Il crematorio di Dachau: Eugen Seibold ed Emil Mahl contro Enrico Vanzini
Published: 2015-02-26

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Il crematorio di Dachau:

Eugen Seibold ed Emil Mahl contro Enrico Vanzini

(di Carlo Mattogno, 25 Febbraio 2015)

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Per comprendere bene la dichiarazione che segue è necessario qualche ragguaglio preliminare.

Il KL Dachau era dotato originariamente, fin dal 1940, di un piccolo crematorio munito di un forno Topf mobile a due muffole riscaldato con nafta, poi trasformato in forno fisso a coke coll'installazione di due gasogeni laterali. Il progetto del nuovo crematorio, la cosiddetta Baracke “X”, risale al marzo 1942 e fu approvato il 23 maggio. Il crematorio entrò in funzione nella primavera del 1943.

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Il nuovo impianto era provvisto di quattro forni crematori riscaldati con coke della ditta . Il cadavere da cremare veniva deposto su una specie di barella di ferro i cui tubi laterali potevano scorrere sui due rulli metallici disposti ai due lati della porta di introduzione del forno, e poi spinto all'interno della camera di cremazione (muffola); indi si calava la piastra di bloccaggio, che scorreva come una ghigliottina lungo due guide al di sopra della porta; questo dispositivo impediva che il cadavere uscisse dalla muffola quando si tirava indietro la barella. Per i dettagli tecnici e il funzionamento di questi impianti rimando al mio studio I forni crematori di Auschwitz. Effepi, Genova, 2012, vol. I, pp. 243-248 e 439-442; vol. II, fotografie 248-269, pp. 612-622.

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Immagine 1. Prima pagina della dichiarazione di Seibold. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Dichiarazione di Eugen Seibold del 10 novembre 1945

«1) CREMATORIO. Vi lavorai fin da quando i nuovi forni crematori furono costruiti. Poi rimasi permanentemente nella squadra del crematorio e dormii nell'edificio del nuovo crematorio sino alla fine. L'SS incaricato era l'Oberscharführer BONGARTZ. Il suo aiutante era l'SS-Scharführer HENSCHEN. I detenuti che lavoravano permanentemente al crematorio erano Emil MAHL, il Kapo Franz GEIGER, che ora vive a Sternberg ed è probabilmente disposto a testimoniare, August ZIEGLE, Johann COMPKATZ (di Marburg, Jugoslavia). Compreso me, eravamo 5 lavoranti al crematorio. Sono tutti vivi e possono confermare la mia testimonianza. Occasionalmente avevamo un aiuto supplementare preso a caso dal campo. Tuttavia, normalmente eravamo sufficienti per far fronte al lavoro che si presentava. Il mio compito speciale era quello di fuochista. Ma presi parte ad ogni attività del crematorio come ogni altro.

Mi è noto che prima di me al crematorio lavoravano altri 4 Tedeschi. Furono tutti e quattro rilasciati e divennero membri delle SS. Prima di me 7 Ebrei lavoravano come squadra del crematorio. Questi uomini vivevano nello scantinato. Lavoravano al vecchio crematorio, dove il lavoro era molto più duro, per il fatto che i fuochisti e i lavoranti non erano protetti dal terribile calore che proveniva dal forno, che funzionava a 1800°C [1]. Il nuovo crematorio aveva porte doppie [cioè i forni del nuovo crematorio] [2]. Grazie ad esse i detenuti che manovravano la barella sulla quale i corpi morti venivano spinti nel forno non erano investiti dal flusso pieno del calore quando si apriva la porta del forno. Nel vecchio crematorio i detenuti che spingevano la barella coi corpi morti nel [forno] crematorio dovevano subire il flusso pieno [del calore] quando si avvicinavano al forno. La loro salute ne soffrì terribilmente e BONGARTZ ci disse che tutti gli uomini del precedente crematorio erano periti. Immediatamente prima che la nostra squadra fosse assegnata al crematorio, 3 ufficiali russi lavoravano al vecchio forno. BONGARTZ disse che essi non riuscivano a sopportare il calore. Così si armarono di aste e di pinze1 metalliche e tentarono di aggredirlo quando entrò nel vecchio crematorio. Egli sparò a tutti e tre. Prima dei Russi, furono uccisi anche 7 Ebrei.

BONGARTZ raccontò che andarono da lui e gli dissero: “Non possiamo continuare con questo lavoro, non possiamo più sopportare il calore”. Allora egli diede a ciascuno una corda in modo che si potessero impiccare da soli e appunto ciò fecero. Io non credo a questa storia. Credo però che il calore del vecchio crematorio debba aver ucciso chiunque vi abbia svolto un lavoro per lungo tempo. Ai miei tempi usammo il vecchio crematorio una sola volta. Fu quando arrivò un trasporto di 500 Francesi [morti] e bisognava usare qualunque mezzo disponibile per cremare i corpi. Anche il forno del vecchio crematorio richiede il sollevamento della barella ad una grande altezza prima che il corpo possa essere spinto nel forno. È un lavoro molto duro.

I corpi venivano cremati nudi. Normalmente i detenuti [morti] arrivavano nudi dal campo. Venivano gettati in un mucchio e noi avevamo due grosse pinze [3] per tirare via i corpi dal mucchio, metterli sulla barella e poi spingerli nel forno. Non dovevamo toccare i corpi, perché erano infetti per le malattie. Se qualcuno veniva impiccato nel crematorio, dovevamo spogliarlo. Ad esempio, ricordo di aver spogliato una volta 5 donne. Le 5 [donne] e i Francesi che ho appena menzionato arrivarono in abiti civili. Noi spogliammo questi 500 uomini ecc.

La cremazione dei corpi durava circa due ore. Un forno poteva contenere 7 o 8 corpi alla volta. Quando gli uomini erano molto emaciati potevamo mettercene anche 9 in un forno [4]. Ogni due ore vi spingevamo dentro nuovi corpi e non usavamo tutti e quattro i forni nello stesso tempo. Generalmente aspettavamo fino a che c'erano circa 80 corpi insieme. Poi accendevamo uno o due forni e procedevamo [5]. Avevamo dei registri nei quali annotavamo tutti i nomi [recte: i numeri di matricola] delle persone cremate. Ma io stesso dovetti aiutare a bruciare tutti questi registri durante gli ultimi giorni. A mio avviso cremammo complessivamente tra 20.000 e 22.000 corpi [5].

So anche di 3.000 corpi che seppellimmo nel corso delle ultime settimane. All'epoca ero un Kapo e lavoravo con un autista SS che si chiamava Peter, non ricordo il cognome. Quest'uomo ora è a Ingolstadt. L'inumazione ebbe luogo perché non avevamo abbastanza combustibile per cremare i corpi. Il Kapo KRATZER, che è ora disponibile proprio qui a Dachau come testimone, portò i corpi dal campo al crematorio con la sua squadra su un carro spinto a mano (Moorexpress). Egli potrebbe anche indicare il numero delle persone che entrarono nel crematorio».

Il testimone riferisce poi che nello scantinato del crematorio c'era il deposito delle urne, provvisto di una macina per i residui della cremazione. Le urne venivano riempite di ceneri a caso e inviate alle famiglie dei detenuti che ne facevano richiesta, il che avveniva più o meno per l'uno per cento dei decessi. Nel 1944 la macina si ruppe e non fu sostituita; la macinazione fu effettuata a mano. Le ceneri furono seppellite in quattro diversi punti vicino al crematorio.

«Quando a volte capitava che dovessimo lavorare giorno e notte, dormivamo sempre nell'edificio del crematorio. Lavoravamo irregolarmente e ricevevamo una dieta speciale, cibo sufficiente con latte e altri vantaggi. Il dott. HINTERMANN ci visitava dal punto di vista medico».

Dopo le esecuzioni, continua il testimone, spesso la squadra del crematorio riceveva un po' di brandy. I 500 Francesi morti menzionati sopra erano arrivati vestiti e nelle loro tasche fu trovato del cibo. Al crematorio talvolta arrivarono anche persone ancora vive. Seibold menziona il caso di due Russi, che egli cercò di rianimare dando loro del latte. Uno non reagì e fu cremato. L'altro invece diede segni di vita. Allora Seibold telefonò all'ospedale del campo e il Russo fu prelevato e portato via. Egli racconta inoltre di un'esecuzione di 90 Russi effettuata troppo in fretta nel cortile del crematorio, sicché 35 erano ancora vivi quando furono portati ai forni e sopravvissero ancora per alcune ore2.

Commento

[1] Che il forno Topf a 2 muffole del vecchio crematorio funzionasse a una temperatura di 1800°C è una semplice assurdità. Una tale temperatura non si produceva neppure nel focolare del gasogeno. La temperatura di esercizio dei forni crematori Topf era di 800°C.

[2] Il fatto che il forno Kori avesse una porta a due battenti invece che a un solo battente come il forno Topf non comportava alcuna particolare protezione dal calore della muffola, dato che entrambi i tipi di porta dovevano essere aperti completamente per introdurre il cadavere.

[3] L'impiego di queste pinze è attestato da alcune fotografie d'epoca, come quella che riporto (vedi immagine 2)

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Immagine 2. La squadra del crematorio di Dachau all'opera. Da: http://www.ushmm.org/wlc/en/media_ph.php?ModuleId=10006237&MediaId=4043 . Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

[4] Nel forno crematorio Kori modello Reform una cremazione durava 50-60 minuti. La cremazione di 7-8 o 9 cadaveri insieme in due ore è una fandonia che fa parte del bagaglio iperbolico-propagandistico dei testimoni.

[5] Dal gennaio 1940 al maggio 1945 a Dachau morirono 27.839 detenuti, di cui 15.384 nei mesi di gennaio-maggio 1945, dopo la cessazione del presunto piano hitleriano di sterminio, a causa della terribile epidemia di tifo petecchiale che vi infuriò in questi mesi. Di questi morti, 3.350 furono inumati3, perciò quelli cremati sarebbero 24.489. Dal 1940 al febbraio 1943 i decessi furono 6.987, di conseguenza i cremati nel nuovo crematorio sarebbero circa 17.500. Non è chiaro però se i detenuti morti nei campi esterni di Dachau furono portati al crematorio del campo.

Per finire, Eugen Seibold non afferma mai che la squadra addetta al crematorio si chiamasse Sonderkommando.

Il punto 2) della sua dichiarazione, “Camera a gas”, comincia con queste parole: «Non ho mai visto nessuna persona uccisa col gas nella camera a gas»4.

Esporrò il resto in un prossimo articolo su questa “camera a gas”.

Emil Mahl, chiamato in causa da Seibold, fu interrogato al processo di Dachau. Egli dichiarò che entrò nella squadra del crematorio nel febbraio 1943 e vi rimase fino all'arrivo degli Americani. Dal febbraio 1943 all'ottobre 1944 il crematorio ricevette 50-60 cadaveri alla settimana.

«Poi nel novembre 1944 si cominciò davvero. Allora avemmo cadaveri ogni giorno, 100. 120, 130 e perfino 150 sino alla fine».

La difesa chiese poi al testimone:

«Mahl, avete dichiarato che il numero dei corpi da cremare aumentò nel novembre 1944, non è così?

Risposta – Sì.

Domanda – Fu al tempo in cui cominciò l'epidemia?

R – Sì.

D – I corpi che furono cremati al crematorio non erano esclusivamente corpi di detenuti morti qui, a Dachau, ma erano anche i morti che arrivavano sui trasporti, non è così?

R – Tutto ciò che era a Dachau e nelle vicinanze.

D – Ci fu mai un caso di un corpo vivente che fu cremato mentre eravate lì?

R – Non poteva esserci, perché i corpi giacevano nel crematorio per circa 8 giorni. Tutto era pieno di corpi. Alcuni corpi vi restavano per due settimane, perché giacevano sul pavimento e tutto era pieno fino al soffitto.

D – Questa è una condizione che esistette durante [tutta] la vostra permanenza a Dachau o quella condizione esistette soltanto durante gli ultimi mesi, quando infuriava l'epidemia?

R – Solo negli ultimi giorni [sic], a cominciare da novembre. Prima dovevamo cremare due volte alla settimana, ma a partire da novembre dovemmo cremare giorno e notte»5.

Al processo di Dachau (15 novembre – 13 dicembre 1945) fu ammesso esplicitamente che

«al campo infuriò un’epidemia di tifo dal dicembre 1944 fino alla liberazione del campo da parte delle truppe americane nell’aprile 1945. In questo priodo morirono di tifo circa 15.000 detenuti»6.

Enrico Vanzini pretende di aver lavorato per quindici giorni al crematorio di Dachau; egli non indica neppure il mese, ma ciò sarebbe comunque avvenuto in un periodo in cui al crematorio prestarono servizio Eugen Seibold ed Emil Mahl.

Basta anche un fugace confronto tra le rispettive dichiarazioni (rese a più di sessant'anni le une dalle altre!) per rendersi conto in modo indubitabile che Vanzini racconta delle fandonie colossali.

Oppure gli affabulatori sono Eugen Seibold ed Emil Mahl?

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A Valentina Pisanty l'ardua sentenza.

Carlo Mattogno.

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1 Nel testo “tongues”, “lingue”, ma bisogna intendere “tongs”.

2 Archivio del Museo di Dachau, 767, pp. 83-87.

3 Cosa avvenne a Dachau? Un tentativo di avvicinarsi alla verità, di Giovanni Neuhäusler, Karmel Heilig Blut Dachau, s.d., pp. 26-27.

4 Archivio del Museo di Dachau, 767, pp. 83-87.

5 “Aussage Mahl”, Archivio del Museo di Dachau, 767, pp. 318-321.

6 Law Reports of Trials of War Criminals. Published for the United Nations War Crimes Commission by His Majesty’s Stationery Office. Londra, 1949, p. 5.

Nota di Olodogma:

sul sedicente "sonderkommando"  Vanzini  si vedano i due precedenti articoli presenti su questo sito :  Il sedicente “sonderkommando” Enrico Vanzini… Quante fandonie su Dachau! , e dello stesso Mattogno:   Enrico Vanzini, “l’ultimo Sonderkommando”

 


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Author(s): Olodogma
Title: Il crematorio di Dachau: Eugen Seibold ed Emil Mahl contro Enrico Vanzini
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Published: 2015-02-26
First posted on CODOH: Nov. 19, 2018, 12:28 p.m.
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