Gianluca Freda: Chi iniziĆ² la seconda guerra mondiale?

Published: 2013-04-21

CHI INIZIO' LA II GUERRA MONDIALE? (RELOADED)

Scritto da Gianluca Freda 15 Ottobre 2007

“La Seconda Guerra Mondiale viene combattuta in difesa dei fondamenti dell’ebraismo” (Rabbi Felix Mendlesohn, Chicago Sentinel, 8 ottobre 1942)

“Non neghiamo e non abbiamo timore di confessare che questa guerra è la nostra guerra e che viene condotta per la liberazione del popolo ebraico... Più forte di tutti gli altri fronti messi insieme è il nostro fronte, quello degli ebrei. Non solo stiamo offrendo a questa guerra il nostro supporto finanziario, su cui è fondata l’intera produzione bellica, non solo stiamo impegnando il nostro pieno potere propagandistico, che costituisce l’energia morale che consente alla guerra di proseguire. La garanzia della vittoria ha per fondamento essenziale l’indebolimento delle forze nemiche, nel distruggerli nel loro stesso paese, nel fare resistenza dall’interno. Noi siamo i cavalli di Troia nella fortezza nemica. Migliaia di ebrei che vivono in Europa rappresentano il principale fattore nella distruzione del nostro nemico. Dunque, il nostro fronte è un dato di fatto ed è il più prezioso dei contributi alla vittoria” (Chaim Weizmann, Presidente del Congresso Ebraico Mondiale, capo dell’Agenzia Ebraica e poi Presidente d’Israele, discorso del 3 dicembre 1942 a New York).

Un lettore che si firma Mazzetta, scrive nei commenti:

Mi aspetto che una persona dotata di un minimo di istruzione abbia i mezzi per rintracciare le numerose espressioni di antisemitismo (e razzismi vari) hitleriano ben prima dell'articolo che porgi come prova; altri ti hanno fatto notare questo dettaglio, ma a te non interessa. Scorrendo il tuo blog non ho potuto fare a meno di chiedermi cosa ne resterebbe se si togliessero i post che parlano di ebrei cattivi, è un caso? Scorrendo il blog ho trovato anche sciocchezze sugli Illuminati (un evergreen da oltre un secolo, altro che una "scoperta" recente) e altre facilonerie che si potrebbero evitare con un minimo di controllo sulle fonti. Hanno inventato i motori di ricerca da un po', impara ad usarli insieme all'onestà intellettuale (ti ho dimostrato che menti, ma fai finta di nulla e chiedi pezze d'appoggio). Tu dove hai trovato la tesi degli ebrei che dichiarano guerra alla Germania? [...] Il Mein Kampf è del 1924, nel 1921 Hitler è a capo della NSDAP, la sua predicazione razzista è quindi nota da almeno undici anni prima dell'articolo che citi come prova dell'aggressione ebraica alla Germania. Quando Hitler assume la carica di cancelliere è già stato in galera per un tentativo di colpo di stato. Lo stesso incendio del Reichstag è precendente all'articolo linkato. Questi sono i fatti ( e ce ne sono molti altri, basta volerli leggere), dai quali tu emergi dicendo che Hitler era un burattino nelle mani degli ebrei, che per giunta gli dichiararono pure guerra mentre lui era ancora "democratico" e inoffensivo. Tutto ciò sulla base di una pagina di giornale e sulla pretesa che la storia del nazifascismo cominci dopo quella data; ma forse ti sfugge che a quell'epoca il fascismo fosse già al potere in Italia (dal '22) con il suo contorno teorie antiumane, omicidi politici e altre delizie. Qualsiasi democratico avrebbe avuto orrore di un'affermazione di Hitler in Germania (che non era l'italietta), non occorreva certo essere ebrei per essere contro Hitler nel 1933. Bastava essere onesti e democratici, due qualità che faccio fatica a riconoscerti.

p.s. già che ci sei, puoi spiegare come la frase "Ma questo non ci autorizza a parlare di “carattere razziale” delle persecuzioni, che è una pura invenzione propagandistica postbellica." possa reggere l'evidenza di pubblicazioni quali "il manifesto della razza" e del resto della valanga di materiale razzista (contro gli ebrei, i nomadi, gli omosessuali, i neri etc.) prodotta dalla Germania nazista? Roba scritta dagli ebrei per mettere in cattiva luce o "fatti" che condannano la ludibrio la tua tesi da cabaret? Ah, per tua conoscenza e prima che ti venga in mente, non sono ebreo, non sono comunista e nemmeno omosessuale, sono solo uno che non sopporta le balle e che le contrata, anche a costo di farsi dare dell'antisemita o dell'ebreo a giorni alterni da fessacchiotti che si alternano a difesa di balle uguali quanto di segno opposto. La verità è rivoluzionaria, non lo sapevi?

Tanto per cominciare tocca ribadire un paio di cose, caro Mazzetta. Non me ne frega assolutamente niente di sapere se sei ebreo, omosessuale, comunista o nazista ed è superfluo e profondamente offensivo sentirti fare queste precisazioni. Me ne frega anche meno (su questo hai ragione) di sapere se i miei articoli contengono “espressioni di antisemitismo”, parola che oggi non significa niente, per i motivi che ho già spiegato in articoli precedenti. Mi interessano i fatti, che sono quelli che cerco di esporre, ottenendo spesso in risposta chiacchiere, elucubrazioni teoriche e ripetizioni a disco rotto di argomenti già trattati, inattinenti al discorso e spesso incomprensibili (sorvolo sugli insulti, che sarebbero ancora il meno). Per esempio: che diavolo di senso ha scrivere che gli Illuminati sono “un evergreen da oltre un secolo, altro che una "scoperta" recente”? Qualcuno li ha mai definiti una “scoperta recente”? Il fatto che se ne parli da oltre un secolo sarebbe dunque prova della loro inesistenza, anziché del loro influsso sulle vicende del Novecento? Io stesso ho pubblicato, poco tempo fa, la traduzione di un articolo di Henry Makow, che citava il brano di un libro di L. P. Woolfolk dal quale risulta evidente che la consapevolezza dell’esistenza di un’elite finanziaria che controlla i destini del mondo esisteva già almeno dalla metà dell’Ottocento. A me interesserebbe sapere se, a distanza di un secolo e mezzo, le cose che diceva Woolfolk hanno trovato conferma o no (io direi proprio di sì, ma accetto anche altre opinioni, se argomentate). Invece mi trovo a rispondere alle tue affermazioni, che sono doppiamente stupefacenti: perché mi fanno dire cose mai dette e perché danno per scontato che un fenomeno sia meno reale quando ha alle spalle un background investigativo di 150 anni. Questo per dare un’idea del livello delle controargomentazioni con cui mi trovo ad avere a che fare. E sei pure tra quelli che mi hanno dato le risposte meno cretine. Lascio ai lettori immaginare il livello delle altre.

La stessa tecnica pseudo-argomentativa (1 - attribuirmi affermazioni mai fatte; 2 - spostare il discorso su argomenti inattinenti) è riscontrabile in tutto il resto del tuo intervento. Il tutto unito ad una concezione della storia a dir poco favolistica, nella quale le vicende del mondo sono interpretabili alla luce delle teorie ideologiche (politiche o razziali) anziché in quella dei rapporti economici e di potere tra le forze in campo, dove l’ideologia è solo il pretesto utilizzato per giustificare di fronte alle masse direttive politiche che hanno tutt’altre e più concrete motivazioni; e ad alcuni strafalcioni, che sono umanamente giustificabili, ma che non contribuiscono certo alla linearità dell’esposizione. Per esempio: parli della “evidenza di pubblicazioni quali "il manifesto della razza" e del resto della valanga di materiale razzista (contro gli ebrei, i nomadi, gli omosessuali, i neri etc.) prodotta dalla Germania nazista”. A parte il fatto che, da quanto ne so, il “manifesto della razza” era italiano, nonché pubblicato nel 1938 (sul “Giornale d’Italia”) e dunque doppiamente inattinente all’argomento in esame, visto che si parlava dei rapporti tra Germania e poteri ebraici nei primi mesi del 1933. Ma il punto è: ho forse mai detto o suggerito che Hitler non fosse razzista? Ho detto forse che il Mein Kampf era una raccolta di novelle? Scrivi “ti sfugge che a quell'epoca il fascismo fosse già al potere in Italia (dal '22) con il suo contorno teorie antiumane, omicidi politici e altre delizie”. See, figuriamoci, mi sfugge, ma che cavolo c’entra? Si parlava della Germania del 1933 o mi sbaglio? Che ci azzeccano gli omicidi politici fascisti degli anni ‘20? Tra l’altro le leggi razziali del fascismo e le “teorie antiumane”, come le chiami tu, arrivarono solo dopo la proclamazione dell’asse con la Germania hitleriana ed erano inesistenti nell’ideologia mussoliniana anteriore a quel periodo, che è quello di cui stiamo discutendo. Come si fa a dare una risposta seria a uno che risponde a un Gianluca Freda che esiste solo nella sua testa, e per di più facendo tanta confusione?

Il Gianluca Freda che ti sta rispondendo (quello reale, non quello che vorresti fascista e nazista per liquidare con maggiore facilità le cose che dice) non ha mai detto che Hitler non fosse razzista o che fosse una simpatica persona. Ha detto l’esatto contrario. Il suo punto è che Hitler non era certo l’unico razzista d’Europa. Il razzismo “contemporaneo” era nato in Europa a metà dell’Ottocento, con le teorie del conte de Gobineau, poi riprese dall’inglese Chamberlain, grande ammiratore dei tedeschi. Queste teorie si erano diffuse in ogni paese europeo, non certo perché i governanti europei amassero la filosofia o la genetica, ma perché esse rappresentavano un comodo pretesto per giustificare le politiche coloniali. Il punto è che l’essere razzisti (TUTTI i governanti europei lo erano, soprattutto quelli che dovevano giustificare i massacri del colonialismo di fronte all’opinione pubblica) non significava, né mai significò, perseguitare o “sterminare” - per motivi puramente "razziali" - le minoranze interne, cosa che sarebbe stata insensata, folle e controproducente. L’equazione “razzismo hitleriano = sterminio degli ebrei” è una (mi si perdoni se ricorro anch’io a questo termine) cazzata illogica, creata dalla propaganda postbellica, che non trova riscontro in nessun documento emesso dalle autorità tedesche, né prima né dopo la “dichiarazione di guerra” rivolta dai poteri ebraici alla Germania nel 1933. Non è questione di avere simpatia per il nazismo, cosa che non potrebbe essere più lontana da me. E’ questione di avere simpatia per la realtà e la ricerca storica corretta. E di capire che ciò che chiamiamo “nazismo” potrebbe non essere stato la fonte progettuale, ma solo lo strumento - repellente finché si vuole - del macello avvenuto in Europa nella prima metà del secolo scorso.

Dopo l’avvento al potere di Hitler vi furono sporadiche azioni di violenza contro gli ebrei, che non furono mai giustificate né incoraggiate dalle autorità naziste. Simili esplosioni di violenza, del resto, esistevano ed erano sempre esistite in tutti i paesi d’Europa e non avevano mai portato a dichiarazioni di guerra del tenore e della violenza di quelle viste negli articoli citati, né era ragionevole pensare che ciò accadesse. La stessa Associazione Centrale Ebraica di Germania, nota come Verein, di fronte alla urla di persecuzione e sterminio che provenivano dai giornali ebraici d’oltreoceano, tentò di calmare le acque, contestando le affermazioni secondo le quali il nuovo governo tedesco avrebbe deliberatamente incoraggiato le sollevazioni antiebraiche. “I responsabili delle autorità governative”, scriveva il Verein in una dichiarazione, “non sono a conoscenza di situazioni che rappresentino minaccia; [...] Noi non crediamo che i cittadini tedeschi, nostri connazionali, si lasceranno trascinare a commettere eccessi contro gli ebrei”. La risposta dei poteri ebraici d’oltreoceano fu di mettersi a strillare più forte. Il 12 marzo 1933 il Congresso Ebraico Americano annunciò una grande protesta antitedesca da tenersi il 27 marzo al Madison Square Garden. Il comandante in capo dei Veterani di Guerra Ebrei richiese un boicottaggio delle merci tedesche da parte degli Stati Uniti. Il 23 marzo si tenne una massiccia protesta di 20.000 persone al New York City Hall, mentre si organizzavano proteste e boicottaggi contro tutti i negozi newyorkesi che vendevano merci tedesche. Il 24 marzo arrivò la dichiarazione di guerra alla Germania, citata nell’articolo precedente, pubblicata sul londinese Daily Express e incitante alla “guerra santa” (testuale) contro la Germania. Seguirono dichiarazioni simili su molti altri giornali, che confermavano la “guerra santa” con incitazioni ancora più accese. Il 27 marzo si tenne la protesta al Madison Square Garden, nonché in altre 70 città americane, tra le quali Boston, Philadelphia, Baltimora, Cleveland e Chicago. Fu in risposta a questi attacchi che la Germania organizzò, il 1 aprile, una giornata di boicottaggio contro le merci ebraiche, minacciando di proseguire l’iniziativa se la propaganda antitedesca in America non fosse cessata. Fu sempre in questo clima che il ministro degli esteri tedesco, Konstantin von Neurath, lamentandosi per la campagna diffamatoria in corso, dichiarò:

“Per quanto riguarda gli ebrei, posso solo dire che i loro propagandisti all’estero stanno rendendo un pessimo servizio ai loro correligionari in Germania, offrendo al pubblico tedesco, attraverso notizie distorte e menzognere sulla persecuzione e tortura di ebrei, l’impressione che non si fermino di fronte a nulla, neanche alle bugie e alla calunnia, pur di contrastare l’attuale governo tedesco”. Il 28 marzo Hitler, in risposta al boicottaggio e alla dichiarazione di guerra, tenne il celebre discorso in cui diceva:

“Menzogne e calunnie di tale perversità da far rizzare i capelli vengono scagliate contro la Germania. Storie orripilanti di cadaveri ebrei fatti a pezzi, occhi strappati e mani amputate sono state diffuse allo scopo di diffamare nel mondo il popolo tedesco per la seconda volta, proprio come erano già riusciti a fare nel 1914”. E almeno su questo aveva ragione. La propaganda ebraica antitedesca aveva assunto la stessa forma anche nell’imminenza della I Guerra Mondiale, con storie di violenze truci e improbabili, oggi riconosciute come del tutto fasulle. Lo stesso sarebbe avvenuto dopo il 1945, con modalità e invenzioni dello stesso tenore.

Per giustificare la messa in moto di questa colossale macchina propagandistica non basta, caro Mazzetta, come tu ingenuamente affermi, avere “orrore di Hitler” ed essere “onesti e democratici”, tanto più che il nazismo contava proprio negli USA i suoi più accesi e convinti sostenitori (lo era, ad esempio, il trasvolatore Charles Lindbergh, nonché molti uomini politici e d’affari, tra i quali Prescott Bush, nonno dell’attuale presidente USA). E tanto più che – come ripeto – Hitler era nel 1933 ancora ben lontano dal possedere poteri tali da impaurire qualunque nazione, razzismo o non razzismo, Reichstag o non Reichstag. Non controllava le SA, che erano in gran parte fedeli a Ernst Rohm. La sua maggioranza parlamentare era solida (43,9%), ma non certo assoluta. Doveva fare i conti con i poteri di Hindenburg e con le sollevazioni dei comunisti, infuriati per la repressione scatenata contro di loro durante la campagna elettorale. La Germania era ridotta alla rovina economica dai debiti di guerra e dalle speculazioni sul marco, che avevano reso carta straccia la moneta nazionale. L’industria militare era ferma. Tre milioni di tedeschi vivevano di assistenza e sei milioni erano disoccupati. Non si dichiara guerra, con tanta foga, al governo appena eletto di un paese in rovina per semplice “orrore” o desiderio di “onestà e democrazia” (definire “onesti e democratici” i banchieri ebreo-americani, poi...). Le cose funzionano così nei telefilm e nei fumetti, non nel mondo reale. Nel mondo reale, per spingere i poteri ebraici ad un simile passo occorrevano motivazioni concrete, sia di carattere economico che geostrategico, che sono per me abbastanza evidenti. Economicamente, vi era la paura che la Germania potesse rifiutare il pagamento ulteriore dei debiti di guerra, sottraendosi così al cappio delle banche ebreo-americane; e vi era il miraggio del profitto che sarebbe potuto scaturire da una rimilitarizzazione tedesca, che avrebbe portato a sua volta ad un’escalation dell’industria bellica mondiale, fonte di lucrosi appalti e finanziamenti. Sul piano geostrategico vi era l’obiettivo della creazione (all’epoca già in stadio avanzato) dello Stato d’Israele, che sarebbe diventato il fulcro degli affari ebraici nonché della politica mondiale, come oggi chiunque può vedere. Non è un caso che mentre maledicevano Hitler, i leader sionisti stringessero con lui rapporti di stretta collaborazione per realizzare il loro progetto, al quale le autorità naziste si prestarono di buon grado: il trasferimento coatto degli ebrei tedeschi, e poi d’Europa, nei territori di Palestina, dove sarebbe nato il nuovo Stato. La cosiddetta “soluzione finale” (termine coniato dai sionisti, non dai nazisti) era appunto l’espulsione degli ebrei dall’Europa verso altri territori e non lo “sterminio” voluto alla propaganda postbellica. Vi erano divergenze tra il regime nazista, che aveva scelto il Madagascar come territorio di destinazione, e i sionisti, che pretendevano il trasferimento in Palestina. Ma alla “soluzione finale” i sionisti collaborarono attivamente con le autorità tedesche.

Il 26 marzo 1933 fu proprio l’Associazione Sionista di Germania a difendere il governo nazional socialista dalle accuse dei giornali americani, con un telegramma in cui le affermazioni di persecuzione contro gli ebrei erano definite “menzognere”, “propaganda” e “sensazionaliste”. Il governo di Hitler, nonostante i proclami di guerra, tornava comodo al progetto sionista e non doveva cadere troppo presto. Quando definisco Hitler un “burattino” intendo dire ciò che si legge in questo articolo tratto dal sito degli “ebrei contro il sionismo”. Cito:

“Theodor Herzl (1860-1904), fondatore del sionismo moderno, affermava che l’antisemitismo avrebbe favorito la sua causa, la creazione di uno Stato autonomo per gli ebrei. Per risolvere la Questione Ebraica egli sosteneva: “Dobbiamo, innanzitutto, trasformarla in un argomento politico di rilievo internazionale”. Herzl scriveva che il sionismo avrebbe offerto al mondo un’agognata “soluzione finale alla questione ebraica”. Nei suoi Diari, pag. 19, Herzl scriveva: “Gli antisemiti diverranno i nostri migliori amici, le nazioni antisemite i nostri alleati”.

Il sionismo era sostenuto dalle SS tedesche e dalla Gestapo. Hitler stesso appoggiava personalmente il sionismo. Nel corso degli anni ’30, in collaborazione con le autorità tedesche, gruppi sionisti organizzarono una rete di 40 campi in tutta la Germania dove i futuri coloni venivano addestrati per la nuova vita in Palestina. Ancora nel 1942, i sionisti gestivano almeno uno di questi “Kibbutz”, campi d’addestramento ufficialmente autorizzati, sul quale sventolava la bandiera bianca e blu che sarebbe poi stata adottata come bandiera nazionale d’Israele. L’Accordo di Trasferimento (che promuoveva l’emigrazione degli ebrei tedeschi verso la Palestina), concluso nel 1933 e poi abbandonato alla vigilia della II Guerra Mondiale, è un importante esempio della collaborazione tra la Germania hitleriana e il sionismo internazionale. Grazie a questo accordo, il Terzo Reich di Hitler fece più di qualunque altro governo degli anni ’30 per sostenere la crescita dell’ebraismo in Palestina e favorire le mire sioniste. Hitler e i sionisti avevano un obiettivo comune: creare un ghetto ebraico mondiale come soluzione alla Questione Ebraica”.

Quando chiedi, caro Mazzetta, “Tu dove hai trovato la tesi degli ebrei che dichiarano guerra alla Germania?”, mi fai cascare le braccia. Non l’ho trovata io e non è una “tesi”. E’ un fatto storico su cui può svolgere ricerche chiunque sappia usare i motori di ricerca o le fonti bibliotecarie e abbia voglia di farlo. Non ho citato una tesi, ho citato articoli di giornale, ne ho riprodotto la scannerizzazione (tratta da altri siti) delle testate, ho riportato fatti, dichiarazioni di personaggi pubblici, reazioni delle personalità politiche dell’epoca, eccetera eccetera. Mi sono inventato tutto? Ho creato io le pagine di giornale riprodotte usando Photoshop? In questo caso dammi del bugiardo, portando prove a sostegno. Se non sei in grado di farlo, non dirmi, per cortesia, che sto proponendo una “tesi”. Quello che sto proponendo è un dato di fatto, scritto nero su bianco su pubblicazioni d’epoca, non opinabile nei contenuti e poco opinabile anche nelle interpretazioni. Le “tesi” le lascio a te e a tutti i propagandisti delle “persecuzioni razziali”, della “follia hitleriana”, delle “camere a gas” e dei “geyser di Auschwitz eruttanti sangue”, tutte cose non supportate da uno straccio di documento materiale e accettate acriticamente sulla base di una fede cieca e cretina nei media di regime. Hai ragione a dire che la verità è rivoluzionaria. Per questo il non essere in grado di distinguerla dalle opinioni è un errore da evitare ad ogni costo.

Fonte:

http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=357:gianluca-freda&catid=31:scio-scio-scioa&Itemid=46


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Author(s): Olodogma
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First posted on CODOH: June 20, 2017, 5:09 p.m.
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