Carlo Mattogno: La strabiliante “scoperta” di Primo Levi
Published: 2018-10-14

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Di Carlo Mattogno

(27 Gennaio 2015)

 

La strabiliante “scoperta” di Primo Levi

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Il 25 gennaio Il Sole 24 Ore ha pubblicato un articolo di Domenico Scarpa dal titolo La memoria chimica di Levi, che recensisce il recente libro Così fu Auschwitz, pubblicato da Einaudi1. Gli autori sono Primo Levi e Leonardo De Benedetti, medico torinese che fu suo compagno di deportazione a Monowitz. I due, nell'immediato dopoguerra, redassero «un rapporto sulle condizioni igienico-sanitarie di Auschwitz che rappresenta la prima testimonianza di carattere scientifico sui Lager resa da ex deportati italiani».

Su questo rapporto, già noto, mi soffermerò sotto.

Scarpa esalta «il metodo di Primo Levi», di fronte al quale «“testimonianza” e “memoria”» appaiono addirittura «insufficienti», e l'esempio che adduce è veramente sbalorditivo:

«Un esempio concreto: soltanto oggi apprendiamo, grazie a due tra i documenti più remoti (risalgono al 1946-47), che Levi volle materialmente analizzare lo Zyklon B, il gas dello sterminio: “ricerche mie personali” afferma nella prima testimonianza, per poi specificare nella seconda, senza possibilità di equivoco, che “il veleno usato nelle camere a gas di Auschwitz, e da me esaminato”, era una sostanza composta “da acido prussico, addizionato di sostanze irritanti e lacrimogene allo scopo di rendere più sensibile la presenza in caso di fughe o rotture degli imballaggi in cui veniva contenuta”. Non dovette essere troppo difficile, nell’immediato dopoguerra e per un chimico reduce da Auschwitz, procurarsi una confezione di quella “preparazione chimica in forma di polvere grossolana, di colore grigio-azzurro2, contenuta in scatole di latta”. Più difficile per noi misurare la forza d’animo necessaria a eseguire l’analisi e a non farne parola, eccetto che in referti destinati alle aule dei tribunali, che solo oggi riemergono».

Non dubito che Levi potesse procurarsi più o meno agevolmente un baratto di Zyklon B, ma a che scopo analizzarne il contenuto?

L'etichetta dei barattoli indicavano chiaramente che si trattava di “Cyangehalt” (contenuto cianidrico) e di “Cyanpräparat” (preparato cianidrico)[Vedi Immagini 2 e 3].

 

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La procedura di fabbricazione dello Zyklon B – assorbimento di acido cianidrico liquido (Blausäre) in un coibente poroso coll'aggiunta di una sostanza irritante (Reizstoff) come avvisatrice era già descritta nel brevetto del dott. Ferdinand Flury del 18 aprile 1922 [Vedi Immagine 4].

 

 

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Tutte le proprietà dello Zyklon B si potevano facilmente reperire nella letteratura specialistica, come il classico del dott. Gerhard Peter del 1933 [Immagini 5 e 6].

Dunque qui si tratta nientemeno che della scoperta... dell'acqua calda!

Per quanto riguarda il rapporto di Levi e De Benedetti, riprendo ciò che ho scritto nel mio studio Auschwitz: assistenza sanitaria, “selezione” e “Sonderbehandlung” dei detenuti immatricolsti. Effepi, Genova, 2010, pp. 61-64.

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L'ospedale di Monowitz è stato dettagliatamente descritto da un medico ebreo italiano, Leonardo De Benedetti, e dal più famoso Primo Levi, entrambi deportati ad Auschwitz il 26 febbraio 1944. Nel 1946 essi scrissero un “Rapporto sull'organizzazione igienico-sanitaria del campo di concentramento per Ebrei di Monowitz (Auschwitz - Alta Slesia)”3 dal quale traggo le citazioni che seguono:

«Malattie dell'apparato gastro-intestinale. [...]. La cura, standardizzata, era duplice: alimentare e medicamentosa. Entrati in ospedale, gli ammalati erano sottoposti a digiuno assoluto per la durata di 24 ore, dopo le quali ricevevano un vitto speciale, fino a che le loro condizioni non fossero decisamente migliorate e cioè fino a quando, diminuito il numero delle scariche e fattesi le feci poltacee, la prognosi della malattia non si fosse chiaramente fatta favorevole. Quel regime alimentare consisteva nella soppressione della razione di salame e della zuppa del mezzogiorno; il pane nero era sostituito da pane bianco e la zuppa della sera da semolino dolce, abbastanza consistente. Inoltre i medici consigliavano gli ammalati di bere poco liquido o, meglio, di non bere affatto, benché la quantità del caffè della mattina e della sera non venisse ridotta d'autorità. La cura medicamentosa era fondata sull'uso di tre o quattro compresse di tannalbina e di altrettante di carbone; nei casi più gravi, gli ammalati ricevevano anche cinque gocce (!) di tintura d'oppio pro die unitamente a poche gocce di “Cardiazol” 4 [...].

Malattie infettive. [...].

Di fronte alla diffusione sempre maggiore di queste dermatosi si finì da un lato di adottare delle misure profilattiche, come la proibizione agli ammalati di farsi radere la barba per evitare la trasmissione a mezzo dei rasoi e dei pennelli, e dall'altra si provvide a intensificare le cure, sottoponendo gli ammalati a radiazioni ultraviolette. I casi più gravi di sicosi poi venivano trasferiti temporaneamente all'ospedale di Auschwitz per essere sottoposti a Roentgen-terapia5 [...].

Malattie chirurgiche.

Anche qui non vogliamo intrattenerci su quelle affezioni che richiedevano interventi chirurgici, ma che non erano in relazione di dipendenza con la vita del campo. Riferiamo soltanto che venivano praticate correttamente operazioni anche di alta chirurgia, prevalentemente addominale, come gastroenteroanastomosi per ulcere gastroduodenali, appendicectomia, resezioni costali per empiemi,ecc. ecc. e interventi ortopedici per fratture e lussazioni. Se le condizioni generali del paziente non davano sufficienti garanzie per la sua resistenza al trauma operatorio, gli si praticava, prima dell'intervento, una trasfusione del sangue; queste venivano eseguite anche per combattere anemie secondarie e emorraggie gravi da ulcera o da traumi accidentali. Come datore, si ricorreva a qualche deportato, giunto di recente e ancora in buone condizioni generali; l'offerta del sangue era volontaria e il donatore veniva premiato con 15 giorni di riposo in ospedale, durante i quali riceveva un vitto speciale, perciò le offerte di sangue erano sempre più numerose. [...].

La sala chirurgica era discretamente fornita di strumentario, almeno quanto era sufficiente per gli interventi che si eseguivano; le sue pareti erano rivestite di mattonelle bianche lavabili; c'era un lettino chirurgico snodabile, di modello un po' vecchio ma tuttavia in buono stato e che consentiva di mettere il paziente nelle principali posizioni operatorie; una stufa elettrica per la sterilizzazione dei ferri; e l'illuminazione era data da alcuni riflettori mobili e da un grande lampadario centrale fisso. In una parete, dietro un paravento in legno, erano infissi lavandini ad acqua corrente calda e fredda per la pulizia delle mani dell'operatore e dei suoi assistenti.

In tema di chirurgia asettica, ricordiamo che anche le ernie venivano regolarmente operate su richiesta degli ammalati, almeno fin verso la metà della primavera del '44; a partire da quest'epoca tali interventi furono sospesi - se non per casi rarissimi di ernie voluminose e veramente d'imbarazzo per il lavoro; e ciò nell'ipotesi che gli ammalati si sottoponessero all'intervento con lo scopo di procurarsi un mese di riposo in ospedale.

Gli interventi più frequenti erano rappresentati dai flemmoni, che venivano operati nell'apposito padiglione della chirurgia settica. I flemmoni costituivano, accanto alla diarrea, uno dei capitoli più importanti della particolare patologia del campo di concentramento. [...]. Gli ammalati venivano precocemente operati con molteplici generose incisioni; ma l'evoluzione successiva delle lesioni era sempre molto lunga e le incisioni, anche quando la suppurazione volgeva al termine, non mostravano tendenza alla cicatrizzazione. Le cure post-operatorie consistevano in semplici drenaggi della ferita chirurgica; nessuna terapia era attuata per stimolare le difese organiche. Erano perciò assai facili le ricadute e quindi frequenti gli interventi “in serie” sullo stesso individuo per aprire e drenare le sacche di pus che si formavano alla periferia delle incisioni precedenti; quando finalmente il processo di guarigione mostrava di essere giunto a buon punto, gli ammalati venivano dimessi dall'ospedale, benché le ferite non fossero ancora completamente saldate, e avviati al lavoro; le ulteriori medicazioni erano eseguite ambulatoriamente. E' logico che la maggior parte dei dimessi in simili condizioni dovesse, dopo pochi giorni, rientrare in ospedale o per ricadute locali o per la formazione di nuovo flemmoni in altre sedi.

Erano assai frequenti anche le otiti acute, che davano con una percentuale singolarmente alta delle complicazioni mastoidee; anche queste venivano regolarmente operate dallo specialista otorinolaringoiatra.

La cura delle infezioni cutanee era fondata sull'uso di quattro pomate, che venivano usate successivamente in modo standardizzato secondo lo stadio delle lesioni. In un primo tempo, nello stadio dell'infiltrazione, la lesione e la regione circostante venivano ricoperte con una pomata all'ittiolo a scopo risolvente; in seguito, sopravvenuta la fusione e aperto il focolaio, se ne ricopriva il fondo con una pomata al collargolo, a scopo disinfettante; finché, cessata e [o] grandemente diminuita la suppurazione, si adoperava una pomata al pellidolo come cicatrizzante e infine un'altra all'ossido di zinco, come epitelizzante6. [...].

In seguito, fu creato il primo nucleo di un servizio medico con l'istituzione di un Ambulatorio, dove chiunque poteva presentarsi alla visita se si fosse sentito ammalato; se però qualcuno non fosse stato riconosciuto dai medici come ammalato, egli veniva immediatamente punito dalle SS. con severe punizioni corporali. Altrimenti, se l'affezione fosse stata giudicata tale da impedire il lavoro, si potevano ottenere alcuni giorni di riposo. Più tardi ancora, alcuni blocchi furono adibiti a infermeria, che poco per volta andò ingrandendosi con la istituzione di nuovi servizi, cosicché, durante la nostra permamenza nel Campo, funzionavano regolarmente i seguenti:

Ambulatorio di Medicina Generale; Ambulatorio di Chirurgia Generale; Ambulatorio di Otorinolaringoiatria e di Oculistica; Ambulatorio Dermatologico; Gabinetto Odontoiatrico (nel quale si eseguivano anche otturazioni e più elementari lavori di protesi); Padiglione di Chirurgia Asettica, con annessa sezione Otorinolaringoiatra; Padiglione di Chirurgia Settica; Padiglione di Medicina Generale con una Sezione per le Malattie Nervose e Mentali (questa era dotata perfino di un piccolo apparecchio per elettroshokterapia); Padiglione per le Malattie Infettive e per la Diarrea; e finalmente un Padiglione detto “Schonungs-Block” nel quale erano ricoverati i distrofici, gli edematosi e certi convalescenti. L'ospedale inoltre era dotato di un Gabinetto Fisico-terapico con lampada di quarzo per irradiazioni ultraviolette e lampada per irradiazioni infrarosse e di un Gabinetto per ricerche chimiche, batteriologiche e sierologiche. Non esisteva un impianto Roentgen e qualora un esame radiologico si fosse reso necessario, gli ammalati erano inviati ad Auschwitz, dove esistevano buoni impianti e donde rientravano con la diagnosi radiologica.

Da questa descrizione, si potrebbe ritenere che si trattasse di un ospedale, piccolo sì, ma completo quasi in ogni servizio e ben funzionante; in realtà vi erano delle deficenze, alcune forse insormontabili, come la mancanza di medicinali e la scarsità di materiale di medicazione, data la grave situazione in cui già fin da allora si trovava la Germania, premuta da una parte dall'infrenabile marcia delle truppe russe e dall'altra quotidianamente bombardata dall'aviazione anglo-americana; ma ad altre si sarebbe potuto ovviare con un po' di buona volontà organizzando meglio i servizi7. [...].

C'era una discreta quantità di Evipan sodico per via endovenosa e di fiale di cloruro di etile per narcosi: quest'ultimo veniva largamente adoperato anche per interventi di poco conto, come l'incisione di un foruncolo8.

L'affluenza degli ammalati era sempre grandissima e superiore alla capacità dei diversi reparti; perciò, per far posto ai nuovi giunti, un certo numero di ammalati veniva giornalmente dimesso ancorché incompletamente guariti e sempre in condizioni di grave debolezza generale; ciò nonostante, essi dovevano riprendere il lavoro il giorno seguente»9.

Se questo è un campo di sterminio.

Carlo Mattogno.

Didascalie:

Immagine 1: Fotografia scattata da Carlo Mattogno al Museo di Stutthof nel 1997. Barattoli di Zyklon B con granulato di farina fossile.

Immagine 2: Documento PS-2176.

Immagine 3: Etichetta di un barattolo di Zyklon B. Archivio di Stato della Federazione Russa. Mosca, 7021-107-9, p. 244.

Immagine 4: Brevetto di Ferdinand Flury relativo a “Procedimento per la disinfestazione mediante gas o vapori tossici” del 18 aprile 1922.

Immagine 5: Copertina dell'opera di Gerhard Peters “Acido cianidrico per la disinfestazione”.

Immagine 6: Le pagine 58-59 dell'opera di Gerhard Peters

1 http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2015-01-25/la-memoria-chimica-levi-081433.shtml?uuid=AB8wznjC.Sarei

2 Stupisce che un chimico abbia ripetuto la favola del colore blu dello Zyklon B, derivante, come è noto, dal nome tedesco dell'acido cianidrico: Blausäure, letteralmente acido blu (nome collegato alla proprietà di questa sostanza di formare blu di Prussia). È altrettanto noto che l'acido cianidrico è un liquido incolore e che il supporto granuloso poroso in cui veniva imbevuro (farina fossile, sostanza gessosa) era bianco. [Vedi Immagine 1]

3 L. De Benedetti, P. Levi, Rapporto sull'organizzazione igienico-sanitaria del campo di concentramento per Ebrei di Monowitz (Auschwitz - Alta Slesia). ISR, C 75.

4 Idem, p. 8.

5 Idem, p. 9.

6 Idem, pp. 9-11.

7 Idem, p. 12.

8 Idem, p. 14.

9 Idem, p. 15. Levi e De Benedetti menzionarono anche le presunte camere a gas omicide di Birkenau, ma non fecero altro che riferire la storia propagandistica divulgata nel 1944 dai detenuti ebrei Rudolf Vrba e Alfred Wetlzer, coll'aggiunta di particolari fantasiosi come la «grande apertura [sul soffitto della camera a gas] ermeticamente chiusa da tre lastre di lamiera, che si aprivano a valvola» (Idem, pp. 15-16).

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Author(s): Olodogma
Title: Carlo Mattogno: La strabiliante “scoperta” di Primo Levi
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Published: 2018-10-14
First posted on CODOH: Oct. 14, 2018, 5:18 a.m.
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