La “questione ebraica” nella Spagna del 15° e 16° secolo
Published: 2015-02-23

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LA “QUESTIONE EBRAICA” NELLA SPAGNA DEL 15° E 16° SECOLO

 Storico sostiene il mito dell’Inquisizione Spagnola

Le Origini dell’Inquisizione nella Spagna del 15° Secolo, di Benzion Netanyahu, New York: Random House, 1995.  Rilegato. 1390 pagine

  Recensito da Brian Chalmers

 E’ quasi impossibile scavare nei capitoli della storia ebraica senza scoprire lezioni impartite per la nostra epoca. La Spagna, durante il 15° ed il 16° secolo è un esempio particolarmente sensazionale.

Ancora oggi, la nostra opinione di quel periodo, ed in particolare dell’Inquisizione Spagnola, colora il nostro modo di pensare in merito alle relazioni fra ebrei e non ebrei. L’Inquisizione è conosciuta come uno dei capitoli più oscuri della storia ebraica, ed uno dei più vergognosi della storia cristiana.

 Nel 1391 sentimenti repressi anti ebraici nella Spagna cattolica scoppiarono con grande violenza contro la prosperosa e consolidata comunità ebraica del paese. Le città spagnole furono il centro di feroci pogroms che distrussero molte proprietà e fecero molte vittime.

 Iniziò così un secolo di conflitti fra ebrei e non ebrei che culminò nell’espulsione di massa di tutti gli ebrei dalla Spagna nel 1492. (Dieci anni dopo i musulmani furono anch’essi cacciati).

Nell’editto di espulsione, emesso il 31 Marzo 1492, il Re Ferdinando e la Regina Isabella annunciarono la “ decisione di bandire tutti gli ebrei di ambo i sessi per sempre dai territori del Nostro Regno “. Fu ordinato, pena la morte, di partire entro quattro mesi; agli ebrei fu permesso di portare i loro averi tranne l’oro, l’argento, monete coniate o gioielli.

La stima del numero degli ebrei banditi, in genere va dai 165.000 ai 400.000.

Si stima che circa 50.000 ebrei scelsero di essere battezzati per evitare l’espulsione. Nel suo diario, Cristoforo Colombo annotò: “ nello stesso in mese in cui le Loro Maestà emisero l’editto che tutti gli ebrei dovevano essere cacciati dal regno e dai suoi territori, mi fu dato l’incarico di organizzare gli uomini necessari per la spedizione alla scoperta delle Indie “.

 Espulsioni di ebrei e scoppi di violenze anti-ebraiche hanno caratterizzato sia le società europee e quelle non occidentali per molti secoli e sotto vari regimi politici e religiosi. Ciò che tuttavia è degno di nota, per quanto riguarda queste azioni nella Spagna del 14° e 15° secolo, sono le decine di migliaia di ebrei scampati alla morte o all’espulsione convertendosi alla cristianesimo.

Il risultato fu che alla metà del 15° secolo una comunità, numericamente importante (forse 100.000) e politicamente ed economicamente influente, di persone di origine ebraica in Spagna che erano, almeno in apparenza, cristiane.

 

L’INSTAURAZIONE DELL’INQUISIZIONE IN SPAGNA

 Iniziando con una rabbiosa sommossa anti-ebraica a Toledo nel 1449, l’ostilità della gente comune in Spagna venne indirizzata contro questi ebrei battezzati, conosciuti come “ Nuovi Cristiani “, Conversos (cioè: convertiti), oppure sprezzantemente, Marrani (“maiali”). Questa nuova ostilità si venne a creare in gran parte perché la grande maggioranza di questi Nuovi Cristiani erano, secondo le parole dello storico ebreo Cecil Roth, “ ebrei in tutto tranne il nome e cristiani in nulla se non nella forma “ (1) , e in parte perché i Conversos, liberati dalle legali restrizioni contro i “veri” ebrei, ascesero rapidamente ai più alti ranghi delle società spagnola e rappresentavano una minaccia competitiva a tutti i più alti livelli della “ vecchia società cristiana (non ebraica) “

 Nel libro “ A History of the Marranos “ (una storia di marrani), Cecil Roth reassume il problema centrale: “ nella razza, nel credo e ampiamente nella pratica, i Conversos rimanevano quello che erano prima della conversione “. Roth continua dicendo: (2)

 “ questi Nuovi Cristiani erano cristiani solo nel nome, osservanti, in pubblico, di un minimo della nuova fede, mentre, in privato, osservanti il massimo della vecchia. Il Battesimo non ha fatto altro che convertire una buona parte degli ebrei da infedeli fuori dalla Chiesa a eretici all’interno di essa. Dalla popolazione, i cui sentimenti si stavano nel contempo infiammando sempre di più, non ci si poteva aspettare che apprezzassero le astuzie teologiche del caso. Nei marrani essa vedeva soltanto degli ebrei ipocriti che non avevano perso niente delle loro impopolari caratteristiche e che riuscivano a  farsi strada ai più alti livelli dello stato “.

 Un altro storico ebreo, Howard Fast, ha ugualmente affermato: (3)

 “ Il nocciolo della questione è che la maggior parte degli ebrei convertiti rimasero ebrei. Accettarono il Battesimo, prendendo i simboli del cristianesimo ma nell’intimità delle loro famiglie, delle loro case e dei loro cuori, la maggior parte di loro fece una cosa che fu poi chiamata “ Giudaizzare “. E non solo giudaizzavano, ma nel loro senso di potere e di sicurezza questi marrani ci avevano guadagnato, aiutarono gli ebrei che erano rimasti ebrei evitando loro le persecuzioni, guadagnando così favori per gli ebrei “.

 Dopo decadi di continui disordini anti-Conversos, Ferdinando ed Isabella, agendo su approvazione papale, stabilirono l’Inquisizione Spagnola nel 1480. Il suo compito era di combattere l’eresia religiosa, sradicare i cripto-ebrei ed i cripto-musulmani tra i “ Nuovi Cristiani “.

“ L’introduzione dell’Inquisizione “ dice il Dizionario di Oxford della Chiesa Cattolica “ era ampiamente promosso dal potere civile come mezzo per controllare gli ebrei, il cui numero, le cui ricchezze e i loro frequenti complotti con i Mori, causavano allarme “ (4)

 In breve tempo quest’autorità altamente centralizzata avrebbe svolto il suo compito sotto la guida di Tomàs de Torquemada, l’abile ed energico Grande Inquisitore che elevò “ l’atto di fede “ ed il rito di purificazione col rogo, ad uno spettacolo orribile e affascinante.

 La grande maggioranza di coloro che venivano portati davanti all’Inquisizione, durante i suoi primi 20 anni di attività, erano Conversos accusati di eresia (giudaizzazione segreta). Col passare del tempo, questa istituzione divenne potente con lo scopo di proteggere il cattolicesimo e l’ordine costituito in Sapgna. (Fu abolito agli inizi del 19° secolo). Ebbe un importante ruolo di successo convincendo Ferdinando ed Isabella ad espellere quello che rimaneva degli ebrei non convertiti nel 1492 con la motivazione che questi continuavano ad interagire con i Conversos e stavano facendo del proselitismo fra i loro ex correligionari.

 Va fatto rilevare che la triste reputazione dell’Inquisizione Spagnola è ampiamente immeritata. La sua crudeltà e la sua arbitrarietà sono state molto esagerate durante i secoli, per lo più il risultato della propaganda anti-cattolica e anti-spagnola. L’Inquisizione Spagnola comminava tortura e pena di morte con parsimonia, anzi trattò gli eretici più blandamente di quanto non fecero altri paesi europei nello stesso periodo. (5)

 

CRIPTO-EBREI

 Quasi tutti gli scrittori di questo capitolo di storia concordano che il cristianesimo nella maggior parte di convertiti (Conversos) non era sincero e che rimanevano segretamente ebrei. Infatti, come è stato evidenziato da altri studiosi di storia ebraica, una comune risposta ebraica alla persecuzione è sempre stato il “ cripto-giudaismo “, cioè l’aderire esternamente ai valori e agli usi socio-religiosi dominanti e nello stesso tempo restare segretamente fedeli alla religione nazionale ebraica.

 Il cripto-giudaismo era un fenomeno già in voga nel 5° secolo A.C., durante la persecuzione di Zoroastra in Persia ed avveniva sporadicamente nelle società musulmane (inclusa la Spagna musulmana degli Almohadi (dinastia berbera) nel 12° secolo), nonché nelle società cattoliche (inclusa la Spagna cattolica sotto i Visigoti nel 7° secolo. (6).

Nel 20° secolo il fenomeno avvenne su larga scala in Russia durante gli ultimi decenni di governo sovietico. (7).

 Ci sono abbondanti prove dimostranti che nella Spagna dopo il 1391, i Nuovi Cristiani esercitavano complicati inganni per continuare in segreto l’osservanza di molti dei loro 613 rituali ebraici e comandamenti, inclusa la circoncisione, l’osservanza del Sabato e riti funerari (8).

I genitori convertiti informavano i loro figli della loro particolare situazione all’età della pubertà. I convertiti inoltre si sposavano continuamente fra di loro. Da parte loro gli inquisitori fecero un  lungo elenco di pratiche in base alla quali i cripto-giudei potevano essere riconosciuti.  Queste includevano la superficiale partecipazione ai riti cattolici e l’esecuzione di rituali religiosi ebraici.

 Un’indicazione importante che i Nuovi Cristiani rimanevano ebrei segreti, era il fatto che molti di questi convertiti, e i loro discendenti, praticavano apertamente il giudaismo dopo aver lasciato la Penisola Iberica. (9)

Gruppi di Nuovi Cristiani emigranti fondarono apertamente comunità ebraiche ad Amsterdam, Amburgo, Bordeaux, Livorno e in molti altri luoghi. In Brasile i Nuovi Cristiani uscirono immediatamente allo scoperto dopo la temporanea conquista olandese (1632-1654). Le famiglie dei Conversos avevano un’estesa parentela e legami commerciali con famiglie ebraico-sefardite (cioè di origine iberico-mediterranea) nel mondo. Alcune di queste famiglie di Nuovi Cristiani conservarono segretamente i loro cognomi ebraici d’origine per molte generazioni per poi riadottarli  dopo essere fuggiti dalle mani dell’Inquisizione.

 Tracce del cripto-giudaismo possono essere trovate in Spagna ancora oggi e i cripto-giudei non sono mai completamente scomparsi dall’America ispanica. (10)

Ancora ai giorni nostri, nell’odierno Nuovo Messico, esiste un gruppo di “Cattolici Spagnoli” che continuano a sposarsi fra di loro e conservano molte tracce delle pratiche religiose ebraiche. (11).

Già a 20° secolo inoltrato, a Majorca esiste un gruppo di discendenti da ebrei, che si sposano tra loro, e che sono stati riconosciuti tali da altri abitanti dell’isola. (12)

 I Nuovi Cristiani dimostrarono la loro caparbietà anche nel vicino Portogallo. La stragrande maggioranza di questi discendeva da ebrei che erano stati espulsi dalla Spagna nel 1492 dopo essersi rifiutati di convertirsi al cristianesimo (13). Sebbene l’ultima sinagoga segreta fu scoperta a Lisbona nel 1706,  venivano scoperte sempre nuove comunità di cripto-giudei nel 18° e nel 19° secolo, persistendo addirittura nel tardo 20° secolo (14).

 Inoltre, alcuni di coloro che fuggirono dall’Inquisizione, vissero in Francia come cripto-giudei nel 15° secolo e in Inghilterra nel 16° secolo, in un’epoca quando gli ebrei erano ufficialmente banditi.

Alcuni cripto-giudei restarono in Francia anche dopo l’editto di espulsione del 1615, sebbene nel 17° secolo ci fossero delle proteste che gli ebrei commerciavano tra i francesi “ senza segni di distinzione “ (15). I marrani portoghesi che vivevano in Francia  cambiarono il loro atteggiamento verso il cattolicesimo solo alla svolta del 18°  secolo.

 Alcuni tornarono in Inghilterra nell’ultima parte del 16° secolo spacciandosi per rifugiati calvinisti. Essi furono espulsi nel 1609 dopo che un dissidio interno allarmò le autorità sulla loro esistenza. Ma ritornarono in modo graduale, questa volta spacciandosi per cattolici e si tolsero questa maschera solo dopo la conclusione di trattative ufficiali sotto Oliver Cromwell.

In Italia, i cripto-giudei che erano fuggiti dalla Penisola Iberica, furono oggetto di sospetti inquisitori se essi non avessero adottato un’identità ebraico dopo il loro arrivo (16)

 

CATTOLICI SINCERI?

 Fra gli studiosi ebraici è facile trovare un profondo coinvolgimento emotivo. Così, una comune reazione degli storici ebraici al fenomeno del cripto-giudaismo iberico è stato quello di accettarne la realtà e descriverlo in termini molto positivi.

Nella prefazione alla prima edizione del suo lavoro “ Una Storia di Marrani “, lo studioso ebraico Cecil Roth scrisse con ammirazione “ dell’incredibile romanzo “ della storia di questi ebrei segreti, riferendosi alla “ vita sommersa che fioriva ad intervalli in questi fiori esotici; l’unica devozione che poteva trasmettere questi immacolati ideali ancestrali, di generazione in generazione, nonostante l’Inquisizione ed i suoi orrori “ (17)

 Comunque, altri storici ebrei, incluso Henry Kamen (18), Ellis Rivkin (19) ed ora, in particolare, Benzion Netanyahu, sono stati preoccupati dal fatto che l’opinione generalmente accettata di questo capitolo di storia implica il fatto che i Nuovi Cristiani fossero in effetti furbi imbroglioni e ipocriti e che il loro comportamento fornisse una certa giustificazione morale per l’Inquisizione. Dopo tutto, quasi chiunque il quel periodo, Cattolici ed Ebrei, consideravano l’eresia un grave crimine che meritava una severa punizione,

Di conseguenza, e indipendentemente da quanto strani e odiosi questi sentimenti possano sembrare alla mentalità di oggi, l’Inquisizione agiva certamente secondo le premesse morali e teologiche dell’epoca.

 E’ questa dimensione morale che più preoccupa Netanyahu. In questa gigantesca opera (1385 pagine), egli mette in ordine prove e argomenti sforzandosi di provare che i “ Nuovi Cristiani “ erano sinceri aderenti al cattolicesimo, e persino “ ardenti assimilazionisti “ che erano desiderosi di imparentarsi con famiglie cattoliche per poi fondersi nella società spagnola. Compatibilmente con ciò, Netanyahu cerca di dimostrare che gli inquisitori, nonché i persecutori anti-Conversos che li precedettero, erano immorali e ipocriti esaltati che sapevano che i Conversos erano invece dei cattolici sinceri.

 Mantenendo questa tesi, Netanyahu rimprovera anche i Conversos per la loro presunta mancanza di lealtà ebraica, definendoli effettivamente come traditori del Giudaismo. Egli paragona sfavorevolmente i Conversos agli ebrei della Germania medievale, i quali “ sorpassarono di gran lunga gli ebrei di Spagna nella devozione religiosa e nella prontezza al martirio “ (pag. 163).

Dal punto di vista di Netanyahu, questi ebrei iberici, anziché convertirsi al cristianesimo, avrebbero dovuto accettare il martirio come i loro correligionari Ashkenazi (nel centro e nord Europa) nelle mani dei Crociati nel 1096.

ODIO ETNICO-RAZZIALE?

 Se i Conversos erano veramente cattolici leali e se persino gli inquisitori credevano che questi Nuovi Cristiani erano sinceri nella loro nuova fede, Netanyahu chiede: che cosa motivò l’Inquisizione a perseguitarli? Egli ritiene che gli inquisitori fossero motivati non da zelo religioso ma da un fervente odio etnico-razziale per gli ebrei, presumibilmente simile a quello che prevaleva nella Germania del Terzo Reich.

 Al riguardo egli sottolinea il concetto introdotto in Spagna di “ limpieza de sangre “ (purezza di sangue) e non tanto di una pubblica dimostrazione di fede, come esame di idoneità.

Città dopo città furono decretate leggi che escludevano le persone di sangue “impuro” (ebraico) dalle università, da ordini religiosi e da amministrazioni cittadine.

 Anzi, questo “razzismo” spagnolo era una risposta alla fiera consapevolezza etnica degli ebrei, fosse essa aperta o segreta. In questo studio del 1954 “ La Struttura della Storia Spagnola “, lo storico Amerigo Castro ritiene che il “razzismo” ebraico precedette di molto tempo la preoccupazione spagnola sulla purezza del sangue (20):

 “ Coloro che veramente sentivano il timore della purezza del sangue erano gli ebrei spagnoli. La realtà storica ci diventa chiara solo quando la si vede posseduta da entrambi gli estremi: l’esclusivismo della Spagna cattolica fu una risposta all’ermeticismo delle aljamas (comunità ebraiche). La purezza del sangue era la risposta di una società animata da rabbia anti-ebraica all’ermeticismo razziale dell’ebreo “.

 In una società dove le considerazioni religiose erano fondamentali, i criteri etnici o razziali non erano fattori teologicamente legittimi nel definire e categorizzare gruppi sociali. L’Inquisizione, sostiene Netanyahu, agì contro un gruppo etnico-razziale con la scusa di difendere la fede cattolica per raggiungere obiettivi economici e politici. Gli inquisitori, afferma, citavano criteri teologicamente accettabili per dare un’apparenza di legittimità alla loro campagna per opporsi e neutralizzare il potere dei Conversos. “ L’Inquisizione non rivelò mai i suoi veri scopi, anzi nascondeva i propri motivi con argomenti miranti a giustificare le sue azioni su ragioni morali, nonché dare loro un’aria di santità “. (pag. 1085).

 Se, come sostiene Netanyahu, gli Inquisitori erano guidati da odio etnico-razziale per gli ebrei, e non dalla preoccupazione circa l’autenticità della loro lealtà cattolica, come mai non tutti i Conversos inquisiti dall’Inquisizione sono stati condannati? Oppure, perché l’Inquisizione avrebbe risparmiato le vite di coloro che si pentirono ed si convertirono alla fede cristiana? Netanyahu ammette (pag. 1085) che “ gli interessi religiosi motivarono indubbiamente alcuni capi dell’Inquisizione “.

Questa sorprendente ammissione, fatta quasi di sfuggita, indebolisce la tesi centrale dell’autore circa le presunte motivazioni razziali dell’Inquisizione.

 L’INCRIMINAZIONE DEI CONVERSOS

 Una figura di rilievo del 15° secolo che credeva apertamente nella validità delle accuse fatte nei confronti dei Conversos, era lo storico Andrés Bernàldez. Egli accusò questi ebrei segreti di eresia religiosa e di continuare ad essere un popolo a parte. Nella seguente citazione, questo studioso riassume le accuse popolari al tempo in cui fu formata l’Inquisizione: (21)

 “ Quella gente che possono evitare di battezzare i loro figli, lo fanno, e coloro che li hanno battezzati, li sbattezzano appena di ritorno a casa. Seguono tutti i cerimoniali ebraici in modo segreto.

 Gli uomini, nonché le donne, evitano sempre di ricevere volontariamente i sacramenti dalla Santa Chiesa. Quando si confessano, non dicono mai la verità. Successo addirittura che un confessore chiese ad una persona di questo popolo di tagliargli una striscia di stoffa del suo abito dicendogli:

“ poiché tu non hai mai peccato, vorrei avere un pezzo del tuo abito come reliquia per guarire gli ammalati “.

 Non a caso il Nostro Redentore lì chiamò una generazione malvagia e adultera. Essi non credono che Dio premi la verginità e la castità. Tutti i loro sforzi sono di aumentare e di moltiplicarsi. E nel tempo in cui questa eretica iniquità era fiorente, i monasteri venivano violati dai loro uomini e mercanti ricchi, molte suore venivano violentate e ingannate, alcune con regali, altre con le lusinghe di ruffiani, non credenti e non timorosi di scomuniche; ma facevano questo per offendere Gesù Cristo e la Chiesa. In genere essi erano per lo più usurai, dalle molte astuzie e falsità, facenti mestieri e mansioni parassitarie e comprando e vendendo non avevano la coscienza di ciò che preoccupava i cattolici.

 Non si sarebbero mai messi a coltivare la terra, ad ararla o ad allevare bestiame e nemmeno avrebbero mai insegnato ai loro figli cose diverse dall’occupare cariche pubbliche o star seduti a guadagnare abbastanza per mangiare con poco lavoro. Molti di loro in breve tempo si accaparrarono grandi ricchezze e proprietà, non conoscendo nemmeno i loro guadagni e le loro usure, dicendo che guadagnavano soltanto a spese dei loro nemici, secondo il comando di Dio all’inizio del popolo di Israele per derubare gli egiziani “.

 PASSIONE E INCLINAZIONE

 Netanyahu non fa alcun sforzo per nascondere la sua passione o la sua inclinazione. Vive in Israele. Emigrò in Palestina da bambino e combatté come membro della Ze’ev (organizzazione militante sionista di Jabotinsky). Suo figlio Benjamin è il leader del Likud, partito ultra-nazionalista israeliano e questo libro è dedicato “ con eterno dolore “ a suo figlio Jonathan che morì guidando l’incursione israeliana su Entebbe. E’ difficile evitare il sentimento di devozione all’ebraismo che Benzion Netanyahu dedica a questa opera e alle sue tesi (22).

 La seguente citazione (pag. 1085-1086) da un idea della passione di Netanyahu per il suo tema:

 “ come possiamo vedere, i “cuori” degli Inquisitori, cioè la loro costituzione morale, erano perdutamente deviati dalle varie influenze che modellarono il loro pensiero e le loro tendenze. A parte gli interessi religiosi (che senza dubbio motivarono alcuni dei suoi leaders), queste inclinazioni venivano espresse dai più alti livelli dell’Inquisizione, fin giù ai funzionari e agenti di livello più basso, con una sfacciata mancanza di scrupoli nei confronti della vita umana; un fervido desiderio di ostentare potere ed esercitare controllo sulla vita e sulla morte; una capacità di repressione in grado di schiacciare chiunque; una morbosa passione di infliggere tortura e fare del male in grado di rompere qualsiasi resistenza; e, a parte tutto questo, una rapacità senza vergogna ideata per trasformare il torturatore  nell’erede dei beni della vittima “

 Secondo Netanyahu, questi avversari dei Nuovi Cristiani sono difficili da considerare umani.

Come prevedibile, non può resistere dal paragonare gli Inquisitori Spagnoli ai Nazionalsocialisti Tedeschi del nostro secolo. (pag. 1084):

 “ così come l’odio antisemita spagnolo nei confronti dei Conversos, l’odio dei Nazisti tedeschi verso gli ebrei contaminò così tanto il loro pensiero, le loro politiche e le loro decisioni che tutte le loro attività, in ogni settore, erano influenzate in varia misura da quell’odio. Non solo quell’odio li ossessionava ma andava oltre le loro anime,  al punto che necessitava più mezzi di tortura, sfruttamento e distruzione di quanto ne potesse forse fornire il popolo ebraico “

 E’ chiaro che non si tratta di un appassionato studioso che cerca la verità storica, ma piuttosto di  un fanatico accademico occupato a portare avanti una guerra intellettuale, oltre 500 anni dopo gli eventi oggetto della discussione. Netanyahu paragona Hitler al Re spagnolo Filippo II, entrambi  “ col cervello fuori posto almeno in parte per via delle esasperanti esaltazioni anti-ebraiche alle quali ci siamo riferiti “.

Egli continua così (pag. 1084-85):

 “ vediamo quindi come entrambi gli sviluppi, quello spagnolo e quello tedesco, che influirono così drasticamente sulla storia dell’Europa ed ebbero le loro radici in quei fiumi di odio originante dal vecchio e contemporaneo antisemitismo, riuscirono a creare forze anti-sociali che, condotte com’erano dalle loro crudeli animosità, si dimostrarono quasi impossibili da arginare “.

 STUDIO INGANNEVOLE

 Il fatto che Netanyahu sostenga che l’ostilità spagnola verso gli ebrei era insolita o aberrante, è sbagliato.

L’avversità verso gli ebrei era la norma e non l’eccezione in Europa durante tutto quel periodo. In Inghilterra, ad esempio, gli ebrei furono totalmente interdetti. Ne erano stati espulsi nel 1290 e non poterono farvi ritorno legalmente fino al 1656, più di tre secoli dopo. Quest’epoca di espulsione ebraica comprendeva il periodo elisabettiano e l’epoca d’oro della cultura nazionale che includeva Shakespeare e Marlowe (entrambi scrissero opere che trattavano della “Questione Ebraica”).

Gli ebrei furono altresì espulsi da molti altri territori europei: nel 1492 furono espulsi dalla Sicilia e dalla Sardegna, nel 1496 dal Portogallo, nel 1541 da Napoli e nel 1596 Papa Pio V li espusle dai territori papali. Dal regno di Francia gli ebrei furono espulsi nel 1306 e ancora nel 1322 e nel 1394. Gli ebrei furono anche banditi da Varsavia nel 1483.

 In sostanza Netanyahu procede ignorando la dottrina che è conflittuale con le sue idee, dando per scontate l’inaffidabilità e la prevenzione di qualsiasi fonte proveniente da movimenti anti-Conversos o dall’Inquisizione, mentre stima nel contempo il lavoro di apologeti Nuovi Cristiani riconosciuti come Fernàn Diaz e il Cardinale Juan de Torquemada, per non parlare delle fonti rabbiniche basate su “ fatti e logica “ (pag. 410) e degne della “ più ampia e attenta considerazione “ (pag. 443). (23).

 Questa propensione la si può trovare anche nel precedente libro di Netanyahu: The Marranos of Spain (I Marrani di Spagna), che afferma schiettamente l’intenzione di  mettere in questione le basi morali dell’Inquisizione e prende in sostanza la stessa posizione nel presentare l’opera inerente i Conversos e la sincerità del loro cristianesimo. (24)

Quest’opera è stata soggetto di devastanti critiche. (25)

 La sua tendenziosità, infatti, è così evidente, che un critico di quest’opera, lo storico Richard Kagan, interpretò lo stile storiografico di Netanyahu come una reazione all’Olocausto: (26)

 “ lo stile esuberante, emotivo ed altamente personale di Netanyahu ci riporta ad un’altra epoca, ad una serie di argomenti polemici che raramente vengono discussi oggi fra storici professionisti.

In modo più pungente, questo libro illustra le perduranti ripercussioni intellettuali dell’Olocausto sulla cultura storica in merito agli ebrei. “

 Il tono generale della metodologia di Netanyahu può essere spiegata nella sua disquisizione sugli scritti del Cardinale Juan de Torquemada. Come molti altri personaggi di spicco del 15° secolo, il Cardinale Torquemada (zio dell’Inquisitore Generale Tomàs de Torquemada) era un Converso che scalò rapidamente la gerarchia della Chiesa e usò la sua posizione per difendere i suoi correligionari convertiti.

Netanyahu sostiene che gli scritti di Torquemada discolpanti i Nuovi Cristiani meritano una grande importanza nonostante egli riconosca le tendenze apologetiche di Torquemada ogni qualvolta che il Cardinale discute i rapporti fra il Cristianesimo ed il popolo ebraico.

In un caso, Netanyahu descrive il travisamento di Torquemada dello spirito essenziale degli scritti di S. Agostino come parte di una tendenza programmatica nel rifiutare o ignorare le tradizionali prospettive cattoliche nelle quali gli ebrei sono descritti come dannati per il loro rifiuto di Dio.

 Impegnandosi in questa ingannevole dottrina, scrive Netanyahu (pag. 464), il Cardinale Torquemada fu in grado di progettare un’immagine del popolo ebraico che era quasi opposta alla visione cattolica.

Chiaramente non c’era altro modo di arrivare al punto se non lasciar parlare S. Agostino a suo nome, cioè citare quei brani delle sue opere nei quali gli ebrei, indipendentemente da ciò a cui S. Agostino alludeva, si distinguono come un popolo la cui storia religiosa e relative conquiste  evocavano lo stupore e la soggezione del grande santo e, certamente, non possono non suscitare l’ammirazione di chiunque abbia un senso per il mirabile e il divino.

 Nel tentare di dimostrare che agli ebrei viene assicurata la salvezza, aggiunge Netanyahu (pag. 466,467), Torquemada “ doveva ricorrere a giri complicati per asserire i punti che egli pensava vitali per il suo caso “. Netanyahu ammette anche che “ questo tipo di manipolazioni delle fonti viola le moderne norme dello studio e perfino un lettore critico medievale potrebbe metterne in dubbio la correttezza “.

 Netanyahu dimostra come Torquemada distorce drasticamente le sue fonti per riprodurre un ritratto falsamente positivo degli ebrei. Allo stesso tempo, Netanyahu ci spinge ad accettare alla lettera l’affermazione di Torquemada che la stragrande maggioranza dei Conversos erano completamente sinceri nella loro devozione al Cristianesimo.

 

UNA TRADIZIONE DI STUDI DISTORTI

 Come già indicato, il Prof. Kagan attribuisce la passione di Netanyahu per le polemiche al trauma della tragedia dell’Olocausto patito(è ridicolo sentirlo,ma andiamo oltre) dagli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Anzi, c’è una lunghissima tradizione di studi ebraici che deliberatamente distorcono il dato storico per favorire gli interessi ebraici di gruppo. Non solo Netanyahu porta avanti questa tradizione di studio distorto nella sua opera, ma discolpa gli storici del Nuovo Cristianesimo che sistematicamente facevano la stessa cosa.

 Ad esempio, uno storico Converso fece ogni sforzo per cancellare gli espliciti riferimenti di “ infedeli ed eretici “ agli esattori delle tasse perché i lettori contemporanei li identificherebbero come Nuovi Cristiani. “ che questo fosse l’unico scopo “ – scrive Netanyahu – “ e che fosse disposto a fare qualsiasi cosa per portarlo a termine alterando, mutilando e abbreviando l’originale e perfino cancellando interi brani, è evidente dalla sua completa revisione del manoscritto e dall’attenta interpretazione che dava ad ogni espressione che potesse gettare un ombra di discredito sui Conversos “ (pag. 635)

 Netanyahu considera tale distorsione del dato storico come moralmente ed intellettualmente giustificata (pag. 660-661):

 “ La loro “falsificazione” dei dati potrebbe sembrargli, nella loro considerazione generale, come la presentazione della verità interna della storia, mentre la presentazione apparentemente veritiera potrebbe essere da loro giudicata come portatrice verso malintesi e quindi alla distorsione dei fatti di base. Ovviamente una tale forma di revisione comporterebbe una manifesta distorsione della verità. Ma la verità storica, ai loro occhi, era meno importante delle conseguenze che avrebbe comportato per il bene del loro gruppo “.

 In altre parole, un racconto veritiero avrebbe descritto nei dettagli le accuse di eresia mosse dai Vecchi Cristiani nei confronti dei Nuovi Cristiani. Ma un simile racconto poteva portare i Vecchi Cristiani a credere che le accuse fossero vere e poiché questa consapevolezza avrebbe avuto conseguenze indesiderabili, gli storici Nuovi Cristiani erano giustificati nel loro inganno.

Inoltre, scrive Netanyahu, questi storici Nuovi Cristiani erano giustificati nel distorcere i dati perché “ credevano che i Marrani (e non solo), o la loro stragrande maggioranza, fossero esenti dall’esecrabile crimine dell’eresia, ma anche che i loro accusatori fossero ben consapevoli di ciò “(pag. 660).

 Entrambe le affermazioni sono dubbie. Quanto meno, la pretesa che i Vecchi Cristiani non credevano alle loro accuse è altamente improbabile, data la tendenza umana  ad acquisire il peggio dei propri nemici. Per Netanyahu comunque, mettere gli interessi di gruppo davanti alla verità è di per sé un accettabile standard di veridicità per questi storici Nuovi Cristiani. E Netanyahu trova così giustificabile un simile inganno che non si può che supporre che lo stesso standard verrà applicato alla sua opera.

 

PROVE STORICHE IGNORATE

 Come gli storici del 15° secolo che falsificarono il loro lavoro omettendo dettagli cruciali, Netanyahu non menziona che la recente ricerca indica che i Nuovi Cristiani erano un gruppo religiosamente eterogeneo che includeva una buona percentuale di cripto-giudei. (27).

In una recensione critica del libro di Netanyahu, il Prof. David Berger del Brooklyn College scrive:

“ non è per nulla un’esagerazione dire che un’intera generazione di recenti ricercatori non viene qui rappresentata “ (28)

Berger continua e scrive che questo libro è segnato da un livello di fiducia ingiustificato dalla natura delle sue fonti e che l’autore si adopera in una ricostruzione di cause e intenzioni basate su deboli prove.

 Forse la cosa più madornale è che Netanyahu non da peso al fatto che in tutta la lunga esistenza dell’Inquisizione molti Nuovi Cristiani  ripresero apertamente le loro identità ebraiche dopo che emigrarono dalla Spagna. Lo storico Howard Fast scrive con grande ammirazione: (29)

 “ Nel corso dei due secoli successivi, i Marrani più spavaldi, più cocciuti e i più suscettibili lasciarono la Spagna. Partirono famiglia dopo famiglia, alcuni senza nascondersi altri in gran segreto, ma in quasi tutti i casi questi Marrani, alcune famiglie dei quali erano state in apparenza cattoliche per centinaia di anni, si sottoposero alla circoncisione e ritornarono nella loro veste ebraica non appena furono al di fuori del potere dell’Inquisizione 

 Quando Netanyahu menziona questo fenomeno, il suo punto principale è di asserire che per gli spagnoli del 15° secolo non aveva senso dedurre che i parenti  Conversos (in Spagna) dei cripto-ebrei che  avevano apertamente assunto le loro identità ebraiche dopo l’emigrazione, fossero loro stessi cripto-ebrei (pag. 945). Netanyahu ha veramente un alto concetto degli spagnoli del 15° secolo!

 Nello stesso paragrafo (pag.945), Netanyahu afferma che “ non c’è da sorprendersi “ che i Nuovi Cristiani emigrati abbiano assunto le loro vecchie identità ebraiche, data l’ostilità che avevano avuto modo di provare in Spagna. Ma se questa ostilità era così forte da motivare nei Nuovi Cristiani emigrati il loro aperto proclamarsi al giudaismo dopo aver lasciato il paese, è ragionevole supporre che questa stessa fervente ostilità avrebbe motivato coloro che restarono in Spagna come cripto-ebrei, anziché abbracciare sinceramente la fede cattolica. Come può Netanyahu supporre in modo logico che i Nuovi Cristiani che rimasero in Spagna  fossero più sinceri nella loro cristianità di quanto lo fossero i loro confratelli emigrati?

 UNA NAZIONALITA’ DISTINTA

Un punto critico della questione è che Netanyahu non da alcuna importanza morale ad un fattore chiave circa la Spagna del 15° secolo e cioè che i Nuovi Cristiani, qualunque fosse il loro credo religioso, costituivano un gruppo di notevole successo e perfino dominante all’interno della società spagnola. Tutti gli studiosi del periodo,incluso Netanyahu, concordano che i Nuovi Cristiani rimasero per tutto il tempo un gruppo chiaramente identificabile, con alti livelli di intercooperazione e patrocinio e ben consci di questo particolare status.

Questo “insieme di gruppo“ dei Conversos era indipendente dal fatto che si considerassero segretamente come ebrei.

 Netanyahu merita un elogio per aver fornito molti dettagli sulla coesione di gruppo dei Nuovi Cristiani e per aver mostrato le radici sociali ed economiche del malanimo dei Vecchi Cristiani. Al riguardo egli si trova nel centro della corrente della ricerca storica.

Per tutto il periodo dell’Inquisizione, sia nella Penisola Iberica che nel Nuovo Mondo, i Nuovi Cristiani erano organizzati in clan famigliari interdipendenti e con matrimoni fra di loro caratterizzati da alti livelli di intercooperazione e patrocinio miranti ad obiettivi economici e politici. (30).

 La descrizione di Netanyahu del “ popolo fratello “ dei Nuovi Cristiani è ben preciso e continua ad esserlo in modo estensivo (pag. 993-994, 995, 996):

 Tuttavia mentre il convertito abbandonava il suo popolo, il suo popolo-fratello non abbandonava lui. Ciò si rifletteva in molte delle sue caratteristiche, il prodotto di numerosi fattori, etnici, sociali, ambientali e educativi, che avevano influenzato la vita ebraica per secoli. Queste erano fondamentalmente caratteristiche ebraiche; e sebbene l’assimilazione  li aveva in qualche modo ridimensionati, esse potevano ancora essere distinte nel convertito ebreo anche decenni dopo la sua conversione.

 Quando masse di ebrei furono convertite nello stesso periodo, ognuno di loro vedeva se stesso in mezzo al suo popolo e per nessuna ragione un qualcuno che lo aveva abbandonato. In Spagna, dove questi Conversos, o la loro grande maggioranza, vivevano da molti anni in quartieri cittadini per conto loro, questo sentimento di comunione fu tenuto vivo fintanto che il processo di assimilazione non ebbe distrutto, o gravemente contagiato, il tessuto collettivo.

 Anche molte caratteristiche dell’ebreo e del suo stile di vita, che isolarono perfino i convertiti per molti anni, vennero mantenute per periodi molto più lunghi nelle comunità dei Conversos.

Ne derivò che il convertito poteva ancora essere identificato, anche diverse generazioni dopo la conversione dei suoi avi, dalla sua sembianza ebraica, le sue abitudini e i suoi modi, i suoi atteggiamenti e reazioni, nonché le sue opinioni su vari temi. Di conseguenza, alla metà del 15° secolo (e senza dubbio in molti casi anche dopo), la grande maggioranza dei Nuovi Cristiani in Spagna non si erano ancora scrollati di dosso l’ombra del loro passato, ed il risultato di ciò fu la consapevolezza della loro “ diversità “ che determinò l’atteggiamento dei loro vicini.

 I Marrani venivano visti come una distinta nazionalità che, in vari modi, era collegata agli ebrei.

E’ certo che, non solo i loro nemici li consideravano in questo modo, ma anche i loro amici fra i Vecchi Cristiani e, ancora più strano, erano considerati così dai Marrani stessi.

Come una “nazione a parte”, nonostante la loro conversione, come una nazione unita da razza e origini comuni, i Marrani erano così esposti al giudizio del loro gruppo come un’entità nazionale aliena, la cui associazione alla gente del paese deve essere messa in dubbio e la cui disponibilità a tradirla potrebbe essere considerata come probabile perfino da avversari moderati.

 Oltre a questa chiara presa di coscienza che i Nuovi Cristiani mantennero il loro senso di popolo e di etnicità, nonché il loro senso di far parte di un gruppo separato all’interno della società spagnola, Netanyahu non nega che ci fu un nocciolo duro di cripto ebrei auto consapevoli fra i Nuovi Cristiani prima dell’Inquisizione. Scrive:  “ che ci fossero gruppi ebraici fra i Marrani negli anni sessanta (1460) e probabilmente anche negli anni settanta (1470), lo possiamo dare per scontato “ (pag. 931)

In verità, un altro punto di unanimità fra gli apologeti dei Nuovi Cristiani del 15° secolo e i loro avversari è l’ammissione che almeno alcuni dei Conversos avevano mantenuto il credo della religione ebraica (pag. 625).

 Dato il panorama predominante di allora e la natura ostile delle relazioni all’interno del gruppo, la presa di coscienza che alcuni Conversos erano veramente dei cripto-ebrei poteva portare ad aspettarsi delle punizioni contro l’intero gruppo di Conversos, specialmente perché, essendo noto che alcuni di loro erano imbroglioni, era molto difficile determinare che gente poteva credere ai loro cuori.

 La censura morale di Netanyahu degli Inquisitori è basata su un senso morale individualistico che era totalmente estraneo alla sensibilità non solo della società medievale collettiva ma ancora di più del giudaismo tradizionale. I Nuovi Cristiani percepivano se stessi come erano percepiti dagli altri, cioè come membri di un gruppo estraneo e detestato all’interno della società spagnola. Come ci si può aspettare, gli spagnoli tendevano a “ presumere il peggio “ di loro, specialmente quando era ben noto che, fra le altre cose, i Nuovi Cristiani che emigravano assumevano le loro originali identità ebraiche in altri paesi.

 Potere Economico e Politico

Netanyahu ha reso un servizio nell’identificare le fonti politiche, economiche e sociali del conflitto inter-razziale che furono critiche per la costituzione dell’Inquisizione.

“ Indubitabilmente “ – afferma – “ il fattore che per primo sottopose ad un grosso sforzo le relazioni fra i Vecchi Cristiani e i Nuovi, era la crescita del potere economico dei Conversos “ (pag. 1044)

Egli fornisce anche importanti dettagli sull’ampiezza del dominio economico e politico dei Conversos sui cattolici tradizionali di Spagna. Facendo ciò, Netanyahu va oltre, dimostrando perché, a parte qualsiasi questione di eresia religiosa, i Conversos erano così ampiamente odiati dalle classi e dai ceti non nobili. I Conversos emersero come forza dominante nei campi della finanza, commercio, scambi internazionali, magistratura, diplomazia e in tutti i livelli dell’amministrazione pubblica. I ricchi Conversos compravano e assegnavano benefici ecclesiastici per i loro figli col risultato che molti membri dell’alto clero erano di origine ebrea.

E i funzionari pubblici di alto livello fra i Nuovi Cristiani (come Fernàn Diaz, segretario di Re Juan II) nominò degli amici Conversos a cariche nell’intera burocrazia governativa.

In uno studio del 1932, (Una Storia di Marrani), Cecil Roth riassunse l’incredibile situazione in modo schietto che difficilmente oggi  sarebbe consentito: (31)

 “ La magistratura, l’amministrazione, l’esercito, le università, la stessa Chiesa, erano tutti gestiti da persone di recente conversione di sincerità più o meno dubbia, oppure dai loro diretti discendenti. Essi rinforzarono l’amministrazione finanziaria, per la quale avevano una predisposizione naturale, e protestare era impossibile. Si facevano strada nei consigli municipali, nelle legislature, nel campo giudiziario. In breve dominavano la vita spagnola “

 Potenti Mediatori

Nel cuore del conflitto fra Vecchi e Nuovi Cristiani c’era la tendenza comune della elite dirigenziale non ebraica a utilizzare gli ebrei per perseguire i loro interessi a discapito dei membri della società non appartenenti alla élite, cioè, della grande massa del popolo spagnolo. Ad iniziare nel mondo dell’antichità greco-romana e persiana, continuando nell’era post-bellica della dominazione sovietica dell’Europa Orientale, gli ebrei hanno spesso agito come mediatori fra le dominanti élite oppressive (in particolare quelle di origine straniera), e popolazioni native.

Un’importante fonte di avversità verso gli ebrei nella Spagna cattolica era la credenza diffusa che gli ebrei avessero aiutato i musulmani ad invadere la Spagna nell’ottavo secolo e che nei secoli successivi fossero stati leali amministratori dei musulmani sulla popolazione cattolica sottomessa. (Gli storici moderni, incluso Netanyahu (pag. 57) affermano che questa credenza è basata su fatti reali).

 Gli ebrei venivano ingaggiati per questi compiti in quanto noti per non avere forti caratteristiche di lealtà verso il popolo nativo e la sua cultura.

Le élite dominanti sapevano che la lealtà ebraica al regime derivava dalla loro situazione di stranieri a caricoIn Spagna c’era una lunga storia di re che favorivano la comunità ebraica in cambio della loro lealtà come amministratori ed esattori delle tasse, e nel 15° secolo queste funzioni furono assunte dai Nuovi Cristiani. (In cambio del pagamento di una somma forfettaria di denaro, determinata tramite offerta, il re nominava il miglior offerente esattore delle tasse, garantendogli il diritto esclusivo di ammassare tanto denaro quanto poteva tramite le tasse prelevate sulla gente di un determinato distretto).

 Come in molte altre tradizionali società, la situazione di straniero o di gruppo esterno dell’ebreo nei confronti del resto della società, e la loro lealtà al re (anziché al popolo o alla nazioneli rese esattori delle tasse ideali.

I governanti sapevano che, siccome gli ebrei (o i Conversos, nella Spagna dopo il 1391) non avevano alcun sentimento di lealtà nei confronti della popolazione localesi poteva essere certi che avrebbero trattato i non ebrei proprio come un gruppo a parte ed avrebbero di conseguenza massimizzato le entrate del re. (Impiegare invece dei non ebrei come esattori delle tasse, sarebbe stato svantaggioso perché il loro identificarsi con la popolazione locale gli avrebbe resi meno propensi a spremere la massima somma in tasse).

  L’esazione delle tasse rimase in larga parte nelle mani degli ebrei fino alla fine del loro soggiorno in Spagna “, scrive Netanyahu. Poi continua (pag. 71-72):

 Fu principalmente a causa delle mansioni degli ebrei in qualità di esattori delle tasse per il re nelle aree urbane che gli ebrei venivano visti come gli agenti della monarchia che trattavano la gente comune come degli oggetti da sfruttare in massa. Facendo in questo modo gli interessi dei reali, gli ebrei sembravano lavorare contro gli interessi delle città; ritorniamo quindi al fenomeno al quale ci riferivamo: il conflitto fondamentale fra i re e il loro popolo – un conflitto non limitato a questioni finanziarie ma che riguardava tutte le sfere del governo che avevano un attinenza con la vita del popolo.

 Fu in parte grazie a questo conflitto di interessi che gli ebrei poterono sopravvivere al duro clima del Medio Evo ed è difficile da credere che non abbiano percepito quando arrivarono a reinstallarsi nell’Europa cattolica.

In verità le loro richieste, fin dai tempi dei Carolingi, di sicurezza di protezione prima che si installassero in un luogo, dimostrano di essersi accorti che le posizioni dei reali su vari temi differivano da quelle della gente comune e che i re erano disposti, per la salvaguardia dei loro interessi, a fare causa comune con gli ebrei “alieni” contro i desideri dei loro sudditi cattolici. In un certo senso, gli accordi degli ebrei con i re nel medio Evo assomigliavano alle intese che avevano raggiunto con i conquistatori stranieri nel mondo antico.

 Come rileva Netanyahu, gli ebrei erano ben consapevoli del loro ruolo come intermediari fra segmenti conflittuali della società dei gentili (regnanti e sudditi).

Non c’è dubbio che come conseguenza del loro speciale rapporto con il re, gli ebrei venivano spesso visti come sfruttatori dalla gente comune.

La Petizione del 1449 dei ribelli di Toledo accusava i Nuovi Cristiani esattori di tasse di aver “ causato la rovina economica di molti nobili proprietari (nobildonne, cavalieri, nobiluomini) “ e di aver “ oppresso, distrutto, rubato e corrotto…la maggior parte delle vecchie case e proprietà dei Vecchi Cristiani “ (pag. 959).

Lo storico Cecil Roth affermava: “ in tutto il paese i Conversos riscuotevano le tasse e così inevitabilmente venivano identificati, nella mente popolare, con l’oppressione reale “ (32)

 Un Alleanza di Oppressione

Netanyahu fornisce importanti e dettagliate prove dimostranti che durante il 15° secolo i re di Spagna utilizzarono i Nuovi Cristiani in questo modo molto tradizionale e cioè come gruppo intermediario altamente competente fra loro e la grande massa dei sudditi cattolici.

Alvaro de Luna, ministro responsabile del Re Juan II favorì le ricchezze sia degli ebrei che dei Nuovi Cristiani in qualità di forza leale alla monarchia nelle sue battaglie con la nobiltà, e, di preferenza, con l’aristocrazia cittadina non ebrea. I Nuovi Cristiani erano addirittura più preziosi degli ebrei perché, in qualità di cattolici di nome, davano una specie di legittimazione teorica alle attività come l’esazione delle tasse che mancava quando gli ebrei espletavano queste funzioni. (Netanyahu, pag. 217).

 La conversione quindi diede una nuova svolta al tradizionale ruolo ebraico come mediatore straniero e sfruttatore. Uno scrittore satirico del 15° secolo descrive un Vecchio Cristiano che si lamenta che i Nuovi Cristiani, a causa della loro apparente conversione, erano stati “legittimizzati” ed erano autorizzati a usare le loro “ manipolazioni,  imbrogli, finezze e falsità, senza la paura di Dio e la vergogna della gente “ (pag. 513). La conversione non aveva cambiato la coesione o lo status di gruppo della “ razza ebraica “, nemmeno la loro brama di sfruttare la popolazione cattolica, ma semplicemente cambiando la loro religione di superficie, il loro comportamento risentito nei confronti dei Vecchi Cristiani era ora diventato fattibile, almeno da una prospettiva teologica cattolica.

 Gli spagnoli continuavano comprensibilmente a considerare i “Nuovi Cristiani” ebraici come un gruppo coeso che sfruttava con successo la tradizionale popolazione cattolica. Nonostante la conversione, questo gruppo insisteva in molte delle stesse attività oppressive che avevano provocato l’odio anti-ebraico prima della loro conversione, specialmente l’esazione fiscale e la collaborazione col re contro gli interessi del popolo.

 Per quanto le sue fonti interpretative fossero  distorte, i fatti presentati da Netanyahu consistono nel seguente scenario generale:: I Conversos rimanevano una “ nazione a parte “ separata, non assimilata, all’interno della società spagnola fin nel 15° secolo inoltrato, per tutta la durata del periodo dell’Inquisizione per arrivare fino al 18° secolo.

Liberati dalle tradizionali restrizioni economiche e sociali imposte agli ebrei, questo consapevole gruppo etnico-culturale emerse rapidamente ad una posizione di dominio e fu giustamente percepito dalla massa popolare (Vecchi Cristiani) come un enclave straniera e sfruttatrice.

 E’ questa situazione fondamentalmente malsana che alla fine portò all’Inquisizione. In effetti è questa condizione generale (che ovviamente variò nei particolari da paese a paese e da epoca a epoca) che provocò l’ostilità verso gli ebrei nel corso della storia.

 Conflitto fra Regnanti e Sudditi

In Spagna, i periodi di stretti legami tra ebrei,  la monarchia e  la élite dominante del paese erano caratterizzati dallo sfruttamento della gente comune da parte dei regnanti e disaffezione fra la monarchia e i suoi sudditi. Dato il rapporto generalmente ostile fra ebrei e non ebrei nella società spagnola, non sorprende che cambi di governo o periodi di debolezza della casa regnante spesso sfociassero in persecuzioni anti-ebraiche, in particolare nel secolo prima dell’Inquisizione.

 Come Netanyahu evidenzia, più l’alleanza fra il Re e i Conversos era stretta, maggiore era l’ostilità del popolo verso il Re.

Fray Alonso de Espina, un frate francescano che fu determinante nella formazione dell’Inquisizione, non solo odiava i Conversos ma condannava anche i regnanti che avevano tradito il loro popolo. Citando Espina, Netanyahu scrive (pag. 731) che Espina criticò severamente la:

 “ detestata avidità dei principi Cattolici” e “ i profitti materiali che ricevevano dagli ebrei “ facendo sì che i crimini ebraici andassero impuniti. E’ l’eccessiva confidenza con gli ebrei e i numerosi regali che ricevevano da loro che permise ai “ lupi famelici “, entrati nel gregge di Dio, di continuare le loro razzie senza ostacoli.

 Espina lodò i regnanti di Inghilterra e Francia per la loro saggezza e preoccupazione per il bene delle loro nazioni, nell’avere espulso gli ebrei dai loro regni. Ebbe una particolare lode per il Re francese Filippo II (Augusto) in qualità di regnante che “ardeva di zelo di Dio” quando, nell’anno 1182, spogliò i beni degli ebrei del suo paese e li espulse, nonostante gli appelli della nobiltà e dei prelati e le offerte in danaro da parte degli ebrei (pag. 831).

 Un Doppio Standard

Netanyahu è squisitamente sensibile alla “immoralità” dei Vecchi Cristiani quando o se questi esageravano nel ritenere che fra i Conversos ci fosse una mancanza di sincerità religiosa.

In egual modo egli condanna l’Inquisizione per la sua “manifesta non curanza per la vita umana ed il suo desiderio di ostentare potere ed esercitare il controllo sulla vita e sulla morte, e per la sua sfacciata voracità” (pag. 1085-1086).

 Ma il senso morale di Netanyahu è a senso unico. Egli insinua implicitamente che gli spagnoli avrebbero dovuto essere indifferenti al fatto che erano dominati e sfruttati da un gruppo straniero, e che la loro aristocrazia, e di fatto tutte le classi sociali superiori, stava velocemente diventando una classe di “Nuovi Cristiani”. Secondo Netanyahu, gli spagnoli avrebbero riconosciuto la loro inferiorità e umilmente acconsentirono che un gruppo straniero si occupasse dei loro propri interessi in campo economico, sociale e politico.

Il sorprendente concetto che un popolo è moralmente obbligato ad accettare passivamente la propria eclissi e dominazione non è certamente un richiamo ad un sincero principio di giustizia sociale, indipendentemente dall’ideologia. Questa “moralità” è improbabile che possa trovare consenso presso qualsiasi nazione soggiogata.

 Netanyahu sembra incapace di vedere la natura egocentrica ed ipocrita della sua interpretazione della storia, apparentemente perché vede la moralità strettamente attraverso occhi ebraico-sionisti.

Mentre accetta la considerazione che gli ebrei costituiscono un gruppo nazional-religioso distintio e che la nazione-popolo ebraica può e deve competere con le nazione non ebraiche per le risorse e il potere, egli condanna come immorali gli sforzi dei non ebrei di resistere o di opporsi alla dominazione ebraica. Le istituzioni create dai non ebrei per tutelare i loro propri interessi, come l’Inquisizione, sono prevedibilmente viste da Netanyahu (nonché da altri storici similarmente motivati) come il massimo dell’immoralità.

 Secondo Netanyahu, gli sforzi dei non ebrei di incrementare il loro potere e la loro posizione a spese degli ebrei sono intrinsecamente immorali  e sono attribuiti a motivi di invidia, gelosia e razzismo. (Netanyahu chiama ripetutamente gli Inquisitori e i persecutori  anti-Conversos “razzisti”). D’altro canto, egli non vede niente di sbagliato o immorale negli sforzi degli ebrei nel corso della storia di prendere e mantenere il potere sociale, politico ed economico, spesso con enorme successo, a spese degli altri. Egli ritrae pertanto le ragioni dei Conversos come la lotta per il denaro, il potere politico e lo stato sociale totalmente naturali e umane. In coerenza a ciò, considera l’esazione fiscale come un attività moralmente neutrale che era una parte necessaria della macchina governativa del Medio Evo.

 Efficaci Strategie

Nonostante la disonestà intellettuale e il fallimento etico dell’autore, val la pena leggere questo libro. Oltre ad una accurata cronistoria di stretti rapporti fra i re spagnoli ed i loro sudditi Conversos e un dettagliato riassunto delle fonti sociali e politiche dell’avversità verso i Conversos, esso fornisce un mucchio di informazioni sulle battaglie intellettuali, sociali e politiche fra gli spagnoli e i Conversos nel 15° secolo. Netnayahu offre anche un prezioso ed interessante racconto delle strategie sfaccettate usate dai Conversos per raggiungere i loro obiettivi sociali e politici, strategie che presagiscono molte di quelle tecniche che gli ebrei hanno usato nelle società moderne per combattere l’antisemitismo e favorire i loro interessi.

 Mentre è già stata attirata l’attenzione su alcune delle attività degli apologeti intellettuali Nuovi Cristiani del 15° secolo, siamo ancora lontani dal dirla fino in fondo. Durante il periodo dell’Inquisizione, gli ebrei emigranti dalla Spagna e dal Portogallo produssero una vasta scala di pubblicazioni apologete e polemiche intese a confutare il Cristianesimo e sostenere la risoluzione dei cripto-ebrei che rimasero sulla penisola iberica. ( 33).

 Inoltre Netanyahu indica che persino prima dell’Inquisizione, gli intellettuali Nuovi Cristiani come Fernàn Diaz, il Cardinale Juan de Torquemada e Alonso de Cartagena si distinsero per difendere la presunta ortodossia cattolica dei Nuovi Cristiani, confutare gli argomenti dei nemici dei Conversos e sviluppare originali argomenti teologici che ritraevano gli ebrei, sia nel Vecchio Testamento che nei tempi moderni, in una luce positiva. Per fare questo, questi scrittori dovettero controbattere una larga serie di scritti cattolici che ritraevano gli ebrei in una luce roventemente negativa.

Il loro successo in questo compito dimostra in modo impressionante la loro abilità di intellettuali ebrei durante i tempi di modellare efficaci strategie, adattandosi al prevalente spirito di quel tempo, in difesa degli interessi ebraici (o, in questo caso, dei Nuovi Cristiani).

 Abili Giustificazioni

E’ degno di nota il fatto che,  nell’ambito dell’ insieme di scritture a favore dei Conversos, gli ebrei siano considerati come un distinto gruppo etnico-razziale. Gli scritti del Vescovo convertito Alonso de Cartagena, ad esempio, vedeva gli ebrei come un gruppo “ unito da un vincolo di sangue le cui origini risalgono ad Abramo “ (Netanyahu pag. 530). Cartagena sosteneva che Dio scelse Abramo come capostipite del popolo che si sarebbe dedicato alla Sua causa, e per via del loro ruolo speciale in qualità di antenati carnali di Cristo, dovevano restare separati dagli altri popoli ed occupare un elevata posizione morale rispetto agli altri esseri: “ Non solo il popolo ebraico si elevò alla posizione di nobiltà nell’umanità, ma gli fu assegnato anche il titolo di santità “ (pag. 533).

 Nella tendenza tradizionale ebraica a definire se stessi come un popolo speciale “eletto”, i Conversos si consideravano far parte di una specie di ordine religioso chiuso composto da individui moralmente superiori, distinti da eredità biologica superiore; un gruppo quindi degno di essere i precursori di Cristo.

Compatibilmente con questa visione, la conversione degli ebrei al cristianesimo non fu affatto una conversione, perché rappresentava soltanto un più alto adempimento del loro grande e predestinato ruolo storico. Gli intellettuali Conversos svilupparono questo argomento eccentrico per confutare le accuse dei loro nemici che gli ebrei battezzati non sarebbero stati in grado di adattarsi agli insegnamenti cristiani. (34)

 Un importante aspetto  dell’apologia dei Nuovi Cristiani, e in generale delle loro autodifese intellettuali, è che furono modellate in modo tale che i Conversos potevano considerare e definire se stessi come leali al loro popolo (ebraico) e alla legge (mosaica). (pag. 936-937).

Diventando superficialmente dei cattolici e conservando nel contempo la loro identità etnica e il senso di appartenenza di popolo, essi gettarono un ponte fra “ l’Israele etnico “ e “ l’Israele spirituale “.

Alonso de Cartagena affermava che il cristianesimo poteva servire come una valida ideologia nella quale i Nuovi Cristiani potevano preservare la  coesione e solidarietà del loro gruppo etnico nel stesso identico modo che gli ebrei avevano sempre fatto. Ciò che abbiamo qui, in sostanza, è una originale ideologia di cristianesimo superficiale che serviva a razionalizzare la continuità  dell’identità e della coesione del gruppo ebraico fra i Nuovi Cristiani.

 Cartagena si accorse correttamente che il cristianesimo non riconosce affatto le razze perché, a livello spirituale e teorico, promuovo l’unificazione di tutta l’umanità.

Egli intendeva che alla fine ci sarebbe stato un  miscuglio interetnico di razze e nazioni (una nozione, io sostengo, che giovava alla funzione dei suoi scritti come “ l’inaridimento dello stato “ fa nella classica teoria politica marxista).

 Mentre anticipava il possibile sorgere di una società libera da distinzioni etniche, Cartagena  controbatteva che poiché le divisioni etniche sarebbero continuate in un prossimo futuro e siccome esse non hanno un posto legittimo nella teologia cattolica, noi dovremmo fare del nostro meglio per ignorarle.

Perciò non perorò un programma per incoraggiare il matrimoni misti, non condannò nemmeno i Nuovi Cristiani per la loro continua consapevolezza di gruppo, la loro inter-cooperazione economica e politica, la loro consapevolezza della comune origine, o il loro orgoglio della loro stirpe ebraica.

Anzi, Cartagena tentò di cambiare l’aspetto tradizionale ed il comportamento sociale degli spagnoli non ebrei  sollecitandoli a vedere sia se stessi che i Nuovi Cristiani come membri di un solo popolo, sebbene questi diversi gruppi non erano soltanto disuniti ma, di fatto, erano attivamente impegnati in un aspro e talvolta violento conflitto.

 Il messaggio di Cartagena era che la prosecuzione dei Nuovi Cristiani, come un gruppo segregato e non assimilato all’interno della società spagnola, non doveva avere alcuna rilevanza da una prospettiva teologica e morale cattolica.

Egli suggerì persino che le categorie dei Nuovi Cristiani e dei Vecchi Cristiani fossero abbandonate del tutto, in base alla teoria che eliminando tali distinzioni si sarebbero allentate le ostilità da parte dei Vecchi Cristiani nei confronti dei Nuovi Cristiani.

Nel frattempo, tuttavia, Cartagena sosteneva che ai Nuovi Cristiani fosse consentito di mantenere il loro forte senso di consapevolezza di gruppo superiore.

 La conseguenza è che i Nuovi Cristiani possono e devono continuare a conservare la loro integrità di gruppo e persino la loro unicità etnica al fine di preservare il loro distinto lignaggio.

Comunque, il resto della società cattolica doveva considerare tale comportamento come teoricamente irrilevante e smettere di distinguere gli individui come i Nuovi Cristiani perché questo pensiero razzista è contrario alla teologia e alla moralità cattolica.

In altre parole, Cartagena invitò gli spagnoli non ebrei ad abbandonare i loro senso di autoconsapevolezza di gruppo, invitando però gli ebrei battezzati a conservare la loro identità di gruppo a parte.(35).

 L’inizio della Guerra Intellettuale

Un aspetto che colpisce della lotta contro i Nuovi Cristiani nella Spagna del 15° secolo era che i loro difensori erano intellettualmente molto più raffinati dei loro oppositori. Nell’insieme essi dominavano la letteratura del periodo. (Ciò fu spesso la realtà anche in altre epoche, come durante l’Affare Dreyfuss nella Francia del 19° secolo e negli Stati Uniti oggi). (36)

 Netanyahu elenca dettagliatamente i distinti risultati intellettuali e politici di Torquemada e Cartagena raggiunti prima del loro contrito lavoro e fa notare che Diaz fu il secondo o terzo funzionario statale più potente nel governo di Castiglia. I loro argomenti sono stati illustrati in uno stile altamente colto e accademico che meritava ammirazione nei lettori eruditi.

Inoltre, questi scrittori mostrarono una grande abilità nel creare faraginosi ed intricati argomenti per controbilanciare le  inclinazioni anti-ebraiche di lunga data insite nella teologia cattolica.

Simili commenti si potevano fare in merito ad una ampia letteratura pro-ebraica dedicata a non ebrei in ere storiche più recenti, inclusa la nostra attuale.

Infatti, un buon esempio è quello del libro di Netanyahu.

 Il risultato di tutta questa attività intellettuale fu una sbalorditiva, anche se temporanea, vittoria (pag. 658):

 “ I Marrani dovettero far fronte ad una campagna di denigrazione che minacciava chiaramente la loro esistenza in Spagna e quindi cercavano inevitabilmente il modo migliore per domare questa campagna o ridurne l’efficacia. Fintanto che Toledo fu il quartier generale e il centro delle sommosse ribelli anti-Marrano, i Marrani riuscirono a sostenere le violenti diatribe….con un controattacco che mise i loro nemici sulla difensiva. Determinati a combattere il fuoco con il fuoco, i Marrani piazzarono nella prima linea di questa battaglia gli uomini più forti e più abili di cui disponevano: Torquemada, Cartagena, il Relatore Fernàn Diaz e altri; arruolarono in loro difesa uomini brillanti e coraggiosi, come Lope de Barrientos e Alonso de Montalvo….

 Costruirono una massiccia opinione pubblica che era così ostile a Sarmiento (un leader della rivolta anti-Conversos) e ai suoi seguaci che questi vennero poi considerati come fuorilegge, non solo politicamente ma anche sul piano morale e religioso. Nel giro di un anno dall’inizio dello scoppio della rivolta di Toledo, i Marrani videro i loro avversari in ritirata; il Papa li aveva denunciati e scomunicati; i loro leader venivano cacciati e uccisi; e Toledo….chiaramente, stava cercando un accordo con la Corona.

 Nella loro battaglia intellettuale i Conversos assoldarono Vecchi Cristiani di spicco e rispettati  affinché difendessero la loro causa. Una strategia comunemente usata dagli ebrei nel corso degli anni. (Persino nel vecchio mondo si sviluppò un’intera letteratura apologetica scritta dagli ebrei mascherati da non ebrei). (37) In modo analogo, nelle società moderne gli ebrei hanno spesso finanziato segretamente organizzazioni capeggiate da non ebrei di spicco che combattevano l’antisemitismo oppure che promuovevano gli interessi ebraici.

Esempi di questi avvenimenti nell’America del 20° secolo includono le riuscite campagne per imporre un embargo commerciale americano nei confronti della Russia zarista e di revisione della politica immigratoria americana per promuovere al massimo il pluralismo culturale e razziale. (38)

 Come afferma Netanyahu, i Conversos reclutarono vari Vecchi Cristiani in vista a supporto della loro causa. Lope de Barrientos, un Vecchio Cristiano e Vescovo di Cuenca, fu assoldato dal Converso Fernàn Diaz per scrivere un opuscolo a sostegno dell’ortodossia cattolica della maggior parte dei Conversos e a condanna dei loro nemici (pag. 612).

In realtà questo libretto non era altro che una revisione di quello che lo stesso Diaz aveva scritto.

Un altro Vecchio Cristiano, il giurista Alonso Diaz de Montalvo, chiese aiuto dai due intellettuali Nuovi Cristiani di spicco per scrivere un apologetico opuscolo a favore dei Conversos.

 Fu così che i Nuovi Cristiani intrapresero una elaborata e sfaccettata strategia per contrastare e vincere i loro nemici. Ciò includeva scritti polemici di intellettuali Conversos, il reclutamento di intellettuali non ebrei di spicco, nonché falsificazioni e cancellature di documenti storici da parte di studiosi Conversos. Ciò includeva anche l’impegno a convincere il Re a trattare severamente i persecutori anti-ebraici e a convincere il Papa a scomunicare i ribelli anti-ebraici di Toledo del 1449. Durante l’epoca dell’Inquisizione i Nuovi Cristiani corruppero il papa ed altri alti prelati e, in certi periodi, riuscirono ad entrare nell’Inquisizione stessa come impegno per allentare gli effetti della sua campagna contro i cripto ebrei. Gli sforzi dei Conversos non erano limitati soltanto al campo intellettuale, essi comprendevano la costituzione di organizzazioni  para militari di autodifesa urbana e persino omicidi di leaders anti-Conversos durante i periodi di conflitto armato.

 Grazie a questi sforzi i Nuovi Cristiani restarono una forza politica di spicco in Spagna fino al 17° secolo (nonostante l’Inquisizione vi rimase attiva fino al 18° secolo).

Non si può che rimanere colpiti dalla loro incredibile tenacità, nonché da quella degli storici ebrei come Netanyahu che continuano a combattere le loro battaglie cinque secoli dopo.

 Promuovere un Panorama Storico Ebraico

Al riguardo, Netanyahu sta continuando una lunga tradizione di apologetiche intellettuali ebraiche che vanno indietro fino al mondo antico. Lo studioso ebraico Jacob Katz vede questo modello accademico come molto vivace nel mondo odierno. Ritiene che i Dicasteri di Studi Ebraici nelle università americane siano esplicitamente collegati al nazionalismo ebraico e spesso violano gli abituali standard di obiettività accademica: “ i divieti del tradizionalismo, da una parte, e una propensione all’apologetico, dall’altra, può funzionare da deterrente all’obiettività accademica “.

Il lavoro degli storici ebrei, dice Katz, mostra “ un atteggiamento difensivo che continua  a ossessionare buona parte dell’attività ebraica contemporanea “ (39)

 Un altro libro recente sull’Inquisizione, di José Faur All’Ombra della Storia: gli Ebrei e i Conversos all’Alba della Modernità (40) è ancora più vergognoso di quello di Netanyahu nel suo disprezzo per la normale ricerca accademica della verità, , schiacciata dal fine di promuovere una storiografia completamente giudeo centrica.

Nell’introduzione, Faur descrive la sua profonda devozione al giudaismo e attaccamento alla cultura ebraica della sua infanzia.

Egli scrive che “ questo libro è scritto dalla prospettiva dell’altro “.

“ La storia dei Conversos riguarda il tentativo degli oppressi di rompere il silenzio imposto loro dalla società che li perseguitava, e trasmettere la prospettiva dei perseguitati alle future generazioni “.

 Faur rifiuta totalmente la storia “obiettiva” o “scientifica” la cui vera funzione è stata di “sopprimere prospettive alternative, in particolare la prospettiva della vittima “.

Egli spiega sfacciatamente il suo obiettivo:

“ Non ci sarà alcuna “storia ebraica” senza storici ebrei che stabiliscono una specifica prospettiva ebraica. Quindi, il sorgere di una consapevolezza storica ebraica è indispensabile per una specifica storia ebraica. Senza una consapevolezza storica il destino del popolo ebraico rimarrà inadempiuto”.

 La storiografia per Faur è essenzialmente soggettiva.

“ La responsabilità più tremenda di uno storico ebreo è di convalidare l’autorevolezza della memoria ebraica “.

Proprio come con gli scrittori Conversos del 15° secolo, gli storici come Netanyahu, ed una folta schiera di apologeti ebrei che vanno a ritroso nel mondo antico, José Faur vede il suo lavoro intellettuale come una dedica e soprattutto una promozione degli interessi ebraici.

 Nonostante le loro manifeste inclinazioni, storici come Netanyahu e Faur non incontrano alcun ostacolo nel mondo di oggi. Le loro opere sono pubblicate dalle case editrici più accreditate e famose, mentre gli storici revisionisti che tentano una prospettiva storica più obiettiva, che inevitabilmente entra in conflitto con l’autoconcezione e gli interessi ebraici, sono di norma isolati in una specie di sotterraneo intellettuale, se non dimenticati.

 Un Conflitto Antico

Qualsiasi società sana richiede un senso morale ed etico, persino una specie di auto-rettitudine, e nessun popolo ha messo a punto questo senso meglio degli ebrei.

Cominciando con Filone d’Alessandria (detto Filone l’Ebreo) e Flavio Giuseppe nell’antichità, gli studiosi ebrei e i leader religiosi hanno ideato argomenti farraginosi con l’intenzione di mettere il popolo ebraico e il giudaismo in una luce positiva.

Come parte di questo impegno per giustificare moralmente il ruolo ebraico nella storia, essi descrivono spesso il giudaismo come una religione moralmente superiore. Gli ebrei che agiscono secondo alti principi etici ed il popolo ebraico, di conseguenza, un faro morale per il resto dell’umanità.

Questa “luce sulle nazioni” è un argomento che continuò ad essere un tema di spicco dell’apologia ebraica del 19° e del 20° secolo.

 Coerentemente con ciò, gli intellettuali ebrei hanno cercato di difendere la storia e la tradizione ebraica definendo immorali tutte le società e le culture che sono state ostili agli ebrei.

Soprattutto nei secoli recenti, gli studiosi ebrei sono stati in prima linea nell’impegno volto a calunniare e screditare i fondamenti religiosi, culturali e intellettuali della civiltà occidentale.

Facendo riferimento a questo fenomeno, lo storico britannico Paul Johnson scrive del “ vero e proprio potere distruttivo del razionalismo ebraico una volta che è fuggito dalle restrizioni imposte dalla comunità tradizionale “ (41)

 Netanyahu è esattamente inquadrato in questa tradizione. Il suo lavoro cerca di descrivere il comportamento ebraico (e Converso) come etico, e il giudaismo come morale, condannando allo stesso tempo le società anti-ebraiche come fondamentalmente irrazionali e malevoli.

Quindi egli non censura soltanto la cultura spagnola ma la civiltà occidentale, incluso il suo pilastro religioso: il Cristianesimo.

Secondo gli intellettuali ebrei come Netanyahu, la storia dell’occidente, che inizia con l’Impero Romano e la prima era cristiana, e che termina ad Auschwitz, è stata un’ampia storia di odio verso gli ebrei e quindi di  male assoluto.

 Da parte loro, i non ebrei, in periodi e luoghi ampiamente diversi, hanno considerato il comportamento ebraico, nonché il codice morale fondamentalmente etnocentrico del giudaismo, con disgusto e disprezzo. (42). Questo lo si può trovare negli intellettuali romani dell’antichità, nelle straordinarie  “controversie” cattolico-ebraiche del Medio Evo, in varie condanne del Talmud ebraico da parte di Papi e leaders cattolici, e come filo conduttore di spicco nel discorso Illuminista sugli ebrei nel 18° e 19° secolo (ad esempio Kant e Voltaire).

 In un mondo in cui ebrei e non ebrei stanno ancora brancolando nel buio per definire il posto idoneo degli ebrei nella società, gli storici ebrei come Netanyahu e Faur prendono molto sul serio il loro lavoro. Essi si considerano non come ricercatori imparziali alla ricerca della verità storica, ma come guerrieri intellettuali in un conflitto che viene intrapreso per fini superiori.

Essi credono, correttamente, che la sopravvivenza del popolo ebraico richieda una difesa accademica senza sosta, persino nella nostra era “illuminata”. In questo antico conflitto, il libro di Netanyahu è un importante arma intellettuale, potente e affilata, ma anche a doppio taglio.

 

NOTE

1. Cecil Roth, A History of the Marranos ( Storia dei Marrani)  (New York: Meridian Books, and, Phildelphia jewish Publication Society of America, 1960 (copyright 1932), pag,. 20; e C. Roth, The Spanish Inquisition  (L’Inquisizione Spagnola) (New York: W.W. Norton and Co., 1937), pag. 27;Cecil Roth, nato in Inghilterra nel 1899, autore di numerose opera di storia ebraica. Iniziò ad Insegna all’Università di Oxford nel 1939.

2. Cecil Roth, A History of The Marranos ( Storia dei Marrani) (New York and  Philadlephia,   1960), pag. 30,30,31

3. H. fast, The Jews: Story of a People (Gli Ebrei: Storia di un Popolo) (Dell pb. Edition, 1978 (in origine: Dial press: 1968), pag.    215,216

4. F.L. Cross e E.A. Livingstone (eds.), The Oxford Dictionary of the Christian Church (Oxford    Univ. Press (2a. edizione) 1977, pag. 1296

5. Edward Peters, Inquisition (New York: Free Press, 1988), “ The Myth of the Spanish  Inquisition” (Il Mito dell’Inquisizione Spagnola), un documentario televisivo del 1995 che fu trasmesso anche negli USA su History Channel (AandE cable network), 17 gennaio 1996; Edward O’Brien,  “A New Look  At the Spanish Inquisition” (Un Nuovo Sguardo all’Inquisizione Spagnola ), The Wanderer (St. Paul, Minn.), 15 Febbraio 1996, pag. 10

6. Cecil Roth, A History of the Marranos ( Storia dei Marrani) (New York and Philadelphia: 1960), pag. 1-10;   L. Begley, Wartime Lies (Bugie del Tempo di Guerra) (New York: Knopf, 1991); J. Prinz, The Secret Jews (New York:  Random House, 1973)

7. D.K. Shipler, “ Soviet Jews Found to retain Identity “ (Scoperti Ebrei Sovietici che Mantenevano la loro Identità), The New York Times, 20 Febbraio
1981. Vedi anche il libro di Hendrick Smith: The Russians (I Russi)

8.   H. Beinart, “ The Converso Community in 15th Century Spain “ (La Comunità dei Conversos nella Spagna del 15° secolo) , in R.D. Barnett (ed.)  The Sepahrdi Heritage, (L’Eredità Sefardita) Vol. 1 (New York: Ktav, 1971), pag. 425-456, 457-478; H. Beinart,  Conversos on Trial: The Inquisition in Ciudad Real (Processo ai Conversos a Ciudad Real) (Jerusalem:Magnes Press/Hebrew Univ., 1981); S.M. Hordes, “ The Inquisition and the Crypto-Jewish Community in Colonial New  Spain and New Mexico (L’Inquisizione e la Comunità Cripto-Ebraica nella Nuova Spagna Coloniale e nel Nuovo Messico) in M.E. perry and A.J. Cruz (eds.), Cultural Encounters: The Impact of the Inquisition in Spain and the New World (L’Impatto dell’Inquisizione in Spagna e nel Nuovo Mondo) (Berkeley, 1991); M. Lazar, “ Scorched Parchments and Tortured Memories: The “Jewishness” of the Anussim (Crypto-Jews), (Pergamene Bruciacchiate e Memorie Distorte: L’Ebraicità degli Anussim (Cripto-Ebrei),.

 9. Vedi, ad esempio, J.C. Boyajian, Portuguese Bankers at the Court of Spain 1626-1650 (Banchieri Portoghesi alla Corte di Spagna 1626-1650) (New Brunswick, NJ: Rutgers Univ. press. 1983; Y.H. Yerushalmi, From Spanish Court to Italian Ghetto (Dalla Corte Spagnola al Ghetto Italiano); Isaac Cardoso: A Study in Seventeenth-Century Marranism and Jewish Apologetics (Uno Studio del Fenomeno Marrano e degli Apologeti Ebrei nel Diciassettesimo Secolo) (New York: Columbia Univ. Press, 1971)

 10.  Salo W. Baron, A Social and Religious History of the Jews (Storia Sociale e Religiosa degli Ebrei), Vol. XV, “ Late Middle Ages and Era of European Expansion “ (Tardo Medio Evo e l’Era dell’Espansione Europea) (Philadelphia: Jewish Publication Society of America (2a. ediz.), 1973, pag. 372; S. Haliczer, “ The First Holocaust “ (Il Primo Olocausto), in S. Haliczer (ed.), (trad. S. Haliczer), Inquisition and Society in Early Modern Europe (Inquisizione e Società nella Prima Moderna Europa) (Totowa, NJ: Barnes and Noble, 1987)

 11. S.M. Hordes, “The Inquisition and the Crypto-Jewish Community…..” (L’Inquisizione e la Comunità Cripto-Giudaica) in M.E. Perry and A.J. Cruz (eds.), Cultural Encounters (Berkeley: 1991), pag. 213

12. S.W. Baron, A Social and Religious History of the Jews (Storia Sociale e Religiosa degli Ebrei), Vol. XV (Philadelphia: 1973), pag. 233-234

 13. Y.H. Yerushalmi, From Spanish Court to Italian Ghetto (Dalla Corte Spagnola al Ghetto Italiano) (New York; 1971), pag.5

 14. C. Roth, A History of the Marranos (Storia dei Marrani) (1960), Epilogo, “ The Marranos of Today” (I Marrani di Oggi) e esp. Pag. 362-365, 368, 369; Nel 1990 una comunità di circa 500 ebrie clandestini viveva nel paese portoghese di Belmonte. Fonte: P. Ames, “ Portugal Jews Begin to Shed Secrecy “ (Gli Ebrei del Portogallo Cominciano ad Uscire dal Riserbo), Los Angeles Times (Articolo AP), 3 Giugno 1990; nel 1978 il più importante giornale inglese della comunità ebraica affermava che in Portogallo ci sono ancora paesini abitati da questi ebrei che vivono in segretezza. Fonte: S. Freedland, “ The Secret Jews, 1978 Style “ (Ebrei Segreti, Stile 1978), Jewish Chronicle (Londra), 3 Febbraio 1978, pag. 24; vedi anche H.C. Lea, History of the Inquisition of Spain (Storia dell’Inquisizione di Spagna), 4 Volumi (New York: American Scholar Publications, 1906-1907; ristampato nel 1966).

 15. Citato in S.W. Baron, A Social and Religious History of the Jews (Storia Sociale e Religiosa degli Ebrei), Vol. XV (1973), pag. 110

 16. S.W. Baron, A Social and Religious History of the Jews (Storia Sociale e Religiosa degli Ebrei), Vol. XV, pag. 139; B. Pullan, The Jews of Europe and the Inquisition of Venice (Gli Ebrei d’Europa e l’Inquisizione di Venezia), 1550-1670 (Londra: basil Blackwell, 1983)

 17. cecil Roth, A History of the Marranos (Storia dei Marrani) (ed. 1932), pag. XXIII-XXIV. Un altro recente esempio è quello di José Faur, che scrive spassionatamente de “ La Gloria di Sepharad “ (In the Shadow of History: Jews and Conversos at the Dawn of Modernity) (All’Ombra della Storia: Ebrei e Conversos all’Alba della Modernità), Albany: State Univ. Of New York Press, 1992, pag. IX

 18. Henry Kamen, Inquisition and Society in Spain in the Sixteenth and Seventeenth Centuries (Inquisizione e Società in Spagna nel 16° e 17° Secolo) (Bloomington: Indiana Univ. Press, 1985). Kamen prosegue il suo lavoro altamente apologetico in una recensione del libro di Netanyahu “ The Secret of the Inquisition” (Il Segreto dell’Inquisizione), New York Review of Books, 1° Febbraio 1996, pag. 4-6. In effetti Kamen va oltre Netanyahu nel sostenere che “ in buona misura fu l’Inquisizione a creare anti-semitismo e non l’anti-semitismo a creare l’Inquisizione “. Questa è un’affermazione sbalorditiva alla luce delle diffuse e ripetute violenze contro gli ebrei che culminarono nelle conversioni forzate del 1391 e contro i Conversos a partire dal 1440 fino alla creazione dell’Inquisizione nel 1480. Il messaggio chiaro del lavoro di molti ricercatori, incluso Netanyahu, è che nei vari secoli  l’unico freno sulle violenti persecuzioni anti-ebraiche e anti-Conversos, fu l’alleanza degli ebrei, e in seguito quella dei Conversos, con la Corona..

 19. E. Rivkin, “How Jewish were the New Christians?” (Quanto Ebrei erano I Nuovi Cristiani?), in J. Sola, S.G. Armistead and Silverman (eds.), Hispania Judaica: Studies in the History, Language and Literature of the Jews in the Hispanic World (Spagna Giudaica: Studi nella Storia, Lingua e Letteratura degli Ebrei nel Mondo Ispanico), Vol. I; History (Barcelona: Puvill-Editor, senza data)

 20. A. castro, The Structure of Spanish History (La Struttura della Storia Spagnola), trad. E.L. King (Princeton Univ. Press, 1954), pag. 525, 531

21. Citato in: W.T. Walsh, Isabella of Spain: The Last Crusader (Isabella di Spagna: l’Ultima Crociata) (New York: Robert M. McBride and Co. 1930), pag. 202-203

 22. V. Perera, “ Burning Questions: A Monumental Reinterpretation of why the Inquisition Happened “ (Domande Scottanti: una gigantesca reinterpretazione del perché ci fu l’Inquisizione), The New Yorker, 6 Novembre 1995, pag. 163-174.

 23. David Berger, nella sua recensione, “ Old and New Christians “ (Vecchi e Nuovi Cristiani), Commento, Ottobre 1995, pag. 56, descrive il lavoro di Netanyahu come “ sprovvisto di sfumature” nella sua definizione unitaria dei Nuovi Cristiani, e come mirante a restaurare “motivi e intenzioni con una serie di deduzioni basate su deboli prove”.

 24. Pubblicato a new York nel 1966 dall’Accademia Americana per la Ricerca Ebraica. Ristampato nel 1973.

 25. Vedi G. Cohen (Review of the Marranos of Spain  di B. Netanyahu), Studi Sociali Ebraici, Vol. 29, 1967, pag. 178-184. Cohen sottolinea come Netanyahu si impegna in interpretazioni estremamente tendenziose per difendere le sue ipotesi; vedi anche: Y.H. Yerushalmi, From Spanish Court to Italian Ghetto (Dalla Corte Spagnola al Ghetto Italiano), (1971), pag. 21 e oltre.

26. Richard L. Kagan, “ Article of Faith? “ (Oggetto di Fede?) (recensione), The New York Times Book Review, 27 Agosto 1995, pag. 16

27. Vedi J. Contraras, “ Family and Patronage: The Judeo-Converso minority in Spain “ (Famiglia e Sostegno: la minoranza giudaico-Converso in Spagna), in M.E. Perry e A.J. Cruz (eds.), Cultural Encounters: The Impact of the Inquisition in Spain and the New World (L’Impatto dell’Inquisizione in Spagna e nel Nuovo Mondo) (Berkeley: Univ. Of California Press, 1991), pag. 134; J. Faur, In the Shadow of History (All’Ombra della Storia) (1992), pag. 41; S. Freund e T. Ruiz, “ Jews, Conversos and the Inquisition in Spain, 1391-1492 “ (Ebrei, Conversos e l’Inquisizione in Spagna, 1391-1492), in M. Perry e F.M. Schweitzer (eds.) Jewish-Christian Encounters over the Centuries (Scontri Ebraico-Cristiani nei Secoli) (New York: Peter Lang, 1994), pag. 178; S. Haliczer, Inquisition and Society in the Kingdom of Valencia 1478-1834) (Inquisizione e Società nel Regno di Valencia) 1478.1834) (Berkeley: Univ. of California Press, 1990), pag. 212 e oltre; R. Kagan, “ Article of Faith “ (Oggetto di Fede), The New York Times Book Review, 27 Agosto 1995, pag. 16

 28. D. berger, “ Old and New Christians “ (Vecchi e Nuovi Cristiani), Commento, 4 Ottobre 1995, pag. 56

 29. H. Fast, The Jews: Story of a People (Gli Ebrei: Storia di un Popolo), (Dell pb. Edition, 1978 (in origine: Dial Press: 1968), pag. 218-219; vedi anche Yirmiyahu Yovel, Spinoza and Other Heretics (Princeton Univ. Press 1989), Capitoli 1-4

 30. J. Contraras, “ Family and Patronage “ (Famiglia e Sostegno) e J. Contraras “ Alderman and Judaizers: Cryptojudaism, Counter-Reformation, and local power (Alderman e I giudaizzanti: Cripto-giudaismo, Controriforma e potere locale), entrambi in A.J. Cruz e M.E. Perry (eds.), Culture and Control in Counter-Reformation Spain (Cultura e Controllo nella Spagna della Contro-Riforma) (Minneapolis: Univ. Of Minnesota Press, 1992; S.M. Hordes, “ The Inquisition…. “ (L’Inquisizione…..) in M.E. Perry e A.J. Cruz (eds.), Cultural Encounters (Berkeley: 1991); Y.H. Yerushalmi, From Spanish Court to Italian Ghetto (Dalla Corte Spagnola al Ghetto Italiano) (1971), pag. 18

 31. C. Roth, A History of the Marranos (Storia dei Marrani)(New York e Philadelphia: 1960), pag. 21

 32. C. Roth, A History of the Marranos (Storia dei Marrani) (1960), pag. 31

 33. Y.H. Yerushalmi, From Spanisg Court to Italian Ghetto (Dalla Corte Spagnola al Ghetto Italiano) (1971), pag. 48

 34. Si trovano argomenti simili nella letteratura del movimento odierno “ Jews for Jesus “ (Gli Ebrei per Gesù)

 35. I paragoni con i nostri tempi sono ovvi. Durante il secolo scorso, i pensatori marxisti e progressisti lavorarono sodo per convincere i legislatori ed il pubblico che la razza e l’etnicità non dovevano essere considerate rilevanti, anche se hanno rivestito un importante ruolo nella vita quotidiana della gente . Oppure consideriamo quei leader ebraici di oggi che sollecitano i non ebrei ad abbandonare il loro senso di identità culturale, religiosa, razziale ed etnica, mentre allo stesso tempo invitano gli ebrei a conservare attentamente la loro distinta identità di gruppo etnico-religioso.

 36. Albert S. Lindemann, The Jews Accused: Three Anti-Semitic Affairs (Gli Ebrei Accusarono: Tre Questioni Anti-Semite) (Dreyfus, Beilis, Frank) 1894-1915 (New York: Cambridge Univ. press, 1991); vedi anche: Wilmot Robertson, The Dispossessed Majority (La Maggioranza Espropriata) (Cape Canavaral, Florida: Howard Allen, 1981)

 37. E. Schuerer, The History of the Jewish People in the Age of Jesus Christ (175 A.C. – A.D. 135)  (La Storia del Popolo Ebraico all’Epoca di gesù Cristo), Vol. III (corretto e redatto da G. Vermes, F. Millar e M. Goodman. Pubblicato in origine nel 1885, Edinburgh: T. e T. Clark, 1986), pag. 617 in poi

 38. N.W. Cohen, Nor Free to Desist: The American Jewish Committee 1906-1966 (Non Liberi di Desistere: Il Comitato Ebraico Americano 1906-1966) (Philadelphia: The Jewish Pubblication Society of America, 1972); S.M. Neuringer, American Jewry and United States Immigration Policy 1881-1953 (L’Ebraismo Americano e la Politica Immigratoria degli Stati Uniti 1881-1953) (New York: Arno, 1980, Nathan C. Belth, A Promise to Keep : A Narrative of the American Encounter with Anti-Semitism (Una Promessa da Mantenere: Narrazione dell’Incontro degli Americani con l’Anti-Semitismo) (New York: Times Books/The New York Times (copyright: Anti-Defamation League of B’nai B’rith), 1979, pag. 173, 175; E’ anche di rilievo: Alfred M. Lilienthal, The Zionist Connection (Il Legame Sionista) (New York: 1978)

39. Jacob Katz, Jewish Emancipation and Self-Emancipation (Emancipazione Ebraica e Auto-Emancipazione) (Philadelphia: Jewish Publication Society of America, 1986), pag. 84, 85

40. J. Faur, In the Shadow of History  (All’Ombra della Storia) (Albany: State University of New York Press, 1992), le citazioni dal libro di Faur sono dale pagine 8 (corsivo nel testo), 183, 184 e 210.

 41. P. Johnson, A History of the Jews (Storia degli Ebrei) (New York: Perennial Library, 1988, in origine pubblicato da Harper & Row, 1987), pag. 291-292

 42. Vedi l’importante libro del ricercatore israeliano Israel Shahak, Jewish Religion, Jewish History: The Weight of Three Thousand Years (Religione Ebraica, Storia Ebraica: Il peso di Tremila Anni) (Boulder, Colorado: Pluto Press, 1994)

Traduzione a cura di: Gian Franco SPOTTI

Fonte: The Journal of Historical Review, Gennaio-Febbraio 1996 (vol. 16, N0. 1), pag. 2-22

Sito: http://www.ihr.org/jhr/v16/v16n1p-2_Chalmers.html


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Author(s): Olodogma
Title: La “questione ebraica” nella Spagna del 15° e 16° secolo
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Published: 2015-02-23
First posted on CODOH: Nov. 16, 2018, 9:40 a.m.
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