Valentina Pisanty e il rapporto Gerstein: Analisi di una “critica” storico-tecnico-linguistica anti-“negazionistica” (Parte prima)
Published: 2015-01-31

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Valentina Pisanty e il rapporto Gerstein:

Analisi di una “critica” storico-tecnico-linguistica anti-“negazionistica”

Parte prima

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Nell'articolo Ulteriori corbellerie di Valentina Pisanty (vedi qui) ho rilevato che la nostra dottoressa in semiotica, nei suoi scritti, ripete ossessivamente la minuzia insignificante dei Brillen/Brillanten in relazione alla mia critica del rapporto Gerstein, come se fosse la quintessenza delle mie presunte metodiche fallaci. È fin troppo facile dimostrare che una tale minuziosità irrilevante rappresenta in realtà la quintessenza e il modello esemplare dell'inconsistenza e dell'inettitudine della metodologia pisantyana.

1) La mia critica strutturale al rapporto Gerstein1

Dal complesso di documenti che costituiscono direttamente o indirettamente il rapporto Gerstein si desume il seguente quadro narrativo.

Il 10 marzo 1941 Gerstein si arruola nelle SS2 e viene assegnato all'SS-Führungshauptamt, Amtsgruppe D, Sanitätswesen der Waffen-SS, Abteilung Hygiene3In virtù dei suoi successi nel campo della disinfestazione, egli viene presto promosso Leutnant e Oberleutnant4, gradi inesistenti nelle Waffen-SS5. Nel gennaio6 o nel febbraio7 1942 egli viene nominato capo del servizio tecnico di disinfezione delle Waffen-SS. In tale qualità, l'8 giugno 1942, Gerstein riceve la visita dell'SS-Sturmbannführer Günther, del RSHA8, il quale gli affida l'incarico di procurare immediatamente, per una missione del Reich segretissima, 100 kg9 e in pari tempo 260 kg10 di una sostanza che è sia acido cianidrico (Blausäure, acide prussique)11, HCN, sia cianuro di potassio (cyanure de potassium)12, KCN, e di portarla con un'automobile mit einem Auto»)13 e nello stesso tempo con un autocarro («cammion»)14 in un luogo sconosciuto, noto soltanto all'autista. L'incarico di Günther offre a Gerstein l'opportunità di visitare i campi di sterminio orientali. Ma secondo il documento Tötungsanstalten in Polen Gerstein non viene prescelto inopinatamente dal RSHA per la sua missione segretissima, ma prende egli stesso l'iniziativa: cerca di mettersi in contatto con ufficiali SS in Polonia, guadagna la loro fiducia e riesce ad ottenere il consenso per visitare due «stabilimenti dell'uccisione»15.

L'8 giugno Gerstein riceve dunque da Günther un ordine di missione verbale confermato per iscritto 48 ore dopo16, cioè il 10 giugno. Nove settimane dopo, Gerstein e l'autista partono alla volta di Kolin, presso Praga, per caricare la sostanza tossica. Gerstein porta con sé il prof. Pfannenstiel, che è in pari tempo SS-Sturmbannführer17 e Obersturmbannführer18, «più casualmente» («mehr zufällig»)19, il che significa che Pfannenstiel non aveva nulla a che vedere con la missione di Gerstein.

A questo punto le cose si complicano. Gerstein deve infatti prelevare20 e in pari tempo trasportare21 a Kolin 100/260 kg di acido cianidrico/cianuro di potassio; la località del prelievo/trasporto è sia imposta22 a Gerstein, sia scelta23 da Gerstein; il quantitativo di sostanza tossica viene ordinato a Gerstein dal RSHA24 e in pari tempo fissato da Gerstein25.

Qui bisogna rilevare che i metodi di lavoro del RSHA, per quanto concerne lo sterminio ebraico, erano a dir poco bizzarri: Günther affidò a Gerstein l'incarico di procurare «immediatamente» («sofort») la sostanza tossica «per una missione del Reich estremamente segreta» («für einen äusserst geheimen Reichsauftrag»)26, ma Gerstein partì tranquillamente dopo oltre due mesi senza che nessun funzionario del RSHA avesse avuto nulla da eccepire; non solo, ma il RSHA aveva curiosamente rivelato il segreto della destinazione del viaggio di Gerstein ad un autista, ad un estraneo (Pfannenstiel), ma non al diretto interessato: Gerstein stesso!

Lo scopo della missione di Gerstein era di trasformare il sistema di funzionamento delle camere a gas omicide introducendo l'acido cianidrico al posto del gas di scappamento di motori Diesel27; ma in contraddizione con ciò Gerstein dichiara:

«Io comprendevo la mia missione, aggiunge Gerstein. Mi si chiedeva di scoprire un mezzo di soppressione più rapido e più efficace di questo sterminio di genere primitivo. Proposi l'impiego di gas più tossici, e specialmente di quelli che sprigiona l'acido prussico»28.

Dunque egli doveva scoprire proprio quel mezzo di soppressione che gli era stato precedentemente indicato dal RSHA e propose proprio quella sostanza che gli era stata precedentemente ordinata dal RSHA!

A Kolin, Gerstein non prelevò Zyklon B – che vi si produceva regolarmente – ma acido cianidrico liquido in 45 bottiglie, «dietro presentazione di un buono di requisizione del RSHA»29, dunque per ordine del RSHA, cosa alquanto singolare, dato che, per la sua pericolosità, in Germania, l'acido cianidrico liquido non era più usato nella disinfestazione da oltre due decenni, cioè dall'introduzione del Bottich-Verfahren e dello Zyklon B30.

Qui sorge un altro problema: perché il RSHA ordinò a Gerstein di portare con sé un quantitativo così ingente di acido cianidrico? Considerato il volume effettivo delle 6 presunte camere a gas di Belzec – circa 145 mtenuto conto del volume occupato dai corpi di 1.500 vittime31 – 500 grammi di acido cianidrico sarebbero stati sufficienti a produrre in ciascuna di esse una concentrazione teorica di gas 10 volte superiore a quella immediatamente mortale. I 100 kg di acido cianidrico presuntamente trasportati da Gerstein sarebbero dunque bastati a uccidere 300.000 persone in 200 gasazioni! Decisamente un po’ troppo per dei semplici esperimenti. Per questi sarebbero stati sufficienti una decina di barattoli di Zyklon B, che Gerstein, visto che si doveva recare a Lublino, avrebbe potuto comodamente prelevare al campo di Majdanek, al quale, appena due settimane prima, il 30 luglio 1942, la ditta Tesch und Stabenow aveva consegnato 360 barattoli di Zyklon B da 1,5 kg ciascuno, per complessivi 540 kg di acido cianidrico32.

Invece il RSHA, incomprensibilmente, costrinse Gerstein a fare un viaggio di circa 700 km da Kolin a Lublino con questo carico pericoloso.

A Lublino, Globocnik affidò a Gerstein due compiti: la disinfestazione della raccolta di tessuti (stracci e vestiario), che ammontavano a «circa 40 milioni di kg = 60 treni merci completamente pieni»!33. Dal documento NO-1257 risulta che 2.700 tonnellate di stracci occupavano 400 vagoni. Ne consegue che 40.000 tonnellate richiedevano circa 5.925 vagoni (sicché ciascuno dei 60 treni di Gerstein aveva la bellezza di 98 vagoni!). Curiosamente però, alla conclusione dell’ “azione Reinhardt”, il 15 dicembre 1943, Globocnik era riuscito a mettere insieme soltanto 3.400 vagoni di tessuti (per la precisione:«vestiario, biancheria, piume da letto e stracci»), cioè 2.525 vagoni meno di quanto avesse fatto fino al 17 agosto 1942! Non è poi molto chiaro per quale ragione Globocnik avesse affidato proprio a Gerstein questo compito, dato che a Lublino esistevano «lavanderie e impianti di disinfestazione», oltre a ditte specializzate nella disinfestazione34, né come questo compito si conciliasse con la missione segretissima (un segreto di Stato) di trasformare le camere a gas funzionanti con i gas di scappamento di un motore Diesel in camere a gas ad acido cianidrico. Ma procediamo.

Gerstein, come è noto, si recò con il suo carico letale a Belzec, ma non adempì la sua missione, e poi se ne tornò tranquillamente a Berlino, senza che nessuno gli chiedesse conto di questa missione, che, ricordo, era un segreto di Stato. A questo riguardo il giudice istruttore francese Mattei gli chiese:

«A chi avete reso conto dell'esecuzione della vostra missione?

[Gerstein] – Al mio ritorno a Berlino da un viaggio che è durato circa due settimane, non ho reso conto a nessuno dell'esecuzione della mia missione. Nessuno mi ha chiesto nulla»35.

Un'altra bizzarria dei metodi di lavoro del RSHA!

Circa la sorte dell'acido cianidrico prelevato a Kolin, Gerstein racconta di aver portato al campo di Belzec 44 delle 45 bottiglie36 e in pari tempo di averle nascoste a 1.200 metri dal campo37.

Giunto in Polonia, Gerstein visita i campi di Belzec, Treblinka e Majdanek38, e in pari tempo di Belzec, Sobibór e Treblinka39 e nello stesso tempo soltanto di Belzec e Treblinka40. La cronologia di questi viaggi è a dir poco sorprendente. Egli menziona due date precise, il 17 agosto 1942, giorno del suo arrivo a Lublino41, e il 19 agosto 1942, giorno del suo arrivo a Treblinka42: tra queste due date Gerstein fornisce due cronologie diverse ed entrambe contraddittorie.

Il 17 agosto è a Lublino, il giorno dopo43 va a Belzec: 18 agosto; il mattino seguente44 egli assiste alla famosa gasazione omicida: 19 agosto; «il giorno dopo, il 19 agosto» («am nächsten Tage, den 19.August»)45 va a Treblinka: in realtà si tratta del 20 agosto. Seconda cronologia: il 17 agosto a Lublino, un altro giorno46 va a Belzec: 18 agosto; un'altra mattina47 assiste alla gasazione: 19 agosto; un altro giorno48 le fosse comuni vengono riempite di sabbia: 20 agosto; un altro giorno49 Gerstein va a Treblinka: 21 agosto. Inoltre Gerstein ha trascorso nei campi di Globocnik «soltanto tre giorni»50 e in pari tempo due giorni, cioè «il 17 e 18 agosto» 194251, il che è in ulteriore contraddizione con la cronologia esposta sopra.

A Belzec, Gerstein vede entrare nel campo un treno merci di 45 vagoni, cosa alquanto improbabile, dato che il binario di raccordo all'interno del campo di Belzec era lungo 260 metri52 mentre 45 carri bestiame sono lunghi circa 498 metri53.

La gasazione omicida alla quale Gerstein pretende di avere assistito avviene nello stesso tempo a Belzec e a Majdanek54.

Essa si svolge in una installazione che conteneva 555 camere a gas e nello stesso tempo 656, le quali misuravano in pari tempo m 4 x 557 e m 5 x 558. Sorprendentemente, queste camere a gas, pur misurando m 4 x 5 x 1,9059, avevano una superficie di 25 m2 e un volume di 45 m3!60

Le camere a gas si riempiono. «Gli uomini stanno gli uni sui piedi degli altri, 700-800 in 25 metri quadrati, in 45 metri cubi!»61, ossia 28-32 persone per metro quadrato! Ma queste 700-800 persone si trovavano nello stesso tempo nell'intero edificio62. L'uccisione degli Ebrei avviene il giorno stesso dell'arrivo del treno e in pari tempo «il giorno seguente o alcuni giorni dopo»63. Il gas tossico viene prodotto da un vecchio motore Diesel smontato dal veicolo64 e nello stesso tempo da «un grosso trattore»65. Dopo la gasazione i cadaveri vengono portati via su «carri di legno» («auf Holzwagen»)66 e nello stesso tempo su «barelle di legno» («auf Holztragen»)67 alle fosse comuni, dove Gerstein vede dei lavoratori ebrei impegnati a spogliare dei cadaveri che vi erano stati gettati vestiti: ciò avviene a Belzec68 e in pari tempo a Treblinka69. Il numero totale dei gasati dei due soli campi di Belzec e di Treblinka è di 25 milioni di persone!70.

È importante sottolineare che tutte le affermazioni di Gerstein devono essere prese alla lettera, come egli dichiara sotto giuramento:

«Tutte (alle) le mie affermazioni sono vere alla lettera (wörtlich wahr) Sono pienamente consapevole davanti a Dio e all'umanità della straordinaria portata di queste mie annotazioni e giuro che nulla di tutto ciò che ho registrato è immaginario o inventato (erdichtet oder erfunden), ma che tutto è esattamente così (genau so71 .

2) L' “essenziale” del rapporto Gerstein

Il sito Olokaustos dedica a Gerstein una voce in cui si legge quanto segue:

«In qualità di ufficiale addetto alla disinfestazione studiò gli effetti del gas Zyklon B che sarebbe stato utilizzato largamente ad Auschwitz. Nel 1942 fu ad Auschwitz, Belzec, Ravensbruck [sic], Majdanek e Treblinka. 
Dopo aver visto quanto accadeva nei campi tentò di prendere contatto con gli Alleati attraverso l'ambasciatore svedese in Polonia e il nunzio apostolico Cesare Orsenigo. 



Arrestato alla fine della guerra dai francesi venne imprigionato come sospettato di crimini di guerra. 
Il 25 luglio 1945 fu trovato morto probabilmente suicida ma, forse, assassinato per mano di altri ufficiali delle SS»72.

Questo scialbo resoconto, di una superficialità sconfortante, per Valentina Pisanty costituirebbe «quello che gli storici hanno definito “l'essenziale” della testimonianza di Gerstein sulle camere a gas di Belzec»73, ossia un riassunto che espunga accuratamente tutte le assurdità, le contraddizioni e gli errori grossolani della testimonianza, le quali, al massimo, vengono declassate a minuzie insignificanti che non toccano la «qualità» della «testimonianza oculare» di Gerstein.

Oltre che superficiale, la narrazione di Olokaustos è anche equivoca e imprecisa. Lo Zyklon B non era ovviamente un «gas», che era costituto dai vapori di acido cianidrico che si sviluppavano dal coibente. Esso fu in effetti «utilizzato largamente ad Auschwitz» a scopo di disinfestazione, e ciò è ben documentato, ma sul suo impiego a scopo omicida non esiste un solo documento. Gerstein menzionò Auschwitz, ma non dichiarò di esservi stato personalmente; affermò di aver visitato Ravensbrück, ma senza indicare una data74. L'ipotesi che Gerstein potesse essere stato «assassinato per mano di altri ufficiali delle SS» nel carcere francese di Cherche-Midi, dove era stato rinchiuso coll'accusa di «crimini di guerra, assassinii e complicità», già formulata da Léon Poliakov nel 1965, non ha alcun fondamento, perché dal rapporto sul ritrovamento del cadavere risulta chiaramente che Gerstein era solo nella sua cella75.

Va bene che si tratta di una “scheda biografica”, ma un minimo di serietà e di precisione non starebbe male neppure lì.

3) La critica di Valentina Pisanty: i metodi76

Prima di esporre gli argomenti di Valentina Pisanty, è necessario esaminare i suoi metodi di lavoro. Anzitutto, ella preseleziona come al solito il campo di indagine. Dopo aver preselezionato il libro, escludendo le mie pubblicazioni più recenti, preseleziona in questo libro alcuni capitoli nei quali preseleziona alcune obiezioni, quasi sempre marginali ed isolate dal contesto. Con questa tecnica ella frantuma la struttura argomentativa che ho esposto sommariamente sopra in una congerie di episodi marginali; indi critica in modo capzioso questi episodi marginali e conclude che in ogni caso essi non toccano la «qualità» della «testimonianza oculare» di Gerstein.

La preselezione della Pisanty elimina alcuni capitoli non certo irrilevanti nell’economia generale dell’opera – il capitolo dedicato al mistero di Kurt Gerstein77, quello che mostra la genesi storica della storia dello sterminio a Belzec78 e a Treblinka (le famose “camere a vapore”!)79, infine quello sulle conoscenze del presunto sterminio da parte del Vaticano80.

La critica della nostra dottoressa alle mie argomentazioni si basa su due presupposti metodologici fondamentali:

1) a Belzec (Treblinka e Sobibór) sono esistite camere a gas omicide, dunque

2) il rapporto Gerstein è necessariamente veridico.

In altri termini, poiché, per la storiografia ufficiale, il rapporto Gerstein (come crede Valentina Pisanty) è la prova essenziale dell’esistenza di camere a gas omicide a Belzec, ne consegue che esso è veridico perché è veridico. Sulla base di questi presupposti la nostra esperta in Cappuccetto Rosso pretende di spiegare le innumerevoli contraddizioni e assurdità del rapporto Gerstein, ma non sul piano storico e tecnico, bensì su quello meramente semiotico.

4) La critica di Valentina Pisanty: gli argomenti

Non resta dunque che esaminare ad uno ad uno gli argomenti della Pisanty. Ella distingue le mie obiezioni in tre gruppi: i «cavilli irrilevanti», gli «errori di comprensione/traduzione» e le «obiezioni inesistenti» (p. 117)81. Cominciamo dal primo gruppo.

a) Il primo gruppo

L'esperta in Cappuccetto Rosso commenta così questo gruppo di “cavilli”:

«Non ritengo che valga la pena controllare a uno a uno questi presunti errori in quanto non è chiaro quale interesse essi possano avere una volta che si sia abbandonata l'ipotesi della contraffazione del docuemnto in esame. Se si accetta che fu Gerstein a redigere i suoi rapporti, quale importanza può mai avere il fatto che egli avesse qualche problema con l'ortografia o che si confondesse sulla data del suo matrimonio? E anche se si volesse dimostrare che Gerstein aveva una pessima memoria, non credo che si possa con questo concludere che egli si sia solo immaginato di avere assistito a una gassazione in un campo di sterminio, a meno di non condividere il parere di Mattogno secondo il quale “non è da escludere che egli abbia ‘visto’ la ‘gasazione’ di Belzec in uno [degli] ‘stati precomatosi’ ” – dovuti al diabete – cui era soggetto» (p. 118).

In realtà, non soltanto i presunti “cavilli irrilevanti”, ma l'intero racconto di Gerstein, come risulta indubitabilmente dall'esposizione che ne ho presentata sopra, costituiscono un sicuro indizio dello sconvolgimento mentale di Gerstein e di una sua alterata percezione della realtà dipendente dalla sua “malattia psichica” di cui parla Saul Friedländer (vedi Ulteriori corbellerie di Valentina Pisanty qui); ciò del resto è ammesso perfino dalla nostra dottoressa, quando, qualche pagina dopo, scrive:

«Si potrebbe ipotizzare che, al momento di scrivere il suo rapporto, Gerstein fosse in stato di agitazione e di offuscamento mentale» (p. 121).

Quindi in pratica ella concorda con quel «parere di Mattogno».

Considerati gli «stati precomatosi», i «mancamenti psichici», la «malattia psichica», il «gravissimo esaurimento» e l' «intensa depressione» di cui soffriva Gerstein, credo che si possa con questo concludere che egli si sia solo immaginato di avere assistito a una gassazione in un campo di sterminio.

Valentina Pisanty cerca di minimizzare i presunti “cavilli irrilevanti” estrapolandoli dal contesto e rendendoli così irrilevanti. Ecco due esempi significativi della sua metodica capziosa:

«l’età del bambino ebreo che distribuisce pezzi di spago : 3 o 4 anni» (p. 118).

Detto così, sembrerebbe che io abbia fiscalmente contestato la contraddizione relativa all'età del bambino: 3 e 4 anni, mentre ho argomentato:

«“Un bimbetto ebreo tiene stretta sotto il braccio una manciata di cordicelle che il bambino di tre anni distribuisce pensieroso alle persone: per legare insieme le scarpe! – Poiché nessuno poi avrebbe potuto ritrovare le scarpe giuste nel mucchio di 35 o 40 metri di altezza» [PS-2170, p. 4].

Indubbiamente, far distribuire a oltre 5000 persone (6700 meno 1450 già morte) delle cordicelle da un bambino di 3 anni, che nello stesso tempo ne aveva 4 [PS-1553, p. 6], non era certo il modo migliore di affrettare l'opera di “sterminio”, tanto più che a Belzec di fretta se ne aveva parecchia [PS-1553, p. 7]»82.

Questa oculata omissione è un chiaro indice dell' onestà intellettuale della nostra esperta in Cappuccetto Rosso.

Riguardo alle fantomatiche montagne di scarpe, invece, la Pisanty inveisce contro Felderer, che ne ha mostrato l’assurdità con un calcolo trigonometrico, e contro di me perché ho «elogiato» lo scrittore svedese, scrivendo che

«le argomentazioni di un Felderer, del tutto incapace di accettare l’iperbole come una caratteristica di molte testimonianze (è peraltro molto difficile stimare ad occhio nudo l’altezza di una forma conica), rasentano la follia» (pp. 106-107).

Su questa obiezione mi sono dilungato nell'articolo Ulteriori corbellerie di Valentina Pisanty. La nostra dottoressa finge di ignorare che Gerstein ha garantito con un giuramento la veridicità alla lettera di tutte le sue affermazioni: dunque o esse non contengono «iperboli», oppure Gerstein è un mentitore spergiuro! Quanto alla stima dell’altezza di una forma conica, un ingegnere (come Gerstein), prendendo come punto di riferimento gli alberi circostanti e le altane di guardia, poteva farla con un margine di errore accettabile. Del resto l’affermazione di Gerstein resterebbe assurda anche con un margine di errore di 5 o 10 metri.

Un altro presunto «cavillo irrilevante» riguarda quelle assurdità che la Pisanty liquida in modo sbrigativo come semplici «errori di calcolo», di cui fornisce due esempi:

«4 x 5 = 25 m2; 750 x 30 = 25.250 ecc.» (p. 118).

In realtà in entrambi i casi l’«errore di calcolo» supera di gran lunga la portata meramente matematica, essendo connesso con la questione essenziale della gasazione omicida.

Riguardo al primo caso, l’affermazione che dei locali che misuravano metri 5 x 4 x 1,90 avessero una superficie di 25 m2 e un volume di 45 m3, soprattutto se fatta da un ingegnere, è quantomeno sorprendente, tanto più se su questa superficie e in questo volume l’ingegnere suddetto riferisce che erano accalcate – alla lettera – 700-800 persone. E se poi lo stesso ingegnere tenta di giustificare matematicamente questa assurdità, con un calcolo del tutto strampalato che, pur partendo da dati contraddittori83, giunge sempre al medesimo risultato84, bisogna ammettere che la cosa è ancor più sorprendente!85

Come si vede, non si tratta propriamente di «cavilli irrilevanti». Naturalmente ella relega in questo gruppo – senza menzionarli minimamente – anche tutti gli argomenti essenziali di fronte ai quali la sua scienza semiotica non può nulla.

Chiudo con un ultimo preteso «cavillo irrilevante» piuttosto comico che dà il senso dell’acume mentale di Gerstein. In un campo di sterminio, quando gli viene detto che le future vittime delle camere a gas devono attendere il loro turno di gasazione nude anche d’inverno, egli commenta acutamente: «Sì, ma possono morire!» (PS-2170, p. 5: «Ja, aber sie können sich ja den Tod holen! - sage ich...»)!

b) Il secondo gruppo

Riguardo a questo gruppo di obiezioni, la Pisanty rileva:

«L’inefficacia del secondo gruppo di obiezioni è dovuta a errori interpretativi commessi da Mattogno nella sua lettura delle versioni tedesche del rapporto Gerstein.

A proposito della proposta di seppellire tavole di bronzo nelle fosse dove venivano interrati i cadaveri, a beneficio delle generazioni future, Mattogno dice che non è chiaro chi sia il soggetto di questa enunciazione (se Globocnik o Gerstein stesso). Secondo Mattogno, infatti, nella versione tedesca del 6.5.1945 (T VI) è Gerstein che lancia la proposta a Globocnik durante la sua visita a Lublino. L’equivoco nasce dalla traduzione del brano di T VI: “Darauf habe ich Globocnec gesagt: Meine Herren...” ecc. (corsivo mio), dove Mattogno scambia il nominativo “Allora io Globocnec ho detto” con il dativo “Allora io ho detto a Globocnec” e aggiunge “questo passo è assurdo. Gerstein si inserisce in una conversazione (pretesamente) avvenuta due giorni prima e Hitler risponde a Globocnik!”. L’errore in cui si imbatte Mattogno è indicativo dell’eccesso di meraviglia che egli dimostra nella sua lettura dei documenti – eccesso che, combinato con un’insufficiente dimestichezza della lingua tedesca, crea l’ humus ideale per lo sviamento interpretativo tipicamente negazionista» (pp. 118-119).

Questa spiegazione è un altro tipico esempio della metodologia capziosa adottata dalla Pisanty. Anzitutto, poiché il “rapporto” è stato redatto da Gerstein e non da Globocnik, la spiegazione pisantyana avrebbe senso soltanto se la frase in questione si trovasse in un discorso diretto dipendente da una reggente di Gerstein, ad esempio:

«Globocnik affermò: “Allora io Globocnik ho detto: “Signori...”». Tale frase costituisce invece la reggente di Gerstein, come risulta chiaro dall’intero passo, che riporto con tutti gli errori:

«Darauf fragte Pfannenstiel: “Was hat denn der Führer zu dem ganzen gesagt?”

Darauf Globocnec:“Die ganze Aktion soll raschestens durchgeführt werden!”

Inseiner86 Begleitung befand sich noch der Ministerialrat Dr. Herbert Linden vom Reichsministerium. Der meinte, ob es nicht besser sei, die Leichen zu verbrennen, anstatt sie einzuscharren. Es könnte doch mals nach uns eine Generation kommen, die das ganze nicht verstände. Darauf habe ich Globocnec gesagt:“Meine Herren, wenn je eine Generation nach uns kommen sollte, die unsere große und so dankbare und nötige Aufgabe nicht verstehen sollte, dann allerdings, ist unser ganzer Nationalsozialismus vergeblich gewesen. Ich bin im Gegenteil der Anscith87, daß man Broncetafeln88 versenken sollte, auf denen geschrieben ist, daß wir, daß wir es waren, die den Mut gehabt haben, dieses so notwendige und wichtige Werk durchzuführen. -- Darauf Hitler: Gut Globocnec, das ist allerdings auch meine Ansicht.-»89, cioè:

«Al che Pfannenstiel chiese: “Che cos'ha detto il Führer sull'intera questione?”.

Al che Globocnec: “L'intera azione dev'essere eseguita rapidissimamente!”.

In sua compagnia si trovava anche il consigliere ministeriale Herbert Linden, del ministero del Reich [sic], il quale pensava se non fosse stato meglio bruciare i cadaveri invece di seppellirli. Dopo di noi potrebbe venire una generazione che non capirà l'intera questione. Al che io ho detto a Globocnec: “Miei signori, se mai dopo di noi dovesse venire una generazione che non dovesse capire il nostro grande compito così grato e necessario, allora certamente tutto il nostro nazionalsocialismo sarebbe stato vano. Io sono al contrario del parere che bisognerebbe sotterrare tavole di bronzo con sopra scritto che fummo noi, noi, ad aver avuto il coraggio di eseguire quest'opera così necessaria e importante. – Al che Hitler: Bene, Globocnec, questo è certamente anche il mio parere.–».

Dunque l’interpretazione pisantyana è carente già sul piano logico e contestuale.

Ecco infatti come suonerebbe la sua traduzione:

«Al che Pfannenstiel chiese: “Che cos'ha detto il Führer sull'intera questione?”.

Al che Globocnec: “L'intera azione dev'essere eseguita rapidissimamente!”.

In sua compagnia si trovava anche il consigliere ministeriale Herbert Linden, del ministero del Reich, il quale pensava se non fosse stato meglio bruciare i cadaveri invece di seppellirli. Dopo di noi potrebbe venire una generazione che non capirà l'intera questione. Al che io Globocnec ho detto: “Miei signori,....».

Una dottoressa in semiotica non può proporre seriamente una obiezione logico-linguistica così sciocca. Probabilmente ella ha incautamente ripreso l'interpretazione di uno dei suoi sprovveduti consulenti, il quale aveva una «insufficiente dimestichezza della lingua tedesca» o era in aperta malafede.

In secondo luogo, la mia interpretazione è avvalorata dalla traduzione ufficiale in inglese del documento PS-2170 fatta eseguire dall’ Office of U.S. Chief of Counsel for the prosecution of the Axis criminality il 26 ottobre 1945; in questo documento il traduttore giurato Charles E. Bidwell rende la frase in oggetto in questo modo: «Whereupon I told Globocnec: Gentlemen...»90.

La nostra dottoressa tradurrebbe “Al che io dissi Globocnec” o “ Al che io dissi a Globocnec”?

Come si vede, anche questo traduttore giurato aveva una «insufficiente dimestichezza della lingua tedesca»!91.

Un tale rimprovero è del resto piuttosto comico, in quanto proviene da una dottoressa che nel suo saggio non cita una sola opera in tedesco, evidentemente perché ignora completamente la lingua tedesca. Altro che «insufficiente dimestichezza»!

Naturalmente la Pisanty sorvola prudentemente sul fatto che in un altro documento del rapporto Gerstein la proposta di seppellire le tavole di bronzo viene fatta da Hitler:

«Hitler stesso, visitando Belcic, aveva detto: “Noi sotterreremo qui delle lapidi di bronzo affinché i nostri discendenti conoscano la nostra opera di disinfestazione biologica del pianeta» [«Hitler lui-même, visitant Belcic, avait dit:“ Nous enterrerons ici des plaques de bronze afin que nos descendants connaissent notre oeuvre d’assainissement biologique de la planète”»]92.

Sottopongo umilmente la traduzione alla nostra esperta di semiotica, la quale forse scoprirà che, a causa della mia «insufficiente dimestichezza» della lingua francese, ho scambiato il nominativo “Globocnik” con il nominativo “Hitler”!

Resta dunque confermato che, nel rapporto Gerstein, la proposta in questione viene fatta nello stesso tempo da Gerstein e da Hitler.

La Pisanty passa poi ad esporre il mio secondo ed ultimo «errore interpretativo», su 103 obiezioni che oppongo al rapporto Gerstein. Si tratta della trita questione dei «Brillen» e «Brillanten» sulla quale non è il caso di soffermarsi ulteriormente.

c) Il terzo gruppo

Passiamo al terzo gruppo delle mie critiche, che la Pisanty definisce così:

«Per obiezioni inesistenti intendo tutti punti in cui Mattogno tenta di fare apparire come inverosimili dettagli che non lo sono affatto, sperando che il lettore non sia sufficientemente analitico da rendersi conto della parzialità della sua interpretazione» (p. 119).

Questa volta il rimprovero della Pisanty è dimostrato in modo sovrabbondante, con ben tre esempi.

Primo esempio:

«Ad esempio, egli ironizza sul fatto che gli ebrei che entravano nella camera a gas implorassero Gerstein di intercedere per loro: “Alcuni si rivolgono a Gerstein implorandolo: ‘O signore, ci aiuti, ci aiuti’, avendo evidentemente notato la sua faccia da “buono”, perché egli era in divisa da ufficiale SS! (Mattogno, 1985: 63).

Lungi dall’apparire inverosimile, questo dettaglio semmai aggiunge credibilità al resoconto di Gerstein: solo un negazionista può pretendere la razionalità assoluta nel contegno di coloro che sanno di stare per essere gassati» (p. 119).

La frase in questione va considerata nel contesto del racconto di Gerstein:

«Io stesso sto con lo Hauptmann Wirth in cima alla rampa, tra le camere della morte. [...]. Allora [le vittime] salgono la scaletta e poi vedono tutto! Madri coi loro poppanti al petto, bimbetti nudi, adulti, uomini e donne, tutti nudi alla rinfusa – esitano, ma entrano nelle camere della morte, spinti avanti dagli altri dietro di loro, o incalzati dagli scudisci di cuoio delle SS. La maggior parte senza dire una parola. Come un agnello che viene portato al macello. Un'Ebrea di circa 40 anni, con occhi fiammeggianti, invoca sugli assassini il sangue che qui viene versato nell' assassinio a tradimento più perfido che sia mai stato compiuto. Ella riceve in volto 5 o 6 scudisciate personalmente dallo Hauptmann Wirth, poi scompare anche lei nella camera. – Molti si rivolgono a me: “O signore, ci aiuti, ci aiuti”»93

Le future vittime delle camere a gas sfilano dunque davanti al loro carnefice – il capitano Wirth, il cui scudiscio avevano appena visto in azione – e a Gerstein, in divisa da SS, che esse, non sapendo che era un “buono”, non possono non ritenere un altro carnefice: che cosa fanno dunque le future vittime? Inveiscono contro questo “sporco SS”? Gli sputano addosso? Tentano di aggredirlo? No: gli chiedono aiuto! Solo un’ “antinegazionista” può pretendere l’irrazionalità assoluta nel contegno di coloro che sanno di stare per essere gasati! È come se un detenuto condannato a morte negli Stati Uniti, prima di entrare nella camera a gas chiedesse al boia: «O signore, mi aiuti, mi aiuti!».

Secondo esempio:

«Altrove, traendo spunto dalla richiesta di Wirth a Gerstein di non proporre alle autorità di Berlino un nuovo metodo di gassazione per rimpiazzare quello vigente a Belzec, Mattogno vede in ciò il segno che Wirth fosse un personaggio poco influente in quanto temeva Gerstein come se fosse un suo superiore, e questo sarebbe in contrasto con l’affermazione di Gerstein secondo cui Wirth era ammanicato con Himmler. In verità, la richiesta di Wirth a Gerstein non presuppone affatto che il primo avesse paura del secondo, ma semmai indica che egli non voleva fastidi dalle autorità berlinesi alle quali Gerstein avrebbe dovuto fare rapporto (informandole dello spiacevole incidente col motore Diesel a cui aveva assistito a Belzec). Dunque, si tratta di un falso problema» (pp. 119-120).

Più che di un falso problema, qui si tratta di una falsa spiegazione, che è smentita dal racconto stesso di Gerstein pubblicato dalla Pisanty:

«Arriva lo Hauptmann Wirth. Si vede, ha paura perchè io vedo il disastro» (p. 88).

D'altra parte, che cosa mai può significare che Wirth «non voleva fastidi dalle autorità berlinesi» dato che proprio queste «autorità» – il RSHA, cioè Himmler – avevano ordinato a Globocnik di cambiare il sistema di funzionamento delle camere a gas omicide? E in che modo Gerstein avrebbe mai potuto «non proporre alle autorità di Berlino» proprio quel metodo che queste autorità gli avevano ordinato di introdurre a Belzec?

La nostra esperta in Cappuccetto Rosso travisa inoltre la missione di Gerstein, che non era un'ispezione sull'efficienza delle “camere a gas” di Belzec, Sobibor e Treblinka sulla quale dovesse fare rapporto a Berlino (solo in questa eventualità lo «spiacevole incidente col motore Diesel a cui [Gerstein] aveva assistito a Belzec» avrebbe potuto preoccupare Wirth), ma consisteva nel cambiare il sistema di funzionamento delle “camere a gas”.

Va inoltre osservato che la missione stessa di Gerstein è insensata già in via di principio: Gerstein fu incaricato dal RSHA di un compito che costituiva un segreto di Stato; Globocnik gli rivelò che doveva cambiare il sistema operativo delle sue “camere a gas” da gas di motori Diesel ad acido cianidrico e lo accompagnò personalmente a Belzec; qui però Gerstein assistette semplicemente ad una “gasazione” con gas di motore Diesel, cosa del tutto inutile perché il RSHA aveva già deciso di abbandonare questo metodo. Incredibilmente, nelle varie versioni del rapporto Gerstein non appare alcun accenno allo scopo essenziale della missione, neppure un accenno al compito impartitogli da Globocnik, che avrebbe richiesto una discussione tecnica sugli impianti esistenti e una gasazione sperimentale con acido cianidrico. Gerstein, invece, nella sua narrazione, si dimentica completamente della sua missione e appare come un semplice turista dell'orrore.

D'altra parte, Globocnik, che si doveva assicurare che Gerstein portasse a termine il compito che gli aveva ordinato, dopo averlo accompagnato a Belzec, scompare dalla scena, disinteressandosi completamente di lui.

Terzo esempio:

«Inoltre, osserva Mattogno, “da Treblinka Gerstein va a Varsavia senza neppur aver salutato Globocnik, che scompare dalla scena dopo averlo presentato a Obermayer”. Secondo questo ragionamento, dovremmo concludere che durante l’intero soggiorno in Polonia Gerstein non si sia fatto la barba nemmeno una volta, visto che il testo non ne parla mai» (p. 120).

Questa stupida ironia è del tutto fuori luogo. Naturalmente la Pisanty si guarda bene dal citare il presupposto che rende comprensibile questa osservazione, cioè che lo sterminio ebraico era un affare segreto del Reich (geheime Reichssache)94, per cui «Globocnik per ragioni di sicurezza aveva ricevuto l’ordine di accompagnare personalmente coloro che dovevano visitare le installazioni» di sterminio95; di conseguenza, senza Globocnik, Gerstein non poteva entrare né a Treblinka né a Sobibór. Dunque non si può negare che la scomparsa di Globocnik nel seguito del racconto sia quantomeno singolare. Ecco un ulteriore esempio della fallace metodica pisantyana dell'isolamento del singolo elemento dal contesto.

d) Le obiezioni di carattere tecnico

Indi la Pisanty passa ad esaminare le mie obiezioni di carattere tecnico. Vediamo quali sceglie e come risponde.

Prima obiezione:

«Gerstein sostiene di avere visto le vittime stipate dentro la camera a gas da una finestrella: “dato l’estremo ammassamento umano nelle ‘camere a gas’, dalla finestrella non si sarebbe potuto vedere nulla, essendo la visuale impedita dal corpo di colui che era schiacciato contro di essa, senza considerare l’appannamento del vetro” (Mattogno, 1985: p. 67).

Gli spioncini nella porta, attraverso i quali i responsabili del lager potevano verificare l’andamento della gassazione, erano ovviamente situati all’altezza degli occhi di chi stava fuori dalla camera a gas. Di conseguenza, sarebbe stato possibile scorgere l’interno della camera a gas attraverso gli interstizi tra le teste delle vittime: oltretutto, è presumibile che l’ammassamento umano si concentrasse verso l’alto (e non contro la porta), man mano che l’ossigeno cominciava a scarseggiare e le vittime cercavano di guadagnare centimetri di altezza, arrampicandosi sui corpi degli altri» (pp. 122-123).

Quest'obiezione è un concentrato di insulsaggini. Anzitutto la Pisanty omette il particolare non certo irrilevante che in ogni camera a gas, su 20 o 25 m2, in 45 m3, c’erano 700-800 persone, sicché sul solo metro quadrato dietro allo spioncino c’erano 28-32 teste. Su questa palese assurdità ella non dice assolutamente nulla, come se fosse un'inezia immeritevole di attenzione!

Dato questo enorme ammassamento, che, secondo Gerstein, dev'essere preso “alla lettera”, forse non era troppo agevole osservare «attraverso gli interstizi» di queste teste le 28-32 teste del secondo metro quadrato dietro alla porta della camera a gas!

Devo inoltre confessare che mi riesce difficile immaginare come queste 700-800 persone potessero, non dico arrampicarsi le une sulle altre, ma soltanto muoversi.

Senza contare che le camere a gas erano alte m 1,90: la Pisanty dovrebbe inoltre spiegare in che modo le future vittime potessero «concentrarsi verso l’alto». Quale «alto»?

A questo riguardo devo segnalare un altro sproposito della nostra dottoressa. Ella ha copiato la storiella della ricerca di ossigeno «verso l’alto» da parte delle vittime da un racconto fittizio di Miklos Nyiszli (poi plagiato da Filip Müller) (vedi il mio articolo qui/0886), trasferendone per di più l’ambientazione da una gasazione con Zyklon B ad una gasazione con ossido di carbonio!96.

La nostra esperta in Cappuccetto Rosso sorvola ancora su un’altra contraddizione del rapporto Gerstein:

«“I primi morti caddero” – nota Gerstein, precisando nel contempo che nelle “camere a gas” i morti stavano in piedi come colonne di basalto, non avendo spazio neppure per piegarsi!»97.

Riguardo all'osservazione conclusiva del mio brano citato sopra («senza considerare l’appannamento del vetro»), la Pisanty scrive:

«è sufficiente ricordare che la gassazione a cui assistette Gerstein ebbe luogo in agosto, quando la temperatura esterna era sufficientemente elevata da non provocare fenomeni di condensazione all'interno della camera a gas» (p. 123).

La Pisanty è proprio sfortunata. L'unica volta che argomenta con una parvenza di fondatezza, viene smentita categoricamente da un altro “testimone oculare”. In effetti Wilhelm Pfannenstiel dichiarò:

«La spia che si trovava in ogni porta si era appannata dall'interno in modo relativamente rapido, sicché dal di fuori non si poteva vedere più nulla»98.

A Belzec in agosto vi è una temperatura media di 16,8°C, una minima di 11,4°C e una massima di 22,3°C99; nelle “camere a gas”, l'ammassamento estremo di persone avrebbe portato la temperatura a 36-37°C, sicché il fenomeno della condensazione sarebbe stato più che plausibile anche in agosto.

Seconda obiezione:

«Come potevano 700-800 persone rimanere in vita per 2 ore e 49 minuti in camere a gas di 25 m2 ermeticamente chiuse? Molte di esse, infatti, morirono ancora prima che la gassazione cominciasse (secondo la testimonianza di Rudolf Reder, superstite di Belzec che raccontò lo stesso episodio narrato da Gerstein, ovviamente da una diversa angolazione). È vero che Gerstein dice che “fino a quel momento le vittime, nelle quattro camere già stipate, ancora vivono, vivono...”, ma è piuttosto evidente che l’orrore della situazione lo induca a generalizzare la constatazione che all’interno della camera a gas vi fosse ancora del movimento dopo tutto quel tempo» (p. 123).

Questa sottile interpretazione “semiotica” si basa su una spudorata falsificazione: passi la falsificazione dei testi altrui (è più difficile scoprirla), ma falsificare i miei stessi testi è veramente troppo! Sì, perché tutto ciò che la Pisanty sa di Rudolf Reder è ciò che ha letto nel mio libro. Tra l'altro, io sono il primo studioso occidentale che abbia tradotto e analizzato le deposizioni e il memoriale di Rudolf Reder, ma la Pisanty non ha avuto l'onestà intellettuale di riconoscermi neppure questo merito.

Riguardo a Reder ho scritto che, secondo questo testimone,

«una volta la “macchina dell’uccisione” si guastò. Informato di ciò, il comandante del campo, un Obersturmführer di cui Reder non ricordava il nome, giunse immediatamente a cavallo e ordinò di riparare la macchina, lasciando nel frattempo nelle “camere a gas” le vittime, le quali dovettero attendere “parę godzin” (un paio d’ore) prima di essere uccise»100,

ma ho anche precisato che

«egli non menziona affatto la visita di Gerstein, la quale avrebbe dovuto restargli particolarmente impressa nella memoria, sia perché sarebbe avvenuta il giorno successivo a quello del suo arrivo al campo, sia per la presenza – non certo consueta – di Globocnik e di Wirth»101.

In particolare, è falso che Reder abbia raccontato «lo stesso episodio narrato da Gerstein» ed è ancora più falso che egli abbia dichiarato che in questa occasione molte persone «morirono ancora prima che la gassazione cominciasse».

Che cosa sarebbe accaduto se la scena descritta da Gerstein fosse stata reale? Il tempo di occupazione dei rifugi antiaerei a tenuta di gas si poteva calcolare con questa formula:

t = v / (20 n)(10 - 0,4) = 0,48 (v / n), dove

v rappresenta la capacità del ricovero in m3,

n il numero degli occupanti il ricovero e

t il tempo di occupazione del ricovero.

«Per l’interpretazione di detta formula, si rammenta che:

il numero 20 rappresenta i litri orari d’anidride carbonica eliminati da ogni uomo;

il numero 4 rappresenta l’anidride carbonica presente nel locale (l./m.3);

il numero 10 rappresenta la massima concentrazione ammissibile (l/m.3) nel locale di carbonica»102.

Assumendo una media delle vittime di [(700 + 800) : 2 =] 750 e un peso medio delle vittime di 35 kg (menzionato da Gerstein insieme a 30 e 65), che è sicuramente molto basso nonostante la presenza dei bambini; dimezzando infine per questo motivo l’eliminazione di anidride carbonica, risulta che:

a) il volume effettivo di una camera a gas è di {45 - [(35 x 750): 1000] =} 18,75 m3;

b) l’emissione oraria di anidride carbonica è di (5 x 750 =) 3.750 litri,

c) in 2 ore e 49 minuti o 169 minuti l’emissione è di [(3.750 : 60) x 169 =] 10.562,5 litri.

Quest’ultimo valore rappresenta una concentrazione del [(10.562,5 : 18.750) X 100 =] 56,33%, ma una concentrazione del 20% è sufficiente per provocare la morte «nel giro di pochi secondi»103. In pratica tutte le vittime delle camere a gas sarebbero morte in un’ora: [(3.750 : 18.750) x 100 =] 20% di anidride carbonica.

Ciò premesso, si può valutare bene quanto valga la spiegazione “semiotica” della Pisanty relativa alla «constatazione che all’interno della camera a gas vi fosse ancora del movimento dopo tutto quel tempo».

Terza obiezione:

«Mattogno si sorprende del fatto che l’RSHA affidi il compito di installare camere a gas a Gerstein anziché ad un esperto di Auschwitz, dove era già stato adottato lo Zyklon B. Il suo stupore è immotivato se si considera che l’uso dell’inviato speciale dalla sede di Berlino

faceva parte della prassi abitualmente seguita dal regime nazista, anche in quei casi in cui sarebbe stato più economico adottare i tecnici già disponibili in loco» (p. 123).

Ma, di grazia, da dove risulta che «l’uso dell’inviato speciale dalla sede di Berlino faceva parte della prassi abitualmente seguita dal regime nazista»? Forse la Pisanty confonde con gli «inviati speciali» dei telegiornali?

Ecco un’altra dimostrazione della metodologia capziosa della nostra dottoressa. Prima inventa nel rapporto Gerstein la storia dell’ «inviato speciale», indi la erige arbitrariamente a prassi ordinaria del regime nazionalsocialista, infine deduce che la missione di Gerstein, rientrando in questa prassi ordinaria, non aveva nulla di stupefacente!

In realtà la scelta di Gerstein per la presunta missione appare ancora più insensata se si considera che:

1) Gerstein era un esperto nel campo della disinfestazione e non aveva alcuna esperienza in fatto di (presunte) gasazioni omicide con acido cianidrico;

2) gli unici (presunti) esperti in quest'attività si trovavano all'epoca ad Auschwitz;

3) ad Auschwitz si potevano reperire facilmente i barattoli di Zyklon B necessari per la sperimentazione;

4) Auschwitz dista circa 300 km da Lublino, Berlino (da dove sarebbe partito Gerstein) circa 700 km.

Note

1 Il rapporto Gerstein. Anatomia di un falso. Sentinella d'Italia, Monfalcone, 1985.

2 T-1310, p. 4.

3 PS-2170, p. 2: Direzione centrale delle SS, gruppo di uffici D, sanità delle Waffen-SS, sezione igiene.

4 T-1310, p. 5.

5 S-2164, Dienstrangabzeichen der Schutzstaffeln, IMG (atti del processo di Norimberga, ed. tedesca), vol.XXIX, pp. 276-277 (tavola fuori testo). I gradi di Leutnant e Oberleutnant appartenevano alla Wehrmacht.

6 PS-1553, p. 4; T-1310, p. 5.

7 PS-2170, p. 2; D6, p. 3.

8 Reichssicherheitshauptamt, Ufficio centrale della sicurezza del Reich.

9 T-1310, p. 5; PS-1553, p. 5.

10 PS-2170, p. 2; D6, p. 3; W, p. 28; M6, p. 7.

11 T-1310, p. 5; PS-1553, p. 5; PS-2170, p. 2.

12 W, p. 28; B, p. 2. Il termine tedesco è Zyankali.

13 T-1310, p. 5; M6, p. 7:«par moyen d'un auto».

14 PS-1553.

15 TP, p. 1.

16 W, p. 29.

17 PS-1553, p. 6.

18 PS-1553, p. 7.

19 T-1310, p. 6.

20 PS-1553, p. 5; PS-2170, p. 2; T-1310, p. 6.

21 B, p. 2.

22 W, p. 28.

23 W, p. 29.

24 W, p. 29.

25 W, p. 30.

26 T-1310, p. 5.

27 T-1310, p. 9.

28 GK, pp. 1-2.

29 W, p. 29.

30 O.Lenz, L.Gassner, Schädlingsbekämpfung mit hochgiftigen StoffenHeft 1: Blausäure. Verlagsbuchhandlung von Richard Schoetz, Berlino, 1934, pp. 8-10. L'acido cianidrico liquido poteva essere trasportato soltanto refrigerato, di notte e con un veicolo speciale: Schwurgericht in Frankfurt am Main, Sitzung vom 28, März 1949, in: C.F.Rüter, Justiz und NS-Verbrechen. Sammlung deutscher Strafurteile wegen nationalsozialistischer Tötungsverbrechen, 1945-1966. Amsterdam, 1968-1981, vol. XIII, p. 137.

31 La capacità di 1.500 vittime è menzionata nella motivazione della sentenza del processo contro Josef Oberhauser da parte della Corte di Assise di Monaco (gennaio 1965). A. Rückerl, NS-Vernichtungslager im Spiegel deutscher Strafprozesse. Deutscher Taschenbuch Verlag, Monaco, 1977, p. 133.

32 J. Graf e C. Mattogno, KL Majdanek. Eine historische und technische Studie. Castle Hill Publisher, Hastings, 1998, p. 205.

33 T-1310, p. 8.

34 Idem.

35 W, p. 29.

36 W, p. 31.

37 W, p. 28.

38 W, p. 28.

39 D6, p. 4.

40 PS-2170, p. 3.

41 M26, p. 3; M6, p. 8; PS-1553, p. 5; D6, p. 4; PS-2170, p. 3; T-1310, p. 7.

42 T-1310, p. 18; D6, p 9; PS-2170, p. 7.

43 PS-2170, p. 4; T-1310, p. 10.

44 PS-2170, p. 4; T-1310, p. 11.

45 PS-2170, p. 7; T-1310, p. 18.

46 PS-1553, p. 5.

47 PS-1553, p. 5.

48 PS-1553, p. 7.

49 PS-1553, p. 7.

50 B, p. 3.

51 W, p. 34.

52 Central Commission for Investigation of German Crimes in Poland. German Crimes in Poland. Varsavia, 1947, vol. II, Belzec extermination camp, pp. 89-96 (tavola fuori testo).

53 Un carro merci chiuso UIC standard è lungo m 11,08 compresi i respingenti: Meyers Handbuch über die Technik. Bibliographisches Institut, Mannheim, 1964, p. 443.

54 B, p. 3.

55 GK, p. 1.

56 PS-1553, p. 5; PS-2170, p. 4.

57 M26, p. 5; PS-1553, p. 5.

58 T-1310, p. 11; D6, p. 5; PS-2170, p. 4.

59 PS-1553, p. 5.

60 PS-1553, p. 6.

61 T-1310, p. 14; M26, p. 6; PS-1553, p. 6; D6, p. 7; PS-2170, p. 5.

62 TP, p. 2.

63 TP, p. 2.

64 PS-1553, p. 6.

65 TP, p. 3.

66 PS-2170, p. 6.

67 T-1310, p. 16.

68 T-1310, pp. 16-17.

69 PS-2170, p. 7.

70 PS-1553, p. 7.

71 T-1310, p. 24.

72 http://archive-org.com/page/1416846/2013-02-17/http://www.olokaustos.org/bionazi/leaders/gerstein.htm

73 V. Pisanty, L’irritante questione delle camere a gas. Logica del negazionismo.Bompiani, Milano, 1998. p. 127.

74 T-1313, pp. 21-22.

75 Vedi al riguardo Il rapporto Gerstein. Anatomia di un falso150-155.

76 Riprendo e amplio ciò che ho scritto nel libro L'«irritante questione» delle camere a gas ovvero da Cappuccetto Rosso ad...Auschwitz. Risposta a Valentina Pisanty. Edizione riveduta, corretta e aggiornata. Internet AAARGH 2007, http://www.vho.org/aaargh/fran/livres7/CMCappuccetto.pdf.

77 Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso, op. cit., cap. X, pp. 149-156.

78 Idem, cap. XI, pp. 157-165.

79 Idem, cap. XI, pp. 167-173.

80 Idem, cap.VI, pp. 109-122.

81 Le citazioni si riferiscono a: V. Pisanty, L’irritante questione delle camere a gas. Logica del negazionismo, op. cit..

82 Il rapporto Gerstein. Anatomia di un falso, op. cit., pp. 61-62.

83 Il peso medio delle vittime, che è nello stesso tempo di 30, 35 e 65 kg.

84 750 x 30 = 25.250, in realtà 22.500; 750 x 35 = 25.250, in realtà 26.250; 750 x 65 = 25.250, in realtà 48.750.

85 Brayard ha tentato di liquidare queste assurdità delle 700-800 persone in 20 o 25 metri quadrati con un volgare trucco. Vedi al riguardo Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, op. cit., pp. 282-287, e Rassinier, il revisionismo olocaustico e il loro critico Florent Brayard, op. cit., pp. 38-44.

86 In seiner.

87 Ansicht.

88 Bronzetafeln.

89 PS-2170, pp. 3-4.

90 Office of U.S. Chief of Counsel for the prosecution of Axis criminality. Doc. No. 2170 PS. Staff Evidence analysis. Partial translation of the document 2170 PS, p. 3. Il «certificato di traduzione» è firmato da Charles E.Bidwell S/SGT 13146054.

91 La Pisanty applica nei miei confronti l’insano principio (che naturalmente attribuisce ai revisionisti) di screditare il tutto sulla base di una parte irrilevante; così il mio presunto errore di traduzione – un solo presunto errore nell’intero libro – è per lei motivo sufficiente per concludere che avrei avuto «una insufficiente dimestichezza della lingua tedesca»! Ciò equivarrebbe a dire che la Pisanty ha «una insufficiente dimestichezza della lingua francese» perché traduce regolarmente “ancien déporté”, ex deportato , con “anziano (!) deportato”. L'irritante questione delle camere a gas, op. cit., p. 9, in riferimento a Paul Rassinier, e ancora nel 2013 in: Come rispondere a Priebke: breve introduzione e analisi retorica di revisionismo e negazionismo #2, in: http://www.minimaetmoralia.it/wp/come-rispondere-a-priebke-breve-introduzione-e-analisi-retorica-di-revisionismo-e-negazionismo-2/.

92 Documento ufficiale del 2° Ufficio della 1a Armata francese. Vedi Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso, op. cit., p. 56.

93 PS-2170, pp. 4-5.

94 Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso, op. cit., p. 46.

95 Idem, p. 47.

96 La nostra sprovveduta dottoressa ignora evidentemente che il CO ha una densità inferiore a quella dell’aria (0,9672), sicché in una camera a gas, se proprio non dovesse diffondersi più o meno uniformemente in tutte le direzioni, esso dovrebbe tendere a salire proprio «verso l’alto»!

97 Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso, op. cit., p. 67.

98 Nationalsozialistische Massentötungen durch GiftgasEine Dokumentation. Herausgegeben von Eugen Kogon, Hermann Langbein, Adalbert Rücklerl u.a. Fischer-Verlag, Francoforte sul Meno, 1983, p. 174.

99 http://it.climate-data.org/location/289550/

100 Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso, op. cit., p. 133.

101 Idem, pp. 132-133.

102 Attilio Izzo, Guerra chimica e difesa antigas. Hoepli, Milano, 1935, pp. 246-247.

103 Ferdinand Flury, Franz Zernik, Schädliche Gase, Dämpfe, Nebel, Rauch- und Staubarten. Verlag von Julius Springer, Berlino, 1931, p. 219.

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Author(s): Olodogma
Title: Valentina Pisanty e il rapporto Gerstein: Analisi di una “critica” storico-tecnico-linguistica anti-“negazionistica” (Parte prima)
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Published: 2015-01-31
First posted on CODOH: Oct. 18, 2018, 7:20 a.m.
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