David Irving e i campi dell’Azione Reinhardt
Published: 2015-12-10

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DAVID IRVING E I CAMPI DELL’AZIONE “REINHARDT”

 Di Jürgen Graf
Aprile 2009[1]

 Uno storico giovane e brillante

 

 

 

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L’inglese David Irving ha diverse qualità ammirevoli:

  1. E’ un ricercatore instancabile, che ha trascorso negli archivi migliaia di ore.
  2. E’ un eccellente storico della seconda guerra mondiale. Alcuni dei suoi libri, come Hitler’s War Churchill’s War, verranno letti fin quando vi saranno delle persone interessate a questo fosco e drammatico periodo storico.
  3. E’ un maestro della lingua inglese, sia come scrittore che come oratore.

Negli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70, la bravura di Irving era largamente riconosciuta. Mentre a molti storici dell’establishment il giovane – e indipendente - Irving non piaceva, erano in pochi a negare il suo talento. Era così bravo che i media gli perdonavano a malincuore le sue malcelate simpatie per Adolf Hitler e per il Terzo Reich. Veniva ripetutamente invitato ai dibattiti televisivi persino in Germania, dove impressionava il pubblico con la sua conoscenza della storia e il suo tedesco scorrevole.

Per quanto riguarda “la Soluzione Finale della Questione Ebraica”, Irving accettava la versione ufficiale come un fatto naturale; ma non aveva mai scritto un libro, e neppure un articolo, su questo argomento, cercando di tenersene alla larga.

La guerra di Hitler

Mentre lavorava a Hitler’s War, David Irving studiò una mole enorme di documenti tedeschi dell’epoca di guerra. Con crescente stupore, si rese conto che nessuno di questi innumerevoli documenti provava che Hitler avesse ordinato lo sterminio degli ebrei – o, almeno, che avesse saputo, che gli ebrei venivano sterminati.

All’epoca, Irving deve aver saputo che c’erano dei ricercatori che contestavano la versione ufficiale del destino degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Il libro di Arthur Butz, The Hoax of the Twentieth Century [La mistificazione del ventesimo secolo] era uscita nel 1976, un anno prima di Hitler’s War, e trovo molto difficile credere che Irving non sapesse dell’esistenza di tale libro, o che non avesse la curiosità intellettuale di leggerlo. In ogni modo, egli non riuscì a trarre dalla totale assenza di prove documentarie dell’”Olocausto” la sola conclusione logica, ma concluse invece che lo sterminio degli ebrei era stato ordinato e organizzato, all’insaputa di Hitler, dal Reichsführer SS Heinrich Himmler. In Hitler’s War, Irving Scrisse:

Nel 1942, la macchina dello sterminio stava acquistando velocità – e la cui raffinatezza e  ingegnosità diaboliche, da Himmler fino agli ex legali che dirigevano i campi di sterminio, era conosciuta forse da sole settanta persone”.[2]

A questa tesi totalmente improbabile, Robert Faurisson sollevò la seguente obiezione, assolutamente logica:

Prendiamo in prestito un paragone da David Irvingposso certamente credere che Menachem Begin poteva non essere a conoscenza del massacro dei campi di Sabra e Shatila in Libano, nel momento in cui avvenne. Nel corso di diverse ore, vennero massacrati diverse centinaia di civili. Non so quando Begin venne a conoscenza del massacro ma so che, come chiunque altro al mondo, lo seppe molto rapidamente. Ma se consideriamo, invece del massacro di diverse centinaia di uomini, donne e bambini avvenuto in poche ore, il massacro di milioni di uomini, donne e bambini avvenuto nel corso di tre o quattro anni nel cuore stesso dell’Europa, per mezzo di quale miracolo un crimine tanto nefando è rimasto nascosto a Hitler, Stalin, Churchill e Roosevelt, come pure alla Germania e all’Europa intera, tranne forse a sole 70 persone?”.[3] 

Oggi, nel 2009, questo argomento rimane valido come lo era nel 1983!

Il Rapporto Leuchter

Nell’Aprile del 1988, durante il secondo processo Zündel a Toronto, David Irving apprese che un tecnico americano specializzato in esecuzioni capitali, Fred Leuchter, che era stato contattato dal consulente di Zündel Robert Faurisson, era volato in Polonia con un piccolo gruppo di aiutanti per esaminare le presunte camere a gas di Auschwitz I, Auschwitz-Birkenau, e Majdanek. Al suo ritorno, Leuchter aveva scritto un rapporto in cui concludeva, in base a delle ragioni tecniche, che questi locali non potevano essere stati utilizzati come camere a gas. Soprattutto, Leuchter e il suo gruppo avevano preso dei campioni dai muri delle presunte camere a gas di Auschwitz I e di Birkenau dove, secondo la storiografia ufficiale, un numero gigantesco di ebrei erano stati uccisi con l’acido prussico. I campioni vennero quindi analizzati in un laboratorio americano. I test rivelarono tracce scarse o nulle di cianuro, mentre un campione di riferimento preso nell’Installazione di Disinfestazione n°1 di Birkenau conteneva una percentuale di cianuro straordinariamente alta.[4]

Il Rapporto Leuchter confermò quello che David Irving doveva aver sospettato, o forse saputo, in precedenza: la storia della camera a gas di Auschwitz non era nient’altro che un inganno mostruoso. A questo punto Irving credette che la storia dell’”Olocausto” sarebbe crollata a breve termine, e decise di aggregarsi a chi la contestava. Lui, David Irving, il cui genio gli storici cortigiani dalle menti anguste si rifiutavano cocciutamente di riconoscere, li avrebbe fatti tutti sfigurare: sarebbe stato il primo storico importante a mettere alla berlina la truffa di Auschwitz. Verso la fine del processo Zündel, Irving comparve come testimone per la difesa. Egli approvò il Rapporto Leuchter, che definì “un documento sconvolgente”. Nel 1988 e nel 1989, tenne diverse conferenze contestando l’esistenza delle camere a gas omicide di Auschwitz: una di queste conferenze, da lui tenuta in Austria nel 1989, avrebbe condotto sedici anni dopo al suo arresto e alla sua carcerazione in Austria.

La speranza di Irving che il Rapporto Leuchter avrebbe condotto al crollo immediato della menzogna di Auschwitz non si materializzò: gli ebrei combatterono per le loro camere a gas come una leonessa per i suoi piccoli, e David Irving venne bollato come un “negazionista dell’Olocausto”. Nella società occidentale dominata dagli ebrei questa definizione equivale al marchio di Caino. Irving venne malignamente infangato dai media, i suoi libri scomparvero dalle librerie, e lui dovette sopportare enormi perdite finanziarie.

David Irving contro Deborah Lipstadt

Dopo che una rappresentante particolarmente odiosa della lobby dell’Olocausto, una certa Deborah Lipstadt, aveva insultato Irving nel suo libro Denying the Holocaust [Negare l’Olocausto][5] lui la querelò per diffamazione. Il processo ebbe luogo a Londra all’inizio del 2000. Sebbene le possibilità di Irving di vincere la causa fossero fin dall’inizio prossime allo zero, egli poteva ottenere facilmente una grande vittoria morale facendo polpette della ripugnante Lipstadt e dei suoi esperti. Non c’è bisogno di dire che una cosa del genere avrebbe richiesto una seria preparazione, ma nella sua arroganza, Irving, che era insufficientemente informato sull’argomento dell’”Olocausto”, non ritenne necessario studiare prima del processo la letteratura revisionista. Ricordo vividamente la mia costernazione quando lessi sul giornale ebraico svizzero Jüdische Rundschau Maccabi che Irving aveva “ammesso l’esistenza dei camion a gas”. Era proprio così: messo di fronte al cosiddetto “documento Just”[6], che il collegio della Lipstadt aveva presentato come prova documentaria dello sterminio degli ebrei nei camion a gas, Irving aveva dichiarato che era autentico, sebbene sia una rozza contraffazione piena di assurdità linguistiche e tecniche. Questa falsificazione è stata analizzata nei dettagli da due ricercatori revisionisti, la tedesca Ingrid Weckert[7] e il francese Pierre Marais.[8] Poiché Irving può leggere sia il tedesco che il francese con la massima facilità, è chiaro che non aveva scuse per la mancata conoscenza di questi studi straordinariamente importanti.

La sua scarsa conoscenza dell’argomento lo costrinse a fare numerose concessioni, claomorose ma assolutamente non necessarie, ai suoi avversari. Nel suo verdetto, il giudice Charles Gray dichiarò correttamente:

Nel corso del processo, Irving ha cambiato la sua posizione: era preparato a concedere che ad Auschwitz ebbero luogo delle gasazioni di esseri umani, ma su scala limitata”.[9]

A onore di Irving, va detto che fece un uso molto efficace dell’argomento “No Holes, No Holocaust” [Niente fori, niente Olocausto] di Faurisson. Secondo le prove dei “testimoni oculari” su cui si basa la versione ufficiale degli eventi, il Leichenkeller (camera mortuaria) I del Krematorium II di Auschwitz-Birkenau venne usato come camere a gas omicida dove, secondo l’esperto della Lipstadt Robert Jan van Pelt, nel 1943-1944 vennero uccisi circa 500.000 ebrei. Durante il processo, Irving dimostrò che le aperture sul tetto del Leichenkeller I, attraverso cui le SS presuntamente versavano i granuli di Zyklon B, non esistevano, il che significa che il presunto crimine non può essere stato commesso. Su questa questione, Irving mise a segno un punto importante. Persino il giudice Charles Gray, che era decisamente ostile a Irving, lo ammise onestamente nel suo verdetto:

Devo confessare cheimmagino come la stragrande maggioranza delle persone, avevo presunto che le prove dello sterminio degli ebrei nelle camere a gas di Auschwitz fossero schiaccianti. Ho dovuto, tuttavia, mettere da parte questo preconcetto quando ho esaminato le prove addotte in questo procedimento dalle parti”.[10]

In prigione in Austria

Nel Novembre del 2005, David Irving fu tanto imprudente da entrare nello stato fantoccio sionista dell’Austria, dove fu prontamente arrestato per una conferenza “negazionista” che aveva tenuto lì nel 1989. Al processo, Irving disse delle cose per le quali non abbiamo il diritto di incolparlo: voleva tornare a essere di nuovo, e il prima possibile, un uomo libero e riunirsi alla propria famiglia. Nella sua situazione, la maggior parte delle persone avrebbe fatto la stessa cosa. E’ sicuramente vero che numerosi revisionisti che sono stati messi sotto processo per le loro convinzioni hanno tenuto duro, e hanno pagato un alto prezzo per il loro coraggio, ma non tutti sono eroi. Per il suo atteggiamento collaborativo, il farsesco tribunale austriaco lo premiò con una sentenza particolarmente mite: ricevette solo tre anni, e nel Dicembre del 2006, dopo aver scontato un terzo della pena, venne rilasciato e fatto tornare in Inghilterra.

Il viaggio di David Irving in Polonia

Nel Marzo del 2007, ricevetti un’email da David Irving, che mi informava di trovarsi in Polonia, dove stava visitando i “campi dell’Azione Reinhardt”. Secondo i documenti tedeschi dell’epoca di guerra, lo scopo dell’”Azione Reinhardt” consisteva nella confisca delle proprietà ebraiche. Senza un briciolo di prove, documentarie o materiali, gli storici ortodossi sostengono che il vero scopo di quest’azione era la liquidazione fisica degli ebrei della Polonia orientale, e che gli ebrei vennero uccisi – per una cifra variabile tra il milione e mezzo e i due milioni – con il monossido di carbonio prodotto da motori diesel in tre campi: Belzec, Sobibor e Treblinka. La storiografia tradizionale sostiene che questi campi erano centri di puro sterminio dove tutti gli ebrei, a prescindere dall’età e dalle condizioni di salute, venivano gasati al loro arrivo senza essere registrati: solo una manciata di giovani ebrei vigorosi venne temporaneamente risparmiata perché c’era bisogno di loro per gestire i campi.

Nella sua email (che purtroppo ho cancellato) Irving deve avermi fatto una domanda su Belzec, perché ricordo distintamente di avergli chiesto nella mia replica se aveva letto il libro di Carlo Mattogno, Belzec in Propaganda, Testimonies, Archeological Research and History.[11] Egli rispose che lo avrebbe letto in seguito.

Oltre a Belzec, Sobibor e Treblinka, Irving visitò anche Auschwitz e Majdanek. A quanto pare non visitò Chelmno (Kulmhof), il sesto presunto “campo di sterminio”. Pubblicò poi, sul suo sito web, un resoconto del suo viaggio in Polonia che mi colpì per la sua superficialità e per la sua genericità.[12]

Era impossibile dedurre dal suo racconto se Irving credeva che ad Auschwitz e a Majdanek ebbero luogo delle gasazioni omicide. Per quanto riguarda i tre campi dell’”Azione Reinhardt”, egli sembrava approvare la versione sterminazionista: d’altro canto, egli parlò delle “presunte camere a gas” di questi campi. In altre parole: evitò di fare dichiarazioni chiare e inequivocabili.

Le mie domande a David Irving e la sua replica

Nel Marzo del 2009, appresi che David Irving aveva dato ogni sorta di consigli a un suo collega “negazionista”, il Vescovo Richard Williamson, e ricevetti un messaggio da un’arrabbiatissima signora francese che aveva criticato aspramente le dichiarazioni di Irving su Treblinka. Il 2 Aprile, ho mandato a Irving una email, ponendogli le seguenti quattro domande:

  • Crede davvero che a Treblinka, Sobibor e Belzec vi fu uno sterminio di ebrei?
  • Se lo crede, quali sono le prove di cui dispone?
  • In tal caso, come venne attuato lo sterminio?
  • Ha letto, David Irving, il libro di Carlo Mattogno su Belzec e il libro Treblinka: Extermination Camp or Transit Camp?, scritto da Carlo Mattogno e dal sottoscritto?[13]

Quello stesso giorno, ricevetti da David Irving la seguente replica:

1A mio giudizio, nei tre campi suddetti ebbe luogo uno sterminio (non può essere provato che venne attuato mediante gas; come lei sa, si tratta di una questione altamente controversa).

  1. Prove:
  • La ben conosciuta corrispondenza tra Wolff e Gazenmüller riguardante Malkinia/Treblinka.
  • L’ordine di Himmler di non lasciare tracce a Treblinka e di costruirvi poi una fattoria.
  • Il radio-messaggio decrittato di Höfle del Gennaio del 1943 e, associato ad esso, il rapporto Korherr.

 Per il 1942: il documento Höfle menziona una cifra di 1.274.166. Per il 1942 e il 1943, i documenti di Himmler rivelano l’estensione del bottino di guerra Reinhardt – gioielli, orologi, monete. Basandoci su queste informazioni, è possibile arguire o calcolare una cifra approssimativa per il 1943, e cioè più di un milione [di morti]. Al Mufti, Himmler parla di “tre milioni”.

Il caso della mancata risposta alla quarta domanda

Mentre David Irving ha fornito tre risposte chiare alle mie prime tre domande, egli non si è curato di rispondere alla quarta: aveva letto Treblinka: Extermination Camp or Transit Camp, scritto da Carlo Mattogno e da me, e il libro di Mattogno su Belzec? All’epoca del viaggio di Irving in Polonia, entrambi i libri erano disponibili in rete da più di tre anni, e lo storico inglese, che conosce bene il computer, poteva facilmente convincersi del loro valore. La bibliografia di Treblinka contiene oltre 200 titoli, due dozzine dei quali in polacco. Poiché molte di queste fonti polacche sono di vitale importanza, uno dei meriti del nostro libro è di renderle accessibili ai ricercatori che, come Irving, non sanno il polacco. Inoltre, Treblinka contiene numerosi riferimenti a documenti degli archivi russi che non erano mai stati pubblicati in nessuna lingua occidentale.

Mentre il libro su Belzec è molto più breve di quello su Treblinka, la sua bibliografia comprende pur sempre 80 titoli, 18 dei quali in polacco. Il capitolo più importante è il terzo, dove Mattogno analizza i risultati delle trivellazioni e degli scavi forensi che sono stati compiuti sul sito dell’ex campo alla fine degli anni ’90.

Se David Irving non reputa necessario leggere questi due libri, questo mostra che non è minimamente interessato a quello che accadde davvero a Treblinka e a Belzec. Naturalmente, è certo possibile che li abbia letti, ma è riluttante ad ammetterlo, perché in tal caso sarebbe costretto a rispondere agli argomenti revisionisti, in modo particolare a quelli tecnici. A dire il vero, non appena ci si accosta alla versione ufficiale dei campi Reinhardt dal punto di vista tecnico, tutto questo mostruoso edificio di menzogne crolla immediatamente come un castello di carte.

Le prove di David Irving sullo sterminio degli ebrei nei tre campi Reinhardt

Nella sua risposta alle mie domande, David Irving ha menzionato sette ragioni per credere che i tre campi Reinhardt furono centri di sterminio. Cinque di queste ragioni si basano su documenti mentre le ultime due su dicerie. Iniziamo a esaminare i documenti.

  1. La ben nota corrispondenza tra Wolff e Ganzenmüller riguardante Malkinia/Treblinka”.

Il 28 Luglio del 1942, Albert Ganzenmüller, Segretario di Stato nel Reichsverkehrsministerium (Ministero Imperiale dei Trasporti) dichiarò in una lettera al SS Gruppenführer Karl Wolff: “Dal 22 Luglio, un treno con 5.000 ebrei compie un viaggio quotidiano da Varsavia a Treblinka, passando per Malkinia, oltre a un treno con 5.000 ebrei che viaggia due volte alla settimana da Pryemsyl a Belzec”.[14] Il 13 Agosto, Wolff replicò: “Ho notato con particolare piacere che un treno con 5.000 membri del popolo eletto sta già andando da 14 giorni, ogni giorno, a Treblinka e siamo già in grado di attuare questo movimento di popolazione in un tempo accelerato”.[15] Né Ganzenmüller né Wolff dissero che gli ebrei a Treblinka venivano uccisi: Wolff parlò di un “movimento di popolazione”, il che mostra chiaramente che considerava Treblinka come un campo di transito.

  1. L’ordine di Himmler di non lasciare tracce a Treblinka e di costruire poi lì una fattoria”.

Poiché non conosco tale ordine, ho chiesto a Irving di mandarmene una copia. Il 9 Aprile, ha risposto che me l’avrebbe mandata in seguito. Poiché non ho ancora ricevuto il documento, non posso commentarlo, ma sono assolutamente sicuro che non contiene nessun riferimento a stermini, perché se questo fosse il caso, sarebbe citato in ogni singola opera della letteratura olocaustica.

  1. Il radio-messaggio decrittato di Höfle del Gennaio del 1943 e, associato ad esso, il rapporto Korherr”.

Nel suo ben noto rapporto del 1943,[16] Richard Korherr scrisse che, dalla fine del 1942, 1.274.166 ebrei erano stati portati nel Governatorato Generale. Il radio-messaggio Höfle[17] conferma la cifra di Korherr di 1.274.166 e precisa che 24.733 deportati erano stati inviati a L. (Lublino/Majdanek), 434.508 a B. (Belzec), 101.370 a S. (Sobibor) e 713.355 a T. (Treblinka). Nessuno dei due documenti afferma che gli ebrei vennero uccisi.

  1. Per il 1942 e il 1943, i documenti di Himmler, che rivelano l’estensione del bottino di guerra Reinhardt: gioielli, orologi, monete”.

Il fatto che i tedeschi derubassero gli ebrei dei loro gioielli, orologi e monete non prova che li uccisero.

Così nessuno dei documenti menzionati da Irving fornisce alcuna prova che i campi Reinhardt furono centri di sterminio.

Le ultime due “prove” appartengono alla categoria delle dicerie. Quello che il Mufti di Gerusalemme afferma di aver sentito da Himmler, o quello che qualcuno afferma che il Mufti disse di aver sentito da Himmler, non ha nessun valore storico. Ancora più improbabile è il riferimento all’”interrogatorio personale di due testimoni su Belzec”. Immaginiamo il dialogo seguente:

Negazionista di Hiroshima: “Io non credo neppure per un attimo che gli americani sganciarono davvero una bomba atomica su Hiroshima nell’Agosto del 1945. E’ solo una sciocca propaganda di guerra giapponese”.

David Irving: “Penso che ti sbagli. Due anni fa, sono andato a Hiroshima, dove ho interpellato personalmente due vecchi giapponesi che hanno visto la bomba quando erano ragazzi. Se le loro dichiarazioni sono vere, provano che gli americani hanno sganciato davvero una bomba atomica su Hiroshima”.

Se centinaia di migliaia di ebrei vennero davvero uccisi a Belzec, potremmo fare a meno di “testimonianze oculari”. L’argomento di Irving mi ricorda quello del patetico “esperto di Belzec”, Michael Tregenza, che sulle pire di Belzec ha scritto:

C’è molta discordanza sull’argomento delle pire di Belzec. I testimoni del paese affermano che erano in funzione fino a cinque pire, mentre il personale delle SS parlò di due pire durante il processo di Monaco del 1963-64. Supponendo che in due pire siano stati bruciati un minimo di 500.000 cadaveri, bisogna presumere, per cinque pire, una cifra molto più alta – probabilmente doppia – delle 600.000 persone presunte finora”.[18]

Così Tregenza “prova” l’omicidio di 1.200.000 ebrei a Belzec per mezzo di dicerie che ha sentito da qualche persona anziana diversi decenni dopo la guerra! Questo genere di “prove” può bastare a un clown come Tregenza. Per uno storico serio e che si rispetti non è assolutamente sufficiente.

Il tasso di mortalità attribuito da David Irving ai campi Reinhardt

Nella sua opera classica sull’”Olocausto”, Raul Hilberg afferma che a Treblinka vennero uccisi 750.000 ebrei, a Belzec 550.000, e a Sobibor 200.000,[19] il che significa che secondo Hilberg, il tasso totale di mortalità dei tre campi Reinhardt fu di 1.5 milioni. Questa cifra è più bassa di 900.000 unità di quella spacciata da David Irving (1.274 milioni per il 1942+più di un milione per il 1943 = circa 2.4 milioni).

Ma le assurdità non finiscono qui. Consideriamo la seguente:

  • La cifra di Hilberg di 550.000 morti a Belzec è impossibile perché, secondo il documento Höfle (che nel 1985, quando Hilberg pubblicò la seconda e “definitiva” edizione del suo libro, non era ancora conosciuto) vennero deportati a Belzec fino al 31 Dicembre 1942 solo 434.508 ebrei. Poiché tutti concordano che Belzec venne chiusa alla fine del 1942, nel 1943 non ebbe luogo nessuna deportazione di ebrei.
  • Alla luce di questo fatto, il tasso totale di mortalità di questo campo non può aver superato la cifra di 434.508, anche ammeso che ogni singolo ebreo deportato a Belzec sia stato lì ucciso (come sia Hilberg che Irving presumono).
  • Se Irving ha ragione, e se davvero vennero sterminati nei tre campi Reinhardt 2.4 milioni di ebrei - ma “solo” 434.508 di loro a Belzec - le rimanenti 1.965.492 vittime devono essere state uccise a Treblinka e a Sobibor. Questo significherebbe che la cifra combinata di Hilberg per questi due campi (750.000+200.000=950.000) è troppo bassa di oltre un milione!

Difficile est satiram non scribere – E’ difficile non scrivere una satira!

La tesi dell’arma mancante del delitto

Nella sua replica alle mie domande, David Irving ha asserito che non è provato che il (presunto) sterminio nei campi Reinhardt venne attuato mediante gas. Poiché Irving non menziona nessun metodo di uccisione alternativo (ad esempio le fucilazioni), questo implica che l’arma del delitto è semplicemente ignota.

Noi sappiamo esattamente come morirono le vittime a Hiroshima e a Nagasaki: vennero uccise dall’esplosione delle bombe atomiche, o perirono in seguito a causa della radioattività. Noi sappiamo esattamente come morirono le vittime a Dresda: vennero bruciate vive, o soffocate sotto le macerie delle proprie case. Noi sappiamo esattamente come morirono lo vittime a Katyn: vennero fucilate dagli aguzzini di Stalin. Noi sappiamo esattamente come morirono le vittime nei campi sul Reno voluti da Eisenhower: vennero deliberatamente fatte morire di fame.

Secondo David Irving, nei tre campi Reinhardt vennero uccise 2.4 milioni di persone – molte più di quelle di Hiroshima, Nagasaki, Dresda, Katyn e dei campi sul Reno messe assieme. Ma non sappiamo come vennero uccise! Naturalmente, questo vuol dire che non c’è un solo testimone attendibile dell’olocausto-Reinhardt, perché se un tale testimone fosse esistito, sapremmo come le vittime venivano sterminate, almeno nel campo dove era recluso il detto testimone.

Riassumiamo: David Irving non è in grado di produrre la minima prova documentaria del presunto sterminio di Belzec, Sobibor e Treblinka. Egli ammette implicitamente che non c’è un solo testimone attendibile. Ma se non vi sono documenti, né testimoni attendibili, su quali prove si basano le sue affermazioni?

Afferma forse che vi sono prove forensi, e cioè enormi quantità di resti umani trovati nei siti dei tre campi Reinhardt? No, non lo dice. Non nomina neppure il rapporto Kola che, secondo gli storici ortodossi, prova che Belzec era un campo di sterminio (parleremo di questo rapporto più avanti).

La storia della camera a gas diesel

Secondo la letteratura ufficiale dell’”Olocausto”, i (presunti) stermini di Treblinka, Sobibor e Belzec vennero attuati con i gas di scarico prodotti da motori diesel. Ma come il tecnico Friedrich Berg ha mostrato nel suo studio scrupolosamente documentato, “Diesel Gas Chambers: Ideal for Torture, Absurd for Murder”[20] [Le camere a gas a motore diesel: ideali per torturare, assurde per uccidere], i motori diesel sono uno strumento omicida estremamente inefficiente, perché emettono quantità molto basse di CO, ma contengono un’alta percentuale di ossigeno. Qualsiasi motore a benzina sarebbe molto più adatto di un motore diesel allo sterminio. Gli argomenti di Berg sono così ferrati che la lobby dell’Olocausto non ha cercato di confutarli. Nel libro Debating the Holocaust [Discutere l’Olocausto] Thomas Dalton afferma:

L’argomento [del motore diesel] viene evitato quasi del tutto da tutti gli scrittori antirevisionisti. […] Tutto ciò costituisce una significativa ammissione implicita che i tradizionalisti non sanno come replicare a Berg e ai revisionisti. […] Poco tempo fa, i blogger hanno tentato di affrontare questa questione. Dopo aver ammesseo che “è semplicemente impossibile utilizzare dei motori diesel per le gasazioni…quando si hanno a disposizione dei motori a benzina”, Romanov[21] afferma che la “questione diesel” è” irrilevante” perché, dal suo punto di vista, chiunque abbia  affermato che il motore impiegato nelle gasazioni era un motore diesel si era semplicemente sbagliato. Egli sostiene che i testimoni “più informati” hanno menzionato i motori a benzina, ma può citarne solo due: Fuchs (solo per Sobibor) e Reder, che disse che il gas di scarico veniva emesso all’aria aperta!”[22]

Lasciatemi aggiungere che l’argomento del ridicolo blogger S. Romanov (“La questione diesel è irrilevante”) rivela la mentalità opaca di questo individuo: non c’è nessuna prova, né documentaria né materiale dell’olocausto “Aktion Reinhardt”, e non vi sono neppure testimoni attendibili (perché quale credito può essere concesso a testimoni che “si sono semplicemente sbagliati” riguardo all’arma del delitto?) ma l’olocausto dell’”Aktion Reinhardt” è un fatto provato e indiscutibile! In altre parole: i pilastri su cui una volta l’edificio si basava sono crollati, ma l’edificio sta ancora in piedi, o piuttosto sta sospeso nell’aria! Quale miracolo!

E’ possibile che David Irving non sappia dell’assurdità della storia delle camere a gas a motore diesel? No, non è possibile. Nella conferenza revisionista del 1983, alla quale Irving partecipò, Friedrich Berg presentò una relazione che conteneva già quasi tutti gli argomenti addotti nel suo articolo del 2003.[23] Irving, che fece la sua prolusione lo stesso giorno di Berg, disse:

Devo dire che sono stato profondamente colpito dalla conferenza di Friedrich Berg di questo pomeriggio. Ho trovato molte cose nella sua conferenza decisament notevoli”.[24]

Così, già nel 1983, Irving sapeva che la storia dei gas di scarico diesel è spazzatura! Ecco perché ora è costretto a dire che non è dimostrato che il (presunto) sterminio venne attuato mediante gas, e che questa questione è “altamente controversa”.

L’evoluzione della leggenda dello sterminio

Poco dopo che i tre campi Reinhardt erano stati messi in funzione, ebrei e polacchi iniziarono a diffondere ogni sorta di dicerie fantasiose sui presunti stermini di questi campi. Conoscere queste dicerie è di vitale importanza per capire come si è formata la versione storica dominante oggi corrente, e qual è il suo livello di credibilità.

Iniziamo con Belzec. Secondo il sedicente “testimone oculare” Jan Karski, gli ebrei venivano sterminati a Belzec in vagoni ferroviari per mezzo della calce viva.[25] Tuttavia, la maggior parte dei testimoni menzionò le uccisioni mediante elettricità. Il 10 Luglio del 1942, il governo polacco in esilio a Londra ricevette il seguente rapporto:

Secondo le informazioni di un tedesco che lavora lì, il luogo di esecuzione è a Belzec, vicino la stazione. […] Una volta scaricati, gli uomini vanno in una baracca sulla destra, le donne in una sulla sinistra, per spogliarsi, presuntamente per fare un bagno. Poi i due gruppi vanno insieme in una terza baracca munita di una piastra elettrica, dove avviene l’esecuzione”.[26]

In un libro pubblicato a Stoccolma nel 1944 e tradotto in inglese l’anno successivo, l’ebreo ungherese Stefan Szende descrisse come milioni di ebrei erano stati uccisi a Belzec mediante elettricità nei “locali sotterranei dell’edificio di esecuzione”:

Quando i carichi di ebrei nudi arrivavano venivano convogliati in una grande sala capace di contenere diverse migliaia di persone. Questa sala non aveva finestre e il suo pavimento era di metallo. Quando gli ebrei erano tutti dentro, il pavimento di questa sala scendeva come un ascensore in una grande cisterna d’acqua che giaceva al di sotto, fino a che gli ebrei rimanevano con l’acqua fino alla vita. Dopodiché veniva inviata sul pavimento una potente corrente elettrica e in pochi secondi tutti gli ebrei, migliaia alla volta, erano morti”.[27]

Nel suo rapporto ufficiale sui crimini tedeschi in Polonia, presentato dai sovietici al processo di Norimberga, il governo polacco scrisse su Belzec la seguente nota:

Nei primi mesi del 1942, arrivarono dei rapporti secondo cui in questo campo erano state costruite delle speciali installazioni per lo sterminio degli ebrei. Con il pretesto di far fare un bagno ai prigionieri, venivano fatti spogliare completamente e spinti all’interno dell’edificio. Attraverso il pavimento dell’edificio veniva fatta passare una potente scarica elettrica”.[28]

Le storie horror su Sobibor erano molto differenti. Mentre la testimone ebrea Zelda Metz affermava che in questo campo gli ebrei venivano “asfissiati con il cloro”,[29] il testimone sovietico Alexander Pechersky ritrasse il presunto sterminio nei termini seguenti:

Non appena tutti erano entrati, le porte venivano chiuse con un colpo pesante. Una spessa sostanza nera entrava mulinando da certe aperture del soffitto. Si sentivano delle urla affannose, ma non molto a lungo perché mutavano in respiri soffocati e in convulsioni”.[30]

Il caso di Treblinka è anche più istruttivo. Se alcuni dei primi testimoni menzionarono in realtà le camere a gas, nessuno di loro affermò che l’arma del delitto era un motore diesel. Il 17 Agosto del 1942, il giornale clandestino polacco Informacja Biezaca parlò di una camera a gas mobile che si muoveva lungo le fosse comuni.[31] Tre settimane dopo, l’8 Settembre, lo stesso giornale descrisse le presunte gasazioni nel modo seguente: le vittime venivano esposte a un gas a effetto ritardato, dopo di che lasciavano la camera a gas, proseguivano verso le fosse comuni, svenivano e cadevano nelle fosse.[32] Tuttavia, il metodo di sterminio principale descritto dai testimoni era il vapore bollente. Il 15 Novembre del 1942, il Movimento di Resistenza del ghetto di Varsavia pubblicò un lungo rapporto in cui affermava che tra la fine di Luglio e l’inizio di Novembre, a Treblinka erano stati sterminati due milioni di ebrei nelle camere a vapore.[33]

Nell’Agosto del 1944, l’Armata Rossa conquistò la zona attorno a Treblinka, e una commissione sovietica interrogò gli ex detenuti del campo. Quale arma del delitto scelse: il gas o il vapore? In realtà, non ne scelse nessuna, ma nel suo rapporto affermò che a Treblinka erano state uccise tre milioni di persone svuotando dell’aria le camere destinate all’esecuzione![34] Nel Settembre del 1944, un professionista della propaganda di atrocità, l’ebreo Wassili Grossman, onorò Treblinka della sua visita. Nel suo pamphlet L’Inferno di Treblinka, Grossman confermò la cifra dei tre milioni di vittime: poiché ovviamente ancora non sapeva quale dei tre metodi di sterminio avrebbe prevalso (vapore, gas, e svuotamento dell’aria) nel suo opuscolo li menzionò prudentemente tutti e tre.[35]

Al processo di Norimberga, gli accusatori della Germania scelsero la versione del vapore. Il 14 Dicembre del 1945, il governo polacco diffuse un documento, che venne presentato a Norimberga dai sovietici, secondo cui “diverse centinaia di migliaia” di persone erano state sterminate a Treblinka mediante vapore.[36] Ma nel 1946, la versione ufficiale cambiò. Poiché non era assolutamente credibile che i tedeschi avessero utilizzato nei tre campi Reinhardt dei metodi di esecuzione totalmente differenti, le camere a vapore, le installazioni di elettroesecuzione ecc. vennero relegate nella spazzatura della storia e sostituite dai motori diesel. La ragione di questa scelta fu indubbiamente il Rapporto Gerstein. All’inizio del 1946, questo rapporto – che alcuni decenni dopo venne brillantemente analizzato dal revisionista francese Henri Roques[37] - aveva monopolizzato l’attenzione degli storici e Gerstein, che aveva affermato di aver assistito a una gasazione di ebrei a Belzec, aveva identificato l’arma del delitto con un motore diesel. Ecco come nacque il mito della camera a gas a motore diesel.

Sarebbe interessante constatare come reagirebbe il nostro titano intellettuale, il blogger S. Romanov, se venisse messo di fronte alle dichiarazioni di tutti questi testimoni oculari. Molto probabilmente direbbe che i testimoni videro in realtà un motore a benzina, ma sfortunatamente non furono in grado di identificarlo correttamente. Il primo testimone lo aveva identificato come un vagone ferroviario il cui pavimento veniva coperto di calce viva, il secondo come una piastra elettrica all’interno di una baracca, il terzo come una piastra elettrica in un’enorme cisterna sotterranea, il quarto come un soffitto con aperture attraverso le quali veniva versata una sostanza nera, il quinto come una camera a gas mobile che si spostava lungo le fosse comuni, il sesto come una caldaia che produceva vapore, il settimo come una pompa per mezzo della quale l’aria veniva svuotata dalle camere, e l’ottavo come un motore diesel! Ma queste differenze secondarie sono totalmente irrilevanti, visto che l’olocausto dell’”Aktion Reinhardt” è un fatto storico provato!

Conosce Irving queste testimonianze oculari? Se non ha letto la letteratura revisionista, non può di certo conoscerle, visto che non vengono mai menzionate nella letteratura ufficiale. Nella sua “opera classica” sui campi Reinhardt, Yitzhak Arad cita un estratto dal rapporto del Movimento di Resistenza del ghetto di Varsavia, ma ne distorce spudoratamente il testo sostituendo le imbarazzanti “camere a vapore” con la dicitura “camere a gas”![38] Se Irving ha letto la letteratura revisionista, egli conosce sul serio queste storie assurde, ma non può dire molto su di esse.

I risultati degli scavi a Treblinka (1945)

E’ ammesso universalmente che nessuno dei tre campi Reinhardt fosse provvisto di crematori. Secondo gli storici dell’”Olocausto”, nel 1943 i corpi degli ebrei gasati venivano bruciati all’aperto. Questo solo basta a rendere la versione ufficiale altamente improbabile, fin dal principio. Tutti i campi di concentramento “normali”, come Dachau e Buchenwald, ai quali non vengono attribuiti stermini, avevano dei crematori, e allora perché i tedeschi non costruirono crematori nei “campi di sterminio”, dove sarebbero stati cento volte più necessari?

Basandosi su diversi esperimenti riguardanti la cremazione, Carlo Mattogno suppone che per cremare un essere umano del peso di 45 chili siano necessari 160 chili di legno.[39] Egli calcola che la cremazione di 870.000 cadaveri avrebbe lasciato 1.950 tonnellate di ceneri umane, oltre a 11.100 tonnellate di ceneri di legno. Il volume totale delle ceneri sarebbe ammontato a circa 48.000 metri cubi. Poiché i denti e le ossa non possono essere totalmente distrutti con le cremazioni all’aperto, nel sito del campo sarebbero rimaste miriadi di denti e di frammenti di ossa.

Se i sovietici e i polacchi avessero trovato soltanto un 10% di queste ceneri, denti e frammenti di ossa, avrebbero avuto un argomento molto serio contro i tedeschi. Avrebbero convocato una commissione internazionale – proprio come avevano fatto i tedeschi dopo aver scoperto le fosse comuni di Katyn – e avrebbero presentato i risultati delle indagini forensi al processo di Norimberga. Non sarebbero stati costretti a ricorrere all’assurdità delle “camere a vapore”.

Nel Novembre del 1945, un team polacco guidato dal giudice Zdzislaw Lukaszkiewicz condusse uno scavo sul sito di Treblinka e scrisse poi un rapporto che venne pubblicato trent’anni dopo![40] Il primo giorno degli scavi, gli sterratori trovarono “una grande quantità di monete polacche, sovietiche, tedesche, austriache e ceche, oltre a frammenti di pentole e di tegami”, ma non resti umani. Il secondo giorno scoprirono “ogni sorta di stoviglie, vari oggetti casalinghi, brandelli di vestiti, una grande quantità di documenti polacchi danneggiati più o meno seriamente, la carta d’identità molto danneggiata di un ebreo e ancora monete”. Il terzo giorno, scoprirono “una quantità considerevole di ceneri umane e di resti umani”. Il quarto giorno, scoprirono “frammenti di ogni sorta di posate, un gran numero di stracci, monete greche, slovacche e francesi, e i resti di un passaporto sovietico”. Il 13 Novembre, Lukaszkiewicz ordinò la cessazione degli scavi, perché considerava “improbabile” la scoperta di altre fosse. Che i polacchi abbiano trovato dei resti umani non dovrebbe sorprendere nessuno. Secondo il documento Höfle, nel 1942 vennero inviati a Treblinka 713.355 ebrei, e le deportazioni continuarono fino all’Agosto del 1943, sebbene con un tasso molto più basso. Date le circostanze, si può solo presumere che in quel campo debbano essere morti diverse migliaia di deportati.

I risultati delle trivellazioni archeologiche di Belzec (1997-1999)

Nel 1997, il Museo dell’Olocausto degli Stati Uniti e un’analoga organizzazione polacca decisero di intraprendere delle trivellazioni e degli scavi archeologici nell’area dell’ex campo di Belzec. Il lavoro venne condotto da un gruppo di archeologi guidato dal professor Andrzej Kola, che pubblicò i risultati nel 2000.[41] Nel suo libro, menzionato in precedenza, su Belzec, Carlo Mattogno ha fatto un’analisi molto dettagliata del rapporto di Kola, che vado a riassumere.

Non c’è bisogno di dire che il solo metodo razionale sarebbe stato quello di sterrare l’intera area dell’ex campo, ma questo è esattamente quello che Kola e il suo gruppo non fecero. Essi procedettero nel modo seguente: vennero eseguite delle trivellazioni nell’area designata a intervalli di 5 metri con una trivella lunga 8 metri, e del diametro di 65 millimetri. Complessivamente, vennero eseguite 2.277 trivellazioni e in 236 di queste vennero trovate tracce di fosse comuni. I campioni di terra ottenuti in questo modo vennero poi analizzati per determinare il loro contenuto. La ricerca produsse la scoperta di 33 fosse in due aree separate del campo. Le fosse avevano una superficie complessiva di 5.919 metri quadrati e un volume complessivo di 21.310 metri cubi.

Sebbene Kola e il suo gruppo scoprissero non solo ceneri umane e frammenti di ossa ma anche un certo numero di cadaveri non cremati, inspiegabilmente non vollero riesumarli. Il loro libro contiene una documentazione fotografica di oggetti trovati nell’area del campo. Le fotografie mostrano le cianfrusaglie più insignificanti: ferri di cavalli, chiavi e lucchetti, pentole e forbici, pettini, monete e bottiglie, ma non c’è neppure una fotografia che mostri un cadavere o una parte di esso!

Sulla base dei dati sperimentali, la capienza massima di una fossa comune può essere fissata a 8 cadaveri per metro cubo, supponendo che un terzo di loro fossero bambini. In teoria, la superficie disponibile per le fosse di Belzec sarebbe stata sufficiente a interrare 170.000 cadaveri. Se questo fosse vero, i revisionisti sarebbero costretti ad ammettere che Belzec fu davvero un campo di sterminio, perché 170.000 persone non possono essere morte per “causa naturali” in un campo che è stato operativo solo per nove mesi e mezzo. D’altro canto, Belzec non può essere stato un campo di sterminio totale: secondo il documento Höfle, vennero lì deportate 434.000 persone, e se 170.000 sono state uccise lì, le altre 264.000 devono aver lasciato il campo vive.

In realtà, la cifra di 170.000 cadaveri è basata su presupposti interamente irrealistici: la massimizzazione della superficie e del volume delle fosse e la massimizzazione dei cadaveri in esse contenuti. Riguardo al primo punto, Kola ha osservato:

Nella prima zona, come possiamo presumere, è stato osservato il collegamento delle fosse limitrofe più piccole con quelle più grandi per mezzo della distruzione dei muri di terra che le separavano. […] Dopo la guerra vennero compiute ulteriori manomissioni delle strutture archeologiche con degli sterramenti intensivi da parte di persone del posto in cerca di gioielli. Questo fatto rende difficile agli archeologi definire in modo preciso l’estensione delle fosse comuni”.[42]

Già nel 1946, il procuratore della città di Zamosc aveva affermato che il sito del campo era stato “completamente sterrato dalla popolazione locale in cerca di oggetti di valore”.[43]

Per quanto riguarda il secondo punto, dei 236 campioni presi dalle fosse, 99 non contenevano affatto resti umani, mentre più della metà dei restanti 137 mostrano uno strato molto sottile di ceneri umane. Conclude Carlo Mattogno:

Sebbene sia impossibile stabilire il numero dei morti, è però possibile desumere, da quello che è stato detto in precedenza, un ordine di grandezza di diverse migliaia, forse di alcune decine di migliaia”.[44]

Personalmente, considero la seconda cifra (“alcune decine di migliaia”) estremamente improbabile, sebbene non possa escluderlo con assoluta certezza. Probabilmente, morirono a Belzec diverse migliaia di ebrei.

Sobibor, o il rapporto scientifico che non c’è mai stato

Sul terzo dei campi Reinhardt, un revisionista giovane e di talento, Thomas Kues, fornisce la seguente infoermazione:

In un articolo pubblicato su The Scotman il 26 Novembre del 2001, leggiamo che l’archeologo polacco A. Kola e il suo gruppo scoprirono sette fosse comuni sul sito di Sobibor. […] Nonostante siano passati sette anni da quando le trivellazioni e gli scavi vennero presuntamente compiuti, su di essi non è apparso il minimo articolo, relazione o rapporto scientifico, né in inglese, né in polacco, né in nessuna altra lingua”.[45]

Perché non è stato pubblicato neppure un solo “articolo, relazione o rapporto scientifico” sul risultato delle trivellazioni e degli scavi, “né in inglese, né in polacco, né in nessuna altra lingua”? La risposta a questa domanda è fin troppo ovvia!

Due documenti importanti che Irving ignora deliberatamente

Alla luce dei fatti suddetti, i campi Reinhardt non possono essere stati dei centri di sterminio. Non possono essere stati neppure dei campi di lavoro, perché erano troppo piccoli per alloggiare l’enorme numero di persone in essi deportate. Rimane solo una possibilità: Treblinka, Belzec e Sobibor erano campi di transito. Questa conclusione quadra con i numerosi documenti tedeschi dell’epoca di guerra che parlano di “evacuazione” o di “espulsione” degli ebrei all’est. Quadra anche con due documenti importanti su Belzec e Sobibor che David Irving ignora deliberatamente perché contraddicono la sua tesi.

Il 17 Marzo del 1942, Fritz Reuter, un impiegato del Dipartimento per la Popolazione e la Prosperità nell’Ufficio del Governatorato Generale del Distretto di Lublino, scrisse una nota nella quale si riferiva a una conversazione del giorno prima con il SS Hauptsturmführer H. Höfle, che era il delegato per l’insediamento ebraico nel distretto di Lublino. Reuter scrisse:

Sarebbe opportuno dividere i trasporti degli ebrei che arrivano nel distretto di Lublino alla stazione terminale in ebrei adatti al lavoro e inadatti al lavoro. […] Tutti gli ebrei inadatti al lavoro devono andare a Bezec [sic], la più remota stazione di confine del distretto di Zamosz. Il Hauptsturmführer Höfle sta pensando di costruire un grande campo in cui gli ebrei adatti al lavoro possano essere registrati in uno schedario secondo le loro occupazioni e da lì prelevati. […] In conclusione, egli [Höfle] ha detto che potrebbe accettare 4-5 trasporti giornalieri di 1.000 ebrei ciascuno alla stazione terminale di Belzec. Questi ebrei dovrebbero attraversare il confine e non tornare più nel Governatorato Generale”.[46]

Non vi possono essere dubbi di sorta sul significato di questo documento: gli ebrei inadatti al lavoro dovevano essere espulsi dal Governatorato Generale e deportati nei territori orientali occupati. La frase che Belzec era “la più remota stazione di confine del distretto di Zamosz” ha senso solo associata ad un’espulsione oltre il confine. Come Sobibor, Belzec era situata nell’estremità orientale del Governatorato Generale, vicino alla frontiera ucraina.

Naturalmente, Irving può dire che Reuter usò un linguaggio in codice e che “attraversare il confine e non tornare più nel Governatorato Generale” fu un’espressione in codice per “venire uccisi a Belzec”, ma non gli consiglierei di scegliere questa opzione, perché sarebbe troppo ridicola.

Il 15 Luglio del 1943, Heinrich Himmler ordinò:

Il campo di transito di Sobibor deve essere convertito in un campo di concentramento”.[47]

Così, Sobibor venne ufficialmente definito un “campo di transito” (Durchgangslager).

I tre campi Reinhardt erano campi di transito

Il 31 Luglio del 1942, il Reichskommissar della Bielorussia, Wilhelm Kube, inviò un telegramma al Reichskommissar dei territori orientali occupati, Henrich Lohse, in cui protestava contro la deportazione a Minsk di 1.000 ebrei di Varsavia.[48] Poiché la deportazione degli ebrei dal ghetto di Varsavia era cominciata otto giorni prima, e poiché tutti concordano che a quel tempo tutti gli ebrei di Varsavia venivano deportati a Treblinka, i 1.000 ebrei menzionati da Kube devono necessariamente essere stati deportati a Minsk passando per Treblinka. Il 17 Agosto del 1942, il giornale clandestino polacco Informacja Biezaca riferì che il 1 Agosto, 2.000 ebrei adatti al lavoro erano stati deportati da Varsavia a Smolensk.[49] Il 7 Settembre del 1942, lo stesso giornale informava che due trasporti con 4.000 persone dal Ghetto di Varsavia  erano stati inviati a scopo lavorativo in importanti installazioni per lo sforzo di guerra a Brezsc e a Malachowicze.[50]

So bene che queste cifre rappresentano solo una piccola parte degli ebrei trasportati a Treblinka e che gli antirevisionisti diranno che questi casi erano “eccezioni”. Ma ogni singolo ebreo che lasciò Treblinka, o uno degli altri due campi Reinhardt, da vivo rappresenta un colpo per la versione ufficiale secondo cui tali campi erano “centri di puro sterminio” dove tutti gli ebrei, a prescindere dall’età e della salute, venivano gasati al loro arrivo. Se gli antirevionisti chiamano i casi suddetti “eccezioni”, abbiamo il diritto di chiedere loro quante altre “eccezioni” del genere possano esservi state.

Un certo numero di ebrei venne mandato dai campi Reinhardt a Majdanek e a Auschwitz. Una storica polacca che non può certo essere accusata di tendenze revisioniste, Zofia Leszczynska, riferisce che nell’Ottobre del 1942, 1.700 ebrei lasciarono Belzec per Majdanek.[51] Questo fatto è ampiamente sufficiente per fare a pezzi la versione ufficiale secondo cui a Belzec sopravvissero meno di dieci ebrei.

In un articolo sugli “Ebrei a Majdanek”, gli storici ebrei Adam Rutkowski e Tatiana Berenstein scrivono:

Alcuni dei trasporti provenienti da Varsavia raggiunsero Lublino passando per Treblinka, dove avvenne la selezione dei deportati”.[52]

Per la storiografia ufficiale, questo fatto è semplicemente letale! Il 30 Aprile del 1942, arrivò a Majdanek da Treblinka un trasporto con 305 ebrei. Uno di questi ebrei, Samuel Zylbersztain, scrisse in seguito un rapporto sulle sue disavventure.[53] Dopo il “campo di sterminio” di Treblinka e il “campo di sterminio” di Majdanek, Zylbersztain sopravvisse a otto “campi di concentramento normali”. Egli è perciò la prova vivente che i tedeschi non sterminavano i loro prigionieri ebrei.

L’autore del libro più dettagliato su Sobibor,[54] l’ebreo olandese Julius Schelvis, fu egli stesso un detenuto di tale campo. Egli naturalmente presenta Sobibor come una fabbrica della morte, ma la sua descrizione si basa solamente su quello che sentì dire da altre persone o su quello che lesse sui libri, perché trascorse in quel campo solo poche ore. Da Sobibor, venne deportato a Lublino e quindi a Auschwitz, da dove finalmente tornò in Olanda. Schelvis non fu un caso isolato: almeno altri 700 ebrei olandesi vennero trasferiti da Sobibor nei campi di lavoro, e alcuni di loro tornarono a casa passando per Auschwitz – un altro “campo di sterminio” dove i tedeschi, a quanto pare, si dimenticarono di “gasarli”.[55]

Il caso di Minna Grossova, un’ebrea ceca, è particolarmente significativo: nata nel Settembre del 1874, venne deportata a Treblinka il 19 Ottobre del 1942. Sebbene Treblinka fosse presuntamente un “campo di puro sterminio”, dove anche gli ebrei adatti al lavoro venivano gasati al loro arrivo, la signora Grossova non venne gasata, ma venne trasferita a Auschwitz – dove, secondo il folklore “olocaustico”, tutti gli ebrei non adatti al lavoro venivano immediatamente inviati nelle “camere a gas” senza essere registrati. Anche qui, la signora Grossova non venne gasata, ma diligentemente registrata. Ella morì il 30 Dicembre del 1943.[56] Dal punto di vista della versione ortodossa dell’”Olocausto”, il destino di questa donna è assolutamente inspiegabile.

Il fatto che sia documentato un numero relativamente ridotto di trasporti di ebrei dai campi Reinhardt ad altre destinazioni, può essere spiegato molto facilmente. Già nel 1945, i vincitori della seconda guerra mondiale decisero di perpetuare la leggenda dello sterminio ebraico, e possiamo tranquillamente presumere che innumerevoli documenti che contraddicevano la verità ufficiale siano stati o nascosti o distrutti. Ora qualcuno potrà accusarmi di ricorrere allo stesso trucco degli storici ortodossi che affermano che non vi sono prove documentarie delle camere a gas omicide perché “i tedeschi distrussero i documenti”, ma una tale accusa sarebbe infondata, poiché la mia posizione è molto più solida. Se vi fosse anche soltanto un documento che provasse le gasazioni degli ebrei, ammetterei subiro che ve ne possono essere stati degli altri, ma sebbene siano passati 64 anni dalla fine della guerra, nessun documento del genere è mai emerso. D’altro canto, abbiamo visto che vi sono dei documenti che provano che gli ebrei venivano inviati dai campi Reinhardt ad altre destinazioni – e per ogni documento del genere ve ne potrebbero essere stati centinaia di altri.

Una volta che si è stati “negazionisti dell’Olocausto” lo si è per sempre

David Irving è un uomo estremamente intelligente, ma sfortunatamente è totalmente amorale. Per lui, la verità è un dato negoziabile. Egli è pronto a dire qualsiasi cosa, se questo può giovare alla sua carriera. Irving rimpiange ardentemente i bei vecchi tempi, quando veniva invitato in televisione, quando i suoi libri venivano recensiti favorevolmente e venduti bene. Vorrebbe che i bei vecchi tempi tornassero. D’altro canto, egli sa che la società occidentale è controllata dagli ebrei, e che verrà sempre trattato come un paria fino a quando gli ebrei lo definiranno un “negazionista”, così vuole sbarazzarsi di questa etichetta a qualunque costo. Piuttosto che aspettare il crollo del potere ebraico (che potrebbe avvenire, ma anche non avvenire, nel corso della sua vita) cerca di offrire agli ebrei un patto.

Il suo solo vero problema è Auschwitz. Egli non ha mai contestato nessun altro aspetto della vulgata olocaustica. Ha sempre detto che i tedeschi fucilarono un enorme numero di ebrei sul fronte orientale (nell’ottavo capitolo di Treblinka – Extermination Camp or Transit Camp?, egli potrà trovare delle prove convincenti che i rapporti degli Einsatzgruppen, che proverebbero un tale gigantesco massacro e che Irving sembra accettare senza riserve, sono altamente sospetti, perché sono contraddetti da altri documenti tedeschi e non sono confermati dalle prove forensi). Non ha mai contestato i presunti stermini dei campi Reinhardt, o di Majdanek. Ha ammesso esplicitamente l’esistenza dei “camion a gas” presuntamente utilizzati a Chelmno e nei territori sovietici occupati. Ma ha difeso tanto spesso e in modo tanto rumoroso la posizione revisionista su Auschwitz che il suo orgoglio gli vieta di tornare indietro su questa questione: al massimo è disposto a concedere la possibilità che ad Auschwitz ebbe luogo qualche gasazione su scala limitata.

Secondo Raul Hilberg, ad Auschwitz morirono un milione di ebrei.[57] Se è vero che il numero degli ebrei che morirono ad Auchwitz per le cosiddette “cause naturali” (malattie, sfinimento ecc.) non può essere stato superiore a 100.000 unità, questo vuol dire che circa 900.000 ebrei devono essere morti nelle “camere a gas” di quel campo. E allora, che cosa fa David Irving? Afferma che nei tre campi Reinhardt – Belzec, Sobibor e Treblinka – morirono 2.4 milioni di ebrei, invece dei 1.5 milioni stimati da Hilberg, offrendo così agli ebrei un’ampia compensazione per le circa 900.000 “vittime delle camere a gas di Auschwitz” da lui sottratte in precedenza.

Ma David Irving ha fatto i conti senza l’oste. A quanto pare ancora non riesce a capire la mentalità dei suoi persecutori. Contestando la vulgata di Auschwitz ha commesso, dal punto di vista ebraico, il peggiore dei sacrilegi, perché Auschwitz costituisce il cuore della versione ufficiale dell’”Olocausto” sebbene, a detta di Hilberg, essa costituisca meno di un quinto delle “vittime dell’Olocausto”. Gli ebrei non perdoneranno mai a Irving questo sacrilegio. Anche se affermasse all’improvviso che i tedeschi gasarono un milione di ebrei a Majdanek, e due milioni a Chelmno, e tre milioni a Sobibor, e cinque milioni a Belzec, e dieci milioni a Treblinka, e che fucilarono venti milioni di ebrei sul fronte orientale, non servirebbe a nulla: gli ebrei e i loro accoliti continuerebbero a bollarlo come un “negazionista”. Non si sbarazzerà mai di questa etichetta fino a quando il mondo occidentale sarà dominato dagli ebrei.

Un ammonimento a David Irving

Non so quando il libro, lungamente annunciato, di David Irving su Heinrich Himmler verrà pubblicato, ma temo di conoscerne già il succo: Sì, l’Olocausto c’è stato davvero, vennero davvero sterminati milioni di ebrei, ma solo una parte insignificante di essi venne gasata ad Auschwitz. A Treblinka, Sobibor e Belzec ne vennero uccisi 2.4 milioni per mezzo di qualche strumento sconosciuto; in Russia ne vennero fucilati, o uccisi nei camion a gas, tra un milione e due milioni. Di questo crimine Hitler non porta nessuna responsabilità. Esso venne ordinato e organizzato dal Reichsführer SS Heinrich Himmler, che riuscì in qualche modo a nascondere al Führer questo gigantesco sterminio.

Poiché Himmler ha pochi ammiratori persino tra i nazionalsocialisti dichiarati, Irving lo considera ovviamente il capro espiatorio ideale. Voglio avvertire David Irving che il solo effetto di affermazioni del genere sarà quello di distruggere la poca credibilità che ancora ha. Ma il peggio è che esse costituiranno una formidabile calunnia. Heinrich Himmler può essere stato colpevole di molte cose ma nessuno, nemmeno David Irving, ha il diritto di accusarlo di aver ordinato e organizzato un crimine mostruoso che non può aver né ordinato né organizzato per la semplice ragione che non ebbe luogo.

Un consiglio a David Irving

Come altre persone brillanti prima di lui, David Irving è caduto in basso, ma chi è caduto può risollevarsi. Consiglierei a David Irving di ricordarsi del vecchio adagio: “I fatti sono dei tiranni: non tollerano il dissenso”. Speriamo che David Irving abbia il coraggio necessario di affrontare i fatti e di trarne le inevitabili conclusioni. Non ha nessun altro modo per salvare il proprio onore e ripristinare la propria credibilità.
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[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://globalfire.tv:80/nj/09en/history/graf_irving01.htm
[2] David Irving, Hitler’s War, Wiking Press, New York, 1977, p. 393.
[3] Robert Faurisson, “A Challenge to David irving”, Journal of Historical Review, Volume 5, 1984.
[4] Fred Leuchter, An Engineering Report on the alleged “Gas Chambers” at Auschwitz, Birkenau, and Majdanek, Poland [Rapporto tecnico sulle presunte “camere a gas” di Auschwitz, Birkenau e Majdanek, in Polonia], Samisdat Publishers, Toronto, 1988.
[5] Deborah Lipstadt, Denying the Holocaust, Free Speech Press, New York, 1994.
[6] Bundesarchiv Koblenz, R 58/871.
[7] Ingrid Weckert, “Massentötungen oder Desinformation?”, Historisches Tatsachen n°24, Verlag für Volkstum und Zeitgeschichtsforschung, Vlotho, 1985. Ingrid Weckert, “Die Gaswagen”, in: Ernst Gauss (editore), Grundlagen zur Zeitgeschicte, Grabert Verlag, Tübinga, 1994.
[8] Pierre Marais, Les camion à gas en question, Polémiques, Parigi, 1994.
[9] England and Wales High Court (Queen’s Bench Division), Decision David Irving v. Penguin Books Limited, Deborah E. Lipstadt, 7.11.
[10] Ibidem, 13.71.
[11] Theses and Dissertation Press, Chicago, 2004.
[12] http://www.fpp.co.uk
[13] Carlo Mattogno, Jürgen Graf, Treblinka: Extermination Camp or Transit Camp?, Thesis and Dissertation Press, Chicago, 2004.
[14] Raul Hilberg, Sonderzüge nach Auschwitz, Dumjahn, Monaco, 1981, p. 177.
[15] Ibidem, p. 181.
[16] NO-5194.
[17] Peter Witte, Stephen Tyas, “A New Document on the Deportation and Murder of the Jews during “Einsatz Reinhardt” 1942”, in : Holocaust and Genocide Studies, n°3, Inverno 2001, pp. 469 e seguenti.
[18] Michael Tregenza, “Das vergessene Lager des Holocaust”, in: I. Wojak, P. Hayes (editori): “Arisierung” im Nationalsozialismus, Volksgemeinschaft, Raub und Gedächtnis, Campus Verlag, Frabcoforte, New York, 2000, p. 253.
[19] Raul Hilberg, Die Vernichtungder europäischen Juden, Fischer Taschenbuch Verlag, Francoforte, 1997, p. 946.
[20] In: Germar Rudolf (editore), Dissecting the Holocaust [Esaminare l’Olocausto]Theses and Dissertation Press, Chicago, 2003.
[21] S. Romanov, “Why the diesel issue is irrelevant”. www.holocaustcontroversies.blogspot.com
[22] Thomas Dalton, Debating the Holocaust, Theses and Dissertation Press, Chicago, 2009, pp. 110-111.
[23] Friedrich Berg, “The Diesel Gas Chamber – Myth within a Myth”, Journal of Historical Review, Volume 5, 1984.
[24] David Irving, “On History and Historiography”, Journal of Historica Review, Volume 5, 1984.
[25] Jan Karski, Story of a Secret State [Storia di un segreto di stato], Houghton Mifflin Company, Boston, 1944,
[26] Carlo Mattogno, Belzec…, p. 12.
[27] Stefan Szende, The Promise Hitler Kept [La promessa che Hitler ha mantenuto], V. Gollancz, Londra, 1945, pp. 159 e seguenti.
[28] URSS-93, pp. 41 e seguenti.
[29] N. Blumental (editore), Dokumenty imaterialy, vol. 1, Lodz, 1946, pp. 159 e seguenti.
[30] Yuri Suhl, Ed essi si ribellarono. Storia della resistenza ebraica contro il nazismo, Milano, 1969, p. 31.
[31] K. Marczweska, W. Wazniewski, “Treblinka w swietle Akt Delegatury Rzadu RP na Kraji”, in: Biuletyn Glownej Komisji Badania Zbrodni Hitlerowskich w Polsce, Volume XIX, Varsavia, 1968, p. 136 e seguenti.
[32] Ivi, p. 138 e seguenti.
[33] Ivi, pp. 139-145.
[34] Archivi di Stato della Federazione Russa, Mosca, 7021-115-9, p. 108.
[35] Wassili Grossman, “Die Hölle von Treblinka”, in: Die Vernichtungslager Majdanek und Treblinka, Stern Verlag, Vienna, 1945, p. 33.
[36] PS-3311.
[37] André Chelain (editore), Faut-il fusiller Henri Roques?, Polémiques, Parigi, 1986.
[38] Yitzhak Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka. The Aktion Reinhardt Death Camps, Indiana University Press, Bloomington e Indianapolis, 1987, pp. 334-335.
[39] Carlo Mattogno, Jürgen Graf, Treblinka: Extermination Camp or Transit Camp?, capitolo 4°.
[40] Stanislaw Wojtczak, “Karny oboz pracy Treblinka. I i osrodek zaglady Treblinka II”, in: Biuletyn Glowney Komisji Badania Zbrodni Hitlerrowskich w Polsce, Varsavia, 1975, volume XXVI, pp. 183-185.
[41] A. Kola, Belzec: The Nazi Camp for Jews in the Light of Archeological Sources – Excavations 1997-1999, The Council for the Protection of Memory and Martyrdom, United States Holocaust Museum, Varsavia e Washington, 2000.
[42] Ivi, p. 65 e seguenti.
[43] Zentrale Stelle der Landesjustizverwaltungen, Ludwisburg 252/59, vol. I, p. 1227.
[44] Carlo Mattogno, Belzec…, p. 91.
[45] http://www.codoh.com/newrevisionistvoices/nrtksgwl.html
[46] Josef Kermisz, Dokumenty i materialy do dziejow okupacji niemieckiej w Polsce, Vol. II: “Akce” i “Wysiedlenia”, Varsavia-Lodz-Cracovia, 1946, p. 32 e seguenti.
[47] Riproduzione del documento in: Tovi Blatt, Sobibor: the Forgotten Revolt, H. E. P., Issaquah, 1998, documento senza pagina.
[48] Archivi di Stato della Federazione Russa, Mosca, 7445-2-145, p. 80.
[49] Hoover Institute Library and Archives [Biblioteca e Archivi dell’Istituto Hoover], Stanford, “Report on conditions in Poland”, Annex n°7, Box 29.
[50] K. Marczewska, W. Wazniewski, “Treblinka w swietle akt Delegatury…”, p. 137.
[51] Z. Leszczynska, “Transporty wiezniow do obozu na Majdanku”, Zeszyty Majdanka, IV, 1969. p. 189.
[52] Tatiana Berenstein, Adam Rutkowski, “Zydzi w obozie koncentracijnym Majdanek (1941-1944)”, Biuletyn Zydowskiego Instytutu Historycznego w Polsce, n°58, 1966, p. 16.
[53] Samuel Zylbersztain, “Pamietnik wieznia dziesieciu obozow”, Biuletyn Zydowskiego Instytutu Historycznego w Polsce, n°68, Varsavia, 1968.
[54] Julius Schelvis, Vernichtungslager Sobibor, Metropol Verlag, Berlino, 1998.
[55] Carlo Mattogno, Jürgen Graf, Treblinka…, pp. 259-288.
[56] Terezinska Pametni Kniha, Terezinska Iniciativa, Melantrich, 1955, p. 393.
[57] Raul Hilberg, Die Vernichtung der europäischen Juden, Fischer Taschenbuch Verlag, Francoforte sul Meno, 1997, p. 946.

Fonte: http://ita.vho.org/048_Irving_Campi.htm


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Author(s): Olodogma
Title: David Irving e i campi dell’Azione Reinhardt
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Published: 2015-12-10
First posted on CODOH: June 5, 2019, 3:40 p.m.
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