Jurgen Graf: perdite di popolazione ebraica nella sfera d’influenza tedesca durante la seconda guerra mondiale
Published: 2015-06-25

.

Di Jurgen Graf (2001) [1]

 La cifra dei sei milioni

Immagine 1, fuori testo. Click...
Immagine 1, fuori testo. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Il 24 Maggio del 1995, il giornale berlinese Die Tageszeitung, riferendo che il museo Yad Vashem dell’Olocausto venne progettato dai sionisti già nel 1942, espresse stupore per il fatto che una tale iniziativa era già stata prevista in un’epoca nella quale la maggior parte delle future vittime era ancora viva. In realtà, la cifra leggendaria dei sei milioni venne ripetutamente menzionata da importanti personalità ebraiche molto prima che la seconda guerra mondiale fosse terminata.

 

 

Immagine 1 bis, fuori testo. Click...
Immagine 1 bis, fuori testo. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Nel Dicembre del 1944, prima della liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa, il propagandista ebreo sovietico Ilya Ehrenburg – che nei suoi articoli esortava regolarmente i soldati sovietici a massacrare i civili tedeschi e a violentare le donne tedesche – scrisse: “Chiedete a qualunque prigioniero tedesco di guerra perché i suoi compatrioti abbiano annientato sei milioni di persone innocenti, ed egli risponderà semplicemente: Bene, essi erano ebrei.”[2] Il 31 Maggio del 1944, un altro propagandista ebreo, il rabbino slovacco Dov Weissmandel, affermò in una lettera: “Fino ad oggi, sei volte un milione di ebrei di Europa e Russia sono stati sterminati”.[3] Due anni prima, nel Maggio del 1942, già un altro propagandista ebreo, Nahum Goldmann, che sarebbe più tardi diventato presidente del Jewish World Congress, predisse durante un raduno a New York che degli otto milioni di ebrei viventi nella sfera d’influenza tedesca solo due o tre milioni sarebbero sopravvissuti alla guerra.[4] Secondo la storia ortodossa dell’Olocausto, lo sterminio degli ebrei era iniziato proprio in quel periodo, perciò come poteva sapere Goldmann il numero futuro delle vittime?

 


Immagine 2, fuori testo. Nel 1919 appare il termine "olocausto" abbinato a "six million". Click...
Immagine 2, fuori testo. Nel 1919 appare il termine "olocausto" abbinato a "six million". Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Il nostro stupore diventa poi enorme quando apprendiamo che la cifra dei sei milioni aveva già fatto una prematura apparizione nel 1919. Il 31 Ottobre di quell’anno, il giornale ebreo americano The American Hebrew si lamentava per un “olocausto” – tale parola, che significa “sacrificio mediante fuoco”, era realmente usata nell’articolo! – in via di esecuzione in un’area non meglio specificata dell’Europa orientale. L’autore dell’articolo garantiva che questo “olocausto” aveva reclamato, o stava per reclamare, sei milioni di vittime. La cifra dei sei milioni venne menzionata non meno di sette volte. Sei è il numero sacro del giudaismo, perciò possiamo tranquillamente ritenere che il numero presunto delle vittime dell’Olocausto è un mito religioso ebraico derivato sia dalla Torà che dal Talmud.

  1. I metodi fraudolenti utilizzati dagli storici ortodossi dell’Olocausto

Dopo la guerra, i sionisti e i loro accoliti ricorsero ad ogni sorta di sfrontate manipolazioni per dimostrare questa cifra immaginaria. Mentre la maggioranza degli storici ortodossi dell’Olocausto arriva a cifre leggermente più basse delle vittime ebree, sembra che una legge non scritta della società occidentale sia quella di non andare sotto il limite dei cinque milioni. Raul Hilberg, il cui studio in tre volumi La distruzione degli ebrei europei è universalmente riconosciuto come l’opera standard sull’Olocausto, pone le perdite di popolazione ebraica durante la seconda guerra mondiale a 5.1 milioni.[5]

 

 

Immagine 3., fuori testo. Click...
Immagine 3., fuori testo. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Per dimostrare i metodi fraudolenti utilizzati dagli storici ortodossi dell’Olocausto, citerò ora qualche cifra dall’opera di Hilberg e da un libro scritto da un’altra famosa esperta ebrea dell’Olocausto, Lucy Dawidowicz: La guerra contro gli ebrei. [6] Secondo Hilberg, 2.67 milioni di vittime – su un totale, ripeto, di 5.1 milioni – vennero uccise in sei campi che gli storici ortodossi chiamano “campi di sterminio”, un termine che non si trova in alcun documento tedesco dell’epoca di guerra. Questo significa che 2.43 milioni di vittime dell’Olocausto devono aver incontrato il loro destino fuori di questi “centri di sterminio”. Ma Lucy Dawidowicz ci racconta una storia completamente differente, sostenendo che non meno di 5.37 milioni di ebrei vennero gassati nelle “sei fabbriche della morte”.[7] Poiché il suo conteggio totale dei morti è di 5.9 milioni, tali cifre implicano che solo 530.000 ebrei morirono fuori dei “campi di sterminio”.

Ora, in che modo i due illustri studiosi arrivano alle loro cifre? Quali fonti citano? La risposta è molto semplice: Nessuna. Mentre entrambe le opere sono piene di note sulle cose più insignificanti, nessuno dei due autori fa il minimo tentativo per spiegare su cosa sono basate le loro statistiche. Ovviamente, queste statistiche sono puramente arbitrarie e prive di ogni valore scientifico. Hilberg e Dawidowicz fissano cifre di mortalità totalmente differenti per alcuni dei “campi di sterminio” – ad esempio, Dawidowicz afferma che non meno di un milione e trecentottantamila ebrei vennero assassinati a Majdanek, mentre Hilberg si accontenta di 50.000 -, e la cifra di Hilberg degli ebrei che morirono fuori dei “centri di sterminio” è quasi cinque volte più alta che quella di Dawidowicz, tuttavia entrambi gli autori sostengono una mortalità totale ebraica tra i cinque e i sei milioni, ed entrambi sono acclamati come grandi storici da parte dei media

Seguendo l’evoluzione della storia dell’Olocausto, notiamo che le cifre della mortalità fornite per i cosiddetti campi di sterminio di Auschwitz e Majdanek sono state drasticamente ridotte dagli storici ortodossi negli ultimi decenni. Durante il processo di Norimberga, i sovietici sostenevano che non meno di quattro milioni di persone erano state uccise ad Auschwitz[8] ma nessuno storico occidentale ha mai osato accettare questa cifra ridicola. Raul Hilberg afferma che un milione di ebrei più 300.000 non ebrei morirono ad Auschwitz, e nel 1994 Jean-Claude Pressac, che i media hanno esaltato come il primo esperto del mondo su Auschwitz, ha abbassato la mortalità totale a 631.000 unità.[9] Una simile evoluzione può essere osservata nel caso di Majdanek. Nell’estate del 1944, dopo la liberazione del campo, i comunisti asserirono che un milione e mezzo di persone erano state lì uccise, ma già nel 1948, i polacchi abbassarono la cifra a 230.000.[10] Significativamente, tutte queste modifiche non incidono affatto sulla cifra sacrosanta dei sei, o da cinque a sei, milioni di vittime ebree. In altre parole, se tu hai un canestro con dentro sei mele, puoi mangiare una, due, tre o persino quattro di esse, ma nel canestro rimangono ancora sei mele. Questa è la matematica dell’Olocausto! E in numerosi paesi europei, inclusa quella che una volta era la libera Svizzera, sei obbligato a credere a questo, altrimenti vai in prigione, e i media ti definiscono razzista.

 

 

Immagine 4, fuori testo. Click...
Immagine 4, fuori testo. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Comunque anche le cifre modificate degli storici ortodossi sono ancora largamente esagerate. In realtà, circa 150.000 persone, dei quali probabilmente poco più della metà erano ebrei, perirono ad Auschwitz, come il revisionista italiano Carlo Mattogno mostrerà in uno studio basato esclusivamente su documenti tedeschi dell’epoca di guerra. Il numero combinato di vittime ebree e non ebree a Majdanek fu di circa 42.500 unità, come Mattogno ha dimostrato in un libro che egli ha scritto con me. Naturalmente, anche queste cifre reali sono spaventosamente alte, ma dovrebbe essere ricordato che i bombardieri anglo-americani uccidevano più civili tedeschi in una sola notte di tutti i prigionieri morti ad Auschwitz e Majdanek durante l’intera guerra, e che la principale causa di morte nei campi furono malattie epidemiche che i tedeschi non riuscirono a controllare. La deportazione di massa degli ebrei nei campi di lavoro forzato e le cattive condizioni prevalenti in questi campi furono il risultato della guerra totale, e nella guerra totale, le persone soffrono e muoiono- non solo gli ebrei. Non bisognerebbe dimenticare che decine di migliaia di cattolici polacchi e molte migliaia di prigionieri russi morirono parimenti ad Auschwitz e Majdanek, e che tra i 60.000 e gli 80.000 civili tedeschi vennero uccisi dopo la guerra nei campi di concentramento comunisti polacchi, spesso dopo odiose torture. Come l’autore ebreo John Sack ha documentato nel suo famoso libro Occhio per occhio, quasi tutti questi autentici campi della morte erano diretti da ebrei.[11]

  1. La popolazione mondiale ebraica

Qualcuno poco pratico con le difficoltà del problema potrebbe supporre che il numero reale delle vittime ebree può essere calcolato facilmente comparando le statistiche pre-belliche e post-belliche della popolazione, ma non è questo il caso, perché statistiche sicure semplicemente non esistono. Per cominciare, il numero delle vittime ebree dipende dalla definizione della parola “ebreo”, e non c’è un consenso generale su tale definizione. Gli ebrei sono una razza, una nazione, o una religione? Tutte e tre le risposte sono parzialmente vere, ma solo parzialmente. Può una persona che era nata in una famiglia ebrea essere considerata ancora come ebrea anche se ha totalmente rinunciato alla religione e alla tradizione ebraica? Io non conosco la risposta. Inoltre, a prescindere da come uno definisce un ebreo, le statistiche sulla popolazione ebraica mondiale sono decisamente contraddittorie e sospette sin dall’inizio perché le cifre sono spesso fornite dalle organizzazioni ebraiche, che evidentemente devono rispettare il dogma dell’Olocausto, secondo il quale circa un terzo degli ebrei furono sterminati durante la seconda guerra mondiale.

Il più importante esperto di prima della guerra sulle statistiche della popolazione ebraica, Arthur Ruppin, affermò che c’erano 16.7 milioni di ebrei nel mondo nel 1939. Per i primi anni del dopoguerra, il World Almanac diede le cifre seguenti: 15.19 milioni per il 1945 e 15.7 milioni per i quattro anni successivi, dal 1946 al 1949. Ma nel suo numero del 1949, il World Almanac citò le cifre fornite dall’American Jewish Committee, secondo cui c’erano stati 16.6 milioni di ebrei nel 1939 e sono 11.2 milioni nel 1947.[12] D’altro lato, in un articolo pubblicato sul New York Times, di proprietà ebraica, all’inizio del 1948, Hanson Baldwin, un esperto militare e specialista della Palestina, affermò che c’erano nel mondo tra i 15 e i 18 milioni di ebrei[13].

Come vedete, le statistiche della popolazione ebraica mondiale vi permettono facilmente sia di provare che l’Olocausto ebbe luogo sia il contrario; dipende solo da quali statistiche preferite credere.

 

 

Immagine fuori testo. Click...
Immagine 5, fuori testo. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Non è in queste statistiche che possiamo trovare la risposta alla nostra questione di quanti ebrei perirono realmente come risultato della politica tedesca.

  1. Walter Sanning e Wolfgang Benz

Nel 1983, Walter Sanning, un americano di origine tedesca, pubblicò un libro che, a dispetto di certe imperfezioni, è ancora di gran lunga lo studio più serio sulle perdite di popolazione ebraica durante la seconda guerra mondiale.[14] Il metodo di Sanning è assai originale. Egli utilizza quasi esclusivamente fonti ebraiche e degli alleati e accetta fonti tedesche solo quando sono antinaziste. Sanning dimostra inoppugnabilmente tutta l’estensione della migrazione ebraica post-bellica dall’Europa verso la Palestina, gli Stati Uniti, ed altri paesi non europei. Nell’insieme, più di un milione e mezzo di ebrei lasciò l’Europa negli anni dopo la guerra. Inoltre, dimostra in modo decisivo che non abbiamo bisogno della storia dei “campi di sterminio” per spiegare la scomparsa quasi completa dell’ebraismo polacco.

 

 

Immagine 6, fuori testo. Click...
Immagine 6, fuori testo. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Nel 1939, una gran parte degli ebrei polacchi vivevano nella metà orientale del paese che venne annessa dall’Unione Sovietica dopo che Hitler e Stalin ebbero diviso la Polonia. Non appena i tedeschi invasero la Polonia, un grande flusso di rifugiati ebrei si riversò ad Est, nella metà occupata dai sovietici. Nell’estate del 1941, dopo l’attacco preventivo dei tedeschi contro l’Unione Sovietica, una gran parte degli ebrei venne evacuata più ad Est e non finì mai sotto il controllo tedesco. La stessa cosa accadde negli stati baltici. Sebbene la Wehrmacht vittoriosa liberasse la Lituania, la Lettonia e l’Estonia dal giogo bolscevico poco dopo l’inizio della guerra tedesco-sovietica, una larga percentuale degli ebrei baltici riuscì a lasciare questi paesi anche prima dell’arrivo delle truppe tedesche. Sanning ritiene che circa l’80% degli ebrei nelle zone più tardi conquistate dai tedeschi venne evacuato, ma poiché la sua fonte principale è un inaffidabile propagandista sovietico, David Bergelson, questa cifra è quasi certamente troppo alta.

Secondo il censimento del 1939, c’erano 3.02 milioni di ebrei in Unione Sovietica. Ora il primo censimento post-bellico, che ebbe luogo nel 1959, fornì una cifra di soli 2.26 milioni di ebrei, ma tutti i sionisti occidentali concordano che questa cifra era irrealisticamente bassa. Secondo l’uso sovietico, ogni cittadino poteva scegliere da sé a quale nazionalità appartenere, e una parte considerevole degli ebrei sovietici erano già assimilati e consideravano sé stessi come russi, ucraini, etc. Inoltre, l’atmosfera politica non era particolarmente favorevole agli ebrei a quell’epoca, così molti di loro preferirono non essere identificati come tali. Infine, non si può escludere la possibilità che il governo sovietico, che appoggiava la leggenda dell’Olocausto, abbia falsificato i risultati del censimento. Il 1° di Luglio del 1990, il sionista New York Post, basandosi su specialisti israeliani, affermò che c’erano oltre cinque milioni di ebrei in Unione Sovietica. Poiché la natalità degli ebrei sovietici era di gran lunga la più bassa di ogni gruppo etnico in quel paese, e poiché molte centinaia di migliaia di ebrei erano già emigrati a quell’epoca, tutto porta alla conclusione che c’erano tra i cinque e i sei milioni di ebrei in Unione Sovietica dopo la seconda guerra mondiale. Questo può essere spiegato solo con il fatto che una grande percentuale dell’ebraismo polacco e baltico era stata assorbita dallo stato sovietico.

Naturalmente, è impossibile fornire cifre precise. Ad esempio, non sappiamo quanti, degli ebrei polacchi che erano scappati dai tedeschi nel 1939, o che vennero evacuati dopo l’attacco tedesco alla Russia nel 1941, ritornarono in Polonia dopo la guerra, e quanti di loro decisero di rimanere dov’erano. Nel Febbraio del 1946, in un epoca in cui il ritorno degli ebrei dalla Russia era ancora in corso, e quando un gran numero di ebrei polacchi erano già emigrati in occidente, una commissione anglo-americana riferì che c’erano in Polonia ancora 80.000 ebrei.[15]

Sanning conclude che

circa un milione e mezzo di ebrei perse la vita durante la seconda guerra mondiale, ma che la maggior parte di essi vennero uccisi come soldati sul campo di battaglia o perirono nei territori sovietici che non furono mai occupati dai tedeschi. Secondo i suoi calcoli, solo alcune centinaia di migliaia di ebrei scomparvero nell’Europa controllata dai tedeschi.

Immagine 7, fuori testo. Click...
Immagine 7, fuori testo. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Come era da aspettarsi, gli aderenti alla storia dell’Olocausto risposero allo studio di Sanning con un tentativo di avvalorare le cifre ufficiali. Significativamente, tale compito prese loro non meno di otto anni, e il risultato dei loro sforzi fu semplicemente patetico. Nel 1991, un gruppo di studiosi guidato da un certo Wolfgang Benz pubblicò un libro voluminoso il cui titolo era Dimension des Voelkermonds (“Dimensioni del genocidio”).[16] Benz, che dirige un istituto di propaganda pro-sionista a Berlino[17], non è ebreo. Egli è un esemplare particolarmente disgustoso delle prostitute politiche che hanno prosperato nella Germania occupata sin dal 1945, e che devono le loro carriere allo zelo con cui falsificano sistematicamente la storia del loro proprio paese accusandolo di crimini immaginari.

Benz e il suo gruppo sostengono che tra i 5.29 e poco più di sei milioni di ebrei morirono come risultato della repressione nazionalsocialista durante la seconda guerra mondiale. In un eccellente studio che confronta i metodi e i risultati di Sanning e Benz, l’autorevole revisionista tedesco Germar Rudolf ha esposto i trucchi usati dal gruppo di Benz per ottenere le desiderate alte cifre delle perdite ebraiche[18], e io non posso far di meglio che riassumere semplicemente la dimostrazione di Rudolf.

Il presupposto basilare di Benz è che ogni ebreo che, nel 1945, non viveva più nel luogo dove era vissuto fino al 1939, venne assassinato dai tedeschi. Un’analogia che mostra l’imbecillità di quest’argomento potrebbe essere la seguente: qualche anno prima dell’indipendenza algerina, viveva in Algeria un milione di francesi. Dopo l’indipendenza algerina, il loro numero era diminuito fino a 100.000, così gli algerini devono aver ucciso 900.000 francesi! In realtà, il caso di un paese demograficamente cruciale come la Polonia è di gran lunga più complicato di quello dell’Algeria, perché i confini di quest’ultima non cambiarono dopo la sua indipendenza mentre lo stato polacco venne spostato verso occidente dopo la guerra. La Polonia perse le proprie province orientali, dove gli ebrei erano stati particolarmente numerosi, in favore dell’Unione Sovietica. In cambio, essa acquisì vasti territori tedeschi ad Ovest, dove pochi ebrei avevano vissuto prima della guerra.

Per quanto possa sembrare incredibile, Benz non dedica neppure un singolo paragrafo del suo libro voluminoso al problema dell’emigrazione ebraica post-bellica poiché tale emigrazione secondo lui non ebbe luogo. Non c’erano polacchi, russi, tedeschi, ungheresi, romeni e altri ebrei europei affluenti in Palestina dopo il 1945., perché tutti loro erano stati o uccisi dai nazisti o stavano nei loro rispettivi paesi! Questa è una buona notizia per i palestinesi che erroneamente hanno pensato che la loro terra era stata invasa e sottratta loro dagli ebrei europei, e che uno stato di Israele era stato proclamato nel 1948. Una tale cosa non è mai accaduta, è stato solo un incubo!

Poiché Sanning aveva dedicato una gran parte del suo libro all’analisi numerica dell’emigrazione ebraica post-bellica, e poiché Benz non ha neppure tentato di contestare le conclusioni di Sanning sebbene il libro di Sanning fosse apparso otto anni prima[19], la sola conclusione possibile è che gli argomenti di Sanning sono inconfutabili.

Poiché ignorare l’emigrazione ebraica post-bellica non basta per avvicinare la cifra dei sei milioni, Benz ricorre a un sacco di altri trucchi ignobili. Tra il 1939 e il 1945, i confini di molti stati europei subirono cambiamenti considerevoli. Ad esempio, l’Ungheria acquisì territori rumeni, cecoslovacchi e iugoslavi, solo per perderli di nuovo nel 1945. La Romania fu costretta a cedere all’Unione Sovietica la Bessarabia nel 1940. Ora, gli ebrei che vivevano nelle rispettive aree e che morirono realmente o presuntamente durante la guerra sono contati due volte da Benz. Così, 100.000 ebrei della Bessarabia che, secondo Benz, furono sterminati dai tedeschi e dai loro alleati romeni, compaiono due volte nella statistica delle vittime. Essi sono inclusi sia nella cifra presunta degli ebrei rumeni sterminati che in quella degli ebrei sovietici sterminati, permettendo così a Benz di raddoppiare il loro numero. Come Germar Rudolf ha mostrato, Benz e il suo gruppo sono responsabili di oltre mezzo milione di unità ottenute con i doppi conteggi. Il numero degli ebrei che vivevano in Polonia prima della guerra è esagerato di circa 700.000 unità, perché Benz sceglie di ignorare la massiccia emigrazione degli ebrei polacchi durante gli anni trenta. In una documentazione pubblicata dall’Istituto di Storia contemporanea di Monaco, che Benz, il quale lavora per lo stesso Istituto, non poteva assolutamente ignorare, è affermato chiaramente che circa 100.000 ebrei lasciavano annualmente la Polonia durante gli anni trenta a causa della povertà e dell’atmosfera antiebraica in quel paese. In realtà, non potevano esservi stati più di 2.8 milioni di ebrei in Polonia prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, e tuttavia Benz pone il loro numero a 3.5 milioni, inventando così altre 700.000 “vittime dell’Olocausto”. Infine, gli ebrei che furono uccisi in combattimento come soldati dell’Armata Rossa, e persino gli ebrei che perirono durante le deportazioni operate dai sovietici, sono considerati come “vittime dell’Olocausto nazista”! Tanto basti per l’impudente truffatore Wolfgang Benz e i suoi metodi.

Mentre il fallimento degli storici ortodossi nel confutare le cifre di Sanning non prova automaticamente la loro esattezza, il loro ordine di grandezza è confermato quando si affronta il problema da differenti angolazioni.

  1. Il metodo statistico usato da Carl Nordling

Un metodo assai ingegnoso per accertare l’ordine di grandezza delle perdite di popolazione ebraica nella sfera d’influenza tedesca durante la seconda guerra mondiale è stato ideato da uno statistico svedese, il professor Carl Nordling.[20] Nordling ha ricostruito il destino ebraico per mezzo di uno studio statistico basato sulle personalità ebraiche elencate nella Encyclopedia Judaica[21]che nel 1939 vivevano nei paesi che più tardi sarebbero finiti sotto il controllo tedesco. Il 44% di loro emigrò o fuggì entro la fine del 1941, il 35% riuscì a sfuggire all’internamento, l’8% venne internato, ma sopravvisse alla guerra, e il 13% morì.

Un tasso di mortalità del 13%, mentre prova che gli ebrei furono davvero perseguitati pesantemente, esclude però categoricamente una politica di sterminio. Nel suo studio esauriente, Sanning era giunto alla conclusione che c’erano non più di 3.5 milioni di ebrei nella sfera d’influenza tedesca al tempo della sua massima estensione territoriale. Se questa stima è corretta, e se il 13% di questi 3.5 milioni morirono, ciò significa che meno di mezzo milione di ebrei perì come risultato della politica tedesca. D’altro lato, se supponiamo che le stime sia di Sanning che di Nordling siano troppo basse, che non il 13%, ma il 20% degli ebrei sotto controllo tedesco perì, e che non c’erano 3.5 milioni, ma 5 milioni di ebrei nei territori occupati dai tedeschi, le perdite ebraiche ammonterebbero a un milione. A mio giudizio, questa è definitivamente la più alta cifra possibile.

  1. Ancora un altro modo di affrontare il problema

Tutti concordano che solo una parte delle vittime ebree morirono nei campi di concentramento. Indubbiamente un gran numero di ebrei vennero fucilati sul fronte orientale perché gli ebrei costituivano la spina dorsale del movimento partigiano comunista. In molti casi, queste esecuzioni erano completamente legali perché a quel tempo il diritto internazionale permetteva non solo l’esecuzione dei partigiani ma anche la fucilazione di ostaggi come rappresaglia per gli attacchi partigiani sui soldati di una forza occupante. (Naturalmente non contesto il fatto che numerosi civili ebrei, che non erano né partigiani né ostaggi, furono anch’essi fucilati). Infine, molti ebrei morirono come conseguenza di un nutrimento insufficiente e di malattie nei ghetti dove erano stati confinati in semi-prigionia dai tedeschi. Non è facile decidere a quale estensione queste perdite debbano essere considerate come conseguenza diretta della politica tedesca perché molti di questi ebrei, specialmente i vecchi, sarebbero morti comunque per cause naturali.

  1. a) Il numero degli ebrei che morirono nei campi di concentramento

Grazie ai documenti tedeschi, che sono rimasti in gran numero, possiamo determinare il numero degli ebrei che morirono per ogni tipo di causa (malattie, fame, esaurimento, esecuzione capitale) nei campi di concentramento, con un certo grado di esattezza. Difficilmente tale numero può aver superato le 300.000 unità. Secondo l’autore ebreo Wolfgang Sofsky, circa 450.000 vittime dei campi di concentramento sono registrate per nome. [22] Ora questa cifra può essere incompleta, ma naturalmente una gran parte delle vittime era non-ebrea. In qualcuno di questi campi, gli ebrei risultano essere chiaramente una minoranza tra i detenuti. Per citare solo un esempio, dei circa 26.000 prigionieri che morirono nel campo di concentramento di Stutthof vicino Danzica, circa 8000 erano ebrei.[23]

  1. b) Cosa accadde agli ebrei che vennero deportati ad Auschwitz ma non furono lì registrati?

Secondo lo specialista polacco di Auschwitz Franciszek Piper, circa un milione e trecentomila prigionieri, dei quali un milione e centomila erano ebrei, vennero deportati ad Auschwitz durante i quasi cinque anni della sua esistenza[24], ma solo 200.000 degli ebrei vennero lì registrati. Come ho spiegato in una conferenza sul destino dei detenuti ebrei non registrati nel Maggio del 2000[25], la cifra dei deportati ebrei non registrati deve essere ridotta di almeno 100.000 unità; comunque questo non cambia il fatto che furono inviati ad Auschwitz fino a 800.000 ebrei senza essere registrati. Gli storici ortodossi affermano che furono gassati. Avendo seppellito la leggenda delle camere a gas, i revisionisti devono spiegare cosa successe a queste persone. Sebbene i dettagli rimangano sconosciuti, la risposta basilare è che essi furono trasferiti altrove.

 

 

 

 

 

( Il video è fuori testo. Conferenza di Jurgen Graf a Trieste, 6 ottobre 2001; link https://www.youtube.com/watch?v=zPWr7JqyCzM )
Il 16 Ottobre 1942, il giornale ebraico svizzero Israelitisches Wochenblatt riferì:

“Per qualche tempo c’è stata una tendenza a dissolvere i ghetti in Polonia. Questo era il caso di Lublino, e ora seguirà Varsavia. Non è noto fino a che punto questo piano sia stato già realizzato. I precedenti abitanti del Governatorato Generale [la Polonia occupata dai tedeschi] stanno andando più lontano ad Est nella zona russa occupata. Essi sono stati rimpiazzati in parte da ebrei provenienti dalla Germania. (…) Un testimone che è stato fino a poco tempo fa nel ghetto di Riga e che è riuscito a fuggire, riferisce che ci sono ancora 32.000 ebrei nel ghetto di Riga. Dall’inizio dell’occupazione, migliaia di ebrei sono morti. Gli ebrei sono ora costretti a lavorare fuori della città. (…) Recentemente, a Riga, è stato notato che trasporti di ebrei sono giunti dal Belgio e da altri paesi dell’Europa Occidentale per essere immediatamente inviati di nuovo ad altre destinazioni sconosciute.”

 

 

Immagine 8, fuori testo. Click...
Immagine 8, fuori testo. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Nella letteratura ufficiale dell’Olocausto, noi non leggiamo niente riguardo a ebrei polacchi o belgi inviati in Russia. Si presume che gli ebrei scomparsi di questi paesi abbiano incontrato il loro destino nelle camere a gas dei “campi di sterminio”. Ora, il racconto del giornale ebraico svizzero quadra molto bene con i numerosi documenti tedeschi dell’epoca che si riferiscono alla “evacuazione” degli ebrei e al loro “ristabilimento ad Est”. Due autori revisionisti, lo spagnolo Enrique Aynat[26] e il belga Jean-Marie Boisdefeu[27], hanno documentato un numero di casi nei quali ebrei dell’Europa occidentale sono apparsi molto ad Est di Auschwitz durante la guerra. Secondo la storia ortodossa dell’Olocausto, essi non sarebbero mai dovuti finire lì. Nell’Aprile del 1944, il giornale clandestino comunista francese Notre Voix, riferendosi ad una trasmissione di Radio Mosca, riportò che 8000 ebrei francesi erano stati liberati dall’Armata Rossa in Ucraina. Evidentemente, Auschwitz aveva meramente funto da campo di transito per loro. [28]

Sebbene le forze vittoriose abbiano certamente purgato i documenti tedeschi per eliminare tutti quelli che smentivano le voci di sterminio, qualcuno è sopravvissuto. Uno di questi è un rapporto sulla deportazione degli ebrei dalla Francia che venne scritto nel Settembre del 1942. Secondo questo documento, gli ebrei stranieri residenti in Francia dovevano essere inviati in un campo in Russia.[29]

Fino ad oggi, non sappiamo quanti ebrei furono inviati nei territori sovietici occupati, e quanti di loro sopravvissero alle dure condizioni dell’epoca di guerra.

Nel 1944, Auschwitz funse anche come campo di transito per gli ebrei ungheresi. L’11 Maggio di quell’anno, Adolf Hitler ordinò che 200.000 ebrei fossero impiegati nella produzione di aerei da guerra. [30] Poiché nessuna grande deportazione di ebrei da altri paesi ebbe luogo durante quel periodo, questi 200.000 devono essere necessariamente giunti dall’Ungheria dove le deportazioni massicce stavano giusto per iniziare. Così i documenti tedeschi confermano quello che le fotografie aeree ci dicono: gli ebrei ungheresi non furono affatto uccisi ad Auschwitz-Birkenau e i loro cadaveri bruciati in fosse all’aperto. Alcuni di loro vennero regolarmente registrati ad Auschwitz mentre i rimanenti vennero trasferiti in campi di lavoro e fabbriche dove furono costretti a contribuire allo sforzo bellico tedesco.

  1. c) Il numero degli ebrei fucilati sul fronte orientale

Per convalidare la loro affermazione che i tedeschi fucilarono tra uno e i due milioni di ebrei nei territori sovietici occupati, gli storici ortodossi si riferiscono ai cosiddetti “rapporti evento” che le Unità Speciali impegnate nella guerra anti-partigiana sul fronte orientale inviarono presuntamente a Berlino a intervalli regolari e che dettagliano, tra le altre cose, il numero degli ebrei uccisi. Uno di questi “rapporti evento” descrive la fucilazione di 33.711 ebrei a Babi Yar, vicino la capitale ucraina di Kiev il 29 Settembre 1941. Ma questo gigantesco bagno di sangue non è mai avvenuto. A parte il fatto che i testimoni si contraddicono reciprocamente quasi su ogni punto, e che non sono mai state trovate tracce materiali del preteso massacro[31], la storia di Babi Yar è invalidata dalle foto aeree fatte dai tedeschi nel tardo Settembre del 1943, poco prima che i sovietici riconquistassero Kiev. Si ritiene che in quel frangente i tedeschi aprissero le fosse comuni, esumassero i cadaveri e li bruciassero in pire gigantesche. Tuttavia, le foto aeree non mostrano pire, non fosse comuni e non attività umane nel burrone di Babi Yar.[32] Poiché lo sterminio immaginario di Babi Yar viene descritto in uno dei “rapporti evento”, l’autenticità dell’intera serie è altamente dubbia. Dopo tutto, i tedeschi, che riuscirono presuntamente a distruggere tutte le prove materiali delle loro atrocità, potevano facilmente aver bruciato questi documenti prima dell’arrivo dell’Armata Rossa. Poiché la sola prova documentaria dichiarata della fucilazione di un numero di ebrei oscillante tra uno e due milioni in Unione Sovietica è quasi sicuramente una contraffazione, e poiché non sono mai state trovate fosse comuni con ebrei assassinati mentre la Russia è piena di fosse comuni con le vittime del terrore comunista, è lecito presumere che il numero reale degli ebrei uccisi fu solo una frazione di quello asserito.

  1. d) Conclusione

Come ho detto in precedenza, il numero degli ebrei che morirono nei campi di concentramento non può essere stato molto più alto di 300.000 unità. Anche se supponiamo che diverse centinaia di migliaia di ebrei trasferiti nei territori orientali soccombettero alle dure condizioni lì prevalenti, e che i tedeschi fucilarono diverse centinaia di migliaia di ebrei sul fronte orientale – entrambe le supposizioni sono piuttosto improbabili -, il numero totale delle vittime ebree non può aver superato un milione, cosicché il risultato dell’indagine di Sanning e Nordling è grosso modo confermato. Non importa da quale angolazione affrontiamo la questione, il risultato è sempre lo stesso: la cifra dei sei milioni è un’insana esagerazione.

  1. La riunione della famiglia Steinberg

Un breve articolo che apparve il 24 Novembre del 1978 in un giornale americano, The State Time, di Baton Rouge/Louisiana, illustra meglio di lunghe e complicate statistiche cosa accadde realmente agli ebrei scomparsi:

“Gli Steinbergs una volta prosperavano in un piccolo villaggio in Polonia. Questo era prima dei campi della morte di Hitler. Ora più di 200 sopravvissuti dispersi per il mondo e i loro discendenti sono riuniti qui per condividere una speciale celebrazione di quattro giorni che è iniziata opportunamente il Giorno del Ringraziamento. I parenti sono venuti giovedì dal Canada, dalla Francia, dall’Inghilterra, dall’Argentina, dalla Colombia, da Israele e da almeno 13 città degli Stati Uniti. “E’ favoloso”, ha detto Iris Krasnow di Chicago. “Ci sono cinque generazioni qui – da tre mesi di età a 85 anni. Le persone stanno festeggiando e avendo un momento meraviglioso. E’ quasi come una riunione di rifugiati della seconda guerra mondiale.”

Questa è la risposta alla domanda: "Cosa accadde agli ebrei se essi non furono gassati?”

 

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale può essere consultato in rete all’indirizzo: http://www.ety.com/tell/books/jgjewstats/jgstattoc.htm
[2] Soviet War News, 22 Dicembre 1944, p. 4, 5.
[3] Lucy Dawidowicz, A Holocaust Reader, Behrmann House, New York, 1976, p. 327.
[4] Martin Gilbert, Auschwitz und die Alliierten, Verlag C. H. Beck, Munich, 1982, p. 44.
[5] Raul Hilberg, Die Vernichtung der europaischen Juden, Fischer Taschenbuch Verlag, Frankfurt am Main, 1997, p. 956.
[6] Lucy Dawidowicz, The War against the Jews, Penguin Books, 1987.
[7] Ibid, p. 191.
[8] Documento di Norimberga URSS-008.
[9] Jean-Claude Pressac, Die Krematorien von Auschwitz, Piper Verlag, Munich, 1994, p. 201.
[10] Jurgen Graf e Carlo Mattogno, KL Majdanek. Eine historische und technische Studie, Castle Hill Publisher, Hastings, 1998, capitolo 4°.
[11] John Sack, An Eye for an Eye, New York, 1993.
[12] World Almanac 1949, p. 204.
[13] New York Times, 22 Febbraio 1948, p. 4.
[14] Walter Sanning, The Dissolution of Eastern European Jewry, I. H. R., Torrance, 1983.
[15] Keesings Archiv der Gegenwart, 16/17 Jahrgang, Rheinisch-Westfaelisches Verlagskontor, Essen, 1948, 15 Febbraio 1946.
[16] Wolfgang Benz (Hg), Dimension des Voelkermonds, Oldenbourg, Munich, 1991.
[17] Institut fuer Antisemitismusforschung.
[18] Germar Rudolf, Holocaust Victims. A Statistical Analysis. Wolfgang Benz and Walter Sanning – A Comparison, in Dissecting the Holocaust, Theses and Dissertation Press, Capshaw/Alabama, 2000.
[19] Sanning viene a malapena menzionato in una nota alla fine del libro di Benz.
[20] Revue d’Histoire Revisioniste, n°2, 1990, pp. 50-64.
[21] Gerusalemme, 1974.
[22] Wolfgang Sofsky, Die Ordnung des Terrors, Fischer Verlag, Frankfurt, 1993, p. 331.
[23] Jurgen Graf e Carlo Mattogno, Das Konzentrationslager Stutthof und seine Funktion in der nationalsozialistischen Judenpolitik, Castle Hill Publisher, Hastings, 1999.
[24] Franciszek Piper, Die Zahl der Opfer von Auschwitz, Verlag Staatliches Museum Auschwitz, 1993.
[25] Jurgen Graf, What happened to the Jews who were deported to Auschwitz but not registered there?Journal of Historical Review, volume 19, n°4, Luglio/Agosto 2000.
[26] Enrique Aynat, Estudios sobre el “Holocausto”, Graficas Hurtado, Valencia, 1994.
[27] Jean-Marie Boisdefeu, La controverse sur l’extermination des Juifs par les Allemands, Tomo II, V. H. O., Berchem/Belgio, 1996.
[28] Boisdefeu, p. 86.
[29] Centre de documentation juive, Paris, XXXVI-59.
[30] Documento di Norimberga 5689.
[31] Herbert Tiedemann, in Dissecting The Holocaust, Theses and Dissertations Press, PO Box 64, Capshaw/Alabama, 2000.
[32] John Ball, Air Photo Evidence, Ball Resource Services, Delta/Canada, 1992.

Fonte http://ita.vho.org/003perdite%20di%20popolazione.htm

 


Additional information about this document
Property Value
Author(s): Olodogma
Title: Jurgen Graf: perdite di popolazione ebraica nella sfera d’influenza tedesca durante la seconda guerra mondiale
Sources:
n/a
Contributions:
n/a
Published: 2015-06-25
First posted on CODOH: Feb. 4, 2019, 6:41 p.m.
Last revision:
n/a
Comments:
n/a
Appears In:
Mirrors:
Download:
n/a