Heidegger, gli ebrei, l’erranza
Published: 2016-03-16

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Heidegger, gli Ebrei, l’erranza

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di Doctor Subtilis

Al 1942 risale la famigerata nota dei Quaderni neri in cui è detto che la «comunità degli ebrei è nell’epoca dell’Occidente cristiano, cioè della metafisica, il principio di distruzione», e che

«solo quando quel che è essenzialmente “ebraico”, in senso metafisico, lotta contro quel che è ebraico, viene raggiunto il culmine dell’autoannientamento nella storia».

Nel 1942 la Endlösung, la “soluzione finale” era ancora, ufficialmente almeno, e negli stessi documenti nazisti, “territoriale”: non sterminio, ma migrazione forzata, per quanto  atroce.

Del resto, in una nota del maggio 1940 (Denkschrift Himmlers über die Behandlung der Fremdvölkischen im Osten) Himmler poteva qualificare come indegno del popolo Tedesco

«il metodo bolscevico dello sterminio fisico di un popolo»

(egli pensava, con tutta probabilità, all’Holodomor). In un discorso del luglio dello stesso anno, Hans Frank, Governatore della Polonia, prospettava l’emigrazione in una colonia d’America o d’Africa (probabilmente il Madagascar) come “soluzione finale”. All’ottobre dello stesso anno risale l’articolo di Alfred Rosenberg, il famigerato ideologo del regime, dall’eloquente titolo Gli Ebrei in Madagascar. All’emigrazione farà chiaramente riferimento Hitler quando, nel celebre discorso del 30 gennaio 1941, affermerà che gli Ebrei erano destinati a «cessare di esercitare il proprio ruolo in Europa»; di emigrazione in una “Riserva Ebraica” parlerà Rosenberg nel discorso del marzo 1941 La Questione Ebraica come problema mondiale. All’emigrazione di massa fa ancora esplicito riferimento la famigerata e sempre citata (ma quasi mai per esteso) lettera del luglio 1941 indirizzata da Göring ad Heydrich, in cui il primo investe il secondo del compito della “Soluzione Finale”.

In ogni caso, ben difficilmente Heidegger poteva sapere cosa davvero avvenisse o non avvenisse nei Lager, se ancora nell’agosto del 1943, stando ad una relazione interna del Ministero degli Esteri statunitense, vi era

«insufficient evidence to justify the statement regarding execution in gas chambers».

E, sorprendentemente, i diari di Goebbels, addirittura nel marzo del 1943, lasciavano aperta la possibilità che la futura Soluzione della Questione Ebraica potesse appunto consistere nella fondazione, al di fuori dell’Europa, di uno Stato Ebraico (evidentemente sotto il protettorato nazista).

Può darsi (come si è ipotizzato nel caos delle fonti e nel conflitto fra documenti d’epoca e testimonianze a posteriori) che a partire da un dato momento non ci fosse più, in materia di politica antiebraica, una direttiva centrale, e le decisioni fossero prese di volta in volta a livello locale, sulla base di una “poliarchia” (la quale però contrasterebbe con il ben noto Führerprinzip, il “Principio del Capo” che dominava la visione nazista).

Ad ogni modo, se Heidegger, nel 1942, avesse inteso l’”autoannientamento” come sterminio fisico, egli sarebbe stato, paradossalmente, ancor più antisemita e più spietato dei Nazisti.

Comunque, per l’odierna storiografia ufficiale le camere a gas erano “segreto di Stato”, noto solo a pochi altissimi gerarchi (Les Chambres à gaz, secret d’État, Paris 1984). Non si vede come Heidegger, nel 1942, potesse esserne a conoscenza.

L’«autoannientamento» della nota del 1942 non ha dunque, in ogni caso, nulla a che vedere con l’«industrializzazione della morte» di cui Heidegger parlerà, a proposito dei lager (forse avendo in mente, come Amadeo Bordiga, pur da lui com’è ovvio lontanissimo, nel tanto maltrattato e frainteso Vae victis Germania, anche lo «sterminio attraverso il lavoro» teorizzato da Oswald Pohl), nel dopoguerra. (...)

Se Heidegger offese gli Ebrei, offese in egual modo gli Ucraini e i Giapponesi. E non fu, in ogni caso, così folle da equiparare tout court Auschwitz alla Simmenthal.(...)
Azzardo un ‘ipotesi, valga quel che valga.

Quando Heidegger, in quel passo del 1942, che ha suscitato forti polemiche, e ha indotto a bollarlo come un radicale antisemita, parla di “autoannientamento”, di Selbstvernichtung (Vernichtung, insieme ad Ausrottung, “annientamento” e “sradicamento”, era precisamente la terminologia che i documenti nazisti utilizzavano per indicare le deportazioni), degli Ebrei, allude forse, a mio avviso, all’identità politica del Sionismo, e alla sua paradossale, sorprendente e autodistruttiva collaborazione (dalla Haavara, migrazione in Palestina con il paradossale supporto nazista, al Piano Madagascar, progetto, certo utopico se non folle, di migrazione in quell’inospitale isola di tutti gli Ebrei d’Europa) con il Nazismo (si veda, per un quadro generale, lo studio di Lenni Brenner, ebreo e marxista radicale, Zionism in the Age of the Dictators, Wesport 1983).

Del resto, già Theodor Herzl, padre del Sionismo, sosteneva che gli Ebrei avrebbero dovuto perseguire una propria entità territoriale anche attraverso la collaborazione con gli antisemiti.

Proprio perseguendo una propria identità statale, gli Ebrei sarebbero forse, agli occhi di Heidegger, caduti nell'”oblio dell’Essere”; avrebbero, in certo modo, dimenticato la parola del proprio Dio, che per l’Esodo “è Colui che è”, “è ciò che è” (fondamento remoto, forse, il roveto ardente dell’Esodo, di ogni metafisica, o di ogni onto-teologia).

Del resto, a ben vedere, la nota del 1942 ha anche una connotazione religiosa, e insieme ontologico-metafisica. Il conflitto fra identità ebraica e identità cristiana è anche, indirettamente, ma intrinsecamente, lotta dell’ebraismo con se stesso, poiché ebraiche sono le radici dello stesso cristianesimo, e dunque, con esso, nella tradizione occidentale, di ogni metafisica teologica e di ogni onto-teologia.

Scriveva Marx, nelle pagine Sulla questione ebraica, che gli Ebrei si sarebbero davvero emancipati solo rinunciando alla propria identità religiosa, solo divenendo cittadini eguali in una società di eguali. Una forma, anch’essa, in certo modo, di autoannientamento, non fisico ovviamente, ma culturale, religioso, identitario: e qualcosa di ben diverso, anzi di antitetico, rispetto al nazionalismo sionista, che invece accentuava, se non esasperava, quell’identità, benché più in termini nazionalistici che religiosi.

Ma è, in parte, ciò che per una diversa, opposta via, e con esiti tragicamente contrari, avvenne ‒ forse proprio attraverso il Sionismo ‒ secondo Heidegger: gli Ebrei si autoannientarono (...) perseguendo, lungo una via rivelatasi poi autodistruttiva, la propria autoaffermazione come identità politico-territoriale, il proprio passaggio e la propria metamorfosi da uno statuto ontologico ed apocalittico di depositari dell’Essere e del Destino a quello storico-politico di un’entità territoriale ed amministrativa.

(...) L’autoannientamento degli Ebrei può essere forse pensato anche in questi termini: tacito rinnegamento dell’aurorale rapporto mistico con il Divino, estinzione del “roveto ardente” per dare luogo alle ceneri opache di un disegno politico, terreno e terrestre ‒ quello della ricerca, da parte del popolo errante per eccellenza (...) di una definita e definitiva identità territoriale, anche a costo di assoggettarsi al nemico.

L’adesione, la collaborazione delle autorità sioniste alla Endlösung, alla soluzione finale (che era, almeno inizialmente, e almeno nei progetti, negli intenti, o perlomeno nell’ingannevolezza e negli occultamenti e nei velamenti delle formule politiche e burocratiche ‒ e almeno fino al 1942, prima che nelle fonti subentrino contraddizioni e silenzi, fra i tanti immensi silenzi della storia, colmati quasi solo dalle spesso problematiche testimonianze a posteriori territoriale Endlösung, “soluzione finale territoriale”, prospettatasi a partire dal momento in cui la questione ebraica parve non poter più essere risolvibile tramite l’emigrazione) segnarono proprio la fine di quell’ontologica e gnoseologica erranza: e dunque una forma di autoannientamento, di arresto, di congelamento del perpetuo moto, storico e concettuale, del pensiero e dell’essere.

D’altro canto, in alcune pagine di Essere e tempo (74-75), Heidegger contrappone la «storicità inautentica» di un popolo il cui cammino nei secoli è guidato o condizionato da forze esterne e l’autentico Destino di un popolo che, invece, si riappropria liberamente, dal profondo, in essenza, della sua matrice e della sua ascendenza per dischiudere nuove, ed autentiche, possibilità all’esistenza storica.

Si può pensare anche allo Schmitt del Nomos della terra, alla sua idea di un ordinamento e di una localizzazione ‒ “Ordnung und ortung” ‒ attraverso cui i popoli si autoaffermano andando “oltre lo Stato” ‒ mentre, nel perseguire ad ogni costo un’espressione territoriale, fosse pure una riserva o un  vastissimo Ghetto, fosse esso nel Protettorato di Palestina, in Madagascar o nella Rutenia Bianca, il Sionismo avrebbe finito per entrare, pericolosamente, nell’ombra dello Stato Nazista, con esiti devastanti.

E si potrebbe citare, con molte cautele, per possibili, almeno implicite, affinità con Heidegger, Evola (il cui “razzismo spirituale” non è qualcosa di diverso dal razzismo biologico: ne è l’esatto opposto), per l’idea, esposta in Tre aspetti del problema ebraico, che, nello spirito ebraico, «la rivolta contro l’antico ritualismo sacrale si associ ad un sempre crescente servilismo dell’uomo di fronte al Dio, ad un sempre maggior piacere per l’autoumiliazione e ad una sempre maggiore menomazione del principio eroico, fino all’abbassamento del tipo del Messia a quello dell”espiatore’, della ‘vittima’ predestinata sullo sfondo terroristico delle apocalissi».

(...) In tal senso, credo, più peculiare e sottile, si potrà dire che l’autoannientamento degli Ebrei rientra coerentemente nell’ontologia heideggeriana, inserendosi nella dialettica, o nella polifonia, di Tecnica (intesa, in questo caso, anche come “arte” della politica, come strategia e gioco delle entità e delle determinazioni territoriali) ed Erranza.(1)(2)

Note
1) Fonte: http://www.radiospada.org/2016/02/heidegger-gli-ebrei-lerranza/
2) Il testo non è completo,ma, è amputato di alcune parti. Alla nota (1) è consultabile il testo originale ed intero.

 


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Author(s): Olodogma
Title: Heidegger, gli ebrei, l’erranza
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Published: 2016-03-16
First posted on CODOH: Sept. 20, 2019, 2:16 p.m.
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