Breve commento alla lettera di Fabio Della Pergola a Sergio Romano...di Carlo Mattogno

Published: 2015-11-15

.

di Carlo Mattogno (*)

(14 Novembre 2015)

 

 

Immagine-1,FT. L'originale. Click...
Immagine-1,FT.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Breve commento alla lettera di Fabio Della Pergola a Sergio Romano (Corriere della Sera, 11 novembre 2015) (**)

Fabio Della Pergola scrive a Sergio Romano:

«Ho letto con interesse la sua risposta sulla questione Hitler-Gran Mufti pubblicata sul Corriere della Sera del 25 ottobre e mi sono trovato a riflettere sulla sua frase: «La prospettiva dello sterminio non apparteneva allora (nel 1939) alla politica del Reich». Andrebbe aggiunto, lo scrive lo storico Daniel Goldhagen (I volonterosi carnefici di Hitler), che già in un discorso pronunciato il 13 agosto 1920 e intitolato «Perché siamo antisemiti» Hitler affermava: «Siamo animati dall’inesorabile risoluzione di estirpare il Male (gli ebrei) alla radice, per sterminarlo (“auszurotten”) fino all’ultimo».

«Nel 1939 dunque la politica nazista certamente non praticava ancora lo sterminio, ma forse non è del tutto esatto dire che la sua prospettiva non le apparteneva; piuttosto che, in quel momento, si preferiva ancora, per tanti motivi, l’espulsione di massa».

La citazione è tratta infatti dal libro di Daniel Jonah Goldhagen I volenterosi carnefici di Hitler (Mondadori, 1997, p. 144).

La fonte però non è il discorso “Perché siamo antisemiti?” (Warum sind wir Antisemiten?) del 13 agosto 1920, ma un generico discorso tenuto da Hitler nel 1920 che ha come fonte Hitler: Sämtliche Aufzeichnungen 1905-1924, a cura di E. Jäckel, Stoccarda 1980, pp. 119-120. La traduzione è corretta; nel testo tedesco appare effettivamente il verbo “ausrotten”, che non significa però “sterminare”. Il suo reale significato traspare da ciò che Hitler disse nel discorso “Perché siamo antisemiti?”, citato poco prima da Goldhagen (donde la confusione di Della Pergola), nel quale l'intento della sua politica antiebraica è espresso così: «Entfernung der Juden aus unserem Volke» («allontanamento degli Ebrei dal nostro popolo»)1. “Ausrotten” per Hitler era sinonimo di “entfernen” allontanare, perciò significava sradicare, espellere.

La irrilevanza storiografica della citazione summenzionata è dimostrata da due fatti.

Il libro da cui essa è tratta, Hitler: Tutte le annotazioni 1905-1924, conta 1315 pagine; in questo mare di esternazioni di Hitler, Goldhagen ha trovato l'unica frase “incriminante” citata sopra.

Nella pagina indicata, Goldhagen, per trovare un appiglio alla sua tesi, è dovuto ricorrere a un'altra fonte, appunto il discorso “Warum sind wir Antisemiten?”.

L'altra raccolta delle prime dichiarazioni politiche di Hitler, la documentazione di Ernst Deuerlein  «Hitlers Eintritt in die Politik und die Reichswehr» (Vierteljahreshefte für Zeitgeschichte, 2, 1959) è muta al riguardo. Vi si trova invece, chiaramente espresso, quello che viene considerato il «primo documento politico di Hitler», la lettera all'amico Adolf Gemlich del 16 settembre 1919, nella quale scrisse:

«L'antisemitismo fondato su motivi puramente sentimentali troverà la sua espressione finale sotto forma di progrom [sic]. Al contrario, l'antisemitismo della ragione deve condurre ad una lotta legale metodica e all'eliminazione [Beseitigung] dei privilegi che l'Ebreo possiede a differenza degli altri stranieri che vivono tra di noi (legislazione degli stranieri). Ma il suo obiettivo finale e immutabile deve essere l'allontanemento [Entfernung] degli Ebrei in generale» (p. 204).

In tale contesto non ha molto senso dire che allora «si preferiva ancora, per tanti motivi, l’espulsione di massa».

È noto che l'emigrazione (Auswanderung) degli Ebrei tedeschi fu il cardine della politica nazionalsocialista almeno fino al 23 ottobre 1941, quando essa fu pribita da un ordine di Himmler (T-394).

Il Ministero degli Esteri era particolarmente impegnato in questa politica; nella sua relazione del 25 gennaio 1939 “Die Judenfrage als Faktor der Aussenpolitik im Jahre 1938” (La questione ebraica come fattore della politica estera nell'anno 1938) essa fu sancita così:  «Lo scopo finale della politica ebraica tedesca è l'emigrazione [die Auswanderung] di tutti gli Ebrei che vivono nel territorio del Reich» (PS-3358).

È altrettanto noto che i paesi “democratici” che alzavano alte grida contro la politica antiebraica tedesca si guardarono bene dall'accoglierne gli emigranti ebrei.

Della Pergola ricorda a proposito la conferenza di Evian, che si svolse dal 6 al 15 luglio 1938 su iniziativa del presidente Roosevelt; lo scopo era quello di facilitare l'emigrazione dei perseguitati dal regime nazionalsocialista, a cominciare dagli Ebrei. Ma essa si risolse in un nulla di fatto. Léon Poliakov rammenta opportunamente il commento sarcastico di Goebbels nel marzo 1943:

«Ma è interessante notare che i paesi la cui opinione pubblica si agita in favore degli Ebrei, rifiutano costantemente di accoglierli. Dicono che sono i pionieri della civiltà, che sono i geni della filosofia e della creazione artistica, ma quando si chiede loro di accettare questi geni, chiudono loro le frontiere e dicono che non sanno che farsene. È un caso unico nella storia questo rifiuto di accogliere in casa propria dei geni»2.

Nonostante l'ostilità dei paesi “democratici”, Heydrich, alla vituperata conferenza di Wannsee, poté annunciare: «Nonostante queste difficoltà, dalla presa del potere fino alla data del 31 ottobre 1941 complessivamente sono stati portati all'emigrazione (zur Auswanderung gebracht) 537.000 Ebrei», e precisamente 360.000 dal Vecchio Reich, 147.000 dall'Ostland (Austria) e 30.000 dal Protettorato di Boemia e Moravia (NG-2586-G).

Per facilitare l'emigrazione ebraica erano stati istituiti uffici appositi: la Zentralstelle für jüdische Auswanderung (Ufficio centrale per l'emigrazione ebraica) a Vienna il 26 agosto 1938, la Reichszentrale für jüdische Auswanderung (Ufficio centrale del Reich per l'emigrazione ebraica) a Berlino il 24 gennaio 1939, la Zentralstelle für jüdische Auswanderung a Praga il 15 luglio 1939.

Nella sua risposta, Sergio Romano menziona il piano Madagaskar e afferma che l'eliminazione degli Ebrei

«su scala industriale fu presa in esame e pianificata soltanto quando l’invasione dell’Urss e l’occupazione di terre popolate da grandi comunità ebraiche crearono condizioni che rendevano lo sterminio una ipotesi concretamente realizzabile».

Dunque prima lo sterminio era semplicemente una ipotesi concretamente irrealizzabile. Una tale interpretazione è apertamente smentita da vari documenti, a cominciare dalla lettera di Franz Rademacher, capo della sezione ebraica del ministero degli Esteri, al delegato Harald Bielfeld, del 10 febbraio 1942:

«Nell’agosto del 1940 Le consegnai per i Suoi atti il piano della soluzione finale della questione ebraica elaborato dal mio ufficio, secondo il quale, al trattato di pace, si doveva esigere dalla Francia l’isola di Madagascar, ma l’esecuzione pratica del compito doveva essere affidata al Reichsicherheitshauptamt. Conformemente a questo piano, il Gruppenführer Heydrich è stato incaricato dal Führer di attuare la soluzione della questione ebraica in Europa. La guerra contro l’Unione Sovietica ha frattanto offerto la possibilità di mettere a disposizione altri territori per la soluzione finale. Di conseguenza il Führer ha deciso che gli Ebrei non devono essere espulsi in Madagascar, ma all’Est. Perciò il Madagascar non deve più essere previsto per la soluzione finale».

Der Krieg gegen die Sowjetunion hat inzwischen die Möglichkeit gegeben, andere Territorien für die Endlösung zur Verfügung zu stellenDemgemäss hat der Führer entschiedendass die Juden nicht nach Madagaskar, sondern nach dem Osten abgeschoben werden sollen. Madagaskar braucht mithin nicht mehr für die Endlösung vorgesehen zu werden»] (NG-5770).

Questo documento, tra l'altro, fa giustizia delle fantasie olocaustiche sul significato di “Endlösung”, soluzione finale.

A Wannsee Heydrich aveva già dichiarato:

«Frattanto il Reichsführer-SS e capo della Polizia tedesca in considerazione dei pericoli di una emigrazione durante la guerra e in considerazione delle possibilità dell’Est, ha proibito l’emigrazione degli Ebrei.

All’emigrazione, come ulteriore possibilità di soluzione, previa autorizzazione del Führer, è ormai subentrata l’evacuazione degli Ebrei all’Est».
[Anstelle der Auswanderung ist nunmehr als weitere Lösungsmöglichkeit nach entsprechender vorheriger Genehmigung durch den Führer die Evakuierung der Juden nach dem Osten getreten]» (NG-2586-G).

Il secondo fatto che dimostra l'irrilevanza della citazione di Goldhagen è la nascita e lo sviluppo della corrente funzionalista in seno alla storiografia olocaustica, che si è contrapposta alla grossolana interpretazione intenzionalista di Norimberga, secondo la quale Hitler aveva fin dall'inizio della sua attività politica mirato allo sterminio degli Ebrei.
I funzionalisti non solo hanno rigettato, con dovizia di argomenti, questa interpretazione, ma sono giunti a negare che Hitler abbia mai impartito, sia pure verbalmente, il fatidico ordine di sterminio. Clamorosa, a questo proposito, è la tesi di Raul Hilberg di «un incredibile incontro di pensieri, una lettura di pensieri concordanti da parte di una vasta burocrazia»3.
Gli storici funzionalisti sostengono la tesi della poliarchia e della radicalizzazione: lo sterminio sarebbe stato innescato da iniziative di centri di potere locali, come un processo di radicalizzazione crescente delle misure antiebraiche che si sarebbe poi esteso a livello europeo. In questo processo il ruolo di Hitler appare sfumato: egli avrebbe semplicemente avallato il fatto compiuto.

Invece di dibattere sterilmente sulle dichiarazioni di Netanyahu, sarebbe ben più importante risolvere questo enigma: quando e perché la politica nazionalsocialista di emigrazione-espulsione-deportazione all'Est, sulla quale esiste una documentazione cospicua e irrefutabile (sulla quale si sono basati i funzionalisti per sostenere le loro tesi) fu sostituita da una politica di sterminio?

1 Reginald H. Phelps, Hitlers “grundlegende” Rede über den Antisemitismus, in: “Vierteljahreshefte für Zeitgeschichte”, 17/1968, n. 4, p. 417.
2 L. Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli Ebrei. Torino, 1977, pp. 351-352.
3 http://robertfaurisson.blogspot.it/1988/09/raul-hilberg-now-explains-that-genocide.html.

(*) Gli interessati agli studi di Carlo Mattogno trovano qui una significativa raccolta degli stessi.
(**) Sulla questione Hitler-Gran Mufti- netanyahu segnaliamo un precedente intervento di Carlo Mattogno:  Netanyahu e il Gran Mufti: un dibattito sul nulla
Olodogma ha dedicato alcuni post alla questione Hitler-Gran Mufti- netanyahusi veda qui e nei link inseriti nel post.


 


Additional information about this document
Property Value
Author(s): Olodogma
Title:
Sources:
n/a
Contributions:
n/a
Published: 2015-11-15
First posted on CODOH: April 27, 2019, 1:47 p.m.
Last revision:
n/a
Comments:
n/a
Appears In:
Mirrors:
Download:
n/a