Le “camere a gas” di Auschwitz: Disastrosi inconvenienti nella disaerazione...di I Carolingi
Published: 2016-02-25

.

Le “camere a gas” di Auschwitz:
Disastrosi  inconvenienti nella disaerazione

di I Carolingi

Ritorniamo sulla camera mortuaria 1, presunta “camera a gas” omicida dei crematori II e III di Birkenau. Oltre alla già esplicitata finestra (1) di 1 mq o di 1,7 mq, vogliamo esaminare un altro inconveniente nella progettazione e nel funzionamento del locale come “camera a gas”.

 

 

Figura-8. Click...
Figura-8. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo Pressac, la camera mortuaria 1 (Leichenkeller 1 nei progetti) aveva le seguenti dimensioni: lunghezza: 30 m, larghezza: 7 m; altezza: 2,41 m (Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, p. 286).

Per amore di esattezza, le piante, più precise, della ditta Huta 109/13A e 109/14A del 21 settembre 1943 pubblicate proprio da Pressac (pp. 323, 325 e 327) danno un'altezza del Leichenkeller 1 di 240 cm. Non è per sottilizzare, ma le piante mostrano la presenza di 7 colonne di cemento armato di sostegno del solaio di cm 40 x 40 alte 199 cm che sorreggono una trave a spessore di cemento armato alta 41 cm; l'altezza del locale, indicata in m 2,40 (Pressac, p. 325), è appunto la somma di 1,99 + 0,41.

Si ha dunque che le 7 colonne occupavano una superficie di (7 x 0,4 x 0,4) 1,12 mq e un volume di (1,12 x 1,99) 2,22 mc; la trave aveva un volume di (30 x 0,41 x 0,41) 5 mc.

Accettando per ipotesi lo scenario sterminazionista, vanno aggiunte le 4 colonne per il versamento dello Zyklon B (4 x 70 x 70 cm, in tutto 1,96 mq e 1,96 x 7: 13,7 mc).

La superficie utile per i gasandi era dunque di (30 x 7) 210 mq meno (1,12, + 1,96) circa 3 mq, ovvero circa 207 mq.

Secondo Rudolf Höss, il comandante di Auschwitz, in questo locale si ammassavano 1500 vittime; vari “testimoni oculari” danno un numero più alto, anche doppio, ma ci basiamo su questa cifra.

In un locale di 207 mq, 1500 persone in piedi hanno una densità di (1500 : 207) oltre 7 persone per metro quadrato. Da morte, venuta meno la tensione muscolare, le persone si sarebbero afflosciate sul pavimento, formando un ammasso approssimativamente calcolabile.

Robert Jan van Pelt già al processo Irving-Lipstadt aveva dichiarato che il peso medio di una vittima era di 60 kg (R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, Bloomington-Indianapolis 2002, p. 470-472); il peso totale delle 1500 vittime era allora di (1500 x 60) 90000 kg, che possiamo considerare equivalenti a 90000 litri o 90 mc.

Ora 90 mc distribuiti su 207 mq danno un'altezza di (90 : 207) 43,5 cm e una copertura della superficie del pavimento del 100%.
Ovviamente i corpi non sono acqua o sabbia e tra di essi sarebbe rimasto uno spazio, sia pur minimo. Se prendiamo un'altezza doppia, di 87 cm, volume e superficie disponibili sarebbero raddoppiati: 0,87 x 207 = 180 mc, di cui 90 mc occupati dai corpi e 90 mc di volume libero (di cui 13,7 mc spettanti alle colonne di introduzione per lo Zyklon B). Ben inteso, il volume libero sarebbe la somma di tutti gli interstizi esistenti tra i 1500 corpi, cioè migliaia di intestizi per un'altezza di 87 cm.

Quest'altezza corrisponde più o meno a quella di corpi tonici appoggiati sulle ginocchia o seduti a terra col busto eretto, come mostrano i disegni 1 e 2 della figura 1, perciò si può anche considerare eccessiva.

 

 

 

 

Figura-1
Figura-1
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Figura 1. Fonte: Terza Università di Roma. Facoltà di Roma. Antropometria. ( http://www.iuav.it/Ateneo1/docenti/architettu/docenti-st/Domenico-B/documentaz/antropometria.pdf)

Il plastico del crematorio II del Museo di Auschwitz mostra la “camera a gas” piena di vittime (figura 2). Il canale di disaerazione è troppo alto e troppo alta è anche l'apertura di collegamento alla “camera a gas”. I disegni originali mostrano infatti che queste aperture si trovavano quasi all'altezza del pavimento (figure 3 e 3a).

Pressac ha individuato in una fotografia delle

 

 

 

 

Figura-2. Click...
Figura-2. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

rovine del Leichenkeller 1 del crematorio II alcune aperture del canale di disaerazione (figura 4)  e le ha disegnate (figura 5)

Nella figura 2 i rettangoli A, B, C, rappresentano tre aperture in posizione corretta. Sebbene l'ammasso di cadaveri sia eccessivamente alto (ciò rispecchia le

 

 

 

.

Figura-3
Figura-3
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

esagerazioni dei testimoni polacchi che parlarono di 3000 vittime nella “camera a gas”), si vede intuitivamente che in un contesto di gassazione reale tutte le aperture di disaerazione sarebbero state irrimediabilmente ostruite dai corpi. Lo scenario concreto sarebbe dunque:

- al massimo 90 mc disponibili al di sopra della aperture, ripartiti in migliaia di fessure tra i cadaveri (non necessariamente tra loro comunicanti e, se non comunicanti tra loro, di impossibile disaerazione dallo HCN inglobato), il che avrebbe accresciuto enormemente gli attriti dell'aria;
- aperture dell'aria ostruite dai corpi giacenti sul pavimento.

 

 

 

Figura-3a
Figura-3a
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

In queste condizioni la disaerazione del locale sarebbe stata praticamente inefficace.

La figura 6 mostra visivamente la “camera a gas” con lo strato di cadaveri alto circa 87 cm.

Testimoni e storici sterminazionisti favoleggiano della presenza di 4 colonne di rete metallica per il versamento dello Zyklon B nella “camera a gas”; Pressac pretendeva di aver individuato una “traccia” di questo congegno nei 4 “Drahtnetzeinschiebevorrichtungen” che sono menzionati nell'inventario del crematorio II. Per il momento non discutiamo quest'affermazione e l'accettiamo a scopo polemico per

 

 

 

 

 

 

Immagine-. Pressac. Click...
Figura-5-. Pressac. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

vedere che cosa ne deriva.

Il plastico del Museo di Auschwitz riproduce uno di questi congegni, che permettevano di versare lo Zyklon B all'interno del locale dal di sopra. Il testimone più accreditato, Michal Kula, descrisse accuratamente il congegno e Pressac lo disegnò con precisione (Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, p. 487). Esso era costituito da una specie di piccola scatola di rete metallica a maglie fine, di altezza imprecisata, che scorreva all'interno di una colonna di rete metallica a maglie più larghe con sezione di cm 70 x 70. Lo Zyklon B, versato da sopra nella scatola, restava ed evaporava nella parte alta del locale, possiamo presumere, tra m 1,90-2,00 e 2,40 (soffitto).

 

 

 

Figura-6.Click...
Figura-6. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Questo sistema avrebbe determinato lo sviluppo dei vapori di acido cianidrico appunto in questo volume al di sopra dei corpi delle vittime; queste sia da vive, sia ancor più da morte, avrebbero fatto da tappo, non consentendo ai vapori di espandersi al livello del pavimento (essendo in ciò favoriti dalla densità dell'HCN di 0,9 rispetto a quella dell'aria).

In questo scenario, si sarebbe formata una sacca di gas nella parte superiore sgombra del locale e sarebbe stato estremamente difficile, ovvero impossibile, eliminare questa sacca perlomeno nei tempi dichiarati dai testimoni.

Pressac ci assicura che “dopo 15 minuti di ventilazione l'aria nel locale sarebbe stato completamente rinnovata. Una gassazione (che usasse 5-7 kg di Zyklon B per 1000-2000 persone) sarebbe durata circa 20 minuti: 5 minuti per l'azione dell'HCN [acido cianidrico] che avrebbe provocato rapidamente la morte (la quantità introdotta essendo 40 volte la dose letale) e 15 minuti di ventilazione PRIMA DI POTER APRIRE LA PORTA A TENUTA DI GAS DEL LOCALE” (Pressac, p. 16).

Il presupposto del ragionamento è che 2,4 ricambi d'aria corrispondano a un rinnovo totale dell'aria del locale (4800 : 60 x 15 = 1200 mc di aria in 15'; 1200 : circa 500 = 2,4 ricambi d'aria in 15 minuti). Ma il grafico che espone i relativi calcoli di Germar Rudolf fa vedere che, partendo da una concentrazione di gas di 10g/mc (circa 5 kg di Zyklon B), anche con un ricambio d'aria ogni 6 minuti (= 10 ricambi/ora), dopo 90 minuti di ventilazione nel locale resta una concentrazione di HCN di circa 1 g/mc, che, secondo la letteratura, è ancora 3 volte superiore a quella immediatamente letale (figura 4, linea grigia).

 

 

 

Figura-7. Click...
Figura-7. Click...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Figura 7. Da G. Rudolf, The Rudolf Report. The Barnes Review, Washington 2011, p. 209

Dal diagramma risulta che dopo 15 minuti si avrebbe una concentrazione di 7 g/mc, 23 volte più alta di quella immediatamente letale.

Naturalmente qui si presuppone una ventilazione efficiente, con una estrazione dell'aria dalla “camera a gas” non ostacolata e resa praticamente impossibile dall'ostruzione dei corpi.

L'entrata dei detenuti nella “camera a gas” - secondo vari testimoni, muniti di maschere antigas -, qui non ci interessa; vogliamo infatti focalizzare la nostra attenzione sull'apertura della porta.
La sala forni era doppiamente in depressione, sia per il tiraggio del camino che per il relativo impianto di disaerazione; anche il Leichenkeller 2 era fornito di un impianto simile ed era in depressione; in termini semplici, una corrente d'aria fluiva costantemente verso i forni crematori e verso le aperture di disaerazione disposte sul solaio della sala; una corrente simile fluiva dal Leichenkeller 2 verso il ventilatore corrispondente.

All'apertura della porta della “camera a gas” la miscela gassosa sarebbe dunque fuoriuscita nel locale antistante (nelle piante “Vorraum”, anticamera) e avrebbe invaso il seminterrato. Possiamo pensare, come misura prudenziale, alla chiusura della porta dei tre vani in cui era stato suddiviso l'ex Leichenkeller 3 (ma la porta non era a tenuta di gas).
Come eliminare la sacca di vapori di acido cianidrico?
Il sistema più razionale sarebbe stato questo:

1) lasciare aperta la porta dello scivolo per far affluire aria fresca e diluire la miscela di HCN

2) azionare il ventilatore aspirante del Leichenkeller 2 e aspettare il numero dei ricambi d'aria necessari a purificarne l'aria

3) per evitare rischi, sarebbe stato necessario non tenere accesi i forni crematori né ventilatori  aspiranti dalla sala forni durante la degasazione “gasazione”, per evitare il risucchio di miscela gassosa tossica attraverso il vano montacarichi.

Il pericolo di intossicazione, per i detenuti che lavoravano nel crematorio ma anche per le guardie tedesche che li sorvegliavano, non dovrebbe essere sottovalutato, essendo la dose immediatamente letale di HCN per inalazione di 0,3 g/mc.

Tutto ciò viene illustrato nella figura 8.

Gli ingegneri della Topf e della Zentrabauleitung erano tanto stupidi da non prevedere questi grossolani inconvenienti?

E perché questi inconvenienti, INEVITABILI nell'assurda concezione tecnica della “camera a gas”, non furono mai rilevati da nessun “testimone oculare”?

Questo caos si sarebbe verificato ad ogni “gassazione” e segnatamente fin dalla prima, che «ha luogo nella notte tra il 13 e il 14 marzo [1943]: 1.492 ebrei polacchi, giunti quel giorno dal ghetto di Cracovia, muoiono nella camera a gas, dopo l'introduzione di 6 chili di Zyklon B» (C. Saletti, Testimoni della catastrofe. Ombre Corte 2004, p. 124).

Il “testimone oculare” Henryk Tauber, quello, per intenderci, che Pressac considerava «storicamente affidabile al 95%» (Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, p. 481), fu incaricato con altri detenuti di tirare fuori i cadaveri dalla “camera a gas”. Li trovò «a mucchi, in posizione quasi seduta» (Testimoni della catastrofe, p. 71), e ciò conferma la nostra assunzione di uno strato di corpi alto circa 87 cm.

Queste 1492 persone (ma Tauber non indica il numero) erano in 7 su ogni metro quadrato del locale, ma ecco la strabiliante osservazione del nostro testimone “oculare”: «I corpi erano meno numerosi nelle vicinanze delle colonne ricoperte dalle griglie. La posizione dei loro corpi indicava che queste persone avevano cercato di allontanarsi dalle colonne e di arrivare alla porta. ... Più tardi, ci siamo accorti che parecchie di queste persone erano morte per asfissia, prima ancora di essere gassate. Queste persone giacevano sul pavimento, e le altre le avevano calpestate. Non erano ammucchiate come la maggior parte, ma lunghe distese sul pavimento» (Testimoni della catastrofe, p. 71).

Incredibilmente, in un locale con 7 persone per metro quadrato, c'era anche il posto per persone “lunghe distese sul pavimento”!

 

 

 

Figura-9
Figura-9
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

La figura 9 serve a rendere l'idea della faccenda. (Fonte: Terza Università di Roma. Facoltà di Roma. Antropometria, come sopra)

Essa rappresenta il “massimo ingombro per m2 = 6 persone” ovvero 24 persone su 4 mq.

La presunta “asfissia” delle vittime è un'altra “visione” evidentemente in stato di trance. Ferma restando la “finestra” costituita dalle aperture di aerazione, nessuno poteva morire asfissiato durante l'ingresso nella “camera a gas”, perché la porta doveva restare a perta; e se poi, alla sua chiusura, la “gassazione” durava 5 minuti (Pressac dixit), quando avveniva questa “asfissia”?

Tauber fa un'altra affermazione sbalorditiva: «Dopo aver spinto la gente nella camera a gas e chiuso la porta, e prima di versare il Zyklon, era stata aspirata l'aria dalla camera, grazie alla ventilazione concepita allo scopo. Era un sistema di estrazione e di pompaggio dell'aria» (Testimoni della catastrofe, p. 71).

Crediamo di aver spiegato chiaramente che i sistemi di aerazione e disaerazione del Leichenkeller 1 lavoravano in sincronia: tanta era l'aria in entrata, altrettanta era quella in uscita, perché entrambi i ventilatori avevano la medesima portata di 4800 mc d'aria all'ora. Un effetto simile a quello raccontato da Tauber avrebbe richiesto una serranda a tenuta d'aria di chiusura del condotto di aerazione, da chiudere appunto a ventilatore spento; solo così il ventilatore aspirante avrebbe creato una piccola depressione nel locale. Eccoci ritornati alle serrende la cui inesistenza determinava la “finestra” nella “camera a gas”.

A questo proposito possiamo aggiungere che i Tedeschi non erano del tutto inesperti della faccenda. Sappiamo che Maximilian Grabner, il capo del dipartimento politico di Auschwitz, vergò il 7 giugno 1941 una lettera dove menzionò una serranda di disaerazione (Entlüftungsklappe) nella camera mortuaria del crematorio di Auschwitz e lamentò che doveva restare chiusa per impedire all'aria calda del condotto del fumo (che allora serviva anche da canale di disaerazione) di entrare nell'obitorio. Si conosce anche un'ordinazione di 4 serrande a tenuta d'aria (4 St. Luftdichte–Klappen) che furono ordinate alla fucina dei detenuti il 25 settembre 1941 e che servivano a chiudere i canali del nuovo impianto di disaerazione del crematorio per escludere dal sistema un locale (Cfr. C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I, 2005, pp. 19-20). (2)(3)

Note
1) Vedere qui: Da “Holocaust Controversies” a “Holocaust Cretins”. In margine alla “finestra” delle “camere a gas”…di I Carolingi
2) Sempre sul problema delle finestre, a firma degli stessi Autori, vedere i seguenti posts:
a- La “finestra” nelle “camere a gas”. Atto finale…di I Carolingi
b- Ad Auschwitz camere a gas molto…arieggiate, con finestre!…di I Carolingi
3) Sullo stesso tema un post nostro: Le miracolose camere a gas con… finestre di Auschwitz, schema semplice

 


Additional information about this document
Property Value
Author(s): Olodogma
Title: Le “camere a gas” di Auschwitz: Disastrosi inconvenienti nella disaerazione...di I Carolingi
Sources:
n/a
Contributions:
n/a
Published: 2016-02-25
First posted on CODOH: Aug. 25, 2019, 7:43 a.m.
Last revision:
n/a
Comments:
n/a
Appears In:
Mirrors:
Download:
n/a