Sulla possibilità, o no, di revisione storica nelle società cosiddette democratiche
Published: 2015-11-05

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PER TUTTI

Alla memoria di Gianantonio Valli

Joe Fallisi (1)

(02-11-2015)

 

 

Immagine-1,FT. Joe Fallisi. Click...
Immagine-1, FT. Joe Fallisi. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

La possibilità di criticare e demistificare la storia scritta dai vincitori, così come, più in generale, l'esercizio di un'autentica libertà di pensiero e di espressione, sono valori fondamentali – essenziali, d'altronde, all'accertamento stesso della verità – che è necessario affermare e difendere sempre e comunque.
Il problema non è tanto – e ancor meno solo – l'origine o la collocazione politica di quelli che su più punti mettono in discussione la storia ufficiale delle persecuzioni del Terzo Reich, bensì se quest'opera di revisione sia possibile oppure no nell'ambito delle società cosiddette democratiche.
Le false testimonianze (o rese sotto tortura), le ricostruzioni posticce e tutti i lati oscuri, i documenti mancanti, le inadempienze, le esagerazioni, gli errori, le varie falle relative alla versione sancita dalla sentenza di Norimberga, esigevano che storici onesti e preparati rivedessero in seguito, criticamente, tale versione. Ciò non è stato consentito e continua a non esserlo, PER LEGGE. 
    E tuttavia, qualche acquisizione nuova e diversa, soprattutto riguardo al numero delle vittime, è alla fine passata tra gli addetti di parte sterminazionista, proprio in conseguenza del lavoro, criticabile quanto si vuole ma con cui pur sempre è stato necessario confrontarsi, dei loro demonizzati e perseguitatissimi avversari.

 

 

Immagine-2,FT. La menzogna di Auschwitz nel numero dei morti ufficiali. Click...
Immagine-2, FT. La menzogna di Auschwitz nel numero dei morti ufficiali. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Nel Museo di Auschwitz, all'indomani di Norimberga, fu affissa una targa che parlava di 4.000.000 di decessi per quel medesimo lager (il numero di 6.000.000, oltre a tutto di soli ebrei, deriva appunto da quella prima valutazione esorbitante: 4.000.000 – i due terzi – ad Auschwitz, 2.000.000 negli altri cinque campi in Polonia e sul fronte russo).
Oggi, la cifra che da non molto lì si può leggere è di 1.500.000, senza che una simile notizia sia mai stata veramente resa pubblica. E quest'ultima è ancora, con ogni probabilità – per fortuna degli ebrei e dell'uomo in generale –, sbagliata in (grande) eccesso.

 

 

Immagine 3, fuori testo. La falsificazione del numero dei morti ad opera della Commissione sovietica. Click...
Immagine 3, FT. La costante falsificazione "al ribasso", nel tempo, del numero dei morti nel Konzentrationslager Lublino-Majdanek. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Si consideri, come altro esempio, molto significativo, la progressione all'inverso delle cifre attribuite al lager di Majdanek:
- nel 1946 un milione cinquecentomila morti (cfr. Processo di Norimberga, IMT VII, p. 590); ancora
- nel 1975 un milione trecentoottantamila (cfr. Lucy Dawidowicz, The War against the Jews - 1933-1945, Pelican Books, 1975, p. 191);
- nel 1991 trecentosessantamila (Rosh and Jäckel, Der Tod ist ein Meister aus Deutschland, Hoffmann und Campe, 1991, p. 217);
- nel 1992 duecentotrentacinquemila (cfr. Czeslaw Rajca, 'Problem liczby ofiar w obozie na Majdanku', in: Zeszyty Majdanka XIV, 1992, p. 127);
- nel 2005 settantottomila (cfr. Tomasz Kranz, Research Director of the Majdanek State Museum, Gazeta Wyborcza, 12 / 23 / 2005)...
Ovvero si è passati, nell'arco di 59 anni, da 1.5000.000 a 78.000, numero che, anch'esso, dovrà probabilmente venir ridotto (cfr. http://ita.vho.org/041_Sulla_revisione_numero_vittime_Majda…)!...
Nessuno ha mai messo in dubbio l'esistenza dei forni crematori. Di essi, semmai, è stata contestata, in base a osservazioni di ordine fisico-chimico e calcoli adeguati, la capacità di "smaltimento" della massa di cadaveri (Vedere qui).
Anche in questo caso bisogna notare che il più serio studioso, relativamente a queste tematiche, dello schieramento ortodosso, Claude Pressac, ha in certo qual modo fatto suoi e approfondito alcuni dei rilievi critici dei revisionisti. Ne Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945 (p. 173) egli è giunto a ipotizzare, proprio in base a considerazioni analoghe alle loro, un numero complessivo di 711.000-631.000 vittime per il lager di Auschwitz, beninteso, però, riconfermando come reali la volontà e l'attuazione del massacro.
Recentemente su questa stessa strada si è spinto ancora più in là Fritjof Meyer (Vedere qui), ex-caporedattore di "Der Spiegel" (Amburgo), anch'egli appartenente al campo degli sterminazionisti, che è giunto a proporre la cifra di 510.000 morti, di cui "solo" 356.000 gassati (cfr. "Osteuropa. Zeitschrift für Gegenwartsfragen des Ostens", Nr. 5, Mai 2002, pp. 631-641).

 

 

Immagine-4, FT. di cesare donatella complicità, annientamento. Click...
Immagine-4, FT. di cesare donatella complicità, annientamento. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Nella condanna-persecuzione del revisionismo olocaustico sono presenti e operanti meccanismi irrazionali e religiosi (da Sacra Inquisizione), prima ancora (e invece) che ragioni e princìpi di ordine metodologico e scientifico. Così si prescinde di solito dalla valutazione oggettiva delle ricerche e dei relativi risultati dell'avversario, destituendolo, per statuto, di ogni possibile serietà, buona fede e umanità.
Chi osi toccare con mani sacrileghe il sancta sanctorum, chi pretenda entrare da solo e coi propri occhi nel tabernacolo dell'orrore è arruolato ipso facto nelle schiere dei nazisti eterni, maledetti e dei folli.
E', insieme, un demente e un nemico da ardere. L'oscena patente di "democrazia", di "giustizia", di "progresso" che i vincitori da allora si arrogano ha la sua base, a contrario, nella mostrificazione e demonizzazione ontologica dei loro avversari sconfitti.
Cioè le stesse potenze statali che avevano operato solo qualche anno prima la più gigantesca, mostruosamente pianificata e veloce eliminazione di massa della storia (gli stalinisti di Mosca: sette milioni circa di contadini dell’Ucraina e del Kuban per fame coatta nell'inverno-primavera-estate 1932-33 – cfr. http://www.infoukes.com/history/famine/), ovvero – solo a mo' di un altro dei tanti possibili esempi – la distruzione e l'impestamento radioattivo di città giapponesi attraverso l'uso della bomba atomica a guerra già vinta e contro inermi popolazioni civili (i capitalisti di Washington), evitarono il giudizio di qualunque tribunale riguardo ai LORO crimini pregressi, presenti e futuri PROPRIO in virtù dell'immagine infernale – termine di NON paragone – dei vinti.
Quanto dunque questa stessa immagine, stampigliata fin dentro l'animo delle masse da una propaganda spettacolare ineguagliabile, corrisponda a completa verità o sia deformata e di comodo è di PRIMARIA importanza.
E infatti i padroni multinazionali delle finanze e dei media – i padroni veri, il vero Big Brother – lo sanno bene; ed è per questo che non possono tollerare la minima incrinatura all'edificio-santuario dell'"Olocausto".
La cifra di "sei milioni" di ebrei uccisi – magari perfino, a surplus orrorifico, la stragrande maggioranza attraverso le camere a gas – è una menzogna mitica che i sacerdoti e custodi dell'ortodossia sono i primi a (ri)conoscere, tra di loro, in quanto tale. Naturalmente guardandosi bene dal comunicarlo al servitorame catodico, il cui compito, si sa, è quello di bere ogni giorno, senza tregua, la pozione e di ubbidire.
Si è stabilita, sulle vicende della Seconda Guerra mondiale, una versione "canonica", che attribuiva allo sconfitto l'immagine stessa del male assoluto (ineguagliato e ineguagliabile – rivelandosi, in questo, essenziale il numero dei massacrati, perché è evidente che oltre una certa soglia la quantità si trasforma in "qualità"); e, insieme, sollevava i vincitori dalle loro proprie responsabilità.
E' così che il sistema infernale e "apripista" dei gulag, o l’Holodomor, o le bombe terroristiche di Dresda, Hiroshima, Nagasaki, o tutti i Vietnam e le mostruosità successive dei "progressisti", o gli stessi continui crimini contro l'umanità, da 67 (SESSANTASETTE) anni, degli occupanti in Palestina, per giungere sino all'odierno impiego sistematico, genocidario ed ecocida dell'uranio impoverito e alle abiette torture di Abu Ghraib, in qualche modo sono risultati più "lievi" alla coscienza del mondo – non certo delle vittime.

 

 

Immagine-5,FT. Lo spettacolo del falso storico della liberazione di Auschwitz, altro falso mito. Click...
Immagine-5,FT. Lo spettacolo del falso storico della liberazione di Auschwitz, altro falso mito..."fondamento stesso da cui è sorta la democrazia in Europa". Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

"Sei milioni", l'orrore assoluto, che le centrali dello spettacolo insistono con incredibile malafede a insufflare nei crani delle masse, è una menzogna mitico-religiosa, ma essenziale all'edificio di autogiustificazione, di alibi perpetuo, delle democrazie vincitrici, nonché dello Stato d'Israele, che anche sulla sua base ideologica si è fondato e si regge.
In realtà l'"Olocausto" (l'Unico, l'Incomparabile) quasi impallidisce se confrontato con orridi genocidi avvenuti nello stesso secolo o, ancor più, con quelli a danno dei neri e dei nativi d'America.
La responsabilità dei delitti (SE ACCERTATI) commessi all'interno dei lager – nei quali i peggiori e più diretti aguzzini erano parte degli stessi prigionieri, le varie gerarchie dei kapò, per lo più composte da ebrei comunisti –, appartiene, certo, a chi li ordinò e a chi se ne macchiò (ma il medesimo criterio deve valere per quanto concerne i gulag e i laogai)…
Non però ai figli, e ai figli dei figli, e ai figli dei figli dei figli... come invece i sionisti pretenderebbero in eterno. E comunque, SEMPRE, viva la liberà di pensiero, di ricerca e di espressione. Questa libertà deve valere PER TUTTI, nemici compresi, o NON VALE NULLA, e si riduce a proclama del Grande Fratello: la "verità" diventa un momento del falso, la "menzogna" un aspetto del vero. (3)

Note
1) Joe Fallisi, pseudonimo di Giuseppe Fallisi (...), è un tenore, attore, cantautore e attivista per i diritti umani e animali italiano. Nato a Milano, ha frequentato la Civica Scuola d’Arte Drammatica del Piccolo Teatro, ha conseguito la licenza in musica vocale da camera al Conservatorio “Giuseppe Verdi” con Petre Munteanu nel 1981 e ha studiato canto artistico alla Civica Scuola di Musica con Gabriella Rossi, perfezionandosi, sempre a Milano, con Rodolfo Celletti. Si è laureato con lode in Filosofia all’Università di Genova nel 1979.
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Joe_Fallisi
2) Sul falso della liberazione di Auschwitz vedere qui
3) Fonte:  https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/libertari/conversations/messages/106143

 


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Author(s): Olodogma
Title: Sulla possibilità, o no, di revisione storica nelle società cosiddette democratiche
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Published: 2015-11-05
First posted on CODOH: April 19, 2019, 10:15 a.m.
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