La Verità sul processo di Auschwitz ...di Paul Rassinier
Published: 2015-02-20

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La Verità sul processo di Auschwitz

Jean-Pierre Bermont  (Paul Rassinier)

 

PRESENTAZIONE

Il presente opuscolo contiene, nella loro fedele riproduzione, gli articoli dedicati al processo d'Auschwitz da Jean-Pierre Bermont, corrispondente del settimanale francese "Rivarol" a Francoforte dove si trascina dal 20 dicembre 1963 questo processo interminabile e senza uscita.

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La "prova" del Tribunale di Norimberga! Il SAPONE fatto con 900.000 ebrei! ( ora pubblicamente rivelata come falso! Leggere qui )

Jean-Pierre Bermont, il quale dopo ogni udienza faceva il punto sia sulle questioni evocate sia sul valore storico delle prove prodotte dall'accusa, fu, il 2 e 3 maggio 1964, violentemente attaccato su Le Figaro e su Le Figaro Littéraire, da Martin-Chauffier e Rémy Roure. Senza perdere il controllo di sé, egli invocò, allora, a sostegno del le sue affermazioni , la testimonianza dello storico ed ex-deportato francese (a Buchenwald e a Dora) Paul Rassinier, specialista riconosciuto in questa materia, e andò di nuovo a intervistarlo.

Insieme agli articoli di Jean-Pierre Bermont, noi pubblichiamo anche l'intervista di Paul Rassinier, al quale abbiamo chiesto l'autorizzazione.

Louis Martin-Chauffier e Rémy Roure non hanno risposto, come si vedrà nell'ultimo di questi articoli, che... con un insulto, limitandosi a trattare Jean-Pierre Bermont di "infame", ma guardandosi con molta cura dal rispondere in qualunque modo alla vigorosa messa a punto di Paul Rassinier.

Coscienza di aver torto o disonestà? Noi ci rimettiamo al giudizio del pubblico italiano di cui si riempie il cranio a getto continuo in materia di campi di concentramento, e alla conoscenza del quale abbiamo giudicato indispensabile portare queste verità storiche sempre meno discusse dagli storici qualificati: ne va di mezzo, ognuno lo comprenderà agevolmente al termine di questa lettura, I'avvenire dell'Europa.

Oggi, il processo di Francoforte è sul punto di finire rapidamente. Non c'è più un'udienza, senza che un testimonio a carico sia costretto a ritrattarsi -- l'ultimo nel tempo è un certo Rudolf Kauer il quale, nell'udienza del 7 luglio 1964, ha dichiarato di aver mentito su tutta la linea durante l'istruttoria e ha finito col dare degli attestati di buona condotta ai principali accusati! -- oppure ad ammettere che ciò che egli dice di aver vedutolo ha o sentito dire o letto nei libri di testimoni che egli ha conosciuto... La maggior parte degli inviati speciali dei grandi giornali mondiali hanno lasciato Francoforte e noi siamo ora informati su ciò che accade nel processo solo attraverso i dispacci d'agenzia, brevissimi e desolanti per i nemici della Germania e dell'Europa.

Anche questo è un modo di dar ragione a Jean-Pierre Bermont e a Paul Rassinier. Almeno tacitamente.

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Rivarol. 12 e 27 dicembre 1963.

Il 20 dicembre 1960, nella zona di Amburgo dove viveva sotto un falso nome da più di quindici anni la polizia tedesca arrestò un uomo scoprendo subito che egli non era altri che l'Obersturmbannführer Richard Baer, il quale era stato il secondo ed ultimo comandante del campo di concentramento di Auschwitz dal 1o dicembre 1943 al 25 gennaio 1945 -- data della sua evacuazione di fronte all'avanzata delle truppe russe. E' risaputo che dal 14 giugno 1940, data della sua apertura al 1o dicembre 1943, il primo comandante di quel campo fu l'Obersturmbannführer Rudolf Hoess (1), oggi universalmente conosciuto per la così immensa, quanto poco scrupolosa campagna di sovversione propagandistica fatta attorno alla pubblicazione in cinque lingue delle sue Memorie apparse sotto il titolo Le commandant d'Auschwitz parle (in lingua francese pubblicato da Julliard, 1959).

Dopo avere, nell'aprile-maggio 1946, confermato docilmente -- anche se a prezzo di innumerevoli contraddizioni -- di fronte al tribunale di Norimberga, le più inverosimili accuse portate contro la Germania in materia di crimini di guerra e contro l'umanità, Rudolf Hoess fu condannato a morte il 2 aprile 1947 dal tribunale supremo polacco per avere, dice la sentenza, "partecipato all'assassinio... per asfissia nelle camere a gas, per la cremazione di persone vive, fucilazioni, iniezioni mortali, esperienze mediche, fame, ecc... di 2.812.000 persone, per la maggior parte di razza ebraica".

"... Due giorni dopo, il 4 aprile, fu impiccato proprio ad Auschwitz".

Dopo, si andò alla ricerca del suo successore, l'Obersturmbannführer Richard Baer (2), sulla cui coscienza pesava l'accusa di aver fatto la sua parte in questo spaventoso lavoro di sterminio e portato il totale delle vittime a un numero indeterminato, ma generalmente ritenuto, dalla letteratura concentrazionista, sui 4 milioni circa di ebrei. Alfine scoperto, fu subito tradotto nella prigione di Francoforte e si diede inizio all'istruttoria del suo processo.

Tale istruttoria non fu facile: noi crediamo di sapere che, fin dall'inizio l'ex-Obersturmbannführer dichiarò che durante il periodo della sua direzione non c'erano mai state camere a gas ad Auschwitz, che ne aveva sentito parlare per la prima volta dagli echi che, dal tribunale di Norimberga. gli giungevano nel suo rifugio clandestino e che, se egli si era eclissato, non era perchè si sentiva colpevole ma soltanto per non cadere nelle mani dei giustizieri di turno... Il Procuratore generale Fritz Bauer, che dirigeva l'istruttoria, gli oppose le dichiarazioni di Rudolf Hoess a Norimberga e nelle sue Memorie: egli replicò di non sapere ciò che era accaduto durante il comando di Hoess, che egli poteva rispondere solo di quanto era accaduto sotto il suo comando, e fece citare dei testimoni. Uno dopo l'altro, il Procuratore Generale li fece accusare di complicità e incarcerare.

Sono ora 23 le persone che attendono di comparire davanti alla corte d'assise (Schwurgericht) di Francoforte.

Ma, fino all'ultimo, Baer si è mantenuto sulla sua posizione e mai si riusci a farlo desistere.

Non si riuscì mai inoltre a opporgli la minima prova.

Ciò era grave: il Procuratore generale Bauer era dunque costretto ad ammettere che"i 434.351 ebrei ungheresi, deportati ad Auschwitz con 147 treni, dal 16 maggio all'8 luglio 1944" di cui si parla nel protocollo 112 del Processo di Gerusalemme, non vi erano mai stati sterminati con il gas? Da questa accusa egli non desistette mai, lui no, ma...

... preannunziato per l'autunno del 1961,

... il processo fu una prima volta rimandato alla primavera del 1962,

...una seconda all'autunno del 1962,

...una terza alla primavera del 1963,

..una quarta alla primavera del 1964.

All'improvviso il 17 giugno 1963, il Procuratore generale Bauer annunciò che, sebbene nulla l'avesse lasciato prevedere (alcuni giorni prima sua moglie, che gli aveva fatto visita nella prigione, l'aveva trovato pieno di salute e di speranza di essere molto presto prosciolto per non-luogo a procedere) l'ex-Obersturmbannführer Richard Baer aveva preso la decisione di morire di uno scompenso cardiaco: meno di una settimana dopo, si apprendeva dalla medesima fonte che il processo d'Auschwitz poteva essere anticipato dalla primavera del 1964 all'inizio dello inverno 1963.

Il principale accusato essendo morto, la via è anche considerevolmente sgombra davanti alle intraprese del Procuratore generale Bauer, che, come uno dei suoi predecessori fece per un certo Kurt Gerstein a proposito delle camere a gas di Belzec, Chelmno, Sobibor, Maidanek e Treblinka, potrà, con tutto suo agio, fargli fare tutte le dichiarazioni postume che egli vorrà su quelle di Auschwitz, per provare la colpevolezza dei 23 accusati che restano nelle sue mani.

In che cosa consiste questa colpevolezza? La via migliore per rispondere è di riesaminare tutto l'affare dall'inizio.

 

  1. -- LA SITUAZIONE DEGLI EBREI EUROPEI DOPO L'ARMISTIZIO DEL 1 940

 

Dal l933 al 1939. la diplomazia tedesca aveva tentato invano di ottenere dall'Inghilterra il trasferimento di tutti gli Ebrei del Grande Reich in Palestina e a questa proposta -- che. dal 1895. il Movimento sionista internazionale ha fatto sua attraverso la voce e gli scritti di Teodoro Herzl, circa la quale Hitler ritiene che un sagace regolamento della Convenzione Balfour (2 novembre l917) può avviarla a realizzazione, -- la diplomazia inglese ha opposto un rifiuto categorico: essa era incompatibile con la sua politica nel Medio-Oriente, sul quale il Trattato di Versailles le aveva dato mano libera; tale proposta contrastava con le aspirazioni nazionali degli Arabi, e d'altra parte che essa non fosse ragionevole, se ne ha la dimostrazione ogni giorno a partire dal 16 maggio 1948, data di nascita dello Stato di Israele.

Dal 10 luglio 1940, la disfatta delle armate francesi e poi l'armistizio hanno fatto nascere. nei dirigenti del III Reich, la speranza di un'altra soluzione del problema ebraico. Il governo del maresciallo Pétain è al corrente che un largo strato dell 'opinione pubblica, in Francia, lamenta fin dal 1937 lo spopolamento di cui soffre il Madagascar, al punto che il suo sviluppo economico ne è quasi irrimediabilmente compromesso. Perché non dovrebbe acconsentire che tutti gli Ebrei dello spazio europeo occupato dalle truppe germaniche vi fossero trasportati? Dal 10 luglio 1940 dunque la diplomazia tedesca fa tentativi a Vichy in questo senso.

La storia di questi sondaggi è raccontata particolareggiatamente in un documento che porta la data del 24 settembre 1942, la firma del segretario di Stato agli Affari Esteri del III Reich Martin Lüther, e che fu prodotto al Tribunale di Norimberga il 2 aprile 1946, sotto la sigla P.S-3688. Vi si legge che Pierre-Etienne Flandin, che era succeduto a Pierre Laval al Ministero degli Esteri dopo il 13 dicembre 1940. rifiutò sempre di sentirne parlare. Conoscendo le sue disposizioni di spirito sulla questione, Otto Abetz ne mette al corrente Hitler fin dal 13 dicembre, ma questi non se ne dà pena: poiché era sua intenzione indurre il maresciallo Pétain a disfarsi di P-E. Flandin, noto per la sua "anglofilia", non dubita di riuscirci e non cambia nulla della sua politica del momento a proposito degli Ebrei europei, per i quali spera di poter, un giorno o !'altro, convincere il governo di Vichy a mettere a loro disposizione il Madagascar.

Dopo l'uscita di P-E. Flandin dal governo, il 10 febbraio 1941, riprendono i sondaggi in questo senso. Lo spazio europeo occupato dalle truppe germaniche comprendeva allora, oltre la Germania e l'Austria riunite nel Grande Reich (Grossdeutschland);

-- all'Est. la Boemia-Moravia costituita in protettorato con lo smembramento della Cecoslovacchia, dalla quale la Slovacchia è stata separata per formare uno stato indipendente sotto l'influenza germanica, nonché una buona metà della Polonia;

-- all'Ovest, la Danimarca, l'Olanda, il Bel-gio, il Lussemburgo e la Francia fino alla linea di demarcazione che la tagliava in due.

In totale, quanti Ebrei?

Quasi nessuno, per così dire, nella Boemia Moravia: erano quasi tutti fuggiti nella Slovacchia, dalla quale, non sentendosi sicuri perché a portata del nazional-socialismo, evadevano lentamente per la via del Danubio attraverso l'Ungheria, la Romania e la Bulgaria non occupate, che non erano ad essi ostili. Con lentezza, perché c'era un problema di valuta il quale poneva esso stesso un problema di passaporto, nell'aprile del 1939 l'Inghilterra aveva deciso di autorizzare il libero ingresso in Palestina soltanto a quegli Ebrei che si presentavano con una somma di 1.000 sterline (circa 1.800.000 lire it.), e per tutti coloro che non possedevano tale somma, limitarne il numero a 1.500 per ogni anno. Da parte sua, la Germania desiderava lasciar partire tutti gli Ebrei dello spazio europeo occupato dalle sue armate o sul quale esercitava la sua influenza ma si opponeva rigidamente a che essi portassero con sé le 1.000 sterline richieste Per tale ragione, se era facile a qualsiasi Ebreo procurarsi 1.000 sterline (le comunita ebraiche erano ricche), era molto meno facile ottenere un passaporto: perciò bisognava arrivare a Budapest dove, ci racconta Joel Brand nel suo libro "Un milione di Ebrei contro 10.000 autocarri", il "Comitato di Salvezza degli Ebrei" ne fabbricava in serie distribuendoli a chi lo volesse. Se si era disposti a giungere in Ungheria sprovvisti di denaro' non c'erano difficoltà: i tedeschi chiudevano gli occhi alle frontiere polacca o slovacca con l'Ungheria. Ma sè ci si voleva arrivare portando con sé 1.000 sterline o l'equivalente, e questo era un desiderio insieme legittimo e generale, ciò poneva il problema del passaggio clandestino della frontiera, che imponeva una lunga preparazione e rallentava il movimento migratorio.

Superata questa prima difficoltà, se ne presentava un'altra: all'ingresso in Palestina, c'era il problema del falso passaporto ottenuto a Budapest. Il falso era scoperto dalle autorità inglesi, si era respinti anche se si era in possesso delle 1.000 sterline richieste, e non restava da fare altro che prendere la via dell'Asia centrale, raggiungere il Birobidjan, stato ebraico autonomo nel quadro dell'U.R.S.S. creato da Stalin negli anni 1930, e di là gli Stati Uniti, il Canadà, il Brasile o l'Argentina via Hong-Kong o Shanghai. Il numero di Ebrei europei che, dal 1940 al 1945, si servirono di questa via e riuscirono a raggiungere il continente americano è considerevole.

In Polonia, gli Ebrei erano fuggiti davanti alle truppe germaniche. Il 1o maggio 1961, alla sbarra del Tribunale di Gerusalemme, due Israeliti polacchi, Zevi Patcher e Jacob Goldfine, sono venuti a raccontare ingenuamente, non solo come gli Ebrei polacchi erano potuti fuggire in massa, ma ancora come coloro che vi si erano rifiutati erano stati arrestati dai soldati tedeschi, riuniti e condotti a gruppi alla linea di demarcazione definita dagli accordi germano-russi del 23 agosto 1939, e le statistiche di fonte ebraica esaminate con attenzione stabiliscono che circa un milione di Ebrei polacchi (sui tre milioni che contava la Polonia prima della guerra) erano rimasti nella zona di occupazione germanica.

All'Ovest, tranne rare eccezioni, tutti gli Ebrei francesi erano fuggiti nella zona non occupata, ed essi vi furono presto raggiunti, da 40.000 Olandesi (su 120.000), da altrettanti Belgi (su 60.000) e da circa 250.000 Polacchi e Russi (fu affermato al Processo di Gerusalemme), i quali, tutti, cercavano di raggiungere la Palestina attraverso l'Africa del Nord. Il tedesco Korherr, ispettore generale dei Servizi della Popolazione del III Reich, affermò una volta che alla fine del 1940 c'erano in F'rancia da 750.000 a 800.000 Ebrei europei di ogni nazionalità...

Infine, dei circa 540.000 Ebrei tedeschi e dei 240.000 austriaci, 510.000 (330.000 tedeschi e 180.000 austriaci) erano riusciti a lasciare il loro paese prima del 1 o settembre 1939, ci dicono le statistiche del "Centro Mondiale di Documentazione Ebraica Contemporanea", e ciò significa che soltanto 270.000 non erano riusciti a partire.

Totale al 13 dicembre 1940: circa 2.000.000 di Ebrei nello spazio europeo occupato dalle truppe tedesche -- un po' più un po' meno. Tutti con l'intenzione di partire per la Palestina, lo ripeto, perché gli Ebrei dell'Ovest sono animati dallo stesso desiderio di quelli dell'Est, di mettersi rapidamente al di fuori della portata delle misure che temevano di veder prendere verso di loro dal Nazional-Socialismo: attraverso la Spagna, la Corsica e anche l'Italia -- il regime mussoliniano non è razzista -- essi raggiungono l'Africa del Nord, da dove tentano di raggiungere la Palestina. Arrivati nell'Africa del Nord, per lo più vi rinunciano: a causa delle difficoltà che sono loro fatte dall'Inghilterra a partire dal momento in cui arrivano alla frontiera dell'Egitto. Essi sono più ricchi degli Ebrei dell'Est, il Sionismo li entusiasma di meno. Allora prendono l'aereo o il piroscafo con destinazione per il continente americano. Anche per questa via, il numero di Ebrei europei che sono riusciti a raggiungere gli Stati Uniti, il Canadà, il Brasile o l'Argentina è considerevole.

Ad eccezione del trasferimento di fondi che essi sorvegliano attentamente sulla linea di demarcazione, fino al 13 dicembre 1940 i Tedeschi non hanno ancora, nella stessa guisa che all'Est, preso alcuna misura contro gli Ebrei: a questi basta giungere nella zona non-occupata poiché la linea di demarcazione è più facile da attraversare clandestinamente che non la frontiera polacca o slovacca con l'Ungheria. Si sa oggi -- la sentenza di Gerusalemme lo riconosce esplicitamente -- che la politica costante del Governo di Vichy è stata di opporsi risolutamente a tutte le misure eccezionali che gli furono proposte dalle autorità di occupazione: fino all'8 novembre 1942 (quando le truppe tedesche occuparono la zona Sud) una volta giunti nella sua area d'influenza, si era per così dire salvi.

Ed era possibile arrivarci facilmente: i Tedeschi stessi ne facilitavano l'ingresso agli Ebrei che non portavano con sé alcuna valuta. Nel suo attestato n. 77, la sentenza di Gerusalemme, che fece pesare sulla coscienza di Eichmann tanti milioni di Ebrei europei -- la cui stragrande maggioranza non fu d'altronde mai sotto la sua giurisdizione -- deportati verso le cosiddette camere a gas d'Auschwitz 7 vi comprende anche in modo molto paradossale un treno di 7.400 Ebrei del Baden e del Palatinato, che egli diresse verso Gurs (Bassi Pirenei), cioè verso la libertà e la salvezza.

Si poteva uscire anche molto facilmente da questa area d'influenza e più facilmente ancora attraverso la frontiera francosvizzera, e altrettanto per la Spagna, la Corsica o l'Italia: molti Ebrei raggiunsero molto ufficialmente la Svizzera, dove, a Ginevra, Sally Meyer, rappresentante del "Joint Distribution", che lavorava in pieno accordo con le autorità federali, spediva direttamente sul continente americano tutti coloro che gli si presentavano. Se l'aeroporto di Cointrain potesse parlare!

E' a partire dall'entrata in guerra della Germania contro la U.R.S.S., sua alleata della vigilia, che il destino degli Ebrei europei prese un corso drammatico.

 

Il. -- L'ENTRATA IN GUERRA DELLA GERMANIA CONTRO LA RUSSIA E LA SOLUZIONE FINALE DEL PROBLEMA EBRAICO

 

All'alba del 22 giugno 1941, su un fronte di più di 700 km., le truppe germaniche hanno iniziato la loro marcia verso le immensità russe. In tenuta d'estate, Hitler e l'O.K.W. (Oberkommando der Wehrmacht: stato maggiore generale dell'esercito) sono certi che prima dell'inverno esse avranno raggiunto Mosca e costretto Stalin alla resa.

Ci sono molti Ebrei in Russia: alla vigilia della guerra, le statistiche di fonte ebraica li facevano ammontare a 3 milioni, e ad essi bisogna aggiungere i quasi 2 milioni di Ebrei polacchi, che durante la campagna di Polonia erano fuggiti dinanzi all'avanzata delle truppe tedesche e vi avevano trovato rifugio. In totale, circa 5 milioni. Come durante la campagna di Polonia. certamente molti fuggiranno davanti alle truppe tedesche: si saprà quanti solo il 5 dicembre 1942 dal giornale sionista a Die Einheit, che si pubblica a Mosca e sul quale il giornalista israelita David Bergelson scrive, in quel giorno, che "grazie alla evacuazione, 1'80% di essi si sono salvati". Il 20% che saranno allora caduti nelle mani dei Tedeschi rappresenteranno 1 milione di persone, e, con i due milioni che già vi si trovano, il totale degli Ebrei che si troveranno nello spazio europeo occupato dalle truppe tedesche sarà portato a circa 3 milioni.

Ma noi siamo solo al 22 giugno 1941, e sia Hitler che l'O.K.W. e i servizi di Himmler incaricati della soluzione del problema ebraico, ne temono, come si vedrà fra poco, un numero quasi doppio. Perché essi sono ancora al Blietzkrieg, a un'epopea folgorante che, questa volta, non lascerà che a un numero limitato, ma sempre importante, di essi la possibilità di fuggire.

All'inizio la campagna si sviluppa secondo i piani previsti: alla fine di luglio Hitler convoca Goering, lo mette al corrente dei dati del problema e gli dà l'incarico, quale responsabile della economia germanica, di trovare una soluzione adatta alle circostanze per il caso improbabile, ma che bisogna sempre prevedere, in cui, presa Mosca, la Russia non avesse capitolato.

Goering convoca Heydrich, capo del R.S.H.A. (Reichsichereithauptamt: Servizio centrale per la sicurezza del Reich) e gli affida la missione di preparare una conferenza interministeriale per lo studio e per la preparazione di una soluzione. Per confermare tale incarico, gli rimette un ordine scritto che porta la data del 31 luglio 1941 e che sarà prodotto al tribunale di Norimberga col numero P.S.-7l0 (C.R. dei dibattiti, Vol. XXVI, p. 267). Non vi si parla di questa "soluzione finale" che dà una impressione così sanguinaria, ma della "Gesamtloesung der Judenfrage: soluzione globale", espressione ripetuta nell'ultimo paragrafo dell'ordine sotto la forma "Endloesung der Judenfrage: soluzione definitiva"e non "finale"impiegata per la prima volta nel 1895 da Teodoro Herzl nel suo celebre libro "Stato ebraico").

A sua volta Heydrich convoca Muller, capo della Gestapo, il cui servizio, il celebre "Ufficio IV b 4", è incaricato della questione ebraica: questi gli manda Eichmann... Heydrich lo mette al corrente e gli affida tutti gli incartamenti relativi alla preparazione e alla convocazione di questa conferenza interministeriale, oggi entrata nella storia del dramma degli Ebrei europei sotto il nome di Conferenza di Wannsee (il quartiere di Berlino dove ha avuto luogo).

 

LA CONFERENZA Dl WANNSEE

 

Era convocata per il 9 dicembre 1941: Pearl Harbor e l'entrata in guerra del Giappone contro gli Stati Uniti, che comportò l'entrata della Germania al suo fianco (secondo gli accordi dell'asse Berlino-Roma-Tokyo) la fecero rinviare al 20 gennaio 1942.

A questa data, i partecipanti che vi erano stati inviati (erano 30) dai vari ministeri interessati, si trovano davanti la situazione seguente: le truppe tedesche si trovano alle porte di Mosca (esse vi sono bloccate ciò che non era previsto), e dalla statistica fatta per loro dal tedesco Korherr, ispettore generale dei servizi della popolazione del III Reich, possono dedurre che, nello spazio europeo occupato dalle truppe germaniche portato a tali dimensioni, vi si trovano da 4 milioni a 4 mi!ioni e mezzo di Ebrei. Sebbene fosse esagerata (cfr. più sopra), questa è la cifra che essi hanno ritenuta vicina alla realtà.

Ed ecco la conclusione che ne trassero: da una parte, il piano Madagascar al quale la Francia non ha ancora dato la sua adesione, è divenuto strategicamente inattuabile dall'entrata in guerra contro g1i Stati Uniti (la flotta tedesca non può più assicurare la incolumità dei convogli tanto numerosi di Ebrei in un'isola così lontana: bisogna passare per il Capo di Buona Speranza), e dall'altra, di questi 4 milioni o 4 milioni e mezzo di Ebrei, i due terzi si trovano nell'Est europeo e ciò fa loro venire in mente che in piena guerra è più facile e insieme più economico trasportare nell'Est il milione di Ebrei dell'Ovest, che trasportare invece nello Ovest (nella Francia libera per esempio) i 3 milioni e mezzo dell'Est. Per questa ragione, la conferenza di Wannsee decide la "ricacciata" (die Zuruckdraengung, è la parola che si trova nel C.R. della conferenza, e che fu tradotta con "eliminazione" nel senso di "eliminazione fisica": sterminio) dallo spazio vitale germanico (Lebensraum) di tutti gli Ebrei che saranno incamminati verso l'Est, dove saranno messi al lavoro e attenderanno la fine della guerra, che deciderà della loro sorte. Contrariamente a quanto è stato detto fino ad oggi da storici poco scrupolosi, la parola Vernichiung, che significa sterminio, o la parola Ausrottung, che lo significa anche talvolta per estensione del significato, non vi figurano affatto. Il dr. Kubovy, direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Tel-Aviv, ha d'altronde riconosciuto, ci dice La terre retrouvée (15-12-1960), che "non esiste nessun documento firmato da Hitler, Himmler o Heydrich, che parla di sterminio di Ebrei, e che la parola sterminio non figura nella lettera di Goering ad Heydrich riguardante la soluzione finale della questione ebraica...".

L'Est europeo, di cui si parlò a Wannsee è la regione d'Auschwitz, dove, dal 14 giugno 1940, vi è un campo di concentramento che Himmler aveva destinato fino ad allora a 100.000 prigionieri di guerra che egli aveva in programma di radunarvi, e i suoi dintorni a Chelmno Belzec, Sobibor, Maldanek e Treblinka, località che le truppe tedesche al fronte, fin dal 22 giugno 1941 avevano equipaggiato con mezzi di fortuna quali embrioni di campi di concentramento per raccogliervi i partigiani catturati e particolarmente gli Ebrei.

E' in questa regione che Eichmann. convinto fin dal 13 dicembre 1940 che il Piano Madagascar era irrimediabilmente compromesso, aveva progettato di creare uno Stato ebraico secondo i principii esposti nel 1895 da Teodoro Herzl, e aveva cominciato a radunarvi col consenso di Himmler, molte centinaia di migliaia di Ebrei a cominciare dalla primavera del 1941. Questo programma detto "Nisko" gli fu aspramente rimproverato nel protocollo 72 del processo di Gerusalemme.

 

LE CAMERE A GAS

Dal 21 gennaio (1942) le decisioni della conferenza di Wannsee vengono comunicate a tutti i servizi interessati con l'incarico di equipaggiare i campi e gli embrioni di campi della regione di Auschwitz a cominciare da quello stesso di Auschwitz. Si tratta, non bisogna dimenticarlo, di prevedere istallazioni per ricevere milioni di persone...

In verità, i servizi del R.S.H.A. e particolarmente il Bauleitung (servizio centra le del le Costruzioni ) sono già al lavoro, ma per un numero di internati previsto molto più basso: basterà chiedere ad essi di adeguare i loro progetti in corso alle nuove disposizioni.

Nel documento n. 4.401 (prodotto al processo delle organizzazioni naziste a Norimberga) si trovano sotto il nome di Bauleitung, con la data del 28 gennaio 1942, e con i numeri 932 e 938, dei piani di costruzione di quattro forni crematori di 15 cappe ciascuno, che prevedevano nel sottosuolo del le sale chiamate , per due di essi Leichenkeller (camera mortuaria) e per gli altri due Badeanstalt (doccie). Vi si trova anche, con la data del 3 agosto 1942, una ordinazione di questi forni crematori alla ditta Topf und Sohn (Topf & figli) di Erfurt, sotto il N. N 11; 450/42/B/I.H. Infine in un altro documento che porta il numero N.0.4463, prodotto al medesimo processo, si dice che questi forni crematori sono stati consegnati al campo d'Auschwitz il 20 febbraio 1943: col tempo necessario per istallarli, essi avranno potuto essere pronti per l'impiego ai primi di marzo...

Sono queste camere mortuarie e questi impianti di doccie, di cui si è poi detto che si trattava, in linguaggio cifrato, di camere a gas.

Il meno che si possa dire, è che si tratta di una esagerazione.

Soprattutto se, come afferma il Dr. Kubovy, direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Tel-Aviv, nessun ordine di sterminio degli Ebrei è stato mai dato dalle autorità del III Reich.

A Norimberga, si è ugualmente tentato di provare che si trattava di camere a gas, e che se non si era trovato nessun ordine di utilizzarle per asfissiare gli Ebrei, ciò era dovuto al fatto che le autorità naziste non erano così stupide da dare tali ordini di cui si sarebbe potuto trovare traccia per metterli in accusa davanti alla coscienza universale. Ma allora non si vede in qual modo coloro che avevano l'incarico di utilizzare queste a morgues" e queste "installazioni di docce" come camere a gas hanno potuto indovinare che dovevano farlo senza che ad essi sia stato detto. Dove poi questo affare oltrepassa i limiti estremi dell'inverosimile e raggiunge l'incoerenza, è quando, per aver la prova, si pretende di aver ritrovato un ordine di cessare di utilizzarle: non si vede allora più come le autorità naziste non siano state così stupide da passare un tale ordine anch'esso accusatore.

Come ho già detto nel Was ist Wahrheit? (Druffel Verlag) la verità è che non si è trovato affatto un tale ordine di cessare di utilizzarle come camere a gas, ma soltanto qualcunò che afferma la sua esistenza e la data di "tra la metà di settembre e la metà di ottobre" (Doc. P.S.-3762 - T.XXXIII, pp. 68-70), data di una precisione, diciamo notevole. Questo qualcuno, è lo Standartenführer Kurt Becher che prese parte, insieme ad Eichmann, alla deportazione degli Ebrei ungheresi, ma che, più furbo dell'altro, seppe guadagnarsi la riconoscenza del Dr. Rudolf Kasztner (che lo fece assolvere a Norimberga e non scrisse molto probabilmente il suo "Bericht" che per questo) e della baronessa Weiss (proprietaria delle officine Manfreid Weiss di Budapest) che egli fece trasportare in aereo speciale a Lisbona con i 45 membri della sua famiglia.. Le circostanze della sua testimonianza essendo così definite, ecco ciò che dichiarò il teste: "Io sottoscritto Kurt Becher, vecchio SS. Standartenführer, nato il 12 settembre 1909 ad Amburgo, dichiaro ciò che segue sotto giuramento: tra la metà di settembre e la metà di ottobre 1944 ho ottenuto dal Reichsführer delle SS. Himmler che egli promulgasse l'ordine seguente, che io ricevetti in due esemplari destinati ciascuno agli SS. Obergruppenführer Kaltenbrunner e Pohi, più un esemplare per me: proibisco con effetto immediato ogni sterminio di Ebrei e ordino che al contrario siano prestate cure alle persone ammalate e indebolite. Io vi ritengo -- e vuole indicare Kaltenbrunner e Pohl -- personalmente responsabili anche nel caso che questo ordine non sia osservato dai quadri subalterni. Io portai personalmente l'esemplare di Pohl al suo ufficio a Berlino e mandai ugualmente l'esemplare di Kaltenbrunner al suo segretario a Berlino".

Ma egli non mostrò questo ordine, di cui pertanto una copia gli era stata data. D'altronde non gli fu neanche richiesto. E il tribunale rifiutò un confronto con Kaltenbrunner, -- che non negava l'ordine, ma solamente la responsabilità che ne derivava per lui. Eichmann, che pure non negava questo ordine, negava per contro che esso fosse scritto e lo datava al 15 maggio 1944 che è appunto la data nella quale Himmler ordinò la cessazione di tutti gli esperimenti medici in tutti i campi (Testo ritrovato e citato da Francois Bayle in Croix gammée contre Caducée, p. 236) e avrebbe concepito il progetto di scambio di un milione di Ebrei contro 10.000 autocarri. E' almeno verosimile che Himmler non poteva nel medesimo tempo concepire questo progetto di scambio e fare sterminare gli Ebrei nelle camere a gas d'Auschwitz, le due cose essendo in contraddizione. Ma quest'ordine è veramente esistito~ Si capisce facilmente che per l'accusa, che fino allora non era riuscita a trovare alcuna traccia scritta possibile degli stermini razziali, e che poteva trovarla solo in quest'ordine e che non ve la trovò nemmeno! -- era necessario che quest'ordine esistesse; ma bisognerà convenire che, essendo identificato in questa maniera, nessuno storico degno del nome potrà mai accettare che esso sia realmente esistito. Perché tutto poggia sul credito che si può accordare al signor Kurt Becher e il signor Becher... In breve, mi si è capito: testis unus, testis nullus. E tanto più nullus per quanto riguarda costui che, se non può dare con precisione la data in cui gli è stato mandato un ordine scritto, si ricorda per contro perfettamente, nel medesimo affidavit, di aver incontrato a Mauthausen lo Standartenführer Ziereis il 27 aprile 1945, il mattino alle ore 9 precise. Un uomo insomma la cui memoria è molto più forte a proposito di awenimenti che non lasciano traccia scritta che di quelli che ne lasciano, o ancora quando si tratta di piccoli fatti che quando si tratta di avvenimenti importanti.

 

IL NUMERO DELLE VITTIME

In tutto, si sa, 6 milioni. Almeno la stampa sionista internazionalc lo afferma, e l'altra stampa, nella quale i finanzieri della Diaspora hanno abbastanza partecipazioni per costringerla ad allineare le sue posizioni sulle loro tesi, la segue al passo. Ma sei milioni di uccisi con tutti i mezzi, camere a gas, maltrattamenti, fucilati o uccisi appena catturati dagli Einsatzgruppen.

A Norimberga, facendo la sua requisitoria su questo punto, il procuratore americano Jackson era un po' più modesto: "Dei 9.600.000 Ebrei che vivevano nell'Europa dominata dai nazisti, disse egli, si stima con conoscenza di causa al 60% il numero di quelli che morirono: 5.700.000 Ebrei mancano nei paesi dove vivevano prima e più di 4.500.000 non possono essere inclusi nel conto del lassc normale dei decessi, né a quello dell'immigrazione in altri paesi".

Quanti ad Auschwitz?

Le cifre più disparate -- anche le più fantastiche -- sono state fatte dagli storici e dagli statistici del Centro Mondiale di documentazione ebraica contemporanea: "Birkenau fu, scrive freddamente un certo Henri Michel la più internazionale e la più occidentale fucina di morte e la suá terra è ingrassata con le ceneri di 4 milioni di cadaveri".

Dunque quasi la totalità degli Ebrei europei morti, secondo quanto ha affermato a Norimberga Jackson!

Ma, nelle sue Memorie, Hoess dà i seguenti particolari sul numero totale degli internati in quel campo:

-- dall'Alta Slesia o dal Governo generale di Polonia.......250.000

-- dalla Germania e da Theresienstadt...........................100.000

-- dall'Olanda..............................................................95.000

-- dal Belgio.................................................................20.000

-- dalla Francia..........................................................110.000

-- dalla Grecia..........................................................65.000

-- dall'Ungheria............................................................400.000

-- dalla Slovacchia........................................................90.000

Totale.........................................................................1.130.000

E' evidente che, se in tutto non vi furono che 1.130.000 Ebrei deportati ad Auschiwtz, non è stato possibile ai Tedeschi "sterminarne" di più (3) .

E' non meno evidente che se, dopo lo studio dei documenti che vi si riferiscono, due storici che sono ritenuti ugualmente qualificati arrivano, su un medesimo fatto storico, a conclusioni così lontane l'una dall'altra, significa che si tratta di un fatto storico malamente accertato e che esso deve essere rimesso sul tappeto.

Che, in rapporto alla realtà, la seconda stima del numero delle vittime rappresenti una esagerazione del medesimo ordine di grandezza della prima rispetto ad essa, è probabile, se non altro perché da venti anni tutti gli sforzi delle autorità ufficiali tendono solo ad impedire a questa verità di venire alla luce, autorizzandone l'accesso unicamente agli storici sempre più rari che hanno anzitutto mostrato un segno di riconoscimento e sono devoti servi dei politicanti della stagione. Che se così non fosse, quale altra ragione avrebbero?

Ma è inutile discuterne, perché ugualmente tutti i giornali che hanno annunciato il processo di Francoforte e tutti quelli che ne dànno un resoconto, sembrano non aver avuto e non avere altra preoccupazione che di far prevalere la prima stima nella opinione pubulica, nelle scuole e nelle università. Ora, quattro milioni di vittime per il solo campo d'Auschwitz, è una esagerazione manifesta. Perché allora, con i due milioni che sono portati al conto degli Einzatgruppen in aperta campagna, i due milioni che sono portati al conto dei campi di Chelmno (300.000), Treblinka (700.000), Belzec (600.000), Sobibor (250.000), Maidanek (200.000) dai paragrafi 123, 124, 125 e 126 del Processo di Gerusalemme, non si dovrebbe più parlare di sei milioni di morti ma almeno di otto. Senza contare quelle altre centinaia di migliaia ehe hanno trovato la morte negli altri campi di concentramento che non erano particolarmente riservati agli Ebrei, perché allora si arriverebbe facilmente a un totale di nove milioni. Tutti gli Ebrei europei, insomma.

Decisamente con i suoi 4.500.000 Ebrei morti annunciati al Processo di Norimberga (cfr. più sopra) il Procuratore americano Jackson, che già non aveva la mano leggera, si dimostrava di una rara modestia.

Io mi meraviglio anche che il Movimento sionista internazionale così puntiglioso a questo proposito! non glielo abbia ancora aspramente rimproverato sotto un altro appellativo meno in accordo con le buone regole.

Tutto ciò per dire che la sola domanda che si possa porre è la seguente: perché tutte queste esagerazioni così smisurate?

A questa domanda, la risposta che dà tutto il suo significato e tutta la sua importanza al Processo di Francoforte, mi pare che pcssa essere meglio formulata con un parallelo tra i due dopoguerra delle due guerre mondiali.

 

    1. -- IL RUOLO DELL'ORRORE NEI DUE DOPOGUERRA DA VERSAGLIA...

       

A Versaglia, nel 1919, la Germania vinta e alla mercé dei suoi vincitori è decretata -- dico bene: decretata! -- sola responsabile della prima guerra mondiale. Conoscendo le proprie responsabilità, i vincitori sanno che questa affermazione non resiste a un esame obiettivo: non per questo essi recedono da tale affermazione. Alla delegazione tedesca che protesta, essi rispondono di aver in mano la prova che "il Kaiser e circa 800 personalità responsabili della politica tedesca" portano questa responsabilità, e, nel trattato, inseriscono un articolo che fa obbligo alla Germania di consegnarli per essere giudicati come criminali di guerra con una giurisdizione da crearsi. Nuove proteste della delegazione tedesca che trova degli appoggi presso la delegazione inglese e presso la delegazione americana: la Francia ottiene che si passi oltre. Il Kaiser e le 800 personalità tedesche non saranno mai consegnati: anche perché essi saranno reclamati solo debolmente. Tutti sanno inoltre, presso i negoziatori del Trattato del clan dei vincitori, che non sarà mai possibile provare giuridicamente la sola responsabilità della Germania.. E allora ci si preoccuna poco di farlo. Ciò su cui ci si basa è un altro argomento, tale da provare che, oltre la sua responsabilità unilaterale e gibridicamente stabilita o no, la Germania ha ugualmente meritato la condanna pronunciata contro di essa: il celebre Rapport Bryce che è una specie di catalogo di tutti i crimini che, durante la guerra, la Germania è ritenuta di aver commesso contro le leggi della guerra, e dei quali il più bel campione è il bambino belga dalle mani tagliate.

In realtà, dopo che Emil Ludwig era riuscito a pubblicare la corrispondenza del Kaiser (1921), dopo che i celebri documenti Ra~alovitch erano stati a loro volta resi pubblici (1932), non restava più che il Rapport Bryce per giustificare la condanna pronunciata a Versaglia contro la Germania e la sua messa al bando delle nazioni.

Gli storici, gli scienziati, gli artisti e i letterati dell'epoca (4) capirono che, per distruggere la tesi della responsabilità unilaterale della Germania, bisognava prima disintossicare l'opinione pubblica soggiogata e resa insensibile a ogni politica ragionevole nei riguardi della Germania dal Rapport Bryce e dunque confutarlo punto per punto. Questa fu l'opera dell'inglese Arthur Ponsonby, che lo fece metodicamente in un libro notevole: Falsehood in War Time (Mensogne del tempo di guerra - 1926) e tolse gli ultimi ostacoli sulla via della riconciliazione franco-tedesca, allora come oggi pietra angolare del ritorno alla ragione.

Fu possibile allora, senza correre il rischio di essere trattato di "Boche" o di agente del Kaiser, proclamare che la Germania non era la sola responsabile della prima guerra mondiale e anche che, di tutti i capi di stato europei, il Kaiser era colui che aveva fatto i maggiori sforzi per evitarla. I muri di Francia, per esempio, si videro coperti della celebre scritta "NO, mai più ciò!... ", i pacifisti integrali e no di tutti i paesi ripresero coraggio: "La Patrie humaine", la "Ligue des combattants de la Paix", ecc...

Ma esisteva il Trattato di Versaglia che quel movimento d'opinione non riuscì a fare revisionare, la Germania che era stata ammessa alla Società delle Nazioni non vi aveva ricevuto che uno strapuntino e doveva continuare a pagare da sola i danni della guerra, la Repubblica di Weimar ne moriva per il soffocamento della sua economia, poi venne Hitler, poi...

... A NORIMBERGA

I vincitori sono incorreggibili. Parimenti che a Versaglia, la Germania fu, a Norimberga, dichiarata sola responsabile della seconda guerra mondiale, ma, questa volta, con una sentenza di tribunale. Molta brava gente riteneva allora che il vero responsabile di questa seconda guerra mondiale, era il Trattato di Versaglia, e che coloro che lo avevano preparato vi avevano altrettanta responsabilità di Hitler, che d'altronde, come il compianto Albert Camus dice nei suoi "Carnets", essi avevano portato al potere rifiutandosi di revisionare il Trattato prima che fosse troppo tardi. Nel 1919, questo era il punto di vista del partito socialista, del partito comunista e di tutta la sinistra mondiale. Nel 1945, pertanto, a Norimberga, l'articolo 18 dello statuto del. Tribunale preparato da questa medesima sinistra, permise ai giudici di impedire alla difesa di invocare l'argomento del Trattato di Versaglia, per il fatto che esso era "estraneo al processo". Così fu scartata dai dibattiti la responsabilità di tutti gli altri governi, ad eccezione del governo tedesco. Come i negoziatori alleati di Versaglia, i giudici di Norimberga sapevano bene che non era possibile provare giuridicamente la responsabilità della sola Germania ed è per questo che essi rifiutarono il dibattito sull'argomento di base.

Per l'occasione, il trucco riuscì: grazie al medesimo argomento che fu adoperato davanti all'opinione pubblica nel 1919. In realtà, è proprio grazie ai crimini di guerra e contro l'umanità che, non potendo stabilire giuridicamente la responsabilità unilaterale della Germania, si riuscì a fare ammettere a una opini~ mondiale schiacciata e disorientata da cinque anni di una gUf ~ atroce, che la Germania meritava in tutti i modi la condanna '' - nunciata contro di essa: i 65 volumi gran formato di cinque-sei -cento pagine ciascuno che dànno il resoconto stenografico de dibattiti dei 13 processi di Norimberga e raccolgono i documenti ritenuti a carico contro gli accusati non sono che una riedizione, adeguata ai nostri tempi, del Rapport Bryce. A1 bambino belga dalle mani tagliate del settembre 1914, corrispondono nel 1940-45 le camere a gas, i sei milioni di Ebrei uccisi, ecc... E tutto ciò fa dimenticare il bombardamento premeditato della popolazione civile di Dresda, di Lipsia di Arnburgo, di Hiroshima e di Nagasaki, per i quali, in una logica. Ieale e serena, è veramente diflicile ammettere che essi rappresentano un grado di orrore molto minore.

Tutto ciò fa anche dimenticare il problema delle vere responsabilità delle quali nessuno storico può parlare. senza che subito gli si getti in faccia questa massa astronomica di orrori. Trattancolo per di più di fascista e di nazista, se egli insiste, come fu già nel 1939 il caso di tutti coloro che rifiutando incondizionatamente la guerra, reclamarono la pace immediata fin dal 1 o settembre 1939. E soltanto nel 1948 è stato possibile dire, senza correre rischi, come si può dire di tutte le guerre, che quella del 1939-45 era stata la più inutile di tutte le guerre.

Perché fortunata mente Churchill l'aveva detto nel le sue Memorie ed era possibile avvalersi della sua opinione. Ma se è possibile dirlo, solo poca gente è d'accordo. Ia grande stampa resta puntata contro questa evidenza, e ogni volta che qualcuno lo afferma, continua a rispondere con le camere a gas, i sei milioni di Ebrei uccisi, il genocidio deliberato ecc.... In ogni caso, la Germania del 1963, come quella tra le due guerre, resta condannata a pagare le spese della seconda guerra mondiale in applicazione delle conclusioni tratte dai giudici di Norimberga.

Noi siamo, nel mondo, un certo numero di storici a pensare che non sarà più possibile nel 1963 far prendere in considerazione dal l 'opini one pubblica l a tesi secondo la quale la Germania non è la sola responsabile della seconda guerra mondiale, fintantoché prevarrà l'opinione che è essa sola a portare il fardello di tutti gli orrori della guerra rmoltiplicati per di più dall'immaginazione di falsi testimoni senza scrupoli; così come non fu possibile nel 1919 far prendere in considerazione dall'opinione pubblica di allora la tesi secondo la quale la Germania non era più degli altri responsabile della prima guerra mondiale, fintantoché non fu confutato punto per punto il Rapport Bryce.

Oggi come ieri si tratta di una vera disintossicazione preliminare dell'opinione pubblica. Da questa disintossicazione preliminare dell'opinione pubblica dipende l'integrazione del popolo tedesco nella comunità dei popoli europei a parità di diritti con tutti gli altri e senza alcuna riserva da parte loro, cioè dipende l'avvenire dell'Europa e il suo inserimento tra le forze della pace.

In questo sono preciso: se si continua a far pesare sulla sola Germania la responsabilità della seconda guerra mondiale, e, per conseguenza, la riparazione di tutti i danni, dei quali ogni prccesso sul tipo di quello di Francoforte aumenta il volume in marchi, non sarà più possibile fare l'Europa, perché verrà un giorno in cui non ci sarà più una Germania -- non ce n'è già più tanta! -- e perché senza la Germania non è neppure pensabile un'Europa. Per quanto possa essere oggi fiorente l'economia tedesca -- grazie a quali artifici?! -- non tutto è nelle sue possibilità: indici di degradazione sicura sono già apparsi.

GLI INTERESSI IN CAUSA

Ogni volta che uno storico denuncia pubblicamente come falsa la tesi della responsabilità della sola Germania nello scoppio della seconda guerra mondiale e riesce a richiamare un po' l'attenzione, una campagna di stampa viene lanciata nell'opinione pubblica sul tema delle camere a gas e dei sei milioni di Ebrei uccisi, ecc... e accade la medesima cosa anche ogni volta che le relazioni politiche ed economiche tra la Germania e gli altri popoli dell'Europa occidentale tendono a normalizzarsi. In quest'ultimo caso, la campagna comincia anche con un discorso di Krouchtchev, con un articolo-fiume delle aIswestia, o una dichiarazione dell'Agenzia "Tass" sulla Germania revansc ista e neo-nazista , la rinasc ita del mi litarismo prussiano responsabile di tutte le guerre europee del passato (!) e il cui scopo è un terzo conflitto mondiale sulla base dell'anticomunismo, ecc.. Le camere a gas e i sei milioni di Ebrei uccisi vengono alla riscossa e sono subito il tema unico della campagna. Convinta che un popolo che è stato capace di tali orrori è capace di tutto, l'opinione nubblica prova istintivamente un moto di ripulsa e non porta più avanti lo studio della questione.

Si capisce Krouchtchev: porta-parola del bolscevismo che non è altro se non la forma moderna del panslavismo, egli è tiuscito, in circa venti anni di questa pratica, a creare nelle masse popolari dei popoli dell'Europa occidentale il sentimento che l'integrazione della Germania nella comunità, da essi sognata fin da Victor Hugo, è delle più dannose, che la riunificazione della Germania non è un pericolo meno grave, ed è riuscito a portare e a mantenere la punta avanzata del panslavismo a quasi 50 km. da Amburgo. Così il Mercato Comune, per esempio, ha preso la figura caricaturale che gli ha dato la coppia gerontocratica De GaulleAdenauer. E l'Europa, che resta divisa contro se medesima per non voler integrarsi la Germania, non è di alcun peso nelle decisioni che intervengono sulla scena internazionale.

Si capirà facilmente perché il Movimento sionista internazionale porta a Krouchtchev il rinforzo del le camere a gas e dei sei milioni di Ebrei uccisi, quando si tiene presente che, se la Germania è la sola responsabile della guerra, la fattura che questo movimento le presenta in ragione di 5.000 marchi per ogni vittima a titolo di riparazioni, indipendentemente dai danni materiali, ammonta a 30 miliardi di marchi (6 milioni di morti per 5.000 marchi), cioè circa 5.000 miliardi di lire, la maggior parte dei quali è destinata a colrn.are il deficit dello Stato d'Israele, il quale, come nessuno ignora, è nell'ordine di 85-100 milioni di dollari l'anno. Attualmente, circa il decimo di questa enorme somma è stato già pagato dalla Germania, e i processi del tipo di quello di Francoforte hanno per scopo di ricordarle che non sono graditi i segni di stanchezza che essa dà.

Una antica leggenda alsaziana dice che "gli occhi di pietra della statua di Santa Odile (Hohenbourg) piangeranno, allorché i cavalli dei cosacchi verranno ad abbeverarsi alle acque del Reno". In questa fine del XX secolo i cosacchi del panslavismo, che si trovano a 50 km. da Amb1.1rgo, sono motorizzati e si abbeverano di benzina: siamo moderni e diciamo che gli occhi di Santa Odile piangeranno, quando, avendo oltrepassato il Reno, i carri armati dei cosacchi passeranno ai suoi piedi per andare a fare il pieno nel Sahara...

E quando, sorvolandola, i loro bombardieri avendo messo le mani su New York, andranno a farvi scalo.

Perché a questo gli sforzi associati, contro la Germania, del bolscevismo e del sionismo non potranno, alla lunga, mancare di arrivare. L'apprensione che abbiamo di un così oscuro destino per l'Europa e per il mondo, spiega -- e giustifica -- gli sforzi che noi, anche in pochi, stiamo facendo in favore del ritorno alla verità storica in materia di crimini di guerra e contro l'umanità.

Perché noi pensiamo che, privando il bolscevismo del suo argomentc al quale le masse popolari sono più sensibili. questo ritorno alla verità storica sia il solo mezzo per evitare tale oscuro destino, soprattutto attraverso un risanamento del clima politico.

ooooooooooooooooooooooo

Rivarol, 23 gennaio 1964

Si capirà facilmente che in ragione di due udienze per settimana, o al massimo tre, questo processo faticherà molto prima di raggiungere il suo ritmo normale. All'inizio della quinta settimana, non ci si è ancora arrivati. Per quanto non sembri alla lettura dei giornali, tutti gli inviati speciali sono costernati: fin dalla sera della prima udienza, è stato chiaro ai loro occhi, che con i quasi 250 testimoni a carico che dovevano essere sentiti, non sarebbero restati qui per poco tempo. I 22 accusati, d'altra parte, hanno loro posto un altro problema: la vigilia della prima udienza, quando si sono presentati al segretariato della Corte per ritirare la tessera che li autorizzava a seguire i dibattiti, è stato consegnato loro un riassunto dell'atto di accusa la cui lettura aveva loro fatto accapponare la pelle. Centinaia di bambini uccisi freddamente con iniezioni di fenolo direttamente al cuore, ragazze gettate vive nei forni crematori, pallottole nella nuca, l'altalena della morte, ecc... sullo sfondo di camere a gas e di milioni di Ebrei sterminati. Si aspettavano qualcosa di sensazionale: io sono certo che alla lettura di tutto questo, Madeleine Jacob, detta la iena di Libération, si era molto rallegrata. Ed ecco che, il giorno dopo, si erano trovati in presenza di 22 persone dall'aspetto agiato di buoni borghesi, a proposito dei quali si resero subito conto che occorreva loro molta più fantasia di quella che avevano per dare ai loro giornali qualcosa di originale e di sensazionale.

E' un mese ormai che ciò dura: all'udienza di ieri il "carttuccio" dei giornalisti -- poiché è un cantuccio e non un banco -- si era diradato considerevolmente, poiché molti avevano perso la speranza di trovare interesse in questo affare. Diamo a Cesare quel che è di Cesare: dopo aver ascoltato l'interrogatorio d'identità e i più importanti interrogatori sulle questioni di fondo, tra coloro che restano -- un po' più della metà dei 120 previsti dalla Corte -- e che, salvo rare eccezioni, parlano di voler chiedere ai loro redattori-capo di richiamarli per mandarli altrove, il sentimento che domina è che, venti anni dopo la guerra, da molto tempo il problema posto da questo processo avrebbe dovuto essere risolto con l'amnistia.

* * *

Nel corso dell'interrogatorio d'identità e degli interrogatori sulle questioni di fondo che sono già stati eseguiti, se c'è stato qualcosa di sensazionale, esso non è venuto dagli accusati, ma dal presidente del tribunale che dirige i dibattiti, e dal metodo che egli impiega, molto più che dai capi di accusa che egli maneggia. I 200 bambini ai quali, in una sola sera (quella del Natale 1944), un solo uomo ha iniettato fenolo con puntura diretta al cuore, la ragazza che un altro ha gettato viva in un forno crematorio (io aspetto alla ripresa il testimone che verrà a confermare il fatto), i colpi di rivoltella alla nuca in serie, ecc.. si sente che tutto ciò non è la parte essenziale del processo: l'essenziale, che sarà al centro dell'interesse, sono le camere a gas e i sei milioni di Ebrei sterminati in questa maniera.

Ecco come, fin dalla prima udienza, il presidente ha posto il problema:

-- A Birkenau (uno dei tre campi dell'immenso complesso d'Auschwitz che comprendeva, inoltre, Auschwitz a 3 km. e Monowitz a 6 km.) esistevano delle camere a gas e, periodicamente, nei tre campi del complesso, si procedeva alla selezione di mi~;liaia di Ebrei da inviare colà per essere uccisi col gas. Alla fine, nel 1944, si procedeva alle selezioni anche al binario d'arrivo dei treni di deportati. Avete voi ordinato queste selezioni o vi avete partecipato? domanda egli a ciascuno degli accusati.

La domanda è formulata con sottigliezza: non si domanda loro se essi hanno mandato queste migliaia di Ebrei alle camere a gas in questione oppure se essi hanno preso parte agli stermini, ma solamente se essi hanno ordinato le selezioni o se vi hanno partecipato.

La risposta è inevitabile: sì.

Ma per ciascuno di essi, nel corso dell'interrogatorio, ci si accorge che nessuno degli accusati sapeva che c'erano delle camere a gas a Birkenau e che le selezioni avevano lo scopo di mandarvi gli Ebrei. Ora, tra di essi, ci sono due assistenti dei due capi successivi del complesso. C'è anche un detenuto polacco, un certo Bednarec, che era capo di settore e che ha svolto tale mansione con zelo, presumibilmente: viene da chiedersi perché tutti i detenuti capi di settore del campo che si trovano tutti nella sua situazione -- essi sono migliaia, tutti viventi e, salvo rare eccezioni, tutti Ebrei -- non sono come lui nel banco degli accusati. Risposta: costui non è ebreo. A questo banco degli accusati, se non era morto durante l'istruttoria, poteva essere seduto uno dei due capi del campo: nell'udienza dell'11 gennaio si apprende che all'istruttoria ha dichiarato, anche lui, che non aveva mai saputo che ci fossero delle camere a gas a Birkenau. Per lo meno ciò è strano... E allora queste selezioni? Esse avevano, sembra, per scopo di separare i malati incapaci di lavorare, dai sani capaci, per mandarli nei campi speciali ad essi destinati. E' ciò che risulta dall'interrogatorio di Robert Mulka (oggi uno dei più grandi dell'Export-Import della città di Amburgo) e di Hoecker, ambedue assistenti, l'uno del primo comandante del complesso (Hoess, impiccato ad Auschwitz dai Polacchi, il 4 aprile 1947), l'altro del secondo (Baer, morto nel corso dell'istruttoria).

Insomma, essi hanno selezionato delle persone che dovevano essere inviate in un campo di concentramento ben preciso. Del trattamento riservato a costoro, essi non sanno nulla. Ciò è possibile sebbene essi abbiano appartenuto alle SS che vigilavano il campo e che essi comandavano: risiedevano all'ingresso del campo e non sapevano nulla di ciò che avveniva all'interno -- per questi due almeno -- o affermano d'altronde che nessun incidente spiacevole essendo stato loro segnalato, non hanno' avuto mai occasione di entrarvi, ciò che è pure possibile. Ciò risulta dalla struttura generale dei campi di concentramento che comprendevano, in realtà, due campi: quello della guardia SS all'ingresso, e quello dei detenuti. E noi abbiamo una dichiarazione di quel gran distruttore del nazismo (dopo la caduta!) che fu Eugen Kogon, che fu deportato egli stesso. e che è considerato, negli ambienti ufficiali, come lo specialista per eccellenza in materia di campi di concentramento: "La guardia SS che vigilava all'ingresso dei campi, scrive egli, (p. 275 del suo libro l'Enfer organisé), ignorava ciò che avveniva realmente dietro i reticolati.. Occorre sapere che tutti i campi di concentramento erano concepiti sotto il regime del self goverument (governo autonomo) da parte dei detenuti medesimi.

Allora questi sterminii col gas sarebbero stati perpetrati dal self government dei detenuti all'insaputa delle SS? La domanda non è stata ancora posta dalla difesa: sarà posta in seguito?

Permettetemi un inciso: mi troverei io stesso in una situazione molto delicata, se Paul Reynaud fosse riuscito a cauper la route du fer nel 1940: è semplice, l'Asse avrebbe potuto vincere la guerra, e io mi troverei al banco degli accusati di un processo simile a quello di Francoforte, ma organizzato su richiesta dell'Italia.

Nel giugno 1940, dopo l'entrata in guerra dell'Italia, fui designato dal comando militare della città dove mi trovavo per organizzare il censimento di tutti gli Italiani del dipartimento che, dicevano le istruzioni, dovevano essere riuniti in una caserma del capoluogo, per essere inviati in un campo di concentramento: si parlava di Gurs, che gli Spagnoli repubblicani, che vi furono rinchiusi, hanno reso celebre con la descrizione degli orrori che vi avevano dovuto subire.

E sento il presidente del Tribunale dirmi:

-- In quel dipartimento voi avete selezionato gli Italiani che sono stati mandati al campo di Gurs, dove hanno dovuto subire questo, e poi quest'altro, e poi questo ancora, ecc...

Risposta: Io ho selezionato, è vero, ma non sapevo che...

La mia situazione allora non sarebbe davvero buona.

Fortunatamente per me, vi dico, Paul Reynaud non è riuscito a couper la route du fer.

* * *

In questo 16 gennaio, restano da fare ancora tre osservazioni: una sulla psicologia degli accusati, un'altra su quella dei giornalisti e della tribuna del pubblico, e infine, l'ultima, sull'accusato Breidweiser.

1. -- Psicologia degli accusati: alla terza udienza, essi hanno capito che erano dei condannati in anticipo. Allora, a poco a poco, essi hanno dovuto dirsi che era meglio per loro cercare di meritare l'indulgenza del Tribunale. E' così che a poco a poco le loro dichiarazioni sono divenute meno categoriche. Per esempio, i due assistenti dei due comandanti nel complesso hanno finito per dire pur mantenendosi su'la loro linea generale di difesa, di aver "inteso dire", al campo medesimo, che all'interno del campo di Birkeneu accadevano "cose orribili", trincerandosi dietro il fatto che si trattava di uno "Staatsgeheime Sache" (segreto di Stato) ordinato dalle più alte autorità del III Reich, e nel quale essi non potevano intervenire, -- che anche "sarebbe stato nericoloso per essi intervenire".

Il presidente non aspettava altro: poiché, al di là degli accusati stessi, ciò che bisogna condannare non sono essi, ma la Germania medesima per giustificare le astronomiche riparazioni alle quali è condannata -- principalmente a beneficio dello Stato di Israele: 5.000 marchi per ogni ebreo ucciso! -- provando che tutte le atrocità rimproverate agli accusati sono state commesse per ordine del governo.

Una volta incamminati per questa strada, essi dichiareranno qualunque cosa: nell'udienza del 14 gennaio, l'accusato Klaus Dylewskv ha dichiarato di aver visto arrivare alla stazione del campo di Birkenau, 70 treni di deportati ebrei al giorno. Mentalmente ho fatto il conto: l'attestato 112 del processo di Gerusalemme ci dice che ciascuno di questi treni conteneva circa 3.000 persone, ciò che porta a 210.000 persone al giorno. Lascio al lettore la cura di fare il conto generale degli Ebrei che sono stati concentrati ad Auschwitz tra il marzo 1942 (data nella quale vi sono giunti i primi convogli della deportazione organizzata) e 1'8 luglio 1944, data nella quale sembra essere arrivato l'ultimo.

Nessuno -- e nemmeno la difesa! -- ha fatto rilevare questa imbecillità. Il giorno dopo, apprendevo che a Parigi, France-Soir l'aveva ridiffusa senza esitare a 1.500.000 copie per i suoi lettori.


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Author(s): Olodogma
Title: La Verità sul processo di Auschwitz ...di Paul Rassinier
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Published: 2015-02-20
First posted on CODOH: Nov. 14, 2018, 10:21 a.m.
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