Il rogo dei libri è buono o cattivo?...se democratico è buono!
Published: 2015-01-09

 

 

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In questo post si prende in esame il solo periodo immediatamente successivo l’anno 1945, nella ideale, naturale ed ovvia giustapposizione (non eseguita) al rogo dei libri eseguito dagli studenti nazionalsocialisti; rogo tanto citato e propagandato come esempio classico di “rifiuto” della cultura e di grettezza da parte dei militarmente sconfitti. Per lo stesso motivo non prendiamo in considerazione i roghi del “nuovo testamento” (1) eseguiti da ebrei del ghetto ebraico di Palestina e neppure i “roghi” di testi oloblasfemi (2) ordinati dalle varie magistrature nei vari ROD (3) europei.

Fonte della citazione: Dott. Gianantonio Valli, L’ambigua evidenza, L'identità ebraica tra razza e nazione, seconda edizione, ampliata e corretta, effepi edizioni, Genova, Luglio 2010, pagg.304-307. Le persone interessate a possedere l’opera possono telefonare al numero 338-9195220, oppure inviare una email al seguente indirizzo: [email protected]. La pubblicazione del testo avviene col consenso dell’Autore, che ringraziamo per la naturale, signorile, disponibilità.  Olodogma

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(…) << il dottor Curt Rosten nel popo­la­re Das ABC des Nationalsozialismus, capitolo "La questione razzia­le dal punto di vista nazionalso­ciali­sta!":

«Esistono dunque, generalmente, popoli di razza pura? A tale domanda possia­mo rispondere con un netto "no", poiché pressoché tutti i popoli costituiscono miscu­gli razziali. Ciò che fa apparire diverso ogni popolo è il diverso rapporto tra le razze che lo formano. In un popolo è mag­gior­mente rap­presentata una razza, in un altro un'altra. Anche gli ebrei non sono un popolo raz­zial­mente puro [sind kein rassereines Volk]. Ma, per quanto anche i popoli europei sia­no costituiti da miscugli razziali, ciò che sempre fa apparire gli ebrei una razza estra­nea [Fremd­rasse] discen­de dal fatto che nel miscuglio razziale del popolo ebraico pre­dominano caratteristiche fisiche e psichiche [leibliche und seelische Eigenschaf­ten] di razze extraeuropee consolida­te. A prescindere dagli ebrei, anche ogni altro individuo appartenente a razze extraeuro­pee ci appare sempre come qual­cosa di estra­neo. Donde nasca la più o meno grande av­versione nei con­fronti della razza ebraica, l'ho illustrato in un altro capitolo di questo stesso libro. Ma perché noi, che pure non siamo un popolo razzial­mente puro, siamo contrari a ­mi­schiarci con gli ebrei? In un certo qual modo le razze europee sono fra loro collegate da rapporti di consangui­neità, mentre gli ebrei sono una razza bio­lo­gicamente estra­nea [eine bluts­fremde Ras­se] e gli incroci tra razze biologicamen­te estranee non contribuiscono in nulla al­l'a­scesa di un popolo [absolut nicht zur Höherentwicklung eines Volkes beitragen]».

     Consapevoli sia delle difficoltà di una definizione scienti­fi­camente fondata, sia del fatto che non esistono più da secoli razze primarie o «pure», i più autorevoli esponen­ti nazio­nal­so­cialisti hanno infatti sempre avuto chiari i termini del proble­ma, sia sotto l'aspetto teorico-ideologico, sia sotto quello pratico-politico. Talché se polemica è nata, e tuttora perdura, sul senso e sulla posizione raz­ziale del nazionalso­cialismo, ciò è dovuto in primo luogo al deliberato obliare la so­stanza e la profondità dei numerosissi­mi studi di antropologia, medicina sociale, igiene e demo­grafia com­piuti non solo dagli esponenti di quel movimento ma anche dagli stu­diosi che li hanno preceduti, in tutta Europa, ne­gli­ ulti­mi decenni dell'Otto­cento.

     Tra i primi ad accostarsi in senso scientifico – ovviamente usando i concetti e la terminologia della loro epoca – alla «questione raz­ziale» sono i france­si Arthur De Gobineau e Georges Vacher de Lapouge; i tedeschi Julius Lan­gbehn, Rudolf Virchow, Guido von List, Jörg Lanz von Liebenfels, Paul An­ton de Lagarde e Richard Wagner; l'inglese Hou­ston Stewart Chamber­lain, gene­ro di Wag­ner; l'ebreo austriaco «odiatore di sé» Otto Weininger.

     Per la sola Erb- und Ras­senpfle­ge, «igiene ereditaria e razziale», si possono poi fare i nomi dei tedeschi, molti attivi prima dell'a­scesa al potere del nazionalsociali­smo: Erwin Baur, Karl Heinrich Baur, Agnes Blum, Max Hildebert Boehm, Fried­rich Burgdor­fer, F. Dubit­scher, Werner Feldscher, Eugen Fischer, Albert Friehe, Ger­hard Friese, Jakob Graf, Bernard Groethu­ysen, Maxim von Gru­ber, Arthur Gütt, Wilhelm Hildebrandt, Geza von Hoffmann, E. Jörn­s, Igo Kaup, Friedrich Keiter, Hansjoa­chim Lemme, Fritz Lenz, D. Linden, Hermann Lundborg, Emil Hugo Mö­bius, Hermann Mucker­mann, Alexander Paul, Alfred Ploetz, Kurt Poh­lisch, Ernst Roden­waldt, Curt Rothenberger, E. Rüdin, H. Schade, Wilhelm Schallma­yer, J. Schottky, Julius Schwab, Hermann Werner Siemens, Martin Staemm­ler, B. Stein­wallner, Lothar Stengel von Rutkowski, F. Stumpfl, Otmar von Ver­schuer, Hans Weinert, S. Wellisch, Frie­drich von Wettstein, Ludwig Woltmann e Matthes Ziegler.

     La filosofia, l'ideologia, la storia e l'antropologia etnica, la psicologia, la medici­na sociale e la demogra­fia, che tante relazioni hanno con l'igie­ne razziale, sono coltivate, oltre che da taluni degli studiosi sopra nominati, da scienzia­ti, storici e sociologhi quali Karl Astel, Ejnar Baaben, Adolf Bartels, Carl Böhm, Kurt Brenger, Paul Bruchha­gen, H. Bryn, Hans Burk­hardt, Ludwig Ferdi­nand Clauss, Richard Walter Darré, Paul Dermann, J. Ditel, Ernst Dobers, Ri­chard Eiche­nauer, Egon von Eickstedt, Rolf Ludwig Fah­renkrog, Wil­helm Franke, Georg From­molt, Hans Geisow, H. Geissel, Walter Groß, Hans F.K. Gün­ther, Siegfried Gün­ther, Jakob Wilhelm Hauer, Otto Hauser, Adolf Helbok, W. Hellpach, Otto Helmut, Her­bert Hentschel, Michael Hesch, Kurt Higel­ke, Hans Hinkel, F. Hoff­mann, Her­bert Hoffmann, Egon Hundei­ker, Werner Huttig, Paul Irrgang, Erich Rudolf Jaensch, W. Jaensch, Rostislav Jendyk, Stef­fen Kamp, Fritz Kern, Kisskalt, Gustav Kossin­na, Ernst Krieck, Werner Kulz, Eidur G. Kvaran, Emil Lehmann, Ro­bert Lehmann, Her­bert Linden, Bruno Luxen­berg, K. Ma­gnussen, Jon Alfred Mjöen, Theodor Mol­li­son, Helmut Nicolai, Eugen Ortner, Siegfried Passar­ge, Gustav Paul, Johannes Paulsen, Bruno Peter­mann, Bernhard Pier, Josef Pfitzner, Otto zu Rantzau, Otto Reche, Rolf C. Reiner, Fritz Rein-hardt, J. Riess, Ernst Ritter­shaus, Ferdinand Rossner, Falk Rutt-ke, Peter Sachse, Heinz Saeßner, Karl Saller, Walter Scheidt, Ludwig Sche­mann, Arno Schic­kedanz, Werner Schmidt, Ludwig Schmidt-Kehl, Bru­no Schultz, Wolfgang Schultz, Walter Schultze, Paul Schultze Naumburg, Gregor Schwartz-Bostunitsch, I. Schwi­detzky, G. Spannanus, Karl Spiess, Wilhelm Stapel, W. Stolpe, Hans Thie­ler, Alexander Thomsen, Hermann Ullmann, Wal­ter­ Wallo­witz, Arthur Wetz, Hein­rich Wolf, K.F. Wolff ed Hermann Wurmbach.

     I centoquaranta autori citati non sono del resto che i più autorevo­li, attivi e noti, avanguardie e testimoni di centinaia di autori e volgarizzatori minori o meno puntuali che trattano dell'argomento razziale in libri e riviste dei più disparati settori della vita culturale. Pressoché ignote alle masse dei nostri giorni sono la varie­tà e l'entità della pro­du­zione libraria e della pubblicistica edite nei dodici anni del Terzo Reich, talché buon gioco hanno avuto i nemici del na­zionalsocia­li­smo nel tac­ciarlo di «incultura», «oscurantismo» e mero attivismo.

     A sfatare tale tesi basti anche solo considerare i quattro vo­lumi della Liste der auszuson­dernden Literatur, «Elenco dei Li­bri da Sele­zionare», compilata dall'Abtei­lung­ Volksbild­ung der Sowjetischen Mi­litär-Admini­stration in Deutschland, «Divi­sione per l'Educazione Popolare del­l'Am­mini­strazione Milita­re So­vie­tica in Germania». (vedi foto sotto)

 

 

!pubblicazioni,libri,riviste,periodici,rogo_libri_germania_1946
Vedi nota 4
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

     Editi a Berlino nel 1946, 1947, 1948 e 1953, i volumi ripor­ta­no, in ordine alfabe­tico per autore, rispettivamen­te: 13.223 ti­toli di libri e 1502 di periodici; 4739 di libri e 98 di perio­dici; cir­ca 9400 di libri e 500 di periodici; circa 6000 di libri e 450 di periodici. Oltre a tutti i libri di scuola editi dal 1933 al 1945, il totale degli scritti «da selezionare», va­le a dire da mettere all'Indice, da sottrarre cioè al pubblico (le prime tre liste valgono anche nelle Zone occidentali), am­mon­ta

 

Liste der auszusondernden Literatur, Herausgegeben vom Ministerium für Volksbildung der Deutschen Demokratischen Republik,1952
Liste der auszusondernden Literatur, Herausgegeben vom Ministerium für Volksbildung der Deutschen Demokratischen Republik,1952
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

quindi a oltre 33.000 volumi e 2500 periodici. Degli esponenti politici del nazionalso­ciali­smo vengono i­nol­tre proibite tutte le opere, così come tutte le opere – per quanto attiene a questo saggio – di autori quali Darré, Günther, Gütt, Hauer, Hinkel, Krieck, Nicolai, Reinhardt e Ruttke. La prima lista e i tre aggiorna­menti sono il risultato del­l'e­same di due milioni di titoli, un milione edito dal 1914 al 1933, l'altro dal 1933 al 1945.(2)

     Dando piena attuazione ai «consigli»

(«Sarà superstizione, ma ai miei occhi i libri che hanno comunque avuto la possibilità di uscire in Germania fra il 1933 e il 1945 sono del tutto privi di valore, e non si dovrebbe neppure prenderli in mano. Sono impregnati tutti di un certo odor di sangue e di vergogna: meglio varrebbe mandarli tutti al macero»)

formulati da Thomas Mann nella «lettera aperta» inviata nell'estate 1945 allo scrittore Walter von Molo, già presidente della Deutsche Akademie, che lo aveva invitato a rientrare in Germania, e pubblicata per la prima volta da Aufbau, periodico ebraico

 

 

 

Liste der auszusondernden Literatur,1953, der Deutschen Demokratischen Republik, 1946-nslit
Liste der auszusondernden Literatur,1953, der Deutschen Demokratischen Republik, 1946-nslit
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

newyorkese in tedesco, la «selezione» concerne però per la quasi totalità il milio­ne di scritti pubblicati nei dodici anni del nazionalsocia­lismo, in quanto considerati di gran lunga più pericolosi per l'opera di «rie­du­cazione» del popolo tedesco.

     Anche gli Occiden­tali, del resto, e con la stessa ferocia, svolsero nelle loro Zone di occupazione un'intensa campagna rieducativa non solo con de­creti, tribu­na­li ed esecuzioni, ma col con­trollo totale dell'e­du­cazione scolastica, dell'editoria, della stampa quotidiana e periodica e della ra­dio, nonché con l'indiziamento di decine di mi­gliaia di titoli e la distruzione di decine di milioni di volu­mi. A titolo di esempio, 25.000 sono i titoli vietati nel 1947 dall'Ordi­nan­za n.4 del Kon­trol­lrat del Nordrhein-Westfa­len sulla base dell'Ordine n.4 emesso dal Consiglio di Controllo Alleato nel 1946:

«Dato il pericolo rappresentato dalla dottrina nazionalsocialista e per eradicare quanto prima le idee nazionalsocia­liste [...] e antidemocratiche in qualsivoglia forma esse hanno trovato espressione in Germania, il Kontrollrat emette il seguente Ordine:

1. Entro due mesi dalla pubblicazione di questo Ordine tutti i proprietari di biblioteche a prestito, librerie [...] e case editrici devono consegnare alle Autorità Militari od altri Rappresenta­nti delle Autorità Alleate quanto segue: a. Tutti i libri, volantini, periodici, raccolte di giornali [...] contenenti propaganda nazionalsocialista [...]

2. Nello stesso arco di tempo tutte le ex bibliote­che statali e cittadine, tutti i rettori universitari e i direttori degli istituti superiori e medi [...] così come i direttori dei ginnasi e delle scuole elementari devono allontana­re dalle loro biblioteche le pubblicazioni nazionalsocialiste [...] di cui al punto 1. [...] e consegnarle alle Autorità Alleate».

            «L'Elenco dei Libri da Selezionare» – recitano i curatori nel I volume della Liste – «deve costituire un ausilio per i competenti uffici ed addetti al fine dell'appli­cazione delle ordinanze del Governo Militare, onde sottrarre al pubblico uso tutte quelle ope­re che hanno un contenuto fascista o militarista, che conten­gono proget­ti di espan­sio­nismo politico, che illustrano la dot­tri­na razziale na­zionalso­cialista o che sono rivolte contro gli Alleati. Per un e­sa­me secondo questi parametri furo­no in primo luogo con­si­derate le opere tedesche pub­bli­cate negli anni del regime hitleria­no, dunque negli anni dal 1933 al 1945. Per certi versi furono prese in consi­derazione anche le opere pubbli­cate negli anni precedenti [...] Mol­ti libri che, senza essere na­zio­nalsocialisti o militari­sti nella loro totalità, mostrano tut­ta­via assunti isolati degni di ri­prova­zio­ne, saranno ripresi per una successi­va verifi­ca. Accanto a questi libri, assenti dal presen­te Elenco, manca­no poi opere che non sono state finora sot­toposte all'esame della Commissione, poi­ché le giacenze delle li­brerie tedesche, sulle quali è stato compo­sto l'Elenco, hanno po­tuto essere rile­va­te dai depositi soltanto a lavo­ri in atto».

     In tutti i casi l'Elenco non esime i responsabili delle bi­blio­teche e delle librerie dall'adoperar­si attivamente nel vietare il prestito e la vendita di pubblica­zioni non esaminate e perciò non comprese nell'Elen­co. Il medesimo inten­di­men­to deve portare al divieto, al sequestro ed alla segnalazio­ne di tutti quei giornali e riviste che

«mo­stra­no espressa­mente uno spirito fascista o contengono in gran co­pia saggi ed articoli influenzati in senso fascista».

Dei libri, quando non altrimenti previsto, sono da con­si­de­rare sotto divieto tutte le edizio­ni e le ristampe; dei periodi­ci, tutte le annate. Quanto la sottrazione, allo studioso, all'indipendente e al semplice al curioso, delle testimo­nianze e delle fonti primarie del nazionalsocia­lismo (un semplice conto dei libri demoproibiti ci rivela la pubbli­ca­zione media quotidiana di almeno otto opere «maledette» – e di com­plessive duecentotrenta quotidiane – per tutti i giorni dell'an­no e per ognuno di quei dodici anni) ha giovato ad una corretta, non faziosa comprensio­ne di quel feno­meno epo­ca­le costituito dai fascismi eu­ropei?

     Motivi d'incomprensione della concezione razziale del na­zio­nalso­cialismo sono in secondo luogo, dopo la sottrazione delle fonti primarie al comune lettore e all'uomo della strada, l'uso volutamen­te scorretto dei termini usati dal nazionalso­cia­lismo e la mistificazio­ne delle sue tesi da parte degli avversari, in particolare dopo la demoniz­zazione olo­cau­stica. Con la devastante vittoria dei nemici radicali della Germania e di ciò che essa ha rappresentato nel campo dello spiri­to come nel diveni­re storico, abbiamo in­fatti assistito per mezzo secolo non solo ad una greve imposi­zio­ne alle mas­se – attraverso l'aggres­sione multimedia­le – della loro versione degli eventi come dato «intangibile e definitivo», ma anche, e so­prattutto, del loro linguag­gio e della loro semantica, vera neolin­gua orwelliana. Il risultato di tale occhiuta attenzione è stato un rozzo, maligno, caricatu­rale stravolgi­mento delle tesi e dei signi­ficati conferiti dal nazionalso­cia­lismo ad uomini e cose. L'obiettiva difficoltà dell'approccio alla questione raz­zia­le è infatti ben presente alla mente dei più responsabili esponenti politici e dei più obiettivi studiosi te­deschi.>> (…)

Note

1) Sui roghi del Vangelo si veda QUI

2) Sui roghi dei testi degli olomiscerdenti si veda QUI

3)  Regimi di occupazione democratica, copyrighter Dott. Gianantonio Valli

4) Lo specchietto riassuntivo e la foto non sono parti del testo originale

 


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Author(s): Olodogma
Title: Il rogo dei libri è buono o cattivo?...se democratico è buono!
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Published: 2015-01-09
First posted on CODOH: Oct. 1, 2018, 10:11 a.m.
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