Regalo della "giustizia" francese per gli 86 anni del prof. Faurisson : una nuova persecuzione !
Published: 2015-01-26

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86 volte... "Auguri Prof. Faurisson"!
Lei ha un posto nella Storia!

In occasione dell'86° genetliaco del Prof. Robert Faurisson pubblichiamo la notizia di una nuova fase dell'accanimento giudiziario contro quello che si può definire un Eroe civile del XX e XXI secolo, il Prof. Robert Faurisson. A seguire il riassunto-traduzione (parziale) dell'intervista di oltre due ore che presentiamo in video (in francese).

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Il  20 gennaio 2015, il Pr Faurisson si é visto notificare un atto giudiziario in più. Egli scrive :

<< La LICRA di Parigi ha presentato al procuratore una denuncia per “contestazione”, a causa dei propositi che io avrei avuto nell'agosto 2014 sul sito Internet di MetaTV, intervistato , dal sorridente e simpatico Patrick d'Hondt (anche lui denunciato).

Guardate questa intervista di 2 ore e 31 secondi che si apre con una canzone di Mérée Drante #<https://www.youtube.com/watch?v=G9_6rE8VoPo>

Dice il Prof. Faurisson ... << Mi sono rifiutato di rispondere alle domande limitandomi a dare la mia formula di sempre in queste circostanze : “Rifiuto di collaborare con la polizia e la giustizia francese nella repressione del revisionismo storico.>>

Presentiamo la trascrizione-traduzione, non professionale (non completa), dell'intervista. Traduzione curata da GV.

________________________L'intervista________________________

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Giornalista: (…) Può' darci la definizione di revisionismo? Visto che è ciò' di cui la si accusa ?

Faurisson: Si, i nostri avversari impiegano un barbarismo : negazionismo. Ritengono che io passi il tempo, consacri la vita a negare... l'evidenza ( é naturalmente sottinteso). Proverò' a definire cos'è il revisionismo : significa che, quando si vuole guardare un documentario, leggere un libro con attenzione, riportare dei propositi, non ci si accontenterà di sentire una volta sola, di leggere una volta sola, di vedere una volta sola. Si cercherà, possibilmente di rivedere, per verificare. Una volta fatto, si cercherà di ri-verificare. Richiede un notevole sforzo di abnegazione, poiché è molto più facile accettare come esatto ciò' che si sente dire. Bisogna andare alla fonte, esigere che vi si diano delle prove e non solo delle testimonianze. Il primo dei revisionisti (ce ne sono in tutto l'Occidente) è stato il francese Paul Rassinier, un resistente durante la guerra, che proprio a causa di questo, fu arrestato e messo in un campo di concentramento, in quello di Buchenswald. Quando torno' dalla cattività, in uno stato spaventoso, ebbe a leggere quello che si raccontava sul suo campo di concentramento e sugli altri. Quale stupore per lui, scoprire che, in particolare per quel campo si parlasse di camere a gas. Sembrava quindi che i tedeschi utilizzassero un'arma di distruzione di massa, che consisteva nel mettere le persone in un campo, in una stanza e ucciderle, specialmente con lo Zyklon B. Quest'ultimo è veramente esistito, inventato negli anni '20; era un pesticida molto potente a base di acido cianidrico.
(…) Paul  Rassinier andò' quindi ad intervistare le persone che avevano testimoniato e ne concluse rapidamente che ci si trovava (nel caso del campo di Buchenswald e di altri campi), davanti ad un falso storico. (…) Per quanto riguarda il falso storico accertato, scrisse un libro : “Le Mensonge d'Ulysse" (La menzogna di Ulisse), era il 1950 (…) A causa della sua pubblicazione  Paul  Rassinier ebbe numerosi problemi. (…) Non vi racconto cosa ebbero a subire Rassinier e gli altri revisionisti di Francia e di altri paesi, per il semplice fatto di aver pubblicato i risultati delle loro inchieste.

Giornalista: (…) Quale fu il punto di inizio delle sue ricerche?

Faurisson: (…) Dalla lettura di Rassinier e da altre, sono giunto a quella di Bardèche sul processo di Norimberga, processo avvenuto tra il 1945 e il 1946 . Processo dove gli alleati hanno giudicato, ciò' che chiamano crimini tedeschi. (…) Ho trovato e trovo il processo di Norimberga assolutamente ripugnante e scandaloso (…) Questo processo fu un'ipocrisia americana (…) nel suo statuto c'erano solo una trentina di articoli, che istituivano un nuovo tipo di giustizia. Vi cito solo gli articoli 19 e 21. (…)

L'articolo 19 recitava : <<Il tribunale non sarà legato alle regole tecniche relative all'amministrazione di prove>>.

Ecco un modo di sbarazzarsi di regole che sono vitali per amministrare una giustizia che abbia una possibilità di essere imparziale. (…) Il seguito dell'articolo equivaleva ad un “chiameremo prove ciò' che avremo voglia di chiamare prove”. Senza l'osservanza di regole tecniche.

L'articolo 21 diceva che :

“Il tribunale non esigerà sia riportata la prova dei fatti di notorietà pubblica, ma li riterrà come acquisiti”.

E allora chi deciderà se un fatto é notorio o no, e notorio per chi ?

Il seguito dell'articolo 21 è totalmente rivoltante e dice:

“Ogni rapporto redatto dagli alleati contro i tedeschi, sui presunti crimini commessi dai tedeschi, avrà valore di prova autentica”.

Non avrete diritto di contestare. (…)

 

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Giornalista: E quindi cosa ha dato vita alle sue ricerche?

Faurisson: Un fatto preciso. Il 19 agosto 1960, uno storico dell'Istituto di Storia contemporanea di Monaco, scrisse un breve articolo sul settimanale “Die Zeit”, asserendo che in definitiva, non c'erano state camere a gas né a Dachau, a Buchenswald, a Bergen-Belsen. (…) Scrissi a questa persona, chiedendole in quali campi fossero le camere a gas e in quali no. La sua risposta fu del tipo : “non rispondo a domande a trabocchetto” (…)
Mi sono recato quindi a Parigi, al Centro di Documentazione ebraica contemporanea (…). Era un curioso centro di ricerca...non c'erano lettori. (...) Ho agito come un poliziotto, per un'inchiesta di polizia tecnica e scientifica. Mi sono interessato alla scena del crimine, al luogo e all'arma. Come era fatta quest'arma e come faceva il gasante a non “gasarsi”. (..) Bisognava inoltre prendere dei prodotti di grattaggio e farli analizzare. (..)
Mi sono recato prima nello Struthof Natzweiler vicino Strasburgo, a Auschwitz, a Birkenau, a Treblinka (…) ecc..
E qui arriviamo ad un punto delicato : esiste una legge, dal 1990, che mi vieta espressamente di contestare ciò' che il Tribunale di Norimberga ha detto sui crimini contro l'umanità. E' molto strano, perché al processo di Norimberga c'erano 4 capi di accusa e ce n'era uno che si chiamava “crimini contro l'umanità”, in pratica si traduceva con crimini contro gli ebrei e riguardava in particolare i fatti di gasaggio. Rappresenta, forse, il 2% delle 187 pagine della versione francese del giudizio (della sentenza,ndolo). E' molto strano che sia stata decretata una legge che dica al popolo francese “ Potete contestare il 98% del processo, ma non toccate il restante 2%”. Altrimenti da un mese a un anno di carcere, sino a 45000 euro di multa, più i danni e gli interessi, ci sono delle associazioni, forse dieci che reclamano denaro; le pubblicazioni giudiziarie obbligatorie, più i processi stessi...é un vero incubo.(…)

 

Prof. Robert Faurisson
Prof. Robert Faurisson
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Giornalista: Lei inizia le ricerche come un'inchiesta poliziesca, si reca sul posto. Che cosa ci puo' dire di questi luoghi, dove dicono che la gente sia stata gasata e dove si scopre una camera a gas con una porta in vetro?

Faurisson: Ci sono battaglioni, o meglio dei milioni di pellegrini, turisti, o visitatori che sono stati ad Auschwitz e che hanno visto quella che si dice essere una camera a gas; certo se si é un po' attenti, si potrebbe anche pensare vedendo la porticina in vetro, che con una gomitata, il gas si sarebbe espanso ovunque,l'acido cianidrico é altamente pericoloso. A 20 metri c'era l'ospedale SS, quindi sarebbero stati gasati tutti. Lei sa che se si vuole trattare anche solo una camera di un immobile, se si tratta di Zyklon B, si é costretti ad evacuare innanzitutto l'immobile, poi il circondario. E' estremamente pericoloso. E poi é un gas esplosivo.

Mi accorgo di aver dimenticato qualcosa di importante e preciso. Quando per la prima volta sono stato al CDEC, negli anni '60, ho visto un signore che attendeva l'eventuale visitatore, al quale dico:

”Sto cercando una foto di camera a gas”.

Mi risponde :

“Abbiamo numerose testimonianze ecc..”

Pr.Robert Faurisson, Tjudar Rudolph, and Mariam Olszuk, Treblinka, Giugno 1988
Pr.Robert Faurisson, Tjudar Rudolph, and Mariam Olszuk, Treblinka, Giugno 1988
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Gli dico: “Cerco una foto”. Mi risponde “Abbiamo numerose opere...”. Gli dico di nuovo : “Una foto” ...trova non ricordo più quale scappatoia. Gli ripeto che voglio una foto; a quel punto chiama una signora che alla mia richiesta risponde: “Abbiamo numerose testimonianze”. Il signore allora si arrabbia e chiede alla signora di andare a cercare una foto. Mi siedo, tolgo l'orologio dal polso, mi do 60 minuti di attesa. Durante quei 60 minuti la signora girava come una trottola aprendo e chiudendo libri. Alla fine ho avuto 3 foto, ma non di camere a gas. Erano foto che presentavano prigionieri che trascinavano i cadaveri, si vede del fumo chiaro, non é un'incinerazione, forse un fuoco fatto contro le mosche e gli odori. Non é una camera a gas, non vedo l'arma del crimine!

Dall'inizio degli anni 60 e siamo oggi nel 2014, ripeto senza fine : “Mostratemi una foto o al limite disegnatemi una camera a gas nazista;”...non ho mai ottenuto risposta. (…)

Esiste a Washington, dal 1994 il Museo Memoriale dell'Olocausto (…) e quando sono andato con due americani; miei testimoni, abbiamo fatto il giro senza trovare traccia di camere a gas, ad eccezione di un plastico vuoto, (non riportato nemmeno sul libro guida), dove c'era una pretesa porta di camera a gas, che anche persone che ritenevano certa l'esistenza di queste, per esempio Pressac, hanno dovuto ammettere che era in realtà la porta di una camera a gas per la disinfezione.

Potrei esporvi la differenza che c'è tra disinfezionedisinfestazione ed esecuzione. L'esecuzione é spaventosamente difficile, bisogna per questo visitare le camere a gas americane. Ed é quello che ho fatto. Sono andato a Baltimora, in un penitenziario. (...) Una camera a gas per esecuzione è di un complicato spaventoso. E' fatta di acciaio molto spesso, una specie di abitacolo con vetri in herculite; c'è un sistema di ventilazione orientabile, per cercare dopo l'esecuzione il gas e spingerlo in un aspiratore potentissimo che invierà il gas verso un neutralizzatore e il prodotto (neutralizzato) uscirà dal comignolo più alto del penitenziario. Il giorno dell'esecuzione le guardie non hanno il diritto di circolare nelle parti alte. Gli ecologisti protestavano (fino a quando è esistito questo tipo di esecuzione, per 1 condannato), perché i gabbiani, per esempio sulla spiaggia di San Quintino morivano a causa del gas. Per ogni esecuzione c'era del panico nel penitenziario.

(…) Le ho detto prima che lo Zyklon B é altamente esplosivo. Perché un condannato a morte é vestito in modo molto leggero ed é strettamente legato alla sedia? Far scivolare dei granuli di veleno, sotto la sedia perforata é abbastanza facile, è fatto dall'esterno, (ha una preparazione di almeno 24 ore) ma se il prigioniero non fosse cosi stretto alla sedia, un suo minimo movimento potrebbe scatenare dell'elettricità statica e c'è rischio di un'esplosione [Ovviamente il Faurisson si riferisce all'esplosione "locale", ovvero appena sopra la bacinella dalla quale evapora l'HCN dopo la reazione tra il KCN (cianuro di potassio) e l'H2SO4 (acido solforico) dove si sviluppa  una concentrazione elevata di HCN che può raggiungere la soglia minima di esplosività, 5,6% in volume, ndolo ] . Le assicuro che quando il medico e i suoi due aiutanti, un'ora dopo la morte, vanno a visitare il cadavere nella camera a gas, ci vanno con maschera antigas con filtro molto speciale, con stivali di gomma a tenuta, come scafandri. E la porta di apertura é come quella di un sottomarino, perché deve essere chiusa perfettamente. E per impedire che l'acido cianidrico possa uscire dalla camera chiusa, bisogna creare una depressione all'interno. Ma quando si crea una depressione c'è il pericolo di un crollo della camera a gas (che è in acciaio), quindi c'è bisogno di un palo centrale, coppette di acido fenico, che secondo la colorazione indicano che grado di purificazione ci sia. Quindi vanno a prendere il cadavere, in tre, lo lavano con abbondante acqua, soprattutto nell'incavo delle braccia e delle ginocchia, dove si deposita in particolar modo. E quindi, quando vedete cos'è l'esecuzione di UNO SOLO, diventate scettici sul fatto di ucciderne cosi, centinaia, migliaia. Ad Auschwitz hanno detto di avercene messi duemila, ma che avrebbero potuto metterne tremila! Ci torneremo sopra. (…)

Giornalista: Quindi lei ha fatto delle analisi, ha visitato quella camera a gas americana, che non aveva nulla a che fare con quelle che ci presentano come camere a gas.

Faurisson: Si, per esempio quando sono stato allo Struthof, che fu definito Auschwitz in Francia, mi spiace dirlo c'è di che ridere. Dopo quanto avevo scritto a proposito, fu chiusa e nessuno ha potuto visitarla. E devo aggiungere che é stata ri-riaggiustata da allora. Era una camera fredda di ristorante, per la conservazione di carne. Vicino c'erano quelle che chiamavano cisterne per mettere i cadaveri dei gasati; beh erano delle cisterne del cavolo, senza nessuna tenuta stagna.

Questa cosa manifestamente non aveva mai potuto funzionare, perché quel buco da dove si versava lo Zyklon e sempre lo stesso dal quale si poteva osservare all'interno era stato fatto cosi male, (lavoro da maiali) tanto da rompere quattro tegole bianche sovrapposte. Era assurdo. E ho subito un processo enorme, la parte avversa ha vissuto una tragedia. Mi hanno naturalmente condannato, la legge Gayssot non esisteva ancora, ma non fa nulla, hanno preteso che facevo del male, del torto, che uccidevo i morti ! (...) bisogna essere capaci di ucciderli i morti eh?

Poi questo processo fini male per loro, perché non trovando assolutamente risposte alla mia sfida, si recarono in Polonia, parlo di Robert Badinter, che andrà con l'avvocato Joyneau in Israele dove hanno cercato disperatamente delle prove, hanno riportato moltissimi documenti, ma non valevano nulla. Erano delle pretese confessioni. Le riporto una confessione : del comandante del campo di Auschwitz che confessò che c'era un' equipe speciale il sonderkommando che faceva il lavoro, composto da ebrei, sembra che “infornassero” gli ebrei e  dopo aver introdotto il gas  aspettavano di non sentire nessun grido all'interno e capivano cosi che era finito e che le persone erano morte. Mettevano in funzione l'apparecchio di ventilazione e “tac” ... entravano quindi immediatamente, preciso che il termine tedesco é “sofort”, cioè subito, mangiando e fumando, senza maschere a gas... erano in un oceano di acido cianidrico, facendo degli sforzi fisici che li avrebbero dovuti far respirare a fondo, cosa che avrebbero dovuto evitare persino in un lavoro di disinfezione, malgrado sia un lavoro più leggero; il regolamento (della disinfezione, ndolo) era chiaro:  nel caso in cui l'apertura di una finestra per l'aerazione del locale fosse stata difficoltosa, non avrebbero dovuto insistere, perché avrebbero dovuto respirare più frequentemente ed il filtro non avrebbe potuto funzionare (ovvero si sarebbe esaurito in pochi minuti, ndolo).

 

 

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(…) Dico spesso che ho una vita da cane. Mia moglie conduce una vita spaventosa, i miei figli la stessa cosa, ed ora comincia anche per i nipoti, il mio nome é difficile da portare.

Giornalista: Sembra che non ci sia nessun documento ufficiale del regime nazista, (…)

FAURISSON: Esiste un documento con il quale si provi che i tedeschi avessero deciso di sterminare gli ebrei? Zero e porto zero. Nessuno. Si interpretano le cose dicendo che i tedeschi avevano una soluzione finale della questione ebraica, soluzione che si vuole interpretare con uccidere. Mi spiace, ma se desidero una soluzione finale per la disoccupazione, non vuol dire che voglio uccidere i disoccupati. E ciò che é grave, é che i tedeschi non avevano assolutamente la soluzione finale della questione ebraica, bisogna dare la loro espressione nella sua integralità : ricercavano UNA soluzione finale TERRITORIALE della questione ebraica. Cioè, bisogna trovare a questo popolo senza terra, una terra,  -forse la Palestina?-  I tedeschi inviarono quindi una delegazione per studiare la situazione.

Giornalista: Sembra ci fossero dei legami con i sionisti dell'epoca e il regime nazista...

Faurisson: Certamente, c'era una certa relazione in molti settori tra i nazionalsocialisti e i sionisti. Quest'ultimi hanno anche affermato di condividere lo stesso concetto di mondo. Nel momento in cui hanno capito che i tedeschi stavano vincendo la guerra nel '41, hanno addirittura proposto un'alleanza militare...

I tedeschi rifiutano che la Palestina diventi la terra degli ebrei – é stato pubblicato dal CDEC (Centro di documentazione ebraica contemporaneo) in un libro intitolato “La persecuzione degli ebrei nei paesi dell'est”; come dai documenti di Norimberga - e cito :

“Non sarà la Palestina, a causa del nobile e valoroso popolo arabo .Non si può' far vivere loro anche questo, dopo tutto cio'che hanno subito”

(perché subivano dal 1880). Potrebbe essere, l'isola di Madagascar, l'Argentina, l'Uganda, o la Russia più profonda, dove d'altra parte aveva creato uno stato autonomo ebreo, il Birobidzan. E' stato impossibile farlo a causa della guerra, e sappiamo che Hitler stesso ha detto: “Nach dem krieg”, “Dopo la guerra”, che naturalmente immaginava vincere! (…).

Quindi per le camere a gas NIENTE, per la soluzione finale NIENTE, per la conferenza di Wannsee, mi spiace, ma io che non sono un germanista, sono stato costretto a far loro notare una frase tedesca : ” ihre Befreiung “ che significa “Alla loro liberazione”. E' vero, é stato detto

<<si prenderanno uomini e donne, saranno separati, e poi saranno messi nei campi e lavoreranno. Certamente ci sarà una riduzione naturale, non ci saranno più bambini, saranno provati>>...

(…) “Alla loro liberazione” c'è scritto, ma siccome é imbarazzante, spesso vi danno il testo di Wansee, eliminando questa frase. (…)

Raul Hilberg, era il numero uno degli storici ebrei, che conosceva bene la questione. (…) Nell'edizione del 1961 della sua opera maggiore, afferma che ci sono due ordini di Hitler di uccidere gli ebrei : uno di ucciderli dov'erano in Russia, raggruppati nei campi di sterminio. La cosa curiosa é che non c'é nessuna nota, nessuna fonte. NIENTE. Ma nel 1985, in seguito all' <<affare Faurisson>> rende omaggio a Faurisson, dicendo

<< certo, si sbaglia completamente, ma ha il merito di suggerirci domande che ci hanno obbligati a estendere le nostre interrogativi>>...

(…) Ha talmente cambiato opinione che un giorno nel 1983 davanti a 1100 persone, dichiara:

<< Non c'é stato un ordine, non c'é stato un piano, non c'é stato nulla.>>...<< Solo una burocrazia tedesca che ha funzionato con un”incredibile incontro delle menti>>

(…) per telepatia...!

...per non lasciare nulla di scritto! (…)

Giornalista: Per quanto riguarda il gas, sono dei cristalli sui quali versare dei liquidi, perché prenda uno stato gassoso?

Faurisson: No. E' una specie di terra neutra, che assorbe dell'acido cianidrico, e messa in una scatola ermetica, sottoforma di granuli in generale, nel momento dell'apertura della scatola  l'acido cianidrico si disperderà (per evaporazione, avendo l'HCN un punto di ebollizione di 25,6°C, ndolo) . 
(…) Pressac e altri ci hanno raccontato che c'erano obbligatoriamente sul tetto in cemento (della camera a gas) quattro aperture, dei tubi per la diffusione del gas; é puro ROMANZO!!
(…) Lo stesso Pressac, da me citato per diffamazione, alla fine di un lungo testo, in caratteri piccolissimi scrive : << tutto l'intero dossier dei campi di concentramento é marcio di menzogne >>. Non ne dà responsabilità agli ebrei, ma ai comunisti. I sovietici che quando scoprirono Auschwitz, avevano detto che le persone morivano per elettroesecuzione. (…) Si deve sapere, hanno detto di tutto all'inizio, alla fine è la camera a gas che aveva vinto sull'acqua, il vapore, l'elettricità e il resto. A Treblinka ufficialmente, documento PS3311, i tedeschi non gasavano. Uccidevano gli ebrei nelle camere a vapore! E' una storia sbalorditiva!

Giornalista: Alla fine del processo di Norimberga é riconosciuto che le camere a gas sono esistite solo in Polonia e non in Germania?

Faurisson: No! Non è chiaro! Non è mai stato chiaro! Posi la domanda nel 1960, non ho mai avuto risposte chiare. Mi é sufficiente che si sia ammesso che a Dachau, Bergen-Belsen, Buchenswald, non ci siano state camere a gas, per fare la seguente domanda :

<< Per favore, visto che insistete col dire che a Auschwitz e a Treblinka c'erano delle camere a gas, mi direste perché se da una parte sono false, dall'altra restano vere?

Non ho mai avuto risposta.

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Giornalista: Elie Wiesel

Faurisson:  Ah Elie Wiesel! Il re dei burloni! E' straordinario, sa cosa ha detto ? Nel 1994, ha finito per calarsi le mutande, restando comunque arrogante! Ha detto:

“Bisogna sottrarre le camere a gas agli sguardi curiosi e all'immaginazione.”

Come dire, non cercate di capire, né di immaginare. E Claude Lanzmann, ha fatto la stessa cosa, ha osato dire :

<< se trovo un film che mostra un gasaggio, lo distruggerò >>!

Il colpo del pathos, del sentimento! Quando non si ha la ragione, quando il cervello non può' più funzionare, allora é il cuore che funziona!... é meraviglioso...é un sostituto e... un sotterfugio.

Giornalista: Penso a un film emblematico : La lista di Schindler, nel quale le camere a gas non appaiono!

Faurisson: Eh si! Lei sa come é stato fatto? Le persone sono nella camera a gas e di colpo -per miracolo, é pazzesco quanti miracoli e miracolati ci sono in tutta questa storia!! - Per miracolo quel giorno, scende acqua e non gas!

Giornalista: (…) Molte persone sono interessate ai suoi lavori, persone che fanno appello alla loro intelligenza, si svegliano. Molti i giovani, che sentimento le suscita tutto questo?

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Faurisson: Ho 85 anni, non mi faccio illusioni, non vedrò' il gran giorno, non vedrò' la vittoria del revisionismo. Non vedrò' i magistrati, vergognosi, confusi, di aver avallato una tale menzogna storica, di aver condannato un uomo che in tutta evidenza era sincero, che in tutta evidenza ha apportato degli argomenti, mentre dalla parte opposta c'era del risentimento, c'era un piagnucolio, della minaccia; ho subito 10 aggressioni fisiche.

Ricordo che nel settembre del 1989, quando quei tre delinquenti ebrei, mi hanno devastato, sono stato salvato da un giovanotto (…) che il giorno dopo, venuto a conoscenza del mio nome, ha detto alla polizia che rimpiangeva di avermi salvato.

Di cose cosi, ne ho una collezione.

E poi, ho visto che nessuno, all'epoca, era pronto a difendermi, e soprattutto, tra le guardie, i gendarmi, i poliziotti in borghese del palazzo di giustizia di Parigi.

Quando arrivavo e dicevo loro : << Sentite quel fracasso? E' per me, mi spaccheranno la faccia! >> - Internet non esisteva, non si sapeva che faccia avesse il diavolo! - << potete accompagnarmi in cima alle scale per andare alla 17a camera? >>...<< Non siamo le sue guardie del corpo >>!
(…) La gente ha paura, e la capisco, so cosa provoca, conosco il potere dei miei avversari.

(…)  Le annuncio, che se Jahvé mi concederà ancora di vivere, scrivero' e portero' una prova su un aspetto della mia vita, vita da cane, che ho nascosto. Voglio che quel giorno i magistrati, leggendo cio' – sono loro che voglio colpire in particolare- si vergognino, di cio' che hanno potuto fare. Perché ritengo che per la mia preoccupazione, non della verità, che é una parola vaga, presuntuosa, ma per la mia preoccupazione dell'esattezza, ho onorato le mie due patrie, la Gran Bretagna, la Francia, ho onorato la scienza storica, la scienza. tout court! Credo di essere stato veramente onesto! (...)

 

 

 


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Author(s): Olodogma
Title: Regalo della "giustizia" francese per gli 86 anni del prof. Faurisson : una nuova persecuzione !
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Published: 2015-01-26
First posted on CODOH: Oct. 13, 2018, 5:34 a.m.
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