Le “camere a gas” di Sobibór... di Carlo Mattogno
Published: 2014-09-18

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Le “camere a gas” di Sobibór

(di Carlo Mattogno, 18 settembre 2014)

 

Un articolo sul "ritrovamento". Viene allegata una foto spacciata per un momento della cremazione dei cadaveri a Sobibor. Un vero FALSO! Click per ingrandire...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Foto 1. Un articolo sul "ritrovamento". Viene allegata una foto spacciata per un momento della cremazione dei cadaveri a Sobibor. Un vero FALSO! La foto non è parte dell'articolo originale. Click per ingrandire...

Il miracolo olocaustico tanto atteso si è finalmente verificato: con grande strombazzamento mediatico viene annunciato in questi giorni il ritrovamento dei resti di una delle due “camere a gas” di Sobibór. L'esatto punto del ritrovamento, il numero e le dimensioni dei locali – i dati più banalmente elementari per sostanziare la notizia – almeno per ora non vengono annunciati. Si dice soltanto che la sensazionale scoperta sarebbe avvenuta «al termine di sette anni di scavi con gli strumenti più avanzati dell'archeologia», come ci informa Maurizio Molinari1. In realtà la ricerca è durata ben 14 anni! Thomas Kues l'ha documentata accuratamente descrivendone via via i risultati fallimentari2. Essa fu inaugurata dal prof. Andrzej Kola negli anni 2000-2001 e proseguì nel luglio-agosto 2004, poi nell'ottobre 2007, indi nel 2008, successivamente nel 2009, nel 2010 e nel 2011. L'area in cui si sarebbero trovate le “camere a gas” era stata già scandagliata minuziosamente. Lascio la parola a Thomas Kues:

«Come abbiamo già rilevato in [J. Graf, T. Kues, C. Mattogno]Sobibór [Holocaust propaganda and Reality. The Barnes Review. Washington, 2010], qualunque resto delle presunte camere a gas deve anzitutto provenire dall'edificio della seconda fase, i cui contorni si devono stimare come minimo a metri 10 x 13. Nella Figura 36 ho riportato in modo approssimativo le due possibili localizzazioni delle “camere a gas” descritte da Mazurek, sovrapponendo a colori differenti i contorni in scala dell'ipotetico edificio sulla relativa parte della mappa delle indagini del 2007.

Foto 36
Foto 36 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

   Figura 36 Le due possibili localizzazioni (approssimate) dell'edificio delle presunte camere a gas secondo Bem e Mazurek.

 Qui, per capire pienamente l'area di ricerca in questione, dobbiamo tornare alla descrizione di Kola dei metodi impiegati durante la sua indagine del 2000-2001:

«Data la considerevole area da esplorare, all'inizio i punti delle trivellazioni furono determinati dalle intersezioni di una griglia di 5 metri con una griglia supplementare, più stretta, nei siti dove i sondaggi avevano dato risultati positivi (cioè in luoghi in cui erano stati individuati oggetti culturali – ad esempio, resti di edifici o fosse). Con questa idea in mente, sarebbero state necessarie almeno 400 trivellazioni in ogni ettaro.

Durante la fase primaverile, furono completamente esaminati con carotaggi 4 ettari dell'area dell'ex Campo III (cioè gli ettari XVII, XVIII, XXIV e XXV). In ogni ettaro furono effettuate 400 [cioè 20 x 20] trivellazioni principali; trivellazioni supplementari per permettere una localizzazione più dettagliata di strutture antropogeniche furono eseguite in posti con sconvolgimenti del suolo. [...]. Trivellazioni supplementari furono fatte: 90 nell'ettaro XVII, 76 nell'ettaro XVIII, 18 nell'ettaro XXIV e 21 nell'ettaro XXV; così complessivamente furono effettuate 1.805 trivellazioni in 4 ettari» (corsivo mio).

Come si può vedere nella Figura 36, entrambe le possibili localizzazioni sono chiaramente all'interno dei confini dell'ettaro XXV, il quale, al pari degli altri quattro ettari, fu completamente esaminato con trivellazioni eseguite adottando una rete di 5 metri. Il numero totale delle trivellazioni per i quattro ettari (1.600 trivellazioni principali + 205 supplementari) mostra che le trivellazioni di Kola esplorarono l'ettaro XXVI nella sua totalità, inclusa l'area asfaltata con i monumenti. Come si può vedere nella Figura 37, le trivellazioni di Kola avrebbero toccato l'area ipoteticamente coperta dalle “camere a gas” almeno in quattro punti (intersezioni) della griglia in entrambe le localizzazioni. Qui va rilevato di nuovo che l'edificio delle camere a gas della seconda fase è descritto unanimamente dai testimoni come un solido edificio di cemento e/o di mattoni.

Foto 37
Foto 37
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Figura 37 Mappa della ricerca dell'ettaro XXV con sovrapposta la griglia di 5 metri (a sinistra) e contorno dell'edificio delle camere a gas della seconda fase su una griglia di 5 m. Le trivellazioni ipoteticamente positive sono indicate da cerchietti blu.

La scoperta degli oggetti A, B e D fu fatta in base a una o due trivellazioni positive per ogni oggetto. Tutte queste strutture erano piccole baracche, ad eccezione dell'Oggetto A, che sembra abbia contenuto almeno elementi di mattoni. Gli Oggetti B e D furono identificati mediante trivellazioni, sebbene fossero resti di piccole strutture di legno (rispettivamente m 4 × 3,5 e 5.2 × 3 m) i cui elementi costruttivi erano stati demoliti e rimossi, nel caso dell'Oggetto D lasciando soltanto una «impronta». Non c'è bisogno di dire che sarebbe stato estremamente difficile, se non impossibile, demolire un edificio massiccio di cemento o mattoni in modo che non ne restasse neppure un' “impronta” più piccola di quella delle baracche di legno.

Ciò nonostante, nessuna delle trivellazioni principali di Kola nell'area in questione incontrò qualcosa che giustificasse uno scavo o anche una menzione nel suo rapporto sulle indagini da lui pubblicato»3.

Dunque o l'eclatante ritrovamento è stato effettuato all'interno dell'area delle “camere a gas”, e allora bisogna spiegare perché non risultò nulla dalle trivellazioni di Kola; oppure si trova al di fuori di essa, e allora non ha nulla a che vedere con le “camere a gas”.

I disperati giochi di prestigio di Kola per spacciare per tracce di “camere a gas” del campo di Bełżec rovine reali di una struttura che con esse non aveva alcuna relazione, mostrano tutta l'importanza del problema.

Non resta dunque che attendere la pubblicazione del rapporto tecnico sul ritrovamento.

Per ora bisogna accontentarsi di una fotografia dell'archeologo Yoram Haimi (in http://derstandard.at/2000005727123/Ueberreste-der-Gaskammern-von-Sobibor-entdeckt?ref=rss)

che mostra i resti di 4 locali. È noto che la prima “camera a gas” doveva constare di 3 locali, la seconda di 6, disposti a tre a tre ai due lati di un corridoio centrale, di cui nella fotografia non appare traccia.

Foto dell'archeologo Yoram Haimi
Foto dell'archeologo Yoram Haimi
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 Gli archeologi dovranno fornire molte spiegazioni sul loro “ritrovamento”, e soprattutto spiegazioni credibili.

 Carlo Mattogno.

 1 M. Molinari, Sobibor, viene alla luce l'ultimo tassello della Shoah. La Stampa, 18 settembre 1914, http://80.241.231.25/ucei/Viewer.aspx?Date=Today&ID=2014091828370338.

2 C. Mattogno, T. Kues, J. Graf, I “Campi di sterminio” dell'”Azione Reinhardt”, a cura di Giuseppe Poggi. Carrara, 2014, vol. II, pp. 708-728.

3Idem, pp. 725-727.

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Author(s): Olodogma
Title: Le “camere a gas” di Sobibór... di Carlo Mattogno
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First posted on CODOH: Aug. 3, 2018, 4:43 p.m.
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