Maurice Bardèche. Coscienza universale. Espediente dei diritti dell'Uomo
Published: 2015-03-03

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Il brano che segue è tratto da : Gianantonio Valli, La fine dell’Europa, il ruolo dell’ebraismo, seconda edizione, corretta e ampliata, 2011 effepi, Genova,pagg. 1054-1058. La pubblicazione avviene col consenso dell’Autore che ringraziamo per la goyish disponibilità. Olodogma

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(…) A tale primaria funzione che forgia immaginarii collettivi universali attraverso vin­coli «morali» e indiretti, si è però venuta aggiungen­do, compli­ce il crollo dell'an­tagonismo sovietico e l'ingresso della Cina nel Mercato-Mondo, la pura e semplice brutalità. Esercitata, anche senza gli onusici «caschi blu», dalle truppe di Washin­gton, tale volpina violenza si riallaccia all'invocazione lanciata il 14 giugno 1946 – giorno della fondazione dell'ONU e, coincidenza, giornata celebra­tiva della bandiera americana – da un decrepito Bernard Baruch (vedere immagine sopra, ndolo) dal podio del­l'onusica Commis­sio­ne per l'E­ner­gia Ato­mi­ca:

«Dobbiamo inflig­gere un castigo im­mediato, spic­cio e cer­to a chi violerà i patti raggiunti tra le nazioni. La penalizza­zione è essenziale se la pace ha da essere qualcosa di più che un intervallo fra due guerre. E le Nazioni Unite devono prescrivere la responsabilità personale e il castigo secon­do i princìpi applica­ti a Norimberga [...] I popoli delle democrazie non hanno nulla da temere da un interna­zio­nalismo protettivo, mentre non vogliono essere fuorviati da disquisizioni attorno a meschine sovranità, che è la parola d'oggi per isolazioni­smo».

 


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A questo punto, nota Maurice Bardèche ( I servi della democrazia, Longanesi, 1949 [nuova edizione: Norimberga ossia la Terra Promessa, Effepi, 2000]) – e per apprezzarne fino in fondo l'acume ricor­diamo che non scrive nei nostri anni felici, ma nel lontanissi­mo 1949 –

«vediamo dispie­garsi davanti ai nostri occhi il panorama del nuovo sistema [...] non si tratta più di servag­gio ma di ingerenza, non di controllo ma di pianifica­zio­ne, non di malthu­sianesimo ma di esportazioni organizzate; ancor meno di occu­pa­zione, soltanto invece di confe­renze internazionali, le quali sono una specie di consulti medici sulla nostra tempera­tu­ra democratica. Intorno al tavolo ci sono tutti, ognuno ha la sua scheda per votare. Non ci sono vinti o vincitori. La libertà regna e ciascuno respira non come si respira con un polmone artificiale, ma come si respira nella cabina di un batiscafo o di un aero­sta­to dove la quantità di ossigeno è regolata da un sapiente meccanismo di immis­sio­ne. Tutti hanno deposto all'entrata un certo numero di idee false e di pretese super­flue, come i maomettani depongono le babbuc­ce prima di en­tra­re nella moschea. Tutti sono liberi, perché ognuno prima di entrare ha giurato di rispettare in eterno i princìpi democratici, ha firmato cioè, prima di ogni altra cosa, un abbonamento perpetuo alla costituzione degli Stati Uniti. Non è forse questa la felicità? Non è un compromesso felice tra i due ostacoli che ci ferma­va­no? Così la quadratura del cer­chio viene risolta. La Germania è condannata non solo per avere violato il trattato di Versailles, ma essenzialmente per aver agito contro lo spirito e gli editti della coscienza universale e cioè della democrazia. Può riprendere però il suo rango tra le altre nazioni libere, se giurerà fedeltà alla dea offesa».

Quali sono le conseguenze pratiche di tale impostazione non tanto politica quanto concettua­le?

«Il ridurre gli Stati alla condizione di privati cittadini ha come primo risultato il consacra­mento dell'"attuale" distribuzione della ricchezza nel mondo. L'i­neguaglianza sociale si riproduce nella medesima misura negli Stati, e nel medesimo rapporto con gli istituti giuridici. Il cittadino cioè è nominato guardiano dell'inegua­glianza che l'opprime [...] Voi siete liberi, ci si dice, ma liberi a patto di accettare la vostra sorte. Avete diritti uguali a quelli degli altri, ma dovete sapere che gli altri hanno rinunciato al diritto di discutere l'essenziale [...] Democra­zia e immo­bi­lità: ecco la nostra divisa: tutto va per il meglio nel migliore dei mondi, e perciò s'invita­no i diseredati a montare la guardia davanti al patrimonio dei giusti. S'incon­trano così e si compene­trano due uomini all'apparenza estranei, il morale e l'econo­mi­co. Norimberga pretende di garantire la pace. Accade però che la pace e la coscien­za universale, benché seggano nell'empi­re­o, sono come i re i quali, diceva Montaigne, sono sì seduti sui loro troni, ma sono pur sempre seduti sul culo».

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Presentendo l'approvazione di leggi demorepressive à la Ple­ven/Mancino, Bardè­che traccia, con sbalorditiva precisione il profilo della Quarta Guer­ra:

«Dapprima, abbiamo impa­rato che non avevamo il di­rit­to di riunirci sulla piaz­za da­vanti alla casa del cadì [metaforico: da qadi, "giudice", nei paesi musulmani], e di dire: "Questa città fu dei nostri padri ed ora è nostra, questi campi furono dei nostri padri e perciò ci apparten­gono". E ades­so il cadì non ha più il diritto di camminare preceduto dalla spada della giustizia: egli ha abbando­na­to la sua sovranità, ecco agenti bellissimi con un casco bianco in testa i quali annunciano la pace e la prosperità. Benvenuti, agenti dei nostri padroni! [...] In questo mondo che poco fa sentivamo fluido, sfuggente a ogni defini­zione e certez­za, c'è finalmente qualcosa di stabile, di definitivo, di irrevocabi­le: le leggi che ci rendono tributari. Da noi, nelle nostre città, più nulla vi è di sicuro, non esistono più limiti certi tra il bene e il male, non vi è più terra su cui poggiare i piedi: ma sopra di noi un'architettura vigorosa comincia a disegnarsi. Il cittadino francese, tedesco, spagnolo, italiano non sa bene quale sorte sia a lui riservata, ma il cittadino del mon­do sa che l'impalcatura armoniosa dei patti si innalza per lui. La sua persona è sacra, le sue merci sono sacre, i prezzi di costo sono sacri, i margini di guadagno sono sa­cri. La repubblica universale è la repubblica dei mercanti. La lotteria della storia è ferma una volta per tutte. Vi è una sola legge, quella che permette la conservazione dei guada­gni. Tutto è permesso, salvo il tornare su queste cose. La distribuzione dei lotti è definitiva. Siete in perpetuo venditore o compratore, ricco o povero per sem­pre, padrone o tri­bu­tario fino alla fine dei secoli. Là dove le sovranità nazionali si spengono, comincia a risplendere la dittatura economica mon­dia­le. Un popolo non ha più alcun potere contro i mercanti se ha rinunciato al diritto di dire: "Ecco i contratti, ecco gli usi, e voi pagherete questa decima per sedervi". Gli Stati Uniti del Mondo sono una concezione politica soltanto apparente­mente: in realtà si tratta di una concezio­ne economica. Questo mondo immobile non sarà più che un'enorme Borsa­: Winnipeg dà il corso del grano, New York quello del rame, Pretoria dell'oro, Am­sterdam del diamante. Quale rimedio ci rimane se non siamo d'accordo? La discus­sio­ne tra ricco e povero? Ne conosciamo i risultati».

«Ci rimane però una consola­zio­ne, ed è la coscienza universale che ci governa. Giuristi perfettamente aggiornati ci portano leggi già fatte. Essi sono i guardiani della vestale Democrazia. Simili ai grassi eunuchi che sorvegliano le strade dell'harem, hanno un volto sconosciuto e parlano un linguaggio a noi incomprensibile. Sono gli interpreti delle nuvole. La loro funzione consiste nel metterci a portata di mano i preziosi miste­ri della libertà, della pace, della verità [...]­ Oggi la giustizia e la mansuetudine illuminano le vostre fronti! Ingegneri invisibili tracciano con una cordicella il nostro universo. Avevamo una casa, avremo al suo posto la pianta di una casa. Un occhio in mezzo a un triangolo, come sulla copertina di un catechismo, go­verna la nuova creazione politica. Gli idea­li­sti si sono scatenati. Ogni produttore di mostri ha diritto di parola. Il nostro mondo sarà bianco come una clinica, silenzioso come una camera mortuaria [...] Le nazioni sono evirate.

La teoria degli Stati Uniti del Mondo è un'impostura fondata su un po­stu­lato politico, e il postulato dell'eccel­lenza democrati­ca è un postulato esattamente simile a quello dell'eccellenza del marxismo. È inoltre un mezzo di intervento pro­prio come lo è il marxismo.

Noi non siamo più uomini libe­ri: non lo siamo più da quando il tribunale di Norimberga ha proclamato che sopra le nostre volontà naziona­li esiste una volontà universale la quale, sola, può emanare le vere leggi. Non è il piano Marshall a minacciare la nostra indi­pendenza, sono i princìpi di Norimberga».

 

 

 

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Quanto ai Sacrosanti Diritti – i Droits de l'Homme «riconosciuti» e «dichiarati» «alla presenza e sotto gli auspici dell'Essere Supremo» (così il preambolo della Décla­ra­tion nelle sedute del 20, 21, 23, 24 e 26 agosto 1789!), gli Human Rights della Dichiara­zione Universale del 10 dicembre 1948, ben detti da Mariuccia Salvati «una risposta universalista al fascismo», e l'intera paccottiglia di deliranti derivati che co­stituiscono il fonda­mento moder­no e «razionale» dello sfacelo del sin­go­lo, dei popoli e del­l'umanità – ribadisce Pierre Chassard, sulla scia delle folgoranti intuizioni di Bardèche:

«Nella sua essenza la Dichiarazione [del 1789] è ostile alle co­munità natu­ra­li, che essa in un certo qual modo destruttura, distrugge, polverizza. Perfetta­mente sovversiva, essa fu indubbiamente redatta per gli individui in rotta con quelle, fatta per stranieri che non vengono più riconosciuti come tali, fatta per i "diasporiz­zanti" di ogni provenienza che s'infiltrano nelle nazioni.

Lasciar passare, lasciar fare, que­sto fu il principio che guidò gli estensori della Dichiarazione [...] Joseph de Maistre disse che una Costituzione fatta per tutte le nazioni non è fatta per nessuna. Dobbia­mo al contempo ammettere che essa è fatta contro tutte. Ed ancora, ri­conosce­re che essa è fatta per un tipo di individuo particolare, e cioè per tutti i "diasporiz­zanti" che s'infiltrano e impiantano all'interno delle nazioni per trarne profitto. In ogni caso tutte le Dichia­ra­zioni dei Diritti dell'Uomo sono per natura antinazionali. La nazione, la razza, il popolo non vengono più prima dell'individuo universale. La loro esistenza è de-concre­tizzata, dunque negata. L'universalità dei diritti, totalmente e perfetta­men­te anticomunitaria, è un'universalità puramente individuale».

Ed ancora:

«Questi diritti sono innanzitiutto i diritti del borghese proprietario e commerciante, voglioso di poter commerciare e speculare liberamente al di là di tutte le frontiere, di poter godere liberamente e senza preoccupazioni dei suoi redditi e di conservare le sue ricchezze, i suoi privilegi e la sua vita. Le libertà formalmente riconosciute all'uomo in generale sono concretamente libertà per commercianti fortu­nati, preoccupati di arricchirsi sempre più senza ambasce di sorta, né giuridiche, né economiche, né nazionali, che possano frenarne le attività. Questi diritti non hanno che l'apparenza delle verità filosofiche assolute, servono invero determi­nati interessi in un dato momento della storia [...] In altri termini, la società basata su di essi è una società mercantile nella quale lo Stato è il servitore, l'economia avanzando e determi­nando la politica e la vita del popolo. Lo Stato ha unicamente il diritto di proteggere il nuovo ordine stabilito dalla classe borghese, vale a dire costruito da questa, con l'aiuto di una forza di polizia detta forza pubblica, pretesa a vantaggio di tutti».

«Con questa operazione di dissoluzione e assolutizza­zione, [la teoria dei Diritti dell'Uomo] polverizza ogni comunità naturale, non riconoscendole alcun diritto sugli individui che la costituiscono, né alcun valore. Punto di vista mercantile senza vere appartenenze che cerca sempre solo il proprio interesse a scapito degli altri cittadini, traendo incessantemente da loro un profitto senza restrizioni e senza obbligazioni nei loro confronti, tanto degli individui quanto della collettività. La teoria dei Diritti dell'Uomo è uno strumento di dissoluzione delle comunità che assicura la supremazia del senza-patria, elevato alla normalità sociale e a valore assoluto, contro ogni appartenenza comuntaria e nazionale [...] Fu là, nella realtà, che si concretizzò il primo passo verso una sorta di denazionalizzazione del nazionale, la premessa di un mondialismo mercantile e speculatore, tanto più che l'ideologia sottesa alla Dichiara­zione era un'ideologia di dissociazione delle comunità in individui indipendenti, sciol­ti da ogni vincolo di solidarietà [...] Ogni individuo, staccato dalle radici proprie e del suo popolo, si vide accordare il diritto di lasciare liberamente il proprio paese d'origine, di stabilire la propria residenza dove gli sembrava bene, in poche parole, di impiantarsi, durevolmente o transitoriamente, in quanto elemento allogeno, nel mez­zo di un popolo che non era il suo, su un suolo che non era quello dei suoi ante­na­ti. Fu il capovolgimento del diritto di sangue in diritto di suolo, la qual cosa non fece altro che favorire lo straniero e i "diasporizzanti" di ogni sorta. Questa confusio­ne intenzionale avrebbe condotto a stabilire un ordine mondiale mercantile e consu­ma­to­re, che non sarebbe stato altro che

un disordine organizzato su scala planetaria a profitto di qualche popolo-casta in pellegrinaggio mercantile e parassitario attraver­so il mondo [...]

I "Diritti dell'Uomo", ideologia aggressiva e giustificatrice del liberalismo mercantile, sono diventati la sua arma ideologica per eccellenza. Essa viene usata dai paesi più industrializzati per giustificare l'importazio­ne massiva e senza freni di manodopera straniera a buon mercato a spese della più costosa manodopera auto­cto­na e a profitto di un capitalismo mercantile sempre più apatride. Essa viene anche usata dai paesi economicamente egemonici contro gli altri per assicurare la propria espansione com­mer­ciale aprendo mercati in precedenza protetti o per difen­dere lo status quo economico. Si tratta, da un lato, di squalificare sul piano morale tutte le forze che resistono all'invasione della loro terra, dall'altra di giustificare le azioni imperialiste e guerresche del capitalismo mondialista».

Nel corso sempre più rapido di tale strategia, quarantatré anni dopo Bardèche e nove prima di Chassard, il 31 gennaio 1992, cooptati la Russia eltsiniana e la Cina denghiana nel Consiglio di Sicu­rezza, viene approvata una dichiarazione, pre­pa­rata dal­l'In­ghilterra, che prospetta il diritto dello stesso Consiglio di decidere interventi armati anche a dispetto di qualunque necessità di tutelare la «sicurezza colletti­va».(…)

______________________Olodogma risponde______________________

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Non di rado ci viene chiesto "chi è in realtà Gianantonio Valli?". La risposta per Olodogma è ... semplicemente un vero amico, ma di ciò nulla importa ai lettori; per altra risposta si può fare affidamento alla presentazione di Fabrizio Fiorini (cliccare qui),  oppure per rispondere alla domanda classica ricorrere alla presentazione dell'Autore, che riproduciamo, tratta da La fine dell'Europa, il ruolo dell'ebraismo, seconda edizione, corretta e ampliata, 2011 effepi, Genova. Olodogma

Gianantonio Valli, nato a Milano nel 1949 da famiglia valtelli­ne­se e medico-chirurgo, ha 
● pubblicato saggi su l'Uomo li­be­ro e Orion
● curato la Bibliografia della Repub­blica Sociale Italiana (19891), i saggi di Silvano Lorenzoni L'abbraccio mortale - Monoteismo ed Europa e La figura mostruosa di Cristo e la convergenza dei monoteismi, i libri di Joachim Nolywaika La Wehr­macht - Nel cuore della storia 1935-1945 (Ritter, 2003) e Agostino Marsoner Gesù tra mito e storia - Decostruzione del dio incarnato (Effepi, 2009), e l'edizione di Wilhelm Marr, La vittoria del giudaismo sul germanesimo (Effepi, 2011); 
● redatto la cartografia e curato l'edizione di L'Occidente contro l'Euro­pa (Edizioni dell'Uomo libero, 19841, 19852) e Prima d'Israele (EUl, 19962) di Piero Sella, Gori­zia 1940-1947 (EUl, 1990) e La linea dell'Isonzo - Diario postumo di un soldato della RSI. Battaglione bersaglieri volontari “Benito Mussolini” (Effepi, 2009) di Teodoro Francesconi; 
● tradotto, del nazionalsocialista Gottfried Griesmayr, Il nostro credo - Professione di fede di un giovane tedesco (Effepi, 2011).

È autore di:

● Lo specchio infranto - Mito, sto­ria, psi­co­logia della visio­ne del mon­do elleni­ca (EUl, 1989), studio sul per­corso e il significato meta­storico di q­uella Welt­anschau­ung; 
● Senti­men­to del fa­scismo - Ambiguità e­si­stenziale e co­eren­za poe­ti­ca di Ce­sa­re Pa­vese (Società Editrice Barbarossa, 1991), nel quale sul­la base del taccui­no «ritrova­to» evidenzia l'ade­sio­ne del­lo scrittore alla visione del mondo fasci­sta; 
● Dietro il So­gno America­no - Il ruolo dell'e­braismo nella cinema­togra­fia statu­ni­ten­se (SEB, 1991), punto di partenza per un'opera di seimila pa­gine di formato normale, 
● I complici di Dio - Gene­si del Mondiali­smo, edito da Effepi in DVD con volumetto nel gennaio 2009 e, corretto, in quattro volumi per 3030 pagine A4 su due colonne nel giugno 2009; 
 Colori e immagini del nazionalso­cia­lismo: i Congressi Nazio­nali del Partito (SEB, 1996 e 1998), due volumi fotografici sui primi sette Reichsparteita­ge; 
● Holocaustica religio - Fondamenti di un paradig­ma (Effepi, 2007, reimpostato nelle 704 pagine di Holocaustica religio - Psicosi ebraica, progetto mondialista, Effepi, 2009); 
● Il prezzo della disfatta - Massacri e saccheggi nell'Europa "liberata" (Effepi, 2008, pp. ); 
 Schindler's List: l'immaginazione al potere - Il cinema come strumento di rieducazione (Effepi, 2009); 
● Operazione Barbarossa - 22 giugno 1941: una guerra preventiva per la salvezza dell'Europa (Effepi, 2009); 
● Difesa della Rivoluzione - La repressione politica nel Ventennio fascista (Effepi, 2009); 
● Il compimento del Regno - La distruzione dell'uomo attraverso la televisione (Effepi, 2009); 
● La razza nel nazionalsocialismo - Teoria antropologica, prassi giuridica (in La legislazione razziale del Terzo Reich, Effepi, 2006 e, autonomo, Effepi, 2010); 
● Dietro la bandiera rossa - Il comunismo, creatura ebraica (Effepi, 2010, pp. 1280); 
● Note sui campi di sterminio - Immagini e statistiche (Effepi, 2010); 
● L'ambigua evidenza - L'identità ebraica tra razza e nazione (Effepi, 2010, pp. 736); 
● La fine dell'Europa - Il ruolo dell'ebraismo (Effepi, 2010, pp. 1360); 
● La rivolta della ragione - Il revisionismo storico, strumento di verità (Effepi, 2010, pp. 680); 
● Trafficanti di sogni - Hollywood, creatura ebraica (Effepi, 2011, pp. 1360); 
● Invasione - Giudaismo e società multirazziale (Effepi, 2011).
● Gentile signor Gatti (Effepi 2012)

 Ri­cono­scendosi nel solco del reali­smo pagano (visione del mondo elleno-roma­na, machiavelli­co-vichiana, nietzsche­a­na ed infine compiutamente fascista) è in radicale opposi­zio­ne ad ogni allucinazione ideo-politi­ca demoli­berale e socialcomu­nista e ad ogni alluci­nazione filosofi­co-reli­giosa giudaica/giudaicodiscesa. Gli sono grati spunti critico-opera­ti­vi di ascenden­za volterriana. Non ha mai fatto parte di gruppi o movimenti politici e conti­nua a ritenere preclusa ai nemici del Sistema la via della politi­ca comunemente intesa. Al contrario, considera l'assolu­ta urgenza di prese di posizione puntuali, impatteg­giabili, sul piano dell'ana­lisi storica e in­tellet­tuale.

Olodogma fornisce un'ampia panoramica, 75 articoli, sulle opere del Dott. Gianantonio Valli, vedere qui.

 

 

 


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Author(s): Olodogma
Title: Maurice Bardèche. Coscienza universale. Espediente dei diritti dell'Uomo
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Published: 2015-03-03
First posted on CODOH: Nov. 23, 2018, 5:46 p.m.
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