Dalle memorie di un soldato tedesco: Auschwitz,Buchenwald e il primo film dell'orrore di Alfred Hitchcock

Published: 2013-02-03

. 1.  Auschwitz-Birkenau visto con gli occhi di un carrista convalescente Ero un soldato addetto ai carri armati, membro di una unità consistente di 70 carri Panther che fu tolta dal fronte dell’invasione in Normandia per essere trasferita sul fronte Orientale alla metà di Giugno del 1944. Dopo innumerevoli attacchi di giorno e di notte, rompemmo l’accerchiamento nemico attorno a Vilnia (Lituania) fermando così l’avanzata dell’Armata Rossa verso la Prussia Orientale.

Panzergrenadier, Stalingrado, Russia 27.11.42

Panzergrenadier, Stalingrado, Russia 27.11.42

Fummo in azione anche sui salienti di Narew e Weichsel e nell’Ottobre 1944 respingemmo le orde dei carri russi che avanzavano verso Varsavia. Alla metà di Novembre la mia compagnia consisteva soltanto di tre carri. A quell’epoca una unità corrazzata si mosse per venire nel nostro settore al fronte, per cui fummo autorizzati  a sospendere l’utilizzo dei nostri rimanenti tre Panzer. 

Wehrmacht in RussiaCliccare sulla foto per ingrandirla.

Wehrmacht in Russia
Cliccare sulla foto per ingrandirla.

Per circa sei mesi fummo costantemente impegnati in combattimento, giorno e notte, lottando nelle peggiori situazioni inimmaginabili. Più della metà dei miei camerati furono uccisi e quelli ancora vivi hanno un aspetto orribile. Non eravamo altro che pelle e ossa, con facce profondamente scavate e carnagioni  pallide come la cera, terribilmente puzzolenti ed infestati di pidocchi. Per mesi abbiamo indossato le stessi uniformi e biancheria, totalmente madide di olio e di sudore.  Il continuo ed incessante impegno aveva visibilmente logorato i nervi di molti miei camerati. Eravamo contenti di essere sopravissuti ad infinite battaglie e trasudavamo gioia al solo pensiero di un po’ di riposo con la possibilità di farci una dormita. Lasciammo il fronte e fummo trasportati via camion al campo di concentramento di Birkenau. Avvicinandoci alla nostra destinazione, vedevamo colonne di  lavoratori del campo che indossavano uniformi marroni, impegnati a costruire posizioni difensive di ritirata, Verso sera arrivammo al campo di Birkenau. Il campo aveva l’aria di essere stato  in gran parte evacuato, gestito dall’Organizzazione “Todt” (principale impresa di costruzione) che si avvaleva di un grosso numero di detenuti. Oltre a noi c’erano nel campo diversi altri piccoli gruppi di soldati provenienti da unità dissoltesi al fronte. Noi tre carristi fummo assegnati ad una baracca ma non ci fu concesso il permesso di entrarvi. Quattro prigionieri ci vennero assegnati  in qualità di inservienti; ci condussero all’impianto delle docce. Le nostre uniformi, la biancheria e le coperte dovevano essere trattate dai pidocchi. Gli inservienti erano inorriditi dai nostri stracci puzzolenti. Dopo esserci lavati fummo cosparsi di polvere anti-pidocchi, ci fu data nuova biancheria  e nuovi vestiti, nonché due coperte nuove per ciascuno. Infine fummo autorizzati ad entrare nella baracca, poi andammo alla sala mensa per mangiare. Dopo sei mesi ricevevamo finalmente un buon pasto caldo, due calde coperte e potevamo così dormire in un letto. Sembrava troppo bello per essere vero. Due giorni dopo ci furono ridate le nostre uniformi pulite e senza più pidocchi. Diversi giorni dopo un sergente delle SS si avvicinò chiedendoci di occuparci dei rifornimenti per la sua unità corazzata per consegnarli al fronte. Dovevamo andare ad Auschwitz a prendere mitragliatrici, munizionamento, apparecchiature per segnali di fumo, coperte e altre cose per i nostri camerati dello squadrone d’assalto Panzer delle SS. Ci andammo il giorno dopo ma alcune merci non erano a deposito e quindi dovemmo aspettare alcuni giorni. Fummo ospitati nella baracca di transito. Ogni giorno ci recavamo al magazzino col nostro modulo di richiesta ed infine riuscimmo ad avere tutto ciò che era indicato sulla lista. Nella lista erano incluse 50 coperte le quali erano immagazzinate in un edificio a due piani. Questo edificio aveva un corridoio centrale con quattro file di scaffali sulla destra e sulla sinistra, in parte pieni di coperte. Quando entrai nell’edificio non riuscivo a vedere nessuno tranne udire delle voci provenienti da dietro le fila di coperte. Quando feci sentire la mia voce, annunciandomi con un “hallo!”, qualcuno mi chiese che cosa volevo. Risposi che volevo 50 coperte, al che la stessa voce mi disse di contarne 50 e di portarmele via. Quando risposi che quello era il loro lavoro, quattro figure scure scesero dall’alto del mucchio delle coperte sulle quali stavano giocando a carte. Allora iniziarono a contare in modo cerimonioso le 50 coperte e le caricarono sul nostro camion mentre ci offrivano la vendita di sigarette straniere, gomma da masticare, biscotti e orologi da polso. I prigionieri ci spiegarono che era loro consentito ricevere pacchi dalla Croce Rossa ogni mese e che il campo veniva regolarmente ispezionato dalla Croce Rossa. In un'altra occasione vidi sei prigionieri che bighellonavano e spingevano un carrettino contenente due balle di capelli dalla rampa ferroviaria al campo. (Durante la guerra ai barbieri veniva richiesto di raccogliere i capelli poiché era una materia prima adatta alla produzione di stivali di feltro). Mi innervosii molto mentre guardavo questi pigri perdigiorno, a zonzo e fumando sigarette. Dopo tutto io avevo appena trascorso sei mesi di continuo combattimento, giorno e notte, nelle più dure e inimmaginabili condizioni. Metà dei miei camerati erano stati uccisi mentre questi  avanzi di galera se la spassavano. Tutto ciò mi sembrava ingiusto e incomprensibile! I miei camerati, pieni di indignazione, espressero gli stessi sentimenti. Dopo tre giorni ricevemmo finalmente il materiale richiesto e andammo al fronte per la consegna. Ebbi l’impressione che Auschwitz fosse un grosso deposito di forniture per il fronte orientale, con edifici supplementari per la produzione e la riparazione. Mentre eravamo là, parlammo con molti prigionieri ma nessuno fece mai alcuna menzione alle gasazioni o alle cremazioni. Partimmo da Auschwitz con l’inquietante opinione che i prigionieri vi facessero una vita molto migliore che non i soldati al fronte nell’espletamento del loro dovere quotidiano.

2. Un treno con vagoni bestiame vicino a Buchenwald

Il 6 Giugno 1945 fui rilasciato dagli americani e trasportato dal campo per prigionieri di guerra vicino a Hof a Weimar, luogo che avevo indicato come la mia residenza. Trascorsi vari giorni con la famiglia di un camerata di nome Rauf che era stato radio-operatore nel mio gruppo di carristi. Poiché ero nativo della Prussia Orientale e non potevo tornare a casa, speravo di trovare un lavoro e un alloggio presso un mastro artigiano. Durante il giorno Weimar era piena di detenuti del campo di Buchenwald, che erano identificati da un triangolo rosso sul vestito. Parlai con molti di loro ed erano in buone condizioni fisiche. Durante il giorno partecipavano a corsi politici per diverse ore per ritornare al campo verso le 10. Erano in attesa dei loro documenti per il rilascio ufficiale e nel frattempo potevano compilare i moduli con le richieste di indennizzo. Tra gli altri, incontrai l’attendente di Ernst Thaelmann, il cui compito ufficiale era stato quello di essere al servizio del campo comunista. Egli descrisse come Thaelmann fosse stato ucciso vicino ai binari ferroviari durante un incursione aerea. La versione ufficiale fu quella che i nazisti lo avevano ucciso. L’attendente lamentò che i prigionieri politici avevano troppi privilegi speciali e non erano assoggettati al lavoro. Poiché ero ben rifornito di sigarette americane, mi recai diverse volte al campo di Buchenwald per scambiarle con biancheria, camice e calze. Alcuni giorni dopo un detenuto mi disse che la moglie dell’ultimo comandante, una bella donna bionda, era stata stuprata innumerevoli volte, per tutto il giorno, dalla distaccamento di guardia mericano. Quando denunciò la cosa, qualcuno mise in giro la voce che questa fosse in possesso di paralumi fatti di pelle umana. Altri detenuti confutarono questa storia descrivendola come una disgustosa mossa propagandistica inventata per coprire i crimini delle guardie. Le strade di Weimar erano pattugliate dalla polizia ausiliaria tedesca nominata dagli americani. Indossavano uniformi della Wehrmacht (esercito tedesco) tinte di blu e portavano manganelli di legno alla cintura. Riconobbi uno di questi poliziotti come residente nella mia città natale e che era stato condannato per aver stuprato delle ragazzine. Ma quando lo salutai, come si fa con un conoscente, egli negò di essere di quella città e asserì di non conoscermi. Cercai un lavoro ovunque a Weimar ma senza successo, così decisi di andare a Erfurt alla ricerca di un lavoro e per fare visita ad alcuni parenti. In una soleggiata giornata della metà di Giugno del 1945, saltai su un treno merci ed andai a Erfurt. Il treno si fermò a circa un kilometro e mezzo dalla stazione, così mi misi lo zaino in spalla e mi diressi a piedi verso la stazione. Notai presto un treno merci composto da una ventina di vagoni bestiame fermo su un binario laterale. Da lì proveniva un cattivo odore. Mentre mi avvicinavo vidi delle mani che uscivano dai buchi di ventilazione e udìì dei lamenti, quindi, attraversando vari binari, mi avvicinai ai carri bestiame. La gente all’interno mi vide e cominciò a gridare “acqua, camerata, acqua!”. Una volta raggiunto il treno sentii la terribile puzza di feci e di corpi in decomposizione. Le porte scorrevoli e le bocchette di ventilazione erano sbarrati con filo spinato a sua volta inchiodato al legno. Urina e feci parzialmente secche colavano da sotto le porte scorrevoli e fra le assi. Provai un senso di impotenza in una situazione completamente inaspettata. Inutilmente cercai un idrante dell’acqua usato per riempire le caldaie della locomotiva. Nei carri bestiame continuavano a gridare cercando l’acqua e a dire che all’interno c’erano diversi cadaveri, gente morta da molti giorni. Sentivo che dovevo fare qualcosa ma ero completamente privo di soluzioni. Presi alcune mele verdi  dalla mia sacca, le infilai nella giacca della mia uniforme e mi arrampicai fino alla bocchetta di ventilazione in modo da poterle infilarle attraverso il filo spinato. Improvvisamente una sentinella americana iniziò a strillare e mi tirò giù  dal carro bestiame. Arrivò un’altra sentinella ed iniziò a punzecchiarmi con la baionetta. Le due guardie mi spinsero fino all’entrata della stazione dove mi rilasciarono. Trascorsi la notte in un camion bruciato assieme ad un altro soldato della Wehrmacht al quale raccontai delle persone rinchiuse nei carri bestiame. Nella speranza di salvare i prigionieri con una sbarra di ferro, strisciammo sui binari ma la nostra missione era impossibile poiché il treno era guardato a vista da doppie sentinelle con cani.

3. Hitchcock: il grande sobrio

Cliccare sulla foto per ingrandirla

Cliccare sulla foto per ingrandirla

 

Nel 1977, durante una visita a New York e a Cape May, raccontai la storia del treno carico di prigionieri tedeschi morenti a due ex ufficiali americani. Erano stati entrambi di stanza ad Heidelberg subito dopo la guerra e conoscevano bene la storia. Confermarono che i carri bestiame erano pieni di soldati tedeschi catturati e che erano infetti da tifo e dissenteria. Furono infatti elementi inconsapevoli di un film fatto da Alfred Hitchcok, lo specialista dei film dell’orrore di Hollywood.

 Il film di Alfred Hitchcock

Il film di Alfred Hitchcock

 

Gli fu stipulato un contratto per fare un film sui campi di concentramento per il Tribunale di Norimberga. Di notte dei prigionieri morti dovevano essere scaricati a Buchenwald, e altri campi di concentramento da coloro che erano ancora in vita. Hithcock li doveva filmare descrivendo le pile di cadaveri come atrocità commesse dai tedeschi. Molti cadaveri furono ammassati di notte a Buchenwald ed il giorno dopo i cittadini di Weimar furono obbligati a passare davanti ai mucchi di corpi in putrefazione odorandone gli insopportabili miasmi. Alcuni di loro credettero infatti alla propaganda americana e che i corpi erano di detenuti del campo. Tutto fu filmato come parte del film di Hitchcock. In seguito i cadaveri furono spinti in fosse comuni nelle vicinanze.  Anche questo faceva parte del copione. Questa è la spiegazione che mi diedero due ex ufficiali dell’esercito americano circa il treno carico di soldati tedeschi morenti che io stesso vidi il 16 Giugno 1945. Certifico che la mia testimonianza è l’autentico racconto di ciò che io ho personalmente visto e vissuto. (Il nome e l’indirizzo degli ufficiali americani è stato rimosso per riservatezza e sicurezza. Il nome e l’indirizzo dell’autore è negli archivi della rivista Vrij Historisch Onderzoek , Postbus 46, 2600 Berchem 1, Fiandre – Belgio) Tradotto dal tedesco all’inglese da: James M. Damon Fonte: http://www.inconvenienthistory.com/archive/2012/volume_4/number_4/from_the_memoirs_of_a_german_soldier.php Traduzione dall’inglese all’italiano a cura di: Gian Franco Spotti _____________________________________________________________________


Additional information about this document
Property Value
Author(s): Olodogma
Title: Dalle memorie di un soldato tedesco: Auschwitz,Buchenwald e il primo film dell'orrore di Alfred Hitchcock
Sources:
n/a
Contributions:
n/a
Published: 2013-02-03
First posted on CODOH: April 21, 2017, 4:49 p.m.
Last revision:
n/a
Comments:
n/a
Appears In:
Mirrors:
Download:
n/a