Dilettanti allo sbaraglio 2
Published: 2014-05-04

http://www.vho.org/aaargh/ital/archimatto/CMDi2.html

OLOCAUSTO: DILETTANTI ALLO SBARAGLIO

 CARLO MATTOGNO

 CAPITOLO SECONDO:

 GEORGES WELLERS

 1-- LA "SOLUZIONE FINALE DELLA QUESTIONE EBRAICA".

 Georges Wellers tenta di accreditare la presunta identità tra "soluzione finale" e sterminio con le seguenti argomentazioni:

 "Esiste una documentazione nazista abbastanza ricca riguardo alla soluzione finale della questione ebraica senza che si dica esplicitamente in che cosa consista questa soluzione. Il termine stesso (Endlösung der Judenfrage) appare per la prima volta nella lettera del 31 luglio 1941 che il Reichsmarschall Göring ha inviato a Heydrich, l'SS--Obergruppenführer, capo del RSHA (ufficio centrale di sicurezza del Reich) e del S.D. (Servizio di sicurezza), con la quale lo incaricava dell'organizzazione necessaria alla realizzazione di essa, precisando che ormai non si trattava più dell'emigrazione, né dell'evacuazione degli Ebrei. Ma, in questa lettera, non si dice che cosa si dovesse fare degli Ebrei. In virtù di questa lettera, Heydrich organizza alla periferia di Berlino, "am Grossen Wannsee n.56--58", una conferenza alla quale partecipavano sedici rappresentanti di alto grado di varie organizzazioni naziste, e incarica il capo dell'Ufficio IV--B--4 della Gestapo, Adolf Eichmann, di spedire gli inviti e, dopo la partenza dei partecipanti, trattiene quest'ultimo e il "Gestapo--Müller" per redigere il protocollo della conferenza in termini ben scelti. Questo lungo documento dice: a) la realizzazione del piano stabilito sarà affidata alle SS, dunque al Reichsführer SS Heinrich Himmler, a Heydrich e, al livello di esecuzione, al gruppo di Eichmann. Il 27 aprile 1942, quattro mesi dopo, Heydrich è stato mortalmente ferito a Praga da resistenti cèchi. In tal modo, il suo ruolo era presto interrotto. b) Quanto alle decisioni di fondo del problema, esse si possono riassumere con la citazione seguente:

 Nel quadro della soluzione finale del problema, gli Ebrei devono essere trasferiti sotto buona guardia all'Est ed esservi assegnati al servizio di lavoro (...). è evidente che una gran parte di essi si eliminerà in modo del tutto naturale a causa del suo stato di deficienza fisica. Il residuo che restasse in fin dei conti (...) dovrà essere trattato di conseguenza.

Se in questo piano si fa chiaramente assegnamento sulla mortalità per sfinimento tra i lavoratori, ai superstiti viene promesso un enigmatico trattamento di conseguenza, mentre la sorte degli inabili al lavoro resta circondata da un profondo mistero. In seguito, si farà di tutto affinché questo mistero resti integro per l'eternità.

Naturalmente, per Faurisson e compagnia, poiché nel "Protocollo di Wannsee" non si dice che la "soluzione finale" consisteva nell'uccidere tutti gli Ebrei, essa significava soltanto respingimento [refoulement] all'Est ... senza il minimo male!". (1)

 All'interpretazione di Georges Wellers obietto quanto segue:

1) E' falso che l'espressione Endlösung der Judenfrage appaia "per la prima volta" nella lettera di Göring del 31 luglio 1941. Essa compare già nella lettera di Heydrich a Ribbentrop del 24 giugno 1940, (2) in cui, sia per il contesto, (3) sia per la data, (4) Endlösung non può assolutamente essere un termine "cifrato" designante lo sterminio degli Ebrei. Nel 1940 esso indicava correntemente il progetto Madagascar, e proprio per nascondere questo fatto Georges Wellers ricorre alla menzogna segnalata. Non esiste nessuna prova documentaria che in seguito il termine Endlösung abbia designato lo sterminio ebraico.

2) E' falso che la lettera di Göring del 31 luglio 1941 precisasse che "ormai non si trattava più dell'emigrazione, né dell'evacuazione degli Ebrei": ciò è esattamente il contrario di quel che dichiara la lettera in questione, come ammette Martin Broszat, scrivendo che essa costituiva l'incarico " di preparare un vasto programma di deportazione ebraica". (5)

3) Il resoconto che Georges Wellers dà del "protocollo di Wannsee" è parziale e tendenzioso. Come è noto, delle 15 pagine dattiloscritte di questo documento, gli storici ufficiali citano normalmente soltanto 14 righe estratte dal contesto. Georges Wellers supera i suoi colleghi citandone appena 7, con omissioni non irrilevanti.

4) E' falso, per ciò che riguarda gli Ebrei superiori ai 65 anni e che erano evidentemente inabili al lavoro, che "la sorte degli inabili al lavoro resta circondata da un profondo mistero ", perché il protocollo dice chiaramente che essi dovevano essere evacuati nel "ghetto per anziani" di Theresienstadt.

Per mostrare appieno l'infondatezza delle tesi di Georges Wellers, è necessario, in via preliminare, un inquadramento storico della questione.

1. La politica ebraica nazionalsocialista e la genesi della soluzione finale.

 Fin dall'ascesa di Hitler al potere, la politica nazionalsocialista nei confronti degli Ebrei ha mirato costantemente al loro "allontanamento" (Entfernung) dalla Germania (6).

Già il 28 agosto 1933 il ministero dell'Economia del Reich stipulò con l'Agenzia ebraica per la Palestina il cosiddetto Haavara--Abkommen, un accordo economico in base al quale, fino al 1942, circa 52.000 Ebrei tedeschi emigrarono dalla Germania in Palestina (7).

Fino allo scoppio della guerra -- e durante la guerra, finché le circostanze lo permisero -- l'emigrazione in tutti i paesi disposti ad accogliere gli Ebrei fu il principio ispiratore della politica nazionalsocialista, come conferma il rapporto del ministero degli Esteri intitolato Die Judenfrage als Faktor der Aussenpolitik im Jahre 1938 [La questione ebraica come fattore della politica estera nell'anno 1938] redatto il 25 gennaio 1939:

"Lo scopo finale della politica ebraica tedesca è l'emigrazione di tutti gli Ebrei che vivono nel territorio del Reich". ("Das letzte Ziel der deutschen Judenpolitik ist die Auswanderung der aller im Reichsgebiet lebenden Juden"). (8)

Il giorno prima, il 24 gennaio, Göring aveva promulgato un decreto che sanciva l'istituzione di una Reichszentrale für jüdische Auswanderung [Centrale del Reich per l'emigrazione ebraica] la cui direzione fu affidata a Heydrich. Göring riassumeva anzitutto lapidariamente il principio ispiratore della politica nazionalsocialista:

"L'emigrazione degli Ebrei dalla Germania deve essere promossa con ogni mezzo" ("Die Auswanderung der Juden aus Deutschland ist mit allen Mitteln zu fördern").

Proprio in vista di ciò egli istituiva la suddetta Reichszentrale, che aveva il compito di "adottare tutti i provvedimenti per la preparazione di una emigrazione intensificata degli Ebrei ", di provvedere all'emigrazione preferenziale degli Ebrei poveri e infine di facilitare le pratiche burocratiche per i singoli individui (9).

Il 24 giugno 1940 Heydrich comunicò al ministro degli Esteri Ribbentrop che fino a tale data il suo servizio, cioè la Reichszentrale summenzionata, aveva fatto emigrare "oltre 200.000 Ebrei dal territorio del Reich" ("über 200 000 Juden aus dem Reichsgebiet"). Nel frattempo le conquiste tedesche avevano ingigantito la questione ebraica, che richiedeva ormai una soluzione diversa:

"Ma il problema complessivo (das Gesamtproblem) -- si tratta di circa 3.250.000 Ebrei nel territorio attualmente sotto sovranità tedesca -- non si può risolvere per mezzo dell'emigrazione (durch Auswanderung). Si rende perciò necessaria una soluzione finale territoriale (eine territoriale Endlösung)" (10).

In seguito a questa lettera il ministero degli Esteri elaborò il cosiddetto Madagaskar--Projekt (progetto--Madagascar).

Il 3 luglio 1940 Franz Rademacher, capo della sezione ebraica del ministero degli Esteri, redasse un rapporto intitolato Die Judenfrage im Friedensvertrage [La questione ebraica al trattato di pace] che si apre con la seguente dichiarazione:

"La vittoria imminente dà alla Germania la possibilità, e a mio avviso anche il dovere, di risolvere la questione ebraica in Europa. La soluzione auspicabile: tutti gli Ebrei fuori dall'Europa (alle Juden aus Europa)".

Dopo aver esposto i compiti del ministero degli Esteri riguardo a siffatta questione, Rademacher continua:

"Il Referat DIII propone come soluzione della questione ebraica: al trattato di pace, la Francia deve rendere l'isola di Madagascar disponibile per la soluzione della questione ebraica e deve trasferire e indennizzare i circa 25.000 Francesi che vi risiedono. L'isola passerà sotto mandato tedesco" (11).

Appunto in ciò, come rileva Joseph Billig, consisteva la " soluzione territoriale della questione ebraica come Heydrich la indica a Ribbentrop" (12).

Il 30 agosto Rademacher stilò la nota Progetto Madagascar il cui paragrafo "Finanziamento" si apre con le seguenti parole:

"L'attuazione della soluzione finale (Endlösung) proposta richiede rilevanti mezzi" (13).

La soluzione finale della questione ebraica si riferiva dunque semplicemente al trasferimento degli Ebrei europei nel Madagascar.

Il 20 maggio 1941 Heydrich proibi l'emigrazione ebraica da Francia e Belgio "in considerazione della soluzione finale della questione ebraica senza dubbio prossima" ("im Hinblick auf die zweifellos kommende Endlösung der Judenfrage") (14).

Uwe Dietrich Adam commenta:

"In seguito questo documento è stato spesso male interpretato a causa della sua formulazione. Göring ordinò a tutte le autorità di facilitare l'emigrazione degli Ebrei fuori del Reich e dei territori sotto protettorato, per quanto era possibile, anche durante la guerra. Invece l'emigrazione degli Ebrei da Francia e Belgio doveva essere proibita a causa della "soluzione finale, che senza alcun dubbio, si avvicinava". Questo termine ingannatore di soluzione finale fu interpretato da generazioni di storici come se designasse una distruzione fisica, mentre in quest'epoca esso significava soltanto l'emigrazione degli Ebrei verso il Madagascar" (15).

2. La lettera di Göring del 31 luglio 1941.

Due mesi dopo, il 31 luglio, Göring affidò a Heydrich il compito di fare tutti i preparativi necessari per la soluzione finale, cioè di organizzare l'emigrazione o evacuazione degli Ebrei che si trovavano sotto dominio tedesco nel Madagascar. Questa lettera infatti dichiarava:

"A integrazione del compito già assegnatole con decreto del 24.1.39, di portare la questione ebraica ad una opportuna soluzione in forma di emigrazione o di evacuazione (in Form der Auswanderung oder Evakuierung) il più possibile adeguata alle circostanze attuali, La incarico con la presente di fare tutti i preparativi necessari dal punto di vista organizzativo, pratico e materiale per una soluzione totale (Gesamtlösung) della questione ebraica nei territori europei sotto l'influenza tedesca. Nella misura in cui vengono toccate le competenze di altre autorità centrali, queste devono essere cointeressate. La incarico inoltre di presentarmi quanto prima un progetto complessivo dei provvedimenti preliminari organizzativi, pratici e materiali per l'attuazione dell'auspicata soluzione finale della questione ebraica [Endlösung der Judenfrage]" (16).

La lettera di Göring del 31 luglio 1941 si riferisce dunque esclusivamente all'emigrazione o evacuazione degli Ebrei nel Madagascar, e ciò è confermato da tre documenti fondamentali:

 a) il protocollo della conferenza di Wannsee;

b) la lettera di Rademacher del 10 febbraio 1942;

c) il promemoria di Luther del 21 agosto 1942.

 3. La conferenza di Wannsee e lo sviluppo della soluzione finale.

La conferenza di Wannsee si tenne a Berlino il 20 gennaio 1942. Il relativo protocollo si apre con un riassunto della politica nazionalsocialista nei confronti degli Ebrei:

"Il capo della Polizia di sicurezza e del Servizio di sicurezza, SS--Obergruppenführer Heydrich, comunica all'inizio la sua nomina a incaricato per la preparazione della soluzione finale della questione ebraica europea (Endlösung der europaeische Judenfrage) da parte del Maresciallo del Reich (Göring) e sottolinea che è stato invitato a questa conferenza per chiarire questioni di principio. Il desiderio del Maresciallo del Reich che gli venga trasmesso un progetto relativo alle questioni organizzative, pratiche e materiali relative alla soluzione finale della questione ebraica europea, esige una trattativa preliminare comune di tutte le autorità centrali direttamente interessate a tali questioni per coordinare le direttive di azione. La direzione della preparazione della soluzione finale della questione ebraica, senza riguardo a confini geografici, spetta centralmente al Reichsführer--SS e Capo della Polizia tedesca (al Capo della Polizia di sicurezza e del Servizio di sicurezza). Il Capo della Polizia e del Servizio di sicurezza dà poi un rapido sguardo retrospettivo alla lotta sino allora condotta contro questo nemico. I momenti essenziali sono:

a) l'espulsione degli Ebrei dalle singole sfere vitali del popolo tedesco;

b) l'espulsione degli Ebrei dallo spazio vitale del popolo tedesco.

Per attuare questi obiettivi è stata iniziata sistematicamente e intensificata, come unica possibilità provvisoria di soluzione, l'accelerazione dell'emigrazione degli Ebrei dal territorio del Reich. Per ordine del Maresciallo del Reich , nel gennaio 1939 è stata istituita una Centrale del Reich per l'emigrazione ebraica la cui direzione è stata affidata al Capo della Polizia di sicurezza e del Servizio di sicurezza. Essa aveva in particolare il compito di:

a) prendere tutti i provvedimenti per la preparazione di una emigrazione ebraica intensificata;

b) dirigere l'ondata di emigrazione;

c) accelerare la realizzazione dell'emigrazione nei casi singoli.

Lo scopo di questo incarico era quello di ripulire in modo legale degli Ebrei lo spazio vitale tedesco".

In conseguenza di tale politica, fino al 31 ottobre 1941, nonostante varie difficoltà, circa 537.000 Ebrei erano emigrati dal Vecchio Reich , dall'Austria e dal Protettorato di Boemia e Moravia.

"Frattanto -- continua il protocollo -- il Reichsführer--SS e Capo della Polizia tedesca, in considerazione dei pericoli di una emigrazione durante la guerra e in considerazione delle possibilità dell'Est, ha proibito l'emigrazione degli Ebrei. Al posto dell'emigrazione, come ulteriore possibilità di soluzione (als weitere Lösungsmöglichkeit) con previa autorizzazione del Führer, è ormai subentrata l'evacuazione degli Ebrei all'Est.

Tuttavia queste azioni devono essere considerate unicamente delle possibilità di ripiego (Ausweichmöglichkeiten), qui però vengono già raccolte quelle esperienze pratiche che sono di grande importanza in relazione alla futura soluzione finale della questione ebraica (die im Hinblick auf die kommende Endlösung der Judenfrage von wichtiger Bedeutung sind)" (17).

Per ordine del Führer, dunque, la soluzione finale, cioè l'emigrazione totale degli Ebrei europei, era sostituita dall'evacuazione nei territori orientali occupati, ma soltanto come possibilità di ripiego, in attesa di riprendere e risolvere la questione dopo la guerra. Quanto questa interpretazione risulti corretta, è mostrato indirettamente da Raul Hilberg, il quale riassume il passo in questione come segue:

"Al posto dell'emigrazione, prosegui, il Führer aveva dato il suo consenso (Genehmigung) in vista del trasferimento degli ebrei all'est come prossima "possibilità di soluzione" (Lösungsmöglichkeit)" (18).

Egli si guarda bene dal dire che questa "possibilità di soluzione" -- le azioni di evacuazione all'Est -- sono considerate nel testo delle mere "possibilità di ripiego" in relazione alla futura soluzione finale. Se l'evacuazione degli Ebrei all'Est fosse sinonimo di sterminio, questo sterminio risulterebbe una semplice possibilità di ripiego. E in che cosa consisterebbe allora la soluzione finale futura? La dolosa omissione di Raul Hilberg è dunque perfettamente comprensibile.

Del resto, nelle direttive del settembre 1942 per il trattamento della questione ebraica nei territori orientali occupati si legge:

"Tutte le misure relative alla questione ebraica nei territori orientali occupati devono essere prese nella prospettiva che dopo la guerra (nach dem Kriege) la questione ebraica sarà risolta in modo generale per tutta l'Europa. Esse perciò devono essere adottate come misure parziali preparatorie (vorbereitende Teilmassnahmen) e richiedono la coordinazione con le decisioni prese in altri casi in questo campo. D'altra parte le esperienze nella trattazione della questione ebraica fatte nei territori orientali occupati possono essere orientative per la soluzione del problema totale, perché gli Ebrei di questi territori insieme con gli Ebrei del Governatorato generale costituiscono il contingente più forte dell'ebraismo europeo" (19).

Altri documenti confermano la mia interpretazione.

In un promemoria datato Berlino, 15 agosto 1940, Martin Luther, capo del dipartimento Deutschland del ministero degli Esteri, aveva comunicato quanto segue a Franz Rademacher, Referent del ministero degli Esteri per gli affari ebraici:

"Nel corso di un incontro coll'ambasciatore Abetz a Parigi, questi mi ha informato che, quando aveva fatto il suo rapporto al Führer circa due settimane prima, il Führer gli aveva comunicato l'intenzione di evacuare tutti gli Ebrei dall'Europa dopo la guerra" (20).

Secondo una nota della cancelleria del Reich del marzo--aprile 1942, Hitler intendeva rimandare a dopo la fine della guerra la soluzione della questione ebraica (21).

Conformemente alle direttive di Hitler, il progetto Madagascar fu dunque provvisoriamente abbandonato. Una lettera informativa di Rademacher al delegato Bielfeld del ministero degli Esteri in data 10 febbraio 1942 ne spiega la ragione:

"Nell'agosto del 1940 Le ho consegnato per i Suoi atti il piano della soluzione finale della questione ebraica [zur Endlösung der Judenfrage] elaborato dal mio ufficio, secondo il quale, nel trattato di pace, si doveva esigere dalla Francia l'isola di Madagascar, ma l'esecuzione pratica del compito doveva essere affidata all'Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich. Conformemente a questo piano, il Gruppenführer Heydrich è stato incaricato dal Führer di attuare la soluzione della questione ebraica in Europa. La guerra contro l'Unione Sovietica ha frattanto consentito di disporre di altri territori per la soluzione finale [andere Territorien für die Endlösung]. Di conseguenza il Führer ha deciso che gli Ebrei non devono essere espulsi nel Madagascar, ma all'Est [dass die Juden nicht nach Madagaskar, sondern nach dem Osten abgeschoben werden sollen]. Perciò il Madagascar non deve più essere previsto per la soluzione finale [Madagaskar braucht mithin nicht mehr für die Endlösung vorgesehen werden]" (22).

Il promemoria di Martin Luther del 21 agosto 1942 conferma da un lato che la lettera di Göring del 31 luglio 1941 riguardava

esclusivamente l'emigrazione o evacuazione degli Ebrei, dall'altro che alla conferenza di Wannsee fu decisa esclusivamente l'evacuazione degli Ebrei all'Est. In questo documento, Luther , che partecipò di persona alla conferenza di Wannsee, ricapitola anzitutto i punti essenziali della politica nazionalsocialista nei confronti degli Ebrei:

"Il principio della politica tedesca nei confronti degli Ebrei dopo la presa del potere è consistita nel promuovere con ogni mezzo l'emigrazione ebraica. A tal fine nel 1939 è stata istituita dal Generalfeldmarschall Göring, nella sua qualità di incaricato del piano quadriennale, una Centrale del Reich per l'emigrazione ebraica, la cui direzione è stata affidata al Gruppenführer Heydrich come Capo della Polizia di sicurezza".

Dopo aver accennato al progetto Madagascar, che ormai era stato superato dagli eventi, Luther prosegue rilevando che la lettera di Göring del 31 luglio 1941 faceva seguito alla già citata lettera di Heydrich del 24 giugno 1940 con la quale questi lo informava che

"il problema complessivo di circa 3.250.000 Ebrei dei territori che si trovano sotto il controllo tedesco non può essere più risolto con l'emigrazione; sarebbe necessaria una soluzione finale territoriale. Riconoscendo ciò, il Maresciallo del Reich Göring il 31 luglio 1941 ha incaricato il Gruppenführer Heydrich di fare, in collaborazione con le autorità centrali tedesche interessate, tutti i preparativi necessari per una soluzione totale della questione ebraica nella sfera di influenza tedesca in Europa. In base a quest'ordine il Gruppenführer Heydrich il 20 gennaio 1942 ha convocato tutti gli organi tedeschi interessati in una seduta alla quale hanno partecipato per gli altri ministeri i sottosegretari, per il ministero degli Esteri io stesso. Alla conferenza il Gruppenführer Heydrich ha spiegato che l'incarico del Maresciallo del Reich Göring gli era stato affidato per ordine del Führer e che il Führer ormai invece dell'emigrazione aveva autorizzato l'evacuazione degli Ebrei all'Est come soluzione".

In base a quest'ordine del Führer, continua Luther, fu intrapresa l'evacuazione degli Ebrei dalla Germania. La destinazione era costituita dai territori orientali via Governatorato generale:

"L'evacuazione nel Governatorato generale è un provvedimento provvisorio. Gli Ebrei saranno trasferiti ulteriormente nei territori orientali occupati non appena ce ne saranno i presupposti tecnici (Der Abtransport nach dem Generalgouvernement ist eine vorlaeufige Massnahme. Die Juden werden nach den besetzten Ostgebieten weiterbefördert, sobald die technischen Voraussetzungen dazu gegeben sind)" (23).

Se i campi di Belzec, Treblinka e Sobibor, che si trovavano nel Governatorato generale, fossero stati dei campi di sterminio, come avrebbe potuto essere l'invio allo sterminio "un provvedimento provvisorio"?

4. Georges Wellers e la lettera di Göring del 31 luglio 1941.

Nella sua polemica con Robert Faurisson, Georges Wellers interpreta la lettera in questione nel senso che

"il compito assegnato il 24 gennaio, cioè ël'emigrazione e l'evacuazione' degli Ebrei, è ormai superato, se non chiuso"

e che

"esso deve essere d'ora innanzi completato, se non sostituito, da un altro, la ësoluzione totale della questione ebraica'",

sicché, in conclusione, (la ësoluzione totale' o ëfinale' non è né l'emigrazione, né l'evacuazione, dunque né il ëpiano Nisko' né il ëpiano Madagascar'" (24), dunque non può essere che lo sterminio.

Questa interpretazione è priva di fondamento. In primo luogo, lo sterminio, essendo qualcosa di radicalmente diverso da emigrazione e evacuazione, non può essere sensatamente considerato un complemento (Ergaenzung), ma una revoca (che in tedesco suonerebbe Widerruf o Zurücknahme) del compito di risolvere la questione ebraica "in forma di emigrazione o evacuazione".

In secondo luogo, è falso che in tale lettera la politica di emigrazione o evacuazione sia sostituita dalla "soluzione totale o finale della questione ebraica" come qualcosa di radicalmente diverso, perché questa soluzione finale, come ho dimostrato, non è altro che la "soluzione finale territoriale" della lettera di Heydrich del 24 giugno 1940, cioè un semplice sviluppo della politica di emigrazione legale negli altri Stati.

Appunto per presentare al lettore ignaro questo sviluppo come una novità assoluta che revoca la politica di emigrazione/evacuazione, Wellers ricorre alla falsificazione storica già segnalata secondo la quale l'espressione "soluzione finale della questione ebraica" apparirebbe "per la prima volta" nella lettera in questione, e appunto per coprire questa falsificazione e le conseguenze che ne trae, Wellers tace prudentemente i documenti NG--5770 e NG--2586--J che smentiscono categoricamente la sua tesi.

In terzo luogo, l'emigrazione ebraica fu ufficialmente "superata" e "chiusa" soltanto alla conferenza di Wannsee, come risulta chiaramente dal relativo protocollo:

"Al posto dell'emigrazione (anstelle der Auswanderung), come ulteriore possibilità di soluzione con previa autorizzazione del Führer, è ormai (nunmehr) subentrata l'evacuazione (die Evakuierung) degli Ebrei all'Est".

Nel promemoria del 21 agosto 1942, Luther, riferendosi alla conferenza di Wannsee, conferma:

"Alla conferenza il Gruppenführer Heydrich spiegò che l'incarico del Maresciallo del Reich Göring gli era stato affidato per ordine del Führer e che il Führer ormai (nunmehr) aveva autorizzato l'evacuazione degli Ebrei all'Est come soluzione".

E' evidente che il 31 luglio 1941, almeno tre mesi prima che il Führer avesse autorizzato l'evacuazione all'Est "al posto" (anstelle) dell'emigrazione, era in vigore appunto l'emigrazione.

Ciò è ulteriormente confermato dal promemoria di Luther del 21 agosto 1942, in cui si dice che proprio il riconoscimento dell'impossibilità di risolvere con l'emigrazione (legale in altri Stati) il problema complessivo dei circa 3.250.000 Ebrei dei territori occupati dai Tedeschi e proprio il conseguente riconoscimento della necessità di una "soluzione finale territoriale" aveva indotto Göring a redigere la lettera del 31 luglio 1941.

Del resto la conferenza di Wannsee -- originariamente fissata per il 9 dicembre 1941 -- fu convocata proprio per discutere i compiti assegnati da Göring a Heydrich con la lettera summenzionata, come risulta dall'invito di Heydrich del 29 novembre 1941, alla quale era appunto allegata una fotocopia della lettera di Göring (26).

Ancora più chiaramente, la nota informativa di Rademacher del 10 febbraio 1942 spiega che Heydrich era stato incaricato dal Führer di attuare la soluzione finale della questione ebraica in Europa "conformemente" (gemaess) al "piano per la soluzione finale della questione ebraica" (Plan zur Endlösung der Judenfrage), cioè conformemente al piano Madagascar, che era stato successivamente abbandonato, e perciò non doveva più essere previsto per la "soluzione finale", perché nel frattempo la guerra con l'Unione Sovietica aveva offerto la possibilità di disporre di "altri territori per la soluzione finale" ("andere Territorien für die Endlösung").

La lettera del 31 luglio 1941 era dunque pienamente conforme al piano Madagascar, per cui, il "complemento" di Göring consisteva semplicemente nella sostituzione della soluzione finale mediante emigrazione o evacuazione -- cioè dell'emigrazione legale negli altri Stati o della deportazione all'Est (Polonia: ottobre 1939 -- marzo 1940) o all'Ovest (Francia non occupata: ottobre 1940) -- dei soli Ebrei del Reich ,secondo il decreto del 24 gennaio 1939, con la soluzione finale territoriale mediante emigrazione o evacuazione di tutti gli Ebrei dei territori occupati dai Tedeschi nel Madagascar (Endlösung), soluzione che appunto per questo veniva definita "soluzione totale" (Gesamtlösung).

Il termine Gesamtlösung, che richiamava il Gesamtproblem della lettera di Heydrich del 24 giugno 1940, non era dunque, in origine, un semplice sinonimo di Endlösung. Esso aveva infatti un senso puramente quantitativo, significando che la soluzione (Lösung) della questione ebraica, precedentemente limitata al territorio del Reich (decreto del 24 gennaio 1939), veniva ora estesa a tutti (Gesamt--) i territori europei occupati.

5. Georges Wellers e il protocollo di Wannsee.

Passiamo ora all'esame delle poche righe del protocollo di Wannsee citate da Wellers, dopo averle opportunamente estrapolate dal contesto ed epurate, le quali costituirebbero "le decisioni di fondo" del problema dibattuto alla conferenza.

Riporto anzitutto il testo integrale del passo in questione:

(Unter entsprechender Leitung sollen nun im Zuge der Endlösung die Juden in geeigneter Weise im Osten zum Arbeitseinsatz kommen. In grossen Arbeitskolonnen, unter Trennung der Geschlechter, werden die arbeitsfaehige Juden strassenbauend in diese Gebiete geführt, wobei zweifellos ein Grossteil durch natürliche Verminderung ausfallen wird. Der allfaellig endlich verbleibende Restbestand wird, da es sich bei diesem zweifellos um den widerstandsfaehigsten Teil handelt, entsprechend behandelt werden müssen, da dieser, eine natürliche Auslese darstellend, bei Freilassung als Keimzelle eines neuen jüdischen Aufbaues anzusprechen ist. (Siehe die Erfahrung der Geschichte).

[Nel quadro della soluzione finale gli Ebrei devono andare ora in modo opportuno all'Est sotto una direzione adeguata per l'impiego nel lavoro. In grandi colonne di lavoro, con separazione dei sessi, gli Ebrei abili al lavoro vengono portati in questi territori costruendo strade, per cui una gran parte verrà senza dubbio meno per diminuzione naturale. Il resto che in ogni caso rimarrà alla fine, poiché costituisce senza dubbio la parte più resistente, dovrà essere trattato in modo adeguato, perché questo, rappresentando una selezione naturale, in caso di liberazione è da considerare come il nucleo di una rinascita ebraica. (Vedi l'esperienza della storia)] " (27).

Questo testo non esprime un piano o un programma di sterminio per le seguenti ragioni:

1) Il venir meno di gran parte dei deportati "per diminuzione naturale" non è lo scopo precipuo, ma una conseguenza probabile della deportazione all'Est. Qui si può parlare, a buon diritto, di trascuratezza criminale, ma non di un piano programmato di sterminio.

2) L'espressione bei Freilassung (in caso di liberazione) esclude categoricamente che il testo in questione si riferisca a un piano o a un programma di sterminio, perché in tal caso sarebbe insensata: in effetti, se gli Ebrei abili al lavoro vengono deportati all'Est al fine precipuo ed essenziale di essere sterminati mediante il lavoro, l'ipotesi di una liberazione dei superstiti è irragionevole in via di principio. E' perciò evidente che il trattamento entsprechend (in modo adeguato) consiste semplicemente nel tenere prigionieri questi Ebrei: poiché essi, in caso di liberazione, costituirebbero il nucleo di una rinascita ebraica, essi non devono essere liberati.

Ecco perché, nella sua citazione, Wellers ha omesso tale espressione.

3) In un piano di sterminio mediante il lavoro, gli inabili al lavoro, in quanto "bocche inutili", avrebbero dovuto essere sterminati per primi. Invece il protocollo di Wannsee dichiara.

"Es ist beabsichtig, Juden im Alter von über 65 Jahren nicht zu evakuieren, sondern sie einem Altersghetto -- vorgesehen ist Theresienstadt -- zu überstellen. [Non ci si propone di evacuare gli Ebrei di età superiore a 65 anni, ma di trasferirli in un ghetto per anziani -- è previsto Theresienstadt]" (28).

Ecco perché Wellers ha estrapolato la citazione ignorando il contesto.

4) La soluzione finale consistente nello sterminio mediante il lavoro è in contraddizione con un altro passo del protocollo:

"Diese Aktionen sind jedoch lediglich als Ausweichmöglichkeiten anzusprechen, doch werden hier bereits jene praktischen Erfahrungen gesammelt, die im Hinblick auf die kommende Endlösung der Judenfrage von wichtiger Bedeutung sind. [Tuttavia queste azioni devono essere considerate unicamente delle possibilità di ripiego, qui però vengono già raccolte quelle esperienze pratiche che sono di grande importanza in relazione alla futura soluzione finale della questione ebraica]" (29).

In effetti, se le deportazioni all'Est avessero come scopo precipuo ed essenziale lo sterminio dei deportati, esse non potrebbero sensatamente essere definite delle "possibilità di ripiego", né avrebbe senso parlare di una soluzione finale futura.

5) La tesi di Wellers è in contraddizione con il cardine fondamentale della storiografia ufficiale, quello dei campi di sterminio totale (Belzec, Sobibor, Treblinka e Chelmno) nei quali venivano sterminati anche gli Ebrei abili al lavoro. La contraddizione è tanto più stridente in quanto uno di questi campi, Chelmno, aveva iniziato la sua pretesa attività di sterminio all'inizio di Dicembre del 1941 (30) ed era dunque in azione già da quasi due mesi. Come si conciliano questi campi di sterminio totale con la deportazione "per l'impiego nel lavoro"? E perché dopo la conferenza di Wannsee non furono impartite ad Auschwitz le necessarie instruzioni per costruire le installazioni di sterminio per gli Ebrei inabili al lavoro? Jean-Claude Pressac infatti ammette che

"nei giorni e nelle settimane che seguirono, la Bauleitung di Auschwitz non ricevette né un richiamo, né un telegramma, né una lettera che reclamassero lo studio di una installazione adatta a questo scopo" (31).

6) La tesi di Wellers contraddice un altro dei cardini fondamentali della storiografia ufficiale. Rudolf Höss dichiara infatti che nel giugno 1941 fu convocato a Berlino da Himmler, il quale gli riferi che Hitler aveva ordinato la "soluzione finale della questione ebraica" consistente nello sterminio ebraico totale:

"Tutti gli Ebrei su cui possiamo mettere le mani in questo tempo di guerra, devono essere ammazzati, senza eccezione [ohne Ausnahme]" (33).

Auschwitz "doveva dunque diventare il più grande centro di sterminio di tutta la storia" (34) e appunto per questo Himmler ordinò a Höss di fare i preparativi necessari per lo sterminio, per il quale, come gli riferi Eichmann, inviato da Himmler ad Auschwitz appositamente per discutere la questione dal punto di vista tecnico, "il mezzo non poteva essere che il gas" (35).

Dunque nel giugno 1941 Himmler ordina lo sterminio ad Auschwitz di tutti gli Ebrei sotto dominio tedesco mediante gas.

Ora, secondo l'interpretazione del protocollo di Wannsee sostenuta dalla storiografia ufficiale, Himmler, dopo aver atteso quattro mesi per proibire l'emigrazione ebraica , ordina, con previo accordo del Führer, la deportazione all'Est soltanto degli Ebrei abili al lavoro a scopo di sterminio mediante il lavoro, ma risparmia gli inabili! Dunque niente Auschwitz, niente sterminio totale, niente sterminio mediante gas.

Ricapitolando, nella sua citazione, Wellers:

1) omette una parte importante del testo del protocollo,

2) travisa il senso del passo adeguatamente epurato che cita,

3) ignora il contesto in cui il passo in questione compare,

4) tace la contraddizione esistente tra la sua interpretazione del protocollo di Wannsee e la dichiarazione di Höss.

Come rileva Gerald Reitlinger, la dichiarazione di Höss è in contraddizione cronologica anche con la lettera di Göring del 31 luglio 1941 (secondo l'interpretazione della storiografia ufficiale), e infatti lo storico inglese sposta d'autorità al 1942 il presunto incontro di Höss con Himmler (37). Wellers elimina solo parzialmente la contraddizione posticipando -- anche lui d'autorità -- il preteso incarico di Himmler di due mesi e facendolo cosi risultare successivo alla lettera di Göring!

"E' probabilmente nell'agosto 1941 che Höss fu incaricato da Himmler di preparare lo sterminio degli Ebrei nel quadro della "soluzione finale della questione ebraica" " (38).

Ricorrendo a questi metodi truffaldini, Georges Wellers ha dimostrato di non credere egli stesso per primo alla interpretazione infondata che ha propinato all'ignaro lettore.

6. Dall'emigrazione allo sterminio.

In questo contesto si comprende anche quanto valga la dichiarazione di Eichmann sul Führerbefehl alla quale Pierre Vidal-Naquet attribuisce tanta importanza scrivendo:

"Quanto al processo di Gerusalemme, anch'esso ha meritato severe critiche, ma nessuna di queste critiche mi sembra mettere in discussione la produzione delle prove. Eichmann si presentò come un funzionario di secondo piano, una specie di capostazione che faceva circolare alcuni treni, e soprattutto tentò di liberarsi del peso schiacciante delle accuse che gli avevano fatto i suoi colleghi delle SS per discolpare se stessi; interrogato secondo la procedura anglosassone dal capitano Less, precisò di aver avuto conoscenza diretta e personale dei camion della morte di Chelmno, delle esecuzioni di Minsk, delle camere a gas di Auschwitz (Eichmann par Eichmann, pp. 111, 115, 139). Quale forza al mondo, -- poiché non fu torturato -- quale "conoscenza condivisa" con l'ebreo tedesco che l'interrogava avrebbe potuto costringerlo a pronunciare questa frase: "L'estate del 1941 era già avanzata quando Heydrich mi chiese di andare a trovarlo. 'Il Führer ha ordinato di sopprimere gli Ebrei'. Sono esattamente le parole che usò ricevendomi; e, per verificare l'effetto prodotto, contrariamente alla sua abitudine, s'interruppe per un lungo momento. Me ne ricordo benissimo".

Quanto alle opere scritte sul genocidio hitleriano, Eichmann, forse meglio in grado dei "revisionisti" di giudicare del loro valore storico, si riferiva spesso alle opere di Léon Poliakov come autorità e come migliore fonte degli avvenimenti (Eichmann par Eichmann, p. 12)" (39).

Rilevo anzitutto che la citazione di Pierre Vidal-Naquet non è corretta. Eichmann ha dichiarato:

"La guerra contro l'Unione Sovietica cominciò, mi pare, nel giugno 1941; due mesi dopo, ma potrebbero essere stati anche tre (2 Monate spaeter, es kann auch 3 Monate spaeter gewesen sein) Heydrich mi convocò nel suo ufficio. Mi presentai. E lui mi disse:" Il Führer ha detto che la questione dell'emigrazione...". Insomma una frase d'introduzione. E poi: "Il Führer ha ordinato l'annientamento fisico degli Ebrei". Fu proprio questa la frase che mi disse. E come per saggiare l'effetto delle sue parole, fece, contro ogni sua abitudine, una lunga pausa. Me ne ricordo ancora oggi" (40). [corsivo mio].

Questa dichiarazione è in totale contrasto con i documenti citati nei paragrafi precedenti. Jean-Claude Pressac si è reso conto che il presunto Führerbefehl del giugno 1941 evocato da Rudolf Höss è del tutto insostenibile anche sulla base dei documenti di Mosca, e lo ha perciò spostato d'autorità al giugno 1942. La convocazione di Höss a Berlino, secondo Pressac, è un

"episodio che Höss situa erroneamente nell'estate 1941, come d'altra parte Eichmann dopo averlo letto negli scritti di quest'ultimo" (41). [corsivo mio].

Lo stesso Vidal-Naquet osserva che la dichiarazione di Eichmann "corrisponde assai precisamente a ciò che dice Hoess, ma il suo interlocutore è Himmler" (42).

A quanto pare, le conoscenze di Eichmann sul Führerbefehl venivano proprio dalle "opere di Léon Poliakov"! (43)

Pierre Vidal-Naquet ha inoltre dimenticato di riferire il seguito della narrazione di Eichmann, che mette bene in luce l'attendibilità della sua testimonianza:

"Sul momento non sono nemmeno riuscito a valutare la portata di ciò che accadeva, poiché aveva scelto le parole con cura. Poi però ho capito e non ho detto nulla, per il semplice fatto che non ero in grado di dire nulla. Perché a una... a una faccenda simile, insomma a una soluzione violenta, non avevo mai e poi mai pensato. E poi mi disse: "Eichmann, faccia un salto su da Globocnik, a Lublino". [...]. Heydrich mi disse dunque:" Vada da Globocnik. Il Führer gli ha già dato le relative disposizioni. Vada a dare un'occhiata, verifichi fino a che punto è arrivato. Credo che utilizzi i fossati anticarro dei russi (die russischen Tankgraeben) per la eliminazione degli Ebrei" " '44).

Eichmann si recò subito dopo a Lublino, indi, in compagnia dell' SS--Sturmbannführer (Hauptsturmführer) Höfle, andò a Treblinka (45), dove trovò due o tre baracche che erano state rese "perfettamente stagne" per uccidere gli Ebrei con i gas di scarico del motore di un sottomarino sovietico (46). Ciò avvenne, come si è visto, due o tre mesi dopo l'inizio della guerra contro l'Unione Sovietica, ossia nell'agosto--settembre 1941, ma la costruzione del campo di Treblinka iniziò a fine maggio--inizio giugno del 1942 (47). Pierre Vidal-Naquet ha dimenticato di segnalare questo singolare esempio di chiaroveggenza!

Successivamente, non si sa quando, Eichmann tornò a Treblinka un'altra volta, quando "gli impianti erano ormai in funzione "; ma, stranamente, questi impianti di sterminio, che dovevano funzionare con i gas di scarico del motore di un sommergibile sovietico, funzionavano invece con cianuro (Zyan) o cianuro di potassio (Zyankali) (48), ma secondo la storiografia ufficiale a Treblinka lo sterminio avvenne esclusivamente mediante l'ossido di carbonio prodotto da un motore Diesel (49).

I "fossati anticarro" menzionati da Eichmann non si trovavano nei pressi di Treblinka, ma vicino a di Belzec; essi erano stati scavati all'inizio del 1940 per scopi militari e non furono usati "per la eliminazione degli Ebrei" (50).

La visita di Eichmann ad Auschwitz non è meno sorprendente:

"Durante il tragitto vidi dunque grandi edifici. Avevano le dimensioni d' una fabbrica con un'enorme ciminiera e Höss mi disse: "Questo può dirsi un portento! Ne eliminiamo diecimila alla volta!". Era giusto in corso una di quelle cose, di quelle selezioni, durante le quali gli abili al lavoro erano separati dai cosiddetti inabili. Non ho voluto assistere alla gasazione. Non avrei potuto. Probabilmente sarei uscito di senno. Stavo già pensando: be', per stavolta me la sono cavata! quando mi ha portato a ridosso di un lungo fossato. Non saprei dire quanto fosse lungo, forse cento metri, ma forse anche centocinquanta, centottanta (vielleicht 100 Meter lang, vielleicht auch 150 oder 180 Meter). C'era un'enorme graticola, una graticola di ferro (ein Eisenrost). E su quella graticola c'erano dei cadaveri che bruciavano" (51).

Rilevo anzitutto la contraddizione cronologica di questo resoconto: la presenza di crematori e di fosse di cremazione rimanda al periodo

della deportazione degli Ebrei ungheresi -- maggio--luglio 1944. Tuttavia, Eichmann precisa quanto segue:

"Mi venne dato un ennesimo ordine e io dovetti andare a visitare Auschwitz. Müller mi disse che vi erano in corso lavori di ampliamento. Dovevo andare a vederli e poi riferirgli" (52).

Poiché Heinrich Müller era il capo dell' Amt IV (Gestapo) del RSHA, di cui Eichmann dirigeva il Referat IV B 4, le missioni che egli affidava al suo subordinato concernevano l'acquisizione di informazioni sugli impianti di sterminio, perciò i "lavori di ampliamento" ad Auschwitz menzionati da Eichmann non si possono riferire che alla costruzione dei crematori di Birkenau -- cosa che Eichmann conferma subito dopo --, perciò la sua visita si riferisce alla prima metà del 1943.

In contraddizione con queste datazioni, Eichmann ha dichiarato di aver fatto rapporto al suo superiore Müller nel 1945 (53).

Inoltre, secondo Jean--Claude Pressac, ad Auschwitz non sono mai esistiti né un fossato di 100--150--180 metri (54), né l'enorme graticola di ferro menzionata da Eichmann, e la capacità massima di sterminio di Birkenau è stata di 4.300 persone al giorno (55), non di 10.000, come Höss avrebbe riferito a Eichmann.

Eichmann, che riferisce di non aver mai sentito neppure nominare lo Zyklon B (" è un'espressione che sento per la prima volta" ), lo descrive cosi:

"Erano delle tavolette, simili a quei sottobicchieri che servono per appoggiarci i boccali di birra (Biertellern), sottobicchieri di cartone " (57),

e aggiunge:

"Sapevo che con quelle tavolette tonde che parevano di cartoncino uccidevano la gente. Me lo ha detto Höss e mi ha persino mostrato una di quelle tavolette" (58).

Ora è vero che lo Zyklon B veniva prodotto anche utilizzando come coibente per l'acido cianidrico dei dischi di cartone (nome commerciale: Discoids) (59), ma lo Zyklon B utilizzato a scopo di disinfestazione (e presuntamente a scopo omicida) ad Auschwitz impiegava come coibente soltanto la farina fossile (nome commerciale Diagriess) in forma di granuli.

Dopo questo istruttivo excursus sull'attendibilità del testimone Eichmann, (60) torniamo al Führerbefehl.

La summenzionata affermazione di Eichmann è inoltre categoricamente smentita da un suo subordinato, l'ex SS--Hauptsturmführer e rappresentante di Eichmann in Slovacchia Dieter Wisliceny, le cui dichiarazioni, essendo troppo in contrasto con le posizioni della storiografia ufficiale attuale, sono state abbandonate all'oblio. Egli ammise si il Führerbefehl -- vedremo subito in quali termini --, ma almeno forni un resoconto della politica ebraica nazista che è confermato dai documenti e non contiene contraddizioni cronologiche.

A Norimberga Wisliceny riassunse cosi le fasi di questa politica:

"Fino al 1940, all'interno del Referat, c'erano le direttive di regolare la questione ebraica in Germania e nei territori occupati dalla Germania mediante una emigrazione pianificata. Come seconda fase venne, da questo punto di vista, il concentramento di tutti gli Ebrei in Polonia e negli altri territori orientali occupati dalla Germania, e precisamente in forma di ghetti. Come terzo periodo venne la cosiddetta soluzione finale della questione ebraica, cioè l'annientamento e lo sterminio pianificato del popolo ebraico. Questo periodo durò fino all'ottobre 1944, fino a quando Himmler diede l'ordine di sospendere questo sterminio" (61) .

Egli precisò poi di essere stato informato dell'ordine di sterminio "da Eichmann nell'estate del 1942" e che "quest'ordine era dell'aprile 1942".

Wisliceny fu poi estradato in Slovacchia e durante la sua prigionia a Bratislava redasse un memoriale datato 18 novembre 1946.

Wisliceny vi delinea con grande precisione le tappe della politica ebraica nazista. Dopo aver riferito le ragioni della istituzione dell' "Ufficio centrale per l'emigrazione ebraica "di Vienna, egli continua:

"Grazie all'attività di questo ufficio centrale fino al 1939 emigrarono dall'Austria altri 100.000 Ebrei. Dopo l'occupazione della CSR Eichmann fondò a Praga per incarico di Heydrich un ufficio simile, l' "Ufficio centrale per la soluzione della questione ebraica in Boemia e Moravia", la cui attività nei pochi mesi fino allo scoppio della guerra non poté produrre un effetto massiccio come l' "Ufficio centrale" di Vienna. La direttiva approvata da Himmler e presuntamente anche da Hitler, allora diceva: "emigrazione degli Ebrei ad ogni costo" " (65).

Indi Wisliceny espone un lungo resoconto del progetto Madagascar.

"Con l'occupazione della Polonia nel settembre 1939, oltre tre milioni di Ebrei vennero nella sfera di potere tedesca. Eichmann, che aveva assunto la sua funzione a Berlino proprio poco tempo prima, redasse il piano di espulsione degli Ebrei dal territorio del Reich, dal "Protettorato" e dall'Austria parimenti in Polonia, nell'ipotesi che i territori polacchi sarebbero ridiventati in un tempo più o meno lungo un sistema politico indipendente. Cosi egli organizzò rapidamente un campo di transito a Nizsko sul San e cominciò ad espellervi Ebrei da Vienna, Brünn, Maehrisch-Ostrau. [...]. La proclamazione del "Governatorato generale" come parte del territorio del Reich e uno scritto di protesta del governatore generale Frank presso Göring posero fine nel dicembre 1939 a questa attività di Eichmann. Egli si dedicò di nuovo ai vecchi piani di emigrazione, dovendo ora includere nei suoi calcoli l'ebraismo polacco. Era chiaro che la Palestina non sarebbe mai stata in grado di accogliere i circa 3.500.000 Ebrei della Germania, della Polonia, del CRS e dell'Austria. A ciò si aggiunse ancora il fatto che, in virtù dell'influenza italiana, la fondazione di uno Stato ebraico palestinese da parte tedesca era considerata non gradita con riguardo alle richieste arabe. Malgrado ciò fino alla fine del 1940 ebbe luogo ancora un'emigrazione in Palestina dal territorio del Reich, cosi per esempio nel settembre del 1940 trasporti di Ebrei da Danzica via Bratislava--Don--Romania. Solo nel 1941 Himmler proibi l'emigrazione in Palestina. Come paese di accoglimento per una emigrazione in massa fu presa in considerazione da Eichmann l'isola di Madagascar [...]. In un dettagliato memorandum Eichmann, energicamente appoggiato da Heydrich, propose a Himmler l'isola di Madagascar come territorio per il trasferimento di tutto l'ebraismo europeo. Questa proposta ebbe l'approvazione di Himmler e di Hitler. Eichmann fu incaricato di elaborare un piano preciso [...] (66).

L'azione di trasferimento doveva essere diretta da un ufficio centrale a Berlino. Göring doveva assumere la presidenza formale di questo "stato maggiore dell'emigrazione" che includeva tutta l'Europa, mentre il "capo della Polizia di sicurezza e del SD" doveva essere incaricato della realizzazione tecnica. L'ultima cosa in pratica significava Eichmann. Eichmann ha lavorato a questo piano dal 1940 all'estate del 1941. Nell'ottobre del 1941 a Berlino questo "piano Madagascar" era ancora oggetto di conferenze che Eichmann tenne con i suoi incaricati nei singoli paesi [...]. Eichmann diede a questi incaricati le direttive summenzionate, che non furono abolite fino alla primavera del 1942. L'organizzazione centrale progettata da Eichmann non fu creata subito, si aspettava solo la fine della guerra. Ma per definire la futura competenza del "capo del SIPO e del SD" [Polizia di Sicurezza e Servizio di Sicurezza], Göring, all'inizio dell'estate del 1941, nella sua qualità di presidente del "comitato di difesa del Reich", emanò un decreto che incaricava il "capo del SIPO e del SD" di preparare tutti gli affari relativi al trasferimento degli Ebrei. Con ciò Eichmann possedeva anche lo strumento legale per escludere nei suoi provvedimenti tutte le ingerenze di altre autorità. In questo decreto appare la parola "soluzione finale". Il "piano Madagascar" era indicato correntemente con questo nome , solo più tardi l'espressione "soluzione finale" ha ricevuto un significato completamente diverso e fu usata da Hitler e da Eichmann come mascheramento dello sterminio biologico dell'ebraismo europeo. Ciò fu fatto scientemente da Eichmann per ingannare altre autorità che erano a conoscenza dei piani di trasferimento con l'uso di una parola conosciuta adoperata fino ad allora" (67).

Wisliceny passa poi a descrivere la genesi della decisione dello sterminio:

"Dal momento dello scoppio della guerra con la Russia e dell'entrata in guerra degli USA si cominciò a compiere un cambiamento fondamentale nel modo di trattare il problema ebraico. Questo cambiamento non si verificò dall'oggi al domani, ma gradualmente e trovò il suo apice definitivo solo nella primavera del 1942 [...]" (68).

Una di queste tappe fu il Kommissarbefehl, che fu esteso da Himmler e da Heydrich a tutti gli Ebrei russi, e "in questo Kommissarbefehl Eichmann vide una possibilità di sterminare anche il restante ebraismo" (69).

"La seconda ondata di inasprimento -- continua Wisliceny -- si verificò dopo l'entrata in guerra degli USA. [...]. In questo periodo, dopo l'inizio della guerra con gli USA, deve cadere, secondo la mia convinzione, la decisione di Hitler che ordinava lo sterminio biologico dell'ebraismo europeo [...]. L'ordine di Himmler che Eichmann mi mostrò nell'agosto del 1942 risaliva alla primavera del 1942; certamente l'ordine di Hitler era stato impartito qualche tempo prima, perché nell'ordine di Himmler l'esenzione [Zurückstellung] degli Ebrei abili al lavoro costituiva l'oggetto principale" (70).

A Norimberga, Wisliceny precisò che l'ordine in questione risaliva all'aprile 1942 (71).

Il resoconto di Wisliceny, per quanto concerne la politica nazista di emigrazione ebraica, è in perfetto accordo con i documenti citati nei paragrafi precedenti; quando invece egli comincia a parlare dello sterminio biologico degli Ebrei, le sue dichiarazioni non solo non sono confermate da alcun documento, ma sono in palese contrasto con le posizioni dell'attuale storiografia ufficiale.

Wisliceny pretende di aver visto un ordine scritto firmato da Himmler dell'aprile 1942 che egli riassume cosi:

"Il Führer aveva ordinato la soluzione finale della questione ebraica [Endlösung der Judenfrage]. Di questa cosiddetta soluzione finale era incaricato il capo della Polizia di sicurezza e del SD e l'ispettore dei campi di concentramento. Dalla cosiddetta soluzione finale dovevano essere esentati provvisoriamente tutti gli Ebrei di sesso maschile e femminile abili al lavoro, che dovevano essere impiegati nei campi di concentramento per lavorare" (72).

Dunque la prova fondamentale della realtà dell'ordine di sterminio è il cambiamento di significato del termine Endlösung, e la prova fondamentale della realtà di questo cambiamento di significato è l'ordine di sterminio! La storiografia ufficiale non è più riuscita a sfuggire a questo perfetto circolo vizioso: nessuno ha mai prodotto l'ordine di sterminio e nessuno ha mai dimostrato che il termine Endlösung sia passato a significare lo sterminio; tuttavia, gli storici ufficiali funzionalisti continuano a sostenere con tutta serietà il secondo punto, gli intenzionalisti anche il primo, come se fossero fatti storici accertati e documentati. Raul Hilberg, ad esempio, osa affermare che con la lettera di Göring del 31 luglio 1941 "Heydrich prendeva in mano le redini del processo di sterminio" (73) ed insinua (ricorrendo al sotterfugio già segnalato) che la "soluzione finale" del protocollo di Wannsee significava lo sterminio (74), naturalmente sulla solida base della dichiarazione di Eichmann citata da Pierre Vidal-Naquet e di Rudolf Höss! (75) Si comprende dunque facilmente per quale ragione Hilberg e i suoi colleghi non menzionino il memorandum di Wisliceny, che li costringerebbe a dover ammettere che il termine Endlösung alla conferenza di Wannsee si riferiva alla soluzione finale territoriale della questione ebraica, con grave danno per il loro ingenuo circolo vizioso: da quale documento sarebbero allora "confermate" le fantasie di Adolf Eichmann e di Rudolf Höss?

Nella presunta genesi della presunta decisione dello sterminio c'è un altro aspetto di grande importanza: che cosa determinò questa decisione?

Wisliceny si richiamò alla visione del mondo antisemitica di Hitler (76), confermando in tal modo l'infondatezza delle sue accuse: se Hitler decise lo sterminio degli Ebrei per odio nei loro confronti, perché promosse una politica di emigrazione che fu attuata ufficialmente persino ancora nei primi due anni di guerra? Consapevoli di questa contraddizione insormontabile, gli storici funzionalisti hanno abbandonato questa motivazione classica e si sono dati alle speculazioni più disparate, le quali sortiscono soltanto l'effetto di togliere all'Olocausto quel carattere quasi metafisico di unicità ed eccezionalità che teologi e storici hanno voluto attribuirgli, banalizzandone le motivazioni e riducendolo a mero evento accidentale della politica nazista. Ciò è particolarmente evidente nella spiegazione di Martin Broszat:

"Hitler, nella primavera e nell'estate del 1941, su pressione di parecchi Gauleiter e del Governatore Generale aveva promesso, tanto grandiosamente quanto sconsideratamente, che i loro territori sarebbero stati in breve tempo resi liberi da Ebrei -- promesse che allora evidentemente furono fatte in relazione alla preparazione o all'inizio della guerra contro la Russia, ma si basavano anche sull'attesa che questa guerra si sarebbe conclusa con successo entro l'inizio dell'inverno e allora si sarebbero offerte possibilità per cosi dire illimitate di espellere gli Ebrei in un territorio molto lontano al di là dell'impero tedesco all'Est. Quando ciò si rivelò un errore fatale, ma nel Reich il programma di deportazione era già preparato e in corso, nell'autunno del 1941 si giunse alle conclusioni e alle soluzioni provvisorie già ripetutamente menzionate, ma, come loro effetto, anche alla terribile conseguenza che non sembrò esserci nessun'altra 'via d'uscita' che ulteriori programmi di uccisione. Ciò portò prima all'azione 'Reinhard', allo scopo di eliminare soprattutto gli Ebrei polacchi, poi, con la grande installazione di Auschwitz--Birkenau come presupposto tecnico, allo sterminio in massa anche degli altri Ebrei tedeschi ed europei" (77).

Ma Robert-Jan van Pelt, studiando la progettazione di Auschwitz, sostiene la tesi che lo sterminio degli Ebrei, nelle intenzioni di Himmler, era "un fenomeno transitorio nella storia del campo", (78) dunque non la sua ragion d'essere e neppure la sua funzione principale.

Christopher Browning indica invece una motivazione diversa:

"La spinta scaturi piuttosto dall'euforia della vittoria dell'estate 1941. Le grandi vittorie dei primi mesi della campagna di Russia suscitarono la convinzione che presto tutta l'Europa sarebbe stata alla mercé dei nazionalsocialisti" (79).

Arno J.Mayer sostiene una tesi esattamente contraria: l'euforia della vittoria indusse i nazisti a progettare non già un piano di sterminio, ma un piano di evacuazione degli Ebrei all'Est:

"Fino a che la Wehrmacht e gli eserciti suoi alleati continuarono a trionfare, le sofferenze degli Ebrei furono limitate alla persecuzione ad opera delle forze di sicurezza tedesche e delle milizie collaborazioniste locali. Queste uccisioni di Ebrei, sostanzialmente non sistematiche, coincidevano con l'attesa di una rapida vittoria sull'Armata Rossa e della totale liquidazione del regime bolscevico. Fu proprio in quel periodo e in quello spirito di euforia che i capi nazisti particolarmente interessati alla "questione ebraica" progettarono per il futuro di evacuare gli Ebrei europei nel lontano oriente, magari al di là degli Urali. In effetti, se il Blitzkrieg fosse risultato vittorioso a est come lo era stato a occidente l'anno prima, per assurdo è probabile che l'Europa si sarebbe risparmiata i peggiori orrori del XX secolo. Certamente i popoli dell'Europa orientale, e principalmente gli Slavi, sarebbero stati ridotti in schiavitù, ma non avrebbero subito l'estrema barbarie e i disastri della guerra, che cominciò a esigere il suo tremendo pedaggio nell'autunno del 1941. Allo stesso modo, anche gli Ebrei anziché essere massacrati sarebbero stati probabilmente deportati nelle lontane zone centrali della Russia o, qualora l'Inghilterra fosse stata costretta a negoziare un accordo, nelle colonie oltremare" (80).

Una cosa risulta chiara da queste interpretazioni: se durante la seconda guerra mondiale c'è stato uno sterminio ebraico, esso, per le motivazioni che hanno portato alla sua attuazione, ha avuto un carattere puramente accidentale, senza un preciso legame di causa--effetto con l'ideologia nazionalsocialista. Broszat, van Pelt, Browning, Mayer intendono forse riabilitare il nazismo?

2 -- SONDERBEHANDLUNG: GEORGES WELLERS E IL RAPPORTO KORHERR.

 Nel capitolo ´Numero delle vittime della "soluzione finale"" del suo opuscolo La Solution Finale et la Mythomanie Néo-Nazie (81), Wellers si occupa dettagliatamente del rapporto Korherr, tracciandone la seguente storia, da lui ripresa successivamente nell'articolo citato Qui est Robert Faurisson? (82):

"All'inizio del 1943, nelle alte sfere delle SS, si teme che, malgrado tutte le precauzioni, il vero senso del termine Sonderbehandlung sia pericolosamente svelato. Infatti, il 18 gennaio 1943, Himmler ha ordinato a Korherr, Inspekteur für Statistik delle SS, di redigere un rapporto su "La soluzione finale della questione ebraica" (Die Endlösung der Judenfrage), il che Korherr ha fatto, e il 23 marzo 1943 egli ha inviato un rapporto di 16 pagine all' SS--Obersturmbannführer dott. R.Brandt, dello stato maggiore personale del Reichsführer--SS Himmler, arrestando le sue statistiche alla data del 31 dicembre 1942. Il 9 aprile 1943 Himmler scrive al Capo della SIPO [Polizia di sicurezza] e del SD [Servizio di sicurezza] che trova il rapporto Korherr eccellente perché potrà servire più tardi a fini di mascheramento e per il momento proibisce la sua diffusione. Egli vuole che in avvenire gli siano comunicati dei brevi resoconti mensili concernenti il numero degli Ebrei evacuati e quanti ne restano ancora. (" Ich halte diesen Bericht als allenfallsiges Material für spaeteren Zeiten, und zwar zu Tarnungszwecken für recht gut. Im Augenblick darf er weder veröffentlicht noch weitergegeben werden (...). In den kurzen Monatsmeldungen der Sicherheitspolizei will ich lediglich mitgeteilt bekommen, was monatlich abgefahren worden ist und was zu diesem Zeitpunkt noch an Juden übrig blieb"). Il giorno dopo, il 10 aprile, R.Brandt informa Korherr che il suo rapporto è stato ricevuto da Himmler, il quale desidera che da nessuna parte si parli di "trattamento speciale applicato agli Ebrei" (Er wünscht, dass an keiner Stelle von "Sonderbehandlung der Juden" besprochen wird). Infatti, a pagina 10 del rapporto Korherr appare la frase seguente: Totale delle evacuazioni (compresa Theresienstadt e compreso il trattamento speciale...1.873.539)(Evakuierungen insgesamt einschl. Theresienstadt und einschl. Sonderbehandlung). Frattanto Himmler ordina a Korherr di redigere un compendio del suo rapporto per presentazione al Führer (zur Vorlage an den Führer), il che dà luogo ad un rapporto di sei pagine e mezza indirizzato a R.Brandt, in cui i dati statistici sono completati fino al 31 marzo 1943. Tutta questa corrispondenza, che reca il timbro Geheime Reichssache (Affare segreto di Stato) è molto edificante. Essa mostra, infatti, che i risultati della "soluzione finale" interessano a Hitler stesso. D'altra parte, grazie alla bavure di Korherr , si ha la conferma, proveniente dal vertice, che la "Sonderbehandlung der Juden" è un'operazione talmente inconfessabile che deve essere accuratamente mascherata col termine ancora più innocente di evacuazione, perfino in un rapporto ad uso interno per le SS. Nello stesso tempo, sappiamo che ormai la rubrica "evacuazioni" del rapporto Korherr copre la "Sonderbehandlung" " (83).

Riguardo al significato di questa parola, Wellers spiega altrove:

"Il termine ermetico di Sonderbehandlung ("trattamento speciale") e i suoi numerosi derivati hanno un significato preciso: quello di esecuzione, di messa a morte, di assassinio. Esso non presuppone il modo di esecuzione -- impiccagione, fucilazione, uso di gas tossici -- né la categoria di persone prese in considerazione, ma si applica massicciamente, sistematicamente, in tutte le sue varietà, al caso degli Ebrei" (84).

In conclusione, secondo Wellers, Evakuierung è sinonimo di Sonderbehandlung , che è a sua volta sinonimo di uccisione.

Questa interpretazione è falsa. Per attribuirle una parvenza di attendibilità, Wellers ha travisato la storia del rapporto Korherr.

Nella lettera del 10 aprile citata da Wellers, R.Brandt scrive a Korherr:

"Il Reichsführer--SS ha ricevuto il Suo rapporto statistico su "La soluzione finale della questione ebraica in Europa". Egli desidera che in nessun punto si parli di "trattamento speciale degli Ebrei"[Sonderbehandlung der Juden] . A pagina 9, punto 4, si deve dire come segue:

"Trasporto degli Ebrei dalle province orientali nell' Est russo:

furono fatti passare:

attraverso i campi del Governatorato generale...

attraverso i campi del Warthegau.........................".

Un'altra formulazione non può essere ammessa. Le rimando un'esemplare del rapporto già siglato dal Reichsführer--SS con la preghiera di modificare nel modo indicato la pagina 9 e di rispedirlo" (85).

Il 28 aprile Korherr rispedi il rapporto con la modifica richiesta. A pagina 9 di tale rapporto, punto 4, l'espressione Transportierung von Juden aus Ostprovinzen nach dem russischen Osten sostituisce infatti l'originaria Sonderbehandlung, che però, inspiegabilmente, nonostante il divieto formale di Himmler, compare ancora a p.10, punto 5:

"Evakuierungen insgesamt (einschl. Theresienstadt und einschl. Sonderbehandlung) ... 1.875.549 Juden".

Da questo passo, citato da Wellers, per confondere il lettore, in luogo di quello indicato nella lettera del 10 aprile 1943, risulta comunque chiaro che la Sonderbehandlung copre soltanto una parte delle Evakuierungen. E infatti il paragrafo V del rapporto Korherr, intitolato L'evacuazione degli Ebrei (Die Evakuierung der Juden), si articola in 6 punti che riassumono le evacuazioni effettuate dall'ottobre 1039 al 31 dicembre 1942:

´L'evacuazione sostitui, perlomeno nel territorio del Reich, l'emigrazione degli Ebrei. Essa fu preparata in grande stile a partire dalla proibizione dell'emigrazione ebraica dell'autunno 1941 e fu ampiamente realizzata nel 1942 in tutto il territorio del Reich. Nel bilancio dell'ebraismo essa figura come "emigrazione" [Abwanderung]. Fino al 1gennaio 1943 partirono, secondo le liste dell'Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich

dal Vecchio Reich col territorio dei Sudeti ............................ 100.516 Ebrei

dall'Ostmark [Austria] ........................................................... 47.555 "

dal Protettorato...................................................................... 69.677 "

__________

totale.................................................................................... 217.748 Ebrei.

In queste cifre sono compresi anche gli Ebrei evacuati nel ghetto per anziani di Theresienstadt.

Complessivamente le evacuazioni nel territorio del Reich inclusi i territori orientali e inoltre nella sfera di potere e di influenza tedesca in Europa dall'ottobre 1939 o successivamente fino al 31 dicembre 1942, fecero risultare le seguenti cifre:

1. Evacuazione [Evakuierung] di Ebrei dal Baden e dal

Palatinato verso la Francia ...................................................... 6.504 Ebrei

2. Evacuazione d i Ebrei dal territorio del Reich inclusi

Protettorato e distretto di Bialystock verso l'Est ..................... 170.642 "

3. Evacuazione di Ebrei dal territorio del Reich e dal

Protettorato a Theresienstadt ................................................ 87.193 "

4. Trasporto [Transportierung = Sonderbehandlung] di

Ebrei dalle province orientali verso l'Est russo....................... 1.449.692 "

Furono fatti passare:

attraverso i campi del Governatorato generale ..................... 1.274.166 "

attraverso i campi del Warthegau ........................................... 145.301 "

5. Evacuazione [ Evakuierung] di Ebrei da altri paesi, cioè:

Francia (per quanto occupata prima del 10.11.1942) ................. 41.911 "

Olanda .................................................................................. 38.571 "

Belgio ................................................................................... 16.886 "

Norvegia ............................................................................... 532 "

Slovacchia ............................................................................ 56.691 "

Croazia ................................................................................. 4.927 "

Evacuazioni complessivamente (inclusa Theresienstadt e

inclusa Sonderbehandlung) ................................................. 1.873.549 Ebrei

senza Theresienstadt ............................................................. 1.786.549 "

6. A ciò si aggiunge anche, secondo i dati dell' Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich l'evacuazione di ................ 633.300 Ebrei nei territori Russi inclusi negli ex paesi baltici dall'inizio della campagna orientale.

Nelle cifre summenzionate non sono compresi i detenuti dei ghetti e dei campi di concentramento. Le evacuazioni dalla Slovacchia e dalla Croazia furono intraprese da questi stessi Stati" (88).

Come si vede, l'originaria Sonderbehandlung si riferisce esclusivamente al punto 4: essa non è dunque sinonimo di Evakuierung, ma di Trasportierung. In termini numerici, la Sonderbehandlung copre 1.449.692 Ebrei, le altre Evakuierungen 1.057.157.

Wellers ribadisce poi questa falsificazione aggiungendo ulteriori esplicitazioni:

"Cominciamo con la categoria più importante numericamente, quella degli "evacuati", secondo la terminologia imposta a Korherr da Himmler, che significa, come sappiamo, la "Sonderbehandlung". Si tratta di persone arrestate in vari paesi e trasportate verso i campi di sterminio in Polonia. Bisogna distinguere due categorie di questi campi:

a) quelli in cui una parte degli "evacuati" è assassinata immediatamente nelle camere a gas, appena scesi dal treno, senza essere immatricolati, e l'altra è ammessa all'interno del campo per lavorare nelle fabbriche, nelle miniere, nelle officine, ecc., la quale è immatricolata. Questi sono i campi di Auschwitz e Majdanek;

b) i campi di sterminio propriamente detti in cui è conservata in vita soltanto una esigua porzione di "evacuati" , appena necessaria per assicurare il funzionamento del campo stesso, e la schiacciante maggioranza degli altri "evacuati" è dunque condotta direttamente nelle camere a gas. Questi sono i campi di Belzec, Chelmo, Sobibor e Treblinka" (89).

Anche ciò è falso. In effetti, se si accetta l'ipotesi infondata di Wellers, fino al 31 dicembre 1942 risulterebbero sottoposti a Sonderbehandlung e dunque uccisi soltanto 1.449.692 dei complessivi 2.506.849 Ebrei evacuati dai Tedeschi, cioè esclusivamente quelli "fatti passare" (durchgeleust) per i campi del Governatorato generale e del Warthegau: 1.274.166 uccisi nei campi di sterminio di Belzec, Sobibor, Treblinka e Majdanek (Governatorato generale) e 145.301 nel campo di sterminio di Chelmno (Warthegau) (90).

Di conseguenza, nessuno degli Ebrei deportati ad Auschwitz fino al 31 dicembre 1942 è stato sottoposto a Sonderbehandlung e dunque ucciso. Non sono stati sottoposti a Sonderbehandlung -- e dunque uccisi -- i 633.000 Ebrei evacuati nei territori russi, né i 170.642 evacuati all'Est, né, a maggior ragione, i 6.505 evacuati in Francia, né gli 87.193 evacuati nel ghetto di Theresienstadt.

In particolare, non è stato sottoposto a Sonderbehandlung e dunque ucciso non solo nessuno degli Ebrei deportati ad Auschwitz :

41.911 Ebrei dalla Francia (41.951 secondo il Memoriale di Klarsfeld) (91)

16.886 Ebrei dal Belgio (16.621 secondo il Memoriale di Steinberg) (92)

29.112 Ebrei dall'Olanda, (93)

ma neppure i 24.378 Ebrei slovacchi evacuati a Sobibor. (94)

Naturalmente Wellers non accetta le conseguenze che scaturiscono dalla sua ipotesi truffaldina, le quali lo priverebbero di oltre un milione di "gasati", e considera invece appunto "gasati" -- dunque sottoposti a Sonderbehandlung -- l'80% degli Ebrei evacuati ad Auschwitz e tutti assassinati -- dunque, di nuovo, sottoposti a Sonderbehandlung, i 633.000 Ebrei evacuati nei territori russi (95).

Ora, se il termine "cifrato" che significa "uccisione" è Sonderbehandlung/ Transportierung, perché Korherr usa il termine Evakuierung per indicare la pretesa uccisione degli Ebrei russi? E perché Evakuierung, che nel caso degli Ebrei evacuati in Francia e a Theresienstadt significa con certezza assoluta evacuazione, nel caso degli Ebrei russi significherebbe uccisione?

Dopo aver ricapitolato in una tavola gli effettivi delle varie categorie di Ebrei presi in considerazione da Korherr fino al 31 dicembre 1942, Wellers espone le sue argomentazioni fondamentali:

"Guardando questa tavola si vede che già alla data del 31 dicembre 1942 nel totale di tutte le categorie riunite gli "evacuati" rappresentano più della metà (52,9%) e si osserva che essi non sono contati né tra i morti di morte naturale, che però comprendono i suicidi, né tra coloro che non sono ancora prigionieri, né tra gli emigrati, né nei ghetti, né nei campi di concentramento, né nelle prigioni, e allora ci si domanda: dove sarebbero stati evacuati? Dove sono stati nascosti perché non li si trovi da nessuna parte? La domanda è logica. Inoltre, Rassinier e i suoi accoliti affermano che l' "evacuazione" o la "Sonderbehandlung" non significano nulla di spiacevole, come pretendono i calunniatori ebrei. Allora, seconda domanda: perché le "evacuazioni" sono indicate da Korherr, col consenso di Himmler, come la causa principale della decrescenza rapida delle masse ebraiche? Finché i Rassinier di tutte le specie non daranno risposte chiare a queste due legittime domande, ogni uomo di buon senso e in buona fede resterà convinto che essi sono stati "evacuati" nei luoghi di sterminio di Auschwitz, Treblinka, Sobibor, Chelmno, ecc., dove sono stati uccisi e i loro corpi sono stati distrutti" (96).

Non resta dunque che fornire "risposte chiare" alle due "legittime domande" di Wellers.

Dei 2.506.849 Ebrei evacuati fino al 31 dicembre 1942, 87.193 sono stati inviati a Theresienstadt, e 6.504 in Francia. Circa la sorte dei restanti evacuati, la risposta alla domanda di Wellers è fornita di nuovo da Korherr stesso:

"Dal 1937 all'inizio del 1943 il numero degli Ebrei d'Europa dovrebbe essere diminuito approssimativamente di 4 milioni, sia a causa dell'emigrazione, sia a causa dell'eccedenza della mortalità degli Ebrei dell'Europa centro--occidentale, sia a causa delle evacuazioni soprattutto nei territori orientali più intensamente popolati, le quali qui vengono conteggiate come perdita [die hier als Abgang gerechnet werden]" ( 97).

Quest'ultima frase esclude categoricamente che i suddetti evacuati siano stati uccisi. In questo caso, infatti, non avrebbe senso affermare che tali evacuazioni qui (hier) vengono conteggiate come perdita. Il significato della frase è un altro. Korherr enuncia le tre cause principali della diminuzione del numero degli Ebrei europei, due delle quali -- l'emigrazione e l'eccedenza della mortalità (98)-- costituiscono una perdita reale, mentre la terza, l'evacuazione, rappresenta una perdita puramente nominale. Appunto per questo Korherr precisa che le evacuazioni, sebbene non costituiscano una perdita reale, qui, cioè nel suo rapporto statistico, vengono nondimeno conteggiate come perdita, senza dubbio perché i territori orientali in questione non venivano più considerati come parte dell'Europa.

Passiamo ora alla seconda domanda: perché le evacuazioni sono indicate da Korherr come la causa principale della "decrescenza rapida delle masse ebraiche"?

La frase incriminata è tratta in effetti da un brano del rapporto Korherr, che Wellers cita nel modo seguente:

"Fin da prima della guerra il Vecchio Reich e l'Austria si erano sbarazzate di più della metà dei loro Ebrei soprattutto mediante emigrazione, mentre all'Est una decrescenza rapida (une décroissance rapide) delle masse ebraiche, pericolose a causa della loro fecondità, è cominciata soltanto a partire dalla guerra e soprattutto dalle misure di evacuazione del 1942" (99).

L'argomentazione si basa su una traduzione fraudolenta. Il testo tedesco dice:

"Altreich und Ostmark hatten bis zum Kriege weit über die Haelfte ihres -- zivilisierten und sterilen -- Judenbestandes bereits abgegeben, vor allem durch Auswanderung, waehrend in Osten der Zusammenbruch der für die Zukunft gefaehrlichen fruchtbaren Judenmassen überwiegend erst im Kriege und besonders seit den Evakuierungsmassnahmen von 1942 deutlich wird" ["Fino alla guerra il Vecchio Reich e l'Ostmark (Austria) si erano già liberati di oltre la metà del loro effettivo di Ebrei civili e sterili, soprattutto mediante emigrazione, mentre all'Est il crollo (Zusammenbruch) delle prolifiche masse ebraiche pericolose per il futuro diventa palese prevalentemente soltanto durante la guerra e specialmente a partire dalle misure di evacuazione del 1942"] (101).

La traduzione del termine Zusammenbruch (crollo) con decrescenza rapida corrisponde ad una vera e propria falsificazione. Korherr non parla affatto di una decrescenza -- più o meno "rapida" -- , concetto che egli esprime con i termini Abnahme, Vermiderung e Abgang (102). Al contrario, dopo aver rilevato il contrasto tra la sterilità degli Ebrei della Germania e dell'Austria (sterilen Judenbestandes) e la prolificità degli Ebrei dell'Europa orientale (fruchtbaren Judenmassen), egli dichiara che le misure di evacuazione hanno provocato il crollo di tale prolificità, cioè di una crescenza rapida. Ciò è confermato dall'inizio del paragrafo Europaeische Judenbilanz (Bilancio degli Ebrei europei):

"Il crollo [Zusammenbruch] dell'ebraismo europeo fu avviato già decenni or sono da un lato dal declino razziale dell'ebraismo europeo delle grandi città, dall'altro dall'emigrazione ebraica". ["Der Zusammenbruch des europaeischen Judentums wurde schon vor Jahrzehnten durch den völkischen Verfall des europaeischen Gro(stadt--Judentums einesteils, durch die jüdische Auswanderung andernteils eingeleitet"] (103).

Che questo sia il significato del testo in questione è del resto dimostrato indirettamente ancora una volta dalla manipolazione truffaldina di Poliakov e Wellers, i quali, nella traduzione citata, sopprimendo gli aggettivi "zivilisierten" e "sterilen", eliminano il contrasto sterilità--prolificità e trasformano successivamente il crollo demografico conseguente alle misure di evacuazione in "decrescenza rapida".

Tornando al protocollo di Wannsee, è chiaro che, nella misura in cui le evacuazioni fossero avvenute con separazione dei sessi, a lungo andare l'eccedenza della mortalità, non registrandosi più nascite, si sarebbe imposta e la cessazione di crescenza delle masse ebraiche deportate si sarebbe tramutata davvero in una decrescenza rapida, aggravata dalle durissime condizioni di lavoro, per cui una gran parte degli evacuati sarebbe venuta meno "per diminuzione naturale". Questa prospettiva, nel protocollo di Wannsee, dipendeva dunque dalla separazione dei sessi non meno che dalle condizioni di lavoro.

3 -- GEORGES WELLERS E IL RAPPORTO GERSTEIN (104).

Riguardo al presunto campo di sterminio di Belzec, Pierre Vidal-Naquet, riferendosi allo specialista Georges Wellers, si appella al testimone Kurt Gerstein, scrivendo:

"Kurt Gerstein, per esempio, principale testimone del processo di sterminio a Belzec nel 1942, cristiano antinazista, che rivestiva l'abito delle SS, non può essere paragonato al comandante di Auschwitz, Rudolf Hoess. Ora, la sua testimonianza , contestata per diverse ragioni che non erano tutte infondate (carattere manifestamente erroneo delle precisazioni numeriche, qualità mediocre delle prime pubblicazioni), ha superato vittoriosamente la prova. E' stata anche confermata dal professore nazista W. Pfannenstiel, non solo in occasione del processo di denazificazione che lo riguardava a Darmstadt nel giugno 1950, ma, quel che è il colmo, in occasione di una sua visita a Paul Rassinier in persona. Che questa conferma sia stata data in un linguaggio ignobilmente antisemita nulla toglie al suo valore, anzi" (105).

Le molteplici e mutevoli dichiarazioni di Kurt Gerstein costituiscono un tale groviglio di contraddizioni interne ed esterne, di impossibilità materiali e di falsità storiche che è difficile riassumere l'intera questione in poche pagine. Perciò qui mi limiterò ad esporre qualcuno degli argomenti che ho già addotto nel mio studio Il rapporto Gerstein. Anatomia di un falso (106).

1. La missione di Kurt Gerstein.

Il 10 marzo 1941 Gerstein si arruola nelle SS e viene assegnato all'SS--Führungshauptamt, Amtsgruppe D, Sanitaetswesen der Waffen--SS, Abteilung Hygiene (108). In virtù dei suoi successi nel campo della disinfestazione, egli viene presto promosso Leutnant e Oberleutnant (109), gradi inesistenti nelle Waffen--SS (110). Nel gennaio (111) o nel febbraio (112) 1942 egli viene nominato capo del servizio tecnico di disinfezione delle Waffen--SS. In tale qualità, l'8 giugno 1942, Gerstein riceve la visita dell' SS--Sturmbannführer Günther, del RSHA, il quale gli affida l'incarico di procurare immediatamente, per una missione del Reich segretissima, 100 kg (113) e in pari tempo 260 kg (114) di una sostanza che è in pari tempo acido cianidrico (Blausaeure, acide prussique) (115), HCN, e cianuro di potassio (cyanure de potassium) (116), KCN, e di portarla con un'automobile ("mit einem Auto") (117) e in pari tempo con un autocarro ("mittels eines Kraftwagens") (118) in un luogo sconosciuto, noto soltanto all'autista. L'incarico di Günther offre a Gerstein l'opportunità di visitare i campi di sterminio orientali. Ma secondo il documento Tötungsanstalten in Polen Gerstein non viene prescelto inopinatamente dal RSHA. per la sua missione segretissima, ma prende egli stesso l'iniziativa: cerca di mettersi in contatto con ufficiali SS in Polonia, guadagna la loro fiducia e riesce ad ottenere il consenso ("toestemming te krijgen") per visitare due "stabilimenti dell'uccisione" (119).

L'8 giugno Gerstein riceve dunque da Günther un ordine di missione verbale confermato per iscritto 48 ore dopo (120) , cioè il 10 giugno. Nove settimane dopo, Gerstein e l'autista partono alla volta di Kolin, presso Praga, per caricare la sostanza tossica. Gerstein porta con sé il prof. Pfannenstiel, che è in pari tempo SS--Sturmbannführer (121)e Obersturmbannführer (122), "più casualmente" ("mehr zufaellig") (123) , il che significa che Pfannestiel non aveva nulla a che vedere con la missione di Gerstein.

A questo punto le cose si complicano. Gerstein deve infatti prelevare (124) e in pari tempo trasportare (125) a Kolin 100/260 kg di acido cianidrico/cianuro di potassio; la località del prelievo/trasporto è sia imposta (126) a Gerstein, sia scelta (127) da Gerstein; il quantitativo di sostanza tossica viene ordinato a Gerstein dal RSHA (128) e in pari tempo fissato da Gerstein (129).

Qui bisogna rilevare che i metodi di lavoro del RSHA., per quanto concerne lo sterminio ebraico, erano a dir poco bizzarri: Günther affidò a Gerstein l'incarico di procurare "immediatamente" ("sofort") la sostanza tossica "per una missione del Reich estremamente segreta" ("für einen aeusserst geheimen Reichsauftrag" (130), ma Gerstein parti tranquillamente dopo oltre due mesi senza che nessun funzionario del RSHA. avesse avuto nulla da eccepire; non solo, ma il RSHA. aveva curiosamente rivelato il segreto della destinazione del viaggio di Gerstein ad un autista, ad un estraneo (Pfannenstiel), ma non al diretto interessato: Gerstein stesso!

Lo scopo della missione di Gerstein era di trasformare il sistema di funzionamento delle camere a gas omicide introducendo l'acido cianidrico al posto del gas di scappamento di motori Diesel (131); ma in contraddizione con ciò Gerstein dichiara:

"Io comprendevo la mia missione, aggiunge Gerstein. Mi si chiedeva di scoprire un mezzo di soppressione più rapido e più efficace di questo sterminio di genere primitivo.

Proposi l'impiego di gas più tossici, e specialmente di quelli che sprigiona l'acido prussico" (132).

Dunque egli doveva scoprire proprio quel mezzo di soppressione che gli era stato precedentemente indicato dal RSHA. e propose proprio quella sostanza che gli era stata precedentemente ordinata dal RSHA.!

A Kolin Gerstein non prelevò Zyklon B -- che vi si produceva regolarmente -- ma acido cianidrico liquido in 45 bottiglie, "dietro presentazione di un buono di requisizione del RSHA." (133), dunque per ordine del RSHA., cosa alquanto singolare, dato che, per la sua pericolosità, in Germania, l'acido cianidrico liquido non era più usato nella disinfestazione dall'introduzione del Bottich--Verfahren e dello Zyklon B (134).

Gerstein, come è noto, si recò con il suo carico letale a Belzec, ma non adempi la sua missione, e poi se ne tornò tranquillamente a Berlino, senza che nessuno gli chiedesse conto di questa missione, che, ricordo, era un segreto di Stato. A questo riguardo il giudice istruttore francese Mattei gli chiese:

"D. -- A chi avete reso conto dell'esecuzione della vostra missione?

R. -- Al mio ritorno a Berlino da un viaggio che è durato circa due settimane, non ho reso conto a nessuno dell'esecuzione della mia missione. Nessuno mi ha chiesto nulla" (135).

Un'altra bizzarria dei metodi di lavoro del RSHA!

Circa la sorte dell'acido cianidrico prelevato a Kolin, Gerstein racconta di aver portato al campo di Belzec 44 delle 45 bottiglie (136)e in pari tempo di averle nascoste a 1.200 metri dal campo (137).

2. La visita di Kurt Gerstein ai campi di sterminio.

Giunto in Polonia, Gerstein visita i campi di Belzec, Treblinka e Majdanek (138), e in pari tempo di Belzec, Sobibor e Treblinka (139) e nello stesso tempo soltanto di Belzec e Treblinka (140]) La cronologia di questi viaggi è a dir poco sorprendente. Egli menziona due date precise, il 17 agosto 1942, giorno del suo arrivo a Lublino (141) , e il 19 agosto 1942, giorno del suo arrivo a Treblinka (142): tra queste due date Gerstein fornisce due cronologie diverse ed entrambe contraddittorie.

Il 17 agosto è a Lublino, il giorno dopo (143) va a Belzec: 18 agosto; il mattino seguente (144) egli assiste alla famosa gasazione omicida: 19 agosto; "il giorno dopo, il 19 agosto" ("am naechsten Tage, den 19.August") (145) va a Treblinka: in realtà si tratta del 20 agosto. Seconda cronologia: il 17 agosto a Lublino, un altro giorno (146) va a Belzec: 18 agosto; un'altra mattina (147) assiste alla gasazione: 19 agosto; un altro giorno (148) le fosse comuni vengono riempite di sabbia: 20 agosto; un altro giorno (149) Gerstein va a Treblinka: 21 agosto. Inoltre Gerstein ha trascorso nei campi di Globocnik "soltanto tre giorni" (150) e in pari tempo due giorni, cioè "il 17 e 18 agosto" 1942 (151) , il che è in ulteriore contraddizione con la cronologia esposta sopra.

La gasazione omicida alla quale Gerstein pretende di avere assistito avviene nello stesso tempo a Belzec e a Majdanek (152). Essa si svolge in una installazione che conteneva 5 (153) camere a gas e nello stesso tempo 6 (154), le quali misuravano in pari tempo m 4 x 5 (155) e m 5 x 5 (156). Sorprendentemente, queste camere a gas, pur misurando m 4 x 5 x 1,90 (157), hanno una superficie di 25 m2 e un volume di 45 m3! (158)

Le camere a gas si riempiono. "Gli uomini stanno gli uni sui piedi degli altri, 700--800 in 25 metri quadrati, in 45 metri cubi!" (159), ossia 28--32 persone per metro quadrato! Ma queste 700--800 persone si trovavano nello stesso tempo nell'intero edificio (160). L'uccisione degli Ebrei avviene il giorno stesso dell'arrivo del treno e in pari tempo "il giorno seguente o alcuni giorni dopo" (161). Il gas tossico viene prodotto da un vecchio motore Diesel smontato dal veicolo (162) e nello stesso tempo da "un grosso trattore" (163). Dopo la gasazione i cadaveri vengono portati via su "carri di legno" (" auf Holzwagen") (164) e nello stesso tempo su "barelle di legno" ("auf Holztragen") (165) alle fosse comuni, dove Gerstein vede dei lavoratori ebrei impegnati a spogliare dei cadaveri che vi erano stati gettati vestiti: ciò avviene a Belzec (166) e in pari tempo a Treblinka (167). Il numero totale dei gasati dei due soli campi di Belzec e di Treblinka è di 25 milioni di persone! (168)

Credo che questo sintetico resoconto sia sufficiente per giudicare il valore e il grado di attendibilità delle dichiarazioni di Kurt Gerstein.

Georges Wellers, in polemica con Rassinier e Roques, ha tentato di sostenere la credibilità di questo testimone rispondendo a tre critiche formulate dai due studiosi revisionisti.

1) Riguardo alle dimensioni delle camere a gas, egli scrive:

"Si tratta evidentemente di una stima "a occhio nudo"

con tutto ciò che questo comporta in fatto di approssimazione soprattutto da parte di un uomo che è profondamente e violentemente colpito da ciò che vede nel 1942 e che è rimasto sempre al colmo dell'emozione nel 1945, in piena disfatta, mentre redigeva il suo "rapporto". Ciò spiega il fatto che egli ora indica 4 x 5 m di superficie, ora 5 x 5" (169).

In realtà ciò non spiega nulla.

In primo luogo, Gerstein pretende di aver visto le camere a gas vuote il giorno prima della gasazione, il giorno in cui "non si videro i morti" (170), per cui non poteva essere "profondamente e violentemente colpito", cioè in uno stato d'animo che avrebbe potuto alterare la sua capacità di giudizio. Quindi, anche stimando le dimensioni delle camere a gas "a occhio nudo", Kurt Gerstein, che era ingegnere, in relazione a locali cosi piccoli, non avrebbe potuto sbagliare se non di pochissimo; ma anche se avesse sbagliato di un metro, o addirittura di due, la sua dichiarazione relativa alle 700--800 persone nel locale resterebbe sempre assurda.

In secondo luogo, attribuire la contraddizione relativa alle dimensioni delle camere a gas (m 4 x 5 e 5 x 5) al fatto che Gerstein, nel 1945, era "profondamente e violentemente colpito da ciò che vede nel 1942" è insensato: con questo metodo di giudizio qualunque testimonianza, anche la più assurda, risulta attendibile, perché il testimone, poverino, quando proferisce assurdità palesi, è "profondamente e violentemente colpito" da ciò che afferma di avere visto.

In terzo luogo, la spiegazione di Wellers è documentariamente falsa: per nulla "profondamente e violentemente colpito", Gerstein manifesta la freddezza del perfetto burocrate dello sterminio. Egli cronometra tranquillamente la durata della gasazione come se si trattasse di una gara sportiva (171) e calcola -- mediante un procedimento matematico completamente strampalato -- il numero delle persone stipate nelle camere a gas, non senza aver rilevato attentamente il numero delle frustate inferte nel frattempo da Wirth: 5 all'Ebrea di circa quarant'anni e 11,12 all'aiutante ucraino di "Heckenholt" (172).

2) Per quanto riguarda l'assurdità delle 700--800 persone in 25 metri quadrati, Wellers dichiara:

"E' evidente che egli fornisce anche qui non una cifra precisa che non aveva del resto alcun modo di stabilire, ma una cifra che esprime l'ammassamento estremo",

cosa che sarebbe sottolineata dal contesto. Wellers aggiunge che

"l'affermazione che in un locale di 20 o 25 m2 di superficie siano ammucchiate 700 o 800 persone ... sembra difficilmente credibile, a meno che non si prendano alla lettera sia la superficie sia il numero delle persone indicate" (173).

Queste due argomentazioni sono confutate da Gerstein stesso, che da un lato fornisce una cifra precisa corroborata da un calcolo matematico, dall'altro pretende che tutte le sue affermazioni siano vere "alla lettera":

"Io calcolo: Peso medio al massimo 35 kg, più della metà sono bambini, peso specifico 1, dunque 25.250 kg di uomini per camera, Wirth ha ragione, se la SS aiuta un po' si possono piazzare 750 uomini in 45 metri cubi!" (174).

Ciò sarebbe vero per uomini allo stato liquido! Comunque il peso medio delle vittime è in pari tempo di 35, 30 e 65 kg, però il prodotto della moltiplicazione non solo resta sempre invariato (25.250 kg), ma è sempre errato . Decisamente l'ingegnere Kurt Gerstein non aveva una spiccata propensione per la matematica!

Riguardo alla veridicità delle sue dichiarazioni, Gerstein scrive:

"Tutte (alle) le mie affermazioni sono vere alla lettera (wörtlich wahr) Sono pienamente consapevole davanti a Dio e all'umanità della straordinaria portata di queste mie annotazioni e giuro che nulla di tutto ciò che ho registrato è immaginario o inventato (erdichtet oder erfunfen), ma che tutto è esattamente cosi (genau so) (178)". [corsivo mio].

Dunque Gerstein, oltre che mentitore, è anche spergiuro.

Un'ultima osservazione. Wellers afferma che Gerstein "non aveva del resto alcun modo di stabilire" il numero delle persone che si trovavano nelle camere a gas. Anche questa presunta impossibilità è smentita da Gerstein stesso, che afferma:

"Io stesso sto con lo Hauptmann Wirth in cima alla rampa tra (zwischen) le camere della morte (179)".

Egli si trovava dunque all'interno del piccolo corridoio che portava alle camere a gas, per raggiungere le quali le vittime dovevano sfilare davanti a lui, sicché poteva contarle esattamente.

3) All'obiezione già mossa da Rassinier relativa al numero delle persone per vagone del treno di Gerstein (6.700 : 45 = 148), Wellers risponde, citando il rapporto di un tenente di polizia secondo il quale su un treno diretto a Belzec erano state caricate da 180 a 200 persone per vagone. Siccome un carro bestiame internazionale misura m 7,70 x 2,60 = 20 m2, in ciascuno di tali vagoni si trovavano 9--10 persone per metro quadrato, mentre nei vagoni descritti da Gerstein ce n'erano solo 7,5 (180).

Qui Wellers elude il problema vero, che riguarda non già il numero dei passeggeri, ma quello dei vagoni. Infatti, poiché il binario di raccordo all'interno del campo di Belzec era lungo 260 metri (181) e poiché 45 carri bestiame sono lunghi circa 498 metri (182), la testimonianza oculare di Gerstein è impossibile, dunque falsa.

L'obiezione di Wellers secondo cui Gerstein "non aveva alcuna competenza per conoscere nel 1942 ... il numero dei vagoni del treno dei deportati" (183), è valida soltanto se l'ingegnere Kurt Gerstein non sapeva contare fino a 45.

4) Sui 20--25 milioni di vittime nei campi di Belzec e Treblinka, Wellers dichiara di nuovo che Gerstein "non aveva alcuna competenza per conoscere nel 1942 il numero degli Ebrei sterminati dal regime nazista" (184).

Questa affermazione è nettamente smentita da Gerstein stesso, che pretende di aver stabilito la cifra di 20 milioni -- e in pari tempo di 25 milioni -- di gasati sulla base dei suoi "documenti sicuri" (185). Pertanto, almeno riguardo a questi documenti Gerstein ha fornito una testimonianza oculare la quale è chiaramente falsa.

Un'ultima osservazione che consente di giudicare la buona fede e l'onestà professionale di Georges Wellers:

"All'inizio di febbraio del 1943 dal campo di Belzec è stato spedito al ministero dell'Economia del Reich un vagone contenente 3.000 kg di capelli di donna destinati all'industria di filatura (doc. N 1257 [sic] e URSS 511). Questo peso corrisponde a circa 200.000 capigliature soltanto di donne" (186).

Questa affermazione è grossolanamente falsa. Il documento URSS 511 è semplicemente l'ordine già menzionato dell' SS--Wirtschafts--Verwaltungshauptamt dell' 8 agosto 1942 relativo all'uso industriale dei capelli tagliati ai detenuti dei campi di concentramento, mentre il documento NO--1257, datato 6 febbraio 1943, menziona si l'invio al Ministero dell'Economia del Reich di un vagone contenente 3.000 kg di capelli femminili, ma non già dal campo di Belzec, bensi dai campi di Lublino--Majdanek e di Auschwitz! (187)

Anche supponendo, con Wellers, che una capigliatura femminile pesi soltanto 15 grammi, il che è quantomeno dubbio, ciò non significherebbe che i summenzionati 3.000 kg di capelli appartenessero necessariamente a 200.000 donne, perché nel documento in questione non è specificato a quale periodo si riferisca la raccolta dei capelli e ai detenuti i capelli venivano tagliati periodicamente. Da un documento relativo al campo di Majdanek risulta infatti che dal settembre 1943 al gennaio 1944 in questo campo furono raccolti complessivamente (Gesamtbestand) 2.954 kg di capelli (188).

Quanto alle altre obiezioni che ho esposto sinteticamente sopra, Wellers non le prende neppure in considerazione.

Per concludere, resta da esaminare la testimonianza di Wilhelm Pfannenstiel, che avrebbe confermato "a Rassinier in persona" l'esattezza delle dichiarazioni di Gerstein.

Cominciamo dal secondo punto. Rassinier riferisce che nel giugno 1963 un anziano tedesco, di cui non ha mai rivelato il nome, gli fece visita a casa sua e gli raccontò una storia di gasazioni artigianali a Belzec (189). Georges Wellers, che ha dedicato qualche pagina a questa vicenda, giunge alla conclusione che questo misterioso personaggio "può (peut) ben essere il professor, dottor Wilhelm Pfannenstiel" (190); Pierre Vidal-Naquet, con la sua solita onestà intellettuale, trasforma questa mera ipotesi di Wellers in una certezza assoluta:

"l'identificazione assolutamente certa del visitatore nazista con Pfannenstiel è stata stabilità da Georges Wellers (Mythomanie, cit.,pp.32--35)" (191).

In realtà, se c'è una cosa assolutamente certa, è che questo personaggio non era Wilhelm Pfannenstiel. Il 3 agosto 1963 Pfannenstiel scrisse a Paul Rassinier una lettera che comincia con queste parole:

"Egregio signor Rassinier,

confermo con molti ringraziamenti il ricevimento della Sua lettera del 29 luglio 1963. Come già Le disse il nostro amico comune Grabert, io sarei molto lieto di conoscerLa personalmente (würde ich sehr freuen, Sie persönlich kennen zu lernen".

Questa lettera dimostra che Pfannenstiel il 2 agosto 1963 non conosceva personalmente Rassinier, perciò non poteva essere il misterioso personaggio che aveva fatto visita a Rassinier due mesi prima.

Pfannenstiel continua:

"I Suoi sospetti sulla realizzazione del suo [di Gerstein] rapporto, una letteratura dozzinale in effetti estremamente inattendibile in cui la "letteratura" prevale di gran lunga sulla verità, nonché su come egli [Gerstein] è morto, sono probabilmente esatti anche a mio parere" (192).

Poiché Pfannenstiel condivideva i sospetti di Rassinier, è chiaro che smentiva di aver assistito ad una gasazione omicida a Belzec, perché Rassinier sospettava che il cosiddetto rapporto Gerstein fosse opera di due ufficiali alleati (193).

Adalbert Rückerl conferma l'autenticità di questa lettera, che riconduce all'avversione che Pfannenstiel avrebbe nutrito nei confronti di Gerstein per essere stato messo da questi in cattiva luce in alcuni passi del suo rapporto (194).

Veniamo ora all'attendibilità della conferma di Pfannenstiel.

Nella sua prima testimonianza (30 ottobre 1947), Pfannenstiel dichiarò di essere andato casualmente con Gerstein a Lublino, per essere impiegato, nella sua qualità di igienista, nella lotta contro le epidemie, e di aver assistito ad una gasazione in 6 camere a gas mediante gas di scarico di un motore Diesel. Egli non precisò né quando né dove essa avesse avuto luogo, ma certamente né a Belzec né a Treblinka, campi che non aveva mai visitato; riguardo al primo dichiarò:" Di Belczek [sic] ho sentito raccontare (von Belczek habe ich erzaehlen hören) (195). Dunque Pfannenstiel non era mai stato a Belzec, tuttavia nella deposizione del 6 giugno 1950 (alla quale fa riferimento Pierre Vidal-Naquet) egli affermò di esservi andato e di avervi assistito ad una gasazione di Ebrei (196).

Il 3 agosto 1963 Pfannestiel, nella sua lettera a Rassinier, come abbiamo visto, smenti la veridicità delle dichiarazioni di Gerstein, ma tre mesi dopo, nell'interrogatorio dell'8 novembre 1963, egli riaffermò la sua visita a Belzec dichiarando che l'uccisione delle vittime "avvenne all'incirca come Gerstein l'ha descritta" (197).

Riepilogando, Pfannenstiel prima ha negato di essere stato a Belzec, poi ha affermato di esserci stato e di avervi assistito ad una gasazione di Ebrei, poi ha smentito il contenuto di questa dichiarazione, infine ha ritrattato questa smentita.

Spero che questo sia sufficiente per giudicare l'attendibilità di questo testimone e tralascio di conseguenza l'analisi delle sue dichiarazioni; mi limito solo a rilevare questa sua osservazione:

"Nei cadaveri non si notava nulla di particolare. Alcuni erano diventati bluastri in viso (einige waren ins Gesicht blaeulich angefallen)" (198).

Tuttavia il colorito caratteristico delle vittime di un avvelenamento da ossido di carbonio non è blu, ma "rosso ciliegia chiaro" (hellkirschrote) (199).

Allora dove ha visto Pfannenstiel dei cadaveri di gasati con colorito bluastro? La risposta è semplice: nel rapporto Gerstein!

(Si gettano i cadaveri, blu [bleues: sic] , umidi di sudore e di urina, le gambe piene di escrementi e di sangue periodico" (200).

Ecco dunque -- tornando a Pierre Vidal-Naquet -- come Gerstein ha "superato vittoriosamente la prova"!

NOTE

1) Georges Wellers, Qui est Robert Faurisson? In: "Le Monde Juif", Juillet-Septembre 1987, N127, p. 98.

2) T--465.

3) Nel documento in questione si parla semplicemente di una soluzione finale territoriale. Vedi infra.

4) La decisione dello sterminio sarebbe stata presa tra il luglio e il dicembre 1941. Colloque de l'Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales, L'Allemagne nazie et le génocide juif. Gallimard--Le Seuil, Paris 1985, pp.198--199.

5) Martin Broszat, Hitler und die Genesis der "Endlösung". Aus Anlass der Thesen von David Irving. In: "Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte", 1977, p.747.

6) Hitler si è espresso in tal senso già nel primo documento scritto della sua carriera politica, la lettera all'amico Gemlich del 16 settembre 1919 [a], e successivamente, come nel discorso Warum sind wir Antisemiten? [b].

[a] E. Deuerlein, Hitlers Eintritt in die Politik und die Reichswehr. In: "Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte", 1959, p.204.

[b] R.H.Phelps, Hitlers "grundlegende" Rede über den Antisemitismus. In: "Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte", 1968, p.417.

7) R.Vogel, Ein Stempel hat gefehlt. Dokumente zur Emigration deutscher Juden. Droemer Knaur, München/Zürich 1977, pp. 46 e 107--109.

8) PS--3358.

9) NG--2586--A.

10) T--464.

11) NG--2586--B.

12) Joseph Billig, La Solution finale de la question juive. Edité par Serge et Beate Klarsfeld, 1977, p.58.

13) NG--2586--C.

14) NG--3104.

15) L'Allemagne nazie et le génocide juif, op.cit., p.187.

16) NG--2586--E, PS--710.

17) NG--2586--G. Fotocopia dell' originale in: Robert M.W.Kempner, Eichmann und Komplizen. Europa Verlag, Zürich, Stuttgart, Wien 1961, pp.133--147.

18) Raul Hilberg, La distruzione degli Ebrei d'Europa. Einaudi, Torino 1995, pp. 427--428.

19) EC--347.

20) Documents on German Foreign Policy 1918--1945, Series D, vol.X. London 1957, p.484.

21) PS--4025.

22) NG--5770.

23) NG--2586--J. Fotocopia dell' originale in: Robert M.W.Kempner, Eichmann und Komplizen, op.cit., pp.224--235.

24) Les chambres à gaz ont existé, op.cit., pp.33--34.

25) La conferenza di Wannsee era stata programmata originariamente per il 9 dicembre 1941 [PS--709; NG--2586--F]. La decisione del Führer risale probabilmente alla seconda metà di ottobre, perché il 23 ottobre 1941 fu proibita l'emigrazione ebraica [T--1209] e il giorno seguente fu ordinata l'evacuazione all'Est di 50.000 Ebrei del Vecchio Reich, dell'Austria e della Boemia--Moravia [PS--3921].

26) Fotocopia del documento in: Robert M.W.Kempner, Eichmann und Komplizen, op.cit., pp.127--128.

27) NG--2586--G.

28) NG--2586--G.

29) NG--2586--G.

30) NS--Vernichtungslager im Spiegel deutscher Strafprozesse. Herausgegeben von Adalbert Rückerl. DTV Dokumente, München 1979, p.268.

31) Jean-Claude Pressac, Le macchine dello sterminio, op.cit., p.45.

32) PS--3868; NO--1210/D--749--a.

33) Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss. Einaudi, Torino 1985, p.171. Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss. Herausgegeben von Martin Broszat. DTV Dokumente, München 1981, p.157.

34) Ibidem, p.201.

35) Ibidem, p.172.

36) 23 ottobre 1941:" Reichsführer--SS und Chef der Deutschen Polizei hat angeordnet, dass die Auswanderung von Juden mit sofortiger Wirkung zu verhindern ist" [Il Reichführer--SS e Capo della Polizia tedesca ha ordinato che l'emigrazione degli Ebrei deve essere proibita con effetto immediato]. T--1209.

37) Gerald Reitlinger, La soluzione finale. Il tentativo di sterminio degli Ebrei d'Europa 1939--1945. Il Saggiatore, Milano 1965, p.132.

38) Nationalsozialistische Massentötungen durch Gas, op.cit., p.204.

39) Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, op.cit., p.30.

40) Jochen von Lang, Il verbale. La registrazione degli interrogatori a un imputato della storia: Adolf Eichmann. Sperling & Kupfer Editori, Milano 1982, p.83. Eichmann fu interrogato dalla polizia israeliana dal maggio 1960 al febbraio 1961, per un totale di 275 ore. Gli interrogatori furono registrati in 44 nastri, la cui trascrizione dattiloscritta conta 3.564 pagine. Il testo integrale della trascrizione è stato pubblicato in: The Trial of Adolf Eichmann. State of Israel Ministry of Justice, Jerusalem 1992--1995, volumi VII e VIII. La traduzione citata in questa nota (al pari di quella francese menzionata da Pierre Vidal-Naquet) è una sintesi del testo originale che migliora lo stile colloquiale di Eichmann, rispecchiando però abbastanza fedelmente il senso delle sue dichiarazioni. Il brano citato si trova nel volume VII, p. 169.

41) Jean--Claude Pressac, Le macchine dello sterminio, op.cit., p.51.

42) Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, op.cit., p.146, nota 67.

43) Nell'edizione già citata del Bréviaire de la haine del 1979, che "è conforme all'edizione originale del 1951--1960" (p.XIII), Poliakov riporta la storia della convocazione di Höss a Berlino (p. 226).

44) Jochen von Lang, Il verbale, op.cit., p.83. The Trial of Adolf Eichmann, op.cit., vol.VII, pp.169--170.

45) Ma, durante il processo, Eichmann negò di aver visitato questo campo! The Trial of Adolf Eichmann, op. cit., 99a udienza, vol.IV, p.1712.

46) Ibidem, pp.83--84. The Trial of Adolf Eichmann, op. cit., vol.VII, pp.172--173.

47) Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas, op.cit., p.162.

48) Jochen von Lang, Il verbale, op.cit., p.92. The Trial of Adolf Eichmann, op.cit., vol.VIII, p.229--230.

49) Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas, op.cit., p.163.

50) Yitzak Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka. The operation Reinhard death camps. Indiana University Press, 1987, pp.23--24.

51) Ibidem, pp.91--92. The Trial of Adolf Eichmann, op.cit., vol.VII, p.227.

52) Jochen von Lang, Il verbale, op.cit., p.91.

53) The Trial of Adolf Eichmann, op.cit., vol. VII, p. 228, dove appare il riferimento agli Ebrei ungheresi.

54) Jean--Claude Pressac, Le macchine dello sterminio, op.cit., p.172: nei pressi del crematorio V esistevano 3 fosse di m.3,5 x 15, ma, come ho detto nel cap.I, le fotografie aeree di Birkenau del 31 maggio 1944 mostrano un solo probabile impianto di cremazione all'aperto all'incirca delle stesse misure menzionate da Pressac.

55) Ibidem, p.172.

56) Jochen von Lang, Il verbale, op.cit., p.93. The Trial of Adolf Eichmann, op.cit., vol.VII, p.375:" den Ausdruck hör ich jetzt zum ersten Mal".

57) Ibidem, p.93. The Trial of Adolf Eichmann, op.cit., vol.VII, p.375.

58) Ibidem, p.94.

59) Gerhard Peters, Blausaeure zur Schaedlingsbekaempfung, op.cit., p.60.

60) Sulla sua visita a Chelmno, Eichmann fornisce un resoconto molto generico con datazione incerta (Trial of Adolf Eichmann, op.cit., vol.VII, p.176). Sui Gaswagen di Chelmo vedi: Ingrid Weckert, Die Gaswagen -- Kritische Würdigung der Beweislage, in: Grundlagen zur Zeitgeschichte, op. cit., pp.193--218; Pierre Marais, Les camions à gaz en question. Polémiques, Paris 1994.

61) IMG, vol.IV, p.395.

62) Ibidem, p.396.

63) Ibidem, p.398.

64) Ceskoslovenska Socialisticka Republika: Repubblica socialista cecoslovacca.

65) Documento XXXVIII--67, riportato in: Léon Poliakov--Josef Wulf, Das Dritte Reich und die Juden. Dokumente und Aufsaetze. Arani Verlasg--GMBH. Berlin--Grunewald,1955, p.88.

66) Ibidem, p.89.

67) Ibidem, p.90.

68) Ibidem, p.90.

69) Ibidem, p. 93.

670 Ibidem, p.94.

71) MG, vol.IV, p.398.

72) Ibidem, p.396.

73) Raul Hilberg, La distruzione degli Ebrei d'Europa, op.cit., p.425.

74) Ibidem,p.429.

75) Ibidem, p.429 e 850, nota 30.

76) Léon Poliakov--Josef Wulf, Das Dritte Reich und die Juden. Dokumente und Aufsaetze, op.cit., pp.91--92.

77) L'Allemagne nazie et le génocide juif, op.cit., pp.183--184.

78) Anatomy of the Auschwitz Death Camp, op.cit., pp. 150--151. Il contributo di Robert--Jan van Pelt si intitola appunto A Site in Search of a Mission,pp.93--156.

79) L'Allemagne nazie et le génocide juif, op.cit., p.186.

80) Arno J.Mayer, Soluzione finale. Lo sterminio degli Ebrei nella storia europea. Mondadori, Milano 1990, p.14.

81) Edité par Beate et Serge Klarsfeld. Paris 1979, pp.41--42.

82) Vedi anche Les chambres à gaz ont existé, op.cit., p.174 ssgg.

83) Qui est Robert Faurisson? , art. cit., pp.101--102.

84) Les chambres à gaz ont existé, op.cit., p.36.

85) NG--5196.

86) ZS Ludwigsburg, USA Film Nr.2, 419.

87) NO--5194.

88) NO--5194, pp.9--10.

89) La Solution Finale et la Mythomanie Néo--Nazie, op.cit., p.53.

90) Restano (1.449.692 -- 1.274.166 -- 145.301 =) 30.225 sottoposti a Sonderbehandlung che non sono stati "fatti passare" né per i campi del Governatorato generale né per quelli del Warthegau.

91) Le mémorial de la déportation des Juifs de France. Edité et publié par Beate et Serge Klarsfeld.Paris, 1979, p.13 (mia numerazione).

92) Mémorial de la déportation des Juifs de Belgique présenté par Serge Klarsfeld et Maxime Steinberg. Bruxelles 1994, p.42.

93) Het Nederlandsche Roode Kruis, Auschwitz. Deel II, p.5; Deel III, pp.14--15 e 65. S'Gravenhage 1948/1952.

94) NS--Vernichtungslager im Spiegel deutscher Strafprozesse, op.cit., p.148.

95) La Solution Finale et la Mythomanie Néo--Nazie, op.cit., p.49 e 54.

96) Ibidem, p.53.

97) NO--5194, p.15.

98) Fino al 31 dicembre 1942 risultano emigrati dal Vecchio Reich col territorio dei Sudeti, dall'Austria e dalla Boemia--Moravia 557.357 Ebrei; in questi stessi paesi, l'eccedenza della mortalità è di 82.776 Ebrei; i dati relativi all'emigrazione e all'eccedenza della mortalità ammontano a 762.593 Ebrei per i territori orientali con Bialystock e il Governatorato generale con Lemberg [NO--5193, p.4]. Ciò significa che Hitler, dal 1933 alla fine del 1942 ha lasciato emigrare oltre un milione di Ebrei che avrebbe dovuto sterminare "per il solo fatto di essere Ebrei"!

99) La Solution Finale et la Mythomanie Néo--Nazie, op.cit., p.52.

100) Una traduzione identica di questo passo si trova nel libro di Léon Poliakov, Bréviaire de la haine. Le Reich IIIe et les Juifs. Calmann--Lévy, Paris 1979, p.391.

101) NO--5193, p.3.

102) NO--5193, p.4 e 6; NO--5194, p.15.

103) NO--5194, p.14.

104) La maggior parte dei documenti che utilizzo in questo paragrafo sono stati pubblicati da Henri Roques in: André Chelain, Faut--il fusiller Henri Roques? Polémiques, Paris 1986; qui uso per ragioni di praticità le seguenti abbreviazioni:

M26: manoscritto di Gerstein del 26 aprile 1945 (= TI di Roques)

M6 : manoscritto di Gerstein del 6 maggio 1945 (= TIV di Roques)

D6 : dattiloscritto di Gerstein del 6 maggio 1945 (= TVb di Roques)

TP : manoscritto Tötungsanstalten in Polen

B : interrogatorio di Gerstein del 26 giugno 1945 da parte del maggiore Beckhardt

W : interrogatorio di Gerstein del 19 luglio 1945 da parte del giudice Mattei

GK : articolo di Géo Kelber su Gerstein apparso su France Soir il 4 luglio 1945.

Per le fonti rimando al libro summenzionato di H.Roques e al mio già citato Il rapporto Gerstein. Anatomia di un falso. Per rapporto Gerstein si intende normalmente il dattiloscritto di Gerstein in francese datato "Rottweil 26 avril 1945" che costituisce le pagine 4--9 del documento PS--1553, riferimento con il quale lo cito in questo paragrafo.

105) Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, op.cit., pp.25--26.

106) Sentinella d'Italia, 1985.

107) T--1310, p.4.

108) PS--2170, p.2.

109) T--1310, p.5.

110) PS--2164, Dienstrangabzeichen der Schutzstaffeln, IMG, vol.XXIX, pp.276--277 (tavola fuori testo). I gradi di Leutnant e Oberleutnant appartenevano alla Wehrmacht.

111) PS--1553, p.4; T--1310, p.5.

112) PS--2170, p.2; D6, p.3.

113) T--1310, p.5; PS--1553, p.5.

114) PS--2170, p.2; D6, p.3; W, p.28; M6, p.7.

115) T--1310, p.5; PS--1553, p.5; PS--2170, p.2.

116) W, p.28; B, p.2. Il termine tedesco è Zyankali.

117) T--1310, p.5; M6, p.7:"par moyen d'un auto".

118) PS--2170, p.2; PS--1553, p.5: "cammion".

119) TP, p.1.

120) W, p.29.

121) PS--1553, p.6.

122) PS--1553, p.7.

123) T--1310, p.6.

124) PS--1553, p.5; PS--2170, p.2; T--1310, p.6.

125) B, p,2.

126) W, p.28.

127) W, p.29.

128) W, p.29.

129) W, p.30.

130) T--1310, p.5.

131) T--1310, p.9.

132) GK, pp.1--2.

133) W, p.29.

134) O.Lenz, L.Gassner, Schaedlingsbekaempfung mit hochgiftigen Stoffen, Heft 1: Blausaeure. Verlagsbuchhandlung von Richard Schoetz, Berlin 1934, pp.8--10. L'acido cianidrico liquido poteva essere trasportato soltanto refrigerato, di notte e con un veicolo speciale: Schwurgericht in Frankfurt am Main, Sitzung vom 28, Maerz 1949, in: C.F.Rüter, Justiz und NS--Verbrechen. Sammlung deutscher Strafurteile wegen nationalsozialistischer Tötungsverbrechen, 1945--1966. Amsterdam, 1968--1981, Bd.XIII, p.137.

135) W, p.29.

136) W, p.31.

137) W, p.28.

138) W, p.28.

139) D6, p.4.

140) PS--2170, p.3.

141) M26, p.3; M6, p.8; PS--1553, p.5; D6, p.4; PS--2170, p.3; T--1310, p.7.

142) T--1310, p.18; D6, p.9; PS--2170, p.7.

143) PS--2170, p.4; T--1310, p.10.

144) PS--2170, p.4; T--1310, p.11.

145) PS--2170, p.7; T--1310, p.18.

146) PS--1553, p.5.

147) PS--1553, p.5.

148) PS--1553, p.7.

149) PS--1553, p.7.

150) B, p.3.

151) W, p.34.

152) B, p.3.

153) GK, p.1.

154) PS--1553, p.5; PS--2170, p.4.

155) M26, p.5; PS--1553, p.5.

156) T--1310, p.11; D6, p.5; PS--2170, p.4.

157) PS--1553, p.5.

158) PS--1553, p.6.

159) T--1310, p.14; M26, p.6; PS--1553, p.6; D6, p.7; PS--2170, p.5.

160) TP, p.2.

161) TP, p.2.

162) PS--1553, p.6.

163) TP, p.3.

164) PS--2170, p.6.

165) T--1310, p.16.

166) T--1310, pp.16--17.

167) PS--2170, p.7.

168) PS--1553, p.7.

169) Georges Wellers, La Solution Finale et la Mythomanie Néo--Nazie, op.cit., p.30.

170) PS--1553, p.5.

171) "Il mio cronometro "stop" ha fissato tutto": PS--1553, p.6.

172) PS--1553, p.6.

173) Georges Wellers, La Solution Finale et la Mythomanie Néo--Nazie, op.cit., p.31.

174) PS--2170, p.5.

175) D6, p.7.

176) GK, p.1.

177) 750 x 30 = 22.500; 750 x 35 = 26.250; 750 x 65 = 48.750.

178) T--1310, p.24.

179) PS--2170, p.4.

180) Georges Wellers, A propos d'une thèse de doctorat "explosive" sur le "Rapport Gerstein", in: "Le Monde Juif", janvier--mars 1986, p.8.

181) Central Commission for Investigation of German Crimes in Poland. German Crimes in Poland, vol.II, Belzec extermination camp, pp.89--96 (tavola fuori testo).

182) Un carro merci chiuso UIC standard è lungo m 11,08 compresi i respingenti: Meyers Handbuch über die Technik. Bibliographisches Institut, Mannheim 1964, p.443.

183) Georges Wellers, A propos d'une thèse de doctorat "explosive" sur le "Rapport Gerstein", art. cit., p.7.

184) Ibidem.

185) D6, p.8.

186) Georges Wellers, La Solution Finale et la Mythomanie Néo--Nazie, op.cit., p.35.

187) Il documento è pubblicato in fotocopia in: Henry Monneray, La persécution des Juifs dans les pays de l'Est présentée à Nuremberg. Editions du Centre, Paris 1949, fotografia fuori testo tra le pp.144 e 145.

188) Fotocopia in: Jozef Marszalek, Majdanek. The Concentration Camp in Lublin. Interpress, Warsaw 1986, fuori testo.

189) Paul Rassinier, Il dramma degli Ebrei. Edizioni "Europa", Roma 1967, pp. 70--80.

190) Georges Wellers, La Solution Finale et la Mythomanie Néo--Nazie, op.cit., p.34.

191) Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, op.cit., p.144, nota 51.

192) Lettera di Wilhelm Pfannenstiel a Paul Rassinier in data 2 agosto 1963; fotocopia in: Wilhelm Staeglich e Udo Walendy, NS--Bewaeltigung. Deutsche Schreibtischtaeter. Historische Tatsache(n) Nr.5, Historical Review Press, 1979, p.20.

193) Paul Rassinier, Il dramma degli Ebrei, op.cit., pp.59--60. Il sospetto di Rassinier è infondato.

194) Adalbert Rückerl, Gutachten betreffend das Buch "der Jahrhundertbetrug" von Arthur Butz, scritto inedito, 1979, p.25, nota 13.

195) IG Farben Trial. Interrogation No.2288, p.6.

196) Uno stralcio di questa deposizione appare in: Saul Friedlaender, Kurt Gerstein o l'ambiguità del bene. Feltrinelli, Milano 1967, pp.86--88.

197) Adalbert Rückerl, Gutachten betreffend das Buch "der Jahrhundertbetrug" von Arthur Butz, cit., p.24.

198) Dichiarazione di Wilhelm Pfannenstiel del 6 giugno 1950, Landgericht Darmstadt, Strafkammer III. ZS Ludwigburg, p.3.

199) Ferdinand Flury und Franz Zernik, Schaedliche Gase, Daempfe, Nebel, Rauch-- und Staubarten, op.cit., p.211.

200) PS--1553, p.7.

 

 CAPITOLO TERZO

DEBORAH LIPSTADT

 1. CUM STUDIO ET IRA

 Nel panorama della propaganda antirevisionista è difficile trovare un'opera più ignobile di Denying the Holocaust di Deborah Lipstadt (1). La menzogna dell'origine nazista del revisionismo non solo vi è sostenuta con un furore senza pari, ma costituisce l'essenza stessa e la ragion d'essere dell'opera. Furor arma ministrat. Questa menzogna, ripetuta in tutti i toni e in tutte le salse, ricorre ossessivamente in tutto il libro e ne costituisce la tesi fondamentale: i revisionisti sono nazisti o neonazisti, razzisti, antisemiti, dunque sono dei mentitori. Non perderòtempo a rispondere a queste accuse, ma mi preme mostrare un florilegio della nobile prosa di quest'anima candida infiammata non già da un odio rabbioso contro i revisionisti, bens"da virtuosa indignazione e da un amore appassionato per la verità! Tuttavia, ad onor del vero, delle 278 pagine di insulti e di pettegolezzi da marciapiede del libro, ben 7 si occupano del tema essenziale dello Zyklon B e delle camere a gas omicide, ma riportano semplicemente le conclusioni del primo libro di Jean-Claude Pressac, che evidentemente ha colpito profondamente la fantasia della nostra paladina della verità -- come del resto è accaduto ad altri incompetenti come lei -- in ossequio alla regola della propaganda antirevisionista per cui chi meno sa, chi meno è competente più scrive e più innalza alti lai. Di queste pagine mi occuperòalla fine di questo eloquente florilegio.

Il principio metodologico che sta alla base delle elucubrazioni di Deborah Lipstadt è elementare: poiché l'Olocausto non deve essere messo in discussione, chiunque lo discute deve essere necessariamente un mentitore, perciòbisogna solo escogitare la menzogna più adatta per dimostrare questo assunto preliminare. Nella soluzione di questo problema, per ricchezza di fantasia, Deborah Lipstadt ha superato di gran lunga tutti gli altri propagandisti precedenti, con la creazione del mito di una cospirazione mondiale revisionista i cui Savi Anziani, tramando nell'ombra, hanno forgiato nelle loro fucine infernali uno strumento diabolico per riabilitare e risuscitare il regime nazista: il revisionismo. Deborah Lipstadt traccia anzitutto i principi generali del mito:

"Negli anni Trenta i nazisti diffusero una virulenta forma di antisemitismo che portòalla distruzione di milioni [di Ebrei]. Oggi il bacillo (the bacillus) portato da questi ratti (rats) minaccia di "uccidere" per la seconda volta coloro che sono già morti ad opera dei nazisti distruggendo il loro ricordo nel mondo" (p. XVII).

"Prima di poter risuscitare il fascismo, bisogna cancellare questa macchia [l'Olocausto]. All'inizio essi cercarono di giustificarlo, ora lo negano" (p. 23).

"Inizialmente la negazione dell'Olocausto fu un'impresa assunta da un piccolo gruppo di estremisti politici" (p. 24).

"Per raggiungere i loro obiettivi, uno dei quali è la riabilitazione storica della Germania, essi (i revisionisti) devono "eliminare" l'Olocausto (p. 42)".

"Conseguentemente, la negazione dell'Olocausto divenne un elemento importante nella struttura della loro ideologia. Se fosse stato possibile convincere il pubblico che l'Olocausto era un mito, allora la rinascita del nazionalsocialismo avrebbe potuto essere una scelta realizzabile" (p.103).

Indi Deborah Lipstadt procede alla dimostrazione della teoria del complotto con una ardita ricostruzione storica della genesi del revisionismo:

"La fine della seconda guerra mondiale significòil fallimento del sogno di Hitler del Terzo Reich. Persone più razionali pensarono che essa significasse anche la fine del fascismo come ideologia. Finché il fascismo poteva essere collegato al nazismo, e il nazismo, a sua volta, poteva essere collegato agli orrori della Soluzione finale, entrambi sarebbero rimasti completamente screditati. C'erano comunque coloro che non volevano abbandonare questi sistemi politici. Essi sapevano che l'unico mezzo per tentare di risuscitarli sarebbe stato di separarli dall'Olocausto e dalla moltitudine delle atrocità che lo accompagnarono" (p. 49).

Questa operazione inconfessabile cominciòin Francia ad opera di Maurice Bardèche -- promosso per esigenze tattiche a primo revisionista mondiale -- con il libro Nuremberg ou la terre promise, apparso nel 1948:

"Egli fu anche il primo ad affermare che le camere a gas erano usate per la disinfezione -- non per lo sterminio. Le dubbie credenziali di Bardèche -- egli restò per tutta la vita un fascista impegnato -- lo resero una figura controversa nei circoli negazionisti. Malgrado la sua affermazione che l'Olocausto era un mito e che i nazisti erano ingiustamente coinvolti, Bardèche non è mai stato accettato dai negatori contemporanei. Ciònon ha impedito loro di adottare le sue idee. Sebbene usino i suoi argomenti, essi raramente lo menzionano per nome, a causa delle sue opinioni politiche, sulle quali egli fu sempre del tutto esplicito. In effetti, egli cominciò il suo libro Che cos'è il fascismo? Con la dichiarazione inequivocabile: "Io sono uno scrittore fascista". Nel suo secondo libro, Bardèche espose i suoi obiettivi, che restano, quasi alla lettera, il credo dei negatori contemporanei [...]" (pp. 50-51).

Deborah Lipstadt, scrivendo negli Stati Uniti, si poteva permettere di ingannare i suoi lettori contando sulla loro ignoranza, ma Pierre Vidal-Naquet, che ha scritto in Francia, non ha potuto permetterselo ed è stato costretto ad ammettere la verità, sia pure a denti stretti:

"La premessa alla seconda edizione di Le Mensonge d'Ulysse (1954) rende un valido omaggio a Maurice Bardèche (Mensonge, p. 235, nota 6) (2) che aveva cominciato nel 1948 la sua campagna politica con Nuremberg ou la Terre promise. E' bene leggere questo "libro ammirevole" (Rassinier, Véritable procès Eichmann, p. 43) (3). Allora Maurice Bardèche non aveva ancora scoperto che il genocidio hitleriano non c'era stato: <<Esisteva una volontà di sterminio degli ebrei sulla quale le prove sono numerose>>" (p.187) (4).

La citazione di Pierre Vidal-Naquet è corretta: Bardèche non solo ha scritto che "il y avait une volonté d'extermination des juifs (sur laquelle les preuves sont nombreuses)" (5), ma è stato ancora più esplicito:

"Oui, à l'Est de l'Europe, il y a un terrible compte ouvert entre l'Allemagne et ses voicines. Oui, là, il y a eu une politique d'extermination" (6). [...] "Evidemment, en contre-partie, il faut se souvenir ici des témoignages présentés par la délégation soviétique et en particulier de celui qui décrit à Treblinka la base d'extermination, où les Juifs étaient exécutés en masse aussitÙt après leur arrivée dans une gare factice qui dissimulait les installations d'execution" (7) [...]. "Les accusés de Nuremberg ont pu soutenir qu'ils avaient ignoré pendant toute la guerre les exécution massives qui avaient lieu à Auschwitz, à Treblinka et ailleurs ..." (8)

Torniamo a Deborah Lipstadt. Dopo aver nominato Bardèche fondatore del revisionismo, con lo stesso amore per la verità costei rende Rassinier discepolo e complice dello scrittore fascista:

"L'assalto successivo alla storia della guerra provenne anch'esso dalla Francia. Nel 1948 Paul Rassinier, un ex comunista e socialista che era stato internato nei campi di concentramento di Buchenwald e di Dora, pubblicò Le Passage de la Ligne. Questo fu il primo di una serie di libri che egli avrebbe scritto nelle due decadi successive per mostrare che le affermazioni dei superstiti sul comportamento dei nazisti, specialmente in relazione alle atrocità, non potevano essere degne di fede. Rassinier, che divenne membro del partito comunista nel 1922 quando aveva sedici anni, lasciòi comunisti alla metà degli anni Trenta e si un"ai socialisti. Quando scoppiòla guerra entròa far parte della resistenza. Alla fine fu catturato e mandato a Buchenwald. Alla liberazione nel 1945 tornòin Francia e fu eletto membro socialista dell'Assemblea Nazionale, dove prestòservizio per un anno. Subito dopo egli cominciòuna prolifica carriera editoriale, la maggior parte della quale era dedicata a difendere i nazisti dimostrando che le accuse di atrocità contro di loro erano gonfiate e ingiuste". (p. 51)

Fortunatamente Deborah Lipstadt, con il suo acuto occhio critico, ha scoperto e svelato al mondo il piano diabolico di Rassinier:

"Anzitutto egli doveva demolire la credibilità delle testimonianze dei suoi compagni di prigionia. Finché si poteva aver fiducia in ciòche dicevano, ogni tentativo di assolvere i nazisti sarebbe stato inutile."(p. 53)

Ma persino i minus habentes ai quali è destinato il libro della Lipstadt potrebbero chiedersi: perché mai Rassinier -- socialista, resistente, torturato dalla Gestapo per undici giorni ("mani schiacciate, mascella rotta, un rene scoppiato" (9)), inviato poi nei campi di concentramento di Buchenwald e di Dora, dove rimase per diciannove mesi, dai quali tornòinvalido al 105% (10) -- avrebbe dovuto "difendere i nazisti"? Per gratitudine verso i suoi aguzzini? Per sado-masochismo? Deborah Lipstadt non puòfar altro che ricorrere alla spiegazione classica che i propagandisti del suo stampo adottano quando non possono addurre alcuna spiegazione: l'antisemitismo. Costei proclama dunque che

"la negazione dell'Olocausto di Rassinier non era altro che una maschera per l'espressione di una forma classica di antisemitismo." (p. 64)

Incredibile dictu, Rassinier odiava gli Ebrei, che non gli avevano fatto nulla, di gran lunga più dei nazisti, che lo avevano torturato e mandato in campo di concentramento! Ma si sa, i "pregiudizi" sono "irrazionali"!

Deborah Lipstadt traccia poi con la consueta onestà intellettuale gli sviluppi successivi del revisionismo:

"Bardèche, Rassinier, Barnes, App ed altri della prima generazione di negatori differiscono da quelli che li seguirono. Il primo gruppo cercava di difendere i nazisti giustificando il loro antisemitismo." (p. 52)

Ma, visto il fallimento di questo piano, i Savi Anziani revisionisti decisero di cambiare tattica:

"Solo negli anni Settanta, quando cominciarono finalmente a riconoscere l'inutilità di tentare di giustificare l'antisemitismo nazista, i negatori cambiarono i loro metodi. Essi videro che, da un punto di vista tattico, la prova dell'antisemitismo nazista era cosi chiara che tentare di negarlo o giustificarlo minava i loro sforzi di apparire credibili. Quando i negatori divennero più sofisticati nelle sottigliezze di diffondere i loro argomenti, essi cominciarono a "concedere" che i nazisti erano antisemiti. Essi affermarono persino di disapprovare l'antisemitismo, impegnandosi nello stesso tempo in esso." (p. 52)

Questo mito fondatore del revisionismo serve a giustificare il secondo assioma di Deborah Lipstadt: nessun revisionista è onesto e in buona fede, ma tutti perseguono scopi inconfessabili:

"Una delle tattiche che i negatori usano per raggiungere i loro scopi è il camuffamento dei loro scopi. Nel tentativo di nascondere il fatto che essi sono fascisti e antisemiti con specifici obiettivi ideologici e politici, dicono che la loro finalità è di scoprire le menzogne storiche, tutte le menzogne storiche" (p. 4).

I revisionisti sono

"antisemiti estremisti che sono riusciti sempre di più, sotto la maschera della cultura, a camuffare la loro ideologia carica di odio" (p. 3).

Fortunatamente Deborah Lipstadt ha scoperto le turpitudini revisioniste e la sua alta dirittura morale le ha imposto di rivelare al mondo la sua scoperta:

"Questo è precisamente lo scopo dei negatori: Essi mirano a confondere le cose fingendo di essere impegnati in un vero lavoro di studio, mentre, naturalmente, ciònon è vero. Il tentativo di negare l'Olocausto comporta una strategia fondamentale di distorsione. La verità è mescolata con menzogne assolute, per confondere i lettori che sono inesperti delle tattiche dei negatori. Mezze verità e segmenti di storia, che evitano opportunamente l'informazione critica, lasciano nei lettori una impressione distorta di ciòche è realmente accaduto. Gli abbondanti documenti e le testimonianze che confermano l'Olocausto vengono respinti come inventati, o estorte, o come falsificazioni e menzogne. Questo libro è uno sforzo per chiarire e dimostrare come i negatori usino questa metodologia per nascondere i loro veri obiettivi" (p. 2).

Con ciò Deborah Lipstadt giunge al suo terzo assioma: tutte le argomentazioni dei revisionisti sono prive di valore. Questo è il punto più delicato dell'intera questione: persino i lettori ai quali si rivolge Deborah Lipstadt potrebbero pensare che, nonostante tutto, le argomentazioni dei revisionisti potrebbero essere storicamente fondate; perciòbisogna inventare qualcosa che elimini ogni pericoloso dubbio. La nostra propagandista sentenzia allora solennemente: "La negazione dell'Olocausto è l'apoteosi dell'irrazionalismo" (p.20); essa è "totalmente irrazionale" (p. XVI); il revisionismo è

"un fenomeno irrazionale radicato in uno degli odi più vecchi, l'antisemitismo. L'antisemitismo, come ogni altra forma di pregiudizio, non è sensibile alla logica" (p. XVII).

Non essendo ancora soddisfatta dell'effetto delle sue teorie propagandistiche sul lettore, Deborah Lipstadt introduce un argomento apocalittico. Il revisionismo è una minaccia all'esistenza stessa della civiltà mondiale:

"La negazione dell'Olocausto è parte di questo fenomeno. Essa non è solo l'assalto alla storia di un gruppo particolare. Sebbene la negazione dell'Olocausto possa essere un attacco alla storia dell'annientamento degli Ebrei, nel suo nucleo essa pone una minaccia a tutti coloro i quali credono che la conoscenza e la memoria siano tra i fulcri della nostra civiltà. Come l'Olocausto non fu una tragedia degli Ebrei ma una tragedia della civiltà in cui le vittime furono ebree, cosi anche la negazione dell'Olocausto non è solo una minaccia alla storia ebraica, ma una minaccia a tutti coloro che credono al potere fondamentale della ragione. Essa ripudia la discussione ragionata come l'Olocausto ripudiò i valori della civiltà. Essa è innegabilmente una forma di antisemitismo e come tale costituisce un attacco ai valori più basilari di una società logica. Come ogni forma di pregiudizio, essa è un animus irrazionale che non puòessere contrastato con le sole forze dell'investigazione, dell'argomentazione e del dibattito" (pp. 19-20).

La conclusione di Deborah Lipstadt è che non ci deve essere dialogo con i revisionisti, sia perché "c'è una differenza significativa tra dialogo ragionato e argomentazioni pseudoscientifiche antiintellettuali", tra la sana ricerca storica e una "ideologia estremista che respinge qualunque cosa contraddica le sue conclusioni prefissate" (p. 25), sia per non innalzare il revisionismo al rango di controparte, di scuola storica antagonista (p.1 e passim). Ci si potrebbe chiedere perché mai, allora, Deborah Lipstadt abbia scritto Denying the Holocaust; ecco la risposta:

"Non bisogna perdere tempo a rispondere ad ognuna delle asserzioni dei negatori. Sarebbe un lavoro interminabile rispondere a coloro che falsificano conclusioni, citano fuori contesto, e respingono risme di testimonianze poiché sono contrarie ai loro argomenti. E' la capziosità dei loro argomenti, non gli argomenti stessi, che richiedono una risposta. Il modo in cui essi confondono e travisano è ciòche voglio dimostrare; soprattutto, è essenziale esporre l'illusione di una indagine ragionata che nasconde le loro finalità estremistiche" (p.28).

Questa impostazione propagandistica dice tutto sul valore del libro di Deborah Lipstadt, che consiste in massima parte in una tediosa ricerca delle radici naziste di pochi revisionisti noti e di molti personaggi oscuri che hanno affermato qualche tesi revisionista; in ciòl'autrice sfoggia un impeccabile provincialismo, non solo perché ignora il revisionismo tedesco, austriaco, svizzero, spagnolo, belga e italiano, ma anche perché i suoi riferimenti sono quasi tutti a letteratura in inglese e i rari scritti in lingua straniera da lei citati, sono tratti a loro volta da pubblicazioni in inglese! Un bell'esempio di provincialismo, ma anche di dilettantismo.

2. LE "PROVE" DI DEBORAH LIPSTADT

Per coloro che non si accontentano di mere elucubrazioni propagandistiche, Deborah Lipstadt presenta anche la summa delle "prove" a favore dell'esistenza di camere a gas omicide, nonché dell'autenticità del diario di Anna Frank. Per quanto concerne quest'ultimo, non ho mai compreso la tenacia con cui certi revisionisti si sono occupati di questo scritto che non ha alcuna relazione con la questione delle camere a gas e che, sia esso autentico o no, nulla aggiunge e nulla toglie a tale questione. Sulle "prove" di Pressac vale invece la pena di dire qualcosa. Le virgolette sono d'obbligo, come spiego subito.

Nella presentazione di queste "prove", Deborah Lipstadt dichiara:

"Conseguentemente dedico questa sezione a tre delle accuse fatte più frequentemente dai negatori, citando una molteplicità di prove (proofs) documentarie e tecniche che demoliscono qualsiasi sembianza di credibilità che potrebbe essere attribuita ad esse" (p.223).

Dopo aver ricordato la richiesta di Faurisson di "una prova... una sola prova" dell'esistenza di camere a gas omicide, Deborah Lipstadt rileva:

"Lo studio monumentale di Pressac delle camere a gas è, in essenza, una risposta a questa domanda di prove documentarie" (p. 225).

Lo studio in questione di Pressac è l'opera già citata Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers. Ora è ben vero che Pressac ha risposto alla summenzionata richiesta di Faurisson, ma non già con delle prove , bens"con dei semplici indizi (traces); il capitolo in cui egli se ne occupa, si intitola appunto "One proof... one single proof": thirty-nine criminal traces" (11). Ritenendo la cosa imbarazzante,

Deborah Lipstadt ha trasformato questi indizi in prove. Di questi indizi mi sono già occupato nel mio studio già citato Auschwitz: Fine di una leggenda; qui mi limiteròad alcuni casi esemplari che mostrano la buona fede e la fondatezza delle argomentazioni di Pressac e l' "irrazionalismo" delle mie obiezioni. Prima di cominciare è bene precisare che il titolo del capitolo in questione è formulato in modo capzioso, perché 39 indizi trovati da Pressac, trascurando le ripetizioni dello stesso indizio, si riducono a 10. Inoltre, in questo "studio monumentale sulle camere a gas", alla struttura e al funzionamento delle camere a gas è dedicata a malapena una paginetta! Sulla competenza di Pressac per quanto concerne i forni crematori diròsotto. Ciò premesso, diamo la parola a Deborah Lipstadt.

"Leuchter trovòtracce di cianuro in locali che i funzionari di Auschwitz descrissero come camere di uccisione ma che i revisionisti pretendono fossero camere mortuarie. Nel tentativo di spiegare perché residui di gas fossero stati trovati in un locale che secondo le loro supposizioni serviva da camera mortuaria, Faurisson e Leuchter spiegarono che le camere mortuarie erano disinfettate (desinfected) con Zyklon-B, donde i residui. Questa tesi è illogica: la disinfezione (disinfection) è attuata con un battericida, non con un insetticida, particolarmente con uno cosi potente come lo Zyklon-B" (p. 225).

Qualche pagina dopo, parlando dell'indizio delle porte a tenuta di gas, Deborah Lipstadt ribadisce:

"Essi pretendono anche che le porte erano necessarie perché le camere mortuarie venivano disinfettate con Zyklon-B. Questa è una accusa che, come si è indicato sopra, contraddice le basi della scienza, perché lo Zyklon-B è un insetticida e non un disinfettante" (p. 228).

Questa argomentazione è un caso veramente esemplare di malafede. Con riferimento alla seguente frase di Faurisson: "Il est probable que les deux pièces trouvées suspectes par J.-C. Pressac aux crématoires IV et V étaient des chambres à gaz de désinfection" (12), Pressac rileva ironicamente che Faurisson "è stato il primo uomo nella storia della batteriologia a distruggere i germi patogeni con un insetticida" (13). L'ironia di Pressac è completamente fuori luogo. Il termine disinfezione si usava correntemente come sinonimo di disinfestazione. Ad esempio, una lettera dell'amministrazione del campo di concentramento di Lublino-Majdanek al Lagerarzt (medico del campo) del 12 agosto 1943 ha per oggetto "Desinfektion mit Zyklongas" ("disinfezione con il gas Zyklon") (14). Anche la redattrice del Kalendarium di Auschwitz usa normalmente il termine Desinfektion (disinfezione) nel senso di Entlausung (disinfestazione):

"Die Kommandantur des KL Auschwitz erhält vom WVHA eine Genehmigung, mit einem Lastkraftwagen nach Dessau zu fahren, um Gas zur Desinfektions des Lagers abzuholen" ["Il comando del KL Auschwitz riceve dal WVHA un permesso per andare a Dessau con un autocarro per prelevare gas per la disinfezione del campo"] (15) .

"Bei der Desinfektion wird das Gas Zyklon B verwendet " ["Nella disinfezione viene usato il gas Zyklon B"] (16).

L'indizio delle finte docce è ritenuto tanto probante da Deborah Lipstadt che ella vi insiste in modo particolare articolandolo in quattro punti:

(1) Un inventario dell'equipaggiamento installato nel crematorio III richiedeva l'installazione di una porta a gas e di quattordici docce. Queste due voci erano assolutamente incompatibili l'una con l'altra. Una porta a tenuta di gas potrebbe essere usata soltanto per una camera a gas. Perché un locale che funzionava come doccia avrebbe avuto bisogno di una porta a tenuta di gas?

2) Pressac, non contento di questa semplice prova (proof) del fatto che questa non era una sala docce, calcolòl'area occupata da una singola doccia. Egli usòcome punto di riferimento le vere installazioni di docce dell'edificio di ricezione. Sulla base di questo calcolo, il crematorio III, che aveva una superficie del pavimento di 210 metri quadrati, avrebbe dovuto avere almeno 115 docce, non 14.

3) Nel disegno-inventario, i tubi dell'acqua non sono collegati alle docce stesse. Se queste docce fossero state vere, i tubi dell'acqua sarebbero stati collegati.

4) In certe camere a gas (gas chambers) le basi di legno alle quali le docce erano fissate sono ancora visibili nelle rovine dell'edificio. Una doccia funzionante non sarebbe stata connessa ad una base di legno( (p. 226).

Questa struttura argomentativa è un vero capolavoro di metodologia capziosa e di flagrante malafede.

La menzione di 14 docce (14 Brausen) e di una porta a tenuta di gas (1 Gasdichtetür) in relazione al Leichenkeller 1 (la presunta camera a gas omicida) appare soltanto nella documentazione relativa alla consegna del crematorio III da parte della Zentralbauleitung all'amministrazione del campo in data 24 giugno 1943 (17). Se una porta a tenuta di gas e un impianto di docce sono davvero "assolutamente incompatibili", allora perché la Zentralbauleitung di Auschwitz il 13 novembre 1942 ordinò "2 porte a tenuta di gas 100/200 per la sauna" dell'installazione di disinfestazione BW 5a? (18)

Se una porta a tenuta di gas non era affatto incompatibile con una sauna, perché mai avrebbe dovuto esserlo con un locale in cui si trovavano delle docce?

Per dimostrare che le 14 docce menzionate nella documentazione di consegna del 24 giugno 1943 relativa al crematorio III erano finte, Pressac si basa su una pianta (19) del 19 marzo 1943 relativa al crematorio II! Questa pianta non mostra alcun collegamento con le docce semplicemente perché nel Leichenkeller 1 del crematorio II le docce non esistevano affatto, e infatti nella corrispondente documentazione di consegna del 31 marzo 1943 non figurano minimamente, la colonna Brausen è vuota! (20)

L'argomento relativo al calcolo del numero delle docce è di una ingenuità disarmante: nessuno ha mai preteso che il Leichenkeller 1 del crematorio III fosse esclusivamente ed essenzialmente una sala docce; se la Zentralbauleitung vi aveva fatto installare 14 docce, significa soltanto che una piccola parte del locale era previsto come impianto docce; dove si trovasse questo impianto non si sa, perché , guarda caso!, la pianta della documentazione di consegna del crematorio III non esiste.

Veniamo infine alle basi di legno. Esse si trovano sul soffitto del Leichenkeller 1 del crematorio II, quello che non aveva le docce (21). Ho esaminato (e fotografato) personalmente queste basi: sono tavolette di legno -- di forma rettangolare con lati di circa 10 x 12 cm e circa 4 cm di spessore -- incassate nel cemento e collocate appositamente in quella posizione durante i lavori di carpenteria per la gettata di cemento del solaio del locale: a che cosa servivano queste tavolette? Se Pressac avesse alzato il naso nella presunta camera a gas del crematorio I si sarebbe accorto che nelle travi di cemento sono incassate tavolette simili: esse fanno da supporto alle lampade dell'impianto di illuminazione del locale! Domanda: a che cosa erano fissate le lampade del Leichenkeller 1 del crematorio II dato che il suo soffitto non mostra la presenza di ganci?

L'argomentazione del Vergasungskeller mostra quale fosse la competenza di Pressac riguardo alla struttura e al funzionamento dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau, sui quali ha sentenziato con il tono autorevole dello specialista.

"In una lettera del 29 gennaio 1943 il capitano delle SS Bischoff, capo della direzione centrale delle costruzioni delle Waffen SS e della Polizia scrisse a un generale di brigata SS a Berlino riguardo ai progressi dei lavori nel crematorio II. Nella sua lettera egli menzionò un Vergasungskeller

[158] (scantinato di gasazione). Butz e Faurisson cercarono di reinterpretare il termine Vergasung. La spiegazione di Butz era che esso significava produzione di gas [gas generation]. Faurisson sostenne che significava carburazione e che il Vergasungskeller designava il locale del seminterrato "dove avveniva la miscela "gassosa" per alimentare il forno crematorio". Questa spiegazione presenta dei problemi fondamentali. Non solo c'è una grande quantità di documenti che si riferiscono alla gasazione, ma, cosa più importante, i forni crematori erano riscaldati con coke e non usavano produzione di gas [gas generation]"(pp. 226-227).

Con questa obiezione alle spiegazioni di Butz e di Faurisson (che sono errate, ma per altre ragioni) Pressac rivela soltanto la sua profonda ignoranza: i forni Topf di Auschwitz-Birkenau erano forni a gasogeno riscaldati con coke; il gasogeno (Generator o Gasgenerator) era appunto un generatore di gas che aveva la funzione di produrre la gasificazione del coke, cioè la sua trasformazione in un gas combustibile, nel caso specifico in gas d'aria. In un gasogeno il gas d'aria si forma dalla combustione incompleta del carbonio. La sua reazione:

C + 1/2 O2 = CO + 29,2 Kcal

si compie facendo attraversare lo strato di coke incandescente da una corrente d'aria. All'inizio negli strati inferiori del coke si forma anidride carbonica secondo le reazioni

C + O2 = CO2 + 97,2 Kcal

 2 CO --> C + CO2 + 40,9 Kcal,

 poi negli strati superiori si forma ossido di carbonio secondo la reazione

 CO2 + C = 2 CO -- 38,8 Kcal.

 Si ottiene dunque ossido di carbonio dalla combinazione diretta di carbonio e ossigeno e come riduzione dell'anidride carbonica (22). Pressac credeva seriamente che "i cadaveri giacevano su griglie sotto alle quali bruciava il coke", secondo la fallace descrizione di uno dei suoi testimoni oculari! (23). Per rendere l'idea della gravità dell'ignoranza di Pressac, ignorare il funzionamento del gasogeno in un forno crematorio a gasogeno riscaldato con coke è come ignorare la funzione del motore in un veicolo a motore!

Un'ultima "prova", che, ad onor del vero, sarebbe ingiusto attribuire a Pressac, ma che mostra con quale attenzione Deborah Lipstadt abbia letto il libro dello storico francese:

"Una lettera datata 31 marzo 1943 e firmata dal maggiore SS Bischoff, conteneva un riferimento a un'ordinazione del 6 marzo 1943 di una "porta a (tenuta di) gas" per il crematorio III. Essa doveva essere dotata di una striscia gommata per chiusura ermetica e una spia [peephole] di ispezione. Perché una camera mortuaria o una camera di disinfezione avrebbe bisogno di una spia? Essa certamente non era necessaria per sorvegliare cadaveri o i pidocchi" (p. 228).

Ora Pressac pubblica una fotografia della porta a tenuta di gas della camera di disinfestazione del Block 1 dello Stammlager con la didascalia:

"Gas-tight door of the gas chamber, of conventional design (made by the DAW) with its peephole and two locking bars... " (24) [corsivo mio].

Pressac pubblica inoltre una fotografia della porta a tenuta di gas della camera di disinfestazione ad acido cianidrico del Kanada I con questo commento:

"The gas-tight door of the Kanada I delousing chamber. Its construction, by the DAW, is very rudimentary. It had a peephole, a handle to hopen it and two iron bars ..." (25) [corsivo mio].

Con ciòchiudo questo capitolo. In queste poche pagine credo di aver dimostrato a sufficienza l'inconsistenza delle tesi di Deborah Lipstadt e delle "prove" di Pressac. Considerato il suo valore, Denying the Holocaust non meritava neppure le poche pagine che gli ho dedicato.

NOTE

1) Deborah Lipstadt, Denying the Holocaust. The Growing Assault on Truth and Memory. A Plume Book, New York 1994.

2) Ecco il testo di questo "valido omaggio": "Mi è stato detto che Maurice Bardèche era di estrema destra e che, in numerosi altri casi, non aveva dimostrato altrettanta premura per l'obiettività: questo è sicuro ed io non ho mancato di dirlo ogni volta che l'ho ritenuto opportuno. Ma questa non è una ragione né per contestare il suo merito in questa circostanza né per rifiutare di riconoscere che nei suoi due lavori su Norimberga -- altrettanto ingiustamente condannati quanto Le Mensonge d'Ulysse -- egli parla del problema tedesco partendo dagli stessi imperativi che furono quelli di Mathias Morhardt, di Roman Rolland e di Michel Alexandre all'indomani della guerra 1914-1918. E questi, come si sa, erano di sinistra". Paul Rassinier, La menzogna di Ulisse. Edizioni Le Rune, Milano 1966, p.37, nota. 3) Per Rassinier i due libri di Bardèche su Norimberga erano "admirables" perché sostenevano le tesi della sinistra francese e dei partiti socialisti europei. Paul Rassinier, Le véritable procès Eichmann ou les vainqueurs incorrigibles. La Vieille Taupe, Paris 1983, p.43.

4) Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, op.cit., p.32.

5) Maurice Bardèche, Nuremberg ou la Terre promise. Les Sept couleurs, Paris

1948, p.187.

6) Ibidem, p.128.

7) Ibidem, p.159.

8) Ibidem, p.194.

9) Paul Rassinier, Ulysse trahi par les siens. La Vieille Taupe, Paris 1980, p.196.

10) Ibidem, p.197.

11) J.-C.Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, op.cit., p.429.

12) Robert Faurisson, Réponse à Pierre Vidal-Naquet. Deuxième édition, augmentée, op.cit., p.78.

13) J.-C.Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, op.cit., p.505.

14) Krystyna Marczewska, Wladyslaw Wazniewski, Korespondencja w sprawie dostawy gazu cyklonu B do obozu na Majdanku, in: "Zeszyty Majdanka", tom II, 1967, p.159 .In questa pagina e in quella successiva ci sono altri riferimenti al Desinfektionsgas.

15) Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op.cit., p.259.

16) Ibidem, p.271.

17) TCIDK, 502-2-54, p.84 ssgg.

18) TCIDK, 502-1-328, p.70: " Herstellung von 2 Stck. Gasdichte Türen 100/200 für die Sauna".

19) La pianta 2197(b)(r).

20) TCIDK, 502-2-54, p.79.

21) Il soffitto del Leichenkeller 1 del crematorio III è crollato completamente e il locale è attualmente a cielo aperto.

22) Wilhelm Heepke, Die Leichenverbrennungs-Anstalten (die Krematorien). Verlag von Carl Marhold, Halle a.S. 1905, p.31 e ssgg.; Michele Giua, Dizionario di chimica generale e industriale, op.cit., vol.II, p.383 e ssgg.; Enciclopedia Curcio di Scienza e Tecnica. Armando Curcio Editore, Roma 1973, vol.5, p.1842.

23) J.-C.Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, op.cit.,p. 124.

24) Ibidem, p.29.

25) Ibidem, p. 46.

 

CAPITOLO QUARTO

TILL BASTIAN E LA "MENZOGNA SU AUSCHWITZ". 

Till Bastian è l'autore di un libro di divulgazione su Auschwitz intitolato Auschwitz und die "Auschwitz-Lüge". Massenmord und Geschichtsfälschung (1). La sua tesi di fondo è che i revisionisti presentano "apporti pseudoscientifici" che possono insinuare dubbi soltanto in coloro che "difettano di conoscenze precise" (p. 89 e 77). Ovviamente egli è in possesso di "conoscenze precise", tanto precise che a p.21 scambia il campo di Stutthof, in Polonia, con quello di Natzweiler-Struthof, in Francia, che egli sdoppia in Natzweiler e Struthof! Ma questo è nulla.

1. Mein Kampf e i gas asfissianti.

Till Bastian delinea anzitutto una sommaria Preistoria e storia della "soluzione finale" in cui riprende i peggiori temi della peggiore storiografia ufficiale di vent'anni fa:

"Sull'antisemitismo di Adolf Hitler nessuno ha mai potuto avere il minimo dubbio. Già nel suo Mein Kampf Hitler si era scagliato con estrema brutalità contro i "corruttori del popolo ebreo" [sic]. Già allora egli era convinto che se fossero stati ammazzati nel momento giusto -- e nell'occasione usòil termine "gas asfissianti"! -- la prima guerra mondiale avrebbe potuto esser vinta: "Eliminare al momento giusto dodicimila farabutti avrebbe salvato forse la vita a un milione di tedeschi per bene, preziosi per il futuro" (p. 9).

Già al processo di Norimberga, nell'udienza del 26 luglio 1946, Sir Hartley Shawcross dichiaròal riguardo:

"Nel "Mein Kampf" di Hitler -- la bibbia dei nazisti -- Hitler si è rammaricato che già nell'ultima guerra [la prima guerra mondiale: C.M.] non fosse stato impiegato gas tossico per lo sterminio degli Ebrei" (2).

La verità è stata ristabilita da uno storico specialista del Mein Kampf non certo sospetto di simpatie revisioniste:

"Nel Mein Kampf e anche prima del 1939 Hitler non ha mai detto di voler sterminare nella loro esistenza fisica tutti gli Ebrei. Il "gas tossico" già menzionato nel Mein Kampf non era minacciato agli Ebrei nella loro totalità, ma si riferiva inequivocabilmente ai capi marxisti della classe operaia tedesca.

Nella misura " in cui nel corso della guerra l'operaio tedesco e il soldato tedesco ricadevano nelle mani dei capi marxisti, nella stessa misura erano perduti per la patria. Se all'inizio della guerra o durante la guerra si fossero tenuti sotto gas tossico dodicimila o quindicimila di questi corruttori del popolo ebrei, come lo dovettero sopportare sul campo centinaia di migliaia dei nostri migliori lavoratori tedeschi di tutti i ceti e di tutti i mestieri, il sacrificio di milioni [di soldati] al fronte non sarebbe stato vano. Al contrario: se si fossero eliminati a tempo debito dodicimila farabutti, si sarebbe forse salvata la vita a un milione di buoni Tedeschi preziosi per il futuro". Qui gli Ebrei dovevano essere gasati nella loro qualità di funzionari della lotta di classe e della propaganda antibellica, non già, come successivamente sotto Hitler, in base alla loro appartenenza alla razza ebraica" (3).

Il riferimento al "gas tossico" non è una sorta di "profezia", come lascia intendere Till Bastian, ma concerne la virulenta guerra chimica che ebbe luogo nel corso della prima guerra mondiale (4) ed è noto che Hitler stesso rimase vittima degli aggressivi chimici francesi. (5)

Till Bastian passa poi ad un altro classico della peggiore storiografia ufficiale:

"Se in Europa si fosse giunti ad una guerra -- disse il 30 gennaio 1939, sesto anniversario della "presa del potere" -- il suo risultato sarebbe stato "l'annientamento della razza ebraica in Europa". Fin dall'inizio, dunque, l'obiettivo centrale dell'intero programma e dell'azione di Hitler fu la guerra in Europa, una guerra che cancellasse i risultati della Prima guerra mondiale e portasse la Germania a una rinnovata grandezza. E la campagna di annientamento "contro" la razza giudaica in Europa costitui fin dal principio un punto fermo dei suoi piani" (p. 10).

Al riguardo uno storico insospettabile come Joseph Billig scrive più obiettivamente:

"Il termine "Vernichtung" (annientamento, distruzione) indicava la volontà assolutamente negativa riguardo alla presenza ebraica nel Reich. In quanto assoluta, questa volontà si annunciava come pronta, se fosse stato necessario, a tutti gli estremi. Il termine in questione non significava che si era già arrivati allo sterminio e neppure l'intenzione deliberata di arrivarvi. Alcuni giorni prima del discorso citato [il discorso del 30 gennaio 1939: C. M], Hitler riceveva il ministro degli Esteri della Cecoslovacchia. Egli rimproverava al suo ospite la mancanza di energia del governo di Praga nei suoi sforzi di intesa con il Reich e gli raccomandava, in particolare, un'azione energica contro gli Ebrei. A questo proposito, egli dichiaròa titolo di esempio: "Presso di noi, vengono sterminati" (bei uns werden vernichtet). Bisogna credere che Hitler, nel corso di una conversazione diplomatica messa per iscritto negli archivi del Ministero degli affari esteri abbia fatto la confidenza di un massacro nel III Reich, il che, per di più, non era esatto a quell'epoca? Due anni dopo, il 30 gennaio 1941, Hitler rievocòla sua "profezia" del 1939. Ma, questa volta, ne precisòil senso come segue:" ... e non voglio dimenticare l'indicazione che ho già data una volta davanti al Reichstag, cioè che se il resto del mondo (andere Welt) sarà precipitato in una guerra, il Giudaismo avrà terminato completamente il suo ruolo in Europa...". Nella sua conversazione con il Ministro cecoslovacco , Hitler evocò l'Inghilterra e gli Stati Uniti, che, secondo lui, potevano offrire delle regioni di insediamento agli Ebrei. Nel gennaio 1941 egli indica che il ruolo degli Ebrei in Europa sarà liquidato e aggiunge che questa prospettiva si realizzerà, perché gli altri popoli ne comprenderanno la necessità presso di loro. In quest'epoca si credeva alla creazione di una riserva ebraica. Ma essa per Hitler era ammissibile soltanto fuori d'Europa. Abbiamo appena rilevato che il 30 gennaio 1941 Hitler annunciòsemplicemente la liquidazione del ruolo degli Ebrei in Europa" (6).

Perciò a fortiori neppure il discorso del 30 gennaio 1939 menzionato da Till Bastian si riferisce ad uno sterminio fisico.

Tre anni dopo, il 30 gennaio 1942, nel discorso che tenne allo Sportpalast, Hitler dichiaro:

"Ci rendiamo conto che questa guerra potrebbe terminare soltanto cosÏ, o i popoli germanici saranno sterminati (ausgerottet werden), o l'Ebraismo scomparirà dall'Europa (das Judentum aus Europa verschwindet). Il 1 settembre 1939, al Reichstag tedesco, ho già detto -- ed io mi guardo dalle profezie avventate -- che questa guerra non si concluderà come immaginano gli Ebrei, cioè che i popoli ariani saranno sterminati (ausgerottet werden), ma che il risultato di questa guerra sarà l'annientamento dell'Ebraismo (die Vernichtung des Judentums). [...]. E verrà l'ora in cui il peggiore nemico mondiale di tutti i tempi avrà di nuovo cessato il suo ruolo almeno, forse, per un millennio"(8).

Il 24 febbraio 1942 il Führer ritornò sull'argomento precisando:

"Oggigiorno le idee della nostra rivoluzione nazionalsocialista e di quella fascista hanno conquistato grossi e potenti Stati, e si adempirà la mia profezia che con questa guerra non verrà annientata l'umanità ariana, ma sarà sterminato l'Ebreo (nicht die arische Menschheit vernichtet, sondern der Jude ausgerottet wird)" (9).

E' dunque chiaro che in questi discorsi l'annientamento dell'Ebraismo non ha significato fisico più di quanto lo abbia l'annientamento dell'umanità ariana!

2. Il boicottaggio del 10 aprile 1933.

Nella sua ricostruzione storica Till Bastian non si lascia sfuggire un altro argomento tipico della peggiore storiografia ufficiale:

"Dopo il 30 gennaio 1933, giorno della "presa del potere", furono man mano inaspriti i provvedimenti contro i concittadini ebrei: il 28 marzo 1933 la direzione della NSDAP ordinòper la prima volta un boicottaggio su tutto il territorio nazionale dei negozi ebrei, che fu attuato il giorno di sabato, 1o aprile 1933" (p. 11).

Till Bastian dimentica di dire che questo boicottaggio era una rappresaglia per il boicottaggio di tutte le merci tedesche annunciato il 24 marzo 1933 dal Daily Express, che usci con il titolo in prima pagina "Judea declares war on Germany" e con i sottotitoli "Jews of all the world unite. Boykott of German goods".

3. La tesi funzionalista.

Indi Till Bastian trae la necessaria falsa conseguenza dalle sue false premesse:

´La progressione degli eventi "dal boicottaggio alla epurazione degli ebrei" obbediva chiaramente ad una logica programmatica intenzionale; sicché l'affermazione che la dirigenza nazionalsocialista sia per cosi dire "scivolata" nell'operazione di annientamento degli ebrei, e che lo stesso Hitler sia stato spinto al genocidio nei loro confronti solo dalla sua percezione dell'infelice decorso della guerra, è assolutamente assurda se si tiene conto dei fatti" (p. 14).

Se qui c'è qualcosa di "assurdo", è proprio l'interpretazione di Till Bastian, che "tiene conto dei fatti" a tal punto da passare sotto silenzio il fatto non certo irrilevante della politica di emigrazione ebraica attuata dal governo del Reich nei primi due anni della guerra. Al riguardo lo storico Cristopher Browning ha dichiarato:

´L'ipotesi di una politica nazista che sarebbe la conseguenza logica e deliberata dell'antisemitismo di Hitler non si accorda facilmente con il suo comportamento reale negli anni che hanno preceduto il 1941. Per esempio, egli credeva alla responsabilità degli Ebrei, questi "criminali di novembre", nella sconfitta tedesca del 1918, con un fervore pari a quello con cui credeva a ognuna delle sue altre asserzioni antiebraiche. E' certo che il passo del Mein Kampf spesso citato in cui Hitler si rammarica che dodici o quindicimila Ebrei non siano stati gasati durante la guerra, ha più senso nella leggenda della "pugnalata alle spalle" che come profezia o allusione velata alla soluzione finale. Se si ammette la premeditazione a lungo termine, la conseguenza "logica" della tesi degli Ebrei traditori di guerra avrebbe dovuto essere il massacro "preventivo" degli Ebrei tedeschi prima dell'offensiva in Occidente o almeno prima dell'attacco contro la Russia. In pratica, la politica ebraica dei nazisti consisteva nel creare una Germania "judenrein" (pura da Ebrei) incoraggiando e spesso obbligando gli Ebrei ad emigrare. Per riservare agli Ebrei tedeschi le possibilità di accoglimento, che erano limitate, i nazisti si opposero all'emigrazione degli altri Ebrei dal continente. Questa politica fu mantenuta fino al momento in cui, nell'autunno 1941, i Tedeschi proibirono l'emigrazione degli Ebrei dalla Germania e, per la prima volta, dichiararono che la proibizione di emigrare imposta agli Ebrei di altri paesi mirava ad impedir loro di sfuggire al loro dominio. Gli sforzi degli specialisti nazisti della questione ebraica per promuovere l'emigrazione, sia prima della guerra sia durante essa, e i loro piani di reinsediamento in massa non erano solo tollerati, ma anche incoraggiati da Hitler. E' difficile conciliare questo comportamento coll'ipotesi di una intenzione omicida da lungo tempo covata nei confronti degli Ebrei occidentali. Bisognerebbe allora ammettere che, sapendo che stava per uccidere gli Ebrei, Hitler perseguiva tuttavia una politica di emigrazione che "favoriva" gli Ebrei tedeschi rispetto agli altri Ebrei europei e salvava dalla morte la maggioranza di coloro che egli considerava precisamente i responsabili della disfatta del 1918" (11).

4. L'eccezionalità di Auschwitz.

Nel paragrafo Il sistema dei campi di concentramento e di sterminio nazisti Till Bastian mira a mettere in risalto l'eccezionalità di Auschwitz per giustificare il suo libro:

´La tabella dovrebbe nello stesso tempo chiarire quale importanza eccezionale ebbe il sistema di Lager di Auschwitz nell'ambito di tutta la rete dei campi di concentramento: quasi un terzo di tutte le vittime dei campi vi trovòla morte: complessivamente oltre 1.200.000 persone. Se calcoliamo che il campo di concentramento di Auschwitz funzionòper 1689 giorni (i primi prigionieri arrivarono il 14 giugno 1940; l'Armata rossa liberò Auschwitz il 27 gennaio 1945), ciò significa una media di 710 vittime al giorno per quattro anni e mezzo. Un massacro di queste dimensioni sembra effettivamente unico in tutta la storia dell'umanità. Poiché in nessun altro luogo, come nel campo di concentramento di Auschwitz, vi fu una capacità di sterminio cosi massiccia, cosi minuziosamente organizzata e attuata con tipica pedanteria tedesca, è lecito considerare proprio quest'ultimo come una "lente d'ingrandimento" attraverso la quale gli orribili crimini del nazionalsocialismo risultano particolarmente evidenti e impressionanti" (pp. 26-27).

A pagina 53 Till Bastian, ritornando sul numero delle vittime, scrive:

"Come si è visto nella tabella a pagina 26, deve essersi trattato di ben più di un milione di persone, di cui perlomeno 900.000 ebrei, 70.000 polacchi di religione cristiana, 21.000 zingari e 13.000 prigionieri di guerra sovietici".

Ma lo studio dello "scienziato" Jean-Claude Pressac, che Till Bastian ha in grande considerazione (12) e la cui ultima opera è apparsa in tedesco nel 1994, afferma che il totale delle vittime di questo campo è di 670.000-750.000 persone, di cui 470.000-550.000 Ebrei uccisi immediatamente all'arrivo senza registrazione (13). Le statistiche di Pressac sono forse false?

Certo è che, se sono fondate, la funzione di "lente di ingrandimento" spetterebbe a Treblinka, con le sue presunte 974.000 vittime. Del resto, Robert-Jan van Pelt, come ho già accennato, sostiene la tesi che lo sterminio degli Ebrei, nelle intenzioni di Himmler, era "un fenomeno transitorio nella storia del campo" (14), dunque non la sua ragion d'essere e neppure la sua funzione principale.

5. Auschwitz: cronologia del terrore.

Indi Till Bastian passa ad occuparsi del campo di Auschwitz, di cui espone una "breve cronologia del terrore" infarcita di dati errati e di interpretazioni fallaci o capziose.

Circa l'accoglienza dei primi detenuti inviati ad Auschwitz, il 14 giugno 1940, egli scrive:

´ll capitano delle SS Karl Fritsch li "saluta" con un discorso in cui tra l'altro dice: "Non siete venuti in un sanatorio, ma in un campo di concentramento tedesco, da cui non si esce che per il camino del crematorio!" (p. 35).

Quanto sia vera questa storiella si puòdesumere dal fatto che in tale data, ad Auschwitz, non esisteva né crematorio né camino, come Till Bastian ammette candidamente qualche riga dopo:

"Nello stesso mese cominciano nell'ex bunker delle munizioni, a sinistra della torre d'ingresso, i lavori di costruzione del forno del crematorio: si tratta del modello di forno D57753 della ditta J.A.Topf e figli di Erfurt" (p. 35).

Per la precisione, la sigla D 57253 (non 57753) non indica un "modello" di forno, ma si riferisce al disegno di un "forno crematorio riscaldato con coke e pianta delle fondamenta" elaborato dalla Topf il 10 giugno 1940.

6. La gasazione di Sonnestein

Sulla "gasazione" di "573 malati, deboli e invalidi" di Auschwitz "nell'impianto di sterminio di Sonnestein bei Pirna" il 18 luglio 1941 (p. 37) esiste una sola testimonianza, di seconda mano, che, per di più, colloca il presunto evento a Königstein, non già a Sonnestein! (15)

7. Rudolf Höss.

Per poter procedere nella sua "ricostruzione storica", Till Bastian è poi costretto ad esporre una cronologia fittizia che brulica inevitabilmente di contraddizioni insuperabili:

"29 luglio (data probabile): Höss conferisce con Himmler a Berlino. Contrariamente al solito, Himmler mi ricevette senza che fosse presente alcun aiutante, e mi disse sostanzialmente quanto segue: Il Führer ha ordinato la soluzione finale della questione ebraica, e noi SS dobbiamo eseguire quest'ordine. I centri di sterminio attualmente esistenti a Oriente non sono assolutamente in condizione di far fronte alle grandiose azioni previste. Ho scelto perciòAuschwitz, sia per la sua ottima posizione dal punto di vista delle comunicazioni, sia perché il territorio ad esso appartenente puòessere facilmente isolato e camuffato (...). Apprenderà ulteriori particolari dallo Sturmbannführer Eichmann, del RSHA, che le invieròtra brevissimo tempo (Höss, memoriale redatto a Cracovia).

Agosto 1941: Karl Adolf Eichmann, capo della "Sezione ebrei" della Direzione centrale per la sicurezza nazionale, incontra Höss ad Auschwitz per discutere i dettagli del programma di annientamento. Entrambi si rendono perfettamente conto che è impossibile procedere a fucilazioni di massa, per il rischio che a lungo andare l'uccisione di donne a bambini avrebbe finito col pesare eccessivamente sui soldati delle SS! E cosi essi preferiscono lo sterminio con il gas asfissiante. [...]. Alla fine di agosto Höss è di nuovo a Berlino per incontrare Eichmann e discutere con lui ulteriori dettagli tecnici. Durante la sua assenza il capitano delle SS Karl Fritzsch, comandante dei campi di prigionia, impiega in una località non più identificabile il gas Zyklon B, "usato normalmente nel lager per la disinfestazione dai parassiti e quindi disponibile in magazzino " (Höss), per uccidere un numero imprecisato di prigionieri di guerra sovietici. Sembra cosi trovata una via praticabile per la "soluzione finale" , sicché al ritorno di Höss la direzione del lager decide di ripetere l'esperimento negli scantinati del blocco della prigione (Blocco 11). 3 settembre 1941 (data probabile): circa 250 prigionieri selezionati dal medico del campo dottor Siegfried Schwela(16) nell'infermeria, e 600 prigionieri di guerra sovietici vengono uccisi con Zyklon B nelle celle situate negli scantinati del Blocco 11. "Io stesso ho assistito all'operazione protetto da una maschera antigas. La morte avveniva nelle celle stipate al massimo subito dopo l'immissione del gas. Solo un grido breve e già soffocato, ed era tutto finito". (Höss). Questo ricordo, sottoscritto nella prigione di Cracovia dal comandante del lager, in seguito giustiziato nel piazzale del campo da lui comandato, non corrisponde completamente a verità: giacché la mattina del 4 settembre il caporapporto Gerhard Palitzsch, che ha aperto le porte delle celle protetto dalla maschera antigas, constata che alcuni prigionieri sono ancora in vita; le porte quindi vengono di nuovo chiuse e viene immesso nuovo gas Zyklon B. Nella notte i cadaveri vengono portati nel crematorio e bruciati; l'operazione dura alcuni giorni" (pp. 37-39).

Come abbiamo già visto nel capitolo II, la realtà della convocazione di Höss a Berlino non è confermata da nessun documento e nessuna testimonianza: essa è attestata soltanto dalla parola di Rudolf Höss, e vedremo subito quanto essa valga.

In due dichiarazioni Höss ha specificato che questa presunta convocazione avvenne nel giugno 1941 (17), sicché la data del 29 luglio è arbitraria.

Nella sua prima dichiarazione, Höss ha descritto cosi la vicenda:

´Nel giugno 1941 mi fu ordinato di vedere Himmler a Berlino ed egli mi disse, approssimativamente, quanto segue:" Il Führer ha ordinato la soluzione della questione ebraica in Europa. Alcuni cosiddetti campi di sterminio [Vernichtungslager] esistono nel Governatorato generale (Belzek [Belzec], presso Rawa Ruska, Polonia orientale, Tublinka [Treblinka] presso Malina [Malkinia] sul fiume Bug, e Wolzek presso Lublino). [...]. Questi campi non sono molto efficienti e non possono essere allargati" (18).

Una affermazione simile è contenuta anche nella dichiarazione giurata del 5 aprile 1945:

"Nel giugno 1941 ebbi l'ordine di creare ad Auschwitz facilitazioni di sterminio. A quel tempo esistevano già altri tre campi di sterminio nel Governatorato generale: Belzek, Treblinka e Wolzek" (19).

Dunque i "centri di sterminio" (Vernichtungsstellen) menzionati nelle annotazioni di Cracovia citate da Till Bastian (20) sono i "campi di sterminio" (Vernichtungslager) di Belzec, Treblinka e "Wolzek".

Ma poiché, secondo la storiografia ufficiale, i campi di Belzec e di Treblinka furono aperti rispettivamente il 17 marzo e il 23 luglio 1942 (mentre il campo di Wolzek non è mai esistito (22)), come ha potuto Himmler parlare di essi a Höss nel giugno 1941?

Secondo il documento PS-3868, subito dopo la convocazione a Berlino, Höss visitòil campo di Treblinka, "per accertare come venivano eseguiti gli stermini", ma poiché i metodi colà adottati "non erano molto efficaci", per lo sterminio ad Auschwitz egli scelse lo Zyklon B. Poiché questa scelta fu decisa, secondo Till Bastian, tra la fine di agosto e l'inizio di settembre del 1941, il viaggio di Höss a Treblinka sarebbe più di un anno anteriore all'entrata in funzione di questo campo. E allora come ha fatto Rudolf Höss a visitare un campo che ancora non esisteva?

Secondo le Annotazioni di Cracovia, invece,

"alla fine di novembre si tenne a Berlino, presso l'ufficio di Eichmann, una conferenza dell'intera Sezione per gli affari ebrei, alla quale venni invitato a partecipare. [...]. Non mi fu comunicato il momento dell'inizio delle azioni, né Eichmann era ancora riuscito a trovare il gas appropriato".

La prima gasazione con Zyklon B ordinata da Fritzsch ebbe luogo soltanto dopo questa conferenza. Le annotazioni continuano cosi:

"Alla successiva visita di Eichmann, gli riferii sull'impiego del Cyklon B, e decidemmo che quello sarebbe stato il gas da adoperare per le imminenti stragi in massa" (23).

Dunque la prima gasazione omicida sarebbe avvenuta non prima del novembre 1941, non già all'inizio di settembre.

Le dichiarazioni attribuite a Rudolf Höss si dividono in due gruppi: quelle rese agli Inglesi e quelle rese ai Polacchi dopo la sua estradizione in Polonia. Ora è singolare il fatto che in nessuna delle dichiarazioni del primo gruppo appaia la menzione della prima gasazione omicida nel seminterrato del Block 11; egli vi ignora perfino le prime gasazioni di prigionieri di guerra sovietici nel crematorio dello Stammlager. Ciònon deve stupire: nelle annotazioni di Cracovia Rudolf Höss ha scritto:

"Il mio primo interrogatorio si concluse con una confessione, dati gli argomenti più che persuasivi usati contro di me. Non so che cosa contenga la deposizione, sebbene l'abbia firmata. Ma l'alcool e la frusta furono troppo, anche per me" (24).

Questa deposizione è il documento NO-1210. Poi gli inquirenti britannici non cercarono più neppure di salvare le apparenze e redassero la dichiarazione giurata del 5 aprile 1946 (PS-3868) direttamente in inglese! (25). Ormai perfino Jean-Claude Pressac ha ammesso davanti a un Tribunale francese che Rudolf Höss era stato torturato dagli inquirenti britannici, i quali gli avevano messo nella testa delle assurdità di cui egli si era talmente persuaso da ripeterle ai suoi carcerieri polacchi (26), i quali hanno soltanto perfezionato le sue "confessioni".

8. La conferenza di Wannsee.

Till Bastian passa poi a descrivere la progettazione e l'attuazione del presunto sterminio in massa:

"20 gennaio 1942: la cosiddetta conferenza di Wannsee presieduta dal Capo della direzione centrale per la sicurezza del Reich, Reinhard Heydrich, e materialmente preparata da Adolf Eichmann, decide la "soluzione finale della questione ebraica". [...]. Ad Auschwitz il sottotenente delle SS Ulmer, della Direzione centrale per l'edilizia, elabora i progetti per le camere a gas e i crematori che vengono costruiti a Birkenau nel 1942-43" (p.40).

Sulla conferenza di Wannsee rimando a ciòche ho scritto nel capitolo II. Qui rilevo soltanto che Till Bastian incappa in una stridente contraddizione: se la decisione della "soluzione finale della questione ebraica" era già stata presa da Hitler e poi comunicata da Himmler a Rudolf Höss il 29 luglio 1941, come poté essere presa di nuovo alla conferenza di Wannsee?

Per quanto concerne i progetti per le camere a gas presuntamente elaborati dall'SS-Unterscharführer (sergente, non sottotenente) Karl Ulmer, ricordo l'affermazione di J.C.Pressac che, nei giorni e nelle settimane che seguirono la conferenza di Wannsee,

"la Bauleitung di Auschwitz non ricevette né un richiamo, né un telegramma, né una lettera che reclamassero lo studio di una installazione adatta a questo scopo (27).

Till Bastian tenta dunque di creare un legame del tutto artificioso tra la conferenza di Wannsee e la progettazione del nuovo crematorio, che era destinato allo Stammlager e non aveva alcuna funzione criminale, come asserisce esplicitamente J.C.Pressac. I primi disegni di questo crematorio furono elaborati da Ulmer, che era disegnatore (Zeichner), il 15 e il 19 gennaio 1942 (28), prima della conferenza di Wannsee!

9. I Bunker di Birkenau: il testimone Richard Böck.

La "cronologia del terrore" esposta da Till Bastian raggiunge l'apice nella citazione di una testimonianza oculare di "uno degli ex soldati dei reparti di sorveglianza dei campi di concentramento" relativa alle gasazioni omicide nei Bunker 1 e 2:

"[...]. Giunto alla sommità della scala apr"il coperchio rotondo della lattina e, scuotendola, ne versòil contenuto in una porticina aperta nel muro. Udivo nettamente il rumore della lattina che urtava i bordi dell'apertura mentre egli la svuotava. Contemporaneamente vidi salire una polvere scura dalla porticina. (sah ich, dass ein bräunlicher Staub aus der Maueröffnung hochstieg). Non appena la richiuse si alzòun urlo terribile dal locale. Il modo in cui quella gente urlava è indescrivibile. Un po' di tempo dopo la porta fu aperta dai prigionieri, e potemmo vedere una nebbia bluastra ancora sospesa su un enorme groviglio di cadaveri (man konnte noch einen bläulichen Nebel über einem riesigen Knäuel Leichen schweben sehen). [...]". [p. 41, corsivo mio] (29).

Si tratta di una dichiarazione resa dall'ex SS-Unterscharführer Richard Böck nell'istruttoria del processo Auschwitz di Francoforte (30). Questo povero sprovveduto, poiché l'acido cianidrico in tedesco si dice "Blausäure", acido blu, ha pensato che esso fosse realmente blu e che i suoi vapori fossero blu; sulla base della stessa supposizione, altri testimoni hanno affermato di aver visto cadaveri blu di uomini gasati; in realtà l'acido cianidrico è incolore, al pari dei suoi vapori (31), sicché il nostro testimone oculare non puòaver visto alcuna "nebbia bluastra" e la sua testimonianza è evidentemente falsa.

Citando questo testimone, Till Bastian dimostra di essere sprovveduto quanto lui.

10. La deportazione degli Ebrei ungheresi.

Egli afferma ancora che gli Ebrei ungheresi deportati ad Auschwitz tra il maggio e il luglio 1944 furono "quasi senza eccezione uccisi nelle camere a gas" (p.47), ignorando che il Kalendarium di Auschwitz, sua fonte precipua, afferma che una parte non irrilevante di questi deportati fu alloggiata senza immatricolazione nel cosiddetto Durchgangslager e trasferita successivamente in altri campi (32) e che "a Yad Vashem è conservato uno schedario proveniente dal campo di Stutthof (presso Danzica) con i nomi di 40.000-50.000 Ebree ungheresi che erano state spedite ad Auschwitz nel giugno 1944" (33).

11. Il recupero del grasso umano.

Altri testimoni, in particolare Filip Müller, hanno raccontato la storia insensata del recupero del grasso umano durante la cremazione in massa di cadaveri in fosse scavate nel terreno; Till Bastian ripete imperturbabilmente questa enormità scrivendo:

"Per accelerarne l'incenerimento i prigionieri delle squadre speciali incaricate di questi compiti prelevano il grasso che fuoriesce dai cadaveri che bruciano e lo spargono di nuovo sui corpi" (p.47).

Questi altri sprovveduti ignorano che i grassi animali hanno un punto di infiammabilità di 184 C e una temperatura di accensione di 343 C (34); poiché la temperatura di accensione del legno è di 325-350 C, il grasso animale, durante la combustione della legna, brucia immediatamente e non puòessere raccolto in alcun modo.

12. La cremazione all'aperto a Birkenau.

A p.50 Till Bastian pubblica una

"foto scattata di nascosto da prigionieri, che mostra la squadra speciale che procede alla cremazione dei cadaveri nella fossa vicino al crematorio V a Birkenau".

Questa fotografia mostra otto uomini tra una trentina di cadaveri; a pagina 48 Till astian ripete quanto ha letto sul Kalendarium di Auschwitz circa la presunta gasazione degli Zingari il 2 agosto 1944:

"poiché i forni del crematorio (35) in quel momento non funzionano, i cadaveri vengono bruciati all'aperto".

Ma se i forni crematori all'inizio di agosto non funzionavano, dovevano essere cremati all'aperto anche i cadaveri dei detenuti morti per cause "naturali". Allora su quale base si puòaffermare che le poche decine di cadaveri ritratti nella fotografia in questione appartenessero a Ebrei gasati?

13. Il rapporto Leuchter.

Till Bastian dedica parecchie pagine alla confutazione del rapporto Leuchter. Dei suoi argomenti mi occupo nel capitolo V.

14. La perizia chimica del dott. Germar Rudolf.

Essendo tedesco, Till Bastian non poteva esimersi dal menzionare la perizia chimica del dott. Germar Rudolf:

"Il 25 ottobre 1992 Remer ha messo in circolazione una sorta di versione tedesca del "Rapporto Leuchter", una "perizia" redatta dal chimico Germar Rudolf di Stoccarda" (p.86).

Non sapendo che cosa obiettare alla perizia chimica di Germar Rudolf, poiché le sue fonti non la menzionano, a Till Bastian non resta che tentare di screditarla definendolo "una sorta di versione tedesca" del rapporto Leuchter, cioè poco più di una traduzione. E' molto dubbio che Till Bastian abbia letto questa perizia, ma, se l'ha letta, è certo che vi ha capito poco o nulla.

15. Gerarld Fleming.

Till Bastian chiude il paragrafo dedicato al rapporto Leuchter riproponendo la leggenda di Gerard Fleming, il quale, a Mosca, avrebbe

"scoperto i progetti di costruzione dei crematori e delle camere a gas di Auschwitz, nonché una fitta corrispondenza tra la direzione del campo di concentramento e il comando centrale delle SS a Berlino" (p.88).

In realtà Fleming ha "scoperto" a Mosca ciòche Pressac aveva già scoperto anni prima al museo di Auschwitz, con la differenza che Fleming vi ha capito ben poco, se si deve prestar fede al resoconto di Andrea Scazzola (38). I "progetti di costruzione" delle "camere a gas" non esistono né ad Auschwitz né a Mosca. Quanto alla "fitta corrispondenza" con "il comando centrale delle SS a Berlino", Till Bastian confonde con la fitta corrispondenza tra Zentralbauleitung e la Topf.

16. L'ingegneria dello sterminio.

L'edizione italiana del libro di Till Bastian contiene una Postfazione di Giorgio Nebbia intitolata L'ingegneria dello sterminio.

Prima di affrontare il tema tecnico preannunciato dal titolo del suo articolo, Giorgio Nebbia, da buon discepolo di Deborah Lipstadt, prepara il terreno con il solito attacco propagandistico. Il revisionismo sarebbe nato al solo scopo di negare i crimini del nazismo per riabilitarlo mediante "falsificazioni della storia" (p.104); perciòesso è un "revisionismo neonazista" che, "con le sue spiegazioni pseudoscientifiche'" puòriuscire ad ingannare i giovani inesperti (p.109), ma fortunatamente non riesce ad ingannare esperti come Till Bastian e, appunto, Giorgio Nebbia, che, fiero paladino della verità, al pari di Pierre Vidal-Naquet, scende coraggiosamente in campo per mettere in evidenza "le menzogne della propaganda revisionista" e per "ristabilire una verità storica".

Egli afferma che l'acido cianidrico, nello Zyklon B, era "addizionato con una sostanza dall'odore pungente" (p.112). In realtà questa sostanza, il bromoacetato di etile, non è una sostanza "dall'odore pungente", ma lacrimogena (39).

Menzionando la lettera della Topf del 2 marzo 1943 (cui attribuisce la data del timbro di registrazione della Zentralbauleitung di Auschwitz del 5 marzo) pubblicata da J.C.Pressac (40), Giorgio Nebbia afferma, seguendo Pressac, che la prova del gas residuo nella presunta camera a gas omicida del "forno crematorio II" (41) [sic!], cioè del crematorio II, non essendo stato disponibile "l'apparecchio rivelatore di residui di acido cianidrico " (ma il sostantivo tedesco Anzeigegeräte è plurale), "fu effettuato per via chimica" (pp.115-116).

Il nostro "esperto" ignora dunque che l'apparato per la prova del gas residuo, che si chiamava Gasrestnachweisgerät für Zyklon, non già Anzeigegerät für Blausäure-Reste, era un apparato chimico e che la prova del gas residuo poteva essere eseguita esclusivamente per via chimica.

La conoscenza dei forni crematori del nostro "esperto" (pp.116-117) deriva da qualche citazione tratta dal libro di W. L. Shirer Storia del Terzo Reich (42)!

En passant, a p.117, "un fornello di cm 60 x 75" (42) è nel documento originale "einen Einäscherungsraum von nur 600 mm Breite und 450 mm Höhe" (43), "una camera di cremazione di soli 600 mm di larghezza e 450 di altezza".

Quello di Giorgio Nebbia è dunque un contributo veramente essenziale al problema dell'ingegneria dello sterminio ad Auschwitz!

NOTE

1) Verlag C.H. Beck, München 1994. Cito dall'edizione italiana: Auschwitz e la "menzogna su Auschwitz". Sterminio di massa e falsificazione della storia. Bollati Boringhieri, Torino 1995.

2) IMG, vol. XIX, p.494.

3) Adolf Hitlers Mein Kampf. Eine kommentierte Auswahl von Christian Zentner. List Verlag, München 1974, pp.163-164.

4) Vedi al riguardo : Attilio Izzo, Guerra chimica e difesa antigas. Hoepli, Milano 1935.

5) Werner Maser, Adolf Hitler, Ciarrapico Editore, Roma, 1978; p. 124.

6) Joseph Billig, La solution finale de la question juive. Edité par Serge et Beate Klarsfeld, Paris 1977, p.51.

7) Letteralmente: "estirpati".

8) Der grossdeutsche Freiheitskampf. Reden Adolf Hitlers vom 16. März 1941 bis 15. März 1942. III. Band. Zentralverlag der NSDAP., Franz Eher Nachf., Munchen 1942, p.197.

9) Ibidem, p.220.

10) Vedi ciòche ho scritto nel capitolo II.

11) L'Allemagne nazie et le génocide juif, op. cit., pp. 194-195. Sulla questione vedi il mio studio: La soluzione finale. Problemi e polemiche, Edizioni di Ar, 1991.

12) Till Bastian dichiara pomposamente che "tre scienziati" (Wissenschaftler), Jean-Claude Pressac, Georges Wellers e Werner Wegner, avrebbero confutato il rapporto Leuchter. Vedi il paragrafo 4 del capitolo seguente.

13) J.-C. Pressac, Die Krematorien von Auschwitz. Die Technik des Massenmordes. Piper, München Zürich 1994, p.202.

14) Anatomy of the Auschwitz Death Camp, op. cit., pp. 150-151.

15) Della questione mi sono occupato nello studio Auschwitz: la prima gasazione, Edizioni di Ar, pp.119-121.

16) Secondo il testimone oculare Vacek il medico in questione era il dottor Jungen (Jung), secondo il testimone oculare Rozanski, il dottor Entress, che all'epoca non si trovava ancora ad Auschwitz.

17) Dichiarazione del 14 marzo 1946, NO-1210; dichiarazione giurata del 5 aprile 1946, PS-3868.

18) NO-1210.

19) PS-3868.

20) Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss. Herausgegeben von Martin Broszat. Deutscher Taschenbuch Verlag, München 1981, p.157.

21) Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas, op.cit., p.165 e 182.

22) Esso non appare né nel libro di Gudrun Schwarz Die nationalsozialistischen Lager (Campus Verlag, Frankfurt/New York 1990), né nello studio di Massimo Martini La deportazione nazista. Organizzazione e catalogo ufficiale dei Lager (I quaderni di La resistenza bresciana, n.2, maggio 1980), in cui l'Autore pubblica un elenco di 1.634 campi tedeschi, né in quello di G. Ottolenghi (7260 campi). Cfr. p. 255.

23) Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss.Torino 1985, pp.173-174.

24) Comandante ad Auschwitz, op. cit., pp.158-159.

25) Fotocopia del testo originale in: Carlos Porter, The Holocaust Made in Russia, Historical Review Press 1988, pp.404-406.

26) Vedi quanto riferisco al riguardo nel mio Intervista sull'Olocausto, op.cit., p.46.

27) J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op.cit., p.45.

28) Disegni 936, 1173, 1174, 932, 933. Vedi al riguardo: J.C.Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, op. cit., pp.268-283.

29) Testo tedesco in: Auschwitz und die Auschwitz-Lüge, op. cit., p.38.

30) Az 4 Js 444/59, p.6878 ssgg. Cfr. Rüdiger Kammerer -- Armin Solms (Hg.), Das Rudolf Gutachten, Cromwell Press, London 1993, p.63.

31) In un questionario ufficiale destinato ai disinfettori civili si legge: "D.- L'acido cianidrico ha un colore determinato? R.- No, l'acido cianidrico è incolore sia liquido sia gasoso. D.- Perché allora si chiama Blausäure [= acido blu]? R. -- Perché all'inizio fu prodotto dal blu di Prussia".

Otto Lenz und Ludwig Gassner, Schädlingsbekämpfung mit hochgiftigen Stoffen, op. cit., p.15.

32) Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau, op. cit., p. 699.

33) J.-C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse. CNRS Editions, Paris 1993, p.147. Nella traduzione italiana si legge:" ...il numero delle ebree ungheresi trasferite allo [sic!] Stutthof: da 20 a 30.000 (quando ancora non si è fatto lo spoglio dello schedario che le riguarda conservato allo Yad Vashem)" (Le macchine dello sterminio, op.cit., p.171). L'esistenza di questo schedario è stata finora tenuta nascosta agli storici per ovvie ragioni.

34) J. H. Perry, Chemical Engineer's Handbook. Wilmington, Delaware 1949, p.1584.

35) Il testo tedesco (Auschwitz und die "Auschwitz-Lüge, op. cit., p.46) dice "i forni crematori" (die Krematoriumsöfen), conformemente al Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau, op.cit., p.838.

36) Vedi al riguardo: C.Mattogno, Intervista sull' Olocausto, pp.39-40.

37) Germar Rudolf, Gutachten über die Bildung und Nachweisbarkeit von Cyanidverbindungen in den "Gaskammern" von Auschwitz. Rüdiger Kammerer -- Armin sols (Hg), Cromwell Press, 1993.

38) Gas ecco le prove, "L'Espresso", n.32, 1992, pp.72-75, articolo che analizzo nel paragrafo 5 del capitolo sesto.

39) Vedi il paragrafo che dedico a Till Bastian nel capitolo seguente.

40) Su questa lettera vedi le mie osservazioni in Auschwitz: Fine di una leggenda, pp.59-60, e in Intervista sull'Olocausto, pp.22 e 41-42.

41) Il forno crematorio (Einäscherungsofen) era l'impianto vero e proprio di cremazione, il crematorio (Krematorium) era l'edificio in cui si trovavano i forni.

42) William L. Shirer, Storia del Terzo Reich, Einaudi, Torino 1971, vol.II, pp.1474-1475.

43) Ibidem, p.1474.

44) URSS-64.

CAPITOLO QUINTO.

 RAPPORTO LEUCHTER : LA PAROLA AGLI "ESPERTI"

In questo capitolo non mi propongo di difendere il rapporto Leuchter -- che, personalmente, considero tecnicamente infondato, tranne per l'aspetto chimico, che richiede a mio avviso un ulteriore approfondimento -- ma di esporre le principali critiche dei suoi oppositori, onde mostrare con quali argomentazioni insulse costoro, per imperizia o malafede, pretendono di aver demolito il rapporto in questione. Il fatto che esso sia stato attaccato e continui ad essere attaccato in massima parte con argomenti pseudoscientifici dimostra tutta la prevenzione -- e il dilettantismo -- di questi oppositori. Non c'è bisogno di precisare che il mio giudizio sul rapporto Leuchter non deve nulla alle argomentazioni fallaci di questi incompetenti, ma proviene dallo studio della letteratura tecnica relativa alla disinfestazione con acido cianidrico, dallo studio dei documenti d'archivio e dall'ispezione diretta dei luoghi. A titolo di esempio, alla fine del capitolo espongo una mia obiezione al rapporto Leuchter.

I critici di cui mi occupo in questo capitolo sono quattro studiosi citati e ricitati come "autorità" indiscusse dagli incompetenti -- come Till Bastian -- che li prendono sul serio: Georges Wellers, Brigitte Bailer-Galanda, Josef Bailer e Werner Wegner. Le critiche degli ultimi tre sono raccolte in una pubblicazione ufficiale di un organo governativo austriaco. Jean-Claude Pressac, come vedremo, è un caso a parte. Anche Till Bastian è un caso a parte, ma in senso contrario.

1. GEORGES WELLERS.

Nell'articolo più volte citato Qui est Faurisson? (1), Georges Wellers espone delle argomentazioni tecniche sul funzionamento delle camere a gas omicide da lui già svolte nel libro Les chambres à gaz ont existé (2) e riprese successivamente, in forma sintetica, nell'articolo A propos du "rapport Leuchter" et les chambres à gaz d'Auschwitz (3), che è considerato una delle confutazioni più importanti del rapporto Leuchter. Nell'articolo menzionato per primo Wellers accusa senza mezzi termini Faurisson di incompetenza scientifica:

"Tuttavia, non è impossibile che certe assurdità del suo discorso delirante siano dovute a importanti lacune nella sua istruzione a livello di maturità, se non al di sotto, di cui egli è completamente incosciente come lo sono tutti gli ignoranti... in buona fede e senza cervello" (4).

Wellers aggiunge che

"si puòpresumere che egli abbia delle lacune nella sua formazione scientifica elementare in chimica e in fisica" (5)

e conclude perentoriamente:

"Considerata la formazione "letteraria" di Faurisson, si puòsupporre che ignori ciòche si è detto sopra e affermi le sue fantasie con l'incoscienza di un pretenzioso ignorante... in buona fede" (6).

Faurisson aveva purtroppo avuto la sventura di scontrarsi con un vero "scienziato", che vantava il seguente curriculum scientifico:

"Georges Wellers, nato nel 1905 in Russia. Studi alla Facoltà di Scienze dell'Università di Mosca. Dal 1932 al 1975 Georges Wellers ha condotto a Parigi delle ricerche di fisiologia e dal 1956 è stato Direttore di un laboratorio di ricerche presso la Facoltà di medicina di Parigi. Dal 1968 al 1974 Assessore del Preside della Facoltà. Laureato dell'Accademia delle Scienze e dell'Accademia Nazionale di Medicina, autore di oltre 150 dissertazioni pubblicate nella stampa scientifica specializzata in Francia e all'estero, Maitre de Recherches. Onorario al Centro Nazionale della Ricerca Scientifica, Cavaliere della Legion d'Onore, Cavaliere al Merito Nazionale, Ufficiale delle Palme Accademiche" (7).

Vediamo che cosa è uscito da questo autentico pozzo di scienza.

"Ora l'acido cianidrico attraversa le superfici di assorbimento del corpo umano -- polmoni, mucosa della bocca e del naso -- con una facilità eccezionale, il che spiega l'effetto fulminante di questo veleno. Ma, una volta attraversate le superfici di assorbimento, esso passa, penetra nei tessuti e ci resta. Di modo che ad ogni inspirazione d'aria, una certa quantità di acido cianidrico passa nel sangue e dunque la sua concentrazione nell'atmosfera del locale diminuisce. Ora, il volume d'aria inspirato ad ogni movimento respiratorio di un adulto normale (sedici movimenti respiratori al minuto) è dell'ordine di due litri" (8).

Dunque un adulto normale respira in un minuto 32 litri d'aria. Ora, in 43 anni di "ricerche di fisiologia", Wellers non è riuscito neppure a scoprire che un adulto normale a riposo respira mediamente in un minuto dai 6 agli 8 litri d'aria, con una frequenza di 12-15 atti respiratori (9).

"Questo volume aumenta considerevolmente nel caso di una respirazione accelerata e profonda, come doveva essere quella dei suppliziati" (10).

E' certamente vero che le vittime, in preda ad un grande stato di agitazione, avrebbero respirato con un ritmo accelerato, ma ciònon toglie che il dato di partenza dei 32 litri/ora sia errato.

"E' dunque certo che la concentrazione dei vapori dell'acido cianidrico nell'aria della camera a gas si abbassava rapidamente via via che il supplizio si svolgeva. Sarebbe temerario cercare di calcolare quale poteva diventare questa concentrazione alla fine, perché non si sa in quale quantità lo Cyklon B era gettato nella camera a gas" (11).

Ciòè falso, perché Rudolf Höss ha dichiarato:

"Per la gasazione di 1.500 uomini erano necessari 5-7 barattoli di Zyklon B da 1 kg ciascuno; il numero dei barattoli oscillava secondo la grandezza della camera a gas e secondo le condizioni atmosferiche, cioè in caso di tempo freddo e umido erano necessari 2 o 3 barattoli supplementari" (12).

E ancora:

"Per questa [la gasazione omicida] le condizioni erano diverse nei [vari] crematori, nei crematori grandi si usavano 7 barattoli, negli altri locali 5 barattoli. Se era molto freddo e umido, bisognava aggiungere altri 2-3 barattoli" (13).

Wellers conclude cosi il suo ragionamento:

"In altre parole, non sembra del tutto assurdo pensare che, una volta constatata la morte, la messa in moto di un ventilatore potesse portar via, fin dai primi istanti, la totalità o quasi dei vapori che restavano nell'aria calda della camera a gas e che l'apertura delle porte fosse sufficiente per permettere, senza grande rischio di avvelenamento, di evacuare i corpi: tanto più in quanto i vapori dell'acido cianidrico sono più leggeri dell'aria e salgono nell'atmosfera" (14).

Nell'articolo menzionato all'inizio, Wellers ribadisce:

"Di modo che nell'aria della camera a gas omicida, nel momento stesso del compimento dell'assassinio, la concentrazione del veleno nell'atmosfera puòdiventare nulla ed è in ogni modo diminuita, talvolta sufficientemente per non far correre alcun rischio serio di avvelenamento entrando nel locale anche senza maschera antigas" (15).

Esaminiamo il caso concreto di una gasazione omicida nei crematori II e III. Secondo le piante originali della Zentralbauleitung di Auschwitz, la presunta camera a gas misurava 30 metri di lunghezza, 7 di larghezza e 2,41 di altezza (16) ed aveva 7 colonne di cemento di m 0,40 x 0,40 x 2,41, (17) perciòil suo volume era di circa 503 m3. L'introduzione di 6 kg (valore medio indicato da Höss) di Zyklon B -- equivalenti a 6 kg di HCN -- nel locale, dopo la vaporizzazione, avrebbe prodotto una concentrazione teorica di vapori di HCN di (6.000 : 503 =) 11,9 g/m3. Considerando il volume occupato dai corpi delle vittime, con un peso medio di 60 kg, (18) dunque [(1500 x 60)] : 1000 =) 90 m3, il volume disponibile sarebbe stato di 413 m3 e la concentrazione dell' HCN di 14,53 g/m3.

Tanto per puntualizzare, Jean-Claude Pressac ha ripreso il mio metodo di calcolo, da me già esposto in Auschwitz: le "confessioni" di Höss, (19) nella sua valutazione della concentrazione di 12 g/m3 di HCN (20). Egli ha semplicemente diviso il quantitativo di HCN per il volume teorico del locale: 6.000 : 506,1 = 11,85, approssimando il quoziente a 12.

Il chimico tedesco Fritz Haber, come Wellers certamente sapeva, determinòsperimentalmente il potere tossico di vari aggressivi chimici, che indicòcome "prodotto di tossicità", espresso dalla nota formula di Haber

P

ct = --- = W

A

dove c è il peso in mg della sostanza tossica, t il tempo in minuti, A il volume in m3 di aria inspirata, P il peso dell'individuo, W = ct il "prodotto di tossicità". Per i veleni che vengono in parte espirati, come l'acido cianidrico, la formula di Haber si modifica cosÏ: (c -- e) = W. Il "prodotto di tossicità" (= tempo t che la cavia impiega a morire alla concentrazione c di sostanza tossica) determinato sperimentalmente da Fritz Haber per l'acido cianidrico è di 1.000 per concentrazioni alte, 4.000 per concentrazioni basse (21) . Ciòsignifica che alle alte concentrazioni la morte subentra in t = (1.000 : c) minuti, trascurando il fattore e che diventa trascurabile.

La concentrazione "immediatamente mortale" di acido cianidrico per un uomo è di 0,3 grammi per metro cubo d'aria (o 300 mg/m3), mentre una concentrazione di 0,2 grammi per metro cubo d'aria è mortale in 5-10 minuti (22). Nei due casi, il tempo in cui si verifica la morte è approssimativamente di (1.000 : 300) = circa 3 minuti e (1.000 : 200) = circa 5 minuti.

Assumendo, con il Giua, che un adulto respiri in media 8 litri di aria al minuto, la dose letale d di acido cianidrico ad alte concentrazioni è data dalla formula d = (8 x ct) : 1.000.

Assumendo la concentrazione "immediatamente mortale" di 0,3 g/m3 ed esprimendo più esattamente t con il quoziente 1.000/300, la dose letale risulta di [8 x 300 x (1.000 :300)] : 1.000 = 8 mg. Dunque a questa concentrazione, l'assunzione di 8 mg di acido cianidrico provoca la morte.

I chimici tedeschi che lavoravano nel campo della disinfestazione esprimevano il "prodotto di tossicità" in milligrammi per metro cubo per minuto (mgm) (23) o in grammi per metro cubo per ora (gst) (24). Il "prodotto di tossicità" dell'acido cianidrico è di 1.000 mgm o di 0,02 gst (25). Secondo questo metodo, 1.000 mg di acido cianidrico sono mortali in 1 minuto, dunque 300 mg in 3 minuti, come risulta dalla formula di Haber.

Tornando alla questione iniziale, le 1.500 vittime, nella camera a gas omicida, avrebbero inspirato (1500 x 8): 1000 = 12 g di HCN, perciòla concentrazione sarebbe scesa da 14,53 a [(6.000 -- 12) : 413] = 14,49 g/m3, o, secondo il valore di Pressac, da 12 a 11,83 g/m3.

Se si considera che nelle camere a gas statunitensi il condannato muore in circa 4 minuti con una concentrazione di acido cianidrico di 3.200 parti per milione (26), equivalenti a circa 3,5 g/m3 (27), che è (3,5 : 0,3=) quasi 12 volte superiore a quella immediatamente mortale, e se si considera che la concentrazione nelle presunte camere a gas omicide era (secondo Pressac) di 12 o 20g/m3, ossia 40 o 67 volte superiore a quella immediatamente mortale, si puòapprezzare in tutto il suo valore l'affermazione di Wellers secondo la quale

"si puòpensare che il "disinfettore" di servizio, forte di una certa esperienza, sapesse evitare di sprecare l'arma del crimine" (28).

Nella sua critica al rapporto Leuchter, Wellers proclama pomposamente:

"Se Jules Verne, autore di "De la terre à la lune" e di "Autour de la lune" fosse vissuto ancora nel 1961, avrebbe certamente provato una specie di soddisfazione apprendendo che la gravità prevista dagli scienziati dopo Newton era una realtà vissuta da Gagarin. Leggendo il "Rapporto Leuchter" nella sua presentazione trionfale di R. Faurisson, ho creduto di diventare Jules Verne che leggeva i racconti di Gagarin al suo ritorno sulla terra: "E' dunque vero ciòche io ho "predetto" sin dal 1981, cioè che nelle camere a gas omicide come erano utilizzate ad Auschwitz, dopo la morte dei suppliziati, non potevano restare, nell'atmosfera dei locali, se non "tracce infinitesimali" dei vapori di acido cianidrico" (29).

Ma le enormità di questo "scienziato" non finiscono qui. Egli scrive:

"Tanto più che i vapori dell'acido cianidrico, che restano nell'atmosfera, i quali sono più leggeri dell'aria (30), si accumulano verso il soffitto, al di sopra dell'altezza di un uomo inclinato verso il suolo mentre lavora" (31).

E' chiaro che Wellers, nonostante i suoi altisonanti titoli accademici, non sapeva neppure che cos'è la teoria cinetica dei gas. Gerhard Peters scrive che, poiché i vapori dell'acido cianidrico sono più leggeri dell'aria di circa il 3%,

"è sufficiente sviluppare questi vapori sul pavimento, essi salgono poi in alto rapidamente. Inoltre l'acido cianidrico , col suo piccolo peso molecolare, ha una capacità di diffusione particolarmente grande" (32).

Ciòsignifica semplicemente che i vapori di acido cianidrico hanno una grande capacità di diffusione e che, come si legge in un libro sulla disinfestazione,

"al contrario del solfuro di carbonio, l'acido cianidrico è più leggero dell'aria, esso penetra perciòin brevissimo tempo durante la gasazione di una casa in tutto l'edificio fino agli angoli più nascosti e raggiunge cosi tutti i nascondigli dei parassiti". (33)

Se l'enormità propugnata da Wellers fosse vera, l'acido cianidrico non avrebbe avuto alcuna efficacia come disinfestante, perché avrebbe ucciso soltanto i parassiti annidati sui soffitti! Non solo, ma, in una stanza, in assenza di correnti d'aria, l'ossigeno (peso specifico rispetto a quello medio dell'aria: 1,1053) si stratificherebbe in basso e l'azoto (peso specifico 0,9674, molto vicino a quello dei vapori dell'acido cianidrico) si stratificherebbe in alto, il che è evidentemente assurdo.

Chiudo l'argomento con un riferimento sperimentale. All'inizio degli anni Trenta, in Italia, in un locale di 408 m3 chiuso ermeticamente fu immesso acido cianidrico gassoso, prodotto da un apposito generatore, attraverso un distributore di gas munito di sei tubi rivolti verso le pareti che facevano uscire il gas a mezza altezza. Tre tubi di aspirazione, collocati rispettivamente in basso, a mezza altezza e in alto, consentivano di prelevare dei campioni di aria per l'analisi chimica. I prelievi furono eseguiti dopo 10, 20, 40, 60 e 90 minuti. Complessivamente furono eseguiti 24 esperimenti in condizioni generali simili. La tavola in cui sono pubblicati i risultati mostra che la concentrazione di acido cianidrico nel locale era generalmente abbastanza uniforme: i tre valori sono in genere molto vicini, con lieve prevalenza alternativamente degli uni o degli altri. Ad esempio, nel primo e nell'ultimo esperimento la concentrazione fu la seguente (34):

dopo 10' dopo 20' dopo 30'

alto medio basso alto medio basso alto medio basso

1 esperimento 2,70 3,00 2,38 2,40 2,30 3,20 2,80 2,70 2,20

24 esperimento 8,00 9,20 8,50 8,15 8,90 8,40 8,45 8,45 8,65.

Queste sono le argomentazioni "tecniche" di questo "esperto"!

2. BRIGITTE BAILER-GALANDA, JOSEF BAILER E WERNER WEGNER.

Il libro Amoklauf gegen die Wirklichkeit (35) è una pubblicazione ufficiale dell' "Archivio di documentazione della resistenza austriaca. Ministero federale dell'istruzione e dell'arte" , che ne è l'editore. Si deve dunque ritenere che ad esso abbiano collaborato i migliori studiosi austriaci e che esso contenga le migliori critiche al revisionismo che siano state formulate dalla storiografia ufficiale. In quest'opera il rapporto Leuchter è trattato in 30 pagine (pp.41-70) da tre autori: Brigitte Bailer-Galanda, sociologa e storica dell'archivio suddetto, Josef Bailer, chimico, e Werner Wegner, "studi di diritto statale e amministrativo, lavori sulla storia dell'Olocausto e dell'antisemitismo" (p.135).

I due Bailer mostrano un dilettantismo disarmante che risulta chiaramente da tre circostanze:

1) la loro critica non si basa sul testo originale del rapporto Leuchter, ma su due traduzioni divulgative tedesche,

2) nessuno dei due autori ha messo piede ad Auschwitz, sicché essi emettono giudizi sulle installazioni del campo senza cognizione di causa;

3) nessuno dei due autori conosce l'opera di Pressac Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers.

Per quanto concerne il primo punto, Brigitte Bailer-Galanda tenta di giustificare questa grave mancanza con una spiegazione giuridica:

"Del rapporto-Leuchter, spesso definito falsamente come perizia, vengono diffuse varie versioni. Nessuna peròpuòseguire fedelmente l'originale presentato al Tribunale canadese. Poiché il Tribunale stesso non ha attribuito valore di prova al rapporto, esso, nel quadro del diritto anglosassone della facoltà dell'esame degli atti, non si puòneppure esaminare. Perciòa disposizione dell'analisi ci sono soltanto le versioni diffuse nel territorio di lingua tedesca dai "revisionisti" stessi -- pretese traduzioni del rapporto Leuchter" (p.42).

Quanto questa spiegazione sia veritiera, risulta dal fatto che io -- ma ciòvale anche per altre persone -- sono in possesso di una copia del rapporto originale in inglese presentato da Leuchter al Tribunale di Toronto (36) . Inoltre una sintesi di 132 pagine contenente il testo originale del rapporto è in commercio fin dal 1988 (37). Ma i due autori non si sono neppure degnati di procurarsi l'edizione inglese del rapporto Leuchter (38), che pure è menzionata dalla Bailer-Galanda nella nota 14 a p.42 ed è stata utilizzata da Werner Wegner per la sua critica!

E' difficile credere che il ricorso a semplici traduzioni di carattere divulgativo non sia stata una scelta intenzionale dei due autori: ciò infatti permette loro di fare critiche ed insinuazioni che risultano completamente infondate sulla base del testo originale del rapporto Leuchter. A tale riguardo Josef Bailer scrive:

"Nel rapporto Leuchter non c'è nulla sul metodo di

analisi impiegato, i campioni sono descritti in modo inesatto e mancano perfino i dati esatti dei risultati. Sul metodo di analisi del rapporto Leuchter si può apprendere soltanto che gli esami chimici sono stati fatti da un laboratorio del Massachusetts e che già contenuti di 1 mg/kg vengono definiti "valori indicatori ancora appena rilevabili". Poiché inoltre si parla soltanto di azzurro di Prussia e non vengono menzionati altri possibili prodotti di decomposizione o di reazione dell'acido cianidrico, si deve presumere che si sia trattato di un esame abbastanza superficiale. [...]. Ma mancano i dati relativi ad ogni singolo campione, se si tratta di mattone, malta o intonaco" (p.51) [corsivo mio].

In realtà l'edizione originale del rapporto Leuchter contiene le fotocopie di 33 certificati di analisi degli Alpha Analytical Laboratories, di cui 32 si riferiscono ai cianuri totali (Total Cyanide), 1 al ferro totale; in ogni certificato è descritto sia il tipo di materiale di ogni campione, sia il metodo di analisi impiegato; inoltre essa contiene 11 piante schematiche in cui è segnato il punto esatto di prelievo di ogni singolo campione (39).

Il ricorso alle traduzioni divulgative tedesche consente inoltre a Josef Bailer di attribuire a Leuchter stesso la propria spiegazione della presenza di macchie di pigmento azzurro nei muri delle installazioni di disinfestazione BW 5a e 5b di Birkenau:

"Nella versione Ochsenberger del rapporto Leuchter viene anche dichiarato che l'azzurro di Prussia è soltanto una colorazione che aderisce superficialmente a tratti di intonaco e probabilmente proviene da materassi che si sono scoloriti, ma la frase manca nella versione Walendy. Mentre nella versione Ochsenberger si fa ripetutamente riferimento alla colorazione azzurra in connessione con materassi, questi passi nella versione Walendy mancano. L'azzurro di Prussia è un colorante molto diffuso che spesso si puòtrovare in vecchi muri come residuo di una vecchia pittura o come macchia di colore lasciata da qualche materiale scolorabile che una volta era appoggiato a questo muro" (p.52).

Con ciò passiamo al secondo punto. Una tale spiegazione -- che non è accennata neppure di sfuggita da Leuchter (40) -- puòessere fornita soltanto da chi non ha mai visto di persona le suddette installazioni: le macchie azzurre vi appaiono non solo sui muri interni, ma anche su quelli esterni, ed in forma e in posizioni tali che l'ipotesi dei materassi è a dir poco azzardata.

L'argomentazione chimica fondamentale di Josef Bailer è l'impossibilità pratica, se non teorica, che sui muri si formi l'azzurro di Prussia per reazione chimica conseguente ad adsorbimento di acido cianidrico:

"Ma è anche inverosimile che nei muri si formi l'azzurro di Prussia, perché il ferro nei mattoni e nella calce viva esiste nella forma trivalente sfavorevole per la reazione e perché l'ambiente alcalino ostacola la reazione. Nel rapporto Leuchter invece si assume che l'assenza dell'azzurro di Prussia dimostrerebbe che nel locale non fu mai usato acido cianidrico. Ma poiché l'acido cianidrico lascerebbe residui sui muri solo eccezionalmente, in presenza di circostanze del tutto speciali, nel caso normale invece non si possono trovare residui, dall'assenza di tali residui non si puòtrarre alcuna conclusione. Queste circostanze straordinarie, per esempio muri superacidi "fuligginosi", per gli edifici degli ex campi di concentramento di Auschwitz e Auschwitz-Birkenau non sono probabili, le analisi avrebbero perciòdovuto dimostrare che nei campioni non si puòrilevare alcun cianuro, né in quelli provenienti dalle camere a gas , né nel "campione di riferimento" proveniente dalla camera di gasazione. Ma nel rapporto Leuchter si dichiara che alcuni campioni, in particolare il "campione di riferimento" , avevano mostrato in parte valori notevolmente alti del ferrocianuro azzurro di Prussia. I risultati di laboratorio positivi si possono propriamente ricondurre solo a due cause: o l'azzurro di Prussia fu applicato ai muri, il che non sarebbe insolito, perché l'azzurro di Prussia era diffusissimo come colorante; oppure si tratta di un artefatto, di una indicazione errata del metodo di analisi" (p.50).

Josef Bailer è tanto sicuro della fondatezza di queste supposizioni che le riprende con un tono ancor più apodittico alla fine della sua critica:

"Se in muri vecchi si trova l'azzurro di Prussia, ciò può avere varie cause. La causa più probabile sarebbe il residuo di una vecchia pittura o di un colorante. Che esso sia da attribuire ad una gasazione con acido cianidrico, sarebbe una delle spiegazioni più inverosimili. L'acido cianidrico, per quanto risulta dall'esperienza, non colora di azzurro le pareti. Leuchter, come c'era da aspettarsi, non ha trovato alcuna traccia del gas tossico. Ciòche egli ha trovato, era un pigmento azzurro che perònon proviene da gasazione con acido cianidrico. Il risultato delle analisi è del tutto privo di valore" (p.52).

Riassumendo: o pittura o impostura. Questa ipotesi è in realtà del tutto infondata e può essere sostenuta seriamente soltanto da chi non ha mai visto i muri azzurri dei BW 5a e 5b di Birkenau, perché le macchie azzurre vi appaiono non solo in pareti interne bianche -- sullo strato superficiale, non in uno strato sottostante -- ma anche sui mattoni scoperti dei muri esterni: chi avrebbe "pitturato" questi mattoni in modo da produrre chiazze del tutto irregolari? E se l'azzurro di Prussia non dipende da gasazioni con acido cianidrico, per quale straordinaria coincidenza, in tutti gli edifici di Auschwitz e Birkenau, le macchie azzurre si trovano soltanto in camere a gas di disinfestazione ad acido cianidrico? E per quale altra straordinaria coincidenza in due camere di disinfestazione ad acido cianidrico di Majdanek si trovano macchie azzurre ancora più estese? (41) Per tenermi ancora sul piano dell'esperienza, Germar Rudolf menziona il seguente incidente riportato in un testo specialistico del 1981 (42): una chiesa fu gasata con acido cianidrico poche settimane dopo che i muri erano stati intonacati; nei mesi successivi nell'intonaco si formarono dappertutto macchie di colore blu; la reazione si concluse dopo un anno e fu necessario rimuovere tutto l'intonaco (43).

L'ignoranza del libro di Pressac summenzionato induce Brigitte-Bailer Galanda ad affermazioni storiche insostenibili:

"Contrariamente alle affermazioni di Leuchter che ad Auschwitz-Birkenau ci fossero state soltanto camere mortuarie seminterrate e non camere a gas, bisogna notare che i crematori II-V erano stati progettati e costruiti fin dall'inizio come impianti di sterminio in massa mediante gas tossico. Ciòrisulta inequivocabilmente dalle testimonianze oculari di colpevoli e di detenuti superstiti del campo di concentramento, come pure da numerosi documenti sulla storia della costruzione del campo che si sono conservati" (p.45).

Ora, uno dei meriti indiscutibili di Pressac è di aver dimostrato, sulla base di numerosi documenti della direzione delle costruzioni del campo, che i crematori II e III di Birkenau erano stati progettati e costruiti senza camere a gas omicide e che i Leichenkeller che contenevano erano originariamente appunto delle semplici camere mortuarie seminterrate (44); nel suo secondo libro, Pressac è giunto alla conclusione che anche i crematori IV e V erano stati progettati senza camere a gas omicide(45) -- e questa lacuna, per una storica di professione che scrive su Auschwitz in una pubblicazione ministeriale, è gravissima.

Per la sua ignoranza non solo degli scritti di Pressac, ma anche delle deposizioni di Rudolf Höss, Josef Bailer, per dimostrare l'innocuità del gas tossico per gli uomini del Sonderkommando, riprende l'argomento, già escogitato da Georges Wellers, dell'esiguo dosaggio di Zyklon B per la presunta gasazione delle vittime:

"Da rapporti secondo i quali le uccisioni sono durate molto a lungo si puòdesumere che fosse usato poco gas. Ma gli uomini di guardia stessi non furono uccisi quando le vittime una volta riuscirono a sfondare dall'interno la porta della camera a gas, di modo che il gas poté diffondersi liberamente. Il gas tossico veniva chiaramente dosato in misura cosi esigua che esso, all'aperto, diluito dall'aria ambientale, non rappresentava più alcun pericolo. Gli uomini di guardia perciònon correvano alcun rischio a causa del gas tossico" (p.49).

Qui rilevo soltanto che Josef Bailer, con una elegante petizione di principio, risponde ad una contestazione tecnica di Leuchter non già con un' argomentazione tecnica, ma sulla base di una testimonianza oculare (di Filip Müller [!] al processo Auschwitz di Francoforte).

Josef Bailer completa la sua argomentazione con il riferimento -- anch'esso già fatto da Wellers -- alle esecuzioni nei penitenziari statunitensi:

"Nelle esecuzioni nelle prigioni americane veniva usato moltissimo gas per far s"che la morte subentrasse rapidamente, nel giro di secondi, e senza dolore. Al contrario, coloro che dirigevano i campi di concentramento cercavano di uccidere il maggior numero possibile di uomini con il minore dispendio possibile. Le uccisioni nelle camere a gas duravano molto, in casi estremi ore, fatto che si puòspiegare solo con una bassissima dose e con un lento sviluppo del gas tossico. Poiché veniva impiegato relativamente poco gas tossico, potevano essere chiaramente ridotti anche i tempi di ventilazione" (p.49).

Ho già accennato nel paragrafo precedente che la concentrazione teorica di gas tossico nelle presunte camere a gas omicide di Auschwitz-Birkenau, secondo Pressac, era di 12 o 20g/m3, mentre nei penitenziari americani si usava una concentrazione di 3,5 g/m3. Aggiungo che la storia della lunga durata delle gasazioni omicide non solo è smentita dalla fonte addotta da Josef Bailer a sostegno di essa (46), ma anche da Werner Wegner, il quale qualche pagina dopo scrive che "nei locali di gasazione per lo più si poteva accedere di nuovo già una mezz'ora dopo l'introduzione del preparato gassoso" (p.55).

Werner Wegner non è un membro del Dokumentatiosarchiv di Vienna; la sua critica al rapporto Leuchter che appare in Amoklauf gegen die Wirklichkeit è tratta da un libro tedesco apparso nel 1990 (47).

Anche questo critico ignora Pressac e si avventura conseguentemente nelle solite argomentazioni documentariamente insostenibili sulla genesi dei crematori di Birkenau:

"Leuchter afferma che nei crematori era questione di camere mortuarie o obitori ("mortuaries or morgues") che erano unite ai crematori e situate nello stesso edificio. Ciòvaleva soltanto per il crematorio I, dove la camera mortuaria appartenente al crematorio fu utilizzata per un certo tempo per la gasazione di uomini. Tutti gli altri crematori (crematori II-V) erano stati progettati e costruiti fin da principio ed esclusivamente come impianti di sterminio con locali di svestizione, di gasazione e di cremazione, come si puòdocumentare con una quantità di prove (dichiarazioni di testimoni e di colpevoli, disegni costruttivi, ordinazioni di materiali e ordini di costruzione)" (p.56).

In realtà di cio, come ha rilevato Pressac, non esiste nessuna prova.

Le obiezioni di Werner Wegner al rapporto Leuchter nel campo della cremazione meritano un esame accurato, perché, insieme agli scritti di Pressac, rappresentano la trattazione più approfondita della storiografia ufficiale su questo importante tema. Riporto le relative affermazioni di Wegner e commento.

"Anche l'affermazione di Leuchter che i forni di Auschwitz-Birkenau non avevano avuto postbruciatori (Nachverbrenner) deve essere contraddetta. Nell'istruzione di servizio si dice che le parti del cadavere della griglia di argilla refrattaria (Schamotterost) possono restare ancora venti minuti davanti all'estrazione della cenere (Ascheentnahme) per la postcombustione (zum Nachverbrennen)" (p.58).

Questa obiezione dimostra già da sola la totale ignoranza di Werner Wegner in questo campo. Le istruzioni di servizio del forno crematorio Topf a due e a tre muffole riscaldato con coke (48) dicono quanto segue.

"Appena le parti del cadavere cadono dalla griglia di argilla refrattaria sul piano inclinato della cenere sottostante, devono essere tratte in avanti col raschiatoio verso lo sportello di estrazione della cenere. Qui queste parti possono restare ancora 20 minuti per la postcombustione (zum Nachverbrennen)".

Werner Wegner ha capito poco o nulla di questo testo: i forni Topf di Auschwitz-Birkenau non possedevano alcun postbruciatore; dopo la combustione principale sulla griglia della muffola, le parti che cadevano attraverso le sue aperture nel cenerario sottostante finivano di bruciare fino a quando erano perfettamente combuste, e questo processo era designato Nachverbrennung, postcombustione. Un postbruciatore esisteva invece nei forni riscaldati con olio combustibile, come quelli costruiti dalla ditta H.Kori, che erano dotati di un bruciatore principale per la muffola e un bruciatore secondario per il cenerario (49).

Werner Wegner continua cosi la sua dimostrazione.

"Secondo indicazioni della ditta fornitrice Topf & Söhne i loro forni a due muffole potevano cremare 10-35 cadaveri in circa 10 ore. Ciò significa che in 24 ore di funzionamento ininterrotto in un forno a due muffole si potevano cremare teoricamente 24-84 cadaveri (dunque in una muffola 12-42). Naturalmente la capacità di cremazione dipende dal sistema costruttivo del forno, dal potere calorifico del combustibile e dal tempo, come pure dalle caratteristiche dei corpi da cremare (grossezza, volume, contenuto di grasso e di acqua), infine anche dalla capacità di lavoro del personale di servizio e dal ritmo delle introduzioni. Ad Auschwitz-Birkenau le storte (Retorte) (50)nel corso del tempo furono caricate con un numero vario di cadaveri, all'inizio solo con uno. Ma dopo che si fu sperimentato e furono raccolte le esperienze, in linea di principio furono introdotti in una muffola tre cadaveri di varia grossezza, il che era del tutto possibile in considerazione del volume e della grandezza delle aperture delle muffole. La direzione del Museo di Auschwitz ha comunicato all'autore che la durata di cremazione di un carico era in media di un'ora nel crematorio di Auschwitz, invece solo di mezz'ora nei crematori di Birkenau" (p.58).

Il documento citato da Werner Wegner è una lettera della Topf alla Neubauteitung di Mauthausen del 14 luglio 1941; egli si riferisce alla trascrizione errata di R.Schnabel (51) in cui si parla di 10-35 cremazioni in circa 10 ore; il documento originale dice da 30 a 36 in circa 10 ore (52), il che corrisponderebbe teoricamente ad una capacità di cremazione di 72-86 cadaveri in 24 ore di funzionamento ininterrotto. Werner Wegner dimentica di riferire che le istruzioni di servizio della Topf relative ai forni a 2 e a 3 muffole prescrivevano di introdurre i cadaveri nelle muffole "uno dopo l'altro" (intereinander; nach einander) e di pulire ogni sera le griglie dei focolari dei gasogeni (53), e questa operazione si poteva eseguire solo a forno spento. Che questi forni fossero stati progettati per cremazioni singole risulta anche dall'esiguo regime di griglia dei focolari dei gasogeni (forno a tre muffole : due gasogeni con regime di griglia di 35 kg/ora di coke ciascuno; forno a otto muffole: quattro gasogeni con regime di griglia di 35 kg/ora ciascuno) (54). Le esperienze fatte con gli unici impianti di cremazione in massa documentati -- i forni per la combustione di carogne animali, nei quali si badava soltanto all'economicità dell'incenerimento -- mostrano che l'ipotesi di una cremazione economicamente vantaggiosa (dal punto di vista sia della durata, sia del consumo di combustibile) di più cadaveri in una muffola è infondata; ad esempio, nel forno Kori modello 2b, che aveva una superficie della griglia della muffola di 1,39 m2, praticamente uguale a quella dei forni di Auschwitz-Birkenau (1,4 m2), si poteva cremare un carico massimo di 450 kg di sostanza organica, ma il processo di combustione durava 8 (otto) ore, con un consumo di combustibile di 170 kg di carbon fossile (55), il che equivale alla cremazione di 3 cadaveri del peso medio di 64 kg in quasi tre ore e mezza (56) con un consumo di circa 72 kg di carbon fossile. Del resto nel forno Topf a due muffole di Gusen, in un periodo di grande accumulo di cadaveri a causa di un guasto all'impianto, la cremazione di 677 cadaveri richiese 13 giorni, durante i quali furono eseguite solo cremazioni singole (57). Dunque la cremazione di 3 cadaveri in mezz'ora nei crematori di Birkenau è tecnicamente impossibile, come si puòdimostrare anche in base al consumo di coke.

Dopo aver ricordato la lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943 (p.58), secondo la quale nei crematori II e III si potevano cremare 1.440 persone (Personen) in 24 ore ciascuno, nei crematori IV e V 768 persone ciascuno (58), Werner Wegner, partendo da questi dati, e supponendo un carico di 3 cadaveri per muffola, "dimostra" che la durata della cremazione di un tale carico sarebbe stata di circa 76 minuti nei forni del crematorio I e di 45 minuti nei forni dei crematori di Birkenau; indi conclude trionfalmente.

"Con ciòè dimostrato che l'efficienza indicata dalla Zentralbauleitung per gli impianti di cremazione speciali di Auschwitz-Birkenau era del tutto raggiungibile" (p.63).

Infine egli rileva con soddisfazione che le durate da lui calcolate "corrispondono ampiamente ai dati del Museo di Auschwitz menzionati" (p.63).

Pura fantasia. Questi dati sono contraddetti, oltre che dalle esperienze fatte con i forni per l'incenerimento di carogne animali, anche dall'esame dei consumi di coke. Poiché i focolari dei gasogeni dei forni dei crematori II/III e IV/V potevano bruciare rispettivamente 8.400 (59) e 3.360 kg (60) di coke in 24 ore, il consumo di coke per ogni carico (di tre cadaveri in una muffola) sarebbe stato di 5,8 kg di coke per cadavere per i crematori II/III e di 4,3 kg per i crematori IV/V, ma si sa con certezza che nel forno Topf di Gusen, in condizione di equilibrio termico la cremazione di un cadavere richiedeva in media 30,5 kg di coke (61).

Non c'è bisogno di dire che i dati comunicati dal Museo di Auschwitz non si basano né su documenti né su uno studio scientifico, ma sono mere congetture e hanno lo stesso valore del dato di F.Piper secondo il quale a Birkenau si potevano gasare teoricamente 60.000 (sessantamila) persone al giorno! (62)

Dopo queste osservazioni sulla trattazione scientifica del problema della cremazione ad Auschwitz da parte di Werner Wegner è facile comprendere per quale ragione nel recente libro Wahrheit und Auschwitzlüge (63), il quale non è altro che una riedizione riveduta e corretta del libro Amoklauf gegen die Wirklichkeit, i sagaci membri del Dokumentationsarchiv, pur criticando qualche aspetto del libro in cui appare lo studio sui crematori di Auschwitz-Birkenau da me redatto con la collaborazione dell'ing. Franco Deana (64), non solo non dicono una sola parola su questo articolo, ma hanno perfino eliminato l'articolo di Werner Wegner: gli editori temevano forse che il lettore potesse confrontare il nostro studio scientifico con le congetture dilettantistiche di questo "esperto"?

Riguardo alle camere a gas omicide, Werner Wegner formula al rapporto Leuchter obiezioni a dir poco sorprendenti. Egli espone nove argomentazioni concatenate che sono un vero capolavoro di ignoranza e di faciloneria, per non dire di malafede:

"1) Il menzionato "impianto di disinfestazione" è un grosso edificio simile ad una fabbrica con quattro camini situato nei pressi del magazzino del campo "Kanada", nel quale tra l'altro venivano lavati o disinfestati (spidocchiati) capi di vestiario, biancheria, coperte ecc. Nell'edificio era installato anche un impianto di docce per i detenuti, la cosiddetta Sauna" (p.64).

2) Werner Wegner dichiara poi che Leuchter ha prelevato il suo campione di riferimento in questo edificio, ma "la direzione del Museo ha comunicato all'autore che non si puòtrovare alcun posto dove il gruppo Leuchter abbia potuto prelevare i campioni "(p.64).

3) In questo edificio la disinfestazione veniva effettuata mediante autoclavi.

4) Nelle autoclavi la disinfestazione avveniva con aria calda e vapore acqueo.

"5) Se ora nella sala furono trovate ancora rilevanti tracce di cianuri, ciònon si puòspiegare col fatto che la sala stessa fu mai usata per la disinfestazione di oggetti. Allora come vi avrebbe potuto lavorare il personale di servizio? Poiché l'impianto di disinfestazione fu certamente usato anche dopo la liberazione del campo nel gennaio 1945 per i detenuti rilasciati solo gradualmente, dopo l'edificio deve essere stato disinfestato con lo Zyklon B. Ciò spiegherebbe la saturazione relativamente alta con tracce di HCN nell'edificio tenuto chiuso, ma non sbarrato. E' comunque sbagliato confrontare l'alta concentrazione di questa sala con le esigue tracce di cianuri degli impianti di sterminio dei crematori I/V " (pp.64-65).

In realtà Leuchter ha prelevato il campione di riferimento non già nella Zentralsauna, BW 32, che effettivamente non aveva camere a gas ad acido cianidrico, ma nella camera a gas (Gaskammer) a Zyklon B dell'Entlausungsanlage (impianto di disinfestazione) BW 5a. Le argomentazioni successive di Werner Wegner, essendo fondate su questo falso presupposto (ignoranza o malafede?), sono completamente infondate.

6) La sesta argomentazione di Werner Wegner è quella della solubilità dei cianuri a causa degli agenti atmosferici:

"Ora, dopo 45 anni, come ci si potrebbe aspettare che esistano ancora rilevanti tracce di HCN in ruderi murari esposti alla pioggia, alla neve, al vento e alla differenza di temperatura?" (p.65).

Come ho già accennato, le installazioni di disinfestazione BW 5a e 5b presentano ampie macchie di azzurro di Prussia anche sui muri esterni, esposti anch'essi per 45 anni alla pioggia, alla neve, al vento e alla differenza di temperatura, perciòl'argomento di Werner Wegner non ha alcun valore. E' noto del resto che il ferrocianuro ferrico o azzurro di Prussia "è insolubile in acqua e in acidi diluiti" (65).

7) Leuchter attribuisce la presenza di tracce di cianuri rilevati nelle rovine dei crematori III, IV e V a gasazioni di disinfestazione con lo Zyklon B. Werner Wegner respinge questa spiegazione e commenta incredibilmente:

"Quanto questo tentativo di spiegazione sia problematico risulta dal fatto che anche nel crematorio III furono rilevate tracce di HCN, sebbene non ci sia stata nessuna ragione per disinfestare ancora un cumulo di macerie" (p.65).

Come se Leuchter non si fosse riferito alla gasazione delle camere mortuarie di questo crematorio prima della sua distruzione, ma alla gasazione delle sue macerie!

"8) Le pareti delle camere a gas non potevano assorbire (absorbieren) intensivamente i vapori che si sviluppavano nelle gasazioni, perché potenti aspiratori li avevano aspirati in breve tempo" (p.65).

Cio, come ho già rilevato, è in contraddizione con la lunghissima durata delle gasazioni supposta da Josef Bailer.

"9) Leuchter non puòneppure spiegare perché in ciascuno dei crematori II/III erano costruiti due grandi locali sotterranei. Poiché egli da un lato contesta che vi furono gasati degli uomini, dall'altro ha presuntamente rilevato tracce di acido cianidrico perfino nella sala spogliatoio del crematorio II (66), è giunto all'ipotesi che questi locali possano essere stati utilizzati per la disinfestazione di tessuti" (p.65).

Se Werner Wegner avesse letto gli scritti di Pressac, saprebbe che i crematori II e III furono progettati e costruiti come normali crematori con due camere mortuarie seminterrate. Circa i residui di cianuri rinvenuti nelle rovine dei crematori III, IV e V, egli qui attribuisce a Leuchter un'altra spiegazione che non è quella da lui proposta (la gasazione con Zyklon B delle rispettive camere mortuarie).

Altre obiezioni di Werner Wegner sono non meno sorprendenti.

In una ipotetica camera a gas omicida, Leuchter calcola una superficie di 0,836 m2 a persona "per la circolazione del gas". Wegner menziona una disposizione dell'Ordinanza sulla costruzione e sul funzionamento delle tramvie del 31 agosto 1965 nella quale la superficie occupata da una persona di 65 kg in piedi è calcolata a 0,125 m2, indi conclude che l'affermazione di Leuchter è infondata (pp.59-60). L'obiezione sarebbe valida se l'ordinanza summenzionata concernesse la gasazione di uomini in piedi nei tram! Werner Wegner avrebbe dovuto dimostrare che in una camera a gas omicida per la circolazione dei vapori di acido cianidrico non sono necessari 0.836 m2 per vittima, non già che una persona in piedi di 65 kg occupa una superficie di 0,125 m2, che è tutt'altra cosa.

Leuchter inoltre, assumendo per ipotesi la realtà delle gasazioni omicide, ha calcolato un tasso settimanale di 94 gasati e di 126 cremati nel crematorio I, di 278 gasati e di 315 cremati in ciascuno dei crematori II e III. Werner Wegner commenta:

"Anche qui non viene spiegato perché furono cremati più cadaveri di quanti uomini fossero stati gasati " (p.61).

Questa argomentazione è veramente incredibile: Werner Wegner pensa realmente che la capacità dei forni crematori dovesse essere perfettamente adeguata a quella delle presunte camere a gas omicide? E tutti i detenuti morti di morte cosiddetta naturale -- di malattie, di privazioni, di stenti -- dove avrebbero dovuto essere cremati?

3. JEAN-CLAUDE PRESSAC.

Jean-Claude Pressac è autore di due articoli sul rapporto Leuchter che sono stati pubblicati nella raccolta di saggi Truth prevails (67), di cui rappresentano la punta di diamante. Sarebbe senza dubbio ingiusto accomunare Pressac ai Wellers, ai Bailer, ai Wegner e ad altra gente di tale risma, tuttavia non si puònon rilevare che tanto sono esatti i suoi rilievi architettonici, altrettanto sono inesatte le sue obiezioni tecniche, a cominciare dalla sua confutazione della prova chimica di Leuchter:

"Una concentrazione di gas cianidrico di 0,3 g[rammi]/m3 (dose letale) è immediatamente mortale per l'uomo, mentre, per distruggere i pidocchi, è necessaria una concentrazione di 5 g/m3 applicata per almeno due ore. Se si mantiene questa concentrazione (5 g/m3) per sei ore, tutti gli insetti sono annientati [dati della Degesch]. A Birkenau la dose versata nelle camere a gas omicide era 40 volte letale (12 g/m3). Poi era provocata l'aerazione o azionata la ventilazione. Indi veniva l'incenerimento dei cadaveri, che durava 24 ore (nei crematori II e III). Il tempo di contatto dell'HCN con i muri delle camere a gas omicide non superava una decina di minuti al giorno ad una temperatura inferiore a 30C. Nelle camere di disinfestazione dei vestiti era utilizzata una concentrazione minima di 5 g/m3 per parecchi cicli quotidiani la cui durata variava in funzione del tempo di contatto scelto. Questa saturazione cianidrica per 12-18 ore al giorno era rafforzata dal calore sviluppato da stufe (situate nella camera) che fornivano una temperatura di 30C. I muri erano impregnati di HCN almeno 12 ore al giorno , il che comportava in situ la formazione di un colorante, l'azzurro di Prussia o ferrocianuro potasso-ferrico di composizione variabile in funzione delle condizioni di ottenimento" (69).

Nelle camere a gas di disinfestazione sprovviste di impianto di circolazione di aria calda (Degesch-Kreislauf) si usavano di norma da 20 a 30 g/m3 di acido cianidrico, per un tempo variabile da 3/4 d'ora a 3 ore, a seconda della temperatura (70). Ho già spiegato in che modo Pressac abbia calcolato la concentrazione di gas di 12 g/m3 nelle camere a gas omicide; la concentrazione di 20 g/m3 , secondo il calcolo di Pressac, per il Leichenkeller 1 dei crematori II e III corrisponderebbe a circa 10 kg di Zyklon B, che rappresenta il valore massimo indicato da Rudolf Höss in condizioni atmosferiche sfavorevoli. E' curioso che mentre taluni critici ritengono che le SS dosassero con estrema parsimonia lo Zyklon B, il che sarebbe anche ragionevole, perché, soprattutto nel 1944, il prodotto cominciava a scarseggiare (71), Pressac, sulla base di Höss, ritiene credibile che esse ne usassero quantitativi enormi: nessuno ha ancora spiegato per quale ragione, mentre nelle camere a gas americane, per ragioni "umanitarie", si usava una concentrazione di HCN 12 volte superiore a quella rapidamente mortale, nelle presunte camere a gas omicide, dove le ragioni "umanitarie" non esistevano affatto, fossero necessarie concentrazioni 40-67 volte superiori.

Per quanto concerne le gasazioni nelle camere a gas di disinfestazione dei BW5a e 5b, i dati addotti da Pressac sono puramente ipotetici, non essendo suffragati da alcun documento; una cosa comunque è certa: la temperatura costante di 30C nelle camere di disinfestazione costituirebbe non già un vantaggio, bens"un ostacolo alla formazione del ferrocianuro ferrico, la cui condizione preliminare è la condensazione dei vapori di HCN e il loro adsorbimento o assorbimento sulla superficie delle pareti; il chimico tedesco Germar Rudolf, che ha studiato approfonditamente le reazioni di formazione del ferrocianuro ferrico, le riassume in questa sequela:

a. adsorbimento/assorbimento dell'acido cianidrico

b. dissociazione dell'HCN in CN- e H+

c. combinazione [Komplexierung] di Fe3+ in [Fe(CN)6]3-

d. riduzione del [Fe(CN)6]3- a [Fe(CN)6]4-

e. precipitazione con Fe3+ come Fe4[Fe(CN)6]3, azzurro di Prussia.

La velocità di formazione del pigmento dipende dai seguenti fattori:

1. contenuto acqueo del mezzo reattivo

2. reattività del ferro

3. Temperatura

4. valore del pH.

La solubilità dell'HCN nell'acqua aumenta al decrescere della temperatura e va da una soluzione 0,065 molare a 30C a 0,2 molare a 0C (72).

Per confutare l'affermazione di Leuchter secondo cui il rinvenimento di tracce di cianuri nelle presunte camere a gas omicide dei crematori I,III,IV e V è da attribuire a gasazioni di disinfestazione di questi locali come camere mortuarie, Pressac ricorre all'argomentazione truffaldina già analizzata in precedenza della impossibilità di disinfettare un locale con acido cianidrico, perché esso " non possiede nessuna attività battericida o germicida" (73).

Nel crematorio II Leuchter non ha trovato alcuna traccia di cianuri, sebbene, secondo Pressac, la locale camera a gas omicida sia stata la più usata del campo; lo storico francese commenta:

"L'assenza di cianuri deriverebbe dalla loro solubilizzazione (solubilisation) da parte delle acque piovane e di quelle della falda freatica" (74).

Ma, come ho già rilevato, anche questo argomento, per quanto concerne il ferrocianuro ferrico, è infondato.

4. TILL BASTIAN.

Till Bastian si sofferma a lungo sul rapporto Leuchter (75), riferendosi alle argomentazioni di "tre scienziati":

"Finora tre scienziati, l'uno indipendentemente dall'altro e partendo da punti di vista diversi, hanno fornito una critica fondata degli errori e delle contraddizioni del "Rapporto Leuchter": la più sistematica è quella del farmacologo e tossicologo francese Jean Claude Pressac che nel 1993 ha pubblicato ancora un'appendice ai risultati delle sue ricerche; e poi quelle del francese Georges Wellers e del tedesco Werner Wegner. Se c'è ancora qualcuno che possa essersi lasciato fuorviare dalla compilazione pseudoscientifica della perizia Leuchter, dopo aver letto questi autori si renderà presto conto della sua assoluta inconsistenza interna" (76).

Per quanto riguarda il primo "scienziato", il "farmacologo e tossicologo" Pressac è in realtà un semplice farmacista, ed è chiaro che Till Bastian non ha neppure letto i suoi libri cui rimanda: nell' "appendice" del 1993, Leuchter non è neppure menzionato e nel libro del 1989 è menzionato solo di sfuggita: l'unico scritto dedicato da Pressac alla confutazione del rapporto Leuchter, l'articolo già citato Les carences et incohérences du "rapport Leuchter" Till Bastian lo ignora.

Forse è più probabile che si ricreda chi si è lasciato fuorviare dalle critiche pseudoscientifiche di questi esperti. Agli argomenti di costoro, Till Bastian ne aggiunge qualcuno in proprio. Egli scrive che

"una camera a gas negli USA deve essere preriscaldata prima di qualsiasi esecuzione perché l'acido cianidrico (Zyklon B) passa allo stato aeriforme soltanto a una temperatura ambiente di 26 Celsius. Ad Auschwitz peròi nazisti pigiavano nelle loro camere a gas tante di quelle persone che bastava la loro temperatura corporea a ottenere la temperatura necessaria!" (79) (pp.82-83).

E' evidente che Till Bastian non ha la più pallida idea di come vengano eseguite le esecuzioni nelle camere a gas americane: a quanto pare, egli crede seriamente che esse vengano effettuate mediante Zyklon B! In queste camere a gas l'acido cianidrico si sviluppa invece dalla reazione chimica tra cianuro di sodio e acido solforico: 2 NaCN + H2SO4 = 2HCN + Na2SO4; questa reazione è esotermica, cioè avviene con produzione di calore, perciònel locale è necessario mantenere una temperatura superiore al punto di ebollizione dell'acido cianidrico (25,7 C) soltanto per impedire la condensazione della miscela gasosa.

Till Bastian pensa inoltre che "l'acido cianidrico (Zyklon B) passa allo stato aeriforme soltanto a una temperatura ambiente di 26 Celsius", ma anche ciòè inesatto, perché l'evaporazione dell'acido cianidrico avviene anche a temperature inferiori a 0C. Nel corso delle esperienze pratiche di disinfestazione di caserme con Zyklon eseguite in Germania a cavallo tra il 1940 e il 1941 con temperature dei locali da -4 a -8C risultòinfatti che "in tutti i casi lo sviluppo del gas si è verificato essenzialmente dopo una o al massimo dopo due ore" (80). Naturalmente alla temperatura di ebollizione il processo di vaporizzazione dell'acido cianidrico è molto più rapido.

Con queste precisazioni, è vero che ad Auschwitz, in una ipotetica camera a gas omicida, il calore emanato dai corpi delle vittime avrebbe sopperito al fabbisogno di calore per la vaporizzazione dell'acido cianidrico, ma, per la verità, io ho già formulato questa obiezione e con un fondamento scientifico ben più solido. Al riguardo ho rilevato:

"Il corpo di un adulto fermo, in piedi, produce 1,72 Kcal al minuto (81);1.800 corpi producono dunque 3.096 Kcal al minuto. Il calore di vaporizzazione dell'acido cianidrico è di -6,67 Kcal/mole; poiché il suo peso molecolare è di 27,03, il calore di vaporizzazione di 6 kg di acido cianidrico è di (6.000 x 6,67) : 27,03 = 1.480 Kcal, meno della metà del calore prodotto da 1.800 corpi in 1 minuto" (82).

L'argomentazione di Leuchter è senza dubbio errata, ma la confutazione proposta da Till Bastian, pur essendo sostanzialmente corretta, assume come validi dei presupposti parimenti errati.

A sostegno di questa "prova tecnica" insensata, Till Bastian adduce anche una "prova storica":

"Di una delle loro prime operazioni criminali, che ebbe luogo il 3 settembre 1941 nello scantinato del Blocco 11 e costòla vita a 850 persone, c'è la testimonianza del caporapporto Palitzsch, il quale afferma che quando la mattina del giorno dopo, protetto da una maschera antigas, apri le porte delle celle, trovòalcuni prigionieri ancora in vita" (83) [corsivo mio].

In realtà questa "testimonianza" non esiste. Nella sua profonda ignoranza storica della tematica in cui ha voluto cimentarsi, Till Bastian confonde con la testimonianza dell'ex detenuto Michal Kula su Palitzsch. Per quanto concerne la veridicità di questo testimone e della storia della prima gasazione omicida esposta nel Kalendarium di Auschwitz (84) , rimando al mio studio Auschwitz. La prima gasazione (85), del quale riporto il paragrafo dedicato alle manipolazioni operate a questo riguardo da Danuta Czech (86).

Con riferimento al crematorio dello Stammlager, Till Bastian obietta ancora che

 "l'ingegnere statunitense afferma inoltre che questo crematorio non aveva porte a chiusura stagna come tutti gli altri crematori; ma se avesse cercato più attentamente nell'archivio di Auschwitz, avrebbe potuto facilmente trovare gli ordinativi di questo tipo di porte" (87).

 In realtà Leuchter non avrebbe trovato nulla anche se avesse cercato "più attentamente", perché negli archivi del Museo di Auschwitz questi "ordinativi" non esistono affatto.

Till Bastian adduce poi un argomento che non è presentato da nessuno dei tre "scienziati" summenzionati:

 "Merita di essere ricordata anche la circostanza che le SS incaricarono appositamente la ditta produttrice dello Zyklon B usato nelle camere a gas di Auschwitz, la Degesch (Deutsche Gesellschaft für Schädlingsbekämpfung [Industria per la produzione di antiparassitari]) che ne aveva il monopolio, di depurare il materiale della sostanza aromatica che è componente specifica dello Zykon B usato come antiparassitario ed è prescritta da norme precise, a evitarne l'uso improprio. Perché mai doveva essere necessaria una misura del genere se lo Zyklon B, come sostengono Leuchter e altri, ad Auschwitz veniva usato non per le camere a gas ma come disinfettante, per lo "spidocchiamento" ecc.?". (88)

 Questa argomentazione, essendo fondata su falsi presupposti, non ha alcun valore.

Lo Zyklon B conteneva una sostanza avvisatrice, il bromoacetato di etile (89), ancora in uso durante la guerra (90) -- che, con la sua azione irritante, avvertiva della presenza dell'acido cianidrico (91).

L'aggiunta di questa sostanza era una prassi industriale (92) e la legge la prescriveva obbligatoriamente soltanto per la gasazione di edifici che facevano parte di un isolato (93) , non certo "a evitarne l'uso improprio", ma per prevenire disgrazie . La produzione di Zyklon B senza sostanza avvisatrice non aveva nulla di sinistro; la sentenza del processo Peters ammette esplicitamente che la Degesch, per la gasazione di sostanze sensibili all'odore (viveri, tabacco ecc.), consegnò Zyklon B senza sostanza avvisatrice, il che era indicato sull'etichetta dei barattoli; che durante la guerra il quantitativo di sostanza avvisatrice fu ridotto per ragioni di scarsità e che la ditta Tesch und Stabenow forn "Zyklon B senza sostanza avvisatrice anche al parco sanitario dell'esercito di Berlino-Lichterfeld e la Degesch a Orianenburg, "dove non ci furono uccisioni con lo Zyklon" (94).

 La "circostanza" che le SS incaricarono appositamente la Degesch di produrre Zyklon B senza sostanza avvisatrice è il travisamento di una storia riferita da Gerhard Peters (ex direttore della Degesch) nel suo affidavit del 27 ottobre 1947. Egli racconta che durante la guerra il dottor Mrugowski (capo dell'Ufficio Sanità delle SS) gli ordinòdi recarsi a Berlino da Kurt Gerstein per un incarico coperto dal segreto di Stato. Gerstein gli comunicò che, su ordine di Himmler, venivano uccisi con acido cianidrico criminali, malati incurabili e minorati mentali, i quali subivano sofferenze inutili a causa della sostanza avvisatrice contenuta nello Zyklon B; Gerstein voleva rendere più "umana" la morte dei condannati usando acido cianidrico liquido, ma il dottor Peters, non sapendo come procurarselo, decise di produrre Zyklon B senza sostanza avvisatrice (95).

Questa storia non è confermata da alcun documento; con certezza si sa soltanto che, delle 12 fatture emesse dalla Degesch a nome di Kurt Gerstein tra il 30 aprile e il 18 maggio 1944 per complessivi 2.370 kg di Zyklon B senza sostanza avvisatrice, 6, per un totale di 1.185 kg, si riferiscono ad Auschwitz, le altre 6, relative ai restanti 1.185 kg, a Oranienburg (96), "dove non ci furono uccisioni con lo Zyklon B".

La produzione di Zyklon B senza sostanza avvisatrice dipese a mio avviso dalla scarsezza di sostanza avvisatrice durante la guerra e, ancor più, dalle esperienze acquisite dalla scuola di disinfettori di Oranienburg, secondo le quali, sia attraverso le mancanze di tenuta delle maschere antigas, sia durante le ventilazioni si percepiva sempre l'odore caratteristico dell'acido cianidrico, mai la sostanza irritante (97), che dunque era inutile.

5. A TITOLO DI ESEMPIO: UNA OBIEZIONE SCIENTIFICA AL RAPPORTO LEUCHTER.

Leuchter ha messo in evidenza i pericoli dell'impiego di acido cianidrico nei crematori di Auschwitz-Birkenau con questa argomentazione:

"Non solo il gas (98) non è immediato, ma esiste sempre un rischio di esplosione. La miscela gassosa totale è generalmente al di sotto del limite inferiore di esplosività della miscela gas-aria di 0,32% (poiché la miscela normalmente non dovrebbe superare le 3.200 ppm) (99), ma la concentrazione del gas nel generatore (o, nel caso dello Zyklon B, nel supporto inerte) è molto più grande e puòanche essere del 90-99% in volume. Questo è quasi acido cianidrico puro e in questa condizione (100) può esistere in certi momenti in sacche nella camera" (101).

 Jean-Claude Pressac obietta:

 "I limiti di infiammabilità nell'aria per l'HCN sono dal 5,6% (minimo) al 40% (massimo) in volume. Ciòsignifica che al contatto con una fiamma c'è esplosione se la concentrazione di acido cianidrico con l'aria è compresa tra 67,2 g/m3 e 480 g/m3. Al di sotto di 67,2 g/m3 non c'è alcun rischio; al di sopra di 480 g/m3 neppure, perché non resta abbastanza ossigeno per provocare una infiammazione (102). Le SS utilizzavano dosi di 5g/m3 per disinfestare e di 12 g/m3 per uccidere, dosi largamente al di sotto del limite di 67,2 g/m3. I loro crematori e le loro camere a gas non potevano perciò esplodere" (103).

 Ma questo è appunto ciòche ha detto Leuchter. Resta da vedere se queste eventuali sacche di miscela esplosiva avrebbero rappresentato un reale pericolo.

A questo argomento si possono opporre almeno quattro obiezioni:

1) I massimi specialisti tedeschi della disinfestazione con acido cianidrico hanno sempre escluso nell'uso pratico il pericolo di esplosione. Ad esempio, Gerhard Peters, una delle massime autorità tedesche degli anni Trenta e Quaranta in questo campo, scrive al riguardo in un manuale tecnico.

 "Infatti, dal fatto che una miscela gas-aria sia esplosiva, non si deve dedurre senz'altro che il suo impiego comporti in ogni caso rischi di esplosione. Non appena la concentrazione necessaria è notevolmente al di sotto del limite inferiore di esplosività, non si parla più di un rischio di esplosione, come risulta nel caso dell'acido cianidrico" (104).

 Egli rileva che l'acido cianidrico era usato a scopo di disinfestazione in concentrazioni di 10-20 g/m3 e conclude:

"Il limite inferiore di esplosività dell'acido cianidrico è già sufficientemente alto per escludere qualunque pericolo di esplosione nei lavori pratici di gasazione" (105).

2) Se l'impiego di un gas comportava un rischio di esplosione, il gas veniva usato ugualmente. Alcuni gas, come il T-Gas, venivano impiegati normalmente a scopo di disinfestazione in concentrazioni prossime al limite inferiore di esplosività, altri, come il solfuro di carbonio (Schwefelkohlenstoff) in concentrazioni addirittura superiori (50-100 g/m3; il limite inferiore di esplosività è di 34 g/m3) (106). In questi casi il rischio di esplosione esisteva concretamente, ma le gasazioni venivano eseguite ugualmente. C'erano infatti delle norme di sicurezza molto rigorose che, nella prassi delle gasazioni, consentivano di scongiurare qualunque rischio di esplosione. Nel caso del T-Gas, ad esempio, queste norme si articolavano in 19 punti (107). Per l'acido cianidrico non esisteva nessuna normativa di sicurezza di questo tipo.

3) Il progetto di una "camera a gas semplice" (einfache Gaskammer) prevedeva la presenza di una stufa elettrica all'interno del locale (108). Nelle camere a gas a Zyklon B degli impianti di disinfestazione BW5a e 5b di Birkenau erano installate tre stufe a carbone, che sono ancora visibili nella camera a gas del BW5b.

4) Durante una gasazione, le stufe potevano essere accese senza rischio di esplosione. Un altro esperto di acido cianidrico, R.Queisner, scrive testualmente sulla base di esperimenti pratici eseguiti presso la Scuola per disinfettori delle Waffen-SS di Oranienburg:

 "Quando ci sono temperature esterne fredde, è meglio

lasciare bruciare le stufe durante la gasazione (die ÷fen während der Vergasung brennen zu lassen) e accollarsi le perdite di acido cianidrico causate da una parziale aspirazione del gas nel camino, oppure si devono far spegnere le stufe per chiuderle ermeticamente e rinunciare cosi all'alta temperatura del locale durante la gasazione? Dalle nostre osservazioni risulta che è meglio lasciar bruciare le stufe, purché non ci sia vento" (109).

 Questo è appunto un esempio di argomentazione scientifica che si puòopporre al rapporto Leuchter, ma perfino in questo caso relativamente semplice né Pressac né i suoi emuli sono stati capaci di andare al di là di una superficialità dilettantistica.

Una critica scientifica del rapporto Leuchter attende ancora di essere scritta.

 NOTE

 1) "Le monde juif", n. 127, juillet-septembre 1987.

2) Op.cit., pp.130-139.

3) "Le monde juif", N134, avril-juin 1989, pp.45-53.

4) Qui est Faurisson, art.cit., p.111.

5) Ibidem, p.112.

6) Ibidem, p.114.

7) Georges Wellers, La Solution Finale et la Mythomanie-Néo-Nazie, op.cit., p.4.

8) Georges Wellers, Les chambres à gaz ont existé, op.cit., p.135.

9) Ciò risulta da qualunque manuale scientifico, come: G.Melino, Lineamenti di Igiene del Lavoro. Società Editrice Universo, 1977, p.219; Michele Giua-Clara Giua Lollini, Dizionario di chimica generale e industriale, op. cit., , vol.I, p.313; anche l'opera classica di Ferdinand Flury, Franz Zernik, Schädliche Gase, Dämpfe, Nebel, Rauch- und Staubarten. Verlag von Julius Springer, Berlin 1931, dà il valore di 8 litri per un adulto in piedi (p.29).

10) Les chambres à gaz ont existé, op.cit., pp.135-136.

11) Ibidem, p.136.

12) NI-034.

13) NI-036. La quantità summenzionata , "de 5 à 7 kilos par 1.500 personnes", appare anche nel Bréviaire de la Haine di Léon Poliakov, opera che Wellers non poteva ignorare (p.235 dell'edizione Calmann-Levy del 1979 "confome à l'édition originale de 1951-1960" [p.XIII]).

14) Les chambres à gaz ont existé, op.cit., p. 136.

15) Qui est Faurisson?, art.cit., pp.113-114.

16) Jean-Claude Pressac, Technique and Operation of the Gas Chambers, op.cit., p.286.

17) Ibidem, p.285 e 324.

18) Ibidem, p. 475.

19) Edizioni La Sfinge, Parma 1987, p.38.

20) J.-C.Pressac, Les carences et les incohérences du 'Rapport Leuchter'. Jour J, 1988, p.III.

21) Michele Giua e Clara Giua-Lollini, Dizionario di chimica generale e industriale, op. cit., vol.I, pp. 312-313 (voce "Aggressivi chimici di guerra").

22) F.Flury, F.Zernik, Schädliche Gase, Dämpfe, Nebel, Rauch- und Staubarten, op.cit., p.453 e 454.

23) Milligramme/Minute, milligrammi/minuto.

24) Gramme/Stunde, grammi/ora.

25) G. Peters, Chemie und Toxikologie der Schädlingsbekämpfung, Stuttgart 1942, p.58.

26) Robert Lensky, The Holocaust on Trial. The Case of Ernst Zündel. Reporter Press 1989, p.391.

27) Ciò non significa che il suo corpo assorba [(8 x 3500 x 4): 1.000] = 112 mg di acido cianidrico, ma che il gas impiega qualche minuto per diffondersi nel locale e raggiungere la concentrazione immediatamente mortale.

28) Les chambres à gaz ont existé, op.cit., p.136.

29) A propos du "rapport Leuchter, art. cit., p. 46.

30) Cfr. Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas, op.cit., p.283. I capitoli VII e IX di quest'opera sono stati redatti da Wellers.

31) Qui est Faurisson?, art.cit., p. 114.

32) G.Peters, Die Verdunstung als unentbehrliches Mittel der Schädlingsbekämpfung mit Gasen. Zeitschrift für hygienische Zoologie und Schädlingsbekämpfung, 1940, p.116.

33) H.W.Frickhinger, Schädlingsbekämpfung für Jedermann. Helingsche Verlagsanstalt, Leipzig 1942, p.206.

34) A.Soldi e A.Regé, Contributo al problema della produzione di acido cianidrico gassoso. Estratto dagli "Annali di chimica applicata", vol. 22, fasc. 10, Roma 1932, p.703.

35) Amoklauf gegen die Wirklichkeit. NS-Verbrechen und "revisionistische" Geschichtsschreibung. Herausgeber: Dokumentationsarchiv des österreichischen Widerstandes. Bundesministerium für Unterricht und Kunst. Wien 1991. Cito dalla seconda edizione del 1992.

36) An engineering report on the alleged execution gas chambers at Auschwitz, Birkenau and Majdanek Poland. Prepared for Ernst Zündel. April 5, 1988 by Fred A. Leuchter, Jr. Chief Engineer. Fred A. Leuchter, Associates, 231 Kennedy Drive Unit # 110, Boston, Massachusetts 02148. Il rapporto, compresi i documenti, consta di 188 pagine non numerate.

37) The Leuchter Report. The End of a Myth. An Engineering report on the alleged execution gas chambers at Auschwitz, Birkenau and Majdanek, Poland. Revisionist and Historical Video Tapes. Audio Tapes and Books. David Clark. P.O. Box 726, Decatur, Alabama 35602 USA.

38) The Leuchter Report. The First Forensic Examination of Auschwitz. Focal Point Publications, London 1989.

39) The Leuchter Report, op.cit., pp.43-51 (piante) 60-92 (certificati) [numerazione mia].

40) I passi ai quali si riferisce Josef Bailer non esistono nell'edizione originale del rapporto Leuchter.

41) Mi riferisco alle camere a gas della baracca Bad und Desinfektion I, che sarebbero state usate anche come camere a gas omicide. [Ispezione personale].

42) G. Zimmermann (Hg.), Bauschäden Sammlung. Bd.IV, Forum-Verlag, Stuttgart 1981, p. 120 ssgg.

43) Germar Rudolf, Leuchter Gegengutachten: ein wissenschaftliche Betrug? In: "Deutschland in Geschichte und Gegenwart", 43.Jg.,Nr.1, März 1993, p.23.

44) J.-C.Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, op.cit., p.200.

45) J.-C.Pressac, Les crématoires d'Auschwitz, op.cit., p.67; trad. it. Le macchine dello sterminio, op.cit., p.77.

46) P.Piper, in: Auschwitz, Reinbeck bei Hamburg 1980, p.118 ssgg. Citato da J.Bailer nella nota 11 a p.49. Di quest'opera tradotta dal polacco sono in possesso della traduzione in francese; F.Piper afferma che per le gasazioni omicide si usavano da 6 a 12 kg (*) di Zyklon B e che esse duravano 20 minuti. J.Buszko (Editore), Auschwitz. Camp hitlérien d'extermination. Editions Interpress, Varsovie 1978, p.125.

(*) 12 kg di Zyklon B, nel caso esaminato sopra, corrispondono ad una concentrazione teorica di HCN di 29 g/m3, che è 97 volte superiore a quella immediatamente mortale!

47) Uwe Backes, Eckhard Jesse, Reiner Zitelmann (Hrsg.), Die Schatten der Vergangenheit. Impulse zur Historisierung des Nationalsozialismus. Propyläen, Frankfurt am Main-Berlin 1990, pp.450-476. L'articolo di Werner Wegner è stato pubblicato dalla stessa casa editrice anche come opuscolo (Sonderdruck con lo stesso titolo, senza data).

48) Betriebsvorschrift des koksbeheizten Topf-Doppelmuffel-Einäscherungsofen, 26 settembre 1941. APMO, BW11/1, p.3; Betriebsvorschrift des koksbeheizten Topf-Dreimuffel-Einäscherungsofen, 11 marzo 1943. Fotocopia in: M.Nyiszli, Médecin à Auschwitz. Souvenirs d'un médecin déporté, traduit et adapté du hongrois par Tibère Kremer. Julliard, Paris 1961. Appendice.

49) Sulla struttura e il funzionamento dei forni Topf di Auschwitz-Birkenau vedi il già citato articolo Die Krematoriumsöfen von Auschwitz-Birkenau, in: Grundlagen zur Zeitgeschichte, op.cit., pp.291-296.

50) Termine tecnico errato con il quale Wegner indica le muffole o camere di cremazione.

51) Reimund Schnabel, Macht ohne Moral. Eine Dokumentation über die SS. Röderberg-Verlag, Frankfurt/Main 1957, p. 346.

52) Staatsarchiv Weimar, LK 4651.

53) "Jeden Abend muss der Generatorrost von den Koksschlaken befreit und die Asche herausgenommen werden".

54) APMO, BW 30/7/34, p.54, Aktenvermerk del 17 marzo 1943.

55) Wilhelm Heepke, Die Kadaver-Vernichtungsanlagen. Verlag von Carl Marhold. Halle a.S. 1905, p.43.

56) Nella lettera della Topf del 14 luglio 1941 risulta una durata della cremazione di 33-40 minuti per muffola. Il primo valore è da considerare del tutto eccezionale; il secondo era praticamente ottenibile (e fu ottenuto a Gusen) con l'ausilio di un impianto di tiraggio aspirato (Saugzuganlage), ma i forni di Birkenau erano sprovvisti di tali impianti. La minore durata rispetto a quella del forno Kori per la cremazione di carogne animali dipende proprio dal fatto che la cremazione di un singolo cadavere alla volta poteva essere eseguita con una conduzione del forno migliore rispetto ad una cremazione in massa.

57) Vedi Die Krematoriumsöfen von Auschwitz-Birkenau, art.cit., pp.303-304.

58) TCIDK, 502-1-314, p.14a. Il documento non parla di cadaveri, ma di persone!

59) 35 kg/h x 10 gasogeni per 24 ore = 8.400 kg in 24 ore.

60) 35 kg/h x 4 gasogeni x 24 ore = 3.360 kg in 24 ore.

61) Die Krematoriumsöfen von Auschwitz-Birkenau, op.cit, pp. 296-297.

62) Auschwitz. Camp hitlérien d'extermination, op.cit., p.124.

63) Brigitte Bailer-Galanda, Wolfgang Benz und Wolfgang Neugebauer (Hg.), Wahrheit und Auschwitz-Lüge. Zur Bekämpfung "revisionistischer" Propaganda. Im Auftrag des Dokumentationsarchiv des österreichischen Widerstandes. Wiener Verlag, Himberg bei Wien 1995.

64) Grundlagen zur Zeitgeschichte, op.cit.

65) M.Giua, Dizionario di chimica generale e industriale, op.cit. , vol.II, p.258.

66) In realtà Leuchter non ha fatto alcun prelievo in questo locale, il Leichenkeller 2.

67) Shelly Shapiro (Ed.), Truth Prevails. Demolishing Holocaust Denial: the end of "The Leuchter Report". Published by The Beate Klarsfeld Foundation, New York 1990: The Deficiencies and Inconsistencies of "The Leuchter Report", pp.31-60, e Additional Notes: Leuchter's Videotape: A Witness to Fraud, pp.61-73. Il primo articolo era già apparso in Francia con il titolo Les carences et incohérences du "Rapport Leuchter". Jour J, dicembre 1988.

68) Nel testo americano questa concentrazione è di 12-20 g/m3: Truth prevails, op.cit., p.36.

69) Les carences et incohérences du "Rapport Leuchter", art.cit., pp.III-IV; Truth prevails, op.cit., pp.36-38.

70) F.Puntigam, H.Breymesser, E.Bernfus, Blausäure zur Fleckfieberabwehr. Grundlagen, Planung und Betrieb. Sonderveröffentlichung des Reichsarbeitsblattes, Berlin 1943, p.31.

71) La fabbrica di Dessau sub"gravi danni in conseguenza dell'attacco aereo alleato il giorno della Pentecoste del 1944. Schwurgericht in Franfurt am Main, Sitzung vom 27.Mai 1955, in: C.F.Rüter, Justiz und NS-Verbrechen, op. cit., Bd.XIII, p.109.

72) Germar Rudolf, Gutachten über die Bildung und Nachweisbarkeit von Cyanidverbindungen in den "Gaskammern" von Auschwitz. Rüdiger Kammerer -- Armin Solms (Hg.), Cromwell Press, London 1993, p.40 e 42.

73) J.-C.Pressac, Les carences et incohérences du "Rapport Leuchter", art.cit., p.IV; Truth prevails, op.cit., p.38.

74) Ibidem, p.V, Truth prevails, op.cit., p.41.

75) Till Bastian, Auschwitz e la "menzogna su Auschwitz", op.cit., pp.78-92.

76) Ibidem, p.85.

77) Si tratta del già citato Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse.

78) Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, op. cit.

79) Till Bastian, Auschwitz e la "menzogna su Auschwitz", op. cit., pp.82-83.

80) G.Peters und W.Rasch, Die Einsatzfähigkeit der Blausäure-Durchgasung bei tiefen Temperaturen. In: "Zeitschrift für hygienische Zoologie und Schädlingsbekämpfung", 1941, p.136.

81) F.Flury,F.Zernik, Schädliche Gase, Dämpfe, Nebel,Rauch- und Staubarten, op.cit., p.29.

82) Carlo Mattogno, Auschwitz: Fine di una leggenda, op.cit., p.59.

83) Till Bastian, Auschwitz e la "menzogna di Auschwitz", op.cit., p.83.

84) Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau, op.cit.

85) Edizioni di Ar, 1992.

86) Vedi capitolo VI.

87) Till Bastian, Auschwitz e la "menzogna su Auschwitz", op. cit., p.84.

88) Ibidem.

89) Otto Lenz/Ludwig Gassner, Schädlingsbekämpfung mit hochgiftigen Stoffen, op.cit.,p.10.

90) R.Queisner, Erfahrungen mit Filtereinsätzen und Gasmasken für hochgiftige Gase zur Schädlingsbekämpfung. In: "Zeitschrift für hygienische Zoologie und Schädlingsbekämpfung", 1943, p.190.

91) Il bromoacetato di etile era un aggressivo chimico di guerra. Al riguardo il Giua scrive:"E' un aggressivo chimico importante, che agisce come lacrimogeno o come tossico. La sua azione specifica è peròquella lacrimogena" (Dizionario di chimica generale e industriale, op.cit., vol.I, p.321).

92) Vedi al riguardo G.Peters, Blausäure zur Schädlingsbekämpfung, Verlag von Ferdinand Enke, Stuttgart 1933, pp.61-63.

93) Verordnung zur Ausführung der Verordnung über die Schädlingsbekämpfung mit hochgiftigen Stoffen. Vom 25. März 1931. "Reichsgesetzblatt", 1931, Nr.12, Teil I, ß 10, p.84.

94) Schwurgericht des Landgerichts Frankfurt am Main, Sitzung vom 27. Mai 1955, in: C.F.Rüter, Justiz und NS-Verbrechen.vol. XIII, pp.108,122,123.

95) NI-12111.

96) PS-1553.

97) R.Queisner, Erfahrungen mit Filtereinsätzen und Gasmasken für hochgiftige Gase zur Schädlingsbekämpfung, art.cit., pp.190-191. Queisner riconduce questa osservazione sperimentale al fatto che il bromoacetato di etile ha un punto di ebollizione di 144C, contro i 25,7 dell'acido cianidrico, perciò ha una tensione di vapore superiore ed è conseguentemente meno volatile di questo (ibidem, p.191)

98) Intendi: lo sviluppo del gas.

99) 3.200 parti per milione, equivalenti a circa 3,5 g/m3 (concentrazione relativa alle camere a gas americane).

100) Cioè in questa concentrazione.

101) F.Leuchter, An Engineering Report on the Alleged Execution Gas Chambers at Auschwitz, Birkenau and Majdanek Poland, op.cit., 9.002.

102) I limiti di esplosività dell'HCN in aria a 20C sono di 5,4% = 60 g/m3 (limite inferiore) e di 46,6%=520 g/m3 (limite superiore). Cyanwasserstoff. Blausäure. Merkblatt M 002 12/89. Berufgenossenschaft der chemischen Industrie. Jedermann-Verlag, Heidelberg, p.6.

103) J.-C.Pressac, Les carences et incohérences du "Rapport Leuchter", art.cit., p.VI.

104) G.Peters, Die hochwirksamen Gase und Dämpfe in der Schädlingebekämpfung. Sammlung chemischer und chemisch-technischer Vorträge. Neue Folge. Heft 47a. Verlag von Ferdinad Enke in Stuttgart, 1942, p.103.

105) Ibidem, p.115.

106) Ibidem, p.103.

107) Walter Dötzer, Entkeimung, Entseuchung und Entwesung. Arbeitsanweisungen für Klinik und Laboratorium des Hygienes-Institutes der Waffen-SS, Berlin. Verlag von Urban und Schwarzenberg, Berlin und Wien 1943, pp.127-129 :"Arbeitsvorschrift für die Durchgasung von Gebäuden, Unterkünften usw. Mit T-Gas".

108) F.Puntigam,H.Breymesser,E.Bernfus, Blausäure zur Fleckfieberabwehr. Grundlagen, Planung und Betrieb, op.cit., p.29.

109) R.Queisner, Erfahrungen mit Blausäure bei Grossraumentwesungen. In: "Zeitschrift für hygienische Zoologie und Schädlingdbekämpfung", 1944, pp.131-132.

CAPITOLO SESTO

 IL DILETTANTISMO ANTIREVISIONISTA IN ITALIA.

1. UN INCONTRO RIFIUTATO.

 Il periodico torinese L'Incontro nel numero di luglio-agosto del 1995 ha pubblicato una recensione del mio libro Auschwitz: Fine di una leggenda, che era stato inviato alla redazione dal prof. Francesco Coppellotti. Riporto integralmente il testo di questo scritto, firmato Sicor:

 "L'Autore si propone di smentire il celebre libro di Jean-Claude Pressac: "Auschwitz, technique and operation of the gas chambers" pubblicato a New York nel 1989 che forn"le prove dell'esistenza e del funzionamento delle camere a gas omicide ad Auschwitz-Birkenau. Viene pure contestato l'ultimo lavoro di Pressac: "Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse" (Parigi,1991) redatto in base alla documentazione reperita a Mosca, ove sono conservati gli archivi della "Bauleitung" (la direzione delle costruzioni di Auschwitz) caduti nelle mani delle truppe sovietiche.

Secondo Pressac le vittime dello sterminio di massa nelle camere a gas sarebbero circa 800.000. Orbene il Mattogno, difensore onorario dei criminali nazisti, elabora un'analisi critica basata sulle da lui "presunte" [sic] camere a gas e sulla capacità dei forni crematori. Si tratta di un'indagine tecnica a dir poco ripugnante, perché basata sulla "produzione" cioè sul numero di cadaveri cremati nell'unità di tempo (una giornata di attività) e sul "rendimento" (rapporto tra il calore prodotto e quello utilizzato, ossia il consumo di combustibile). L'Autore si addentra in una disamina incentrata sulla potenzialità dei forni crematori (consumo di coke, durata della muratura refrattaria, riscaldo elettrico, ecc.), ma tali installazioni egli non le ha personalmente visitate (per cui si tratta di considerazioni tecniche accademiche, redatte a casa propria) e non ha certamente ascoltato le deposizioni rese da testimoni nei processi contro i criminali responsabili.

Si tratta dunque di un libello più che di un libro.

Basti leggere a pag.32, laddove il Mattogno, premesso che:" Pressac non fornisce alcuna prova del trasferimento di (146.000 -- 28.000 immatricolati =) 118.000 Ebrei ungheresi da Auschwitz..." giunge alla contabilità secondo cui "anche assumendo la produzione massima di 4.300 cadaveri al giorno, si sarebbero potuti cremare 232.200 cadaveri non 292.000, in realtà, togliendo le pause tra le varie ondate di deportazione, i giorni effettivi di deportazione e di arrivo dei deportati ad Auschwitz, sono solo 39 (e non 70 giorni), sicché le installazioni di Birkenau avrebbero potuto cremare (39 x 4300) 167.000 cadaveri. E dove sarebbero stati messi i restanti 124.000 cadaveri?".

A questa domanda rispondiamo con altre domande (che valgono per tutti i revisionisti): perché i milioni di deportati -- tranne pochissime eccezioni -- non sono più tornati a casa dopo la fine della guerra? Qual è stata la loro sorte? Quale sterminio di massa poteva essere attuato se non con le camere a gas?" (1).

 Il 3 gennaio 1996 ho inviato al Direttore de L'Incontro la seguente lettera:.

 "Gentile Direttore, La ringrazio per la recensione del mio libro Auschwitz: fine di una leggenda apparsa sul n.6 (luglio-agosto) 1995 del Suo giornale, di cui sono venuto a conoscenza solo di recente. (2) Il Recensore mi accusa di essere un " difensore onorario dei criminali nazisti ", di aver eseguito, sui forni crematori di Auschwitz-Birkenau " un'indagine tecnica a dir poco ripugnante " e scientificamente infondata, perché " tali installazioni egli non le ha personalmente visitate (per cui si tratta di considerazioni tecniche accademiche, redatte a casa propria) ", sicché il mio studio sarebbe un " libello " più che un libro.

Queste affermazioni gratuite, fatte da una persona che evidentemente pretende di conoscere le mie ricerche meglio di me, rendono doverosa una breve " messa a punto " sulla questione. Preciso anzitutto che io non sono il difensore onorario di nessuno: la mia ricerca mira esclusivamente all'accertamento della realtà dei fatti.

Nel libro Auschwitz: fine di una leggenda ho riassunto in modo molto sintetico i risultati di un ampio studio storico-tecnico sui forni crematori di Auschwitz-Birkenau (menzionato a p.12) che ho iniziato da solo nel 1987 e ho continuato successivamente con la preziosa collaborazione di due validi ingegneri -- uno dei quali è l'ing. Franco Deana di Genova -, il cui apporto è stato determinante per l'impostazione scientifica e per le conclusioni della ricerca.

Un riassunto di 40 pagine di tale studio è stato pubblicato nel libro di Ernst Gauss Grundlagen zur Zeitgeschichte. Ein Handbuch über strittige Fragen des 20.Jahrhunderts (Grabert-Verlag, Tübingen 1994,pp. 281-320), con il titolo Die Krematoriumsöfen von Auschwitz-Birkenau. Lo studio in questione è intitolato Auschwitz: i forni crematori ed è attualmente in corso di stampa per conto delle Edizioni di Ar. L'opera consta di due parti: la prima (La cremazione moderna con particolare riferimento ai forni a gasogeno riscaldati con coke) si occupa della storia della tecnologia della cremazione moderna dalle origini all'inizio della seconda guerra mondiale; la seconda parte (La ditta J.A. Topf & Söhne di Erfurt e i forni crematori di Auschwitz-Birkenau) descrive in modo approfondito le installazioni civili fabbricate dalla ditta Topf (forni riscaldati con coke, con gas e con elettricità) e tutti i modelli di forni costruiti per i campi di concentramento. I problemi fondamentali della produzione e del rendimento dei forni crematori sono stati studiati e risolti sulla base dei dati sperimentali reperibili nella letteratura specialistica tedesca e sulla base di documenti nazisti. Per quanto concerne i forni di Auschwitz-Birkenau, mi sono basato, tra l'altro, sulla lista delle cremazioni del crematorio di Gusen (26 settembre -- 30 ottobre 1941) (3), in cui è indicato anche il consumo di coke, sui diagrammi tecnici degli esperimenti di cremazione eseguiti dall'ing. Richard Kessler nel crematorio di Dessau (forno riscaldato con coke modello Gebrüder Beck, Offenbach) nel gennaio 1927 (4), sui dati sperimentali di esercizio dei Verbrennungsöfen della ditta H.Kori (5), sugli esperimenti di cremazione eseguiti in Inghilterra all'inizio degli anni Settanta e resi noti nella conferenza annuale del Luglio 1975 della Cremation Society of Great Britain (6)e sui documenti tecnici della ditta Topf (7). Contrariamente a ciò che suppone il Recensore, io ho visitato personalmente per tre volte gli ex campi di Auschwitz e di Birkenau; nel crematorio I di Auschwitz esistono due forni crematori Topf a due muffole riscaldati con coke, ma si tratta di pessime ricostruzioni eseguite dai Polacchi nel dopoguerra: tra l'altro, gli sportelli delle muffole sono stati montati al contrario (quello destro a sinistra e viceversa) e, cosa ancora più grave, non sono stati installati i gasogeni, per cui da tali ricostruzioni si puòapprendere ben poco sulla struttura e sul funzionamento di tali impianti. Perciò ho visitato personalmente tutti gli ex campi nazisti in cui esistono ancora forni crematori della ditta Topf & Söhne di Erfurt, quella che costruie installò tutti i forni di Auschwitz-Birkenau, e precisamente:

-- Mauthausen (forno Topf a due muffole riscaldato con coke, modello uguale ai tre forni installati nel crematorio I di Auschwitz),

-- Gusen (forno Topf a due muffole riscaldato con coke, originariamente forno mobile riscaldato con olio combustibile),

-- Dachau (forno Topf a due muffole riscaldato con coke, originariamente forno mobile riscaldato con olio combustibile),

-- Buchenwald (forni Topf a tre muffole, uno dei quali è uguale ai 10 forni a tre muffole installati nei crematori II/III di Birkenau, l'altro è predisposto per il riscaldo anche con olio combustibile). Infine ho ispezionato personalmente i forni crematori riscaldati con coke della ditta H.Kori che si trovano ancora negli ex campi di Mauthausen, Dachau e Majdanek. Per lo studio della struttura e del funzionamento di tali impianti mi sono servito inoltre dei documenti (corrispondenza tra la ditta Topf e la Bauleitung di Auschwitz) conservati al Museo di Auschwitz e a Mosca, che ho esaminato personalmente. La mia indagine tecnica, per qualcuno, potrà pure essere "ripugnante" (certamente non più del libro di J.-C. Pressac Les crématoires d'Auschwitz, che si è occupato, sia pure in modo superficiale, degli stessi problemi), e questo è comprensibile, ma non è serio affermare che essa sia priva di valore scientifico soltanto sulla base di mere congetture. Per quanto concerne la citazione di p.32 del mio libro Auschwitz: fine di una leggenda, non mi sembra molto corretto troncare il testo in modo da creare artificiosamente un'argomentazione insensata e beffarsi poi di essa per dimostrare che l'opera in questione è un " libello ".

Io sono aperto al dibattito sull' "Olocausto" e sono pronto a discutere seriamente qualunque critica, all'unica condizione che si tratti di critiche serie".

 Il 21 gennaio 1996, dopo aver letto un articolo lipstadtiano di Liliana Picciotto-Fargion (8), nell'illusione (9) che L'Incontro, riguardo all'Olocausto, fosse interessato all'accertamento della realtà dei fatti, e non, come è risultato poi, ad una faziosa propaganda olocaustica, ho inviato al Direttore un'altra lettera:

"Gentile Direttore, confidando nella reputazione di non conformismo di cui gode il Suo giornale, Le invio un contributo sul tema spinoso del revisionismo, che potrebbe essere lo spunto per un dibattito serio.

 Nel numero di ottobre 1995 de L'Incontro il signor Gustavo Ottolenghi scrive di essere fautore di incontri tra i sostenitori di tesi storiche opposte "per consentire -- soprattutto ai giovani -- una migliore, più completa ed obiettiva conoscenza dei fatti connessi con l' 'Olocausto'", inteso in senso lato.

 Non posso non condividere questo proposito, la cui attuazione, considerata la ristrettezza di vedute di molti "antinegazionisti", non mi sembra peròmolto facile. D'altra parte, il presupposto imprescindibile di tali incontri è una conoscenza preliminare obiettiva e completa della metodologia e delle tesi revisioniste. Il contributo che allego (10) vuole essere un primo passo in questa direzione.

 Personalmente non sono interessato alle sterili polemiche; se nel mio scritto affiora qua e là qualche tono duro, ciòdipende soltanto dal carattere gratuito delle accuse alle quali rispondo.

 Data l'importanza della problematica trattata, per una chiarificazione nell'interesse della verità, mi sembra doverosa la replica della signora Picciotto-Fargion, ma ho motivo di credere che ella sentirà questa doverosità soltanto se il mio scritto apparirà sul Suo giornale".

 Nella sua risposta, datata 1 febbraio 1996, Bruno Segre mi ha comunicato quanto segue:

 "Il non-conformismo che Ella riconosce al nostro mensile non significa che esso accolga opinioni a sostegno del nazismo e della sua infame politica di sterminio dei deportati. Il confronto di opinioni sull'Olocausto lo si è accettato mediante gli articoli del prof. Coppellotti, ma le Sue posizioni revisioniste risultano incompatibili con la realtà storica e non posso certamente ospitarle, il che significherebbe almeno in parte avallarle. Il nostro periodico si è da sempre battuto contro il nazifascismo e non puòoffendere la memoria delle vittime accettando un dialogo con chi tenta di travisare le dimensioni e le responsabilità dell'Olocausto".

 Ciò significa forse che le posizioni revisioniste del prof. Coppellotti -- che a Torino dovrebbero essere note a tutti -- sono compatibili con la realtà storica propugnata dal signor Segre? La negazione della realtà delle camere a gas è dunque compatibile quando è dichiarata dal prof. Coppellotti e incompatibile quando è sostenuta da me? E' chiaro che al signor Segre, non avendo egli alcun argomento serio contro di me, non resta che trincerarsi dietro la solita, farisaica virtuosa indignazione che esime automaticamente dal dovere di rispondere seriamente ad argomenti fondati.

 2. UN'ALLIEVA DI DEBORAH LIPSTADT.

 "La Rassegna mensile di Israel" ha pubblicato nel numero 3 del 1994 una critica al revisionismo di Liliana Picciotto-Fargion nella quale vengo chiamo in causa direttamente (11).

L'Autrice vi delinea una storia sommaria del "negazionismo" storico rifacendosi con penosa monotonia ai triti argomenti di Deborah Lipstadt, che ripete pedissequamente come una scolaretta che abbia studiato bene la lezione del giorno. Risparmio al lettore l'elencazione delle perle letterarie della Picciotto-Fargion relative al revisionismo, che consisterebbe " in una vera e propria falsificazione della verità, tesa a legittimare l'immagine politica e ideologica del nazismo" (p.16) e a tutti i revisionisti, che sarebbero animati da finalità varie, ma tutte abiette: "alcuni di essi sono attivisti nazisti, altri sono spinti da un ossessivo anticomunismo che li induce a leggere gli eventi dell'ultima guerra in chiave apologetica per la Germania; altri ancora sono dei semplici antisemiti che adottano qualsiasi argomento per demonizzare gli ebrei" (p.20), ecc. ecc..

E' curioso che i più accesi sostenitori di questa tesi, lanciando i loro anatemi, facciano esattamente ciòche imputano ai loro avversari.

Dopo aver adeguatamente demonizzato i "negazionisti" per quanto concerne la loro matrice ideologica e i loro obiettivi, la Picciotto-Fargion passa ad esporre la loro metodologia, scopiazzando Pierre Vidal-Naquet e Deborah Lipstadt, ma anche inventando in proprio nuove scempiataggini da attribuire ai revisionisti. Essi

"rifiutano i diari e le testimonianze ebraiche, perché sarebbero interessate e di parte; rifiutano anche le testimonianze rese da non ebrei, anche se da personaggi nazisti, perché sarebbero state estorte. Inoltre, i documenti prodotti durante i processi sarebbero menzogneri perché facenti parte della guerra ideologica condotta dalle nazioni occidentali verso la ex Germania nazista. [...] I negazionisti sfruttano metodicamente ogni più piccola contraddizione nei documenti, contraddizioni che non possono non esistere data l'enorme massa dei documenti stessi e la molteplicità degli uffici di ordini o incaricati di trasmettere e eseguire gli stessi.

Più generalmente parlando, i loro argomenti sono del seguente tenore: visto che non è rimasto alcun documento che ordini l'assassinio di massa degli Ebrei, tale assassinio non sarebbe mai esistito; visto che Dachau (e in generale i campi di concentramento del Reich) non aveva camera a gas -- cosa peraltro vera -, allora, nessun altro campo l'avrebbe avuta e l'intera storia delle gassazioni criminali sarebbe una montatura; vista l'impossibilità di cremare in un normale crematorio un numero di cadaveri cosi alto come quello di Auschwitz, allora, l'intera vicenda dei crematori di Auschwitz sarebbe una menzogna. Il loro metodo è sempre lo stesso: trovare un difetto su un punto particolare (per esempio una data errata, una contraddizione in testimonianze rese da un medesimo testimone a distanza di tempo) per introdurre il dubbio all'interno di un insieme di elementi evidenti e certi" (pp. 17-18).

"Il loro metodo è sempre lo stesso": questa espressione si adatta perfettamente al metodo di questi "antinegazionisti", che consiste nel presentare come argomentazioni revisioniste una sciocca parodia di esse, per poter poi irridere trionfalmente alla loro insulsaggine. La realtà è ben diversa.

I revisionisti non "rifiutano" aprioristicamente le testimonianze ebraiche "perché sarebbero interessate e di parte", né quelle naziste "perché sarebbero state estorte", ma perché queste testimonianze non resistono ad una critica storica seria, come risulta dagli esempi che ho addotto nei capitoli precedenti. E' vero invece il contrario: sono gli "antinegazionisti" che le accettano aprioristicamente, in base ad un mero criterio di opportunismo.

Che poi i revisionisti rifiutino "i documenti prodotti durante i processi" perché sarebbero "menzogneri" è falso se affermato in senso generale; ciòche è vero, è che qualche revisionista considera falso qualche documento, ma in ciònon c'è neppure accordo. Per quanto mi riguarda, io, ad esempio, considero autentici i documenti sulla deportazione degli Ebrei ungheresi ad Auschwitz che A.Butz reputa falsi e ritengo sicuramente falsificato (non falso) un solo documento nazista.

Nessun revisionista è tanto sciocco da dedurre sillogisticamente l'inesistenza dello sterminio dall'inesistenza dell'ordine di sterminio; questo è uno dei tanti elementi che assumono valore nel complesso delle argomentazioni revisioniste e che deve essere inserito nel contesto più ampio dell'inesistenza documentaria di un piano generale di sterminio, il quale, come ammette L.Poliakov, "per quanto concerne la sua concezione, come per molti altri aspetti essenziali, rimane avvolto nella nebbia" (12); questo elemento va inoltre considerato nel quadro della politica nazista di emigrazione ebraica, attuata ufficialmente fino al 23 Ottobre 1941, rispetto alla quale è in flagrante contraddizione, a tal punto che, come ho mostrato nel capitolo II, la corrente funzionalista, che ha esaminato il problema in questo quadro, liquidando la motivazione consueta del "Führerbefehl" (l'antisemitismo di Hitler), ha praticamente rafforzato l'elemento summenzionato. L'argomentazione revisionista è dunque che l'esistenza di un piano generale di sterminio non suffragato da documenti, basato su un ordine della cui realtà storica non esiste prova e la cui motivazione è incomprensibile, è quantomeno dubbia. Quanto questa mancanza di prove dipenda dalla "cancellazione delle tracce dei crimini" (p.16) si puòdesumere dal fatto che le SS di Auschwitz non si sono curate minimamente di distruggere i documenti della Zentrabauleitung, l'ufficio responsabile della costruzione dei crematori e delle presunte camere a gas, e nelle circa 88.000 pagine di documenti conservati a Mosca non c'è traccia né di un ordine né di un piano di sterminio, né dell'attuazione di un tale ordine e di un tale piano.

Per quanto concerne Dachau, l'argomentazione revisionista è la seguente: visto che a Dachau e in generale nei campi di concentramento del Reich non sono esistite camere a gas omicide, ma, nonostante ciÚ, esistono testimonianze "oculari" che parlano, al riguardo, di camere a gas e di gasazioni, e visto che queste testimonianze vengono ormai considerate false anche dagli "antinegazionisti", perché le testimonianze "oculari" dei campi orientali dovrebbero essere aprioristicamente vere? Ovviamente ciònon significa che esse siano aprioristicamente false, ma soltanto che devono essere studiate seriamente, sottoposte ad una analisi critica seria per valutare la loro attendibilità.

Nel caso di Auschwitz, la Picciotto-Fargion presenta un altro tipico esempio di travisamento dell' argomentazione revisionista, che è di carattere tecnico. Come ho rilevato nel cap. I, la cremazione di centinaia di migliaia di cadaveri nei forni crematori di Auschwitz-Birkenau (contrariamente a quanto affermato dai testimoni "oculari") è tecnicamente impossibile, il che è in totale contrasto con la tesi dello sterminio in massa.

La metodologia revisionista consisterebbe nello sfruttamento metodico di "ogni più piccola contraddizione nei documenti" (p.17), nel "trovare un difetto su un punto particolare", un difetto tanto insignificante come "una data errata".

Come esempio per illustrare questa metodologia capziosa, la Picciotto-Fargion si riferisce al mio libro già citato Auschwitz: la prima gasazione, riguardo al quale scrive:

" la prima gassazione ad Auschwitz, quella per prova fatta su prigionieri di guerra sovietici e malati molto gravi non sarebbe avvenuta perché le testimonianze in proposito non concordano né sul metodo usato, né sulla data. Il procedimento induttivo è il seguente: per ricostruire un certo avvenimento si cercano tutte le fonti possibili e si mettono a confronto, se non concordano perfettamente fra di loro, si dichiara inesistente l'evento. Qualsiasi testimone insista a ricordare quell'evento è un mentitore, e chi gli presta fede è un mistificatore" (p.27).

 Questo è ovviamente soltanto un quadro caricaturale della mia metodologia, che espongo sommariamente riguardo a questo caso specifico, in modo che il lettore possa confrontare la realtà con la sciocca caricatura presentata dalla Picciotto- Fargion.

Premetto che la questione della prima gasazione ad Auschwitz viene di norma trattata in modo estremamente laconico anche in testi specialistici; ad esempio, nell'opera citata Anatomy of the Auschwitz Death Camp, ad essa vengono dedicate dodici righe. La realtà storica dell'evento è suffragata soltanto da testimonianze; il libro che lo tratta in modo più approfondito (o meglio: meno superficiale), il Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945 , in cui esso è esposto in circa cinquanta righe, menziona nove testimoni; secondo questo testo, tra il 3 e il 5 Settembre 1941 nel seminterrato (Bunker) del Block 11 di Auschwitz sarebbero stati gasati 600 prigionieri di guerra sovietici e 250 malati dell'ospedale dei detenuti (13).

Nella fase preparatoria del mio libro summenzionato mi sono recato ad Auschwitz, dove ho esaminato e fotografato lo scenario dell'evento (il Block 11); inoltre nell'archivio del Museo ho fotocopiato le deposizioni rese al riguardo (in polacco) da ex detenuti al processo Höss e al processo della guarnigione del campo. Nel libro, che conta 190 pagine, ho raccolto tutte le fonti disponibili (circa una sessantina). Per rendere più comprensibili le testimonianze addotte, ho descritto accuratamente lo scenario della prima gasazione avvalendomi, oltre che dei rilievi eseguiti in loco, della pianta originale e di 33 fotografie del Block 11 di Auschwitz. Ho citato tutte le fonti che menzionano la prima gasazione suddividendole in fonti del periodo bellico e del periodo postbellico; indi ho sottoposto ad analisi critica comparata tutte le fonti sulla base dei seguenti criteri di giudizio essenziali: 1) il luogo della prima gasazione, 2) la data, 3) i preparativi, 4) le vittime (categoria e numero), 5) gli esecutori dell'evacuazione dei cadaveri delle vittime, 6) l'inizio dell'evacuazione, 7) la durata dell'evacuazione, 8) la sorte dei cadaveri evacuati, 9) la localizzazione della gasazione. All'analisi testuale ho affiancato un'analisi tecnica basata sui seguenti criteri: 10) la tecnica della gasazione, 11) la durata dell'agonia delle vittime, 12) la prova del gas residuo, 13) la descrizione dei cadaveri delle vittime. La conclusione delle analisi summenzionate è la seguente:

" Le testimonianze degli ex detenuti esaminate risultano in totale contraddizione reciproca su tutti i punti essenziali, ossia:

-- sul luogo della prima gasazione;

-- sulla durata della prima gasazione;

-- sui preparativi della prima gasazione;

-- sulle vittime della prima gasazione;

-- sugli esecutori dell'evacuazione dei cadaveri;

-- sull'inizio dell'evacuazione dei cadaveri;

-- sulla sorte dei cadaveri evacuati;

-- sulla localizzazione della prima gasazione;

-- sulla tecnica della gasazione;

-- sulla durata dell'agonia delle vittime;

-- sul numero dei barattoli di Zyklon B usati per la gasazione.

L'unico punto sul quale le testimonianze sono unanimemente concordi, il colorito [blu] dei cadaveri dei presunti gasati, è errato e dimostra che i testimoni non hanno mai visto il cadavere di un uomo avvelenato da acido cianidrico.

La tecnica di gasazione descritta dai testimoni è inoltre praticamente impossibile e i risultati di tale gasazione (la sopravvivenza delle vittime per 15 ore) è fisiologicamente impossibile" (15).

 Nello studio della metodologia storiografica di D.Czech, la redattrice del Kalendarium di Auschwitz, ho dimostrato che costei ha montato -- nel senso cinematografico -- spezzoni di testimonianze e ha creato una storia (le cinquanta righe menzionate sopra) che non trova riscontro in nessuna testimonianza e che è dunque letteralmente inventata. La storia della prima gasazione ad Auschwitz si basa su tale metodologia.

Inoltre ho esaminato le fonti che ignorano la prima gasazione. Si tratta di testimonianze di ex detenuti (come K.Smolen, ex direttore del Museo di Auschwitz) e di SS (come F. Entress, Lagerarzt di Auschwitz) che, per la loro posizione, non avrebbero potuto ignorare l'evento, se esso avesse realmente avuto luogo, e la cui ignoranza, se si ammette la realtà dell'evento, è del tutto inspiegabile.

Infine ho esaminato tutti i documenti disponibili che consentano di verificare la realtà dell'evento, cioè: 1) la cartoteca dei prigionieri di guerra sovietici, 2) il registro dei decessi (Totenbuch), 3) il registro del Bunker del Block 11 (Bunkerbuch), 4) il registro dell'ospedale dei detenuti del Block 28 (Häftlingskrankenbau, 5) il registro dei decessi n.1 del 1941 (Sterbebuch).

I documenti 1 e 2 dimostrano che i primi prigionieri di guerra sovietici sono giunti ad Auschwitz il 7 ottobre 1941, cioè un mese dopo l'evento; il documento 3) non reca il minimo indizio dell'evento; dai documenti 4) e 5) risulta che dei 135 detenuti dell'ospedale del Block 28 che sarebbero stati gasati, solo 15 figurano nello Sterbebuch nel periodo dell' evento, perciòi restanti 120 detenuti non sono morti in questa occasione.

Come si vede, non mi sono propriamente limitato a ricercare "un difetto su un punto particolare, per esempio una data errata"!

Se Liliana Picciotto-Fargion considera capzioso questo metodo di lavoro, evidentemente il suo "procedimento induttivo" consiste nel cercare solo le fonti che fanno comodo, nel farle concordare forzatamente eliminando tutte le contraddizioni che presentano e nel giudicare aprioristicamente veritieri tutti i testimoni e persone disoneste coloro che ad essi non prestano fede.

J.-C. Pressac, dopo aver letto il mio libro, ha cambiato d'autorità la data della prima gasazione, asserendo che "ai nostri giorni, si ritiene che la prima gassazione omicida, nei sotterranei del Block 11, sia avvenuta tra il 5 e la fine di Dicembre" (17) basandosi su uno spunto polemico in esso contenuto, mentre gli sprovveduti credono che questo spostamento di data, di cui egli è l'unico assertore (il Museo di Auschwitz ha mantenuto la data tradizionale del 3-5 settembre), sia basato sui documenti di Mosca. Egli non apporta nessun documento nuovo a sostegno della sua affermazione, e gli unici due documenti che cita in nota (nota 19 a p.113) sono quelli che ha letto alle pp.154-157 del mio libro.

Con queste righe credo di aver mostrato a sufficienza che la metodologia revisionista non ha nulla a che vedere con il quadro caricaturale che ne presenta Liliana Picciotto-Fargion, il cui atteggiamento preconcetto ha ben poco di scientifico e non puòessere che di ostacolo all'accertamento della realtà dei fatti.

3. LA METODOLOGIA STORIOGRAFICA DI DANUTA CZECH. (18)

La seconda edizione del Kalendarium di Auschwitz (19), a differenza della prima (20), reca in margine l'indicazione delle fonti. Per quanto concerne la prima gasazione omicida, le fonti indicate sono le seguenti:

- Per il 3 settembre 1941:

Processo Höss, volume 2, p.97 (testimone Kula)

" " " 4, p.21 (testimone Krokowski)

" " " 4, p.34 (testimone Koczorowski)

" " " 4, p.99 (testimone Taul)

" " " 4 , p.128 (testimone Mylyk)

" " " 54, p.207 (testimone Glinski)

" " " 78, p.1 (testimone Smuzewski).

Questi riferimenti sono accompagnati dalla menzione generica: "Dichiarazioni di ex detenuti". I nomi non sono indicati, ma i riferimenti suddetti riguardano i testimoni da noi riportati tra parentesi.

Nell'elencazione di Danuta Czech c'è qualche inesattezza dovuta senza dubbio ad una svista. Gli ultimi due riferimenti concernono sicuramente i testimoni Glinski e Smuzewski, che peròhanno reso le loro deposizioni al processo della guarnigione del campo, non al processo Höss; inoltre la testimonianza di Smuzewski si trova alle pagine 12-13, non a pagina 1.

-- Per il 4 settembre (mattina):

Processo Höss, volume 2, p.21, dichiarazione di Jan Krokowski.

Processo Höss, volume 2, p.97, dichiarazione di Michal Kula.

I nomi sono indicati da Danuta Czech. La deposizione di Jan Krokowski si trova perònel vol.4.

-- Per il 4 settembre (pomeriggio):

Processo Höss, volume 2, p.97, dichiarazioni di Michal Kula;

Wieslaw Kielar, Anus Mundi (Frankfurt/Main 1979), p.92.

-- Per il 4 settembre (notte):


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Author(s): Olodogma
Title: Dilettanti allo sbaraglio 2
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