Giustizia: reato di negazionismo? un'idea falsa non va punita con il carcere di Massimo L. Salvadori
Published: 2015-02-15

Giustizia: reato di negazionismo? un'idea falsa non va punita con il carcere

di Massimo L. Salvadori

La Repubblica, 15 febbraio 2015

Invocandolo come adempimento tardivo di un atto vincolante dell'Unione Europea, il Senato della Repubblica ha approvato con 234 sì, 3 no e 8 astenuti il disegno di legge - che ora passa alla Camera dei deputati - il quale punisce il negazionismo della Shoah e di altri genocidi comminando ai colpevoli fino a tre anni di carcere. La questione non è nuova.

Ha già tutta una storia ormai ricca di capitoli in vari Paesi europei, il cui inizio risale al momento in cui un numero via via più largo di Stati hanno affidato ai tribunali il compito di punire i negazionisti, che sarebbe stato e sarebbe più saggio e più coerente con gli osannati principi di libertà lasciare alla miseria delle loro idee. Anche le idee più nefaste, se pericolose, lo diventano maggiormente quando si offrono loro le aule dei tribunali.

Bisogna ammettere che questo gli americani lo hanno capito molto meglio degli europei. Numerosi storici e studiosi hanno cercato senza esito di spiegarlo ai legislatori, i quali si sono sentiti investiti della missione di servire una nobile causa di cui hanno mostrato di non cogliere le implicazioni. Nel presentare al Senato il disegno di legge la senatrice Amati del Pd, prima firmataria, ha espresso la sua soddisfazione per il fatto che venga finalmente impedito a chiunque di falsificare la storia; e il ministro della Giustizia Orlando ha sentenziato che "è molto importante che nessuno possa più rimuovere la verità storica". Bene, così si delega allo Stato il compito di stabilire quale sia e quale no la verità storica e di distribuire manette ai contravventori.

Vien da domandarsi come ciò possa conciliarsi con l'articolo 21 della Costituzione - dettato da uomini da poco usciti da un regime che aveva assunto come proprio dovere di imporre con la forza della legge la verità - il quale recita: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".

Tra i costituenti vi erano persone di spirito autenticamente liberale, che, forti delle esperienze loro trasmesse dai regimi autoritari, avevano capito la lezione intellettuale, morale e politica di un testo che dovrebbe essere regalato a spese del Senato a quanti oggi seggono negli scranni di quella augusta sede da cui sentenziano intorno a materie che richiederebbero le opportune cautele. Si tratta del Saggio sulla libertà di John Stuart Mill, che risale al 1858.

Qui Mill spiega ai suoi lettori che le posizioni stupide e le idee menzognere non possono e non devono essere combattute con la repressione per tre motivi principali: perché la libertà di pensiero non finisce là dove incomincia l'errore; perché solo il libero confronto tra le opinioni consente di far emergere che cosa sia vero e cosa falso; perché la repressione non indebolisce ma rafforza l'errore.

Scrive Mill: "Non possiamo mai essere certi che l'opinione che stiamo cercando di soffocare sia falsa; e anche se lo fossimo, soffocarla sarebbe un male. Se si vietasse di dubitare della filosofia di Newton, gli uomini non potrebbero sentirsi così certi della sua verità come lo sono. Per vera che essa sia, se non la si discute a fondo, spesso e senza timore", un'opinione "finirà per essere creduta un freddo dogma, non una verità effettiva".

Ancora una pregnante citazione dal saggio di Mill, attinente alle "sole sanzioni" che giustamente occorre dare ai diffusori di false teorie: esse "sono quelle strettamente inscindibili dal giudizio sfavorevole altrui". È chiaro il significato delle parole del grande pensatore liberale inglese; ed è triste che persone investite di una suprema responsabilità quale è quella di legiferare dimostrino di non comprenderne il significato e il messaggio.

Dove possa condurre l'approccio esaltato dal nostro ministro della Giustizia abbiamo avuto modo di constatarlo nel caso clamoroso occorso a Bernard Lewis, uno dei maggiori islamisti del mondo. Il quale è stato condannato in passato da un tribunale francese, seppure alla pena meramente simbolica di un franco, per avere sostenuto che, secondo la sua opinione, gli armeni durante la prima guerra mondiale erano stati vittime da parte dei turchi di "massacri" anziché di un disegno organico di "genocidio".

Faccenda umiliante per i giudici che hanno emesso la sentenza. Non occorre continuare. Ma vi è però qualcosa da aggiungere, e cioè un grazie alla senatrice Elena Cattaneo, la quale al Senato ha negato la sua approvazione al disegno di legge, con le parole di una degna seguace di Mill: "Credo che vietare il negazionismo per legge sia sbagliato. Non è ammissibile imporre limiti alla ricerca e allo studio di una teoria. Trovo ignobili le tesi dei negazionisti ma non credo che minino una disciplina. Nessuno storico prende sul serio queste teorie,
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Author(s): Olodogma
Title: Giustizia: reato di negazionismo? un'idea falsa non va punita con il carcere di Massimo L. Salvadori
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First posted on CODOH: Nov. 11, 2018, 11:56 a.m.
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