baracche esistenti ospitavano il quadruplo delle persone indicate dal disegno 
originario. Qualunque insinuazione che questo fosse un luogo sanitario è 
contraddetta da queste condizioni". (211) 

Jean-Claude Pressac, commentando la pianta 2521 del 4 giugno 1943 (non dell'aprile 
1943), ammette che 

"c'è incompatibilità nella creazione di un campo sanitario a poche centinaia di 
metri dai quattro crematori dove, secondo la storia ufficiale, si sterminavano 
delle persone su vasta scala" 

e che l'argomentazione revisionista 

"sembra logica e non è facile da parare. I disegni esistono e, ciò che piìi conta, 
provengono dall'Ufficio economico e amministrativo delle SS a Berlino, 
sicché non si tratta di una iniziativa umanitaria locale". (212) 

68 

Dunque questa pianta dimostrerebbe che Birkenau non era un campo di sterminio se 
non fosse, a suo dire, smentita dalla pianta 3764 del 23 marzo 1944, nella quale il BA 
{Bauabschnìtt: settore di costruzioni) III dì Birkenau è previsto nonpiìi per 16.600 ma 
per 60.000 occupanti. 

In realtà, come risulta dai documenti di Mosca, che Pressac ha dimenticato di citare, 
nel E AHI dì Birkenau , a partire dall'inizio del 1943, fu progettato un campo ospedale 
peri detenuti {Haeftlingslazarett) che doveva comprendere, tra l'altro. 111 baracche 
per malati normali (Krankenbaracken), la cui costruzione comincio il 15 marzo 1943, 
(213) e 12 baracche per malati gravi (fuer Schwerkranke), la cui costruzione inizio il 
15 luglio 1943. (214)Nel 1944 il progetto era ancora in atto: fino al 25 maggio erano 
state costruite 37 baracche per malati normali, mentre le baracche per malati gravi 
furono costruite tutte nel corso dell'anno. 

Dunque l'ammissione di Pressac resta perfettamente valida: 

"c'è incompatibilità nella creazione di un campo sanitario a poche centinaia di 
metri dai quattro crematori dove, secondo la storia ufficiale, si sterminavano 
delle persone su vasta scala". 

In risposta a queste critiche storico-tecniche, un elzevirista del giornale olandese 
Intermediair, Michel Korzec, non ha trovato di meglio che ridurre drasticamente il 
numero dei gasati nei campi di sterminio, pur mantenendo la cifra di cinque milioni di 
Ebrei morti: 

"Van die viifmiljoen is misschien zevenhonderdduizend of achtonderdduizend 
vergast [di questi cinque milioni sono stati gasati probabilmente settecento o 
ottocentomila]". (215) 

NOTE 

(178) Bradley F.Smith, Agnes F.Peterson (Hrsg.), Heinrich Himmler. Geheimreden 
1933 bis 1945 und andere Ansprachen. Propylaeen Verlag, Frankfurt/Main 1974, 
p.200. 

{119) Ibidem, ^^.169 -110. 

(180) Ibidem, p.201. Il discorso fu tenuto a Weimar il 16 dicembre 1943. 

{lU) Ibidem, ^.201. 

(182) Jean-Claude Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, 
op.cit., pp. 60, 64, 74. 

(183) Ibidem, pp. 60, 62, 64. 
{\U) Ibidem, ^.16. 

(185) TCIDK, 502-1-327, pp.152-153 e 156. 

69 

(186) TCIDK, 502-1-327, p.25 e 25a. 

(187) TCIDK, 502-1-27, p.l6 e 16a. 

(188) Wilhelm Heepke, Die Leichenverbrennungs-Anstalten (die Krematorien). 
Verlag von Cari Marhold, Halle a. S., 1905, p. 104. 

(189) Rudolf Jakobskoetter, "Die Entwicklung der elektrischen Einaescherung bis zu 
dem neuen elektrisch beheizten Heisslufteinaescherungsofen in Erfurt", in: 
Gesundheits-Ingenieur, 64.Jg., Heft 43, 1941, p.583. 

(190) Il forno crematorio di Gusen entro in funzione il 29 gennaio 1941. Dal febbraio 
all'ottobre 1941 nel campo di Gusen morirono 3.179 detenuti. H.Marsalek, Die 
Geschichte des Konzentrationslager Mauthausen. Dokumentation. oesterreichische 
Lagergemeinschaft Mauthausen, Wien 1980, p.l56. 

(191) Bescheinigung ueber besondere Berechnung geleistete Tagelohn-Arbeiten, 12 
ottobre-9 novembre 1941, Bundesarchiv Koblenz, NS4 Ma/54. 

(192) Nonostante i rilevanti ribassi proposti da Pressac, il numero ufficiale delle 
vittime di Auschwitz resta di almeno 1.100.000: Franciszek Piper, in: Anatomy ofthe 
Auschwitz Death Camp, op. cit., p.71. Secondo i calcoli di Pressac, i cadaveri cremati 
all'aperto sarebbero circa 100.000. 

(193) APMO, D-Au-I-4, segregator 22, 22a. 

(194)E' in corso un accertamento della cifra esatta sulla base degli Sterbebuecher di 
Auschwitz . La cifra di 27.300, che avevo calcolata in Auschwitz: Fine di una 
leggenda (op.cit., p.28) sulla base dei documenti allora disponibili, non dovrebbe 
avere un margine di errore superiore al 10%. 

(195) Consumo medio dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau per cadaveri 
mediamente magri con i forni in equilibrio termico:" Die Krematoriumsoefen von 
Auschwitz-Birkenau", in: Grundlagen zur Zeitgeschichte, op.cit., pp. 298-299. 

(196) National Archives, Washington, D.C., Mission 60 PRS/462 60 SQ, can D 
1508,Exposure 3055 e 3056. 

(197) T-1319. 

(198) Jean-Claude Pressac, Les crématoires dAuschwitz. La machinerie du meurtre 
de masse. CNRS Editions, Paris 1993, p. 147. (Nell'edizione italiana il testo è stato 
mutato). 

(199) 138.870 fino al giorno 25 [NG-5608]: 184.049 fino al giorno 28 [T-1319]: 
184.049- 138.870 = 45.179. 

(200) 1 2/3 degli occupanti di 5 treni, circa 16.100 persone. 

(201) 1 2/3 degli occupanti di 4 treni, circa 12.900 persone. 

70 

(202) Filip Mueller, Sonderbehandlung, op. cit. ,p.201 e 211. 

(203) Miklos Nyiszli, Medico ad Auschwitz. Longanesi, Milano 1977, pp.73-75. (La 
traduzione di questo passo e di quelli citati successivamente è conforme al testo 
originale ungherese). 

(204) Filip Mueller, Sonderbehandlung, op.cit., p.212. 

(205) Ibidem, pp. 211 -212. 

(206) Miklos Nyiszli, Medico ad Auschwiz, op.cit., p.73. 

(207) Die Krematoriumsoefen von Auschwitz-Birkenau, op.cit., p.304. 

(208) Serge Klarsfeld, Le mémorial de la déportation des Juifs de France. Edite et 
publié par Beate et Serge Klarsfeld, Paris 1978, p. 12 (numerazione mia). 

(209) Sterbebuecher von Auschwitz, op. cit., vol.l, p.248. 

(210) Vedi infra, cap. 3, paragrafo 2. 

(211) Deborah Lipstadt, Denying the Holocaust. The Growing Assault on Truth and 
Memory. A Fiume Book, New York 1994, p.229. 

(212) Jean-Claude Pressac, Auschwitz: Technique and Operation ofthe Gas 
Chambers, op. cit, p.5\2. 

(213) TCIDK, 502-2-1 10, p.lb. 

(214) TCIDK, 502-10-110, p.38b 

(215) Michel Korzec, "De mythe van de efficiente massamoord", in: Intermediair, 15 
dicembre 1995. Fotocopia dell' articolo in: V.H.O. Nieuwsbrief , n.l. 1996. pp.17-19. 

71 

CAPITOLO SECONDO 
GEORGES WELLERS 

1 - LA "SOLUZIONE FINALE DELLA QUESTIONE EBRAICA". 

Georges Wellers tenta di accreditare la presunta identità tra "soluzione finale" e 
sterminio con le seguenti argomentazioni: 

"Esiste una documentazione nazista abbastanza ricca riguardo alla soluzione 
finale della questione ebraica senza che si dica esplicitamente in che cosa 
consista questa soluzione. Il termine stesso (Endlosung der Judenfrage) appare 
per la prima volta nella lettera del 31 luglio 1941 che il Reichsmarschall 
Gòring ha inviato a Heydrich, l'SS— Obergruppenfiihrer, capo del RSHA 
(ufficio centrale di sicurezza del Reich) e del S.D. (Servizio di sicurezza), con 
la quale lo incaricava dell'organizzazione necessaria alla realizzazione di essa, 
precisando che ormai non si trattava piìi dell'emigrazione, né dell'evacuazione 
degli Ebrei. Ma, in questa lettera, non si dice che cosa si dovesse fare degli 
Ebrei. In virtìi di questa lettera, Heydrich organizza alla periferia di Berlino, 
"am Grossen Wannsee n.56— 58", una conferenza alla quale partecipavano 
sedici rappresentanti di alto grado di varie organizzazioni naziste, e incarica il 
capo dell'Ufficio IV— B— 4 della Gestapo, Adolf Eichmann, di spedire gli inviti 
e, dopo la partenza dei partecipanti, trattiene quest'ultimo e il "Gestapo— 
Miiller" per redigere il protocollo della conferenza in termini ben scelti. 
Questo lungo documento dice: a) la realizzazione del piano stabilito sarà 
affidata alle SS, dunque al Reichsfiìhrer SS Heinrich Himmler, a Heydrich e, 
al livello di esecuzione, al gruppo di Eichmann. Il 27 aprile 1942, quattro mesi 
dopo, Heydrich è stato mortalmente ferito a Praga da resistenti cèchi. In tal 
modo, il suo ruolo era presto interrotto, b) Quanto alle decisioni di fondo del 
problema, esse si possono riassumere con la citazione seguente: 

Nel quadro della soluzione finale del problema, gli Ebrei devono essere 
trasferiti sotto buona guardia all'Est [92] ed esservi assegnati al servizio di 
lavoro (...). è evidente che una gran parte di essi si eliminerà in modo del tutto 
naturale a causa del suo stato di deficienza fisica. Il residuo che restasse in fin 
dei conti (...) dovrà essere trattato di conseguenza. 

Se in questo piano si fa chiaramente assegnamento sulla mortalità per 
sfinimento tra i lavoratori, ai superstiti viene promesso un enigmatico 
trattamento di conseguenza, mentre la sorte degli inabili al lavoro resta 
circondata da un profondo mistero. In seguito, si farà di tutto affinché questo 
mistero resti integro per l'eternità. 

Naturalmente, per Faurisson e compagnia, poiché nel "Protocollo di Wannsee" 
non si dice che la "soluzione finale" consisteva nell'uccidere tutti gli Ebrei, 

72 

essa significava soltanto respingimento [refoulement] all'Est ... senza il 
minimo male!" (1) 

All'interpretazione di Georges Wellers obietto quanto segue: 

1) E' falso che l'espressione Endlosung der Judenfrage appaia "per la prima volta" 
nella lettera di Gòring del 31 luglio 1941. Essa compare già nella lettera di Heydrich a 
Ribbentrop del 24 giugno 1940, (2) in cui, sia per il contesto, (3) sia per la data, (4) 
Endlosung non può assolutamente essere un termine "cifrato" designante lo sterminio 
degli Ebrei. Nel 1940 esso indicava correntemente il progetto Madagascar, e proprio 
per nascondere questo fatto Georges Wellers ricorre alla menzogna segnalata. Non 
esiste nessuna prova documentaria che in seguito il termine Endlosung abbia 
designato lo sterminio ebraico. 

2) E' falso che la lettera di Gòring del 31 luglio 1941 precisasse che "ormai non si 
trattava piìi dell'emigrazione, né dell'evacuazione degli Ebrei": ciò è esattamente il 
contrario di quel che dichiara la lettera in questione, come ammette Martin Broszat, 
scrivendo che essa [93] costituiva l'incarico " di preparare un vasto programma di 
deportazione ebraica". (5) 

3) Il resoconto che Georges Wellers dà del "protocollo di Wannsee" è parziale e 
tendenzioso. Come è noto, delle 15 pagine dattiloscritte di questo documento, gli 
storici ufficiali citano normalmente soltanto 14 righe estratte dal contesto. Georges 
Wellers supera i suoi colleghi citandone appena 7, con omissioni non irrilevanti. 

4) E' falso, per ciò che riguarda gli Ebrei superiori ai 65 anni e che erano 
evidentemente inabili al lavoro, che "la sorte degli inabili al lavoro resta circondata da 
un profondo mistero ", perché il protocollo dice chiaramente che essi dovevano essere 
evacuati nel "ghetto per anziani" di Theresienstadt. 

Per mostrare appieno l'infondatezza delle tesi di Georges Wellers, è necessario, in via 
preliminare, un inquadramento storico della questione. 

1. La polìtica ebraica nazionalsocialista e la genesi della soluzione finale. 

Fin dall'ascesa di Hitler al potere, la politica nazionalsocialista nei confronti degli 
Ebrei ha mirato costantemente al loro "allontanamento" (Entfernung) dalla Germania 
(6). 

Già il 28 agosto 1933 il ministero dell'Economia del Reich stipulò con l'Agenzia 
ebraica per la Palestina il cosiddetto Haavara— Abkommen, un accordo economico in 
base al quale, fino al 1942, circa 52.000 Ebrei tedeschi emigrarono dalla Germania in 
Palestina (7). 

Fino allo scoppio della guerra — e durante la guerra, finché le circostanze lo permisero 
— l'emigrazione in tutti i paesi disposti ad accogliere [94] gli Ebrei fu il principio 
ispiratore della politica nazionalsocialista, come conferma il rapporto del ministero 
degli Esteri intitolato Die Judenfrage als Faktor der AussenpoHtik im Jahre 1938 [La 
questione ebraica come fattore della politica estera nell'anno 1938] redatto il 25 
gennaio 1939: 

73 

"Lo scopo finale della poUtica ebraica tedesca è l'emigrazione di tutti gli Ebrei 
che vivono nel territorio del Reich". ("Das letzte Ziel der deutschen 
Judenpolitik ist die Auswanderung der aller im Reichsgebiet lebenden 
Juden"). (8) 

Il giorno prima, il 24 gennaio, Gòring aveva promulgato un decreto che sanciva 
l'istituzione di una Reichszentrale tur jiidische Auswanderung [Centrale del Reich per 
l'emigrazione ebraica] la cui direzione fu affidata a Heydrich. Gòring riassumeva 
anzitutto lapidariamente il principio ispiratore della politica nazionalsocialista: 

"L'emigrazione degli Ebrei dalla Germania deve essere promossa con ogni 
mezzo" ("Die Auswanderung der Juden aus Deutschland ist mit alien Mitteln 
zu fòrdern"). 

Proprio in vista di ciò egli istituiva la suddetta Reichszentrale, che aveva il compito di 
"adottare tutti i provvedimenti per la preparazione di una emigrazione intensificata 
degli Ebrei ", di provvedere all'emigrazione preferenziale degli Ebrei poveri e infine 
di facilitare le pratiche burocratiche per i singoli individui (9). 

Il 24 giugno 1940 Heydrich comunicò al ministro degli Esteri Ribbentrop che fino a 
tale data il suo servizio, cioè la Reichszentrale summenzionata, aveva fatto emigrare 
"oltre 200.000 Ebrei dal territorio del Reich" ("uber 200 000 Juden aus dem 
Reichsgebiet"). Nel frattempo le conquiste tedesche avevano ingigantito la questione 
ebraica, che richiedeva ormai una soluzione diversa: 

"Ma il problema complessivo (das Gesamtproblem) - si tratta di circa 
3.250.000 Ebrei nel territorio attualmente sotto sovranità tedesca — non si può 
risolvere per mezzo dell'emigrazione (durch Auswanderung). Si rende perciò 
necessaria una soluzione finale territoriale (cine territoriale Endlòsung)" (10). 

[95] In seguito a questa lettera il ministero degli Esteri elaborò il cosiddetto 
Madagaskar— Projekt (progetto— Madagascar). 

Il 3 luglio 1940 Franz Rademacher, capo della sezione ebraica del ministero degli 
Esteri, redasse un rapporto intitolato Die Judenfrage im Friedensvertrage [La 
questione ebraica al trattato di pace] che si apre con la seguente dichiarazione: 

"La vittoria imminente dà alla Germania la possibilità, e a mio avviso anche il 
dovere, di risolvere la questione ebraica in Europa. La soluzione auspicabile: 
tutti gli Ebrei fuori dall'Europa (alle Juden aus Europa)". 

Dopo aver esposto i compiti del ministero degli Esteri riguardo a siffatta questione, 
Rademacher continua: 

"Il Referat DUI propone come soluzione della questione ebraica: al trattato di 
pace, la Francia deve rendere l'isola di Madagascar disponibile per la 
soluzione della questione ebraica e deve trasferire e indennizzare i circa 
25.000 Francesi che vi risiedono. L'isola passerà sotto mandato tedesco" (11). 

74 

Appunto in ciò, come rileva Joseph Billig, consisteva la " soluzione territoriale della 
questione ebraica come Heydrich la indica a Ribbentrop" (12). 

Il 30 agosto Rademacher stilò la nota Progetto Madagascar il cui paragrafo 
"Finanziamento" si apre con le seguenti parole: 

"L'attuazione della soluzione finale (Endlòsung) proposta richiede rilevanti 
mezzi" (13). 

La soluzione finale della questione ebraica si riferiva dunque semplicemente al 
trasferimento degli Ebrei europei nel Madagascar. 

Il 20 maggio 1941 Heydrich proibì l'emigrazione ebraica da Francia e Belgio "in 
considerazione della soluzione finale della questione ebraica senza dubbio prossima" 
("im Hinblick auf die zweifellos kommende Endlòsung der Judenfrage") (14). 

96] Uwe Dietrich Adam commenta: 

"In seguito questo documento è stato spesso male interpretato a causa della 
sua formulazione. Gòring ordinò a tutte le autorità di facilitare l'emigrazione 
degli Ebrei fuori del Reich e dei territori sotto protettorato, per quanto era 
possibile, anche durante la guerra. Invece l'emigrazione degli Ebrei da Francia 
e Belgio doveva essere proibita a causa della "soluzione finale, che senza 
alcun dubbio, si avvicinava". Questo termine ingannatore di soluzione finale 
fu interpretato da generazioni di storici come se designasse una distruzione 
fisica, mentre in quest'epoca esso significava soltanto l'emigrazione degli 
Ebrei verso il Madagascar" (15). 

2. La lettera di Gòring del 31 luglio 1941. 

Due mesi dopo, il 31 luglio, Gòring affidò a Heydrich il compito di fare tutti i 
preparativi necessari per la soluzione finale, cioè di organizzare l'emigrazione o 
evacuazione degli Ebrei che si trovavano sotto dominio tedesco nel Madagascar. 
Questa lettera infatti dichiarava: 

"A integrazione del compito già assegnatole con decreto del 24.1.39, di portare 
la questione ebraica ad una opportuna soluzione in forma di emigrazione o di 
evacuazione (in Form der Auswanderung oder Evakuierung) il piìi possibile 
adeguata alle circostanze attuali. La incarico con la presente di fare tutti i 
preparativi necessari dal punto di vista organizzativo, pratico e materiale per 
una soluzione totale (Gesamtlòsung) della questione ebraica nei territori 
europei sotto l'influenza tedesca. Nella misura in cui vengono toccate le 
competenze di altre autorità centrali, queste devono essere cointeressate. La 
incarico inoltre di presentarmi quanto prima un progetto complessivo dei 
provvedimenti preliminari organizzativi, pratici e materiali per l'attuazione 
dell'auspicata soluzione finale della questione ebraica [Endlòsung der 
Judenfrage]" (16). 

75 

La lettera di Gòring del 31 luglio 1941 si riferisce dunque [97] esclusivamente 
all'emigrazione o evacuazione degli Ebrei nel Madagascar, e ciò è confermato da tre 
documenti fondamentali: 

a) il protocollo della conferenza di Wannsee; 

b) la lettera di Rademacher del 10 febbraio 1942; 
e) il promemoria di Luther del 21 agosto 1942. 

3. La conferenza di Wannsee e lo sviluppo della soluzione finale. 

La conferenza di Wannsee si tenne a Berlino il 20 gennaio 1942. Il relativo protocollo 
si apre con un riassunto della politica nazionalsocialista nei confronti degli Ebrei: 

"Il capo della Polizia di sicurezza e del Servizio di sicurezza, SS— 
Obergruppenfiihrer Heydrich, comunica all'inizio la sua nomina a incaricato 
per la preparazione della soluzione finale della questione ebraica europea 
(Endlòsung der europaeische Judenfrage) da parte del Maresciallo del Reich 
(Gòring) e sottolinea che è stato invitato a questa conferenza per chiarire 
questioni di principio. Il desiderio del Maresciallo del Reich che gli venga 
trasmesso un progetto relativo alle questioni organizzative, pratiche e materiali 
relative alla soluzione finale della questione ebraica europea, esige una 
trattativa preliminare comune di tutte le autorità centrali direttamente 
interessate a tali questioni per coordinare le direttive di azione. La direzione 
della preparazione della soluzione finale della questione ebraica, senza 
riguardo a confini geografici, spetta centralmente al Reichsfiihrer— SS e Capo 
della Polizia tedesca (al Capo della Polizia di sicurezza e del Servizio di 
sicurezza). Il Capo della Polizia e del Servizio di sicurezza dà poi un rapido 
sguardo retrospettivo alla lotta sino allora condotta contro questo nemico. I 
momenti essenziali sono: 

a) l'espulsione degli Ebrei dalle singole sfere vitali del popolo tedesco; 

b) l'espulsione degli Ebrei dallo spazio vitale del popolo tedesco. 

Per attuare questi obiettivi è stata iniziata sistematicamente e intensificata, 
come unica possibilità provvisoria di soluzione, l'accelerazione 
dell'emigrazione degli Ebrei dal [98] territorio del Reich. Per ordine del 
Maresciallo del Reich , nel gennaio 1939 è stata istituita una Centrale del 
Reich per l'emigrazione ebraica la cui direzione è stata affidata al Capo della 
Polizia di sicurezza e del Servizio di sicurezza. Essa aveva in particolare il 
compito di: 

a) prendere tutti i provvedimenti per la preparazione di una emigrazione 
ebraica intensificata; 

b) dirigere l'ondata di emigrazione; 

e) accelerare la realizzazione dell'emigrazione nei casi singoli. 

76 

Lo scopo di questo incarico era quello di ripulire in modo legale degli Ebrei lo 
spazio vitale tedesco". 

In conseguenza di tale politica, fino al 31 ottobre 1941, nonostante varie difficoltà, 
circa 537.000 Ebrei erano emigrati dal Vecchio Reich , dall'Austria e dal Protettorato 
di Boemia e Moravia. 

"Frattanto — continua il protocollo - il Reichsfiìhrer— SS e Capo della Polizia 
tedesca, in considerazione dei pericoli di una emigrazione durante la guerra e 
in considerazione delle possibilità dell'Est, ha proibito l'emigrazione degli 
Ebrei. Al posto dell'emigrazione, come ulteriore possibilità di soluzione (als 
weitere Lòsungsmòglichkeit) con previa autorizzazione del Fiìhrer, è ormai 
subentrata l'evacuazione degli Ebrei all'Est. 

Tuttavia queste azioni devono essere considerate unicamente delle possibilità 
di ripiego (Ausweichmòglichkeiten), qui però vengono già raccolte quelle 
esperienze pratiche che sono di grande importanza in relazione alla futura 
soluzione finale della questione ebraica (die im Hinblick auf die kommende 
Endlòsung der Judenfrage von wichtiger Bedeutung sind)" (17). 

Per ordine del Fiihrer, dunque, la soluzione finale, cioè l'emigrazione totale degli 
Ebrei europei, era sostituita dall'evacuazione nei territori orientali occupati, ma 
soltanto come possibilità di ripiego, in attesa di riprendere e risolvere la questione 
dopo la guerra. Quanto [99] questa interpretazione risulti corretta, è mostrato 
indirettamente da Raul Hilberg, il quale riassume il passo in questione come segue: 

"Al posto dell'emigrazione, prosegui, il Fiìhrer aveva dato il suo consenso 
(Genehmigung) in vista del trasferimento degli ebrei all'est come prossima 
"possibilità di soluzione" (Lòsungsmòglichkeit)" (18). 

Egli si guarda bene dal dire che questa "possibilità di soluzione" — le azioni di 
evacuazione all'Est — sono considerate nel testo delle mere "possibilità di ripiego" in 
relazione alla futura soluzione finale. Se l'evacuazione degli Ebrei all'Est fosse 
sinonimo di sterminio, questo sterminio risulterebbe una semplice possibilità di 
ripiego. E in che cosa consisterebbe allora la soluzione finale futura? La dolosa 
omissione di Raul Hilberg è dunque perfettamente comprensibile. 

Del resto, nelle direttive del settembre 1942 per il trattamento della questione ebraica 
nei territori orientali occupati si legge: 

"Tutte le misure relative alla questione ebraica nei territori orientali occupati 
devono essere prese nella prospettiva che dopo la guerra (nach dem Kriege) la 
questione ebraica sarà risolta in modo generale per tutta l'Europa. Esse perciò 
devono essere adottate come misure parziali preparatorie (vorbereitende 
Teilmassnahmen) e richiedono la coordinazione con le decisioni prese in altri 
casi in questo campo. D'altra parte le esperienze nella trattazione della 
questione ebraica fatte nei territori orientali occupati possono essere 
orientative per la soluzione del problema totale, perché gli Ebrei di questi 
territori insieme con gli Ebrei del Governatorato generale costituiscono il 
contingente piìi forte dell'ebraismo europeo" (19). 

77 

Altri documenti confermano la mia interpretazione. 

In un promemoria datato Berlino, 15 agosto 1940, Martin Luther, capo del 
dipartimento Deutschland del ministero degli Esteri, aveva comunicato quanto segue 
a Franz Rademacher, Refere nt del ministero degli Esteri per gli affari ebraici: 

[100] "Nel corso di un incontro co U' ambasciatore Abetz a Parigi, questi mi ha 
informato che, quando aveva fatto il suo rapporto al Fiihrer circa due 
settimane prima, il Fiihrer gli aveva comunicato l'intenzione di evacuare tutti 
gli Ebrei dall'Europa dopo la guerra" (20). 

Secondo una nota della cancelleria del Reich del marzo— aprile 1942, Hitler intendeva 
rimandare a dopo la fine della guerra la soluzione della questione ebraica (21). 

Conformemente alle direttive di Hitler, il progetto Madagascar fu dunque 
provvisoriamente abbandonato. Una lettera informativa di Rademacher al delegato 
Bielfeld del ministero degli Esteri in data 10 febbraio 1942 ne spiega la ragione: 

"Nell'agosto del 1940 Le ho consegnato per i Suoi atti il piano della soluzione 
finale della questione ebraica [zur Endlosung der Judenfrage] elaborato dal 
mio ufficio, secondo il quale, nel trattato di pace, si doveva esigere dalla 
Francia l'isola di Madagascar, ma l'esecuzione pratica del compito doveva 
essere affidata all'Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich. Conformemente a 
questo piano, il Gruppenfiihrer Heydrich è stato incaricato dal Fiihrer di 
attuare la soluzione della questione ebraica in Europa. La guerra contro 
l'Unione Sovietica ha frattanto consentito di disporre di altri territori per la 
soluzione finale [andere Territorien fiir die Endlosung]. Di conseguenza il 
Fiihrer ha deciso che gli Ebrei non devono essere espulsi nel Madagascar, ma 
all'Est [dass die Juden nicht nach Madagaskar, sondern nach dem Osten 
abgeschoben werden solle n]. Perciò il Madagascar non deve più essere 
previsto per la soluzione finale [Madagaskar branchi mithin nicht mehr fiir die 
Endlosung vorgesehen werden]" (22). 

Il promemoria di Martin Luther del 21 agosto 1942 conferma da un lato che la lettera 
di Gòring del 31 luglio 1941 riguardava [101] esclusivamente l'emigrazione o 
evacuazione degli Ebrei, dall'altro che alla conferenza di Wannsee fu decisa 
esclusivamente l'evacuazione degli Ebrei all'Est. In questo documento, Luther , che 
partecipò di persona alla conferenza di Wannsee, ricapitola anzitutto i punti essenziali 
della politica nazionalsocialista nei confronti degli Ebrei: 

"Il principio della politica tedesca nei confronti degli Ebrei dopo la presa del 
potere è consistita nel promuovere con ogni mezzo l'emigrazione ebraica. A tal 
fine nel 1939 è stata istituita dal Generalfeldmarschall Goring, nella sua 
qualità di incaricato del piano quadriennale, una Centrale del Reich per 
l'emigrazione ebraica, la cui direzione è stata affidata al Gruppenfiihrer 
Heydrich come Capo della Polizia di sicurezza". 

Dopo aver accennato al progetto Madagascar, che ormai era stato superato dagli 
eventi, Luther prosegue rilevando che la lettera di Gòring del 31 luglio 1941 faceva 

78 

seguito alla già citata lettera di Heydrich del 24 giugno 1940 con la quale questi lo 
informava che 

"il problema complessivo di circa 3.250.000 Ebrei dei territori che si trovano 
sotto il controllo tedesco non può essere piìi risolto con l'emigrazione; sarebbe 
necessaria una soluzione finale territoriale. Riconoscendo ciò, il Maresciallo 
del Reich Gòring il 31 luglio 1941 ha incaricato il Gruppenfiihrer Heydrich di 
fare, in collaborazione con le autorità centrali tedesche interessate, tutti i 
preparativi necessari per una soluzione totale della questione ebraica nella 
sfera di influenza tedesca in Europa. In base a quest'ordine il Gruppenfiihrer 
Heydrich il 20 gennaio 1942 ha convocato tutti gli organi tedeschi interessati 
in una seduta alla quale hanno partecipato per gli altri ministeri i 
sottosegretari, per il ministero degli Esteri io stesso. Alla conferenza il 
Gruppenfiihrer Heydrich ha spiegato che l'incarico del Maresciallo del Reich 
Gòring gli era stato affidato per ordine del Fiihrer e che il Fiihrer ormai invece 
dell'emigrazione aveva autorizzato l'evacuazione degli Ebrei all'Est come 
soluzione". 

In base a quest'ordine del Fiihrer, continua Luther, fu intrapresa l'evacuazione degli 
Ebrei dalla Germania. La destinazione era costituita dai territori orientali via 
Governatorato generale: 

[102] "L'evacuazione nel Governatorato generale è un provvedimento 
provvisorio. Gli Ebrei saranno trasferiti ulteriormente nei territori orientali 
occupati non appena ce ne saranno i presupposti tecnici (Der Abtransport nach 
dem Generalgouvernement ist cine vorlaeufige Massnahme. Die Juden werden 
nach den besetzten Ostgebieten weiterbefòrdert, sobald die technischen 
Voraussetzungen dazu gegeben sind)" (23). 

Se i campi di Belzec, Treblinka e Sobibor, che si trovavano nel Governatorato 
generale, fossero stati dei campi di sterminio, come avrebbe potuto essere l'invio allo 
sterminio "un provvedimento provvisorio"? 

4. Georges Wellers e la lettera di Gòring del 31 luglio 1941. 

Nella sua polemica con Robert Faurisson, Georges Wellers interpreta la lettera in 
questione nel senso che 

"il compito assegnato il 24 gennaio, cioè gl'emigrazione e l'evacuazione' degli 
Ebrei, è ormai superato, se non chiuso" 

e che 

"esso deve essere d'ora innanzi completato, se non sostituito, da un altro, la 
esoluzione totale della questione ebraica'", 

sicché, in conclusione, 

(la esoluzione totale' o èfinale' non è né l'emigrazione, né l'evacuazione, 
dunque né il épiano Nisko' né il épiano Madagascar'" (24), 

79 

dunque non può essere che lo stenninio. 

Questa interpretazione è priva di fondamento. In primo luogo, lo sterminio, essendo 
qualcosa di radicalmente diverso da emigrazione e evacuazione, non può essere 
sensatamente considerato un complemento (Ergaenzung), ma una revoca (che in 
tedesco suonerebbe Widerruf o Zuriicknahme) del compito di risolvere la questione 
ebraica "in forma di emigrazione o evacuazione". 

[103] In secondo luogo, è falso che in tale lettera la politica di emigrazione o 
evacuazione sia sostituita dalla "soluzione totale o finale della questione ebraica" 
come qualcosa di radicalmente diverso, perché questa soluzione finale, come ho 
dimostrato, non è altro che la "soluzione finale territoriale" della lettera di Heydrich 
del 24 giugno 1940, cioè un semplice sviluppo della politica di emigrazione legale 
negli altri Stati. 

Appunto per presentare al lettore ignaro questo sviluppo come una novità assoluta che 
revoca la politica di emigrazione/evacuazione, Wellers ricorre alla falsificazione 
storica già segnalata secondo la quale l'espressione "soluzione finale della questione 
ebraica" apparirebbe "per la prima volta" nella lettera in questione, e appunto per 
coprire questa falsificazione e le conseguenze che ne trae, Wellers tace prudentemente 
i documenti NG— 5770 e NG-2586— J che smentiscono categoricamente la sua tesi. 

In terzo luogo, l'emigrazione ebraica fu ufficialmente "superata" e "chiusa" soltanto 
alla conferenza di Wannsee, come risulta chiaramente dal relativo protocollo: 

"Al posto dell'emigrazione (anstelle der Auswanderung), come ulteriore 
possibilità di soluzione con previa autorizzazione del Fiihrer, è ormai 
(nunmehr) subentrata l'evacuazione (die Evakuierung) degli Ebrei all'Est". 

Nel promemoria del 21 agosto 1942, Luther, riferendosi alla conferenza di Wannsee, 
conferma: 

"Alla conferenza il Gruppenfiìhrer Heydrich spiegò che l'incarico del 
Maresciallo del Reich Gòring gli era stato affidato per ordine del Fiihrer e che 
il Fiihrer ormai (nunmehr) aveva autorizzato l'evacuazione degli Ebrei all'Est 
come soluzione". 

E' evidente che il 31 luglio 1941, almeno tre mesi prima che il Fiihrer avesse 
autorizzato l'evacuazione all'Est "al posto" (anstelle) dell'emigrazione, era in vigore 
appunto l'emigrazione. 

[104] Ciò è ulteriormente confermato dal promemoria di Luther del 21 agosto 1942, 
in cui si dice che proprio il riconoscimento dell'impossibilità di risolvere con 
l'emigrazione (legale in altri Stati) il problema complessivo dei circa 3.250.000 Ebrei 
dei territori occupati dai Tedeschi e proprio il conseguente riconoscimento della 
necessità di una "soluzione finale territoriale" aveva indotto Gòring a redigere la 
lettera del 31 luglio 1941. 

Del resto la conferenza di Wannsee — originariamente fissata per il 9 dicembre 1941 - 
- fu convocata proprio per discutere i compiti assegnati da Gòring a Heydrich con la 

80 

lettera summenzionata, come risulta dall'invito di Heydrich del 29 novembre 1941, 
alla quale era appunto allegata una fotocopia della lettera di Gòring (26). 

Ancora piìi chiaramente, la nota informativa di Rademacher del 10 febbraio 1942 
spiega che Heydrich era stato incaricato dal Fiihrer di attuare la soluzione finale della 
questione ebraica in Europa "conformemente" (gemaess) al "piano per la soluzione 
finale della questione ebraica" (Pian zur Endlòsung der Judenfrage), cioè 
conformemente al piano Madagascar, che era stato successivamente abbandonato, e 
perciò non doveva più essere previsto per la "soluzione finale", perché nel frattempo 
la guerra con l'Unione Sovietica aveva offerto la possibilità di disporre di "altri 
territori per la soluzione finale" ("andere Territorien fiir die Endlòsung"). 

La lettera del 31 luglio 1941 era dunque pienamente conforme al piano Madagascar, 
per cui, il "complemento" di Gòring consisteva semplicemente nella sostituzione della 
soluzione finale mediante emigrazione o evacuazione — cioè dell'emigrazione legale 
negli altri Stati o della deportazione all'Est (Polonia: ottobre 1939 — marzo 1940) o 
all'Ovest (Francia non occupata: ottobre 1940) — dei soli Ebrei del Reich , secondo il 
decreto del 24 gennaio 1939, con la soluzione finale territoriale mediante emigrazione 
o evacuazione di tutti gli Ebrei dei territori occupati dai Tedeschi nel Madagascar 
(Endlòsung), soluzione che appunto per questo veniva definita "soluzione totale" 
(Gesamtlòsung). 

Il termine Gesamtlòsung, che richiamava il Gesamtproblem della [105] lettera di 
Heydrich del 24 giugno 1940, non era dunque, in origine, un semplice sinonimo di 
Endlòsung. Esso aveva infatti un senso puramente quantitativo, significando che la 
soluzione (Lòsung) della questione ebraica, precedentemente limitata al territorio del 
Reich (decreto del 24 gennaio 1939), veniva ora estesa a tutti (Gesamt— ) i territori 
europei occupati. 

5. Georges Wellers e il protocollo di Waimsee. 

Passiamo ora all'esame delle poche righe del protocollo di Wannsee citate da Wellers, 
dopo averle opportunamente estrapolate dal contesto ed epurate, le quali 
costituirebbero "le decisioni di fondo" del problema dibattuto alla conferenza. 

Riporto anzitutto il testo integrale del passo in questione: 

(Unter entsprechender Leitung sollen nun im Zuge der Endlòsung die Juden in 
geeigneter Weise im Osten zum Arbeitseinsatz kommen. In grossen 
Arbeitskolonnen, unter Trennung der Geschlechter, werden die arbeitsfaehige 
Juden strassenbauend in diese Gebiete gefiìhrt, wobei zweifellos ein Grossteil 
durch natiìrliche Verminderung ausfallen wird. Der allfaellig endlich 
verbleibende Restbestand wird, da es sich bei diesem zweifellos um den 
widerstandsfaehigsten Teil handelt, entsprechend behandelt werden miissen, 
da dieser, cine natiìrliche Auslese darstellend, bei Freilassung als Keimzelle 
eines neuen jiidischen Aufbaues anzusprechen ist. (Siche die Erfahrung der 
Geschichte). 

[Nel quadro della soluzione finale gli Ebrei devono andare ora in modo 
opportuno all'Est sotto una direzione adeguata per l'impiego nel lavoro. In 

81 

grandi colonne di lavoro, con separazione dei sessi, gli Ebrei abili al lavoro 
vengono portati in questi territori costruendo strade, per cui una gran parte 
verrà senza dubbio meno per diminuzione naturale. Il resto che in ogni caso 
rimarrà alla fine, poiché costituisce senza dubbio la parte piìi resistente, dovrà 
essere trattato in modo adeguato, perché questo, rappresentando una selezione 
naturale, in caso di liberazione è da considerare come il nucleo di una rinascita 
ebraica. (Vedi l'esperienza della storia)] " (27). 

[106] Questo testo non esprime un piano o un programma di sterminio per le seguenti 
ragioni: 

1) Il venir meno di gran parte dei deportati "per diminuzione naturale" non è lo scopo 
precipuo, ma una conseguenza probabile della deportazione all'Est. Qui si può parlare, 
a buon diritto, di trascuratezza criminale, ma non di un piano programmato di 
sterminio. 

2) L'espressione bei Freilassung (in caso di liberazione) esclude categoricamente che 
il testo in questione si riferisca a un piano o a un programma di sterminio, perché in 
tal caso sarebbe insensata: in effetti, se gli Ebrei abili al lavoro vengono deportati 
all'Est al fine precipuo ed essenziale di essere sterminati mediante il lavoro, l'ipotesi 
di una liberazione dei superstiti è irragionevole in via di principio. E' perciò evidente 
che il trattamento entsprechend (in modo adeguato) consiste semplicemente nel tenere 
prigionieri questi Ebrei: poiché essi, in caso di liberazione, costituirebbero il nucleo di 
una rinascita ebraica, essi non devono essere liberati. 

Ecco perché, nella sua citazione, Wellers ha omesso tale espressione. 

3) In un piano di sterminio mediante il lavoro, gli inabili al lavoro, in quanto "bocche 
inutili", avrebbero dovuto essere sterminati per primi. Invece il protocollo di Wannsee 
dichiara. 

"Es ist beabsichtig, Juden im Alter von iiber 65 Jahren nicht zu evakuieren, 
sondem sie einem Altersghetto — vorgesehen ist Theresienstadt — zu 
iìberstellen. [Non ci si propone di evacuare gli Ebrei di età superiore a 65 anni, 
ma di trasferirli in un ghetto per anziani — è previsto Theresienstadt]" (28). 

Ecco perché Wellers ha estrapolato la citazione ignorando il contesto. 

4) La soluzione finale consistente nello sterminio mediante il lavoro è in 
contraddizione con un altro passo del protocollo: 

"Diese Aktionen sind jedoch lediglich als Ausweichmòglichkeiten 
anzusprechen, doch werden hier bereits jene [107] praktischen Erfahrungen 
gesammelt, die im Hinblick auf die kommende Endlòsung der Judenfrage von 
wichtiger Bedeutung sind. [Tuttavia queste azioni devono essere considerate 
unicamente delle possibilità di ripiego, qui però vengono già raccolte quelle 
esperienze pratiche che sono di grande importanza in relazione alla futura 
soluzione finale della questione ebraica]" (29). 

82 

In effetti, se le deportazioni all'Est avessero come scopo precipuo ed essenziale lo 
sterminio dei deportati, esse non potrebbero sensatamente essere definite delle 
"possibilità di ripiego", né avrebbe senso parlare di una soluzione finale futura. 

5) La tesi di Wellers è in contraddizione con il cardine fondamentale della storiografia 
ufficiale, quello dei campi di sterminio totale (Belzec, Sobibor, Treblinka e Chelmno) 
nei quali venivano sterminati anche gli Ebrei abiU al lavoro. La contraddizione è tanto 
pili stridente in quanto uno di questi campi, Chelmno, aveva iniziato la sua pretesa 
attività di sterminio all'inizio di Dicembre del 1941 (30) ed era dunque in azione già 
da quasi due mesi. Come si conciliano questi campi di sterminio totale con la 
deportazione "per l'impiego nel lavoro"? E perché dopo la conferenza di Wannsee non 
furono impartite ad Auschwitz le necessarie instruzioni per costruire le installazioni di 
sterminio per gli Ebrei inabili al lavoro? Jean-Claude Pressac infatti ammette che 

"nei giorni e nelle settimane che seguirono, la Bauleitung di Auschwitz non 
ricevette né un richiamo, né un telegramma, né una lettera che reclamassero lo 
studio di una installazione adatta a questo scopo" (31). 

6) La tesi di Wellers contraddice un altro dei cardini fondamentali della storiografia 
ufficiale. Rudolf Hòss dichiara infatti che nel giugno 1941 fu convocato a Berlino da 
Himmler, il quale gli riferi che Hitler aveva ordinato la "soluzione finale della 
questione ebraica" consistente nello sterminio ebraico totale: 

[108] "Tutti gli Ebrei su cui possiamo mettere le mani in questo tempo di 
guerra, devono essere ammazzati, senza eccezione [ohne Ausnahme]" (33). 

Auschwitz "doveva dunque diventare il piìi grande centro di sterminio di tutta la 
storia" (34) e appunto per questo Himmler ordinò a Hòss di fare i preparativi necessari 
per lo sterminio, per il quale, come gli riferi Eichmann, inviato da Himmler ad 
Auschwitz appositamente per discutere la questione dal punto di vista tecnico, "il 
mezzo non poteva essere che il gas" (35). 

Dunque nel giugno 1941 Himmler ordina lo sterminio ad Auschwitz di tutti gli Ebrei 
sotto dominio tedesco mediante gas. 

Ora, secondo l'interpretazione del protocollo di Wannsee sostenuta dalla storiografia 
ufficiale, Himmler, dopo aver atteso quattro mesi per proibire l'emigrazione ebraica , 
ordina, con previo accordo del Fiihrer, la deportazione all'Est soltanto degli Ebrei abili 
al lavoro a scopo di sterminio mediante il lavoro, ma risparmia gli inabili! Dunque 
niente Auschwitz, niente sterminio totale, niente sterminio mediante gas. 

Ricapitolando, nella sua citazione, Wellers: 

1) omette una parte importante del testo del protocollo, 

2) travisa il senso del passo adeguatamente epurato che cita, 

3) ignora il contesto in cui il passo in questione compare. 

83 

4) tace la contraddizione esistente tra la sua interpretazione del protocollo di Wannsee 
e la dichiarazione di Hòss. 

Come rileva Gerald Reitlinger, la dichiarazione di Hòss è in contraddizione 
cronologica anche con la lettera di Gòring del 31 luglio 1941 (secondo 
l'interpretazione della storiografia ufficiale), e infatti lo storico inglese sposta 
d'autorità al 1942 il presunto incontro di Hòss [109] con Himmler (37). Wellers 
elimina solo parzialmente la contraddizione posticipando — anche lui d'autorità - il 
preteso incarico di Himmler di due mesi e facendolo cosi risultare successivo alla 
lettera di Gòring ! 

"E' probabilmente nell'agosto 1941 che Hòss fu incaricato da Himmler di 
preparare lo sterminio degli Ebrei nel quadro della "soluzione finale della 
questione ebraica" " (38). 

Ricorrendo a questi metodi truffaldini, Georges Wellers ha dimostrato di non credere 
egli stesso per primo alla interpretazione infondata che ha propinato all'ignaro lettore. 

6. Dall'emigrazione allo sterminio. 

In questo contesto si comprende anche quanto valga la dichiarazione di Eichmann sul 
Fiìhrerbefehl alla quale Pierre Vidal-Naquet attribuisce tanta importanza scrivendo: 

"Quanto al processo di Gerusalemme, anch'esso ha meritato severe critiche, 
ma nessuna di queste critiche mi sembra mettere in discussione la produzione 
delle prove. Eichmann si presentò come un funzionario di secondo piano, una 
specie di capostazione che faceva circolare alcuni treni, e soprattutto tentò di 
liberarsi del peso schiacciante delle accuse che gli avevano fatto i suoi colleghi 
delle SS per discolpare se stessi; interrogato secondo la procedura 
anglosassone dal capitano Less, precisò di aver avuto conoscenza diretta e 
personale dei camion della morte di Chelmno, delle esecuzioni di Minsk, delle 
camere a gas di Auschwitz (Eichmann par Eichmann, pp. Ili, 115, 1 39). 
Quale forza al mondo, — poiché non fu torturato — quale "conoscenza 
condivisa" con l'ebreo tedesco che l'interrogava avrebbe potuto costringerlo a 
pronunciare questa frase: "L'estate del 1941 era già avanzata quando Heydrich 
mi chiese di andare a trovarlo. 'Il Fiìhrer ha ordinato di sopprimere gli Ebrei'. 
Sono esattamente le parole che usò ricevendomi; e, per verificare l'effetto 
prodotto, contrariamente alla sua abitudine, s'interruppe per un lungo 
momento. Me ne ricordo benissimo". 

[110] Quanto alle opere scritte sul genocidio hitleriano, Eichmann, forse 
meglio in grado dei "revisionisti" di giudicare del loro valore storico, si 
riferiva spesso alle opere di Leon Poliakov come autorità e come migliore 
fonte degli avvenimenti (Eichmann par Eichmann, p. 12)" (39). 

Rilevo anzitutto che la citazione di Pierre Vidal-Naquet non è corretta. Eichmann ha 
dichiarato: 

"La guerra contro l'Unione Sovietica cominciò, mi pare, nel giugno 1941; due 
mesi dopo, ma potrebbero essere stati anche tre (2 Monate spaeter, es kann 

84 

auch 3 Menate spaeter gewesen sein) Heydrich mi convocò nel suo ufficio. Mi 
presentai. E lui mi disse:" Il Fiihrer ha detto che la questione 
dell'emigrazione...". Insomma una frase d'introduzione. E poi: "Il Fiihrer ha 
ordinato l'annientamento fisico degli Ebrei". Fu proprio questa la frase che mi 
disse. E come per saggiare l'effetto delle sue parole, fece, contro ogni sua 
abitudine, una lunga pausa. Me ne ricordo ancora oggi" (40). [corsivo mio]. 

Questa dichiarazione è in totale contrasto con i documenti citati nei paragrafi 
precedenti. Jean-Claude Fressac si è reso conto che il presunto Fiihrerbefehl del 
giugno 1941 evocato da Rudolf Hòss è del tutto insostenibile anche sulla base dei 
documenti di Mosca, e lo ha perciò spostato d'autorità al giugno 1942. La 
convocazione di Hòss a Berlino, secondo Pressac, è un 

"episodio che Hòss situa erroneamente nell'estate 1941, come d'altra parte 
Eichmann dopo averlo letto negli scritti di quest'ultimo" (41). [corsivo mio]. 

[Ili] Lo stesso Vidal-Naquet osserva che la dichiarazione di Eichmann "corrisponde 
assai precisamente a ciò che dice Hoess, ma il suo interlocutore è Himmler" (42). 

A quanto pare, le conoscenze di Eichmann sul Fiihrerbefehl venivano proprio dalle 
"opere di Leon Poliakov"! (43) 

Pierre Vidal-Naquet ha inoltre dimenticato di riferire il seguito della narrazione di 
Eichmann, che mette bene in luce l'attendibilità della sua testimonianza: 

"Sul momento non sono nemmeno riuscito a valutare la portata di ciò che 
accadeva, poiché aveva scelto le parole con cura. Poi però ho capito e non ho 
detto nulla, per il semplice fatto che non ero in grado di dire nulla. Perché a 
una... a una faccenda simile, insomma a una soluzione violenta, non avevo mai 
e poi mai pensato. E poi mi disse: "Eichmann, faccia un salto su da Globocnik, 
a Lublino". [...]. Heydrich mi disse dunque:" Vada da Globocnik. Il Fiihrer gli 
ha già dato le relative disposizioni. Vada a dare un'occhiata, verifichi fino a 
che punto è arrivato. Credo che utilizzi i fossati anticarro dei russi (die 
russischen Tankgraeben) per la eliminazione degli Ebrei" " '44). 

Eichmann si recò subito dopo a Lublino, indi, in compagnia dell' SS— 
Sturmbannfiìhrer (Hauptsturmfìihrer) Hòfle, andò a Treblinka (45), dove trovò due o 
tre baracche che erano state rese "perfettamente stagne" per uccidere gli Ebrei con i 
gas di scarico del motore di un sottomarino sovietico (46). Ciò avvenne, come si è 
visto, due o tre mesi dopo l'inizio della guerra contro l'Unione Sovietica, ossia 
nell'agosto— settembre 1941, ma la costruzione del campo di Treblinka iniziò a fine 
maggio— inizio giugno del 1942 (47). Pierre Vidal-Naquet ha dimenticato di segnalare 
questo singolare esempio di chiaroveggenza ! 

[112] Successivamente, non si sa quando, Eichmann tornò a Treblinka un'altra volta, 
quando "gli impianti erano ormai in funzione "; ma, stranamente, questi impianti di 
sterminio, che dovevano funzionare con i gas di scarico del motore di un 
sommergibile sovietico, funzionavano invece con cianuro (Zyan) o cianuro di 
potassio (Zyankali) (48), ma secondo la storiografia ufficiale a Treblinka lo sterminio 

85 

avvenne esclusivamente mediante l'ossido di carbonio prodotto da un motore Diesel 
(49). 

I "fossati anticarro" menzionati da Eichmann non si trovavano nei pressi di TrebUnka, 
ma vicino a di Belzec; essi erano stati scavati all'inizio del 1940 per scopi militari e 
non furono usati "per la eliminazione degli Ebrei" (50). 

La visita di Eichmann ad Auschwitz non è meno sorprendente: 

"Durante il tragitto vidi dunque grandi edifici. Avevano le dimensioni d' una 
fabbrica con un'enorme ciminiera e Hòss mi disse: "Questo può dirsi un 
portento! Ne eliminiamo diecimila alla volta!". Era giusto in corso una di 
quelle cose, di quelle selezioni, durante le quali gli abili al lavoro erano 
separati dai cosiddetti inabili. Non ho voluto assistere alla gasazione. Non 
avrei potuto. Probabilmente sarei uscito di senno. Stavo già pensando: be', per 
stavolta me la sono cavata! quando mi ha portato a ridosso di un lungo fossato. 
Non saprei dire quanto fosse lungo, forse cento metri, ma forse anche 
centocinquanta, cento ttanta (vielleicht 100 Meter lang, vielleicht auch 150 
oder 180 Meter). C'era un'enorme graticola, una graticola di ferro (ein 
Eisenrost). E su quella graticola c'erano dei cadaveri che bruciavano" (5 1). 

Rilevo anzitutto la contraddizione cronologica di questo resoconto: la presenza di 
crematori e di fosse di cremazione rimanda al periodo [113] della deportazione degli 
Ebrei ungheresi — maggio— luglio 1944. Tuttavia, Eichmann precisa quanto segue: 

"Mi venne dato un ennesimo ordine e io dovetti andare a visitare Auschwitz. 
Miiller mi disse che vi erano in corso lavori di ampliamento. Dovevo andare a 
vederli e poi riferirgli" (52). 

Poiché Heinrich Miiller era il capo dell' Ami IV (Gestapo) del RSHA, di cui 
Eichmann dirigeva il Referat IV B 4, le missioni che egli affidava al suo subordinato 
concernevano l'acquisizione di informazioni sugli impianti di sterminio, perciò i 
"lavori di ampliamento" ad Auschwitz menzionati da Eichmann non si possono 
riferire che alla costruzione dei crematori di Birkenau — cosa che Eichmann conferma 
subito dopo —, perciò la sua visita si riferisce alla prima metà del 1943. 

In contraddizione con queste datazioni, Eichmann ha dichiarato di aver fatto rapporto 
al suo superiore Miiller nel 1945 (53). 

Inoltre, secondo Jean-Claude Pressac, ad Auschwitz non sono mai esistiti né un 
fossato di 100— 150--180 metri (54), né l'enorme graticola di ferro menzionata da 
Eichmann, e la capacità massima di sterminio di Birkenau è stata di 4.300 persone al 
giorno (55), non di 10.000, come Hòss avrebbe riferito a Eichmann. 

Eichmann, che riferisce di non aver mai sentito neppure nominare lo Zyklon B (" è 
un'espressione che sento per la prima volta" ), lo descrive cosi: 

"Erano delle tavolette, simili a quei sottobicchieri che servono per appoggiarci 
i boccali di birra (Biertellern), sottobicchieri di cartone " (57), 

86 

e aggiunge: 

[1 14] "Sapevo che con quelle tavolette tonde che parevano di cartoncino 
uccidevano la gente. Me lo ha detto Hòss e mi ha persino mostrato una di 
quelle tavolette" (58). 

Ora è vero che lo Zyklon B veniva prodotto anche utilizzando come coibente per 
lacido cianidrico dei dischi di cartone (nome commerciale: Discoids) (59), ma lo 
Zyklon B utilizzato a scopo di disinfestazione (e presuntamente a scopo omicida) ad 
Auschwitz impiegava come coibente soltanto la farina fossile (nome commerciale 
Diagriess) in forma di granuli. 

Dopo questo istruttivo excursus sull'attendibilità del testimone Eichmann, (60) 
torniamo al Fiihrerbefehl. 

La summenzionata affermazione di Eichmann è inoltre categoricamente smentita da 
un suo subordinato, l'ex SS— Hauptsturmfiihrer e rappresentante di Eichmann in 
Slovacchia Dieter Wisliceny, le cui dichiarazioni, essendo troppo in contrasto con le 
posizioni della storiografia ufficiale attuale, sono state abbandonate all'oblio. Egli 
ammise si il Fiihrerbefehl — vedremo subito in quali termini —, ma almeno forni un 
resoconto della politica ebraica nazista che è confermato dai documenti e non 
contiene contraddizioni cronologiche. 

A Norimberga Wisliceny riassunse cosi le fasi di questa politica: 

"Fino al 1940, all'interno del Referat, c'erano le direttive di regolare la 
questione ebraica in Germania e nei territori occupati dalla Germania mediante 
una emigrazione pianificata. Come seconda fase venne, da questo punto di 
vista, il concentramento di tutti gli Ebrei in Polonia e negli altri territori 
orientali occupati dalla Germania, e precisamente in forma di ghetti. Come 
terzo periodo venne la cosiddetta soluzione finale della questione ebraica, cioè 
l'annientamento e lo sterminio pianificato del popolo ebraico. Questo [1 15] 
periodo durò fino all'ottobre 1944, fino a quando Himmler diede l'ordine di 
sospendere questo sterminio" (61). 

Egli precisò poi di essere stato informato dell'ordine di sterminio "da Eichmann 
nell'estate del 1942" e che "quest'ordine era dell'aprile 1942". 

Wisliceny fu poi estradato in Slovacchia e durante la sua prigionia a Bratislava 
redasse un memoriale datato 18 novembre 1946. 

Wisliceny vi delinea con grande precisione le tappe della politica ebraica nazista. 
Dopo aver riferito le ragioni della istituzione dell' "Ufficio centrale per l'emigrazione 
ebraica "di Vienna, egli continua: 

"Grazie all'attività di questo ufficio centrale fino al 1939 emigrarono 
dall'Austria altri 100.000 Ebrei. Dopo l'occupazione della CSR Eichmann 
fondò a Fraga per incarico di Heydrich un ufficio simile, 1' "Ufficio centrale 
per la soluzione della questione ebraica in Boemia e Moravia", la cui attività 
nei pochi mesi fino allo scoppio della guerra non potè produrre un effetto 

87 

massiccio come 1' "Ufficio centrale" di Vienna. La direttiva approvata da 
Himmler e presuntamente anche da Hitler, allora diceva: "emigrazione degli 
Ebrei ad ogni costo" " (65). 

Indi Wisliceny espone un lungo resoconto del progetto Madagascar. 

"Con l'occupazione della Polonia nel settembre 1939, oltre tre milioni di Ebrei 
vennero nella sfera di potere tedesca. Eichmann, che aveva assunto la sua 
funzione a Berlino proprio poco tempo prima, redasse il piano di espulsione 
degli Ebrei dal territorio del Reich, dal "Protettorato" e dall'Austria parimenti 
in Polonia, nell'ipotesi che i territori polacchi sarebbero ridiventati in un tempo 
pili o meno lungo un sistema politico indipendente. Cosi egli organizzò [116] 
rapidamente un campo di transito a Nizsko sul San e cominciò ad espellervi 
Ebrei da Vienna, Briinn, Maehrisch-Ostrau. [...]. La proclamazione del 
"Governatorato generale" come parte del territorio del Reich e uno scritto di 
protesta del governatore generale Frank presso Gòring posero fine nel 
dicembre 1939 a questa attività di Eichmann. Egli si dedicò di nuovo ai vecchi 
piani di emigrazione, dovendo ora includere nei suoi calcoli l'ebraismo 
polacco. Era chiaro che la Palestina non sarebbe mai stata in grado di 
accogliere i circa 3.500.000 Ebrei della Germania, della Polonia, del CRS e 
dell'Austria. A ciò si aggiunse ancora il fatto che, in virtìi dell'influenza 
italiana, la fondazione di uno Stato ebraico palestinese da parte tedesca era 
considerata non gradita con riguardo alle richieste arabe. Malgrado ciò fino 
alla fine del 1940 ebbe luogo ancora un'emigrazione in Palestina dal territorio 
del Reich, cosi per esempio nel settembre del 1940 trasporti di Ebrei da 
Danzica via Bratislava--Don— Romania. Solo nel 1941 Himmler proibì 
l'emigrazione in Palestina. Come paese di accoglimento per una emigrazione 
in massa fu presa in considerazione da Eichmann l'isola di Madagascar [...]. In 
un dettagliato memorandum Eichmann, energicamente appoggiato da 
Heydrich, propose a Himmler l'isola di Madagascar come territorio per il 
trasferimento di tutto l'ebraismo europeo. Questa proposta ebbe l'approvazione 
di Himmler e di Hitler. Eichmann fu incaricato di elaborare un piano preciso 
[...] (66). 

L'azione di trasferimento doveva essere diretta da un ufficio centrale a Berlino. 
Gòring doveva assumere la presidenza formale di questo "stato maggiore 
dell'emigrazione" che includeva tutta l'Europa, mentre il "capo della Polizia di 
sicurezza e del SD" doveva essere incaricato della realizzazione tecnica. 
L'ultima cosa in pratica significava Eichmann. Eichmann ha lavorato a questo 
piano dal 1940 all'estate del 1941. Nell'ottobre del 1941 a Berlino questo 
"piano Madagascar" era [117] ancora oggetto di conferenze che Eichmann 
tenne con i suoi incaricati nei singoli paesi [...]. Eichmann diede a questi 
incaricati le direttive summenzionate, che non furono abolite fino alla 
primavera del 1942. L'organizzazione centrale progettata da Eichmann non fu 
creata subito, si aspettava solo la fine della guerra. Ma per definire la futura 
competenza del "capo del SIPO e del SD" [Polizia di Sicurezza e Servizio di 
Sicurezza], Gòring, all'inizio dell'estate del 1941, nella sua qualità di 
presidente del "comitato di difesa del Reich", emanò un decreto che incaricava 
il "capo del SIPO e del SD" di preparare tutti gli affari relativi al trasferimento 
degli Ebrei. Con ciò Eichmann possedeva anche lo strumento legale per 

escludere nei suoi provvedimenti tutte le ingerenze di altre autorità. In questo 
decreto appare la parola "soluzione finale". Il "piano Madagascar" era indicato 
correntemente con questo nome , solo piìi tardi l'espressione "soluzione finale" 
ha ricevuto un significato completamente diverso e fu usata da Hitler e da 
Eichmann come mascheramento dello sterminio biologico dell'ebraismo 
europeo. Ciò fu fatto scientemente da Eichmann per ingannare altre autorità 
che erano a conoscenza dei piani di trasferimento con l'uso di una parola 
conosciuta adoperata fino ad allora" (67). 

Wisliceny passa poi a descrivere la genesi della decisione dello sterminio: 

"Dal momento dello scoppio della guerra con la Russia e dell'entrata in guerra 
degli USA si cominciò a compiere un cambiamento fondamentale nel modo di 
trattare il problema ebraico. Questo cambiamento non si verificò dall'oggi al 
domani, ma gradualmente e trovò il suo apice definitivo solo nella primavera 
del 1942 [...]" (68). 

Una di queste tappe fu il Kommissarbefehl, che fu esteso da Himmler e da Heydrich a 
tutti gli Ebrei russi, e "in questo Kommissarbefehl Eichmann vide una possibilità di 
sterminare anche il restante ebraismo" (69). 

[118] "La seconda ondata di inasprimento — continua Wisliceny — si verificò 
dopo l'entrata in guerra degli USA. [...]. In questo periodo, dopo l'inizio della 
guerra con gli USA, deve cadere, secondo la mia convinzione, la decisione di 
Hitler che ordinava lo sterminio biologico dell'ebraismo europeo [...]. L'ordine 
di Himmler che Eichmann mi mostrò nell'agosto del 1942 risaliva alla 
primavera del 1942; certamente l'ordine di Hitler era stato impartito qualche 
tempo prima, perché nell'ordine di Himmler l'esenzione [Zuriickstellung] degli 
Ebrei abili al lavoro costituiva l'oggetto principale" (70). 

A Norimberga, Wisliceny precisò che l'ordine in questione risaliva all'aprile 1942 
(71). 

Il resoconto di Wisliceny, per quanto concerne la politica nazista di emigrazione 
ebraica, è in perfetto accordo con i documenti citati nei paragrafi precedenti; quando 
invece egli comincia a parlare dello sterminio biologico degli Ebrei, le sue 
dichiarazioni non solo non sono confermate da alcun documento, ma sono in palese 
contrasto con le posizioni dell'attuale storiografia ufficiale. 

Wisliceny pretende di aver visto un ordine scritto firmato da Himmler dell'aprile 1942 
che egli riassume cosi: 

"Il Fiìhrer aveva ordinato la soluzione finale della questione ebraica 
[Endlòsung der Judenfrage]. Di questa cosiddetta soluzione finale era 
incaricato il capo della Polizia di sicurezza e del SD e l'ispettore dei campi di 
concentramento. Dalla cosiddetta soluzione finale dovevano essere esentati 
provvisoriamente tutti gli Ebrei di sesso maschile e femminile abili al lavoro, 
che dovevano essere impiegati nei campi di concentramento per lavorare" 
(72). 

89 

Dunque la prova fondamentale della realtà dell'ordine di sterminio è il cambiamento 
di significato del termine Endlòsung, e la prova fondamentale della realtà di questo 
cambiamento di significato è l'ordine di sterminio ! La storiografia ufficiale non è piìi 
riuscita a sfuggire [119] a questo perfetto circolo vizioso: nessuno ha mai prodotto 
l'ordine di sterminio e nessuno ha mai dimostrato che il termine Endlòsung sia passato 
a significare lo sterminio; tuttavia, gli storici ufficiali funzionalisti continuano a 
sostenere con tutta serietà il secondo punto, gli intenzionalisti anche il primo, come se 
fossero fatti storici accertati e documentati. Raul Hilberg, ad esempio, osa affermare 
che con la lettera di Gòring del 31 luglio 1941 "Heydrich prendeva in mano le redini 
del processo di sterminio" (73) ed insinua (ricorrendo al sotterfugio già segnalato) che 
la "soluzione finale" del protocollo di Wannsee significava lo sterminio (74), 
naturalmente sulla solida base della dichiarazione di Eichmann citata da Pierre Vidal- 
Naquet e di Rudolf Hoss! (75) Si comprende dunque facilmente per quale ragione 
Hilberg e i suoi colleghi non menzionino il memorandum di Wisliceny, che li 
costringerebbe a dover ammettere che il termine Endlòsung alla conferenza di 
Wannsee si riferiva alla soluzione finale territoriale della questione ebraica, con grave 
danno per il loro ingenuo circolo vizioso: da quale documento sarebbero allora 
"confermate" le fantasie di Adolf Eichmann e di Rudolf Hòss? 

Nella presunta genesi della presunta decisione dello sterminio c'è un altro aspetto di 
grande importanza: che cosa determinò questa decisione? 

Wisliceny si richiamò alla visione del mondo antisemitica di Hitler (76), confermando 
in tal modo l'infondatezza delle sue accuse: se Hitler decise lo sterminio degli Ebrei 
per odio nei loro confronti, perché promosse una politica di emigrazione che fu attuata 
ufficialmente persino ancora nei primi due anni di guerra? Consapevoli di questa 
contraddizione insormontabile, gli storici funzionalisti hanno abbandonato questa 
motivazione classica e si sono dati alle speculazioni piìi disparate, le quali sortiscono 
soltanto l'effetto di togliere all'Olocausto quel carattere quasi metafisico di unicità ed 
eccezionalità che teologi e storici hanno voluto attribuirgli, banalizzandone le 
motivazioni e [120] riducendolo a mero evento accidentale della politica nazista. Ciò 
è particolarmente evidente nella spiegazione di Martin Broszat: 

"Hitler, nella primavera e nell'estate del 1941, su pressione di parecchi 
Gauleiter e del Governatore Generale aveva promesso, tanto grandiosamente 
quanto sconsideratamente, che i loro territori sarebbero stati in breve tempo 
resi liberi da Ebrei — promesse che allora evidentemente furono fatte in 
relazione alla preparazione o all'inizio della guerra contro la Russia, ma si 
basavano anche sull'attesa che questa guerra si sarebbe conclusa con successo 
entro l'inizio dell'inverno e allora si sarebbero offerte possibilità per cosi dire 
illimitate di espellere gli Ebrei in un territorio molto lontano al di là 
dell'impero tedesco all'Est. Quando ciò si rivelò un errore fatale, ma nel Reich 
il programma di deportazione era già preparato e in corso, nell'autunno del 
1941 si giunse alle conclusioni e alle soluzioni provvisorie già ripetutamente 
menzionate, ma, come loro effetto, anche alla terribile conseguenza che non 
sembrò esserci nessun'altra 'via d'uscita' che ulteriori programmi di uccisione. 
Ciò portò prima all'azione 'Reinhard', allo scopo di eliminare soprattutto gli 
Ebrei polacchi, poi, con la grande installazione di Auschwitz- -Birkenau come 
presupposto tecnico, allo sterminio in massa anche degli altri Ebrei tedeschi ed 
europei" (77). 

90 

Ma Robert-Jan van Pelt, studiando la progettazione di Auschwitz, sostiene la tesi che 
lo sterminio degli Ebrei, nelle intenzioni di Himmler, era "un fenomeno transitorio 
nella storia del campo", (78) dunque non la sua ragion d'essere e neppure la sua 
funzione principale. 

Christopher Browning indica invece una motivazione diversa: 

"La spinta scaturì piuttosto dall'euforìa della vittorìa dell'estate 1941. Le 
grandi vittorìe dei prìmi mesi della campagna di Russia suscitarono la 
convinzione che presto tutta l'Europa sarebbe stata alla mercé dei 
nazionalsocialisti" (79). 

[121] Arno J.Mayer sostiene una tesi esattamente contrarìa: l'euforìa della vittorìa 
indusse i nazisti a progettare non già un piano di sterminio, ma un piano di 
evacuazione degli Ebrei all'Est: 

"Fino a che la Wehrmacht e gli eserciti suoi alleati continuarono a trìonfare, le 
sofferenze degli Ebrei furono limitate alla persecuzione ad opera delle forze di 
sicurezza tedesche e delle milizie collaborazioniste locali. Queste uccisioni di 
Ebrei, sostanzialmente non sistematiche, coincidevano con l'attesa di una 
rapida vittorìa sull'Armata Rossa e della totale liquidazione del regime 
bolscevico. Fu proprìo in quel perìodo e in quello spirìto di euforìa che i capi 
nazisti particolarmente interessati alla "questione ebraica" progettarono perii 
futuro di evacuare gli Ebrei europei nel lontano oriente, magarì al di là degli 
Urali. In effetti, se il Blitzkrieg fosse risultato vittorioso a est come lo era stato 
a occidente l'anno prima, per assurdo è probabile che l'Europa si sarebbe 
risparmiata i peggiori orrori del XX secolo. Certamente i popoli dell'Europa 
orientale, e principalmente gli Slavi, sarebbero stati ridotti in schiaviti!, ma 
non avrebbero subito l'estrema barbarie e i disastri della guerra, che cominciò 
a esigere il suo tremendo pedaggio nell'autunno del 1941. Allo stesso modo, 
anche gli Ebrei anziché essere massacrati sarebbero stati probabilmente 
deportati nelle lontane zone centrali della Russia o, qualora l'Inghilterra fosse 
stata costretta a negoziare un accordo, nelle colonie oltremare" (80). 

Una cosa risulta chiara da queste interpretazioni: se durante la seconda guerra 
mondiale c'è stato uno sterminio ebraico, esso, per le motivazioni che hanno portato 
alla sua attuazione, ha avuto un carattere puramente accidentale, senza un preciso 
legame di causa— effetto con l'ideologia nazionalsocialista. Broszat, van Pelt, 
Browning, Mayer intendono forse riabilitare il nazismo? 

[122] 2 -- SONDERBEHANDLUNG: GEORGES WELLERS E IL RAPPORTO 
KORHERR. 

Nel capitolo 'Numero delle vittime della "soluzione finale"" del suo opuscolo La 
Solution Finale et la Mythomanie Néo-Nazie (81), Wellers si occupa dettagliatamente 
del rapporto Korherr, tracciandone la seguente storia, da lui ripresa successivamente 
nell'articolo citato Qui est Robert Faurisson? (82): 

"All'inizio del 1943, nelle alte sfere delle SS, si teme che, malgrado tutte le 
precauzioni, il vero senso del termine Sonderbehandlung sia pericolosamente 

91 

svelato. Infatti, il 18 gennaio 1943, Himmler ha ordinato a Korherr, Inspekteur 
fiir Statistik delle SS, di redigere un rapporto su "La soluzione finale della 
questione ebraica" (Die Endlòsung der Judenfrage), il che Korherr ha fatto, e il 
23 marzo 1943 egli ha inviato un rapporto di 16 pagine all' SS-- 
Obersturmbannfiihrer dott. R.Brandt, dello stato maggiore personale del 
Reichsfiihrer— SS Himmler, arrestando le sue statistiche alla data del 31 
dicembre 1942. Il 9 aprile 1943 Himmler scrive al Capo della SIPO [Polizia di 
sicurezza] e del SD [Servizio di sicurezza] che trova il rapporto Korherr 
eccellente perché potrà servire piìi tardi a fini di mascheramento e per il 
momento proibisce la sua diffusione. Egli vuole che in avvenire gli siano 
comunicati dei brevi resoconti mensili concernenti il numero degli Ebrei 
evacuati e quanti ne restano ancora. (" Ich balte diesen Bericht als 
allenfallsiges Material fiir spaeteren Zeiten, und zwar zu Tamungszwecken fiir 
recht gut. Im Augenblick darf er weder veròffentlicht noch weitergegeben 
werden (...). In den kurzen Monatsmeldungen der Sicherheitspolizei will ich 
lediglich mitgeteilt bekommen, was monatlich abgefahren worden ist und was 
zu diesem Zeitpunkt noch an Juden iibrig blieb"). Il giorno dopo, il 10 aprile, 
R.Brandt informa Korherr che il suo rapporto è stato ricevuto da Himmler, il 
quale desidera che da [123] nessuna parte si parli di "trattamento speciale 
applicato agli Ebrei" (Er wiinscht, dass an keiner Stelle von 
"Sonderbehandlung der Juden" besprochen wird). Infatti, a pagina 10 del 
rapporto Korherr appare la frase seguente: Totale delle evacuazioni (compresa 
Theresienstadt e compreso il trattamento speciale. ..1.873.539)(Evakuierungen 
insgesamt einschl. Theresienstadt und einschl. Sonderbehandlung). Frattanto 
Himmler ordina a Korherr di redigere un compendio del suo rapporto per 
presentazione al Fiihrer (zur Vorlage an den Fiihrer), il che dà luogo ad un 
rapporto di sei pagine e mezza indirizzato a R.Brandt, in cui i dati statistici 
sono completati fino al 31 marzo 1943. Tutta questa corrispondenza, che reca 
il timbro Geheime Reichssache (Affare segreto di Stato) è molto edificante. 
Essa mostra, infatti, che i risultati della "soluzione finale" interessano a Hitler 
stesso. D'altra parte, grazie alla bavure di Korherr , si ha la conferma, 
proveniente dal vertice, che la "Sonderbehandlung der Juden" è un'operazione 
talmente inconfessabile che deve essere accuratamente mascherata col termine 
ancora piìi innocente di evacuazione, perfino in un rapporto ad uso interno per 
le SS. Nello stesso tempo, sappiamo che ormai la rubrica "evacuazioni" del 
rapporto Korherr copre la "Sonderbehandlung" " (83). 

Riguardo al significato di questa parola, Wellers spiega altrove: 

"Il termine ermetico di Sonderbehandlung ("trattamento speciale") e i suoi 
numerosi derivati hanno un significato preciso: quello di esecuzione, di messa 
a morte, di assassinio. Esso non presuppone il modo di esecuzione — 
impiccagione, fucilazione, uso di gas tossici — né la categoria di persone prese 
in considerazione, ma si applica massicciamente, sistematicamente, in tutte le 
sue varietà, al caso degli Ebrei" (84). 

In conclusione, secondo Wellers, Evakuierung è sinonimo di Sonderbehandlung , che 
è a sua volta sinonimo di uccisione. 

92 

[124] Questa interpretazione è falsa. Per attribuirle una parvenza di attendibilità, 
Wellers ha travisato la storia del rapporto Korherr. 

Nella lettera del 10 aprile citata da Wellers, R.Brandt scrive a Korherr: 

"Il Reichsfiìhrer— SS ha ricevuto il Suo rapporto statistico su "La soluzione 
finale della questione ebraica in Europa". Egli desidera che in nessun punto si 
parli di "trattamento speciale degli Ebrei"[Sonderbehandlung der Juden] . A 
pagina 9, punto 4, si deve dire come segue: 

"Trasporto degli Ebrei dalle province orientali nell' Est russo: 

furono fatti passare: 

attraverso i campi del Governatorato generale... 

attraverso i campi del Warthegau ". 

Un'altra formulazione non può essere ammessa. Le rimando un'esemplare del 
rapporto già siglato dal Reichsfiihrer— SS con la preghiera di modificare nel 
modo indicato la pagina 9 e di rispedirlo" (85). 

Il 28 aprile Korherr rispedi il rapporto con la modifica richiesta. A pagina 9 di tale 
rapporto, punto 4, l'espressione Transportierung von Juden aus Ostprovinzen nach 
dem russischen Osten sostituisce infatti l'originaria Sonderbehandlung, che però, 
inspiegabilmente, nonostante il divieto formale di Himmler, compare ancora ap.lO, 
punto 5 : 

"Evakuierungen insgesamt (einschl. Theresienstadt und einschl. 
Sonderbehandlung) ... 1.875.549 Juden". 

Da questo passo, citato da Wellers, per confondere il lettore, in luogo di quello 
indicato nella lettera del 10 aprile 1943, risulta comunque chiaro che la 
Sonderbehandlung copre soltanto una parte delle Evakuierungen. E infatti il paragrafo 
V del rapporto Korherr, intitolato L'evacuazione degli Ebrei (Die Evakuierung der 
Juden), si articola in 6 punti che riassumono le evacuazioni effettuate dall'ottobre 
1039 al 31 dicembre 1942: 

X'evacuazione sostituì, perlomeno nel territorio del Reich, [125] l'emigrazione degli 
Ebrei. Essa fu preparata in grande stile a partire dalla proibizione dell'emigrazione 
ebraica dell'autunno 1941 e fu ampiamente realizzata nel 1942 in tutto il territorio del 
Reich. Nel bilancio dell'ebraismo essa figura come "emigrazione" [Abwanderung]. 
Fino al 1 gennaio 1943 partirono, secondo le liste dell'Ufficio Centrale di Sicurezza 
del Reich 

dal Vecchio Reich col territorio dei Sudeti 100.516 Ebrei 

dall'Ostmark [Austria] 47.555 " 

dal Protettorato 69.677 " 

totale 217.748 Ebrei. 

93 

In queste cifre sono compresi anche gli Ebrei evacuati nel ghetto per anziani di 
Theresienstadt. 

Complessivamente le evacuazioni nel territorio del Reich inclusi i territori orientali e 
inoltre nella sfera di potere e di influenza tedesca in Europa dall'ottobre 1939 o 
successivamente fino al 31 dicembre 1942, fecero risultare le seguenti cifre: 

1. Evacuazione [Evakuierung] di Ebrei dal Baden e dal 

Palatinato verso la Francia 6.504 Ebrei 

2. Evacuazione d i Ebrei dal territorio del Reich inclusi 
Protettorato e distretto di Bialystock verso l'Est 170.642 " 

3. Evacuazione di Ebrei dal territorio del Reich e dal 
Protettorato a Theresienstadt 87.193 " 

4. Trasporto [Transportierung = Sonderbehandlung] di 

Ebrei dalle province orientali verso l'Est russo 1.449.692 " 

Furono fatti passare: 

attraverso i campi del Governatorato generale 1.274.166 " 

attraverso i campi del Warthegau 145.301 " 

5. Evacuazione [ Evakuierung] di Ebrei da altri paesi, cioè: 

Francia (per quanto occupata prima del 10.11.1942) 41.911 " 

Olanda 38.571 " 

Belgio 16.886 " 

Norvegia 532" 

Slovacchia 56.691 " 

Croazia 4.927 " 

[126] Evacuazioni complessivamente (inclusa Theresienstadt e 

inclusa Sonderbehandlung) 1.873.549 Ebrei 

senza Theresienstadt 1.786.549 " 

6. A ciò si aggiunge anche, secondo i dati dell' Ufficio 

Centrale di Sicurezza del Reich l'evacuazione di 633.300 Ebrei 

nei territori Russi inclusi negli ex paesi baltici dall'inizio 
della campagna orientale. 

Nelle cifre summenzionate non sono compresi i detenuti dei ghetti e dei campi di 
concentramento. Le evacuazioni dalla Slovacchia e dalla Croazia furono intraprese da 
questi stessi Stati" (88). 

Come si vede, l'originaria Sonderbehandlung si riferisce esclusivamente al punto 4: 
essa non è dunque sinonimo di Evakuierung, ma di Trasportierung. In termini 
numerici, la Sonderbehandlung copre 1.449.692 Ebrei, le altre Evakuierungen 

1.057.157. 

Wellers ribadisce poi questa falsificazione aggiungendo ulteriori esplicitazioni: 

"Cominciamo con la categoria piìi importante numericamente, quella degli 
"evacuati", secondo la terminologia imposta a Korherr da Himmler, che 
significa, come sappiamo, la "Sonderbehandlung". Si tratta di persone 
arrestate in vari paesi e trasportate verso i campi di sterminio in Polonia. 
Bisogna distinguere due categorie di questi campi: 

94 

a) quelli in cui una parte degli "evacuati" è assassinata immediatamente nelle 
camere a gas, appena scesi dal treno, senza essere immatricolati, e l'altra è 
ammessa all'interno del campo per lavorare nelle fabbriche, nelle miniere, 
nelle officine, ecc., la quale è immatricolata. Questi sono i campi di Auschwitz 
e Majdanek; 

b) i campi di sterminio propriamente detti in cui è conservata in vita soltanto 
una esigua porzione di "evacuati" , appena necessaria per assicurare il 
funzionamento del campo stesso, e la schiacciante maggioranza degli altri 
"evacuati" è dunque condotta direttamente nelle camere a [127] gas. Questi 
sono i campi di Belzec, Chelmo, Sobibor e Treblinka" (89). 

Anche ciò è falso. In effetti, se si accetta l'ipotesi infondata di Wellers, fino al 31 
dicembre 1942 risulterebbero sottoposti a Sonderbehandlung e dunque uccisi soltanto 
1.449.692 dei complessivi 2.506.849 Ebrei evacuati dai Tedeschi, cioè esclusivamente 
quelli "fatti passare" (durchgeleust) peri campi del Governatorato generale e del 
Warthegau: 1.274.166 uccisi nei campi di sterminio di Belzec, Sobibor, Treblinka e 
Majdanek (Governatorato generale) e 145.301 nel campo di sterminio di Chelmno 
(Warthegau) (90). 

Di conseguenza, nessuno degli Ebrei deportati ad Auschwitz fino al 31 dicembre 1942 
è stato sottoposto a Sonderbehandlung e dunque ucciso. Non sono stati sottoposti a 
Sonderbehandlung — e dunque uccisi — i 633.000 Ebrei evacuati nei territori russi, né 
i 170.642 evacuati all'Est, né, a maggior ragione, i 6.505 evacuati in Francia, né gli 
87.193 evacuati nel ghetto di Theresienstadt. 

In particolare, non è stato sottoposto a Sonderbehandlung e dunque ucciso non solo 
nessuno degli Ebrei deportati ad Auschwitz : 

41.911 Ebrei dalla Francia (41.951 secondo il Memoriale di Klarsfeld) (91) 

16.886 Ebrei dal Belgio (16.621 secondo il Memoriale di Steinberg) (92) 

29.112 Ebrei dall'Olanda, (93) 

ma neppure i 24.378 Ebrei slovacchi evacuati a Sobibor. (94) 

Naturalmente Wellers non accetta le conseguenze che scaturiscono dalla sua ipotesi 
truffaldina, le quali lo priverebbero di oltre un milione di "gasati", e considera invece 
appunto "gasati" - dunque [128] sottoposti a Sonderbehandlung — r80% degli Ebrei 
evacuati ad Auschwitz e tutti assassinati — dunque, di nuovo, sottoposti a 
Sonderbehandlung, i 633.000 Ebrei evacuati nei territori russi (95). 

Ora, se il termine "cifrato" che significa "uccisione" è Sonderbehandlung/ 
Transportierung, perché Korherr usa il termine Evakuierung per indicare la pretesa 
uccisione degli Ebrei russi? E perché Evakuierung, che nel caso degli Ebrei evacuati 
in Francia e a Theresienstadt significa con certezza assoluta evacuazione, nel caso 
degli Ebrei russi significherebbe uccisione? 

95 

Dopo aver ricapitolato in una tavola gli effettivi delle varie categorie di Ebrei presi in 
considerazione da Korherr fino al 31 dicembre 1942, Wellers espone le sue 
argomentazioni fondamentali: 

"Guardando questa tavola si vede che già alla data del 31 dicembre 1942 nel 
totale di tutte le categorie riunite gli "evacuati" rappresentano piìi della metà 
(52,9%) e si osserva che essi non sono contati né tra i morti di morte naturale, 
che però comprendono i suicidi, né tra coloro che non sono ancora prigionieri, 
né tra gli emigrati, né nei ghetti, né nei campi di concentramento, né nelle 
prigioni, e allora ci si domanda: dove sarebbero stati evacuati? Dove sono stati 
nascosti perché non li si trovi da nessuna parte? La domanda è logica. Inoltre, 
Rassinier e i suoi accoliti affermano che 1' "evacuazione" o la 
"Sonderbehandlung" non significano nulla di spiacevole, come pretendono i 
calunniatori ebrei. Allora, seconda domanda: perché le "evacuazioni" sono 
indicate da Korherr, col consenso di Himmler, come la causa principale della 
decrescenza rapida delle masse ebraiche? Finché i Rassinier di tutte le specie 
non daranno risposte chiare a queste due legittime domande, ogni uomo di 
buon senso e in buona fede resterà convinto che essi sono stati "evacuati" nei 
luoghi di sterminio di Auschwitz, Treblinka, Sobibor, Chelmno, ecc., dove 
sono stati uccisi e i loro corpi sono stati distrutti" (96). 

Non resta dunque che fornire "risposte chiare" alle due "legittime domande" di 
Wellers. 

[128] Dei 2.506.849 Ebrei evacuati fino al 31 dicembre 1942, 87.193 sono stati inviati 
a Theresienstadt, e 6.504 in Francia. Circa la sorte dei restanti evacuati, la risposta alla 
domanda di Wellers è fornita di nuovo da Korherr stesso: 

"Dal 1937 all'inizio del 1943 il numero degli Ebrei d'Europa dovrebbe essere 
diminuito approssimativamente di 4 milioni, sia a causa dell'emigrazione, sia a 
causa dell'eccedenza della mortalità degli Ebrei dell'Europa centro- 
occidentale, sia a causa delle evacuazioni soprattutto nei territori orientali piìi 
intensamente popolati, le quali qui vengono conteggiate come perdita [die hier 
als Abgang gerechnet werden]" ( 97). 

Quest'ultima frase esclude categoricamente che i suddetti evacuati siano stati uccisi. 
In questo caso, infatti, non avrebbe senso affermare che tali evacuazioni qui (hier) 
vengono conteggiate come perdita. Il significato della frase è un altro. Korherr 
enuncia le tre cause principali della diminuzione del numero degli Ebrei europei, due 
delle quali — l'emigrazione e l'eccedenza della mortalità (98)— costituiscono una 
perdita reale, mentre la terza, l'evacuazione, rappresenta una perdita puramente 
nominale. Appunto per questo Korherr precisa che le evacuazioni, sebbene non 
costituiscano una perdita reale, qui, cioè nel suo rapporto statistico, vengono 
nondimeno conteggiate come perdita, senza dubbio perché i territori orientali in 
questione non venivano piìi considerati come parte dell'Europa. 

Passiamo ora alla seconda domanda: perché le evacuazioni sono indicate da Korherr 
come la causa principale della "decrescenza rapida delle masse ebraiche"? 

96 

La frase incriminata è tratta in effetti da un brano del rapporto Korherr, che Wellers 
cita nel modo seguente: 

[130] "Fin da prima della guerra il Vecchio Reich e l'Austria si erano 
sbarazzate di piìi della metà dei loro Ebrei soprattutto mediante emigrazione, 
mentre all'Est una decrescenza rapida (une décroissance rapide) delle masse 
ebraiche, pericolose a causa della loro fecondità, è cominciata soltanto a 
partire dalla guerra e soprattutto dalle misure di evacuazione del 1942" (99). 

L'argomentazione si basa su una traduzione fraudolenta. Il testo tedesco dice: 

"Altreich und Ostmark hatten bis zum Kriege weit iìber die Haelfte ihres — 
zivilisierten und sterilen — Judenbestandes bereits abgegeben, vor allem durch 
Auswanderung, waehrend in Osten der Zusammenbruch der fìir die Zukunft 
gefaehrlichen fruchtbaren Judenmassen iiberwiegend erst im Kriege und 
besonders seit den Evakuierungsmassnahmen von 1942 deutlich wird" ["Fino 
alla guerra il Vecchio Reich e l'Ostmark (Austria) si erano già liberati di oltre 
la metà del loro effettivo di Ebrei civili e sterili, soprattutto mediante 
emigrazione, mentre all'Est il crollo (Zusammenbruch) delle prolifiche masse 
ebraiche pericolose per il futuro diventa palese prevalentemente soltanto 
durante la guerra e specialmente a partire dalle misure di evacuazione del 
1942"] (101). 

La traduzione del termine Zusammenbruch (crollo) con decrescenza rapida 
corrisponde ad una vera e propria falsificazione. Korherr non parla affatto di una 
decrescenza — piìi o meno "rapida" — , concetto che egli esprime con i termini 
Abnahme, Vermiderung e Abgang (102). Al contrario, dopo aver rilevato il contrasto 
tra la sterilità degli Ebrei della Germania e dell'Austria (sterilen Judenbestandes) e la 
prolificità degli Ebrei dell'Europa orientale (fruchtbaren Judenmassen), egli [131] 
dichiara che le misure di evacuazione hanno provocato il crollo di tale prolificità, cioè 
di una crescenza rapida. Ciò è confermato dall'inizio del paragrafo Europaeische 
Judenbilanz {Bilancio degli Ebrei europei): 

"Il crollo [Zusammenbruch] dell'ebraismo europeo fu avviato già decenni or 
sono da un lato dal declino razziale dell'ebraismo europeo delle grandi città, 
dall'altro dall'emigrazione ebraica". ["Der Zusammenbruch des europaeischen 
Judentums wurde schon vor Jahrzehnten durch den vòMschen Verfall des 
europaeischen Gro(stadt— Judentums einesteils, durch die jiidische 
Auswanderung andernteils eingeleitet"] (103). 

Che questo sia il significato del testo in questione è del resto dimostrato 
indirettamente ancora una volta dalla manipolazione truffaldina di Foliakov e Wellers, 
i quaU, nella traduzione citata, sopprimendo gli aggettivi "zivilisierten" e "sterilen", 
eliminano il contrasto sterilità— prolificità e trasformano successivamente il crollo 
demografico conseguente alle misure di evacuazione in "decrescenza rapida". 

Tornando al protocollo di Wannsee, è chiaro che, nella misura in cui le evacuazioni 
fossero avvenute con separazione dei sessi, a lungo andare l'eccedenza della mortalità, 
non registrandosi piìi nascite, si sarebbe imposta e la cessazione di crescenza delle 
masse ebraiche deportate si sarebbe tramutata davvero in una decrescenza rapida, 

97 

aggravata dalle durissime condizioni di lavoro, per cui una gran parte degli evacuati 
sarebbe venuta meno "per diminuzione naturale". Questa prospettiva, nel protocollo di 
Wannsee, dipendeva dunque dalla separazione dei sessi non meno che dalle 
condizioni di lavoro. 

3 -- GEORGES WELLERS E IL RAPPORTO GERSTEIN (104). 

Riguardo al presunto campo di sterminio di Belzec, Pierre Vidal-Naquet, riferendosi 
allo specialista Georges Wellers, si appella al testimone Kurt Gerstein, scrivendo: 

[131] "Kurt Gerstein, per esempio, principale testimone del processo di 
sterminio a Belzec nel 1942, cristiano antinazista, che rivestiva l'abito delle 
SS, non può essere paragonato al comandante di Auschwitz, Rudolf Hoess. 
Ora, la sua testimonianza , contestata per diverse ragioni che non erano tutte 
infondate (carattere manifestamente erroneo delle precisazioni numeriche, 
qualità mediocre delle prime pubblicazioni), ha superato vittoriosamente la 
prova. E' stata anche confermata dal professore nazista W. Pfannenstiel, non 
solo in occasione del processo di denazificazione che lo riguardava a 
Darmstadt nel giugno 1950, ma, quel che è il colmo, in occasione di una sua 
visita a Paul Rassinier in persona. Che questa conferma sia stata data in un 
linguaggio ignobilmente antisemita nulla toglie al suo valore, anzi" (105). 

Le molteplici e mutevoli dichiarazioni di Kurt Gerstein costituiscono un tale groviglio 
di contraddizioni interne ed esterne, di impossibilità materiali e di falsità storiche che 
è difficile riassumere l'intera questione in poche pagine. Perciò qui mi limiterò ad 
esporre qualcuno degli argomenti che ho già addotto nel mio studio // rapporto 
Gerstein. Anatomia di un falso (106). 

1. La missione di Kurt Gerstein. 

Il 10 marzo 1941 Gerstein si arruola nelle SS e viene assegnato all'SS— 
Flìhrungshauptamt, Amtsgruppe D, Sanitaetswesen der [133] Waffen— SS, Abteilung 
Hygiene (108). In virtìi dei suoi successi nel campo della disinfestazione, egli viene 
presto promosso Leutnant e Oberleutnant (109), gradi inesistenti nelle Waffen— SS 
(110). Nel gennaio (1 1 1) o nel febbraio (112) 1942 egli viene nominato capo del 
servizio tecnico di disinfezione delle Waffen— SS. In tale qualità, l'S giugno 1942, 
Gerstein riceve la visita dell' SS— Sturmbannfiihrer Giinther, del RSHA, il quale gli 
affida l'incarico di procurare immediatamente, per una missione del Reich 
segretissima, 100 kg (1 13) e in pari tempo 260 kg (114) di una sostanza che è in pari 
tempo acido cianidrico (Blausaeure, acide prussique) (115), HCN, e cianuro di 
potassio (cyanure de potassium) (116), KCN, e di portarla con un'automobile ("mit 
einem Auto") (117) e in pari tempo con un autocarro ("mittels eines Kraftwagens") 
(118) in un luogo sconosciuto, noto soltanto all'autista. L'incarico di Giinther offre a 
Gerstein l'opportunità di visitare i campi di sterminio orientali. Ma secondo il 
documento Tòtungsanstalten in Polen Gerstein non viene prescelto inopinatamente 
dal RSHA. per la sua missione segretissima, ma prende egli stesso l'iniziativa: cerca 
di mettersi in contatto con ufficiali SS in Polonia, guadagna la loro fiducia e riesce ad 
ottenere il consenso ("toestemming te krijgen") per visitare due "stabilimenti 
dell'uccisione" (119). 

98 

L'8 giugno Gerstein riceve dunque da Giinther un ordine di missione verbale 
confermato per iscritto 48 ore dopo (120) , cioè il 10 giugno. Nove settimane dopo, 
Gerstein e l'autista partono alla volta di Kolin, presso Praga, per caricare la sostanza 
tossica. Gerstein porta [134] con sé il prof. Pfannenstiel, che è in pari tempo SS— 
Sturmbannfiìhrer (121)e Obersturmbannfiìhrer (122), "più casualmente" ("mehr 
zufaellig") (123) , il che significa che Pf annestici non aveva nulla a che vedere con la 
missione di Gerstein. 

A questo punto le cose si complicano. Gerstein deve infatti prelevare (124) e in pari 
tempo trasportare (125) a Kolin 100/260 kg di acido cianidrico/cianuro di potassio; la 
località del prelievo/trasporto è sia imposta (126) a Gerstein, sia scelta (127) da 
Gerstein; il quantitativo di sostanza tossica viene ordinato a Gerstein dal RSHA (128) 
e in pari tempo fissato da Gerstein (129). 

Qui bisogna rilevare che i metodi di lavoro del RSHA., per quanto concerne lo 
sterminio ebraico, erano a dir poco bizzarri: Giinther affidò a Gerstein l'incarico di 
procurare "immediatamente" ("sofort") la sostanza tossica "per una missione del 
Reich estremamente segreta" ("fiir einen aeusserst geheimen Reichsauftrag" (130), ma 
Gerstein parti tranquillamente dopo oltre due mesi senza che nessun funzionario del 
RSHA. avesse avuto nulla da eccepire; non solo, ma il RSHA. aveva curiosamente 
rivelato il segreto della destinazione del viaggio di Gerstein ad un autista, ad un 
estraneo (Pfannenstiel), ma non al diretto interessato: Gerstein stesso! 

Lo scopo della missione di Gerstein era di trasformare il sistema di funzionamento 
delle camere a gas omicide introducendo l'acido cianidrico al posto del gas di 
scappamento di motori Diesel (131); ma in contraddizione con ciò Gerstein dichiara: 

"Io comprendevo la mia missione, aggiunge Gerstein. Mi si chiedeva di 
scoprire un mezzo di soppressione più rapido e più efficace di questo 
sterminio di genere primitivo. [135] Proposi l'impiego di gas più tossici, e 
specialmente di quelli che sprigiona l'acido prussico" (132). 

Dunque egli doveva scoprire proprio quel mezzo di soppressione che gli era stato 
precedentemente indicato dal RSHA. e propose proprio quella sostanza che gli era 
stata precedentemente ordinata dal RSHA. ! 

A Kolin Gerstein non prelevò Zyklon B — che vi si produceva regolarmente — ma 
acido cianidrico liquido in 45 bottiglie, "dietro presentazione di un buono di 
requisizione del RSHA." (133), dunque per ordine del RSHA., cosa alquanto 
singolare, dato che, per la sua pericolosità, in Germania, l'acido cianidrico liquido non 
era più usato nella disinfestazione dall'introduzione del Bottich— Verfahren e dello 
Zyklon B (134). 

Gerstein, come è noto, si recò con il suo carico letale a Belzec, ma non adempì la sua 
missione, e poi se ne tornò tranquillamente a Berlino, senza che nessuno gli chiedesse 
conto di questa missione, che, ricordo, era un segreto di Stato. A questo riguardo il 
giudice istruttore francese Mattei gli chiese: 

"D. — A chi avete reso conto dell'esecuzione della vostra missione? 

99 

R. — Al mio ritorno a Berlino da un viaggio che è durato circa due settimane, 
non ho reso conto a nessuno dell'esecuzione della mia missione. Nessuno mi 
ha chiesto nulla" (135). 

Un'altra bizzarria dei metodi di lavoro del RSHA ! 

Circa la sorte dell'acido cianidrico prelevato a Kolin, Gerstein racconta di aver portato 
al campo di Belzec 44 delle 45 bottiglie (136)e in pari tempo di averle nascoste a 
1.200 metri dal campo (137). 

[136] 2. La visita di Kurt Gerstein ai campi di sterminio. 

Giunto in Polonia, Gerstein visita i campi di Belzec, Treblinka e Majdanek (138), e in 
pari tempo di Belzec, Sobibor e Treblinka (139) e nello stesso tempo soltanto di 
Belzec e Treblinka (140]) La cronologia di questi viaggi è a dir poco sorprendente. 
Egli menziona due date precise, il 17 agosto 1942, giorno del suo arrivo a Lublino 
(141) , e il 19 agosto 1942, giorno del suo arrivo a Treblinka (142): tra queste due 
date Gerstein fornisce due cronologie diverse ed entrambe contraddittorie. 

Il 17 agosto è a Lublino, il giorno dopo (143) va a Belzec: 18 agosto; il mattino 
seguente (144) egli assiste alla famosa gasazione omicida: 19 agosto; "il giorno dopo, 
il 19 agosto" ("am naechsten Tage, den 19.August") (145) va a Treblinka: in realtà si 
tratta del 20 agosto. Seconda cronologia: il 17 agosto a Lublino, un altro giorno (146) 
va a Belzec: 18 agosto; un'altra mattina (147) assiste alla gasazione: 19 agosto; un 
altro giorno (148) le fosse comuni vengono riempite di sabbia: 20 agosto; un altro 
giorno (149) Gerstein va a Treblinka: 21 agosto. Inoltre Gerstein ha trascorso nei 
campi di Globocnik "soltanto tre giorni" (150) e in pari tempo due giorni, cioè "il 17 e 
18 agosto" 1942 (151) , il che è in ulteriore contraddizione con la cronologia esposta 
sopra. 

La gasazione omicida alla quale Gerstein pretende di avere assistito avviene nello 
stesso tempo a Belzec e a Majdanek (152). Essa si svolge in una installazione che 
conteneva 5 (153) camere a gas e nello stesso tempo 6 (154), le [137] quali 
misuravano in pari tempo m 4 x 5 (155) e m 5 x 5 (156). Sorprendentemente, queste 
camere a gas, pur misurando m 4 x 5 x 1,90 (157), hanno una superficie di 25 m2 e un 
volume di 45 m3! (158) 

Le camere a gas si riempiono. "Gli uomini stanno gli uni sui piedi degli altri, 700- 
800 in 25 metri quadrati, in 45 metri cubi!" (159), ossia 28—32 persone per metro 
quadrato! Ma queste 700--800 persone si trovavano nello stesso tempo nell'intero 
edificio (160). L'uccisione degli Ebrei avviene il giorno stesso dell'arrivo del treno e 
in pari tempo "il giorno seguente o alcuni giorni dopo" (161). Il gas tossico viene 
prodotto da un vecchio motore Diesel smontato dal veicolo (162) e nello stesso tempo 
da "un grosso trattore" (163). Dopo la gasazione i cadaveri vengono portati via su 
"carri di legno" (" auf Holzwagen") (164) e nello stesso tempo su "barelle di legno" 
("auf Holztragen") (165) alle fosse comuni, dove Gerstein vede dei lavoratori ebrei 
impegnati a spogliare dei cadaveri che vi erano stati gettati vestiti: ciò avviene a 
Belzec (166) e in pari tempo a Treblinka (167). Il numero totale dei gasati dei due soU 
campi di Belzec e di Treblinka è di 25 milioni di persone! (168) 

100 

Credo che questo sintetico resoconto sia sufficiente per giudicare il valore e il grado 
di attendibilità delle dichiarazioni di Kurt Gerstein. 

Georges Wellers, in polemica con Rassinier e Roques, ha tentato di sostenere la 
credibilità di questo testimone rispondendo a tre critiche formulate dai due studiosi 
revisionisti. 

1) Riguardo alle dimensioni delle camere a gas, egli scrive: 

"Si tratta evidentemente di una stima "a occhio nudo" [138] con tutto ciò che 
questo comporta in fatto di approssimazione soprattutto da parte di un uomo 
che è profondamente e violentemente colpito da ciò che vede nel 1942 e che è 
rimasto sempre al colmo dell'emozione nel 1945, in piena disfatta, mentre 
redigeva il suo "rapporto". Ciò spiega il fatto che egli ora indica 4x5 m di 
superficie, ora 5x5" (169). 

In realtà ciò non spiega nulla. 

In primo luogo, Gerstein pretende di aver visto le camere a gas vuote il giorno prima 
della gasazione, il giorno in cui "non si videro i morti" (170), per cui non poteva 
essere "profondamente e violentemente colpito", cioè in uno stato d'animo che 
avrebbe potuto alterare la sua capacità di giudizio. Quindi, anche stimando le 
dimensioni delle camere a gas "a occhio nudo", Kurt Gerstein, che era ingegnere, in 
relazione a locali cosi piccoli, non avrebbe potuto sbagliare se non di pochissimo; ma 
anche se avesse sbagliato di un metro, o addirittura di due, la sua dichiarazione 
relativa alle 700-800 persone nel locale resterebbe sempre assurda. 

In secondo luogo, attribuire la contraddizione relativa alle dimensioni delle camere a 
gas (m4x5e5x5)al fatto che Gerstein, nel 1945, era "profondamente e 
violentemente colpito da ciò che vede nel 1942" è insensato: con questo metodo di 
giudizio qualunque testimonianza, anche la piìi assurda, risulta attendibile, perché il 
testimone, poverino, quando proferisce assurdità palesi, è "profondamente e 
violentemente colpito" da ciò che afferma di avere visto. 

In terzo luogo, la spiegazione di Wellers è documentariamente falsa: per nulla 
"profondamente e violentemente colpito", Gerstein manifesta la freddezza del perfetto 
burocrate dello sterminio. Egli cronometra tranquillamente la durata della gasazione 
come se si trattasse di una gara sportiva (171) e calcola — mediante un procedimento 
matematico completamente strampalato — il numero delle persone stipate nelle 
camere a gas, non senza aver rilevato attentamente il numero delle frustate inferte nel 
frattempo da Wirth: 5 all'Ebrea di circa quarant'anni e 11,12 all'aiutante ucraino di 
"Heckenholt" (172). 

[139] 2) Per quanto riguarda l'assurdità delle 700—800 persone in 25 metri quadrati, 
Wellers dichiara: 

"E' evidente che egli fornisce anche qui non una cifra precisa che non aveva 
del resto alcun modo di stabilire, ma una cifra che esprime l'ammassamento 
estremo". 

101 

cosa che sarebbe sottolineata dal contesto. Wellers aggiunge che 

"l'affermazione che in un locale di 20 o 25 m2 di superficie siano 
ammucchiate 700 o 800 persone ... sembra difficilmente credibile, a meno che 
non si prendano alla lettera sia la superficie sia il numero delle persone 
indicate" (173). 

Queste due argomentazioni sono confutate da Gerstein stesso, che da un lato fornisce 
una cifra precisa corroborata da un calcolo matematico, dall'altro pretende che tutte le 
sue affermazioni siano vere "alla lettera": 

"Io calcolo: Peso medio al massimo 35 kg, piìi della metà sono bambini, peso 
specifico 1, dunque 25.250 kg di uomini per camera, Wirth ha ragione, se la 
SS aiuta un po' si possono piazzare 750 uomini in 45 metri cubi!" (174). 

Ciò sarebbe vero per uomini allo stato liquido ! Comunque il peso medio delle vittime 
è in pari tempo di 35, 30 e 65 kg, però il prodotto della moltiplicazione non solo resta 
sempre invariato (25.250 kg), ma è sempre errato . Decisamente l'ingegnere Kurt 
Gerstein non aveva una spiccata propensione per la matematica ! 

Riguardo alla veridicità delle sue dichiarazioni, Gerstein scrive: 

"Tutte (alle) le mie affermazioni sono vere alla lettera (wortlich wahr) Sono 
pienamente consapevole davanti a Dio e all'umanità della straordinaria portata 
di queste mie annotazioni e giuro che nulla di tutto ciò che ho registrato è 
immaginario o inventato (erdichtet oder erfunfen), ma che tutto è esattamente 
cosi (genau so) (178)". [corsivo mio]. 

Dunque Gerstein, oltre che mentitore, è anche spergiuro. 

[140] Un'ultima osservazione. Wellers afferma che Gerstein "non aveva del resto 
alcun modo di stabilire" il numero delle persone che si trovavano nelle camere a gas. 
Anche questa presunta impossibilità è smentita da Gerstein stesso, che afferma: 

"Io stesso sto con lo Hauptmann Wirth in cima alla rampa tra (zwischen) le 
camere della morte (179)". 

Egli si trovava dunque all'interno del piccolo corridoio che portava alle camere a gas, 
per raggiungere le quali le vittime dovevano sfilare davanti a lui, sicché poteva 
contarle esattamente. 

3) All'obiezione già mossa da Rassinier relativa al numero delle persone per vagone 
del treno di Gerstein (6.700 : 45 = 148), Wellers risponde, citando il rapporto di un 
tenente di polizia secondo il quale su un treno diretto a Belzec erano state caricate da 
1 80 a 200 persone per vagone. Siccome un carro bestiame internazionale misura m 
7,70 X 2,60 = 20 m2, in ciascuno di tali vagoni si trovavano 9-10 persone per metro 
quadrato, mentre nei vagoni descritti da Gerstein ce n'erano solo 7,5 (180). 

Qui Wellers elude il problema vero, che riguarda non già il numero dei passeggeri, ma 
quello dei vagoni. Infatti, poiché il binario di raccordo all'interno del campo di Belzec 

102 

era lungo 260 metri (181) e poiché 45 carri bestiame sono lunghi circa 498 metri 
(182), la testimonianza oculare di Gerstein è impossibile, dunque falsa. 

L'obiezione di Wellers secondo cui Gerstein "non aveva alcuna competenza per 
conoscere nel 1942 ... il numero dei vagoni del treno dei deportati" (183), è valida 
soltanto se l'ingegnere Kurt Gerstein non sapeva contare fino a 45. 

4) Sui 20—25 milioni di vittime nei campi di Belzec e TrebUnka, Wellers [141] 
dichiara di nuovo che Gerstein "non aveva alcuna competenza per conoscere nel 1942 
il numero degli Ebrei sterminati dal regime nazista" (184). 

Questa affermazione è nettamente smentita da Gerstein stesso, che pretende di aver 
stabilito la cifra di 20 milioni — e in pari tempo di 25 milioni — di gasati sulla base dei 
suoi "documenti sicuri" (185). Pertanto, almeno riguardo a questi documenti Gerstein 
ha fornito una testimonianza oculare la quale è chiaramente falsa. 

Un'ultima osservazione che consente di giudicare la buona fede e l'onestà 
professionale di Georges Wellers: 

"All'inizio di febbraio del 1943 dal campo di Belzec è stato spedito al 
ministero dell'Economia del Reich un vagone contenente 3.000 kg di capelli di 
donna destinati all'industria di filatura (doc. N 1257 [sic] e URSS 511). Questo 
peso corrisponde a circa 200.000 capigliature soltanto di donne" (186). 

Questa affermazione è grossolanamente falsa. Il documento URSS 511 è 
semplicemente l'ordine già menzionato dell' SS— Wirtschafts— Verwaltungshauptamt 
dell' 8 agosto 1942 relativo all'uso industriale dei capelli tagliati ai detenuti dei campi 
di concentramento, mentre il documento NO-1257, datato 6 febbraio 1943, menziona 
si l'invio al Ministero dell'Economia del Reich di un vagone contenente 3.000 kg di 
capelli femminili, ma non già dal campo di Belzec, bensi dai campi di Lublino— 
Majdanek e di Auschwitz ! ( 1 87) 

Anche supponendo, con Wellers, che una capigliatura femminile pesi soltanto 15 
grammi, il che è quantomeno dubbio, ciò non significherebbe che i summenzionati 
3.000 kg di capelli appartenessero necessariamente a 200.000 donne, perché nel 
documento in questione non è specificato a quale periodo si riferisca la raccolta dei 
capelli e ai detenuti i capelli venivano tagliati periodicamente. Da un documento 
relativo al campo di Majdanek risulta infatti che dal settembre 1943 [142] al gennaio 
1944 in questo campo furono raccolti complessivamente (Gesamtbestand) 2.954 kg di 
capelli (188). 

Quanto alle altre obiezioni che ho esposto sinteticamente sopra, Wellers non le prende 
neppure in considerazione. 

Per concludere, resta da esaminare la testimonianza di Wilhelm Pfannenstiel, che 
avrebbe confermato "a Rassinier in persona" l'esattezza delle dichiarazioni di 
Gerstein. 

Cominciamo dal secondo punto. Rassinier riferisce che nel giugno 1963 un anziano 
tedesco, di cui non ha mai rivelato il nome, gli fece visita a casa sua e gli raccontò una 

103 

storia di gasazioni artigianali a Belzec (189). Georges Wellers, che ha dedicato 
qualche pagina a questa vicenda, giunge alla conclusione che questo misterioso 
personaggio "può (peut) ben essere il professor, dottor Wilhelm Pfannenstiel" (190); 
Pierre Vidal-Naquet, con la sua solita onestà intellettuale, trasforma questa mera 
ipotesi di Wellers in una certezza assoluta: 

"l'identificazione assolutamente certa del visitatore nazista con Pfannenstiel è 
stata stabilità da Georges Wellers (Mythomanie, cit., pp. 32-35)" (191). 

In realtà, se c'è una cosa assolutamente certa, è che questo personaggio non era 
Wilhelm Pfannenstiel. Il 3 agosto 1963 Pfannenstiel scrisse a Paul Rassinier una 
lettera che comincia con queste parole: 

"Egregio signor Rassinier, 

confermo con molti ringraziamenti il ricevimento della Sua lettera del 29 
luglio 1963. Come già Le disse il nostro amico comune Grabert, io sarei molto 
lieto di conoscerLa personalmente (wiirde ich sehr freuen, Sie persònlich 
kennen zu lernen". 

Questa lettera dimostra che Pfannenstiel il 2 agosto 1963 non conosceva 
personalmente Rassinier, perciò non poteva essere il misterioso personaggio che 
aveva fatto visita a Rassinier due mesi prima. 

Pfannenstiel continua: 

[143] "I Suoi sospetti sulla realizzazione del suo [di Gerstein] rapporto, una 
letteratura dozzinale in effetti estremamente inattendibile in cui la "letteratura" 
prevale di gran lunga sulla verità, nonché su come egli [Gerstein] è morto, 
sono probabilmente esatti anche a mio parere" (192). 

Poiché Pfannenstiel condivideva i sospetti di Rassinier, è chiaro che smentiva di aver 
assistito ad una gasazione omicida a Belzec, perché Rassinier sospettava che il 
cosiddetto rapporto Gerstein fosse opera di due ufficiali alleati (193). 

Adalbert Riickerl conferma l'autenticità di questa lettera, che riconduce aU' avversione 
che Pfannenstiel avrebbe nutrito nei confronti di Gerstein per essere stato messo da 
questi in cattiva luce in alcuni passi del suo rapporto (194). 

Veniamo ora all'attendibilità della conferma di Pfannenstiel. 

Nella sua prima testimonianza (30 ottobre 1947), Pfannenstiel dichiarò di essere 
andato casualmente con Gerstein a Lublino, per essere impiegato, nella sua qualità di 
igienista, nella lotta contro le epidemie, e di aver assistito ad una gasazione in 6 
camere a gas mediante gas di scarico di un motore Diesel. Egli non precisò né quando 
né dove essa avesse avuto luogo, ma certamente né a Belzec né a Treblinka, campi 
che non aveva mai visitato; riguardo al primo dichiarò:" Di Belczek [sic] ho sentito 
raccontare (von Belczek habe ich erzaehlen hòren) (195). Dunque Pfannenstiel non 
era mai stato a Belzec, tuttavia nella deposizione del 6 giugno 1950 (alla quale fa 

104 

riferimento Pierre Vidal-Naquet) egli affermò di esservi andato e di avervi assistito ad 
una gasazione di Ebrei (196). 

Il 3 agosto 1963 Pfannestiel, nella sua lettera a Rassinier, come [144] abbiamo visto, 
smenti la veridicità delle dichiarazioni di Gerstein, ma tre mesi dopo, 
nell'interrogatorio dell'S novembre 1963, egli riaffermò la sua visita a Belzec 
dichiarando che l'uccisione delle vittime "avvenne all'incirca come Gerstein l'ha 
descritta" (197). 

Riepilogando, Pfannenstiel prima ha negato di essere stato a Belzec, poi ha affermato 
di esserci stato e di avervi assistito ad una gasazione di Ebrei, poi ha smentito il 
contenuto di questa dichiarazione, infine ha ritrattato questa smentita. 

Spero che questo sia sufficiente per giudicare l'attendibilità di questo testimone e 
tralascio di conseguenza l'analisi delle sue dichiarazioni; mi limito solo a rilevare 
questa sua osservazione: 

"Nei cadaveri non si notava nulla di particolare. Alcuni erano diventati bluastri 
in viso (einige waren ins Gesicht blaeulich angefallen)" (198). 

Tuttavia il colorito caratteristico delle vittime di un avvelenamento da ossido di 
carbonio non è blu, ma "rosso ciliegia chiaro" (hellkirschrote) (199). 

Allora dove ha visto Pfannenstiel dei cadaveri di gasati con colorito bluastro? La 
risposta è semplice: nel rapporto Gerstein! 

(Si gettano i cadaveri, blu [bleues: sic] , umidi di sudore e di urina, le gambe 
piene di escrementi e di sangue periodico" (200). 

Ecco dunque - tornando a Pierre Vidal-Naquet - come Gerstein ha "superato 
vittoriosamente la prova" ! 

NOTE 

1) Georges Wellers, Qui est Robert Faurisson? In: "Le Monde Juif", Juillet-Septembre 
1987, N127,p.98. 

2) T-465. 

3) Nel documento in questione si parla semplicemente di una soluzione finale 
territoriale. Vedi infra. 

4) La decisione dello sterminio sarebbe stata presa tra il luglio e il dicembre 1941. 
Colloque de l'Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales, L'Allemagne nazie et le 
génocide juif. Gallimard— Le Seuil, Paris 1985, pp. 198-199. 

5) Martin Broszat, Hitler und die Genesis der "Endlòsung". Aus Anlass der Thesen 
von David Irving. In: "Vierteljahrshefte fiirZeitgeschichte", 1977, p.747. 

105 

6) Hitler si è espresso in tal senso già nel primo documento scritto della sua carriera 
politica, la lettera all'amico Gemlich del 16 settembre 1919 [a], e successivamente, 
come nel discorso Warum sind wir Antisemiten? [b]. 

[a] E. Deuerlein, Hitlers Eintritt in die Politik und die Reichswehr. In: 
"Vierteljahrshefte Air Zeitgeschichte", 1959, p.204. 

[b] R.H.Phelps, Hitlers "grundlegende" Rede iìber den Antisemitismus. In: 
"Vierteljahrshefte tur Zeitgeschichte", 1968, p.417. 

7) R.Vogel, Ein Stempel hat gefehlt. Dokumente zur Emigration deutscher Juden. 
Droemer Knaur, Miinchen/Ziirich 1977, pp. 46 e 107-109. 

8) PS-3358. 

9) NG-2586-A. 

10) T-464. 

ll)NG-2586-B. 

12) Joseph Billig, La Solution finale de la question juive. Edite par Serge et Beate 
Klarsfeld, 1977, p.58. 

13)NG-2586-C. 

14) NG-3104. 

15) L'Allemagne nazie et le génocide juif, op.cit., p.l87. 
16)NG-2586-E, PS-710. 

17) NG— 2586— G. Fotocopia dell' originale in: Robert M.W.Kempner, Eichmann und 
KompUzen. Europa Verlag, Ziirich, Stuttgart, Wien 1961, pp. 133-147. 

18) Raul Hilberg, La distruzione degli Ebrei d'Europa. Einaudi, Torino 1995, pp. 

427-428. 

19) EC-347. 

20) Documents on German Foreign Policy 1918—1945, Series D, vol.X. London 
1957, p.484. 

21)PS-4025. 

22) NG-5770. 

23) NG— 2586— J. Fotocopia dell' originale in: Robert M.W.Kempner, Eichmann und 
KompUzen, op.cit., pp. 224— 235. 

106 

24) Les chambres à gaz ont existé, op.cit., pp.33— 34. 

25) La conferenza di Wannsee era stata programmata originariamente per il 9 
dicembre 1941 [PS— 709; NG-2586— F]. La decisione del Fiihrer risale probabilmente 
alla seconda metà di ottobre, perché il 23 ottobre 1941 fu proibita l'emigrazione 
ebraica [T-1209] e il giorno seguente fu ordinata l'evacuazione all'Est di 50.000 Ebrei 
del Vecchio Reich, dell'Austria e della Boemia— Moravia [PS— 3921]. 

26) Fotocopia del documento in: Robert M.W.Kempner, Eichmann und KompUzen, 
op.c/f., pp.127-128. 

27)NG-2586-G. 

28)NG-2586-G. 

29)NG-2586-G. 

30) NS—Vemichtung slager im Spiegel deutscher Strafprozesse. Herausgegeben von 
Adalbert Ruckerl. DTV Dokumente, Munchen 1979, p.268. 

31) Jean-Claude Pressac, Le macchine dello sterminio, op.cit., p.45. 

32) PS-3868; NO-1210/D-749-a. 

33) Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Hòss. Einaudi, 
Torino 1985, p.l71. Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen 
des Rudolf Hòss. Herausgegeben von Martin Broszat. DTV Dokumente, Miinchen 
1981,p.l57. 

?>A) Ibidem, ^.2Q\. 

35) Ibidem, p.ni. 

36) 23 ottobre 1941:" Reichsfuhrer-SS und Chef der Deutschen Polizei hat 
angeordnet, dass die Auswanderung von Juden mit sofortiger Wirkung zu verhindern 
ist" [Il Reichfiihrer— SS e Capo della Polizia tedesca ha ordinato che l'emigrazione 
degli Ebrei deve essere proibita con effetto immediato]. T— 1209. 

37) Gerald Reitlinger, La soluzione finale. Il tentativo di sterminio degli Ebrei 
d'Europa 1939-1945. Il Saggiatore, Milano 1965, p.l32. 

38) Natio nalsozialistische Massentòtungen durch Gas, op.cit., p.204. 

39) Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, op.cit., p.30. 

40) Jochen von Lang, // verbale. La registrazione degli interrogatori a un imputato 
della storia: Adolf Eichmann. Sperling & Kupfer Editori, Milano 1982, p.83. 
Eichmann fu interrogato dalla polizia israeliana dal maggio 1960 al febbraio 1961, per 
un totale di 275 ore. Gli interrogatori furono registrati in 44 nastri, la cui trascrizione 
dattiloscritta conta 3.564 pagine. Il testo integrale della trascrizione è stato pubblicato 

107 

in: The Trial of Adolf Eichmann. State of Israel Ministry of Justice, Jerusalem 1992— 
1995, volumi VII e Vili. La traduzione citata in questa nota (al pari di quella francese 
menzionata da Pierre Vidal-Naquet) è una sintesi del testo originale che migliora lo 
stile colloquiale di Eichmann, rispecchiando però abbastanza fedelmente il senso delle 
sue dichiarazioni. Il brano citato si trova nel volume VII, p. 169. 

41) Jean— Claude Pressac, Le macchine dello sterminio, op.cit., p.51. 

42) Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, op.cit., p.l46, nota 67. 

43) Nell'edizione già citata del Bréviaire de la baine del 1979, che "è conforme 
all'edizione originale del 1951—1960" (p.XIII), PoHakov riporta la storia della 
convocazione di Hoss a Berlino (p. 226). 

44) Jochen von Lang, // verbale, op.cit., p.83. The Trial of Adolf Eichmann, op.cit., 
voi. VII, pp. 169- 170. 

45) Ma, durante il processo, Eichmann negò di aver visitato questo campo! The Trial 
of Adolf Eichmann, op. cit, 99a udienza, vol.IV, p.l712. 

46) Ibidem, pp.83-84. The Trial of Adolf Eichmann, op. cit., voi. VE, pp. 172-173. 

47) Nationalsozialistische Massentotungen durch Giftgas, op.cit., p.l62. 

48) Jochen von Lang, // verbale, op.cit., p.92. The Trial of Adolf Eichmann, op.cit., 
volVm, p.229-230. 

49) Nationalsozialistische Massentotungen durch Giftgas, op.cit, p.l63. 

50) Yitzak Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka. The operation Reinhard death camps. 
Indiana University Press, 1987, pp. 23-24. 

51) Ibidem, pp.91— 92. The Trial of Adolf Eichmann, op.cit., voi. VII, p.227. 

52) Jochen von Lang, // verbale, op.cit., p.91. 

53) The Trial of Adolf Eichmann, op.cit., voi. VII, p. 228, dove appare il riferimento 
agli Ebrei ungheresi. 

54) Jean— Claude Pressac, Le macchine dello sterminio, op.cit., p.l72: nei pressi del 
crematorio V esistevano 3 fosse di m.3,5 x 15, ma, come ho detto nel cap.I, le 
fotografie aeree di Birkenau del 31 maggio 1944 mostrano un solo probabile impianto 
di cremazione all'aperto all'incirca delle stesse misure menzionate da Pressac. 

55) Ibidem, p.ni. 

56) Jochen von Lang, // verbale, op.cit., p.93. The Trial of Adolf Eichmann, op.cit., 
voi. VII, p.375:" den Ausdruck hòr ich jetzt zum ersten Mal". 

57) Ibidem, p.93. The Trial of Adolf Eichmann, op.cit., voi. VII, p.375. 

108 

58) Ibidem, p.94. 

59) Gerhard Peters, Blausaeure zur Schaedlingsbekaempfung, op.cit., p.60. 

60) Sulla sua visita a Chelmno, Eichmann fornisce un resoconto molto generico con 
datazione incerta {Trial of Adolf Eichmann, op.cit., voi. VII, p.l76). Sui Gaswagen di 
Chelmo vedi: Ingrid Weckert, Die Gaswagen — Kritische Wiirdigung der Beweislage, 
in: Grundlagen zur Zeitgeschichte, op. cit., pp. 193— 218; Pierre Marais, Les camions à 
gaz en question. Polémiques, Paris 1994. 

61)IMG, vol.IV, p.395. 

62) Ibidem, p.396. 

63)/Z7/Jé?m,p.398. 

64) Ceskoslovenska Socialisticka Republika: Repubblica socialista cecoslovacca. 

65) Documento XXXVIII— 67, riportato in: Leon Poliakov— Josef Wulf, Das Dritte 
Reich und die Juden. Dokumente und Aufsaetze. Arani Verlasg— GMBH. Berlin— 
Grunewald,1955,p.88. 

66) Ibidem, p.89. 

67) Ibidem, p.90. 

68) Ibidem, p.90. 

69) Ibidem, p. 93. 
670 Ibidem, p.94. 
71)MG, vol.IV, p.398. 

72) Ibidem, p.396. 

73) Raul Hilberg, La distruzione degli Ebrei d'Europa, op.cit., p.425. 

74) Ibidem,p. 429. 

75) Ibidem, p.429 e 850, nota 30. 

76) Leon Poliakov- -Josef Wulf, Das Dritte Reich und die Juden. Dokumente und 
Aufsaetze, op.cit., pp.91— 92. 

77) LAllemagne nazie et le génocide juif op.cit., pp.l83--184. 

78) Anatomy of the Auschwitz Death Camp, op.cit., pp. 150—151. Il contributo di 
Robert— Jan van Pelt si intitola appunto A Site in Search ofa Mission,^^. 9?>—\56. 

109 

79) L'Allemagne nazie et le génocide juif, op.cit., p.l86. 

80) Amo J.Mayer, Soluzione finale. Lo sterminio degli Ebrei nella storia europea. 
Mondadori, Milano 1990, p. 14. 

81) Edite par Beate et Serge Klarsfeld. Paris 1979, pp.41--42. 

82) Vedi anche Les chambres à gaz ont existé, op.cit., p.l74 ssgg. 

83) Qui est Robert Faurisson? , art. cit., pp.101-102. 

84) Les chambres à gaz ont existé, op.cit., p.36. 
85)NG--5196. 

86) ZS Ludwigsburg, USA Film Nr.2, 419. 

87)NO--5194. 

88)NO--5194,pp.9-10. 

89) La Solution Finale et la Mythomanie Néo— Nazie, op.cit., p.53. 

90) Restano (1.449.692 - 1.274.166 - 145.301 =) 30.225 sottoposti a 
Sonderbehandlung che non sono stati "fatti passare" né per i campi del Governatorato 
generale né per quelli del Warthegau. 

91) Le mémorial de la déportation des Juifs de France. Edite et publié par Beate et 
Serge Klarsfeld. Paris, 1979, p.l3 (mia numerazione). 

92) Mémorial de la déportation des Juifs de Belgique présente par Serge Klarsfeld et 
Maxime Steinberg. Bruxelles 1994, p.42. 

93) Het Nederlandsche Roode Kruis, Auschwitz. Deel II, p.5; Deel HI, pp.l4--15 e 65. 
S'Gravenhage 1948/1952. 

94) NS—Vemichtungslager im Spiegel deutscher Strafprozesse, op.cit., p.l48. 

95) La Solution Finale et la Mythomanie Néo— Nazie, op.cit., p.49 e 54. 

96) Ibidem, p.53. 

97)NO--5194,p.l5. 

98) Fino al 31 dicembre 1942 risultano emigrati dal Vecchio Reich col territorio dei 
Sudeti, dall'Austria e dalla Boemia— Moravia 557.357 Ebrei; in questi stessi paesi, 
l'eccedenza della mortalità è di 82.776 Ebrei; i dati relativi all'emigrazione e 
all'eccedenza della mortalità ammontano a 762.593 Ebrei per i territori orientali con 
Bialystock e il Governatorato generale con Lemberg [NO-5193, p.4]. Ciò significa 

110 

che Hitler, dal 1933 alla fine del 1942 ha lasciato emigrare oltre un milione di Ebrei 
che avrebbe dovuto sterminare "per il solo fatto di essere Ebrei" ! 

99) La Solution Finale et la Mythomanie Néo—Nazie, op.cit., p.52. 

100) Una traduzione identica di questo passo si trova nel libro di Leon PoHakov, 
Bréviaire de la haine. Le Reich Ille et les Juifs. Calmann— Lévy, Paris 1979, p.391. 

101)NO--5193,p.3. 

102) NO--5193, p.4 e 6; NO-5194, p.l5. 

103)NO--5194,p.l4. 

104) La maggior parte dei documenti che utilizzo in questo paragrafo sono stati 
pubblicati da Henri Roques in: André Chelain, Faut—ilfusiller Henri Roques? 
Polémiques, Paris 1986; qui uso per ragioni di praticità le seguenti abbreviazioni: 

M26: manoscritto di Gerstein del 26 aprile 1945 (= TI di Roques) 

M6 : manoscritto di Gerstein del 6 maggio 1945 (= TIV di Roques) 

D6 : dattiloscritto di Gerstein del 6 maggio 1945 (= TVb di Roques) 

TP : manoscritto Tòtungsanstalten in Polen 

B : interrogatorio di Gerstein del 26 giugno 1945 da parte del maggiore Beckhardt 

W : interrogatorio di Gerstein del 19 lugUo 1945 da parte del giudice Mattei 

GK : articolo di Gèo Kelber su Gerstein apparso su France Soir il 4 luglio 1945. 

Per le fonti rimando al libro summenzionato di H.Roques e al mio già citato II 
rapporto Gerstein. Anatomia di un falso. Per rapporto Gerstein si intende 
normalmente il dattiloscritto di Gerstein in francese datato "Rottweil 26 avril 1945" 
che costituisce le pagine 4—9 del documento PS— 1553, riferimento con il quale lo cito 
in questo paragrafo. 

105) Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, op.cit., pp.25— 26. 

106) Sentinella d'Italia, 1985. 
107)T-1310,p.4. 
108)PS-2170,p.2. 
109)T-1310,p.5. 

Ili 

110) PS--2164, Dienstrangabzeichen der Schutzstaffeln, IMG, vol.XXIX, pp.276- 
277 (tavola fuori testo). I gradi di Leutnant e Oberleutnant appartenevano alla 
Wehrmacht. 

Ili) PS-1553, p.4; T-1310, p.5. 

112)PS--2170,p.2;D6,p.3. 

113) T-1310, p.5; PS-1553, p.5. 

114) PS-2170, p.2; D6, p.3; W, p.28; M6, p.7. 

115) T-1310, p.5; PS-1553, p.5; PS-2170, p.2. 

116) W, p.28; B, p.2. Il termine tedesco è Zyankali. 

117) T-1310, p.5; M6, p.7:"par moyen d'un auto". 

118) PS-2170, p.2; PS-1553, p.5: "cammion". 
119)TP,p.l. 

120)W,p.29. 

121) PS-1553, p.6. 

122) PS-1553, p.7. 

123) T-1310, p.6. 

124) PS-1553, p.5; PS-2170, p.2; T-1310, p.6. 

125) B, p.2. 

126) W, p.28. 
127)W,p.29. 
128)W,p.29. 
129)W,p.30. 

130) T-1310, p.5. 

131) T-1310, p.9. 
132)GK,pp.l-2. 
133)W,p.29. 

112 

134) O.Lenz, L.Gassner, Schaedlingsbekaempfung mit hochgiftigen Stojfen, Heft 1 : 
Blausaeure. Verlagsbuchhandlung von Richard Schoetz, Berlin 1934, pp.8-10. 
L'acido cianidrico liquido poteva essere trasportato soltanto refrigerato, di notte e con 
un veicolo speciale: Schwurgericht in Frankfurt am Main, Sitzung vom 28, Maerz 
1949, in: C.F.Ruter, Justiz und NS—Verbrechen. Sammlung deutscher Strafiirteile 
wegen nationalsozialistischer Totungsverbrechen, 1945—1966. Amsterdam, 1968-- 
1981,Bd.XIII, p.137. 

135)W,p.29. 

136)W,p.31. 

137)W,p.28. 

138)W,p.28. 

139) D6, p.4. 

140) FS--2170, p.3. 

141) M26, p.3; M6, p.8; PS--1553, p.5; D6, p.4; PS--2170, p.3; T-1310, p.7. 

142) T-1310, p.l8; D6, p.9; PS-2170, p.7. 

143) PS-2170, p.4; T-1310, p.lO. 

144) PS-2170, p.4; T-1310, p.ll. 

145) PS-2170, p.7; T-1310, p.l8. 
146)PS-1553,p.5. 
147)PS-1553,p.5. 
148)PS-1553,p.7. 
149)PS-1553,p.7. 

150) B, p.3. 

151)W,p.34. 

152) B, p.3. 

153)GK,p.l. 

154) PS-1553, p.5; PS-2170, p.4. 

155)M26,p.5;PS-1553,p.5. 

113 

156) T-1310, p.ll; D6, p.5; PS--2170, p.4. 

157)PS-1553,p.5. 

158)PS--1553,p.6. 

159) T-1310, p.l4; M26, p.6; PS-1553, p.6; D6, p.7; PS-2170, p.5. 

160) TP, p.2. 
161)TP,p.2. 

162) PS-1553, p.6. 

163) TP, p.3. 

164) PS-2170, p.6. 

165) T-1310, p.l6. 

166) T-1310, pp.16-17. 

167) PS-2170, p.7. 

168) PS-1553, p.7. 

169) Georges Wellers, La Solution Finale et la Mythomanie Néo—Nazie, op.cit. ,p.30. 

170) PS-1553, p.5. 

171) "Il mio cronometro "stop" ha fissato tutto": PS-1553, p.6. 

172) PS-1553, p.6. 

173) Georges Wellers, La Solution Finale et la Mythomanie Néo—Nazie, op.cit. ,p.3\. 

174) PS-2170, p.5. 

175) D6, p.7. 
176)GK,p.l. 

177) 750 X 30 = 22.500; 750 x 35 = 26.250; 750 x 65 = 48.750. 

178) T-1310, p.24. 

179) PS-2170, p.4. 

180) Georges Wellers, A propos d'une thèse de doctorat "explosive" sur le "Rapport 
Gerstein", in: "Le Monde Juif", janvier— mars 1986, p.8. 

114 

181) Central Commission for Investigation of German Crimes in Poland. Gennari 
Crimes in Poland, voi. II, Belzec extermination camp, pp.89— 96 (tavola fuori testo). 

182) Un carro merci chiuso UIC standard è lungo m 11,08 compresi i respingenti: 
Meyers Handbuch iiber die Technik. Bibliographisches Institut, Mannheim 1964, 
p.443. 

183) Georges Wellers, A propos d'une thèse de doctorat "explosive" sur le "Rapport 
Gerstein", art. cit., p.7. 

184) Ibidem. 
185)D6,p.8. 

186) Georges Wellers, La Solution Finale et la Mythomanie Néo—Nazie, op. cit. ,p.35. 

187) Il documento è pubblicato in fotocopia in: Henry Monneray, La persécution des 
Juifs dans les pays de l'Est présentée à Nuremberg. Editions du Centre, Paris 1949, 
fotografia fuori testo tra le pp.l44 e 145. 

188) Fotocopia in: Jozef Marszalek, Majdanek. The Concentration Camp in Lublin. 
Interpress, Warsaw 1986, fuori testo. 

189) Paul Rassinier, // dramma degli Ebrei. Edizioni "Europa", Roma 1967, pp. 70-- 
80. 

190) Georges Wellers, La Solution Finale et la Mythomanie Néo—Nazie, op. cit. ,p.34. 

191) Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, op.cit., p. 144, nota 5 1 . 

192) Lettera di Wilhelm Pfannenstiel a Paul Rassinier in data 2 agosto 1963; 
fotocopia in: Wilhelm Staeglich e Udo Walendy, NS—Bewaeltigung. Deutsche 
Schreibtischtaeter. Historische Tatsache(n) Nr.5, Historical Review Press, 1979, p.20. 

193) Paul Rassinier, // dramma degli Ebrei, op.cit., pp.59— 60. Il sospetto di Rassinier 
è infondato. 

194) Adalbert Riickerl, Gutachten betrejfend das Buch "der Jahrhundertbetrug " von 
Arthur Butz, scritto inedito, 1979, p.25, nota 13. 

195) IG Farben Trial. Interrogation No.2288, p.6. 

196) Uno stralcio di questa deposizione appare in: Saul Friedlaender, Kurt Gerstein o 
l'ambiguità del bene. Feltrinelli, Milano 1967, pp. 86-88. 

197) Adalbert Riickerl, Gutachten betrejfend das Buch "der Jahrhundertbetrug " von 
Arthur Butz, cit., p.24. 

198) Dichiarazione di Wilhelm Pfannenstiel del 6 giugno 1950, Landgericht 
Darmstadt, Strafkammer III. ZS Ludwigburg, p.3. 

115 

199) Ferdinand Flury und Franz Zernik, Schaedliche Gase, Daempfe, Nebel, Rauch- 
und Staubarten, op.cit., p.2\\. 

200) FS--1553, p.7. 

116 

[145] 

CAPITOLO TERZO 
DEBORAH LIPSTADT 

1 . CUM STUDIO ET IRA 

Nel panorama della propaganda antirevisionista è difficile trovare un'opera più 
ignobile di Denying the Holocaust di Deborah Lipstadt (1). La menzogna dell'origine 
nazista del revisionismo non solo vi è sostenuta con un furore senza pari, ma 
costituisce l'essenza stessa e la ragion d'essere dell'opera. Furor arma ministrat. 
Questa menzogna, ripetuta in tutti i toni e in tutte le salse, ricorre ossessivamente in 
tutto il libro e ne costituisce la tesi fondamentale: i revisionisti sono nazisti o 
neonazisti, razzisti, antisemiti, dunque sono dei mentitori. Non perderòtempo a 
rispondere a queste accuse, ma mi preme mostrare un florilegio della nobile prosa di 
quest'anima candida infiammata non già da un odio rabbioso contro i revisionisti, 
bens"da virtuosa indignazione e da un amore appassionato per la verità! Tuttavia, ad 
onor del vero, delle 278 pagine di insulti e di pettegolezzi da marciapiede del libro, 
ben 7 si occupano del tema essenziale dello Zyklon B e delle camere a gas omicide, 
ma riportano semplicemente le conclusioni del primo libro di Jean-Claude Pressac, 
che evidentemente ha colpito profondamente la fantasia della nostra paladina della 
verità — come del resto è accaduto ad altri incompetenti come lei — in ossequio alla 
regola della propaganda antirevisionista per cui chi meno sa, chi meno è competente 
pili scrive e piìi innalza alti lai. Di queste pagine mi occuperòalla fine di questo 
eloquente florilegio. 

Il principio metodologico che sta alla base delle elucubrazioni di Deborah Lipstadt è 
elementare: poiché l'Olocausto non deve essere messo in discussione, chiunque lo 
discute deve essere necessariamente un mentitore, perciòbisogna solo escogitare la 
menzogna piìi adatta per dimostrare questo assunto preliminare. Nella soluzione di 
questo problema, per ricchezza di fantasia, Deborah Lipstadt ha superato di gran 
lunga tutti gli altri propagandisti precedenti, con la creazione del mito di una 
cospirazione mondiale revisionista i cui Savi Anziani, tramando [146] nell'ombra, 
hanno forgiato nelle loro fucine infernali uno strumento diabolico per riabilitare e 
risuscitare il regime nazista: il revisionismo. Deborah Lipstadt traccia anzitutto i 
principi generali del mito: 

"Negli anni Trenta i nazisti diffusero una virulenta forma di antisemitismo che 
portòalla distruzione di milioni {di Ebrei]. Oggi il bacillo {the bacillus) portato 
da questi ratti {rats) minaccia di "uccidere" per la seconda volta coloro che 
sono già morti ad opera dei nazisti distruggendo il loro ricordo nel mondo" (p. 
XVII). 

"Prima di poter risuscitare il fascismo, bisogna cancellare questa macchia 
{l'Olocausto}. All'inizio essi cercarono di giustificarlo, ora lo negano" (p. 23). 

117 

"Inizialmente la negazione dell'Olocausto fu un'impresa assunta da un piccolo 
gruppo di estremisti politici" (p. 24). 

"Per raggiungere i loro obiettivi, uno dei quaU è la riabilitazione storica della 
Germania, essi (i revisionisti) devono "eliminare" l'Olocausto (p. 42)". 

"Conseguentemente, la negazione dell'Olocausto divenne un elemento 
importante nella struttura della loro ideologia. Se fosse stato possibile 
convincere il pubblico che l'Olocausto era un mito, allora la rinascita del 
nazionalsocialismo avrebbe potuto essere una scelta realizzabile" (p.l03). 

Indi Deborah Lipstadt procede alla dimostrazione della teoria del complotto con una 
ardita ricostruzione storica della genesi del revisionismo: 

"La fine della seconda guerra mondiale signifìcòil fallimento del sogno di 
Hitler del Terzo Reich. Persone piìi razionali pensarono che essa significasse 
anche la fine del fascismo come ideologia. Finché il fascismo poteva essere 
collegato al nazismo, e il nazismo, a sua volta, poteva essere collegato agli 
orrori della Soluzione finale, entrambi sarebbero rimasti completamente 
screditati. C'erano comunque coloro che non volevano abbandonare questi 
sistemi politici. Essi sapevano che l'unico mezzo per tentare di risuscitarli 
sarebbe stato di separarli dall'Olocausto e dalla [147] moltitudine delle atrocità 
che lo accompagnarono" (p. 49). 

Questa operazione inconfessabile cominciòin Francia ad opera di Maurice Bardèche — 
promosso per esigenze tattiche a primo revisionista mondiale — con il libro 
Nuremberg ou la terre promise, apparso nel 1948: 

"Egli fu anche il primo ad affermare che le camere a gas erano usate per la 
disinfezione - non per lo sterminio. Le dubbie credenziali di Bardèche — egli 
restò per tutta la vita un fascista impegnato — lo resero una figura controversa 
nei circoli negazionista Malgrado la sua affermazione che l'Olocausto era un 
mito e che i nazisti erano ingiustamente coinvolti, Bardèche non è mai stato 
accettato dai negatori contemporanei. Ciònon ha impedito loro di adottare le 
sue idee. Sebbene usino i suoi argomenti, essi raramente lo menzionano per 
nome, a causa delle sue opinioni politiche, sulle quali egli fu sempre del tutto 
esplicito. In effetti, egli cominciò il suo libro Che cos'è il fascismo? Con la 
dichiarazione inequivocabile: "Io sono uno scrittore fascista". Nel suo secondo 
libro, Bardèche espose i suoi obiettivi, che restano, quasi alla lettera, il credo 
dei negatori contemporanei [...]" (pp. 50-51). 

Deborah Lipstadt, scrivendo negli Stati Uniti, si poteva permettere di ingannare i suoi 
lettori contando sulla loro ignoranza, ma Pierre Vidal-Naquet, che ha scritto in 
Francia, non ha potuto permetterselo ed è stato costretto ad ammettere la verità, sia 
pure a denti stretti: 

"La premessa alla seconda edizione di Le Mensonge d'Ulysse (1954) rende un 
valido omaggio a Maurice Bardèche (Mensonge, p. 235, nota 6) (2) che aveva 
cominciato nel [148] 1948 la sua campagna politica con Nuremberg ou la 
Terre promise. E' bene leggere questo "libro ammirevole" (Rassinier, 

118 

Véritable procès Eichmann, p. 43) (3). Allora Maurice Bardèche non aveva 
ancora scoperto che il genocidio hitleriano non c'era stato: «Esisteva una 
volontà di sterminio degli ebrei sulla quale le prove sono numerose»" (p.l87) 
(4). 

La citazione di Pierre Vidal-Naquet è corretta: Bardèche non solo ha scritto che "il y 
avait une volonté d'extermination des juifs (sur laquelle les preuves sont nombreuses)" 
(5), ma è stato ancora piìi esplicito: 

"Oui, à l'Est de l'Europe, il y a un terrible compte ouvert entre l'Allemagne et 
ses voisines. Oui, là, il y a eu une politique d'extermination" (6). [...] 
"Evidemment, en contre-partie, il faut se souvenir ici des témoignages 
présentés par la délégation soviétique et en particulier de celui qui décrit à 
Treblinka la base d'extermination, oìi les Juifs étaient exécutés en masse 
aussitot après leur arrivée dans une gare factice qui dissimulait les installations 
d'exécution" (7) [...]. "Les accusés de Nuremberg ont pu soutenir qu'ils avaient 
ignoré pendant tonte la guerre les exécution massives qui avaient lieu à 
Auschwitz, à Treblinka et ailleurs ..." (8) 

Torniamo a Deborah Lipstadt. Dopo aver nominato Bardèche fondatore del 
revisionismo, con lo stesso amore per la verità costei rende Rassinier discepolo e 
complice dello scrittore fascista: 

"L'assalto successivo alla storia della guerra provenne anch'esso dalla Francia. 
Nel 1948 Paul Rassinier, un ex comunista e socialista che era stato internato 
nei campi di concentramento di Buchenwald e di Dora, pubblicò Le Passage 
de la Ligne. Questo fu il primo di una serie di libri che [149] egli avrebbe 
scritto nelle due decadi successive per mostrare che le affermazioni dei 
superstiti sul comportamento dei nazisti, specialmente in relazione alle 
atrocità, non potevano essere degne di fede. Rassinier, che divenne membro 
del partito comunista nel 1922 quando aveva sedici anni, lasciòi comunisti alla 
metà degli anni Trenta e si un"ai socialisti. Quando scoppiòla guerra entròa far 
parte della resistenza. Alla fine fu catturato e mandato a Buchenwald. Alla 
liberazione nel 1945 tornòin Francia e fu eletto membro socialista 
dell'Assemblea Nazionale, dove prestòservizio per un anno. Subito dopo egli 
cominciòuna prolifica carriera editoriale, la maggior parte della quale era 
dedicata a difendere i nazisti dimostrando che le accuse di atrocità contro di 
loro erano gonfiate e ingiuste", (p. 51) 

Fortunatamente Deborah Lipstadt, con il suo acuto occhio critico, ha scoperto e 
svelato al mondo il piano diabolico di Rassinier: 

"Anzitutto egli doveva demolire la credibilità delle testimonianze dei suoi 
compagni di prigionia. Finché si poteva aver fiducia in ciòche dicevano, ogni 
tentativo di assolvere i nazisti sarebbe stato inutile. "(p. 53) 

Ma persino i minus habentes ai quali è destinato il libro della Lipstadt potrebbero 
chiedersi: perché mai Rassinier — socialista, resistente, torturato dalla Gestapo per 
undici giorni {"mani schiacciate, mascella rotta, un rene scoppiato" (9)), inviato poi 
nei campi di concentramento di Buchenwald e di Dora, dove rimase per diciannove 

119 

mesi, dai quali tornòinvalido al 105% (10) — avrebbe dovuto "difendere i nazisti"! Per 
gratitudine verso i suoi aguzzini? Per sado-masochismo? Deborah Lipstadt non puòfar 
altro che ricorrere alla spiegazione classica che i propagandisti del suo stampo 
adottano quando non possono addurre alcuna spiegazione: l'antisemitismo. Costei 
proclama dunque che 

"la negazione dell'Olocausto di Rassinier non era altro che una maschera per 
l'espressione di una forma classica di antisemitismo." (p. 64) 

[150] Incredibile dictu, Rassinier odiava gli Ebrei, che non gli avevano fatto nulla, di 
gran lunga piìi dei nazisti, che lo avevano torturato e mandato in campo di 
concentramento! Ma si sa, i "pregiudizi" sono "irrazionali"! 

Deborah Lipstadt traccia poi con la consueta onestà intellettuale gli sviluppi 
successivi del revisionismo: 

"Bardèche, Rassinier, Barnes, App ed altri della prima generazione di negatori 
differiscono da quelli che li seguirono. Il primo gruppo cercava di difendere i 
nazisti giustificando il loro antisemitismo." (p. 52) 

Ma, visto il fallimento di questo piano, i Savi Anziani revisionisti decisero di 
cambiare tattica: 

"Solo negli anni Settanta, quando cominciarono finalmente a riconoscere 
l'inutilità di tentare di giustificare l'antisemitismo nazista, i negatori 
cambiarono i loro metodi. Essi videro che, da un punto di vista tattico, la 
prova dell'antisemitismo nazista era cosi chiara che tentare di negarlo o 
giustificarlo minava i loro sforzi di apparire credibili. Quando i negatori 
divennero piìi sofisticati nelle sottigliezze di diffondere i loro argomenti, essi 
cominciarono a "concedere" che i nazisti erano antisemiti. Essi affermarono 
persino di disapprovare l'antisemitismo, impegnandosi nello stesso tempo in 
esso." (p.52) 

Questo mito fondatore del revisionismo serve a giustificare il secondo assioma di 
Deborah Lipstadt: nessun revisionista è onesto e in buona fede, ma tutti perseguono 
scopi inconfessabili: 

"Una delle tattiche che i negatori usano per raggiungere i loro scopi è il 
camuffamento dei loro scopi. Nel tentativo di nascondere il fatto che essi sono 
fascisti e antisemiti con specifici obiettivi ideologici e politici, dicono che la 
loro finalità è di scoprire le menzogne storiche, tutte le menzogne storiche" (p. 
4). 

I revisionisti sono 

"antisemiti estremisti che sono riusciti sempre di piìi, sotto la maschera della 
cultura, a camuffare la loro ideologia carica di odio" (p. 3). 

Fortunatamente Deborah Lipstadt ha scoperto le turpitudini [151] revisioniste e la sua 
alta dirittura morale le ha imposto di rivelare al mondo la sua scoperta: 

120 

"Questo è precisamente lo scopo dei negatori: Essi mirano a confondere le 
cose fingendo di essere impegnati in un vero lavoro di studio, mentre, 
naturalmente, ciònon è vero. Il tentativo di negare l'Olocausto comporta una 
strategia fondamentale di distorsione. La verità è mescolata con menzogne 
assolute, per confondere i lettori che sono inesperti delle tattiche dei negatori. 
Mezze verità e segmenti di storia, che evitano opportunamente l'informazione 
critica, lasciano nei lettori una impressione distorta di ciòche è realmente 
accaduto. Gli abbondanti documenti e le testimonianze che confermano 
l'Olocausto vengono respinti come inventati, o estorte, o come falsificazioni e 
menzogne. Questo libro è uno sforzo per chiarire e dimostrare come i negatori 
usino questa metodologia per nascondere i loro veri obiettivi" (p. 2). 

Con ciò Deborah Lipstadt giunge al suo terzo assioma: tutte le argomentazioni dei 
revisionisti sono prive di valore. Questo è il punto piìi delicato dell'intera questione: 
persino i lettori ai quali si rivolge Deborah Lipstadt potrebbero pensare che, 
nonostante tutto, le argomentazioni dei revisionisti potrebbero essere storicamente 
fondate; perciòbisogna inventare qualcosa che elimini ogni pericoloso dubbio. La 
nostra propagandista sentenzia allora solennemente: "La negazione dell'Olocausto è 
l'apoteosi dell'irrazionalismo " (p.20); essa è "totalmente irrazionale " (p. XVI); il 
revisionismo è 

"un fenomeno irrazionale radicato in uno degli odi più vecchi, l'antisemitismo. 
L'antisemitismo, come ogni altra forma di pregiudizio, non è sensibile alla 
logica" (p. XVII). 

Non essendo ancora soddisfatta dell'effetto delle sue teorie propagandistiche sul 
lettore, Deborah Lipstadt introduce un argomento apocalittico. Il revisionismo è una 
minaccia all'esistenza stessa della civiltà mondiale: 

"La negazione dell'Olocausto è parte di questo fenomeno. Essa non è solo 
l'assalto alla storia di un gruppo particolare. Sebbene la negazione 
dell'Olocausto possa essere un attacco alla storia dell'annientamento degli 
Ebrei, nel suo nucleo essa pone una minaccia a tutti coloro i quali [152] 
credono che la conoscenza e la memoria siano tra i fulcri della nostra civiltà. 
Come l'Olocausto non fu una tragedia degli Ebrei ma una tragedia della civiltà 
in cui le vittime furono ebree, cosi anche la negazione dell'Olocausto non è 
solo una minaccia alla storia ebraica, ma una minaccia a tutti coloro che 
credono al potere fondamentale della ragione. Essa ripudia la discussione 
ragionata come l'Olocausto ripudiò i valori della civiltà. Essa è innegabilmente 
una forma di antisemitismo e come tale costituisce un attacco ai valori piìi 
basilari di una società logica. Come ogni forma di pregiudizio, essa è un 
animus irrazionale che non puòessere contrastato con le sole forze 
dell'investigazione, dell'argomentazione e del dibattito" (pp. 19-20). 

La conclusione di Deborah Lipstadt è che non ci deve essere dialogo con i 
revisionisti, sia perché "c'è una differenza significativa tra dialogo ragionato e 
argomentazioni pseudoscientifiche antiintellettuali ", tra la sana ricerca storica e 
una "ideologia estremista che respinge qualunque cosa contraddica le sue 
conclusioni prefissate" (p. 25), sia per non innalzare il revisionismo al rango di 
controparte, di scuola storica antagonista (p.l e passim). Ci si potrebbe chiedere 

121 

perché mai, allora, Deborah Lipstadt abbia scritto Denyìng the Holocaust; ecco la 
risposta: 

"Non bisogna perdere tempo a rispondere ad ognuna delle asserzioni dei 
negatori. Sarebbe un lavoro interminabile rispondere a coloro che falsificano 
conclusioni, citano fuori contesto, e respingono risme di testimonianze poiché 
sono contrarie ai loro argomenti. E' la capziosità dei loro argomenti, non gli 
argomenti stessi, che richiedono una risposta. Il modo in cui essi confondono e 
travisano è ciòche voglio dimostrare; soprattutto, è essenziale esporre 
l'illusione di una indagine ragionata che nasconde le loro finalità 
estremistiche" (p.28). 

Questa impostazione propagandistica dice tutto sul valore del libro di Deborah 
Lipstadt, che consiste in massima parte in una tediosa ricerca delle radici naziste di 
pochi revisionisti noti e di molti personaggi oscuri che hanno affermato qualche tesi 
revisionista; in ciòl'autrice sfoggia un impeccabile provincialismo, non solo perché 
ignora il revisionismo tedesco, austriaco, svizzero, spagnolo, belga e italiano, ma 
[153] anche perché i suoi riferimenti sono quasi tutti a letteratura in inglese e i rari 
scritti in lingua straniera da lei citati, sono tratti a loro volta da pubblicazioni in 
inglese! Un bell'esempio di provincialismo, ma anche di dilettantismo. 

2. LE "PROVE" DI DEBORAH LIPSTADT 

Per coloro che non si accontentano di mere elucubrazioni propagandistiche, Deborah 
Lipstadt presenta anche la summa delle "prove" a favore dell'esistenza di camere a gas 
omicide, nonché dell'autenticità del diario di Anna Frank. Per quanto concerne 
quest'ultimo, non ho mai compreso la tenacia con cui certi revisionisti si sono 
occupati di questo scritto che non ha alcuna relazione con la questione delle camere a 
gas e che, sia esso autentico o no, nulla aggiunge e nulla toglie a tale questione. Sulle 
"prove" di Pressac vale invece la pena di dire qualcosa. Le virgolette sono d'obbligo, 
come spiego subito. 

Nella presentazione di queste "prove", Deborah Lipstadt dichiara: 

"Conseguentemente dedico questa sezione a tre delle accuse fatte piìi 
frequentemente dai negatori, citando una molteplicità di prove (proofs) 
documentarie e tecniche che demoliscono qualsiasi sembianza di credibilità 
che potrebbe essere attribuita ad esse" (p.223). 

Dopo aver ricordato la richiesta di Faurisson di "una prova... una sola prova" 

dell'esistenza di camere a gas omicide, Deborah Lipstadt rileva: 

"Lo studio monumentale di Pressac delle camere a gas è, in essenza, una 
risposta a questa domanda di prove documentarie" (p. 225). 

Lo studio in questione di Pressac è l'opera già citata Auschwitz: Technique and 
Operation ofthe Gas Chambers. Ora è ben vero che Pressac ha risposto alla 
summenzionata richiesta di Faurisson, ma non già con delle prove , bens"con dei 
semplici indizi (traces); il capitolo in cui egli se ne occupa, si intitola appunto "One 
proof... one single proof: thirty-nine criminal traces" (11). Ritenendo la cosa 

122 

imbarazzante, [154] Deborah Lipstadt ha trasformato questi indìzi in prove. Di questi 
indizi mi sono già occupato nel mio studio già citato Auschwitz: Fine di una 
leggenda; qui mi limiteròad alcuni casi esemplari che mostrano la buona fede e la 
fondatezza delle argomentazioni di Pressac e 1' "irrazionalismo" delle mie obiezioni. 
Prima di cominciare è bene precisare che il titolo del capitolo in questione è formulato 
in modo capzioso, perché 39 indizi trovati da Pressac, trascurando le ripetizioni dello 
stesso indizio, si riducono a 10. Inoltre, in questo "studio monumentale sulle camere a 
gas", alla struttura e al funzionamento delle camere a gas è dedicata a malapena una 
paginetta! Sulla competenza di Pressac per quanto concerne i forni crematori 
diròsotto. Ciò premesso, diamo la parola a Deborah Lipstadt. 

"Leuchter trovò tracce di cianuro in locali che i funzionari di Auschwitz 
descrissero come camere di uccisione ma che i revisionisti pretendono fossero 
camere mortuarie. Nel tentativo di spiegare perché residui di gas fossero stati 
trovati in un locale che secondo le loro supposizioni serviva da camera 
mortuaria, Faurisson e Leuchter spiegarono che le camere mortuarie erano 
disinfettate (desinfected) con Zyklon-B, donde i residui. Questa tesi è illogica: 
la disinfezione (disinfection) è attuata con un battericida, non con un 
insetticida, particolarmente con uno cosi potente come lo Zyklon-B" (p. 225). 

Qualche pagina dopo, parlando dell'indizio delle porte a tenuta di gas, Deborah 
Lipstadt ribadisce: 

"Essi pretendono anche che le porte erano necessarie perché le camere 
mortuarie venivano disinfettate con Zyklon-B. Questa è una accusa che, come 
si è indicato sopra, contraddice le basi della scienza, perché lo Zyklon-B è un 
insetticida e non un disinfettante" (p. 228). 

Questa argomentazione è un caso veramente esemplare di malafede. Con riferimento 
alla seguente frase di Faurisson: "Il est probable que les deux pièces trouvées 
suspectes par J.-C. Pressac aux crématoires IV et V étaient des chambres à gaz de 
désinfection" (12), Pressac [155] rileva ironicamente che Faurisson "è stato il primo 
uomo nella storia della batteriologia a distruggere i germi patogeni con un insetticida" 
(13). L'ironia di Pressac è completamente fuori luogo. Il termine disinfezione si usava 
correntemente come sinonimo di disinfestazione. Ad esempio, una lettera 
dell'amministrazione del campo di concentramento di Lublino-Majdanek al Lagerarzt 
(medico del campo) del 12 agosto 1943 ha per oggetto " Desinfektion mit Zyklongas" 
("disinfezione con il gas Zyklon") (14). Anche la redattrice del Kalendarium di 
Auschwitz usa normalmente il termine Desinfektion (disinfezione) nel senso di 
Entlausung (disinfestazione): 

"Die Kommandantur des KL Auschwitz erhàlt vom WVHA cine 
Genehmigung, mit einem Lastkraftwagen nach Dessau zu fahren, um Gas zur 
Desinfektions des Lagers abzuholen" ["Il comando del KL Auschwitz riceve 
dal WVHA un permesso per andare a Dessau con un autocarro per prelevare 
gas per la disinfezione del campo"] (15). 

"Bei der Desinfektion wird das Gas Zyklon B verwendet " ["Nella 
disinfezione viene usato il gas Zyklon B"] (16). 

123 

L'indizio delle finte docce è ritenuto tanto probante da Deborah Lipstadt che ella vi 
insiste in modo particolare articolandolo in quattro punti: 

(1) Un inventario dell'equipaggiamento installato nel crematorio in richiedeva 
l'installazione di una porta a gas e di quattordici docce. Queste due voci erano 
assolutamente incompatibili l'una con l'altra. Una porta a tenuta di gas 
potrebbe essere usata soltanto per una camera a gas. Perché un locale che 
funzionava come doccia avrebbe avuto bisogno di una porta a tenuta di gas? 

[156] 2) Pressac, non contento di questa semplice prova (proof) del fatto che 
questa non era una sala docce, calcolòl'area occupata da una singola doccia. 
Egli usòcome punto di riferimento le vere installazioni di docce dell'edificio di 
ricezione. Sulla base di questo calcolo, il crematorio III, che aveva una 
superficie del pavimento di 210 metri quadrati, avrebbe dovuto avere almeno 
115 docce, non 14. 

3) Nel disegno-inventario, i tubi dell'acqua non sono collegati alle docce 
stesse. Se queste docce fossero state vere, i tubi dell'acqua sarebbero stati 
collegati. 

4) In certe camere a gas (gas chambers) le basi di legno alle quali le docce 
erano fissate sono ancora visibili nelle rovine dell'edificio. Una doccia 
funzionante non sarebbe stata connessa ad una base di legno( (p. 226). 

Questa struttura argomentativa è un vero capolavoro di metodologia capziosa e di 
flagrante malafede. 

La menzione di 14 docce {14 Brausen) e di una porta a tenuta di gas (1 Gasdichtetiir) 
in relazione al Leichenkeller 1 (la presunta camera a gas omicida) appare soltanto 
nella documentazione relativa alla consegna del crematorio III da parte della 
Zentralbauleitung all'amministrazione del campo in data 24 giugno 1943 (17). Se una 
porta a tenuta di gas e un impianto di docce sono davvero "assolutamente 
incompatibili", allora perché la Zentralbauleitung di Auschwitz il 13 novembre 1942 
ordinò "2 porte a tenuta di gas 100/200 per la sauna" dell'installazione di 
disinfestazione BW 5 a? (18) 

Se una porta a tenuta di gas non era affatto incompatibile con una sauna, perché mai 
avrebbe dovuto esserlo con un locale in cui si trovavano delle docce? 

Per dimostrare che le 14 docce menzionate nella documentazione di consegna del 24 
giugno 1943 relativa al crematorio III erano finte, Pressac si basa su una pianta (19) 
del 19 marzo 1943 relativa al crematorio II! Questa pianta non mostra alcun 
collegamento con le docce [157] semplicemente perché nel Leichenkeller 1 del 
crematorio II le docce non esistevano affatto, e infatti nella corrispondente 
documentazione di consegna del 31 marzo 1943 non figurano minimamente, la 
colonna Brausen è vuota! (20) 

L'argomento relativo al calcolo del numero delle docce è di una ingenuità disarmante: 
nessuno ha mai preteso che il Leichenkeller 1 del crematorio III fosse esclusivamente 
ed essenzialmente una sala docce; se la Zentralbauleitung vi aveva fatto installare 14 

124 

docce, significa soltanto che una piccola parte del locale era previsto come impianto 
docce; dove si trovasse questo impianto non si sa, perché , guarda caso!, la pianta 
della documentazione di consegna del crematorio in non esiste. 

Veniamo infine alle basi di legno. Esse si trovano sul soffitto del Leichenkeller 1 del 
crematorio E, quello che non aveva le docce (21). Ho esaminato (e fotografato) 
personalmente queste basi: sono tavolette di legno — di forma rettangolare con lati di 
circa 10x12 cm e circa 4 cm di spessore — incassate nel cemento e collocate 
appositamente in quella posizione durante i lavori di carpenteria per la gettata di 
cemento del solaio del locale: a che cosa servivano queste tavolette? Se Pressac 
avesse alzato il naso nella presunta camera a gas del crematorio I si sarebbe accorto 
che nelle travi di cemento sono incassate tavolette simili: esse fanno da supporto alle 
lampade dell'impianto di illuminazione del locale! Domanda: a che cosa erano fissate 
le lampade del Leichenkeller 1 del crematorio II dato che il suo soffitto non mostra la 
presenza di ganci? 

L'argomentazione del Vergasungskeller mostra quale fosse la competenza di Pressac 
riguardo alla struttura e al funzionamento dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau, 
sui quali ha sentenziato con il tono autorevole dello specialista. 

"In una lettera del 29 gennaio 1943 il capitano delle SS Bischoff, capo della 
direzione centrale delle costruzioni delle Waffen SS e della Polizia scrisse a un 
generale di brigata SS a Berlino riguardo ai progressi dei lavori nel crematorio 
II. Nella sua lettera egli menzionò un Vergasungskeller [158] (scantinato di 
gasazione). Butz e Faurisson cercarono di reinterpretare il termine Vergasung. 
La spiegazione di Butz era che esso significava produzione di gas [gas 
generation]. Faurisson sostenne che significava carburazione e che il 
Vergasungskeller designava il locale del seminterrato "dove avveniva la 
miscela "gassosa" per alimentare il forno crematorio". Questa spiegazione 
presenta dei problemi fondamentali. Non solo c'è una grande quantità di 
documenti che si riferiscono alla gasazione, ma, cosa più importante, i forni 
crematori erano riscaldati con coke e non usavano produzione di gas [gas 
generation]" (pp. 226-227). 

Con questa obiezione alle spiegazioni di Butz e di Faurisson (che sono errate, ma per 
altre ragioni) Pressac rivela soltanto la sua profonda ignoranza: i forni Topf di 
Auschwitz-Birkenau erano forni a gasogeno riscaldati con coke; il gasogeno 
(Generator o Gasgenerator) era appunto un generatore di gas che aveva la funzione 
di produrre la gasificazione del coke, cioè la sua trasformazione in un gas 
combustibile, nel caso specifico in gas d'aria. In un gasogeno il gas d'aria si forma 
dalla combustione incompleta del carbonio. La sua reazione: 

C + 1/2 02 = CO -F 29,2 Kcal 

si compie facendo attraversare lo strato di coke incandescente da una corrente d'aria. 
All'inizio negli strati inferiori del coke si forma anidride carbonica secondo le reazioni 

C -F 02 = C02 + 97,2 Kcal 

2 CO -> C + C02 + 40,9 Kcal, 

125 

poi negli strati superiori si forma ossido di carbonio secondo la reazione 

C02 + C = 2 CO -- 38,8 Kcal. 

Si ottiene dunque ossido di carbonio dalla combinazione diretta di carbonio e 
ossigeno e come riduzione dell'anidride carbonica (22). Pressac credeva seriamente 
che "i cadaveri giacevano su griglie sotto alle quali bruciava il coke", secondo la 
fallace descrizione di uno dei suoi [159] testimoni oculari! (23). Per rendere l'idea 
della gravità dell'ignoranza di Pressac, ignorare il funzionamento del gasogeno in un 
forno crematorio a gasogeno riscaldato con coke è come ignorare la funzione del 
motore in un veicolo a motore ! 

Un'ultima "prova", che, ad onor del vero, sarebbe ingiusto attribuire a Pressac, ma che 
mostra con quale attenzione Deborah Lipstadt abbia letto il libro dello storico 
francese: 

"Una lettera datata 31 marzo 1943 e firmata dal maggiore SS Bischoff, 
conteneva un riferimento a un'ordinazione del 6 marzo 1943 di una "porta a 
(tenuta di) gas" per il crematorio III. Essa doveva essere dotata di una striscia 
gommata per chiusura ermetica e una spia [peephole] di ispezione. Perché una 
camera mortuaria o una camera di disinfezione avrebbe bisogno di una spia? 
Essa certamente non era necessaria per sorvegliare cadaveri o i pidocchi" (p. 
228). 

Ora Pressac pubblica una fotografia della porta a tenuta di gas della camera di 
disinfestazione del Block 1 dello Stammlager con la didascalia: 

"Gas-tight door of the gas chamber, of conventional design (made by the 
DAW) with its peephole and two locking bars... " (24) [corsivo mio]. 

Pressac pubblica inoltre una fotografia della porta a tenuta di gas della camera di 
disinfestazione ad acido cianidrico del Kanada I con questo commento: 

"The gas-tight door of the Kanada /delousing chamber. Its construction, by 
the DAW, is very rudimentary. It had a peephole, a handle to open it and two 
ironbars ..." (25) [corsivo mio]. 

Con ciòchiudo questo capitolo. In queste poche pagine credo di aver dimostrato a 
sufficienza l'inconsistenza delle tesi di Deborah Lipstadt e delle "prove" di Pressac. 
Considerato il suo valore, Denying the Holocaust non meritava neppure le poche 
pagine che gli ho dedicato. 

NOTE 

1) Deborah Lipstadt, Denying the Holocaust. The Growing Assault on Truth and 
Memory. A Piume Book, New York 1994. 

2) Ecco il testo di questo "valido omaggio": "Mi è stato detto che Maurice Bardèche 
era di estrema destra e che, in numerosi altri casi, non aveva dimostrato altrettanta 
premura per l'obiettività: questo è sicuro ed io non ho mancato di dirlo ogni volta che 

126 

l'ho ritenuto opportuno. Ma questa non è una ragione né per contestare il suo merito in 
questa circostanza né per rifiutare di riconoscere che nei suoi due lavori su 
Norimberga — altrettanto ingiustamente condannati quanto Le Mensonge d'Ulysse — 
egli parla del problema tedesco partendo dagli stessi imperativi che furono quelli di 
Mathias Morhardt, di Roman Rolland e di Michel Alexandre all'indomani della guerra 
1914-1918. E questi, come si sa, erano di sinistra". Paul Rassinier, La menzogna di 
Ulisse . Edizioni Le Rune, Milano 1966, p.37, nota. 

3) Per Rassinier i due libri di Bardèche su Norimberga erano "admirables" perché 
sostenevano le tesi della sinistra francese e dei partiti socialisti europei. Paul 
Rassinier, Le véritable procès Eichmann ou les vainqueurs incorrigibles . La Vieille 
Taupe, Paris 1983, p.43. 

4) Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, op.cit., p.32. 

5) Maurice Bardèche, Nuremberg ou la Terre promise . Les Sept couleurs, Paris 1948, 
p.187. 

6) Ibidem, p.l28. 

7) Ibidem, p.l59. 
^) Ibidem, p.\94. 

9) Paul Rassinier, Ulysse trahi par les siens. La Vieille Taupe, Paris 1980, p.l96. 
\Q) Ibidem, ^.191. 

11) J.-C.Pressac, Auschwitz: Technique and Operation ofthe Gas Chambers, op.cit., 
p.429. 

12) Robert Faurisson, Réponse à Pierre Vidal-Naquet. Deuxième édition, augmentée, 
op.cit., p.78. 

13) J.-C.Pressac, Auschwitz: Technique and Operation ofthe Gas Chambers, op.cit., 
p.505. 

14) Krystyna Marczewska, Wladyslaw Wazniewski, Korespondencja w sprawie 
dostawy gazu cyklonu B do obozu na Majdanku, in: "Zeszyty Majdanka", tom II, 
1967, p.l59 .In questa pagina e in quella successiva ci sono altri riferimenti al 
Desinfektionsgas. 

15) Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz- 
Birkenau 1939-1945, op.cit., p.259. 

\6) Ibidem, p.271. 

17) TCIDK, 502-2-54, p.84 ssgg. 

127 

18) TCIDK, 502-1-328, p.70: " Herstellung von 2 Stck. Gasdichte Turen 100/200 Air 
die Sauna". 

19) La pianta 2197(b)(r). 

20) TCIDK, 502-2-54, p.79. 

21) Il soffitto del Leichenkeller 1 del crematorio m è crollato completamente e il 
locale è attualmente a cielo aperto. 

22) Wilhelm Heepke, Die Leichenverbrennungs-Anstalten (die Krematorien). Verlag 
von Cari Marhold, Halle a.S. 1905, p.31 e ssgg.; Michele Gina, Dizionario di chimica 
generale e industriale, op.cit, vol.II, p.383 e ssgg.; Enciclopedia Curdo di Scienza e 
Tecnica. Armando Curcio Editore, Roma 1973, vol.5, p.l842. 

23) J.-C.Pressac, Auschwitz: Technique and Operation ofthe Gas Chambers, op.cit., 
p. 124. 

24) Ibidem, p.29. 

25) Ibidem, p. 46. 

128 

CAPITOLO QUARTO 

TILL BASTIAN E LA "MENZOGNA SU 
AUSCHWITZ". 

Till B astian è l'autore di un libro di divulgazione su A uschw itz intitolato Auschwitz 
und die "Auschwitz-LUge" . Massenmord und Geschichtsfàlschung (1). La sua tesi di 
fondo è che i revisionisti presentano "apporti pseudoscientifici" che possono insinuare 
dubbi soltanto in coloro che "difettano di conoscenze precise" (p. 89 e 77). 
Ovviamente egli è in possesso di "conoscenze precise", tanto precise che a p.21 
scambia il campo di Stutthof, in Polonia, con quello di Natzweiler-Struthof, in 
Francia, che egli sdoppia in Natzweiler e Struthof ! Ma questo è nulla. 

1. Mein Kampf e i gas asfissianti. 

Till Bastian delinea anzitutto una sommaria Preistoria e storia della "soluzione finale" 
in cui riprende i peggiori temi della peggiore storiografia ufficiale di vent'anni fa: 

"Sull'antisemitismo di Adolf Hitler nessuno ha mai potuto avere il minimo 
dubbio. Già nel suo Mein Kampf Hitler si era scagliato con estrema brutalità 
contro i "corruttori del popolo ebreo" [sic]. Già allora egli era convinto che se 
fossero stati ammazzati nel momento giusto — e nell'occasione usòil termine 
"gas asfissianti" ! — la prima guerra mondiale avrebbe potuto esser vinta: 
"Eliminare al momento giusto dodicimila farabutti avrebbe salvato forse la 
vita a un milione di tedeschi per bene, preziosi per il futuro" (p. 9). 

Già al processo di Norimberga, nell'udienza del 26 luglio 1946, Sir Hartley Shawcross 
dichiaròal riguardo: 

"Nel "Mein Kampf" di Hitler — la bibbia dei nazisti — Hitler si è rammaricato 
che già nell'ultima guerra [la prima guerra mondiale: C.M.] non fosse stato 
impiegato gas tossico per lo sterminio degli Ebrei" (2). 

[162] La verità è stata ristabilita da uno storico specialista del Mein Kampf non certo 
sospetto di simpatie revisioniste: 

"Nel Mein Kampf e anche prima del 1939 Hitler non ha mai detto di voler 
sterminare nella loro esistenza fisica tutti gli Ebrei. Il "gas tossico" già 
menzionato nel Mein Kampf non era minacciato agli Ebrei nella loro totalità, 
ma si riferiva inequivocabilmente ai capi marxisti della classe operaia tedesca. 

Nella misura " in cui nel corso della guerra l'operaio tedesco e il soldato 
tedesco ricadevano nelle mani dei capi marxisti, nella stessa misura erano 

129 

perduti per la patria. Se all'inizio della guerra o durante la guerra si fossero 
tenuti sotto gas tossico dodicimila o quindicimila di questi corruttori del 
popolo ebrei, come lo dovettero sopportare sul campo centinaia di migliaia dei 
nostri migliori lavoratori tedeschi di tutti i ceti e di tutti i mestieri, il sacrificio 
di milioni [di soldati] al fronte non sarebbe stato vano. Al contrario: se si 
fossero eliminati a tempo debito dodicimila farabutti, si sarebbe forse salvata 
la vita a un milione di buoni Tedeschi preziosi per il futuro". Qui gli Ebrei 
dovevano essere gasati nella loro qualità di funzionari della lotta di classe e 
della propaganda antibellica, non già, come successivamente sotto Hitler, in 
base alla loro appartenenza alla razza ebraica" (3). 

Il riferimento al "gas tossico" non è una sorta di "profezia", come lascia intendere Till 
Bastian, ma concerne la virulenta guerra chimica che ebbe luogo nel corso della prima 
guerra mondiale (4) ed è noto che Hitler stesso rimase vittima degli aggressivi chimici 
francesi. (5) 

Till Bastian passa poi ad un altro classico della peggiore storiografia ufficiale: 

"Se in Europa si fosse giunti ad una guerra - disse il 30 gennaio 1939, sesto 
anniversario della "presa del potere" — il suo risultato sarebbe stato 
"l'annientamento della razza [163] ebraica in Europa". Fin dall'inizio, dunque, 
l'obiettivo centrale dell'intero programma e dell'azione di Hitler fu la guerra in 
Europa, una guerra che cancellasse i risultati della Prima guerra mondiale e 
portasse la Germania a una rinnovata grandezza. E la campagna di 
annientamento "contro" la razza giudaica in Europa costituì fin dal principio 
un punto fermo dei suoi piani" (p. 10). 

Al riguardo uno storico insospettabile come Joseph Billig scrive piìi obiettivamente: 

"Il termine "Vernichtung" (annientamento, distruzione) indicava la volontà 
assolutamente negativa riguardo alla presenza ebraica nel Reich. In quanto 
assoluta, questa volontà si annunciava come pronta, se fosse stato necessario, a 
tutti gli estremi. Il termine in questione non significava che si era già arrivati 
allo sterminio e neppure l'intenzione deliberata di arrivarvi. Alcuni giorni 
prima del discorso citato [il discorso del 30 gennaio 1939: C. M], Hitler 
riceveva il ministro degli Esteri della Cecoslovacchia. Egli rimproverava al 
suo ospite la mancanza di energia del governo di Praga nei suoi sforzi di intesa 
con il Reich e gli raccomandava, in particolare, un'azione energica contro gli 
Ebrei. A questo proposito, egli dichiaròa titolo di esempio: "Presso di noi, 
vengono sterminati" (bei uns werden vernichtet). Bisogna credere che Hitler, 
nel corso di una conversazione diplomatica messa per iscritto negli archivi del 
Ministero degli affari esteri abbia fatto la confidenza di un massacro nel III 
Reich, il che, per di piìi, non era esatto a quell'epoca? Due anni dopo, il 30 
gennaio 1941, Hitler rievocòla sua "profezia" del 1939. Ma, questa volta, ne 
precisoli senso come segue:" ... e non voglio dimenticare l'indicazione che ho 
già data una volta davanti al Reichstag, cioè che se il resto del mondo (andere 
Welt) sarà precipitato in una guerra, il Giudaismo avrà terminato 
completamente il suo ruolo in Europa...". Nella sua conversazione con il 
Ministro cecoslovacco , Hitler evocò l'Inghilterra e gli Stati Uniti, che, 
secondo lui, potevano offrire delle regioni di insediamento agli Ebrei. Nel 

130 

gennaio 1941 egli indica che il ruolo degU [164] Ebrei in Europa sarà liquidato 
e aggiunge che questa prospettiva si realizzerà, perché gli altri popoli ne 
comprenderanno la necessità presso di loro. In quest'epoca si credeva alla 
creazione di una riserva ebraica. Ma essa per Hitler era ammissibile soltanto 
fuori d'Europa. Abbiamo appena rilevato che il 30 gennaio 1941 Hitler 
annunciòsemplicemente la liquidazione del ruolo degli Ebrei in Europa" (6). 

Perciò a fortiori neppure il discorso del 30 gennaio 1939 menzionato da Till Bastian si 
riferisce ad uno sterminio fisico. 

Tre anni dopo, il 30 gennaio 1942, nel discorso che tenne allo Sportpalast, Hitler 
dichiaro: 

"Ci rendiamo conto che questa guerra potrebbe terminare soltanto cosi, o i 
popoli germanici saranno sterminati (ausgerottet werden), o l'Ebraismo 
scomparirà dall'Europa (das Judentum aus Europa verschwindet). Il 1 
settembre 1939, al Reichstag tedesco, ho già detto — ed io mi guardo dalle 
profezie avventate — che questa guerra non si concluderà come immaginano 
gli Ebrei, cioè che i popoli ariani saranno sterminati (ausgerottet werden), ma 
che il risultato di questa guerra sarà l'annientamento dell'Ebraismo (die 
Vernichtung des Judentums). [...]. E verrà l'ora in cui il peggiore nemico 
mondiale di tutti i tempi avrà di nuovo cessato il suo ruolo almeno, forse, per 
un millennio "(8). 

Il 24 febbraio 1942 il Fiìhrer ritornò sull'argomento precisando: 

"Oggigiorno le idee della nostra rivoluzione nazionalsocialista e di quella 
fascista hanno conquistato grossi e potenti Stati, e si adempirà la mia profezia 
che con questa guerra non verrà annientata l'umanità ariana, ma sarà 
sterminato l'Ebreo (nicht die arische Menschheit vemichtet, sondern der Jude 
ausgerottet wird)" (9). 

[165] E' dunque chiaro che in questi discorsi l'annientamento dell'Ebraismo non ha 
significato fisico piìi di quanto lo abbia l'annientamento dell'umanità ariana! 

2. Il boicottaggio del 10 aprile 1933. 

Nella sua ricostruzione storica Till Bastian non si lascia sfuggire un altro argomento 
tipico della peggiore storiografia ufficiale: 

"Dopo il 30 gennaio 1933, giorno della "presa del potere", furono man mano 
inaspriti i provvedimenti contro i concittadini ebrei: il 28 marzo 1933 la 
direzione della NSDAP ordinòper la prima volta un boicottaggio su tutto il 
territorio nazionale dei negozi ebrei, che fu attuato il giorno di sabato, lo 
aprile 1933" (p. 11). 

Till Bastian dimentica di dire che questo boicottaggio era una rappresaglia per il 
boicottaggio di tutte le merci tedesche annunciato il 24 marzo 1933 dal Daily Express, 
che usci con il titolo in prima pagina "Judea declares war on Germany" e con i 
sottotitoli "Jews of ali the world unite. Boykott of German goods". 

131 

3. La tesi funzìonalìsta. 

Indi Till Bastian trae la necessaria falsa conseguenza dalle sue false premesse: 

"La progressione degli eventi "dal boicottaggio alla epurazione degli ebrei" 
obbediva chiaramente ad una logica programmatica intenzionale; sicché 
l'affermazione che la dirigenza nazionalsocialista sia per cosi dire "scivolata" 
nell'operazione di annientamento degli ebrei, e che lo stesso Hitler sia stato 
spinto al genocidio nei loro confronti solo dalla sua percezione dell'infelice 
decorso della guerra, è assolutamente assurda se si tiene conto dei fatti" (p. 
14). 

Se qui c'è qualcosa di "assurdo", è proprio l'interpretazione di Till Bastian, che "tiene 
conto dei fatti" a tal punto da passare sotto silenzio il fatto non certo irrilevante della 
politica di emigrazione ebraica attuata dal governo del Reich nei primi due anni della 
guerra. Al riguardo lo storico Cristopher Browning ha dichiarato: 

[166] "L'ipotesi di una politica nazista che sarebbe la conseguenza logica e 
deliberata dell'antisemitismo di Hitler non si accorda facilmente con il suo 
comportamento reale negli anni che hanno preceduto il 1941. Per esempio, 
egli credeva alla responsabilità degli Ebrei, questi "criminali di novembre", 
nella sconfitta tedesca del 1918, con un fervore pari a quello con cui credeva a 
ognuna delle sue altre asserzioni antiebraiche. E' certo che il passo del Mein 
Kampf spesso citato in cui Hitler si rammarica che dodici o quindicimila Ebrei 
non siano stati gasati durante la guerra, ha piìi senso nella leggenda della 
"pugnalata alle spalle" che come profezia o allusione velata alla soluzione 
finale. Se si ammette la premeditazione a lungo termine, la conseguenza 
"logica" della tesi degli Ebrei traditori di guerra avrebbe dovuto essere il 
massacro "preventivo" degli Ebrei tedeschi prima dell'offensiva in Occidente o 
almeno prima dell'attacco contro la Russia. In pratica, la politica ebraica dei 
nazisti consisteva nel creare una Germania "judenrein" (pura da Ebrei) 
incoraggiando e spesso obbligando gli Ebrei ad emigrare. Per riservare agli 
Ebrei tedeschi le possibilità di accoglimento, che erano limitate, i nazisti si 
opposero all'emigrazione degli altri Ebrei dal continente. Questa politica fu 
mantenuta fino al momento in cui, nell'autunno 1941, i Tedeschi proibirono 
l'emigrazione degli Ebrei dalla Germania e, per la prima volta, dichiararono 
che la proibizione di emigrare imposta agli Ebrei di altri paesi mirava ad 
impedir loro di sfuggire al loro dominio. Gli sforzi degli specialisti nazisti 
della questione ebraica per promuovere l'emigrazione, sia prima della guerra 
sia durante essa, e i loro piani di reinsediamento in massa non erano solo 
tollerati, ma anche incoraggiati da Hitler. E' difficile conciliare questo 
comportamento coll'ipotesi di una intenzione omicida da lungo tempo covata 
nei confronti degli Ebrei occidentali. Bisognerebbe allora ammettere che, 
sapendo che stava per uccidere gli Ebrei, Hitler perseguiva tuttavia una 
politica di emigrazione che "favoriva" gli Ebrei tedeschi rispetto agli altri 
Ebrei europei e salvava dalla morte la maggioranza di [167] coloro che egli 
considerava precisamente i responsabili della disfatta del 1918" (11). 

132 

4. L'eccezionalità di Auschwitz. 

Nel paragrafo II sistema dei campi di concentramento e di sterminio nazisti Till 
Bastian mira a mettere in risalto l'eccezionalità di Auschwitz per giustificare il suo 
libro: 

"La tabella dovrebbe nello stesso tempo chiarire quale importanza eccezionale 
ebbe il sistema di Lager di Auschwitz nell'ambito di tutta la rete dei campi di 
concentramento: quasi un terzo di tutte le vittime dei campi vi trovòla morte: 
complessivamente oltre 1.200.000 persone. Se calcoliamo che il campo di 
concentramento di Auschwitz funzionòper 1689 giorni (i primi prigionieri 
arrivarono il 14 giugno 1940; l'Armata rossa liberò Auschwitz il 27 gennaio 
1945), ciò significa una media di 710 vittime al giorno per quattro anni e 
mezzo. Un massacro di queste dimensioni sembra effettivamente unico in tutta 
la storia dell'umanità. Poiché in nessun altro luogo, come nel campo di 
concentramento di Auschwitz, vi fu una capacità di sterminio cosi massiccia, 
cosi minuziosamente organizzata e attuata con tipica pedanteria tedesca, è 
lecito considerare proprio quest'ultimo come una "lente d'ingrandimento" 
attraverso la quale gli orribili crimini del nazionalsocialismo risultano 
particolarmente evidenti e impressionanti" (pp. 26-27). 

A pagina 53 Till Bastian, ritornando sul numero delle vittime, scrive: 

"Come si è visto nella tabella a pagina 26, deve essersi trattato di ben piìi di un 
milione di persone, di cui perlomeno 900.000 ebrei, 70.000 polacchi di 
religione cristiana, 21.000 zingari e 13.000 prigionieri di guerra sovietici". 

Ma lo studio dello "scienziato" Jean-Claude Pressac, che Till Bastian ha in grande 
considerazione (12) e la cui ultima opera è apparsa in [168] tedesco nel 1994, afferma 
che il totale delle vittime di questo campo è di 670.000-750.000 persone, di cui 
470.000-550.000 Ebrei uccisi immediatamente all'arrivo senza registrazione (13). Le 
statistiche di Pressac sono forse false? 

Certo è che, se sono fondate, la funzione di "lente di ingrandimento" spetterebbe a 
Treblinka, con le sue presunte 974.000 vittime. Del resto, Robert- Jan van Pelt, come 
ho già accennato, sostiene la tesi che lo sterminio degli Ebrei, nelle intenzioni di 
Himmler, era "un fenomeno transitorio nella storia del campo" (14), dunque non la 
sua ragion d'essere e neppure la sua funzione principale. 

5. Auschwitz: cronologia del terrore. 

Indi Till Bastian passa ad occuparsi del campo di Auschwitz, di cui espone una "breve 
cronologia del terrore" infarcita di dati errati e di interpretazioni fallaci o capziose. 

Circa l'accoglienza dei primi detenuti inviati ad Auschwitz, il 14 giugno 1940, egli 
scrive: 

"11 capitano delle SS Karl Fritsch li "saluta" con un discorso in cui tra l'altro 
dice: "Non siete venuti in un sanatorio, ma in un campo di concentramento 
tedesco, da cui non si esce che per il camino del crematorio!" (p. 35). 

133 

Quanto sia vera questa storiella si puòdesumere dal fatto che in tale data, ad 
Auschwitz, non esisteva né crematorio né camino, come Till Bastian ammette 
candidamente qualche riga dopo: 

"Nello stesso mese cominciano nell'ex bunker delle munizioni, a sinistra della 
torre d'ingresso, i lavori di costruzione del forno del crematorio: si tratta del 
modello di forno D57753 della ditta J.A.Topf e figli di Erfiirt" (p. 35). 

Per la precisione, la sigla D 57253 (non 57753) non indica un "modello" di forno, ma 
si riferisce al disegno di un "forno crematorio riscaldato con coke e pianta delle 
fondamenta" elaborato dalla Topf il 10 giugno 1940. 

[169] 6. La gasazìone di Soimestein 

Sulla "gasazione" di "573 malati, deboli e invalidi" di Auschwitz "nell'impianto di 
sterminio di Sonnestein bei Pirna" il 18 luglio 1941 (p. 37) esiste una sola 
testimonianza, di seconda mano, che, per di piìi, colloca il presunto evento a 
Kònigstein, non già a Sonnestein! (15) 

7. Rudolf Hòss. 

Per poter procedere nella sua "ricostruzione storica", Till Bastian è poi costretto ad 
esporre una cronologia fittizia che brulica inevitabilmente di contraddizioni 
insuperabili: 

"29 luglio (data probabile): Hòss conferisce con Himmler a Berlino. 
Contrariamente al solito, Himmler mi ricevette senza che fosse presente alcun 
aiutante, e mi disse sostanzialmente quanto segue: Il Fiihrer ha ordinato la 
soluzione finale della questione ebraica, e noi SS dobbiamo eseguire 
quest'ordine. I centri di sterminio attualmente esistenti a Oriente non sono 
assolutamente in condizione di far fronte alle grandiose azioni previste. Ho 
scelto perciò Auschwitz, sia per la sua ottima posizione dal punto di vista delle 
comunicazioni, sia perché il territorio ad esso appartenente puòessere 
facilmente isolato e camuffato (...). Apprenderà ulteriori particolari dallo 
Sturmbannfiìhrer Eichmann, del RSHA, che le invieròtra brevissimo tempo 
(Hòss, memoriale redatto a Cracovia). 

Agosto 1941: Karl Adolf Eichmann, capo della "Sezione ebrei" della 
Direzione centrale per la sicurezza nazionale, incontra Hòss ad Auschwitz per 
discutere i dettagli del programma di annientamento. Entrambi si rendono 
perfettamente conto che è impossibile procedere a fucilazioni di massa, per il 
rischio che a lungo andare l'uccisione di donne a bambini avrebbe finito col 
pesare eccessivamente sui soldati delle SS ! E cosi essi preferiscono lo 
sterminio con il gas asfissiante. [...]. Alla fine di agosto Hòss è di nuovo a 
Berlino per incontrare [170] Eichmann e discutere con lui ulteriori dettagli 
tecnici. Durante la sua assenza il capitano delle SS Karl Fritzsch, comandante 
dei campi di prigionia, impiega in una località non piìi identificabile il gas 
Zyklon B, "usato normalmente nel lager per la disinfestazione dai parassiti e 
quindi disponibile in magazzino " (Hòss), per uccidere un numero imprecisato 
di prigionieri di guerra sovietici. Sembra cosi trovata una via praticabile per la 

134 

"soluzione finale" , sicché al ritorno di Hòss la direzione del lager decide di 
ripetere l'esperimento negli scantinati del blocco della prigione (Blocco 11). 3 
settembre 1941 (data probabile): circa 250 prigionieri selezionati dal medico 
del campo dottor Siegfried Schwela(16) nell'infermeria, e 600 prigionieri di 
guerra sovietici vengono uccisi con Zyklon B nelle celle situate negli 
scantinati del Blocco 11. "Io stesso ho assistito all'operazione protetto danna 
maschera antigas. La morte avveniva nelle celle stipate al massimo subito 
dopo l'immissione del gas. Solo un grido breve e già soffocato, ed era tutto 
finito". (Hòss). Questo ricordo, sottoscritto nella prigione di Cracovia dal 
comandante del lager, in seguito giustiziato nel piazzale del campo da lui 
comandato, non corrisponde completamente a verità: giacché la mattina del 4 
settembre il caporapporto Gerhard Palitzsch, che ha aperto le porte delle celle 
protetto dalla maschera antigas, constata che alcuni prigionieri sono ancora in 
vita; le porte quindi vengono di nuovo chiuse e viene immesso nuovo gas 
Zyklon B. Nella notte i cadaveri vengono portati nel crematorio e bruciati; 
l'operazione dura alcuni giorni" (pp. 37-39). 

Come abbiamo già visto nel capitolo II, la realtà della convocazione di Hòss a Berlino 
non è confermata da nessun documento e nessuna testimonianza: essa è attestata 
soltanto dalla parola di Rudolf Hòss, e vedremo subito quanto essa valga. 

In due dichiarazioni Hòss ha specificato che questa presunta [171] convocazione 
avvenne nel giugno 1941 (17), sicché la data del 29 luglio è arbitraria. 

Nella sua prima dichiarazione, Hòss ha descritto cosi la vicenda: 

"Nel giugno 1941 mi fu ordinato di vedere Himmler a Berlino ed egli mi disse, 
approssimativamente, quanto segue:" Il Fiihrer ha ordinato la soluzione della 
questione ebraica in Europa. Alcuni cosiddetti campi di sterminio 
[Vernichtungs lager] esistono nel Governatorato generale (Belzek [Belzec], 
presso Rawa Ruska, Polonia orientale, TubUnka [Treblinka] presso Malina 
[MaMnia] sul fiume Bug, e Wolzek presso Lublino). [...]. Questi campi non 
sono molto efficienti e non possono essere allargati" (18). 

Una affermazione simile è contenuta anche nella dichiarazione giurata del 5 aprile 
1945: 

"Nel giugno 1941 ebbi l'ordine di creare ad Auschwitz facilitazioni di 
sterminio. A quel tempo esistevano già altri tre campi di sterminio nel 
Governatorato generale: Belzek, Treblinka e Wolzek" (19). 

Dunque i "centri di sterminio" (Vernichtungsstellen) menzionati nelle annotazioni di 
Cracovia citate da Till Bastian (20) sono i "campi di sterminio" (Vernichtungslager) 
di Belzec, Treblinka e "Wolzek". 

Ma poiché, secondo la storiografia ufficiale, i campi di Belzec e di Treblinka furono 
aperti rispettivamente il 17 marzo e il 23 luglio 1942 (mentre il campo di Wolzek non 
è mai esistito (22)), come ha potuto Himmler parlare di essi a Hòss nel giugno 1941? 
[172] Secondo il documento PS-3868, subito dopo la convocazione a Berlino, Hòss 
visitòil campo di Treblinka, "per accertare come venivano eseguiti gli stermini", ma 

135 

poiché i metodi colà adottati "non erano molto efficaci", per lo sterminio ad 
Auschwitz egli scelse lo Zyklon B. Poiché questa scelta fu decisa, secondo Till 
Bastian, tra la fine di agosto e l'inizio di settembre del 1941, il viaggio di Hòss a 
Treblinka sarebbe piìi di un anno anteriore all'entrata in funzione di questo campo. E 
allora come ha fatto Rudolf Hòss a visitare un campo che ancora non esisteva? 

Secondo le Annotazioni di Cracovia, invece, 

"alla fine di novembre si tenne a Berlino, presso l'ufficio di Eichmann, una 
conferenza dell'intera Sezione per gli affari ebrei, alla quale venni invitato a 
partecipare. [...]. Non mi fu comunicato il momento dell'inizio delle azioni, né 
Eichmann era ancora riuscito a trovare il gas appropriato". 

La prima gasazione con Zyklon B ordinata da Fritzsch ebbe luogo soltanto dopo 
questa conferenza. Le annotazioni continuano cosi: 

"Alla successiva visita di Eichmann, gli riferii sull'impiego del Cyklon B, e 
decidemmo che quello sarebbe stato il gas da adoperare per le imminenti stragi 
in massa" (23). 

Dunque la prima gasazione omicida sarebbe avvenuta non prima del novembre 1941, 
non già all'inizio di settembre. 

Le dichiarazioni attribuite a Rudolf Hòss si dividono in due gruppi: quelle rese agli 
Inglesi e quelle rese ai Polacchi dopo la sua estradizione in Polonia. Ora è singolare il 
fatto che in nessuna delle dichiarazioni del primo gruppo appaia la menzione della 
prima gasazione omicida nel seminterrato del Block 1 1 ; egli vi ignora perfino le 
prime gasazioni di prigionieri di guerra sovietici nel crematorio dello Stammlager. 
Ciònon deve stupire: nelle annotazioni di Cracovia Rudolf Hòss ha scritto: 

"Il mio primo interrogatorio si concluse con una confessione, dati gli 
argomenti piìi che persuasivi usati contro di me. Non so che cosa contenga la 
deposizione, sebbene l'abbia firmata. Ma l'alcool e la frusta furono troppo, 
anche per me" (24). 

[173] Questa deposizione è il documento NO-1210. Poi gli inquirenti britannici non 
cercarono piìi neppure di salvare le apparenze e redassero la dichiarazione giurata del 
5 aprile 1946 (PS-3868) direttamente in inglese! (25). Ormai perfino Jean-Claude 
Pressac ha ammesso davanti a un Tribunale francese che Rudolf Hòss era stato 
torturato dagli inquirenti britannici, i quaU gli avevano messo nella testa delle 
assurdità di cui egli si era talmente persuaso da ripeterle ai suoi carcerieri polacchi 
(26), i quali hanno soltanto perfezionato le sue "confessioni". 

8. La conferenza di Wannsee. 

Till Bastian passa poi a descrivere la progettazione e l'attuazione del presunto 
sterminio in massa: 

"20 gennaio 1942: la cosiddetta conferenza di Wannsee presieduta dal Capo 
della direzione centrale per la sicurezza del Reich, Reinhard Heydrich, e 

136 

materialmente preparata da Adolf Eichmann, decide la "soluzione finale della 
questione ebraica". [...]. Ad Auschwitz il sottotenente delle SS Ulmer, della 
Direzione centrale per l'edilizia, elabora i progetti per le camere a gas e i 
crematori che vengono costruiti a Birkenau nel 1942-43" (p.40). 

Sulla conferenza di Wannsee rimando a ciòche ho scritto nel capitolo II. Qui rilevo 
soltanto che Till Bastian incappa in una stridente contraddizione: se la decisione della 
"soluzione finale della questione ebraica" era già stata presa da Hitler e poi 
comunicata da Himmler a Rudolf Hòss il 29 luglio 1941, come potè essere presa di 
nuovo alla conferenza di Wannsee? 

Per quanto concerne i progetti per le camere a gas presuntamente elaborati dall'SS- 
Unterscharfiihrer (sergente, non sottotenente) Karl Ulmer, ricordo l'affermazione di 
J.C.Pressac che, nei giorni e nelle settimane che seguirono la conferenza di Wannsee, 

"la Bauleitung di Auschwitz non ricevette né un richiamo, né un telegramma, 
né una lettera che reclamassero lo studio di una installazione adatta a questo 
scopo (27). 

[174] Till Bastian tenta dunque di creare un legame del tutto artificioso tra la 
conferenza di Wannsee e la progettazione del nuovo crematorio, che era destinato allo 
Stammlager e non aveva alcuna funzione criminale, come asserisce esplicitamente 
J.C.Pressac. I primi disegni di questo crematorio furono elaborati da Ulmer, che era 
disegnatore (Zeichner), il 15 e il 19 gennaio 1942 (28), prima della conferenza di 
Wannsee ! 

9. 1 Bunker di Birkenau: il testimone Richard Bòck. 

La "cronologia del terrore" esposta da Till Bastian raggiunge l'apice nella citazione di 
una testimonianza oculare di "uno degli ex soldati dei reparti di sorveglianza dei 
campi di concentramento" relativa alle gasazioni omicide nei Bunker 1 e 2: 

"[...]. Giunto alla sommità della scala apr"il coperchio rotondo della lattina e, 
scuotendola, ne versoli contenuto in una porticina aperta nel muro. Udivo 
nettamente il rumore della lattina che urtava i bordi dell'apertura mentre egli la 
svuotava. Contemporaneamente vidi salire una polvere scura dalla porticina, 
(sah ich, dass ein bràunlicher Staub aus der Maueròffnung hochstieg). Non 
appena la richiuse si alzòun urlo terribile dal locale. Il modo in cui quella 
gente urlava è indescrivibile. Un po' di tempo dopo la porta fu aperta dai 
prigionieri, e potemmo vedere una nebbia bluastra ancora sospesa su un 
enorme groviglio di cadaveri (man konnte noch einen blàulichen Nebel iìber 
einem riesigen Knàuel Leichen schweben sehen). [...]". [p. 41, corsivo mio] 
(29). 

Si tratta di una dichiarazione resa dall'ex SS-Unterscharfiìhrer Richard Bòck 
nell'istruttoria del processo Auschwitz di Francoforte (30). Questo povero 
sprovveduto, poiché l'acido cianidrico in tedesco si dice "Blausàure", acido blu, ha 
pensato che esso fosse realmente blu e che i suoi vapori fossero blu; sulla base della 
stessa supposizione, altri [175] testimoni hanno affermato di aver visto cadaveri blu di 
uomini gasati; in realtà l'acido cianidrico è incolore, al pari dei suoi vapori (31), 

137 

sicché il nostro testimone oculare non puòaver visto alcuna "nebbia bluastra" e la sua 
testimonianza è evidentemente falsa. 

Citando questo testimone, Till Bastian dimostra di essere sprovveduto quanto lui. 

10. La deportazione degli Ebrei ungheresi. 

Egli afferma ancora che gli Ebrei ungheresi deportati ad Auschwitz tra il maggio e il 
luglio 1944 furono "quasi senza eccezione uccisi nelle camere a gas" (p.47), 
ignorando che il Kalendarium di Auschwitz, sua fonte precipua, afferma che una parte 
non irrilevante di questi deportati fu alloggiata senza immatricolazione nel cosiddetto 
Durchgangslager e trasferita successivamente in altri campi (32) e che "a Yad Vashem 
è conservato uno schedario proveniente dal campo di Stutthof (presso Danzica) con i 
nomi di 40.000-50.000 Ebree ungheresi che erano state spedite ad Auschwitz nel 
giugno 1944" (33). 

11. Il recupero del grasso umano. 

Altri testimoni, in particolare Filip Miiller, hanno raccontato la storia insensata del 
recupero del grasso umano durante la cremazione in massa di cadaveri in fosse 
scavate nel terreno; Till Bastian ripete imperturbabilmente questa enormità scrivendo: 

"Per accelerarne l'incenerimento i prigionieri delle squadre speciali incaricate 
di questi compiti prelevano il [176] grasso che fuoriesce dai cadaveri che 
bruciano e lo spargono di nuovo sui corpi" (p.47). 

Questi altri sprovveduti ignorano che i grassi animali hanno un punto di 
infiammabilità di 184 C e una temperatura di accensione di 343 C (34); poiché la 
temperatura di accensione del legno è di 325-350 C, il grasso animale, durante la 
combustione della legna, brucia immediatamente e non puòessere raccolto in alcun 
modo. 

12. La cremazione all'aperto a Birkenau. 

A p.50 Till Bastian pubblica una 

"foto scattata di nascosto da prigionieri, che mostra la squadra speciale che 
procede alla cremazione dei cadaveri nella fossa vicino al crematorio V a 
Birkenau". 

Questa fotografia mostra otto uomini tra una trentina di cadaveri; a pagina 48 Till 
astian ripete quanto ha letto sul Kalendarium di Auschwitz circa la presunta gasazione 
degli Zingari il 2 agosto 1944: 

"poiché i forni del crematorio (35) in quel momento non funzionano, i 
cadaveri vengono bruciati all'aperto". 

Ma se i forni crematori all'inizio di agosto non funzionavano, dovevano essere cremati 
all'aperto anche i cadaveri dei detenuti morti per cause "naturali". Allora su quale base 

138 

si puòaffermare che le poche decine di cadaveri ritratti nella fotografia in questione 
appartenessero a Ebrei gasati? 

13. Il rapporto Leuchter. 

Till Bastian dedica parecchie pagine alla confutazione del rapporto Leuchter. Dei suoi 
argomenti mi occupo nel capitolo V. 

14. La perizia chimica del dott. Germar Rudolf. 

Essendo tedesco, Till Bastian non poteva esimersi dal menzionare la perizia chimica 
del dott. Germar Rudolf: 

[177] "Il 25 ottobre 1992 Remer ha messo in circolazione una sorta di versione 
tedesca del "Rapporto Leuchter", una "perizia" redatta dal chimico Germar 
Rudolf di Stoccarda" (p.86). 

Non sapendo che cosa obiettare alla perizia chimica di Germar Rudolf, poiché le sue 
fonti non la menzionano, a Till Bastian non resta che tentare di screditarla definendolo 
"una sorta di versione tedesca" del rapporto Leuchter, cioè poco piìi di una traduzione. 
E' molto dubbio che Till Bastian abbia letto questa perizia, ma, se l'ha letta, è certo 
che vi ha capito poco o nulla. 

15. Gerarld Fleming. 

Till Bastian chiude il paragrafo dedicato al rapporto Leuchter riproponendo la 
leggenda di Gerard Fleming, il quale, a Mosca, avrebbe 

"scoperto i progetti di costruzione dei crematori e delle camere a gas di 
Auschwitz, nonché una fitta corrispondenza tra la direzione del campo di 
concentramento e il comando centrale delle SS a Berlino" (p.88). 

In realtà Fleming ha "scoperto" a Mosca ciòche Fressac aveva già scoperto anni prima 
al museo di Auschwitz, con la differenza che Fleming vi ha capito ben poco, se si 
deve prestar fede al resoconto di Andrea Scazzola (38). I "progetti di costruzione" 
delle "camere a gas" non esistono né ad Auschwitz né a Mosca. Quanto alla "fitta 
corrispondenza" con "il comando centrale delle SS a Berlino", Till Bastian confonde 
con la fitta corrispondenza tra Zentralbauleitung e la Topf. 

16. L'ingegneria dello sterminio. 

L'edizione italiana del libro di Till Bastian contiene una Postfazione di Giorgio 
Nebbia intitolata L'ingegneria dello sterminio. 

Prima di affrontare il tema tecnico preannunciato dal titolo del suo articolo, Giorgio 
Nebbia, da buon discepolo di Deborah Lipstadt, [178] prepara il terreno con il solito 
attacco propagandistico. Il revisionismo sarebbe nato al solo scopo di negare i crimini 
del nazismo per riabilitarlo mediante "falsificazioni della storia" (p.l04); perciòesso è 
un "revisionismo neonazista" che, "con le sue spiegazioni pseudoscientifiche'" 
puòriuscire ad ingannare i giovani inesperti (p.l09), ma fortunatamente non riesce ad 

139 

ingannare esperti come Till Bastian e, appunto, Giorgio Nebbia, che, fiero paladino 
della verità, al pari di Pierre Vidal-Naquet, scende coraggiosamente in campo per 
mettere in evidenza "le menzogne della propaganda revisionista" e per "ristabilire una 
verità storica". 

Egli afferma che l'acido cianidrico, nello Zyklon B, era "addizionato con una sostanza 
dall'odore pungente" (p.l 12). In realtà questa sostanza, il bromoacetato di etile, non è 
una sostanza "dall'odore pungente", ma lacrimogena (39). 

Menzionando la lettera della Topf del 2 marzo 1943 (cui attribuisce la data del timbro 
di registrazione della Zentralbauleitung di Auschwitz del 5 marzo) pubblicata da 
J.C.Pressac (40), Giorgio Nebbia afferma, seguendo Pressac, che la prova del gas 
residuo nella presunta camera a gas omicida del "forno crematorio II" (41) [sic!], cioè 
del crematorio II, non essendo stato disponibile "l'apparecchio rivelatore di residui di 
acido cianidrico " (ma il sostantivo tedesco Anzeigegeràte è plurale), "fu effettuato 
per via chimica" (pp.115-116). 

Il nostro "esperto" ignora dunque che l'apparato per la prova del gas residuo, che si 
chiamava Gasrestnachweisgeràt tur Zyklon, non già Anzeigegeràt fiir Blausàure- 
Reste, era un apparato chimico e che la prova del gas residuo poteva essere eseguita 
esclusivamente per via chimica. 

La conoscenza dei forni crematori del nostro "esperto" (pp.116-117) deriva da 
qualche citazione tratta dal libro di W. L. Shirer Storia del Terzo Reich (42)! [179] En 
passant, a p.l 17, "un fornello di cm 60 x 75 " (42) è nel documento originale "einen 
Einàscherungsraum von nur 600 mm Breite und 450 mm Hòhe" (43), "una camera di 
cremazione di soli 600 mm di larghezza e 450 di altezza". 

Quello di Giorgio Nebbia è dunque un contributo veramente essenziale al problema 
dell'ingegneria dello sterminio ad Auschwitz ! 

NOTE 

1) Verlag C.H. Beck, Miinchen 1994. Cito dall'edizione italiana: Auschwitz e la 
"menzogna su Auschwitz". Sterminio di massa e falsificazione della storia. Bollati 
Boringhieri, Torino 1995. 

2) IMG, voi. XIX, p.494. 

3) Adolf Hitlers Mein Kampf Eine kommentierte Auswahl von Christian Zentner. List 
Verlag, Munchen 1974, pp. 163-164. 

4) Vedi al riguardo : Attilio Izzo, Guerra chimica e difesa antigas,. Hoepli, Milano 
1935. 

5) Werner Maser, Adolf Hitler, Ciarrapico Editore, Roma, 1978; p. 124. 

6) Joseph Billig, La solution finale de la question juive . Edite par Serge et Beate 
Klarsfeld, Paris 1977, p.51. 

140 

7) Letteralmente: "estirpati". 

8) Der grossdeutsche Freiheitskampf. Reden Adolf Hitlers vom 16. Màrz 1941 bis 15. 
Man 1942. III. Band. Zentralverlag der NSDAP., Franz Eher Nachf., Munchen 1942, 
p.197. 

9) Ibidem, p.220. 

10) Vedi ciòche ho scritto nel capitolo E. 

11) L'Allemagne nazie et le génocide juif, op. cit., pp. 194-195. Sulla questione vedi il 
mio studio: La soluzione finale. Problemi e polemiche. Edizioni di Ar, 1991. 

12) Till Bastian dichiara pomposamente che "tre scienziati" (Wissenschaftler), Jean- 
Claude Pressac, Georges Wellers e Werner Wegner, avrebbero confutato il rapporto 
Leuchter. Vedi il paragrafo 4 del capitolo seguente. 

13) J.-C. Pressac, Die Krematorien von Auschwitz. Die Technik des Massenmordes. 
Piper, Munchen Zurich 1994, p.202. 

\4) Anatomy of the Auschwitz Death Camp, op. cit., pp. 150-151. 

15) Della questione mi sono occupato nello studio Auschwitz: la prima gasazione. 
Edizioni di Ar, pp.119-121. 

16) Secondo il testimone oculare Vacek il medico in questione era il dottor Jungen 
(Jung), secondo il testimone oculare Rozanski, il dottor Entress, che all'epoca non si 
trovava ancora ad Auschwitz. 

17) Dichiarazione del 14 marzo 1946, NO- 1210; dichiarazione giurata del 5 aprile 
1946, PS-3868. 

18)NO-1210. 

19) PS-3868. 

20) Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Hoss. 
Herausgegeben von Martin Broszat. Deutscher Taschenbuch Verlag, Munchen 1981, 
p.157. 

21) Nationalsozialistische Massentotungen durch Gifigas, op.cit., p.l65 e 182. 

22) Esso non appare né nel libro di Gudrun Schwarz Die nationalsozialistischen 
Lager (Campus Verlag, Frankfurt/New York 1990), né nello studio di Massimo 
Martini La deportazione nazista. Organizzazione e catalogo ufficiale dei Lager (I 
quaderni di La resistenza bresciana, n.2, maggio 1980), in cui l'Autore pubblica un 
elenco di 1.634 campi tedeschi, né in quello di G. Ottolenghi (7260 campi). Cfr. p. 
255. 

23) Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Hoss.Tohno 
1985,pp.l73-174. 

141 

24) Comandante ad Auschwitz, op. c/f., pp. 158-159. 

25) Fotocopia del testo originale in: Carlos Porter, The Holocaust Made in Russia, 
Historical Review Press 1988, pp.404-406. 

26) Vedi quanto riferisco al riguardo nel mio Intervista sull'Olocausto, op.cit., p.46. 

27) J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op.cit., p.45. 

28) Disegni 936, 1173, 1174, 932, 933. Vedi al riguardo: J.C.Pressac, Auschwitz: 
Technique and Operation of the Gas Chambers, op. cit., pp. 268-283. 

29) Testo tedesco in: Auschwitz und die Auschwitz-Liige, op. cit., p.38. 

30) Az 4 Js 444/59, p.6878 ssgg. Cfr. Riidiger Kammerer - Armin Solms (Hg.), Das 
Rudolf Gutachten , Cromwell Press, London 1993, p.63. 

31) In un questionario ufficiale destinato ai disinfettori civili si legge: "D.- L'acido 
cianidrico ha un colore determinato? R.- No, l'acido cianidrico è incolore sia liquido 
sia gasoso. D.- Perché allora si chiama Blausàure [= acido blu]? R. — Perché all'inizio 
fu prodotto dal blu di Prussia". Otto Lenz und Ludwig Gassner, 
Schàdlingsbekàmpfung mit hochgiftigen Stojfen, op. cit., p.l5. 

32) Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau, op. cit., 
p. 699. 

33) J.-C. Pressac, Les crématoires dAuschwitz. La machinerie du meurtre de masse. 
CNRS Editions, Paris 1993, p.l47. Nella traduzione italiana si legge:" ...il numero 
delle ebree ungheresi trasferite allo [sic!] Stutthof: da 20 a 30.000 (quando ancora non 
si è fatto lo spoglio dello schedario che le riguarda conservato allo Yad Vashem)" (Le 
macchine dello sterminio, op.cit., p.l71). L'esistenza di questo schedario è stata finora 
tenuta nascosta agli storici per ovvie ragioni. 

34) J. H. Perry, Chemical Engineer's Handbook. Wilmington, Delaware 1949, p.l584. 

35) Il testo tedesco (Auschwitz und die "Auschwitz-Liige, op. cit., p.46) dice "i forni 
crematori" (die Krematoriumsòfen), conformemente al Kalendarium der Ereignisse 
im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau, op.cit., p.838. 

36) Vedi al riguardo: C.Mattogno, Intervista suW Olocausto, pp.39-40. 

37) Germar Rudolf, Gutachten Uber die Bildung und Nachweisbarkeit von 
Cyanidverbindungen in den "Gaskammem " von Auschwitz. Riidiger Kammerer — 
Armin sols (Hg), Cromwell Press, 1993. 

38) Gas ecco le prove, "L'Espresso", n.32, 1992, pp.72-75, articolo che analizzo nel 
paragrafo 5 del capitolo sesto. 

39) Vedi il paragrafo che dedico a Till Bastian nel capitolo seguente. 

142 

40) Su questa lettera vedi le mie osservazioni in Auschwitz: Fine di una leggenda, 
pp.59-60, e in Intervista sull'Olocausto, pp.22 e 41-42. 

41) Il forno crematorio (Einàscherungsofen) era l'impianto vero e proprio di 
cremazione, il crematorio (Krematorium) era l'edificio in cui si trovavano i forni. 

42) William L. Shirer, Storia del Terzo Reìch, Einaudi, Torino 1971, vol.II, pp.l474- 
1475. 

AV) Ibidem,^.! Al A. 

44) URSS-64. 

143 

CAPITOLO QUINTO 

RAPPORTO LEUCHTER : 
LA PAROLA AGLI "ESPERTI" 

[181] In questo capitolo non mipro pongo didifendere il rapporto Leuchter-- che, 
personalm ente, considero tecnicam ente infondato , tranne per l'aspetto chim ico, che 
richiede a m io avviso un ulteriore approfondim ento -- ma di esporre le principali 
critiche dei suoi oppositori, onde mostrare con qua li argomentazioni insulse costoro, 
per im perizia o m ala fé de, pretendono diaverdem olito il rapporto in questione. Il fatto 
che esso sia stato attaccato e continui ad essere attaccato in massima parte con 
argo m enti p scudo scientifici dim ostra tutta la prevenzione -- e il diletta n ti sm o -- di 
questi oppositori. N on c'è bisogno di precisare che il m io giudizio sul rapporto 
Leuchter non deve nulla alle argomentazioni fallaci di questi incompe tenti, ma 
proviene dallo studio della letteratura tecnica relativa alla disinfestazione con acido 
cianidrico, dallo studio dei do cu m enti d'archivio e dall'ispezione diretta dei luoghi. A 
titolo diesempio,alla fine delcapitolo espongo una mia obiezione alrapporto 
Leuchter. 

I critici di cui m i ccupo in qu esto capito lo sono quattro studio si citati e ricitati come 
"autorità" indiscusse dagli incompetenti-- come TillB astia n -- che li prendono sul 
serio: G eorges W ellers, B rigitte Bailer-Galanda, losefBailer e W erner W egner. Le 
critiche degli ultim i tre sono raccolte in una pubblicazione ufficiale di un organo 
governativo austriaco . Jean-Claude Pressac, come vedremo, è un caso a parte. Anche 
TillBastian è un caso a par te, ma in senso con tra rio. 

1. GEORGES WELLERS. 

Nell'articolo più volte citato Qui est Faurisson? (1), Georges Wellers espone delle 
argomentazioni tecniche sul funzionamento delle camere a gas omicide da lui già 
svolte nel libro Les chambres à gaz ont existé (2) e riprese successivamente, in forma 
sintetica, nell'articolo Apropos [182] du "rapport Leuchter" et les chambres à gaz 
d'Auschwitz (3), che è considerato una delle confutazioni piìi importanti del rapporto 
Leuchter. Nell'articolo menzionato per primo Wellers accusa senza mezzi termini 
Faurisson di incompetenza scientifica: 

"Tuttavia, non è impossibile che certe assurdità del suo discorso delirante 
siano dovute a importanti lacune nella sua istruzione a livello di maturità, se 
non al di sotto, di cui egli è completamente incosciente come lo sono tutti gli 
ignoranti... in buona fede e senza cervello" (4). 

Wellers aggiunge che 

144 

"si puòpresumere che egli abbia delle lacune nella sua formazione scientifica 
elementare in chimica e in fisica" (5) 

e conclude perentoriamente: 

"Considerata la formazione "letteraria" di Faurisson, si puòsupporre che ignori 
ciòche si è detto sopra e affermi le sue fantasie con l'incoscienza di un 
pretenzioso ignorante... in buona fede" (6). 

Faurisson aveva purtroppo avuto la sventura di scontrarsi con un vero "scienziato", 
che vantava il seguente curriculum scientifico: 

"Georges Wellers, nato nel 1905 in Russia. Studi alla Facoltà di Scienze 
dell'Università di Mosca. Dal 1932 al 1975 Georges Wellers ha condotto a 
Parigi delle ricerche di fisiologia e dal 1956 è stato Direttore di un laboratorio 
di ricerche presso la Facoltà di medicina di Parigi. Dal 1968 al 1974 Assessore 
del Preside della Facoltà. Laureato dell'Accademia delle Scienze e 
dell'Accademia Nazionale di Medicina, autore di oltre 150 dissertazioni 
pubblicate nella stampa scientifica specializzata in Francia e all'estero. Maitre 
de Recherches. Onorario al Centro Nazionale della Ricerca Scientifica, 
Cavaliere della Legion d'Onore, Cavaliere al Merito Nazionale, Ufficiale delle 
Palme Accademiche" (7). 

[183] Vediamo che cosa è uscito da questo autentico pozzo di scienza. 

"Ora l'acido cianidrico attraversa le superfici di assorbimento del corpo umano 
— polmoni, mucosa della bocca e del naso — con una facilità eccezionale, il 
che spiega l'effetto fulminante di questo veleno. Ma, una volta attraversate le 
superfici di assorbimento, esso passa, penetra nei tessuti e ci resta. Di modo 
che ad ogni inspirazione d'aria, una certa quantità di acido cianidrico passa nel 
sangue e dunque la sua concentrazione nell'atmosfera del locale diminuisce. 
Ora, il volume d'aria inspirato ad ogni movimento respiratorio di un adulto 
normale (sedici movimenti respiratori al minuto) è dell'ordine di due litri" (8). 

Dunque un adulto normale respira in un minuto 32 litri d'aria. Ora, in 43 anni di 
"ricerche di fisiologia", Wellers non è riuscito neppure a scoprire che un adulto 
normale a riposo respira mediamente in un minuto dai 6 agli 8 litri d'aria, con una 
frequenza di 12-15 atti respiratori (9). 

"Questo volume aumenta considerevolmente nel caso di una respirazione 
accelerata e profonda, come doveva essere quella dei suppliziati" (10). 

E' certamente vero che le vittime, in preda ad un grande stato di agitazione, avrebbero 
respirato con un ritmo accelerato, ma ciònon toglie che il dato di partenza dei 32 
litri/ora sia errato. 

"E' dunque certo che la concentrazione dei vapori dell'acido cianidrico nell'aria 
della camera a gas si abbassava rapidamente via via che il supplizio si 
svolgeva. Sarebbe temerario cercare di calcolare quale poteva diventare questa 

145 

concentrazione alla fine, perché non si sa in quale quantità lo Cyklon B era 
gettato nella camera a gas" (11). 

Cioè falso, perché Rudolf Hoss ha dichiarato: 

[184] "Per la gasazione di 1.500 uomini erano necessari 5-7 barattoli di 
Zyklon B da 1 kg ciascuno; il numero dei barattoli oscillava secondo la 
grandezza della camera a gas e secondo le condizioni atmosferiche, cioè in 
caso di tempo freddo e umido erano necessari 2 o 3 barattoli supplementari" 
(12). 

E ancora: 

"Per questa [la gasazione omicida] le condizioni erano diverse nei [vari] 
crematori, nei crematori grandi si usavano 7 barattoli, negli altri locali 5 
barattoli. Se era molto freddo e umido, bisognava aggiungere altri 2-3 
barattoH" (13). 

Wellers conclude cosi il suo ragionamento: 

"In altre parole, non sembra del tutto assurdo pensare che, una volta constatata 
la morte, la messa in moto di un ventilatore potesse portar via, fin dai primi 
istanti, la totalità o quasi dei vapori che restavano nell'aria calda della camera a 
gas e che l'apertura delle porte fosse sufficiente per permettere, senza grande 
rischio di avvelenamento, di evacuare i corpi: tanto piìi in quanto i vapori 
dell'acido cianidrico sono piìi leggeri dell'aria e salgono nell'atmosfera" (14). 

Nell'articolo menzionato all'inizio, Wellers ribadisce: 

"Di modo che nell'aria della camera a gas omicida, nel momento stesso del 
compimento dell'assassinio, la concentrazione del veleno nell'atmosfera 
puòdiventare nulla ed è in ogni modo diminuita, talvolta sufficientemente per 
non far correre alcun rischio serio di avvelenamento entrando nel locale anche 
senza maschera antigas" (15). 

Esaminiamo il caso concreto di una gasazione omicida nei crematori II e HI. Secondo 
le piante originali della Zentralbauleitung di Auschwitz, la presunta camera a gas 
misurava 30 metri di lunghezza, 7 di larghezza e 2,41 di altezza (16) ed aveva 7 
colonne di cemento di [185] m 0,40 x 0,40 x 2,41, (17) perciòil suo volume era di 
circa 503 m3. L'introduzione di 6 kg (valore medio indicato da Hòss) di Zyklon B — 
equivalenti a 6 kg di HCN — nel locale, dopo la vaporizzazione, avrebbe prodotto una 
concentrazione teorica di vapori di HCN di (6.000 : 503 =) 11,9 g/m3. Considerando 
il volume occupato dai corpi delle vittime, con un peso medio di 60 kg, (18) dunque 
[(1500 X 60)] : 1000 =) 90 m3, il volume disponibile sarebbe stato di 413 m3 e la 
concentrazione dell' HCN di 14,53 g/m3. 

Tanto per puntualizzare, Jean-Claude Pressac ha ripreso il mio metodo di calcolo, da 
me già esposto in Auschwitz: le "confessioni" di Hoss, (19) nella sua valutazione della 
concentrazione di 12 g/m3 di HCN (20). Egli ha semplicemente diviso il quantitativo 

146 

di HCN per il volume teorico del locale: 6.000 : 506,1 = 11,85, approssimando il 
quoziente a 12. 

Il chimico tedesco Fritz Haber, come Wellers certamente sapeva, 
determinòsperimentalmente il potere tossico di vari aggressivi chimici, che 
indicòcome "prodotto di tossicità", espresso dalla nota formula di Haber 

P 

et = — = W 
A 

dove e è il peso in mg della sostanza tossica, t il tempo in minuti, A il volume in m3 
di aria inspirata, P il peso dell'individuo, W = et il "prodotto di tossicità". Per i veleni 
che vengono in parte espirati, come l'acido cianidrico, la formula di Haber si modifica 
cosi: (e — e) = W. Il "prodotto di tossicità" (= tempo t che la cavia impiega a morire 
alla concentrazione e di sostanza tossica) determinato sperimentalmente da Fritz 
Haber per l'acido cianidrico è di 1.000 per concentrazioni alte, 4.000 per 
concentrazioni basse (21) . Ciòsignifica che alle alte concentrazioni la morte subentra 
in t = (1.000 : e) minuti, trascurando il fattore e che diventa trascurabile. 

[186] La concentrazione "immediatamente mortale" di acido cianidrico per un uomo è 
di 0,3 grammi per metro cubo d'aria (o 300 mg/m3), mentre una concentrazione di 0,2 
grammi per metro cubo d'aria è mortale in 5-10 minuti (22). Nei due casi, il tempo in 
cui si verifica la morte è approssimativamente di (1.000 : 300) = circa 3 minuti e 
(1.000 : 200) = circa 5 minuti. 

Assumendo, con il Gina, che un adulto respiri in media 8 litri di aria al minuto, la 
dose letale d di acido cianidrico ad alte concentrazioni è data dalla formula d = (8 x 
et) : 1.000. 

Assumendo la concentrazione "immediatamente mortale" di 0,3 g/m3 ed esprimendo 
pili esattamente t con il quoziente 1.000/300, la dose letale risulta di [8 x 300 x (1.000 
:300)] : 1 .000 = 8 mg. Dunque a questa concentrazione, l'assunzione di 8 mg di acido 
cianidrico provoca la morte. 

I chimici tedeschi che lavoravano nel campo della disinfestazione esprimevano il 
"prodotto di tossicità" in milligrammi per metro cubo per minuto (mgm) (23) o in 
grammi per metro cubo per ora (gst) (24). Il "prodotto di tossicità" dell'acido 
cianidrico è di 1.000 mgm o di 0,02 gst (25). Secondo questo metodo, 1.000 mg di 
acido cianidrico sono mortali in 1 minuto, dunque 300 mg in 3 minuti, come risulta 
dalla formula di Haber. 

Tornando alla questione iniziale, le 1 .500 vittime, nella camera a gas omicida, 
avrebbero inspirato (1500 x 8): 1000 = 12 g di HCN, perciòla concentrazione sarebbe 
scesa da 14,53 a [(6.000 — 12) : 413] = 14,49 g/m3, o, secondo il valore di Pressac, da 
12all,83g/m3. 

Se si considera che nelle camere a gas statunitensi il condannato muore in circa 4 
minuti con una concentrazione di acido cianidrico di 3.200 parti per milione (26), 
equivalenti a circa 3,5 g/m3 (27), che è [187] (3,5 : 0,3=) quasi 12 volte superiore a 

147 

quella immediatamente mortale, e se si considera che la concentrazione nelle presunte 
camere a gas omicide era (secondo Pressac) di 12 o 20g/m3, ossia 40 o 67 volte 
superiore a quella immediatamente mortale, si puòapprezzare in tutto il suo valore 
l'affermazione di Wellers secondo la quale 

"si puòpensare che il "disinfettore" di servizio, forte di una certa esperienza, 
sapesse evitare di sprecare l'arma del crimine" (28). 

Nella sua critica al rapporto Leuchter, Wellers proclama pomposamente: 

"Se Jules Verne, autore di "De la terre à la lune" e di "Autour de la lune" 
fosse vissuto ancora nel 1961, avrebbe certamente provato una specie di 
soddisfazione apprendendo che la gravità prevista dagli scienziati dopo 
Newton era una realtà vissuta da Gagarin. Leggendo il "Rapporto Leuchter" 
nella sua presentazione trionfale di R. Faurisson, ho creduto di diventare Jules 
Verne che leggeva i racconti di Gagarin al suo ritorno sulla terra: "E' dunque 
vero ciòche io ho "predetto" sin dal 1981, cioè che nelle camere a gas omicide 
come erano utilizzate ad Auschwitz, dopo la morte dei suppliziati, non 
potevano restare, nell'atmosfera dei locali, se non "tracce infinitesimali" dei 
vapori di acido cianidrico" (29). 

Ma le enormità di questo "scienziato" non finiscono qui. Egli scrive: 

"Tanto pili che i vapori dell'acido cianidrico, che restano nell'atmosfera, i quali 
sono pili leggeri dell'aria (30), si accumulano verso il soffitto, al di sopra 
dell'altezza di un uomo inclinato verso il suolo mentre lavora" (31). 

E' chiaro che Wellers, nonostante i suoi altisonanti titoli [188] accademici, non sapeva 
neppure che cos'è la teoria cinetica dei gas. Gerhard Peters scrive che, poiché i vapori 
dell'acido cianidrico sono piìi leggeri dell'aria di circa il 3%, 

"è sufficiente sviluppare questi vapori sul pavimento, essi salgono poi in alto 
rapidamente. Inoltre l'acido cianidrico , col suo piccolo peso molecolare, ha 
una capacità di diffusione particolarmente grande" (32). 

Ciòsignifica semplicemente che i vapori di acido cianidrico hanno una grande 
capacità di diffusione e che, come si legge in un libro sulla disinfestazione, 

"al contrario del solfuro di carbonio, l'acido cianidrico è piìi leggero dell'aria, 
esso penetra perciòin brevissimo tempo durante la gasazione di una casa in 
tutto l'edificio fino agli angoli piìi nascosti e raggiunge cosi tutti i nascondigli 
dei parassiti". (33) 

Se l'enormità propugnata da Wellers fosse vera, l'acido cianidrico non avrebbe avuto 
alcuna efficacia come disinfestante, perché avrebbe ucciso soltanto i parassiti annidati 
sui soffitti! Non solo, ma, in una stanza, in assenza di correnti d'aria, l'ossigeno (peso 
specifico rispetto a quello medio dell'aria: 1,1053) si stratificherebbe in basso e l'azoto 
(peso specifico 0,9674, molto vicino a quello dei vapori dell'acido cianidrico) si 
stratificherebbe in alto, il che è evidentemente assurdo. 

148 

Chiudo l'argomento con un riferimento sperimentale. All'inizio degli anni Trenta, in 
Italia, in un locale di 408 m3 chiuso ermeticamente fu immesso acido cianidrico 
gassoso, prodotto da un apposito generatore, attraverso un distributore di gas munito 
di sei tubi rivolti verso le pareti che facevano uscire il gas a mezza altezza. Tre tubi di 
aspirazione, collocati rispettivamente in basso, a mezza altezza e in alto, consentivano 
di prelevare dei campioni di aria per l'analisi chimica. I prelievi furono eseguiti dopo 
10, 20, 40, 60 e 90 minuti. Complessivamente furono eseguiti 24 esperimenti in 
condizioni generali [189] simili. La tavola in cui sono pubblicati i risultati mostra che 
la concentrazione di acido cianidrico nel locale era generalmente abbastanza 
uniforme: i tre valori sono in genere molto vicini, con lieve prevalenza 
alternativamente degli uni o degli altri. Ad esempio, nel primo e nell'ultimo 
esperimento la concentrazione fu la seguente (34): 

dopo 10' dopo 20' dopo 30' 

alto medio basso alto medio basso alto medio basso 

I esperimento 2,70 3,00 2,38 2,40 2,30 3,20 2,80 2,70 2,20 
24 esperimento 8,00 9,20 8,50 8,15 8,90 8,40 8,45 8,45 8,65. 
Queste sono le argomentazioni "tecniche" di questo "esperto"! 

2. BRIGITTE BAILER-GALANDA, JOSEF BAILER E WERNER WEGNER. 

II libro Amoklauf gegen die Wirklichkeit (35) è una pubblicazione ufficiale dell' 
"Archivio di documentazione della resistenza austriaca. Ministero federale 
dell'istruzione e dell'arte" , che ne è l'editore. Si deve dunque ritenere che ad esso 
abbiano collaborato i migliori studiosi austriaci e che esso contenga le migliori 
critiche al revisionismo che siano state formulate dalla storiografia ufficiale. In 
quest'opera il rapporto Leuchter è trattato in 30 pagine (pp.41-70) da tre autori: 
Brigitte Bailer-Galanda, sociologa e storica dell'archivio suddetto, Josef Bailer, 
chimico, e Werner Wegner, "studi di diritto statale e amministrativo, lavori sulla 
storia dell'Olocausto e dell'antisemitismo" (p.l35). 

I due Bailer mostrano un dilettantismo disarmante che risulta chiaramente da tre 
circostanze: 

1) la loro critica non si basa sul testo originale del rapporto Leuchter, ma su due 
traduzioni divulgative tedesche, 

2) nessuno dei due autori ha messo piede ad Auschwitz, sicché essi emettono giudizi 
sulle installazioni del campo senza cognizione di causa; 

[190] 3) nessuno dei due autori conosce l'opera di Pressac Auschwitz: Technique and 
Operation ofthe Gas Chambers. 

Per quanto concerne il primo punto, Brigitte Bailer-Galanda tenta di giustificare 
questa grave mancanza con una spiegazione giuridica: 

149 

"Del rapporto-Leuchter, spesso definito falsamente come perizia, vengono 
diffiise varie versioni. Nessuna peròpuòseguire fedelmente l'originale 
presentato al Tribunale canadese. Poiché il Tribunale stesso non ha attribuito 
valore di prova al rapporto, esso, nel quadro del diritto anglosassone della 
facoltà dell'esame degli atti, non si puòneppure esaminare. Perciòa 
disposizione dell'analisi ci sono soltanto le versioni diffuse nel territorio di 
lingua tedesca dai "revisionisti" stessi — pretese traduzioni del rapporto 
Leuchter" (p.42). 

Quanto questa spiegazione sia veritiera, risulta dal fatto che io — ma ciòvale anche per 
altre persone — sono in possesso di una copia del rapporto originale in inglese 
presentato da Leuchter al Tribunale di Toronto (36) . Inoltre una sintesi di 132 pagine 
contenente il testo originale del rapporto è in commercio fin dal 1988 (37). Ma i due 
autori non si sono neppure degnati di procurarsi l'edizione inglese del rapporto 
Leuchter (38), che pure è menzionata dalla Bailer-Galanda nella nota 14 a p.42 ed è 
stata utilizzata da Werner Wegner per la sua critica ! 

E' difficile credere che il ricorso a semplici traduzioni di carattere divulgativo non sia 
stata una scelta intenzionale dei due autori: ciò infatti permette loro di fare critiche ed 
insinuazioni che risultano completamente infondate sulla base del testo originale del 
rapporto Leuchter. A tale riguardo Josef Bailer scrive: 

"Nel rapporto Leuchter non c'è nulla sul metodo di [191] analisi impiegato, i 
campioni sono descritti in modo inesatto e mancano perfino i dati esatti dei 
risultati. Sul metodo di analisi del rapporto Leuchter si può apprendere 
soltanto che gli esami chimici sono stati fatti da un laboratorio del 
Massachusetts e che già contenuti di 1 mg/kg vengono definiti "valori 
indicatori ancora appena rilevabili". Poiché inoltre si parla soltanto di azzurro 
di Prussia e non vengono menzionati altri possibili prodotti di decomposizione 
o di reazione dell'acido cianidrico, si deve presumere che si sia trattato di un 
esame abbastanza superficiale. [...]. Ma mancano i dati relativi ad ogni singolo 
campione, se si tratta di mattone, malta o intonaco " (p.51) [corsivo mio]. 

In realtà l'edizione originale del rapporto Leuchter contiene le fotocopie di 33 
certificati di analisi degli Alpha Analytical Laboratories, di cui 32 si riferiscono ai 
cianuri totali (Total Cyanide), 1 al ferro totale; in ogni certificato è descritto sia il tipo 
di materiale di ogni campione, sia il metodo di analisi impiegato; inoltre essa contiene 
1 1 piante schematiche in cui è segnato il punto esatto di prelievo di ogni singolo 
campione (39). 

Il ricorso alle traduzioni divulgative tedesche consente inoltre a Josef Bailer di 
attribuire a Leuchter stesso la propria spiegazione della presenza di macchie di 
pigmento azzurro nei muri delle installazioni di disinfestazione BW 5a e 5b di 
Birkenau: 

"Nella versione Ochsenberger del rapporto Leuchter viene anche dichiarato 
che l'azzurro di Prussia è soltanto una colorazione che aderisce 
superficialmente a tratti di intonaco e probabilmente proviene da materassi che 
si sono scoloriti, ma la frase manca nella versione Walendy. Mentre nella 
versione Ochsenberger si fa ripetutamente riferimento alla colorazione azzurra 

150 

in connessione con materassi, questi passi nella versione Walendy mancano. 
L'azzurro di Prussia è un colorante molto diffuso che spesso si puòtrovare in 
vecchi muri come residuo di una vecchia pittura o come macchia di colore 
lasciata da qualche materiale scolorabile che una volta era appoggiato a questo 
muro" (p.52). 

[192] Con ciòpassiamo al secondo punto. Una tale spiegazione — che non è accennata 
neppure di sfuggita da Leuchter (40) - puòessere fornita soltanto da chi non ha mai 
visto di persona le suddette installazioni: le macchie azzurre vi appaiono non solo sui 
muri interni, ma anche su quelli esterni, ed in forma e in posizioni tali che l'ipotesi dei 
materassi è a dir poco azzardata. 

L'argomentazione chimica fondamentale di Josef Bailer è l'impossibilità pratica, se 
non teorica, che sui muri si formi l'azzurro di Prussia per reazione chimica 
conseguente ad adsorbimento di acido cianidrico: 

"Ma è anche inverosimile che nei muri si formi l'azzurro di Prussia, perché il 
ferro nei mattoni e nella calce viva esiste nella forma trivalente sfavorevole 
per la reazione e perché l'ambiente alcalino ostacola la reazione. Nel rapporto 
Leuchter invece si assume che l'assenza dell'azzurro di Prussia dimostrerebbe 
che nel locale non fu mai usato acido cianidrico. Ma poiché l'acido cianidrico 
lascerebbe residui sui muri solo eccezionalmente, in presenza di circostanze 
del tutto speciali, nel caso normale invece non si possono trovare residui, 
dall'assenza di tali residui non si puòtrarre alcuna conclusione. Queste 
circostanze straordinarie, per esempio muri superacidi "fuligginosi", per gli 
edifici degli ex campi di concentramento di Auschwitz e Auschwitz-Birkenau 
non sono probabili, le analisi avrebbero perciòdovuto dimostrare che nei 
campioni non si puòrilevare alcun cianuro, né in quelli provenienti dalle 
camere a gas , né nel "campione di riferimento" proveniente dalla camera di 
gasazione. Ma nel rapporto Leuchter si dichiara che alcuni campioni, in 
particolare il "campione di riferimento" , avevano mostrato in parte valori 
notevolmente alti del ferrocianuro azzurro di Prussia. I risultati di laboratorio 
positivi si possono propriamente ricondurre solo a due cause: o l'azzurro di 
Prussia fu applicato ai muri, il che non sarebbe insolito, perché l'azzurro di 
Prussia era diffusissimo come colorante; [193] oppure si tratta di un artefatto, 
di una indicazione errata del metodo di analisi" (p.50). 

Josef Bailer è tanto sicuro della fondatezza di queste supposizioni che le riprende con 
un tono ancor piìi apodittico alla fine della sua critica: 

"Se in muri vecchi si trova l'azzurro di Prussia, ciòpuòavere varie cause. La 
causa pili probabile sarebbe il residuo di una vecchia pittura o di un colorante. 
Che esso sia da attribuire ad una gasazione con acido cianidrico, sarebbe una 
delle spiegazioni più inverosimili. L'acido cianidrico, per quanto risulta 
dall'esperienza, non colora di azzurro le pareti. Leuchter, come c'era da 
aspettarsi, non ha trovato alcuna traccia del gas tossico. Cièche egli ha trovato, 
era un pigmento azzurro che perònon proviene da gasazione con acido 
cianidrico. Il risultato delle analisi è del tutto privo di valore" (p.52). 

151 

Riassumendo: o pittura o impostura. Questa ipotesi è in realtà del tutto infondata e 
puòessere sostenuta seriamente soltanto da chi non ha mai visto i muri azzurri dei BW 
5a e 5b di Birkenau, perché le macchie azzurre vi appaiono non solo in pareti inteme 
bianche — sullo strato superficiale, non in uno strato sottostante — ma anche sui 
mattoni scoperti dei muri esterni: chi avrebbe "pitturato" questi mattoni in modo da 
produrre chiazze del tutto irregolari? E se l'azzurro di Prussia non dipende da 
gasazioni con acido cianidrico, per quale straordinaria coincidenza, in tutti gli edifici 
di Auschwitz e Birkenau, le macchie azzurre si trovano soltanto in camere a gas di 
disinfestazione ad acido cianidrico? E per quale altra straordinaria coincidenza in due 
camere di disinfestazione ad acido cianidrico di Majdanek si trovano macchie azzurre 
ancora piìi estese? (41) Per tenermi ancora sul piano dell'esperienza, Germar Rudolf 
menziona il seguente incidente riportato in un testo specialistico del 1981 (42): una 
chiesa fu gasata con acido cianidrico poche settimane [194] dopo che i muri erano 
stati intonacati; nei mesi successivi nell'intonaco si formarono dappertutto macchie di 
colore blu; la reazione si concluse dopo un anno e fu necessario rimuovere tutto 
l'intonaco (43). 

L'ignoranza del libro di Pressac summenzionato induce Brigitte-Bailer Galanda ad 
affermazioni storiche insostenibili: 

"Contrariamente alle affermazioni di Leuchter che ad Auschwitz-Birkenau ci 
fossero state soltanto camere mortuarie seminterrate e non camere a gas, 
bisogna notare che i crematori II-V erano stati progettati e costruiti fin 
dall'inizio come impianti di sterminio in massa mediante gas tossico. 
Ciòrisulta inequivocabilmente dalle testimonianze oculari di colpevoli e di 
detenuti superstiti del campo di concentramento, come pure da numerosi 
documenti sulla storia della costruzione del campo che si sono conservati" 
(p.45). 

Ora, uno dei meriti indiscutibili di Pressac è di aver dimostrato, sulla base di numerosi 
documenti della direzione delle costruzioni del campo, che i crematori II e III di 
Birkenau erano stati progettati e costruiti senza camere a gas omicide e che i 
Leichenkeller che contenevano erano originariamente appunto delle semplici camere 
mortuarie seminterrate (44); nel suo secondo libro, Pressac è giunto alla conclusione 
che anche i crematori IV e V erano stati progettati senza camere a gas omicide(45) — 
e questa lacuna, per una storica di professione che scrive su Auschwitz in una 
pubblicazione ministeriale, è gravissima. 

Per la sua ignoranza non solo degli scritti di Pressac, ma anche delle deposizioni di 
Rudolf Hòss, Josef Bailer, per dimostrare l'innocuità del gas tossico per gli uomini del 
Sonderkommando, riprende l'argomento, già escogitato da Georges Wellers, 
dell'esiguo dosaggio di Zyklon B per la presunta gasazione delle vittime: 

"Da rapporti secondo i quali le uccisioni sono durate molto a lungo si 
puòdesumere che fosse usato poco gas. Ma gli uomini di guardia stessi non 
furono uccisi quando le vittime [195] una volta riuscirono a sfondare 
dall'interno la porta della camera a gas, di modo che il gas potè diffondersi 
liberamente. Il gas tossico veniva chiaramente dosato in misura cosi esigua 
che esso, all'aperto, diluito dall'aria ambientale, non rappresentava piìi alcun 

152 

pericolo. Gli uomini di guardia perciònon correvano alcun rischio a causa del 
gas tossico" (p.49). 

Qui rilevo soltanto che Josef Bailer, con una elegante petizione di principio, risponde 
ad una contestazione tecnica di Leuchter non già con un' argomentazione tecnica, ma 
sulla base di una testimonianza oculare (di Filip Miiller [!] al processo Auschwitz di 
Francoforte). 

Josef Bailer completa la sua argomentazione con il riferimento — anch'esso già fatto 
da Wellers — alle esecuzioni nei penitenziari statunitensi: 

"Nelle esecuzioni nelle prigioni americane veniva usato moltissimo gas per far 
s"che la morte subentrasse rapidamente, nel giro di secondi, e senza dolore. Al 
contrario, coloro che dirigevano i campi di concentramento cercavano di 
uccidere il maggior numero possibile di uomini con il minore dispendio 
possibile. Le uccisioni nelle camere a gas duravano molto, in casi estremi ore, 
fatto che si puòspiegare solo con una bassissima dose e con un lento sviluppo 
del gas tossico. Poiché veniva impiegato relativamente poco gas tossico, 
potevano essere chiaramente ridotti anche i tempi di ventilazione" (p.49). 

Ho già accennato nel paragrafo precedente che la concentrazione teorica di gas tossico 
nelle presunte camere a gas omicide di Auschwitz-Birkenau, secondo Fressac, era di 
12 o 20g/m3, mentre nei penitenziari americani si usava una concentrazione di 3,5 
g/m3. Aggiungo che la storia della lunga durata delle gasazioni omicide non solo è 
smentita dalla fonte addotta da Josef Bailer a sostegno di essa (46), ma [196] anche da 
Werner Wegner, il quale qualche pagina dopo scrive che "nei locali di gasazione per 
lo pili si poteva accedere di nuovo già una mezz'ora dopo l'introduzione del preparato 
gassoso" (p.55). 

Werner Wegner non è un membro del Dokumentatio sarchi v di Vienna; la sua critica 
al rapporto Leuchter che appare in Amoklauf gegen die Wirklichkeit è tratta da un 
libro tedesco apparso nel 1990 (47). 

Anche questo critico ignora Fressac e si avventura conseguentemente nelle solite 
argomentazioni documentariamente insostenibili sulla genesi dei crematori di 
Birkenau: 

"Leuchter afferma che nei crematori era questione di camere mortuarie o 
obitori ("mortuaries or morgues") che erano unite ai crematori e situate nello 
stesso edificio. Ciòvaleva soltanto per il crematorio I, dove la camera 
mortuaria appartenente al crematorio fu utilizzata per un certo tempo per la 
gasazione di uomini. Tutti gli altri crematori (crematori H-V) erano stati 
progettati e costruiti fin da principio ed esclusivamente come impianti di 
sterminio con locali di svestizione, di gasazione e di cremazione, come si 
puòdocumentare con una quantità di prove (dichiarazioni di testimoni e di 
colpevoli, disegni costruttivi, ordinazioni di materiali e ordini di costruzione)" 
(p.56). 

In realtà di ciò, come ha rilevato Fressac, non esiste nessuna prova. 

153 

Le obiezioni di Werner Wegner al rapporto Leuchter nel campo della cremazione 
meritano un esame accurato, perché, insieme agli scritti di Pressac, rappresentano la 
trattazione piìi approfondita della storiografia ufficiale su questo importante tema. 
Riporto le relative affermazioni di Wegner e commento. 

"Anche l'affermazione di Leuchter che i forni di Auschwitz-Birkenau non 
avevano avuto postbruciatori (Nachverbrenner) deve essere contraddetta. 
Nell'istruzione di servizio si dice che le parti del cadavere della griglia di 
argilla [197] refrattaria (Schamotterost) possono restare ancora venti minuti 
davanti all'estrazione della cenere (Ascheentnahme) per la postcombustione 
(zum Nachverbrennen) " (p.58). 

Questa obiezione dimostra già da sola la totale ignoranza di Werner Wegner in questo 
campo. Le istruzioni di servizio del forno crematorio Topf a due e a tre muffole 
riscaldato con coke (48) dicono quanto segue. 

"Appena le parti del cadavere cadono dalla griglia di argilla refrattaria sul 
piano inclinato della cenere sottostante, devono essere tratte in avanti col 
raschiatoio verso lo sportello di estrazione della cenere. Qui queste parti 
possono restare ancora 20 minuti per la postcombustione (zum 
Nachverbrennen) " . 

Werner Wegner ha capito poco o nulla di questo testo: i forni Topf di Auschwitz- 
Birkenau non possedevano alcun postbruciatore; dopo la combustione principale sulla 
griglia della muffola, le parti che cadevano attraverso le sue aperture nel cenerario 
sottostante finivano di bruciare fino a quando erano perfettamente combuste, e questo 
processo era designato Nachverbrennung, postcombustione. Un postbruciatore 
esisteva invece nei forni riscaldati con olio combustibile, come quelli costruiti dalla 
ditta H.Kori, che erano dotati di un bruciatore principale per la muffola e un 
bruciatore secondario per il cenerario (49). 

Werner Wegner continua cosi la sua dimostrazione. 

"Secondo indicazioni della ditta fornitrice Topf & Sòhne i loro forni a due 
muffole potevano cremare 10-35 cadaveri in circa 10 ore. Ciò significa che in 
24 ore di funzionamento ininterrotto in un forno a due muffole si potevano 
cremare teoricamente 24-84 cadaveri (dunque in una muffola 12-42). 
Naturalmente la capacità di cremazione [198] dipende dal sistema costruttivo 
del forno, dal potere calorifico del combustibile e dal tempo, come pure dalle 
caratteristiche dei corpi da cremare (grossezza, volume, contenuto di grasso e 
di acqua), infine anche dalla capacità di lavoro del personale di servizio e dal 
ritmo delle introduzioni. Ad Auschwitz-Birkenau le storte (Retorte) (50)nel 
corso del tempo furono caricate con un numero vario di cadaveri, all'inizio 
solo con uno. Ma dopo che si fu sperimentato e furono raccolte le esperienze, 
in linea di principio furono introdotti in una muffola tre cadaveri di varia 
grossezza, il che era del tutto possibile in considerazione del volume e della 
grandezza delle aperture delle muffole. La direzione del Museo di Auschwitz 
ha comunicato all'autore che la durata di cremazione di un carico era in media 
di un'ora nel crematorio di Auschwitz, invece solo di mezz'ora nei crematori di 
Birkenau" (p.58). 

154 

Il documento citato da Werner Wegner è una lettera della Topf alla Neubauteitung di 
Mauthausen del 14 luglio 1941 ; egli si riferisce alla trascrizione errata di R.Schnabel 
(51) in cui si parla di 10-35 cremazioni in circa 10 ore; il documento originale dice da 
30 a 36 in circa 10 ore (52), il che corrisponderebbe teoricamente ad una capacità di 
cremazione di 72-86 cadaveri in 24 ore di funzionamento ininterrotto. Werner Wegner 
dimentica di riferire che le istruzioni di servizio della Topf relative ai forni a 2 e a 3 
muffole prescrivevano di introdurre i cadaveri nelle muffole "uno dopo l'altro" 
(intereinander; nach einander) e di pulire ogni sera le griglie dei focolari dei gasogeni 
(53), e questa operazione si poteva eseguire solo a forno spento. Che questi forni 
fossero stati progettati per cremazioni singole risulta anche dall'esiguo regime di 
griglia dei focolari dei gasogeni (forno a tre muffole : due gasogeni con regime di 
griglia di 35 kg/ora di coke ciascuno; forno a [199] otto muffole: quattro gasogeni con 
regime di griglia di 35 kg/ora ciascuno) (54). Le esperienze fatte con gli unici 
impianti di cremazione in massa documentati — i forni per la combustione di carogne 
animali, nei quali si badava soltanto all'economicità dell'incenerimento — mostrano 
che l'ipotesi di una cremazione economicamente vantaggiosa (dal punto di vista sia 
della durata, sia del consumo di combustibile) di piìi cadaveri in una muffola è 
infondata; ad esempio, nel forno Kori modello 2b, che aveva una superficie della 
griglia della muffola di 1,39 m2, praticamente uguale a quella dei forni di Auschwitz- 
Birkenau (1,4 m2), si poteva cremare un carico massimo di 450 kg di sostanza 
organica, ma il processo di combustione durava 8 (otto) ore, con un consumo di 
combustibile di 170 kg di carbon fossile (55), il che equivale alla cremazione di 3 
cadaveri del peso medio di 64 kg in quasi tre ore e mezza (56) con un consumo di 
circa 72 kg di carbon fossile. Del resto nel forno Topf a due muffole di Gusen, in un 
periodo di grande accumulo di cadaveri a causa di un guasto all'impianto, la 
cremazione di 677 cadaveri richiese 1 3 giorni, durante i quali furono eseguite solo 
cremazioni singole (57). Dunque la cremazione di 3 cadaveri in mezz'ora nei 
crematori di Birkenau è tecnicamente impossibile, come si puòdimostrare anche in 
base al consumo di coke. 

Dopo aver ricordato la lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943 (p.58), 
secondo la quale nei crematori II e III si potevano cremare 1 .440 persone (Personen) 
in 24 ore ciascuno, nei crematori IV e V 768 persone ciascuno (58), Werner Wegner, 
partendo da questi dati, e supponendo un carico di 3 cadaveri per muffola, "dimostra" 
[200] che la durata della cremazione di un tale carico sarebbe stata di circa 76 minuti 
nei forni del crematorio I e di 45 minuti nei forni dei crematori di Birkenau; indi 
conclude trionfalmente. 

"Con cioè dimostrato che l'efficienza indicata dalla Zentralbauleitung per gli 
impianti di cremazione speciali di Auschwitz-Birkenau era del tutto 
raggiungibile" (p.63). 

Infine egli rileva con soddisfazione che le durate da lui calcolate "corrispondono 
ampiamente ai dati del Museo di Auschwitz menzionati" (p.63). 

Pura fantasia. Questi dati sono contraddetti, oltre che dalle esperienze fatte con i forni 
per l'incenerimento di carogne animali, anche dall'esame dei consumi di coke. Poiché 
i focolari dei gasogeni dei forni dei crematori II/III e IV/V potevano bruciare 
rispettivamente 8.400 (59) e 3.360 kg (60) di coke in 24 ore, il consumo di coke per 
ogni carico (di tre cadaveri in una muffola) sarebbe stato di 5,8 kg di coke per 

155 

cadavere per i crematori n/III e di 4,3 kg per i crematori IV/V, ma si sa con certezza 
che nel forno Topf di Gusen, in condizione di equilibrio termico la cremazione di un 
cadavere richiedeva in media 30,5 kg di coke (61). 

Non c'è bisogno di dire che i dati comunicati dal Museo di Auschwitz non si basano 
né su documenti né su uno studio scientifico, ma sono mere congetture e hanno lo 
stesso valore del dato di F.Piper secondo il quale a Birkenau si potevano gasare 
teoricamente 60.000 (sessantamila) persone al giorno! (62) 

Dopo queste osservazioni sulla trattazione scientifica del problema della cremazione 
ad Auschwitz da parte di Werner Wegner è facile comprendere per quale ragione nel 
recente libro Wahrheit und Auschwitzluge (63), il quale non è altro che una riedizione 
riveduta e corretta del libro Amoklauf gegen die Wirklichkeit, i sagaci membri del 
[201] Dokumentationsarchiv, pur criticando qualche aspetto del Ubro in cui appare lo 
studio sui crematori di Auschwitz-Birkenau da me redatto con la collaborazione 
dell'ing. Franco Deana (64), non solo non dicono una sola parola su questo articolo, 
ma hanno perfino eliminato l'articolo di Werner Wegner: gli editori temevano forse 
che il lettore potesse confrontare il nostro studio scientifico con le congetture 
dilettantistiche di questo "esperto"? 

Riguardo alle camere a gas omicide, Werner Wegner formula al rapporto Leuchter 
obiezioni a dir poco sorprendenti. Egli espone nove argomentazioni concatenate che 
sono un vero capolavoro di ignoranza e di faciloneria, per non dire di malafede: 

"1) Il menzionato "impianto di disinfestazione" è un grosso edificio simile ad 
una fabbrica con quattro camini situato nei pressi del magazzino del campo 
"Kanada", nel quale tra l'altro venivano lavati o disinfestati (spidocchiati) capi 
di vestiario, biancheria, coperte ecc. Nell'edificio era installato anche un 
impianto di docce per i detenuti, la cosiddetta Sauna" (p.64). 

2) Werner Wegner dichiara poi che Leuchter ha prelevato il suo campione di 
riferimento in questo edificio, ma "la direzione del Museo ha comunicato all'autore 
che non si puòtrovare alcun posto dove il gruppo Leuchter abbia potuto prelevare i 
campioni "(p.64). 

3) In questo edificio la disinfestazione veniva effettuata mediante autoclavi. 

4) Nelle autoclavi la disinfestazione avveniva con aria calda e vapore acqueo. 

"5) Se ora nella sala furono trovate ancora rilevanti tracce di cianuri, ciònon si 
puòspiegare col fatto che la sala stessa fu mai usata per la disinfestazione di 
oggetti. Allora come vi avrebbe potuto lavorare il personale di servizio? 
Poiché l'impianto di disinfestazione fu certamente usato anche dopo la 
liberazione del campo nel gennaio 1945 per i detenuti rilasciati solo 
gradualmente, dopo l'edificio deve essere stato disinfestato con lo Zyklon B. 
Ciò spiegherebbe la [202] saturazione relativamente alta con tracce di HCN 
nell'edificio tenuto chiuso, ma non sbarrato. E' comunque sbagliato 
confrontare l'alta concentrazione di questa sala con le esigue tracce di cianuri 
degli impianti di sterminio dei crematori I/V " (pp. 64-65). 

156 

In realtà Leuchter ha prelevato il campione di riferimento non già nella Zentralsauna, 
BW 32, che effettivamente non aveva camere a gas ad acido cianidrico, ma nella 
camera a gas (Gaskammer) a Zyklon B dell'Entlausungsanlage (impianto di 
disinfestazione) BW 5 a. Le argomentazioni successive di Werner Wegner, essendo 
fondate su questo falso presupposto (ignoranza o malafede?), sono completamente 
infondate. 

6) La sesta argomentazione di Werner Wegner è quella della solubilità dei cianuri a 
causa degli agenti atmosferici: 

"Ora, dopo 45 anni, come ci si potrebbe aspettare che esistano ancora rilevanti 
tracce di HCN in ruderi murari esposti alla pioggia, alla neve, al vento e alla 
differenza di temperatura?" (p.65). 

Come ho già accennato, le installazioni di disinfestazione BW 5a e 5b presentano 
ampie macchie di azzurro di Prussia anche sui muri esterni, esposti anch'essi per 45 
anni alla pioggia, alla neve, al vento e alla differenza di temperatura, 
perciòl'argomento di Werner Wegner non ha alcun valore. E' noto del resto che il 
ferrocianuro ferrico o azzurro di Prussia "è insolubile in acqua e in acidi diluiti" (65). 

7) Leuchter attribuisce la presenza di tracce di cianuri rilevati nelle rovine dei 
crematori m, IV e V a gasazioni di disinfestazione con lo Zyklon B. Werner Wegner 
respinge questa spiegazione e commenta incredibilmente: 

"Quanto questo tentativo di spiegazione sia problematico risulta dal fatto che 
anche nel crematorio III furono rilevate tracce di HCN, sebbene non ci sia 
stata nessuna ragione per disinfestare ancora un cumulo di macerie" (p.65). 

Come se Leuchter non si fosse riferito alla gasazione delle camere mortuarie di questo 
crematorio prima della sua distruzione, ma alla gasazione delle sue macerie! 

[203] "8) Le pareti delle camere a gas non potevano assorbire (absorbieren) 
intensivamente i vapori che si sviluppavano nelle gasazioni, perché potenti aspiratori 
li avevano aspirati in breve tempo" (p.65). 

Ciò, come ho già rilevato, è in contraddizione con la lunghissima durata delle 
gasazioni supposta da Josef Bailer. 

"9) Leuchter non puòneppure spiegare perché in ciascuno dei crematori Il/in 
erano costruiti due grandi locali sotterranei. Poiché egli da un lato contesta che 
vi furono gasati degli uomini, dall'altro ha presuntamente rilevato tracce di 
acido cianidrico perfino nella sala spogliatoio del crematorio II (66), è giunto 
all'ipotesi che questi locali possano essere stati utilizzati per la disinfestazione 
di tessuti" (p.65). 

Se Werner Wegner avesse letto gli scritti di Pressac, saprebbe che i crematori II e HI 
furono progettati e costruiti come normali crematori con due camere mortuarie 
seminterrate. Circa i residui di cianuri rinvenuti nelle rovine dei crematori III, IV e V, 
egli qui attribuisce a Leuchter un'altra spiegazione che non è quella da lui proposta (la 
gasazione con Zyklon B delle rispettive camere mortuarie). 

157 

Altre obiezioni di Werner Wegner sono non meno sorprendenti. 

In una ipotetica camera a gas omicida, Leuchter calcola una superficie di 0,836 m2 a 
persona "per la circolazione del gas". Wegner menziona una disposizione 
dell'Ordinanza sulla costruzione e sul funzionamento delle tram vie del 31 agosto 1965 
nella quale la superficie occupata da una persona di 65 kg in piedi è calcolata a 0,125 
m2, indi conclude che l'affermazione di Leuchter è infondata (pp.59-60). L'obiezione 
sarebbe valida se l'ordinanza summenzionata concernesse la gasazione di uomini in 
piedi nei tram! Werner Wegner avrebbe dovuto dimostrare che in una camera a gas 
omicida per la circolazione dei vapori di acido cianidrico non sono necessari 0.836 
m2 per vittima, non già che una persona in piedi di 65 kg occupa una superficie di 
0,125 m2, che è tutt'altra cosa. 

Leuchter inoltre, assumendo per ipotesi la realtà delle gasazioni omicide, ha calcolato 
un tasso settimanale di 94 gasati e di 126 [204] cremati nel crematorio L di 278 gasati 
e di 315 cremati in ciascuno dei crematori II e III. Werner Wegner commenta: 

"Anche qui non viene spiegato perché furono cremati piìi cadaveri di quanti 
uomini fossero stati gasati " (p.61). 

Questa argomentazione è veramente incredibile: Werner Wegner pensa realmente che 
la capacità dei forni crematori dovesse essere perfettamente adeguata a quella delle 
presunte camere a gas omicide? E tutti i detenuti morti di morte cosiddetta naturale — 
di malattie, di privazioni, di stenti — dove avrebbero dovuto essere cremati? 

3. JEAN-CLAUDE PRESSAC. 

Jean-Claude Pressac è autore di due articoli sul rapporto Leuchter che sono stati 
pubblicati nella raccolta di saggi Truth prevails (67), di cui rappresentano la punta di 
diamante. Sarebbe senza dubbio ingiusto accomunare Pressac ai Wellers, ai Bailer, ai 
Wegner e ad altra gente di tale risma, tuttavia non si puònon rilevare che tanto sono 
esatti i suoi rilievi architettonici, altrettanto sono inesatte le sue obiezioni tecniche, a 
cominciare dalla sua confutazione della prova chimica di Leuchter: 

"Una concentrazione di gas cianidrico di 0,3 g[rammi]/m3 (dose letale) è 
immediatamente mortale per l'uomo, mentre, per distruggere i pidocchi, è 
necessaria una concentrazione di 5 g/m3 applicata per almeno due ore. Se si 
mantiene questa concentrazione (5 g/m3) per sei ore, tutti gli insetti sono 
annientati [dati della Degesch]. A Birkenau la dose versata nelle camere a gas 
omicide era 40 volte letale (12 g/m3). Poi era provocata l'aerazione o azionata 
la ventilazione. Indi veniva l'incenerimento dei cadaveri, che durava [205] 24 
ore (nei crematori II e III). Il tempo di contatto dell'HCN con i muri delle 
camere a gas omicide non superava una decina di minuti al giorno ad una 
temperatura inferiore a 30C. Nelle camere di disinfestazione dei vestiti era 
utilizzata una concentrazione minima di 5 g/m3 per parecchi cicli quotidiani la 
cui durata variava in funzione del tempo di contatto scelto. Questa saturazione 
cianidrica per 12-18 ore al giorno era rafforzata dal calore sviluppato da stufe 
(situate nella camera) che fornivano una temperatura di 30C. I muri erano 
impregnati di HCN almeno 12 ore al giorno , il che comportava in situ la 

158 

fonnazione di un colorante, l'azzurro di Prussia o ferrocianuro potasso-ferrico 
di composizione variabile in funzione delle condizioni di ottenimento" (69). 

Nelle camere a gas di disinfestazione sprovviste di impianto di circolazione di aria 
calda (Degesch-Kreislauf) si usavano di norma da 20 a 30 g/m3 di acido cianidrico, 
per un tempo variabile da 3/4 d'ora a 3 ore, a seconda della temperatura (70). Ho già 
spiegato in che modo Pressac abbia calcolato la concentrazione di gas di 1 2 g/m3 
nelle camere a gas omicide; la concentrazione di 20 g/m3 , secondo il calcolo di 
Pressac, per il Leichenkeller 1 dei crematori II e III corrisponderebbe a circa 10 kg di 
Zyklon B, che rappresenta il valore massimo indicato da Rudolf Hòss in condizioni 
atmosferiche sfavorevoli. E' curioso che mentre taluni critici ritengono che le SS 
dosassero con estrema parsimonia lo Zyklon B, il che sarebbe anche ragionevole, 
perché, soprattutto nel 1944, il prodotto cominciava a scarseggiare (71), Pressac, suUa 
base di Hòss, ritiene credibile che esse ne usassero quantitativi enormi: nessuno ha 
ancora spiegato per quale ragione, mentre nelle camere a gas americane, per ragioni 
"umanitarie", si usava una concentrazione di HCN 12 volte superiore a quella 
rapidamente mortale, nelle [206] presunte camere a gas omicide, dove le ragioni 
"umanitarie" non esistevano affatto, fossero necessarie concentrazioni 40-67 volte 
superiori. 

Per quanto concerne le gasazioni nelle camere a gas di disinfestazione dei BW5a e 5b, 
i dati addotti da Pressac sono puramente ipotetici, non essendo suffragati da alcun 
documento; una cosa comunque è certa: la temperatura costante di 30C nelle camere 
di disinfestazione costituirebbe non già un vantaggio, bens"un ostacolo alla 
formazione del ferrocianuro ferrico, la cui condizione preliminare è la condensazione 
dei vapori di HCN e il loro adsorbimento o assorbimento sulla superficie delle pareti; 
il chimico tedesco Germar Rudolf, che ha studiato approfonditamente le reazioni di 
formazione del ferrocianuro ferrico, le riassume in questa sequela: 

a. adsorbimento/assorbimento dell'acido cianidrico 

b. dissociazione dell'HCN in CN- e H+ 

c. combinazione [Komplexierung] di Fe3+ in [Fe(CN)6]3- 

d. riduzione del [Fe(CN)6]3- a [Fe(CN)6]4- 

e. precipitazione con Fe3+ come Fe4[Fe(CN)6]3, azzurro di Prussia. 
La velocità di formazione del pigmento dipende dai seguenti fattori: 

1 . contenuto acqueo del mezzo reattivo 

2. reattività del ferro 

3. Temperatura 

4. valore del pH. 

159 

La solubilità dell'HCN nell'acqua aumenta al decrescere della temperatura e va da una 
soluzione 0,065 molare a 30C a 0,2 molare a OC (72). 

Per confutare l'affermazione di Leuchter secondo cui il rinvenimento di tracce di 
cianuri nelle presunte camere a gas omicide dei crematori I,III,IV e V è da attribuire a 
gasazioni di disinfestazione di questi locali come camere mortuarie, Pressac ricorre 
all'argomentazione truffaldina già analizzata in precedenza della impossibilità di 
disinfettare un locale con acido cianidrico, perché esso " non possiede nessuna attività 
battericida o germicida" (73). 

[207] Nel crematorio II Leuchter non ha trovato alcuna traccia di cianuri, sebbene, 
secondo Pressac, la locale camera a gas omicida sia stata la piìi usata del campo; lo 
storico francese commenta: 

"L'assenza di cianuri deriverebbe dalla loro solubilizzazione (solubilisation) da 
parte delle acque piovane e di quelle della falda freatica" (74). 

Ma, come ho già rilevato, anche questo argomento, per quanto concerne il 
ferrocianuro ferrico, è infondato. 

4. TILL BASTIAN. 

Till Bastian si sofferma a lungo sul rapporto Leuchter (75), riferendosi alle 
argomentazioni di "tre scienziati": 

"Finora tre scienziati, l'uno indipendentemente dall'altro e partendo da punti di 
vista diversi, hanno fornito una critica fondata degli errori e delle 
contraddizioni del "Rapporto Leuchter" : la piìi sistematica è quella del 
farmacologo e tossicologo francese Jean Claude Pressac che nel 1993 ha 
pubblicato ancora un'appendice ai risultati delle sue ricerche; e poi quelle del 
francese Georges Wellers e del tedesco Werner Wegner. Se c'è ancora 
qualcuno che possa essersi lasciato fuorviare dalla compilazione 
pseudoscientifica della perizia Leuchter, dopo aver letto questi autori si 
renderà presto conto della sua assoluta inconsistenza interna" (76). 

Per quanto riguarda il primo "scienziato", il "farmacologo e tossicologo" Pressac è in 
realtà un semplice farmacista, ed è chiaro che Till Bastian non ha neppure letto i suoi 
libri cui rimanda: neh' "appendice" del 1993, Leuchter non è neppure menzionato e 
nel libro del 1989 è menzionato solo di sfuggita: l'unico scritto dedicato da Pressac 
alla confutazione del rapporto Leuchter, l'articolo già citato Les carences et 
incohérences du "rapport Leuchter" Till Bastian lo ignora. 

[208] Forse è piìi probabile che si ricreda chi si è lasciato fuorviare dalle critiche 
pseudoscientifiche di questi esperti. Agli argomenti di costoro, Till Bastian ne 
aggiunge qualcuno in proprio. Egli scrive che 

"una camera a gas negli USA deve essere preriscaldata prima di qualsiasi 
esecuzione perché l'acido cianidrico (Zyklon B) passa allo stato aeriforme 
soltanto a una temperatura ambiente di 26 Celsius. Ad Auschwitz peròi nazisti 

160 

pigiavano nelle loro camere a gas tante di quelle persone che bastava la loro 
temperatura corporea a ottenere la temperatura necessaria!" (79) (pp.82-83). 

E' evidente che Till Bastian non ha la piìi pallida idea di come vengano eseguite le 
esecuzioni nelle camere a gas americane: a quanto pare, egli crede seriamente che 
esse vengano effettuate mediante Zyklon B ! In queste camere a gas l'acido cianidrico 
si sviluppa invece dalla reazione chimica tra cianuro di sodio e acido solforico: 2 
NaCN + H2S04 = 2HCN + Na2S04; questa reazione è esotermica, cioè avviene con 
produzione di calore, perciònel locale è necessario mantenere una temperatura 
superiore al punto di ebollizione dell'acido cianidrico (25,7 C) soltanto per impedire la 
condensazione della miscela gasosa. 

Till Bastian pensa inoltre che "l'acido cianidrico (Zyklon B) passa allo stato aeriforme 
soltanto a una temperatura ambiente di 26 Celsius", ma anche cioè inesatto, perché 
l'evaporazione dell'acido cianidrico avviene anche a temperature inferiori a OC. Nel 
corso delle esperienze pratiche di disinfestazione di caserme con Zyklon eseguite in 
Germania a cavallo tra il 1940 e il 1941 con temperature dei locali da -4 a -8C 
risultòinfatti che "in tutti i casi lo sviluppo del gas si è verificato essenzialmente dopo 
una o al massimo dopo due ore" (80). Naturalmente alla temperatura di ebollizione il 
processo di vaporizzazione dell'acido cianidrico è molto piìi rapido. 

Con queste precisazioni, è vero che ad Auschwitz, in una ipotetica camera a gas 
omicida, il calore emanato dai corpi delle vittime avrebbe sopperito al fabbisogno di 
calore per la vaporizzazione dell'acido [209] cianidrico, ma, per la verità, io ho già 
formulato questa obiezione e con un fondamento scientifico ben piìi solido. Al 
riguardo ho rilevato: 

"Il corpo di un adulto fermo, in piedi, produce 1,72 Kcal al minuto (81); 1.800 
corpi producono dunque 3.096 Kcal al minuto. Il calore di vaporizzazione 
dell'acido cianidrico è di -6,67 Kcal/mole; poiché il suo peso molecolare è di 
27,03, il calore di vaporizzazione di 6 kg di acido cianidrico è di (6.000 x 
6,67) : 27,03 = 1.480 Kcal, meno della metà del calore prodotto da 1.800 corpi 
in 1 minuto" (82). 

L'argomentazione di Leuchter è senza dubbio errata, ma la confutazione proposta da 
Till Bastian, pur essendo sostanzialmente corretta, assume come validi dei presupposti 
parimenti errati. 

A sostegno di questa "prova tecnica" insensata, Till Bastian adduce anche una "prova 
storica": 

"Di una delle loro prime operazioni criminali, che ebbe luogo il 3 settembre 
1941 nello scantinato del Blocco Ile costola vita a 850 persone, c'è la 
testimonianza del caporapporto Palitzsch, il quale afferma che quando la 
mattina del giorno dopo, protetto da una maschera antigas, apri le porte delle 
celle, trovòalcuni prigionieri ancora in vita" (83) [corsivo mio]. 

In realtà questa "testimonianza" non esiste. Nella sua profonda ignoranza storica della 
tematica in cui ha voluto cimentarsi, Till Bastian confonde con la testimonianza 
dell'ex detenuto Michal Kula su Palitzsch. Per quanto concerne la veridicità di questo 

161 

testimone e della storia della prima gasazione omicida esposta nel Kalendarium di 
Auschwitz (84) , rimando al mio studio Auschwitz. La prima gasazione (85), del quale 
riporto il paragrafo dedicato alle manipolazioni operate a questo riguardo da Danuta 
Czech (86). 

[210] Con riferimento al crematorio dello Stammlager, Till Bastian obietta ancora che 

"l'ingegnere statunitense afferma inoltre che questo crematorio non aveva 
porte a chiusura stagna come tutti gli altri crematori; ma se avesse cercato piìi 
attentamente nell'archivio di Auschwitz, avrebbe potuto facilmente trovare gli 
ordinativi di questo tipo di porte" (87). 

In realtà Leuchter non avrebbe trovato nulla anche se avesse cercato "piìi 
attentamente", perché negli archivi del Museo di Auschwitz questi "ordinativi" non 
esistono affatto. 

Till Bastian adduce poi un argomento che non è presentato da nessuno dei tre 
"scienziati" summenzionati: 

"Merita di essere ricordata anche la circostanza che le SS incaricarono 
appositamente la ditta produttrice dello Zyklon B usato nelle camere a gas di 
Auschwitz, la Degesch (Deutsche Gesellschaft tur Schàdlingsbekàmpfung 
[Industria per la produzione di antiparassitari]) che ne aveva il monopolio, di 
depurare il materiale della sostanza aromatica che è componente specifica 
dello Zykon B usato come antiparassitario ed è prescritta da norme precise, a 
evitarne l'uso improprio. Perché mai doveva essere necessaria una misura del 
genere se lo Zyklon B, come sostengono Leuchter e altri, ad Auschwitz veniva 
usato non per le camere a gas ma come disinfettante, per lo "spidocchiamento" 
ecc.?". (88) 

Questa argomentazione, essendo fondata su falsi presupposti, non ha alcun valore. 
Lo Zyklon B conteneva una sostanza avvisatrice, il bromoacetato di etile (89), ancora 
in uso durante la guerra (90) — che, con la sua azione irritante, avvertiva della 
presenza dell'acido cianidrico (91). 

[211] L'aggiunta di questa sostanza era una prassi industriale (92) e la legge la 
prescriveva obbligatoriamente soltanto per la gasazione di edifici che facevano parte 
di un isolato (93) , non certo "a evitarne l'uso improprio", ma per prevenire disgrazie . 
La produzione di Zyklon B senza sostanza avvisatrice non aveva nulla di sinistro; la 
sentenza del processo Peters ammette esplicitamente che la Degesch, per la gasazione 
di sostanze sensibili all'odore (viveri, tabacco ecc.), consegnò Zyklon B senza 
sostanza avvisatrice, il che era indicato sull'etichetta dei barattoli; che durante la 
guerra il quantitativo di sostanza avvisatrice fu ridotto per ragioni di scarsità e che la 
ditta Tesch und Stabenow forn "Zyklon B senza sostanza avvisatrice anche al parco 
sanitario dell'esercito di Berlino-Lichterfeld e la Degesch a Orianenburg, "dove non ci 
furono uccisioni con lo Zyklon" (94). 

La "circostanza" che le SS incaricarono appositamente la Degesch di produrre Zyklon 
B senza sostanza avvisatrice è il travisamento di una storia riferita da Gerhard Peters 
(ex direttore della Degesch) nel suo affidavit del 27 ottobre 1947. Egli racconta che 

162 

durante la guerra il dottor Mrugowski (capo dell'Ufficio Sanità delle SS) gU ordinòdi 
recarsi a Berlino da Kurt Gerstein per un incarico coperto dal segreto di Stato. 
Gerstein gli comunicò che, su ordine di Himmler, venivano uccisi con acido 
cianidrico criminali, malati incurabili e minorati mentali, i quali subivano sofferenze 
inutili a causa della sostanza avvisatrice contenuta nello Zyklon B; Gerstein voleva 
rendere piìi "umana" la morte dei condannati usando acido cianidrico liquido, ma il 
dottor Peters, non sapendo come procurarselo, decise di produrre Zyklon B senza 
sostanza avvisatrice (95). 

Questa storia non è confermata da alcun documento; con certezza si sa soltanto che, 
delle 12 fatture emesse dalla Degesch a nome di [212] Kurt Gerstein tra il 30 aprile e 
il 18 maggio 1944 per complessivi 2.370 kg di Zyklon B senza sostanza avvisatrice, 
6, per un totale di 1.185 kg, si riferiscono ad Auschwitz, le altre 6, relative ai restanti 
1.185 kg, a Oranienburg (96), "dove non ci furono uccisioni con lo Zyklon B". 

La produzione di Zyklon B senza sostanza avvisatrice dipese a mio avviso dalla 
scarsezza di sostanza avvisatrice durante la guerra e, ancor piìi, dalle esperienze 
acquisite dalla scuola di disinfettori di Oranienburg, secondo le quali, sia attraverso le 
mancanze di tenuta delle maschere antigas, sia durante le ventilazioni si percepiva 
sempre l'odore caratteristico dell'acido cianidrico, mai la sostanza irritante (97), che 
dunque era inutile. 

5. A TITOLO DI ESEMPIO: UNA OBIEZIONE SCIENTIFICA AL 
RAPPORTO LEUCHTER. 

Leuchter ha messo in evidenza i pericoli dell'impiego di acido cianidrico nei crematori 
di Auschwitz-Birkenau con questa argomentazione: 

"Non solo il gas (98) non è immediato, ma esiste sempre un rischio di 
esplosione. La miscela gassosa totale è generalmente al di sotto del limite 
inferiore di esplosività della miscela gas-aria di 0,32% (poiché la miscela 
normalmente non dovrebbe superare le 3.200 ppm) (99), ma la concentrazione 
del gas nel generatore (o, nel caso dello Zyklon B, nel supporto inerte) è molto 
piìi grande e puòanche essere del 90-99% in volume. Questo è quasi acido 
cianidrico puro e [213] in questa condizione (100) può esistere in certi 
momenti in sacche nella camera" (101). 

Jean-Claude Pressac obietta: 

"I limiti di infiammabilità nell'aria per l'HCN sono dal 5,6% (minimo) al 40% 
(massimo) in volume. Ciòsignifica che al contatto con una fiamma c'è 
esplosione se la concentrazione di acido cianidrico con l'aria è compresa tra 
67,2 g/m3 e 480 g/m3. Al di sotto di 67,2 g/m3 non c'è alcun rischio; al di 
sopra di 480 g/m3 neppure, perché non resta abbastanza ossigeno per 
provocare una infiammazione (102). Le SS utilizzavano dosi di 5g/m3 per 
disinfestare e di 12 g/m3 per uccidere, dosi largamente al di sotto del limite di 
67,2 g/m3. 1 loro crematori e le loro camere a gas non potevano perciò 
esplodere" (103). 

163 

Ma questo è appunto ciòche ha detto Leuchter. Resta da vedere se queste eventuali 
sacche di miscela esplosiva avrebbero rappresentato un reale pericolo. 

A questo argomento si possono opporre almeno quattro obiezioni: 

1)1 massimi specialisti tedeschi della disinfestazione con acido cianidrico hanno 
sempre escluso nell'uso pratico il pericolo di esplosione. Ad esempio, Gerhard Peters, 
una delle massime autorità tedesche degli anni Trenta e Quaranta in questo campo, 
scrive al riguardo in un manuale tecnico. 

"Infatti, dal fatto che una miscela gas-aria sia esplosiva, non si deve dedurre 
senz'altro che il suo impiego comporti in ogni caso rischi di esplosione. Non 
appena la concentrazione necessaria è notevolmente al di sotto del limite 
inferiore di esplosività, non si parla piìi di un rischio di esplosione, come 
risulta nel caso dell'acido cianidrico" (104). 

[214] Egli rileva che l'acido cianidrico era usato a scopo di disinfestazione in 
concentrazioni di 10-20 g/m3 e conclude: 

"Il limite inferiore di esplosività dell'acido cianidrico è già sufficientemente 
alto per escludere qualunque pericolo di esplosione nei lavori pratici di 
gasazione" (105). 

2) Se l'impiego di un gas comportava un rischio di esplosione, il gas veniva usato 
ugualmente. Alcuni gas, come il T-Gas, venivano impiegati normalmente a scopo di 
disinfestazione in concentrazioni prossime al limite inferiore di esplosività, altri, come 
il solfuro di carbonio (Schwefelkohlenstoff) in concentrazioni addirittura superiori 
(50-100 g/m3; il limite inferiore di esplosività è di 34 g/m3) (106). In questi casi il 
rischio di esplosione esisteva concretamente, ma le gasazioni venivano eseguite 
ugualmente. C'erano infatti delle norme di sicurezza molto rigorose che, nella prassi 
delle gasazioni, consentivano di scongiurare qualunque rischio di esplosione. Nel caso 
del T-Gas, ad esempio, queste norme si articolavano in 19 punti (107). Per l'acido 
cianidrico non esisteva nessuna normativa di sicurezza di questo tipo. 

3) Il progetto di una "camera a gas semplice" (einfache Gaskammer) prevedeva la 
presenza di una stufa elettrica all'interno del locale (108). Nelle camere a gas a Zyklon 
B degli impianti di disinfestazione BW5a e 5b di Birkenau erano installate tre stufe a 
carbone, che sono ancora visibili nella camera a gas del BW5b. 

4) Durante una gasazione, le stufe potevano essere accese senza rischio di esplosione. 
Un altro esperto di acido cianidrico, R.Queisner, scrive testualmente sulla base di 
esperimenti pratici eseguiti presso la Scuola per disinfettori delle Waffen-SS di 
Oranienburg: 

"Quando ci sono temperature esterne fredde, è meglio [215] lasciare bruciare 
le stufe durante la gasazione (die -^fen wàhrend der Vergasung brennen zu 
lassen) e accollarsi le perdite di acido cianidrico causate da una parziale 
aspirazione del gas nel camino, oppure si devono far spegnere le stufe per 
chiuderle ermeticamente e rinunciare cosi all'alta temperatura del locale 

164 

durante la gasazione? Dalle nostre osservazioni risulta che è meglio lasciar 
bruciare le stufe, purché non ci sia vento" (109). 

Questo è appunto un esempio di argomentazione scientifica che si puòopporre al 
rapporto Leuchter, ma perfino in questo caso relativamente semplice né Pressac né i 
suoi emuli sono stati capaci di andare al di là di una superficialità dilettantistica. 
Una critica scientifica del rapporto Leuchter attende ancora di essere scritta. 

NOTE 

I) "Le monde juif", n. 127, juillet-septembre 1987. 
2)Op.cit.,pp.l30-139. 

3) "Le monde juif", N134, avril-juin 1989, pp.45-53. 

4) Qui est Faurisson, art.cit., p.lll. 
5)Ibidem, p.112. 

6)Ibidem, p.ll4. 

7) Georges Wellers, La Solution Finale et la Mythomanie-Néo-Nazie, op.cit., p.4. 

8) Georges Wellers, Les chambres à gaz ont existé, op.cit., p.l35. 

9) Ciò risulta da qualunque manuale scientifico, come: G. Melino, Lineamenti di 
Igiene del Lavoro. Società Editrice Universo, 1977, p.219; Michele Giua-Clara Gina 
Lo nini. Dizionario di chimica generale e industriale, op. cit., , vol.L p.313; anche 
l'opera classica di Ferdinand Flury, Franz Zernik, Schàdliche Gase, Dàmpfe, Nebel, 
Rauch- und Staubarten. Verlag von Julius Springer, Berlin 1931, dà il valore di 8 litri 
per un adulto in piedi (p.29). 

10) Les chambres à gaz ont existé, op.cit., pp. 135-136. 

II) Ibidem, p.136. 

12) NL034. 

13) NL036. La quantità summenzionata , "de 5 à 7 kilos par 1.500 personnes", appare 
anche nel Bréviaire de la Maine di Leon Foliakov, opera che Wellers non poteva 
ignorare (p.235 dell'edizione Calmann-Levy del 1979 "confome à l'édition originale 
de 1951-1960" [p.XIII]). 

14) Les chambres à gaz ont existé, op.cit., p. 136. 

15) Qui est Faurisson?, art.cit., pp. 113-114. 

165 

16) Jean-Claude Pressac, Technique and Operation ofthe Gas Chambers, op.cit., 
p.286. 

17) Ibidem, p.285 e 324. 

18) Ibidem, p. 475. 

19) Edizioni La Sfinge, Parma 1987, p.38. 

20) J.-C. Pressac, Les carences et les incohérences du 'Rapport Leuchter'. Jour J, 
1988, p.m. 

21) Michele Gina e Clara Giua-Lollini, Dizionario di chimica generale e industriale, 
op. cit., voli, pp. 312-313 (voce "Aggressivi chimici di guerra"). 

22) F.Flury, F.Zernik, Schàdliche Gase, Dàmpfe, Nebel, Rauch- und Staubarten, 
op.cit., pA53 e 454. 

23) Milligramme/Minute, milligrammi/minuto. 

24) Gramme/Stunde, grammi/ora. 

25) G. Peters, Chemie und Toxikologie der Schàdlingsbekàmpfung, Stuttgart 1942, 
p.58. 

26) Robert Lensky, The Holocaust on Trial. The Case of Ernst Ziindel. Reporter Press 
1989,p.391. 

27) Ciò non significa che il suo corpo assorba [(8 x 3500 x 4): 1.000] =112 mg di 
acido cianidrico, ma che il gas impiega qualche minuto per diffondersi nel locale e 
raggiungere la concentrazione immediatamente mortale. 

28) Les chambres à gaz ont existé, op.cit., p.l36. 

29) A propos du "rapport Leuchter, art. cit., p. 46. 

30) Cfr. Nationalsozialistische Massentotungen durch Giftgas, op.cit, p.283. I 
capitoli VII e IX di quest'opera sono stati redatti da Wellers. 

31) Qui est Faurisson?, art. cit., p. 114. 

32) G. Peters, Die Verdunstung als unentbehrliches Mittel der Schàdlingsbekàmpfung 
mit Gasen. Zeitschrift fiir hygienische Zoologie und Schàdlingsbekàmpfung, 1940, 
p.116. 

33) H.W.Frickhinger, Schàdlingsbekàmpfung fiir Jedermann. Helingsche 
Verlagsanstalt, Leipzig 1942, p.206. 

166 

34) A. Soldi e A.Regé, Contributo al problema della produzione di acido cianidrico 
gassoso. Estratto dagli "Annali di chimica applicata", voi. 22, fase. 10, Roma 1932, 
p.703. 

35) Amoklaufgegen die Wirklichkeit NS-Verbrechen und "revisionistische" 
Geschichtsschreibung. Herausgeber: Dokumentationsarchiv des òsterreichischen 
Widerstandes. Bundesministerium flìr Unterricht und Kunst. Wien 1991. Cito dalla 
seconda edizione del 1992. 

36) An engineering report on the alleged execution gas chambers at Auschwitz, 
Birkenau and Majdanek Poland. Prepared for Ernst Ziìndel. Aprii 5, 1988 by Fred A. 
Leuchter, Jr. Chief Engineer. Fred A. Leuchter, Associates, 231 Kennedy Drive Unit 
# 110, Boston, Massachusetts 02148. Il rapporto, compresi i documenti, consta di 188 
pagine non numerate. 

37) The Leuchter Report The End ofa Myth. An Engineering report on the alleged 
execution gas chambers at Auschwitz, Birkenau and Majdanek, Poland. Revisionist 
and Historical Video Tapes. Audio Tapes and Books. David Clark. P.O. Box 726, 
Decatur, Alabama 35602 USA. 

38) The Leuchter Report The First Forensic Examination of Auschwitz. Focal Point 
Publications, London 1989. 

39) The Leuchter Report, op.cit., pp.43-51 (piante) 60-92 (certificati) [numerazione 
mia]. 

40) I passi ai quali si riferisce Josef Bailer non esistono nell'edizione originale del 
rapporto Leuchter. 

41) Mi riferisco alle camere a gas della baracca Bad und Desinfektion I, che sarebbero 
state usate anche come camere a gas omicide. [Ispezione personale]. 

42) G. Zimmermann (Hg.), Bauschdden Sammlung. Bd.IV, Forum- Verlag, Stuttgart 
1981, p. 120ssgg. 

43) Germar Rudolf, Leuchter Gegengutachten: ein wissenschaftliche Betrug? In: 
"Deutschland in Geschichte und Gegenwart", 43.Jg.,Nr.l, Màrz 1993, p.23. 

44) J.-C.Pressac, Auschwitz: Technique and Operation ofthe Gas Chambers, op.cit., 
p.200. 

45) J.-C.Pressac, Les crématoires dAuschwitz, op.cit., p.67; trad. it. Le macchine 
dello sterminio, op.cit., p.ll. 

46) P.Piper, in: Auschwitz, Reinbeckbei Hamburg 1980, p.ll8 ssgg. Citato da 
J.Bailer nella nota Ila p.49. Di quest'opera tradotta dal polacco sono in possesso 
della traduzione in francese; F.Piper afferma che per le gasazioni omicide si usavano 
da 6 a 12 kg (*) di Zyklon B e che esse duravano 20 minuti. J.Buszko (Editore), 
Auschwitz. Camp hitlérien d'extermination. Editions Interpress, Varsovie 1978, p.l25. 

167 

(*) 12 kg di Zyklon B, nel caso esaminato sopra, corrispondono ad una 
concentrazione teorica di HCN di 29 g/m3, che è 97 volte superiore a quella 
immediatamente mortale ! 

47) Uwe Backes, Eckhard Jesse, Reiner Zitelmann (Hrsg.), Die Schatten der 
Vergangenheit. Impulse zur Historisierung des Nationalsozialismus. Propylàen, 
Frankfurt am Main-BerUn 1990, pp.450-476. L'articolo di Werner Wegner è stato 
pubblicato dalla stessa casa editrice anche come opuscolo (Sonderdruck con lo stesso 
titolo, senza data). 

48) Betriebsvorschrift des koksbeheizten Topf-Doppelmujfel-Einàscherungsofen, 26 
settembre 1941. APMO, BWl 1/1, p.3; Betriebsvorschrift des koksbeheizten Topft 
Dreimuffel-Einàscherungsofen, 11 marzo 1943. Fotocopia in: M.Nyiszli, Médecin à 
Auschwitz. Souvenirs d'un médecin déporté, traduit et adapté du hongrois par Tibère 
Kremer. Julliard, Paris 1961. Appendice. 

49) Sulla struttura e il funzionamento dei forni Topf di Auschwitz-Birkenau vedi il 
già citato articolo Die Krematoriumsòfen von Auschwitz-Birkenau, in: Grundlagen 
zur Zeitgeschichte, op.cit., pp. 291-296. 

50) Termine tecnico errato con il quale Wegner indica le muffole o camere di 
cremazione. 

51) Reimund Schnabel, Macht ohne Moral. Eine Dokumentation iiber die SS. 
Ròderberg-Verlag, Frankfurt/Main 1957, p. 346. 

52) Staatsarchiv Weimar, LK 4651. 

53) "Jeden Abend muss der Generatorrost von den Koksschlaken befreit und die 
Asche herausgenommen werden". 

54) APMO, BW 30/7/34, p.54, Aktenvermerk del 17 marzo 1943. 

55) Wilhelm Heepke, Die Kadaver-Vernichtungsanlagen. Verlag von Cari Marhold. 
Halle a.S. 1905, p.43. 

56) Nella lettera della Topf del 14 luglio 1941 risulta una durata della cremazione di 
33-40 minuti per muffola. Il primo valore è da considerare del tutto eccezionale; il 
secondo era praticamente ottenibile (e fu ottenuto a Gusen) con l'ausilio di un 
impianto di tiraggio aspirato (Saugzuganlage), ma i forni di Birkenau erano sprovvisti 
di tali impianti. La minore durata rispetto a quella del forno Kori per la cremazione di 
carogne animali dipende proprio dal fatto che la cremazione di un singolo cadavere 
alla volta poteva essere eseguita con una conduzione del forno migliore rispetto ad 
una cremazione in massa. 

57) Vedi Die Krematoriumsòfen von Auschwitz-Birkenau, art.cit., pp. 303-304. 

58) TCIDK, 502-1-314, p.l4a. Il documento non parla di cadaveri, ma di personel 

59) 35 kg/h X 10 gaso gè ni per 24 ore = 8.400 kg in 24 ore. 

168 

60) 35 kg/h X 4 gasogeni x 24 ore = 3.360 kg in 24 ore. 

61) Die Krematoriumsdfen von Auschwitz-Birkenau, op.cit, pp. 296-297. 

62) Auschwitz. Camp hitlérien d'extermination, op.cit., p.l24. 

63) Brigitte Bailer-Galanda, Wolfgang Benz und Wolfgang Neugebauer (Hg.), 
Wahrheit und Auschwitz-LUge. Zur Bekàmpfung "revisionistischer" Propaganda. Im 
Auftrag des Dokumentationsarchiv des òsterreichischen Widerstandes. Wiener 
Verlag, Himberg bei Wien 1995. 

64) Grundlagen zur Zeitgeschichte, op.cit. 

65) M.Giua, Dizionario di chimica generale e industriale, op.cit. , vol.II, p.258. 

66) In realtà Leuchter non ha fatto alcun prelievo in questo locale, il Leichenkeller 2. 

67) Shelly Shapiro (Ed.), Truth Prevails. Demolishing Holocaust Denial: the end of 
"The Leuchter Report". Published by The Beate Klarsfeld Foundation, New York 
1990: The Deficiencies and Inconsistencies of "The Leuchter Report", pp.31-60, e 
Additional Notes: Leuchter' s Videotape: A Witness to Fraud, pp.61-73. Il primo 
articolo era già apparso in Francia con il titolo Les carences et incohérences du 
"Rapport Leuchter" . Jour J, dicembre 1988. 

68) Nel testo americano questa concentrazione è di 12-20 g/m3: Truth prevails, 
op.cit, p.36. 

69) Les carences et incohérences du "Rapport Leuchter", art.cit., pp.III-IV; Truth 
prevails, op.cit., pp. 36-38. 

70) F.Puntigam, H.Breymesser, E.Bernfus, Blausàure zur Fleckfieberabwehr. 
Grundlagen, Planung und Betrieb. Sonderveròffentlichung des Reichsarbeitsblattes, 
Berlin 1943, p.31. 

71) La fabbrica di Dessau sub"gravi danni in conseguenza dell'attacco aereo alleato il 
giorno della Pentecoste del 1944. Schwurgericht in Franfurt am Main, Sitzung vom 
27. Mai 1955, in: C.F.Ruter, Justiz und NS-Verbrechen, op. cit., Bd.XIII, p.l09. 

72) Germar Rudolf, Gutachten iiber die Bildung und Nachweisbarkeit von 
Cyanidverbindungen in den "Gaskammem " von Auschwitz. Rudiger Kammerer — 
Armin Solms (Hg.), Cromwell Press, London 1993, p.40 e 42. 

73) J.-C.Pressac, Les carences et incohérences du "Rapport Leuchter", art.cit., p.IV; 
Truth prevails, op.cit., p.38. 

74) Ibidem, p.V, Truth prevails, op.cit., p.41. 

75) TiU Bastian, Auschwitz e la "menzogna su Auschwitz", op.cit., pp. 78-92. 

76) Ibidem, p.85. 

169 

77) Si tratta del già citato Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de 
masse. 

78) Auschwitz: Technique and Operation ofthe Gas Chambers, op. cit. 

79) Till Bastian, Auschwitz e la "menzogna su Auschwitz", op. cit., pp. 82-83. 

80) G.Peters und W.Rasch, Die Einsatzfàhigkeit der Blausàure-Durchgasung bei 
tiefen Temperature!!. In: "Zeitschrift fiir hygienische Zoologie und 
Schàdlingsbekàmpfung", 1941, p. 136. 

81) F.Flury,F.Zernik, Schàdliche Gase, Dàmpfe, Nebel,Rauch- und Staubarten, 
op.cit., p.29. 

82) Carlo Mattogno, Auschwitz: Fine di una leggenda, op.cit., p.59. 

83) Till Bastian, Auschwitz e la "menzogna di Auschwitz" , op.cit., p.83. 

84) Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz- 
Birkenau, op.cit. 

85) Edizioni di Ar, 1992. 

86) Vedi capitolo VI. 

87) Till Bastian, Auschwitz e la "menzogna su Auschwitz", op. cit., p.84. 

88) Ibidem. 

89) Otto Lenz/Ludwig Gassner, Schàdlingsbekàmpfung mit hochgiftigen Stoffen, 
op. cit. ,p.\0. 

90) R.Queisner, Erfahrungen mit Filtereinsàtzen und Gasmasken fiir hochgiftige Gase 
zur Schàdlingsbekàmpfung. In: "Zeitschrift fiir hygienische Zoologie und 
Schàdlingsbekàmpfung", 1943, p.l90. 

91) Il bromoacetato di etile era un aggressivo chimico di guerra. Al riguardo il Gina 
scrive: "E' un aggressivo chimico importante, che agisce come lacrimogeno o come 
tossico. La sua azione specifica è peròquella lacrimogena" {Dizionario di chimica 
generale e industriale, op.cit., vol.I, p.321). 

92) Vedi al riguardo G.Peters, Blausàure zur Schàdlingsbekàmpfung, Verlag von 
Ferdinand Enke, Stuttgart 1933, pp.61-63. 

93) Verordnung zur AusfUhrung der Verordnung iiber die Schàdlingsbekàmpfung mit 
hochgiftigen Stoffen. Vom 25. Màrz 1931. "Reichsgesetzblatt", 1931, Nr.l2, Teil I, 6 
10, p.84. 

94) Schwurgericht des Landgerichts Frankfurt am Main, Sitzung vom 27. Mai 1955, 
in: C.F.Ruter, Justiz und NS-Verbrechen.voì. XIII, pp.108,122,123. 

170 

95)NI-12111. 

96) PS-1553. 

97) R.Queisner, Erfahrungen mit Filler einsàtzen und Gasmaskenflir hochgiftige Gase 
zur Schàdlingsbekàmpfung, art.cit., pp. 190-191. Queisner riconduce questa 
osservazione sperimentale al fatto che il bromoacetato di etile ha un punto di 
ebollizione di 144C, contro i 25,7 dell'acido cianidrico, perciò ha una tensione di 
vapore superiore ed è conseguentemente meno volatile di questo (ibidem, p.l91) 

98) Intendi: lo sviluppo del gas. 

99) 3.200 parti per milione, equivalenti a circa 3,5 g/m3 (concentrazione relativa alle 
camere a gas americane). 

100) Cioè in questa concentrazione. 

101) F.Leuchter, An Engineering Report on the Alleged Execution Gas Chambers at 
Auschwitz, Birkenau and Majdanek Poland, op.cit., 9.002. 

102) I limiti di esplosività dell'HCN in aria a 20C sono di 5,4% = 60 g/m3 (limite 
inferiore) e di 46,6%=520 g/m3 (limite superiore). Cyanwasserstojf. Blausàure. 
Merkblatt M 002 12/89. Berufgenossenschaft der chemischen Industrie. Jedermann- 
Verlag, Heidelberg, p.6. 

103) J.-C.Pressac, Les carences et incohérences du "Rapport Leuchter", artcit., p.VI. 

104) G.Peters, Die hochwirksamen Gase und Dàmpfe in der Schàdlingebekàmpfung. 
Sammlung chemischer und chemisch-technischer Vortrage. Neue Folge. Heft 47a. 
Verlag von Ferdinad Enke in Stuttgart, 1942, p.l03. 

105) Ibidem, p. 115. 

106) Ibidem, p. 103. 

107) Walter Dòtzer, Entkeimung, Entseuchung und Entwesung. Arbeitsanweisungen 
fiir Klinikund Laboratorium des Hygienes-Institutes der Waffen-SS, Berlin. Verlag 
von Urban und Schwarzenberg, Berlin und Wien 1943, pp.127-129: 
"Arbeitsvorschrift fiir die Durchgasung von Gebauden, Unterkiinften usw. Mit T- 
Gas". 

108) F.Puntigam,H.Breymesser,E.Bernfus, Blausàure zur Fleckfieberabwehr. 
Grundlagen, Planung und Betrieb, op.cit., p.29. 

109) R.Queisner, Erfahrungen mit Blausàure bei Grossraumentwesungen. In: 
"Zeitschrift fiir hygienische Zoologie und Schàdlingdbekàmpfung", 1944, pp. 13 1-1 32. 

171 

CAPITOLO SESTO 

IL DILETTANTISMO ANTIREVISIONISTA 

IN ITALIA. 

[217] 

1. UN INCONTRO RIFIUTATO. 

Il periodico torinese L'Incontro nel numero di luglio-agosto del 1995 ha pubblicato 
una recensione del mio libro Auschwitz: Fine di una leggenda, che era stato inviato 
alla redazione dal prof. Francesco Coppellotti. Riporto integralmente il testo di questo 
scritto, firmato Sicor: 

"LAutore si propone di smentire il celebre libro di Jean-Claude Pressac: 
"Auschwitz, technique and operation ofthe gas chambers" pubblicato a New 
York nel 1989 che fom"le prove dell'esistenza e del fiinzionamento delle 
camere a gas omicide ad Auschwitz-Birkenau. Viene pure contestato l'ultimo 
lavoro di Pressac: "Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de 
masse" (Parigi, 1991) redatto in base alla documentazione reperita a Mosca, 
ove sono conservati gli archivi della "Bauleitung" (la direzione delle 
costruzioni di Auschwitz) caduti nelle mani delle truppe sovietiche. 

Secondo Pressac le vittime dello sterminio di massa nelle camere a gas 
sarebbero circa 800.000. Orbene il Mattogno, difensore onorario dei criminali 
nazisti, elabora un'analisi critica basata sulle da lui "presunte" [sic] camere a 
gas e sulla capacità dei forni crematori. Si tratta di un'indagine tecnica a dir 
poco ripugnante, perché basata sulla "produzione" cioè sul numero di cadaveri 
cremati nell'unità di tempo (una giornata di attività) e sul "rendimento" 
(rapporto tra il calore prodotto e quello utilizzato, ossia il consumo di 
combustibile). L'Autore si addentra in una disamina incentrata sulla 
potenzialità dei forni crematori (consumo di coke, durata della muratura 
refrattaria, riscaldo elettrico, ecc.), ma tali installazioni egli non le ha 
personalmente visitate (per cui si tratta di considerazioni tecniche 
accademiche, redatte a casa propria) e non ha certamente ascoltato le 
deposizioni rese da testimoni nei processi contro i criminali responsabili. 

Si tratta dunque di un libello piìi che di un libro. [218] Basti leggere a pag.32, 
laddove il Mattogno, premesso che:" Pressac non fornisce alcuna prova del 
trasferimento di (146.000 - 28.000 immatricolati =) 118.000 Ebrei ungheresi 
da Auschwitz..." giunge alla contabilità secondo cui "anche assumendo la 
produzione massima di 4.300 cadaveri al giorno, si sarebbero potuti cremare 
232.200 cadaveri non 292.000, in realtà, togliendo le pause tra le varie ondate 
di deportazione, i giorni effettivi di deportazione e di arrivo dei deportati ad 

172 

Auschwitz, sono solo 39 (e non 70 giorni), sicché le installazioni di Birkenau 
avrebbero potuto cremare (39 x 4300) 167.000 cadaveri. E dove sarebbero 
stati messi i restanti 124.000 cadaveri?" 

A questa domanda rispondiamo con altre domande (che valgono per tutti i 
revisionisti): perché i milioni di deportati — tranne pochissime eccezioni — non 
sono piìi tornati a casa dopo la fine della guerra? Qual è stata la loro sorte? 
Quale sterminio di massa poteva essere attuato se non con le camere a gas?" 
(1). 

Il 3 gennaio 1996 ho inviato al Direttore de L'Incontro la seguente lettera:. 

"Gentile Direttore, La ringrazio per la recensione del mio libro Auschwitz: 
fine di una leggenda apparsa sul n.6 (luglio-agosto) 1995 del Suo giornale, di 
cui sono venuto a conoscenza solo di recente. (2) Il Recensore mi accusa di 
essere un " difensore onorario dei criminali nazisti ", di aver eseguito, sui forni 
crematori di Auschwitz-Birkenau " un'indagine tecnica a dir poco ripugnante " 
e scientificamente infondata, perché " tali installazioni egli non le ha 
personalmente visitate (per cui si tratta di considerazioni tecniche 
accademiche, redatte a casa propria) ", sicché il mio studio sarebbe un " libello 
" più che un libro. 

Queste affermazioni gratuite, fatte da una persona che evidentemente pretende 
di conoscere le mie ricerche meglio di me, rendono doverosa una breve " 
messa a punto " sulla questione. Preciso [219] anzitutto che io non sono il 
difensore onorario di nessuno: la mia ricerca mira esclusivamente 
all'accertamento della realtà dei fatti. 

Nel libro Auschwitz: fine di una leggenda ho riassunto in modo molto sintetico 
i risultati di un ampio studio storico-tecnico sui forni crematori di Auschwitz- 
Birkenau (menzionato a p.l2) che ho iniziato da solo nel 1987 e ho continuato 
successivamente con la preziosa collaborazione di due validi ingegneri — uno 
dei quali è l'ing. Franco Deana di Genova -, il cui apporto è stato determinante 
per l'impostazione scientifica e per le conclusioni della ricerca. 

Un riassunto di 40 pagine di tale studio è stato pubblicato nel libro di Ernst 
Gauss Grundlagen zur Zeitgeschichte. Ein Handbuch Uber strittige Fragen des 
lO.Jahrhunderts (Grabert-Verlag, Tiibingen 1994,pp. 281-320), con il titolo 
Die Krematoriumsòfen von Auschwitz-Birkenau. Lo studio in questione è 
intitolato Auschwitz: i forni crematori ed è attualmente in corso di stampa per 
conto delle Edizioni di Ar. L'opera consta di due parti: la prima (La 
cremazione moderna con particolare riferimento ai forni a gasogeno riscaldati 
con coke) si occupa della storia della tecnologia della cremazione moderna 
dalle origini all'inizio della seconda guerra mondiale; la seconda parte (La 
ditta J.A. Topf & Sòhne di Erfurt e i forni crematori di Auschwitz-Birkenau) 
descrive in modo approfondito le installazioni civili fabbricate dalla ditta Topf 
(forni riscaldati con coke, con gas e con elettricità) e tutti i modelli di forni 
costruiti per i campi di concentramento. I problemi fondamentali della 
produzione e del rendimento dei forni crematori sono stati studiati e risolti 
sulla base dei dati sperimentali reperibili nella letteratura specialistica tedesca 

173 

e sulla base di documenti nazisti. Per quanto concerne i forni di Auschwitz- 
Birkenau, mi sono basato, tra l'altro, sulla lista delle cremazioni del crematorio 
di Gusen (26 settembre -- 30 ottobre 1941) (3), in cui è indicato anche il 
consumo di coke, sui [220] diagrammi tecnici degli esperimenti di cremazione 
eseguiti dall'ing. Richard Kessler nel crematorio di Dessau (forno riscaldato 
con coke modello Gebriider Beck, Offenbach) nel gennaio 1927 (4), sui dati 
sperimentali di esercizio dei Verbrennungsòfen della ditta H.Kori (5), sugli 
esperimenti di cremazione eseguiti in Inghilterra all'inizio degli anni Settanta e 
resi noti nella conferenza annuale del Luglio 1975 della Cremation Society of 
Great Britain (6)e sui documenti tecnici della ditta Topf (7). Contrariamente a 
ciò che suppone il Recensore, io ho visitato personalmente per tre volte gli ex 
campi di Auschwitz e di Birkenau; nel crematorio I di Auschwitz esistono due 
forni crematori Topf a due muffole riscaldati con coke, ma si tratta di pessime 
ricostruzioni eseguite dai Polacchi nel dopoguerra: tra l'altro, gli sportelli delle 
muffole sono stati montati al contrario (quello destro a sinistra e viceversa) e, 
cosa ancora piìi grave, non sono stati installati i gasogeni, per cui da tali 
ricostruzioni si puòapprendere ben poco sulla struttura e sul funzionamento di 
tali impianti. Perciò ho visitato personalmente tutti gli ex campi nazisti in cui 
esistono ancora forni crematori della ditta Topf & Sòhne di Erfurt, quella che 
costruie installò tutti i forni di Auschwitz-Birkenau, e precisamente: 

— Mauthausen (forno Topf a due muffole riscaldato con coke, modello uguale 
ai tre forni installati nel crematorio I di Auschwitz), 

— Gusen (forno Topf a due muffole riscaldato con coke, originariamente forno 
mobile riscaldato con olio combustibile), 

[221] — Dachau (forno Topf a due muffole riscaldato con coke, 
originariamente forno mobile riscaldato con olio combustibile), 

-- Buchenwald (forni Topf a tre muffole, uno dei quali è uguale ai 10 forni a 
tre muffole installati nei crematori II/III di Birkenau, l'altro è predisposto per il 
riscaldo anche con olio combustibile). Infine ho ispezionato personalmente i 
forni crematori riscaldati con coke della ditta H.Kori che si trovano ancora 
negli ex campi di Mauthausen, Dachau e Majdanek. Per lo studio della 
struttura e del funzionamento di tali impianti mi sono servito inoltre dei 
documenti (corrispondenza tra la ditta Topf e la Bauleitung di Auschwitz) 
conservati al Museo di Auschwitz e a Mosca, che ho esaminato 
personalmente. La mia indagine tecnica, per qualcuno, potrà pure essere 
"ripugnante" (certamente non più del libro di J.-C. Pressac Les crématoìres 
d'Auschwitz, che si è occupato, sia pure in modo superficiale, degli stessi 
problemi), e questo è comprensibile, ma non è serio affermare che essa sia 
priva di valore scientifico soltanto sulla base di mere congetture. Per quanto 
concerne la citazione di p.32 del mio libro Auschwitz: fine di una leggenda, 
non mi sembra molto corretto troncare il testo in modo da creare 
artificiosamente un'argomentazione insensata e beffarsi poi di essa per 
dimostrare che l'opera in questione è un " libello ". 

174 

Io sono aperto al dibattito sull' "Olocausto" e sono pronto a discutere 
seriamente qualunque critica, all'unica condizione che si tratti di critiche 
serie". 

Il 21 gennaio 1996, dopo aver letto un articolo Hpstadtiano di Liliana Picciotto- 
Fargion (8), nell'illusione (9) che L'Incontro, riguardo all'Olocausto, fosse interessato 
all'accertamento della realtà dei fatti, e non, come è risultato poi, ad una faziosa 
propaganda olocaustica, ho inviato al Direttore un'altra lettera: 

[222] "Gentile Direttore, confidando nella reputazione di non conformismo di 
cui gode il Suo giornale. Le invio un contributo sul tema spinoso del 
revisionismo, che potrebbe essere lo spunto per un dibattito serio. 

Nel numero di ottobre 1995 de L'Incontro il signor Gustavo Ottolenghi scrive 
di essere fautore di incontri tra i sostenitori di tesi storiche opposte "per 
consentire — soprattutto ai giovani — una migliore, piìi completa ed obiettiva 
conoscenza dei fatti connessi con 1' 'Olocausto'", inteso in senso lato. 

Non posso non condividere questo proposito, la cui attuazione, considerata la 
ristrettezza di vedute di molti "antinegazionisti", non mi sembra peròmolto 
facile. D'altra parte, il presupposto imprescindibile di tali incontri è una 
conoscenza preliminare obiettiva e completa della metodologia e delle tesi 
revisioniste. Il contributo che allego (10) vuole essere un primo passo in 
questa direzione. 

Personalmente non sono interessato alle sterili polemiche; se nel mio scritto 
affiora qua e là qualche tono duro, ciòdipende soltanto dal carattere gratuito 
delle accuse alle quali rispondo. 

Data l'importanza della problematica trattata, per una chiarificazione 
nell'interesse della verità, mi sembra doverosa la replica della signora 
Picciotto-Fargion, ma ho motivo di credere che ella sentirà questa doverosità 
soltanto se il mio scritto apparirà sul Suo giornale". 

Nella sua risposta, datata 1 febbraio 1996, Bruno Segre mi ha comunicato quanto 
segue: 

"Il non-conformismo che Ella riconosce al nostro mensile non significa che 
esso accolga opinioni a sostegno del nazismo e della sua infame politica di 
sterminio dei deportati. Il confronto di opinioni sull'Olocausto lo si è accettato 
mediante gli articoli del prof. Coppellotti, ma le Sue posizioni revisioniste 
risultano incompatibili con la realtà storica e non posso certamente ospitarle, il 
che significherebbe almeno in parte avallarle. Il nostro periodico si è da 
sempre battuto contro il nazifascismo e non puòoffendere la memoria delle 
vittime accettando un dialogo con chi tenta di travisare le dimensioni e le 
responsabilità dell'Olocausto". 

Ciò significa forse che le posizioni revisioniste del prof. Coppellotti — che a Torino 
dovrebbero essere note a tutti — sono compatibili con la realtà storica propugnata dal 
signor Segre? La negazione della realtà delle camere a gas è dunque compatibile 

175 

quando è dichiarata dal prof. Coppellotti e incompatibile quando è sostenuta da me? 
E' chiaro che al signor Segre, non avendo egli alcun argomento serio contro di me, 
non resta che trincerarsi dietro la solita, farisaica virtuosa indignazione che esime 
automaticamente dal dovere di rispondere seriamente ad argomenti fondati. 

2. UN'ALLIEVA DI DEBORAH LIPSTADT. 

"La Rassegna mensile di Israel" ha pubblicato nel numero 3 del 1994 una critica al 
revisionismo di Liliana Picciotto-Fargion nella quale vengo chiamo in causa 
direttamente (11). 

L'Autrice vi deUnea una storia sommaria del "negazionismo" storico rifacendosi con 
penosa monotonia ai triti argomenti di Deborah Lipstadt, che ripete pedissequamente 
come una scolaretta che abbia studiato bene la lezione del giorno. Risparmio al lettore 
l'elencazione delle perle letterarie della Picciotto-Fargion relative al revisionismo, che 
consisterebbe " in una vera e propria falsificazione della verità, tesa a legittimare 
l'immagine politica e ideologica del nazismo" (p.l6) e a tutti i revisionisti, che 
sarebbero animati da finalità varie, ma tutte abiette: "alcuni di essi sono attivisti 
nazisti, altri sono spinti da un ossessivo anticomunismo che li induce a leggere gli 
eventi dell'ultima guerra in chiave apologetica per la Germania; altri ancora sono dei 
semplici antisemiti che adottano qualsiasi argomento per demonizzare gli ebrei" 
(p.20), ecc. ecc.. 

E' curioso che i piìi accesi sostenitori di questa tesi, lanciando i loro anatemi, facciano 
esattamente ciòche imputano ai loro avversari. 

Dopo aver adeguatamente demonizzato i "negazionisti" per quanto [224] concerne la 
loro matrice ideologica e i loro obiettivi, la Picciotto-Fargion passa ad esporre la loro 
metodologia, scopiazzando Pierre Vidal-Naquet e Deborah Lipstadt, ma anche 
inventando in proprio nuove scempiataggini da attribuire ai revisionisti. Essi 

"rifiutano i diari e le testimonianze ebraiche, perché sarebbero interessate e di 
parte; rifiutano anche le testimonianze rese da non ebrei, anche se da 
personaggi nazisti, perché sarebbero state estorte. Inoltre, i documenti prodotti 
durante i processi sarebbero menzogneri perché facenti parte della guerra 
ideologica condotta dalle nazioni occidentali verso la ex Germania nazista. [...] 
I negazionisti sfruttano metodicamente ogni più piccola contraddizione nei 
documenti, contraddizioni che non possono non esistere data l'enorme massa 
dei documenti stessi e la molteplicità degli uffici di ordini o incaricati di 
trasmettere e eseguire gli stessi. 

Pili generalmente parlando, i loro argomenti sono del seguente tenore: visto 
che non è rimasto alcun documento che ordini l'assassinio di massa degli 
Ebrei, tale assassinio non sarebbe mai esistito; visto che Dachau (e in generale 
i campi di concentramento del Reich) non aveva camera a gas — cosa peraltro 
vera -, allora, nessun altro campo l'avrebbe avuta e l'intera storia delle 
gassazioni criminali sarebbe una montatura; vista l'impossibilità di cremare in 
un normale crematorio un numero di cadaveri cosi alto come quello di 
Auschwitz, allora, l'intera vicenda dei crematori di Auschwitz sarebbe una 
menzogna. Il loro metodo è sempre lo stesso: trovare un difetto su un punto 

176 

particolare (per esempio una data errata, una contraddizione in testimonianze 
rese da un medesimo testimone a distanza di tempo) per introdurre il dubbio 
all'interno di un insieme di elementi evidenti e certi" (pp. 17-18). 

"Il loro metodo è sempre lo stesso": questa espressione si adatta perfettamente al 
metodo di questi "antinegazionisti", che consiste nel presentare come argomentazioni 
revisioniste una sciocca parodia di esse, per poter poi irridere trionfalmente alla loro 
insulsaggine. La realtà è ben diversa. 

I revisionisti non "rifiutano" aprioristicamente le testimonianze [225] ebraiche 
"perché sarebbero interessate e di parte", né quelle naziste "perché sarebbero state 
estorte", ma perché queste testimonianze non resistono ad una critica storica seria, 
come risulta dagli esempi che ho addotto nei capitoli precedenti. E' vero invece il 
contrario: sono gli "antinegazionisti" che le accettano aprioristicamente, in base ad un 
mero criterio di opportunismo. 

Che poi i revisionisti rifiutino "i documenti prodotti durante i processi" perché 
sarebbero "menzogneri" è falso se affermato in senso generale; ciòche è vero, è che 
qualche revisionista considera falso qualche documento, ma in ciònon c'è neppure 
accordo. Per quanto mi riguarda, io, ad esempio, considero autentici i documenti sulla 
deportazione degli Ebrei ungheresi ad Auschwitz che A.Butz reputa falsi e ritengo 
sicuramente falsificato (non falso) un solo documento nazista. 

Nessun revisionista è tanto sciocco da dedurre sillogisticamente l'inesistenza dello 
sterminio dall'inesistenza dell'ordine di sterminio; questo è uno dei tanti elementi che 
assumono valore nel complesso delle argomentazioni revisioniste e che deve essere 
inserito nel contesto più ampio dell'inesistenza documentaria di un piano generale di 
sterminio, il quale, come ammette L.Poliakov, "per quanto concerne la sua 
concezione, come per molti altri aspetti essenziali, rimane avvolto nella nebbia" (12); 
questo elemento va inoltre considerato nel quadro della politica nazista di 
emigrazione ebraica, attuata ufficialmente fino al 23 Ottobre 1941, rispetto alla quale 
è in flagrante contraddizione, a tal punto che, come ho mostrato nel capitolo n, la 
corrente funzionalista, che ha esaminato il problema in questo quadro, liquidando la 
motivazione consueta del "Fiihrerbefehl" (l'antisemitismo di Hitler), ha praticamente 
rafforzato l'elemento summenzionato. L'argomentazione revisionista è dunque che 
l'esistenza di un piano generale di sterminio non suffragato da documenti, basato su 
un ordine della cui realtà storica non esiste prova e la cui motivazione è 
incomprensibile, è quantomeno dubbia. Quanto questa mancanza di prove dipenda 
dalla "cancellazione delle tracce dei crimini" (p.l6) si puòdesumere dal fatto che le SS 
di Auschwitz non si sono curate minimamente di distruggere i documenti della 
Zentrabauleitung, l'ufficio responsabile [226] della costruzione dei crematori e delle 
presunte camere a gas, e nelle circa 88.000 pagine di documenti conservati a Mosca 
non c'è traccia né di un ordine né di un piano di sterminio, né dell'attuazione di un tale 
ordine e di un tale piano. 

Per quanto concerne Dachau, l'argomentazione revisionista è la seguente: visto che a 
Dachau e in generale nei campi di concentramento del Reich non sono esistite camere 
a gas omicide, ma, nonostante ciU, esistono testimonianze "oculari" che parlano, al 
riguardo, di camere a gas e di gasazioni, e visto che queste testimonianze vengono 
ormai considerate false anche dagli "antinegazionisti", perché le testimonianze 

177 

"oculari" dei campi orientali dovrebbero essere aprioristicamente vere? Ovviamente 
ciònon significa che esse siano aprioristicamente false, ma soltanto che devono essere 
studiate seriamente, sottoposte ad una analisi critica seria per valutare la loro 
attendibilità. 

Nel caso di Auschwitz, la Picciotto-Fargion presenta un altro tipico esempio di 
travisamento dell' argomentazione revisionista, che è di carattere tecnico. Come ho 
rilevato nel cap. I, la cremazione di centinaia di migliaia di cadaveri nei forni 
crematori di Auschwitz-Birkenau (contrariamente a quanto affermato dai testimoni 
"oculari") è tecnicamente impossibile, il che è in totale contrasto con la tesi dello 
sterminio in massa. 

La metodologia revisionista consisterebbe nello sfruttamento metodico di "ogni piìi 
piccola contraddizione nei documenti" (p.l7), nel "trovare un difetto su un punto 
particolare", un difetto tanto insignificante come "una data errata". 

Come esempio per illustrare questa metodologia capziosa, la Picciotto-Fargion si 
riferisce al mio libro già citato Auschwitz: la prima gasazione, riguardo al quale 
scrive: 

"la prima gassazione ad Auschwitz, quella per prova fatta su prigionieri di 
guerra sovietici e malati molto gravi non sarebbe avvenuta perché le 
testimonianze in proposito non concordano né sul metodo usato, né sulla data. 
Il procedimento induttivo è il seguente: per ricostruire un certo avvenimento si 
cercano tutte le fonti possibili e si mettono a confronto, se non concordano 
perfettamente fra di loro, si dichiara inesistente l'evento. Qualsiasi testimone 
insista a ricordare quell'evento è un mentitore, e chi gli presta fede è un 
mistificatore" (p.27). 

[227] Questo è ovviamente soltanto un quadro caricaturale della mia metodologia, che 
espongo sommariamente riguardo a questo caso specifico, in modo che il lettore possa 
confrontare la realtà con la sciocca caricatura presentata dalla Picciotto- Fargion. 

Premetto che la questione della prima gasazione ad Auschwitz viene di norma trattata 
in modo estremamente laconico anche in testi specialistici; ad esempio, nell'opera 
citata Anatomy ofthe Auschwitz Death Camp, ad essa vengono dedicate dodici righe. 
La realtà storica dell'evento è suffragata soltanto da testimonianze; il libro che lo tratta 
in modo piìi approfondito (o meglio: meno superficiale), il Kalendarium der 
Ereignisse ini Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945 , in cui esso è 
esposto in circa cinquanta righe, menziona nove testimoni; secondo questo testo, tra il 
3 e il 5 Settembre 1941 nel seminterrato (Bunker) del Block 1 1 di Auschwitz 
sarebbero stati gasati 600 prigionieri di guerra sovietici e 250 malati dell'ospedale dei 
detenuti (13). 

Nella fase preparatoria del mio libro summenzionato mi sono recato ad Auschwitz, 
dove ho esaminato e fotografato lo scenario dell'evento (il Block 11); inoltre 
nell'archivio del Museo ho fotocopiato le deposizioni rese al riguardo (in polacco) da 
ex detenuti al processo Hòss e al processo della guarnigione del campo. Nel libro, che 
conta 190 pagine, ho raccolto tutte le fonti disponibili (circa una sessantina). Per 
rendere piìi comprensibili le testimonianze addotte, ho descritto accuratamente lo 

178 

scenario della prima gasazione avvalendomi, oltre che dei rilievi eseguiti in loco, della 
pianta originale e di 33 fotografie del Block 11 di Auschwitz. Ho citato tutte le fonti 
che menzionano la prima gasazione suddividendole in fonti del periodo bellico e del 
periodo postbellico; indi ho sottoposto ad analisi critica comparata tutte le fonti sulla 
base dei seguenti criteri di giudizio essenziali: 1) il luogo della prima gasazione, 2) la 
data, 3) i preparativi, 4) le vittime (categoria e numero), 5) gli esecutori 
dell'evacuazione dei cadaveri delle vittime, 6) l'inizio dell'evacuazione, 7) la durata 
dell'evacuazione, 8) la sorte dei cadaveri evacuati, 9) la localizzazione della 
gasazione. All'analisi testuale ho affiancato un'analisi tecnica basata [228] sui seguenti 
criteri: 10) la tecnica della gasazione, 1 1) la durata dell'agonia delle vittime, 12) la 
prova del gas residuo, 13) la descrizione dei cadaveri delle vittime. La conclusione 
delle analisi summenzionate è la seguente: 

" Le testimonianze degli ex detenuti esaminate risultano in totale 
contraddizione reciproca su tutti i punti essenziali, ossia: 

— sul luogo della prima gasazione; 

-- sulla durata della prima gasazione; 

— sui preparativi della prima gasazione; 

— sulle vittime della prima gasazione; 

— sugli esecutori dell'evacuazione dei cadaveri; 

— sull'inizio dell'evacuazione dei cadaveri; 

— sulla sorte dei cadaveri evacuati; 

— sulla localizzazione della prima gasazione; 

— sulla tecnica della gasazione; 

-- sulla durata dell'agonia delle vittime; 

— sul numero dei barattoli di Zyklon B usati per la gasazione. 

L'unico punto sul quale le testimonianze sono unanimemente concordi, il 
colorito [blu] dei cadaveri dei presunti gasati, è errato e dimostra che i 
testimoni non hanno mai visto il cadavere di un uomo avvelenato da acido 
cianidrico. 

La tecnica di gasazione descritta dai testimoni è inoltre praticamente impossibile e i 
risultati di tale gasazione (la sopravvivenza delle vittime per 15 ore) è 
fisiologicamente impossibile" (15). 

Nello studio della metodologia storiografica di D.Czech, la redattrice del 
Kalendarium di Auschwitz, ho dimostrato che costei ha montato — nel senso 
cinematografico — spezzoni di testimonianze e ha creato una storia (le cinquanta righe 
menzionate sopra) che non trova riscontro in nessuna testimonianza e che è dunque 
letteralmente [229] inventata. La storia della prima gasazione ad Auschwitz si basa su 
tale metodologia. 

Inoltre ho esaminato le fonti che ignorano la prima gasazione. Si tratta di 
testimonianze di ex detenuti (come K.Smolen, ex direttore del Museo di Auschwitz) e 
di SS (come F. Entress, Lagerarzt di Auschwitz) che, per la loro posizione, non 
avrebbero potuto ignorare l'evento, se esso avesse realmente avuto luogo, e la cui 
ignoranza, se si ammette la realtà dell'evento, è del tutto inspiegabile. 

179 

Infine ho esaminato tutti i documenti disponibili che consentano di verificare la realtà 
dell'evento, cioè: 1) la cartoteca dei prigionieri di guerra sovietici, 2) il registro dei 
decessi (Totenbuch), 3) il registro del Bunker del Block 1 1 (Bunkerbuch), 4) il 
registro dell'ospedale dei detenuti del Block 28 (Hàftlingskrankenbau, 5) il registro 
dei decessi n.l del 1941 (Sterbebuch). 

I documenti 1 e 2 dimostrano che i primi prigionieri di guerra sovietici sono giunti ad 
Auschwitz il 7 ottobre 1941, cioè un mese dopo l'evento; il documento 3) non reca il 
minimo indizio dell'evento; dai documenti 4) e 5) risulta che dei 135 detenuti 
dell'ospedale del Block 28 che sarebbero stati gasati, solo 15 figurano nello 
Sterbebuch nel periodo dell' evento, perciòi restanti 120 detenuti non sono morti in 
questa occasione. 

Come si vede, non mi sono propriamente limitato a ricercare "un difetto su un punto 
particolare, per esempio una data errata"! 

Se Liliana Picciotto-Fargion considera capzioso questo metodo di lavoro, 
evidentemente il suo "procedimento induttivo" consiste nel cercare solo le fonti che 
fanno comodo, nel farle concordare forzatamente eliminando tutte le contraddizioni 
che presentano e nel giudicare aprioristicamente veritieri tutti i testimoni e persone 
disoneste coloro che ad essi non prestano fede. 

J.-C. Pressac, dopo aver letto il mio libro, ha cambiato d'autorità la data della prima 
gasazione, asserendo che "ai nostri giorni, si ritiene che la prima gassazione omicida, 
nei sotterranei del Block 1 1, sia avvenuta tra il 5 e la fine di Dicembre" (17) basandosi 
su uno spunto polemico in esso contenuto, mentre gli sprovveduti credono che questo 
[230] spostamento di data, di cui egli è l'unico assertore (il Museo di Auschwitz ha 
mantenuto la data tradizionale del 3-5 settembre), sia basato sui documenti di Mosca. 
Egli non apporta nessun documento nuovo a sostegno della sua affermazione, e gli 
unici due documenti che cita in nota (nota 19 a p.ll3) sono quelli che ha letto alle 
pp.154-157 del mio libro. 

Con queste righe credo di aver mostrato a sufficienza che la metodologia revisionista 
non ha nulla a che vedere con il quadro caricaturale che ne presenta Liliana Picciotto- 
Fargion, il cui atteggiamento preconcetto ha ben poco di scientifico e non puòessere 
che di ostacolo all'accertamento della realtà dei fatti. 

3. LA METODOLOGIA STORIOGRAFICA DI DANUTA CZECH. (18) 

La seconda edizione del Kalendarium di Auschwitz (19), a differenza della prima 
(20), reca in margine l'indicazione delle fonti. Per quanto concerne la prima gasazione 
omicida, le fonti indicate sono le seguenti: 

-Per il 3 settembre 1941: 

Processo Hòss, volume 2, p.97 (testimone Kula) 

" " " 4, p.21 (testimone Krokowski) 

" " " 4, p.34 (testimone Koczorowski) 

180 

4, p.99 (testimone Taul) 

4 , p.128 (testimone Mylyk) 

54, p.207 (testimone Glinski) 

" " " 78, p.l (testimone Smuzewski). 

Questi riferimenti sono accompagnati dalla menzione generica: "Dichiarazioni di ex 
detenuti". I nomi non sono indicati, ma i riferimenti suddetti riguardano i testimoni da 
noi riportati tra parentesi. 

[231] Nell'elencazione di Danuta Czech c'è qualche inesattezza dovuta senza dubbio 
ad una svista. Gli ultimi due riferimenti concernono sicuramente i testimoni Glinski e 
Smuzewski, che peròhanno reso le loro deposizioni al processo della guarnigione del 
campo, non al processo Hòss; inoltre la testimonianza di Smuzewski si trova alle 
pagine 12-13, non a pagina 1. 

- Per il 4 settembre (mattina): 

Processo Hòss, volume 2, p.21, dichiarazione di Jan Krokowski. 

Processo Hòss, volume 2, p.97, dichiarazione di Michal Kula. 

I nomi sono indicati da Danuta Czech. La deposizione di Jan Krokowski si trova 
perònel vol.4. 

- Per il 4 settembre (pomeriggio): 

Processo Hòss, volume 2, p.97, dichiarazioni di Michal Kula; 
Wieslaw Kielar, Anus Mundi (Frankfurt/Main 1979), p.92. 

- Per il 4 settembre (notte): 

Processo Hòss, volume 4, p.21 (testimone Krokowski) 

54, p.208 (testimone Glinski) 

55, p. 101 (testimone Banach). 

I nomi non sono indicati da Danuta Czech. Oltre al testimone Glinski, anche il 
testimone Banach ha deposto al processo della guarnigione del campo; Danuta Czech 
menziona invece il testimone Kielar (op.cit., pp.92-94). 

- Per il 5 settembre: 

Wieslaw Kielar, op.cit., pp.95-98. 

181 

Ricapitolando, il resoconto di Danuta Czech è basato sulle dichiarazioni dei seguenti 
testimoni: Kula, Krokowski, Koczorowski, Taul , Mylyk, Glinski, Smuzswski, 
Banach e Kielar. 

Nell'opera di metodologia storiografica precedentemente citata (21), tra le "alterazioni 
involontarie" della verità, è considerata "l'ingenuità di chi cerca di comporre un 
racconto coerente e logico facendo un 'mosaico' di testimonianze contrastanti"; ma ci 
sono anche "alterazioni della verità" volontarie e intenzionali che consistono nel 
comporre un racconto coerente e logico partendo da un 'mosaico' di testimonianze 
contrastanti: questo è appunto il senso del rimprovero che [232] Jean-Claude Pressac 
muove alla storiografia tradizionale sterminazionista, "una storia basata in massima 
parte su testimonianze raccolte secondo l'umore del momento, troncate per formare 
verità arbitrarie e cosparsa di pochi documenti tedeschi di valore disparato e senza 
connessione reciproca" (22). Il resoconto di Danuta Czech è un caso emblematico di 
questo metodo di lavoro, come risulta dall'esame del suo impiego delle fonti, nel caso 
specifico esclusivamente testimonianze. 

— La data dell'inizio della prima gasazione — 3 settembre 1941 — è desunta da Danuta 
Czech dalla testimonianza di Banach, secondo la quale l'evacuazione dei cadaveri fu 
eseguita il 5 settembre 1941. Ma il testimone Kula, che è la fonte principale di Danuta 
Czech, dice esplicitamente e con sicurezza che tale data è il 14 agosto 1941. Il 
testimone Koczorowski parla invece del mese di ottobre. 

— Il nome del medico SS che esegu" la selezione dei detenuti malati è tratto da Danuta 
Czech dalla testimonianza di Taul, ma il testimone Kielar afferma che tale medico fu 
il dott. Entress, che nella prima edizione del Kalendarium figura tra i partecipanti alla 
prima gasazione omicida. Nel frattempo Danuta Czech ha appreso che il dott. Entress 
nel settembre 1941 non si trovava ancora ad Auschwitz; infatti nella registrazione dell' 
11 dicembre 1941 si legge:" Dal campo di concentramento di Gross-Rosen arriva il 
Lagerarzt, SS-Untersturmfiihrer Friedrich Entress e assume la stessa funzione nel 
campo di concentramento di Auschwitz" (23). 

La scelta del dott. Schwela era dunque obbligata. 

— Danuta Czech trae il numero dei malati selezionati (250) dalla testimonianza di 
Kula, quello dei prigionieri russi (600) dalle testimonianze di Krokowski, 
Koczorowski, Mylyk e Glinski; tuttavia il testimone Koczorowski afferma che i 
detenuti malati selezionati furono 400, il testimone Smuzewski fornisce un totale di 
980 vittime e il testimone Banach parla di 800 Russi, tra cui 120 detenuti politici. 

— Danuta Czech scrive che la mattina del giorno dopo quello della gasazione (4 
settembre), Palitsch apri la porta "delle celle" e constatò [233] che "alcuni" prigionieri 
di guerra russi erano ancora vivi". La fonte è la testimonianza di Kula, il quale 
peròafferma che ciòaccadde il pomeriggio del giorno dopo ("Il 15 agosto, verso le 4 di 
pomeriggio, Palitzsch, con una maschera antigas...";); egli precisa inoltre che 
Palitzsch apri la porta "dei Bunker", ossia dello scantinato, non delle celle, e constatò 
che "le persone" — evidentemente tutte, non alcune — che vi si trovavano erano ancora 
vive. 

182 

— Danuta Czech asserisce inoltre che la notte del 4 settembre, cioè ancora il giorno 
dopo quello della gasazione, Palitzsch adunò "20 detenuti della compagnia di 
punizione del Block 5a e tutti gli infermieri dell'ospedale" più altri due detenuti, i 
quali cominciarono subito ad evacuare i cadaveri. Ma secondo il testimone Kula, lo 
scantinato del Block 1 1 fu riaperto la sera del 16 agosto, cioè due giorni dopo quello 
della gasazione; anche il testimone Kielar afferma che l'evacuazione dei cadaveri 
cominciòdue giorni dopo. Questo stesso testimone afferma inoltre che tale operazione 
fii eseguita da circa 20 medici e infermieri, che Danuta Czech trasforma in "20 
detenuti della compagnia di punizione del Block 5 a", mentre il testimone Banach 
dichiara che essa fu eseguita da "alcune decine" di detenuti della compagnia di 
punizione. Il testimone Glinski, che era infermiere, asserisce che l'operazione fu 
compiuta soltanto da infermieri e medici, e il testimone Banach, che era membro della 
compagnia di punizione, dichiara che l'operazione fu eseguita soltanto dai detenuti 
della compagnia di punizione. Dunque : infermieri o detenuti della compagnia di 
punizione. Danuta Czech risolve elegantemente il dilemma: infermieri e detenuti della 
compagnia di punizione. 

— Danuta Czech scrive che i cadaveri dei gasati furono portati al crematorio e cremati, 
ma il testimone Kula afferma che essi "non furono cremati nel crematorio, ma furono 
portati in direzione di Brzezinka [Birkenau], dove furono inumati". 

— Danuta Czech asserisce infine che il trasporto dei cadaveri al crematorio duròdue 
notti e si concluse la notte del 5 settembre. Ma i testimoni Mylyk e Smuzewski 
affermano che questo lavoro fu eseguito in una sola notte (24). 

[234] Si sarà notato che Rudolf Hoss non rientra nel novero dei testimoni citati da 
Danuta Czech; la ragione è semplice: la sua testimonianza, alla portata di tutti e 
controllabile da chiunque, è in contraddizione troppo flagrante con il resoconto del 
Kalendarium, perché egli riferisce che lo Zyklon B "provocòla morte immediata delle 
vittime". 

4. UN DILETTANTE NOSTRANO. 

Tra gli attacchi propagandistici che sono stati portati alle mie ricerche da vari 
gazzettieri italiani, i più squallidi — sia dal punto di vista documentario, sia, 
soprattutto, dal punto di vista morale — sono quelli di tale Francesco Germinario, 
autore di due penosi articoli sul "negazionismo in Italia": Aspetti della pubblicistica 
negazionista in Italia (25) e Destra radicale e negazionismo in Italia (26), che è un 
semplice rifacimento del primo, il quale a sua volta, è "una versione, rivista e 
ampliata, della relazione al Convegno su "Nazismo e neonazismo" , tenutosi a Brescia 
il 17 dicembre 1993, a cura della fondazione "Luigi Micheletti" " (27): praticamente, 
in due anni, questo "esperto" del "negazionismo" non ha saputo far altro che riciclare i 
medesimi temi, dimostrando la sua totale incapacità di uscire dagli squallidi schemi 
mentali e dai volgari pregiudizi di un Pierre Vidal-Naquet e di una Deborah Lipstadt. 

I grossolani rimproveri che mi muove costui rientrano in uno schema tattico ormai 
ben sperimentato, che si basa sulla deformazione sistematica sia delle intenzioni, sia 
delle argomentazioni dell'avversario. Non vale la pena di soffermarsi sulla "critica" 
teorica del "negazionismo" proposta da Francesco Germinario, trattandosi di un 
misero raffazzonamento delle tesi esposte da questi due "maestri". Tuttavia [235] non 

183 

posso passare sotto silenzio la boriosa arroganza di questo propagandista, che ardisce 
fare il processo alle mie intenzioni e condannarmi senza appello con una sicumera 
pretenziosa quanto illusoria. La mia legittima richiesta che venga giudicato il valore 
delle argomentazioni che espongo, non già le mie idee politiche, o, peggio ancora, 
quelle che mi vengono attribuite (28), diventa per il Germinario "un preteso 
atteggiamento di super partes" , peggio ancora, "parodistiche professioni di fede di 
sapore weberiano" (29). Naturalmente il Germinario, lui si, è assolutamente super 
partes e i suoi giudizi sono assolutamente obiettivi e solo un animo malevolo potrebbe 
vedere nella sua insistenza ossessiva nel distribuire qualifiche di nazista e antisemita a 
destra e a manca (moltissimo a destra e pochissimo a manca) un indizio velato di 
faziosità! Ma al di là della ridicola parodia morale di cui si ammanta, questa 
insistenza non è altro che una miserabile tattica: non avendo la minima cognizione dei 
temi che pretende di dibattere, al pover'uomo non resta che nascondersi dietro 
all'obbrobrio che scaturisce dai suoi anatemi: l'accusa di nazismo e di antisemitismo 
rappresenta dunque uno squallido surrogato dell'argomentazione scientifica e chiude 
la discussione prima ancora di averla iniziata. Un comodo alibi adottato da questi 
propagandisti con un furore tanto maggiore quanto maggiore è la loro incompetenza 
sul piano storico. In effetti, le conoscenze storiche e le "critiche" che il Germinario 
presenta negli articoli citati sarebbero mediocri anche per un ginnasiale. 

Veniamo finalmente a queste "critiche". Come ho già accennato, esse si risolvono in 
una deformazione sistematica di alcuni passi dei miei scritti fino alla falsificazione 
pura e semplice. Comincio dal primo articolo. Aspetti della pubblicistica negazionista 
in Italia. [236] Egli afferma che Carlo Mattogno 

"ha preteso di discutere di Shoà con la redazione di "Shalom" e di essere 
invitato quale "esperto" aduna trasmissione televisiva sulla Shoà a suo avviso 
troppo ..."sterminazionista" " (p.29). 

Madornali scemenze. E' la redazione di Shalom che ha preteso di discutere con me, 
ma quando ho dimostrato che questa rivista ha pubblicato un documento sull' affaire 
Roques non corrispondente all'originale (da me inviato in fotocopia alla redazione) e 
ha espresso un giudizio documentariamente infondato, si è guardata bene dal 
rispondere (30). A quanto pare, Germinario crede davvero che la redazione di Shalom 
sia costituita da "esperti" della Shoà dinanzi alla profonda competenza dei quali io 
dovrei trasalire: pia illusione. Al loro cospetto, un mediocre dilettante come Pierre 
Vidal-Naquet appare un gigante. Io non ho mai preteso di essere invitato come esperto 
in nessuna trasmissione. Il Germinario deforma la chiusura del mio articolo Spedale- 
Mixer e l'Olocausto - che egli liquida con una interpretazione ridicola (31): 

"Quanto invece a Giovanni Mino li e compagni, se si sentono tanto sicuri delle 
"prove" da essi sbandierate, non hanno che da invitare all'immancabile 
"Speciale-Mixer 3" sull' "Olocausto" Robert Faurisson o un altro studioso 
serio" (32). 

Naturalmente Francesco Germinario non solo si guarda bene dall'esporre una sola 
critica storica al contenuto di questo articolo, ma ne fornisce persino un riferimento 
errato! (33) 

184 

Dalla semplice presenza del nome di Nolte accanto a quello di Faurisson, di Rassinier 
e di Mattogno su un questionario non redatto da me, il Germinario desume l'idea 
fantasiosa di una tattica revisionista consistente nello "spacciarsi per "discepoli" della 
storiografia [237] accademica revisionista, in particolare di Renzo De Felice e di 
Ernst Nolte" (p.29), ossia "ci si ripara dietro il nome di un Nolte per legittimare una 
specie di millantato credito storiografico" (p.30). Un'altra enorme sciocchezza. Per 
quanto mi concerne, non ho millantato nulla; se mai, Nolte stesso ha, almeno in parte, 
legittimato le mie ricerche scrivendo che "Mangel an Kenntnissen ist weder Robert 
Faurisson noch Carlo Mattogno vorzuwerfen" ("né a Robert Faurisson né a Carlo 
Mattogno si puòrimproverare la mancanza di conoscenze") (34). Quanto a Renzo De 
Felice, l'unica volta che l'ho menzionato nei miei scritti è stato per contestarlo 
duramente (35). 

Francesco Germinario osa affermare che "per Faurisson o per Mattogno, ad esempio, 
le vittime [della Shoà] non superano le migliaia" (pp. 30-31)., il che è una menzogna 
pura e semplice, smentita già dall'articolo Lois des nombres (36), nel quale stimo le 
vittime del solo campo di Auschwitz a 150.000-170.000 (37). 

Il nostro sprovveduto propagandista si illude persino di avermi colto in fallo di 
menzogna: 

"La posizione piìi diffusa -- o, almeno, quella in cui si rifugiano i pubblicisti 
neonazisti davanti all'evidenza delle cifre spaventose di ammazzati — è che se 
migliaia di morti vi sono state, esse sono state provocate dall'epidemia. Il 
pubblicista negazionista Mattogno ha sostenuto, ad esempio, che le migliaia di 
cadaveri riprese dalle telecamere dell'esercito americano (38) nel Lager di 
Berger [sic] Belsen erano state provocate dalle epidemie di tifo petecchiale" 
(p.32). 

Considerato il suo livello culturale, non si puòcerto pretendere che il Germinario 
abbia letto il già citato [238] Trial of Josef Kramer and Forty-Four Other (The Belsen 
Trial), di cui probabilmente ignora perfino l'esistenza, ma La soluzione finale di 
Gerald Reitlinger la conoscono anche i ginnasiali. In quest'opera, l'Autore scrive: 

"Il lo marzo Kramer aveva scritto a Gliicks che nel campo c'erano 42.000 
detenuti e che il tifo petecchiale mieteva in mezzo ad essi al ritmo di 250-300 
persone al giorno. [...] In questo rettangolo lungo poco piìi di un chilometro e 
mezzo e largo trecentosessanta metri, le truppe britanniche trovarono 28.000 
donne, 12.000 uomini e 13.000 cadaveri insepolti. Altri 13.000 morirono nei 
giorni immediatamente seguenti alla liberazione. Non vi è alcun modo di 
stabilire quanti erano morti dall'inizio di febbraio, quando l'epidemia di tifo si 
manifesto, ma è certo che perlomeno 40.000 persone, in massima parte ebrei 
polacchi e ungheresi, lasciarono la vita in questo campo di appestati, dove 
ogni straccio, ogni pezzetto di legno, ogni cosa dovette essere distrutta col 
fiioco" (39). 

Ma forse per il nostro polemista anche lo storico ebreo Gerald Reitlinger era in realtà 
un temibile nazista! 

185 

Passiamo al secondo articolo di Francesco Germinario, Destra radicale e 
negazionismo in Italia. 

Egli esordisce affermando che 

"la data di nascita del negazionismo italiano è collocabile nel biennio 1985-86, 
quando un "fascista dichiarato", Carlo Mattogno pubblica presso le edizioni di 
Sentinella d'Italia — una casa editrice la cui omonima rivista si era già 
segnalata per la pubblicazione di articoli negazionisti — diversi opuscoli: // 
rapporto Gersstein [sic]: anatomia di un falso; La Risiera di San Sabba. Un 
falso grossolano; Il mito dello sterminio ebraico. Introduzione storico- 
bibliografica alla storiografia revisionista; Auschwitz: due false 
testimonianze; Auschwitz: un caso di plagio" (p. 54). 

Francesco Germinario è tanto sicuro che io sia un "fascista dichiarato" che lui, italiano 
e (preteso) specialista della destra radicale italiana, trae la falsa notizia da Pierre 
Vidal-Naquet; non solo, ma, pur [239] avendo rilevato che l'affermazione di costui è 
priva di riferimento - e dunque arbitraria — non mi ha concesso neppure il beneficio 
del dubbio. L'argomentazione è comunque demolitrice: è noto a tutti, infatti, che 
l'affermazione 3 + 2 = 5 è vera se fatta da un qualunque Francesco Germinario, ma 
diventa rigorosamente falsa se è fatta da un "fascista dichiarato"! 

Per quanto concerne i miei scritti, Auschwitz: due false testimonianze e Auschwitz: un 
caso di plagio (1986) sono stati pubblicati dalle Edizioni La Sfinge, non già da 
Sentinella d'Italia; inoltre la qualifica riduttiva di "opuscoli" da lui attribuita a tutti 
questi scritti, non conviene sicuramente a // rapporto Gerstein: Anatomia di un falso , 
che conta 243 pagine, né a // mito dello sterminio ebraico, che ne conta 85. 

Il Germinario passa poi ad una sommaria analisi dei miei scritti: 

"I due brevi saggi su Auschwitz, quello sulla Risiera di San Sabba, nonché 
quello successivo sulle confessioni di Hòss erano una piatta riproposizione 
della consueta tecnica negazionista, già inaugurata da Bardèche e poi 
ampiamente sviluppata dai pubblicisti neonazisti successivi, di respingere 
come non credibili per definizione tutte le ricostruzioni dei deportati e 
sopravvissuti: le loro erano solo "menzogne spudorate", ossia "un'accozzaglia 
di falsificazioni e contraddizioni" ". (p.54) 

Il riferimento a Bardèche, del quale non sono debitore in nuUa né dal punto di vista 
metodologico né da quello argomentativo, è decisamente fuori luogo, come ho 
dimostrato ad abundatiam nei capitoli I e III ; l'iniziatore del revisionismo storico non 
è il fascista Bardèche, ma il socialista e resistente Paul Rassinier. 

Nella nota 32 a p. 52 Francesco Germinario scrive: 

"Ambedue le cit. In Auschwitz: due false testimonianze. La Sfinge, Parma 
1986; Auschwitz: un caso di plagio. La Sfinge, Parma 1986, p.8. In 
quest'ultimo caso, il riferimento è alla testimonianza di un internato ungherese, 
M.Nyiszli". 

186 

Ma neppure nel primo caso io ho affermato che tutte le testimonianze sono solo 
"menzogne spudorate", bensi, con specifico riferimento alle testimonianze di Ada 
Bimko e di Sigismund Bendel, ho rilevato il fatto vergognoso "che questi testimoni 
abbiano mentito [240] spudoratamente" (40). Se Francesco Germinario è convinto che 
Miklos Nyizsli, Ada Bimko e Sigismund Bendel non siano dei mentitori, lo dimostri 
confutando le mie argomentazioni (eventualità decisamente utopistica!). 

A titolo informativo, del testimone Miklos Nyiszli, sedicente medico del 
Sonderkommando dei crematori di Birkenau, mi sono occupato nello studio "Medico 
ad Auschwitz" : anatomia di un falso (41), in cui ho esposto 120 argomentazioni 
contro questo testimone; sono ancora in attesa che qualcuno dimostri che una sola di 
esse sia falsa o infondata (42). 

In Auschwitz: due false testimonianze ho esaminato in modo approfondito, studiando 
il testo integrale di tutti i documenti disponibili, le testimonianze di Ada Bimko e di 
Sigismund Bendel; la prima afferma di aver visitato una "camera a gas" di Birkenau 
(43), di cui fornisce una descrizione architettonica puramente fantastica, come risulta 
dall'esame delle piante originali dei crematori (44), nei quali tali locali omicidi si 
sarebbero trovati; il secondo, un altro sedicente membro del Sonderkommando, tra 
l'altro, descrive, da testimone oculare, le presunte camere a gas omicide come locali di 
m 10 X 4 X 1,60 (45), mentre i locali che la storiografia ufficiale designa come camere 
a gas omicide misuravano m 30 x 7 x 2,40 (crematori II e III). Un dettaglio 
irrilevante? 

// rapporto Gerstein. Anatomia di un falso, è uno studio storico di largo respiro su 
questo personaggio inquietante. La ricca documentazione comprende l'analisi di testi 
inediti o poco noti , tra l'altro, in polacco, in olandese e in svedese. Con abbondanza di 
argomenti (pp.37-79), che ho riassunto sommariamente nel capitolo II, vi dimostro 
che le affermazioni di Kurt Gerstein sono inattendibili su tutti i punti [241] essenziali. 
Anche in questo caso, attendo da piìi di dieci anni una confutazione scientifica delle 
mie argomentazioni. 

Continuando la sua rassegna di alcune delle mie opere, Francesco Germinario scrive: 

«il Mito dello sterminio ebraico (già pubblicato sul piìi importante periodico 
neonazista , specializzato nella pubblicazione di articoli negazionisti, gli 
Annales d' histoire révisionniste) , invece, costituiva una rassegna pressoché 
completa della precedente pubblicistica negazionista, fornendo altres"una 
esposizione di tutti i piìi significativi Leitmotive del negazionismo dal 1945 ad 
oggi. Intanto, il processo di Norimberga era privo di attendibilità storico 
politica perché in quella sede spietati "inquisitori" si erano esercitati nell'arte 
di "far dire a qualsiasi documento ciòche si vuole"; per "soluzione finale" era 
da intendere l'emigrazione forzata degli ebrei europei nel Madagascar; i 
criminali di guerra erano "cosiddetti"; la Shoah non si era verificata, essendo il 
verosimile risultato di una fantasia "ridicola"», (p.54). 

Preciso anzitutto che le Annales d'histoire révisionniste non erano un periodico 
neonazista; l'editore di questa rivista era Pierre Guillaume, uomo dell'estrema sinistra, 
come si puòleggere anche a p. 43 dello stesso numero di Marxismo oggi: "Pierre 
Guillaume ha militato sin da giovanissimo nell'estrema sinistra". 

187 

A mio avviso, il processo di Norimberga (47) fu privo di attendibilità storico-politica 
non già per la sciocca motivazione che mi attribuisce l'Autore, ma perché esso 
costitu"semplicemente "una continuazione degli sforzi bellici delle Nazioni Alleate" 
contro la Germania, con la quale si trovavano "tecnicamente ancora in stato di 
guerra", come ammise candidamente il procuratore generale degli Stati Uniti Justice 
Robert H. Jackson nell'udienza del 26 luglio 1946 di tale processo; a conferma del 
carattere fazioso di esso ho citato inoltre il giudizio dello storico inglese A.J.Taylor, 
secondo il quale "il verdetto precedette il processo (48); [242] a conferma del 
carattere fazioso di esso ho citato inoltre il giudizio dello storico inglese A. J. Taylor, 
secondo il quale "il vedetto precedette il processo: e i documenti furono addotti per 
sostenere una conclusione già stabilita" (49). 

Il riferimento agli "inquisitori " di Norimberga, nel suo vero contesto, ha un 
significato ben diverso da quello che gli attribuisce il nostro polemista: 

"Gli inquisitori di Norimberga si rendevano perfettamente conto che un "piano 
di sterminio" che aveva provocato — secondo l'accusa — la morte di quattro 
milioni e mezzo o di sei milioni di Ebrei, non poteva essere stato attuato senza 
lasciare la minima traccia negli archivi nazisti, né, in sede giuridica, potevano 
ricorrere alla ridicola scappatoia degli storici di regime secondo cui tutti i 
documenti compromettenti sono stati distrutti. Essi elaborarono allora quel 
metodo esegetico aberrante che consente di far dire a qualsiasi documento 
cièche si vuole" (50). 

A sostegno di queste affermazioni ho menzionato, tra gli altri, lo storico ebreo Leon 
Poliakov , il quale ha scritto che "per quanto riguarda la concezione propriamente 
detta del piano di sterminio totale ...nessun documento è rimasto, né forse è mai 
esistito" (51), e la sentenza del processo Eichmann, secondo la quale "fino al suo 
abbandono, il éPiano Madagascar' fu talvolta designato dai dirigenti tedeschi col 
nome di ésoluzione finale della questione ebraica' " (52). Ho inoltre citato, tra l'altro, 
la lettera informativa di Rademacher al delegato Bielfeld del ministero degli Esteri in 
data 10 Febbraio 1942, in cui si legge testualmente: 

"La guerra contro l'Unione Sovietica ha frattanto consentito di disporre di altri 
territori per la soluzione finale (fiir die Endlòsung). Di conseguenza il Fiihrer 
ha deciso che gli Ebrei non devono essere espulsi nel Madagascar, ma [243] 
all'Est. Perciò il Madagascar non deve piìi essere previsto per la soluzione 
finale (Madagaskar braucht mithin nicht mehr fiir die Endlòsung vorgesehen 
werden" (53). 

Io non ho mai affermato che "la Shoah non si era verificata, essendo il verosimile 
risultato di una fantasia éridicola'", ma ho esposto un argomento completamente 
diverso: 

"E' fin troppo evidente che, se per Hitler lo "sterminio" degli Ebrei era tanto 
importante da far passare in secondo piano le impellenti necessità 
dell'economia di guerra tedesca fino all'anti-utilità (54), non avrebbe 
certamente permesso - fino ai primi due anni di guerra - l'emigrazione di 
almeno un milione di ebrei! [...] La debolezza della suddetta tesi è strettamente 
connessa alla debolezza della presunta motivazione dello "sterminio" ebraico. 

188 

Per quasi tutti gli storici di regime è un fatto scontato che tale motivazione sia 
da rintracciare nella pretesa concezione nazionalsocialista secondo la quale gli 
Ebrei, in quanto "razza inferiore", erano da sterminare "per il solo fatto di 
essere Ebrei". Questa ridicola tesi è smentita categoricamente dal fatto della 
politica di emigrazione ebraica — addirittura forzata! — propugnata dal 
governo del Reich persino nei primi due anni di guerra (55). 

Indi Francesco Germinario si esercita in una penosa parodia della mia metodologia 
storiografica: 

"Era una cesura avvertibile, infatti, sul piano strettamente metodologico. 
Intanto - e qui risultava evidente l'assimilazione della "lezione" di Faurisson - 
- tutto l'impianto negazionista si reggeva sulla convinzione per cui la 
constatazione da parte degli storici di mestiere (ossia degli "storici di corte", 
secondo il lessico neonazista) che alcune testimonianze dei sopravvissuti 
risultavano incomplete implicava l'inesistenza della macchina dello sterminio" 
(p.55). 

[244] In realtà la mia metodologia non ha nulla a che vedere con queste sciocchezze, 
ma consiste nell'esaminare il testo integrale di tutte le dichiarazioni disponibili di un 
testimone, dove sia possibile, in lingua originale (56), e nel trarre le logiche 
conseguenze dalla mia analisi critica di carattere storico-tecnico. 

"Sempre sotto l'aspetto metodologico, poi, - continua il Germinario — la 
constatazione che in campo storiografico fosse lontano dalle conclusioni il 
dibattito fra le diverse interpretazioni sulla Shoah, era la prova piìi evidente, al 
tempo stesso, sia dell'inesistenza della macchina di sterminio che del 
fallimento della storiografia "sterminazionista", che "dopo quarant'anni di 
ricerca — si dichiarava convinto Mattogno - [...] non sa ancora nulla 
dell'aspetto fondamentale dello sterminio ebraico, della genesi della decisione 
e dell'ordine conseguente". In altri termini, l'esistenza del dibattito 
storiografico è la prova dell'inesistenza dell'oggetto del dibattito medesimo" 
(p.55). 

Anche qui Francesco Germinario distorce il significato delle mie affermazioni. Io ho 
scritto quanto segue: 

"In conclusione, dopo quarant'anni di ricerca, la storiografia sterminazionista 
non sa ancora nulla dell'aspetto fondamentale dello "sterminio" ebraico: la 
genesi della decisione e l'ordine conseguente, e questa ignoranza giustifica da 
sola la legittimità dell'interpretazione revisionista" (57). 

In altri termini, dal momento che nessuno sa dire come, quando, dove, da chi e perché 
fu presa la presunta decisione di sterminio, né come, quando, dove, da chi e perché fu 
dato l'ordine di sterminio, non mi pare propriamente irragionevole dubitare della 
realtà storica dell'uno e dell'altra. 

Le ignobili insinuazioni di Francesco Germinario sulle finalità delle mie ricerche 
(p.56) non meritano una risposta. Che costui ricorra a tali bassezze è soltanto 
vergognoso. 

189 

[245] In questo quadro, egli afferma che nei miei scritti "non erano affatto rare le 
giustificazioni addotte alla politica antisemita del nazismo", e aggiunge: 

"Cosi, ad esempio, commentando un discorso di Hitler del 30 gennaio 1939, 
Matto gno scriveva che l'obiettivo di Hitler era la "liquidazione del loro [degli 
ebrei n.d.r.] ruolo politico, economico e sociale mediante la "spiegazione della 
questione ebraica agli altri popoli, i quali conseguentemente — pensava Hitler - 
- avrebbero adottato misure restrittive come quelle che già da pochi anni erano 
state adottate in Germania". La Kristallnacht , tutta la legislazione antisemita e 
il funzionamento fin dagli anni Trenta del sistema concentrazionario in 
Germania sono quindi derubricati a innocenti "misure restrittive", mentre ci si 
astiene dall'ipotizzare in quale modo avrebbe dovuto essere liquidato il 
supposto ruolo economico dell'ebraismo senza ricorrere allo sterminio( (p.56). 

Anche qui ci troviamo di fronte al solito travisamento sistematico delle mie 
affermazioni. Io ho scritto: 

"Come ammette lo storico sterminazionista Joseph BilHg, il termine 
Vernichtung "non significava che si fosse già arrivati allo sterminio e neppure 
l'intenzione deliberata di arrivarvi", ma soltanto "la liquidazione del ruolo 
degli Ebrei in Europa". Il seguito del discorso chiarisce infatti il senso di 
questo sterminio nel modo seguente [segue la continuazione del 
summenzionato discorso di Hitler]: "Ma se questo popolo riuscisse ancora una 
volta a istigare masse popolari di milioni di uomini ad un conflitto del tutto 
insensato, che servirebbe soltanto agli interessi ebraici, allora si manifesterà 
l'effetto di una spiegazione al quale l'ebraismo è soggiaciuto completamente 
già in pochi anni soltanto in Germania". In altre parole, Hitler, nel discorso in 
questione, non minacciava lo sterminio fisico degli Ebrei europei, ma la 
liquidazione del loro ruolo politico, economico e sociale mediante la 
"spiegazione" della questione ebraica agli altri popoli, i quali 
conseguentemente — pensava Hitler — avrebbero adottato nei loro confronti 
misure restrittive come quelle che già in pochi anni erano state adottate 
soltanto in Germania" (58). 

Dunque, la "liquidazione del ruolo degli Ebrei in Europa" è il commento di Joseph 
Billig, ed io ho soltanto ripreso il suo commento con riferimento al testo del discorso 
di Hitler; per quanto concerne l'espressione "misure restrittive", mi si potrà accusare 
di aver usato una espressione infelice, ma non certo di aver voluto avallare le misure 
antiebraiche adottate dal governo del Reich, e cioè tanto vero che, nelle 1200 pagine 
che ho scritto fino al 1995, Francesco Germinario non ha potuto addurre che un solo 
esempio, capzioso, — due parole! — della mia presunta volontà di giustificare la 
politica antisemita del nazismo. 

Se Francesco Germinario avesse avuto almeno la curiosità di leggere il libro di Joseph 
Billig (ma questo libro è già al di là della cultura storica di un dilettante!) da cui ho 
tratto la citazione summenzionata, avrebbe trovato anche la risposta al suo quesito 
relativo alla liquidazione del ruolo degli Ebrei in Europa. Lo storico francese scrive: 

"Nel gennaio 1941, egli [Hitler] indica che il ruolo degli Ebrei in Europa sarà 
liquidato e aggiunge che questa prospettiva si realizzerà, perché gli altri popoli 

190 

ne comprenderanno la necessità presso di loro. In quest'epoca si credeva alla 
creazione di una riserva ebraica. Ma essa non era ammissibile per Hitler che 
fuori dell'Europa" (59). 

Ecco come avrebbe dovuto essere liquidato il supposto ruolo economico dell'ebraismo 
senza ricorrere allo sterminio. 

La soluzione finale. Problemi e polemiche, è un libro di 219 pagine. La prima parte 
contiene un capitolo su Genesi e sviluppo della soluzione finale nella piìi recente 
letteratura sterminazionista (pp. 23-63) in cui esamino i risultati del convegno di Parigi 
del 1982 e del congresso di Stoccarda del 1984; un capitolo su La "soluzione finale": 
leggenda e realtà (pp.64-109), in cui tratto la questione della politica nazista di 
emigrazione ebraica e dimostro, tra l'altro, che il termine Endlòsung non è mai stato 
sinonimo di sterminio; un capitolo su La "soluzione finale": la conoscenza da parte di 
alleati e neutrali negli [247] anni 1941-42 (pp. 110-153), che è una analisi accurata del 
libro di Walter Laqueur // terribile segreto. La congiura del silenzio sulla "soluzione 
finale" (Firenze 1983), in cui, grazie ad una verifica sistematica delle fonti addotte 
dallo storico inglese, dimostro che le conclusioni del suo libro sono storicamente 
infondate; un capitolo su "Greuelpropaganda": un caso esemplare (pp. 154-161), che 
documenta come i comunisti francesi diffondevano le notizie propagandistiche sulle 
atrocità tedesche pur sapendo che erano false. La seconda parte dell'opera è costituita 
da sei capitoli (Gli "assassini della memoria" e gli assassini della verità , Il 
revisionismo in Italia, L'alfabetismo morale di "Shalom", Il "comunicato" di Giuliana 
Tedeschi al Salone del libro di Torino, Il valore della memoria. Il problema delle false 
testimonianze, Speciale-Mixer e l'Olocausto): ora, in che modo Francesco Germinario 
risponde alla moltitudine di argomentazioni che presento in questo libro? 
Accusandomi di voler giustificare la politica antisemita del nazismo! 

Per mostrare, se ce ne fosse bisogno, la differenza tra la mia metodologia e quella di 
Francesco Germinario e di tutti coloro che adottano i suoi sistemi, posso riferirmi alla 
mia critica del libro di Jean-Claude Pressac Les crématoires d'Auschwitz. La 
machinerie du meurtre de masse , nella quale ho citato e confutato una per una tutte le 
argomentazioni dello storico francese, almeno una sessantina, in uno studio di 
carattere storico-tecnico che Francesco Germinario evidentemente ha dimenticato di 
menzionare, forse perché i suoi dentini da dilettante si sono spezzati su quest'osso 
troppo duro. 

Il nostro polemista si occupa sommariamente anche di altri scritti revisionisti, ma con 
il medesimo animus e la medesima metodologia. 

J.P.Bermont, che era uno pseudonimo di Paul Rassinier, diventa ovviamente "un 
giornalista neofascista" (p. 51). 

L'Autore afferma che "l'antisemitismo era esplicito, e all'occorrenza, non mancava, 
come nel caso di Harwood il richiamo anche ai Protocolli degli Anziani Savi di Sion" 
(p.53), mentre Harwood ha semplicemente commentato la prima pagina del Daily 
Express del 24 marzo 1933, da lui pubblicata a p. 5: "Con un titolo su sette [248] 
colonne (Judea Declares War on Germany — Il giudaismo dichiara guerra alla 
Germania) il "Daily Express" del 24 marzo 1933 (!) annuncia la dichiarazione di 
guerra alla Germania da parte dell'ebraismo internazionale. Sotto il titolo, un 

191 

fotomontaggio rivelatore: Hitler davanti ai "savi anziani di Sion" (62). Dunque qui 
non c'è alcun richiamo ai Protocolli dei Savi Anziani di Sion da parte di Harwood, ma 
un richiamo ai Savi Anziani di Sion da parte del Daily Express. 

Francesco Germinario conclude con una previsione apocalittica sul futuro del 
revisionismo che sarebbe stata avallata da David Irving: 

"Del resto, che il negazionismo non sia riuscito a coagulare forze al di fuori 
degli ambienti neonazisti, è un dato ammesso dagli stessi pubblicisti 
negazionisti, se è vero che David Irving, il più profondo conoscitore della 
seconda guerra mondiale nel neonazismo europeo, ha riconosciuto che allo 
stato attuale il negazionismo ha perso la sua battaglia" (p.58). 

Il riferimento è :"D. Irving, Presentazione a II rapporto Leuchter, Edizioni all'Insegna 
del Veltro, Parma 1993, pp.5-7" (nota 50 a p.60). 

La ricerca di questo presunto riconoscimento di David Irving nel testo indicato da 
Francesco Germinario è fatica sprecata. Gli unici due passi che, con un opportuno 
travisamento, potrebbero supportare l'affermazione del nostro sprovveduto polemista 
sono questi: 

"Sarebbe semplicemente assurdo ritenere che l'opinione pubblica mondiale sia 
già da ora disposta ad accettare uno spassionato e professionale esame chimico 
dei campioni di pietre e del suolo del campo di concentramento di Auschwitz. 
[...] Fino al termine di questo tragico secolo ci saranno sempre storici, statisti e 
pubblicisti incorreggibili che crederanno fortemente — o non avranno altre 
prospettive economiche che credervi — che i nazisti utilizzarono camere a gas 
ad Auschwitz" (63). 

Il lettore smaliziato si chiederà perché mai nel panorama del "negazionismo italiano" 
Francesco Germinario abbia evitato [249] accuratamente qualunque accenno al 
"negazionismo" di sinistra (64), a partire dagli articoli apparsi in Alla Bottega 
all'inizio degli anni Ottanta (65), al volumetto II caso Faurisson, pubblicato da Andrea 
Chersi (66), che Francesco Germinario cita nella nota 14 a p.59 senza ovviamente 
menzionare la matrice politica di lui, a La FrovocAzione Revisionista (67), a Cesare 
S aletta, autore dello studio L'onestà polemica del signor Vidal-Naquet , ristampato da 
Graphos, Genova , col titolo Per il revisionismo storico contro Vidal-Naquet (1993), 
all'attività di questa casa editrice che ha già pubblicato Dallo sfruttamento nei lager 
allo sfruttamento dei lager . Una messa a punto marxista sulla questione del 
revisionismo storico (1994) e, recentemente, lo scritto di Pierre Guillaume Jean- 
Claude Pressac, preteso demolitore del revisionismo olocaustico (1996): forse perché 
un "negazionismo" di sinistra non quadra con l'idea preconcetta del Germinario che il 
revisionismo sia in ogni tempo e in ogni luogo un fenomeno "neonazista"? 

Forse perché, essendo l'articolo apparso su una rivista di sinistra, la ragion politica 
imponeva di eliminare qualunque sacrilego accenno al revisionismo di sinistra? 

Sta di fatto , comunque, che gli storici e i gazzettieri di regime, se vogliono mantenere 
le loro posizioni di privilegio, devono pagare il loro pesante tributo alla storiografia 
ufficiale. 

192 

5. L'ESPRESSO: GAZZETTIERI E STORICI ALLO SBARAGLIO. 

Da alcuni anni L'Espresso è notoriamente in prima linea nella piìi becera propaganda 
antirevisionista. Gli articoli di questa squallida serie, promossa dall' "esperto" del 
settimanale, Mario Scialoja (69), [250] spiccano per una presunzione smisurata che 
copre, come al solito, un'ignoranza desolante dell'argomento. Del resto, che cosa ci si 
puòattendere dai gazzettieri di questa rivista se i loro consulenti sono essi stessi di una 
incompetenza paurosa? Mi riferisco in particolare allo storico inglese Gerald Fleming, 
intervistato da Andrea Scazzola, autore di un articolo a dir poco penoso intitolato 
molto modestamente: "Gas ecco le prove. Rivelazioni. Grafici, documenti, 
testimonianze dirette. Uno storico inglese, Gerald Fleming, ha trovato negli archivi di 
Mosca la verità sulla costruzione delle camere a gas. Una documentazione terribile 
che smentisce, se ce ne fosse bisogno, le sciocchezze filonaziste di David Irving" (70). 

Dopo aver narrato gli antefatti di questa fortunata "scoperta", Scazzola riferisce che 
Fleming 

"va a Mosca, parla con il ministro degli Esteri Eduard Shevardnadze e, primo 
storico al mondo, ottiene di poterli vedere. Fleming visiona migliaia di carte e, 
infine, scova un carteggio del 1943 tra Auschwitz e Berlino nel quale Heinrich 
Himmler chiede tempi stretti per ultimare gli edifici destinati allo "speciale 
trattamento" riservato agli ebrei" "(p.72). 

Premetto che l'archivio visitato da Gerard Fleming è quello di via Viborskaja, in cui 
sono conservate 645 cartelle di documenti della Zentralbauleitung di Auschwitz 
contenenti circa 88.000 pagine (71), e rilevo subito quanto segue: 

1. L'archivio non contiene "testimonianze dirette". 

2. Stando alle firme che bisogna apporre negli appositi moduli di consultazione 
inseriti in ogni cartella, Fleming ha visionato al massimo il 10% di questa 
documentazione. 

3. Questi fogli mostrano parecchie firme prima di quelle di Fleming, che dunque non 
è stato il "primo storico al mondo" a vedere i documenti della Zentralbauleitung. 

[251] 4. Come ho già accennato, nell'archivio non esiste alcun "carteggio del 1943 tra 
Auschwitz e Berlino". Fleming confonde evidentemente con il carteggio tra la ditta 
Topf e la Zentralbauleitung. 

Indi Scazzola passa a parlare dei crematori di Auschwitz -Birkenau. 

"Himmler ne aveva ordinato la costruzione dal giugno del 1942. All'inizio 
sembrano dei forni crematori per eliminare cadaveri. "Ma è il 16 marzo 1943", 
afferma Fleming, "che giunge ad Auschwitz il preciso ordine di mutare la loro 
destinazione d'uso". I nazisti hanno deciso di affrettare i tempi dello sterminio 
e di portare gli impianti al massimo dell'efficienza " (pp.72-73). 

193 

Pura fantasia. Questo presunto "preciso ordine", che Fleming non ha mai pubblicato, 
non è stato trovato né da Pressac né da me. Per quanto mi concerne, posso affermare 
con cognizione di causa che esso non esiste. 

Fleming spiega: 

"Queste sono le principali variazioni al progetto originario. Le previste camere 
mortuarie (stanze dove adagiare i corpi senza vita per passarli, attraverso dei 
particolari portelli, ai forni crematori) divengono "camere di svestimento", 
luoghi dove denudarsi per raggiungere con le proprie gambe un altro 
ambiente, dove gli internati vengono esposti al mortale Zyklon B. Tra i 
documenti", continua Fleming, "ho trovato i moduli che diligentemente 
compilava un caposquadra, Heinrich Meering: là dove scriveva la parola 
"Leichenkeller", stanza dei cadaveri, dopo il marzo é43 comincia a scrivere 
"Auskleidekeller", stanza dove togliersi i vestiti. I portelli attraverso cui far 
passare i cadaveri, poi, previsti nei primi progetti, negli ultimi disegni non ci 
sono pili. Dunque f'dentro si muovevano persone vive" " (p.73). 

Il pover'uomo non ha capito nulla delle piante che ha visionato. Qui rilevo 
sinteticamente: 

1. Il seminterrato (Kellergeschoss) dei crematori II e IH, in cui si trovavano le camere 
mortuarie (Leichenkeller) era collegato alla sala forni (Verbrennungsraum) da un 
montacarichi (Aufzug). I "portelli" di Fleming non sono mai esistiti. 

[252] 2. 1 moduli (72) di Heinrich Messing (non Meering!) si trovano si a Mosca (73), 
ma anche nell'archivio del museo di Auschwitz (74), dove sono stati "trovati" da Jean- 
Claude Pressac e da lui commentati e parzialmente pubblicati fin dal 1989 (75). 

3. Anche il termine "Auskleidekeller" che compare in questi moduli è stato trovato da 
Pressac (76), sicché le "scoperte" di Fleming a Mosca sono un volgare blujf. Qui 
bisognerebbe parlare più propriamente di vero e proprio plagio. 

In questo quadro la storia dei "portelli" di Fleming è molto probabilmente il 
travisamento di un'altra argomentazione di Jean-Claude Pressac: l'assenza dello 
scivolo peri cadaveri (Rutsche) nella pianta 2003 del 19 dicembre 1942 (77). Come 
ho già spiegato altrove (78), questa pianta è un progetto di apertura di un accesso al 
seminterrato dall'esterno, non un progetto di eliminazione dello scivolo — che infatti 
non fu eliminato — perciòla sua assenza nella pianta in questione è semplicemente una 
semplificazione di una parte del disegno tecnicamente irrirevante. 

4. Il termine "Auskleidekeller" può si designare una "stanza dove togliersi i vestiti", 
ma anche una "stanza dove togliere i vestiti", cioè un locale per spogliare i cadaveri. 
Questa spiegazione è stata addotta da Josef Kramer, ex comandante del campo di 
Birkenau, che ha dichiarato. 

"They [i cadaveri] were stripped by the prisoners of their clothes in the 
crematorium before being cremated" (79). 

Andrea Scazzola commenta: 

194 

"E fa davvero impressione osservare il grafico di progettazione di queste 
"camere", riprodotto in queste pagine, [253] che Fleming ha trovato nei 
documenti degli archivi di Mosca" (p.73). 

Qui siamo in pieno delirio megalomaniaco. La pianta in questione, riprodotta a p. 72, 
è il disegno della Zentralbauleitung di Auschwitz 933 [-934](r), del 19 gennaio 1942 e 
934 del 27 gennaio 1942. Esso rappresenta un "Progetto per il crematorio" (Entwurf 
fiir das Krematorium), cioè uno dei disegni del crematorio destinato originariamente 
al campo principale — che fu successivamente trasferito al campo di Birkenau — sulla 
base dei quali fu costruito il crematorio II e, per inversione simmetrica, il crematorio 
ni. Il disegno mostra la sezione trasversale del pianterreno con la sala forni 
(Verbrennungsraum), uno dei cinque forni Topf riscaldati con coke a tre muffole 
(Ofen) con relativo canale del fumo (Rauchkanal), uno dei tre impianti di tiraggio 
aspirato Topf (Saugzuganlage) (80), una delle tre canne fumarie del camino 
(Schornstein), l'inceneritore per i rifiuti (Miillverbrennungsofen). In questo disegno le 
"camere", che erano seminterrate, non appaiono affatto! Altro che "grafico di 
progettazione" di camere a gas! 

Quanto poi questa pianta "trovata" da Fleming a Mosca (dove esiste effettivamente ed 
anch'io l'ho vista) sia nuova, risulta dal fatto che essa: 

1. E' stata pubblicata fin dal 1980 nel libro polacco "KL Auschwitz. Fotografie 
dokumentalne" (81); 

2. è stata pubblicata nel 1988 da me nel libro "Medico ad Auschwitz" : Anatomia di un 
falso (82); 

3. è stata pubblicata da Jean-Claude Fressac nel 1989 nel libro Auschwitz: Technique 
and Operation of the Gas Chambers. 

"Queste nuove carte, però — spiega Fleming — sono soltanto un ulteriore 
elemento che si aggiunge a quanto già si conosceva e che non ha alcun 
bisogno di essere [254] confermato, essendo provato da montagne di 
testimonianze e documenti da tempo in nostro possesso. E in questo senso non 
è neppure giusto opporre questa nuova documentazione a quanto va dicendo 
quel buffone psicopatico di Irving. Le sue tesi sull'inesistenza delle "camere a 
gas" sono spazzatura" (p.74). 

Un'altra balla gigantesca. E infatti queste "montagne di testimonianze e di documenti" 
si riducono poi al solito Rudolf Hòss (scritto regolarmente Hess) (84) e al dott. 
Kremer (p.75), nonché ad alcuni documenti delle ditte produttrici e distributrici dello 
Zyklon B (p.75), che si riferiscono in realtà alle camere a gas di disinfestazione (85), e 
all'immancabile Vergasungskeller, di cui mi sono già occupato nel capitolo m. 

Per concludere, gli "esperti" de L'Espresso pubblicano una fotografia che mostra i due 
forni centrali (Reform-Einàscherungsòfen mit Kohlenfeuerung) del nuovo crematorio 
di Dachau (la Baracke "X"), costruiti dalla ditta Heinrich Kori di Berlino (86), con la 
seguente didascalia:" Soldati americani davanti ai forni crematori di Buchenwald" 
(p.74). A Buchenwald esistevano invece due forni a tre muffole costruiti dalla ditta 
J.A. Topf & Sòhne di Erfurt (87). 

195 

Come si vede , se qui c'è un "buffone psicopatico", questo non è certo David Irving! 

[255] 

6. UNA SFIDA TRAVOLGENTE? 

Gustavo Ottolenghi è l'autore di un libro intitolato La mappa dell'inferno. Tutti i 
luoghi di detenzione nazisti 1933-1945 (88). Nella Presentazione dell'opera, firmata 
"The Simon Wiesenthal Center, Los Angeles", viene lanciata, con roboante retorica, 
una sfida aperta agli studiosi revisionisti: 

"Questo libro vuole costituire una documentazione, un richiamo ed un 
confronto. [...]. Un richiamo, in quanto si è inteso stimolare — in questo 
momento storico in cui riaffiorano nuovamente sentimenti xenofobi ed 
antisemiti, uniti a un preoccupante risorgere di teorie neonaziste — tutti coloro 
che hanno osato ed osano mettere in dubbio l'esistenza storica di questi luoghi 
o minimizzarne il numero e gli scopi. Intendiamo apertamente provocare tutti 
costoro affinché provino a negare — con documenti altrettanto dettagliati dei 
nostri — quanto riportato nel presente volume o, travolti dall'orrore, tacciano 
per sempre. Un confronto, in quanto è su questa documentazione che si gioca, 
probabilmente, una delle ultime possibilità di seria verifica di quanto in essa 
affermato: i testimoni oculari superstiti delle aberrazioni naziste stanno infatti 
lentamente ma inesorabilmente scomparendo, uno dopo l'altro, per anzianità 
biologica. Sono essi le tragiche prove cui si puòe si deve far riferimento per 
ogni eventuale contestazione, cosi come ci si puòancora rivolgere, oggi, ai 
comandanti delle Brigate alleate che, per primi, entrarono a liberare i campi di 
concentramento: inaccettabili sotto ogni aspetto — storico e morale — 
risulterebbero contestazioni e negazioni postume rispetto alla morte di questi 
testimoni, una volta ignorata questa sfida" (p.ll). 

Il meno che si possa dire, è che questa sfida appare alquanto pretenziosa. 

In primo luogo, il libro in questione è un semplice elenco di 7.260 luoghi di 
detenzione nazionalsocialisti, con sette appendici esplicative [256] e un 
inquadramento storico di una ventina di pagine, che, riguardo alla questione dello 
sterminio ebraico, non dimostra assolutamente nulla, a meno che la sua forza 
dimostrativa non risieda nell'elenco stesso, essendo diretta contro quei fantomatici 
negatori dell'esistenza dei campi dei concentramento che sono un mero parto della 
fantasia dei propagandisti antirevisionisti. A quanto pare. Gustavo Ottolenghi 
propende proprio per questa interpretazione, giacché scrive: 

"In questo modo, oggi, nessuno potrà trincerarsi dietro un comodo: "Non 
sapevo", ma potrà personalmente sincerarsi della verità di quanto accaduto, 
respingendo quindi ogni ipotesi relativa a macabre "ricostruzioni" — ad opera 
delle Comunità ebraiche — di Lager nel dopoguerra (sostenute ad esempio da 
Irving — 174/90 — il quale sostiene che / Lager furono costruiti "ex novo", con 
le relative camere a gas, dagli Alleati allo scopo di denigrare i dirigenti del 
Terzo Reich)" (corsivo mio) (p.l8). 

196 

Quando si tratta di David Irving, per i propagandisti antirevisionisti nessuna 
menzogna è troppo spudorata! La fonte di Gustavo Ottolenghi è "Wiesenthal S. 
Center, Annuals, n.9/1990" (p.236): non poteva essere diversamente! In realtà David 
Irving sostiene semplicemente che le "camere a gas" di Dachau e del crematorio di 
Auschwitz sono "falsificazioni posteriori alla guerra" (89). 

In secondo luogo, l'apparato critico del libro è decisamente dilettantesco: l'Autore non 
mostra di avere grande dimestichezza con la metodologia scientifica. Anzitutto egli 
non indica mai la pagina del libro che cita, ma si limita a rimandare alla bibliografia 
(182 titoli numerati progressivamente) con il numero corrispondente, come nella 
citazione precedente, dove il riferimento bibliografico è rappresentato dal numero 174 
(che riguarda nove pubblicazioni dei "Wiesenthal S. Center, Annuals"; il numero 90 
indica la pubblicazione del 1990). Inoltre Gustavo Ottolenghi non indica mai i 
documenti tedeschi con il loro numero di classificazione, ma, anche in questo caso, il 
numero corrispondente all'opera della sua bibliografia nella quale egli ha reperito il 
documento. Con questa metodologia, la verifica delle citazioni diventa ardua perfino 
per uno specialista. 

[257] Se la metodologia del libro di Gustavo Ottolenghi è carente, i suoi commenti 
denotano conoscenze storiche altrettanto carenti. 

Espongo alcuni esempi significativi. 

A p.22 Gustavo Ottolenghi menziona "una ormai famosa ordinanza segreta del 
2.1.1941" emanata dall' "Oberstgruppenfuehrer Heinrich Heydrich" (sic) (90)con la 
quale i campi di concentramento venivano divisi in tre categorie. La terza, quella piìi 
dura, viene descritta cosi dall'Autore: 

"3) KL per prigionieri irriducibiU e irrecuperabili, destinati quindi alla 
eliminazione, dopo opportuno sfruttamento delle loro capacità come "forza 
lavoro" (es. I KL di Mauthausen, Stutthof)". 

Gustavo Ottolenghi ritorna successivamente sulla questione scrivendo: 

"Ai KL della terza categoria erano destinati: 

a) Zingari ("Zigeuner" — Z) ed assimilati (es. negri e meticci)(la, 37, 95); 

b) Ebrei ("Juden" - J) (45, 88, 114). 

I prigionieri destinati a questa terza categoria di KL erano definiti "Individui la 
cui vita è indegna di essere vissuta" ("Lebensunwertes Leben") e pertanto 
erano destinati all'eliminazione fisica senza scampo e senza alcuno scrupolo" 
(pp.23-24). 

Il documento menzionato da Gustavo Ottolenghi — il PS-1063(a) - riguardo alla terza 
categoria dice semplicemente: 

"Stufe III: Fiir schwer belastete, insbesondere auch gleichzeitig kriminell 
vorbestrafte und asoziale, d.h. kaum noch erziehbare Schutzhàftlinge, das 

197 

Lager: Mauthausen" ("Categoria ni: per detenuti in detenzione preventiva 
molto compromessi, soprattutto anche criminalmente pregiudicati ed asociali, 
cioè ancora difficilmente rieducabili, il campo: Mauthausen"). 

Questo è tutto (91). Il resto è fantasia. 

[258] Ciòche Gustavo Ottolenghi scrive su Auschwitz tradisce una singolare 
ignoranza dell'argomento. Riporto e commento le sue affermazioni piìi importanti. 

"La ditta Degesch — del Gruppo IG Farben — produsse il tristemente famoso 
eZyklon B' (acido cianidrico allo stato solido [sic!] che, scaldato, produceva 
vapori di gas letale) : il prodotto era commercializzato dalla ditta Testa (Tesch 
und Stabenow) che provvedeva alla sua distribuzione ai diversi VL" (92) 
(pp.37-38). 

Anzitutto la Degesch non faceva parte del gruppo IG-Farben, che ne era semplice 
azionista al 42,50%, al pari della Deutsche Gold- und Silber-Scheideanstalt (il 
restante 15% era detenuto dalla Goldschmidt) (93). Inoltre la Degesch non produceva 
lo Zyklon B, ma lo commercializzava. Lo Zyklon B era prodotto a Dessau dalla 
Dessauer Werke fiir Zucker und Chemische Industrie e a Kolin dalla Kaliwerke A.G. 
Kolin (94). In secondo luogo, lo Zyklon B non era acido cianidrico "allo stato solido", 
ma allo stato liquido imbevuto, come ho già detto, in coibenti granulosi (Diagriess) o 
discoidali (Discoids) (95). In terzo luogo, lo Zyklon B era distribuito anche dalla ditta 
Meli (Heerdt und Lingler GmbH) (96). 

[259] "Dagli archivi della Degesch (97)si ricava che, nel 1942, furono forniti 
7.478 kg e, nel 1943, 12.174 kg di Zyklon per il solo VL di Auschwitz, per un 
totale quindi di 19.652 kg in due anni. Poiché, da una richiesta dell'SS- 
Obergruppenfuehrer Hòss (comandante di Auschwitz) all'SS.WVHA in data 
16.2.1943, si ricava che gli occorrevano da 6 a 7 kg di Zyklon per gassare 
1.500-2.000 persone, si potrebbe ipotizzare che, dal 1942 al 1943, furono 
gassate, nel solo VL di Auschwitz, oltre 4.200.000 persone: tale dato è 
comunque puramente induttivo e non controllato, ma puòessere indicativo 
della potenzialità mortale dei VL" (p.38). 

Rilevo anzitutto che Rudolf Hòss non era SS-Obergruppenfiìhrer (Generale di Corpo 
d'Armata), ma SS-Obersturmbannfiìhrer (Tenente Colonnello). La richiesta di Hòss 
del 16 febbraio 1943 è ignota a tutti gli specialisti di Auschwitz, compresa Danuta 
Czech, la redattrice del Kalendarium di Auschwitz, che non ne fa parola. Gustavo 
Ottolenghi è incorso probabilmente in un abbaglio, perché il riferimento al 
quantitativo di Zyklon B utilizzato per le presunte camere a gas omicide di 
Auschwitz-Birkenau si trova soltanto nella dichiarazione giurata di Rudolf Hòss del 
20 maggio 1946 (NL034) e nel suo interrogatorio del 20 maggio 1946 (NI-036). Il 
calcolo dei presunti gasati è piuttosto ingenuo, in quanto non tiene conto del fatto che 
ad Auschwitz-Birkenau furono installati almeno otto impianti di disinfestazione 
funzionanti a Zyklon B e che periodicamente, con lo Zyklon B (98), furono 
disinfestati interi settori del campo. Gustavo Ottolenghi ignora — sorprendentemente - 
- le opere di Jean-Claude Fressac (99), secondo il quale il 97-98% [260] dello Zyklon 
B fornito ad Auschwitz fu utilizzato a scopo di disinfestazione, e solo il restante 2-3% 

198 

a scopo omicida; con il quantitativo corrispondente, secondo il calcolo di Gustavo 
Ottolenghi, si sarebbero potute gasare circa 126.000 persone. 

Riguardo alla ditta J.A. Topf & Sòhne di Erfurt, che egli menziona sempre con la 
grafia "Topk", Gustavo Ottiolenghi scrive: 

"La ditta Topf und Soehne fu prescelta per la costruzione di forni crematori 
per esseri umani a seguito di vincita di un concorso- appalto cui parteciparono 
anche altre imprese, quali la Didier di Berlino e la C.H.Kori di Duesseldorf: le 
proposte di queste ultime imprese risultarono inferiori, per convenienza e 
funzionalità delle attrezzature proposte, rispetto a quelle della Topk und 
Soehne" (p.38). 

Su questo "concorso-appalto" non esiste alcun documento. Preciso inoltre che la ditta 
H. (Heinrich) Kori risiedeva a Berlino, non a Dusseldorf. 

Gustavo Ottolenghi continua asserendo: 

"A questo proposito è da rilevare che, in quegli anni, la cremazione dei defunti 
era severamente proibita dalla Chiesa cattolica e da quasi tutte le altre 
confessioni protestanti , ma tale disposizione venne "ignorata" dalle autorità 
politiche del Reich, senza alcun intervento da parte delle autorità religiose" 
(p.38). 

Dunque la cremazione dei cadaveri, in Germania, fu introdotta dalle "autorità 
politiche del Reich" in contrasto con le disposizioni religiose della Chiesa. La realtà è 
che la prima cremazione in Germania - e in Europa — avvenne il 9 ottobre 1874 a 
Dresda in un forno provvisorio Siemens. Il primo crematorio europeo fu eretto a 
Milano nel 1875; esso era dotato di un forno Polli-Clericetti che fu inaugurato il 22 
gennaio 1876 con la cremazione del cadavere di Alberto Keller. (102) 

[261] Dal 10 dicembre 1878 (inaugurazione del primo crematorio tedesco a Gotha) al 
10 aprile 1928 — cinque anni prima dell'ascesa al potere di Hitler — in Germania 
furono costruiti 83 crematori (103); fino al 1926 in Germania furono cremati 341.809 
cadaveri, di cui 40.050 nel 1926 (104). 

Riguardo ai forni Topf di Auschwitz-Birkenau, Gustavo Ottolenghi prende un 
abbaglio madornale, scrivendo: 

"Per quanto concerne i forni crematori, quelli allestiti a Auschwitz erano di 
capacità tale da consentire l'incenerimento di 4.756 corpi all'ora, come risulta 
da una lettera del Dipartimento Centrale delle Costruzioni delle SS 
(Zentralbauleitung der Waffen-SS und PoUzei Auschwitz) del 28.6.1943 
indirizzata all'Amtsgruppe C dell'SS-WVHA, nella quale si comunicava che il 
crematorio I era in grado di incenerire 340 corpi/ora, i crematori II e III 1 .440 
corpi/ora ciascuno ed i crematori FV e V 768 corpi/ora ciascuno e se ne 
sollecitava l'ampliamento o nuove costruzioni a causa dell'eccessivo aumento 
dei corpi da cremare presenti nei VL" (p.38, corsivo mio). 

199 

Dunque i forni di Auschwitz-Birkenau avevano una capacità di cremazione di 
114.144 cadaveri al giorno! Il documento in questione si riferisce ovviamente a 24 ore 
di attività (105). Tale documento, di cui ho esaminato l'originale a Mosca, non 
sollecita inoltre alcun ampliamento né nuove costruzioni a causa dell'incremento dei 
cadaveri: tutto cioè semplice frutto di fantasia. 

Gustavo Ottolenghi menziona 

"la lettera spedita il 20.8.1943 dall'SS-Gruppenfuehrer Odilo Globocnik alla 
sede centrale dell' RSHA di Berlino nella quale erano specificati i "beni" 
inviati alla stessa sede centrale e provenienti dai VL di Treblinka, Belzec e 
Sobibor dall' 1.10. 1942 al 2.8.1943, secondo il seguente elenco: 

[262] — capelli femminili: 25 carri ferroviari; — capi di vestiario: 248 carri 
ferroviari; — scarpe: 100 carri ferroviari; biancheria intima: 22 carri ferroviari; 
medicinali vari: 46 carri ferroviari; — tappeti e coperte: 254 carri ferroviari: — 
oggetti diversi: 400 carri ferroviari. Oltre a 2.800.000 dollari USA, 400.000 
sterline, 12.000.000 di rubli, 140.000.000 di szloty, 400.000 orologi d'oro, 
145.000 kg di anelli d'oro, 18.000 collane di perle vere, 4.000 carati di 
diamanti (ciascuno dei quali di almeno 2 carati) (pp.38-39). 

Questa lettera è ignota ai maggiori specialisti dell'argomento. La cosa non è tanto 
sorprendente, perché il documento in questione non esiste: si tratta in effetti di una 
semplice testimonianza di Samuil Jakovlewitsch Raismann (106), sedicente ex 
detenuto di Treblinka, al quale un altro detenuto — anonimo — capo del servizio di 
cernita dei beni dei gasati, avrebbe comunicato i dati riferiti da Gustavo Ottolenghi: 

"Die wochentlichen Abrechnungen teilte er uns mit. Annaehrend einmal 
woechentlich vergliechen wir die Eintragungen eines jedes Arbeiters. Vom 
1.10.1942 -- 2.8.1943 wurden nach Deutschland befoerdert: 

25 Eisenbahnwaggons mit Frauenhaaren, 248 Waggons verschiedene Kleider, 
100 Waggons Schuhe, 22 Waggons neues Textilmaterial, 46 Waggons 
Apotheker- und Chemische Praeparate, 4 Waggons chirurgische und aertzliche 
Instrumente, 260 Waggons Decken, Kissen, Teppische und Plaids, 400 
Waggons mit verschiedenen Gegenstaenden. [...]. In Geld werden ungefaehr 
120 Millionen in Muenzen russischer Rubel franzoesischer Francs, 
griechischer Drachmen und Dukaten und amerikanischer Dollar ausgefuehrt. 
Ausserdem wurden 40.000 goldene Armbandhuren, 150 kg Trauringe, 4.000 
Karat Brillianten zu mehr als 2 Karat jeder, einige Tausend Perlenkollers, 
Papiergeld 2.800.000 amerikanische Dollar, 400.000 englische Pfund, 12 
Millionen sowjetische Rubel, [263] 140 Millionen polnischen Zloty" ["Egli ci 
comunicava le detrazioni (107) settimanali. All'incirca una volta alla settimana 
noi confrontavamo le registrazioni di ogni singolo lavoratore. Dal 1 ottobre 
1942 al 2 agosto 1943 furono spediti in Germania: (108)...] (109) 

Inutile dire che le dichiarazioni di questo testimone, non essendo suffragate da alcun 
documento d'archivio, non hanno alcun valore storico. 

A pagina 31 Gustavo Ottolenghi osa scrivere. 

200 

"Altre ditte ancora si erano specializzate nel trattamento e nel commercio di 
pelle umana tatuata asportata dai cadaveri dei prigionieri; nella produzione di 
sapone ricavato dal grasso umano dei cadaveri stessi, e financo nel commercio 
della carne dei cadaveri a scopo alimentare" (corsivo mio). 

Probabilmente egli è l'unico studioso che crede ancora a queste macabre storielle della 
peggiore Greuelpropaganda di guerra. 

I "paralumi di pelle umana" di Buchenwald, con l'intero "museo degli orrori", 
scomparvero subito dopo la loro spedizione a Norimberga. Il generale Clay 
dichiaròche si trattava in realtà di paralumi di pelle di capra (110). Alla storia del 
sapone umano non crede neppure Pierre Vidal-Naquet, il che è tutto dire. Per quanto 
riguarda il commercio di carne umana. Gustavo Ottolenghi riferisce una macabra 
storia che sarebbe avvenuta nel novembre 1944 a Neuengamme: un detenuto addetto 
alle cucine, con la complicità di due graduati SS, rubava la carne bovina destinata ai 
detenuti — sostituendola con la carne dei cadaveri dei detenuti — che i due graduati SS 
vendevano poi alla borsa nera. Conclusione della vicenda: "Dopo un sommario 
processo, i due graduati SS furono impiccati nel piazzale del campo stesso di 
Neuengamme: ignota è la sorte toccata invece ai macellai complici" (p.40). Non [264] 
so quanto questo racconto sia fondato storicamente, ma è certo che, affermare, sulla 
base di questo singolo episodio, che delle ditte si erano specializzate nel commercio 
della carne dei cadaveri, è veramente troppo. Giovale anche per le altre due storie: 
quale ditta operava nel commercio della pelle umana tatuata? E quale ditta 
commerciava con il "sapone umano"? 

Segnalo altri errori minori, che sono comunque rivelatori: 

— Fred Leuchter è presentato non già come l'autore del famoso rapporto sulle presunte 
camere a gas di Auschwitz-Birkenau e Majdanek, ma come "ingegnere edile, autore di 
un testo nel quale nega la possibilità di costruire forni atti a cremare un elevato 
numero di persone, 1990" (p.34). 

— Nell'elenco dei "piìi tristemente famosi" medici SS (p.39). Gustavo Ottolenghi 
include anche Hermann Langbein, ex detenuto di Auschwitz e prolifico autore di studi 
su questo campo! L'elenco comprende anche Hermann Pfannenstiel, di cui non ha 
notizia neppure Robert Jay Lifton (111) — che Ottolenghi confonde evidentemente 
con il doti Wilhelm Pfannestiel (1 12)— e Christian Wirth, SS-Sturmbannfiihrer, che 
non era un medico e che l'Autore confonde probabilmente con Eduard Wirths, il quale 
fu SS-Standortarzt ad Auschwitz dal settembre 1942 al gennaio 1945. Nella stessa 
pagina si legge: 

"Wolfram Sievers si interesso, sempre a Dachau, degli effetti della 
diminuzione della pressione atmosferica su soggetti giovani e ideòe fece 
costruire una apparecchiatura, atta a scarnificare rapidamente i cadaveri, onde 
recuperarne le ossa che, triturate, venivano vendute dalle SS come concime 
chimico per la fertilizzazione dei campi agricoli". 

Questa storia ha tutte le connotazioni della Greuelpropaganda. L'SS-Standartenfiìhrer 
Wolfram Sievers era l'amministratore generale dell' Ahnenerbe e fu implicato nella 

201 

tragica vicenda della collezione di scheletri per il prof. Hirt (113), la quale non aveva 
nulla a che vedere con la fandonia del concime umano. 

Un'ultima osservazione. Gustavo Ottolenghi usa correntemente [265] (la prima volta a 
p.21) la sigla VL come abbreviazione di Vernichtungslager, campo di sterminio (114). 
Neil' "Appendice I" egli riporta una "Classificazione dei luoghi di detenzione 
(secondo il Reichs-Sicherheits-Amt-R.S.H.A. (115)= 1942)" nella quale figurano i 
termini "Vernichtungsanstalt: Stabilimento di sterminio" e "Vernichtungslager: 
Campo di sterminio" (pp.201-202). Detto cosi, sembrerebbe che questi termini siano 
menzionati in un documento del RSHA del 1942: quale? (1 16) 

Come si vede, la sfida lanciata dal libro di Gustavo Ottolenghi non è poi cosi 
travolgente! 

NOTE 

1) "L'incontro". Periodico indipendente. Anno XLVII, n.6, luglio-agosto 1995. 

2) La relativa documentazione mi è stata gentilmente inviata dal prof. Coppellotti 
all'inizio di gennaio del 1996. 

3) Die Krematoriumsòfen von Auschwitz-Birkenau, art.cit, pp. 296-297 e 303-304. 

4) Richard Kessler, Rationelle Wàrmewirtschaft in den Krematorien nach Massgabe 
der Versuche irti Dessauer Krematorium, in: Die Wàrmewirtschaft, Nr.8-11, 1927. 

5)Wilhelm Hepke, Die Kadaver-Vernichtungsanlagen, op. cit. 

6) Factors which affect the process of cremation, Third Session, by E.W.Jones, 
assisted by R.G. Williamson, da: "Annual cremation conference report", Cremation 
Society of Great Britain, 1975. 

7) Corrispondenza tra la ditta Topf e la SS-Neubauleitung del KL Mauthausen 
[Bundesarchiv Koblenz]; corrispondenza tra la ditta Topf e la SS-Zentralbauleitung 
del KL Auschwiz [archivio del Museo di Auschwitz; archivio di via Viborskaja 
(TCIDK), Mosca]. 

8) Vedi paragrafo 2. 

9)L'illusione era nata dal fatto che, nel numero di ottobre 1995, "L'Incontro", sotto il 
titolo Opinioni sull'Olocausto, aveva pubblicato su tre colonne una lunga lettera 
revisionista del prof. Francesco Coppellotti (p.3). 

10) Si tratta dello scritto che appare nel paragrafo 2. 

11) Liliana Picelo tto-Fargion, Memoria della Shoà: condizionamenti, revisioni, 
negazioni , in: "La Rassegna mensile di Israel", 3/1994, pp.9-29. 

12) Leon Poliakov, // Nazismo e lo sterminio degli Ebrei. Einaudi, Torino 1977, 
p.153. 

202 

13) Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse ini Konzentrationslager Auschwitz- 
Birkenau, op. cit. , pp. 1 1 7- 1 19 . 

14) La conseguenza di un avvelenamento da acido cianidrico è "una colorazione rossa 
[cine Rotfàrbung] della pelle": W. Forth/D HeuschlerAV. Rummel, Pharmakologìe 
und Toxikologie, Mannheim 1987, p.751. 

15) Carlo Mattogno, Auschwitz: la prima gasazione, c)/7.c/f.,pp. 135-136. 

16) Vedi paragrafo seguente. 

17) Jean-Claude Pressac, Le macchine dello sterminio, op.cit., p.44. 

18) Tratto dal mio studio Auschwitz: la prima gasazione, Edizioni di Ar, 1992, 
pp.140-144. 

19) Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz- 
Birkenau 1939-1945. op.cit. 

20) Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz- 
Birkenau, in: Hefte von Auschwitz, 2/1959, 3/1960, 4/1961, 6/1962, 7/1964, 8/1964. 
Wydawnictwo Panstwowego Muzeum w Oswiecimiu. 

21) Fasoli, Gina/Prodi, Paolo, Guida allo studio della storia medievale e moderna. 
Patron Editore, Bologna 1983. 

22) Jean-Claude Pressac, Auschwitz: Technique and Operation ofthe Gas Chambers, 
op.cit., p.264. 

23) Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz- 
Birkenau, op.cit., p.l52. 

24) Nel settembre 1941 nel crematorio di Auschwitz esistevano due forni crematori a 
due muffole, con una capacità teorica [a] di cremazione di 96 cadaveri in 24 ore[b]. 
La cremazione di 850 cadaveri avrebbe richiesto teoricamente circa 212 ore, cioè 
quasi nove giorni di cremazione ininterrotta, [a] Il funzionamento dei forni doveva 
essere interrotto ogni giorno per la pulizia delle griglie dei focolari dalle scorie del 
coke, [b] Vedi al riguardo il mio saggio in collaborazione con il dott. Ing. Franco 
Deana Die Krematoriumsòfen von Auschwitz-Birkenau, in: Ernst Gauss, Grundlagen 
zur Zeitgeschichte., op.cit., pp. 281 -320. 

25) In: "L'Utopia", n.4, 1994, pp.25-37. 

26) In: "Marxismo oggi", 3/1995, pp.48-60. 

27) Aspetti della pubblicistica negazionista in Italia, art. cit., p.25. 

28) "L'accusa di nazismo che troppo spesso e troppo sconsideratamente viene rivolta 
ai revisionisti, è pertanto un semplice espediente per screditare le loro argomentazioni 
e scaturisce da un principio metodologico chiaramente aberrante: quello secondo il 

203 

quale la veridicità o la falsità di un'argomentazione dipende essenzialmente dal colore 
politico o ideologico di chi la sostiene. Si dirà, con un nostro improvvisato censore 
d'oltralpe, che, per aspirare all'obiettività storica, bisogna essere personalmente esenti 
da settarismo , e cioè giustissimo. Ma allora perché mai non si dovrebbero considerare 
sospetti di settarismo — e dunque inattendibili — anche i testimoni e gli storici ebrei?". 
La soluzione finale. Problemi e polemiche, op. cit., p.l74. 

29) Aspetti della pubblicistica negazionista in Italia, art. cit., p.29. 

30) La soluzione finale. Problemi e polemiche, op. cit., p.l89. 

31) In realtà ho protestato non già perché la suddetta trasmissione era troppo 
sterminazionista, ma perché era troppo faziosa, documentando con precisione le 
principali imposture che contiene: La soluzione finale. Problemi e polemiche, op. cit., 
pp.208-219. 

32) Ibidem, p. 219. 

33) Nella nota 17 a p. 37 egli rimanda al mio articolo Un deformatore della verità 
storica? del quale, a sua volta, fornisce un riferimento errato! {Orlon, n. 82, luglio 
1991, invece di n.30, marzo 1987). 

34) Ernst Nolte, Streitpunkte. Heutige und kiinfiige Kontroversen um den 
Nationalsozialismus. Propylàen, Berlin-Frankfurt/Main 1993, p.9. 

35) A proposito di un rapporto segreto da Berlino sullo "sterminio " ebraico, in: 
"Orlon", n.47, agosto 1988, pp.453-455, dove analizzo criticamente l'articolo 
"Mussolini lo sapeva". Intervista con Renzo De Felice di Manuela Grassi, in: 
"Panorama", 24 aprile 1988, pp. 140-145. 

36) Intervista di Jacques Moulin all'Autore, in: "Révision", n.60, febbraio 1995, 
pp.13-15. 

37) Ibidem, p.l5. 

38) Il nostro incauto polemista ignora persino che il campo di Bergen-Belsen fu 
liberato dagli Inglesi. 

39) Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op.cit., p.562 e 566. 

40) Auschwitz: due false testimonianze, p.lO. 

41) Edizioni La Sfinge, 1988, 108 pp. 

42) Una sintesi delle argomentazioni piìi importanti appare nel mio successivo studio 
La soluzione finale. Problemi e polemiche. Edizioni di Ar, 1991, pp. 200-207. 

43) Trial of Joseph Kramer and Forty-Four Others (The Belsen Trial), op.cit., pp.67- 
68. 

204 

44) J.- C.Pressac, Auschwitz: Technique and Operation ofthe Gas Chambers, op.cit. 
45)NI-11953,p.2e4. 

46) J. -C.Pressac, Auschwitz: Technique and Operation ofthe Gas Chambers, op.cit., 
p.286. 

47) Vedi al riguardo il recente opuscolo di Carlos Whitlock Porter Non colpevole a 
Norimberga. Le argomentazioni della difesa . Granata, Palos Verdes, California, 1995. 

48) Auschwitz: due false testimonianze, p.8. "Die Alliierten befinden sich technisch 
immer noch in einem Kriegszustand mit Deutschland, obwohl die politischen und 
militàrischen Einrichtungen des Feindes zusammengebrochen sind. Als ein 
Militàrgerichtshof stellt dieser Gerichtshof cine Fortsetzung des Kriegsanstrengungen 
der Alliierten Nationen dar". IMG, voi. XIX, p.440. 

49) Ibidem, p.8. A.J. P.Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale, Bari 1975, 
p.37. 

50) // mito dello sterminio ebraico. Sentinella d'Italia, 1985 ,p. 25. 

51) Ibidem, p.5. Cfr. Leon Poliakov, // nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit., 
p.153. 

52) Ibidem, p.25. Cfr. Leon Poliakov, Le procès de Jérusalem, Paris 1963, p.l52. 

53) Ibidem, p. 33, NG-5770; cfr. La soluzione finale. Problemi e polemiche, pp. 92-93. 

54) Tesi esposta da Hannah Arendt in: Le origini del totalitarismo. Milano 1967, 
p.609. 

55) // mito dello sterminio ebraico, p. 39 e 40. 

56) Nello studio su Nyiszli, per ragioni contingenti, mi sono dovuto basare sulle 
principali traduzioni in tedesco, francese e inglese del libro di questo testimone, ma 
sto preparando una nuova edizione del mio studio basato sul testo originale 
ungherese. 

57) La soluzione finale. Problemi e polemiche, p. 63. 

58) Ibidem, pp.111-112. Vedi al riguardo quanto ho scritto nel cap.IV, B 1. 

59) J. Billig, La Solution Finale de la questionjuive. Paris 1977, p.51. 

60) CNRS Editions, Paris 1993. 

61) Auschwitz: Fine di una leggenda. Edizioni di Ar, 1994. 

62) R.Harwood, Auschwitz o della soluzione finale. Storia di una leggenda. Milano 
1978, p.5. 

205 

63) Rapporto Leuchter. Edizioni all'Insegna del Veltro, pp.5-6 e 7. 

64) In Aspetti della pubblicistica negazionista in Italia appare un fugace accenno a 
Cesare Saletta. La delimitazione del campo del secondo articolo alla "Destra radicale" 
è chiaramente pretestuoso. 

65) // caso Rassinier, luglio-agosto 1981; Note rassinieriane con appendice sulla 
persecuzione giudiziaria di R. Faurisson, marzo-aprile 1983. 

66) Stampato in proprio, 1982. 

67) Transmaniacon, Bologna 1994. 

68) Per conto dell'Autore, 1985. 

69) Olocausto atto secondo, di Mario Scialoja (27 maggio 1990); Le camere a gas? 
Roba da turisti. Colloquio con David Irving, di Mario Scialoja (26 luglio 1992); 
Ingegnere, mi progetti un forno, di Mario Scialoja (4 marzo 1994). Del primo articolo 
mi sono già occupato nel libro La soluzione finale. Problemi e polemiche, op. cit., pp. 
167-172. 

70) "L'Espresso", n.32, 1992, pp.72-75. 

71) Chi scrive le ha esaminate tutte. 

72) J.A.Topf & Sòhne, Erfurt. Montageabteilung, Arbeitszeit-Bescheinigung. 

73) TCIDK, 502-1-306. 

74) APMO,BW 30/41. 

75) Jean-Claude Pressac, Auschwitz: Technique and Operation o/the Gas Chambers, 
op. c/f.,p. 370 e 434-435. 

76) Ibidem, p. 434. 

77) Jean-Claude Pressac, Auschwitz: Technique and Operation o/the Gas Chambers, 
op. c/f.,pp.302-303. 

78) Auschwitz: Fine di una leggenda, op. cit., pp. 52-53. 

79) Trial of Josef Kramer and Forty-Four Others (The Belsen Trial), op. cit., p.731. 

80) I tre Saugzuganlagen del crematorio II si danneggiarono irrimediabilmente nel 
marzo 1942 e fu necessario smontarli. In conseguenza di ciò, la Zentralbauleitung , 
contrariamente al progetto iniziale, decise di non installare questi impianti nel 
crematorio III (APMO, BW 30/25, p. 8) e tutti i forni di Birkenau funzionarono senza 
Saugzuganlagen (TCIDK, 502-1-312, p.8). 

U) Op. cit., p. 62. 

206 

82) Op.cit., p. 103. 

83) Op. cit., pp.278, 282 e 288. 

84) Coloro che hanno cognizioni storiche approssimative confondono spesso Rudolf 
Hoss, comandante di Auschwitz, con Rudolf Hess. S teli vertre ter di Hitler nel 
NSDAP. 

85) Ad esempio le lettere della Heerdt-Lingler del 24 dicembre 1942, della Degesch 
del 31 dicembre 1942 e della Testa del 2 gennaio 1943 (NI-11087), che Georges 
Wellers cita , con la sua solita buona fede, a sostegno dell'esistenza di camere a gas 
omicide ad Auschwitz {La Solution Finale et la Mythomanie Néo-Nazie, op. cit. pp.9- 
109). Fleming si riferisce chiaramente a questo scritto di Wellers, che menziona poi il 
documento contenente il termine Vergasungskeller. 

86) Nel progetto della ditta H. Kori, questi forni sono indicati con i numeri 2 e 3. 
Disegno J Nr.9122 del 12 maggio 1942. Il forno Reform è descritto nella lettera della 
Kori in data 18 maggio 1943 all' SS-WVHA. Archivio del Kuratorium fìir Siihnemal 
KZ Dachau, 661/41 e 5732. Vedi anche la pianta della Baracke "X" (marzo 1942) che 
mostra la disposizione dei forni (NO-3887). 

87) Nell'articolo in questione questa ditta è citata come "Toepf ' ! (p.75). 

88) Sugarco Edizioni. Carnago (Varese), 1993. 

89) David Irving, Pruebas contra el Holocausto. In: Cedade, N172, 1990, p.22. 

90) Heydrich si chiamava Reinhard ed aveva il grado di SS-Obergruppenfiihrer. 

91) Aharon Weiss, citando il documento in questione, scrive correttamente: " 
Cotegory No. Ili, for prisoners who had been sentenced to penai servitude and those 
who had been convicted in the past for criminal offenses; also asocial prisoners, i.e. 
those whose future rehabilitation was unlikely. The camp for this category: 
Mauthausen". Egli si limita poi al seguente commento: "In fact, this di vision into 
categories was not observed , and actually there was no essential difference between 
the concentration camps". Aharon Weis, Categories of camps — Their caracter and 
role in the execution of the "Final solution of the Jewish question", in: The Nazi 
Concentration Camps. Structure and Aims. The Image of the Frisoner. The Jews in 
the Camps. Proceedings ofthe Fourth Yad Vashem International Historical 
Conference — January 1980. Yad Vashem, Jerusalem 1984, p.l25. 

92) VL = Vernichtungs lager, campi di sterminio. Vedi al riguardo cièche scrivo alla 
fine di questo paragrafo. 

93) Raul Hilberg, La distruzione degli Ebrei d'Europa, op. cit, p.963. 

94) Ibidem, p.964. 

207 

95) Il coibente (Tràgermaterial) era costituito da farina fossile (Kieselgur), cubi 
"Erco" ("Erco"-Wiirfel) e dischi di cartone (Pappscheiben). Gerhard Peters, Blausàure 
zur Schàdlingsbekàmpfiing, op. cit., p.60. 

96) Secondo la relazione annuale del 1942, questa ditta aveva venduto le seguenti 
quantità di Zyklon B : 

in Germania all'estero 

1940 40.000 kg 9.500 kg 

1941 63.000 kg 9.000 kg 

1942 101.800 kg 29.000 kg. 

Dal 1940 al 1942 la ditta He li aveva disinfestato 31 navi, con un consumo di 441 ,9 kg 
di Zyklon B, 256 mulini e 722 altri edifici (per un volume di circa 18,5 milioni di 
metri cubi) con un consumo di 182.643,3 kg di Zyklon B. NI-1958, Geschàftsbericht 
derHelifurdasJahrl942. 18. Mai 1943. 

97) I suddetti quantitativi sono stati indicati da Alfred Zaun, ex contabile della ditta 
Tesch und Stabenow, nella dichiarazione giurata del 24 ottobre 1946, NI- 11369. 

98) Nello Stammlager: 1 camera di disinfestazione nel Block 1; 2 camere nel Block 3; 
2 camere nel Block 26. Nel Kanada 1: 1 camera. A Bireknau: 1 camera nel BW 5a; 1 
camera nel BW5b. 

99) Nella bibliografia di Ottolenghi, al numero 141 bis, figura il seguente titolo: 
"Pressac, J.C., Auschwitz, cit. Da Klarsfeld -90". Dunque egli conosce 
Auschwitz:Technique and Operation ofthe Gas Chambers soltanto attraverso una 
citazione di Serge Klarsfeld! 

100) Jean-Claude Pressac, Auschwitz: Technique and Operation ofthe Gas 
Chambers, op. cit., p.l88; Les crématoires dAuschwitz. La machinerie du meurtre de 
masse, op. cit., p.47. 

101) Max Pauly, Die Feuerbestattung. Verlagsbuchhandlung von J.J.Weber. Leipzig 
1904, p.l8. 

102) Gaetano Pini, La crémation en Italie et à l'étranger de 1774 jusqu'à nosjours. 
Ulrich Hoepli Editeur Libraire. Milano 1885, p. 30. 

103) IV. Jahrbuch der Feuerbestattungs-Vereine Deutscher Sprache. 1928. 
Kònigsberg 1928, pp.82-87. 

104) Theodor Weinisch, Die Feuerbestattung im Lichte der Statistik. Buchdruckerei 
J.Bollmann. Zirndorf 1929, p.33. 

208 

105) ìnsges. Bei 24 stundiger Arbeitszeit" , "complessivamente in un periodo di lavoro 
di 24 ore": TCIDK, 502-1-314, p.l4a. Vedi al riguardo quanto ho scritto nel §2 del 
cap.V. 

106) Il cognome appare anche nella grafia Rajzman. Questo testimone depose al 
processo di Norimberga con il nome di Samuel Rajzman nell'udienza del 27 febbraio 
1946. IMG, voi. Vili, p.356 ssgg. 

107) Cioè i beni tratti dai magazzini che venivano spediti. 

108) Le cifre menzionate da Gustavo Ottolenghi corrispondono a quelle della 
testimonianza in questione, tranne le seguenti: 40.000 orologi d'ora invece di 400.000; 
"alcune migliaia" di collane di perle invece di 18.000; 150 kg di fedi nuziali invece di 
145.000 kg. 

109) URSS-337, pp.10-11 della traduzione tedesca. Interrogatorio di Samuil 
Jakovlewitsch Raismann del 26 settembre 1944. 

110) Grundlagen zur Zeitgeschichte, op. cit., pp. 221-222. 

Ili) I medici nazisti. La psicologia del genocidio. Rizzoli, Milano 1988. 

112) Durante la guerra egli era consigliere di igiene delle Waffen-SS . 

113) Nadonalsozialistische Massentotungen durch Giftgas, op. cit. ,p.21\ ssgg. 

114) Enpassant, rilevo una incongruenza cronologica: "Tutti i KL [campo di 
concentramento] e i VL erano stati posti, dal 30 giugno 1934, sotto la diretta ed 
esclusiva giurisdizione delle SS" (p.26), ma i VL (campi di sterminio) furono creati a 
partire dal 1941 ! (p.21). Tra questi VL figurano inoltre i campi di Maly Trostinec e di 
Jungfernof, che peròvengono poi classificati rispettivamente come GS = campo di 
lavoro per civili (p.l23 e 202), e KL = campo di concentramento (p.l04 e 202). 115) 
Reichssischerheitshauptamt. 

116) Un simile documento non è menzionato da nessuno dei maggiori specialisti 
dell'Olocausto, a cominciare da Raul Hilberg; esso non appare neppure nella raccolta 
Documents on the Holocaust Selected Sources on the Destruction ofthe Jews of 
Germany and Austria, Poland, and the Soviet Union. Edited by Yitzhak Arad, Yisrael 
Gutman, Abraham Margaliot. Yad Vashem, Jerusalem 1981, né nell'indice di Jacob 
Robinson The Holocaust. The Nuremberg Evidence. Part One: Documents. Jerusalem 
1976. 

209 

CAPITOLO SETTIMO 
Florent Brayard e la nascita del revisionismo 

[Il testo che segue è une rie lab orazione del capito lo settim o del libro Diliettanti allo 
sbaraglio, Pierre Vidal-Naquet, Georges Wellers, Deborah Lipstad, Till Bastian, 
Florent Brayard et allii contro il revisionismo storico, pubblicato dalle Edizioni di Ar 
(novembre 1996) che ci hanno concesso gentilmente di utilizzarlo. 

Il libretto de Graphos contiene une premessa di Cesare Saletta .1 

Florent Brayard è l'autore di un recente libro intitolato Comment l'idée vint à M. 
Rassinier. Naissance du révisionnisme (1). 

Nei rituali Ringraziamenti egli informa che la sua opera costituisce il coronamento di 
un lavoro iniziato nel 1988, le cui prime tappe sono state un mémoire de maitrise 
sostenuto nel 1990 all'Università di Nancy II e una dissertazione presentata l'anno 
seguente dXVEcole des hautes études en sciences sociales davanti a una commissione 
presieduta da Pierre Nora, della quale faceva parte anche Pierre Vidal-Naquet. 

Costui, per ammissione dell'Autore, ha esercitato un'influenza decisiva 
sull'impostazione del libro: 

«Senza gli incoraggiamenti amichevoli e i consigli sempre giudiziosi di Pierre 
Vidal-Naquet, un lavoro di largo respiro come la redazione di questo libro, di 
cui egli ha voluto essere il rilettore attento, non sarebbe stato senza dubbio 
possibile. Che egli trovi qui l'espressione della mia riconoscenza e della mia 
devozione» (p. 17). 

In quale direzione si sia esercitata questa influenza si può desumere facilmente dal 
principio metodologico che Pierre Vidal-Naquet pone alla base di ogni indagine sul 
[14] revisionismo e che sancisce lapidariamente nella prefazione al libro stesso del 
Brayard: 

«Per cancellare dalla storia questo massacro, bisogna avere solide (o meglio, 
sordide) ragioni ideologiche, bisogna essere per esempio un neo- o paleo- 
nazista» (p. 10). 

210 

Florent Brayard ha messo bene a frutto gli insegnamenti del maestro: egli ha cercato 
queste «sordide ragioni ideologiche» sordidamente, è il caso di dirlo in Paul 
Rassinier. 

Il libro di Florent Brayard rappresenta una nuova strategia di attacco contro il 
revisionismo, al tempo stesso la radicalizzazione e la copertura pseudoscientifica delle 
ignobili tesi sostenute da Deborah Lipstadt (2). Esso verte, apparentemente, su tre 
punti: le intenzioni, la metodologia e le argomentazioni di Rassinier; in realtà, il punto 
veramente essenziale è il primo, in quanto l'opera costituisce uno sforzo immane 
quanto insulso di attribuire a Paul Rassinier l'etichetta di neo-nazista, nella vana 
illusione di colpire, nel suo fondatore, il revisionismo attuale. In questo disegno, le 
critiche che Florent Brayard muove alla metodologia e alle argomentazioni di 
Rassinier critiche in parte giuste svolgono semplicemente una funzione surrettizia di 
appoggio alla tesi principale: se Rassinier ha commesso degli abusi in campo 
metodologico e argomentativo, ciò dipende soltanto dal fatto che egli era un sordido 
neo-nazista, naturalmente antisemita, che mirava unicamente a riabilitare il nazismo 
falsificando la storia. E se il fondatore del revisionismo era un falsario neo-nazista... 
Quest'attacco è diretto in via subordinata anche contro Robert Faurisson; Florent 
Brayard analizza in modo alquanto contorto le fasi iniziali della sua attività 
revisionista, insinuando che fin dall'immediato dopoguerra [15] Faurisson si diceva 
antisemita e nazista. Inutile dire che la fonte di questa insinuazione è l'autorevole 
testimonianza (risalente al 1981 !) dell'integerrimo Pierre Vidal-Naquet (p. 439). Così 
Florent Brayard crea ex nihilo una bella accoppiata di neo-nazisti! 

Nelle 464 pagine di Comment l'idée vint à M. Rassinier in massima parte una tediosa 
annalistica di spicciola erudizione giornalistica che non apporta nessuna conoscenza 
importante, con un massiccio apparato di lunghissime note, estenuanti quanto insulse 
è fatica sprecata cercare, nel senso sordido indicato da Pierre Vidal-Naquet, «come 
l'idea venne al signor Rassinier»: l'Autore si è perduto nella sua immensa marea di 
futile aneddotica. Al contrario, egli mostra involontariamente che Rassinier iniziò la 
sua attività revisionista ante-litteram per solide ragioni intellettuali e morali: 

«L'atteggiamento che egli adotta piìi ancora, che ostenta è quello dello storico: 
egli vuole prove, ordini scritti, testimonianze inconfutabili. E certamente il suo 
atteggiamento sarebbe lodevole se la realtà non fosse così complessa. 
All'occorrenza, Rassinier aveva ragione a dire che, sul genocidio e sulle 
camere a gas, "i documenti [portati a conoscenza del pubblico} sono rari": a 
causa del segreto che circondava queste operazioni, essi lo sono 
effettivamente. Non è stato trovato alcun ordine scritto di pugno da Hitler che 
ordinasse il massacro di tutti gli Ebrei del continente europeo, e senza dubbio 
non c'è stato: la querelle storiografica tra "intenzionalisti" e "funzionalisti" 
sulla data in cui questa decisione fu presa, quest'ordine fu impartito, poi 
ripetuto, sempre oralmente e nel piìi grande segreto, è sempre alquanto vivace. 
Lo storico, come accade spesso, non avendo trovato l'atto, il documento 
inestimabile, è dunque costretto a interrogare i lapsus amministrativi, le 
cifrature imperfette, per ciò che concerne le fonti scritte, oppure le fonti orali. I 
documenti presentati che riguardano tali questioni sono dunque eventualmente 
"imprecisi" o "incompleti", può persino rincarare Rassinier. Ma quando egli 
aggiunge che sono "troncati" \tronqués\ cambia [16] registro e postula che 
esista una volontà di travestimento [sic} della realtà storica d'altra parte, egli 

211 

spera che "la buona fede presiede[rà] alle ricerche", le quali ne sono dunque 
sprovviste» (pp. 100-101). 

Contrariamente a ciò che afferma Florent Brayard, l'atteggiamento di Rassinier è stato 
«lodevole» proprio perché la realtà era così complessa: esigendo «prove, ordini scritti, 
testimonianze inconfutabili», egli ha dimostrato di essere l'unico storico dotato di 
senso critico in un mondo di pennivendoli che esercitavano il loro talento 
storiografico nella ricerca dei «lapsus amministrativi» e delle «cifrature imperfette»! 
E quanto sia fondato il rimprovero finale di Brayard risulta dal fatto che i 
pennivendoli con i quali aveva a che fare Rassinier erano i fautori di quella 
storiografia olocaustica che J.C. Pressac ha definito giustamente 

«una storia basata in massima parte su testimonianze raccolte secondo l'umore 
del momento, troncate per formare verità arbitrarie, e cosparsa di pochi 
documenti tedeschi di valore disparato e senza connessione reciproca» (3), 

il che implica una indubbia volontà di travisamento della realtà storica. 

Questa era la disposizione d'animo con la quale Rassinier intraprese le sue ricerche e 
scrisse, nel 1949, la sua prima opera critica: La menzogna di Ulisse. In questo senso, 
Florent Brayard ha di nuovo involontariamente ragione quando scrive che 

«Rassinier si era potuto sentire investito di una missione quando aveva scritto 
la sua Menzogna di Ulisse » (p. 214). 

Quest'opera era stata forse il frutto di un sentimento antisemitico sia pure latente in 
Rassinier? Florent Brayard, che ha studiato la copiosa corrispondenza intercorsa negli 
anni [17] Cinquanta tra Albert Faraz, uno scrittore anarco-pacifista, e Paul Rassinier, 
spazza via anche questo dubbio: 

«Nell'imponente complesso di lettere che Rassinier invia ad Albert Paraz non 
c'è una nota sull'antisemitismo e non sembra inoltre che vi sia una nota 
antisemitica» (p. 146). 

All'allievo di Pierre Vidal-Naquet non resta dunque che pescare nel torbido travisando 
intenzionalmente il senso e il valore dell'avvicinamento tutto esteriore alla destra 
francese iniziato da Rassinier verso la metà degli anni Cinquanta (4) e culminato nel 
1960 con la sua decisione di collaborare al giornale di destra «Rivarol» con lo 
pseudonimo di Jean-Pierre Bermont (p. 275). 

Florent Brayard si accinge dunque a 

«tentare di stabilire una cronologia di questa collusione, così grave, tra 
Rassinier e la destra piìi estrema» (p. 249, corsivo mio). 

In un crescendo di insinuazioni ignobili quanto infondate, Florent Brayard trasforma 
dunque Rassinier in un neofita nazista: 

«Per non mettere in pericolo la sorta di verginità politica di cui Rassinier ha de 
facto adornato questo movimento che si chiamerà in seguito "revisionismo" o 

212 

"negazionismo", né Bardèche né Coston intervengono direttamente, e non 
prendono la parola su questo argomento» (p. 268), 

perciò non hanno esercitato un'influenza dimostrabile sull'origine del revisionismo. 

Indi la malevola fantasia di Florent Brayard straripa incontenibilmente. 

«E la sua nuova posizione poUtica non era propriamente "insostenibile"?» (p. 
273, corsivo mio). 

«In un secondo tempo, conviene studiare il modo in cui Rassinier rivendica la 
sua nuova appartenenza» (p. 274, corsivo mio). 

[18] «Certamente, il "rinnegamento" di Rassinier, quand'anche in un primo 
tempo vi fosse stato costretto, era deliberato: ora Rassinier assumeva il suo 
destino, il suo delirio» (p. 276, corsivo mio). 

Dunque Rassinier avrebbe assunto una nuova posizione politica ovviamente di destra , 
avrebbe addirittura rivendicato la sua appartenenza alla destra e infine avrebbe 
rinnegato deliberatamente i suoi ideali socialisti e pacifisti. A sostegno di queste vuote 
chiacchiere, Florent Brayard non apporta la minima prova, anzi, come gli accade 
spesso, dimostra il contrario di ciò che insinua. 

All'inizio dell'estate del 1951, Albert Faraz, che aveva scritto la prefazione alla prima 
edizione de La menzogna di Ulisse, diventa cronista di «Rivarol» (p. 185). In 
conseguenza di ciò egli «aveva acquistato una reputazione di collaboratore e le sue 
negazioni non avevano più effetto» (p. 189). La reazione di Rassinier (agosto 1952): 
egli desidera che l'amico smetta di scrivere per questo giornale (p. 201). 

In questo periodo comincia anche l'isolamento di Rassi-nier: il 19 aprile 1951 egli 
viene espulso dal Partito socialista (p. 183); la sua domanda di riammissione viene 
respinta nel dicembre dello stesso anno (p. 220). 

Vistosi rinnegato dalla sinistra, Rassinier che poteva contare ancora solo sull'ausilio di 
piccoli gruppi pacifisti comincia a meditare, non senza rammarico, di rivolgersi alla 
destra, per poter far giungere le sue tesi ad un pubblico piìi vasto: 

«In ogni caso, il dilemma intellettuale si risolve nell'azione, questo impulso 
che dipende dalla strategia e dalle contingenze: "Noi abbiamo la scelta spiega 
Rassinier: o lavorare da soli e riuscire perdenti o lavorare con / meno nocivi... 
Indubbiamente / meno nocivi sono quelli che ci aiutano"» (p. 153, corsivo 
mio). 

Di conseguenza la scelta della destra per Rassinier rappresentava il male minore. 

Florent Brayard rileva inoltre che Rassinier 

«sperava di conservare il beneficio del suo profilo eroico di socialista- 
resistente-deportato e accrescere il suo [19] pubblico seducendo l'estrema 
destra. Egli agiva su due fronti guelfo con i ghibellini, ecc. Ma accadde che 

213 

vinse sull'uno in modo più netto di quanto prevedesse, e perse sull'altro in 
modo più completo di quanto avesse temuto» (p. 220). 

Ma il fatto che Rassinier abbia perduto sul fronte della sinistra è dipeso in gran parte 
dal vile rinnegamento della sinistra nei suoi confronti, e il fatto che egli abbia vinto 
sul fronte della destra può forse essergli imputato a demerito? 

Quel che è certo, è che l'avvicinamento di Rassinier alla destra francese (e poi a quella 
tedesca) fu dettato da ragioni tattiche e che egli non ha mai rinnegato i suoi ideali 
socialisti e pacifisti. Florent Brayard non adduce una sola prova della presunta 
adesione di Rassinier all'ideologia della destra: egli non solo non ha mai rivendicato 
«la sua nuova appartenenza», ma ha sempre respinto con durezza le accuse di 
collaborazione con ex SS (p. 278) o di appartenenza «ad un gruppo intemazionale di 
tendenza fascista» come «abominevole calunnia» (p. 373). E non è un caso che, dopo 
che la sua collaborazione a «Rivarol» con lo pseudonimo di Jean-Pierre Bermont 
divenne di pubblico dominio, 

«una sola rivista, confidenziale, quella dell'Associazione operaia anarchica, 
rinnovò a Rassinier la sua fiducia e la sua fedeltà» (p. 384). 

Ma forse anche questi operai anarchici facevano parte dello stesso fantomatico 
«gruppo intemazionale di tendenza fascista»! 

E non è un caso neppure che, di ritomo da un ciclo di conferenze tenute in Germania 
dal 21 marzo al 10 aprile 1960, Rassinier 

«affida le sue impressioni alla rivista pacifista "La voie de la paix"» (p. 277). 

Nel suo ultimo libro, Les responsables de la Seconde Guerre mondiale, pubblicato 
l'anno stesso della sua morte (1967), Rassinier scrisse quasi come testamento 
spirituale: 

«Che la politica di Hitler sia stata e sia ancora molto contestata, è del tutto 
naturale [...]. Per dare tutto il suo significato a questo studio, non è forse 
indifferente [20] ricordare che il suo autore figura tra coloro che l'hanno 
contestata fino al limite estremo la deportazione e che, contrariamente a ciò 
che pretendono gli avversari delle sue tesi nelle campagne di stampa che 
scatenano periodicamente contro di lui, egli non ha mai variato in questa 
opinione» (pp. 401-402). 

E non c'è nessuna ragione per dubitare della sincerità delle sue parole. I titoU di merito 
di Paul Rassinier escono intatti da questo sordido attacco e spazzano via le basse 
insinuazioni di Florent Brayard: 

«Il 18 giugno 1945, Paul Rassinier fu rimpatriato a Bel-fort. Le conseguenze 
delle torture che aveva subito gli valsero una invalidità stimata al 100 -i- 5%, 
presto seguita da una pensione anticipata, e la sua attività durante la guerra la 
medaglia d'argento della Reconnaissance frangaise, la médaille de la 
Résistance e la rosette de la Résistance» (p. 30). 

214 

Lo sviluppo delle opinioni di Rassinier sulla questione delle camere a gas omicide, se 
di sviluppo si può parlare, dimostra che egli ha proceduto sulla via tracciata sin 
dall'inizio senza concessioni alla destra. Nel 1950 egli scriveva al riguardo: 

«La mia opinione sulle camere a gas? Ce ne sono state, non tante quante si 
crede. Ci sono stati anche degli stermini: non tanti quanti si dice» (p. 98). 

In una lettera ad Albert Paraz in data 8 marzo 1951, Ras-sinier precisò che egli non 
negava l'esistenza delle camere a gas, ma la loro destinazione, e se esse erano state 
utilizzate, la qual cosa era da dimostrare, non era avvenuto per ordine superiore, 
perché non era stato trovato alcun ordine in tal senso (p. 122). 

Nel 1952, in un progetto di prefazione alla seconda edizione de La menzogna di 
Ulisse, Rassinier ribadiva: 

«Che degli stermini con i gas siano stati praticati mi pare certo. Non c'è fumo 
senza arrosto» (p. 282). 

[21] Nel 1954, nella prefazione definitiva, egli modificò così il giudizio precedente: 

«Che degli stermini con i gas siano stati praticati mi pare possibile, se non 
certo: non c'è fumo senza arrosto» (p. 282). 

Nel 1959, la posizione di Rassinier sulla questione delle camere a gas era questa: 

«L'esistenza [delle camere a gas} non è negabile, il numero si riduce a tre 
certe, secondo E. Kogon e David Rousset, e, quanto alla loro utilizzazione per 
asfissiare, a mio avviso e secondo le mie ricerche, che vi prego di credere 
minuziose, resto persuaso che essa fu non già sistematica, ma abbastanza rara 
da essere considerata una eccezione da imputare all'arbitrio di cui i 
responsabili, sia SS sia detenuti dei campi, hanno così spesso dato l'esempio» 
(pp. 282-283). 

In conclusione, Rassinier non ha mai negato l'esistenza delle camere a gas. 

Florent Brayard rileva che l'opinione di Rassinier sullo sterminio degli ebrei mediante 
gas 

«precedette ogni studio serio, o piìi ancora sistematico: l'opinione, presso 
Rassinier, è preesistente allo studio, e lo falsa» (p. 363), 

e ciò è vero nella misura in cui è vero, mutatis mutandis, per Florent Brayard stesso e 
per tutti coloro che sono cresciuti nel clima della asfissiante propaganda olocaustica 
iniziata sin dall'immediato dopoguerra, ma dimostra se non altro che Rassinier, per 
quanto riguarda la sua attività di ricercatore, non deve nulla all'ideologia della destra. 

Per quanto riguarda la metodologia e le argomentazioni di Paul Rassinier, non c'è 
dubbio che esse lascino spesso a desiderare, e che le critiche di Florent Brayard siano 
spesso giuste (ma l'assenza di rigore scientifico è un carattere tipico dell'epoca in cui 
scriveva Rassinier e si riscontra in misura [22] analoga anche nei suoi avversari). Io 

215 

stesso, undici anni or sono, in una delle mie prime pubblicazioni, ho segnalato gli 
errori piìi importanti commessi da Rassinier nella trattazione del rapporto Gerstein 
(5). Giuste sono anche gran parte delle critiche che Florent Brayard rivolge all'analisi 
di Rassinier della testimonianza di Rudolf Hòss, della conferenza di Wannsee, e 
qualche critica al suo studio statistico sulle perdite ebraiche durante la seconda guerra 
mondiale. Qui la strategia di Florent Brayard, che del revisionismo attuale sa poco o 
nulla, consiste nell'insinuare subdolamente che, se i metodi e le argomentazioni del 
maestro erano dubbie, i metodi e le argomentazioni dei discepoli lo sono ancora di 
pili. 

Su questa importante questione è necessario fornire un chiarimento essenziale: 
Rassinier è sì il fondatore del revisionismo attuale e ciò è innegabile , ma non ne è il 
maestro, né i revisionisti attuali sono i suoi discepoli nel senso in cui Pierre Vidal- 
Naquet è il maestro di Florent Brayard e questi è suo discepolo. Rassinier ha 
catalizzato l'attenzione di alcuni studiosi su un tema, ha indicato una via, ma poi 
questi studiosi hanno proceduto per proprio conto, verificando la sua metodologia e le 
sue argomentazioni e lasciandosi alle spalle tutto ciò che in esse c'era di dubbio o di 
infondato. Il revisionismo attuale dipende da Rassinier solo storicamente, non già 
metodologicamente e argomentativamente, sicché sperare di abbatterlo colpendo le 
tesi di Rassinier è una pia illusione. 

Resta infine da esaminare quale sia il valore dei metodi e degli argomenti di Florent 
Brayard. Se egli si fosse limitato alle giuste critiche a Rassinier, non avrebbe potuto 
scrivere piìi di dieci pagine; egli invece ha voluto strafare, mostrandosi in ciò degno 
discepolo del suo maestro. Qui prendo in considerazione tre argomenti importanti 
trattati da Florent Brayard: il rapporto Korherr, il rapporto Gerstein e la testimonianza 
di Miklos Nyiszli. 

[23] 

I) Il rapporto Korherr 

Per rendere piìi comprensibili l'argomentazione di Rassinier e la relativa critica di 
Florent Brayard, premetto un breve inquadramento storico della questione. 

Il 10 aprile 1943 VSS-Obersturmbannfiihrer Rudolf Brand inviò a Korherr una lettera 
nella quale lo informava: 

«Il Reichsfuhrer-SS ha ricevuto il Suo rapporto statistico su "La soluzione 
finale della questione ebraica in Europa". Egli desidera che in nessun punto si 
parli di "trattamento speciale degli ebrei" [Sonderbehandlung der Juden] . A 
pagina 9, punto 4, si deve dire come segue: 

"Trasporto [Transportierung] degli ebrei dalle province orientali nell'Est 
russo: 

furono fatti passare: 

attraverso i campi del Governatorato generale... 

216 

attraverso i campi del Warthegau...". 

Un'altra formulazione non può essere ammessa. Le rimando un'esemplare del 
rapporto già siglato dal Reichsfiihrer-SS con la preghiera di modificare nel 
modo indicato la pagina 9 e di rispedirlo» (6). 

Il 28 aprile Korherr rispedì il rapporto con la modifica richiesta (7). A pagina 9 di tale 
rapporto (8), punto 4, l'espressione Transportierung von Juden aus Ostprovinzen nach 
dem russischen Osten sostituisce infatti l'originaria Sonderbehand-lung, che però, 
inspiegabilmente, nonostante il divieto formale di Himmler, compare ancora ap. 10, 
punto 5 : 

«Evakuierungen insgesamt (einschl. Theresienstadt und einschl. 
Sonderbehandlung)... 1.875.549 Juden». 

Georges Wellers, citando questo passo del rapporto Korherr in luogo di quello della 
lettera di Rudolf Brand, giunge alla conclusione che in tale rapporto Evakuierung [24] 
(evacuazione) è sinonimo di Sonderbehandlung (trattamento speciale), che è a sua 
volta sinonimo di uccisione (9). 

In realtà, proprio da questo passo risulta chiaro che la Sonderbehandlung copre 
soltanto una parte delle Evakuierungen. E infatti il paragrafo V del rapporto Korherr, 
intitolato L'evacuazione degli ebrei {Die Evakuierung der Juden), si articola in 6 punti 
che riassumono le evacuazioni effettuate dall'ottobre 1939 al 31 dicembre 1942: 

«L'evacuazione sostituì, perlomeno nel territorio del Reich, l'emigrazione degli 
ebrei. Essa fu preparata in grande stile a partire dalla proibizione 
dell'emigrazione ebraica dell'autunno 1941 e fu ampiamente realizzata nel 
1942 in tutto il territorio del Reich. Nel bilancio dell'ebraismo essa figura 
come "emigrazione" [Abwande-rung]. Fino al 1 o gennaio 1943 partirono, 
secondo le liste dell'Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich 

dal Vecchio Reich 

col territorio dei Sudeti 100.516 ebrei 

dall'Ostmark [Austria] 47.555 " 

dal Protettorato 69.677 " 

totale 217.748 ebrei 

In queste cifre sono compresi anche gli ebrei evacuati nel ghetto per anziani di 
Theresienstadt. 

Complessivamente le evacuazioni nel territorio del Reich inclusi i territori 
orientali e inoltre nella sfera di potere e di influenza tedesca in Europa 
dall'ottobre 1939 o successivamente fino al 31 dicembre 1942, fecero risultare 
le seguenti cifre: 

[25] 

217 

1. Evacuazione [Evakuierung] di ebrei dal Baden e dal Palatinato verso la 
Francia 6.504 ebrei 

2. Evacuazione di ebrei dal territorio del Reich inclusi Protettorato e distretto 
di Bialystock verso l'Est 170.642 " 

3. Evacuazione di ebrei dal territorio del Reich e dal Protettorato a 
Theresienstadt 87.193 " 

4. Trasporto [Transportierung = Sonderò ehandlung} di ebrei dalle province 
orientali verso l'Est russo 1.449.692 " 

Furono fatti passare: 

attraverso i campi del Governatorato generale 1.274.166 " 

attraverso i campi del Warthegau 145.301 " 

5. Evacuazione [Evakuierung} di ebrei da altri paesi, cioè: 

Francia (per quanto occupata 

prima del 10.11.1942) 41.911 " 

Olanda 38.571 " 

Belgio 16.886 " 

Norvegia 532 " 

Slovacchia 56.691 " 

Croazia 4.927 " 

Evacuazioni complessivamente (inclusa Theresienstadt e inclusa 

Sonderbehandlung) 1.873.549 ebrei 

senza Theresienstadt 1.786.549 " 

6. A ciò si aggiunge anche, secondo i dati dell'Ufficio Centrale di Sicurezza 

del Reich l'evacuazione di 633.300 ebrei nei territori russi inclusi 

negli ex paesi baltici dall'inizio della campagna orientale. 

[26] Nelle cifre summenzionate non sono compresi i detenuti dei ghetti e dei 
campi di concentramento. Le evacuazioni dalla Slovacchia e dalla Croazia 
furono intraprese da questi stessi Stati» (10). 

Come si vede, l'originaria Sonderbehandlung si riferisce esclusivamente al punto 4: 
essa non è dunque sinonimo di Evakuierung, ma di Transportierung. In termini 
numerici, la Sonderbehandlung copre 1.449.692 ebrei, le altre Evakuierungen 
1.057.157. 

Se si accettasse l'ipotesi infondata di Wellers, fino al 31 dicembre 1942 risulterebbero 
sottoposti a Sonderbehand-lung e dunque uccisi soltanto 1.449.692 dei complessivi 
2.506.849 ebrei evacuati dai tedeschi, cioè esclusivamente quelli «fatti passare» 
(durchgeleust) per i campi del Gover-natorato generale e del Warthegau: 1.274.166 

218 

uccisi nei campi di sterminio di Belzec, Sobibor, Treblinka e Majdanek (Go- 
vernatorato generale) e 145.301 nel campo di sterminio di Chelmno (Warthegau) (11). 

Di conseguenza, nessuno degli ebrei deportati ad Ausch-witz fino al 31 dicembre 
1942 è stato sottoposto a Sonderbe-handlung e dunque ucciso. Non sono stati 
sottoposti a Son-derbehandlung e dunque uccisi i 633.000 ebrei evacuati nei territori 
russi, né i 170.642 evacuati all'Est, né, a maggior ragione, i 6.505 evacuati in Francia, 
né gli 87.193 evacuati nel ghetto di Theresienstadt. 

In particolare, non è stato sottoposto a Sonderbehandlung e dunque ucciso non solo 
nessuno degli ebrei deportati ad Auschwitz : 

41.911 ebrei dalla Francia (41.951 secondo il Memoriale di Klarsfeld) (12) 

[27] 16.886 ebrei dal Belgio (16.621 secondo il Memoriale di Steinberg) (13) 

29.1 12 ebrei dall'Olanda (14), 

ma neppure i 24.378 ebrei slovacchi evacuati a Sobibor (15). 

Naturalmente Wellers non accetta le conseguenze che scaturiscono dalla sua ipotesi 
truffaldina, le quali lo priverebbero di oltre un milione di "gasati", e considera invece 
appunto "gasati" dunque sottoposti a Sonderbehandlung r80% degli ebrei evacuati ad 
Auschwitz e tutti assassinati dunque, di nuovo, sottoposti a Sonderbehandlung, i 
633.000 ebrei evacuati nei territori russi (16) . 

Korherr conclude il suo rapporto con questo rilievo: 

«Dal 1937 all'inizio del 1943 il numero degli ebrei d'Eu-ropa dovrebbe essere 
diminuito approssimativamente di 4 milioni, sia a causa dell'emigrazione, sia a 
causa dell'eccedenza della mortalità degli ebrei dell'Europa centro-occidentale, 
sia a causa delle evacuazioni soprattutto nei territori orientali piìi intensamente 
popolati, le quali qui vengono conteggiate come perdita [die hier als Abgang 
gerechnet werden]» (17). 

[28] Rassinier argomenta: 

«Questa conclusione si deduce dalle lunghe colonne di cifre, di cui faccio 
grazia al lettore, le quali stabiliscono che l'altra metà è stata "evacuata" nei 
campi di concentramento. Per ogni uomo di buon senso [...], essa significa che 
alla data del 31 dicembre 1942 4 milioni di cittadini ebrei o sono emigrati 
fuori dei paesi occupati dalla Germania, o sono stati inviati nei campi di 
concentramento, e che ad essi bisogna aggiungere 500.000 morti dovuti sia 
alla mortalità naturale, sia alla guerra» (p. 301) 

Florent Brayard commenta: 

«Questa interpretazione era inconcepibile. Da una parte, egli attribuiva alla 
parola "evacuazione" il senso mitigato di deportazione in un campo di 
concentramento; ma Korherr aveva parimenti stabilito, accanto alle 

219 

popolazioni evacuate, una categoria che computava quelle detenute nei campi 
di concentramento: perché egli avrebbe dato due denominazioni ad un unico 
oggetto?» (p. 301). 

Qui la malafede del discepolo di Pierre Vidal-Naquet è lampante. Egli si riferisce 
come fonte alla traduzione francese del libro di Leon Poliakov e Josef WulfDa^ 
Dritte Reich und die Juden (18) . In quest'opera viene riportata la trascrizione [29] 
della versione abbreviata del rapporto Korherr (19), ed è vero, come dice Florent 
Brayard, che in esso, sotto la rubrica Campi di concentramento, fino al 31 dicembre 
1942 sono registrati 9.127 ebrei (p. 301, nota 2) (20), ma nel libro La Solution Finale 
et la Mythomanie Néo-Nazie tanto per restare nel campo della letteratura olocaustica 
(21) Georges Wellers pubblica la trascrizione della versione integrale del rapporto 
Korherr (22), nella quale, sotto la rubrica Campi di concentramento, che comprende 
sempre 9.127 ebrei detenuti in data 31 dicembre 1942, si legge: 

«Nicht enthalten sind die im Zug der Evakuierungsaktion in den 
Konzentrationslagern Auschwitz und Lublin untergebrachten Juden» [non 
sono compresi gli ebrei alloggiati nei campi di concentramento di Auschwitz e 
di Lublino nel quadro dell'azione di evacuazione^ (23). 

L'elenco dei campi di concentramento menzionati nel primo documento comprende 
Lublino, Auschwitz, Buchen-wald, Mauthausen/Gusen, Sachsenhausen, Stutthof e 
Ra-vensbriick (24); esso dunque non include i campi del Go verna- torato generale e 
quelli del Warthegau attraverso i quali, fino al 31 dicembre 1942, erano stati fatti 
passare 1.449.692 ebrei inviati «verso l'Est russo». Dunque Rassinier aveva ragione. 

La malafede di Florent Brayard sta nel fatto che egli non solo conosce il libro di 
Wellers summenzionato, ma lo ha anche studiato bene, perché alla pagina seguente 
scrive: 

«Riprendo qui in parte l'analisi di Georges Wellers, La Solution finale et la 
mythomanie néo-nazie, L'Existence [30] des chambres à gaz, Le Nombre des 
victimes (Paris, CDJC, 1979)» (p. 302, nota 4). 

Indi Florent Brayard, in un goffo tentativo di strafare, aggiunge: 

«D'altra parte, era difficile dare a "evacuazione" un senso benigno come a 
quello di deportazione. Uno scambio di corrispondenza, citato allusivamente 
da Poliakov, chiariva in effetti le condizioni della redazione di questo 
rapporto. Himmler stesso aveva domandato a Korherr, capo dell'ispezione 
statistica della SS [sic] (25), un rapporto sulla "soluzione finale della questione 
ebraica" si apprenderà piìi tardi che, dietro questa iniziativa, c'era il ministro 
della produzione di guerra, Albert Speer, il quale si preoccupava della 
preservazione della forza di lavoro. Himmler si era preso cura di precisare nel 
suo ordine che non bisognava impiegare l'espressione di "trattamento 
speciale", ma "evacuazione" » (p. 301). 

Florent Brayard riprende dunque la falsificazione di Wellers che ho già segnalata in 
precedenza, secondo la quale nel rapporto Korherr il termine Sonderbehandlung 
(trattamento speciale) non è stato sostituito dal termine Transportierung (trasporto). 

220 

ma dal termine Evakuierung (evacuazione). Non conosco la traduzione francese 
dell'opera di Poliakov e Wulf summenzionata, alla quale si riferisce Florent Brayard, 
ma nell'edizione tedesca la lettera di Brand a Korherr del 10 aprile 1943 viene 
pubblicata in fotocopia dell'originale. Comunque sia, Georges Wellers, nell'opera ben 
nota a Brayard La Solution Finale et la Mythomanie Néo-Nazie, pubblica sia la 
fotocopia del documento originale, sia una traduzione in francese in cui il termine 
«Transportierung» viene reso correttamente con «transportation» (26), sicché la 
falsificazione di Florent Brayard è intenzionale. 

[31] Egli commette un'altra falsificazione scrivendo alla pagina successiva: 

«La sola conclusione che si poteva trarre dalle statistiche di Korherr era il fatto 
che alla data del 31 dicembre 1942 il totale delle persone "evacuate" 
sterminate ammontava a 2.506.849» (p. 302, corsivo mio), 

mentre, come ho spiegato sopra, la rubrica Evakuierung copre solo 1.057.157 dei 
complessivi 2.506.849 ebrei presi in considerazione da Korherr, e solo abusivamente 
si può affermare che essi, in data 31 dicembre 1942, risultino "sterminati". 

2) Il rapporto Gerstein 

La difesa d'ufficio della testimonianza oculare di Kurt Gerstein, che Florent Brayard 
incautamente intraprende, è un'impresa tanto ardua che, se si vuole creare l'illusione 
che egli superi «vittoriosamente la prova», per usare l'espressione di Pierre Vidal- 
Naquet (27), è giocoforza ricorrere all'impostura. Florent Brayard non sfugge alla 
regola. Con riferimento a un passo del rapporto Gerstein, egli rileva: 

«Questa narrazione suscita qualche interrogativo in Rassinier. Egli scrive: 
"Globocnik, incaricato dello sterminio degli ebrei nel Warthegau, [...] non ha 
ancora trovato altro mezzo per portare a termine il suo compito che... il gas di 
scappamento dei motori Diesel (!!) che egli fa arrivare nelle camere 
appositamente preparate a questo scopo". Lo stupore di Rassinier non era 
ammissibile: l'asfissia mediante ossido di carbonio era stato il procedimento 
adottato per lo sterminio dei malati mentali nel corso dell'operazione T4 del 
1940-1941. Leon Poliakov, fin dal 1951, aveva dato una giusta descrizione di 
questi assassinii di massa il cui bilancio [32] ammonterà a 70.000 persone; 
evidentemente, il procedimento era efficace, come erano efficaci i "camion 
della morte" che utilizzavano lo stesso sistema» (p. 336). 

Ecco la descrizione di Leon Poliakov: 

«In ogni stabilimento si isolò ermeticamente un piccolo locale, trasformato in 
camera da doccia. Vi veniva fatta penetrare una serie di tubi a cui si 
adattavano dei cilindri contenenti l'ossido di carbonio. Prima di essere condotti 
a gruppi di dieci o di quindici dentro alla camera a gas, i malati venivano 
generalmente insonnoliti con iniezioni di morfina o di scopolamina, o drogati 
con pastiglie sonnifere» (28). 

221 

Florent Brayard paragona dunque cose non paragonabili: un conto è gasare con 
bombole di ossido di carbonio puro, un altro conto gasare con i gas di scarico di un 
motore Diesel, che contengono normalmente meno dell'I % di CO. 

L'ing. Fritz Berg, che ha studiato a fondo la questione, rileva che, per la gasazione 
omicida, la scelta piìi logica tra il motore Diesel e il motore a benzina come fonti di 
CO sarebbe a favore di quest'ultimo, che produce normalmente il 7% di CO (29) . 

Da parte mia aggiungo che, nel 1942, per uno sterminio in massa, la scelta piìi logica 
tra l'ossido di carbonio e l'acido cianidrico pretesamente già in uso ad Auschwitz 
sarebbe stata a favore del secondo. L'acido cianidrico, infatti, secondo la formula di 
Haber (30), ha un «prodotto di tossicità» di [33] 1.000 (per alte concentrazioni), 
l'ossido di carbonio di 70.000 (31), il che significa che l'HCN è 70 volte piìi tossico 
[34] del CO. L'ironia di Rassinier riguardo a gasazioni in massa con i gas di scarico di 
un motore Diesel era dunque pienamente giustificata. 

Circa l'efficacia di questo procedimento, Florent Brayard si contraddice 
immediatamente riferendo poche righe dopo lo scopo della missione di Gerstein: 

«Il ruolo di Gerstein era di trovare la soluzione tecnica a questo problema 
nuovo: "Ci vuole un gas piìi tossico e che agisca piìi rapidamente, come l'acido 
prussico", dichiara Globocnik a Gerstein» (p. 337), 

il che significa, appunto, che il metodo del motore Diesel, presuntamente allora in 
uso, non era poi così efficace. Flo-rent Brayard aggiunge: 

«A questo scopo a Gerstein era stato chiesto di portare al campo di Belzec 100 
kg di acido prussico, il cui nome industriale era Zyklon B» (p. 331). 

Tuttavia nessuno dei difensori d'ufficio di Kurt Gerstein, a cominciare da Leon 
Foliakov e Georges Wellers, ha mai spiegato, tra l'altro: 

1) perché il RSHA abbia ordinato a Gerstein di prelevare a KoUn acido cianidrico 
liquido (in 45 bottiglie d'acciaio), e non Zyklon B (32); 

2) perché a Gerstein sia stato ordinato di prelevare il cospicuo quantitativo di 100 kg 
di acido cianidrico (33); 

3) perché Gerstein non abbia eseguito la sua missione che, bisogna rammentare, era 
un segreto di Stato e perché a Berlino nessuno gli abbia chiesto conto di questa 
missione (34). 

[35] Riguardo al punto 1, rilevo che l'acido cianidrico liquido non era piìi usato nella 
disinfestazione dall'introduzione dello Zyklon B (35); esso inoltre poteva essere 
trasportato soltanto refrigerato, di notte e con un veicolo speciale (36). Per quanto 
concerne il punto 2, osservo che, se ci si basa sul dosaggio indicato da Rudolf Hòss (6 
kg di Zyklon B per 1.500 persone) (37) che avrebbe prodotto, è il caso di ricordare 
anche questo, una concentrazione teorica di gas quasi 50 volte superiore a quella 
immediatamente mortale (38) — 100 kg di HCN sarebbero stati sufficienti ad uccidere 
circa 25.000 persone (circa 125.000 impiegando la stessa concentrazione delle camere 

222 

a gas di esecuzione americane (39) ): un po' troppo per una [36] semplice 
trasformazione sperimentale degli impianti di sterminio di Belzec! 

Infine, come si può credere seriamente che gli ufficiali superiori del 
Reichssicherheitshauptamt (Ufficio centrale di sicurezza del Reich), dopo aver 
affidato a Gerstein una missione coperta dal segreto di Stato (einen àusserst geheimen 
Reichsauftrag (40) ), non gli abbiano chiesto conto del suo operato? 

Florent Brayard tenta poi di liquidare altrettanto capziosamente un altro argomento di 
Rassinier: 

«Rassinier trova un motivo supplementare di stupore e d'ironia nel breve 
racconto di Gerstein: "Si deduce ancora che il Fiìhrer era a Lublino l'antivigilia 
15 agosto (non si indietreggia apparentemente davanti a nulla nelle officine di 
fabbrica di falsi storici)". In questo caso, Rassinier prende una millanteria di 
Globocnik, destinata ad accrescere il suo credito e a manifestare bene sia il 
carattere segreto sia l'importanza della missione in corso. Che Hitler sia o non 
sia stato presente a LubUno il 15 agosto 1942, e che egli abbia o non abbia 
dato del "mio Globocnik" a questo subordinato che glorificava il suo piano, 
non ha importanza riguardo alla credibilità di Gerstein: ciò che importa è 
soltanto che Globocnik abbia effettivamente pronunciato queste parole che 
Ger-stein si accontenta di riportare» (p. 337). 

Ma il problema sollevato da Rassinier è proprio qui. Queste non sono le parole 
effettivamente pronunciate da Globocnik, ma quelle che Gerstein afferma siano state 
pronunciate da Globocnik: come può essere così sicuro, Florent Brayard, che queste 
parole non siano una pura invenzione di Gerstein? E in effetti, considerate le altre 
enormità che Gerstein attribuisce a Globocnik (41), la conclusione piìi [37] 
ragionevole è che Gerstein abbia inventato non solo la storia della visita di Hitler a 
Lublino, ma anche quella del suo incontro con Globocnik, del quale, guarda caso, 
ignora persino il grado: egli lo presenta come «SS-Gruppenfuhrer General» (42), 
mentre Globocnik il giorno del presunto incontro, il 17 agosto 1942, era «55- und 
PoUzeifuhrer» di Lublino e in tale funzione aveva il grado di «SS-Brigadefuhrer und 
General-major der PoUzei». Egli fu nominato «SS-Gruppenfuhrer und 
Generalleutnant der PoUzei» il 9 novembre 1942 (43) . 

Florent Brayard rimprovera inoltre a Rassinier di aver calcolato per Belzec, Sobibor e 
Treblinka un totale di 28.350.000 vittime, moltiplicando, con metodo aberrante, il 
rendimento quotidiano dei campi per le rispettive giornate di esistenza: 

«Se il totale al quale giungeva Rassinier era aberrante, dipendeva dal fatto che 
lo era il suo calcolo: come nel caso della sua analisi della testimonianza di 
Miklos Nyiszli, egli aveva confuso la capacità di una [38] installazione con la 
sua utilizzazione effettiva, e tra l'una e l'altra cosa c'è una grande differenza» 
(pp. 337-338). 

Florent Brayard dimentica di menzionare il totale dei gasati indicato da Gerstein: 25 
milioni soltanto per i campi di Belzec e Treblinka! (44) Come è potuto giungere il 
nostro testimone oculare a questa cifra se non ricorrendo allo stesso calcolo di 
Rassinier? 

223 

L'affermazione di Gerstein relativa alla gasazione di 700-800 persone in camere a gas 
di 20 o 25 mq. di superficie e di 38 o 47,5 me. di volume (45) — che infligge da sola 
un colpo mortale alla credibilità di Gerstein — inquieta non poco Florent Brayard, 
come ha inquietato prima di lui Georges Wellers, il quale, per trarsi d'impaccio, ha 
escogitato un'argomentazione fasulla che Florent Brayard si è affrettato a far sua. 

«Georges Wellers, che si impegnò a fare questa dimostrazione, mostrò 
anzitutto che la superficie di una camera a gas data da Gerstein era senza 
dubbio inferiore alla realtà (34 mq. invece di 25 mq.). Egli ricordò poi che, 
secondo un rapporto dell'SS-Obersturmbannfiihrer [sic] 46 del 5 giugno 1942, 
"la capacità normale delle vetture era di 9-10 metri quadrati" ossia dieci 
persone su ciascuno dei metri quadrati dei camion a gas. Egli rilevò infine che 
Gerstein segnalò che c'erano molti bambini tra le future vittime e concluse: 
"Non si sarà probabilmente molto lontani dalla terribile verità ammettendo che 
si trattava di circa 500 persone"» (pp. 340-341). 

Quand'anche l'affermazione di Wellers circa la superficie delle camere a gas fosse 
vera ma è dimostrabilmente falsa , il fatto che in un locale di 34 mq. sia possibile 
stipare, al massimo, 500 persone, non solo non esclude che in questo stesso locale sia 
impossibile stiparne 750, ma lo dimostra afortiori. 

[39] Perciò l'assurdità riferita da Gerstein resta tale anche nel caso di camere a gas di 
34 mq. Per giungere a questo dato, Wellers argomenta in questo modo: l'edificio 
adibito allo sterminio misurava m 24 x 10 (= 240 mq.); esso era suddiviso in 6 camere 
a gas collocate ai due lati di un corridoio che attraversava l'intero edificio e che era 
dunque lungo 24 metri e largo, a detta del testimone Rudolf Reder, m 1,5 (=36 mq.) 
(47) . Sot-traendo la superficie del corridoio alla superficie totale dell'edificio e 
dividendo per il numero delle camere a gas, Wel-lers perviene a 34 mq.: (240 - 36) : 6 
= 34 (48) . 

L'argomentazione è ineccepibile, tranne per l'insignificante particolare che Wellers ha 
inventato di sana pianta le dimensioni dell'edificio di sterminio, che non sono attestate 
da nessun documento e da nessuna testimonianza, e ciò è tanto vero che egli non 
indica alcun riferimento alla fonte. Secon-do la sentenza del processo Belzec del 21 
gennaio 1965, le sei camere a gas di tale campo misuravano 20 mq. ciascuna (m 4 x 
5) (49) . 

Tuttavia Florent Brayard non sembra troppo convinto della fondatezza di questa 
argomentazione di Wellers e ritiene necessario aggiungerne un'altra sua. 
Introducendola, egli tradisce la grande inquietitudine, per non dire stizza, che gli 
procura la critica di Rassinier all'assurdità di Gerstein: 

«Un altro argomento potrebbe senza dubbio mettere fine a questa, polemica 
abbastanza sordida iniziata da Rassinier» (p. 341). 

Tipico esempio di mentalità vidal-naquetiana: un testimone oculare dice di aver visto 
una cosa evidentemente [40] impossibile, ma, se qualcuno rileva questa impossibilità 
e ne chiede conto, inizia una «polemica abbastanza sordida»! 

224 

L'argomentazione presentata da Florent Brayard non è meno assurda dell'assurdità che 
vuole giustificare razionalmente matematicamente, addirittura , ed è basata sulla 
menzogna e sull'impostura: 

«Nel corso di un interrogatorio, il 6 maggio 1945, Gerstein era stato indotto a 
ritornare su questa questione del numero di persone contenute in una camera a 
gas. E molto probabile che questo interrogatorio consistette in una lettura fatta 
da lui del suo racconto in tedesco, lettura senza dubbio frammezzata dalle 
domande degli inquirenti. Di questo interrogatorio possediamo una traduzione 
francese e una traduzione inglese, come pure una versione tedesca. Gerstein, 
nella versione francese del testo, racconta così l'entrata dei deportati nella 
camera a gas: "Le camere a gas si riempiono. Caricate bene , ha ordinato il 
capitano Wirth. Essi camminano gli uni sui piedi degli altri. Da 700 a 800 
esseri umani su 25 mq., su 45 me. Io ricapitolo, piìi della metà sono bambini, 
peso medio al massimo 30 kg, peso specifico 1, dunque 25.250 kg di uomini 
per camera. Wirth ha ragione: con l'aiuto delle SS, 750 persone possono essere 
stipate in 45 me. e le SS aiutano con le loro fruste e ne infornano quanti è 
fisicamente possibile. Le porte si chiudono". E molto importante che Gerstein 
interrompa, il 6 maggio, un racconto conforme fino ad allora ai suoi rapporti 
del 26 aprile e senta il bisogno di ricapitolare. La sua ricapitolazione, sotto 
forma di un calcolo le cui basi non sono date, sembra rispondere a una 
domanda: forse uno degli inquirenti è sussultato all'annuncio delle cifre di 
Gerstein e gli ha chiesto delle precisazioni alla qual cosa Gerstein, si sarebbe 
prestato immediatamente» (p. 341). 

Per il solito desiderio di strafare, in nota Florent Brayard si esercita in un'ardita 
spiegazione matematica: 

«In effetti, Gerstein non specifica che in una camera a gas ci fossero solo 
bambini: adulti e bambini erano mescolati insieme, come egli racconta nel 
seguito del [41] rapporto. E molto interessante constatare che, se si risolve il 
problema matematico a doppia equazione (30a + 70b = 22.250 dove ae b 
rappresentano rispettivamente il numero dei bambini e il numero degli adulti 
ai quali è stato attribuito un peso di 70 kg a persona e in cui i numeri sono dati 
in kg; a + è = 750), si trova una proporzione esatta di due terzi di bambini e di 
un terzo di adulti; Gerstein avrà senza dubbio preso queste frazioni semplici 
come base del suo calcolo a mente» (p. 341, nota 3). 

L'argomentazione di Florent Brayard tende a questa conclusione: 

«Tra la logica del testimone e quella di colui che studia la sua testimonianza 
c'è come una incompatibilità che rende // dialogo impossibile talvolta, e 
pericolosa la critica» (p. 341, corsivo mio). 

In altri termini, l'assurdità di Gerstein e, conseguentemente, tutta la sua testimonianza, 
deve essere accettata acriticamente, perché la critica può essere pericolosa. Pericolosa 
per che cosa? Evidentemente, per la credibilità della testimonianza stessa! 

Per giungere a questa conclusione liberatoria, Florent Brayard non esita a ricorrere a 
una volgare impostura. 

225 

Per cominciare, i tre documenti del 6 maggio menzionati da Florent Brayard non sono 
degli interrogatorii, ma dei semplici rapporti esattamente come quello, più noto, del 
26 aprile (PS-1553). Questi documenti sono: 

1) il rapporto datato «Tubingen, Wurttemberg, den 6. Mai 1945. Z. Zt. Rottweil. Hotel 
Mohren» (PS-2170); 

2) il «Rapport du Dr. Ger Stein de Tubingen du 6 Mai 1945», il cui testo segue 
abbastanza da vicino il PS-2170, ma comprende lunghi brani che in quest'ultimo non 
compaiono e altre varianti minori. Si tratta probabilmente della traduzione ampliata 
del PS-2170 eseguita da Gerstein stesso; 

3) la traduzione inglese del rapporto in francese menzionato sopra («Report ofDr. 
Gerstein ofTuebingen, May 6, 1945. Translation») contrassegnata dalla sigla WC-23 
presentata ed accolta come documento d'accusa T-1313a al processo Eichmann di 
Gerusalemme. 

[42] In nessuno di questi documenti appare la piìi vaga indicazione che si tratti di 
stesure di un interrogatorio o che siano stati redatti dopo un interrogatorio. 

Dopo aver introdotto la sua argomentazione con questa menzogna, Florent Brayard 
tace disonestamente che nei primi due documenti Gerstein ha fornito indicazioni 
contraddittorie: 

«Ich iiberschlage: Durchschnittsgewicht hòchstens 35 kg., mehr als die Hàlfte 
sind Kinder, spez. Gewicht 1. Also 25 250 kg. Menschen prò Kammer...» {Io 
calcolo: peso medio al massimo 35 kg, più della metà sono bambini, peso 
specifico 1. Dunque 25.250 kg di uomini per camera] (50). 

«Je récapitule, plus de la moitié sont des enfants, poids moyen au maximum 
30 kgs. Poid specifique 1, donc 25.250 kgs d'homme par chambre» {Io 
ricapitolo, più della metà sono bambini, peso medio al massimo 30 kg. Peso 
specifico 1, dunque 25.250 kg di uomini per camera] (51). 

Nel «documento ufficiale del 2- Ufficio della 1 a Armata francese», noto per il 
resoconto del giornalista Geo Kelber, si legge: 

«Le poids moyen de chaque homme étant de 65 kgs, nos chambres peuvent 
regevoir 25.250 kgs d'étres humains chacune. Avec un peu de bonne volonté, 
nous obtenons une honnéte moyenne de 750 personnes par "opération"» [// 
peso medio di ogni uomo essendo di 65 kg, le nostre camere possono ricevere 
25.250 kg di esseri umani ciascuna. Con un po' di buona volontà, otteniamo 
un'onesta media di 750 persone per "operazione"] (52). 

Contrariamente a ciò che afferma Florent Brayard, da questi testi risulta 
inoppugnabilmente che il peso medio indicato da Gerstein si riferisce a tutte le vittime 
della camera a gas, non soltanto ai bambini. 

226 

Il calcolo di Gerstein è decisamente assurdo: sebbene il peso medio da lui indicato 
[43] vari, il peso complessivo non solo è sempre lo stesso, 25.250 kg, ma è sempre 
sbagliato! (53) 

Quanto al calcolo di Brayard, il meno che si possa dire, è che esso costituisce un 
affronto alla matematica, un oltraggio all'intelligenza del lettore. In effetti, se 30a + 
70b = 25.250 , e a + b = 750, allora, in cifra tonda, a = 681 eb = 69, in quanto (30 x 
681) + (70 X 69) = 25.260, la cifra piìi vicina a 25.250 senza ricorrere ai decimali (54), 
e (681 + 69) = 750. Tuttavia, in percentuale, il numero dei bambini non costituisce i 
2/3 del totale, ossia circa il 67%, bensì oltre il 90%: (681 : 750) x 100 = 90,8 %, 
perciò il numero degli adulti non rappresenta circa il 33%, ma il 9,2%. Questo 
madornale errore è involontario? E certamente possibile che Florent Brayard si sia 
trovato in difficoltà con la sua «doppia equazione» (ma allora perché non si è rivolto 
ad un professore di matematica?), tuttavia l'errore risulterebbe evidente persino ad uno 
scolaretto con questa semplice verifica: 

se i bambini sono i 2/3 del totale e il loro peso medio è di 30 kg, allora il loro peso è 
di (750 X 2)/3 X 30 = 15.000 kg; e se gli adulti sono 1/3 del totale e il loro peso medio 
è di 70 kg (55), allora il loro peso è di (750 xl)/3 x 70 = 17.500, sicché il peso totale 
di bambini e adulti insieme è di (15.000 + 17.500 =) 32.500 kg, non già di 25.250! 

E chiaro dunque che Florent Brayard ha falsato intenzionalmente i risultati del calcolo 
prendendosi gioco del lettore per dimostrare ad ogni costo che Gerstein aveva 
ragione. Ciò spiega anche perché egli abbia scelto il peso medio del rapporto in 
francese e non quello del rapporto in tedesco, la lingua materna di Gerstein: in questo 
caso la sua «doppia [44] equazione» sarebbe insensata, in quanto il prodotto di 35 x 
750 , 26.250, già supera di 1.000 kg il risultato di 25.250! 

Come si vede, chi, su questo argomento, fa una «polemica abbastanza sordida», è 
proprio Florent Brayard. 

La malafede del discepolo di Pierre Vidal-Naquet appare evidente anche nella sua 
critica a Rassinier sulla questione della durata delle gasazioni omicide. 

Rassinier riferisce che il suo misterioso visitatore gli disse: 1) che in ogni camera a 
gas c'erano al massimo 40 o 50 persone, e 2) che la gasazione di queste 40-50 persone 
per camera durò un quarto d'ora. Su questo punto egli si dimostrò irremovibile. 
Rassinier commenta: 

«Dopo, disegni alla mano, ho interrogato molti specialisti di motori a scoppio, 
di combustione dei fluidi e di tossicologia: nessuno ha ammesso una durata 
inferiore a un'ora e mezzo, o due ore» 56. 

Florent Brayard obietta: 

«Perché, se il volume totale delle camere a gas è di 270 me, man mano che 
queste camere sono riempite dalle future vittime, lo spazio non occupato, nel 
quale il gas potrebbe diffondersi, questo spazio si riduce. Non c'è bisogno di 
calcoli per stimare la diminuzione di questo spazio: basta sapere che le camere 
a gas misuravano, secondo Gerstein, m 5 x 5 per 1,9 di altezza; immaginare 

227 

poi che, in ciascuno di questi locali, si facevano entrare parecchie centinaia di 
persone ; ricordarsi che esse erano così stipate che alcuni venivano calpestati, 
che, quando la gasazione era terminata, quando si aprivano le camere a gas , le 
vittime erano "ancora in piedi, non avendo il minimo spazio per cadere o 
piegarsi"» (p. 364, corsivo mio). 

Florent Brayard conclude: 

«Gli interrogativi di Rassinier, così, erano poco pertinenti. Le basi dei suoi 
calcoli, come quelle dei suoi [45] ragionamenti erano false. La logica 
minorativa di Rassi-nier, che voleva che vi fosse stato il meno possibile di 
vittime, si fondava sulla testimonianza sollecitata di Pfannenstiel: nel corso 
delle gasazioni a Belzec non ci sarebbero state tremila vittime, come indicava 
Gerstein, ma soltanto 250-300 dieci volte di meno. La logica attenuativa che 
gli faceva rifiutare l'atrocità della descrizione l'invitava ad accettare la 
precisazione di Pfannen-stiel secondo la quale erano state riempite le sei 
camere a gas, e non quattro di esse, come affermava Gerstein: dunque non 
c'erano piìi di 40-50 persone per locale. Ogni logica, così, era invertita» (p. 
365). 

Quest'accusa è veramente incredibile: Florent Brayard la lancia utilizzando egli sì, e 
in perfetta malafede una logica invertita. Rassinier non ha mai preteso di muovere 
l'obiezione summenzionata a Gerstein, ma soltanto ed esclusivamente al suo 
visitatore, al quale aveva già obiettato che 

«Gerstein, proprio conoscendo le limitazioni del motore Diesel, aveva voluto 
ridurre al minimo il volume da rendere tossico, e nonostante ciò, questo 
volume d'aria non era stato reso tossico che dopo 32 minuti» (57), 

ma il visitatore aveva insistito sulla sua versione. 

Fingendo di credere che la critica di Rassinier fosse diretta contro Gerstein, Florent 
Brayard ha mostrato ancora una volta la sua aperta malafede. 

Ciò che Florent Brayard scrive riguardo al misterioso visitatore di Rassinier non 
merita troppa attenzione. Egli completa semplicemente il procedimento 
argomentativo dei suoi predecessori. Rassinier riferisce che nel giugno 1963 un 
anziano tedesco, di cui non ha mai rivelato il nome, gli fece visita a casa sua e gli 
raccontò una storia di gasazioni artigianali a Belzec (58) . Georges Wellers, che ha 
dedicato qualche pagina a questa vicenda, ipotizza che questo misterioso [46] 
personaggio «può (peut) ben essere il professor, dottor Wilhelm Pfannenstiel» (59); 
Pierre Vidal-Naquet, con la sua solita onestà intellettuale, trasforma questa mera 
ipotesi di Wellers in una certezza assoluta: 

«l'identificazione assolutamente certa del visitatore nazista con Pfannenstiel è 
stata stabilita da Georges Wellers (Mythomanie, cit., pp. 32-35)» (60). 

In realtà, se c'è una cosa assolutamente certa, è che questo personaggio non era 
Wilhelm Pfannenstiel. Il 3 agosto 1963 Pfannenstiel scrisse a Paul Rassinier una 
lettera che comincia con queste parole: 

228 

«Egregio signor Rassinier, 

confermo con molti ringraziamenti il ricevimento della Sua lettera del 29 
luglio 1963. Come già Le disse il nostro amico comune Grabert, io sarei molto 
lieto di conoscerLa personalmente (wiirde ich sehr freuen, Sie personlich 
kennen zu lernen)». 

Questa lettera dimostra che Pfannenstiel il 2 agosto 1963 non conosceva 
personalmente Rassinier, perciò non poteva essere il misterioso personaggio che 
aveva fatto visita a Rassinier due mesi prima. 

Pfannenstiel continua: 

«I Suoi sospetti sulla realizzazione del suo [di Gerstein] rapporto, una 
letteratura dozzinale in effetti estremamente inattendibile in cui la "letteratura" 
prevale di gran lunga sulla verità, nonché su come egli [Gerstein] è morto, 
sono probabilmente esatti anche a mio parere» (61). 

[47] Poiché Pfannenstiel condivideva i sospetti di Rassinier, è chiaro che smentiva di 
aver assistito ad una gasazione omicida a Belzec, perché Rassinier sospettava che il 
cosiddetto rapporto Gerstein fosse opera di due ufficiali alleati (62). 

Brayard, che conosce questa lettera, spazza via la contraddizione cronologica che da 
essa risulta affermando che 

«Rassinier aveva mentito. Egli aveva mentito sulle condizioni nelle quali era 
stato realizzato l'incontro con Pfannenstiel» (p. 362), 

poiché Rassinier e Pfannestiel si erano incontrati in Germania il 26 settembre 1963 e 
Rassinier aveva trasposto geograficamente e temporalmente questo incontro (pp. 360- 
361). 

Le prove? Nessuna, e poco importa che la vedova di Ras-sinier abbia confermato che 
l'incontro con il misterioso personaggio era avvenuto effettivamente a Parigi (63): per 
Florent Brayard ha mentito anche lei. 

Naturalmente aveva mentito anche il visitatore di Rassi-nier, che, pur essendo un 
mentitore, avrebbe comunque confermato, sull'essenziale, il racconto di Gerstein! Per 
smentire che le gasazioni erano rare e riguardavano solo poche persone, Florent 
Brayard ricorre ad un'altra impostura di Wellers, che ha scritto: 

«All'inizio di febbraio del 1943 dal campo di Belzec è stato spedito al 
ministero dell'Economia del Reich un vagone contenente 3.000 kg di capelli di 
donna destinati all'industria di filatura (doc. n. 1257 [sic] e URSS 511). Questo 
peso corrisponde a circa 200.000 capigliature soltanto di donne» (64). 

Florent Brayard ribadisce: 

[48] «Egli [// visitatore] parlava di "qualche vagone di tanto in tanto"? Nel 
febbraio 1943, un convoglio di 3 tonnellate di capelli di donne fu spedito al 

229 

ministero dell'Eco-nomia per essere trasformato in feltro per i sottomarini 
come riferiva Gerstein: questa spedizione rappresentava le capigliature di circa 
200.000 donne» (p. 354). 

Questa affermazione è grossolanamente falsa. Il documento URSS 511 è 
semplicemente l'ordine delVSS-Wirtschafts-Verwaltungshauptamt dell'^ agosto 1942 
relativo all'uso industriale dei capelli tagliati ai detenuti dei campi di concentramento, 
mentre il documento NO-1257, datato 6 febbraio 1943, menziona sì l'invio al 
Ministero dell'Economia del Reich di un vagone contenente 3.000 kg di capelli 
femminili, ma non già dal campo di Belzec, bensì dai campi di Lublino-Majdanek e di 
Auschwitz (65)! 

Anche supponendo, con Wellers, che una capigliatura femminile pesi soltanto 15 
grammi, il che è quantomeno dubbio, ciò non significherebbe che i summenzionati 
3.000 kg di capelli appartenessero necessariamente a 200.000 donne, perché nel 
documento in questione non è specificato a quale periodo si riferisca la raccolta dei 
capelli e ai detenuti i capelli venivano tagliati periodicamente. Da un documento 
relativo al campo di Majdanek risulta infatti che dal settembre 1943 al gennaio 1944 
in questo campo furono raccolti complessivamente (Gesamtbestand) 2.954 kg di 
capelli (66). 

3) Il testimone Miklos NyiszU 

Florent Brayard scrive al riguardo. 

«La critica che Rassinier fa di questo documento è veramente esemplare del 
suo metodo, e ciò per parecchie ragioni» (p. 194). 

[49] Rassinier ha esposto la sua critica organica della testimonianza di NyiszU 
nell'opera già citata // dramma degli ebrei europei, dove ha presentato cinque pagine 
di argomentazioni di valore disparato, alcune delle quali sicuramente infondate. Ora, 
che cosa fa Florent Brayard per analizzare la metodologia di Rassinier? Esamina una 
sola argomentazione, quella piìi debole: calcolando il numero delle vittime di 
Auschwitz sulla base dei dati forniti da Nyiszli, Rassinier ha esteso indebitamente 
questi dati al periodo anteriore, al quale essi non si riferiscono, giungendo così alla 
cifra di 45 milioni di gasati (pp. 196-197). Riguardo a questa argomentazione, l'unica 
ripeto che egli prenda in considerazione, Florent Brayard ha pienamente ragione: ma 
come può l'allievo di Vidal-Naquet desumere seriamente da questo singolo caso la 
metodologia di Rassinier? 

L'esame della questione sollevata da Rassinier, che ho eseguito nello studio "Medico 
ad Auschwitz" : Anatomia di un falso, al quale rimando per le fonti (67), porta alla 
seguente conclusione: Nyiszli pretende di aver visto con i suoi occhi «due milioni di 
innocenti fino alle camere a gas» e di aver «assistito all'orrore dei roghi». A questi due 
milioni, bisogna aggiungere, appunto, le vittime dei roghi, le quali, tenuto conto delle 
circostanze temporali, si possono calcolare a circa 650.000. Numero totale: 2.650.000. 
Tuttavia, sommando le vittime delle otto ondate di gasazioni che egli menziona (68), 
si arriva ad un totale di circa 605.000 vittime. Non solo, ma poiché ai roghi andava a 
finire «l'eccedente della rampa», ne consegue che il numero eccedente 650.000 è 
superiore al numero ecceduto 605.000! Il discepolo di Vidal-Naquet, con le sue 

230 

"doppie equazioni", sarà senza dubbio in grado di risolvere quest'altro mistero 
matematico ! 

[50] Florent Brayard conclude il capitolo IX della sua opera con queste parole 
ironiche: 

«Nella famiglia revisionista non era immaginabile di procedere all'uccisione 
del padre spirituale, s'intende» (p. 368). 

Questa osservazione si adatta perfettamente a Brayard stesso: mentre i revisionisti piìi 
seri hanno avuto il coraggio di indicare gli errori metodologici e argomentativi di Paul 
Ras-sinier e se li sono lasciati alle spalle, Florent Brayard non solo non ha avuto il 
coraggio di indicare gli errori (e le falsificazioni e le imposture) dei suoi padri 
spirituali, s'intende , ma li ha adottati scientemente per infangare, in Paul Rassinier, 
tutto il revisionismo storico. 

NOTE 

1. Fayard, Paris 1996. Per ragioni di praticità, cito quest'opera indicando soltanto le 
pagine (tra parentesi tonda). 

2. Nel libro Denying the Holocaust. The Growing Assault on Truth and Memory (A 
Piume Book, New York 1994) Deborah Lipstadt riconduce la genesi del revisionismo 
storico ad una sorta di cospirazione mondiale i cui Savi Anziani a cominciare da 
Bardèche e da Rassinier, tramando nell'ombra, hanno forgiato nelle loro fucine 
infernali uno strumento diabolico per riabilitare e risuscitare il nazismo: il 
revisionismo storico, appunto. 

3. Jean-Claude Pressac, Auschwitz: Technique and Operation ofthe Gas Chambers, 
The Beate Klarsfeld Foundation, New York 1989, p. 264. 

4. Nell'autunno del 1954 Henry Coston espresse a Rassinier la sua disponibilità a 
pubblicare Le mensonge d'Ulysse (p. 250), cosa che fece l'anno seguente (p. 267). 

5. // rapporto Gerstein: Anatomia di un falso, Sentinella d'Italia, Monfalcone 1985, 
pp. 175-177. 

6. NG-5196. 

7. ZS Ludwigsburg, USA Film n. 2, 419. 

8. NO-5194. 

9. Georges Wellers, Qui est Robert Faurisson? , «Le Monde Juif», n. 127, juillet- 
septembre 1987, pp. 101-102, e Les chambres à gaz ont existé. Des documents, des 
témoignages, des chiffres, Galli-mard, Paris 1981, p. 36. 

10. NO-5194, pp. 9-10 

231 

11. Restano (1.449.692 - 1.274.166 - 145.301 =) 30.225 sottoposti a 
Sonderbehandlung che non sono stati "fatti passare" né per i campi del Governatorato 
generale né per quelli del Warthegau. 

12. Le mémorìal de la déportation des Juifs de France, èdite et publié par Beate et 
Serge Klarsfeld, Paris 1979, p. 13 (mia numerazione). 

13. Mémorìal de la déportation des Juifs de Belgique présente par Serge Klarsfeld et 
Maxime Steinberg, Bruxelles 1994, p. 42. 

14. Het Nederlandsche Roode Kruis, Auschwitz, Deel II, p. 5; Deel IH, pp. 14-15 e 65, 
S'Gravenhage, 1948/1952. 

15. Adalbert Riickerl, NS-Vemichtung slager im Spiegel deutscher Strafprozesse, 
DTV Dokumente, Munchen 1979, p. 148. 

16. Georges Wellers, La Solution Finale et la Mythomanie Néo-Nazie, èdite par Beate 
et Serge Klarsfeld, Paris 1979, pp. 49 e 54. 

17. NO-5194, p. 15. Quest'ultima frase esclude categoricamente che i suddetti 
evacuati siano stati uccisi. In questo caso, infatti, non avrebbe senso affermare che tali 
evacuazioni qui (hier) vengono conteggiate come perdita. Il significato della frase è 
un altro. Korherr enuncia le tre cause principali della diminuzione del numero degli 
ebrei europei, due delle quali l'emigrazione e l'eccedenza della mortalità [*] 
costituiscono una perdita reale, mentre la terza, l'evacuazione, rappresenta una perdita 
puramente nominale. Ap-punto per questo Korherr precisa che le evacuazioni, 
sebbene non costituiscano una perdita reale, qui, cioè nel suo rapporto statistico, 
vengono nondimeno conteggiate come perdita, senza dubbio perché i territori orientali 
in questione non venivano piìi considerati come parte dell'Europa. 

[*] Fino al 31 dicembre 1942 risultano emigrati dal Vecchio Reich col territorio dei 
Sudeti, dall'Austria e dalla Boemia-Moravia 557.357 ebrei; in questi stessi paesi, 
l'eccedenza della mortalità è di 82.776 ebrei; i dati relativi all'emigrazione e 
all'eccedenza della mortalità ammontano a 762.593 ebrei per i territori orientali con 
Bialystock e il Governatorato generale con Lemberg [NO-5193, p. 4]. Ciò significa 
che Hitler, dal 1933 alla fine del 1942 ha lasciato emigrare oltre un milione di ebrei 
che avrebbe dovuto sterminare "per il solo fatto di essere ebrei"! 

18. Leon Po liakov- Josef Wulf, Das Dritte Reich und die Juden. Do-kumente und 
Aufsàtze, Arani-Verlag, Berlin-Grunewald 1955. 

19. Si tratta del documento NO-5193. 

20. Cfr. L. Poliakov-J. Wulf, Das Dritte Reich und die Juden, cit., p. 247. 

21. Al pari del suo maestro, Florent Brayard conosce i documenti unicamente 
attraverso la letteratura olocaustica. 

22. Si tratta del documento NO-5194. 

232 

23. Georges Wellers, La Solution Finale et la Mythomanie Néo-Nazie, cit., p. 74. 

24. NO-5193,p. 6. 

25. Korherr era Inspekteurfiir Statistik, ispettore di statistica (NO-5 193, p. 1). 

26. G. Wellers, La Solution Finale et la Mythomanie Néo-Nazie, cit., pp. 61 e 64. 

27. Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, Editori Riuniti, Roma 1992, p. 
26. 

28. Leon Poliakov, // Nazismo e lo sterminio degli Ebrei, Einaudi, Torino 1977, p. 

253. 

29. Friedrich Paul Berg, Die Diesel-Gaskammern: Mythos in Mythos, in Grundlagen 
zur Zeitgeschichte. Fin Handbuch Uber strittige Fragen des 20. Jahrhunderts, 
Grabert-Verlag, Tubingen 1994, pp. 328-329. 

30. Il chimico tedesco Fritz Haber determinò sperimentalmente il potere tossico di 
vari aggressivi chimici, che indicò come «prodotto di tossicità», espresso dalla nota 
formula 

et = P/A = W 

dove e è il peso in mg della sostanza tossica, t il tempo in minuti, A il volume in me. 
di aria inspirata, P il peso dell'individuo, W = c^ il «prodotto di tossicità». Per i veleni 
che vengono in parte espirati, come l'acido cianidrico, la formula di Haber si modifica 
così: {e - e) = W. Il «prodotto di tossicità» (= tempo t che la cavia impiega a morire 
alla concentrazione e di sostanza tossica) determinato sperimentalmente da Fritz 
Haber per l'acido cianidrico è di 1.000 per concentrazioni alte, 4.000 per 
concentrazioni basse [a]. Ciò significa che alle alte concentrazioni la morte subentra 
mt = (1.000:c) minuti, trascurando il fattore e (aria espirata) che diventa trascurabile 
[a]. 

La concentrazione "immediatamente mortale" di acido cianidrico per un uomo è di 0,3 
grammi per metro cubo d'aria (o 300 mg/me), mentre una concentrazione di 0,2 
grammi per metro cubo d'aria è mortale in 5-10 minuti [b]. Nei due casi, il tempo in 
cui si verifica la morte è approssimativamente di (1.000 : 300) = circa 3 minuti e 
(1.000 : 200) = circa 5 minuti. 

Assumendo, con il Gina, che un adulto respiri in media 8 litri di aria al minuto, la 
dose letale d di acido cianidrico ad alte concentrazioni è data dalla formula rf = (8 x 
et) : 1.000. 

Assumendo la concentrazione "immediatamente mortale" di 0,3 g/mc. ed esprimendo 
pili esattamente t con il quoziente 1.000/300, la dose letale risulta di [8 x 300 x (1.000 
:300)]: 1.000 = 8 mg. Dunque a questa concentrazione, l'assunzione di 8 mg di acido 
cianidrico provoca la morte. 

233 

I chimici tedeschi che lavoravano nel campo della disinfestazione esprimevano il 
«prodotto di tossicità» in milligrammi per metro cubo per minuto (mgm) o in grammi 
per metro cubo per ora (gst). Il «prodotto di tossicità» dell'acido cianidrico è di 1.000 
mgm o di 0,02 gst. [e]. Secondo questo metodo, 1.000 mg di acido cianidrico sono 
mortali in 1 minuto, dunque 300 mg in circa 3 minuti, come risulta dalla formula di 
Haber. 

[a] Michele Giua e Clara Giua-Lollini, Dizionario di chimica generale e industriale. 
Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino 1950, voi. I, pp. 312-313 (voce 
«Aggressivi chimici di guerra»). 

[b] Ferdinand Flury-Franz Zernik, Schàdliche Gase, Dampfe, Nebel, Rauch- und 
Staubarten, Berlin, Verlag von Julius Springer, 1931, pp. 453-454. 

[e] mgm = Milligramme/Minute. gst = Gramme/Stunde. Gerhad Feters, Chemie und 
Toxicologie der Schàdlingsbekdmpfung, Stuttgart 1942, p. 58. 

31. M. Giua e C. Giua-Lollini, Dizionario di chimica generale e industriale, cit., voi. 
I, p. 313. 

32. Interrogatorio di Gerstein del 19 luglio 1945 da parte del giudice Mattei. G. 
Wellers, Encore sur le "Témoignage Gerstein", «Le Monde Juif», n. 97, janvier-mars 
1980, p. 29. 

33. T-1310, p. 5; PS-1553, p. 5, PS-2170, p. 2. 

34. Giudice Mattei: «A chi avete reso conto dell'esecuzione della vostra missione?». 
Gerstein: «Al mio ritorno a Berlino da un viaggio che è durato circa due settimane, 
non ho reso conto a nessuno dell'esecuzione delle mia missione. Nessuno mi ha 
chiesto nulla» (G. Wellers, Encore sur le "Témoignage Gerstein", cit., p. 29). 

35. O. Lenz-L. Gassner, Schàdlingsbekdmpfung mit hochgiftigen Stof-fen, Heft 1: 
Blausàure, Verlagsbuchhandlung von Richard Schoetz, Berlin 1934, pp. 8-10. 

36. Schwurgericht in Frankfurt am Main, Sitzung vom 28. Màrz 1949, in C.F. Riiter, 
Justiz und NS-Verbrechen. Sammlung deutscher Strafurteile wegen 
nationalsozialistischerTòtungsverbre-chen, 1945-1966, Amsterdam 1968-1981, Bd. 
xin, p. 137. 

37. NI-034, interrogatorio di R. Hòss del 20 maggio 1946; NI-036, interrogatorio di 
R. Hòss del 14 maggio 1946. 

38. In riferimento ai crematori II e III di Birkenau. Secondo le piante originali della 
Zentralbauleitung di Auschwitz, la presunta camera a gas misurava 30 metri di 
lunghezza, 7 di larghezza e 2,41 di altezza [a] ed aveva 7 colonne di cemento di m 
0,40 X 0,40 X 2,41 [b], perciò il suo volume era di circa 503 me. L'introduzione di 6 
kg (valore medio indicato da Hòss) di Zyklon B - equivalenti a 6 kg di HCN - nel 
locale, dopo la vaporizzazione, avrebbe prodotto una concentrazione teorica di vapori 
di HCN di (6.000 : 503 =) 11,9 g/mc. Considerando il volume occupato dai corpi delle 
vittime, con un peso medio di 60 kg [e] dunque [(1500 x 60)] : 1000 =) 90 me, il 

234 

volume disponibile sarebbe stato di 413 me. e la concentrazione dell' HCN di 14,53 
g/mc, 44 volte superiore a quella immediatamente mortale. 

[a] J.C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation..., cit., p. 286. 

[b] Op. c/f.,pp. 285 e 324. 
[e] Op. cit, ^ Al 5. 

39. 3.200 parti per milione, equivalenti a circa 3,5 g/mc. Robert Lenski, The 
Holocaust on Trial. The Case of Ernst ZUndel, Reporter Press, 1989, p. 391. 

40. T-1310,p.5. 

41. Eccone un piccolo florilegio: il rendimento giornaliero degli impianti di sterminio: 
15.000 uccisioni a Belzec, 20.000 a Sobibor e 25.000 a Treblinka [PS-2170, p. 3], 
cifre decisamente assurde in considerazione del numero e della superficie delle 
rispettive camere a gas; l'utilizzazione media (durchschnittliche Ausnutzung) degli 
impianti di Belzec: 1 1.000 uccisioni al giorno dal mese di aprile (seit Aprii) sino ad 
allora (bisher) [PS-2170, p. 3], il che corrisponde alla gasazione di circa un milione e 
mezzo di persone, mentre la cifra ufficiale delle vittime è 600.000; l'impossibile 
ignoranza da parte di Globocnik della posizione di Sobibor («Sobibor, bei Lublin in 
Polen, ich weiss nicht genau wo» Sobibor, presso Lublino in Polonia, non so 
esattamente dove) [*]; la menzione di Majdanek come campo di sterminio di 
Globocnik, che invece non era sotto la sua giurisdizione. 

[*] Qui Gerstein mette in bocca a Globocnik un'altra sciocchezza: Globocnik e 
Gerstein si trovano a Lublino, in Polonia, ma, menzionando Sobibor, Globocnik sente 
il bisogno di precisare che tale campo si trovava «presso Lublino in Polonia»! A 
quale altra Lublino avrebbe potuto pensare Gerstein? 

42. PS-2170, p. 3. 

43. A. Riickerl, NS-Vernichtung slager im Spiegel deutscher Strafpro-zesse, cit., pp. 
37 e 49. 

44. PS-1553,p. 7. 

45. PS-1553, p. 5 (m 4 X 5 = 20 mq.); T-1310, p. 11, PS-2170, p. 4 (m 5 x 5 = 25 
mq.); PS-1553, p. 5 (m 4 x 5 x 1,90 = 38 me); PS-1553, p. 6 (25 mq. e 45 me). 

46. Si tratta dell'SS-ObersturmbannfUhrer Rauff. 

47. Il riferimento è a Rudolf Reder, Belzec, Centralna Zydowska Komisja Historyczna 
przy C.K. Zydow Polskich - Oddzial w Kra-kowie, Krakow, 1946, p. 44, che non 
indica né la superficie dell'edificio di sterminio, né quella delle singole camere a gas. 

48. G. Wellers, A propos d'une thèse de doctorat "explosive" sur le "Rapport 
Gerstein", «Le Monde Juif», janvier-mars 1986, p. 8. 

235 

49. A. Riickerl, NS-Vernichtungslager ini Spiegel deutscher Strafpro-zesse, cit., p. 
133. 

50. PS-2170,p. 5. 

51. Rapport du Dr. Gerstein de Tubingen du 6 Mai 1945, p. 7. 

52. Geo Kelber, Un bourreau des camps nazis avoue: "J'ai exterminé jusqu'à 11.000 
personnes par jour" , «France Soir», 4 luglio 1945, p. 1. In questo testo Gerstein viene 
presentato come un criminale nazista. 

53. 750 X 30 = 22.500; 750 x 35 = 26.250; 750 x 65 = 48.750. 

54. Le cifre esatte sono a = 681,25, è = 68,75. 

55. Questo dato non è mai menzionato da Gerstein; esso è stato introdotto da Florent 
Brayard. 

56. Paul Rassinier, Il dramma degli ebrei europei, Edizioni "Euro-pa", Roma 1967, p. 

75. 

57. P.Rassinier, op. cit., p. 75. 

58. Op.c/f.,pp. 70-80. 

59. G. Wellers, La Solution Finale et la Mythomanie Néo-Nazie, cit., p. 34. 

60. P. Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, cit., p. 144, nota 51. 

61. Lettera di Wilhelm Pfannenstiel a Paul Rassinier in data 2 agosto 1963; fotocopia 
in Wilhelm Stàglich-Udo Walendy, NS-Bewalti-gung. Deutsche Schreibtischtater, 
Historische Tatsache(n), n. 5, Historical Review Press, 1979, p. 20. 

62. P. Rassinier, // dramma degli ebrei..., cit., pp. 59-60. Il sospetto di Rassinier è 
infondato. 

63. L'ajfaire Roques. Une réponse de M. Henri Roques et une réplique de M. Georges 
Wellers, «Le Monde Juif», n. 122, avril-juin 1986, p. 50, e Florent Brayard et les 
menteurs, lettera circolare di Henri Roques, giugno 1996, pp. 3-4. 

64. G. Wellers, La Solution Finale et la Mythomanie Néo-Nazie, cit., p. 35. 

65. Cfr. Henry Monneray, La persécution des Juifs dans les pays de l'Est présentée à 
Nuremberg, Editions du Centre, Paris 1949, fotografia fuori testo tra le pp. 144 e 145. 

66. Fotocopia fuori testo in Jozef Marszalek, Majdanek. The Concentration Camp in 
Lublin, Interpress, Warsaw 1986. 

67. "Medico ad Auschwitz" : Anatomia di un falso. Edizioni La Sfinge, Parma 1988, 
pp. 43-44. 

236 

68. Ebrei ungheresi, quartiere ceco, ebrei di Corfù, campo zingaro, campo C, ghetto di 
Riga, ghetto di Litzmannstadt, ghetto di Theresienstadt. 

237 

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Author(s): Olodogma
Title: Olocausto: Dilettanti allo sbaraglio"...di Carlo Mattogno
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Published: 2014-05-04
First posted on CODOH: May 16, 2018, 8:25 a.m.
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