“I Protocolli di Auschwitz” e la genesi del mito delle camere a gas...di Carlo Mattogno
Published: 2015-01-27

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di Carlo Mattogno

27 Gennaio 2015

I Protocolli di Auschwitz” e la genesi del mito delle camere a gas

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Nell'articolo Le nuove corbellerie di Valentina Pisanty (cliccare QUI) ho analizzato lo stupidario metodologico pisantyano; tra le altre scemenze, vi spicca questa:

«Una volta isolata la testimonianza per renderla più facilmente attaccabile, il negazionista legge il documento “a contropelo”, andando alla ricerca di tutte le increspature esegetiche, le minime inesattezze fattuali e le piccole contraddizioni di cui essa (la testimonianza) è portatrice».

Qui dimostrerò ulteriormente la patetica insulsaggine di questo presunto principio metodologico revisionistico – inventato dalla nostra esperta in Cappuccetto Rosso – in riferimento ad un tema molto importante, che ho già sfiorato nei mei articoli precedenti: i cosiddetti “Protocolli di Auschwitz” nel quadro della genesi della storiografia olocaustica su tale campo, tema quanto mai attuale.

I «Protocolli di Auschwitz» sono tre rapporti di detenuti evasi da Auschwitz tra il 1943 e il 1944.

Il 7 aprile 1944 due ebrei slovacchi, Walter Rosenberg, che assunse poi il nome di Rudolf Vrba, e Alfred Wetzler fuggirono da Birkenau e redassero qualche settimana dopo un rapporto su tale campo. Il 27 maggio evasero da Birkenau altri due detenuti ebrei, Czeslaw Mordowicz e Arnost Rosin, i quali stilarono a loro volta un rapporto che costituiva il seguito della narrazione di Vrba e Wetzler. Nel novembre 1944 il War Refugee Board pubblicò a Washington questi rapporti – coll'aggiunta della relazione di un maggiore polacco, che fu poi identificato come Jerzy Wesolowski, alias Tabeau, evaso da Auschwitz il 19 novembre 19431 – donde la denominazione comune di War Refugee Board Report.

Il rapporto più importante è quello di Rudolf Vrba (internato il 30 giugno 1942, numero di matricola 44070) e Alfred Wetzler (internato il 13 aprile 1942, numero di matricola 29162). Rifugiatisi in Slovacchia, alla fine di aprile del 1944 scrissero il loro famoso rapporto, che cominciò a circolare già nel mese successivo. Una delle prime versioni, in tedesco, era intitolata «Racconto dal vero su Auschwitz e Birkenau» (Tatsachenbericht über Auschwitz und Birkenau) e datato «Ginevra, 17 Maggio 1944»2.

Lo scopo della fuga di Vrba e Wetzler, come il primo dei due spiegò successivamente, era quello «dire al mondo che cosa accadeva ad Auschwitz», per impedire la deportazione degli Ebrei ungheresi in quel campo3. Vrba dichiarò anche di essersi messo in contatto con il detenuto del cosiddetto Sonderkommando Filip Müller, «che divenne una delle [sue] fonti di informazione più preziose»4, e di aver ricevuto da lui «ulteriori informazioni» allorché, all'inizio del 1944, aveva discusso con lui la situazione del campo5.

Al processo Zündel del 1985, al quale partecipò come testimone dell'accusa, Vrba confermò di aver avuto frequenti contatti con membri del Sonderkommando, dichiarando di aver redatto lo schema dei crematori II e III di Birkenau contenuto nel rapporto Vrba-Wetzler proprio in base a queste informazioni6. Müller, l'ex detenuto chiamato in causa da Vrba, affermò addirittura di aver consegnato a Wetzler, nel 1944, tra altri documenti, «una pianta dei crematori con le camere a gas» (einen Plan der Krematorien mit den Gaskammern)7.

Wetzler invece, in una relazione del 30 novembre 1963, dichiarò:

«Un detenuto, il prigioniero di guerra sovietico Wasyl, non ricordo il cognome, eseguì per noi di proprio pugno disegni dei crematori»8.

In un libro da lui stilato con lo pseudonimo di Jozef Lánik, in cui attribuì pseudonimi a sé stesso (“Valer”), a Vrba (“Karol”) e ad altri personaggi, Wetzler parlò di una pianta dei crematori, disegnata in forma di schizzo, che fu esibita durante la redazione del rapporto in Slovacchia9.

Il rapporto Vrba-Wetzler contiene un'accurata descrizione dei crematori II e III:

«Attualmente a Birkenau ci sono quattro crematori in attività, due grandi, I e II, e due piccoli, III e IV. Quelli di tipo I e II10 constano di tre parti, cioè: a) la sala forni (furnace room); b) la grande sala (large hall); e c) la camera a gas (gas chamber). Dalla sala forni si innalza un gigantesco camino intorno al quale (around which) sono raggruppati nove forni (nine furnaces) ognuno dei quali ha quattro aperture (four openings). Ogni apertura può ricevere tre cadaveri normali alla volta e dopo un'ora e mezza i corpi sono completamente bruciati. Ciò corrisponde ad una capacità quotidiana di circa 2.000 corpi. Accanto a questa c'è una grande “sala di ricezione” (reception hall) che è disposta in modo tale da sembrare l'anticamera di uno stabilimento di bagni. Essa contiene 2.000 persone e apparentemente c'è una sala di attesa (waiting room) simile al piano inferiore. Da lì (from there) una porta e alcuni gradini (a door and a few steeps) portano giù alla camera a gas, che è molto lunga e stretta. Le pareti di questa camera sono anche camuffate con pomi finti in sale docce per ingannare le vittime. Il tetto è provvisto di tre botole che possono essere chiuse ermeticamente dall'esterno. Dei binari (a track) portano dalla camera a gas alla sala forni».

Segue l'esposizione della presunta tecnica di gasazione, che avveniva versando attraverso le tre «botole» un «preparato in polvere» contenuto in «barattoli etichettati “Cyklon. Per uso contro i parassiti”, che sono prodotti da una ditta di Amburgo»11.

È ormai noto che sia la descrizione dei crematori II e III fornita da Vrba e Wetzler, sia la loro pianta che la illustra (Immagini 1-3), sono completamente inventate, come risulta da un semplice confronto con la pianta originale (Immagine 4).

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In breve:

1) i forni crematori della sala forni erano 5 e non 9;

2) ciascun forno aveva 3 muffole e non 4,

3) i forni erano disposti in linea retta lungo l'asse longitudinale della sala forni, e non raggruppati a semicerchio intorno al camino (Immagine 5);

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4) il locale che è stato definito spogliatoio delle vittime (il Leichenkeller 2) si trovava nel seminterrato e non al pianterreno (Immagine 6);

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5) il locale che è stato definito camera a gas (il Leichenkeller 1) non si trovava al pianterreno, un po' più in basso dello spogliatoio, ma nel seminterrato, sullo stesso piano di esso;

6) il locale che è stato definito camera a gas era collegato alla sala forni da un montacarichi, non già da rotaie (Immagini 7-8).

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Poiché sia la pianta, sia la descrizione dei crematori II/III del rapporto Vrba-Wetzler sono pura fantasia, ne consegue che la storia dello sterminio ebraico in camere a gas omicide da essi riferito non proveniva dai detenuti del cosiddetto Sonderkommando, ma fu elaborata all'insaputa di essi. E questa è la prova che tale storia fu creata dal movimento di resistenza del campo, come volgare propaganda, e senza neppure darsi pensiero di interpellare i detenuti del Sonderkommando!

Ma ciò, per gli scopi che i propagandisti si prefiggevano, era ovviamente del tutto irrilevante. Per tutto il 1944, e anche dopo, il rapporto Vrba-Wetzler diventò la “prova” per eccellenza del presunto sterminio ebraico ad Auschwitz in camere a gas e, soprattutto, condizionò pesantemente la propaganda successiva. Come scrive Walter Laquer,

«fu soltanto nel 1944, quando Rudolf Vrba e Alfred Wetzler arrivarono con notizie molto dettagliate sul più grande di tutti i campi della morte, che le “voci” divennero una certezza»12.

E appunto per questo, per conferire una qualche credibilità a queste «voci» propagandistiche, fino ad allora assolutamente irrisorie13, fu inventata la storia raccontata da Vrba e Wetzler.

Come ho accennato sopra, Filip Müller affermò di aver consegnato ad Alfred Wetzler, nel 1944, tra altri documenti, «una pianta dei crematori con le camere a gas». Tuttavia nel suo memoriale egli pubblicò uno schizzo del crematorio III di Birkenau sufficientemente corretto (Immagine 9),

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e quindi in totale contrasto con quello del rapporto Vrba-Wetzler; questo schizzo era tratto da un libro apparso in Cecoslovacchia nel 1957 (Immagine 10),

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in cui appariva anche una sua dichiarazione. Sperava forse di far credere che quella fosse una riproduzione della pianta che egli asseriva di aver consegnato nel 1944 ad Alfred Wetzler?

Il fatto che il rapporto Vrba-Wetzler contiene una descrizione dei crematori II-III e delle presunte “camere a gas” completamente inventata dal movimento di resistenza del campo è dimostrabile anche in un altro modo.

Fin dall'inizio ad Auschwitz si formarono gruppi di resistenza polacchi; a partire dal 1942 sorsero altri gruppi nazionali: austriaco, francese, belga, russo, tedesco, ceco, jugoslavo. All'inizio di maggio del 1943 questi gruppi furono subordinati ad una direzione centrale che assunse il nome di Kampfgruppe Auschwitz (Gruppo di lotta Auschwitz), che aveva contatti anche col il gruppo di resistenza del cosiddetto Sonderkommando.

I resistenti godevano di una fitta rete di contatti e di complicità all'esterno del campo, da parte della popolazione polacca e da varie istituzioni clandestine che facevano capo alla Delegatura, la rappresentanza del governo polacco in esilio.

In effetti ad Auschwitz non esisteva luogo in cui non operasse un commando di detenuti e non esisteva commando di detenuti in cui non operassero direttamente o indirettamente uomini della resistenza. L'ex detenuto Otto Wolken redasse una lista di oltre 100 Kommandos di Auschwitz, che ho riportato integralmente nel mio studio Le camere a gas di Auschwitz (Effepi, Genova, 2009, pp. 585-587) e che mostra la loro diffusione capillare nel campo.

Tutti questi Kommandos tenevano sotto costante controllo l'intero campo e non c'era avvenimento di cui fossero ignari. Essi lavoravano negli uffici amministrativi e tecnici del comando, nelle officine, nei cantieri, nei crematori di Birkenau (i Kommandos denominati prima 206-B, 207-B, poi 57-B/61-B) e perfino all'esterno del campo.

Particolarmente importanti, da questo punto di vista, erano i Kommandos della Zentralbauleitung. Nel febbraio 1943 il Baubüro (ufficio progettazione) impiegava 96 detenuti, in massima parte (85) polacchi, ma anche due Ebrei: Mordcha Gothein (numero 64034) e Ernst Kohn (numero 71134)14. Questi detenuti, tra l'altro, furono gli autori materiali di alcune piante dei crematori, come la 1300 del 18 giugno 1942 del crematorio II (detenuto n. 17133), la 2136 del 22 febbraio 1943 del crematorio III (detenuto n. 538, Leo Sawka), la 2197 del 19 marzo 1943 (detenuto n. 71134, Ernst Kohn), la pianta 2036 dell'11 gennaio 1943 del crematorio IV/V (detenuto n.127, Josef Sikora) o la pianta del crematorio I n. 1241 del 10 aprile 1942 (detenuto n. 20033, Stefan Swiszczowski).

Proprio tre detenute che lavoravano in un altro ufficio della Zentralbauleitung, le ceche Vera Foltýnová e Valeria Valová e la polacca Krystyna Horczak, trafugarono dal loro ufficio «due fotocopie di progetti dei crematori con camere a gas. Vera Foltýnová, che era di professione architetto, eseguì inoltre due disegni della sezione dei due tipi di crematori»15.

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Il disegno del crematorio II (Immagine 11) include le modifiche architettoniche effettuate nella pianta 1311 del 14 maggio 1942, perciò si riferisce ad una pianta non anteriore a questa data. Il disegno menziona un “L.K. 1”, cioè Leichenkeller 1 (camera mortuaria seminterrata 1), e un “L.K. 2”; entrambi i locali fanno parte del seminterrato (Kellergeschoss). La sala forni, raggiungibile mediante il montacarichi (Aufzug), mostra le fondamenta dei 5 forni crematori e reca la scritta “kein Keller”, niente scantinato, perché si trovava al pianterreno.

Fotocopie e disegno dei crematori erano passati per le mani del movimento di resistenza del campo, che aveva contatti anche col cosiddetto “Sonderkommando” dei crematori. Ciò conferma che chi inventò la descrizione riferita da Vrba e Wetzler, pur avendo a disposizione fonti di prima mano, non le utilizzò e mentì intenzionalmente, sia pure stupidamente.

Al processo di Norimberga, di tutto il materiale contenuto nei “Protocolli di Auschwitz” fu presa in considerazione soltanto la statistica delle vittime allegata al rapporto Vrba-Wetzler, che menziona 1.765.000 «Ebrei gasati dall'aprile 1942 all'aprile 1944»16, dunque senza gli Ebrei ungheresi, senza gli Ebrei del ghetto di Lodz e di Theresienstadt, nonché di altri ghetti polacchi e senza le immani “selezioni per il gas” dell'ottobre 1944. Se si considera che Francizsek Piper calcolò a 960.000 gli Ebrei uccisi e periti ad Auschwitz in tutta la storia del campo17, cifra esagerata perfino nella prospettiva olocaustica, ci si renderà conto che quella di 1.765.000 “gasati” è ancor più infondata. Ma ciò che più importa non è la cifra in sé, che potrebbe essere una delle tante esagerazioni delle testimonianze, ma la giustificazione che ne fornì il suo sedicente compilatore.

Al processo Zündel, Vrba dichiarò infatti sotto giuramento di aver visto tutte o quasi tutte le presunte vittime:

«Domanda [avvocato Christie]: Dite 1.765.000, è esatto?

Risposta [Vrba]: 1.765.000.

Domanda: Giusto. Avete visto personalmente ogni persona che veniva gasata?

Risposta: Vidi 1.765.000 persone camminare nello spazio tra il crematorio I e il crematorio II, il crematorio III e il crematorio IV, furono davanti ai miei occhi e sapevo che lo spazio era assolutamente chiuso, perché non esisteva nessuna strada di uscita da lì tranne quella di accesso in senso contrario18, e nessuno uscì di lì se non il fumo»19.

Successivamente Vrba ribadì questa dichiarazione:

«Ciò significa che quando io ho contato 1.765.000 persone le ho viste, ma all'interno dei crematori non le ho viste»20.

Infine, pressato dall'avvocato Christie, che gli chiese se avesse contato ognuna delle 1.765.000 vittime, Vrba affermò:

«Contai sicuramente almeno l'ottanta per cento di esse e almeno il restante venti per cento furono viste da Wetzler e la maggior parte di esse furono viste da entrambi»21.

Anche accettando questa parziale rettifica, l'80% di 1.765.000 è pur sempre 1.412.000. Dunque Vrba, dall'aprile 1942 all'aprile 1944, avrebbe visto con i proprio occhi e contato almeno 1.412.000 gasati!

Qui non ci troviamo di fronte a una semplice esagerazione, ma a una spudorata menzogna. Ciò è pienamente confermato da un altro fatto. Le statistiche sui trasporti giunti ad Auschwitz elaborate da Vrba e Wetzler, di cui la cifra di 1.765.000, ripartita secondo i vari paesi di origine, dovrebbe essere la somma totale, danno in realtà una somma completamente diversa. In queste statistiche le persone presuntamente gasate sono registrate in due modi diversi. Per alcuni trasporti è indicato il numero effettivo dei presunti gasati, mentre per altri è menzionata soltanto la relativa percentuale. Dall'analisi delle statistiche risulta che il totale dei presunti gasati di cui nel rapporto è indicato esplicitamente il numero è di circa 498.700, di cui circa 374.000 si rivelano completamente inventati secondo il Kalendarium di Auschwitz. Il numero dei presunti gasati calcolabili sulla base delle percentuali indicate nel rapporto è di circa 494.000, di cui circa 452.000 risultano parimenti del tutto inventati secondo il Kalendarium di Auschwitz. Complessivamente, i presunti gasati secondo il rapporto sono circa 992.700di cui circa 826.000 sono completamente inventati secondo il Kalendarium di Auschwitz.

Dunque Vrba “vide” con i propri occhi (1.412.000 - 992.700 =) 419.300 presunti gasati più di quelli di cui diede (fantasiosamente) conto nella sua statistica!

Nel 1961 Vrba dichiarò:

«All'epoca vidi 1.750.000 uomini, donne e bambini gasati, fucilati, torturati o bruciati vivi. [...]. Calcolai difatti che lì in tre anni erano state uccise 2.500.000 persone. Portai queste terribili statistiche con me quando fuggii nel 1944»22.

Ma al processo Zündel, alla domanda dell'avvocato Christie se avesse annotato per iscritto queste satistiche, Vrba rispose:

«No. Feci assegnamento sulla mia memoria»23.

Il suo degno compare, Wetzler-Lánik, parlò di 3 milioni di vittime24, la cui lista sarebbe stata allegata al rapporto:

«E alla fine del rapporto la somma delle vittime per nazionalità: tre milioni di uccisi»25.

In un tale groviglio di menzogne e di contraddizioni solo Valentina Pisanty può vedere soltanto «increspature esegetiche», «minime inesattezze fattuali» e «piccole contraddizioni».

Ecco dunque un'altra esemplare riprova della fallacia dei “princìpi metodologici” pisantyani e della falsità delle conclusioni che ne derivano.

Immagini

1) Schizzo del crematorio I-II (II-III). Executive Office of the President. War Refugee Board, Washington, D.C. German Extermination Camps – Auschwitz and Birkenau, novembre, 1944, p. 12.

2) Schizzo del crematorio I-II (II-III). Tatsachenbericht über Auschwitz und Birkenau, datato «Ginevra, 17 Maggio 1944, p. 11.

3) Schizzo del crematorio I-II (II-III). Archivio del Museo di Auschwitz, RO, t. XXa, sygn. D-RO/129, p. 19 del rapporto Vrba-Wetzler (Ginevra, 23 giugno 1944)

4) Progetto del nuovo crematorio di Auschwitz (e dei futuri crematori II e III [pianta speculare] di Birkenau). Pianta n. 932 del 23 gennaio 1942. Archivio del Museo di Auschwitz, microfilm 519.

5) Fotografia SS della sala forni del crematorio II. Archivio del Museo di Auschwitz, microfilm 291.

6) Disegno della sezione verticale del crematorio II di Birkenau. Archivio del Museo di Auschwitz, microfilm 827.

7) Sezione del futuro crematorio II dell'aprile 1942. Pianta 1173. J.-C. Pressac, Technique and operation of the gas chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1979, p. 274.

8) Ritaglio dell'Immagine 7 che mostra il vano montacarichi.

9) Schizzo del crematorio III. Filip, Müller, Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz. Verlag Steinhausen, Monaco, 1979, p. 287.

10) Schizzo del crematorio III. O. Kraus, E. Kulka, Továrna na smrt. Dokument o Osvĕtimi. Naše Vojsko- SPB, Praga, 1957, documento 27, fuori testo.

11) Disegno del crematorio II effettuato da Vera Foltýnová non anteriore al 14 maggio 1942. Archivio del Museo di Auschwitz, microfilm 6220.

Carlo Mattogno

1 Executive Office of the President. War Refugee Board, Washington, D.C. German Extermination Camps – Auschwitz and Birkenau, novembre, 1944.

2 Franklin Delano Roosevelt Library, New York, WRB, Box n. 61. Il rapporto fu diffuso dalla Weltzentrale des Hechaluz di Ginevra.

3 Rudolf Vrba e Allan Bestic, I cannot forgive. Sidwick and Jackson / Anthony Gibbs and Phillips, Londra, 1963, p. 198.

4 Idem, p. 175.

5 Idem, p. 197.

6 In the District of Ontario. Between: Her Majesty the Queen and Ernst Zündel. Before: The Honourable Judge H.R. Locke and a Jury, vol.VI, p.1479. Rudolf Vrba dichiarò sotto giuramento di essere l'autore dello schema in questione (idem, pp. 1260,1266,1316).

7 F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz. Verlag Steinhausen, Monaco, 1979, p. 193.

8 Relazione di A. Wetzler del 30 novembre 1963. Archivio del Museo di Auschwitz, Oświadczenia (Dichiarazioni), t. 40, p. 36.

9 Jozef Lánik, Was Dante nicht sah.Röderberg-Verlag, Francoforte sul Meno, 1967, p. 50 e 276.

10 Il rapporto adotta la numerazione dei crematori I-IV invece di quella più consueta II-V.

11 The Extermination Camps of Auschwitz (Oswiecim) and Birkenau in Upper Silesia. FDRL, WRB, Box n. 6, pp. 12-13.

12 W. Laqueur, Il terribile segreto. Giuntina, Firenze, 1983, pp. 179-180.

13 I resistenti di Auschwitz impiegarono oltre due anni e mezzo per scegliere lo Zyklon B come mezzo propagandistico di sterminio; in precedenza essi avevano parlato semplicemente di «gas».

14 RGVA, 502-1-256, «Kommando: Baubüro der Zentralbauleitung», lista nominativa del 16 febbraio 1943.

15H. Świebocki, «Widerstand», in: W. Długoborski, F. Piper (a cura di), Auschwitz 1940-1945. Studien zur Geschichte des Konzentrations- und Vernichtungslagers Auschwitz. Verlag des Staatlichen Museums Auschwitz-Birkenau, Oświęcim 1999; Auschwitz 1940-1945. Central Issues in the History of the Camp. Auschwitz-Birkenau State Museum, 2000. p. 360.

16 Archivio del Museo di Auschwitz, RO, tomo XXa, rapporto Vrba-Wetzler, p. 45.

17 F. Piper, Die Zahl der Opfer von Auschwitz. Verlag des Staatliches Museum in Oświęcim, 1993, p. 202.

18 In realtà la strada che passava tra i crematori II e III, denominata “Hauptstrasse” (strada principale) o “Lagerstrasse” (strada del campo), piegava a nord, poi a ovest e di nuovo a nord – tra le quattro fosse di decantazione (a ovest) e l’impianto di chiarificazione delle acque (a est); il tratto finale, che passava tra l’impianto di disinfezione e disinfestazione (Zentralsauna) e il campo magazzino (Effektenlager), giungeva fino ai crematori IV e V e si chiamava “Ringstrasse” (strada circolare o ad anello), perché faceva un giro di 180 gradi nella parte ovest del campo e continuava nella “Strasse B” (strada B) che correva tra i settori BII e BIII.

19 In the District Court of Ontario. Between: Her Majesty The Queen and Ernst Zündel. Before: The Honourable Judge H.R. Locke and Jury. Vol. VII, 23 gennaio 1985, p. 1450.

20 Idem, p. 1552.

21 Idem, p. 1561.

22 R.Vrba, «I warned the world of Eichmann's murders», in: Daily Herald, 27 febbraio 1961, p. 4.

23 In the District Court of Ontario. Between: Her Majesty The Queen and Ernst Zündel. Before: The Honourable Judge H.R. Locke and Jury. Vol. VII, p. 1563.

24 J. Lánik, Was Dante nicht sah, p. 152, 272, 284, 286.

25 Idem, p. 276.

 


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Author(s): Olodogma
Title: “I Protocolli di Auschwitz” e la genesi del mito delle camere a gas...di Carlo Mattogno
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First posted on CODOH: Oct. 13, 2018, 5:45 a.m.
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