Grecia e noi dopo il referendum...di Gabriele Adinolfi

Published: 2015-07-12

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Di Gabriele Adinolfi

5 luglio 2015 alle ore 21.46

La vittoria del No al referendum greco era scontato, non soltanto perché per votare SI ci voleva scarsa dignità ma anche perché tutto l’apparato del sistema si era mobilitato in quella direzione e poi la macchina degli scrutatori e degli eventuali brogli era compatta.
Nulla è però ancora successo, il referendum non ha messo in discussione per ora né la Ue, né l’Euro, né tantomeno il sistema. L’euforia da crociata che si è respirata in questi giorni, l’attribuzione di velleità rivoluzionarie - o anche nazionalistiche, patriottiche o popolari - al cialtrone di Atene e al suo compare delle finanze salottiere rileva motivazioni da psicanalisi che si sono andate diffondendo in una sorta di contagio informatico di massa.

Sempre meglio il NO

Nulla è ancora successo. Tutto sommato sempre meglio il NO del SI nella scelta assurda tra peste e colera del referendum ideato dal Circo Tsipras dei Chicago boys. Perché, siamo onesti, parliamo di un governo di saltimbanchi, incapaci, presuntuosi e incompetenti che, dopo aver pietito, piagnucolato e provato a barare, si è fatto scudo del voto popolare nella speranza di essere tirato fuori dai guai solo eseguendo ordini diretti dell’Fmi.
Che Tsipras e compagnia bella non abbiano uno straccio di programma non è solo l’amara considerazione di Alba Dorata ma anche quello di ogni testata finanziaria. Un governo di classe (l’alleanza tra la borghesia al caviale e il settore parassitario pubblico che vuole allargare la propria base dando la nazionalità agli extracomunitari) non ha ambizioni se non quelle decise da altri per esso.

PIIGS

Quali sono queste ambizioni? Semplicemente di allargare la macchia a tutti i PIIGS, in particolare contando sulla Spagna di Podemos per contrapporre alla trojka – peraltro divisa internamente – ma proprio per conto di chi presiede alla trojka, un falso liberalismo sociale, intriso di deregulation e di demagogie assistenzialiste a un altro social-liberismo, stavolta reale però, quello tedesco.
A che pro? Per sostenere la City (che i PIIGS li ha inventati e prodotti) e l’incalzare americano in Europa che, tra Mediterraneo, Isis, Ucraina e Grecia, sta frenando tutte le emancipazioni possibili e, nel farlo, non deve mettere in discussione il sistema ma la leadership tedesca e dunque il rischio che l’Europa acquisisca potenza e autonomia proprio come prova a realizzare, bene e male, la Germania.

Tensione strategica

In altre parole, l’esito del referendum greco, contraccolpi interni a parte, non servirà che a creare uno stato d’animo nel quale far avanzare le forze Wasp nell’ottica resuscitata degli scontri intra-europei. Divide et impera; con la tensione.
Qual è la nuova forza su cui fa leva la strategia della tensione americana? Un populismo qualunquista e grilloide, una specie di associazione consumatori di massa, impersonato da arpie boldrinoidi, inacidite “giustizialiste” (come si dice impropriamente oggi) alla Podemos.
Ci sono, è vero, anche spazi e fenomeni positivi che attraversano questa demenza di piazza, ma c’erano anche in Mani Pulite solo che, in questo caso come in quello, lo scopo che si persegue è un abbassamento ulteriore e, al tempo stesso, l’identificazione di un falso obiettivo.
Mutatis mutandis, gli schemi della devianza marxista che insegnò ai proletari ad avversare il capitale produttivo e non quello speculativo di cui erano marionette, si ripete nell’alveo europeo dove tutta l’ostilità viene indirizzata verso la Germania e l’unità europea e non verso l’Fmi e i burattinai Wasp.
Sulle prime si dovrebbe agire, mossi da logica rivoluzionaria, contro gli altri ci si dovrebbe innalzare. Ma succede che si attacchi invece sempre e solo chi è meno nemico, lo schema è collaudato e funziona, specie nelle isterie di massa.

Disorientamenti senza ricerca

Alcune avanguardie si comporteranno come si deve, e già Alba Dorata sembra ben avviata e decisa. Per il resto va segnalato il disorientamento del populismo, invero ancor troppo qualunquista, che da Salvini a Marine Le Pen. passando per le varie schegge terminali, ha messo su un piedistallo il clown e ha esaltato il suo compitino per conto dell’Fmi. Che poi Salvini e Marine Le Pen prendano questo genere di cantonate ci può stare, in quanto alle schegge...
In pochi mesi sono passate dall’esaltare la Vittoria dell’Armata Rossa nel 1945 ad applaudire ai Chicago boys della sinistra radical-chic, hanno prodotto un’ideologia anti-europea e un sentimento anti-tedesco fino ad acclamare in questi giorni… la vittoria della democrazia. E si definiscono identitarie. Diciamo piuttosto che sono delle ogm, del tutto plasmate da un complesso d’inferiorità e da un’ansia da esclusione che le fa pensare il pensiero degli altri, immigrazione esclusa – e questo neanche sempre - nulla più.

Ora

Nulla è ancora accaduto. Ora la palla sta, in Europa, a Berlino che dovrà decidere come fronteggiare l’insidia, e in Grecia ad Alba Dorata che potrà e dovrà capitalizzare il NO in senso rivoluzionario e in un’ottica da terza via nel nome della Grecia e dell’Europa, quelle vere.
Ma la palla sta anche alla repressione di Alba Dorata da parte di Syriza o, peggio, al rilancio della guerra civile interna. D’altronde Padron Soros non nasconde le mire di smembramento della Grecia con la costituzione di uno Stato cosmopolita gran Macedone con capitale Salonicco e il sangue per questo dovrebbe scorrere. Aggiungici un milione di extracomunitari naturalizzati e sai a cosa la Grecia trascinata dai Chicago boys dovrà fare fronte, al di là dei problemi economici che il clown Varoufakis non ha la minima idea di come fronteggiare.
Ora inizia il ballo sul serio e con il ballo forse la tragedia.
Ora vedremo chi ha le palle e chi invece si limita a raccontarle.
Fonte: https://www.facebook.com/notes/gabriele-adinolfi/grecia-e-noi-dopo-il-referendum/1151251001557972?hc_location=ufi

 


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Published: 2015-07-12
First posted on CODOH: Feb. 16, 2019, 5:20 p.m.
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