Invasione allogena tramite il senso di colpa degli europei veicolato dai neocomunisti
Published: 2015-03-01

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L'invasione allogena? Per la sinistra, che la gestisce, è il simbolo delle proprie frustrazioni, paranoie, fallimenti

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Il breve brano che segue è tratto da : Gianantonio Valli, La fine dell'Europa, il ruolo dell'ebraismo, seconda edizione, corretta e ampliata, 2011 effepi, Genova,pagg. 972-973. La pubblicazione avviene col consenso dell'Autore che ringraziamo per la goyish disponibilità. Olodogma

 

 

 

 

 

Il volume "La fine dell'Europa", click per ingrandire
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(...) Puntuale contro l'invasionismo quale «ideologia dell'espiazione», propagata in prima fila dal sinistrismo europeo e proseguita dalle damazze liberal e dai cuori teneri di quegli invasionisti che un felice neologismo afroamericano chiama twog «third world groupie, puttane terzomondi­ste», Daniele Giannetti:

«All'in­domani della caduta del muro di Berlino e dell'implosio­ne del comunismo, vittima di quelle stesse contraddi­zioni che pretendeva di riscontrare negli altri, il marxismo persiste ancora in modo massiccio nella società europea, laddove a una clamorosa disfatta sul piano politico e su quello economico non è seguita una sconfessione su quello culturale.  Grazie all'intuizione gramsciana che investe l'"intellettuale organico" del ruolo di predicatore – profano – in seno alla "società civile", l'intero apparato culturale, informati­vo e massmediatico è ancora oggi perfettamente allineato alle posizioni di quel sistema livellatore delle differenze che sembra ormai essere stato assunto a modello "perfetto" e universalmente valido.

Attraverso simili, formidabili strumenti di formazione, persuasione e repressione la sinistra gode quindi di una posizione privilegiata, "ege­monica", nel dettare i tempi per la preparazione, l'accettazione e l'instaurazione della società multietni­ca.

L'altra e forse più importante valutazione in ordine alle motiva­zio­ni recondite che animano i postcomunisti [rectius: neocomuni­sti] nella realizzazio­ne del loro progetto va ricer­ca­ta e individuata a livello psicologi­co o, più precisamen­te, psicopatologico.

La sinistra odia l'Europa: la odia profonda­mente per­ché vede in lei la scandalosa e ol­trag­giosa testimonianza di una resistenza culturale che ha rifiutato e rigettato l'opzio­ne comunista combattendola e sconfiggen­dola.

Il grande peccato della civiltà occiden­tale [leggi meglio: europea] risiede pro­prio in questo: nell'aver compreso come lo schema ideologico comunista fosse irri­du­cibilmente alie­no alla storia, alla cultura, alla civiltà europea e nell'essersi mostrata immune di fronte alle promesse di "felici­tà" e di "paradi­so terrestre" che il marxismo scandi­va regolarmente. La "trasvaluta­zione" di tutti quei valori così peculiarmente eu­ropei che la filosofia marxista-leninista intendeva operare onde giungere a un "nuovo ordine" edificato sulle macerie di una civiltà sottoposta al procedimento della "tabula rasa" si ripresen­ta oggi sotto le spoglie di un "terzomondi­smo" nutrito dal senso di colpa – peraltro indotto – che l'uomo europeo prova di fronte alle presunte "ingiustizie" di cui le popolazioni extra­europee sarebbero vittime.

Il terzomondismo assolve allora la fun­zio­ne di scardi­nare l'identità europea assicurando, da una parte, una copertura ideolo­gica all'inva­sio­ne allogena e colmando, dall'altra, il vuoto lascia­to dalla dinamica classica nella misura in cui alla dittatura del proletariato succederà la società multi­etni­ca e alla società senza classi subentrerà la ri-formata e ri-nata civiltà europea scaturita dall'integrazio­ne e dalla fusione con i nuovi venuti […]

L'Europa, in questo senso, assurge per la sinistra a simbolo delle proprie frustrazioni e delle proprie paranoie, a specchio impietoso dei propri fallimenti, a scomodo testimone dei propri crimini [...]

Qualsiasi opposizione all'ideologia multirazziale, infatti, seppur fondata sul ragionamento logico, sulle esperienze storiche, sui dati di fatto inoppugnabili, su fredde statistiche, è vana di fronte all'utilizzo di slogan che si caratterizzano, sempre più, come formule magiche irrazionali e prive di un riscontro reale atte a esorcizzare un presunto, incombente cataclisma sociale ("emergenza razzismo", "allarme xenofobia", "deriva populista", "rigurgiti nazisti", etc.).

Su queste basi appare del tutto evidente l'intenzione di radicare nell'opinione pubblica il concetto di "antirazzi­smo militante" quale "sentinel­la democratica" delle istituzioni alla stregua di ciò che aveva rappresentato per il sistema l'"antifascismo militante" negli anni passati».

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 (...) Conclusioni: per quanto in ritardo (ma «rapidamente»!) ed avendo prodotto danni inenarrabili (in dodici anni sono ufficialmente, e quindi con dati inferiori al vero, sciamati nel Belpaese cinque milioni di individui senz'arte né parte, con un aumento di 1,6 milioni negli ultimi quattro, un balzo di oltre il 47%), mi sono ricreduta ( Turco Livia, neocomunista del PD, ministro di Prodi, vedi immagine 2) , scusatemi per quanto ho fatto da irresponsabile (e nell'autocritica mi fermo qui), ma eravamo in tanti (chi non ha sbagliato?), e comunque chi ha avuto ha avuto, scurdammoce o' passato… se gli italiani mi vogliono, sono pronta a rimettermi in pista. (...)

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Author(s): Olodogma
Title: Invasione allogena tramite il senso di colpa degli europei veicolato dai neocomunisti
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Published: 2015-03-01
First posted on CODOH: Nov. 23, 2018, 5:41 p.m.
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