La legge Gayssot (anti-revisionista ed assassina della libertà di espressione) dogma inviolabile della loro Repubblica
Published: 2016-01-16

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Un ottimo resoconto di Jérôme Bourbon, direttore di Rivarol, sulle capriole dei giudici francesi nel tentativo, vano, di inventarsi una motivazione credibile al mantenimento della legge Gayssot, liberticida del diritto di ciascun cittadino ad esprimersi, ricercare ed insegnare. L'aborto di sentenza è di queste dimensioni...  

..."i propositi che contestano l’esistenza dei
fatti 
commessi durante la Seconda Guerra
mondiale 
qualificati come crimini contro
l’umanità...
costituiscono di per sè un
incitamento al 
razzismo e all’antisemitismo"! 
Il Consiglio costituzionale francese, 08-01-2016 (Olodogma)

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La legge Gayssot  dogma inviolabile della loro Repubblica

di Jérôme Bourbon

 

 

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BENVENUTI IN territorio occupato. Ogni giorno che passa, «l’influenza potente e nociva della lobby ebrea» (dixit  il  fu  François Mitterrand) si fa sentire sempre di più. E l’esecutivo obbedisce servilmente agli ordini del CRIF. Così, «sotto l’Alto Patrocinio del Sig. François Hollande, Presidente della Repubblica e con la sponsorizzazione della Signora Hidalgo, Sindaco di Parigi», e in presenza di numerosi ambasciatori (Germania, Austria, Stati Uniti, Ungheria, Israele, Regno Unito e Svizzera) e di personalità ebree (gli inevitabili Alexandre Adler, Marek Halter e Bernard-Henri Lévy), il Centro Simon Wiesenthal organizzava il 13 gennaio al Publicis Cinema sito sui Campi Elisi (noi possiamo !) per la somma di 50 euro (20 euro per gli studenti, una somma esorbitante per un posto al cinema!) la proiezione di un film di propaganda sionista intitolato «Non è un sogno, la vita di Théodore Herzl». Il quale convocò il primo congresso sionista nel 1887 e presidente dell’Organizzazione sionista mondiale sino alla sua morte nel 1904.

D’altra parte, e nello stesso spirito, prima della tradizionale cena annuale del CRIF che riunisce il fior fiore del regime, Roger Cukierman, presidente del CRIF organizza una conferenza-dibattito con il Primo Ministro il 18 gennaio all’Hotel Intercontinental nella rue Scribe a Parigi. Non dubitiamo, che «legato in modo eterno a Israele e alla comunità ebrea da parte di moglie» saprà soddisfare i più piccoli desideri del Sinedrio. Il 17 dicembre, il CRIF,  felicitava una volta di più il capo del governo per le sue prese di posizione. Rispondendo ad un quesito del deputato franco israeliano Meyer Habib a proposito delle campagne di boicottaggio contro lo Stato ebraico, Manuel Valls aveva dichiarato, da buon soldato dell’entità sionista : «Ve lo dico qui in modo più chiaro, noi condanniamo ogni campagna di boicottaggio nei confronti dei prodotti israeliani»

Sulla stessa scia, si vocifera che François Hollande sceglierebbe Laurent Fabius come prossimo presidente del Consiglio costituzionale per succedere a Jean-Louis Debré, che lascia la sua funzione a fine febbraio. Un askenazita per rimpiazzare un pro nipote di rabbino, questa istituzione tanto prestigiosa quanto influente le cui decisioni non sono suscettibili di appello resterebbe così sotto controllo.

SENZA SORPRESA, l’8 gennaio, i nove gnomi della rue di Montpensier hanno giustamente rigettato la QPC (interpellazione prioritaria di costituzionalità) depositata dal revisionista Vincent Reynouard e redatta dal suo consiglio, Avvocato Wilfried Paris (si veda RIV. del 15 ottobre, 26 novembre, 3 e 17 dicembre 2015) dopo che il ricercatore fu condannato a giugno scorso a un anno di prigione per «contestazione di crimini contro l’umanità» dalla corte d’appello di Caen per i video postati un anno prima su Youtube a proposito della commemorazione dei 70 anni dallo Sbarco. Non bisognava di certo attendersi da Jean-Louis Debré, discendente del gran rabbino Simon Debré (1854-1939), che avesse il coraggio di censurare la legge Gayssot, sebbene questo settantenne ultra chirachiano stesse per andarsene. Come immaginare che un areopago di personalità nominate per la loro sottomissione o meglio il loro servilismo dal presidente della Repubblica, il presidente del Senato dell’Assemblea nazionale avrebbe potuto dare ragione al militante revisionista Vincent Reynouard, il quale in più si dichiara apertamente nazionalsocialista e fu non molto tempo fa il numero due del tanto hitleriano Partito nazionalista francese e europeo  (PNFE) di Claude Cornilleau ?

Era già  strano che l’8 ottobre scorso la Corte di Cassazione avesse trasmesso la QPC al Consiglio costituzionale argomentando il «carattere serio» della domanda posta. Ricordiamo in effetti che per 5 volte i giudici avevano rifiutato la trsmissione ai «saggi» del Palais-Royal. RIVAROL aveva depositato, a nome del direttore di pubblicazione, tre interpellazioni  prioritarie di costituzionalità a proposito della legge Gayssot. Ogni volta, il 7 maggio 2010, il 10 ottobre 2010, il 6 maggio 2014, la nostra QPC fu rigettata in qualche linea:

«la violazione della libertà di espressione causata da una tale incriminazione (il delitto di contestazione di crimine contro l’umanità) appare necessaria, adatta e proporzionata agli obiettivi previsti dal legislatore: la lotta contro il razzismo e l’antisemitismo, così come la protezione dell’ordine pubblico. Ne consegue che non è necessario rinviare le interpellazioni al Consiglio costituzionale.»

Che sorpresa la nostra a ottobre vedendo finalmente una QPC sul soggetto trasmessa all’istituzione presieduta  da  Jean-Louis Debré! Come potevamo temerlo, si  è trattato di una vittoria di Pirro. Possiamo ancora una volta citare: « la Repubblica governa male ma si difende bene». In ogni caso è una costante nella famigliDebré non solo la mancanza di coraggio politico e intellettuale ma anche coprire con la sua autorità i casi più perversi. Nel mensile Le courrier de la colère, Michel Debré si presentava come un energico difensore dell’Algeria francese arrivando sino a scrivere nel numero del 20 dicembre 1957 : «la lotta per l’Algeria francese è la lotta legale, l’insurrezione per l’Algeria francese è l’insurrezione legale» e affermando : «Che gli Algerini sappiano soprattutto che l’abbandono della sovranità francese in Algeria è un atto illegittimo; coloro che vi acconsentissero si renderebbero complici dei fuorilegge e coloro che vi si opponessero con qualunque mezzo, sarebbero in stato di legittima difesa».Questo non impedì a  quest’uomo vile e codardo di partecipare attivamente con De Gaulle ala svendita dell’Algeria e alla lotta impietosa contro l’OAS malgrado non facesse che mettere in opera l’insurrezione che, alcuni anni prima, aveva lui stesso auspicato. Con una tale eredità, di certo non bisognava aspettarsi, nulla dal falso  Debré che in più è senza dubbio il più stupido della famiglia (porta addosso la sua stupidità e la sua vanità) malgrado abbia fatto una bellissima carriera, perché in questo detestabile regime, più si è mediocri e servili, più si può sperare di ottenere tutti gli onori.

Per la storia e per la loro vergogna, oltre al presidente Jean-Louis Debré, ricordiamo il nome di altri membri del Consiglio che hanno reso questa scellerata decisione: innanzitutto quello dell’ex Primo ministro socialista  Lionel Jospin. Questo ex militante di una setta trotzkista era ministro dell’Educazione nazionale nel governo  Rocard nel momento in cui la legge Gayssot fu votata dall’Assemblea e quando divenne capo del governo, ricevette, durante un viaggio in Palestina occupata, pietre da giovani Palestinesi per aver considerato l’Hezbollah libanese come un movimento terrorista e tessuto le lodi dell’entità sionista.

Bisogna citare anche i nomi dell’ex vice presidente del Consiglio di   Stato Renaud Denoix di Saint-Marc, dell’ex primo presidente della corte di cassazione Guy Canivet, dell’ex-membro della «commissione per l’indennizzo delle vittime del saccheggio avvenuto a causa delle legislazioni antisemite in vigore durante l’Occupazione» Claire Bazy Malaurie (tutto un programma!), dell’ex presidente del Comitato interministeriale di pilotaggio per la promozione dell’uguaglianza dei sessi nei sistemi educativi Nicole Belloubet, dell’ex-sénatore UMP Jean-Jacques Hyest, e infine di   Nicole Maestracci, personaggio del tanto sinistrorso Sindacato della magistratura ed ex-consigliera tecnica dei catastrofici ministri della Giustizia socialista Pierre Arpaillange (che difese ardentemente la legge Gayssot in qualità di guardia Sigilli) e Henri Nallet.
Con un tale museo degli orrori la sconfitta della libera ricerca storica era assicurata  in anticipo.

VINCENT REYNOUARD, attraverso il suo comitato, aveva invocato due principali argomenti contro la costituzionalità della legge Fabius-Gayssot: pregiudizio alla libertà d’opinione e d’espressione e pregiudizio al principio di uguaglianza davanti alla legge penale. Il Consiglio costituzionale ha risposto con qualche riga al primo capo:

«(…) Considerando
che i propositi che contestano l’esistenza dei fatti commessi durante la Seconda Guerra mondiale qualificati come crimini contro l’umanità e sanzionati come tali da una giurisdiizione francese o internazionale costituiscono di per sè un incitamento al razzismo e all’antisemitismo;
che, in seguito, le disposizioni contestate hanno per oggetto di reprimere un abuso dell’esercizio della libertà d’espressione e di comunicazione che lede l’ordine pubblico e i diritti di terzi;
considerando, in secondo luogo, che le disposizioni contestate, che incriminano esclusivamente la contestazione dell’esistenza di fatti commessi  durante la seconda guerra mondiale, qualificati come crimini contro l’umanità e sanzionati come tali da una giurisdizione francese o internazionale, mirano a lottare contro certe manifestazioni particolarmente gravi di antisemitismo e di odio razziale;
che solo la negazione, implicita o esplicita, o lo sminuire oltraggiosamente quei crimini è proibito;
che le disposizioni contestate non hanno per oggetto nè per effetto di vietare i dibattiti storici ; che cosi, il pregiudizio all’esercizio della libertà d’espressione che ne risulta è necessaria, adatta e proporzionata all’obiettivo inseguito dal legislatore;
che, di conseguenza, la contestazione di pregiudizio alla libertà di opinione deve essere escluso
. »

Abbiamo capito: contestare, in modo implicito o esplicito, o sminuire i crimini attribuiti ai nazionalsocialisti dal tribunale di Norimberga, vuol dire essere razzista e antisemita, che è un delitto.
Così il gioco è fatto.
Circolare, non c’è niente da vedere. Le conclusioni di un tribunale dei vincitori che giudica i vinti sono un dogma di fede, una verità rivelata. Contestarli, o semplicemente dubitare, anche se parzialmente, della fondatezza, dell’imparzialità, veridicità, vuol dire essere una bestia immonda, un antisemita accanito.
Riferendosi ai dibattiti parlamentari sulla proposizione di legge del 1990, la rue di Montpensier afferma nel suo commento che

«il legislatore ha voluto reprimere, come tale, il fatto di negare l’olocausto nazista, considerando che di per sè,  “serviva a mascherare l’antisemitismo” e contribuiva cosi a diffondere idee razziste».

Per proteggere questo dogma, canonizzarlo, inciderlo nel marmo, il Consiglio costituzionale distorce il diritto, insulta la giustizia, assassina la libera ricerca storica. Ma si è pregati di credere senza ridere che  «le disposizioni contestate non hanno per oggetto nè per effetto di vietare i dibattiti storici». Vietare di portare la prova di ciò che si afferma, dichiarare lavori che non vanno nel senso della tesi canonizzata da Norimberga, non impedisce i dibattiti storici, ecco cosa osa scrivere questa alta giusdizione! Viviamo veramente nell’universo chiuso della menzogna, cosa che non sorprende  per una legge che porta il nome di un deputato comunista, Jean-Claude Gayssot.

Invece, si può contestare liberamente la realtà o l’importanza del genocidio armeno, della tratta negriera e del genocidio vandeano. Il Le Monde del 9 gennaio lo riassume in una frase:

«la negazione della realtà dei crimini contro l’umanità perpetrati dal regme nazista resterà un delitto. Ma non quella di altri crimini contro l’umanità, come il genocidio armeno o la tratta degli schiavi,  che rientra nella libertà di espressione.»

Quant’è bella la loro repubblica giudeo-massonica! Poichè sarebbe sicuramente essere antisemita vedere in questa decisione del Consiglio costituzionale una qualsiasi preferenza ebrea o una sottomissione servile al CRIF, alla LICRA, al Congresso ebreo mondiale e a Tel Aviv. Tuttavia non è sicuro che gli Afro-Antillesi e gli Armeni gioiscano di questa decisione che prova una volta di più che alcune minoranze sono manifestamente più influenti di altre sulle alte giurisdizioni. Ma tutto questo quelli di Rivarol lo sanno già.

A proposito del pregiudizio al principio di uguaglianza davanti alla legge penale, i membri del Consiglio costituzionale lo hanno spazzato via velocemente, considerando l’argomentazione dgli autori della QPC:

« (…)  Il principio di uguaglianza davanti alla legge penale non ostacola una differenzazione operata dal legislatore tra azioni di diversa natura;
considerando che da una parte, la negazione di fatti qualificati come crimini contro l’umanità da una decisione di una giurisdizione francese o internazionale riconosciuta dalla Francia si differenzia dalla negazione di fatti qualificati come crimini contro l’umanità da una giurisdizione diversa o dalla legge;
che dall’altra parte, la negazione di crimini commessi durante la Seconda Guerra mondiale, in parte sul territorio nazionale, ha in sè una portata razzista e antisemita;
che, di conseguenza, reprimendo penalmente la sola contestazione dei crimini contro l’umanità commessi sia da i membri di un’organizzazione dichiarata criminale in applicazione dellarticolo 9 dello statuto del tribunale di Norimberga, sia da una persona riconosciuta colpevole di tali crimini da una giurisdizione francese o internazionale, il legislatore ha trattato diversamente le azioni di diversa natura;
che questa differenza di trattamento è in rapporto con l’oggetto della legge del 13 luglio su menzionata che mira a reprimere atti razzisti, antisemiti o xenofobi;
che il pregiudizio al principio di uguaglianza davanti alla legge penale debba essere escluso. 
»

Così i pretesi saggi della rue di Montpensier cercano di giustificare la differenza di trattamento che hanno riservato al genocidio armeno. Si ricorderà in effetti che il 28 febbraio 2012, il Consiglio costituzionale aveva censurato la proposta di legge Boyer che vietava la contestazione dei genocidi riconosciuti dalla legge, tra cui il genocidio armeno, considerando che il legislatore aveva gravemente causato pregiudizio alla libertà di espressione e comunicazione.

Per essere chiari, vietare la contestazione del  «genocidio armeno», vuol dire arrecare pregiudizio alla libertà di espressione.
Invece, vietare la contestazione del «genocidio ebreo», è assolutamente legittimo in nome della lotta contro l’antisemitismo.

Ci sono nella Republica cittadini più uguali di altri e “vittime” più protette di altre?
Per salvare a tutti i costi la legge Gayssot, il Consiglio stabilisce una distinzione ingannevole tra un genocidio riconosciuto dalla legge di un Parlamento nazionale e un genocidio dichiarato tale da una giurisdizione internazionale come Norimberga che sarebbe quindi superiore, imparziale, incontestabile, non modificabile.
Ma chi vogliono prendere in giro?
Soprattutto quando si sa che il procuratore americano Robert Jackson che dirigeva l’accusa a Norimberga ha potuto dichiarare il 26 luglio 1946 (tomo 19 degli Atti del Tribunale militare internazionale, p. 415) :

« Gli Alleati sono ancora tecnicamente in stato di guerra contro la Germania (…). In qualità di tribunale militare, continuiamo lo sforzo di guerra delle nazioni alleate.»

Quali garanzie di imparzialità, di giustizia, di pensiero per la verità offre un tribunale che si avvale esplicitamente, della confessione stessa del principale accusatore, un atto di guerra contro la Germania nazionalsocialista?
Cosa vale una giurisdizione della quale un quarto dei membri è stata nominata dal maresciallo Stalin e il cui giudice sovietico  Nikitchenko era lo stesso che, anni prima, aveva diretto i processi a Mosca?

Anche la sua scheda Wikipédia riporta che «in URSS, condannò degli innocenti durante i processi-spettacolo di Stalin negli anni 1936-1939. Nell’agosto 1936, partecipò in particolare a un processo contro Lev Kamenev e Grigori Zinoviev, responsabili politici sovietici molto conosciuti che avevano tentato di opporsi a Stalin, e li dichiarò colpevoli. Ironicamente, nonostante la sua cattiva reputazione, tutte le decisioni che prese durante il processo di Norimberga sono considerate come legali. »
E non si deve credere che le giurisdizioni europee siano più favorevoli alla libera ricerca storica. Il revisionista Pierre Marais il 24 giugno 1996 e lo scrittore Roger Garaudy il 7 luglio 2003 hanno visto la loro richiesta rigettata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo poichè la libertà di espressione che rivendicavano appoggiandosi sull’articolo 10 della Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell’uomo gli è stata rifiutata argomentando l’articolo 17 della stessa Convenzione che stipula :

«Nessuna delle disposizioni della presente Convenzione può essere interpretata come contemplante, per uno stato, un raggruppamento o un individuo, un qualsiasi diritto a lanciarsi in un’attività o compiere un atto che miri alla distruzione dei diritti e libertà riconosciuti dalla presente Convenzione o a delle limitazioni più ampie di quei diritti o libertà previste dalla detta Convenzione ».

Ora contestare la Shoah, vuol dire essere antisemita, e ciò mette in pericolo la democrazia e l’ordine pubblico. Il ragionamento è impagabile.
Siamo in pieno comunismo.
Ricordiamo l’impagabile dichiarazione di trentaquattro storici che risposero al professor Faurisson nel Le Monde del 21 febbraio 1979 :

«Non si deve chiedersi come, tecnicamente, un tale assassinio di massa sia stato possibile. E’ stato possibile tecnicamente poichè c’è stato. Questo è il punto di partenza obbligatorio di ogni inchiesta storica sul soggetto. Questa verità ci premeva semplicemente ricordarla : non c’è, non può esserci dibattito sull’esistenza delle camere a gas.»

Non siamo più sul terreno scientifico, storico o giuridico ma in un dominio religioso.

E TUTTAVIA a cosa valgono le conclusioni di un tribunale dove i Tedeschi non hanno assolutamente il diritto di denunciare i bombardamenti premeditati di Dresda e Amburgo, dove li si accusa dei peggiori orrori, anche i più deliranti?
Cosa pensare di una giurisdizione fondata a partire dal nulla e dotata di statuti che permettevano ai soli vincitori di nominare i giudici e impedivano alla difesa di ricusarli (articolo 3 degli statuti)?
Che dire di una giurisdizione il cui articolo 19 del suo statuto stipula:

«Il Tribunale non sarà legato alle regole tecniche relative all’amministrazione delle prove. Adotterà e applicherà il più possibile una procedura rapida e non formale e ammettrà ogni mezzo che stimerà avere valore probante » ?

E che dire dell’articolo 21 anch’esso sconcertante :

«Il Tribunale non esigerà che sia apportata la prova dei fatti di notorietà pubblica, ma le riterrà acquisite. Considererà ugualmente come prove autentiche i documenti e rapporti ufficiali dei Governi delle Nazioni Unite, ivi compresi quelli eretti dalle Commissioni stabilite nei diversi paesi alleati per le inchieste sui crimini di guerra e anche i processi verbali delle udienze e le decisioni dei tribunali militari o altri tribunali di una qualsiasi delle Nazioni Unite» !

In base a questi documenti fu “dimostrato” tra le altre cose che i Tedeschi avevano ucciso gli ebrei con una bomba atomica, arrostito allo spiedo dei prigionieri russi, tagliato mani ai bambini sovietici con «seghe arrugginite», inchiodato delle donne sulle porte dopo averle violentate, ucciso dei pacifici cittadini costringendoli a salire sugli alberi e abbattendo quegli alberi perchè morissero cadendo (i tedeschi avevano, sembrerebbe, molto tempo da perdere mentre erano attaccati su due, poi tre fronti !)

E’ comunque incredibile che più di sessantanni dopo la fine della Seconda Guerra mondiale il giudizio di Norimberga sia ancora e più che mai le tavole della Legge delle democrazie occidentali. In verità, se le armi si sono zittite dopo settantanni, la guerra ideologica, non è mai cessata. Sono gli stessi che condannano fermamente l’inquisizione che vogliono erigere pire contro i bestemmiatori del dogma olocaustico. Sono quelli  che si scandalizzano di lettere di denuncia in tempi passati inviate al Kommandantur, che segnalano con celerità su internet al governo, come detestabili kapos, tutti i messaggi che non corrispondono alla loro visione del mondo e che giudicano odiosi. PHAROS, la Piattaforma governamentale di Armonizzazione, Analisi, di Controllo incrociato  e di Orientamento delle Segnalazioni permette così di «segnalare i comportamenti illeciti su internet». Lo Stato organizza la delazione su grande scala. Ricordiamo SOS-Razzismo e le sue campagne di testing o test di discriminazione, che miravano a intrappolare con delle telecamere nascoste ristoratori, gestori di discoteche, albergatori sospettati di non ricevere sufficientemente gli allogeni, la delazione è incoraggiata a grande livello: «Internet: segnalate i contenuti e i comportamenti illeciti» si può leggere sul sito del ministero dell’interno. Denunciate il vostro vicino, sarete un buon cittadino. Contribuire a rovinare e a far rinchiudere un internauta che pensa male, è avere senso civico, è far vivere i valori della Repubblica.

Si è parlato molto ultimamente del soffitto di vetro che impediva al Front national di conquistare i dipartimenti, le regioni, di acquisire responsabilità esecutive importanti. Nel corso di un seminario previsto alla fine del mese, i dirigenti del Fn si spremeranno le meningi per trovare la ricetta che permetterà loro di bucare finalmente quel soffitto che gli impedisce da decenni ogni speranza di vittoria nazionale. I quadri del movimento lavoreranno sulla questione di un possibile cambiamento di nome del Fn dopo aver escluso il padre fondatore, su una pulizia del programma, su altri modi più dolci e avvenenti di esprimere le proprie idee, di sviluppare la tesi secondo la quale il Fn è, dixit  Florian Philippot, «il partito della pace e della concordia  ». Vasta ambizione !

Ma qualsiasi cosa dicano e facciano, si può sin d’ora accettare la scommessa, non ci riusciranno. Perchè il vero tetto di vetro, è Norimberga, la sua giurisprudenza che impedisce ogni movimento che si definisca più o meno per l’ordine, per la nazione, per la tradizione, per la pulizia, per la vittoria. Gli stupri organizzati e premeditati delle giovani donne tedesche a Colonia dagli invasori che hanno lasciato entrare con entusiamo e contro i quali siamo incapaci di proteggerci, ricordano gli stupri pepetrati sistematicamente nel 1945 dall’armata russa. E’ Norimberga, la sua giurisprudenza che ci paralizza come un gas paralizzante contro la dissoluzione interna e l’invasione esterna. Se i popoli europei sono disarmati, paralizzati, invasi, già conquistati, già arresi, se hanno abdicato prima ancora di essersi battuti, se sono incapaci di resistere alla dissoluzione dei costumi, all’invasione delle nostre strade, dei nostri schermi, delle nostre scuole, dei nostri cervelli, dei nostri cuori, alla perversione dei nostri costumi e delle nostre intelligenze, alla distruzione della famiglia, della patria, dell’arma, dei corpi intermediari, se si ha sempre più paura delle parole (l’accusa infamante di razzismo, antisemitismo e xenofobia) che di mali, questi ben reali, se tutto si disgrega e tutto si decompone, se tutto si infetta e si putrefà, se più niente sembra avere senso, se tutto è invertito, se chiamiamo bello il brutto e bene il male e viceversa, se la decadenza della nazionalità per un terrorista binazionale non è scontata, se non sappiamo più cosa differenzia un uomo da una donna, un nazionale da uno straniero, gli sposati dai conviventi, se il “matrimonio” omosessuale è stato votato e messo in opera, se si possono impunemente uccidere bambini nel ventre della loro madre e che questo crimine sia chiamato una liberazione, una fantastica conquista, se siamo disarmati, sommersi, rimpiazzati, se ogni discriminazione anche la più legittima, la più naturale, la più necessaria è colpita da sospetto e divieto, se si organizza senza tregua il braccaggio dei novantenni settantanni dopo la guerra, vuol dire che siamo oggi più che mai sotto il giogo di Norimberga.

Ci sia permesso di citare di nuovo Maurice Bardèche e il suo monumentale Norimberga o la Terra promessa (1948), nemmeno una parola da cambiare:

« Sono i Tedeschi quelli accusati,  ma sono tutti e infine, siamo noi stessi quelli assoggettati : perchè tutto ciò che faremo contro la giurisprudenza di Norimberga è ormai un crimine e ci potrà essere imputato come crimine.  (…) Il mondo è ormai democratico per l’eternità. E’ democratico per decisione di giustizia. Ormai un precedente giudiziario pesa su tutta la specie di rinascita nazionale. (…) Ogni resurrezione nazionale, ogni politica dell’energia o semplicemente della pulizia, sarà considerata sospetta. Hanno distrorto le coscienze e ora ci guardano zoppicare. Chi ha fatto questo ? Chi ha voluto questo? Nessuno, come gridava il Ciclope. Il super-Stato non esiste, ma i veti del super-Stato esistono: sono nel verdetto di Norimberga. Il super-Stato fa il male che può fare prima di essere capace di fare favori. Il male che può fare, è di disarmarci contro tutto. (…) Siamo disarmati e minacciati da un’idea e nient’altro che un’idea. Nulla è vietato, ma ci avvisano che un certo orientamento non è buono. Siamo invitati a preparare in noi simpatie e a installare in noi diversi rifiuti definitivi. (…) E quelli che non hanno una mente suscettibile a queste simpatie o che rigettano questi rifiuti? Quelli il cui cuore risponde ad altri appelli, quelli la cui mente pensa attraverso altre categorie, quelli che sono diversi? (…) C’è un mondo chiuso dell’idealismo democratico che è dello stesso ordine del mondo chiuso del marxismo. Non stupisce che i loro metodi arrivino a coincidere, se la loro giustizia finisce con essere la stessa. E’ anche una religione. E’ la stessa impresa sulle anime. Quando condannano il nazionalismo, sanno bene ciò che fanno. E’ la base della loro Legge. Condannano la nostra verità, la dichiarano radicalmente falsa. Condannano il nostro sentimento, le nostre radici stesse, il nostro modo più profondo di vedere e sentire. Ci spiegano che il nostro cervello non è fatto come si deve: abbiamo un cervello da barbari. (…)

La condanna del partito nazionalsocialista è molto di più di ciò che sembra. Tocca in realtà ogni forma solida, geologica della vita politica. Ogni nazione, ogni partito che ricordi il suo suolo, la sua tradizione,i suoi mestieri, la sua razza è sospetto. Chiunque reclami il diritto di primo occupante e attesta cose così evidenti come la proprietà della città offende una morale universale che nega il diritto dei popoli di redigere le loro leggi. Non solo i Tedeschi, siamo tutti noi ad essere spossessati. Nessuno ha più il diritto di sedersi in un campo e dire: «Questa terra è mia». Nessuno ha più il diritto di alzarsi nella città e dire : «Siamo gli anziani, abbiamo costruito le case di questa città, che colui che non vuole obbedire alle leggi esca da casa mia». E’ scritto ora che un concilio di esseri impalpabili ha il potere di conoscere quello che succede nelle nostre case e nelle nostre città. Crimini contro l’umanità: questa legge è buona, quella no. La civiltà ha un diritto di veto.

Vivevamo sino ad oggi in un universo solido di cui le generazioni avevano depositato una dopo l’altra le stratificazioni. Era tutto chiaro: il padre era il padre, la legge era la legge, lo straniero era lo straniero. (Ormai) non ci sono più le frontiere, non ci sono più le città. Da una parte all’altra del continente le leggi sono le stesse, e anche i passaporti, e anche i giudici, e anche le monete. »

Mentre si prepara una proposizione di legge Boyer che pounisce sino a cinque anni di prigione il revisionismo  (RIV. del 3 dicembre) e che questa decisione del Consiglio costituzionale incide nel marmo la legge Gayssot, che la notte sembra più nera, l’avversità più terribile che mai, ci si può chiedere se il peggio non sia davanti a noi. Quando suonerà l’ora della liberazione ?

Jérôme BOURBON, <[email protected]>.(1)

Editorial du numéro 3218 de RIVAROL daté du jeudi 14 janvier 2016.
Editions des Tuileries, 19 avenue d’Italie, 75013 Paris, <www.rivarol.com>.(2)

Note
1) Altri posts a firma Jérôme BOURBON o che vi figura:
0553) 19-01-2014  L’”insopportabile polizia ebraica del pensiero” di Annie Kriegel nel caso Dieudonné_Faurisson
1065) 24-05.2015 – L’ingegnere ed insegnante Vincent Reynouard dannato a due mesi di galera per un articolo di Rivarol !
1050) 11-05-2015 – Vincent Reynouard condannato a due mesi di carcere per la lettera sull’ebreo strauss-kahn
2) Fonte originale Rivarol N°3218 del 14.01.16 (http://boutique-rivarol.com/archives-2016/706-rivarol-n3027-version-numerique.html ): Fonte della traduzione: BO5395140116. La traduzione è a cura di Olodogma

 


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Title: La legge Gayssot (anti-revisionista ed assassina della libertà di espressione) dogma inviolabile della loro Repubblica
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Published: 2016-01-16
First posted on CODOH: July 22, 2019, 7:13 a.m.
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