Carlo Mattogno sulla “camera a gas” di Dachau
Published: 2015-02-27

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La “camera a gas” di Dachau

(di Carlo Mattogno, 27 Febbraio 2015)

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In quest'articolo riprendo ed amplio ciò che al riguardo ho scritto nel libro “Nuovi studi” contro il revisionismo. La storiografia olocaustica alla deriva. Effepi, Genova, 2014, pp. 163-166.

Negli atti del convegno storico internazionale che si tenne a Oranienburg, in Germania, nel 2008, pubblicati nel 2011 col titolo Neue Studien zu nationalsozialistischen Massentötungen durch Giftgas. Historische Bedeutung, technische Entwicklung, revisionistische Leugnung” a cura di Günter Morsch e Betrand Perz, con la collaborazione di Astrid Ley (Metropol, Berlino, 2011), vi è un articolo di Barbara Distel intitolato «La camera a gas nella “baracca X” del campo di concentramento di Dachau e la “menzogna di Dachau”» (pp. 337-342).

L’autrice afferma:

«Nella primavera del 1942 cominciò a Dachau secondo i piani delle SS la costruzione di un nuovo crematorio – designato dalle SS “baracca X” – giacché la capacità del primo crematorio installato nel 1940 non era più sufficiente a causa dell’alta mortalità, provocata soprattutto dall’esecuzione di migliaia di prigionieri di guerra sovietici. Il nuovo crematorio fu equipaggiato con una camera a gas» (p. 337).

Indi ella spiega:

«La questione se in questa camera a gas installata nel crematorio furono effettivamente uccise delle persone, fino ad oggi non è stata chiarita in modo inequivocabile; la situazione delle fonti al riguardo è cattiva e dalla prima esposizione scientifica 25 anni fa in “Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas” non è realmente cambiata» (p. 338),

al punto che «sul momento del completamento o dell’impiegabilità della camera a gas non c’è nessuna vera chiarezza» (nota 8 a p. 338), e ciò malgrado «un’intensa ricerca di fonti attendibili sulla storia del crematorio di Dachau» iniziata già all’inizio degli anni Sessanta (nota 6 a p. 338).

L’autrice riporta la congettura che la presunta camera a gas fosse stata costruita in connessione coll’esecuzione dei prigionieri di guerra sovietici, tuttavia

«per quale ragione la camera a gas, che probabilmente fu completata nella primavera del 1943, secondo le conoscenze attuali non fu usata per le esecuzioni, deve parimenti restare senza risposta, come la questione se la camera a gas fu eventualmente usata per singole uccisioni» (p. 339).

Si potrebbe pensare ad un suo uso per gli esperimenti con aggressivi chimici di guerra da parte del dott. Siegmund Rascher, ma anche ciò «finora non è stato chiarito inequivocabilmente», anche se «non si può escludere» (p. 339). Al riguardo c’è la ben nota dichiarazione dell’ex detenuto Franz Bláha del 3 maggio 1945 (PS-3249), tuttavia «in questo caso non esistono prove dell’uccisione di persone nella camera a gas di Dachau» (p. 340). Inoltre risulta inspiegabile perché la presunta camera a gas «non fu usata negli ultimi mesi della guerra per l’uccisione di malati e deboli come in altri campi dotati di impianti di uccisione simili» (p. 340).

La storia della “camera a gas” fu notoriamente messa in circolazione dagli Americani.

Il primo rapporto ufficiale americano su Dachau, redatto nel maggio 1945 dal colonnello William W. Quinn, della Settima Armata, nel paragrafo “Esecuzioni” diceva:

«Camere a gas: Gli internati che venivano portati al campo di Dachau al solo scopo di essere giustiziati erano nella maggior parte dei casi Ebrei e Russi. Essi venivano portati nell’area recintata, schierati accanto alle camere a gas ed esaminati come gli internati che andavano a Dachau per esservi imprigionati. Poi venivano condotti in un locale e si diceva loro di spogliarsi. A ognuno veniva dato un asciugamano e un pezzo di sapone, come se si apprestassero a fare la doccia. Durante tutta questa procedura di esame non traspariva alcun accenno al fatto che dovevano essere giustiziati, perché la procedura era simile a quella dell’arrivo al campo di tutti gli internati.

Poi entravano nella camera a gas. Sull’ingresso, in grosse lettere nere, c’era scritto “Brause” (doccia). C’erano circa 15 pomi di doccia fissati al soffitto dai quali poi il gas veniva immesso. C’era una camera larga, con una capacità di circa 200 persone, e cinque camere a gas più piccole, con una capacità di 50. Per l’esecuzione ci volevano circa 10 minuti. Dalla camera a gas, la porta conduceva al crematorio, nel quale i cadaveri venivano trasportati da detenuti selezionati per questo compito. I corpi dei morti venivano poi collocati in 5 forni, due o tre corpi alla volta»1.

Altri numerosi riferimenti alla presunta camera a gas sono stati elencati diligentemente da Robert Faurisson2.

Come nel caso degli altri campi, anche a Dachau la storia della camera a gas nacque dalla tragica situazione che gli Americani trovarono e filmarono quando entrarono al campo. Barbara Distel scrive:

«Davanti all’edificio [del crematorio], ma anche nella cosiddetta camera mortuaria giacevano montagne di cadaveri nudi che non si era più potuto sotterrare nella vicina fossa comune. Nelle ultime settimane prima della liberazione i morti erano stati portati lì perché non c’era più combustibile per la cremazione dei cadaveri nei forni crematori» (p. 337).

Ed è chiaro che, per la propaganda americana, questi sventurati dovevano essere stati assassinati in una camera a gas, cosa per essa tanto più ovvia in quanto davanti al crematorio c’erano quattro vere camere a gas di disinfestazione a Zyklon B sistema Degesch-Kreislauf (inoltre una quinta camera, non attrezzata, verosimilmente il deposito dello Zyklon B) che, come si è visto sopra, il rapporto ufficiale su Dachau del maggio 1945 identificò come camere di esecuzione.

Al processo di Dachau (15 novembre – 13 dicembre 1945) fu ammesso esplicitamente che

«al campo infuriò un’epidemia di tifo dal dicembre 1944 fino alla liberazione del campo da parte delle truppe americane nell’aprile 1945. In questo periodo morirono di tifo circa 15.000 detenuti»3.

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Per completare il quadro propagandistico, gli Americani nel 1945 avevano fatto collocare davanti al crematorio un cartello che parlava di «238.000 individui che furono cremati qui» (p. 340). Paul Rassinier, che pubblica una fotografia di questo cartello, aggiunge che «il pastore Martin Niemöller pretese in una conferenza tenuta il 3 luglio 1946 e pubblicata sotto il titolo “Der Weg ins Freie” (La via alla libertà) da Franz M. Helbach a Stoccarda che “238.756 persone furono cremate a Dachau”, cioè un numero superiore a quello degli internati»4. Ciò è esatto, tranne per il fatto che non si trattava di una pretesa di Niemöller, ma di un cartello posto davanti al crematorio che diceva: «Qui negli anni 1933-1945 furono cremate 238.756 persone» (Hier wurden in den Jahren 1933-1945 238 756 Menschen verbrannt)5.

L’ex detenuto Eugen Seibold il 10 novembre 1945 dichiarò quanto segue:

«Camera a gas: Non ho mai visto una persona uccisa con gas nella camera a gas. Questa camera a gas originariamente era allestita in modo diverso da come appare ora. File [di docce] come in una sala doccia che correvano parallele al pavimento si supponeva che spruzzassero il gas. Solo dopo, circa un anno fa, fu costruito il soffitto con le false docce. La ragione era che il gas da usare arrivava in granuli. Si pensava che il vapore riscaldato dai forni entrasse nella camera al di sopra del falso soffitto dove i granuli di gas sarebbero stati dissolti dal vapore che poi usciva dai pomi delle docce e uccideva le persone»6.

Ma il soffitto falso non poteva essere stato costruito un anno prima, cioè alla fine del 1944. Come rilevò a suo tempo Fred Leuchter7, un documento americano presentato al processo di Norimberga, descrivendo la presunta camera a gas, dice che il locale era alto «10 feet», ossia circa 3 metri (mentre l’altezza attuale è di circa 2,15 metri) e che «il gas veniva portato nella camera attraverso tubi terminanti in congegni di ottone perforati installati nel soffitto»8.

È dunque evidente che il finto soffitto con le finte docce fu installato dagli Americani, e Barbara Distel dovrebbe spiegarne il motivo.

Sulla questione della “Camera a gas” di Dachau esistono buoni articoli revisionistici; uno degli ultimi è Reexamining the “Gas Chamber” of Dachau, di Thomas Dalton9, ma nessuno, per quanto è a mia conoscenza, ha esaminato le piante del crematorio.

 

 

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L'Immagine 1 mostra la planimetria attuale del crematorio: la “camera a gas” corrisponde al locale n. 5.

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Planimetria attuale del crematorio di dachau. Da: http://inconvenienthistory.com/archive/2011/volume_3/number_4/reexamining_the_gas_chamber_of_dachau.php.

I progetti del nuovo crematorio di Dachau risalgono al marzo 1942. Si sono conservate quattro piante, tutte designate Vor- und Bauentwurf für Baracke “X” im K.L. Dachau (Progetto preliminare e progetto di costruzione della baracca “X” nel KL Dachau): la planimetria (Grundriss) (NO-3887) [vedi Immagini 2-4], il disegno dell'edificio con due sezioni (Schnitte und Ansichten) (NO-3886), la pianta che mostra l'impianto elettrico (Grundriss) (NO-3885) e la pianta delle fondamenta (Fundament) (NO-3884).

 

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Immagini 2-4

Planimetria del nuovo crematorio (NO-3887)

La prima osservazione che si impone è che, per semplici ragioni cronologiche, la Baracke “X” non poteva contemplare una “camera a gas” omicida. Jean-Claude Pressac ha dimostrato ineccepibilmente che persino ad Auschwitz, il nuovo crematorio (il prototipo dei futuri crematori II e III) fu progettato nel gennaio 1942 senza “camera a gas”. Solo successivamente, a partire dal giugno 1942, attraverso una serie di piccole modifiche “rateali” presuntamente effettuate nei mesi successivi, si sarebbe giunti alla “camera a gas” del crematorio II di Birkenau.

Dunque la presunta “camera a gas” di Dachau, che nelle piante corrisponde al locale n. 8, non fu progettata come tale.

Per avere un'idea della sua funzione, bisogna raccogliere i pochi elementi che risultano dalle piante.

Il locale misurava m 7,12 x 5,50. La pianta che mostra l'impianto elettrico indica la presenza di pareti piastrellate (Wände verkachelt) , di due punti luce sul soffitto (rappresentate col simbolo X) e di un motore di 0,75 CV (Motor 0,75 PS); un motore simile si trovava nel locale accanto (il n. 11). La planimetria mostra in modo più chiaro sei griglie di deflusso dell'acqua sul pavimento del locale, che era alto 3 metri, come tutti i locali di questa parte del crematorio, come risulta dalla sezione A-B. Esso era privo di finestre e aveva due porte di m 0,90 x 1,90 m poste una di fronte all'altra. Nella parete che divide il locale 8 dal locale 9, larga 38 cm, appare un'apertura troncoconica che misura all'incirca cm 40 (lato interno) x 20 (lato esterno), la cui funzione è ignota.

Poiché nella parte sinistra del crematorio, tra i numeri 1 e 2, ci sono 5 camere a gas di disinfestazione a Zyklon B sistema Degesch-Kreislauf, che richiedevano un lato “contaminato” (unrein) dal quale si introducevano nelle camere gli oggetti da disinfestare, e l'altro, opposto, “incontaminato” (rein), dal quale gli oggetti disinfestati si estraevano, è chiaro che i cadaveri destinati alla cremazione non potevano essere trasportati da questo lato. L'ingresso per i cadaveri era pertanto dal lato opposto, quello che dava accesso al locale n. 15, la camera mortuaria. Questa era separata dalla sala forni da una stretta anticamera (2,10 m) munita di due coppie di porte, senza dubbio a tenuta d'aria; il locale serviva infatti a isolare la camera mortuaria, per impedire che i miasmi dei cadaveri fossero aspirati nella sala di cremazione dal tiraggio dei forni.

Il locale 8 non poteva pertanto essere la camera mortuaria, anche perché sarebbe stato insensato trasportare i cadaveri dall'ingresso del locale 15, attraverso la sala forni, al locale 8 per poi riportarli indietro nella sala forni. Le griglie sul pavimento e le pareti piastrellate fanno pensare piuttosto ad una sala di lavaggio.

La seconda osservazione è che è un fatto indubitabile che il soffitto della “camera a gas” sia molto più basso di com'era originariamente. Ciò è attestato non solo dai dati che ho esposto sopra, ma anche da normali fotografie che mostrano l'esterno (vedi Immagine 5) e l'interno del locale (Immagine 6): si osservi lo spazio che c'è in queste due fotografie tra il telaio della porta e il soffitto.

 

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Immagine 5

Una porta esterna della “camera a gas”. Fotografia di Carlo Mattogno, 1990.

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Una porta interna della “camera a gas”. Fotografia di Carlo Mattogno, 1990.

L'attuale “camera a gas” è pertanto indubitabilmente una impostura americana; fu creato un controsoffitto sul quale furono inserite 17 docce finte. Che cosa volevano nascondere gli Americani con questo controsoffitto?

Secondo Eugen Seibold, originariamente nel locale c'erano «file [di docce] come in una sala doccia che correvano parallele al pavimento»: perché queste docce vere furono nascoste con un controsoffitto e sostituite con docce finte? Evidentemente proprio perché erano docce vere, cioè collegate a tubi dell'acqua. Senza dubbio, oltre alle docce, nel locale c'erano altre installazioni, come si desume dai dispositivi che si trovano nel locale accanto (vedi Immagini 7 e 8), probabilmente dei termosifoni, come nella presunta “camera a gas” di Mauthausen (vedi Immagine 9). Le tubature si trovano sotto al soffitto, ossia nell'intercapedine tra il soffitto originario e il controsofitto americano della “camera a gas”.

 

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Immagine 7

Interruttori e pulsanti nella “sala degli ingegneri”, dal film di Dachau,

https://www.youtube.com/watch?v=DXMqEpp3gSQ

Immagine 8

Tubature nella “sala degli ingegneri”, dal film di Dachau,

https://www.youtube.com/watch?v=DXMqEpp3gSQ

Immagine 9

“Camera a gas” di Mauthausen. Fotografia di Carlo Mattogno del 1990

Il “Rapporto esplicativo” (Erläuterungsbericht) relativo al nuovo crematorio, datato 23 aprile 1942, dice che lo scantinato serviva per alloggiarvi la centrale di riscaldamento (Heizzentrale) e il deposito del coke (NO-3862) e la planimetria del crematorio mostra i tre camini delle caldaie in corrispondenza del locale 4. I tubi delle immagini 8 e 11 erano dunque certamente collegati alla sala caldaie dello scantinato. La grande sezione dei tubi fa pensare a caldaie che producevano vapore per i termosifoni.

Nell'impostura americana restano comunque irrisolti i due problemi tecnici fondamentali, posto che, come si dice, la “camera a gas” doveva funzionare a Zyklon B:

1) come veniva introdotto lo Zyklon B nel locale?

2) come avveniva la ventilazione del locale dopo la gasazione?

La storiella delle docce dalle quali usciva il gas, in auge nel dopoguerra, è notoriamente assurda e ridicola in relazione allo Zyklon B; per di più le docce americane sono finte. Nonostante ciò si pretendeva che i dispositivi situati nella “sala degli ingegneri”, quella adiacente alla “camera a gas”, contenessero i comandi per la gasazione: interruttori (vedi Immagine 7) e valvole a saracinesca (vedi Immagini 10 e 11). In che modo si poteva introdurre lo Zyklon B pigiando un pulsante o girando una valvola?

 

 

 

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Immagine 10

Dispositivi nella “sala degli ingegneri”, da:

http://www.scrapbookpages.com/DachauScrapbook/KZDachau/DachauLife01C.html

Immagine 11

Dispositivi nella “sala degli ingegneri”, da:

http://www.scrapbookpages.com/DachauScrapbook/pipes.html

Queste pretese sono tanto più ridicole in quanto sotto il porticato del crematorio, come ho spiegato sopra, ci sono quattro camere a gas di disinfestazione a Zyklon B con sistema Degesch-Kreislauf (vedi Immagine 12). 

Immagine 12

Camere a gas di disinfestazione Degesch-Kreislauf. Fotografia di Carlo Mattogno, 1990.

L'Impianto di ricircolazione Degesch per disinfestazione con Zyklon-acido cianidrico era una camera con dimensioni standard di m 4 x 1,35 x 1,90 (altezza). Il barattolo di Zyklon B veniva aperto dall'esterno per mezzo di un apposito dispositivo (Vierwegschalter: comando a quattro vie) dotato di congegno di apertura (Dosenöffner). Questo dispositivo si poteva regolare su due posizioni, “Lüftung” (ventilazione), nella quale l’aria esterna entrava attraverso di esso nella camera di disinfestazione, e “Kreislauf” (ricircolazione), nella quale l’aria circolava all’interno della camera. Il barattolo di Zyklon B veniva aperto dall’esterno e il suo contenuto cadeva sulla sottostante lastra di lamiera (Auffangblech für das Zyklon) collocata davanti al dispositivo di riscaldo (Heizaggregat) ed era investito da una corrente ciclica di aria calda che veniva aspirata dal ventilatore (previsto per 72 ricambi d'aria all'ora) attraverso il tubo di aspirazione (Saugleitung) disposto nella parte opposta a quella del «dispositivo di ricircolazione» (Kreislaufgerät) e attraverso il tubo di pressione (Druckleitung) entrava nel dispositivo di riscaldo e investiva di nuovo lo Zyklon B. Terminata la disinfestazione, la miscela gassosa veniva espulsa dal ventilatore attraverso l'apposito tubo di disaerazione (Lüftungsleitung). La temperatura di esercizio era di 35-40°C. La durata normale di una disinfestazione era di 70-75 minuti10. Nelle camere Degesch-Kreilauf di Buchenwald la durata di una gasazione variava da una a dodici ore; con un carico normale era di tre ore e mezza11.

L'Immagine 13 mostra il disegno di una camera di disinfestazione Degesch con il Vierwegschalter, l'Immagine 14 mostra uno di quelli delle installazioni di Dachau.

 

 

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Immagine 13

Schema di una camera di disinfestazione a Zyklon B con sistema Degesch-Kreislauf.

Da: Degesch-Kreislauf-Anlage für Entlausung mit Zyklon-Blausäure. Archivio del Museo Statale di majdanek, , VI, 9a, vol. 2, pp. 1-4.

Immagine 14

Dispositivo di introduzione e di evaporazione dello Zyklon B in una delle quattro camere a gas Degesch del crematorio di Dachau. Fotografia di Carlo Mattogno, 1990.

Forse i barattoli venivano collocati nelle scatole metalliche scorrevoli inserite nelle due finestrelle della “camera a gas”? (Vedi Immagini 15 e 16)?

Immagine 15

Le due finestrelle della “camera a gas”, esterno. Da:

http://inconvenienthistory.com/archive/2011/volume_3/number_4/reexamining_the_gas_chamber_of_dachau.php.

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Immagine 16

Le due finestrelle della “camera a gas”, interno. Da:

http://inconvenienthistory.com/archive/2011/volume_3/number_4/reexamining_the_gas_chamber_of_dachau.php.

Possibile, ma ciò non avrebbe certo agevolato la formazione di vapori di acido cianidrico e la raccolta del supporto inerte dello Zyklon B. Se non assurdo, questo sistema sarebbe stato senza alcun dubbio inefficiente e inefficace.

Le due finestrelle in discussione non appaiono nel disegno frontale del crematorio, sicché furono realizzate successivamente. Quando, da chi e perché? A queste domande non c'è risposta.

L'unica cosa certa è che, dopo l'arrivo degli Americani al campo, davanti alla parte di muro del

 

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crematorio in cui attualmente si trovano le finestrelle c'era una baracca di legno, che si distingue chiaramente nelle Immagini 17 e 18. Si ignora se la baracca esisteva già prima del loro arrivo o se faceva parte del corredo dell'impostura americana relativa alla “camera a gas”.

 

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Immagine 17

Il crematorio di Dachau nel 1945. Da:

https://furtherglory.wordpress.com/2011/06/26/when-was-the-new-crematorium-at-dachau-finished/

Immagine 18

Il crematorio di Dachau nel 1945. Da:

https://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/Holocaust/dachcrem2.html

Il problema insuperabile resta tuttavia quello della ventilazione. Come si è visto sopra, per le camere a gas Degesch era previsto un sistema di ventilazione forzata che garantiva 72 ricambi d'aria all'ora.

Sta di fatto, però, che la “camera a gas” non è munita di alcun ventilatore, dunque non c'era alcuna possibilità di una ventilazione meccanica e bisognava rimettersi alla ventilazione naturale.

Che nella “camera a gas” la ventilazione fosse affidata alle suddette finestrelle non è neppure immaginabile, perché il locale, dopo una ipotetica gasazione con Zyklon B, sarebbe rimasto inaccessibile per settimane. Se si fossero aperte entrambe le porte del locale per creare una corrente d'aria, l'intero edificio sarebbe stato contaminato, anche aprendo le due suddette finestrelle.

In conclusione, solo un demente avrebbe potuto progettare una “camera a gas” così e solo un demente può credere che un tale locale sia una “camera a gas”.

Carlo Mattogno

Immagine FUORI testo. Cartello presente nella "camera a gas" di Dachau: MAI messa in funzione. Click...
Immagine FUORI testo. Cartello presente nella "camera a gas" di Dachau: MAI messa in funzione. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Nel porticato del crematorio ci sono quattro camere di disinfestazione con sistema Degesch-Kreislauf (Fotografia 8). L’ingresso alla presunta camera a gas reca la famosa scritta “Brausebad” (Fotografia 9). La porta di acciaio, come si vede anche dall’immagine del lato interno (Fotografia 10), è quella di un rifugio antiaereo, come nella presunta camera a gas omicida di Mauthausen, ma priva di spioncino. La Fotografia 11 mostra il finto soffitto con le finte docce. All’epoca nel locale c’era un cartello in cinque lingue con questa scritta: «Camera a gas camuffata da “bagno a doccia” – non fu messa in funzione» (Fotografia 12).

1 Opuscolo intitolato “Dachau”. Archivio di Stato della Federazione Russa (GARF), 7021-115-17, p. 33.

2 Der zweite Leuchter Report. Dachau Mauthausen Hartheim. Decatur, Al. USA, 1989, pp. 39-53.

3 Law Reports of Trials of War Criminals. Published for the United Nations War Crimes Commission by His Majesty’s Stationery Office. Londra, 1949, p. 5.

4 La fotografia del cartello in questione è stata pubblicata da P. Rassinier nel libro La menzogna di Ulisse. Le Rune, Milano, 1961, p. 334

5 M. Niemöller, Der Weg ins Freie. Stoccarda, 1946, p. 19.

6 Archivio del Museo di Dachau, 767, p. 87.

7 Der zweite Leuchter Report, op. cit., p. 30.

8 Rapporto del Congresso americano del 15 maggio 1945 su “Atrocità e altre condizioni in campi di concentramento in Germania”. L-159. IMG, vol. XXXVII, p. 615.

9 In: Inconvenient History, n. 4, vol. 3, 2011; in rete: http://inconvenienthistory.com/archive/2011/volume_3/number_4/reexamining_the_gas_chamber_of_dachau.php.

10 G. Peters e E. Wünstiger, «Sach-Entlausung in Blausäure-Kammern», in: Zeitschrift für hygienische Zoologie und Schädlingsbekämpfung, n.10/11, 1940, pp. 193-196; Degesch-Kreislauf-Anlage für Entlausung mit Zyklon-Blausäure. APMM, VI, 9a, vol. 2, pp. 1-4.

11 Lettera della Zentralbauleitung di Weimar alla Zentralbauleitung di Auschwitz del 4 luglio 1944. RGVA, 502-1-333, p. 17.

 


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Author(s): Olodogma
Title: Carlo Mattogno sulla “camera a gas” di Dachau
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