Carlo Mattogno - Valentina Pisanty e i “Protocolli di Auschwitz”
Published: 2015-02-09

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( di Carlo Mattogno )

( 9 Gennaio 2015 )

Valentina Pisanty e i “Protocolli di Auschwitz”

 

 

 

 

 

 

 

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Nell'articolo “I Protocolli di Auschwitz” e la genesi del mito delle camere a gas (vedi qui) ho analizzato questo documento, olocausticamente fondamentale, per addurre da un lato un esempio lampante dello stupidario metodologico pisantyano, per mostrare dall'altro il carattere favolistico del resoconto su Auschwitz che contiene.

Valentina Pisanty, nel suo libro, ha dedicato tre paginette a questo argomento, nel paragrafo Testimonianze “in presa diretta”. Nella mia risposta1 mi sono limitato a segnalare qualche sproposito della sua esposizione e a rilevare che, in virtù della sua notoria onestà intellettuale, la nostra dottoressa in semiotica aveva omesso qualunque riferimento alla mia trattazione di questo tema nel libro Olocausto: Dilettanti allo sbaraglio2, testo da lei neppure menzionato di sfuggita. E meno male che coloro i quali «operano una preliminare selezione del materiale» da esaminare sono i “negazionisti”!

Dato che l'esperta in Cappuccetto Rosso, in diciassette anni, si è dimostrata totalmente incapace di avanzare di un passo dalle tesi del libro e le ha rimasticate, riciclate, riassunte, riproposte in continuazione, farò avanzare la mia critica anche su questo punto.

La Pisanty apre la discussione con una reboante salva di corbellerie:

«Il WRB report, e in particolare la prima parte scritta da Vrba, colpisce per la puntualità delle informazioni che contiene. Dalla sua postazione di amministratore del Block 7 di Birkenau (la cosiddetta Infermeria), Vrba è in grado di osservare il trattamento a cui viene sottoposto ciascun nuovo convoglio, di cui egli registra la provenienza. In base ai numeri di immatricolazione, tatuati dapprima sul petto e poi sull'avambraccio dei prigionieri non selezionati per le camere a gas, egli fornisce una stima della cifra degli ebrei di volta in volta ammessi nel lager, e afferma che questi ultimi rappresentano in media il 10% dei deportati (solo il 5% nel caso delle donne)» (corsivo mio)3.

In virtù della sua patetica ignoranza storica, la Pisanty non sospetta neppure la problematica sottesa a queste affermazioni.

Va precisato anzitutto che il “rapporto Vrba-Wetzler” è costituito da due relazioni; la prima è da attribuire ad Alfred Wetzler, perché l'autore dichiara di essere partito dal campo di Sered il 13 aprile 1942 con destinazione Auschwitz. Wetzler aveva il numero di matricola 29162 e il trasporto ebraico dalla slovacchia giunto ad Auschwitz lo stesso giorno ricevette i numeri di matricola maschili 28903-295364. L'autore della seconda relazione riferì di essere partito il 14 giugno 1942

 

 

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da Novaky (vedi Immagini 1 e 2) con un trasporto alla volta del campo di Lublino-Majdanek, da dove fu trasferito ad Auschwitz. Vrba ricevette il numero di matricola 44070, che

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fu assegnato il 30 giugno ai deportati di una trasporto dal KL Majdanek5. Si potrebbe pensare che le due relazioni fossero state elaborate con il contributo di entrambi; ciò è possibile, ma sta di fatto che esse sono redatte in prima persona, sicché le vicende personali che descrivono appartengono esclusivamente all'autore. È dunque certo che Wetzler è l'autore della prima relazione, Vrba quello dell'altra.

La Pisanty dice esattamente il contrario: «la prima parte scritta da Vrba...».

La relazione di gran lunga più importante, quella che contiene la descrizione dei crematori e delle “camere a gas”, nonché la lista dei numeri di matricola e il presunto destino dei deportati, è appunto la prima, quella di Wetzler.

Vrba riferì di essere giunto al campo di Majdanek il 16 giugno; undici giorni dopo, il giorno 27, si offrì volontario per un trasporto ad Auschwitz e giunse in questo campo dopo un viaggio di 48 ore. Ad Auschwitz egli fu alloggiato nel Block 17 e assegnato al cantiere della fabbrica “Buna” (Monowitz). Dopo alcune settimane, al campo scoppiò un'epidemia di tifo petecchiale e i detenuti del cantiere, incluso Vrba, furono ritirati; alla fine di luglio furono mandati a lavorare alla cava di ghiaia. Successivamente Vrba fu assegnato alle Deutsche Ausrüstungswerke, dove doveva verniciare sci. A metà agosto del 1942 le detenute di Auschwitz furono trasferite a Birkenau e le loro baracche divennero un campo maschile, dove fu alloggiato anche Vrba. Egli si offrì volontario per il “commando di sgombero” (Aufräumungskommando), che contava 100 detenuti; il suo compito era la cernita dei bagagli dei deportati. Da luglio a settembre del 1942 ad Auschwitz infuriò un'epidemia di tifo petecchiale. Il 7 aprile 1944 Vrba riuscì a fuggire dal campo6. Nella narrazione c'è una lacuna enorme: che cosa accadde a Vrba dall''ottobre 1942 all'aprile 1944 non è dato sapere.

Wetzler raccontò7 di essere stato deportato il 13 aprile 1942 dal campo di raccolta di Sered ad Auschwitz, dove giunse in nottata. Espletata la procedura di registrazione, il primo giorno di permanenza al campo, fu inviato a Birkenau. Una settimana dopo, arrivò il primo trasporto di Ebrei da Parigi. Dopo tre giorni Wetzler fu assegnao al lavoro alle Deutsche Ausrüstungswerke, ad Auschwitz, continuando ad alloggiare a Birkenau. Fino alla metà di maggio giunsero a Birkenau quattro trasporti ebraici maschili dalla Slovacchia. Dai primi due furono scelti 120 uomini, tra cui Wetzler, che furono trasferiti ad Auschwitz. Da questi, dopo otto giorni, furono prelevati 18 medici e infermieri e altre tre persone, tra cui Wetzler: i medici furono assegnati all'ospedale (Krankenbau) di Auschwitz, i tre detenuti furono rimandati a Bireknau. Wetzler fu inviato nel Block degli Ebrei francesi, dove si occupò di registrazione dei nuovi arrivati e di “cura dei malati”. Nella sua relazione scrisse:

«Subito dopo in un edificio fu istituito un ospedale per i detenuti (Krankenbau). Era il famosissimo “Block 7”. Vi fui impiegato prima come “capoinfermiere”, poi come amministratore. Capo di quest'ospedale era il polacco Viktor Mordarki [recte: Wiktor Mordarski], detenuto numero 3550 [recte: 3556]. L'ospedale non era nient'altro che un luogo di raccolta dei candidati alla morte. Vi venivano ricoverati tutti i detenuti inabili al lavoro. Non poteva affatto essere questione di un trattamento medico o di una cura. Ogni giorno dovevamo registrare circa 150 morti. I cadaveri venivano portati quotidianamente al crematorio di Auschwitz. [...]. Fino al 15 gennaio 1943, fino al momento in cui rivestii la carica di amministratore del Block 7, ed ebbi perciò la possibilità di osservare direttamente gli avvenimenti, perirono di questa morte naturale o a causa di selezioni circa 50.000 detenuti»8.

Il 7 aprile 1944 Wetzler evase dal campo9.

Nel suo memoriale, Vrba affermò di aver lavorato alla “rampa”:

«La rampa, simbolo di Auschwitz per milioni, perché videro pochissimo oltre alle camere a gas. [..]. Lì lavorai per otto mesi. Lì vidi arrivare trecento trasporti e aiutai a scaricare i loro carichi sconcertati»10.

La “rampa” era la banchina della linea ferroviaria che si trovava tra i campi di Auschwitz e Birkenau. Tuttavia, nella sua relazione, Vrba scrisse:

«L' “Aufräumungskommando” contava 100 detenuti, esclusivamente ebrei. Fummo portati in un angolo del campo completamente isolato, dove c'erano montagne enormi e magazzini pieni di zaini, valigie e bagagli di ogni specie. Il nostro compito consisteva nell'aprire questi bagagli e nel selezionare gli oggetti che vi si trovavano in valigie o in magazzini separati»11.

Dunque Vrba non lavorò alla rampa, che egli del resto non menziona mai nella sua relazione, ma nell'area del cosiddetto Kanada I, le Effektenbaracken del BW 28. Nel memoriale infatti egli parlò esplicitamente di «Canada command»12. In una data imprecisata, ma posteriore al 23 dicembre 1942, Vrba fu trasferito a Birkenau13. Nel giugno 1943 si ammalò di tifo14, poi fu mandato nel settore (BII)D, dove divenne assistente scritturale (assistant Registrar) e poté avere accesso ai registri principali delle immatricolazioni. Sei settimane dopo, il settore (BII)A fu aperto come campo di quarantena e Vrba ne divenne primo scritturale15.

Al processo Zündel del 1985 Vrba dichiarò sotto giuramento che arrivò dal campo di Majdanek ad Auschwitz il 30 giugno 1942 e vi rimase fino al 15 gennaio 1943, quando fu trasferito a Birkenau16. Per i primi due mesi, luglio e agosto, lavorò alla fabbrica Buna17. Nell'agosto 1942 fu mandato nel Block IV dell'ex campo femminile18. Dal 20 agosto 1943 al 7 aprile 1944 lavorò nel “Kanadakommando”, per circa 8 mesi o circa 250 giorni:

«Ed io fui preso per questo particolare lavoro non ogni giorno, ma talvolta tre volte al giorno e a notte. Perciò il numero di volte che feci questo lavoro, direi, è certamente inferiore a trecento volte, ma ben superiore a cento volte di questo particolare tipo di lavoro»19.

Vrba confermò che la data del suo trasferimento a Birkenau fu il 15 gennaio 194320, il che significa che la storiella da lui raccontata nel memoriale è doppiamente assurda: il giorno del trasferimento egli “vide” infatti il «nuovo crematorio di cemento» e una «fiamma gialla che fendeva il cielo dalla cima del suo alto camino»21, ma, come è noto, il crematorio II entrò ufficiosamente in funzione alla fine di febbraio del 1943, ufficialmente il mese successivo.

Nel giugno 1943 Vrba fu assegnato al settore BIId di Birkenau e divenne assistente scritturale del Block 922 e nel mese di luglio fu nominato scritturale della baracca 15 del campo di quarantena BIIa23.

Nella relazione del 1945 Wetzler affermò dunque che fu assegnato al Block 7 del “Krankenbau”, nel settore BIb; poiché non menzionò un cambiamento di incarico successivo, bisogna ritenere che vi rimase fino al 7 aprile 1944; Vrba asserì che nell'agosto 1942 entrò nell' Aufräumungskommando, senza fornire ulteriori informazioni.

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Il “Krankenbau” in questione fu istituito nel maggio 1942 nel settore BIb di Birkenau e originariamente era costituito dalle baracche 7 e 824. La pianta del campo di Birkenau (vedi Immagine 3, 3a, 3b) mostra chiaramente, e la fotografia aerea del 31 maggio 1944 (vedi Immagine 4) conferma, che, dal Block 7, Wetzler avrebbe avuto una visione estremamente frammentaria della rampa: dal lato est, la piccola sezione della rampa visibile tra la fila di baracche 13-18 e 7-12; dal lato ovest, la piccola sezione

 

 

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visibile tra le file 7-12 e 1-6. Queste due sezioni erano abbastana lontane dai crematori II e III, che dalla baracca 7 erano assolutamente invisibili, perciò Wetzler non poteva “osservare” praticamente nulla sui trasporti che arrivavano al campo, ancor meno compilarne una statistica.

Perciò l'affermazione pisantyana che «dalla sua postazione di amministratore del Block 7 di Birkenau (la cosiddetta Infermeria), Vrba è in grado di osservare il trattamento a cui viene sottoposto ciascun nuovo convoglio, di cui egli registra la provenienza» è completamente infondata, al pari di quella di Wetzler che da lì ebbe «la possibilità di osservare direttamente gli avvenimenti».

 

 

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Nel suo memoriale, Vrba scrisse che “Fred Wetzler” era scritturale della camera mortuaria che si trovava in una baracca dietro il Block 2725 del settore BIb, la quale avrebbe permesso una vista diretta sul crematorio II, ma di ciò nella relazione di Wetzler non c'è traccia. Per la verità, di questa baracca non c'è traccia neppure nelle piante di Birkenau e nemmeno nella fotografia aerea del 31 maggio 1944 (vedi Immagine 5), scattata meno di due mesi dopo la fuga di Vrba e Wetzler.

 

 

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Quanto a Vrba, dal Block 9 del settore BIId si sarebbe trovato nella stessa condizione di Wetzler riguardo alla possibilità di osservare i trasporti. A partire dal luglio 1943. a suo dire, Vrba fu assegnato come scritturale alla baracca 15 del campo BIIa. Qui egli avrebbe potuto stilare una statistica dei nuovi arrivi al campo di quarantena maschile, come fece il detenuto Otto Wolken, o più semplicemente farsene dare una copia. Questi fu trasferito nel Block 16 del Quarantänelager il 2 ottobre 1943 e redasse una lista dei trasporti maschili che vi entrarono dal 24 ottobre 1943 al 3 novembre 1944, la famosa Quarantäneliste26. La lista dei trasporti di Wetzler si sovrappone cronologicamente a quella di Wolken solo per l'assegnazione dei numeri 153.00-154.000/171.00-174.000. Il confronto tra le due liste mostra che quella di Wetzler è grossolanamente approssimativa e notevolmente esagerata. Riguardo ai numeri 160.000-165.000 Wetzler scrive:

«Nel dicembre 1943 5.000 uomini prevalentemente da trasporti di Ebrei olandesi, francesi, belgi e per la prima volta anche italiani da Fiume, Trieste e Roma. Almeno 30.000 persone di questi trasporti furono gasate immediatamente»27.

 

 

 

 

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Dalla lista di Wolken risulta invece che i numeri di matricola da 159921 a 165343 furono assegnati tra il 3 novembre e il 2 dicembre 1943 e che il totale dei presunti gasati fu di circa 8.150 (vedi Immagini 6 e 7).

Wetzler scrisse anche che il 17 dicembre 1942 i 200 detenuti del “Sonderkommando” addetto alla gasazione e alla cremazione dei deportati ebrei furono «giustiziati a Birkenau» (in Birkenau hingerichtet)28. Secondo il Kalendarium di Auschwitz, il presunto evento si verificò il 3 dicembre, i detenuti furono 300 e il luogo dell'esecuzione fu Auschwitz29.

 

 

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Nell'articolo menzionato all'inizio ho documentato che Wetzler fornì una descrizione fantasiosa dei crematori e delle “camere a gas” dei crematori II e III e che la sua lista dei trasporti, soprattutto per quanto riguarda i presunti gasati, è in massima parte inventata. Come non si curò di ottenere informazioni di prima mano dal Kommando di detenuti che lavorava nei crematori, così Wetzler non si preoccupò minimamente di avere dati precisi perlomeno sui trasporti arrivati nel campo di quarantena e sui numeri di matricola assegnati ai detenuti che vi furono ammessi. Alla luce di questi fatti, è comico asserire che il rapporto in questione «colpisce per la puntualità delle informazioni che contiene». Questo rapporto può “colpire” soltanto chi ha un'ignoranza caprina di queste vicende.

Questa presunta “puntualità” è tale che Wetzler indicò un numero di gasati dall'aprile 1942 all'aprile 1944 di 1.765.00030, mentre nello stesso periodo, secondo il Kalendarium di Danuta Czech, ad Auschwitz furono deportati circa 457.100 Ebrei!

La Pisanty aggiunge:

«Dal rapporto emerge inoltre che il periodo di maggiore attività delle camere a gas ha inizio verso l'estate 1942, il che si concilia con il sistema di datazione proposto da Reitlinger e da Pressac, nonché con alcune testimonianze naziste (ad esempio, quella di Kremer)».

Nella nota 107 a p. 272 ella spiega:

«Ma non contrasta nemmeno con la cronologia ufficiale, secondo la quale lo sterminio ebraico ha inizio nella seconda metà del 1941 e si intensifica nel corso dell'anno successivo».

La povera dottoressa manifesta la sua superficialità confusionaria. Che cosa c'entra il picco dei presunti stermini nel 1942 con la “cronologia” di Reitlinger e di Pressac? Reitlinger fu il primo studioso (seguito poi da Pressac) a ipotizzare che la presunta convocazione di Höss a Berlino da parte di Himmler, durante la quale il Reichsführer-SS gli avrebbe comunicato l'ordine di sterminio ebraico di Hitler, avvenne nel giugno 1942 invece che nel giugno 1941; quest'ipotesi ha un forte impatto sulla cronologia di Höss e su quella del Museo di Auschwitz, che la segue quasi pedissequamente, ma non sul problema in discussione: è un dato di fatto che nel luglio-agosto 1942 i trasporti ebraici ad Auschwitz si intensificarono; poiché, secondo il Kalendarium di Danuta Czech, la prima “selezione” di questi trasporti ebbe luogo notoriamente il 4 luglio 1942, è ovvio che nei mesi di luglio e agosto si intensificarono di pari passo anche le presunte gasazioni.

Quanto a Kremer, lasciando da parte che qui non si tratta di una “testimonianza”, ma di un “diario”, la sua prima registrazione di una presunta “selezione” (Sonderaktion) per le “camere a gas” risale al 2 settembre 194231; poiché egli giunse ad Auschwitz il 30 agosto, che senso ha invocare il suo diario

per dimostrare che «il periodo di maggiore attività delle camere a gas ha inizio verso l'estate 1942»? Ciò avrebbe senso se Kremer si fosse trovato ad Auschwitz fin dal 1941 e avesse descritto una fase di minore «attività delle camere a gas» prima dell'estate del 1942.

Il commento pisantyano è dunque decisamente insulso.

Vediamo ora anche qui quale sia la straordinaria “puntualità” olocaustica del rapporto. Wetzler scrisse:

«Circa 38.000-38.400. 400 Ebrei naturalizzati francesi. Questi Ebrei arrivarono con i loro familiari. L'intero trasporto ammontava a 1.600 anime, di cui circa 400 uomini e 200 ragazze furono condotti al campo con la procedura descritta, mentre le restanti 1.000 persone /donne, vecchi, bambini e anche uomini/ furono portati senza alcuna registrazione o trattamento dal binario secondario direttamente nel Birkenwald (bosco di betulle) e lì furono gasati e cremati. Da questo momento tutti i trasporti ebraici furono trattati in modo simile. All'incirca il 10% degli uomini dei trasporti e circa il 5% delle donne furono condotti al campo, mentre gli altri furono gasati immediatamente»32.

Il Kalendarium informa che i numeri di matricola 37435-38165 furono assegnati a 731 detenuti provenienti da Radom in data 6 giugno 1942 e i numeri 38.177-39176 a 1.000 Ebrei giunti dal campo francese di Compiègne il 7 giugno33. I detenuti arrivati furono tutti immatricolati. La prima presunta “selezione” di un trasporto ebraico avvenne il 4 luglio: ai 264 Ebrei slovacchi immatricolati furono dati i numeri 44727-4499034. A questo trasporto Wetzler allude in riferimento ai numeri 44.200-45.000: «200 Ebrei slovacchi. Il trasporto constava di 1.000 persone»35. Poiché la registrazione successiva riguarda i numeri 45.000-47.000, non è chiaro a chi furono assegnati i (45.000 - 44.200 - 200 =) 600 numeri mancanti. Ma non è questo il punto. Il trasporto da Compiègne del 7 giugno, contenente, ripeto, 1.000 Ebrei tutti immatricolati, viene presentato da Wetzler così:

«Circa 38.400-39.200 800 Ebrei naturalizzati francesi. Il resto del trasporto gasato come descritto sopra»36.

In pratica il trasporto relativo ai «400 Ebrei naturalizzati francesi» è completamente inventato. Ai numeri 40.000-41.150 Wetzler fa corrispondere 150 Ebrei slovacchi giunti con un trasporto di famiglie; altre 50 ragazze furono immatricolate, «tutti gli altri furono gasati nel Birkenwald»37.

Si tratta di un'altra distorsione della realtà. Il 20 giugno giunse ad Auschwitz dalla Slovacchia un trasporto di 659 persone, che furono tutte immetricolate: 404 uomini con i numeri 39923-40326, 255 donne con i numeri 7678-793238.

Sui numeri 40.150-43.800 Wetzler dice:

«Circa 4.000 Ebrei naturalizzati francesi, tutti intellettuali. Da questi trasporti furono nello stesso tempo condotte al campo femminile circa 1.000 donne, le circa 3.000 persone restanti furono gasate nel Birkenwald»39.

Un' ulteriore distorsione della realtà. Tra il 24 e il 30 giugno arrivarono tre trasporti ebraici dalla Francia, i cui occupanti furono tutti immatricolati, secondo il prospetto che segue40:

giorno

totale deportati

località

uomini immatricolati

numeri di matricola

donne immatricolate

numeri di matricola

24

999

Drancy

933

40681-41613

66

7961-8026

27

1000

Pithiviers

1000

41773-42772

/

/

30

1038

Beaune-La Rolande

1004

42777-43780

34

8051-8084

 

In fatto di “puntualità”, va rilevato che Wetzler e Vrba, dopo quasi due anni di permanenza ad Auschwitz, non sapevano nulla dei presunti “Bunker” di Birkenau: non sapevano neppure che dovevano esistervi impianti di gasazione in due case coloniche; essi si limitano a parlare di gasazioni e cremazioni nel “Birkenwald”.

Come si vede da questi esempi, la “puntualità” del rapporto di Wetzler è veramente strabiliante!

La Pisanty dice ancora:

«Anche la descrizione delle modalità della gassazione è conforme ai dati forniti da altri testimoni, tra cui lo stesso Höss»41.

Affermazione risibile, perché queste “modalità” sono “conformi” solo in atratto; concretamente, come ho già documentato, Wetzler fornisce una descrizione dei crematori II e III del tutto immaginaria.

«La precisione dei dati registrati – prosegue la Pisanty – è il maggior capo di imputazione che i negazionisti rivolgono a Vrba. La cosa è degna di nota se si pensa che in altre occasioni essi montano la loro linea d'accusa sulla base della presunta eccessiva vaghezza delle testimonianze. Secondo Butz, “le informazioni fornite dal rapporto [...] sono del genere che potrebbe essere stato costruito a partire dai dati dell'intelligencepoiché “i dati contenuti nel rapporto non costituiscono il tipo di informazioni che degli evasi si porterebbero appresso”. Analogamente, Stäglich afferma: “Qui, è il grado di 'precisione' che suscita la diffidenza»42.

Dato che la Pisanty si concentra su Stäglich (soltanto perché, per sua fortuna, il libro era stato tradotto in francese), sarà bene seguire da presso la sua critica.

La citazione pisantyana è corretta, ma è fuori contesto. Stäglich afferma:

«In effetti, perfino al di là degli avvenimenti noti e di alcune informazioni utili, esso [il rapporto Vrba-Wetzler] racchiude tante inesattezze che si è in diritto di chiedersi se gli autori dei racconti abbiano realmente vissuto ad Auschwitz o a Birkenau. E l'impressione resta anche se si considera che i racconti di Vrba e Wetzler contengono una quantità di cifre e molti altri dettagli sui diversi gruppi di detenuti inviati ad Auschwitz-Birkenau e sul trattamento che questi prigionieri subirono dopo il loro arrivo al campo di concentramento. Gli autori dicono di aver appreso questi fatti occupando certi posti chiave nella gerarchia del campo. È ovviamente difficile verificare questi dati ora. Qui, è il grado di “precisione” che suscita la diffidenza»43.

La questione della “precisione” ha la sua importanza se si considera ciò che Vrba dichiarò al processo Zündel. Alla domanda dell'avvocato Christie se avesse tenuto annotazioni scritte, egli rispose che ciò era troppo pericoloso: «Feci assegnamento sulla mia memoria»44.

La Pisanty afferma ancora:

«Conformemente alla loro abituale tattica offensiva, i negazionisti scandagliano il rapporto per individuarne le contraddizioni interne ed esterne. Nonostante annuncino che le incongruenze riscontrate sono numerose, questi autori evitano di entrare nei dettagli della loro esposizione, “perché lo spazio non basterebbe”».

Qui ella falsa ciò che ha scritto Stäglich:

«Non entreremo nel dettaglio delle inezie e delle contraddizioni del WRB Report, perché lo spazio non basterebbe. Ci limiteremo ad analizzarne alcuni aspetti fondamentali»45.

L'autore poi “entra nei dettagli” nelle sei pagine successive. Il travisamento pisantyano è anche sciocco, perché ella tenta poi di confutare proprio queste osservazioni, che introduce così:

«Il lettore si deve accontentare di poche prevedibili obiezioni, tra cui:

• Nel rapporto (redatto nell'aprile 1944) si dice che il comandante del lager è Höss, mentre dal novembre del 1943 Höss è stato sostituito da Liebehenschel. Bisogna tuttavia chiedersi se gli internati venissero resi direttamente partecipi di quanto accadeva nelle alte sfere della gestione del lager; più verosimilmente, essi venivano a conoscenza di tali fatti in maniera graduale, man mano che la notizia si diffondeva verso il basso fino a toccare i livelli infimi della gerarchia concentrazionaria».

Questa risposta può venire soltanto da chi non abbia la più vaga idea della struttura amministrativa del campo di Auschwitz. Come ho spiegato nell'articolo menzionato sopra, Kommandos di detenuti erano impiegati in tutti i servizi vitali del complesso Auschwitz-Birkenau, inclusa la Sezione Politica; la rete di questi Kommandos era collegata al Kampfgruppe Auschwitz, il movimento di resistenza del campo. La notizia del cambiamento del comandante «nella seconda metà di novembre del 1943» uscì dal campo e fu pubblicata il 16 febbraio 1944 nel n. 7/131 del foglio clandestino Informazione corrente (Informacja bieżąca)46. Così, secondo la Pisanty, Vrba e Wetzler, che erano collegati al movimento di resistenza del campo, all'inizio di aprile del 1944 non sapevano ancora ciò di cui il movimento di resistenza del campo aveva già informato il mondo esterno qualche mese prima.

«• I disegni annessi al rapporto non fanno menzione degli edifici in mattoni che erano parte integrante del campo principale di Auschwitz. L'obiezione starebbe in piedi solo se gli autori dei disegni fossero gli ingegneri che progettarono il campo».

L'obiezione di Stäglich suona così:

«Gli edifici di mattoni della ex caserma che erano parte integrante del campo principale di Auschwitz non sono mai menzionati e non figurano neppure nelle piante del campo di Auschwitz»47 .

La risposta pisantyana è puerile: è chiaro che il senso dell'obiezione è che Vrba e Wetzler non avevano mai visto tali edifici di mattoni e non sapevano della loro esistenza.

«• Vrba non dice che il magazzino in cui venivano raccolti gli averi dei nuovi arrivati veniva comunemente chiamato “Canada”».

Qui la Pisanty fa la furbetta, perché Stäglich ha osservato:

«Quanto alla pianta di Birkenau [allegata al WRB Report], essa mostra un baraccamento di “bagni-docce” (baths) tra i crematori II e III [III e IV secondo la numerazione usuale], mentre, secondo le piante che vengono esibite attualmente, quest'area dei crematori era occupata da una stazione di depurazione e, più lontano, da un blocco di vestizione chiamato “Canada”. Vrba pretende di aver lavorato al servizio vestiario (...); ma, quando ha redatto il suo rapporto, ignorava evidentemente che questa parte del campo era denominata “Canada”, termine di uso corrente al campo all'epoca. Al pari di Wetzler, egli non lo usa mai nel suo racconto»48.

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In pratica, Stäglich rileva che nella pianta del rapporto Vrba-Wetler (vedi Immagine 8) non sono riportati il Kläranlage (impianto di depurazione delle acque) e l'Effektenlager (campo degli effetti personali dei detenuti), detto anche Kanada e che Vrba doveva conoscerlo per forza, giacché aveva lavorato in un commando che faceva capo ad esso, ma non lo nomina mai. Come si è visto sopra, egli nominò il Kanada, un po' tardivamente, nel suo memoriale.

Ecco il commento della Pisanty:

«Tale omissione è del tutto irrilevante: probabilmente Vrba non inserisce questo dettaglio perché non ritiene che esso sia utile ai destinatari del rapporto. Inoltre, come ha osservato Pressac, “molto spesso i testimoni non menzionano dettagli che appaiono loro talmente evidenti da dimenticarseli”».

È evidente che la Pisanty travisa il senso dell'obiezione di Stäglich.

«• Per quale motivo gli ebrei provenienti dall'area di Lublino non venivano uccisi direttamente nei campi della loro regione d'origine?

La risposta è che tra il maggio e il giugno 1942 (quando, secondo il WRB report, arrivarono ad Auschwitz i convogli dal distretto di Lublino), gli impianti di sterminio di Treblinka e di Lublino non erano ancora stati messi a punto, mentre quelli di Sobibor erano insufficienti per assorbire tutti gli ebrei del ghetto di Lublino».

In questa risposta è veramente difficile dire se sia maggiore l'ignoranza olocaustica o la malafede pisantyana. Senza togliere nulla all'ignoranza, circa la quale dirò sotto, la malafede è evidentissima: la Pisanty tace il campo di Belzec, dove, come tutti sanno, furono deportati gli Ebrei del ghetto di Lublino, ossia, a detta di Y. Arad, 30.000 persone tra il 17 marzo e il 14 aprile 194249. Secondo questa stupida pisantyata, dunque, nel maggio e il giugno 1942 il campo di Sobibor, che non “assorbì” mai gli Ebrei del ghetto di Lublino, non era in grado di “assorbire” tutti gli Ebrei di questo ghetto che erano già stati “assorbiti” da Belzec nei mesi di marzo e aprile!

Veniamo all'ignoranza. Stäglich fa riferimento agli Ebrei trasportati ad Auschwitz non già «dall'area di Lublino», ma da Lublino-Majdanek50, cioè dal campo di concentramento. La sua affermazione relativa allo sterminio di questi deportati è errata; nel maggio-giugno 1942 da tale campo giunsero ad Auschwitz due trasporti, il primo il 22 maggio di 1.000 detenuti, che furono tutti immatricolati (numeri 36132-37131) l'altro il 30 giugno di 400 detenuti, parimenti tutti immatricolati (numeri 43833-44232)51.

Qui la Pisanty dà prova non solo di ignoranza olocaustica, ma anche di superficialità dilettantesca.

«• Secondo il rapporto, le cremazioni all'aperto avvenivano in un bosco vicino a Birkenau (il Birkenwald): come si poteva evitare che divampasse un incendio? Le cremazioni all'aperto avvenivano in apposite fosse scavate nei pressi del Birkenwald, il che rende inefficace l'obiezione avanzata».

L'osservazione di Stäglich è senza dubbio inconsistente, perché Wetzler parla sempre vagamente del Birkenwald senza fornire alcun dettaglio, tra l'altro senza menzionare le “fosse di cremazione”. Appunto per l' indeterminatezza dell'informazione, ad essa non si può obiettare nulla di determinato.

La risposta pisantyana è a sua volta inefficace, perché delle semplici “fosse di cremazione” (in cui avrebbero bruciato centinaia di tonnellate di legna), da sole, non avrebbero preservato il bosco da un incendio; l'elemento fondamentale sarebbe stato ovviamente un ampio disboscamento nel luogo della cremazione.

«• Le diverse parti del rapporto non concorderebbero circa le date di installazione del primo crematorio moderno munito di camera a gas: per Vrba e Wetzler, esso entra in servizio nel febbraio 1943, mentre per il comandante [sic!] polacco la costruzione dei quattro crematori risale all'autunno 1942, sebbene già dalla primavera dello stesso anno si siano verificate delle gassazioni all'interno di grandi “baracche speciali”».

Anche qui la Pisanty fa la furbetta, perché Stäglich, dopo aver rilevato che nel rapporto Vrba-Wetzler il primo crematorio di Birkenau entra in funzione a fine febbraio del 1943, aggiunge:

«Secondo il racconto del maggiore polacco, la costruzione dei quattro crematori si completa nell'autunno 1942. Tuttavia, le gasazioni cominciano sin dalla primavera del 1942 in grandi “baracche speciali” (...). Egli ignora tutto della cremazione nel bosco delle betulle»52.

La Pisanty spiega:

«Non vi è nessuna contraddizione: i diversi testimoni si riferiscono ciascuno a una installazione diversa. Il comandante polacco parla dei Bunker I e II di Birkenau che, come risulta dai documenti di campo, furono messi in funzione tra il maggio e il giugno 1942, mentre la costruzione dei Crematori II, III, IV e V ebbe inizio verso la fine del 1942. D'altronde, i Crematori II e IV vennero messi in funzione verso il marzo 1943, il che si concilia benissimo con quanto affermato dai due ebrei slovacchi».

Ma come «non vi è nessuna contraddizione»? Wetzler afferma che «alla fine di febbraio del 1943 (at the end of February 1943) a Birkenau fu inaugurato un nuovo crematorio moderno e un impianto di gasazione»53. Poco prima dichiara:

«49.000-64.800 15.000 Ebrei naturalizzati francesi, belgi e olandesi. Questa cifra rappresenta certamente meno del 10% del convoglio totale. Ciò fu tra il 1° luglio e il 15 settembre. Grandi convogli familiari arrivarono da vari paesi europei e furono diretti immediatamente nel bosco di betulle. La squadra speciale (“Sonderkommando”) impiegata per gasare e bruciare (for gassing and burning) lavoravano in turni diurni e notturni. In questo periodo furono gasati centinaia di migliaia (hundreds of thousands) di Ebrei»54.

Wetzler conferma subito dopo che la “squadra speciale”, «impiegata nella gasazione e arsione dei condannati», fu eliminata il 17 dicembre 194255.

Nel paragrafo III, “Gli Ebrei”, il maggiore polacco parla dello sterminio ebraico a Birkenau dalla primavera del 1942 in «speciali baracche di gasazione» (special gassing barracks) internamente allestite come bagni, per ingannare le vittime; l'assassinio avveniva gettandovi dentro «bombe cianidriche» (hydrocianic bombs). Indi afferma:

«I crematori non erano ancora stati costruiti, sebbene ce ne fosse uno, piccolo, ad Auschwitz, che però non fu usato per cremare questi corpi. All'epoca furono scavate fosse comuni nelle quali i cadaveri furono semplicemente gettati. Ciò continuò fino all'autunno. In questo periodo lo sterminio mediante gas fu intensificato56 e non c'era più tempo neppure per questa sepoltura sommaria. File innumerevoli di corpi di Ebrei assassinati coperti soltanto da un sottile strato di terra furono ampiamente disperse nei campi circostanti, facendo sì che il terreno divenisse quasi paludoso per la putrefazione dei corpi. La puzza che emanava da questi campi divenne insopportabile.

Nell'autunno del 1942 (in the autumn of 1942) tutto ciò che restava dei corpi dovette essere esumato, le ossa raccolte e bruciate nei crematori (all'epoca ne erano stati completati quattro) [by that time four had been completed57.

Dunque non solo la contraddizione sull'entrata in funzione dei crematori è reale, ma la Pisanty tace anche, furbescamente, sul rilievo di Stäglich che il maggiore polacco «ignora tutto della cremazione nel bosco delle betutte».

Non è chiaro che cosa Stäglich intendesse obiettare con la frase: «Tuttavia, le gasazioni cominciano sin dalla primavera del 1942 in grandi “baracche speciali”». Il testo originale non aiuta molto: «Vergast wurde diesem “Zeugen” zufolge aber schon seit dem Frühjahr 1942 in großen “Spezialbaracken” (Teil No.2, Seiten 12 und 13)»58.

La Pisanty interpreta come se volesse mettere in luce una contraddizione nella cronologia delle presunte gasazioni (vale a dire, le camere a gas si trovavano nei crematori, completati nell'autunno del 1942, ma esistevano già baracche di gasazione in primavera) e risponde che la contraddizione non esiste, perché qui «il comandante polacco parla dei Bunker I e II di Birkenau». Questa risposta è alquanto semplicistica e trascura ciò che Stäglich ha scritto poco prima:

«Giacché, secondo le informazioni ufficiali, il campo di Auschwitz era alle sue prime esperienze di gasazione di Ebrei nelle “costruzioni di fattorie adattate provvisoriamente” . Queste fattorie non sono menzionate da nessuna parte nel WRB Report.

Vrba e Wetzler spiegano semplicemente che in prossimità di una fossa di cremazione, in un bosco di betulle non lontano da Birkenau, era stata eretta una grande baracca nella quale le vittime della selezione furono gasate dalla metà di maggio del 1942 prima di essere bruciate nella fossa»59.

Qui la traduzione francese lascia a desiderare. Il testo tedesco dice:

«Infatti, all'epoca, secondo la versione ufficiale attuale, ad Auschwitz-Birkenau si cominciarono a fare le prime esperienze di gasazione ebraica solo in “case coloniche”(“Bauernhäusern”) allestite provvisoriamente. Queste case coloniche pretesamente allestite come camere a gas nei vari rapporti del WRB-Report non vengono menzionate neppure esse»60.

Bauernhäuser” è il termine col quale all'epoca nella letteratura olocaustica tedesca venivano designati i “Bunker”. L'obiezione di Stäglich è che il WRB-Report non parla mai di “case coloniche”, ma di “baracche”, senza neppure specificare che erano due (ma le sue affermazioni relative alla fossa di cremazione e alla grande baracca sono inesatte).

Stäglich era dunque ben consapevole che la storiografia olocaustica parlava di “Bauernhäuser” di gasazione di crematori con camere a gas, sicché la sua frase in discussione non può avere il significato che le attribuisce la Pisanty.

Traducendo il francese “commandant” con “comandante”, la nostra esperta in Cappuccetto Rosso mostra la sua ignoranza olocaustica sull'argomento. Tutti, tranne lei, sanno che nel WRB Report il polacco autore di un rapporto (poi identificato come Jerzy Tabeau, alis Wesołowski), viene chiamato “Polish Major”. In francese “commandant” significa sia “comandante” sia “maggiore”: nella sua crassa ignoranza, la Pisanty ha scelto “comandante”.

Prima di concludere, è opportuno un commento sulle affermazioni di Wetzler che ho citato sopra. Egli afferma che i numeri di matricola 49.000-64.800 furono attribuiti a 15.000 «Ebrei naturalizzati francesi, belgi e olandesi» che costituivano appena il 10% del totale nel periodo dal 1° luglio al 15 settembre 1942 e furono dunque 150.000, di cui 135.000 furono gasati. Ecco un altro esempio della “precisione” di cui parla la Pisanty.

Nel periodo in questione, ad Auschwitz, secondo il Kalendarium di Danutz Czech, arrivarono trasporti ebraici da Slovacchia, Olanda, Francia, Belgio (e, presuntamente Polonia: i trasporti fittizi da Bendsburg e Sosowitz) con circa 57.600 deportati; quelli provenienti da Olanda, Francia e Belgio furono 46.239, di cui 20.204 furono immatricolati e i restanti 26.035 “gasati”. Questo è acche un altro esempio della «puntualità delle informazioni» di cui sproloquia la Pisanty.

La nostra dottoressa in semiotica chiude con un' altra sciocca menzogna:

«Dei diari sotterrati clandestinamente dai membri dei Sonderkommandos i negazionisti non fanno cenno, nonostante la grande importanza documentaria di questi testi»61.

Ella sapeva bene che di questo tema mi ero occupato in Olocausto: Dilettanti allo sbaraglio (“I manoscritti del Sonderkommando”, pp. 63-68), ma ha preferito ignorare quest'opera di oltre 300 pagine, che all'epoca era imprescindibile per chi, in Italia, avesse voluto fare una critica del revisionismo. La ragione di questa oculata omissione è facilmente comprensibile: oltre ad un profluvio di dati, circa i quali la povera dottoressa non sapava dove sbattere la testa per una eventuale risposta, l'opera contiene una critica serrata delle due principali fonti dei suoi saccheggi ermeneutico-argomentativi; Pierre Vidal-Naquet e Deborah Lipstadt. Se avesse citato l'opera, avrebbe dovuto fornire almeno una parvenza di risposta alle mie critiche a questi personaggi, cosa per lei impossibile. Dunque ha preferito operare «una preliminare selezione del materiale» escludendo questo libro.

La Pisanty aggiunge:

«Per quanto riguarda le fotografie della resistenza polacca, queste di per sé non costituiscono una grave minaccia per i negatori della Shoah, i quali possono sempre ripiegare sul trattamento che riservano abitualmente a ogni documento fotografico che attesti qualche aspetto dello sterminio: se non riescono a ricontestualizzare la fotografia (ad esempio, sostenendo che i cadaveri raffigurati appartengono alla popolazione civile di Dresda dopo i bombardamenti alleati), (nota 112) essi asseriscono che si tratta di fotomontaggi realizzati da consumati professionisti dello show business. L'ipotesi della falsificazione fotografica si riallaccia inevitabilmente al tradizionale argomento antisemita circa il monopolio degli ebrei sul settore dell'informazione»62.

Si tratta delle solite corbellerie pisantyane. Per quanto riguarda i cadaveri di Dresda, chi ha fatto un'affermazione simile? La nota 112 dovrebbe contenere il riferimento alla fonte revisionistica, invece contiene queste parole: «Ciò tuttavia non giustifica l'aspetto terribilmente scheletrico dei cadaveri ammucchiati (cfr. 3.2.3.)»63.

All'epoca, l'esperto revisionistico di fotografie olocaustiche era Udo Walendy, che la Pisanty cita alle pp. 227-228 del suo libro, ovviamente con riferimento ad un articolo in inglese apparso in The Journal of Historical Review. Ella non aveva neppure sentore dell'esistenza del libretto di 79 pagine Bild”Dokumente” für Geschichtsschreibung?64; qui Walendy analizzò parecchie fotografie, ma non disse nulla riguardo ai cadaveri di Dresda. Qual è allora la fonte pisantyana?

Per quanto riguarda «le fotografie della resistenza polacca», la Pisanty, che ha della storiografia olocaustica la conoscenza di uno studente di scuola superiore, non sa neppure lei a che cosa si riferisce. Che almeno due delle tre forografie scattate dalla resistenza di Auschwitz siano state manipolate, è un fatto assodato e l'ho dimostrato qui (0898 – Marcello Pezzetti, il “massimo conoscitore di Auschwitz”, commenta la fotografia aerea della RAF del 23 agosto 1944).

Ecco un altro esempio documentato di quanto sia superficiale e sciocca la critica pisantyana al “negazionsimo”.

Carlo Mattogno.

Immagini:

1. Ritaglio della lista di trasporto del 30 giugno 1942; Rudolf Vrba vi è registrato come Walter Rosenberg. Da: H. Świebocki, London wurde informiert... Berichte von Auschwitz-Flüchtingen. Staatliches Museum Auschwitz-Birkenau, 1997, p. 28.

2. Scheda personale di Walter Rosenberg (Rudolf Vrba). Da: H. Świebocki, London wurde informiert..., p. 26.

3. Pianta del campo di Birkenau. Da: D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939- 1945. Rowohlt Verlag, Reinbek bei Hamburg, 1989, p. 27.

3a. Ritaglio dell'immagine 3.

3b. Ritaglio dell'immagine 2.

4. Fotografia aerea americana di Birkenau del 31 maggio 1944. National Archives, Washington, Record Group no. 373, Mission 60 PRS/462 60 SQ. Can D 1508, Exposure 3056.

5. Fotografia aerea di Birkenau del 31 maggio 1944. National Archives, Washington, Record Group no. 373, Mission 60 PRS/462 60 SQ. Can D 1508, Exposure 3055.

6. Rapporto Wetzler. Da: Archivio del Museo di Auschwitz, RO, tomo XXa, p. 26.

7. Quarantäneliste di Otto Wolken. Archivio di Stato della Federazione Russa, Mosca, 7021-108-50, p. 64.

8. Pianta di Birkenau, area dei crematori, del rapporto Vrba-Wetzler. Da: Archivio del Museo di Auschwitz, RO, tomo XXa, p. 28.

1 L'«irritante questione» delle camere a gas ovvero da Cappuccetto Rosso ad...Auschwitz. Risposta a Valentina Pisanty. Edizione riveduta, corretta e aggiornata. Internet AAARGH 2007, http://www.vho.org/aaargh/fran/livres7/CMCappuccetto.pdf., pp. 38-39.

2 Edizioni di Ar, Padova, 1996, pp. 56-63.

3 V. Pisanty, L'irritante questione delle camere a gas. Logica del negazionismo. Bompiani, Milano, 1998, pp. 179-180.

4 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939- 1945. Rowohlt Verlag, Reinbek bei Hamburg, 1989, p. 197.

5 Idem, p 238.

6 Archivio del Museo di Auschwitz, RO, tomo XXa, rapporto Vrba-Wetzler, pp. 37-44.

7 Idem, pp. 10-37.

8 Idem, 18-19.

9 Idem, p. 33.

10 Rudolf Vrba e Allan Bestic, I cannot forgive. Sidwick and Jackson / Anthony Gibbs and Phillips, Londra, 1963, p. 147.

11Archivio del Museo di Auschwitz, RO, tomo XXa, rapporto Vrba-Wetzler, p. 42.

12 Rudolf Vrba e Allan Bestic, I cannot forgive, op. cit., pp. 168-169.

13Idem, p. 170.

14Idem, p. 176

15Idem, p. 177.

16 In the District of Ontario. Between: Her Majesty the Queen and Ernst Zündel. Before: The Honourable Judge H.R. Locke and a Jury, vol.VI, p. 1246.

17Ibidem.

18Idem, pp. 1256-1257.

19Idem, p. 1273.

20Idem, p. 1316.

21 Rudolf Vrba e Allan Bestic, I cannot forgive, op. cit., p. 170.

22 In the District of Ontario. Between: Her Majesty the Queen and Ernst Zündel. Before: The Honourable Judge H.R. Locke and a Jury, vol.VI, pp. 1343-1346.

23Idem, pp. 1347-1348.

24 Irena Strzelecka, Die Häflingsspitäler (“Häflingskrankenbau”) im KL Auschwitz, in: Auschwitz 1940-1945. Studien zur Geschichte des Konzentrations- und Vernichtungslager. A cura di W. Długoboski e F. Piper. Verlag des Staatlichen Museum Auschwitz-Birkenau, Oświęcim, 1999, vol. II, p. 368

25Rudolf Vrba e Allan Bestic, I cannot forgive, op. cit., p. 172.

26Archivio del Museo di Auschwitz, D-AuII-3/1.

27Archivio del Museo di Auschwitz, RO, tomo XXa, rapporto Vrba-Wetzler, . 32.

28 Idem, p. 22.

29 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939- 1945, op. cit., p. 349.

30 Archivio del Museo di Auschwitz, RO, tomo XXa, rapporto Vrba-Wetzler, p. 45.

31Auschwitz in den Augen der SS. Staatliches Museum in Auschwitz-Birkenau, 1997, p. 153.

32Archivio del Museo di Auschwitz, RO, tomo XXa, rapporto Vrba-Wetzler, p. 20.

33 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939- 1945, op. cit., pp. 222-223.

34Idem, p. 243.

35 Archivio del Museo di Auschwitz, RO, tomo XXa, rapporto Vrba-Wetzler, p. 21.

36Idem, p. 20.

37Ibidem.

38 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939- 1945, op. cit., 232.

39 Archivio del Museo di Auschwitz, RO, tomo XXa, rapporto Vrba-Wetzler, p. 20.

40 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939- 1945, op. cit., pp. 234-238.

41 V. Pisanty, L'irritante questione delle camere a gas. Logica del negazionismo, op. cit., p. 180.

42 Ibidem. La critica pisantyana si trova alle pp. 180-181 del suo libro.

43 W. Stäglich, Le Mythe d'Auschwitz. Étude critique. La Vieille Taupe, Parigi, 1986, p. 125.

44 In the District of Ontario. Between: Her Majesty the Queen and Ernst Zündel. Before: The Honourable Judge H.R. Locke and a Jury, vol VII, p. 1563.

45W. Stäglich, Le Mythe d'Auschwitz, op. cit., p. 126.

46 Obóz koncentracyjny Oświęcim w świetle akt Delegatury Rządu R.P. na Kraj (Il campo di concentramento di Auschwitz alla luce degli atti della Delegatura del Governo polacco nel paese).  Zeszyty Oświęcimskie, Numer specjalny I, Oświęcim 1968, pp. 151-152

47 W. Stäglich, Le Mythe d'Auschwitz, op. cit., p. 127.

48   Ibidem.

49 Y. Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka. The Operation Reinhard Death Camps. Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis, 1987, p. 383.

50  W. Stäglich, Le Mythe d'Auschwitz, op. cit., p. 127.

51 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939- 1945, op. cit., p. 215 e 238.

52  W. Stäglich, Le Mythe d'Auschwitz, op. cit., p. 129.

53 F.D. Roosevelt Library, WRB, Box 6, The Extermination Camps of Auschwitz (Oswiecim) in Upper Silesia, I, p. 12.

54Idem I, p. 9.

55Idem, I, p. 10.

56 Per l'interpretazione pisantyana del rapporto Wetzler, come si è visto sopra, questa intesificazione avenne durante l'estate del 1942.

57 F.D. Roosevelt Library, WRB, Box 6, The Extermination Camps of Auschwitz (Oswiecim) in Upper Silesia, II, p. p. 12.

58  W. Stäglich, Der Auschwitz-Mythos. Legende oder Wirklichkeit? Grabert-Verlag, Tubinga, 1979, p. 128.

59 Idem, p. 128.

60 Idem, pp. 127-128.

61 V. Pisanty, L'irritante questione delle camere a gas, op. cit., p. 181.

62Idem, pp. 181-182.

63Idem, nota 112 a p. 272.

64  Verlag für Volkstum und Zeitegschichteschreibung, Vlotho/Weser, 1973.

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Author(s): Olodogma
Title: Carlo Mattogno - Valentina Pisanty e i “Protocolli di Auschwitz”
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Published: 2015-02-09
First posted on CODOH: Nov. 1, 2018, 11:13 a.m.
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