Paradossi democratici: libertà di espressione per Charlie Hebdo, galera per i “negazionisti”
Published: 2015-01-16

 

di Carlo Mattogno

(15 Gennaio 2015)

  Paradossi democratici:
libertà di espressione per Charlie Hebdo,
galera per i “negazionisti”

 

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Nel gennaio 2007 l'allora ministro della Giustizia Clemente Mastella annunciò un disegno di legge contro il “negazionismo” in Italia che, dopo un gran clamore mediatico, svanì nel nulla. La promotrice era stata Brigitte Zypries, all'epoca ministro della Giustizia tedesco, la quale, nel corso di un incontro dei ministri della Giustizia e degli Interni dell' Unione Europea che si svolse a Dresda tra il 14 e il 16 gennaio 2007, annunciò la proposta di estendere a tutti i paesi membri una legislazione antirevisionistica come quella vigente in Germania.

All'epoca scrissi l'articolo Una legge contro il revisionismo storico italiano?[1], (Mattogno-Una legge contro il revisionismo storico italiano,25 gennaio 2007_corretta., ndOlo )  nel quale mostrai la sconsideratezza del progetto.

Il 15 ottobre 2010 La Repubblica pubblicò una lettera di Riccardo Pacifici piena di indignazione contro il professor Claudio Moffa per i fatti di Teramo[2] con questa richiesta finale:

«Visto che domani ci avviamo a celebrare e ricordare il 67° anniversario della Deportazione degli ebrei di Roma del 16 ottobre, potremmo, da questa tragica data impressa nella memoria collettiva, prenderci tutti noi l'impegno fino al 27 gennaio prossimo, di mettere nero su bianco un testo di legge sul negazionismo, da far discutere e approvare dal nostro Parlamento. Per questo faccio appello in primis ai presidenti di  Camera e Senato di fare uno sforzo in tal senso e calendarizzare la discussione. Faccio appello ai deputati e senatori di tutti gli schieramenti, una volta per tutte, affinché promuovano unitariamente questa legge, che nel 2007 si arenò nonostante un ddl dell'allora ministro alla Giustizia Clemente Mastella. Faccio appello a tutti gli amministratori locali e ai media affinché si esprimano a favore di questa legge, che considero la nostra ultima chanche»[3].

Anche questa proposta, dopo un iter laborioso e farraginoso, si arenò, ma l'infaticabile Pacifici è ritornato di recente all'attacco[4]. Il 24 novembre 2014, Adnkronos ha comunicato:

«Gli ebrei romani lanciano un allarme per “l'avanzata dei partiti xenofobi in Europa e dei crescenti rigurgiti di antisemitismo” e sollecitano un intervento del presidente del Consiglio Matteo Renzi perché il voto sul Ddl negazionismo “possa essere calendarizzato al più presto, cosicché anche in Italia alcune ignominie, come quella della negazione della Shoah, vengano combattute e represse”. La richiesta arriva con una lettera inviata al premier dal presidente della Comunità ebraica della Capitale Riccardo Pacifici.

“Ti scrivo da Washington dove mi trovo per un meeting internazionale dei leader delle comunità ebraiche europee, insieme con i rappresentanti israeliani e con i leader della JFNA (Jewish Federation of North America) per discutere della preoccupante avanzata dei partiti xenofobi in Europa e dei crescenti rigurgiti di antisemitismo - scrive Pacifici - Sono stati affrontati diversi temi tra cui quello del Cybercrime e quello del negazionismo della Shoah, in specifici Panel tecnici. L’Italia, con circa nove anni di ritardo, si sta avviando a recepire il protocollo europeo di Budapest del 2003 in cui si invitavano i Paesi membri ad attivare leggi repressive per quel genere di reati (in merito alla Decisione Quadro dell'UE 2008/913/GAI la Commissione dedica un ampio paragrafo all'inadempimento italiano sull'introduzione al reato di Negazionismo). La Commissione Giustizia del Senato ha licenziato un buon testo, frutto di un lavoro approfondito svolto, tra l’altro, con dedizione e passione da tutti i suoi componenti. Quel testo, ad oggi, non è mai arrivato in aula al Senato nonostante gli sforzi del Presidente Grasso”. [...].

“La vera risposta civile che possiamo dare è la votazione in Aula del testo licenziato dalla Commissione Giustizia, che introduce il reato di Cybercrime e di Negazionismo. In questo modo anche l’Italia, come avviene in altre 14 nazioni europee, avrebbe la sua legge contro chi nega la Shoah - sottolinea il presidente della Comunità ebraica romana - Nella Tua lettera, che ci hai gentilmente inviato il 16 ottobre scorso, in ricordo del rastrellamento degli ebrei romani del 1943, hai sottolineato l'importanza di contrastare il Negazionismo e i Negazionisti. E’ per questo che, sia la Comunità ebraica di Roma sia l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, auspicano un Tuo sollecito intervento per far sì che il voto possa essere calendarizzato al più presto, cosicché anche in Italia alcune ignominie, come quella della negazione della Shoah, vengano combattute e represse[5].

La mia replica all'appello di Pacifici del 2010, Considerazioni sul reato di “negazione della Shoah” (vedi qui/articolo 0268) è ancora di attualità, basta semplicemente aggiornare le date. Ne ripropongo dunque alcuni punti essenziali con i necessari adattamenti.

 La prima questione da chiarire è perché gli elementi più estremisti dell’ebraismo italiano vogliono una legge contro il revisionismo.

Le motivazioni addotte, nel complesso alquanto puerili, tradiscono la loro funzione di facciata.

Il motivo vero è che in Italia non esiste una storiografia olocaustica; non esiste un libro olocaustico degno di figurare in una bibliografia estera; non esiste un solo storico di rilevanza internazionale; non esiste un centro di studi olocaustici serio. In pratica, in Italia non esiste nessuno che possa contrastare in modo efficace il revisionismo. E il Centro di Documentazione ebraica di Milano (che, al massimo, è capace di catalogare atti, scritte e siti “antisemiti”) è il simbolo di questa impotenza.

 

Lo studio scientifico del Mattogno: La “Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz”. Click per ingrandire
Lo studio scientifico del Mattogno: La “Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz”. Click per ingrandire
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Come ho ricordato altrove, l'unico testo di un Italiano che appaia nella bibliografia storica in varie lingue (oltre 180 titoli) della prestigiosa opera Standort- und Kommandanturbefehle des Konzentrationslager Auschwitz 1940-1945. A cura di Norbert Frei, Thomas Grotum, Jan Parcer, Sybille Steinbacher e Bernd C. Wagner. Institut für Zeitgeschichte. K.G. Saur, Monaco, 2000, p. 570, è il mio studio La “Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz” (Edizioni di Ar,1998), 221 pp. 53 documenti. E meno male che sono un “negazionista”!

Per istituire il reato di “negazione” della Shoah bisogna anzitutto chiarire che cosa si intende per Shoah.

La definizione comunemente accettata è quella esposta da Michael Shermer e Alex Grobman: «l’uccisione di sei milioni di persone, le camere a gas e l’intenzionalità»[6].

 I sei milioni

L’eventuale legge dovrà allora assume i 6 milioni come dato “innegabile”?

In questo caso, tra l’altro, sarebbero fuori legge non solo Gerald Reitlinger, che postulò da un minimo di 4.194.200 a un massimo di 4.581.000 vittime[7], ma perfino lo storico olocaustico per eccellenza, Raul Hilberg, che ne assunse 5.100.000[8].

Risulta perciò evidente che la cifra dei “sei milioni” è tutt’altro che “innegabile”.

 Le camere a gas

La situazione non è migliore per quanto riguarda il secondo punto, le camere a gas. Nella tabella che segue riassumo lo stato delle conoscenze olocaustiche al riguardo:

campo di sterminio Numero delle camere a gas  numero delle vittimesecondo l’Enzyklopädie des Holocaust prove documentarie e/o materiali
Chelmno 2 o 3 “Gaswagen 152.000-320.000 nessuna
Belzec 3, poi 6 600.000 nessuna
Sobibor 3 250.000 nessuna
Treblinka 3, poi 6 o 10 738.000 nessuna
                totale 23 o 28 1.740.000-1.908.000 nessuna

 In pratica la storiografia olocaustica afferma che nei suddetti campi di sterminio siano esistite da 23 a 28 camere a gas (fisse o mobili), in cui sarebbero stati gasati da 1.740.000 a 1.908.000 Ebrei senza che sussista la minima prova documentaria o materiale. Tutto è rimesso a testimonianze contrastanti del dopoguerra, spesso palesemente false.

 Auschwitz

Passiamo al campo di Auschwitz. Ecco il quadro della situazione relativo alle camere a gas provvisorie:

    impianto     numero delle
    camere a gas
   prove      documentarie e/omateriali «indizi criminali»
crematorio I 1 nessuna nessuno
“Bunker 1” 2 nessuna nessuno
“Bunker 2” 4 nessuna nessuno

 Con queste, le camere a gas per le quali non esiste nessuna prova documentaria o materiale salgono a 30-35.

 I crematori di Birkenau

Per i crematori di Birkenau, Pressac nel 1989[9] annunciò la scoperta di 39 «indizi criminali» (criminal traces), non «prove», si badi bene, così ripartiti:

crematorio II: 11

crematorio III: 7

crematori IV e V: 15.

Al numero summenzionato Pressac era giunto sommando anche le varie menzioni del medesimo indizio. In realtà, raggruppando nelle singole voci le numerose ripetizioni, gli «indizi criminali» si riducevano a 9. Nel 1993 egli aggiunse altri 6 indizi[10] e uno fu trovato successivamente da Robert Jan van Pelt[11].

Sta di fatto che nessun indizio relativo al crematorio II è posteriore alla data della deliberazione di consegna dell’impianto da parte della Zentralbauleitung all’amministrazione del campo (31 marzo 1943).

Secondo Pressac, questo crematorio avrebbe funzionato

«come camera a gas omicida e impianto di cremazione dal 15 marzo 1943, prima della sua entrata in servizio ufficiale il 31 marzo, al 27 novembre 1944, annientando un totale di circa 400.000 persone, in massima parte donne, vecchi e bambini ebrei»[12].

È vero che Pressac in seguito ha drasticamente ridimensionato questa cifra, ma è anche vero che van Pelt attribuisce a questo impianto ben 500.000 vittime.

La presunta camera a gas omicida del crematorio II avrebbe dunque funzionato per oltre 20 mesi, sterminando 500.000 persone, senza lasciare alcun «indizio criminale»!

Per il crematorio III, nessun indizio è posteriore alla data della deliberazione di consegna dell’impianto (24 giugno 1943). In questo crematorio, secondo Pressac, furono gasate e cremate  350.000 persone.

Per i crematori IV e V l’indizio più tardo risale ad appena un paio di settimane dopo la deliberazione di consegna dell’impianto (4 aprile 1943). In questi due crematori, secondo Pressac furono gasate e cremate 21.000 persone.

Dunque nei quattro crematori sarebbero state gasate 771.000 persone in oltre 20 mesi senza che al riguardo nell’archivio della Zentralbauleitung sia rimasto un solo «indizio criminale», mentre invece numerosi documenti attestano i guasti frequenti che si verificarono agli impianti di cremazione.

Nello studio Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli «indizi criminali» di Jean-Claude Pressac e sulla «convergenza di prove» di Robert Jan van Pelt (Effepi, Genova, 2009, 715 pagine, 51 documenti) ho esposto una critica totale e radicale delle posizioni di questi due storici.

Ma, a parte ciò, “negare” le camere a gas di un singolo campo di sterminio significa “negare la Shoah”?

E “negare” una singola camera a gas di Auschwitz?

 Ciò, per quanto riguarda i “campi di sterminio” dell'Azione Reinhardt (Belzec, Sobibor e Treblinka), quello di Chelmno e i primi tre impianti di Auschwitz, significherebbe dare rilevanza di “innegabilità” a semplici testimonianze (per di più contrastanti); per i crematori di Birkenau, elevare al rango di dogma indiscutibile interpretazioni personali errate, spesso fantasione e qualche volta perfino in aperta malafede.

 

Numero delle vittime di Auschwitz

Il tribunale di Norimberga sancì la favola sovietica dei 4 milioni ad Auschwitz; dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il Museo di Auschwitz lo ridimensionò a 1.100.000[13], ma stranamente sulle targhe marmoree che prima recavano la cifra dei 4 milioni fu poi iscritta quella di un milione e mezzo.

Qual è allora la cifra “innegabile”?

Un milione e cento mila?

Oppure un milione e mezzo?

 In entrambi i casi sarebbero fuori legge sia Jean-Claude Pressac, che dichiarò da 611.000 a 711.000 vittime[14], sia Fritjof Meyer, all’epoca caporedattore di Der Spiegel (Amburgo), che parlò di 510.000[15].

 Campi di concentramento

La storiografia olocaustica afferma che “camere a gas” omicide esistettero anche in alcuni campi di concentramento.

Nella tavola che segue riassumo lo stato attuale delle conoscenze[16]:

campo numero dellecamere a gas prove documentarie e/omateriali
Sachsenhausen 1 nessuna
Ravensbrück 1 nessuna
Neuengamme 1 nessuna

 In questi tre campi le “camere a gas” non esistono più.

A Stutthof una camera a gas di disinfestazione, facilmente identificabile come tale dal fenomeno dei muri blu, viene presentata come camera a gas omicida, senza alcuna prova documentaria.

Lo stesso dicasi per l'installazione del campo di Lublino-Majdanek, denominata nei documenti Bauwerk XIIA, che era un impianto di disinfestazione (Entlausungsanlage) per i Pelz-und Bekleidungswerkstätten (stabilimenti per il pellame e vestiario) di Lublino, sovrastato da un'ampia tettoia per tenere al riparo dalle intemperie gli oggetti da disinfestare (lato contaminato/unrein) e quelli disinfestati (lato incontaminato/rein).

A Mauthausen il piccolo locale doccia e disinfestazione annesso alla sala del forno crematorio viene parimenti presentato, senza alcuna prova documentaria, come camera a gas omicida.

La “camera a gas” di Dachau, che, ci viene assicurato, non entrò mai in funzione, si trova di fronte a quattro vere camere a gas di disinfestazione a Zyklon B sistema Degesch-Kreislauf e fu notoriamente allestita come “camera a gas” dagli Americani.

Infine la “camera a gas” di Natzweiler è un locale che fu usato dapprima come frigorifero, utilizzando blocchi di ghiaccio, poi come camera a gas per testare le maschere antigas, indi come camera a gas per esperimenti col fosgene.

Einsatzgruppen

A questo riguardo il revisionismo non contesta affatto che moltissimi Ebrei furono fucilati senza pietà nel corso dell'Operazione Barbarossa, ma:

1) che gli Einsatzgruppen avessero l’ordine di sterminare gli Ebrei in quanto Ebrei;

2) l’entità delle fucilazioni realmente effettuate.

Nessuno dei due punti può essere storicamente “innegabile”.

Al congresso di Stoccarda (3 a 5 maggio 1984) Helmut Krausnick si occupò in modo specifico «delle testimonianze e degli indizi esistenti circa l’eventuale impartizione di un ordine di fucilazione degli Ebrei». Su questo tema egli dichiarò:

«Riguardo alle questioni relative a quando, dove, da chi e per quale cerchia di persone un tale ordine fosse stato trasmesso agli Einsatzgruppen, le deposizioni rese dopo la guerra non concordano – o non concordano più».

Indi aggiunse che

«più importante della questione di chi abbia trasmesso l’ordine di uccisione, è indubbiamente quella di sapere se e quando sia stato impartito, e a quale cerchia di persone»[17].

Seda chiquandoa chi!

La storiografia olocaustica al riguardo brancola nel buio totale.

Per quanto riguarda la cifra delle vittime, nel libro edito da W. Benz Dimensione del genocidio appare una statistica comparata dei dati di G. Wellers, di G. Reitlinger, di R. Hilberg e dell’Enciclopedia dell’Olocausto. Riguardo all’Unione Sovietica (attività degli Einsatzgruppen) in essa figura una cifra minima di 750.000 (G. Reitlinger) e una cifra massima di 2.100.000 (W. Benz)[18].

La “negazione” di quale cifra costituirebbe allora reato?

Il Führerbefehl

Il terzo elemento che definisce la Shoah è l’intenzionalità, ossia una volontà omicida concretizzatasi in un ordine di sterminio, il fantomatico Führerbefehl, l'ordine di sterminio di Hitler.

Anche qui si naviga nelle tenebre.

Come è noto, la corrente funzionalista o strutturalista ha fatto scempio delle ipotesi intenzionaliste propugnate a Norimberga, riducendo il presunto ordine di sterminio a un «cenno della testa» di Hitler o a una «lettura di pensieri concordanti» tra Hitler e i suoi gerarchi![19].

Le tesi più recenti fantasticano di “centri regionali di sterminio”, istituiti di propria iniziativa da capi locali, che poi in una “radicalizzazione cumulativa” (potenza delle parole!) sarebbero sfociati in un progetto di sterminio generale, il tutto, ovviamente, senza il minimo appiglio documentario[20].

Sarà dunque reato “negare” qualcosa che, per ammissione di una corrente della storiografia olocaustica, non è mai esistito?

La legge Fabius-Gayssot e il processo di Norimberga

Il caso francese della famigerata legge Fabius-Gayssot (13 luglio 1990) illustra bene le acrobazie funamboliche in cui i giuristi locali si sono esibiti per tentare di sostanziare in qualche modo la legge antirevisionista.

L’articolo 9 afferma infatti che

«saranno puniti con le pene previste dalla sesta riga dell’articolo 24 coloro che avranno contestato, con uno dei mezzi enunciati all’articolo 23, l’esistenza di uno o più crimini contro l’umanità quali sono definiti dall’articolo 6 dello statuto del tribunale militare internazionale allegato all’accordo di Londra dell’9 agosto 1945 e che sono stati commessi sia dai membri di una organizzazione dichiarata criminale in applicazione dell’articolo 9 del suddetto statuto, sia da una persona riconosciuta colpevole di tali crimini da una giurisdizione francese o internazionale»[21].

Ma l’articolo 6 dello statuto di Londra si limita semplicemente a definire formalmente i tre tipi di crimini da attribuire ai nemici sconfitti (crimini contro la pace, crimini di guerra e crimini contro l’umanità)[22].

Si potrebbe allora pensare che i giudici francesi si basino sul dibattimento e sulla sentenza del processo di Norimberga.

Se ciò fosse vero, dovrebbero condannare anche

– chi nega che l’eccidio di Katyn fu commesso dai Tedeschi,

– chi nega che a Belzec l’uccisione avvenisse mediante corrente elettrica e a Treblinka per mezzo di “camere a vapore”,

– chi nega che le vittime di Auschwitz furono 4 milioni e quelle di Majdanek un milione e mezzo (la cifra ufficiale attuale è 78.000) e anche

– chi nega che i Tedeschi usassero il grasso umano per fabbricare sapone.

Tutte “verità” sancite a Norimberga.

Il riferimento al processo di Norimberga è fin troppo chiaramente pretestuoso, in quanto con esso si finge di introdurre un criterio di giudizio storico oggettivo, mentre invece l’interpretazione della legge è lasciata all’arbitrio del giudice.

Concludendo, “negare la Shoah” storicamente non significa nulla, perché, contrariamente a quanto credono gli ignoranti, essa non è un fatto, meno che mai un fatto univoco e innegabile, bensì una congerie straordinariamente complessa di interpretazioni di fatti reali, di affermazioni indimostrate e di supposizioni aleatorie.

Il reato di “negazione della Shoah”, senza un elenco preciso di tutti i suoi aspetti “innegabili”, sarebbe pertanto giuridicamente aberrante; esso costituirebbe per di più un atto di vero negazionismo: la negazione della libertà di opinione in campo olocaustico, l’unico campo storico che, negli intendimenti degli intolleranti fautori della legge, dovrebbe essere sottratto a suon di galera alla critica.

Dopo gli atti terroristici di Parigi e la ferma reazione del mondo “democratico” a favore della libertà di espressione, tali indendimenti sono ancora più assurdi

Ciò che i revisionisti chiedono, è semplicemente un trattamento uguale a quello riservato a Charlie Hebdo. Lasciando da parte la questione di principio, in concreto, chi si è dedicato per decenni anni allo studio e alla ricerca, redigendo una copiosa letteratura scientifica, che appare solo in parte nell'immagine sottostante,

Una parte degli studi di Carlo Mattogno. Click...
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non merita una libertà di espressione almeno simile a quella che viene assicurata a chi, in cinque minuti, ha disegnato vignette “satiriche” come questa?

 

 

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Concludo con una domanda agli Ebrei francesi e italiani:

Se in questa vignetta al posto di “Le Père”, “Le Fils” e “Le Saint Esprit” ci fosse scritto

יהוה ,משיח ,רוח אלהים,

apprezzerebbero questo tipo di “satira”? Sarebbero ancora disposti a scendere in piazza per difendere la libertà di espressione del vignettista “satirico”?

 Non si sfugge al dilemma: o il sacro esiste per tutti e dev'essere rispettato da tutti, anche da Charlie Hebdo, oppure non esiste per nessuno.

O la libertà di espressione esiste per tutti e dev'essere rispettata da tutti, oppure non esiste per nessuno, neppure per Charlie Hebdo.

Non si può invocare la libertà di espressione per Charlie Hebdo e auspicare la galera per i “negazionisti”.

                                                                                                          Carlo Mattogno

 

Note

[1] http://www.vho.org/aaargh/ital/archimatto/CMLeggeMastella.pdf.

[2] Si veda al riguardo l'articolo di Massimo Fini La democrazia non ha paura di chi nega la storia, in: http://www.massimofini.it/2007/la-democrazia-non-ha-paura-di-chi-nega-la-storia.

[3] R. Pacifici, Finito il tempo delle ipocrisie, in: http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/15/news/finito_il_tempo_delle_ipocrisie-8070581/

[4] La questione era già stata sollevata qui. 0901 – Repressione della libertà di espressione. pacifici a Renzi “sollecito intervento” contro negazionismo.

[5] http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2014/11/24/negazionismo-pacifici-renzi-avanzano-partiti-xenofobi-subito-voto-ddl_SNJPcwlG9RaULdgGDHlTjP.html

[6] Negare la storia. L’Olocausto non è mai avvenuto: chi lo dice e perché. Editori Riuniti, Roma, 2002, p. 28.

[7] La soluzione finale. Il tentativo di sterminio degli ebrei d’Europa 1939-1945. Casa Editrice Il Saggiatore, Milano, 1965, p. 612.

[8] La distruzione degli ebrei d’Europa. Einaudi, Torino, 1995, pp. 1318-1319.

[9] J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989.

[10] J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945. Feltrinelli, Milano, 1994.

[11] R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial. Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis, 2002.

[12]J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of  the gas chambers, op. cit., p. 183.

[13] Franciszk Piper, Die Zahl der Opfer von Auschwitz. Verlag des Staatliches Museum in Oświęcim, 1993.

[14] Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945. Feltrinelli, Milano, 1994, p. 173.

[15] «Die Zahl der Opfer von Auschwitz. Neue Erkenntnisse durch neue Archivfunde», in: Osteuropa. Zeitschrift für Gegenwartsfragen des Ostens, n. 5, 2002, pp. 631-641.

[16] Si veda al riguardo la mia opera “Nuovi studi” contro il revisionismo: La storiografia olocaustica alla deriva. Effepi, Genova, 2014.

[17] Eberhard Jäckel, Jürgen Rohwer (a cura di), Der Mord an den Juden im Zweiten Weltkrieg. Entschlußbildung und Verwirklichung. Deutsche Verlags-Anstalt, Stoccarda, 1985, p. 91.

[18] Dimension des Völkermords. Die Zahl der jüdischen Opfer des Nationalsozialismus”. R. Oldenbourg Verlag, Monaco, 1991, p. 16.

[19] Si veda al riguardo il mio studio Hitler e il nemico di razza. Il nazionalsocialismo e la questione ebraica. Edizioni di Ar, 2009.

[20] C. Mattogno, T. Kues, J. Graf, I “campi di sterminio” dell' “Azione Reinhardt”, a cura di Giuseppe Poggi. Effepi, Genova, 2014, vol. I, cap. V, Il Führerbefehl e la presunta politica nazionalsocialista di sterminio ebraico, pp. 118-305

[21] Testo ufficiale in:

http://www.legifrance.gouv.fr/affichTexte.do?cidTexte=LEGITEXT000006076185&dateTexte=vig

[22] Atti del processo di Norimberga, edizione tedesca, vol. I, pp. 11-12.

 


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Author(s): Olodogma
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First posted on CODOH: Oct. 6, 2018, 7:20 a.m.
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